LO AZZANNI QUALCOSA DALLA MORALE AMBIGUA
Commedia in due atti di Alberto Ticconi
Personaggi : Adolfo
Irene
Ermionio
Ottavia
Fr Callisto
Silvia
Agente di vendita
Sibilla
Aristide
In un salotto arredato con gusto un uomo legge il suo giornale. Rumore di temporale echeggia nella stanza, ma l'uomo si mostra impassibile e continua la sua lettura. Ha una mano fasciata.
Al suo fianco, sul tavolo, una pipa continua ad emettere il suo sottile respiro. Entra una donna. L'uomo l'osserva.
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
ADOLFO - IRENE.
IRENE - Che cosa guardi? Qualcosa non va? OHHhh!! Non avrai intenzione di ricominciare? Ogni altra domanda, o espressione di sorpresa o di disgusto, te la ricaccer in bocca a furia di scopate sul naso.
ADOLFO - (Sgranando gli occhi) Non devo parlare?!!!
IRENE - Non devi nemmeno fiatare.
ADOLFO - Scriver le domande su un foglio di carta. E respirare? Non vorrai che muoia a quest'et??
IRENE - Ma chi ti trattiene??? "E' tutto diverso, tutto cambiato, questa casa non pi la stessa!" Come hai cominciato ieri sera? Questo te lo ricordi? E non rispondere! Che mi faresti solo vomitare. AHHH! (Adolfo tace) "Questa casa? E cos'? Di chi ? Dove sono? Chi siete voi tre? Datemi uno spunto per riconoscervi." ASSASSINO! Potevo non affondare il forchettone in quella mano sacrilega, come tutto in te, che stava l, sul tavolo, e, impaziente, tambureggiava in attesa. Ma tutte e due le dovevo infilzare. L'avrei fatto volentieri.
ADOLFO - (si nasconde le mani) Io ho detto ci che sentivo di dire.
IRENE - Ed io ho fatto ci che dovevo fare. Anzi non tutto! Ora le domande sono: Perch un disgraziato perde la memoria? Perch la moglie ne deve pagare tutte le conseguenze?
ADOLFO - La vita un mistero insondabile, mia cara signora. Molti ci si perdono e altri preferiscono starne fuori il pi possibile.
IRENE - Altri ancora amano scaricarne tutti i pesi ed i doveri sulle spalle del prossimo.
ADOLFO - Meri punti di vista. Relativismi. Ognuno porta il suo peso in questa vita. A volte il pi disimpegnato in apparenza quello che sopporta di pi.
IRENE - Verissimo mio caro. Verissimo! Solo che io, adesso, voglio sapere in quale categoria di queste credi di essere.
E non provare a rispondere. Perderemmo solo del tempo ad ascoltare parole piene di autocompiacimento e d'ipocrisia. Sarebbe ora che lo scherzetto dei ricordi perduti finisse. Se non lo vuoi fare per me fallo per quei pargoli.
ADOLFO - Di quali pargoli stai parlando?
IRENE - Almeno per loro. Scaricatore di letame! Lombrico di fogna. La mia pazienza ha un limite! Non ti assicuro salva la vita alla tua prossima strafata. Bestia!!!
ADOLFO - Capisco che la situazione difficile. Per me, chiaramente. Tuttavia queste cose vanno affrontate con calma, con pazienza.
IRENE - Irene calmati.
ADOLFO - Questo il mio nome?
IRENE - Irene sono io. Ma cosa mi fai dire? T'infilo l'altra se non la smetti. Ormai, mia povera disgraziata, hai sopportato per vent'anni e continua cos. Quanto altro credi che debba durare. La bronchite ce l'ha, i reumatismi pure e, con l'aiuto della provvidenza, chiss che altro gli arriva. Sii paziente.
ADOLFO - (Dopo aver abbondato in scongiuri cornei) Ma come avete fatto a ridurvi cos?
IRENE - Sento che l'uccider!!
ADOLFO - Non avete mai parlato qualitativamente in questa casa?
IRENE - Mi sento spinta ad uccidere!
ADOLFO - Vent'anni, come mi hai detto poco fa', sono sempre venti anni.
IRENE - Strozzarlo, con le mie morbide calze di seta!
ADOLFO - Forse non avete sufficientemente insistito. Forse il lavoro vi ha tenuti troppo lontani. Per altro potrebbe essere solo eccessivo stress. Solo un naturale e nefasto periodo passeggero. Ma io mi sento morire al pensiero che una dolce coppia di sposi possa arrivare, dopo vent'anni di matrimonio, a non aver ancora trovato un giusto equilibrio. Mi sento veramente morire. E' pi forte di me.
IRENE - E senti bene, perch stai per morire!!! (gli salta addosso, cadono entrambi a terra) AHHH!! CANE, CANE!!!!
ADOLFO - Aiuto!! PIET'. Aiuto! Non sono un cane.
IRENE - Tu non lo ricordi ma io si. Tu sei un cane, un grosso cane zeccoso e rognoso!! AHHH!!! Che schifo (si rialza subito)
ADOLFO - Cos' adesso??
IRENE - Che schifo! Che schifo!! Devo disinfettarmi, subito!!!
ADOLFO - Ma perch?
IRENE - Ho lottato con un grosso cane zeccoso e rognoso! Che schifo!!! AHHH!! (Fugge via)
(Adolfo resta solo e passeggia assorto per la stanza)
ADOLFO - (Tra se) Io non ho problemi d'identit. Di questo sono sicuro e certo. Ci metterei addirittura la mano sul fuoco.
IRENE - Ed io ti aiuterei a tenercela. (Rientrando e cercando ovunque) Tu hai dei grossi problemi d'identit; molti. Vorrei illuderti ma dopotutto che cosa ci guadagnerei, ancora? Tu sei solo un pover'uomo. Null'altro che un miserabile.
ADOLFO - Un pover'uomo? Un miserabile?
IRENE - E che cosa ci vuoi aggiungere? Anche disgraziato, o tutto demente? Oppure...
ADOLFO - Per favore mi basta il pover'uomo e il miserabile! Ohh! Ma almeno in questo sono unico? Voglio dire, mica ce ne sta un altro in giro? Perch non rispondi? Per favore, dimmelo. Non puoi lasciarmi in questa sofferenza! Cos sto male. Sei crudele.
IRENE - Lo vedi? Lo vedi? Lo vedi che come dico io?
ADOLFO - E come dici tu? Io non lo ricordo. Come dici tu?
IRENE - E lasciami stare, ho ben altro da pensare che alle tue stupide domande.
ADOLFO - Ma questo vitale per me. Tu che cosa avrai da pensare di pi importante?
IRENE - Devo cercare quel disinfettante ad alta concentrazione. Quella bestiaccia era piena di zecche e di rogna. Che schifo!! Ancora ci sono in giro certi animali. (Ad Adolfo con asprezza) Il proprio posto nella realt si trova per ben altre strade, mio caro.
ADOLFO - Ti ringrazio per l'affettuosit. E le tue, quali sono?
IRENE - OOOOH! Sono stufa! Terribilmente! E dove sar mai? Speriamo che lo trovi prima che sia troppo tardi. Gi uno strano formicolio mi sale lungo il corpo. Sono certa che quel cane rognoso mi ha infettata. Ho tutto un fuoco che mi brucia la pelle. (Si gratta con forza)
ADOLFO - Stai esagerando. E' solo suggestione. (Comincia a grattarsi anche lui)
IRENE - Quando ti sei vaccinato ultimamente? E l'ultimo bagno di disinfestazione?
ADOLFO - Ehi?! Cosa c'? Cosa centro io se ti sei contagiata con un cane rognoso?
IRENE - (Gridando) Quel cane rognoso sei tu, vigliacco!
ADOLFO - (Dopo attimi di smarrimento) Si!!! Lo confesso! Ho la scabbia, la peste, ed anche un leggero inizio di lebbra.
IRENE - Adolfo!?
ADOLFO - Sono carico di pulci e di pidocchi, e gran parte del mio corpo in cancrena. Per, se non mi sono ancora rivolto al mio veterinario di fiducia perch quel disgraziato, nei casi disperati, ricorre sempre ad un bel colpo di pistola, qui, sulla fronte.
IRENE - Adolfo!??
ADOLFO - Ma finiamola con queste sciocchezze. La rogna, il disinfettante, la peste. Qui ci sono ben altri problemi, magari anche pi pericolosi. Solo che io non riesco a vederli. Dev'essere per una mia non esperienza in merito, ma questi problemi che ti assillano mi sono invisibili. Forse perch non sufficiente parlarne solo con te. Il vero problema, probabilmente, in tuo marito. Ecco, potrebbe essere cos. E allora dovrei parlarne con lui. Ma in queste condizioni, sai, lo so gi, non riuscirei a mettere a fuoco niente. Dev'essere perch non sono un uomo...
IRENE - E' chiaro.
ADOLFO - Fammi finire. Non sono un uomo eccessivamente attivo. Amo la calma, la tranquillit. E questo genere di eventi non fa' altro che sconvolgermi; precludermi la via ad ogni autentica cogitazione. A volte pu succedere anche al genio. Nella mia giovinezza, se volessi raccontartelo, appena si creava una situazione problematica la mia mente, con velocit estrema, aggrediva famelicamente il fondamento di quell'enigma e un attimo dopo tutto era risolto. Quanti colpi di genio, nella mia giovinezza. Ma poi un ragazzo matura, diviene uomo e inesorabilmente...
IRENE - ... marcisce.
ADOLFO - (Con estrema violenza)Solo perch c' ponderatezza estrema in tutte le cose che mi riguardano, devo essere considerato un salame? Un relitto su cui infierire. Con tutto il rispetto, signora, suo marito avr pazienza da martire.
IRENE - (Con estremo dolore) Maledetto!
ADOLFO - Ci scommetto la testa. Lei dev' essere il tipico esemplare di femmina, e quindi di moglie, che ha un'unica soddisfazione nella vita; Far nascere complessi di colpa in qualsiasi uomo che incontra. E pi essi sono mostruosi, pi la sua felicit grande. Lei vive solo per questo. Ci scommetto la testa.
IRENE - Ti si staccher dal collo! Io vivo per ben altro! Criminale! E' come se parlassi ad un muro. No! E' peggio! Risparmiamo almeno il fiato. Ma prova a considerare i fatti prima che faccia qualche pazzia!
ADOLFO - Io non so nulla! Non ricordo nulla! Non voglio nulla. Non ci capisco nulla!! Di chi questa casa? Come ci sono capitato? Quale il mio nome? E la mia famiglia? E' questa? Ma ne siamo proprio sicuri? Questi figli, dove sono? Sono solo figli o anche nipoti, cugini, nonne, suocere, bisnonne, cognati, zii, generi, amici dei parenti.
IRENE - Adolfo, Adolfo! Caro Adolfo!!! SMETTILA!! Questa volta ti sar molto costoso. Ti coster caro. Vedrai come ti coster caro.
ADOLFO - Ahi! Quanto? E se mi sforzo, e qualche ricordino esce fuori, ci sar uno sconto?
IRENE - Smettila!
ADOLFO - Se, con tutte le mie forze, qualche paginetta di questa vita idilliaca, piacevole, gratificante, a cui tu alludi, la riporto alla luce, ci sar uno sconto?
IRENE - Basta!
ADOLFO - Se di tutta questa immane massa di zavorra familiare ricorder qualche nome, ci sar uno sconto?
IRENE - Finiscila.
ADOLFO - Se con tutto me stesso riconoscer che forse un giorno, per macabro errore, accettai di sposare qualcuno, me lo farai lo sconto?
IRENE - Ti infilo la gola, maledetto.
(Si spengono le luci sul quadro plastico)
FINE DELLA PRIMA SCENA
ATTO PRIMO
SCENA SECONDA
(Entrano in scena Erminio e Ottavia. Discutono animosamente e Ottavia ha in mano un guinzaglio e si guarda intorno)
ERMINIO - E questo tutto. Altre ragioni certo ci sono. Ma parlarne, farle emergere, dal tessuto primordiale degli eventi in questa nostra epoca, dannoso.
OTTAVIA - E' dannoso.
ERMINIO - La storia, la filosofia e ogni nostra scienza, oggi sono cose vuote, pi forme illusorie che sostanze. Strutture apparenti.
OTTAVIA - Illusorie e apparenti.
ERMINIO - Ci che si vede . Ci che non si vede non . Questa la nostra essenza. Essenza di cose morte.
OTTAVIA - Cose o cosi? Comunque morte. Tu sei un buono a nulla!
ERMINIO - Io sarei un buono a nulla?
OTTAVIA - Sei un cane cattivo.
ERMINIO - (Pausa)Questo non me lo avevi mai detto prima d'ora.
OTTAVIA - Non esci, vero? (Cercando sotto il tavolo) Sei un cane terribilmente cattivo.
ERMINIO - (Preoccupatissimo) Se mi vuoi spiegare!?
OTTAVIA - (Con cattiveria) E che cosa c' da spiegare. Quando uno un cane un cane. Se poi anche cattivo, cattivo.
ERMINIO - (Non sapendo di che cosa si stia parlando) Ma vedi... Voglio dire, cio... Ma chi questo cane?
OTTAVIA - E non cercare sofismi per negare l'evidenza.
ERMINIO - Non devo?
OTTAVIA - Non devi!
ERMINIO - Non devo!
OTTAVIA - Se uno un cane, ed un cane, se un cane cattivo, ed un cane cattivo, una bestiaccia stupida, come lo chiameresti tu?
ERMINIO - Io non chiamerei nessun cane; non so che farmene di un cane.
OTTAVIA - Gi! Ma prova a chiederti che cosa ci potrebbe mai fare un cane di te? Tu non gli servi a niente.
ERMINIO - Perch dovrei chiamare un cane?
OTTAVIA - Di certo ne potresti avere estremo bisogno nei tuoi momenti di depressione.
ERMINIO - Non ho momenti di depressione.
OTTAVIA - Perch negare che anche tu sei malato, come tutti noi? E avere bisogno di un cane?
ERMINIO - Io non sono un depresso.
OTTAVIA - Un canile intero non ti basterebbe!
GONG
ERMINIO + OTTAVIA - Una moltitudine di bestie abita le nostre coscienze impazzite. (Si gettano a terra) La vita che le anima la nostra stessa follia. Divora le nostre crisi, si accresce sui nostri orrori. (Ottavia comincia a vibrare)
ERMINIO - Quando io sar morto in vita rester la bestia che mi cresce dentro. Un lombrico sanguinario, un serpente con piume di pavone. Un cane lo morda!
ERMINIO + OTTAVIA - Un cane lo morda.
OTTAVIA - Lo azzanni un cane dalle fauci orribili!
ERMINIO + OTTAVIA - Lo azzanni un cane.
ERMINIO - Lo azzanni un cane, un cane qualsiasi.
OTTAVIA - E se gi un cane questa bestia?
ERMINIO + OTTAVIA - Allora lo azzanni un cane dalla morale ambigua.
ERMINIO - (Si alza gridando) Non nego... Non nego che molti sono i miei cattivi momenti. Io vi riconosco la bestia che si accresce.
OTTAVIA - E allora tu estirpala.
ERMINIO - Con che potrei afferrarla? Come potrei penetrare fino alle sue radici? Potrebbe suicidarsi e uccidermi, perch, forse, nata anche prima di me.
ERMINIO + OTTAVIA - Una moltitudine di bestie abita le nostre coscienze impazzite. (Si alza anche Ottavia) Divora le nostre crisi. Si nutre deeeee... (Urlando percorrono, come impazziti, il palcoscenico. Oih si fermano, si guardano in faccia e riprendono scandendo le parole) Si nutre dei nostri orrori, si accresce con le nostre morti.
OTTAVIA - (Piombando di nuovo a terra e tutto buio, solo la sua sagoma illuminata) Nei momenti pi oscuri, ne vedi il fiammeggiare dello sguardo. Occhi di gatta rabbiosa. Negli abissi di silenzio, il suo respiro lascivo ti accarezza e con un calore di marcio, ti bacia.
ERMINIO + OTTAVIA - Una moltitudine di bestie abita le nostre coscienze impazzite.
ERMINIO - (Luce solo su di lui) Quando io sar morto, in vita rester la bestia che mi cresce dentro.
OTTAVIA - (Luce su entrambi) Ho un guinzaglio che devo usare, ho un guinzaglio che devo usare.
ERMINIO - Ho cercato baci di donna per sanare i suoi morsi.
OTTAVIA - Ho voluto carezze di uomini per lenire i suoi insulti. Ma adesso ho un guinzaglio!!!
ERMINIO - Quell'uomo mi ha ingannato. (Gridando) E anche quell'altro. Molti, molti sono i loro proseliti, stirpe di traditori. Folli, pi folli dei folli. Assassini ben pi degli assassini.
OTTAVIA - La bestia ne gode, si accresce, ne gode, si allarga, gode, gode molto. Il suo profeta gli porta stolti per proseliti.
ERMINIO - Un cane lo morda.
ERMINIO + OTTAVIA - Lo azzanni un cane dalla coscienza ambigua.
OTTAVIA - Lo azzanni nel profondo.
ERMINIO - Hai visto? Eccoli! L in fondo. Quel gruppetto. Quell'insieme di dannati. Stanno piangendo per il tuo braccio ferito.
OTTAVIA - I morti cercano i morti.
ERMINIO - Piangono per un braccio ferito.
OTTAVIA - I morti si cercano.
ERMINIO - Piangono per un braccio ferito.
OTTAVIA - I morti si amano.
ERMINIO - Ti hanno tolto l'anima (Gridando)
OTTAVIA - I morti si rincorrono.
ERMINIO - Ti hanno lo spirito brutalmente reciso.
OTTAVIA - I morti si rincorrono e si cercano.
ERMINIO - Questo oggetto delle loro feste.
OTTAVIA - I morti si rincorrono e si cercano, e se non si trovano.
ERMINIO + OTTAVIA - S I G E N E R A N O!!!
(Crollano lentamente a terra)
OTTAVIA - (Pausa) Lo azzanni un cane dalla coscienza ambigua.
ERMINIO - (Grande pausa) Dove ti cercher, vita? Ancora tra le molecole mute della materia? E se io ti chiamer, mi risponderai o mi griderai di essere gi morta? Ma se sei viva saprai difendermi da mio padre o da mio figlio? O preferirai uccidere me e salvare la tua essenza? Lo so, la mia rivoluzione uno schifo, ma non vedo la tua. Dove ti cercher, vita?
OTTAVIA - (Guarda attentamente il guinzaglio) Ho un guinzaglio!
ERMINIO - Ecco che la bestia mi si acquieta un poco. Nooo!! Adesso si rigonfia. Sta dilagando per tutte le mie membra; quasi mi domina. Vi giuro che vorrei spaccarmi con un coltello il ventre e guardarla negli occhi e gridarle: Vai via! Vai via!! Vai via da me. (Si alza, in silenzio, come se saltando cercasse di aggrapparsi a qualcosa in alto.) Non ce la faccio. Ma devo riuscirci ad ogni costo. Non ce la faccio pi. E troppo pesante. E' pesantissima. Mi schiaccia!!! (Stramazza al suolo)
OTTAVIA - Ho ultimato il mio lavoro. Questo l'ho fatto per il mio cane. Ma ora non c'. Da qualche giorno via. Dove sar andato? So che si innamorato ed fuggito con il suo amore, felice, chiss dove, lontano. Forse avrei dovuto contrastare il loro amore, dato che sono solo misere bestie. Cos almeno adesso avrei il mio cane e gli potrei fare indossare la mia opera e vantarmene con le mie care amiche di sempre. E' solo un cane! E' solo una misera, insignificante, bestia. Mentre anche la nostra pi piccola felicit di gran lunga pi importante. OH! Mezze misure vorrei imbastire. Mezze verit vorrei recitare. In bilico, tra l'essere e il non essere. Che brivido! Che ameno piacere. (Si alza, con decisione) Perch prendere decisioni dolorose. Lasciamoci trascinare invece da un fiume di comodit. Togliere dovrei il trono dalle mie fantasticherie da bimba viziata? Caramelle, leccornie, miscugli di false carezze anche, perch no, purch sia lontana la realt bruta dell'aldiqua. Potrei ottenere vassoi ripieni di dolci e con tutto il mio corpo nuotarci dentro. Scegliere e non scegliere, questo e quell'altro. Non scegliere e scegliere chi di nessuna scelta privarmi potr. Ahh, se una folata di vento mi diradasse questa nebbia! Chi si opporrebbe? Lascerei fare. Se proprio qualcuno volesse illuminarmi, si, se qualcuno lo volesse, io lo lascerei fare. Con un lamento, certo, ma solo di cortesia. Lo lascerei fare comodamente. Non chiedetemi per un sacrificio, una decisione forte. Farlo a queste condizioni no! Troppa fatica. Sono una bimba in fondo; scegliete ancora per me. Ma che sia di mio gusto, per. Ora, ad esempio, ho questo meraviglioso guinzaglio, fatto con le mie mani. Come ben potete vedere non ho nessuno a cui farlo indossare e questo per me una maledetta tragedia. Ho passato giorni e notti a costruirlo. Mi ha aiutato anche la mamma, con i suoi consigli, la sua esperienza. Ma adesso a chi lo far indossare? Come far senza un cane al mio guinzaglio? (Piange)
ERMINIO - Strano torpore. Eco di vomiti profondi. Nausea di vivere. (Guardandosi il petto) E cosa pu nascere dentro questo mio corpo posseduto se non vomito.
OTTAVIA - (Inginocchiandosi accanto al fratello) A chi far indossare questo mio guinzaglio?
ERMINIO - Fausto giorno quando udii quelle false promesse di falsi profeti. M'illusi. O forse fu la bestia, gi grande, che dentro scalpitava, a sentirsi attratta. Innamorata di quello schiumare. E io credei di essere felice, come gli altri proseliti. Quella forza, che sembrava autentica, mi contagi. Che effimero entusiasmo! Erano schiamazzi di cornacchie disperate. Funestissimo corteo.
OTTAVIA + ERMINIO - Lo azzanni un cane dalla coscienza ambigua.
ERMINIO - O mostri dell'inganno. O serpi alienate ed alienanti.
OTTAVIA + ERMINIO - Li azzanni un cane dalla coscienza ambigua.
ERMINIO - (Piange) Ahh!!! Ahh!!! Ahh!!! Questo pavimento freddo sembra la sede migliore. E' la mia reggia. La mia terra promessa. (Comincia a strisciare) Non mi rialzer pi dal mio giaciglio. Questa la mia casa. Degna casa di un cane. (Ottavia lo guarda fulminata) Tra la sua polvere cercher il mio cibo. (Ottavia guarda il suo guinzaglio) Marcir ai suoi angoli e puzzer come un vecchio cane. (Ottavia lentamente gli mette il guinzaglio al collo) Mi lamenter come un vecchio cane rognoso.
OTTAVIA - (Rialzandosi) Nooo! Non lo sarai, fratellino mio. Tu non lo sarai mai. Perch ti laver io. Io ti ripulir ogni giorno dalle tue malattie.
ERMINIO - Lo farai veramente?
OTTAVIA - Non ne dubitare. Stanne certo. Ti liberer da tutti i tuoi nemici.
ERMINIO - Se lo farai veramente...
OTTAVIA - Si, lo far.
ERMINIO - Allora portami con te. Ma trascinami! Trascinami, come si trascina un bastardo.
OTTAVIA - Nooo!!! Come un cane di razza! Il pi gentile, o amato fratello. (Comincia a trascinarlo)
ERMINIO - Come vuoi tu, basta che mi trascini. Tira questo maledetto guinzaglio, quasi a strozzarmi. Trascina questo cane, questo cane ambiguo. (Ottavia lo trascina via)
FINE DELLA SCENA SECONDA
ATTO PRIMO
SCENA TERZA
(Nel buio qualcuno bussa alla porta con forza)
Voce di IRENE - Chi ?
(Nessuno risponde)
Voce di ADOLFO - Si pu sapere chi ?
(Questa volta una scarica di pugni sulla porta risuona pi violenta)
Voce di IRENE e ADOLFO - FRA' CALLISTO?
(Si accendono solo le luci sui fondali)
Voce di IRENE - Ottavia, vai ad aprire la porta, per favore.
(Nella stanza semi oscura, le sagome di Ottavia e di Erminio al guinzaglio si avvicinano alla porta con velocit, l'aprono e con velocit ritornano da dove erano venuti, e scompaiono. Entra in scena Callisto, frate mendicante, Grossa figura di monaco, pieno di polvere, di toppe, dal carattere borioso e dallo spiccato accento toscano.)
FRA' CALLISTO - Buongiorno! E' permesso? Come si sta in questa casa? Ma chi mi avr aperto? C' nessuno in questa benedetta casa? Pace e bene. (Sconcertato, si accomoda accanto al tavolo su una sedia) Signora illustrissima Irene, signor Adolfo! Benedetti figli... Per se la porta si aperta, qualcuno in casa ci deve essere. A dire il vero, non per parlar male, per carit, che il Signore ce ne liberi, ma questa casa un p... (Indicandosi con l'indice la tempia) Una leggera cosa, detto fra noi. Ma, come ben si sa, le cose iniziano col poco e finiscono come finiscono. Insomma, mi sono capito. (Tira fuori dalla bisaccia un pacco e lo posa sul tavolo. Estrae anche una carota e comincia a morderla) Non c' niente a questo mondo che si possa paragonare a una carota. E' una cosa squisita! Gnam! GNAM! Ne vado pazzo. GNAM! GNAM! Oltre al sapore, incantevole, c' quel benefico e rilassante massaggio alle gengive. GNAM! GNAM! Poi quando la pasta ben amalgamata comincia a scendere lungo l'esofago, e quasi te lo graffia, che bomba!! GNAM! E quando arriva allo stomaco, quella lotta di acidi, quello scomporsi di vitamine, sali, e chiss quali altre sostanze nutrientissime, UMHH!!! Poi negli intestini, dove finalmente questa cosa buonissima sta per essere assorbita (Entra silenziosamente Irene), ecco la fine del mondo.
IRENE - (Spaventatissima, si porta le mani al volto.) Nooooooo! (FRA' CALLISTO salta prima sulla sedia e poi sul tavolo) Noooooo! (Irene comincia a girare velocemente interno al tavolo) Nooooooo! (FRA' CALLISTO, salito anche sul pacco, batte i denti) Noooooo! Non possibile. Noooooooo! Non ora, almeno non ora. Non mi sento pronta. Poi non voglio proprio. Facciamo qualcosa! Adesso noooooo! (Fugge uscendo di scena)
(Lentamente, in silenzio, Fr Callisto, attonito, sul tavolo, con il pacco completamente schiacciato sotto i piedi. Dopo qualche attimo comincia a scendere.)
FRA' CALLISTO - Ve lo avevo detto io che da queste parti la situazione non ha aspetti del tutto chiari!!! A dir cose serafiche (Scende dal tavolo con lentezza e si risiede) E' anche una persona gentile! FRA' CALLISTO, mi assaggi questo. Mi assaggi quello! Che gentilezza! Ma soprattutto che maestria!!! Che cuoca!! Sar completamente svitata, lei, il marito e i figli, ma una cuoca eccezionale. Chiss oggi (strizzando gli occhi e strofinandosi le mani) che cos'altro avr da farmi assaggiare?? Quei gamberoni alla griglia? (si alza) Al solo pensiero mi si crepano le coronarie!!! Chiedo venia! E' l'entusiasmo di un povero sognatore. Sotto quel sole, per quelle strade polverose, che mettono arsura, un buon Tokaj, in quei momenti... Dicevo, appunto, che non si fa altro che sognare. Sognare. Stamane sono stato fortunato. Una gentile famiglia di agrari mi ha donato una fresca dozzina di uova. Con gentilezza unica me le hanno incartate e, con squisita accuratezza, inscatolate. Le portavo con me. Ah! (Vede finalmente lo scatola completamente schiacciato sul tavolo) E CCO LE!! Sono stato io, vero?? (Si distende sul tavolo disperato) Dodici squisite frittate alla salvia, con un pizzico di pepe, senape, e (scivola lentamente sotto il tavolo) uno spruzzo di formaggio, una goccia di senso comune. HAAA!! Ahaaahh!! Ihhh! Iihhhh!!!
IRENE - (Entra con Adolfo implorante alle calcagna. Il poveretto ha anche un piede fasciato.) Ho sentito chiaramente. Ho sentito. Ha detto... E ti assicuro che non sbaglio!!! Ero particolarmente lucida!!! Ha detto... Non metterti a ridere un'altra volta, altrimenti far il resto! Lo ha detto con parole chiarissime. Stentoree. Noo!! Questa volta sono veramente convinta di quello che dico. Ha detto:"E' la fine del mondo". (Rivolgendosi al pubblico) Pure voi??? Una persona pu combattere contro il marito, i figli, un frate portatore solo di sciagure. E ora anche voi? Voi!! Pubblico degenere!? Se permetti pubblico, ti do del tu!
ADOLFO - (Con terrore) Ma che fai!!??
IRENE - Perch, non si pu dare del tu al pubblico?
ADOLFO - Che cosa ci devi fare del pubblico, adesso?
IRENE - Illuso! Dove credi di essere? Vuoi liberarti della veste di personaggio e aprire gli occhi!? Guarda!
ADOLFO - (Si guarda attorno stupefatto) Quanta bella gente. E sta' guardando noi!?
IRENE - Non noi! Te caro! Anzi, la tua stupidit.
ADOLFO - Ieri anonimi, persi, insignificanti.
IRENE - Oggi stupidi, stupidi e ancora pi stupidi!
ADOLFO - Sono persone vere? Vorrei toccarne uno.
IRENE - Accomodati.
ADOLFO - Uno solo. Ma non so chi. Irene, aiutami!
IRENE - Ma scegline uno.
ADOLFO - Ecco! Quello l. Quello molto magro.
IRENE - Ma no! NO!! Una prova deve essere come giusto che una prova sia; di sostanza. Solida!
ADOLFO - Hai ragione! E poi, detto tra noi, non mi piace affatto quello l!!! Mentre quell'altro! Ohh!! Quello si, che...
IRENE - Perch dovrebbe piacerti?
ADOLFO - Cos!?
IRENE - Perch ti dovrebbe piacere?
ADOLFO - Non ne ho la pi vaga idea!!!
IRENE - (Scostandosi disgustata) Un attore peggiore non si poteva trovare!
ADOLFO - Cosa hai detto?
IRENE - Ho detto quello che ho detto.
ADOLFO - E noi?
IRENE - Quando parlo fra me e me, Ad, parlo fra me e me!
ADOLFO - Scusa!!! Mi dispiace. Star attento la prossima volta! (Ammiccando al pubblico) Questa la realt. Ma io vorrei far capire una cosa. Ormai andata cos. Dico, se uno deve fare una prova, una qualsiasi prova, che almeno questa prova sia piacevole.
IRENE - C' penuria di attori e va bene, ma almeno uno pi normale si poteva trovare, diamine.
ADOLFO - Stai borbottando!?
IRENE - Se lo faccio lo devo. Se lo devo lo voglio. E se lo voglio questa la mia parte!!
ADOLFO - Vorresti dirmi che tutto ci che sta succedendo qui rientra nel copione?
IRENE - Da quanti giorni non ti guardi allo specchio?
ADOLFO - Ma questa una commedia seria, santo cielo.
IRENE - Di terribilmente serio c' solo il tuo vuoto cerebrale.
ADOLFO - Ma no! Quello rientrava nella recitazione! Sei buona!! Sei... Ma perch non sei chiara? Quello che stiamo dicendo nel copione o no? Non ricordo pi un accidente!
IRENE - Pazzo! Sconclusionato. In che cosa vuoi che rientri? Nel bidone della spazzatura? Posto tuo e unicamente tuo!
ADOLFO - Non possibile.
IRENE - Si. Si!! (va a prendere una copia del copione) Guarda! Guarda bene!
ADOLFO - Non c' una virgola che non stiamo ripetendo. Mi sembrava d'inventare tutto, invece... Mi ero illuso di aver creato qualche cosa.
IRENE - Invece, mentre noi tutti provavamo ogni sera, tu dov'eri? Dove t'infossavi, brutto animale?
ADOLFO - Anche questo c' nel copione?
IRENE - Quando, dopo ore di prove, alla fine eravamo l, l, per andar via, esausti di lavoro, arrivava lui. Era uno spavento miei signori.
ADOLFO - Ma queste sono cose mie!!
IRENE - Non esistono cose tue!!!! Graffiato fin dentro le narici!!! Tutti e due gli occhi di fuori. I capelli mezzi strappati, e infilati a forza negli orecchi. Ogni sera!! Noi subito a ricucirlo, ad aggiustarlo. Ma con chi uscivi? Con chi uscivi? Si pu sapere? Bestia lussuriosa!
(FRA' CALLISTO si agita sempre sotto il tavolo)
ADOLFO - A te che cosa importa, alla fin fine?
IRENE - Ma sei pazzo? Assassino!!! A me, sua moglie?!!
ADOLFO - Moglie?!! Ma quale moglie?
IRENE - Vuoi vedere l'album delle fotografie? Vuoi delle prove legali? Ti accontento subito. (Prende da un cassetto del tavolo un foglio di carta) Guarda, guarda. Oggi ecc. ecc., in ecc. ecc., alla presenza di ecc. ecc., i signori Adolfo Duenevoglio e Irene Unonebasta si sono felicemente sposati. Ecc. ecc.
ADOLFO - C' anche questo nel copione?
IRENE - (Dopo una lunga e sofferta pausa) Quale copione? Non ti vuoi convincere che sei un uomo sposato? Hai due figli. Una casa da portare avanti. Ti vuoi convincere una buona volta a mettere la testa a posto? Il teatro! Il pubblico?! Le prove che gli devono piacere!
ADOLFO - Ma io il pubblico lo vedo.
IRENE - Non lo vedi! Dove lo vedi? L lo vedi?
ADOLFO - L!!
IRENE - Ed io che provo pure ad assecondarti. Qui siamo soli, Ad!! Siamo soli. Il pubblico non c'!! Tu lo sogni e dopo lo materializzi dove vuoi; ora qua, ora l. L'ultima volta che l'hai visto dov'era questo schifo di pubblico?
ADOLFO - Sul fondo del water!
IRENE - Vedi!? Dove non lo piazzeresti tu?!!!
ADOLFO - (Vede Fr Callisto) Sotto il tavolo.
IRENE - Sotto il tavolo, in un armadio, sotto il cuscino.
ADOLFO - No! Sotto il tavolo.
IRENE - Va bene! Anche sotto il tavolo.
ADOLFO - (Spaventato) No, no!! NO! Sotto il tavolo.
IRENE - Non ricominciare. Eravamo rimasti d'accordo che una sviata a ciascuno ogni giorno era pi che sufficiente!
ADOLFO - Sotto il tavolo c' un orco!
IRENE - (Gioiosissima) Un orcooo!!!? Un orco! (Adolfo si avvicina per vedere meglio) Gi vado la foresta buia e nera, ed io, piccola fanciulla, che vi si perde dentro. Spaventata, tremante. Soprattutto tenera. Profumata, tenera, profumata. Tenera come non immagini, orcaccio dai denti affilati. Io sono quel cibo che tu aspettavi. Vienimi incontro, bruto e sanguigno assassino. Abitatore della foresta nera e buia. (Adolfo tira per il saio Fr Callisto fuori dal tavolo) La tua preda ti attende. (Fr Callisto si alza e comincia a piangere) Perch piangi orcaccio famelico e affamato? Io mi ti dono! Non vuoi me?
FRA' CALLISTO - Noooo!
IRENE - (Sempre rivolta al pubblico) E cosa vuoi che ti doni, orcaccio schizzinoso? Mia figlia? E' pi tenera, lo ammetto.
FRA' CALLISTO - Nooooo!!
IRENE - Mio marito???
FRA' CALLISTO - (Piangendo disperatamente) E' troppo stupido! Troppo!
IRENE - Orcaccio capriccioso, cosa vuoi allora? Cosa posso donarti?
FRA' CALLISTO - Delle uova!
IRENE + ADOLFO - Delle uova?? (Solo Irene) Fra' Callisto??!
FRA' CALLISTO - Quelle che avevo mi si sono schiacciate.
ADOLFO - Oh!!! Cielo!! E come stato possibile?
FRA' CALLISTO - Che domanda sciocca! Prendine alcune. Posale su di un tavolo, forte, resistente. Stai attento che non si muovano. (Adolfo comincia a torcersi) Poi prendi bene la mira e calcola la giusta distanza. Spicca un salto e schiacciale, (Adolfo stramazza a terra) fino a farne poltiglia! Ecco, cos mi successo!
ADOLFO - (Quasi morente) E non sente dolore?
FRA' CALLISTO - Dolore? Magari fosse solo quello. Il dolore passa!
IRENE - Povero Fr Callisto!
FRA' CALLISTO - Il dolore passa!
ADOLFO - E cosa resta?
FRA' CALLISTO - Un'unica cosa!
IRENE - Ah!!!! Resta una cosa!!? Be!!?
FRA' CALLISTO - Ma sarebbe mille volte meglio che non restasse niente, invece. Cara la mia signora Irene.
IRENE - (Adolfo a terra si contorce sempre pi) Non dica cos. Quell'unica cosa meglio di niente. Per lei non dovrebbe parlare di queste cose.
FRA' CALLISTO - Hai pienamente ragione, figliola. Con questa veste non dovrei. Ma la verit. E la verit va detta.
ADOLFO - Non occorre!!
FRA' CALLISTO - Ma io volevo dire che ci che resta il...
IRENE - Fr Callisto!!? Cosa fa?
ADOLFO - Non occorre.
IRENE - Si. Si sa cosa resta.
FRA' CALLISTO - Be, se non volete... E' una cosa che pu anche non interessarvi. Pu importare a qualcuno se ad un povero frate resta soltanto il...
IRENE - Nooo!!! Per favore. Davanti a tutta questa gente. E' vero che solo proiezione di una mente malata. Quella di mio marito, per intenderci. Ma pur sempre un sacco di gente. Non bello dire certe cose davanti a tante persone.
FRA' CALLISTO - (Non sapendo proprio cosa fare) Se non lo devo dire, non lo dir! Ma non posso farne a meno. Per se non devo dirlo... (con foga) Quello che resta il... (Irene porta le mani agli orecchi) Resta il... (Fra Callisto si guarda intorno) Il rimpianto. Il rimpianto.
IRENE + ADOLFO - (Rialzandosi) Il rimpianto?
FRA' CALLISTO - Il rimpianto!
IRENE - Solo il rimpianto!?!?
ADOLFO - Dov' successo? Dove le capitato?
FRA' CALLISTO - Sul vostro tavolo!
IRENE - In casa mia una cosa del genere.
ADOLFO - Sul nostro tavolo?
FRA' CALLISTO - (Adolfo si avvicina) Vieni a vedere! (Riprende a piangere) Guarda che macello!(Piangendo) Erano dodici.
ADOLFO - Dodici??
IRENE - In casa??!!
ADOLFO - (Toccando il pacco) Ehi!! Ma queste sono uova!!!!
FRA' CALLISTO - E di cos'altro ho parlato finora?
IRENE - Cos per questo che una fanciulla cresce, diventa donna e mette su famiglia? Con sacrificio enorme si fa una casa? Compra a cambiali una massa immane di mobili e li pulisce, con cura, da mattina a sera? Perch le capiti un tale e, sul proprio tavolo, faccia succedere quel che successo????
FRA' CALLISTO - Avevo tante ricette da mettere al mondo.
ADOLFO - E io che sono stato a soffrire come cane rabbioso preso dalle sue crisi.
IRENE - Un cane rabbioso in crisi? Dove?
ADOLFO - L. Sul pavimento!
FRA' CALLISTO - Vero! Non l'hai visto fino a poco fa agitarsi, contorcersi e sbavare? Per lasciamo perdere queste sciocchezze. Ci sono cose pi gravi.
IRENE - Pi grave di avere un cane affetto dalla rabbia in casa? Dopo un frate schiaccia-uova cosa c' di peggio che essere morsa da un cane malato? E per di pi basso, con i capelli ricci, gli occhi verdi e le labbra sensuali!?
ADOLFO - Ma questo non sono io?
IRENE - Avevi ancora dubbi al riguardo?
ADOLFO - Irene, non ti permetto! Io sono e rester sempre in questa casa... (Irene scopre il pasticcio sul tavolo)
FRA' CALLISTO - Non vero, figliuolo! Non in eterno.
ADOLFO - Cosa?
FRA' CALLISTO - Non potrai restare in eterno in questa casa. In questo mondo non c' niente di eterno. Ricordati che devi morire.
ADOLFO - Ma... (Irene comincia a pulire il tavolo)
FRA' CALLISTO - Lascia perdere. Non vorrai discutere con me su questo argomento? Gi con tua moglie non la spunti mai.
ADOLFO - Questo lo so bene.
FRA' CALLISTO - Ha il coltello dalla parte del manico.
ADOLFO - E' vero! Che cosa vuol dire?
FRA' CALLISTO - Questa non una domanda, ma un grido d'aiuto.
ADOLFO - Se per questo mia moglie ha molti coltelli, e li prende sempre dal manico. Ma questo che ha a che vedere con me? Quando decider di uccidermi so che non lo far con un coltello. User la lingua. Oppure gli occhi. Meglio ancora i silenzi. E anche per queste altre armi il manico dalla sua, ne sono certo. Ci non toglie che potrebbe anche decidere, in ultima analisi, di usare un coltello. Tuttavia la relazione tra i suoi coltelli e quel coltello in particolare, completamente aliena alla mia vita. Se poi lei si riferisce ad un altro tipo di coltello o di manico, o di manico di coltello, le garantisco che questo non ha niente a che fare con mia moglie. Anzi, se lei mi potesse consigliare, sempre con il dovuto rispetto, una brava cuoca.
FRA' CALLISTO - Ai miei tempi ce ne erano. Oggi non sono pi. Una cuoca ti ha rovinato e tu ne cerchi anche un'altra!? Sei allo stato di demenza ormai.
ADOLFO - Io sono ... Nessuno pu negare... Posso ancora dire la mia!
FRA' CALLISTO - Peggioreresti la situazione.
ADOLFO - Ma io sono il marito! Io sono...
FRA' CALLISTO - Ma tieni la cosa quieta. Possibile che non ti rendi conto di quanto stai rischiando?
ADOLFO - Non capisco!!??
FRA' CALLISTO - Ti devi fidare!!! Sei sul filo del rasoio.
ADOLFO - Come successo?
FRA' CALLISTO - Non c'interessa il come e il perch! E' tardi per queste cose.
ADOLFO - (Fra se) E chi mi salva adesso?!!
FRA' CALLISTO - Potrei farlo io! Se vuoi c' una speranza.
ADOLFO - Ho anche due figli. Se sapesse che cari.
FRA' CALLISTO - Ma che... Che cosa dici? Peggio. Peggio!!! Sempre peggio.
ADOLFO - Oh mamma mia!!! Sono senza scampo.
FRA' CALLISTO - Una piccola speranza c'!
ADOLFO - E qual'??? Per favore!!!
IRENE - Beh, io vado. Vado a preparare la cena!!!?
FRA' CALLISTO - Sapiente attivit, sorella. Ma un attimo, per favore! Un attimo.
ADOLFO - Lei non mi pu aiutare? Forse un'altra cuoca con un altro tipo di cucina....
FRA' CALLISTO - Nooo!!! Non insistere! Sarebbe un suicidio! Ascoltami! (portandoselo in disparte) Mi occorrono dodici uova.
ADOLFO - E a me????
FRA' CALLISTO - S ti dico che mi occorrono dodici uova, e se ti dico ancora che nelle tue condizioni ti devi fidare e che entrandoci o non entrandoci le uova mi servono, tu, le uova, me le devi dare. E' chiaro? (Adolfo non sa cosa rispondere) Forse non mi sono spiegato? Dunque...
ADOLFO - Facciamo otto!
FRA' CALLISTO - No, e che cosa stiamo...
ADOLFO - Dieci??!!
FRA' CALLISTO - Nemmeno a parlarne!!
ADOLFO - Undici??
FRA' CALLISTO - Dodici! Non uno di meno. (Gridando)
ADOLFO - Cara.
IRENE - (Correndo da lui) Siiiiii!
ADOLFO - Vai a prendere dodici uova!
IRENE - (Un po' delusa) Va bene. Scommetto servono a Fr Callisto? Vedo che lei ne rompe molte. (Con ironia)
FRA' CALLISTO - No! Io sono solo un dilettante. C' gente molto pi brava di me. (Irene va via. Fr Callisto si rivolge ad Adolfo) Poi, molto spesso, le cuocio intere. Sode.
ADOLFO - A me sode non piacciono.
FRA' CALLISTO - Vuoi vedere che tua moglie te le fa strapazzate?
ADOLFO - Ci pu scommettere. A volte per mesi e mesi.
FRA' CALLISTO - Sii??!! Anche a me piacciono strapazzate. Ma per molto tempo mi disgusterebbero. Non riuscirei a resistere.
ADOLFO - A chi lo dice, frate mio! A chi lo dice.
FRA' CALLISTO - Io comunque ho una ricetta che la fine del mondo.
ADOLFO - E' buona? Sicuro?
FRA' CALLISTO - Certo che buona. Prendi nota... (Adolfo si alza per cercare una penna e carta) Ma dove vai? Ascolta! Prendi nota, mi raccomando.
ADOLFO - Devo?
FRA' CALLISTO - Sicuro, che devi. (Adolfo ritenta di alzarsi) Ma t'interessa? E allora??? Prendi nota, eh?
ADOLFO - E' quello che stavo facendo!!!
FRA' CALLISTO - Sei pronto? Bene! Si prenda un uovo, (Adolfo fa finta di scrivere) una padella a fondo perduto, (il frate si stupisce dello strano comportamento di Adolfo) e si faccia una frittata. (Si alza e va verso il pubblico) Ve lo avevo detto che in questa famiglia sono tutti... Scrive per aria!? (Si risiede di nuovo accanto ad Adolfo) Si faccia una frittata. E anche senza penna. E vi si aggiunga... Due g. (Adolfo non comprende) Si! Due g. Aggiungere con due G. Figliolo!!!?
ADOLFO - Ohh!! Sa, non sono tanto ferrato in materia. Ecco! Mi scusi, padre.
FRA' CALLISTO - Ma figurati. Vi si aggiunga della salvia, un pizzico di pepe, della senape, uno spruzzo di formaggio e una goccia di senso comune.
ADOLFO - E cos'?
FRA' CALLISTO - (Entra nel frattempo Irene con una scatola che va a posare sul tavolo) Lascia perdere. Ti assicuro che questa la fine del mondo La fine del mondo!!!
IRENE - (Si spaventa di nuovo) Aaahhhh... Nnooooo... Nnnooooooo.. (Fr Callisto salta in piedi di nuovo, e sul tavolo, pesta di nuovo le uova) Nooo! Per carit! Non mi sento pronta... Noooo!!! (Si chiude il sipario)
FINE PRIMO ATTO
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
(Il sipario, aprendosi, scopre un grosso frate su un tavolo, completamente circondato da fiori e lumini)
FRA' CALLISTO - Non meravigliatevi! Ho scelto io di rimanere quass. Ho deciso cos per espiare la grave colpa di aver rotto troppe uova. Questo per me veramente un fatto grave. Se vi sembrer offensivo o simbolo di chiss quale messaggio vi assicuro che state perdendo inutilmente il vostro tempo. E per questi addobbi... (s'irrigidisce, entra infatti Ottavia) Questo ve lo spiegher dopo.
OTTAVIA - Mamma! Mamma! (Vede Fr Callisto) M a m m a! Mamma!! Ahhhh!!!
SILVIA - (Entra ansimano la cameriera)Signorina!! Signorina!??Vi siete fatta male?? (Ha uno spiccato accento napoletano)
OTTAVIA - Cos'... cos'???
SILVIA - Uhhh!! Che spavento!!! Chiss cosa credevo che fosse. Non niente, niente. Signorina bella, voi non vi dovete spaventare.
OTTAVIA - Ma... (Completamente frastornata)
SILVIA - Signorina Ottavia, questo non niente. Cio, qualcosa, ma voi dovete far finta di niente. E' niente. Niente!
OTTAVIA - E' una statua?
SILVIA - Magari fosse! E' frate Callisto!
OTTAVIA - E che ci fa lass??!!
SILVIA - E' una lunga storia! Lui, il fraticello, va raccontando che quella posizione frutto di una sua richiesta, invece la verit ben altra. Ha rotto tante di quelle uova, anche al regista, che quest'ultimo, per punirlo, lo ha schiaffato l, fino alla fine dello spettacolo. (Fr Callisto fa strani versi)
OTTAVIA - Callisto, allora hai esagerato, stavolta? (il frate non risponde) Hai esagerato, vero? Non risponde!!!??
SILVIA - Non pu farlo! Lo cacciano dalla compagnia. Deve stare zitto fino alla fine. E forse anche dopo.
OTTAVIA - Ma cosa avrai fatto di cos grave? Gi, tu non puoi rispondere.
SILVIA - Ve lo dico io cosa ha fatto. Ha spaventato a morte la signora.
OTTAVIA - Di nuovo la storia della fine del mondo?
SILVIA - Di nuovo, signorina mia!!! Quella battuta l'abbiamo dovuta cancellare durante le prove. Vi ricordate signorina mia? E lui proprio oggi l'ha voluta riusare.
OTTAVIA - E adesso?
SILVIA - "E' la fine del mondo! E' la fine del mondo!" A chi non lo voleva sentire. Ma io lo so dove voleva arrivare! (Ottavia blocca Silvia mentre questa con un manico di scopa cerca di battere il frate) Devi ringraziare la signorina. E' la fine del mondo!?
OTTAVIA - Dove voleva arrivare!?
SILVIA - Lo so io dove voleva arrivare!!
OTTAVIA - Insomma, dove voleva arrivare?
SILVIA - Una volta, con la scusa che tanto era la fine del mondo, io e un bel ragazzo, abbiamo passato una delle tre settimane pi belle della mia vita. (Quasi piangendo) Per non era la fine del mondo.
OTTAVIA - Capisco. E le altre due?
SILVIA - Sono riuscita a convincere anch'io un mio compagno di scuola che ci sarebbe stata molto presto la fine del mondo. (Sorridendo maliziosamente e stropicciando esageratamente il grembiule) Questi uomini ne sanno una pi del diavolo!
OTTAVIA - Calmati ora Silvia! Calmati!!
SILVIA - Si, mi calmo, mi calmo. Quella, la signora, cos sensibile. (Frate Callisto dissente con un gesto che indica pi la follia della signora che la sua sensibilit). All'ultimo "E' la fine del mondo!" la vostra povera mamma ha perso completamente quel poco di autocontrollo che le era rimasto.
OTTAVIA - La mia povera mamma?
SILVIA - Si. La signora Irene.
OTTAVIA - Quando mai?! Fin quando si recita va bene.
SILVIA - Perch la signora Irene non vostra madre?
OTTAVIA - Ma no! Questa una finzione scenica.
SILVIA - (Facendo emergere la sua origine napoletana) Ma che mi dicite... (piangendo) Signur? Io vi ho cresciuti tutti e due su queste gambe. Con quanto amore vi ho portavo a spasso per i giardinetti pubblici. Non ve lo ricordate pi? Quelle belle torte alla fragola che voi tanto amate. In questa casa ho sempre sopportato tutto. Perch in fondo pure io ero della vostra stessa sensibilit... (solito segno da parte di Fr Callisto, poi con calma) Mi ci trovavo, e mi ci trovo, bene, in questa casa. (di scatto) Ora disconoscere anche la madre troppo!!
OTTAVIA - Ma stai dando i numeri! Io te ci conosciamo da appena un mese. Da quando abbiamo iniziato le prove di questa commedia.
SILVIA - Allora io, non sono la vostra cameriera?
OTTAVIA - Nooo!!!
SILVIA - Signur, siete sicura?
OTTAVIA - Sii!!!
SILVIA - (Suona il campanello all'ingresso) Stanno bussando.
OTTAVIA - E ancora qua sei?
SILVIA - Ma se io...
OTTAVIA - Ma va ad aprire piuttosto! Perdere tutto questo tempo e poi, alla fine del mese, pretendere il salario fino all'ultima lira. Ce ne vuole di coraggio. Poi ogni tanto salta fuori la storiella delle ginocchia e dei giardinetti pubblici.
SILVIA - Storielle, vero? Storielle? E allora io ne so anche altre di storielle.
OTTAVIA - Ma Silvia, non so proprio cosa ti prende stasera.
SILVIA - Ne so altre, io, di storie. Ed anche di piccantine.
OTTAVIA - Devi aver fatto un pessimo sogno. Cosa hai sognato?
SILVIA - Qua tutti si scordano sistematicamente che la sottoscritta tiene occhi, due; orecchi, due; una lingua sola, ma come se ne avessi un esercito. E un cervello.
OTTAVIA - Devi aver fatto un pessimo sogno. Cosa hai sognato?
SILVIA - Ne so altre io di storie! E se uno cominciasse a raccontarle...
OTTAVIA - Hai anche un cervello Silvia.
SILVIA - Fino a prova contraria non mi manca niente. E se uno cominciasse a raccontare...
OTTAVIA - C'era qualche serpentaccio cattivo, o un principe azzurro in fuga?
SILVIA - Uno perch si vuole impicciare sempre dei fatti propri. Per se questo uno cominciasse a raccontare anche quegli degli altri... Un macelletto!!
OTTAVIA - Allora c'era questo principe azzurro in fuga e il serpentaccio che lo inseguiva, vero?
G O N G
OTTAVIA + SILVIA - E' un sogno comune a noi, misere derelitte.
SILVIA - Derelitte per amore. (Suona di nuovo il campanello)
OTTAVIA + SILVIA - (Velocemente) Il principe, nostro soccorritore, in fuga e la bestia appresso. La bestia appresso al principe.
SILVIA - E noi appresso alla bestia.
OTTAVIA - La bestia e noi appresso al principe.
OTTAVIA + SILVIA - Il principe e la bestia con appresso noi.
SILVIA - Noi...
OTTAVIA - E il principe
OTTAVIA + SILVIA - Con la bestia in mezzo. (Campanello)
SILVIA - La bestia urla, urla, urla!!!
OTTAVIA - La bestia assomiglia al principe.
SILVIA - Il principe non assomiglia alla bestia.
OTTAVIA - E' bello questo principe, questo principe.
OTTAVIA + SILVIA - Noi, tra il principe e la bestia, non sappiamo chi scegliere! Chi scegliere!! (Campanello) Chi scegliere!! Chi scegliere. Chi scegliere!!
OTTAVIA - Questa bestia di scocciatore!!!? Chi sar???
SILVIA - Potrebbe essere il principe...?!?! (Ottavia scompare, Silvia va ad aprire)
FINE SCENA PRIMA
SCENA SECONDA
(Entra in scena Silvia seguita da un Agente di Vendita. E' un uomo, ma potrebbe anche essere una donna. Sul tavolo c' sempre Fr Callisto.)
SILVIA - Accomodatevi! Ecco, sedetevi. Accomodatevi.
AGENTE DI VENDITA - Posso entrare? (E' gi entrato) Non disturbo? Non sono inopportuno? Non vi distraggo dalle vostre faccende?
SILVIA - Oh, se per questo, ci disturbate, c'importunate e ci distraete abbondantemente dalle nostre faccende. Ma, chiss, forse potreste essere un principe, e per questo noi sopportiamo la vostra presenza. Siete un principe?
AGENTE DI VENDITA - Un principe?!?!? Siamo tutti dei principi.
SILVIA - Tutti chi?
VENDITORE - Tutti gli uomini. (Silvia si rabbuia. Riprende il venditore, dandole una sonora pacca sulle spalle) Sciocchina!! Tutti gli uomini e quindi anche tu.
ERMINIO - Chi questo signore? (Entrando velocemente)
SILVIA - Caro signorino mio... (si accosta troppo ad Erminio)
ERMINIO - Non ti appiccicare cos!
SILVIA - Scusatemi! Questo qui, state attento, pi scemo di vostra madre, vostro padre, vostra sorella e di voi presi insieme.
ADV - Buon giornissimo. E che tutti gli altri giorni a seguire siano per voi altrettanto gloriosi e sfavillanti. Che la luce s'irradi per il calle del vostro incedere come tormenta. Che le brame di tutte le vostre incertezze siano saziate e che il regno dei morti non vi digerisca mai! (Silvia, Fr Callisto ed Erminio scongiurano la cattiva sorte con il solito segno biforcuto)
ERMINIO - Chi siete? Da dove venite e dove andate? E cosa volete?
ADV - (cercando di raccapezzarsi tra tutte queste domande) Non ho capito bene la terza domanda, se...
ERMINIO - Dove siete diretto? Dove dovete andare?
ADV - Credo al solito posto.
ERMINIO - E quale sarebbe???
ADV - Veramente queste sono domande troppo difficili!
ERMINIO - (Sedendosi) Ditemi un argomento a piacere.
ADV - (Intravede Fr Callisto) Ahh! Ahhh! Al mostro!! AL MOSTRO; (saltando per tutta la stanza) Al mostro!!!
ERMINIO - Ma no, solo Fr Callisto. Fr Callisto???!! (Rivolto a Silvia) Che cosa ci fa lass quel frate?
ADV - E' quello che dico io! Lo tolga. E' un indecenza senza limiti. E' inaudito! E' gravissimo! Si tolga quello scandalo senza precedenti.
ADOLFO - (Entrando in scena)Chi che schiamazza?
ERMINIO - Non sono io!!!!
ADOLFO - Questo l'ho capito dal tono della voce. Era troppo piena di energia. Un'energia ottusa, questo inoppugnabile, ma pur sempre energia.
ERMINIO - Mentre io???
ADOLFO - Un lavandino sturato darebbe pi senso di virilit!
SILVIA - E' uno che cerca di vendera qualcosa di intelligente a qualche imbecille. O viceversa, adesso non ho le idee troppo chiare.
ADV - E questo un obbrobrio immane.
ADOLFO - Lasci decidere a me cosa o non un obbrobio immane in casa mia. (guarda suo figlio)
ERMINIO - Un lavandino sturato!??
SILVIA - E' un venditore ambulante molto strano. Sembra proprio che non lo sia. Sembra proprio uno di quei... (quasi con estasi)
ADOLFO - Li conosco bene! Malgrado possano avere altre vesti o volerci convincere di essere altro da questo, alla fine lo sono sempre.
ADV - Levare bisogna la cosa.
Bisogna la cosa levare.
La cosa levare, levare bisogna.
Ors prodi guerrieri dall'auriga sferrare
aurea di scudi,
fiamme di morte,
di pavidi tremolii vuoti,
voi pugnar,
attaccare,
sbranare,
maciullare,
con fiamme di morte,
calpestare,
con l'auriga aurea di scudi,
vuoti,
di tremolii pavidi,
attaccare, attaccare, attaccare, attaccare.
Nessun si muove a ghermir il grasso che spadroneggia dove solo deserto regnar dovrebbe? Siete pavidi!!! Siete...
ADOLFO + ERMINIO - Sul punto di sbatterti fuori a calci in .....
SILVIA - Quanto bello! Quanto bello! Quanto non ho capito niente!
(Fr Callisto comincia a ruggire)
ADOLFO - Silvia, dove dovresti stare a quest'ora? (Fr Callisto si acquieta e comincia ad annusare)
SILVIA - A cucinare, signore!!! Vado.
ADV - Non temere, povera ancella! Un giorno tu non cucinerai pi, perch nessuno manger pi. Non ti strapazzerai pi, perch io ti vender qualcosa che ci aiuter a morire. (Tutti fanno il solito segno biforcuto)
SILVIA - Sign! Sign!!! (fugge terrorizzata ed Erminio avanza verso il pubblico)
ERMINIO - Di che vi meravigliate voi? Non sapete che il medico figlio della malattia? E se questo il frutto genuino ed unico delle vostre malattie infami ora vi stupite? Guardate questo spettacolo. Guardatelo bene. E' unico e non ne vedrete altri. Ebbene esso non quello che appare ai vostri occhi. Contiene molto e molto potrebbe dirvi. Ma anche i vostri occhi sono malati e voi continuate a insistere, a giurare, che qui non vi altro che un povero branco di imbecilli alle prese con un copione deficiente e tesi a mete insignificanti. Voi continuate a dire questo! Si!!! Non negatelo!!! Tanto da millenni e millenni che avete fatto? Solo questo. Siete venuti qui, avete pagato uno striminzito biglietto, seppure l'avete pagato, e credete che ci abbia appagato tutti i vostri problemi. Ma le vostre facce, ormai, le conosciamo a memoria. Esse ci uccidono sera per sera. Come incubi maledetti ci affogano ogni notte. Voi pacificate la coscienza con un biglietto da quattro soldi, che non compensa nemmeno le spese per i quattro stracci che vedete attaccati qua e l, e noi muoriamo.
ADOLFO - Questa sera va bene cos! Tieni, e non chiedermi pi aumenti.
ERMINIO - Io vado a gustarmi qualcosa di fresco, e voi? Non v'invidio in verit. La vostra comoda poltrona potrebbe adattarsi al vostro sedere senza pi staccarsi.
ADV - Ma perch trattate cos male questa povera gente?
ERMINIO - Non hai fatto a tempo a mettere il naso in questa gabbia e gi vi appartieni per meriti e onori? Questo non un pubblico!!!
ADV - No???!
ERMINIO - Certo che no!
ADV - Ma certo che si!
ERMINIO - Ho detto di no!
ADV - Io dico di si!
ERMINIO - Io ti ripeto di no!
ADV - Io vedo chiaramente che si!!
ERMINIO - Di quello che tu vedi, senti, annusi, tocchi e gusti... non c'importa nulla.
ADOLFO - Non pretendere troppo da questo poveretto. Vuoi proprio che cominci ad usare il cervello? Non sai che l'unico errore del creato. Una maledetta macchina senza interruttore, capace solo di spargere quella velenosa caligine chiamata pensiero.
ERMINIO - (Rivolto al povero venditore inebetito) Ficcati in quella testa vuota, una volta per tutte, che questo non un pubblico. E' solo una proiezione. Sono anni che gironzola per tutta la casa, e lui (indicando il padre) il colpevole. Solo lui. Lo proietta da tutte le parti. E' una cosa vomitevole, e lui lo sa. Lo sa!!! Per, col pretesto che gli viene spontaneo, pretende di essere scusato. Sono anni che non possiamo pi andare a visitare ne vicini e ne parenti. Pensa per un attimo a cosa accadrebbe ad una normale e sana, forse pacifica, famiglia di periferia, la quale, di colpo, si accorgesse che al posto delle pareti si aggira, minaccioso, un pubblico enorme, vomitevole? Un pubblico invadente, frutto della sua fantasia sfrenata e colpevole!? Sono vent'anni. E io non ne posso pi!! Non c' intimit. Ogni volta che ha fine il proprio bisognino un applauso, caloroso. A volte chiedono anche il bis! Ma se per caso uno ha problemi di stitichezza sono fischi, minacce, sberleffi, per ore ed ore. (esce)
ADV - Voi siete pazzi. Siete pazzi! (Sta per andarsene)
ADOLFO - Parliamo della tua merce.
ADV - Ho un libro da vendere. (Adolfo prende il libro e lo apre)
ADOLFO - Assomiglia ad un mio libro.
ADV - E' uguale!
ADOLFO - Ah, Beh allora...
ADV - Ma non lo stesso.
ADOLFO - Gi!?? Ed io che cosa dovrei fare?
ADV - Devi comprare questo libro.
ADOLFO - La ragione??
ADV - Sciocchezze!! (grida e salta) Sciocchezze!! Cercare ragioni per una compera che va fatta assolutamente.
ADOLFO - Qui usiamo cercare per ogni cosa una ragione.
ADV Questo un vostro personale problema. Il nostro che tu devi comprare questo libro.
ADOLFO - Devo???
ADV - Ad ogni costo!!!!
ADOLFO - Sei un tipo strano tu!
ADV - Siamo molti. E saremo molti molti. Non pi di molti molti. Perch ' un numero chiuso. Chiusissimo! E' scritto. Ma se t'interessa, e come potrebbe non interessare ad appartenere a quest'lite, c' ancora posto.
ADOLFO - Vuoi un po' del mio pubblico?
ADV - Noi, in effetti, associazione dei venditori che non vendono niente, ...
ADOLFO - Ti do tutta questa fila!
ADV - Ma no...
ADOLFO - Su, che un affare!
ADV - Perch?
ADOLFO - Ne potresti aver bisogno.
ADV - E cosa potrei farmene?
ADOLFO - Potreste venderle tutti i libri che vuoi.
ADV - Allora voglio la terza fila.
ADOLFO - (La scruta) E' una bella fila, che mi ha dato sempre delle belle soddisfazioni. Quasi mi dispiace. Ma te la voglio cedere, tanto io ne ho molte.
ADV - (cominciando a piangere) Io non voglio pi continuare.
ADOLFO - Hai deciso di cambiare mestiere?
ADV - Io non voglio pi fare questa parte. E' troppo stupida. Non mi dice niente. Mi dicono: "Continua, va avanti e ci scoprirai da solo il senso." Ma ormai ne ho piene le scatole e invece del "senso" ne escono solo sciocchezze. Io ho sempre sognato di interpretare Otello o Giulietta nel Cirano, la piccola fiammiferaia o Polifemo nel Conte Dracula, per arrivare finalmente ai "Sette re di Roma contro Zorro e tutti i Filistei". Questo il mio sogno. Qui invece: "Allora voglio la terza fila" e l'altro "E' una bella fila, mi ha dato sempre delle belle soddisfazioni, quasi mi dispiace. Ma te la voglio cedere, tanto io ne ho molte."
ADOLFO - E' un brutto mestiere il tuo, vero? A volte ti fa credere di stare sempre a recitare una parte che non avresti mai voluto scegliere.
ADV - Battute di una stupidit...
ADOLFO - Da dove vieni?
ADV - Genova!
ADOLFO - Conosco questa citt.
ADV - Non una citt!
ADOLFO - (Attimo di riflessione) E da quale parte?
ADV - Non ha parti!
ADOLFO - (altra riflessione) Dovrei avere una cartina.
ADV - E' inutile che cerchi la mia origine su una cartina topografica!
ADOLFO - Senti, capisco che a furia di ripetere sempre le stesse cose il cervello fonde, ma qui ci dev'essere proprio una disfunzione patologica. Forse, se cambi mestiere, hai ancora qualche speranza!
ADV - Tu credi che questo sia un mestiere, vero?
ADOLFO - Trovati una coscienza!
ADV - Questa una missione.
ADOLFO - Anche se ambigua.
ADV - E togliete quel mostro se volete che io rimetta piede in questa casa!
ADOLFO - (ha perso la pazienza) Trovati una coscienza, anche se ambigua.
ADV - Ma perch si arrabbia adesso?
ADOLFO - Trovati una coscienza ambigua, anche usata, per i tuoi giorni. Forse la fine di essi pi vicina di quanto tu possa profetizzare. Trovati questa coscienza ambigua.
ADV - Si calmi. Le far male da qualche parte.
ADOLFO - Trovati questa coscienza ambigua! In quel giorno strideranno a morte gli otri di essa privi!
ADV - Si, va bene. Per...
ADOLFO - Trovati una coscienza ambigua.
ADV - Certo.
ADOLFO - Forse avrai altre possibilit!
ADV - (Pausa) Credi che il mondo non abbia bisogno di gente come noi? (riprendendosi)
ADOLFO - Trovati una coscienza ambigua!!
ADV - Adesso ti dir la verit. Io sono uno spazzino. E nel mio sacco non porto libri, ma cartacce senza spirito, senza vita e senza anima. Ha Ha Ha Huuuuuhi!
ADOLFO - Io avevo cominciato a provare gi piet per te e per tutta la tua stirpe!!!?
ADV - Io sono uno spazzino! Ma, badiamo, on un normale spazzino. Noooooo Nauaouiuo' Grr!! Io non ho bisogno della vostra piet, ammassoooo di pazzi (salta e si dimena). Voi dovete osannarciiiiiii, perch la nostra specie degna di venerazione.
ADOLFO - Porta fuori di qui questa tua maledetta follia. Non ti accorgi che della peggiore? Guarda che io sono un buon gustaio! Me ne intendo bene, io! Nessuno, tra i miei vicini, pu dire di averne di migliore. Adesso te ne far assaporare un pochino. Un assaggio. (Si concentra e chiede silenzio) "Serrante massa di plebe le vostre braccia. Inginocchiate i vostri spiriti acerbi su un gratta formaggio, e soccorrete, mentre vi autograttuggiate famelicamente, un branco di sardine esaurite e collassate! SI! Collassate, si! Collassate per una battuta intelligente di Pozzetto. Muovete il vostro ombelico ormai molle, massa di plebe. Muovetelo al ritmo di -Fin che la barca va.- Cos, cos solo troverete la vostra felicit." Hai gustato?
ADV - Noi,agenti di vendita, promossi spazzini da un decreto burocraticamente valido, mastichiamo solo la nostra pazzia. La vostra, anche se migliore, non c'interessa!! (va via ringhiando e sbavando, Adolfo gli corre dietro)
FRA' CALLISTO - (infuriato) Io rinuncio alla mia parte!
ADOLFO - (Fuori scena) Ma forse assaggiando!!?? Un p di apertura mentale. Solo un poco, per carit!
FRA' CALLISTO - Non posso continuare in questo mare di sciocchezze. Mi dispiace solo di lasciare questo bellissimo pubblico a cui sicuramente piacevo da impazzire. Mica qualcuno di voi vuole negarlo. (qualcuno lo fa) Lei non ha gusto! Per forza non le sono piaciuto! Io piaccio solo ai raffinati, potevo piacere a lei. Per esempio a me sono piaciuto e ve lo posso anche giurare. Mi sono piaciuto moltissimo. Se ci sono stati dei limiti la parte colpevole e non io. Se non era per me questa commedia era gi finita da un pezzo. Ma che cos'? Non ne siete convinti? Ma chiaro. voi non avete gusto. Per io un po' cretino lo sono. Mi metto a parlare con un pubblico che non ha gusto! Che non ha assolutamente gusto! Che non avr mai gusto!!! Ehhhhh!!!! Che schifo!!!
FINE SCENA SECONDA
SCENA TERZA
(Come a passeggio in un giardino, OTTAVIA, ERMINIO. Su una parete proiettata l'immagine di una fontana)
OTTAVIA - La fontana in silenzio stamane.
ERMINIO - Gli alberi, scossi da questo leggero vento, appena sussurrano languide frasi, di un assurdo e antico romanticismo.
OTTAVIA - Assurdo?? No! Amo quei sussurri, forse assurdi. Ricchi per di rispetto. Di assurdo rispetto per noi, in questo giardino, ospiti-padroni. In questo mondo a cui cantiamo fumosamente la nostra pseudo-perfezione.
ERMINIO - Assurdo... pensare di essere perfetti dal momento che ogni nostro pensiero vaga negli spazi incontrollati della mente e quindi libero di aleggiare nell'universo infinito. Senza preoccuparsi affatto, addirittura beffardo, di perseguire qualsiasi pensabile perfezione. O di attenersi almeno a qualche prudente norma di viaggio.
GONG
(Ottavia ed Erminio cadono a terra)
OTTAVIA - Scopo di un uomo malato questo: Incespicare sugli scogli della vita.
ERMINIO - Scopo della vita scavare merende e vivande, fra falde ed anfratti, gocce di verit inespressa.
OTTAVIA - Lamentatevi con il supremo vostro tiranno, che non vi ascolter giammai, per i suoi orecchi pieni di sporca materia. Non ascolter!! Non conoscer le vostre piaghe; brutture di fame che sgretola.
ERMINIO - Lamentatevi, se fiato avete da poter sprecare, ed il tiranno non smetter di sbranarvi. Immote creature dai flaccidi umori. E l'inerzia grider: S B R A N A T E Q U E S T I R A T T I R O G N O S I!
OTTAVIA - Io dal mio cantuccio, accoccolata, mi parler di fiumi limpidi, fiori gialli, azzurri, rossi... Malva!
ERMINIO - Malvagi!!! Mi hanno ingannato! Ma non ne parler! Tra me e me sfonder questo petto. Ne usciranno agnelli sgambettanti e calici colmi di mieloso vino??
OTTAVIA - Trasciner me l. Mi bagner con le parole ubertose della storia. Sangue sgorghi da una vena e uccida la mia illusione. Potessi morire senza accorgemene.
E D I N V E C E M U O I O D I O G N I M O R T E C O S C I E N T E!
ERMINIO - Basta! Ha'Hha'Hh!! Basta!! Basta vedere una crisalide. Illudersi!!! Basta ben osservarla, quale fanciulla incerta, procreare ordigni d'infedelt infeconda, per convincersi a rinunciare, quasi certamente, all'idea che tutto... TUTTO, debba obbedire a leggi nate davanti ad un boccale di birra.
OTTAVIA + ERMINIO - O C H I A V I D I U N A F O R G I A M A L I G N A, T U T T A D A M A L E D I R E. (uno contro l'altro) Lo speaker non giudica, da i fatti quali sono (escono)
FINE SCENA TERZA
SCENA QUARTA
(Irene entra nervosissima. Si strofina le mani sul vestito. La sua paura divenuta angoscia. Adolfo la segue e cerca disperatamente di calmarla, ma la paura di lei fa traballare l'esistenza di lui.
IRENE - I nostri figli ancora giovani! I nostri sogni mai vissuti. Non sono ancora me stessa, e non sono ancora riuscita a coltivare un tulipano nel mio giardino. Non sono riuscita a farti, almeno una volta, una volta sola, la permanente. A prendere un sette in storia. A vederti corrermi incontro, come un cagnolino affettuoso e con tutta la linguaccia da fuori, per amore della padroncina sua.
ADOLFO - Non mi ci vedrai mai.
IRENE - Lo so. Lo so!! Tra poco avverr. Sar la fine.
ADOLFO - Ma la fine di che?
IRENE - Dimmi, almeno adesso, quelle cose belle che non mi hai mai detto. Ora che sto morendo. Ora che la mia vita ha fine. Almeno ora. Ad un condannato a morte non si nega l'ultimo desiderio, e tu non me lo puoi negare. Perch stai morendo pure tu...
ADOLFO - Ma chi!!??
IRENE - Ed sicuramente anche un tuo desiderio aprire il cuore e dire tutto quello che pensi di me. A me!
ADOLFO - Vuoi saperlo veramente?
ADOLFO - Tu credi che sia veramente la fine del mondo?
IRENE - Si. (Quasi piange)
ADOLFO - Pensi che non ci sia errore alcuno?
IRENE - No!
ADOLFO - Ne sei perfettamente convinta??
IRENE - Ma come no?!
ADOLFO - E allora sai che cosa ti dico?
(Improvvisazione gestuale con rumori assordanti di esplosioni, grida, mitragliatrici e lampeggiamenti all'interno della scena)
IRENE - (Appena cessati i rumori, dopo qualche secondo di pausa) Sei un bruto. Sei un bruto. Per mi hai fatto piacere ugualmente. Si, in fondo mi hai fatto tanto piacere. Perch se io ti sono stata di peso cos tanto si vede che mi hai pensato. Non importa come, ma mi hai pensato molto. Peccato che l'ho scoperto solo ora, ora che la fine del mondo. Io credevo di esserti indifferente e tu mi amavi.
ADOLFO - Allora non hai capito niente.
IRENE - Sei tu che non hai capito niente. Tu mi ami, mi hai sempre amato. E se non fosse gi la fine del mondo mi ameresti per sempre.
ADOLFO - Se non fosse gi la fine del mondo la invocherei io.
IRENE - Tu!?? Allora sei stato tu? Tu hai invocato la catastrofe per liberarti di me. Ti ho scoperto in tutta la tua malvagit. Potevi benissimo fare qualche altra cosa.
ADOLFO - Ad esempio? (Si guardano per un attimo incerti)
IRENE - Animale!! (fugge) Qualcuno mi aiuti!!
ADOLFO - Smettila! Smettila!! Smettila, che mi fai scappare tutto il pubblico. Smettila!!! (Rivolto al pubblico) Ogni colloquio con mia moglie una dolorosissima catastrofe. Pensate che io possa avere paura della "fine del mondo?" (Alla moglie fuori scena) C' solo un modo per evitarla, e se vuoi ne parliamo! (Le corre dietro)
SCENA QUARTA
SCENA QUINTA
(Entrano in scena due strane figure, lei -una maga- ricca di strani monili, cappello piumato, grossi anelli; lui -Dracula- macabro, indiscutibilmente elegante, ha al collo un fonendoscopio)
SIBILLA - Cosa sar successo di cos grave per volerci qui con tanta urgenza?
ARISTIDE - Le solite liti insignificanti. Mai che ci scappi un bel p di sangue. Che dico, anche un mezzo litro. Una goccia. Giusto per rinfrescarsi gli occhi.
SIBILLA - Stai attento a non farti sentire. Ignorante!!
ARISTIDE - Ignorante!?!? Io ho fame!
SIBILLA - Devi attendere con pazienza. Prima o poi, e spero presto, riuscir a trovarti una buona raccomandazione per farti lavorare in qualche ospedale bene affollato.
ARISTIDE - Si!!!! Si! Una goccia a ciascuno non far male a nessuno.
SIBILLA - E chiss, potrebbe essere la volta buona che questi malati guariscano sul serio. Ah! Ah! Ah!
ARISTIDE - Si! Si! Io mi preoccupo solo di qualche infezione
SIBILLA - Ignorante! Come pu prenderti una malattia infettiva se tu non sei vivo?
ARISTIDE - Ma non sono nemmeno morto!? O no?
SIBILLA - Dammi la tua mano, che la vediamo subito. E togli queste ragnatele! (si spolvera la mano)
ARISTIDE - Non vederci quello che hai visto l'ultima volta. Rilassati!
SIBILLA - Io vedo quello che mi pare. Vedo un... (Ottavia ed Erminio attraversano velocemente il fondo della scena) Sento delle presenze estranee.
ARISTIDE - Stavi vedendo, non ascoltando.
SIBILLA - Ma quanto sei scemo!! Non crederai che sia come quella poco di buono di tua sorella? Sdraiati piuttosto.
ARISTIDE - Mia sorella non una poco di buono.
SIBILLA - Tu hai una sorella?
ARISTIDE - No!
SIBILLA - E allora, idiota? Io posso darti tutte le sorelle che voglio. Vedo! Vedo!!! (Di nuovo Ottavia ed Erminio attraversano il fondo della scena) Sento due presenze estranee! E che devo fare, oggi non il giorno buono per vedere. Per Vedo! Vedo...
ARISTIDE - Sar perch hai dimenticato le lenti a contatto! (Le lo guarda minacciosa) Potrebbe essere!? Sicuramente non .
SIBILLA - Io vedo. Vedo! (Stavolta si avvicinano velocemente Adolfo ed Irene) Sento un'altra volta due presenze estranee!
ADOLFO - Devi sapere fino in fondo... Devi ascoltarmi!!
IRENE - No! Non voglio!! Lo sapevo bene che per sfuggire alla fine del mondo bastava suicidarsi, imbecille! Il pi stupido escremento di questa terra lo sapeva. Infatti lo sapevi anche tu! La fine del mondo mi fa paura e basta!!! Non voglio sapere altro, assassino degenerato!!
ADOLFO - Qualcuno ti spiegher bene questa faccenda. Ti dar qualche chiarimento.
IRENE - Questa faccenda la conosco bene. Ne so abbastanza su tutti i perfidi tentativi degli assassini di assassinare le proprie assassinate."E io non voglio la fine del mondo"!
ADOLFO - (Si accorge dei nuovi venuti) Finalmente siete arrivati. Con gioia vi vedo. Aiutatemi!! Siamo caduti nel dramma. Il regista mi aveva assicurato che questa commedia avrebbe avuto un lieto fine, e invece siamo in un vicolo cieco. Maledizione! Qui doveva, addirittura, scapparci qualche risata. Ma adesso, per colpa di costei e delle sue paure, mi ritornato il mal di cuore, come quand'ero sposato. Aiutatemi, ve ne prego.
SIBILLA - Aiutarti?
ADOLFO - Si, amici miei. Quello che mi preoccupa di pi, e che mi si possa spaventare questa mia creatura deliziosa. Il mio pubblico. Una vita intera c' voluta per metterlo insieme. Testina per testina, giorno per giorno, per venti anni interi. Vedete quel gruppetto laggi?? Quei tipi tutti balordi? Me li sono immaginati in una notte di bufera. Stavo anche male e sono venuti fuori cos.
IRENE - Sibilla!
SIBILLA - Oh!! Cara, povera, piccola Irene. Aristide, saluta, Allora si pu sapere cosa vi "torce"?
ADOLFO - Cosa vi torce?
ARISTIDE - SI!! Vi torce l'animo!
IRENE - Una cosa mostruosa carissimi. Io ne sto morendo.
ADOLFO - E' tutta colpa di questo frataccio. ( convinto che sia ancora sul tavolo)
ARISTIDE - (con timore) Di questo frataccio?!?!
ADOLFO - Si, un caro amico di famiglia. Per fa degli scherzi terribili. E poi basta guardarlo in faccia. (indica il tavolo)
SIBILLA - Basta guardarlo in faccia!? Guardare in faccia chi?
IRENE - Ma cosa fate? E' lui che... Dov' ora quel reo? La fuga non lo salver certo dalla sua coscienza. (Entra in scena Silvia)
SILVIA - Signora mia... (Vede Aristide) Ahhhhhh!! (Ansimando) Il frate andato via. Si stufato di stare lass! Ho provato a fermarlo, ma quello stava proprio incazzato. Gli ho anche detto che se fosse rimasto avremmo acconsentito ad assumerlo in cucina come cuoco, come voi mi avevate detto di dirgli. E sapete che cosa mi ha risposto? "Io ho scassato tante di quelle uova in vita mia che adesso mi vado a preoccupare di ascoltare una gallina come te!?" Sign, mo' me sento proprio una mappina! (Piange. Entrano Erminio ed Ottavia restando, poi, in un angolo, emarginati)
OTTAVIA + ERMINIO - Un cane lo morda!
OTTAVIA - Lo azzanni un cane dalla coscienza ambigua!
OTTAVIA + ERMINIO - Lo azzanni un cane dalle fauci orribili. Lo azzanni!!
ADOLFO - Non esageriamo, era liberissimo di recitare e non recitare.
ERMINIO - Lo azzanni un cane, un cane qualsiasi.
OTTAVIA - E se gi un cane questa bestia?
OTTAVIA + ERMINIO - Lo azzanni un cane dalla morale ambigua. (Silvia va via inorridita)
IRENE - E' vero. Non potete pretendere che uno debba per forza fare una parte che non sente. Il regista questa volta si arranger.
ARISTIDE - Io per esempio mi sento molto trascendente rispetto al mio personaggio. Siamo nel duemila, voglio dire, ci sono altri passatempi che succhiare sangue infetto.
SIBILLA - Cosa?
ARISTIDE - Ma si! E poi chi ha detto che noi non dobbiamo essere gay!?
SIBILLA - Io posso fare la mia parte e tu disdegni quella del vampiro?
IRENE - Aristide un vampiro?
ARISTIDE - E' vero, in nome della specie io non sono un vampiro. Qual il tuo gruppo sanguigno, Irene? Ne hai uno solo o hai doppia circolazione differenziata?
IRENE - Aristide, dai, non fare lo spiritoso. Ci conosciamo da molto tempo. Non...(Comincia a spaventarsi)
SIBILLA - Non ti preoccupare mia cara. (rivolgendosi ad Aristide) Se hai intenzione di sfuggirmi, dopo secoli di scrocco, con la scusa che la parte non pi di tuo gradimento, sbagli. E molto, mio caro!!
OTTAVIA + ERMINIO - Un cane lo morda. Un cane lo mordaaaaaaaaaa!!!
IRENE - Forse c' una spiegazione.
ADOLFO - Sicuramente c' una giusta ragione.
SIBILLA - Io lo amavo di pi.
ARISTIDE - Io lo invidiavo di meno.
G O N G
IRENE + ARISTIDE + SIBILLA + ADOLFO - Il blu nel rosso e il verde nel blu.
IRENE - Chi creder vuole...
ARISTIDE - Creder potr!
SIBILLA - Aiutar l'annaspar mirar potran...
ADOLFO - Coloro i quali il gregge migliorat desiar.
IRENE + ARISTIDE + SIBILLA + ADOLFO - AAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!
IRENE - UGOITER
ARISTIDE - BU!! BU!!! BUBUBU!!! BU'!
SIBILLA - GOROBU'!
ADOLFO - TRADERMI', traderm TRA... DER... MI' TRADERMIIIIIII'!
IRENE - SRTADAMAR!
ARISTIDE - TIRE' tir tir. TIRIBU' tirib!
SIBILLA - SOCOSTI'!
ADOLFO - Cafuuuuuuucaf!!!!
IRENE+ ARISTIDE + SIBILLA + ADOLFO - AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!
OTTAVIA + ERMINIO - Un cane lo morda!!
OTTAVIA - Con la sua falce vermiglia le vene si mieta.
ERMINIO - La bara sua, sua, SUA... inchiodate gi, con lo suo strumento di sangue rivestito.
OTTAVIA - Un cane periglioso azzannollo, con le fauci sue orribilanti!
ERMINIO - E lo riazzanni un cane, lo riazzanni ancora e sempre.
TUTTI - LO AZZANNI UNA MORALE RANDAGIA DI UN CANE AMBIGUO!
(La scena cade nel pi rigoroso silenzio, mentre tutti si agitano freneticamente Aristide immobile. Suono di tamburi in crescendo)
TUTTI - Dove... E'? CHI E'????? DOVE E'? CON chi E'? DOVE VA'? VERSO ....CHI......VA'????
ERMINIO - Materia o non materia! MATERIA O NON MATERIA??? Questo il problema (i tamburi si spengono quasi di colpo) Divincolarsi soltanto fra maree di cellule e molecole, Orbite atomiche, aspirali di stelle e turbinose leggi economiche. Questa la nostra vita? La mia vita? Ci io mi chiedo o popoli? O POPOLO DI TICKET! Se fossi anch'io quest'erculea, spavalda massa, dovrei soffrire e domandare, per essa, una rivendicazione di VERIT'?
TUTTI - DOVE... SONO? CHI... SONO...? PERCH' SOOOONOOOOOO!
ERMINIO - O ANCORA!!! Saprei di essere o non di essere? Assodato che il cumulo delle mie esperienze non mio ma solo di una materia morta e ottusa?
ADOLFO - Figlio mio ti riconosco finalmente. MATERIA O NON MATERIA.
IRENE - Si, o figlio, figlio mio! Purch questa...materia... non ti contagi con qualcosa di pernicioso.
OTTAVIA - E che non ti conosco ora, fratello mio?!?!
TUTTI - MATERIA O NON MATERIA!? Questo il problema!
ARISTIDE - O fastosa proiezione di una mente singolare. Pubblico gentile. Fotoni raggrumati su un muro umido. Nostri spettatori. Vogliate scusare l'incerto cammino di questi animi inquieti. Essi gioiscono per qualche fatua vittoria. Qualche bazzecola che spunta e fiorisce qua e l, e si disperano senza misura e a ragione, ahim, per tutte quelle loro terribili sconfitte, che purtroppo non li abbandoneranno mai. Vogliate essere comprensivi con loro. Anche se subito, per qualche altro insignificante alloro, pi regalato che conquistato, disposti come sono all'arroganza; - chi pi di loro,- e nelle loro illusioni,- chi meno di loro,- sono pronti gi ad offendere. Sono degli esaltati. Per essi vanno aiutati.
IRENE - VOGLIATE AIUTARE ME, allora! Una donna piena di spavento per l'avvicinarsi della fine del mondo?!!
TUTTI meno IRENE - Quale fine del mondo? Hanno bandito la fine del mondo! Le hanno proibito di essere!
ADOLFO - E ci hanno assicurato che la formula era perfetta.
IRENE - Io ho paura. ho paura. Mi si dia pace!! IMPAZZISCO!! Giorno e notte, per ogni istante che passa, sto in attesa che qualcosa mi schianti. E, turbinosamente, uccida questa mia vita.
OTTAVIA + ERMINIA - Occorre provarla ancor di pi? Non ci bastano queste grida d'aiuto? Ancora vogliamo vederla nelle sue vesti pi povere, pi mortificate, e godere per questa sua-nostra paura di vivere, o di morire, come meglio ci piace?
ADOLFO + IRENE - IO NON VIVO PI'!!(Uno contro l'altro)Ma il mio senso non il tuo!
SIBILLA - TACETE!! QUESTA PAURA E' GIA' UNA EMANAZIONE PLENARIA DI UNA VOLONT' ARCANA.
IRENE - NON M'IMPORTA!! Non voglio ascoltare altro! Io ho paura, e questa mia persecutrice la vedo davanti alla mia strada giorno e notte. Scorgo la morte con il suo potente e scintillante rasoio. Ha forma concreta, e le sue figure, anticipatrici e profetiche, nulla le tolgono. E' un passo obbligato per la nostra vita, d'accordo. Per andare oltre si passa attraverso ESSA. Di questo sono certa. Ma ho un mostruoso terrore di essere sfiorata dalle sue carezze.
SIBILLA - Proferite parole, donate unguenti, regalate vaticini a questa casta. Ditele di non rassicurarsi. Urlate! Urlate!!!!! Con tutta la vostra forza urlate il suo abominio. E amatela. Questa donna spaventata, e la sua essenza abisso. (apre le braccia verso il pubblico) Lacerate il velo dell'ottusit dai vostri occhi e mirate ci che non vedete. Cogliete ci che invece calpestate. Non avete e non avrete nient'altro di meglio. Questo il pieno per la vostra mancanza!
ADOLFO - Sibilla, anch'io intuisco ora il vero.
IRENE - Io ho paura. Sono debole e muoio per la paura di morire.
ADOLFO - Sibilla, il tuo tempo!! Riscattati, purificati e opera.
IRENE - SENTO CHE SI AVVICINA! Ditemi qualcosa! Rassicuratemi. Illudetemi, se ora potete. (Gridando) NO!!! Non illusioni. Voglio sapere la verit!
SIBILLA - Fartela tacere!
ADOLFO - L'insopportabile paura di mia moglie si somma all'insopportabile sua presenza, divenendo fatica sempre, sempre pi insopportabile a sopportare.
TUTTI - (entra anche Silvia) SE PUOI, SE VUOI, O SIBILLA, AIUTACIIIIIIII!!!!! Sacrificheremo quello che vuoi. (Guardano di colpo tutti verso Silvia)
SILVIA - Maronna mia! (Sviene. Cade a terra. Sibilla corre a sorreggerla)
SIBILLA - La vostra follia vi ha degenerato. Io non posso nulla. E se potessi qualcosa la dovrei nascondere ai forti ed ai deboli.
OTTAVIA - Ma noi non siamo n forti n deboli. E n ti chiediamo con insistenza ci che tu devi....
TUTTI - ....devi... devi DEVI FAREEEEE!
SIBILLA - E' facile responsabilizzare un altro che non sia noi!
TUTTI - Lo ammettiamo!! Si lo ammettiamo!
SIBILLA - E' facile!! E' comodo.
ERMINIO - NON SEMPRE. A volte fiducia! Riconoscere nell'altro quelle verit di potenza degne di tutto il nostro rispetto. E' da persona senza invidia e senza malizia.
OTTAVIA - Noi ti chiediamo per quanto ti concesso, di schiarirci, d'illuminarci l'orizzonte per acquietare la nostra coscienza. Facci conoscere!!!!
SIBILLA - Non la conoscenza che v'illuminer! E' sazier di pace, vera medicina per la vostra coscienza! Chi ha orecchi ha ascoltato e chi ha occhi ha veduto. La vostra marcia paura e la pigrizia, sua sostanza, hanno tarlato la vostra anima. Il vostro spirito miserabilmente spento!
IRENE - Quelle che tu vuoi, ma fa' che questa morsa mi abbandoni. Io odoro gi di morte.
TUTTI - Fa qualcosa. Fa qualcosa!!
SIBILLA - E VA BENE! (Tutti si dispongono in religioso silenzio per la ritualit) VA BENE. Se proprio deve essere, che sia! (I personaggi si muovono come scossi da sussulti interiori, e un ronzio continuo riempie la scena)
- Fermate il vostro esserci! Disperdete le vostre paure.
- Mischiate il fuori ed il dentro.
- Unite le stelle al sole.
TUTTI - FERMO E' IL NOSTRO ESSERCI
DISPERSE LE NOSTRE PAURE
MISCHIATI IL FUORI E IL DENTRO
UNITE LE STELLE AL SOLE.
SIBILLA - Ora, mentre aspettiamo la cena, costruiamo un anello di forza, affinch si possa a noi dischiudere l'arcano.
TUTTI - Costruiamo e dischiudiamo
COSTRUIAMO E DISCHIUDIAMO
COSTRUIAMO E DISCHIUDIAMO.
SIBILLA - Anello di forza, tenditi e contatta ,
come arpione morboso e sanguigno,
il termine appacificante i nostri terrori.
TUTTI - TENDIAMO E CONTATTIAMO
TENDIAMO E CONTATTIAMO.
SIBILLA - Avviciniamoci all'oggetto rivelatore!
TUTTI - AVVICINIAMOCI AVVICINIAMOCI!
ARISTIDE - Fratelli del pubblico, unitevi a noi se avete a cuore il successo di questa azione. (Fa un leggero sorriso) Io so che il vostro sangue non acqua.
IRENE - (grida) Fatelo per me! Gi la lama del terrore mi squarta.
SIBILLA - COSTRUIAMO E DISCHIUDIAMO. (Risponde il coro)
TENDIAMO E CONTATTIAMO.
AVVICINIAMOCI E AVVICINIAMO.
- Eccoooooo!!! Sento che vicino il termine! Sempre pi vicino. E' quasi tra noi. COSTRUIAMO E DISCHIUDIAMO! TENDIAMO E COMBATTIAMO.....(ecc., ecc.)
(Entra Fr Callisto, completamente trasformato; ha pentole, tegamini e gratta formaggio appesi e strascicanti, travestito da massaia, con bigodini e grembiule sporco: ha un martello ed una falce e grida, con la scena illuminata solo da lampade stroboscopiche:)
FRA' CALLISTO - VOGLIO TUTTE LE VOSTRE UOVA, AAAHHH.(Tutti gridano e, presi dal terrore, fuggono in tutte le direzioni) VOGLIO LE UOVA DI TUTTI! NEMMENO UNA DEVE RIMANERE INTERA. LE STRAPPERO' E LE SCHIACCERO' PER UNA COLOSSALE FRITTATA METASTORICA. TUTTE LE UOVA DEL MONDO: GIALLE, ROSSE, NERE, BIANCHE. A MEEEE! STRAPPERO' E SCHIACCERO', STRAPPERO' E SCHIACCERO' SENZA FINE!!!! FINO ALLA FINE!! OLTRE LA FINE!! AH Ah!! AH.
IO SONO LA FINE! LA FINE DEL MONDO.
AH!! AAAHHHHH!! AAHH!!
F I N E
- Questo copione è stato visto:


