Lo sfratto

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ITALO SCHIRINZI

(2015)

LO SFRATTO

Commedia brillante

in

tre atti

Email: italoschirinzi@alice.it

Cell.    340 5837903

Lo sfratto

Commedia brillante

in

tre Atti

di

italo schirinzi

Personaggi: (in ordine di apparizione)

Nunzia  ………………………………………  La moglie di Fernando.

Fortunata ……………………………………. La signora del Banco Alimentare.

Fernando ……………………………………. Il marito di Nunzia.

Emigrante …………………………………… L’emigrante extracomunitario.

Lalla ………………………………………… Una finta benefattrice.

Lella ………………………………………… Altra finta benefattrice.

Avvocato Gambarotta ………………………. L’avvocato delle finte benefattrici.

Dottore……………………………………….Il medico dell’INPS

Ufficiale Giudiziario …………………………L’ufficiale giudiziario.

Architetto …………………………………….L’Architetto.

A mia moglie Giovanna

LO SFRATTO

Atto primo

LA SCENA

                  

                   La scena, unica, è composta da un solo locale disadorno con qualche poster                                attaccato alla meno peggio alle pareti, un letto disfatto, un tavolino ed una sedia              sfondata, la cui seduta è costituita da alcune corde molli a rete che consentono a chi                      si siede di sprofondare senza rischiare di farsi male. In fondo c’è la porta d’ingresso                    che dà sull’esterno.  Ai lati una porta che dà sul cortile ed un’altra per accedere al                 bagno, che è collocato all’esterno del locale abitativo. Pende dal tetto un filo                              elettrico cui è legato un semplice portalampade, al quale è avvitata un’unica                                lampada che, volendo, può rimanere sempre accesa se si ha la possibilità di farlo. Si                  respira come è facile intuire un’aria di miseria nera nella quale vivono i due                               occupanti della “casa”.

                        All’apertura del sipario Nunzia, padrona di casa, è già in scena intenta a rifare il                         letto.

Scena prima

( Nunzia e Fortunata )

Nunzia:           (Una donna sulla quarantina, povera, di antica bellezza precocemente sfiorita,                             pettinata male e vestita peggio, canta il noto motivetto:)  Mo’ veni Natale non tengo                    dinari,  non sacciu chi fari e mi vadu a curcà….. Mo’ veni Natale non tengo dinari,                 nontengo dinari e non sacciu chi fari. Oggi non so veramente cosa mettere a tavola.

                        Siamo rimasti a secco di tutto. Ah, questa crisi, questa crisi ci ha dato la botta finale!

Fortunata:       ( Entra. E’ una donna di mezza età che fa del volontariato per conto del Banco                             Alimentare. Appoggia sul tavolo un borsone, dal quale una alla volta tira fuori degli                    oggetti o più semplicemente li elenca senza tirarne fuori alcuno). Buongiorno,                           signora Nunzia.

Nunzia:           Oh! Buon giorno.

Fortunata:       Come sta?

Nunzia:           Bene grazie, si tira avanti come vuole Dio.

Fortunata:       E il signor Fernando come sta?

Nunzia:           Grazie a Dio, sta abbastanza bene pure lui.

Fortunata:       Io sono venuta a portarvi un po’ di spesa.

Nunzia:           Oh! Che Dio vi benedica tutti voi del Banco Alimentare. Lei è arrivata proprio nel                      momento giusto perché ho finito tutto e non so più a che Santo votarmi per mettere                    anche oggi qualche cosa a tavola.  

Fortunata:       Con questa roba , che le ho portato, lei ci può andare avanti per qualche    settimana.                   Dentro questa borsa c’è un poco di tutto: due chili di pasta, una bottiglia d’olio, un

                         panetto di burro, qualche scatola di pelati, lenticchie,  piselli, due scatolette di tonno,                 una di sardine, un’altra di acciughe salate, eccetera, eccetera  … ma prima di Natale                   spero di tornare per portarvi un altro po’ di roba insieme al panettone.

Nunzia:           Forse voleva dire assieme … ai … panettoni? Almeno uno per Natale ed uno per                         Capodanno ce lo deve portare, no?

Fortunata:       Con i panettoni è meglio non esagerare se no finisce che a tutti e due vi si alza la                         glicemia. E se vi si alza la glicemia poi c’è pericolo che vi viene anche il diabete. E

                        se, Dio ne scampi,  vi viene il diabete sono dolori perché con il diabete c’è anche il                      rischio di morire. La conosce lei la signora Assunta, quella che abita nel sottoscala di                  quel vecchio palazzo vicino al cimitero? 

Nunzia:           E come no? L’ho vista anche domenica alla messa delle dieci.

Fortunata:       Lei è rimasta vedova perché al marito piacevano tanto i panettoni.

Nunzia:           Ah, si? Allora, visto che il panettone è così micidiale, forse è meglio non mangiarne                     nemmeno uno. Che ne dice lei?

Fortunata:       Io dico di mangiarne, ma con moderazione. Metà a Natale e metà a Capodanno per                     voi è la razione giusta.  

Nunzia:           Si, si. Ha ragione lei. Col panettone è meglio non esagerare. E con il … pandoro?

Fortunata:       E’ uguale, è uguale. Pandoro o panettone è la stessa identica cosa. Tutti e due                              contengono zuccheri che fanno male all’organismo umano.

Nunzia:           Allora ci vuole moderazione?

Fortunata:       Brava! Moderazione ci vuole.

Nunzia:           Se no? Kaput! Pericolo di morte per diabete fulminante.

Fortunata:       L’anno scorso una signora del rione San Giovanni, una donnona che, grazie a Dio,                      sprizzava salute da tutti i pori,  ha preteso due panettoni, uno per Natale ed uno per                    Capodanno. Lei ha insistito tanto ed io glieli ho portati ma è finita male. Ricovero in               ospedale con prognosi riservata per eccesso di …. candidi e di zuccheri nel sangue.

Nunzia:           Per l’amor di Dio! Io non insisto, non insisto. E’ meglio evitare complicazioni.  Fortunata:          Si, si. E’ meglio evitarle le …. complicazioni.                    

Nunzia:           Signora Fortunata, a questo punto cosa le posso dire? Io la ringrazio per tutto il bene                  che lei ci fa portandoci la roba con tanto amore. Senon fosse per lei io e mio marito                   con la miseria, che ci abbiamo, saremmo già morti di fame da un pezzo.

Fortunata:       Lei non deve ringraziare me ma il buon Dio, che ci fa la grazia di raccogliere ogni                       anno tanta bella roba. Quest’anno siamo andati al di là di ogni più ottimistica                           previsione perché, nonostante la crisi che c’è, la gente ha risposto con grande                         generosità al nostro invito. Abbiamo raccolto tonnellate e tonnellate di generi                              alimentari, al punto che non   sapevamo più dove metterli. E non le dico quanti                           panettoni! Panettoni tanti, tanti, tanti e anche pandoro, da non sapere più a chi darli.               Da non sapere cosa farne, cara signora.

Nunzia:           Tanti tanti?

Fortunata:       Tanti, tanti!

Nunzia:           Forse la gente se ne è disfatta per paura della … glicemia. I panettoni sono pericolosi                  e anche i pandoro. Si, si, anche i pandoro, vero, signora?

Fortunata:       Questa è stata l’annata dei panettoni e dei pandoro.

Nunzia:           Da non sapere a chi darli?

Fortunata:       Proprio così, signora mia. Da non sapere a chi darli né dove metterli.

Nunzia:           Meno male. Dico: meno male che la gente ha il cuore d’oro.

Fortunata:       Questo sì. In un momento di grande crisi, come quello che stiamo attraversando, la                     solidarietà umana è una vera grazia di Dio. E’ come la manna dal cielo.

Nunzia:           Se non sono indiscreta, come avete risolto il problema di tutta questa abbondanza                       di generi alimentari e di panettoni in particolare, se non avevate nemmeno il posto               dove mettere tutto questo ben di Dio?

Fortunata:       Come l’abbiamo risolto? Gira e rigira alla fine una buona parte di quella roba ce la                       siamo portata a casa nostra.

Nunzia:           Ve la siete presa voi?

Fortunata:       Si. (Pausa ) Piuttosto che farla marcire all’aria aperta ce ne siamo portata a casa una                   carrettata per uno. Noi siamo in tanti a fare del volontariato “disinteressato”, perciò,                   in quattro e quattr’otto abbiamo fatto presto ad eliminare          tutta l’eccedenza, che il                     buon Dio ci ha mandato. Un panettone a te, un pandoro a me, un pandoro a te. un                     panettone a me … si fa presto a svuotare un magazzino.

Nunzia:           Certo. Un panettone a te …. un panettone a me …. Si fa presto a ….

Fortunata:       Che ci vuole? Una bottiglia d’olio a te, una bottiglia d’olio a me … un chilo di                            zucchero a me, un chilo di zucchero a te … con santa pazienza siamo riusciti ad                           esaurire tutta la scorta che c’era nel magazzino ed a risolvere il problema della                           mancanza di spazio. 

Nunzia:           Avete fatto bene. Visto che c’era, però, me ne poteva portare una carrettata anche a                    me. Io la mettevo sotto il letto e ci andavo avanti per qualche mese …. Una scatoletta                oggi, una scatoletta domani … Magari panettone no! E nemmeno pandoro, se no                      glicemia alle stelle, diabete e poi …. morte sicura, ma per il resto …..

Fortunata:       I nostri assistiti sono tutti a dieta molto stretta, cara signora, perciò non conviene mai                  portargli tanta roba tutta in una volta.

Nunzia:           Non conviene?

Fortunata:       No. Se no si abituano a mangiare troppo, poverini, ingrassano e diventano obesi e                      poi … e poi se ci prendono   gusto a mangiare troppo bene, va a finire      che la roba                  non basta più per accontentare tutti.

Nunzia:           Certo, certo. Io invece sono fortunata.

Fortunata:       Lei è fortunata perché ha il marito che ogni tanto lavora.

Nunzia:           Per carità non parliamo di lavoro in questa casa che è meglio. Io sono fortunata...

Fortunata:       Ma lei non si chiama Nunzia?

Nunzia:           Io mi chiamo Nunzia ma sono fortunata perché anche se mangio, quando mangio,                       cosa che non capita tutti i giorni, non ingrasso mai. Mai. Lei invece?

Fortunata:       Io sono Fortunata solo di nome perché per il resto ho una scalogna addosso, che Dio                  ne guardi …!. Nella vita mi è andato tutto storto. Avevo un bel marito e dopo sette              anni di matrimonio mi ha lasciato per seguire una ballerina. Avevo una bella casa e                me la sono dovuta vendere per pagare i debiti, che mi ha lasciato mio marito. Avevo                  una bella macchina e me l’hanno sequestrata perché non ce l’ho ho fatta più a pagare                le cambiali, che lui aveva firmato. Avevo tante belle cose ed ora non ho più niente,                      cara signora. Mi sono rimasti solo gli occhi per piangere ed il nome: Fortunata.

Nunzia:           Caspita! Se tanto mi dà tanto allora era meglio se lei si chiamava Genoveffa. Mi                          scusi se sono ancora più indiscreta di prima ma lei, che ha avuto tutte queste                             disavventure, come fa a vivere se non ha entrate sufficienti?

Fortunata:       Gliel’ho già detto come faccio, no? Io faccio del volontariato.

Nunzia:           Ah, ho capito! Uno a te … uno a me … uno a te …. uno a me …. uno a me ….

Fortunata:       Scusi, se io faccio del bene agli altri che male c’è se lo faccio anche a me stessa? Io,                    quando ho capito come vanno le cose a questo mondo, ho subito pensato: piatto ricco                 mi ci ficco. E mi sono offerta per portare un po’ di sollievo al …  prossimo. Bisogna                  essere altruisti se no va a finire che ci scanniamo l’uno con l’altro. Se una vuole bene                al suo prossimo è giusto che voglia bene anche se stessa. Non le pare?

Nunzia:           Giusto. Il suo ragionamento non fa una piega. Uno a te, uno a me e …

Fortunata:       L’altro giorno una mia collega ha avuto invece da ridire sul comportamento di alcune                 di noi, che fanno del volontariato per campare. Ha detto che noi ci dovremmo                            vergognare perché sfruttiamo l’organizzazione benefica per fini personali. Poi                                    abbiamo saputo che suo marito è un grande speculatore, un palazzinaro di quelli più                   accaniti e che lei insieme ad una sua amica ha acquistato tutto il terreno qua intorno                 per costruirci un grattacielo. Eh, signora mia,  è proprio vero che il sazio non crede               mai al digiuno.

Nunzia:           Chi è ricco non ha compassione per chi è povero anzi sotto, sotto lo disprezza.

Fortunata:       Arrivederci a presto, signora, e prendiamo il mondo come viene. Uno a te, uno a                         me, uno a me, uno a te  e … al resto pensa Dio  (Esce ).

Scena seconda

( Nunzia, poi anche Fernando )

Nunzia:           (Controlla il contenuto della borsa poi rifà il letto,canticchiando stancamente il                            solito motivetto: ) Mo’ veni Natale, non tengo dinari, non sacciu chi fari e mi vadu                    acurcà…. Mo’ veni Natale, non tengo dinari …… non tengo dinari …..non tengo                    dinari …..Brrrr! Che freddo! Questo inverno si annuncia più cattivo che mai. (Cerca                        di scaldarsi le mani con il fiato) Brrr! In ogni caso è meglio coprirsi bene (Si mette                        addosso una mantellina tutta bucherellata poco adatta per ripararsi dal freddo ).                         Questa casa è bella, ariosa, piena di spifferi, qua entra aria da tutte le parti, di sotto,                    di sopra, di lato, sembra d'essere ai quattro cantoni. Dice: che vuoi di più dalla vita?                        Quando hai l'aria per respirare hai tutto, no? Questo è  giusto. Infatti se manca l’aria                  si soffoca, se manca l'aria si muore. Si, si. Questo lo so. Non voglio mica          negare                         l'evidenza. Lo so che se non ci fosse l'aria non ci sarebbe nemmeno la vita. Non sono               mica scema io. Ma anche avercene troppa di aria può essere un problema, no?                                     Perché i polmoni fanno il pieno d'aria, si riempiono, si riempiono, poi non ce la                            fanno più e scoppiano. Bum! Come un palloncino, come una camera d'aria, per                            questo io mi preoccupo. Certo, certo, con l'aria si campa, lo so questo, lo so. Con                      l'aria si campa ma....non si campa d'aria anzi di aria si può anche morire. E noi ad                   ogni inverno, che viene, rischiamo di morire per colpa di questa aria fredda, che entra              da tutte le parti e che si infila diritta nei nostri polmoni. Troppa grazia. Troppa grazia.

Fernando:       ( Entra. Anche lui sulla quarantina, di origini meridionali, vestito male ) Brrr! Che                       freddo! Brrr! (Con il fiato tenta di scaldarsi le mani ).

Nunzia:           Dove, dentro o fuori?

Fernando:       Dentro, dentro. Fuori, grazie a Dio, stamattina c'è un po' di sole, che ci scalda e ci fa                  stare bene. Quello, che viene dal sole oltre ad essere gratuito, è un caldo più genuino,              più naturale, non è come quello dei termosifoni che fa seccare l’aria, che poi fa male                        ai polmoni.   

Nunzia:           Io non ho mai avuto in casa i termosifoni, perciò, non ti posso contraddire.

Fernando:       Nemmeno io ce l’ho mai avuti ma me ne sono fatto un’idea frequentando il bar                           di piazza Dante.

Nunzia:           C’è sempre tanta gente là fuori?

Fernando:       Una folla c’è. Forse si è sparsa la voce che nel piazzale c’è tanto sole e la gente

                        giustamente ne approfitta.

Nunzia:           E’segno che i tempi sono duri e che il gas è ancora troppo caro. Mia nonna diceva                       sempre che averci compagni a duolo è gran consolo.

Fernando:       A proposito hai fatto un po' di caffè?

Nunzia:           Ho provato a farlo ma è venuta fuori solo acqua chiara. Forse la caffettiera è troppo                    vecchia e non risponde più ai miei comandi. Bisognerebbe comprarne una nuova.

Fernando:       Se la prossima volta ci metti anche il caffè può darsi che l’acqua un poco si scurisce.

Nunzia:           Quale caffè ci devo mettere?  Quando mai noi abbiamo avuto caffè in casa nostra? Io                ne ho appena un vago ricordo d’infanzia perché una volta ce lo portò mio zio dal                      Brasile.

Fernando:       Speriamo che sotto le feste ce ne regalino un po’, così possiamo capire finalmente se                   la caffettiera è ancora funzionante. Quest'inverno si annuncia più freddo che mai.               (Tenta di scaldarsi le mani con il fiato ) Brrr! ( va a prendere qualcosa per coprirsi                   ma trova solo qualche cencio bucherellato che mostra bene al pubblico per                          rimarcarne la insufficienza) E’ meglio coprirsi bene. E’ meglio coprirsi. (Riguarda il                cencio sconsolato) E’… meglio. Per noi disoccupati il problema è ancora più grave                      perché             dobbiamo vivere con quel piccolo sussidio che ci danno.

Nunzia:           Mia nonna diceva sempre che “tempo e maltempo non dura sempre lo stesso tempo”.

Fernando:       Tua nonna stava sempre con la bocca aperta?

Nunzia_          Per fortuna  c'è anche chi ci dà un aiuto. Poco fa è venuta la signora Fortunata, quella                 del Banco Alimentare, e ci ha portato la pasta, l’olio, il burro e altre cose utili ma si è                         scordata del caffè. Forse ha pensato che il caffè è un lusso che noi non ci         possiamo                     permettere. 

Fernando:       Ha portato anche il panettone?

Nunzia:           Il panettone non lo ha portato. Ha detto che prima di Natale ce ne porta uno, che ci

                        deve bastare, però, anche per Capodanno.

Fernando:       Un panettone solo per tutte le feste? Tirchi, spilorci che non sono altro!

Nunzia:           Ha detto che con il panettone non dobbiamo esagerare perché con il diabete c’è il                       rischio di morire.

Fernando:       Noi fortunatamente non abbiamo il diabete.

Nunzia:           Ma con il panettone ha detto che ci può venire.

Fernando:       E con il pandoro?

Nunzia:           E’ uguale. Ha detto che questo è stato  l’anno dei panettoni e dei pandoro. Dice che                   ne hanno raccolti tanti da non sapere a chi darli e allora se li sono divisi fra di loro:               uno a me, uno a te, uno a te, uno a me e via di seguito e compagnia cantando.

Fernando:       Uno a me, uno a te, e (Fa il gesto dell’ombrello ) e questo ai …. poveri, ah? Te la                         ricordi             tu questa barzelletta? Uno a me, uno a te e …. questo agli indiani?

Nunzia:           Perché noi siamo “gli indiani” ?

Fernando:       Tutti quelli che hanno bisogno di aiuto sono “ gli indiani”. I terremotati, i senza tetto,                 gli alluvionati …. In Italia gli aiuti umanitari li hanno distribuiti sempre così: uno a               me, uno a te e questo agli …. indiani (rifà il gesto dell’ombrello ).

Nunzia:           Che ci vuoi fare? Bisogna prendere il mondo come viene. Non lo possiamo certo                         cambiare noi.  Uno a te, uno a me  e questo ai … questa è la vita. Questa è la vita …

Fernando:       Tu mi piaci perché non ti scoraggi mai e guardi sempre avanti.

Nunzia:           Noi abbiamo tanti anni ancora da vivere per costruirci insieme un avvenire. Per il                         momento una baracca, un tetto, un riparo, comunque ce l'abbiamo e possiamo                             ritenerci fortunati. C'è anche chi sta peggio di noi.

Fernando:       Secondo te c’è qualcuno che sta peggio di noi?

Nunzia:           Certo. Quei barboni, per esempio, che non hanno nemmeno un riparo per la notte                        stanno sicuramente peggio di noi. Dormono sui cartoni a ridosso di qualche palazzo.

Fernando:       A volte faccio dei sogni molto belli. Mi sogno di averci una bella moglie, una vera                       casa con camera e cucina, tutta ammobiliata con tavolo, sedie …., tante sedie, tante                da non sapere dove metterle, e mi sembra d'essere un signore. Poi, però, quando mi                     sveglio, vedo te e questa catapecchia e mi si stringe il cuore. Mi prende la malinconia                  e mi dispiace anche di essermi svegliato.

Nunzia:           Ti prende la malinconia vedendo me o questa catapecchia?  

Fernando:       (Dopo una breve pausa ) Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

Nunzia:           Fai lo spiritoso? Cosa dovrei dire io allora che non sogno mai ed ho davanti agli                          occhi miei sempre lo stesso panorama, che mi affligge il cuore? (Indica il marito ).

Fernando:       Sognare è bello ma è.... un po’ pericoloso, perché il sogno ti fa vedere quasi sempre                     le cose che non hai e che tu vorresti avere. Io faccio dei sogni esagerati per bellezza                    e per abbondanza. Io non mi sogno mai di mangiare un panino per la strada, io sogno                 invece di essere in un grande ristorante, seduto ad un tavolo pieno di ogni ben di Dio,               con camerieri che fanno a gara per servirmi. Chi nel bicchiere mi versa il vino, chi                      mi ci mette invece l’acqua, chi mi prepara lo champagne …. I miei sogni sono tutti di                  buona qualità, per questo quando mi sveglio ci rimango male.  

Nunzia:           Ma almeno tu ti svegli sazio la mattina.

Fernando:       Magari! Io mi sveglio invece  affamato come un lupo.

Nunzia:           Sognare è un lusso che si possono permettere solo i signori. Ai poveri conviene                            invece  essere realisti e stare sempre con i piedi per terra per non provare poi amare                      delusioni.

Fernando:       Eh, già, secondo te basta la salute e un paio di scarpe nuove per....

Nunzia:           Quali scarpe nuove? Quali scarpe nuove? Che siamo impazziti? Noi non abbiamo                        nemmeno i soldi per fare la spesa e tu parli di comprare le scarpe nuove?  Pensa alla                    salute e lascia stare le scarpe nuove, che non sono necessarie.

Fernando:       A proposito di scarpe lo sai che, in queste che porto ai piedi, mi è uscito già il ditone                   di fuori? Guarda quanto è bello. Guarda, (Lo mostra alla moglie facendo in modo che                     lo veda anche il pubblico ) gli manca solo la parola, anzi forse è meglio dire la …               parolaccia.

Nunzia:           Forse chiuso dentro quella scarpa puzzolente si sentiva soffocare e voleva prendere                     un po' d'aria, poverino.

Fernando:       Io ho paura che a forza di strusciarlo per terra il dito, di sotto, mi si consuma tutto.

Nunzia:           Non dire fesserie. Fra poco a quel dito ti ci viene un callo, più duro della suola che                      c’era prima e ci potrai camminare tranquillamente per qualche anno senza spendere                  nemmeno un centesimo.

Fernando:       Un altro callo? Questo è l’unico dito che finora è rimasto senza callo.

Nunzia:           Si vede che è invidioso degli altri e si vuole uniformare.

Fernando:       Stamattina pensavo che noi andiamo d’accordo perché ci vogliamo bene e ci                               stimiamo. E’ vero che noi due ci vogliamo bene?

Nunzia:           Quando la prendi alla larga mi fai paura perché non so dove vuoi andare a parare.                       Cosa mi vuoi dire stamattina?

Fernando:       Niente, niente. Anzi no. Ti devo dare invece una brutta notizia.

Nunzia:           In questa casa le cattive notizie sono sempre all'ordine del giorno.

Fernando:       Mi sta succedendo una cosa strana. (Con voce lamentosa ) Forse senza saperlo sono                    già con un piede nella fossa come è successo l’anno scorso a mio cugino e dovrei                  fare testamento.

Nunzia:           Che testamento devi fare?

Fernando:       Testamento per disporre di tutta la nostra roba …. (fa un ampio gesto con il braccio).

Nunzia:           Di quale roba parli se abbiamo solo il letto, il tavolo  e una sedia scassata?

Fernando:       Della nostra roba. Perché questa non è roba?

Nunzia:           Ma smettila! Per caso ti senti male?

Fernando:       No, no. Anzi.

Nunzia:           Ti senti forse debole?

Fernando:       No, no. Anzi per quel poco che mangio mi sento fin troppo bene. Il fatto è che da                       qualche tempo mi è venuta voglia di lavorare. (Scuote la testa come a dire si, si, è                        proprio vero ). Di lavorare. Così di punto in bianco, senza preavviso. Cose da pazzi!                 Proprio a me doveva capitare questa disgrazia?

Nunzia:           Ti è venuta voglia di lavorare?

Frenando:       Si, si. E senza una ragione precisa. Fino a qualche giorno fa stavo così bene … ero                       tranquillo, facevo progetti per il futuro, poi di colpo ….

Nunzia:           Ti è venuta voglia di lavorare? A … te?

Fernando:       A me, a me.

Nunzia:           No! Non ci credo! Non è possibile. Non è possibile che tu abbia voglia di lavorare.                      Non è possibile.

Fernando:       Mi è venuta fra capo e collo questa tentazione e non riesco a togliermela dalla testa.                    Ci penso anche la notte. Mi hanno fatto il malocchio o forse una fattura.

Nunzia:           Una fattura con l’IVA o senza l’IVA?  

Fernando:       Questo è un brutto segno. Forse sono vicino a morire. Io ho pauraaaaa!

Nunzia:           Paura di cosa? Se tu trovi  lavoro la voglia di lavorare ti passa subito. Questa è     una                  cosa già collaudata. Appena sente l’odore del lavoro la tua voglia di lavorare                            sparisce, si scioglie come la neve al sole.

Fernando:       Sei sicura?

Nunzia:           Ci potrei mettere la mano sul fuoco.  Tu, caro mio, sei come i romani. Lo sai come                        dicono i romani di Roma, quelli proprio originali di Roma capitale?  Dicono: Voja de                  lavorà             zòmpeme addosso e famme lavorà meno che posso. 

Fernando:       Ah! Così dicono i romani di Roma? Sti figli di una mignott…! (Pausa) Vuoi vedere                   che senza saperlo sono romano pure io? (Altra breve pausa ) Mia madre quando era               giovane da Roma una volta c’è passata.

Nunzia:           E’ passata da Roma, ha visto il Colosseo ed ha fatto questo bel capolavoro (indica                      Fernando.) 

Fernando:       Tu mi piaci perché sei una persona intelligente ed hai capito al volo qual è il mio              problema. Un'altra donna  al posto tuo avrebbe fatto sicuramente       una scenata.                            Avrebbe detto che l’ho delusa.... 

Nunzia:           Quando io ti ho conosciuto tu non eri già disoccupato?

Fernando:       Disoccupato in servizio permanente effettivo.

Nunzia:           E tale sei rimasto, no? Mi avresti sorpreso invece se ti mettevi a lavorare.      

Fernando:       A lavorare io?  No, mai! Io sono una persona coerente. A dirlo a te in confidenza a                      me il lavoro mi fa schifo. Io il lavoro non lo posso vedere, mi sta proprio antipatico.                 Fra me ed il lavoro c'è quella cosa là, come si chiama?  … c’è l’incompatibilità di                        carattere. Per questo abbiamo divorziato. Quando vedo lavorare gli altri io sudo, mi                  stanco, figuriamoci se dovessi lavorare io. Per questo ho deciso di non fare niente.

Nunzia:           Se è lecito saperlo per il futuro che progetto hai?

Fernando:       Ho già fatto domanda per la pensione di invalidità.  

Nunzia:           Il nostro dottore cosa ha detto a proposito di questa mancanza di volontà lavorativa?

Fernando:       Ha detto che è una malattia congenita, difficile da curare.

Nunzia:           Che vuole dire “congenita”?

Fernando:       Vuole dire che ci sono nato.

Nunzia:           Ah! E’ un dono di natura? Allora se te la riconoscono come malattia professionale la                   pensione te la danno?

Fernando:       La pensione d’invalidità non me la possono negare. Io ho già fatto ricorso e ora deve                  venire il medico del’I.N.P.S.  per la visita di controllo.

                         

Scena terza

(Nunzia, Fernando, Lalla e Lella )

                        (Entrano due signore di mezza età, vestite in modo elegante e dai modi accattivanti                      ma truccate in modo troppo pesante da sembrare due arpie).

Lalla:               Buon giorno, brava gente. Che bella gente che siete! Io l’ho sempre detto che i poveri                 sono migliori dei ricchi perché hanno più umanità.

Lella:               Noi siamo venuti qua per fare del bene a voi perché siete della brava gente.

Nunzia:           ( A Fernando ) Io ho l’impressione che queste due signore ci stanno prendendo in                       giro.

Fernando:       ( A Nunzia ) Lasciamole parlare. Vediamo dove vogliono arrivare.

Lalla:               Noi vogliamo bene ai poveri perché sono persone semplici, oneste, genuine. Se io                        dovessi rinascere vi giuro che vorrei rinascere povera, magari per   diventare subito

                        dopo ricca. Ma vorrei nascere povera per essere almeno per un       giorno  come voi.

Nunzia:           Signora, se lei vuole possiamo fare subito il cambio, non faccia complimenti.

Lalla:               No, cara. E’ meglio lasciare le cose come stanno. Se tu sei nata povera ed io sono                        nata ricca che ci possiamo fare? Che ci possiamo fare?

Nunzia:           Che ci possiamo fare?

Lalla:               Non ci possiamo fare niente. Che diritto abbiamo noi di sovvertire l’ordine naturale                    delle cose e di andare          contro corrente? (Alza un po’ il tono della voce ) Che diritto                       abbiamo? Noi non abbiamo nessun diritto.

Nunzia:           (Con tono dimesso ) Veramente mi era sembrato di capire che lei ci teneva tanto ad                     essere povera.

Lalla:               Ho detto se dovessi nascere un’altra volta, non ora che mi sono già abituata ad essere                 ricca. Comunque noi siamo venute qua per farvi del bene. 

Lella:               Voi siete d’accordo o per caso vi dispiace?

Nunzia:           A me non mi dispiace.

Fernando:       Voi ci potete fare tutto il bene che volete. A … uffa ce lo potete fare.

Nunzia:           Voi sì che siete brava gente!

Lalla:               Brava gente siete voi, perché siete poveri. (Cerca con lo sguardo qualcosa per                             sedersi ). Noi, che siamo ricche, non possiamo essere anche brava gente. 

Nunzia:           Volete per caso una sedia per sedervi?

Lella:               Una sedia ci farebbe comodo.

Nunzia:           Fernando, prendi subito due belle sedie per le signore.

Fernando:       (Prende in mano l’unica sedia che c’è la fa vedere al pubblico e poi rivolge a Nunzia                   uno sguardo minaccioso e ci rinuncia …) Devo prendere due sedie? Due sedie? Con              te facciamo i conti dopo. (Alle signore ) Voi ci dovete scusare ma in questo momento                       non abbiamo sedie disponibili. Tutte le nostre sedie purtroppo sono … impegnate.

Lella:               Forse vuole dire che sono tutte occupate?

Fernando:       No, no. Sono impegnate. Tutte impegnate.

Nunzia:           Si, si. Impegnate sono, impegnate.

Lalla:               Perché, avete ospiti?

Nunzia:           Quali ospiti?

Fernando:       Gli ospiti sono tutti esauriti.

Lalla:               Mi dispiace per loro. Brrr, che freddo! Quest’ inverno si annuncia più cattivo che mai                  e voi, poveri disgraziati costretti a stare in questa casa, mi fate pena.

Lella:               Voi siete dei poveracci ed avete tanto bisogno del nostro aiuto.

Nunzia:           Come mai voi sapete tutte queste cose?

Lella:               La Provvidenza ha lo sguardo lungo, cara signora, e noi siamo indegnamente un                          piccolo strumento nelle sue mani.

Lalla:               Stando qua dentro voi due rischiate di prendervi una polmonite. Perciò dobbiamo                       correre subito ai ripari prima che sia troppo tardi.

Nunzia:           Ha ragione. In questa casa entra aria da tutte le parti. Di sotto, di sopra …           qua sembra                  d’essere ai quattro cantoni. E noi rischiamo veramente di ammalarci.        

Lella:               Ma chi ve lo fa fare di stare qua, in questa misera topaia? Per voi ci vuole un                                ambiente più confortevole, più accogliente. Un ambiente  riscaldato …. Una ….

Fernando:       Per noi ci vuole una casa ammobiliata con camera e cucina.

Lalla:               Non le sembra di chiedere un po’ troppo? E’ meglio fare un passo per volta, no?                          Intanto lasciate subito questa catapecchia perché non è degna di voi. Anche se siete                    poveri, in fondo siete anche voi degli esseri umani. O no?   

Lella:               Noi siamo di animo buono e ci saremmo comportati allo stesso modo anche se voi                       eravate due cani randagi. Si, si. Perché anche i cani sono esseri ….. viventi ed hanno                   diritto di stare bene, no?  Noi ne abbiamo raccolti due per la strada ed ora gli siamo                        molto affezionati.  Gli diamo da mangiare tutti i giorni e, per non farli morire di                           freddo, gli abbiamo fatto una bella cuccia tutta per loro. 

Nunzia:           Avete fatto bene. In fondo anche i cani randagi sono esseri …. “umani” come tutti                     noi. (Fa segno di voler comprendere in quel “noi”tutti i presenti ).

Lella:               Come  voi, prego, come voi.

Nunzia:           Scusate se mi sono permessa di ….

Lalla:               E noi vi vogliamo trattare come trattiamo i nostri cani. 

Nunzia:           Grazie, grazie. Troppo buone. 

Lella:               Noi non siamo razziste. Per noi voi due siete uguali ai nostri cani e meritate, perciò,                     lo stesso trattamento.

Nunzia:           Hai sentito, Fernando, le signore, bontà loro, ci vogliono trattare come trattano i                          loro cani.

Fernando:       Non mi è mai capitato di essere trattato come un cane.

Lalla:               (Risentita ) Lei crede che i nostri cani sono degli esseri inferiori a voi?

Fernando:       No, no. (Pausa ) Anzi …..

Lella:               Noi vi consigliamo di andare via subito da questa casa perché, se per caso vi                                ammalate, le cose si complicano.

Fernando:       Scusate, se noi lasciamo questa casa dove andiamo a dormire poi nella cuccia come i                   cani?

Lella:               Ma che cuccia? Va bene che siete poveri ma voi non siete dei veri e propri cani.

Fernando:       No. Ci …. assomigliamo solamente.

Lella:               Ci assomigliate! Ma cosa mi fa dire lei?

Nunzia:           Allora dove andiamo a dormire?

Lalla:               Dove vuole la Provvidenza. Potreste per esempio trovare un posto letto alla Caritas.

Lella:               Noi vi possiamo raccomandare a Monsignore Della Casa.

Fernando:       Ci raccomandate a monsignore della casa …. popolare?

Lella:               Ma che c’entra ora la casa popolare? A Monsignore Della Casa, il Cardinale di Santa                   Romana Chiesa, che ha le mani in pasta alla Caritas.

Nunzia:           Alla Caritas c’è un Cardinale che fa la pasta a mano?   

Fernando:       Buono a sapersi.

Lalla:               Non fate confusione, per favore. Il Cardinale di Santa romana chiesa ha le mani in                     pasta ma non fa la pasta a mano.

Nunzia:           Ho capito. Il Cardinale la pasta non la fa, la tiene solamente in mano.

Fernando:       La pasta la fanno gli altri ma con le mani del Cardinale perché a lui … (gli) piace                         tenere le mani in mezzo alla pasta.

Nunzia:           Secondo me il Cardinale lo fa apposta perché gli piace fare la pasta a mano.

Lella:               ( A Lella ) Questi due oltre ad essere dei poveracci sono anche dei minchioni.

Lalla:               ( A Lalla ) Se sono minchioni è meglio per noi. ( Ai coniugi ) Secondo me un posto                      letto alla Caritas è la soluzione migliore per voi. 

Nunzia:           Io alla Caritas non ci voglio andare. Preferisco il freddo di casa mia al caldo dell’

                        Ospizio dei poveri. Anche se è misera e fredda, questa è casa mia.

Lella:               Lei è una incosciente, cara signora.

Lalla:               Ma che ospizio? Chi ha parlato di ospizio? Rispetto a questa baracca quello della                         Caritas è un albergo a quattro stelle. Un ambiente riscaldato, signorile.   

Lella:               (Con tono brusco ) Sentite, è meglio parlarci chiaro. Se voi non accettate la nostra                       offerta andate sicuramente incontro a guai seri.

Lalla:               (Idem c.s.) Uomo avvisato è …. mezzo salvato. ( A Fernando ) Ah, dimenticavo di                     dire che se lei vuole ci possiamo interessare anche per trovarle un lavoro.         

Fernando:       No, no, grazie. Il lavoro è meglio se me lo cerco da solo.

Lalla:               Bravo! Si vede lontano un miglio che lei è un grande lavoratore.

Fernando:       (Compiaciuto ) Grazie, molto gentile.

Nunzia:           (Risentita ) Come ha fatto a vedere che mio marito è un grande lavoratore?

Fernando:       Nunzia, lascia perdere.

Lalla:               Lei vuole sapere come ho fatto? L’ho visto …. a colpo d’occhio. Perché lei per                            caso non l’ha visto?

Nunzia:           No. Io sono mezza orba di natura e purtroppo non l’ho visto.

Lalla:               Poverina!

Nunzia:           Poverina un corno! Hum, (Con la mano si tappa la bocca ) è meglio se mi sto zitta.

Lella:               Beh, ora pensateci bene ed andate via spontaneamente da questa casa se no …..

Lalla:               Andate via subito mi raccomando, se no. (Escono ).                      

Nunzia:           Hai visto che brava gente c’è in giro. Allora non è vero che il mondo è tutto marcio                     come ci vogliono fare intendere certi imbroglioni. Per fortuna c’è  anche gente                          disposta a fare del bene senza chiedere nulla in cambio. Queste due signore le                                 dovrebbero fare sante.

Fernando:       A me non sembrano tanto buone, anzi temo che sotto, sotto ci sia qualcosa di strano. Nunzia:     Tu sei sospettoso per natura e spesso non riesci a distinguere neanche il bene dal                                    male.

Fernando:       Forse tu hai ragione. Ma prima di lasciare questa casa io vorrei vederci chiaro. Ho                       paura di cadere dalla padella nella brace. 

Scena quarta

(Nunzia, Fernando ed Emigrante)

Emigrante:      (Di nazionalità non dichiarata e possibilmente di pelle scura. Porta con se una sedia                   scassata ed una valigia di cartone legata con lo spago oppure un vecchio borsone)                      Scusate se io non parla bene vostra lingua. Io sono extracomunitario che viene da                      paese molto lontano.

Fernando:       Senti, bello, se tu sei venuto qua per chiedere l’elemosina, ti dico subito che sei                           cascato male, perché noi due siamo poveri in canna. Lo sai che significa poveri in                        canna? Poveri in canna significa che, anche volendo, noi non potere aiutare te in                         nessuna maniera, capisci?

Emigrante:      Tu avere parlato di lemosina. Cosa essere lemosina al paese tuo?

Fernando:       Come? Tu non sai nemmeno cosa è l’elemosina e vai in giro per le case della gente a                    chiedere aiuto? Per tua conoscenza elemosina è quella cosa, che chi ce l’ha, la dà a                      chi non ce l’ha. Hai capito?  

Emigrante:      Allora lemosina essere la casa, che tu avere …. e che io invece non avere.

Fernando:       La cosa ho detto, la cosa, non la casa. Ora non confondere i pulpiti con le polpette.

Emigrante:      Cosa essere pulpiti?

Fernando:       Cosa essere pulpiti? I pulpiti sono …. i pulpiti. Pulpiti, pul-pi-ti, capisci ora?

Emigrante:      (Perplesso ) E polpette?

Fernando:       Polpette sono … le polpette, pol-pet-te. Ce le hai presenti le polpette di carne? Poco,                  vero? Se invece sono polpette di riso a Roma le chiamano supplì. Supplì.

Emigrante:      (Idem c.s. ) Cosa essere supplì?

Fernando:       Ah, ma allora tu non capisci niente? I supplì sono i …. supplì, più chiaro di così si                       muore. Sup-plì! Sup-plì.

Emigrante:      Sup-plì?

Fernando:       Sup-plì!

Emigrante:      Signora, spiega tu a questo uomo che è un poco ignorante che io, anche se non sapere                 cosa essere pulpiti e polpette, avere invece capito benissimo cosa essere lemosina al                 paese tuo.

Nunzia:           Ah, bene! Allora se tu l’hai capito,  spiegalo anche a me perché io sono ancora  più                      ignorante di mio marito.

Emigrante:      Non avere capito nemmeno tu?  Ah, allora qua siamo messi proprio bene. Che parlo                     ostrogoto io?

Nunzia:           Come parli lo sai solo tu e basta. Io so che noi due parliamo in perfetto italiano e se                     tu non capisci niente non è colpa nostra.

Emigrante:      Italiano? Voi due parlare italiano? Veramente a me pare che voi due parlare turco.

Nunzia:           Turco? Quale turco? Ma che stai dicendo? Noi siamo italiani, nati e cresciuti in Italia.

Emigrante:      Anche se voi essere nati e cresciuti in Italia, secondo me parlare turco lo stesso. Ma                     turco, turco, che più turco non si può! Per questo io non capire niente di quello che                    dire voi.

Fernando:       Senti, lasciamo perdere i pulpiti e le polpette e facciamola finita. Si può sapere                            perché tu da tanto lontano sei venuto proprio qua? Cosa volere tu da noi italiani?

Emigrante:      Io volere chiedere a te se puoi lasciare a me la tua casa.

Fernando:       Ah! Tu vuoi questa nostra ….. catapecchia?

Emigrante:      No, no. Io volere vostra casa, non volere vostri ….. pidocchi.

Fernando:       Ho detto catapecchia, non pidocchi.             Per tua norma e regola qua dentro pidocchi non                   ce ne sono stati mai. Topi sì, tanti e pure belli grossi, ma pidocchi no, mai. Forse i                        pidocchi ci sono al paese tuo.

Emigrante:      Al paese mio non essere rimasto più nessuno.

Nunzia:           Perché, sono emigrati anche i pidocchi?

Fernando:       Speriamo che non sono venuti tutti in Italia!

Emigrante:      Invece di fare spirito di patata è meglio se tu dire a me cosa volere dire catapecchìa.                    (Sbaglia l’accento )

Fernando:       Catapècchia non catapeccchìa. Catapècchia vuole dire …. Catapecchia, cata e ….                       pecchia, uguale catapecchia, tutto attaccato. Hai capito ora? Ca-ta-pèc-chia con                          l’accento sulla e, però. Dai, ripeti insieme a me: Catapè…. Catapè… catapè…

Emigrante:      (Forte come uno starnuto ) …cchìa!

Nunzia:           Salute!

Fernando:       Catapècchia! Dai, ripeti insieme a me: Catapè… catapè… , catapè…

Emigrante:      Catapè …

Fernando:       Catapè…, catapè,  catapè…?

Emigrante:      Catape…cchìa!

Fernando:       (Come La vecchia fattoria ) Ia, ia, oh! Senti, ora basta, se no qua facciamo notte.

Emigrante:      Catape…cchìa ia, ia oh! Essere molto bello. Catape…cchìa, catape…cchìa, ia , ia,                       oh! A me piacere molto ia, ia, oh!

Fernando:       Va bene, va bene, allora dillo come vuoi tu. Ma … a te chi ti ci ha mandato da noi?

Emigrante:      Io essere venuto qua perché avere sentito dire che presto voi due andare via         da

                        questa casa …. Catapè …, catapè …., catapè….

Fernando:       Dai, dai, forza, forza che ce la fai…. catapè… canapè …

Emigrante:      Catapè…. cchìa! Ia, ia, oh!

Fernando:       Ia, ia, oh! Da chi l’hai sentito dire che noi andiamo via?

Emigrante:      Io avere sentito dire da persona molto importante.

Fernando:       Forse hai capito male perché tu l’italiano ancora non lo capisci.

Emigrante:      Io masticare poco italiano.

Nunzia:           Se l’italiano lo mastichi poco, poi non lo digerisci.

Emigrante:      Cosa vuole dire “digerisci”?

Nunzia:           Buonanotte! Se ti devo spiegare ogni parola, che dico, allora è meglio se mi sto zitta.

Fernando:       Se noi lasciamo questa casa a te dove andiamo a dormire alla stazione?

Emigrante:      Io e la mia mogliera lasciare a voi il posto letto alla Caritas.

Fernando:       Perché voi non ci state bene  alla Caritas?

Emigrante:      Si. No.

Fernando:       Si o no?

Emigrante:      Noi avere avuto ordine di andare via per lasciare libero il posto letto.       

Fernando:       Chi te l’ha ordinato?

Emigrante:      Il direttore della Caritas. Dice che deve fare un favore a Monsignore Della Casa.

Nunzia:           Qua ci deve essere lo zampino di quelle due signore, che vogliono costringere                              questi due poveracci a liberare i posti letto per darli a noi.

Fernando:       Se ne approfittano perché sono due poveracci,  due poveri             disgraziati.   

Emigrante:      Se noi non liberare i posti letto, il direttore ha detto che ci manda via a calci         nel                   culo di dietro. Tu sai cosa essere culo di dietro?

Fernando:       Lo so, lo so.

Emigrante:      (A Nunzia ) Anche tu  sapere cosa essere?

Nunzia:           Me lo immagino.

Emigrante:      E i calci?

Fernando:       I calci in culo qualche volta le abbiamo presi anche noi.

Nunzia:           Come si permette il direttore della Caritas di trattare così due poveri emigranti,                           extracomunitari, morti di fame più di noi?

Fernando:       Come si permette?

Nunzia:           Per fare un piacere a noi forse quelle due signore hanno costretto il direttore a fare la                  voce grossa con questi due poveri straccioni, disgraziati.

Emigrante:      Senti, ora, tu, spiegare a me perché dire sempre che io e la mia mogliera    siamo due                   morti di fame, straccioni e anche disgraziati? Ora tu spiega a me questo. Avanti,                                   spiega.

Nunzia:           Perché, voi siete per caso due signori?

Emigranti:       No. Ma …..

Nunzia:           Ah, mi pareva!

Emigrante:      Noi essere emigranti, non poveracci, straccioni e  disgraziati come dici tu. Noi essere                  solo emigranti. E-mi-gran-ti. Tu sapere bene cosa volere dire “emigranti”  perché                     forse anche tuo nonno essere stato emigrante.

Nunzia:           Scusa tanto se vi ho considerato morti di fame come noi. Allora lo sai che ti dico? Se                  il direttore della Caritas vi prende a calci nel.. culo di dietro fa bene. Anzi fa                                  benissimo. Perché i posti letto è meglio se li dà a due italiani meno permalosi e più                   bisognosi di voi.

Emigrante:      Io avere sentito dire con mie orecchie che il direttore vuole dare i posti letto a due                      morti di fame …. come voi.

Fernando:       Così ha detto?

Emigrante:      Si.

Fernando:       Non ha detto per caso a due …. cani?

Emigrante:      No.

Fernando:       Meno male.

Emigrante:      Ora io volere fare a te una proposta. Se tu fare dormire qua anche me e la mia                              mogliera io regalare a te questa sedia quasi nuova. (mostra la sedia simile a                                  quella già esistente in quella casa quasi priva di seduta ).

Fernando:       Dormire qua? E dove vi mettete? Qua dentro a stento ci dormiamo noi due.

Nunzia:           Noi abbiamo un letto solo.

Emigrante:      Voi dormire di notte e noi dormire di giorno oppure voi dormire sopra e noi dormire                   sotto.  

Nunzia:           Volete dormire sotto di noi?

Emigrante:      No sotto di voi. Sotto il letto.

Nunzia:           Sotto il letto? No. Nemmeno a parlarne. Qua dentro c’è troppo freddo, umidità. Se                     dormite per terra vi prendete una polmonite. E’ meglio se torni alla Caritas perché                       qua non c’è trippa per gatti.

Emigrante:      Non c’è la trippa?

Nunzia:           Niente trippa. Se vuoi ti posso dare una scatoletta di tonno, di piselli (gliela offre )                      ma ….

Emigrante:      Allora io andare via e lasciare in pegno a voi il mio mobilio (allude alla sedia ).

Fernando:       Questo …  mobilio a noi non ci serve.

Emigrante:      Ci serve, ci serve. Questa essere mia caparra. Tu sai cosa volere dire caparra?                                Caparra volere dire che quando voi due andare via, questa casa restare sicuramente a                  me. (Esce ).

Fernando:       Allora lascia la caparra e ritorna dalla tua mogliera. Va, va tranquillo, va    tranquillo,                   bello e … stai sereno, mi raccomando. (Porta la sedia fuori dalla stanza).

Nunzia:           Ma tu pensa cosa ti hanno combinato quelle due signore per fare del bene a noi.

Fernando:       Non è giusto, però, approfittarsi di due poveri emigranti. Se hanno fatto questo è                                    meglio non fidarsi di loro perché vuole dire che sono capaci di fare del male anche a                   noi.

Nunzia:           Speriamo che tu ti sbagli ma comincio ad avere qualche dubbio pure io.

Scena quinta

(Nunzia, Fernando e Avvocato)

Avvocato:       (Entra. E’ di origini napoletane e sarebbe auspicabile che l’attore si esprimesse con                    accento dialettale)E’ permesso?Scusate, sono l’avvocato Saverio Gambarotta.

Fernando:       Un avvocato in casa nostra! Quale onore? Nunzia, fai sedere l’avvocato che ha una                     gamba             rotta.

Avvocato:       Che sta dicendo, lei? Io non ho nessuna gamba rotta.

Fernando:       Ce l’ha, ce l’ha la gamba rotta. L’ho sentito con le mie orecchie che lei ce l’ha.

Avvocato:       Le assicuro che io non ho la gamba rotta.

Fernando:       Dia retta a me lei ce l’ha la gamba rotta, ce l’ha. E’ inutile negare l’evidenza.

Avvocato:       Come glielo devo dire che io no ho nessuna gamba rotta?

Fernando:       E va bene facciamo finta che sia così. Aummo aummo, (tipica espressione omertosa)                   Nunzia, l’avvocato ha detto che non ha la gamba rotta. (Le fa l’occhietto ).

Nunzia:           Allora chi ce l’ha rotta questa benedetta gamba?

Fernando:       (Con chiara allusione ) Qualcuno  ce l’ha la gamba rotta ma purtroppo non lo vuole                    dire. Sai come sono queste cose? (Gli dà di gomito ) Fra uomini ci si capisce vero,                    avvocato? Aummo, aummo.

Avvocato:       Con questo “aummo aummo lei  mi dà ai nervi. Io mi chiamo Gambarotta ma le                           gambe, grazie a Dio, ce l’ho tutt’e due sane.

Fernando:       Ah, lei si chiama Gambarotta?  Complimenti, complimenti! Lei si chiama                         Gambarotta? Complimenti! Complimenti! Chi l’avrebbe detto mai? Gambarotta!

Avvocato:       (Lo guarda male perché sospetta di essere preso in giro da uno mezzo scemo) Si. Mi                    chiamo Gambarotta, ho le gambe ancora sane e si dà il caso che sono anche                                 avvocato. Cosa c’è di strano?

Fernando:       Ah, lei è anche avvocato? Complimenti, complimenti! Avvocato! Chi l’avrebbe detto                  mai che lei è avvocato? (Gli sta per dare una pacca sulle spalle ma all’ultimo                          momento si trattiene dal farlo rimanendo con la mano sospesa in aria ).       

Avvocato:       (Al pubblico,toccandosi la tempia con dito indice ) Questo è proprio scemo.

Fernando:       Nunzia, saluta l’avvocato Gambarotta.

Nunzia:           Piacere.

Avvocato:       Piacere, Gambarotta,

Nunzia:           Quisisana.

Avvocato:       Cosa sana lei? Io mi chiamo Gambarotta e lei?

Nunzia:           Quisisana.

Fernando:       Ha visto che bella coincidenza, avvocato! Gambarotta, Qusisisana. Gambarotta,                          Quisisana. Sembra fatto apposta per lei, che ha la gamba rotta.

Avvocato:       Ora, però, finiamola con queste sciocchezze e passiamo subito alle cose serie.      

Fernando:       Mi dica, mi dica, avvocato, in che cosa posso servirla?

Avvocato:       La signora ….  Quisisana è per caso la sua gentile consorte?

Fernando:       Sissignore. La qui presente Nunzia Quisisana è la mia consorte effettiva di ruolo.

Avvocato:       Di ruolo? Perché lei ha per caso un’altra moglie che fa le supplenze?

Fernando:       No, no, per carità. Con i tempi che corrono è meglio avere una moglie sola.

Avvocato:       Allora posso parlare liberamente?

Fernando:       Lei parli pure tranquillamente perché fra noi non ci sono segreti. Noi siamo due                           noccioli in un guscio solo.     

Avvocato:       Dunque.

Fernando:       Dunque.

Avvocato:       Se permette dunque lo dico io. Dunque, si tratta di una cosa delicata, che necessita di                 un po’ di tempo per illustrarla.

Fernando:       Prego, avvocato, siamo tutti e due a sua completa disposizione.

Avvocato:       (Si guarda intorno come se cercasse un punto di appoggio, una sedia …)

Fernando:       Nunzia, anche se l’avvocato dice che non ha la gamba rotta, è meglio fallo sedere lo                   stesso, perciò, prendi  subito una sedia.

Nunzia:           Quale sedia devo prendere?

Fernando:       Prendi quella migliore che c’è.

Nunzia:           Quella migliore?

Fernando:       Nunzia, non la fare tanto lunga, per favore. Se non la trovi prendi una sedia                                 qualunque, la prima che ti capita fra le mani. Tanto le nostre sedie sono tutte belle.

Nunzia:           Prendi una sedia? Lasedia devi dire. Lasedia, femminile singolare , non unasedia

                         (si dirige verso ’unica sedia scassata che c’è nella stanza, la guarda, vede in che                         stato è la seduta e perplessa … la piazza dietro all’avvocato  )  Prego, avvocato, si                       accomodi, si accomodi.

Avvocato:       ( Senza guardare si siede e sprofonda nel vuoto rimanendo incastrato dentro la                             sedia ). Aiuto, aiuto! Affogo! Affogo …!

Nunzia:           Lo sapevo che finiva così, lo sapevo. ( parlando fra sé ) Prendi una sedia ….. una

                        Sedia …., una sedia qualunque … la migliore che c’è …

Fernando:       Quale sedia hai preso, Nunzia?

Nunzia:           Ho preso l’unica sedia che abbiamo. Quale dovevo prendere?

Fernando:       Ma come l’unica che abbiamo?  Scusi, avvocato, mia moglie si è confusa e fra le              tante sedie, che abbiamo, ha preso proprio quella che è mezza rotta.

Avvocato:       Aiuto, aiuto! ( Tenta invano di liberarsi da quella scomoda situazione ) Altro che                         mezza rotta. Questa forse una volta era una sedia, una volta …. Ma ora …

Nunzia:           Fernando, mi sa tanto che l’avvocato è rimasto incastrato e da solo non ce la può fare                 a liberarsi.

Fernando:       Non ti preoccupare. Ora ci penso io a sistemare l’avvocato, ci penso io. Avvocato, lei                  deve stare tranquillo perché in queste circostanze più si muove peggio è. Queste                                   sono cose che al giorno d’oggi con la crisi che c’è purtroppo possono capitare.

Avvocato:       Dove possono capitare queste cose? Dove? Nelle altre case queste cose non capitano                  mai. Io non ho mai visto nulla di simile nelle case delle persone  …. civili.

Fernando:       Forse nelle altre case no ma in questa casa cose così (siccome gli suona bene lo                            ripete ) ma inquesta casa cose così,  avvocato, lo sente come suona bene? In questa                 casa cose così purtroppo possono capitare.

Avvocato:       Ma dove sono capitato, dove sono capitato io?

Fernando:       Avvocato, deve stare tranquillo, tranquillo, perché lei è capitato in una casa                                  ospitale con gente che le vuole bene. (Gli dà un buffetto per consolarlo).

Avvocato:       (Mostra di non gradire) All’ospedale vi ci mando io se no mi liberate subito.

Fernando:       Lo sa che a vederlo combinato così mi sembra spiccicato la buonanima dell’                                 onorevole Andreotti, incollato alla sedia del potere?

Nunzia:           Su, liberiamo subito l’avvocato (Fa una mossa maldestra ). Perché così non ci può                      stare, poverino.

Avvocato:       Poverino un corno! Ahi, Ahi! Ferma, ferma. Ma che sta facendo, lei?

Fernando:       Ferma! Nunzia, ferma! Così rischi di rompergli una gamba.

Nunzia:           Una in più, una in meno, tanto lui è già Gambarotta, no?

Avvocato:       Fate presto, fate presto, per favore. Liberatemi da questa trappola.

Fernando:       Ci penso io, avvocato. Nunzia, prendi il martello e lo scalpello che con quattro colpi                    bene assestati sistemo subito l’avvocato.

Avvocato:       Oh, oh! Che ha intenzione di fare, lei? Che vuole dire sistemo subito l’avvocato?

Nunzia:           Che vuoi rompere per caso la sedia? Guarda che questa è l’unica sedia che ci è                            rimasta. Se la rompi quando ci viene a trovare qualcuno  dove lo facciamo sedere?

Avvocato:       Se viene qualcuno in casa vostra è meglio se non lo fate sedere, date retta a me. E’                      meglio se lo lasciate in piedi come un salame.

Nunzia:           Se lo lasciamo in piedi come un salame facciamo una brutta figura.

Avvocato:       E’ meglio se fate una brutta figura lasciandolo in piedi.

Fernando:       Nunzia, dai retta a me, vai a prendere il martello e lo scalpello.

Avvocato:       Che martello, che scalpello?

Nunzia:           Che ci fai con il martello e lo scalpello?

Avvocato:       Che ci vuole fare, lei, con il martello e lo scalpello?

Nunzia:           Forse è meglio se gli dai un calcio nel sedere come hai fatto l’altro giorno con                              l’impiegato del Comune ed in quattro e quattr’otto ce la sbrighiamo.

Avvocato:       A chi? A chi lo deve dare il calcio nel sedere? Non vi permettete di toccarmi perché                    io vi denuncio. Vi faccio andare tutti e due in galera a vita.

Fernando:       Allora lei preferisce rimanere così, incastrato nella sedia?

Avvocato:       Niente affatto. Liberatemi subito o vi faccio passare un brutto guaio.

Fernando:       Avvocato, stia tranquillo, stia tranquillo. Noi ora mettiamo la sedia sottosopra e,                          spingendo con il piede, piano, piano (fish) facciamo uscire il suo sedere dalla sedia.

Nunzia:           Piano, piano per modo di dire perché qua ci vuole il solito calcio nel sedere. A quel                      signore del Comune gli hai rotto l’osso sacro ma alla fine, grazie a Dio, lo hai                              liberato.

Avvocato:       L’osso sacro? Ma che siamo pazzi? Se mi fate del male io vi denuncio. Vi denuncio.

Fernando:       Stia tranquillo, avvocato, stia tranquillo, ci pensiamo noi a sistemarlo nella posizione                   migliore. Se lei collabora con noi sarà tutto più semplice.

Avvocato:       Ma che modo è questo di accogliere la gente. Dove vivete voi nella giungla? Vi                           dovreste vergognare!

Fernando:       Stia tranquillo, avvocato, stia tranquillo. Le posso assicurare che così non c’è mai                        morto nessuno in casa nostra, almeno fino ad ora. Perciò, stia tranquillo.

Avvocato:       Senta, la smetta di dirmi di stare tranquillo perché più lei mi dice di stare tranquillo e                  più mi fa girare le scatole e mi fa innervosire.

Fernando:       Calma ci vuole, calma. Se ci facciamo prendere dal nervosismo non ne usciamo fuori                  da questa situazione. Nunzia, proviamo a sollevare la sedia. Uno, due, e ….

Nunzia:           Tu spingi da dietro perché io da sola non ce la faccio.

Avvocato:       Un momento, un momento, cos’è che volete fare tutti e due?

Fernando:       Eh, no, avvocato, lei deve stare zitto e deve collaborare. Si fidi di noi che siamo                          pratici di queste cose. Lei cerchi di alzarsi e di mettersi nella posizione giusta per                        permetterci di lavorare. (Si inginocchia ) Uno, due, tre, pronti, via! Nunzia, Nunzia,                reggilo davanti e non lo fare cadere ed io lo spingo da dietro. Intanto prendimi il                                    cacciavite così gli allargo il buco ….

Nunzia:           Il cacciavite ce lo siamo venduto l’altro giorno, c’è rimasto solo il piede di porco.

Avvocato:       Non vi azzardate a mettermi le mani addosso perché io vi sistemo per le feste.

Fernando:       Tranquillo, avvocato, tranquillo …. Ah, scusi non glielo dico più di stare tranquillo.

                        Nunzia, vai a prendere il piede di porco.

Nunzia:           Io devo reggere l’avvocato se no cade per terra e si spacca anche la faccia.

Fernando:       Ho capito. Allora facciamo a meno del piede di porco. Avvocato, lei al mio via deve                   stringere un pochino le chiappe e buttare fuori tutta l’aria che ha in corpo.

Avvocato:       Quale aria devo buttare fuori?

Fernando:       Quella dei polmoni, solo quella dei polmoni mi raccomando e stringere  bene le                           chiappe. Pronto? Oh, oh, oh ….., soffi e stringa, stringa e soffi, (gli da un calcio)                        Oplà! (l’operazione può essere ripetuta ). Ecco fatto. Ha visto? Ci vuole più a dirlo                    che a farlo. Dica la verità, non si sente più leggero ora?

Avvocato:       Io spero di non trovarmi mai più in una situazione così incresciosa.

Fernando:       Se in futuro gli dovesse capitare ci faccia chiamare subito. Ha visto come siamo stati                  bravi. In quattro e quattr’otto abbiamo fatto miracoli.

Avvocato:       Spero di non avere mai bisogno del vostro aiuto. Mai. (Si sistema la giacca, la                             camicia, la cravatta ) Ed ora finalmente veniamo a noi. Dunque.

Fernando:       Dunque.

Avvocato:       (Lo guarda male). Dunque che?

Fernando:       No, no. Dunque lo dice lei, per carità.

Avvocato:       Dunque. Io parlo per conto di due mie clienti che hanno acquistato il terreno qui                         intorno, compresa la parte sulla quale insiste questa misera catapecchia.

Fernando:       E che vuole da noi?

Avvocato:       Io? Niente, niente. Data la situazione, che si è venuta a creare, io sono qua solo per                     consigliarvi di lasciare libera questa casa se non volete andare incontro a guai seri.

Fernando:       Che tipo di guai?

Avvocato:       Guai giudiziari. In parole povere, se voi non lasciate volontariamente libera questa                      casa io, in nome e per conto delle mie clienti, devo dare corso alla procedura    di                                            sfratto, che potrebbe essere per voi molto costosa.

Nunzia:           Noi non sappiamo dove andare a dormire se lasciamo libera la casa. Anche se questa                   è una misera catapecchia per noi è la salvezza. E’ un tetto, un riparo, una … cuccia.

Avvocato:       Le mie clienti vi possono fare trovare un posto letto alla Caritas.

Fernando:       Avvocato, noi ci vogliamo pensare. Prima di lasciare la casa vogliamo vederci                              chiaro perché non vorremmo cadere dalla padella nella brace. Mi sono spiegato?

Nunzia:           Ci aiuti lei, che è avvocato. Non ci faccia buttare in mezzo alla strada. Lei, che è                         avvocato deve difendere noi, che siamo poveri, perché i ricchi si difendono da sé.                       Avvocato, la prego con le mani giunte, non ci faccia andare via da questa casa.

Avvocato:       Nell’interesse delle mie clienti io vi devo purtroppo avvertire che, se non decidete di                   lasciare spontaneamente libera questa casa, andrete sicuramente incontro a guai seri.                   Io di più non vi posso dire. O bere o affogare. Dovete decidere voi quello che volete                fare, in piena libertà.

Nunzia:           “O bere o affogare”?

Avvocato:       Esatto. Per ora vi saluto e vi consiglio di buttare nella spazzatura quella specie di                         sedia (Esce).

Fernando:       Se sapevo che era così cattivo lo lasciavo incastrato nella sedia, parola mia.

Nunzia:           Quello ci rovina, ci fa buttare in mezzo alla strada senza pietà.

Fernando:       Per ora è meglio se me ne vado fuori a fumare una sigaretta per farmi passare la                           rabbia che ho in corpo, se no qua faccio Casamicciola ….. ( Esce ).

Nunzia:           Vai, vai. Io intanto mi sdraio un po’ sul letto e cerco di raccogliere i miei pensieri. Io                   questa situazione la vedo brutta e sono sicura che la storia dello sfratto finisce male.                   Intanto …. Mo’ veni Natale, non tengo dinari, non sacciu chi fari e mi vadu a curcà.                   Mo’ veni Natale…  ( si sdraia sul letto e sospira …) Aaaah! Sono stanca di fare                                  questa vita! Sono stanca ma quello che è peggio è che non vedo una via d’uscita.

                        Mo’ veni Natale  ….

SIPARIO

FINE DEL PRIMO ATTO

Lo sfratto

Atto secondo

Scena prima

(Nunzia, Dottore e Fernando )

Dottore:          (Entra. E’ un uomo in età lavorativa ma,volendo, potrebbe essere anche una donna )                   Buon giorno. C’è nessuno in questa casa? Io sono il medico dell’Inps. Oh, buon                                   giorno signora. (La vede che è ancora a letto ) Disturbo?

Nunzia:           No, no! (Si alza dal letto ) Buon giorno, dottore. Mi ero stesa un po’ sul letto per                         riordinare le idee dopo la visita dell’avvocato Gambarotta, che aveva la gamba sana                    ma ci ha messo lo stesso l’animo in subbuglio. Mio marito la stava aspettando, lo               sapeva che prima o dopo lei veniva. Lo sapeva, lo sapeva che lei veniva.

Dottore:          Ed ora sono qua, puntuale come i treni di una volta. Il signor Fernando non c’è?

Nunzia:           Si, si. E’ andato un momento qua fuori  per scaldarsi un poco al sole perché in questa                  casa ci fa troppo freddo, c’è tanta umidità e ogni inverno rischiamo di prenderci una                  polmonite.

Dottore:          Suo marito per caso si è già ammalato di polmonite?

Nunzia:           Ancora no ma è sulla buona strada per ammalarsi e non solo di polmonite.

Dottore:          Ah, bene, bene. Questo mi fa molto piacere.

Nunzia:           Lui ce la sta mettendo tutta. Ora, se lei permette, io lo vado subito a chiamare. Mi                       scusi se non lo faccio accomodare ma abbiamo tutte le sedie …. impegnate.

Dottore:          (Incredulo dà un occhiata a tutta la stanza). Boh!

Nunzia:           (Si affaccia e chiama il marito ad alta voce e poi si tiene un po’ in disparte )                                  Fernando, Fernando, vieni, c’è il dottore, il dottore della Previdenza sociale.

Fernando:       (Entra di corsa ) Eccomi qua. Buon giorno, dottore. Brrr, ha sentito che freddo fa                       qua dentro? Io sono uscito un momento per scaldarmi sotto il sole e per fumarmi una                         sigaretta in santa pace.

Dottore:          Ah, lei fuma? Lei fuma, eh?

Fernando:       No, no. Solo qualche tirata dalla sigaretta di un amico compiacente. Sa come                               succede? Uno fuma e la sigaretta involontariamente passa da una mano all’altra.

Dottore:          Come fa la sigaretta a passare di mano in mano involontariamente?

Fernando:       Involontariamente si fa per dire.

Dottore:          Beh, ora invece passiamo volontariamente a noi due che è meglio. Dunque.

Fernando:       “Dunque” naturalmente  lo dice lei.

Dottore:          Perché “dunque” lo vuole dire lei?

Fernando:       No, no, per carità. A scanso di equivoci, “dunque” è meglio se lo dice lei.

Dottore:          Allora?

Fernando:       Niente, niente. Questo l’ha detto anche l’avvocato ed io le ho risposto che …

Dottore:          Quale avvocato l’ha detto?

Fernando:       L’avvocato Gambarotta. Gambarotta, quello che dice di avere le gambe sane.

Dottore:          (Risentito ) E che c’entro io con l’avvocato Gambarotta? Che c’entro io?

Fernando:       Lei non c’entra niente, niente. Non se la prenda a male, dottore. Lei con l’avvocato                     Gambarotta non c’entra niente.

Dottore:          Se io non c’entro niente lei perché me lo ha nominato? Perché me lo ha ricordato?                       Senta, patti chiari e amicizia lunga ed io le dico subito che di questo passo, noi                           rischiamo di cominciare male la giornata e di finirla anche peggio.

Fernando:       Dottore, lei forse non ci crede ma io sono così emozionato …., io sto già sudando                       freddo al solo pensiero di …..

Dottore:          Se lei non è ancora pronto me lo dica chiaramente perché io me ne vado via e buona                   notte a i suonatori.

Nunzia:           No, no. La prego, dottore, rimanga. Rimanga, per favore. Io è tanto che l’aspetto.

Dottore:          Dunque. (Pausa in attesa della reazione di Fernando).

Fernando:       (Alza le braccia come dire:nulla da eccepire ).

Dottore:          Oh! Dunque, lei è il signor Fernando Munazzotto di anni …. che ha fatto domanda                    per avere la pensione di invalidità?

Fernando:       Sissignore. (Indica la moglie ) E questa è la mia unica …. moglie.

Nunzia:           Piacere, Quisisana.

Dottore:          Qui si sana?

Nunzia:           Sissignore.

Dottore:          (Si stupisce) Signor Munazzotto, ora mi dica subito quello che lei accusa, così in                         quattro e quattr’ otto ce la sbrighiamo.

Fernando:       Io non accuso nessuno. Io non vedo, non sento e non parlo. Mi cascasse la lingua …                   io non faccio mai la spia.

Dottore:          Che c’entra fare la spia? Dicevo quello che lei accusa nel senso di cosa lamenta?

Fernando:       Ah, se lei vuole sapere di cosa mi lamento allora ….! Io mi lamento di tante cose. Mi                  lamento perché sono nato povero, mi lamento perché non ho mai un euro in tasca, mi                  lamento perché non ho una casa come si deve, eccetera, eccetera, eccetera. Io mi                           lamento sempre, dottore, mi lamento sempre  ma purtroppo non mi dà retta nessuno.

Dottore:          Bene, bene. Questo ….  mi fa piacere. E a proposito della sua salute?

Fernando:       Come si dice, dottore? Quando c’è la salute e un paio di scarpe nuove … A proposito                 di scarpe, non so se se ne è già accorto, (incespica sul “ non so se se n’è” e lo ripete                         più volte fino a dirlo bene) main quelle che porto ai piedi mi è già uscito il ditone di                 fuori.

Dottore:          Bene, bene. Questo mi dispiace.

Fernando:       Dispiace anche a me perché ora di sotto mi ci viene il callo, lo sa? Lei  lo vuole                            vedere             il mio ditone prima che ci viene il callo sotto?

Dottore:          No, no. Il suo ditone francamente non mi interessa.

Fernando:       Lo vede com’è? Io mi lamento ma non interessa a nessuno.

Dottore:          A me il suo ditone non interessa.

Fernando:       Che peccato! Se lo vedesse! Gli manca solo la parola. Vero, Nunzia?

Nunzia:           (Gli fa segno di stare zitto peri non innervosire il dottore). Confermo tutto dalla A                        alla Zeta.

Dottore:          Senta, non mi faccia perdere tempo ed andiamo diritti al sodo. Lei per quale motivo                   ha fatto domanda per      avere la pensione di invalidità? Le è chiara la mia domanda?

Fernando:       Chiarissima.

Dottore:          Se la domanda è chiara, risponda senza tergiversare.

Fernando:       Posso rispondere?

Dottore:          Dica, dica, dica ….

Fernando:       Dico, dico, dico.

Dottore:          Dica, dica, dica …

Fernando:       Dico, dico, dico. Veda, dottore, la cosa è molto delicata perché si inquadra purtroppo                 in un contesto poco allegro.

Dottore:          Dica, dica, dica …

Fernando:       Dico, dico, dico. Io sono disoccupato congenito di natura, ho una moglie che, come                   lei stesso può vedere, sta in piedi per miracolo e tre figli a carico. Tre piccirilli, che               sembrano fatti di zucchero e miele per quanto sono belli e affezionati e che hanno la                  boccuccia sempre aperta come gli uccellini perché hanno fame e vogliono                                 mangiare. Cip, cip, cip … Cip, cip, cip … Nunzia, fa vedere al dottore             come                           tengono la bocca aperta i piccirilli. Cip, cip, cip …

Nunzia:           (Esegue in faccia al dottore). Ah, ah, ah! Ah, ah, ah! Ah, ah, ah ah, ah, ah, ah!!!!!!!!

Dottore:          (Irritato ) Basta, basta, ho capito, chiuda pure la bocca. 

Nunzia:           (Idem ) Ah, ah, ah ….! Ah, ah, ah ….!

                        (Infastidito dall’odore si tappa persino il naso ) Basta, basta! (A Fernando ) E lei             lasci perdere i preamboli per favore  e vada diritto al sodo. Tanto per cominciare                        i …. piccirilli  dove sono? Io qua non vedo nessun         piccirillo.

Fernando:       Lei vuole sapere dove sono i piccirilli?

Dottore:          Dica, dica, dica …

Fernando:       Dico, dico, dico. Nunzia ….,

Nunzia:           Dica, dica, dica …

Fernando:       (Si meraviglia ) Dove sono ….. i piccirilli?

Nunzia:           Quali piccirilli?

Fernando:       Ah, già, (al dottore ) mi sono scordato di dirle che i piccirilli devono ancora venire.

Dottore:          Perché, i piccirilli sono a scuola?

Fernando:       No. I piccirilli non sono ancora nati. Ma da un momento all’altro   potrebbero                              arrivare e non mi vorrei fare trovare impreparato, senza un  euro in tasca.

Dottore:          Ne potrebbero arrivare addirittura tre tutti in una volta?

Fernando:       Questo non lo possiamo escludere. A un mio amico è già successo e per    giunta a

                        sua insaputa perché ha fatto tutto da sola quella santa donna di sua moglie, poverina.

Dottore:          Non dica sciocchezze, per favore, e parliamo di cose serie, di cose concrete. Lei   mi                    pare che lavora troppo di fantasia, caro signore.

Fernando:       Veda, dottore ….

Dottore:          Dica, dica, dica …

Fernando:       Dico, dico, dico. Io sono previdente e penso sempre al futuro. Per questo ho                                presentato per             tempo la domanda per la pensione di invalidità, ma purtroppo mi è                       stata respinta. Ora mi dica, dica, dica  lei come può fare un povero cristo come me                   per campare e per dare da mangiare alla famiglia se non ha in tasca nemmeno un                    euro. Questo è un problema concreto, no? Questo è il busillis che noi dobbiamo                                    risolvere stamattina.

Dottore:          Ora mi dica una cosa.

Fernando:       Dica, dica, dica …

Dottore:          Lei, dico lei, in coscienza sua ritiene che la pensione d’invalidità le è stata negata                        ingiustamente? E se sì, perché secondo lei?

Fernando:       No, no, per carità. Io non ho detto che mi è stata respinta ingiustamente. Anzi ad                                    onor del vero penso che, sotto certi aspetti, hanno fatto pure bene a respingere la                                     domanda perché io non sono invalido, no, no, non sono invalido e, grazie a Dio,                         anche se mangio poco e a giorni alterni, sto ancora abbastanza bene di salute.

Dottore:          Lei, però, ha fatto ricorso, caro signore. Il ricorso lo ha fatto perché crede di essere                     stato vittima di un sopruso, di un’ingiustizia, di avere subito un torto? O per quale                   altro motivo lo ha fatto? Dica, dica, dica ….

Fernando:       Niente di tutto questo.  Io ho fatto ricorso perché noi abbiamo fame e io sono                              disoccupato  dalla nascita. Veda, dottore, io non sono invalido e, se permette,  (fa le                   corna e si tocca ) faccio gli scongiuri perché non lo voglio essere neanche in futuro.

Dottore:          Confesso che faccio fatica a comprendere quello che lei mi sta dicendo.

Fernando:       Allora mi spiego meglio.

Dottore:          Dica, dica, dica ….

Fernando:       Dico, dico, dico. Io voglio avere solo la possibilità di mangiare e di provvedere alla                     mia famiglia presente e …. futura. Per questo in mancanza di un lavoro mi serve la                 pensione di invalidità. Ha visto come fila il discorso?

Dottore:          Ora ho capito. A voglia di lavorare come stiamo? Lei ne ha voglia di lavorare?

Fernando:       Zero assoluto, parola d’onore. Lo può testimoniare anche mia moglie che io sono                        negato per lavorare a causa di una congenita mancanza di volontà lavorativa già                          certificata dal mio dottore curante.

Nunzia:           Si, si, confermo che è un dono di natura.

Fernando:       Dottore, ha visto come fila il discorso?

Dottore:          Il discorso fila ma purtroppo per avere diritto alla pensione di invalidità non basta                       non avere voglia di lavorare.

Fernando:       Non basta?

Dottore:          No. Non basta, caro signore. Il soggetto richiedente, cioè lei, deve anche essere                           fisicamente o psichicamente non idoneo al lavoro. Mi sono spiegato?

Fernando:       Ah, ho capito! Devo essere malato oppure mezzo scemo?

Dottore:          Mezzo scemo, tutto scemo …. Questo prevede la legge.

Fernando:       La legge, la legge. Si fa presto a chiamare in causa la legge. Ma cosa ne sa la legge                      dei problemi di chi ha fame? Con gli articoli di legge non si apparecchia la tavola e                con quella penale si va a finire anche in galera. Lo può testimoniare anche mia

                        moglie, buonanima.

Nunzia:           Ma che  buonanima, tiè! (Gesto dell’ombrello ) Comunque io confermo, confermo                       tutto, dottore, dalla A alla Zeta.

Fernando:       Veda, dottore, io non sono invalido ma, a dirlo a lei in confidenza, mi rodo dentro

                        perché non ho i soldi per fare la spesa. Sono più le volte che vado a letto digiuno                        delle volte che mangio. E il mio dottore mi ha detto che a forza di digiunare rischio                 di ammalarmi di stomaco, per non dire che per il dispiacere mi sto rovinando anche                il fegato.

Dottore:          Ah, sì? Bene, bene! Questa  è una buona notizia che le può tornare utile    in futuro.

Fernando:       Come, bene, bene? Io mi ammalo di stomaco e di fegato e lei dice che è una buona                     notizia?”

Dottore:          Certo. Se lei si ammala di stomaco o di fegato è probabile che un giorno le diano la                     pensione di invalidità, così lei può risolvere il suo problema senza avere bisogno   di                    lavorare. 

Nunzia:           Speriamo che quel giorno non sia troppo lontano, però, perché se no rischiamo di                        non arrivarci vivi. E’ vero dottore?

Dottore:          Questo dipende da suo marito, signora. Prima lui si ammala, meglio è per voi.

Nunzia:           (A Fernando ) Se tu vuoi bene alla famiglia devi essere deciso. Ti devi ammalare                         prima possibile e non fare come al solito tuo che rimandi tutto alle calende greche.

Fernando:       Io ho paura, però, che se mi ammalo di stomaco e di fegato, quando finalmente mi                      danno la pensione, non posso nemmeno mangiare.

Dottore:          Lei non potrà più mangiare. Lei. Ma sua moglie e i futuri piccirilli si. Non si può              avere tutto dalla vita.

Nunzia:           Glielo dico sempre anche io che nella vita bisogna sapersi accontentare.

Fernando:       Se ho capito bene ora, che potrei digerire anche i sassi, non posso mangiare perché                      non ho i soldi per fare la spesa e, quando mi danno la pensione, non posso mangiare               perché ho lo stomaco ed il fegato rovinati.

Dottore:          Esatto.

Fernando:       Ma allora io non devo mangiare mai?

Nunzia:           Che ti costa fare un sacrificio per il bene della famiglia?

Dottore:          Io non vedo altra via d’uscita per risolvere il suo problema. La Previdenza sociale                       deve rispettare la legge e non può dare la pensione a cani e porci (indica Fernando ).

Nunzia:           Non la può dare a …  cani e porci (indica Fernando ).

Fernando:       La verità è che in Italia non si fa nulla per la prevenzione.

Dottore:          Che c’entra ora la prevenzione?

Fernando:       C’entra, c’entra, eccome se c’entra. Se la pensione d’invalidità  me la danno ora che                   sto bene io non mi ammalo e non divento un peso per la società. Lo sa lei quanto                   costa al Servizio sanitario nazionale curare uno che è malato di stomaco o di fegato?

Dottore:          Lei dice bene ma la pensione di invalidità non si può dare in via preventiva. Perciò                      decida lei se preferisce continuare a digiunare  perché non ha i soldi per fare la spesa                   oppure ammalarsi di stomaco e digiunare ma con i soldi della sua bella pensione in                    tasca.

Fernando:       Ma come?  Oggi si può fare anche la guerra preventiva e  non si può dare una                              pensione d’invalidità?

Dottore:          Mi dispiace ma non la posso accontentare anche se trovo interessanti alcune sue  

                        considerazioni. A questo punto le consiglio di prendere in esame anche                                         l’eventualità di lavorare. Tertium non datur. Non c’è altro da fare, caro signore.

Nunzia:           Lavorare?  (A Fernando ) Vedi che qua si va di male in peggio. Secondo me è meglio                 se ti ammali e ti fai dare la pensione.

Fernando:       Si. Forse hai ragione tu.

Dottore:          Allora, arrivederci, signori.

Fernando:       A ….  presto, dottore.

Dottore:          Io lo spero …. per lei e per la sua famiglia. ( Esce ).

Nunzia:           Bravo, questo dottore. Ha capito subito qual è il problema e ci ha consigliato la                           soluzione migliore.

Fernando:       E’ difficile, però, cominciare.                                      

Nunzia:           Visto che non hai voglia di lavorare è meglio puntare tutto sulla pensione di                                 invalidità. Quando non puoi più mangiare, con i soldi che risparmiamo ti compri                         un paio di scarpe nuove. Non sei contento?

Fernando:       Vivere di rendita è stato sempre il mio sogno ma non avevo messo in conto che per                     realizzarlo dovevo fare il sacrificio di non mangiare. 

Nunzia:           Vedrai che, quando ti danno la pensione, la nostra vita cambia da così a … così                           (accompagna queste parole girando il palmo della mano verso l’alto).

Fernando:       Forse la tua cambia da così a così. La mia vita invece cambia da così a cosà (fa il             gesto apposto con la sua mano). E’ questione di punti di vista, cara mia.

Scena seconda

(Fernando, Nunzia e l’Ufficiale giudiziario)

Voce esterna:  Signora Nunzia, signora Nunzia ….

Nunzia:           Vengo, vengo ….  Questa è la postina. Vado a sentire cosa vuole.

Voce esterna:  Signora Nunzia, signora Nunzia ….

Nunzia:           Arrivo, arrivo! (Esce ).

Fernando:       (Riflette ad alta voce ) Secondo me non è giusto ma c’è poco da fare, c’è poco da                        fare … O mangi questa minestra o ti butti dalla finestra.  Sarebbe meglio mangiare la             minestra ma … beati quelli che hanno voglia di lavorare!

Nunzia:           (Entra ) Fernando, là fuori c’è un signore che ha chiesto di te. Dice di essere                                l’ufficiale giudiziario.

Fernando:       Che vuole da me questo signore?

Nunzia:           Non lo so. Ma non prevedo nulla di buono. Ha una faccia che non mi piace.

Fernando:       Non ti preoccupare forse ci porta il panettone che ci hanno mandato quelli del Banco                  Alimentare.

Nunzia:           Perché, quest’anno il panettone ce lo porta a casa  l’Ufficiale giudiziario?

Fernando:       Boh! Forse ce l’hanno spedito per raccomandata.

Uff. Giud.      (Entra l'ufficiale giudiziario ) Permesso? Permesso? Il signor Fernando Munazzotto,                    nato il             24 dicembre 1971, di professione disoccupato, chi è di voi due?

Fernando:       Come chi é di noi due? Perché non si vede a occhio nudo?

Uff. Giud.      Che ne so io? Voi rispondete alla mia domanda senza fare commenti perché io devo                    verbalizzare.

Nunzia:           Screanzato! Va bene che non vado mai dal parrucchiere e non mi do neanche un filo                   di rossetto, ma non mi sembra di assomigliare ad un uomo?

Uff: Giud:      No, no, per carità, io l’ho visto subito che lei è una donna. Più che altro l’ho intuito                     … dall’abito che lei indossa.

Nunzia:           Ah, solo dal vestito che ho addosso lei ha intuito che io sono una signora?

Uff. Giud:      No, no,  anche dalle scarpe. Va bene che di questi tempi fra uomini e donne non ci si                   capisce più niente ma io  ho l’occhio clinico e certe cose modestamente le capisco al                    volo.

Fernando:       Mi scusi, se ha visto subito che lei è una donna come mai ha chiesto chi è Fernando                     Munazzotto?

Uff. Giud:      Forse io mi sono confuso perché non ho guardato subito le sue scarpe. Io ho l’occhio                  clinico sa? Si fidi di me.

Fernando:       Lei è sposato?

Uff. Giud.      Si, sono sposato.

Fernando:       Sposato con una donna?

Uff. Giud:      Certamente. Che mi sposavo con un uomo io?

Fernando:       E’ proprio sicuro che sua moglie è una donna?

Uff. Giud:      Sicurissimo.

Fernando:       Scommetto che ha capito che sua moglie è una donna guardandole le scarpe, vero?

Uff: Giud:      Beh, ad essere sincero a mia moglie non ho guardato solo le scarpe. Ma anche                              qualche altra cosa ….Ih, ih, ih!

Fernando:       Allora l’ha visto che fra lei e sua moglie c’è qualche altra differenza? Magari piccola,                  piccola così, (mima con i due indici in croce) ma c’è.

Uff: Giud:      Ora la smetta di fare lo spiritoso. Lei oggi è così allegro perché non sa cosa l’aspetta.                  Io sono l'ufficiale giudiziario e le devo notificare lo sfratto esecutivo.

Fernando:       Che vuole dire questo?

Uff. Giud.      Vuole dire che voi due dovete andare via da qui. Dovete lasciare libera la casa.

Fernando:       Quale casa?

Uff. Giud.      Questa.

Fernando:       Questa lei la chiama casa?

Uff. Giud.      Voi due dove abitate?

Fernando:       Qua.

Nunzia:           Qua abitiamo. Noi viviamo insieme, siamo marito e moglie.                      

Uff. Giud:      Allora se abitate qua vuole dire che questa è una casa. Due più due fanno quattro.

Fernando:       Guardi che lei si sta sbagliando di grosso. Questa non è una casa, questo è un                              ricovero attrezzi, una catapecchia, questa è peggio di una stalla. Questa non è niente.

Uff. Giud.      Ricovero attrezzi o topaia, da qui ve ne dovete andare il più presto possibile perché                     con la vostra presenza deturpate l'ambiente circostante. Questo è un quartiere di                                    lusso, un quartiere di appartamenti signorili con attici e superattici e non è possibile                    che accanto a dei signori, che hanno speso un occhio della testa per comprarsi una                    casa qua, ci stiano anche due miserabili come voi in questa misera catapecchia.                            Perciò dovete sparire perché dovete fare posto a due signore altolocate,    che hanno                         acquistato tutto il terreno per farci una residenza lussuosa. Un palazzo signorile con                    piscina e campo da tennis che è la fine del mondo.

Fernando:       Meno male che è già la fine del mondo così queste signore se ne vanno tutte due a                      quel paese.

Uff. Giud.      Il palazzo è la fine del mondo.

Fernando:       Mi scusi, avevo capito che il mondo ...

Uff. Giud.      Lei ha capito male. Perciò lei e sua moglie dovete andare via  e liberare                                        immediatamente questa zona dalla vostra presenza perché questa ca.... tapecchia,                        deve essere demolita dalle ruspe.

Fernando:       Demolita?

Uff. Giud.      Demolita.

Nunzia:           Che vuole dire demolita?

Uff: Giud:      Vuole dire che deve essere distrutta, abbattuta, rasa al suolo, incenerita.

Nunzia:           Uh, Madonna mia!

Fernando:       E chi l'ha detto questo?

Uff: Giud:      L'ha detto il giudice. Sta scritto tutto qua in questo foglio, che vi devo notificare.

Fernando:       Sta scritto tutto là?

Uff. Giud:      Tutto qua. Parola per parola con punti e virgole, frasi esplicite e sottintesi.

Fernando:       Mi faccia vedere.

Uff. Giud.      Io non le faccio vedere proprio niente. Lei si deve fidare di me e credere a quello che                 gli dico io. Io sono un pubblico ufficiale.                     

Fernando:       Ufficiale?

Uff. Giud.      Si.

Fernando:       Lei è ufficiale? Complimenti, complimenti. A vederlo così, senza divisa, lei non                           sembra nemmeno caporale. Invece …. Ufficiale di … fanteria?

Uff. Giud.      Ufficiale giudiziario e se lei non la smette con questi giochi di parole gli faccio                            pignorare tutti i mobili e buona notte al secchio.

Fernando:       Eh, no! I mobili no, i mobili lei non li tocca. Se lei ci toglie anche la mobilia ci                             rovina completamente. Dove dormiamo noi?

Uff. Giud.      E allora se non volete passare guai più seri andate via senza fare resistenza. 

Fernando:       Ed io … e noi …. che fine facciamo? Se ci mandate via di qua io e mia moglie dove                   andiamo?

Nunzia:           Dove andiamo?

Uff. Giud.      E che ne so io dove andate? Questi sono affari vostri.

Fernando:       Guardi se per caso c'è scritto anche questo su quel foglio. Guardi, guardi, per favore.

Uff. Giud.      (Fa finta di guardarci e di leggere ) In questo foglio non c'è scritto niente.

Fernando:       Come niente? Lei mi vuole fare intendere che il giudice ha scritto che dobbiamo                         lasciare libera questa … casa  per fare posto alle signore, che hanno l’occhio nella                        testa, e si è dimenticato di scrivere dove dobbiamo andare noi? Non ci posso credere.                        Non ci posso credere. Anzi non ci credo.

Uff. Giud.      Lei non crede al giudice? Ma sta scherzando?  Se lo dice un'altra volta che non crede                 al giudice io la denuncio per oltraggio a pubblico ufficiale. Io la denuncio per ….                            per... io la denuncio per mancanza di fiducia nelle Istituzioni repubblicane. Allora ci                 crede o non ci             crede al giudice? A domanda risponda, perché io devo verbalizzare.

Fernando:       (Remissivo ) Ci credo, ci credo.

Uff. Giud.      Se ci crede è meglio per lei.

Fernando:       Ma come mai il giudice si è scordato di noi?

Uff. Giud.      Il giudice non si è scordato di voi.

Fernando:       Ah, no?

Uff. Giud:      No. Il giudice non si scorda mai di niente. Il giudice ha una memoria di ferro. Il fatto                 è che al giudice  di voi due non gli importa niente.

Fernando:       Non gliene importa niente?

Uff. Giud:      Niente.            Per il giudice voi non siete nessuno, non esistete. Siete due fantasmi.

Fernando:       Ah, ecco! Ora ho capito. Per il giudice noi non esistiamo, siamo invisibili, per questo                   si è scordato di noi. Ora il discorso fila. Se siamo solo due fantasmi, come faceva il               giudice a ricordarsi di noi? Non poteva.

Uff. Giud:      Non doveva.

Fernando:       Non doveva? Se..... voleva  però.... Se voleva …                

Uff. Giud:      Ora basta. Visto che lei finalmente ha capito tutto, vi posso senz’altro notificare                          il decreto di sfratto.

Fernando:       A chi lo notifica lei il decreto di sfratto?

Uff. Giud:      Lo notifico a voi due, naturalmente.

Fernando:       A noi due? Guardi che qua dentro non c'è nessuno.

Uff. Giud:      Come non c’è nessuno? E voi allora chi siete?

Fernando:       Nessuno. Noi due siamo invisibili, non esistiamo. Siamo solo due fantasmi. Nunzia,                    chi siamo noi?

Nunzia:           Due fantasmi. Confermo tutto dalla A alla Zeta.

Fernando:       Ora sono curioso di vedere come fa lei a notificare il decreto di sfratto a due persone                  che non esistono, che sono invisibili. A due fantasmi come noi.

Uff. Giud:      Un momento, un momento, voi siete fantasmi per il giudice, per la legge, ma per             me no. Per me voi siete due morti di fame in carne ed ossa, che con la vostra                          presenza squalificate tutta la zona.

Fernando:       Ah, ho capito. Noi siamo invisibili solo quando si tratta dei nostri diritti ma                                 diventiamo di colpo visibili quando si tratta dei doveri. Forse è questo che lei ci                          vuole dire? (Gli dà un calcio senza farsi vedere).

Uff. Giud:      Qualcuno mi ha dato un calcio? Chi è stato?

Nunzia:           Chi è stato?

Fernando:       Forse è stato un fantasma di passaggio.

Uff. Giud:      Un fantasma eh? Ringraziate Dio che non ho tempo da  perdere perché ho tante altre                  pratiche da sbrigare. Se no…. Ho da notificare almeno una decina di sfratti e non                       vorrei arrivare troppo tardi.

Fernando:       Li deve notificare ad altre persone invisibili?

Uff. Giud.      Qua c'è poco da scherzare. Perciò vi intimo di uscire immediatamente da questa casa                  e di consentire l'ingresso ai nuovi proprietari che devono fare un sopralluogo assieme             all’architetto.

Fernando:       Un momento, un momento. Non vede che mia moglie è … quasi a letto? ( Nunzia si                   infila subito dentro il letto). Dai, Nunzia, sbrigati, infilati subito dentro il letto.

Uff. Giud:      Cosa sta facendo, lei? Lei non si può mettere a letto a quest’ora.

Fernando:       Chi l’ha detto? Noi siamo in democrazia e mia moglie si mette a letto quando vuole.

Uff. Giud.      Perché si mette a letto ora? Perché?

Fernando:       Perché? Perché ha la febbre.

Uff. Giud:      Sua moglie ha la febbre? Così, all’improvviso le è venuta la febbre?

Fernando:       Si, si. Una febbre da cavallo.

Uff. Giud:      Allora sua moglie sta male? 

Fernando:       Malissimo.

Uff. Giud.      Bene, bene!

Fernando:       No. Mia moglie sta male, molto male.

Uff. Giud:      Ho capito che sta male.                     

Fernando:       Se lei ha capito che mia moglie sta male perché dice bene, bene? Così il discorso             non fila.

Uff. Giud:      Ho detto bene, bene proprio perché la signora sta male.

Fernando:       Ah, ecco! Così parla la legge? All’incontrario.                    

Uff: Giud:      Se la signora sta male vuole dire che dobbiamo giocoforza rinviare di qualche giorno                   l’esecuzione dello sfratto.

Fernando:       Bene, bene! Questo “giocoforza” piace molto anche a me.

Uff. Giud:      Ma … lei la sta curando sua moglie, vero? La sta …. curando?

Fernando:       E come!

Uff. Giud:      Come?

Fernando:       Come vuole Dio.

Uff. Giud:      Cerchi di farla guarire subito perché quelle signore non possono più aspettare. A                          presto, caro signore, a presto, perché io fra qualche giorno ritorno qua e allora per voi                  saranno dolori, saranno dolori, parola mia. (Sta per uscire).

Fernando:       Le dica alle signore di pazientare ancora un poco. (Le fa lo sgambetto).

Uff. Giud:      (Sta per cadere in terra e si volta minaccioso  )Chi mi ha fatto lo sgambetto?

Fernando:       Dev’essere stato un altro fantasma di passaggio.

Uff. Giud.      Lei sta scherzando con il fuoco, caro signore, Sta scherzando con il fuoco. (Esce ).

Nunzia:           ( Si alza dal letto ) Io penso che così non può durare. Io non posso stare tutto il                            giorno a letto per non farci dare lo sfratto. Prima o poi finisce che ci buttano fuori.

Fernando:       Allora dobbiamo inventarci qualcosa di meglio. Hai sentito con che faccia tosta                           l’ufficiale giudiziario ci ha detto che noi per il giudice non esistiamo, non contiamo                     niente, che per la legge  siamo solo dei fantasmi. Noi siamo fantasmi perché  siamo                poveri. Se invece eravamo ricchi eravamo persone come tante altre ed avevamo                                anche diritto di vivere in una casa dignitosa.

Nunzia:           Se eravamo  fantasmi veri era meglio! Almeno non avevamo nessun bisogno di                            mangiare e potevamo anche divertirci a fare qualche dispetto a chi ci vuole male.

Fernando:       Purtroppo non siamo fantasmi veri a meno che …, a meno che ….

Nunzia:           A meno che?

Fernando:       A meno che non facciamo i fantasmi veramente. Mi è venuta un’idea che             forse                            potrebbe sbloccare la situazione. Andiamo fuori che c’è più caldo e ti metto subito al                  corrente del mio piano.

Nunzia:           Sono curiosa di sapere cosa ti frulla nella testa.

Fernando:       Non te lo puoi immaginare quello che mi passa per la testa. E’ un’idea favolosa,                           un’idea di quelle che vengono in mente ogni morte di papa.

Nunzia:           E’ morto il papa? Quando?

Fernando:       Nunzia, questo è solo un modo di dire. Chi vivrà, vedrà. (Mentre stanno per uscire).

Scena terza

(Avvocato, Nunzia e Fernando)

Avvocato:       Permesso? Permesso? C’è nessuno in questa casa?  C’è nessuno?

Nunzia:           (Lei rientra subito mentre il marito esce) Si, si. Ci sono i fantasmi.

Avvocato:       I fantasmi? Davvero?

Nunzia:           E come no?

Avvocato:       Questo non lo sapevo.

Nunzia:           Fino a poco tempo fa non lo sapevo nemmeno io.

Avvocato:       E … dica, dica, dica, come sono? Come sono?

Nunzia:           Sono fantasmi.

Avvocato:       Dico: sono fantasmi buoni o fantasmi cattivi?

Nunzia:           Secondo come gli gira. Non hanno un carattere preciso. Se qualcuno per caso gli sta                    antipatico gli fanno vedere i sorci verdi. Questo è un periodo in cui sono nervosi e                      guai a chi se li trova davanti. Quelli sono capaci di tutto.

Avvocato:       Allora lasciamoli tranquilli e non facciamoli innervosire.  

Nunzia:           E’ quello che dico pure io. Lasciateli in pace questi fantasmi e non rompetegli le                          scatole perché se no s’incazzano di brutto e poi va a finire che ….

Avvocato:       E chi li tocca? Io non ci penso proprio a dargli noia. Io sono anche superstizioso. Per                   l’amor di Dio io non ci voglio avere a che fare con i fantasmi.

Nunzia:           Fa bene, fa bene. Ora si accomodi, si accomodi, che vado a chiamare subito mio                          marito. (Gli porge una sedia rotta che l’avvocato mostra di non gradire ed esce ).

Avvocato:       Dove mi accomodo, qua? Fossi scemo! Dopo l’esperienza della volta scorsa hanno                      ancora la faccia tosta di farmi sedere su questa sedia scassata. Questa è gente che                       andrebbe rinchiusa in un manicomio o mandata in un’isola deserta per impedirle di              fare danno all’umanità. Si accomodi, si accomodi e il …. fesso si accomoda.

Fernando:       (Entra ) Buon giorno, avvocato, prego si accomodi, si accomodi.

Avvocato:       (Ripete in modo ironico ) Eccone un altro! Si accomodi, si accomodi ….. faccia di                       bronzo!

Fernando:       Nunzia, perché non lo hai fatto sedere l’avvocato e lo hai lasciato in piedi come un                      salame?

Avvocato:       Il salame qui presente non si è voluto sedere per sua scelta, memore della triste                            esperienza vissuta nella precedente occasione.

Fernando:       Mi scusi, non volevo offenderla dandogli del salame.

Avvocato:       Lei mi voleva fare forse un complimento?

Fernando:       Nunzia, l’avvocato ha ragione, prendi una sedia più sicura di questa.

Avvocato:       Non c’è bisogno di sedie, io in questa casa non mi siedo più nemmeno se mi offrite                     un trono da re. Perciò, capitolo chiuso e parliamo di cose serie. Io ho l’impressione               che la vostra situazione si sta complicando. Con la scusa della        malattia di sua

                        moglie, lei ha preso in giro l’ufficiale giudiziario e lui giustamente se ne ha avuto a                      male perciò, ora, quando ritorna, se voi non abbandonate immediatamente questa                    casa, chiama i carabinieri e vi fa buttare fuori a calci nel sedere. Ma questo non basta. Fernando:        Non basta?                

Avvocato:       Non basta perché, se per caso fate resistenza, i carabinieri vi denunziano e vi                                mandano subito in galera.

Nunzia:           Gesù mio, guarda in che pasticcio ci siamo messi per difendere il nostro sacrosanto                     diritto ad avere un tetto per ripararci dal freddo.

Avvocato:       Quale diritto? Voi non avete nessun diritto di ripararvi dal freddo in questa casa.                                    Questa casa non è vostra. Questa casa è delle mie clienti.

Fernando:       Ha ragione, ha ragione. L’ufficiale giudiziario ce l’ ha detto che noi per la legge non                    esistiamo, che siamo solo dei fantasmi. Però, quando noi l’abbiamo occupata, questa,                  che lei chiama casa, era un rudere abbandonato. Ci abitavano solo i topi. E che topi!                   Facevano paura anche ai gatti.

Avvocato:       “Era” un rudere abbandonato. Era. Imperfetto indicativo del verbo essere. Ora invece                questo spazio vale oro e le mie clienti non intendono rinunciare ad esercitare il loro                     diritto di proprietà. Costi quello che costi.

Nunzia:           Allora ci butteranno fuori senza pietà?

Avvocato:       Vi butteranno fuori a calci nel sedere.

Nunzia:           Anche a costo di farci morire di freddo?

Avvocato:       Voi due non correte questo rischio, perché prima di morire di freddo andate a finire in                galera.

Nunzia:           Tanto per buon augurio, vero, avvocato?

Avvocato:       Questa è una previsione molto facile da fare.

Fernando;       A proposito di galera, visto che secondo lei in un modo o nell’altro ci dobbiamo                          andare, mi può dire per cortesia quanti anni di galera mi danno per una coltellata                                     nella pancia dell’ufficiale giudiziario?

Avvocato:       Una coltellata nella pancia dell’ufficiale giudiziario? Ma che è matto lei? Non mi

                         dica che lui è già tornato e lei ha pensato bene di infilzarlo …..  Signor Munazzotto,                  mi guardi bene negli occhi e chiariamo subito questa cosa. Lei la coltellata all’                                  ufficiale giudiziario gliel’ha già data o … gliela deve ancora dare?

Nunzia:           Madonna mia, Madonna mia,  aiutaci tu!

Fernando:       Perché cosa cambia, avvocato?

Avvocato:       Come cosa cambia? Cambia tutto il quadro di riferimento del quale parliamo. Se lei                    la coltellata non gliel’ha ancora data possiamo in primis provare a ragionare per                               vedere se è il caso che lei gliela dia veramente. In secundis possiamo riflettere per                  capire se è giusto dargliela e perché. In terzo luogo possiamo stabilire se questa ….              benedetta coltellata gliela deve dare proprio nella pancia, perché in questo caso si                     corre il rischio di colpire qualche organo vitale e di aggravare la posizione dell’                             aggressore ( indica Fernando ). Viceversa …( con un tono di voce alto ) Viceversa                       (con tono di voce basso ).

Nunzia:           Madonna mia, Madonna mia, che guaio! Fernando ….

Fernando:       Nunzia, non interrompere l’avvocato. Prego, avvocato, prosegua la sua arringa.

Avvocato:       Se la coltellata invece gliel’ha già data, per noi è tutto più semplice perché possiamo                    definire subito la linea difensiva,  chiedendo il riconoscimento delle attenuanti                            generiche per la ingiusta provocazione messa in atto da quel fetente dell’ ufficiale                      giudiziario, che a tutti i costi vi voleva mandare via da questa casa.

Fernando:       Oh! Mi fa piacere che anche lei parla di provocazione da parte di quel fetente dell’                      ufficiale giudiziario.

Avvocato:       Ma questo non è tutto. Questo non è tutto. Perché noi abbiamo altre carte da giocare.                 E che carte!   

 Nunzia:          Che c’abbiamo da giocare anche il settebello, avvocato?

Avvocato:       Nella fattispecie noi  ci possiamo appellare anche alla clemenza della Corte, facendo                   presente che si tratta di (indica Fernando ) un morto di fame, che è stato costretto a                   difendere con le unghie e con i denti l’unica possibilità, che aveva, di non morire di                    freddo insieme alla moglie incolpevole.

Nunzia:           Insieme alla moglie innocente, bravo, avvocato, bravo. Fernando, fatti difendere             da                    lui che ne sa una più del diavolo.

Avvocato:       Signora, io modestamente sono un principe del foro. Signor Munazotto, mi venga a                    trovare nel mio studio  e vedrà che a quel fetente dell’ ufficiale giudiziario gli                              facciamo fare la figura del pezzente, che si merita. Venga da me, porti tanti soldi che                 poi ci penso io. (Gli da il biglietto da visita ). Assoluzione o il minimo della pena.

Fernando:       Grazie, avvocato, grazie. A me sembra, però, che ognuno cerca di approfittare delle                     difficoltà degli altri per fare solo il proprio interesse. Sentendo parlare lei mi sono                       convinto che è meglio non mettersi mai nelle mani degli avvocati, perché gli                              avvocati sono capaci di dire tutto ed il contrario di tutto, secondo la loro                                            convenienza.

Avvocato:       Io le ho illustrato quali sono le conseguenze alle quali lei può andare incontro se              gli dà una coltellata nella pancia all’ufficiale giudiziario. Ora spetta a lei decidere                 cosa vuole fare. Se la coltellata gliela dà mi venga subito a trovare perché in un modo                    o nell’altro una soluzione la troviamo. (Cambia tono di voce ) Se la coltellata             non                  gliela dà allora le consiglio di fare subito i bagagli e di andare via immediatamente                     da questa casa.

Fernando:       Grazie, avvocato, lei è stato molto chiaro. Ma io purtroppo non sono capace di fare                     del male nemmeno ad una mosca, perciò, anche se l’ufficiale giudiziario mi è                                     antipatico,  rinuncio a dargli la coltellata nella pancia.

Avvocato:       Ci rinuncia?  

Fernando:       Si.

Avvocato:       Allora fa bene l’ufficiale giudiziario a buttarvi fuori da qui perché lei è un

                        vigliacco e non ha nessun diritto di continuare ad    occupare questa casa. Se lei si                       azzarda a venire nel mio studio io lo faccio cacciare via a pedate nel sedere. Si                            vergogni! Lei mi ha fatto spolmonare inutilmente! (Esce alquanto contrariato ). Mi                   ha fatto perdere tempo per niente. Per niente! Ci rinuncia! Si vergogni!

Nunzia:           Oh, Madonna mia! Vuoi vedere che l’avvocato si è arrabbiato perché tu non gli vuoi                   dare la coltellata nella pancia all’ufficiale giudiziario, ma tu ti eri messo in testa di                       fare veramente questa carneficina?

Fernando:       No. Io volevo solo vedere quanto è furbo l’avvocato, che voleva fare il doppio                            gioco anche con noi.

Nunzia:           Meglio così. Meglio così. Ma ora io ho paura che quell’avvocato ci fa buttare subito                    fuori di casa.           

Fernando:       Non è ancora detta l’ultima parola. La speranza è l’ultima a morire.

Nunzia:           Intanto …. Mo’ veni Natale, non tengo dinari, non sacciu chi fari e mi vadu a curcà.                   Mo’ veni Natale ….. veni Natale … e non sacciu chi fari. Non sacciu chi fari e …..

Fernando:       Non sacciu chi fari… e mi vadu a curcà. E mi vaiu a curcà!

SIPARIO

FINE DEL SECONDO ATTO

Lo sfratto

Atto terzo

Scena prima

(Fernando, Nunzia, Architetto, quindi, Emigrante)

Architetto:      (Entra ) Scusate, avrei necessità di dare una occhiata a questo locale. Io sono                               l’architetto di quelle due signore dell’alta società, che hanno acquistato tutto il lotto                   circostante.

Fernando:       Prego, prego, faccia pure.

Nunzia:           (A Fernando) Hai sentito? Quelle signore hanno acquistato anche il lotto?

Fernando:       Quale lotto?

Nunzia:           Il banco lotto, quello che dà i numeri al lotto.

Architetto:      I numeri li sta dando lei, cara signora. 

Nunzia:           No, no. Da che mondo è mondo i numeri li ha dati sempre il banco lotto.

Architetto:      Che c’entra il banco lotto?

Nunzia:           Lei ha detto che quelle due signore hanno acquistato il lotto.

Architetto:      Le due signore hanno acquistato il lotto edificabile non il banco lotto.

Fernando:       Ah, il lotto edificabile, non il lotto, lotto,  quello dei numeri al lotto?         Hai capito                   ora, Nunzia? Le signore hanno comprato il lotto edificabile.

Nunzia:           Cos’è il lotto edificabile?

Fernando:       Il lotto edificabile è … in questo momento mi sfugge cosa è. Architetto, mi scusi, in                   parole povere che vuole dire in italiano lotto edificabile,    perché mia moglie, che è

                        ignorante, non lo sa.

Architetto:      In parole povere vuole dire che su questo terreno al posto di questa catapecchia ci                       dobbiamo costruire un grattacielo. E voi dovete andare via  perché noi      vogliamo                     iniziare subito a lavorare. Avete capito ora cosa vuole dire “lotto    edificabile”?

Fernando:       Hai capito, Nunzia? Qua ci vogliono fabbricare un grattacielo.

Nunzia:           Ah, è lei che ci vuole costruire il grattacielo? Ora ci penso io. (Prende la sedia ) Si                       accomodi, architetto, si accomodi. (Gliela pone dietro ). Si accomodi.

Fernando:       (Mentre l’architetto sta per sedersi gli toglie la sedia da sotto il sedere … ) Attento,                       attento! Se no ci rimane incastrato.

Architetto:      (Non trovando più la sedia cade con il sedere per terra ) Che maniere sono queste?

Fernando:       Io gliel’ho detto di stare attento.

Architetto:      Se la signora mi ha dato una sedia per sedermi, perché lei me l’ha tolta da sotto il                        sedere …. per farmi cadere per terra?

Fernando:       Guardi questa sedia, architetto. La guardi bene.

Architetto:      Questa lei la chiama sedia?

Fernando:       Appunto!

Nunzia:           Io gli ho dato la sedia che ci abbiamo, mica ne potevo comprare una nuova per lui.

Fernando:       Mia moglie la sedia gliel’ha offerta, però, con tutto il cuore.

Architetto:      Meno male. Su, ora almeno datemi una mano per farmi alzare, per favore.

                        (I due fingono di aiutarlo ed appena lo sollevano un poco,mollano la presa e lo                            fanno ricadere più volte a terra facendo un poco di confusione ) Oh, oh, oh!

Architetto:      Basta, basta. E’ meglio se provo ad alzarmi da solo ( dopo qualche tentativo andato                     a vuoto a mala pena ci riesce ). Ecco fatto. Cominciamo bene la giornata!

Nunz e Fern:   (I due fingono di incoraggiarlo e di fare il tifo per lui ) Bravo! Bravo! (applausi).

Architetto:      Ora fatemi lavorare, per favore.  (Prende le misure e fa qualche commento ad alta                       voce ) Quattro per tre, dodici.  ( E scrive ) Cinque per quattro venti …. Tre per tre                      nove, tre per tre nove …. tre per nove … tre per nove …. tre per nove  …

Fernando:       Tre per nove, ventisette. Ventisette, architetto.

Architetto:      (Gli dà una guardata non proprio amichevole ) Si, si. Grazie. Ventisette. Sei per             cinque, trenta.Sette per otto ….Sette per otto ….

Fernando:       Sette per otto cinquanta sei.

Architetto:      Si, si, grazie.

Nunzia:           (A Fernando) Che sta facendo l’architetto?

Fernando:       Si sta ripassando la tabellina.

Nunzia:           Alla sua età si ripassa ancora la tabellina?

Fernando:       Gli architetti la tabellina se la ripassano tutti i giorni.

Nunzia:           Ah, si? Questo non lo sapevo.

Architetto:      Va bene. Io per oggi avrei già finito.

Fernando:       Di già? Architetto, onestamente mi pare che lei oggi ha fatto poco ripasso. Eh,     si.                    Troppo poco. Sette per sette?

Architetto:      Quarantanove.

Fernando:       Bravo! Complimenti! Otto per otto?

Architetto:      Sessantaquattro.

Nunzia:           Due per due? 

Fernando:       Questa è troppo facile per l’architetto.

Architetto:      Voi per caso avete bisogno di ripassarvi la tavola pitagorica?

Fernando:       Noi? No, no. Noi stiamo aiutando  lei a ripassare la tabellina.

Architetto:      State aiutando me? Ma che siete scemi? Che vi passa per la testa? Cose da pazzi! Mi                  stanno             aiutando a ripassare la tabellina. A me? Cose da pazzi! Cose da pazzi!

Fernando:       (A Nunzia) Hai visto? A fare del bene agli altri ci si rimette sempre.

Architetto:      Sentite, dico a voi. Io ora mi devo assentare un momento, appena arrivano le mie                        clienti fatele accomodare, anzi no, è meglio se le lasciate in piedi e ditele che io farò                  ritorno prima possibile.  Cose  da pazzi, cose da pazzi! La tabellina, a me? (Esce ).

Nunzia:           Mi sa tanto che l’architetto non ha gradito il nostro aiuto.

Fernando:       Se fra poco vengono quelle due signore  è meglio che ci andiamo a preparare per                         farle l’accoglienza che si meritano secondo il piano che abbiamo concordato.

Emigrante:      (Entra ) Abù, abà, sciallà. Io volere sapere se con la caparra ci sono novità.

Fernando:       Oh, guarda chi si rivede! Tu caschi come il cacio sui maccheroni. Io ho un piano per                    sbloccare la situazione e tu puoi fare la tua parte. Nunzia,   le hai preparate le                               lenzuola per fare i fantasmi?

Nunzia:           Si. E’ tutto pronto.

Emigrante:      Cosa essere fantasmi?

Fernando:       Tu non conoscere fantasmi? Vieni fuori che ti spiego tutto io. (Canticchia) Siamo                        solo tre, due fantasmi e un emigrante, senza amici né parenti, siamo tre ……                           Vieni, vieni, vieni … vieni, vieni, vieni, veni …vieni, vieni, vieni, vieni, vieni…qua.

Emigrante:      Abù, abà, sciallà. Abù, abà, sciallà. (Escono tutti e tre ).

Scena seconda

(Lalla, Lella, Nunzia, Fernando, Emigrante)

                        (Entrano le due signore, Lalla e Lella, sicure di trovarci l’architetto ).

Lella:               Permesso? Permesso? Non c’è nessuno in questa casa?  Vuoi vedere che anche                            questa volta l’architetto è in ritardo?

Lalla:               Eppure mi aveva assicurato che ci avrebbe preceduto. Ora che ci facciamo qua noi                      due sole?

Lella:               Io sono sicura che fra poco l’architetto viene. Piuttosto, che fine hanno fatto quei due                 pezzenti che stavano qua?

Lalla:               Secondo me hanno preferito abbandonare la casa per paura dell’ufficiale giudiziario.                   Siccome la volta scorsa, con la scusa che la moglie aveva la febbre, l’hanno preso in                    giro, lui aveva già deciso di chiamare i carabinieri per farli buttare fuori con la forza.

Lalla:               Quei poveracci hanno capito l’antifona e  giustamente si sono arresi all’    evidenza.                    Contro di noi non avevano scampo.

Lella:               Contro un bravo avvocato come il nostro era una battaglia persa in partenza.

Lalla:               Ora, grazie a Dio, non c’è più nessuno che ci può mettere i bastoni fra le ruote.    Non                 c’è più nessuno che ci può impedire di realizzare il nostro progetto.

Lella:               Così sarà contento anche tuo marito, che può costruire finalmente il grattacielo. Fernando:         (Entra un fantasma da una parte e uno dall’altra. Sono coperti da un lenzuolo                             bianco con un’ampia fessura che lascia scoperta parte del viso e altri piccoli                                accorgimenti per renderlo idoneo a farli sembrare veramente due fantasmi ) Chi l’ha                 detto che non c’è più nessuno? Qua ci siamo noi. Ci siamo noi! (Tengono le                             braccia alzate per fare più paura alle signore, emettendo suoni incomprensibili).

Lella:               (Inizialmente ne vede solo uno ) Oddio, qua c’è un fantasma! Aiuto, aiuto! C’è un                       fantasma! Lalla, Lalla, guarda, c’è un fantasma, un fantasma.

Lalla:               (Non reagisce alla sollecitazione e ed esclama semplicemente..) Oddio, un fantasma!

                        Un fantasma! Aiuto, aiut …. aiu….a… a…ah! (Alza le braccia spaventata e la                            parola le si strozza in gola, rimanendo completamente afona).

Lella:               Lalla, Lalla! Che ti prende?

Nunzia:           Pss, pss, pss! Pss, pss, pss!

Lella:               Chi è? (Si volta e vede l’altro fantasma) Oddio!

Nunzia:           Guardi che fino a prova contraria i fantasmi siamo due.     

Lella:               Due? Lalla, ci sono due fantasmi, due fantasmi! Aiuto, aiuto! (scappa inseguita dai                     fantasmi che le mettono paura). Corri, Lalla, …. corri, corri … Lalla, corri … perché                   non corri, Lalla?

Lalla:               (Assiste immobile come una statua di gesso senza potere dire una parola).

Fernando:       Vieni qua. Dove vai? Dove vai? Oramai tu non hai scampo. (Uno da un lato e uno                       dall’altro lato finalmente la bloccano). Alt! Di qua non si passa.

Nunzia:           Alt! E’ inutile che cerchi di scappare. Per voi due è arrivata l’ora del giudizio e ora                      sono cavoli vostri.

Fernando:       E i vostri sono cavoli amari.

Lella:               Aiuto, aiuto! Vi prego, signori fantasmi, non fateci del male, non fateci del male.

Fernando:       Ripeti quello che hai detto.

Lella:               Vi prego, signori fantasmi, non fateci del male.

Fernando:       (A Nunzia, lusingato ). Signori fantasmi! Così mi piace.  

Nunzia:           Chi sono i signori fantasmi?  

Fernando:       I signori fantasmi siamo noi. 

Nunzia:           Perché, ora che siamo fantasmi, siamo diventati anche signori?

Fernando:       Statti zitta, non complicare le cose. (Alza le braccia e minaccia Lella facendole                            paura). Ed ora con te facciamo i conti, anima persa. Uh …. Uh …, uh …!

 Lella:              Scusatemi ma io sto male.( Sentendosi venir meno, Lella guarda dietro di sé in cerca                    almeno di una sedia sulla quale accasciarsi). Mi sento male, mi sento male ….Mi                        sento mancare. Io fra poco svengo. Guardi, signor fantasma che io sto quasi      per                   svenire.

Fernando:       (A Nunzia ) Fantasma, corri, va a prendere subito una sedia per la signora.

Nunzia:           (A Lella ) Oh! Tu aspetta un momento prima di svenire. Che premura hai di svenire?                   Resisti (va a prendere una sedia nella quale accogliere la signora che sta per                               perdere i sensi e gliela mette subito dietro). Ecco fatto, ora, se vuoi, puoi anche                           svenire. Uno, due, tre …. Uno, due, tre … Oh, oh, oh …..

Lella:               Posso svenire?

Nunzia:           Prego, prego.

Lella:               (Le si piegano le gambe, guarda dietro di se, si assicura che c’è la sedia, si mette             una mano in fronte e sprofonda nella sedia svenuta) Oh! Oh! (Prende bene le misure                 per cadere sulla sedia).Oh….!

Nunzia:           Oh, oh, oplà, canestro! Una è già sistemata. Ora tu statti quieta su questa sedia che                     noi pensiamo a sistemare quella mummia imbalsamata dell’amica tua.

Fernando:       (A Lalla, che è rimasta impietrita e senza parole …) E tu non strilli? Tu non hai                            paura dei fantasmi?

Nunzia:           (A Lalla ) Ora, che siamo fantasmi, siamo signori anche noi. Hai capito?

Fernando:       Su dai, chiedi aiuto pure tu, strilla, strilla, chiama i carabinieri e facci         buttare                        fuori a pedate nel sedere. Ah, ah, ah! (ride). Non parli più, ah? Non parli più?      Ti è                  cascata la lingua? (A Nunzia)A questa sono sicuro che le è cascata la lingua.

Nunzia:           (La cerca per la stanza ) Dove le è cascata? 

Lalla:               Ah …. Ah …. Ah …! (Apre la bocca e fa cenno con il dito di avere perso la parola).  

Nunzia:           ( Guarda dentro la bocca di Lalla e le infila un dito facendola strozzare) La lingua ce                   l’ha, ce l’ha. Non le è cascata. L’ho vista io. L’ho anche toccata con un dito.

Fernando:       Allora ha perso solamente la parola.   

Nunzia:           Secondo me questa non si muove più perché se l’è fatta sotto.

Fernando:       Te la sei fatta sotto? Rispondi! Rispondi!

Lalla:               (Fa segno di no e che non può rispondere ).

Fernando:       Rispondi! Perché non parli? (A Nunzia )Se questa si ostina ancora a non parlare io                      faccio come fece Michelangelo con il Mosè. Vado a prendere il martello e le do una                   bella martellata sulle gambe e chi s’è visto s’è visto. Perché non parli? Toh, una                          martellata sulle gambe. Perché non parli? Toh, un’altra martellata. Vedrai      che prima                    o poi la faccio parlare io.

Nunzia:           Questa è una buona idea per rianimare la mummia imbalsamata.

Fernando:       Tu tienila a bada ed io vado a prendere subito il martello.

Lalla:               La martellata no, la martellata no! Signori fantasmi, vi prego, la martellata no. Io ho                    le gambe troppo secche e se mi ci date una martellata si rompono in mille pezzi.

Fernando:       La mummia ha parlato.

Nunzia:           Per paura della martellata sulle gambe ti è tornata subito la parola, ah?

Fernando:       Michelangelo aveva ragione.

Nunzia:           A questo punto, però, io la martellata gliela darei lo stesso, così, tanto per vedere se è                  vero che ha le gambe fragili.

Lalla:               La martellata no, la martellata no.

Fernando:       Obiezione accolta.     

Lalla:               Ma voi chi siete? Che volete da noi?

Fernando:       Noi siamo fantasmi ed abitiamo in questa casa. E voi due chi siete?

Nunzia:           (A Fernando) Ti sei scordato chi sono loro due? Loro sono ….

Fernando:       Io queste signore non le conosco, non le ho mai viste prima d’ora.

Nunzia:           Ma allora sei proprio scemo, ti sei già rincoglionito? Loro sono quelle due….

Fernando:       Ti vuoi stare zitta, per favore!

Lalla:               Noi siamo le nuove proprietarie di tutto terreno qui intorno.

Nunzia:           Ecco!

Fernando:       Mai viste né sentite prima d’ora.

Nunzia:           Boh!

Lalla:               (Guarda verso l’amica ) Che le avete fatto alla mia amica, poveretta?

Nunzia:           E’ andata in buca e si è tranquillamente appisolata.

Lalla:               Anche se siete fantasmi, da questa casa ve ne dovete andare prima possibile perché                     qua non ci potete più stare. Questa catapecchia  è di nostra       proprietà L’abbiamo

                        comprata con i nostri soldi e ora abbiamo deciso di demolirla, di    raderla al suolo.

Nunzia:           Demolirla? Ma che siete pazzi? Questa per noi è una casa preziosa.

Lalla:               Questa è una topaia e così com’è non serve a niente.

Nunzia:           Non serve a te perché hai una bella casa ma a noi serve.

Lalla:               Ti ho detto che non serve.

Nunzia:           Ed io ti dico invece che serve.

Lalla:               Non serve.

Nunzia:           Serve, serve. Ti ho detto che serve.  

Lalla:               Non….

Nunzia:           (A Fernando) Dalle subito una martellata sulle gambe e      facciamola finita.

Lalla:               La martellata no, la martellata no.

Nunzia:           Serve o non serve?

Lalla:               Serve, serve.

Nunzia:           Oh! Serve. Hai visto? Con le buone maniere si ottiene tutto.

Fernando:       Noi abitiamo qua da più di duecento anni e nessuno si è     mai permesso di                                mandarci via. Se ora voi due volete provare a farlo io vi avverto che noi vi

                        perseguiteremo notte e giorno finché sarete in vita e non vi daremo pace nemmeno                      dopo la morte. Nemmeno dopo la morte.

Lalla:               Lella, Lella, Lella! (Si avvicina e la scuote ) Svegliati!  Lella, Lella, Lella!

Lella:               (Da appena segni di vita e come in sogno … ) Ah! Che c’è? Lalla, Lalla, Lalla!

Nunzia:           Lella e Lalla, Lalla e Lella, mi sembrate pane cotto e mortadella. Signor fantasma                        chiama lo spirito maligno, così mettiamo subito le cose       in chiaro e non ne                               parliamo più.

Lalla:               Chi è questo spirito maligno?

Nunzia:           Ora lo vedi. (A Fernando ) Dai, chiama lo spirito maligno e mettiamo subito        le

                        carte in tavola.

Lalla:               Io ho paura dello spirito maligno.

Nunzia:           (A Fernando ) Non ti fare intenerire da questa strega.        

Fernando:       (Allarga le braccia e si esibisce in una strana invocazione ) Spirito malignoooo!                           Spirito malignoooo! Tu che hai attraversato il mare …

Nunzia:           Guarda che lui prima del mare ha attraversato anche il deserto.

Fernando:       Ah, già! Spirito malignoooo! Spirito malignoooo! Tu, che per arrivare fino a qua, hai                   attraversato prima il deserto e poi anche il mare, (a Nunzia ) va bene così? Vieni un                     momento in questa catapecchia  con l’accento sulla e fai capire a queste due streghe                molto ricche che devono lasciare in pace i nostri amici       Nunzia e Fernando, che                     sono preoccupati perché gli vogliono dare lo sfratto.  

Nunzia:           I nostri amici Nunzia e Fernando sono due poveracci come eravamo noi prima di                         diventare fantasmi.

Fernando:       I nostri amici Nunzia e Fernando non sanno dove    andare a dormire se l’ufficiale

                        giudiziario gli notifica lo sfratto.

Nunzia:           Nunzia e Fernando alla Caritas non ci vogliono andare. Patti chiari ed amicizia lunga.

Lalla:               Per caso voi fantasmi siete amici di quei due morti di fame che occupano                                                 abusivamente questa casa?

Nunzia:           Più che amici. Noi siamo quasi parenti. Sono tanti anni che viviamo assieme         e                      non abbiamo nessuna intenzione di separarci. Anche se sono poveri, Nunzia e                         Fernando sono due brave persone e noi ci andiamo molto d’accordo.

Lalla:               Mi meraviglio di voi due signori, che frequentate certi personaggi.

Nunzia:           (Fa cenno a Fernando di agire ). Chiamalo.

Fernando:       (Ripete l’invocazione ) Spirito maligno, spirito maligno , tu che hai attraversato il                         deserto e poi anche il mare …. che sei ancora stanco del viaggio o ti sei per caso                          addormentato? Vieni subito qua per fare a queste due streghe il servizio, che sai tu.

Emigrante:      ( E’ coperto da un lenzuolo nero acconciato come quelli bianchi dei fantasmi ed ha                      in mano un bastone). Ecchime! Ecchime! Io essere spirito di legno. Spirito di legno.

Lalla:               Oddio! Un fantasma nero, un fantasma nero! Aiuto, aiuto! (Nunzia va a prendere                        l’altra sedia e si posiziona dietro di lei, seguendo i suoi movimenti  in attesa che  si                      svenga per la paura) Lella, Lella, Lella!

Fernando:       Lui non è un fantasma.

Lalla:               Aiuto, aiuto! (Tenta di scappare e Nunzia le corre dietro con la sedia ).

Emigrante:      Ferma, ferma! Se tu scappare io dare a te botta in testa. Io essere spirito di legno.

Fernando:       Tu sei lo spirito maligno.

Emigrante:      Maligno?

Fernando:       Maligno, maligno.

Emigrante:      E il legno?

Fernando:       Chi te l’ha detto di portare questo legno?

Emigrante:      Forse io avere confuso pulpiti con polpette. Ora io buttare il legno e fare contento                       te. (abbandona il legno ) Va bene così?

Fernando:       Spirito maligno, con questo legno stai facendo un casino del diavolo. Ora cerca di                      fare il tuo dovere  senza perdere tempo. Impadronisciti dell’anima di queste due                                    streghe e mandale subito all’inferno.

Emigrante:      Tutt’ e due?

Fernando:       Tutt’e due. All’unimoso, all’usinomo, all’unisono …. Tutt’e due assieme.

Lalla:               All’inferno no, all’inferno no. Lella, Lella, Lella! Oddio, mi sento mancare,                                 aiuto, aiuto …! (Guarda dietro e poi si lascia andare così Nunzia finalmente può                        accoglierla nella sua sedia ) Mi sembra di svenire. Posso svenire?

Nunzia:           Finalmente! Uno, due, tre …Oh, oh, oh …(Lalla sviene ) Oplà, canestro!

Lella:               (Abbastanza sveglia con un filo di voce) All’inferno no! All’inferno no!

Nunzia:           Dovete andare tutt’e due all’inferno. All’unis ….  insieme.

Emigrante:      Scusa, capo, se le streghe non sono ancora morte io non posso prendere la loro                             anima.

Fernando:       Non lo vedi che stanno morendo di paura tutt’e due?

Lalla:               (Si sveglia ) Io non sto morendo. Lella. Lella, Lella! Tu stai morendo?

Lella:               Ah! (Quasi sveglia )Nemmeno io sto morendo!

Nunzia:           Queste due streghe hanno la scorza dura, porca miseria!

Fernando:       Spirito maligno, sospendi le operazioni ed ascoltiamo le loro ultime volontà.

Emigrante:      Abù, abà, sciallà,  allora io mi fermo qua.

Lalla:               Vi volevo dire che noi vi vogliamo bene e vi portiamo rispetto.      Noi vi chiediamo                   perdono per avere tentato di buttarvi fuori dopo duecento anni di onorato            servizio in                   questa casa. Se ci perdonate possiamo trovare un accordo perché noi abbiamo paura                   di andare all’inferno, vero Lella?

Lella:               Si. Noi abbiamo paura dell’inferno e vogliamo fare la pace con voi.

Fernando:       Se lo spirito maligno è d’accordo noi siamo disposti a trattare  per trovare una buona                   soluzione anche per i nostri amici Nunzia e Fernando.

Nunzia:           Soprattutto per loro due.

Fernando:       Spirito maligno, tu vuoi trattare con queste due streghe pentite?

Emigrante:      No. Io devo prendere la loro anima per portarla subito all’inferno.

Fernando:       Spirito maligno, ora non fare lo stronzo, trattiamo con le due streghe e salviamo                          capra e cavoli.

Emigrante:      Buoni i cavoli. Buoni i cavoli.  Io voglio fare anche i cavoli miei.

Fernando:       Spirito maligno, sei d’accordo a trattare, si o no?

Emigrante:      (Non sa cosa dire ed apre le braccia rassegnato ).

Fernando:       (Imitando il postino di “C’è posta per te” )Lo spirito maligno ha accettato il nostro                    invito.

Emigrante:      Io fare quello che vuoi tu per salvare questa catapecchìa.

Fernando:       Catapècchia con l’accento sulla e. Sei duro, però.

Lalla:               Signor fantasma, mi scusi, per caso questo spirito maligno è straniero?

Nunzia:           Si. E’ uno spirito maligno extracomunitario.

Lella:               (Definitivamente sveglia ) Accidenti! Ora stanno arrivando anche   gli spiriti maligni                     extracomunitari?

Nunzia:           L’Italia è piena di spiriti maligni.

Lalla:               E sono tutti extracomunitari?

Nunzia:           No. Molti spiriti maligni sono italiani. Sono quelli di Equitalia. Lei li conosce quelli                     delle tasse?

Lalla:               Speriamo che il clandestino non ci faccia del male.

Nunzia:           Voi due siete sotto la nostra protezione.  

Lalla:               Ora, però, liberateci da questa posizione.

Lella:               Anch’io mi vorrei alzare da questa sedia.

Fernando:       E’ meglio se trattiamo mentre state a sedere se no lo spirito maligno s’incazza e vi                       vi porta subito all’inferno. Alla fine, se la trattativa si conclude bene, noi vi                          aiuteremo a mettervi un’altra volta in piedi, parola di fantasmi. In caso contrario ….                   per voi saranno guai.

Scena terza

(Gli stessi più Architetto e, quindi, Fortunata)

Architetto:      (Entra ) Permesso? Oddio, che ci sono i fantasmi?  Signora Lalla, signora Lella,                          cos’è successo qua? Io ho paura dei fantasmi.

Lalla:               Non abbia paura, architetto. Questi fantasmi sono amici nostri. Abitano da duecento                   anni in questa casa e sono dei bravi inquilini.

Architetto:      E quello nero chi è?

Lalla:               Quello è uno spirito maligno extracomunitario.

Architetto:      Le giuro che io non ci sto capendo niente.

Lalla:               Lei ha capito sempre poco, architetto, diciamo la verità. Ora lei mi stia a sentire. Io                     ho pensato di riservare  un piccolo appartamento del nuovo grattacielo  a questi                                fantasmi se convincono, però, quei due morti di fame, amici loro, a lasciare                             bonariamente libera questa casa.

Fernando:       Un piccolo appartamento? Perché piccolo?

Architetto:      Lo volete per caso anche grande?

Nunzia:           Certo. (A Fernando ) Questo è quello che si ripassava la tabellina.

Fernando:       (A Nunzia ) Ssss! Non ti fare sentire. (All’architetto ) Lo vogliamo grande e, se                             possibile, anche panoramico. Noi abbiamo bisogno  di molto spazio e di una camera                    con uso di cucina per accogliere lo spirito maligno insieme alla sua mogliera.

Lella:               Perché, lo spirito maligno è pure ammogliato?

Fernando:       Che ci vuole fare, signora? Gli spiriti maligni Dio li fa e poi l’accoppia, no?

Lalla:               Architetto provveda ad individuare subito l’appartamento che fa per loro perché noi                   ci siamo stancati di stare in questa posizione e all’inferno non ci vogliamo andare.

Architetto:      Vi aiuto io a farvi alzare.

Fernando:       Tu, pensa a scegliere l’appartamento e fatti i cavoli …. tuoi.

Emigrante:      Buoni i cavoli. Abù, abà, sciallà di chi sono i cavoli qua?

Architetto:      Calma, signori, calma. (Guarda la pianta del costruendo grattacielo) Ecco, questo                       mi sembra un bell’appartamento. ( Glielo fa vedere ) Che ne dice lei? Vi va bene                               questo?

Nunzia:           Fa vedere pure a me.

Fernando:       Si. Va bene, va bene. Affare fatto.

Emigrante:      Abù, abà, sciallà.

Lalla:               Cosa ha detto, il clandestino?

Fernando:       Ha detto che anche lui vi perdona. Allora arrivederci, arrivederci e grazie.

Lalla:               Ve ne andate? E noi?

Fernando:       Ah, già! Spirito maligno aiutami a mettere in piedi queste due signore. (Le fanno                         alzare ) Uno, due, tre… opla!  E via una. Uno, due e tre… opla! E via due. Va bene                   così?

Architetto:      A questo punto vi  confermo ufficialmente che le signore qui presenti mi hanno                           autorizzato a dirvi che, se i vostri amici Nunzia e Fernando lasciano al più presto e                      bonariamente, sottolineo bonariamente, questa catapecchia, vi mettono a                                     disposizione un grande appartamento nel nuovo grattacielo, così potete continuare ad                    abitare tutti insieme come avete fatto fino ad ora. 

Fernando:       In pratica lei ci sta dicendo che le signore ci regalano l’appartamento.

Architetto:      Lo regalano a voi fantasmi se i vostri amici Nunzia e Fernando abbandonano                               volontariamente questa casa.

Nunzia:           Bene! Allora andiamo a dare subito la bella notizia ai nostri amici.

Emigrante:      Ed io? Ed io? Ed io? Abù, abà, sciallà (Segue i due fantasmi ed escono tutti e tre ).

Fernando:       Abù, abà, sciallà, andiamo subito di là.

Architetto:      Io non capisco, però, perché il più bell’appartamento lo avete voluto regalare a quei                     due fantasmi.

Lalla:               Noi all’inferno non ci vogliamo andare.

Lella:               Ed abbiamo paura dei fantasmi.

Fortunata:       (Ha la borsa piena ) Buon giorno. (Perplessa ) Scusate, ma …. ora ci abitate voi in                     questa casa?

Lalla:               No, no. Noi siamo di passaggio. Siamo venuti qua per fare un’opera di bene a      dei                   nostri amici fantasmi, che da duecento anni ci onorano della loro presenza in                             questa casa.

Fortunata:       Fantasmi?

Lalla:               Si. Fantasmi da duecento anni. Ma lei cosa vuole?

Fortunata:       Io? Niente. Sono venuta perché pensavo di trovare qua ….

Lella:               Se lei pensava di trovarci i fantasmi le devo dire che sono andati via proprio in                            questo             momento insieme allo spirito maligno.

Fortunata:       Io pensavo di trovarci invece quei due signori …

Lella:               Quei due … pezzenti vuole dire?

Fortunata:       Io pensavo di trovarci quei due … , quei due che abitano qua.

Fernando:       (Entra) Ecchime, ecchime! Buon giorno, signora Fortunata. Buon giorno. Lei è                            sempre benvenuta in questa casa. Mia moglie è di là perché sta facendo ancora il                         fantas …. perché sta parlando ancora con i fantasmi.

Fortunata:       Se sta parlando con i fantasmi non la disturbi. Io ripasso un altro giorno.

Fernando:       (L’afferra per un braccio ) No, no, aspetti, gliela chiamo subito. Nunzia, Nunzia,                         spogliati e vieni subito qua perché c’è la signora Fortunata che ti vuole vedere.

Lalla:               Perché, lei la vuole vedere nuda la signora Nunzia?

Fortunata:       No, no. Io non la voglio vedere nuda, per carità. Io le voglio solo parlare.

Lalla:               Allora perché la signora si deve spogliare?

Fortunata:       Questo non lo so.

Nunzia                        (Entra ) Buon giorno, signora Fortunata. Quando vedo lei a me ...  mi si apre il cuore.

Fortunata:       Buon giorno, signora Nunzia, mi dispiace disturbare ma, come le avevo promesso                       la volta scorsa, sono venuta per  portarvi un po’ di roba per Natale.

Nunzia:           Nessun disturbo. Dio gliene renda merito, signora.

Fernando:       Scommetto che lei ci ha portato anche il panettone.

Fortunata:       Secondo voi io me lo potevo dimenticare di portarvi il panettone per Natale?

Nunzia:           No. Lei non se lo poteva dimenticare.

Fortunata:       E difatti non me lo sono dimenticato. Ed eccolo qua! (Lo tira fuori dal bosone ) Un                    bel panettone di qualità. Un panettone da un chilo che, solo a vederlo, fa venire                                l’acquolina in bocca. Un panettone tradizionale con i canditi e l’uvetta sultanina.                                   Guardate che bellezza di panettone, è  ancora intatto come è uscito dalla fabbrica (Lo                tiene in mano per mostrarlo). Nessuno lo ha ancora assaggiato.

Nunzia:           (Allunga la mano per prenderlo ma Fortunata forse involontariamente lo allontana                     da lei e lo avvicina a Fernando).

Fernando:       (Allunga la mano per prendere il panettone ma Fortunata lo allontana da lui per              avvicinarlo forse involontariamente a Lalla ).

Lalla:               (Lo afferra con decisione e ne esamina la confezione) Faccia vedere. E’ vero. Questo                  è un panettone di qualità superiore. Un panettone coi fiocchi, un panettone da                                    signori.

Fernando:       Un panettone da signori ….. fantasmi.

Lalla:               No, no. Un panettone da signori come noi. Non faccio per dire ma (indica Nunzia e                    Fernando ) per loro due questo panettone è proprio uno spreco. (Lo riconsegna                           malvolentieri a Fortunata ) Per loro onestamente bastava anche qualcosa di meno                      importante. Un panettone di serie, più dozzinale perché il troppo stroppia.

Lella:               Si, si. Per loro due questo panettone è sprecato, a noi invece farebbe molto comodo.                   Stasera abbiamo a cena degli invitati di riguardo ed un buon panettone è  quello che                  ci vuole per fare bella figura. Perciò, se non vi dispiace questo panettone ce      lo                     prendiamo noi. Tanto a voi non serve, vero? (Tenta invano di afferrarlo). A voi                                non serve.

Lalla:               Che ci fate voi con il panettone di qualità?

Fernando:       Che ci facciamo, noi?

Lella:               Che ci fate?

Nunzia:           Niente! Noi non ci facciamo niente. Noi siamo poveri, noi siamo abituati a fare a                         meno di tutto, non solo del panettone di qualità.

Lella:               Beati voi che siete poveri e vi adattate a tutto! Noi invece …. purtroppo ….

Nunzia:           Da che mondo è mondo è stato sempre così. Uno a me, uno a te e questo (fa il gesto                    dell’ombrello ) …. ai poveri, senza offesa per nessuno.

Fortunata:       Beh, allora faccio come volete voi. Il panettone lo consegno volentieri a queste due                    nobili signore            perché sono sicura che ne fanno un buon uso.

Lalla:               Allora, grazie e buon Natale a voi, brava gente. Buon Natale.

Lella:               Ce lo mangeremo alla vostra salute e alla salute dei vostri amici fantasmi.

Fernando:       Grazie, grazie. Riferirò. Voi siete molto gentili.

Architetto:      Le signore sono anche generose. Una fetta di quel panettone, però, la voglio                                mangiare pure io.

Nunzia:           Bravo! Così mi piace lei. Un po’ per uno non fa male a nessuno.

                        (Lalla, Lella e l’architetto salutano e lasciano la scena portandosi via il panettone ).

Fortunata:       Io, però, al posto vostro quel bel panettone non glielo avrei regalato a quelle due                         arpie. Eh, no! Ma, contenti voi, contenti tutti. Arrivederci e buon Natale a voi.                          Buon Natale. (Esce lasciando la borsa).

Nunzia:           Buon Natale. Buon Natale anche a lei.

Fernando:       Buon Natale. Peccato! Quel panettone ci avrebbe fatto comodo per Natale. Chi lo sa                  che sapore aveva con i canditi e con l’uva sultanina.

Nunzia:           Così siamo sicuri che per quest’anno la glicemia non ci aumenta.

Fernando:       Quelle due carogne ci hanno fregato anche il panettone, meno male, però, che per                       paura dei fantasmi ci hanno regalato un bell’appartamento.

Nunzia:           L’appartamento lo hanno regalato ai fantasmi, non a noi. A proposito, allo                                    spirito             maligno quale stanza gli diamo?

Fernando:       Diamogli quella più grande con l’uso di cucina così sarà contenta anche la sua ….                       mogliera.

Nunzia:           Sono d’accordo. D’altra parte se non ci aiutiamo fra noi poveri facciamo tutti una                       brutta fine perché sui ricchi purtroppo non ci possiamo contare.

Fernando:       Ai ricchi non fa paura niente perché con i soldi, che hanno, si possono comprare                          tutto. Uomini e cose. Siccome hanno il denaro loro si sentono forti, invincibili e non                 hanno pietà per nessuno. Meno male che hanno paura dei fantasmi.

Nunzia:           I ricchi hanno paura dei fantasmi perché, anche se nella realtà non riescono a vederli,                  li sentono vivi nella loro coscienza. I fantasmi sono i loro i rimorsi per il male che                hanno fatto  e per quello che ogni giorno continuano a fare. Sono le maledizioni della                 povera gente, che soffre perché è costretta a subire le loro soperchierie, sono i                             lamenti di quelli che muoiono di fame perché la ricchezza è concentrata nelle mani di               poche persone ricchissime ed egoiste. I ricchi hanno paura solo dei fantasmi perché                     di tutti gli altri, uomini e donne, non gliene importa niente. Niente! Niente! 

Fernando:       Degli altri non gliene importa niente. Come se non esistessero.       Intanto ….. Mo’                     veni Natale …

Nunzia:           Eh, si. Mo’ veni Natale, non tengo dinari, non sacciu chi fari e mi vadu a curcà.

                        ( Insieme )

                        Mo’ veni Natale, non tengo dinari, non sacciu chi fari e mi vadu a curcà. (Si mettono                    entrambi a letto, spengono la luce e …) Buona notte.

FINE

SIPARIO

 

 

                                    

                         

                       

                            

                       

                            

                         

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