Lj gran a porto gran-e

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Ij gran a pòrto gran-e!                                                                                                                                          Atto 1°

Ij gran

a pòrto gran-e

Commedia in due atti di TREMAGI

Posizione SIAE n° 103597

Ernesto Ceresa

Ludovica, soa fomna

Rinuccia, sorela ‘d Ludovica

Renzo Frola, marì ‘d Rinuccia

Leopoldo Bergna, pare ‘d Ludovica e Rinuccia

Lussìa Bergna, mare ‘d Ludovica e Rinuccia

Mirella, amisa ‘d famija

Romeo, taxista

Anna Fioroni, ispettrice di polizia

Silvia Persico, maresciallo dei carabinieri

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Ij gran a pòrto gran-e!                                                                                                                                          Atto 1°

L'azione si svolge, in tempo reale, nella casa dei coniugi Ceresa. È una sera d'inverno.

La scena rappresenta il soggiorno di una famiglia di classe media. È una grande stanza con quattro porte: l'entrata dall’esterno, una porta che conduce in cucina, una che verosimilmente porta alla camera da letto ed una verso la sala da pranzo. La stanza è in ordine, i mobili sono confortevolmente "vissuti". Davanti al divano c'è un tavolo da tè, dietro un mobile con bottiglie di liquore. Addossato al muro un mobile con il telefono e le Pagine Gialle.

ATTO PRIMO

Scena I

(Ludovica, Ernesto)

Ludovica è agitata perché è la sera del compleanno di Ernesto, stanno per arrivare gli invitati e lui non c’è ancora. Ernesto rientra stralunato con in testa due sole cose: trovare subito un aereo per fuggire il più lontano possibile e chiamare un taxi per portarlo in fretta a Caselle. Ludovica non capisce ed ha solo un pensiero fisso: fare la cena di compleanno. Ernesto le spiega che deve fuggire perché probabilmente ha scambiato la valigetta 24 ore ed ora ha 1.250.000 euro in contanti, probabilmente frutto di qualche losco affare. Ernesto le racconta di aver tardato perché è andato in un bar a contare per ben tre volte il malloppo seduto sulla tazza del bagno. Ludovica ha paura e non vuole andare via; le piace la sua vita, la sua famiglia… e vuole festeggiare il compleanno.

All'apertura del sipario le luci sono accese. La scena è vuota. La radio è accesa e continua a suonare in sottofondo la musica iniziale.

Dopo un momento, compare Ludovica, che arriva dalla cucina. Indossa un abito carino, sobriamente elegante, sul quale porta un grembiule da cucina con pettorina. Passa tenendo tra le mani un vassoio con bicchieri o roba del genere. Attraversa il soggiorno, va in sala da pranzo e torna, con fare indaffarato e senza vassoio, nel soggiorno. Guarda l'orologio poi s'affretta verso la porta d'entrata, l'apre, scruta a destra e a sinistra, delusa richiude la porta, corre in cucina dalla quale esce dopo poco, portando un'insalatiera e un cucchiaio di legno. Le pare d'aver sentito un rumore, corre alla porta d'entrata, l'apre e riscruta a destra e sinistra. Richiude la porta, ricontrolla l'ora.

Ludovica: Ma ‘ndoa ch’a l’è finì, chiel-là? (Se ne va in cucina dalla quale torna portando una coppa di noccioline e una bottiglia di spumante; posa la coppa sul tavolino, spegne la radio e porta la bottiglia in cucina)

Si apre la porta d'entrata e appare Ernesto Ceresa in completo e cravatta. Porta una valigetta da ufficio. Ha il fiatone e sembra stordito. Resta nel riquadro della porta.

Ludovica arriva dalla cucina con un vassoio sul quale sono posti piatti e posate. Non vede Ernesto e tira dritto verso la sala da pranzo.

Ernesto, sempre stordito, chiude la porta dietro di sé, va verso il divano, si siede posando la 24 ore a terra.

Ludovica: (Rientra, va verso la porta d'entrata, l'apre, guarda fuori a destra e a sinistra e poi controlla

l'ora; tra sé) Col disgrassià...

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Ernesto, mentalmente assente, non si accorge di lei. Ludovica chiude la porta d'entrata e si avvia verso la cucina, vedendo Ernesto all’improvviso. I due sobbalzano.

Ludovica: (di soprassalto) Ah!

Ernesto: (Portandosi una mano al petto) Uéila!...

Ludovica: Ernesto, it am fase pijé ‘n colp! Ma ‘ndoa ch’it j’ere andate a fiché? (Lui la osserva come inebetito) It sesan ritard ëd n’ora!A saran sì da ‘n moment a l’àutr… (Ernesto continua a guardarla come se non la vedesse) Òhi! A j’è quaidun lì ‘ndrinta? (Gli bussa delicatamente sul cranio) È la cena del tuo compleanno! (Ernesto, assente, osserva la valigetta) Perchéit l’has nentelefonà per dì ch’it tardave?... (Attende inutilmente risposta) Avevi da fare in ufficio?... Il tram ha forato, per caso? (Ernesto la guarda di nuovo) Ma… It l’has vist un fantasma?... Ernesto!...

Disme quaicòsa!...

Ernesto: Le Pagine Gialle.

Ludovica: Còsa?

Ernesto: (Si riscuote) Le Pagine Gialle! (corre al tavolino e prende le Pagine Gialle)

Ludovica: A còsa ‘t servo le Pagine Gialle, adess?

Ernesto: (sfogliando l'elenco) Agenzie di viaggio... (Guardando rapidamente l’orologio) Bòja spinass… ormai a saran sarà a st'ora... (cerca nervosamente)

Ludovica: (preoccupata) Sei stato coinvolto in un incidente?

Ernesto: (leggendo) Linee aeree... Air France, Alitalia, American Airlines, British Airways... British Airways! (prende il telefono e compone il numero che copia dall’elenco)

Ludovica: Ma perché it veule telefoné a la Britih Airways? (lui non risponde, indaffarato nel suo compito) Ernesto, j’anvità a son ancamin ch’a rivo... A ven-o per sin-a… È il tuo compleanno…

Ernesto: (al telefono) Buongiorno. Vorrei prenotare due posti per uno dei vostri voli.

Ludovica: “Per uno dei vostri voli”?

Ernesto: (al telefono) Sì, per questa sera.

Ludovica: Còsa?

Ernesto: (al telefono) Ah, non importa. Qualsiasi destinazione.

Ludovica: Ernesto!

Ernesto: (al telefono) No, no… Ha capito benissimo. Dovunque. O almeno per qualsiasi posto per cui

non occorrano visti o vaccinazioni. Faccia lei: Polonia, Cina, Perù...

Ludovica: Ma còs it ses ancamin ch’it fase? I l’oma ‘d gent a sin-a!…

Ernesto: (al telefono) L'ora ‘d partensa? Ehm… Scusi un attimo. (rivolto a Ludovica) Vaire ch’ij butoma a

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‘ndé a Caséle?

Ludovica: Ma… it l’has beivù?

Ernesto: Sì. (riprende) Con un taxi… (controlla l’orologio) A l’è ses e mesa…

Ludovica: (Spazientita) Buta giù ‘s telefono!

Ernesto: (Non la sente neanche) Ël taxi per set ore... a set e mesa i soma a Caséle… peuj i foma ‘l check-in... (al telefono) Un volo verso le ventuno, per favore.

Ludovica: (Concentrandosi) I deuvo sté calma… calma e tranquila... Scota, Ernestin...

Ernesto: (al telefono) Sì, sì, non importa… qualunque volo che parta intorno alle nove, stasera.

Ludovica: Ernesto… it veule dime….

Ernesto: Va a pronté le valis. E pija ij passapòrt.

Ludovica: Ernesto... (Stringe i pugni per trattenere l’ira)

Ernesto: Ansi, fa na valis sola. E cita. (al telefono) Biglietti di prima classe, signorina…

Ludovica: (Comincia a perdere la speranza) Ma… it veule ch’im buta a pioré?

Ernesto: (a Ludovica) Giust un cambi ‘d mudande. Lòn ch’an manca i lo compreroma là.

Ludovica: Là ‘ndoa?

Ernesto: (al telefono) Honduras? Puerto Castilla? Fantastico. 9 e 15? Va benissimo!

Ludovica: Ernesto… sent, per piasì...

Ernesto: (al telefono) Non importa: fumatori, non fumatori... Sì, pago all'aeroporto... (precisando) In contanti.

Ludovica: (Disperata) Ma è il tuo compleanno!

Ernesto: (al telefono) Benissimo! Allora: due biglietti di prima classe per Puerto Castillo. Come? Ah, sì, Castilla, Castilla… No, no… Biglietti di sola andata. No, non vogliamo tornare. (Ludovica inizia a piangere) Ernesto e Ludovica Ceresa... Certo, ritiro dei biglietti mezz'ora prima…Sarà fatto...

Grazie, signorina... Buonasera a lei. (riaggancia)

Ludovica: Ernesto...

Ernesto: Ssh! Ssh! (rialza il telefono e forma un numero)

Ludovica: Oh, no!... Chi it ciame, adess?

Ernesto: Spassolin, rasor e cambi ‘d mudande e caussèt… A l’è tut lòn ch’am serv. (al telefono) Taxi? Buonasera. Mi può mandare un’auto per andare all'aeroporto?... Quindici minuti? Splendido. Veda se può ridurre i tempi… Ah, sì… Ceresa, via Vivaldi 24. Sì, all’angolo di via Cruto. (posa il

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telefono)

Ludovica: Ernesto.

Ernesto: Sent, Ludovica... (Ernesto si alza, ma lei lo fa sedere sul sofà e gli si accomoda accanto)

Ludovica: No, scota ti, adess. It duvrìe nen beive parej. It ses nen abituà…

Ernesto: I l’hai nen beivù…

Ludovica: I sai nen lòn ch’a l’è rivate ‘d precis, ma na ròba a l’è sicura: stasera tu non vai in Honduras. Né in Honduras, né in Costa Rica, né da nessun’altra parte. (Gli parla come si fa con i bambini per convincerli) Ai riva mia sorela, le nòstre amise, i mangioma tuti ‘nsema e festeggiamoil tuocompleanno in allegria, neh?... (Mentre lei parla, Ernesto prende la 24 ore, la posa sul tavolino di fronte al sofà e ne mostra il contenuto a Ludovica, che continua come se parlasse a se stessa)Ti hanno fatto lavorare troppo in quel maledetto ufficio… A l’è ‘n moment dificil… ma non è niente di serio… un pòch d’esauriment nervos... (rendendosi conto che la valigetta è piena di banconote, sobbalza) Còs a l’è sossì?

Ernesto: 1.250.000 euro.

Ludovica: (incredula) Còs a l’è?

Ernesto: Sòld. Contante. Denaro. Cash. Unmilion e dosentesinquantamila euro. Tuti bijet da 50, regolarment an circolassion.

Ludovica: (paralizzata) E sòn… còs a veul dì?

Ernesto: Në sgiaflon ëd la fortun-a, Ludovica. Va a pijé ij passapòrt.

Ludovica: (Non si muove, solleva e soppesa una mazzetta) Ernesto… come a l'è finì tut sòn... ant la toa vintequatr ore?

Ernesto: E già! A l’è costassì la stòria… Sta borsa a l’è nen la mia.

Ludovica: Ma còs it dise?...

Ernesto: Alora… i calo giù dal tram, come i faso sempre, con la mia borsa an man… e i ven-o vers ca… It l’has pijàje ij passapòrt?

Ludovica: Adess i vado. (Ma non si muove) Ti conta.

Ernesto: I l’hai ël nas ch’a më smangia. Im diso: “Domje na sofià…”. Im fermo e i cerco i fassolèt ëd carta ant la valisëtta… Mach che la valisëtta a l’era nen la mia!

Ludovica: A l’era nen la toa?

Ernesto: It l’has pijàje ij passapòrt?

Ludovica: Còs a veul dì ch’a l’era nen la toa?

Ernesto: As ved ch’i l’hai lassà la mia 24 ore an sël tram… e per eror i l’hai pijà costassì. Opura quaidun a

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l’ha pijà la mia e a l’ha lassame costa. (Osserva la valigetta deliziato)

Ludovica: Perché non li hai restituiti subito?

Ernesto: A chi? E peuj i j’era come paralisà. Come it sentirìe ti, se deurbend la toa borsëtta per butéte ‘l rossèt, it jë trovèisse ‘ndrinta 1.250.000 euro?

Ludovica: Come it fase a savèj la cifra precisa?

Ernesto: I l’hai contaje.

Ludovica: Contaje? An mes a la stra?

Ernesto: No. I son intrà ant un bar e i son anfilame ant ël ces.

Ludovica: Al bar! Ecco, i lo savìa ch’it l’avìe beivù!

Ernesto: (la fa sedere sul sofà e le si accomoda accanto, tenendo sempre d'occhio la borsa) I duvìa calméme ‘n moment… studié còsa fé…

Ludovica: Prenderli e portarli all'ufficio degli oggetti smarriti, ecco lòn ch’it duvìe fé!

Ernesto: E anvece i l’hai beivùme ‘n cichèt e peuj i son andàit ant ël gabinèt.

Ludovica: Al gabinèt?

Ernesto: Per esse sicur ëd nen avèj pijà ‘n bàilo! Là, bin bin còmod… setà an sla tassa… i l’hai contàje.

Ludovica: Ernesto, ma che scheur!... It l’has almeno polidàla, prima?

Ernesto: Peuj i son tornà al bar e i l’hai comandà n’àutr cichèt.

Ludovica: Ma… it l’avìe nen già beivù?

Ernesto: É.

Ludovica: E peuj?

Ernesto: N’àutr cichèt.

Ludovica: E tre.

Ernesto: Peuj i son tornà ant ël cess, i son setàme an sla tassa e i l’hai torna contàje…

Ludovica: Ah, beh… adess i capisso perché it ses an ritard…

Ernesto: Ansoma, là… i l’hai ancora beivù ‘n cichèt e n’autra squacionada an sël cess prima dë vnì a ca. I tribulava a chërde ch’a fùissa rivàme tuta sta fortun-a!

Ludovica: Ernesto!

Ernesto: Ludovica! N’àutra ocasion parej an capiterà mai pì… an tuta la nòstra vita. I duvoma cuchéla al

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vòli! Con tute e doe le man! E sté bin atent ch’a në scapa nen!

Ludovica: Ma i podoma nen pijé ‘l prim aereo e volé via parej… sensa dì gnente a gnun!...

Ernesto: Ma ‘s capis ch’i podoma! I viageroma an prima classe e i tenroma ‘n pòch ëd coste per lassé quàiche mancia durant ël viagi… (Si mette in tasca alcune banconote)

Ludovica: Ma a son nen nòstri, sti sòld, Ernesto…

Ernesto: Sì, sì… adess a son nòstri. Va a preparé la valis.

Ludovica: Ernesto… questa è appropriazione indebita…

Ernesto: Gnanca per seugn. I l’hai pensaje e ripensaje mila vòlte, là… setà an sla tassa dël bar. I son sicur che sti sòld a rivo da quàiche tràfich ilegàl. Mafia, rapin-e, và a savèj. A deuv esse parej per fòrsa. Ij bijet a son nen neuv… a son duvrà… tuta ròba normalment an circolassion… tute an massëtte gropà con j’elastich… a l’è per fòrsa ‘l profit ëd quaiche banda ‘d mafios… dròga, rapiment… Sti sòld a son fòra da tuti ij liber contabij… esentasse… mai pagà l’IVA… sti sòld a l’è come se a esistèisso nen... e quindi… se a esisto nen… i peuss nen avèije robà!

Ludovica: Ernesto...

Ernesto: Ludovica, la mia cossiensa a l’è bianca come na vesta da sposa!... A l’è trant’ani ch’i rusco come ‘n negher… mai na sodisfassion… finalment adess i ricevo la mia liquidassion!

Ludovica: Ma la polissia a farà...

Ernesto: (interrompendola) La polissia a na savrà mai gnente, perché gnun a ‘ndrà mai a dije a la polissia ch’a l’ha perdù sti sòld.

Ludovica: Ernesto...

Ernesto: Va a preparé le valis. Per mi, mach un cambi ‘d mudande.

Ludovica: Ernesto, ma mi i veuj nen scapé via… voglio festeggiare il tuo compleanno con gli altri… qui…

stasera… i veuj resté ambelessì, a ca mia!...

Ernesto: Ma it capisse nen? I podoma nen resté sì. I peuss nen torné a travajé… I deuvo fé “terra bruciata” daréra a noi! Campé giù tuti ij pont! Sparze la sal! Come Attila!

Ludovica: Ma non è troppo tardi per riportarli...

Ernesto: Gnanca per seugn! A l’è tocame la borsa ëd “Chissà chi”, perché chiel a l’è pijàsse la mia... e ant la mia a j’era la mia ròba dl’ufissi. Doman matin “Chissà chi” a telefonerà an ditta per ritrové mi e la soa borsa. Ant col medesim moment noi i dovroma esse da l’àutra part dël mond… a gratésse la pansa an riva al mar an Honduras, con ël nòm ëd monsù e madama Scapadacà o ròba parej. Va a preparé le valis. Bogia mach.

Ludovica: An cercherà. E a fa gnente s’i ‘ndoma an Honduras e i së s-ciamoma Scapadacà.

Ernesto: A sa nen andoa trovéne.

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Ludovica: An denunsierà a la polissia! An troveran con l'Interpol. I faroma la fin dël Conte di Montecristo!

Ernesto: I faroma gnun-a fin. Perché ai sarà gnun-a Interpol. “Chissà chi” ai proverà gnanca, a fiché ‘n mes la polissia. I l’hai già spiegatlo… an quaiche manera a l’è fregasse 1.250.000 euro e ades a l’è stait fregà chiel, dal tò car “monsù Ernesto Ceresa”.

Ludovica: (incredibilmente meravigliata) I l’hai mai viste parej…

Ernesto: I l’hai mai avù 1.250.000 euro ant ël borgiachin, ecco perché.

Ludovica: Mi piacevi di più com'eri prima… un po' insignificante.

Ernesto: Ebin, fa cont che col tipo… “un po’ insignificante” a sia mòrt. It duvras abituéte. (canticchia un motivetto, chiudendo la borsa)

Ludovica: Ernesto, i veuj nen andé an Honduras.

Ernesto: Euh, a va bin!... s’at pias nen l’Honduras, i jë staroma na sman-a… des dì… peuj i ‘ndoma da quaiche autra part… Filippine, Himalaya, Bermuda… a dis che a le Bermuda a fan ëd brajëtte a mesa gamba, che… (le mostra la valigetta) S’an gira, i podoma fin-a catesse ‘l Congo! Tut antregh!

Ludovica: A mi am pias sté sì, Ernesto... E peuj… la famija...

Ernesto: Is catoma na famija neuva. Va a preparé le valis.

Scena II

(Ludovica, Ernesto, Lussìa, Poldo, Fioroni, Romeo)

Suonano alla porta ed entrano Lussìa e Poldo, i genitori di Ludovica, e dopo i saluti vanno in cucina a controllare il pollo al forno. Ernesto si ritira nelle camere. Suonano alla porta e si presenta Fioroni, Ispettrice di polizia, che vuole parlare da sola con Ernesto. Ludovica è imbarazzatissima. Suonano alla porta ed arriva Romeo il taxista, per portarli all’aeroporto. Ludovica inventa che sua sorella e suo cognato debbono partire. Fa aspettare il taxista sotto casa.

(% SUONANO ALLA PORTA)

Ludovica: (Rimane pietrificata) Chi a sarà?

Ernesto: Beh, a tocherà ‘ndé a vëdde, no?... A saran ij tòj… Coj anvità a la sin-a dël mè compleanno ch’it

l’has avù la bela idéa da organisé pròpi stassèira!...

Ludovica: (Cercando di replicare il tono) Beh, la toa festa a l’è ‘ncheuj, no? (poi si difende, piccata) Còs it vurìe… ch’i la organisèissa da sì ‘n mèis? (% SUONANO ALLA PORTA; va ad aprire; entrano i coniugi Bergna)Ah… i seve già sì?

Lussìa: Ciao, Ludovica. (Si muove come fosse a casa sua) I disturboma pa? A l’è ‘n pòch prest, neh, ma it sas che papà a l’è abituà a mangé con le galin-e… Ciao, Ernesto…

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Ernesto: (Non sembra molto felice di vederli) Bon-a sèira.

Poldo: (Allunga la mano verso Ludovica) Piasì, Leopoldo Bergna.

Lussìa: Ma Poldo! A l’è toa fija! Ludovica!...

Poldo: (È chiaro che tende alla demenza senile; tutti lo trattano piuttosto male, infastiditi, ma a lui non importa)Ah, già… Ades it riconòsso!... Ciao,Ludovica… come a va?

Ludovica: (Spazientita) Come it veule ch’a vada, papà? I soma veddusse ch’a sarà n’ora… A va come a ‘ndasìa n’ora fa!

Poldo: (indicando Ernesto) E col monsù i lo conòsso?

Lussìa: E già, ch’it lo conòsse! A l’è Ernesto, no? L’òmo ëd Ludovica!

Poldo: A va? A son peuj mariàsse?

Ernesto: (Cerca di tagliar corto) Scusé, neh… Ma i j’ero ‘ncamin ch’i discutìo ‘d na ròba…

Ludovica: Mama, antant ch’i finisso ‘d preparé per la sin-a, i t’andarìe pa a guardé ‘l polastr ant ël forn, ch’a brusa nen?

Lussìa: Ël polastr? A cheus ant ël forn e ti it ses sì a ciaciaré?... Ma an toca stéje daré, a la ròba ch’a cheus!... E s’a brusa? Che figure ch’it fase?

Ludovica: Ecco… pròpi parej… va a dé në sguard an cusin-a, vah…

Lussìa: Ah, i l’hai anlevà pròpi na bela cusinéra…

Ludovica: …E pòrt-te dapress papà…

Poldo: Chi a l’è ch’as pòrta dapress?

Lussìa: Ti. (prende Poldo per un braccio e lo tira verso la cucina)

Poldo: A va? (escono in cucina; % SUONANO ALLA PORTA)

Ludovica: (Si irrigidisce) E ades? Chi a sarà?

Ernesto: A saran Rinuccia e Renzo… Mi i vado a preparéme, antant che ti it ij mande via. (si avvia)

Ludovica: Ij mando via? E còs ij diso? A son ëvnùit per sin-a…

Ernesto: Disje da ‘ndé an pizzeria. I euffro mi. (prende un bigliettone dalla tasca, glielo lancia ed esce verso le camere, portandosi la valigetta 24 ore)

Ludovica: (Gridando verso le scale, quasi piangendo) Ma a l’è ‘l tò compleanno!... (raccoglie da terra la banconota e poi tra sé sconsolata)A l’è ‘l sòcompleanno... (%SUONANO ALLA PORTA; va ad aprire)

Ludovica: (Inizia a parlare mentre apre la porta) Am dispias ch’i l’abia fave speté... (si ferma vedendo

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un’estranea)Oh…credevo che... Aspettavo…qualcun altro. (sveltamente si infila la banconota in tasca)

Fioroni: Dottoressa Anna Fioroni, signora. Ispettrice del commissariato di zona.

Ludovica: (È costernata, ma ostenta indifferenza) Ah, la Polizia…

Fioroni: Sì, signora. Polizia di Stato. (mostra il tesserino ed entra decisa) Mi chiedevo se fosse possibile scambiare un paio di chiacchiere con il padrone di casa.

Ludovica: Il “padrone”?

Fioroni: Suo marito… no, signora?

Ludovica: (chiude la porta e la segue) A dire il vero... vorrei... ehm… mi potrebbe anticipare qual è il problema?

Fioroni: Preferirei parlarne con suo marito, signora... signora?

Ludovica: Ceresa.

Fioroni: Ah, giusto. Signora Ceresa.

Ludovica: Al momento è occupato… (% SUONANO ALLA PORTA; con un soprassalto) Ah!... (cerca di mantenere la calma) Mi scusi…Sono un po’... (verso la camera) Ernesto! (Fioroni, che non si aspettava quell’urlo, sussulta) Sarebbeil padrone… cioè,mio marito...ehm… Ernesto Ceresa…(Fioroni sorride e annuisce) Mi scusi, commissaria… (indicando la porta)

Fioroni: Ispettrice…

Ludovica: Ah, già… vado ad aprire…

Fioroni: Naturalmente. (% SUONANO ALLA PORTA)

Ludovica: Sarà mia sorella… mia sorella e mio cognato… A son anvità a sin-a da noi, stassèira… è il compleanno del padrone… cioè, di Ernesto Ceresa… Cioè, mio marito… (sorride impacciata a Fioroni che educatamente annuisce) Prego, s'accomodi. (urla verso la camera) Ernesto! (Fioroni, che si stava sedendo, sobbalza; Ludovica le sorride rassicurante e la poliziotta si siede, con espressione incerta) Una cenetta in casa… an famija... È per il compleannodel padrone… Ah,il’avìa già dijlo?

Fioroni: Una serata nella tranquilla pace famigliare… (momento di pausa e d'imbarazzo per entrambe;

%SUONANO ALLA PORTA)Meraco a l’è mej ch’ai fasa intré, neh…

Ludovica: Ah, già… as capis... A sarà question ëd na minùta... Il padrone si sta vestendo per la sua cena di compleanno. (va ad aprire la porta ed entra Romeo)

Romeo: Eccoci qua.

Ludovica: Oh… (non sa che dire; guarda Fioroni, poi Romeo, poi di nuovo Fioroni) Io pensavo che...

Romeo: Lei pensava 15 minuti, ma io ce l'ho fatta in 10!

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Ludovica: (Non capisce) Chiedo scusa?

Romeo: Servizio di taxi… Auto di piazza… per l’aeroporto… Avete chiamato voi, no?

Ludovica: (nervosamente) Ah, già…

Romeo: Mi chiamo Romeo, buongiorno. Bene, allora… aeroporto di Caselle. Quante valigie?

Ludovica: Valigie?

Romeo: Sì, valigie. Quante ve ne portate?

Ludovica: (cercando di sdrammatizzare) Oh! Valigie!... Per l'aeroporto! Qualcuno è in partenza! (sorride verso Fioroni che sembra non capire)Ah, già… ròbe da mat!(prende tempo, pensando a cosa dire, poi, rivolta a Fioroni)A l’èper mia soréla e mè cugnà! Vengono qui da noi a cena... cioè,no… non si fermano… perché a parto pròpi stassèira... (ride felice) Aeroporto di Caselle. Come a l’è già?... Aeroporto “Sandro Pertini”! (a Romeo) È per i coniugi Frola, che prendono l’aereo!...

Romeo: No, è il signor Ceresa.

Ludovica: Come?

Romeo: (Mostra il biglietto) La prenotazione dice “signor Ernesto Ceresa”.

Ludovica: (Decisa) No! Il signor Ernesto Ceresa non va da nessuna parte! È il suo compleanno! Il signor Ceresa ha soltanto fatto la prenotazione!

Romeo: Ah, capisco…

Ludovica: È mia sorella che parte, con suo marito!... Prendono l'aereo. Rinuccia e Renzo Frola. (sorride a Fioroni, che ricambia in modo impacciato)

Romeo: Sarà… Per me, fa lo stesso. Allora, quante sono le valigie?

Ludovica: Non sono sicura... Ha detto di chiamarsi Romeo?

Romeo: Sì, Romeo…

Ludovica: Perché non aspetta nel taxi, signor Romeo? Il padrone… ehm… il signor Ceresa l'aiuterà con le valigie. Mia sorella non è ancora pronta.

Romeo: Va bene, sono parcheggiato proprio dietro l'angolo. Che volo prendono?

Ludovica: Scusi?

Romeo: Sua sorella… I signori Frola... Che aereo devono prendere?

Ludovica: (esita; poi, sorridendo a Fioroni) Australia.

Romeo: L'Australia! Proprio giù dall'altra parte, eh? (disegnando con la mano nell'aria il giro del globo)

Ludovica: Sì, è emigrata anni fa. È venuta a trovarci. (sorride a Fioroni) Ora torna a casa, a Singapore…

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ehm… Sidney.

Romeo: Bene, bene. Allora io aspetto sul taxi. Mi faccia un fischio quando i due sono pronti…

Ludovica: Quali due? (poi si riscuote) Ah, sì, giusto… mia sorella e suo marito. Rinuccia e Renzo Frola. Ecco perché è emigrata… lui è australiano. (sorride a Fioroni)

Fioroni: Australiano? “Frola” as dirìa ‘n cognòm piemontèis…

Ludovica: Australiano di origine piemontese. Sò nòno a l’era ëd… ehm… ëd Rivareul. (Poi, rivolgendosi a Romeo) Glielo dico io, che il taxi è parcheggiato dietro l'angolo.

Romeo: Va bene. A dopo. (esce)

Ludovica: (Con indifferenza) Ai na j’è ‘d trafich, neh, stassèira, ambelessì…

Fioroni: Sembra. A l’ha quaicòs ant ël forn?

Ludovica: (confusa) Chiedo scusa?

Fioroni: Ha qualcosa nel forno? Per la cena di compleanno…

Ludovica: Sì, infatti.

Fioroni: Mi sembra un po’ distratta…

Ludovica: No, è tutto sotto controllo... Polàstr. I l’hai un bel polastr ant ël forn.

Fioroni: A l’è ‘n pecà, che soa soréla e sò òmo a peusso nen resté a sin-a…

Ludovica: Chi? Ah, già, mia soréla... Rinuccia. Rinuccia e Renzo. Purtròp a deuvo pijé l'aereo…

Fioroni: Ah, sté pura tranquij… Per andé an Australia con l’aereo, prima ch’a sìo rivà, a l’avran dàje mesa dosèn-a tra disné e sin-e… (ride soddisfatta per la battuta)

Ludovica: (evidentemente stava pensando ad altro) Perché? Chi a l’è ch’a va n’Australia?

Scena III

(Ludovica, Ernesto, Lussìa, Poldo, Fioroni)

Ricompare Ernesto dalle camere e con imbarazzo fa la conoscenza di Fioroni, che gli spiega che vuole parlare da sola con lui. Suonano alla porta, ma prima di aprire ed avere altre sorprese, Ernesto fa accomodare Fioroni in cucina, da dove esce Poldo per andare a fare pipì, seguito da Lussìa che lo blocca e lo riporta in cucina. Dopo l’ennesimo scampanellìo, Ernesto spinge Fioroni in cucina promettendo di raggiungerla subito.

(La Fioroni è stranita; sta per chiedere spiegazioni, ma per fortuna Ernesto irrompe in scena, sollevando Ludovica da un’altra situazione imbarazzante)

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Ernesto: (entra con la solita 24 ore e una piccola borsa da viaggio, che metterà a terra in un angolo; non vede Fioroni) Alora? It l’has sistemaje?

Ludovica: Ernesto! (accennando a Fioroni)

Ernesto: It l’has sistemà Rinuccia e Renso?

Ludovica: (indicando Fioroni) Ernesto, abbiamo una visita...

Ernesto: Una vis... (Si volta e la vede) Oh, benissim! Ël taxi per Caséle!

Fioroni: No. La polissia.

Ernesto: Fantastich! Alora, i soma bele pront… (finalmente realizza) La polissia?

Fioroni: Sono l’ispettrice Anna Fioroni. (mostra il tesserino)

Ernesto: (cercando di sembrare allegro) Oh, sì... Molto bene. (cerca di nascondere la 24 ore mettendola dietro la schiena) Qual è il problema, ispettrice? Qualche vicino che si lamenta del nostrocomportamento?

Fioroni: Lei è il signor Ceresa? Ernesto Ceresa?

Ernesto: In persona. Presente.

Fioroni: Potrei scambiare due chiacchiere con lei?

Ernesto: (espansivo) Ma certo!... A propòsit ëd che ròba?

Fioroni: Se per vojàutri a l’è nen un problema, i preferirla parlé con chiel da sol...

Ernesto: Da sol? Ma as capiss!...

Fioroni: Naturalment i peuss aspeté ch’ai parto ij sòj cugnà…

Ernesto: (non capisce) Ij mè… cugnà?

Ludovica: Ma sì!... (ammiccando) Rinuccia e Renzo…

Ernesto: É. Cò a fan?

Fioroni: A stan nen per parte?

Ernesto: A va? (non sa che dire; sorride ebete a Fioroni)

Fioroni: (disegnando con la mano nell'aria il giro del globo) Ch’a stan là giù… an fond…

Ernesto: (guarda verso il pavimento) Giù?...

Ludovica: (Spazientita) E già, no? Australia! Sidney!

Ernesto: Sydney.

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Ludovica: Non credo che la signora poliziotta… che è cosi gentile… a deuva speté che Rinuccia e Renso a parto… pa vera, Ernesto?

Ernesto: (Si scuote) Assolutamente no!... La precedensa a l’è per la polissia! Andoma dëdlà, ch’i soma pì tranquij? (% SUONANO ALLA PORTA)

Ludovica: (Sobbalza) Ah! (Poi si gira verso Fioroni con un sorriso di circostanza)

Ernesto: A sarà ‘l taxi. Disje da speté.

Ludovica: Romeo a l’è già sota ch’a speta.

Ernesto: Chi ch’a l’è Romeo?

Ludovica: Ël taxista per Caséle. Per Rinuccia e Renzo. A l’è già rivà.

Ernesto: Ah...

Ludovica: A saran lor.

Ernesto: Lor chi?

Ludovica: Ij Frola, no? Rinuccia e Renzo! Mia sorela e mè cugnà!

Ernesto: Mandje via a la svelta.

Fioroni: Ma antant… a deuvo nen parte?

Ludovica: (In disparte a Ernesto) Ma i l’oma ‘nvitaje a sin-a!...

Ernesto: (In disparte a Ludovica) A va bin. Disje ‘d lassé sì ij regaj e andesne a spané ‘d melia. (verso Fioroni)Andoma dëdlà, i veuj risponde con calma a tute le soe domande… Tantiij cugnà i l’haigià salutaje stamatin. (apre la porta della cucina) Dopo di lei...

Poldo: (Entra dalla porta aperta da Ernesto; a Fioroni) Oh, ciao, Cesira! Come a va?

Fioroni: (Si guarda alle spalle, come se cercasse la fantomatica Cesira) Cesira?

Lussìa: (Entra dietro a Poldo) Ma còs it dise? It vëdde nen ch’a l’è nen Cesira?

Poldo: Ah, no?

Lussìa: Ma se Cesira a sarà mòrta sinch o ses ani fa!...

Poldo: A va?

Lussìa: (A Ludovica) Lodo, col polastr a më smija già ‘n pòch tròp brusatà…

Ludovica: Come, “brusatà”, mama… i l’avìa nen dite ‘d guardélo?

Lussìa: I l’hai pro guardàlo, ma a l’era già bel ëscur pen-a ch’i son rivà.

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Ludovica: E adess come ch’i foma? An manca mach pì la sin-a con ël polastr brusà…

Fioroni: Prové a tajélo a fëtte… as peulo fesse ‘d bele scalopin-e!...

Poldo: Chi ch’a l’è? Suor Germana?

Ludovica: Papà. Lassa perde, per piasì!...

Fioroni: Ch’a guarda… tant i deuvo vnì dëdlà… ij faso vëdde… (a Ernesto) A sa… mè marì a l’ha na ditta ‘d catering…

Ernesto: Ma ròbe da mat… J’òmo a fan le cusinére e le fomne ij polissiòt!

Fioroni: Eh… il segno dei tempi!

Lussìa: E ti? Còs it ses ëvnùit a fé, dëdsà?

Poldo: I l’hai da pissé.

Lussìa: E it ven-e ‘mbelessì? Ven, ch’it faso vëdde mi, andoa ch’a l’è ‘l cess… (escono in cucina, seguiti da Fioroni)

Ludovica: Alora? Còsa ch’ij conto a Rinuccia e Renso?

Ernesto: I l’hai dite da mandéje a ca soa. Dàje ‘l polastr brusà e sbatje fòra.

Ludovica: Ernesto! I peuss nen mandé via parej mia soréla!

Ernesto: Sì, ch’it peude.

Ludovica: No, i peuss nen. (% SUONANO ALLA PORTA; con un sobbalzo) Ah!

Fioroni: (Rientrando, con indosso un grembiule) Signor Ceresa… (stavolta sobbalza Ernesto) Faccia il più presto possibile, signor Ceresa... i l’hai tuta na serie ‘d domande, da feje…

Ernesto: Sì, i rivo. Ch’as prepara ‘n cafè, antant… Ch’a fasa come ch’a fùissa a ca soa. E ch’a fasa doe ciance con ij mèj suòceri. Mi i ven-o subit. (Fioroni torna in cucina)

Scena IV

(Ludovica, Ernesto, Romeo Fioroni)

Romeo torna su per sollecitare la partenza, mentre Ludovica si ostina a non voler partire. Fioroni richiama Ernesto in cucina per parlargli a quattr’occhi

Ludovica: (Controlla che Fioroni non possa sentire) E ti it disìe ch’a l’avrìa mai ciamà la polissìa, eh?

Ernesto: Chi?

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Ludovica: Come “chi”? Chiel-là ch’a l’ha la toa borsa! (Indicando la cucina) La polissìa a l’è già bele rivà!

Ernesto: Ma vah… I soma pa lòn ch’a veul ciaméme… (intanto la nasconde la borsa)

Ludovica: Non può che trattarsi dei soldi... Perché avrebbe voluto vederti da solo?

Ernesto: E peuj… a peudo esse benissim ëd sòld ch’i l’hai risparmià ant j’ani…

Ludovica: Un milion e dosentesinquantamila euro?

Ernesto: I son un tipo… risparmios. (% SUONANO ALLA PORTA)

Ludovica: Mi i l’hai damanca da bèive… (si serve un liquore)

Ernesto: Ludovica… ma it l’has mai beivù...

Ludovica: E bin? I ‘ncamin-o adess. Tu devi dirgli la verità. (riferendosi al cicchetto) Bòja! Sta ròba a l’è bin fòrta, neh!... (e se ne versa subito un altro; % SUONANO ALLA PORTA; ha un soprassalto e versa in terra un po’ di liquore)

Ernesto: A son mach Renzo e Rinuccia. E sta tranquila… (eccitato) A l’è ‘l pì bel dì dla nòstra vita! (apre la porta d'entrata e resta di stucco, vedendo Romeo)

Romeo: (Entra) L'orologio fa tic tac, lo sa?

Ernesto: Che mostra?

Romeo: Il tachimetro del taxi.

Ludovica: A l’è ‘l taxista.

Ernesto: Ah, sì… Adess i rivoma, neh…

Ludovica: Ernesto! E la polissiòta?

Ernesto: Ah, sì… Adess i rivo, neh…

Romeo: La poliziotta?

Ernesto: (un po' spazientito) Chiel ch’a speta giù, per piasì. (rivolto a Ludovica) E ti va sota e speta con chiel.

Ludovica: Mi i parto nen.

Ernesto: Ti it parti ecome.

Romeo: Eh? Ma non è sua sorella, che parte?

Ernesto: Chiel ch’as fasa ij sò afé. (poi, rivolto a Ludovica) E ti va mach… bogia. (Ludovica si versa un altro bicchierino) Piantla lì da bèive e va giù! (Ludovica ingoia il liquore e non si muove; a Romeo) Ch’a vada a la machina. E ch’as anforma col ch’a l’è ‘l terminal per l’Honduras.

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Romeo: Cosa c’entra l’Honduras? (indicando Ludovica) Sua sorella non va in Australia?

Ernesto: Non sono affari suoi. Quanto tempo ci vorrà per arrivarci?

Romeo: Beh… penso… più o meno 24 ore…

Ernesto: Per andé a Caséle?

Romeo: Ah, per Caselle? Boh… se andate avanti così, sempre 24 ore. (Ernesto lo spinge fuori)

Ernesto: (A Ludovica) It veule ancaminéte ‘dcò ti? It veule capìla che doman matin “Chissà chi” a telefonerà an ufissi, a l’avrà ‘l nòstr indiriss, a vnirà ‘mbelessì, an farà a tòch e an darà ‘l gir ant la “raccolta differenziata”?

Ludovica: E succederà grazie alla tua testardaggine.

Fioroni: (entra dalla cucina) I ciamo scusa... (Dopo una congrua pausa, durante la quale Ernesto e Ludovica rimangono paralizzati a guardarla, non sapendo cosa fare né cosa dire) Mi chiedevo selei poteva finalmente raggiungermi.

Ernesto: Giust… giust… dopo di lei, prego... (si avvia)

Fioroni: A son già partì?

Ernesto: (Cerca intorno) Ehm… chi?

Fioroni: Ij sò cugnà… J’australian…

Ernesto: (Sorride ebete) Ah, ij cugnà… (% SUONANO ALLA PORTA; Ludovica sobbalza; a Fioroni, alludendo a Ludovica) A l’è ‘n pòch nervosa, neh? (Fioroni gli intima con un gesto imperativo di andare in cucina ed esce; lui la segue, nervosamente rassegnato)

Scena V

(Ludovica, Rinuccia, Mirella, Renzo)

Arrivano Rinuccia e Mirella; il marito Renzo è rimasto giù in strada a litigare con il tassista perché gli ha tamponato il taxi. Ludovica racconta loro che Ernesto ha rubato 1.250.000 euro e visto che non ci credono le fa vedere i soldi nella valigetta. Sale Renzo e raccontano tutto anche a lui… e visto che non ci crede Ludovica gli fa vedere i soldi nella valigetta.

(% SUONANO ALLA PORTA; Ludovica va ad aprire; compare Rinuccia con Mirella; ognuna porta un pacchetto regalo; durante il dialogo, posano a soggetto i regali su un mobile)

Rinuccia: Ciao. I soma ‘n pòch an ritard… am dispias... (Anche Mirella saluta a soggetto)

Ludovica: Ciao… No, no… a fa gnente… (con intenzione) ansi… (poi si corregge) Ehm… e Renzo?

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Rinuccia: Ah, a j’è ‘dcò chiel, a riva subit.

Mirella: Si è fermato sotto ancora un momento… deve solo finire di litigare.

Ludovica: Rusé?

Rinuccia: Ma sì… i l’oma tamponà ‘n taxi.

Ludovica: Un taxi?

Rinuccia: Un taxi, un taxi... A l’era ferm pròpi an sël canton e Renso a dis ch’as peul nen.

Mirella: Ah, quel tassista è nero! Con gli occhi rossi di sangue e il volto verde per la rabbia!... Insomma, è di tutti i colori!... E Renzo peggio di lui!... Devi sentire che parole stanno volando…

Ludovica: A së s-ciama Romeo.

Mirella: Chi?

Ludovica: Ël taxista. A së s-ciama Romeo.

Rinuccia: A va? Ebin, sto Romeo a l’ha dit quaicòsa an sij “mortacci” ëd Renzo… e Renzo a veul cambiéje ij “connotati”…

Mirella: Beh… già così, al naturale… non è che i connotati di quel tipo siano un granché...

Ludovica: (Non ce la fa più a trattenere le sue emozioni) Oh, vojàutre i seve nen… a l’è teribil! Ernesto a l’è vnù mat! Adess a l’è an cusin-a con na polissiòta... Ha rubato un milione e duecentocinquantamila euro!...

Rinuccia: (incredula) Chi?

Ludovica: Ernesto. (si siede sul sofà)

Mirella: Ernesto avrebbe rubato un milione di euro?...

Ludovica: (precisando) 1.250.000 euro. Pròpi parej… (pausa; Rinuccia la guarda e poi scoppia in una risata fragorosa, subito imitata da Mirella) A l’è vera, ivdiso… A l’è staje në scambi ‘d valis…Èandato al pub, ha visto tutto ‘sto denaro ed è andato a contarlo seduto sul gabinetto...

Rinuccia: (Costernata) Devo essermi persa un paio di puntate precedenti…

Ludovica: A l’ha prenotà ‘l vòli per l’Honduras… e s’am pias nen am compra ‘l Congo.

Mirella: Non avrai mica incominciato a bere, per caso?

Ludovica: (Guardando il mobile dei liquori) Sì.

Rinuccia: Ludovica! Ti stai immaginando tutto! Ernesto non è assolutamente capace di rubare!...

Mirella: Figuriamoci poi un milione di euro!

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Ludovica: (stufa di ripeterlo, scandendo) 1.250.000! (prende la valigetta e la apre; Rinuccia e Mirella guardano le banconote e poi si voltano incredule verso la porta della cucina)

Rinuccia: Bòja!... Ròbe da nen chërde!...

Ludovica: (Disperata) E mi ? Còsa i peuss fé, adess?

Rinuccia: Mi i partirìa per l’Honduras bele subit.

Mirella: Per quel che riguarda il Congo… avrai tutto il tempo per decidere con calma.

(% SUONANO ALLA PORTA; Ludovica va ad aprire)

Renzo: (entra furibondo) Col beté d’un roman a l’è ‘ncamin ch’a ciama ij carabinié…

Rinuccia: Che roman?

Ludovica: (spaventata) Che carabinié?

Renzo: Ciao, Ludovica… Col deficent d’un taxista a dis ch’a deuv porté toa sorela a Caséle... Toa sorela, ma as peul?... I peuss pijé ‘n cichèt? (va a versarsi da bere)

Rinuccia: Am sa ch’in n’hai damanca ‘dcò mi, Renso. E ‘ntant ch’it jë ses, but-ne ‘dcò per Ludovica.

Renzo: Ludovica? Ma Ludovica a beiv pa…

Rinuccia: A l’ha pen-a ‘ncaminà.

Mirella: Fa che metterne un po’ per tutte, va’… è meglio che cominci anch’io, stasera!...

Ludovica: Còs it disìe dij carabinié?

Renzo: Ma gnente… Col biòvo a l’è ‘ncamin ch’a cerca ‘d ciamé ij carabinié via radio. Dice che l’ho minacciato.

Rinuccia: L’hai minacciato, Renzo. Ero presente. L’hai minacciato.

Mirella: E anche abbastanza pesantemente…

Renzo: Se lo meritava! Cosa ci faceva fermo, lì… pròpi an sël canton?

Ludovica: (a Renzo) Sta aspettando per portarci all'aeroporto.

Renzo: (confuso) Voi, all'aeroporto?... E la sin-a?

Rinuccia: A fa gnente, Renso… va dal taxista e ciamje scusa.

Renzo: Gnanca per seugn! A l’ha dame dël “burino”… a mi… “burino”… col crin...

Mirella: Ma sì, che è meglio… Torna giù un attimo e scusati… Qui non vogliono altra polizia questa sera.

Renzo: (Vuole tagliare corto) E ‘ndoa ch’a l’è ‘l festeggiato?... (poi realizza) Altra polizia?

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Mirella: Ernesto è in cucina con un poliziotto che lo torchia a proposito della rapina.

Ludovica: Una poliziotta.

Renzo: Fòrse i l’hai nen capì bin l’ultima parola…

Rinuccia: Non è incredibile? Ernesto a l’è ciufìsse 1.250.000 euro.

Renzo: Còsa?

Mirella: 1.250.000 euro. Contanti. Bigliettoni. Soldi.

Ludovica: Tanti soldi. Una valigetta piena. E sòn a l’ha falo ‘ndé fòra ‘d testa. Temporaneamente, spero.

Renzo: (ridendo incredulo) Ma féme nen rije... E andoa ch’a l’avrìa trovàje? Ansima a na pianta?

Ludovica: No. An sël tram. (apre la valigetta e mostra il contenuto; Renzo ha un colpo di tosse e spruzza il drink, poi prende un pacchetto di banconote e lo soppesa)

Scena VI

(Ludovica, Rinuccia, Mirella, Renzo, Ernesto, Romeo)

Ernesto spiega che la Fioroni crede che sia un pervertito che adesca uomini al bar… e che per farla tacere deve darle 25.000 euro. Romeo torna su per lamentarsi che il taxi, dopo il tamponamento, non si può più muovere. Ludovica… continua a bere

Ernesto: (entra dalla cucina; si volta ancora verso l'interno) Solo un attimo, eh... (chiude la porta; tutti gli corrono incontro e lo fanno sedere sul sofà)

Renzo: Dì, Neto, neh ch’a son fàuss!... (gli mostra la mazzetta di banconote)

Ernesto: (strappa il pacchetto dalle mani di Renzo) Ma Lòdo! It duvìe nen dijlo a tuti!

Ludovica: Speravo che Renzo potesse riportarti al buon senso.

Ernesto: Ti it duvìe mach pijé ij mè regàj e sbatje fòra!

Renzo: Ma che gentil...

Ernesto: (a Ludovica) E piàntla lì da bèive… it ses nen abituà...

Ludovica: Còs a vorìa la polissiòta?

Rinuccia: Già, còs a vorìa?

Ernesto: Beh, a l’è nen ch’a fùissa pròpi sodisfàita ëd la mia spiegassion...

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Ludovica: Lo sapevo che avresti dovuto portare tutto all'ufficio oggetti smarriti!…

Mirella: Dille che non ti sei accorto di aver preso la borsa sbagliata finché sei arrivato a casa… Dì, non gliel’avrai mica raccontato, che volete scappare… com’è già? In Nepal?

Rinuccia: Honduras!

Ludovica: Io non vado da nessuna parte!...

Ernesto: Macché... La polissiòta a na sa gnente dij sòld...

Ludovica: Come, gnente? E allora che spiegazione voleva?

Ernesto: Dël mè comportament ant ël bar.

Renzo: (a Ludovica, riferendosi a Ernesto) Ma ‘d còs a l’è ‘ncamin ch’a parla?

Ernesto: La polissiòta a l’era pròpi lì, ant col bar…

Ludovica: Ma no!...

Ernesto: Ma sì!...

Ludovica: Ma basta, là!...

Ernesto: E ora mi accusa.

Rinuccia: Accusa di che cosa?

Ernesto: Adescamento.

Renzo: Adescamento?

Ernesto: Si, adescamento di uomini.

Ludovica: Pòrca... I vado dëdlà e ij gonfio ‘l muso... (si avvia, minacciosa)

Rinuccia: No, ferma! Rischi solo di peggiorare la situazione...

Mirella: Aspetta un momento, Lodo... (a Ernesto) Ma perché pensava che adescassi degli uomini?

Ernesto: Eh… A l’ha veddùme intré ant ël bar tut sbafùmà… ant ël gir ëd mes’ora i son andait tre o quatr vòlte al cess… ògni vòlta ch’i surtìa i j’era sempre pì stravirà… i guardava tuti j’òmo ch’a j’era ant ël local… a dis ch’i tranfiava come ‘n treno a vapor… i perdìa fin-a le bave…

Ludovica: Per fòrsa! S’a l’avèissa veddù ‘dcò chila tuti coj sòld…

Ernesto: Quand i son surtì per ëvnì a ca, a l’ha seguìme.

Renzo: E alora? Còs it l’has dije?

Ernesto: Beh… i l’hai confessà… (gli altri sono allibiti)

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Rinuccia: Còs it l’has fàit?

Ernesto: I l’hai confessà.

Mirella: Hai confessato di adescare degli uomini?

Ernesto: I veuj scapé subit a Caséle! Pì che ‘n pressa!

Renzo: Butà parèj, it rive gnanca fòra dla pòrta.

Ernesto: No, butà parej, no. (apre la 24 ore, dalla quale estrae una mazzetta di banconote) Ma ij dago 25.000 euro e chila a dësmentierà tut lòn ch’a l’ha vist.

Mirella: Ernesto! Non puoi corrompere una poliziotta!

Ernesto: Gliene ho offerti dieci, me ne ha chiesti trenta, e i soma butasse d’acòrdi per vintesinch. (esce in cucina con le banconote, lasciando tutti senza parole)

Renzo: (Dopo una pausa) Ma cos a l’è sta stòria ‘d Caséle?

Rinuccia: A fa gnente, Renso...

Renzo: Sì ai va n’àutr cichèt...

Mirella: Ne abbiamo bisogno tutti. Facciamo un altro giro…

(% SUONANO ALLA PORTA; Ludovica trasale, poi va ad aprire)

Renzo: Se a l’è col borich d’un taxista...

Romeo: (Entra incollerito) Non posso muovere il taxi! (Renzo gli volta le spalle, cercando di trattenersi)

Ludovica: Cosa vuol dire che non può muovere il taxi?

Romeo: (indicando Renzo) Quel demente s'è schiantato contro il paraurti e mi ha bloccato la ruota sinistra. Il taxi non si muove più.

Ernesto: (rientra) A son ròbe da ciò! A veul conté ij bijèt un per un... (poi, vedendo Romeo) Ah, bin… ël taxi a l’è pront?

Romeo: Non è pronto un bel niente. Quell’incapace ha messo fuori uso la mia macchina.

Renzo: Attento a quel che dici o io...

Ernesto: (preoccupato) Non la può mettere in moto?

Romeo: La metto in moto, ma non si muove.

Rinuccia: Gli diamo una mano per raddrizzare il paraurti?

Renzo: Mi ij dago gnun-e man, a chiel-lì! A l’ha fin-a ciamà ij carabinié...

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Ernesto: Ij carabinié?

Romeo: No, non l'ho fatto, burino!... Alla fine non ci sono riuscito.

Renzo: (borbottando) Beh, s’a l’è parej... Provoma a drissé ‘s paraurti, là...

Mirella: Vede… in fondo è una brava persona… Fate la pace, vah…

Ernesto: Bando alle ciance, dài!... Andoma mach, fòrsa! (spinge Romeo fuori dalla porta)

Ludovica: Neto… i chërdo nen ch’a sia la còsa giusta da fé…

Ernesto: I na parleroma setà an sl’aereo. (le mette la 24 ore in mano) E non perderla di vista.

Ludovica: E ti còs it fase?

Ernesto: I vado a vëdde se chilalà a l’ha finì da conté ij sòld.

Mirella: Non posso credere che tu sia riuscito a far cadere una poliziotta nel baratro del male.

Ernesto: Stava già pendendo molto prima che gli dessi l'ultima spinta. (esce in cucina)

Rinuccia: Non ho mai visto Ernesto così esuberante…

Ludovica: (guarda la borsa, poi piagnucolando si avvia verso il mobile bar) Lo preferivo quando era soltanto un tipo insignificante, depresso e noioso.

(% SUONANO ALLA PORTA; Ludovica sobbalza, poi va ad aprire, rassegnata)

Scena VII

(Ludovica, Rinuccia, Mirella, Renzo, Persico, Poldo, Lussìa)

Suonano alla porta e si presenta Persico, Maresciallo dei Carabinieri; comunica di aver recuperato il cadavere di un uomo nella Dora, e di aver ripescato anche una valigetta 24 ore contenente gli effetti di Ernesto. Chiede a Ludovica di andare all’ospedale per il riconoscimento ufficiale. Tutti restano interdetti, sapendo Ernesto impegnato in cucina a comprare il silenzio della Fioroni. Nel frattempo Poldo esce dalla cucina in cerca del suo cappello mentre Lussìa lo ricaccia dentro ricordandogli di averlo lasciato a casa e comunica a Ludovica che del pollo faranno un aspic.

Persico: (entra; porta in mano una valigetta simile a quella di Ernesto) Buongiorno.

Ludovica: Buongiorno. (prende la 24 ore coi soldi e la rimette in terra dov’era prima)

Persico: (a Renzo) Lei è il signor Ceresa?

Renzo: (in imbarazzo) No. Renzo Frola. Piacere. (allunga la mano, ma Persico non ricambia)

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Rinuccia: (si intromette) È mio marito… Il signor Ceresa è il marito di mia sorella. In pratica siamo cognati.

Persico: E lei chi è?

Rinuccia: Sono Caterina Bergna, ma mi chiamano Rinuccia. Cioè, la sorella della moglie di Ceresa, Ludovica.

Mirella: Sì, Ludovica e Rinuccia Bergna sono sorelle, ma i mariti no. Infatti Rinuccia ha sposato Renzo Frola.

Rinuccia: E Ludovica Bergna , mia sorella, invece ha sposato Ernesto Ceresa, il padrone di casa, quello che cerca lei. (La Persico non è sicura di aver capito)

Lussìa: (entra dalla cucina) Lòdo, le fëtte ‘d polastr a l’è nen ch’a ven-o pròpi tant bin… a së s-ciàpo… as rompo…

Ludovica: (disinteressata) I lo sai, mama… ma adess i l’hai da fé…

Lussìa: Ma Anna a dis ch’ai pensa chila…

Ludovica: Chi ch’a l’è Anna?

Lussìa: Anna, Anna… chilalà, an cusin-a… a l’è am ganba, it savèisse… a dis ch’i foma la gelatin-a e ij butoma ‘l polastr a tòch andrinta, con ij povron e ij pòis…

Ludovica: Sì, sì… a va bin… fé còs i veule…

Lussìa: No, i vorìo mach savèj se per ti a ‘ndasìa bin ël “pollo in gelatina”, anvece che aròst…

Ludovica: Ma sì, ch’a va bin…

Poldo: (entra dalla cucina cercando in giro) I l’eve pa vist ël mè capel?

Lussìa: Poldo! Ferm-te! It l’avìe nen, ël capel! I l’oma lassalo a ca!

Poldo: (Si trova vicino a Rinuccia e le allunga la mano) Piacere, Leopoldo… (a Lussìa) Come a l’è già ch’i faso ‘d cognòm?

Lussìa: Poldo! Ma it la conòsse pì nen? Costassì a l’è nostra fija, Rinuccia!

Poldo: A va? N’àutra? E vaire fije ch’i l’oma?

Lussìa: Doe, doe… Rinuccia e Ludovica. Ven dëdlà, adess, ch’i duvoma cudì ‘l polastr.

Poldo: E ‘l mè capel?

Lussìa: Tò capel a l’è a ca, it diso… (intanto lo spinge fuori ed escono di nuovo in cucina)

Mirella: Ecco, questi sono papà e mamma di Rinuccia e Ludovica, che sarebbero le due sorelle…

Persico: (La interrompe, accusando una certa difficoltà) E lei chi è?

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Mirella: Ah, io niente… sono solo un’amica… Mirella…

Persico: (sconcertata, la interrompe di nuovo, più decisamente) Allora, calma, signori… chi di voi in qualche modo è “Ceresa”?

Ludovica: Io... perché?

Persico: Perché dovrei parlarle un attimo...

Ludovica: Ah, ho capito… di che cosa si tratta? Lei vende qualcosa a domicilio?

Persico: No, signora. Mi chiamo Silvia Persico e sono maresciallo dei Carabinieri. (saluta militarmente e mostra il tesserino) Buongiorno. (tutti contemporaneamente rispondono al saluto militare)

Ludovica: (ironica) Uh, ma che bella sorpresa!...

Persico: Credo che farebbe meglio a sedersi, signora Ceresa. (Ludovica si siede, cercando di sembrare il più calma possibile)

Ludovica: Per quale ragione esattamente vuole vedere mio marito?

Persico: Sono venuta per parlare con lei…

Ludovica: (sorpresa) Con me?

Persico: (assume un’espressione affranta) Temo di doverle comunicare una brutta notizia, signora.

Ludovica: (preoccupata) Una brutta notizia?

Persico: Probabilmente lei si chiede perché suo marito non è in casa…

Ludovica: Beh, veramente... (indica la cucina, poi si ferma, dubbiosa) Sì, mi dica…

Persico: Mi dispiace, signora… ma abbiamo ragione di credere che il signor Ceresa... sia deceduto.

(Ludovica, Rinuccia, Renzo e Mirella rimangono inespressivi e increduli per un momento, poi si girano contemporaneamente verso la porta della cucina e a tempo tornano a guardare Persico, stupiti)

Ludovica: Ernesto a sarìa mòrt?

Persico: Questa è la ragione della mia visita... Ci sarà bisogno di identificare formalmente il cadavere…

Ludovica: (si rasserena, gradatamente) No, ma ch’a senta… il signor Ceresa, cioè, mio marito... Ma guarda, guarda... (le viene da ridere) Credo proprio che ci sia un errore.

Persico: Guardi… vorrei tanto che ci potessimo sbagliare, ma…

Ludovica: Che cosa le fa credere che Ernesto sia morto?

Persico: Due fori di pallottola nel cranio.

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(Ludovica, Rinuccia, Renzo e Mirella guardano verso la cucina e poi di nuovo Persico)

Persico: E ‘l sò còrp a l’han campalo ant la Dòra dal pont Mosca.

(Ludovica, Rinuccia, Renzo e Mirella guardano verso la cucina e poi di nuovo Persico)

Persico: Le sue gambe erano legate.

Ludovica: Le gambe?

Persico: Anche le braccia.

Ludovica: Ëdcò ij brass!

Persico: E a l’avìa dij pèis tacà a le cavìje...

Renzo: Alora... a l’è nen stàit n’incidente…

Persico: No, non credo proprio. (a Ludovica, mestamente) Mi dispiace molto, signora Ceresa. Credo che in questi momenti… a j’andarìa ‘n cichèt… chila a bèiv?

Ludovica: Sì, sì… i l’hai pen-a ancaminà… ròba fòrta. (Rinuccia, aiutata da Mirella, le serve un bicchierino e poi ne approfittano anche tutti gli altri) Che cosa esattamente le fa pensare che il corpo sia delmio... povero Ernesto?

Persico: (si aspettava un bicchierino anche lei, ma viene ignorata; con un tono ricco di delusione) Per mi gnente, grassie… i son an servissi… (poi, di nuovo afflitta) A ved, an sël pòver còrp ch’i l’oma recuperà da la Dòra a j’era gnun document, ma ant la sua 24 ore i l’oma trovà ‘d riferiment...

Ludovica: (con un filo di voce) La soa 24 ore?

Persico: (mostra la valigetta che ha con sé) Questa è di suo marito, no, signora Ceresa?

Ludovica: (da una rapida occhiata alla valigetta con i soldi dietro il divano e poi guarda quella di Persico)

Beh, a jë smìja pròpi… (Persico pone la sua borsa bene in vista sul tavolino)

Renzo: (tocca la 24 ore) A l’è tuta bagnà…

Persico: I l’oma ripëscala quasi a la Colëtta. (apre la borsa) Questi sono gli effetti personali del signor Ceresa? (estrae un pacchetto di fazzolettini, un paio di guanti bagnati e una sciarpa o roba del genere)

Ludovica: Mi pare di sì.

Persico: Suo marito lavorava qui? (Le mostra un tesserino preso dalla valigetta)

Ludovica: Sì... (Durante tutta la scena gli altri reagiscono a soggetto, meravigliati)

Persico: Poi ci sono varie carte… (rovistando) dei memorandum… Qui c’è il nome… Vede? Ernesto Ceresa. E c'è una rubrica di indirizzi. (la mostra)

Ludovica: Sì, è di Ernesto…

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Persico: A questo punto si deve passare all'identificazione formale… benché non ci siano molti dubbi, purtroppo, che si tratti proprio del signor Ceresa…

(Ludovica, Rinuccia, Renzo e Mirella guardano verso la cucina e poi di nuovo Persico) Ludovica: Infatti…

Persico: Andoma con la mia machina. Ai va des minute. È nelle camere mortuarie del Giovanni Bosco. Devo aspettare qui intanto che prende la sua borsetta?

Ludovica: Mah… a l’è mej ch’a më spéta giù an machina ‘n moment… (si porta una mano alla fronte)

Persico: Madamin… as sent bin? Sembra un po' instabile.

Renzo: A l’è mach un pòch cioca…

Rinuccia: Beh, a sa… Se suo marito fosse stato ripescato dalla Dora con tutti i pesi attaccati...

Persico: Ma naturalmente, capisco… Bin… Alora mi i speto sota, an machina, neh…

Scena VIII

(Ludovica, Rinuccia, Mirella, Renzo, Persico, Ernesto, Poldo e Lussìa)

Rientra Ernesto dalla cucina e gli altri, con evidente imbarazzo e difficoltà, fanno credere a Persico che si tratta del fratello di Ernesto, il quale dopo un attimo di smarrimento capisce e sta al gioco. Renzo, Rinuccia e Mirella colgono l’occasione per togliersi dall’impiccio scendendo in strada a riparare il taxi. Ernesto, con la scusa di attendere che si prepari per andare al riconoscimento, chiude Persico nella sala da pranzo. Entra Lussìa a chiedere se può trasformare l’aspic in polpette,creando un po’ di confusione, non capendo l’inganno di Ernesto

Ernesto: (entrando dalla cucina) Ma ròbe da mat! Ai manca 150 euro. (vede Persico) Oh!

Ludovica: (cerca di sorvolare) Oh, sì!... Questa bella signora è dei carabinieri, sai?

Ernesto: (guarda verso la cucina) Polizia?

Persico: No, Carabinieri. Silvia Persico… maresciallo Silvia Persico. (saluto militare)

Rinuccia: Ci ha portato delle notizie sconvolgenti… (naturalmente sono tutti molto impacciati)

Renzo: Eh, sì… na bela disgrassia…

Mirella: Eh, non sarà facile da spiegare… (Ludovica ha come un cedimento e si porta la mano alla fronte)

Rinuccia: (aiutandola a stare dritta) Siediti un momento, Ludovica...

Ludovica: No, sto meglio in piedi… I peus rivé pì facilment al mòbil bar (va a versarsi un altro cicchetto)

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Ernesto: (va verso Persico) Quale sarebbe il problema, maresciallo? Sono il signor Ceresa.

(Ludovica sbruffa; Ernesto e Persico la guardano, Ludovica sorride; gli altri si guardano intorno fischiettando, a soggetto, cercando di sembrare indifferenti)

Persico: Il signor Ceresa?

Ernesto: In persona.

Persico: Lei è un parente?

Ernesto: Parente dì chi?

Persico: Del signor Ernesto Ceresa?

Ernesto: Ma io sono...

Rinuccia: (interrompendo) Io sono la cognata, cioè la sorella della moglie…

Renzo: Io sarei il marito della sorella della moglie, cognato anch’io, Renzo Frola…

Mirella: Io non sono né cognata, né sorella. Sono solo un’amica di famiglia. Tanto amica. Piacere…

Persico: (Cerca di tagliar corto) I ‘ncaminoma torna? (alludendo a Ernesto) Mi i l’hai mach ciamà se chiel a l’era ‘n parent d’Ernesto Ceresa.

Ludovica: (Prima che Ernesto possa fiatare) Certo che è un parente… è il fratello di Ernesto. (e trangugia il drink, barcollando; c’è un momento di pausa)

Renzo: (allegramente) Sa! Andoma ‘n pòch a vëdde s’a son riessù a fé bogé ‘l Taxi… (esce rapidamente verso l’ingresso)

Rinuccia: I vado ‘dcò mi. S’a j’è da sposté la machina… i l’hai mi le ciav… (esce anche lei)

Mirella: Beh, noi torniamo più tardi… Buongiorno, neh... (ed esce anche lei dall’ingresso)

Ernesto: (dopo un attimo di shock si riprende) Sono il fratello di Ernesto.

Ludovica: Si, è il fratello del mio povero Ernesto.

Persico: I l’hai paura ‘d duvèije dé na bruta notissia…

Ernesto: I l’hai paura ‘dcò mi…

Persico: (a Ludovica) Glielo dico io o glielo dice lei?

Ludovica: Sarà uno shock comunque. (va a versarsi da bere)

Persico: Abbiamo ragione di credere che il signor Ernesto Ceresa sia morto.

Ernesto: A l’ha rason, è uno shock.

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Ludovica: È stato assassinato. (e trangugia)

Ernesto: (subendo il colpo) Adiritura? Assassinato?

Persico: I l’oma ripëscà ‘l sò còrp ant la Dòra. Due pallottole nella testa.

Ludovica: A l’han ripëscà fin-a ij pèis.

Persico: (indicando la borsa) Tutto quel che aveva era questa valigetta.

Ernesto: Guardla lì...

Persico: Còsa?

Ernesto: No, cioè… i vorìa dì… Sì. Sembra proprio la 24 ore di mio fratello Ernesto.

Persico: La signora Ceresa dovrà procedere all'identificazione…

Ernesto: Della 24 ore?

Persico: Della salma.

Ludovica: Am fa scheur mach a penséje!...

Ernesto: (la fa sedere sveltamente sul divano) Ludovica, non puoi rievocare così il caro Ernesto. È morto ed è andato in Paradiso. Ormai devi appoggiarti a me, suo fratello minore. (verso Persico) La prego di scusare mia moglie. (riprendendosi) Volevo dire... deve scusare anche mia moglie. Che non so dove sia, adesso. Sono sicuro che avrebbe voluto essere qui vicino a Ludovica, per sostenerla...

Poldo: (entra) Oh, guardlo sì… Ciao, Ernesto… (Ludovica barcolla e Ernesto gli vola addosso per tappargli la bocca)

Persico: (sorpresa) Ernesto? A së s-ciama ‘dcò chiel Ernesto?

Ernesto: No, a l’è che… mè suòcero a l’è ‘n pòch… come dì… a l’ha ‘n pòch d’Alzheimer, ecco…

Ludovica: Papà… costì a l’è l’àutr tò gënner… (a Ernesto) come a l’è già ch’i të s-ciame…

Ernesto: Ehm… Bruno.

Ludovica: Ah, già… ël marì ëd l’àutra toa fija, lì… come a l’è già ch’a së s-ciama…

Poldo: N’àutra fija? Ma a j’ero nen mach doe?

Ludovica: (in disparte, a Poldo) Possibil ch’it ricòrde dle fije e ij nòm dij gënner mach quand it duvrìe nen?

Ernesto: Lassoma perde, va… (sorride a Persico) ancheuj, con ij nòm… a sa… (con aria affranta)

l’Alzheimer, purtòp, a l’è na maladìa ‘d famija… (Persico è frastornata)

Lussìa: (entra) Anna a dis che magara a sarìa mej trité tut e fé ‘d balotin-e. Tant a l’è già tut ancamin

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ch’as dìsbla.

Ludovica: (rassegnata) Mama… fé còs i veule…

Lussìa: È, ma an toca vëdde se ‘l “festeggiato” a l’è d’acòrdi… (verso Ernesto) Ernesto…

Ernesto: (interrompe) Ernesto a j’è nen… (le fa l’occhiolino) Purtròp ancheuj a pudrà nen ven-e…

Lussìa: (non capisce) Ma diao… it l’has pijàme per fòla? Ernesto…

Persico: (interviene) I l’oma da deje na bruta notissia, madama…

Poldo: A l’è colalì, Cesira?

Ludovica: (taglia corto) Ernesto a l’è mòrt!

Lussìa: Ma ‘d che Ernesto ch’i parle? Mi it conòsso mach ti, Ernesto…

Ernesto: (si frappone) Eh, mi i l’avìa dijlo, che l’Alzheimer a l’è ‘n gròss problema per tuta la famija…

Lussìa: (mentre Ludovica tenta di zittirla traendola in disparte) Alora? Che Ernesto a l’è mòrtje?

Ludovica: (parla in confidenza alla madre) Mama, sta brava adess… peuj i të spiego…

Poldo: (portandosi anche lui in disparte, alla moglie) Dìsme… a l’è colalì, Cesira?

Persico: Almeno una cosa buona c'è, signora Ceresa… (Ludovica, interpellata, ritorna verso Persico, con

aria indifferente) tanti membri della sua famiglia le sono intorno per confortarla...

Ludovica: Sì, il conforto non mi manca.

Ernesto: Prega. Ecco lòn ch’it deuve fé. Prega per Ernesto, prega tant... (a Persico) Lei aspetti di qua, intanto che ci prepariamo… (la accompagna verso la sala da pranzo) Si accomodi qui in sala da pranzo, per favore. Saremo da Lei appena possibile. (Persico prende la valigetta dei fazzoletti e si accomoda nella sala da pranzo accompagnata da Ernesto che chiude la porta)

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Scena IX

(Ludovica, Ernesto, Poldo, Lussìa, Renzo, Rinuccia, Mirella e Fioroni)

Ludovica è scoraggiata (…e mezza ubriaca). Ernesto è invece sempre più convinto di cogliere l’occasione capitata, trovando tutti i lati positivi dell’intreccio che si sta creando. Poldo e Lussìa si rivelano sempre più stonati. Renzo avvisa che la ruota è stata liberata e che il taxi si può ora muovere e dopo un attimo arrivano anche Rinuccia e Mirella. Ernesto suggerisce a Renzo di tornare a casa con Rinuccia e di dimenticarsi di quello che è successo quella sera mentre lui e Ludovica fuggiranno il più lontano possibile... nel frattempo esce dalla cucina Fioroni che reclama i 150 euro che mancano dai 25.000 promessi.

Ludovica: (sconfortata) A l’è ‘n disàstro!...

Ernesto: Ma gnanca per seugn! Ansi i l’oma vinciù doe vòlte! Se Ernesto Ceresa a l’è mòrt, ij carabinié an cercheran mai pì ant la nòstra neuva vita an Honduras!... Oltretut, se “Chissà chi” a l’è stàit massà, a pudrà mai pì cerchene. Gnanca chiel.

Ludovica: No, ma coj ch’a l’han massalo an cercheran.

Ernesto: E ‘ndoa? Còs it veule ch’a na sapio? Ti it vëdde mach sempre ël lato negativ… Adess pensoma a liberesse dla Fioroni.

Ludovica: Chi?

Lussìa: Anna, no?

Ernesto: La polissiòta, dëdlà an cusin-a!... Ij duvoma ancora 150 euro. (guardandosi intorno) Andoa ch’a son ij sòld? (Ludovica gli indica la valigetta e lui la prende)

Lussìa: Ma i podoma nen speté ch’a finissa da fé le balotin-e, prima ‘d mandéla via?

Poldo: Chi a l’è ch’a va via? Cesira?

Ludovica: It l’avrìe dovù dì la vrità già subit a l’inissi...

Ernesto: E piantla lì da dì sempre le stesse ròbe!... (intanto prende dalla borsa i soldi da dare a Fioroni)

Ludovica: (% SUONANO ALLA PORTA; trasalendo) Ah! Chi ch’a l’è?

Ernesto: Calma, calma… chi ‘t veule ch’a sìa? (Ludovica va ad aprire)

Poldo: A sarà Cesira?

Lussìa: E piantla lì, con Cesira! I l’hai dite che Cesira a l’è mòrta!

Poldo: Ëdcò chila? Ma a l’è nen già mòrtje Ernesto? Còs a j’è? N’epidemia dë scarlattin-a?

Lussìa: (lo prende per un braccio) Mòl-la!... Andoma a giuté Anna a fè le balotin-e, che peuj Ludovica a

në spiegherà còs a l’è tut ës trigo!...

Ernesto: Ecco, brav… andé dëdlà, che i l’oma già ij nòstri problema…

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Poldo: E Anna chi ch’a l’è? N’àutra nòstra fija? (Lussìa lo trascina in cucina ed escono)

Renzo: (entra dall’ingresso con Ludovica) I l’oma rangià ël paraurti.

Ernesto: Alora i pudoma parte… (prende la borsa da viaggio, poi rivolto a Ludovica) Andoma.

Ludovica: Andoma ‘ndoa?

Ernesto: A l'aeropòrt. A sarà pa na novità?

Ludovica: I pudoma nen andé, adess…

Ernesto: Come no?

Ludovica: A j’è la maressiala dij carabinié ch’a më spéta. I deuvo ‘ndé a le camere mortuarie dël “Giovanni Bosco” a riconòsse la toa salma.

Ernesto: (a Ludovica) Ti it ven-e an Honduras con mi. (a Renzo) Daje sti 150 euro a la polissiòta dëdlà an cusin-a. (gli da le banconote)

Renzo: Ma… a j’ero nen 25.000?

Ernesto: Sì, ma ai na mancavo 150. A son mach per estingue ‘l debit.

Ludovica: E chi fa “l'identificazione del morto”?

Ernesto: Pensje nen. Andomasne mach via da sì pì che ‘n pressa… Renso, daje sti 150 euro a chilalà e peuj ti e Rinuccia scapé a ca pì ‘n pressa ch’i peule. Stassèira i seve nen ëvnù ‘mbelessì, i l’eve nen vist gnente, i na seve gnente ëd gnente.

Renzo: It peule bin dilo… (Ludovica si mette a piangere e si lascia cadere sulla poltrona)

Ernesto: Ancamin-a nen, adess…

Renzo: Ij preparo ‘n cichèt… (va verso il bar)

Ernesto: (Lo ferma) Per carità! Daine pì nen! (Renzo versa, ad ogni modo, e Ludovica tracanna)

(% SUONANO ALLA PORTA; Ludovica trasale ed Ernesto va ad aprire con un gesto di insofferenza; rientra subito con Rinuccia e Mirella)

Rinuccia: (vede Ludovica piangente) Lòdo, còs at capita?

Renzo: Ma gnente… Un cit atàch isterich...

Ernesto: A l’è cioca.

(( Suona il telefono; Ludovica sussulta; tutti osservano paralizzati l’apparecchio per un lungo momento)

Ernesto: A sarà pa la mafia? (il telefono smette di squillare)

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Ludovica: (implora) Ernesto, conféssa! Restituìss ësti sòld!

Ernesto: Ma gnanca per idea…

Renzo: Oltretut adess ai mancherìo 25.000 euro.

Ludovica: It pudrìe restituìje ant un second moment...

Ernesto: Sì, ant una sinquantèn-a d’ani, s’i riesso a risparmié... Sèntme bin… costa a l’è l’ocasion ëd la vita. A capita nen a tuti. A mi a l’è capitame e im la ten-o bela s-ciàssa!

Rinuccia: Brav, Ernesto! Giust!

Mirella: Ma Rinuccia!... Cosa dici?

Renzo: (deciso) Daje ‘l regal a Ernesto. (a Ludovica) Grazie per la bela sèira passà ansema e... ‘dcò per la

sin-a. I l’oma pròpi mangià bin!...

Rinuccia: Ma a l’è nen stàje gnun-a sin-a…

Renzo: Is catoma na pizza e is la mangioma a ca, da tranquij, davanti a la tele. (Esce dall’ingresso)

Rinuccia: Davanti a la tele? A l’è motobin pì divertent sté sì a guardé come a va a finì sta stòria! (si siede in poltrona)

Ernesto: Rinuccia, va con Renso... A l’è mej…

Mirella: Sì, Rinuccia… andiamo…

Fioroni: (entra dalla cucina, col grembiule) Quel vecchio continua a chiamarmi “Cesira”…

Ludovica: Oooh... (sviene e scivola dolcemente sul pavimento; Ernesto e Mirella la aiutano a risedersi sul divano)

Fioroni: (rivolta a Rinuccia) Credo di non essere stata presentata, signora. Anna Fioroni, ispettrice di Polizia. (si stringono la mano, poi stringe la mano a Mirella)

Rinuccia: Oh, sì, ho sentito parlare di lei…

Fioroni: (sorridendo) In bene, spero.

Mirella: Mah... diciamo… Una via di mezzo, ecco.

Fioroni: (continuando a sorridere, rivolto a Ernesto) Mi i son sempre dëdlà ch’i speto, neh, monsù… con il resto della sua... "offerta caritatevole"…

Ernesto: Sì, sì… ch’a l’abia ancora passiensa na minuta an cusin-a… ij pòrto subit ël rest…

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Scena X

(Ludovica, Ernesto, Renzo, Rinuccia, Mirella, Romeo, Fioroni)

Romeo avvisa che è ora pronto per portare a Caselle chiunque voglia partire... ma chi? Forse Renzo e Rinuccia in partenza per Sidney... con una piccolissima valigia, quasi fossero dei nudisti! Concorda anche la Fioroni. Arrivano Rinuccia e Mirella. Nel frattempo Ludovica cade addormentata. Finalmente Fioroni se ne va.

(% SUONANO ALLA PORTA; Ludovica sussulta, poi si mette da bere e tracanna; Ernesto va ad aprire e rientra precedendo Romeo)

Romeo: (Entrando) C'è qualcuno che va all'aeroporto di Caselle, finalmente?

Ernesto: Ecco... meno male. An mancava ‘l taxista.

Romeo: Qualcuno avrà un bel conto da pagare alla fine. Adesso chi parte? Voi, i parenti o i cognati?

Ludovica: Nessuno.

Romeo: Nessuno?

Ernesto: No, aspetti. Forse qualcuno parte davvero... per favore aspetta fuori?

Romeo: E per quanto tempo?

Ernesto: (spazientito) Per tutto il tempo che occorre.

Romeo: Vi avviso che non aspetto più per molto. Cinque minuti e me ne vado.

Ernesto: No, no… meno di cinque minuti. (passa a Romeo la borsa dei vestiti)

Romeo: Che è, una sola?

Ernesto: Sì

Romeo: E sono arrivati dall’Australia con questa borsetta sola?

Ernesto: Sì.

Romeo: Cosa sono, dei nudisti? (esce con la borsa)

Ernesto: (a Fioroni, con sussiego) Che maleducà sti taxista...

Fioroni: Beh, a l’ha gnanca tòrt... Doi viagiator ch’a fan ël gir dël glòbo con na borsa… (ci pensa un attimo) Ma a son dabon nudista?

Ludovica: (ridendo stupidamente) Mach quandi ch’as gavo le veste.

Ernesto: Ch’a scusa, a sa… a l’è nen abituà a bèive...

Ludovica: (la lingua comincia a girare un po’ in bocca) Ma sto imparando alla svelta.

Fioroni: Ma… i ‘ncamin-o a pensé che chiel e soa fomna i veule parte per l’estero…

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Ernesto: Noi?

Fioroni: Il tassista sembrava pensare che fosse così…

Ernesto: No… macché... No, noi i vuroma pa ‘ndé a l’estero... Pa vera, Lodo?

Ludovica: Ah, mi i bogio nen da sì. (siede sulla poltrona con un bicchierino e beve)

Ernesto: Noi restoma sì. A son ij nòstri cugnà ch’a parto. Australia. Sidney.

Fioroni: Ij vòstri cugnà?

Ernesto: Monsù e madamin Fròla… Renso e Rinuccia...

Rinuccia: Mi i son Rinuccia… Renso a l’è sota ch’a më spéta. I son Rinuccia Fròla… la soréla ‘d Ludovica… da Sidney. Australia.

Ernesto: (compiaciuto) Pròpi.

Ludovica: (ridendo istericamente) Mia sorela da Sydney… (e si addormenta)

Fioroni: (alludendo a Mirella) E la signora?

Mirella: Signorina, prego…

Ernesto: Ah, gnente… a l’è mach n’amisa…

Mirella: (offesa) Grazie tante.

(( Suona il telefono; Ludovica sussulta; tutti stanno fermi a guardarlo suonare)

Fioroni: Nessuno risponde?

Ernesto: A l’avran sbaglià numer…

Fioroni: E chiel, come a fa a savèilo?

Ernesto: I lo capisso da come a son-a…

Ludovica: E mòl-la, con ës telefòno, ch’i l’hai mal a la testa!... (il telefono smette e lei si gira dall’altra parte e riprende a dormire profondamente)

Ernesto: (guarda Ludovica, in silenzio; tutti si volgono a guardare Ludovica, poi, a Fioroni) A l’è tut ël dì ch’a fa parej. A l’è perché soa sorela a part. E chissà quand a ritorna… (rivolto a Rinuccia) Sarà inconsolabile quando te ne sarai andata... (cercando di finirla, verso Fioroni) Ecco fatto allora. Bòn. A deuv pròpi torné an Questura?

(% SUONANO ALLA PORTA; Ludovica, da addormentata, trasale; Ernesto va ad aprire)

Renzo: (da fuori) Ma còs a fa? (entra dall’ingresso precedendo Ernesto; a Rinuccia) Òhi! A l’è mes’ora ch’i të spéto! (si blocca vedendo Fioroni)

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Ij gran a pòrto gran-e!                                                                                                                                          Atto 1°

Ernesto: Guardlo sì! Quand it parle dël diao… Ecco Renso! (indicando Fioroni) Questa bella signora è l’ispettrice Fioroni… (rimarcando) “Ispettrice di Polizia”. Era in cucina…

Renzo: Ah, la poliziotta che era in cucina!... Quella dei 150 euro!

Ernesto: Ah, sì!... Ehm… (cerca di coprire la battuta, prende i 150 euro che aveva messo in tasca a Renzo) Grazie. (mette i soldi in tasca a Fioroni). Ecco qua! I l’oma rangià ij cont! I soma pì nenparent! (allegramente, prende Fioroni sottobraccio e la accompagna verso la porta d'entrata) E ch’a staga atenta a traversé la stra.

Fioroni: (a Renzo) Bon viagi, alora, monsù cugnà… come a l’è già?... Fròla, neh… bon viagi an Australia! (aspetta una risposta da Renzo)

Ernesto: (con pacchiana controscena, invita Renzo a rispondere) E alora? Ringrassia, no?

Rinuccia: (guarda Renzo che ha un sorriso ebete) Sa, è un po' sordo…

Renzo: Sordo? (si scuote) Ah, sì… grassie!... (con foga esagerata) Si torna a casa!

Rinuccia: È stata una visita deliziosa.

Mirella: (asseconda) Mi ha fatto proprio un gran piacere, rivedervi tutti e due, dopo tanto tempo!...

(guarda Fioroni attendendo consenso, ma lei non la considera)

Renzo: (vedendo Ludovica addormentata sul divano) Còs a fa? A l’è svenùva?

Ernesto: Sì, poveretta.

Rinuccia: Ludovica è molto dispiaciuta che noi si debba partire! (va verso la porta d'uscita)

Renzo: (a Ernesto) Ma allora potremmo restare…

Ernesto: Eh, magari… ma dovete tornare in Honduras…

Fioroni: Honduras?

Ernesto, Rinuccia e Renzo: (insieme) Sidney.

Fioroni: Sidney.

Renzo: (come stordito) Oh, lieto d'averla incontrata. (dà la mano a Fioroni; Rinuccia lo trascina fuori dall’ingresso, con l’aiuto di Mirella)

Ernesto: (dopo un momento, a Fioroni) Magara adess a deuv andé ‘dcò chila, neh…

Fioroni: Ah, sì… as capis… E grassie, monsù Ceresa… È stata una visita molto… “gratificante”.

Ernesto: Tant, tant piasì. (si stringono la mano e Fioroni esce)

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Scena XI

(Ernesto, Persico, Ludovica, Renzo, Rinuccia, Mirella, Fioroni)

Persico, stufa di attendere entra ma Ernesto la ricaccia in soggiorno. Ludovica, sempre più ubriaca anziché partire se ne va in cucina. Renzo torna su avvisando che il taxista, stufo di aspettare, se n’è andato e Ernesto gli strapaga la macchina per andare in aeroporto. Riappare Persico che vedendo Renzo indaga sulle parentele mettendolo in difficoltà, specie quando si parla di Ernesto come se fosse morto! Fioroni torna per restituire la valigia che il taxista aveva lasciato sul marciapiede andandosene via.

Ernesto: (Scuote Ludovica) Dai, Lodo! I duvoma ‘ndé ‘dcò noi!... (prende la 24 ore)

Persico: (Appare dalla porta della sala da pranzo con la sua borsa) Scuséme, neh… ma mi i son sempre sì ch’i speto…

Ernesto: (Lascia cadere la valigetta e corre verso Persico, la fa girare su sé stessa e la riaccompagna nella sala da pranzo) Ah, già… i son subit da chila, neh…(poi, a Ludovica) E piantla lì da bèive. Apeul mach féte mal…

Ludovica: Ah, già… Bon a idea. (prende la bottiglia e si dirige verso la cucina, ma si ferma guardando il livello di liquido nella bottiglia) Quaidun a l’ha beivù…

Ernesto: Piantla lì, it diso! It vëdde nen ch’it ses completament cioca?

Ludovica: E bin? Tant la festa dël tò compleanno a l’è bele finìa…

Ernesto: Come it fase a pijé l’aereo per l’Honduras ant ëste condission?

Ludovica: Trovati un’altra viaggiatrice. (% SUONANO ALLA PORTA; sobbalza) Mi an Honduras i ven-o nen. (esce barcollante in cucina; Ernesto va ad aprire)

Renzo: (rientra dall’ingresso con Rinuccia e Mirella) Cola testa ‘d giss d’un taxista a veul nen bogé!

Ernesto: Come a sarìa a dì?

Renzo: A sarìa a dì ch’a l’è tròp ch’a speta lì sota e adess a veul 200 euro per ël temp ch’a l’ha perdù.

Ernesto: (prende delle banconote dalla 24 ore e gliele da) Tò. Dàje 300 euro. Per un pòch a starà brav. (Renzo esce di nuovo fuori di corsa; tra sé) Se tra chiel-lì e mia fomna am fan perde l’aereo…

Rinuccia: Perché toa fomna? Còs a j’intra mia soréla?

Ernesto: A veul nen parte.

Mirella: Non vuole partire? Come sarebbe a dire?

Ernesto: A l’è andasne ‘n cusin-a con la soa bota e a veul nen parte.

Rinuccia: A deuv pianté lì da bèive. Come a l’ha ‘ncaminà, parej a deuv pianté lì.

Ernesto: A l’è pro lòn ch’i l’hai dije ‘dcò mi, ma a continua… e a veul nen parte.

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Rinuccia: Sagrinte nen. Mal ch’a vada… i ven-o mi, an Honduras! (Si fionda in cucina con Mirella)

Ernesto: (% SUONANO ALLA PORTA) La miséria! (va ad aprire)

Renzo: (rientra precedendo Ernesto, con fare rassegnato) Gnente da fé. A l’ha pijà ij sòld e a l’è andasne.

Ernesto: Come, a l’è andasne?...

Renzo: Già. A dis ch’a l’ha spetà tròp. A l’ha parlà con ël centralin a la radio e a l’ha dit d’avertì tuti ij taxista ch’a stago bin lontan da ca toa…

Ernesto: Ròbe da mat! Guarda, ades i ciapo mia fomna per jë strass e is na ‘ndoma a Caséle per cont nòstr. A va bin? Dame le ciav ëd la toa machina.

Renzo: La mia machina? Per fé còsa?

Ernesto: Per andé a Caséle… Ël nòstr taxi a l'è andasne...

Renzo: Ma neanche per sogno, ti do la mia macchina…

Ernesto: It lo sas ch’il l’hai nen mi, la machina!...

Renzo: Mi la mia machina ij la prësto a gnun. Adoro la mia macchina.

Ernesto: 5.000 euro?

Renzo: Desmila.

Ernesto: Setmila.

Renzo: Eutmila.

Ernesto: Setmilasinchsent.

Renzo: Affare fatto. (Si stringono la mano e Ernesto apre la valigetta)

Rinuccia: (entrando dalla cucina con Mirella) Ernesto!

Ernesto: (soprassalto) Ah! (chiude in fretta la borsa, ma poi si rende conto che è soltanto Rinuccia) Oh, it ses ti…

Mirella: Ludovica sta diventando inamovibile…

Ernesto: It duvìe portéje via la bota…

Rinuccia: A l’ha finìla, la bota… adess a bèiv ël marsala sèch…

Ernesto: Ël marsala? Che marsala?

Mirella: Quello per cucinare…

Rinuccia: A l’è butàsne ‘dcò ‘n cichèt papà. A cred da esse a la “Bocciofila”... A veul le carte.

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Ernesto: Gnun-e carte! I duvoma parte!

Rinuccia: A veul nen savèine… A dis che chila a va nen da gnun-e part.

Ernesto: I la vëdroma!... (da i 7.500 euro a Renzo) Tòh…

Rinuccia: Perchè dai dei soldi anche a Renzo?

Ernesto: Per la soa machina...

Renzo: (contando il malloppo) Setmilasinchsent euro…

Rinuccia: Setmila sinchsent? (verso Renzo) Ma la “Barberis Car” a vurìa detne mach mila e dosent…

Ernesto: Miladosent?

Renzo: (facendo spallucce) E, va beh… it lo sas che ij concessionari a fan sempre ij furb…

Persico: (Appare improvvisamente dalla sala da pranzo, portando sempre la valigetta; Ernesto strappa le banconote dalle mani di Renzo e le ficca di nuovo nella 24 ore, la chiude e se la nasconde dietro la schiena) Scusate se vi faccio fretta, eh… ma non ho più tanto tempo… dovrei andare…Potrebbe chiamare sua cognata?... Per andé a l’ospidal, a sa...

Ernesto: Il fatto è… che… la signora Ceresa sta ancora cercando di riprendersi dallo shock…

Rinuccia: (Cercando di togliersi di mezzo) Forse… ehm… vado a vedere come sta mia sorella…

Persico: Ah… quindi lei è la sorella della signora Ceresa?

Rinuccia: É… ehm… Già…

Persico: (a Ernesto) Dal che deduco che lei è il marito di questa signora…

Ernesto: (Confuso) Ah, sì?... (Si scuote) Ma certo!

Rinuccia: Ma già... Io e mio marito siamo di Sydney.

Renzo: Sydney?

Persico: (verso Renzo) Ma che coincidensa!...

Renzo: Perché, ëdcò chila a ven da Sydney?

Ernesto: (guardando Persico) No. Mi i son ëd Sydney…

Renzo: (totalmente confuso) Ti it ven-e da Sydney?

Ernesto: (c.s.) Ma as capis! Mi e mia fomna!...

Renzo: Ludovica…

Ernesto: (sveltamente lo corregge) Rinuccia.

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Renzo: (cerca di assimilare le informazioni ricevute) Rinuccia…

(Rinuccia sorride dolcemente e va in cucina, seguita in silenzio dallo sguardo di tutti; Mirella la segue a testa bassa)

Renzo: (verso Ernesto) Posso chiarire un dettaglio a proposito di Rinuccia?

Ernesto: Nen adess.

Persico: A smija che le parentele dla vòstra famija a sìo nen tant ciàire gnanca a vojàutri, neh?

Ernesto: (quasi in confidenza, a Persico) A ved… a l’è che… an pratica… mè cugnà a l’è marià con la soréla dla fomna ëd mè fratel… e alora…

Persico: (tagliando corto) Sì, sì… i l’hai capì…

Ernesto: Dabon? Beata chila…

Renzo: Ernesto?...

Ernesto: No, no!... (melodrammatico) Pronùnsia nen col nòm!...

Renzo: (stranito) Che nòm, Ernesto?

Ernesto: Col nòm lì… Potrei scoppiare in lacrime al solo sentirlo. (rivolto a Persico) Le sarei molto grato se ci potesse lasciare soli in questo doloroso momento…

Renzo: Ma… Ernesto…

Ernesto: (perentorio) No! No e poi no!... A l’è tròp prest!…

Renzo: Per fé còsa? Còsa a l’è tròp prest, Ernesto?

Ernesto: No, Ernesto a l’è nen tròp prest… e gnanca tard… A riverà mai pì… (rivolto a Persico) Vuole aspettarci in sala da pranzo, per piasì?

Persico: (alludendo a Renzo) Chiel a sa nen?

Ernesto: Sì, a lo sa. I l’hai dijlo.

Renzo: It l’has dime che ròba?

Persico: Che Ernesto Ceresa a l’è mòrt.

(Ernesto si copre il volto, sconfortato; Renzo rimane un attimo a fissarlo a bocca aperta) Renzo: Còs a veul dì, ch’a l’è mòrt?

Persico: (rivolto a Ernesto) I chërdìa ch’a l’avèissa dijlo…

Ernesto: (sollevando lo sguardo) I l’avìa mach dije che Ernesto a stasìa nen vàire bin…

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Ij gran a pòrto gran-e!                                                                                                                                          Atto 1°

Persico: (a Renzo) Ël sò còrp a l’è stàit trovà sota ‘l Pont Mosca.

Renzo: (che non capisce) Ël Pont Mosca?

Persico: Ant la Dòra.

Renzo: (Guarda Ernesto) It l’avìe dime ‘dcò dla Dòra?

Ernesto: Sì, i l’avìa ditlo. (verso Persico) Ma i son fermame a conté al moment che Ernesto a stasìa nen

vaire bin...

Renzo: (che non ha ancora capito) E còs it ij fasìe… cioè… còs ai fasìa Ernesto ant la Dòra?

Ernesto: I l’hai ditlo, no? (Guarda Persico, come per ottenere conferma a ciò che sta dicendo) A l’avìo gropàje man e pé… peuj a l’han sparàje… e quindi a stasìa nen vaire bin…

Renzo: (capendo) Ah, ecco… gropà e...

Ernesto: Appunto.

Renzo: …e a l’han sparaje…

Ernesto: (affranto) É…

Renzo: Sossì a spiega perché a stasìa nen vaire bin…

Ernesto: (verso Persico) A ved… i j’era ‘ncamin ch’i cercava da dijlo ant na manera ‘n pòch pì… grassiosa… (poi verso Renzo) A l’han capì ch’a l’era Ernesto quandi ch’a l’han trovà la soa valisëtta… (indica la valigetta che Persico tiene in mano)

Renzo: (ancora dubbioso) Ah, ecco… la valisëtta...

Ernesto: A la Colëtta…

Renzo: No, beh… adess a basta, con ij particolar… la spiegassion a l’è pì che suficènta…

Ernesto: Eh, già, pòver Ernesto… sta valis a l’era tut lòn ch’a l’avìa...

Renzo: E chissà la pòvra Ludovica… a deuv esse a tòch...

Ernesto: Pròpi parej…

Persico: Fortunatament a j’era sì sò cugnà. (indica Ernesto)

Renzo: Ma guarda mach… i chërdìa d’esse mi sò cugnà!...

Ernesto: (si dirige minaccioso verso Renzo) Ma tuti doi! Mi e ti, i soma ij cugnà! Ti it ses marià con la sorela ‘d Ludovica e mi i son ël fratel ëd sò marì… (Sembra perdere il filo) Ël marì ‘d Ludovica… ch’a sarìa peuj Ernesto.

Renzo: (cercando di memorizzare) Ah, ecco… i l’hai capì. Cioè… i lo savìa!...

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Ij gran a pòrto gran-e!                                                                                                                                          Atto 1°

Ernesto: (rivolgendosi a Persico) Adess a l’avrà capì perché i l’hai dovùilo di pòch per vòlta… A sa, a l’è mai pì stàit tut nt ël sò, da quandi ch’a l’è cascà da ‘nsima a ‘n canguro australian, lagiù a Sidney... (nuovamente rivolto a Renzo) Ludovica a l’ha doi cugnà, là...

Renzo: (ci pensa un po’) Ah, adess im ricòrdo… ti it ses un cugnà, mi i son l’àutr… e Ernesto anvece a l’è mòrt. Giust?

Ernesto: Giust.

Renzo: I soma ij doi cugnà ‘d Ludovica, giust?

Ernesto: Giust. (% SUONANO ALLA PORTA; Renzo e Ernesto sussultano, mentre Persico è tranquilla, anche se un po’ confusa) Pòrch… (va ad aprire)

Fioroni: (entra con Ernesto, portando la borsa lasciata dal tassista in strada) Eccoci qua!

(Ernesto e Renzo si scambiano uno sguardo interrogativo e preoccupato; poi Ernesto stringe la mano calorosamente a Fioroni)

Ernesto: (con aria allegra a Fioroni) Oh, bene!... Sei tornata!... (poi rivolto agli altri) Ma chi a l’avrìa mai

chërdùlo! (ironicamente) A l’è torna sì!...

Fioroni: Beh, i l’hai pensà ch’i podìa nen andemne via parej...

Ernesto: E it l’has fait benòne! (a Renzo) Neh, ch’a l’ha fait benòne? (Renzo non può che assentire vacuamente con il capo)

Fioroni: I l’avìa già fait un bel tòch dë strà, peuj i son dime: “I peuss pa lassé cola borsa là an sël marciapé?...”

Ernesto: E già!... It podìe pa… E parej it ses tornà a porten-la… Grassie tante.

Fioroni: (va verso Renzo) Già, eccoci qua. Una sola borsa da viaggio… As viagia leger, neh?

Renzo: (confuso) Ma… costassì a sarìa n’àutra cugnà?

(Fioroni esita, poi guarda lentamente verso Ernesto che si tiene la testa tra le mani, mentre si chiude il sipario e parte la musica)

FINE PRIMO ATTO

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Ij gran a pòrto gran-e!                                                                                                                                          Atto 2°

ATTO SECONDO

Scena I

(Ernesto, Fioroni, Persico, Renzo)

Persico e Fioroni si incontrano per la prima volta; Ernesto presenta Fioroni come fosse sua sorella cercando al contempo di mandarla via. Fioroni invece vuole restare per vedere come va a finire la storia. Persico spiega a Fioroni come è morto Ernesto che per mandarla via le promette un pezzo di “eredità”, poi la spinge in Sala da Pranzo con Renzo affinché tratti la cifra.

(L'azione riprende da dove si era interrotta alla fine del primo atto)

Ernesto: Oh, ma che sbadato… non vi ho ancora presentate, neh? (indicando Persico)

Fioroni: (incerta) No.

Ernesto: Bene! (marcatamente) Questa bella signora è il maresciallo Persico… o si dice marescialla? (tira Fioroni verso Persico, facendola passare davanti a sé)

Persico: Piacere. (si danno la mano) Come va?

Fioroni: (sorpresa) Lei è un ufficiale di polizia?

Persico: Carabinieri.

Fioroni: Carabinieri?

Ernesto: (riferendosi a Fioroni) E questa è Anna… Anna Ceresa. (La faccia dì Fioroni rimane senza espressione, poi si lascia andare in un sogghigno)

Fioroni: Anna Ceresa.

Ernesto: (raggiante) La mia sorellina!... (dà dei buffetti affettuosi alla guancia di Fioroni)

Fioroni: La tua sorellina…

Ernesto: Già… (indicando Renzo) E la sua cognatina.

Fioroni: La sua cognatina… (Renzo accenna un saluto)

Persico: (verso Fioroni) È magnifico il modo in cui la famiglia si è riunita così velocemente, sentendo della disgrazia.

Ernesto: È necessario, pa vera? (verso Fioroni) Ma it duvìe nen andé via ‘d corsa, Anna?

Fioroni: (enfaticamente) Beh, sì, i duvìa… ma ant un moment parej… a sarìa mej speté ‘ncora ‘n pòch… (dà a Ernesto la borsa da viaggio)

Ernesto: Ma no… a fa pa damanca… (verso Renzo) Giust?

Renzo: (Non capisce proprio tutto, ma ripete con lo stesso tono) Ma no… a fa pa damanca…

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Ernesto: (verso Fioroni) Va pura, tranquila… ch’it perde ‘l treno… (con intenzione) peuj, quand it ven-e

torna, it rimborso ‘l bijèt e… (mimando il gesto del denaro con le dita) eventuali altre spese...

Fioroni: No… ma i l’hai telefonà… i deuvo pì nen andé via subit…

Persico: E già!... I veule nen ch’as ferma per ël funeral? (Ernesto, con gesto di stizza, butta malamente la borsa a terra)

Fioroni: (raggiante) E sì, eh? A j’è ‘l funeral!... (Poi ha un dubbio) Che funeral?

Persico: Perché? A lo savìa nen?

Fioroni: I l’hai paùra ch’am manca quàiche particolar…

Renzo: As ved che ‘dcò chila a l’era rivà mach a quandi che ‘l mòrt a stasìa nen vàire bin…

Ernesto: (fulmina Renzo con lo sguardo, poi a Fioroni) La notissia bruta, Anna… (assume un’aria funerea) a l’è che Ernesto a l’è mòrt.

Fioroni: (con grande preoccupazione ironica) Oh, no!... (A Ernesto) E ti chi it sarìe?

Ernesto: (si inserisce tra Fioroni e Persico, cercando di coprire l’ultima battuta) Che disgrassia, neh…

Fioroni: (verso Renzo) L'ultima vòlta ch’i l’hai vistlo, a l’era smijàme un pòch ësmòrt...

Renzo: Ma nò… a l’era pa malavi… a l’è mòrt nijà con doj projétij ant la biòca!...

Ernesto: Renso! Lassa perde ij particolar, per piasì…

Fioroni: No, no… spieghéme pura da bin come a l’è ‘ndàita, i son curiosa…

Persico: (verso Fioroni) Am dispias, ma i l’oma ritrovà sò fratel ant la Dòra, al pont Mosca. Brass e gambe gropà e doi colp ëd rivoltéla a la testa.

Fioroni: (ironicamente, guardando Ernesto) Eh, col fieul a l’è mai stàit tut ant ël sò… i lo savìa che prima o peuj a l’avrìa fane un-a grama…

Persico: I chërdoma nen ch’a sia massasse da sol, madamin… Sembrerebbe un omicidio… (posa la valigetta dei fazzoletti a terra, vicino al divano) Sto aspettando che la signora Ceresa venga conme al “Giovanni Bosco” per il riconoscimento della salma…

Ernesto: (verso Fioroni) Sì, beh, adesso intenderai certo rimanere per il funerale...

Fioroni: Non me lo perderei per tutto l'oro del mondo...

Ernesto: (A Renzo) Per piasì… (alludendo a Fioroni) It la compagni ‘n moment dëdlà? (Indica la sala da pranzo; con intenzione) Parej it ancamin-e a sente vaire sòld la cara Anna a pensa ‘d riceve daltestament dël pòver Ernesto…

Fioroni: Ecco, costa a l’è na bon-a idea. (si avvia nella sala da pranzo)

Renzo: (a Ernesto) Ma ai sarà bin quaicòsa ‘dcò per mi, no, ant ël testament?...

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Ernesto: (spingendo Renzo stranito nella sala da pranzo con Fioroni) Ti ‘ncamin-a a fé lòn ch’i l’hai dite! (chiude bene la porta della sala)

Scena II

(Ernesto, Persico, Ludovica, Rinuccia, Mirella, Renzo)

Entra dalla cucina Ludovica che ormai ubriaca vuole andare a dormire, mentre Persico la vorrebbe portare in ospedale per riconoscere il cadavere. Rinuccia e Mirella la accompagnano nelle camere. Squilla il telefono, ma Ernesto non risponde, convincendo la perplessa Persico ad aspettare Ludovica in cucina parlando con gli suoceri. Dalla sala da pranzo entra Renzo che gli comunica che Fioroni vuole altri 10.000 euro per tacere e anche lui vorrebbe altri 10.000 euro per dimenticare. Ernesto offeso va in sala da pranzo a trattare.

Ernesto: (voltandosi più sorridente che può verso Persico) Dunque, dove eravamo?

Persico: Beh, i sai nen andoa ch’a l’è chiel… mi i son sempre sì ch’i speto da ‘ndé a l’ospidal.

Ernesto: Giust, giust…

Ludovica: (piuttosto ebbra, entra dalla cucina, seguita da Rinuccia e Mirella; tiene in mano la bottiglia di marsala da cucina) Frega gnente. Mi i vado a deurme.

Rinuccia: Ma Ludovica...

Persico: (sorpresa) A va a deurme? (Ludovica si volta verso di lei, ad occhi chiusi, facendo “sì” col capo)

Ernesto: It peule nen andé a deurme adess… it ses ancamin a parte… (si corregge guardando Persico con

intenzione) Per le camere mortuarie...

Persico: Non può venire al “Giovanni Bosco” vestita così.

Ludovica: I l’hai mal a la testa. Prendo un’aspirina e me ne vado a letto. Frega gnente. (e si avvia)

Rinuccia: Ehm… (a Persico) È distrutta, senza il suo Ernesto…

Ludovica: Non me ne può fregare meno, del mio Ernesto!... (e se ne va in camera)

Persico: (Rimane di stucco) Un'osservazione poco consona all'accaduto, devo dire…

Rinuccia:Già… Evidentemente non riesce a perdonare Ernesto per essere morto così improvvisamente… (e corre anche lei in camera)

Mirella: Oltretutto, proprio nel giorno del suo compleanno!... (e corre anche lei in camera)

Ernesto: (teatralmente triste) Chi a l’avrìa mai dìlo, che ‘l pòver Ernesto a ‘ndasìa a tiré j’ùltim prima ‘d

sofié ancora na vòlta an sle candèile?...

(( Suona il telefono; Ernesto lo guarda e poi si volta verso Persico, le sorride e scuote le spalle)

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Ij gran a pòrto gran-e!                                                                                                                                          Atto 2°

Persico: Non ha intenzione di rispondere?

Ernesto: A l’avran sbaglià numer…

Persico: E chiel, come a fa a savèilo?

Ernesto: I lo capisso da come a son-a…

(Entrambi guardano il telefono, che dopo un paio di squilli smette di trillare; riprendono a conversare come se niente fosse)

Persico: OK. Adesso io devo prendere la signora Ceresa e portarla al “Giovanni Bosco”.

Ernesto: (tristemente) Stiamo trattando con delle emozioni umane qui, maresciallo...

Persico: Capisco. Magara a sarìa mej fé vnì ‘n dotor… uno psicologo…

Ernesto: Uh, per carità!... A jë smìja nen ch’ai sìa già ‘n pòch tròpa gent, sì ‘ndrinta? Ansi, ai dispiaserìa pa ‘ndé ‘n moment an cusin-a, ch’i l’hai da telefoné?

Persico: A l’ha da telefoné?

Ernesto: Sì. I l’hai da telefoné… (ci pensa un attimo) a col monsù ch’a l’ha telefonà prima.

Persico: Ma… a l’avìo nen sbaglià numer?

Ernesto: No, no… (sbrigativo) i son ricordame ch’a duvìa telefoné… mè cugnà.

Persico: N’àutr cugnà? Ma i seve tuti cugnà, ant ësta famija?

Ernesto: E già, neh?... Ch’a vada ‘n moment a fé doe ciance con ij mè suòceri… ehm… cioè… con ij suòceri d’Ernesto Ceresa, ch’a son tant disperà ‘dcò lor… (spinge Persico in cucina, poi prende la valigetta vicino al divano e va rapidamente verso la camera; sulla porta urla) Fòrsa, Lòdo!Andoma, dài!

Renzo: (Appare dalla sala da pranzo, preoccupato) Ernesto!...

Ernesto: (sobbalza)Ah! (lascia cadere a terra la valigetta)

Renzo: Ernesto!...

Ernesto: Ernesto a l’è mòrt!

Renzo: E alora Ernesto a l’è un tipo fortunà, ‘t lo diso mi…

Ernesto: Fòrsa, dài… còs a j’è?

Renzo: I son ancamin a fè na bela frità, lì ‘ndrinta, con cola polissiòta…

Ernesto: E sòn còs a veul dì? Ti còs it na sas ëd tuta sta stòria?

Renzo: Difàti. I l’hai dijlo. I son dichiarame completament ignorant. E sòn a l’è costate d’àutri vintmila euro…

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Ernesto: Vintmila còsa?

Renzo: Prima ‘d tut a veul desmila euro per dismentié Ernesto e ij so cugnà.

Ernesto: Ma pòrca…! E j’autri desmila?

Renzo: Per mi.

Ernesto: Ma no!... A l’è nen possibil!... It darài mai ëd sòld a ti!... Un parent…

Renzo: Tant per ancaminé, mi i son mach “parente acquisito”.

Ernesto: Còs a veul dì?

Renzo: Ch’i soma nen “consanguinei”… La nòstra parentéla a l’è nen ròba da scavalché le conveniense econòmiche…

Ernesto: Ma va… (esce rapidamente in sala da pranzo, offesissimo)

Renzo: Ernesto!...

Scena III

(Rinuccia, Renzo, Lussìa Poldo, Mirella, Ernesto, Persico)

Rinuccia comunica che Ludovica si è chiusa in bagno. Renzo va in sala e Rinuccia sbircia dalla serratura. Entra Persico e tossisce, Rinuccia si spiega. Entrano Lussìa e Poldo per cercare la Fioroni, ma non trovandola rientrano in cucina. Ernesto comunica che Fioroni vuole il 10% del malloppo per tacere. Ernesto manda Mirella a tirare fuori dal bagno Ludovica. Persico suggerisce, visto l’indisponibilità di Ludovica di far riconoscere il cadavere a qualcun altro; Ernesto e Rinuccia incastrano Renzo poi Persico viene sospinta in cucina.

Rinuccia: (Entra sconvolta dalla camera) Ludovica a l’è serasse ‘nt ël cess!

Renzo: Come a sarìa “a l’è serasse”?

Rinuccia: A l’ha tacà la radio al massim e a veul nen sente gnun...

Renzo: Oh, Signor! (esce nella sala da pranzo)

Rinuccia: Renso!... (Corre alla porta della sala da pranzo, appoggia l’orecchio e ascolta; poi si abbassa e guarda attraverso il buco della serratura; Persico viene fuori dalla cucina e si ferma vedendo Rinuccia sbirciare; tossisce gentilmente; Rinuccia esita, poi si gira, impacciata)Ehm… Oh,ceréa… Sto solo guardando cosa fa mio marito… chiuso là dentro, con quella donna… (Persico la guarda attonita)

Lussìa: (entra dalla cucina, seguita da Poldo) Gnente. Cole balotin-e a veulo nen sté ansema. It l’has pa vist Anna?

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Rinuccia: Chi ch’a l’è Anna?

Lussìa: Cola bela fomna… granda… brun-a…

Rinuccia: (con disinteresse) Ma mi sì ch’i sai…

Lussìa: Darmage… am dasìa na bela man, an cusin-a…

Poldo: (da la mano a Rinuccia) Piacere, Leopoldo Bergna…

Rinuccia: (stringendogli la mano) Piacere, toa fija Caterina detta Rinuccia.

Poldo: Mia fija? Ah, già… e come ch’a sta Cesira?

Mirella: (entra desolata dalla camera) Niente! Ho provato a convincerla, ma non ne vuole sapere! Si è

barricata là dentro!...

Poldo: Oh, guardla sì! Ciao, Cesira… i parlavo pròpi ‘d ti… (Mirella lo guarda stupita)

Lussìa: Ma còs it dise?... Costassì a l’è nen Cesira! A l’è Mirella, l’amisa ‘d Rinuccia! A l’è Madamin Mirella!

Mirella: Tòta, prego…

Poldo: Ah… (ci pensa su un momento) E Cesira?

Lussìa: A l’è mòrta! Cesira a l’è mòrta!

Poldo: A va? O pòvra fomna… ma a l’era ‘ncora giovo…

Lussìa: Cesira a l’era veja come ‘l coco! E adess a l’è mòrta, a va bin? A j’è pì nen! Mòrta! Kaputt!

Mirella: (gentile, a Poldo) Se vuole, mi può pure chiamare Cesira. Basta che si ricordi che sono signorina.

Persico: (cercando di imporsi) Beh? Allora? Cosa vogliamo fare? I peuss nen passé ‘mbelessì tut ël dì, neh… I l’hai ‘dcò d’àutr da fé, mi…

Lussìa: No, no… chila a va nen da gnun-e part. A l’ha da giutéme con col polastr!

Persico: Ma i son an servissi…

Lussìa: (decisa) Servissi ‘d cusin-a! A j’è nen Anna… e am giuterà chila! (le prende la mano e la trascina con sé in cucina)

Poldo: I l’eve pa vist mè capel?

Rinuccia: Sì, papà. A l’è dëdlà an cusin-a. (indicando la porta della cucina)

Poldo: Ah, grassie… (esce anche lui in cucina)

Ernesto: (esce furioso dalla sala da pranzo, seguito da Renzo, il quale chiude la porta) Ma it podìe nen stétne ciùto e lasséme parlé mi?

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Renzo: Ma mi si ch’i sai…

Rinuccia: Còs a l'è rivàje?

Ernesto: (ironicamente, indicando Renzo) Ma gnente!... Ësto deficènt a l’ha mach dije a col pess-can travestì da polissiòta vàire ch’a j’è ant la valis! (poi, indicando la sala da pranzo) E adess chila-là a pretend d’àutri vintmila euro!...

Renzo: E va beh… it ciamo scusa…

Ernesto: Nen mach... (rivolto a Rinuccia, sempre indicando Renzo) peuj a l’ha ‘ncaminà a contéila ch’a l’era mej na percentual… parej, a la fin i duvrài deje ‘l doi per sent d’un milion e dosent e sinquanta… valadì vintesinch mila euro ch’a seurto da la mia 24 ore! (si accascia sul divano)

Renzo: (a Rinuccia, come per riparare) Però ha accettato il tutto compreso… (compiaciuto) “all inclusive”… comprèis ij vintesinch mila ch’a l’è già cucàsse, l’improvvisa dipartita di Ernesto Ceresa e tuti ij cugnà australian. (si siede anche lui sul divano)

Ernesto: (Preferisce sorvolare) Andoa ch’a l’è Ludovica? (apre la valigetta)

Mirella: Si è chiusa a chiave in bagno. Non vuole sentire nessuno.

Rinuccia: A l’ha butà su ‘l CD ëd Gigi D’Alessio a tut volum. (si siede anche lei sul divano)

Renzo: (disperato) Òhmmi! A veul massésse!...

Ernesto: (tranquillizzante) Mirella, va dëdlà e preuva a vëdde s’i të riésse a convinc-la…

Mirella: Ho già provato, ma non ne vuole sapere…

Ernesto: Ti preuva torna.

Mirella: Va bene. Ma non garantisco il risultato, neh… (esce in camera)

Ernesto: Calma. Perdoma nen la calma. (prende una mazzetta di denaro in mano) Prima ‘d tut, pagoma chilalà.

(improvvisamente entra Persico dalla cucina; Ernesto mette le banconote nella valigetta e ne chiude il coperchio sbattendolo; Persico cammina lentamente verso di loro, con atteggiamento sospettoso e tutti e tre gli sorridono)

Renzo: Cosa possiamo fare per lei, Marescialla?

Persico: I signori di là sono simpatici, ma io avrei altro da fare. La signora Ceresa è pronta per andare all’ospedale?

Renzo: A l’è peuj mòrta ‘dcò chila?... (ride felice per la battuta, mentre gli altri lo osservano seri; poi torna serio anche lui) I schersava…

Ernesto: No. A l’è nen pronta.

Rinuccia: Ancor nen, là...

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Persico: I j’era ‘ncamin ch’i pensava… A deuv nen esse per fòrsa chila…

Ernesto: A deuv nen per fòrsa fé còsa?

Persico: Identificare il cadavere. Non è legalmente necessario. Se la madamin a l’è nen an grado… fisicamente o emotivamente… con tut lòn ch’a l’ha beivù…

Ernesto: A veul dì che quaidun d’àutri a podrìa identifiché Ernesto?

Persico: A podrìa félo qualsiasi parent. Sarebbe ufficialmente accettabile. Ëdcò chiel.

Ernesto: Mi? Mi còsa?

Persico: Identifiché Ernesto Ceresa…

Ernesto: Il caro estinto? Mi? No, no, no… i podrìa mai fé na ròba parej…

Persico: Beh, allora qualche altro parente stretto…

(Ernesto e Rinuccia si guardano, si sorridono e poi, lentamente, si voltano a guardare Renzo, sempre sorridendo furbescamente)

Renzo: (si rende conto pian piano della situazione) No, eh… guardeme nen mi!

Persico: Non è cosa inusuale che un gentiluomo della famiglia dolente si offra volontario per questo compito…

Renzo: No, no… io non mi offro mai volontario, per principio!

Rinuccia: Non è una cattiva idea…

Ernesto: È un'ottima idea!

Renzo: (preoccupato) Identificare quel corpo come se fosse Ernesto Ceresa?

Ernesto: (imperativo) Quel corpo è Ernesto Ceresa!

Renzo: I son pen-a ricordame ch’i peuss nen.

Rinuccia: Perché no?

Renzo: Perché i duvoma parte per l'Australia e i l’oma pressa.

Rinuccia: Prenderemo il prossimo volo.

Ernesto: E it sarìe ‘dcò bin pagà.

Persico: (sorpreso) Pagato? Non è previsto alcun compenso per questo genere di servizio…

Ernesto: Beh, ci potrebbe essere… (con intenzione, facendo il gesto di contare soldi con le dita a Renzo) una specie di rimborso… un rimborso spese…

Persico: Ma a deuv mach andé ‘n moment al “Giovanni Bosco”...

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Ernesto: A va bin, ma a l’è rivà fin-a da n’Australia!... Ch’a guarda, ch’a l’àbia passiensa e ch’a lassa ch’is dësbreujo la question an famija. Ai va ‘n moment. (apre la porta della cucina, prende Persico per un braccio, gentilmente, ma non troppo, quasi la spinge fuori e le chiude la porta alle spalle)

Scena IV

(Ernesto, Renzo, Rinuccia, Fioroni)

Ernesto paga Renzo per il riconoscimento del cadavere poi, mandata Rinuccia a buttare giù la porta del bagno per fare uscire Ludovica, si accinge a pagare la macchina di Renzo. Entra dalla sala Fioroni che richiede il pagamento della sua percentuale.

Ernesto: Fame ‘l piasì, Renso! Adess it pije ij tò strass e it na vade brav brav al “Don Bòsch” a riconòsse la mia salma!

Renzo: Identifiché col còrp come s’a fùissa ‘l tò? Ma gnanca per seugn!

Rinuccia: Non stai aiutando per niente, Renzo…

Renzo: (indicando Ernesto) I l’hai nen dijlo mi da ‘nfiléne ant le soe spòrche facénde.

Ernesto: (prende la valigetta e si siede sul divano) I son pront a paghéte bele subit. An sl’ongia.

Renzo: Subit o nen subit, a l’è pì na question ëd… “vaire”…

Ernesto: Desmila.

Renzo: Tranta.

Ernesto: Vint.

Renzo: Vintesinch.

Ernesto: D'acòrdi. (Si danno una stretta di mano) A l’è incredibil, come as rangio le ròbe tra galantòm, neh?

Rinuccia: Mi i son stupìa, Renso. I peuss nen chërde a lòn ch’i vëddo. Prima la machina, adess sòn... Non

si prendono dei soldi per aiutare un amico!...

Renzo: Lui non è un amico. A l’è mè cugnà.

Ernesto: (Lo squadra un momento, poi si rivolge a Rinuccia) Fa ‘l piasì, Rinuccia… Va dëdlà e pòrta sì Ludovica. (spinge Rinuccia verso la camera)

Rinuccia: (si ferma, dubbiosa) I l’hai già ditlo… a l’è serasse ant ël bagn...

Ernesto: Campa giù la pòrta!

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Rinuccia: Campé giù la pòrta? (Raggiante) Bòja! Costa sì, ch’a l’è vita! (Corre in camera)

Ernesto: (a Renzo) Dài. Dame le ciav ëd la toa machina.

Renzo: Ti prima dame ij sòld.

Ernesto: Guarda mach con chi ch’i l’hai da fé!... It pense mach sempre ai sòld!... (apre la valigetta e inizia a contare le banconote)

Renzo: È un mondo crudele, Ernesto… A fa vintesinch mila per l'”identificazione del cadavere” pì setmila sinchsent per la machina.

Ernesto: I lo sai!...

Renzo: Che an tut a ven a fé trantedoi mila sinchsent euro.

Ernesto: I l’hai dite ch’i lo sai!...

Fioroni: (entra dalla sala da pranzo) Il vostro segreto è al sicuro con me… Certo, sempre che io riceva quella "donazione caritatevole" sulla quale siamo d'accordo…

Ernesto: Sì, sì, a va bin… siamo d’accordo…

Fioroni: (si siede anche lei sul divano, mentre Ernesto continua a contare i soldi) A l’avìa bin dit ël des per sent, no?

Ernesto: Mi i l’hai dit un bel gnente. (Allude a Renzo) Chiel-lì, a l’ha dilo. (Fulmina Renzo, che fa finta di niente, mentre allunga i soldi a Fioroni) Ecco!Sì a j’è la soa stëcca, meno ij vintesinch mila che il’avìa già daje.

Fioroni: Esatto. (Prende i soldi) Tut per na bon-a causa.

Ernesto: (A Renzo) E costissì a son tòi. Trantedoimila sinchsent. (Gli consegna le banconote)

Fioroni: (a Renzo) Ma… a sarà pa ‘ncamin a freghélo ‘dcò chiel, no?

Renzo: Mi i ven-o pagà per ëd servissi ch’i l’hai da rende. (Fioroni ridacchia)

Scena V

(Persico, Renzo, Fioroni, Ernesto)

Entra Persico e i tre sobbalzano nascondendo i soldi e facendo finta di nulla. Renzo viene indicato come quello incaricato del riconoscimento della salma… ma ha ancora bisogno di 5 minuti. Persico, esasperata, va ad attendere sotto in macchina. Fioroni, dopo qualche allusione sarcastica, finalmente se ne va.

Persico: (entra dalla cucina) Scusate, eh, ma quel vecchio è insopportabile!... (Ernesto prontamente sbatte il coperchio della 24 ore, gli altri due nascondono alla bell’e meglio le banconote in loro

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possesso e tutti e tre rimangono impietriti, con un sorriso da deficiente stampato sul volto; Persico si avvicina con fare sospettoso)

Renzo: Lei si chiederà cosa stiamo facendo, nevvero?

Fioroni: È un ufficiale dei carabinieri… ne ha già viste di tutti i colori... Giusto?

Persico: Veramente ero venuta qui per vedere se finalmente possiamo andare all’ospedale… (va a prendere la sua valigetta posata a terra)

Ernesto: (furtivamente posiziona la valigetta del denaro sul pavimento a fianco del divano) Ed ha fatto benone! (un po’ sopra le righe) Ha avuto un’ottima idea! Soprattutto perchè adesso Renzo a l’è pront a compagnéla!... (va ad aprire la porta d'entrata)

Persico: (a Renzo) Oh, finalment i seve decidùve? A l’è pijàsse chiel l’incarich?

Renzo: (non è sicuro di aver fatto la scelta giusta) Pì o meno...

Persico: Beh, meno male... Alora? Partoma?

Renzo: A peul mach déme sinch minute, per preparéme?

Persico: (Non ne può più) Sinch minute? Ancora d’àutre sinch minute?

Fioroni: (Con intenzione) Già, ant ësto moment a l’è pròpi tant ocupà… (Persico alza gli occhi al cielo)

Renzo: (impacciato) Eh, sì, grassie…

Persico: (Avviandosi verso la porta, a Renzo) A va bin… mi i lo spéto an machina… Ch’as daga n’àndi… (esce dal’ingresso)

Renzo: (a Fioroni) Ma chila a peul nen stésne ‘n pòch ciùto, con tuti ij sòld ch’a l’ha ciapà?...

Fioroni: (sorniona) I son divertime ‘n pòch ëdcò mi, no? (si alza; a Ernesto) Beh, adess i l’hai pròpi da ‘ndé…

Ernesto: (ironico) Ma no… a va già?

Fioroni: (come se non avesse sentito) È stato un vero piacere, fare affari con lei, signor Ceresa...

Ernesto: Grassie.

Fioroni: E parej, adess i parte per l’Honduras… bravi, bravi…

Ernesto: (fulmina Renzo con lo sguardo) Quaidun a duvrìa ‘mparé a sté ‘n pòch ciùto…

Fioroni: Come le ho già detto, stia tranquillo… (tira di nuovo fuori i soldi e glieli mostra) il suo segreto è al sicuro, qui con me. Comunque, a vëdrà ch’as troverà bin, lagiù… As sentirà come a ca soa…

Ernesto: Perché? A j’è tanti piemontèis?

Fioroni: No. A j’è tanti ambrujon. (Esce dall’ingresso, ridacchiando)

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Scena VI

(Renzo, Ernesto, Ludovica, Rinuccia, Mirella)

Renzo è rimasto per contare i soldi. Finalmente dalle camere arriva Ludovica, dopo che Rinuccia e Mirella hanno sfondato la porta del bagno. Ludovica persevera nella sua intenzione di non partire...

Rinuccia invece non avrebbe problemi ad andare lei al suo posto. Così le coppie si invertono: Ernesto e Rinuccia andranno in Honduras mentre Renzo e Ludovica rimarranno a Torino, a casa di Renzo. Mirella… raccatta i vestiti che Ludovica continua a buttare per terra!

(Anche Renzo, a questo punto, tira fuori i soldi ed inizia a contarli)

Ernesto: Ambrujon o no, adess a venta ch’it la dësbreuje con la carabiniera. Va a ispessioné ‘l mòrt… Ma còs it ses ancamin ch’it fase?

Renzo: Ciùto, ch’i t’im fase perde ‘l cont… I contròlo ch’it l’abie damje giust.

Ludovica: (è piuttosto brilla e ancora in vestaglia; entra dalla camera, spinta da Rinuccia e seguita da

Mirella, che le porta i vestiti) Ernesto, ste doea l’han sfondà la pòrta dël cess!...

Rinuccia: Sta brava, adess… e va an Honduras con tò òmo.

Ludovica: (Le gira la lingua in bocca) I riesso gnanca a dilo… “ondaras”… “ondarus”… Mi lagiù ij vado nen.

Rinuccia: Dài, bogia… it veste an machina, antant ch’i ‘ndéve.

Ludovica: Il l’oma nen, la machina, noi…

Mirella: Prenderete quella di Renzo. (e le scarica i vestiti addosso)

Ludovica: Mi i bogio gnanca… (si ferma) La macchina di Renzo?

Rinuccia: Non sarà un granché, ma Ernesto gliel'ha pagata sette mila cinquecento euro!

Ernesto: (risentito, verso Renzo) E àutri vintesinchmila per andé a le camere mortuarie!

Ludovica: (confusa) Renso a va ant le camere mortuarie?

Rinuccia: (tutta contenta) Sì!

Ludovica: (Va vicino a Renzo e lo osserva) Ma it ses pa mòrt?

Renzo: (alza lo sguardo dai soldi e la scruta a sua volta) It l’has vist lòn ch’ai capita a perde ‘l fil dël discors? It deuve mai slontanéte… gnanca ‘n moment… (e riprende a contare le banconote)

Ludovica: Magnifich. Renso a va ant le camere mortuarie, Ernesto a va n’”andorus” e mi i vado a deurme. (lascia cadere a terra i vestiti e si avvia verso la camera)

Ernesto: Ferma! Gnun-e stòrie!

Rinuccia: Tu andrai con Ernesto! (intanto Mirella raccatta i vestiti da terra e li da a Ludovica)

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Ludovica: Mi i vado nen lagiù. Non passerò il resto della mia vita come madamin Scapadacà. (rigetta i vestiti a terra)

Ernesto: Ludovica, i na parloma an sl’aereo. Adess lassa perde. It ses un pòch cioca.

Ludovica: Ernesto. A j’è gnente da parlé. E peuj a l’è nen vera ch’i son un pòch cioca. (pausa) I son tant cioca.

Renzo: Ernesto!

Ernesto: Cò a j’è?

Renzo: (scuotendo felice la mazzetta di soldi) Ci sono tutti.

Ernesto: Meno male.

Renzo: Tò… (allunga le chiavi a Ernesto) le ciav ëd la machina.

Ernesto: (afferrandole) Grassie.

Rinuccia: Ludovica… (Cerca di convincerla) è tuo marito nella buona e nella cattiva sorte…

Mirella: …in ricchezza e in povertà…

Ludovica: L'insanità mentale non era nella lista, neh?

Ernesto: Basta. I na peuss pì. I vado da sol. It veule vëdde ch’i farài parej? I vado bele sol. I vado a l’aeropòrt, i monto an sl’aeroplan e i vado an Honduras. Da sol.

Ludovica: Brav. Bon viagi.

Rinuccia: Ludovica, fa ‘l piasì… Ernesto ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui…

Ludovica: Alora a l’è mej ch’as treuva an pressa n’autra madamin Scapadacà. (Mirella va a raccogliere di nuovo i vestiti a terra)

Ernesto: Còs it chërde? Ch’i sìa nen bon? Ai na j’è a dosèn-e, là fòra, ëd fomnin-e ch’a pijerìo al vòli

l’ocasion da fè la vita dël Miclass con mi an Honduras!...

Ludovica: Dime ‘n nòm.

Ernesto: I pudrìa ditne mila...

Ludovica: A basta un. Fòrsa. Dime ‘l nòm ëd na fomna pronta a molé tut per andé an… come a l’è già?...

Honduras...

Rinuccia: (alzando la mano, dopo congrua pausa) Rinuccia Bergna. Presente. (altra pausa; tutti la guardano attoniti) Beh, mi i lo farìa. Voglio dire,n’ocasion parej…io partirei come un razzo.

Mirella: Ma… Rinuccia…

Ludovica: (scandalizzata) Tu… che cosa?

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Rinuccia: Beh, se la ròba at anteressa nen a ti... e se Ernesto a fùissa d’acòrdi…

Ludovica: (Le è persino passata un po’ la sbornia) Rinuccia!

Rinuccia: (prendendola in giro) Ludovica!

Renzo: (attonito) I chërdo ‘d nen avej sentù bin l’ultima frase…

Mirella: Non ho mai sentito niente di più immorale!...

Ludovica: (A Ernesto) Ernesto, ma ti… it dise gnente a mia sorela… ciamje ‘n pòch fin-a a ‘ndoa ch’a veul rivé?

Ernesto: (Tranquillo e beato) I lo sai benissim andoa ch’a veul rivé. Honduras. Puerto Castilla.

Ludovica: No, no! Calma! Fermi tutti! E mi?

Ernesto: Ti it veule nen ven-e, pa vera? I l’hai capì mal?

Mirella: Puoi ancora cambiare idea...

Ludovica: (Ironicamente offesa) Oh, no!… Non vorrei guastare la festa a nessuno!...

Rinuccia: (A Renzo) Ti it capisse la situassion, no? (Renzo scuote la testa, facendo segno di “no”)

Ernesto: (Lo coglie un dubbio) Speté ‘n moment! Ludovica a peul nen resté ‘mbelessì! Coi mafios ch’a l’han massà chiel-là ant la Dòra a pudrìo rivé da ‘n moment a l’àutr!

Rinuccia: C'è un'unica soluzione, allora…

Ernesto: Quala?

Rinuccia: Semplice, Ludovica dovrà andare a vivere con Renzo.

Ludovica: Con Renzo?

Renzo: Calma!...

Rinuccia: A ca nòstra.

Renzo: Calma!...

Rinuccia: Là a sarà al sicur.

Renzo: Calma!...

Ernesto: Rinuccia, it ses un genio!

Renzo: Calma!...

Ernesto: A duvrìo dete ‘l Nobel!

Renzo: Calma!...

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Ludovica: Fermi tutti!

Ernesto: Beh, se it ansiste a restétne sì, i starài almeno pì tranquil savend ch’it ses al sicur a ca ‘d Renso… (si gira verso Renzo) Grassie tante, Renso. (Gli stringe la mano)

Renzo: (rimane di stucco, preso alla sprovvista) Ma figurte, ansi…

Ernesto: Bin. Alora a sarà mej bogésse, adess... Beh, alora… arvëdse, Ludovica… (si baciano sulle guance, come vecchi amici)

Ludovica: (Attonita) Ehm… arvëdse…

(( Suona il telefono; tutti lo guardano attoniti finché smette)

Ernesto: (Viene colto da un dubbio) Rinuccia!... It l’has bin, ël passapòrt?...

Rinuccia: Sì, sì… il l’hai a ca. Tut a pòst.

Ernesto: I passeroma a pijélo andasand a Caséle. (Prende la borsa)

Rinuccia: (Raggiante) Ah, che seugn! Questo sì che è eccitante, vero, Renzo?

Renzo: Euh!... (Si baciano anche loro sulle guance, poi, a Ernesto) Beh, prenditi cura di mia moglie, Ernesto…

Ernesto: (sbrigativo) Sì, e tu prenditi cura della mia. Però adess bogia, che la carabiniera a l’è ‘ncamin ch’a të spéta per andé a l’ospidal. (A Ludovica) Ludovica, ven ‘dcò ti. It lassoma a ca ‘d Rinuccia quand is fermoma per pijé ‘l passapòrt.

Ludovica: Ma… (si guarda intorno) I lassoma la ca tuta an disordin…

Rinuccia: Ah, s’it veule, it peude buté an ordin ca mia. A fa pietà.

Scena VII

(Lussìa, Poldo, Ludovica, Rinuccia, Renzo, Ernesto, Romeo, Persico)

Lussìa ha bisogno di due uova per aggiustare la cena e va a comprarle facendosi portare in macchina da Poldo… a cui avevano ritirato la patente. Torna Romeo per portarli all’aeroporto, ma siccome Ernesto e Rinuccia ci andranno in auto, dovrà portare Ludovica a casa di Rinuccia… ma non Renzo che invece andrà all’obitorio! Sconsolato Romeo va ad aspettare giù, mentre suona alla porta Persico, che racconta di come Poldo abbia bocciato contro la portiera del taxi. Finalmente porta via Renzo per andare all’obitorio prendendo la valigetta dei soldi. Romeo torna su per lamentarsi dell’incidente con Poldo e si informa di dove vanno le varie persone e su che mezzo.

Lussìa: (entra dalla cucina, seguita da Poldo) Lòdo, ai va doi euv per fé sté ‘nséma le balotin-e.

Ludovica: Ai na j’è nen ant ël frigo?

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Lussìa: Beh, no eh… sednò it jë ciamerìa nen!…

Poldo: I peuss pa féje mi, no? I son pa bon… (ride per la battuta, gli altri no)

Lussìa: Guarda, i ‘ndoma ‘n moment a catéje dal maslé. Am compagna papà an machina.

Rinuccia: Papà? Ma i seve vnùit con la machina?

Renzo: Ma a l’avìo nen gavàje la patente?

Poldo: La patente? A mi? Che patente?

Lussìa: Diav, là!... Per fé sti tre o quatr isolati…

Ernesto: A saran bele set o eut…

Lussìa: Euh, va beh… i l’avìo nen veuja ‘d fessje a pé…

Poldo: Lussìa… che patente?

Lussìa: Eh, peuj i të spiego… Sa, noi i ‘ndoma ‘n moment… (% SUONANO ALLA PORTA) I deurbo mi antant ch’i seurto… (esce dall’ingresso)

Poldo: (seguendola all’uscita) Che patente, Lussìa?

Romeo: (entra dall'ingresso) OK, siamo pronti?

Tutti: (sorpresi) Romeo!

Ernesto: C'è stato detto che eri partito offeso!...

Romeo: Beh, sì… ma ho pensato che non era molto professionale.

Ernesto: Giust.

Romeo: …E tra l'altro non avrei preso i soldi della corsa. Allora… chi devo portare a Caselle?

Ernesto: Ehm… no, no… speta… (Si guarda intorno, cercando di ricomporre le idee)

Romeo: Ah, beh… se non lo sapete voi… Dài, mettiamoci in moto.

Ernesto: Allora… io vado con la macchina di mio cognato… Tu puoi portare la signora Ceresa, visto che ci sei… (Indica Ludovica)

Romeo: All'aeroporto?

Ernesto: No, a casa della signora Frola. (Indica Rinuccia)

Romeo: (sorpreso) Lei va all'aeroporto e io porto lei (indica Ludovica) a casa sua? (Indica Rinuccia)

Ludovica: (rassegnata) È dove vivrò d'ora in poi.

Romeo: (a Rinuccia) Quindi lei e la signora Ceresa venite con me a casa sua…

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Rinuccia: No. La signora Ceresa va a casa mia. Io vado in Honduras.

Romeo: Honduras?

Ernesto: Sì.

Romeo: (a Renzo) Quindi lei e sua moglie adesso andate a Caselle, vero?

Renzo: No, lei va in Honduras. (indica Rinuccia) Io vado all'obitorio con i carabinieri.

Romeo: (ci pensa un po') All'obitorio con chi?

Ernesto: Io vado in Honduras.

Romeo: Con la moglie di questo tizio? (indica Rinuccia)

Ernesto: Esatto. Mia cognata. (Prende la valigetta; a Rinuccia) Andiamo.

Romeo: Fermi! (a Renzo) Lui sta portando sua moglie in Uganda?

Renzo: Honduras. Sì.

Romeo: (a Ludovica) E lei sta andando a vivere con lui? (indica Renzo)

Ludovica: Sì.

Romeo: (stordito) Non capisco come abbiamo fatto io e mia moglie a perderci questa rivoluzione sessuale.

Ernesto: Comunque tu non c'entri. Spéta fòra. (Posa la valigetta vicino al divano, prende la borsa con gli effetti di Loudovica e la da a Romeo, che esce dall’ingresso)

Ernesto: Adess, fòrsa!... Bogiomse! Andoma via da sì!

Romeo: (fa capolino dalla porta d’ingresso) La borsa va a Caselle?

Ernesto: A fa gnente.

Romeo: Come no? Io non vado a Caselle… vado a casa sua… (indica Renzo)

Ernesto: Pòrta giù sta borsa! I na parloma dòpo!

Romeo: Mi sta prendendo la rabbia da traffico… quella che mi viene prima di un incidente…

Ernesto: I na parloma dòpo, i l’hai dite! (Romeo sparisce; a Renzo) Renso, va a l'ospidal!

Renzo: I veuj mach esse sicur ch’ai sìa nen d’àutri cambiament ëd progràma. S’i ‘ndoma avanti parej, a va a finì ch’i rivo a ca e it treuvo ‘mbelelà cogià con mia fomna... (si siede risoluto sul divano)

Ludovica: (sbadigliando) Chi a l’è ch’a parla ‘d cogésse? Mi i vëddo nen l’ora… (si raggomitola sul divano di fianco a Renzo)

Ernesto: Oh no!

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Rinuccia: (cercando di sollevare Ludovica) No, dài, Lòdo… Ti it deuve andé a ca mia… Fa la brava… It durmiras peuj con mé marì, dài…

Renzo: Ma… Rinuccia!... (% SUONANO ALLA PORTA; Ernesto va ad aprire e rientra con)

Persico: (entra dall’ingresso; ha ancora in mano la valigetta ed è molto arrabbiata) Quel vecchio!... Già era insopportabile in cucina, ma in macchina…

Ernesto: Perché? Còs’è successo?

Persico: Usciva dal parcheggio, no… e a l’ha nen veddùme… a momenti am buta sota!... (si spolvera la gonna) Mi i son campame da na part e chiel a l’ha stersà da l’àutra e a l’è ‘ndàit a bate ant laportiera dël taxi. A l’ha faje ‘n bel bol, va…

Renzo: E ‘l taxista?

Persico: Ah, i sai nen. A son lì ch’a ciòco… (cambia discorso, rivolta a Renzo) Alora?

Renzo: (sentendosi interpellato) Ehm… Sì?

Persico: I l’avìo nen dit “sinch minute”?

Renzo: A va?

Ernesto: Sì, sì, a l’avìa dìlo. I l’hai sentùla mi. Fòrsa, Renso…

Renzo: (rassegnato) Le camere mortuarie a son ël pòst giust per finì na giornà come costa. (ride) Strana la vita, eh? Un bel giorno te ne vai allegramente per la tua strada, il sole splende, gli uccellini cantano... e tutto d'un tratto, sbam! Finisci all’obitorio!... (esce risoluto dall’ingresso)

(Persico è ancora arrabbiata, prende quella che pensa sia la sua valigetta, che in realtà è quella con i soldi, ed esce dall’ingresso; naturalmente, gli altri non si accorgono che Persico ha preso la valigetta sbagliata)

Ernesto: (a Rinuccia) Anfiloma Ludovica ant ël taxi. (Guardando l’orologio) An resto tre quart d’ora prima dël check in. (Cercano insieme di sollevare Ludovica)

Rinuccia: (Nello sforzo) Òppala!

Ludovica: (Alzandosi pesantemente, sollevata dai due) Òppala! (% SUONANO ALLA PORTA)

Ernesto e Rinuccia: Ahhh! (e lasciano cadere Ludovica che si affloscia di nuovo sul divano; Ernesto va ad aprire e rientra subito con)

Romeo: (scocciato) No, solo per far notare... Sono sempre fuori che aspetto, eh...

Ernesto: Beh, ti continua a speté.

Romeo: Ma se tutti quelli che passano vengono a sbattere contro il mio taxi! Sembra calamitato! L’ultimo, quel vecchio che non aveva neanche la patente! La moglie mi ha detto che siete parenti, giusto? Allora? Che si fa?

Ernesto: Va bene, va bene… facciamo un conto unico, non ti preoccupare…

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Romeo: Sono altri tremila, eh?

Ernesto: (trasale) Tremila? Per una righetta sul cofano?

Romeo: Che cofano!... Mi ha sfondato la portiera!

Rinuccia: E dài, Ernesto…

Ludovica: Fa nen ël rancin…

Ernesto: Sì, sì, dài… ci penso poi io, adess va giù…

Romeo: La signora Ceresa è pronta, adesso?

Ernesto: Quasi.

Romeo: È solo che… siccome ho visto quell’altro signore andarsene via, speravo che l'intera carovana si stesse mettendo in moto…

Rinuccia: (a Romeo) La signora Ceresa adesso arriva.

Romeo: (guarda Ludovica che é ancora afflosciata sul divano) La signora Ceresa é quella?

Ernesto: Sì. A l’è mach un pòch… lorda.

Romeo: Ma se è ubriaca fradicia!

Ernesto: Sì, cioca. I lo soma.

Romeo: Sarà meglio che non vomiti nel mio taxi.

Rinuccia: Può aspettare fuori, per favore? Intanto che noi provvediamo alla signora Ceresa?

Romeo: Va bene. (Si avvia, ma si ferma e si gira di nuovo verso di loro) Ah, ho pensato che la valigia andrà a casa sua (allude a Rinuccia)… col mio taxi, giusto?

Ernesto: Perfetto.

Romeo: (a Rinuccia) Perché questa signora (allude a Ludovica) va a casa sua, no?

Rinuccia: Sì.

Romeo: Solo per sapere… E lei va sempre alle Antille con lui? (indicando Ernesto)

Rinuccia: Honduras.

Ernesto: (a Romeo) Ti fate ij tòi afé!

Romeo: Solo per sapere…

Rinuccia: Ma nell'andare all'aeroporto passiamo da casa mia.

Romeo: È sulla strada?

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Ernesto: Ti ‘ncamin-a a ‘ndé an machina…

Romeo: Ma se non so neanche l’indirizzo…

Ernesto: Torna al tò taxi! Subit! (Lo spinge fuori)

Romeo: Ma è solo per sapere… (Esce)

Scena VIII

(Rinuccia, Ernesto, Ludovica, Romeo)

Ernesto decide di dividere i soldi in due, ma quando sta per aprire la valigetta arriva Romeo che capisce che ci sono soldi da spartirsi e vuole la sua parte. Quando Ernesto apre la valigetta resta di stucco accorgendosi dello scambio. Romeo capisce che c’erano 1.250.000 euro. Ernesto prefigura il ritorno in ufficio e il suo omicidio da pare dei mafiosi.

Rinuccia: (alludendo alla necessità di risollevare Ludovica) Dai, Ernesto… aiutami!

Ernesto: Ok. (Sollevano Ludovica) Dài, bogia!

Ludovica: (Stordita dal sonno e dalla sbornia) I rivo o i parto?

Rinuccia: It parte.

Ernesto: Òhi! Spéta ‘n moment… A l’è vnùme ‘n ment na ròba...

Rinuccia: (Curiosa) Còsa? (lasciano cadere Ludovica sul divano)

Ernesto: Vist ij nòstri progét... lòn ch’i l’oma decidù da fé…

Rinuccia: Còsa?

Ernesto: I duvoma dividse ij sòld…

Rinuccia: (Stranita) Còsa?

Ernesto: Tra ‘d noi... (a Rinuccia) Mi e ti... Ludovica e Renso… Andoa ch’a l’è la valisëtta? (vede la valigetta lasciata lì da Persico) Ah!Guardla lì… Mes a pr’un, fa mal a gnun!…(prende la 24 ore)

Ludovica: Brav, Ernesto!... Che generosità!...

Rinuccia: (a Ludovica) Credevo che tu non volessi avere a che fare con questo denaro sporco…

Ludovica: Prima, quando stava portando me con lui… adesso che porta te...

Ernesto: A l’è giust parej, Rinuccia... (si siede sul divano e si appresta ad aprire la 24 ore; le due donne si siedono ai lati e osservano la valigetta interessate)

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Rinuccia: Per carità, fa ‘n pressa…

(( Squilla il telefono; i tre rimangono di sasso ad osservarlo)

Ernesto: Lassa ch’a son-a. (ma rimane, come le altre ad osservare l’apparecchio, paralizzato)

Rinuccia: A pudrìo esse coi sassin mafios.

Ernesto: Rason an pì per lassélo soné.

(Appena il telefono smette di trillare, % SUONANO ALLA PORTA; i tre sobbalzano poi Ernesto va ad aprire, come al solito)

Romeo: (entrando con Ernesto dall'ingresso) Non so se gliene frega niente a qualcuno... ma il tassametro ora indica sessantotto euro e cinquanta... e finora il taxi non si é mosso nemmeno di un centimetro.

Ernesto: (posa la valigetta sul tavolino) Rinuccia! Bogia, va an machina. (le dà le chiavi) Buta an mòto. (a Ludovica) Ti, monta an sël taxi. (Rinuccia aiuta Ludovica a cercare l’equilibrio)

Romeo: Oh, là! Grazie al cielo!

Ernesto: (cambia idea) No, monta nen an sël taxi…

Romeo: Signore, pietà!

Ernesto: I duvoma ‘ncora divide… (non vuole parlare troppo davanti a Romeo) cola ròba… coj feuj… Dobbiamo dimezzare… (indica la valigetta con movimenti della testa e con espressione molto allusiva)

Romeo: Dimezzare?

Ludovica: Ma sì… tuti coj sòld…

Ernesto: Ssh!

Romeo: Che soldi?

Ludovica: I soldi di mio marito, no? Vedrai che ce ne saranno anche per te…

Romeo: (Guarda Ernesto con intenzione) Ah… così ci sta anche una bella mancia, eh? Oltre alla corsa e al risarcimento danni, voglio dire…

Ernesto: (rassegnato) I vëdroma… i vëdroma…

Rinuccia: (impaziente) Uffa!… Non arriveremo mai in Honduras, di questo passo…

Ernesto: Alora, Lòdo, ti it ven-e an machina con noi. Parej i faroma ij cont per stra. (a Romeo) Bòn, arvëdse, neh… i l’oma pì nen da manca dël taxi.

Romeo: (esasperato) Come? Questo é il colmo!

Ernesto: (Alle donne) Ancaminé a ‘ndé an machina, voi doe. (va verso la valigetta)

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Romeo: (Lo ferma) Hey, hey, hey!

Ernesto: Còs a j’è torna?

Romeo: Sessantotto euro e cinquanta, più tremila, più la mancia.

Ernesto: Che mancia? Se it l’has gnanca dovù guidé…

Romeo: Me l’ha promessa la signora… Altrimenti mi dovrete dare spiegazioni più chiare… su soldi che girano… poliziotte… carabiniere…

Ernesto: A va bin, a va bin… i l’hai capì… (riprende la valigetta, si siede sul divano e la apre) Però, s’i perdoma col aéreo, i torno ‘ndaré e im faso restituì tut, neh… (ha aperto la 24 ore; si ferma e guarda dentro; rimane paralizzato a bocca aperta; poi, improvvisamente) Aaah! (sbatte il coperchio richiudendo la valigetta)

Romeo: (sobbalza, coprendosi le orecchie) Li mortacci!

Rinuccia: Santo cielo, Ernesto, cosa c'è?

Ernesto: (apre di nuovo la borsa, lentamente; Romeo, preparandosi ad un altro urlo, si copre le orecchie e chiude gli occhi) Quaidun a l’ha da manca d’un fassolét? (prende dalla 24 ore il pacchetto di fazzoletti di carta e lo mostra)

Ludovica: (esterrefatta) Ma… a l’è la toa!...

Rinuccia: Ernesto! Come a l’è possibil?

Ernesto: It lo diso mi, come a l’è possibil… tò òmo a l’è partì per ël Don Bòsch con la maressiala dij carabinié, ch’a l’è portasse via la valis con andrinta 1.250.000 euro…

Romeo: (strabuzza gli occhi, sentendo la cifra) Un milione duecento cinquanta mila...

Ernesto: (chiude la borsa) Ecco! Finì tut!... I l’oma perdù tuti ij nòstri sòld! Altro che Honduras…

Ludovica: (in tono di conforto) Ernesto, am dispias pròpi tant...

Ernesto: (posa la valigetta e si alza, drammatico) I l’avìa tut... Honduras, viagi, la fomna ëd n’àutr… (Ludovica lo fulmina con lo sguardo)

Romeo: Però… non male, l’idea…

Ernesto: Adess a l’è tut finì… Lunes i faso che torné n’ufissi e bon-a neuit!... Maledission!

Ludovica: Non so perché… ma tutto d'un tratto mi sento completamente sobria…

Rinuccia: (seriamente preoccupata) Ernesto! E còsa it diras s’ai riva ij mafios a reclamé ij sòld?

Ernesto: (realizzando) Già, bòja fàuss! Còs ij conto? Lorlà am tajo la gola!...

Romeo: E a me chi la paga la corsa?

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Scena IX

(Ludovica, Renzo, Rinuccia, Ernesto, Romeo, Persico, Mirella)

Entra Renzo dicendo che non sono ancora partiti perché la marescialla ha bocciato il taxi. Mentre Romeo corre a vedere, Ernesto spiega dell’inversione delle valigette. In quel momento arriva Persico con l’altra valigetta. Dopo un po’ di tira e molla riescono a scambiare le due valigette e Persico va via aspettando Renzo. Entrano Rinuccia e Mirella che prima credono si aver perso tutti i soldi e poi apprendono che sono tornati.

(% SUONANO ALLA PORTA; Ludovica sussulta, poi va ad aprire e rientra subito con)

Renzo: (entra dall'ingresso) Ernesto! (Breve pausa, tutti lo osservano)

Ernesto: (felice) Renzo!

Renzo: Ernesto!...

Ernesto: Renzo! (lo abbraccia) It ses nen andà via!... Andoa ch’a l’è la maressiala?

Renzo: Fuori.

Rinuccia: (a Renzo) Pensavamo fossi partito per l'obitorio!

Renzo: Non ci crederete... (divertito) I j’ero ‘ncamin a parte… la maressiala a l’ha angranà la retro… e a l’ha pa vist ch’a j’era ‘l taxi pròpi lì darera… (indica Romeo)

Romeo: (si precipita fuori dall’ingresso urlando) Li mortacci vostri!... (le donne si guardano e subito lo seguono per andare a curiosare sul luogo dell’incidente)

Ernesto: (eccitato) Andoa ch’a l’è la valis?

Renzo: (ridendo) A l’ha faje ‘n bel bol, vah… (solo ora realizza che Ernesto gli ha rivolto una strana domanda) La valis? Che valis?

Ernesto: Cola dij sòld!

Renzo: (indica la 24 ore in scena) Ma a l’è nen cola-lì?

Ernesto: Cola-lì a l’è la mia.

Renzo: (confuso) Beh, se cola-lì a l’è la toa... (realizza) A l’è la toa? It veule dì cola con ij fassolét ëd carta e tut ël rest?

Ernesto: La maressiala dij carabinié a deuv avèj pijà cola con ij sòld per eror...

Renzo: (attonito) Bòja… che stòria...

Ernesto: Andoa ch’a l’è?

Renzo: (distratto) Chi?

Ernesto: (sbotta) Ma come, “chi”? La valis dij sòld, no?

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Renzo: Eh… a saràn lì tacà a le machine ch’a ciòco... La valis a sarà an sël sedil…

Ernesto: I duvoma scambieje, an quai manéra!... (va a prendere la sua 24 ore)

Persico: (entra dall'ingresso con la valigetta) Buone notizie! (Ernesto e Renzo si voltano) Tut a pòst.

Ernesto: (sollevato) Marescialla! (corre verso Persico adocchiando la 24 ore)

Persico: Abbiamo già firmato la constatazione amichevole.

Ernesto: Scusi?

Persico: La constatazione amichevole... A l’è mach na riga...

Ernesto: Oh, ma a l’é na meravija! A l’è nen na meravija, Renso?

Renzo: Ma se a l’ha quasi sfondaje ‘l radiator...

Persico: Fòrsa, domse n’andi, monsù Fròla…

Ernesto: A sa na ròba? (la prende sottobraccio e la porta avanti, in centro scena)

Persico: (con genuino interesse) Còsa?

Ernesto: I l’hai gnanca ufrìe quaicòs da bèive… (cerca di impadronirsi della valigetta di Persico tirandola delicatamente a sé, ma Persico non molla la presa; durante lo scambio di battute che segue, alle spalle di Persico, Ernesto indica a Renzo di prendere l'altra valigetta; dopo un attimo di esitazione, Renzo esegue, passando in punta di piedi dietro a Persico e Ernesto e arrivando vicino alla 24 ore)

Persico: (cercando di controllarsi) No, grassie… i l’hai nen veuja ‘d gnente. (tira la valigetta verso di sé, ma Ernesto non la molla)

Ernesto: Ch’as seta ‘n moment… a l’ha ‘ncor nen avù n’atim ëd pas… ch’as ripòsa… (tira la valigetta verso di sé)

Persico: (più tenace) I peuss nen riposéme pròpi adess… i veuj andémne via da sì e fé ‘n sàut a l’ospidal con monsù Fròla. (tira la valigetta)

Ernesto: (tirando la valigetta) Mach un bicer d’aqua...

Persico: (tagliando corto) Ch’a senta, fin-a a adess i l’hai cercà dë sté calma e tranquila... (tira a sé la valigetta, a denti stretti)

Ernesto: A l’è stàita n’angel... (tira la valigetta)

Persico: Calma e tranquila con chiel, so cugnà e le fomne... (ritira a sé la valigetta)

Ernesto: Ma ch’as lassa andé ‘n moment, che diamine!... As sentirà pì legera!... (da uno strattone alla valigetta, che questa volta esce dalle mani di Persico e finisce all'altro fianco di Ernesto; con un movimento destro, Renzo, che era in piedi lì vicino con in mano la 24 ore di Ernesto, scambia le valigette)

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Persico: (arrabbiata e risoluta, lo squadra negli occhi) Senta! (afferra quella che crede essere la sua valigetta e la tira a sé fermamente) Sono pienamente conscia dell'angoscia causata dalla mortedel signor Ernesto...

Ernesto: È stata di una gentilezza e di una sensibilità estrema…

Persico: Ma ora devo insistere e andé a l'ospidal con monsù Fròla!

Ernesto: (educatamente) E perché a l’ha nen dìlo subit? Monsù Fròla a l’è sì, ai sòj ordin. (tira Renzo verso Persico e nel frattempo prende da Renzo la valigetta con i soldi; cammina dietro a loro e posa la valigetta a terra)

Persico: (energicamente) Signor Frola! La prego di seguirmi per l'identificazione formale del cadavere trovato al ponte Mosca!

Renzo: (rassegnato) I l’avrìa pì car campéme sota al treno, ma… va beh...

Ernesto: (felice) Arvëdse a tuti doi! Grassie!

Ludovica: (entra dall’ingresso) Meno male! Gnun a l’è fasse mal!... E a l’han gnanca rusà tant… A l’è costì ‘l ver miracol, neh, Ernesto…

Ernesto: (sbianca, poi prontamente invoca il cielo) Grassie, Ernesto! It ses ti ch’it l’has fàit ël miracol! (Ludovica, Renzo e Persico alzano gli occhi al cielo, contemporaneamente)

Persico: (dopo una pausa, a Renzo) Andiamo! (poi, indicando Ludovica) Anzi, a questo punto, visto che sta meglio, potrebbe venire la signora…

Ludovica: Mi i ven-o nen da gnun-a part! (e scappa in cucina)

Persico: (a Renzo) A va bin… a fa l’istess… Ch’a bogia! (si precipita fuori dall'ingresso con la valigetta)

Ernesto: (abbracciando Renzo) Brav! It ses un mago!

Renzo: I l’oma recuperà ij gran.

Ernesto: Adess i duvoma disbrujésse, prima ch’ai riva coj delinquent…

Renzo: Chi?

Ernesto: E dàila!... Ij sassin dla mafia, no?

Renzo: Già ch’a l’è vera!

Rinuccia: (Entra dall’ingresso con Mirella) Ernesto!

Mirella: Rinuccia mi ha detto che avete perso tutti i soldi!... Che disgrazia!

Ernesto: (Le mostra la valigetta) Nen vèra! I j’oma torna! I l’oma ricuperaje!

Rinuccia: (estasiata) Siete dei geni... (lo guarda con occhi languidi, ricambiata)

Renzo: Dì, vojàutri doi! I seve ‘ncora nen an Honduras! (i due si ricompongono) Bene… se mi volete

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scusare... Ho un appuntamento all'obitorio.

Scena X

(Persico, Renzo, Mirella, Rinuccia, Ernesto, Ludovica)

Entra Persico arrabbiata perché Renzo non arriva e intima che sia Ludovica venire in ospedale … e torna in macchina ad aspettarla, ma prima di andare strappa dalle mani di Ernesto la borsa con i soldi. Tutti sono distrutti dal secondo scambio di borse e combinano dove andare a dormire. Torna Persico perché il taxista ha bocciato contro la sua auto, che ha investito un pedone. Ernesto fa di tutto per impossessarsi della valigetta. Mentre Persico va verso il bagno Ernesto le lancia la sua valigetta, che, per prenderla, lascia cadere la valigetta con i soldi: Ernesto la prende e lo scambio è fatto!

(% SUONANO ALLA PORTA; i presenti sobbalzano, poi Renzo va ad aprire)

Persico: (entra spazientito dall'ingresso con la valigetta di Ernesto) E alora? (posa la valigetta a terra, vicino all’entrata) Adess a basta, neh… Vaire i veule féme ‘ncora speté?

Renzo: (rientra seguendolo, tranquillo) Calma, calma… Euh, che pressa!... I rivo, i rivo…

Persico: Sì, con la vitùra ‘d Negri!...

Renzo: Ma s’i l’hai dije ch’i son pront…

Persico: A l’è tre ore ch’am dis ch’a l’è pront! Dov'è sua cognata?

Renzo: (confuso) Mia cognata… quale? (Persico ha uno scatto d’ira, ma cerca di controllarsi)

Mirella: No, perché in famiglia ce ne sono diverse, sa…

Rinuccia: (rivolta a Renzo) Vuol dire Ludovica…

Persico: (rivolta a Rinuccia) Ah sì, voglio dire Ludovica! Cola mata ‘d soa soréla! La vedova demente che dovrà identificare suo marito morto. Perché adess ai ven chila al Giovanni Bosco, che le piaccia o no. I son stofiame!

Renzo: No, no, i veuj félo mi. Am pias riconòsse le person-e, quandi ch’a son mòrte.

Persico: (Serra i pugni e gli occhi, per non esplodere di rabbia; rivolto a Rinuccia) Vada a dire a sua sorella che deve venire con me all'obitorio!

Ernesto: (dolcemente) No, no… A ved… a l’è mach ch’i soma nen capisse bin… Monsù Fròla…

Persico: (Lo interrompe) Monsù Fròla a l’è ‘n pòch fòl, come tuti quanti ant la vòstra famija!...

Ernesto: Ma sì… lòn a peul esse… ma monsù Fròla…

Persico: (Lo interrompe di nuovo) La signora Ceresa viene con me all’obitorio. E non me ne frega niente se la vista del sangue e del corpo orribilmente mutilato di suo marito le causerà crisi e urla isteriche. Ch’as buta pura a crijé fin ch’a veul! (a Rinuccia) Dica a sua sorella che se non mi raggiunge nella mia auto entro un minuto, l'arresto!

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Mirella: Se vuole vengo io. Vedo sempre i morti alla tivù. Sa, quei telefilm della “Scena del crimine”…

Persico: (interrompendo, ormai quasi alle lacrime) Lei chiuda il becco!

Ernesto: Ma la signora Ceresa…

Persico: Ch’a staga ciùto e ch’as fasa pì nen vëdde! Basta! (Prende decisa la valigetta coi soldi dalle mani di Ernesto ed esce rapidamente dall’ingresso)

Ernesto: (C'è una pausa, durante la quale è troppo abbattuto per poter parlare, poi, come in un sogno, prende su la valigetta coi fazzoletti) Ma no… a l’è la sconda vòlta!... (posa sconfortato la 24 ore a terra e si lascia cadere seduto sul divano)Adess sì, ch’i soma a pòst… la maressiala atroverà ijsòld, ij mafios an troveran noi e i finiroma tuti a le camere mortuarie a speté che quaidun an riconòssa…

Rinuccia: Ernesto, i dovoma trové la manéra da ‘ndésne da sì prima ch’ai riva coi sassin…

Mirella: (intrigata) I gangster!

Renzo: (atterrito) Bòja! Lorlì a l’han gnun-a pietà!...

Ernesto: (Sconsolato) E ‘ndoa ch’i podroma mai andé, mi e Ludovica? I l’oma pì nen un sòld...

Rinuccia: Beh, Renzo… credo che per il momento dovranno venire a casa nostra…

Renzo: (Non è proprio d’accordo su questa soluzione) Ma… spéta ‘n moment… Pensi che dovremmo avere questa situazione di coppie rimescolate, anche se i restoma a ca?

Rinuccia: Beh, i savrìa nen… (a Ernesto) Ti còs it na pense?

Mirella: Beh, io non ho niente da perdere…

Ludovica: Perché? Tu cosa c’entri?

Mirella A questo punto… avevo deciso, quasi quasi, di venire anch’io, in Honduras…

Ernesto: Maaah… adess le ròbe a sarìo pitòst diverse… Vojàutri còs i na dise?

Renzo: No, no… tròpa confusion… I chërdo ch’a sarìa mej fé finta ch’a sìa nen socedùje gnente…

Rinuccia: (un po’ seccata) Magara, mach na vòlta a l’ani… in occasione del tuo compleanno, Ernesto. (esce in cucina)

Renzo: (interdetto) Diav... còsa a l’è rivaje, da esse ‘nrabià parej? (Mirella, dopo un attimo di smarrimento, segue Rinuccia in cucina)

Ernesto: Eh, le fomne…

(% SUONANO ALLA PORTA; dopo il consueto sobbalzo, Ernesto va ad aprire e rientra subito con Persico, nervosissima, che porta la valigetta dei soldi)

Renzo: Marescialla! (si affretta felice verso Persico)

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Ij gran a pòrto gran-e!                                                                                                                                          Atto 2°

Persico: Quell’idiota di tassista che avete ingaggiato ha fatto marcia indietro ed ha sbattuto contro la

mia auto di servizio...

Ernesto: (felicemente sollevato) Ma è terribile!...

Persico: Parej la mia machina a l’è andàita andaré… ed ha investito un pedone.

Ernesto: (non gliene frega niente) Ma è terribile...

Renzo: (Assente) Terribile, sì...

Persico: Ma certo che è terribile!

Ernesto: Permetta che l'aiuti... (allunga la mano per prendere la valigetta dei soldi)

Persico: (si ritrae) Se lei si avvicina a me ancora di un pelo, giuro che le faccio raggiungere suo fratello sul tavolone di marmo dell'obitorio.

Ernesto: OK, ricevuto…

Persico: Devo stare qui per risolvere la faccenda. A l’è ‘ncamin a rivéje n’ambulansa. (Ernesto tiene sempre d'occhio la valigetta di Persico)

Renzo: Antant, mi magara i ‘ncamin-o a ‘ndé...

Persico: Chiel as na va da gnun-e part.

Renzo: Sissignore, as capiss.

Persico: (rivolto a Ernesto) E chiel ch’a vada a dije a la vidoa ch’i ‘ndoma al Giovanni Bosco appena saranno accertate le condizioni del poveraccio che è stato investito.

Ernesto: (sempre con gli occhi rivolti alla valigetta di Persico) Beh, magara mi...

Persico: (interrompendolo) Chiel un bel gnente. Dove tiene la signora Ceresa il suo armadietto del pronto soccorso?

Ernesto: Ant ël gabinèt, da là. (indica la porta della camera)

Persico: Giust. (si avvia)

Ernesto: Maressiala?...

Persico: Còs a j’è?

Ernesto: Ch’a lassa sì la borsa…

Persico: No. (e si avvia)

Ernesto: Maressiala?...

Persico: Còs a j’è?

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Ij gran a pòrto gran-e!                                                                                                                                          Atto 2°

Ernesto: I ven-o con chila? Per giutela a cerché…

Persico: No. (e si avvia)

Ernesto: (Prende la valigetta di fazzoletti che aveva lasciato a terra) Maressiala?...

Persico: Còs a j’è?

Ernesto: Ch’a ciàpa! (Le lancia la valigetta; Persico lascia cadere la 24 ore che reggeva per poter prendere al volo, con tutte e due le mani, quella che gli è stata lanciata; Renzo, con encomiabile rapidità e naturalezza, s'impossessa della borsa che Persico ha lasciato cadere; la marescialla non ha capito bene cos’è successo; leggermente confusa, si ricompone ed esce nella camera con la 24 ore dei fazzoletti)

(Ernesto e Renzo lanciano un urlo di felicità, si abbracciano, si stringono le mani e si baciano, in una sorta di allegra danza, passandosi la valigetta l’un l’altro, baciandola; Persico ritorna in scena e si ferma sulla soglia osservandoli sconcertata; i due cantano e ballano allegramente, finché Persico si mette una mano sulla bocca e da un colpetto di tosse per interrompere la scena; i due si voltano verso Persico e si bloccano atterriti)

Persico: (inespressiva) Può uno di lor due signori avere l'amabilità di dire al tassista di non muoversi da questo posto? Potrebbe essere utile come testimone oculare. (Ernesto e Renzo fanno cenno di sì con la testa) Bene. (Esce in camera)

Renzo: (paralizzato) Che figura, fieuj…

Ernesto: (riprende l’espressione gioiosa) Renso! (gli mostra la valigetta con i soldi)

Scena XI

(Ludovica, Ernesto, Renzo, Rinuccia, Mirella, Persico)

Entra Ludovica, seguita da Rinuccia e Mirella che le hanno detto che la Persico ha portato via i soldi, ma viene prontamente aggiornata sul recupero della borsa, così decidono di partire tutti per l’Honduras. Entra dal bagno Persico mentre dalla porta entra Fioroni che accusa Persico di aver investito il pedone. Persico offesa va vi. Fioroni racconta che il pedone in realtà è il mafioso che lei ha “manato” per bene. Per questo servizio Fioroni chiede di andare anche lei in Honduras.

Ludovica: (rientra dalla cucina con aria affranta, seguita da Rinuccia e Mirella) Am dispias pròpi tant…

Ernesto: (si preoccupa) Perché? Còs a l’è rivaje, torna?

Ludovica: Rinuccia a l’ha dime tut... La maressiala a l’ha portà via tutti ij sòld...

Ernesto: (torna raggiante) Ah, sta notissia a l’è veja! Sorpassà!

Renzo: (non proprio felice) Già, ritorniamo al progetto Honduras...

Ernesto: Pròpi parej! (mostra la borsa a Rinuccia)

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Rinuccia: È quella con i soldi? (Ernesto le fa cenno di sì col capo, tutto compiaciuto) Ma è meraviglioso! (rivolta a Ludovica) Diglielo, Ludovica…

Ludovica: A va bin… noi i pensavo...

Renzo: I vorerìa ch’i la piantèisse lì da pensé… i l’eve nen già fane a basta, ëd dani, per ancheuj?

Ludovica: (risoluta) I ven-o ‘dcò mi, con ti e Rinuccia, an Honduras! (Ernesto è meravigliato) Credo proprio che il marsala da cucina mi abbia schiarito le idee…

Ernesto: (Poco convinto) Ehm… ma a l’è fantastich…

Renzo: Un moment, un moment... E in questa spartizione io dove sto?

Ernesto: Ti it duvìe nen andé a riconòsse ‘l “caro estinto”?

Renzo: No, butoma le ròbe an ciàir...

Ludovica: (tutta contenta) A questo punto, sarebbe meglio che anche tu ti aggregassi a noi…

Renzo: Còsa?

Ernesto: E già! Il Quartetto Cetra!

Ludovica: No, no… altro che quartetto… (felice) A l’ha decidù da vnì ‘dcò Mirella!

Mirella (tutta contenta) Sì, sì… vengo anch’io!

Rinuccia: Ma As capiss!

Ernesto: (scocciato) Ma sì, dai! Andoma tuti! Tanti j sòld a son mè!

Persico: (irrompe in scena dalla camera con cassetta del pronto soccorso e 24 ore) Ecco fatto. Prestiamo

le prime cure all'investito e poi...

(% SUONANO ALLA PORTA; Ernesto va ad aprire e rientra seguendo:)

Fioroni: (la interrompe, entrando dall’ingresso) Ceréa a tuti. (i quattro sono piuttosto indispettiti) A l’è stàje un cit incident, sì sota…

Ludovica: Un incidente?

Persico: (con tono chiarificatore) È tutto sotto controllo. Molte grazie...

Fioroni: (ghignando) Sembra che sia stato investito un pedone…

Ludovica: Che cosa?

Rinuccia: Un pedone?

Fioroni: Ma sì… (Guarda con intenzione Persico) A smija ch’a l’àbio butàlo sota ij carabinié…

Persico: (con aria difensiva) Io non sono stata coinvolta.

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Fioroni: L'hanno confermato tutti.

Rinuccia: Non credete che si debba chiamare un'ambulanza?

Persico: (sentendosi parte in causa, perde le staffe) I l’hai già ciamàla mi, l’ambulansa! Vojàutri feve ij vòstri afé! (se ne va a grandi passi dall’ingresso, con la valigetta e la cassetta del pronto soccorso)

Fioroni: (ridacchiando) Non c'è da preoccuparsi per il pedone. A l’ha mach pijà na bòta a la testa. A l’è

setà an sël marciapé, ch’as ten la burnìa con le man...

Ludovica: Oh, pòr diao...

Renzo: Scotéme, neh… ma i podrìo nen andésne via tuti da sì, prima ch’ai riva coi mafios?

Ernesto: Eh, sì… a sarìa mej…

Fioroni: Ah, i l’hai nen divlo? Ij mafios a son già rivà.

(Ernesto, Ludovica, Renzo e Rinuccia sobbalzano e si guardano impauritissimi)

Renzo: Come a sarìa a dì?

Ernesto: E andoa ch’a son?

Fioroni: Sota. Ant la stra.

Ludovica e Rinuccia: (insieme) Sota?

Fioroni: I sassin mafios a sarìo un sol… Chiel-là setà an sël marciapé con la biòca an man.

Ernesto: Còsa?

Fioroni: La maressiala dij carabinié a l’ha pensà ‘d féve na gentilëssa e a l’ha butà sota ‘l killer.

Ludovica: Ma come fa a sapere che è lui?

Fioroni: Ant l’incident a l’è robataje la rivoltéla e alora mi i l’hai faje ‘n cit interogatòri... (Sono tutti sorpresi e spaventati)

Ernesto: E adess… còs ai sucéd?

Renzo: A l’ha n'aria pericolosa?

Fioroni: Pì nen. Ai ved dopi. Ha il polso fratturato e una caviglia rotta. A va nen lontan.

Rinuccia: Ma è meraviglioso!

Fioroni: Ha anche una mandibola fratturata.

Ludovica: Così impara a buttare la gente nella Dora.

Ernesto: Bòja, ma che incident!... I chërdìa nen che con na mesa maneuvra…

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Fioroni: No, ant la mesa maneuvra a l’ha mach batù la testa… tut ël rest… le fratture alla mandibola, al polso e alla caviglia glieli ho procurati io. Durant l’interogatòri.

Renzo: Pòrco Giuda!...

Ernesto: (sollevato) Con tut sòn, im rendo cont che chila a l’è guadagnasse ‘d j’àutri sinchmila euro... (si avvia verso Fioroni, dando dei colpetti di compiacimento sulla valigetta)

Fioroni: Ch’a guarda… i l’hai pensàje bin, a tuta sta stòria… Invece di darmi delle mancette di tanto in tanto, perché non mi mette sul suo libro paga permanente?

Ernesto: Sul libro paga?

Fioroni: Sì. I l’hai sempre sugnà ‘d ritiréme an Centro America… perché im pòrte nen an Honduras con vojàutri? (i quattro sono sorpresi)

Ernesto: N’Honduras?

Fioroni: Quando sarete là avrete bisogno di qualcuno che vi copra le spalle. Le vos, ant la malavita, a së spatàro an pressa… (intrigante e allusiva) Magari vi stanno cercando anche là... A j’è ‘n baron ëd delinquent, lagiù…

Renzo: (alludendo a Fioroni) Ai na j’è tanti ‘dcò ‘mbelessì…

Ludovica: Non è una brutta idea, Ernesto… E se qualcuno mette delle taglie su di noi?

Renzo: Speté ‘n moment... (rivolto a Fioroni) Lei è tuttora in servizio nella Polizia, no?

Fioroni: Sì.

Ernesto: Che cosa dirà il vostro comandante?

Fioroni: È scappato in Costa Rica sei mesi fa…

Ernesto: (ridendo) A va bin, it ses dij nòstri… It l’has un passapòrt valid?

Fioroni: Un passapòrt? It veule schersé? Ij foma noi, ij passapòrt!…

Ludovica: A sarà mej ch’im pòrta sòn, per ël viagi… (prende una bottiglia di liquore dal bar)

Fioroni: Ma i jë stoma tuti an sla machina ‘d monsù Fròla?

Ernesto: Sì, sì… E peuj, tant per esse precis, la machina a l’è nen ëd monsù Fròla, ma a l’è mia. E i l’hai pagala anche pitòst cara…

(% SUONANO ALLA PORTA; sobbalzo generale, poi Ludovica va ad aprire e rientra con:)

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Scena XII

(Romeo, Ernesto, Renzo, Ludovica, Mirella, Rinuccia, Poldo, Lussìa)

Entra Romeo che racconta che il pedone ha steso la Persico a borsate ed ora cerca il suo portone di casa; si offre di venire anche lui in Honduras a fare il giardiniere. Entrano Poldo e Lussìa che sono tornati con le uova e Poldo ha bocciato contro il taxi. Romeo si fionda sotto per vedere il danno.

Romeo: (Entra affannato dall’ingresso) Signor Ceresa!... Ci sono problemi con la carabiniera…

Ernesto: Perché? Còs a l’è ‘ncamin ch’a combin-a?

Romeo: Non sta combinando niente. È esanime sul pavimento.

Ernesto: Un altro incidente? L’hai investita col tuo taxi?

Romeo: No, l’ha stesa quel tipo che poco fa era finito sotto l’auto dei carabinieri…

Renzo: Ël mafios!

Romeo: L'ha presa a borsate.

Ernesto: Còsa?

Romeo: Ma sì... era lì che si lamentava… con una valigetta, no… La marescialla ha cercato di togliergliela dalle mani… (mima la scena) E strattona di qua, e strattona di là… “Dàmmela!”, “No, è mia!”… e tira, e tira, e tira… alla fine quel tipo è riuscito a menargliela sul cranio! Sparapam! Sgnacchete! Stesa. Freddata. Là, sull’asfalto.

Ludovica: Chissà che patéla!...

Mirella: Oh, povera marescialla!...

Romeo: Si vede che la marescialla sapeva che in quella 24 ore c’era qualcosa di poco pulito…

Ernesto: E ti còs it na sas, ëd lòn ch’a j’era an cola valisëtta?

Romeo: Mi prendi per scemo? Nelle ultime due ore in questa casa ne ho viste più che a “Top Crime”!...

Ernesto: Òrco!... E ‘l mafios, andoa ch’a l’è, adess?

Romeo: Sta andando avanti e indietro sul marciapiede cercando il numero 42.

Rinuccia: La miseria!...

Ludovica: Surtoma da la pòrta ‘d servissi!... (Le tre donne, Renzo e Fioroni se ne vanno in cucina)

Romeo: Ottima idea. Andiamo. (e fa per avviarsi)

Ernesto: (lo ferma per un braccio) Ehi! Còs a veul dì: “Andiamo”?

Romeo: Beh, vuol dire che vengo con voi…

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Ernesto: An Honduras?

Romeo: Honduras, Birmania, Prussia… dove andate, no? Hai dato soldi a tutti quanti, perché tenessero la bocca chiusa... e io chi sono? E sistema anche me, no?

Ernesto: I stoma nen tuti an machina, per andé a l’aeropòrt.

Romeo: Sono automunito. Vi raggiungerò a Caselle col mio taxi.

Ernesto: Ho già una guardia del corpo.

Romeo: Hai una fortuna pazzesca. Adesso hai anche un giardiniere. (indica se stesso)

Ernesto: (si rassegna) E parej i soma an set. A j'è ‘l vantagi dlë “sconto comitive”!...

Renzo: (uscendo dalla cucina) Alora? I ‘ndoma?

Ernesto: Sì, sì… i rivoma… i son mach ancamin ch’i discùto an sl’assùnsion ëd la servitù.

Renzo: Assùnsion ëd chi?

Romeo: Sono appena stato assunto come giardiniere.

Ernesto: E come autista. It saras bin bon a guidé, no? Da ex autista…

Romeo: Il mio taxi costa 15.000 euro.

Ernesto: Is porteroma pa daré ‘dcò ‘l taxi?

Romeo: Vabbè, ma se lo devo lasciare qui, pretendo un indennizzo. 15.000 euro. Potrai aggiungerle alla mia prima busta paga… più la mancia, s'intende…

Rinuccia: (uscendo dalla cucina) Ma che cosa vi trattiene?

Ernesto: Ij mè sòld.

Renzo: (rivolto a Rinuccia) I l’oma bele finì. (riferendosi a Romeo) Per 15.000 euro a lassa sì ël sò taxi e a ven n’Honduras a fé ‘l giardiné.

Rinuccia: (a Romeo) I chërdìa ch’a fùissa marià…

Romeo: Infatti lo sono. Ma va bene così, non si preoccupi… a mia moglie non verrà mai l'idea di

cercarmi in Honduras...

Rinuccia: (dopo un breve momento di pausa) Che bel! Più siamo e più ci divertiamo! (torna in cucina)

Romeo : Tutto a posto, allora. Io vado col taxi. (% SUONANO ALLA PORTA; Ernesto va ad aprire e rientra seguendo Poldo e Lussìa)

Poldo: Ma mi sì ch’i sai!...

Lussìa: (ha in mano una confezione di uova) A momenti it im fase fin-a s-ciapé j’euv!

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Poldo: E va bin, ma còs ai fasìa col forgon lì, an sël canton?

Lussìa: A l’era nen un forgon. A l’era ‘n taxi.

Romeo: (allibito) Un momento… che taxi?

Poldo: Cha fùissa na bici o na coriéra, as peul nen postegé an sël canton!

Renzo: Sì, i l’avìa dijlo ‘dcò mi…

Lussìa: Ebin? E ti it duvìe pròpi andéje a bate an pien daréra?

Romeo: (inorridito) Come sarebbe “battere darera”?

Poldo: Ma gnente… i l’hai pen-a tocà…

Lussìa: Ma che tocà?... It ses intràje ant ël baùl!

Romeo: Ma li mortacci vostri!... (corre fuori dall’ingresso)

Lussìa: A l’han pro fàit bin a gavete la patente, va…

Poldo: Però, quand it deuve andé a caté j’euv at fa còmod, la mia patente, neh…

Ernesto: A va bin… adess andé dëdlà an cusin-a, neh…

Lussìa: E per fòrsa! I l’hai ancora cole balotin-e ‘d polastr da buté anséma…

Poldo: (A Ernesto, stringendogli la mano) Piacere, Leopoldo Bergna, desidera?

Lussìa: Ma fa nen perde temp! It vëdde nen ch’i l’oma ancora da preparé da mangé? (lo prende per un braccio e lo tira via, verso la cucina)

Poldo: A va bin, ma còs a veul chiel-lì a ca nòstra?

Lussìa: I soma nen a ca nòstra! (ed esce in cucina, trascinando anche Poldo)

Scena XIII

(Romeo, Ernesto, Renzo, Ludovica, Rinuccia, Fioroni, Persico)

Entra Romeo con valigetta e pistola affermando di aver fermato il mafioso, ma nella concitazione parte un colpo che colpisce il vaso di fiori; Ernesto si nasconde, Renzo sviene, Ludovica e Rinuccia alzano le mani e si riparano. Parte un secondo colpo che colpisce la radio che si accende e poi stona. Rinuccia riesce a prendere la pistola ma parte un terzo colpo che becca il cucù e fa cadere l’uccellino. Entra Fioroni e con calma prende la pistola e tutto torna alla calma. Entra Persico per sapere dei colpi ed Ernesto decide di dire tutta la verità. Persico con capisce e chiede informazioni sulle tre valigette, l’ultima delle quali contiene sacchetti di cocaina; prende le tre valigette e se ne va seguita da Fioroni e Romeo

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Romeo: (Irrompe dall’ingresso, con valigetta e pistola) L’ho fatto fuori!

Ernesto: (sono tutti spaventati, nel vedere la pistola) Chi?

Romeo: Quel mafioso! Stava venendo su per le scale, allora gli sono saltato addosso!... Gli ho preso questo… (mostra la 24 ore e la pistola, che punta verso Renzo)

Renzo: (terrorizzato, si contorce, cercando di portarsi fuori tiro) Sta atent con col canon! (immediatamente parte un colpo che colpisce un vaso di fiori su di un mobile; i fiori volano verso il soffitto; Ernesto cade in ginocchio e, gattoni, va dietro la poltrona; Renzo sviene)

Ludovica: (Entra con Rinuccia) Còs ai riva ‘mbelessì? (vedono la pistola che Romeo punta verso di loro e alzano le mani in segno di resa, tremando e cercando riparo a soggetto)

Ernesto: (spunta da dietro al divano) Tension… a l’è carià… (e si nasconde di nuovo)

(Parte un altro colpo che colpisce la radio, la quale si mette a suonare; tutti guardano la radio che comincia a stonare, rallentando la musica, e si affievolisce fino a tacere completamente)

Rinuccia: (in un atto di eroismo, scatta verso Romeo e gli strappa la pistola di mano) Damla a mi!

Ludovica: Brava, Rinuccia!... (Ernesto spunta timoroso da dietro il divano; Renzo rinviene)

Romeo: Ehm… scusate… non sono pratico…

Rinuccia: (con l’atteggiamento di chi la sa lunga) Bisogna avere una certa confidenza con questi gingilli… (senza volere spara un colpo che colpisce l'orologio a cucù; Ernesto sparisce dietro al divano e Renzo sviene di nuovo; l'orologio si mette a suonare e l'uccellino va avanti e indietro alcune volte, prima di cadere morto sul suo trespolo)

Fioroni: (entrando dalla cucina) Che diavolo state combinando? (vede Rinuccia paralizzata con la pistola in mano) Madamin… a l’è stàita chila, a sparé? (Le toglie delicatamente l’arma di mano e se la ripone in tasca, in modo che non faccia più danni; Ernesto si rialza e Renzo si riprende)

Rinuccia: Sì. E i l’hai anche ciapà ‘l fasan… (indicando l'uccello dell'orologio)

Renzo: (ancora inginocchiato) I peuss deurbe j’euj, adess?...

Persico: (entrando dall’ingresso) Ehi! Cosa succede qui dentro? (nessuno parla) Chi è che ha steso quel tipo che mi ha dato la 24 ore in testa? (si massaggia il capo)

Fioroni: È caduto.

Persico: A duvìa avèj quaicòs ëd fòravia, an cola valis… Pen-a ch’i l’hai mostràje ‘l tesserin a l’ha agredìme… (compiaciuta) Comunque l’ho ammanettato alla ringhiera… (tornando al nocciolo) E tuti coi colp ch’i l’hai sentù? A j’ero colp ëd pistòla?

Ernesto: Boh… mi i l’hai pa sentù gnente…

Fioroni: A rivavo da la stra…

Persico: Andoma, là! Im pije per fòla?

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Ij gran a pòrto gran-e!                                                                                                                                          Atto 2°

Ernesto: A va bin… i penso ch’a sia mej dì la vrità...

Renzo: Ma còs at sàuta ‘n testa?

Romeo: Aspetti un momento…

Rinuccia: Non è necessario…

Ludovica: Dòp tut lòn ch’i l’oma passà…

Fioroni: Non è obbligato a spiegare…

Ernesto: No, voglio confessare… è meglio per tutti noi.

Persico: (interrompendo tutti e mettendoli a tacere) Silenzio! (Rivolgendosi a Ernesto) Chiel! Ch’am disa tut lòn ch’a deuv dì… altrimenti ammanetto anche lei e la porto in caserma con quell’altro, (indica il mafioso fuori) poi deciderà il giudice.

Ernesto: (guarda in giro tutti quanti, poi prende la valigetta con i soldi e dopo un profondo respiro comincia a parlare)I l’hai pijà sta valis per eror, anvece dla mia e chiel-là ch’a l’ha pijà la miavalis anvece dla soa a l’è mòrt ant la Dòra, con doi colp an testa. Col ch’a l’ha campalo ant ël fium a l’è finì con la cavìja a tòch e la facia rota giù per le scale. Ant la mia valis a j’è ij fassolèt e ant la valis ch’i l’hai pijà e ch’i chërdìa ch’a fùissa mia a j’è 1.250.000 euro, meno ‘l 10% ch’i l’hai daje a chila (protende la mano verso Fioroni, che ci mette il rotolo dei soldi che aveva in tasca; mentre parla, Ernesto mette i soldi che gli restituiscono in valigia) e 25.000 euro a chiel (ripete lo stesso gesto verso Renzo che, con aria triste, consegna il suo rotolo di soldi), pì 7.500 per lamachina ch’a na valìa 500. (Renzo restituisce un secondo rotolo di banconote) Mi i son Ernesto Ceresa. Chiel-là dle camere mortuarie a l’è col ch’a l’ha pijà la mia valis anvece dla soa. Mach che a duvìa dèila al mafios an cambi dla soa valis che ‘d sicur andrinta a l’ha nen mach ëd fassolèt e alora a l’ha sparàje e a l’ha campàlo ant la Dòra. (indica Ludovica) Costassì a l’è mia fomna ch’a duvìa vnì n’Honduras con mi, ma peuj a l’è ‘nciocasse e a vurìa pì nen ven-e. Anvece mia cugnà, (indica Rinuccia) ch’a sarìa peuj la sorela ‘d mia fomna, a sarìa pro vnùita, ma antant adess a veulo vnì tuti…

Persico: (C'è una pausa) Può ripetere, per favore? (c'è un'altra pausa)

Ernesto: Alora… i l’hai pijà sta valis per eror...

Fioroni: No, basta, per piasì...

Persico: Dunque, ricapitoliamo… (alludendo alla valigetta che tiene in mano) sta valis ëd chi a l’è?

Ernesto: Mia.

Persico: E cola-lì? (alludendo alla valigetta coi soldi)

Ernesto: A l’è cola dël mòrt.

Persico: E l’àutra? (alludendo a quella portata in scena da Fioroni)

Fioroni: È quella che ho preso all’ammanettato, là fuori… (Persico la prende, la posa sul tavolino e la apre)

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Persico: (alzando gli occhi dalla valigetta appena aperta) Ehi… coca?

Renzo: (mogio) Francament, adess i l’hai nen veuja da bèive gasà…

Persico: (toglie dalla borsa un paio di sacchettini trasparenti, tocca col polpastrello dell’indice la polvere bianca che contengono e poi assaggia)Già…Cocaina.

Fioroni: (si avvicina, meravigliata, come tutti gli altri) Cocaina?...

Persico: (toglie dalla borsa alcuni sacchetti di polvere bianca) Na valis pien-a ‘d cocaina pura… Lei, signor Ceresa, riceverà una congrua ricompensa.

Ernesto: (compiaciuto) Lei crede?

Persico: Ma ‘s capiss! Almeno 3.000 euro...

Ernesto: (si accascia sulla poltrona) Am basto gnanca a fé rangé ‘l coco…

Persico: (rimette i sacchetti nella valigetta) Lei sarà un esempio per la comunità, signor Ceresa… (intanto si prende anche le altre due valigette)

Ernesto: (approvando desolato col capo) Già…

Persico: (a Fioroni e a Romeo) Déme na man a porté chiel-là giù ant la stra. L’ambulansa a sarà rivà… (esce con le valigette, seguito da Fioroni e Romeo)

Scena XIV

(Ernesto, Ludovica, Rinuccia, Renzo, Romeo, Mirella, Poldo, Lussìa)

Ernesto cerca di riprendersi e decide di festeggiare il suo compleanno; Ludovica è contenta, Renzo e Rinuccia si adeguano, ma entra Romeo ed esorta tutti a partire per l’Honduras, spiegando che ha spostato i soldi dalla valigetta al borsone. Tutti sono euforici; si uniscono anche Mirella, Lussìa e Poldo e fanno tutti festa.

Ernesto: (dopo aver rivolto uno sguardo di circostanza a coloro che escono, si sforza di diventare più allegro) Bòn, a pòst. Ludovica, fa che serve ‘l polastr a j’òspiti, che tò òmo ancheuj a fa j’ani!

Ludovica: (sorridendo compiaciuta) Oh, finalment! Buon compleanno, Ernesto! (si siede sul bracciolo destro del divano)

Ernesto: Grassie, Ludovica…

Rinuccia: (andandosi a sedere sul bracciolo sinistro) Buon compleanno, Ernesto!

Ernesto: Grassie, Rinuccia…

Renzo: Buon compleanno, cugnà!

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Ij gran a pòrto gran-e!                                                                                                                                          Atto 2°

Ernesto: Grassie, cugnà…

Romeo: (entra dall’ingresso portando la borsa da viaggio) OK, e adesso possiamo andare!

Renzo: Andare dove?

Romeo: Aeroporto di Caselle e… via! Verso l’Honduras!

Ernesto: Romeo… ma non hai sentito? Abbiamo perso il malloppo… i l’oma perdù tut! La maressiala a l’è portasse via tuti ij nòstri sòld!...

Romeo: Non sono mica stupido. Visto come andava, ho tolto i soldi dalla ventiquattr’ore e li ho messi qui dentro. (apre la borsa e la capovolge, lasciando cadere i soldi sul pavimento)

Renzo: (Tutti sono preda di euforico stupore) Nooo! Gliel'hai messo in quel posto!

Rinuccia: Bravissimo! Ne sai una più del diavolo!

Ernesto: Romeo, sei un genio. Signori, si parte!

Ludovica: Fantastico! C'è tempo per un brindisi?

Mirella: (entra dalla cucina, seguita da Lussìa e Poldo) Perfetto. Siamo pronti? Alla fine hanno deciso di venire anche i signori Bergna!

Lussìa: Ma sì! Còs i stoma a fé ‘mbelessì da soi?

Ernesto: (sconfortato) Ma ‘s capiss! I foma ‘n pulman!

Poldo: Un pulman? Che pulman? I l’hai pa ‘l brevèt!...

Lussìa: Ma che brevèt! It guide pa ti…

Poldo: Mi? Guidé? Per andé ‘ndoa?

Ludovica: Come, andoa? I ‘ndoma tuti n’Honduras!

Poldo: (le allunga la mano) Piacere, Leopoldo Bergna…

(Tutti ridono e si scambiano frasi gioiose in modo molto allegro e confuso, mentre parte la musica finale; Ludovica e Rinuccia cercano bicchieri e bottiglie, mentre Romeo lancia delle banconote in aria facendo una specie di doccia; Ernesto e Renzo saltellano e danzano ridendo)

CALA IL SIPARIO

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