L’innesto dell’eternità

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L’INNESTO DELL’ETERNITA’

Commedia in un atto

CARLO VENEZIANI

PERSONAGGI

UN DOTTORE

UN ASSISTENTE

UN’ECCELLENZA

UN INFERMIERE

UN MARITO

UNO ZIO

UN NIPOTE

UNA SIGNORA

UNA SEGRETARIA

UNA CAMERIERA

UNA MOGLIE

UNA SUOCERA

DUE GIOVANI SPOSI

ALTRA GENTE

Commedia formattata da

Un gabinetto medico con l'uscio in fondo, due porte laterali e l’ammobiliamento adatto.

 (L'Assistente, in camice bianco, e la Came­riera, ch'è una fanciulla).

La cameriera                 - I giornali? Ma chi crede ai giornali signor Assistente? Se lei vuol far sapere al mondo ch’è vivo, faccia stampare sui giornali ch’è morto.

L’assistente                   - in ogni modo è notorio da parecchi mesi che il dottore ha inventato l’innesto dell'eternità. C'è un tal di­scorrere in giro.

La cameriera                 - Anche troppo!

L'assistente                   - Non per colpa del dottore.

La cameriera                 - Se lo hanno perfino accusato di ciarlataneria.

L’assistente                   - Non è vero! L'ac­cusa è sfumata subito, perché egli ha realmente trovato il siero che distrugge la morte, il siero che arresta per sempre il disfacimen­to dell'organismo umano e l'eternizza.

La cameriera                 - Si vive proprio all'infinito?

L’assistente                   - Per tutta la du­rata dell'universo.

La cameriera                 - E lei ci crede?

L’assistente                   - E' scienza! E' la conquista della perpetuità, è la morte della morte.

La cameriera                 - Per conto mio è una frottola grande come San Pietro.

L’assistente                   - Gl'ignoranti non credono mai ai miracoli della scienza.

La cameriera                 - Ignorante io? Scommettiamo che oggi, per esem­pio, non verrà nessuno?

L’assistente                   - Perché è il pri­mo giorno. Il dottore s'è deciso ad aprire soltanto stamattina il suo gabinetto al pubblico, e a cominciare le operazioni d'innesto dell'Eternò!.

La cameriera                 - Come si chiama?

L’assistente                   - Eternò, la più sbalorditiva invenzione di tutti i tempi, ottenuta dopo trent'anni di studi immensi, pertinaci.

La cameriera                 - Sicché, secondo lei, il nostro dottore passerà ai posteri?

L’assistente                   - Macché posteri! Posteri non ce ne saranno più. Diventeremo tutti contemporanei, fino alla consumazione dei secoli.

La cameriera                 - (con stupore) San Bisturino copto, questa è la fine del mondo!

                                      - (Dai fondo entra, scalmanata, una signora).

La signora                     - E' qui, vero? E' qui?

La cameriera                 - Chi cerca, signora?

La signora                     - Il dottore, lo scienziato, quello di cui parlano tutti. Io ho letto gli articoli, le interviste, le relazioni….

L’assistente                   - Sì, ma non si affanni, segga pure.

La signora                     - (siede) E' una rivoluzione, caro lei, uno scombussolamento... Nientemeno la vita perpetua... Ma è certo che non sia una fanfaronata?

L’assistente                   - Per chi ci prende, lei?

La signora                     - Ah, è forse lei il dottore?

L’assistente                   - L'assistente.

La signora                     - E questa signorina?

La cameriera                 - L'indispensabile della ca­sa, il necessario della famiglia, sono la came­riera!

La signora                     - Sui giornali è scritto che il dottore comincia oggi le sue operazioni a chiunque.

L’assistente                   - Perfettamente, ma alle ore dieci, signora.

La signora                     - Sono le dieci precise e io vorrei...

L'assistente                   - Vorrebbe prestarsi all'esperimento?

La signora                     - Senza perdere un minuto!

L’assistente                   - (alla cameriera) E tu scom­mettevi che non sarebbe venuto nessuno?

La cameriera                 - Il mondo è pieno di matti!

La signora                     - (scatta, alzandosi) Cosa? Ave­te parlato di me o di voi stessa, voi? A guar­darvi bene in faccia, veramente, non c'è da aver dubbio. E vi lasciano andare senza mu­seruola? Quanti anni siete stata in manicomio?

La cameriera                 - Oli, madama! Prima di tutto, chi le ha dato il permesso d'introdursi nel gabinetto del dottore? La sala d'aspetto è in fondo, dunque favorisca di là!

La signora                     - A me? Mette alla porta una donna come me?

L’assistente                   - Calma, un po' di calma...

La signora                     - Ma non sente cosa vuol fare?

La cameriera                 - L'obbligo mio, to'!

L’assistente                   - Non alzate la voce, che il dottore è di là..

Il dottore                      - (viene da sinistra) Cosa c'è?

L’assistente                   - C'è questa signora...

La signora                     - E' il dottore, lei?

Il dottore                      - A servirla.

La signora                     - Ed è fatto così? Con un aspet­to comune, una faccia qualunque?

Il dottore                      - Lei vorrebbe ch'io fossi un mostro?

La signora                     - No, ma i grandi uomini do­vrebbero avere un contrassegno fisico, che so io? Un naso di più, tre braccia, quattro gam­be, tuia aureola intorno al capo...

Il dottore                      - Dio non ha pensato a tutto, I signora. Dunque, lei desidera?

La signora                     - E' facile capirlo, non posso mica venir da lei a comperare un paio di scarpe.

Il Dottore                      - Che modo di parlare!

La signora                     - Non è lei che offre l'immortalità fisica, reale?

Il Dottore                      - Lei vuole forse provare?

La signora                     - Si capisce!  E se no, perché sarei qui? Non sono né tisica né epilettica né diabetica, per venire dal medico. Sono sana! Dov'è il suo siero? Si beve, si succhia, si mangia?

Il dottore                      - Si innesta.

La signora                     - Dove?

Il dottore                      - Nell’organismo.

La signora                     - Come si fa la vaccinazione contro il vaiolo?

Il Dottore                      - Più semplicemente. Io faccio una sola iniezione ipodermica.

La signora                     - A chicchessia?

Il Dottore                      - Ogni corpo umano può essere e reso refrattario alla distruzione.

La signora                     - E se poi l'innesto non riesce?

Il Dottore                      - Niente di male. Tutt'al più. si accresce la vita di qualche anno.

                                      - (Frattanto la cameriera va e viene da tutte le porte e l'assistente prepara aghi e fialette sopra un tavolinetto).

La signora                     - Allora non perdiamo tempo, m'innesti subito il suo siero. Fa l'iniezione al braccio? Alla gamba? Alla spalla? Ecco, mi spoglio qui...

L’assistente                   - No! Non occorre... E poi, non qui dentro, di là. (Indica a sinistra).

La signora                     - Sta bene. Dottore, prepari il suo specifico e, per essere sicuri, me ne versi almeno due litri in corpo.

La cameriera                 - (scoppia a ridere, irritando la signora e facendosi richiamare, con un gesto, dall'assistente).

Il Dottore                      - L'Eternò non si travasa a litri, signora. Si inietta a centigrammi. Per fabbricarne un solo litro, ci vorrebbero dei millenni. Guardi che cosa ho potuto stillare io l in un quarto di secolo. (Le mostra una boccetta scura). Mezzo grammo.

La signora                     - E le basta?

Il Dottore                      - Finché non sarà possibile aumentare la produzione di questo diabolico preparato, io non potrò inocularlo che in un E paio di persone all'anno, due eternizzati per  ogni dodici mesi, un uomo e una donna.

La signora                     - Quanto ce ne vuole per cia­scuno?

Il Dottore                      - Due centigrammi e mezzo in una miscela d'etere e canfora.

La signora                     - Allora il suo mezzo grammo serve già per venti individui?...

Il Dottore                      - Sì, se hanno corporatura me­dia normale. Per Dina Galli, per esempio, basterebbe anche mezza porzione, ma per Primo Camera ci vorrebbero quattro porzioni abbondanti.

La signora                     - Io sono peso medio normale, cominci subito da me. Ecco il braccio...

L’assistente                   - Aspetti! Prima deve venire di là.

La signora                     - (insospettita) Con lei?

L’assistente                   - Sì, con me.

La signora                     - (al dottori!) Posso fidarmi?

Il Dottore                      - Vada pure, il mio assistente le farà una visita sommaria...

L’assistente                   - Un massaggio di prepara­zione.

La signora                     - Un massaggio? Da che parte me lo fa?

L’assistente                   - Dov'è necessario. Passi.

La signora                     - (s'avvia poi si ferma) Un momento! Mi dica...

Il Dottore                      - Quante cose vuol sapere lei!

La signora                     - Faccio una domanda nel suo interesse: quanto è la tariffa? E' forte? C'è il ribasso del dodici per cento?

Il Dottore                      - Ho già dichiarato pubblica­mente che opero gratis. Chi vuole, faccia qual­che oblazione alle opere pie.

La signora                     - O bella! Lei non fa morire nessuno e non manda il conto? Ma allora lei non è un medico, è un fenomeno vivente! Si è già eternizzato, lei?

Il Dottore                      - Non intendo cominciare da me. Se mai, io sarò l'ultimo.

La cameriera                 - (alla signora) E poi, que­sto non l'interessa.

La signora                     - (indica la cameriera) Non eternizzi quella lì, dottore. E' meglio che la razza delle serve muoia tutta.

La cameriera                 - (dispettosa) Io sono assai giovine, grazie a Dio, e ho tempo d'avanzo!

Il dottore                      - Negli organismi molto gio­vani il siero non fa presa, per la reazione dei tessuti troppo resistenti, come negli organismi molto vecchi l'effetto manca perché i tessuti sono già disfatti.

L’assistente                   - Bisogna avere non meno di vent'anni e non più di ottanta

La signora                     - Allora io sono nell'età buona, come lei. S'è inoculato, lei?

L’assistente                   - Non ho fretta, io. Voglio vedere gli altri, diventare sempiterni.

La signora                     - Come può vederli, se lei muo­re prima?

L’assistente                   - Potrò osservare la stabiliz­zazione degl'innestati.

La signora                     - Stabilizzaz... Che roba è?

Il dottore                      - Gl'individui, si stabilizzano nell'età in cui si fanno l'innesto, si fissano.

La signora                     - Ah, ho capito: è una fissa­zione!

L’assistente                   - Ma no! le porto un esem­pio: lei, mettiamo, ha trentacinque anni...

La signora                     - Niente affatto!

La cameriera                 - Ne ha trentasette!

La signora                     - Ventotto, per vostra norma!

L’assistente                   - Sia pure. Ebbene, lei si inietta l'Eternòl a ventotto anni e rimane sempre...

La cameriera                 - Di trentasette!

La signora                     - Mi permette di dare un gana­scione a quella fantesca?

Il dottore                      - No, vada, vada con l'assistente.

L’assistente                   - (alla cameriera) E tu torna di là, eh'è meglio!

La signora                     - (all'assistente) Andiamo.

Il dottore                      - Si fermi ancora un attimo, prego.

La signora                     - Adesso è lei che non mi fa più andare.

Il dottore                      - Deve dirmi prima se ha di­sturbi, infermità, affezioni, malattie costitu­zionali, alienazione mentale...

La signora                     - (irritandosi) Alienazione?

La cameriera                 - Lo dicevo io!

La signora                     - (le si scaglia contro) Ti rom­po il muso!

La cameriera                 - Aiuto! (Scappa via).

L’assistente                   - (trattenendo la signora) Stia buona, signora!

La signora                     - Mi lasci fare un servizio a quella serva!

L’assistente                   - Se lei si altera, non si com­bina niente.

La signora                     - Ma quella lì mi fa venire l'it­terizia.

Il dottore                      - Risponda alle mie domande.

La signora                     - Non temo altra alienazione che quella dei miei beni, io! Le ripeto che sono sana di mente, di corpo, di tutto. Ma loro credono sul serio che ci siano dei matti. al mondo? Non si accorgono che la pazzia non  esiste? L'hanno inventata i frenologi per far credere irragionevoli quelli che ragionano me­glio degli altri, e per guadagnarci sopra! Quan­do uno non ha nessuna malattia, proprio nes­suna nessuna, i medici dicono: « Ma quello è pazzo! ».

Il dottore                      - Sta bene! Si faccia dunque osservare.

L’assistente                   - Da me, in quella stanza.

La signora                     - Staremo soli noi due?

L’assistente                   - Ha ancora paura?

La signora                     - Paura io? Peuh! Sapesse che mustaccioni misuro, io! Se vuol fare l'assaggio, non ha che da provarsi a mancarmi di ri­spetto! Nespole! Sono come il vigile ai cro­cicchi, io: faccio girare tutti per il loro vèr­so... Via! (Dà uno spintone all'assistente man­dandolo nella camera a sinistra, poi si volge al dottore, teneramente) Esculapio! Se mi ren­di eterna... sarò tua! To'! (Gli manda un ba­cio come si scaraventa un sasso e va via da sinistra).

Dottore                         - Uhm! Non mi pare d'aver co­minciato bene la giornata!

                                      - (Dal fondo irrompe l'infermiere, seguito dalla cameriera).

L'infermiere                  - (stravolto) Dottore, per ca­rità! Che cosa fa lei? Dottore, si guardi!...  

Dottore                         - (guardandosi addosso) Ho il fuoco addosso?

L'infermiere                  - Peggio! quella donna!

Il dottore                      - E' incendiaria?

L'infermiere                  - E' pazza!

Il dottore                      - Pazza?

La cameriera                 - Vede che io l'avevo indo­vinato? Me n'intendo, io. Ho servito in casa d'un letterato! (Va verso la porta a sinistra).

L'infermiere                  - Se ne sbarazzi subito, dot­tore, perché ha la follia sanguinaria!

La cameriera                 - (spaventata) Sant'Angelo in tranvai! (Via dal fondo).

L'Infermiere                  - E' ossessionata dalla pau­ra di morire, perciò è venuta da lei.

Il dottore                      - Per farsi innestare l'Eternòl.

L'infermiere                  - E' una follia.

Il dottore                      - L'Eternòl?

L'Infermiere                  - No, quella della signora. L'idea fissa della morte improvvisa le provoca delle crisi di nervi che la fanno diventare pe­ricolosa. Terribile ossessione è la paura della morte, dottore! Lei lo sa bene...

Il Dottore                      - Io? Oh, perché dovrei saperlo proprio io?

 L'Infermiere                 - Lei non ha inventato il suo specifico perché ha paura di morire?

Il Dottore                      - (piccato) Voi non sapete quel­lo che vi dite, giovinotto!  Paura di morire, io che non ho voluto provare su me stesso il mio ritrovato ? Io regalo all'umanità il beneficio del. la vita indistruttibile, senza servirmene, avete capito? E basta! Chi siete voi?

L'Infermiere                  - Sono l'infermiere al qua­ le è affidata la signora, per la sorveglianza.

Il Dottore                      - E sorvegliatela, dunque! Fate così male il vostro dovere, voi, da lasciarvi sfuggire una demente? Bisogna isolarla.

L'Infermiere                  - E' isolata in un villino. Ma è una donna intelligentissima, ragiona be­ne su tutto tranne che sul morire. Ricama, suo-na, legge; dai giornali ha conosciuto l'affare dell'Eternòl e stamani è riuscita a venir qui.

Il Dottore                      - Ora portatela subito via!

L'Infermiere                  - Dio me ne guardi, dottore! Non si può agire con violenza su lei, è osses­sionata, le dico, ha il furore omicida, ha già conciato per le feste due servi e una cugina. Da quando le è morto il marito, è impazzita...

Il Dottore                      - Dal dolore?

L'Infermiere                  - Dalla gioia! E non vuol morire lei, è molto ricca.

Il Dottore                      - Le ricchezze non m'impor­tano affatto!

L'Infermiere                  - Beato lei! A me sì, e perciò debbo trattare con dolcezza là signora. Ci vuo­le persuasione. Lei deve garantirle che la sua fine non avverrà mai...

Il Dottore                      - Non posso mica farle l'inie­zione!

L'Infermiere                  - E perché no?

Il Dottore                      - Perché... perché non mi sen­to di rendere eterna una persona per il solo fatto che ha voglia di vivere!

L'Infermiere                  - E chi rende eterni, lei, quelli che hanno voglia di morire?

Il Dottore                      - No, ma... Cominciare con una pazza è... è pazzesco, ecco!

L'Infermiere                  - Chi le dice che non guari­sca, in seguito all'operazione?

Il Dottore                      - Anche questo può darsi... L'effetto non è da escludersi.

L'Infermiere                  - Dunque, lo tenti. In ogni modo, per ora, lasciamola quieta e ferma, di là. Di solito ella casca in sonnolenza. Io torno nell'anticamera, pronto a una sua chiamata. Scusi tanto, dottore.

Il Dottore                      - E va bene, ma... sappiateli custodire i matti, perdiana!

L'Infermiere                  - Se ei dà l'ordine di custo­dirli tutti, caro Dottore, è sicuro lei di rima­nere senza custodia?

Il Dottore                      - Andate, andate in anticamera.

L'Infermiere                  - E potrei giurare che Io stesso, molti, forse tutti...

Il Dottore                      - Andate, vi dirò! La vostra ri­flessione è vecchia, già fatta e strafatta!

L'Infermiere                  - Da chi?

Il Dottore                      - Da Shakespeare.

L'Infermiere                  - E' un infermiere?

Il Dottore                      - No. un tranviere. Aspettate di là.

L'Infermiere                  - Pronto alla chiamata.

Il Dottore                      - Siamo intesi.

L'Infermiere                  - Ossequi (Via dal fondo).

Il Dottore                      - (seccato) E sì, non. c'è che dire, cominciamo male... (Va per entrare a sinistra ma indietreggia e chiama) Assistente!

                                      - (l’Assitente viene da sinistra e la signora lo segue).

L’assistente                   - Ecco fatto!

La signora                     - Sono bell'e pronta. Lesto! Dove me la fa?

Il Dottore                      - Cosa?

La signora                     - L'iniezione.

Il Dottore                      - Un cor... (Sia per dire, vi­brato: « Un corno! ». Ma raddolcisce subito la voce e cambia la parola) Un corpo... un corpo come il suo, gentile amica, richiede qualche delicato riguardo. Ma non abbia paura, sa? Lei non muore... Oibò! Non muore mai!

La signora                     - Dunque, fuori il siero!

L’assistente                   - Costituzione sana, stato ge­nerale dell'organismo ottimo, la signora mi sem­bra adatta all'operazione.

La signora                     - (stendendo il braccio) Ha in­teso? Qui, sul braccio, avanti!

Il Dottore                      - Neanche per idea!

La signora                     - Si rifiuta?

Il Dottore                      - (dolcissimo) No! Dicevo che un atto operatorio, sia pure semplicissimo, se viene eseguito in fretta, non riesce neanche per idea.

La signora                     - E allora?

Il Dottore                      - Mia buona, mia soave amica, lei dev'essere così paziente da aspettare che le sue membra riposino un poco. Lì dentro c'è un divano. Ci si stenda sopra. Caschi in sonno­lenza... Io la sveglierò al momento opportuno.

La signora                     - E va bene. Però ce ne vuole della pazienza, ve'!

L’assistente                   - Se il dottore le dice così, è bene che lei obbedisca.

La signora                     - Si capisce, to'! Sono una don­na ragionevole, io. Obbedisco al medico. Poi, quando sarò diventata eterna, me ne riderò di tutti i medici della terra. E di tutti gli infer­mieri! Non li posso soffrire. Me ne andrò... Oh, se loro sapessero dove me ne voglio andare. Pel­erà mene vado sul divano... Ciao! (Esce).

Il Dottore                      - Assistente, in nome del Cielo, bisogna tenerla d'occhio!

L’assistente                   - Tenerla d'occhio? E perché?

Il Dottore                      - (è andato in fondo; ha aperto l'uscio) Avanti uno!

La cameriera                 - (introduce Uno zio e Un nipo­te) Ecco i primi.

Lo zio                           - (sessantenne, acciaccato, sordo, parla gridando) Buongiorno, dottore, sono venuto per l'innesto.

Il Dottore                      - Ho detto avanti uno, non già due.

La cameriera                 - Dice che non possono stac­carsi (Via dal fondo).

Il Dottore                      - Non saranno mica i fratelli siamesi!

Lo Zìo                           - Buongiorno, dottore, sono venuto per l'innesto.

Il Nipote                       - (un giovanottone nervoso e acci­gliato) ; Questo è mio zio, io sono suo nipote.

Il Dottore                      - E va bene, si accomodino.

Lo Zio                           - Buongiorno, dottore, io sono ve­nuto...

Il Dottore                      - (gridando) ...per l'innesto, ho sentito!

Lo Zio                           - (al nipote, abbassando un po' la vo­ce) Sono duri d'orecchio, questi signori?

Il Nipote                       - (gli grida) Siedi, zio!

L’assistente                   - Io vado a preparare di là. (Via da destra).

Lo Zio                           - (all'assistente) Ehi, ehi, dottore, dove va? Io sono venuto...

Il Nipote                       - Non è lui, zio, è quest'altro; siedi!

Lo Zio                           - Quest'altro? (Al dottore) Io so­no venuto...

Il Dottore                      - (mettendolo a sedere con energia) Segga!

Lo Zio                           - (sempre gridando) Lei mi giura che non si muore più?

Il Dottore                      - (a voce alta) Occorre anzitut­to una visita preliminare...

Lo Zio                           - La visita militare... a me? Ma lei crede ch'io abbia vent'anni?

Il Dottore                      - Cento ne ha!

Il Nipote                       - Taci, zio!

Lo Zio                           - Io non capisco niente, ma fa lo stesso. Col malanno che ho addosso, mi hanno dato sì e no un'altra dozzina di mesi da vivere. Se lei invece mi dà tutti i secoli futuri, s'imma­gina che naso farà il mio medico? Rideremo per un paio di secoli Ah! Ah! Ah!

Il Dottore                      - (al nipote) Spieghi lei a suo zio che col mio siero si rimane semprevivi, è vero, ma gli acciacchi restano.

Il Nipote                       - E ogni uomo diventa sempiter­no, come l'ebreo errante?

Il Dottore                      - Già, ma senza bisogno di es­sere ebreo ne di errare...

Lo Zio                           - Cosa dice?

Il Dottore                      - (forte) Senza errare!

Lo Zio                           - Errare humanunì est!

Il Dottore                      - Ma qui non erriamo! Esami­neremo prima l'organismo...

Lo Zio                           - Voglio godermi altri quaranta o cinquantamila anni di vita. Perché io sono ve­dovo e l'anima di mia moglie m'aspetta all'al­tro mondo. Sono contento di non andarci. Chis­sà che furie, quando non mi vedrà arrivare. Dirà che rientro tardi perfino a casa del diavo­lo. Ci divertiremo.

Il Nipote                       - (al dottore sottovoce e concita­to) Signore, se lei si permette di far vivere mio zio un sol giorno in più di quell'anno che gli resta, si consideri defunto!

Il Dottore                      - (stupefatto) Come?

Il Nipote                       - Ho parlato chiaro! Lo zio è multimilionario ed è spacciato, deve sotterrar­si, perché io non ho un soldo e aspetto da vent'anni la sua eredità. Appena muore lui, vivo io. E lei vuol distruggere vent'anni di speranza inoculando un po' di quel suo sugo infernale? Faccia pure, ma io poi le inoculo tre palle nel­lo stomaco!

Il Dottore                      - (allibito) Lei scherza? Io sono di stomaco debole...

L’assistente                   - (viene da destra portando una bacinella, dell'ovatta, eccetera) Ho portato l'occorrente.

Il Nipote                       - (piano al dottore, mostrandogli una rivoltella) Anch'io ho portato l'occorrente.

Lo Zio                           - Nipote mio, hai convinto il dotto­re a farmi l'iniezione?

Il Nipote                       - (forte) Sì, zio, certamente... (Coi gesti ripete al dottore la minaccia di tre palle nello stomaco).

L’assistente                   - (al dottore) Debbo visitare il soggetto?

Il dottore                      - (sfuriando) Macchè soggetto. Macchè visita. Non ho già dichiarato che oggi non mi sento bene? Che non posso? Chi insomma...

L’assistente                   - (premuroso) Cos'ha, dottore?

Il Dottore                      - Ho … ho tre palle nello stomaco…

L’assistente                   - Tre palle?

Il Dottore                      - Come se le avessi ingoiate. Di piombo... Mi pesano qui...

Il Nipote                       - (tossisce forte) Vuole che aspettiamo un poco, signor dottore?

Il Dottore                      - Sì, sì, passino in quel salottino, prego...  E aspettino… aspettino qualche volta,

l’assistente                    - Li chiamerò io… vengano signori.

Il Nipote                       - (forte) Andiamo zio andiamo a fare i preparativi per te...

Lo Zio                           - Io m'accontento anche di tremila anni...

Il Nipote                       - Sì, li avrai... Andiamo.

Lo Zio                           - (gongolando) Come si arrabbierà l'anima di tua zia!... (Vanno via da destra).

Il dottore                      - (all'assistente) Li metta di là li lasci infracidire... Spieghi che il vecchio rimbambito e perciò non c'è niente da fare..! Uffa! Che mattinata perduta!

L’assistente                   - Sta a vedere che per far carni pare gli altri, finiamo col crepar noi due! (Via da destra).

La signora                     - (appena il dottore è rimasto solo si sporge dalla porta a sinistra) E' il momento mio?

Il Dottore                      - Non ancora, aspetti, prego dorma! Le casca o non le casca questa sonno lenza su la zucca?

La signora                     - Va bene, va bene, non s'inquieti, che le fa male alla salute!

Il Dottore                      - (diventando subito gentile)  Ma no, cara... le faccio dare una pozione calmante, vuole?

La signora                     - Calmante? A me? Non sono mica sovreccitata, io. La prenda lei, la pozione, poverino, che ne ha bisogno... Io sono calmissima. Guardi... Eh? (A passo lento, va via dm sinistra).

Il Dottore                      - E già! per essere una che noni ragiona, mi pare che ragioni bene. (Apre l'uscio in fondo) Avanti ancora!

                                      - (La cameriera fa entrare Un marito, Una moglie, Una suocera).

La cameriera                 - Tocca a lor signori!

I tre                               - Buongiorno, professore!

II Dottore                     - A tre alla volta?

La cameriera                 - S'infilano!

Il Dottore                      - E tu che ci stai a fare? Se viene uno squadrone di cavalleria, tu lo lasci infilare qui dentro?

La cameriera                 - Che posso farci, io? C'è una massa di gente che non vuol morire più!

Il Marito                       - Gli è, professore, che siamo tutt'una famiglia: mia moglie, mia suocera...

Il Dottore                      - E non hanno portato anche i figli, il cane, il gatto?

La suocera                    - Non s'inquieti, professore, noi non possiamo staccarci. Ci avrà sentiti nomina­re qualche volta, mia figlia., mio genero e io, siamo conosciutissimi per come ci vogliamo bene...

Il Marito                       - Tenerissimamente...

La Moglie                     - Noi siamo il modello delle fa­miglie d'oro, che vanno d'amore e d'accordo, e vogliamo eternizzarci perché il nostro esempio possa continuare nei secoli...

Il Dottore                      - Volete l'innesto tutt'e tre?

Il Marito                       - Sì, neppure la morte dovrà se­pararci!

La Suocera                    - Altrimenti mi sacrifico io... Innesti loro due.

La Moglie                     - Oh no, voi due, piuttosto.

Il Marito                       - Voi due, donne mie, voi due sole! Che importa se io finisco?

La Suocera                    - Non potremmo vivere senza di te!

La Moglie                     - Né io senza voi due.

Il Dottore                      - E' commovente! E poi gli sca­poli impenitenti negano le gioie della famiglia!

Il Marito                       - Noi formiamo la famiglia d'oro.

Il Dottore                      - Be', vediamo un poco che cosa si può fare.

La Moglie                     - Ce n'è a sufficienza di Eternòl, professore? Ho sentito dire che basta per due sole persone, un uomo e una donna.

Il Dottore                      - Lei non se ne preoccupi.

Il Marito                       - Il professore può anche allun­gare il suo siero come si fa col brodo: si apre il rubinetto e giù...

Il Dottore                      - Prima di tutto debbo rivolgere alcune domande un po' scabrose alle signore. (Al marito) Lei vuol avere la cortesia di pas­sare di là?

Il Marito                       - Volentieri ma... ma è che tra noi non abbiamo segreti.

Il Dottore                      - Un sol momento, prego.

La Suocera                    - Vai, tesorino, non senti che | si tratta di scabrosità? Rispetta il mio pudore.

 Il Marito                      - Sì, mammuccettina.

La Moglie                     - Io ti riferirò tutto, amor mio!

Il Marito                       - Vi accontento, care. Professo­re, gliele raccomando... (Manda due baci con le dita alle donne) Permesso! (Esce da destra).

Il Dottore                      - Cominciamo da lei, signora. Desidero una piccola informazione...

La Suocera                    - Io invece gliene dò una gran­de, grandissima, ma l'affido al suo segreto pro­fessionale!

Il Dottore                      - Dica pure!

La suocera                    - Ha visto mio genero?

Il dottore                      - Il tesorino? Non sarà mica pazzo anche lui?

La suocera                    - No, è soltanto l’ultimo farabutto della terra.

Il dottore                      - (stupefatto) Cosa?

La moglie                      - Evvia mamma! È tutto il contrario.

Il dottore                      - Meno male!

La moglie                      - Non è l'ultimo, è il primo.

Il dottore                      - Il primo... che?

La moglie                      - Farabutto, ipocrita, canaglia...  

La suocera                    - E mascalzone!

Il dottore                      - Ma, signore mie, ma non vi adorate fra voi?

La Moglie                     - Non potendo sbranarci... fin­giamo di adorarci.

Il Dottore                      - E allora... il modello delle fa­miglie d'oro?

La Suocera                    - Siamo io e mia figlia. Lei eternizzerà noi due soltanto.

La Moglie                     - Abbiamo una buona volta an­che noi il diritto di vivere, togliendoci dattorno quel manigoldo appiccicaticcio!

Il Dottore                      - Sicché a lui non debbo far l'operazione?

La Moglie                     - Se ne guardi bene dal toccarlo.

La suocera                    - Trovi una scusa e lo lasci com'è, lo lasci schiattare in corpo, come lui fa schiattare di bile noialtre!

La Moglie                     - Compirà una vera opera di ca­rità!

La Suocera                    - Dunque, eccoci a sua dispo­sizione.

Il Dottore                      - Eh no... cioè sì... sì, capisco... ossia non capisco... però... ecco, sarà meglio aspettare un poco... Non posso far loro un esa­me clinico mentre si trovano così... in orga­smo... Favoriscano nel salottino, lì, insieme al... tesorino... E al momento opportuno, verrò a chiamarlo io stesso.

La Moglie                     - Sta bene, professore, ma mi raccomando: io e la mamma solamente!

La Suocera                    - E... segreto professionale, ve'!

Il Dottore                      - Macché professionale!  E’ una brutta professione quella di dover ricevere cer­ti segreti! (La suocera va via da destra).

La Moglie                     - (s'è avviata, ma giunta  presso la porta, torna indietro e parla piano) Psst! Professore... (Fa segno di tacere) La scongiuro, lasci com'è anche mia madre... Sono io sola che non ne posso più, che ho bisogno di aria, di vita, di libertà! E non l'avrò che quando io sarò perpetuata e quei due saranno scomparsi, perché mi guastano tutta l'esistenza. Ah, final­mente vivere in eterno, vivere sola, sì, ma sem­pre in buona compagnia!

Il Dottore                      - E' un bei programma!

li Marito                        - (viene da destra) Amor mio, la mammuccettina t'aspetta.

La Moglie                     - Sì, tesorino, spiegavo al pro­fessore che non potrò mai stare al inondo un'ora senza di te. Vado... (Fa una carezza al marito ed esce da destra).

Il Dottore                      - (strabiliato, fra se) Non ci so­no che le donne a poter fingere così!

Il Marito                       - Professore, mi assicura lei che la sua invenzione risponde allo scopo?

Il Dottore                      - Non c'è il minimo dubbio!

Il Marito                       - E non accetterebbe lei una som­ma cospicua, molto cospicua, per fare l'operazioncella solamente alle signore di mia famiglia?

Il Dottore                      - Lei lo desidera? E sia! Versi la somma cospicua in beneficenza ed io farò alle due signore un'iniezione...

Il Marito                       - ... di stricnina!

Il Dottore                      - Cosa?

Il Marito                       - O di sublimato, se è meglio, di acido solforico, come riesce più comodo...

Il Dottore                      - Più comodo per me o per lei?

Il Marito                       - Mi lasci finire: se lei fa una iniezione di veleno a quelle due iene vestite da donna, mandandole al Creatore prima di sera, io le tappezzerò la casa di biglietti da mille!

Il Dottore                      - Lei evidentemente vuol canzonarmi:

Il Marito                       - In tutta la mia vita, non ho mai parlato tanto sul serio. Quella mogliettina è una pestifera pìttima, e quella suoceruccia è il più petulante castigo di Dio che esista!

Il Dottore                      - Ma è incredibile!

Il Marito                       - Credibilissimo, glielo giuro io. E guai a lei, professore, se sciupa il suo siero per quelle due vipere. Lo applichi solamente a me!

Il Dottore                      - Caro signore, le faccio notare che io .non posso subire imposizioni...

 Il Marito                      - Preghiera, professore, umilissima preghiera! Io rimpinzo lei di denaro, rimpinza me di Eternò! e quelle due streghe veleno.

Il Dottore                      - Vada, signore, vada...

Il Marito                       - Non rifiuti così, su due piedi! Ci pensi... Farà un favore anche a loro. Sono due vanitose, vogliono andare sempre in alti in alto... Mandiamole in cielo addirittura! Mia moglie mi rimprovera che le avevo promesso il paradiso e non gliel'ho dato... Diamoglielo!! A lei non costa niente. Un piccolo sbaglio: stricnina alle donne, siero a me... Ci pensi... aspetto di là... La riverisco! (Via da destra).

Il Dottore                      - E ho detto che le donne fingi no ? Ma gli uomini fanno peggio!  E la mia tesi comincia a girare come una trottola! (Un gran fragore di cocci, a sinistra) Che diavolo c'è, ora? Cameriera! Assistente! C'è il finimondo in casal

L’assistente                   - (accorre da destra) Sono qui... Ma dev'essere la signora di lì dentro  (Va alla porta di sinistra) Ecco, è lei che fracassa tutto.

Il Dottore                      - Telefoni al manicomio che mandino venti camicie di forza!

L’assistente                   - Ne basterebbe una. (Sempre guardando nella camera a sinistra) Ora ha aperto l'uscio di cucina... C'è andata.

Il Dottore                      - In cucina? Addio pranzo!

                                      - (Altri rumori, strepiti, vocìi, in fondo la cameriera viene allarmata).

La cameriera                 - Signor dottore, la gente strepita. Ce n'è ammucchiata in anticamera, per le scale, nel portone...

Assistente                     - (canzonandola) Scommetti che non viene nessuno, ora?

La cameriera                 - E' il mondo sottosopra!

Il Dottore                      - Vada lei, assistente, cominci col ricevere qualcuno, facendo la prima selezione. Non si debbono operare che individui previsti dei requisiti fisici indicati da me.

L’assistente                   - Naturalmente!

Il Dottore                      - Corra e riceva nel gabinetto il fondo, dall'altra parte.

L’assistente                   - Verrò a riferirle dopo il primo gruppo. Permesso. (Via dal fondo).

Il Dottore                      - (alla cameriera) Tu vai in cucina...

La cameriera                 - Subito. (S'avvia).

Il Dottore                      - Ci troverai la pazza.

La cameriera                 - (indietreggia spaventata) I debbo andarci io?

Il Dottore                      - Che male c'è?

La Cameriera                - E’ un'ossessionata.

Il Dottore                      - Sì, ma... ma senza alcuna os­sessione...

La cameriera                 - Come no?

Il Dottore                      - Basta trattarla con dolcezza. E' buona, tranquilla... Sta rompendo tutto di là, dunque...

La cameriera                 - Debbo trattenerla?

Il Dottore                      - No, lasciale fare quel che vuo­le, purché caschi presto in sonnolenza. Allora vieni a dirmelo.

La cameriera                 - (rassegnata ma tremante) E va bene!... Ma... la gente che c'è di fuori?

Il Dottore                      - Stia fuori. Aspetterà. Ci pen­so io.

La cameriera                 - (s'avvia, ma si ferma su la porta) Non è tanto pericolosa, vero?

Il Dottore                      - La gente?

La cameriera                 - La pazza.

Il Dottore                      - E' piena di buon senso. Tutt'al più ti ammazzerà. Vai.

La cameriera                 - Vergine del cocomero, aiu­tami tu! (Esce facendosi il segno della Croce),

Il Dottore                      - E ora bisogna sbrigarsi, per­dinci! (Con gesto risoluto) Sbrigarsi con ener­gia e rapidità! (Va in fondo, apre l'uscio) Avanti chi c'è!

                                      - (Entra La segretaria, tipo maschio, tono de­ciso).

La Segretaria                - Il dottore?

Il Dottore                      - (secco) Sono io! Si spogli!

La Segretaria                - Non occorre, io...

Il dottore                      - (imperioso) Si spogli, dico! Non faccio più domande, esamino senz'altro il soggetto e mi rendo conto da me. Giù il ve­stito!

La Segretaria                - Mi permetto di farle osser­vare...

Il Dottore                      - Osservo da me, ripeto! Non ammetto repliche! Si spogli o vada via!

La Segretaria                - Oh, insomma, si può sape­re quali sono le sue intenzioni a mio riguardo?

Il Dottore                      - Si può sapere, invece, se lei è venuta per farmi perdere tempo oppure no? Chi è lei?

La Segretaria                - La levatrice!

Il Dottore                      - (sorpreso) lo non ho mai man­dato a chiamare la levatrice!

La Segretaria                - Eppure lei ha bisogno di me.

Il Dottore                      - Ma non mi sgravo mica, io.

La Segretaria                - E chi lo sa? Con gli speci­fici che va inventando lei...

Il Dottore                      - Signora, venga al fatto!

La Segretaria                - Io sono anche la segretaria del Gioia.

 Il Dottore                     - Gioia? E chi è?

La Segretaria                - Gruppo Levatrici, Ostetri­ci, Infermieri, Affini.

Il Dottore                      - E non è venuta da me per l'Eternòl?

La Segretaria                - Me n'infischio dell'Eternòl!

Il Dottore                      - Ah, non le serve l'opera mia?

La Segretaria                - Me n'infischio anche dell'opera sua!

Il Dottore                      - Oè, signora segretaria!

La Segretaria                - Nonché levatrice. Ma par­lerò prima come segretaria. In questa qualità sono incaricata di dirle che, col suo tentativo di abolire la morte, lei danneggia tutte le clas­si sanitarie; lei è espulso dall'Ordine dei Me­dici e Farmacisti; il Corpo dei Beccamorti, Pompe Funebri e Affini chiede il suo cadavere; gl'Impiegati e Addetti d'ospedali e cliniche lo hanno denunziato come uomo pericoloso, e in­fine marmisti e scultori funerari hanno giura­to di farle...

Il Dottore                      - La pelle?

La Segretaria                - No, il monumento...

Il Dottore                      - (rassicurato e con una punta di vanità) Aaah!

La Segretaria                - ... funebre!

Il Dottore                      - (con tono diverso, seccato) Grazie, ma non ci tengo!

La Segretaria                - E allora lei deve smettere immediatamente le pratiche illecite del suo ri­trovato.

Il Dottore                      - E' una minaccia?

La Segretaria                - Un preavviso.

Dottore                         - Io direi un ricatto!

La Segretaria                - Esagerato! Tra la gente per bene non si dice ricatto. Si dice: avverti­mento prudenziale.

Il Dottore                      - Allora ascoltatemi, segreta­ria...

La Segretaria                - Nonché levatrice...

Il Dottore                      - Non m'importa la levatrice in questo momento!

La Segretaria                - Sta bene, aspetterò un al­tro momento.

Il Dottore                      - Vi prego di osservare il mio volto!

La Segretaria                - (lo fissa) Non mi pare quel­lo di un Adone.

Il Dottore                      - No, ma io sorrido, col sorriso della serenità.

La Segretaria                - La serenità è degli incoscienti.

Il Dottore                      - Degli uomini superiori, si­gnora!

Di«


Cl


La Segretaria                - Degl'illusi!

Il Dottore                      - Avevo previsto anche questo, il dileggio dei danneggiati. Tutto ho previsto, io. Ma non torno indietro! Io ho raggiunto la più alta meta di tutti i tempi, ho sconvolto la più ineluttabile legge di natura, e tutti voi che pascete la vostra vita su la morte degli altri, ora vedrete la vita degli altri sorgere dalla vo­stra morte!

La Segretaria                - Bum!

Il Dottore                      - Uscite!

La Segretaria                - Mi mette alla porta?

Il Dottore                      - No!

La Segretaria                - (rassicurata) Ah...

Il Dottore                      - Vi mando via dalla finestra.

La Segretaria                - A me?

Il Dottore                      - Voi con tutto il Gioia!

La Segretaria                - Allora è guerra dichiarata?

Il Dottore                      - A oltranza.

La Segretaria                - E sia! Ma vi avverto beni­gnamente che le più implacabili saremo noi levatrici, perché sopprimendo il morire, lei sop­prime anche il nascere.

Il Dottore                      - E' il mio scopo finale: non più salme e non più feti.

La Segretaria                - Ma, sciagurato, lei non pensa che noi viviamo di feti?

Il Dottore                      - Io seleziono le razze fino a quando non ne rimarrà che una sola, perfetta e perenne!

La Segretaria                - Senta, se lei è cattolico, si ordini l'olio Santo, si prenda le misure per la cassa e crepi! Addio!

Il Dottore                      - Va' all'inferno!

La Segretaria                - (s'avvia, poi si ferma, viene avanti con tutt'altro viso e con tono suppliche­vole) Senta, dottore... la farebbe anche a me?

Il Dottore                      - Cosa?

La Segretaria                - Un'iniezione, di siero...

Il Dottore                      - (irritato) Via, perdinci!

La Segretaria                - (furiosa) Vado! Ma lei avrà bisogno della levatrice! Addio! (Esce dal fondo, con alterigia).

Il Dottore                      - (prendendosi il capo tra le ma­ni) La testa... la testa... (Compaiono da destra, la moglie e il nipote, da sinistra la signo­ra, dal fondo i due giovani sposi, tutti impa­zienti).

Tutti                              - Dottore! Professore!

Il Dottore                      - Eccomi! Un momento di ri­fiato!

La Moglie                     - Non lo consumi tutto il siero, si ricordi.

Il Nipote                       - (o lei, galante) Caso mai, le offro la mia parte.

La Moglie                     - (gli sorride) Com'è gentile!

I Giovani Sposi             - Noi aspettiamo da un'ora!

La signora                     - Non si potrebbe intanto mangiare qualcosa? Ho un certo languorino...

II Dottore                     - Prego, ancora due minuti...

La signora                     - Se lei ci fa morire nell'attesa, è inutile farci l'iniezione per non morire!

Tutti                              - E' vero! Uffa! (Tutti via).

Il Dottore                      - (rimasto solo, casca a sedere) Com'è difficile fare il bene, a questo mondo!

L’assistente                   - (trafelato, sudato, viene dal fondo) Corpo di Giuda, che fatica! E' come; se tutti i dèmoni si fossero scatenati! Uomini,) donne...

Il Dottore                      - Ne ha visitati?

L’assistente                   - Un mucchio, in pochi mi­miti. Ne ho ricevuti d'ogni genere; ho ricevuto perfino dei pugni. C'è un industriale che fisicamente mi pare idoneo, ma un suo concorrente mi ha dichiarato che se eterizziamo quell'altro, lui ci scortica vivi.

Il Dottore                      - Vivi? Non dev'essere molto piacevole.

L’assistente                   - Una diva di non so che cosa, mi ha avvisato che se, dopo di lei, diamo l'Eternol a un'altra diva...

Il Dottore                      - Ci scortica anche lei?

L’Assistente                 - No, questa ci spara.

Il Dottore                      - Be', è già un progresso.

L’assistente                   - Due coniugi erano venuti coi rispettivi amici

Il Dottore                      - Siero per tutt’è quattro?

L'Assistente                  - No, perché l’amica del marito vieta l’innesto alla moglie e l’amico della moglie….

Il Dottore -                   - …lo vieta al marito!

L'Assistente                  - C’è di più! La moglie ci propone d’inoculare al marito i bacilli del colera…

Il Dottore                      - E il marito?

L’Assistente                 - Ci minaccia di bombe a mano, qui dentro.

Il Dottore                      - Sono tutti molto gentili.

L’assistente                   - Dottore, la situazione va diventando difficile: dietro ogni persona che viene per non morire, ne arriva un'altra che c'impone di non toccarla!

Il Dottore                      - Perché chi muore fa comodo a chi vive, e qualcuno non vive finché un altro non muore.

L’assistente                   - E' sempre la stessa legge dunque? Mora tua, vita mea!

Il Dottore                      - Caro giovinotto, io avevo pre­visto tutto, ma non il profondo egoismo del ge­nere umano, l'amor fraterno che c'è nel pros­simo nostro!

L’assistente                   - Come c'era tra Caino e Abele. (Dopo una lieve pausa) Dottore!

Il Dottore                      - Dica.

L’assistente                   - Se non innestassimo l'Eternòl a nessuno?

Il Dottore                      - Impossibile! Oggi voglio ope­rare su almeno due soggetti, un maschio e una femmina.

L’assistente                   - A qualunque costo?

Il Dottore                      - Sì, e lei non vada più via, re­sti qui e m'aiuti.

                                      - (Dal fondo viene avanti L'Eccellenza).

L'Eccellenza                 - (cinquantenne, signorile nel gesto e nel portamento, piccola barba brizzola­ta, personaggio serio, misurato) E' permes­so, dunque?

Il Dottore                      - Avanti, ma chiuda l'uscio!

L’assistente                   - Vostra Eccellenza qui?

Il Dottore                      - (guardandolo adesso) Quale onore! Un accademico!

L’Assistente                 -  Un genio della meccanica moderna!

L'Eccellenza                 - Uno studioso soltanto...

Il Dottore                      - Che li a fatto delle invenzioni mondiali!

L'Eccellenza                 - La vera invenzione fantastica dottore, è la sua. Lei si è assunta un'immensa missione: rendere eterni i meritevoli.

Il Dottore                      - Tutti i viventi.

L'Eccellenza                 - No! Lasci perdere la zavorra. Gli uomini che debbono rimanere sono quelli necessari allo sviluppo del mondo.

Il Dottore                      - Io, infatti, faccio una cèrnita...

L'Eccellenza                 - So che lei sceglie i più ro­busti .

Il Dottore                      - Perché si prestano meglio...

L'Eccellenza                 - Ecco l'errore! Lei deve sce­gliere i talenti, i geni, e renderli imperituri! Di quelli ha bisogno l'umanità!

Il Dottore                      - Ma anche dei riproduttori.

L'Eccellenza                 - Non serviranno più. Quin­di la generazione destinata a essere semprevi-va, si forma sotto la sua responsabilità.

L'Assistenti;                  - Corpo d'un cane, è vero!

Il Dottore -                   - Zitto!

L'Eccellenza                 - Noi accademici, un consesso detto degl'Immortali, mortali veramente?

L’assistente                   - No!

Il Dottore                      - Ssst!

L'Eccellenza                 - Lei deve renderci tali. Perché soltanto i cervelli superiori spingeranno i popoli sempre più in alto, nell'avvenire.

Il Dottore                      - Io mi sono già messo a dispo­sizione del genio umano, eccellenza.

L'Eccellenza                 - E allora eccomi a lei. Io ho cominciato a costruire l'apparecchio che utilizza l'energia infinita delle onde marine.

L’assistente                   - Sangue di...

Il Dottore                      - Zitto!

L'Eccellenza                 - Riuscirò con quell'energia a disciplinare la forza del sole.

Il Dottore                      - E che succederà?

L'Eccellenza                 - Che noi un giorno distri­buiremo la luce e il calore solare dove e. quan­do vorremo.

L’Assistente                 - In casa?

L'Eccellenza                 - E fuori!

Il Dottore                      - D'inverno?

L’Assistente                  - Di notte?

L'Eccellenza                  - Sempre!

L’Assistente                 - Anche al Polo?

L'Eccellenza                 - Dovunque!

L'Assistente                  -  Capperi!

Il Dottore                      - (per imporgli silenzio, con auto­rità) Oh!

L’assistente                   - Dicevo... tra quanto tempo?

L'Eccellenza                 - Perché l'apparecchio sia completo, mi occorre un centinaio d'anni di studi e di lavori. Tra un secolo io potrò dare alla Terra un benessere incalcolabile.

Il Dottore                      - Perciò è necessario che lei non muoia?

L'Eccellenza                 - Almeno per cento anni

L'Assistente                  - Mille anni in buona salute,eccellenza!

Il Dottore                      - No, lei deve vivere in perpetuo!

L'Eccellenza                 - Troppa grazia, la perpetuità!

Il Dottore                      - Lei è il soggetto che mi ci voleva per primo. Sì, eccellenza, ho l'orgoglio di lei, l'umanità mi deve dire che immortalando essere riconoscente.

L’assistente                   - Vostra eccellenza un'ottima costituzione fisica.

L'Eccellenza                 - Sono sanissimo, infatti.

Il Dottore                      - Permetta una breve ausculta­zione del cuore. Si accomodi qui.

Eccellenza                     - Grazie. (Siede semisdraiato su di una poltrona, si lascia osservare).

Il Dottore                      - (all'Assistente, e facendo la rego­lare visita medica all’eccellenza) Lei, intanto, mi prepari l'ago e la disinfezione.

L’assistente                   - In un attimo! (Va al tavolinetto in fondo ed esegue l'ordine) La boccetta?

Il Dottore                      - Sul tavolo.

L'Eccellenza                 - (osservando la boccetta che l'assistente prende in mano) Il siero del miracolo è tutto lì?

L’assistente                   - Ce n'è per venti esseri uma­ni, tanto per cominciare.

Il Dottore                      - Cuore sanissimo. Lei è di buo­na tempra, eccellenza. Sentiamo i polmoni. (Gli poggia la testa su la spalla).

L'Eccellenza                 - Sa quanti anni ho?

Il Dottore                      - Trentatrè.

L'Eccellenza                 - Magari!

Il Dottore                      - No, dica trentatrè.

L'Eccellenza                 - Ah sì... trentatrè... trentatré... Ma li ho compiuti da un pezzo i trenta­trè... trentatrè...

Il Dottore                      - Tutto sano, a posto! Non mi occorre altro.

L’assistente                   - (viene avanti) Ecco l'ago.

Il Dottore                      - Bene! Un po' d'ovatta. L'inie­zione si fa qui, eccellenza, in un punto sensibile dietro l'orecchio, con azione diretta e im­mediata al cervelletto e alle meningi. (Fa la puntura).

L'Eccellenza                 - Ahi!

Il Dottore                      - Le ho fatto male?

L'Eccellenza                 - Una lieve puntura.

Il Dottore                      - Non sentirà altra sofferenza.

L’assistente                   - (riprendendo l'ago e rimetten­dolo a posto) Uno è fatto!

Il Dottore                      - Forse avrà un po' di febbre, verso sera, e un certo stordimento, ma non se ne preoccupi. (In tono solenne) Ella, eccellen­za, ormai non muore più!

L’assistente                   - (con uguale solennità) Fi­nalmente il primo uomo perpetuo c'è.

L'Eccellenza                 - (s'alza, vacilla, s'appoggia al­la poltrona) Non muoio più davvero?

Il Dottore                      - No, eccellenza. Lei ha dato l'addio definitivo alla morte, e se crede, può anche andare.

L'Eccellenza                 - Vado... Ma potrò andare... andare sempre?

L’assistente                   - Dovunque, tranne all'altro mondo.

Il Dottore                      - Rimane fisso qui, in pianta stabile nel nostro mondo. Può completare i suoi benèfici apparecchi. Lei è eterno, vedrà morire gli altri e rimarrà sempre vivo, senza paura di tomba, di riposo in pace...

L'Eccellenza                 - (è come sperduto, disorientato, ha cambiato faccia, barcolla) Senza riposo... mai?

L’assistente                   - Eh, mai più!

L'Eccellenza                 - Mio Dio!

Il Dottore                      - Non è contento?

L'Eccellenza                 - E' una grande tristezza!»

Il Dottore                      - Finita un'invenzione ne fai un'altra...

L'Eccellenza                 - (sbarrando gli occhi come per terrore) Sì... ma senza mai più riposa» Dovrò vivere sempre? Vivere senza sperare che un giorno i miei occhi si chiudano, finalmente, stanchi e tranquilli? Vivere... Vivere  come per una condanna inesorabile! Restare qui subire lo svolgersi uguale dei giorni e delle notti, all'infinito... Ma è spaventoso... è orrendo...

Il Dottore                      - Eccellenza, è l'eternità.

L'Eccellenza                 - Ma non avrò più la prospettiva della fine, la tetra minaccia del mori re, che rende più bello il vivere... Mio Dio dottore, che cosà mi ha fatto, lei?

Il Dottore                      - Quel che lei mi ha chiesto!

L'Eccellenza                 - Io l'ho chiesto, è vero! Ma soltanto adesso sento l'enormità mostruosa della sua invenzione... Sento su le mie spali il peso di tutto il tempo che verrà... E' raccapricciante!

L’assistente                   - To', ma non lo sapeva?

L'Eccellenza                 - Ci rifletto ora. Dover vivere in eterno la stessa vita, soffrire la stessa vita... Ma è peggio dell'inferno, è il suicidio capovolto!

Il Dottore                      - Gliel'ho detto che avrebbe sentito un po' di stordimento, eccellenza. Forse gli farà bene una boccata d'aria. Vada...

L'Eccellenza                 - (rivoltandosi ostile) Ma non si accorge d'essere un buffone?

Il Dottore                      - Cosa?

L'Eccellenza                 - Non s'accorge che il pensiero è uno scherno feroce? E' una tragica beffa! Abolendo la morte, lei m'ha tolto il piacere di vivere! Non sento più adesso il gusto di stare al mondo, d'essere malato, d'avere l’acido urico...

Il Dottore                      - Evvia.

L'Eccellenza                 - Lei è un assassino! Lei uccide la vita nel momento stesso in cui la rende eterna!

Il Dottore                      - E' un paradosso!

L'Eccellenza                 - No, è un delitto! E non lo mandano in galera, lei? Lei ci guarisce pei sempre... Ci strappa quei nostri malanni ai quali siamo affezionati... La gotta, il diabete, ilcardiopalmo... Io soffrivo d'arteriosclerosi, ed ero così bene occupato a curarmela, a vincer­la... Il piacere della vita è quello di lottare con­tro la morte ogni giorno... Se lei ci priva del nostro male, come facciamo a godere più il nostro bene?

L’assistente                   - Delira?

L'Eccellenza                 - Lei ci ammazza al contra­rio, ci finisce in senso opposto...

Il Dottore                      - Vada, vada...

L'Eccellenza                 - E lei si crede un benefatto­re? E' un malfattore, un nemico dell'umani­tà... Ci sopprime la dolcezza di compatirci scambievolmente per le infermità che abbiamo, il gusto d'essere un po' coccolati e malati, la bella paura dell'ai di là. Ecco, io non ce l'ho più; io sono eterno, ho tutti i secoli per me... E quindi non ho più niente! Sono povero ades­so, un miserabile, un oggetto eternamente stu­pido! Ma lei lo sa che mi ha tradito, che mi ha truffato?...

Il Dottore                      - (offeso) Oh, insomma, eccel­lenza, misuri le parole!

L'Eccellenza                 - E non avendo più la pre­occupazione d'ammalarci, di morire, vorremo tutti godere.., godere fino all'abbrutimento, al­la barbarie...

 Il Dottore                     - (all'assistente) Portatelo via!

L'Eccellenza                 - (con immediato mutamento) No, no, dottore, per carità, non mi scacci, non si offenda... Eccomi a lei... Mi distrugga, la supplico di distruggermi l'innesto maledetto!

Il Dottore                      - (asciutto) Ormai è impossibile!

L’assistente                   - E' troppo tardi.

Il Dottore                      - Prenda un po' d'aria... Vada di qua... Piano! .

L’assistente                   - E un'altra volta... ci pensi prima!

L'Eccellenza                 - (spinto verso l'uscio, in fon­do, se ne va smarrito) Allora è finita?... Io resto vivo... vivo per sempre... Ma i vivi come me è peggio che se fossero morti... La nostra terra diventa la nostra tomba... Invece d'esse­re al mondo di là, siamo al mondo di qua, ma siamo morti lo stesso. E' terribile! Io vado, sì, ma vado a denunziarti... Carnefice! Assassino di tutta l'umanità! (Esce come un forsennato, dal fondo).

L’assistente                   - Pare ubriaco.

Il Dottore                      - E' la prima reazione del siero. Fra poco sarà felice d'essere un vero immorta­le, mescolato alla moltitudine dei mortali... Però...

L’assistente                   - Però?

II Dottore                     - Vorrei mandar via tutti, ora. Sonò stanco. Continueremo domani.

                                      - (Da sinistra vengono, quasi piombando in scena, la Cameriera e la Signora).

La cameriera                 - (spaventata) « Dottore, si guardi!

La signora                     - (è tranquilla ma s'è armata d'un coltellaccio da cucina) Senti, dottore delle mie galoches...

Il Dottore                      - (piano alla cameriera) Chia­ma l'infermiere! (Cameriera via dal fondo).

La signora                     - Io sono stata nella tua cu­cina...

Il Dottore                      - Si vede.

La signora                     - Mi sono rifocillata, perché avevo fame... Ma il pollo era duro... Ora, o tu mi fai quell'innesto del diavolo o io ti faccio la barba.

L'Infermiere                  - (entra dal fondo) Signora!

La signora                     - Che fate voi qui? Non vi ho ordinato di aspettarmi in anticamera? (Al dottore) E' il mio chauffeur.

L'Infermiere                  - Credevo mi avesse chiama­to, signora

La signora                     - Vi chiamerò tra poco. La co­sa non è ancora fatta. Il dottore vuol farmela adesso, per forza, dice lui. E non vuol perdere tempo, dice lui... E' vero che non vuol per­dere tempo?

Il Dottore                      - (piano all'assistente) Che si fa?

L’assistente                   - Non aveva stabilito di com­piere due operazioni, stamani?

Il Dottore                      - Un uomo e una donna.

L’assistente                   - L'uomo l'ha operato, la donna eccola.

Il Dottore                      - Una demente?

L’assistente                   - Che importa? Vuol dire che i primi due eternizzati saranno un genio e una pazza. Tanto meglio per il controllo scambie­vole, nell'avvenire.

L'Infermiere                  - Dottore, cosa vuol fare?

La signora                     - Il suo dovere, dice lui!

Il Dottore                      - (deciso) Sta bene! (All'assi­stente) Mi prepari l'ago. Segga, signora.

La signora                     - Oh, finalmente! (Siede can­tando di gioia) Trallalà, là, là!

L’assistente                   - E' già visitata, è bell'e pronta.

L'Infermiere                  - Vuol avere la cortesia di depositare quell'arnese, signora?

La signora                     - Sì, a voi. (Gli dà il coltellac­cio che l'infermiere nasconde) Ora sono piena di gioia. Mi era necessaria. La gioia è un gran­de rimèdio: fa impazzire i savi « rinsavire ipazzi. Se io sono pazza, rinsavisco; se sono sa­via, impazzisco. Che cosa sono io?

Il Dottore                      - (facendole l'iniezione) Lei è eterna, da questo momento.

La signora                     - (accarezzandolo mentre egli si curva su di lei, gli scocca un bacio).

Il Dottore                      - (rialzandosi) Ecco, signora, l'operazione è fatta!

La signora                     - In un attimo? Non ho sentito quasi niente.

L’assistente                   - Non c'è niente da sentire,

La Signora -                  - E vivrò sempre come sono ora?

Il Dottore                      - All'infinito.

La signora                     - (ballando e cantando) All'in- w finito! All'infinito!... Ah, dottore, ora bisogna che lei venga a casa mia: ho due gatti, treni, un pappagallo... Anche le povere bestie hanno il diritto alla vita eterna. E i cavalli, lei mucche, le pecore non sonò forse necessarie all'umanità? E i porci? Pensi ai porci...

Il Dottore                      - Va bene, ci penseremo...

La signora                     - Però un fuoco addosso me lo sento... Mi dia un bacio, dottore... (All'assistente) Anche lei...

L'Infermiere                  - (piano al dottore) Che fac­ciamo ora?

Il Dottore                      - Conducetela via.

L'Infermiere                  - Andiamo, signora?

La signora                     - Andiamo!  Voglio baciare tutti E quelli che trovo per la strada!

Il Dottore                      - Faccia una passeggiata a piedi, all'aria aperta, per la reazione...

La signora                     - Sì, vado a fare la reazione. Ma pensi anche alle povere bestie, dottore... sono! felice. A rivederci a tutti... Perché io rivedrò!; tutti, verrò ai funerali di tutti, mi divertirò | moltissimo. Qua, mantello, cappello... Addio!! Ma no, che addio? Non esiste più l'andare a Dio, per me, e neanche l'andare al diavolo...Vado, così, semplicemente... industruttibilmente, infinita... Fatemi passare, o mortali, esce l'eternità! (Via dal fondo, gongolando, chiassosa).

L'Infermiere                  - Ossequi, dottore. (Via, dietro la signora).

Il Dottore                      - La tenga d'occhio e non la lasci sola.

L’assistente                   - E due son fatti!

Il Dottore                      - Ma il mulinello della mia testa gira vorticosamente! Mandi tutti via, per amor del Cielo! E mi aspetti un attimo qui, (Via da sinistra. Da destra vengono lo zio, il nipote, il marito, la moglie, la suocera, spazientiti).

Lo Zio                           - (urlando) Ma me la fa o non mo la fa?

La Suocera                    - Non possiamo mica passar la giornata qui dentro!

Il Nipote                       - Non dia retta, io aspetto volen­tieri!

La Moglie                     - (guardandolo teneramente) Anch'io... dopo tutto.,.

Il Marito                       - Dov'è questo dottore, che glie­ne dico quattro? Oh, con me si fila!

La Moglie                     - (fissa il nipote) Anche con me.

L’assistente                   - Signore e signori, mi di­spiace tanto, ma per oggi le operazioni sono finite!

Tutti                              - Finite?

L’assistente                   - Assolutamente! Se ne han­no voglia, tornino pure domattina e... vedremo!

Il Nipote                       - Sta bene!

La Suocera                    - Macché sta bene, è un imbro­glio!

Lo Zio                           - (forte) Cosa ha detto?

Il Marito                       - Non è questo il modo di com­portarsi!

La Moglie                     - Meglio così, torneremo do­mani...

                                      - (Nel vocio generale si sente un colpo di ri­voltella, degli urli fuori di scena. Un attimo di spavento in tutti, indi il dottore viene da sini­stra, la cameriera e altra gente vengono dal fondo).

Tutti                              - Mio Dio!

Il Dottore                      - Cos'è successo?

La cameriera                 - Dottore... Dottore... (Ca­sca a sedere emozionata).

Il Dottore                      - Parla subito!

L’assistente                   - Che c'è?

La cameriera                 - Quel vecchio signore di po­co fa, il primo che lei ha operato...

L’assistente                   - Sua eccellenza!

Il Dottore                      - Ebbene?

La cameriera                 - Di là, per le scale...

L’assistente                   - Avanti!

La cameriera                 - S'è tirato mi colpo di rivol­tella... (Indica la tempia).

Il Dottore                      - (sbalordito) Morto?

La cameriera                 - All'istante!

                                      - (Ma - con altre voci d'orrore - l'infermie­re, i due giovani sposi e altre persone vengono ancora dal fondo).

L'Infermiere                  - (disperato) Ecco, ha visto? E' successo...

Il Dottore                      - Cosa?

L'Infermiere                  - Non potevo prevederlo...

L’assistente                   - Ma che?

L’infermiere                  - Io non ho nessuna respon­sabilità,,, Ci sono i testimoni,..

Il Dottore                      - Di che cosa, in nome di Dio?

L'Infermiere                  - La signora andava, saltel­lava, allegra, per la strada,..

L’assistente                   - E dunque?

L'Infermiere                  - Un tram...

Tutti                              - (inorridendo) Eh?

L'Infermiere                  - C'è andata sotto.

Il Dottore                      - Morta anche lei?

L'Infermiere                  - Sul colpo!

Tutti                              - (con raccapriccio) Oh!

L’assistente                   - (allibito) Ma... ma allora...

Il Dottore                      - Ma allora è il colmo!

L’assistente                   - Due sole persone lei ha re­se immortali...

Il Dottore                      - E sono morte tutt'è due!

Tutti                              - Alla larga! (Tutti si allontanano un poco).

Il Dottore                      - (furente) Via tutti! Via coi vostri odi!  Da quando vi ho dato la speranza dell'eternità, vi siete ubriacati di basse passio­ni... No, non potete vivere sempre, siete trop­po cattivi! Soltanto la paura della morte può mettervi un poco di bontà nel cuore! Via! (Agita in alto la boccetta dell'Eternò!) S'io vi innestassi questo, voi non vivreste che d'egoi­smo e di odio... Via tutti! Non voglio più nes­suno!

                                      - (/ due sposi si fanno avanti timidamente).

Lei                                - Ma, dottore, lei aveva promesso a noi due che... per amarci sempre...

Il Dottore                      - Chi siete voi?

Lei                                - Due sposi... Vogliamo perpetuarci...

Il Dottore                      - (vibrando) E fate dei figli, è l'unica perpetuazione concessa da Dio! I figli continuano la vostra vita... Fatene a mucchi, a masse, a bizzeffe, che questa non servirà mai! (Fa per scaraventare in terra la boccetta).

Tutti                              - (con un urlo) No!

                                      - (Dal fondo viene fuori la segretaria).

La Segretaria                - (forte) Ah! Lo avevo detto che avreste avuto bisogno di me!

Il Dottore                      - La segretaria?

La Segretaria                - No, la levatrice!

Il Dottore                      - Bene! Mettetevi a disposizio­ne di questi signori, che l'Eternòl è finito! (Getta in terra il flaconcino che si frantuma).

Tutti                              - (sbalorditi) Uh!...

Il Dottore                      - E adesso potete vivere in pa­ce! Crescete e moltiplicate!

FINE

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