L’intermediario

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L’INTERMEDIARIO

Commedia seria

In due atti

Di

Angelo Alfieri

Personaggi


GIO:

ELENA:

CARLO:

LUISA:

NANDO :

LEO:

BEA:

CESCO:

UOMO:


Venditore di immobili, giocatore

Insegnante, moglie di Gio

Bibliotecario, amico di casa

Collega di Elena

Sbandato, giocatore incallito

Antiquario, padre di Elena

Numismatica, madre di Elena

Ex dipendente pubblico, padre di Gio

Intermediario


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ATTO PRIMO

La scena si svolge nell’abitazione di Gio ed Elena sita in un condominio di una città del nord Italia, ci sono quattro porte: ingresso, bagno, camera e cucina, è ben arredata. Gio è un giocatore sull’orlo del baratro. Incapace di smettere sta dilapidando il patrimonio di famiglia. È in casa solo, sta frugando nei mobili alla ricerca di oggetti di valore, riflette a voce alta.

Scena prima

GIO:                  Anche oggi non ci siamo lasciati mancare niente; cento euro di qui, cento

euro di là: ottime perdite. Bene, a fine mese mangerò un po’ di ortiche, dicono che fanno bene. In fin dei conti è meglio stare un po’ leggeri la sera, poi non mi viene neanche fame… il problema non è quello che mangio io ma quello che devono mangiano i miei figli. Come posso fare? Chissà quando finirà questa storia. Penso che non ci sia differenza tra droga e gioco d’azzardo: è una morsa mortale, non ne puoi fare a meno. E pensare che è cominciato tutto per scherzo … provaci anche tu … cosa vuoi che sia … ecco quello che è. C’è qualcosa dentro che ti spinge verso le slot, non so, bisogna provare : la smania di ricchezza non è il problema principale, … si,è vero cerchi di rifarti delle perdite ma non gioco solo per vincere: voglio dimostrare a me stesso quanto sono bravo a sfidare la sorte … Adesso arriva mia moglie… prima o poi se ne accorgerà e sarà la fine per tutti… eccola.

ELENA: Mamma mia che prezzi, coi soldi che ho posso comprare solo ortiche. Guarda se non è vero? Erbe: sono diventata vegetariana per forza … Senti un po’, falla finita con tua madre, cerca di tenerli in tasca i soldi. Tuo padre guadagna più di 2000 euro al mese, che bisogno ha? È il caso di passargli quattrocento euro… il perché lo sai solo tu. La- vita- costa- cara... mettitelo in testa... venditore di capanne dello zio Tom.

GIO: Hanno avuto dei problemi, te l’ho detto, mio fratello se ne frega. Se non li aiuto io … cosa devo fare … lasciarli soli … non lo meritano.

ELENA:        Allora tiriamo la cinghia, così lui avrà l’eredità e tu le palle di frate

Giulio: contento? Renditi conto che questo mese gli hai dato più di settecento euro e

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hai venduto una casa sola, cazzo. (Va in cucina. Alza il tono). A te piace lavorare per la gloria.

GIO: Lo so. (Tra sé). Ho perso così tanto. Dunque, settecento più settecento, più quattrocento, più duecento, più mille … tremila euro in tre mesi, ne ho vinti duecento … duemilaottocento di passivo ... cazzo … devo vendere qualcosa su internet … sì ma cosa … non è rimasto più niente… fra un po’ vendo anche lei e buona notte. La mando a battere … la radio d’epoca … sì … un trecento euro varrà? Dove mi sono cacciato ... tutta colpa di quel ... (Si aggira in preda alla disperazione).


ELENA:


(Rientra). Stai telefonando?


GIO:


Sto riflettendo a voce alta.


ELENA:        Dove sono i bambini? (Gio fa segno che sono in camera). A proposito,


guarda che non posso più mandare Alberto a lezione di Judo, è aumentata la retta: Guarda qui … chiuso: prima Chiara con la musica ora lo Judo … avanti o popolo. Facciamoli crescere come due poveracci. Adesso solo loro due non fanno attività extra scolastiche … in tutto l’istituto . Sei contento? Non gli compro più vestiti da … non so quanto tempo … pensa bene a quello che fai. (Nel frattempo Gio ha notato un libro antico sulla mensola, lo prende in mano, ci pensa su).

GIO: (Tra sé). Quasi quasi … (Se lo mette sotto il maglione e si vede un rigonfiamento).


ELENA:


Hai sentito … è un po’ di tempo che sei svanito … cos’è:


hai l’amante


per caso?


GIO:


Magari: costerebbe meno. (Tra sé).


ELENA:        La smetti di parlare da solo? Vai di là a far da mangiare, sono stanca


morta. Per millecinquecento euro al mese devo sputare sangue. Cosa hai venduto oggi? Niente, lo sapevo. Cambia mestiere, vendi le banane, forse guadagni di più. (Si siede sul divano, è piuttosto arrabbiata).


GIO:

scelta?


Vado, vado, cucino io, cosa preferisci, erbe generiche, erba gatta o roba


ELENA:        Vai via … fila … scherza … se andiamo avanti così, tra una balla e


l’altra vedrai dove andiamo a finire. Bambini venite è ora di cena!

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Scena seconda

Il mattino dopo

ELENA: I bambini sono a scuola, tu vai oggi pomeriggio in ufficio? Bene io vado. Senti, non hai visto il libro che era qui? Me lo ha dato mio papà da leggere, sai quello antico, una specie di incunabolo, hai in mente?

GIO:                  Incunabolo, cos’è di ferro? (Riflette come un grande esperto). Incudine-

abolo … abolo, dal latino albus: chiaro: incudine di ferro chiaro eh, che traduttore!


ELENA:


Sei scemo ?(Esce).


GIO:                  Se si accorge sono nella “escrementa bovis”, altrimenti dette “torte di


prato montano” : che vita di merda. (Si mette le mani nei capelli). Devo porre rimedio… le dirò che i bambini l’hanno buttato via. Varrà un migliaio di euro sì e no. (Lo prende dal cassetto). Mi piacerebbesapere cosa c’è scritto almeno... ah, è latinodel … del … 1600. Non sono così esperto, cazzo. (Prende il telefono).” Pronto Carlo, passa di qui un attimo, ti voglio far vedere un libro … prima di uscire … dai un attimo”… (Nel frattempo si è messo a leggere. Dopo un po’ suona il campanello).


GIO:


Vieni, vieni ... prima di venderlo … tu ci capisci qualcosa?


CARLO:

romana …


(E’ in vena di scherzare) Vediamo… epoca … preistoria … stampa: età


GIO:


Cosa stai dicendo? Scherza, scherza.


CARLO:         É latino … epoca ‘600 circa … boccalone: dammelo lo analizzo meglio


in biblio… perché lo vuoi vendere? Per i soldi. Smettila prima che sia troppo tardi... hai una famiglia meravigliosa … non ti permetto di gettare tutto alle ortiche non ti lascio fare la fine che ho fatto io … il gioco è pericoloso!

GIO:                  Sì, lo so, dai quanto potrà valere?

CARLO: Parlo al vento … Così a occhio … vediamo l’editore … sai, gli editori c’erano anche allora … un … quindicimila euro li prendi. Devo consultare un po’ di cose … ci vuole tempo …

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GIO:                  Quindicimila euro, non ci credo … ho in casa un libro... mia moglie non

ha idea … suo padre ne avrà in casa due o trecento di ‘sti cosi … (Si aggira in preda all’agitazione).


CARLO:


La Madonna, chi è, l’erede del bibliotecario di Alessandria?


GIO:

capitale.


Che ne so: Carlo fermami per carità, fai in modo che non sperperi questo


CARLO:       Cosa devo fare?  Cercati un centro specializzato, qui ce ne sono due , vai


spieghi cosa succede e stai alle regole … dammelo, cercherò di tradurlo un po’, tanto per curiosità

GIO:                  Va bene, tanto crede di averlo perso. Sei sicuro quindicimila euro…

(Carlo esce Gio va in camera da letto)

Pomeriggio

GIO: (Squilla il telefono).” Pronto … Carlo dimmi … ma no. (Si siede di colpo sbalordito). Sei sicuro? Tienilo tu, ti prego”... (riaggancia )non è possibile, sisbaglia, non capisce … mi buggera … no … non è il tipo, è un amico sincero. Ci conosciamo da cento anni perché dovrebbe mentirmi (Arriva Elena).

ELENA:        Sei ancora a casa?

GIO:                  Sto uscendo, non ci incontriamo mai il giovedì, sei in anticipo?

ELENA: C’è sciopero, sono tornata con la collega, sta salendo … i bambini li prendi tu o devo uscire io? Non farmi fare la spola eh! E cerca di vendere qualche tugurio … (Elena è un po’ risoluta di carattere, è molto decisa).


GIO:


Chiama tua madre, dillo a lei.


ELENA:


Lo sapevo, sei un libro aperto. A proposito l’hai trovato?


GIO:                  Che cosa ... ah, no, non l’ho cercato, tanto è tutta cartaccia piena di


muffa … buttalo prima che i bambini prendano qualche virus della carta … magari quando lo hanno stampato c’era la peste: facciamo spazio a cose migliori.

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ELENA: Cosa dici, virus … sei fobico … peste … ma va la … mio padre me lo ha prestato separandosi con tanta sofferenza, guarda che varrà almeno cinquecento euro.

GIO: Però! (Si gratta la testa). Beh, vado a lavorare, a dopo. Ciao. (Mentre esce entra una collega della moglie) Luisa ciao, Elena c’è Luisa, vado …

ELENA:        Cià,vediamo questi compiti del cavolo: anche i tuoi ... diciamo studenti,

saltano sui banchi come esci dall’aula? (Cià è un’espressione usata in Lombardia per indicare: ecco, allora).

LUISA: Sui banchi, sulla cattedra, prima o poi qualcuno cadrà dalla finestra poi saranno cazzi nostri. Hanno quasi vent’anni e fanno i cretini come i bambini dell’asilo. (Iniziano a correggere). Secondo te, è un po' che te lo volevo dire, il figlio di quell’ingegnere … quello che ha rubato i materiali … quello dei cantieri, ricordi? È scemo o ha qualche problema serio?

ELENA:        Non lo so, o è un Asperger o  è scemo di natura. Guarda questo … in

quinta ha scritto “cavagliere”: è colpa nostra … lo sai che al preside arrivano un sacco di mail: ci incolpano di tutto. Addirittura uno mi ha accusata di non aver gettato la spazzatura nel cassonetto che era giù per terra in cortile … capisci, siamo diventati bidelli …

LUISA:          Vent’anni di scuola e siamo ridotti così. Anche a me è capitata una cosa

del genere : mi hanno riferito che mi sono comportata male con quel cretino che ti dicevo prima … è scemo … cosa devo fare, in qualsiasi discorso che si fa in aula lui ci deve mettere il becco: ha sempre ragione lui, prima o poi lo pestano … uno così è a rischio, i ragazzi non sono disposti a tollerare tutte le sue decisioni senza reagire, chiamerò i suoi … Ho visto tuo marito adesso dopo un po’ di tempo, lo trovo dimagrito.

ELENA: È preoccupato per i suoi … gli dà un sacco di soldi e non capisco perché. Ti sembra che quelli abbiano bisogno? Ne hanno da buttare. É un atteggiamento illogico: se hai bisogno di denaro te lo do tutto in una volta: non ti pare?

LUISA: E’ vero. Lo sai che cosa mi ha detto la Camilla... (Suona li campanello, Luisa lascia il discorso a metà).


ELENA:


Avanti. Carlo, hai bisogno? Ecco lo scapolo d’oro! …


Di stagno .. va.


CARLO:       Elena. Luisa, sono dieci anni che non ti vedo, non sei affatto cambiata,


hai venduto l’anima al Diavolo? (La bacia affettuosamente).

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LUISA:


Mi hai vista ieri!  Ci stai provando Carlo?


ELENA:


Beh! È bella solo lei, non sei per niente cavaliere .


CARLO:


Tuo marito non c’è? Ho bisogno di …


ELENA: … Fino stasera alle otto, oggi fa il pomeriggio, dimmi, scapolone impenitente. In che cosa posso esserti utile? Vuoi un po’ di soldi anche tu?


LUISA:

provincia?


Invece di corteggiare noi perché non ti Sposi qualche cartolaia della


CARLO: Cartolaia? Mi sottovaluti di brutto. Perché non l’hai sposato tu un cartolaio invece di quel restauratore di canterani.

LUISA:          Di canterani? Senti questo!

ELENA:        Cosa volevi dirmi?

CARLO: Niente, vengo domani: adorabili fanciulle. Mi ha dato una cosa da leggere … (manca poco che scopra gli altarini, esce). Ciao, ci si vede. Vado di fretta.

ELENA: Ma lo sai che certe volte non lo capisco. Un giorno l’ho visto con Gio al bar che discuteva come un matto e non certo di pallone. Si è giustificato dicendo che il cliente vicino gli aveva pestato i piedi e se n'era andato senza pagare il conto. Mah, non lo so Luisa, è come se mi sfuggisse qualcosa, ma non so cosa, capisci?

LUISA: Sono idee: dai, visto che abbiamo finito, scendiamo a berci un caffè. Ti stavo dicendo della Camilla ... mi ha raccontato di aver visto tuo marito al casinò di Campione ... per me si è sbagliata, quella lì è mezza cieca. (Nel frattempo hanno riordinato i compiti, li sistemano nella borsa).

ELENA: Nooo, quando mai, non sa nemmeno dov'è Campione. Luisa, Sono stanca e non ho ancora fatto il bucato, ci vediamo domani, ti spiace? (Esce Luisa, suona il telefono, è la madre d Elena).” Pronto, mamma…ah, li hai tu, sì vengo aprenderli dopo … sì, sì … mamma non è che hai trecento euro da prestarmi ... lo so questa storia deve finire ... va bene ciao”. (Arrivano Gio e Carlo).

GIO:                  Veramente. (Non si accorge della moglie) quella lì è una ganza a fare i

massaggi, ti spolpa … una … eh! (vede Elena, non sa come rimediare) chi … la cosa.

ELENA:        Chi ti spolpa?

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CARLO:


La cinese, dicono che spolpi i clienti. (Ingenuamente).


ELENA:


Fa la macellaia adesso? Come fate a saperlo?


GIO:


Lo sanno tutti Elena.


ELENA:


Per esempio io non lo sapevo!


GIO:

capito.


Sono cose da uomini dai, il massaggio è un'alternativa … al … dai hai


ELENA: Ti alterno io con qualcun altro se vai avanti così. Carlo, vuoi rimanere a cena? I bambini sono da mia madre.

CARLO: Quasi quasi, moglie permettendo … scherzo. (Carlo in fin dei conti è un po’ burlone sebbene sia un rispettato paleografo nonché un bibliotecario importante).


ELENA:


Sei in anticipo.


GIO:                  Si è passato l'ingegnere in ufficio e ho mollato prima. Mi ha fatto una


testa tanta che ... nonostante tutto quello che vendo vogliono che lavori anche la Domenica lo sai? Oggi ho fatto tre contratti.. .


ELENA:


Quale ingegnere?


CARLO:


Nando Silar.


ELENA:        Nando Silar, lo conosci? Che clienti hai? Lo sapete che è un mascalzone


patentato. È un giocatore incallito, l'avranno arrestato tante di quelle volte che ... deve soldi a tutti. Un momento, cosa c'entri tu con quello? Non sapevo nemmeno che era ingegnere ... (Lascia in sospeso). Cosa ci faceva da te Nando Silar?

GIO: Ha sbagliato lui, non era quello lì che è venuto. (Cerca una pezza).Carlo, sei sordo, Silandiner, non Nando Silar, sei vecchio boia cane. A furia di stare in mezzo ai libri ti sei rimbambito. (Comincia ad Apparecchiare la tavola).

CARLO: Scusa, mi sembra strano che tu conosca quello spiantato. Va bene cosa mi fai di buono per cena? Lo sapete che proprio stamattina mi è capitato in mano un libro antico del valore di una sessantina di migliaia di euro? (È ingenuo. A Gio gli cadono di mano i piatti).

ELENA:        Ma ti senti bene? Siediti, sei sbiancato. E’ troppo stressato.

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GIO: Che botta ... un libro di sessantamila euro, non ci credo. Ci vedi poco Carlo. Avevi la polvere sugli occhiali quando hai valutato.

CARLO: Eppure, se te lo dico io. Mi piacerebbe sapere se ce ne sono in giro tanti di questi libri ... (Si interrompe, si è accorto che potrebbe compromettere Gio).


ELENA:


Di questi li ... a proposito l'hai trovato?


GIO: No, non l'ho cercato. (Carlo se la ride sotto i baffi). Sono i tuoi figli che buttano tutto in pattumiera ... non apprezzano ... hanno in mente i video giochi ...


ELENA:


Sarà!


CARLO:


Elena, tuo papà ne ha tanti di questi libri antichi?


ELENA:        Certo. Quello che cerco è suo, me l'ho ha prestato da tradurre , però, non


so, gli ho dato un’occhiata appena … è un latino maccheronico che sembra più antico dell'edizione. Voglio dire: la lingua è più antica il volume più recente .C’è un problema di traduzione . Ci sono delle incongruenze, ecco.


CARLO:


L’ho notato anch’io.


ELENA:


Come fai a sapere che ho un libro di mio padre?


CARLO:

antichi!


Non lo so … ho tirato a indovinare, non è antiquario? Ne avrà di libri


ELENA:


Certo e tanti, forse anche più antichi.


CARLO:       Voglio dire che spesso è così, non si sa che in che data collocarli …


Bisogna fare degli studi, delle ricerche approfondite, ci vogliono mesi senza un po’ di fortuna … sapessi quanti me ne capitano … (Non è vero non ne ha mai visti così).

ELENA: Ne sono convinta, il volume è del 1600 e la lingua del 1000. Ci sarà un motivo? Forse non è … (Viene interrotta da Gio).


GIO:


Come sei preparata, sai distinguere anche questi particolari?


CARLO:       Certo la sintassi, la grammatica i caratteri degli amanuensi sono cambiati


nel corso del tempo,il modo di scrivere, ad esempio la esse si scriveva come una effe

…e poi c'è il discorso tipografico da tenere in considerazione. Lo so perché sono paleografo. Ho anche studiato il sistema tipografico fin dalle sue origini. E … questo volume è strano … strano.

ELENA:        Cosa vuoi dire con “questo volume è strano”?

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CARLO:       Niente, parlavo tanto per dire … quale libro?

GIO:                  La sapete lunga voi due … però!

ELENA:        O lunga o corta è quasi pronto in tavola.

Scena terza

Il giorno dopo, pomeriggio entra Elena con la madre

BEA: Elena, non è possibile che non riusciate a tirare la fine del mese, quanto guadagnate, quattromila, cinquemila euro.

ELENA: Mi è arrivato l'estratto conto. Per me mancano soldi. Fino a qualche tempo fa si risparmiava, ma ora ... quello che non capisco è perché debba dare dei soldi ai suoi. Una volta mi ha detto che suo padre prende duemila euro al mese, per non dire della madre, cos’era … una preside, una direttrice … beh.

BEA: Cosa se ne fanno? Li mangiano in insalata? Io e tu padre viviamo con … ottocento euro al mese ... non sappiamo come spenderli … a una certa età, non si va da nessuna parte, con tuo padre poi, che non vuole uscire neanche se … voglio dire, una volta che hai da mangiare ... li mettiamo via per voi ... certo che se andate avanti così ... per fortuna il papà non sa niente dei soldi che ti do, li prendo dal mio conto... ma... lo capirà e poi … non so cosa pensare. (Arriva il padre di Gio).

CESCO: Permesso, oh, che bella sorpresa la mia cara consuocera. (Le bacia la mano .Rimane curvo per un attimo di troppo). Le ossa, hanno perso elasticità. Tivedo bene!

GIO:                  Hai cambiato gli occhiali? (Era in bagno, ha sentito le ultime parole).

BEA:                Mascalzone!

ELENA:        Signor papà, come sei elegante?

CESCO:        È un abito firmato ... da me ... guarda qui. (Ha i pantaloni macchiati).

BEA:                (Scuote la testa). Sei un pataccone, vieni di là che te li smacchio.

CESCO:        Mi lasci in mutande?

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BEA: Sei il solito burlone ... simpaticone ... (Gli dà un buffetto sulla guancia, vanno in cucina).


GIO:


Vanno d'accordo quei due.


ELENA:


Lo sai che mio papà è un po' rigido, diciamo ... (Entra il padre di Elena).


LEO:


Ciao canaglie ... dove sono le pesti?


GIO:


Sono dalla signora di sopra.


LEO:

penso: no!


Come, vengo per loro e non li trovo? Vado a prenderli. Adesso che ci


ELENA:


Lascia vado io.


LEO:                 Come volete voi. (In quella esce dalla cucina Cesco e Bea: Cesco ha i


pantaloni in mano, si devono asciugare).Ah, me la fai sotto il naso, e tu, scelleratotravet da strapazzo … alla tua età osi metterti con una donna sposata?!


GIO:


Cominciano i combattimenti!


BEA:


Finiscila, cosa sei venuto a fare?


CESCO:


Non vedi che mi ha smacchiato i calzoni? Sospettoso mobiliere.


LEO:                 Mobiliere a me! Bada a come parli, impiegatuccio dei miei stivali …


allora, vengo a trovare i miei nipoti e non li trovo, vedo il mio consuocero in mutande: ditemi voi cosa devo pensare. (Si alterato un po’. Quando si vedono si scaricano addosso un sacco di improperi ma si vogliono bene).


BEA:


Quello che vuoi.


LEO:                 Elena, dammi quel libro in latino che forse ho trovato un cliente ... gli


spelo mille euro. Pensate che l’ho trovato in un sacco di lana in una casa di Varese che ho svuotato … mi hanno detto che era tutta roba di poco valore, comunque gli ho dato quattromila euro per tutta la robaccia … ricchi signori … conti... marchesi... mah! (Parla con Cesco).

ELENA: (Alquanto imbarazzata). Sì, lo cerco … domani … Gio, dov’è, non si trova mai niente in questa casa.

GIO:                  Era qui, i bambini l’avranno spostato … toccano tutto.

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LEO: Sì, va bene domani … (Si siede). Oh, oggi tengo chiuso: al pomeriggio fa troppo caldo, il ventilatore non funziona più, sapete che ha circa 45 anni, consuma più di una lavatrice porca miseria. Eh, non ne fanno più così, pensa che se lo tengo al massimo mi fa volare via anche i libri.

CESCO:        Madonna cos’è il ghibli? Solo uno come te può tenere un affare così...

taccagno... Ho detto a mia moglie di venire ma non ha voluto: ha detto che è stracotta. Non fa niente tutto il giorno … la manderò in palestra, si rinforza …


GIO:


Papà non hai niente da fare?


CESCO:        Se sono qui è perché non ho niente da fare. Se avessi avuto da fare sarei


altrove … a pulire i binari del tram … (Guarda Leo). Vai su a prendere i bambini che giochiamo col trenino.

LEO: Da quella … no. Tutte le volte che salgo scendo ubriaco … lei e i suoi cicchetti …” sciur Leo al voor un bicerin? “ Vai tu. (A Gio).

GIO:                  Andrò dopo. (Teme che il padre scopra gli altarini: è lui a dare soldi al

figlio, esce un attimo ). Ti cerco il libro Leo, vedrai che lo troviamo… sarà nel cestodei giochi …

BEA: Cesco, cosa mi racconti di bello? Se questo qui non fosse uno sfaticato potremmo andare a Milano a vedere il duomo o la pinacoteca di Brera, sono anni che non ci entro : è un periodo che non usciamo di casa neanche se cascasse il mondo … sei diventato vecchio, caro Leone. (Leo la manda al diavolo con un gesto eloquente).

CESCO:        Cosa ti devo dire … che i soldi non bastano mai, con questa crisi è

aumentato tutto, in primis le bollette . Non sanno più dove prenderli. Si attaccheranno a tutto. Ci faranno pagare l’aria a metro cubo … L’altro giorno ho preso due pizze , quelle da portar via: venti euro. E’ troppo! … guardate, vi do ancora un anno … e vedrete che non ci daranno più niente, arriverà il cedolino della pensione con uno zero. (Così dicendo da adito ad Elena di pensare quello che le fa credere Gio). Il denaro ti scivola dalle mani come l’olio … lo sapete anche voi … proprio a voi lo dico, che siete ricchi … Lo sto dicendo a me stesso … Cesco, il denaro scivola …


ELENA:


Bisogna risparmiare di più.


CESCO:

altro.


Non lo dire a me. (Cesco dà un sacco di soldi al figlio). Ma a qualcun


BEA:


Quanto prendete voi statali al mese 700, 800…


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CESCO:


Scherzi, molto di più, dipende dalle qualifiche …


LEO: Pensa che io morirò in negozio, mi seppelliranno in qualche cassa panca e via … adios ... altro che cedolino.


CESCO:


È colpa tua, ti vuoi arricchire oltre misura!


BEA: Arriva lui… abbiamo tante di quelle spese che manco ti sogni, lo sai che passano settimane senza vendere niente?


CESCO:


Per forza, da voi un chiodo costa come un diamante.


ELENA: (Capisce che gli animi si stanno riscaldando). Volete qualcosa da bere? Un tè? (Tutti fanno segno di no).

CESCO: No, a quest’ora bevo solo caffè con cicoria di mia moglie. Me lo fa lungo, lungo... acqua nera ... lo chiamo Nerone …

BEA: Sei messo male … un giorno di questi vengo a prendere la Pina e andiamo al lago a vedere le oche.

CESCO:          Ci sarete solo voi due … intanto che ci sei: lasciala sull’isolino. (Ride


mentre Leo approva).

GIO:                  (Rientra). State ancora a litigare per… (Sospende il discorso).

CESCO:        Sì, per quello … (Nessuno si intromette).

BEA: Leo andiamo, fra un po’ c’è il pullman. Quando devo prendere i bambini da scuola? Ah sì, giovedì … ciao.

LEO: Siamo appena arrivati … fa caldo e mi fai camminare di continuo, Cesco dille qualcosa? Oh, mi raccomando il libro. Non farmela girare, ti do le cose e tu non le guardi nemmeno... dammi almeno un parere qualificato ... è vero Cesco? Ma tu non sai niente di antichità. Sei abituato coi timbri … che ne sai.

CESCO: Ne basta uno in famiglia di sapientone … che si fa aria col giradischi... Elena dagli quella cartaccia sporca sennò diventa matto. Sei fissato con le cartacce imbrattate d’ inchiostro. Fai come i pompieri di Fahrenheit: bruciale.


LEO:


Sei un analfabeta … (reazione di Cesco) … in fatto di antichità …


ELENA:


Papà, lo cercherò. Siamo messi male ma i libri non li mangiamo ancora.


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Scena quarta

Sera, dopo cena


ELENA:


Si divertono i nostri?


GIO:                  Oh! Sono come i bambini, hai sentito che volevano giocare col trenino.


Chissà se arriveremo anche noi a quell’età … spensierata … (Pensa alla sua situazione).

ELENA: C’è qualcosa nel parlare di tuo padre che mi lascia perplessa. Mi è sembrato che ti volesse mandare dei segnali … non so … questa faccenda dei soldi non mi convince mica troppo …

GIO: Fai l’indovina? Non so cosa dire … lo sai com’è un momento è sul pero e un attimo dopo sul fico … Pindaro … a scuola lo chiamavano così.

ELENA: Non dirne più, per favore, piuttosto cerchiamo quel dannato libro, non voglio fare la figura della deficiente che perde la cose di valore … (Pensa). Eppure l’avevo messo sul comodino … vedi se i piccoli dormono. (Suona il campanello).

NANDO: Posso, Elena cosa fai qui? (Ha un sobbalzo. È vestito in modo indecente sembra un barbone).


ELENA:


Come cosa faccio qui, ci abito! (Entra Gio, allibito).


GIO:


Signor Silar, cosa ci fa qui?


NANDO: Ma siete sposati voi? Pensavo che tu abitassi da solo. Perché non me l’hai mai detto che sei sposato?


ELENA:


La cosa non ti riguarda. Vi conoscete? Da quando, se è lecito.


GIO:                  Non lo conosco infatti. (Mente). È un frequentatore del bar qui sotto, lo


vedo lì. Perché è salito fin quassù?

NANDO: Siccome che domani dobbiamo discutere di quel pagamento famoso … pensavo di anticipare ad oggi, per te cosa cambia?

GIO:                  Non c'è niente da anticipare, venga in ufficio domani … sistemiamo la

cosa … chi l’ha mandata qui … a quest'ora? Qualcuno dell’agenzia immagino?

NANDO: Sì, il capo ha detto che eri a casa … ok, ci sentiamo domani … scusa Elena se ti ho importunata … (Silar è un giocatore accanito, cerca soldi a tutti e

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restituisce solo briciole, non è cattivo ma a volte viene arrestato per piccoli furti,è assillante, è venuto a chiedere denaro a Gio, il quale, per ripianare le proprie perdite chiede soldi al padre, Elena è all’oscuro di tutto, non sospetta che sia suo marito ad essere in gravi condizione economiche).

GIO: Deve vendere, non so cosa …( Cerca di mistificare). Come avrà fatto a trovare la casa … non gli ho mai detto di abitare qui … mi avrà seguito … che delinquente. Elena, ma tu sai chi è?

ELENA: Certo, lo conoscono tutti è un delinquente o meglio, un cerca soldi, è indebitato fino al collo … è sempre attaccato alle macchinette, non lo vedi mai al bar? Ma tu dove vivi? Mi chiedo chi l’ha fatto salire … allora è vero che è venuto in ufficio? Aveva ragione Carlo? Te l’ha mandato lui, ci scommetterei.

GIO: Ma no, cosa c’entra Carlo, vive tra le scartoffie, non sa neanche l'indirizzo di casa sua, figurati se conosce uno così. Carlo è un intellettuale, a volte lo cercano perfino negli scantinati della biblioteca e lo trovano appeso agli scaffali: qualche volta ci rimarrà sotto.

ELENA: Sì, ma ricordarti che Carlo anni fa era un giocatore compulsivo e ne è uscito per miracolo.


GIO:


Ma è uscito … lui. (Elena lo guarda male). Dico lui è uscito, Silar no …


CARLO: Permesso … amici cari, sono di passaggio devo... devo... (Non sa cosa dire visto che c'è Elena).


ELENA:


Piantala, scartoffiaro. Vieni un po’ qua!


CARLO:

palazzo?


Ho visto Silar che suonava a tutti i campanelli, è conosciuto in questo


GIO:


Non credo. (Fa il gesto dei soldi, Carlo intuisce).


ELENA: È stato qui e la cosa non mi piace, facciamo di tutto per tenere lontano i bambini da certa gente e poi ti li trovi in casa. Vedo che lo conosci bene, l’hai mandato tu?


CARLO:


Io? Ti pare?


ELENA:


Quei portinai fanno salire tutti! Sentite io vado a dormire, ciao. (Esce).


CARLO: Che cazzo fai, sei diventato matto … cerca di fare qualcosa, ti mando al centro … (lo strattona).Domani chiamo.

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GIO:


Dimmi del libro, dai … è vero quello che mi hai raccontato?


CARLO:       È vero, tuo suocero non si rende conto del valore che ha! È un libro …


un incunabolo del 1465 non del 1600, è uno dei primi stampati in Germania da un tipografo contemporaneo di Gutenberg: tale Shooffer… cazzo, non ha prezzo … addirittura forse nella stessa bottega … sai che Gutenberg cadde in rovina e morì proprio nell’anno di questa pubblicazione … già tempo prima gli portarono via tutto

... non riuscì a stampare più niente ... pare che questo personaggio, si dice, abbia rilevato il laboratorio ... qui si parla di un milione di euro almeno. Vendilo alla biblioteca ambrosiana. Guarda, prima ti sbarazzi meglio è ... se qualcuno lo viene a sapere per caso, ti sfasciano la casa per rubarlo ... se cerchi di sperperare il denaro lo dico ad Elena … non cercare di venderlo a qualche deficiente per strada, capito … la copertina è in realtà una sovra coperta, vedi, sotto c’è quella autentica, l’hanno messa per celarne l’antichità … non gettare i soldi perché ... ci sono dei disegni interessanti

…insomma è un capolavoro … (Il discorso di Carlo è precipitoso, ha tante cose da dire ma teme che Elena entri all’improvviso).

GIO: (È completamente inebetito, intravede la possibilità di fare soldi). Mio suocero lo vuole indietro … ho fatto credere che l’hanno perso i bambini ...

CARLO: Tu sei un pazzo furioso. Posso tentare io presso qualche collezionista estero … tanto per avere un riscontro … accenno che c’è un libro con queste caratteristiche … e vediamo …


GIO:


Va bene, ma fai in fretta, sono con l’acqua alla gola …


ELENA:


In fretta a fare cosa? (Entra in pigiama, è un po’ assonnata).


GIO:


A fare che? Carlo se ne sta andando.


CARLO:         (Capisce l’antifona) Sì, vado sono tutto impolverato, sai tra gli scaffali.

Sei bella anche in pigiama! (Si avvicina a Gio e gli sussurra ). Sei un coglione.

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Scena quinta

Il giorno dopo, mattino

GIO: (Suona il telefono, entra in scena).” Pronto … papà, cosa gridi … la mamma ha scoperto tutto … ma non le dicevi dell’ospedale … le cure … come non ci crede più … papà, stai attento … ho bisogno di tempo “…


ELENA:


Chi è?


GIO:

detto.


Mio papà , per l’ospedale … le donazioni in Africa …. Sai, te l’avevo


ELENA:        Non hanno soldi e fanno le donazioni … e tu gliene dai ... sei scemo …


(Si sta asciugando i capelli, rientra in bagno). Finiscila di fare cazzate.

GIO: (Si mette le mani nei capelli, non sa più cosa fare, è sull’orlo della disperazione, è sul punto di ricorrere allo strozzino). Certo, se vendessi quel libretto,sarei a posto per tutta la vita … io e i miei … devo trovare il sistema … ci vorrebbero conoscenze altolocate … milionari con interesse specifico … c’è chi compra vasi antichi e chi compra libri antichi … in fin dei conti è come avere un oggetto del quinto secolo … il paragone regge …(cerca di convincersi) e se è un falso? Andiamo tutti in galera … almeno è finita. (Si aggira in preda all’agitazione).

ELENA: (Esce vestita di tutto punto). Andiamo che è ora ... sembri un cadavere … stai bene?

GIO: Sì, è solo l’idea di andare a vendere catapecchie che mi fa star male. Elena, sei sicura che quel libro è autentico? Metti che tuo papà abbia mentito, che l’abbia preso di contrabbando.

ELENA:        Mio papà non ha nessun motivo di mentire, perché dovrebbe farlo con

noi, non siamo compratori! … se dice di averlo ritirato da una villa … quale contrabbando sei matto. Finire in galera per niente . Magari rincara un po’ gli oggetti,ma … Poi è un esperto … più di quello che si crede.

GIO:                  Vado avanti: ho fretta, sono in ritardo, se viene quel cretino di …

Silandiner … (Sta andando a giocare alle poker machine).

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ELENA: A stasera.(Sta riordinando la borsa). Che fretta ha? È la prima volta che corre per andare in ufficio … vuoi vedere che ha un’amante? Ci manca solo questa. Lo pedino … ma no … non è il tipo da amante … so quello che dico … (Al pubblico).

Verso mezzogiorno

GIO: (Entra con Nando Silar). Porca miseria hai capito che di soldi non ne ho, quante volte te lo devo dire, cazzo … mi servono per giocare … non ne ho mai abbastanza … me li faccio prestare da tutti … e tu vieni da me … vai al diavolo, Silar

…se mia moglie lo dovesse scoprire io sono finito … e sta certo che ti trascino nell’abisso! Se siamo in questo condizioni è solo colpa tua: maledetto!

ELENA:        (Entra in quella con la spesa, è sovraccarica). Ancora tu … vattene

altrimenti chiamo i carabinieri … e poi perché gridate? Gio, metti l’acqua sul fuoco e tu fila … (Silar esce con le pive nel sacco). Comincio a sospettare che te la intendi con quel deficiente lì … guarda che ti faccio mangiare l’erba del prato .. .

GIO: Io non me la intendo con nessuno. Mi segue come un’ombra, era sulle scale che mi aspettava, cosa devo fare buttarlo di sotto?

ELENA: Non sarebbe una brutta idea. O ti liberi o chiedo il divorzio … capito … sperperatore … (Si ritirano in cucina).Ci manca solo che dai soldi a quello, ti faccio fuori con le mie mani cazzo.

CESCO: Permesso, si può, piccoli, vi prendo eh! Ma non c’è nessuno. Ehi, voi due, venite fuori invece di spupazzarvi tutto il giorno … (compare Elena).


ELENA:


Papà, stai a pranzo? Sto preparato gli spaghetti … dai …


CESCO:


Dov’è tuo marito?


ELENA:         È di là, Gio, c’è tuo padre, vieni … guarda che tuo figlio ha qualcosa che


non va … è un periodo che è sempre nel pallone … e frequenta tipi loschi … uno lo cacciato via adesso ... Nando Silar, lo conosci per caso? … (Va in cucina).

CESCO: Mi sembra, non è quello che è stato arrestato l’anno scorso per la rapina al super … (tra sé). Siamo alle strette, cosa devo fare con quello … (Sembra disperato). E’ arrivato il momento di agire. Bisogna prendere une decisione drastica:tagliare i fondi … e si …

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GIO:


Papà, cosa fai qui?


CESCO: Sono venuto a prendere un a boccata d’aria, perché: dove sono i bambini? Sei diventato scemo … Nando Silar, ma non ti vergogni ...

GIO: È lui che mi cerca, ha bisogno di soldi, si mette sulle scale … dammi 300 euro, sono a secco … (Lo prende per un braccio e lo strattona).


CESCO:


No! Da me non avrai più nulla! (Grida forte, Elena esce di colpo).


ELENA:        Beh! È pronto! Adesso che ci penso, tu non dovevi lavorare fino a tardi


oggi, cosa … hai detto che andavi a Milano per gli appartamenti di via … sei un bugiardo … non ti capisco più un cazzo ... Cesco, dagli una strigliata prima che ci pensi io …

GIO: Hanno spostato l’incontro … non è colpa mia …(Cesco gli dà uno spintone). Mi usano come un pupazzo!Vai su vai giù, stai in ufficio … sono stufo.

LEO: (Entra, inatteso, è abbastanza festoso, ignora i problemi del genero). Ah, bene sono arrivato al momento giusto! Si mangia, cosa c’è di buono … Monsu travet ci sei anche tu? Che facce serie, è morto il gatto Silvestro? Le pesti, dove sono: bambini c’è il nonno Leone con un bel regalone. (Saltella festoso, ha un pacco sotto il braccio).

ELENA:        Sono a scuola … perché non vai a prenderli, per favore …

LEO: Manda il direttore qui … è più veloce di me … ha la macchina, il signore. (Lo prende in giro). Bene bene, sono contento, stamattina ho venduto un oggetto che avevo da 40 anni ... era ora: è diventato vecchio a casa mia ... modernariato ... ma va ... diecimila euro li abbiamo incassati.

CESCO: Vedi, basta una schifezza e sei già ripagato ... ti lamenti sempre ... strapazzatore di mobili!


ELENA:


Allora, la finite di litigare.


LEO:                 Chi litiga, noi siamo buoni amici ... il nostro è un odio professionale ...

ma ci vogliamo un bene dell’anima. Non è vero Cecco.

CESCO:        Mi vuoi tanto bene che sbagli anche il nome. Mi hai sempre odiato


perché io sono un impiegato modello, ho anche un riconoscimento ufficiale dello stato. Sono decorato … io …


LEO:


E io ho vinto il mobiletto d’oro … Io.


Tié …


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GIO: Andiamo a mangiare ... che è meglio! Leo, dopo facciamo una partitella? Piccole puntate, s'intende.


LEO:


Inutile, vinci sempre tu!


CESCO:

cucina).


Niente partite ... è un ordine! (Leo lo manda al Diavolo,Si ritirano in


Scena sesta

Verso sera

ELENA: “Che giornataccia, Luisa. (Entra in scena,Sta telefonando).Hai visto,non mi funziona più, andrò in banca … questa te la voglio proprio dire. Salendo ho intravisto quel tale che ti dicevo l'altro giorno ... quel Nando ... era tutto pestato ... le ha prese di sicuro ... è un pazzo … ti lascio sta arrivando Gio ... ciao ... sì, sì.”


GIO:


(È pieno di lividi). Ciao Elena, sono stanco morto. (Si sdraia sul divano).


ELENA: A che ora sei uscito? E soprattutto dove sei andato. Che cazzo hai fatto, sei finito sotto un camion? (Si accorge ora dello stato di Gio).

GIO:                  Mi sono caduti addosso dei mattoni in un cantiere. È un miracolo se sono


vivo. (Elena va in bagno a prendere dei cerotti ecc.). Stavolta capisce tutto, ma no come fa a mettere in dubbio ... capita un incidente ... (entra Carlo).

CARLO: Sei contento adesso? Se non intervengo finisci all'ospedale, scemo ... te e quel demente ... dove sei finito … in che baratro …

ELENA: Carlo, non ti ho sentito arrivare: hai visto come si è ridotto, dice che gli sono caduti dei mattoni ... ma è mai possibile ... dimmi tu ... (Ci pensa un po'). Il fatto curioso è che ho visto Nando tutto pesto anche lui ... non è che c'è una qualche relazione?

CARLO:       Quale relazione ci deve essere? Sarà un caso.

GIO:                   Sto bene, lasciatemi andare in bagno a rinfrescarmi. (Suonano alla

porta, è Leo).

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LEO: Ci sono i carabinieri sotto, cos'è successo, hanno svaligiato qualcuno? Che palazzo è diventato ... di barboni ... per fortuna non ci sono extra ... non potete accusarli ... stavolta.


ELENA:


Papà, non ci complicare le cose. Torna a casa dalla mamma, dai ...


LEO:


Mi cacci via, sono venuto per una partitina a poker col genero?


CARLO.


Mi creda non è il momento. (Rientra Gio, si vede che le ha prese).


LEO:                 Prima o poi mi dovrete spiegare, cazzo ... adesso vado ma ... guarda


come sei conciato ti sono caduti addosso dei mattoni per caso? Il libro, l'ho già venduto sulla parola, tiratelo fuori ... vado … ma guarda questo …

GIO: Già! Mattoni! (Carlo gli da una pacca). Bene, cosa c'è da mangiare? Ho un certo appetito. (Elena esce, Gio si avvicina a Carlo). Oggi ho vinto 500 euro, è per quello che ci siamo azzuffati, li voleva lui. Gli ho dato un cartone ...

CARLO: Si vede! Il libro ce l'ho qui, dove lo metto? Nascondilo almeno. Te lo metto qui nel cassetto, ricordati ... comunque l'ho tradotto in parte ... è come dicevo io: é un trattato sulla medicina antica, dell’anno mille . Praticamente l'hanno stampato pari pari da un testo più antico, forse era su una pergamena ... senza tradurlo, è un capolavoro, un capolavoro ... impediscigli di venderlo, ho un possibile cliente milionario ... non glielo dare per adesso. Vado. Ciao Elena. (Non risponde, esce).

ELENA:        Dov'è il bibliotecario, se avessimo ancora il libro glielo farei vedere a

lui: è uno che sa valutare.

GIO:                  Oh! non ci capisce niente quello lì. Adesso lo cerco ... però teniamocelo

noi ... tanto tuo padre cosa se ne fa ... diamoglielo tra un po'... ne ha talmente tanti che ... gliene da un altro a quel cliente, tanto cosa cambia ...mi fa male dappertutto.

ELENA: Possiamo tentare di venderlo noi ... e ci compriamo una bella vacanza ai Caraibi ...2000 euro possiamo prenderli, imbrogliamo un po' ...la gente non sa un cazzo di libri antichi, loro guardano la copertina e basta ... figurati se capiscono cosa c'è scritto ... dai, andiamo a letto muratore da strapazzo. Tanto, conciato come sei non combini niente neanche stanotte ...

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Scena settima

Il mattino dopo

ELENA: Che dormita … sai che cosa ho sognato? Che veniva Nando Silar a rubarci il libro perché avevamo debiti con lui … e ti ha pestato come si deve.

GIO:                  Sono dei bei sogni, niente da dire … sembrano  realtà. Senti oggi ho da

fare un sacco di giri per la provincia … tornerò tardi, non mi aspettare .. .Vado. (La bacia teneramente e se ne va).

ELENA:        Oggi comincio alla terza ora, chissà se arriva quella … (Suona il

campanello. è Luisa). Ciao, ti stavo aspettando, vieni ho ancora un po’ di caffè.

(Luisa , con un gesto fa capire che ha già bevuto il caffè).

LUISA: Tuo marito è corso come un matto fuori dal portone … l’ho visto salire sulla macchina di Carlo con altre persone, non mi ha nemmeno salutata … che fretta, avessi io un marito con così tanta voglia di correre … invece se ne sta a casa fino alle nove … mah!

ELENA: Sei sicura che era lui, doveva andare in giro per la provincia? Aveva un pacco di disegni … Senti, andiamo in quel negozio che hai detto l’altro giorno dove hai visto quel tailleur a poco prezzo … sperando che la carta di credito funzioni.

LUISA:          Andiamo, tre ore passano in fretta .E’ abbastanza lontano.  (Escono).

(Poco dopo).

GIO: (Rientra con Carlo e Nando). Se Elena se ne accorge noi siamo morti, va bene. (Si mettono a giocare a carte, improvvisamente suona il campanello è Leo con Cesco, buttano tutto sotto il divano) Questa è l’ultima volta che veniamo qui, chiaro!. Chi è … avanti.

LEO: Ti ho visto che salivi e siamo venuti su! Pensavo che dovevi uscire e invece sei qui. Se ti disturbiamo … andiamo al bar a fare una partitina a scopa coi vecchietti … semi deficienti … (Indica Cesco ai presenti). Ma lei non è quello che hanno pestato qui sotto ieri? Cosa devo pensare, che siete in combutta o cosa?

NANDO:   Come lo sa?

LEO:                 C’è un trafiletto sul giornale, vuol vedere? In via Carlo Martello … ecc

..(glielo mostra).Non ci sono i nomi ma…

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CESCO: Io la conosco, lei è stato in galera per quel furto al super … (Nando si precipita fuori a tutta birra). È lui allora, dimmi, cosa ci fa un tipo come quello incasa tua?

CARLO:       Niente, è salito con me, volevamo fare una … abbiamo  difficoltà ad

allontanarlo: avevamo un po’ di tempo … (cerca di essere sommario).

LEO: Se permette non ci credo! Cesco, andiamo non è aria, qui si soffoca. Visto che sei a casa, vai tu a prendere i bambini ... chiaro … e tra fuori il libro in latino. (Mentre escono, a parte). Che cosa succede qui ... Cesco, mi vuoi spiegare …


CESCO:


Stai zitto per adesso … ti dirò …


CARLO:


Signor Leone, così per curiosità professionale, ne ha tanti di quei libretti


…  mi interesserebbe visionarli …


LEO:


Perché no, dopotutto lei è un grande esperto in materia … o mi sbaglio


…venga in negozio quando ha tempo … gliene faccio vedere un paio che … Cesco, andiamo. (Escono sotto braccio).

GIO: Sei un grande … qui bisogna fare sparire le prove, se torna Elena non deve sapere che eravamo a casa ... troverò una scusa … andiamo, mi aspetta la slot

machine!

CARLO:       Smettila … prendo appuntamento col centro ... è ora di finirla … e lascia

quella radio dov’è. (Gio ha preso la vecchia radio per venderla, la abbandona sul tavolo, escono, più tardi).

ELENA:          Entra Luisa, cosa ci fa la radio sul tavolo, sono venuti i ladri, oh

Madonna … (Sono tornate a casa per lasciare le compere,Luisa cerca di calmarla).


LUISA:


Sembra tutto in ordine … guarda di là … vado io … è tutto in ordine …


Elena, l’avrai lasciata lì …

ELENA:        Ma no, siamo usciti insieme stamattina e non c’era … (Chiama il marito


al telefonino)”. Gio, sei tornato indietro stamattina?C’è la radio vecchiasul tavolo?Ah, l’hai messa tu ... e quando … ah … sei sicuro? Ciao”. È stato lui … ma cosa sono? (Vede le carte sotto il divano).Carte da gioco … quei bambini me ne combinano di tutti i colori … guarda Luisa un pacco di gratta e vinci, di chi … sono già grattati … o mamma mia, di chi potranno essere? Me lo spiegherà dopo. Andiamo a soffrire per un paio d’ore va. (Ripensa alla telefonata). Sai una cosa … quando ho chiamato Gio si sentiva un baccano sotto che … sembrava in un bar … sai quelli dove si gioca con le macchinette … quei rumori, è stata una strana sensazione … mi piacerebbe sapere dove va a fare affari!

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Scena ottava

Nel pomeriggio verso le cinque

ELENA: Chissà a che ora arriva .. . l’affarista … correggo i compiti dei miei grandiosi illetterati … (Suonano alla porta) avanti. Siete voi, papà, mamma, cos’è festa, Cesco … incredibile …

LEO:                 Eravamo in giro a zonzo, almeno loro, io non zonzo mai a quest’ora.

Bene, ho venduto un canterano dell’ottocento per1800 euro … dove sono le pesti … uh uh , non ci sono mai. A dire il vero sono passato anche stamattina . (Cesco gli dà uno strattone, Leo se ne risente. Leo è piuttosto ingenuo). Che c’è consuocero, misgomiti , non siamo sul pullman … ho capito, vuoi bere ... il cicchetto …


CESCO:


Tu scherzi sempre … zitto.


ELENA:


Come stamattina? Non c'era nessuno!


CESCO:

niente...


Siamo passati, ma siamo tornati indietro. È questo qui che non capisce


BEA:                Si può sapere che cosa dite? Chi mente di voi due? Ah, ho capito, andate


a donne di nascosto ... e già, i giovani centenni lo fanno spesso ... con le bulgare  no?


ELENA:


Mamma, lasciali parlare, stamattina chi c'era qui?


LEO: Non lo so! Non sono entrato, ho bussato, abbiamo bussato … e ce ne siamo andati ... tutto qui ...

ELENA:        Vi dico così perché qualcuno a casa c'è stato: ho trovato la radio sul


tavolo e quando siamo usciti non c'era! Ma, se è uscito prima di me, come ha fatto a ... (Intuisce che qualcosa non torna). Non ci capisco più niente … siete sicuri che non c’era nessuno? Mi ha detto che l’aveva messa lì prima di uscire … ma, sapete che non ricordo esattamente i fatti di stamattina?

BEA: Elena, non ti affannare per cose da nulla, quando torna vediamo … andiamo di là … lo sai che ho ritirato una collezione di monete d’oro di Napoleone terzo, mica da ridere … un pacco così. (A parte). Da ancora soldi a quello lì …

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ELENA: Credo proprio di sì … si comporta in modo strano in questi ultimi tempi. Ho paura che stia combinando qualcosa di poco chiaro … sai, con le vendite è in contatto con persone non troppo limpide … che ne so. (Vanno in cucina).

LEO:                 Tira fuori le carte che facciamo una scopetta intanto che arriva il genero.

(Cesco le cerca al solito posto ma non le trova).


CESCO:


Dove sono, Elena dove sono le carte da scopa? Tu non sai niente di Gio?


LEO:                 Che cosa devo sapere? … Per via di quel ladrone che c’era qui


stamattina. Ti faccio notare che anche quell’altro bibliotecario non è poi quel santo d’uomo! Anni fa era in cura presso il centro di disintossicazione dal gioco.(Farfuglia per non farsi sentire, tant’è che Cesco glielo fa ridire).


CESCO:

donne).


Cosa gridi! Non lo sapevo … non so come dirtelo … (Rientrano le


BEA:


Allora sfaticati, cosa vogliamo fare? Andiamo o stiamo.


ELENA:


Rimanete a cena: mamma andiamo a fare la spesa qui sotto.


CESCO:


Scendo anch’io, prendo le sigarette. Quando arriva tuo marito?


ELENA: Sarà qui a momenti credo, non so nemmeno dov’è: dice una cosa e ne fa un’altra … (Guarda nel portafogli, va in camera, crede di aver dimenticato i soldi sul comodino). Chi mi ha preso i soldi? Stamattina c’erano, ne sono sicura, cazzo. Ètornato a casa, ora ne sono certa.

LEO: (Sta per parlare ma si ricorda di quello che gli ha detto Cesco e farfuglia) Si stamat … no, non, machi? Loro … ma … Cesco scendo con te!

BEA: Che ti stai rimbambendo lo so già, ma così di colpo … mi sorprendi, hai l’Halzaimer precoce? Cesco, vuoi dire che è la polvere dei mobili a ridurlo così?

CESCO: Niente di meglio: i mobili antichi infiammano il cervello … lo sanno tutti. E’ statisticamente provato: i mobili antichi rilasciano tossine molto dannose e gli antiquari muoiono come mosche.

LEO:                 Dinne un’altra che ti … (A parte) mi vuoi spiegare per favore:

scendiamo … dai … noi andiamo giù un momento, a dopo. (Escono).

BEA:                Te li ha portati via lui … (Si riferisce al marito). Il bello è che questo qui

fa finta di niente … mi fa una rabbia .. . si comporta come se niente fosse … cazzo, mi fa dire anche le parolacce … Bisogna affrontare la questione al più presto …

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provo a chiamare la Pina … mi dirà qualcosa? Quanto hai bisogno per la spesa? Toh, 200 euro vanno bene.

ELENA: Mi vergogno come un cane, (piange) essere ridotta così dopo tutti questi anni di matrimonio … non ci sarà qualcos’ altro mamma? Andiamo prima che chiudano. Ho notato che mi mancano quelle tovaglie antiche che mi hai regalato quando mi sono sposata, non le trovo più … le tenevo come l’oro … (piange).

(Poco dopo rientrano tutti, Gio con Carlo, Elena e la madre, Cesco e Leo un po’ dopo).

GIO: Non c’è ancora nessuno, strano … Carlo fermati a cena, Elena sarà contenta … abbiamo deciso ti tenerci il libro per un po’ di tempo … in attesa degli eventi … mio suocero ha poca memoria, fra un po’ non si ricorda più … (Entrano Elena e la madre).

BEA: Eccoli gli intellettuali! Hai lavorato tanto oggi? E lei Carlo, ha scartabellato abbastanza libri? Se trova qualcosa di interessante da leggere, me lo dica

…soprattutto riguardo la numismatica!

ELENA: Si può sapere dov’eri stamattina quando ti ho chiamato … al bar … con quel deficiente? Luisa mi ha detto che siete andati via insieme, è vero?

CARLO: Sì, è vero siamo andati un attimo in biblioteca da me per un libro di antiche mappe catastali … le voleva vedere … e dopo .. (Arrivano Leo e Cesco chiacchierano ad alta voce) .

LEO: Eccoli. (Passa da uno stato di apparente euforia ad uno di rabbia, è parzialmente al corrente). Hai trovato il libro? Cerchiamo di non fare scherzi!


CARLO:


(Tra sé). Per fortuna che soffre di memoria … io andrei …


GIO:                  Resta, ti prego. (Ha bisogno di in sostegno). Facciamo due chiacchiere in


famiglia! (Vede la radio in un angolo). Cosa ci fa la radio lì?

ELENA: L’hai messa tu stamattina … (É stata una giornata pesante ha perso quasi 500 euro, non ricorda affatto quello che ha fatto il mattino). E poi guardatecosa ho trovato. Di chi sono?


GIO:

carta.


Me li faccio dare dalla barista per i bambini, li usano per fare castelli di


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ELENA: Non farne più, per favore, castelli di carta, con tutto quello che hanno a disposizione!

LEO: (Sbotta di colpo). Stamattina siamo stati qui per caso e li abbiamo trovati che stavano … (Non sa , in effetti non stavano giocando, avevano buttato le carte).

CESCO: Non so cosa stavate facendo ma la faccenda non è chiara: tu dovevi essere al lavoro e stavi qui, come mai? C’era anche quel malfattore di, come si chiama Silver, Sillas …

ELENA: Allora è vero che eri a casa? Bugiardo. Mi hai preso tu i soldi sul comodino? (Gli animi si scaldano, Elena comincia a capire qualcosa ma è sviata dai presenti che tentano di risolvere la questione a loro modo). Me ne vado a letto.Carlo da te non me l’aspettavo lo stai trascinando nel baratro del gioco d’azzardo … per fortuna ne eri uscito …

CARLO: Ma quale gioco, siamo tornati indietro perché stava male, in biblioteca ha avuto un mancamento … e abbiamo incontrato questi due che ci hanno visti salire.


LEO:


E Silar, come lo spieghi?


GIO:                  Silar cerca soldi a tutti e va in giro in cerca di fortuna, spera di vincere


qualcosa. Come ci vede ci rincorre con l’intendimento di scroccarci denaro. Lo fa con tutti, anche con degli sconosciuti, figurati … è messo male. (Carlo si mette le mani nei capelli, Elena se ne accorge).

ELENA: Che c’è Carlo, non stai bene? Tu non lo devi vedere … ormai sa dove abiti ... ha fregato lui i soldi dal comodino?


LEO:

corsa.


Quando siamo arrivati non stavano giocando … e Silar se n’è andato di


CESCO:


L’abbiamo scoperto.


BEA: Ci sono cose che devo capire: Cesco, che bisogno hai di soldi? (Cesco capisce di essere stato scoperto).


CESCO:

tutto a Leo).


Quali soldi? Ah sì, per l’Africa. (Cerca di tergiversare, non ha detto


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GIO:                  Mi state accusando di cosa, di sperperare il denaro: uno si può anche

ammalare … (Fa intendere di soffrire di un male incurabile, Cesco ha un sussulto di rabbia e pure Bea). A volte devo tornare indietro perché mi fa male lo stomaco.

LEO: Va bene, datemi il libro … il ricavato te lo do per curarti … cosa hai di preciso … varrà un bel po’.

CARLO:       Un milione. (É ingenuo).

LEO, CESCO E BEA: Un milione di cosa!

CARLO:       Dico … è un milione di volte che glielo dico di curarsi.

GIO:                  É vero. (Crolla sulla sedia).

Scena nona

Elena sta preparando i suoi libri, deve uscire, Gio sta facendo colazione, sul divano ci sono rotoli di disegni.

GIO:                  Oggi sono a Campione. (Si tradisce mettendo una pulce nell’orecchio

alla moglie).

ELENA:        A fare? … Camilla ha detto di averti visto al casinò un po’ di tempo fa.

GIO:                  É vero. Stiamo vendendo l’immobile accanto … sono entrato per vedere

…curiosità … (Non è vero, era Domenica quel giorno). Certe cose mi incuriosiscono.

ELENA: Non stare in giro tutto il giorno! Ciao, vado. (Gio prende il libro da sotto il divano, Elena rientra ball’improvviso).


GIO:


Eccolo, era sotto qui, l’abbiamo cercato per mare e per terra.


ELENA:        Sono scema, ho lasciato le chiavi della macchina .(Non si accorge di


quanto va dicendo Gio, il quale nasconde subito il volume). Cerca il tomo e poiprendi appuntamento dal medico, non lasciare che le cose peggiorino, non sei un ragazzino. (Gio le ha fatto credere di avere un forma di epatite non molto grave). Col fegato non si scherza!

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GIO:                  Adesso lo chiamo. (Invece chiama Carlo)”. Carlo, passa qui … a sì … la

Madonna … (Non sta più nella pelle). L’hai trovato il fesso, a Leo gli posso dare un'altra schifezza”… (Nel frattempo Gio si è messo a leggere ,campanello).

CARLO:       Allora, intanto ho fissato un appuntamento col centro e fai il piacere di

venirmi dietro … poi ho trovato un compratore … lo vuole vedere: dammelo, ah eccolo …

GIO:                  A mio suocero dagli qualcosa dei tuoi , della biblio … un po’ vecchio.

CARLO: Ma sei scemo? … É un antiquario serio, conosce anche il nome dello … non hai idea che tipo di cultura abbia tuo suocero! Non l’avrà esaminato bene, ma se ne accorgerà …

GIO:                  Allora a quanto … cosa prendiamo …

CARLO:       Non so, facciamoglielo vedere … lo facciamo venire qui, dimmi quando

…viene da Lugano, è un intermediario, vorrà la percentuale, bisogna stare un po’ più alti … partiamo da 1200000 e vediamo. (Tra sé).Anche se c’è qualcosa che non mi convince!

GIO: Se l’affare va in porto devi mettere i soldi su di un conto che conosci solo tu … non voglio finire in manicomio … mi fido. Carlo, aiutami ti prego, se mio padre parla finisco sui manifesti delle comiche! Mi cacceranno dall’ufficio …

CARLO: Ma Elena non si rende conto che mancano dei soldi? Glieli rubi dal cassetto, cazzo.


GIO:

per mille.


Glieli ho rimessi, ma sono falsi, me li ha dati un tale al bar, cento euro


CARLO:       Sei scemo! E se l’arrestano? Va bene una, passa, ma un pacco … non ti


seguo più, anch’io sono stato in crisi, ma non così. Guarda che se vai al posto giusto ne esci alla grande. (Arrivano i genitori).

LEO: Permesso: eccoli. Carlo, proprio te cercavo … ti posso dare del tu? (Carlo fa cenno di sì). Guarda cosa ti ho portato,dagli un’occhiata … antico … eh,boia cane … Cesco, sei serio. È tutta la mattina che non dice una parola.

CESCO: Leo, questo qui è un giocatore compulsivo … non sa come uscirne, hai capito adesso … non sapevo come dirlo … lo sai che ci sta spennando … ho dovuto dirlo a sua madre. Sette - ottocento euro al mese, e anche tua moglie presta denaro ad Elena, di nascosto, senza sapere il perché. Ci manda in bancarotta tutti …

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LEO: Ma l’altra volta mi hai detto che era una cosa da niente … che si tirava fuori … non ti permetto di rovinare mia figlia e i bambini … sciagurato … siete tutti dei drogati … come hai fatto a precipitare così in basso?


CARLO:


Bisogna incominciare la cura giù al centro. Subito! (Gio è sconvolto).


GIO:                  Credetemi, ho tentato ma è più forte di me … passo ore alle macchinette


…è stato quel Silar, è colpa sua … non ce la faccio più … aiutatemi … quando gioco non capisco più niente, è come se fossi inebetito …

CARLO: Prendi quei soldi e buttali … ha messo sul comodino un pacco dibanconote false. (Cesco si precipita in camera, ne esce con due pacchi).

CESCO :      Quale dei due? (Gio fa segno che sono falsi tutti e due).

LEO: Madonna dov’è arrivato! Vendiamo quel libro almeno paghiamo le spese, costerà. Dev’essere curato bene … sicuramente devi soldi a qualcuno.

GIO:                  Dieci mila euro ad un tale, ma non è uno strozzino … è uno che conosco.

LEO: (Estrae il libretto degli assegni). Allora quanto. (Gio indica il 2).Siamo già a venti, bene. Speriamo che tu abbia il buonsenso di non mentirci almeno.

CARLO: Se mi date carta bianca posso portare a termine una trattativa: professor Martinelli ... il libro è qui ... io ... Gio mi ha chiesto di valutarlo .

LEO: Volevo ben dire ... per lo meno è in buone mani ... mi dica, secondo lei cosa possiamo prendere?


CARLO:


Uno


LEO:

allora.


Mille, (Carlo scuote il capo), dieci mila (idem) cento mila, dica lei


CARLO:


Un milione. (Leo ha uno sbandamento, Cesco salta sulla sedia).


LEO:


Ma, di chi è?


CARLO: Gutenberg, 1465 pubblicato dopo la morte dell'artigiano. (Ennesimo sbandamento di Leo) E’ un trattato di medicina credo dellascuola salernitana o giù dili. Le devo dire che ho un contatto con un tale di Lugano che tratta libri antichi per conto di biblioteche estere ... se mi dà carta bianca vedo di concludere l'affare.

LEO:                 Bisogna proteggerlo fino ad allora. (Entrano Elena e la madre).

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BEA: Mi sembrate usciti dalla guerra ... che facce! Sei ridotto come i tuoi mobili polverosi.


ELENA:


Papà, quando fai così è successo qualcosa di raro.


CESCO:


Vero, il libro. (Lo brandisce come una spada).


ELENA:


L'hai trovato, dov'era, nel cassetto.


LEO:


Siamo ricchi, abbiamo per le mani la nostra fortuna ... in tutti i sensi ...


ELENA:


Spiegati. (Carlo fa segno un milione ma Bea crede mille).


BEA:                Eccolo, l'hai voluto a tutti i costi e non vale niente ... mille, andiamo di là


che la borsa pesa. Oggi tortellini di magro e non brontolare.

CARLO:       Deve venire domani, vogliono concludere in fretta, non capisco.

Naturalmente io sono stato sul vago: Leo dove l'ha trovato?

LEO: In un sacco di lana a Varese, l'estate scorsa, penso che i proprietari siano discendenti degli Este. Era una villa molto grande. Hanno demolito tutto, non c'è più niente. La maggior parte della roba è in magazzino, non la venderò mai: è roba da bruciare. Probabilmente i signori ignoravano l'esistenza di questo volume. È rimasto seicento anni nella lana? Non è possibile, la lana non dura seicento anni senza decomporsi ... è stato messo di recente, l'hanno nascosto ... ma chi? Chi l’ha nascosto?

CARLO : É vero, come dicevo … la copertina esterna è stata messa per nasconderne l'antichità. Gio, non ne sa niente nessuno, vero?


GIO:


L'ho detto a Silar.


LEO:


Lo porto in cassetta di sicurezza, subito. (Esce di corsa).


CARLO:

ti aspettano.


Sei un cretino, faccio di tutto per proteggerti e tu lo ... domani al centro,


ELENA:


Quale centro?


GIO:


Il centro commerciale. (Cesco si alza, sdegnato e si infila nel bagno).


ELENA:


Si va con l'appuntamento? Dai, è pronto: papà, Leo ..


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Scena decima

Buio, durante la notte

Qualcuno sta forzando la serratura, entra un losco figuro mascherato con la torcia, fruga qua e là, ad un certo punto si toglie la maschera, non si sa chi sia.

UOMO:         Dove sarà .Quel cretino mi sta mettendo nei guai per niente. (Fruga

ancora poi decide di andarsene a mani vuote perché si sentono rumori dalla camera:

èGio che si alza. La scena è piuttosto comica vista l’incapacità dell’individuo, fa cadere oggetti ecc …).

GIO: Boh! non c'è nessuno. La porta è intatta! Anche di notte vedo soldi che svolazzano per casa, sento rumori, cosa mi succede?

Il mattino dopo

GIO:                  Oggi viene quel tale. (Si sfrega la mani) un milione, ne ho da giocare ...

non me li daranno mai ... tra un po’ ho l'incontro con quei dottori ... chi se ne frega l'assegno ce l'ho, pago quel cretino e ricomincio. Elena devi uscire?

ELENA: Direi, la pensione è lontana, noi lavoreremo fino a morte sopraggiunta. Geometra dei miei stivali cerca di vendere qualche villino ... come va il fegato ... hai preso le pastiglie.


GIO:


Oh! (Entra Luisa).


LUISA:          Permesso. Ciao, Gio. Ma, toglimi una curiosità, sono anni che te lo

volevo chiedere: il tuo nome per intero qual è?

GIO:                  Gio, sarebbe Gioacchino ... non dirlo in giro ... mio padre è un rossiniano


accanito, figurati ... non mi sputtanare ...

LUISA:          (Ride divertita). Figurati, mio marito si chiama Belisario, io lo chiamo

Dario ma ...

ELENA:        Andiamo, Luisa, ci aspetta una giornata di fuoco. (Escono, poco dopo

arrivano tutti, c'è anche quel personaggio mascherato. È l'intermediario, ma in realtà è un truffatore).

CARLO:       Si accomodi, signor?

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UOMO:


Shakerproff ... sono tedesco. (Dà un nome falso).


GIO:                  Così lei è in contatto col bibliotecario di Berlino, lo sa che è un


conoscente di mio suocero? Ravensppers. (è un nome che Gio inventa lì per lì).

UOMO:         Sì, tratto sempre con lui. Gli affari grossi bisogna trattarli con lui.

CARLO :   Bene, attendiamo il libro. (Entrano Leo, Cesco e Bea). Ah, eccoli!

LEO: Signori, ecco il libro famoso! (É un altro, Leo non si fida di nessuno, naturalmente vale poco, nessuno se ne accorge solo Carlo ha qualche sospetto).

UOMO:         Devo esaminarlo attentamente … sì … antico … lo è …(Lo gira e

rigira). Signori, cosa volete realizzare? (Carlo si guarda attorno un po’ sorpreso, non sa che dire).


CARLO:


Vista l’antichità … almeno un milione e duecento mila euro .


UOMO: Il mio cliente è disposto a versare ottocento mila euro per oggetti come questo. (Tutti si guardano).Sapete, un piccolo margine … in futuro …


LEO:


Ottocentocinquanta mila e il libro è suo.


UOMO:

Svizzera?


Accetto … per il pagamento, assegno o contanti? Avete un conto in


LEO:


Va bene in contanti. (Era quello che sperava il truffatore).


UOMO:


Va bene, a domani. (Esce, ha una fretta dannata).


GIO:


É un bel prendere. (Sono entusiasti).


LEO:


Altroché: è un altro libro. (Ride come un bambino).


CARLO:


Volevo ben dire … me ne sono accorto che …


GIO: Quello è un falsario. Ha detto che è in contatto con Ravensppers. Me lo sono inventato questo nome!


CESCO:


Siamo sicuri che stiamo facendo la cosa giusta?


BEA:                Fidati, Leo è una volpe: quell’altro lo vendiamo allo stato. Intanto


vediamo come va, se ci casca o no!

GIO:                  Stanotte dev’essere entrato qualcuno però non ho fatto in tempo a capire,

ètutto a posto. A meno che non me lo sia sognato … sono così agitato che …

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CARLO: Che sia stato quel tipo? Di solito io contatto un altro personaggio, però questa volta si è presentato questo tipo, molto in fretta, di solito passano settimane … non so perché. Stiamo attenti!

LEO: Questo libro non vale niente, se è un ladro ci pagherà con soldi falsi. Falso per falso, siamo pari!


GIO:


Bisogna giocare d’azzardo.


CARLO: Fortunatamente non gli ho detto di che libro si trattava, non sa di che epoca è. Confondiamolo, portiamone altri .

GIO:                  È una sfida grossa, rischiamo di tirarcelo in casa un'altra volta, ammesso


che sia lui il misterioso intruso dell’altra notte. Ci sono i bambini, ho paura che gli faccia del male … è rischioso! Li lascio dalla signora di sopra!

LEO: Tentiamo, mettiamo qui un rotolo di papiri falsi e stiamo a vedere, se li porta via sappiamo chi è. (Fanno così).

Scena undicesima

Il giorno dopo, mattino.

Come previsto ecco che arriva il finto compratore con Nando Silar, sono incappucciati, frugano qua e là e poi si levano il cappuccio, trovano il falso papiro. Molto probabilmente Silar ha intercettato la conversazione di Carlo col vero compratore e si è dato da fare).

NANDO: Ehi, guarda un rotolo … chissà cosa vale, non c’è altro … libri non ne vedo. Questi qui chissà che cosa hanno in casa, veniamo a fare un altro giro, magari tra un po’.

UOMO:         Era qui ieri, sono furbi o cretini? Non abbiamo molto tempo. Dai filiamo

testa di ravanello.(Si mettono il papiro in borsa e se la svignano di corsa).


GIO:

per bene!


(Si era nascosto in bagno). Ok, ci sono cascati. Domani li bastoniamoBrutto bastardo.(Chiama il suocero).


Più tardi


ELENA:


Ciao, sei arrivato presto? Come mai? (Arriva ora).


GIO:


Ti spiegherò più avanti, fidati di tuo marito, stanno arrivando i tuoi.


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LEO:


Allora, ha abboccato il pirlotto?


GIO: Sono in due. Uno era Nando Silar e l’altro il tuo Maneggione.(Elena ha un sussulto).


CARLO:


Come hanno fatto, non capisco.


BEA:


Non è il momento di fare ipotesi, li abbiamo in pugno.


ELENA:

Silar: basta!


Mi volete spiegare, chi abbiamo in pugno? Ancora con questo Nando


CESCO:


Leo. Sei una vecchia volpe, lo devo riconoscere.


BEA:                Quando arrivano? Adesso vediamo chi è più abile tra di voi. È come una


partita a scacchi il … (lascia i n sospeso perché si accorge che potrebbe dire cose spiacevoli).

ELENA: Vado a bermi un caffè perché mi fumano le meningi. Tu stai attento é … non mi mettete in mezzo alle vostre porcate perché … prima o poi capirò quello che state facendo … e allora … fai in modo che non mi possa pentire di averti sposato.(esce di casa).


GIO:


Stavolta la vedo brutta, cerchiamo di uscirne in fretta.


CARLO:          Ho portato un quadernetto con una lista di volumi antichi sparsi in tutto


il mondo, glielo facciamo vedere e vediamo la reazione. Crederà che li avete voi.


GIO:


Facciamo in fretta che arriva. (Campanello) Eccolo, avanti.


UOMO: Signori,eccomi qui tutto per voi … allora ho contattato il mio cliente … siamo d’accordo per ottocentocinquanta mila, è una bella cifra per un libro …


GIO:


Pensavo che Beberberg fosse un osso duro invece ha ceduto in fretta.


UOMO: Ha molta premura, deve partire per l’Egitto, hanno trovato dei reperti. Bebenberg è un furbacchione, ha molto fiuto per le antichità!

CARLO: Vede. Le ho portato un elenco di altri libri, se volesse acquistarli in futuro? Ecco a lei (L’uomo lo sfoglia e ne trae le conclusioni).


UOMO:


Interessante, lo terrò presente signor …


CARLO:


Vanni.


UOIMO:


Certo, Vanni, sa ho in mente tanti nomi che …


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LEO:


Bene, come ha detto che paga?


UOMO: In contanti come stabilito. (Apre la valigetta coi soldi). Ecco qua il vostro denaro.

BEA: E questo è il libro. (L’uomo lo consulta per bene, non capisce niente e lo mette in borsa).

UOMO:         Possiamo dire conclusa la trattativa, signori, il signor …Perbendereg …


abbiate pietà, la memoria … (Non si ricorda il nome, non può ricordarselo). Ne sarà entusiasta. Arrivederci.

GIO: Si fermi un attimo, le offro da bere, perbacco dopo una trattativa del genere … Ottocentocinquanta mila euro non si vedono tutti i giorni.

LEO:                 Perbacco! (L’uomo è restio, vuole andarsene in fretta). Ci dia il tempo di

controllare il denaro, fidarsi è bene ma … sì mi sembra tutto a posto … (Intanto Gio ha versato dello spumante, brindano). Evviva, ai nostri futuri affari.

BEA: Sa, noi siamo dei miseri antiquari, abbiamo bisogno di vendere, ci dica come si chiama così in futuro possiamo trattare altri oggetti.


UOMO:


Certo. (Estrae di tasca un biglietto da visita). Ecco qui.


CARLO:


Ma, io non ho chiamato questo numero, lei chi è …


UOMO: È vero, lei ha chiamato il signor Bertelli, non c’è in questo momento, ha mandato me.

CARLO:       Non mi ha avvisato che avrebbe inviato un altro … il Bertelli, prima di


ricontattarmi lascia passare settimane, per il semplice fatto che è super occupato … lei è arrivato come un fulmine.

UIOMO: Lo so. È stata una combinazione, mi ha informato … e, siccome mi trovavo a Milano per un altro affare ho preferito venire subito.


CARLO:


Le posso chiedere se per caso ha già trattato libri come questo?


UOMO: Altroché, a decine … l’ultimo era più o meno della stessa epoca ... del 1700 come questo.


ELENA:

davanti ad


(Entra come un fulmine). Ho capito tutto … manica di …. (Si trova uno sconosciuto e si trattiene).


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GIO: Elena, cosa ti prende, sei sconvolta. È mia moglie, non sta troppo bene e fa così. (Elena di accascia sul divano).


UOMO:


Devo proprio andare arrivederci. (Esce).


GIO:


Cosa succede, Elena? Non ci facciamo riconoscere da tutti.


LEO:


Elena, non ti ho mai vista così. Chi è stato?


ELENA:


Quel Silar ha detto che gli devi ventimila euro. È vero?


CESCO:        Chi deve ventimila euro …. Ora vado e lo sistemo per le feste, quelle


solenni! Lascia che mi capiti sotto mano … vagabondo … tanto ha finito di fare il deficiente … ha le ore contate. (Si è lasciato trasportare dall’ira).

LEO: Appunto, non ti scaldare troppo … è finito. Quel volume che gli ho rifilato è stato stampato su carta anticata per essere venduto da qualche imbroglione nei mercatini dell’usato. Un occhio esperto lo capirebbe subito, anche perché non è in latino ma in francese del ‘600. Il che dimostra la totale incompetenza del soggetto.

ELENA:        Cosa significa?

BEA: Vedrai … gli abbiamo fatto uno scherzetto che se lo ricorderà per tutta la vita. (Questa scena ha quel tanto di goliardico tipico dei principianti, infatti loro credono di aver compiuto una mirabile truffa … ma).

GIO: Elena guarda quanti soldi … (Elena ha un sobbalzo) peccato che potrebbero falsi. Abbiamo rifilato una patacca a quel Silar e soci … altro che ventimila euro, vedrai fra un po’ quando se ne accorge. (Tutti ridono soddisfatti).


LEO:


Ma, questi soldi mi sembrano veri, guarda tu che sei pratico.


CESCO: Come faccio ad essere pratico se non ne ho mai viste di banconote da cinquecento?

GIO:                  Vediamo. (Li esamina sotto la lampada). Ma, sono fatti bene. Sembrano

quelli che … (Si interrompe, stava dicendo: come quelli che mi hanno rifilato).

CESCO:        Ho capito, quelli … sì, sì  … sono in pat … (Va a recuperarli). Già, sono


uguali. (I soldi in realtà sono veri: il malfattore ha trovato il sistema di nasconderli momentaneamente in casa di Gio, è impossibile per loro distinguerli).


ELENA:


Cosa avete combinato tutti quanti? Vi sta dando di volta il cervello?


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GIO: Abbiamo venduto il libro ad un tale che è in combutta con Silar, l’abbiamo scoperto per caso che centrava anche lui …


ELENA:

euro …


E vi ha dato tutti questi soldi? Papà hai detto che valeva cinquecento


LEO:


Mi sono sbagliato. Carlo ha detto che è molto raro, per non dire unico …


GIO:


Bene, mi sembra il momento di festeggiare! (Deve sviare i presenti).


BEA:


Non credo, vero?


CARLO: (Fino ad ora è stato in silenzio). Spero che ci siano cascati, dopotutto non saranno degli sprovveduti totali se mi hanno intercettato. Quel Silar, mi avrà sentito parlare col Bertelli e ha giocato d’anticipo, non crede, signor Leo?

LEO: Io non sono avvezzo a questi movimenti, ma una cosa è certa: credono di averci imbrogliato, ora si tratta di vedere se hanno competenza in fatto di libri antichi. Io proporrei di continuare l’inganno. Facciamogli trovare ancora qualcosa qui e … è opportuno confondere la acque prima di lanciare sul mercato il libro vero ...


ELENA:


Così entrano e ci sparano.


GIO:                  Dobbiamo trovare un espediente formidabile, qualcosa che tagli la testa


al toro. (Tutti sono d’accordo).

Scena dodicesima

Qualche giorno dopo

ELENA: Sono spaventata, tutta questa faccenda mi ha messo in agitazione, tu che non stai bene, quel Silar che ronza intorno ai soldi, il libro falso, il denaro che abbiamo di là … cosa deve succedere ancora? Gio, stai attento … è un periodo difficile di per sé, se ci mettiamo anche del nostro … mio padre ha perso la sua lucidità e mia madre gli va dietro: credono di guadagnare chissà che con quel libro del cavolo, e Carlo li fomenta … una cosa non ho capito. Perché Silar ha detto che gli devi ventimila euro?

GIO:                  Vallo a sapere, … ti avrà voluto spaventare, comunque adesso sto meglio

…ho cominciato la cura giusta … mi sta aiutando Carlo … (Carlo lo ha trascinato di forza al centro).

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ELENA: Cosa c’entra Carlo? Sei tu che stai male. Mi sembra che siate troppo presi per questa storia, non so … era il caso di sbandierare le nostre faccende private? … e di tutti quei soldi, cosa ne facciamo, non vorrai tenerli in casa? Portali in banca.

GIO: Non si può, sono il frutto di una trattativa illecita: non è stato rilasciato nessuna fattura … come si fa … vanno depositati un po’ per volta … meglio tenerli

…(Elena va in cucina). Caspita quelli lo sanno che se li portiamo in banca scattaun’inchiesta. Sono furbi, ma perché pagare con soldi falsi un … (Arrivano tutti).


CESCO:


Siamo venuti per i soldi, li nascondiamo noi … al sicuro.


ELENA:


(Rientra in quella). State diventando delinquenti per caso?


BEA:

padre!


Non possiamo caricavi di questa responsabilità. E poi i soldi sono di tuo


CARLO:       È meglio così, credimi Gio … sai, no … se sono falsi li bruceremo se


sono veri … allora saranno problemi seri … quando si trattano oggetti antichi è meglio non lasciare tracce … basta una parola di troppo e sei bello che fregato: lo dico per esperienza … Poi c’è sempre Bertelli,se non centra niente prima o poi mi contatterà e … cosa gli diamo? (Suona il telefonino di Carlo, è Bertelli). “Pronto … carissimo, mi stavo chiedendo quando si sarebbe messo in contatto? … Sì, il proprietario ci sta ripensando … abbiamo bisogno di tempo … comunque credo di essermi sbagliato sull’autenticità … Bertelli, potrebbe essere un falso ecco … glielo dico così brutalmente … certo, la contatto io, salve”. Era lui, teniamolo in sospeso. Avete visto, non sa niente.

LEO: Ho portato una bella sorpresa per quei due fessi … ecco qua … portolani di Colombo … falsi ... belli, eh? … Falli venire qui a rubarli … Carlo, quando vedi Silar telefona a quel tale … fallo venire subito, altrimenti perde l’affare.

BEA:                Siamo certi, eh? … Cosa gli cerchiamo, cinquecento mila?

ELENA: Mi fate venire la pelle d’oca! Possibile che non c’è un altro modo di fregarli? Andate dai carabinieri …

LEO: Troppo rischioso, ci andremmo di mezzo … no … bambini, venite ho un bel trenino nuovo. Cesco, dai che lo montiamo … e non stare lì impalato!

GIO:                  Sono a scuola.

40


LEO: Meglio, giochiamo noi. Voi non dovevate andare dal parrucchiere? Cesco, abbiamo tutta la mattinata. (Gli dà uno spintone).

ELENA: Vi sembra il momento, con tutti i problemi che abbiamo,voi giocate? Pensiamo a Gio, piuttosto.


GIO:


Gio se la cava da solo. (Occhiataccia di tutti). Devo scendere … vado .


CESCO:


Tu non vai da nessuna parte … se vuoi andiamo insieme … al bar.


BEA: Elena, vieni con me: andiamo dal parrucchiere! (Appena escono si scatena il putiferio).

GIO: Mi state limitando anche nei movimenti? Sono andato al centro di recupero, mi hanno preso, siete contenti?

LEO:                 Tu devi essere contento, rimettiti sulla carreggiata in fretta. (Alza la voce


come tutti). Hai dato il denaro a quel tale? Èla prima e l’ultima voltache ti firmo unassegno, chiaro? Scellerato!

CESCO:        Ti faccio ricoverare, se non ti rimettiti sulla carreggiata .

GIO: Non sono un’automobile! Lo sto facendo, ci vuole tempo, Carlo ha impiegato un anno. (Gio è accerchiato dai suoi, si sente in trappola, cerca una via di fuga). Vado a prendere i bambini! Mi raccomando non dite niente ad Elena. (Leo gli scaglia un giornale sulla testa, Cesco un quaderno dei nipoti…).

LEO: Oh! Ci voleva, bisogna essere duri coi pavidi … perché tuo figlio è un pavido. (Si sono messi a montare il trenino). Lo faccio guarire io a pedate nel sedere.

CESCO: Chi avrebbe mai detto che mio figlio finisse in guai così seri … Non sei capace di fare niente, mobiliere da strapazzo, non va lì il binario. (Inizia la solita bagarre).

LEO: Perché dove va, strapazzatore di matite. Finiscila! Senti, invece di montare questa trappola perché non andiamo al parco, ci sono un sacco di belle donne!


CESCO:


Ma smettila che sei vecchio, appena ne vedi una cadi per terra!


FINE PRIMO ATTO

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SECONDO ATTO

Scena prima

È in scena Gio, sta frugando nei cassetti alla ricerca di oggetti da vendere.


GIO:

varranno.


Non posso aver venduto tutto … le posate d’argento, un migliaio


ELENA:


Abbiamo invitati a cena? (Sorprende Gio).


GIO: Le volevo pulire, non ho niente da fare, volevo rendermi utile: è un miracolo che sia a casa oggi.


ELENA:


È Domenica!


GIO:                  Appunto, vuoi vedere che mi chiamano? (Suona il telefonino)”. Pronto,


non posso, mia moglie ha bisogno … sì sì … abbiamo degli invitati, è Domenica per favore ... a domani . Va’ al Diavolo, deficiente”... (Per la prima volta, Gio non si lascia convincere ). Hai visto?

ELENA: Chi era, il grande capo? È proprio un deficiente. Ti permetti di trattarlo così … sei stato risoluto … però … che carattere … bambini, a tavola.

GIO: (Tra sé). Che deficiente … eh … ma stavolta non mi frega il demente … mi sento più sereno, ho fatto solo due sedute … mah … chissà. (Tira un sospiro di sollievo).

ELENA: Smettila di confabulare, muoviti, sembri una pecorella smarrita … la pillola la bevi? (Si è messo sul comodino delle mentine insapori). Questa settimana non hai dato soldi ai tuoi?

GIO:                  No. Prima o poi la carità deve finire gliel’ho detto: papà, la borsa è vuota

fatteli dare da Osvaldo. (Ha prelevato un pacco di cinquecento euro dalla valigetta, usa quelli).

ELENA:        Era ora che diventassi furbo.

42


Il mattino dopo

GIO:                  Che dormita, porca miseria se si accorge che ho preso le banconote dalla

valigia. (Dal pigiama escono dei soldi, si appresta a nasconderli, ma una banconota cade a terra, Elena se ne accorge).


ELENA:


Di chi è, sembra una di quelle della valigetta.


GIO:                  È lo stipendio, questo mese mi hanno pagato in contanti, si è rotto il


meccanismo … il commercialista, boh … ogni tanto vanno in tilt. Anzi, mettili via, ce ne sono altri di là.


ELENA:


(Va a controllare).Sono mille in totale, ne mancano!


GIO:                  Li ho depositati venerdì, ne ho tenuti un po’ così paghiamo in contanti.

Sono anni che paghiamo col bancomat … è più … emozionante.

ELENA: Non sto più nella pelle. Tienimi perché volo. (È sarcastica. Suona il campanello). È Luisa, vieni, vuoi del caffè …

LUISA:          Gioacchino, certo che tra nome e cognome voi due siete messi bene.


Gioacchino De Gioia e Belisario Belin. Elena, andiamo a fargli cambiare nome a questi due.


ELENA:


Più che il nome io gli cambierei la testa (Luisa ride). Andiamo, va.


GIO:


Volontarie delle sofferenza io torno tardi, dopo cena .


ELENA:        Così i bambini li devo prendere io anche oggi? Va bene. (Poco dopo


l’uscita di Elena suona il telefono ma dall’altro capo è silenzio).

GIO: Pronto … fanno gli scherzi … imbecilli … Non compare nemmeno il numero … privato … ecco … vado.

CESCO:        (Suona il telefono, scatta la segreteria). Gio, chiamami appena rientri:

non spendere i soldi della valigia … che stupido, ce l’ha Leo … niente ci sentiamo.

Rumori alla porta, sono i due che arrivano

43


NANDO: Facciamo in fretta, quel Carlo ha chiamato il suo referente, gli ha detto che hanno dei portolani, dai muoviti …

UOMO:         Eccoli. Porca puttana … sono veri … abbiamo da giocare tutta la vita. A

chi li vendiamo? Chi ha a disposizione tutti ‘sti soldi? (La scena è abbastanza comica). Vendiamoli al museo di Genova! Tiriamo su una bella barcata di soldi!

NANDO: Lo so io a chi darli ..- andiamo … la valigetta la portiamo via adesso o no …

UOMO:         Lasciala qui un altro po’. I Carabinieri la stanno cercando ancora. Non lo

sapranno mai che è qui. È come averla in cassaforte … e non gli conviene portarli in banca, credimi. Dai, fuori, andiamo. (Ride stupidamente).

NANDO: Che idioti, pensano che gliela lasciamo a loro. Ottocento mila così … che botta, cazzo. Chi se lo sarebbe immaginato che …

UOMO:         Se mi chiedevano di più eravamo nella pupù … guarda, posate d’argento

... arriva qualcuno. (Hanno lasciato la porta aperta, se la svignano, poco dopo arriva Elena).

ELENA: (Si sente un tonfo sulle scale, i due sono caduti, si erano nascosti in una rientranza del muro esterno. Elena non ci fa caso). Che giornata da brivido, anche lacaravella mi ha piantato. Come si può pretendere, dopo vent’anni una macchina … (Prende il telefono). “Gio, dove sei … tra un’ora e mezza? Che rumore c’è? … Unautogrill … come Lainate … va bene … ciao.” Chiamo mia mamma …” mamma … i soldi non mancano … più di mille euro, dice che l’hanno pagato in contanti questo mese … vieni a cena … sono le sei … i bambini sono dalla signora su … sono esaurita … sei ore di fila … quando esco da lì … papà … ha un … sì portalo … ti lascio perché suonano alla porta.” Ah, Carlo sei tu?


CARLO:


Gio, non c’è?


ELENA:        Aspetta, guardo sotto il letto! Dai, vieni dentro. Sei un credulone.

Nonostante le tue quattro lauree … sei bello fresco.

CARLO:       Macché fresco. Non sono le lauree a fare un uomo intelligente, è la vita,


l’esperienza … i titoli ti aiutano nelle credenziali, ma se sei un cretino a lungo andare se ne accorgono e ti sbattono la porta in faccia.

ELENA: Mio papà ha trovato un altro libro antico, vengono a cena, stai qui anche tu!

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CARLO:       Bene … Elena, i portolani non ci sono più … sono venuti i due.

ELENA: Non me ne sono neanche accorta … ecco cos’era quel rumore di prima. Sarà contento mio papà. Adesso cambio la serratura … basta … le posate ci sono ancora … si vede che non hanno avuto tempo . Non valgono niente quei portolani, giusto.

CARLO: È carta straccia, te li regalano coi punti del supermercato: o sono due fessi totali o ci fanno credere di esserlo. (Arrivano i genitori di Elena).


LEO:

c’è?


Eccoci, ah, Carlo, dagli un’occhiata … già che sei qui, mio genero non


ELENA:


Spero che arrivi per cena, era a Lainate! (Arriva Cesco trafelato).


CESCO: Ho fatto una scoperta … (Si siede, non riesce a parlare, è incitato dai presenti che lo confondono). I soldi della valigia, sono veri.

LEO:                 Come fai a saperlo? Era sul giornale? (Si agita anche lui, ma imitando


Cesco, lo prende in giro). Quale giornale?Dai racconta … ti è venuta così o te la seistudiata?

CESCO: No, è il frutto di una rapina di qualche anno fa, la stanno cercando dappertutto! Saranno stati loro … ci sono i Carabinieri di sotto: chiedono alla portinaia.

CARLO: Non perdiamo la calma, noi non c’entriamo niente, come possono sospettare che sia qui?

LEO:                 Ha ragione lui … stiamo calmi …

BEA: Calmi un’ostrega! (Suonano alla porta). Ci siamo, siamo innocenti. (Si lascia trasportare dalla paura).


GIO:


Elena, aprimi, ho lasciato le chiavi a casa.


LEO:


Avete visto, è Gio.


GIO:


Ci sono i Carabinieri, è successo qualcosa?


CESCO:


I soldi della valigia sono veri: non li toccate!


GIO : (Si accascia sul divano). Oggi non ho nemmeno gioc … (Sta per dire “giocato” ma si trattiene). Come sono veri, chi te l’ha detto?

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CESCO: Il telegiornale. È il bottino di una rapina fatta a Roma ... ne stanno parlando ora. Adesso cosa facciamo?


tanti anni fa …


CARLO: Si faranno vivi, ah, Leo sono venuti a rubare i portolani, ha funzionato. Ora è il momento di incastrarli! …

ELENA: Siamo nella merda, altro che palle e voi vi divertite. Come mai non hanno cercato la valigia? Non sanno che ce l’hai tu?


LEO:


È vero, è tutto in ordine, Elena?


ELENA:


Sì! A parte quei cosi non manca niente.


GIO:                  E allora che temiamo? Che vengano pure! Siamo come bimbi innocenti.


In fin dei conti cosa abbiamo fatto? Venduto una cartaccia a prezzo stratosferico a due idioti.

CARLO: Penso che sia stato tutta una messa in scena: quel deficiente ha approfittato dell’occasione per mollarci il malloppo. Noi siamo insospettabili! Chi va a cercare in casa di un geometra ottocentocinquanta mila euro? Ora dobbiamo essere più scaltri di loro. (A parte).

BEA:                Sì, è come dice lui, diamoci da fare in fretta.

CARLO:       Va organizzata bene stavolta, bisogna pensarci bene … bene …

GIO: (Rimane solo un attimo con Carlo). Sai che oggi non ho toccato la macchinetta … sono contento ... non ne ho avuto nemmeno bisogno … andiamo a cenare … comincio a sperare ...

CARLO:       Cosa ti dicevo, bisogna avere fiducia in se stessi.

Scena seconda

Il mattino dopo

ELENA: Gioacchino, anche tuo padre però, darti un nome così … ti vedo più disteso in questi giorni. Ti sei liberato della zavorra? Guarda, non ci crederai ma ho risparmiato dei soldi: li ho qui.

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GIO: Come è possibile? … cavalli? Gli ho detto di no.


Lo sai che quel Nando mi ha chiesto di giocare ai


ELENA: Non ci cascare per l’amor di Dio … devi più incontrarlo!


il gioco è una brutta bestia, non


GIO:                  Mi aspetta sulle scale … tra un po’ lo mettiamo a tacere … lasciaci


organizzare lo spettacolo … a proposito, chiamo Carlo, deve aver già organizzato la sceneggiata. (Arriva Luisa).


LUISA:


Bella Gioia.


GIO: De Gioia, prego. (Gli dà un buffetto sulla gota). Ti ho detto di non prendermi in giro …

LUISA: Ah, già. Elena, andiamo a divertirci per quattro ore. Oggi cosa spieghiamo, Cicerone … ah, ti saluta Camilla … ti ha visto alla sala giochi di via Magenta. Quella Camilla lì o è una giocatrice o non so!

GIO: È vero, abbiamo ritirato lo stabile, buttano giù tutto, fanno un supermercato del freddo, sapete … surgelati …

ELENA:           Ah! Andremo là a comprare i prodotti. Cara Luisa, chissà dove andremo


a finire di questo passo. Chiudono tutte le attività, qui da noi hanno già chiuso in tanti. Senti, organizzati per stasera, vale a dire torna in tempo utile: non lasciare i piccoli dalla signora Cleofe, perché costa dieci euro all’ora! Gioacchino. (Escono).

GIO: Chiamo Carlo …” Carlo, allora … ti ha sentito … bel colpo … stavolta li aspettiamo … sto uscendo, no non ci vado … vado in ufficio.”

Scena terza

Arrivano tutti


CESCO:


Stavolta li sistemiamo.


CARLO:       Allora: Nando mi ha sentito mentre telefonavo al finto Bertelli, gli ho


fatto credere di avere un papiro del antico regno ... un qualche cosa, sul vago … qui o

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sei un egittologo o non ci capisci niente: prendere o lasciare. Non ci sono vie di mezzo. Lo incastriamo.


GIO:


Come puoi sapere che non conosce i geroglifici?


LEO: È semplice, glieli faccio leggere. Io li conosco bene. Vuoi vedere. (Si mette a leggere). Avere visto.


BEA:


Io non la vedo bene. Stiamo esagerando.


CARLO:       Gli ho detto che li portavo qui perché Elena li sa tradurre. Come figlia di


un antiquario ci capisce, è possibile che venga ancora. Gio, penso che ti abbia clonato la chiave, vedi non c’è scasso.

GIO: È possibile, al bar mentre … (Tutti in coro “giocavo”). Sì, ma sto smettendo … ho già fatto quattro sedute … dicono che non sono poi così grave. (Entra Elena). Sei in anticipo.


ELENA:


Grave … ti curi, no?


CESCO:


Aspetta prima si sparare a zero.


BEA:                 Vieni tesoro, andiamo a cucinare intanto che i geni organizzano il


marchingegno: il deus ex machina.

ELENA:        Papiri, epoca?

CARLO:       Moderna.

ELENA: Ah, già … fa vedere … Thutmosis terzo … cazzo, se è autentico non bastano dieci milioni di euro. (Va in cucina con la madre).

LEO:                 Ma non lo è: è un miscuglio di cose, sai quel papiro Tulli che balla in

giro da anni: è lui. (Ridacchia). L’ho ricopiato io. Quando vado in Egitto compro dei papiri vergini per … mi diverto con poco. Gio, come stai, sei sempre accanito?

GIO:                  Sto dicendo che va meglio. Pensavo di avere poche chance, invece:

pensate, sono cinque giorni che non tocco macchinetta, è come una liberazione.

CARLO:       Bene, il difficile è non avere ricadute.

CESCO: Lo facciamo ricadere noi se … intanto che la cena cuoce: dov’è il trenino?

LEO:                 L’ho portato a casa perché ha i binari che non si incastrano bene.

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CESCO:


Ma cosa dici, con te non si può fare mai niente. Straccivendolo!


LEO:


Bada a come parli: non sai chi sono io!


CESCO:


Il mio consuocero! (Si lanciano i papiri).


CARLO: Dai, si sfasciano prima del tempo! Professore … via ... Cesco ... a volte mi chiedo dove trova tutta questa robaccia? (Leo abbraccia fraternamente Cesco).

LEO: Questo non l’ho trovato io sono decenni che balla in giro, è una storia complicata , ve la racconterò un’altra volta. Dove trovo la roba? Nei mercatini, vado sotto mentite spoglie … nelle case … dove capita.

CARLO:       Non mi dica che li vende per buoni certi oggetti, diciamo del cavolo?

LEO: Li tengo … quando si porta a casa la roba … la metti lì … come vedi è tornata utile. (È molto divertito).

CESCO: Non gli credere, la vende per buona! Fessi ce ne sono … i peggiori sono quelli che hanno soldi da spendere … gli arricchiti … quelli che si sono trovati coi soldi in tasca senza sapere il perché … sono ignoranti come le bestie … non distinguono un pezzo di stoffa da un dipinto e lui ci sguazza!

BEA: (È rientrata, la cena è pronta). È possibile, ma non è il nostro caso: se l’antiquario è disonesto a lungo andare chiude bottega, Cesco, i “mistery shoppers” vengono anche da noi … e sono mazzate, cosa credi. Come hai potuto notare Leo si è sbagliato nel valutare il libro, avremmo perso molto.

GIO: Papà diceva per dire. Mica tutti sono dei fessi come questi due … bisognerebbe sapere che rapporto intercorre tra di loro ... non lo capisco … se i soldi sono di una rapina, cosa c’entra Silar? Non esce mai dal bar.

CARLO: È strano, tutto dipende da quel tale. Parlo col Bertelli, vediamo (lo chiama, nel frattempo Leo e Cesco schermagliano tra di loro). Non sa niente ditrafficanti di oggetti antichi. Allora è un rapinatore, o ha trovato per caso la borsa e hanno finta di trattare con noi per lasciare in deposito il malloppo per un po’ di tempo

…qui è al sicuro. L’avevo già sospettato. (Mentre telefona i due confabulano sottovoce concitatamente).

ELENA: È così, scendo dalla portinaia, chiedo dei Carabinieri. Stiamo attenti ai notiziari. (Si precipita fuori).

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BEA: Dai che è ora di mangiare … cosa ti manca da svendere? Se vai avanti così non ti resta più niente … che fine hanno fatto le tovaglie fiorentine?

GIO: (Gio si gratta la testa).Sono cinque giorni che non tocco … datemi tempo. Non è così semplice, Carlo ha impiegato un anno … (Sta usando i soldi della valigia, gioca meno, ma, risale Elena).

CESCO: Nessuno ti dice niente, ma il tempo stringe, ci sono troppe cose in ballo, ne va della salute di tutti qui!

CARLO:       All’inizio sembra facile ... è dopo che … (Entra Elena trafelata).

ELENA: Stanno cercando i soldi … i Carabinieri hanno rintracciato due banconote da cinquecento nella sala giochi di via Magenta. Dicono che sono della rapina. Hanno portato via Nando in manette. Dice che il direttore della sala non ricorda chi ha speso il denaro. (Gio ha un malore, Cesco teme il peggio).

BEA:                Cos’hai, la febbre? Curati, figlio mio, sei uno straccio.

CARLO: (Tra sé). Vuoi vedere che … (Gli suona il telefono) “Pronto, sono io. Ah, Bertelli … no … il volume che le ho proposto è un falso … e sì … anche la carta è falsa … sembrava Fabriano ma al microscopio si è rivelata porcheria … mi spiace … se ho sottomano qualcosa la informerò per primo … ah, non lo sapevo … i marchesi

…non mi dica … chi lo dice … il direttore dell’università di Jena? Perbacco! A Varese! Guardi io sono bibliotecario da anni … ne avrei sentito parlare … no no i miei contatti … questo che dico io è un trattato di botanica precedente a Linneo … in una bancarella … non ricordo … a presto.”

LEO:                 Che c’è?

CARLO: Madonna, Bertelli è stato informato che a Varese hanno rinvenuto il nostro libro! … il suo.


CESCO:


Come gli è giunta la notizia?


CARLO:


E chi lo sa! Pare che i proprietari sapessero che c’era.


LEO: I proprietari hanno 180 anni in due. Li ho visti. E poi il palazzo è stato abbattuto, sono passato un po’ di tempo fa.


BEA:


Cosa facciamo?


GIO:


Nascondilo in cassetta di sicurezza in banca.


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ELENA:


Non potranno mai risalire a te.


LEO:                 Niente di più facile, metti che il vecchietto ha raccontato che ha venduto


all’antiquario tal dei tali … mi beccano subito. Chi potrebbe avere interesse? E poi il marchese è consapevole del valore? Non è lui che ha parlato. Andiamo, chi metterebbe un libro nella lana. Qualcuno lo voleva già prima e lo ha nascosto in attesa del momento giusto … ma gli è andata male perché il nonnino l’ha dato a me!

CARLO : Adesso che ci penso: vi ricordate di quel furto a Varese? Non hanno rubato niente ma hanno messo sotto sopra tutto. Che sia quella la casa? Controlliamo!

ELENA:        Si fredda tutto.

Scena quarta

Alcuni giorni dopo. Sono tutti in scena

GIO: (Telefono)”. Certo … non venire “... è Nando, l’hanno liberato, non c’entra niente, vuol venire su.

NANDO:      (Campanello, è particolarmente lacero, entra senza parlare).

GIO:                  Beh! Cosa c’è?

NANDO: Mi accusano di aver pagato con banconote da cinquecento ... non so nemmeno come sono … cazzo! Se prendo quel cretino lo strozzo.

CARLO:       Non sei nella condizione di strozzare nessuno.

BEA:                Chiama la Polizia e dille che è qui. Vediamo come si difende. (Nando

non può difendersi, si è messo nei guai da solo). NANDO: Non ti vedo più da giorni, come mai?

CESCO: Lo sappiamo noi, vattene! (In realtà Nando è venuto perché lo stanno cercando tipi alquanto loschi).

NANDO: Nascondimi per un po’ in solaio … non lo saprà nessuno … (Gio non ha nessuna pendenza con lui, ma teme che abbia scoperto la provenienza delle banconote).

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LEO:                 Ti sembra un’idea? Tu metti tutti nei guai, ti rendi conto!

NANDO:   Mi ricattano!

CARLO:       Chi?

NANDO: Lo so io ... è meglio che gli state lontani … io sono un giocatore non un ladro. (I ruoli si chiariscono).


ELENA:


Non so cosa sei ... comunque vattene ... in fretta.


GIO:


Vai giù, vado a vedere se la via è libera ... scendi.


ELENA: Ci siamo liberati! Perché dice che sono tre giorni che non ti vede? Hai cambiato bar?


GIO:


Sarà lui che non ci va!


LEO:


Tra un po’ non lo vedrà più del tutto, vero Cesco?


CESCO:


Vero come il sole. Sentite ci mangiamo sti agnolotti?


BEA:


Che agnolotti, erbacce volevi dire.


CARLO:       Con le erbacce si allevano i conigli, noi umani abbiamo bisogno di


erbette fresche, carni prelibate … (Tutti lo deridono).

Scena quinta

Durante la notte, rumori, arrivano i due.

UOMO:         È la quarta volta che veniamo per niente … Prendiamo la valigia …

dove sarà … ehi, guarda dei papiri … questo vale molto … antico regno, Egitto … quanti ne hanno di questi cosi … andiamo a fare un giro anche in negozio … viviamo di rendita. Gli facciamo lo spazzing!

NANDO:   No, li no! La valigia la porti via tu … io non ne voglio sapere ...

UIOMO: Sei un fifone … fai piano scemo. (Fanno un sacco di rumore, si accendono le luci in camera, fuga dei due).

GIO:                  Sono venuti ancora … rubate pure le cartacce.

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ELENA: Domani chiamo il fabbro e la facciamo finita. Metto l’allarme. Non voglio finire all’ospedale, ci sono i bambini.

GIO:                  Non sono banditi, ha ragione Carlo: si sono trovati con una valigia in

mano senza volerlo.

Il giorno dopo

Mezzogiorno di Domenica, sono tutti in scena c’è anche Luisa. Chiacchiericcio di sottofondo.

LUISA:          Ho letto sul gazzettino letterario che a Varese è stato ritrovato un libro.

Un trattato risalente all’anno mille … mi piacerebbe vederlo, così per curiosità.


LEO:


Non ne sapevo niente ... non mi è giunta notizia … ecco.


LUISA:           In genere quei libri non finiscono dagli antiquari. Chi li ha se li tiene e li


mostra a qualche studioso per valutarlo … Carlo tu non ne sai niente? Sei il capo della più importante biblioteca del nord Italia?

CARLO : Cosa vuoi che sappia! Libri antichi non ce ne sono più, quelli che trovi sono per allocchi.

CESCO:        Cosa diceva quell’articolo?

LUISA:          Che in una villa signorile … in circostanze misteriose è stato rinvenuto

…l’articolo è di Speroni, il critico d’arte … Chissà quanti lo vorrebbero, a qualsiasi costo! Di banditi ce ne sono … operano su commissione, stia attento professor Martinelli che vengono a farle visita, fanno il giro di tutti gli antiquari della zona. Non si sa mai! Quello che mi sono chiesta è il come … come l’hanno saputo, chi ha interesse a divulgare una simile notizia? Se l’avessi io lo porterei a qualcuno che me lo vende all’insaputa di tutti, non ti pare Carlo?

ELENA:        Mi sembri interessata?

LUISA: Io e Carlo abbiamo fatto lo stesso corso di paleografia .. poi mi sono dedicata all’insegnamento. Lui è stato più fortunato ha seguito le orme di Vitelli di Romagnoli e compagni: i più grandi papirologi italiani.

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CARLO:       Si, ho avuto la fortuna di tradurre Cratino … consultando gli stessi

papiri. Certo, avere per le mani un testo antico sarebbe interessante, se provata l’autenticità, ma, come tu sai di falsi ce ne sono a bizzeffe. Lei cosa dice professore?


LEO:

stretto.


Cosa devo dire: per quel che mi riguarda se ne avessi uno lo terrei ben


GIO: Vi giuro che non immaginavo … una storia così, libri del medioevo. Non ci crederete mica?

LUISA:          Scherzi, ce ne sono e come! Prima che cominciassi ad insegnare


lavoravo in Svizzera alla biblioteca centrale di Berna. Li ho conosciuto il dottor Bertelli … è una sorta di intermediario … compra- vende per tutti … bisognerebbe domandare a lui … è un tipo un po’ strano, Carlo lo conosci?


CARLO:


L’ho sentito nominare … qua e là … no … di persona no.


LUISA:           Guarda, non mi prendere per pazza ma ho avuto la sensazione di averlo


visto qui in città … mi sembra così irreale che … volevo fermarlo ma temendo di fare una figuraccia, ho soprasseduto.


GIO:


Avrai le allucinazioni, Luisa!


ELENA:


Perché, se dice di averlo visto sarà vero.


CESCO:


Signori andiamo che il pranzo si raffredda.


Verso sera

LEO:                 Cesco, prendiamo in mano la situazione, facciamo venire quel tale e


finiamola, ormai abbiamo capito, gli ridiamo la valigia e morta lì. Se si viene a sapere che ho il libro e per me lo sanno … ci fanno fuori..

CESCO:        Finiamola. Ma il libro no! (Campanello). Chi è, avanti.

NANDO:      (È sconvolto). Mi cercano per il libro che ho venduto a quel tale, è falso!

LEO:                 Come lo sai?

NANDO: Vi dirò tutto. Sono stato io a condurlo qui, è un giocatore come me e per caso in treno ha rinvenuto la valigia piena di soldi … e se l’è tenuta … un giorno ho

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ascoltato Carlo che parlava con un tale e ho messo in scena la farsa. A noi non interessava il libro … interessava nascondere il bottino.

CESCO:        E ci sei riuscito, vigliacco.

NANDO: Il bello è che Abbiamo rivenduto il volume a quel tale per cinquantamila euro, ma si è accorto dopo della falsità … siamo tutti imbroglioni qua dentro … rivuole i soldi. Quei cinquantamila li abbiamo mangiati tutti ... ho anche il sospetto che Gio abbia prelevato un pacco da cinquecento e li abbia giocati alla Magenta ...

anche se è un po’ di tempo che non lo vedo.

CESCO:        Meglio così.

NANDO:   Di quella valigia cosa ne facciamo?

LEO:                 Sono problemi vostri, io ve la do ... basta.

NANDO:   I papiri che vi abbiamo preso sono falsi?

LEO:                 Li ho fatti io … e anche i portolani … che eravate due fessi lo si capiva,

ma andare a vendere certe cose … non vi bastava il denaro della valigia?

NANDO: Cercavo Gio perché tra un po’ risaliranno a lui. Stanno interrogando i giocatori abituali.

CESCO: Vado a vedere … mancherà qualcosa, ma il pacco c’è. Meno male. Se li do a te, te li giochi subito e ti beccano... e vengono qui.


LEO:


Ci vuole uno stratagemma, facciamo venire quel tale!


NANDO:


Avete cominciato voi.


LEO:                 Volevo guadagnare bene senza rischi e voi ci avete messo nei guai. Se il


tuo compare fosse stato competente non sarebbe successo niente : non avrebbe mai pagato ottantacinquemila euro … ma lo scopo era un altro.

NANDO:      Siamo stati fessi … nascondetemi, il tipo è nei paraggi. (Campanello).

Silenzio, non c’è nessuno.

CESCO:        Lasciate fare a me. (Esce dalla porta). Desidera? Non abita qui questo

tipo. Alzi la voce per favore. Lei vuole parlare col signor Carlo. Non lo conosco ...

ecco gli telefoni … addio. (Torna dentro). Chiamate Carlo. (Poco dopo arrivano Carlo Elena e Bea). Fermi tutti, Carlo, è venuto un tale a cercarti. (Suona il telefono di Carlo).

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CARLO: “pronto … signor Bertelli … dica … due balordi le hanno rifilato una patacca? … Cinquantamila euro per … falso … del ‘600 … francese ... sì … non ne ho la più pallida idea … incontriamoci al bar di via Manin … si figuri un parere si dà sempre.” Siete stati voi ... come avete fatto a contattare il Bertelli?

NAN DO : Abbiamo fatto una cazzata. Ti ho preso il numero al bar non te ne sei accorto, quando sei con quella tizia non capisci più niente …


CESCO:


Ah! Finalmente hai una tizia?


LEO:

gesto).


Non è il momento Cesco. (Lo manda a quel paese con un sapiente


CARLO:


Come posso rimediare i cinquantamila euro, chi glieli da?


NANDO:


Prendiamone dalla valigia?


GIO:


È vero, chi se ne accorge?


CESCO: Finché non si conosce la provenienza dei soldi non se ne fa niente. Carlo tieni a bada quel Bertoletti.


CARLO:


Nando, sei un deficiente, con tutti i consigli che ti ho dato, fesso. (Esce).


ELENA: (Era in camera ha sentito le ultime parole). Certo che il gioco è una brutta bestia, meno male che ne siamo immuni, vero Gio? (Lo abbraccia, tutti si danno da fare per mascherare). Nando vai a casa. Carlo risolverà tutto.


NANDO:


Bisogna liberarsi di quell’altro: vuole la valigia, verrò io a prenderla.


LEO:


Fai venire lui


GIO:                  Non è meglio se gliela facciamo trovare sotto qualche panchina al parco.

Ci liberiamo senza colpo ferire. Non abbiamo perso nemmeno un euro.


LEO:


Qualcosa abbiamo perso.


BEA:


Che cosa?


LEO:


Dillo a lui.


ELENA:


Cioè.


GIO:                  Ho tenuto un pacco di cinquecento euro per noi. Oh, l’occasione fa


l’uomo ladro.

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ELENA:        Da una parte sei stato furbo, ma dall’altro disonesto.

NAN DO: Non è questione di onestà, ma di disponibilità. (Viene zittito). Elena, tuo marito è un giocatore compulsivo … ha incominciato la cura disintossicante al centro di via Restelli … ci andrò anch’io, sono stufo di prendere bastonate da tutti.

ELENA: Tutti quei soldi erano per te ... ecco perché mi dicevi di tenerci li libro ... per venderlo … per buttar via ... aveva ragione Camilla … adesso si spiegano tante

cose ... maledetto bugiardo … divorzio … non eri tu a dare soldi a tuo padre è lui che ti da, ti da soldi, che vergogna, e io credevo … i ventimila erano per lui. (Sviene).Mamma, tu ...

NANDO:   Non erano per me, ma per altri personaggi. Se li sono spartiti.

BEA:                Bravo, hai fatto un capolavoro. Vattene prima che si riprenda. Prima o

poi l’avrebbe capito ... cazzo … Elena su … (Tutti si danno da fare per soccorrerla).


GIO:


Per fortuna sono sulla via giusta.


CESCO: Quella del manicomio. Una cosa è certa, se non ti aiutavamo noi tu chissà dove finivi. Pensa a questo qui che è appena uscito, senza sostegno della famiglia, guarda com’ è ridotto … devi ringraziare Leo.


GIO:


Lo ripagherò.


LEO:                   Mettiamoci una pietra sopra. Ho sempre il libro. Carlo me lo venderà e


ci rifaremo, anche se ci sono dei misteri intorno.

Scena sesta

Alcuni giorni dopo, ci sono tutti


CARLO:


(Entra trafelato). Ho scoperto tutto!


LEO:


Anch’io … eh cose grosse caro amico … il marchese ...


CESCO:


Fermi tutti, ho una notizia bomba. (Entra di corsa pure lui).


ELENA:        È scoppiata la guerra? Calmatevi, anch’io ho qualcosa da dire: divorzio.


Basta, dopo quello che mi ha fatto … come potrei.

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GIO: È finita Elena. Non tocco più macchinette da una settimana … lo psicologo è contento … è stato un momento di sbandamento indotto da Silar.

ELENA: Dovevi pensarci prima. Se non c’era mio padre tu finivi in galera con quell’altro scemo. Lo sai che è finito dentro per furto? (Lo sanno tutti).


CESCO:


È come se si fosse ammalato, devi pensarla così Elena.


ELENA:


Lo so me lo hanno detto al centro.


LEO: In fin dei conti, se vogliamo dirla tutta, non è colpa sua, cerca di capire … cinquemila euro me li ha già restituiti … e non ha debiti con nessuno.

CESCO:        Ottomila euro glieli ho dati io, quindi sarebbero ventottomila. Hai


sperperato un pacco di soldi in quanto tempo? Un anno, due? Se lo viene a sapere tua madre sono io che rimango da solo. Gli ho detto che erano pochi per tenerla buona ma … Elena, pensaci bene, avete due angeli da crescere … le malattie passano e non è giusto che si debbano portare via tutto.


ELENA:


Va bene, va bene … ci penserò. (Piange ,esce).


BEA:


Non stategli addosso come avvoltoi. (La segue in cucina).


CARLO:


Stavo dicendo. (Non lo lasciano parlare, i discorsi si accavallano).


GIO:                  Sono distrutto, come ho potuto non rendermi conto di quello che facevo.


Vivevo fuori dalla realtà vivevo in funzione delle macchinette, è come stare in un vortice che assorbe ogni cosa. (Si mette le mani nei capelli, ha il sostegno di tutti).


CESCO:


Lasciatemi dire, vi prego.


LEO:


Che c’è, monsu travet? (Lo stringe affettuosamente).


CARLO:


È stato il Bertelli.


LEO:


A fare cosa?


CARLO:       Il libro, lo sa. Tempo fa il maggiordomo del marchese lo ha incontrato


per caso in un hotel di Rimini … dove va in vacanza il Marchese … e gli ha raccontato di avere trovato un libro, così … nel discutere gliel’ha detto … di aver messo nella lana questo oggetto che secondo lui era di valore … quindi lo voleva

vendere all’insaputa del Marchese.

LEO:                 Ma improvvisamente il Marchese ha deciso di abbandonare la villa che

stava per crollare e ha chiamato me all’ insaputa del frescone che si è trovato con un

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pugno di mosche! Il Bertelli ha informato lo Speroni perché lo voleva a tutti i costi e ha fatto pubblicare l’articolo per vedere se saltava fuori. Fortuna vuole che il cameriere non ha mostrato il libro all’avventuriero. Questo penso io.


CESCO:


Hai capito la combinazione?


BEA:


Allora di chi è questo libro?


LEO:


Mio, ho tanto di fattura: sono il legittimo proprietario.


CARLO:


Vendetelo in fretta. Bertelli darà battaglia fino alla morte ... lo conosco.


CESCO:


È vero, datti da fare con altri compratori.


GIO:


Silar lo sa che abbiamo il libro di valore. (Intanto Leo monte il trenino).


CARLO: È in galera, non dirà niente. È Luisa da tenere d’occhio, conosce Bertelli. Ammettiamo che la chiami?

GIO: Sono passati tanti anni da quando era a Berna . Ma no, ha letto l’articolo per caso. E poi crede di averlo visto ma .. È di quel cameriere che ho paura, se chiama la volpe e gli dice che tu sei l’antiquario?


LEO:


Non ci avevo pensato!


CARLO:       Bisogna vedere in che rapporti sono, si sono visti al mare, potrebbe non


avere nemmeno il numero di telefono. Sono quegli incontri occasionali, ti vedi una volta e … Vendetelo in fretta. (Cesco e Leo sono sempre più presi dal modellino).


LEO:


Non va qui, non sei capace di fare niente impiegatuccio dei miei stivali.


CESCO:

scoperto.


(Improvvisamente si ricorda perché è venuto). Io sono venuto perché ho


LEO


Cosa vuoi scoprire ... tieni …


BEA:                Elena è di là che piange ... Gio vai da lei ...(Era ritornata dalla figlia,


entra in scena).

ELENA: (Si precipita fuori). Stammi lontano, scellerato … se ti veniva un accidente era meglio … almeno sapevo con chi dovevo combattere.

BEA:                Elena, siamo in dirittura d’arrivo. (Elena torna in camera).

CESCO:        Allora, se mi lasciate parlare forse …

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CARLO:


Dica …


CESCO:


Appunto: ho scoperto chi i soldi che hai tu, sono praticamente puliti.


BEA:


Cosa vuoi dire?


CESCO: Nel 2001, quando entrò in funzione l’euro, un funzionario della zecca fu incaricato di trasportare una valigetta piena di euro appena stampati. Durante il viaggio da Roma a Milano è stato colto da infarto … è morto sul treno … e la valigia che aveva con se non fu mai ritrovata, era finita dietro un separé e solo adesso il denaro ha cominciato a circolare, dopo quattordici anni. Naturalmente le forze dell’ordine ne erano al corrente, la cercano ancora. La notizia fu tenuta segreta. Per non far scoppiare una caccia spietata … ti immagini: si sarebbe scatenata la folla, tutti alla ricerca … diffusero la notizia che sul tal treno era stata rapinata un ingente somma di denaro. ... era per depistare … come è successo che si sono intervenuti i Carabinieri? Perché hanno rintracciato le banconote che qualcuno ha spacciato al bar e la verità è uscita, è sul giornale.

GIO:                  Come lo sai? Voglio dire chi te lo ha detto? (Alla fine confessa).Ho fatto

una cappellata . Facciamo venire qui quel cretino: gli diamo tutto e basta. Sono stato

io. (Tutti gli danno addosso). I soldi che cercano li ho spacciati io: sono della valigia!


CARLO:


Lo immaginavo. Sei un cretino cazzo.


LEO:


Sì, facciamo così, Carlo attiralo con l’inganno.


CARLO:


E come faccio?


CESCO:


Ti ha dato il numero no?


LEO:


È vero, ce l’ho qui. Speriamo che non sia falso anche questo.


CARLO: Lo chiamiamo subito. Silenzio …” signor Shakerproff ... sono quel Vanni del libro … sì … ne abbiamo altri … se volesse … ah, capisco … fino a domani non può … guardi che è roba grossa … d’accordo … a domani.” Ha abboccato, stiamo attenti che non venga armato. Probabilmente non sa che Nando è in gattabuia.

LEO: Gli facciamo vedere una porcata qualsiasi … è Cesco, cosa ne dici di un vangelo apocrifo?


CSECO:


È roba da mangiare? Apo … che cosa?


LEO:


Lascia perdere, ne ho tre o quattro ... antichi … da far paura.


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CARLO: Ottimo … qui casca l’asino. Poi, a cose fatte gli parliamo della valigia e stiamo a vedere.

BEA:                Vediamo di non finire all’ospedale.

Scena settima

L’indomani, nel pomeriggio

CARLO: Sta arrivando il tipo … silenzio. Confondiamolo per bene. Lui cercherà la valigetta. Facciamogliela trovare vicino all’attaccapanni … potrebbe darsi che la prenda al volo e se la svigni di corsa. Così è finita!


LEO:


È vero! (Lo dice come se fosse un bambino).


CESCO:


La cosa ti diverte? (Si adegua al consuocero).


BEA: Scemi, state buoni … se lo sa Elena soffrirebbe molto … Gio, tienila calma … portala fuori un po’ … vai al parco.


GIO:


Ti sembra facile? Non mi può vedere.


CESCO:


Mettigli gli occhiali. (Parla sottovoce).


LEO:


Sei diventato scemo, non è il momento …


CARLO:       Suvvia, signori, la faccenda è seria. (Suona il telefonino)”.Pronto … sì


sono io … chi è … Bertelli … qual buon vento … è a Varese … guardi che la villa è stata abbattuta tempo fa … non credo … no, non lo conosco … mi creda lasci perdere

…sono tutte storie … sì ho letto l’articolo di Speroni … si è già ricreduto … teme di finire come quei critici … si ricorderà della beffa Modigliani … e sì … mi sorprende il fatto che si sia lasciato turlupinare da qualche fesso “… (Fa gesti ai presenti, mette una mano sulla cornetta). È stato lui a far pubblicare, ne sono certo …”per ilmomento non ho niente … sono fole, mi dia retta. “(Riaggancia). Avete sentito, cerca la villa.

BEA: Hai capito il deficiente, chissà cosa ci guadagna … altro che biblioteche … lo vende di contrabbando.

LEO:                 Certo, cosa credi.

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CARLO:       Silenzio! (Va a vedere fuori, non c’è nessuno).Questa gente non scherza.

GIO:                  L’ho convinta, esco … Elena andiamo …

ELENA: Vi voglio bene, sappiatelo … ho bisogno di riflettere … se lo vengono a sapere le colleghe mi sparo. (Piange di nuovo).

BEA: Non essere drastica … via non hai dieci anni … hai due figli da crescere Madonna santa … (Escono).

CARLO:       La capisco, mia madre allora, quando io ero … insomma avete capito ...

era sull’orlo del precipizio … mi disse che se non smettevo subito si sarebbe suicidata: non è facile per chi ti sta intorno … moglie o madre che sia. (Campanello, Carlo fa segno di tacere). Sì, avanti.

UOMO: (Entra, spavaldo). Signori eccomi qui. Spero di non essere venuto per niente (vede la valigia). Venire da Lugano per un nonnulla mi scoccerebbe.

LEO: Come si permette di parlare in questo modo … con chi crede di avere a che fare? In questa stanza il più ignorante ha quattro lauree. (Si atteggia per mettere in difficoltà l’individuo e ci riesce).

UOIMO:       Scusatemi, non era nelle mie intenzioni offendere. Bene, fatemi vedere

…i capolavori.

CARLO: Ecco qua, vangeli apocrifi … secondo secolo …(Il tipo non sa che i presenti sanno che ha rivenduto la cartaccia al Bertelli).

UOMO: Ah! Vediamo … non è il mio campo ma mi sembrano autentici … (li osserva con la lente) quanto volete … ilmio cliente può offrire duecento mila non dipiù.

LEO:                 Vanno bene … non speculiamo … per il pagamento sempre in contanti?

UOMO: È meglio l’assegno … (Infatti ne trae il libretto, sta per scrivere, è ovvio di soldi non ne ha).


CARLO:


È coperto spero … sa con quello che si sente!


UOMO: Ci mancherebbe! (È falso). Sono conosciuto in tutta Europa … chiedete in giro … (Si ma come truffatore).


CESCO:


Chiederemo, non si preoccupi. (L’uomo comincia a sospettare ).


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UOMO:

domani …


Adesso che ci penso questo libretto è … forse è meglio se facciamo


LEO: Se fossi in lei concluderei subito, ho già altri acquirenti interessati e pagano di più.


UOMO:


Capisco! (Tenta il tutto per tutto). Ecco l’assegno.


CARLO: Quel trattato l’ha già rivenduto al professor … (Non si ricorda il nome, l’ha inventato Gio).


UOMO:


Non ancora. L’ho chiamato, dev’essere ancora all’estero!


LEO:                 Sappiamo che un tale, il signor Bertelli, forse lo conoscerà, ha acquistato


un libraccio falso da un soggetto un po’ ambiguo. Pensavamo che lei sapesse qualcosa visto che è conosciuto in tutta Europa … (Si sente scoperto e fa di tutto per andarsene).

UOMO: Non so chi sia costui … ho molta premura, perdonatemi … se è tutto a posto me ne andrei … l’assegno ve lo dato …

CARLO:       È sicuro che non dimentica qualcosa?

UOMO:         Ah, sì … dimenticavo l’impermeabile, che sbadato. (Dà un’occhiata alla

valigia,lascia cadere sopra l’impermeabile per poterla coprire meglio, Leo per sviarlo da una pedata alla sedia, Cesco bussa alla porta, il soggetto si spaventa lascia la valigia dov’era accanto all’attaccapanni, la si nota solo in parte). Cipossiamo vedere in futuro se avrete qualcosa che ne valga la pena. (Inciampa nel tavolo, è molto preoccupato).

CESCO: Vedrà che ci rivedremo! (L’uomo esce di corsa, non riesce a prendere il malloppo). Bene l’abbiamo in pugno. Porca puttana.


LEO:


È la prima volta che ti sento dire parolacce ... non è da te.


CESCO:


È l’entusiasmo per aver smascherato uno scemo.


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Buio

Scena ottava

Qualche giorno dopo, sono tutti in scena

LEO: Carlo è un genio, ha delle conoscenze incredibili! Il libro è stato venduto a Berlino, è in buone mani, caro Cesco delle mie brame. (È soddisfatto).


CESCO:


Senti, Biancaneve degli antiquari, i nostri nipoti ci reclamano … nonno.


LEO:


Nonno, tu sarai nonno, io sono semi …


BEA: Semi infermo di mente. Comunque il ricavato della vendita è stato messo su un conto intestato ai ragazzi, al compimento della maggiore età lo potranno riscuotere, solo con gli interessi avranno di che pagarsi gli studi. Vero, Leo?


LEO:


Non è per mancanza di fiducia, Gio.


GIO:                  No, figurati … si vede … a proposito, Nando è uscito sulla parola.

Torneranno vedrete.

CARLO: (Arriva di corsa). Arrestato, lo hanno arrestato … quel Bertelli … ha venduto i rotoli a uno di Zurigo ... lui e quel fantomatico Shakerproff … nessuno conosce la provenienza di quei … cos’erano? Guardate … non sanno niente .

LEO:                 Arrestati due insospettabili truffatori … la polizia elvetica ha

sequestrato due rotoli di antichi papiri egizi di dubbia autenticità ,stavolta ci beccano.

CARLO: Li ha fatti lei. Sono falsi e poi ce li hanno rubati. Potrebbero essere di chissà chi. Lei potrebbe essere stato truffato a sua volta. Voglio vedere se hanno il coraggio di indicarne la provenienza. Bertelli non è scemo. Ormai i suoi contatti sanno che è un truffatore: è finito.

LEO: È vero, voglio proprio vedere come va a finire. Cesco, chi ti ha raccontato quella storia della valigia?

CESCO: L’ho scoperto su internet, sono risalito a quel tempo, c’era un trafiletto su di un giornale che diceva di questo funzionario morto sul treno e di una misteriosa valigetta rapinata non ancora ritrovata e del bottino ricercato dalle forze dell’ordine ecc … uno più uno fa ...

LEO:                 Dieci e lode caro Cecco.

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GIO:


Tutto è bene quel che finisce …


LEO: Bene …(si sfrega le mani soddisfatto). Elena come sta … Luisa ha saputo? Le colleghe?


GIO:


Non sa niente nessuno per ora.


CARLO:       So che Camilla ti ha visto al centro … è una consulente, è psicologa. Me


ne ha parlato, voleva sapere .. non le ho detto niente … ma prima o poi capirà …

GIO: Sei sicuro? Non l’ho mai vista … se lo viene a sapere sono fregato. Divorzia. (Entra Elena con Luisa).Accidenti, quell’impiccione della collega! Non dite niente …


ELENA:


Fermati un attimo per un caffè.


LUISA: Ti stavo dicendo che Camilla … appunto te: Gio, vai al centro di via Restelli? ... Dal ...


GIO:


Chi, io? A fare?


LEO:


Devono buttare giù tutto. Vendono!


LUISA:


Ma è della Asl … dove andranno?


CESCO:


Al Diavolo credo!


ELENA:


Ah, però, vendono?


BEA:


Già, agli impiccioni.


LUISA: Dico, Camilla è una giocatrice compulsiva … una psicologa compulsiva ... ha sperperato 30000 euro in poco tempo, ecco perché va al centro : curioso no? Voglio dire ci va come paziente, non come psicologa!

TUUTI IN CORO: Ah! Volevo ben dire!

LUISA: Vado a casa. A domani … sono stanca morta : si fa tanta fatica a guadagnare quattro soldi che .. vero Elena?

ELENA:        Hai ragione Luisa!

LUISA:          (Prima di uscire) A proposito, Carlo, bella conquista!

CESCO:        (Crede chissà cosa). Conquista?

LUISA:          Sì, finalmente! Non se ne poteva più di vederlo ballare in giro!

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CARLO:


Sì, era ora: prima o poi ve l’avrei detto … mi sono fidanzato in casa.


BEA:


Pensa! Si può sapere chi è?


CARLO:       La figlia del gallerista di corso Garibaldi … sapete quello che è stato


coinvolto in quella truffa? Vi ricorderete di quel Tintoretto falso … Lui non è responsabile, l’hanno messo in mezzo!

LEO: Mi deve centomila euro ma … bravo, tu non c’entri niente ci mancherebbe.(Bea lo guarda con sospetto Leo se ne accorge e fa un passo indietro). Signori, cosa vi devo dire, che, shakesperianamente parlando, tutto è bene quel che finisce bene! (Ridono soddisfatti Luisa non capisce).

CESCO: Già,siamo stati fortunati cara signora … (stava per dire qualcosa ma Leo lo prende per un braccio impedendogli di parlare,Cesco ha una reazione ma capisce l’antifona).

GIO: Toh!Guardate! La valigia è rimasta qui. (La prende in mano, fino ad ora non se ne erano accorti, Luisa si agita).


LUISA:


Beh! Cosa c’è


dentro: il tesoro dei pirati dell’isola misteriosa?


CARLO:


Già! (Campanello, panico generale). Chi sarà?


GIO:


Chi sarà?(Luisa crede che scherzano).


CESCO:


Chi sarà?


LUISA :


Come chi sarà: I pirati no!


FINE

Il riferimento alla realtà dei fatti e delle persone è puramente casuale

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