Lo sanno solo loro

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LO SANNO SOLO LORO

di Jean Tardieu

Personaggi:

PRESENTATORE

ETTORE

SIMONA

GIUSTINO

GIANNA

Scena:

Una stanza semivuota. Un divano ed uno sgabello coperti da teli bianchi.

ATTO UNICO

PRESENTATORE - (davanti al sipario chiuso) Un celebre autore drammatico del secolo scorso, che non vogliamo nominare per rispetto della sua memoria, fra le opere postume ha lasciato la commedia che verrà ora rappresentata. Questo grande scrittore era solito dire che, molto spesso, gli spettatori sono invitati a se­guire un’azione teatrale di cui non riescono a capire i veri mo­venti. Ciò dipende da un difetto proprio all’arte drammatica? O dal fatto che la vita degli altri, sulla scena non meno che nella realtà, non ci svela affatto il suo segreto? Oppure dalla circo­stanza che i personaggi, soprattutto nei drammi detti “reali­sti”, credono necessario occuparsi esclusivamente dei propri affari e niente affatto di quelli degli spettatori, atteggiamento che denota una spiacevole assenza di cortesia? O forse il moti­vo sta nel fatto che gli autori, abusando della propria posizione di privilegio, godono nel lasciarci in una penosa impressione di mistero? Ecco una serie di domande che, probabilmente, non potrete evitare di farvi ascoltando “Lo sanno solo loro” e sforzandovi di comprendere quel che succede. (Scompare. Il sipario si apre. Ettore e Simona sono in piedi in mezzo alla scena, nel pieno di una vivace discussione. Ettore va e viene nervosamente. Simona lo segue con uno sguardo cattivo. Le tende della finestra sono tirate a metà. La stanza è in penombra)

ETTORE - Non ci ricascherò tanto presto, te lo assicuro!

SIMONA - Presto detto!

ETTORE - E ancor più presto fatto!

SIMONA - Te lo proibisco!

ETTORE - È quel che vedremo!

SIMONA - (alzando le spalle) Al tuo posto, io rinuncerei immediatamente!

ETTORE - (scattando) Rinunciare, io! Dopo tutto quel che è successo! Mai, capisci, mai!… E sei proprio tu a darmi questo… consiglio!… Ah, grazie, grazie davvero!

SIMONA - Ti avverto per l’ultima volta: sei su una falsa strada. E te ne pentirai, sì te ne pentirai, te l’assicuro!

ETTORE - Ed io ti assicuro che la storia non si fermerà lì! Sarebbe troppo facile!… Troppo facile, davvero!… No, ma è insensato! A sentirti, si direbbe che tu c’entri in qualche modo!… Ebbene no, ficcatelo nel cranio: tu non c’entri per niente, per niente! Perciò hai una sola cosa da fare: star zitta e lasciarmi agire!

SIMONA - No, non starò zitta! So di avere ragione e voglio che tu ti arrenda all’evidenza. Non sperare…

ETTORE - (furioso) Ma vuoi star zitta, insomma!

SIMONA - (continuando) Non sperare di costringermi al silenzio. Ho una parte da sostenere, io, proprio come te.

ETTORE - Non è vero! So io quel che devo fare.

SIMONA - No, tu non sai niente! Mentre io ho il dovere, capisci, il dovere di informarti. Non voglio che niente resti nell’ombra.

ETTORE - Io so quel che so.

SIMONA - (alzando le spalle) Sempre le stesse parole in bocca! E alla fin fine, poveretto che sei, che cosa pensi di fare, al punto in cui ci troviamo? Ti ripeto che non sai niente, assolutamente niente!

ETTORE - Ecco dove sbagli: se ti dico che so quel che so, è perché so veramente quel che so!… Oh, non come te, naturalmente! Tu, si direbbe sempre…

SIMONA - (con voce sibilante) Avanti, avanti, ti prego!

ETTORE - No, non lo dirò, è troppo stupido!

SIMONA - (ironica) Se lo dici tu!

ETTORE - (di colpo furioso e prendendo una decisione) E poi adesso basta! Con te non si può far niente!

SIMONA - D’accordo, con me non si può far niente di ciò che non si può fare! Almeno di questo sono sicura, se non ti dispiace. (Ettore si dirige verso la porta) Non andrai “là”, spero?

ETTORE - (con la mano sulla maniglia della porta) Non ho conti da renderti.

SIMONA - (impedendogli di uscire) E invece sì. Esigo una spiega­zione. E immediatamente! Dove vai?

ETTORE - Dove mi fa comodo andare! (La mette da parte con un gesto brusco)

SIMONA - E adesso mi malmena!… Cafone! Mascalzone! Boia! (Ettore esce senza una parola e sbatte la porta dietro di sé. Simona rimasta sola. Dopo aver traversato precipitosamente la stanza, si calma a poco a poco) Su! Calma, calma! A che serve innervosirsi!… Riflettiamo!… Delle due l’una: o decide per la prima soluzione… o per la seconda. Nel primo caso, vi sono gra­vi rischi… Nel secondo anche… Naturalmente, a pari rischi, pa­ri vantaggi… Tuttavia… non so cosa mi fa pensare che… ma forse è una pura illusione!… Se andasse… Ma no, no, non è pos­sibile. (Suonano. Simona va ad aprire. Entra Giustino. Simona, di colpo molto gentile) Ah! Giustino! Capita a proposito. L’aspettavo!

GIUSTINO - (sorpreso ma sorridente) Eppure, non prevedevo di venire.

SIMONA - Volevo dire che… speravo un po’ in una sua visita… (Con affetto) Si sieda qui, vicino a me. Mi dia un consiglio, so­no in un’ansia spaventosa! (Si siede sul divano)

GIUSTINO - (dopo essersi seduto vicino a lei) Allora… com’è an­data?

SIMONA - Né male, né bene. Ma piuttosto… male. E poi, non è più qui.

GIUSTINO - Ah! Allora c’è andato? Ne dubitavo!… In fondo, non aveva altro da fare.

SIMONA - Sì, ma niente mi permette d’affermare che non ritorne­rà.

GIUSTINO - Tornare, anche questa è una scelta… (Dopo un’esita­zione, quasi sottovoce) E… «là»?

SIMONA - (alzando le spalle) Là? Non sento più parlar di niente. Vanno e vengono, dall’uno all’altro, prendono grandi decisio­ni, poi esitano all’ultimo momento… Insomma, nulla è stabili­to… A dir la verità, credo che non pensino di fare granché…

GIUSTINO - Sempre gli stessi! Eppure avevo loro raccomandato di stare attenti! Parole al vento.

SIMONA - Povero amico mio! S’era fatto delle illusioni! Io, con quei tipi là, comincio a capire come comportarmi… Senta, se mi giura di mantenere il segreto, le mostrerò qualcosa che la edi­ficherà… Ma mi promette di non parlarne con nessuno?

GIUSTINO - Ma certo!

SIMONA - Promesso, promesso?

GIUSTINO - Ma le pare, cara Simona! Non ne farò parola con nes­suno, assolutamente con nessuno! Come può dubitare della mia discrezione?

SIMONA - È vero! Mi perdoni! Ah, lei mi è di grande aiuto! Con lei, si può parlare chiaramente, alla luce del sole! (Si alza, va a prendere una lettera in un cassetto detto stipo e torna a sedersi vicino a Giustino) Ecco, legga! (Giustino legge la lettera in si­lenzio e sembra costernato. Simona, cercando di leggergli in volto) Eh? Che ne dice? Non è vero che è incredibile?

GIUSTINO - Oh!… Ma è insensato!… Come si può arrivare a questo punto!… Non si crede ai propri occhi!

SIMONA - Capisce adesso perché pretendevo il segreto!… Una co­sa simile non deve essere conosciuta da nessuno.

GIUSTINO - Certamente! Da nessuno! È già troppo che lei ed io ne siamo al corrente.

SIMONA - Lei, io… e chi ha scritto la lettera!

GIUSTINO - (con collera) Ah, quello là! Se lo avessi fra le mani!… Del resto, non c’è solo lui! Ci sono gli altri due… (Abbattuto) E poi c’è… Chi lei sa!

SIMONA - (cacciando un sospiro) Lo so anche troppo!… (Con slancio) Giustino, caro Giustino, dove ci porterà tutto questo?

GIUSTINO - (avvicinandosi) Via, Simona! Lo sa bene; finché sarò qui, vicino a lei, io non l’abbandonerò! (Le prende la mano. Lei lascia fare, commossa. Giustino, continuando) Finché vi sarà un barlume… un barlume di speranza, io combatterò lealmen­te affinché tutto ritorni come in passato.

SIMONA - (tristemente) Povero Giustino! Il passato, è il passato! (Si scioglie in lacrime)

GIUSTINO - (sentenzioso) Può anche essere l’avvenire!… (Conso­landola) Su, su, cara amica! Non si lasci abbattere così! A che serve!… Se le dico che sono qui! (Le accarezza dolcemente la mano)

SIMONA - (asciugandosi le lacrime) È vero!… Bisogna dirmelo per­ché ci creda.

GIUSTINO - Ma sì, sono qui, lo vede bene!

SIMONA - Fa così bene saperlo!

GIUSTINO - (lasciando andare la mano di Simona) E adesso, Simo­na, adesso che lei sa che sono qui… bisogna che me ne vada.

SIMONA - Di già? Ma non abbiamo detto tutto!

GIUSTINO - È probabile. Ma, soltanto a guardarla, la so più lunga di quanto non immagini.

SIMONA - Può darsi…

GIUSTINO - (gravemente) Sì. Ad ogni modo, lei sa perché sono venuto qui. Sa perché sarei tentato di restare, ma sa anche per­ché sono obbligato ad andarmene.

SIMONA - È vero… Dimenticavo… Ma lei sarà forte, me lo pro­mette?

GIUSTINO - Sarò forte… per lei.

SIMONA - Deve esserlo anche per gli altri… Per lei, soprattutto!… Ma non deve essere imprudente!

GIUSTINO - Non sarò imprudente. Glielo prometto. Sarò forte, ma prudente.

SIMONA - Allora, sono tranquilla. Posso lasciarla andare. (Si alzano tutti e due. Lei lo accompagna adagio fino alla porta)

GIUSTINO - (con tono solenne) Simona, non posso andarmene sen­za… (Indica con un moto discreto della mano una parte qualsiasi dell’appartamento)

SIMONA - (con lo stesso accento) D’accordo. Su! Conosce la stra­da.

GIUSTINO - Grazie. (Le bacia a lungo la mano ed esce. Simona va a sedersi sul divano e resta un momento pensosa. Dopo un po’, la porta si apre. Entra Gianna, molto pallida, in vestaglia. Cammina a fatica. Simona, vedendola, ha un sobbalzo)

SIMONA - Ti sei alzata? È una pazzia!

GIANNA - (con voce incolore) Perché l’hai fatto?

SIMONA - Prima rispondimi! Perché ti sei alzata? Lo sai che il medico…

GIANNA - (con calma spaventosa) Perché l’hai fatto?

SIMONA - Ma… perché era necessario!

GIANNA - Ma non lo sai che potevi uccidermi?

SIMONA - Ho pensato solo alla tua salute.

GIANNA - Che bella risposta!… Come se non ci fosse che il corpo!

SIMONA - II corpo prima di tutto, il resto viene dopo.

GIANNA - (con ironia) Eccola qui la bella idealista!

SIMONA - E poi… credevo di farti piacere!

GIANNA - (lasciandosi cadere su una sedia) Ti ripeto che avresti potuto uccidermi!… Allora sei proprio tu che me l’hai manda­to?

SIMONA - Bisognava che ti vedesse!

GIANNA - Ma via! Non hai pensato che a lui! Confessalo, ma con­fessalo dunque! Sicché, adesso, può partirsene tranquillo! Ma io, io resto con questo ricordo!

SIMONA - Se è solo un ricordo, non è cambiato niente, ce l’avevi anche prima di rivederlo.

GIANNA - (con durezza) Non giocare con le parole! Siamo sole. Pos­siamo parlare senza sottintesi, chiaramente, faccia a faccia!… Fi­nalmente, finalmente saprò!… Ne avrò un colpo mortale forse, ma il mistero sarà chiarito.

SIMONA - Tu non saprai niente.

GIANNA - Ti dico che forse ne morirò, ma che almeno, prima di morire, ti avrò strappato il tuo segreto!… Ah, qui si soffoca!… Parole, sempre parole, e mai la verità! La verità, capisci Simona, voglio tutta la verità!

SIMONA - Non ci sono segreti e la verità non c’è né per me né per te! Io non so niente, te l’ho già detto!… Povera pazza! Come potrei aiutarti a capire, se non ci capisco niente neppure io!

GIANNA - (rialzandosi a stento) Bene! Se le cose stanno così, so quel che mi resta da fare! (Si dirige faticosamente verso la porta)

SIMONA - (alzandosi di slancio) Questo no, non lo farai!

GIANNA - (con la calma della disperazione) Se almeno tu sapessi quel che voglio fare!… Anch’io, ho il mio segreto!

SIMONA - Io non so niente, ma me lo immagino. E questo no, capi­sci, no! Finché avrò vita, mi opporrò! (Le due donne si squadrano un momento con ostilità)

GIANNA - Va bene. Allora, mi rimane ancora un’altra soluzione. (Raccogliendo tutte le energie, si precipita sullo stipo e, prima che Simona possa impedirglielo, ne estrae una rivoltella. Poi, senza prender di mira nessuno, ma tenendo pronta l’arma) Se nulla, né la persuasione, né l’affetto, riuscirà a strapparti il tuo segreto, sappi almeno che una di noi sparirà prima che l’altra abbia lasciato questa stanza!

SIMONA - (gettandosi su Gianna e tentando di prenderle la rivoltel­la) Sei pazza! Dammi quest’arma! Subito! (Trilla la suoneria del telefono. Si guardano un momento, in­terdette)

GIANNA - Non può essere che Lui!

SIMONA - (con una risatina nervosa) O Lei! (Va verso il telefono, afferra il microfono e ascolta, con aria angosciata) Sì… pron­to… Sì, sono io! (Sottovoce a Gianna) È proprio lui!… Pronto, cosa dice?… Come?… Sì?… (Il suo viso esprime di colpo una sorpresa gioiosa) Ho capito bene?… Dici che… tutto è siste­mato?… (Sottovoce a Gianna) Metti via la rivoltella, presto!… (Gianna obbedisce e ripone la rivoltella nel cassetto detto sti­po) Ma è incredibile!… Pronto… sì… No!… È per colpa del ca­mionista?… Impossibile!… (Abbassando l’apparecchio, sotto­voce a Gianna) È per colpa del camionista!… (Rialzando l’appa­recchio) Ma allora vieni subito!… Sì, ti aspettiamo! Sì… Gianna è qui, vicino a me… Come?… Sì, si annoiava. Le ho permesso di alzarsi un momento!… No, il bambino sta benissimo. Vieni subito! (Riattacca, si alza e va ad abbracciare Gianna) Povera Gianna! Tutto è sistemato! Vengono tutti e due!

GIANNA - (quasi piangendo di gioia e lasciandosi cadere sul divano) Ma allora!… Perché noi abbiamo…?

SIMONA - Zitta, zitta! Tutto questo tra poco sarà solo un cattivo ricordo… Su, per non impressionarli, mettiti un po’ di rossetto, sei così pallida, poverina! (Le porge la borsetta) Sbrigati, stan­no per arrivare! (Gianna si mette rapidamente del rossetto sulle guance e sulle labbra, mentre Simona va e viene concitata, sistema parecchi oggetti, va alla finestra, apre le tende. La luce del giorno invade la stanza. Suonano. Simona va ad aprire. Entrano l’uno dopo l’altro Etto­re e Giustino. Hanno l’aria raggiante. Giustino ha un mazzo di fiori, Ettore un pacchetto)

ETTORE - (precipitandosi con effusione fra le braccia di Simona) Cara Simona, tesoro!… Chi avrebbe detto che le cose avrebbe­ro preso questa piega!… (Le porge il pacchetto) Ecco! Guarda! Te l’ho riportato!

SIMONA - (al colmo della gioia) Come l’hai ritrovato?

ETTORE - Te lo racconterò più tardi!

GIUSTINO - (offrendo il mazzo di fiori a Gianna) Per lei, Gianna!… (Con tenerezza) Non le ricorda niente?

GIANNA - (prendendo il mazzo, commossa) Certo che sì!

GIUSTINO - (trascinando Gianna verso destra) È il nostro segre­to!… Venga, Gianna! Loro non possono capire!

ETTORE - (trascinando Simona verso sinistra) Vieni! Non dobbia­mo dirglielo!… Forse un giorno lo capiranno!

SIPARIO

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