Lo malato immaginario

IL MALATO IMMAGINARIO

LO MALATO IMMAGINARIO

di Molire

Libero adattamento di Bruno Alvino

Musiche Originali di Luigi Di Guida

2 atti

Personaggi:

ARGANTE, malato immaginario

ANGELICA, figlia di Argante

LISETTA, figlia minore di Argante

BELLINA, seconda moglie di Argante

BERALDO, fratello di Argante

CLEANTE, innamorato di Angelica

DIURETICO, medico

TOMMASO, suo figlio

SEGGETTA, medico di Argante

BONAFEDE, notaio

TONINA, domestica di Argante

ATTO PRIMO

La scena

Napoli: seconda met del XVII Secolo. La scena ambientata in casa di Argante, un benestante signore di mezza et, ipocondriaco padre di una bella figlia, marito di una donna opportunista e fedifraga, vittima di uno sciame di dottorini-avvoltoi salassatori e ciarlatani. Luomo, estremamente irascibile, ingenuo protagonista della vicenda forse spera di ingannare la morte, credendo a una malattia che gli consente di sconfiggere, almeno in apparenza, "il vero, immancabile, malanno di esistere". Sanissimo ma fanaticamente convinto di essere ammalato, egli passa la sua vita a consultare medici e ad ingoiare medicine. Allapertura del sipario appare solo, seduto ad una sedia a dondolo affollata di cuscini, posta sulla dx della scena. Sul fianco sx della sedia vi un tavolinetto alto abbastanza da consentire alluomo di operare su di esso senza doversi abbassare. Sulla sx, al lato opposto un altro tavolinetto, basso, corredato da due poltroncine. Al centro in fondo un mobile, anchesso basso, di foggia antica, di un verde acqua con due porticine. Sul mobile vi saranno disseminati una miriade di vasetti di svariate misure, ampolle e bottigline dalle quali traspariranno liquidi di vari colori. Ai lati del mobile due sedie.

La struttura scenica non presenta porte, le uscite saranno delimitate a dx e a sx dalle sole quinte che opportunamente tinte ed eventualmente ornate da tende in tono daranno lidea delle pareti di casa.

Una musica accompagna lapertura del sipario.

SCENA PRIMA

ARGANTE, solo.

ARGANTE (solo al tavolo, chino sulle fatture del farmacista, fa coi gettoni il conto di quel che gli deve, e parla fra s col sottofondo musicale che far di questo primo monologo una sorta di parlato-cantato.) - Tre e ddoie cinche e cinche fanno dieci. e dieci vinte. Pi, il ventiquattro, (leggendo sulla ricetta) un clisterino insinuativo, preparatorio e rammollente, destinato ad ammollire, umettare e rinfrescare le interiora di Vossignoria. Chello ca me piace de st ommo, ca quanno scrive lli fatture garbato, pulito, mai irriverente, manco si scrivesse na puisia, na preghiera, na lode ecco. Guarda, guarda, ...le interiora di Vossignoria, tornesi trenta. (Sorpreso, e scattando) S; ma, signor Gaudenzio, essere urbano non basta: bisogna anche essere ragionevole. Trenta tornesi, sarebbe a dire tre grani, ae, e chisto co nati sette grani facimme no carlino, pe na purga. Na purga costa quase no carlino! Ah, no! Late vvote erano vinte; venti tornesi, in gergo farmaceutico, vuol dire dieci.E vi cca: dieci. Eh, ma iatece chiano, caro Signor Gaudenzio! Vedite ca, de chisto passo nisciuno sar cchi disposto a cad malato. Accuntentatevi e quatto! Ecco qua, dunque vedimmo no poco, tutte cose fa (ricontando) quatto e tre sette, .unnece. totale un carlino e sei grani. Sicch, dunque, questo mese, ho preso: una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette e otto, medicine; e: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici e dodici lavativi; mentre, lo scorso mese, le medicine erano dodici e venti i clisteri. Ah, mo capisco, allora, pecch o mese passato stevo meglio. Ce laggio a dicere ao miedeco, ha da vede che ha da fa. Io me o sentivo ca ero peggiorato. Se ha da sta attiento. Vulesse pazz co a salute mia?!?. E mo. Iammo bello, levateme tutte sti scartoffie a nanzo. (Cessa la musica) (Non vedendosi obbedito ed accorgendosi desser solo nella stanza) Nisciuno! Non c verso che mi restino accanto no momento!Aggio voglia dallucc. ! Sempre solo come un cane, mi piantano! (Afferra il campanello ch sul tavolo e lagita stizzoso) Non sentono! (Aiutandosi con la voce) Dlin, dlin, dlin...(resta ad ascoltare) Niente da fare! Dlin, dlin, dlin... Tutti surdi! Tonina! Dlin, dlin, dlin... Tal quale non suonassi! Ah, cagna! Ah, brigante! Drin, drin, drin... Di che impazzire! (Smette di suonare e con la voce, gridando) Dlin, dlin dilindindin...Ca lu divolo te pigliasse, sta carogna! possibile si lasci solo cos un povero infermo? Dlin, dlin, dlin... (Fanciullescamente lamentoso)Da piangere, verrebbe! Dlin, dlin, dlin, dlin... Ah, mio Dio,e chiste me fanno schiatta... Dlin, dlin, dlin...

SCENA SECONDA

ARGANTE, TONINA.

TONINA - Eccomi! Eccomi!

ARGANTE - Ah, cagna! Ah, carogna!

TONINA (imprecando finge dolore come avesse, nellaccorrere, sbattuto del capo contro una imposta) Maledetta la vostra impazienza! Iate de pressa? Pe poco nun me spaccavo a capa nfaccia o spigolo!

ARGANTE - Assassina che non sei altro!

TONINA (tastandosi il capo) - Ahi, ahi!

ARGANTE - da...

TONINA - Ahi, ahi!

ARGANTE - E da...

TONINA - Ahi, ahi!

ARGANTE - da unora...

TONINA - Ahi, ahi!

ARGANTE - ...che ti sei squagliata...

TONINA - Ahi, ahi!

ARGANTE Te stai zitta, brigante, che ti devo sgridare?

TONINA - Anche sgridare, vero? Dopo il male che mi son fatta!

ARGANTE Tu mhe fatto sgula, sta carogna! Mo sicuro me saglia la freva, me vene male de panza, me faccio ianco e faccia,o triemmo ncuollo, o freddo pe lli ccarne, giramenti e capa, debolezza, spossatezza, stanchezza

TONINA Fernitela cost elencazione de mali. Il male vero laggio avuto io pe colpa vosta. Mavete fatto spaccare il capo: e quindi stammo pari.

ARGANTE - Comme, zantraglia...Lasciarmi qui solo come un cane! Ca me po veni na sincope da no momento a llato. Che te pare, sciagurata?

TONINA - Ahi, ahi!

ARGANTE E pure a soddisfazione e quatte allucche ncapa me vuo leva?

TONINA - Oh, si pe chesto, accomodatevi! Gridate quanto volete!

ARGANTE E comme faccio, se tu minterrompi. Che te cride ca tengo a forza toia? Tapprofitte ca so debole e malato.!

TONINA Vuie alluccate e io me lamento. Ognuno il suo. Ahi, ahi!

ARGANTE Allora me aggio a rassegn! Iammo,iammo, ciotola,, sbarazzame o tavolo di tutte queste carte. (Argante si alza e le d i gettoni e le fatture del farmacista) A purga ha fatto effetto?

TONINA La purga ?

ARGANTE - S, voglio dire: ho data parecchia bile?

TONINA - Oh bella! E che ne saccio io. Tocca al signor Gaudenzio di metterci il naso, visto che lui che ne profitta.

ARGANTE - Bada che a momenti dovr prendere laltro: che sia pronto il brodo da berci sopra.

TONINA - Questo signor Gaudenzio e questo signor Seggetta, hanno truvato proprio na bella vacca da allattare co vuie. ! Ma io volarria proprio sap qua malatie ve trovano pe farve abbuffare a sta manera de tutte sti pasture e ntruglie.!

ARGANTE - Taci, ignorante! E gi. Mo proprio a te te spetta di criticare le prescrizioni mediche! Chiamami piuttosto mia figlia Angelica: ho qualcosa da dirle.

TONINA (Scorgendola che entra da dx) Guardate, sta cc, : vi ha letto nel pensiero.

SCENA TERZA

ARGANTE, ANGELICA, TONINA

ARGANTE - Oh brava, Angelica, ricchezza mia: volevo giusto parlarti.

ANGELICA - Vi ascolto

ARGANTE (Evidentemente colto da un attacco diarroico) No momento... Tonina, ampressa, subbeto , o bastone, damme o bastone (nel muoversi per riceverlo e con la fretta di correre al bagno agir per la scena con grande dinamismo, appena ricevuto il bastone, per come a ricordarsi improvvisamente di essere malato, prender a camminare, sempre con fretta, ma in modo stanco e pesante.) Aggio a correre , mo torno. Ah, meno male, credevo proprio ca nun mavesse fatto effetto! Torno subito. (Esce a sx)

TONINA - Correte, correte, padrone! Vi quanta fatica chillo farmacista, mo me tocca de sciacqu nata vota lo cntere!

SCENA QUARTA

ANGELICA, TONINA.

ANGELICA (guardandola con aria languida, le sussurra) - Tonina!

TONINA - Che?

ANGELICA - Guardami un po.

TONINA Ve sto guardanno. E allora?

ANGELICA - Tonina!

TONINA -Dicite, che volete da Tonina?

ANGELICA - Non indovini di chi voglio parlare?

TONINA E comme no! Del nostro giovane amico. da sei giorni che non si parla daltro. Nun ve fidate e sta manco n ora (sospirando languida) senza parlar di lui.

ANGELICA - vero. Non mi stancherei mai di parlarti di lui, confesso; e cerco tutte le occasioni per aprirti il mio cuore. Ma dimmi: tu disapprovi, forse , i sentimenti che nutro per lui?

TONINA Ma quanno mai. Assolutamente no.

ANGELICA - Faccio male ad abbandonarmi a questi dolci sentimenti?

TONINA - Non dico chesto.

ANGELICA - E vorresti tu chio restassi insensibile alle calde proteste dellardente passione che mi testimonia? Dimmi un po: non scorgi anche tu, al pari di me, un qualche disegno del Cielo, la mano del destino, nel fatto desserci incontrati per puro caso?

TONINA - Eh s.

ANGELICA - Non trovi che il suo gesto di prendere, senza conoscermi, le mie difese, denota in lui un perfetto gentiluomo?

TONINA - Oh! S.

ANGELICA - Non trovi, Tonina, che un bel giovane?

TONINA - Certo.

ANGELICA - Che, quanto a presenza, non si potrebbe desiderare di meglio?

TONINA - Senza dubbio.

ANGELICA - Che i suoi discorsi, come i suoi modi di fare, hanno un che di nobile?

TONINA Questo certo.

ANGELICA - Che parole pi appassionate di quelle che mi dice, da nessuno si potrebbero udire?

TONINA -Nisciuno.

ANGELICA - E che nulla pi crudele della sorveglianza in cui mi si tiene e che impedisce ogni scambio ai dolci slanci di quel reciproco amore che il Cielo ci ispira?

TONINA - Non vi do torto.

ANGELICA - Ma, mia buona Tonina, credi tu chegli mi ami al punto che dice?

TONINA La verit? Io crero ca sia meglio non vottarse a la cecata.annanze a chello ca nommo te dice. Lamore, quando ben recitato se po scagn pe vero; e quante ce ne stanno de sti commedianti.

ANGELICA - Ah, che mi dici mai, Tonina! Me infelice! Sarebbe mai possibile che mentisse? Mi parla ad un modo!

TONINA Aspettate nun ve amariggiate. Priesto sciugliarrite ogne dubbio. Nun vha scritto aiere che sera deciso a chiedere la vostra mano? Se lo far, sar la miglior prova che vi ama davvero.

ANGELICA - Ah, Tonina, se questo qui mi inganna, vivessi centanni, non crederei pi a nessun uomo.

TONINA Zitta , arriva lo patrone.

SCENA QUINTA

ARGANTE, ANGELICA, TONINA.

ARGANTE (rientrando da sx va a sedere in poltrona) Mamma mia e che scaricata, vorria proprio sap che canchero ce mette dinto a chilli ntruglie da farte fa certi cacate manco si fossero palle de cannone. Ah, che bellezza, mo me sento alleggerito per. Oh dunque, che dicevo, figlia mia? Ah, gi, ca tengo una notizia da darti, che forse non ti aspetti. Ti si chiede in matrimonio. (Angelica guarda Tonina, convinta che il suo spasimante abbia gi chiesto la sua mano e ne gioisce) Vedo ca ne si contenta. Gi, capisco, la parola matrimonio fa sempre piacere; non ce n, anzi, una che suoni meglio allorecchio duna figliola. Ah, natura, natura! Per cui, a quanto posso vedere, non il caso che ti chieda se sei disposta a prender marito.

ANGELICA - mio dovere, padre, fare quanto vi piacer ordinarmi.

ARGANTE Emb, me fa piacere, assaie piacere, de ten na figlia accoss obbediente. E dunque, cosa fatta: ti ho promessa in moglie.

ANGELICA - dover mio, padre, seguire ciecamente ogni vostra volont.

ARGANTE - Mia moglie, la tua matrigna, desiderava invece che ti mettessi in convento; te e Lisetta, la tua sorellina. anzi, questo, un chiodo che lei batte da sempre.

TONINA (sottovoce) Pe forza, ce tene o nteresse suoio la mappina!

ARGANTE Che dici Tonina?

TONINA Ah, niente padro, dicevo ca nun s vista ancora stammatina.

ARGANTE- Chi?

TONINA -La padrona..

ARGANTE- Infatti. Essa era contraria a chisto matrimonio ; ma io mi sono imposto e la mia parola data.

ANGELICA - Ah, come siete buono, padre, per me! Come vi sono grata!

TONINA - Anchio, davvero. Cosa pi saggia non potevate fare, padrone.

ARGANTE - Di persona, il tuo pretendente ancora non lo conosco; ma mi si assicura che ne rester contento e tu non meno.

ANGELICA - Oh, certo, padre mio.

ARGANTE Come ne si certa ca ancora non lo canusce?

ANGELICA - Poich il vostro consenso mincoraggia ad aprirvi il mio cuore, non vi nasconder che, non una settimana, il caso ci ha fatto incontrare; e la richiesta che vi stata fatta della mia mano, leffetto della inclinazione reciproca che, sin dal primo istante, abbiamo provato lun per laltro.

ARGANTE (perplesso) Ah, chesto non m stato ditto; ma se cos, tanto meglio. Mi dicono che un giovanotto di bella presenza.

ANGELICA - S, padre mio.

ARGANTE - Aitante.

ANGELICA - S, s!

ARGANTE - Ben proporzionato.

ANGELICA - S, s!

ARGANTE - Simpatico di viso.

ANGELICA - Oh quanto!

ARGANTE - Saggio e bennato.

ANGELICA - Come di pi non si potrebbe!

ARGANTE - Di elevato sentire.

ANGELICA - Un vero gentiluomo!

ARGANTE - Che parla correntemente il greco e il latino.

ANGELICA - Ah s? Questo, non sapevo.

ARGANTE - E che fra tre giorni si laureer medico.

ANGELICA - Lui, padre mio?

ARGANTE - S. Non te lha detto?

ANGELICA - No, per la verit. E a voi chi lha detto?

ARGANTE - Il dottor Seggetta.

ANGELICA - Che lo conosce, allora, il signor Seggetta?

ARGANTE - Bella domanda! suo nipote: come potrebbe non conoscerlo?

ANGELICA - Cleante, nipote del signor Seggetta?

ARGANTE - Cleante? Ma qua Cleante? Te sto parlanno di quello che tha chiesto in moglie.

ANGELICA - Ah, s.

ARGANTE - Ebbene, il nipote, appunto, di Seggetta; e cio il figlio del dottor Diuretico, che di Seggetta il cognato;, se chiama Tommaso ; none Cleante; e nuie avimmo concluso lo matrimonio stammatina, Seggetta, Gaudenzio ed io; Saggetta me lha consigliato e io non lo voglio contraria, lo miedeco mio e vole lo bene mio, no miedeco dinta la famiglia sarra na sicurezza pe me e .pe tutti. Domani Diuretico mi condurr il figlio per farmelo conoscere. (Scoprendo la delusione sul volto di Angelica.) U,u, che c? Te veco tutta stranita!

ANGELICA C che mavvedo, padre, che voi parlavate duna persona ed io intendevo dunaltra.

TONINA - Comme, padro! Avreste combinato chisto pasticcio? E, co la fortuna che tenite, vostra figlia vorreste darla ad un medico?

ARGANTE - S. Di che ti impicci tu, sfacciata, sciagurata che non sei altro?

TONINA (Mantenendo al pazienza) Guardate, vedite, come voi passate subito alle ingiurie. Non se po raggiona senza scarfarse? Iammo, parlammene pacatamente: che motivo avete di grazia, per desiderare un tale matrimonio?

ARGANTE - Che motivo! Il motivo che, malato come sono, a proposito comme me vide, so pallido?

TONINA- None

ARGANTE Dicevo, ca malato come sono ci tengo a procacciarmi un genero e dei parenti medici, allo scopo di garantirmi validamente contro la malattia, davere in casa tutti li rimedie ca moccorrono, . Ricette, consulti, tutto a portata di mano. Te lho detto pure Saggeta me lo consiglia.

TONINA -Ah, e chisto lo motivo? Ma passateve na mano pe la coscienza, padro: siete proprio ammalato, voi?

ARGANTE - Come, sciagurata! Se sono ammalato? Se sono ammalato, sfacciata? Io se so malato?

TONINA E vabbuono, vabbuono, site malato: non tocchiamo questo tasto. S, ammalatissimo siete, daccordo; pi anzi di quanto pensate. Va bene cos? Ma vostra figlia il marito deve prenderlo per s; e, poich ammalata lei non , non c nessun bisogno che questo marito sia un medico.

ARGANTE - per me che la sposo a no miedeco; e na figlia, se di indole buona, devessere felicissima di sposare uno che torna utile alla salute di suo padre.

TONINA - Sentite, padro: permettete che vi dia un consiglio da amica?

ARGANTE - E sarebbe?

TONINA Levatevelo da la capa no matrimonio simile.

ARGANTE - E il motivo?

TONINA - Il motivo? Che vostra figlia non vi acconsentir mai.

ARGANTE - Mia figlia?

TONINA - Vostra figlia. Vi dir e canter in musica che del signor Diuretico non sa che farsi, n del suo rampollo Tommaso, n di tutti i Diuretico del mondo.

ARGANTE Saccio io che farmene. Senza contare che un partito pi vantaggioso che non si pensi. Diuretico non ha altro erede ca chisto figlio; e, come non bastasse, Seggetta, che non ha n moglie n figli, ce lascia tuttoo suoio, se questo matrimonio si fa. il dottor Seggetta dispone duna rendita di ottomila carline tunne tunne.

TONINA Chi sa quanti ne ha mannato a llato munno per essersi arricchito cos.

ARGANTE - Ottomila di reddito sono qualcosa, sanche non ci fosse leredit paterna.

TONINA - Tutto bello e buono, ma io ve torno a dicere quel che gi vi ho detto: che di marito, per vostra figlia, trovatene nato.. Angelica non tagliata per diventare madama Diuretico.

ARGANTE - Ed io invece voglio che sia proprio cos.

TONINA - Si dir che parlate senza sape chello ca dicite.

ARGANTE - Si dica quel che si vuole; ma ti garantisco ca figliema non mancher allimpegno che aggio pigliato.

(A questo punto parte un commento musicale in sottofondo che accompagner le battute via via nel loro crescendo fino alla fine della scena),

TONINA - Ed io ve garantisco ca mancarr.

ARGANTE La faccio io capace. Mi obbedir o la metter in convento.

TONINA - Voi?

ARGANTE - Io!

TONINA - Bene!

ARGANTE - Come, bene?

TONINA - In convento, non ce la mettite.

ARGANTE Non ce la metto?

TONINA - No.

ARGANTE - No?

TONINA - No.

ARGANTE - Oh, chesta bella, questa! Non metto figliema a lo convento, se lo voglio?

TONINA - No, ve dico.

ARGANTE - E chi sar ad impedirmelo?

TONINA Vuie stesso.

ARGANTE - Io?

TONINA - S. Non tenarrite core de farlo!

ARGANTE - Oh, se lavr!

TONINA -Pazziate.

ARGANTE - Non scherzo.

TONINA - Laffetto paterno ve lo impedir.

ARGANTE - Non me lo impedir.

TONINA - Una lacrimuccia o due, due braccia al collo, basteranno ad intenerirvi.

ARGANTE - Ti dico che non desister.

TONINA - Minchionerie.

ARGANTE U, accoss se parla?.

TONINA - Io, ve canosco: siete buono, di cuore.

ARGANTE (infuriandosi) Niente affatto; e saccio essere cattivo, quando voglio.

TONINA - Non ve agitate, padrone; arricordateve ca site malato.

ARGANTE - Le ordino formalmente di prepararsi a prendere il marito che dico.

TONINA - E, io glielo proibisco.

ARGANTE - Saremmo dunque a questa? Na mappina de serva oserebbe parlare al suo padrone con questo tono?

TONINA - Quanno no padrone pazzo, una serva di buon senso ha il diritto di correggerlo.

ARGANTE - (rincorrendola) - Ah insolente, vuoi proprio ca te rompo sta capa fraceta?

TONINA- (sfuggendogli e facendosi riparo duna sedia) - mio dovere oppormi a tutto quanto possa recarvi disonore.

ARGANTE (correndo, per acchiapparla, intorno alla sedia e agitando il bastone) Tu te faie li fatti tuoie. Ah mannaggia, haie ragione ca so no povero malato, ma si tacchiappo..Vieni, vieni! Ca te mparo io a parlare..!

TONINA (sempre sfuggendogli) - Dovreste ringraziarmi ca cerco de nun farve commettere sta fessara.!

ARGANTE (come sopra) - Cana!

TONINA (come sopra) - No, mai consentir a questo matrimonio.

ARGANTE (come sopra) - Pendaglio da forca!

TONINA (come sopra) - Non voglio, non voglio che sposi il vostro Tommaso Diuretico!

ARGANTE (come sopra) - Che te ne fotte a te carogna!

TONINA (come sopra) Me ne fotto, s! Sar a me che Angelica obbedir!

ARGANTE (fermandosi) - Angelica! Me la fermi o no questa scellerata?

ANGELICA - Via, padre, non vi fate cattivo sangue!

ARGANTE (a Angelica) - Se non me la acchiappi , ti maledico!

TONINA (andandosene) - E io, se vi obbedisce, la disconosco !

ARGANTE (lasciandosi andare, sfiatato, su una poltrona) - Ah, ah, non ne posso pi. la mia morte che volete. Povero me, povero me, nun tenite piet pe no povero malato. (Esageratamente gesti e lamenti a soggetto che lo renderanno pateticamente comico)

Cessa la musica

SCENA SESTA

BELLINA, ARGANTE, ANGELICA, TONINA.

ARGANTE - Ah, mogliera mia, vieni cc.

BELLINA - Che c? Che hai, povero maritino mio?

ARGANTE - Vieni! Vieneme n succorso.! Vide si cocio..

BELLINA - Che ti succede, cocchino bello? Aucelluzzo mio

ARGANTE M hanno fatto perdere lo lume de la ragione! Me pare ca me saglia na freva.. Vide si cocio

BELLINA Oh, povero a tte! Povero maritiello. E come, ammore mio?

ARGANTE Chella peste a vi? Quella peste della tua Tonina ogni giorno pi mi manca di rispetto! Na freva cavallina mo me sagliarr. Vide si cocio

BELLINA - Calmate mo, iammo, ca te faie veni na cosa..piccerillo! Non tamariggi accoss!

ARGANTE - Si sapisse. Per unora buona non ha fatto che contraddirmi, che contrastare la mia volont! Me sento tutto no traemmo.. Vide si cocio

BELLINA - Calma, calmate, te dico!

ARGANTE Che te cride, che te cride chella arrivata mettere in dubbio ca io so malato. Ah..che freddo Vide si cocio.

BELLINA - A questo punto?

ARGANTE- Certo, certo. Guarda cca sto tutto sudato.. Vide si cocio

BELLINA- Nun tieni cchi friddo?

ARGANTE Eh? Ah giMadonna, lo vero! Io mo tenevo friddo e invece mo sudoche sarr? Tu lo sai, cuoricino mio, se ammalato lo sono! Vide si cocio

BELLINA - Se lo so! Comme volesse ca accoss non fosse, bene mio!

ARGANTE - Me farr schiattare, chella canaglia! Vide si cocio

BELLINA - Oh, non lo dire. Manco pe pazza lhai a dicere!

ARGANTE Essa, essa lei la causa di tutta la bile che faccio! Da quanto tempo che ti dico di togliermela dattorno! Vide si cocio.

BELLINA - S, lo vero: ma, Dio mio, comme se fa, servitori senza difiette non facile trovarne.

Perci, iammo, in considerazione delle buone qualit, ogne tanto se chiude nuocchio.Tonina sape o fatto suoio; attenta, volonterosa; e, quel che pi conta, fidata. Tu sai, al giorno doggi, come bisogna andar cauti nellassumere persone di servizio. (Chiamando) Tonina!

ARGANTE- E vuo vede si cocio? Ah!

BELLINA- (Esegue) Niente, niente, meno male si frisco comme a na rosa

TONINA - Comandi!

BELLINA - Perch fai arrabbiare mio marito?

TONINA (con voce soave) -Io? Quannno maie. Se ad altro non penso che a compiacerlo in tutto e per tutto.

ARGANTE - Ah! Canaglia!

TONINA (Fintamente)Il signore ci ha manifestato il suo progetto di dare Angelica in moglie al signor Diuretico; io mi sono permessa di esprimere il mio parere: cio che era nu buono partito, s; ma che, secondo me, avrebbe fatto meglio a metterla in convento.

BELLINA (Segretamente soddisfatta , in quanto il suo progetto quello di liberarsi delle figliole e avere mano libera sulle sostanze di Argante) Tutto qui? Niente di male, allora! Trovo anzi che non la pensa male, Tonina.

ARGANTE - E tu le dai retta, ammore mio? na scellerata: mha iettato nfaccia mille insolenze.

BELLINA - Ebbene, te crero,angioletto mio! Ma calmati. E tu, Tonina, ricordati: che se ancora fai inquietare mio marito, ll sta a la porta. E mo su, , su, vammi a prendere na coperta ca io lo metto comodo comodo su questa poltrona.(Tonina esce) Guarda, guarda no poco in che stato ti sei ridotto, pullecino mio!Iammo, ncasate buono lo cappiello: vide e non pigli aria ca nun ce vo niente e tabbusche no catarro.

ARGANTE - Ah, si meglio do basilisco, meglio de na tisana anema mia, quanto te so grato pe tutte lli premure ca tiene pe me!

BELLINA (rincalzando Argante con guanciali in modo che stia comodo) Su, su alzati, ca te sistemosti guanciali. Questo dietro le spalle; e ..e chistato pe appoggia la capa.

TONINA (rientra con la coperta e glie la pianta di mala grazia sulla testa scappando via) E questa perch vi ripari dal sereno!

ARGANTE (scattando da sedere con grande energia lancia infuriato i guanciali dietro a Tonina, per poi in contrapposizione riprendere un parlare stanco e forzatamente lamentoso) Ah, affogare, mi vuoi, bestiaccia! (ansimante, ripiombando sulla poltrona) - Ah, ah, ah! Non ne posso pi! Non ce la faccio cchi

BELLINA - Ma perch stizzirti a questo modo? Mica lha fatto con cattiva intenzione!

ARGANTE - Non la conosci, tu, stella mia! Non sai quanto dispettosa e maligna, quella scimmia! Chellassassina! Il sangue, lo sangue mha fatto arrevotare! Mi ci vorr pi di otto pozioni e pi di dodici serviziali, per rimettermi.

BELLINA Cacciottiello mio, suvvia, mettiti un po tranquillo.

ARGANTE Fragranza a mia, tutta la mia consolazione sei tu!

BELLINA Povero aucelluzzo! (Scambio di ridicole moine a soggetto)

ARGANTE (Alla fine del grottesco scambio romantico,estasiato e beatificato prende a parlare con piglio risoluto)Dunque, adesso stamme a senti ca te voglio parlare. Per corrispondere in qualche modo allamore che mi porti, cuor mio, voglio, come ti dissi, far testamento.

BELLINA - Oh, testamento! Non parliamo di simili cose, ti prego, tesoro! La sola parola gi mi d una stretta al cuore. una cosa, questa, alla quale non posso pensare! pi forte di me.

ARGANTE - Ti avevo pregato di parlarne al tuo notaio.

BELLINA - Lho fatto. Per accontentarti. di l.

ARGANTE (meravigliato) Di gi? Non avive ditto ca non ne vuo manco sentire parla?

BELLINA Ma pur di fare chello ca vuo..

ARGANTE- Quanto si ddoce zuccariello mio. Fallo dunque passare, su che aspetti?

BELLINA - Ah, quando a un marito gli vuoi bene fai davvero qualsiasi cosa pe farlo cuntento...

(Piccolo intermezzo musicale che accompagna i fronzoli e le nuove moine dei due, Al fine Bellina esce a dx per introdurre il notaio mentre Argante completamente soggiogato la osserva)

SCENA SETTIMA

BONAFEDE notaio, BELLINA, ARGANTE.

ARGANTE - Avanti, avanti, signor Bonafede. Accomodatevi, prego. So da mia moglie che siete ottimo amico suo e persona di cui fidarsi ad occhi chiusi. Per cui lho incaricata di rivolgersi a voi per il testamento che desidero fare.

BELLINA - Cose, ahim, chio non posso sentirne neanche discorrere!

BONAFEDE (Da dx. Il personaggio affetto da un curioso tic che lo costringe di tanto in tanto ad allungare la mano destra in avanti per poi ritrarla verso la spalla. Il fatto creer un gioco comico tra lui ed Argante) La signora mha detto, infatti, delle vostre in

tenzioni e della parte che desiderereste darle nel testamento. Sennonch, debbo dirvi subito che, per testamento, non potete lasciarle nulla.

ARGANTE - Oh! No? E pecch?

BONAFEDE - La consuetudine, labitudine voglio dicere, che ci sta nella nostra vita sociale, lo vieta. In altri paesi, dove c una legge scritta, la cosa se potarria pure fa; ma cc no, qui non si pu; e quindi qualsiasi disposizione sarebbe annullata. A Napoli e in tutto il regno , non c una legge scritta, c la consuetudine e . i coniugi non hanno che un modo di beneficiarsi reciprocamente;

ARGANTE E sarra?

BONAFEDE- Con la cessione di beni fatta a titolo di dono; se li devono donare , ..regalare insomma. Ma non basta: per donarseli si richiede ancora che n luno n laltro abbia prole, hanno a essere senza figli,o se ci stanno non devono appartenere a li genitori, per esempio essere in convento o dispersi o altro, se no, comme ve dicevo..ogne bene..per consuetudine tocca a li figli.

ARGANTE E chistuso no sopruso, aggiate pacienza. Possibile che alla mogliera , che teneramente lo ama, lo accodisce co attenzioni e cure, . no marito non pote lasciare niente? Ma io mo parlo co lavvocato mio! Isso forse troverebbe la via...

BONAFEDE - Avvocati? Ah, li sconsiglio, li sconsiglio! Gli avvocati sono dabitudine intransigenti in proposito;. Fanno ogni sorta di difficolt;. Altre persone ci sono da consultare, Persone che appianano le difficolt; e, in cambio di qualche profitto indiretto, sanno come eludere la consuetudine. Senza di che, noi, come si sbarcherebbe il lunario? Gli ostacoli vanno aggirati.Ce vole pratichezza , negli affari. Altrimenti, non accucchiarrimmo niente e la professione a me non mi renderebbe un soldo.

ARGANTE Ah, ecco. Me laveva ben detto mia moglie che siete un notaio in gamba; e non meno per questo, .no galantommo. Comme pzzo fare, dicite allora, a lasciare lo bene mio a moglierema, anzich ai figli?

BONAFEDE - Come potete fare? Potete scegliere, stanno attiento beninteso, un amico intimo di vostra moglie e donare a questo per scrittura, redatta nelle debite forme, quanto potete: un amico che, in un secondo tempo, rimetta a vostra moglie lintero legato. Potete inoltre , finch siete in vita, versare nelle mani di lei danaro liquido o quante pi banconote vi riuscir davere, pagabili a vista. Avite capito?

BELLINA - Oh, ma lascia, ti prego, amor mio, di darti pensiero per me! Si tu mavisse a mancare gioia de starma mia, Ove tu venissi a mancarmi, caro, non vorrei sopravviverti un giorno!

ARGANTE - Cara!

BELLINA - cos, caro! Senza e te sarra infelice a lo punto ca.

ARGANTE Oh, zitta Moglie adorata!

BELLINA - Che mimporterebbe pi vivere?

ARGANTE - Ammore mio!

BELLINA - Ti seguirei nella tomba; e ti renderesti conto allora di quanto bene io te voglio.

ARGANTE - Cara, non dicere, cara! Mi spacchino core, cerca anzi, te preio, conforto in un altro.

BONAFEDE (a Bellina) - Ma queste son lagrime fuor di stagione: le cose non sono ancora a tal punto.

BELLINA - Ah, signore, non sapete che cos un marito per la moglie che lo ama teneramente!

ARGANTE - Io, per me, non ho che un rimpianto, se muoio, anima mia: ed quello di non aver avuto un figlio da te. Me laveva promesso, Seggetta, che lo avrei...

BONAFEDE - Perch no? Potrebbe ancora venire!

ARGANTE - Allora, stella mia, dobbligo fare chesta scrittura comme sto signore ce suggerisce. Ma, per precauzione, intendo versare intanto in tua mano venticinquemila carlini doro, che tengo in camera mia, nascosti nellassito; e ddoie banconote al portatore, che mi vengono: una da Varriale una da Gerante.

BELLINA - No, no! Nun voglio niente de tutto chesto. In camera, dicevi: quanto in camera tua?

ARGANTE - Venticinquemila in oro, ammore mio.

BELLINA Non parlarme de danaro, te ne prego!. E due banconote, dicevi: da quanto, le banconote?

ARGANTE - Una di quattro, laltra di seimila.

BELLINA - Niente, niente! Fossero fossero pure tutte lli ricchezze de sto munno, che me ne farra, se non tenesse a te?

BONAFEDE (ad Argante) - Volete allora, signore, che stendiamo la scrittura?

ARGANTE - S; ma pe chesto, per questo saremo pi a nostro agio nel mio studiolo. Dammi il braccio, pollanchella mia, te prego.

BELLINA - Andiamo allora, aucelluzzo mio . (Escono a sx)

SCENA OTTAVA

ANGELICA, TONINA.

TONINA (Da dx insieme ad Angelica)So gghiute a ll a cofecchi co lo notaro.e ho sentito che parlavano di testamento. Non scema la vostra matrigna! Non vorrei che, influenzato da lei, vostro padre stesse combinando qualcosa contro i vostri interessi.

ANGELICA - Che dei suoi beni disponga pure come gli pare, purch non disponga del mio cuore. Vedi, Tonina, che razza di violenza vorrebbero fargli! Tu non mi abbandonare, ti supplico, in un momento come questo!

TONINA - Abbandonarvi, io? Morire, piuttosto. La matrigna vosta have voglia a cercare di tirarmi dalla sua, prendendomi per confidente! Non laggio mai potuta sopporta; ho sempre tenuto per voi. Lasciate fa a me; farraggio de tutto per aiutarvi; ma, pe meglio riuscire aggio a cagna sistema,: nasconder il mio attaccamento per voi e finger di entrare nel loro gioco.

ANGELICA - E vedi intanto se ti riuscisse di far avvertire Cleante del matrimonio cui vorrebbero costringermi.

TONINA - Per questo, tengo sottomano lo spasimante mio: Pollecenella, quel vecchio usuraio. Mi coster quache parolella gentile; ma, per amor vostro, non gliela negher. Oggi, non faccio pi in tempo; ma domattina appena ca fa iuorno lo mando a chiamare; e lui toccher il cielo col dito di...

BELLINA (di l, chiamando) - Tonina!

TONINA (ad Angelica) - Ecco che mi chiamano. Buon riposo. E state tranquilla: ce penso io!

(Parte una musica ad accompagnare un breve balletto di Angelica rimasta sola a soffrire per il suo amore disperato. Alla fine Angelica esce)

SCENA NONA

CLEANTE, TONINA

TONINA (Entrando da dx a Cleante ancora fuori, che l per l non riconosce) - Che cercate, signore? A chi volite?

CLEANTE (Entrando da sx) Comme che cerco.a chi voglio?

TONINA - Ah, site vuie? Pollecenella vha fatto limbasciata.E dunque, che volite fa?

CLEANTE (Ponendosi al centro e guardandosi intorno) Voglio conoscere lo destino mio! A parlare con la dolce Angelica, sentire quel che dice lo core suoio e chiederle, la cosa pi importante, cosa ha deciso riguardo alla malaugurata proposta di matrimonio, di cui aggio saputo.

TONINA - Sta bene; ma comme farrite a parlarce ncoppe a dduie piedi? Sha da truva la manerade farlo. guardata a vista, ve lo avranno detto: non esce, non parla co nisciuno. Se lavete incontrata a lo teatro, dove vi siete incapricciato di lei, stato sulo grazie all linsistenza duna vecchia zia, smaniosa di assistere a quella commedia.Se no , il permesso di andarci non lavrebbe mai ottenuto. E(guardandosi intorno e abbassando la voce), di quellincontro, nuie nun avimme fatta parola co nisciuno.

CLEANTE - E difatti io non mi presento qui come Cleante e tanto meno come innamorato; bens come un amico del suo maestro di musica, da lui mandato a sostituirlo.

TONINA O vi lloco lo padre. Non ve mostrate, pe lo momento: datemi il tempo di annunciarvi.(Escono in fretta a sx)

SCENA DECIMA

ARGANTE, TONINA, CLEANTE.

ARGANTE- (Entra da dx e credendosi solo, passeggia per la stanza ma indeciso se andare a dx o a sx , in avanti o in fondo) E gi chillo facile pe li miedeche .passeggiare, passeggiare, , quando malzo, passeggiar per la stanza, dodici volte. E si, dudece vote, ma sanghe da marina . addove? In su? ?In gi; In lungo o in largo? Dudece a ghire e dudece a venire, o dudece in tutto?No, no, meglio ca non me movo, non vorra sbagli e faccio no guaio. Se, se, ce volesse, comme sto combinato me ce vole sulo de sgarrare la ginnastica., Chieder prima a Saggetta, stamane mi sono scordato di chiederglielo.(Rimane cos assorto a cercare di ricordare o di capire dove ecome passeggiare. Il lazzo durer qualche tempo fino a che non sar interrotto dalingresso di Tonina)

TONINA (Entrando da sx allegramente con voce squillante)Padrone, c un...

ARGANTE (Quasi ci rimane secco dalla paura causata dallimprovviso parlare della serva. Infiniti lazz prima di riprender fiato e profferir parola stravaccato sulla sedia a dondolo)Ca puozze i sperza pelo munno, hai a passa tanti guaie quante vote sbatte lo mare nfaccia a li scuoglie, sha da perdere lo nomme tuoie pe sette generazioni, tu ne so certo me vuo fare morire. Che allucche? Che sbraiti? Che brci, sciagurata? Me fai cacci lo cervello da la capa nato ppoco, me faie veni na sincope..(altri lazzi) Co chesta vociaccia si parla ad un povero infermo?

TONINA (Con voce regolare) Volevo dirvi, padrone...

ARGANTE - Sottovoce, ti dico!

TONINA - Signore... (seguita a muover le labbra, senza emettere suono)

ARGANTE (Lazzi)Eh? Cosa?

TONINA - Vi dicevo che... (come sopra)

ARGANTE - Che diavolo dici?

TONINA (forte) - Che c un tizio di l che chiede di parlarle.

ARGANTE (Scatta dalla sedia con vera foga) Vide ca si tafferra te combine ca manco li cani te addorano.. Aspita quella grida a quel modo, che, me vuo spacc no timpano? (Ricordandosi di essere ammalato, con scena grottesca torna in fretta alla sedia e si ridispone ad essere infermo) Saccomodi. (Tonina fa segno a Cleante di farsi avanti)

CLEANTE (Da sx) Signore...

TONINA - Pi piano! Ch se no, il cervello del signore se ne esce da la capa.

CLEANTE - Signore, son felice di trovarvi in piedi e di constatare che state meglio.

TONINA- (fingendosi sdegnata) Ma che faccia tosta. Comme, meglio? Meglio, no cuorno! Il signore sta male come sempre.

CLEANTE - Ho sentito dire che il signore stava meglio, e mi sembra che abbia una buona cera.

TONINA - Bona cera? Cadaverica, la tiene! Non lo vedite? (Argante assume ancor di pi, se possibile , laria del moribondo e contemporaneamente annuisce alle parole di Tonina)) Chi pu avervi detto che stava meglio, se non un impertinente? Mai, il mio padrone stato cos male.

ARGANTE lo vero.

TONINA - Cammina, dorme, magna e beve comme a tutte llate; ma non meno, per questo, gravemente ammalato.

ARGANTE (C.s.) La pura verit, signore.

CLEANTE - Oh, ne son proprio desolato! Mi manda il maestro di canto della signorina vostra figlia. Costretto a recarsi per qualche giorno in campagna, mha pregato, come suo intimo amico, di sostituirlo nellinsegnamento: una interruzione potrebbe, egli teme, far dimenticare alla scolara quanto ha appreso.

ARGANTE - Ah, bene. (A Tonina) Chiamma Angelica.

TONINA - Ma non sarebbe meglio che conducessi da lei il signore?

ARGANTE - No. Che venga qui lei. Stamme a sentere na vota.

TONINA Ma senza lo necessario raccoglimento, di che profitto p essere na lezione?

ARGANTE - Come ho detto, come ho detto! (Affannandosi) Madonna , e vide si nun vole la morte mia sta caiotola..

TONINA - La lezione di canto qui, nello stato in cui siete? Quando il volo duna mosca basta a darvi il mal di capo?

ARGANTE - Che, che! Nossignore te dico. La musica me piace, e sar ben lieto di... Ah! Eccola! (A Tonina) Va a vedere se mia moglie vestuta.

TONINA Comme volite (Esce sbuffando a dx e incrocia Angelica che entra)

ARGANTE (Scattando di nuovo con successivo repentino ulteriore ripensamento) E non sbuffare

SCENA UNDICESIMA

ARGANTE, ANGELICA, CLEANTE.

ARGANTE (Calmandosi)Vieni, figlia mia. Il tuo maestro di canto andato in campagna, e a far le sue veci ha mandato questo signore.

ANGELICA (riconoscendo Cleante) - Ah, Cielo!

ARGANTE - Ebbene? Cos questa sorpresa?

ANGELICA - E...

ARGANTE - Perch sei cos turbata?

ANGELICA - Perch, padre mio, mi succede una cosa sorprendente.

ARGANTE - Spiegati.

ANGELICA - Tutta la notte, dovete sapere, ho sognato che mi trovavo in un ben brutto guaio; e che una persona, in tutto simile nellaspetto al signore, mi si presentata; io le ho chiesto aiuto e quella mha salvato dallimpiccio. Figuratevi quindi il mio stupore arrivando, nel vedermi davanti, viva e parlante, la persona sognata.

CLEANTE - Sia pure in sogno, mi lusinga, signorina, che abbiate pensato a me. Ma toccherei addirittura il cielo col dito, se mi giudicaste degno di scamparvi da qualche guaio. Non c nulla che non farei, per...

ARGANTE E che guaio avive passato anema mia?

CLEANTE (Prontamente) Era attorniata da persone che la molestavano.

ARGANTE (Sorpreso) Ma.pecch vuie avite fatto lo stesso suonno?.comme sapite che guaio aveva passato. ? (Ride) La persona del sogno era simile a voi, non eravate voi,

ANGELICA (Risolvendo) Lo avr immaginatopadre.

CLEANTE Infatti, lo immagino ad una cos bella figliola, ho immaginato, capiter spesso dessere molestata da persone maleducatetanto da riportare in sogno tale ansia.

ARGANTE Facite lo miedeco?

CLEANTE No, vi ho detto ..maestro di canto

ARGANTE Peccato

SCENA DODICESIMA

CLEANTE, ANGELICA, ARGANTE, TONINA.

TONINA (Rientrando da dx, fingendo) Oh, padrone, da questo momento sto con voi; mi rimangio tutto ci che ho potuto dirvi. C di l Diuretico padre e Diuretico figlio, venuti in visita. Madonna si ve lo site saputo scegliere, caspita, il genero! Vedrete il pi bel giovanotto de lo munno, e pure il pi intelligente. Non mha ditto che ddoie parole e mha conquistato. Vostra figlia ne rester incantata.

ARGANTE - (a Cleante, che fa latto di ritirarsi) - Non ve ne andate, signore. Sto maritanno mia figlia; ed lo futuro sposo che adesso le conducono, perch faccia la sua conoscenza.

CLEANTE - Onoratissimo, signore, che mi vogliate testimone di questo cos piacevole incontro.

ARGANTE - il figlio de no bravo miedeco; ed entro quattro giorni si celebreranno le nozze.

CLEANTE (Sempre meno convincente, sbiancando per la arrabbia)Che meraviglia.

ARGANTE (Lo guarda perplesso)Fatelo sapere al maestro di musica, desidero intervenga alla cerimonia.

CLEANTE (C.s.)Non mancher.

ARGANTE (C.s.)Anche voi, invito!

CLEANTE (C.s.)Quale onore!

ARGANTE - (Risolvendo infine) Ma che avite, vuie non state buono, tenite na faccia ianca ca ve ponno atterr e nisciuno se ne addonnarra ca site vivo., ve consiglio de farve vede dal signor Diuretico visto ca se trova cc, sapite no valente miedeco. Stateme a sentere ca io ne so pratico..

CLEANTE (Sforzandosi di riprendersi) Non niente, ve ne ringrazio , ma stato no malore passeggero.

TONINA (Intervenendo) Allora, posso farli passare?

ARGANTE Aspetta mo venimmo nuie a riceverli e doppo ce ne tornammo ca, (A Cleante, incamminandosi verso luscita di Dx) io po sapite malato comme so non posso resta troppo in piedi in giardino, ma lospitalit mi impone de sto sacrificio e andargli incontro. Ah che se fa pe sti figli. (Esce seguito dagli altri che fanno gesti tra loro. Parte una musica per la chiusura del sipario

ATTO SECONDO

La scena uguale. La sedia a dondolo, chiaramente, spoglia dei cuscini e della coperta aggiunti nel primo atto.

Una musica accompagna lapertura del sipario e gran parte della scena prima

SCENA PRIMA

DIURETICO, suo figlio TOMMASO, ARGANTE, ANGELICA, CLEANTE, TONINA,

ARGANTE (Accogliendo gli ospiti entrando da dx con tutti. Ha un parlare lezioso e senza accento, a sottolineare limportanza, per lui della qualit dei presenti.) Venite, venite, cc stammo meglio, io non ce la faccio a stare troppo allin piedi.( si tocca, senza togliersela, la cuffia.) Scusate, signore, se non mi scopro. Me lha proibito il medico. Siete medico anche voi e non ignorate quindi le conseguenze cui mesporrei.(Si siede)

DIURETICO - Di qualsiasi natura sia la visita che facciamo, noi medici non scordiamo mai che nostro compito recar giovamento, non gi nocumento, a chi infermo.

ARGANTE (Senza comprenderne il significato) Nocumentoinfatti, ..nocumento.capisco, signore... (Argante e Diuretico parleranno da questo punto nello stesso tempo, interrompendosi e confondendosi. Ripetendo e ingarbugliandosi, ricominciando, alzando la voce, accelerando, tanto da creare in questo breve dialogo una lunga e comica confusione.)

DIURETICO - Siam qui venuti, signore...

ARGANTE - Con immenso piacere...

DIURETICO - Mio figlio Tommaso ed io...

ARGANTE - Lonore ca me facite...

DIURETICO - A testimoniarvi, signore...

ARGANTE - E sarebbe stato mio desiderio...

DIURETICO - Lesultanza in cui siamo...

ARGANTE - Venir io da voi...

DIURETICO - Per lalto onore che ci fate...

ARGANTE - Per darvene atto...

DIURETICO - Di accoglierci nella cerchia...

ARGANTE - Ma sapete, signore...

DIURETICO - Della vostra famiglia...

ARGANTE Io so no povero malato...

DIURETICO - E ad assicurarvi...

ARGANTE - Il quale altro non pu fare...

DIURETICO - Che, nellambito della nostra professione...

ARGANTE - Che dirvi ora...

DIURETICO - Come in tutto...

ARGANTE - Ca non mancher occasione...

DIURETICO - Saremo sempre pronti, signore...

ARGANTE - Di mostrarvi, signore...

DIURETICO - A testimoniarvi il nostro zelo.

ARGANTE - Che interamente al vostro servizio.

(Esausti entrambi abbandonano il parlare. Cessa la musica. Argante stordito da quello strano e incomprensibile dialogo, si arrende e piombando sulla sedia, dopo un attimo aggiunge) Parlate vuie.

DIURETICO (al figlio) Con piacere. Suvvia, Tommaso, fatti avanti: presenta i tuoi omaggi.

TOMMASO (un babbeo lungo lungo, appena uscito dalluniversit; fa ogni cosa con malgarbo e a contrattempo) - da tal padre, vero, che debbo cominciare...

DIURETICO - Certo.

TOMMASO (ad Argante) - Signore, saluto in voi, riconosco, amo e venero un secondo padre. Ma un secondo padre, verso cui, oso dire, mi sento pi in debito che verso il primo. Il primo mha messo al mondo, voi mavete scelto; il primo mi ha accolto per necessit , voi invece per bont; ci che tengo dal primo, effetto del suo fisico; ci che invece tengo da voi, effetto della vostra volont. (Argante rimane interdetto, si alza e lentamente si avvicina a Tommaso osservandolo in maniera curiosa come a scoprirne una eventuale appartenenza ad altra razza che non sia il genere umano. Dopodich osserva i presenti e torna a sedere.)

TONINA - Evviva le scuole, dalle quali vengon fuori parlatori cos sottili!

TOMMASO (al padre) - Me la son cavata bene, pap?

DIURETICO - Optime.

ARGANTE (ad Angelica) - Iammo, rispondi al signore.

TOMMASO (al padre) - Abbracciarla, devo?

DIURETICO - Certo, certo. (Cleante ha un moto)

TOMMASO (ad Angelica) - Signora, ben giustamente il Cielo vi concesse il nome di Bellina, dappoich si legge sul vostro viso...

ARGANTE (a Tommaso) Eh,eh, mia moglie si chiama Bellina; state parlando a mia figlia che per, si chiama Angelica.

TOMMASO Ah, ecco. Dov allora la vostra consorte?

ARGANTE - Sar qui a momenti.

TOMMASO - Devo aspettare che venga, pap?

DIURETICO - Presenta intanto i tuoi omaggi alla signorina.

TOMMASO - Signorina, come il fiore denominato eliotropio di continuo si volge, al dire dei naturalisti, verso lastro del giorno, cos dora innanzi il mio cuore sempremai si volger verso le splendenti stelle dei vostri occhi adorabili, quasi a suo unico polo. Concedetemi adunque, signorina, di deporre oggi sullaltare dei vostri vezzi lofferta di questo cuore, che ad altra gloria non aspira n ambisce, se non quella dessere, finch batta, vostro umilissimo, obbedientissimo e fedelissimo servo e marito.

ARGANTE - Su, presto, sedie per tutti. (Tonina parte a procurar sedie per tutti)

TONINA (canzonandolo) Lo vide che vo dicere studiare! Quante belle cose simparano a dire!

ARGANTE (a Cleante) - E a voi, che ve ne pare?

CLEANTE (Sforzandosi di rimanere calmo)Mi pare che il signore fa prodigi; e che, se bravo medico quanto bravo oratore, sar un piacere farsi curare da lui.

TONINA - Lo dico purio! Ammalati, non ce ne sarranno cchi!

ARGANTE (Sistemata ogni sedia, Tonina sar lunica a rimanere in piedi nella scena che segue i personaggi si alzeranno e siederanno asoggetto a seconda delle circostanze)Siediti l, figlia. (A Diuretico) Vedete, signore, che lammirazione per vostro figlio generale. Siete ben fortunato a possedere un tale rampollo.

DIURETICO - Non perch gli son padre, signore; ma posso dire che ho motivo di esser contento di lui. Chi lha visto, ne parla come dun giovane scevro affatto di cattiveria. Non ha mai avuto una brillante immaginazione, n quel brio, quello spirito di cui qualcuno dotato. Ma questo mha sempre fatto ben sperare del suo giudizio, dote indispensabile nellesercizio della nostra professione. Da piccolo, non mai stato quel che si dice un birichino, un ragazzo vivace; si teneva sempre cheto e taciturno; non apriva mai bocca e non giocava a nessuno di quei piccoli giochi che vengono detti infantili. Dovemmo faticare per fargli imparare a leggere e scrivere: a nove anni, ancora scambiava una lettera per unaltra. Bene, io mi dicevo: gli alberi che stentano a dar frutto son quelli che lo danno migliore. Si fatica ben di pi a scrivere sul marmo che sulla sabbia; ma quel che inciso sul marmo, sfida i secoli. Ora, questa lentezza a capire, questa scarsit di immaginazione, arra per lavvenire dun retto giudizio. Quando lo mandai a scuola, si trov a disagio; ma contro le difficolt si metteva di puntiglio. Ed i suoi maestri me lo elogiavano sempre per lassiduit e lapplicazione. Finch, dagli e dagli, a forza di battere, super con lode gli esami; e, senza vantarmi, posso dire che, in questi due anni di corso, il candidato che nelle discussioni pi si fatto notare. Ormai, bisogna fare i conti con lui: non si approva tesi, che lui non si alzi a combatterla ad oltranza. Non molla; incrollabile nei suoi convincimenti, e spinge la logica del suo ragionamento sino alle estreme conseguenze. Ma ci che soprattutto mi piace in lui, si che, seguendo il mio esempio, ciecamente ligio ai precetti degli antichi; e che mai ha voluto capire n ascoltare le ragioni e le prove delle pretese scoperte del nostro secolo, concernenti la circolazione del sangue ed altre opinioni della stessa risma.

TOMMASO (cavando di tasca un grosso rotolo e porgendolo ad Angelica) - La teoria della circolazione del sangue, lho confutata con questa tesi; che, con licenza del signore (sinchina ad Argante) ardisco presentare alla signorina, quale omaggio, dovutole, delle primizie del mio ingegno.

ANGELICA - Grazie; ma che farmene, ignorante come sono di simili argomenti?

TONINA (prendendo lei il rotolo) - Date, date a me: servir ad addobbare la mia camera: vi far sempre la sua figura.

TOMMASO - E pure con vostra licenza, signore (di nuovo sinchina ad Argante), vi invito, signorina, a titolo di svago, ad assistere uno di questi giorni alla dissezione duna morta, dissezione che former oggetto dun mio discorso.

TONINA Proprio no bello svago, sar! C chi la sua bella la invita a teatro; ma invitarla a una , .comme se dice?.dissezione, ben pi galante!

DIURETICO - Quanto, infine, ai requisiti che ci vogliono per il matrimonio e per la propagazione, vi garantisco che, stando ai precetti dei maestri, mio figlio come meglio non si potrebbe: possiede in grado lodevole la capacit prolifica ed ha il temperamento che occorre per generare e procreare figli robusti.

ARGANTE - Non intendete, signore, introdurlo a Corte e preparargli l un posto da medico?

DIURETICO - Ad esser franco, lesercizio della nostra professione presso i grandi, non mi ha mai attirato gran che. Ho sempre pensato che meglio per noi aver a fare con la piccola gente. pi comodo: di ci che si fa, non si deve rispondere a nessuno; e, purch ci si attenga a quello che la scienza prescrive, nessun cruccio di come poi vadano le cose. Coi personaggi altolocati, invece, c linconveniente che, se cadono ammalati, pretendono che li si guarisca.

TONINA Ma guarda no poco. No malato ca vole ca lo miedeco lo guarisca. Bella pretesa! Bella impertinenza,! Lo miedeco , penso deve solo scrivere ricette e intascare lonorario. Guarire, spetta allammalato, o no?... se ci riesce! ve pare?.

DIURETICO - vero: il nostro compito assolto, una volta che abbiamo prescritto la cura che la scienza detta.

ARGANTE (a Cleante) - Perch, signore, non ci fate un po sentire come canta mia figlia?

CLEANTE - Attendevo che me lordinaste, signore; pensavo appunto, per svago della compagnia, di cantare con la signorina un brano dunoperetta apparsa di recente. (Ad Angelica, passandole un foglio) Ecco la parte che tocca a voi.

ANGELICA (Meravigliata) A me?

CLEANTE (sottovoce tra i denti ad Angelica) - Assecondatemi, vi prego: un momento, e capirete che cosa si tratta di cantare. (Forte) Io non ho voceo ggi; ma in questo caso, baster mi faccia udire; lor signori mi scuseranno, visto che non canto per esibirmi, ma per accompagnare la signorina.

ARGANTE Di che parla sto canto?

CLEANTE - Ma, veramente... unoperetta estemporanea; non sar che della prosa ritmata, una specie di versi liberi: le frasi, insomma, che la passione fa trovare l per l a due che han qualcosa da dirsi durgente.

ARGANTE -Benissimo. E ghiammo, siam tutti orecchi.

CLEANTE - Ecco largomento. In un teatro, un giovane tutto assorto nello spettacolo che appena incominciato, quando ne distratto dalle escandescenze dun vicino. Si volge e vede un prepotente che investe di male parole una donzella. Senzaltro prende le difese del sesso cui luomo deve sempre omaggio; e, una volta punito il bruto della sua insolenza, va alloffesa e vede che una giovinetta che, da un paio docchi che sono un incanto, sta versando lagrime, come di pi belle non dato vederne. Come, si chiede, come si pu oltraggiare s eletta creatura? E qual cuor di pietra, quale barbaro non si intenerirebbe a tali lagrime? Quel pianto, che trova tanto bello, si affretta a farlo cessare; e la dolce creatura di cos poco lo ringrazia; ma con tanto garbo, con un accento cos caldo ed appassionato, che lui non pu resistere: ogni parola, ogni sguardo gli penetra il cuore come un dardo infocato. Fa di tutto per rivedere la fanciulla, la cui immagine lo accompagna notte e giorno; ma la sorveglianza in cui tenuta, manda a monte tutti i suoi tentativi.

ARGANTE (Interrompendolo) Chesto pecch avevano a essere versi liberi, frasi truvate l per l?

CLEANTE (Imbarazzato, riprende) Certo, e dunque Sentendo di non poter pi vivere senza di lei, con un biglietto che riesce a farle arrivare, si accerta del suo consenso e decide di chiederla in sposa. Sennonch, ecco viene a sapere che il padre di lei lha promessa ad un altro e che gi fervono i preparativi per celebrare le nozze. Figurarsi che colpo al cuore per il povero innamorato! Lancia sguardi di angoscia a colei che adora; a parlare solo con gli occhi, lo costringe il riguardo che le deve e la presenza del padre. Ma alla fine vince ogni ritegno, e, spinto dalla passione, cos le si rivolge ( sta per cantare):

ARGANTE Aspettate, ma lo padre che dice a tutte sti scemenze?

CLEANTE Non dice niente, e come potrebbe in torto.

ARGANTE In torto , chesto lo pensate voi?! Avesse da essere io, bravo limbecille, sorbirsi tutto questo in silenzio! No no ne abbiamo abbastanza. Codesta commedia di pessimo esempio: isso un impertinente e essa una spudorata, a parlare in simili termini alla presenza del padre. (Ad Angelica) Da qui quel foglio. Ah, ah! E dove scritto quello che cantavi? Non vedo che note musicali.(Lungo imbarazzato silenzio gestito con lazzi e versi a soggetto)

CLEANTE (Alla fine il giovane risolve)Ah, voi allora, signore, forse non sapete: si trovato di recente il modo di scrivere, in una con le note, anche le parole.

ARGANTE - Ah s? Complimenti, signore, e arrivederci. Ma avremmo fatto volentieri a meno della vostra sguaiata commediola.

CLEANTE - Lintenzione era di divertirvi.(Con un inchino) Vi saluto (Esce a sx riuscendo a stento riesce a trattenere la collera accompagnato da Tonina che torna)

ARGANTE - Le stupidaggini non divertono affatto. (Vedendola comparire a dx) Oh, ecco mia moglie.

SCENA SECONDA

ARGANTE, BELLINA, ANGELICA, DIURETICO, TOMMASO SUO figlio, TONINA.

ARGANTE - Ti presento, amor mio, il figlio del signor Diuretico.

TOMMASO- (comincia un discorsetto cerimonioso che aveva preparato dentro di s; non lo ricorda pi e non sa continuare) - Signora, ben giustamente vi concesse il cielo il nome di Bellina, dappoich si legge sul vostro viso...dunque .. Signora, ben giustamente vi concesse il cielo il nome di Bellina, dappoich si legge sul vostro viso che .che

BELLINA (Sollevandolo dal palese e grottesco imbarazzo) ..incantata, signore, desser giunta a proposito e daver lonore di fare la vostra conoscenza.

TOMMASO - ...dappoich si legge sui vostro viso... dappoich si legge sui vostro viso... Signora, mavete interrotto sul pi bello ed ho perduto il filo.

DIURETICO - Ebbene, Tommaso: sar per un altra volta...

ARGANTE (alla moglie giustificando il giovane solo perch medico)) - Si,ha perduto il filo. E lo vero stella mia, quello un medico, hai capito? Medico,!Peccato, cara, che tu non fossi qui un momento fa!

TONINA - Davvero! Che ve site perduto , padrona, a non truvarve al momento del secondo padre e del fiore chiamato eliotroppo!

TOMMASO- Eliotropio

DIURETICO- Eliotropio

ARGANTE - Eliotropio

TONINA (Prendendo la sedia dove era seduto Cleante e andandola a riporre) Sine, eliotropio, me songo sbagliato

ARGANTE - Ed ora, figlia mia, porgi la mano al signore, promettendoti a lui moglie fedele.

ANGELICA - Padre mio...

ARGANTE Ebbene? Padre mio! Che vuoi dire?

ANGELICA - Di grazia, non precipitate le cose. Accordateci almeno il tempo di conoscerci e di lasciar nascere in noi, luno per laltro, linclinazione indispensabile ad ununione perfetta.

TOMMASO - Per quel che mi concerne, signorina, in me linclinazione gi belle nata; non ho bisogno di aspettare di pi.

ANGELICA - Se voi siete cos svelto, signore, non lo stesso di me; e vi confesso che i vostri meriti non hanno ancora fatto sul mio animo sufficiente impressione.

ARGANTE Emb, poco male! Na vota sposata, de tiempo, pe chesto, ne tenarraie davanzo.

ANGELICA - Via, padre mio, ci vorrei pensare, vi prego. Il matrimonio una catena cui non si deve mai sottomettere un cuore per forza; e se il signore un gentiluomo, non pu accettare per moglie una che fosse costretta a diventar sua. (Tonina rientra)

TOMMASO Non proprio cos, se mi permesso: Nego consequentiam, signorina, vedete posso essere un gentiluomo ed accettarvi di buon grado anche dalle mani del vostro signor padre.

ANGELICA - Usar violenza? Non mi pare un bel modo per farsi amare.

TOMMASO - Leggiamo nella storia, signorina, che presso gli antichi era costume rapire con la forza le fanciulle che si desideravano in moglie, affinch apparisse che non di loro consenso convolavano nelle braccia dun uomo.

ANGELICA (Scaldandosi)Gli antichi, signore, sono gli antichi; noi siamo quelli doggi. Nel nostro secolo non sono necessarie finzioni; e quando un marito lo vogliamo, sappiamo molto bene andargli incontro, senza bisogno dessere trascinate. Prendete pazienza; se mi amate, signore, dovete volere ci chio voglio.

TOMMASO - Certo, signorina: ma questo andrebbe contro il mio amore.

ANGELICA - Ma il maggior segno damore, non quello di conformarsi alla volont dellamata?

TOMMASO Per quanto riguarda il vostro possesso, si, ve lo concedo; ma non per il resto.

DIURETICO Bene, giusto. Vedete , osservate come si fa valere senza offendere affatto linterlocutrice sebbene ella si scaldi.

ARGANTE Vero. Su. Nun te scarf, cucciolotta de lo padre tuoio

TONINA (ad Angelica) Ce sta poco da fare, a ragionare: lo signorino esce fresco da li studie e tenarr sempre lultima parola. Perch far tanta resistenza e rifiutare lonore dessere.(con estrema ironia) impalmata da un dottore in medicina?

BELLINA (Acida)Ha probabilmente del tenero per qualcun altro.

ANGELICA - Se lavessi, signora, sarebbe senza dubbio un sentimento conforme alla ragione e al mio lonore.

ARGANTE - Caspita! Sta bella figura ce faccio io?

BELLINA - Se fossi in te, caro, non la forzerei punto a maritarsi. Saccio io che farria.

ANGELICA (Con sarcasmo) So, signora, che cosa intendete dire e le premure che avete per me;ma temo proprio, per voi, che i vostri consigli non saranno affatto seguiti.

BELLINA Il male che le fanciulle savie e dabbene come voi se ne infischiano di mostrarsi obbedienti e sottomesse alla volont dei loro genitori. Roba di altri tempi questa!

ANGELICA - I doveri duna figlia han dei limiti, signora; la ragione e la legge non li spingono fino a quello che mi si chiede.

BELLINA - Come a dire che pensate solo a maritarvi, ma che lo sposo volete scegliervelo a vostro talento.

ANGELICA - Se mio padre non vuol darmi un marito che mi piaccia, lo scongiuro di non costringermi, almeno, a prenderne uno che non mi senta di amare.

DIURETICO Oh, ma si sta rifutando.

TOMMASO Mi pare palese..

ARGANTE Ma no, no signori, son confuso e vi chiedo mille scuse.

ANGELICA - Ognuno ha il suo scopo, sposandosi. Io, che un marito lo desidero per amarlo veramente e per consacrargli tutta la vita, ci penso due volte a prenderlo.

BELLINA Siete proprio impertinente, oggi; e mi piacerebbe sapere che intendete dire con queste parole.

ANGELICA - Io, signora? Che potrei voler dire se non quello che dico?

BELLINA - Indisponente, siete! Insopportabile, addirittura!

ANGELICA Credete di provocarmi e farmi rispondere come non devo; ma questa soddisfazione, vavverto, non lavrete.

BELLINA - Si mai visto uninsolenza simile?

ANGELICA - Non lavrete, avete voglia a dire.

BELLINA - Siete dun orgoglio ridicolo! Duna impertinenza e duna presunzione che, come vedete, fa spallucciare tutti.

ANGELICA - Dite, dite, dite pure, dite ancora, ma non servir. Ripeto: sar saggia, a vostro dispetto; anzi per togliervi la speranza di riuscire nel vostro intento, mi tolgo io dalla vostra vista.(Inchino ironico ed esce a a sx)

ARGANTE (Scattando dalla sedia dimentico dei suoi immaginari malanni, la insegue) - Sienteme buono. Di due, una: o entro quattro giorni sposi il signore o trase a lo convento. (Girandosi si rende conto di aver fatto intendere una improvvisa guarigione, torna prontamente al suo stato di infermo e con difficolt si risiede. A Bellina) Non te ncoitare linfa de li carne meie: ce lo faccio mettere io lo giudizio.

BELLINA Sine , ma mo perdoname: debbo andare; sono desolata di lasciarti, tesoro; ma tengo pressa duscire, voglio ire a trova no poco a Madre Beatrice a lo convento, tanto tempo ca non ce vaco e non voglio rimandare. Tengo pure certi biscotte ca ce voglio portare. Mo li piglio e vaco. Ma torno ampressa. .

ARGANTE - Va pure,core; e passa dal notaio, perch spicci la faccenda che sai. Ah,e . pe piacere

BELLINA Dici.

ARGANTE Vide si cocio.

BELLINA (Con infinita, malcelata pazienza esegue) None. Vaco piglio li biscotti, mio diletto. (Esce a dx)

ARGANTE - Vai. Ecco una donna che mi ama, che mi ama al di l dogne suspetto!

DIURETICO - Ora noi, signore, con vostra licenza, ce ne andiamo.(Tonina parte a sistemar le sedie)

ARGANTE - Di gi?E non me facite, prego, almeno na visita, non saccio vedere un po come me trovate n salute

DIURETICO - (Prendendogli il polso) E tu, Tommaso, senti laltro; desidero vedere se, di polsi, hai buona pratica. Quid dicis?

TOMMASO - Dico che il polso del signore quello duno che non ist punto bene.

DIURETICO - Bravo!

TOMMASO - Che un polso duretto, per non dire duro.

DIURETICO - Bravissimo!

TOMMASO - Recalcitrante.

DIURETICO - Di bene in meglio!

TOMMASO - E sinanco un po capricante.

DIURETICO - Optime.

TOMMASO - Ci che indica una intemperia nel parenchima splenico, vale a dire nella milza.

DIURETICO - A meraviglia.

ARGANTE - Ammalato, veramente, secondo Seggetta, sarebbe il fegato.

DIURETICO - Eh gi! Chi dice parenchima dice fegato e milza, data la stretta simpatia che esiste tra i due organi a causa del vas breve del piloro, e, non di rado, dei meati colidochi. Carne arrostita in abbondanza, vi ordina, non vero?

ARGANTE - No; solo carne lessa.

DIURETICO - Eh gi! Arrosto o lesso, e la stessa cosa. Prescrizione quanto mai saggia: non potreste trovarvi in migliori mani.

ARGANTE - E ditemi, giacch ci siamo: in un uovo, quanti granelli di sale shanno a mettere?

DIURETICO - Sei, otto, dieci: procedendo cio per numeri pari. Come per numeri dispari, nei medicamenti. Dunque vi lasciamo, confermando lo stato di malattia in cui i nostri esimi colleghi vi hanno trovato. Per tutto quanto il resto siamo certi che risolverete e al pi presto ci farete pervenire vostre notizie. Saluti.

TOMMASO Saluti (Escono a sx)

ARGANTE - Grazie e arrivederci, signori.

SCENA TERZA

BELLINA, ARGANTE.

BELLINA (Rientrando da dx) Quando cchi pressa tieni cchi tempo ce sta da perdere. Ma comme faccio a uscire se prima tesoro mio non tinformo di ci che ho visto e metterti in guardia.

ARGANTE Che stato gioia?

BELLINA Io lo saccio ca te do dolore ca chesto non fa bene certo a la salute toia, ma posso mai nasconderti ci che avviene in casa tua senza che tu lo sappia, sarra pe la coscienza mia peggio daverte traduto co nato..

ARGANTE Nun me fa sta n pena, parla mogliera mia.

BELLINA Io te lo dico, ma te prego non darce peso, pensa ca s malato e la salute lo bbene cchi grosso che devi preservarti. Non darce peso, fa comme se fosse soccieso dinta nata casa.

ARGANTE - Sine, ma presto parla zuccariello mio

BELLINA - Passavo davanti alla camera di Angelica e co chi la veco assieme?

ARGANTE Co chi?

BELLINA Madonna me aggio a fa forza e te lo devo dire. Un giovanotto, si, un giovanotto che, appena mha visto seclissato.

ARGANTE Secliche

BELLINA - ssato.eclissato, scomparso, nascosto, fuiuto

ARGANTE (Istintivamente e con foga, per poi ripiombare nello stato di malessere pi profondo) E s, aggio capito , basta, basta.(Ricomponendosi) rusella mia (Grande silenzio e come un attore che sta per interpretare una scena madre, grottescamente si pone in uno stato di infinita sofferenza)Un giovinotto in camera di mia figlia!

BELLINA Non darce peso, fa finta ca non taggio ditto niente, .proprio cos! No giovanotto , e ce steva pure la piccerella, , coi due, tua figlia Lisetta, che penso potr raccontarti di pima te ne scongiuro non darti pena ca te po fa malevuo ca te la chiammo a Lisetta?.

ARGANTE Sine, subbeto, Mandamela, amor mio, mandamela! E poi esci pure che doloree salutame tanto madre Beatricedille dille ca presto

BELLINA - ..ca presto..?

ARGANTE - presto avimme da parla co essa

BELLINA Sine, vaco, ma statte calmo. (fa per andare, torna indi sui suoi passi e con maestra) ah, famme vedere si cuoce(Gli sente la fronte) Ah meno male..none. Vaco e te chiammo Lisetta (Esce a dx)

ARGANTE - (Solo) Ah, la spudorata! Capisco, ora, la sua resistenza!

SCENA QUARTA

ARGANTE, LISETTA.

LISETTA (Entrando da dx) Che volete, pap? La matrigna mha detto che mi cercate.

ARGANTE - S. Vieni qui. Pi vicino. Voltati. Alza gli occhi. Guardami in faccia. Ebbene? Non hai niente da raccontarmi?

LISETTA - Per farvi compagnia? La favola di Pelle dAsino, posso raccontarvi; o quella del corvo e della volpe, che ho imparato ieri a scuola.

ARGANTE - Ma che favole!

LISETTA - Che cosa, allora?

ARGANTE - Ah piccola ipocrita! Come non lo sapessi quello che intendo dire!

LISETTA - Non lo so, no, scusate!

ARGANTE - cos che mi obbedisci? E accoss ca me si sincera figlia?

LISETTA - Non capisco che vogliate dire.

ARGANTE - Non ti ho forse ordinato di venirmi immediatamente a riferire tutto quello che vedi?

LISETTA - S, pap.

ARGANTE - E lhai fatto?

LISETTA - S, pap. Tutto quello che ho visto, sono sempre venuta a riferirvelo.

ARGANTE - Ah, e oggi nonhai visto niente, proprio niente?

LISETTA - No, pap.

ARGANTE Ne si sicura?

LISETTA - Sicura!

ARGANTE - Ah, sine. E allora mo te faccio arricord io (Va a prendere una verga poggiata da qualche parte, abbandonando ancora una volta il suo stato di malato)

LISETTA - Ah, pap, pap!

ARGANTE Bugiarda ca non si ato ! Me o vuo dicere , eh, che in camera di tua sorella ce steva nommo e tu lo hai visto! (Alzando la verga)

LISETTA (piangendo, si butta in ginocchio)) - Pap mio! Ah, pap, perdono! Mia sorella maveva proibito di dirvelo; ma ora vi racconter ogni cosa.

LISETTA - Perdono, pap!

ARGANTE - No, no.

LISETTA - Ah, papalino, non mi picchiate, no! Oh Dio.., son morta! (si abbandona, fingendo di perdere i sensi)

ARGANTE - Che, che? Che hai? Lisetta, Lisetta! Ah, mio Dio! Lisetta!aggio combinato, sciagurato! Ah, la mia povera figliola! La mia povera piccola Lisetta!

LISETTA (Risollevandosi) Via, via, pap, non piangete cos; non sono morta del tutto.

ARGANTE Ah solo pe no poco? Meno maleguarda guarda , la furbacchiona! Bene, bene, ti perdono per stavolta; (Riprendendo lo stato di malato) Vide si cocio e raccontami tutto per filo e per segno.

LISETTA (Eseguendo) Oh, non dubitate, pap!

ARGANTE - Guardati bene per da dicere bcie : il mio dito mignolo sa tutto e me ne avvertirebbe.

LISETTA - Non diteglielo, per, a mia sorella, che le ho fatto la spia.

ARGANTE - Inteso.

LISETTA (dopo essersi accertata intorno che nessuno la ode) - S ero in camera sua quando v entrato un uomo.

ARGANTE - Ebbene?

LISETTA - Gli ho chiesto che voleva; e lui mha detto chera il suo maestro di canto.

ARGANTE - Ah, ah! Ci sono. (A Lisetta) Ebbene?

LISETTA - Poco dopo entra mia sorella.

ARGANTE - Ebbene?

LISETTA - Andate via, gli dice, andate via. Mio Dio! Andate via. Volete compromettermi?

ARGANTE - Ebbene?

LISETTA - Andarsene, lui non voleva.

ARGANTE - Che diceva?

LISETTA - Un mucchio di cose, le diceva.

ARGANTE. - E che cosa ancora?

LISETTA - Le diceva questo, quello: che lamava tanto; che bella come lei al mondo non ce nera.

ARGANTE - E poi?

LISETTA - E poi, le si metteva davanti in ginocchio.

ARGANTE - E poi?

LISETTA - E poi, le baciava le mani.

ARGANTE - E poi?

LISETTA - E poi, vede comparire la matrigna ed scappato.

ARGANTE - Non c proprio altro? Nientaltro? Proprio?

LISETTA - No, pap.

ARGANTE - Pure... Bada che il mio dito mignolo borbotta qualcosa. (Portandoselo allorecchio) Un momento. Eh? Ah, ah, cos? Ecco che il mio dito mignolo mi dice una cosa che hai visto e che mi taci.

LISETTA - Un bugiardo, allora, il vostro dito mignolo.

ARGANTE - Bada a te!

LISETTA - No, non credetegli, pap: mentisce, vi assicuro.

ARGANTE - Bene, bene: una cosa che vedremo. Ed ora puoi andare; ma arape buono luocchie , ch non ti sfugga nulla. (Lisetta esce a dx. Rimasto solo) Ah, quanti grattacapi! Neanche il tempo di pensare alla propria salute! Davvero, non ne posso pi! (Si lascia andare sulla sedia)

SCENA QUINTA

BERALDO, ARGANTE.

BERALDO - (Entrando da sx)Ebbene, fratello, come va? Come stai?

ARGANTE - Ah, fratello, come peggio non si potrebbe!

BERALDO - Come! Male, male?

ARGANTE - Malissimo! Me ncuollo na debolezza da non credere!

BERALDO - Che mi dici mai!

ARGANTE - Appena riesco a trova la forza de parlare!

BERALDO - E io che venivo per proporti un partito per mia nipote Angelica!

ARGANTE - (balzando da sedere, con impeto) - Quella sciagurata? Non me ne parlare! una furfante, una impertinente, una spudorata che, non passeranno due giorni, e la far chiudere in convento!

BERALDO - Oh, bene! Veco co piacere cca no pocoe forza te torna. A qualcosa, la mia venuta serve!

SCENA SESTA

BERALDO, ARGANTE, TONINA.

BERALDO E allorache dici, volimmo parlare no poco?

ARGANTE (Accusando un nuovo attacco intestinale) Sine, ma .aspetta no momento, Tonina, Tonina, ..lo bastone (aggirandosi per la scena in piena salute) Tonina, priestono momento momento frato mio ,mo subbeto torno.

TONINA - (Entrando da dx trafelata)Il bastone, signore; (indicandolo al fianco della sedia) o vedite cc.

ARGANTE Ah, si, non lavevo visto) vero. (Afferrando il bastone torna ad essere sofferente) Mo torno.(Si avvia stancamente, osservato dai due, a dx)

SCENA SETTIMA

BERALDO, TONINA.

TONINA - Signore, allora ve prego comme daccordo, non trascurate glinteressi di vostra nipote.

BERALDO Non te incaric . Far del mio meglio,

TONINA Sha da scongiura sto matrimonio pazzo ca lo frato vuoto s mmiso n capa.. Mannaggia ce volarra no miedeco, ma no miedeco ca istroito buono da nuie riuscisse a fargli disgustare il dottore Seggetta e glie lo screditasse come medico e come consigliere. Aspettate penso di avere la persona giusta!

BERALDO - E cio?

TONINA Io stessa! Una trovata da farsa, che, sanche un po arrischiata, forse riuscir. Lasciatemi fare. Voi, dal canto vostro...assecondate tutto. O vi lloco, vaco, me raccumanno, assecondate, tutto, assecondate tutto (Esce a sx)

BERALDO (Per un momento solo), chiaramente perplesso) Eh, eh, io assecondo, si.asseconder

SCENA OTTAVA

ARGANTE, BERALDO.

BERALDO E allora volimmo parla no poco pacatamente, senza che vi facciate venire nisciuno malore pe chello ca ve voglio dicere?

ARGANTE Pecch che me volite dicere?

BERALDO Mi risponnarrite senza scarfarve comme acqua ca volle a la tiana? ARGANTE - Accettato.

BERALDO - Senza animosit e senza partito preso?

ARGANTE - Mio Dio, sne. fernuto sto preambolo, ca gi me sabboffa la guallera?

BERALDO E allora, diciteme qual la ragione pe la quale , co tutte le sostanze che possedete e non avendo ca na figlia, laltra piccola, non la conto, qual la ragione pe la quale, dico, parlate de la nzerr nconvento?

ARGANTE - Qual la ragione? La raggione ca dinta la casa mia so io lo padrone.

BERALDO - Vostra moglie non fa che spingervi a disfarvi in questo modo delle vostre due figliole; e son certo che,(ironico) per il loro bene, sintende, sarebbe felicissima di vederle monache tutte e due.

ARGANTE - Oh o vi ca ce simmo. Mo subbeto si mette in ballo la mia povera moglie. lei che ha tutte le colpe e tutti ce lhanno co essa.

BERALDO Vabbuono, allora no. Me correggo: na femmina , Donna Bellina, che verso le vostre figlie ha le migliori intenzioni del mondo e lontanissima da qualunque idea di tornaconto personale. Una donna che ha per voi un amore sviscerato, e per le vostre figlie un affetto e una bont come di pi non si potrebbe immaginare: questo fuori discussione. Di lei dunque non parliamo e torniamo a vostra figlia. Si pu sapere, fratello, per qualo motivo volite darla pe mogliera a no miedeco?

ARGANTE (Canzonandolo)Allo scopo, fratello, di acquistare un genero che faccia per me.

BERALDO - Ma che non fa pe essa! Per lei si presenta un partito pi conveniente!

ARGANTE - Sia; ma questo qui, fratello, pi conveniente per me.

BERALDO - Ah! Ma lo marito ha daessere pe essa o pe vuie?

ARGANTE Pe tutte e dduie. Nella mia famiglia, intendo far entrare le persone di cui si ha bisogno.

BERALDO E quindi, pe lo stesso mutivo, se Lisetta fosse in et, ce darriste no farmacista ?

ARGANTE (Pensandoci e pregustando) Perch no?

BERALDO Madonna mia ma non guarirete mai da .da chesta. infatuazione pe miedeche e farmacisti? E da la fissazione de essere malato a dispetto degli uomini e della natura?

ARGANTE Ue, ue che intendete dire, con questo?

BERALDO - Intendo dire che non vedo nessuno che sia meno ammalato di voi; La prova lampante che state benone e e ca tenite na salute de fierro, che.

ARGANTE E che?

BERALDO E che co tutte li cure ca ve site fatto, ancora non siete crepato di tutti gli intrugli che vhan fatto ingurgitare.

ARGANTE Ma stateve zitto. Se so proprio chille ca pensano comme a vuie ca apena sammalano correno da lo miedeco.

SCENA NONA

ARGANTE, BERALDO

ARGANTE (Alzandosi)Pensatela comme volite, ma mo tengo da farme na piccola lavanda: questione de no momento.

BERALDO - Possibile ca non stare nora senza pigliare medicine? Rimandate a dopo, diavolo! Concedetevi un po di tregua!

ARGANTE (Risedendosi a malincuore) Me faciarrite mor, ..vabbuono me la faccio stasera

BERALDO - O domattina.

ARGANTE Mo non esagerate. Oh!

BERALDO (Ridendo bonario)Ma si pu sapere che malatia tenite?

ARGANTE - Lo facite per mandarmi in bestia? (Piagnucolando)Vorrei laveste voi, quel che tengo io, per vedere se parlarriseve tanto!

SCENA DECIMA

ARGANTE, BERALDO, SEGGETTA, TONINA.

TONINA (Entrando da sx) Padro, fore ce sta Seggetta, lo miedeco.

ARGANTE E fallo trasire, no?(Tonina va) Mo siente ca sape ca non me aggio fatto la lavanda.(Beraldo ride)

SEGGETTA (Entra dinnanzi a Tonina, ascolta le ultime parole di Argante. Il suo un parlare grottescamente ampolloso)Come, come, come? Appena entrato, vengo a saperne una bella: che in questa casa ci si infischia delle mie prescrizioni e che ci si rifiutati di assumere il rimedio da me ordinato.

ARGANTE - Dottore, non so stato io...

SEGGETTA - questa uninsolenza marchiana! Linaudita ribellione dun infermo contro il suo medico curante!

(Parte una musica che far da sottofondo alle prossime battute)

TONINA - Una cosa, davvero, ca vole vendetta!

SEGGETTA - Un enteroclisma che mero compiaciuto dapprestare di mia mano!

ARGANTE - Non so stato io...

SEGGETTA - Ideato e composto secondo tutti i dettami dellarte.

TONINA - Imperdonabile!

SEGGETTA - E chera destinato ad operare meraviglie sullintestino.

ARGANTE E stato fratemo che...

SEGGETTA - Respingerlo, un simile toccasana, con sprezzo!

ARGANTE (indicando Beraldo) Isso, isso...

SEGGETTA - cosa che passa i limiti!

TONINA - Come no?

SEGGETTA - Un attentato enorme alla Medicina!

ARGANTE (indicando Beraldo) Isso la causa...

SEGGETTA - Un crimine di lesa Facolt, per il quale non vha punizione adeguata!

TONINA - Vangelo!

SEGGETTA - Per cui vi dichiaro, signor bello, che da questo istante rompo con voi ogni rapporto.

ARGANTE - Mio fratello, stato!

SEGGETTA - Che non intendo pi contrar con voi parentela.

TONINA - Ah, ottima pensata!.

ARGANTE - colpa di mio fratello!

SEGGETTA - Sprezzare il mio clistere!

ARGANTE - Date ordine che lo portino: lo prendo allistante.

SEGGETTA - Io vavrei rimesso in salute in men che non si dica!

TONINA - Non se lo merita!

SEGGETTA - Gi maccingevo a nettarvi il corpo dogni impurit; ad evacuarlo completamente dei malsani umori.

ARGANTE - Ah, fratello mio!

SEGGETTA - A dir tanto, non mi sarebbe occorso pi che una dozzina di farmaci per rimettervi a nuovo!

TONINA - Non merita, non merita!

SEGGETTA - Ma poich guarire per opera mia non avete voluto...

ARGANTE - La colpa non mia!

SEGGETTA - Poich allobbedienza che al proprio medico dovuta, vi siete sottratto...

TONINA - Ohib!

SEGGETTA - Poich ai rimedi chio vi prescrivevo, vi siete dichiarato ribelle...

ARGANTE - Io? Neppur per sogno!

SEGGETTA - M giocoforza dirvi che vi abbandono alla vostra cattiva costituzione, alla intemperia delle vostre viscere, alla corruzione del vostro sangue, allacredine della vostra bile e alla feculenza dei vostri umori.

TONINA - Ben fatto.

ARGANTE - Mio Dio!

SEGGETTA - E questo far s che, in meno di quattro giorni, voi entrerete nel novero degli ammalati incurabili.

ARGANTE - Ah, piet di me!

SEGGETTA - Cadrete in bradipepsia.

ARGANTE - Signor Seggetta!

SEGGETTA - Dalla bradipepsia nella dispepsia.

ARGANTE - Signor Seggetta!

SEGGETTA - Dalla dispepsia nella apepsia.

ARGANTE - Signor Seggetta!

SEGGETTA - Dalla apepsia nella lienteria.

ARGANTE - Signor Seggetta!

SEGGETTA - Dalla lienteria nella dissenteria.

ARGANTE - Signor Seggetta!

SEGGETTA - Dalla dissenteria nella idropisia.

ARGANTE - Signor Seggetta!

SEGGETTA - E dalla idropisia nella cessazione della vita, cui vi avr condotto la vostra insensatezza.

(Cessa la musica)

(Seggetta esce a sx accompagnato da Tonina che di dietro lo schernisce)

SIPARIO

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

ARGANTE, BERALDO.

ARGANTE (Argante viene colto da una esagerata crisi di paura che render comica la sua preoccupazione. A soggetto)Ah, Dio mio son morto. Fratello,colpa vosta.

BERALDO Ma che dicite?

ARGANTE - Avite sentuto quali spaventose malattie mi verranno?

BERALDO - Oh, credulone che siete!

ARGANTE - Quattro giornie so schiattato ,. ha detto.

BERALDO - Ha detto! Come se dicendo si cambiasse qualcosa a quel che . un oracolo che ha parlato?

ARGANTE (Incominciando a calmarsi)Ma isso conosce a fondo il mio fisicuccio debole; sa di che cure, di che medicamenti tengo io bisogno.

BERALDO - Site no fissato, fratello, debbo dirvelo: un fissato; e vedete tutto con dei curiosi paraocchi.

SCENA SECONDA

ARGANTE, BERALDO, TONINA.

TONINA (da sx)Padro, fore c no miedeco ca cerca e vuie.

ARGANTE (Cambiando completamente atteggiamento. Come se un segno del destino che un altro lo salver dalla sicura morte.)Quaquaqualo miedeco?

TONINA - Un medico della Medicina.

ARGANTE - Chi , taggio cercato!

TONINA - Non lo canosco; ma me rassomiglia e na manera padro da non ce credere, isso e io, come ddoie gocce dacqua; al punto che, se non sapessi che mia madre era na santa femmena, pensarra a no frate avuto co nato doppo la morte de pateme.

ARGANTE Ma che vai ciancianno, lo miedeco ce somiglia. Ma comunque spicciate, ampressa, fallo passare.(Tonina esce a sx)

BERALDO Certo ca nun ve potite lamenta, state fornito a medici. Uno se ne va e nato arriva.

ARGANTE Sperammo ca chisto capace de salvarme. Perch vorrei sbagliarmi; ma temo proprio, pe colpa vostra, dessere agli sgoccioli.

BERALDO - Ancora! Sempe a chesto, pensate?

ARGANTE - Vedete, me le sento qui, sul cuore, tutte quelle malattie che non conosco, quelle...ca traseno pe lo naso mentre ca tu respiri, pe la vocca , pe luocchie mentre guarde, da lo culo mentre cache, lli malatie so serpe furbe ca te piglieno senza ca tu ne saie niente .te pigliano, te mangiano, te divorano e ve ne venite vuie li miedece non servono. Sst. Si non fosse pe loro, invece, ca le conoscono, le scovano, le scoprono e le combattono.ah, ah, si non fosse pe loro.

SCENA TERZA

ARGANTE, BERALDO, TONINA travestita da medico.

TONINA (da sx, non essendo ben ferrata in italiano di tanto in tanto la serva sbaglier qualche finale o qualche verbo)Non vi spiaccia, signoro, se venco a farvi visita; ad offrirvi le mie moteste prestazioni per tutti i salassi e i serviziali di cui aveste bisuogno.

ARGANTE - Obbligatissimo, signore. (A Beraldo) Ma questa Tonina in persona! Ave ragione, le somiglia comme a no specchio.

TONINA - Non mi giudicato male, signore, se non ho potuto resistere alla curiosit di vetere un illustre infermo, quale voi siete.

ARGANTE - Signore, servo vostro.

TONINA - Io sono metico ambulante.

ARGANTE Eh, sine, comme lo molacurtielli..

TONINA- Infatti. Passo di citt in citt, di provincia in provincia, di regno in regno; in cerca di case interessanti per la mia arte, di infermi meritevoli che mi occupo di loro e sui quali abbia moto di provare lefficacia delle proticiose cure che ho scoperto.

ARGANTE Ma non ne azzeccate una a parlare peggiore fratemo e de me!

TONINA- Il girare per il mondo e sentire parlare sempre lengue diverse mi fa confondere qualche volta nel spiecarmi. Ma la medicina ha un solo licuaggio, per tutto il munno.

BERALDO. Questo giusto, anche se non condivido.

ARGANTE- Ma zitto frato, sto miedeco me piace Andate puro annanzo signoro.

TONINA - Sentiamo il polso. (Al polso) Andiamo via, batti regolarmente! Ah, ti far ben io rigar diritto! Caspita, fa il biricchino, questo polso! Non mi conosce ancora, si vede! Il vostro medico curante, di grazia?

ARGANTE - Il dottor Seggetta.

TONINA - Seggetta? Un nome che, sul mio elenco di grandi luminari, non ficura. La sua diagnosi?

ARGANTE - Malattia di fegato. Altri, opinano di milza.

TONINA - Tutti asini. Attaccato, il polmono.

ARGANTE - Il polmono?

TONINA - Il polmono. Che vi sentite?

ARGANTE - Ogni tanto, mal di testa.

TONINA - Appunto: il polmono.

ARGANTE - Mi pare a volte davere un velo davanti agli occhi.

TONINA - Il polmono.

ARGANTE - Fitte al cuore, qualche volta.

TONINA - Il polmono.

ARGANTE - E certi giorni avverto in tutto il corpo una stanchezza...

TONINA - Il polmono.

ARGANTE - Anche dolori di ventre, mi prendono qualche volta, come si trattasse di coliche.

TONINA - Il polmono. Mangiate di buona voglia?

ARGANTE - S, dottore.

TONINA - Il polmono. E un bicchierotto lo bevete con piacere, vero?

ARGANTE - S, dottore.

TONINA - Il polmono. Sulla digestione, un po di sonnolenza, vero?

ARGANTE - Come fate a saperlo?

TONINA - Il polmono, il polmono, vi dico. Che dieta vi ha ordinato il vostro medico?

ARGANTE - Minestra...

TONINA - Ignorante!

ARGANTE - Cacciagione...

TONINA - Ignorante!

ARGANTE - Vitello di latte...

TONINA - Ignorante!

ARGANTE - Brodini...

TONINA - Ignorante!

ARGANTE - Uova del giorno...

TONINA - Ignorante!

ARGANTE - E, la sera, prugne cotte, per sciogliere il corpo...

TONINA - Ignorante!

ARGANTE - Ma, soprattutto, di bere il vino molto annacquato.

TONINA - Ignorantus, ignoranta, ignorantum! Il vino, dovete berloassoluto. E, per ispessire il sanguo, che troppo sottile, manciate del buon vitellone in abbondanza; e, in abbondanza, buona carna di maiale; formaggio dOlanda; e, poi, semolino, riso, cialde e castagne. Il vostro medico una bestia. S... Ma di questo braccio, che ve ne fato?

ARGANTE - Come sarebbe a dire?

TONINA - Ecco un braccio che, se fossi in voi, io mi facessi tagliare allistante.

ARGANTE - Il braccio?

TONINA - Ma non vedete che un braccio parassito? Che si zuca lui tutto il nutrimento, lasciando a stecchetto lintero lato destro?

ARGANTE - Vedo: ma come farra senza? Ma non mica urgente?

TONINA - Ed ora, arrivederci. Mi scuse di andarmene cos presto; ma ho un consulto urgente per un tizio deceduto ieri.

ARGANTE - Un consulto per un morto?

TONINA - Appunto. Per appurare quale trattamento lo avrebbe guarito. A buon rivederci. (Esce in fretta a sx)

ARGANTE - Scusate se non vi riaccompagno; ma gli infermi, sapete...

BERALDO - Capperi! Chisto no miedeco!

ARGANTE - S. E vero, no valente miedeco! Per me pare ca pe certe cose va no poco troppo per le spicce...

BERALDO - Eh, ma., i grandi medici. son tutti cos

ARGANTE Lo so, lo so, pertagliarme no braccio, locchio, perch stia meglio laltro! Io maccontento che laltro sta come sta.Na fessara a ridurmi guercio e zuoppo! Vuie che dicite?

SCENA QUARTA

ARGANTE, BERALDO, TONINA.

TONINA (fingendo di parlare a qualcuno, alle sue spalle) - Ehi! Li mmane a posto, con vostro rispetto! Non ho voglia, io, di scherzare!

ARGANTE - Che ?

TONINA (Entrando da sx)Voleva tastare lo polso pure a me, il vostro medico!

ARGANTE - Briscola!

BERALDO - Ed ora, visto che col vostro Seggetta ve site oramai disgustato che ne dicisseve si ve parlasse dd questato partito che si presenta per mia nipote?

ARGANTE - Inutile, fratello: si opposta alla mia volont e intendo metterla in convento. Tanto pi ca tengo pensiero ca sta un altro amoretto. Nessuno lo sa; ma io laggio scoperto oggi, sine,sine, ha avuto no certo colloquio in segreto.

BERALDO - E co chesto? Si pure tenesse no debole per qualcuno, sarebbe no delitto? Che male ce vedite, dato che Angelica non fa nulla di meno che onesto e che tutto va a finire in un matrimonio?

ARGANTE - Non importa: sar monaca lo stesso, aggio deciso.

BERALDO Vuie volite accontentare qualcuno.

ARGANTE - So chi volite dicere. Tornate sempre l, perch con mia moglie ce lavete.

BERALDO - Ebbene, s, sono franco: di vostra moglie che parlo.

TONINA - Ah, chiano, signore, chiano! Non parlate accoss della padrona mia ! una donna sul cui conto non c nulla da dire; na femmina pe niente capace di fingere e che ama lo marito, che lo ama... quanto, non se po dicere quanto, ecco!

ARGANTE - Ditegli un po come mi coccola!

TONINA Comme ano pupo!

ARGANTE Che ansiia ca tene pe la malatia mia

TONINA - Ansiet? Dite poco!

ARGANTE - Di che attenzioni mi circonda! Come si sacrifica per me!

TONINA Ancora poco dicite! Volite na prova? Volite toccare co mano quanto la mia padrona ama suo marito? (Ad Argante)Facimmece ved padro comme se sbaglia.

ARGANTE - In che modo?

TONINA - La signora sta pe turna. Coricatevi lungo disteso su questo sof e fingetevi morto. Vedrete, signor Beraldo, come rester la mia padrona alla ferale notizia!

ARGANTE - Perch no? Io ci sto.Accoss vedarrite.

TONINA - S; ma che la finzione duri poco. Ne potarra mor la poverella da lo dolore!

ARGANTE - Per questo, ci penso io.

TONINA (a Beraldo) - E voi nascondetevi in quellangolo.

ARGANTE - Ma, simulandola, non me lattirer la morte?

TONINA - Ma che storie! Allungatevi qui ben disteso. (Allorecchio di Argante) Vedrete con che naso rimarr vostro fratello! gi lo pregusto. Ssst: eccola! Fate bene la vostra parte. (Una breve musica accompagna i preparativi)

SCENA QUINTA

BELLINA, ARGANTE (finto morto), TONINA.

TONINA (come di Bellina ancora non si fosse accorta) - Oh mio Dio! Quale sciagura! Ma come sar andata? Chi se laspettava?

BELLINA - Che c, Tonina?

TONINA - Ah, signora...

BELLINA Pecch ve disperate?

TONINA Lo marito vuoto .(Fingendo il pianto) morto!

BELLINA - E morto mio marito?

TONINA - Ahim, s! trapassato, il poveretto!

BELLINA - Ma davvero?

TONINA - Purtroppo! Nessuno ancora lo sa; capitato chero sola in casa. Da no momento alato! M spirato improvvisamente tra le braccia!

BELLINA - Dio sia lodato! Eccomi scaricata dun bel fardello. Come siete sciocca voi, ad affliggervi per tanto poco!

TONINA - Crerevo, signo, ca fosse doveroso piangere in questi casi, o no?.

BELLINA Iammo, iammo, : ca non ne vale proprio la pena. Che si perde con la sua morte? Di che utilit era da vivo?Nommo comme a isso , antipatico a tutti, sporco da muovere lo stomaco, con sempre in corpo un medicamento o un lavativo; sempre dietro a soffiarsi il naso, a tossire, a sputare; senza spirito, noioso, perennemente di malumore; che aveva notte e giorno bisogno di tutti e tutti ripagava di rampogne e di urlacci!

TONINA - Be, chisto no bello funebre ca ha avuto!

BELLINA Iammo, chiuttosto dateme na mano e dellaccaduto non fiatiamo. Ci son carte, c danaro che devo mettere al sicuro; non sarebbe giusto che, dopo avergli sacrificato i miei pi begli anni, restassi a mani vuote. Venite: le chiavi! Tutte le chiavi, anzitutto!

ARGANTE (tirandosi su) - Un momento!

BELLINA (Sbalordita)Ooh!

ARGANTE - Ah, era dunque questo lo bene ca me volivi? (Bellina, indietreggia muta, ha compreso il tranello, con lo sguardo cerca laiuto di Tonina che le risponde facendo spallucce. Comprende ora che anche la serva era daccordo)

TONINA Guarda, guardate lo muorto non muorto!

BELLINA- (Quasi balbettando) Eri daccordo? Era un piano per smascherarmi? Vipera, sguattera malefica. Ho perso tutto.(Scappa a sx)

ARGANTE (a Bellina che esce dalla stanza) Accoss me volive bene cana traditora? Con vivo piacere veco e sento quanto mi amavi e sono edificato del panegirico che hai recitato sulla mia salma! Chesta scoperta pe lavvenire mi render pi cauto e mi impedir di fare parecchie cose che stavo per fare.

BERALDO (ricomparendo) - Ecco dunque, fratello: site persuaso?

TONINA - Parola! Io mai avrei creduto! Ma...zitti: vostra figlia! Iammo, iammo, facimme la prova pure co essa , giacch ce simmo! Rimettetevi comeravate, padro! (Beraldo rientra nel nascondiglio)

ARGANTE Ma che, me vuo fa spezz lo core? E si puressa m fauza?

TONINA- Sempe meglio saperlo quanno tiene o sorece pe la casa. Iammo, sentite a me, presto, ca vene..

SCENA SETTIMA

TONINA, ANGELICA, ARGANTE

TONINA- (come ignorando la presenza di Angelica. Finge di piangere disperatamente)) O povera me! Quale disgrazia! Chi si sarebbe mai aspettato?

ANGELICA - (Da dx)Che hai, Tonina? Piangi? Perch?

TONINA - Oh, voi! Ah, padroncina, na brutta nutizia!

ANGELICA - Che cosa? Parla!

TONINA - Vostro padre, cc o vedite, morto!

ANGELICA - Morto? Mio padre?

TONINA - Ahim, sne. Guardatelo . Da no momento allato! Il cuore, devessergli mancato!

ANGELICA - Oh Cielo! Che sventura! Che perdita crudele! Ahim! La sola persona cara, lunico sostegno che mi restava! E proprio in un momento come questo! Proprio oggi che lo avevo contrariato! Che sar di me? Quale conforto potr mai trovare ad una perdita simile?(Piange senza freni la morte del padre)

SCENA OTTAVA

ARGANTE, ANGELICA, CLEANTE, BERALDO, TONINA.

CLEANTE (Sopraggiungendo da sx)Che c, Angelica? Che c? Piangete! Perch? Qualche disgrazia? (Tonina, in silenzio, gli indica il morto)

ANGELICA (che dal padre non ha distolto gli occhi) - Ahim! Piango perch ho perduto quel che avevo di pi caro al mondo!

CLEANTE - Oh Cielo! Che destino! Cos, tutto ad un tratto? Ahim! Ed io che proprio ora, nella speranza che vostro zio lo avesse indotto a migliori consigli, venivo a supplicarlo di concedervi a me!

ANGELICA - Oh, non parliamo di nozze, Cleante, vi prego! Il solo ricordo daverci pensato mi riempie di rimorsi. Ora che mio padre se n andato, il mondo ha perduto per me ogni attrattiva e ad esso rinunzio per sempre. Perdono, perdono, padre mio, dessermi mostrata disobbediente! Chi sa che il dolore che questa cattiva figlia vha dato, non sia stato quello... (Buttandosi in ginocchio presso il morto) Come posso riparare al malfatto, permettete, padre mio, che vi faccia ora qui solenne promessa di seguire, sebbene troppo tardi, quella che era la vostra volont; e che, in segno di ravvedimento, vi... (singhiozzando, apre le braccia per abbracciare il morto)

ARGANTE (rispondendo allabbraccio) - Ah figlia mia! (Al ritrarsi di Angelica) Oh non pigliarte paura! Vedi che solo per finta ero muorto.Cc, priesto cc, , fra le mie braccia! Tu s, si overo lo sangue mio, la vera figlia mia. Che bene me fa a lo core averlo toccarlo con mano!

ANGELICA - Ah,(Ripresasi dallo spavento cominci, felice, a colpire il padre che ride ed evitando i colpi la abbraccia)) Ah brutto malandrino di questi tiri, babbo, alla vostra figliola!(Rimangono abbracciati, poi lei distaccandosi) Ebbene, allora, dal momento che miracolosamente siete resuscitato, consentite ne approfitti per rivolgervi una preghiera. Se la scelta che aveva fatto il mio cuore la disapprovate e Cleante non vi garba per genero, ebbene, non costringetemi, almeno, vi scongiuro, a sposare un altro. tutto quello che vi chiedo.

CLEANTE (gettandosi ai piedi di Argante) Prego signore, cedete alla supplica di vostra figlia; alla quale unisco la mia: esaudite i voti ardenti di due cuori!

BERALDO (Uscendo ancora una volta dal nascondiglio) E ancora, fratello? Ancora resiste?

TONINA N ammore ca farra chiagnere lli prete.

ARGANTE (Risolvendo e abbandonandosi di nuovo sulla sedia ricordando di essere malato)Che si faccia medico ed io acconsento al matrimonio. (A Cleante) Iammo: facitevi medico e vi do mia figlia.

CLEANTE - E magari anche farmacista. (Tutti ridono. Riprendendo un tono serio)Non certo cosa che mi spaventerebbe: farei ben altro per ottenere la mano di Angelica.

BERALDO - Ma... nidea! Perch, , non vi facite miedeco vuie? Sareste voi stesso tutto ci che vi serve al mondo.(Ancora risate)

TONINA o vero! Sarra lo migliore sistema per tornare in salute.

ARGANTE - Me pare,ca me state coglionianno.(ma poi ci pensa seriamente,lidea non gli sembra poi malvagia ma vorrebbe il consenso dei presenti.) Soforze io no giovinotto pe mettere a storia?uno sbarbatello per mettermi ora a studiare?

BERALDO - Ma che serve lo studio? Vuie ne sapite cchi de li miedece. Sapisseve quanti medici ne san meno di voi!

ARGANTE - (Sempre pi convinto) Eh, ma chillo serve parla latino distinguere le malattie e conoscere per ciascuna il rimedio da prescrivere!

BERALDO Ma quanno maie, vi serve solo la toga e il berrettino e le nozioni , entreranno in testa da s. Vi troverete anzi pi dotto di quanto non avreste voluto.

ARGANTE - Davvero? Vuie pensate ca una volta dentro quellabito, si in grado di discutere sulle malattie?

BERALDO - Certo! Non lo sapevate? Basta che uno sia vestito in un certo modo perch, in bocca sua, qualunque sproloquio diventi scienza e qualunque stupidit, dimostrazione.

TONINA - Senza conta co la barba , sareste gi a cavallo. Per buona met la barba ca fa lo miedeco.

CLEANTE Comunque io sarra sempre dispostissimo.

BERALDO Ma no, isso ca ha da diventare miedeco, solo cos sar certo di essere malato o in salute. La cosa se po fa in quattro e quattrotto.

ARGANTE - Come, in quattro e quattrotto?

BERALDO - S; senza nemmeno ca ve movite da la casa!

ARGANTE - Qui? In casa?

BERALDO - Niente di pi facile. Adesso noi siamo una Facolt, dove gli esaminatori ve fanno delle domande, io so lo preside. Su, , su, uno scherzetto, per spassarcela un po: non siamo in carnevale?

ARGANTE - Ma io che dico? Che rispondo alle domande?

BERALDO - Oh, le risposte vedarrite che le risposte le saprete e che veramente potite fa lo miedeco de vuie stesso. Allora, si fa? Quello ch indispensabile, che vi alziate, non potete presentarvi alla commissione in quello stato da moribondo.

ARGANTE (Alzandosi, finalmente allegro)E sia! Vediamo anche questa!

CLEANTE - Non capisco. Che sarebbe, signore, questa Facolt?

TONINA - S, ma che state combinanno?

ANGELICA - Ma, zio, non vi prendete un po troppo gioco di mio padre, a questo modo?

BERALDO Me piglio iuoco? Lo faccio contento! E diverso. E na cosa in famiglia; nessuno deve saperla. E poi pure nuie partecipiamo al gioco, assumendoci ciascuno una parte; perci il ridicolo, se mai, tocca a tutti.Iammo, iammo, io so lo preside e vuie li prufessure.

CLEANTE (ad Angelica) - Ci state, voi?

ANGELICA - Perch no? Dal momento che mio zio che dirige... (Parte una musica)


BERALDO E allora su, che si cominci con le domande:arcidotti e arci dottori, prego, ll candidato a vostra disposizione. (Argante si presta al gioco , mentre gli altri cominciano agirargli introno)

TONINA Dunque, stateme a sent, io so lo primus esaminatorum, co licenziam de tutti li presenti dottoribus , io dottoribus Tonina Bacelliero , vorra sapedal candidato pecch lo malatur dinsonnia se piglia lopium pe dormirem?

ARGANTE Oh illustro lominarius, ca me pigliate pe no babbeo da farme ste domande? Rispondo: opium se piglia pe dormirem pecch in isso ce sta virus dormitiva.

TUTTI - (in coro) Applaudiamo, applaudiamo, a chi ha cos risposto, noi siam lieti di far posto nel consesso medical!

CLEANTE - Ove al preside non spiaccia, ai dottissimi colleghi, infermieris e compagnia, faccio io una domanda a lillustre candidato. Dunque, dunque, vi domando: quale cura adoperare, o mio esimio candidato, per rimedio e guarigione da s nota malattia che si chiama Idropisia.

ARGANTE Laggio inteso tante volte ca non posso non saperlo, pe cura lidropisia, ce vo prima no clistere al qual seguita un salasso, e po doppe salassato lo malato va purgato.

TUTTI (in coro) Giusta, esatta la risposta, laude diamo al candidato, a lo quale facciam posto nel consesso medical!

ANGELICA- Ove al preside sia grato, ai colleghi, agli assistenti, a s dotto candidato, porgo anchio una questione: come cura letisia, asma, calli, flatulenza, ed ogni altra malattia.

ARGANTE- Co clisteri e poi salassi, alla fine indi purgare

BERALDO- Beninteso. Ma se il male resistesse al purgativo,

CLEANTE -Al salasso, al serviziale?

TONINA Priesto dica, dica il candidato, quale mezzo adoperar.

ARGANTE Sempre ancora il lavativo, toglier sangue di bel nuovo;..eh,eh, pi del primo persuasivo un purgante e ancora un altro propinare allammalato.

TUTTI- (in coro) . Ha risposto a perfezione. Viva,viva.Sia dottore il candidato. Che infinite sa maniere di guarir lumanit!

BERALDO - I precetti, i sacri dogmi, giura ora di osservare della nostra Societ? Nel presente e nel futuro di sgarrar da essi mai?

CANDIDATO - Giuro!

BERALDO - Di non mai in nessun caso, droga usare che non sia, nella nostra Farmacia?

CANDIDATO -Giuro!

BERALDO Ed allor ragion per cui, timponiamo il berrettino,(Tonina lesta gli toglie dal capo la cuffia e la trasforma facendo qualche nodo in una sorta di berrettino dei laureati) Il berretto che a chi lha assicura impunit se spedisce al Creatore chi gli capitasse in cura. (Balletto. La commissione, danzando e sprofondandosi in inchini, sfila davanti al neo-dottore. Intanto Tonina gli pone di nuovo sul capo la cuffia trasformata. Cessa la musica. Tutti ridono.)

ARGANTE- (Argante ormai felice perch con la scusa del gioco pu liberarsi dalla malattia in quanto ormai medico) Grazie, grazie . Vuie me avite guarito. Aggio capito, ca si tutto se cura co clistere e salassi, le malatie non so po chella cosa tanto terribile ca li miedece fanno appar.Mavite aperto luocchie primma co la finta morte e po co lo finto esame.Non saccio comme potarra elenca li meriti vuote, non se po, sarra comme a da sciure a maggio, ragge a lo sole e onne a lo mare.

TUTTI (in coro) - Viva viva il nuovo dottore. Mangiate, bevite, e scannateve pe cientanne.

TONINA- Sicuro. Certo. Anze, accominciammo a mo. Iammo, a la cucina.

(Riparte la musica. Ridendo e scherzando a suon di musica i personaggi si avviano alluscita. Le luci incominceranno ad abbassarsi e la musica improvvisamente muter in modo da sostenere una voce fuori campo che dir:

-Menammo tutto a buordo fin quanto ca se campa..

Dimane forse a lampa se putarra stuta.<Lunga pausa> O no? Cessa la musica. Buio)

SIPARIO



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