L’inserzione

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L'inserzione

L’INSERZIONE
ovvero
filastrocca nel tempo dei silenzi

pièce in due tempi di

GIUSEPPE CAFIERO




Giuseppe Cafiero – SIAE sez. DOR n. 38976




Personaggi:
Un Uomo
Una Donna
Un Medico 
Voce di un ragazzo



Dovre’io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni.

Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto VII° vs. 50/51, 53/54



Primo Tempo



Mattino.
Ampia Sala.
Su un lato una scrivania ingombra di giornali, libri, blo-ck-notes ecc., su un altro lato un tavolo sul quale è ap-prontata una prima colazione: tazze da tè, fette di pane, burro ecc. Tutto per tre persone. Di fronte un’ampia fine-stra aldilà della quale si scorge del verde: campagna-giardino.
La luce è bianco latte delle primissime ore della gior-nata
Al centro scena, davanti la finestra, un divano ingom-bro di cuscini. In terra, accanto al divano, un posacene-re pieno di cicche, riviste e libri.
La donna apparecchia la tavola. È sui 35 anni. Una vol-ta certamente molto bella. Ora abbandonata a se stessa in una sorta di noncuranza che è abulia. Truccata visto-samente, è tuttavia assai sciatta. Veste una lunga vesta-glia a fiori, capelli annodati con disordine. Cammina tra-scinando le pantofole… 
Entra ed esce per un paio di volte fin tanto che la tavo-la non è apparecchiata del tutto.
Getta uno sguardo per l’ultima volta alla tavola stessa, poi esce…


DONNA (fuori scena): Pronto!

UOMO (fuori scena, da un’altra parte): Vengo, comincia! 

DONNA (fuori scena): Guarda che il tè si fredda!

Compare l’uomo. Sui 45. Molto in forma. Veste sportiva-mente e con eleganza. È lavato e rasato di fresco. 
È allegro.Ogni cosa in lui contrasta con l’atteggiamento della donna. 
Si avvicina alla scrivania… Uno sguardo rapido a quanto c’è sopra… sfoglia le pagine di un libro… sbircia un no-tes… va verso la tavola. Siede.

UOMO (voce alta): E il ragazzo? (inizia a mangiare).

DONNA (fuori scena): Non si è visto… (entra con una gran ciotola fra le mani dalla quale beve… siede poi di fronte al-l’uomo): L’ho sentito molto presto che trafficava in giardino… (con un filo di voce): Canticchiava…!

UOMO (versa il tè in una tazza, sorseggia, guarda la donna con aria triste e distratta): Che canticchiava l’ho sentito an-ch’io… il fatto è che non si può andare avanti così!

DONNA: Così come?

UOMO: Così… come si va… ecco!

DONNA: Scusa… ma che pretendi?

UOMO: Io nulla, ma almeno…

DONNA (ridacchiando): Nooo?

UOMO (si alza, va alla finestra… guarda fuori): Ora non lo sento!

DONNA (ironica): Mangerà qualche bacca… dovrà pur fare la prima colazione!

UOMO (si gira verso la donna, la guarda con odio): Che vor-resti dire?

DONNA: Nulla… assolutamente nulla!

UOMO (irato): La vuoi smettere una buona volta di presen-tarti ogni mattina con quella maledetta ciotola in mano?

DONNA (con calma): Altri rimproveri? 

UOMO: Pensi che non stia bene?

DONNA: Dici: il ragazzo?
UOMO: Chi altro?

DONNA: La campagna offre ben poco!

UOMO: C’è la scuola…

DONNA: Ma se non la frequenta da anni…

UOMO: Una volta la frequentava!

DONNA: I compagni non lo accettano… almeno così dicono!

UOMO (a voce alta): Dicono… dicono: chi lo dice?

DONNA: Se tu andassi in giro, sapresti qualcosa di più sul conto del ragazzo!

UOMO (eccitato): Dicono?

VOCE DEL RAGAZZO (fuori scena):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!

UOMO (si avvicina alla finestra): Ha ricominciato… Non gli si potrebbe parlare?

DONNA: Non vuole parlare…

UOMO: Ne ho fin sopra la testa di tutta questa storia… Pensi che sia stato facile dimenticare?…

DONNA: Una boutade?

UOMO: Sarebbe?

DONNA: Il ragazzo, diamine!

UOMO: L’ho tolto dalla città per fargli acquistare un po’ di
equilibrio… C’è di meglio dell’aria di campagna?

DONNA: E noi?

UOMO: Se non vuole nemmeno vederci!

DONNA: Così lo perderemo come un animale ferito!

UOMO: Non dovrà temere il futuro…il denaro basta e avanza per tre generazioni…

DONNA: Mangiare… dormire e… scopare?

UOMO: Non essere volgare…

DONNA (s’alza di scatto, slaccia la vestaglia, muove le an-che in modo volgare, mostra i seni).

UOMO: Sei patetica…

DONNA: Non lamentarti della mia vestaglia… e del ragazzo che è fuori!

UOMO: Perché Cristo?

DONNA: Concedi almeno alla mia disperazione il piacere di credere che farai qualcosa per lui… (tristemente guarda ver-so la finestra).

UOMO: Lo farò… lo farò: te lo prometto. Pubblicare un’inser-zione per un medico specialista…? Per lui, solo per lui.

DONNA (diffidente): Un medico?

UOMO: È necessario che vi sia qualcuno qui… che lo segua passo passo…

DONNA: E tu?

UOMO: Io non posso far nulla… tu ben poco… e poi lui non ci vuole fra i piedi!

DONNA: E tu?… Metti il ragazzo in mani estranee?

UOMO (spazientito): Sarà un medico!

DONNA: Quale medico?

UOMO (irritato): Ascolta: ho lasciato i miei impegni in città perché voi due avevate bisogno di un aria diversa… io…

DONNA (secca, interrompendo):… Dopo la Provinciale?

UOMO: Ancora la storia di quindici anni fa?

DONNA: Perché eri lì?

UOMO: Dio, ancora questa domanda!

DONNA: Perché andasti lì con il ragazzo?

UOMO: Volevo contentarlo… portarlo a spasso!

DONNA: Devo tacere?

UOMO: Anche!

DONNA: Per te o per me?

UOMO: Per entrambi!

DONNA: E il ragazzo allora?

UOMO: Bisogna in qualche modo… 

DONNA (interrompendo):… se fosse rimasto a casa con me quella sera!

UOMO (ironico): Fu un incidente!

DONNA (con rabbia): Mi violenti da 15 anni e violenti anche il ragazzo… Vuoi giocare con noi sino alle estreme conseguen-ze…? Il ragazzo morirà per melanconia se non gli concedi la possibilità di ristabilirsi… Sai ben quanto soffre e ha sofferto. Anche sciancato dopo quella folle corse sulla Provinciale. Follia, una follia peggio della morte!

UOMO: Quale follia?… Anche tu se riesci a riassettarti un po’ e… tenerti lontana da certe insalubri fantasie!

DONNA: E tu?…

La donna stringe le spalle e comincia a sparecchiare il tavolo.
L’uomo va alla scrivania, siede e inizia a sfogliare un libro.
D’improvviso… 

VOCE DEL RAGAZZO (fuori scena):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!

L’uomo e la donna restano immobili.
Si guardano poi.
L’uomo si china sui libri.
La donna passeggia nervosamente.

DONNA: Perché quella maledetta filastrocca?

UOMO (senza alzare il capo dei libri): Ce l’ha con noi!

DONNA: Con me?

UOMO (alza lo sguardo, l’osserva, sorride): Oh, no!… Credi che tu non meriti un simile trattamento?

DONNA (preoccupata): Il ragazzo peggiora!

UOMO: È soltanto annoiato… La campagna offre vantaggi ma anche svantaggi… Bisogna saperla vivere!

DONNA: Con un medico accanto?

UOMO: Se è necessario: si!

DONNA (con violenza): Sta uccidendosi lentamente! (siede sul divano… un lungo silenzio): Fu un infortunio?

UOMO: Conosci bene la mia risposta.

DONNA: Fatalità, eh?!

UOMO: Che ciascuno si riservi il diritto ad una propria verità. D’accordo?

DONNA: E’ demenza!

UOMO: Se ti fa piacere posso assicurarti che non dimenti-cherò mai quella strada Provinciale!

DONNA: Un pessimo affare venir qui!


L’uomo s’alza, prende a passeggiare nervosamente per la stanza. Si ferma di tanto in tanto accanto alla finestra. Vi guarda fuori.


UOMO (con stizza): Credi che tutto questo abbia un senso?

DONNA: Dici sempre le medesime cose… Sei petulante e noioso… Non ti capisco!

UOMO: La strada Provinciale per caso? Quello è un discorso chiuso!

DONNA (s’alza, afferra qualche suppellettile): Vado a rigo-vernare… Se hai un argomento più intelligente ne parleremo …

UOMO: Ti avevo detto di prendere qualcuno che ti desse una mano.

DONNA: Per essere più presentabile?

UOMO: Devi riposarti in qualche modo!

DONNA: E il nostro medico?

UOMO: Farò pubblicare l’inserzione al più presto… Trovere-mo qualcuno che faccia al caso… non si tratta solo di rassi-curare il ragazzo… 

DONNA: Anche te?

UOMO: Che significa?

DONNA: Dovresti intendermi al volo… 

L’Uomo la osserva. Qualche passo poi. 
Si avvicina alla scrivania quando…

VOCE DEL RAGAZZO (fuori scena):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!

L’uomo siede alla scrivania, allarga le carte, incrocia le braccia e vi tuffa dentro la testa.
Buio.
Qualche secondo.
Luce aldilà della finestra: è di un rosso spento: ultime avvisaglie del giorno.
Entra la donna.
È vestita elegantemente, truccata con cura.
L’uomo seduto alla scrivania è poggiato con tutto il peso del corpo allo schienale della sedia. La testa è rovesciata all’indietro.

DONNA: Ehi… ehi: sono tornata… Dormi?

UOMO (scuote il capo): Ero stanco… In paese?

DONNA: Mi sono guardata in giro… quest’anno bisognerà si-stemare il ragazzo… a scuola, intendo!… Ne ho parlato con una insegnante.

UOMO (allarmato): Le hai detto?

DONNA: Ho parlato di difficoltà d’apprendimento… del rifiuto del ragazzo di subire coercizioni… Insomma le ho raccoman-dato benevolenza!

UOMO: Ha capito?

DONNA: Ci conosceva… è stata molto comprensiva!

UOMO: Spero che non le hai raccontato nulla di sconvenien-te…

DONNA: Vuoi che non sappia comportarmi?

UOMO: Per te?

DONNA: Ho preso qualche analgesico… il farmacista è stato molto disponibile e ambiguo!

UOMO (sospettoso): Ambiguo?

DONNA: Un sorriso… poco e molto nello stesso tempo… Fastidioso però! 

UOMO: Impudente direi! Che voleva?

DONNA: Ha chiesto se i calmanti erano per me o per il ra-gazzo.

UOMO (irato): Rompe i coglioni, insomma?

DONNA: In città non eri tanto suscettibile…

UOMO: Era diverso… qui tutti addosso senza concedere il dovuto…

DONNA: Un vero inferno!

UOMO (con dolcezza): Lo hai visto rientrando?

DONNA (sorpresa): Eh?… Ah, il ragazzo?… È in giardino… passeggia… guarda verso l’alto…sembra che cerchi il sole che sta calando.

UOMO: Finge?

DONNA: No… lo conosco!

UOMO: Perché allora…?

DONNA: Ci disprezza!


Buio.
10/15 secondi poi, oltre la finestra, la luce diventa biancastra: nuovamente prima mattina.
L’Uomo seduto alla scrivania legge, prende appunti…
Qualche secondo e alza il capo a guardare intorno. È perplesso.
Si alza.
Qualche passo in lungo e largo.
Si avvicina alla finestra e vi guarda oltre.
Sembra sporgersi a cercare qualcosa (il ragazzo?)…
Riprende a passeggiare.
Va alla scrivania… cerca fra le carte
Un pacchetto di sigarette.
Ne accende una. Tira con forza.
A grandi passi s’accosta al divano e vi si getta sopra.
Fuma guardando in alto.
Qualche secondo.
S’alza all’improvviso. Spegne la sigaretta nel posacenere che è in terra.
È all’in piedi…


UOMO (passeggiando nervosamente): Dovrei?… È facile, anzi può sembrare assai facile, ma non lo è!… È tutto molto confuso e… intanto non si approda a nulla… Un esame di coscienza?… Certo potrebbe essere utile se avessi una co-scienza da scrutare… Ho tentato: è vero!… È inutile negarlo e non lo nego. Ho tentato di tutto. No, non è possibile gioca-re a carte scoperte: sarei in svantaggio… Chi non bara alme-no una volta nella vita?… Io offro di me stesso l’immagine che mi si chiede… La offro con convinzione e non si può pre-tendere che mi comporti differentemente solo per un proble-ma di coscienza… Sì, certo… il ragazzo! Ma non ho colpa per la sua coscienza graffiata… Egoismo?… Non l’ho mai ne-gato, né lo nego! Ma non mi si può raccontare che quella se-ra correvo da folle per la Provinciale perché inconsciamente desideravo uccidere il ragazzo. Gelosia! sentenziò quel tera-peuta subito dopo il fatto… (con dolcezza): Certo che la cam-pagna ha qualcosa di magico… e talvolta fa dimenticare la parte più spiacevole della vita… (riflettendo con angoscia): E lei dice che non è così… Forse è vero… Ma perché continua-re ad occuparsi di una donna così?… (serio): Dio che tristez-za… e lui, quel ragazzo mezzo matto per completare la fami-glia… Dio, patria, famiglia e follia… Che squallore! … Dovrei cercare di salvare il ragazzo? (va alla finestra, guarda fuori per qualche secondo): Bisogna cercare di mettere tranquilli moglie e figlio con qualche manciata di sedativi prima che il ragazzo vada avanti con quella sua maledetta filastrocca… È sgradevole ed irritante… Potessi almeno essere in pace con me stesso per capire meglio questa schifosissima esi-stenza… È tardi?… Forse è tardi!

Buio.
10/15 secondi.
Oltre la finestra il rosso delicato del primo pomeriggio.
L’Uomo non è più in scena.
Ora è presente la Donna: vestita sobriamente. È seduta sul divano. Fuma.
Entra l’Uomo: la guarda, le sorride.

UOMO: Le amicizie?

DONNA: Infide come sempre.

UOMO: E il ragazzo?

DONNA: A scuola è distratto ed assente!

UOMO: Dovremmo fargli capire l’importanza di una certa sa-via educazione …

DONNA: È molto giovane!

UOMO: A sedici anni non direi!

DONNA: Dodici caro, appena dodici!

UOMO: Solo dodici? Avrei giurato che fossero di più…ricordo quando andammo….

DONNA (interrompendo): …il tempo non vola come si dice di solito: cadenza i propri passi e si scorre con lentezza. Per il ragazzo soprattutto!

UOMO (di scatto): Vado a fare una passeggiata!

Buio.
15/20 secondi.
Oltre la finestra, ora, la piena luce mattutina.
La Donna, in vestaglia, si gira d’intorno, sistema il tavolo, mette ordine sulla scrivania.
Guarda poi verso la finestra.
Resta con lo sguardo fisso per secondi… rivive il passa-to…

DONNA: Il ragazzo?… La cosa poteva essere diversa… Co-sì su quella Provinciale… Subire e patti chiari: come dice lui. È facile accettare una situazione quando si sta dalla parte del più forte… Perché proprio con me?… Certamente il rico-vero era necessario… poi non avevo scampo… lui non rie-sce a capire se stesso … Un vicolo cieco per me… Mi sono rimessa in sesto mentendo… Perciò gratitudine e gratitudi-ne… (urla): Infinita gratitudine!… (sottovoce): Cosa posso offrirgli in cambio?… La mia vita così come è stata consu-mata non gli basta!… Stare alle regole e così si inventano re-gole e si falsano principi… Sì, è vero: la campagna è bella… forse avrebbe potuto rigenerarci… Poesia dell’illusione? … Mi sono sempre nutrita di illusioni… Potevo voltar pagina… Troppa acqua è passata sotto i ponti… l’ospedale! (ride): Mi ha presa al laccio… un ricatto bello e buono… alla fin fine, mi sono ritrovata ad essere una gran puttana!… Follia brutale e amen… Io al ragazzo sono sempre stata affezionata… Lui, invece, gli era ostile: lo è sempre stato… Come può preten-dere che il ragazzo lo rispetti?… Tragico gioco… È mai pos-sibile che non si riesca a rimuovere tanta immorale violenza? (guarda verso la finestra): Ed io? Anch’io baro come ho sem-pre barato… Oggi come ieri… senza risparmio, in maniera oscena… Neanche in questi momenti di solitudine so rendere giustizia ad una certa etica… Si, è vero: questo è il solo mo-do indolore per poter sopravvivere… E il ragazzo? (guarda fuori dalla finestra): La campagna è bellissima… un miraco-lo… Forse lo è davvero eppure, eppure io non so mai quan-do sto veramente pensando o quando cerco soltanto di far finta di pensare... (afferra la vestaglia per un lembo. Si guar-da): Squallido… non dovevo cedere ai ricatti… Il ragazzo aveva bisogno di verità!… Perché tentare di ucciderlo?… Dio la gelosia!

Buio.
15/20 secondi.
Oltre la finestra un rosso vespertino.
L’Uomo e la Donna sono nella stanza.
La Donna è vestita con una certa eleganza.
Siedono entrambi sul divano.
L’Uomo fuma lasciando che cerchi di fumo si inanellano verso il soffitto.
La Donna sfoglia un libro.

UOMO: È necessario dar senso alla nostra esistenza!

DONNA (alza lo sguardo dal libro): Intendi con gli altri?

UOMO: Intendo: tutti!

DONNA: Ci sfuggono per precauzione e sospetto.

UOMO (s’alza): Niente false recriminazioni... non lasciamoci coinvolgere dal sentimentalismo...

DONNA: No, mio caro... dovremmo soltanto poter tirare avanti alla meglio: punto e basta!

UOMO: Io penso ragionevolmente a tutti: a te, a me, al ragazzo.

DONNA: Chiamalo allora e parliamogli.

UOMO: È un bambino... Come vuoi che capisca le nostre contraddizioni... Lui non ha da temere per avvenire peregrino. 

DONNA: Sbagli... anche lui ha i suoi problemi!

UOMO: Perché qui e non in città?

DONNA: In città lo vedevi poco...

UOMO: Dico che mi sembrava diverso!

DONNA: Sbagli nuovamente... è stato per giorni senza aprire bocca...

UOMO: Bisognava consultare un medico... forse avremmo potuto far qualcosa!

DONNA (con forza); Ma se siamo stati noi a nasconderlo dal-le insidie e dai pettegolezzi.

UOMO: E a scuola... ora?

DONNA: In questa settimana ha pronunciato una sola parola.

UOMO: Sarebbe?

DONNA: Giovedì scorso... gli altri ragazzi erano già usciti terminate le lezioni ma... lui non si è mosso dal banco... im-mobile, con gli occhi fissi nel vuoto... L’insegnate gli si è av-vicinata... voleva parlargli... Lui l’ha guardata con aria ostile, da animale ferito... La donna gli ha sorriso... Il ragazzo non ha battuto ciglio per qualche secondo poi... all’improvviso è scoppiato in una fragorosa risata ed è scappato via gridan-do...

UOMO (interrompendo):... puttana... puttana ti sei venduta!

DONNA (sorpresa): Infatti... 

UOMO: Avrei detto anch’io la stessa cosa!

DONNA: Devi odiare tutti come ci odia lui...

UOMO: Pensi che medita di farci fuori?

DONNA: A scuola non può più andare... dobbiamo tenerlo a casa altrimenti... potrebbe far male a qualcuno...

UOMO: Credi?

Buio.
10/15 secondi.
La luce è chiara aldilà della finestra.
La Donna in vestaglia riassetta la stanza.
L’Uomo è seduto alla scrivania. Sfoglia carte e prende appunti.

UOMO (d’improvviso): Riconosci l’importanza dell’inserzio-ne?

DONNA (si ferma, lo guarda): Intendi un medico personale?

UOMO: Intendo ciò che intendo...

DONNA (con ironia) E’ difficile stare dietro ai tuoi discorsi per una come me che tu hai tradito su una Provinciale.

UOMO: Ti sei rimessa alla mia buona fede. 

DONNA: Mia madre si è persa nella demenza… 

UOMO (interrompendo):... ci avrei giurato... e tuo padre in galera: no?

DONNA: Per sfruttamento di una incapace!

UOMO: Non erano deceduti nell’incendio della vostra ca-sa?... C’eri anche tu: no?... Ustioni gravissime e quel che ne è seguito per ritrovare una stabilità emotiva? 

DONNA: Una delle tante verità!

UOMO: Ti capisco: è difficile proporre un’identità che vada bene per tutte le circostanze... Bisogna saper mutare aspetto secondo le persone e i momenti!

DONNA: Dio, il tuo moralismo!

L’Uomo si avvicina alla Donna e le infila le mani sotto la vestaglia.
È volgare, anzi ironicamente volgare.
La donna non accenna ad alcuna reazione. Resta immo-bile, passiva. Lo guarda intensamente.
L’Uomo ride.
Ritrae le mani dalla vestaglia e istintivamente le passa in un fazzoletto tirato fuori dalla tasca dei pantaloni.
È un atto significativo: sembra un medico che pulisca la mani dopo aver toccato qualcosa di infetto.
L’Uomo guarda la Donna.
Ride…
Si avvicina alla scrivania e siede.


UOMO: La presenza di un medico darà una svolta alla nostra vita… (guarda la donna, abbassa poi lo sguardo. Si alza, va alla finestra): Rimetteremo insieme i cocci?

DONNA: Per un nobile sentimento?

UOMO: Si potrebbe voltar pagina… si potrebbe…

DONNA (interrompendo):… con questa vestaglia indosso?

UOMO: Ti concedo il beneficio del dubbio in merito alla ragio-ne dei miei gesti, ma considera… considera le mie parole come un atto di buona volontà!

DONNA (disperata): Il ragazzo non guarirà!

UOMO: Guarirà! Se non sarà sufficiente un medico, un’inser-zione, consulteremo altri… i migliori…

DONNA: Promesse e promesse… Chi spiegherà al ragazzo questa nostra improvvisa decisione?… Non sarà facile: cre-dimi!

UOMO: Se ti dicessi che non dormo più la notte sentendolo continuamente agitarsi nel letto… mormorare la sua filastroc-ca.. piangere sommessamente?

DONNA (dura): Io non l’ho mai udito eppure… eppure ho il sonno leggero!

UOMO: Niente lamenti? O pianti? O smanie?

DONNA (con rabbia): No! Medita... ci odia!

UOMO: Ragione di più per avere un medico a disposizione…

DONNA: Ricordi come fu sancita la nostra unione?

UOMO: Ricordo tutto perfettamente!

DONNA: Anche la violenza?

UOMO (allarmato): A meno che…

DONNA: Non sia folle o… faccia credere di esserlo!

Buio.
10/15 secondi.
Una luce vespertina aldilà della finestra.
L’Uomo entra. Vestito con buon gusto ma con gli abiti in disordine.
Si getta sul divano affranto.
Qualche secondo ed entra la Donna. Vestita anch’ella con eleganza. Guarda l’Uomo.

DONNA: Che hai?

UOMO: Nulla… (trema… si alza e si aggira per la stanza e tenta di riassettare i vestiti)

DONNA Che è successo?

UOMO: Non lo so… almeno non riesco a spiegarmelo… al-l’improvviso…

DONNA: Cosa?

UOMO: Mi hanno assalito… in giardino… appena oltre il cancello!

DONNA: Come?

UOMO: Una randellata!

DONNA: In quanti erano?

UOMO: Non lo so!

DONNA: Poi?

UOMO: Sono caduto in terra… viso all’ingiù… Ho avvertito il sapore della terra: umida e sozza… poi un’altra violenza: col-pi di tacchi a spillo sulla nuca! 

DONNA: Una donna?

UOMO: No, non credo… Non sono riuscito a veder nulla… Mi hanno picchiato, scalciato quando mi sono rigirato… Poi un calcio secco ai testicoli… non ho perso conoscenza, ave-vo solo la mente offuscata… all’improvviso quei tacchi mi hanno colpito nuovamente. In viso questa volta… due mani mi hanno poi strappato gli abiti… quindi dell’orina mi ha ba-gnato… Ho capito che mi stavano pisciando in viso!

DONNA (s’allontana. Va alla finestra. Vi guarda oltre): Il ra-gazzo?

UOMO (le si avvicina… guarda anch’egli aldilà della fine-stra):… Che stupenda serata… c’è una gran pace!

DONNA (con violenza): È stato il ragazzo?

Buio.
10/15 secondi.
Luce diurna oltre la finestra.
La stanza è rassettata.
Entra la Donna. Vestaglia e pantofole.
Si guarda intorno. Si avvicina alla finestra. Spia con ansia.
Entra l’Uomo occupato a leggere le pagine di un giornale.
Si accorge della Donna muta e preoccupata accanto alla finestra.
Si ferma e la scruta.
La Donna avverte gli occhi dell’Uomo che la guardano e si volta lentamente. È triste.

DONNA: È molto bella la campagna a quest’ora… molto bella davvero… Avevi ragione quando hai detto che avrem-mo potuto voltar pagina.

UOMO: Si può… lo possiamo ancora!

DONNA: Avremmo dovuto anni fa…

UOMO: Siamo ancora in tempo!

DONNA: Dimenticare un mancato omicidio? Questo sporco gioco non l’abbiamo costruito con le nostre mani puntualmen-te, caparbiamente… volutamente?

UOMO: Voluto: dici?

DONNA: Si, se tu continui a parlare dimenticando il male che hai fatto al ragazzo!

UOMO (urlando istericamente): Un incidente!

DONNA (urlando): Smettila una buona volta: ti schiantasti volutamente… Volevi ucciderlo!

UOMO (calmo): Il miglior medico: te lo prometto!

DONNA (turbata): Eh?!

UOMO: Vorresti che ne facessimo a meno?

DONNA: È indispensabile tentar tutto… (s’allontana dalla fi-nestra. È pensierosa… si avvicina al divano: vi si lascia ca-dere sopra pesantemente… È stanca, affranta).

UOMO (avvicinandosi): Sempre il ragazzo: vero?

DONNA: Ho timore che non riusciremo ad eludere la violen-za… 

UOMO: Scendiamo a patti! 

DONNA:Perché quest’ignobile fine?

UOMO: Abbiamo stretto un accordo… Eri nelle condizioni di
accettarlo o meno…

DONNA: Tu lo eri?

UOMO: Non ho tentato di ucciderlo (piange): Non ho tentato!

DONNA: Era necessaria quella tragica farsa per acquisire un affetto?

UOMO: Credo che sia un mobilissimo modo per vivere!

DONNA: E il ragazzo?

VOCE DEL RAGAZZO (fuori scena):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!

DONNA (di corsa alla finestra; guarda a destra e a sinistra):
Non riesco a vederlo… 

UOMO: Si prende gioco di noi…

DONNA: Quand’è che ti rinfacciò il tuo atto?

UOMO: Me lo chiedi continuamente… 

DONNA: Perché su quell’orribile strada provinciale?

UOMO (urlando): Sta zitta, per Dio!

DONNA (voce alta): Hai paura?

UOMO (urlando): Non ho paura di niente!

DONNA (ironica, a voce alta): Imitavi Abramo?

UOMO (urlando): Fu un atto spregevole!

VOCE DEL RAGAZZO (fuori scena):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!

DONNA (con paura): Ci ascolta… ci odia… si vendicherà!

UOMO (con calma): Tu hai paura?

DONNA (tremante): Qual è la mia parte di colpa?

UOMO: Uguale alla mia: metà e metà… Non puoi tirarti più indietro… Mi hai difeso… lo hai ingannato!

DONNA (urlando): Sei marcio sino al midollo!

UOMO (ironico): E tu, mia cara?

DONNA: E il ragazzo?

VOCE DEL RAGAZZO (fuori scena):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!



Buio.
10/15 secondi.
Lo splendore del meriggio oltre la finestra.
La donna, vestita elegantemente, è immobile accanto alla finestra.
Entra l’Uomo. Un foglio di carta in mano. Lo guarda. Si guarda intorno. Guarda la Donna per qualche secondo, poi va a sedersi alla scrivania.

UOMO: Hai lasciato tu questo foglio sul mio letto? (sventola il foglietto)… Non una parola o una spiegazione.

DONNA (guardando sempre aldilà della finestra): È il profilo clinico del ragazzo!

UOMO (irritato): Lo capirebbe chiunque… ma è la diagnosi di un medico di campagna…

DONNA (c. s.): Il dottore ha fatto ciò che ha potuto: date le circostanze!

UOMO: Sarebbe?

DONNA (c. s.): Ha ascoltato gli insegnanti… i compagni… me e tutti coloro che hanno a che fare con il ragazzo!

UOMO: Io non sono stato consultato!

DONNA (c. s.): Lo so…

UOMO: Sei stata tu che non hai…

DONNA (c. s. e interrompendo):… non importa chi sia stato: il referto è quello che è!

UOMO: Allora?

DONNA (c. s.): Lascia perdere… vieni alla finestra…

UOMO: E il mutismo del ragazzo?

DONNA (c. s.): Solo apparenza… Si difende… Sta preparan-do qualcosa di spiacevole!

UOMO: Spiacevole?

DONNA (c. s.): Sai che è una giornata stupenda?

UOMO (irato): Parlavamo del ragazzo!

DONNA (c. s.): Lì oltre la collina, il sole sembra trafiggere il cielo… 

UOMO (allarmato): Ci ucciderà?

DONNA (c. s.): Forse…

UOMO (allarmato): Cosa possiamo fare?

VOCE DEL RAGAZZO (fuori scena):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!

Buio.
10/15 secondi.
Chiarore mattutino.
La Donna è sdraiata sul divano: in vestaglia.
Accanto al divano, in terra, un flacone di capsule e una caraffa con dell’acqua.
Di tanto in tanto la Donna afferra la caraffa e beve.
Movimenti lenti.
D’improvviso un brivido… poi un altro, altri ancora…
L’Uomo è seduto alla scrivania: scrive e guarda in giro. Anche i suoi movimenti sono lenti.
Il rituale accennato si svolge nell’arco di alcuni minuti in una complessa articolazione fatta di lentezza e abulia ad esprimere uno stato di abbandono e noncuranza.

VOCE DEL RAGAZZO (fuori scena):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!

DONNA (con un fil di voce): È lui: hai ascoltato?

UOMO: Credo che sia di pessimo umore questa mattina! 
DONNA: Riesci a comprenderlo anche tu?

UOMO: L’ho capito da un pezzo ormai…

DONNA: E noi?

UOMO: Stiamo facendo il possibile…

DONNA: Forse è la nostra presenza che non gli permette di…

VOCE DEL RAGAZZO (c. s. ma molto più vicina):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!

DONNA (turandosi le orecchie con le mani): Non riesco a sopportarlo… non riesco… (urlando): Fa qualcosa per Dio!

UOMO (urlando): Smettila anche tu!

VOCE DEL RAGAZZO (c. s.):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!

L’Uomo e la Donna guardano verso al finestra.
Silenzio
La Donna ha brividi violenti.

DONNA (impaurita ed eccitata): E l’inserzione?

UOMO (calmo): E quello che cerco di fare da un paio d’ore… Deve essere esplicita e succinta… Dir tutto ed imporre con-dizioni… spiegare e non spiegare…

DONNA (impaurita): E sin’ora?

VOCE DEL RAGAZZO (c. s. ma molto più vicina, a riem-
pire la stanza ad eco):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!

Silenzio per alcuni secondi.

DONNA (urlando): Leggi!

UOMO (voce rotta dall’emozione): Ecco… cercasi giovane medico disposto a vivere in campagna per seguire un ra-gazzo caratterialmente difficile… scrivere a… eccetera, eccetera…

VOCE DEL RAGAZZO (c. s.): 
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!

UOMO (raccoglie il volto fra le mani): Perché?

DONNA (impaurita): Ci odia… ci odia…

VOCE DEL RAGAZZO (c. s.):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La conoscente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza or li fa bruni!


fine I° tempo

Secondo Tempo



Sala.
Più ordinata ed invecchiata negli odori e nei colori.
Aldilà della finestra il chiarore delle primissime ore della giornata: un’alba appena spuntata.
L’Uomo e la Donna sembrano attendere la nascita
di questo giorno con una partecipazione emotiva.
Entrambi sono (o sembrano) invecchiati: nell’aspetto e nell’andatura. Un invecchiamento d’anni, consumato in avvenimenti e violenze.
Entrambi sono vestiti con una certa eleganza.
L’Uomo siede sul divano sfogliando con noncuranza una rivista. Legge fra le righe, volge lo sguardo in alto, guarda la pagina con aria assente.
La donna siede intorno al tavolo componendo e scom-ponendo, con malcelato nervosismo, solitari approntati con le carte.
Qualche minuto di rituali e pensieri in un’atmosfera carica di tensione.
Di tanto in tanto l’Uomo sbircia sottecchi la Donna e questa l’Uomo.
Un tentativo per allacciare un discorso, per non sentirsi soli, per rendere compartecipe l’altro di un proprio dramma interiore?


DONNA (d’improvviso e con violenza mentre rimescola rab-biosamente le carte disposte sul tavolo): Non una volta che riesca!

UOMO: Sei nervosa, mia cara… troppo!

DONNA (raccoglie le carte, le rimescola): Tu?

UOMO: Attendo… dobbiamo attendere… deve arrivare!

DONNA (dispone le carte per un altro solitario): Sei certo che sia per oggi? (continua meccanicamente a giocare con le carte).

UOMO: Lo è… non senti che pace?

DONNA (tremando): Non so… è strano!

UOMO: Hai freddo?… Rilassati… dovresti rilassarti!

DONNA: Il silenzio è più fastidioso di qualsiasi rumore… anche delle tue parole!

UOMO: Non pensarci… ti stanchi senza ragione!

DONNA: Da quanto tempo siamo qui?

UOMO: Non dovevamo attenderlo pazientemente?… Sareb-be stato scortese…

DONNA (interrompendo e urlando): …ho chiesto da quanto tempo siamo qui!

UOMO: Un paio d’ore?

DONNA (urlando): Giorni… mesi… anni!

UOMO (calmo): Verrà!

DONNA (si alza, va alla finestra, guarda aldilà. Passeggia poi in lungo e largo per la stanza. Siede sul divano. Racco-glie il viso fra le mani): E il ragazzo?

UOMO: Ricordi la sua dolcezza?

DONNA (fissa per un momento l’uomo. È smarrita): Perché parli al passato?

UOMO (imbarazzato): Un modo come un altro…Passato?… Ma sì, certo!… La dolcezza profusa quando era ancora un bambino… Dopo è accaduto quel che è accaduto!

DONNA (s’alza di scatto): Merda!

UOMO: Che ti prende?

DONNA: Tu non lo hai mai amato!

UOMO: Da capo?

DONNA: Dimmi dell’inserzione.

UOMO: Sarà un medico serissimo e competente… Ha forni-to tutte le garanzie che gli ho richiesto… Ha esercitato pre-valentemente all’estero…

DONNA: Che senso ha tutto questo?

UOMO: Non ricominciare… Sai bene quanto tempo abbia-mo speso per ricomporci in qualche modo… Non distruggia-mo quel che abbiamo pazientemente ricostruito… Attendia-mo che venga… può tirarci definitivamente fuori…!

DONNA (con stizza): Può?… Dovrebbe.. deve, mio caro… altrimenti ogni cosa andrà in rovina: io, tu e quest’angolo schifosissimo di mondo… tutto!

UOMO: Hai dimenticato il ragazzo!

DONNA (dolce melanconia): Il ragazzo?… Lui resta sempre il mio caro ragazzo… Il ragazzo?… Quanti ne sono cresciuti sotto i nostri occhi… fra le nostre braccia? … È stato un ra-gazzo… oggi sarà certamente un uomo … Avrà fatto il mili-tare… sarà spostato… avrà dei figli! 

UOMO: Non corri troppo con la tua fantasia?

DONNA: È su noi che si appuntano i riflettori della vita… i conti non tornano…

UOMO: Per quella maledetta strada Provinciale?

DONNA: Anche per i tuoi impulsi inconsulti… 

UOMO: Il medico arriverà presto! 

DONNA: Vorrà giustiziarci?

UOMO (ridendo nervosamente): Ma che ti passa per la mente?

DONNA: Quei versi… Era tutto sin troppo esplicito… Il ra-gazzo ci odiava!

UOMO (s’alza e va verso la finestra. Vi guarda aldilà. Respi-ra profondamente): C’è un’aria meravigliosa stamattina…

DONNA (lo fissa e sorride): Ripetiamo le cose per conforta-re la nostra identità?

UOMO: Mi leggi nel pensiero… Direi che è un ottimo avvio … forse avremmo potuto far a meno del medico!

DONNA (spaventata): No… non dobbiamo… voglio veder-lo… voglio… vorrei averlo nuovamente per casa.

UOMO (serio): Nuovamente?

DONNA: Ho detto: “nuovamente”?… Mi sono sbagliata… sono molto stanca… ho bisogno d’assistenza… un medi-co… sì, di un medico!

UOMO (serio): Verrà…verrà: è stato preciso nella sua ultima lettera:… “prime ore della mattinata del giorno tot… diretta-mente a casa sua… conosco il posto”. Oggi, dunque!

DONNA: Ormai è tardi… È una notte che vegliamo! 

UOMO: Appena qualche ora… Non lo si può accogliere nel caos dei nostri sentimenti… dovremmo almeno… 

DONNA (interrompendo): …sarà come lo immagino?

UOMO: Sarà certamente così!

DONNA: Vieni via da quella finestra. È scortese far capire che la nostra ansia di riaverlo a casa va aldilà dei limiti di una normale accoglienza!

UOMO (allontanandosi dalla finestra): Non mi avrebbe vi-sto… Sarei stato felice di scorgerlo mentre si avvicinava… Non mi avrebbe visto… te lo giuro!

DONNA: Non era giusto…

UOMO: Che gli dirai per prima cosa?

DONNA: È lui che deve parlare… è lui che deve mettere le cose in chiaro (ride nervosamente). 

UOMO: Non far così… ho paura (si getta pesantemente sul divano): Questa casa è un bunker da cui non è possibile u-scire… un bunker: soprattutto ora che è rimasta soltanto quest’ambiente a riflettere un passato benessere… una tra-scorsa agiatezza economica…

DONNA: Non ti basta?

UOMO: Da quando non esci di casa?

DONNA (muove le carte del solitario): Dall’ultima volta che il ragazzo recitò quei versi… Poi ho avuto paura: credevo di non poterlo più ascoltare se avessi abbandonato la casa… Ricordi? Rimasi tre giorni accanto alla finestra… ad atten-derlo! Ho atteso inutilmente…

UOMO: Oggi non c’è più nulla oltre quel giardino colmo di sterpaglie… La campagna è stata bruciata in quell’inverno rigidissimo… non si è più ripresa… la neve schiacciò allora, sotto il suo peso, la maggior parte delle stanze della nostra casa… anche il recitare del ragazzo cessò in quella bufera!

DONNA (con apprensione): Ne sei certo?

UOMO: Scorgemmo le sue orme sulla coltre bianca… Erano orme enormi… abbiamo persino pianto!

DONNA (con violenza, battendo entrambe le mani sul tavo-lo): Tu non hai mai pianto per lui… Tu lo hai sempre odiato!

UOMO (calmo): Non ti ho mai contraddetta perché era ingiu-sto farlo però…

DONNA (interrompendo): …relativamente ingiusto!…Dovrei forse presentarti le mie scuse, eh?

UOMO: Ciascuno di noi sta ferendo l’altro a tradimento… mi chiede se…

DONNA (interrompendo): …i “se” debbono servire solo a salvarci… intanto dobbiamo continuare a nutrirci di speran-ze.

UOMO (con violenza): Cristo: siamo in dirittura d’arrivo! Una corsa faticosa: è vero… Ora dovremmo impegnarci a smarri-re la coscienza e meritare anche ciò che non meritiamo.

DONNA (secca): Prima dell’arrivo del medico?

UOMO: Non eri scettica sull’inserzione?… Non volevi: ve-ro?… Mi hai sbeffeggiato durante le trattative… poi ti sei ag-grappata con tutte le tue forze a questa decisione… deside-ravi un epilogo!

DONNA (con violenza): Certamente ora che tu tenti di rin-viare ogni cosa… ti ostini a voler sopravvivere… cerchi di ri-mandare l’esecuzione.

UOMO (allarmato): Non arriva mica un carnefice!

DONNA: Sicuro, eh?

UOMO (volge uno sguardo impaurito verso la finestra): So-no passi?

DONNA (ride con cattiveria): Paura, eh?

UOMO (riprendendosi): Chiariremo presto molte cose!

Buio.
10/15 secondi.
Aldilà della finestra una luce dalla colorazione viva.
Un mutamento che avviene progressivamente accompagnato inizialmente da 2/3 bagliori: quasi un avvertimento.
Buio.
Quindi una luce vivida che dalla finestra illuminerà la scena.
L’Uomo è abbandonato sul divano. Guarda in giro. 
Qualche secondo…
… entra la Donna portando un vassoio per il tè.
Poggia il tutto sul tavolo. Siede aldilà di esso, afferra le carte e comincia a distribuirle per un solitario.
Accosta poi la teiera e una tazza.
Versa il tè.
Beve lentamente.
Sorseggia.
Muove le carte del solitario.
Sorseggia.
È molto nervosa.
Nel frattempo l’Uomo va a prendere posto alla scrivania.
Spulcia, con indolenza, fra le carte.
L’atmosfera è cupamente irreale ed artefatta fra rituali pedantemente voluti quasi nel timore che, da un momento all’altro, possa occupare la scena della vita un qualcosa che né l’Uomo né la Donna desiderano perché ignoto, spaventevolmente ignoto.

UOMO (con un filo di voce): ‘Va cara?

DONNA (insicura): Inganno me stessa pur di vedere questo solitario avere buon fine… una volta almeno!

UOMO: Avresti bisogno di un po’ di calma…

DONNA (s’alza di scatto, passeggia per la stanza con paura e tensione, quasi urlando): È ora!… (si ferma, stringe la te-sta fra le mani. Piange rumorosamente. Si scuote. A voce alta): Cristo, ma che aspetta?

UOMO (guarda l’orologio): Non abbiamo stabilito un’ora precisa… solo: entro la mattinata…. Verrà, verrà… deve venire! 

DONNA: Prima mattinata, no?… Non ne posso più: ho pau-ra… (lamentandosi): Lo sento alle spalle… sento che mi as-salirà all’improvviso… Ho paura… lo temo (passi rapidi ver-so il tavolo. Siede. Manda all’aria le carte composte a solita-rio. Con violenza poi): Perché hai interpellato quel medico?

UOMO: Era necessario… credo, almeno!

DONNA: È triste sentirsi ripetere ciò che bisogna fare pur di… (urlando): Dio, la Provinciale e quell’incidente pauroso!

UOMO: Acqua passata! Ora non ci resta che tentare di deci-frare i ricordi che ci stanno distruggendo… Quella gran nevi-cata, ad esempio… La gente di qui disse che non ve n’era stata una simile a memoria d’uomo… Ci credo: fu quasi una glaciazione!

DONNA (tremando): Ti giuro che non mi mossi dalla finestra … Ho tentato di aiutare il ragazzo… l’ho cercato con gli oc-chi mentre venivamo ricoperti da quell’immenso lenzuolo bianco…(prende la testa fra le mani): Che desolazione!… Ero sola… Tu correvi avanti e dietro senza meta per la cam-pagna… vedevi morire uomini e cose senza muovere un di-to… io ero pietrificata accanto alla finestra… (urlando): Non riuscivo a muovermi per la paura!… Non riuscivo!… (con dolcezza): L’ho cercato… ho cercato il ragazzo… l’ho atteso mentre tu piangevi e ti disperavi per il patrimonio che si di-sfaceva sotto la bufera… (dura): Perché non inseguisti il ra-gazzo?

UOMO (va accanto alla finestra): Rise in maniera oscena quando vennero giù i primi fiocchi di neve…

DONNA: Era accanto al cancello… ricordo benissimo… Lo scorgemmo veramente o era un sogno?

UOMO: Piangemmo… ma lui rideva, rideva e… guardava verso l’alto… Si denudò poi, all’improvviso, e corse oltre il cancello… lo perdemmo nell’orizzonte: bianco di neve… ri-cordi?

DONNA: Pensi che non sia più tornato sui suoi passi?… che ci abbia abbandonati così… così?

UOMO: Una risata e il recitare quei suoi versi furono il suo addio… ricordi?

DONNA: Non ha potuto abbandonarci… non poteva… non avrebbe dovuto…

UOMO: Ci odiava?

DONNA: Ci odia!

L’Uomo prende a misurare a grandi passi la stanza.
La Donna lo guarda smarrito. Attende che l’Uomo faccia un gesto… che dica una parola… che la conforti con qualche cenno.
Ha paura.
Stringe la testa fra le mani e guarda con timore verso la finestra.

UOMO (lasciandosi andare esausto sul divano): Lo rivedre-mo?

DONNA: Dovrà consumare il suo delitto… Quella nevicata fu premonitrice… ricordo perfettamente il suo balzellare oltre il cancello, sul declinare della collina… verso il paese… Un percorso inondato di verde: fiori… odori… colori…

UOMO: Ma c’era la neve!

DONNA: Il ragazzo era felice… Dio, quanto era felice!

UOMO: Lo hai solo immaginato… ricordi o no la nevicata, il gelo e l’inizio della fine?

DONNA (con dolcezza): Non ho veduto il ragazzo?… Era una speranza che ho coltivato dentro di me… e in tutto que-sto tempo… Mi vuoi togliere ora anche quest’ultima illusio-ne? … (d’improvviso): Che ora sono?

UOMO (guarda l’orologio): Otto precise!

DONNA (versa del tè, raccoglie le carte da gioco sparse un po’ dovunque): Tento un’altra volta… (mescola le carte).

UOMO (va alla scrivania): Leggerò un po’ per distrarmi… almeno spero (si immerge nella lettura).

Silenzio irreale per qualche secondo.
Aldilà della finestra compare un uomo: è un giovane. 
Guarda a destra e a manca nella sala, aldilà del vetro.
L’Uomo e la Donna, immersi ciascuno nei propri passa-tempi e nei propri pensieri, non si accorgono di quella presenza estranea.
Il medico sorrise, annuisce a se stesso. È allegro: di un’allegria maliziosa… dissacrante.
D’improvviso batte con forza le nocche contro il vetro della finestra.
L’Uomo e la Donna hanno un sussulto innaturale.
Guardano verso la finestra.
Panico.
Non riescono a muoversi, a rispondere con cenni al cenno di saluto del medico.
Il medico continua a far cenni, a chiedere a cenni di entrare… mostra, alzandola, una valigia che sostiene con una mano.
L’Uomo si scuote dal torpore…
Anche la Donna ora, ma lentamente quasi deve violenta-re la negligenza dei propri nervi.
Sorridono forzatamente.
La Donna è eccitata e si muove maldestramente lascian-do cadere le carte che ha in mano.
Ora fra il medico, aldilà della finestra, e i due si stabili-sce una specie di dialogo muto, intessuto di gesti.
C’è una felicità mista a paura nell’Uomo e nella Donna.
Il medico sorride divertito alla frenesia concitata della sala.
Qualche secondo e…
L’Uomo con un cenno della mano fa segno al medico di portarsi verso sinistra. S’alza allora e anche lui va verso quella parte. Sicché l’Uomo e il Medico scompaiono dal-la scena l’uno aldiquà, l’altro aldilà della finestra.
La Donna prende ora a muoversi rapidamente per la scena, a riassettarla: raccoglie le carte dal gioco sparse, dà una sistemata al divano, ricompone con un ordine apparente la scrivania.
Guarda poi il proprio abito. Con le mani lo stira per un paio di volte. Aggiusta la pettinatura rimirandosi nei vetri della finestra. Guarda infine con malcelata appren-sione nella direzione in cui sono scomparsi l’Uomo e il Medico.
L’attesa diventa un lungo e lacerante silenzio.
La donna corre ora alla finestra, vi guarda oltre e…
Entrano l’Uomo e il Medico.
Quest’ultimo è vestito dimessamente: giacca sdrucita, pantaloni troppo corti e porta con sé una valigia in fibra
Si trascina su una stampella. E’ menomato visibilmente. Avanza fra il claudicante e l’impedito sino ad una parete. Qui poggia la stampella. Riassetta il vestito. E prende a camminare normalmente.

UOMO (eccitato): Eccoci qua!

DONNA (accanto alla finestra, si volta di scatto): Ne avete messo di tempo!… (con sospetto): Avete parlato di me?

UOMO (avvicinandosi alla Donna): Di te?… No, il Signor dottore ha voluto rinfrescarsi… È da ieri che è in viaggio…

DONNA (con cattiveria): Ha l’aria stanca infatti… sembra molto malato!

MEDICO: Non faccia caso al mio aspetto, signora… ho avu-to diverse disavventure… raggiungervi non è stato facile… non ho trovato né un taxi né un’auto privata che volesse ac-compagnarmi da voi… sono venuto a piedi… una strada lunga e tortuosa… molte ore… ho dormito in un fienile, a mezza strada… ho avuto molto freddo… È nevicato da que-ste parti?

DONNA: Un tè per riscaldarsi?

MEDICO: Preferirei una buona sedia!

UOMO (premuroso, untuosamente premuroso): Il divano, ecco… sieda: starà comodo.

MEDICO (ripone la valigia in un angolo, va verso il divano e vi sprofonda. Stira le braccia, arcua la schiena, respira pro-fondamente): Una gran bella casa… accogliente e tranquilla … C’è una gran pace… È nevicato da queste parti?

UOMO: Siamo venuti qui per la tranquillità… data la salute di…: come le scrissi!

MEDICO: Già… Ho in valigia tutta la nostra corrispondenza … Ha una sigaretta?

UOMO (sorpreso dalla richiesta. Tasta le tasche dei pantalo-ni): Di là… fumo poco, in vero… Vuole attendere? (esce)

La Donna, durante questo scambio di battute, si è tenu-ta in disparte, accanto alla finestra… sulla difensiva.
È turbata: il viso accigliato per l’insolita intesa che si è stabilita fra l’Uomo e il Medico.
Il Medico si guarda d’intorno compiaciuto.
Rientra l’Uomo e porge al medico un pacchetto di siga-rette.
Il Medico ne sfila una dal pacchetto e con cenno peren-torio chiede fuoco.
L’Uomo è imbarazzato ed emozionato. Cerca nelle ta-sche. Ecco dei fiammiferi. Ne accende uno con mano tremante. Dà del fuoco al Medico che prende poi a tirare saporitamente dalla sigaretta.

DONNA (secca al dottore): Cerchi d’essere meno pretenzio-so per quel che concerne le sue esigenze personali… Mio marito è un debole!

UOMO (filo di voce): Una cortesia… una semplice cortesia!

DONNA: Il Signor dottore è qui per dar lustro alla sua pro-fessione… non certo per trascorrere una vacanza!

MEDICO (s’alza dal divano): Non volevo essere screanzato o insolente… Non avrei mai osato… conosco, signora, la sua sensibilità: suo marito mi ha scritto dettagliatamente in merito… conosco il suo stato dopo la scomparsa del ragaz-zo…. So…

DONNA (interrompendo con durezza): … fantasie, semplici fantasie… il ragazzo non è scomparso, è andato via perché … odiava quell’uomo! (indica l’Uomo)

UOMO: Mi odiava?…

DONNA (interrompendo ad alta voce): …conosce dottore
l’utilità di un assassinio per incidente?

MEDICO (con durezza): Forse!

DONNA (ironica): Una ragione in più perché mio marito
fosse così gentile nei suoi riguardi?… (d’improvviso): Ma lei è realmente un medico?

Buio.
10/15 secondi.
Un lampeggiare determina una nuova situazione tempo-rale, definita anche dal mutare della tonalità luminosa aldilà della finestra.
Dopo il buio e il lampeggiare, una luce vigorosa di un pieno mezzogiorno illumina la scena. Vigore e vitalità che sembrano, anche, sul punto di esplodere. 
L’Uomo e il Medico, accanto alla finestra, vi guardano verso.
Il Medico fuma, sorride sornione.
L’Uomo guarda con triste melanconia.
La valigia del Medico è sempre in un angolo.
Non vi è più la stampella poggiata ad una parete.
Entra la Donna e prende ad apparecchiare la tavola.
Di ferma d’improvviso.
Guarda i due accanto alla finestra.

DONNA: Qualcosa di nuovo? 

MEDICO (verso la donna sorridendo): Suo marito tenta, con meritevole sforzo, di farmi comprendere vicende accadute… o almeno quelle che gli sono sembrate importanti!

DONNA (a grandi passi verso la finestra): Vicende accadu-te?

MEDICO: Quella del ragazzo, ad esempio!

DONNA (di fronte al medico, con aria di sfida): L’ho cresciu-to io e con tutto l’amore che potevo offrirgli… E l’ho perso per colpa sua! (indica l’Uomo – che è immobile, quasi pietri-ficato accanto alla finestra a guardare fuori) 

MEDICO: Quando lo ha amato di più: quando viveva qui con voi o quando si è rifugiato in giardino?

DONNA: Rifugiato?… Giardino? (con rabbia): Aveva ragio-ne da vendere il ragazzo: quell’uomo l’aveva brutalizzato!

MEDICO: Perché ha accettato di interpretare la parte che ha interpretato?

DONNA: Lui mi ha costretta!

MEDICO (avanza verso la donna mentre questa, impaurita, indietreggia): Il vostro rapporto è stato siglato da un ferreo patto… o sbaglio?

DONNA (ora addossata al tavolo, il corpo arcuato all’indie-tro): Sì… (balbettando): Ma era giusto… offendere anche il ragazzo?

MEDICO: Lo chiedo io a lei!

DONNA (impaurita): Io non c’entro nulla… (dolcemente poi):… ma avrò partorito quel ragazzo dalla mia fantasia?

MEDICO (allontanandosi dalla Donna e accostandosi all’Uo-mo): Lei non ha nulla ha dirci in proposito?

UOMO (scuotendosi dal torpore, guarda la sala e la donna che è andata a prendere posto sul divano: affranta dalla stanchezza): L’ho udito: questo è certo!… L’ho udito nelle notti insonni… L’ho veduto anche… nei miei incubi nottur-ni… L’ho cercato mille volte aldilà di questa finestra!

MEDICO: Cercato?

DONNA (con violenza): Gelosia… soltanto gelosia… (con dolcezza): Io avrei fatto qualsiasi cosa per quel ragazzo… ma non l’ho fatto!

UOMO (intromettendosi): Le ho scritto, signor dottore… le ho scritto tutto: parola per parola… falsi e veri sentimenti … compromessi e no.. (trema): Tutto, mi creda… le ho scritto ogni cosa…

MEDICO: Certo che le credo… le sue lettere sono state preziosissime… informazioni particolareggiate… puntuali… ma devo riscontrare le sue affermazioni!

DONNA (ride isterica): Ma chi ha dato inizio a questa farsa … a questo tempo dei silenzi?… Il mio uomo (indica l’uo-mo): è in cattive acque… deve mettere in continua discus-sione la sua vita perché possa acquistare una certa serenità d’animo… 

UOMO: Posso rispondere con puntualità ad ogni addebito … Ho testimoni, se necessario!

MEDICO (tono distaccato): È nevicato?

Silenzio.
L’Uomo e la Donna sembrano presi dal panico, prendo-no a girare intorno, a guardarsi, a guardare il Medico con timore.
L’Uomo va verso la finestra, guarda fuori, poi raccoglie la testa fra le mani.
La Donna si rifugia sul divano: assume una posizione fetale quasi a respingere tutto ciò che la circonda.

UOMO (quasi scandendo): Le ho raccontato… ogni cosa, si-gnor dottore… ogni cosa… Crede che sia il principio della fi-ne?

MEDICO (con ironia): L’abbandono in cui si trova questa ca-sa parla chiaro… È stata la neve?

DONNA (da divano, con un filo di voce): Un’esperienza orri-bile… a me parve così… un segno, come si dice… lui, inve-ce… il mio uomo invece… soffrì più per la perdita di tutto ciò che v’era qui intorno che per la scomparsa del ragazzo… così tutto è andato come doveva andare…

UOMO: Sì, tutto è andato come doveva andare ed io non ho più messo piede fuori, non so cosa…

MEDICO (interrompendo): …non c’è più nulla di quanto c’era… così almeno credo. Ora solo una campagna sterile e bruciata dal freddo… ho girato a lungo prima di arrivare qui… sterpaglie, e qua e là calcinacci di vecchie costruzio-ni… una gran desolazione…

DONNA (con violenza): Il menefreghismo del mio caro con-sorte ha trionfato!

UOMO (con altrettanta violenza): Il patto era chiaro… biso-gnava salvaguardarsi! 

DONNA (con violenza): Il ragazzo ha preso ad odiarci!

UOMO (con violenza): Non è vero… era solo malato!

MEDICO (sorridendo): La ragione dell’inserzione?

UOMO (sorpreso, balbettando): Eh?… avevamo necessità di un sostegno clinico… per il ragazzo… sì: per il ragazzo allora… ora è mia moglie che ha… necessità di un’assisten-za… forse anch’io!

MEDICO: Non è mica caduto nella trappola tesa da sua moglie?

DONNA (scossa): Quale trappola?

MEDICO (alla donna): Il ragazzo non correva felice verso il paese quando…

DONNA (alzandosi dal divano): È lei che ci sta tendendo una trappola!

MEDICO (ironico): Sarebbe?

DONNA: Il suo gioco di ammiccamenti è solo violenza, lei cerca di imporci una volontà che non ci appartiene!

MEDICO (mellifluo): Mia cara signora, ma lei è molto, ma molto malata… troppo, in vero, per aver voce in capitolo!

UOMO (con scarso entusiasmo): Sta tentando di ribaltare i nostri ruoli?

MEDICO (ironico): Sono stato molto chiaro ed esplicito: co-me la mia professione esige e pretende… (duro): dunque non una parola più del necessario, mi creda!

UOMO (allarmato): Lei sta determinando le situazioni secon-do una sua logica!

MEDICO (ironico): L’evidenza dei fatti è sin troppo esplicita.. anche un medico da strapazzo non avrebbe dubbi in propo-sito!

DONNA (con rassegnato allarmismo): Sarebbe?

MEDICO: Sia almeno ragionevole sotto questo profilo… Un ragazzo che in paese ricordano appena: mi sono assicurato della cosa prima di venire qui… una casa che va inesorabil-mente in malora… due individui: un uomo e una donna che si fronteggiano e si massacrano ormai da tempo immemora-bile… un quadro clinico esplicito che prevede, nella migliore delle ipotesi, un ospedalizzazione decisa… alcuna perizia potrebbe mai salvarvi!

UOMO (intimorito): Salvarci?… Io, in verità…

MEDICO (interrompendo):…la sua vita è assai emblematica … condotta fra illusioni le espiazioni avrebbero potuto redi-mere se…, che forse la rettitudine avrebbe potuto…

UOMO (interrompendo):…la smetta, la smetta!

MEDICO (siede sulla scrivania): Smetterla: perché mai?… Lei non può impedirmi di parlare… non ha l’autorità per farlo … ha le mani legate, mio caro!

UOMO: Vuole del denaro?

MEDICO (con ironia): Vuole corrompermi, ora?

UOMO (disperato): Ci ucciderà?

Il Medico stringe le spalle annoiato.
Accende una sigaretta. 
Va alla finestra e vi guarda oltre. 

DONNA: Se almeno potessi ascoltare la voce del ragazzo … mi basterebbe questo. Il resto non avrebbe alcuna impor-tanza!

UOMO: Perché il ragazzo?

DONNA: I suoi versi, l’illusione di continuare a vivere con lui…

UOMO (interrompendo):… le cose sono mutate profonda-mente!


MEDICO (s’allontana dalla finestra, si avvicina alla donna): Posso aiutarla, signora?

DONNA (intimorita): Poi sarà finita?

MEDICO: Spetterà a lei e a suo marito l’ultima parola…Io ho molte carte in mano… ma soltanto voi due avete la possibili-tà di mutare il corso degli aventi…

UOMO: Una nuova realtà?

MEDICO: Quella che nascerà dalle vostre scelte!

DONNA (con tristezza): E gli affetti?

MEDICO: Dimentichi quegli trascorsi…

DONNA (triste): Dimenticare?

MEDICO: Il tempo che ci resta non lascia molto margine… solo angusti spazi per sopravvivere alla meglio…

DONNA: È triste… molto triste… cercherò invece…

MEDICO (interrompendo): …poche possibilità ormai, forse letti di contenzione ed elettrochoc…

DONNA: E i miei affetti?

MEDICO (duro): Occhio per occhio, dente per dente…

Buio.
10/15 secondi.
Lampi a definire una nuova situazione temporale: medesima giornata o un’altra, non importa!
Certamente è un’altra ora, un’ora successiva.
Lentamente oltre la finestra un giallo carico si scompo-ne e ricompone in una sintonia policroma che deve ricordare un mezzogiorno pieno.
Qualche secondo poi…
gradualmente il gioco dei colori si sintonizza sul rosso bruno di un tramonto.
La sala viene allora illuminata da riflessi che sembrano accompagnare una melanconia crudele.
L’Uomo siede alla scrivania. 
Spulcia fra i soliti fogli, i soliti libri, i soliti appunti.
Pur conservando una certa dignità nell’abbigliamento si notano però i primi segni di decadenza: forse per una cravatta fuori posto, forse per i capelli arruffati, forse per il viso marcato dalla stanchezza.
La Donna siede intorno al tavolo ed è intenta a giocar con le carte: i soliti solitari.
Anche in lei sono presenti segni di decadenza.
La valigia del medico è sempre in un angolo.
Qualche secondo.

DONNA (guarda l’Uomo): Sono trascorse diverse ore da quando è andato via:… perché non fa ritorno?

UOMO: Una lunga passeggiata: ha detto… Forse ne avrà avuto bisogno.

DONNA (guarda la finestra, poi l’uomo. È impaurita): Credi che siamo ancora in tempo?

UOMO (senza alzare il capo): Che passino le ore, i giorni, i mesi non ha più senso… Avremo sempre una possibilità … Lui così ci ha assicurato!

DONNA (tremando): Ci credi?

UOMO (guarda la donna): Non potrei aver più speranze se non vi credessi…

DONNA (tesa): Vuoi dire che accettiamo l’intesa?

UOMO (ride nervosamente): …È un medico e… ci assicura che…

DONNA (s’alza va alla finestra. Interrompendo): …ma ab-biamo ceduto senza mercanteggiare… Era per il ragazzo che tu, anni fa, lo hai chiamato in soccorso…: ricordi? (guar-da verso la finestra): Che senso ha oggi la sua presenza?

UOMO: Decidemmo di comune accordo di tentare…

DONNA (guardando aldilà della finestra): Già, tentare!

UOMO: Non avremmo dovuto cedergli il passo!

DONNA (dura): Non abbiamo ceduto nulla… È lui che si è impossessato di ogni cosa che ci appartiene… Lo ricono-sci?

UOMO (con tristezza): Riesci a scorgerlo in questo avvilente tramonto?

DONNA (un’occhiata aldilà della finestra): C’è soltanto una melanconia d’anni… Ora rimpiango ciò che ho lasciato nel tempo trascorso… e posso permettermi così di provare te-nerezza per il passato… Egoismo?… Forse, ma allora ac-cettavo il mio mondo… poi è venuta una strada Provinciale!

UOMO (si avvicina alla finestra, guarda fuori): Non è servito a nulla il trascorrere di questi anni…

DONNA (con violenza): Già, questi anni!

UOMO: E il dottore?

DONNA (avanza nella sala, si muove con frenesia da tutte le parti, trema): Da quanto tempo è con noi?

UOMO (tono assente, quasi non avesse ascoltato le parole della donna): È andato semplicemente a fare una passeg-giata… dovremmo dargli una risposta… attende le nostre scelte!

DONNA (è di nuovo al tavolo, mescola le carte con nervosi-smo): E il ragazzo?

UOMO: Ci occuperemo di lui, non dubitare… non appena vorrà tornare da noi!

DONNA (con violenza): Cristo, smettila di raccontare balle! … (con calma apparente): Bisognerebbe, per almeno ora, smetterla di ingannarci con le parole! (stringe la testa fra le mani. Silenzio di qualche secondo. Poi alza il viso verso l’uomo): Credi che tornerà?

UOMO (avvicinandosi al tavolo): Che intendi dire?

DONNA: E se fosse già tornato?

UOMO (impaurito): Lo hai visto?… (con rabbia): Ho sempre sospettato una tua silenziosa intesa con lui… In combutta e precauzione mi avete lacerato in tutti questi anni… un bel gioco, mia cara!… Ma i tuoi nervi reggeranno a tanta tensio-ne?… Già ammorbi… 

DONNA (con rabbia): Dobbiamo una risposta al dottore!

UOMO (la guarda, riacquista la calma): E il ragazzo?

DONNA: Ci odiava… ci ha sempre odiato!… 

L’Uomo va alla finestra, vi guarda oltre a cercare qual-cosa.

DONNA: Preparo del tè?

L’Uomo scuote il capo in senso di diniego.

DONNA: Attendi il dottore o il ragazzo? (esce rapida)

L’Uomo si allontana dalla finestra. Va al divano. Vi si la-scia cadere pesantemente.
Silenzio per qualche secondo.
Poi, fuori scena, un gran trambusto: vasellame che si frantuma.
La Donna entra trafelata. Ha l’abito bagnato.

DONNA (impaurita): Lo hai udito?

UOMO (annoiato): Passi… voci… lampi… tuoni o guaiti? (irritato): Insomma cosa?

DONNA (impaurita): I versi… i suoi versi!

UOMO: Vaneggi!

DONNA (si muove nervosamente. Tenta di stirare il vestito con le mani là dov’è bagnato): Li ho sentiti… ti dico che li ho sentiti… (tremando): Non erano comprensibili è vero… la voce era la sua…

UOMO: Il dottore tornerà fra poco e attende una nostra deci-sione.

La Donna va al tavolo, siede e prende a giocherellare con le carte. 

DONNA (voce tremula): Un assenso, vuoi dire?… Perché abbiamo falsato la realtà?

UOMO (alza lo sguardo verso la donna): Dopo quella nevi-cata siamo rimasti praticamente tagliati fuori dal mondo… È stata un’esigenza!

DONNA: Che abbiamo fatto in tutti questi anni?

UOMO: Abbiamo seppellito il nostro senso critico sotto una coltre di neve pur di sopravvivere… in qualche modo!

DONNA (s’alza e va alla finestra): Un tramonto vermiglio… troppo rosso per un’estate così calda!

UOMO: Io pensavo che fosse inverno… per me è stato sempre inverno dopo quella nevicata… dopo che il ragazzo andò via… ho persino serrato tutte le finestre della casa… (passeggia nervosamente, poi: all’improvviso): Dici davvero dei versi? (incrocia con gli occhi la valigia del dottore, che è sempre in terra, in un angolo):… la sua vaglia, no?

DONNA (s’avvicina all’Uomo): Hai notato come era povera-mente vestito quando venne?

UOMO: Ma è mutato d’acchito… dopo poche ore!

DONNA: Apriamo la valigia?

L’Uomo senza rispondere s’accoscia accanto alla valigia.
Vi armeggia.
Trema ora.
Le mani si muovano a fatica.
Suda.
Con un fazzoletto si deterge il sudore.
Anche la Donna s’accoscia. Mette mano alla valigia.
Le mani dell’Uomo e della Donna si intrecciano: la valigia viene rivoltata, smossa, fatta rotolare… ma non viene aperta.


UOMO (voce tremula): Non ci riesco… lasciamo perdere!

DONNA (con violenza): Hai paura!

L’Uomo s’alza: è stremato dalla tensione.
Asciuga il viso.
La Donna resta accosciata accanto alla valigia.
Non la tocca più, la guarda solo con un misto di desiderio di aprirla e di timore.

UOMO (respirando profondamente): Oggetti personali, cer-tamente!

DONNA: Ma è in quest’angolo da quando è arrivato… Co-me ha fatto a cambiarsi d’abito?

UOMO: Gli ho prestato io qualcosa… me lo ha chiesto esplicitamente!

DONNA (s’alza e va verso la finestra): Chiesto come?

UOMO: Insomma… ha preso quel che ha voluto!

DONNA: Lo supponevo… Hai le sue lettere?

UOMO: La corrispondenza, intendi?

DONNA: Tutto ciò che lo riguarda… Ti ha mai dato assicu-razione sulla sua identità?

UOMO (allarmato): I-den-ti-tà?… (impaurito): È lui… non può essere che lui: ricordi?… Lo attendevamo… il tele-gramma: ricordi?… giorno tale, ora tale, conosco il posto eccetera, eccetera…

DONNA (al tavolo, rimescola le carte): Conosco il posto: diceva?

UOMO: Infatti… perché?

DONNA: Chiunque avrebbe potuto… In quanti risposero all’inserzione?

UOMO: Soltanto lui!

DONNA: Da una clinica… da un ospedale?

UOMO: Il recapito era una casella postale…

DONNA (giocando nervosamente con le carte): Che ti dice-vo?

UOMO: Ho attestai… certificati… nomi di persone a cui po-ter chiedere referenze…

DONNA: Le hai chieste queste referenze?

UOMO: No… avrei dovuto spiegare le ragioni per cui aveva-mo necessità di un medico… avrei dovuto…

DONNA (sbatte le carte sul tavolo, con rabbia): Siamo nelle sue mani!

UOMO: Chi è mai allora quest’uomo?

DONNA: E noi?

UOMO: Dobbiamo liberarci di lui!

DONNA (tremando): Non ce ne libereremo mai…

UOMO: Se almeno ci fosse il ragazzo… oggi sarebbe abba-stanza grande per difenderci!

DONNA: Ma ci odiava!

UOMO: Fu per la nevicata che andò via… non poteva so-pravvivere in giardino con quel freddo!

DONNA: Rise quando si allontanò oltre il cancello… una risata offensiva…

UOMO: Fu colpa nostra?

DONNA: Solo una risata.

D’improvviso, ad eco avvolgente una straziante risata.
Silenzio poi… e…

VOCE DEL RAGAZZO (fuori scena):
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La cosciente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza ora li fa bruni.

Buio.
10/15 secondi.
Lentamente poi, oltre la finestra, un nuovo volgere del tempo.
È sera.
La sala viene illuminata da due grandi candelabri che l’Uomo e la Donna portano entrando in scena.
L’ambiente è mutato.
Il tavolo è apparecchiato con ostentata raffinatezza: tovaglia di pizzo e vasellame finissimo.
Al tavolo è seduto il Medico. Fuma, ha consumato già la cena.
La scrivania è priva di qualsiasi oggetto.
Il divano è scomparso. Al suo posto due sedie
La valigia del Medico è sempre in terra, in un angolo.
La Donna e l’Uomo una volta sistemati i candelabri vanno a sedere, immobili, sulle due sedie.
È evidente il rapporto ora esistente fra il Medico e l’Uomo e la Donna.
Il Medico ha preso possesso della casa e ne è diventato il padrone.
L’Uomo e la Donna sono ridotti al ruolo di servitori.

MEDICO (fumando): La cena era ottima… il tempo è tra-scorso piacevolmente… 2 o 3 ore che sono qui?… la notte mi ha colto di sorpresa… questi candelabri sono bellissimi … argento?

UOMO (tono distaccato): Nonostante quella maledetta nevi-cata siamo riusciti a salvare qualcosa… Non ricordi i cande-labri?

MEDICO: Lei mi scambia per qualcun altro, egregio signore … io non sono in grado di ricordare un bel nulla!

DONNA ( tono distaccato): Non ricordi perché non desideri ricordare!

MEDICO (secco): Miei cari, cercate, una volta per tutte, di definire i limiti fra realtà e finzione… d’accordo?

DONNA: È difficile:… per noi è realtà ciò che per te è finzio-ne e… viceversa!

MEDICO: Sarebbe?

DONNA: Ti ubbidiamo e accontentiamo… per chi lo avrem-mo fatto se non per il nostro ragazzo?

MEDICO: Siete matti!

UOMO: Non vogliamo essere perdonati per il passato…ab-biamo accettato tutti i precetti che ci hai imposto… i tempi e i luoghi riscontrano ora solo fantasmi…

MEDICO (ride con disprezzo): E sarà così in secula secu-lorum… 

UOMO: Non importa quel che sarà, ragazzo mio!

MEDICO (con violenza): La smetta di chiamarmi “ragazzo mio”!

DONNA: Sei cresciuto, non siamo ciechi… ma, per noi, resti sempre il nostro ragazzo…

Medico s’alza e prende a passeggiare nervosamente.
L’Uomo e la Donna sono ora all’impiedi accanto a ciascuna sedia, immobili.
Il Medico va alla scrivania e vi si siede.


MEDICO: Ho diversi progetti per la casa e l’intera proprietà … (va verso i due: li guarda, li scuote, poi urlando): Parlo a voi: mi ascoltate?

UOMO: Dovrai rinunciare a rimettere in sesto la casa… da solo non vi riuscirai!

MEDICO: Chiamerò gli uomini del paese per darmi una mano… chiamerò…

UOMO (interrompendo): …nessuno oserà venire qui dopo quella nevicata…

MEDICO: Che dovrei fare allora?

DONNA (con inusitata dolcezza): Guardati intorno e capirai … Sono giorni, mesi, forse anni che tiriamo avanti con que-sta farsa… noi continueremo, vi parteciperemo finché ne a-vremo la forza e solo per accontentarti… l’importante per noi è che tu sia tornato!

Medico schiaffeggia con forza la Donna.
Prende poi a passeggiare nervosamente.
Si ferma. Riflette.
Si avvicina ai due.

MEDICO (con calma): Da medico non posso far altro che diagnosticare, all’evidenza dei fatti, una recrudescenza del male che vi ha colpito… di questo passo sarò costretto, pri-ma o poi, a…

UOMO (interrompendo):… che vuoi? Ricordati che è solo una finzione di un gioco artificioso?

MEDICO (con arroganza): Pensi veramente che non potrei ?

UOMO: C’è la valigia!

MEDICO (turbato): Che c’entra la valigia? (d’istinto corre verso la valigia. Si china e la stringe al petto)

DONNA: Non l’abbiamo aperta… Ci è stato impossibile… non abbiamo la chiave… ti abbiamo spiato però mentre vi guardavi dentro…

MEDICO (con un filo di voce): Spiato, dice?

DONNA (quasi in un gioco senza senso ed equivoco): Ogni giorno… per settimane e mesi… mattina e sera… os-sessivamente, noiosamente… 

Medico nervosamente cerca nelle tasche.
Una chiave ora.
Armeggia intorno alla valigia
A fatica, infine, riesce ad aprire la valigia.
Tira fuori il contenuto: un paio di pantaloni da bambino, una maglietta rossa, un ritratto in cornice, un vecchio giocattolo.
Li stringe al petto.

MEDICO (con violenza): Perché quell’incidente voluto?

UOMO (smarrito): Un incidente?…

MEDICO (con violenza): … Nessuno ricorda più? 

DONNA (con freddezza): Il silenzio è vantaggioso per tutti …

MEDICO (lascia cadere quanto stringe al petto. Gira per la stanza. Va alla finestra e vi sbircia fuori. Con aria assente): Vi fu veramente una nevicata?… chi corse oltre un cancel-lo?

UOMO: Cosa potevamo pretendere con quel gioco crudele?

MEDICO (assente): E ora?

UOMO: Abbiamo atteso la tua vendetta… ma non sperava-mo in tanto!

MEDICO: Parla dell’inserzione?

UOMO: Era il solo mezzo per comunicare…

MEDICO: …ed ora?

DONNA (con un filo di voce): Dovrebbe nevicare di nuovo … di nuovo… una nevicata: smisurata e sfiancante… una era glaciale… nevicare… nevicare…

L’Uomo corre alla finestra, spia attraverso i vetri. 

UOMO (eccitato): All’orizzonte.. mi sembra… qualcosa: un fiocco di neve, forse.

La Donna corre accanto all’Uomo, eccitata.
Il medico raccoglie valigia e contenuto ed esce.
Buio.
Luce di un grigio latteo oltre la finestra.

UOMO (accanto alla finestra, eccitato): Nevicherà…sta per nevicare… tutto è come ci fosse il ragazzo…

DONNA (con melanconia): Il ragazzo… il ragazzo… la ne-ve arriverà per consolarci… arriverà…

UOMO (con melanconia abbandona la testa sulla stipite della finestra): Nevica… tutto diventerà bianco… bianco (al-dilà della finestra una luce vivida accecante):… la neve… 

Silenzio per qualche secondo.

VOCE DEL RAGAZZO (fuori scena e con grande tristezza): 
Dovre’ io ben riconoscere alcuni
Che furo immondi di codesti mali
La cosciente vita che i fe’ sozzi
Ad ogni conoscenza ora li fa bruni.


F i n e

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