Lo scaldaletto

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’O SCARFALIETTO

Lo Scaldaletto

adattamento di Antonello Avallone

versione italiana di Alessandro Falcone

dalla commedia di Eduardo Scarpetta (1881)

Personaggi

Rosella Paparella

Michele Pascone

Felice Sciosciammocca

Amalia Maruzzella

Gaetano Papocchia

ATTO PRIMO

Napoli, 1881. Camera da pranzo in casa di Felice. Sullo sfondo, ampia finestra che da accesso alla terrazza. A sinistra, una porta che conduce in camera da letto. A destra,una porta che conduce nel corridoio. Nel mezzo, tavola apparecchiata per due. Avanti, a destra piccolo salotto. E’ circa mezzogiorno.

SCENA I

ROSELLA - (Entra) Non c'è nessuno. Dopo la nottata di stanotte, saranno ancora a dormire. Mamma mia, che gente, che gente! Nemmeno la notte stanno tranquilli.

MICHELE - (entra) Rosella, che hai, che è successo?

ROSELLA - Ah, Michele, sono venuta per due cose, prima per dire al signore che stamattina è venuto un signore che vuole prendere in affitto la casa al primo piano; e poi volevo sapere come è andato a finire il litigio di stanotte.

MICHELE - E’ finito che dopo tanti strilli, tante urla, la moglie s'è addormentata sulla poltrona, e Don Felice, il marito, s'è addormentato per terra.

ROSELLA - Ma voi vedete che gente stravagante! Ma perché fanno sempre polemiche?

MICHELE - E perché... perché don Felice non doveva sposarsi così presto e prendersi una capricciosa, una pazza come quella. Tutto le dà fastidio, per niente s’innervosisce. Saprei io come calmarle i nervi!

ROSELLA - Ma tu stai da tanto tempo a servizio da Don Felice?

MICHELE – Uh! Da dieci anni, da quando gli è morta la mamma. E fino all'anno scorso io ero tutto fuorché servitore: facevo tutto quello che volevo. Don Felice non andava in nessun posto se non portava pure me, mangiavo a tavola con lui... insomma io ero tutto. Da un anno a questa parte che s'è sposato, io non ho più pace. Da che potevo fare tutto, ora non posso nemmeno più aprire bocca. Ma se mi riesce una cosa...

ROSELLA – Quale cosa, Michele?

MICHELE - Niente, niente, adesso non posso dirtelo. Vattene ora, che se esce quell'arpia della moglie, senti che strilli

ROSELLA: Hai ragione, allora torno fra poco, per sapere che risposta vogliono dare a quella persona che vuole fittarsi la casa. Stammi bene. (Via pel fondo.)

MICHELE: Adesso vediamo se riesco a combinare quello che ho in mente. Tanto devo fare, tanto fuoco devo accendere, fino a che Don Felice si separa dalla moglie. (Dalla strada si sente suonare un tamburo, una cassa e piatti, con grande fracasso.) Ah! Eccoli qua, sono arrivati. (Corre alla finestra.) Dài, ragazzi, più forte, più forte... (Viene avanti.) A questi dò mezza lira al giorno per farli suonare qua sotto. Vediamo se ci riesco. (Di nuovo cassa, piatti e tamburo.)

SCENA II

FELICE (d.d. dalla prima a destra):Accidenti all'anima delle vostre madri! Questi hanno cominciato un'altra volta a prima mattina. (Fuori in veste da camera e berretto. Michele si ritira in fondo.) Accidenti a chi vi ha allattato. (Corre alla finestra, gridando.) Voi! Lazzaroni, scostumatoni! (Colpo fortissimo di tre strumenti insieme.) Toglietevi da qua sotto o vi tiro qualcosa in testa! (Colpo c.s.) Ma per chi m'avete preso? Io sono un galantuomo. (Colpo c.s.) Accidenti a voi!... Qua se non me ne vado faccio fare la folla!

AMALIA (dalla prima a s. va alla finestra):Ecco qua la solita grancassa e i piattini, ecco qua il solito stonamento.

FELICE: Questa cosa dei giocolieri a me non mi fa capace. Michele, vai a dare una lira a questi cosi curiosi qua sotto, e falli andare via.

MICHELE: Subito. (Via pel fondo.)

FELICE: E’ mai possibile che, da un mese, questi vengono sotto la mia ogni mattina, alla stessa ora.

AMALIA: Così, spontaneamente.

FELICE: Senza che nessuno gli dice niente.

AMALIA: Senza che nessuno li paga.

FELICE: Qualcuno ci deve essere che li fa venire.

AMALIA: Qualcuno ci deve stare che li rinfresca.

FELICE: Io, per me, non li rinfresco certo.

AMALIA: E io nemmeno.

FELICE: è impossibile!... Perché se quelli non fossero pagati, non verrebbero a fare tanto fracasso. Io ho indagato, quei cosi ridicoli sono pagati da te.

AMALIA: Da me? Ah! ah! ah! Adesso ti fai pure parte lesa, quelli sono pagati da te.

FELICE: Da me? Uh! Io pagavo a quelli per fargli fare: Nfrunghete, nfrunghete, nfrù?

AMALIA: Sì, da te, che stai facendo di tutto, per fare dispetto a me poverella. Da un anno che siamo sposati, io ho perduto la pace. Ora per un motivo, ora per un altro, non posso stare mai tranquilla. Stanotte ho fatto quella nottata.

FELICE: E l'hai fatta per colpa mia la nottata?

AMALIA: Si capisce, perché tu m'hai fatta morire di caldo con lo scaldaletto.

FELICE: Io? Tu ce l’hai messo nel letto... e poi è successo quel guaio!

AMALIA: Uh! Ce l'ho messo io! Io l'ho trovato dentro al letto. Vattene, vattene, questa vita non la sopporto più, me ne voglio andare, mi voglio separare, non ti voglio vedere più (Via prima a s.)

FELICE: E io questo soltanto aspettavo. Accidenti a te. Vedi che mi stai facendo passare! Ma adesso t'aggiusto io. (Via prima a d.)

SCENA III

MICHELE (dal fondo):Ah! ah! Andiamo bene! Tutto procede secondo i piani. E Adesso… un altro imbroglio. (Va alla tavola.) Togliamo questo tovagliolo a Don Felice, e mettiamoci invece questo. (Va alla credenza e prende dal tiretto un paio di boxer da uomo, piegata come una salvietta, in modo che il pubblico non se ne accorge, e la mette nel piatto.) Adesso senti le risate!

ROSELLA (dal fondo con 2 piatti, uno con carne, e l'altro con 2 uova sode.) Michele, i padroni che fanno? (Li mette in tavola.)

MICHELE: Che fanno?... Proprio adesso hanno finito di farsi un'altra spellicciata.

ROSELLA: Mamma mia, ma questi fanno una continuazione, dalla mattina alla sera? Stanotte è successo quel subbuglio. Ma dico io poi, se devono stare così, è meglio che si separano.

MICHELE: E' quello che dico pure io, è meglio che si dividono? Eh, ma tu la sai tutta la storia?

ROSELLA - Quale storia?

MICHELE - Vieni con me. (Si dirige verso il quadro a sinistra) Lo vedi questo?

ROSELLA - E chi è? (Pulendo un bicchiere)

MICHELE – Questo è la buonanima di Don Ciccillo. Fatti il segno della croce.

ROSELLA - (Esegue.) E chi è ‘sto don Ciccillo?

MICHELE - Tu devi sapere che don Felice è figlio della buon’anima di Don Ciccillo ... fatti la croce, fatti la croce.

ROSELLA – Un'altra volta?

MICHELE - Pace all’anima sua! ... Che aveva una bottega di pesce.

ROSELLA - Che teneva?

MICHELE - Una pesceria!, Un negozio... Rosella, un ufficio di pesce e baccalà! E guadagnava un sacco di soldi. Infatti non faceva altro che lavorare. Eh, lavorava giorno e notte, stava sempre in mezzo ai pesci. Pesce alla mattina, pesce al pomeriggio, pesce alla sera, quello se li portava pure nel letto quando si coricava!

ROSELLA - Che schifo!

MICHELE – Ma no, era una metafora!

ROSELLA – E che pesce è la Metafora?

MICHELE – Lasciamo perdere. Insomma lo chiamavano baccalà. Quando è morto

ROSELLA – L'hanno fatto al forno!

MICHELE – L'hanno fatto al... Ma che mi fai dire? Quando è morto ha lasciato tutto a Don Felice... che in un anno è riuscito a fallire perché spendeva tutti i soldi in feste e divertimenti

ROSELLA – Aeh!

MICHELE - Appropinquati meco. (Con intonazione tipo: “Ora pro nobis!” Va verso il quadro di destra.)

ROSELLA - (Non ha capito e resta sul posto.)

MICHELE - Rosella, vieni! La vedi questa? Questa è la buonanima di Donna Filomena Maruzzella! Fatti la croce, fatti la croce ...

ROSELLA – Ancora?...

MICHELE – Fatti la croce, fatti la croce! (Rosella, scocciata, esegue) Sai chi è questa?

ROSELLA – La moglie del baccalà!

MICHELE - Lo stoccafisso! Rosella, tu non capisci niente Questa è Donna Filomena Maruzzella, buonanima, fatti la croce, fatti la croce!

ROSELLA - Vedi se la finisce con questa croce!

MICHELE - Questa Donna Filomena la chiamavano ...

ROSELLA - La sogliola!

MICHELE - Ma Rosella, mi vuoi far parlare o no? Insomma, la chiamavano la bucaiola.

ROSELLA – Come?

MICHELE - La bucaiola! (Pausa) Rosella, quella che buca!

ROSELLA - Ah! (non ha capito)

MICHELE - (Spazientito) Faceva i buchi!

ROSELLA - I buchi? E dove faceva sti buchi?

MICHELE – Dove capitava! Sulle orecchie, sulle cinture...

ROSELLA - ...’sulle cinture?

MICHELE - Eh! Col punteruolo. E spesso e volentieri pure sopra a qualche sedere.

ROSELLA - (Allarmata) Col punteruolo?

MICHELE - Ma no, colla siringa!

ROSELLA - Gesù, e tu fai così con la mano!

MICHELE - Insomma, fa un affare oggi, fa un altro affare domani, questa Donna Filomena teneva soldi, proprietà, questo palazzo e pure una bella figliola di nome Amalia.

ROSELLA - E così quella volta l’affare l'ha fatto Don Felice! (inizia a pulire con il grmbiule il bicchiere che ha in mano ritmando con i gesti la battuta)Ma io dico ... invece di stare tranquilli! ... Non gli manca niente, due persone senza figli...

MICHELE - (Che ha seguito i gesti di Rosella) Rosella, lo stai consumando 'sto bicchiere! (rumore di dentro).

ROSELLA - Uh, zitto, sta arrivando don Felice. (esce a destra)

SCENA IV

FELICE (con lettera):Michele, dì al guardaporta di portare subito questa lettera all'indirizzo che c'è scritto. Bada che è un'affare urgente.

MICHELE: Volete che la porto io stesso?

FELICE: Tu, il guardaporta, chi deve andare vada. Basta che fate presto.

MICHELE: Va bene. (P.a.)

AMALIA (con lettera):Michele, porta subito questo biglietto all'indirizzo che c'è scritto. (Glielo dà.)

MICHELE: Scusate, signora, devo portare prima questa lettera di vostro marito.

AMALIA: La porti dopo. La mia è urgente.

FELICE: La mia è urgentissima!

AMALIA: La mia è pressantissima!

FELICE: La mia è grandissima! (Uh! Grandissima?)

ROSELLA: Va bene Michele, fai un salto, e portale tutte e due.

MICHELE: Vi servo subito subito. (Via.)

ROSELLA: Ma come, signori, perché dovete stare sempre litigati, per una cosa da niente vi dovete prendere tanta collera?

FELICE: No, adesso finisce tutto.

AMALIA: Un altro poco e si sistemerà tutto.

ROSELLA: Sedetevi, fate colazione. Qui c’è la carne, e qui le uova. E che cos'è! Siete sposati da un anno, dovreste volervi bene, invece fate sempre questioni.

FELICE: Tu intrecciati dei fatti tuoi.

AMALIA: Queste sono cose che non ti riguardano.

FELICE: Tu sei una serva, e stai al tuo posto.

AMALIA: Vattene fuori.

FELICE: Vattene in cucina.

ROSELLA: Subito, subito, me ne vado. Io lo dicevo per voi. (Ma chi me l’ha fatto fare, che me ne importa, che s'ammazzino tutti e due.) (Via pel fondo. Fel. ed Amalia: si sono seduti a tavola, l'uno di fronte a l'altra. Pausa. Si guardano. Lazzi.)

AMALIA: (Vuoi sapere la verità... io mangio, sennò mi faccio secca secca, muoio, e quello se ne piglia un'altra! No, questo mai, non gliela do questa soddisfazione). (Si volta per mangiare facendo molto rumore con i piatti e le forchette.)

FELICE ( dopo pausa, guarda 2 o 3 volte i piatti):(E allora mangio pure io!... Sennò mangia tutto lei!). (Senza avvedersene, mette i boxer alla gola, come la salvietta.) E così ce l'ho messo io lo scaldaletto nel al letto?

AMALIA: E che, ce l'ho messo io?

FELICE: Va bene, va bene, questo si vedrà. (Tutti e due padando a sogg.:prendono le forchette, ed insieme afferrano una sola fetta di carne. Pausa. Si guardano.) Ma vedi che sto infilzando, e lasciami infilzare!

AMALIA: E io pure stavo infilzando.

FELICE: Ma a me mi pare che infilza prima il marito.

AMALIA: No, no, mio caro, sei in errore, infilza prima la moglie.

FELICE: Ma niente affatto, prima il marito.

AMALIA: No, prima la moglie. Ma già, non è questo e non è quello, è che mi vuoi contrariare in tutto. Tu hai visto che io stavo mangiando, e hai detto: io a questa non la devo far mangiare, la devo torturare, la devo far soffrire!... E’ vero? Hai detto questo? Sì? E va bene!... Non mangiamo più. Ecco fatto. (Lascia la forchetta e gli volta le spalle.)

FELICE (pausa):E nemmeno io voglio mangiare! Stiamo digiuni come due cani. (Lascia la forchetta.)

AMALIA: Già, questa è l'educazione che hai ricevuto da tuo padre... un baccalaiolo!

FELICE: Mio padre non era baccalaiolo, era negoziante de baccalà. Hai capito?

AMALIA: E non è la stessa cosa?

FELICE: Ricordati invece di tua madre, ch'era bucaiola, si pigliava 5soldi al buco!

AMALIA: Mia madre era una sarta alla moda! (Alzandosi:)  E tu non parlare di mia madre che litighiamo seriamente!

FELICE (alzandosi lascia vedere i boxer):E tu non parlare di mio padre.

AMALIA: Uh! (Ridendo.)  Ti sei messo le mutande al collo?!

FELICE: E io come mi trovo 'sto coso al collo? (Se lo toglie.) Va bene... questo è stato un altro scherzo che m'hai fatto, m'hai messo le mutande nel piatto?

AMALIA: A me? Dovevo essere pazza, facevo lo scherzo a lui.

FELICE: Intanto se adesso mi vedeva qualcuno, mi facevi ridere alle spalle.

AMALIA: E tu questo fai sempre, fai ridere.

FELICE: M'è piaciuto, invece del tovagliolo, le mutande. Ma questo, cara signora, lo porterò in tribunale, lo farò vedere alla Corte. (Lo mette sulla credenza, e da questa prende un libro.)

AMALIA: Fai vedere una bella cosa!

FELICE: Mangia pure, perché io non ho appetito.

AMALIA: Oh! Meno male, così sto tranquilla. (Si mette a mangiare.)

FELICE (apre il libro, ed appoggiandolo alla bottiglia dell'acqua, si mette a leggere).

AMALIA (prende la bottiglia e fa cadere il libro, e si versa un bicchiere d'acqua).

FELICE (prende la bottiglia del vino e fa lo stesso).

AMALIA: Quest'acqua da sola com'è disgustosa. (Prende la bottiglia del vino per metterne un poco nell'acqua, e fa cadere il libro.)

FELICE: Ma insomma, questo coso dove vuoi che lo metto?

AMALIA: Mettitelo dove vuoi tu.

FELICE: E tu mi hai levato il primo e il secondo appoggio... poi dici che sono io.

AMALIA: Non ci ho badato, non ti davo tanta importanza.

FELICE: Non devo leggere neppure? E non leggiamo! (Chiude il libro.)

SCENA V

MICHELE - (Entrando a destra) I biglietti sono stati portati.

FELICE – Bravissimo.

MICHELE – Signore, scusate, non riesco a trovare il cartoccio con gli scarti di carne per il cane.

FELICE - E lo vieni a chiedere a me?

AMALIA - L’avrai messo dentro alla dispensa e non te lo ricordi.

MICHELE - E no, signora mia ci ho guardato e dentro ci sta solo il filetto di vitella che ho comprato per il pranzo vostro.

FELICE - Michele, tu alle volte sei cretino, manchi proprio delle basi alimentari della logica. Tu vedi che non stiamo mangiando il filetto di vitella, quindi noi ... (si blocca)

MICHELE - ... Ve siete mangiato la carne del cane?

FELICE - Mannaggia ...

MICHELE - E mannaggia si, don Felice, sapete che al cane non piace il filetto, quello è di gusti difficili. (guardando la carne nel piatto parlando a se stesso) Non se lo mangia. E’ scemo! (rivolgendosi di nuovo a Felice) Comunque fuori c'è Rosella che vi vuole parlare.

AMALIA - Falla entrare, vediamo che vuole.

FELICE - Non è il momento perché io sto facendo colazione ... sto facendo, sto guardando.

AMALIA: E io voglio sentire che vuole.

FELICE: E io no!

AMALIA: E io sì!

FELICE: Ma io sono il marito, e la moglie deve stare sottoposta al marito.

AMALIA: No, no, no, t'inganni, sei tu che devi stare al disotto di me.

FELICE: Quando lo voglio io! Ma tu guarda, adesso, per qualche gentilezza che ti ho usato, ti prendi certe libertà.

AMALIA: Che gentilezze... Michele, falla entrare, vediamo che cosa vuole.

MICHELE (in fondo):Entra Rosella. (Ros. entra.)

FELICE: Che cosa volete?

ROSELLA: Signore, ci sta una persona che vuole affittare la casa al primo piano.

AMALIA: È uomo o donna?

ROSELLA: Signora, è una donna.

AMALIA: Ah! è una donna? (Guardando Felice a denti stretti:) Hai sentito? E’ una don… na.

FELICE: E che ci devo fare che è una don... na?

ROSELLA: Mi ha dato questo biglietto da visita, signore, leggete. (A Felice.)

FELICE (legge). "Emma Carcioff, ballerina".

AMALIA (c.s.):Ah!... è una ballerina?... E tu che le hai detto?

ROSELLA: Le ho detto che il padrone non voleva affittare la casa a donne sole senza uomini.

AMALIA: E lei che ha risposto?

ROSELLA: M'ha detto che oggi viene a parlare un signore con il padrone.

AMALIA: Ci perde la venuta.

FELICE: Ma perché ci perde la venuta?

AMALIA: Per questo: perché non voglio che nella casa che ti ho portato in dote, e che mi ha lasciato la felice memoria di mamma mia, ci vada ad abitare una donna di questa specie.

FELICE: Ma in questo modo la casa non la fitteremo mai.

AMALIA: E che me ne importa, resterà sfittata, ci allevo piccioni.

FELICE: Ma oggi, presentemente, il padrone sono io.

AMALIA: No, la padrona sono io, la casa è roba mia.

FELICE: Stai in errore, mia cara, prima era tua, ma adesso è la mia.

AMALIA: Questo lo vediamo tra poco. Rosella, và via.

ROSELLA: Ma vedete...

AMALIA: Vattene, ti ho detto, o ti tiro qualcosa in faccia.

ROSELLA: Come comandate. (Via.)

FELICE: (Sentila, ti tiro qualcosa in faccia, e io che cosa sono, un attaccapanni?).

AMALIA: Hai detto che la casa era roba tua?

FELICE: Si capisce, e io per la casa ti ho sposata!

AMALIA: Ah, sì? E va bene, se è roba tua o è roba mia tra poco lo vediamo. Capirai che questo lo deciderà il tribunale, certamente non tu, che sei un cretino, una bestia! No, mi piace l'idea: La casa è roba mia!... Insomma tu sei il proprietario?... Ma proprietario di che cosa sei? Di baccalà forse? Tu puzzi di baccalà che appesti! (Esce).

SCENA VI

FELICE - (odorandosi addosso) Ma perché mi tengo il filetto di baccalà in tasca!?... Insomma lei ordina, lei comanda, e io devo star zitto.

MICHELE (levando la tavola dal mezzo la mette in fondo a s.):Ah! Don Felice, che avete fatto, siete andato a sposarvi quando stavate così bene da solo.

FELICE: Ti ricordi? Ti ricordi, amico mio, che vita felice era la mia?... Ti ricordi... di questi tempi...

MICHELE (dando la voce): Eh, sì, fattela adesso un'altra mangiata.

FELICE: Che mangiata?

MICHELE: Di fichi maturi!

FELICE: Non scherzare, questo non è tempo di scherzare. Ti ricordi quei divertimenti, teatri, cene, feste, e adesso quando li provi un'altra volta?

MICHELE: È vero, erano quelli del giardino di vostro padre!

FELICE: E dagli, io dico quando li provi un'altra volta quei divertimenti.

MICHELE: E che vuoi provare più.

FELICE: Sì, ma adesso è finito tutto. Ho mandato a chiamare l'avvocato, e mi voglio separare assolutamente, assolutamente. Anzi, io adesso mi vado a cambiare. E tu, quando viene l'avvocato voglio che l’annunzi co n una bella voce

MICHELE - Signore mio non vi posso servire, una volta, da piccolo, avevo una bella voce, pensate che ho fatto pure la voce bianca al San Carlo ...

FELICE – Michele, dimmi una cosa, ma tu, per annunziare qualcuno vorresti metterti a cantare?

MICHELE - Gesù, voi avete detto con una bella voce!

FELICE – Con una bella voce voglio intendere bella forte!

MICHELE - Ah, si, non dubitate.

FELICE - E mi raccomando, quando vieni ad annunziare, stai attento alle desinenze!

MICHELE - Ah, perché, devono venire pure loro?

FELICE – Chi?

MICHELE - Annunziata e Zia Vincenza.

FELICE - Ma che accidente hai capito? Le desinenze sono le ultime lettere delle parole. Per esempio tu sei il cameriere mio e ti chiami Michele. Allora, come finisce Michele?

MICHELE - Come deve finire, don Felice, facendo il cameriere! La settimana passata ho perso il terno; se usciva il 37, il cameriere Michele non lo faceva più, sentite a me!

FELICE - (uscendo) Non c'è niente da fare! Quando uno è alfabetico, è alfabetico.

SCENA VII

MICHELE - Mah, da quando s’è sposato io a questo non lo capisco più! (Suonano alla porta, esce e rientra seguito da Gaetano Papocchia.) Prego, signore, entrate e accomodatevi.

GAETANO - E’ in casa il signor Felice Sciosciammocca?

MICHELE - Si, adesso v’annunzio subito. (Fa qualche tentativo di intonazione poi ...) Signore, voi come finite?

GAETANO - Finisco come l’anima di tua madre! Ma guardate che scostumato!

MICHELE - Comunque dovete aspettare che il padrone sta un momento in camera. (entra Felice). Uh, eccolo. (Quando entra Felice, Michele esce).

FELICE: Favorite. (Gaetano tipo di vecchio elegante. Comparisce sotto la porta e si ferma.) (Uah! questo è scappato da qualche scatoletta di cerini!)

GAETANO: Don Felice Sciosciammocca? (Entra e gira su se stesso comicamente.)

FELICE: Sono io, a servirvi.

GAETANO: Favorirmi sempre. (Mette il cappello sulla credenza.)

FELICE: Accomodatevi. (Gli dà la sedia.)

GAETANO: Grazie. (Siede, restando fermo in una posizione comica.)

FELICE (lo guarda, pausa):(Quel cretino del guardaporta me lo combina sempre). Signore, avete sbagliato, non è qua, è all'ultimo piano.

GAETANO (senza muoversi):Che cosa?

FELICE: La fotografia.

GAETANO: E che devo fare con la fotografia?

FELICE: Voi vi volete fare il ritratto?

GAETANO: Niente affatto, io voglio parlare con voi.

FELICE: E voi ve siete posto in posizione. (Imitandolo.)

GAETANO: Ah! Ho capito... Quella è graziosità che tengo io. Io sono tutto grazioso, tutto grazioso, tutto grazioso!

FELICE: (Bello bè). (Siede.)... Ma voi siete...

GAETANO – Già.

FELICE - Uh, scusate, stavo sovrappensiero. Con quanta ansia vi aspettavo! Posso offrirvi qualcosa?

GAETANO - No, vi pare ...

FELICE - Una piccola cosa ...

GAETANO - Se insistete mi prenderò un po’ di latte e menta.

FELICE - Bravo! Michele!

GAETANO - Però mi dispiace che vi disturbate ... (entra Michele)

FELICE - Per carità. Michele, porta un bicchiere di acqua e zucchero al signore.

GAETANO - Avevo dello latte e menta ...

FELICE - Signor avvocato, voi mi dovete aiutare, voi dovete essere il mio salvatore, avvocato, io sto nelle vostre braccia.

GAETANO - Non esageriamo, e poi perchè mi chiamate avvocato?

FELICE - Bravo, mi piacete, site un tipo semplice, alla buona e quindi di miti pretese ...

GAETANO - Ma io non capisco di che pretese andate parlando ...

FELICE - Siete veramente modesto comunque io mi voglio dividere da mia moglie.

GAETANO - Pure voi?

FELICE – Come?

GAETANO - No, dicevo, mi dispiace ma io ...

FELICE - Da un anno che sono ammogliato io ho perso la pace, non sto una giornata tranquillo ...

GAETANO - Ma io però ...

FELICE - Per esempio la mattina verso le sette, mentre sto dormendo saporitamente, sono svegliato da una grancassa, tamburi e piattini. Tre imbecilli vengono a fa i giochi sotto la finestra mia.

GAETANO - E che c’entra vostra moglie?

FELICE - Perché è lei che li paga per farli venire.

GAETANO – Possibile?

FELICE – Possibilissimo.

GAETANO - Ma io non voglio sapere questo perché sono venuto per

FELICE - ... il fatto di stanotte! L’avete saputo pure voi? Io muoio per il sonno! Dovete sapere che quando la sposai, lei mi fece capire che dormiva con la luce accesa, al contrario di me che se la stanza non è al buio, non posso prendere sonno!

GAETANO - E va bene, due abitudini diverse. Ma io ...

FELICE - due o tre notti dopo la trovo seduta in mezzo al letto. Amalia, perché non dormi? Io non posso prendere sonno, una lampada è troppo debole, ne voglio un'altra. Allora io con una bella pazienza, le misi un'altra lampada. E sono stato tranquillo un paio di mesi, poi una notte mi sveglio, e lei non c’è! La trovo fuori alla terrazza. Che fai là fuori? Entra dentro, ti prendi un accidente... No, io resto qua. Di là non posso dormire perché c'è troppo buio! Io voglio un'altra lampada!

GAETANO - Una terza lampada?

FELICE - Avvocato mio, quella camera da letto pare una galleria! Basta. Per evitare questioni, le misi un'altra lampada. Ma sapete che cosa facevo? Appena lei s'era addormentata, io le andavo a spegnere. (Ridendo.) Eh, sennò dormiva solo lei. La notte scorsa, però, poco dopo aver spento le lampade lei ha iniziato a gridare come una pazza. Ah! Chi ha spento le lampade, chi è stato...  Moglie mia, si saranno spente da sole. No, sei stato tu, mi vuoi far venire un attacco, a me poverella... Un fracasso, avvocato mio! è corsa la serva, il servitore, il guardaporta, la folla sotto al palazzo così... credevano che fosse un incendio! Basta. Ho acceso le lampade un'altra volta, lei s'è addormentata a un lato del letto... io all'altro, perché sapete... ultimamente .... (fa un gesto con la mano indicando la mancaza di rapporti sessuali)

GAETANO - (gaetano ridendo) Non si copula.

FELICE - No, senza coppola, non fa poi così freddo. All'improvviso nello stendere la gamba mi sono sentito bruciare sul polpone. (Mostra il polpaccio.)

GAETANO: No, no, polpaccio, volete dire...

FELICE: No... avvocato... qua vedete, sul polpone (c.s.).

GAETANO: Ho capito, ma si dice polpaccio.

FELICE (pausa):Io sempre polpone ho detto.

GAETANO: E dite male. Si dice polpaccio.

FELICE: Vabbè, chiamatelo come volete voi... (Gli dovesse fare schifo il polpone?) Dunque, vado a vedere, e che cos'era? Una bottiglia piena d'acqua bollente.

GAETANO: Oh! Ma questa poi non è una cosa strana. Tutti l'usano d'inverno... tutte le famiglie. E l'ho usato anche io... , sapete come si chiama? Il monaco.

FELICE: Ah! Già, avete ragione, l'ho sentito dire anche io... sì, il monaco... Insomma, sono andato per girarmi, e ho visto che vicino a mia moglie, ci stava...

GAETANO: Il monaco!

FELICE (pausa):Avvocà diciamo la bottiglia, mi suona così brutto all'orecchio quest'affare del monaco vicino a mia moglie.

GAETANO: Allora dite scaldaletto.

FELICE: Bravo, diciamo scaldaletto.

GAETANO: E chi l'aveva messo nel letto?

FELICE: Lei, e chi sennò? Insomma, io mi sono sentito bruciare, e col piede l'ho spostato dalla parte sua, lei l'ha spostato dalla parte mia. Spingo io, spingi tu... avvocato, s'è rotta la bottiglia! Noi però non ce ne siamo accorti. Poi dopo un poco che mi ero addormentato sento una cosa calda... le gambe bagnate... il letto tutto bagnato, ma di un'acqua tiepida... vedete, signor avvocato (ridendo) io mi ero fatto l'idea che fosse stata una mia mancanza involontaria!

GAETANO: Ah! ah! ah!... Questa è veramente da ridere!. (Ride in modo da impedire a Fel. di parlare.) La mancanza involontaria. (ride, impedendo a Felice di parlare.) La mancanza involontaria. (ride, impedendo a Felice di parlare.) La mancanza involontaria. (ride, impedendo a Felice di parlare.)

FELICE - E vedi se questo mi fa parlare! E poi non è solo questo. per esempio io vado pazzo per i fagioli, e in un anno non me li ha mai voluti preparare. Perché dice che sono cibi cattivi, cibi che fanno male.

GAETANO: Eh!... Un po’ ha ragione.

FELICE: Sì, va bene, forse c'è un poco di ragione, perché i fagioli sono saporosi... ma sono un poco... scostumati, diciamo così. (fa un gesto con le mani).

GAETANO - (ripetendo il gesto di Felice) Ndranghete!

FELICE - Beh, che so’ sti gesti in casa mia?

GAETANO - Ma l’avete fatto voi.

FELICE - Ah, già, allora lo potete fare... Ma una volta ogni tanto?! Oh! Quando usciamo: se io voglio andare in carrozza, lei vuole andare a piedi, se io voglio andare a piedi, lei vuole andare in carrozza. Quando io sto allegro, lei sta di cattivo umore, quando io sto di cattivo umore, lei sta allegra. Insomma, è una vita che non posso sopportare, signor avvocato, voi mi dovete aiutare. (Pausa.)

GAETANO - Sì, ma non credo che voi potete andare davanti ad un giudice e parlargli della carrozza e dei fagioli.

FELICE - E perché no? Magari trovo un giudice che gli piacciono i fagioli e mi da ragione- E poi comunque il problema più grosso è che io l’ho sposata per la dote!

GAETANO - E v’ha portato una bella dote?

FELICE - E come no! Questo palazzo dove abitiamo!

GAETANO – Ma voi... mica ve lo siete mangiato?

FELICE (pausa):Per dote m'ha portato questo palazzo dove abitiamo.

GAETANO: L'ho capito, non l'avete mica mangiato?

FELICE: Il palazzo?

GAETANO: Uh! Il palazzo. (Ridendo.) Ma no, volevo dire è intatto com'era?

FELICE: Ah! Sì, solo il cornicione si deve rifare.

GAETANO: Ma no, voglio dire, è pulito?

FELICE: Sicuro, da poco ho fatto rifare la facciata.

GAETANO: Che facciata? Io dico ci sono ipoteche?

FELICE: Sissignore, quattro botteghe qua sotto.

GAETANO: Ma no, se ci sono iscrizioni?

FELICE: Sì, sopra alle botteghe c'è la scrizione.

GAETANO: No (ridendo), io voglio sapere, se è intatto, se ci sono ipoteche, se ci sono debiti insomma.

FELICE: Ah! Ho capito. Niente signor avvocato, intatto. E pure per  questo palazzo, ci sono sempre questioni. Ogni momento, il palazzo mio, il palazzo mio. Signor avvocato, credetemi, io certi giorni non vorrei trovare più il palazzo.

GAETANO - Ma insomma basta chiamarmi avvocato, don Felice, io sono Papocchia, Gaetano Papocchia; stamattina è venuta una signorina per fittarsi la casa al primo piano. PAPOCCHIA!

FELICE - Papocchia? Ma non siete l’avvocato Settembrogli?

GAETANO - A chi? T'imbrogli tu e tua sorella.

FELICE – Quello non conta niente ed io mi metto a raccontare a lui i fatti miei!

SCENA VIII

GAETANO – Io vorrei sapere chi ve l'ha chiesto di dirmi i fatti vostri! L'unico consiglio che posso darvi è di risolvere la cosa benevolmente, perché un avvocato vi svuota il portafogli... io me ne intendo.

FELICE - Perché , che mestiere fate?

GAETANO – E a voi che ve ne frega?

FELICE - Io vi ho raccontato tutti i fatti miei, quindi dovete dirmelo!

ROSELLA - (entra attraversando la stanza alle loro spalle e si ferma sentendo la parola giudice)

GAETANO - E va bene, da una settimana sono diventato giudice.

FELICE - E voi con quella faccia vi azzardate a fare il giudice?

GAETANO - E già, perché ci vuole la faccia per fare il giudice.

FELICE - Ma poi il giudice non è lo stesso dell’avvocato?

GAETANO - E no, don Felice, e no, e no, e no do Felice (accompagna la battuta con il bastone parallelamente al pavimento come se volesse scacciare qualcosa).

FELICE - Che è, uno scarafaggio!

ROSELLA- (salta spaventata ed esce).

GAETANO - Non è lo stesso proprio per niente! E poi, vi prego, sono qui per affari personali. Dicevo: è venuta una signorina a chiedere di fittarsi la casa vostra al primo piano?

FELICE - (cercando di riprendersi dalla delusione) Ma si, si, ma non una signorina ... una ballerina, si ... una certa ... Emma Carciofo.

GAETANO - Carcioff! (annuisce muovendo comicamente la testa) Per l’appunto. E le è stato detto che il proprietario non la voleva fittare a donne.

FELICE - Ebbeh, perché così vuole mia moglie.

GAETANO - (idem come sopra) Bravo!

FELICE - Ma che c'ha, la testa con la molla?

GAETANO - Me lo sono immaginato, perché forse ha sentito ballerina e chissà che si crede. Ma sapete che ci sono le eccezioni ..... ci sono le buone e le cattive ..... Emma ......... Emma ..... è un angelo. Emma ..... è un fiore di virtù!

FELICE - Scusate ma voi a questa Emma che le siete ... fratello?

GAETANO - Fratello? ... (ride comicamente) Uh, dice fratello!

FELICE - E nun facite sta brutta faccia!

GAETANO - Io sono uno che le vuole bene come a una figlia ....

FELICE - Allora site il padre.

GAETANO - Uh, dice il padre! (Idem come sopra)

FELICE - Il tutore.

GAETANO - Uh, dice il tutore! (idem come sopra)

FELICE - Fammi stare zitto sennò questo mi fa tutta l'opera dei pupi.

SCENA IX

GAETANO – Adesso vi racconto come l'ho conosciuta.

FELICE - Va bene, ma a me che me ne preme?

GAETANO - E come, voi avete parlato per un’ora, adesso parlo io

FELICE - Ma io mica sono avvocato!

GAETANO - E nemmeno io! Dunque sentite: un giorno, mentre passeggiavo per Via Caracciolo ...

FELICE - Ah, perché voi andate lì a passeggiare?

GAETANO - Si, spesso, al giorno

FELICE - E la sera, la sera?

GAETANO - A Via Toledo ... è di moda, si usa ... come dire ... è grazioso ... e io ve l’ho detto sono tutto grazioso. Dicevo la vedo passeggiare e ... (entra Michele con il bicchiere in mano) Scusate, posso approfittare del vostro cameriere?

FELICE - In che senso?

GAETANO - Nel senso se mi fa un momento la parte della signorina.

MICHELE - A chi?

FELICE - (ridendo) Michele, mi piace, fai quello che dice il signore.

MICHELE - Ma che devo fare?

GAETANO - Senti Michele, tu dovresti camminare lentamente lungo questa linea immaginaria.

MICHELE - Ma Don Felice, come sarebbe?

FELICE - Michele, fai quello che dice il signore che ci spassammo un poco!

GAETANO - Si, si, coraggio, Michele, incomincia a passeggiare.

MICHELE - Ma tu vide che si deve fare per campare!

GAETANO - Dunque, don Felice, sentite a me. La vedo passeggiare con incedere elegante e sensuale, quando ad un certo punto ... e no, non mi ispira, guardate come cammina!

FELICE - Troppo elegante?

GAETANO - Come elegante?

FELICE - Troppo sensuale?

GAETANO - Ma quello me pare uno scaricatore di porto!

MICHELE - Insomma come devo camminare?

GAETANO - Un poco più femminile!

MICHELE - Come un poco più femminile, don Felice?

FELICE - Michele, sii uomo!... Fai la signorina.

MICHELE - Che vergogna! (comincia ad ancheggiare vistosamente)

GAETANO - Ecco, così, così! Oh, come mi ricorda la mia Emma!

FELICE - E’ preoccupante allora!

MICHELE - Don Felice, ma questo veramente fa?

GAETANO - Vi dico la verità la sua bellezza mi stordì!

FELICE - Roba da restarci secchi!

GAETANO - Quando all'improvviso viene un forte temporale, lampi, tuoni, un’acqua tremenda... la poverella si stava bagnando tutta ....

MICHELE - No e no, io questo gioco non lo voglio fare!

GAETANO - Don Felice ...

FELICE - Don Gaetano, non gli badate, andate avanti.

GAETANO - Dicevo: lampi, tuoni, un’acqua tremenda ...

MICHELE - No, no e no!

GAETANO - Ma perché?

MICHELE - Voglio l’ombrellino!

GAETANO - Ma Emma non teneva l’ombrellino!

MICHELE – Ma figuriamoci, con questa pioggia andava in giro senza ombrello.

GAETANO - Ma sì, infatti io colsi l’occasione, mi accostai e le dissi: (esegue la scena con Michele e rimangono in posa) «Signorina, riparatevi qua sotto!»

FELICE - Lei, si spaventò e fuggì ...

GAETANO - No, no, perché doveva spaventarsi?

FELICE - E voi avete fatto quella voce: «Signorina, riparatevi qua sotto!»

GAETANO - Ah, si, il tono calante, ma quello era per essere galante per essere grazioso; io ve l’ho detto ...

FELICE - ....voi site tutto grazioso!

GAETANO - Appunto. Aspettate che vi faccio vedere un’altra volta.

FELICE - No, basta, per carità!

GAETANO - Dunque, lampi, tuoni, un’acqua tremenda, la poverella si stava bagnando tutta, allora io mi avvicinai e le dissi: ... (si avvicina a Michele) ... «Signorina, riparatevi qua sotto!»

MICHELE – Sparisci, scorfano. (dandogli una guantata in faccia)

GAETANO - Don Felice, questo prende iniziative personali!

FELICE - Ma perché, Emma non disse così?

GAETANO - No, niente affatto accettò l’invito e io l’accompagnai fino a casa.

FELICE - A casa vostra?

GAETANO - A casa mia? E no, Don Felice! E no, e no, e no Don Felice! (con la stessa ritmica del bastone della volta precedente)

FELICE - Che c’è, un altro scarafaggio? Questa casa è diventata un porcile!

GAETANO - Io sono ammogliato. Quella se la vedeva mia moglie la buttava dalla finestra.

FELICE - E lo credo, guardate là, ci vuole uno stomaco a resistere!

MICHELE - (stizzosetto) Don Felice, come vi permettete?

FELICE - Uh, scusami, Emma!

GAETANO - Insomma, l’accompagnai fino a casa sua.

FELICE - Michele, grazie, adesso puoi andare.

MICHELE - Ciao, Gaetanuccio. (Michele esce)

SCENA X

FELICE - Scusate, don Gaetano io vorrei sapere perché questa Carciofa...

GAETANO - Carcioff, Carcioff, vi prego! Con due «f».

FELICE - Si, vorrei sapere perché questa ... con due «f»?

GAETANO - Si, si due «f»!

FELICE - Insomma questa Carcioffa se ne vuole andare da dove sta di casa.

GAETANO - Per la lontananza dal teatro. Abita sopra la Cesaria ed è stata scritturata al Mercadante, e sali e scendi, sali e scendi, sali e scendi, sali e scendi (la battuta viene detta ritmandola e imitandone l’andamento lungo il bastone di Papocchia): quella non si può stancare, è ballerina di prima fila ...

FELICE – Sopra alla funicolare?

GAETANO - Ma che funicolare! Sul palcoscenico!

FELICE - Con tutte le gambe di fuori?

GAETANO - Eh, tutte! (si alza e indica la lunghezza della gonna) Fino a qua!

FELICE - Alla faccia del bicarbonato di sodio!

GAETANO - Fa la danza delle ore, sapete, quella che fa ... (canta sbagliando canzone)

FELICE - Non credo che la Carcioffa sopra al palcoscenico canta: “Quel mazzolin di fiori”!

GAETANO - Ah, è vero quella fa .... (e intona la giusta melodia della “danza delle Ore”. Don Felice inizia a cantare con Papocchia per poi continuare da solo preso dall’enfasi della musica. Papocchia vedendo che Don Felice non smette lo chiama per nome sulle note del balletto) “E Don Felice, don Felice, don Felice...” DON FELI’! Vi volete fare una cantata? Insomma la vostra casa era proprio adatta ... qua vicino ... esposta a mezzogiorno ... Mi hanno detto che si pagano 70 lire al mese. Io, se me la date, vi pago l’annata anticipata, 840 lire, l’ho portate con me. Uh, scusate mi bevo un po' d’acqua.

FELICE - Sangue de Bacco, che idea! Questo è un giudice, se gli do la casa, sicuramente mi fa vincere la causa con mia moglie. Ho fatto il colpo. Sentite, caro signore, io voglio ascoltare prima mia moglie, perché, capite, io senza il suo consenso non faccio niente.

GAETANO - E’ giusto. Lo vedete che in fondo siete un maritino affezionato?

FELICE - Come avete detto?

GAETANO - Lo vedete che in fondo siete un maritino affezionato?

FELICE - Maritino affezionato? Ricordatevi queste parole.

GAETANO - E perchè?

FELICE - Po’ essere che vi serve. Rosella! Venite, accomodiamoci qua.

ROSELLA - Comandate, signore?

FELICE - Rosella, di' alla signora, che se è comoda, se le fa piacere, venisse un attimo qua che devo chiederla una cosa importante.

ROSELLA - Subito. Permettete?

GAETANO - Ma prego. (Si incanta un po’ su Rosella)

FELICE - Mio caro signore ..... (vedendo che si fissa su Rosella) ... e Mamma mia, Papocchia, non ve ne sfugge una! Io da parte mia ho tutte le buone intenzioni, ma, credetemi, mia moglie è un’arpia, quella come sente parlare della casa, ci prende a calci a me e a voi! Poi mi darete ragione che mi voglio separare.

GAETANO - Ma no, non credo, sapete, una parola io, una parola voi...

ROSELLA - (entra con Amalia) Si, signora, date retta a me, perché prima ho incontrato Margherita, la serva dell’avvocato che avete mandato a chiamare e lei mi ha detto che vi conviene risolvere la cosa tra di voi, perché l’avvocato si piglia un sacco di soldi!

SCENA XI

AMALIA - Rosella, tu che dici?

ROSELLA - Si, signora, è proprio così, e poi, senza volere ho sentito che questo signore che vuole affittare la casa è un giudice!

AMALIA - Ah, senza volere hai sentito.

ROSELLA - Beh, signora, veramente passavo di qua ...

AMALIA - Ho capito, ho capito, ma ora vattene che ci penso io.

FELICE - ... No, è la più sgarbata, la più antipatica ...

AMALIA - Eccomi qua maritino mio bello!

FELICE - Chi è?

GAETANO - Rispettabilissima signora ... Don Feice, che grazia!

FELICE - Seh, aspettate, dovete vedere adesso che succede! Mogliettina mia, il signore qua presente è venuto per fittarsi la casa al primo piano.

AMALIA - Con piacere!

GAETANO - Avete visto, don Felice?

FELICE - Non le date retta, ora spara! (a Papocchia)

AMALIA - E avete fatto l’affitto, amore mio dolce?

FELICE - No, l’affitto non l’abbiamo fatto ancora, sai che io senza il tuo consenso non faccio niente.

AMALIA - Il mio consenso? E a che serve? Il padrone sei tu, marito mio.

FELICE - Ma no, la padrona sei tu.

AMALIA - No, sei tu, maritino mio.

FELICE - No, sei tu, mogliettina mia.

AMALIA - No, tesoruccio mio, sei tu.

GAETANO – E quanto sono melensi tutte e due!

FELICE - Dunque gliela vogliamo dare?

AMALIA - Si tu gliela vuoi dare, dagliela!

FELICE - No, si gliela vuoi dare tu, gliela diamo.

AMALIA - Se vuoi tu, io per me, non gliela do.

FELICE - E io neanche.

GAETANO - (che ha seguito fiducioso il dialogo, dopo pausa) Cioè, sapete, voi non me la date per  niente. Io vi do la bellezza di 840 lire, una annata anticipata!

FELICE - Ma non si tratta di questo. Mia moglie ancora non sa per chi serve la casa, capite?

AMALIA - (con ingenuità caricata) Ah, non serve per lui!

GAETANO - E no, serve per una mia vecchia zia malata ...

FELICE - ... che balla con tutte le gambe da fuori...

GAETANO - State zitto, non raccontate i fatti miei.

FELICE - La casa serve per quella tale ballerina ... la Carcioffa!

GAETANO - Si, la melenzana!

AMALIA - Ah, va bene, se il signor giudice ha pensato ...

FELICE - No, no, com’è il fatto, come sai che lui è giudice?

GAETANO - Beh, io modestantemente sono conosciuto, non faccio per vantarmi, ma quando vado in giro per via Caracciolo...

FELICE - State zitto voi! Allora?

AMALIA - (con imbarazzo) Beh, l’ho saputo. Comunque che male ci sta a fittarla ad una ballerina?

GAETANO - Bene, allora stiamo a posto ...

FELICE - State zitto! Come, tu vuoi fittarla ad una ballerina?

AMALIA - Voglio? .. Ma io non voglio niente. Se tu credi, io so contenta, la tua volontà è pure la mia.

GAETANO - Brava, vera moglie obbediente.

AMALIA - Moglie obbediente? Ricordatevi questa parola.

FELICE – Papocchia, e fatevi i fatti vostri!

GAETANO - Insomma, don Felice, come vedete dipende da voi!

FELICE - Aspettate ... io me strapperei da dosso tutti i panni per quanto è certa la morte! Ma moglie mia cara, cara, come, tu stamattina eri tanto contraria a fittare la casa a una ballerina ed ora?

GAETANO – Ed ora s’è convinta!

FELICE - State zitto.

AMALIA - Ma nossignore, è stato lui che non l’ha voluta mai fittare!

FELICE - Io? ... Ma moglie mia cara, cara, non dire bugie. Tu, mezz’ora fa quando è venuta a dircelo la cameriera, un altro poco faceve correre la cavalleria!

AMALIA - Io? ... Ma tu sei pazzo!

FELICE - Pazzo? Signore, ricordatevi che m’ha detto pazzo! (ad Amalia) Già, hai ragione, perché se non ero pazzo, non mi sposavo una stravagante come  te!

AMALIA - Stravagante? Segnatevi stravagante!

FELICE - (gridando) Signore ...

GAETANO - Oddio, che c’è?

FELICE - Signore, è un anno che io sto nell’inferno. Questa donna non è una donna, è una tigre!

AMALIA - Tigre? Seganetevi che m’ha detto tigre.

GAETANO - E quà ci vuole un quinterno di carta!

AMALIA - Vattene, tu non eri degno di sposarti a me.

FELICE - Io? Io ero un signore. Tua madre era una bucaiola. Signore, sua mamma si pigliava cinque soldi al buco...

GAETANO - Io non lo voglio sapere!

AMALIA - T’ho detto mille volte di non parlare di mamma. La famiglia mia t’ha nobilizzato.

FELICE - A me, m’ha nobilizzato? Ma va! (spinge Gaetano)

AMALIA - A me? Ma Vattene baccalaiolo!

FELICE - Ah ... segnatevi baccalaiolo!

GAETANO - E dagli...

FELICE - Vattene, zantraglia!

AMALIA - Zantraglia a me? Tu sei un porco e ringrazia il cielo che l’avvocato che avevo chiamato costa troppo, se no finiva in tribunale.

FELICE - No, sei tu che devi ringraziare la Madonna che l’avvocato mio costa di più, se no ti facevo causa.

AMALIA - A chi? Tu a me?

FELICE - E già, io a te!

AMALIA - Ma vattene, va!

FELICE - Ma vattene tu, fammi la carità!

SCENA XII

GAETANO - Ma signori basta, basta, un po’ di silenzio, vergognatevi! Oramai la vostra posizione è precipitata. E voi volete avere ragione tutti e due! (pausa) Qui ... qui ci vorrebbe una persona ... neutrale, una persona che vi aiuti a ragionare ... ad affrontare la cosa con calma ... una persona che dall’esterno ... Ma perché mi guardate così?

FELICE - (afferra Gaetano da una parte) Dunque io sono disposto a darvi la casa e invece di 70 lire me ne date 50.

GAETANO - Uh, e come mai, come mai?

FELICE - E come mai ... è che io vi do la casa, ma voi dovete dire che ho ragione io.

GAETANO – Ma dove? E io che c’entro?

FELICE - Dovete ricordarvi che m’ha detto «porco e baccalaiolo».

GAETANO - Voi siete pazzo, amico mio. E’ impossibile, non può essere.

FELICE - Perché non può essere?

GAETANO - Ma io manco vi conosco e mi devo impicciare dei fatti vostri?

FELICE - (pausa) La casa ve la do per 40 lire al mese.

GAETANO - Ma senza impicciarmi.

FELICE – Si.

GAETANO - Bravo...

FELICE - Dicendo solo che ho ragione io!

GAETANO - E non ci pensate neanche, la casa non la voglio neanche regalata.

AMALIA - (lo avvicina a sè) Signore, senza fare tante chiacchiere, voi dovete dire che ho ragione io.

GAETANO - Signora mia, ma io che c’entro? Questi sono pazzi. Sentite a me, se non volete far pace, vi fate la causa, ve ne andate in tribunale e sperate che quel giorno non sarò io il giudice perché sennò... povero me!

AMALIA - Noi i soldi per gli avvocati non li abbiamo! Se volete, la casa, ve la do per 20 lire al mese.

GAETANO – Qua finisce che mi pagano loro l'affitto a me!

FELICE e AMALIA - (si avvicinano tutti e due e parlano contemporaneamente a Papocchia)

GAETANO - Insomma basta! (dicendo questo batte il bastone a terra e contemporaneamente Rosella e Michele fanno capolino dalla porta di fondo) Io non voglio entrarci negli affari vostri! Oh, oh!

FELICE - Ah, è così? E allora vorrà dire che io vado da vostra moglie e le dico che avete una conoscenza ... una certa ballerina ... una certa Carciofa. (entrano Rosella e Michele)

GAETANO - No, per carità, don Felice, noi siamo amici ...

AMALIA - Già, io vado da vostra moglie e le dico che questa Carcioff ...

GAETANO - No, signori, vi prego, non scherzate ...

FELICE – Allora sedetevi, state buono e vi ascoltate tutta la questione.

GAETANO - Un momento, un momento, signori, ragionate con calma. Se non fate causa, io non vi posso separare legalmente!

FELICE - Ma siccome noi non abbiamo i soldi per fare una causa, voi domani venite qua, bello, bello... vi portiamo un paio di testimoni, il mio cameriere Michele...
MICHELE – Ho passato il guaio!

AMALIA - ... la mia cameriera Rosella ...

ROSELLA - ... Uh, povera me!

FELICE - ... sentirete i fatti e poi direte che tene ragione e chi tene torto tra me e mia moglie.

GAETANO - Ma così cosa avete risolto?

AMALIA - (pausa) Che se Felice ha torto deve stare sottomesso a me per tutta la vita.

FELICE - E che se Felice invece ha ragione, deve comandare alla moglie finché muore.

AMALIA - Parola d’onore?

FELICE - Parola d’onore! (si stringono la mano)

ROSELLA - Michè, sbaglio o questa è la prima volta che vanno d’accordo?

MICHELE – Già!

GAETANO - (approfittando dell’attimo di distrazione cerca di fuggire)

FELICE - Papocchia, lasciatemi l’indirizzo.

GAETANO - (imbarazzato) Ehm, Vicolo Scassacocchi 17.

FELICE - Benissimo. (scrive)

AMALIA - Signore, dove abitate?

GAETANO - (idem) Ehm ... Strada Santa Teresa 80.

FELICE - Potete andare, domani parlimo.

AMALIA - Andate, signore, domani parliamo.

GAETANO - (fuggendo) Seh, state freschi. Voglio vedere se mi trovate più!

AMALIA - E così m’hai chiamata zantraglia!

FELICE - No, no zantraglia e basta ma pure papera e insalatara!

AMALIA - E tu sei un baccalaiolo come a tuo padre.

FELICE - T’ho detto mille volte che mio padre non era baccalaioolo, era negoziante di baccalà.


Su questa battuta inizia la musica del pazzariello e i due continuano a scambiarsi improperi rientrando a sinistra seguiti da Rosella e da Michele che balla la tarantella.

FINE PRIMO ATTOATTO SECONDO

La stessa scena del primo atto. Michele sta spazzando. Entra Felice trafelato.

SCENA I

FELICE – Accidenti all'anima di sua madre!

MICHELE – Signore, che è successo?

FELICE – Non ce la faccio più! Ho girato tutta Napoli per trovare quel cacchio di Don Gaetano Papocchia! Sono stato all'indirizzo che m'ha dato, Vicolo Scassacocchi 17; è uscito un vecchio e gli ho chiesto gentilmente, credimi Michele, gentilmente: “Scusate, se entro, trovo Papocchia?” “Come no!” E’ andato dentro ed è uscito con una spranga di questa portata, che se non me ne scappavo, quello mi rompeva le ossa. Va' a capire che cosa ha capito... Poi però, mi sono ricordato che la Carciofa, l’amante di Papocchia, lavora al teatro Mercadante, qua vicino e là ho trovato il Papocchia. S’è preso uno spavento! Tra mezz’ora è qua.

MICHELE - Viene qua?

FELICE – Adesso l'ho detto.

MICHELE – Qua qua?

FELICE - Come qua qua?

MICHELE – Qua qui?

FELICE – Qua qui?

MICHELE – Qui qua, qua, qui!

FELICE – Qui, qua, quo... mi fai imbrogliare Michele!

MICHELE - Insomma, viene qua!

FELICE - E io che ho detto? Michele, stai attento... tu devi dire al giudice che ho ragione io, altrimenti perdi il posto di cameriere. (esce)

MICHELE - Oh, ma come, ma vaff...

AMALIA - (entrando con Rosella) Hai, capito? Papocchia voleva farmela, a me, a donna Amalia Maruzzella! Seh! Indovina dove sono andata?

MICHELE - A passeggio.

AMALIA - Sono stata in via Santa Teresa 80, l’indirizzo che mi aveva dato, ed indovina che ho trovato?

MICHELE,- Un vecchio con una spranga di questa portata!

AMALIA - Imbecille, che dici? Al numero 80 invece c'era una cantina!

MICHELE - Allora avete bevuto il vino?

AMALIA - E' stato don Gaetano che mi ha dato l’indirizzo sbagliato. Eh, ma siccome non sono scema, indovina dove sono andata?

MICHELE - Al teatro Mercadante.

AMALIA - Al teatro Merc ... Gesù, e tu come lo sai?

MICHELE - Voci di corridoio.

AMALIA - A teatro ho visto Papocchia che faceva il ci-cci-sbeo con la Carcioff!

MICHELE - Ha detto che non può venire, è vero?

AMALIA - A chi? Appena ho cominciato a parlare m’ha fatto: “Come, siete stata a via Santa Teresa 80, scusate, ma io avevo detto 180”. Questo bugiardo, e fa pure il giudice!

MICHELE - E’ vero che è un bugiardo, è meglio non fidarsi di un tipo simile! Non fatelo venire in casa, signora, per carità!

AMALIA - Tra mezz’ora sta qui!

MICHELE – Qui qui?

AMALIA - No, qua qua! Piuttosto, Michele, stai attento, perchè quando Papocchia ti interroga, tu devi dire...

MICHELE - ... che avete ragione voi.

AMALIA - Altrimenti perdi il posto di cameriere. Chiaro?

MICHELE – Chiaro.

AMALIA - (a Rosella) Tu, Rosella, tu ti ricordi quello che devi testimoniare?

ROSELLA - Si, signora, so tutto a memoria!

AMALIA - Dunque, io mi devo ricordare pure che m’ha chiamata: zantraglia, stravagante, strega, e ...

ROSELLA - Papera e insalatara!

AMALIA – Ecco, vedi, ora mi sono innervosita e non mi ricordo più. Vediamo: ehm ... zantraglia, stravagante, strega, e ... ma com’è che non mi rimane in mente?

ROSELLA - Non vi preoccupate, caso mai vi suggerisco io. Papera e insalatara.

AMALIA - Si, zantraglia, stravagante, strega, e ... gallina?

ROSELLA - No, signora, papera e insalatara!

AMALIA - Uh, Rosella quanto sei scocciante! (Escono)

SCENA II

Bussano alla porta. Michele va ad aprire. Entra Felice. Rientra Michele che impaurito fa gesti strani all’indirizzo di Felice.

FELICE - Che c’è? ... l’insalata di ravanelli... la pizza con le alici... un impasto... una schifezza... ah,   Papocchia!

GAETANO - (entra pallido con il cappello in mano e un involto) Permesso?

FELICE - (andandogli in contro) Uh, don Gaetano!

GAETANO - Ho suonato due volte, alla terza me ne andavo.

FELICE - Don Gaetanino mio! Eh, diceva che non veniva don Gaetano ... Il galantuomo sempre galantuomo è. Quant’è bello don Gaetano! Quant’è bello! (gli tocca i capelli)

GAETANO - (allontanandosi) E toglietemi queste mani da dosso, mi si rovina l'acconciatura.

FELICE - Don Gaetaano, ricordatevi porco e baccalaiolo!

GAETANO - Seh, io ho ben altro per la testa.

FELICE - E a me che me ne importa?

GAETANO – Dovete vedere quanto me ne importa di voi a me!

FELICE - No, voglio dire che oggi non me ne importa, forse m'importa domani.

GAETANO - E a me me n'importa oggi e domani.

FELICE - Ma no dicevo così per dire.

GAETANO - Mia moglie ha qualche sospetto che io la tradisco.

FELICE - E che vi può fare mai?

GAETANO - Eh don Felice, voi non sapete quant’è terribile mia moglie quando prende fuoco.

FELICE - Perché, che fa?

GAETANO – Spruzza.

FELICE - E che è una vongola?

GAETANO - Don Felice voi avete voglia di scherzare.

FELICE - Don Gaetano, sedetevi qua, vicino a me e non ci pensate!

GAETANO – Ma quanto è seccante!

FELICE - Don Gaetano, sono successe certe cose ... mi raccomando, voi mi dovete aiutare!

GAETANO - E insiste! Ma io ho i guai miei!

FELICE - Don Gaetano, accontentatemi, che io poi mi levo l’obbligazione. Ho preparato una cosa che poi vi mando a casa ... una cosetta che vi farà piacere. Dice: “Ma che cos’è?” Lo volete sapere, lo volete sapere? Non lo so, non si può dire. (accomodandogli i capelli, il vestito) Voi fatemi un buon servizio che io poi vi ricompenso. Vedrete che bella sorpresa ... Dice: “Ma che cos’è?” Lo volete sapere, lo volete sapere? Non lo so, non si può dire.

GAETANO - No, questo è mezzo pazzo. Don Felice, io ho i miei problemi! Penzate che ieri sera che sono tornato un poco tardi a casa, mia moglie a momenti mi mandava all'ospedale!

FELICE - (ridendo) Ve le ha date?

GAETANO - Me le ha date? ... Io sono pieno di lividi. Ho una spalla che non posso muovere. Ma vi prego, non dite niente a nessuno.

FELICE - Per carità!

GAETANO - No, perché io mi vergogno un pò!

FELICE – Michele!

GAETANO - Sono cose private ...

MICHELE - Comandate, signore!

FELICE – La moglie gliele ha date!

GAETANO – Ma come, vi avevo pregato.

FELICE – Appena esco lo devo dire a tutti quanti.

GAETANO - E già; mettiamo pure i manifesti!

FELICE - (cantando) Don Gaetano battuto dalla moglie.

GAETANO – Adesso lo sa tutta Napoli e provincia.

FELICE - Michele, senti. (si appoggiano tutti e due sulle ginocchia di Gaetano) Ieri sera è tornato tardi e la moglie l'ha riempito di botte...(ridono entrambi)

MICHELE – Gli ha fatto il proverbiale paliatone!

GAETANO - No, dico, vorreste per caso una colonnetta, un davanzale, un cuscino? Toglietevi da dosso!

FELICE - No, ma io scherzo non vi preoccupate.

GAETANO - Voi fate lo spiritoso, ma io ho la testa che mi gira! Stanotte ho fatto una nottata chiara chiara io e quella povera infelice di mia moglie.

FELICE - E lo credo infelice! (facendo il gesto delle corna)

GAETANO - Don Felice, e per piacere! Quella è incinta di sette mesi.

FELICE - Ah, si e chi è stato?

GAETANO - (pausa) No io me ne vado.

FELICE - No dicevo che è stato? Che è successo?

GAETANO - E che dev'essere, don Felice, le solite cose ... e dopo il litigio di ieri sera s’è sentita male. Sto con un pensiero che non lo potete credere. L’ho lasciata con i dolori, e tutti i parenti a casa... tra le altre cose dovete sapere che ho tre figlie femmine.... e vi assicuro che per me sarebbe una tragedia se nascesse un'altra femmina.

FELICE - E lasciate fare al cielo, può essere che v'arriva una buona notizia.

GAETANO – Ho lasciato detto alla cameriera, appena nasce, di venire a dirmi se è maschio o è femmina. Se è femmina, Michele, parola d’onore la regalo a te!

FELICE – Ma signore mio, che dite?

GAETANO - La volete voi, don Felice, senza complimenti...

FELICE - E si, l’ha pigliata per una cucciolata di cani.

GAETANO - Mi raccomando, Michele, appena viene la cameriera mia, fammi sapere se mia moglie ha fatto il maschio... o la femmina.

FELICE - Si, state tranquillo, ci pensa Michele. Rosella!

GAETANO - Voi capite la mia situazione...

ROSELLA – Comandate?

FELICE – Il Presidente è arrivato!

ROSELLA – Lo dico subito alla signora.

GAETANO - (sconsolato) Michele, Michele, Michele ...

MICHELE – Eh?

GAETANO – Mia moglie fa il maschio?

MICHELE – Sicuro!

GAETANO - Parola d’onore, se fa un’altra femmina, la regalo a te!

FELICE - Un’altra volta! Don Gaetano, sedetevi qua. Vi ho riservato il posto.

GAETANO - Eh, nella chiesa.

FELICE - No, nella casa.

GAETANO - Don Felice, basta! Io ho i pensieri!

SCENA III

FELICE – Don Gaetano, che avete in quel illol....ro ?

GAETANO – Eh?

FELICE - Che avete in quel illocu.... o

MICHELE - (suggerendo) Loculo.

FELICE - Nel loculo ....

GAETANO – Nell’involucro!

FELICE – In quella cosa là, insomma?

GAETANO - Ah, si, il cambio.

FELICE - Perché avete problemi ... ? Non vi preoccupate, noi abbiamo il bagno in casa.

GAETANO - Ma no, che avete capito! Voi dovete sapere che questa è la mia prima causa!

FELICE - Ah, allora per l’emozione ... Non vi preoccupate abbiamo il bagno in casa.

GAETANO – Mi sono portato il nesessèr!

FELICE - (a Michele) Che s’è portato?

MICHELE - Il cess ‘e sera.

FELICE - E voi così m’offendete! E poi da sera quando siamo in pieno giorno!

GAETANO - Il nesessèr del giudice: (così dicendo svolta la toga) toga, cappello, campanello e martelletto!

FELICE - Don Gaetano, questo è un batticarne!

GAETANO - E’ vero, si vede, eh? Sapete, il martelletto me l'ha rotto mia moglie in testa stanotte... e io ho arrangiato con questo!

FELICE - Aspettate che vi aiuto! (Felice veste Papocchia) Michele, tu hai visto come m’è venuto bene?

MICHELE - Pare proprio San Gaetano!

FELICE - Se fai il bravo te ne compro uno uguale!

MICHELE - Si può avere la coppia?

AMALIA - (entra con Rosella e vanno a sinistra) Ecco l’infame!

MICHELE - Don Felice, vi conviene farle un sorriso.

FELICE - A chi?

MICHELE - A vostra moglie.

FELICE - Ma tu sei scemo, Michele! Quella m’ha fatto passare quel poco!

MICHELE - E voi sorridete, fate vedere a Papocchia che è lei la fetente.

FELICE - Ah, ho capito, hai ragione. Allora adesso le faccio una gentilezza?

MICHELE - Sicuro, sicuro.

FELICE - (si alza e va in tutt’altra direzione) Ah, questo è il mondo!

MICHELE - Don Felice, dove andate?

FELICE - No, io faccio vedere che ci capito per caso. (Arrivato vicino ad Amalia si inchina e sorride) Signora... (Amalia si gira dall’altra parte) Contento? M’hai fatto fare questa figura!

MICHELE - Bravo, bravo, ne ho avuto piacere.

FELICE - Sangue di Bacco, questa è bella! Quella ha torto e fa pure la sostenuta.

AMALIA - Vedi che assassino, ha pure il coraggio di farmi il sorriso.

FELICE - (scattando in piedi) Quando uno saluta, bisogna rispondere!

MICHELE - State zitto, don Felice, non parlate con lei!

FELICE - Io non parlavo con lei. Io parlo di una persona che ho salutata e non m’ha risposto. Io se lo sapevo non la salutavo!

AMALIA - (scattando in piedi) Io non ho cento facce come te! Ipocrita!

ROSELLA - Signora, non parlate con lui!

AMALIA - Ma io non parlo con lui. Io ce l'ho con una persona che sta diventando bastantemente ridicola.

FELICE - Oh, pure ridicolo...

MICHELE - (ridendo) Bravo, bravo!

FELICE – Quest'altro che si diverte!

MICHELE - Don Felice, v’ha detto solo ridicolo. Accidenti, io avrei voluto che vi avesse fatto altre cose...

FELICE - E già, se invece mi scassava una sedia in testa...

MICHELE - Ma no, se solo esce “baccalaiolo” siamo a cavallo!

FELICE - Eh, a cavallo di un ciuccio, Michele stai zitto!

SCENA IV

GAETANO - (che per tutto il tempo ha giocato con un pezzo di carta, ad un gioco tipo sfoglia la margherita) Maschio, femmina, maschio, femmina ... femmina! Ma porca miseria!

FELICE - Presidente, qui siamo pronti.

GAETANO - Chi sa se mia moglie figliato!

FELICE – Presidente..., embè?

GAETANO - Ah, si, cominciamo. (Suona il campanello) Avanti! Voi, signorina, chi siete?

ROSELLA - Rosella Paparella, cameriera.

GAETANO – Sedetevi qua. Giurate di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Dite “Lo giuro”.

ROSELLA - Lo giuro.

GAETANO - (si leva gli occhiali e guarda interessato) Ah, ma voi siete la cameriera di don Felice!

ROSELLA - Per servirvi.

GAETANO - (Prendendogli la mano) Brava, brava, a me mi piacciono tanto le cameriere!

FELICE - A questo presidente le piacciono tutte quante!

GAETANO - Se mai doveste andarvene dalla casa di don Felice, fatemelo sapere, perché vi prendo a mio servizio. Io ho tre figlie femmine e sta arrivando ...

FELICE - ...la quarta!

GAETANO - ... Sta arrivando il maschio! Sapete, signorina, mi servirebbe proprio un’altra cameriera!

ROSELLA - Terrò presente, signor giudice. Ma mia mamma mi diceva sempre che è meglio non fidarsi degli uomini, specialmente di quelli che sono un poco ... mandrilli!

FELICE - Ah, ah, ah, Presidente, uno quando sente mandrillo, subito s’accorge che si parla di voi!

GAETANO - Eh! E quando uno sente babbuino, subito pensa a voi! Don Felice, ma come vi permettete?

FELICE - Scusate, ma il fatto è che io proprio non capisco come una donna si possa innamorare di uno come voi!

GAETANO - E insistete, sà? Signorina, dite quello che sapete. (campanello) Avanti!

ROSELLA - Io devo dire prima di tutto che sono una ragazza riservata...

GAETANO - Brava, brava!

ROSELLA - ... e che quando sento una cosa che non mi riguarda...

GAETANO – Brava!

ROSELLA - ... da un orecchio entra e dall’altro se ne esce.....

GAETANO – Brava!

ROSELLA - ... Ad ogni modo il fatto è questo: Don Felice s’era messo in testa..... di far morire di freddo... quella poverella della moglie. Perché durante la notte... non voleva che lei tenesse vicino lo scaldaletto.

AMALIA - (in piedi) Brava!

GAETANO - (in piedi) Brava (ricomponendosi) Ehm, silenzio, silenzio. Psss ...Psss... si, lo scaldaletto, il monaco, come si dice in alta Italia. (campanello) Avanti!

ROSELLA - Esattamente, presidente, di notte non voleva far stare la moglie a letto col monaco!

FELICE - (scattando) Mi oppongo! Papocchia, e io v’ho pregato, a me questo monaco me sta antipatico!

GAETANO - Uhm, avete ragione, è allusivo, eh?

FELICE - E pure un poco schifensivo!

GAETANO - Va bene, allora, signorina dite scaldaletto. (campanello) Avanti!

ROSELLA - E poi, quello, don Felice, siccome non gli bastava far morire di freddo la moglie, le voleva pure far perdere il sonno, e ogni mattina pagava dei saltimbanchi che per far rumore sotto la finestra, con grancassa, tamburi e piattine!

FELICE - Mi oppongo, non è vero, presidente, questo lo faceva lei a me!

GAETANO - (suonando forte il campanello, battendo con il martelletto) Silenzio, silenzio. Psss ... psss .... Silenzio o faccio sgombrare l’aula!

FELICE - Papocchia, quale “faccio sgombrare l’aula”, questa è casa mia!

GAETANO - (sempre rumorosamente) Don Felice, basta, basta! Fate parlare questa povera ragazza che altrimenti... si intimidisce.

FELICE - Alla faccia di sua mamma!

MICHELE - Ma non è possibile ... (parlano a voce alta)

GAETANO - E un po’ di silenzio da quella banda, da quella banda ... (quasi cantando)

FELICE e MICHELE - (concludendo) ... da quella ba-a-nda!

ROSELLA - Io continuo eccellenza, perché noi siamo tutti qui riuniti per essere giustiziati.

FELICE - L’ha pigliato per il boia.

ROSELLA - (in piedi) Don Felice, state zitto! (forte)

GAETANO - (Suona delicatamente il campanello per farla tacere)

FELICE - A le  glielo suona con morbidezza!

GAETANO - (distratto) Signorina, secondo voi mia moglie fa il maschio?

ROSELLA - Come, presidente?

GAETANO - Signorina, se fa un'altra femmina la regalo a voi! (campanello) Avanti!

FELICE – Sta portando il tram (soggetto tram)

ROSELLA - E poi voglio dire che il signor Felice tormentava la moglie tutto il santo giorno, ora per una cosa e ora per un’altra, specialmente nell’ora di colazione e del pranzo!

GAETANO - Va bene, potete andare. (campanello) Avanti!

FELICE - Prossima fermata Riviera di Chiaia.

ROSELLA - (alzandosi) Scusate se v’ho aiutato poco, ma io non so niente perché mi faccio i fatti miei! (a posto)

FELICE - (in piedi) Poi facciamo i conti io e te!

ROSELLA - (in piedi poi seduta) Tiranno!

FELICE - Ueh, tu sei licenziata da questo momento e ringrazia il cielo che sei una donna e non posso metterti le mani a dosso. Mandami una persona tua e ce la vedremo! (si siede)

ROSELLA - (in piedi poi seduta) Va bene, vi manderò mio fratello.

FELICE - Brava! Già che ci stai mandaci pure a tua sorella!

GAETANO - No, no, no, no, no, no...

FELICE e MICHELE - (come sul tram) Lo scambio, lo scambio, lo scambio.

GAETANO - Silenzio, silenzio! E tutte queste fermate. E tutte queste fermate!

FELICE – Ha ragione! Quello è un diretto.

SCENA V

GAETANO - Psss .... psss ... (continuano a parlare Felice e Michele) Psss ... psss ...

FELICE - Al presidente gli perde il rubinetto!

MICHELE - Ce vorrebbe della stoppa.

FELICE - E si, gli facciamo la guarnizione nuova.

GAETANO - Basta! (campanello) Avanti! Sentiamo ora il vostro servitore.

FELICE – Capolinea! (va con Michele al banco)

GAETANO - Come vi chiamate?

FELICE - Michele Pascone.

GAETANO – Ma che avete il segretario! Dunque, giurate di dire la verità .... dite “giuro”.

FELICE - Dici giuro al giudice. Al giudice dici giuro...

MICHELE - Lo giuro.

GAETANO - (distratto) Michele, mia moglie fa il maschio?

MICHELE - (allargando le braccia per dire non so) Aaaah!

GAETANO - Mamma mia, e che hai mangiato, cipolla? Allontanati

FELICE - Presidente, a me pare che questa sia mancanza di rispetto nei miei confronti. Questa è persona mia e qua deve stare, oh, oh, oh!

AMALIA – Il bambino fa i capricci!

GAETANO - Ma quello puzza di cipolla!

FELICE - E che vuol dire che puzza di cipolla? Il signore questo ha potuto e questo ha mangiato. Signor Presidente, e che storia è questa? Puzza di cipolla e non puzza di cipolla. Vi voltate dall'altra parte e non la sentite più la puzza di cipolla!

GAETANO - Ma è un profluvio!

FELICE - Il signore con questo ha fatto colazione! Ah! (contemporaneamente verso Michele)

MICHELE - Ah! (verso Felice)

FELICE - Michele, quanto puzzi! (Michele fa cadere il giochino del presidente che aveva in mano)

GAETANO - (voltato per non sentire la puzza) Signor Pascone...

MICHELE - ....

GAETANO - Signor Pascone...

MICHELE - (si alza e chiama) Signor Pascone!

FELICE - Bestia, sei tu!

MICHELE - E quello dice “signore”.

GAETANO - Sedetevi. Signor Pascone, sapete voi come mai ogni mattina venivano i saltimbanchi sotto il balcone di don Felice?

FELICE - (cambiando voce) Li mandava donna Amalia, la moglie!

AMALIA - Non è vero, non è vero, è un bugiardo. Presidente...

GAETANO - Silenzio, silenzio!

AMALIA - Signor presidente, mio marito...

GAETANO - Ho detto silenzio, o sospendo tutto! Allora, Michele, che dite? (ora lo guarda anche se arretrando).

FELICE - (parlando dietro a Michele) Li mandava donna Amalia, la moglie!

GAETANO - (sorpreso) Ma che siete ventriloquo?

MICHELE – No.

GAETANO - Insomma chi li mandava?

FELICE - (Michele si muove per raccogliere il giochino caduto precedentemente e lo scopre) Li mandava donna Amalia, la moglie.

GAETANO - (Vede Felice e scatta) E don Felice’, don Felice’, per favore, adesso veramente vi faccio arrestare. Eh! Toglietevi da là e mettetevi da quest'altra parte!

FELICE - (rivolgendosi a Michele) E tu lascia stare i bambini del presidente.

GAETANO - (prende il giochino e lo mette nella tasca interna della giacca)

FELICE - Presidente, la dentro i bambini soffocano!

GAETANO - Dunque, Michele Pascone, lo scaldaletto chi l’ha messo nel letto, il maschio o la femmina...

FELICE - Seh, il neonato o la neonata?

GAETANO - Ehm, volevo dire il marito o la moglie?

MICHELE – La moglie!

FELICE - (Battendo sul cappello di Gaetano) Bravo!

GAETANO – Che tu possa passare un guaio! M’avete rovinato il cappello!

FELICE – Abbiate pazienza, presidente’, è stata una mossa di piacere.

GAETANO - E che piacere, scusate.

FELICE - Il mio.

GAETANO - Insomma basta! E ve l’ho detto per la prima, e ve l’ho detto per la seconda...

FELICE - ...e per la terza è aggiudicato al signore!

SCENA VI

GAETANO – Ma chi me l'ha fatto fare. Michele Pascone, andate via. (Si siedono discutendo) Venga la signora. (Amalia va a sedersi) Dite il vostro nome.

AMALIA - Amalia Sciosciammocca nata Maruzzella.

GAETANO - (ride scompostamente alzandosi e finendo con la bocca sopra al campanello)

FELICE – Si mangia il campanello!

GAETANO - Don Felice, ma come, vi andate a sposare una Maruzzella?

FELICE - Che c’entra, quello è cognome.

GAETANO - Ma anche il cognome deve essere bello.

FELICE - E’ bello il vostro. (con Michele) PAPOCCHIA!

GAETANO - E se capisce, ve riempie la bocca: PAPOCCHIA!

FELICE - Che schifo. (fa per sputare in faccia a Michele) Dopo...

GAETANO - Signora, ripetete con me: giuro di dire .... nient’altro che la verità.

AMALIA - Giuro di dire .... tutt’altro che la verità.

GAETANO - Ma che “tutt’altro”, nient’altro. Ripetete appresso a me, nient’altro che la verità.

AMALIA - Nient’altro che la verità.

GAETANO - (distratto) Signora, mia moglie fa il maschio?

AMALIA - Signora, mia moglie fa il maschio?

GAETANO – E si, adesso ho il pappagallo!

AMALIA - Ah, si? E come si chiama?

GAETANO - Che cosa?

AMALIA – Il pappagallo.

GAETANO – Questa mi vuole fare uscire pazzo. Signora, per favore... (cerca di calmarsi, si leva gli occhiali ed osserva meglio Amalia che comincia a fare la smorfiosa)... voi siete una signora così bella... io farò di tutto per essere comprensivo. (sdolcinato) Dunque signora, che vi faceva quel birbante di vostro marito? Vi faceva soffrire?

AMALIA - (indifesa) Mi voleva far morire, facendomi tutti i giorni tanti e tanti dispetti.

GAETANO - Oh, poverina!

FELICE – Comincia con mia moglie, adesso.

GAETANO - E il fatto dei tamburi e dei piattini?

AMALIA - Oh, vi giuro è uno sconforto! Non riesco più a dormire la notte. E una vota spegne le lampade e io al buio non posso stare; un’altra volta rompe lo scaldaletto perché non vuole farmelo tenere; ogni mattina è uno stonamento con quelli che fanno ‘nfringhete ‘nfrunghete ‘nfrù.

GAETANO - Povera signora bella, avete ragione. E poi?

AMALIA - E poi mio marito m’ha chiamato zantraglia.

GAETANO - Questo lo so pure io. E poi?

AMALIA - E poi m’ha chiamata stravagante e strega.

ROSELLA - Signora, adesso viene.

AMALIA - (al giudice) Adesso viene.

GAETANO - Chi viene?

AMALIA - (a Rosella) Chi vene?

ROSELLA – La papera.

AMALIA - (al giudice) La papera.

GAETANO - Viene una papera qua?

AMALIA - (a Rosella) Viene una papera qua?

GAETANO - E chi la porta?

ROSELLA - E la insalatara.

AMALIA - (al giudice) La insalatara.

GAETANO – La insalatara porta una papera qua?

ROSELLA - No, no, vostro marito.

AMALIA - (al giudice) No, no, vostro marito.

GAETANO - Mio marito, donna Amalia!

AMALIA - Ehm, vostra moglie.

GAETANO - Mia moglie porta una papera qua?

ROSELLA - No, la chiamò papera.

AMALIA - (al giudice) No, chiamò la papera.

GAETANO - Mia moglie chiamò la papera.

ROSELLA - E insalatara.

AMALIA - (al giudice) E la insalatara.

GAETANO - Mia moglie chiamò la papera e la insalatara.

ROSELLA - No, a voi, a voi.

AMALIA - (al giudice) No, a voi, a voi.

GAETANO - No, a me, a me. Ma insomma. Si può sapere chi porta questa papera? (spazientito)

AMALIA - (a Rosella) Rosella, stai zitta. (al giudice) Insomma mi diceva sempre un sacco di cattiverie.

GAETANO - Va bene, potete andare.

AMALIA - Grazie, signor ministro.

ROSELLA - Che ministro, presidente.

AMALIA - Grazie signor presidente.

ROSELLA - Cavalier presidente.

AMALIA - Grazie signor ministro cavaliere presidente.

GAETANO – Sedetevi!

AMALIA - Rosella, accidenti a te, m’hai fatto imbrogliare, stavo andando così bene.

ROSELLA - Signora, ma voi dovevate dire solo papera e insalatara.

AMALIA - Tu e tua madre.

GAETANO - Basta, per carità, andiamo avanti, dài, dài, dài, dài...

FELICE e MICHELE - ..... Jamme, jamme, jamme, jamme, ja!.. (cantano)

GAETANO - (disperato) Ma perché, perché, perché?

AMALIA e ROSELLA – Perché lo fai!... (cantano)

GAETANO - (ormai fuori dalla realtà canta l’aria della danza delle ore)

SCENA VII

FELICE - Presidente...

TUTTI – Embè!? (Felice e Michele parlano)

GAETANO - Felice Sciosciammocca! (tre volte)

AMALIA - Ti sta chiamando.

FELICE - Presente! Sono qua io.

GAETANO - E allora venite.

FELICE - Mi volete là?

GAETANO - Volete che vengo io là? Venite?

FELICE - Ah, Michele, ho preparato l’arringa... (gli dà un foglio)

MICHELE - Dove, in cucina?

FELICE - Macché in cucina! Se non mi ricordo, tu suggerisci, imboccami.

GAETANO – Sedetevi.

FELICE - Dunque, signor presidente io prima di tutto volevo dire che secondo me vostra moglie fa sicuramente un maschio!

GAETANO - Ma fatevi i fatti vostri!

FELICE - Ma come, voi l’avete chiesto a tutti quanti?

GAETANO - E da voi non lo voglio sapere!

FELICE - Come volete.

GAETANO - Dite quello che dovete dire e basta.

FELICE - (Fa segno a Michele di cominciare a suggerire) Signor presidente qui non si tratta .... di fare una causa per....

MICHELE - ...un omicidio premeditato.

FELICE - ...per un micino che s’è grattato...

MICHELE - ... e poi gli prudeva ancora.

FELICE - ... e poi gli prudeva ancora.

MICHELE - Un omicidio premeditato.

FELICE - Un omicidio premeditato o per un... furto con assassinio ma ...

MICHELE - Ma solo si tratta...

FELICE - Ma soreta si gratta...

GAETANO - Mia sorella si gratta?

FELICE - Vostra sorella si gratta, non lo so.

MICHELE - Ma solo si tratta!

FELICE - Ma solo si tratta di... un povero...

MICHELE - ...marito sventurato

FELICE - ...manzo sventrato...

MICHELE - ...marito sventurato...

FELICE - ...marito sventurato che viene... viene innanzi a voi... voi...

MICHELE - ...signor presidente...

FELICE - ...signor puzzolente...

GAETANO - Eh, ma insomma!

FELICE - No, scusate, signor presidente, m’è s’è ingroppata la lingua. Per mostrarvi con i fatti...

MICHELE - ...le torture che gli faceva continuamente la moglie.

FELICE - ...le fritture che le faceva continuamente la moglie. Tutte unte! Bruciate fuori, crude dentro...

MICHELE - ...le torture, torture...

FELICE - ... le torture che gli faceva la moglie.

MICHELE - Quello che ha detto la Paparella...

FELICE - Quello che ha cotto la mozzarella...

MICHELE - E’ quello che ha fatto la pizza!.

FELICE - E’ lo stesso che ha fatto la pizza. Mi creda, signor giudice, era una pizza con la mozzarella sopra...

MICHELE - Quello che ha detto la Paparella...

FELICE - Ah, Quello che ha detto la Paparella, la cameriera ... ci mostra tutta la sua...

MICHELE - ...colpa...

FELICE - ...la sua coppola. Andava in giro con una coppola grande che...

MICHELE - ...Colpa! Colpa!

FELICE - Ci mostra tutta la sua colpa.

MICHELE - E voi Papocchia signor Gaetano...

FELICE - E la parrochhia di San Gaetano ...

MICHELE - Sè, la confraternita di San Vincenzo.

FELICE - Con la confraternita di San Vincenzo avevano deciso....

MICHELE - E voi Papocchia signor Gaetano ....

FELICE - Si, voi Papocchia signor Gaetano, uomo... uomo...

MICHELE - ...uomo imponente...

FELICE - ...uomo impotente...

GAETANO - Ma insomma un po’ di rispetto!

FELICE - Perdonate, ho sbagliato, volevo dire uomo imponente e saggio, sa bene che...

MICHELE - Quando andò per fittarsi la casa...

FELICE - ...che quarant'ova per la frittata col cacio...

GAETANO - Ma che frittata state facendo?

MICHELE - Quando andò per fittarsi la casa...

FELICE - Quando andò per fittarsi la casa...

MICHELE - ...la signora Sciosciammocca si contrastava conl proprio marito...

FELICE - La signora Sciosciammocca... si coricava succhiandosi il dito.

AMALIA - Io mi coricavo succhiandomi il dito?

FELICE - Si, t’ho visto io. Il pollice, e qualche volta anche l'alluce!

MICHELE - (scende sotto al tavolo) Si contrastava col proprio marito...

FELICE - ... Si contrastava col proprio marito...

MICHELE - ...cioè con me...

FELICE - ...cioè con lui...

MICHELE - No, con me, voi.

FELICE - ... con me, voi.

MICHELE - No, no con me, ma con voi.

FELICE - ... sia con me che con voi e con lui ...

MICHELE - No ...

FELICE - Insomma si contrastava con tutti. E togliamoci il pensiero.

MICHELE - ...se preme a voi la giustizia...

FELICE - ... se prude a voi e a Giustina...

GAETANO - Ma questo è un prurito generale!

FELICE - (soggetto sotto il tavolo) Michele tu devi scandire se no io non capisco.

MICHELE e FELICE - (soggetto treno) Se preme... a voi... la giustizia... potete... credere... che questi... contrasti... erano sempre... causati... da mia... mia moglie...

AMALIA e ROSELLA - No no, no no, ..... no no, no no .... no no, no no,

GAETANO - Ueh ueh, ..... ueh ueh, .... ueh ueh. Fermatevi!

FELICE - Siamo arrivati. Napoli centrale si scende!

MICHELE - (tragicamente) E poi guardate questo disgraziato.

FELICE - E poi guardate questo disgraziato e dite voi stesso se in questo viso può esservi ... può esservi...

MICHELE - ...malvagità.

FELICE - .... mannaggia...

MICHELE – l'anima di tuo padre...

FELICE - .... mannaggia...

MICHELE - chi t’ha allattato...

FELICE - ...ah, malvagità. Signor presidente... io non sono...

MICHELE - ...colpevole,

FELICE - ... col pepe,

MICHELE - No, è col sale.

FELICE - ... è col sale ...

MICHELE - ... colpevole!

FELICE - Io non sono colpevole, è mia moglie ... che ...

MICHELE - Vuole paglia per cento cavalli.

FELICE – Come?

MICHELE - Vuole paglia per cento cavalli.

FELICE - Vuole pane e caciocavallo.

AMALIA - Io voglio pane e caciocavallo?

FELICE - E prima la provola, e poi il caciocavallo!

MICHELE - Paglia per cento cavalli.

FELICE - Non ti capisco!

GAETANO - (con calma e sopportazione) Paglia per cento cavalli.

FELICE – Grazie.

GAETANO - Prego! (poi scattando) Ma insomma mi fate imbrogliare pure a me.

FELICE - Scusate, non avevo capito.

MICHELE - E poi ditemi francamente...

FELICE - E poi ditemi francamente che... chi ...

MICHELE - ...chi di noi non ha del cuore...

FELICE - ... chi di noi non ha le corna!

MICHELE - Qua andiamo carcerate tutti quanti! Chi di noi non ha del cuore!

FELICE - Chi di noi non ha del cuore. Chi ha sangue nelle vene non può far altro che....

MICHELE - ...darmi ragione.

FELICE - ...darmi ranciata.

MICHELE - ...darmi ragione.

FELICE - .... aranciata arancione... (Michele gesticola per aiutarlo)...senza arancione... ah, ragione.

MICHELE - Io concludo...

FELICE - Meno male, credevo che non la finiva più. Io concludo...

MICHELE - Se dovete darmi una pena...

FELICE - (grave) Se dovete darmi una pera...

MICHELE - Dategliela, presidente.

FELICE - Dategliela, presidente!

MICHELE - Una pena.

FELICE - Se mi dovete dare una pena, o ... o ....

MICHELE - ... o che la condannate o che m’assolvete ...

FELICE - O che la .... o che la ... o chella ‘e mammeta o chella ‘e soreta ...

TUTTI - ... o quella di tua zia!

FELICE - ... o di chi t'è vivo!

MICHELE - O che la condannate o che mi assolvete.

FELICE - (pausa) Ah! O che la condannate a lei o che m’assolvete a me!

SCENA VIII

MICHELE - Ah, ha sgravato!

FELICE - Presidente, ha sgravato.

GAETANO - Ha sgravato? Mia moglie ha sgravato?

FELICE - Ma no, ha sgravato, nel senso ho finito.

GAETANO - All’anima vostra! Insomma, ora che m’avete raccontato questo cumulo di stronzate, mi volete dare qualche prova più valida, più tangibile, più intima della vostra presunta innocenza?

FELICE - Una prova più intima? Gli posso far vedere le mutande!

GAETANO - Don Felice, ma insomma, un poco di pudore!

FELICE - Sicuro, presidente! Michele, fai vedere le mutande al presidente!

MICHELE - Don Felice, ma che dite?

FELICE - Ho detto fai vedere le mutande al presidente!

MICHELE - (si schernisce, poi fa per tirarsi giù i pantaloni e tutti urlano)

GAETANO - Ma insomma è una vergogna!

FELICE - Michele, ma che hai capito? Le mutande, quelle al posto del tovagliolo!

MICHELE - Ah, quelle, che vi mettete al collo! (lazzi, poi Michele esce per prendere le mutande)

GAETANO - Ditemi piuttosto il fatto della grancassa e dei tamburi.

FELICE - Presidente, era un tormento tale che io ogni mattina, di tasca mia ero costretto a pagarli per farli andare via...

GAETANO - Ah, abbiamo scoperto chi li pagava, vi siete deciso a confessare.

FELICE - Ma no, io volevo dire che per mandarli via...

GAETANO - Signora, come vedete avevate ragione voi.

MICHELE - (che era uscito, torna di corsa) Presidente, vostra moglie ha figliato.

GAETANO - Ha figliato? E ha fatto il maschio?

MICHELE – Nossignore.

GAETANO - (rassegnato) Un'altra femmina!

MICHELE – Nossignore.

GAETANO - (sorpreso) E che ha fatto?

MICHELE - Tre femmine!

GAETANO - Tre e tre sei. Signori miei lasciatemi correre a casa.

FELICE - (mentre Amalia e Rosella parlano contente tra loro) E va bene, pure questa volta hai voluto avere ragione con l’inganno! Me ne vado, lascio la casa ma voglio vedere cosa farai senza di me. Addio! (fa per andare)

MICHELE - No signore, per carità....

FELICE - E fammi fare la scena drammatica!

MICHELE - .... aspettate, ora devo parlare! Lo scaldaletto nel letto l'ho messo io; io facevo venire ogni mattina i giocolieri sotto il balcone; tutti questi imbrogli li ho combinati io.

AMALIA - E perché hai fatto questo?

MICHELE - Perché prima di sposare, don Felice mi trattava in un modo e dopo sposato non mi trattava più come una volta. Io ho fatto tutto per farlo separare da voi.

AMALIA - Adesso ho capito.

FELICE - Ma all’anima tua! Io per colpa tua stavo perdendo questo pezzo di zucchero.

MICHELE - Signori, perdonatemi.

FELICE - Vattene, non ti voglio vedere più.

ROSELLA - Signore, perdonatelo.

FELICE - Tu stai zitta che già sei stata licenziata.

ROSELLA - Signore, perdonatelo l’ha fatto perché vi vuole bene.

FELICE - E va bene io ti perdono ma ... tu mogliettina, perdona me.

AMALIA - Vattene birbante, mi volevi lasciare!

FELICE - Ma no, mogliettina mia è stato tutto un malinteso. Vedrai che da oggi in poi non litigheremo più.

AMALIA – Veramente?

FELICE – Veramente.

AMALIA - E allora da oggi in poi dobbiamo pensare solo a noi, a stare felici e ad avere dei bambini! (Michele tossisce)

FELICE - Ma ti fai i fatti tuoi, una volta o no?

AMALIA - Felicino, a me mi piacerebbe tanto una femminuccia.

FELICE - Ah, si, una femminuccia... certo che pure il maschietto...

AMALIA - No, il maschio no, la femminuccia è più bella!

FELICE - Eh, si, ma il maschio è più forte.

AMALIA - Io preferirei la femmina.

FELICE - Io preferirei il maschio.

AMALIA - Io direi femmina.

FELICE - Io direi maschio. (Michele e Rosella escono)

AMALIA - Quando dico femmina, vuol dire che voglio la femmina.

FELICE - Quando dico maschio, vuol dire che voglio il maschio.

AMALIA – Femmina!

FELICE - Ah sì? E adesso vediamo! Maschio! (così dicendo inizia a togliersi la giacca, il cravattino e preceduto da Amalia, si avvia in camera da letto, mentre dal fondo compaiono Michele e Rosella con valigia che salutano i loro padroni e se ne vanno)

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