LO
SCACCRI
Biografia teatrale in due atti
Scritta da
GIORGIO CASINI
GANDULFO degli SCACCRI e MINGARDA dei BUZZACCHERINI i genitori
CIAMPOLINO il saltimbanco il marinaio BALDUCCIO BOTTACCI
il mercante UBALDO TORNACONTI - il precettore ARRIGO
ONORINO donzello della Repubblica
i servitori in casa Scaccri LAPO LISA MANOLA
RANIERI
LO SCACCERI
BERTA lamica
gli amici
GUCCIO ROGERIO PIETRUCCIO FIAMMETTA CELESTE MATILDE
linfermeria ALBERTO ALBINO GIADA
gli ecclesiastici
il Canonico EUGENIO i chierici GOFFREDO LOMARIO
AURELIO i cronisti FRANCA
Popolani saltimbanchi valletti del Comune
PRIMO ATTO
QUADRO 1
Piazza e Loggia dei Mercanti, una porta nel loggiato immette alla sede della corporazione. Davanti, una carta geografica della Palestina, montata su cavalletto.
SCENA 1 - CIAMPOLINO, JACOPO, MARCONDIO, DONNA FORZUTA, POPOLANI
Colpi di grancassa accompagnano l'aprirsi del sipario. Sulla piazza, spettacolo di saltimbanchi. I popolani fanno cerchio applaudendo un numero appena terminato.
CIAMPOLINO- Grazie! Grazie, valorosi messeri e graziose dame! Avete appena ammirato alcuni esercizi che pochi artisti sulla Terra sanno eseguire: lo sputafuoco, la camminata sulla corda, il salto mortale e luomo che sostiene da solo sulle sue spalle medesime, il peso di ben cinque esseri umani tra cui due uomini, due donne ed un bambino con il suo cane in braccio! Ed ora, io, Ciampolino da Ripafratta, sempre pronto a farvi stupire e divertire, passer a mostrarvi lultima delle nostre straordinarie esibizioni: la Donna Forzuta che ripeter per questa nobile assemblea, ci che fu capace di fare davanti al gran sultano delle terre barbare. Mentre gli artisti preparano questa grandiosa rievocazione, passeremo fra voi a raccogliere le offerte, che saranno generose, affinch possiamo tornare domani a darvi nuove emozioni con un nuovo, grandioso spettacolo! Grazie! Siate generosi! Date qualche fiorino! La Donna Forzuta pronta. Chiamo Jacopo e Marcondio, perch la preparino.
Un ragazzino, con una ciotola, passa a raccogliere le offerte. La Donna Forzuta , palesemente un robusto uomo vestito da donna, con petto esagerato e parrucca bionda. Il pubblico segue con espressioni di stupore e ammirazione.
Dovete sapere che il mio continuo girovagare mi port qualche tempo fa, su di una spiaggia deserta. Dal mare vidi avvicinarsi una piccola barca con una graziosa fanciulla che remava con gran vigoria. Giunta a riva, la poveretta scese e ormai allo stremo delle sue forze, cadde lunga e distesa sulla sabbia; io la raccolsi, le feci bere un sorso di vino da una fiasca che porto sempre con me e la distesi sul mio carro, dove la poverina mi raccont la sua lacrimevole storia. Celestina, cos si chiama, (cenno alla Donna Forzuta che fa un giro, salutando) figlia di una cospicua famiglia della nobilt napoletana, viaggiava sopra un legno nel mare vicino Capua, quando la nave venne assaltata dai pirati saraceni che ammazzarono lequipaggio e catturarono lei, portandola alla corte del Gran Visir! Fu adornata di veli e cinta con una robusta catena che le stringeva le braccia e il petto. (Jacopo e Marcondio mostrano la catena con la quale la legheranno).
Il barbaro saraceno fu incantato dalla sua bellezza, ordin che fosse trasferita nel suo harem e proclamata favorita fra tutte le sue concubine, che pare fossero pi di cento! La poveretta alz gli occhi al cielo, chiese aiuto al Signore dei cristiani e, con sforzo sovrumano, riusc a rompere quelle robuste catene! Nello stupore che segu, la nostra bella Celestina (Donna Forzuta sinchina goffamente) riusc a scappare scivolando fra due enormi giannizzeri armati di scimitarra e, correndo come il vento arriv al porto, salt sopra una barca e a forza di remi, dopo un viaggio durato sette giorni e sette notti, arriv alla spiaggia dove io la rinvenni! Ora, Celestina romper le catene che i nostri bravi artisti Jacopo e Marcondiole hanno legate strettamente attorno al petto. (Rivolto ai due). Pi stretto ragazzi, pi stretto! Non deve nemmeno respirare! Cos! Attenti: ora Celestina alza gli occhi al Cielo (Donna Forzuta esegue) chiede lintervento divino uno sforzo sovrumano, la catena sta per cadere lo sforzo altera le squisite fattezze del suo bel viso. Ecco! Fatto! La catena rotta! Si ripetuto il miracolo! Cos una vergine fu salvata dalle brame lussuriose del sultano delle terre barbare!
Jacopo e Marcondio mostrano la catena spezzata, i popolani applaudono ammirati.
Lo spettacolo finisce qui. Domani ci saranno nuove avventure, addirittura vi porteremo un trovatore che vi far ascoltare le canzoni che lui medesimo cant, accompagnandosi con il suo liuto, alle corti dei pi grandi castelli di Francia. Parola di Ciampolino da Ripafratta! Tornate e se ancora non lo avete fatto, deponete la vostra piccola offerta nella ciotola che l. Siate generosi e tornate, tornate!
I popolani si allontanano, gli artisti prendono le loro cose ed escono. Ciampolino mette i soldi in una borsa che porta legata in vita. Gandulfo e Ubaldo, usciti dalla porta, hanno assistito allultima parte dello spettacolo.
SCENA 2 GANDULFO, UBALDO, CIAMPOLINO
GANDULFO- Il nostro Ciampolino ne ha sempre una nuova! E riesce ogni volta, a catturare lattenzione della gente.
UBALDO- Qualche giorno qui, qualche giorno pi in l, un po nella citt un po nelle campagne, riesce a tirare avanti e a mangiare tutti i giorni, lui e la sua famiglia.
GANDULFO- In fondo, deve essere una vita piuttosto piacevole: non ha padroni, non ha obblighi verso chicchessia, gira il mondo, pu dare libero sfogo alla fantasia e riesce sempre a racimolare quei pochi fiorini che gli permettono di campare.
CIAMPOLINO- (Si avvicinato). Messeri... Messer Gandulfo, messer Ubaldo la buona sera a voi.
GANDULFO- Anche a te, Ciampolino. Buona serata.
CIAMPOLINO- Avete visto lo spettacolo?
UBALDO- Solo lultima parte. Mi sembrato piuttosto emozionante. Bravo Ciampolino, bravo.
GANDULFO- Ogni giorno devi avere una nuova idea, il pubblico vuole sempre qualcosa di diverso.
CIAMPOLINO- A ciascuno il suo mestiere! Voi vendete stoffe, spezie, ornamenti; io vendo emozioni. Ogni giorno voi dovete esporre merci diverse sui vostri banchi, io devo raccontare nuove avventure, nuove storie almeno finch resto sulla stessa piazza. Poi mi sposto in un altro posto e ricomincio da capo. Il pubblico cambia, il repertorio no!
UBALDO- Sei fortunato: puoi cambiare gli acquirenti. Io invece, nel mio fondaco ho sempre gli stessi clienti, devo cambiare la merce: nuove stoffe, colori, nuovi ori, nuovi profumi.
CIAMPOLINO- Nessuna donna pisana porta lo stesso vestito, per pi di una stagione e non deve somigliare a quello indossato da una qualsiasi altra madonna.
GANDULFO- Eh, s! Abbiamo lo stesso problema: rinnovarsi! Esporre nuove mercanzie sul banco: idee o cose. Hai ragione: siamo tutti mercanti ma tu sei anche un po filosofo.
CIAMPOLINO- Tutti gli artisti lo sono. Larte di procurarsi un pezzo di pane larte suprema: filosofia quasi una scienza.
UBALDO- Vuoi dire che lo spettatore che assiste ai tuoi esercizi ed ai tuoi lazzi, come lo scolaro che allo Studio, ascolta la lezione dei dottori?
CIAMPOLINO- Non pretendo tanto. Sono solo un povero saltimbanco che cerca di campare un giorno dopo laltro sperando nella generosit del prossimo
GANDULFO- Hai guadagnato abbastanza, per oggi.
CIAMPOLINO- Tutto merito della Donna Forzuta e della catena che riesce a spezzare Ditemi, voi che siete mercanti tra i maggiori della citt fate parte della Corporazione, del Consiglio degli Anziani. Volevo chiedervi: ci sar una nuova spedizione contro i Mori? Cosa si dice nel palazzo del Comune... e in Arcivescovado?
GANDULFO- Al momento non c niente di definito. Il senato della Repubblica non si ancora pronunciato. Una Crociata cosa grossa, non simprovvisa dalloggi al domani.
UBALDO- Perch tinteressa? Temi forse di dover andare anche tu, a combattere? Sei ormai vecchio, per certe cose!
CIAMPOLINO- No, messer Ubaldo, non mi tormenta il pensiero di andare in battaglia. Anzi, potrebbe essere argomento per una nuova ballata o un nuovo esercizio.
GANDULFO- Allora, cosa ti preoccupa? Il pensiero di tanti giovani che potrebbero morire?
CIAMPOLINO- (Si fa il segno di Croce). Pace alle anime loro! La mia paura sta nel pensare che, in caso di guerra, gli uomini partiranno e, ai miei spettacoli verranno solo donne.
GANDULFO- Dovresti essere contento!
CIAMPOLINO- Lo sono in un certo senso. Considerate, signorie illustrissime, che le spose, con il marito in guerra, non devono partecipare a divertimenti e le donne, risaputo, non hanno molti fiorini da spendere Eh, mi si prospettano tempi duri.
GANDULFO- (Ironico). Povero Ciampolino! Che disgrazia!
UBALDO- (Ironico). Una vera tempesta, ti si abbatter sul capo!
CIAMPOLINO- Non mi resta che sperare nella generosit dei miei protettori.
GANDULFO- Hai dei protettori? Chi sono?
CIAMPOLINO- Persone che hanno a cuore le sorti del teatro, degli artisti. Persone eccelse, importanti, mercanti come voi, messeri la vostra generosit pari solo alla vostra bont!
GANDULFO- Caro Ubaldo, siamo stati eletti protettori. Generosi protettori del teatro e degli artisti! Tutto questo mi coster (estrae dalla borsa alcune monete) vediamo Ecco, prendi.
UBALDO- Prendi anche questo, Ciampolino. (Gli d del denaro). E va col tuo dio!
CIAMPOLINO- Grazie messeri! Il dio degli artisti vi compenser! Buona serata. Addio. (Esce).
UBALDO-Ha proprio ragione, il nostro Ciampolino: procurarsi il pane, unarte. Larte suprema!
GANDULFO- In fondo, anche noi mercanti siamo un po artisti: riusciamo a far passare qualche fiorino dalla borsa dei nostri acquirenti alla cassetta del nostro banco.
UBALDO- Quindi nei forzieri di casa Scaccri.
GANDULFO- O in quelli di messer Ubaldo Tornaconti. Vero?
UBALDO- Ci siamo scelti questo genere di attivit. Rischiamo molto: le merci che ci arrivano o che spediamo, diventano spesso il bottino di pirati o di predoni.
GANDULFO- Purtroppo il prezzo da pagare, finch non riusciremo a sottomettere i mussulmani e trattare con le citt vicine per garantire il sicuro transito delle nostre merci.
UBALDO- Obiettivi difficili da raggiungere, ma ci riusciremo. Con la persuasione o con la forza!
SCENA 3 ONORINO, BALDUCCIO, GANDULFO, UBALDO
GANDULFO- (Vede entrare Onorino e Balduccio). Messeri, la buona serata a voi.
ONORINO- Altrettanto a voi. Laria fresca e la notte si annuncia serena e riposante.
BALDUCCIO- Non per me. Auguro a voi un buon sonno. Io dovr starmene sveglio, per governare la mia nave. Per fortuna c calma ma, in mezzo al mare c sempre qualcosa da temere.
GANDULFO- Ho mandato le mie casse fin da stamani. Dovrebbero essere gi caricate, i vostri uomini le riconoscono, portano impresso a fuoco lo stemma degli Scaccri.
BALDUCCIO- Il mio nostromo sa come trattare la vostra merce, ho completa fiducia in lui. Vado immediatamente al porto per un ultimo controllo, prima di salpare. Anche voi, messer Ubaldo, avete merce da spedire?
UBALDO- Lho gi inviata al porto, con tutti i documenti consueti. Contate di salpare presto?
BALDUCCIO- Appena possibile: ci sar luna piena e il mare sar buono.
ONORINO- Pensate di fare un viaggio tranquillo?
BALDUCCIO- Chi pu dirlo? C sempre pericolo con quei musi neri continuamente in agguato.
ONORINO- Il viaggio fino a Joppe, in Palestina lungo ma la rotta sicura, ormai la conoscete.
BALDUCCIO- Fino alle coste della Sicilia, si possono trovare parecchie protezioni naturali ma, in mare aperto non tanto facile nascondersi.
ONORINO- I nostri informatori, fanno sapere che questo un periodo di grandi feste religiose per i mussulmani. Pure gli equipaggi delle navi pirate saranno a terra per partecipare ai riti.
BALDUCCIO- Infatti, voglio approfittare di questa circostanza.
GANDULFO- Voi, Onorino, che siete donzello della Repubblica, certamente conoscete la situazione meglio di noi. Ci saranno presto, operazioni per tentare di ripulire i nostri mari da questi pericoli? Naturalmente senza violare i segreti del vostro ufficio.
ONORINO- Non c segreto; tutti vogliono tentare qualche nuova impresa. Bisogner mettere insieme le varie proposte e conciliare i vari interessi.
GANDULFO- Intanto bisogna affidarsi alla sorte e allesperienza del nostro capitano Balduccio.
BALDUCCIO- Grazie, messer Gandulfo. Il mio legno passer con laiuto di Dio e dei miei marinai. Una scorta, per non ci starebbe male, il carico piuttosto importante
GANDULFO- Io, da parte mia, vi ho consegnato cinquanta casse.
BALDUCCIO- Cinquanta casse! Pi quelle di messer Ubaldo e degli altri mercanti pisani!
ONORINO- Non soltanto di quelli pisani: il nostro porto divenuto il centro di raccolta, il crocevia obbligato per i commerci con l'Oriente.
GANDULFO- Da Firenze, da Siena, da tutte le parti convengono qui le spedizioni e gli arrivi di mercanzie. l'unico porto della zona e anche il pi sicuro: le galee della Repubblica garantiscono la sicurezza dei commerci, che poi sono la vita per Pisa e le citt vicine.
UBALDO- La sicurezza dei mari condizione indispensabile per lo sviluppo dei nostri commerci, e non solo dei nostri, purtroppo
ONORINO- Permettetemi di osservare, messer Ubaldo, che quel "purtroppo" che voi pronunciate con un certo rammarico a sottolineare la concorrenza delle citt vicine, io lo trovo un pochino fuori luogo. Sapete che ogni carico straniero paga un discreto dazio all'erario comunale; con questo denaro, Pisa potr armare le sue galee e voi potrete espandere i vostri banchi e le vostre imprese commerciando con quei popoli.
BALDUCCIO- La maggior parte dei banchi in Terrasanta, sono dimprese pisane. Certo, se fosse possibile pacificare quelle popolazioni o meglio, sottometterle, si potrebbero organizzare carovane per esplorare l'interno del Paese. Ci sono grandi deserti dove vivono trib nomadi, centinaia di persone che si spostano sui loro cavalli e su certi strani animali: hanno quattro zampe e una strana gobba che serve a trasportare le tende e tutto quel che occorre per vivere.
GANDULFO- Fortunato voi, caro Balduccio, che viaggiate il mondo. Ne avrete viste, di cose strane.
BALDUCCIO- Anche atroci. Ho visto tagliare la mano destra ad un ragazzo che aveva rubato una focaccia dal banco di un oste, perch aveva fame.
ONORINO- La giustizia molto approssimativa da quelle parti. Ciascun emiro impone una legge e guai a chi non la rispetta! Nei paesi civili, invece, ci sono dei codici pensati e scritti da notabili, rappresentanti del popolo, che al popolo devono renderne conto. Voi, messer Gandulfo, che faceste parte della magistratura pisana, dovreste saperlo.
GANDULFO- S, qualche anno fa il Senato della Repubblica volle affidarmi incarichi governativi che ritengo di avere assolto onestamente. vero: la giustizia deve essere severa, ma non ricorrere a pene corporali. Non con una mano mozzata, o con venti nerbate sulla schiena che si convince un uomo a mutare opinione sull'onest e la rettitudine.
UBALDO- L'impiccagione per i traditori, pur sempre una legge da garantire.
BALDUCCIO- Laggi in Oriente, sono molto brutali, a volte quasi selvaggi, ma sono anche ospitali verso chi porta ricchezza. Ho visto donne appese per i capelli, denudate e lapidate, ho visto teste mozzate, gente impalata e bruciata viva. Ma ho visto anche una piccola chiesa cristiana, costruita nel punto preciso dove dicono sia morto Ges. Quei monaci sono rispettati e in un certo senso amati, specialmente quando distribuiscono una ciotola di minestra o quando medicano qualche piaga incancrenita, con pomate di loro invenzione.
GANDULFO- E quei poveri mussulmani, guariscono?
BALDUCCIO- Molto raramente ma, quasi sempre, quei buoni monaci riescono ad impartire a quei poveri maomettani l'assoluzione in articulo mortis, o come si dice. Insomma, perlomeno le anime sono strappate al demonio.
ONORINO- Questo segno di giustizia! Nel nome dell'Islam, loro ci catturano ricchezze, rendono schiavi i nostri uomini, rapiscono le nostre vergini fanciulle per farne trastullo negli harem dei sultani e noi, per merito di qualche umile fraticello, rubiamo le loro anime al grande Allah o come si chiama, e le offriamo al nostro Dio! Questa giustizia!
GANDULFO- Gli facciamo un favore: ripaghiamo le ruberie e le violenze spalancandogli le porte del Paradiso. La beatitudine eterna in cambio di qualche stupro o saccheggio!
UBALDO- Bella giustizia! Io, per quanto mi riguarda, ve lo dico chiaro e lampante: quando verr la mia ora - il pi tardi possibile - se, arrivato nell'aldil, mi trover accanto ad uno di quei musi neri mi faccio maomettano! (Tutti ridono)
ONORINO- Beh, forse bisognerebbe dire a quei frati di essere un po' pi parsimoniosi con l'olio santo. Ma quei piccoli conventi - perch non ce n' uno solo - sono utili alle vostre imprese. La Repubblica di Pisa spende parecchi fiorini per mantenerli. Rappresentano l'unico contatto con il mondo dell'Islam; consideriamoli come un'ambasceria che pu trattare e organizzare la nostra presenza in quei luoghi. Soprattutto la vostra presenza!
GANDULFO- Capitano, raccontateci un po' pi diffusamente di quelle trib nomadi. Come possono vivere in un deserto? Cosa mangiano? Come vestono, come si riparano dal sole?
BALDUCCIO- Lungo la riva del mare c' una striscia che si addentra per diverse miglia, dove nascono in maniera quasi spontanea piante dai frutti gustosi e, qui da noi, sconosciuti. Ma voi li avete assaggiati: ne porto spesso, almeno quelli che hanno la maturazione pi lunga.
UBALDO- Io li avevo gi visti nella terra di Sicilia. Quando andammo a liberare Palermo assaggiai per la prima volta un arancio.
GANDULFO- Non portammo soltanto frutti da Palermo. Oro, tanto oro! E gioielli!
ONORINO- Un vero tesoro! Un tesoro immenso, che ci ha permesso di iniziare la costruzione della cattedrale, che gi possiamo ammirare in tutta la sua bellezza, anche se non del tutto terminata. Bisogna convenire che Pisa ha saputo compiere delle imprese memorabili: non possiamo dimenticare la conquista delle isole Baleari, divenute la roccaforte dei pirati saraceni. Come si potrebbe dimenticarla? Ci cost ben trentamila morti; ci sono ancora delle vedove che piangono i loro uomini. Senza contare le difficolt superate per portare una guerra vittoriosa a centinaia e centinaia di miglia dalla nostra costa.
GANDULFO- La presa di Civitavecchia, poi ridata al papa La grandezza di Pisa: galee costruite in modo perfetto, buoni marinai, combattenti coraggiosi e oro, tanto oro per pagare tutto.
ONORINO- E pare che non sia finita qui: da Roma arrivano notizie di nuove imprese e il giorno dopo qualche messaggero dice che non vero niente, il papa ha cambiato idea o gliela hanno fatta cambiare
GANDULFO- Vi dico che sar difficile riunire eserciti di diverse citt e farli combattere, alleati per una causa comune, sotto un'unica bandiera!
ONORINO- Se la bandiera, sar quella della Fede, potr essere possibile. La croce di Cristo sar il simbolo che tutti accetteranno. In passato, il gonfalone con le chiavi di Pietro servito proprio a questo.
UBALDO- Si pu chiedere ai soldati di combattere e di morire per la prosperit della patria, ma l'impegno e l'eroismo sar tanto di pi, se si domanda il sacrificio, per la Croce.
ONORINO- A Roma, si sa tutto questo. Ed anche a Pisa! Pare che debba tenersi, quanto prima, un concilio straordinario dei Cardinali della Santa Chiesa, per decidere l'intervento che dovr liberare definitivamente i luoghi santi. Pare addirittura che gli eccellentissimi prelati si riuniranno proprio qui, in Pisa! La cosa data per certa, ed pure ormai quasi sicuro che il papa offrir il suo stendardo proprio alla Repubblica di Pisa!
UBALDO- Mi sembra doveroso, da parte di Sua Santit. Pisa sopporta i danni maggiori di queste incursioni barbaresche, avr il peso maggiore nella Crociata: giusto che abbia anche il maggior beneficio. Con il vessillo papale, si potranno civilizzare nuovi popoli.
ONORINO- Due croci, ci saranno: quella sul gonfalone del papa e quella della bandiera pisana, bianca con i tre lobi in campo rosso.
GANDULFO- E quando il simbolo della fede, esaurito il suo compito torner a Roma, rester la croce pisana a difendere i nostri insediamenti ed i nostri inviati.
UBALDO- (Consulta la carta geografica). Abbiamo gi diverse imprese sulla costa: Sidone, Tiro, Aleppo fino a Gerusalemme. Sarebbe buona cosa espandersi al nord
ONORINO- Costantinopoli! Non sar facile. L'ambasceria mandata al Gran Muft stata accolta in maniera piuttosto fredda ed tornata, praticamente a mani vuote, salvo una sella da cavallo, lavorata molto bene che il Visir ha voluto inviare al "grande capo della nazione pisana" come lo ha definito, bont sua.
GANDULFO- Forse i tempi non sono ancora maturi. Potremmo estenderci verso sud, addirittura in Africa dove, si dice esistano popoli selvaggi, addirittura cannibali.
BALDUCCIO- Territori poveri, dove l'uso del denaro pressoch sconosciuto, la gente usa barattare beni in concreto: un casco di banane per una gonnellina di foglie di bamb, che l'unico indumento per le donne di quei posti, giovani o vecchie che siano.
GANDULFO- Quindi, l'unica via possibile rimane l'esplorazione dell'interno. Avete detto, capitano, che c' un gran deserto e poi montagne. Non ci sono citt?
BALDUCCIO- Ce ne sono di bellissime. Sono distanti centinaia di miglia dalla costa, ci si arriva organizzando carovane capaci di attraversare il deserto, al caldo opprimente, con la speranza di trovare un'oasi: un pozzo con acqua fresca, qualche palma che d ombra e la possibilit di pernottare dentro una tenda. Proprio come le trib nomadi, che sanno scovare l'acqua anche dove non c', per abbeverare qualche capra rinsecchita che d loro un poco di latte, qualche agnello da arrostire, e pelli da decorare. Durante queste peregrinazioni trovano anche il modo di fabbricare certi monili, collane, bracciali di squisita fattura che possono essere acquistate a bassissimo prezzo.
GANDULFO- Sono imprese da tentare! Abbiamo abbastanza uomini e denaro per organizzare spedizioni del genere!
UBALDO- Bisogna estendere la nostra zona di influenza: traversare il deserto, trovare un nuovo mare e poi altre terre, immense, sterminate, con popoli sconosciuti, che non hanno mai visto un uomo bianco. Portare fino laggi la nostra civilt, la nostra religione
GANDULFO- Le nostre mercanzie! Ci arriveremo. Non so quando, ma presto, forse prima di quanto si possa immaginare, se vanno in porto certe alleanze con l'imperatore. Certo che per noi sar difficile, siamo ormai vecchi, e certe fatiche sono pesanti da sopportare.
ONORINO- Ci sono i giovani! A Pisa sta crescendo una bella giovent, che non da meno di quella che conquist le isole Baleari: una giovent sana, forte, intelligente e d'aspetto gradevole, il che non guasta. Un viso che ispira simpatia ha buone probabilit di poter trattare vantaggiosamente con le nuove popolazioni, a quanto si dice, quasi selvagge.
BALDUCCIO- L'orientale , per natura, diffidente ma se si riesce a conquistare la sua fiducia, l'affare pu dirsi concluso; e molto vantaggiosamente.
ONORINO- Di giovani volenterosi e capaci, ce ne sono parecchi. Ogni casata, di nobilt agricola o mercantile che sia, ha tra i suoi rampolli, individui capaci di assumere posizioni elevate. Per esempio, vostro figlio messer Gandulfo; vostro figlio Ranieri, Ranieri degli Scaccri.
UBALDO- Ha l'et giusta per essere avviato alla mercatura e, perch no, alla vita pubblica. Il senato potrebbe nominarlo capo delle milizie pisane per le prossime operazioni contro i Mori.
GANDULFO- Vedremo. S, l'et ci sarebbe anche una certa prestanza fisica, un certo ingegno (modesto) non sta a me dirlo una certa propensione ai rapporti con il prossimo
BALDUCCIO- Specialmente se questo prossimo composto di belle donne! (Tutti ridono).
UBALDO- Sono giovani, il loro tempo. Chi non ha una scappatella di giovent da confessare.
ONORINO- Qualsiasi prete, anche il pi severo, non potrebbe che sorridere su certi peccati e assolvere in tutta tranquillit. Sono cose che fanno parte della vita di ogni uomo.
GANDULFO- Purch non si ecceda! Mio figlio Ranieri, purtroppo presta una considerevole attenzione ai divertimenti: la musica, i cavalli, le donne, certe amicizie e trascura invece la sua educazione: quella teologica - non va in chiesa - e quella civile, non ama le lettere, non si preoccupa dapprendere le minime nozioni del diritto, non sinteressa dell'andamento degli affari che pure, gli procurano di che vivere e che un giorno dovr tirare avanti.
BALDUCCIO- Giovent. solo giovent, con qualche fiorino di troppo nella borsa. Appena dovr prendere decisioni, diventer uomo. Mi venuta un'idea: mandatelo con me, sulla mia galea; qualche settimana in mare, con i marinai che faticano per governare il legno e poi una vacanza in Palestina, magari con una visita ai vostri banchi, potrebbero mostrargli l'altra faccia della vita, quella operosa e generosa chi sa, potrebbe essere un toccasana.
GANDULFO- Dite bene, capitan Balduccio, lo terr presente. Per ora, ho intenzione di presentargli un teologo che cerchi di insegnargli il mondo delle lettere e della filosofia. Se il tentativo non avr successo, penser alla vostra proposta.
ONORINO- Non correrebbe pericoli, sarebbe ben protetto da messer Balduccio, dai vostri agenti e corrispondenti e da qualche inviato che la Repubblica, molto discretamente tiene in quei posti a protezione degli interessi pisani.
La luce andata calando, si fatta sera. Un uomo accende un fanale.
GANDULFO- Grazie, messeri, grazie a tutti. Vedr ci che sar meglio. Si fatto tardi, torniamo alle nostre case. Le spose avranno preparato chiss quali delizie per la cena
UBALDO- Un piatto preparato con amore, accompagnato da una buona tazza di vino quello che serve per finire una giornata che, nellinsieme, stata abbastanza proficua.
BALDUCCIO- Per me, la giornata non ancora finita: devo andare al porto per caricare le vostre casse. Vorrei partire il pi presto possibile, navigheremo in vista della costa fino alla Sicilia e l, appena usciti dallo stretto di Scilla e Cariddi, in mare aperto con Dio e con le nostre vele, fino a Jaffa.
GANDULFO- Vi auguro buon viaggio, capitano. Buona traversata.
BALDUCCIO- Messeri, a voi la buona notte sopra un soffice materasso imbottito di foglie di granoturco, a me, la luce delle stelle e il tepore del vento. (S'inchina ed esce. Gandulfo, Onorino e Ubaldo escono insieme).
QUADRO 2
Sala - biblioteca in casa Scaccri. Tendaggi, sulla destra, danno accesso alle altre stanze. Una bifora sul fondo, oltre la quale si scorge un giardino. Mobile con libri e pergamene, a sinistra. Tavolo sul proscenio, ingombro di carte, calamai, una lampada a olio. Sedie, solide e severe, dove previste dall'azione.
SCENA 1 - LAPO, LISA, MANOLA poi MINGARDA, BERTA
LAPO- (Entra seguito dalle due donne, ciascuna con una cassa di libri). Svelte, svelte bambine! Muovetevi! Cotesti libri dovranno essere sistemati dentro l'ora di notte!
LISA- Dove li dobbiamo posare?
MANOLA- Sono pesanti. Io non ce la faccio pi.
LAPO- Suvvia, siete giovani, robuste come farete ad abbracciare i vostri innamorati se non potete reggere nemmeno una piccola cassa di libri!
LISA- Anche tu, Lapo, hai le braccia belle robuste, perch non li tieni tu?
MANOLA- Hai delle mani che ci puoi schiacciare le noci, perch li fai portare a noi?
LAPO- Perch a me, le mani servono per altre cose, cara Manola! (Le d uno sculaccione).
MANOLA- Mascalzone! Fammi posare questa cassa, che voglio darti uno schiaffo!
LISA- Hai capito, il signorino! Fa lavorare noi, povere fanciulle, per non stancarsi e per avere le mani libere per fare quelle cose!
LAPO- Hai ragione, Lisa, scusami. Sei gelosa. (Ironico). Ma non dovete preoccuparvi, madonna ce n' anche per voi. Voglio farvi un trattamento di favore. (Tenta dabbracciarla, lei si divincola). Che c', madonna? Non gradite le attenzioni di un prode cavaliere?
LISA- Prode cavaliere un corno! Lapo, smettila! Non ne posso pi! (Si china a posare la cassa in terra. Lapo n'approfitta per darle uno sculaccione, Lisa si rialza e gli d uno schiaffo). Certe confidenze prendile con le donne del tuo ambiente!
LAPO- Ha parlato la principessa di Babilonia! Chi credete di essere, siete delle serve!
MANOLA- Anche tu sei un servo, quindi lavora anche tu! (Depone la cassa). Per il futuro, ricorda che certe confidenze noi le concediamo solo a personaggi di pi alto rango!
LAPO- Ha parlato l'imperatrice del Katai! Personaggi di pi alto rango. Dove credete di trovarli? Povere illuse!
LISA- Questi sono affari nostri! Intanto, messer Lapo, datti da fare: sistema queste pergamene, tu sai dove vanno messe.
LAPO- (Sospira. Alza gli occhi al cielo. Ironico). Se lass c' scritto che dovr nascere ancora una volta, ti prego, Tu che puoi tutto: fammi nascere cane, bove uno di quegli strani cavalli con la gobba che usano in Oriente magari fammi nascere asino! Ma non farmi nascere uomo per dover sopportare le femmine che Tu, nella tua infinita saggezza, mandi sulla Terra per tormentare noi, poveri esseri umani.
LISA- Amen!
MANOLA- Che la tua preghiera possa giungere lass dove tutto possibile.
LISA- Brava Manola! Mi associo alla tua supplica, e se un giorno ci sar dato d'incontrare un povero asinello che, ragliando ci seguir, noi lo accarezzeremo sul capo e gli diremo: "Povero Lapo... per; non sei mica cambiato di tanto!"
MANOLA- Anzi, ora pi bello! (Ride con Lisa).
LAPO- Femmine chiacchierone! Tutte le donne dovrebbero nascere mute! Oppure, bruciargli la lingua con un ferro rovente appena nate, per non farle parlare! Mai!
MANOLA- Agli uomini, invece, dovrebbero essere tagliate la mani! Appena nati!
LAPO- Manola! La bella spagnola!
MANOLA- Non sono spagnola. Son nata a Pisa. Mio padre era un calafato: costruiva le navi della Repubblica.
LAPO- Doveva costruirne una, tutta per te! Che ti trasportasse di l dal mare, al confine della Terra, dove la gente ha la pelle di un colore giallastro e gli occhi allungati, come se avessero sempre sonno come dicono quelli che ci sono stati.
MANOLA- Una barca tutta mia me l'avrebbe fatta sicuramente; era tanto buono, cos dice mia madre. Io non l'ho mai conosciuto: part per liberare le isole Baleari, subito dopo avermi generata. Mor di un male che usa da quelle parti e, quando nacqui, mia madre volle chiamarmi con un nome che ricordasse quell'impresa. Certi soldati dissero che Manola un nome abbastanza comune laggi e cos, venne al mondo Manola.
LISA- (Le si avvicina e l'abbraccia). Potevi vivere una vita pi bella, se tuo padre fosse tornato; un calafato guadagna bene.
MANOLA- La mamma dovette andare a servire: fu presa in casa degli Scaccri - messer Gandulfo conosceva mio padre - dove fu sempre tenuta in grande considerazione. Quando mor, presero me al posto suo.
LAPO- (Dopo una breve pausa). Beh, ragazze, naturalmente scherzavo quando ho detto che si dovrebbe tagliare la lingua alle femmine.
LISA- E noi, non pensiamo che tu saresti pi bello, tramutato in asino.
LAPO- Riprendiamo il lavoro, si fa tardi, queste casse vanno sistemate. Ci sono le pergamene con i rendiconto dei banchi che gli Scaccri hanno in Oriente, dei libri che parlano di filosofia e di diritto: tutta roba che messer Ranieri dovr sorbirsi ben bene, se vorr essere un bravo figliolo e onorare messer Gandulfo e madonna Mingarda, i suoi genitori.
LISA- Il giovane messer Ranieri, dovr leggere tutta questa roba?
MANOLA- Povero signorino, non possibile.
LAPO- Perch lo compatite? Dovr farsi una cultura e conoscere le leggi della mercatura, se vorr essere uno Scaccri degno di tale nome.
LISA- cos giovane, cos allegro.
MANOLA- Spensierato e cos bello
LISA- Quando galoppa quel suo cavallo bianco, solleva una nuvola di polvere e quando arriva al portone, tutti si affacciano alle finestre per vederlo.
LISA- Le pi coraggiose, gli si fanno incontro sulla porta
LAPO- Oh, bambine! Siete qui per lavorare, mica per sognare! (Va per disporre le casse).
LISA- Lascia stare, Lapo: ci pensiamo noi.
MANOLA- Certo, Lapo. Queste casse sono leggerissime. Quanti libri!
LISA- Dobbiamo metterli dentro questarmadio? (Si inginocchiano a guardare i libri).
LAPO- Per ora, mettetele qui dietro; penser lui a sistemarle. (Le donne eseguono. Si alzano). Per, quanta voglia di lavorare che entusiasmo!
MANOLA- Se ci avevi detto subito che era roba del signorino
LAPO- Scommetto che se il giovane Ranieri allungasse le mani (mimica imbarazzata ma consenziente delle due donne). Invece, con me
LISA- (Lo deride). Lapo, non ti sei mai guardato in uno specchio?
MANOLA- Non guardarti, Lapo, potresti morire dallo spavento.
LAPO- (Guarda in alto). Ehi, lass! Quello che ho detto prima, ancora valido! (Mima il taglio della lingua).
Entra Mingarda con Berta.
MINGARDA- Quei libri, Lapo, sono stati messi al loro posto?
LAPO- Li ho fatti mettere qui, dietro questo armadio, madonna Mingarda, secondo il desiderio di vostro figlio, messer Ranieri.
MINGARDA- Ti ha detto lui, di deporli proprio l, sul pavimento?
LAPO- Certo, signora. Sapete benissimo che noi eseguiamo sempre alla lettera, quanto ci viene ordinato. (Alle donne, come a chiedere il loro aiuto). Vero?
LISA- Vero, madonna. (Si inchina).
MANOLA- Sarebbe stato un piacere per noi, ordinare quelle pergamene sui ripiani dell'armadio
MINGARDA- (La interrompe). Capisco! Va bene, andate. Avrete altre faccende da sbrigare. (Con un cenno della mano le licenzia. I tre si inchinano ed escono).
SCENA 2 - MINGARDA, BERTA
MINGARDA- Si pu vedere! Casse di libri buttate l, come fossero spazzatura. I rendiconto delle nostre attivit in Oriente, che pure rappresentano una delle entrate maggiori per gli Scaccri! Si pu vedere!
BERTA- Quel vostro Lapo, sempre stato un servitore onesto e assennato. Frequento questa casa fino da quando ero una bambinetta e posso dire di conoscere ogni particolare, anche se la mia natura e la mia educazione minducono ad una certa riservatezza.
MINGARDA- Mia cara Berta, ti ho sempre considerata come una figlia. I nostri palazzi sono confinanti, tu hai la stessa et di Ranieri avete passato la vostra fanciullezza giocando assieme; in certi periodi avete avuto addirittura la stessa nutrice. Conosco bene quel tuo carattere fiero e riservato, ma anche disponibile all'affetto ed alla solidariet. Accetto da te qualche osservazione; una dama, aim gi vecchia, non dovrebbe permetterlo, ma conosco l'acutezza e la sincerit del tuo pensiero e poi, te l'ho detto: mi considero una tua seconda madre.
BERTA- Siete troppo buona. Anch'io ho sempre avuto per voi, l'affetto di una figlia
MINGARDA- Ti ringrazio, Berta Per, chiudiamola qui: non vorrei che ci mettessimo a piangere tutte e due. Dunque: mi dicevi di Lapo
BERTA- Dicevo: ha sempre svolto le sue mansioni con impegno e diligenza. Forse, la vicinanza di quelle due contadine pu essergli nociva.
MINGARDA- Non sono proprio contadine, sono due serve. Hai ragione: Lapo giovane e, come si dice, mettere la paglia intorno al fuoco, o prima o poi, qualcosa brucer.
BERTA- Quando non c' l'educazione ad annacquare, l'incendio divamper e distrugger. La servit non ha capacit e volont per impedirlo
MINGARDA- Non occorre la saggezza dei sette savi, per capire certe cose; ma per i libri buttati per terra, Lapo non ne ha colpa: l'ordine gli venuto sicuramente da Ranieri.
BERTA- Com possibile? Ranieri un giovane abbastanza ordinato, forse piuttosto incline ai divertimenti, alle allegre brigate ma, in fondo buono ed ha cura delle sue cose.
MINGARDA- Appunto: le sue cose! Quali sono queste cose? Un liuto, un cappello con le piume, un mantello ricamato da chiss quale femmina, quel cavallo bianco in quanto a letteratura, le sue simpatie vanno a qualche sirventese inventato da trovatori girovaghi
BERTA- Sono parole amare le vostre, ma hanno un fondo di verit. Io lo conosco, ci incontriamo spesso, parliamo, lui aperto, sincero con me: mi considera una sorella. Quando cerco di capire i suoi progetti futuri, si confida e viviamo momenti bellissimi: un bambino che sogna, un bambino ancora ingenuo che vede la vita come un gioco un gioco che non finir mai. In questo gioco mette tutto il suo entusiasmo; perch Ranieri un giovane appassionato, pieno di calore umano che riesce a trasmettere a chi gli sta vicino
MINGARDA- Povero figlio mio, dovr cambiare. La giovent non eterna.
BERTA- Questo figlio vostro nato cos, il suo entusiasmo non lo abbandoner mai e lo porter a primeggiare, qualunque cosa decider di fare.
Rumore di galoppo e vociare di dentro.
MINGARDA- Eccolo che torna. (Si affaccia alla finestra). Il cavallo sar sfinito, come al solito; ed anche lui. Non pu, in queste condizioni, mettere attenzione ai libri ed ai rendiconto.
BERTA- Certo che la cura dinteressi commerciali, sia pure in paesi esotici, non un companatico molto stimolante per la vitalit, la sincerit, l'individualismo di Ranieri.
MINGARDA- Incontrasse una donna; una donna saggia, di nobile famiglia, che avesse il potere di mettere ordine nella sua vita
BERTA- Povero Ranieri! Non si merita una condanna simile. Gli ci vorrebbe una donna con i suoi stessi sentimenti: voglia di divertirsi, anche nella costruzione del futuro. La famiglia pu essere messa su con entusiasmo, con calore, affetto. A Ranieri occorre una donna come lui: giovane! Sarebbe una donna felice ed anche lui, lo sarebbe.
MINGARDA- Ti piacerebbe essere quella donna?
BERTA- (Breve pausa). In fondo io, ho gi Ranieri, ne conosco i pi nascosti pensieri, i suoi desideri li avverto addirittura in anticipo: un fratello ma la felicit completa non si pu chiuderla dentro l'amicizia (altra pausa). S, mi piacerebbe essere quella donna.
MINGARDA- (Labbraccia). E a me piacerebbe che tu lo fossi. Vado a cercarlo, te lo mando qui. Cerca di interessarlo a quei libri, faglieli mettere sul tavolo. Ho fiducia in te. (Esce).
SCENA 3 - BERTA, RANIERI
Rimasta sola, Berta posa alcuni libri sul tavolo, quasi carezzando le pagine.
RANIERI- (Entra). Ah, sei tu, Berta? Sei tu che vuoi vedermi? (Cenno di assenso di Berta). Mia madre, con fare misterioso mi ha pregato ma la sua preghiera era quasi un ordine, mi ha detto di venire in questa stanza dove avrei trovato delle cose importanti. Sempre misteriosamente, ha accennato pure ad una donna
BERTA- Quindi, ti sei precipitato fiutando una nuova avventura!
RANIERI- In un certo senso, se devo essere sincero Ma che assurdit! Mia madre che mi procura delle femmine! (Si siede sulla poltrona: stanco).
BERTA- Povero Ranieri, sei rimasto deluso quando hai visto me.
RANIERI- No, cosa dici! Sai che mi fa sempre piacere incontrarti. Non potrei stare un giorno senza vederti ma, il tono di mia madre, misterioso, quasi di complicit: "C' una donna che ti aspetta"
BERTA- Io sono una donna.
RANIERI- (Ride). Certo che sei una donna. Una bellissima donna! Forse la pi bella in tutta la citt e anche nella campagna. Sicuro!
BERTA- (Siede sopra un cuscino, accanto alla poltrona. Ogni tanto Ranieri le carezza i capelli, con molto rispetto). Grazie, Ranieri. Grazie per un giudizio cos lusinghiero, che venendo da un esperto simile, non pu che riempirmi d'orgoglio.
RANIERI- Esperto diciamo che ho gli occhi per vedere, cervello per giudicare e sentimenti per cancellare il lavoro del cervello
BERTA- e sensi per cancellare i sentimenti e godere soltanto il piacere della carne!
RANIERI- Come al solito, hai ragione tu. Dovresti fare il filosofo il medico, il cerusico.
BERTA- Un medico donna! Come sarebbe possibile?
RANIERI- Eppure ne ho conosciute, donne capaci di dare sollievo al corpo di un uomo magari un corpo sano! (Ride).
BERTA- Io non m'intendo di corpi umani, n sani n malati ma ritengo che il benessere delle persone un tutto unico: materia e spirito, il piacere della carne pu derivare solo dall'esistenza di un sentimento. L'amore riunisce questi due elementi: non c' il piacere senza l'anima e, forse, non ci pu essere l'anima senza il piacere.
RANIERI- Bravissima! I dottori dello Studio non sarebbero capaci di esprimere dei concetti cos profondi. Dove li hai imparati?
BERTA- Basta guardarsi intorno, osservare le persone, vedere chi felice e chi non lo ; ascoltare il proprio cuore, i desideri. Non difficile, basta avere la volont di provare.
RANIERI- (Divertito). Cos', un gioco nuovo? Non sar cos divertente come un torneo di lancia e spada, e nemmeno come inventare una ballata sotto il verone di una bella dama ma tenter. Dunque: cosa devo fare? Ah, s, interrogare il cuore... i desideri. Cosa mi risponde il cuore? (Sta in ascolto). Non riesco a capire, mi dice tante cose confuse, mi sembra di essere in un bosco pieno di rami, di cespugli ma non riesco a districarmi Se invece, chiedo ai miei desideri le risposte sono pi chiare.
BERTA- Non difficile immaginarle, queste risposte: un cavallo veloce, un liuto, amici burloni e gaudenti, un boccale di buon vino e una bella donna che ti sorride invitante.
RANIERI- S, pi o meno hai indovinato. Ma in questo momento il mio desiderio maggiore un giaciglio su cui sdraiarmi a riposare. Quel cavallo un diavolo: lo chiamo Morino perch bianco immacolato, va come un fulmine divora miglia e miglia senza stancarsi e al ritorno, sono stanco io. (Si stira). Una bella dormita per ritemprare le forze
BERTA- (Si alza). Nessuna dormita, pigrone! (Lo prende per mano e lo conduce al tavolo). Invece di un duro giaciglio, una comoda sedia e qualche libro per studiarti l'andamento degli affari della tua famiglia, quindi anche tuoi. Devi cominciare a interessartene, tuo padre sta invecchiando e non pu farcela da solo, sono cose che dovrebbero piacerti.
RANIERI- (Sfoglia un libro). Ci sono numeri numeri e ancora numeri. Dici che divertente? Io non ci capisco nulla, mia cara Berta.
BERTA- Questi numeri sono soldi, Ranieri: fiorini, ducati, piastre, oro. Oro che ti permette di correre con quel tuo cavallo, Moretto, o come si chiama.
RANIERI- Morino Ora capisco l'insistenza di mia madre: vi siete messe d'accordo. Mi sembrava strano: "Vai di l, c' una donna". Una donna con i libri.
BERTA- Scusami, non volevo tenderti un tranello, voglio metterti davanti le tue responsabilit.
RANIERI- Non ce l'ho con te; so che mi vuoi bene. (Indica i libri) Sono tutti pieni di numeri? Che allegria!
BERTA- Ce ne sono di pi facile lettura: questo per esempio, parla del diritto commerciale, ti spiega cosa non devi fare per non danneggiare gli altri e cosa fare per difendere i tuoi diritti. Il commercio un'arte ma anche una scienza con regole ben precise.
RANIERI- (Sfogliando). Tutta roba allegra! Li studier con i miei amici: sai le risate che ci faremo!
BERTA- Non scherzare, Ranieri. la tua vita futura che in gioco. La mercatura, come viene chiamata, non solo un'attivit seria, chiusa, con gli orizzonti limitati; pu essere un genere di vita piuttosto piacevole e pieno di soddisfazioni.
RANIERI- Non riesco a seguirti, Berta. Sei la mia amica, la persona pi cara che conosca, debbo sempre arrendermi alle tue argomentazioni: sei intelligente, logica; sei una sorella. In questo caso, per, non ti capisco. Come si pu trovare diletto in unoccupazione che tiene impegnato tutto il tuo tempo, che ti costringe a vivere chiuso dentro un fondaco fra casse, scaffali e clienti da accogliere sorridente, anche se ti riescono antipatici.
BERTA- Ci sono dei mercanti che trovano diletto nel visitare le loro imprese o viaggiare per nuove terre, nuovi popoli per tentare nuove imprese. L'attivit mercantile non consiste soltanto nel mettere insieme dei numeri.
RANIERI- S, visitare posti nuovi, esplorare terre sconosciute, popoli diversi. I mori: gente con la pelle completamente nera donne come scolpite in quel loro legno nero; ce ne sono di bellissime, mi hanno detto ma non credo che mi piacerebbero.
BERTA- Le donne! l'unico argomento di cui sai parlare. Capisco come un uomo giovane, ricco, forse anche bello (Ranieri sinchina a ringraziare) possa avere certe idee nella testa. Esiste anche il piacere di avere una famiglia, una donna: una donna sola che possa darti la gioia di una convivenza piacevole. Una donna che sarebbe la madre dei tuoi figli. La giovent non eterna, Ranieri. Cento donne possono darti il piacere, ma una sola ti d la felicit.
RANIERI- Berta, sei imprevedibile! Ti conoscevo intelligente, acuta, saggia; ora ti scopro anche una certa vena di poesia. Le parole che hai detto potrebbero essere versi da cantare sulla mandola. Conosco un cantastorie piuttosto bravo: gli parler di te.
BERTA- Non scherzare, trovati una donna, una sola e pensa a organizzare il tuo avvenire.
RANIERI- Va bene, Berta, non scherzo e ti dico, molto seriamente, che il mio avvenire sar radioso, splendente, affascinante: grande! Non so quale sar, ma non finir i miei giorni in un fondaco a vendere spezie e contare denaro. Diventer pi degli altri, non so in quale campo, ma la mia vita uscir dal grigiore anonimo degli altri! Contare denaro! Aprire e chiudere un forziere! Piacevole, non ne dubito ma non intendo consumare quel bene prezioso che la mia vita, nella galera di un fondaco.
BERTA- Curare i propri interessi, non significa rinchiudersi in un ambiente tetro e opprimente; vuole dire conoscere gente, muoversi, trattare, partecipare alla vita pubblica, forse anche aiutare i propri simili, dare gioia e benessere.
RANIERI- Aiutare il prossimo s, forse questo potrebbe piacermi, potrebbe esaltarmi ma non so come si fa.
BERTA- Si fa si fa. difficile, Ranieri, molto difficile e non detto che ci riusciresti. Non si aiuta il prossimo cantando una serenata sotto un balcone fiorito.
RANIERI- Non mica vero! Certi sorrisi che si vedono tra i fiori del balcone dimostrano il contrario. (Ride). Rendere felice una dama aiutare il prossimo.
BERTA- Non cambierai mai. Ti auguro buona fortuna. Ora devo lasciarti, le cure della casa richiedono la mia presenza.
RANIERI- Saggia padrona. Addio Berta (l'abbraccia) anche a te, tanta fortuna.
Berta esce. Ranieri si stira, fa per sedersi poi va al tavolo, prende un libro, vorrebbe gettarlo, ci ripensa, lo mette su un angolo del tavolo, il pi lontano possibile.
SCENA 4 - RANIERI, GANDULFO, MINGARDA, ARRIGO
GANDULFO- (Entra con gli altri). Sei tornato. Ho visto il tuo cavallo: quasi sfiancato, devi averne pi cura; fra poco, quella bestia non sar pi capace di muovere un passo.
RANIERI- Gi, nella piana di Donoratico ci sono bellissimi cavalli selvaggi, gli uomini dei Conti della Gherardesca li catturano e li ammansiscono. Si pu avere un puledro con pochi fiorini.
GANDULFO- Gi! Pochi fiorini che vanno guadagnati o, forse pi facile mandare il conto alle casse della famiglia Scaccri.
MINGARDA- Senza contare che sfiancare un cavallo, come fai tu, un peccato contro la natura. Gli animali, sono creature di Dio. (Si volge ad Arrigo, a chiedere approvazione).
ARRIGO- Certo. Si legge nelle sacre scritture: "Disse ancora Dio: produca la Terra animali viventi secondo la loro specie; animali domestici e rettili e bestie selvatiche. E cos fu fatto. E vide Dio che ci bene stava; li benedisse dicendo - crescete e moltiplicate!"
RANIERI- Ho letto le sacre scritture.
ARRIGO- Bravo! Quindi saprai, mio giovane amico, quanto amore il Signore ha messo nella creazione di questo mondo. E tu, ragazzo fortunato, non vuoi dare un po' del tuo amore a tutto ci che ti circonda?
Cenno interrogativo di Ranieri verso il padre, a chiedere: chi ?
GANDULFO- Questo messer Arrigo da Fiesole, un insigne filosofo e studioso del diritto. Ha la sua cattedra a Bologna; molto apprezzato in quello Studio.
MINGARDA- Lo abbiamo pregato di trattenersi alcuni giorni qui da noi, perch tu possa conoscerlo a fondo e fare tesoro dei suoi insegnamenti.
GANDULFO- Ascoltalo, Ranieri, ogni sua parola vale come oro. Spero che sappia aiutarti a conoscere i veri valori della vita.
RANIERI- (Di malavoglia). Lo ascolter se ha delle cose interessanti da raccontare.
MINGARDA- La filosofia, la teologia, la storia sacra, sono argomenti che ti faranno solo del bene.
GANDULFO- Il diritto! Dovrai imparare a muovere i tuoi passi nel difficile mondo delle leggi, che ciascuno stato fa a sua convenienza. Ci che permesso a Pisa, proibito in Oriente; se vorrai commerciare con Genova, Venezia, la vicina Firenze, dovrai sempre pagare qualche balzello. Tutte cose che il nostro buon maestro Arrigo, sa.
MINGARDA- E sa raccontarle cos bene! Starei ore intere ad ascoltarlo.
ARRIGO- Troppo buona, madonna. L'arte oratoria complemento necessario alla conoscenza scientifica: per versare del buon vino dalla botte dentro una piccola fiasca, occorre una tazza ed un imbuto. Cos, l'arte del parlare lo strumento che serve per versare la scienza che Dio ha voluto darmi, nella piccola testa del nostro Ranieri cio: piccola per dire vuota. Volevo dire: non ancora toccata dal dito del Signore.
MINGARDA- Cercate voi, maestro Arrigo, di spingere questo dito divino proprio in mezzo alla fronte di questo figlio mio.
ARRIGO- Prover, madonna, prover ma, il risultato sta nella volont suprema. Io, sono il povero strumento. Ora, lasciateci soli.
GANDULFO- Vieni, Mingarda, lasciamoli. Voi, messer Arrigo, vi tratterrete ancora. Quando sentirete battere l'ora della notte, ci farete l'onore di sedere alla nostra mensa poche cose: frugalit il mio motto. Sol per dare la forza a questa macchina di carne che ci serve a far funzionare l'anima e e (non sa come finire) e la speranza.
ARRIGO- Troppo buono, messer Gandulfo. E per quella piccola cosa di cui abbiamo parlato
GANDULFO- Seduto alla mia mensa, incontrerete il mio amministratore: vi accorderete con lui. Vi aspettiamo. (Esce con Mingarda).
ARRIGO- Ci sar. (Si inchina). Troppo buono ci sar, non mancher.
SCENA 5 - RANIERI, ARRIGO
RANIERI- (Ironico). Mio buon maestro, sedetevi. State comodo? Devo chiamare il mio servo per farvi portare una tazza di buon vino? Ne ho di ottima qualit: proviene dalle colline di Siena. Ho un amico che possiede dei vigneti da quelle parti, quando ci vediamo, ha sempre qualche fiasca per appesantire la sella del mio cavallo. (Ride).
ARRIGO- (Ha seguito con interesse il tema del vino). Forse un mulo, sarebbe pi utile alla bisogna. Il tragitto da Siena a Pisa piuttosto lungo e quelle poche fiasche di vino che possono trovare posto attaccate alla sella di un cavallo, s, voglio dire, un cavaliere di buona taglia, le consuma durante il viaggio.
RANIERI- Giusto! Uomo accorto e previdente! Vedo che la fama di cui godete meritata.
ARRIGO- Troppo buono, mio giovane amico. Sono considerazioni che tutti possono trarre: durante il lungo viaggio, il cavallo galoppa e quelle povere fiasche appese alla sella, saranno sottoposte a sussulti, scosse e quel vino che c' dentro pu alterarsi e arrivare a destinazione in uno stato tale, che non pi possibile beverlo.
RANIERI- Avete studiato anche la scienza del vino! Credo che imparer qualcosa da voi, messer Arrigo.
ARRIGO- Troppo buono, mio giovane Ranieri, troppo buono. Vedete: il mulo una creatura saggia, sa trovare la sua strada anche sull'orlo di un precipizio, con sagacia, con lentezza; se fiuta un pericolo s'impunta e non lo smuovi nemmeno se lo riempi di bastonate. un animale paziente, si lascia caricare con pesi che un'altra bestia rifiuterebbe e li trasporta con sicurezza fino alla destinazione che gli stata assegnata.
RANIERI- Vedo che dovr comprarmi un mulo!
ARRIGO- Senza mettere in conto il fatto che sul basto del mulo si possono caricare addirittura dei barilotti, e il vino che c' dentro seguendo un'andatura cos lenta e ondeggiante, si rimescola e si ricarica di sapori, di profumi che, quando vai a beverlo, una sola tazza ti pu inebriare.
RANIERI- Questo va bene nella stagione fredda ma in estate, quando il sole manda i suoi raggi infuocati, quel barilotto arriva a destinazione, con il suo contenuto troppo caldo e il vino caldo, voi mi insegnate, buono solo per fare impacchi contro l'infreddatura.
ARRIGO- Bisogna avere l'accortezza di metterlo in un fresco sotterraneo, dove potr invecchiare in tutta tranquillit. Il vino come l'uomo: riesce ad esprimere la sua fragranza, il suo sapore, il suo umore solo quando gi vecchio. Vecchio e ben riposato in luogo tranquillo e di piacevole godimento.
RANIERI- Un sotterraneo?
ARRIGO- Perch no. Certo che per un giovane ardente e appassionato, risulta pi gradevole, magari, il verone di una bella dama. (Sognante). Un verone da scalare, arrampicandosi su un albero, che la bella dama, magari fece piantare proprio l in vista di future ascensioni. Eh! (Sospira)
RANIERI- Per caso, maestro Arrigo, sareste esperto anche nella scienza dell'amore?
ARRIGO- La scienza delle scienze! Ahim! Pi che una scienza una filosofia. Almeno per me. La scienza tratta sempre di cose concrete e, per essere studiata e compresa appieno, ha bisogno di essere sperimentata; cose che, alla mia et di difficile adempimento. La filosofia invece, l'arte del pensiero, del ragionamento; lo studio del possibile e dell'impossibile, di ci che potrebbe essere, o che sar, o che stato (sospira)
RANIERI- Non avevo mai considerato l'amore come una filosofia. Se riuscite a dimostrarmi che tutto ci risponde a verit, vi assicuro che mi metter a studiare tutto quello che vorrete: filosofia, diritto tutto! Magari anche la scalata sui tronchi d'albero, piantati da dame previdenti nei pressi del loro verone.
ARRIGO- L'uomo perfetto dovrebbe avere il vostro corpo e la mia mente: l'agilit della giovent e la saggezza della vecchiaia ma il divino creatore, nella sua infinita sapienza, volle disporre in altro modo. Ma non sono venuto qui per parlarvi di veroni o di buon vino.
RANIERI- A proposito: ve n'avevo offerto una tazza. Mando Lapo a prenderla, gi nello scantinato; magari non sar molto vecchio, sapete: non fa a tempo a invecchiare.
ARRIGO- Capisco, ma non vi preoccupate, avremo tempo dopo Di verso Siena, avete detto.
RANIERI- S, le colline senesi danno un vino fra i migliori che si possano assaggiare.
ARRIGO- Lo so, lo so, conosco quei posti.
RANIERI- Dovrete viaggiare molto, voi.
ARRIGO- Porto la parola del filosofo e dello studioso a chi la vuole ascoltare. Mi fermo in ogni borgo, in ogni castello dovunque possa trovare un tozzo di pane e una brocca d'acqua. Si trovano sempre, nelle campagne, dei conventi dove i buoni fraticelli si danno da fare per procurarmi un giaciglio. La mattina dopo con la prima luce riprendo la strada
RANIERI- Io preferisco pernottare in qualche locanda accogliente, dove il giaciglio viene preparato da una bella locandiera.
ARRIGO- Fortunato voi! Volevo dire, fate bene a circondarvi di cose buone e belle ma non dimenticatevi lanima. Ve lo dice il filosofo ed anche la saggezza della vecchiaia. Nell'uomo ci sono le due parti: quella materiale e quella che potrei definire, divina; devono stare in equilibrio come sui piatti della bilancia. Se si d privilegio alla cane, scompare l'anima o, al contrario, si pu esaltare lo spirito mortificando la carne.
RANIERI- Non ci avevo mai pensato, ma il ragionamento corre. Bravo filosofo! Per, non cercate di farmi cambiare umore!
ARRIGO- State tranquillo; non di questi argomenti che devo parlarvi. Mi sono lasciato trasportare Devo insegnarvi il diritto: come si comporta un uomo che intende mercatare con i popoli lontani e con quelli vicini.
RANIERI- Quei libri pieni di numeri, intendete dire? Maestro Arrigo, la nostra conversazione stata finora piuttosto piacevole, cercate di non rovinare tutto con i codici e gli editti.
ARRIGO- Sono pagato per questo. Non rovinatemi
SCENA 6 - GUCCIO, RANIERI, ARRIGO
GUCCIO- (Voce da fuori). Ranieri Ranieri
RANIERI- Mi chiamano. (Si affaccia alla finestra). Guccio, sei tu?
GUCCIO- (Entra scavalcando la finestra). Sono io. Scusa se approfitto della via pi breve: se mi presento al portone, mi sento osservato come un diavoletto tentatore che viene a strappare il tenero rampollo dalla pace domestica per condurlo dritto dritto sulla via della perdizione. (Si accorge di Arrigo). Oh, perdonate messere. (A Ranieri). Credevo che tu fossi solo.
RANIERI- Non preoccuparti, messer Arrigo un filosofo che mi sta insegnando molte cose.
GUCCIO- (Incredulo). Davvero?
RANIERI- Dimmi, Guccio: hai mai pensato che l'amore anche una filosofia?
GUCCIO- No!
ARRIGO- Non date retta, messere, non date retta. Il mio compito qui quello d'insegnare al nostro giovane amico, come ci si comporta in certe situazioni.
RANIERI- Come si pu conservare del buon vino o come si pu scalare un albero, che fu piantato l da una bella dama.
GUCCIO- (Interdetto). Ah e, il tuo precettore sarebbe esperto in queste cose? (Piano a Ranieri). Cos' questa storia dell'albero?
ARRIGO- Dovete sapere che il nostro Ranieri, ha il dono soprannaturale di catturare l'attenzione dell'interlocutore e fargli dire tutto ci che non vorrebbe dire.
RANIERI- Per carit, messer Arrigo! Non sono un mago!
ARRIGO- Voglio sperare di no. Dovete convenire per, che non sono riuscito a dire una sola sillaba, della materia che dovrei insegnarvi.
RANIERI- Non datevi pensiero. La nostra conversazione stata comunque piacevole.
ARRIGO- Anche troppo! (A Guccio). Che volete, mi sono lasciato andare sull'onda dei ricordi e ho sognato.
GUCCIO- I filosofi sono un po' tutti sognatori o sbaglio?
ARRIGO- Ci sono sogni e sogni Ma ora dobbiamo recuperare il tempo perduto. Dunque, sedetevi Ranieri ed ascoltatemi. Potete restare anche voi, messer Guccio.
GUCCIO- No, grazie! Resterei volentieri ma devo andare. (A Ranieri). In casa di Fiammetta si riuniscono gli amici (ad Arrigo, giustificandosi) per stare un po' in allegria, sapete, fra amici. Si canter qualche strofa, si berr una brocca di vino tra amici
ARRIGO- Capisco capisco. Se proprio dovete andare, non vi tratteniamo.
RANIERI- Aspetta, Guccio, dimmi: chi c' in casa di Fiammetta? Ci sono tutti? Tutta la brigata?
GUCCIO- Beh, s. C' Rogerio, c' Pietruccio; Fiammetta la padrona di casa, ha invitato Celeste ma la festa in onore di una fanciulla che sua ospite: Matilde si chiama, la descrive molto bella, viene nientemeno che da Genova.
RANIERI- Addirittura? Com' arrivata, per mare?
GUCCIO- Suo padre, in viaggio per Roma dove ha certi affari, ha fatto scalo a Pisa e proseguir a cavallo. Sua figlia Matilde, lo aspetter in casa di Fiammetta, che gi conosceva.
RANIERI- Celeste, Fiammetta e ora questa Matilde: la serata promette di essere interessante.
GUCCIO- (Ironico). Sar interessante anche la tua serata, in compagnia del tuo amico filosofo.
RANIERI- Tu credi? Messer Arrigo, voi mi scusate, vero, se vi lascio cos improvvisamente?
ARRIGO- Ma a vostro padre che devo dire?
RANIERI- Ditegli che visiter certi amici per parlare con loro di filosofia quella che ho imparato da voi! In confidenza: non ci sono nemmeno alberi da scalare! Andiamo, Guccio. (Guccio scavalca la finestra e scompare).
ARRIGO- Ma abbiate riguardo della mia posizione in questa casa. Non verr pagato!
RANIERI- (Mentre scavalca la finestra). Non abbiate timore: mio padre tiene sempre fede ai suoi impegni ( gi fuori). Buona fortuna, messer Arrigo!
ARRIGO- Anche a voi! (Guarda dalla finestra, torna al tavolo, prende un libro, sospira).
QUADRO 3
Casa di Fiammetta. Una tavola apparecchiata. Poltrone e cuscini sui quali siedono gli invitati. La parete di fondo aperta su di un giardino. La cena ormai finita e i commensali si intrattengono raccontandosi storielle licenziose. Luce soffusa che crea zone d'ombra dove le coppie si scambiano effusioni.
SCENA 1 - FIAMMETTA, CELESTE, MATILDE, ROGERIO, PIETRUCCIO, RANIERI, GUCCIO
Rogerio, Fiammetta, Guccio fanno gruppo, ascoltano la storiella che Rogerio sta raccontando. Pietruccio, discosto, seduto su cuscini con Celeste. Ranieri e Matilde passeggiano in giardino, scomparendo ogni tanto.
ROGERIO- cosicch, appena fatto giorno, la bella Martina si alza e, completamente nuda va ad aprire gli scuri della finestra. Entra la luce viva del giorno; ancora inebriata si volge verso il letto, dove il corpo di un uomo emerge dalle coltri. Il suo sguardo si sofferma sui piedi, risale fino alle ginocchia pi su dio mio! Quello non suo marito! Quel petto villoso di chi sar? Il viso coperto da un lembo del lenzuolo, lo scopre: un ciuffo biondo emerge malizioso, gli occhi celesti la invitano, due labbra sottili si aprono in un sorriso. La povera Martina abbagliata da quella visione:
"Ma tu non sei Pietro, il mio sposo! Ho dormito con te?"
"S, ma sei rimasta sveglia per parecchio tempo e, se devo essere sincero, non mi sembravi molto delusa dal cambio"
La povera fanciulla, ancora nuda, non sa capacitarsi: come ha fatto e non accorgersi che non stava col marito. Se l'avesse saputo, non si sarebbe lasciata scappare certe cose, occasioni che prima che capitino di nuovo Ma il biondo sembra ancora in grado di toglierle ogni dubbio residuo, ci vuol poco a capirlo. Lei torna alla finestra, la chiude no, la riapre un poco: con un po' di luce pi eccitante. Si sdraia di nuovo nel letto e quello che successe, ve lo potete immaginare.
FIAMMETTA- E Pietro, il marito? Non torn a coglierli sul fatto?
ROGERIO- Devi sapere, mia cara Fiammetta, che il bel giovane biondo, non era altri che un garzone a bottega dal marito della bella Martina.
FIAMMETTA- Perci era di casa.
ROGERIO- Appunto! Si era invaghito della donna e inoltre, per vendicarsi delle angherie del padrone, aveva studiato il suo piano.
GUCCIO- Come in battaglia: prendere una dama come conquistare una citt. C' da studiare un piano d'attacco Amore e guerra sono arti sorelle.
FIAMMETTA- Stai zitto tu, che non sei capace in nessuna delle due!
GUCCIO- Tu credi? In battaglia, forse, ancora non mi capitata l'occasione, ma in amore se vuoi accompagnarmi di l, nella tua alcova
FIAMMETTA- (Ride). Sei divertente Continua, Rogerio. Quella storia del garzone e della bella padrona, la trovo piuttosto eccitante.
ROGERIO- Ai tuoi ordini, bella Fiammetta (la bacia su un braccio). Dicevo: il biondo
FIAMMETTA- Non ha un nome?
ROGERIO- S probabilmente s. Ma proprio necessario? Un bel giovane biondo, steso nel tuo letto pu anche non aver un nome
FIAMMETTA- Pu anche non essere biondo
ROGERIO- (Si tocca i capelli neri). Esatto. Insomma, questo biondo, continuer a chiamarlo cos, fece sapere suo padrone che in quel di Lucca vendevano un carico di legname ad un prezzo convenientissimo ma, se voleva concludere l'affare, doveva sbrigarsi. Pietro non stette a pensarci su: attacc i muli al carro e part alla volta di Lucca. Sarebbero passati almeno due giorni, prima del ritorno: il tempo necessario per consumare la sua vendetta e il suo desiderio..
GUCCIO- Io mi contenterei di molto meno tempo. (Cerca di baciare l'altro braccio di Fiammetta). L'alcova aspetta
FIAMMETTA- Guccio, sei molto caro ma non imparerai mai come si fa a conquistare una donna.
Celeste e Pietruccio si alzano e si avvicinano ai tre.
CELESTE- Davvero, Guccio, non le sai queste cose?
PIETRUCCIO- Guccio, sei mio amico; crederanno che anch'io sia incapace di sedurre una donna.
GUCCIO- Tu, Pietruccio, lo puoi dire; qualche volta siamo andati assieme
CELESTE- Davvero? Forse in quella casupola fuori citt, sul greto dell'Ozzeri, per incontrare quella donna Giuditta, mi pare si chiami.
FIAMMETTA- La cortigiana? Belle conquiste!
Rogerio si alzato, si portato al centro della scena dove suona un liuto.
CELESTE- Un'alcova, un giaciglio, un boccale di vino e una borsa di denaro.
PIETRUCCIO- Non questo che volete?
FIAMMETTA- Pu darsi. Ma la strada per arrivarci non pu essere cos diretta. La donna deve essere convinta, perci ha bisogno di essere corteggiata... conquistata con belle parole
CELESTE- con un sorriso
FIAMMETTA- Con uno sguardo: l'occhio pu dire molte pi cose della bocca
CELESTE- (A Pietruccio che tenta di abbracciarla) o di una mano!
FIAMMETTA- La donna ama essere conquistata con una storiella, magari piccante. (Va da Rogerio)
CELESTE- Con un po' di fantasia.
FIAMMETTA- Con una bella canzone. (Mette una mano sul liuto, Rogerio le prende la mano, gliela bacia. Fiammetta gli si accosta e rimane cos mentre lui riprende a suonare).
CELESTE- Ecco: a questo punto potete parlare di alcova una donna conquistata con la galanteria, vi seguir dove volete.
PIETRUCCIO- Perci, se volessi avere le grazie di madonna Fiammetta, dovrei saper suonare il liuto.
FIAMMETTA- Certo. Dovresti saper scalare la parete di un castello per entrare dalla finestra, proprio nella stanza della tua bella.
GUCCIO- Non sarebbe possibile fare una copia della chiave del portone?
CELESTE- (Ride). Non sarete mai dei veri amatori!
PIETRUCCIO- Per tu, Celeste, non vivi in un castello la tua casa bassa, con un muretto di cinta alto cos, (lo indica piuttosto basso) potrei saltarlo con facilit, affacciarmi alla tua finestra, scavalcare il davanzale, avvicinarmi al tuo letto, svegliarti con un bacio
CELESTE- Piano, piano; non correre troppo con la fantasia.
PIETRUCCIO- Credi che non ne sarei capace?
GUCCIO- Anch'io potrei farlo!
CELESTE- Va bene: fatelo! Scavalcate muri e davanzali: mi troverete nel mio letto.
PIETRUCCIO- Baster che tu lasci gli scuri appena socchiusi.
GUCCIO- Appena entrati, li richiuderemo e nessuno si accorger di niente.
CELESTE- Vi aspetto, troverete gli scuri socchiusi, venite tutti e due, mi farete piacere. Ah, devo avvisarvi che non dormo da sola.
GUCCIO- Noo? Allora si potrebbe chi dorme con te?
PIETRUCCIO- Sar certamente qualche tua domestica o amica o
GUCCIO- Non un problema: siamo in due!
CELESTE- Sarebbe bello. Ma meglio di no, in fondo al mio letto dorme il mio cane: un colosso grande cos, con certi denti che stritolano un osso in un batter di ciglio! Odia i forestieri e si avventa su chiunque mette la punta del suo naso nella mia stanza. (Ride). Sarebbe divertente vedervi scappare con il fondo delle vostre brache fra i denti del mio cane!
GUCCIO- Una cosa del genere successe al mio amico Lapuccio: aveva trovato una donna, verso Altopascio, il suo uomo era un gran cacciatore e aveva molti cani
PIETRUCCIO- Lascia perdere. Se il cane il solo impedimento, troveremo un rimedio.
CELESTE- Non vi arrendete, voi.
PIETRUCCIO- Un combattente valoroso, non si arrende mai!
GUCCIO- Come conquistare una citt: amore e guerra sono arti sorelle!
CELESTE- Lo sappiamo.
Fiammetta si era appartata sul fondo, a parlare con Ranieri e Matilde, ora torna verso i tre, con Rogerio.
FIAMMETTA- Cosa avete da raccontarvi, di tanto interessante?
PIETRUCCIO- Si parlava di come conquistare citt e donne.
ROGERIO- Progetti ambiziosi! Volete annettervi citt vicine o, addirittura andare in Terrasanta?
GUCCIO- Dapprima si potrebbe tentare la conquista degli abitanti cominciando dalle donne.
FIAMMETTA- Sempre il solito problemino, eh? Prendete lezioni di conquista dal vostro amico Ranieri: tutta la sera che se ne sta appartato con Matilde.
PIETRUCCIO- Non un amico! Gli amici si spartiscono fra loro, tutto quello che hanno!
FIAMMETTA- Ma loro, vogliono offrirvi uno spettacolo.
GUCCIO- Come in teatro?
FIAMMETTA- Press'a poco. Reciteranno i versi di certi poeti che raccontano di donne amate, dei tormenti che affliggono gli innamorati
CELESTE- Che poeti sono? Io ne ho sentito qualcuno. Ma i poeti sono sempre tristi, angosciati
FIAMMETTA- L'amore un sentimento angoscioso, struggente bello consumersi nell'attesa di un bacio, annientarsi nella luce di un sorriso
PIETRUCCIO- Se si tratta di un sorriso, non hai bisogno di soffrire tanto: te lo faccio io (le sorride esageratamente) va bene cos?
GUCCIO- In quanto al bacio beh, non dovrebbe essere complicato
CELESTE- Voi uomini siete troppo ruvidi. Non le capirete mai certe cose!
PIETRUCCIO- Anche i poeti sono uomini!
CELESTE- S ma loro (a Fiammetta). Non ci avevo mai pensato: i poeti, sono dei veri uomini?
ROGERIO- Non ponetevi certi problemi prepariamoci ad assistere alla rappresentazione. Dunque: questo spazio sar per gli attori, qui prender posto il pubblico, cio voi. Io mi piazzer da questa parte per accompagnare la narrazione con un po' di musica. Le poesie che ascolterete, furono scritte da trovatori e qualcosa ci verr inserito dagli attori stessi. Fate silenzio! E cominci lo spettacolo!
Ranieri e Matilde, con Rogerio, entrano nello spazio indicato. Recitano senza guardarsi, come se ciascuno raccontasse al pubblico i propri sentimenti. Durante la recitazione, le due coppie che formano il pubblico seguono divertite, con gli uomini che bevono e cercano d prendersi delle libert e le donne che reagiscono con risatine. Poi l'attenzione verso il teatro si fa pi seria, quindi subentra la noia.
RANIERI Amore, in cui disio m' dato guiderdone; com'om ch' in mare ed pena di gire, vede lo tempo e gi mai la speranza no lo 'nganna, cos faccio, madonna, in voi venire. Potess'io venire a voi, amorusa, come ladrone ascoso e non paresse! Ben lo terria in gioia aventurusa se l'Amor tanto bene mi facesse! S bel parlante, donna, con voi fora e direi como v'amai lungamente, e vi amerei infin ch'io vivo ancora.
MATILDE Chi non avesse mai veduto foco no crederia che cocere potesse, anzi li sembraria solazzo e gioco lo suo isplendore. Ma s'ello lo tocasse in alcun loco, li sembraria che forte cocesse: quello d'Amore m' toccato un poco, molto me coce! Se s'aprendesse in voi, signore mio, che mi mostrate dar solazzo amando. Certo l'Amore fa gran vilania, che no distringe te che vai giocando, a me che vivo in grandisbaldimento.
RANIERI La salamandra audivi che 'nfra lo foco vivi stando sana; io s fo per long'uso, vivo 'n foc'amoroso e non saccio ch'io dica. Madonna, s m'avene: com'omo in prudito lo cor mi fa sentire, che gi mai no 'nd' quito mentre non p toccar lo suo sentore.
MATILDE Gran festa gli farai e grand'onore. E d come gli ti se' tutta data. Ma non per cosa ch'e' t'aggia donata, se non per fino e per leal amore; che ttu ' rifiutato gran signore che riccamente t'avrebbe dotata: ma credo che m'avete incantata, Per che i' son entrata in quest'errore. Allor s 'l bascierai istrettamente, pregando'l che lla cosa sia sagreta, S che no'l senta mai nessuna gente.
RANIERI Amor mi face umano umile, curucioso, sollazante, e per mia voglia amante amor negando. E medica piagando Amore, che nel mare tempestoso navica vigoroso. Folli, sacciate: finch l'amadore disia, vive 'n dolore; e poi che tene, credendos' aver bene, dgli Amor pene; sperando d'aver gioia la gelosia la noia che l'assale.
MATILDE Donna e l'Amore n fatto compagnia e teso un dolce laccio per mettere in sollaccio lo mio stato; e voi mi siete, gentil cavaliere mio, colonna e forte braccio, per cui sicura giaccio. Gioioso canto d'alegranza fo, c'amor m' scudo e lancia e spada difendente da ogni maldicente, e voi mi siete, rocca e mura: mentre vivo per voi star sicura.
RANIERI Morte, perch m'i fatta s gran guerra, che m'i tolta madonna, ond'io mi doglio? La fior de le belleze mort'i in terra, per che lo mondo non amo, n voglio. Villana morte, non i pietanza, disparti amore togli l'alegranza e di cordoglio. La mia alegranza post'i in gran tristanza. Solea aver sollazo e gioco e riso; or n' gita madonna in paradiso, portnne la dolze speranza mia, lascimmi in pene e con sospiri e planti, levmi de sollazo, gioco e canti; or no la vegio, n le sto davanti
MATILDE- D'amoroso paese sospiri e dolzi planti m' mandato Amor, mai senza sospirare Amore non mi lascia solo un'ura. Deo, che folle natura ello m'aprese! ch'io non saccio altro fare, se non penzare, e s'io veglio o dormento sent'amore
RANIERI Rosa fresca aulentissima, c'apari inver la state le donne ti disano - pulzell' e maritate; trajmi de ste focora se t'este a bolontate; per te non aio abento notte e dia, penzando pur di voi, madonna mia.
MATILDE Per lo marito c' rio, l'amor m' 'ntrato in coragio; sollazo e gran bene ag'io per lo mal che con lui agio: ca per lo suo lacerare tal penser', che 'n gran gioia mi fa stare. Geloso, battuta m'i, piaceti di darmi doglia, ma quanto pi mal mi fai, tanto il mi metti pi in voglia. Di tal uom mm'acagionasti, c'amanza no avea intra nui, ma da che 'l mi ricordasti l'amor mi prese di lui. Per ira del mal marito m'avesti, e non per amore; ma da che m'i, s mi gito tuo dolzor dentro dal core, mio male in gioia m' ridato. Drudo mio, a te mi richiamo d'una vecchia c' a vicina; ch'ella s' accorta ch'io t'amo. Con molto airoso talento m'ave di te gastigata.
RANIERI Diamante, n smiraldo, n zafino, n vernul'altra gema preziosa, topazo, n giaquinto, n rubino, n l'aritropia, ch' s vertudiosa, n l'amatisto, n 'l carbonchio fino, lo qual molto risprendente cosa, non no tante belezze in domino quant' in s la mia donna amorosa. E di vertute tutte l'autre avanza, e somigliante a stella di sprendore, co la sua conta e gaia inamoranza, e pi bell'este che rosa e che frore Cristo le doni vita ed alegranza, e s l'acresca in gran pregio ed onore.
CELESTE- (Interrompe). Come sono noiosi questi poeti!
GUCCIO- Non avete qualcosa di pi allegro, da raccontare?
FIAMMETTA- Vogliamo divertirci!
PIETRUCCIO- Vogliamo ridere!
GUCCIO- Se lo avessi saputo, sarei andato dalla Leonetta: in casa sua c' sempre qualcuno che suona, che so, una mandola, un liuto
PIETRUCCIO- La Leonetta e le sue ragazze, non fanno tanto le smorfiose.
FIAMMETTA- Cosa ci trovate, di tanto divertente, in certi ambienti?
CELESTE- Le donne ci sono anche qui (si alza e assume pose da modella) e, modestamente, non credo che abbiamo niente da invidiare a madonna Leonetta. Vero, Fiammetta.
FIAMMETTA- (Si alza e, con Celeste, inizia a togliersi qualche indumento: veli, scialli). Messeri uomini, siete proprio sicuri che qui, in casa di Fiammetta non ci sia da divertirsi?
CELESTE- Voi, dal palcoscenico, smettete con codesti discorsi tetri e lamentosi! Cantiamo qualcosa di allegro! La festa comincia ora. Chiamate altra gente! Chi c' fuori? Tutti entrino, vogliamo divertirci! Qualcuno apra il cancello del giardino, c' vino per tutti!
ROGERIO- Matilde, vieni, liberati da codesti veli che hai sul capo, non sei pi la musa del poeta, torna a fare la donna che vuole divertirsi! Anche tu, Ranieri, non sei adatto a fare il poeta tenebroso. Vieni, queste donne ci aspettano. Hai sentito, la festa comincia ora!
Rogerio prende Matilde per mano e la conduce dalle altre. Tutte continuano a togliersi qualche indumento. Ranieri esce.
MATILDE- Finalmente! Mi sentivo venire meno a recitare quelle idiozie! Divertiamoci! Hai del vino da qualche parte, Fiammetta? Gli uomini hanno sete, sono giovani e bisogna annaffiarli e coltivarli con cura, se vogliamo vederli crescere belli robusti. (Durante questa battuta ha carezzato Guccio e Pietruccio, che cercano di abbracciarla).
CELESTE- Hai ragione, Matilde ma, con il vino andiamoci piano: hanno gi bevuto abbastanza.
FIAMMETTA- Brava Celeste, ei sempre la pi previdente: potrebbero addormentarsi sul pi bello.
PIETRUCCIO - (Un po' brillo). Fiammetta, sei una dea: la dea della saggezza! Ma non devi preoccuparti, posso restare sveglio ancora per beh, quanto basta. (La abbraccia).
GUCCIO - (Un po' brillo). Celeste, mia bella Celeste. Sei una donna celeste e in questa celestialit mi voglio addormentare dopo. Dov' l'alcova?
Ranieri entra dal fondo con Alberto, tipo ascetico, vestito di pilurica. Restano sul fondo ad osservare. Ranieri sorridente, invitante verso Alberto il quale rimane muto
MATILDE- Mio buon Rogerio, vedo che le mia preoccupazioni erano, possiamo dire, superflue. Con vino o senza voi uomini sapete mantenervi in perfetta salute e in buona forma.
ROGERIO- Non mi sono mai sentito cos in salute come in questo momento, Matilde carissima. (La abbraccia. Vede Ranieri). Ranieri, chi ci hai portato?
SCENA 2 - ALBERTO, RANIERI, ROGERIO, GUCCIO, PIETRUCCIO, FIAMMETTA, CELESTE, MATILDE
RANIERI- Ero andato alla porta del giardino, secondo il desiderio della padrona di casa, quest'uomo stava l fuori come se volesse entrare. Ho pensato di invitarlo.
CELESTE- Ma come si vestito? una moda che viene di Francia?
MATILDE- Vestimenti simili non ne avevo mai visti. Deve essere molto scomodo, starci dentro!
FIAMMETTA- Dite, buon uomo: vi siete vestito cos, per andare a qualche festa? Avvicinatevi. (Gli tocca l'abito). Com' ruvido! Sentite, donne; non credo proprio che sarebbe piacevole da carezzare o da stringere al seno, un individuo cos.
CELESTE- Ma che stoffa ? piena di setole, di crini sembra quasi fata con aghi di ferro.
MATILDE- Pare una pelle non conciata ed anche scalzo: chiss le piaghe che ha nei piedi!
CELESTE- Non credo che ci divertiremo con un tipo cos. Ranieri, perch lo hai fatto entrare?
RANIERI- I suoi occhi! Non ha pronunciato parola ma ha una luce negli occhi, che mi ha soggiogato.
FIAMMETTA- Sar forse, un mago? Uno di quelli che stanno con quei saltimbanchi che girano per le campagne e si guadagnano da vivere, predicendo il futuro.
GUCCIO- Davvero? Mio buon amico, dimmi: chi sar la mia compagna, questa notte? (Indica le donne). Questa questa o tutte? Non tenermi sulle spine, dimmelo!
RANIERI- Guccio, sei ubriaco! In certe cose non puoi cercare l'aiuto dell'indovino: devi prenderla da te, la tua donna.
MATILDE- Ammesso che ci riesca! Per, vero: quest'uomo ha qualcosa come un fuoco dentro dentro gli occhi. Un fuoco che non brucia ma scalda scalda il cuore.
FIAMMETTA- Deve essere uno di quei penitenti, come li chiamano eremiti, anacoreti o pellegrini in viaggio per Roma che campano di elemosina.
ROGERIO- Bene, diamogli qualche fiorino e lasciamolo andare.
PIETRUCCIO- Ma s, ho ancora qualche moneta nella borsa. (Le porge ad Alberto che rifiuta). Prendi, buon pellegrino e vai, vai dove ti portano i tuoi piedi, a Roma o magari fino dalla Leonetta! pi vicino e pi divertente! (Ride)
ALBERTO- Grazie, fratello. Io chiedo solo un pezzo di pane. Non per me ma per i miei malati.
FIAMMETTA- Malati?
CELESTE- Ci sono anche dei malati?
PIETRUCCIO- Non vorrai dire che passi il tuo tempo fra bende, unguenti, mignatte
GUCCIO- piaghe puzzolenti, cancrene piedi o mani che marciscono.
ROGERIO- Non ci sar mica qualche lebbroso, nel tuo ospizio?
MATILDE- Certe malattie vanno isolate! Pu sempre arrivare qualche barca dall'Oriente con gente che ha addosso i germi di tali malattie.
FIAMMETTA- Un'isola! Ci sono delle isole davanti al porto. Come si chiamano Gorgona! S, l'isola di Gorgona potrebbe essere adatta. Ranieri, devi dire a tuo padre di interessare della cosa il Consiglio degli Anziani. Lui gode ancora una certa considerazione.
CELESTE- C' pericolo del contagio? Dio mio! Io ho toccato la sua veste che devo fare? Non mandatemi sull'isola!
GUCCIO- (L'abbraccia). Caso mai ci andiamo assieme su un'isola deserta, io e te soli
MATILDE- Amici miei, non il caso di drammatizzare. Questo amico di Ranieri, assiste gli infermi, ma non detto che tra i suoi malati ci siano dei lebbrosi o degli appestati.
ALBERTO- Certe malattie non ci sono ancora qui da noi, ma arriveranno presto se la giovent pisana continuer a vivere in maniera cos dissoluta. Come potete pensare di mantenervi in buona salute se le vostre giornate ed anche le notti, vi servono solo a fornicare senza rispetto alcuno per il corpo che Dio ci ha dato e che un giorno gli dovremo restituire?
PIETRUCCIO- Quando sar il momento, ci penseremo. Intanto, questo corpo, ho intenzione di utilizzarlo (guarda Alberto negli occhi) beh per per vivere la mia vita.
ALBERTO- La vita dell'uomo ben spesa se vissuta per aiutare i fratelli che soffrono (indica i presenti ad uno ad uno). Tu sei un peccatore ed anche tu anche voi! Pentitevi! Il regno dei Cieli cos grande che pu ospitare anche i peccatori, purch si pentano.
MATILDE- Belle parole, amico mio, belle parole. Questo mondo, purtroppo gira nell'alto senso e se non sei abile a saltarci sopra, rischi di restare a terra schiacciato, tritato. Come un pastone da dare si cani.
FIAMMETTA- Se vuoi accettare qualche fiorino per i tuoi ammalati, passa domani: ho delle amicizie, vedr di procurarteli.
ALBERTO- Posso accettare solo un pezzo di pane; il pane dono di Dio, ne basta un poco per saziarsi, il denaro il frutto del demonio: chi lo ha, non mai soddisfatto e ne vorrebbe sempre pi, non sar mai felice.
ROGERIO- D'accordo, avrai il tuo pane. Ora la dispensa chiusa. Se non ti serve altro, torna pure dai tuoi infermi, saranno ansiosi di vederti!
ALBERTO- Vado. Scusate se ho interrotto la vostra festa. (A Ranieri). Mi hai introdotto qui sperando, forse inconsciamente che la mia visita avrebbe portato un raggio di luce in questo grigiore. Ti dico che avevi ragione: nei tuoi occhi c' una luce nuova, forse il Signore ha voluto servirsi di me per accenderla. Addio, amico mio, addio anche a voi.
RANIERI- Domani mi procurer una cesta di pane, per i tuoi infermi. Dove li tieni?
ALBERTO- C' un magazzino abbandonato dietro la chiesa di San Vito. Ti aspetter.
RANIERI- Non so se avr tempo, ma il pane te lo far avere.
ALBERTO- Portalo tu stesso! Addio. Non accompagnarmi, trover la strada. (Esce).
SCENA 3 - RANIERI, GUCCIO, PIETRUCCIO, ROGERIO, FIAMMETTA, MATILDE, CELESTE
Uscito Alberto, c' un attimo d'imbarazzato silenzio. Ranieri sosta sul fondo, guardando uscire Alberto.
ROGERIO- Amici, vogliamo addormentarci proprio ora? Sul pi bello? L'alba ancora lontana! Abbiamo tutta la notte davanti, diamoci da fare!
FIAMMETTA- (Ha preso una caraffa). C' ancora del vino! Il migliore della mia cantina, assaggiatelo!
CELESTE- Fiammetta, sar bene non farli bere troppo. Il vino nemico dell'amore.
MATILDE- Io direi, piuttosto che il vino e l'amore sono due cose sorelle (recita). Tutte e due danno l'ebbrezza, l'oblio, il piacere che ti fa dimenticare chi sei, cosa fai ti senti galleggiare nell'aria, dove non ci sono voci, n luci c' solo il piacere, immenso, acuto, travolgente
CELESTE- sognante ma per sognare bisogna dormire e io non riesco ad immaginare che piacere possa esserci nel vedersi accanto un amante bello, piacente addormentato!
GUCCIO- Donna Celeste, approfittiamone prima che il sonno ci avvolga nel suo mantoIo, da parte mia, preferisco avvolgermi in un lenzuolo assieme a te. (Abbraccia Celeste e cerca di toglierle qualche indumento, lei, un po' lo respinge, un po' lo lascia fare).
PIETRUCCIO- (Cerca di abbracciare Fiammetta). Parole sante! Anch'io voglio dormire abbracciato con te poi dormire e risvegliarsi
ROGERIO- (Ha preso la chitarra, ne trae alcuni accordi). Ranieri, te ne stai tutto solo? Vieni qua, la festa comincia ora! (Ranieri va lentamente verso gli altri). Quel pellegrino ti ha stregato. Non pensarci, domani verr con te: andremo a trovarlo, gli porteremo del pane cos ti renderai conto che non vale la pena perdere il tempo fra piaghe puzzolenti, con accompagnamento di gemiti e lamenti
MATILDE- (Durante la battuta di Rogerio ha spento alcuni lumi lasciando la scena in penombra. Abbraccia Ranieri e comincia a slacciargli la blusa). I lamenti e i gemiti che devi ascoltare, sono soltanto quelli di una donna che ti sta accanto e ti sospira sul petto, sul viso, sulle labbra
Lo bacia, le altre due coppie si scambiano effusioni sui cuscini. Rogerio passa in mezzo, suonando un ritmo sempre pi vivace, mentre cala il sipario.
QUADRO 4
Infermeria dietro la chiesa di San Vito. Albino, anziano infermo, dorme sdraiato su di una cassapanca.
SCENA 1 - ALBINO, GIADA
GIADA- (Entra con un barattolo e un cucchiaio). Albino, sveglia! l'ora del decotto! Su, svegliatevi, come potete pensare di guarire se state sempre addormentato!
ALBINO- (Si sveglia, cerca di sedersi, aiutato da Giada). Non dormo. Non dormo, mia cara Giada. O forse dormo perch sogno s, stavo sognando: era tanto bello. Perch mi hai svegliato, Giada?
GIADA- Anche i sogni! Ci mancavano solo quelli! Dovete stare ben sveglio, Albino e prendere questo decotto che Alberto ha fatto apposta per voi.
ALBINO- Sono vecchio, bambina mia. Sono vecchio e malato e solo. Perch non mi lasciate morire? Nel sogno che ho fatto mi pareva di essere in Paradiso; ci stavo bene. C'era c'era una gran luce. E una musica dolcissima mi cullava come se mi trovassi fra le braccia della mia mamma non la ricordo pi forse non l'ho mai conosciuta. Mi hanno sempre detto che fui trovato sugli scalini della chiesa di San Biagio.
GIADA- Cosa andate a pensare! Avanti, bevete questo infuso. (Gli fa ingoiare alcune cucchiaiate). Sono erbe che frate Alberto ha fatto bollire e macerare. Lui conosce i poteri dei medicamenti, sa prepararli con le foglie di certe piante che lui stesso coltiva. Ha preparato anche questo unguento da mettere sul vostro braccio piagato. Vedrete che poi, il dolore vi passer (gli spalma l'unguento sul braccio).
ALBINO- Vorrei dormire ancora sognare come prima non soffrivo era bello. Perch non vuoi lasciarmi morire? Giada, ti hanno messo il nome di una pietra preziosa e tu sei preziosa, come il tuo nome fai l'ultima opera buona per me: lasciami morire.
GIADA- Albino, bestemmiate! Dovete accettare quello che Dio ha deciso per voi! Non dir al fratello Alberto ci che avete detto: ne rimarrebbe molto male. Lui che si d tanto da fare per alleviare i vostri dolori!
Ranieri entra e, non visto, ascolta e osserva.
ALBINO- Dio! L'ho sempre rispettato, l'ho sempre amato. Ma perch, Dio che cos buono, tiene in vita un corpo come il mio, piagato, incancrenito che fa soltanto soffrire.
GIADA- Albino, non ragionate! Andr a chiamare Alberto, sapr lui come ammansirvi. (Vede Ranieri). Oh, guardate chi c': Ranieri venuto a trovarvi, parlate con lui.
RANIERI- (Si avvicina). Come state, Albino? La vostra cera mi sembra un po' pi colorita oggi. Segno che andate migliorando. (Giada scuote la testa). Su, non bisogna disperare.
ALBINO- facile per voi. Siete giovane, forte, ricco. Avete buoni cibi, cavalli, belle donne
RANIERI- S. Ho una vita piena di cose piacevoli. Certe volte mi chiedo: chi mi ha dato tutto questo? Dio o il Demonio? Mi sto accorgendo che la ricchezza viene solo dal Demonio. L'uomo ricco vive solo per provare piaceri materiali, quelli che il denaro pu dare. E solo quelli! Ma non d la serenit dell'anima, la pace interna, l'amore Essere amato per quello che sono, non per quello che ho nella borsa. (Ispirato). Tu, Albino, che sei vissuto povero, in una modesta catapecchia, che non hai avuto una mamma, forse non hai avuto una donna tu, Albino, sei pi ricco di me, tanto pi ricco, perch sei vicino a Dio. (Gli vicino, quasi lo abbraccia, si accorge del braccio piagato e, con una smorfia di ribrezzo, si allontana).
ALBINO- Tu, Ranieri, sai parlare. Hai avuto maestri, hai avuto precettori
RANIERI- Purtroppo, li ho sempre rifiutati e dileggiati. Un po' li rimpiango, ma penso che la vera scienza quella che sentiamo in fondo al cuore, che non s'impara su libri pieni di numeri o di codici. Un misero frate, con il suo esempio, pu insegnarti molto di pi.
GIADA- Ranieri, ti ho visto entrare qui, preceduto dalla tua fama di allegro gaudente. Ora mostri i tuoi sentimenti nascosti, i pi belli In questo ospedale ho visto infermi lamentarsi per il dolore, moribondi che accettavano serenamente il grande passo e chi lo rifiutava morendo tra spasimi impossibili da consolare. Ho visto anche chi d tutto per aiutare questi poveri infermi: scienziati ma anche gente comune, che porta solo una parola di consolazione, di speranza. Quale delle due opere pi utile? Spesso dove non pu arrivare la medicina, arriva la buona parola una carezza.
RANIERI- L'amicizia che da qualche tempo ho con Alberto, mi ha fatto capire cose, che prima non conoscevo o forse, non volevo conoscere. Ma tu esageri, cara Giada. Mi descrivi quasi un santo. No, non lo sono proprio; diciamo che questa nuova esperienza mi affascina, ma non credo che mi far cambiare abitudini.
ALBINO- Il mio cane, Saetta, cosa far senza di me non mangia, si lascer morire di fame. L'ho con me da tanti anni, stato la mia compagnia sempre insieme: ci siamo divisi il pane e il sole e il calduccio del focolare. (Ha una smorfia di dolore). Sto male. Chiamate Alberto, che mi dia qualche pozione per farmi dormire lui sa...
Giada esce, rientrer a tempo con Alberto.
Ranieri, dimmi: c' il sole fuori? Siamo in primavera, nei prati ci sono le margherite? Le rondini sono arrivate? I frutti cominciano a penzolare dagli alberi tutti colorati le ciliegie sono rosse, buone: ne mangiavo appena colte, spesso ingoiavo anche il nocciolo una buona pera, e quei buoni frutti rotondi che portarono dalla Sicilia, aranci li chiamano vorrei poterne mangiare ancora per avere la forza di lavorare, di vivere vivere o di morire
SCENA 2 - ALBERTO, GIADA, RANIERI, ALBINO
GIADA- (Entra con Alberto). Come va?
ALBERTO- (Cenno di saluto a Ranieri, va da Albino, gli tocca la fronte). Albino, come ti senti?
ALBINO- Male, tanto male ma se riesco a dormire, sto bene posso sognare. Dimmi, Alberto: la mia ora?
ALBERTO- Solo il Signore lo pu dire. L'importante farsi trovare preparati. (Guarda Ranieri). Tutti dovremmo essere preparati.
ALBINO- Se potessi andare l, dove c' il quadro della Madonna, mi sembrerebbe di stare con la mia mamma.
ALBERTO- Va bene, aiutatelo, diamogli quest'ultimo conforto.
Ranieri e Giada trascinano fuori Albino. Alberto va al tavolo a sistemare qualcosa.
SCENA 3 - ALBERTO, BERTA, ROGERIO
ROGERIO- (Entra con Berta). Alberto, salute a te. possiamo entrare? Vorremmo parlarti.
ALBERTO- Certo, cari amici, entrate.
BERTA- Ti abbiamo portato il pane per i tuoi malati. Anche una pentola piena di minestra: verdure bollite ancora calda.
ALBERTO- Grazie. Avete dato tutto al fratello Gervasio? (Cenno di assenso di Berta). Penser lui a distribuire. Cosa farei senza di lui gli infermi sono tanti e c' tanto da fare le braccia non bastano mai.
BERTA- Ne abbiamo parlato con persone che hanno amicizie, insomma, persone importanti.
ROGERIO- Che possono interessare il Consiglio degli Anziani e non solo
BERTA- Anche la corporazione dei mercanti.
ALBERTO- Grazie, fratelli miei. Qui c' bisogno di tutto. Tiriamo avanti con l'aiuto di Dio e con l'aiuto di persone che passano qui le loro giornate, spesso anche le notti magari per portare solo una parola, una carezza. Non potete immaginare quale tesoro sia un gesto di consolazione per chi sente sfuggirgli tutto.
ROGERIO- Anche Ranieri viene spesso qui, a quanto si dice.
ALBERTO- S, uno dei miei pi cari collaboratori; spero che impari anche le nozioni principali per curare le malattie. Sapete: qui necessario l'amore, la dedizione ma si deve anche saper coprire una piaga con qualche unguento, fasciarla, proteggerla dagli insetti
BERTA- Imparer. Ranieri imparer tutto questo. Ha scoperto la sua via grazie a te, Alberto che hai saputo insegnargli i valori veri della vita.
ALBERTO- Io non ho fatto niente, stato quello che sta lass che ha combinato tutto: ci ha fatto incontrare e mi ha messo in bocca le parole adatte.
ROGERIO- Anch'io ero presente all'incontro, anch'io ho ascoltato quelle parole ma non mi sento minimamente convertito. Alberto, spiegami perch.
ALBERTO- Non posso. Non so spiegarti. Sono un piccolo uomo, come posso conoscere la volont di chi tanto, tanto pi grande.
ROGERIO- Forse si tratta di un'infatuazione, di un'esperienza che vuole provare. Ranieri ha sempre desiderato conoscere cose nuove, nuove persone trovarsi in nuove situazioni. Chiss: pu darsi che fra qualche giorno, quando sar passato il sapore della novit, torni alla sua vita di sempre.
BERTA- Non credo. Io lo conosco fin da bambino. Gli vedo negli occhi una luce nuova, una nuova determinazione: ha sempre desiderato emergere un po' al di sopra degli altri.
ROGERIO- Dici che vuol diventare santo? Ce ne sono gi tanti! Le chiese son piene di quadri e di statue.
ALBERTO- Sarebbe una bestemmia! La santit non la si cerca: un peccato d'orgoglio! Solo chi umile sar esaltato!
BERTA- Anche nell'umilt, al servizio del prossimo bisognoso, si pu mettere l'entusiasmo.
ALBERTO- Servire in letizia. Devo ancora capire se Ranieri sente veramente questo amore verso il prossimo o se, invece, sente solo pentimento e repulsione per la vita un po' sconsiderata che ha condotto fino ad ora.
ROGERIO- Siamo amici da tanti anni, ci siamo sempre confidati, abbiamo vissuto insieme esperienze ed avventure a dir poco, memorabili. In questi ultimi giorni, per, si fatto pi riservato: se vado a cercarlo, lo trovo da solo, nella sua stanza, assorto in meditazione, come non era mai capitato. Se lo invito ad uscire, mi dice che ha da fare, che deve studiare ma non vero perch i libri che ha sullo scrittoio, li trovo sempre al loro posto, ben ordinati: nessuno li ha toccati. Mi capitato anche di trovarlo con gli occhi arrossati e ancora umidi: piange povero Ranieri.
ALBERTO- Non devi commiserarlo se piange: sono lacrime di consolazione, lacrime che lo liberano e purificano la sua anima.
ROGERIO- Tutto cominci durante la festa in casa di Fiammetta, tu entrasti a chiedere un pezzo di pane. Ranieri simpegn a portartene. Il giorno dopo venimmo a trovarti, ci facesti visitare il tuo ospizio, ci indicasti gli infermi pi gravi. Non nego che certe immagini ci procurarono un certo imbarazzo s, posso dirlo: quasi disgusto per quelle piaghe infettate che ammorbavano l'aria, quelle facce distrutte... Ricordo quella vecchia donna, Miriam mi pare si chiamasse, era stata bellissima. Io, ricordo, ero un bambino, quando la incontravo per strada mi accennava un sorriso, una carezza come si fa con i bimbi; la mia balia mi trascinava via perch dicevano che fosse una donnaccia. In seguito compresi il significato di quella parola: una che vende il proprio corpo. Era da condannare? Chi pu dirlo, chi pu giudicare i motivi che la spinsero a quella vita.
ALBERTO- Hai ragione, non sta a noi giudicare. Chi pu dire se l'anima dell'uomo peccatore, meritevole di condanna o se, sopraggiunto il pentimento, potr essere salvata?
ROGERIO- Fu in quel momento che Ranieri cominci il suo cambiamento. Anche lui forse, da bambino aveva ammirato quella bella donna passare per strada e ritrovarsela davanti, in quelle condizioni, gli ha fatto realizzare improvvisamente cos' il corpo umano, fatto di materia che degenera e imputridisce.
BERTA- Ne ha parlato anche con me. Dice che forse una giusta punizione: la carne peccatrice riceve il giusto castigo; le gioie, i piaceri materiali si pagano con il declino e il dolore fisico. Lui afferma di avere imparato la lezione: la carne che ha peccato deve essere punita e ciascuno deve punire se stesso.
ALBERTO- Le vie del Signore sono infinite! Circolano teorie secondo le quali, i peccati si possono espiare flagellandosi o vestendo il cilicio, oppure appartandosi in solitudine e condurre vita meditativa. Le vie del Signore sono infinite, vero ma io preferisco seguire la via dell'aiuto al prossimo: un aiuto materiale che per mezzo di opere concrete pu raggiungere l'anima del poveretto sofferente, insomma l'amore si pu manifestare con atti concreti ma raggiunge sempre il suo scopo spirituale.
BERTA- Gandulfo e Mingarda, i genitori di Ranieri, sono preoccupati per quel figlio: se prima conduceva una vita troppo godereccia e spensierata, ora preso completamente da questa nuova passione, che per loro una mania. Non si mai occupato degli affari ed ora tanto meno. Bisogna comprenderli; hanno lavorato sodo per accumulare una fortuna che ora sarebbe inutile, se Ranieri non seguisse la loro impresa.
ALBERTO- Bisogna lavorare per produrre beni materiali che per, dovranno servire a coprire i bisogni e sopperire alle necessit del prossimo. La ricchezza un bene di Dio: si pu cercare, blandire, ottenere, conquistare ma non la si pu accantonare e stare l a coccolarla e vederla crescere.
BERTA- Vanno capiti, il commercio un'attivit che cattura la volont di chi lo esercita. La ricchezza rappresenta il successo, il valore, la capacit di chi tiene un banco.
ROGERIO- Insomma, la vita di Ranieri finisce qui? Dobbiamo perdere un amico, un uomo di successo, l'animatore di tante belle brigate?
ALBERTO- Dimostri di non amarlo come vuoi far credere, se dici questo. La vita di Ranieri non finisce qui, puoi esserne certo! Pu darsi che cambi, che non vi sia pi compagno in certe avventure ma chi pu ordinargli o, pi semplicemente suggerirgli, ci che deve fare? La decisione dovr essere completamente sua.
ROGERIO- Io rispetter ogni sua decisione, ed anche se dovr mutare le mie abitudini, continuer ad amarlo e a considerarmi suo amico, se lui lo vorr.
SCENA 4 - RANIERI, ALBERTO, BERTA, ROGERIO
RANIERI- (Entra). Il povero Albino non ce l'ha fatta. andato finalmente in braccio alla mamma cos ha detto quando lo abbiamo adagiato ai piedi dell'altare, davanti al quadro della Madonna. L'ha chiamata "mamma", le ha teso le braccia e ha chiuso gli occhi. Povero Albino, fu raccolto appena nato, sui gradini di una chiesa ed morto sui gradini di un altare nel mezzo tanta miseria e tanti sacrifici, povero Albino.
ALBERTO- Chi pu dire se la sua miseria, gli ha impedito di essere felice? Noi, poveri uomini, valutiamo tutto con il nostro metro: denaro, palazzi, abiti donne. Ma l'anima, che sede della felicit o dell'angoscia, nessuno la vede, propriet assoluta di ciascuno di noi basta una piccola cosa, un sorriso, il tepore del sole, il canto degli uccelli, per appagarci e poter dire: sono felice.
BERTA- (Si avvicina a Ranieri, si appoggia al suo braccio). Anche tu, Ranieri, forse, in questo momento sei felice. Te lo leggo negli occhi, c' una luce che non avevo mai vista prima. strano ma da riflettere: la miseria di un uomo, d la felicit pi di tutte le ricchezze e di tutti i piaceri.
RANIERI- Ho capito. Ho capito tante cose. Ho capito che devo dare una svolta alla mia vita. Partir, andr lontano, dove c' solo deserto e privazioni; devo fare penitenza. Devo pagare per i piaceri che ho goduto fino ad ora.
BERTA- Dove hai intenzione di andare? Vuoi pagare. Giusto. Ma pagare significa estraniarsi dal mondo o piuttosto starci dentro, per aiutare chi ha bisogno?
RANIERI- Come al solito, le tue argomentazioni sono limpidissime. Per questa volta, consentimi di non seguirle. C' qualcosa, c' qualcuno che mi chiama e mi dice: "devi restituire"! Questo tuo corpo che ha goduto, deve ora soffrire! Andr lontano, mediter e quando torner forse seguir i tuoi consigli, Berta.
BERTA- Tuo padre tua madre non pensi a quanto ne soffriranno?
RANIERI- Se li incontrerai, Berta, d loro che li ringrazio per tutto quello che hanno fatto per me, li ringrazio per il loro amore ma c' un padre, che il padre di tutti e solo a lui dobbiamo obbedienza. Vero, Alberto? Dammi la tua pilurica, quest'abito che indosso non adatto per i posti in cui devo andare. Te lo do, in cambio della tua veste penitenziale. (Si toglie la giubba e la d a Alberto che si toglie la pilurica. Ranieri la indossa). Rogerio, come mi trovi con questo vestito? Non molto elegante, vero. quello che ci vuole per vivere in quei luoghi dove risolver, spero, i miei problemi.
ROGERIO- Dove hai intenzione di andare, Ranieri?
RANIERI- In Terrasanta. Quale posto migliore di quello dove nacque e visse Ges? Mi recher al porto e salir sul primo legno che parte.
BERTA- Tuo padre potr trovarti un passaggio sulla nave di qualche suo amico e darti lettere di presentazione per i suoi collaboratori laggi.
RANIERI- Berta, ho sempre avuto stima di te e della tua perspicacia ma ora, forse, anche tu non mi comprendi. (Con esaltazione). Io voglio lasciarmi alle spalle tutto. Tutto il mondo nel quale ho vissuto fino ad ora. Vivr una vita nuova, fatta di penitenza e non mi serviranno lettere o lasciapassare. Trover una nave, pagher il passaggio facendo il mozzo far lo sguattero nella cambusa, aiuter a issare le vele che gonfino al vento e mi portino laggi, dove finalmente tutti potranno sapere chi Ranieri degli Scaccri! Anzi: Ranieri. Solo Ranieri!
ALBERTO- Attento Ranieri: la superbia un grave peccato. Non partire, se questi sono i tuoi propositi! Meglio un piccolo libertino, peccatore ma di possibile riscatto, meglio un piccolo uomo lussurioso che un grande santo, che cerca la santit solo per ambizione e superbia. Confessati, Ranieri, confessati a te stesso. Tu uscirai da quella porta per andare dove? Per tornare ai tuoi amici ed ai tuoi passatempi? nel tuo diritto, io non cercher di fermarti ma se vuoi andare verso una nuova vita, devi uscire con la testa bassa e in grande umilt. Solo cos il tuo pentimento avr un senso.
RANIERI- Partir, Alberto. Non torner alla mia vecchia vita. Berta, ti affido i miei vecchi, ti hanno sempre considerata come una figlia abbine cura, digli che il loro figlio non li dimenticher, e chiede la loro benedizione. Alberto, benedicimi (si inginocchia, con la testa alta. Alberto gli mette una mano sul capo, poi si toglie un rozzo crocifisso che porta sul petto e lo pone al collo di Ranieri che, finalmente abbassa la testa)
SECONDO ATTO
QUADRO 1
Loggia dei mercanti
Sono passati tredici anni. sera, sul finire del quadro, sar notte.
SCENA 1 - UBALDO, ONORINO
UBALDO- (Entra con Onorino). E cos, caro Onorino, pare che il nostro Ranieri stia per rimettere il suo piede sul suolo della Repubblica.
ONORINO- Ho ancora negli occhi la sua partenza. Sono passati gi tredici anni.
UBALDO- Tredici anni! Quanto tempo! Ne abbiamo visti di cambiamenti.
ONORINO- Gi. I Mori finalmente, furono assoggettati. Ora il nostro commercio ben avviato, le nostre galee navigano sicure e la ricchezza di Pisa cresce, ogni giorno un poco di pi.
UBALDO- Un po' con le buone, un po' con la persuasione - chiamiamola cos - quei popoli furono convinte ad accettare la nostra presenza che, tutto sommato porta benefici anche a loro. Fu determinante l'alleanza con le altre citt e soprattutto, la presenza del Papato: fu una buona mossa riunire i cardinali in conclave qui a Pisa e far eleggere un papa pisano, Clemente Terzo, che dette a Pisa il maggior peso nella crociata.
ONORINO- Ne avemmo anche il maggior lustro. Ricordate la grande festa per l'incoronazione e poi la consegna del gonfalone di Santa madre Chiesa al nostro arcivescovo Ubaldo Lanfranchi? Giornate che non torneranno pi.
UBALDO- Diciamo che godiamo ancora dei vantaggi ottenuti in quella spedizione.
ONORINO- Tutti i partecipanti all'impresa, ne hanno tratto benefici. La libert di navigazione porta grossi vantaggi anche a Venezia, Genova, per citare solo i pi vicini ma anche la Francia, i popoli di Navarra, di Catalogna, lo stesso imperatore di Germania
UBALDO- Assistiamo al risveglio della potenza degli uomini di pelle bianca ma, ahim, siamo troppo vecchi per assistere al trionfo finale.
ONORINO- Sar proprio un trionfo? Ho qualche dubbio: gi si cominciano a vedere gelosie e insofferenze. Avete ragione, Ubaldo: siamo vecchi e non ce la faremo a vedere quello che voi chiamate un trionfo e che io, pi realisticamente prevedo come una tragedia.
UBALDO- Di che parlate? Sapete qualcosa?
ONORINO- No, no non son cose da gridare ai quattro venti. Sensazioni, umori che il vecchio donzello, vissuto per tutta una vita nei corridoi del potere, sente, percepisce, fiuta. Genova, tanto per dirne una, sta crescendo: la sua potenza commerciale e militare, comincia a preoccupare.
UBALDO- Bisognerebbe aumentare le forze pisane? Abbiamo gi molte navi armate di tutto punto, nei forzieri del Comune c' tanto oro da comprare un intero esercito. Ditemi, Onorino: vero che si preparano delle frecce con la punta d'argento massiccio?
ONORINO- Per ora un segreto. Dicono che l'argento penetra meglio del ferro, nelle carni del nemico ed anche nella sua testa: immaginate l'effetto che farebbe un'arma fatta con un metallo prezioso.
UBALDO- La ricchezza di Pisa farebbe restare di stucco i nostri nemici!
SCENA 2 - ROGERIO, GUCCIO, ONORINO, UBALDO
ROGERIO- (Entra con Guccio). Messeri, a voi la buona sera.
GUCCIO- L'aria fresca, la brezza del mare arriva fino a qui, rinvigorisce i nostri corpi e voi, messeri, ne approfittate. Un piacevole conversare, una salutare passeggiata sono il gradevole preambolo per una serena nottata. Che vi auguro lunga e riposante. (S'inchina deferente). Messeri
UBALDO- Grazie, messer Guccio, sar pensier mio trascorrere la notte in tutta tranquillit, dopo una buona cena. Ma, accetto l'augurio del poeta perch voi, siete un poeta, vero?
GUCCIO- Cerco di immaginare parole da mettere insieme in maniera gradevole. Che volete: il mio unico diletto. La mia sposa, madonna Giovanna degli Ubaldeschi, che voi certo conoscerete, mi ha dato tre figli adorabili vero ma in continuo movimento: corrono, saltano, gridano; le nutrici non ce la fanno a tenerli a freno. Cos io, mi ritiro in volontario esilio nella mia stanza in cima alla torre di casa mia.
ONORINO- Casa degli Ubaldeschi conosco
ROGERIO- Il buon amico Guccio che scrive poesie! Chi poteva immaginarlo?
GUCCIO- Arriva il giorno in cui bisogna dare un senso alla propria vita. Che potevo fare? Arruolarmi nella Crociata o L'arte dell'amore e l'arte della guerra sono arti sorelle. Scelsi l'amore: madonna Giovanna, maritata da poco, vide partire per la guerra, il suo sposo Guidobaldo degli Ubaldeschi. Non torn; cos io, che avevo avuto il piacere d'incontrarla in casa di Fiammetta, ne divenni il consolatore cos la vita.
ONORINO- Eh, gi, la vita. Voi consolate la povera vedova e lei consola voi dandovi i figli, una bella casa, una certa agiatezza che vi consente di occuparvi unicamente di poesia.
UBALDO- E voi, messer Rogerio, come vanno i vostri affari? Bene, come sempre, spero.
ROGERIO- Grazie, messer Ubaldo, non posso lamentarmi. Dovendo dare un senso alla vita, come dice il nostro poeta, scelsi la strada opposta: partii al seguito dell'armata pisana, trovai dei contatti in Terrasanta, cominciai quel piccolo commercio che mi d di che vivere.
UBALDO- Non vi siete ancora sposato, a quanto ne so.
ROGERIO- Non sono stato cos fortunato come Guccio. Non ho ancora trovato la donna della mia vita, come direbbe il poeta.
ONORINO- Scusate l'impertinenza: eravate molto amico di madonna Berta, l'amica di Ranieri
ROGERIO- S, vado a trovarla di tanto in tanto.
ONORINO- Sta ancora in quel convento?
ROGERIO- Penso che ormai, ci si tratterr per sempre.
UBALDO- La partenza di Ranieri la lasci piuttosto scossa. Erano molto amici, come fratelli.
ROGERIO- Continu ad assistere gli infermi in quell'ospedale che Alberto tenne finch mor, si dice contagiato da qualcuno dei suoi malati. Un santo, quell'uomo! Fu una grossa perdita anche per Berta che and a vivere nel convento di Madre Lucia Lanfreducci, dove i pi disgraziati fra i pisani vanno a mangiare una ciotola di zuppa che quelle buone madri preparano, bisogna dire, con grande amore.
UBALDO- Avrebbe potuto maritarsi.
ONORINO- Aveva molti corteggiatori, giovani delle migliori famiglie pisane.
GUCCIO- Forse non seppero conquistarla. L'arte dell'amore e l'arte della guerra
ROGERIO- (Lo interrompe). Lo sappiamo, Guccio, lo sappiamo.
GUCCIO- Ah, s? Beh, l'animo delle donne, chi lo conosce? Immaginate un vago fiore primaverile, che spande i suoi effluvi nell'aria
ROGERIO- (Lo interrompe). Sappiamo anche questo.
ONORINO- Durante i vostri viaggi in Oriente, voi messer Rogerio, avete mai incontrato Ranieri?
ROGERIO- S. Vicino Joppe vive una dama pisana che ospita nella sua casa i pellegrini diretti ai luoghi santi. Mi parl di questo penitente che vive fra digiuni e privazioni incredibili. Mi combin un incontro nella chiesetta di certi frati che vivono ai limiti del deserto.
ONORINO- Quindi, Ranieri ha vissuto tutti questi anni quasi da anacoreta.
UBALDO- Come si cibava? Come si riparava dal sole che in quei posti, dicono sia micidiale. Non aveva una casa?
ROGERIO- All'inizio visse in casa di questa dama, poi nel piccolo convento di quei fraticelli, da dove partiva spesso per trattenersi in piena solitudine, digiunando anche per quaranta giorni di seguito, riparandosi dal sole con una tela di lana stesa sopra gli arbusti.
UBALDO- Come poteva resistere?
ROGERIO- Uno dei frati andava ogni tanto a trovarlo, portandogli del cibo che lui rifiutava. Raramente accettava una brocca d'acqua e un pezzo di pane, nero raffermo.
ONORINO- So che suo padre, Gandulfo, gli mandava denaro tramite i suoi corrispondenti.
UBALDO- Si dice che lo abbia donato ai mussulmani poveri e derelitti. Ce ne sono anche fra loro
GUCCIO- Povero messer Gandulfo, povera madonna Mingarda! Sono morti con l'angoscia di quel figlio: lo sapevano affamato, sofferente, piagato, forse in balia delle belve che popolano il deserto e loro qui, con le loro ricchezze divenute ormai inutili. Una morte atroce. Poveretti.
ROGERIO- Ranieri rimase molto turbato per la morte dei suoi genitori, ed anche alla notizia della clausura di Berta presso quelle monache. Sono le uniche cose che, in tutti questi anni lo hanno fatto tornare alla realt.
GUCCIO- Io lo ricordo ancora allegro, animatore di serate incredibili, con il suo liuto e con quel suo cavallo bianco: Morino, lo chiamava.
ROGERIO- Erano tempi belli. Caro poeta: bisogna dare un senso alla vita, tu stesso l'hai detto.
GUCCIO- Ora che torna, che vorr fare?
ONORINO- Non credo che vorr riprendere i bagordi e le scempiaggini di una volta.
UBALDO- Non ne ha pi l'et, e poi: ormai un santo! Beh, la gente lo considera cos.
ONORINO- Il Comune potrebbe affidargli qualche carica pubblica.
UBALDO- L'arcivescovo lo vorr tutto per se. Un bel rito pontificale con un santo - un santo ancora vivo - seduto sul banco in "cornu evangeli", sarebbe un bello spettacolo.
ONORINO - S, chiamerebbe senza dubbio, una gran folla nella cattedrale, ma un consiglio degli anziani, presieduto da una figura gi nota, amata ed ora anche rispettata perch un santo dice solo la verit
UBALDO- La Chiesa ha bisogno di imporre la propria presenza
ONORINO- I superiori interessi della Repubblica specialmente nell'attuale momento politico
ROGERIO- Signori, sta arrivando qualcuno.
SCENA 2 - EUGENIO, GOFFREDO, LOMARIO, ONORINO, UBALDO, GUCCIO, ROGERIO
Eugenio, canonico della Chiesa Primaziale pisana, entra seguito da due chierici. Veste la tonaca rosso-porpora con papalina. I due chierici lo seguono portando un manichino su cui sono i paramenti canonicali: cotta bianca, piviale damascato rosso con ornamenti riportati in oro, cappello in velluto rosso con stemmi in oro, guanti, anello, crocifisso con catena in oro. Durante la scena seguente, all'approssimarsi dell'entrata di Ranieri, i chierici vestiranno Eugenio con tali paramenti. Sul finire glieli toglieranno rimettendoli sul manichino che porteranno via.
Al suo arrivo, tutti si inchinano. Lui li benedice con ampio gesto della mano.
EUGENIO- (Ai chierici). C' ancora tempo? Siamo arrivati troppo presto?
GOFFREDO- Penso di no. Un messo arrivato dal porto dice che la nave di Ranieri ha gi attraccato.
LOMARIO- Ieri l'avevano avvistata al largo della Meloria praticamente era gi in porto.
GOFFREDO- Non detto, chierico Lomario, non detto. Se aveste qualche cognizione marinaresca, sapreste che l'entrata in porto e l'attracco alla banchina sono operazioni complesse che richiedono parecchio tempo.
LOMARIO- Chierico Goffredo, il messo giunto da poco ha detto che la nave attraccata al molo fino da stamani. Non occorre essere esperti navigatori per concludere che il tragitto dal porto a qui, pu essere fatto in breve tempo.
GOFFREDO- Con un buon cavallo, s, si fa presto. Ranieri per, arriver con carro trainato da muli.
EUGENIO- Signori! Chierico Goffredo, chierico Lomario, non c' bisogno di fare dotte disquisizioni sull'arte della marineria. Voglio solo sapere se il convoglio che trasporta il nostro caro Ranieri in arrivo.
GOFFREDO- Il prete Gualduccio, che abbiamo fatto appostare in vedetta sul campanile di San Vito, dice di avere visto un carro, appunto tirato da muli, avvicinarsi alla Porta Guelfa.
LOMARIO- Dovrebbe essere qui tra pochissimo.
GOFFREDO- Sar bene che cominciamo la preparazione monsignore
LOMARIO- Abbiamo sistemato i trombettieri, con due chiarine, sulla torre del palazzo Gemignani. Quando sentiremo gli squilli, vorr dire che il santo sar qui.
EUGENIO- Il santo! Andiamoci piano. Tutti conoscono le grandi doti del nostro concittadino ma, per parlare di santit occorre una pronuncia papale. Un Breve, che dichiari la cosa in modo inequivocabile e sollevi noi, poveri preti, da certe angoscianti decisioni.
GOFFREDO- I santi, sono tutti morti.
LOMARIO- Santi vivi, non se ne sono mai visti.
EUGENIO- Appunto. Per, un penitente in odore di santit pu essere utile per risvegliare la fede di molti e riportarli alla Santa Madre Chiesa. Ci sono purtroppo, tante pecorelle smarrite. (Si rivolge agli altri). Anche voi siete venuti per assistere all'arrivo del figlio prediletto il figliol prodigo, nel senso che il pi amato.
ONORINO- Siamo qui per questo, Canonico Eugenio. Vogliamo anche noi, dargli il benvenuto.
EUGENIO- Messer Onorino siete venuto, per caso, a rappresentare il Comune, il potere politico?
ONORINO- Non ufficialmente ma certo che il ritorno di un cos celebre figlio motivo di gioia per tutta la citt: potere ecclesiale e secolare.
EUGENIO- Giusto, molto giusto, anche se le ultime vicissitudini del nostro prediletto figlio, ce lo mostrano in una luce pi spirituale che temporale.
ONORINO- Giusto, Canonico, giusto. pur sempre un figlio illustre, al quale la citt deve molto.
Si odono squilli di chiarine.
GOFFREDO- Il segnale! Sta arrivando!
LOMARIO- (Si affacciato in quinta). qui! Ranieri qui!
SCENA 3 - RANIERI, BALDUCCIO, Detti
Balduccio entra con Ranieri che porta una piccola sacca appesa ad un bastone che tiene sulle spalle. vestito ancora con la pilurica del penitente, al collo ha il crocifisso datogli da Alberto. Ai piedi rozzi sandali.
BALDUCCIO- Messeri, Canonico Eugenio, vi ho riportato il concittadino che attendevate con ansia.
EUGENIO- Caro Ranieri, in nome dell'arcivescovo, del clero tutto, dei fedeli pisani e mio personale, ti dico: benvenuto. Bentornato nella tua vecchia patria che ha bisogno di te. Domani in cattedrale, canteremo un Te Deum di ringraziamento al Signore che ci ha concesso il piacere di rivederti. La Chiesa pisana conta molto sulla tua presenza.
RANIERI- Grazie. bello essere di nuovo a Pisa, sentire sotto i miei piedi la terra che calpestai con i miei primi passi. L'aria che respiro ha un profumo nuovo, anche se antico. Grazie. La mia vita ormai sospesa al di sopra delle cose terrene, ma mi sia concesso per un attimo di ricordare l'et dei giochi e, perch no, dei peccati.
ONORINO- I tuoi vecchi amici sono qui per abbracciarti, nel ricordo di quei tempi e di quella et. Ma prima, permetti anche a me, donzello del Comune, di darti il benvenuto, assicurandoti che ti sar concesso un alloggio adatto alla fama che ti sei conquistato, ed una sistemazione che consenta di mostrarti degnamente ai pellegrini che verranno a conoscerti. Anche nelle citt vicine si sparsa la voce delle tue gesta.
RANIERI- Grazie. Grazie a tutti: alla Chiesa e ai cittadini pisani. Non ho intenzione per di cambiare le mie abitudini. Ho imparato tante cose nel deserto: la solitudine maestra di vita; s'impara molto dal colloquio con se stessi. Ma non rinnego la mia vita passata: le piacevoli compagnie sono state una realt che non posso dimenticare. Guccio, Rogerio, voglio abbracciarvi. (Li abbraccia)
ROGERIO- Bentornato, Ranieri. Come ai bei tempi!
GUCCIO- La mia casa ti sar sempre aperta. Se sei un santo che riesce a addomesticare le belve del deserto, potrai dare una calmata ai miei pargoletti.
RANIERI- Povero Guccio! Pensi veramente di aver generato delle belve? (Ridono)
UBALDO- Se non hai ancora deciso dove sistemarti, sarei onorato di ospitarti in casa mia. Se vuoi invece, conservare la tua solitudine, la casa di tuo padre l: vuota che ti aspetta.
RANIERI- Come siamo lontani Siete tutti molto buoni, generosi ma lontani. La mia casa, eccola qui. (Mostra il sacco che tiene al bastone). C' tutto quanto mi occorre. Trover una pietra che mi faccia da giaciglio e un albero che mi faccia da tetto.
EUGENIO- Ranieri, sei ancora tutto preso dal tuo misticismo; devo lodarti per questo, ma devo anche rammentarti che sei ormai una figura cui tutti guardano come esempio: dovrai avere una vita pubblica.
BALDUCCIO- Ho avuto modo di parlare con Ranieri, durante il viaggio e prima, quando cercavo di convincerlo a tornare: ho capito che ormai la sua decisione incrollabile. Durante la navigazione, sul mio legno, non mai entrato in una cabina, dormiva sul ponte o stava assorto in preghiera a contemplare le stelle, o scaldarsi sotto il sole, con il vento che gli entrava nei capelli.
EUGENIO- Questo torna a merito del nostro caro figlio Ranieri e della sua coerenza ma il deserto lontano. I digiuni! Perch lasciar distruggere questo corpo che ci stato dato dalla Provvidenza e per il quale, la stessa Provvidenza ci fornisce cibo e tutto ci che occorre per mantenerlo nelle migliori condizioni.
RANIERI- Canonico Eugenio, la Provvidenza, come la chiami, ci d tutto ci che occorre per vivere. Per vivere bene: buoni cibi, ricchi indumenti, solide case per ripararci, robusti animali per alleviare le nostre fatiche. Ora, permettimi una domanda: perch sei venuto ad incontrarmi e, assieme a te, ci sono anche tutti questi onorandi messeri? Voglio rispondere io: perch sono vestito di pelle di capra, scalzo, con una piccola sacca per bagaglio. Se fossi apparso con abiti sfarzosi, ben pasciuto, con servi e muli per il mio bagaglio, forse, non avrei destato il tuo interesse. Perci, lascia che continui a presentarmi cos: voglio essere amato dalla gente, non ammirato.
ONORINO- Noi rispetteremo le tue decisioni, Ranieri. Avremo occasione di parlarne. Intanto, hai pensato un posto dove stabilire la tua dimora?
RANIERI- Le belve che vivono nel deserto non hanno una dimora, eppure anche loro sono creature di Dio. Balduccio mi diceva che esiste ancora quel capannone dietro la chiesa di San Vito, dove Alberto curava i suoi infermi: mi piacerebbe tornare l.
EUGENIO- (Fa cenno ai chierici che lo svestono dei paramenti). Sei stanco per il lungo viaggio, la traversata per mare sempre faticosa, inoltre sei debilitato dalle lunghe sofferenze. Vai a riposare, parleremo ancora: verr a trovarti. Intanto vado a portare il tuo omaggio filiale all'arcivescovo, che si interessa molto al tuo caso. (Saluta ed esce con Goffredo e Lomario che portano il manichino)
ROGERIO- Ti accompagno, Ranieri.
GUCCIO- Vengo con voi. Andiamo. (Escono dopo essersi inchinati a Ubaldo e Onorino)
UBALDO- Messer Onorino, a noi non resta che ritirarci nelle nostre case.
ONORINO- S, lasciamo ai giovani queste esperienze. (Escono parlando).
QUADRO 2
Androne spoglio di ogni arredo. Un sacco steso per terra, una croce sul fondo. La luce proviene da una finestrella. Ranieri seduto sul saccone.
SCENA 1 - RANIERI, GOFFREDO, LOMARIO
GOFFREDO- (Si affaccia in scena, seguito da Lomario). Possiamo entrare? Ranieri, siamo noi.
LOMARIO- Siamo venuti a trovarti. (Ranieri non da segno di averli visti)
GOFFREDO- Scusa se ti disturbiamo. Abbiamo interrotto la tua preghiera? Possiamo tornare.
LOMARIO- Certo, torneremo per quanto dovremmo parlarti.
RANIERI- (Si volge verso di loro, li invita). Avanti, venite avanti, miei cari amici.
GOFFREDO- Come stai, Ranieri? Ti trovi bene in questa stamberga?
LOMARIO- Mi sembra piuttosto fredda, umida, buia. L'unica luce proviene da quella finestrella lass, la sera come fai? Non vedo lanterne, lumi di nessun genere.
GOFFREDO- Cosa mangi? C' qualcuno che ti porta del cibo?
LOMARIO- Se fossi costretto a vivere in un ambiente simile, credo che mi ammalerei subito.
GOFFREDO- Forse tu sei abituato. I tredici anni vissuti in Oriente, ti hanno temprato alla vita di rinunce e sacrifici.
LOMARIO- Dimmi: vero che hai digiunato anche per quaranta giorni? Tutti di seguito, senza prendere niente? Come hai potuto resistere? E come hai potuto sopportare la differenza di temperatura: durante il giorno, nel deserto fa molto caldo, dicono che anche le belve pi feroci se ne stanno immobili all'ombra di un cespuglio, la sabbia infuocata toglie il respiro. La notte invece, dicono che sia piuttosto fredda (Cerca l'aiuto di Goffredo). Cos dicono.
GOFFREDO- Tutti i viaggiatori che tornano da quei posti raccontano di luoghi inospitali, impossibili da viverci (sospira). proprio vero: per essere santi occorre superare prove tremende e sopportare sacrifici di ogni genere.
RANIERI- Chi ha parlato di santit?
GOFFREDO- Beh in citt si parla si dice che nessuno aveva mai vissuto certe esperienze Si raccontano storie di eremiti santi eremiti si parla anche di miracolie il tuo nome sempre in cima a tutti.
LOMARIO- Soddisfa la mia curiosit: come decidesti di fare quello che hai fatto? Hai sentito una voce interna che ti ha ordinato di partire o hai seguito l'esempio di qualcuno? Oppure stata una tua volont?
RANIERI- Come vi chiamate?
GOFFREDO- Lui, Lomario, io, Goffredo.
RANIERI- Goffredo e Lomario. Siete chierici della Chiesa Primaziale Pisana. Un primato che l'arcivescovo estende sulle isole di Corsica e Sardegna, che port la bandiera di Cristo fino alle isole Baleari. Voi siete preti in una chiesa importante. Non credo che sarete mai santi. Scusate: non intendo sottovalutare la vostra fede, il vostro impegno ecclesiastico, ma fate parte di una gerarchia che cominciate ora a salire, gradino dopo gradino. Arriverete in alto, forse molto in alto ma avrete sempre qualcuno che star sopra di voi. Anche se arriverete alla soglia del trono di Pietro, dovrete sempre guardarvi da nemici, magari occulti, che sicuramente insidieranno il vostro gradino. S, la santit non veste la porpora e l'oro dei grandi prelati.
GOFFREDO Eppure, il clero necessario. Come si potrebbe vivere senza i suoi insegnamenti?
RANIERI- Un santo non ha nessuno sopra di se. padrone della propria vita. Ho conosciuto un solo uomo, degno di portare l'aureola della santit, e non era un prete; viveva proprio qui, ci aveva sistemato un ospizio dove accoglieva infermi, diseredati che i grandi maestri dello Studio pisano rifiutavano. Ho imparato da lui, il grande piacere di sacrificarmi, la gioia di pagare per tutto ci che la vita mi aveva regalato.
GOFFREDO- Quindi, lo hai fatto per espiare i tuoi peccati e i peccati del mondo.
RANIERI- In principio, questa era la mia intenzione: dovevo pagare poi, la solitudine mi ha procurato una sorta di piacere; la felicit di soffrire, di sentirmi degno del Signore. I crampi allo stomaco, il sole che ti distrugge il pensiero, la bocca arida, le labbra gonfie per la sete erano un piacere fisico. Poi mi sono accorto che tutto era conseguenza delle notizie che ogni tanto mi arrivavano: nella mia citt, a Pisa, fra la mia gente si parlava di me, mi si considerava un santo. Non nego di esserne rimasto molto soddisfatto. Capite: la mia gente parlava di me! Come non aveva mai fatto quando ero ricco, giovane, bello. (Rimane sognante ed estatico)
LOMARIO- (A Goffredo, facendosi il segno di Croce). Ma allora, la santit un peccato un peccato di vanit.
GOFFREDO- (Segnandosi anche lui). Chierico Lomario, non sta a noi giudicare. Certo che, i santi, io me li immaginavo molto diversi!
LOMARIO- Sar meglio preparare per l'arrivo del Canonico.
GOFFREDO- S, sar meglio. Ranieri: monsignor Eugenio, il canonico della Primaziale, ci ha mandati ad annunciarti il suo arrivo.
LOMARIO- (Si era affacciato in quinta). Sta arrivando.
GOFFREDO- Se permetti, Ranieri, prepariamo per la sua visita.
Escono e rientrano subito portando una sedia con braccioli e schienale in velluto rosso. La dispongono in modo da dominare il giaciglio di Ranieri. Entra Eugenio: veste la tonaca rossa con cappello di velluto rosso a larga tesa che si toglie e porge ai chierici, restando con la papalina. I chierici escono.
SCENA 2 - RANIERI, EUGENIO
RANIERI- Canonico Eugenio, ti do il benvenuto nella mia povera dimora. Non ho molto da offrirti, se non un cuore che cerco di mantenere puro e fedele al Signore.
EUGENIO- Non ti chiedo di pi, caro Ranieri. Anzi, (si siede) vengo ad offrirti qualcosa (Si guarda intorno). Questa stanza cos disadorna, un po' buia, priva di tutto ci che l'inventiva di qualsiasi artigiano ha trovato per rendere migliore la vita dell'uomo
RANIERI- (Seduto sul suo saccone). Ho quanto mi occorre.
EUGENIO- Vedo, vedo: c' una Croce ed una pietra su cui inginocchiarti per pregare. Un sacco per dormirci sopra avrai una ciotola per prepararti un po' di cibo, o per raccogliere quello che ti viene dato. A proposito: ne hai a sufficienza?
RANIERI- Me ne avanza sempre un po'. Una famigliola di gatti si sistemata proprio qui fuori, sono felici di dividere con me la carit che qualcuno sempre ci porta.Ce ne sono alcuni piccoli piccoli, nati da poco, sono tutti bianchi con macchie nere, corrono all'odore delle zuppe o delle interiora bollite. bello vederli dividersi quel po' di cibo. Ce n' uno piccolissimo, che non riesce nemmeno a salire sulla pietra che gli serve da mensa: io lo prendo in grembo e lo faccio mangiare direttamente dalle mie mani. Davvero, canonico, non devi preoccuparti per me: ho tutto ci che mi occorre.
EUGENIO- Il signore non abbandona mai le sue creature, vero, ma non peccato organizzare la propria vita senza rinunciare a qualche piccola comodit che l'ingegno dell'uomo ha trovato. Per esempio, dormiresti un pochino meglio se riempissi il tuo saccone con foglie di granoturco: i campi ne sono pieni. Con un piccolo focolare, ti sarebbe possibile preparare dei cibi che permetterebbero al tuo stomaco di lavorare in condizioni migliori, oltre che essere pi graditi al tuo palato ed anche i tuoi gatti, forse, ne sarebbero pi contenti. Tutto questo, te lo posso assicurare, senza nulla togliere alla gloria del Signore.
RANIERI- Tu sai se stia scritto da qualche parte, che il benessere terreno serve a dare gloria all'Onnipotente?
EUGENIO- Beh, l'ingegno dell'uomo opera di Dio, quindi un carro che ti trasporta, un letto con buone coperte, un fuoco che ti prepara il cibo e ti riscalda, e tantissime altre cose buone, sono opera dell'ingegno. L'ingegno stato dato all'uomo da Dio, quindi: il benessere opera di Dio.
RANIERI- Dove finisce il benessere? E dove comincia il lusso, lo spreco, la differenza fra gli uomini? Perch, devi convenire che dove c' un ricco ci dovr essere anche un povero, senn come fai a considerarlo ricco, viene a mancare il termine di paragone. E ci sar sempre un ricco pi ricco di un altro ricco! Ma, gli uomini, in quanto figli di Dio, figli dello stesso Padre, sono fratelli e come possono due fratelli essere uno ricco e l'altro povero?
EUGENIO- C' del vero, Ranieri, in quello che dici, ma devi considerare che la ricchezza non mai fine a se stessa, deve servire al bene di tutti: bene temporale e anche spirituale. Prendi, per esempio la Chiesa: entri in una cattedrale e vedi un tempio fatto di marmi e pietre preziose, illuminato da centinaia di ceri, e un profumo d'incenso che si spande per l'aria, il clero nei suoi paludamenti che possono apparire sfarzosi, la cantoria che innalza le lodi al Cielo. una festa di canti, di immagini sacre che passano benedicenti in mezzo al popolo e il popolo si genuflette, invoca e canta la sua fede!
RANIERI- Voi preti, che insegnate le Sacre Scritture, sapete certo che Ges, a chi gli chiedeva come pregare, rispose: "Chiuditi nella tua stanza e recita: Padre nostro che sei nei cieli"
EUGENIO- Quanti, di questi tempi, hanno una stanza dove ritirarsi a meditare. Senza contare che l'esempio coinvolgente. La fede di un popolano ha bisogno di essere conquistata da immagini trascinanti: vai in corteo, vestito di broccati, con un copricapo dorato e tutti ti seguiranno naturalmente ti seguiranno in Paradiso.
RANIERI- Stai dicendo che ho sbagliato. Ero ricco, avevo bei vestiti, un buon cavallo avevo quanto occorre per essere seguito.
EUGENIO- Scusami, Ranieri ma, sicuramente non avresti condotto i tuoi fedeli in Paradiso.
RANIERI- No, forse no, li avrei portati dritti all'Inferno. Ma, allora, le vie del bene e del male si somigliano, sono uguali. Come si riconosce l'una dall'altra?
EUGENIO- Affidandosi alla Chiesa. una buona madre e sa indicare ai suoi figli la via giusta. (Si alza, passeggia). Vedi, Ranieri, tu sei uno dei figli prediletti, la Madre ansiosa di accoglierti nella sua casa pensa alla gioia che le daresti! Immagina: chiudi gli occhi e cerca di immaginarti in cattedrale: passi fra due ali di fedeli che s'inchinano, ti tendono le mani, ti sussurrano preghiere e lodi, arrivi all'altare, ti siedi sul tuo scanno di velluto rosso (si siede) in mezzo ai canonici, proprio accanto all'arcivescovo mentre dalla cantoria vengono le note del Te Deum
RANIERI- Avr un mantello ricamato in oro e una mitra sul capo, con tante pietre preziose
EUGENIO- Certo, avrai dei paramenti come nessun altro!
RANIERI- Ma io non sono prete. Nessun vescovo mi ha mai ordinato sacerdote.
EUGENIO- Occorre conoscere la teologia, vero, ma tu, con la tua esperienza, la tua fama di saggio eremita - e non farmi dire di pi - tu potresti superare tranquillamente l'esame cui saresti sottoposto dal Capitolo della Primaziale che io presiedo. Potresti esercitare il tuo ministero direttamente nella cattedrale: potresti confessare, distribuire la santa Comunione, il pane dell'anima, a chi affamato di fede e di santit.
RANIERI- Ho gi una creatura da sfamare: il mio gattino. Scusami, canonico, non intendevo essere irriverente o blasfemo. Il mio gattino: Morino, l'ho chiamato, in ricordo del cavallo che avevo, anche lui sempre affamato e mi dimostra la sua riconoscenza con certi miagolii
EUGENIO- Potrai avere i gatti che vuoi anche cani; nel palazzo arcivescovile c' tanto spazio. Noi ecclesiastici non possiamo avere rapporti affettuosi, che non siano strettamente familiari. Molti di noi riversano questa affettuosit verso piccoli animali che sono pur sempre creature di Dio.
RANIERI- Quindi avrei un alloggio in arcivescovado, magari con un paio di chierici a servirmi (Eugenio annuisce) e una processione per accompagnarmi nei miei spostamenti.
EUGENIO- Questo un privilegio riservato a monsignore arcivescovo, ma penso che si potrebbe stabilire qualcosa di simile. Vieni a trovarci e senz'altro troveremo il modo di presentarti degnamente ai fedeli. Per la maggior gloria di Cristo!
RANIERI- Grazie, canonico Eugenio. Ringrazio te, l'arcivescovo e tutto il capitolo della Primaziale pisana per l'invito che mi fate. Non posso accettare! Sarebbe un tradimento nei confronti dei fedeli che credono in me e mi onorano proprio perch sono povero, vesto una pelle di capra, dormo per terra e molto indegnamente rappresento un tipo di fede tutta interiore: la fede degli umili, dei diseredati.
EUGENIO- Ma questi tuoi amici umili, diseredati come li chiami, sarebbero forse pi contenti di seguirti in un ambiente pi luminoso, pi attraente sarebbero felici di baciare la mano di Ranieri Scaccri monsignore o canonico
RANIERI- Ce ne sono gi tanti monsignori, o canonici. Sarei uno fra tanti; indaffarato a trovarmi uno spazio o crearmi una figura per emergere, per farmi notare. La mia voce canterebbe le lodi al Signore, ma nel coro e, come si sa, tutte le voci del coro debbono intonarsi al maestro direttore. No, canonico Eugenio, grazie per le tue premure. Preferisco restare qui, nella mia buia spelonca ed essere me stesso: Ranieri Scaccri, l'eremita, il pellegrino, il penitente.
EUGENIO- Il santo, forse. Ambisci alla santit! Rifletti: la superbia e la vanit portano dritto all'Inferno!
RANIERI- Non voglio essere santo! Voglio solo che la gente mi conosca, che sappia chi sono! La differenza fra te e me, Eugenio, piccola ma enorme: quando passi per strada, la gente dice: ecco un monsignore, un canonico. Quando passo io la gente dovr dire: ecco Ranieri, Ranieri degli Scaccri!
EUGENIO- Superbia! Vanit! Pentiti di questi peccati, finch sei in tempo!
RANIERI- Tutti gli uomini sono peccatori. Chi senza peccato Ti ringrazio per la tua visita, torna quando vuoi.
Eugenio batte le mani: entrano i due chierici che portano fuori la sedia.
GOFFREDO- (mentre porta la sedia). Ranieri, c' fuori una donna, una dama: madonna Berta. Dice che vuole parlarti.
LOMARIO- (c.s.). un pezzo che aspetta. C' con lei una ragazza, un'educanda del suo convento.
EUGENIO- (Ironico). Oggi giornata di visite! Anche le donne! (Mette il cappello).
Ranieri si affacciato alla porta. Tende le braccia a Berta che entra e gliele stringe. Eugenio, nobiluomo offeso, esce impettito. Berta e la ragazza che con lei, si inchinano al suo passaggio.
SCENA 3 - BERTA, RANIERI
RANIERI- Hai aspettato, mi dispiace.
BERTA- Avevi una visita importante.
RANIERI- Il canonico Eugenio si degnato interessarsi alla mia situazione, stato prodigo di consigli e suggerimenti. Scusatemi: cerco qualcosa per farvi sedere.
BERTA- Grazie, Ranieri, non posso trattenermi a lungo. Siamo in giro a raccogliere le offerte per il nostro convento dove, come saprai, ospitiamo parecchi infermi.
RANIERI- Sarei salito volentieri a salutarti ma ho sempre qualcosa da fare: ho dovuto sistemare questa stanza, ho fatto questa Croce, visito qualche casa di poveri operai trovo sempre qualcuno che vuole sapere della Terrasanta, del mio soggiorno in quei posti.
BERTA- Capisco. (Alla ragazza). Martina, vai fuori ad aspettarmi: c' Gaddo con il sacco delle offerte, va a tenergli compagnia. (Martina esce). un uomo che ci aiuta nei lavori pi faticosi: buono, volenteroso ma ahim, non molto svelto d'intelligenza. Ha un sacco pieno delle cose raccolte, meglio che ci siano altri due occhi a sorvegliarlo.
RANIERI- (Ha recuperato una panca). Siediti qui, dovrebbe essere abbastanza solida. (Si siedono acanto). Sei ancora la stessa di tanti anni fa, la mia pi cara amica, la mia buona sorella. Se guardo nei tuoi occhi, provo ancora quella sensazione di pace, di tranquillit e il bisogno di affetto, che un tempo era un balsamo per i miei disordini giovanili che riuscivo ad acquietare solo davanti alla tua bellezza.
BERTA- La vita errabonda e solitaria ha fatto di te un poeta, un galante poeta.
RANIERI- Perdonami penso che non ci sia niente di sconveniente nell'esprimere la stima, l'ammirazione ed anche l'affetto casto, fraterno che un uomo nutre per una donna.
BERTA- Sono io che devo chiederti perdono. Forse attribuisco ai tuoi sentimenti un valore terreno che non hanno. Non c' niente di sconveniente, infatti, nell'amore non solo fraterno, di due giovani. Ma, non siamo pi giovani. Facesti la tua scelta tanti anni fa, ed io mi comportai di conseguenza; ora siamo arrivati, siamo diventati quello che abbiamo voluto. Almeno tu.
RANIERI- Non si arriva mai ad essere quello che avremmo voluto. Cosa sono? E cosa avrei voluto essere? Ho riflettuto molto durante questi anni, la solitudine tinsegna molte cose, tanto di pi dei dottori dello Studio: impari a parlare con te stesso, ti poni le domande e non sempre riesci a darti le risposte, allora rifletti se giusto quello che fai, che hai fatto o che hai in animo di fare. Vedi: non puoi mentire a te stesso e quando ti sorge un dubbio, ti viene l'angoscia dentro: hai preso la decisione giusta?
BERTA- E non sai cosa risponderti. naturale: non possiamo giudicarci. Il mondo in cui viviamo regolato da leggi e consuetudini abbastanza precise e si vede chiaramente se uno le rispetta e vive nella legalit. Esistono i giudici per punire o premiare ma, il nostro mondo, quello che ciascuno ha dentro di se, guidato da altre leggi, che variano da individuo a individuo. La sensibilit, l'intelligenza, l'educazione, l'amore sono possedute in misura diversa da ciascuno di noi, quindi ciascuno diverso dagli altri. Le risposte ai tuoi problemi, non posso dartele io: devi trovarle dentro di te.
RANIERI- Mi sembra di essere tornato ai tempi della nostra giovent, quando dovevo sempre arrendermi alle tue argomentazioni.
BERTA- Sei rimasto il ragazzino di una volta, un po' fragile di fronte alle lusinghe del mondo ma con la forte volont di essere qualcuno. Ricordi? Dicevi: diventer pi degli altri, non so in quale campo ma la mia vita uscir dal grigiore anonimo degli altri. Eri pieno dentusiasmo. Sei riuscito a essere pi degli altri: quando passi nella via tutti sinchinano, si fanno il segno di Croce, vogliono toccare la tua veste, pregustano quasi il miracolo. Pensi che tutto questo sia giusto? vero, ti sei guadagnato la fama della santit con il tuo entusiasmo, la tua determinazione; hai purificato la tua carne, l'hai ripulita dai peccati di giovent e, la tua anima, Ranieri, pulita? Dovrai restituirla a Dio un giorno, come sar: monda o con qualche macchia?
RANIERI- Chi crede di avere un'anima, logico, cercher di tenerla sempre in ordine per presentarla in perfette condizioni al momento della restituzione. Purtroppo, la volont dell'uomo spesso incapace di mantenere l'anima cos pura come quando gli venne consegnata: le tentazioni cui viene sottoposta, sono spesso subdole e impalpabili. Quante volte mi sono chiesto, nella mia solitudine, se mi ritenevo in pace con me stesso, con la mia coscienza, quindi con Dio. Sapevo che la mia vita di privazioni era nota a Pisa, sapevo di essere considerato sulla via della santit. Questo era per me un intimo godimento ma, allo stesso tempo, sentivo che questo piacere dava spazio alla mia vanit: privavo del giusto nutrimento il mio corpo per ingrassare la mia vanit, pi soffrivo le pene corporali pi godevo per la mia fama in patria. Questo peccato?
BERTA- Penso di s. L'umilt una virt molto rara, forse nemmeno i grandi santi l'hanno mai posseduta: la grandezza il contrario dell'umilt.
RANIERI- Hai ragione ma, allora, le cattedrali, le statue, l'incenso, i paramenti dei grandi prelati non son certamente immagini di umilt quindi sono tutte cose peccaminose.
BERTA- Chi pu dirlo. Molti fedeli non si accosterebbero all'altare se non fossero attirati da ori e pietre preziose. I disegni del Signore nessuno li conosce: un peccatore pu essere utile pi di cento giusti.
RANIERI- E un giusto, soltanto uno, pu bastare a salvare quante anime? Dieci, cento una sola pu essere gi una conquista da festeggiare con un concerto di campane.
BERTA- Ricordi Alberto? Viveva proprio qui, dove curava gli infermi: aveva una parola buona per tutti. Guariva le piaghe e salvava le anime, offriva un piatto di minestra senza chiedere nulla in cambio, anzi era lui a ringraziarti per avergli permesso di sacrificarsi per mettere insieme una buona azione.
RANIERI- Quella era umilt! Lo ricordo sempre, vedo ancora i suoi occhi che pareva parlassero. Quante cose mi ha insegnato senza dire una parola, con l'esempio, con il suo sacrificio personale. Conservo il piccolo crocifisso che mi diede: un pezzo di legno tenuto con una cordicella, eppure riesce a trasmettere una forza come nient'altro. Era umile, sottomesso, ma quanta forza c'era in quell'umilt.
BERTA- Creava le sue medicine, raccoglieva erbe che solo lui sapeva, per farne unguenti che dovevano togliere il dolore a corpi piagati, che poi bendava con teli che qualche famiglia caritatevole gli dava, invece di gettarli, tanto erano lisi e consumati.
RANIERI- Erano veramente efficaci quei suoi medicamenti? Avevano il potere di guarire una cancrena o una tosse incessante? Non aveva mai studiato la scienza della medicina, non poteva conoscere il potere delle piante o la causa di certi mali. Eppure, molti guarivano, forse era la suggestione dell'ambiente, dell'uomo della fede che sapeva comunicare senza parlare, soltanto con la sua opera, con la sua umilt.
BERTA- Mor, praticamente sconosciuto; siamo in pochi a ricordarlo poi nessuno sapr chi era il fratello Alberto. L'ospizio che aveva messo su, in rovina, il potere pubblico ha lasciato che tutto cadesse, mattone dopo mattone, forse perch lui non aveva mai chiesto l'aiuto dei potenti: lui chiedeva solo un pezzo di pane, non accettava altro sapeva che chi detiene il potere non d mai niente per niente. Avrebbe dovuto pagare un prezzo: come minimo, mettere l'insegna di qualche nobile famiglia sull'architrave del portone d'ingresso. Oggi, Alberto poteva essere un santo perch la sua santit avrebbe dato lustro a quella famiglia gentilizia.
RANIERI- Invece, fratello Alberto sparito. Come se non fosse esistito, non si sa dove sia.
BERTA- Lo sappiamo! Siede lass, come direbbero le sacre scritture, alla destra del Padre. Siede alla mensa dei santi! Non importa, se non esiste un breve pontificio che lo dichiari tale: per entrare nella casa del Padre non occorrono sigilli con ceralacca. L'umilt che diventa grandezza, ma una grandezza che deve restare ignota, che esiste solo nell'aldil, sconosciuta a noi, poveri mortali.
RANIERI- Vuoi dire che, nella vita terrena, non data possibilit all'uomo di compiacersi per quello che fa n per gli elogi che ne riceve?
BERTA- Ricordi che qualcuno lo abbia pubblicamente osannato? Ha mai ricevuto elogi? Non li ha mai sollecitati, ed era naturale: era sempre cos sereno, cordiale, in pace con se stesso, ogni sua azione anche la pi degradante era una gioia per lui. Capisci: era felice! E non si ringrazia un uomo perch felice!
RANIERI- Forse io non riesco a dimostrare questa felicit. Eppure
BERTA- Hai uno specchio, Ranieri? Penso di no, un arnese che non fa parte del corredo di chi conduce una vita ascetica. Per ti farebbe comodo, trovalo, guardati e poi chiediti: la faccia di un uomo sereno, in pace, un uomo che non chiede ma disposto a dare tutto se stesso, a fare di questa donazione una gioia, a trovare nel sacrificio la felicit? E quando avr raggiunto la felicit non ricever pi la considerazione del mondo. Chi felice, non chiede e, a chi non chiede, il mondo non d.
RANIERI- Imparo ancora da te. Io non ho mai cercato la gloria, la gloria soprannaturale voglio dire, ma la vita che ho vissuto, ascetica, mi ha portato di riflesso una certa pubblica considerazione. Questo peccato? E cosa devo fare per uscirne?
BERTA- Mettiti al servizio degli altri, diventa un servo del pi umile fra tutti i servi. Vivi! Vivi in mezzo alla gente, vivi come gli altri! La vita un continuo tormento che forse, ti permette di scontare i peccati che hai commesso. Non la vita ricca piena di agi che avesti nella casa paterna; la vita della povera gente, che deve tribolare per allevare i figli, procacciargli il sostentamento, stare in ansia per le malattie o gioire dei loro successi. Rinunciare a tutto se stesso per i figli, per il coniuge con il quale si devono dividere le pene ma anche le gioie. Perch la vita, caro Ranieri, fatta anche di gioie: pure, oneste, meritate. Un uomo cos, forse degno della gloria celeste come colui che si votato alla ricerca della santit. La preghiera una grande forza, vero, ti mette in contatto con l'Altissimo ma fine a se stessa. La vita operosa, al servizio degli altri preghiera anch'essa e forse trova un maggior credito lass. Avrai un bel da fare, faticherai e patirai pi che digiunare e vestire il cilicio cose che non dovrai pi fare perch l'attivit che ti propongo richiede una certa prestanza fisica.
RANIERI- Aiutare il prossimo, amarlo. Io, finora, non l'ho amato? Ho amato solo me stesso? Ho amato Dio, non la stessa cosa?
BERTA- Hai fatto opera meritevole di tanto rispetto. Hai punito la tua carne peccatrice, hai purificato la tua anima e offerto le tue sofferenze a Dio. Dio, che vede l'onest dei tuoi propositi, le accetta e dar loro il giusto merito. Quello che hai fatto servito a te, ti sei guadagnato il Paradiso
RANIERI- Ho tentato di guadagnarlo ma, probabilmente non ci sono riuscito.
BERTA- Nessuno pu dirlo. Ma, il tuo prossimo, tu, l'hai amato? I tuoi sacrifici, mi pare di capire, ti hanno lasciato qualche problema, una certa insicurezza. L'amore per il prossimo ti libera completamente da tutto questo. Non puoi sapere la gioia che si prova nel vedere una miseria umana risanata, nel sentire che il tuo sacrificio stato utile ai tuoi simili che la tua vita ha avuto uno scopo: hai aiutato un fratello! Non importa se questo fratello ti raccomander a Dio oppure no, tu non devi chiedertelo; un essere umano che tu hai aiutato, e questo deve bastarti!
RANIERI- Quindi, nella mia vita, fino a questo momento, ho sbagliato tutto?
BERTA- No, Ranieri, hai agito credendo in quello che facevi: la tua buona fede ti salva. Ma non sono io a poterti giudicare; ti ho sempre voluto bene come a un fratello e non si pu giudicare un fratello Ora lascia che vada, il convento aspetta le offerte che la provvidenza ha voluto darci. (Si alza e si avvia all'uscita)
RANIERI- (Si alza). Ho sbagliato tutto?
BERTA- (Gli sorride). Chi amato, anche da una sola persona, non pu sbagliare. Io ti voglio ancora bene, come quando eravamo bambini Addio, Ranieri, buona fortuna. (Esce).
RANIERI- (Si inginocchia davanti alla Croce). Ho sbagliato tutto? Ho sbagliato
QUADRO 3
Davanti la chiesa di San Vito.
All'inizio, la scena buia, al centro uno schermo sul quale vengono proiettate immagini della luminaria del 16 giugno. Due cronisti, che chiameremo Aurelio Pancacci e Franca Farnesi, in abiti attuali, stanno ai due lati del proscenio illuminati da spot, hanno un microfono ciascuno ed una cartella con gli appunti per la cronaca che conducono.
I vari personaggi entreranno, nei propri costumi, secondo quanto specificato.
AURELIO- Cari spettatori, un cordiale saluto da Franca Farnesi
FRANCA- e da Aurelio Pancacci! Buonasera e ben trovati! Se avrete la bont di seguirci in questa nostra inchiesta, scopriremo e vivremo insieme uno spettacolo che si ripete ogni anno, la sera del sedici giugno, nella citt di Pisa!
AURELIO- La luminaria di San Ranieri! Una manifestazione che continua da tempo immemorabile, la sera della vigilia della festa del santo patrono della citt di Pisa: San Ranieri appunto, che mor il diciassette giugno del millecentosessantuno
FRANCA- Si racconta che nel momento preciso della sua morte, le campane della citt cominciarono a suonare da sole, senza che nessuno le manovrasse. Fu considerato un miracolo: uno dei miracoli di San Ranieri!
Continuano a scorrere. sullo schermo le immagini della luminaria.
AURELIO- Qualche notizia di carattere tecnico: la luminaria consiste nell'addobbare tutti i palazzi che si trovano sui lungarni pisani, con lumini a cera posti in appositi bicchieri. Anticamente questi bicchieri contenevano olio, con gli stoppacci che, bruciando spandevano luce sui lungarni; lo stesso effetto si ottiene ai nostri giorni con lumini a cera, di pi facile sistemazione e minor pericolo d'incendio. I "lampanini" come sono chiamati in gergo, vengono sistemati su certe intelaiature sagomate in modo da formare disegni e figurazioni che evidenziano l'architettura ed i fregi di ogni palazzo, da quelli pi antichi e nobiliari a quelli ristrutturati che potremmo definire "borghesi". Lo spettacolo unico al mondo e si ripete puntualmente la sera del 16 giugno, la vigilia della festa del patrono: un santo di cui i pisani vanno orgogliosi e celebrano con grandi cerimonie, in cattedrale e fuori. Infatti, periodicamente l'urna di cristallo contenente i resti del santo, viene trasportata in processione per le vie della citt, fino al ponte centrale da dove pu benedire le due zone cittadine: Tramontana e Mezzogiorno, ossia i quartieri a nord e a sud dell'Arno
FRANCA- Bisogna dire che provoca una certa impressione, la visione di questo scheletro, ossa ormai annerite dal tempo, rivestite di preziose stoffe, con una maschera d'argento su quello che resta del viso: maschera ricostruita al computer sui resti del teschio esistente, che ci mostra un volto maschio, deciso ma anche dolce e buono. Ma siamo qui per celebrare la luminaria, allora chiediamoci: quando cominciata e, soprattutto perch stato scelto questo genere di manifestazione per festeggiare il santo? Per rispondere a queste domande bisogna rifarsi alle antiche consuetudini che, come quasi sempre avviene, diventano leggenda, quindi storia. Dunque: fino dagli anni immediatamente seguenti la morte di Ranieri Scaccri, i fedeli si recavano a rendere omaggio al santo, nel giorno anniversario della sua morte. Anche in quei tempi succedeva che una folla radunata portasse commercio, festa religiosa ma non solo, che richiamava gente da campagne e citt vicine. Per essere sul prato della cattedrale al mattino di buon ora, molti partivano addirittura la sera precedente e camminavano per tutta la notte. Per rischiarare la strada si portavano delle lanterne che, viste da lontano, davano l'impressione di un serpente di fuoco che rischiarava il paesaggio con una luce irreale. Da questo alla luminaria, come la vediamo oggi, il passo fu breve.
AURELIO- L'effetto irreale, come potete vedere: tutta la parte centrale della citt, lungo il corso dell'Arno, illuminata a cera. I lampioni della pubblica illuminazione sono spenti, il traffico automobilistico deviato: non c' una lampadina elettrica negli oltre due chilometri dei lungarni pisani, dal bastione del Sangallo alla Torre della Cittadella che ancora ci mostra i resti degli arsenali dove si costruivano le galee, che permisero alla Repubblica pisana di dominare i mari. Una luce irreale, fantastica, impensabile, inimmaginabile che durer tutta la notte. E quando sar giorno, tutti sulla piazza del Duomo per festeggiare il santo patrono: dentro la cattedrale con il solenne pontificale e fuori per la sagra dal sapore alquanto paesano, con i poeti che cantano il santo in maniera confidenziale, alla buona, come fosse uno di loro.
FRANCA- Spettacolo nello spettacolo: molti cittadini sistemano uno di questi lumini sopra in pezzo di sughero e lo mettono in acqua. Il fiume brucia e si illumina di riflessi stranissimi, che mutano ogni momento, al cambiare della corrente. Ma c' anche un risvolto patetico: l'Arno porter queste luci fino al mare, dove rischiarer la notte di tutti quelli che sul mare morirono per la gloria di Pisa. Sono molti; pensate, solo nella spedizione per conquistare le isole Baleari, si dice che furono pi di trentamila i pisani che non tornarono a casa.
AURELIO- Ed ora, se avrete ancora la bont di seguirci vi mostreremo gli ultimi istanti di vita del Santo. Cercheremo di parlare con i presenti, tutti coloro che lo conobbero e che ora sono qui radunati per dargli un ultimo saluto, come si usa dire: l'omaggio estremo.
Lo schermo sale, la scena s'illumina di una luce rossastra, come al tramonto. Sul fondo, a sinistra, la porta della chiesa di San Vito. I personaggi entrano e si dispongono, alcuni inginocchiati altri in piedi, rivolti alla chiesa, dando le spalle al pubblico: EUGENIO, ONORINO, UBALDO, BALDUCCIO, ROGERIO, GUCCIO.
FRANCA- Parleremo con loro per farci raccontare chi era Ranieri, come lo hanno considerato, come lo vedono inserito nella sua epoca, unepoca che fu di splendore e gloria per la Repubblica di Pisa.
I cronisti si spostano, seguiti ciascuno dal proprio spot, per intervistare i vari personaggi che, parlando si volteranno verso il pubblico.
AURELIO- Cominciamo con un alto prelato: il canonico Eugenio della Chiesa Primaziale Pisana. Monsignore, potrebbe spiegarci innanzitutto il significato di questa parola: Primaziale? (Gli avvicina il microfono)
EUGENIO- Nel periodo del suo massimo splendore, negli anni che vanno dal 1000 al 1300 la citt di Pisa domina il mare su cui si affaccia, fino alle isole di Corsica a Sardegna, sulle quali estende i suoi commerci, la sua arte, la sua giurisdizione ecclesiastica, che impone obbedienza all'arcivescovo della diocesi di Pisa che diviene cos il "primate" di queste isole.
AURELIO- La chiesa Pisana ha dunque una sua potenza: ecclesiastica ma anche politica.
EUGENIO- Quella che voi chiamate potenza ecclesiastica, politica, militare in realt, un unico potere. Come sapete, i saraceni invadono le nostre terre, non solo quelle pisane, spadroneggiano sui mari, impediscono i nostri commerci, uccidono i nostri uomini, rendono schiave le nostre donne e saccheggiano le nostre chiese imponendo i loro dei. Tutti dobbiamo combattere per la salvezza nostra, della nostra religione e civilt; ecco perch un esercito anche espressione religiosa. Le imprese militari maggiori sono sempre comandate dall'arcivescovo in persona.
AURELIO- Quindi, la Crociata voluta dal papa serve a liberare i luoghi santi, aprirli ai pellegrini ma anche ai commerci e alla civilt cristiana o, pi in generale, alla civilt europea.
EUGENIO- Messere, non so da dove venite; il vostro vestiario mi dice che arrivate forse da una di quelle terre situate oltre le colonne d'Ercole o al di l delle montagne e deserti che ben pochi sono riusciti a passare e che restano del tutto sconosciuti. Ma dimostrate di conoscere la nostra realt. Anche dalle vostre parti esistono clero e signorie?
AURELIO- All'incirca magari hanno altri nomi.
EUGENIO- Deve essere cos! Deve esistere un potere ecclesiastico che, necessariamente dovr anche occuparsi della vita pubblica dei suoi fedeli ed esister un potere politico che curer gli interessi dei suoi cittadini, compresi quelli religiosi. Il papato, tramite i suoi prelati l'organismo pi idoneo a mantenere i due poteri sotto un'unica giurisdizione.
AURELIO- Il Papa ha i suoi ambasciatori in tutto il mondo.
EUGENIO- Pi che ambasciatori: ha la sua Chiesa, i suoi vescovi, i suoi preti. Riflettete, messere: nel mondo, come lo chiamate voi esistono un'infinit di signorie, comuni... repubbliche, come le chiamano ora, ciascuno in lotta con i vicini, tutti vogliono dominare ma non capiscono che, cos facendo daranno il potere ai saraceni, che sono forti, molti, esaltati dai loro capi religiosi e, soprattutto, sono uniti. Se tutte le nostre citt si riuniscono sotto il gonfalone di Sua Santit, saremo forti anche noi, saremo tanti, entusiasti, saremo uniti!
AURELIO- Quindi, state lavorando per costituire un'unica nazione con a capo il Papa.
EUGENIO- Non proprio come dite voi: ciascuna signoria, ciascun comune avr le sue leggi, i propri commerci, i propri dazi. Tutti per dovranno cessare le guerre fratricide e unire le proprie forze per combattere contro il nemico comune. A capo di queste forze unite, potr esserci soltanto il Papa!
AURELIO- Magari, un papa pisano.
EUGENIO- I disegni del Cielo sono imperscrutabili. Pisa citt piccola, rispetto a tante altre, ma potente sul mare, data la sua posizione, il valore dei suoi combattenti e la bravura dei suoi calafati. Pisa, dicevo, annovera tra i suoi figli, ben tre papi: Eugenio Terzo, Alessandro Terzo, Clemente Terzo che addirittura stato eletto e incoronato proprio nella nostra cattedrale. Per non parlare dei diciannove cardinali, principi della Chiesa!
AURELIO- Pisa, dunque legata a Roma in maniera indissolubile... anche sul piano della santit.
EUGENIO- La Chiesa pisana ha dato diversi santi da onorare e prendere a esempio: Guido della Gherardesca che visse in penitenza nella Maremma e nei boschi di Donoratico, Ubaldesca di Calcinaia, una vita casta e dedicata all'assistenza degli infermi... e la lista non si ferma qui.
FRANCA- Esiste nell'elenco dei santi una certa Santa Bona, che si distinse nell'assistenza ai pellegrini in Terrasanta. Vale la pena ricordare che questa santa pisana sar nominata, ai giorni nostri, protettrice delle hostess e assistenti turistici.
AURELIO- Ed ora, Ranieri Scaccri... san Ranieri, appunto.
EUGENIO- Non fatemi dire. Solo il papa in persona pu affermare la santit di un figlio devoto di Santa Madre Chiesa! Ci dovr essere una Bolla pontificia, un Breve, un solenne pontificale e altrettanto solenne proclamazione.
Franca si spostata tra i personaggi, conversando con Rogerio e Guccio.
ROGERIO- (Rispondendo ad una domanda di Franca). Non c' nessun dubbio: Ranieri un santo! C' qualcuno che pensa il contrario?
FRANCA- Siete stati amici in giovent, ricorderete come si manifest la vocazione. Lei, signor Guccio, ci dica: era ancora un ragazzo?
GUCCIO- No, non era un ragazzo. Aveva gi iniziato la sua vita di uomo e, mi sia consentito, di uomo affascinante, trascinatore, animatore di allegre serate... quante ne abbiamo passate insieme... a quei tempi non ero sposato, ero un po' scapestrato e voglioso di divertimenti, come tutti, del resto.
FRANCA- (Lo interrompe). Quindi, la vocazione arrivata in et gi avanzata?
ROGERIO- Aveva ventitre, ventiquattro anni... vissuti intensamente, molto intensamente.
GUCCIO- La vita! Cosa ci riserva il futuro? Chi pu dirlo? Ranieri aveva aperta davanti a se, la strada del commercio; una strada, badate bene, gi iniziata dal padre... ma lui ha preferito la via della santit. Un percorso faticoso, pieno di sacrifici... ma ne ha avuto la celeste ricompensa.
ROGERIO- (A mo' di spiegazione, a Franca). Il mio amico messer Guccio, poeta... per motivi familiari. Si compiace deliziare l'uditorio con frasi ricercate.
FRANCA- Complimenti, signor Guccio. I nostri ragazzi avranno il piacere di studiare le sue opere, magari pubblicate su qualche antologia.
GUCCIO- Non capisco, madonna.
ROGERIO- Anch'io, che non sono poeta, trovo strano che una donna si mostri in abbigliamento, per cos dire maschile, stranamente maschile.
FRANCA- Comprendo il vostro stupore ma dovete sapere che nei paesi dove vivo io, questo normale. Stavate dicendomi di Ranieri.
ROGERIO- Un santo!
Reazione di Eugenio trattenuto da Aurelio. Tutti si dispongono a semicerchio, partecipando collettivamente all'intervista
Umile, pronto ad aiutare i poveri sofferenti. gli ultimi anni della sua vita li ha spesi a servire i bisognosi, ha rinunciato a tutto vivendo in povert, con la sola consolazione di vedere un sorriso sul viso di chi soffriva.
EUGENIO- La Curia gli aveva offerto alloggio e mezzi per allestire un ospizio, degno di tale nome per i suoi infermi, ma egli non li accett.
ONORINO- Forse avrebbe dovuto indossare le vesti pontificali che... non sono le pi adatte per assistere ammalati e distribuire medicamenti.
AURELIO- Quindi, Ranieri ha svolto opera di assistenza verso gli ammalati... ci sono state guarigioni?
GUCCIO- Miracoli! Si pu parlare di miracoli! Gente che non camminava, non vedeva... tornata a godere tutte le bellezze che il Signore, nella sua infinita saggezza, ha voluto elargire ad ogni essere umano. Ricordo una volta...
ROGERIO- Va bene, Guccio. (A Franca). Il poeta che in lui, deve sempre uscire fuori.
FRANCA- (A Guccio). Ho afferrato il concetto. Vorrei ascoltare il parere di questi signori. Lei, per esempio, il signor?
BALDUCCIO- Io? Balduccio. Balduccio Bottacci. Trasporto merci e persone da Pisa fino alla Terrasanta. A volte mi spingo fino all'isola di Sardegna!
FRANCA- Ha qualche imbarcazione? Una nave?
BALDUCCIO- Una galea con le vele: non molto grande, ma solida, costruita bene negli arsenali della Repubblica.
FRANCA- Viaggiando, avr incontrato Ranieri, durante gli anni della sua penitenza.
BALDUCCIO- Qualche volta. Pi che altro, ne ho sentito parlare: tutti sapevano del ricco pisano che si era fatto povero per guadagnarsi il Paradiso. Quando lo incontrai, cercai di convincerlo a tornare, ci sono riuscito solo quando gli raccontai della fama che godeva in citt e dell'attesa di tutti per incontrarlo... Si lasci convincere, e fece la traversata sul mio legno.
AURELIO- (Consulta gli appunti). Lei il signor Onorino, se non vado errato: donzello della Repubblica, come ho scritto nei miei appunti. Quindi lei ricopre una carica pubblica.
ONORINO- S, il senato ha sempre voluto onorarmi della sua fiducia; ho questa carica da molti anni ormai.
FRANCA- Una specie di segretario comunale... rapportato ai giorni nostri.
ONORINO- (Incerto). Non saprei... se lo dite voi...
AURELIO- Lei invece (consulta gli appunti) il signor Ubaldo Tornaconti, mercante. Pare che questo nome sia dovuto al fatto che i suoi conti dovevano sempre tornare... con un buon margine di guadagno. Cosa del tutto naturale, per un mercante.
UBALDO- Chi vi ha detto queste cose? Cosa tenete scritto su codesti vostri fogli? Insomma, si pu sapere chi siete, da dove venite, cosa volete?
AURELIO- Curiosit legittima ma mi permetta di mantenere un certo segreto: sarebbe troppo lungo spiegare e resterebbe incomprensibile per voi. Noi vogliamo soltanto raccogliere notizie sulla vita di Ranieri, vogliamo raccontare i suoi ultimi istanti; perci chiediamo a tutti coloro che lo conobbero di darcene testimonianza: cosa ne pensano, come lo giudicano i suoi contemporanei.
UBALDO- Io conoscevo molto bene il padre, Gandulfo degli Scaccri e la madre, madonna Mingarda della ricca famiglia dei Buzzaccherini. Mercanti come me, abbiamo fatto vivere la citt, vendendo le nostre merci importate dai pi lontani paesi.
AURELIO- Quindi lei ha conosciuto bene Ranieri, il figlio?
UBALDO- Lo ricordo ancora bambino, parecchio vivace, un tormento per le sue balie e nutrici; stava sempre con la figlia dei Calcinari, la ragazza Berta: tutto l'opposto, calma, riflessiva... tutti pensavano che si sarebbero sposati, invece...
ROGERIO- Ranieri non era fatto per i commerci ed i libri contabili; doveva emergere, essere qualcosa di diverso dagli altri. trov la sua strada.
FRANCA- Intende dire che la sua vita ascetica e penitenziale non gli stata ispirata dalla vocazione ma da una precisa determinazione: la santit a tutti i costi!
EUGENIO- Se posso esprimere il mio pensiero, dir che la santit la si raggiunge con la volont e la determinazione ma quando si manifestata la vocazione, cio un richiamo superiore. Ma sar il Papa a decidere. Posso anticipare che il Capitolo della Primaziale ha gi dato incarico a certi scultori carraresi, di preparare l'urna marmorea per conservare i resti... le reliquie di questo figlio devoto.
ONORINO- Anche il Comune ha in animo di onorare adeguatamente questa figura che ha celebrato degnamente la citt e tutti i suoi abitanti fin nelle lontane terre d'Oriente. Ci sono gi dei progetti per ricordare il Santo, anche negli anni futuri.
UBALDO- Il Consiglio degli Anziani, del quale faccio parte, ha gi destinato una certa somma per le onoranze funebri.
Si sente un suono di campane a festa. Goffredo e Lomario escono dalla chiesa, si rivolgono a Eugenio.
GOFFREDO- Monsignore... spirato.
LOMARIO- Ranieri, non pi.
EUGENIO- (Segno di Croce nell'aria). L'eterna pace, donagli o Signore... Le campane, chi le suona?
GOFFREDO- Nessuno, monsignore: suonano da sole.
LOMARIO- In tutta la citt! Un concerto in onore del Santo!
GUCCIO- Miracolo! Ranieri ha fatto un altro miracolo!
ROGERIO- Caro, vecchio amico. Hai voluto stupirci ancora una volta... Degno di te, Ranieri.
ONORINO- (Si avvia verso la chiesa). In rappresentanza del Comune, Ranieri, vengo a darti l'ultimo saluto.
EUGENIO- (Si avvia anche lui) L'estrema Unzione! Con l'olio benedetto dall'arcivescovo. (I due chierici gli si mettono ai fianchi)
Tutti si fermano, vedendo apparire Berta sulla porta della chiesa. Unica luce bianca su di lei, il resto della scena in penombra rossastra. Le campane continuano in sottofondo.
BERTA- (Breve pausa). Se ne andato. La sua anima andata a ricevere il giusto premio, il suo corpo ancora qui, coperto di vesti ormai lacere... ma la sua bocca sorride. Forse ha trovato la pace, la serenit che ha sempre cercato e raramente trovato.
ROGERIO- Berta, tu che lo hai assistito, dimmi: si ricordato degli amici, della sua giovent?
BERTA- Non vi ha mai dimenticati. La sua vita giovanile sempre stato il pi caro dei suoi ricordi, anche se la considerava un periodo in cui era lontano dalla Grazia. Forse per questo gli era tanto cara: il peccato utile all'uomo che pu pentirsi e redimersi, trasformare in amore quello che stato egoismo. Chi non ha commesso errori non pu provare la gioia di correggersi, chiedere perdono... solo chi vissuto nell'abbondanza sentir il piacere della frugalit e della rinuncia. Il sorriso di un sofferente oro, che ripaga qualsiasi sacrificio. S, Ranieri stato fortunato: ha potuto sperimentare l'egoismo e confrontarlo con la generosit e l'amore; non sono molti quelli che possono farlo... o che vogliono farlo.
EUGENIO- (Ai due chierici). Andiamo a prendere il corpo e trasportiamolo in cattedrale.
ONORINO- I valletti del Comune sono gi pronti per questo, lo vestiranno con broccati e lini.
UBALDO- Avr ornamenti in oro e pietre preziose.
EUGENIO- Canteremo il Te Deum, il solenne pontificale verr celebrato dall'arcivescovo in persona.
BERTA- Siete proprio sicuri che sia questo, ci che Ranieri voleva? Il popolo lo ha conosciuto vestito di pelle di capra, ruvida e pungente, lo ha visto cibarsi di radici, lo ricorda assorto nella preghiera per intere notti. Il popolo sa che aveva rifiutato la ricchezza, diventata troppo fredda per la sua anima e si era scaldato al fuoco tutto interiore della penitenza e dell'amore per il prossimo. Portatelo in cattedrale ma senza adornarlo di paramenti pagani, non cantategli pontificali... semplicemente pregate per lui: sommessamente, con raccoglimento, sorridendo... anzi, non pregate affatto; sar lui che pregher per voi.
Berta si sposta per lasciar passare l'alfiere con la bandiera pisana, seguito da quattro valletti del Comune che sorreggono una barella, sulla quale steso Ranieri, vestito della sua pilurica. I personaggi lo seguono, formando un corteo che attraversa la scena mentre continua il suono delle campane. Uno spot segue Ranieri, sulla scena luce rossastra.
I due cronisti commentano.
AURELIO- Ecco: cos si conclude la parentesi terrena di questo pisano, che verr proclamato patrono della sua citt.
FRANCA Vediamo sfilare autorit e semplici cittadini, ricchi e plebei. tutti accompagnano l'amico, il cittadino, il santo fino alla cattedrale dove verr posto nell'urna di cristallo e marmo che ancora oggi lo contiene.
AURELIO- C' il canonico Eugenio con i suoi chierici, il donzello Onorino con l'alfiere e i valletti del Comune, le corporazioni pi importanti rappresentate dal mercante Ubaldo e dal marinaio, che oggi potremmo definire armatore, Balduccio. Gli amici dei vecchi tempi, Rogerio e Guccio e la donna che lo ha amato, madonna Berta che, forse unica, lo ha compreso ed aiutato.
FRANCA- Le campane continuano a suonare a distesa, da sole, senza che nessuno le tocchi: l'ultimo miracolo di San Ranieri.
AURELIO- La nostra cronaca termina qui. Arrivederci al prossimo anno. Ci sar ancora la festa del patrono, ci saranno nuove attrazioni sulla piazza, le mamme porteranno i bambini pi piccoli a vedere il santo, coperto di vesti preziose dentro la sua urna di cristallo e marmo artisticamente lavorato.
FRANCA- La sera della vigilia, non dimenticate: la luminaria sui lungarni, tanti lumini che disegnano le architetture pi strane, le luci in acqua fino al mare, l'omaggio ai caduti e, infine, a conclusione, i fuochi artificiali!
AURELIO- Signore...
FRANCA- Signori...
AURELIO FRANCA- Buonanotte.
Buio.
SIPARIO
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