L’invidia e lu presidente

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ITALO CONTI

L'envie et le Président

L’invidia e lu Presidente

COMMEDIA BRILLANTE IN DUE ATTI LIBERAMENTE ISPIRATA A “IL LADRO E LA VERITA’ “ DI VINCENZO POLICRETI

ITALO CONTI POSIZIONE SIAE 135763 TEL. 393.92.71.150

E’ GRADITA COMUNICAZIONE

IN CASO DI RAPPRESENTAZIONE


L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

Personaggi:

Gustavo

Gallerani

Ladro e fratello del Presidente

Bosculo

Gallerani

Le Président

(Bosculo

Gallerani

Il Presidente)

Cécille

Chèvre étouffée

L'épouse du Président

(Cecilia

Caprastrozzata

La moglie del Presidente)

Velia

Moglie di Gustavo

Savio

Dimente

Lo psicologo

Fedele

Neisecoli

Il Maresciallo

Assunta

Neisecoli

Moglie del Maresciallo (fuori campo)

PRIMO ATTO

La scena è all’interno di casa Gallerani dove vivono due famiglie: quella di Bosculo e Gustavo due fratelli rispettivamente ricco e povero. La moglie di Gustavo, Velia, fa la cameriera in casa agli ordini della signora Cecilia che per darsi un tono di diversità si fa chiamare, Cécille. Siamo ai giorni nostri. La scena si apre con Gustavo che sta mettendo a posto delle chiavi. Su un divano sono poggiate due pile di panni stirati. Dopo il brano di apertura si sente una porta d’ingresso che si chiude e Gustavo entra in scena col giornale sotto il braccio, si guarda intorno, poggia il giornale, controlla che non ci sia nessuno, si dirige sul portachiavi a muro dove sono appese alcune chiavi prende un mazzo e inizia a riagganciare una chiave al mazzo stesso.

GUSTAVO             La rimetto a postu cuccì gniciunu s’accorge de gnente! Però che sfiga oh! La copia de la chiave dentro la fogna me dovea cascà? La teneo in saccoccia come una reliquia: caccià fori li sordi e scivolà via è statu tutt’unu! Su stu

monnu la terra emersa so 14.000 km2 e io dovevo pija

propiu un tumbinu de 60 centimetri? (alla chiave) E

infilate forza: pare che ciai l’anellu sardatu! Furtuna

comunque che le chiavi le lasciano in vista sennò come

faceo? (pausa)


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Commedia brillante in due atti di Italo Conti

GUSTAVO             Dice: ma non te vergogni de rubbà a tu fratellu? No! Perché a la fine te ce portano: un po’ pe rabbia… un po’ pe ripicca… un po’ dimolo pure pe’ giustizia…! Pe’ costringe a me, Gustavo Gallerani, a pijà ‘na dicisione del genere, a me che acciaccheme pisteme sto bonu da la parte mia e non fiato, è tuttu dire! Ma che semo diventati: pezze da piedi, scenniletti, zerbini semo diventati? Eh! Io

cerco de carmalla Velia ma mica cià tutti li torti! Quisti

trovano   sembre    l’occasione    de   puncicà:    e    puncica

puncica, come se dice, pure le supposte se stufano de esse

pijate pe’ culu! (pausa lunga) A sentì la ggente nui semo

li furtunati: “Lu Presidente? V’ha ospistatu a casa sia!?”

“Lu Presidente? frequenta la crema!?” e invece non ce lo

sanno che giudicà un cristiano da la gente che frequenta è

sbajatu!         (pausa)         Giuda:     non     c’ea      tutti     amici

irreprensibbili? (pausa lunga)

(alla chiave) E je l’hai fatta a ‘nfilatte! (Scuotendo la

mano)  Era  ora!  Me  sse  so’  inturpidite  tutte  le  dita

p’aggancialla! (Rimettendo a posto il mazzo) Qui a postu

tia ccucì gnicunu pole sospettà! (dirigendosi verso la

cassa) e mo vedemo se la copia funziona! (guardandosi in

giro) Non ci sta gnicunu no? Mancu Velia deve sapello!

Essa se penza che io so’ ‘nu sciacquittu, ma se dovrà

ricrede! (Infilando la chiave) Entrà entra! Girà gira! Se

apre: Perfetto! Guarda guarda si che spettaculu! Ma se

deono mette qua dentro li sordi? Non sanno propiu quanti

ce n’hanno e comunque già che ce stemo pijamone ‘na

saccocciata che non guasta! (Si infila in tasca dei soldi poi

chiudendo la cassa) Ammucchia ammucchia Presidè che

io prelevo: in sei mesi aco missu da parte propiu un bellu

gruzzulu.


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VELIA                          (Entra in scena con una pila di panni stirati sulle braccia

che le coprono il campo visivo e Gustavo si mette seduto

fingendo di leggere il giornale) Vidi tu se non me cascano

è! Porto una bardella de sudore e un mar de capoccia che

metà basta!       (Appoggia il carico vicino agli altri, sbuffa

poi vede Gustavo) Ah si artornatu?

GUSTAVO             E se me vidi so’ artoratu sci!

VELIA                          Lu giornale l’hai compratu?

GUSTAVO             E l’aco compratu ma non serve a gnente!

VELIA                          Come non serve? Non ci stonno offerte de laoru?

GUSTAVO             No!

VELIA                          (Pausa) No? Li lavori ci stonno per tutti e per te: no?

GUSTAVO             No: non ci stonno! Ciaco da fa io se cercano idraulici,

elettricisti, meccanici e de un carpentire non sanno che

fassene? (pausa) In compenzo ci sta una nutizzia in prima

paggina…!

VELIA                          Che nutizzia?

GUSTAVO             (Leggendo) Marito uccide la moglie con un ferro da stiro!

VELIA                          Uh madonna mia… e perche?

GUSTAVO             E se vede che ea pijatu una brutta piega!

VELIA                          E’ propiu vero: La vita se divide in orribile e miserabile!

E lu peggio è riguardà lu firm che te passa davanti all’

occhi co’ un momento… e pija attu che non fai parte de lu

cast!

GUSTAVO             De la serie: a lu peggio non c’è mai fine!


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VELIA                          Perché tu vidi unu spirajiu? Io sgobbo da la matina a la

sera senza un attimu de pausa: ciaco testa cianca che la notte non me la sendo pe’ lu dolore!

GUSTAVO             Quella è l’età!

VELIA                          Sci è? E com’è che quest’andra cià li stessi anni e non me

dole?

GUSTAVO             Ma che modu è quillu de lamentasse sempre comunque e

ovunque! E rilassate! Fa come me?

VELIA                          Dici bene tu! Tu leggi lu giornale: quella che sbardella so

io! Quilli come te so’ la rovina de lu monnu!

GUSTAVO             Veramente la rovina de lu monnu è l’indifferenza, ma sai

che te dico: (Pausa) chi se ne frega!

VELIA                          Tu  continua  co’  ‘sta  filosofia:  io  intanto  è  la  terza

montagna de panni che stiro! Tutti firmati co’ certe forme

strane che è un’ impresa! E’ tuttu difficile qui dentro: tre

vorde più difficile!

GUSTAVO             E che è una novità? Non ce lo sai che le difficoltà so’

come la carta igienica: tiri un fojiu e se ne srotolano dieci.

VELIA                          Tu invece lu cervellu quanno l’arfai su?

GUSTAVO             In che senzo?

VELIA                          Testa la jami vita? Sfacchino e sopporto per un pugnu de

risu (Caricandosi) e intantu tu fratellu se vanta de la

machina  nova,  de  lu  viaggiu  in  Thailandia  e  de  lu

sbrilloccu che ha regalatu a la sora Cecilia!

GUSTAVO             Scccccccccccc se te sente…


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VELIA

Aooo e finimola co’ sta tiritera de lu francese, quella

Cecilia se chiama: Cecilia Caprastrozzata! E pure se proi a

dillo in francese, Cécille Chèvre étouffée, sempre una

Caprastrozzata è! E  po’  ci  sta  lu  Presidente…

anzi

Monsieur Le President: e me cojioni!

GUSTAVO

Cià saputu fa: su lu lavoru tocca lasciallu perde!

VELIA

E se sa!  Da quanno ha cuminciatu a fa’ li sordi ce mette

sempre  meno!  La  botteguccia  messa  su  a  debbitu

diecianni fa, prima s’è trasformata in un negozziu a la

moda e oggi in una catena di moda giovani, perché la

moda giovane se jama “International Fashion by Bosculo

Gallerani” e da allora issi fonno i ricchi e nui li poveri!

GUSTAVO

E beh! Metteremo su lu complessu: li ricchi e poveri!

VELIA

Drento quella capoccia tu ciai un orchestra! Ma  lo

voli

capì semo poveri, talmente poveri che se li piccioni ce

vedono su una panchina so issi che tirano le briciole a nui!

GUSTAVO

Quantu si esaggerata!

VELIA

Esaggero io! Quanno Monsier le President rientra a casa

co l’incassi giornalieri e butta tutti li sordi drento la cassa

cuccì come se fosse cartaccià l’esaggerata so’ io? E sora

Caprastrozzata? Vidissi come ce gode a ordinamme tre

vorde a lu ggiornu de: “smistigalli pe faje pià aria sennò

ammucchiati s’ammuffano” me ce da le chiavi hai capitu?

GUSTAVO

E allora?

VELIA

Allora io apro la cassa e faccio pija aria a tutte le carte da

100 e da 200 ogni 12 ore: come un antibbioticu: l’hai vista

mai operta?

GUSTAVO

(Imbarazzato) Ehm: Veramente no!


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VELIA                          Aspetta che te la faccio vedè

GUSTAVO             Ferma che fai… se vene de qua quarcunu!

VELIA                          Beh? Ciacio l’ordine de mistigà: smistico! (e apre la

cassa)

GUSTAVO             Bona su.. mo non te mittissi a fa stu lauru!

VELIA                          E tantu se no lu faccio mo, me tocca fallu quanno arria la

Signora:   armeno   non   vedo   quillu   muccu   pieno      de

soddisfazione! (mischiando  bracciate  di  soldi)  guarda

guarda seqquanti so: ne voli una menza chilata?

GUSTAVO             Chiudi sta cassa cammina… chiudila…

VELIA                          (Chiudendola tristemente) Lascià li sordi ccucì significa

non sapè mancu quanti aveccene.

GUSTAVO             Beati loro!

VELIA                          So’ partiti co ‘n porta gioje! Tra pocu blinderanno tutta la

stanza e po’ direttamente casa: certa ggente non se la

merità la furtuna che cià (Pausa guardando Gustavo) e io

sarebbe stato meglio se io non fussi mai nata!

GUSTAVO             Modo     congiuntivo    tempo     preservativo     imperfetto!

(Pausa) L’jai considerata l’ipotesi che li mettono li perché

se fidano!

VELIA                          Me fa piacere che ce cunsiderano meno ladri de le

banche! (Pausa) Era propiu mejiu che non fossi nata!

GUSTAVO             E ce rifai! Accontentate che se non nascevi non conoscevi

a me!


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VELIA                          E ago fattu un affare! Tu me devi da spiegà come pole

esse: du fratelli, stessa famija, stesse abitudini stessa educazione…

GUSTAVO             ‘ndo voli arrivà?

VELIA                          Tu carpentiere e issu commerciante!

GUSTAVO             E beh che ci sta de strano?

VELIA                          Io propiu co’ te me dovevo confonde!

GUSTAVO             Ma vidi un po’: perché non te si pijata mi fratellu

VELIA                          ehhhh perché! Perchè la signora Caprastrozzata co quillu

visu quadratu e quilli modi decisi ciaveva l’idee precise su quello che voleva!

GUSTAVO             Ah ecco! E quindi tu si jita a ricascu!

VELIA                          Io c’eo tuttu lu dirittu a una vita mijiore hai capitu? So

sempre stata a contattu co’ persone de tutti li generi e aco sempre troato lu modu pe’ ji d’accordu.

GUSTAVO             Te faranno santa unu de sti ggiurni!?

VELIA                          Ma co’ tu fratellu e la mojie non se pole! Co’ loro

l'umanità è arriata a un bivio: Una strada porta a la disperazione e un’andra a la morte.

GUSTAVO             Ecco: allora speramo de scejie la via giusta!

VELIA                          Ma che voli sperà: tu si senza speranza! (Indicandolo con

sufficienza) Un rospo s’è trasformatu                  in principe, lu

bruttu anatroccolo in cigno e solu io aco sposatu l’essere

più immutabile dell’univerzu? Campi solu d’ironia!


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GUSTAVO             E li sordi no, lu lauru no, lu rispettu no: leveme pure

quella!

VELIA                          Ma sci sci quilli come te campano mejiu de tutti! So’ io

che ciago un rapporto privileggiatu co’ la sfiga… io, che

se passo sotto ad un lampadario a gocce se mette a piove!

Che me poteo aspettà da la vita: unu come te!

GUSTAVO             A Ve’: è vero che li fiji li porta la cicogna ma tu ji devi

esse cascata! Capisco che testa ostentazzione pole da

fastidiu, ma non me rentorcino le budella come fai tu!

VELIA                          Allora sai che c’è… trova una soluzione e scappamo da

testa casa che io non ne pozzo più: so al limite de la sopportazione!

Entra Cecilia. In accento francese si rivolge a Velia e Gustavo le guarda

CECILIA                   Velià? Avè stirè le mua pantalon?

VELIA                          (Al marito) Eccola: L’è arrivè pe’ romp li cojion!

CECILIA                   Com?

VELIA                          Eh Com! Praticamont attacchè a Milen!

CECILIA                   (Acidina) Ulalà che simpaic! Te butta bien la vi au giorn

duì è?!

VELIA                          Ehhh: La vi en rose, ma a mua mè toccè la part de le spin!

CECILIA                   Ensomm! Le pantalon, l’avè stirè oui o nuà?

VELIA                          (Tirandoglieli) Oui oui… ecotelì Madam!

CECILIA                   (Inveendo) Sscreanzat e villen che non si altr?

VELIA                          Je suoì villen? E’ arrivè la fije de l’oca blanche?


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GUSTAVO             Aoooo: (Pausa) ma che cazzo state a di?

VELIA                          No la sendi la signora? parla francese! Come je devo da

risponnne?

CECILIA                   Parlo francese e allora? Te disturba se dentro testa casa ci

sta quarcunu più acculturato de te?

VELIA                          E l’acculturata saristi tu?

CECILIA                   Purquà… non se sent?

VELIA                          (Turandosi il naso) E come non se sente?

CECILIA                   Te devo da’ una zampata e buttatte fori da casa!

VELIA                          E daje… provece… non aspetto andru!

GUSTAVO             Aooo: ma che cazzo state a fa?

VELIA                          No la sendi come me tratta?

GUSTAVO             E lascia corre … fa finta de gnente!

VELIA                          E come faccio?

GUSTAVO             Fai tantu bene fai: non senti e basta!

VELIA                          E facemo finta de non sindi!

GUSTAVO             Ecco brava !

VELIA                          Nui dovemo lascia corre e non sindì!

GUSTAVO             Ciarifai Ve’? Se non devi sentì non sentissi!

VELIA                          E non sento non sento non te preoccupassi: Non sento!


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CECILIA                   (Fa per andare via coi pantaloni poi si ferma) Le denar?

Avè    smistighè    le    bancanotuar?      (Pausa    Velia    non

risponde) Alor? Ue dico a tuà: avè manegè le denar?

(Pausa  Velia  non  risponde)  Velià!  Je  t’ave  fat  una

domand!

GUSTAVO             (A velia) Aooo… e rispunnije?

VELIA                          Mettite daccordu: Je devo risponde o deo fa finta de non

sindì? Perché se je risponno je risponno!

GUSTAVO             (Rispondendo per la moglie) L’aco vista io che facea pija

aria a li sordi!

CECILIA                   (Come colei che non comprende) Pardon?

GUSTANO             Sci li sordi de lu padrone!

CECILIA                   Pardon… non Padron

VELIA                          Se non je rispunni in francese fa finta de non capì

(dispregiativo) la signora!

GUSTAVO             (Impacciato e balbuzziente) A… alor: je ho vi… vist ca

(Si tocca il colletto) smucivan lu scatol de le bancanotuar!

CECILIA                   (Scandalizzata) Ahhhhh! Che pronuncia: che accenti! un

offesa alla cultura!

VELIA                          Non ji dici gnente tu? Cià dittu che semo ignoranti eh!

GUSTAVO             Come semo? Io aco dittu solo quelle ddu parole de

francese!

CECILIA                   E’ abbastans! La cultuar è superior a l’ignorans!


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VELIA                          (uscendo con i panni per metterli a posto) Famme mette a

pustu i panni sennò me comprometto: Pensavo che beve facesse male ma non fino a stu puntu!

CECILIA                   La differans è tut ici : je parlè fransè, la lingue dell’art, de

la belles, de la ricches… (pausa) e vu parlè dialet… (pausa) la lingue du manoval!

GUSTAVO             E no Ceci’ ferma un minutu: che ciai contro li manovali?

CECILIA                   Per carituar! Chi dis gnont: è gent com tant, magar un

tantinel… ruspantel!

VELIA                          (Rientrando a prendere la tavola) Hai capitu ? ce tratta a la

stregua de li polli d’allevamento!

GUSTAVO             (A Velia) Ma che polli e polli: in fonno so sempre lu

fratellu de lu maritu!

CECILIA                   (Uscendo e ridendo) Ahahahaha Oui Oui: le fratel de mi

marì! Famme andar che je suì attes dal pittuar per le

ritrattò… ahahaha le fratel de mi marì: Che gent… che

gent…! (ed esce)

GUSTAVO             (A Velia) Ma che stava a pijà per culu?

VELIA                          Un tantinellu!

GUSTAVO             Aoooooooooooo che gente un par de ciufuli! Se arpassi

qui te lu faccio io lu ritrattu: te stampo su lu muru ‘sta

villana arricchita!

VELIA                          Hai visto si che faccia?

GUSTAVO             E ho vistu sci… (imitandola) vado dal pittuar per le

ritrattò! (Pausa)      co lu nasu che s’artrova lu quadru

scappa co lu manicu!


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VELIA                          Ecco: Vidi de trovà una soluzione a breve che io non ne

pozzo più.

GUSTAVO             Come sarebbe: non ne poli più tu e la soluzione la deo

trova’ io?

VELIA                          (Uscendo)  Sci: ccucì armeno la smitti de svejatte la

matina co’ la stessa idea de un’alga: fluttuà pe’ casa senza fa gnente tuttu lu giorno e finalmente te circhi un laoru!

GUSTAVO             Ma mo che fai: te ne vai?

VELIA                          Me ne vado Gustà? La cena s’avvia da sola? La cucina se

autopulisce? Lu stracciu chi lu da? Li facioli chi li sgrana?

Velia… andru che Velia: Cenerentola me doveo jamà!

Con una sola eccezione: (Pausa poi uscendo) m’è toccatu

tuttu tranne lu principe! (ed esce)

Squilla il telefono

GUSTAVO             (andando a rispondere) E te pare che non c’entravo io

anche stavorda… ma guarda tu come deve da esse stu

monnu! Pronto!

GUSTAVO             (Pausa poi sbuffando) Uhhhhhh signorì è la quinta vorda

che telefonate stu mese è? Mo lo dico pure a lei: no no me

facci parlà perché mo me so’ propiù ruttu! Io non ciaco

gnicun rapporto occasionale ha capitu? Segantevelu e no

scassate più! (E chiude la comunicazione)     Ma guarda un

po’ se unu deve sta appresso pure a quisti? Già ce n’aco

tante  pe’  la  capoccia  ce  mancano  pure  loro!  E  po’

jamassero quanno ci sta lu Presidente: l’attaccassero a issu

l’Adsl! (Pausa)

GUSTAVO             E comunque me sente quanno artorna! Velia cià raggione:

sgobba come un somaru, e non è ripagata de gnente! Hai vojia tu se me sente lu Presidente!


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Entra Bosculo con un sacco pieno di denaro

BOSCULO              Che dovrebbe senti’ lu presidente che lu presidente stessu non conosca già?

GUSTAVO             Bosculo: qui le cose vanno male!

BOSCULO              Come m’hai chiamato?

GUSTAVO             Come t’aco jamatu: Bosculo!

BOSCULO              E me chiami per nome?

GUSTAVO             E come te dovrebbe chiamà: per ardezza?

BOSCULO              Me devi jamà presidente: anzi, signor presidente!

GUSTAVO             Qui dentro ci stemo solu io e te e penzavo…

BOSCULO              Infatti tu sbaji propiu pe testò!

GUSTAVO             Perché penzo?

BOSCULO              E certo: a che te serve penzà se ci sta un presidente che

penza a postu tia?

GUSTAVO             A tenemme in allenamento lu cervellu?

BOSCULO              E a che te serve un cervellu se ci sta già un presidente che

ce n’ha unu?

GUSTAVO             E magari cià pure tutte tutte le idee e le soluzioni!?

BOSCULO              Se capisce! Tu non devi pensà, non devi raggionà e non

devi pija iniziative!

GUSTAVO             E che devo da fa?


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BOSCULO              Quello che te dice lu Presidente: se le cose vanno bene a

testu monno è perché ci sta chi decide e chi esegue!

GUSTAVO             E chi lo decide chi è quellu che decide e quellu che

esegue?

BOSCULO              Li sordi!

GUSTAVO             E te parea! Contano solo li sordi su ‘stu monnu!              Un

presidente stupidu co’ li sordi vale più de un carpentiere

inteliggente squatrinatu!

BOSCULO              Guarda che ccucì m’ offenni eh!

GUSTAVO             Pure: cornuto e mazziatu!

BOSCULO              M’offendi perchè dentro questa casa io t’aco datu compiti

de grande importanza!

GUSTAVO             Presembiu?

BOSCULO              Sirvi’ la champagna durante i party trimestrali che si

tengono in giardino!

GUSTAVO             Praticamente un gradinu sopra a lu cane!

BOSCULO              Ma insomma lo capisci che io non me pozzo permette de

fa cafonate?

GUSTAVO             E’ per questo che servi la champagna?

BOSCULO              Certo: e la mijiore! Non ce lo sai qual’è la mia posizione,

non ce lo sai che lu giardino de casa mia si riempe de

autorità…

GUSTAVO             Durante i party trimestrali? E come no: la crema della

crema vene tutta a sgravà su lu giardinu tua.


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BOSCULO              Come sarebbe a sgravà?

GUSTAVO             Durante li party che se fa? Se grava no?

BOSCULO              Ecco perché me devi jama’ Presidente anche quando stemo suli: ogni tantu cacci fori ste battute, figurate se durante le feste non saristi bbonu a chiamamme pe’ nome!

GUSTAVO             Che vergogna è?

BOSCULO              Non si tratta de vergogna, ma de sconvenienza. Non sta

bene che persone de un certo livello colloquino a la pari

con la servitù!

GUSTAVO             La ser…. La ser…. (deglutendo il rospo) me strozzo co’

la saliva…: ripeti un bo’ che non me cionno fattu le recchie!

BOSCULO              Non te la pijassi a male Gustà!

GUSTAVO             E perché me la devo pija a male quanno me la sto già

pijanno interculo!

BOSCULO              Tu non capisci!

GUSTAVO             Io capisco pure troppu bene! Che bellu fratellu che ciaco!

A testo semo arrivati! E’ propiu vero che la giustizia è

morta!

BOSCULO              Gusta’: la differenza che c’è sembre stata tra me e te è che

io me so datu da fa e tu invece hai datu sembre e solu la

corba a la sfurtuna!

GUSTAVO             Perché non è vero che so statu sfurtunatu?

BOSCULO              Ma falla finita falla: allora se io rientro a casa co quattro

chili de sordi pe’ sera è solo una questione de culu?


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GUSTAVO             E rifacce: tuttu lu monnu gira su li sordi!

BOSCULO              So sei mesi che t’honno messu in cassa integrazione e tu,

invece de cercà laoru bussanno porta a porta che fai? Te

ne stai chiusu drento casa a vegetà!

GUSTAVO             Io ce l’eo lu postu fissu da carpentiere: me l’honno

usurpatu!

BOSCULO              Svejete! lu posto fissu non esiste più: tocca mettese in

propriu.

GUSTAVO             (Ammicanndo) E già! Oggi lavorà: è un'impresa.

BOSCULO              Lo vidi come si tu: butti tuttu su lu comico!

GUSTAVO             L’ironia de’ la sorte la chiami comicità? Tu l’impresa ce

l’avristi!

BOSCULO              Discorso chiuso: io non te posso assume!

GUSTAVO             E già: io devo ji bussanno da tutti meno che da te. vero!

BOSCULO              N’emo ggiù parlatu me pare!

GUSTAVO             Sci sci come no? Tu non poli fa gnente: in fonno che ciai?

Solu una catena de negozzi moda giovani, come fai a da

lavoru a me?

BOSCULO              Ho detto discorso chiuso

GUSTAVO             Non t’aggitassi se fa pe’ parla’: prima non era possibile

perché non ceo un titulu de studio e allora ago pijatu la

terza media!

BOSCULO              Hai capitu si che titolu?

GUSTAVO             Quello che ciai tu!


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BOSCULO              (Facendolo pesare) Sci: ma io non l’ago pijatu fori corzu!

GUSTAVO             E caricamoce pure testa! Doppo te si inventatu che pe sta

a contattu co’ la gente tocca sapè parlà almeno ddu

lingue!

BOSCULO              Perché non è vero? Che ne sai tu che gente bazzica li

negozi de moda?

GUSTAVO             E me sta bene: chi dice gnente! (pausa agitato) ma allora

perché tu mojie l’hai pijata a part-time?

BOSCULO              Perché sa: italiano e francese

GUSTAVO             E come no? giustu lu francese sa: come lu sa essa lu so

pure io!

BOSCULO              (Facendolo pesare) Sci: ma essa lu pronuncia mejiu

GUSTAVO      Oh: come la giri la giri lu cetriolu sempre a me tocca! Tu moje lu francese non ne sa mancu la metà

BOSCULO              A posta l’aco pijata part-time: se lu sapea tuttu  facea lu

tembu pienu!

GUSTAVO             Ma tu sendi si che discurzi: saprà sci e no di’bongiorno e

bonasera!

BOSCULO              Perché tu lo sai di buongiorno e buonasera?

GUSTAVO             Beh che ce vole lu diploma?

BOSCULO              Ah Sci? E sindimo forza!

GUSTAVO             Ma levate cammina… mo me metto a fa ste sceneggiate?


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

BOSCULO              Famme    sindì   come    dici    bongiono   e    bonasera    me

‘nteressa!

GUSTAVO             Buongiorno e Buonasera

BOSCULO              Gustaaa’: in francese lo vojio sindi?

GUSTAVO             (Con tono seccato) Bongiur e Bonzuar!

BOSCULO              (Ridendo) E come no? Secondo te lu cliente cià l’anellu su

lu nasu?

GUSTAVO             In che senzo… non capisco

BOSCULO              Ma se je lo dici ccucì te tira la robba che ha compratu e a

negozziu    non   ce    passa    più:   ce    vole   un    pelu      de

(pronunciado come scritto) saverfoir!

GUSTAVO             Ahhhh: E tu moje ce l’ha stu saverfoir ?

BOSCULO              E che solo mi mojie? Modestamente lu saverfoir ce l’aco

pure io!

GUSTAVO             Inzomma quello che manca manca solu a me!

BOSCULO              Gustà: co’ certe qualità ce sse nasce hai capitu?

GUSTAVO             E tu e tu moje sete nati francesi?

BOSCULO              Io e mi moje semo nati co un’andra mentalità e comunque

ancora non aco capitu de che stemo parlanno: io so lu

presidente? Devo esse trattatu da presidente…

GUSTAVO             … E io che so strunzu, devo esse trattatu da strunzu!

BOSCULO              No: tu devi rispettà lu presidente ancora prima de lu

fratellu! Perché lu presidente sa tuttu, vede tuttu, capisce

tuttu, ciarriva prima de tutti e sopratuttu sa quello che fa!


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

GUSTAVO             Praticamente e Bellu, bravu, intelligente e soprattutto

modestu!

BOSCULO              Caro Gustavo: è molto difficile essere modesti quando si è

consapevoli di essere i migliori!

GUSTAVO             A la faccia del ca…

BOSCULO              (Interrompendolo)       Eccoloooooo!    lo    vedi    come    sei

scurrile, triviale, limitato!

GUSTAVO             Dire alla faccia del ca… rpentiere significa esse scurrili,

triviali e limitati?

BOSCULO              Ah tu intendevi dire carpentiere?

GUSTAVO             E sci: mo come la mettemo presidè?

BOSCULO              La mettemo che un carpentiere è sempre un carpentiere: io

almeno t’aco elevatu a rangu de cameriere! Ascolta la

differenza di leggerezza (greve e schifato) “Carpentiere!”

(angelico e soave)” Cameriere”: è tutta un’altra cosa

Suonano alla porta

BOSCULO              Va a oprì cammina!

GUSTAVO             (Ironico) Ascolta la differenza di leggerezza (greve e

schifato) “Va a oprì cammina!” (angelico e soave) “per

favore:” è tutta un’altra cosa!

BOSCULO              Movete che non ciaco tembu da perde!

GUSTAVO             Ma non ce penzo pe’ gnente: anzi lo sai che faccio? Pijo

lu giornale e me vado in camera mia: sivvuplè!


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

BOSCULO              Camera tua? De tuu non ciai mancu le mutanne che porti!

Va a oprì è un ordine!

GUSTAVO             Ma nemmeno se piagni in arabu… ce vedemo (ed esce)

Risuonano alla porta

BOSCULO              Ma tu guarda che se deve vedè: E mo chi apre? Velia, Veliaaaaaaaaaaaaa! (Pausa) Ecco come vengo ripagatu! Va  a  fa  der  bene  e  quisti  so’  li  risurdati:

Veliaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

VELIA                          (Arrivando trafelata) Che è? Che è successu? Che ho

combinatu?

BOSCULO              Non hai sinditu lu campanellu?

VELIA                          E l’ho sinditu sci mica sò sorda!

BOSCULO              E allora non apri?

VELIA                          Non è che non apro: è che sto preparanno la cena mentre

metto  su  la  lavatrice,  pulisco  lu  fornu  a  microonde,

rifaccio li letti, passo l’allucidatrice, lavo li vetri, do lu

tracciu e sturo lu cessu!

BOSCULO              E poi ti lamenti per la stanchezza! Benedetta donna: le

cose se fanno una a la vorda! Pe’ forza che te ingorfi! Mo

va a oprì cammina!

(Risuonano alla porta! Velia senza parlare allarga le braccia sospira ed esce per andare ad aprire)


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

BOSCULO              Tuttu me tocca ‘nzegnaje! Qui dentro honno perzu la

cognizione de chi comanda! Se svejano la matina, co’ la

capoccia leggera e penzano, capitu? penzano! ognunu co’

la capoccia sia: semo aritornati all’anarchia, senza una

regola, senza una direzione! Ma che ne sanno quisti de la

responzabbilità che cià un presidente? Che ne sanno

quantu deve lottà un presidente! Quisti se svejiono e

penzano! Come se lu Presidente non esse già penzatu tuttu

per tutti! Ma unu de sti giorni daco un giru de vite e po’ se

n’accorgono da suli se chi è Lu presidente!

Entra il maresciallo accento del sud

FEDELE                     E’ permesso, si può?

BOSCULO              Maresciallo carissimo venga venga pure!

FEDELE                     (salutando militarmente) Comandi signor Presidente

BOSCULO              (Pomposo) Comodo Marescià: lo sa che io a certe cose….

Non ci tengo! Le posso offri’ quarche cosa?

FEDELE                     Gniente grazie: come se avessi accettato! Non prendo mai

nulla quando sono in servizio! Sono passato pecché m’avete chiamato questa mattina!

BOSCULO              E l’ho chiamata sci!

FEDELE                     Sarei passato lo stesso anche se non mi aveste chiamato,

ma     vista     la     telefonata     urgente     come     si        dice:

(maccheronico) “urgo venendis ab venitur”

BOSCULO              Cavoli: ma lei sa il latino?

FEDELE                     (Fintamente umile) “Scolastica Rammendandibus

BOSCULO              Complimenti! Io purtroppo non ho potuto frequentare e

conosco giusto un po’ di francese!


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

FEDELE                     Aggio capito: diteme o motivo de a chiamata!

BOSCULO              Je avè telefonè in casermà purquà non ciò un poz senza

fund! (Pausa con aria soddisfatta)

FEDELE                     Che state dicenno presidè: non aggio capito ‘na mazza!

BOSCULO              Ago telefonatu in caserma perché non ciò un pozzo senza

fonnu!

FEDELE                     Ossia?

BOSCULO              Ossia lu piatto piagne!

FEDELE                     Ahhhh! Avete perduto au pokèr?

BOSCULO              Marescià: lu piattu piagne significa che lu liquido scenne!

FEDELE                     Aggio  capito:  avete  perzo  au  pokèr  e  poi  ve  site

‘mbbriacate! E va buo…

BOSCULO              (Nervoso) Ma che va buò che va buo! io so’ astemio

FEDELE                     (Sospettoso) Quindi non votate?

BOSCULO              In che senzo?

FEDELE                     (Sospettoso) Se siete astemio vi astenete!

BOSCULO              Si … da li commenti!

FEDELE                     (Sostenuto) Anche io mi astengo ‘o ssapite? E’ nu poche e

tiemp che songo Ateo! Prima non lo ero e ora si! Medicus consigliandi… è la vita caro presidente!

BOSCULO              Il medico le ha consigliato di essere ateo?


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

FEDELE                     Esattamente!

BOSCULO              E quindi voi non credete più in Dio!

FEDELE                     No: non bevo più o the! (Pausa lunga)

BOSCULO              Non ciò parole!

FEDELE                     E allora trovatevillle: mi avete chiamato per una sbronza?

BOSCULO              Marescia: io non bevo!

FEDELE                     E come avete fatto a sbronzarvi se non bevete?

BOSCULO              Weeeeeeee… oh! Un attimo eh! partiamo dall’inizio?

FEDELE                     E partiamo dall’inizio!

BOSCULO              Io vi ho chiamto perché il denaro (pausa - fa il verso delle

alucce - pausa) si volatilizza!

FEDELE                     Ehhhhhh va buo preside’: la capisco pecché songo un

uomo di mondo!

BOSCULO              finalmente: era ora!

FEDELE                     Crede che io non abbia gli stessi problemi suoi?

BOSCULO              Non credo proprio

FEDELE                     E invece si sbaglia: il denaro (pausa - fa il verso delle

alucce - pausa) si volatilizza! A fine mese non ce s’arrivacchiù!

BOSCULO              Me fate sudà freddu!

FEDELE                     Tenete la fevre?


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

BOSCULO              Non ciaco gniciuna febbre stateme a sindi!

FEDELE                     E io vi ascolto, ma “se no spiegat comprendere non

potuo”

BOSCULO              Allora: lei, da sei mesi a questa parte, sta su una pista si o

no?

FEDELE                     (Pensa) Eccerto! giusto sei mesi sono!

BOSCULO              Ohhhhhhhh finalmente: e in questi sei mesi che cosa ha

appurato?

FEDELE                     Che la pista non è buona!

BOSCULO              (Deluso) Porca zozza: e mo che famo?

FEDELE                     Eh che facimm… c’è poco ‘a fa!

BOSCULO              E no che poco e poco: una soluzione tocca a trovalla!

FEDELE                     E che la devo trovare io?

BOSCULO              E chi la deve trovà?

FEDELE                     O Gesù: la giunta comunale! “Sindacun decidit et pista

accomodandum” se o sindaco se decide a pistas’aggiusta!

BOSCULO              Ma in che senzo?

FEDELE                     Nel doppio senzo di marcia!

BOSCULO              Marescià scusi è: ma de che pista sta parlanno lei?

FEDELE                     Di quella ciclabile! Veramente se devo essere sincero non

l’aggio fatto pe me: nooooo… ma per la mia signora!


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

BOSCULO

(Allucinato) Sì, eh?

FEDELE

O medico! Visitando mia moglie disse che siccome è

ancora giovane era meglio fare qualcosa…

per riprende il

cliclo (pausa) e voi capite come sono le donne: mi ha

pregato in ginocchio! (pausa) potevo mai mandarcela da

sola? E poi: un po’ di movimento fa bene al cervello!

BOSCULO

E come no? In testo caso l’ha propiu mijioratu a la grande

FEDELE

A casa mia, caro Presidente, si fa solo quello che dich’io,

ma come si dice: qualche soddisfazione je l’aggio pure a

togliere!

ASSUNTA

(Fuoricampo)   Fedeleeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!   (Fedele

sobbalza)

BOSCULO

Vi chiamano Marescià?

FEDELE

(Imbarazzato) No… non mi sembra

ASSUNTA

Fedeleeeeeeeeeeeeee  affacciate

che

minchia  stai

facienne!

BOSCULO

Ho l’impressione che cerchino lei!

FEDELE

Ma non me pare proprio!

ASSUNTA

‘Ne marescià… me rispunnite?

BOSCULO

Veda che dovrebbe essere la sua signora

FEDELE

(Imbarazzatissimo) Dice?

BOSCULO

E sci… e me pare anche incazzatella!


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

FEDELE                     (Imbarazzato e tremante) Pure? Voi permettete che le

rispondo un attimo dalla finestra?... Sa… magari potrebbe essere una comunicazzione urgente!

BOSCULO                fate fate pure!

FEDELE                     (Aprendo la finestra si affaccia) Assuntina! Assunta! Te

l’aggio dit mille vote bella di Fedele tuo: durante l’orario e lavoro non ti posso colloquiare!

ASSUNTA              Ah pecchè stai lavorando?

FEDELE                     Eccerto: il lavoro “mobilità l’uomo”!

ASSUNTA              Ne’ Fedè: ma tu me vulisse piglià pe scema a me?

Muovete chiacchiello scenne a ‘stu piercolo (pulpito) e torna a casa.

BOSCULO              Chiacchiello? Piercolo e che robba è?

FEDELE                     (Imbarazzato a Bosculo) Mia moglie ossape che quando

songo in servizio mi deve parlare in modo cifrato… (poi alla moglie) ricevuto cara: o canarine ha perze e ppiume!

ASSUNTA              (Pausa) Tieni l’uccello spennato?

FEDELE                     Insomma Assunta come te l’aggia a dicere: io non posso

lavorare con questa “spada di Adamo” sulla testa.

ASSUNTA              Ne Fedè: ma tu fossi uscito pazzo? Muovete cammina

ch’aggia preparà o pranzo e si non tuorne entro mezz’ora

te mengo in capo tutta a scafarea! (vaso di terracotta per

conservare gli alimenti)

FEDELE                     Amoreeee…tesoruccio: il pranzo leggero mi raccomando!


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

ASSUNTA              Pasta in bianco! Nu poch e lasagne, ripiene e cannelloni

ripieni e rigatone, ripieni e spaghetti con olio, margarina, burro, lardo e strutto!

BOSCULO              Azzo: una bomba praticamente

FEDELE                     (Fiero) Mia moglie o ssape come mi si piglia per la gola!

ASSUNTA              E muovete e capito… che sennò per la gola ti ci piglio

veramente!

FEDELE                     Va bene tesorino: ce verimm chiù tardi! Ma mo smietti

d’allucca: non diamo “alito ai pettegolezzi”

ASSUNTA              Ma tu te pensasse de comannamme a me solo perché tiene

o cefrone? Muovete cammina ca sennò t’ariempo e paccare!

(Fedele chiude la finestra di scatto)

FEDELE                     (Imbarazzato a Bosculo pausda lunga) Avete sendito?

BOSCULO              (Annuendo) Sci marescià!

FEDELE                     (Imbarazzato a Bosculo) Quella, la mia signora è verace:

Vuje per caso o ssapite che songo (deglutendo) e paccare!

BOSCULO              No veramente neanche che è o cefrone!

FEDELE                     (Risollevatissimo) A no o ssapite?  ehhhhhhh allora ve lo

spieco io: (indicando i gradi) o cefrone è chisto o vi? I

gradi! Questa striscietta e pezza che indica il segno del

comando! E paccare invece songo … e paccare songo…

come dire… dolci tipici del nostro paese!

BOSCULO              Ago capitu: Come da noi lo pane co le noci? Stai frescu

marescià: ha detto che quanno vai a casa te riempe!


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

FEDELE                     E già: la mia signora o ssape ca me piacciono assai e me

ne fa sempre una mondagna… “paccheram placet sicut montagna facentibus”

BOSCULO              Vabbeh tanti auguri ma stessimo a parlà de la pista! So sei

mesi che battete!

FEDELE                     Ueeeeeeeeee! Attento a come parlate o ssapite: io non

aggio mai battuto!

BOSCULO              Marescià  ve  lo  chiedo per  amore  della  misericordia:

seguitemi!

FEDELE                     (Spostandosi) Dove dobbiamo andare

BOSCULO              (Nervoso) Da nessuna parte dovemo annà… dovemo sta

fermi!

FEDELE                     Oh Gesù Gesù… E allora come faccio a seguirvi stando

fermo?

BOSCULO              Maresciaaaà: ma voi che siete venuto a fare in casa mia?

FEDELE                     Oh bella! M’avete chiamato!

BOSCULO              E perché vi ho chiamato?

FEDELE                     Veramente ancora non me lo avete detto

BOSCULO              Perche sono sei mesi che in questa casa mi rubano i soldi!

FEDELE                     E questo lo so… io questa pista sto seguendo!

BOSCULO              Ahhhhhhhhhhhh e finalmente!

FEDELE                     Ma voi a questa pista vi riferivate?

BOSCULO              Ehhhhhhh sci! Ete scoperto chiccosa?


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

FEDELE                     Niente: niente di niente caro presidente. (Prendendo un

taccuino pieno di foglietti) Comunque un attimo che ve lo

dico con precisione… (riprendendo al volo foglietti che

stanno per cadere) (sgomitandolo) Ho tutto appuntato!

BOSCULO              Che fa me sgomita? che c’è? che vor di’?

FEDELE                     Si rilassi presidè aggio fatt ‘na battuta: un maresciallo che

cià tutto appuntato!

BOSCULO              (Imbarazzato) Ah! Bellissima! (e si mette le mani nei

capelli)

FEDELE                     Ma  ‘ndo  l’aggio  miss  (gli  scivola  qualche  foglietto)

Fermo qui aro vai? Co tutti sti foglietti: “Si cartuscella volat, tota scientia squagliat”.

BOSCULO              Ma che vor di?

FEDELE                     Se i foglietti volano via, tutto il lavoro va perso!

BOSCULO              E speramo che Cartusciella non volat!

FEDELE                     (Trovando quello che serve) Eccolo qua: o ddicivo io!

Dunque: aggio tenuto tutto o  rendiconto degli ultimi sei

mesi per filo e per segno, qui c’è il rapporto dettagliato

nei minimi particolari!

BOSCULO              Sei mesi de rapporto in una cartusciella?

FEDELE                     E si pecchè io scrivo a cippetielle!

BOSCULO              A che?

FEDELE                     A cippetielle! Zammette e gallina, come la jamate vuje:

stenografia?!


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

BOSCULO              Ago capitu: e allora, che cosa evince?

FEDELE                     Niente: qui non vince niente nessuno

BOSCULO              (Alzandosi a prendere la chiave per mettere a posto i

soldi nella cassa) Evince, Evince no vince: qual’è lu

risultato de li rapporti!

FEDELE                     Beh se permette questa è cosa privata tra me e la mia

signora!

BOSCULO              (Ad alta voce) I rapporti di appostamento!

FEDELE                     Ahhhhh quei rapporti! O risultate è che da sei mesi a oggi,

a qualsiasi ora del giorno e della sera, nessuno, che non

abbita into o palazzo ovviamente, è mai trasito nel palazzo

medesimo!

BOSCULO              Nessuno!

FEDELE                     Eh! Nessuno che v’aggio a dicere!

BOSCULO              Allora li sordi mia come spariscono? (apre la cassa)

FEDELE                     Ah    io questo no lo saccio, ma una domanda mi sorge

spontanea: Il vostro denaro sparisce davvero?

BOSCULO              Ma che vorrebbe di’ marescià?

FEDELE                     E no pecché lei non ha mai quantificato una somma, non

sa neanche quanto denaro le manca, tutto è accussì… come dire… campato in aria! “in aream vissutum”

BOSCULO              Giustu campato in aria sci: li sordi me mancano. Non

l’aco contati perché vede io metto l’incassi dentro testa

sacca e poi li svoto nella cassa. Venga venga le faccio

vede (E svuota la sacca dentro la cassa)


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

FEDELE                     Vedo vedo.. vedo anche da qui!

BOSCULO              Questa prima se riempiva subbitu: mo ce mette sempre de

più!

FEDELE                     E voi perché non ne usate una cchiu piccola?

BOSCULO              Ah marescià ma che cià voja de scherzà?

FEDELE                     Veramente      no:     semmai      avrei     una     mezza      idea

sull’accaduto!

BOSCULO              E beh non me dice niente? Forza spari (chiude la cassa e

mette in tasca la chiave)

FEDELE                     Ueeeeeee… Ma che state dicendo… site pazz? Io mo mi

metto a sparare dint a casa vosta?

BOSCULO              (Allucinato) Spari nel senso mi dica che idea s’è fatta!

FEDELE                     E’ semplice: Se nessuno è mai entrato into o palazzo e o

livello di sorde cala:

BOSCULO              Beh… allora… e non me lasci su le spine!

FEDELE                     Allora significa che o ladro… sta dinto o palazzo!

BOSCULO              Azzo…!  E  questa  non  l’eo  penzata!  (pausa)  e  una

deduzione degna di un presidente: e allora come famo?

FEDELE                     Seguamo la procedura: invece di fare appostamenti fuori

dao palazzo… ce mettimmo in casa e aspettamo o ladro… “attendibus et afferrandum”

BOSCULO              E questa è un ideona marescià… caspista se è un ideona e

quando lo facemo?

(Si sente un rumore sospetto nel corridoio)


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

FEDELE                     (Voce bassa) Che è stato?

BOSCULO              (Voce bassa) Non saprei…

FEDELE                     (Voce bassa) Se sientono e passe!

BOSCULO              (Voce bassa) Che passi

FEDELE                     (Voce bassa) Sccccccc… v’aggio ditto ch’aggio sentito epasse!

BOSCULO              (Voce bassa) E allora?

FEDELE                     (Voce bassa) Allora “nascondeo sicut visionem accadendum”

BOSCULO              (Voce bassa) Che cazzo significa marescià?

FEDELE                     (Voce bassa) Che mi nascondo… per meglio vedere cosaaccade…

BOSCULO              (Voce bassa) E io? Che faccio?

FEDELE                     (Voce bassa accompagnandolo alla porta) “Pericula evitavit uscendum”

BOSCULO              (Voce bassa seguendolo) Testa l’aco capita: non serve latraduzione!

FEDELE              (Voce bassa uscendo assieme) Via via… “uscendum et nascondendum” (escono fedele e bosculo)

Fedele si riaffaccia facendo capolino per vedere cosa succede. Dopo una Breve attesa ecco comparire furtivo Gustavo che viene dalla camera.


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

GUSTAVO             Se n’è jitu: ha svotatu lu saccu e se n’è jiutu! E brau

Bosculo!                                                                 Anzi       che    dico: Signor                                                                                 Presidente,      ccucì

m’abbituo anche quanno staco da solu me dovessi sbaja

mentre verso la champagna! Eh che voli fa? Tu sbaji

perchè penzi! E non penzassi Gustà che pinzi a fa? Tuttu

lu monnu gira su li sordi: più sordi uguale più rispetto, più

sordi uguale più valore, più sordi uguale più onore! Quistu

è lu metru de lu monnu! Ma che succede se tuttu de un

bottu lu metru te sparisce da le mani?

Si avicina alla cassa tira fuori la chiave e la apre

GUSTAVO             Che ne pozzo sapè io? Io so statu carpentiere, senti come

sona?  (Greve)  Carpentiere!  Un  carpentiere  non  parla

francese e non pole sta al pubblico! Co certe qualità ce sse

nasce: io so’ natu strunzu e me tocca murì strunzu!

Sonano a la porta: opri! E aprimo presidè… aprimo

aprimo… Gustavo apre… (ed apre la cassa) ahhhhhhhhh!

Guarda quanti!

Infilandosi il denaro dappertutto, nelle due tasce dei pantaloni sul petto nella pancia, nel collo… insomma si riempie a più non posso!

GUSTAVO             Quisti pe’ tuttu quello che passa mi moje! Quisti pe lu

carpentiere!  Quisti  perché  so  natu  strunzu  ma  vojio

mijiorà, e quisti pe le lezziuni de francese!

(Richiude la cassa a chiave) Ecco qua! Pozzono bastà…

(è zeppo di soldi fa un inchino) Avec mes meilleures

salutations: Monsieur le Président!

Appena si gira trova la pistola del Maresciallo puntata sulla fronte e resta inebetito


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

FEDELE

Ueeeeeeeeeeee… buona sera e ben trovato… state buono?

Ne volete prendere n’ aru ppo’… non fate complimenti è

… fate pure come se foste a casa vostra!  Eccotille stu

sfaccime o vi?… Mariuolo, delinquente, t’aggio pigliate

bruttu fije e ‘ndrocchia, zumpapera e mammeta e mo ti

sbatto dentro per direttissimo: sei in partenza dal primo

binario! (Gli gira attorno con la pistola puntata)

Sei mesi di lavoro mi sei costato… sei mesi di sudore e

sangue: appostamenti al caldo, al freddo … al tiepido… E

se provi a fare appena un gesto ti sparo in fronte e ti lascio

qui ovvì? Hai capito il signorino? Ci faceva fessi a tutti: il

furbetto di turno!

Che c’è? Avimme perduto a parola? Non dicite gnente

cchiù?  Ma  comme:  prima  facevate  l’inchino  come

puricinella e mo… non dicite gnente cchiu? Schifosu! Tu

si a schifezza de a schifezza è capite?

Fiermo e zitto che te chiavo ‘na palla ‘n fronte: La galera

ci vuole pe’ tte! Tu in galera devi finire e io ti ci porto:

io… maresciallo Fedele Neisecoli… che ti dichiaro in

arresto

per

furto

aggravato

e

indebita

appropiazzioooooooone!

Si ferma la scena… parte il brano di chiusura

FINE PRIMO ATTO


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

SECONDO ATTO

C’è un salto temporale. Gustavo è agli arresti domiciliari, si sta concludendo il processo a suo carico. In scena ci sono Gustavo e Velia che stanno parlando di quanto è accaduto.

VELIA                          Tu si paciu Gustà! Propiu pasciu! Ma come t’è vinutu in

capoccia de rubbà li sordi a tu fratello: ce manca solu la galera e stemo a postu!

GUSTAVO             La galera? jaco ridatu tuttu, compresi interessi e spese in

galera vado? E po’ scusa è: so’ malatu sci o no?

VELIA                          Eh! Vedrai come ce credono!

GUSTAVO             (Fingendo) Fino a mo cionno cridutu! me pare che l’aco

fatta bene la parte dell’allucinatu e de lu sonnambulu!

VELIA                          Beh non è che te cce si dovutu ‘mpegnà chissà quantu: te

vene abbastanza naturale!

GUSTAVO             Ah  perché  io  normalmente  giro  pe’  casa  dicenno  o

facenno cose senza senzu?

VELIA                          Nooo?? Unu che rubba in pieno giornu a casa de lu

fratellu tu lu consideri normale?

GUSTAVO             In ogni caso staco fori!

VELIA                          Stai fori perché non si un pericolo pe’ la società, ma no’

stai fori: intanto pe’ dilla tutta ciai paura de scappà da casa

e affronta lu giudizziu de la gente e comunque non poi

perché stai all’arresti domiciliari!

GUSTAVO             E va beh: con questo che vurristi di’?

VELIA                          Che lu processu non è finitu e fanno sempre a tembu a

sbattete dentro.

GUSTAVO             E sarà come dici tu!


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

VELIA                          Allora no: chissà perché lu maresciallo passa tutti li giorni

pe’ controllà se ci stai? Vedrai quantu ce manca che arriva!

GUSTAVO             La prassi dice che chi sta male in gatta buja non ce va!

VELIA                          E vorrà di’ che a te te cce metteranno la luce!

GUSTAVO             Si spiritosa oggi è? Ma se vale pe’ li deputati e li senaturi

valerà pure per me no?

VELIA                          Ma che… de che stai a parlà?

GUSTAVO             De legge Velia: (Pausa) Quanno pijano un parlamentare corrotto e se scopre che è malatu no lu mannano a casa? Pe forza appena quarcunu lu pescano co le dita dentro la marmellata doppo mancu un giornu è diabbetucu! In galera ce stonno solu quilli sani: ma la sendi la tilivisione?

VELIA                          La sendo sci: la sendo e la vedo! E siccome tu non si ne

parlamentare ne diabeticu t’ammanettano! (pausa) Come ‘t’è vinutu su la capoccia dico io!

GUSTAVO             Perché: tu non cei penzatu mai?

VELIA                          Sci! ma tra dillo e fallo ce sta de mezzu un abbissu

GUSTAVO             Veramente ce sta de mezzu di e fa

VELIA                          Scherza  tu!  Continua  ccucì!  Vedrai  se  non  ce  semo

ruvinati pe’ sempre!

GUSTAVO             Ao! Aoooooooo: ma tu si peggio de ‘na pila!

VELIA                          Peggio de ‘na pila?


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Commedia brillante in due atti di Italo Conti

GUSTAVO             E sci Velia mia sci, si peggio sci: armeno la pila un latu

positivu ce l’ha!

VELIA                          Scuseme tantu se no’ lu vedu lu latu positivu: Tu pe’ la

legge si un ladru!

GUSTAVO             E invece Bosculo che è: un collezionista de moneta

corrente?

VELIA                          No! E’ un presidente!

GUSTAVO             Quillu è un’anguilla andru che un presidente!

VELIA                          Non te scallassi tantu: pe’ la legge ‘sti paraguni non

reggono!

GUSTAVO             E’ vero, è vero non se pozzono paragonà: Uno è viscido,

pare un serpe e puzza!

VELIA                          E invece quill’andru?

GUSTAVO             Quill’andru che centra: è l’anguilla!

VELIA                          Io che te ce sto a sindi! Che avristi dimostratu co’

st’azzione?

GUSTAVO             Che se pole fa giustizia! Jaco fattu vede che senza sordi lu

grand’omo è perzu!

VELIA                          (Picchiandosi la fronte) E porettu te! Hai dimostratu solu

de esse ladru: come facemo mo…. come facemo!

GUSTAVO             E beh che te lo dico a fa: ma se la moje foste stata una

cosa bbona, Dio ce n’avrebbe avuta una no?

VELIA                          Mo vidi che va a finì che la corpa è la mia?

GUSTAVO             Io l’aco fattu anche pe’ te è?


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

VELIA                          Pe’ me?

GUSTAVO             Tutte le vorde che m’hai inzeppatu? “Qui non se ne pole

più… vidi de va chiccosa… io so arrivata al limite!”

VELIA                          Ahhhhhhhh ecco… e allora tu che fai? Te mitti a rubbà?

GUSTAVO             No: te riscatto!

VELIA                          Ma  lasciame  perde  per  carità:  cia  raggione  mamma

quanno me dice: “Che ne pole vini da unu come quillu…”

GUSTAVO             Come quillu ?

VELIA                          Gnente! Lascia in sospesu: come quillu e basta!

GUSTAVO             E beh certu tu madre co la sua intelligenza alternativa…

VELIA                          Come sarebbe?

GUSTAVO             Sarebbe che lu cervellu je va a corrente alternata: quanno

pija e quanno no! Parlamo de tu madre che è bbona a fissà

20 minuti una scatola de pummidori prima d’aprilla solo

perché ci sta scrittu “Concentrato”!

VELIA                          Daje daje sputa fori tuttu lu veleno! Ci sta andru?

GUSTAVO             Sci: E’ brutta e grassa. Tantu brutta che quanno entra in

banca  spegnono  le  telecamere  de  sorvejanza  e  ccucì

grassa che l’ombellico je fa leco!

VELIA                          Ma la voli fa finita? Mo hai ruttu hai capitu? Penza pe’ te

e pe’ lu ladru che si… che seppure mi madre fosse come dici tu… Che centra co’ l’inteliggenza o la stupidità?

GUSTAVO             Ebbè: il buon Dio ‘ndo mette e ‘ndo leva!


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VELIA                          Come sarebbe?

GUSTAVO             Ja    datu    bruttezza    e   grassezza    avrà    risparmiatu    su

quarcos’andru?

VELIA                          E invece co’ te Ddio ‘ndo ha risparmiatu? 8° non rubare te

dice gnente?

GUSTAVO             E date a Cesare quel che è de Cesare? (Pausa) Io aco dato

a Bosculo quello che era suu: prima una bella lezione e

doppo tutti li sordi fino all’urdimo centesimu!

VELIA                          E poru illusu! Tu hai rubbatu: rubbatu e basta!

GUSTAVO             Io non ago rubbatu gnente va bene..? Semmai issu ha

rubbatu a nui!

VELIA                          Ohhhhhhhhh!  E  testa  è  interessante  come  teoria  da

sostené davanti a lu giudice, ccucì a postu de la galera te portano in manicomiu!

Suonano alla porta e Velia si avvia ad aprire

GUSTAVO             Cià rubbatu dignità e orgojiu. Cià rinfacciatu esistenza e

povertà! Chi ce l’ardà teste cose a nui? (Pausa) E allora

occhio per occhio dente per dente!

VELIA                            (Uscendo) Sicuru: oculista e dentista l’incuntri quanno te

passano la visita prima de schiaffatte dentro!

GUSTAVO             (Ad alta voce a Velia fuori campo) Allora quello che dicelu medicu non conta gnente? (Ricomponendosi) Ma tu guarda come ha da esse ‘sta femmina: invece de sta da la

parte mia me rema contro! (Pausa) io non saccio se che je pijatu!


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GUSTAVO             Prima ce l’ea co Bosculo e la moje, mo ha pare che ha

cambiatu angolazzione:  (pausa) va a finì che la corpa de

tuttu quello che è successu ricasca su de me? Comuque

occhiu per occhiu e dente per dente va bbene andru che

no! Anche Gisù Cristu quanno seppe che Pietro l’avrebbe

rinnegato je guari' la socera morente.

VELIA                          (Fuori campo) Venga Venga Marescià… mi maritu sta de

qua in sala! E’ un po’ bagnato, piove?

FEDELE                     O tiemp è incerto… schizzichea!

Gustavo nel sentire che il maresciallo sta per entrare si trasforma nell’aspetto e nella postura assumendo una posizione contrita ed un aspetto allucinato e silenzioso

VELIA                          Si accomodi pure… prego!

FEDELE                     (Entrando dietro a Velia) Grazzie grazzie: i padroni sono

in casa?

VELIA                          No! Stanno a negozziu tornano stasera!

FEDELE                     Aggio a controllà se tutto è in ordine!

VELIA                          Faccia pure mare scià! Non l’aco sinduitu arrivà: è venuto

con l’automezzo?

FEDELE                     Signo’! (Pausa) E vabbuò che l’arma è in crisi di fondi

perché il governo li taglia, ma l’auto ancora... ce lo abbiamo intero!

VELIA                          No: non ha capito! Le chiedevo se era venuto con la

gazzella!

FEDELE                     E per forza! Se mi fossi chiamato Pirro scendevo a

sbascio con l’elefante! Invece m’aggio dovuto accontentà!


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VELIA                          Siete allegro oggi è Marescià?

FEDELE                     Eggià:     aggio    ricevuto    la    lettera    di    mio    fratello

dall’America!

VELIA                          Buone notizzie?

FEDELE                     Ottime!  Songo  già  tre  misi  ch’è  trasite  loco  e  ci

ragguaglia: Vole sentere?

VELIA                          Veramente non ci tengo a conoscere i segreti vostri!

FEDELE                     Ma che dicite? E se c’erano segreti li leggevo a vuje?

“Segreta non estis presentibus” Segreti non ce ne sono:

sendite sendite (tira fuori la lettera)

VELIA                          E sentiamo sentiamo… tanto non ciaco gniente da fa!

FEDELE                     Appunto!

VELIA                          (Interdetta) Marescià veramente faceo pe’ dì

FEDELE                     E se mi lasciate leggere faccio per dire pure io!

VELIA                          Prego prego per carità!

FEDELE                     Dunque: accussì scrive mio fratello dall’America: “Caro

Fedele: prendo la penna per scriverti ma la cambio pecchè l’inchiostro è fernuto!”

GUSTAVO             (Gestualizzando a bassa voce) Azzo che partenza!

FEDELE                     “Qui in America, tutte e ccose songo diverse che da nuie:

I presembio angora non me songo abbituate ad andare al

lavoro a le undici di sera, e non capisco pecchè insistono

nel dire che sono le cinque del mattino.


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FEDELE                     Secondo me accà ce stongo i “fusi”… e deve esse accussì

pe’ forza: pecchè sennò non si spieca per quale motivo

non pigliano l’automobbile ma o carre e le strade le

jamano street… pure se suongo larghe assaje!”

VELIA                          Che deficenti è st’americani?

FEDELE                     Deficienti e anche ignoranti! Sendite sendite: “Qui in

America” dice mio fratello, “gli americani non parlano italiano”

VELIA                          (Ironica) Madonna che ignoraaaaanti!

FEDELE                     Non è solo per questo: non me interrumpite!

VELIA                          (Sbuffando) E scusate tanto è?

FEDELE                     “Qui in america gli americani non parlano italiano, e

certe vote offendono con aggettivi tipo: tenghiu! Uoztaim

e Ar iu ridi! Ma io li guarde intall’uocchie e cioddico a

tutti uno per uno: “Vafammocca a chi te muort”

GUSTAVO             Sfaccimme… zumpapera e mammeta!

FEDELE                     Ueeeeeee buon giorno: ci siamo svegliati offendendo?

Vulite che vi sbatto dentro col direttissimo?

VELIA                          Marescià  non  ce  faccia  caso:  a  Gustavo  jè  rimasto

impressu quello che j’avete detto quando l’ete arrestato!

Insomma vostro fratello come sta?

FEDELE                     E sta buono sta buono dice ancora: “L’unica cosa uguale

a nuie è che anche qui in america ce songo e Nnotti che

loro chiamano    Nigths    e di notte è tutto nu “Casino”

chino è sorde e Fiches! Ma io, caro Fedele, di notte nel

casino co le fiches non ce vago… fusse maje che me

pigliasse ‘na brutta malatia!”


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Commedia brillante in due atti di Italo Conti

VELIA

E’ previdente

FEDELE

(Fiero) E si capisce… weeeeee e mio fratello!

GUSTAVO

E chi ciaveva dubbi!

VELIA

(Che incuriosita cià preso gusto) E poi e poi

FEDELE

E poi…

VELIA

(Sfottendo mentre il maresciallo la guarda) Dica dica! e

poi? e poi? dica prego dica! dica!

FEDELE

(Comprendendo la troppa curiosità rimettendo in tasca la

lettera e guardandola di traverso) E poi finisce salutando

a me (pausa) e i carabinieri de la caserma!

VELIA

E vostra moglie? (Pausa) Non la saluta?

FEDELE

Che ciazzecca mia moglie into a ‘sto discuorzo?

VELIA

Dicevo così tanto per dire?

FEDELE

E non dite va buono!? Mia moglie sta a casa… svolge le

funzioni domestiche come gli compete e soprattutto non si

intromette in ciò che non le riguarda pecchè o sape che

dint’a casa e fora a casa l’omme: song’io!

ASSUNTA

(Fuoricampo)   Fedeleeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!   (Fedele

sobbalza)

VELIA

Vi chiamano Marescià?

FEDELE

(Imbarazzato) No… non mi sembra

ASSUNTA

Fedeleeeeeeeeeeeeee  affacciate

che  minchia  stai

facienne!


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VELIA                          Ho l’impressione che cerchino lei!

FEDELE                     Ma non me pare proprio!

ASSUNTA              ‘Ne marescià… me rispunnite?

VELIA                          Veda che dovrebbe essere la sua signora

FEDELE                     (Imbarazzatissimo) Dice?

VELIA                          E sci… e me pare anche incazzatella!

FEDELE                     (Imbarazzato e tremante) Pure? Voi permettete che le

rispondo un attimo dalla finestra?... Sa… magari potrebbe essere una comunicazzione urgente!

VELIA                            fate fate pure!

FEDELE                     (Aprendo la finestra si affaccia) Assuntina? Assunta: che

tieni bella di Fedele tuo? i stongo facienno o mio dovere!

ASSUNTA              E si capisce… il tuo dovere devi fare!

FEDELE                     Ne allora che buò?

ASSUNTA              E me lo chiedi puro? Questa notte hai ronfato come un

treno a vapore… altro che dovere… non mi hai sfiorata neanche con un dito!

FEDELE                     (Imbarazzato    a    Velia    e    Gustavo    commentano    in

controscena) Quando songo in servizio mia moglie miparla in modo cifrato…

GUSTAVO             (squotendosi le orecchie come per indicare finocchio) Sci

infatti non s’è capitu gnente!

FEDELE                     (alla moglie) va bene cara ricevuto: la banana è matura!


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Commedia brillante in due atti di Italo Conti

ASSUNTA

Ne Fedè… la banana è ‘nfracidata?

FEDELE

Ma insomma tu ‘mè chiamato pe’ dimme questo?

ASSUNTA

No: i vulesse controllà aroè che stive! Pecchè merlo che

non becca… ha già beccato!

FEDELE

E dove stongo Assu… accà stongo! E scusami tanto se

non ho il dono “dell’Obbliquità”!

ASSUNTA

Ovvedo Ovvedo che stai su bello ritt: non songo cieca

(pausa) ma non songo manch fessa però è… con la scusa

del  ladro  assassino  delinquente  figlio  endrocchia  tu

bazzichi sempre quella casa!

VELIA

Come sarebbe Marescià?

FEDELE

Ma niente mia moglie vaneggia!

ASSUNTA

Ueeeeeeeee…  ammartenato?  (Ammartenato

significa

spavaldo deriva da Martino che in gergo malavitoso

indica il coltello) Si salgo in coppa t’arravuglio come nu

maccarune è capito… altro che vaneggia!

FEDELE

(Tutto dolce) Assuntina… Bella di Fedele tuo…

ASSUNTA

Ruffiamo schifoso con me non attaca è capito… ti aspetto

quanto torni a casa!

FEDELE

Ci  torno,  ci  torno,   ma  non  voglio  fare  il

“capro

respiratorio” e capito? Ne parlamm stasera con calma

senza “piangere sul latte macchiato”!

ASSUNTA

Statte accuort marescià: che se mietti e ddita int a pastiera

automaticamente dai lavoro au schiattamuort!

FEDELE

(Chiudendo  la  finestra  imbarazzato  pausa)  Quanta

premura per me!


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GUSTAVO             (A  bassa  voce)  Davero  oh  …  se  parpava  in  modu

tangibile!

FEDELE                     Sa che songo ghiotto e dolce e tiene paura per la mia

saluta: teme (gestualizzando) che me ne vago all’atu monne… bisogna capirla ci vuole pazzienza!

GUSTAVO             E già! come se dice: “la salma è la virtù dei morti!”

FEDELE                     (Duro) Quella è calma uagliò! La calma è capito?

VELIA                          (Picchiando il marito: per rompere il ghiaccio) Non ci sta

co la capoccia Marescià che le pozzo offri chiccosa?

FEDELE                     (Duro) Niente grazzie: songo a dieta!

GUSTAVO             Fate il Kosovaro?

FEDELE                     (Duro) Che centra o Kosovaro?

GUSTAVO             Significa che state a dieta!

FEDELE                     (Sufficiente) O bella: e pecché gli abitanti del Kosovo

stanno a dieta?

GUSTAVO             Perche    passano    da    la    Macedonia    direttamente    al

Montenegro marescià!

FEDELE                     (Duro) Ne uaglio: A me me pare che teni o sangue

allero… fussi guarito?

VELIA                          (Picchiando il marito) So’ le medicine: lu stimolano e cià

ste botte de paciu senza senzu! No lu considerate…

(civettuola) piuttosto un uomo grande e grosso come

voi… come mai a dieta?


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FEDELE                     (Riprendendo lusingato) O dottore: trovò il livello dei

tricicoli alti!

VELIA                          Me dispiace Marescià!

FEDELE                     (Sollevato) Mah! Detto tra nuie (pausa) “trans nobis”, io

songo pure cuntente!

VELIA                          Siete contento?

FEDELE                     Eccerto…  se  vi  devo  dire  la  verità,  tutta  la  verità,

nient’altro che la verità…

GUSTAVO             (Alzando la mando destra) Lo giuro!

FEDELE                     (Stupito) Ancora! O uaglione rispunne a tono altro che

medicine!

VELIA                          (Picchiando il marito) No No: Risponde solo a stimoli

involontari. La testa ji viaggia non se sa dove!

FEDELE                     Ma siete sicura?

VELIA                          (Picchiando il marito) E come no? Stavate dicendo che

siete contento di stare a dieta?

FEDELE                     E si capisce! Una volta scoperti i tricicoli, aggio fatto ‘nu

cazziatone a mia moglie che metà basta: “Medius cazziatius abbastatus est”

VELIA                          (Ironica) Me l’immagino: da allora starà più attenta con il

cibo?

FEDELE                     No: si è tolta da la testa la pista ciclabile! Di tutto ci

passava:    Biciclette,    Monopattini,   Skitebord   e    anche

Tricicli… (Pausa) e non vedo pecché tutti io me l’aggio a

pijà!


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VELIA                          Ma allora la dieta che centra?

FEDELE                     O Gesù: che centra dite? Centra pecchè co o movimient

mi veniva famme; fernuto o movimient fermuto a magnà:

corpore immobilis pappatoriam arresta”

GUSTAVO             (Alzando le mani) Arresta: no! Io non ago fattu gnente…

so’ innocente!

FEDELE                     Ehhhhh Innociente! uuuuu maronna! Mo si che l’avete

sparata gruossa!

VELIA                          (Picchiando il marito) Ma te voli sta zittu!

FEDELE                     Ma chist sta accussì da la sera che fu colto con le dita ne

la marmellata?

VELIA                          E sci Marescià… no l’arconosco più

FEDELE                     Por’om… sempre mariuolo resta, ma si dovesse essere

sincere: me fa pena!

GUSTAVO             E’ reciproco

VELIA                          (Picchiando il marito) Statte zitto! (poi indifferente chiede

al Maresciallo) Se sa gnente della sentenza?

FEDELE                     Nooooo e quella dall’aula non trasuda

VELIA                          In che senzo non trasuda? Se so trasferiti in una sauna?

FEDELE                     Ma  quale  sa  una?  Chille  e  sanno  più  del  diavolo,

mantengono e vocche inzerrate… cucite, chiuse come e zippe dei pantaloni!

VELIA                          Beh ma qualche indiscrezione sarà trapelata?


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FEDELE                     (Guardandosi in giro e aggiustando i polsini) Oddio:

“Indiscrezionem trapelandibus”!

VELIA                          Che tipo de indiscrezioni Marescià?

FEDELE                     “Tempi Buji currant” (Pausa)C’è chi dice ch’è ‘nu poro

uaglione e chi vorrebbe una pena esemplare!

VELIA                          Madonna mia Gustà: quisti te danno la pena capitale!

FEDELE                     Ehhhhh mo non esagerammo… pena capitale… in una

cittadina di periferia… tutt’alpiù (pausa) una pena capoluogo!

GUSTAVO             Sci de provincia (e si alza dalla sedia)

VELIA                          ‘ndo vai Gustà?

GUSTAVO             Al bagno Velia… (e lentamente si dirige all’uscita)

VELIA                          Insomma come sarà stu giudizziu?

FEDELE                     E questo chi può dirlo se non la legge!

GUSTAVO             (Ruotando le mani) Ehhhhhhh la legge (poi si accorge che

il maresciallo lo vede e mette la testa fra le spalle come

per aspettarsi una mazzata)

FEDELE                     Tiene a malatia de wall strett o uaglione è?

VELIA                          In che senzo?

FEDELE                     Fluttuante! (Pausa) Ma finchè c’è: è una benedizzione!

Gli risparmia la galera, ma non per questo è detto che gli vada meglio però!

VELIA                          Ah perché c’è qualcosa peggio de la galera?


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FEDELE                     (Supponente)  Ehhhh cara signora: (Pausa)  Gli arresti

domiciliari, songo una misura cautelare descritta dall’art

2.8.4. del codice penale! Tale “metrus cautelibus”        può

sfociare,  secondo  le  condizioni  mentali  del  soggetto,

anche in reclusione presso ospedali o case di cura. (Il

maresciallo annuisce in una pausa lunga poi) Il vostro

dottore: è un luminario?

GUSTAVO             Sci a tembu perzu fa l’elettricista! (ed esce)

VELIA                          (Correndo verso il marito che esce al volo) Lu tribunale…

(Poi tornando sui suoi passi) Lu tribbunale cià conzijatulu professor Savio Dimente!

FEDELE                     Savio e che?

VELIA                          Savio Dimente:      professor Savio Dimente psicologo e

psicoterapeuta!

FEDELE                     Maronna    du   Carnmine    signo’:   vulite   ‘nu   cunziglie

spassionate?

VELIA                          Dica: dica pure!

FEDELE                     Vuji site credente?

VELIA                          Si, ma che c’entra!

FEDELE                     Portate o marito vuost in chiesa e fategli fare la via crucis!

(ripenssandoci) va buò se non proprio la via crucisalmeno il trittico: è indispenzabbile!

VELIA                          Ma de che tritticu state parlanno?


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FEDELE                     Mi spieco: Prima di tutto fatelo inginocchiare davanti a

Santo Ivo protettore dei magistrati.           Poi spostateville

vicino a S. Basilide patrono della polizzia penitenziaria e

per finire S.Tommaso Moro protettore dei politici. Dopo

di che, a turno, implorate pietà con le lacrime agli occhi.

VELIA                          Ma perché dovrei seguì testa procedura?

FEDELE                     Pecché se o magistrate e  a pulizzia si impietosiscono e i

politici  cambiano  a  legge  sulla  detenzione:  o  marite

vuoste sta a cavallo e accussì 1 possibilità su 1 miliardo ce

l’avite!

VELIA                          Ma come sarebbe?

FEDELE                     (Complice e con voce più bassa) Sarebbe che quello, o

professore, Savi e mente, se lo vedono…  gle lo mettono

come compagno di cella! (pausa di incredulità di Velia)

Tanto per comiciare non sta fermo più di 10 secondi sullo

stesso piano,  a capa, ringrazzianno o Signore, non regge

cchiu assai e “dulcem into o funnus” tiene chiù tic iss che

‘n’orologgio a polzo!

VELIA                          Marescià voi non avete capito! Lu professore co’ la causa

non centra gnente: lu tribunale ce l’ha solu consijatu pe’ fa curà mi maritu!

FEDELE                     No No siete vuie che non avete capito: raccomandatevi

anche a San Ciriaco Martire invocato contro gli spiriti

maligni! Quello, o professore, quando lo si nomina…

(segnandosi) ci si segna!

Suonano alla porta

VELIA                          Oh madre santissima e se è ccucì che famo?

FEDELE                     Mi   firmate la presenza  che aggia’ ritornà in caserma e

vuje arapite a porta!


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VELIA

(Firmando) Non avete capito: nui mo l’emo jamatu e non

ci sta soluzione: almeno una seduta la dovemo fa!

FEDELE

Non è detto signo’: putite anche restare in piedi!

VELIA

Maresciaaaaaaaaaaaà! Che dovemo da fa co lu psicologo!

FEDELE

(Mettendo  in  tasca  il  foglio  e  dirigendosi  all’uscita

accompagnato) E che ne saccio: fate come facc’io con

mia moglie!

O meglio che putite!

VELIA

(Aprendo la porta) Vabbene aco capito: le apro la porta!

FEDELE

(Sull’attenti salutando militarmente) Grazzie assai…

(Velia apre la porta e sull’uscio c’è lo psicologo che dopo aver parlato entra e si mette seduto)

SAVIO                         E qui è qui devo parlare con il signor Gustavo è qui si?

Cioè voglio dire facciamo in fretta che ho un caso di due

gemelli  siamesi  affetti  da  schizofrenia  e  non  vorrei

perdermi la parcella; Sa: mi pagano in quattro!

FEDELE                     (Indicandolo come per dire che vi avevo detto?) Chist’ è o

professore! (Fedele allargando le braccia come per dire

che                                                                                    ci   volete         fare   e        poi                                                                                          salutando             militarmente)

Ehhhhhhh! I miei rispetti e migliori auguri (ed esce)

VELIA                          Prego Professo’, s’accomodi… (Guardandosi attorno) Ma

‘ndo è jitu?

SAVIO                         (frenetico, aprendo il computer portatile) Allora: Dov’è?

Dov’è? Dov’è?

VELIA                          Ah! S’è già assettatu !? E’ in bagno!


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

SAVIO

Ma come in bagno? Vediamo di non perdere tempo eh?

Di non perdere tempo! Qui abbiamo tutti da fare: Voglio

dire.

VELIA

Mo lu jamo subbitu. Ma vede professo’…

SAVIO

(interrompendola) Non ora, non ora! Voglio dire: prima

l’esame obiettivo, in corpore viri, no? Voglio dire, cioè.

VELIA

Sci ma vede…

SAVIO

Che vedo? Che vedo? No che non vedo. Se non c’è il

paziente, cosa devo vedere, scusi? I quadri? Le seggiole? I

fiorellini?

Insomma,  voglio  dire:  questo  benedetto

paziente lo vuol chiamare o no?

VELIA

Scì, scì, je lu jamo subbito, ma tenga presente che sta

male è?

SAVIO

Sta male? E chi lo dice che sta male? Lei? Sta male se

rientra in uno dei casi tassativamente e minuziosamente

previsti e descritti nel DSM IV capito? Se no, no. Il DSM

IV, chiaro? Cioè, voglio dire. Capito?

VELIA

(Segnandosi esce a chiamare il marito) Vabbeh professo’

non se ‘ncazzi!

SAVIO

(da solo) Ma che vuole la gente? Saperne più dei libri?

Saperne più dei professionisti? Cioè, voglio dire; per i

disordini della mente esiste da decenni il Diagnostic and

statistical

manual of mental disorders; quarta edizione: il

DSM IV, appunto.


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

SAVIO                         Dal lontano ‘52, cioè, voglio dire dalla prima versione, da

quando il DSM I  fu esteso anche all’ambito dei disturbi

psichiatrici sono uscite ulteriori edizioni nel ‘68, nel ‘80 e

nel ’87. Poi, nel 1994 il Famoso, Unico, Straordinario e

Insostituibile DSM-IV attualmente in vigore. E quando

c’è il libro perché mai si dovrebbe fare senza? E questi

penzano di asserire, così semplicemente, di essere malati!

Cioè, voglio dire: il disturbo mentale attiene ad una

classificazione "nosografica ateorica assiale" definita in

base                                                                                 a      quadri        sintomatologici                                                                                         raggruppati       su      basi

statistiche…

VELIA                          (Entra      in   scena   sorreggendo   Gustavo.    Ambedue   si

fermano al centro del palcoscenico) Eccoce qua professo’

SAVIO                         Oh, finalmente! Ma che fate là in piedi? Sedetevi no? Sì,

cioè sedete, sedete.

(I due si siedono vicini. Savio li guarda con grande attenzione poi cion aria soddisfatta)

SAVIO                         Benebenebene.  Molto  bene.  Adesso  volete  dirmi  per

favore qual è il problema, cioè voglio dire, quello per cui mi avete chiamato?

VELIA                          (Indicando il marito) Eccolu lu probblema: no’ lo vede?

lo guardi!

SAVIO                         Per vedere, vedo; ma mi serve che mi descriviate per bene

tutti i sintomi (rivolto a Gustavo) mi dica, su, non sia timido, mi dica, mi dica!

GUSTAVO             (aria distrutta) No’ je la fo… no’ je la fo…

SAVIO                         A  che  non  gliela  fa?  Disturbi  della  sfera  sessuale?

(Gestualizzando) Niente?

GUSTAVO             (aria distrutta) No’ je la fo… no’ je la fo…


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

SAVIO                         E ridagli! Il più sveglio di voi due mi vuole dire una

buona volta che diancine si sente quest’uomo?!

VELIA                          Non parla, no’ reaggisce, no’ scappa da casa: ozzia tuttu

lu giorno su la sedia… su lu lettu…

SAVIO                         Anche nel letto? Lei mi sta descrivendo un caso di

Depressione Maggiore. Voglio dire: è’ così?

VELIA                          E sci sci professò: maggiore de questa non ce pole sta!

SAVIO                         Ma che dice? Vediamo gli altri sintomi. Insonnia?

VELIA                          E’ sonnambulu certificato!

SAVIO                         Certificato da chi?

VELIA                          E da chi? Da lu son-nam-bologo?

SAVIO                         Non dica castronerie e si limiti a rispondere alle mie

domande. Gesti rallentati? Umore triste?

VELIA                          Cià trenta de tuttu professo’… però…

SAVIO                         Zitta! Pensieri di autosvalutazione?

VELIA                          Jaco dittu de sci: Però Gustavo…

SAVIO                         Zitta! non chiosi! Riesce a lavorare?

(Velia e Gustavo spalancano gli occhi. Pausa. Poi all’unisono)

VELIA e GUSTAVO Lavorare?!?

SAVIO                         D’accordo!    mi    state    descrivendo    alla    lettera        una

Depressione Maggiore, però, però, però…c’è qualcosa che non va!


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Commedia brillante in due atti di Italo Conti

VELIA                          Ecco appunto: dicevo…

SAVIO                         Zitta! Cioè; Voglio dire: fosse secondaria a qualche altra

patologia? Diabete, cancro al cervello, cirrosi epatica, tetano, idrofobia?

GUSTAVO e VELIA (fanno gli scongiuri) Ma beh!

SAVIO                         Forse            era             d’umore            eccessivamente             euforico,

smodatamente allegro: cioè voglio dire: un Disturbo Bipolare?

VELIA                          No professo’ no: non ha viaggiato mai figuramoce se è

jitu ai poli!

SAVIO                         Allora si tratta di Alcol o di Droghe?

VELIA                          (Spazientita) Non beve e non fuma: però ‘che vorda se

‘ncazza quanno je casca la cenere nell’wisky!

SAVIO                         Ma come sarebbe? Cioè voglio dire!

VELIA                          E come sarebbe professò: sarebbe che lei deve sapere….

SAVIO                         Io devo sapere? Per sua norma e regola, esimia signora, Io

non devo sapere: IO SO!!! Io qui rappresento la scienza: Io sono la sedes sapientiae, il peritus peritorum, la salus infirmorum, il flores sententiarum, e se proprio mi ci metto anche il refugium peccatorum!!

VELIA e GUSTAVO (unisono) Ora pro nobis. (Pausa)

SAVIO                         FERMI TUTTI! Forse ci sono: trattasi di Depressione

Reattiva? Cioè, voglio dire: è accaduto qualcosa di strano,

di   anormale,    qualche    infortunio,    qualche    disgrazia?

Concentratevi, pensateci bene, provate a ricordare.


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Commedia brillante in due atti di Italo Conti

VELIA                          (gran sospiro di sollievo) OOOHHHHHH!!! E sia lodato

Gesù Cristo!

SAVIO                         (pio) Sempre sia lodato.

VELIA                          E’ mezz’ora che sto cercando de dijelo! E’ successo

chiccosa sci!

SAVIO                         Ma come? Già vi siete concentrati?

VELIA                          Gustavo sta sotto processu perché ha a rubbatu  e è stato

arrestatu! (Come sollevata da un peso) Ohhhhhh! Mo laco dittu!

SAVIO                           (rivolto a GUSTAVO:) Allora mi racconti, no? Voglio

dire: mi racconti bene quello che è successo.

GUSTAVO             (aria distrutta) No’ je la fo… no’ je la fo…

SAVIO                         Non gliela fa?

GUSTAVO             No je la fo

VELIA                          No je la fa

SAVIO                         Non gliela fa. (Pausa) Allora gliela fo io: dunque lei

rubava, è così? (Gustavo annuisce) In banca, sull’autobus, nelle case, dove rubava? (Gustavo agita debolmente le mani in segno di disperazione e vergogna)

VELIA                          (Vergognosa)        Qui rubava: in questa casa! in quella

cassa! (la indica).

SAVIO                         In quella cassa?! Mi vuol dire che rubava … i soldi suoi?

VELIA                          Ma che sui scì: Testa è casa de lu fratellu!


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Commedia brillante in due atti di Italo Conti

SAVIO

(a GUSTAVO). Ah già! Suo fratello il Presidente:

E

perché lo faceva?

GUSTAVO

(aria imbambolata) Io no lo so: non me rendevo conto!

SAVIO

(Pensoso, quasi assente) Non si rendeva conto (Pausa. Da

questo momento Savio perde ogni connotazione buffa;

parlerà lentamente e in modo incisivo)

SAVIO

Di cosa precisamente non si rendeva conto?

GUSTAVO

Ma, non capivo: non ci steo, ero come sonnambulo! Non

me rendevo conto.

SAVIO

(Si sporge verso di Gustavo) Non si rendeva conto di stare

facendolo o non si rendeva conto del perché lo facesse?

GUSTAVO

(Confondendosi) Cioè… no…beh …che lo steo facenno

lo sapevo, ma era come se non fussi io… non poteo

resiste: non mi rendevo conto.

SAVIO

E da quanto tempo rubava?

GUSTAVO

E chi se lo ricorda?

SAVIO

Giusto. Vediamo meglio: lei ha debiti?

GUSTAVO

(c. s. ) Beh, insomma qualche…

SAVIO

Ma mi faccia il piacere! Lei avrà sì e no qualche

scoperto col droghiere o col fornaio. Che ne ha fatto di

tutti quei soldi? Mi lasci indovinare: vuoi vedere che non se li è spesi? E’ così?

GUSTAVO(Sorpreso, abbandona per un momento l’aria imbambolata e risponde a tono) Sì, è così. L’eo nascusti insuffitta ma je l’aco ridati! Ma lei, scusi, come ha fatto a…


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(di nuovo frenetico e sciroccato) Stare meglio? Questonon è un problema. Cioè, voglio dire: il suo attuale stato psichico va diagnosticato come un’elementarissima Depressione reattiva! Nel linguaggio del DSM IV definita “Disturbo dell’Adattamento con Umore Depresso” con tutte le parole scritte in maiuscolo, codice F 43.2 , pag. 46 edizione del ’97.

Però che non scappo è vero! Ciaco paura de li giudizzi è ‘na senzazzione tirribbile.

Ma gliel’ho detto, cioè, è un disturbo semplicissimo da curare col mio metodo di terapia strategica derivato dalla Scuola del grande Watzlawick. Freud ci avrebbe messo sei anni, io la guarirò in sei settimane. Voglio dire, non

c’è problema. Benebenebene! C’è altro? No naturalmente! Se ci fosse io l’avrei capito. La terapia va ovviamente fatta nel mio studio!

Insomma semplice semplice, ma lu disturbu ce sta?

60

Ma Gustavo sta male, non esce se vergogna: se pò fa’ chiccosa pe’ fallu sta meglio?

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SAVIO


(incalzante) E perché non li ha spesi? Eh? Perché?


GUSTAVO


(Di nuovo sulla difensiva capendo di aver detto troppo) Ma che ne so… io non ci steo co la capoccia!


SAVIO


(Lungapausa. Poi guardandolo con un sorriso)Daccordo! Si ricordi bene: per tutti gli altri , anche in futuro, lei non si rendeva conto, era fuori di testa. La gente non capirebbe la complessità di un caso come questo. Per tutti, tranne naturalmente che per me e per lei, questa è e sarà sempre la verità.


(Gustavo si raddrizza e guarda Savio che gli sorride e gli fa l’occhietto)

VELIA

SAVIO

GUSTAVO

SAVIO

VELIA


L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

SAVIO                         Certamente: cioè voglio dire è fuori di dubbio?

VELIA                          E a Bosculo e Cecilia chi je lo dice?

SAVIO                         Non comprendo l’attinenza ne la pertinenza!

VELIA                          Quilli non ce credono che è sonnambulu!

SAVIO                         E infatti non lo è: è solo disturbato!

GUSTAVO             (Accusando una sorta di colite) E infatti Velia non me

sento tanto bene…

VELIA                          Che ciai?

GUSTAVO             (Contorcendosi) Sta faccenna me deve ave smossu le

budella accompagneme curri!

SAVIO                         Una reazione comune cioè voglio dire… è nel quadro!

VELIA                          Permette un attimo professò…!

SAVIO                         Purchè sia una cosa veloce! (e si mette a lavorare al pc)

Si sente aprire la porta entra Bosculo e Cecilia poseranno l’ombrello

BOSCULO              Movete Cecì che non vedo l’ora de metteme assettatu!

CECILIA                   Ohhhhhh: Pure mua’! Me sent tutt le cianch mollic!

VELIA                          (Spingendo Gustavo) Accellera che so arriati!

GUSTAVO             (a gambe strette) E come faccio: Se allungo lu passo me

la faccio sotto!

VELIA                          E tu falli curti… ma sverdi! (ed escono)


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

CECILIA                   (Entra  seguita  da  Bosculo  e  poggia  l’ombrello)  Che

stanchess… tutte le jour al Negoziò e non avè vendu manc una spil!

BOSCULO              (Anche lui appoggia l’ombrello e si toglie il soprabito) Ah

io   non   saccio    com’è!    Se    continuamo    ccucì    jemo

accattanno!

CECILIA                   La sfortunuar: pare che s’è accanì contr nua! E com se

non bastas pur le temporal…

BOSCULO              E’ un tempu da lupi!

SAVIO                         (Volume alto) A Gubbio piovono cani!

CECILIA                   (girandosi  vede  Savio  e  urla        in  faccia  a  Bosculo)

Ahhhhhhhhhhhhhhhhh

BOSCULO              (girandosi anche lui) Ahhhhhh! E tu chi si? Che ce fai drento casa mia? Pompieri, Vigili Urbani, Carabbinieri,

Polizzia, Servizi Segreti….

SAVIO                         (Alzandosi    dalla   seggiola    e    passeggiando)      Ehhhhh

addirittura: cioè voglio dire, è una reazione esagerata che

attiene ad un quadro clinico riconoscibile come ebbi ad

esplicitare in una mia pubblicazione!

Trattasi di “psicosi da ladro” che innesca un'escalation

emotiva e motoria che finisce per diventare un manicomio

armato lasciando la vita, anche di illustri luminari, alla

mercè del primo padrone di casa psicotico che entra e

spara "preventivamente".

(Pausa) Dopo di che, cioè voglio dire, ce la prendiamo,

con il morto del duello all'OK Corral? (Si ferma faccia a

faccia con Bosculo) Eh?

BOSCULO              (Lo guarda perplesso) Aooooooo: ma chi cazzo sei?


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SAVIO                         (Dandogli la mano) Permette: professor Savio di Mente

BOSCULO              (Rifiutandola) Sci piacere: Napoleone Bonaparte

SAVIO                         (Mostrando un documento) Non sono qui per scherzare:

cioè   voglio   dire,    sono   il   professor   Savio      Dimente

psicologo e psiscotearapeuta, consigliato dal tribunale e

chiamato qui da suo fratello !

BOSCULO              (Dopo aver controllato il documento perentorio) Io non

ciaco fratelli!

SAVIO                         (Riprendendo il documento) Interessante…

CECILIA                   Le professuar… oui oui ricord: le tribunel avè consigliè le

professuar

BOSCULO              E quillu ladru se permette de fallu vinì a casa mia senza

mancu avvisamme? Non è per lei è professò! Anzi scusi la

reazione: io so’ Bosculo Gallerani Presidente e lei è mi’

mojie Cecilia!

SAVIO                         (Inchinandosi   con   la   mano   dove   ha   il   documento)

enchanté madame

CECILIA                   (Rifiutando  il  documento)  Lo  lascia  a  me?  Non  sce

bisogn: avè controllà mi marì!

SAVIO                         (Riprendendo il documento) Interessante…

CECILIA                   (Sedendosi come tutti) E dit mua proffessuar: Vu avè ja

parlè con…

SAVIO                         Il signor Gustavo?


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BOSCULO              (Furioso)      Dentro   a   casa    mia    quillu   nome   non   se

pronuncia: se pole dì rapinatore, tajaborze, sgrassatore,

malfattore, malvivente, predatore e sanguisuga

SAVIO                         E  la  signora  Velia…  cioè  voglio  dire,  quella  posso

nominarla?

CECICIA                   (Sprezzante) Oh… Velià… la mogl du parassit!

SAVIO                         Interessante…  (ora serio dopo una pausa) Dunque: So’

che… l’innominabile… vi ha rubato denaro che poi ha riconsegnato fino all’ultimo centesimo!

BOSCULO              E con questo? Lu furtu non c’è stato lo stesso?

SAVIO                         Certo  che  si!  Ma  non  capisco  il  motivo  di  questa

appropriazione perpetrata e non goduta! Non dipenderà per caso da un cattivo rapporto tra di voi?

BOSCULO              Ma     scherza?     Fino     a     prima     che     succedesse     li

consideravamo quasci come nui!

SAVIO                         Quasi?

BOSCULO              Certo quasi: mica metterà su lu stessu pianu un presidente

e un carpentiere!

SAVIO                         Ho capito! Il carpentiere però è malato! Ha un disturbo

dell’adattamento!

BOSCULO              Non ce perda tembu non s’adatterà mai!

SAVIO                         Veramente una rappacificazione aiuterebbe la terapia!

BOSCULO              Ma non ce penzo neanche: per me pole pure murì crepatu!

SAVIO                         In questo caso dovrò richiedere un intervento del giudice

che concederà il suo allontanamento dalla casa!


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BOSCULO              Bravu: dije che lu mannasse a 4 giorni de rioplanu!

SAVIO                         Non ha capito: il giudice allontanerà lei: non suo fratello

BOSCULO              Come a me… aoooooo io staco a casa mia?

SAVIO                         Si! Ma la terapia impone che il problema sia risolto sul

posto così che ogni strascico psichico sia cancellato e

poiché il fatto è stato commesso qui è ovvio che o voi

trovate    un    accordo    oppure    si    dovrà       procedere…

(indicando Bosculo e la moglie) al vostro allontanamento!

BOSCULO              Ma tu guarda che cavulu de situazione de merda è Ceci?

CECILIA                   Cheschè faccem Bosculò?

BOSCULO              E che facemo? che dovemo da fa: ce ne annamo da casa

nostra? Già lu lavoru va a rotoli mettemoce pure testa!

SAVIO                         Allora? Che avete deciso?

BOSCULO              Non    ciaco    scierda!       (Pausa)      Ma    non    me    chiede

d’abbracciallu perché lu strozzo!

SAVIO                         Non serve: penso a tutto io! Io li chiamo di qua, io parlo,

io cerco di tessere questo patto di non belligeranza… cioè

voglio dire… voi basta che stiate zitti e non rispondiate ad

alcuna provocazione: D’accordo?

(I due si guardano e annuiscono. Savio si avvicina alla quinta e chiama)

SAVIO                         Allora signori abbiamo fatto io ho da fare!

Entrano Velia e Gustavo mentre suonano alla porta e Velia va ad aprire.

VELIA                          Io vado a oprì!


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BOSCULO

(Irato gli si scaglia contro fermato da Savio) Ecco mi

fratellu: lu sangue de lu sangue mia, che me vene a rubbà

drento casa…. è incuncepibbile!

SAVIO

E no! Non cominciamo così

CECILIA

E puà… le psicològ ce vene a dir che il avè ‘na malattì…

SAVIO

No no no… questi non erano i patti

BOSCULO

E come no? Che io ciaco l’anellu su lu nasu: no l’aco

capita che lu sonnambulu è tutta ‘na scusa!

SAVIO

Ecco fatto tutto il lavoro sprecato! (E si mette al pc

portatile)

GUSTAVO

E qui dentro ‘gni cosa è una scusa: allora lu dottore

sogna?

BOSCULO

No: fa lu lavoru sia! Tu ce la sai la differenza

tra un

nevrotico, uno psicotico ed uno psicoanalista?

GUSTAVO

Sci: nevroticu si tu, psicotica è tu moje e lu psicanalista e

issu!

BOSCULO

(Rivolto al dottore che però non ci mette attenzione) Lo

vede? Lo vede lu malatu come risponne: Ma io te strozzo

co le mani mia hai capitu! Lu nevrotico si tu

che

costruisci li castelli per aria e la psicotica è tu mojie che

dentro lu castellu ce abbita!

GUSTAVO

Mh! e lu psicanalista?

BOSCULO

Quillu è lu padrone de lu castellu: riscote l’affittu!

GUSTAVO

E come no? E’ proprio come dici tu sci (postura malato)


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BOSCULO

(Al medico) Eccolo professò! L’ha vistu? l’ha vistu che

stea facenno finta?

SAVIO

No! Purtroppo no! Sto tentando di spegnere il computer,

ma non ci riesco: deve aver preso un virus Freudiano!

BOSCULO

Un virus Froidiano?

SAVIO

Si!  Esattamente:

Il  mio  computer  deve  essere

ossessionato dall'idea di dipendere interamente dalla sua

scheda madre.

BOSCULO

Ale: se pure lu computer arzumija a lu padrone stemo a

cavallu!

Rientra Velia con il maresciallo

FEDELE                     (Tono normale) Buongiorno a tutti ! (Nessuno se lo fila)

CECILIA                   (Rispondendo a Bosculo) Che scossà signifìc… je ne

cumprì pa…

BOSCULO              E pure io no li compro più: li computer so tutti una

fregatura!

CECILIA                   Ma alor? Le notre nipotuar che per Natal avè chiest un

computèr portatìl con una letterin?

SAVIO                         Che barbarie!

CECILIA                   Purquà dis ccussì professuar…

SAVIO                         (Serio e aulico) Perché il mondo ricama col filo della

follia e pesa con l’ago di una bilancia starata!

FEDELE                     (A voce un po’ più alta) Buon giorno a tutti…! (Nessuno

se lo fila)


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Commedia brillante in due atti di Italo Conti

BOSCULO              Quindi lei non ha mai scritto una lettera a Babbo Natale?

SAVIO                         Certo che si!

BOSCULO              E che ja chiesto?

SAVIO                         500 euro: come a tutti!

GUSTAVO             Ahahah questa sci che è bona… (poi ritorna com’era)

BOSCULO              (Al    dottore)     Eccolooooooooooo!   guardalu    come    s’è

ripijatu guardalu dottò: e lascia fa stu computer! Quistu

sarebbe malatu?

VELIA                          So’ li sprazzi hai capitu sta sempre a criticà! tu fratellu sta

male: lu voli vedè mortu pe’ convincete?

BOSCULO              Mortu?     Nooooo!     Mortu     non      basta!      Prima      l

‘ammazzerebbe io e po’ lu farebbe tuttu a tucchitti:  hai

capitu… ladru!

CECILIA                   Ja… ladrò e asassinic!

FEDELE                     (Alterato) Ueeeee uaglio? E’ mezz’ora che staco a qui

dinto per comunicarvi il proscioglimendo del signor Gustavo per non aver commesso o fatto!

GUSTAVO             (Saltando in aria) Uauuuuuuuuuuuu… so stato prosciolto!

VELIA                          (Felice abbracciandolo) Sciiiiiiiii evvivaaaaa… non hai

commessu lu fattu!

BOSCULO              Ecculu! Je passatu ogni male: zompa come un grillu…

Prosciolto  per  non  ave’  commesso  lu  fattu?  Ma  io

t’ammazzo hai capitu t’ammazzo.

FEDELE                     A volemo firni? Aggio ditto bon giorno a tutti,         non mi

avete cacato di pezza e mo che sento: un omicidio in atto?


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Commedia brillante in due atti di Italo Conti

BOSCULO              Sci Marescià un vero e propiru omicidiu compiutu da la

legge: Prosciolto per non ave’ commesso lu fattu!

CECILIA                   Praticamont le bancanotuar se l’intascav un fantasm?

GUSTAVO             (Spavaldo) Perché scusate è? Ma in fonno che v’aco

rubbatu io? Gnente! V’aco ridatu tuttu! E’ come se non

v’essi rubbatu gnente!

FEDELE                     O uaglione tiene raggione!

SAVIO                         Beh non direi che è proprio così!

GUSTAVO             (A bosculo) Tu e tu mojie invece: la dignità che c’ete

distruttu dentro casa e po’ fori co’ tutta la pubblicità che

ete fattu quanno ce l’ardate vui quella?

BOSCULO              Hai capitu? Tra pocu li delinquenti semo nui! (inveendo)

ma io per davero t’ammazzo e te faccio a tucchitti hai

capitu?

SAVIO                         Cerchiamo di stare calmi: non si può uccidere e fare a

pezzettini nessuno!

VELIA                          Ohhhhh… je lo dica lei professò!

SAVIO                         E’ un essere umano!

FEDELE                     (A cecilia) Macchierebbe tutto o tappeto signo’?

SAVIO                         (Indicando  il  maresciallo)  Ho  ragione  che  il  mondo

ricama col filo della follia? Ora passiamo all’ago!

FEDELE                     O maronna professò: vulite andare a pescà?

SAVIO                         Passiamo all’ago… non al lago! (Gestualizzando una

siringa) All’ago!


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Commedia brillante in due atti di Italo Conti

FEDELE                     Aggio capite: songo arrivato al momendo della pundura!

”Chiappam perforandum”

CECILIA                   Ma ches chè vu dir maresciallo’?

SAVIO                         (Gelando i presenti) E mo basta! Avete capito: Ba – sta! E

che è? Ma ci siamo impazziti? (Pausa lunga) Marescìa…

(Pausa) e eviti citazioni “ad capocchiam”! (Maresciallo

contrito Pausa) e lei signora ha un francese….

CECILIA                   Mercì professuar

SAVIO                         Che fa schifo: je l’hanno mai detto? (Pausa lunga) Ma

quando ci misuriamo, santissimo Iddio,        utilizziamo lo

stesso metro, oppure la guerra si combatte per falsificare

ogni cosa pur di dimostrare di essere superiori?

(Pausa lunga) La sana, benefica, umile ignoranza non

esiste più! Siamo tutti latinisti, francesi, arrivisti e accesi

di rabbia che scarichiamo sugli altri solo perché noi…

(pausa) dobbiamo mantere una forma e un primato!

FEDELE                     Ma quale forma e forma professò… io songo Maresciallo!

SAVIO                         E chi lo mette in dubbio? Voi siete Maresciallo, Bosculo

presidente,  Gustavo  carpentiere  ed  io  psicologo,  ma

nessuno è più di un altro ne per diritto di sopraffazione, ne

per tentativo di trasformismo!

BOSCULO              Ma che è vinutu a fa la morale dentro casa mia?

SAVIO                         No: ma mi permette un osservazione?

BOSCULO              Sindimo!


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L'envie du Président

Commedia brillante in due atti di Italo Conti

SAVIO                         (Con molta calma) Sa di quei ricercatori che insegnano

alle cavie a suonare un campanello per avere in cambio un piccolo premio?

BOSCULO              Beh?

SAVIO                         Il topo, potrebbe pensare di essere stato lui ad addestrare

il ricercatore al punto che ogni volta che suona questi gli da il formaggio?

FEDELE                     O Gesù ma che dite?  Pe’ penzà o po’ pure penzà… ma

nun è o vero!

Parte il brano finale: Si ferma la scena. La cassa si apre e i soldi volano fuori. Entra una bambina in tutù danzando sulla puntra dei piedi. Raccoglie un po’ di denaro, e continuando a danzare esce di scena. Sullo stop della musica nel silenzio generale a centro palco:

SAVIO                         Già! (Pausa) Non è o vero!

Parte il brano finale e si chiude il sipario.

FINE


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