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Antonio      Spoto

 

    L  ì  o  n  i

                             

                          

                                       Due tempi di quattro atti

                           

Personaggi

                           Lioni

                           Domestico

Niòl (Cara)

Domes

Statua

Augusto

Meil

Foemeil

Figura

Foglia

Turbine

Polvere

Cose

Estrapolati

PRIMO  TEMPO

ATTO 1°

Nella fitta penombra un taglio di luce provenienteda…illumina fievole Lìoni un po’ allungato sulla sua sedia-poltrona dietro la scrivania

Opposto - la mano a stringere la maniglia – Domestico, nella flebile luce, apre la porta ed esce.

Lioni -  le mani giunte sotto il naso, stessa posizione - sembra sprofondare in una densa concentrazione. Un quadro appoggiato a terra, da solo struscia verticalmente sul muro e riprende il suo posto; il camino s’arde. Una vibrazione, bassa, sonora, ondulante, ritornante. Un respiro riempie la stanza, quasi si placa. Poi si placa.

Voce : - Sto per morire.

Voce di Lioni : - … (esclama un qualche suono interrogativo)

Anch’io sto per morire. Forse che tu sei soltanto più vicino.

Non stiamo, forse, morendo ? Stiamo morendo – battito dopo attimo.

Fa delle cose (gesti semplicemente umani; azioni tenuemente Superumane).

Mio padre, disteso, alzò gli occhi  a  guardarmi,  quasi  a  forzarli; ed io pensai: “ Che voglia dirmi : - Sto morendo ! - ? ”

Scacciai l’idea. Due giorni dopo (forse più?) morì.

Mio padre.

L’udii ma non l’ascoltai. Per premura, forse per Paura o per fare “le mie tante  cose” non mi fermai; non a parlare con mio padre, col mio tenero padre – fosse mio figlio, io suo figlio, mio tenero dolce padre – anche solo se con gesti dello sguardo soltanto se con semplici segni delle mani, perfino essi erano diventati estremi. Le cose della vita: vanno così ed io non voglio farmene un complesso. Non mi spetta, non ne ho il diritto; non sarebbe in equilibrio né giusto.  

Ed ancora:

Puoi vedere un tavolo, non antico, non moderno, con su libri, carte, oggetti e della polvere (non troppa): uno scrittoio e la sua sedia, in stile – con zampe e teste d’animali, se vuoi, e putti o altro. Poi vedi, in concatenate rientranze, un ammasso: non pesanti librerie; e quadri e lumi, tappeti – se credi. E la luce che ancora t’indica il camino; una grande alta vetrata policroma o no, in sbalzo, semicircolare. Ninnoli ed altre utilmente inutili cianfrusaglie, se ancora lo desideri; e la polvere (non troppa, in verità).

Non un castello, ma quasi una  favola, come se;  popolato  da suoni vibrazioni e non continui scricchiolii: da cose che fanno avvertire, sentire la loro presenza.

Lioni : - E voi benedette, maledette cose, astutamente vive. (…)

Inermi nel sembrare, quiete ad invecchiare, attente ad aspettare; voi cose vive, a confabulare chissà quali misteri.

Apparentemente silenziose

Voce di Lioni : - e ancora inermi.

S ’alza; alle cose.

“ …

Ma se il vento le stuzzica

( l’aria un po’ più fresca,

l’odore delle erbe

l’azzurro terso del cielo

nubi chiarogrigie

si frantumano all’orizzonte

invaso dalla Montagna )

se gli occhi chiudi

ed ogni altro senso espandi,

hanno una loro nascosta ciarliera presenza

se ascolti;

puoi sentirne i pensieri imprigionati

pronti a … ”

Lioni  : - Benedette, maledette cose; così profondamente nascoste eppure così  astu tamente vive. Non vi temo, non vi temo.

Leggero svolìo d’una tenda tirata alla vetrata.

S’alza un tenue vento. Sembra toccare vari oggetti che ad uno ad uno esprimono un loro suono, un insieme di suoni, una musica che in  crescendo altera lo spazio, ingigantisce, fluttua, che stravolge la tenda, spalanca la finestra della vetrata al crescere d’un soffio che incombe minaccioso, e gela.

Venite pure mille spiriti delle cose, non vi temo. Sento in me crescere la forza; vi conosco, fin nell’intimo dei vostri atomi. Da essi traggo forza.

Venite pure mille spiriti delle cose; vengano pure le forze che vi traggono, non vi temo.

Così dicendo, i suoi contorni profilati da una luce, solleva le braccia a sprigionare una magnetica lotta  e sprizzi luminosi d’energia.

Le cose sembrano cedere e stonare, il vento a scemare per poi riprendere, torcere e piegare Lioni fin quasi sui ginocchi.

Entra Domestico. Che accorre a chiudere la finestra. Il vento giace; tutto si placa. Lioni alza su lui il capo furente ad imprecare.

Tu verme senz’ali, tu che non sai volare; tu verme della terra, visceri senz’anima. Chi sei essere perduto? Che ne sai, tu?

Che ne sai d’un uomo, della sua forza che cresce, si espande; che lo rende simile ad un Dio? Vattene inutile insetto; insignificante larva, va via. Non osare mai più interrompere la forza che cresce in me. Fuori.

Hai visto? Domestico, pieno d’affetti, ha chiuso semplicemente la finestra - un gesto in slancio d’amore; per aiutare Lioni che atroce ha sentito svanire la sua prova.

Su Domestico Lioni ha rivolto la sua forza, e l’uomo, impaurito, ha sentito tutto su di sé l’alito dell’ira.

Lioni s’erge, sembra ingigantire sul misero Domestico timido a nascondersi; lo incalza, lo stravolge - da lontano - Lioni, l’alza in aria e, apertasi la porta, lo scaraventa fuori.

Ora è solo; inquieto tra le sue mute cose da capire, da ghermire.

S’abbraccia, stringendo i suoi prorompenti stati d’animo.

Si versa da bere; s’accomoda.

Poi schiocca le dita: ed una musica s’accende. Finirà.

Lioni : - Quante cose ho imparato a fare!

Su quante cose ho impresso il mio Potere. Tutto cresce in me, nelle mie più intime profondità ; si dilata. Più s’allunga la forza e più la vita. Io sono l’Universo, l’Universo è me. E non c’è spazio

Frantuma il bicchiere tra le dita

E non c’è spazio.

Cara, dove sei?

Dove sei Cara?

Perché?

Apre una mano. Osservi nascervi una luce, crescere; un batuffolo fragile - forse - che s’ingrossa. Lioni guarda questo suo modo d’essere, Lioni spinge, Lioni libera questo suo nuovo modo d’essere che soffice, rimbalzando, si ferma - splendido a vedersi.

Lioni - il mento accoccolato sui suoi avambracci – scruta ancora questo suo diverso questo suo nuovo modo.

Perché?…Perché?…

Odi il frantumio di alcuni piccoli vetri. (Domestico mi si presenta, Domestico vuole entrare.)

Domestico…Domestico…Servo della malora

Grida Lioni. La porta s’ apre; Domestico appare. Il batuffolo l’assale, sbarrandogli il passo, controlla Domestico che arretra alla parete.

Se vuoi calma, io te la darò eterna.

Domestico : - Sì.

Lioni : - Sì?

Domestico : - Non sono che un semplice mortale che si onora di accudire…

Il tondo batuffolo ancora sospeso palpita.

di servire il suo signore.

Il tondeo batuffolo staziona a controllare da su una mensola delle rientranti  concatenate librerie. 

Lo sa che sono un mortale, un semplice mortale, semplicemente un uomo!?

Lioni : - Che sfumature dài ai tuoi stupidi insensati suoni?

Che nuovo modo di dire?

Attento, se non vuoi incenerirti l’animo. 

Dice e l’imprigiona come in una sagomata scatola di fuoco che incandescente irida l’aria, poi si trasforma in una bianca velata tinta d’azzurro.

Domestico e la sua vita appaiono come sospesi.

Poi rabbuiano; quindi dispaiono.

Mentre:

Che cumulo di inutili frattaglie. Che sacco d’imbecillità.

E tu, mia luce, mio iridato tormento, fammi sognare; allevia la stanchezza delle membra.

Il mento posa, poi la guancia adagia sugli avambracci. Il tondeo batuffolo gli è accanto in prospettico equilibrio.

È difficile non essere umano; quasi divino.

La luce si ammorbidisce su Lioni che dorme.

E il batuffolo che vigila ancora.

Passato è del tempo. E con esso dell’altro che accade: le cose a parlare cifrati linguaggi, nascoste a scricchiolare velate esigenze.

Una fiammella si stacca da Lioni; poi una ed un’altra. Gli ruotano danzano poi ronzano attorno; più giù, più su; abbandonano il tavolo, s’avventano al centro -  in uno al batuffolo che resta a girare. Solo, se due fiamme si tuffano sulle sagome oscure: masse rientranti, concatenate librerie; ne segnano i fianchi, i lavorati profili - due bordi ne tirano in luce, laterali sinistri; luminosi l’evidenziano – lentamente, quasi a scoprirli.

Poi ancora la terza che cerca Domestico – la noti? Ne cinge i contorni, dota loro di una luce che quieta permane.

Chissà che segnali, che nascosti progetti spingono Lioni a dormire, vuoi forse a sognare – o le fiamme a brillare?

Non stare a sognare, ma guarda le cuspidi fiamme rientrate a ronzare  infinite farfal

le, attente a gravitare su orbite e trame, tricuspidi lame intorno al soffice tondeo.

Hanno ripreso a ruotare, a danzare; su ritmi oscuri, infinite armonie. E ancora su e poi giù. Ne nasce uno spettro, un’immagine? Un’ignota figura che appare; riemerge a segnare dei ritmi strani, turbate armonie; lenti passati, inquieti a tornare.    

Cara

Lioni grida (invoca il suo amore – sommerso, passato, profondo come il mare più un mare ed un mare; passato sommerso da un cielo ed un cielo pressato schiacciato dall’ Uno Universo).

Lioni grida e le luci gli si tuffano dentro. Lioni s’alza. Lioni vede

Cara
che muta rasenta i suoi sogni. Immobile, bella, come da mano di fata; e poi dolce.

Mansueta e poi dolce, soprattutto “ e poi dolce ” ed ancora da gustare.

Mio dolce tesoro, mio bene terreno, mia unica vita…Che frasi comuni, che liriche frasi! Insensati periodi che scaldano il cuore, ti chiudono il Tempo, riquadrano lo Spazio – periodi d’attimi; t’aggiogano all’ore, al tempo che passa, all’inutile battito, al soffio d’amore. Perché l’ho permesso?!: tu a rompere il filo che vincola a me; quel magico filo, rocchetto del cuore. Mi sfibri, lo sai. Lo sai?

Protende il suo braccio, la mano ad aspettare.

Cara si muove, gli tocca le dita; si pone al suo fianco – le mani sulla spalla, la testa v’adagia, silente.

Mia unica vita; tua unica vita – quest’uomo che cade. Non cade. Che cade?! Quest’uomo si erge; quest’uomo s’esalta, trionfa quest’uomo su fragili cose, su inutili cose, su spiriti vani. Quest’uomo, il tuo uomo, tua unica vita.

Tesoro, lo sai. Lo sai?

Irato la stringe, la scrolla.

Se questo t’è conscio, perché m’hai lasciato?

Con forza la spinge.

Non tu m’hai lasciato, ma io ho tranciato il filo di fuoco, il laccio rovente che stringe, che avvince, costringe; quella tenera canapa che uniti ci univa.

Non tu – Niòl.

Stringendole il collo – intoccata – da lontano la soffoca, la strozza; s’avvicina.

Cara, non tu

Avanza; la tocca – il collo tra le dita; lo cinge, lo cinge, la soffoca.

ma io; io, non tu.

O muore o la lasci
Scusami, scusami scusami.

A sé la tira; la cinge, affettuoso la stringe, l’abbraccia. Cara si muove, sorride – comprende? – apparentemente fulgida e viva.

Perdonami Cara, mia tenera linfa; tua tenera linfa, io, tuo ramo spezzato; riunisciti a me.

Ricordi? Le notti sul mare: la complice Luna, l’oscuro pendio – un dirupo, se vuoi? L’odore dell’alga, dell’erbe: profumo di vita.

Ricogli il Passato, d’un balzo il fuggente, carpiscilo, rubalo ancora alla notte; rivivi con me quel balzo d’amore.

Le cose cospirano, le forze mendaci, ubbidienti a forzare le cose: l’ammasso si torce, lo spazio trasforma. È un gioco di forze, di oscuri equilibri che Lioni sa, profondo conosce: lo Spazio e il Tempo lui torce.

Staccata è la scena, strappata all’oblio ma inerte se l’onda non scroscia, se il moto non tonfa.

In alto, dall’oscuro crepaccio, Lioni – tenera Cara – contempla il ricordo ancora sommerso da un tenue velo: uno strato di polvere che invecchia le cose, le frena.

Ma Lioni sa; è per questo che soffia: la polvere s’alza, il vento si scrosta, il vento che scrocchia; poi il velo si smassa, l’attimo…s’accende.

Vedi l’onda arricciarsi e la complice luna.

Noti un volo fugace, la nube che passa, lo spruzzo dell’onda; tu senti: il profumo di vita. E le dolci parole, calde di sensi non veri le dolci carezze tu palpi, tu gusti – discontinui se vuoi – e la cara intimità che tra i due s’attepora.

Il tempo trapassa.

Demone fantastico, Demone buono, non mi turbare. Lasciami vivere; ancora quegli attimi, quest’attimi – ancora. Non m’inquietare, non mi crucciare; non mi destare. Aiutami, Cara, mio muto fantoccio; vivifica in me il ricordo.

Cresce la voce di Lioni, sul tutto s’amplifica.

Parlami, mia antica, sperduta, velata memoria.

Almeno una voce, non mia. La voce che parta da te. Rispondi inutile cosa. Che farmene di un alito freddo?! Non giova un corpo senz’anima. Sparisci, va via. Muori.

La scaraventa giù tra gli scogli.

E voi, astute cose, che state ad aspettare?

Che avete da ridire?

Piegatevi al Demone buono, crudele – se occorre. Io, Lioni. Né Demone, né Dio; ma insieme Demone e Dio: più Dio.

Colpisce le cose con febbrili lampi. La scena si serra, ed il sogno si chiude.

Scende giù dall’altura, Lioni domina l’aria.

Presso Cara si posa – il  corpo disteso così restituito; restituita è di prima la scena.

Alzati;

Cara s’alza. Cammina.

Trionfa. Sempre vittima dei miei sogni, tu, della mia realtà – inaccessibile amante. Rivivi. Anche se come fulgida colorata ombra; come lucido variopinto negativo. Vieni.

Un letto è apparso; aereo, velato – arredato.

A che scopo? Può un dio scegliersi un’amante, un oggetto, una donna; sentirne la forza che avvince, costringe, che l’attrae?

Un demone, forse; o un uomo. Ma un dio? Può un dio ansimare per qualcosa? Forse sì, oppure no.

Ma se demone e dio…?!

Così è rimasto Lioni – lei distesa, lui pronto: forse che sì oppure no. In dubbio. In quel dannato tarlo che ti blocca; ti punge. Al centro tra due possenti forze, logoranti trazioni che strappano.

È inutile che fingi. Ti sento, lo sai. Ascolto i tuoi pensieri, il tuo recondito moto degli atomi.

… Se m’affascina la mente! Il pensiero che non tocchi, il pensiero che non vedi, tu tocchi, tu vedi: materia, è onda; vibrazione che induce altri sbalzi, altre onde e vibrazioni – altri atomi ancora. Così tutto si dilata, ingigantisce, si precisa; e percepibile il tutto si registra.

Senti come ripetono le cose.

Più toni volumi della voce di Domestico si susseguono – di rimando, l’una all’altra:

- Com’è fragile,

  Com’è docile,

  Com’è dolce. La tua Cara, forse – non Niol.

  Tutto qui dentro è buio e socchiuso da quando se ne andò.

Lioni  : - Che m’inventi? È la tua voce, questa? Se non è la tua voce.

 Non sei tu, Domestico, inutile frattaglia, unghia d’insetto; sperduto,    irrequieto mortale, indomato domestico – restio al mio giogo, al mio diritto? Di che t’intrighi? Non un abuso: tu mi devi rispetto, tu mi devi onorare.

Pensiero di Domestico : - Sono liberi i pensieri, e volano; io non so, né oso frenarli.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              

Alcuno può impedirli?

Niol, Niol, ed ancora sempre più Niol. La invoco; benedico il suo nome, il suo esistere – Niol, mi perdoni, non la sua Cara. Una piccola faccia del grande prisma; Niol, come me, come…

Lioni :  -  Sta’ zitto, stupido sfacciato tarlo. Sempre tu a ciarlare.

Esiste Niol? Non può esistere: m’ha tranciato Niol. Non c’è, né voglio che ci sia.

Mi deludi, tu mi provochi; mi irriti, tu.

Non vedi questa donna? La vedi. Che ha di strano?

Morbida, è perfetta. Non lo è fin nei minimi particolari?

Di ottima fattura è la mia Cara.

Sta’ zitto; non parlare. Ha un’anima la mia Cara – nascosta, velata ma pur un’anima; tutta sua; nessuno gliela può negare.

Domestico (suo pensiero) : - Ma non è Niol.

Lioni : - Ma  non  è  Niol.  È  questo  che  mi  umilia. Io  uomo, io dio, io Lioni; io

Astro-Confuso. È questo che mi distrugge. Forse m’esalta? Non Niol. Ma Cara. Affettuosa, se vuoi - la mia tenera, dolce Cara.

Domestico : - Senz’anima

Lioni : - Calda d’ardore

Domestico : - Vuota d’ardore

Lioni : - Colma d’affetti

Domestico : - Fredda d’amore

Lioni : - Splendida e bella

Domestico : - Tiepida e senz’anima

Lioni : - E senz’anima - così pure, se vuoi.

Mi irriti, tu - tu, mi provochi; mi deludi.

La vedi, questa donna. Io tocco, io stringo, io bacio questo corpo che caldo mi guarda, mi tocca, mi stringe, mi bacia. Intreccio alle sue le mie dita: l’ansia ne colgo, l’intimo moto che la vibra.

Tu vuoi che la richiami, vero?

È questo che vuoi? Se questo tu vuoi, io lo voglio; e questo risìa.

Domestico : - Sul velo…

Lioni : - Una figura…

Domestico : - Lo so.

Lioni : - …

La sto tirando, ritrascinando qui - ancora; lo so.

Apparsa sul velo - una tenda - domina una figura. Lei è simile a Cara.

Domestico l’invoca; Lioni la vuole, la esige. Il vento la stuzzica.

S’agita - quel velo ha un’anima - resiste; si torce, scudiscia, scatena la lotta: il filo si scuce, il velo si strappa; un pezzo si stacca, trascina l’immagine, s’alza, s’invola - trasparente figura - fin sopra la tenue Cara poi cade, lei magica forma fluttuando cede, come fiocco discende, così, lentamente; sul capo si posa di Cara. Come velo le copre la faccia.

Ora ha la sua anima, trae fuori l’essenza. Non più docile Cara quella dolce figura, non più corpo di donna che vivo non sente.

Combacia la sua indole, si tocca con Cara, con forza ne tira il fuoco che s’accende.

Vedi il tocco di luce.

Con grazia, le morbide dita, solleva quel magico lembo, quel velo, a scoprire la faccia - fosse nuovo sipario, antica veletta. Dal lampo del ciglio avverti l’intimo palpito, puoi notarne la vita, ne osservi lo slancio.

Sorride quel viso dall’occhio pungente; ci tira, ci attira quel corpo di donna, dichiara il suo nome: Niol.

Sorride e comprende; ne senti la mente.

Niol : -  Bravo, ce l’hai fatta; complimenti! Ancora una volta, e con minore fatica;

bravo, complimenti, ancora!

Se il buio avesse un peso, ci schiaccerebbe tutti – qui dentro. Quanta inutile penombra!

Tra le concatenate rientranti librerie; le sorpassa, dispare. Apre: s’alza la luce – dietro l’ammasso. Riemerge. ( A Lioni, poi a Domestico )

Contento? Raggianti! Felice?

Non la finirete mai di giocare?

Va alla vetrata – grande, alta finestra semicircolare.

Lioni – un po’ allungato sulla sua sedia-poltrona, le mani giunte sotto il naso – la scruta, la contempla; Domestico la osserva dalla sua balugine scatola, sagomata tinta d’azzurro, la contempla.

Apre Niol e la luce entra, invade la casa: la stanza s’illumina. S’affaccia, Niol, profondo a respirare.

Com’è morbida quest’aria di Primavera! Terso è il cielo, tiepida l’aria a riscaldare i nidi. Gli alberi già in fiore: prima quest’anno?

Si sporge.

Chi è quella donna? Stringe un figlio tra la braccia.

Lioni : - O una figlia.

Niol  : - O una figlia, così pure se sai; poi se un senso ha il sesso.

Ha veramente un senso?…

Lioni : - Non è questo che voglio – lo sai.

Niol  : -  Lo so?

Lioni : - No?

Niol  : - Forse sì oppure no.

Lioni : - È difficile non essere umano, quasi divino.

Niol  : - Forse, divino.

Lioni : - Sentirsi, divino.

Niol  : - Da onorare.

Lioni : - Da amare.

Niol  : - Da servire, fossi io tua vestale.

Lioni : - D’accudire, quale tenera sposa.

Niol  : - Credo proprio da incensare.

Lioni : - Da incensare, e da amare – se vuoi.

Niol  : - La conosci?…

Muto Lioni che ascolta; Domestico la osserva.

… Sono così in tanti a venire… Così in molti a tornare…

Com’è splendida Niol alla finestra! Appoggiata sembra apparire, ad assorbire la luce diffusa.

Contempla i confini del cielo, l’ondeggiare lento dei rami: conosce bene le cose.

Un dono le appare tra le mani; un dono di Lioni: un fiore.

Soffice, sempre leggera, si stacca, poi tocca gli oggetti a lei cari: l’antica “cornice”, il buffo pupazzo…; ne scrosta i ricordi, l’intimo brivido che l’assale.

Domestico l’assorbe – a schiacciarsi, sulla sagomata tinta d’azzurro. Lioni la gusta.

La conosci?

Posa l’oggetto; Lioni - da seduto, nascostamente inquieto – lo colloca al suo posto.

Ne hai sentito il dolore?

Lioni : - Non sopporto il pianto dell’umano, mi irriti – e lo sai.

M’infastidiscono le lacrime, gli inutili piagnistei. Insetti che credono di soffrire e non sanno nulla, che chiedono ma non capiscono; e niente scrutano, niente comprendono.

Niol  : - Mi turbano.

Lioni : - …

Niol  : - Mi s’irrita il cuore per il bene che non fai.

Lioni : - Lo so, conosco bene questo tuo battito. Umano, che non sa, che non vuole

crescere, farsi divino.

Niol  : - Tutti lo possono: lo siamo; in ognuno c’è la forza, la spinta  per  capovolge

re, per trapassare questo stato. Di che ti lodi, perché ti incensi?!

Comune è a tutti.

Lioni : - Ma Uno riesce. E quell’Uno che sa è simile ad un dio,lui pure è un Dio.Lo

sai, o forse no?

Niol  : - Forse sì, oppure no. Ma non m’ inquieta - se il cuore che cresce è così  lon

tano, di pietra, inaccessibile pure.

Un cuore da formica, è meglio, se è caldo, tiepido al punto giusto.

Chi è quella donna, quel piccolo cuore che stringe; perché tieni chiuso Domestico, lì – esecranda prigione?

Lioni : - …

Niol  : - Ti irrito io, io ti  provoco… Perché  m’hai  chiamato? Ancora  a  soffocare

con te?

Lioni : - Lo sai.

Niol : - E dimmelo. Amore? Può quel tuo così grande cuore contenere l’amore, amore per le piccole cose? Il tuo cuore conosce le magnanime cose, non può contenere l’amore – così piccolo e umano.

Lioni : - Lo sai ciò che intendo.

Niol  : - Mi vuoi cavia, oggetto per i tuoi esperimenti. Io, l’altro segno?

Da unire, per raggiungere l’Unità; più su, più in alto – fin dove c’è spazio, fin dove c’è Universo.

Lioni : - Travisi il mio senso, così storpi le mie prove.

Niol : - O forse mi vuoi corpo?La bestia che ti assale,ti spreme il sangue agli occhi,

forse ti chiama, ti doma, ti vuole.

È il moto della carne che mi tira? – non so se piangerne o gioirne!? – Il mio corpo che cerchi? Guarda. Non sono docile e bella? Agile è splendida la mia figura. Prendila, se vuoi.

Ha detto, Niol, smuovendo le vesti – maliziosamente impura ma casta; velata d’antico candore, o moderna – se vuoi. Fluidi i capelli tra le dita, ha messo in mostra il suo corpo, le sue forme, quel senso di donna che traspare - non tra eccessi ma intoccabile, pudica di velata malizia, apparentemente impura ma casta dannatamente intoccabile – così da incidere, fortemente da gridare:

“Naturale

…;

naturale, non mistero né vergogna

È forse errore

Aggrapparmi al tuo seno di madre?

E non so davvero s’è amorodio,

se costruisci o mi distruggi:

poi – forse – resterà il vuoto

Ma ora…”

Ora è accanto a Domestico – Niol – che si schiaccia, con occhio incantato intoccato intoccata la tocca ma puro. Guarda Lioni, scruta: si rode e si contiene ( può un dio scegliersi un’amante, una donna, una moglie? Può toccare quel brivido d’ira, quel tarlo geloso che vuole l’oggetto intoccato, nascosto, da amare  –  per sé, e da solo?

Lo vuole e lo può. ). S’irrita Lioni, geloso s’ avvampa, scolora, pulsa contro quella figura – velata Niol, trasparenza che sfiora, vivifica, “ eburnee ” le spalle, la sagoma fredda; strapparla vorrebbe, lontano; tornarla magari a quel limbo… Non può – almeno, resiste. Vede l’agile mano, vede il fiore che stringe, che sfiora, carezza il suo corpo: bella si fa. Sa farsi bella Niol?

Ha un’anima che viva combatte, Lioni sfida.

Un gesto – fulmineo, serrato, un tocco, un lampo; un grido per tuono: Niol che getta quel fiore. Che fiore?  Orrendo animale che incute terrore: così vuole Lioni.

Dargli in pasto quel senso… - Si morde Niol.

Inghiottire vorrebbe quel grido, annodarlo alle corde vocali. Dargli in pasto quel senso…

Si sforza, si vince: si china, raccoglie quel mostro; l’accarezza, lo stringe – l’occhio raccoglie, l’occhio lancia la sfida – lo odora.

Così rompe l’incanto: il fiore ritorna.

Si stacca Niol, lascia attento Domestico, avanza raggiante, nasconde un suo dubbio.

La scena si compie: un salotto, un’alcova; un giardino…Decidi. Lì continua la storia.

Lioni : - Che vita la tua!

Niol   : - Lo senti mio cuore? Che faccia!…

Vivi chiuso, sepolto e mi dici… Che faccia, mio cuore!

Lioni : -  Senza  argini è  lo Spazio – dimentichi? –  il Tempo è senza limiti. E den

tro e fuori è l’Universo dai nascosti – cangianti? – confini: tu scegline una via. Una porta aprine ed entra.

Lo sai il grande palpito. Riunisciti a me, dritti fino alle radici.

Tu e non altri; chiunque al mio fianco… potrei e lo sai. Ma Lioni ti vuole, ha scelto Lioni: tu e non altra.

Niol  :-  Quindi non amore.Allora mi vuoi cavia: unità per conoscere il segno unico

delle cose; il senza segno, la forza inscissa che imploda in sé  ogni  opposi

zione?

Lioni : - Ti voglio. Sposa, ti basti. Solo tenera amante unita al mio fianco.

Niol  : - Solo corpo da usare.

Lioni : - Profondo da conoscere

Niol  : - Da lisciare, palpare

Lioni : - Come fosse un segreto, intimo da custodire

Niol  : - Tu mi vuoi, mi desideri

Lioni : - Da carezzare; tenera, per sognare

Niol  : - Corpo mi vuoi

Lioni : - Sì, e non così. Gustare la tua pelle, palpare la tua anima e baciare le tue membra, stringerle; anche cavia – se occorre; ma d’amare, non da gettare.

Così, se tu mi vuoi. Ancora. Fossi Tu la mia regina.

Niol  : - Non più,  lo sai.  C’è  un  Universo tra di noi.  Io restia,  indocile a seguire  il Maestro; provata a sfuggire ogni giogo. Tu, chiuso nella tua polla, isolato nel tuo cuore.

Se m’accetti, come allora, io risarò tua; mio, t’apparterò.

Lioni : - …

Niol  : - Vedi?! Troppo  muti  messaggi  tra   di  noi, non dette parole. È uno stagno

il nostro Spazio, troppo muto il nostro silenzio – eloquente ma freddo, estraneo; scostante ci separa, ci oppone.

Ti deludo, lo so. E tu lasciami, ti prego – così come può l’amico che pronto ti aiuta, ti tende la mano; poi nostalgico s’allontana.

Lioni : - …

Niol  : - Ti ho. Da qualche parte, intanato nel cuore. Ma non importa. Non mi è pos

sibile un dio, doloroso seguirne la rotta.

Voglio un uomo: semplice e mortale.

Chi grida laggiù? Invoca e batte alla tua porta.

Cresce un rumore. Un frantumìo d’oggetti ne accompagna il vibrare. Le cose subiscono l’impetuoso moto di Lioni: in-catena la collera che chiusa, costretta irrompe tra gli argini; esplode.

Lascialo in pace; tu libera Domestico. Perché lo tormenti? Semplice è mortale. Così lui mi appare. Ed è il suo silenzio che mi è fuoco, cuoce e riscalda.

S’alza il vortice d’ira, strappa le cose, modifica lo spazio, frantuma l’esecranda prigione, solleva i due palpiti umani, li turbina tra le cose: Lioni al centro del tutto punisce la sfida. Gli spazi si richiudono, le imposte si serrano: ridiscende la penombra.

L’alcova si torce, si flette, dispare; cede luogo alle volte, agli umidi archi: sotterranea prigione d’antico castello si estende – se vuoi.

E torce tu vedi, poi nascoste rientranze; tele di ragno e filtri di polvere nei tagli di luce – non troppi, in verità.

Sul muro si posano i due: l’una assieme all’altro; i polsi serrati, incatenate le caviglie. E Lioni che ride, echeggia – stridulo, esasperato, ma ride. Non piange, in verità.

Niol - di fuoco le membra - si strugge, all’udire, s’insanguina dentro; s’ingiungla. Niol, s’infuoca, si impaluda tra infiniti sentimenti, spezzettate sfumature contrastanti dai labili confini, così aguzzi da non sentire nemmeno le catene. Ascolta Niol; in gola soffoca, stringe le lacrime: o piange – se crede.

E l’eco che struscia sui muri, s’impiglia tra le sbarre, porta con sé il grido di Lioni; ad intervalli ritorna, graffia i piloni, le prospettiche volte, ne ingigantisce il dolore.

Niol  : - Che fare, mio buon Domestico, nobile compagno, atrocemente coinvolto in questo danno; che fare?

Domestico:- Né vivere né morire: non ci è permesso.

Niol  : - Meglio morire. Zittire per sempre questa storia.

Domestico:- Neanche sognare: non sai se, dormendo,  nel sogno ti colpirà.

Niol  : - Morire, morire: e così sparire.

Giusto sarebbe se fosse un dio; se fosse un demone riderebbe del male. Ma non così, né così.

Forzare tanto quella porta vorrei, quella stessa che in un attimo s’aprì per farmi entrare quando i miei Due si unirono; per un attimo, e da lì uscire.

Domestico:- Si chiuse subito alle spalle e mi costrinse a questo spazio - direbbe for

se l’antico sacerdote.

Vedi?! Tra le linee del pensiero anche il dolore si placa e questo posto può sembrare bello, se irreale.

Niol  : - Giungi sempre a toccarmi l’anima; ma se mi volto, trovo  il  magma alle mie spalle.

Domestico:- M’è dolce sentire la tua voce. M’accompagna il tuo ricordo quando libera tu vai; quando solo resisto ad accudire, a servire il mio signore.

Aspetto il tuo dolore.

Niol  : - Ovunque è la mia pena altrove o qua; anche se lontano vi sto.

Domestico:- Ma almeno sei qui a distrarre, ad associare al mio il tuo tormento.

Niol  : - Ne soffre, lo sai.

Domestico:- Lui pure. Che soffra.

Niol  : - Ne soffro, io pure.

Domestico:- Non io, non più.

Niol  : - Crudele; non tu.

Domestico:- Non tu! Può la pulce scuotere le montagne?

Protenditi dài. Spingi forte le tue dita a toccare le mie: un po’ d’acqua – ti prego. Così, forza, dài. Almeno questo ci resti: il contatto tra essere veri.

Niol  : - Se penso al suo tormento…

Domestico:- E tu toccami, ancora, di più. Che crepi.

Niol  : - Non così. Non è questo che voglio. Così non libero il mio mondo.

Lo senti? Già l’avverto. Ne sento l’aria vibrare. Già incombe. Lui è qui.

Voce di Lioni:- Che crepi…Ti sento, lo sai.

È una mossa la tua, spudorato Domestico, vile tralcio secco? Non pulce ma pidocchio; schifoso verme che non saprà mai volare.

Se ne stia il sorcio nella sua fogna. Diventi questa la tua tomba.

Niol  : - Lioni, ti prego…Lioni…

La cella si chiude. Su essa tonfano le rientranze concatenate: battenti irreali, forse fittizi, quasi un’immagine, ombre, un sipario.

Lioni che s’appoggia al suo scrittoio.

Lioni : -Tumida lingua, la sua e la sua.

Miserabile groviglio d’idee e di parole: mi stuzzicano, mi provocano. Ad ogni passo camuffano una trappola. Mi turbano, m’inquietano perfino; disturbano ogni mia tensione. Li ho nel sangue, nel cuore o nella mente: lo sanno e ne approfittano; inquinano ogni mia estensione, ogni più frazionabile mia ricerca.

Che restino nascosti, a protendersi, a toccarsi quelle sudicie dita: miserabile ammasso d’inutili gesti, di non utili parole.

Che io resti solo sulla via, solitario viandante dello Spazio: è il destino degli dei. È il destino degli dei?…Meraviglioso l’Universo e il Cosmo della Mente; Meraviglioso è il Pensiero. Dentro e Fuori s’aggiustano, si completano.

Così Lioni guarda le magiche porte – forse fittizie, come irreali: fossero un velo, da cui tutto traspare.

Vedi dentro Niol, dal volto socchiuso; v’ incontri Domestico che muto non sente; e le immobili luci: ogni cosa apparente.

Osserva mia Mente; mia Mente, osserva, penetra, fin nelle più intime giunture del loro essere; strappali – se credi. In me sento ruggire le mille anime, gli infiniti spiriti di fuoco. Disturbali, mio Occhio, incalzali; non concedere loro una lunga tregua; opprimili, in loro soffoca il respiro – se nel loro Spazio si racchiudono, si ritemprano alla battaglia. Colpisci mio Pensiero, è nel giusto l’ira degli dei; tormenta a lungo quei cuori accam pati; così, irrompi tra i recinti e negli animi avvampa, infondi il Terrore – che dagli occhi traspaia: il sangue, la colpa, non retto il loro agire. Né pire né faci in questa notte.

Che importa se rabbia o gelosia: nulla è in un uomo che non sia già in un Dio.

Di fuoco quest’essere: sembrava accendersi. Prorompente quest’animo. Turbato – forse, offeso – ha inveito, liberato la sua fiamma. Scatenato, ha scosso le porte, i battenti fittizi; divelto ha l’immagine, scardinato l’ammasso, irreale – solo velo apparente, travolto dall’ira, trascinato tra gli archi fin negli angoli bui, fin dietro a sparire.

Di fuoco il suo dire, di fiamma quell’uomo – turbato a inveire, a soffrire, a sparire, a cercare o sfuggire, ad immergersi tra i calpestati mattoni, prepotentemente a sprofondare tra gli interspazi dell’odierno vetusto pavimento.

Resta un manto sul posto, una stoffa; in luce a coprire l’abisso.

Ogni voce s’ingrotta.

Voce di Niol:- Lioni…Lioni…

Voce di Domestico:- Che scoppi ti dico. Se vuole ci sgretoli, ma che scoppi,

si spacchi.

Voce di Niol:- Ancora quegli echi…

Voce di Domestico:- Che magici suoni!

Voce di Niol:- È andato?

Voce di Domestico:- Ad imbastire tormenti – chissà quali astuzie!?

Voce di Niol:- Fin dentro alle cose, alle sue magiche cose.

Voce di Domestico:- Fin dentro, chissà.

Voce di Niol:- Ancora quegli echi, ancora; frantumate parole. Mi scuotono dentro.

Voce di Domestico:- E tu toccami, dài. Protenditi, spingi forte le tue dita.

Voce di Niol:- Ne soffre, lo sai.

Voce di Domestico:- Che soffra, lui pure.

Voce di Niol:- Lo sento che incombe; già viene

Voce di Domestico:- Che venga, non gli occorre coraggio

Voce di Niol:- L’aria si scuote, s’agita questo Spazio

Voce di Domestico:- Si smuova questo sogno!

Voce di Niol:- Forse al Tempo ritorna.

Vede bene, Niol: Lioni accade. Emerge dal suolo, lentamente. I capelli ne scorgi, la fronte, poi le ciglia ed il naso; fino al collo quel volto conosciuto che, completo, un giro compie su se stesso mentre si rianimano le luci. Ogni cosa si smuove tra le riaccese parole di un Domestico che incalza.

Domestico:- Ecco che riappare il grande gladiatore; invitto – ridiscende nell’arena.

È riapparso Lioni, emerso in tutta la sua figura

Lioni : - Peccato che vitrovi sempre la solita pecora sdentata, mai un leone.

Un gesto

Domestico:- …                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

Lioni : - Che…? Qui nessuno ti ascolta. Soffia, fortemente soffia. A che serve uno

strumento se il fiato non c’è?! Non è meglio distruggerlo o, scordato, buttarlo in un angolo ovunque; lasciarlo lì, al suo inutile destino?!

Niol  : -  Lascialo. Odio questo tuo aspetto da carnefice.

Lioni :- Hai sentito? La regina ti difende: lunga lunga alla regina. Parla. Lascio libera la tua putrida lingua, paziente a sopportare le tue ciarle.

Domestico:- Vedi Niol, se ho ragione quando chiedo che soffra?!

Che lui pure si torca tra di noi. Toccami, protenditi, spingi; o soltanto fissa nei tuoi occhi i sofferti miei.

Lioni : - Se lo rifai, l’uccido.

Domestico:- Che mi uccida, se vuole; interrompa il flusso dei miei atomi. Guarda

mi.

Lioni : - Non è te che  cerca, tu m’appartieni. È  me  che  incalza.Vuol  liberarsi del

mio giogo.

Non è questo che vuoi, Domestico dalla lingua callosa? Non è nell’ordine naturale delle cose che un dio venga servito, devotamente adorato?

Domestico:- Niol…

Lioni : - Tu, mia adorabile sposa…

Niol  : -  Smettila tu e tu finiscila. Io non vi sto  nel  mezzo, tra di voi. Tu m’insidii,

tu mi possiedi ed io non voglio l’uno, respingo l’altro.

Lioni : - Già! Spirito libero la nostra cara

Domestico:- Non cara…Niol.

Niol  : -  Se stessi in mezzo mi strappereste

Lioni : - E tu non sai come cucire i tuoi istinti

Domestico:- Noi non siamo divini

Lioni : - Forse  neanche  umani  se  tradite  l’ansia che spinge al divenire, all’essere

divini.

Niol  : -  Noi non siamo per  essere  immortali, così  come  nasciamo noi non siamo

che umani. Forse qualcuno copia la possanza del dio ma per sentirsi crescere sul suo simile e su di esso imporre la sua forza. E non è divino, è mortalmente umano.

Domestico:- Già lo siamo, al nostro modo in questo mondo  –  forse divini, così  co

me siamo.

Lioni : - Sempre insieme voi due, uniti nella mente vi capite.

Domestico:- Ci sforziamo

Niol  : - Ci tendiamo

Lioni : - In un interminabile gioco di posizioni che v’accomuna. Solo  infinite spez

zettature – miste di Caso e di Coscienza – d’una lotta che v’allea.

Domestico:- Così. Infinite sfumature che ci oppongono, miste di Caso e di Coscien

za, e che ci alleano – anche questo è l’umano.

Lioni : - Fragile al soffio dei contrari – gracile, si spezza.

Se tu sapessi la mia Niol! Non tra il vento dei contrari, nel profondo stabile del suo cuore; non tra la cascata degli istinti, degli umori che, voluti e casuali, ci rifondono o disuniscono.

Che guardi la mia sposa occhio di un Domestico?! Non vedi e pur guar  di. Se quando ti è accanto pensa e piange al suo marito?!

Se tu sapessi la mia Niol quando dolce si arrende al mio braccio. Ti pensa? Che dici: ne ha il tempo? Se offesa, d’un tratto si turba, s’arriccia, si flette alla battaglia? Solo allora t’è vicino, se t’incontra. Non ti è compagna la mia Niol, forse nemmeno nella lotta.

Domestico:- …

Lioni : - O forse disconosci la mia donna quando rovente m’invita alla luna?!

Romantica m’incrina – prelude, complice la chioma – trasparente già un velo si slaccia.

Domestico:- …

Lioni : - Poi il tocco  leggero, fugace  del  vento: ci  porta  i  profumi, suggella  l’ab

braccio - se non scotta un ricordo che lento la muta. Ne sento il contrasto, il richiamo – le viscere il fastidio le tiene – allora l’alito che freme; sguscia e scivola, così s’allontana – foss’io a lei nemico crudele, fossi il fuoco con l’acqua, il miele col fiele – poi sul vento si adagia che ovunque la disperde.

Domestico:- …

Lioni : - Vedi? Quanto in sé è  instabile  ogni cosa, quanto in sé così  la rocciosa es

senza della donna?

Domestico : - Realmente labile è la natura delle cose. Erranti c’insinuiamo tra gli e

venti; ci schermiamo, pronti a saltarne – se occorre.

Realmente mobile è la natura delle donne.

Niol  : -  Ti adesca, mi pare?

Domestico:- Mi confonde

Lioni : - Semplicemente mi soffermo – un po’ con voi, a ragionare.

Niol  : -  Dritto, non devii.

Lioni : - No. Dovrei? A trarne che utili? Non ne vedo nemmeno a distanza.

Niol  : -  O ridiventi miope o il falso rimescola la tua lingua.

Astuto ritenti a ricondurre il giogo?!

Lioni : - Rivoglio sempre ciò che è mio; o lo lascio – se m’appartiene.

Niol  : - Non un oggetto è questa Mente e questo Cuore. Non so  che  farmene d’un

Lioni che frettoloso m’appartiene e non ha occhio, né cuore, né Mente per gli umani travagli di Niol.

Preferisco le fragili dita di un Domestico se calde trasmettono un messag gio. Così toccami tu e tu uccidici se vuoi.

Domestico:-Non m’appartiene quest’incomodo:qui legato me ne sto mio malgrado.

Frenetico è l’animo della donna, schizza ed usa chi le pare, sembra cedere per ritrattare.

Abile, realmente volubile è femmina questo stato.

Lioni : - Ne soffri? Fortemente  ne piangi. Di che  ti duoli  se un pensiero ne  attiri,

e non di lotta?

 Domestico:- Cede il sostegno e la volta si frantuma, poi la trave si spezza;  mi  tra

volge questa frana.

Lioni : - Quante volte m’ha deluso? Ha tranciato questo cuore; l’ha curato, l’ha di feso.

Domestico:- Utilizza ogni mossa per costringerti allo scopo.

Niol  : - Utilizza ogni mossa per costringerti allo scopo.

Lioni : - Così la femmina, se ama o se odia.

Domestico:- Così tra i gatti quando piena è la luna.

Niol  : - Così tra i fessi quando fosca è la mente: disattenta, si lascia plagiare. 

Non t’accorgi che t’intriga?!

Domestico:- Forse, ma preme sul punto naturale, l’aspetto vero che mi duole.

Lioni : - Ti irrita. Prima ci sproni e poi ti offusca se i cavalli, rotto il freno, galoppa

no al vento libere le criniere.

Domestico:- Ti secca – questa pianta. E tu coltivane un’altra.

Niol  : - S’allea la tigre e il domatore: ora occorre la preda.

Domestico:- Non m’aizza il suono dei corni: non m’interessa la caccia.

Niol  : - Potresti? Ormai  fa  parte  del   vincolo che  v’unisce. È questo l’ esercizio:

un grosso gatto striato che all’ordine scatta, felino s’acquatta pronto al balzo che scuote la vittima; ferita, le carni squarciate, così la riporta al domatore che schiocca.

Domestico:- Non schiocca.Che schiocca? Se l’occhio e la mente d’un balzo si apre.

Lioni : - Saresti tu quella tigre che affonda gli artigli nel cuore a chi t’ama?

Domestico:- Che brucia parole all’ara del dio poi altrove le soffia

Lioni : - Eppur si fa bella – intanto gioca col topo.

Domestico:- Se s’aizza la fiamma, poi l’incendio divaga.

Non si scherza col cuore.

Niol  : -  Veramente un nibbio è quest’amore: ignara ghermisce la preda, poi nel ni

do la sventra.

Lioni : - T’accorgi, Domestico? Ha  tante facce quel  prisma  che a riflettere  la vi

sta confonde.

Niol  : - Com’è bravo l’attore! Professionista, giochi le tue mosse – e vinci, se bari.

Lioni : - Vinco sempre se voglio, come Dio e come Uomo.

Niol  : - Che Demone sei!

Lioni : - Completo mi muovo; leggero, con passo pesante precorro la via che vince

l’alloro.

Niol  : - Vittoria! Anche se dentro si lacrima.

Lioni : - Non c’è luogo per sentimenti d’alto tipo quando, costretto alla lotta, decidi

battaglia. O piangi o combatti.

Niol  : - E lasciare  sul  campo  i feriti?! Un dio soccorre sempre chi lo prega se dal     

l’intimo gl’invoca la tregua, non lascia insepolto chi muore.

Lioni : - Non conosci l’animo degli dei.

Niol  : - Ma il tuo…lo conosco?

Lioni : - …

Niol  : - Non m’intendi? Non leggi la mente.

Lioni : - …

Domestico:- Crolla l’antro della dea, più non resiste al maglio del dio. Non manca

che il rossore.

Niol  : - In agguato questo non dire; diverso mi sorprende, mi adesca.

Lioni : - …

Domestico:- Eccolo. Vermiglia ora brucia la guancia.

Niol  : - Stranamente più chiaro è limpido questo silenzio. Lo temo. Mi scuote – lo

sai. In me s’apre un varco, profondo, mi stravolge, m’inebria; così parla, ti prego. Forse per questo uno spazio s’accende.

Domestico:- Le mura si scuotono: anche il dio ne risente.

Lioni : - Mio cuore, mi tenti.

Domestico:- L’antico romantico amore. Rinasce.

Niol  : - Ricresce?

Lioni : - Mi piace, perfino se spezzi il legame, il nuovo patto che maschi ci univa.

Domestico:- Se ruoti quel prisma, resta uguale la faccia.

Lioni : - Non dire ma guarda. Ora vedi: realmente t’appari diverso?

Ancora un gesto per Lioni, poi uno ed ancora; la mano protende: Niol che si stacca, che osserva - fors’ esita. Acconsente?

Domestico:- Si ripete la storia; senza reali cambiamenti melliflua ritorna.

Niol che si chiude; pensosa si ritrae.

Lioni : - Utilizzi ogni mossa… - mi pare.

Domestico:- Mi difendo se posso. Aggredito, dai lupi cerco una via, uno scampo;

attento recingo ogni baluardo.

Niol  : - Così volpe ti fai: canide contro canide.

Domestico:- Così pure, se vuoi.

Niol  : - Così pure.

Domestico:- Lo sai. Non iena, però.

Lioni : - Che genio quest’essere! S’erge a combattere.

Domestico che punge; coraggioso, che vibra il suo strale. Avanza, perfino - convinto d’impugnare la lancia, l’insetto che affonda il suo rostro.

Niol  : -  Che ronza il suo aculeo; pungiglione si fa.

Domestico:- Che cari folletti! Cos’è che v’allea: il Caso o la Mente?

L’incontrastato giuoco dei contrari?

Niol  : - Un incontro, o comunque uno scontro che di certo non t’appartiene.

Lioni : - Di che t’intrighi, fastidioso mortale?

Niol  : - In che t’intrufoli, infernale furetto, impudico a strusciare?

Lioni : - T’insinui sempre a strisciare.

Niol  : - Interessato, mi tenti.

Domestico:- Se m’attorciglio è per capire il nesso intimo delle cose, il perché d’un

peso che ci opprime.

Niol  : - Non mi gode vederti in questo stato.

Non sei più l’intelligente Agnello che conosco.

Lioni : - Pecora, restammo.

Domestico:- E latte ti do:

 Meglio pecora che gnomo.

Lioni : - Ora basta. Hai rotto ogni argine, Domestico dalla lingua espansibile.

Richiudi il cancello, rientra nel tuo fetido recinto; un porcile ti calza.

Domestico:- Tu mi pizzichi e tu m’accoltelli; prima mi spingi e tu mi trapassi,inten

samente mi pungi; poi v’adira se l’acqua s’accresce, minacciosa s’ingros sa, fuoriesce. Forse mio è quell’argine.

Lioni : - Non altro che una putrida pozza – limaccioso tu sei.

Niol  : - Una piccola goccia, contro i contigui oceani; una trascurabile punta contro

i bastioni.

Domestico:- Prima mi stuzzichi, poi ti  fortifichi. Qual  è l’ intento che d’ un  tratto

v’unisce?

Niol  : - Nel segreto delle visceri trovi scritto il destino. Leggilo, se sai.

Domestico:- E sbudellare a mio uso la vittima: non è questa la  strada. Negli  occhi

esigo la prova.

Lioni : - Esigi? Chi sei?

Niol  : - Troppo spesso mi pare alzi di gomito

Domestico:- Annacquato è il nettare che mi dài, più non m’inebria.

Lioni : - Così illuso da parlare alla mia sposa?!

Rientra al tuo posto servo Domestico, a ripulire i fetidi orinali.

Domestico:- E così ancora peggio; a riabbassare il capo,  a  tradire l’orgoglio dell’u

mano; la mia dignità.

Lioni : - Piccolo, semplice umano, tu non hai dignità.Tu non sei che polvere dinnan zi al vento del Dio.

Domestico:- E la tua sposa? Non è piccola, semplice e umana?

Incerta, si lascia plagiare. Dimentica, accetta l’omaggio, l’antico cavallo. E le idee, le giornate, gli amici, i compagni di lotta?

Lasciaci parlare, tra noi ci capiamo.

Lioni : - L’ho scelta. Niol condivide la mia sorte.

Domestico:- Se non fosse così, anche a lei toccherebbe un pitale.

Lioni : - Se così non fosse, se  così  non  fosse…Sempre a blaterare, a rintuzzare su

ogni punto. Basta. Troppo a lungo ha soffiato quest’aria – confusa s’è sentita un tornado; troppo a lungo ho sopportato che tu guardassi indenne nell’occhio del ciclone.

Ora io grido: basta. Troppa acqua hanno rovesciato le nubi: il mio fiume t’inondi, da quegli argini fuoriesce; subisci la piena.

Niol  : -  Aspetta.

Lioni : - Non puoi più trattenere il braccio del Dio

Niol  : - Ancora, ti prego.

Lioni : - Colmo è il calice della collera, furente travasa. Va punito chi sbaglia.

Niol  : - Con forza: o con odio o con amore

Lioni : - Senza indugio: non è nello stile degli dei.

Colpisce l’ira del dio; da ogni poro travasa. Se fosse una fiera, “gli occhi di brace”, la vedresti saltare, sbranare la preda – l’indifeso Domestico, lunga o no la sua lingua. La vedresti azzampare, mordere e squartare le carni d’un corpo che incatenato può solo gridare – ovunque poi sparse le visceri e macchie di sangue.

Ma più sottile è la rabbia del dio: colpisce da sotto la pelle, a pizzicare ogni nervo e tranciare le vene, a stritolare, fino a rompere e triturare le ossa. Così ad un Domestico che dal dolore si torce, che, strappato ogni muscolo, può solo flettersi ed urlare; magari inveire, ad imprecare oppure – ancora stretta la bocca – muto e tremante, al dolore rubare il suo suono.

Niol  : - Basta, ti prego.

Lioni : - Basta? Si ripete la storia. Per questo sacco m’invochi?

Perché? Vuoto, inutilmente sta ritto.

Niol  : - Ha un’anima dentro.

Lioni : - Che soffra.

Niol  : - Lui pure?!

Lioni : - Ascolta Domestico. Senti? Si risfibra la canapa.

E bravo! Che l’anima ti scoppi!

Niol  : - T’odio, se l’uccidi.

Lioni : - Come freme la donna: ancora una prova. Hai nascosto una fossa.

Niol  : - Mi conduci per  mano, mielato  mi  accompagni,  poi – raggiante –  mi  la

sci cadere.

Lioni : - Guardala mia Mente, così come si affanna per la sorte dell’amante.

Niol  : - Spudorato, menzognero lestofante: io non ho amanti.

Lioni : - … Se tremi! Corrisposta t’agiti per il destino d’un altro.

Niol  : - Per lui come per chi altro; per ogni cosa palpita il mio cuore. Allora  sì: ho

centomila amanti. Perché m’infanghi? Conosci bene queste cose: le hai viste e le sai.

Lioni : - …

Niol  : - Punisci; ma dietro, l’occhio  vigile  dell’amore – nascosto, se vuoi – diradi

la sadica cortina dell’odio. Colpisci; ferma, la mano non vacilli. Ma corretto sia il giudizio, giusto il suo braccio e la sua pena.

Lioni : - Tutta partecipi al fremito delle cose e non ne conosci il male che ne viene

se, distratta, troppa corda gli dài.

Niol  : - Ti basti distruggere la mia anima. Perché lo torturi?

Lioni : - C’è più gusto.Pesa di meno il fardello se,coinvolti,assieme lo portiamo.Da

solo s’è intromesso, si adatti – io non l’ho invitato.

Domestico:- Ma se ci hai costretto. E poi dici… Se non è tua la trappola! L’un contro l’altro: è questa la mossa.

Lioni : - Non mi pare sia questo il mio uso.

Niol  : - Ormai ne dubito, ancora.

Lioni : - Più facile sconfiggere il Re se, vinta, conquisti la Regina.

Niol  : - Si risfibra la canapa. Sarei io la pedina?

Domestico:- Noi i suoi pezzi d’avorio.

Lioni : - L’un l’altro vi usate: ribelli m’aggredite.

Niol  : - Uniti o disuniti per voi mi cercate: tu per me non ti batti; né tu – se, invitto

lo scettro, più ti preme il potere e la gloria.

Domestico:- Contro me v’accanite, a distorcere i fatti.

Da questo a quest’altro saltate, poi contro me v’indurite.

Lioni : - … Se riemerge l’irrefrenabile gioco, l’accanito fermentare dei contrari che

pettegolo vi assilla!

Domestico:- Davvero labile la natura degli umani.

Niol  : - Realmente mista di Cuore e di Mente ci sommerge  un’eccessiva catasta; a saltelli ci s’incunea tra variate sfumature che infinite e spezzettate ci anellano e ci separano – e così ancora ed ancora, secondo il metodo e l’occorrenza.

Lioni : - Di voi ride, l’incontenibile Duetto - se ne gode, misto di Caso e di Coscien

za; si moltiplica e si frantuma. Irresistibile, tra la bufera degli eventi, oh se vi rende tenui, fatui e sperduti!

Niol : -  Danzi pure l’irrefrenabile coppia,  intorno al fuoco s’inebri;  così ubriaca,

saltando, s’infiammi, s’immerga a fondo nel vivo dei contrasti. L’impor tante è capire.

Domestico : - Così da crescere e costruire

Lioni : - Se ancora questa è la strada…

Niol  : - Eppure così ci aggrada

Domestico : - Questa l’umana dignità

Lioni : - Tenti ancora ancora la mia sposa

Domestico : - Libera, mi piace

Lioni : - Ti precede il sibilo della serpe

Domestico : - Niol

Lioni : - Mia cara

Niol  : - Ancora insieme, disuniti mi pressate; nel mezzo vi sto così ch’io balzo per

non restare schiacciata. Tu mi spingi, tu mi trascini; tu t’avvicini e tu m’allontani: nel mezzo Niol. Così da rischiare doloroso uno strappo.

Fuori l’uno, via l’altro – più in alto vi sto.

Lioni : - Si ridividono le coppie: ognuno torni al suo posto.

Domestico libero dai lacci.

Contenta, Niol? Clemente quest’Uomo.     

Niol  : -  Senz’altro meglio, così.

Lioni : - Ed ancora… Tu guarda: sul muro uno specchio. Mi specchio. Come uomo

mi ami, divino mi disprezzi. Ne soffro e lo sai. Si restringe l’umano; in me sempre più all’ingigantire del divino: mi sfibro in questo Spazio. Ora è vivo questo vetro; acuto nell’animo legge. Ti è bello Domestico; profondo, attraente, e soprattutto terribilmente umano. Osserva. È la sua anima che s’adocchia; inviluppata emerge la sua vera natura.

Di fronte allo specchio, tirato da Lioni, s’è fatto più attento Domestico. Nana, gli appartiene la figura riflessa, certamente non splende la sua natura.

Forse tocca quel vetro a guardarsi, profondo a conoscersi – magari a strapparne il riflesso. Ed intanto gli resta dinnanzi: gli compete l’immagine ed è sua la figura.

Ti piace? Ti soddisfi? Ora conosci la sua vera essenza; il resto… apparenza.

Niol  : - Che prove mi dài.

Lioni : - Un tocco e lei vive.

Niol  : - Un trucco

Lioni : - Un’immagine; proiezione che vive reale.

Un po’ scostando Domestico

Vedi se s’insiste troppo a pizzicare?! Hai la natura d’un giullare. Osserva ti. Gli tendo una mano…gli grido: Nasci… Delle dita mi toccano, fuoriescono; emerge intera la figura: a voi Domes; ci appare. Mi chino al nuovo esemplare.

Niol  : - Un nuovo pupazzo.

Lioni : - Reale; lo rendo libero di servirmi, d’agire e di pensare. Ma poi non stupirti

se a me s’associa: è la parte di Domestico che sempre affonda e dispare.

Domestico : - Se m’appartiene comincerà presto a mordere ancora a tentare le  cate

ne.

Lioni : - Vieni mia sposa, conoscerai meglio  l’ intimo  di  questo  tuo compagno di

 lotta.

Niol  : -  E Domestico?

Lioni : - Se ne starà buono qui ad invecchiare, a noi basta l’insetto.

Niol  : -  …

Lioni : - È questo il danno minore. Accettalo se in fede.

Niol  : -  …

Lioni :- Tra queste mura, può muoversi e parlare. A volontà lo lascio libero;perfino

di pensare.

Niol  : -  …

Lioni : - Al dopo le possibili soluzioni. Domes che già ci precede, penserà lui a saggiarne i lamentevoli bisogni; lesto ad eseguire – leale? – s’affaticherà.

Ed ora presto agli altri luoghi; ad aggiungere ad altro altro tempo ed altro; ancora a quell’incatenato susseguirsi d’attimi che t’imprigionano o che, finiti ed infiniti, se compresi, ti ribaltano lo spazio e, pietosi, ti liberano.

Così vedi Niol a sua volta sparire, facile a salire le scale o – se credi – a svanire.

Ancora un attimo per Lioni dal tocco austero; enigmatico, forse sfida Domestico che raccolto uno slancio vibrante si tende; contratto trattiene lo scocco, saetta si fa.

Ancora un tocco per Lioni, potente a prevenire.

Dal nulla la vita o già vita nel nulla? E dal suo spazio più in luce s’anima la statua – portentosa cariatide che eluso il piedistallo, in sospeso le volte, sbarra possente a Domestico ogni possibile cammino.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

ATTO 2°

Scivola la fluida tela, forse saggia o impietosa a riscoprire la scena; comandata a svelare gl’intimi travagli, le inique ambizioni, gli attorcigliati giochi d’un vivere umano trapunto d’immortale. Una palpebra che s’apre verticale e, libera la vista, ti confonde l’intricato moto  che  t’assorbe, poi t’affascina se  ti prende, fin tanto che travolge, e

disconosce da che parte brilla l’occhio.

Contemporanea una luce, un lampo che abbaglia la scena ed ogni cosa; poi il buio improvviso uno scoppio, furente di tuono.

Ed ancora: brontolii e rumore di pioggia.

Torna in luce Lioni al suo scrittoio attento ad una penna che scrive, sospesa e da sola: riceve i dettami d’un Lioni che assorto le assegna un messaggio.

Un leggero svolìo socchiude appena la finestra. Lioni la richiude, stabile al suo posto, ancora intensamente immerso in quella penna che s’agita e scrive: che abile a contorcersi si dimena; tortuosa a trasmettere l'intrigato uso dei vocaboli, il tormentato fiume di pensieri che infinito s’associa e si dissocia.

Voce di Lioni : - … Resti questo custodito un segreto ed una prova. Ha buon diritto

il mio dire, se cocente in me si sbalza il riscatto e la dignità dell’umano.

Ancora un alito per l’ingente che al palpito si piega: si rischiude l’imposta. Sfarfallando una foglia: sul vetro si schiaccia ad osservare; entra ed avanza, presso Lioni si posa.

Lioni : - Anche tu a spiare nello spieguzzato velame dei miei segreti?

La prende, i particolari ne saggia…

Se cade, anche la foglia segna puntuale l’incontenibile incedere del Tempo. Maestoso s’avanza, incide la Figura che a vista si trasforma, civettuola sfoggia l’abito di turno e se ne ammanta – fluide le vesti e l’andatura. L’autunno incalza queste mura e già brilla l’inverno alla finestra. Se avanzo, al davanzale mi protendo già protese le mani ai mille cristalli, agl’infiniti luccichii che ammantano lo sguardo e fioccano.

Vedi, come gracile si scioglie al tenue tepore delle dita?!…

Già lo so che non sei sola, ti precede una presenza: qui dattorno adocchia e s’aggira, cauta ammicca…

Come punge quest’aria che piena si respira; uniforme la mente e il cuore, mi slancio a questo Spazio! E te libero, mia incerta, venata farfalla – fluttua a toccare il suolo che t’accoglie.   

D’un tratto si ritrae Lioni che s’affascina; l’intormentato – prepotentemente abbarbicato a questo ruolo – che caparbio nel suo mondo si distende.

Sale lento e solenne, così penetra le scostanti fessure dell’imposta, e pure si torce nell’aria quel dolce richiamo, sommesso battente che invoca, pietosa a lacrimare antica e tenera, transdotta ninna nanna che preme coraggiosamente e non ottiene:

“ Lalla, lalla: aut dormi aut lacte;

nisi lactes, dormi, dormi.

Blande somne, somne veni,

claude “infante” nostro ocellos,

artus occupa tenellos:

sunt ocelli somne pleni:

somne veni.

… “

Sbatte quel vetro Lioni ruggente a chiudere i portali a non sentire.

Sempre ed ancora più m’incalzano, maledetti a  lacrimare;  anch’essi a ten

tare di storcere la mia pace, il mio tranquillo viandare, inabissato da procedere ed osservare.

Non voglio confondermi al reale che bugiardo ci turba, annebbia e ci assale che infinitamente ci affascina.

Andate via dispettosi aculei, sparite dalla mia soglia prima ch’io vi trasformi. E tu, misteriosa presenza che m’insulti col tuo silenzio, dov’è che ti nascondi? Se temi nella notte, accogli questa luce che ora mi arde nelle mani o se del fuoco tremi, fuggi. Appari, esecrando folletto: Lioni non teme il mostro che s’acquatta, o il mago o la fata, né le storie della notte, né la vecchia megera che rugosa sfiatando venefici filtri prepara. Lioni passa indenne tra i mille lugubri pensieri che lo scivolare delle ombre o il bianco clamore della luna tangibilmente alimentano. Lioni sa del falso; Lioni conosce del sole che fuga le paure, dei misteri che inquietano, che alla sua luce poi sembrano svanire. Veramente credi che il dio che può, può realmente temere le cose? Le crea, le domina il dio e le distrugge, se occorre. Non temere se il tuo spirito è semplice e non malvagio. Appari. È Lioni che t’ordina.

Odi tenue l’afflato? Cerca e poi vibra se d’un soffio tu cogli la polvere che s’alza e per essa il tortile moto d’un vortice alto quanto può un fanciullo figlio del vorticoso vento.

 Sei tu, gioioso folletto? Sei tu che mi spiavi? Di certo benefico tu sei.

E divertito lo rincorre, Lioni che gioca.

Spiana ad esso la strada, preclude ogni possibile nascondiglio al giovane figlio del vento che ludico scappa e zigzagando su questo e quello torna o trapassa fino a che, svuoto d’ogni cosa, nuovo spazio si distende per un Lioni che ciurma: gli rende omaggio la scena, al suo volere corrisponde. Così la grande sala che appare, vibra d’incanto! Nuda ma possente, o a tratti adorna di radi altri robusti, notevoli particolari, e con in fondo un seggio – regale in evidenza, al centro tra due altri più piccoli e vellutati.

Da un suo angolo socchiuso ad osservare, ciurla Domes attento, cionco ad ansimare. Imponente è l’arte del disbrigo e Domes non ha ali per volare, solo corte le sue gambe per correre veloce ad accudire, pronto e lesto ad eseguire.

Che scappi? Non hai più di che nasconderti: fermati.

Esegue l’agile vortice pronto a rifuggire.

Se avanzo d’un passo, d’un passo indietreggi. Perché? Forse temi l’alito di

Lioni? Vorticosa è retta la mia natura, non temere; m’adatto ad ogni cosa. Libero è incantevole il moto dell’aria; non ghermibile la natura del  vento, ad essa m’affaccio se voglio…E già in te m’esalta il solco delle navi, l’intrepido spumare dell’onde; a lungo il rotolare su per gli impervi pendii, così proteso, aereo; e poi giù a lisciare le profilate valli, la dolce mano sui fiori, a scuotere gli steli, i tronchi a scardinare, pure sbuffando sugli indocili capelli, dolcemente a cullare e parlare al muto linguaggio delle cose, e vibrare fino a dare loro il suono che prepotente le stuzzica.

Questa la memoria di me che in te m’attira, perciò consolami se vuoi e soffia fortemente placa questa mia anima rovente.

Condiviso, s’avanza il placido fanciullo d’istinto ad abbracciare quel Lioni di fuoco. Tra le sue spire l’avvolge – tortuose e ventilanti, tortili ventose e travolgenti, fluttuanti. E Lioni che indugia; ancora un po’ s’inebria in quel suo facile giocare, felice, gioioso a ricordare. Poi si stacca il vento ballerino; sulla finestra salta, lui pure indugia, s’allontana – forse risponde al padre che lo chiama.

Ancora lieto Lioni s’abbraccia.

Che niente accada! Nulla avvenga; che non incappi tra gli assillanti inghip

pi del Tempo. Adoro questa pace, posso gioirne in pieno: solo che arresti il continuo, questo ritmato battere che scorre. Nulla s’avventi e si dimeni; più niente può accorrere ad avvelenare quest’attimo…

( anche la voce di Lioni cambia )

È che già m’assilla questa polvere che s’impregna che lenta ricoprì ogni cosa; è che mi prude l’instabile divenire…

Ma se riscorro, la polvere scompare, la mia voce torna usuale e dentro rigorgoglia l’ansia del vivere, ancora l’ atroce dibattito che coinvolge. Già m’assaltano i mille volti dell’umano, in me trambustano le lunghe metamorfosi, le pressanti inquietudini, anelli d’una catena che pesante s’allunga. Riemergete mie luci; con voi trascinate le contrastanti anime che s’assommano. Nel buio indicate loro la via. Che rinascano se a questo premono.

Tornano a brillare le cuspidi fiamme, di nuovo a danzare, a ruotare intorno al soffice tondeo.

Ne nasce uno spettro, un’immagine, metamorfosi d’una vita che possibile dilaga, che dentro s’accumula, da ere s’impasta – strati su strati, battuti, pressanti, un tocco sull’altro, cocenti fino agli innumeri svariati ottenibili cambiamenti.

Un vivere che dentro si plasma – umori su umori, istinti sepolti, nature complesse – che sfocia nella belva, nell’umano, nel prato – se vuoi.

Così Lioni fuori – Demone o Dio, forse umano che Cresce – cumulo d’umori, nature diverse che s’agitano dentro, che in lui ribollono e cercano una via, una vita, forse a frustrare la non umile crescita.

Un prodotto ci appare, salta da dentro, da Lioni emerge – vischiosa figura che melliflua s’erge: vizio o virtù? Bella si fa – il labbro carnoso, l’occhio che brilla; alta, possente, sdolce ed elegante.

 Bello,  ma statua.  Che cerchi?  O pretendi?  Spingi e fuoriesci. Relegata in

quest’angolo adorna questo spazio. Che pretendi, che imponi questa nascita? Non avrai vita, mia intima figura. Insorgi, se puoi…

Ancora una presenza, dentro e fuori. Fuori da tempo mi osserva, intenta a raccogliere ogni mio attimo. Raggiungimi, Domes che spii; vola.  

Preso nel suo angolo socchiuso, nuova dose di luce, s’alza – fortemente stretto – Domes; barcollando levita fin poco sopra il capo di Lioni.

Domes:-Fammi  scendere  mio  signore,  mi gira  la testa.  Non sono aduso a queste

grandi “altezze”. Non spiavo; me ne stavo preso, incantato dai tuoi interminabili modi d’essere.

Fammi scendere, che io tocchi terra.

Esegue Lioni divertito, dal gesto che burla.

Lioni : - Tu sì che mescoli questo mio mondo popolato da incubi e da fantasmi. Di

vertente t’associo alle mie luci che possenti squarciano le Tenebre.

Guarda; inebriati a questo mio scorrere tumultuoso: strati; contrastanti evoluzioni che chiedono, a cui rispondo e do un corpo – una vita, se m’appaga. Crescere; in me quantificare; in me li sento battere e rumoreggiare. Da me ho tratto le mille schiere, dal resto gli innumeri avversari. Ne senti il clamore, il rombante grido della lotta?

A chi volge la battaglia? Avanzano i miei baluardi? Non indietreggiano certo i miei soldati. Forse, ne giovano di nuovi. Alla finestra, osserva Domes come s’inzeppano le mie e le sue truppe. Instancabile il gioco delle mosse.

Potrei stravincere al tocco d’un pensiero, ma leale sarà la lotta – è in gioco ben altro e la Regina.

Domes : - Stanno cadendo a mille, spariscono e ricompaiono.  Avrà termine questa

guerra? Intanto che il cielo si tinge di rosso. È l’alba? Il tramonto? Forse il colore delle visceri e degli umori camuffa l’azzurro ampio del cielo.

Lioni : - Sola la mia anima. Sola la mia anima? È. Pur se tra tanta compagnia!?

Chi bussa dentro? Maschio o femmina? Femmina. Si può, se mi è possibile.

Guarda Domes che nuovo modo d’essere sarà questo mio.

Nascono. Premono e si condensano; da Lioni sbalzano – alcuni perfino l’imbarazzano. Apparizioni, le sue possibili cellule: copie differenziate, interrotte, castrate queste copie – possibili vite non espresse.

Dal buio - lenta, in luce - emerge: femmina – o donna? – notevole esemplare, dallo sguardo che irretina.

 Un po’ pudica, un po’ puttana sussulta la mia essenza. A lei virile s’accom

pagna l’ansia condottiera.

Augusto vuole nascere; così che nascere deve Augusto. Preme.

 E nasci, tu pure fuoriesci.

Deve. E le luci sglobano da dentro l’antico dirompente personaggio – ipocrita o leale? – irruente. L’occhio e le membra segnano l’innata potenza, costruita, l’intima forza che l’accompagna. Si espande quest’uomo a coinvolgere il tutto, a crescere su ognuno ed ogni cosa, a vincere e sopraffare. Esaltante, dal gesto trascina, brucia e coinvolge.

A lui, avvinto con forza, s’aggrappa un diverso esemplare: umano non umano, bestia o più su – scimmia; colomba, un po’ serpente; sasso, un po’ leone; jena, un po’ pantera; tigre e coniglio; fronda; un po’ pesce, un po’ uccello; fuoco – un po’; …

Così mi libero tutt’uno degli innumeri ottenibili cambiamenti; giunture – svariate forme che non sanno ma che io conosco e che dentro e fuori mi pungolano. Ergiti Augusto condottiero, mio Augusto, adorabile forma battagliera. Sorgi, pronto alla mischia – furibonda lotta si prepara. In me attende, teso allo scocco, il fremito del duce. Crudele o benigna in me si torce la gioia del comando; viscerale la voglia delle mosse, delle eccitanti astuzie che sopraffanno e vincono chi il passo t’imbriglia. Ora fuoriesce; da pari mi fronteggia, pure se impari è la tua figura: carattere, un aspetto soltanto, e della mia natura, che mi stuzzica e mi diverte vedere e sentire con tatto palpare. Non provi, Augusto, il tortile moto delle visceri, l’ansia che le preme e le attanaglia – a sé le attira – non anche tu il fremito che coinvolge le budella, che le prude e le purga? Se l’ora già batte l’imminenza, pure il dio, se vuole, lo può.

Quanto è convulso e triste l’attimo che precede lo scontro se, da solo a rimuginare, ad inseguire te ne stai i fantasmi della mente, i possibili esiti della vicenda.

È questa mia forza guerriera – Niol – che da me t’allontana? Quest’ira rabbiosa, mia carica condottiera, che mi guida nascosta – palese, se vuoi?

Non  lei è che m’inclina: è lei che io conosco e lei posseggo, muta statua ne faccio e me ne libero – se voglio.

O forse… È costei – Niol? In me uguale alligna questo saper di femmina. Questa la parte di me che ti respinge? Ti ripulsa questa mia figura: uguale segno si contrasta. O ti stuzzica, gelosa ti fai se, a me dissimile, d’un tratto l’avverti possibile donna che dentro me suadente s’aggira? A sé mi conforma ed attira – realmente bella.

E bella tu sei; contesa: da velata lussuria; reale, il rossore ti adorna – ti macchia la guancia. Che susciti, se libera t’aggiri? …Veramente impone gelosia quest’aria che dai tuoi pori traligna; induci a peccare.

Un bacio le imprime, sulla fronte l’infrange. Poi giù per gli zigomi una guancia le sfiora; negli occhi la guarda.

E giù poi ancora una mano le stringe, al labbro la porta, leggero e la bacia… L’avvince: per la vita la coglie; sostiene quel corpo che d’un tratto s’accascia, che morbido e lento poi a terra s’affloscia, riposa, suadente s’adagia: così Lioni la posa.

Più alta la fiamma; il camino s’infuoca. Osserva l’imposta: di poco il battente si scosta: timido trasmette il tenue rullare di tamburi.

Ti bacio? Mi bacio? Se al mio cuore ti stringo?

Anch’io, come te, adoro le carezze, gli esili palpiti, poro per poro la scarica di brividi che le membra t’accalda, la mente t’imbriglia. M’inebrio – anch’io come corpo! – e mi soddisfa l’alito caldo che mi sfiora.

Come corpo ti cerco e mi spezza, Niol, se la mia carne perfino ti puzza – il mio sudore rigetta la tua anima retrattile; come mente ti attiro, al mio spirito si lega, indissolubile s’aggancia.

Di certo potrei: inebriare e fiorire, potrei. Ma non è questo che cerco. Completo, completa ti voglio: Materia, che vibra e si trasforma; s’accalda, sentimento si fa. Impalpabile sentire nato da terra, così reso dalla Mente ai suoi pensieri; non mezzo guscio.

Vieni mio Domes. Comprendi mio lucido gnomo? Che tensioni per un dio! Inutili tormenti da cancellare allo schiocco: cosa vuoi che siano queste piccole… cose, per un dio?! Ben altre onde avrei da navigare se non fosse per quel laccio che mi vincola al molo – ne ho la robustezza e la forza. Eppure mi lega l’umana natura, trascinare la voglio con me nell’Eccelso: Materia che Cresce, Divina si fa. Comprendi, mia fragile creatura? Se un Dio si frantuma, le sue piccole parti, separate, incomplete saranno, forse causa di possibili mali ( a sé poi il Dio li richiama).

Non voglio dar vita a costoro, pure se chiedono. Dovrei?

Se questa mia voglia di guerriero libera se ne andasse da sola? Che ne dici? : saprebbe dell’altra natura che quieta risolve gli enigmi, mansueta poi sta?

E non a questi simile il tuo avvento - Foemina - che distesa qui ti stai, per me disciolta a sprigionare caldi umori che prudono – lasciva, ora prudente e ritrosa, misteriosa e silente? Tu pure così; e così tu dalla melliflua essenza. Di che ti compiaci, che - alto e possente, realmente bello, così relegato – ad inghiottire e digerire ti ritrovi questi discorsi miei zigzagati? Entrambi voi siete: tu uomo e donna, femmina e maschio; “ Meil ” e          “ Foemeil ”. Separati ed insieme ad interrompere la molla che a me vi riporta. Che la polvere v’inghiotta ed inzaccheri questi vostri assilli da pensiero! Mia unica natura, divisa ti riprovo.

E non ad essi uguale? Tu pure così, poderosa figura che premi e travasi, formidabile Augusto.

O tu, che – stracolmo d’epiteti, ciondolante nature diverse pronte allo slancio – impalato, forse acquattato, te ne stai. Ronzante di pensieri cerchi l’ennesima prova.

E quanto ad essi simile – Domes che mi scruti? O forse diverso da così?…

Comunque sublimi; magnifici, corona mi fate.Ed eccelsi voi siete ( intanto che struggi il mio cuore, Niol che sciupi l’essenza). Eccellente un corpo vi stringe; vi rende vivibili, vivente un’anima vi spira. Ed Eccelso il tuo nome, peluria dal volto di scimmia che grondi nature: ancora un attributo per te; o meglio “ Figura ”: forse, questo tu sei.

“ In noi alberga il sangue della scimmia. ”

Cresce il rullare sommesso, richiamo si fa.

Non voglio dar vita a costoro, sebbene lo chiedano. Uniti li voglio; lo devo. Divisi resterebbero soli ed imperfetti; potrebbero subirne o fare del male (a sé poi il dio li rivuole). Non utili regalie, questi piccoli frammenti: anch’io perderei d’efficacia, come di forza, così d’unità.

Quanto complesso diverrebbe il contatto con tante nature disperse, isolate forme che libere – ognuno una sua vita – s’aggirano!?

Aumenta il rullio dei tamburi, il tramestio delle truppe. Il crescente clangore spalanca la finestra.

Ascolta, Domes. Le mie truppe s’affossano. Devo guidarle di persona? A duce m’invocano le mie schiere. Il frutto si matura: ora è tempo che veda; ch’io vada di persona a guida degli eventi. Affacciati ed osserva – Domes che t’imboschi; a me ripeti ed egualmente, quel ch’io già so. Poi di questi abbi cura.

Lioni esce, Lioni incombe, soffia Lioni: i cuori incendia, spiegato alla battaglia.

Domes e Voce di Lioni:

 - Torna la mischia al suo vigore, infuria la vicenda, l’impenetrabile gioco   dei contrari: ora vincono i seguaci di Lioni, ora irrompono con furia i suoi   nemici.

Domes:-È un gioco di mosse reali. Lioni a sé riunisce i suoi generali, certamente un piano dispiega mentre Domestico, da mille circondato ancora combatte primo tra i suoi. Ecco che la mischia si dirada, si riformano le schiere, ordinate e ben disposte si  fronteggiano, geometricamente abbelliscono  la                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

scena. Alto sul tutto risuona il silenzio: perfino il crepitio dei fuochi puoi sentire, rado il fievole lamento dei feriti. Finché tutto tace; e l’aria che si carica di brividi. Un’onda investe Domestico ed i suoi fedeli-di vento? For se è Lioni che soffia – in crescendo urta gli scudi innalzati a riparo. Nien te; ancor che nulla accade, nessuno si smuove; non uno che d’un tacco indietreggi: gelidi, i fiati in sospeso, si fronteggiano.

A voi non è elargito vedere – figure immobili a me affidate, caratteri isolati, imbambolati a custodire il vuoto. Che sensazioni, miei inaliti fratelli! Sul campo qualcosa si prepara, qualcosa di intimo, di non visibile, forse palpito di cuori che scalpitando cresce fino al rullare e deflagrare – al battito si confonde dei tamburi che vibrando, ricominciano ad incitare: si smuovono le insegne.

E voi che non vedete quest’arsenale d’armi e d’umori! Fra poco mille chiome s’impasteranno. Per chi gridare? Per Lioni che m’offusca, mi domina e mi ricrea? O per l’astuto, il paziente Domestico che dal sé mi sostiene? Mi piace questa lotta: mi carica di enigmi – specialmente se, protetto, da qui grido, osanno e parteggio. Voltati almeno alla finestra, celebrato Augusto. Mi costa sacrificio questo sforzo, ma se tu puoi guarda. Ed anche voi rigiro alla vetrata, se non altro v’investa quest’alito di lotta. Ad uno ad uno. E tu pure, soffice e distesa, almeno al cielo piega questo volto tuo disincantato… Troppe facce hai tu da ruotare, mi dài timore. Meglio che ti rimani così rigido ed isolato.

Cos’è questo boato, questo vocio da moto dell’oceano? I fanti già corrono, tesi i pugni, s’infrangono allo scontro. Assiepati, ruggenti combattono – ovunque volano brandelli di carne.

I cavalieri di ghiaccio circondano – tra balenii e luccichii quasi una giostra – la cavalleria alata di Domestico accorsa nella mischia. Ne sento lo scalpitio. Quante criniere arrossate, le code al vento, vedo sole fuggire, lanciate al galoppo – nell’occhio ancora la paura dei mille dardi di fuoco che roventi trafiggono gli scudi e le viscere. Quanti poveri gnomi e larve ed umani calpestati da quel correre e zoccolare; quanti fili d’erba e piante troncati, interrotti sul gridare! Urla io sento che scuotono l’aria: il cielo rabbuia. Ma altri trucchi ha in serbo Domestico: non più nascosti, dalle siepi emergono altri fanti e cavalli e cavalieri ed armi. Sui Lionidi s’avventano e ne scemano i sorrisi.

Ma Lioni… Lioni che ha in serbo altre sorprese: e fanti e cavalli e cavalieri ed armi. È tutto un brulicare di scintille, d’ordini già pianificati, decine di folti gruppi che ruotano, s’avventano e combattono. Lioni! È là che coglie i pensieri, allo stato convulso; là dove i vari pezzi s’associano e si compongono in pensiero. Avrebbe già vinto, ancor prima d’incomincia re, ma rieccolo ancora pronto a battersi da umano: alta, per lui, è la posta in gioco.

E Niol che in campo non sa per chi pregare.

Il buio opprime ormai la vista, conviene che ogni cosa si plachi.

Sentite come d’un tratto tonfi il silenzio, di colpo frastorna i timpani: solo il crepitio dei fuochi ed un tiepido furoreggiare di cicale.

Che voglia di cantare!

Ascolta: che armonia quel suo murmureggiare! E quanti suoni e cadenzati ritmi dal suo torace irrompono per la gola, emergenti – ed alti e bassi, ora acuti e profondi!

Ma non è tempo di tritoni e di sirene. Rabbrividisce Domes.

Quanti sbalzi

in questa vita da ingoiare

e quanti suoni

velate armonie, d’un tratto

disarmoniche e graffianti.

Poi si placa la cupola degli umori

placida si distende, non s’infrange

Annota: ancora una presenza, ombra nella penombra.

Non mi sfugge questo suono. Serrate incognite nasconde il silenzio; e quante;… se non tante: ruvide, puntute, smussate e remiganti!… La luna a tratti s’è nascosta, velata, incinta di splendore, da qualche nube tenue traspare – o pallida; più tenue ma precisa. Comunque corrono: le soffia la luna? - sembra fuggire il soffice sciame, candido, ora grigio e minaccioso. Nuvole! Mie utili sorelle. Forse tirate, riaprono la scena, la sottopongono agli occhi della luna – sorride la sua bocca, o seria si rapprende?: di certo il sole avverte la sua presenza - così che il raggio, riflesso lunare, si tuffa nell’oceano, sul monte rimbalza, si rifrange, nel fiume si rituffa e scorre – chiomate e pallide fremono le piante. Stanchi si distendono i soldati, in tregua si lasciano assopire. Nitriscono i cavalli, svogliatamente brucano – tra l’acuto, attento occhieggiare: vigilano i gufi; i roditori sbucano, al lume s’aggirano delle mille lanterne, delle lucciole in amore, tra il frenetico zampettare di cicale. Dormono – le armi ai fianchi; s’incubano fantasmi, s’incendiano al caldo sussultare dei fuochi. L’ora è per sognare.

Si volta Domes, di scatto. Ha sentito la presenza. È Domestico che lo guarda, muto lo osserva.

Non ti vedevo al fianco dei tuoi.

Domestico:- Infatti non ho pace né sonno. Sono qua. E mi stupisce e mi commuove

scoprirti intimo, attento, e distaccato.

Cos’è la poesia?

Domes : - Lo stesso che la prosa, la musica, la scienza e la pittura e la scultura… così come ogni altra arte e lavoro… se dentro c’è quel fuoco che incendia e che brucia – arde, e distrugge, incenerisce se vuole; edifica.

È il sostrato sottostrato, strato profondo, velato…

Sono i sogni e la fantasia che ci trascinano a progredire.

Posso dire ciò che penso – sono il buffone, la mezza figura estratta; mezzo e mezzo in tutto. Sono la bestia e l’ignoranza, posso dire e ridire – ridere posso e far ridere, se lo desidero. Lo devo?

Domestico : - Un inutile complesso! – non ti pare?

Domes : - Mi cresce dal profondo, fatico per frenarlo. Nasce nel punto antico, la parte intima del mio cervello: l’alcova degli istinti e dei riflessi dove tutto s’incanala e segue per i punti fermi – le mie insegne e parte del mio carattere. È qui dove s’associano i mille tasselli che rendono l’idea – istantanea, così veloce da non capire: puoi solo subirne gli effetti. Poi… s’apre una porta ed essa travasa, lascia i brevi giri del primo livello e nel secondo accede – o della prosa. Il primo ti cede immagini, improvvise, salta o le fonde, compie ardui accostamenti che a volte fatichi, se riesci, a spiegare, a riproporre. Qui attinge la poesia.

( Tutto ciò e quanto segue potrà descrivere sul proprio cranio…sulla scena,…)

Poi via, al di là della soglia, lungo i circuiti, le inscatolate circonvoluzioni – distanze enormi per frenare, elaborare, quell’immagine istantanea e rendertene chiara l’idea – non restringi, non assommi, non coaguli pensieri, ma li rallenti e li frantumi e li precisi, li spieghi e li dispieghi, i passaggi ne esplori – e così correndo a mischiarsi li osservi nelle aree dei sensi e delle strutture sociali ad impastarsi di voci e ritmi, già suoni-immagini, immagini-parole ( prima li avverti, li vedi, poi i suoni ne senti, gli umori ), l’idea asciutta n’emerge densa e colorata.

Esplode qui o prima il lampo  delle “ soluzioni ” o scocca già quando oltrepassa la soglia?

Quanto veloce deve essere il pensiero, l’idea per coprire in breve così grandi distanze: forse un lampo, una luce!

S’accende. Per uno scatto; un cambio di velocità? Ma solo se si proietta più veloce – ed in breve coprire le distanze che ti fanno intelligente e capire. Frena allora od aumenta il secondo livello la velocità del primo? Forse aumenta, ma nel giro accorrendo dei circuiti lunghi impiega più tempo e quindi si frena. Uscendo dal primo, frenando, appare?: si chiarifica e s’illumina; sul nascere s’infiamma o sul finire? E ci sarà una soglia? Veramente tra i due livelli, tra essi una zona di passaggio?

Vedi quanta ignoranza dentro me?! Lioni conosce, forse, la risposta. Ma io!… Un concentrato sono io, un pressato, un cumulo staccato da chissà quale livello – se esiste livello ( dici somma di livelli? Strati? Aree? ). Posso piangerne e far ridere. Se non ridi, piangi di me che t’appartengo e lacrima così anche per te.

Un sistema di chiuse: liquidi; chimica che s’incanala lungo i capisaldi del nostro piacere; lungo quei punti di riferimento, scavati come sponde di torrente, che – installati dalla tua esperienza, più forti se ad incastro col tuo naturale – incanalano le fantastiche immagini e i pensieri, definendo il tuo carattere. E così...    

Domestico:- Fermati. Blocca questo tuo piumato fantasticare, questo irruente scon

finare tra scienza e fantasia.

Con rispetto mi fai ridere.

Domes : - Che ti costa, non t’appartengo? Ti solletico dal didentro.

Domestico : - Ci sarà rimasto male Lioni nello scoprirti migliore del suo intento?

Domes : - Ci sarà rimasto male?

Domestico : - Ti ha già visto in questa veste?

Domes : - In questa veste o in queste brache, certamente Lioni sa.

Domestico : - Che idea l’idea che l’idea varca una soglia!

Domes : - Che idea! Non spetta a me il gioco del far ridere?

Domestico : - L’idea oltrepassa la soglia…

Domes : - Si chiude la porta e la pesta.

Domestico : - Forse per questo qualcuna s’azzoppa…

Domes:- Esce ed avanza caduca. Ma non tocca a me comunque far ridere? Sbuffa

re e far ridere, sorridere?

Domestico : - Sbuffo tu sei. Non m’appartieni?

Domes : - Costretto. In te ritornare e finire.

Domestico : - Piangere mi fai.

Domes : - Che piangere mi fai!…

Domestico : - Attento: m’inondi.

Domes : - Al massimo t’annacquo:sono così piccolo…Guardami.Come volteggio e

salto; quante smorfie so fare! Come so giullare!

Domestico : - Sei bravo.

Domes : - Lo so.

Domestico : - Ah!

Domes : - Ah?

Domestico : - Certo.  Molto bravo  tra queste  ombre e finti corpi.  Chi  sono   costo

ro?… di Lioni?…

Domes : - Mi diverti. Sai far ridere anche tu?!

Domestico : - Forse, non ci apparteniamo?

Domes : - Non sono che un tratto, un estrapolato… ma ti completo l’essenza.

Domestico : - Ne evidenzi un’essenza…

Domes : - Se ti guardi, padrone…

Domestico : - No. Meglio  tralasciare. Ritroverei  in me gli  antichi pensieri, le com

presse passioni avvolti tra ciuffi di capelli, nel cavo dell’occhio, nel moto del ciglio; velati, perfino, tra le pieghe della pelle. E il fiato che s’ingrossa, proteso in corsa.

Domes : - Insegui le orme del Destino?

Domestico : - Mi oppongo o ne rincorro le peste.

Domes : - Le pesti!?…

Domestico : - ???… Che dici?…

Domes : - Le pesti… le peste…(?,!,.)

Domestico : - E non scherzare. Lo dovresti conoscere questo mio stato.

Domes : - L’amore ti distrugge. L’amore totale.

Domestico : - Poltiglia, brodaglia!

Domes : - Ma di cui sempre se ne vuole un buon mestolo!

Domestico : - Me ne voglio liberare.

Si conviene che vada; sono stanco: sbadiglio.

Domes : - Ahum!… Aspetta, non andare…

A Domestico che dispare

Nutrimi dei tuoi umori, dei prorompenti e dilaganti tuoi umori: stati d’animo. ( Se voglio, anch’io so parlare come voi. Ancora non mi hai scoperto in tutta la mia splendida demenza.)

Esce. Solo le ombre e finti corpi.

Voce di Lioni : - Riuniti, insieme si rifanno: il buffo e il buffone.

Ride. E il suo ridere echeggia. La quiete riinvade ogni cosa. Delle tante parole resta solo il silenzio, il senso del possibile e dell’instabile. Una quiete, reale o apparente, inzuppata d’eventi, di vuoto e di pieno, da contrastanti pensieri anch’essi contrastati. Poi: cigola la finestra; tremula la fiamma si piega, crepitando in sé si rannicchia. Ancora un po’ si riduce. Giunge profondo il silenzio. E scricchiolii e rumori di cose. 

D’un tratto la fiamma s’avventa, più alta mentre vibra potente l’imposta: Vortice riappare, su essa si posa. Rigira, rientra, tra il buio si ferma. Osserva ed avanza. Qualche cosa stuzzica; curiosando vortica tra le mute figure – sembianze d’umano forze traenti o grumi di sangue forse vuoti all’interno: cellule, di Lioni; tangibili apparizioni, copie castrate od imbambolati caratteri – possibili vite non espresse.

Scruta, vortica; cauto si ferma, scruta e lentamente tocca; lentamente avvolge, il corpo di Foemina/Foemeil sonda: lo vibra, lo stuzzica; i pensieri ne coglie, che amplifica.

Voce di Foemeil : - Vivere: e questo voglio. Nient’altro che Vita: questo è quel che

voglio. Vita e i suoi possibili sviluppi. Fantastica vita!  Non possibile Vita 

racchiusa ed espressa in un guscio similare, ma autonoma vita, reale, intrisa di sangue e d’umore. Non possibile femmina o ideale di donna, ma femmina e donna – d’istinto e per mente: quel che suscito,  suscito, purché libera m’aggiro. Un po’ pudica un po’ puttana? Reale il rossore mi adorni la guancia. Civettuola, se speri. Ma in vita, e scegliere da me chi d’amare o comandare, per chi vibrare ed ancheggiare, o se dall’occhio attrarre. Ah, strusciare tra i sensi, tra essi rotolarsi ed io vibrare e far vibrare, tremare la mano che calda mi liscia, anch’essa timida ed impudica, che per i pori mi tocca avvinta di piacere! E più inoltre, poi ancora, lungo la scala dei grandi fatti e dei piccoli eventi. Femmina e donna, pudica ed impudica e poi madre – se giova e piace: reale vita e i suoi possibili sviluppi. Fantastica Vita!

Si stacca il vento ballerino: vede o non vede Domes rientrato, Domes che origlia. Scorge o non scorge, vede o non s’avvede.

Ancora più cauto Vortice s’aggira; cauto si ferma, scruta; attentamente tocca e ritocca, di balzo si ritrae da Figura e dal suo suono – miscuglio riunito di miriadi di voci anelanti: ululati, caniti, squassati, ruggenti belati, lamenti e vagiti, guaiti, stormiti, forse risate. Chi gracchia, o cinguetta? Che strano rumore quella somma di voci, miriadi di suoni in tutt’uno che Vortice hanno già spinto alla fuga. Palpita il turbine salterino, attentamente scruta; silenzio nel silenzio, attorno a quei corpi - curioso? - si muove. Osserva ed impara. Evitata Figura, deciso s’avanza sui tre si misura, spavaldo li lascia, li alterna, ritocca, i suoni ne ascolta, i sospiri, le sillabe e voci, qualche completa parola: Umane parole, la somma di suoni? Espressioni di vita:….- Foemina che sensuale sospira, dal suono si torce; ed ancora, ognuno veloce pigiando: s…; pi…; a…; … ( i tre ritoccando, riprese si completano le parole: sesso; piacere; amore;… potere; … Ed altre ancora, altre possibili parole se ne possono estrarre ).

Turbina Vortice, preme e l’involucro s’apre si schiude alla vita gravido di pensieri. Augusto, dalla forma irruente, al vento affida l’anelito nascosto.

Voce di Augusto : - Ancora mi stuzzichi? Non temi, giacché  libera  la  mia voce si

sente. Ti sbranerò, se m’oltraggi – pure se immobile e furente; ma se voce mi dài, al mio fianco insigne ti farò – messaggero di mia vita, se vita m’ottieni.

Al culmine dei sensi ho la gioia del comando. Che gaudio, il profilarsi e l’accamparsi del potere che ti procura e piega chi non ci sta ed onori ti addensa, sesso e benessere!…

Per me chiedi l’onore del campo, lì realmente vivere per giostrare ed astute mosse imbastire; lì vivere o morire.

Da lui si stacca il turbine salterino, su Meil si torce, su Meil si posa.

Voce di Meil : - Amo sentire il suono timbrante dei pensieri. Con avidità  ho inteso

i miei consimili, con ansia ho atteso che tu pigiassi il tasto che mi esprime. Circondami tortile folletto, degnamente aprimi all’uso della vita.

Che tristezza! Vivere racchiuso, in sé serrato e non aprirsi al mondo che mi accolga. Soffice mondo, denso e vellutato; sacro di misteri e mistici richiami. Tangibile Mondo, caldo e suadente; a me caro. Non vita, se vita apparente? O emergere o sfiorire.

Perché non vivere se elevati a coscienza?! Meglio non essere non sapendo: sparuta cellula, indefinito carattere. Anch’io invoco vita. Anch’io suadente e sensuale: cambia il polo, ma l’attrazione ha le sue regole similari.

Corri tu che puoi, e per noi intercedi.

Vortice si scosta: da Meil si sposta.

Cigola l’imposta. Per i battenti, fluttuando appare, Foglia che tremula vacilla; rotula ed avanza verso il turbine che accorre.

Vibra la foglia, salta, si spiglia – tra il vorticante alito che l’avvolge. Confabula? Tintinnanti risatine puoi udire – e la fiamma  che s’alza e più arde, verso i due si protende e scoppietta.

Dura un po’ questa scena. Poi il vento s’allontana, per la finestra, la foglia a sé richiama.

Il silenzio che risuona pigia forte sulle cose, sulla Fiamma che si smorza: nel camino timida s’acquatta.

Domes : - Questa vita… Che vita! Che  zuppa  d’eventi! È un  sogno, un reale, sol tanto apparente. Un essere che scorre, che – a volte – s’intasa e s’impiglia; un retrocedere, un nascere, un divenire.

Quant’altro è accaduto! Quanto tempo è passato? Ho la sagacia degli incerti.

Esitante sicuro mi muovo in questo Spazio che avanza e si trasforma; materia che ruota, che incalza, prepotente d’energia che l’espande, che decresce, invecchia e si transmuta: Tempo si fa.

Esitante sicuro – io vibratile foglia. Abbraccio la vita per caso trovata; non voglio tornare all’abisso. L’orrido baratro: vita non vita, luce non luce, ombra non ombra… Tra voi m’aggiro, non statue ma pensieri – l’ho sentito. Anche  voi come me, mia gente  che soffri così rigida e bloccata. In ansia, rieccoci – soli, popolo mio degli estrapolati; emergenti a divertire quel Lioni che ci sovrasta, che solitario gioca per sé vincere la solitudine.

Io solo, vivo tra costoro. Anch’io isolato, tra voi mi aggiro: in carne o fantasma?

Eppure esisto e non sapevo d’esistere. Pure al buio mi sento, sebbene mi confonda l'allungarsi delle ore – interminabili, se nulla accade. Con sparuta ansia vivo l’appressarsi delle tenebre: temo se la caligine s’addensa – reale o misteriosa d’eventi? E il cuore, questo cuore che io sento battere, cambia tamburo se penso al sonno come alla mia possibile tomba nella notte – dormendo sparirò? Non colto da malori ma svanendo – mai realmente nato né morto realmente mai.

Ma quando il drappo della notte ricamato di raggi e di stelle – anch’esso bello – cede all’alba, giunto è il suo turno, quando il sole che riemerge variopinge l’etere in un continuo cangiante gioco  di posizioni e riflessi, rifrazioni diverse, respiro – so che m’illudo; e il Tempo mi risulta reale: il mio tempo; venerabile Tempo.

Buffo mi tormento; e rido – se non rido – nano e giullare.

Anche per voi mi dolgo: in voi ho sentito la voce, il messaggio trasmesso che batte – che anch’esso chiede vita.

Anche per voi, fratelli, salterò, riderò – a rilasciare il favoloso signore, ad intercedere e guadagnarci la vita.

Esce di scena, Domes che si sorpassa. Va.

Entra Niol. Alla finestra s’affaccia, la chiude; poi tra le mute statue s’aggira.

Pure Domestico entra.

Domestico : - Ancora per queste tetre mura? Non dormi questa notte?

Niol : -   Strane cose ho sentito nel vento. Richiami di vita.

Domestico : - D’un tratto il fuoco s’è arso:ha bruciato se stesso.Nell’aria ho sentito

anch’io richieste di vita.

Niol : -   Mi sono affacciata e le fronde scuotevano l’aria carica di brividi,  come  a

dirsi qualcosa – altrove buffo, ma non qua.

Intanto nell’aria sentivo più voci gemere e chiedere “l’onore del campo” e “Reale vita”

Domestico : - di essere “femmina e donna” ho sentito

Niol : -   La voglia di un mondo “tangibile…”, “caldo e suadente”.

Domestico : - Un misto di rabbia…

Niol : -   E di tristezza. Veniva…

Domestico : - Da qua?

Niol : -   Che sono costoro?

Domestico : - Non so di preciso.Li ho già notati.Ma ero troppo stanco per indagare.

Sembrano statue, ma vive.

Niol : -   I loro corpi sembrano di carne. Sono  caldi. Che statue!… Ancora un  truc

co di Lioni. Chissà che sadica combinazione.

Domestico : - Erano loro le voci d’ansia che invocano vita?

Niol : -   …

Entra Domes. Domestico lo ferma.

Domestico : - Mia gentile ed infelice natura, dimmi. Abbiamo riudito l’arcano: voci abbiamo inteso, strane richieste, di vita. Dicci: nuovo incanto si prepara?…

Domes : - Si separa? Non so se si separa… Chi si separa… da che e per che cosa?…

Niol : -   Andiamo… Tu segui il tuo padrone ovunque, tu sai…

Domes : - Cosa?…

Domestico : - Non fare lo scemo. Non lo sei e lo so.

Niol : -   Hai paura che Lioni sappia…

Domestico : - Voci, richieste di vita. Provenivano da qua.

Niol : -   Chi tiene nascosto in prigione?

Domes : - Vado a vedere.

Niol : -   Fermo. Ti prego rispondi: sono questi corpi la prigione di quelle voci?

Domes : - Lioni mi chiama.

Domestico : - Ma tu non vai.

Domes : - Ma io lo dico a Lioni.

Domestico : - Ma io ti strapazzo.

Domes : - Vuoi vedere che grido?…Aiuto…

Vuoi che gridi più forte?

Domestico : - Ti lascio perché sei vile.

Domes : - Tu coraggioso… È facile vincere con me.

Niol : -   Non lo è.

Domes : - Sono piccolo.

Niol : -   Ed astuto. Tu pure grande?

Domestico : - M’appartieni. Non puoi tradirmi.

Niol : -   Tradiresti te pure.

Domes : - Non capisco perché vi prema tanto sapere.

Niol : -   Tu provieni da Domestico, non puoi non capire.

Domestico : - È un  gioco che odio; non mi s’ addice questo scempio d’umori. Non

si  può essere cielo e fango. Non si può resistere restando costretti. Se questo è un nuovo trucco, potrei perdere me stesso e con me perdere il tutto. 

Niol : -   Non riavrei libertà.

Domestico : - Lioni ci divide. Unisciti a noi: ci appartieni.

Niol : - Se altre  vite  che  soffrono  e  non  un  trucco, libere  devono vivere  queste

figure - pure quell’ammasso, se libertà chiedono e vita.

Domes : - Posso risolvere da me questi problemi: loro appartengono più a me che a

voi. Sono stato in cerca di Lioni. Ma nessuno sa dov’è.

Domestico : - Hai visto? Se non c’è da prevenire!…

Domes : - Se irrito il mio signore per me rischia di  cessare la corsa – ancora  prima

del possibile previsto una tragica meta.

Si può essere fango e cielo. Anche se diversi, in fondo tutto è simile.

Domestico : - Preferisci leccare mani e  piedi  al tuo padrone. Non ami realmente la

vita. Non chiedi libertà.

Domes : - Credi che Lioni non sappia? Che Niol ha richiesto battaglia per aprirti le porte e interrompere così la tua prigione? Già questo ovunque si conosce. Aiutato guerreggi. Sei libero?

Domestico : - Se vinco. Lo  ha promesso. Davvero, Niol,… Una splendida   idea la

tua. Una battaglia…

Niol : -  È una guerra  a  tutto  campo: non  sai  da  dove può sgusciare  il  prossimo

attacco.

Domestico : - Sei un po’ me stesso, non puoi tradirmi.

Noi sentiamo il peso di questo indizio, potremmo servircene per vincere: sono nati da Lioni queste ennesime figure?

Domes : - Beh…

Niol : -   …

Domestico : - Allora…

Domes : - Beh…Non posso parlare. Non senti? Lioni mi ha tolto la parola. Riesco solo a fare “Beh…”. Senti?

Niol : -   Sei uno gnomo irritante e presuntuoso, altro che grande.

Domes : - Beh…

Domestico e Niol : - …

Domes : - Niol,… Questi   esseri  sono  anch’essi  di carne; mi stanno a cuore  e mi

somigliano. Potrebbero morire e non nascere alla vita che invocano se sbaglio.

Domestico:- Allora provenivano da qua…

Domes:- Non volevo dire questo

Niol:-   Non l’ hai detto. Ti è sfuggito; o comunque  l’abbiamo  capito. Ormai a che

serve celare. Completa e chiarisci.

Domes:- Non posso.

Domestico:- Bene. Passiamo al ricatto. Se non mi racconti cos’è successo…

Domes:- Allontanati da loro.

Domestico:- Sono di carne ha detto…

Domes:- Non li toccare.

Domestico:- Potrebbero morire?

Domes:- Credo.

Domestico:- Se non parli li uccido.

Domes:- Fermo. Sono nati da Lioni. E Lioni ha detto che perderebbe d’efficacia, di forza, e d’unità se questi suoi caratteri lo abbandonassero vivendo una loro vita. Non li toccare, per favore. Mi somigliano. Sono del popolo a cui appartengo.

Niol:-   Vedi quanto utile è ciò che hai detto?!

Domestico:- Se non  vuoi  unirti  a  noi, fa’ quel  che  ti  pare. Noi  ci ritiriamo per

concordare un nuovo piano.

Escono.

Domes:- Ho detto ciò che volevo si sapesse. Ma chi mi potrà incolpare d’aver ordito.

Domestico non avrebbe mai toccato questi esseri – lo so, lo conosco. Ma mi urgeva che sapessero; e Lioni udrà che mi è stato estorto quanto ho rivelato. Mi colpirà ma non mi rimanderà nella non-vita, spero.

Esce.

S’anima ancora la fiamma. Un poco si rizza.

Voce di Augusto:- Quel vortice, piccolo turbine, mi ha riempito di vento; ancora  un alito ne ho nascosto nel torace così da far vibrare ancora il suono dei miei pensieri. Lo stesso per voi?

Voce di Meil:- Sì

Voce di Foemeil:- Sì

Strano suono di Figura:- …

Voce di Augusto:- Veramente vogliamo non tentare? Subire ancora questo stato, ora che siamo ad un passo, un punto ed un tratto dalla motile vita? Così vicini dopo tanto tentare?

Voce di Foemeil:- Hai un piano?

Voce di Augusto:- Per ora una semplice certezza. Sta a noi ingigantirla per vincere.

Voce di Meil:- Conquistando la vita, svuotare Lioni.

Strano suono di Figura.

Voce di Augusto:- Se otterrò vita, al suo fianco mi porrò. Guiderò l’esercito per lui. Alfine prevarrò.

Voce di Foemeil:- Bisogna stringere alleanza con chi odia Lioni.

Voce di Meil:- Ci si può fidare di Domestico?

Voce di Foemeil:- Non so. Anche lui appartiene alla sfera-casta degli eroi.

Niol… se lo odia lo ama…

Voce di Meil:- Ama pure Domestico?

Voce di Augusto:- Forse, ma è un legame curioso.

Voce di Figura:- …

Voce di Foemeil:- Certo. Domes ci appartiene.

Voce di Meil:- E poi?…

Voce di Augusto:- Altri alleati saprò suscitare. Così voi. Prostrarlo e così vincerlo.

Voce di Foemeil:- Se non bastasse, ucciderlo.

Voce di Meil:- Non sappiamo come fare? Da dentro lo conosciamo.

Voce di Augusto:- Anche se un diverso modo di morire, sarà pur sempre un modo di morire – non vi pare?  

Voce di Foemeil:- La sua morte si ritorcerebbe contro di noi?

?!…

Voce di Meil:- Se non altro vale la pena di rischiare.

Voce di Augusto:- Se non altro.

Voce di Foemeil:- Va bene. Vale la pena.

Voce di Figura:- …

Prosegue la storia.

Sipario

SECONDO      TEMPO

ATTO 3°

Di scena Lioni e Domes che intorno gli ronza.

Lioni:- Hai ben custodito queste mie intime essenze?

Domes:- Secondo il tuo volere, mio signore.

Lioni:- Come si conviene. Bravo.

Perché li hai toccati?

Domes:-Volevo che vedessero o palpassero l’alito esaltante della gloria.

Lioni:- Perché?

Domes:- Perché meglio.

Lioni:- Chiara.

Domes:- Non ho segreti per te.

Lioni:- Per altri invece sai mentire o tacere?

Domes:- Devo bugiardare qualcuno?

Lioni:- Non devi imbugiardire me.

Domes:- Ma perché, padrone, insistete tanto che io menta.

Lioni:- Insisto che tu menta?

Domes:- Io non vi ho certo chiesto di mentire.

Lioni:- E dove avrei mentito?

Domes:- Direi una bugia se dicessi dove. Voi dite di mentire.

Lioni:- Hai sbattuto o hai bevuto?

Domes:- E queste ingiurie? Non sono, forse, menzogne?

Lioni:- …

Domes:-Mi accorgo di capire - mio sire - che voi mentite affinché io menta. Ma non ne colgo il fine.

Lioni:- Le bugie sono corte: qualcuna passa inosservata, qualche altra… finisce con l’essere schiacciata.

Domes:- D’accordo. Basta.

Un’ultima domanda, mio signore.

Ci sono menzogne veramente alte o si camuffano da grandi? Può sembrare una domanda banale ma è conseguenziale, visto che insisti così tanto a parlare di bugie – e non ne capisco il perché…

Gioca Lioni e non colpisce Domes con piccole saette e scoppi. Tra salti e schiamazzi Domes finge paura e di evitarli.

Lioni:- Mi ritiro. Fa’ buona guardia.

Lioni esce.

Domes:- Guai se insisteva! Me lo avrebbe letto negli occhi.

Lioni rientrato

Lioni:- Che ti avrei letto negli occhi?

Domes:- … Che…

Perché non lascia vivere questi miei consimili: ne conosco l’ansia in questo stadio?

Lioni:- No.

Domes:-…

Lioni:- E non insistere. Non avrei dato loro nemmeno questa forma se…No.

Vedi che ne hai, di segreti per me?!

Da fuori uno squillo.

Attente le mie sentinelle. Fanno buona guardia. Non si lasciano sfuggire il vantaggio accumulato. Perché non brindare; tendere in alto le coppe e da esse bere? Salute a te, lucido gnomo, assaggia questo nettare che appare ed usa bene questa esistenza che t’ho ispirato.

Domes:- Al migliore.

Lioni:- Attento alla tua vita, creatura.

Schiocca le dita e nuova musica s’accende, come da festa.

Lioni assiso al suo trono; Domes ai suoi piedi una mano gli carezza. Una luce che abbaglia e si colora nasconde la scena. Lo spazio si  rinnova: vedi Niol nella sua stanza che dentro si rimescola. Rimugina, s’agita – certamente non in quiete. Una pausa se si ferma, non una stasi.

La luce si placa. A sé, lentamente, l’immagine richiama.

Lioni:- Tu mi  sei testimone: leale mi conduco.  Secondo  i patti soltanto da  umano

mi muovo. Potrei udire e sapere conoscere ed udire i suoi pensieri ed apprendere se s’affligge o se trama. Per chi si rimugina?

Hanno un fine velato i suoi passi. Contro o a favore? Con Domestico s’allea o, avversa a me e a lui, ordisce una tresca?

Ancora la luce che abbaglia e si colora, che fulgida trasmette messaggi e figure. Vi osservi Domestico che dentro rimugina che s’agita e si rimescola; non in quiete nella scena che ci appare: un luogo; una stanza;…

Lioni:- Anche  lui  non  riposa;  e non ha posa.  Anche lui in tensione, proteso al suo fine. Come può Niol aver posato la sua mente su un simile incerto decotto di volontà?

Decade la scena.

Meglio staccarmi da lui. È troppo grande la voglia di sondarlo; troppo in me l’impeto di aggredirlo.

Domes:- È un prurito che non va assecondato. Un foruncoletto che non va grattato.

Lioni:- E noi non lo gratteremo né lo asseconderemo.

Domes:- Almeno fino al completo esaurimento dell’indice dei patti.

Lioni:-   Bravo! Da quel momento in poi…

Ironicamente mima il furibondo Lioni, Domes; comicamente si contorce, ad indicare di Domestico la possibile agonia.     

Mi distrai con questo  continuo tuo ciarlare; mi distoglie questo tuo folle comportamento.

Per contenere questa pulce, non indago sulle possibili trame.

Divertente, mi rilasci. Ti piace questa musica? Ne possiamo trarre una danza, una festa. Certo che ti stuzzica l’idea. Una festa. Qua, nel palazzo di Lioni. Non il tetro Lioni, cupamente chiuso nel suo globo. Ma il garbato e fulgido Signore, maestro e cerimoniere.

Appaiono. Da soli si dispongono gli ingredienti, ancora i necessari: a voi gli arredi – immaginateli, riempite questo spazio – arie di danze, strumenti e danzatori, musici, invitati, possibili cantori, serviti e servitori, uomini e donne, nobili figure, lì da sempre, bene inserite; d’un tratto ferme a salutare l’ancor più nobile signore, chino il capo, ad applaudire.

In piedi Lioni che raccoglie;

a Domes che s’incanta:

    Ti piace? Corpulenta  questa festa. Agile ed insigne.

Chiamate la mia sposa. E che s’agghindi.

Un servo va. Regale, Lioni si siede. Si rianima la festa.

Per un po’ si prolunga, ispessita da attraenti evoluzioni, coreografici balli, trascinanti i suoni. Interventi vari; figure e posizioni: quadri. Scene reali di vita, non-vita. Estrapolazioni?

Mesci mio piccolo usignolo. Da questo calice trabocchi. Per le pareti scivoli sino ad inondare le mie dita umane. Che dal polso si riversi, a gocciolare giù su questi mattoni arcani. Ebro è il tuo dio, ma di fremiti, di forza e di potenza.

Domes:- Allora che ti  costa mio  signore dare  pure  sfogo alla  vita  di  questi miei fratelli?

Lioni:- No.

Domes:- Perché sì a costoro; perché così per me?

Lioni:- Quest’altri sono ancora più intimi.

Domes:- Pure questo confuso esemplare?

Lioni:- Sì.

Domes:- Ma non è umano.

Lioni:- Il cervello sa le sue lunghe metamorfosi.

Domes:- Con gradite elargizioni rendi aurifera questa festa…

Lioni:-   Sono asciutti i canali dell’oro.

E basta. Piuttosto scosta Meil e Foemeil perché il moto di costoro non li travolga.

Vai.

Costretto s’avvia Domes. Forse astuto, spinge, tira; ora l’uno ora l’altra. Mostra fatica. Riprova ma non riesce. Sguardi lancia; chi li raccoglie li rimanda, ad altri li rilancia. Un fiume nascosto che si muove, comuni onde di pensiero che insapute la specie conosce e  che per esse s’accomuna.

Il ballo incalza. Domes che ritenta. Il ballo cresce. Domes che riprova. S’ingrossa il ballo. Lioni che s’alza: ai due imprime un’anima. Dilaga la danza, eccede; il ballo circonda le due motili figure, in sé le ingloba, nel suo moto le coinvolge e le trascina; le nasconde. Non visti, i due dilegua.

Fuggono Meil e Foemeil mentre Lioni si sporge, grida, tutto zittisce, avanza. Con furore a Domes s’appressa; lo avvinghia; con le sue mani umane lo scuote e lo solleva.

Hai coraggio giullare, figlio d’un buffone nato da esibizionista.

Non mi resta che schiacciarti, miserabile fascio di nervi impidocchiati.

Domes:- Padrone…

Lioni:- Nel tuo buffo ricettacolo ti riincaglio.

Domes:- Mio Sire…

Lioni:- Che implori, rachitico sorcio. Neghi?

Domes:- L’evidenza? Come posso?!

Lasciali liberi, almeno per un po’. Che ti costa? Dove vuoi che vadano?

Lioni:- Ora può accadere loro ogni cosa. Possono subirne o fare del male. E del tutto tutta tua è la colpa.

Domes:- Solo il Caso ha prodotto ciò. Misti di Caso e di Coscienza…

Lioni:- Vi sommerge un’eccessiva catasta. Ed io t’inondo, ti copro, ti sommergo…

Domes:- Mio Sire e mio Dio…

Grida Lioni. Entra Domestico.

Chi ha riempito d’anima Meil e Foemeil?

Lioni:- Io.

Domes:- Tu sei il loro e il nostro dio.

Lioni:- …

Domes:- Certo. Può tutto un dio. Importa che generi o crei le sue creature per  esserne Padre?

Lioni:- …

Domes:- Impossibile  che  un genitore agisca a danno dei suoi figli. Li esaudisce se

              chiedono.

Lioni:- Se può; se non vuole per una necessità superiore.

In caso contrario li vizia e li danneggia. Mi danneggiano queste libertà.

Domes:- Un padre invecchia e muore, per sé e per i figli, ad essi cede.

Lioni:- Un dio non ha problemi di mortalità.

Domes:- Ma vuole essere lodato, amato, rispettato…

Lioni:- Logico, se dona loro la vita?!…

Domes:- Per egoismo o altruismo? Per entrambi; per egocentrica necessità.

Lioni:- Tu conosci le necessità di un dio?!

Domes:- Mi diverte inventarle, se non le conosco. Chissà che non ci azzecchi.

Lioni:- E va bene. Ammettiamo che io sacrifichi un po’ della mia forza. Che guadagno ne ottengo in cambio della perdita? I miei figli che confusi, ubriachi d’universo, si autodanneggiano mortificando così la loro natura e sempre più lontani dal padre.

Domes:- I figli tornano al Padre.

Lioni:- Il dio li richiama?

Domes:- Se gli giova?! È tutto un rincorrersi di echi la voce del sangue.

Lioni:- M’incuriosisce il tuo modo di risolvere il problema.

Domes:- I figli si moltiplicano.

Lioni:- Si frantumano.

Domes:- Incompleti a lungo non resistono: muoiono. Per sopravvivere si sommano. Languiscono tra il ripetersi di errori ed esperienza, forse avanzano.

Lioni:- E s’allontanano.

Domes:- Perdono il ricordo del padre primigenio. Lo credono possibile, vicino,  forse inconoscibile; alcuni non vi credono; comunque lontano. Ma non sono essi stessi che dal padre s’allontanano?            

Lioni:- Annota Meil e Foemeil.

Domes:- Corrono lungo assi che s’intrecciano, magari legati ad un cerchio. Tornano sempre verso casa e s’allontanano. Sfugge loro l’insieme.

Lioni:- A tal punto da non comprendere.

Domes:- Osservano e si osservano.

Lioni:- E se ne chiedono l’origine.

Domes:- Studiano. Sgobbano su pensieri e cose.

Quanto coerenti i tuoi pensieri, se divino ti muovi! Iddio è logica?

Lioni:- Che accade se lo è?

Domes:- La logica è pensiero?

Lioni:- Continua.

Domes:- Il pensiero esiste, se ne vedono  gli  effetti, ma  non  lo  tocchi con le mani. Non lo tocchi ma lo senti. Il pensiero è materia.

Lioni:- E da che lo deduci?

Domes:- Cervello rotto pensa distorto; non si pensa senza cervello. Il cervello è materia, il pensiero – suo prodotto – è materia. Come il caldo dal fuoco, ed altro.

Lioni:- E se fosse una macchina il cervello, dove l’anima pensante s’accomoda e guida?

Domes:- Se l’anima pensa, s’accomoda e guida, l’anima è. E se è, esiste. Se esiste, è sondabile, percepibile e conoscibile. Se energia va cercata, scientifica mente studiata.

Lioni:- Ma è materia od energia? Soltanto energia? O altro da così? È la materia che produce l’energia o l’energia che produce la materia? Entrambi un’unica cosa?

Domes:- …

Lioni:- Ti confondi?

Domes:- No…

Lioni:- Rispondi allora.

Domes:-… Ci trascinerebbe lontano tutto questo ragionare. Ogni domanda va discussa, meditata. Per ognuna di esse occorrono lunghi incontri, perfino tra di esse lunghi intervalli.

Lioni:- Ed intanto prendere tempo ed allungare così la tua permanenza, assicurandoti vita ed una lunga realtà. Veramente lunga questa tua furbizia. Comunque: “ Il Dio è logica ” – dicevi. Che accade se lo è?

Domes:- Come  l’anima. Se  dio è  ed è fantastica logica, dio è scienza.  Come  tale scientificamente va studiato, indagato e toccato. 

Lioni:- Ed una volta conosciuto?

Domes:- Sarà stato ritrovato. I figli, liberi, hanno cercato in sé, fuori, ed in sé; il padre hanno riavuto. Egli li ha ed essi a lui si fondono.

Lioni:- Che folla! Partiti in pochi, sono tornati in tanti.

Domes:- Aumenta la potenza del padre l’accresciuto numero dei figli. Lo compensa della perdita iniziale. Non è così?

Lioni:- Così è che hai raggiunto lo scopo. Sei fantastico. Sei riuscito a togliermi l’ira, e quei due dalla mente: Meil e Foemeil andati via. Perfino a distrarmi.

Avvicinati Domestico. Senti come prende tempo? Ma almeno non mi fa perdere tempo.

Domestico:- Ognuno di noi, ognuno  quasi, si sente in contatto diretto con Dio. Nel 

cavo della mia mente, chiuso in me, se penso ed a Lui mi volgo a Lui mi lego. Con te no. Perché?

Lioni:-  Tu mi vedi, mi tocchi.

Perché sono in carne ed ossa?

Comunque hai detto bene: nel cavo della tua mente. Ma proprio nel cavo, chiuso e se… pensi.

Domestico:- Ti stupisce? Tu sei la  potenza dell’umano - laico  che cresce religioso

si fa; io la saggezza, Niol ne è la forte dolcezza e bontà;…

Lioni:- Bravo! Hai diviso le parti. Domestico il buon senso…

Io t’ho elevato a dignità, t’ho dato un nome ed un grado. T’ho promosso condottiero e pure ti ho permesso di lottare, con me di batterti e misurare. E questo per Niol, per mio svago e mia  bontà.

Domestico:- Per Niol… Va bene! E ti credo… se affermi per tuo svago… Ma se dici “ bontà ” !…

Se n’avevi l’hai pestata, sfilacciata e dispersa sotto una montagna di vanità. La Sacra Montagna del Dio.

Lioni:- Congratulatevi. Benché servo, parla  con modi così  Eccellenti… Pure lui…

Bravo! Sempre pronto e al dente.

Domestico:- Perché non rendi vita a chi vita ti chiede? Sebbene mute, parlano queste tue statue di carne. Tue nuove torture? Già due ne mancano? Forse è questo l’Evento dei Tempi? L’invincibile Lioni, dal granitico cuore, si scuote a pietà. Voluta od indotta?

Lioni:-  Tu - che già conosci il dono  e  il danno, che già, ancor piccolo, gli occhi in

alto miri a colpire le azioni del dio, forse geloso accanto a Lui ed al suo posto salire, e tuoni con voce sicura, untuoso a sfiatare - sai bene tu del Male e del Bene?! Chiaramente l’Uno dall’Altro discerni.

Domestico:-  Questo  grumo pendente di esseri e questa statua d’eroe… Perché non

doni loro libera vita?

Lioni:- Chi te n’ha parlato?

Domestico:- Prima o poi… si sa.

Lioni riguarda Domes che, tremulo il gesto, un po’ si scosta.

Parlano da sole le tue mura, se si hanno occhi per sapere ascoltare. Espandi alla vita questo fiero esemplare. Ne ha diritto.

Lioni:- Non è già scritta la vita degli umani sull’antico libro della vita? Se le pagine ne sfogli già descritto vi trovi il loro agire. Meglio che al mio fianco gli altri due richiami.

Meil!

È qua; lo sento. Mia natura caparbia e vigliacca.

Domes, mi hai forzato a liberare un mostro. Voi non lo vedete, ma io so dove la sua natura lo spinge. Guardate.

La luce che abbaglia. Ancora. Si ricondensa nello spazio la stanza di Niol.

Guardate: si prepara la mia sposa. Accettabile la mia Regina. Con ironia sa farsi bella la mia Niol: Niol che si prepara. Nascosto Meil la spia. Lì dietro, osservate. Sentitene i pensieri, mentre Niol poi ne avverte la presenza, si volta, pian piano ne resta turbata. Non uno qualunque, ma parte di me che adesca Niol – l’Oggetto mio caro. Comunque altro da me che mi brucia, geloso.

Pensiero di Meil:- Un amore timido lestofante o menzognero? Mi adatto e sviluppo l’aspetto ritroso. Non dire allo scoperto ciò che penso e che desidero: ci sta o non ci sta – poco importa cosa chiaro lei pensi di me. Ma velati messaggi trasmettere sottintesi – chiari, se attenti, e non dimostrabili. Ipocriti? Ritrosi; intimi e sottili! Mi piace… E giù il tipo che uguale si adatta: lei – e l’intorno. Se accetta l’invito nascosto, aspetto che s’apra e m’inviti: un tocco, uno sguardo, una scelta un sorriso… Si lascia toccare; mi tocca - per gioco (divertito e lusinghiero); a spingere al sempre più evidente. Fusando, leggera – l’occhio socchiuso, accaldata, il viso cocente – ci sta…

L’eco di Lioni scuote la scena.Niol che si riprende (?) e Meil, impaurito, che fugge.Lo spazio lentamente a Lioni ritorna e al suo grido che arde, che sempre più reale diviene, presente si fa. Dispersa Niol e la sua stanza resta il grido di Lioni, geloso dalla sua ugola , senz’echi, si squassa.

Lioni:- Vedi miserabile nano, che mi contrasti?! Su te dovrei spegnere la mia collera.

Domes:- Non vale essere geloso di Meil se parte di te stesso.

Lioni:- T’ammazzo. Questa volta realmente t’uccido, miserabile talpa.

Domes:- Ti prego. Non serve. Tu lo controlli come vuoi, già Meil di certo è fuggito.

Lioni:- Già. S’è nascosto o defilato. Qui dentro non c’è. Se n’è andato. Chissà a combinare quale danno?! Ed io mi sento, così…

Domes : - …

Domestico : - …

Lioni cupo, profondo negli occhi li guarda. In silenzio osservato, su tutti posa il suo silenzio.

Domes : - Lascialo vivere ancora.

Domestico : - Rimettilo alla prova. Non ha fatto che rispondere al tuo stesso richia

mo. Non è parte di te?!

Lioni : - Volete che lo lasci?!

Tutti  : - Sì.

Lioni : - Un coro… Bene.

Ascolta, Meil. Ovunque tu sia. M’infastidisce  questa tua carnosa bellez za. In Figura tengo nascoste le mie doti? Che sei in me: un amore cortigiano. Esci, va’ via…

Fatto - tanto così già quanto per Foemeil. Davvero mi delude la sua vista. Ma vi mostrerò più avanti il male che ne viene.

Domestico : - E sia: ne viene un male. Da  quel  che abbiamo visto conviene che tu

calpesti queste serpi, più che mandarli via. Da quel che in ogni occhio si è impresso non credo altro occorra affinché da noi tutti a te si dia ragione. Tu acconsenti a che Meil resti libero e lui ti ringrazia insidiando la tua sposa. Un po’ tutti amano Niol, ma è un diverso modo di sentire. Lui la concupisce, tenta di farla sua. Sarebbe meglio non fosse mai apparso, questo Meil, maschio lussurioso. Forse ha un po’ del sangue di Lioni, ma Lioni non è un cortigiano; ne è il re. Ha ragione a non cedere, ne ha ben validi i motivi. Lioni non vuole e non può. Non deve. Non deve e non vuole un dio mostrare il fianco; non vuole e non deve dar vita a creature imperfette, solo parte di sé. Completo dev’essere il dio: freddo e caldo, femmina e maschio, uomo e donna, bene e male. È più comoda così la posizione del dio.

Eppure Lioni si scinde – ormai non c’è uno che non sappia di queste figure nate da te, e le schiere e le danze e gli eroi… Ovunque se n’è sparsa la voce.

Separato ti ritrovo in innumerevoli nature contrastanti. Non un dio, Lioni? Per questo no di certo: se un dio si frantuma, se un dio si separa dà vita alla sua stirpe, popola la sua solitudine. Fors’anche per essere adorato.

Non si può scindere il dio se dio vuole restare? Su questo da insistere? Ma se un dio non può, non un dio – che, se vuole, può. E lioni può. Così: se si scinde, ma incompleto, dà vita; completo se imprigiona la vita. Per tale dilemma può perfino impazzire la natura di un dio.

Ma il dio non deve impazzire. Come può? Certamente Lioni è saggio: meglio non dar vita pur se vita gli s’implora. Ne abbiamo constatato il danno se si cede.

Non è poi così libero il dio. Sembra umano, un po’ più su; anche lui immerso nell’irrefrenabile giuoco dei contrari. Questo sì che pesa, questo è male. Un dio che non può vincere se stesso. Che trema  e sente la paura, in bilico sul sì e sul no, tra il sì e il non così. E se gli sfugge la vita, teme e s’acquatta pronto a righermirla a sé tirarla e riinghiottirla. Che dio un dio che ansima?! Se cede e lascia libero il male è buono il dio, questo resta – ma poi del male teme, si vergogna; se questo tiene e aperta via dà al bene, cattivo è il dio perché questo resta. Si moltiplicano i problemi per il dio – anche questo è male: occorre tempo per risolverli. Ed un dio … non ha tempo, lo possiede… Altro potrebbe il dio: tenersi il bene e mandar fuori il male obbligandolo nelle scelte – così rabbonirlo. Ma questo bene è male essendo il male un falso bene. S’affanna la corsa, si restringe e strozza la via: se mette fuori il bene lascia posto al male; se toglie libertà tutti lo diranno tiranno. È bene ciò? Che, dei due, è il male: il falso bene o il tiranno? Comunque ancora una possibilità: potrebbe ancora lasciar vivere libero un po’ di bene e un po’ di male. Che si mischino a volontà, da ciò nasce equilibrio. Così, libero, si muove a suo piacere il dio. Pur sempre però resta incompleto o comunque si depotenzia. E il problema rimane. Il cerchio si ripete ed il ciclo ritorna. Se completo – ormai tutti lo sanno, lo abbiamo visto – pure esseri perversi ha in sé il dio. Quindi non perfetto, come mostri – Lioni. Grappoli di scure serpi nascondi, viscide ti scivolano dentro e te ne liberi se ti schifano. Così che ancora resti bene ma incompleto. E questo è male. Obblighi Meil a rientrare? E per il bene che n’acquisti questo è l’altro male.

Chi è il vero danno: Meil o il Tiranno?

Non puoi non dar vita a costoro. Ugualmente grande la meditata imperfezione del giusto. Non aspettiamo che un tuo gesto – segno di saggezza e di bontà. Che si mischino anch’essi tra noi, a volontà. Non sapevo di dei così paurosi. Li fai nascere, te ne liberi e li congeli. Ancora un trucco, e non è bene. Ancora un atto da tiranno, ancora un danno. In contrasto vivo con la figura piena del dio. Esaudisci, tutti lo chiedono. Che razza di guerriero hai dentro? Tutto muscoli e niente niente. Niente mente, niente coraggio. Vuoto sacco di vanità nonché di inerte imbecillità. Incapace a condurre realmente una lotta.

È tutto qua il tuo essere battagliero?

Sei tu quel fiero Augusto unito all’Eccelso di cui già nascosti sussurrano i venti? Indifeso pulcino, mi fai pietà inutile guerriero.

Entra Niol mentre Lioni segna l’aria: cala su Domestico il fendente di Augusto. Grida Niol.

Lioni : - Non sai di parlare al sangue ribollente di Lioni?… Non so chi di voi due abbia i riflessi più pronti. Tu che, appena donata la vita, preparato ed inferto hai il colpo  o tu che, inconsapevole, prontamente l’hai scansato.

Alcuni intorno a Niol ad informarla.

Bene. Lestamente informatela.

Oggi pare che tutto cospiri.

Un vocio dalle truppe.

Si ridestano i miei fedeli? Si preparano alla battaglia o salutano la tua nascita?

Augusto : - Quale  vera  delle due possibili  ipotesi  poco importa. Io sono l’impeto

stesso della lotta. La mia nascita è già ansia di guerra. Nel tuo nome vincerò gli eserciti, se mi invii, in basso li prostrerò. Ai tuoi piedi strisceranno a schiere, a orde chiederanno pietà.

Si rileva il vocio.

Lioni : - Sono stanco. Va’.

Esce Augusto

Affiancami, tu che stuzzichi gelosia, ed alla mia destra siedi. Tu qui alla mia sinistra nobile Domestico. Tu che sai del Tempo e dello Spazio, vaghi schemi, che su essi t’impaludi – non ovunque istantanea contemporanea è l’azione risolutrice del dio se contemporaneo istantaneo ed ovunque palpita il Suo Spazio? – che tanto sai del bene e del male, della libertà e della solitudine del dio, tu che trovi male il mio bene, e bene l’altrui mal fattomi, guarda bene per chi ti batti. Pure tu qui Domes.

Sono circondato da dei. E voi tutti appressatevi a me. Ascoltate. Ora voi ci racconterete il grande bene di Meil e di Foemeil – carnosi e belli. S’inebrino i suoni. A me unitevi. Mostrate miei danzatori, vi do la forza di vedere.

 S’anima il ballo. La scena si compone d’altri pochi segmenti e tocchi – l’ambiente creano. È Foemeil che morbida s’adagia – S’appoggia? Sul divano, in una stanza, su una panca od ancora per la via, lungo il Corso degli Eventi, su un angolo in disparte – come d’ovatta l’intorno e l’insieme – con altra gente che emerge, s’allontana, o che visibile si pone. E maschi che l’insidiano – Foemeil. Ci sta. Colma di sospiri l’atmosfera, si carica di frenetica lussuria – non vista ma sensibile. Non trascende il ballo, chiaro ti porge i simboli, ma velato e trasparente. E musiche e parole.

Foemeil : - … Così mi sento! Libera quanto Meil! Posso  sfogare  tutta  la mia sana

ed insana sessualità. Lascia le tue donne e le tue alcove – Meil, se mi ascolti – o portale con te; vieni. Che asfissiante strozzatura la sessualità in un dio!

Ai vari – Il ballo mima.

In lui si sublima? Completo il dio la rigetta; ne sente gli impulsi, li trascende. In alto, estraneo a questo mondo, perde il dio del sesso la necessità, in altro la sfoga. Mi ascolti, Meil?… Che terribile punizione per tale crescita! Può un dio dipendere dal sesso? E chi ama e fa all’amore con Niol: Meil o io? Insieme? Lenta o veloce l’azione amorosa del dio? Possente o inesistente? Controllabile?… Meil, mi ascolti; mi ascolti Meil?

Con un grappolo di donne, piccolo nugolo, entra il fascinante Meil. Qua e là uomo con uomo, donna con donna: continua il ballo; leggero mima, mai trascende.

Molto più chiaro così il sesso in noi.

Vero, Lioni, mio amore?….

Poi ancora con chiunque. Il ballo li adesca, li coinvolge.

Lioni : - Quei due rischiano sempre d’incontrarsi; sempre finiscono con

l’intendersi. Basta ora; tutto si plachi.

Finisca del tutto questa insulsa confusione di ruoli.

Dispaiono: Meil, Foemeil e relativi sciami.

Mi urtano queste umili inglorie. Mi stancano. Fiaccano perfino queste membra.

Alcuni scompaiono: qua e là musici, invitati e danzatori, uomini e donne.

Cadono i suoni in un affannato silenzio.

Domestico : - S’affatica?

Niol  : - Forse. A sé mi pare già richiami alcune delle innumeri figure marginali.

Lioni :- E voi che avete da soffiare?

Domestico : - Ugualmente vita ti chiediamo per queste tue sembianti umane.

Lioni :- No – più di ogni possibile sì. Credo che ti strapperò la bocca mio buono e

 caro Domes.

Domes accusa il colpo e lo trasforma in atti e smorfie.

              … Io ti ho tratto al mondo, io ti distruggo. Tu fammi divertire.

Domes : - T’ incanterò, mio signore, e ti farò sognare. Per te una storia io narrerò. La favola del germoglio di pietra. Tutti giù, o ai posti; attenti alle mie parole.

              C’era una volta un inutile gran signore che viveva in un inutile gran castello conducendo un’ inutile grande vita.

              Nel suo inutile gran daffare coinvolgeva i suoi inutili grandi amici.

              Aveva delle inutili grandi schiere, un’inutile grande mente ed un inutile grande cuore.

              Solo; sempre più solo restava. E mille spazi s’inventava e mille cose per riempire quel vuoto che sempre più si svuotava. Veramente grande era quel signore, combattuto tra essere e forma. Capace dello Spazio e del Tempo, a suo piacere Li comprendeva. Forse si chiedeva se il suo essere fosse un modo di essere o un saper essere, oppure un divenire; se il suo penetrare nell’intima essenza delle cose, in esse ed esse divenire, divenire universo, universo divenire, fosse Forma della Forma, Essere dell’ Essere, Essenza dell’ Essenza, Forma dell’ Essere o Essenza della Forma. Intanto il mondo ruotava.

              Cupo, il silenzio rimbombava ed ogni piccolo rumore ingigantiva e s’accresceva, si rincorreva per quelle vuote stanze, s’ estendeva fino a perseguitare quel signore se umano s’aggirava e si placava.

              E sempre nuovi mondi, per vincere quello stato; sordo alle possibili richieste d’aiuto. Così i suoi amici-nemici, inutili fantasmi, fantasmi inutili si percorrevano; senza ottenere chiedevano – strappati, tra il fuggire e l’oscura voglia di restare.

              Un giorno – o una notte, chissà che Tempo era? – uscì nel parco: anche gli animali sfuggivano quei luoghi – grigie le fronde, bruni i tronchi e l’aria immota, intrisa di silenzio. Non pace silente, serenità tranquilla ma cupo che brucia, un silenzio da tregua; appiccicato, sui rami, sull’erba; appiccicato e non scrostabile, bloccato a gocciolare; sui rami ed ogni cosa.Perfino tra le stelle tumidi lampi di silenzio; grigio e sovrumano, stabile, di tipo infausto. Intanto che il mondo in sé s’avvolgeva in altri giri ruotava.

              Tutti s’erano ritratti; perfino gli alberi tutti si erano ritirati: non volevano crescere al centro di quel parco con in fondo quell’inutile castello poggiato, forse, sul ciglio dell’abisso. Guardinghi, intorno, preferivano osservare ed aspettare. Non proprio vuoto vuoto era quello spazio perché al centro qualcosa vi cresceva – solitaria torre o baluardo – ed era anch’esso un albero, ma diverso: l’albero delle Stagioni. A suo piacere si mutava.

              Ed ora un frutto dava, ed ora un altro ed un altro ed altro, ed ora altro ancora. Chi, passando, coglieva il frutto del momento si trasferiva e viveva in altra Stagione forse in altro Luogo, in altro Tempo, e Lì imprigionato restava. Solo l’inutile gran signore conosceva: andava e ritornava. Il suo luogo dell’appuntamento, era quella la sua meta preferita: Lì viaggiava o sostava, con  turbini giocava, lui stesso divenuto vento soffiava o spirava, o con le foglie dialogava, col fuoco si rizzava e con le cose discorreva.

              Solo, sempre più solo restava.

              Gioia e tormento era quell’albero così meraviglioso. Chi lo desiderava – mangiando di quell’albero, in segreto appreso o per caso – con sollievo spariva, ad altro Tempo andava. Sebbene un senso di pianto su chi restava, più se di forza, per fato e d’un tratto separato solo si ritrovava lontano da chi amava. E c’era chi di slancio, elevato al cielo il grido, malediceva – o soltanto imprecando – a quel magico frutto; e se per riunirsi al suo amore svanito altro ne raccoglieva, già nuovo frutto: così che ad altro Spazio andava, in altra Stagione egualmente diviso, in altro Tempo – in Esso disperso, cercando e riprovando, vagava.

S’infastidiva l’eccelso signore per quello spazio vuoto, là, al centro di quel parco, tutt’intorno la vita, circondato da quelle oscure sentinelle – baluardi di che cosa? – mentre sguardi acuti sembravano avere occhi solo per quel centro. Inutilmente con altre piante tentò di rinverdire quell’arido pozzo. E quando un seme vi piantò – intagliato dalla pietra e reso vivo, ben grosso, tenuto tra le sue mani e pieno di tutte le essenze del mondo- lo vide restringersi ed indurire fino a rifarsi di pietra. Una maledizione quel seme di pietra simbolo d’un cuore freddo e chiuso al mondo.

“Quando questo seme darà germoglio, qui ritornerà la vita”- gli soffiarono i venti e ripeterono le cose.

Ma può una pietra germogliare?

Ruotavano i giorni sulla giostra del Mondo.           

Chissà che Tempo era? – giunse vicino il tinnante vociare di bimbi. Sotto l’albero la giovane coppia sostava – mamma e papà – ancora stretta tra teneri sguardi, tenui sussurri – l’occhio attento a sé ed ai figli – velate moine, gesti novelli, giovani parole tiepide d’abbracci.

Un leggerissimo vento, tiepido pure spirava – l’eccelso signore? Forse no.

Attratta dal frutto cangiante, lo colse. Tra le mani lo vide cambiato. Lo girò, l’osservò, l’annusò. L’uomo tenuemente restio. Tinnivano i bimbi attenti al gioco; il bimbo li guardò.

Forse una svista. O un magico incanto? Un magnetico profumo da quel frutto suadente. Olezzante l’irresistibile fascino dell’arcano! Un filo mentale, sottile intrecciava lo sguardo dei due – l’uno nell’occhio dell’altro – fino a divenire trama d’un sottilissimo velo d’intesa. A lui lei porge l’irresistibile frutto. “ Sarà buono? ” << Proviamo. >> Sulle labbra lo  adagia; lui, titubante, lo  tocca, con  le  mani  l’afferra. Lo morde. “Buo

no.”

Allibiti negli occhi di lei; piangono. Invano abbranca l’immagine che dispare. Ansioso il bimbo più vicino; la bimba li guardò. Di slancio la donna stacca e morde un altro frutto. “ Mio sposo ” – svanendo – “ Mio bimbo. Bambina. ” Anche lei non è più: in altro Spazio, in altro Tempo; non più col suo uomo e con i figli non più. Le braccia protese, vuote d’abbraccio, piange il piccino. Da terra coglie un frutto caduto, lo morde e svanisce mentre tremule di brividi le foglie dell’albero invitano tenero un ramo a piegarsi, quasi ad accogliere il giovane figlio che scompare.

Guarda la bimba, non comprende. Di sasso al suo posto, non comprende mentre il silenzio, turbato, ritorna; di nuovo s’appiccica. Tra le lacrime s’impasta rigando sul viso l’angoscia di quella piccola bimba. Resta là e non sa dove andare. Chissà che Tempo era?

Timidi, esitanti, un po’ più vicino si fecero le piante; un po’ si strinsero gli animali; qualche pietra rotolò per vedere. Saltellando, guardinghi, alla bimba s’avvicinarono i grilli: dolcemente le frinirono il loro sostegno. Uno sciame di bellissime farfalle leggere le volarono intorno colorando lo spazio. Le piante alitavano sulla bimba caldi sensi e magnifici frutti preparavano. Tutti gli animali del parco – e l’orso, e il lupo e l’agnello…, perfino un gallo-pappagallo – erano in movimento, sembrava che tutta la natura di quei luoghi si fosse riaccesa in un frenetico daffare. Sciami d’insetti benigni portavano ordini e notizie – a prova con altri animali – cavalcando chicchi di polline di piante ciarliere. Tenere fontanelle d’argentea acqua si misero a gara a zampillare per collaborare ad impastare succulenti vivande – i frutti raccolti da scoiattoli e tordi, portati da uccelli e pavoni a ventaglio. Fili di luce trinarono lo spazio, quasi impalpabili luminose ragnatele. La bimba, piangendo a quei tanti così suoi amici, mangiò e si quietò. Una nuvoletta accaldata scese dal cielo per farle da cuscino, morbidamente l’avvolse e dal suo posto, là su in alto, lasciato vuoto – come tolto un soffice tappo – un candido raggio filtrò, ricamato dei colori del mondo, entrò per illuminarle un sorriso. Le cicale intonarono il coro, rilassante e tenera, tradotta ninna nanna.

Forse attimi o giorni che, servitori serviti, con sé trascinano l’inutile signore, al solitario luogo lo chiamano. Viene e scompare; ma non può non vedere. A suo piacere riappare; ma non può non sentire. Non può non sapere. “ O mia solitaria fronda che accade, che a tratti vibri le tue magnifiche foglie? Così tanto pesa nel tuo verde cuore, nel tuo centro vitale e di pensiero il ricordo di quest’ultimo evento – tra pianti e grida non si rassegna la giovane famiglia e questa piccola, qui, che esausta dorme e sogna? Perché ti dimeni ed interrompi il tuo corso senza lacrime e naturale?

Nel sonno veglia questa bimba. E con che occhi mi guarda!

… E sia. Che non s’intacchi tra gli assillanti inghippi del Tempo! Dall’ansia dei tuoi rami, per l’oscuro tumultuoso scorrere della tua linfa, voglio interrompere questo gelido usuale silenzio che ci circonda. Per una volta almeno.”

Si lancia il non utile signore, tra le foglie s’immerge, dispare. Via: a lottare, collimare, ad arginare il Tempo e lo Spazio.

Infrante le barriere, riapparvero i parenti della storia: ritrovatisi – assonnato il bambino, il viso accaldato sorridente adagiato sulla spalla della madre avvinta al suo sposo. E l’uomo si chinò.

Tra le braccia la bimba, insieme si baciarono.

 “ Felici se ne vanno. Che questo sorriso interrompa questo grigio! Vedi, mia mutevole fronda? Staccati dall’inquieto oblio se ne vanno. Si voltano; ci salutano. Pure i bambini assonnati.

Sono stanco. Addio.”

S’allontana l’utile signore. Nell’utile castello s’accende un focolare. Utili gli amici lo attendono.

Mentre nel buio del silenzio men fitto l’albero s’apre ad un tenero pianto – in goccia si condensa. Forse goccia di rugiada o l’insieme felice dei pianti nascosti, forse stilla d’albero felice; commossa lacrima che lenta si stacca, nell’aria quasi si blocca – lentamente scende mentre piano all’unisono l’albero lento scompare. Certo, piangendo, già sa l’attraente signore. Si posa; la lacrima calda s’adagia, sul sasso ch’è un seme riposa. Ed ecco, atteso, l’evento! Germoglia la pietra! Forte e potente s’irradica, cresce e s’espande. Accorsi gli animali per vedere, le piante sembravano camminare. Tutt’intorno lo spazio si riempì; quel vuoto colmarono. In attesa sostarono, curiosi d’accudire quell’olezzante virgulto nato da tutte le essenze del mondo. Chissà in che tipo di albero si sarebbe trasformato quel germoglio di pietra?

Certo, sorridente, già sapeva l’eccelso signore.

Chissà che tempo era?!

Applaudono i presenti.

S’alza Lioni, un po’ verso Domes avanza. Ancora lontano, una sberla gli imprime: d’energia. Vistosamente colpito cade Domes; Niol in piedi risentita.   

Lioni:-  E bravo il mio sgorbio! Sai  che  ti dico? In te  ho racchiuso la parte miglio

 re di Domestico, in lui ho lasciato la peggiore.

Niol: -   Un carnefice. Saresti tu quel tanto umano, quell’uomo-dio di cui tanto t’im

 pregni? Forse mago, e dei più vili, o un truccatore semplice e codardo che fa abuso del suo potere.                                                                 

Lioni:- …

Domes:- Tu! L’umano che cresce…divino si fa!…Mi hai fatto male.Sfoghi con me

la rabbia che non sai con chi alto ti ostacola il cammino. Con me…perché sono piccolo…L’umano che cresce sono io; io sono Lioni, ed elevato a potenza.

( Più attento e penetrante lo sguardo di Niol. )

Incombe Lioni d’un passo. Domes in fuga, così Lioni lo blocca.

Lioni :- Bravo…Bravo…Avete sentito? Non me l’aspettavo. Bravo. Tieni; come premio prendi…

No! Non con le mani. Così. Ed ora striscia; a me riportalo. Bene. È il ruolo che ti s’addice.

Niol: -   Un carceriere aguzzino…

Lioni:-   Davvero?!

Domes lesto si fa scudo di Niol.

Niol: -   Un egoista che non lasci vivere chi vita ti chiede.

Lioni:-   Ma in che razza di insulso  Tempo  mi sono infangato! Che stupido Luogo

è mai questo, e che deludente Storia! La battaglia continua fin qua. Non c’è, forse, qualcosa sotto? Domes, ridicolo, che m’insulta; Domestico che, miope, vaneggia; e tu – mia sposa – che incalzi; Meil che t’insidia e tu – flaccida – ci stai…quasi, lo so – e non per colpa tua…

Ma per merito mio…

Niol: -    E tu lasciali in vita, in quiete si godano in Libertà.

Lioni:-  In me si sublima lo Spirito Sublime; in voi si frantuma in miriadi di rigagnoli d’ansia.

Niol: -   Incrina questa dura corazza, affonda le tue portentose dita nel solco che si apre e tira, sconquassala – come un tumulo che ti ricopre – ed apriti alla gioia di questo formicaio umano.

Lioni:-   Che moglie sei!

Niol : -   Che ti costa!?

Lioni:-   Sbiancato, costretto ad un pallido imene.

Niol : -   Che ti costa!?

Lioni:-   Che moglie sei! Non mi lanci mai le braccia al collo.

Niol : -   Libera Domestico.

Lioni:-   Solo se vince il patto.

Niol : -   Così per me?!

Lioni:-   Purtroppo. Mio malgrado. Ma mai tu di slancio verso me.

Niol : -   E questo confuso insieme di figure?

Lioni:-  Che moglie sei! Non mi lanci mai, mai che mi lanci, mai, le braccia al collo.

Niol : -   Troppo alto tu sei: non raggiungo a cingere il tuo collo.

Lioni: -  Ma ugualmente tenti di strozzarmi. Perché dovrei abbassarmi?Salite a me.

Niol:  -   Di Domes rompi i vincoli che lo tormentano.

Lioni:-   No.

Niol: -    Lascia che Augusto s’impasti di comando.

Lioni:-   No.

Niol : -   In quiete vivere Meil e Foemeil.

Lioni:-   No.

Niol : -   Ma di che temi?

Lioni:-   Che ha da temere un dio?!

Niol : -   Te lo chiedo.

Lioni:-  Voluto o per caso, sei stato tu a parlare – mio linfatico Domes da strizzare, se non per questa tua stupidità che mi diverte.

E tu non ricordarmi più di quell’infausto Meil: ha i battiti contati.

Niol : - T’infiamma. Poi perché? Meil ha di certo il sangue di Lioni. Forse per           questo ha agito come da voi visto ed udito: perché natura tua parte   innamorata di Niol. Se così è stato, involontario un male n’è venuto –   forse un bene, a suo modo.

O, forse, per vendetta? Per ferire a fondo Lioni, Meil ha alzato su Niol il suo sguardo interessato. Questo sì è un male. La strada si biforca: da un lato verso il Bene dall’altra parte il Male.

 Lioni:-  Quanto bravi a scindere l’unica via: da una parte di qua, dall’altra di là.Poi ognuna triturate, magnifici ed eccellenti. Sul tutto disquisite, quasi non capite le profonde necessità del Bene, a fondo le buone ragioni del Male. Del Male! Mi sventolate quest’orribile parola: il Male!

Cos’è Questo di cui tanto sapete? La guerra uccide e crea sentimenti, semplifica problemi, risolve tensioni, spopola  perfino la  sovrappopolazio    

ne, inventa armi che poi aiutano il formicaio a progredire. La guerra è male. È male la guerra? Il furto t’organizza anch’esso la plebe in società, causa lavoro. Il furto è male? È male il furto. La morte rinfranca il mondo, lo ricambia… Oh che perfido male è la morte!

  Domes: - E il piccolo popolo, che medio pensa e medio agisce, comanda; utilizza i singoli grandi e realmente s’impossessa del Mondo e del Potere.

  Lioni:- Turati tu. Non divagare, trascinandoci lontano.

  Domes: - M’incanalo: nel Male elementi di Bene, alla lunga vi piange solo chi commette il male. Nel Bene solo Bene.

  Lioni:- Zitto! Non spetta a te il turno. Non sbeffeggiare e non buffoneggiare; nasconditi e sta’ zitto. È Niol che ha da interloquire, da difendere ed aggredire; da mostrarmi tutto il suo non-amore per me.

  Niol : -E sia. Ma grido ancora che ti sbagli, qui dinnanzi  a tutti; che su di me ancora non comprendi e che ti sbagli: ha le sue virtù il male, come le sue ha il bene. Ognuno una sua profonda ragione d’essere. Male ha fatto Meil ad intristirmi col suo passo d’azzardo e male fa chi libera vita ti chiede.

Via via stupiti commenti d’incertezza.

Attento ed affaticato Lioni a sedere.

Il male non si conviene. Si conviene il bene. Al tuo fianco mi schiero e a te do ragione.

Abbiamo tutti visto quanto claudicante il loro autonomo modo di vivere.Io stessa da questa apertura posso seguire il folle agire di Augusto: senza pietà sta squartando i suoi nemici; con quanta insensibile empietà affonda le sue armi per uccidere e macellare.

Al gesto di Lioni qualcuno degli astanti dispare.

Puntuale si leva il fremito della guerra.

È giusto, richiamali. Ma non ora: mi distrai.

Malvagio è questo modo di colpire di Augusto: qualcuno perfino amputa e deturpa e non l’uccide. A questo trascina i tuoi fedeli, chiamandoli così ad un ignominioso modo di combattere. Tutto questo è male… e non si conviene. Resta il senso dell’odio e dell’abominio sui tuoi nemici che convinti combattono un abominevole tiranno. In sé si richiudono e, se sconfitti, nel segreto delle tenebre terranno adunanze ed ordiranno per capovolgere ed affossare l’infangato signore. Si conviene il bene: un equilibrato e benevolo modo di sconfiggere che amici recluta tra gli stessi nemici. Con occhio commosso e leale osserveranno l’uso della pietà.

E non equilibratamente si trascinano – chi non ha visto ed udito? – Meil e Foemeil, così meglio che a Lioni ritornino. Lioni non può e non deve dar vita e libertà. Un male gliene viene. Poi dici che non ti amo, mio adorabile.

Per seguire gli sgangherati viottoli delle sue emanazioni e sistemarne i problemi, disperderebbe le sue doti dietro inutili frattaglie frenato nello slancio che gli compete verso una Meta Indefinita. E se questo è male non si conviene. Costretto si ritroverebbe il dio, liberate le sue infamie e le sue glorie, ad inseguirle in questo mondo circolare, dove l’orizzonte sguscia e si restringe; e se s’avanza – verso il fondo ci si protende – ruota ancora l’orizzonte, d’egual passo, mai si prende. Si conviene il bene. Non credo sia leale chiedere al dio di rinchiudersi in questa retta stretta a cerchio e, privandosi dei suoi caratteri – in vita, dispersi per il mondo – perdere d’efficacia e d’unità; perdere se stesso, e il proprio fine. Il bene bisogna perseguire. Il Bene in sé detiene il Bene; in sé ha forza; subendo, vince. Se irrita, poi placa; caparbio e silente, paziente, smussa le punte, inumida gli umori, a nuovo riaccende i precedenti velenosi  irati intransigenti furori. Il Bene in sé detiene il Bene. E non è bene da parte nostra costringere Lioni a frenare il suo cammino – un virtuoso Percorso che il dio compie e per Esso si amplifica – non giusto obbligarlo a rasentare il Solitario ed il Silenzioso, se altri o noi libera. Che gaudio ce ne viene, mio eccellente Domestico? Se dal nostro essere liberi ne derivasse un bene, ancora mi batterei per ciò. Ma un male in avanzo mi pare ne derivi.  

Lioni : - Un po’ riduttivo, comunque dici che mi ami. Grande la mia sposa!

Domes:-Basta dire ciò che non è Bene per dire ciò che è Bene,  precisare  ciò che è

Male per esaltare ciò che non Lo è. Com’è difficile scindere l’interno dall’esterno della sfera! Una congrua sfera instabile nel suo giro, che si apre e nel suo esterno si richiude – al Fuori risgloba il Dentro e al Dentro riingloba il Fuori.

Lioni : - Il manuale, ridotto, del buon filosofo. Sta’ zitto.

Domestico : - Non ho ancora ben capito con chi stai.

Niol   :-  Con ciò che oggettivamente si stabilisce giusto.

Se dall’ottenere libertà ce ne giunge un bene, trovo giusto che noi la si chieda; ma se ciò non accade, se un male o comunque un non-bene è il risultato della nostra richiesta, solo un danno per Lioni.

Quindi perché torturarlo?

Ora eccoci: liberi! Che accade?

Dove andrai,Domestico - se da sempre vissuto in quest’angolo di vita?For 

se a tuo modo resterai per ripetere a tuo modo le gesta del Signore?

Tra sé, un po’ appartata

O forse, tu – stavolta – Lioni?

Ancora in mezzo, al centro dell’affinato loquace chiacchierio.

O, se disperso per il mondo, costruita a nuova vita una tua via, forse con pesante malinconia in te rivivrai i lugubri o gioiosi momenti, gli esilaranti attimi, le appassionanti perplessità che soltanto l’agire d’un Lioni può inventare fino a renderle variegate e luminose, opprimenti ma intensamen te affascinanti.

Lioni : - Ti giuro che mi piaci.  

Domes:- Fuori di noi non c’è niente che non sia già in noi. Organizziamo il mondo esterno secondo l’organizzazione interna dei nostri schemi biologici e mentali; così come perfezioniamo o modifichiamo l’intima organizza zione del nostro corpo attraverso l’arricchimento che proviene dalle esperienze a noi fisicamente – almeno in apparenza, se non c’è pure tra esse un intimo nesso – fisicamente esterne.

Lioni : - Ma quante cose sai! Anche tu farneticante dotto. Che c’entra?

Domes:- Seguivo un filo del mio discorso…

Niol : - Noti, Domestico? Se ho ragione! Fuori di qua non avresti certo modo d’imbatterti in questa tua esilarante natura. Anch’io pure se odio amo questo mio continuo ritornare che a volte mi calpesta, ma mi ripaga quando sono io a cavallo degli umori. Anch’io sfibrata d’ansia e nostalgia vivo le mie ottenute libertà ricordando.

Col tempo e col vissuto, si è già fatto Lioni meno irruente, più pacato.

E quando, da sola, vago per un mondo in fondo a me estraneo – come immersa tra le nebbie d’un nuovo incubo – analizzo il valore di quell’agognata libertà. E mi riprende la segreta voglia d’esser qua. Una umiliante orgogliosa esaltata solitudine in cambio d’un forse umiliante tentativo orgogliosamente contrastato ed esaltante.

C’è più buon gusto a stare qua.

Domestico:- Un aspetto; solo il tuo aspetto.

Lioni : - Senz’altro più vibrante il contatto con un dio.

Domes:-Questo Dio! Enigmatico ed imperscrutabile, ugualmente discusso. Ed egualmente io ne discuto. Chissà che non ci azzecchi.

Lioni : - M’infastidiscono questi tuoi assoli.

Domes:- Zeppo d’enigmi il mondo dello spirito. E l’anima? Ancora: esiste o no? Si forma anch’essa nell’atto del concepimento, nel dittongo o nell’iato della vita; là, quando i geni si fondono, con energia s’avvinghiano, s’incastrano e ne sprigionano? Inizia là il duplice contrasto, l’affascinante binomio? Là dove due semi diventano uno?

Lioni : - Così in basso? … Che  strazianti continui  fuori-scena! Con essi mi distur   bi. Non distrarmi da Niol.

Niol   : - Esaltante questa tua essenza; fortemente geniale.

Domestico:- Non hai detto che queste essenze non devono vivere?

Niol   : - È un tuo prodotto questo, non di Lioni.

Domes:- Mi fai arrossire, Niol. Intelligente normale, non un genio. D’altronde non saprei scindere bene il normale dal genio – e questo è male e bisogna evitarlo. È sottile la differenza tra normalità e genialità, così sottile che forse non esiste. Frutto del Caso o di nostre Qualità? Nasce con noi – se esiste – o si costruisce? Forse si produce…

Lioni : - Qualcosa non va’.

Domes:- Forse si produce quando insorge sintonia tra il pensiero nascosto e il pensare palese, il primo sottinteso costruisce la trama, il secondo vi ricama…o quando insorge sintonia tra materia e spirito…

Lioni : - Mi si vuole distrarre?

Domes:- Quando la mente trova i canali giusti per permettere allo spirito d’espri mersi in modo più adeguato.

Lioni : - Finiscila.

Domes:- Ed anche questo voluto, da Se stessi, dal Fuori di Sé, o casuale?

Lioni : - Basta. Smettila. Zittisciti.

Un po’ lo strapazza: con le mani o con la mente.

Domestico:- Vedi quanto sensato difendere il tuo Lioni? Dicci con chi stai. Se non con noi, vattene. Abbracciati al tuo Signore. Ti ostini ad esaltare un bruto che ignobilmente usa la sua forza.

Sta per…Lioni.

Niol   : - Calmatevi. Ed adattatevi soltanto all’uso piccante della parola.

Insiste Lioni. Domes beffeggia: ciò pure irrita Lioni.

Domestico:- Vedi?…Non stai con noi.

Niol   : - No? Che cosa te lo dice?

Domestico:- Tu, i tuoi atti e le tue parole.

Lioni : - Era questo?: Augusto mi chiama ai suoi successi; Meil e Foemeil conquistano nuovi spazi e li deturpano; e…

Niol  : - Osservate?  Ha ragione il mio Lioni. Turbato ad inseguire le sue ombre che turbate male si producono. Pure noi nell’iniquo coinvolgono. Domestico. Guarda le tue truppe: anch’esse subiscono il contagio. Già cominciano le prime ignobili mosse. Prima o poi s’allargherà fino a prendere te e contagiarti, ed a noi pure si estenderà – se non forse già in atto. Ha ragione Lioni: ogni cosa al punto di partenza. E noi qua.

              Pure se mi tarla il vedervi afflitti per il mio dare un giusto riscontro ai possibili pensieri di Lioni; il vedere nei vostri pensieri delusi l’incertezza delusa del vostro sguardo; pure se mi crolla dentro questa smania di tornare al peso delle sue sfuriate – non dolce sposo, seppur amato – e quest’intorno che non s’illumina ancora mi riincupa come nera caligine.                                                                                                                 

E di Lioni? Poi che altro da ridire, se il Bene si conviene?!

È nella morsa di questo affannante sentire che riinsorgono gli antichi spasmi, le antiche voglie e le temute doglie. Si ripetono.

Dal fondo dei buoni propositi riemergono e mi fanno impazzire.

S’appressano i dubbi, bussano, più vicino li sento spingere ed avanzare;

Lioni – che nell’intimo vibra – rompe qualcosa

Ecco che già riagguantano la mia mente e il mio cuore, ristravolgono quanto detto e fatto, tramutano in odio l’ amore – se non odio, non il bene che ti voglio. Ed è così che mi ricredo.

Il contagio? Che contagio!

Come fossimo frasche! Che incerte tra lo spirare del vento, obbligate, si lasciano prendere e condurre. Indomiti siamo; scrigni di forza e di carattere. Non certo facilmente cediamo ai colpi del maglio. Resistenti, ci battiamo per vincere o, se costretti, deporre le armi consumate e ridotte all’elsa. Ci assedia il contagio ma non vince. Si bloccano le tue schiere, Domestico. Nell’atto dell’eccidio, come freme e si trattiene quel soldato! Sbandato, stava per rispondere con egual misura agli eccessi dilaganti ma s’è ripreso. Si ricompongono le tue truppe, noti?, almeno in dignità. Così che il bene si conviene. Realmente non disdice?

Poi star qui. Per che fare? A risentire, riproporre  senza  utili cambiamenti.

Battersi nell’orgoglioso tentativo, più che per vincere, di affermare la reale necessità dei nostri propositi, ci ripaga del tempo perduto? Poi se nulla si tramuta? Della sciupata libertà? Mi scoppia dentro la voglia di star qua, in un ovunque lontano mi spinge. Perché, se libera per il mondo, temere le possibili aggressioni della solitudine; già fin d’ora bagnarmi di una possibile ansia e temere – se tra tanti ed altrove – gli accettabili assalti dei ricordi? Certo più sensato ardere la nostalgia e spargerne le ceneri disperdendole nell’ampio agro della più coerente attività; vincere il malinconico richiamo del passato, sempre più bello nel ricordo che reale, e seppellirlo sotto il cumulo di una travolgente operosità. Altrove costruire quanto qui ci è negato, da devolvere in altruistico slancio e vincere così il senso vuoto dell’egoistica solitudine che diversamente ci opprime. Altro se non libertà!…Ora liberaci.

Lioni : - …

Niol   : - Come vedi è possibile il contrario: quanto detto ha ancora un suo lato.

Domes:- La tesi del sì e del non; ancora del sì e non così.

Lioni : - Intrigati, gnomo.

Domestico:- Attento a questo insulso uragano di parole.

Niol   : - Ancora m’assalti. Perché? Non stiamo, forse, insieme – ora? Sul comune piatto di bilancia. Insieme a martellare sulla forgiatissima catena di Lioni. Se spronati dal fare con forza – finalmente liberi! – come volgerti con malinconia a questo presente? E se così è, che Lioni varia quest’unica storia e con essa ci rende possibili a una grande varietà di situazioni, così è che – toccato col pollice il trucco, all’altre dita riferito – la mano si ritira dal gioco, giogo divenuto, ed è così che appare a noi non utile ripetere, diversamente, la stessa sempre unica vicenda. È lugubre sapere d’eccellenti spazi, da sondare ed attivare, e restarcene egualmente chiusi nella bolla. Di certo vuoi dare ascolto, Domestico, al tuo volatile spirito e ti ripugna stare qua, in quest’angolo di vita – asfittico si mostra – prigioniero di Lioni e dedito al suo fascino. E mostri d’odiare le gesta del signore, da odiare e reprimere non certo da imitare – se per essere più dei bisogna essere più Lioni.

Già sapresti dove andare.

Tra sé

Forse non tu, stavolta, Lioni.

A tutti

Meglio disperdersi per il mondo. Ora con questo sto, perché oggetti        vamente giusto. Un asfittico male restare qua; per noi una tortura. Ed il male non si conviene se in assoluto si conviene il bene. Di esso ci si giova?

Lioni in sé richiama qualcuno dei presenti che dispare. Caratteri periferici? Poca forza gli danno. S’assottigliano gli invitati, a singoli o a gruppi; lugubre diventa la festa.

E certo ribaltando l’ottica delle cose, non del tutto disdicevole è il male. Ha il suo positivo tornaconto. Se, non per paura ma perché innamorato del bene, accetti pure il male in attesa di rifarti, non del tutto candido è il bene. La parte in te che spinge alla rivalsa, costretta ed azzittita, tanto forza che riemerge. E se sconfigge chi, esercitando con suo gusto il male, vive felice così per sua natura, così educata, anche il bene compie in sé e fuori di sé la sua dose di male. O se convince ed attira – così pure vince – in sé compone la sua opera di plagio che si sbarazza poi della precedente posizione. E se l’uno ha vinto, in diverso modo ed in ogni caso, ha perso l’altro.

Il bene in sé detiene il bene?

Se Lioni ci sovrasta, ora egli è il male, noi soffriamo – eppure a noi medesimi restiamo, egualmente vivi e col nostro bene chiuso dentro; se sovrastiamo Lioni, egli dovrà lasciare il campo, cedere dovrà Lioni il suo bene che è male e sparire: un nuovo Lioni, nei limiti del sempre più ampio possibile; un diverso Lioni dovrà esistere. Molto più intransigente è il bene! Tende a sanare l’intimo di ogni cosa e a livellarne la natura. Piatto, soltanto il mondo del bene?

Il male…ha forza; aggredendo, vince. Irrita, non si placa; caparbio; strisciante, silente, roboante; anch’esso eccitante; smussa le punte se gli conviene o le aguzza; placa od eccita gli umori, li arde; raggiunge prima lo scopo e se non risolve previene, agisce e mantiene – così risolve; pure se si ribalta la posizione si mantiene, pure se il bene vince e lo sovrasta. Il male è l’altra faccia del bene che contenuto non lo contiene. Semi di bene possiede in sé il male, e  - prima o poi - anch’essi frutteranno. Forse, più completo?, il male si conviene. In sé detiene il male e il bene.

E chi non si livella, cova.

Stanco Lioni a Domestico, che s’affaccia

Lioni : - A che punto è la battaglia?

Domestico:- Incerta. Forse è bene…che io vada…

Niol  : - Al  primo abbaglio  è  facile  il  pericolo  e  possibile  pure sbattervi le ossa                

contro, e credere veramente, per esempio, all’insensibile empietà di       Augusto, contrassegnare col marchio della follia il suo modo di combat tere e di agire. Non  fosti tu, Lioni, a dirmi “ Non c’è luogo per sentimenti d’alto tipo quando, costretto alla lotta, decidi battaglia.”?… Semplicemen te ti è fedele, così, Augusto.

Lioni : - Una parte, un aspetto soltanto…e della mia natura che non sa dell’altra…

Niol : - Sa…Sa che deve vincere se ancora vuole restare in vita. Sei tu che lo costringi. E quell’uccidere così selvaggiamente ha sconvolto l’animo dei nemici restringendo loro il polso, la mente e il cuore. Forse sarebbe realmente meglio che tu andassi a guida delle tue truppe, Domestico, anziché preoccuparti della mia alleanza.

Domestico:- …

Niol   : - Forse più completo il male si conviene. Certo Augusto non teme l’odio e l’abominio dei suoi nemici né si preoccupa se ti ammiccano a tiranno. Sussurri, nascoste voci che, chissà quando, troveranno l’ardire di elevare tono e volume. Si vedrà allora come rafforzare ed estendere la cappa. Intanto s’inchineranno i più alla presenza del tiranno ne subiranno il fascino e, in dubbio, s’affaticheranno per piacergli e scrostargli di dosso perfino l’infamante e labiato epiteto, e sembrerà eccessivo dirgli “abominevole”. Nel male elementi di bene. A questi guarderanno per vivere più cheti e rendergli con statue l’omaggio. Un lurido grumo di teste calde, chi tramerà; odiabili attentatori; non altro, contro la forza e il  rispet

to delle Leggi…Alla fine, un equilibrato e benevolo modo di sconfiggere che amici recluta tra gli stessi nemici. Con occhio leale e commosso osserveranno, forse, l’uso della pietà.

Ha diritto alla vita il nobile ed eccellente Augusto. E gli altri? Non credo riserverai per questi il tiro nascosto?! Lo chiedo a loro, pure se più scemato è il numero degli astanti. Ci avete riproposto in ballo il modo di condursi di quei due. Anche per voi non equilibratamente si trascinano Meil e Foemeil?…Ma non per questo è meglio che a Lioni ritornino. Che vadano o restino che male gliene viene? Sai che paura a tralasciare per un po’ il suo slancio verso Mete Indefinite per tingersi, per un po’, di vita lungo i piccoli viottoli e a larghi passi, calato il cielo all’orizzonte, inseguire con egual passo quella retta curva – come su una giostra! Che tensione inseguire le sue infamie e le sue glorie!…Può un dio perdere d’efficacia? Per così poco?…Impensabile. Sarebbe come ammettere la propria non deità…

Non è meglio costringere Lioni a frenare il suo cammino ed averlo più umano così tra noi?

La sua quiete umana sarà per noi un sollievo: potremo tranquillamente riposare e chiedergli per noi libertà. Da tutto ciò, un bene ce ne viene.

Lioni : - …

Niol  : - Il  tuo  dissenso  mi  vede sempre costretta a lottare affinché noi tutti si goda della giusta libertà: un gaudio ce ne giunge.  

Tutti in un pugno contro questo insensato liberticidio. Ha le sue virtù il male, così il bene; ognuno una sua ragione d’essere.

Poiché obbligati in terreni in contrasto, costretti alla battaglia, mi costringi a starti contro, ad avvelenarci la vita, fino a furoreggiare negli occhi il mio insulto e gridarti che enormemente meglio fa chi vita ti chiede e che perfino bene ha fatto Meil ad intristirmi col suo pazzo – tu sai perché impazzito – passo d’azzardo. A tutti devi libertà…pure a quest’insieme sospeso di nature. Dal tuo fianco mi dissocio. A te non do ragione e ti contrasto.

Lioni : - Mi hai acceso il cuore di gioia poi crudamente nel buio lo scaraventi…U na logica  errata concatenazione la tua…Tra il detto e il fatto…

Domes:- C’è di mezzo il matto.

Lioni : - Un  sadico masochista: non contento se non ti squasso…

Ancora incerta la battaglia?

Domestico:- …?!…

Lioni : - Forse  non  più. Spingere  fin  qui  la  lotta  t’è valso  soltanto  a sciupare il      

tuo tempo, Domestico, compromettendo così l’esito conclusivo della storia. Su… non inzeppatevi così alla finestra…E tu pure, mia difficile compagna, con più calma…

Per un po’ t’ ho creduto veramente mia sposa. Mentre il tuo amore per me è una spada che mi trapassa. Sono stanco. E se ancora vuoi una prova del mio amore a mio discapito te la concederò. Vuoi che ai tuoi ordini attenda? Così avvenga; così come ti aggrada.

Fuori si leva il clamore.

Hanno già vinto le mie truppe, le tue già deposto hanno le armi. Ma io vi renderò ugualmente al vostro accanito sogno di libertà. Così per ogni altro: Meil, Foemeil e voi che tanto ci avete rallegrato…

Spariscono i convitati, in un modo o nell’altro si dileguano.

Resti tu, poroso eccelso - sangue del mio sangue od umana presenza, tu pure  come  gli  altri? - tu  a  meglio sorreggere questa restante mia forza…Vai – chissà da solo che farai?!; fa’ come vuole la mia sposa e quest’altro che amo ma che a me s’ oppone. Agitati, così, mia Figura, e risuona; all’indocile moto della vita capovolgiti.

Si protende Figura, si sforza e si tende. Qualche passo confuso.

Poi tirano le sue innumeri essenze: chi di qua, chi di là; ognuna a sé forza, reclama ognuna la sua autonoma vita.

Si strappa l’ammasso e si distrugge. Inutilmente inerte, a pezzi ed a terra, cede e cade Figura.

Così Lioni sfibrato si piega, s’aggrappa, rifiuta l’aiuto di Domes che s’acquatta, a sé stesso s’avvinghia; a fatica si rialza e sé trascina alla finestra.

Nel muto silenzio solo qualche scoppiettare dal camino di loquace ed interessata favilla.

Su tre vertici in posa, ognuno dei tre rimugina qualcosa – mentre già, tangibili, i pensieri puoi udire di Domes che mugugna.

Voce di Domes:- Tutto e il suo contrario. Hanno le loro virtù il male e il bene (opposti, non opposti si mischiano si toccano e si contrastano); non ci resta che scegliere e combattere… o, forse, meglio lasciare ogni cosa al suo sperimentato equilibrio: un movimentato alternarsi di bene e di male.

Scricchiolii e rumori di cose.

Voce di Domestico:- …che gaudio viscerale! Cede Lioni. Secondo i piani, tutto procede. Ora devo colpirlo sempre più forte e a fondo. Per lui impietosirmi? Non mi duole di certo. Di lei mi sono servito…Ma solo il ricordo pungente e la presenza di Niol potevano realmente sostenere il mio schema di lotta; e pigiare ancora su lei contribuirà a rasare quest’inutile signore. I miei  altisonanti e, chissà quanto!, ingenui amici crederanno all’orgoglio fiero di Domestico; che non accetterò il regalo di Lioni, la libertà, perché sconfitto. Non sanno quel che si accumula e li aspetta. Sconfitto Lioni, avrò il mio da fare.

Non è così? Vero mia Cara, mia Niol? Se io ti uso, tu certo non scherzi.

Voce di Niol:- Com’è convinto il mio Domestico. Crede ancora ch’io con lui mi batta e che per lui e per me risichi la mia vita. È che mi giovi, per raggiungere l’esito finale – benché finora dubiti chi dei due… È bene che ancora assecondi il gioco.

Voce di Lioni ( il volto arricciato si modifica…sbuffa silenziosa divertita una  risata ):

- Insana sete del potere. Sai che terribile inganno…Prova ad immaginare quanto può indebolirmi e prostrarmi questa perdita di caratteri, questo doloroso allontanarsi da me delle mie essenze…Ma è bene che lo credano ancora.

Si leva forte un nuovo grido tra i soldati.

Domes, di scatto, alla finestra.

Domes:-I tuoi soldati vanno scemando, Lioni. E tanti tra i prigionieri restano liberi…Riimpugnano le armi. Alcuni affondano nel vuoto le spade perché svaniscono i nemici. Che nuovo evento? Si riduce l’esercito di Lioni, s’assottiglia; si disperde. Inaspettatamente, attente al soffiare del Caso, ne approfittano e vincono le tue schiere, Domestico.

Domestico ( tra sé ) :- Anche questo non mi sposta.

Domes:- Si consultano i vincitori. Qua e là blando qualche grido d’esultanza. Scialbo questo tipo di vittoria: non c’è gusto a vincere per assenza di nemici. Indebolito il mio signore, sono scomparse le sue schiere. Ergiti mio sire, non mi piace vederti così prostrato.

Lioni : - Solo ora non ti piace? Perché non prima: quando a tutti hai ventilato i miei segreti?…Ti è stato estorto, lo so.

Domes:-Le tue cose e i tuoi venti hanno soffiato ovunque l’annuncio.

Lioni : - Che lunga lingua hai: se la srotoli ti sorpassa.

Lioni s’affaccia, sul campo depone la sua mente e il suo cuore; guarda.

Penetra Domes, osserva. Guarda il fratello, il tuo simile. Che faccia il mio Augusto – non certo brillano i suoi nemici! Vedi: che fitto dialogare tra Augusto e quei miei pochi rimasti? Certo li brucia lo sconforto e la rabbia, attivamente contrasta il blando torpore…

Domes:-Un senso di disfatta, su vinti e vincitori. È la solitudine che s’impossessa del campo.

Lioni : - Solitario è l’umano che s’accoppia, che sempre cerca un compagno, perfino un nemico se gli occorre. Scruta. Mentre qui s’appressano, che ha da dire o da gridare Augusto ai suoi nemici? Amici e nemici lo ascoltano?! Vorrei udire ciò che dicono, ma non ne ho la forza. Tornano pian piano umane le mie membra, se forse non ancora più s’ involvono. In  

vano arde la mia ansia da dio. E voi che mi pressate…Tutto m’è contro, mio buon Domes?…

Ancora là quella donna! Laggiù mi aspetta al passo.

Ho la morte dentro, per questi eventi insipidi che maturano.

Mentre Lioni dice, via via di piombo la scena; ingrigita, sepolcrale diventa. E tumuli puoi vedere, turbate rientranze; forse luci e una fredda afa notturna. Notturna?…E la polvere. Né poca né troppa, in verità.

Dio!…Che Dio un Dio che invoca Dio?! Invoco Me stesso?! ( O cercando Me stesso cerco Dio? )

Foschi pensieri in me. Vacilla il piede, il braccio e la mente; piano piano mi soffoca la catasta del sapere, mi sommerge, più non la reggo.

Domestico:- Come una bolla: più soffi, più s’allarga – ma sempre tanto, né meno né più. Solo piena d’aria o d’altro. E se ancora s’espande c’è pericolo che ti ingombri, che – chissà come?! – ti schiacci o che scoppi.

Lioni : - Per una visione più completa ha da allargare i suoi orizzonti l’umano.

Domestico:- Pure il divino? Non potevi conoscerla fin già da quand’era più piccola?

Lioni :- Grande  la  mia  polla: ma vuota d’aria e di forza ora su sé debole si affloscia.

Mia creatura, pure se tratta da costui, anche tu contro me?

Domes:- Contro? …?!…

Lioni : - E tu, mia dolce infedele fedelissima moglie?

Niol   : - Mi fa soffrire vederti in questo stato, ma sai ciò che mi devi.

Entra Augusto.

Augusto:- Ti ringrazio, signore, per l’infausta battaglia. Potevi evitarmi un simile sconcio: vedere vivo il mio sogno, sentire il caldo imponente della vittoria e ritrovarmi poi senza i tasselli per i miei “osanna”. Ed io che già mi vedevo sul podio, incoronato dalla tua possente mano. Ad una ad una sono cadute le foglie della gloria e dell’aureola è rimasta solo una treccia friabile e secca.

E giunto per sapere, già udito dei tuoi problemi, ti ritrovo emaciato in questo stato ancor peggio di come m’aspettavo. Dov’è finito l’eccelso condottiero? Quanti superstiti, perfino i tuoi nemici, chiedono che sia io a sorreggerti per il fianco.

Lioni : - E se non accettassi?…Che faranno i tuoi alleati?…

Augusto:- Si vedrà. Comunque a me fedeli, non puoi più richiamarli dentro te.

Lioni : - Non ho più animo né forza di richiamare in me alcuno né di sostenerli. Che facciano. Ho quasi voglia di morire. Tradito da me stesso. Era questo che volevi Niol?

Niol   : - …

Lioni : - In me è stravolta ogni voglia. Non piangere né inveire. Soffia vento amico, con te trascinami. Ascoltami.Disperdi quest’uomo che t’invoca.Mi senti? Finché ancora me ne rimane la forza a te assomigliami. Vento, mi ascolti?…Mi ascolti vento? Comunque tu soffi: caldo o freddo, tiepido e gioioso o tempestoso…Abbracciami, a te stringimi. Odimi.

Si eleva una parte di scena, con sé innalza Lioni una Montagna. Domes che lo rincorre resta inerme ai piedi dell’erta: s’accovaccia; poi si scosta.

Anche tu mi sei contro? Perché non rispondi? Forse altrove indaffarato, assecondami – ancora. Su questa improvvisata erta raggiungimi, a te così più vicino. Appressati.

Alle sue spalle Augusto. Avanza, s’arrampica. Leva armato il suo braccio; quatto s’avvicina attento al momento opportuno: pronto a colpire.

Mi pare di sentire già il tuo respiro, quatti i tuoi passi avanzare.

Si volta Lioni. Augusto affonda la sua lama – lama? – mentre grida Niol.

Sei tu gio…

Contro me la tua mano? Insensato il tuo gesto.

Augusto:- Così hanno deciso: che fossi io. Ed in tua vece io li guiderò.

Lioni : - Insana sete del potere. Rotto il giogo, il morso scavezzato…Guardatemi voi, da laggiù. Che fine per il vostro Lioni…Ucciso da se stesso…Solo così morente?…

Mi ascolti vento gelido della notte? Vieni a risuscitare questo Lioni che muore.

Caracolla la foglia, presso Lioni che cade si posa; presagisce l’arrivo del vento che di poco le succede: ne ascolti il vociare e della sua mano vedi l’effetto che smuove le cose e gli affetti. Stringe piano la foglia Lioni che giace – da lui s’alza una cuspide fiamma.

Ancora tu, Foglia che consoli i miei pensieri. Mi sei rimasta amica e compagna.

Appare il piccolo vortice.

Pure tu con noi, amico prediletto – tra altrettanto prediletti amici. Anche tu a sostenere sul finire questo Lioni. Giorno vorace, mondo rapace. Non è così questo spazio, così come lo si chiama e costruisce? Scaldami mia fiamma, fra poco a voi sarò. Gocce d’acqua per le labbra e tra le dita un pugno terra. Quant’è pregnante e silente, convulso l’attimo che precede lo scontro, se ad inseguire te ne stai i possibili fantasmi della mente… E se scosti il velo, una folla di memorie che t’assale… Niol!…

Giace Lioni. Si spegne? Lentamente scompare. Resta il suo manto, che d’un tratto smosso s’agita per l’insorgere di un nuovo vortice: Lioni, che insieme ai suoi amici s’allontana. Uno svolio scuote i capelli di Niol: ancora un tocco per lei (Che fa?).

Se pur comico, non scherza Domes che singhiozza.

Augusto:- Non ci resta che puntarlo, ingabbiarlo e dissolverlo nel tocco finale.

Getta giù dietro l’altura il manto di Lioni.

Ecco le sue spoglie.

(… ) Giunge consueto il commento - come altrove.

Con l’arte conosciuta e da voi espressa completate l’opera e adoperatevi affinché Lioni si sfiati e né qui né altrove più ritorni.

Ora la vita ci abbagli, se vuole. Noi siamo pronti per sorridervi e scrutare in essa. Pronti a conquistarla e vincerla e soggiogarla.

Ai tre

Ai miei amici ho da mostrare le mani. Che ad esse, liberatrici, si stringano. Mi appartiene il dominio di Lioni. E voi, miei sudditi ed amici, più oltre tangibilmente ne udrete e lo constaterete…

Giù per il retro dell’altura esce di scena Augusto. Ad altro s’allontana.

Giunge lenta e solenne  l’instancata e tenera trans-dotta ninna nanna:

“ Lalla, lalla aut dormi aut lacte :

nisi lactes, dormi, dormi.

Alta in coelo splendet luna,

errant noctis umbrae inanes,

per silentia latrant canes,

micant stellae mille et una,

splendet luna.”  

...

ATTO 4°

( Si distende od ancora più s’allunga la vicenda. Si dilunga? Avanzando s’è fatta più complessa la vita, continuando si restringe e si dilata; pur se agile ed intensa qua e là – appesantita? – s’è ispessita la scena e la vita, pur se veloce e snella. Un adattarsi alle improvvise esigenze? Forse al Tempo Continuato della Non-Mortalità.

Non si slunga la storia. Ovunque in agguato cospira l’andamento semplice e naturale, a sé richiama ed attira. Dal facile al semplice e dal semplice al facile: così, perfino sfiorando il banale. )

Domestico:- … Finalmente svanito è il tiranno. Morto o ad altro ridotto, da noi si dilegui e s’allontani. Poi quell’altro sistemeremo.

Scomposto s’è  ricomposto l’ambiente: del palazzo ripristinata la precedente scena.

( Tra fine ed inizio d’ « Atto », il cambio da diverso sipario traspare?… )

Niol   : - Affidami un singhiozzo, affettuoso Domes; caldo, sempre lo porterò con me.

Domestico:- Pure tu vai?

Niol   : - Sì.

Domestico:- Ed io?

Niol   : - Forse fai parte dei miei piani?

Domestico:- O tu dei miei?

Niol   : - Snidata la libertà, bisogna precederla o seguirla.

Domestico:- Snudata, inseguirla.

Domes:- Uno strale scoccato, da rincorrere per non farsi rincorrere.

Niol   : - Non un’assenza di strale?

Domestico:- Oppure mantenerla.

Domes:- O pienamente senz’altro viverla.

Domestico:- Comunque libertà!

Niol   : - Sì. Ma pure così non dolce, se non amara.

Domestico:- Anch’io sono libero di andare; ed andrò… Ancora turbata per la fine, non morte si può chiamare, di Lioni?

Niol   : - Non l’odiavo, l’amo – se pur l’ ho avversato per quel suo accanito modo d’essere. Quanta gente ha bussato alla sua porta.

Domes:- Tanto da risuolare le scarpe.

Niol   : - Non ho voglia di scherzare.

Domes:- Neanch’io.

Niol   : - Aiutare, deimmiserire chiunque; aiutare ed ancora salvare.

Domestico:- Lo avrebbero soffocato.

Niol   : - Tanto quanto il tuo padrone! Lo comprendi; ne sei degno. Non soffoca laggiù quella donna, col suo piccolo stretto al seno? Caparbia, li ha rinsecchiti l’attesa. Li ho guardati; li ho visti attentamente. Mi sono soffermata con loro mentre voi due lottavate – che grande cosa il vostro maschio scontro, per voi pativo! Come storpia la madre, il bimbo come sano. Entrambi bisognosi, di una carezza di Lioni. E se loro fosse stato aperto, permesso di entrare e qui salire, non avrebbe avuto la donna la forza di rizzarsi, di arrancare e, trascinandosi, fin qui giungere ad implorare. Semplicemente umana, miserevolmente umana; e debole.

Domestico:- Imbalsamarci nel ricordo di Lioni, partire, o restare qui a tentare l’ardua sua via?

Niol   : - Non t’importa di costoro. Preoccupato del tuo daffare  non hai né cuore né mente per gli umani travagli, per le semplici passioni; per le accorate tensioni di Niol. Quanto mi pare somigli al tuo padrone!

Domestico:- Padrone? L’ho vinto e allontanato. Semmai…ho un servo… Se non m’appartiene questo tuo preoccupato modo di sentire! Ma qui ancora legato me ne sto mio malgrado. Perché non mia sposa? Tu, mia tenera e dolce Niol?!

Domes si colpisce la faccia.

Niol   : - Più folle ed insensato di Lioni…

Domestico:- Non credo. Lo sai ciò che intendo, da tempo si ripete. È il tuo spirito che m’affascina.

Domes:- L’anima nasce col corpo; in esso non s’immette, nel corpo si forma e si sviluppa. All’unisono vive con esso, anche se un po’ stretta, e con esso è tutt’uno. Poi lo continua, quando il corpo si sfilaccia e muore. Se t’incanta la sua anima pure t’affascina il suo corpo.

Domestico:- Perché non mia sposa? Non ora, col tempo e di più.

Niol   : - E Lioni? Ancora caldo il suo ricordo e già mi spingi al tradimento? Per chi mi prendi?

Domestico:- Amo Lioni quanto te. Con lui m’identifico ed ogni sua cosa posseggo.

Si scosta Niol.

E quando mi stuzzichi per farlo ingelosire? Non t’importa se m’accaldi!

Niol   : - Niente più che uno sguardo – divertito e sincero, forse colpevole, ma non ignobile. Lioni non muore: non un’adultera sono io.

Niol che di Domes si fa scudo.

Di certo a te preferisco Domes che pure t’appartiene, più sensibile non mostra il tuo crudele comportamento.

Domestico:- E restare legati alla memoria d’un Lioni!? Abbiamo vinto, e completa dev’essere la nostra vittoria. Insieme abbiamo prevalso, insieme ne godremo. Uniti nel cuore e nella mente, insieme vivrà il nostro spirito.

Domes:- Impregnata del corpo, delle sue azioni e dei suoi pensieri, essi stessi suoi pensieri, continua l’anima come il corpo si è comportato – così ha appreso: bene o male, approssimativamente, discretamente bene o discretamente male, così così.

Domestico che s’infastidisce.

Educando il corpo s’educa l’anima, che da dove è giunta continua. Basta poco e ravvedersi per migliorarsi.

Domestico:- Comincia ad infastidirmi questo tuo assiduo filosofare.

Domes:- Prima ti piaceva.

Domestico:- Ora quasi non più. Perché non t’apparti?

Un po’ in disparte

Da maschi: sgombrami il campo.

Niol   : - Quanti segreti! Stammi vicino,…Domes.

Domestico:- M’ingelosirò di me stesso?… A che ti serve questo piccolo scudo? Non puoi sottrarti ai miei assalti, se insisto. E tu non ti vergogni in questo ruolo?

Niol   : - Il più sensato – che ha da vergognarsi?

Domestico:- Quanto volubile l’animo di Niol: usa e strizza chi le pare.

Niol   : - Ignobile non m’appartieni.

Domestico:- Altezzosa disdici. Mi stuzzichi e ti ritrai; in te m’innesti e mi solleciti ad una contrastante sequela di sogni, poi il tutto stravolgi: mi usi.

Niol : - Senti,  mio  Domes? Tu  credi  veramente al suo modo leale d’essere sincero?

Domestico:- Lo deve, mi conosce e m’appartiene. Sottraiti dal suo fianco, Domes, e al mio assommati. Una tigre in agguato, Niol.

Niol   : - Tu il Leone…

Domestico:- Una cagna…annuserebbe nell’aria la mano amica…

Niol   : - Un verme…con me saprebbe come volare…

Domestico:- Piena di frecce la faretra di Niol. Ispida ha più aculei del riccio. Forse è bene che vada; che abbandoni per sempre queste patrie paterne mura materne.

Eppur si fa bella. Intanto chissà se non gioca col topo? Da lei sottraiti ancora che lo puoi; l’inganno affligge le sue mani e truccando ti farà credere perfino d’allungare. A me riaccostati, mi ci vuole un compagno tra tanta e tetra solitudine.

Domes:- …

Domestico:- Forse ti staccheresti da me  che ti ho generato? Uno dev’essere il…l’Umano; non un caotico miscuglio di frammenti. T’allei a chi mi scaccia e non mi vuole; che prima m’alletta, poi lontano mi proietta? Ma schi, un intimo patto ci vincoli. A me unisciti e persevera.

Domes insicuro gli s’accosta.

Niol   : - E così t’attira, pian piano al sé t’avvicina; poi in sé ti riingloba.

Solo perché da lui hai preso forma, a lui ti prostri e t’avvicini; lo sostieni nel suo divenuto ignobile modo di trattare. Veramente hai capito il fondo della proposta che mi ha fatto?

Domes:- …

Niol   : - Morto Lioni, qual è il suo scopo – se realmente c’è uno scopo? Noto che non t’accorgi che t’intriga; che ti usa e di te forse si serve per vendetta, per punire Niol che lo rifiuta.

Domes:- …

Niol  : - Piccolo  e  servo:  te  ne  avvedi?  Così, mi pare, si pone; del tuo modo d’essere, questo, forse, il concetto che in Lui si fa strada.

Domes:- …

Niol   :- Ed io che di te ho soppesato l’eccellenza mentale, il gusto appropriato delle scelte; che in altra veste t’ ho veduto; da pari, ugualmente alto, nel sentire; da amare come l’antecedente Domo, per suo modo paziente, il precedente Domestico, di prima compagno di bene. Dove pulsa il riscatto se peggio degli insigni? Ora pure Domestico vacilla  nelle  scelte. Perché non pure Lui un Insigne? E tu?…A stargli dietro. Io sola.

Ed ancora un Nulla che accade, si frantuma, che ripetutamente si modifica  regalandoci il ruolo apparente di una storia.

Può realmente Domes staccarsi dallo sguardo profondo di Niol? Evidente: ne sente il richiamo, mentre Domestico sottilmente a sé lo lega. Vacilla, Domes; annota il suo slancio contratto; osserva: già il passo solleva – la mente quasi tocca la meta – candente lo sguardo, il gesto del ciglio, la mano già in moto: appattarsi? Appartarsi o restare?…Con chi intensamente legare? Per conto suo s’allontana.

Voce di Lioni:- In silenzio s’associa e si dissocia.

Non udita la voce di Lioni; forse da Domes percepita o intuita. Amore per la tresca? Forse – pensa l’attento giullare. O non ordisce Niol né Domestico affina una trappola. Solo un dubbio…quella solita dannata pulce. Tocca, Domes pensoso, osserva qualcuno dei pezzi di Figura.

Domes:- Quest’anima del mondo che organizza, costruisce, pianifica per mettere su piedi una struttura che le permetta di raggiungere una sempre maggiore coscienza di sé. Prova tante vie, alcune le lascia, che crescono poi per conto loro. Ma che necessità ha – quest’anima del mondo – di rag giungere col corpo la coscienza se, per pianificare ed edificare, di sé già occorre coscienza?

Ha rese stridule quest’ultime parole, un po’ invaso dalla vista di quei pezzi d’un tratto brulicanti in moto.

Uniti Domestico e Niol.

Ed ancora più comico con più alterato tono Domes:

Ripenso al corpo come tuta scafandro dell’anima…

La scienza?…È la messa in scena dell’animo.

Ridiscena Lioni. Cinicamente sarcastico? Vortice accanto.

Lioni : - Un Lioni, un Servo e Niol. Si ripete il terzetto. Non rilasciammo qui la storia? Mi pare si ripeta.

Lascia, Domes, che io riprenda il mio posto e Domestico che al suo ritorni.

Domes gioioso gli si slancia ma s’arresta.

Stupiti?

Niol   : - …

Domestico:- …

Lioni : - …

Un vento ed una fiamma, complice la foglia: avrei potuto ardere, bruciarvi, ed incenerire il mondo.

Credevate facile sconfiggere Lioni?

A Vortice

Forse l’ hanno inteso veramente; tangibile hanno afferrato l’efferato loro sogno…

O, forse, solo uno di quei sogni che vi tartassano. Tu - mio Vortice – o Io a seminare gli intimi pensieri degli estrapolati; la Foglia o altre Cose; il Fuoco? Svanito Lioni, s’affollano i vostri sogni costretti, si spingono, sgomitano ed avanzano le vostre pulsioni, tra essi qualcuno lentamente emerge e tra essi qualcuno o l’uno prevarrà.

Domes:- Succede: quando ad un altro qualcuno s’oppone – a torto o a diritto – si svolgono i contrasti. E se quegli - sconfitto o esacerbato, o per altro motivo palese o nascosto – cederà, il suo posto lasciato vuoto a lungo vacuo non resta: un altro, forse prima silenzioso, il posto ne assorbe e ad opporsi fa suo.

Lioni : - Però calmati: devo concludere questa storia.

State bene così vicini; veramente un’ottima coppia.

Bravi e di più.

…Se non emergono le contrastanti spinte. Uniti vi ritrovo, fra poco in un amplesso.

Niol   : - Usi il fuoco con la mano di un bambino.

Lioni : - Incenerirti dovrei, altro che libertà. Appena qualche tiepida lacrima per il Lioni morente e poi ancora all’opera, nuovamente ad inseguire il tuo scopo e la bugiarda libertà.

Niol   : - …

Domestico:- Che ne hai fatto degli altri?

Lioni : - Li ho mangiati; in succulenti vivande li ho imbanditi.

I figli tornano sempre al padre – Non così, Domes?…Per ucciderlo?…

…Morire per mano di Augusto o di chi altro da me illuso alla vita…

Piccolo Domes…che piccolo Domes!…Augusto emerge ed io ne perdo l’aspetto, in me decade la forza del guerriero; in me si scioglie ogni altra forza e qualità all’apparire d’ogni altra forma; e debole e miserrimo, morire ricurvo su me stesso…Una storia per giocare sul nulla. In me ho come umano milioni di miliardi di quelle cellule e come divino, infinite.

A me ritornate mie nature disperse. Non utili regalie questi piccoli frammenti. Il dio non si frantuma. Tornano sempre al padre i figli, a Sé poi il dio li richiama.

Chi di qua, chi di là ritornano i contrastanti caratteri – ubbidienti, volendo o trascinati. È Lioni che li richiama, li attira, a sé li vortica. Giunture, isolate forme, possibili vite non espresse, frantumi di copie, realmente vive o apparenti, che Lioni a sé rivuole.

E Vortice divertito che in sé si trastulla e balla.

Si ricompone Figura.

Un volto ed un’apparenza; una reale vita irreale ho elargito a queste cellule – diversi dai miei. Dei caratteri ho ingrandito…Ma è questo un mio volere. Da ogni mio piccolo, finitimo frammento può nascere un Lioni, un’identica copia di me stesso – se voglio.

Che storia imponente! E quanto raccontata con tono veritiero.

Non vi giova certo la vita, e certamente non l’avrai roboante Augusto – quanto gli altri traditore di te stesso; e voi confusamente insieme Meil e Foemeil – dolci, sobri ed eleganti, malvagi o forse no; né altri né tu l’avrai Figura che mastichi pensieri: in te si ricicla ogni mia ansia primaria. Così per quanti da me ho divelto ed esternato. Finzione! Un infido ma divertente raggiro. È l’ora del rientro; a me tornate.

Irreali, così docilmente faranno.

Domes:- Sta per sbattere la mia ora?…

Forse, spaurita sta per cozzare contro lo spigolo finale.

Le braccia solleva, Lioni: potente a sé li richiama. Ma non docile ovunque s’aggrappa il popolo degli estrapolati; poi, indocile, l’uno su l’altro s’avventa, con gesto deciso l’un l’altro s’uccide. Tragica la sua voce, volutamente si riscompone          Figura: si frantuma.

Ancora in vita Meil e Foemeil, si toccano, si guardano.

Lioni : - Rischiano sempre d’incontrarsi, quei due.

Con gesto possente li unisce, al bacio li spinge. S’oppongono i due – chissà perché? Al bacio o abbraccio in uno si fondono.

Ridicole dimostrazioni di vita – anch’esse futili, fittizi o reali.

Se volete in me rientrate o se no svanite.

Nel buio si sperdono. O Lioni li assorbe.

Comunque senza suo danno li ha fatti sparire.

Vortice intorno s’allontana: esce di scena.

Domestico:- Nuovamente in tre.

Lioni : - Quattro.

Domes:- No…No…Tre. Piccolo e basso in tutto: non conto.

Lioni : - Ancora in quattro.

Domes:- Tre e mezzo: così diciamo. Ma tranquilli e comodi fate pure il vostro conto come se io non ci fossi. In disparte, disperso tra i miei sogni, un oggetto…Non avrò sensi.

Lioni : - In tre…Di cui due contro uno.

Domestico:- Non uno contro due?

Niol   : - Due…contro uno.

Domestico:- Due contro uno.

Niol   : - Ma che vuoi, cuore di pietra! Più felino del gatto, crudele giochi con noi in assenza del topo.

Lioni : - Ha i suoi ben validi motivi il gatto…Ma, quanto tu brava nel giudizio…

Niol  : - E che dimostrano queste tue variabili esecuzioni? Giochi con chi ti ama; gli tagli il cuore, atrocemente lo svelli e poi…rieccoti qua – fulgido e vivo, morto da scena. Come restare innamorata di un folle infingardo?!

Lioni :- Intanto tra una lacrima ed un’altra, qui si gioca sul palcoscenico dell’amore, ci si prepara per usurpare il mio posto e a dividervi le mie non toccabili spoglie – non certo ad onorarne il ricordo.

Niol   : - Su me non hai da ridire…Chiedilo a Domestico.

Domestico:- Volevo sposare la tua sposa.

Lioni : - …

Niol   : - Almeno sincero…Già meglio.

Domestico:- Già pronta bene sgusci e ti ripari.

Lioni : - Mi stanca questo vostro loquacissimo ciarlare.

Niol   : - Su te tutta l’attenzione.

Lioni : - Di che vuoi si parli?

Niol   : - Di noi. Per finire di questa nostra interminabile vicenda.

Lioni : - Siete liberi, no? Domestico si è espanso ed ha vinto la battaglia.

Niol   : - Oh che battaglia!

Lioni : - Zeppa d’intrighi e divertente.

Niol   : - A tuo modo divertente.

Lioni : - Comica.

Domestico:- Mi fa impazzire dal ridere.

Niol  : - Che essere inconsueto! Uno studiato dosaggio di buono e di malvagio. Fi glio del miele o del fiele?

Lioni : - Mio Padre il Bene e il Male.

Domestico:- Ma tu realmente ami Niol?

Lioni : - Sì. Ma mi brucia questo corpo, questa coordinata espansione di pensiero.

Domes:- Un prolungarsi del cervello, che serve a dare mani e piedi in moto, presa e più sensi alla mente – una prolungata utile ed utilizzabile escrescenza del cervello? – esso stesso cervello e parte della mente.

Niol   : - A me piace questo toccarmi, questa mia carne; questa esile provocante semplicità.

Domestico:- Questo ritmico pulsare nelle vene.

Lioni : - Insieme, vi.

Niol   : - Non vola la tua mente – lanciata come instancabile strale?

Domestico:- Intenta a squarciare gli abissi ripudia perfino l’arco che la proietta.

Lioni : - O non già in volo prima dell’arco o della faretra o del lancio del dito che l’impugna?

Niol   : - Soltanto per mete grandi concorri, per gli eccelsi modi di sentire.

Domestico:- Più alti dello stesso amore?

Lioni : - Orpelli gli altri possibili sentimenti.

Domestico:- E tu che ti rifiuti e piangi!

Niol   : - Comunque problemi del mio cuore…per vincerli o stranirne.

Domestico:- Per risolverli in mio favore. Da poco ancora compagna, insieme per affrontare questa ennesima riscossa, a me riunisciti. Caparbiamente umani, uniti al meglio ci ribatteremo.

Niol   : - Anche tu invaso dalla mia carne?

Domestico:- Perfino il mio corpo ti offro.

Niol   : - A peso lo vendi?

Domestico:- Appeso a questo tuo laccio di fuoco rovente.

Niol   : - Mi scotto e ti brucio. Un imperdonabile disastro.

Lioni ventila: attenua almeno questi miei calori.

Domestico:- …non mi vuoi.

Niol   : - No.

Domestico:- ..!?..

Niol   : - Non così. Sto con Lioni.

Lioni : - Un po’ riduttivo…Comunque dici che mi ami?

Domestico:- Non preferivi le fragili dita di un Domestico?

Niol   : - Di Lioni sono in sposa.

Domestico:- Ma ha dita solo piene di vento!

Niol   : - Adoro il Lioni.

Lioni : - Bene.

Niol   : - Ma consueto mi piace.

Domestico:- Meglio.

Domes:- È un gioco? È la vita..?..

Forse un punto d’incontro tra il tangibile spirito e l’impalpabile materia.

Lioni : - Zitto, Domes che ti contraddici.

Niol   : - Bravo.

Domes:- Normale, se non mi ripiglia il gusto del grande e dell’infinitesimale.

Lioni : - Tre e mezzo…

Domes:- …

Domestico:- Una pedina che gira su una giostra. Non sei che questo, Niol.

Lioni : - Riincurvati dannato inserviente.

Domestico:- Non sono così elastico.

Niol   : - E tu chinati per amore.

Domestico:- No.

Niol   : - Più ratto del ratto, crudele giochi, in assenza del gatto. Come vedi ben ti sta il tuo padrone.

Domestico:- A contatto col divino alla sua vita si partecipa e se ne apprendono i trucchi.

Lioni : - Andiamo, Niol. Abbandoniamo questi al suo destino.

Niol   : - No. Neanche a questo…sì.

Domestico:- Rido o piango?

Lioni : - Piango o rido?

Niol   : - Di entrambi me ne…irrido.

Domestico:- Ci stiamo impoverendo.

Lioni : - Troppo da tempo insieme a questi. Dobbiamo appartarci, riunirci in un soffice letto.

Niol   : - …

Lioni : - Sei la mia sposa e mi devi soddisfare.

Niol   : - Non voglio.

Lioni : - Un gioco che duri nel tempo.

Niol   : - No; con te non gioco.

Lioni : - E con chi stai allora?

Niol   : - Se fai così preferisco Domestico.

Domestico:- Così io non gioco…

Domes:- Padroni vi prego.

Lioni : - Ridammi la mia…Niol.

Domestico:- Perché non te la tieni? Preferisco la… merenda.

Domes:- Vi prego…

Lioni : - Io valgo di più.

Niol   : - No, io.

Domestico:- Io.

Domes:- …Resistete e finitela.

Mentre i tre…

Domes:- È questo l’altro volto dei grandi, dei saggi e degli dei?…Inaffermabi le…O il lato inverso di che cosa?…E così d’un tratto che ancora di più non vi capisco…Astuzie guidate? O casuali?…Il non utile aspetto dell’inutile vita?…O l’apparente aspetto povero dell’apparente grande vita?…Endemico un male?…La Coscienza e l’Incoscienza, il Sapere e l’Ignoranza?…Il piccolo e l’immenso; il Pro e il suo Contro?…Tutto e il suo contrario?…Vi comprendo?…

Lioni : - Vieni via con me.

Niol   : - No.

Domestico:- Lasciala.

Lioni : - M’appartiene.

Niol   : - Allora prendimi tu per mano, Domestico.

Lioni : - E vattene…

Quindi in sé racchiusi i tre si bloccano.

Domes:- Vi prego…Ancora rinsavite…In voi sprofondate alla ricerca dei dati.

In ogni cellula, nelle vostre invisibili fila vi sarà tutta scritta la storia del mondo e dell’umano – come racchiusa in un’immensa piccolissima biblioteca. Bisogna leggerne i volumi e ricercare il libro, perfino gli appunti di partenza.

Lioni : - Ssss!…

Domes:- Così state facendo?…

Niol   : - Così farò.

Domestico:- Si rincuora la mente. Lenta ritorna l’ansia degli stimoli. Il corpo si rinfranca.

Domes:- Più perfetta è la macchina, migliore è il risultato: l’anima si esprime meglio.

Niol quasi s’abbraccia con Domestico.

Domestico:- Niente sesso. Il tuo pugno nel cavo della mia mano, la mia mano nel cavo del tuo pugno. Sento tutte le tue ansie, a te m’unisco e te libero. In me ti rilasci ed io in te.

Niol   : - Se non tu stavolta Lioni…

Domestico:- L’amore non slaccia le catene? Vai; prima che Lioni si riprenda. Anco   

ra una volta sono riuscito a liberarti. Torna quando vuoi.

Niol   : - In un dovunque dispersa, sola me ne andrò da qualche parte tornerò…Ma qual era il tuo piano?

Domestico:- Più non importa.

E il tuo?

Debole risata di Niol.

Riapparso è quel velo. Rischizza da dentro, dal capo di Niol: l’antica veletta che s’alza, verso l’alta vetrata – policroma o no – lesta s’invola; resta immobile Cara.

Ma non entrambi libera quest’amore. Dai lacci non…

Grida “Niol” Domestico, levando il suo braccio; Lioni “Cara”, il suo levando. Sbatte l’imposta, il velo pesta. Grido di Niol. Lioni che accorre alla finestra.

Di nuovo solo Lioni? L’amato velo coglie a sé lo stringe e bacia.

Lioni : - Con il mio cuore come morta. Non ti vedo mia dolce anima. Hai morso e strappato questo mio battente centro di vitae d’energia. E ancora Lioni più solo. Più solo, Lioni? Che solo, se tra tanta innumerevole compagnia, dentro e fuori mi circonda; se ovunque si spinge e s’accompagna Lioni il Domo, Lioni il Domestico.

È l’ora delle consegne; dell’altalenante variante trapasso?

Dalle mani gli sfugge la veletta, fluttua, sulla spalla di Domestico si posa.

Può piangere un dio? Se la rabbia di dentro lo spinge? Lo può se lo vuole – dannata Niol, insensata femmina testarda e dispettosa. Vattene se non vuoi che col mio fuoco infiammi ogni filo della tua trina.

Fugge Niol. Lioni che accorre alla finestra.

In un ovunque velato disperditi; al ritmo vibrato di quei rintocchi mischiati – campanacci o campane?; così, tra gli armenti, tra il gregge degli umani o al suolo dondolando posati. Va via.

Subito rientra, spalle alla finestra.

Maledetta Niol! Ancora là quella donna con quel figlio tra le braccia. Per ché non li distruggo?

Domestico:- Non proprio così Niol da andare via.

A Cara che afona piange Domestico con la mano asciuga silenziose le lacrime.

Ancora un alito di Niol.

Lioni : - E sia. Ormai  è  tutto così semplice e familiare qua…Esaudiremo la pres sante presenza di quella donna. Ci circonderemo di futili umane richieste, ce ne riempiremo. Così, per la felicità di una Niol che ci ha lasciato.

Domes.

Domes:- Sempre lesto e pronto al comando.

Lioni : - Dille di salire.

Domes alla finestra.

Domes:- Donna…Donna.

Lioni : - Vedremo come al meglio usare questa residua mia forza.

Domes:- Donna…Non mi sente. Hanno qualcosa di simpatico quei due.

Lioni : - Scendi ed invitala a salire.

Esegue Domes che si compiace, mentre Lioni si circonda di specchi.

Su tutti si riflette.

Tutto  a  me  simile. Hanno  tutti  il  mio  volto  i  personaggi  di  questa storia. Sul tutto emergo ed incontrastato regno.

Rientra Domes.

Domes:- Affascinante il segno del destino. Alzando gli occhi mi ha fissato smuovendomi dentro il sangue e le viscere.

Domestico:- Così pietosa?…

Lioni : - Bella o brutta?…

Domes:- Così Niol!

Lioni alla finestra.

La madre è simile a Niol anche se più provata e dimessa. E dice ancora che vi ama e che conosce di voi quanto da ognuno ed ogni cosa ventilato.

Lioni : - La spingo via dal cuore e dalla mente e mi rientra dentro dai pori! Dille che per loro ogni minima richiesta sarà esaudita. Di grandi cose li elargirò. Che vuole?

Straride Domes.

Domes:- Un piatto…Tutto ciò che desidera dopo tanta attesa…Dice d’aver dimenticato perfino il novero delle sue richieste…e che ora s’accontente rebbe d’un piatto…che delle tante proposte di vita l’attesa ne ha fiaccato l’intensità e il ricordo…Di tanto si dice di qua dentro che ha confuso in sé il gusto di ogni possibile richiesta…Ma che una le è rimasta o nata…Profumati e succulenti magari ancora dal gusto saltellante, con pasta o a zuppa…insaporita da indicati condimenti…Questo ha chiesto…In questo, infine, si condensa lo spettro dell’intera sua presen za?…Teneri e freschi…Fagioli teneri e freschi…Un semplice piatto dalle tue cucine…E tutto il resto che non ha richiesto.

Pure Domestico ride di cuore.

Lioni : - Entrambi risanati ed una montagna di legumi.

Domestico:- Necessariamente eclatante?! Giova ancora questo dio?

Lioni : - Tutto questo e quanto non richiesto. È utile il tuo Signore, Domes.

Domestico:- Tutto questo e quanto non richiesto. Lunga vita, gloria, beni e salu te.Va premiata questa volta l’umiltà e la costanza. Ovunque cospira e vince, se tu distratto, l’andamento semplice e naturale.

Ancora un Lioni è apparso, disposto accanto al primo – d’un tratto o lentamente, uno specchio?, scoperto come tu vuoi – mentre nel buio si dileguano i circostanti vetri.

Invisibile, ma evidente, un sofferto scontro si sottende tra i due: leggermente piega Lioni.

Utile quanto me? Allora tu come me!

Lioni : - Perfino uno specchio sa essere la mente? Bifronte diresti, di certo non usuale; veloce a ruotare sul suo asse, luccicante a riflettere ogni cosa, assorbe e registra, il tutto elabora. E mentre gira,

Detto moto imprime

l’Universo porta in Dentro ed al Fuori riflette il Dentro. Ruota lo scambio dei ruoli. Da un nulla sconfitto hai vinto.

Domestico:- Meraviglioso l’Universo e il Cosmo della Mente…Se nella Mente tu inglobi ogni cosa, ogni cosa tu tieni. Se dalla memoria l’estraggo, poi l’accosto come credo e tra di esse – immobili o mobili, se voglio – mi muovo, io vivo una mia storia – reale dentro, così come la creo: così per te o me; antico io nuovo personaggio. Prima riemerso ho raggiunto il premio, ancora la sommità del gioco;  ancora io prima che tu: del tutto ora possiedo l’assommata forza e la coscienza.

Lioni : - Su una giostra, alla prossima Corsa!

Mi segui Domes?

Domes:- Mi dispiace mio Signore. Ho qualcos’altro da rispettare.

Lioni : - Hai vinto? Ma io mi ripeto: ancora.

Sale lenta e solenne, mentre con Lioni Cara dispare, l’antica e tenera transdotta ninna nanna:

“Lalla, lalla aut dormi aut lacte :

 nisi lactes, dormi, dormi.

Longe rubent dulcia poma,

cadunt lilia, surgunt rosae,

stellae in coelo sunt radiosae…

stertit…ridet…subter coma…

sensit poma.”

Nello specchio - o lì presso – vedi Lioni ovunque o al suo scrittoio. Al fianco la dimessa Niol. Un bimbo, o una bimba, gli gioca di fronte: poi da cui escono luci.

Alza il gesto Domestico: eccetto Lioni il resto dispare. Entrambi più Domes in prospettico equilibrio. Coatto il Lioni che restio in Domestico trascinato si dilegua, in unità s’assomma. S’alza tenue il vento tra sprizzi luminosi d’energia. Silente la stanza.

Domes:- Il divino si compiace nell’umano ed in esso si rinnova e prende forza.

Ora accade che Lioni è Domestico e che Domestico è Lioni?

Domestico:- Ora io stavolta, Lioni…Lioni il Domo, Lioni il Domestico.

Domes:- E non ostenti la tua forza?

Domestico:- Ancora non occorre - se veramente occorre, e per necessità.

Domes:- L’importante è capire. Capire aiuta a guarire?

Domestico:- Come vedi questa volta dio?

Domes:- Come un ovunque infinito non-corpo che penetra tutte le cose e con ogni piccolo frammento si tocca. Ovunque s’espande il dio; invisibile ogni posto occupa. Così, non visto, col tutto ed ogni cosa si tocca e – se interviene – nel punto necessario, nascosta, sprizza luminosa la sua forza: così agisce, fortifica e sana.

Comunque mi muovo, mi muovo immerso in Dio.

Domestico:- E l’umano?

Domes:- Un’invisibile alga?

Domestico:- Sei utile quanto lo sciame o il pulviscolo del mare!

Quest’umano, piccolo e miserabile, innamorato di Dio.

Vieni; è il momento di svanire. È giunta l’ora che tu rientri in me, Domes. Non ha senso che tu viva senza il resto che t’appartiene. E di te io mi glorio. Avrai modo di ritornare, di venire a riprendere una boccata d’aria…In una nuova diversa storia o similare. Con me vivo, non svanirai…

Fagioli…E tu blateri di mente e di spirito, di anima e di corpo…

Domes:- Il bruco che ha in sé la farfalla è diverso dal suo essere farfalla?

Domestico:- Sempre pronto il mio dolce e caro Domes. Con umiltà ti prego di rientrare.

Ribatte sui vetri Niol: come veletta – per quanto ancora in quella forma? – a sé li chiama.

Riuniti? E riconciliati. Anche noi. Un tutt’uno? Usiamoci a fondo. Ancora un tuffo nelle corpose leggere duttili rincollanti semplicità. Avanti  nel  più  complesso  e  profondo da rendere ancora semplice e naturale. Da precedenti a nuove storie da rivivere e inventare: così piccole e grandi.

Dispaiono.

“ Lalla, lalla, aut dormi aut lacte:

  nisi lactes, dormi,dormi. «

Nel buio mutata è la scena.

Un quadro, strusciando sul muro, verticalmente riprende il suo posto: a terra si posa. La fiamma ancora un po’ s’accende e si riduce. In concatenate rientranze non pesanti librerie; e quadri e lumi e…Un respiro che non riempie la stanza: poi si placa. Domestico-Lioni un po’ allungato sulla sua sedia poltrona; opposto, la mano a stringere la maniglia, Lioni-Domestico apre la porta e…

Voci di Lioni, Domestico:- Se prima o dopo, chissà quando, morì.

Mio padre.

L’udii ma non l’ascoltai. Mio Padre. Il Bene, il Male…il mio Materna Padre, Me Stesso o Parte di Me Stesso: Il Bene, il Male…Mio Padre…Il Pro e il suo Contro, il Così e Non Così, l’Uno nell’Altro…L’uno e l’altro sesso, Positivo e Negativo, Una forza e il suo contrario, l’Opposto e il Similare,…Non stabili: così che l’Uno nell’Altro travasa e si riversa. Poi di tutto l’Unità. Così e Non Così?      

Voci di Domestico, Lioni, e Niol:- Comunque ad Altro…

I visi si confondono, già confuse le vesti – pur’essi dispaiono.

E la polvere – non troppa, in verità.

Ancora il silenzio, e quel magico vuoto.

Rotola al centro un batuffolo. S’espande, s’ingrossa.

Tanti dall’Uno o l’Uno dai Tanti?

S’alza il vento; leggero un breve vortice; scricchiolii; poi il batuffolo che scoppia. In polvere ovunque si deposita. Un concertato rincorrersi di rumori lievi e scricchiolii: quasi armonico un suono.

Voce   : - Ma chi erano?

La Polvere che palpita…:- Mah! Forse è l’aria stessa che li produce.

Leggere tinnanti risatule.

O se, accessibile o rivelata, la natura stessa fosse il Dio, non sarebbe anch’essa una possibile certezza, garanzia d’un sopravvivere al tacito irrespirare della morte? Se dalla natura emerge la coscienza, se per intricate vie s’erge la vivida intelligenza, perché dubitare?

Zeppa d’invisibili canali – trasparenti, forse – fluida accorre la natura a nuove prove, celatamente si sottende e si trasforma, alta trapassa questo stato; inventando, si mantiene.

“ In girum imus nocte et consumimur igni ”

Da che lingua o da che mondo comunque nell’aria non udita riecheggia e si mantiene: una frase. Anch’essa uno dei canali?

“ In girum imus nocte et consumimur igni. ”

“ In giro andiamo di notte e siamo consumati dal fuoco.”

Umani Demoni o Dii?

O se anch’essa prova d’una vita che non muore, che preesiste esiste e ci sorpassa perché anche così dolerci, perché trafiggerci strapparci ed ancora dubitare?

Ci riconfonde l’ansia del vivere. Ci riconfonde il corso della vita? Di carne ed “umani”: forse così per essere. O forse così per essere anima? Di carne ed  “umani”. Ruotano ancora i canali del mondo, per noi si mischiano e ci confondono.

Ma non si smorza l’ansia del fiore.

Il sole imprime ancora il suo bacio alla luna e la notte risplende.

“ .!?

All’Uno, a vele irto, otri eleva - o nulla.!? ”

All’unus…su nulla?

E l’ansia ci ritocca, ci raggruma e ci riprende.

Perché vivere e vivere con ansia?

Perché vivere con ansia la precarietà?

E  se non tale, pesa inutilmente l’ erodere del pianto.    

 

FINE

Lioni   Niol     Domestico      Domes

Domestico Lioni

Domestico

Domestico

Domestico  Lioni   Niol Domes

Domestico   Lioni  Niol  Domes

Domestico  Lioni Niol Domes

Domestico  Lioni  Niol  Domes

Domestico  lioni niol domes

Domesticolioniniol domes

Domesticolioni niol domes

Domestico

Lioni

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