Lo spione della scala C

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PRIMO ATTO

Lo spione della scala C

di

Samy Fayad

Personaggi

Ferdinando Sardacchione

Vittorio

Aurelio

Antonietta

Liliana

Signorina Ventriglia

Portinaia

Avvocato De Rosa

Signora De Rosa

Il Cinese

Brigadiere Santoliquido

Un Facchino capo

Due Facchini

Voce di Giraffa

PRIMO ATTO

UNA VASTA STANZA NELL’APPARTAMENTO DELLA FAMIGLIA SARDACCHIONE. SUL FONDO, DUE FINESTRE OLTRE LE QUALI SI VEDE SOLO IL CIELO. A DESTRA UNA PORTA CHE METTE IN COMUNICAZIONE COL RESTO DELL’APPARTAMENTO, SU DI ESSA E’ APPESA UNA CAMPANELLA. A SINISTRA, LA PORTICINA DI UN GABINETTO. ADDOSSATO ALLA PARETE DI DESTRA C’E’ UN BANCONE CON BOCCETTE D’INCHIOSTRI COLORATI, PENNELLI, BULINI, CARTA FILIGRANATA, UNA PICCOLA PRESSA, DEI RULLI TIPOGRAFICI. DAVANTI AL BANCONE, UN TAVOLINO DAL PIANO INCLINATO E UNA SEDIA. ALLA PARETE DI SINISTRA, VERSO IL PROSCENIO, E’ POGGIATO UN CASSETTONE SUL QUALE VI SONO IL COPERCHIO DI UNA VECCHIA MACCHINA PER CUCIRE E UN TELEFONO; DA SOTTO IL COPERCHIO SI DIPARTE IL FILO DI UN ANTENNA, CHE SI PERDE OLTRE LA FINESTRA. TRA LE DUE FINESTRE, UN TAVOLO CON TRE O QUATTRO TIPI DI BINOCOLI.

SABATO 14 AGOSTO

SEDUTO AL TAVOLO DEL PIANO INCLINATO, VITTORIO SARDACCHIONE – UN GIOVANOTTO CON OCCHIALI E CRAVATTA SVOLAZZANTE – E’ INTENTO AD INCIDERE UNA LASTRA DI ZINCO. SI AIUTA CON UNA LENTE D’INGRANDIMENTO E OSSERVA IL SOGGETTO STRIZZANDO GLI OCCHI E TORCENDO VISTOSAMENTE IL COLLO. IL – SOGGETTO – E’ COSTITUITO DA UNA RIPRODUZIONE GIGANTOGRAFICA D’UNA BANCONOTA DA MILLE LIRE, IN SOLIDO CARTONE, APPOGGIATA SULLA SPALLIERA DI DUE SEDIE. ALL’ESTRAMITA’ DESTRA DEL CARTONE E’ STATO RITAGLIATO UN OVALE CHE INCORNICIA IL BUSTO DI AURELIO SARDACCHIONE, VESTITO E TRUCCATO DA GIUSEPPE VERDI.

AURELIO E’ SEDUTO IN ATTEGGIAMENTO RIGIDO ED E’ VISIBILE LA INSOFFERENZA PER IL DOVERE DI RESTARE IMMOBILE, CONSERVANDO UN ESPRESSIONE SEVERA E CONCENTRATA.

VITTORIO                (CON UNO SCOPPIO DI AUTOAMMIRAZIONE) Madonna, che artista! ‘O no’, questa lastra finisce al museo di capodimonte.

AURELIO                 E tu nel carcere di Poggioreale. Vittò, ma cu chistu calore, proprio i biglietti da mille lire dovevi falsificare? Stà barba è na stufa…Fa un’altra emissione di biglietti da cinquecento con Liliana tua che posa da Italia riccioluta.

VITTORIO                Eeeh! I biglietti da cinquecento ormai sono del Sardacchione “prima maniera”. Un artista si deve rinnovare. Stateve fermo, che vi stilizzo il baffo sinistro.

AURELIO                 Io p’ò cavero mò cado ccà ‘nterra e il baffo non lo stilizzi.

VITTORIO                O’ nò, vi ho pregato: Giuseppe Verdi mi serve severo e concentrato.

AURELIO                 Ma perché non lo copi da un biglietto originale, figlio mio?

VITTORIO                E che so fatto comm’à papà, che copio? Tot navi, tot missili, tot carri armati: piglia, copia e trasmette in Albania. Io non faccio lo spione, (ALTERANDOSI) ‘o vuò capì o no ca io so n’artista?

AURELIO                 Vittò, se tu sei artista, io sono invalido permanente, tengo ‘a pensione e non sono tenuto a lavorare.

VITTORIO                Ma io si. Alle spalle, non tengo il barboncino De Michelis che mi passa il vitalizio! Quando si dice la fortuna! Secondo me l’avete fatto apposta: andaste a caccia con il barone e vi faceste scambiare per un cinghiale.

AURELIO                 Vittò, cinquant’anne fa, il barboncino, sfidò a duello il marchese Pacinotti, che aveva parlato di una certa dama. Siccome non sapeva sparare, venne a mettersi nelle mi mani ed io, in otto giorni ‘o facette addivintà Guglielmo Tell. Non è colpa mia se sul campo dell’onore, quello fa i dieci passi, si volta e, invece di sparare a Pacinotti, spara a me.

VITTORIO                E grazie, siccome negli allenamenti gli facevate da bersaglio, quello aveva fatto l’abitudine di mirare a voi.

AURELIO                 Embè, ha sbagliato e paga. Invalidità permanente, pensione.

VITTORIO                Vedete che fortuna….

AURELIO                 (FACENDOSI ARIA) Vittò, ma nun c’è sta nu biglietto con qualche illustre italiano senza à barba? Con questo calore, Giuseppe Verdi nunn’è cosa!

VITTORIO                Vi ho pregato, stateve nu poco fermo. (PRECEDUTO DALLO SBATTERE DELLA PORTA D’INGRESSO, ENTRA DA DESTRA FERDINANDO SARDACCHIONE. HA 50 ANNI, INDOSSA UN SAIO FRANCESCANO, HA UNA LUNGA BARBA NERA E SORREGGE LA CASSETTINA DELLA QUESTUA. SI TRASCINA PESANTEMENTE DISTRUTTO DAL CALDO)

FERDINANDO         Pace e bene….Madonna, che calore!

VITTORIO                E grazie, in pieno agosto te ne vaje vestito da monaco! Tenevi da fare qualche spiata in qualche convento?

FERDINANDO         Perché, i conventi presentano interessi militari? (SI SCOPRE LA TESTA E SI TOGLIE LA BARBA FINTA. OSSERVA AURELIO INCURIOSITO) Siccome al comando della Nato c’era una cerimonia religiosa, ho pensato che mi potevo infilare senza il “passi” per il rispetto dovuto a una tonaca.

VITTORIO                E ti sei infilato?

FERDINANDO         No! Era una cerimonia protestante. (HA FINITO DI SFILARSI IL SAIO. SOTTO L’ASCELLA PORTA UNA FONDINA DI RIVOLTELLA VUOTA. SI AFFACCIA NELLO STANZINO DI DESTRA, PRENDE DEI CALZONI DI TELA E SE L’INFILA)

VITTORIO                Ma come, sei uscito senza rivoltella?

FERDINANDO         Ma perché, i monaci la portano? Con questo calore mi gravavo pure del peso della rivoltella! (APRE UN CASSETTO E VI FA CADERE IL CINTURONE CON LA FONDINA)

VITTORIO                E se ti scoprono mentre spii?

FERDINANDO         Mi arrendo! (DA UNA TASCA DEL SAIO NE TRAE UNA MACCHINA FOTOGRAFICA E LA FA CADERE NEL CASSETTO)

VITTORIO                E che hai fotografato?

FERDINANDO         La banda musicale della NATO. (GETTA BARBA E SAIO NELLO STANZINO. IL SUO SGUARDO INCONTRA AURELIO SEMPRE IMMOBILE. LO FISSA INCURIOSITO. POI SI TOGLIE I SANDALI, FA SCORRERE UN TACCO E DALLA CAVITA’ TRAE UNA CAPSULA CHE RIPONE ACCANTO ALLA MACCHINA FOTOGRAFICA.)

VITTORIO                Che è un microfilm?

FERDINANDO         No, la capsula di cianuro.

VITTORIO                Nella scarpa? Il cianuro lo devi portare in bocca, pronto a masticarlo se ti scoprono.

FERDINANDO         E dalle! Se mi scoprono, mi arrendo, hai capito? Mi metto a masticare il cianuro…

VITTORIO                Ma tu che schifezza di spione sei?

FERDINANDO         E ridalle con lo spione! Vittò, la mia qualifica professionale è agente segreto. (NEL DIRIGERSI VERSO LA FINESTRA DI DESTRA, SI ARRESTA DAVANTI AD AURELIO E LO OSERVA SEMPRE PIU’ INCURIOSITO. POI RAGGIUNGE IL TAVOLINO SUL QUALE SI TROVANO I BINOCOLI, NE PRENDE UNO, SI AFFACCIA, OSSERVA) Ecco qua, il portaombrelli non ci sta più.

VITTORIO                (INCIDENDO LA LASTRA) Hai visto nella saletta?

FERDINANDO         Perché, la sesta flotta ormeggia la portaerei nella saletta di casa nostra?

VITTORIO                Hai detto portaerei o portaombrelli?

FERDINANDO         Sono la stessa cosa. Sto parlando in codice.

VITTORIO                E io non sono Albanese che lo so. Il codice usalo quando devi trasmettere le notizie….saccio portaerei…portaombrelli…

FERDINANDO         (INDICANDO AURELIO) Neh, Vittò, ma chisto chi è?

VITTORIO                E chi hadda essere, Giuseppe Verdi!

FERDINANDO         (REALIZZANDO) Ah!

AURELIO                 (A FIOR DI LABBRO) Ferdinà….

FERDINANDO         (SI IMMOBILIZZA CON LO SGUARDO NEL VUOTO) Ha parlato….Giuseppe Verdi ha detto Ferdinà!

AURELIO                 (C.S.) Ferdinà…

FERDINANDO         (ARRETRA SPAVENTATO) E’ vivo!

AURELIO                 Ferdinà, so io!

FERDINANDO         Io chi?

AURELIO                 Papà tuo!

FERDINANDO         Papà! E rivelatevi subito, sang d’à miseria! Mi avete visto entrare? Dite buongiorno e calate la barba. Già uno campa con duecento pulsazioni….(UN TEMPO) Che vulite?

AURELIO                 L’assegno della pensione è arrivato?

FERDINANDO         Il postino ancora deve venire. (OSSERVANDO AURELIO) A me questo mi pare Mazzini.

VITTORIO                E no, stiamo ai patti: in questa casa ognuno fa l’arte suoa e non interferisce in quella dell’altro.

FERDINANDO         Non interferisco. (PRENDE DALLA TASCA UN BIGLIETTO DA MILLE LIRE E CONFRONTA L’EFFIGE DI GIUSEPPE VERDI CON AURELIO. RIPONE IL BIGLIETTO IN TASCA) Mah!…(UN TEMPO) A proposito, ieri hai fatto il giro di assaggio per piazzare i biglietti da cinquecento, è vero? Ti ricordi quanti ne hai piazzati?

VITTORIO                Otto o nove…

FERDINANDO         Nove, nove di numero. (GLI MOSTRA LA CASSETTA DELLA QUESTUA) Stanno tutti quanti qua. Il giornalaio, il colorista, Don Vincenzo ‘o cartunaro, il ragazzo del pollivendolo….man mano che facevo la strada tornando a casa, la gente si affacciava con un biglietto da cinquecento in mano: “Zì mo’, pigliate e portate al convento!” (DEPONE DELICATAMENTE LA CASSETTA SUL TAVOLO DI VITTORIO)

VITTORIO                Quando si dice il buon cuore dei napoletani….

FERDINANDO         Quando si dice che prima di mettere i figli al mondo, uno si deve passare la mano sulla coscienza.

VITTORIO                Papà, quella è stata carità cristiana…

FERDINANDO         Proprio così, perché se la gente non sapesse chi sei tu e chi sono io, invece di dare le cinquecento lire al monaco, le portavano sopra al commissariato. La falsificazione è scienza seria, figlio mio. Nun fa pè te; miettete a pittà cartoline natalizie.

VITTORIO                Oh che! Io ho fatto l’accademia!

FERDINANDO         Perciò, pitta cartoncini di auguri. (SI DIRIGE VERSO UNA FINESTRA ARMATO DI BINOCOLO) Mentre mi lavoro il porto, stai con un’orecchio alla radio. Oggi mi devono comunicare la data dell’arrivo del cinese. (SOLLEVA IL COPERCHIO DELLA MACCHINA PER CUCIRE METTENDO ALLO SCOPERTO UNA RADIO RICETRASMITTENTE)

VITTORIO                (CHE HA LA CODA DI PAGLIA) Ma comme, proprio oggi vigilia di ferragosto?

FERDINANDO         (TORNANDO ALLA FINESTRA) Quelli sanno ferragosto? Stai attento al segnale.

VITTORIO                (A DISAGIO) State senza pensiero. (TRA SE GUARDANDO LA TRASMITTENTE) Ahe….(CON FALSA DISINVOLTURA) Liliana è andata a fare una commissione, non è che tornando a casa l’avete incontrata?

FERDINANDO         (OSSERVANDO FUORI) No, ho incontrato solo anime caritatevoli.

VITTORIO                Ahe….

AURELIO                 Prima che mi dimendico, Ferdinà, un’ora fa è salito l’avvocato Celestino De Rosa.

FERDINANDO         E chi è?

AURELIO                 Un fresco sposo che abita da un mese nel palazzo di fronte. Voleva sapere chi è che guarda dalla finestra con il binocolo. Vittorio gli ha detto che sei tu.

VITTORIO                Gli ho detto che studi il volo degli uccelli migratori.

FERDINANDO         Bravo. E se l’he creduto?

VITTORIO                No! Ha detto che gli uccelli volano in cielo e tu guardi in basso.

FERDINANDO         E tu che gli hai risposto?

VITTORIO                Gli ho dato ragione! (FERDINANDO LO FISSA) Papà, quello ha fatto un ragionamento ragionato.

FERDINANDO         Senti, Vittò, se mi pigliano, guardami in faccia, se mi pigliano, tu te ne vieni appresso a me davanti al plotone di esecuzione. In mano al notaio ci sta una busta: rivelazioni sull’attività di mio figlio Vittorio Sardacchione. Da consegnare alla polizia in caso di mio arresto.

VITTORIO                Eh, mò te pigliano a te…

FERDINANDO         Se non mi pigliano è perché, a differenza di te, il mio lavoro lo svolgo da professionista.

VITTORIO                Nà bella professione, a verità!

FERDINANDO         Non è bella, ma è una missione. Vittò, io ho il mondo in mano.

VITTORIO                (CON IRONIA) E non lo fare cadere, che quello è già mezzo scassato.

FERDINANDO         E tu, con l’intenzione di sfottere, hai detto una verità. Sissignore, il mondo sta già mezzo scassato, e se vogliamo che non si scassi completamente, se vogliamo continuare a vivere in pace….

VITTORIO                ….Dobbiamo confidare nell’ONU.

FERDINANDO         ….dobbiamo fare in modo che si freghino dalla sacrosanta paura da una parte e dall’altra. Che fa l’ONU se non ci sta Ferdinando Sardacchione? Vittò, quella è gente di rappresentanza. I commessi viaggiatori, siamo noi, quelli che facciamo questo mestiere. Il problema è di mantenere viva la pura. E per raggiungere lo scopo non c’è altro mezzo che tenerli al corrente di quello che hanno e di quello che fanno l’uno e l’altro (VOLTANDOSI) Dove sta Giuseppe Mazzini?

AURELIO                 Sto sempre qua!

FERDINANDO         Scrivete! (GLI DA CARTA E MATITA E TORNA ALLA FINESTRA) Scrivete: partito portaombrelli con cento ombrelli….(AURELIO SCRIVE)

VITTORIO                Papà, siccome il cinese che deve arrivare è un pezzo grosso, ti vorrei fare un discorso. Mettiamo che nell’esercizio delle tue funzioni, che so, ottenebrato dal caldo, sciulie per le scale e ti scassi una tibbia.

FERDINANDO         Prima di tutto si dice tibia con una “b”. secondo, perché mi devo scassare una tibia?

VITTORIO                Non ti può succedere?

FERDINANDO         Perché non facciamo cà t’ha scasse tu?

VITTORIO                Eh no! Il cinese viene per te.

FERDINANDO         Mi viene a ingessare la tibia? Vittò, il cinese che arriva, non è medico.

VITTORIO                E famme fa il ragionamento. Tu sei esposto, e siccome il cinese è uno che può, devi premunirti. Previdenza sociale.

FERDINANDO         (AD AURELIO) State seguendo il ragionamento di Vittorio? Partiti dal cinese siamo arrivati alla cassa mutua.

VITTORIO                E io alla cassa mutua ti voglio portare.

FERDINANDO         Io faccio prima e te porto al pronto soccorso.

VITTORIO                Ahe, il ragionamento lo devo ancora fare. Tu lavori ininterrottamente da due anni, siente a me, mò che arriva il cinese, tu pigli e che gli schiaffi sotto il naso?

FERDINANDO         La tibia?

VITTORIO                Il contratto collettivo dei lavoratori dell’industria. Siccome lavori ininterrottamente da due anni, hai maturato il diritto di essere assunto come spione di ruolo: stipendio, contingenza, assegni familiari, ferie. Fondo pensioni, invalidità e vecchiaia. Altrimenti chi ti paga, chi ti cura, chi ti ingessa? Perché la tibbia te la puoi sempre scassare.

FERDINANDO         Ma primma te scasso à capa io ‘a te, animale! ‘o contratto collettivo! Pienza ‘a pittà! (SUONA LA CXAMPANELLA DELLA PORTA. FERDINANDO SI PRECIPITA A COPRIRE LA RADIO E POI ESCE DA DESTRA. AURELIO GIRA VELOCEMENTE L?INGRANDIMENTO FOTOGRAFICO. SUL RETRO, ADESSO, APPARE UN MOTIVO NATALIZIO: ANGIOLETTI SVOLAZZANTI INTRECCIANO NASTRI COLORATI CON LE SCRITTE :MERRY CHRISTMAS, FELICES PASQUAS, BON NOEL, BUON NATALE. NELL’OVALE, IL CAPPUCCIO E IL SAIO DIPINTI DI BABBO NATALE. FERDINANDO RIENTRA ASSIEME ALLA SIGNORA VENTRIGLIA, UNA ZITELLA CINQUANTENNE, CIARLIERA E PETULANTE)

VENTRIGLIA           Vi prego di scusare l’ardire, ma un’occasione così non si presenta più. (A VITTORIO E AURELIO) Buongiorno. (A VITTORIO ) State pittando Leonardo Da vinci?

VITTORIO                Si, Leonardo Da Vinci vestito da Babbo Natale.

VENTRIGLIA           (INCANTATA) Ma voi vedete…..( A FERDINANDO) Proprio una fortuna, vi dico. Mi ero affacciata per ritirare la bottiglia del latte, quando ho visto il monaco entrare in questa casa. Salgo, non salgo? Salgo, non salgo?

FERDINANDO         E invece siete salita.

VENTRIGLIA           Scusate l’ardire. (PRESENTANDOSI) Permettete? Ventriglia. (A VITTORIOE AURELIO) Ventriglia. (A FERDINANDO) Sto al piano di sotto, scala B, interno 26, ma affaccio sul cortile…voi, invece tenete sta bella veduta. Come fate di cognome?

FERDINANDO         Sardacchione.

VENTRIGLIA           E il Monaco?

FERDINANDO         Pure lui.

VENTRIGLIA           Il convento sta vicino?

FERDINANDO         No, quello vive in famiglia.

VENTRIGLIA           Ha poca salute?

FERDINANDO         No, fa la professione libera.

VENTRIGLIA           Che fortuna! Sardacchiò, un monaco in casa, che bella comodità. Uno s’avessa sentere male, un colpo, un malore improvviso, c’è chi ti confessa, chi ti da i conforti.

FERDINANDO         Chi ti ingessa la tibia.

VENTRIGLIA           Siete delicato di tibia?

FERDINANDO         No, ma può succedere.

VENTRIGLIA           Perciò dico, una bella comodità. Tenetevelo caro caro e che la madonna ve lo conservi per cento anni. Ma, veniamo allo scopo della mia visita: posso approfittà ‘e zì monaco?

FERDINANDO         Vi serve una estrema unzione?

VENTRIGLIA           No, gli debbo chiedere un consiglio spirituale.

FERDINANDO         Ma quello magari sta assorto in preghiera….

VENTRIGLIA           Posso aspettare.

FERDINANDO         Allora faccio un tentativo. (ESCE DALLA PORTICINA DI SINISTRA).

VENTRIGLIA           (A VITTORIO) Giovane, quando avete finito babbo Natale me lo fate un ritratto?

VITTORIO                In occasione della befana?

VENTRIGLIA           Quando volete voi, fretta non ne porto. (DA SINISTRA RIENTRA FERDINANDO CON IL SAIO E LA BARBA)

FERDINANDO         Pace e bene. Che vulite?

VENTRIGLIA           Bacio le mani zì monaco (PRESENTANDOSI) Ventriglia. Mi sono presa l’ardire di salire per chiedervi un consiglio spirituale.

FERDINANDO         Aprite il vostro cuore.

VENTRIGLIA           Dovete sapere, che 25 anni fa, conobbi un certo capitano Erminio Mascolo. Siccome era un giuvane compito, dopo 5 mesi di frequentazione ci fidanzammo in casa, con il consenso di papà, mammà e del colonnello del reggimento. Io mi faccio il corredi a 36, fissiamo la data, caccio le carte, ma quando è il momento di dare parola….

FERDINANDO         Mascolo se la squaglia.

VENTRIGLIA           Proprio così; piglia e se ne va in Argentina assieme al cavallo.

FERDINANDO         Quale cavallo, figlia mia?

VENTRIGLIA           Quello del reggimento. Mascolo era capitano di cavalleria. Passano gli anni… io, non avendo ricevuta disdetta neanche per mezzo di lettera raccomandata, mi mantengo libera e illibata: o di Mascolo, o di nessuno. Bèh, otto giorni fa, che ti fa Mascolo?

FERDINANDO         Ritorna dall’Argentina.

VENTRIGLIA           Proprio così.

FERDINANDO         Ritorna a cavallo……

VENTRIGLIA           Eeeeeh…..se uno dovesse venire a cavallo dall’Argentina, quando ci impiega?

FERDINANDO         Na quindicina d’anni.

VENTRIGLIA           ‘O vedite…. perciò, siccome da otto giorni va e viene dall’Argentina ogni giorno, lo fa in aereo. Bireattore personale. Quello, si è fatto in Argentina una fortuna che non vi dico…..Appena arrivato 25 anni fa, sciolse il cavallo nella pampa. Cavallo meridionale zì mò….. con decenza parlando, ha raddoppiato il patrimonio equino Argentino. Mo Mascolo è generale e fornisce tutta la cavalleria della repubblica del Plata.

FERDINANDO         Ah……è generale…..hai capito? Quindi è uno che tiene le mani in pasta nelle questioni militari…..Ventriglia, sono contento che Mascolo è tornato.

VENTRIGLIA           E dovreste vedere io! Oh, mò ho consiglio (UN TEMPO) le visite di Mascolo sono peccato?

FERDINANDO         Una visita non costituisce peccato, figlia mia. A meno che…..

VENTRIGLIA           A meno che?

FERDINANDO         Non vi mettete a ballare il tango figurato……

VENTRIGLIA           Eh, ‘o tango (UN TEMPO) meglio: ci comportiamo come marito e moglie.

FERDINANDO         Ah, ah, ah…..

VENTRIGLIA           Non mi redarguite. In sogno, vedete uno come fa a regolarsi secondo coscienza?

FERDINANDO         In sogno?

VENTRIGLIA           Uh, mi ero dimenticata il particolare: Mascolo otto giorni fa, mi è tornato in sogno.

FERDINANDO         (REALIZZANDO) Aaaaaaaah………..

VENTRIGLIA           Stavo sognando che dormivo. Sento una bussata. Vado ad aprire….Mascolo! per l’emozione mi stavo svegliando, ma quello mi ha dato un paio di boffettoni e io ho continuato a dormire. (UN TEMPO) Il primo giorno, per buon augurio, mi ha portato un corno di cavallo.

FERDINANDO         Ma pecchè i cavalli tengono le corna?

VENTRIGLIA           In Argentina così pare. Dunque, ogni giorno Mascolo mi viene a trovare e poi……succede quello che succede. Dato che ne provo sollazzo, è peccato?

FERDINANDO         Procediamo con ordine. Nel sogno, voi e Mascolo siete marito e moglie?

VENTRIGLIA           Questo veramente non lo so.

FERDINANDO         Allora, prima cosa, appurate il fatto. Se siete in difetto, cacciate le carte e regolarizzate la situazione.

VENTRIGLIA           Si, ma in attesa delle carte, se quello insiste, è peccato? Zi mò, ve l’ho premesso, io ne provo sollazzo.

FERDINANDO         Pure Mascolo?

VENTRIGLIA           Uuuuuh! Avite voglia!

FERDINANDO         E che vi debbo dire? Un’età l’avete e Mascolo adda tenè nu’ stomaco ‘e fierro. Quindi, quello ch’è lasciato è perduto. La mia opinione? Non so niente e non voglio sapere niente.

VENTRIGLIA           (BACIANDOGLI LE MANI) Grazie, zi mò, grazie.

FERDINANDO         A un patto, però: appena vedete Mascolo lo pregate di venire in sogno pure a me.

VENTRIGLIA           Ci volete mettere una buona parola?

FERDINANDO         Sissignore, vedo di sistemare direttamente la cosa.

VENTRIGLIA           Siete un sant’uomo. Vi faccio portare un corno di cavallo pure a voi

FERDINANDO         Eh, così vediamo come è fatto.

VENTRIGLIA           Sarete servito. Oh, dato che ci troviamo ci stanno gli estremi per una quaterna?

FERDINANDO         Pure la quaterna? E va Bè…..(CONCENTRANDOSI) giocatevi 5,23,61 e 85.

VENTRIGLIA           Corro a giocare prima che chiudono il bancolotto e poi mi piglio il sonnifero. Zi mò, dovete campare cent’anno (GLI BACIA LE MANI) Che bella comodità, che bella comodità un monaco in casa! Buongiorno! (ESCE DA DESTRA ACCOMPAGNATA DA FERDINANDO)

VITTORIO                (AD AURELIO) A chi tutto e a chi niente. Pure il corno di cavallo ci ha portato. (FERDINANDO RIENTRA, LIBERANDOSI DI SAIO E DI BARBA)

FERDINANDO         Madonna, fammi venire Mascolo in sogno e metto le mani sui piani dello stato maggiore Argentino. (DIRIGENDOSI ALLA FINESTRA, ARMATO DI BINOCOLO) Papà, scrivete, che pare che la giornata si sta raddrizzando. (OSSERVA COL BINOCOLO) Scrivete:” sei bidoni da ventimila tonnellate al molo San Vincenzo”…Uno, due, tre….”tre musi di pesce spada con bandiera a stelle e strisce”…

VITTORIO                Papà, posso parlare?

FERDINANDO         Del contratto collettivo?

VITTORIO                No, del movimento del porto. Domando e dico, se è il movimento del porto che interessa gli Albanesi, perché non ci fai un abbonamento al “Mattino”? là, ci sta scritto tutto!

FERDINANDO         (VOLTANDOSI CON FLEMMA) Vittò, tu muori giovane!

VITTORIO                Sciò, sciò, io tengo nà salute di ferro. (SUONA LA CAMPANELLA SULLA PORTA. FERDINANDO ESCE DA DESTRA E RIENTRA SEGUITO DALLA PORTINAIA CHE HA UNA LETTERA IN MANO)

PORTINAIA             Buongiorno! Don Aurè, è arrivata l’assegno del barboncino.

AURELIO                 Grazie donna Caterì. (LA DONNA GLI DA LA LETTERA)

PORTINAIA             Quanto siete bello! Tale e quale a Giuseppe Garibaldi. Ci sta una fotografia tale e quale su un libro di mia sorella la maestria. A proposito…(A VITTORIO, TRAENDO DAL SENO UNA MAZZETTA DA CINQUECENTO LIRE) Don Vittò, vi ringrazio per la generosa regalia di ferragosto, ma mia sorella la maestria, dice che questi biglietti non sono buoni. Leggete qua: Repubblica è scritto con una sola “b”.

FERDINANDO         Fate vedere. (OSSERVA I BIGLIETTI. A VITTORIO) Una sola “b”

VITTORIO                Perché, quante b porta la Repubblica?

FERDINANDO         Due!

VITTORIO                Chi lo dice?

PORTINAIA             Mia sorella, la maestria.

FERDINANDO         Sua sorella, la maestria.

PORTINAIA             E poi, guardate qua, la testa dell’Italia. E’ tale e quale alla signorina Liliana, la fidanzata vostra.

VITTORIO                Papà, ma tu guarda che combinazione!

FERDINANDO         (LO FISSA A LUNGO. POI PRENDE DALLA TASCA DEI BIGLIETTI DA MILLE LIRE E LI DA ALLA PORTINAIA) Pigliate, donna Caterì. L’Artista è un po’ distratto…Scusate tanto.

PORTINAIA             Per carità, scusate voi. (OSSERVA ATTENTAMENTE LE MILLE LIRE E POI DON AURELIO CONFRONTANDOLI RIPETUTAMENTE) Don Ferdinà, vi pare che questo qua, Giuseppe Verdi, somiglia a don Aurelio?

FERDINANDO         (DOPO AVER CONFRONTATO) Nooo!

PORTINAIA             Allora so buoni. (RIPONE I BIGLIETTI IN SENO) Grazie assale don Ferdinà. Oh, se vi può servire, mio fratello, quello che sta nei rimorchiatori, mi ha confidato che sono in arrivo due dragamine Greche. Vi può servire?

FERDINANDO         Tutto serve. Vi accompagno.

PORTINAIA             Non v’incomodate, conosco la strada.

FERDINANDO         E’ mio dovere. (ESCE DA DESTRA CON LA PORTINAIA. VITTORIO E RIMASTO PENSIEROSO E STUDIA I BIGLIETTI DA CINQUECENTO. AURELIO INTANTO, HA APERTO LA BUSTA ED ESTRATTO L’ASSEGNO)

VITTORIO                ‘O nò, dovete cambiare l’assegno di pensione?

AURELIO                 Si, ma oggi è sabato e le banche stanno chiuse.

VITTORIO                Io sto aperto. Ve lo cambio in biglietti da cinquecento. Gli spiccioli fanno sempre comodo.

AURELIO                 Oh che!

VITTORIO                Vi faccio il cambio favorevole: il doppio dell’assegno.

AURELIO                 Vittò, ma vire ‘a chi ja sfottere!

VITTORIO                Ma è un affare!

AURELIO                 Uffah! (RIENTRA FERDINANDO, CHIUDE LA PORTA E SI AVVICINA A VITTORIO)

FERDINANDO         (A VITTORIO) Fammi sentire come dici Repubblica

VITTORIO                Repubblica

FERDINANDO         E mò spiegami com’è che dici Repubblica e scrivi Repubblica.

VITTORIO                Che c’entra, noi napoletani quello che ci manca in lire ce lo pigliamo in consonanti. Pigliate tibia. Con quante b si scrive?

FERDINANDO         Una

VITTORIO                dici tibia

FERDINANDO         Tibbia  

VITTORIO                lo vedi? Ce ne hai messe due.

FERDINANDO         Vittò, su questi biglietti ci deve stare scritto tibia Italiana o repubblica italiana? Mò sai che facciamo? Pigliamo questo bel pacco di carta straccia…(CON ALTRO TONO) Quanto hai pagato la carta filigranata?

VITTORIO                Ottantamila lire

FERDINANDO         (FULMINANDOLO CON LO SGUARDO) Ottantamila lire! Una bolletta della luce…Pigliamo questo bel pacco di carta straccia, lo stipiamo caro caro e quando arriva l’inverno ci accendiamo la stufa.

VITTORIO                Quale stufa? Fatto il danno, trovato il rimedio. Questa emissione la mandiamo nel Veneto. Quelli parlano con una consonante sola: babo, mama, nono. Poi faccio una seconda emissione per il centro sud e le isole.

FERDINANDO         Tu una sola cosa puoi fare, te l’ho detto: cartoncini di auguri a mille lire la dozzina. E ringrazia Iddio se l’Upim se li piglia per fare un’opera di bene. Pitta a Babbo Natale, analfabeta! (SI VOLTA) Dove sta Babbo Natale?

AURELIO                 Sempre qua, sempe int’à na stufa….

FERDINANDO         Scrivete: “Patrizia innalza un reggicalze giallo” (VITTORIO RITORNA AL SUO TAVOLO DI LAVORO) e vedi se “Giraffa” si decide a trasmettere . (SCOPERCHIA LA RADIO E PREME UN PULSANTE) “Cervo chiama giraffa…Rispondete Giraffa” “Cervo chiama giraffa…Rispondete Giraffa”

VITTORIO                Papà, “Giraffa” non può rispondere….

FERDINANDO         (DANDO UNA MANATA ALL’APPARECCHIO) “Cervo chiama giraffa…Rispondete Giraffa”

VITTORIO                Ahè…papà, non ci sta corrente.

FERDINANDO         “cervo chiama ….” (REALIZZA E ALZA LO SGUARDO SU VITTORIO)

VITTORIO                Non ci sta corrente!

FERDINANDO         Non ci sta corrente? E da quando manca?

VITTORIO                No, che manca! Sono venuti quelli dell?Enel e l’hanno staccata perché non hai pagato la bolletta. Sei moroso.

FERDINANDO         Io sono moroso? E le ottantamila lire che ti ho dato per pagare la bolletta?

VITTORIO                Me ne sono servito per la carta filigranata. (FERDINANDO FISSA GLI OCCHI NEL VUOTO) Ma stai senza pensiero, Liliana sono quattro giorni che va all’Enel a pagare la bolletta.

FERDINANDO         (INEBETITO) Con quali soldi?

VITTORIO                Quelli dell’emissione Veneta

FERDINANDO         L’hai mandata a pagare a Venezia?

VITTORIO                Nossignore: allo sportello dodici ci sta un certo ragionier Mezzanotte. Dieci diottrie, ci vede e non ci vede. In questi giorni è stato poco bene, ma Liliana ha avuto l’assicurazione che oggi riprendeva servizio. Quindi stai senza pensiero.

FERDINANDO         “Giraffa” deve comunicare quando arriva il cinese e in casa di “Cervo” manca la corrente. (SI ALZA) E mò, “Cervo” che gli fa a suo figlio?

VITTORIO                Che gli fa?

FERDINANDO         (GRIDANDO) ‘O mena abbiscio dall’ottavo piano! (AFFERRA PER IL COLLO VITTORIO, CHE EMETTE SUONI INARTICOLATI E LO SPINGE VERSO LA FINESTRA)

VITTORIO                (SOFFOCANDO E DIBATTENDOSI) Papà, papà mio….Molla! (FERDINANDO LO SOLLEVA E LO SPINGE. VITTORIO SI AVVINGHIA AL PADRE E CADONO ENTRAMBI OLTRE LA FINESTRA LANCIANDO UN URLO. DALLA SINISTRA ENTRANO ANTONIETTA – SUI QUARANTACINQUE ANNI – E LILIANA, VENTICINQUE ANNI)

ANTONIETTA         (SENZA APPRENSIONE) Nhè, ch’è stato?

AURELIO                 Cos’è niente, Ferdinando ha menato ‘o guaglione a’ copp’abbascio.

ANTONIETTA         (CON UN SOSPIRO)       N’ata vota?

LILIANA                   Uffà!

ANTONIETTA         (AFFACCIATA ALLA FINESTRA) Ferdinando….Vittorio…

FERDINANDO         (EMERGENDO ALLA LUCE DELLA FINESTRA) E ringrazia Iddio ca sotto ‘a funesta ce steva ‘o balcone.

ANTONIETTA         Dove sta Vittorio?

FERDINANDO         Sotto i miei piedi.

VITTORIO                (CON VOCE SOFFOCATA) Mammà, fagli levare i piedi dalla faccia.

LILIANA                   Don Ferdinà, il profilo di Vittorio mio!

ANTONIETTA         (SCUOTENDO FERDINANDO) Leva i piedi!

FERDINANDO         (A LILIANA) Il ragioniere Mezzanotte ha ripreso servizio?

LILIANA                   No, oggi è sabato, riprende lunedì.

FERDINANDO         (SALTELLANDO) Allora lo sfregio.

VITTORIO                Aaah!

LILIANA                   Don Ferdinà, il profilo graco di Vittorio mio!

FERDINANDO         Il “cinese” deve arrivare e io non so né come né quando perché questo signore ha fatto staccare la corrente. E questa sarebbe la casa di un professionista? Antoniè, ne hai tutto il diritto: fammi una pernacchia in faccia.

ANTONIETTA         Entra in casa!

FERDINANDO         Fammi prima la pernacchia.

VITTORIO                (CON VOCE SOFFOCATA) Basta che levi i piedi, la pernacchia te la faccio io.

ANTONIETTA         Ferdinà, o lo lasci o intervengo con le brutte. (SI RIMBOCCA LE MANICHE)

FERDINANDO         Un altro poco. (SALTELLA. ANTONIETTA, SCAVALCA IL DAVANZALE E SPINGE DI LATO FERDINANDO. VITTORIO SI RIALZA LAMENTANDOSI E COPRENDOSI IL VOLTO CON LE MANI)

LILIANA                   (ACCOGLIENDOLO TRA LE BRACCIA) Vittorio mio…

VITTORIO                Madonna, mi ha sfregiato….e mò, come ti sposo?

LILIANA                   (AIUTANDOLO A SCAVALCARE IL DAVANZALE) Una plastica facciale si può sempre fare. Ti faccio rifare tale e quale a Paul Newman… Vieni, vieni,  intanto andiamo a menarci un poco d’acqua fresca. (SORRETTO DA LILIANA, VITTORIO ESCE DA DESTRA. SUL BALCONCINO, ANTONIETTA E FERDINANDO SI AZZUFFANO, COMPARENDO E SCOMPARENDO ALLA LUCE DELLE DUE FINESTRE. SUONA LA CAMPANELLA DELLA PORTA)

AURELIO                 (AI DUE CHE NON GLI BADANO) Hanno suonato…(CAMPANELLA) Stanno suonando…(SBUFFANDO, ESCE DA DESTRA E RIENTRA CON L’AVVOCATO DE ROSA, SUI QUARANT’ANNI, BAFFETTI E PANAMA IN TESTA)

DE ROSA                 (OSSERVANDO I DUE, CHE CONTINUANO A COLLUTTARE) Bene, bene!

AURELIO                 Ferdinà, ci sta l’avvocato De Rosa…(A DE ROSA) Con permesso, vado a vedere come sta lo sfregiato. (ESCE DA DESTRA. FERDINANDO E ANTONIETTA SMETTONO DI AZZUFFARSI E OSSERVANO IL NUOVO VENUTO)

DE ROSA                 Bene, bene. Ecco il voyeur. (I DUE SI SCAMBIANO UNO SGUARDO) E la signora è vostra moglie, immagino. Signora, approvo e sottoscrivo: abboffatelo di paccheri (TOGLIENDOSI LA GIACCA) E se due mani non vi bastano, altre due le metto io a vostra disposizione.

FERDINANDO         (SCAVALCANDO IL DAVANZALE, SEGUITO DA ANTONIETTA) Voi mi abboffate la faccia ‘e pacchere?

DE ROSA                 Io, avvocato Celestino De Rosa. Posso incominciare?

FERDINANDO         Un momento, un momento. Prima gradirei sapere perché.

DE ROSA                 Perché siete un porco e un vizioso.

ANTONIETTA         Nhè, avvocà!…(A FERDINANDO) E tu non reagisci?

FERDINANDO         (RASSICURANDOLA CON UN GESTO DELLA MANO) Un momento, ho detto. Prima sentiamo le motivazioni.

DE ROSA                 Vi servo subito. Siete voi l’individuo che dalle undici alle dodici e dalle quindici alle diciotto guardate col binocolo ora da questa, ora da quella finestra?

FERDINANDO         E con ciò?

DE ROSA                 (AD ANTONIETTA IRONICO) E con ciò….e con ciò…(A FERDINANDO MELLIFLUO) Che guardate?

FERDINANDO         E se non ve lo voglio dire?

DE ROSA                 Io v’abboffo ‘a faccia ‘e pacchere.

FERDINANDO         Quand’è così, guardo il Vesuvio, Castellammare, il porto e il grattacielo.

DE ROSA                 Da quella finestra! E da questa?

FERDINANDO         Da questa guardo le bocche di Capri, Capo Posillipo e Ischia.

DE ROSA                 Alt! (GLI PORGE UN BINOCOLO) Guardate! (FERDINANDO OSSERVA) Che ci sta?

FERDINANDO         Un aliscafo!

DE ROSA                 Sardacchiò, ci sta un attico, e precisamente la camera da letto, dove mia moglie, fresca sposa, dalle undici alle dodici, riceve la massaggiatrice. (FERDINANDO CORREGGE IN BASSO L’ANGOLO ED HA UN TRASALIMENTO)

FERDINANDO         (A DE ROSA CON VIVA AMMIRAZIONE) La vostra signora? (ANTONIETTA GLI STRAPPA IL BINOCOLO E GUARDA. HA UN SUSSULTO E MOLLA UNO SCHIAFFO A FERDINANDO)

DE ROSA                 Sottoscrivo!

ANTONIETTA         (A DE ROSA) E da quella finestra che guarda?

DE ROSA                 Sempre la signora mia, che prende il sole sul terrazzo.

ANTONIETTA         E la signora vostra pure sul terrazzo se ne sta nuda?

DE ROSA                 Sissignore!

FERDINANDO         E a che ora?

ANTONIETTA         (TEMPESTANDO DI PUGNI IL MARITO) L’Albania, eh? Il cinese….”Cervo” chiama “Giraffa”…

DE ROSA                 Serve una mano, signora?

FERDINANDO         (SOLLEVANDO UNA SEDIA E FACENDOLA ROTEARE MINACCIOSAMENTE) Oheee! (ANTONIETTA SI IMMOBILIZZA, MA HA SEMPRE LO SGUARDO FIAMMEGGIANTE) Avvocà, ammesso e non concesso che mi metta a guardare ora da questa, ora da quella finestra, che volete da me?

DE ROSA                 Vi proibisco di guardare!

FERDINANDO         Prima dovete dimostrare che io guardo la signora vostra.

DE ROSA                 Ma perché, non è vero? Vi fa schifo?

FERDINANDO         No, quella per essere bona è bona. (ANTONIETTA FA PER SCATTARE, MA FERDINANDO LA TIENE A BADA CON LA SEDIA) Ma da quella finestra, per dovere professionale, io guardo tra Capri ed Ischia.

DE ROSA                 (CON IRONIA) Bene, nene!

FERDINANDO         Secondo, è la signora vostra che si espone nuda con la finestra aperta

DE ROSA                 E con il caldo di agosto, pretendete che la tenga chiusa?

FERDINANDO         E allora correte il rischio (DEGLUTENDO) Sicchè, pure sul terrazzo se ne sta nuda….dalle?….

DE ROSA                 Dalle quindici alle diciotto.

FERDINADO            Dalle quindici alle diciotto…Vedete, il rischio lo volete correre per forza.

DE ROSA                 (GRIDANDO) E secondo voi che debbo fare, recintare il terrazzo?

FERDINANDO         Non potete, c’è il vincolo paesaggistico.

DE ROSA                 Sardacchione, non mi mettete alla prova. Vedete la mano? (MOSTRA UNA MANO TREMOLANTE) Io sono un neurolabile, come dire che tengo il sistema nervoso a pezzi. Su dieci cause, ne perdo nove.

FERDINANDO         Gesù, e ve ne vantate?

DE ROSA                 Lo dico per farvi il quadro della situazione. Sapete perché perdo le cause? Perché, arrivato il momento, invece di passare alle controdeduzioni, passo le mani intorno al collo della parte avversa. Sono un neurolabile riconosciuto, per cui potrei scassarvi le ossa contando sul non luogo a procedere. Ma invece, preferisco rivolgermi a voi toccandovi nella corda più sensibile. Ecco, consideratemi in visita di cortesia.

ANTONIETTA         (MOSTRANDO I DENTI) Posa la sedia; fai sedere all’avvocato.

DE ROSA                 Non c’è bisogno, signora. Sardacchò, voi mi vedete:non sono un giovane di primo pelo e aggiungo che ne ho fatto di battaglie, senza soccombere mai al matrimoni. Sei mesi fa, però, incontro quella giovane, che adesso espone le sue grazie al sole e ne resto incantato. Ma guardatela, guardatela! Statuaria, erompente, opulenta…bona! Un inno alla giovinezza e alla gioia di vivere….Guardatela! (SORREGGENDO UNA SEDIA CON LA MANO IN MODO DA TENERE A BADA ANTONIETTA, FERDINANDO PRENDE UN BINOCOLO CON L’ALTRA MANO E GUARDA) Che me ne importa delle cause perse e della neuronabilità, se quando mi ritiro a casa….(GRIDANDO) Neh, che guardate?

FERDINANDO         Avete detto guardatela!

DE ROSA                 E voi mi pigliate alla lettera?

FERDINANDO         Siccome insistevate…guardatela, guardatela…

ANTONIETTA         ( MINACCIOSA, RIMBOCCANDOSI LE MANICHE) Ferdinà, posa ‘a seggia!

DE ROSA                 No, signora, niente violenza. L’amico Sardacchione lo sto toccando nella corda sensibile. Sardacchò, mettetevi nei miei panni. Alla mia età, si è possessivi e cedevoli alla volta. Cedo al desiderio di Maria Teresa di praticare l’elioterapia perché le fa bene alla salute. Ma, data la mia natura possessiva, mi pare che cent’occhi non bastino. (PATETICO) Sardacchiò, li vedete questi capelli? Non sono capelli.sono un parrucchino. Sardacchiò, li vedete questi denti? Non sono avorio originale…sono di porcellana. Sardacchiò, lo vedete questo cuore….

FERDINANDO         E’ di gomma…

DE ROSA                 …è di gomma….(CORREGGENDOSI) è aritmico: la neurolabilità

FERDINANDO         Avvocato, ma di vostro che tenete?

DE ROSA                 La sincerità. Vi sto facendo un discorso da amico. Come conciliare la cedevolezza e la natura possessiva? Semplice, un piccolo sacrificio: nun guardate!

FERDINANDO         Vedete, avvocato….

DE ROSA                 Non è facile, ve lo concedo: la carne è debole e satana sta sempre in agguato. Ma ecco una proposta che risolve praticamente il problema. Chiudete le finestre. Meglio: inchiavardatele. Meglio ancora, l’optimum: mu-ra-te-le. A mie spese, beninteso.

FERDINANDO         Avvocà….

DE ROSA                 Grazie, grazie…(GLI STRINGE LA MANO)

FERDINANDO         Sentite, parlo all’avvocato e al neurolabile: chiudere le finestre, le posso pure chiudere, le posso inchiavardare, e persino murare. Ma facendo così come dite voi, debbo rinunciare a campare.

DE ROSA                 (ISTERICO) E volete campare alla vista di mia moglie? Allora non vi ho toccato nella corda sensibile?

FERDINANDO         Avete toccato, avvocato; ma stare alla finestra, fa parte del mio mestiere. Se chiudo, non campo.

DE ROSA                 Quindi è la guerra che volete! Sardacchiò, sardacchiò, allora vi avverto: se continuate ad appostarvi col binocolo, io mi apposto a casa mia armato di carabina con il mirino telescopico.

FERDINANDO         Che orario di appostamento fate?

DE ROSA                 Mi apposto in permanenza.

FERDINANDO         Al tribunale non ci andate mai?

DE ROSA                 Ci sta la chiusura estiva. E quanto è vero Iddio, alla prima guardata risposndo con uno sparo. Se vi piglia il golio, passatevi una mano sulla coscienza e ditevi: Celestino De Rosa, sta appostato. (INDOSSA LA GIACCA) Mi apposto. (AD ANTONIETTA) Buongiorno. ( A FERDINANDO MINACCIOSO) Mi vado ad appostare. (ESCE DA DESTRA E SI SENTE IL TONFO DELLA PORTA CHE VIENE CHIUSA)

ANTONIETTA         Posa la sedia, Ferdinà. Ti puoi fidare, scenate non ne faccio.

FERDINANDO         Poso?

ANTONIETTA         Posa. (FERDINANDO DEPONE LA SEDIA) Ferdinà, tre parole: tu, cambi mestiere.

FERDINANDO         Alla mia età?

ANTONIETTA         Cambi mestiere; quella schifosa non la guardi più.

FERDINANDO         Antoniè, sulla vita di Vittorio, l’ho guardata per la prima volta cinque minuti fa. Ma ti pare che la signora Maria Teresa può offrire interesse militare? Ti pare che un agente segreto si mette a guardare femmine nude alla finestra? E’ proibito dal regolamento!

ANTONIETTA         Tu cambi mestiere. Tutt’alpiù ti metti a fare lo spione girovago in mezzo alla via.

FERDINANDO         E poi c’è un argomento principe: da quando ti ho sposata, le altre non mi interessano più. Ma che tiene quella là, che non tieni pure tu? (APPRESTANDOSI A GUARDARE CON IL BINOCOLO)  Fammi vedere che tiene…. (ANTONIETTA GLI STRAPPA IL BINOCOLO) Antonietta, cuore mio, io voglio bene solamente a te, (ACCASCIANDOSI SU UNA SEDIA) un uomo che campa con il cianuro in bocca, non si può permettere emozioni o sussulti….

ANTONIETTA         Veramente quella non l’hai guardata mai, neanche di sfuggita?

FERDINANDO         Debbo perdere il bene della vista…

ANTONIETTA         Ad un uomo come te, non può piacere una femmina come quella. (COPRENDOSI GLI OCCHI) Tutta nuda…(FERDINANDO ALLUNGA IL COLLO CERCANDO DI GUARDARE FUORI) Ed è fresca sposa. Gesù, Gesù…schifosa

FERDINANDO         (GUARDANDO DALLA FINESTRA) Schifosa!

ANTONIETTA         Si è perduto il ritegno…non c’è più onestà…

FERDINANDO         (DALLA FINESTRA CON SDEGNO) Disonesta! (UN TEMPO) Antoniè, tra Mazzini, il contratto collettivo e la mancanza di corrente, se ne sta passando la mattinata…mi debbo guadagnare la giornata. Và, va a mettere qualche pomatina in faccia a Vittorio, mentre io cerco di raccogliere una ventina di informazioni per “Giraffa”

ANTONIETTA         Giurami che quella non la guardi!

FERDINANDO         Ma che guardo! Non l’hai sentito l’avvocato? Quello si è andato ad appostare e una pallottola in mezzo agli occhi non me la leva nessuno.

ANTONIETTA         Sciò, sciò! Non dire queste cose. Fatica, Ferdinà, fa lo spione serio e rispettoso del regolamento. Io ho fiducia in te.

FERDINANDO         Brava! (LA BACIA SULLA FRONTE) Grazie per la fiducia.

AURELIO                 (ENTRANDO DA DESTRA) La faccia di Vittorio mi pare l’abbazia di Montecassino dopo il bombardamento del 44

ANTONIETTA         Figlio mio! (ESCE DA DESTRA. FERDINANDO TIRA DENTRO IL PADRE E CHIUDE A CHIAVE LA PORTA DI DESTRA)

FERDINANDO         Papà, sedetevi e scrivete. (MENTRE AURELIO SI SIEDE E SI ARMA DI CARTA E MATITA, FERDINANDO ENTRA NELLO STANZINO DI SINISTRA E NE ESCE INDOSSANDO SAIO E BARBA. SI MOSTRA ALLA FINESTRA E ALZA LE BRACCIA AL CIELO) Pace e bene…pace e bene…

AURELIO                 (SCRIVENDO) Pace e bene. (FERDINANDO ABBASSA LA PERSIANA DELLA FINESTRA DI SINISTRA, LASCIANDO UNO SPIRAGLIO, POI SI CURVA E GUARDA COL BINOCOLO).

FERDINANDO         (CON UN RANTOLO DI CONCUPISCENZA) Bona, bona! Sei bona solo tu…il monte bianco, il monte rosa…latte e miele!

AURELIO                 (SCRIVENDO) Bona…latte e miele…

FERDINANDO         (SCULETTANDO) Un po’ più a sinistra…così…bona, bona, bona….

AURELIO                 (SCRIVENDO) Non correre…detta piano. (SUL BALCONE APPARE ANTONIETTA. SCAVALCA SILENZIOSAMENTE IL DAVANZALE DELLA FINESTRA DI DESTRA E SI AVVICINA A FERDINANDO, CHE CONTINUA A SCULETTARE, RESTANDO DIETRO DI LUI IMMOBILE CON LE BRACCIA CONSERTE)

FERDINANDO         (SCULETTANDO) Sant’Antonio...Sant’Antonio mio..Sant’Antonio!

AURELIO                 (SCRIVENDO) Tre volte? (FERDINANDO SI RADDRIZZA PER ASCIUGARSI IL SUDORE SENZA SMETTERE DI SCULETTARE. D’IMPROVVISO AVVERTE UNA PRESENZA DIETRO DI SE. SI IMMOBILIZZA, SI VOLTA, INCONTRA LO SGUARDO DELLA MOGLIE)

FERDINANDO         (SGRANANDO GLI OCCHI) Pace e bene…pace e bene! (CON ALTRO TONO, MENTRE ANTONIETTA SI RIMBOCCA LE MANICHE) Sant’Antonio…..

SIPARIO

FINE PRIMO ATTO

SECONDO  ATTO

(E’ IL POMERIGGIO DELLO STESSO GIORNO. SUI DAVANZALI DELLE DUE FINESTRESONO STATI ALLINEATI DEI SACCHETTI DI SABBIA. ALLA FINESTRA DI SINISTRA, IN OSSERVAZIONE CON IL BINOCOLO, C’E’ ANTONIETTA. FERDINANDO E’ SEDUTO VICINO A LEI; HA LA FRONTE INCEROTTATA E GUARDA FISSO IL PAVIMENTO. VITTORIO, CON UN CEROTTO SUL NASO, E’ INTENTO AD INCIDERE. IL SOGGETTO ADESSO E’ COSTITUITO DALL’INGRANDIMENTO FOTOGRAFICO DI UNA BANCONOTA DA 500 LIRE, NEL CUI OVALE LILIANA POSA DA ITALIA RICCIOLUTA CON UNA MONUMENTALE PARRUCCA.)

ANTONIETTA  (OSSERVANDO CON IL BINOCOLO) Sotto il castello è comparsa un’imbarcazione. Serve?

FERDINANDO (CON VOCE SPENTA) Debbo sapere com’è fatta.

ANTONIETTA  E’ bianca, ha due vele, e a poppa stanno sdraiati certi signori in costume da bagno.

FERDINANDO (SECCO) Non serve.

ANTONIETTA  Non serve. (UN TEMPO) Dal molo turistico sta partendo un vaporetto.

FERDINANDO Non serve.

ANTONIETTA  Non serve. (UN TEMPO) La regata sta puntando su Sorrento (PREVEDENDO FERDINANDO) Non serve. Neh Ferdinà,mò che guardo io non serve niente?

FERDINANDO A quest’ora devi spiare tra Capri e capo Posillipo.

ANTONIETTA  (PACATA) Non ti sono bastate le mazzate?

VITTORIO        Mammà, quella veramente se ne sta sul terrazzo come Dio l’ha fatta?

ANTONIETTA  E vieni a vedere, se non credi. (VITTORIO VA ALLA FINESTRA E GUARDA CON UN ALTRO BINOCOLO, MENTRE FERDINANDO LEVA SU DI LUI UNO SGUARDO STUPITO).

VITTORIO        Gesù, quant’è invereconda. E’ vero mammà?

FERDINANDO Neh, Antonietta, lui può guardare e io no?

ANTONIETTA  Lui sì perché è un artista.

FERDINANDO Liliana, Vittorio tuo sta guardando una femmina nuda.

LILIANA           All’Accademia ne ha viste che ne ha viste femmine nude!

VITTORIO        E poi io guardo con gli occhi dell’artista, ha detto bene mammà, mentre tu, INVECE, CI METTI LA MALIZIA. (RIPRENDE ED OSSERVARE. TRAE IL FAZZOLETTO DALLA TASCA E SI ASCIUGA IL SUDORE. DAPPRIMA IMPERCETTIBILMENTE, POI CON FOGA, INCOMINCIA A SCULETTARE. IN UN BISBIGLIO) Sant’Antonio.

FERDINANDO Liliana, all’artista che guarda senza malizia, ancora dieci secondi, la pressione gli fa uscire il sangue dal naso e dalle orecchie. (MOLLA UN CALCIO SUL SEDERE A VITTORIO, CHE RITORNA AL SUO TAVOLO, ASCIUGANDOSI IL SUDORE).

VITTORIO        (MINIMIZZANDO) ‘A verità, detto da artista: questa signora De rosa non è gran chè.

ANTONIETTA  (OSSERVANDO IN ALTO) Serve un aeroplano che porta uno striscione sul quale è scritto “Altobelli al Napoli?”

FERDINANDO Antonietta, nun dà retta. Ho deciso: levo mano. Non posso fare l’agente segreto per interposta persona. In banca risparmi ne tengo, tu sei capo commessa, papà tiene l’assegno del marchese, Vittorio ha aperto la succussale della Zecca. Ognuno per se.

ANTONIETTA  Quindi ti ritiri a vita privata?

FERDINANDO Mi ritiro. (SOLENNE) Cincinnato! (SUONA IL CAMPANELLO) Vittorio, apri la porta. Io non ci sono per nessuno.

VITTORIO        Neanche per il cinese?

FERDINANDO Per nessuno. (AL SUONO DELLA CAMPANELLA, LILIANA SI LIBERA DELLA PARRUCCA RICCIOLUTA E NE INDOSSA UNA BIONDA, LISCIA. GIRA LA GIGANTOGRAFIA E APPARE UNA NUOVA COMPOSIZIONE NATALIZIA: INTORNO ALL’OVALE, LE ALI E L’AUREOLA DI UN ANGELO. VITTORIO ESCE DA DESTRA.)

VITTORIO        (FUORI DI SCENA, GRIDANDO) E’ ventriglia.

FERDINANDO (SPAZIENTITO) Aaah! (SI ALZA ED ESCE DA SINISTRA SOTTO LO SGUARDO STUPITO DI ANTONIETTA, MENTRE DA DESTRA ENTRANO VITTORIO E LA SIGNORINA VENTRIGLIA).

VENTRIGLIA   E’ permesso? (PORGE LA MANO AD ANTONIETTA) Ventriglia. Novità, novità; le debbo comunicare a zi monaco. (MENTRE ANTONIETTA LA OSSERVA BASITA, SI RIVOLGE A VITTORIO, INDICANDO L’INGRANDIMENTO) Dove sta Leonardo Da vinci?

VITTORIO        E’ uscito un momento.

VENTRIGLIA   (INDICANDO LILIANA) E questa bella giovane chi è?

VITTORIO        L’angelo custode di zi monaco. (FERDINANDO ENTRA DA SINISTRA CON SAIO E BARBA. ANTONIETTA CADE A SEDERE, COMPLETAMENTE ISTUPIDITA).

FERDINANDO Pace e bene. Dite. Signora Ventriglia.

VENTRIGLIA   Bacio le mani, zì monaco. Mi sono appena svegliata dalla siesta.

FERDINANDO E’ stata fruttuosa, figlia mia?

VENTRIGLIA   Mascolo ha telefonato da Buenob Aires perché il bireattore è in avaria. Oh, siccome mi ha invitata a passare il ferragosto in argentina, sono venuta a domandarvi se è peccato.

FERDINANDO Ventriglia…Ventriglia…Avete appurato se la vostra situazione è regolare?

VENTRIGLIA   Zì monaco, per telefono poco si sente…

FERDINANDO Ah, Ventriglia, mi create un caso di coscienza. Ditemi una cosa: vi sollazza andare in Argentina?

VENTRIGLIA   Assai.

FERDINANDO E andateci và.

VENTRIGLIA   (BACIANDOGLI LE MANI) Grazie, grazie… Che bel consigliere spirituale ho trovato in voi…Ma i soldi per andare in argentina dove li trovo?

FERDINANDO La quaterna. Alle cinque esce, alle sei ritirate un anticipo, alle sette vi pigliate il sonnifero e domani mattina vi svegliate nella pampa. (ANTONIETTA SI PREME LA FRONTE CON LA MANO)

VENTRIGLIA   Zi monaco voi siete la fortuna mia. (AD ANTONIETTA) Un sant’uom! Che vi è a voi?

ANTONIETTA  Mio marito.

FERDINANDO Suo marito è mio fratello.

VENTRIGLIA   Signora, tenetevelo caro, sto cognato monaco. (A FERDINANDO) Ah, zi monaco, ho riferito a mascolo la vostra preghiera. Ha detto di stare senza pensiero, che appena può vi viene a trovare in sogno. (ANTONIETTA SI FA ARIA) In quanto al corno di cavallo, però, non vi può servire in quanto proprio in questi giorni ne hanno vietato l’esportazione. Senza offesa, se volete il corno mio…

FERDINANDO Per carità, mi metto a privarvi del vostro corno di cavallo…

VENTRIGLIA   Non vi mettete in cerimonie. Facciamo una cosa. Quand’è che ritorno, ci pigliamo il sonnifero insieme e io faccio in modo di passarvi il corno. A meno che la clausura non mi impedisca di entrare nella vostra cella.

ANTONIETTA  (UNA MANO SULLA FRONTE FRASTORNATA) Uh, madonna!

FERDINANDO Ventriglia, pensate a partire e poi se ne parla. Salutatemi mascolo.

VENTRIGLIA   Presenterò. Buongiorno a tutti. Intanto che aspetto le estrazioni del lotto, preparo la valigia. Buongiorno, buongiorno…..(ESCE DA DESTRA ACCOMPAGNATA DA VITTORIO CHE RIENTRA DOPO POCHI ISTANTI)

ANTONIETTA  (LA FRONTE APPOGGIATA AD UNA MANO) Ferdinà, ma che và dicendo: ‘o corno ‘e cavallo, Mascolo, ‘o sonnifero, quella che ti deve venire a trovare in cella….

FERDINANDO Antoniè, in due parole: venticinque anni fa , Mascolo se ne scappò in Argentina con un cavallo. Mo è tornato e con Ventriglia…(UNISCE GLI INDICI) …hai capito? E Ventriglia va trovando di sapere da me se è peccato. (CAMPANELLA. ESCE VITTORIO DA DESTRA)

ANTONIETTA ‘O corno voglio sapè, ‘o corno ‘e cavallo! (RIENTRA VITTORIO SEGUITO DA DE ROSA, CHE PORTA UNA CARABINA A TRACOLLA).

FERDINANDO (AD ANTONIETTA) Nun è ‘o mumento ‘e parlà ‘e corna.

DE ROSA          Poco fa c’era una donna affacciata alla finestra. Sono venuto ad accertarmi se era la signora….(A FERDINANDO) oppure voi travestito da femmina nel goffo tentativo di farmi fesso.

FERDINANDO Avvocato, io non mi affaccio più. (MOSTRANDO IL SAIO) vedete? Mi faccio frate.

DE ROSA          Quindi avete fatto tesoro del mio suggerimento.

FERDINANDO Io si. (INDICANDO VITTORIO) Ma lui no.

DE ROSA          Che ha fatto?

FERDINANDO   Ha guardato. Poi ha fatto una mossa così…(SCULETTA) e ha detto Sant’Antonio!

DE ROSA          Che significa?

FERDINANDO Significa quant’è bona!

VITTORIO        (A DE ROSA, CHE SI GIRA GUARDANDOLO) Ho detto Sant’Antonio perché gli sono devoto. (MOSTRA UNA MEDAGLIA CHE PORTA AL COLLO E LA BACIA).

FERDINANDO Avvocato, guardate me. Quando uno dice “Sant’Antonio!”, mo ve lo spiego io, ci sta sempre il sottinteso. Dipende dall’intonazione. Sentite. Sant’Antonio (SOTTINTESO: CHE SPAVENTO). Poi ci sta Sant’Antonio! (SOTTINTESO: VOI CHE DITE). Oppure Sant’Antonio! (SOTTINTESO: SCANSAMI DEL PERICOLO). Invece lui ha detto Sant’Antonio proprio con questa intonazione, sentite: Sant’Antonio! (SOTTINTESO: QUANT’E’BONA!).

VITTORIO        Io ho detto sant’Antonio, sottinteso: che calore! Infatti siamo a ferragosto.

DE ROSA          Sardacchiò, la patria potestà vi poneva l’obbligo di avvertire vostro figlio che io sto appostato. (A VITTORIO) E al primo che si azzarda a molestare sia pure oculatamente la mia signora lo sparo in fronte.

VITTORIO        A chiunque del palazzo si affaccia per pigliare una boccata d’aria?

DE ROSA          Nel palazzo ci state solo voi. Gli altri sono tutti in villeggiatura.

VITTORIO        Mo che lo so, state senza pensiero.

DE ROSA          Fate tesoro! Fate tesoro! (ESCE DA DESTRA. TONFO DELLA PORTA. LILIANA SCOPPIA A PIANGERE)

VITTORIO        Liliana, quello non mi spara. E’ un guappo di cartone.

LILIANA           A me non mi hai detto mai Sant’Antonio!

VITTORIO        Io ti porto rispetto, Liliana mia.

LILIANA           (FRA LE LACRIME) Non voglio essere rispettata!

ANTONIETTA  Va buò, appena vi sposate te lo dice, figlia bella.

LILIANA           Perché non me lo dice prima? Tengo la gobba?

VITTORIO        Senti, Liliana, quand’è stasera ci andiamo a imboscare in qualche posto buio e io ti dico Sant’Antonio, va bene? Ce ne andiamo alla Floridiana. Là pare di stare in villeggiatura. (FA PER TORNARE AL TAVOLO, MA SI ARRESTA E LANCIA UN GRIDO) La villeggiatura! (GLI ALTRI TRE LO GUARDANO STUPITI. VITTORIO SI AVVICINA ALLA TRASMITTENTE, SEGUE CON LO SGUARDO IL FILO DELL’ANTENNA E SI SOFFREGA LE MANI, SODDISFATTO)

ANTONIETTA  Vittorio, bello di mammà, l’avvocato ti ha fatto pigliare uno spavento?

VITTORIO        No, che spavento, sono contento.

LILIANA           E perché sei contento, Vittorio mio.

VITTORIO        Perché tra poco mi vendo un’idea per centomila lire.

FERDINANDO Hai capito? E a chi la vendi?

VITTORIO        A te. (UN TEMPO) Vi metto in condizione di parlare con “Giraffa”.

FERDINANDO Vittò, ti ho detto che io levo mano.

VITTORIO        (CON FALSA INDIFFERENZA) Ha, beh, quand’è così…(SI SIDE AL TAVOLO E RIPRENDE AD INCIDERE) Però, dico io, quand’è che papà si ritira? Proprio mo che arriva il cinese e il generale Mascolo ha promesso una visita. Ma voi vedete! Bah, non interferisco…(FERDINANDO GLI SI AVVICINA CON ARIA INDIFFERENTE. FISCHIETTA, GLI GIRA ATTORNO, OSSERVA LA LASTRA CHE VITTORIO è INTENTO AD INCIDERE)

FERDINANDO (CON UN GESTO DI APPREZZAMENTO) Però…debbo dire che ‘sta lastra non c’è proprio male…Antoniè, Vittorio sta facendo passi giganteschi…(PAUSA. A VITTORIO) Questa….questa idea….così, per curiosità…

VITTORIO        (INCIDENDO) Centomila lire in mano a mammà.

FERDINANDO Figlio bello, rischiare centomila lire….

VITTORIO        Non rischi niente: se l’idea è buona, mammà me le dà dietro TUO ordine.(FERDINANDO E’ INDECISO, SI PASSA UNA MANO SULLA FACCIA E POI LA POSA SULLA SPALLA DEL FIGLIO) Centomila lire in mano a mammà (CON GESTO DECISO, FERDINANDO CAVA IL PORTAFOGLI, SFILA DUE BIGLIETTI DA CINQUANTAMILA E LI DA AD ANTONIETTA).

FERDINANDO Le centomila lire stanno in mano a mammà.

VITTORIO        (SENDA SMETTERE DI INCIDERE) Mammà, vedete se sono buone. (ANTONIETTA OSSERVA LE BANCONOTE CONTROLUCE).

ANTONIETTA  Sono buone.

VITTORIO        (ALZANDOSI) L’avvocato De rosa ci ha ricordato che gli inquilini del palazzo stanno tutti quanti in villeggiatura. Ora, sul balcone del nostro vicino ci sono due lampioni, di cui uno proprio sulla lastra di divisione, a portata di mano. Fritto mangiato: prendiamo lo scaletto, spelliamo il filo che alimenta il lampione, ci attacchiamo il filo nostro e portiamo la corrente qua dentro. Dopodiché, “Cervo” può chiamare “Giraffa”.

FERDINANDO (SUBITO) Antoniè, dagli le centomila lire.

ANTONIETTA  Ma come, non levi più mano?

FERDINANDO Proprio mo che arriva il cinese e posso agguantare i piani dello stato maggiore argentino? (A VITTORIO) Pigliamo lo scaletto e il filo elettrico. (UN TEMPO) Il filo del lampione come lo spelliamo?

VITTORIO        Con un coltello.

FERDINANDO Andiamo. (ESCONO ENTRAMBI DA DESTRA).

LILIANA           Donn’Antonietta, Vittorio mio è pieno o no di risorse?

ANTONIETTA  Quello è un ingegno. Con tutta ‘sta scienza si potrebbe trovare un posto all’Enel.

LILIANA           Io mi sposo una perla rara. (SUL BALCONCINO, DA DESTRA, APPARE VITTORIO, TRASCINANDO UNO SCALETTO. FERDINANDO LO SEGUE, SORREGGENDO UN COLTELLO E UN ROTOLO DI FILO ELETTRICO).

FERDINANDO Vittò, una cosa: per nessun motivo bisogna guardare verso il palazzo di fronte.

VITTORIO        Soffri di vertigine?

FERDINANDO Anche, ma soprattutto perche ci sta quello appostato.

VITTORIO        Statti senza pensiero. (VITTORIO APRE LO SCALETTO DAVANTI ALLA FINESTRA DI SINISTRA, POI SALTA NELL’INTERNO)  pAPà, MENTRE TU PROVVEDI, IO MANTENGO SALDAMENTE LA SCALA. Mo vi spiego quello che devi fare: afferra il filo del lampione, lo spelli col coltello, ci attacchi i due capi ed è fatto. (FERDINANDO SALE TRE SCALINI, SI ARRESTA, RIDISCENDE).

FERDINANDO Vittò, toglimi un dubbio: non è che spellando mi prendo la scossa?

VITTORIO        Nooo. Sullo scaletto di legno stai isolato. Basta che no ti appoggi alla parete.

FERDINANDO   Perché, se mi appoggio che succede?

VITTORIO        O muori folgorato o ti fai otto piani in discesa senza paracadute. Ma sulla scala non corri pericolo.

FERDINANDO Garantisci tu.

VITTORIO        Al cento per cento.

FERDINANDO (SALE. ADESSO SONO VISIBILI SOLO LE GAMBE) Vittò, ho staccato il filo e incomincio a spellare.

ANTONIETTA  Ferdinà, nun tucca o muro.

FERDINANDO Non c’è bisogno. L’operazione procede speditamente. Stai mantenendo bene, figlio bello?

VITTORIO        Stai senza pensiero. (ANTONIETTA E LILIANO SI INGINOCCHIANO E PREGANO)

FERDINANDO Vittò, sto attaccando il primo filo e scosse non ne sento proprio.

VITTORIO        E non ne devi sentire. (DA UNO SGUARDO ALLA MADRE E A LILIANA, LASCIA LA SCALA, PRENDE UN BINOCOLO E GUARDA IN DIREZIONE DELLA CASA DI DE ROSA)

FERDINANDO Vittò. Sto attaccando il secondo…

LILIANA           (CON UN GRIDO) Vittò, non guardare!

FERDINANDO Che guarda? (SI ODE UNA DETONAZIONE. VITTORIO CADE A SEDERE PER TERRA. FERDINANDO LANCIA UN URLO, MENTRE LA SCALA PRENDE AD ONDEGGIARE).

ANTONIETTA  (CORRENDO ALLA FINESTRA) Mamma d’o Carmene! (CONTINUA L’ULULATO DI FERDINANDO E L’ONDEGGIAMENTO DELLA SCALA).

LILIANA           Don Ferdinà, levate le mani dalla parete. (IL GRIDO DI FERDINANDO CESSA ASSIEME AL MOVIMENTO DELLA SCALA. LE GAMBE SONO IRRIGIDITE).

ANTONIETTA  (CON VOCE TREMULA) Ferdinà….ferdinà….(GRIDANDO) Ferdinà rispunne!

VITTORIO        (SORREGGENDO ANTONIETTA) Mammà, pungetelo con uno spillo. (ANTONIETTA, INEBETITA, NE SFILA UNO DAL BAVERO DELLA CAMICETTA, SOLLEVA UN CALZONE DI FERDINANDO E PUNGE UNA GAMBA. NESSUNA REAZIONE).

VITTORIO        (CON CUPO PESSIMISMO) Ahè, sono partiti i riflessi…(UN TEMPO) Forse abbiamo perduto a papà…

ANTONIETTA  Ma come, non campa?

VITTORIO        Se campa, campa mezzo scemo….Forse è meglio che non campa. (ANTONIETTA SI PORTA LE MANI ALLA TESTA E SPALANCA LA BOCCA EMETTENDO UN PROLUNGATO GRIDO IN SORDINA. VITTORIO SCUOTE IL CAPO SCONSOLATAMENTE, LILIANA CADE IN GINOCCHIO A PREGARE. SI ODONO LE DETONAZIONI DELLA CARABINA DI DE ROSA).

                          (LA LUCE SI DISSOLVE PER ALCUNI SECONDI PER POI RIACCENDERSI. SONO TRASCORSI ALCUNI MINUTI. ACCASCIATO SU UNA SEDIA, FERDINANDO FISSA ANTONIETTA, LILIANA E VITTORIO CON SGUARDO INESPRESSIVO. LA GAMBA DESTRA COMPIE DEGLI INCONTROLLABILI MOVIMENTI SUSSULTORI).

ANTONIETTA  (INGINOCCHIATA VICINO A LUI, PIANGENDO) Ferdinando mio….

LILIANA           Gesù, Gesù, ha fatto gli occhi del pazzo.

VITTORIO        Papà, mi riconosci? Chi sono io? Chi sono io?

FERDINANDO (CON UN FIL DI VOCE) Nù fetente….

ANTONIETTA  (GIOIOSA) Allora lo riconosci! Non campi mezzo scemo!

VITTORIO        pAPà, MI DAI RAGIONE, MO? Il discorso al cinese glielo devi fare. Se ti perdevamo, c’era un’assicurazione che pagava gli eredi. (FERDINANDO GLI SCAGLIA CONTRO UN BINOCOLO).

FERDINANDO Attacca il filo alla radio, animale! (VITTORIO TIRA IL FILO E ARMEGGIA VICINO ALLA TRASMITTENTE. FERDINANDO SI ALZA, MA RESTA CON LE GAMBE PIEGATE. HA UN ATTIMO DI SMARRIMENTO) Ma che è, mi sono arrogato? Raddrizzatemi. (LE DUE DONNE LO SOLLEVANO SORREGGENDOLO PER LE ASCELLE. LO LASCIANO, LE GAMBE GLI SI PIEGANO DI NUOVO.LO RADDRIZZANO ANCORA, LO LASCIANO, LE GAMBE SI PIEGANO. FERDINANDO, RASSEGNATO, MUOVE QUALCHE PASSO CON LE GAMBE PIEGATE) Quant’è lunedì, mi faccio ingessare le gambe…(APPOGGIANDOSI ALLE DUE DONNE, SI TRASCINA FINO ALLA TRASMITTENTE E CADE A SEDERE).

ANTONIETTA  E’ una reazione nervosa, ferdinà. Ti vado a preparare qualche goccia di valeriana. (ESCE DA DESTRA CON LILIANA).

VITTORIO        L’attacco è fatto. (FERDINANDO PREME UN PULSANTE E SI ACCENDE UNA LUCE ROSSA).

FERDINANDO (CON VOCE FLEBILE) “Cervo” chiama “Giraffa”….”Cervo” chiama “Giraffa”…

VOCE                Qui “Giraffa”…sono due ore che cerco di comunicare…..

FERDINANDO Abbiate pazienza, è manacata la corrente.

VOCE                Proprio oggi che arriva il cinese?

FERDINANDO Arriva oggi? Datemi la parola d’ordine.

VOCE                (CANTANDO) Do, si fa…(FERDINANDO DA UN COLPO ALLA MANO DI VITTORIO).

FERDINANDO Leva la mano. Hai cambiato stazione. Scusate , “Giraffa”, c’è stata un’interferenza. Volete comunicarmi la parola d’ordine?

VOCE                (CANTANDO) Do, si, fa……Avete ricevuto?

FERDINANDO Scusate, non avete sentito un tale che fa lezioni di solfeggio?

VOCE                Sono io. E’ la sigla per il contatto (CANTANDO) Do, si fa….Scrivete…

FERDINANDO Do, si fa….cche significa?

VOCE                Lo saprete al momento opportuno. Avanti con i messaggi giornalieri.

FERDINANDO I messaggi ve li detta mio figlio (PORGENDO A VITTORIO IL FOGLIO SCRITTO DA AURELIO)

VOCE                D’accordo.Il prossimo collegamento, lunedì alle ore undici.

FERDINANDO Ricevuto. Buon ferragosto a voi e ai giraffini.

VOCE                Altrettanto a voi e ai cerbiatti. Omaggio speciale alla cerva.

FERDINANDO Presenterò.(A VITTORIO) Detta i messaggi e poi spegni. Mi debbo rianimare con l’acqua fredda.

VITTORIO        Va bene. (FERDINANDO, SEMPRE MALFERMO, ESCE DALLA PORTICINA DI SINISTRA) Pronto, “Giraffa”?

VOCE                Avanti con i messaggi.

VITTORIO        (LEGGENDO) “Sei bona solo tu. Il monte rosa, il monte bianco. Latte e miele. Un po’ più a sinistra. Sant’Antonio, Sant’Antonio, Sant’Antonio”...

VOCE                (ALLARMATA) Sant’antonio? Avete detto Sant’Antonio? Quante volte Sant’antonio?

VITTORIO        Qui è scritto tre volte.

VOCE                (CON SPAVENTO) Sant’Antonio! Passo e chiudo. (VITTORIO COPRE LA TRASMITTENTE, APPOGGIA LE GIGANTOGRAFIE ALLA PARETE DI SINISTRA RIPONE LA LASTRA DI ZINCO E I BULINI SUL BANCONE. SUONA IL CAMPANELLO).

ANTONIETTA  (FUORI DI SCENA) Vittorio apri. (VITTORIO ESCE DA DESTRA, MENTRE FERDINANDO RIENTRA DA SINISTRA CON ASCIUGAMANI TRA LE MANI) Chi è?

VITTORIO        (FUORI DI SCENA) Donna caterina la portinaia.

PORTINAIA      (ENTRANDO DA DESTRA ASSIEME A VITTORIO) Il vostro pianoforte. Qua sta l’incaricato dell’impresa. (DA DESTRA ENTRA UN FACCHINO CON CAMICE E BERRETTO).

FACCHINO       (A FERDINANDO) Buongiorno, maestro. Siete il maestro sardacchione?

FERDINANDO No.

FACCHINO       Siccome vi stiamo salendo un pianoforte, pensavo che eravate maestro di musica.

FERDINANDO State salendo un pianoforte a me? (VERSO DESTRA) Antoniè, hai ordinato un pianoforte?

ANTONIETTA  (DA FUORI( E che me ne debbo fare?

VITTORIO        Forse è morto il barboncino e l’ha lasciato al nonno.

FERDINANDO (AL FACCHINO) Sentite, amico, io non aspetto nessun pianoforte.

FACCHINO       Non entro in merito, però la strada è questa, questo è il palazzo e questa è la scala C, voi siete Don Ferdinando Sardacchione e noi il pianoforte ve lo stiamo salendo.

FERDINANDO E dalle. Io per oggi aspetto un cinese. Non è che avete consegnato il cinese a qualche maestro di musica e state salendo il pianoforte a me?

FACCHINO       Nei fogli di consegna, cinesi non ne tengo.

VITTORIO        Papà, sempre un pianoforte è, trovato per terra. Intanto prendiamocelo e poi vedremo. Mo debbo accompagnare Liliana a casa. Vado e torno. (ESCE DA DESTRA. ENTRANO DUE ROBUSTI FACCHINI SORREGGENDO UN PIANOFORTE VERTICALE. LO DEPONGONO AL CENTRO, CON LA PARTE POSTERIORE RIVOLTA VERSO LA PORTA DI DESTRA).

FACCHINO       (PORGENDO UN FOGLIO A FERDINANDO) Una riverita firma.

FERDINANDO (GUARDANDO IL FOGLIO) Sta scritto proprio Ferdinando sardacchione. (FIRMA E RESTITUISCE LA CARTA)

FACCHINO       Buon Ferragosto a voi e tutta la famiglia.

FERDINANDO Grazie, altrettanto. (I TRE FACCHINI RESTANO IMMOBILI. IL PRIMO ENTRATO FA UN COLPO DI TOSSE, RICHIAMANDO L’ATTENZIONE DI FERDINANDO SUL BERRETTO CHE TIENE IN MANO) Pure la regalia…Sentite per regalia vi do il pianoforte.

FACCHINO       Voi scherzate? Doppo ‘a fatica p’’o sagliere, ne facimmo n’ata p’’p scennere? (FERDINANDO PRENDE DELLE BANCONOTE DA TASCA E LE FA CADERE NEL BERRETTO). Grazie maestro, dovete campare cent’anni. (I TRE FACCHINI ESCONO DA DESTRA)

PORTINAIA      Don Ferdinà, io me ne scendo in guardiola, se avete bisogno di me sapete dove trovarmi. (ESCE)

                          (FERDINANDO GIRA INTORNO AL PIANOFORTE INCURIOSITO).

ANTONIETTA  (ENTRA DA DESTRA SORREGGENDO UN BICCHIERE) Pigliati la valeriana……Uh, ma veramente hanno portato un pianoforte…. (FERDINANDO COMINCIA A BERE).

CINESE             (DALL’INTERNO DEL PIANOFORTE) Se ne sono andati?

FERDINANDO (SPUTANTO UNA PARTE DEL LIQUIDO CHE STA BEVENDO) Chi è, chi ha parlato?

CINESE             “Cervo” sono io. Do, si, fa….

ANTONIETTA  ‘O pianoforte parla e canta.

FERDINANDO (BATTENDO UNA MANO SUL PIANOFORTE) Chi ci sta qua dentro?

CINESE             Chi ci può stare?

FERDINANDO Dovete dirlo voi, siete in casa mia.

CINESE             Sono il cinese!

FERDINANDO Il cinese! Caro cinese, scusate l’equivoco, ma non mi aspettavo di vedervi arrivare in un pianoforte. Siete entrato in Italia da clandestino?

CINESE             Ma quale clandestino. Intanto fatemi uscire.

FERDINANDO Avete la chiave?

CINESE             Non ci sta nessuna chiave. (CANTANDO) Do, si, fa…Voi suonate e il dispositivo di chiusura scatta.

FERDINANDO Debbo suonare il pianoforte?

CINESE             Solo tre note.

FERDINANDO Io non ne conosco neanche una. Qui ci vuole un maestro di musica.

CINESE             Nossignore! Scoperchiate la tastiera, vi guido io. (FERDINANDO ESEGUE) Incominciate a contare i tasti bianchi da uno a sette da destra a sinistra.

FERDINANDO Uno, due, tre quattro, cinque, sei sette.

CINESE             Mo tenete a mente il primo, il quarto e il settimo tasto, partendo da sinistra. Li tenete a mente?

FERDINANDO Sissignore.

CINESE             Battete il primo. (FERDINANDO PESTA VIOLENTEMENTE IL TASTO. IL CINESE LANCIA UN URLO DI DOLORE).

FERDINANDO Che è stato, cinese?

CINESE             Più garbo, più garbo. Mo il settimo tasto. (FERDINANDO PESTA CON FORZA. NUOVO URLO DEL CINESE).

FERDINANDO (MORTIFICATO) Haggio sgarrato tasto?

CINESE             No, avete ‘ngarrato pure l’altro occhio. Mo battete il terzo, ma accarezzate, accarezzate. (FERDINANDO PESAT DOLCEMENTE IL TERZO TASTO. LA PARTE POSTERIORE DEL PIANOFORTE SI APRE DI SCATTO E DALL’INTERNO ROTOLA SUL PAVIMENTO UN UOMO DI MEZZA Età, IN BLU JEANS E MAGLIETTA A RIGHE. SI ALZA COMPRIMENDOSI I RENI) Madonna, tengo tutte le ossa rotte…

FERDINANDO (GUARDANDO ALL’INTERNO DEL PIANOFORTE) Ma dove sta il cinese.

CINESE             Sto qua.

FERDINANDO Siete voi? Scusate ma sapendo che arrivavaun cinese, mi aspettavo uno con la faccia gialla.

CINESE             Eh, già; sapendo allora che a voi vi chiamano “Cervo”, mi dovevo aspettare uno con le corna ramificate…

FERDINANDO Perciò dico…Quindi non siete, ma vi chiamano.

CINESE             Per l’appunto.

FERDINANDO Arrivate da Pechino?

CINESE             Arrivo da Torre annunziata…Mi sono fatto spedire nel pianoforte per non dare nell’occhio e poi perché qua dentro ci sta il materiale per l’operazione F. Diamoci da fare. (TIRA FUORI DA PIANO UNA BORSA PER LA SPESA, UN SACCO DA MONTAGNA E UNA VALIGIA. APRE IL SACCO). Voi aprite la borsa e la valigia. (I DUE ESEGUONO. IL CINESE INCOMINCIA A TRARRE DAL PIANOFORTE DEI PACCHETTI E NE RIEMPIE IL SACCO, LA VALIGIA E LA BORSA, AIUTATO DA FERDINANDO E ANTONIETTA) La signora con la borsa della spesa e io con il sacco da montagna ce ne usciamo subito. Sotto al portone, uno a destra, l’altra a sinistra. Signora, prendete un tassì e tra venti minuti vi fate trovare davanti al Duomo. Salite su un altro tassì, che vi porterà al Carmine. Lì scendete, lasciando sul sedile tre o quattro pacchi. Al carmine salite su un terzo tassì e partite.

FERDINANDO Antonietta, tieni bene a mente.

CINESE             (A FERDINANDO) Voi, invece, uscirete dieci minuti dopo di noi, con la valigia; prendete un tassì e vi fate portare davanti al San carlo. Lì prendete un secondo tassì e scendete a piazzaprincipe di Napoli.

FERDINANDO Lascio tre o quattro pacchetti nel tassì e salgo sul terzo…

CINESE             E questo è tutto.

FERDINANDO Sentite, cinese…Voi come fate di cognome?

CINESE             Paolicchio.

FERDINANDO Due domande, Paolicchio: chi paga tutte queste passeggiate in tassì e, finita la distribuzione dei pacchi, dove ci dobbiamo far portare?

CINESE             I tassì li pagate voi e mettete in conto spese. L’ultimo autista vi riporterà qua: scendete e lasciate sul sedile posteriore la borsa e la valigia.

FERDINANDO Le quali contengono?

CINESE             Esplosivo al plastico.

ANTONIETTA  Uh, Madonna!

FERDINANDO Sentite, Paolicchio. Informazioni che servono all’equilibrio della paura tra Oriente ed Occidente finchè ne volete. Però, se con questo piano F. voi avete l’intenzione di far saltare in aria il Duomo, il Carmine, il San Carlo e piazza Principe di Napoli….

CINESE             Sardacchiò, non deve saltare niente. Ci limitiamo a pigliare questi pacchi sbarcati a Torre annunziata e a portarli a un’altra parte…

FERDINANDO Quand’è così…Ho la vostra parola..

CINESE             Oh, siccome questa sera arriverò prima io, datemi una chiave dell’appartamento. (FERDINANDO GLIELA DA) Passerò la domenica con voi. Poi, lunedì, mi rispedite a torre annunziata.

FERDINANDO Sempre dentro il pianoforte.

CINESE             Si capisce. Prima regola: non dare nell’occhio. (CEDENDO IL PASSO AD ANTONIETTA) Signora, possiamo andare.

ANTONIETTA  Ferdinà, raccomanda gli autisti di evitare le buche…

FERDINANDO Va’ senza pensiero. (ANTONIETTA E IL CINESE ESCONO DA DESTRA. FERDINANDO GIRA INTORNO AL PINOFORTE. POI RACCATTA UN PACCO DALLA VALIGIA ANCORA APERTA, LO SOPPESA E LO ANNUSA. DA DESTRA ENTRA VITTORIO).

VITTORIO        Che è, già avete scassato il pianoforte?

FERDINANDO Vittò, odora questo pacchetto e dimmi che ti pare.

VITTORIO        (DOPO AVER ANNUSATO IL PACCO) A me pare merluzzo surgelato.

FERDINANDO Overo? Mah! (CON ALTRO TONO) Vittò, è scattato il piano F. Telefona a Liliana: questa sera, la floridiana non è cosa.

VITTORIO        Perché?

FERDINANDO Devi fare gli onori di casa. Sai chi c’era dentro al pianoforte? Il cinese!

VITTORIO        Hai capito che organizzazione!

FERDINANDO E’ uscito com mammà, ma ritorna prima di noi. Devi stare in casa perché pare brutto che ritorna e non trova nessuno. Comunque, gli ho dato la chiave di casa. Oh, Vittò, una cosa importante: quello non tiene gli occhi come i cinesi, ma è fatto tale e quale a noi. E’ nato a Torre Annunziata.

VITTORIO        Nel quartiere cinese di Torre annunziata?

FERDINANDO Senti, vittorio, siccome non ho tempo per le spiegazioni, facciamo una sintesi: io tengo le corna?

VITTORIO                  Perché, nutri qualche sospetto su mammà.

FERDINANDO (CON UN SOSPIRO DI SOPPORTAZIONE) Quelli mi chiamano “Cervo” perché tengo le corna?

VITTORIO        Lo devi sapere tu e loro.

FERDINANDO (SFORZANDOSI DI MANTENERSI CALMO) Vittò, “cinese” è un nome convenzionale, come “Cervo”, è chiaro? Quindi tu te ne resti a casa e aspetti. Dato che la corrente l’abbiamo, fa’ qualche attacco e dai luce alle altre camere. (UN TEMPO) E tieniti lontano dalle finestre.

VITTORIO        Dio ne scansi e liberi.

FERDINANDO Se guardi, De Rosa apre il fuoco e il cinese non trova chi gli fa gli onori di casa, ma una veglia funebre.

VITTORIO        Dio ne scansi e liberi! (UN TEMPO) Comunque, a scopo informativo, il modo di guardare senza essere scorti dall’avvocato ci sta.

FERDINANDO Ci sta?

VITTORIO        Se vuoi te lo faccio vedere.

FERDINANDO Ma solo a scopo informativo.

VITTORIO        (ABBASSA UNA PERSIANA FINO A FARLE TOCCARE I SACCHETTI. POI SFILA UN SACCHETTO AL CENTRO, LASCIANDO UN’APERTURA) Ecco qua!

FERDINANDO Teh teh…E si vede?

VITTORIO        Vogliamo provare?

FERDINANDO Senza malizia però.

VITTORIO        Senza malizia. (PRENDONO OGNUNO UN BINOCOLO E VANNO A COLLOCARSI DIETRO LA FINESTRA, SI CHINANO E GUARDANO).

FERDINANDO Io non vedo niente.

VITTORIO        Metti a fuoco.

AURELIO          (ENTRANDO DA DESTRA) Neh, che state facendo?

FERDINANDO Ssssst!

VITTORIO        Ssssst!

AURELIO          Ahè, femmine, sempre femmine! Ricordatevi il barboncino De Michelis. Per una femmina s’è rovinato la tasca…(ESCE A SINISTRA)

FERDINANDO Vittò, mettiamo a fuoco, ma senza malizia, mi raccomando. (GUARDANO FUORI. DA DESTRA ENTRA UNA DONNA, E’ LA SIGNORA DE ROSA, SUCCINTAMENTE VESTITA. CORRE IN PUNTA DI PIEDI VERSO SINISTRA, APRE LA PORTA, ENTRA)

AURELIO          (FUORI DI SCENA) Sant’Antonio!

FERDINANDO (GUARDANDO VERSO SINISTRA) Papà sta dicendo le orazioni… (RIPRENDE A GUARDARE FUORI. LA SIGNORA DE ROSA RIENTRA DI CORSA, SI GUARDA INTORNO SMARRITA ED ESCE SCAVALCANDO LA FINESTRA DI DESTRA).

AURELIO          (FUORI DI SCENA GRIDANDO) Sant’Antonio! (VITTORIO E FERDINANDO SI GUARDANO).

FERDINANDO Ha detto Sant’Antonio col sottinteso. Andiamo alla finestra di papà! (ESCONO DI CORSA DA SINISTRA).

                          (LA LUCE SI DISSOLVE RAPIDAMENTE E SI RIACCENDE DOPO ALCUNI SECONDI. E’ SERA DELLO STESSO GIORNO. A LUME DI CANDELA, VITTORIO E’ INTENTO A ULTIMARE L’IMPIANTO ELETTRICO. INNESTA UNA DEVIAZIONE DEL FILO IN UNA PRESA DI CORRENTE, GIRA IL COMMUTATORE, LA LUCE SI ACCENDE. VITTORIO SOFFIA SULLA FIAMMA DELLA CANDELA).

AURELIO          (ENTRANDO DALLA SINISTRA) Ah, finalmente hai fatto l’attacco della luce.

VITTORIO        Eh, così finalmente la finite con le allucinazioni erotiche.

AURELIO          Allucinazioni? Vittò, quella era una femmina in carne ed ossa. E che carni, carni parigine! Sant’antonio quand’era bona.

VITTORIO        Sì, sì va bene. Adesso andatevi a coricare. (TRILLA IL TELEFONO).

AURELIO          (USCENDO A DESTRA) Che femmina! Che femmina!

VITTORIO        (AL TELEFONO) Vittorio sardacchione, pittore. Ah, Liliana, che è? No, il cinese non si è ritirato ancora. E neanche papà e mammà. (_) No, che presi dalla polizia! Quelli portano il cianuro in bocca. Senti, Liliana, cena e te ne vieni subito qua; così, quando torna il cinese gli facciamo insieme gli onori di casa. E appena rincasano papà e mammà, se rincasano e non li portano all’obitorio, noi due ce ne usciamo. (_) Come? Se non torna nessuno? In tal caso ce ne stiamo qua in grazia di dio. Mo mi vado a preparare qualche cosa e ceno pure io…Statti bene. (AGGANCIA ED ESCE DA DESTRA, SPEGNENDO LA LUCE. QUALCHE ISTANTE DOPO, PROVENIENTE DALL’APPARTAMENTO DI SINISTRA, UN UOMO SALTA IL BALCONCINO: INDOSSA CALZONI DI TELA E UNA CAMICIOLA. ACCENDE UNA TORCIA E NE RIVOLGE IL RAGGIO VERSO IL FILO CHE PORTA DENTRO LA CORRENTE, SEGUENDOLO FINO AL COPERCHIO DELLA RADIO. L’UOMO SCAVALCA IL DAVANZALE ED ENTRA, SI AVVICINA AL COMMUTATORE E ACCENDE LA LUCE. SPEGNE LA TORCIA E LA RIPONE NELLA TASCA POSTERIORE DEI CALZONI. INCURIOSITO, SOLLEVA IL COPERCHIO E OSSERVA LA RADIO; POI ESAMINA LE GIGANTOGRAFIE APPOGGIATE ALLA PARETE, VA AL BALCONE DI DESTRA, OSSERVA LA PRESSA, GLI INCHIOSTRI, I BULINI. SI AFFACCIA ALLA PORTA DI DESTRA E, RASSICURATO DALL’ASSENZA DI RUMORI E DI VOCI. FORMA UN NUMERO DI TELEFONO).

SANTOLIQUIDO  Appuntato giannone? Passami il maresciallo. (PAUSA) Maresciallo? Sono il brigadiere Santoliquido, agli ordini. Appena ricevuto il telegramma sono rientrato dalle ferie. Signorsì, riprendo servizio domani alle sette. Maresciallo, nel rincasare ho scoperto che il mio vicino di casa ha compiuto un furto di energia elettrica ai miei danni. Trattasi di un certo Mascarpone o tortiglione, non ricordo bene: io sto qua da appena una settimana. Ma il furto di energia è niente. Introdottomi nell’abitazione del suddetto, vi ho notato delle cose sospette (_) . Eh, indago, approfondisco e poi riferisco. Agli ordini, maresciallo. (RIAGGANCIA E SI AVVICINA DI NUOVO AL BANCONE. SENTENDO DEI PASSI, SI GUARDA INTORNO CERCANDO UN NASCONDIGLIO E CORRE A CHIUDERSI NELLO STANZINO DI SINISTRA. ENTRA VITTORIO. CAMPANELLO. VITTORIO FA PER USCIRE, MA DALLA FINESTRA DI DESTRA IRROMPE LA SIGNORA DE ROSA E GLI SBARRA LA STRADA).

S. DE ROSA      (MOLTO AGITATA) Non aprite, non aprite a nessuno. (UN TEMPO) Non mi riconoscete? Eppure non fate altro che guardarmi con il binocolo.

VITTORIO        (PIACEVOLMENTE SORPRESO) La Signora De Rosa! Scusate la distrazione, ma così, vestita come facevo a riconoscervi? E che ci fate qua?

S. DE ROSA      Sono stata quattro ore sul terrazzo. Chi altro c’è in casa?

VITTORIO        Il nonno ma si è coricato.

S. DE ROSA      Beato lui !

VITTORIO        Se volete coricarvi pure voi…Senza complimenti.

S. DE ROSA      Sono venuta a mettermi nelle vostre mani !

VITTORIO        (STRABILIATO) Veramente? Questa sera, però, dovete accontentarvi di una cosa fritta e mangiata. Più tardi deve venire la mia fidanzata.

S DE ROSA       E allora, per l’amore che portate a quella ragazza…(CAMPANELLO) Non aprite, è mio marito. L’ho visto entrare nel portone. (AGGRAPPANDOSI A VITTORIO) Mi vuole sparare.

VITTORIO        Pure a voi? (CAMPANELLA PIU’ FORTE. COLPI BATTUTI CONTRO LA PORTA) Signora, se non apro, quello lesiona il palazzo. Vostro marito mi pare una scossa di sento grado.

S. DE ROSA      Allora fatemi nascondere. (CORRE VERSO LO STANZINO A SINISTRA, L’APRE, FA PER ENTRARE, SI RITRAE) Oh, scusate. (CHIUDE LA PORTA).

VITTORIO        No, li no. (CAMPANELLO E COLPI) Prima cosa, un marito geloso va aprendo le porte. (SI GUARDA ATTORNO) Qui, entrate nel pianoforte. (LA SPINGE DENTRO LO STRUMENTO E RICHIUDE. ESCE DA DESTRA E RIENTRA SUBITO DOPO A BRACCIA LEVATE, LA CARABINA DI DE ROSA PUNTATA SULLE RENI).

DE ROSA          Nel tempo che ci metto a contare fino a tre mi dovete dire dove sta mia moglie.

VITTORIO        Perché sta qua?

DE ROSA          Sono quattro ore che perlustro il quartiere e finalmente sono arrivato qua. L’ho vista prendere l’ascensore e siccome nel palazzo siete rimasti solo voi, solo qui dentro si può essere nascosta. Io incomincio a contare. Uno!…(SI PRECIPITA VERSO LA PORTICINA DI SINISTRA, L’APRE, GUARDA, SI RITRAE) Scusate! (RINCHIUDE. ESCE DA DESTRA. SI SENTE LO SBATTERE DI ALCUNE PORTE. VITTORIO, APPOGGIATO AL PIANOFORTE, VI TAMBURELLA SOPRA CON LE DITA).

VITTORIO        (AL PIANOFORTE) Vi ho detto che quello andava aprendo le porte…

DE ROSA          (RIENTRANDO) Eppure, qua deve stare. (SULLA PORTA DI DESTRA, IN CAMICIA DA NOTTE BIANCA, APPARE AURELIO).

AURELIO          Neh, Vittò, questo mio signore, l’avvocato De Rosa, è entrato in camera mia senza bussare e mi ha fatto pigliare un spanteci. Avvocà, tengo un peso sullo stomaco e me ne debbo liberare. Siete la feccia dello scarto delle schiappe dei tiratori.

DE ROSA          State dicendo a me?

VITTORIO        Nonno, non lo provocare; l’avvocato tiene il nervo scosso perché non trova la fresca sposa.

AURELIO          E nun l’ha da truvà. Quella se ne scappata con il compare e io ne ho piacere, oh. (ESCE DA DESTRA SDEGNATO)

DE ROSA          (GRIDANDOGLI DIETRO) Ringraziate l’età che tenete.

AURELIO          (FUORI SCENA) Nun l’ha da truvà! Nun l’ha da truvà!

DE ROSA          (PUNTANDO LA CARABINA CONTRO VITTORIO) Ho contato uno e mò dico due!

VITTORIO        Ma scusate, avete visto o no in tutta la casa?

DE ROSA          (FACENDOSI ATTENTO AL PIANOFORTE) Questo che è?

VITTORIO        (GUARDANDOSI ALLE SPALLE) Che è?

DE ROSA          (BATTENDO MANATE AL PIANOFORTE) Questo! Questo!

VITTORIO        E che deve essere? Un pianoforte.

DE ROSA          Prima non c’era. Che ci dovete fare?

VITTORIO        Lo dobbiamo suonare.

DE ROSA          (GUARDANDOLO CON SOSPETTO) Suonatelo.

VITTORIO        Lo può suonare soltanto un cinese.

DE ROSA          (GRIDANDO) Perché ha da essere un cinese.

VITTORIO        Perché il pianoforte è cinese.

DE ROSA          Ed essendo cinese sta qua…

VITTORIO        Papà aspetta un amico pianista dalla cina, che si è fatto precedere dallo strumento. (DE ROSA SCOPERCHIA LA TASTIERA E BATTE FURIOSAMENTE SU UN TASTO).

S. DE ROSA      Ahi !

DE ROSA          Che è stato ?

VITTORIO        Musica cinese. (DE ROSA PESTA UN ALTRO TASTO).

S. DE ROSA      Ahi !

DE ROSA          Ma come, suono qua o suono la, la nota è sempre la stessa ?

VITTORIO        la musica cinese così è fatta. Andate a capire….. (DE ROSA ABBASSA IL COPERCHIO).

DE ROSA          E va bene. Un’uscita sola tiene questo palazzo. Io mi vado ad appostare sotto il portone. Prima o poi quella deve scendere. (USCENSO DA DESTRA) Mi vado ad appostare. (SBATTERE DI PORTA. VITTORIO BATTE CON LE NOCCHE SUL PIANOFORTE).

VITTORIO        Signora, se n’è andato.

S. DE ROSA      Ffatemi uscire.

VITTORIO        Avete sentito quello che ha detto? E’ meglio che la notte la passate qua.

S. DE ROSA      Ma non nel pianoforte.

VITTORIO        No, ci andiamo a coricare. (TENTA DI APRIRE IL PIANOFORTE) Un momento, che vado a prendere un cacciavite. (ESCE DA DESTRA. LA PORTA SI APRE ED ENTRA IL BRIGADIERE SANTOLIQUIDO. SI COLLOCA AL CENTRO, LE BRACCIA CONSERTE. RIENTRA VITTORIO CON IL CACCIAVITE. ALLA VISTA DELL’ALTRO RESTA INTERDETTO, MA D’IMPROVVISO IL VOLTO SI ILLUMINA DI UN RADIOSO SORRISO) Il cinese…siete il cinese….

SANTOLIQUIDO  Il cinese.

VITTORIO        (PORGENDOGLI LA MANO) Caro cinese, non vedevo l’ora di conoscervi. Io sono il figlio di “Cervo”.

SANTOLIQUIDO  Cervo? Allora di cognome non fate Tortiglione?

VITTORIO        Tortiglione! Quant’è simpatico il cinese! Sardacchione! Il quale fa rima con…

SANTOLIQUIDO  Con…

VITTORIO        Spione.

SANTOLIQUIDO  Ah, spione. E cervo?

VITTORIO        Mo lo vedete tornare. Avete ammirato che organizzazione?

SANTOLIQ.      Veramente ho appena dato un’occhiata.

VITTORIO        Ma come, papà non vi ha fatto ammirare, prima di uscire per l’operazione F.?

SANTOLIQ.      Operazione F. (UN TEMPO) No, non abbiamo avuto il tempo.

VITTORIO        Beh, mo il tempo ci sta. Tutto in piccolo, ma perfetto. Da dove incominciamo?

SANTOLIQ.      Fate voi.

VITTORIO        Dalla trasmittente. (SCOPERCHIA L’APPARECCHIO). Eccola qua. E’ con questa che papà si fa le chiacchierate con “Giraffa” in Albania.

SANTOLIQ.      In Albania…vedo..vedo…

VITTORIO        (DANDOGLI UNA GOMITATA) Tutti pezzi trafugati dai magazzini della NATO. (ALTRA GOMITATA) Afferrate l’ironia? (SERIO) Quello papà, non bada a lle centomilalire in più o in meno. Il lavoro, caro cinese mio, lui lo deve fare da professionista. (APRE UN CASSETTO) Ecco qua…Rivoltella…Macchina fotografica…le capsule di cianuro, la madonna del carmine ce ne scansi e liberi! Pure voi il cianuro lo portate sempre in bocca?

SANTOLIQ.      Il cianuro? Come no! Sempre.

VITTORIO        Così, se un giorno, Dio non voglia, il controspionaggio vi mette le mani addosso, gnac!, un morso e…Certo, dovete tenere un coraggio a fare gli spioni….

SANTOLIQ.      Oh, e le informazioni che trasmette in albania le attinge…

VITTORIO        Un po’ girovagando, un po’ alla finestra. Non c’è nave che si muove che papà non lo comunica subito. Cinque binocoli, cinè. Vedete quant’è coscienzioso e quante spese sostiene.

SANTOLIQ.      Vedo, vedo.

VITTORIO        Allora, a uno come papà, tutto famiglia e spionaggio, con tante spese a carico, passatevi una mano sulla coscienza, gli volete fissare uno stipendio minimo garantito, la contingenza e, non dico assai, quindici giorni di ferie all’anno? Papà mio campa con duecento pulsazioni. Il logorio è forte: quello campa poco.

SANTOLIQ.      Mo vediamo se è il caso di farlo campare a spese dello stato. Magari per una ventina d’anni.

VITTORIO        La madonna ve lo renda. Mo che torna e glielo dico, sapete la sorpresa…

SANTOLIQ.      E voi di che campate?

VITTORIO        Io, in qualità di artista accademico,sono in concorrenza, diciamo così (GLI DA UNA GOMITATA) con il Poligrafico di stato. Mo sto alle prese con i biglietti da mille. Come vedete, le idee in questa casa non mancano. Tanto per dirvene l’ultima. Questa mattina ci hanno staccato la corrente e c’era quindi il rischio che restavamo all’oscuro del vostro arrivo. Così, che faccio? Suggerisco a papà di attaccarci al lampione che sta nel balcone del vicino e porto la corrente qua dentro.

SANTOLIQ.      Vedo, vedo. E chi ci abita qui vicino?

VITTORIO        Ah, caro cinese mio, noi ci facciamo i fatti nostri. Nel palazzo, buongiorno, buonasera e chi s’è visto s’è visto. (UN TEMPO) A fianco non so chi abita, ma certo che deve essere un po’ fesso.

SANTOLIQ.      Voi dite…

VITTORIO        Eh, si. Ma come, dico io, tu parti, te ne vai in villeggiatura e non stacchi il contatore? A Napoli, caro cinese mio, non bisogna fidarsi mai.

FERDINANDO   (FUORI DI SCENA) Vittorio.

VITTORIO        Stiamo qua. (ENTRANO FERDINANDO ED ANTONIETTA) papà, abbiamo fatto amicizia subito. Il cinese è un simpaticone.

FERDINANDO (GUARDANDOSI IN TORNO) Dove sta il cinese?

VITTORIO        Qua, qua, dove guardi? Gli ho fatto gli onori di casa e gli ho spiegato come funziona l’organizzazione, dall’a alla zeta. E tengo pure una sorpresa per te: vi fa campare a spese dello stato. Se non ho capito male: una specie di vitalizio.

FERDINANDO Neh, Vittò, di chi stai parlando?

VITTORIO        (INDICANDO SANTOLIQUIDO) Del cinese, no?

FERDINANDO (REALIZZANDO) Ah. (PORGENDO LA MANO A SANTOLIQUIDO) Siete un altro cinese?

SANTOLIQ.      (MENTRE VITTORIO ABBRACCIA LA MADRE) No, sono il brigadiere Santoliquido, della Polizia di Stato; quello del lampione. (FERDINANDO RESTA SBILANCIATO, CON LA MANO TESA, SALTELLANDO SU UN PIEDE. ANTONIETTA E’ BASITA)

FERDINANDO Anrtonietta, raddrizzami. (ANTONIETTA RESTA IMMOBILE) Antoniè, io vaco ‘nterra. (ANTONIETTA LO RADDRIZZA, FERDINANDO SCAMBIA UN LUNGO SGUARDO CON IL BRIGADIERE E TENTA UN SORRISO) Così Vittorio viha spiegato tutto…

SANTOLIQ.      (GELIDO) Tutto. La trasmittente, “Giraffa”, l’Albania, il cianuro… (FERDINANDO SI AVVICINA A VITTORIO E GLI DA UN BUFFETTO SULLA GUANCIA).

FERDINANDO Bravo, Vittorio, hai fatto gli onori di casa. Il cinese (AMMICCA A SANTOLIQUIDO) è rimasto soddisfatto?

VITTORIO        Soddisfatto? Gli occhi gli schizzavano fuori. E’ vero cinè? Papà, quello è uomo che apprezza.

FERDINANDO Bravo! (GLI PREME LE LABBRA SULLA FRONTE. AD ANTONIETTA) Ecco qua, come si fa sera comincia a scottare.

ANTONIETTA  Povero figlio mio. Col calore di oggi ti sei stancato troppo, bello di mammà.

FERDINANDO (A VITTORIO) Ricordati le parole del professore: riposo, calma, hobby…

VITTORIO        Quale professore?

FERDINANDO Mo che hai fatto la conoscenza del cinese e gli hai spiegato tutto, che fai?

VITTORIO        Mi vado a imboscare con Liliana nel parco della Floridiana.

FERDINANDO (DOPO AVER LANCIATO UNO SGUARDO MESO A SANTOLIQUIDO) Come ogni sera a quest’ora, ti vai a coricare.

VITTORIO        Mo?

FERDINANDO Ricordati le raccomandazioni del professore: a letto non più tardi delle dieci, una camomilla e due pillole gialle….

VITTORIO        (CERCANDO DI CAPIRE) Neh, papà…

FERDINANDO (AD ANTONIETTA) Provvedi. E con dolcezza. Vittò, dà la buonanotte al signor cinese.

VITTORIO        Buonanotte.

FERDINANDO No! Come ti hanno insegnato le suore all’asilo…la riverenza..

VITTORIO        La riverenza? (FACENDO LA RIVERENZA) Buonanotte, cinè. (SANTOLIQUIDO E’ SEMPRE GELIDO, CON LE BRACCIA CONSERTE)

ANTONIETTA  (PRENDENDO VITTORIO SOTTO BRACCIO) Vieni, bello di mamma tua. Ti preparo per la notte.

FERDINANDO (A VITTORIO) E salutami Mascolo. (A SANTOLIQUIDO) Un generale Argentino che ogni notte lo viene a trovare in sogno…

ANTONIETTA  (A VITTORIO, FRASTORNATO, TRASCINANDOLO VIA DA DESTRA) E vedi di farti portare il corno di cavallo. (ESCONO. FERDINANDO LI SEGUE SCUOTENDO MESTAMENTE IL CAPO. PRENDE UN FAZZOLETTO DALLA TASCA E LO PREME SULLE LABBRA. GUARDA TRISTEMENTE SANTOLIQUIDO E SCOPPIA IN SINGHIOZZI).

FERDINANDO (SINGHIOZZANDO) Il dramma della mia vita, brigadiere. (TRAGICO) I postumi!… Bello solo lui… Figlio unico… Enfant prodige… A tre anni, dalle suore, cantava “La marsigliese” in lingua originale…A quattro anni risolveva le equazioni di secondo grado… A cinque  anni vinse una gara di slalom gigante… Poi, a sei anni… (DANDO LIBERO SFOGO ALLE LACRIME) Fu un ventidue aprile. Se ne andava per una campagna a raccogliere fiori, si interessava già di botanica per conto dell’accademia delle scienze dell’Unione Sovietica e, cammina cammina, entra in una proprietà e non si accorge del cartello: Cani mordaci. Un’intera muta di cani assale quella piccola creatura mia…Per fortuna, siccome era già un buon fondista, riesce a sfuggire ai cani mordaci e se ne torna a casa… La sera, febbre. E’ lo spavento, pensiamo noi. E invece no… (MORDENDO IL FAZZOLETTO) Era il principio della fine… L’indomani la cosedetta febbre da niente sale a 42… Un calore per tutta la casa… Arriva il professore… diagnosi implacabile: me-nin-gi-te. E’ difficile che campa, dice il professore, e se campa campa mezzo scemo. (SINGHIOZZANDO). Il crollo del mito. (UN TEMPO) Me l’ha salvato Sant’Antonio. Gli ha salvato la vita, ma non l’intelletto…(UN TEMPO) Se lo fosse chiamato a Padova, Sant’Antonio! E invece no! Me l’ha lasciato con i postumi. E contro i postumi, voi m’insegnate, niente può neanche Sant’Antonio… Così, eccolo là, mezzo scemo come ha detto il professore: i fumetti, i film di spionaggio… (MOSTRANDO TUTTO ATTORNO) Debbo stare al suo gioco…

SANTOLIQ.      (GLACIALE) Ah, è un gioco…

FERDINANDO Per ordine del medico. Il professore Ferulano, lo conoscete?, il chiarissimo professor Ferulano ha detto così… (Madonna dammi tu la forza di parlare)… Ha detto Sardacchione, vostro figlio si è creato un mondo condizionato dai postumi. Non c’è alternativa: o l’assecondate o lo dobbiamo ricoverare in una casa di cura per dementi. ( SOFFOCA UN SINGHIOZZO) Pirandello non ha inventato niente, brigadiere mio. Questa è una vera casa Pirandelliana. Vedo che mi compatite…Grazie.. (GLI STRINGE LA MANO CON ARIA COMPUNTA).

SANTOLIQ.      Sardacchione, questo aggeggio che sarebbe? (BATTE LA MANO SULLA RADIO)

FERDINANDO (ASCIUGANDOSI LE LACRIME E TIRANDO SU CON IL NASO) Sto collegato con un amico che abita al vomero: Formicola. Lui mi chiama “Cervo” e io lo chiamo “Giraffa”. E’ un amico: compatisce come voi e si presta. Il Vomero l’abbiamo fatto diventare l’Albania.

SANTOLIQ.      Formicola, avete detto?

FERDINANDO Sissignore. Ragioniere Nicola Formicola, via scarlatti 43.

SANTOLIQ.      Chiamatelo.

FERDINANDO Lo chiamo?

SANTOLIQ.      Chiamatelo.

FERDINANDO E’ partito. Passa il ferragosto a Sorrento. (PREVENENDOLO) Anche la signora è partita. (PREVENENDOLO) Non hanno figli. (PREVENENDOLO) La cameriera è a mezzo servizio: leva mano alle due.

SANTOLIQ.      Sicchè a questo ragioniere Formicola voi trasmettete notizie riguardanti il movimento delle navi…

FERDINANDO Notizie , mo! (PORGENDOGLI UN QUADERNO) Ecco le notizie; brigadiere: le stesse che trovate sull’informatore marittimo e sui giornali. (SANTOLIQUIDO TRAE UNA SCATOLETTA DAL CASSETTO).

SANTOLIQ.      Poi ci sarebbe il cianuro.

FERDINANDO Cianuro! (RIDENDO LUGUBREMENTE, APRE LA SCATOLETTA E LA PORGE A SANTOLIQUIDO) Pigliatevi una gustosa capsula di cianuro, brigadiere…( SANTOLIQUIDO LO FISSA, GLACIALE. FERDINANDO PRENDE UNA COMPRESSA E FA PER METTERLA IN BOCCA. IL BRIGADIERE CERCA DI IMPEDIRGLIELO, MA, PIU’ LESTO, FERDINANDO RIESCE NEL SUO INTENTO E LA MASTICA) Liquirizia, brigadiere, liquirizia. (PRENDE LA RIVOLTELLA, SE LA PUNTA SUL CUORE E PREME IL GRILLETTO) Una scacciacani… (GLI MOSTRA LA MACCHINA FOTOGRAFICA) Senza pellicola… (LA APRE E MOSTRA L’INTERNO) Pirandello. Siamo tutti figli di Pirandello. Quanti figli avete?

SANTOLIQ.      Due, ma sono i miei.

FERDINANDO Sant’Antonio ve li scansi dai cani mordaci e dalla meningite! Sciò, sciò! (SANTOLIQUIDO SEMBRA INCOMINCIARE A CEDERE ALL’EVIDENZA, MA LA VISTA DEL BANCONE RIDESTA I SUOI SOSPETTI).

SANTOLIQ.      (AVVICINANDOSI AL BANCONE) E questo?

FERDINANDO (TRISTEMENTE) Quel povero figlio gioca a fare il falsario. I postumi non perdonano! Guardate, brigadiere: repubblica scritta con una b. Lui che cantava La marsigliese in lingua originale… L’Italia riccioluta è il ritratto della sua fidanzata, una brava figlia che capisce…

SANTOLIQ.      …compatisce e si presta.

FERDINANDO I figli vostri teneteli riguardati.

SANTOLIQ.      E voi come guadagnate per sostenere tutte queste spese di materiale?

FERDINANDO (PRENDE DALLO STANZIO SAIO E BARBA) Mi travesto da frate e do i numeri al lotto. Mia moglie è capo commessa e mio padre, ‘o vicchiariello, tirne un vitalizio per invalidità permanente. (SANTOLIQUIDO ORMAI CONVINTO, SI ACCAREZZA IL MENTO, SUL PUNTO DI CEDERE. FERDINANDO OSSERVA SOTTECCHI E SI PREME IL FAZZOLETTO SULLE LABBRA).

SANTOLIQ.      Un’ultima cosa. Chi sarebbe questo cinese per cui vostro figlio mi ha scambiato?

FERDINANDO Un bravo figlio di Torre Annunziata che capisce…

SANTOLIQ.      …compatisce e si presta. A Torre Annunziata ci sta un tale che chiamano il cinese. E’ ricercato per contrabbando di sigarette, orologi e accendini.

FERDINANDO No, quello che dico io tiene un’impresa di tassì.

SANTOLIQ.      E, scusate, perché aspettate questo cinese?

FERDINANDO Sempre per i postumi di Vittorio. Il cinese doveva fingersi un agente straniero venuto per fare saltare in aria il Duomo, il San carlo, il carmine ed edifici minori.

SANTOLIQ.      Sardacchione, ‘sti postumi di vostro figlio sono più gravi della malattia!

FERDINANDO Avete messo il dito sulla piaga (LACERANDO IL FAZZOLETTO) Invece di salvarmelo, Sant’antonio se lo doveva chiamare. (GUARDANDO VERSO LA PORTA D’INGRESSO) Perché Sant’Antonio non se l’è chiamato? (SULLA PORTA APPARE LILIANA).

LILIANA           Buonasera, don ferdinà, Vittorio è pronto?

FERDINANDO (A SANTOLIQUIDO) L’Italia riccioluta dei biglietti da 500. (A LILIANA) Il brigadiere santoliquido… (AMMICCANDO AL BRIGADIERE) La fidanzata del minorato.

LILIANA           Del minorato? Madonna, l’avete razziato un’altra volta?

FERDINANDO Io?! Sant’antonio non se l’è preso e io mi permetto di razziarlo? Liliana, il brigadiere sa tutto, gli ho aperto il cuore. (CHIAMANDO) Antonietta!

ANTONIETTA  (FUORI DI SCENA) Che c’è?

FERDINANDO Hai messo vittorio a letto?

ANTONIETTA  Si!

FERDINANDO   E’ arrivata Liliana. Metti a letto pure lei.

LILIANA           Don Ferdinà…

FERDINANDO Il brigadiere sa tutto…

LILIANA           Ma come, quello ancora mi deve dire Sant’Antonio e io mi vado a mettere a letto con lui?

FERDINANDO Come fratello e sorella, è una novità? Vittorio non è in grado. (BACIA LILIANA SULLA FRONTE) La Madonna ti deve rendere centuplicato il bene che fai a quel povero figlio mio. (LA SPINGE FUORI) Antonietta, Liliana sta arrivando.(LILIANA ESCE. FERDINANDO SORRIDE A SANTOLIQUIDO)  Quando se la sente vicino, l’ex meningitico piglia calore e si addormenta subito. (CAMPANELLO. GRIDANDO) Antonietta questo deve essere il professore. Il professore che arriva in tassì, hai capito? Fallo passare direttamente da vittorio.

ANTONIETTA  (FUORI DI SCENA) Debbo mettere a letto pure il professore?

FERDINANDO Ma che dici? Gli deve fare l’iniezione. Oggi gli tocca quella dolorosa, quella che non lo fa stare seduto per sette giorni! (A SANTOLIQUIDO) Il professore nel letto! In questa casa, appresso ai postumi, ci siamo rintronati tutti quanti.

ANTONIETTA  (FUORI DI SCENA) Ferdinà, non è il professore. E’ l’avvocato. (DA DESTRA ENTRA DE ROSA, CARABINA A TRACOLLA, SCARMIGLIATO E FURENTE).

DE ROSA          Sta qua! La portinaia ha parlato e io ho dedotto. (NOTANDO SANTOLIQUIDO) Questo signore chi è?

FERDINANDO Il brigadiere Santoliquido.

DE ROSA          Appresso! Prima ‘nu pianoforte, mo ‘nu brigadiere! Insomma , ogni volta che entro in questa casa debbo trovare una novità Tutto trovo tranne mia moglie.

FERDINANDO Qua la volete trovare?

DE ROSA          Sta qua! (A UN PERSONAGGIO INVISIBILE9 Ma come, tu, nonostante il mio divieto,ti compri un monokini e pretendi che io ti porti alla spiaggia con le mozzarelle da fuori? (UN TEMPO) Io ti sparo!

SANTOLIQ.      Scusate, avete il porto d’armi?

DE ROSA          (PORGE UN LIBRETTO) Eccolo qua! (RIPRENDE A PARLARE AL PERSONAGGIO IMMAGINARIO) Io ti sparo e motivo il mio gesto con la difesa del comune senso del pudore e della mia onorabilità…

SANTOLIQ.      (RIDANDOGLI IL LIBRETTO) Questa è la licenza di pesca.

DE ROSA          caccia e pesca.

SANTOLIQ.      No, solo pesca.

DE ROSA          (INSOLENTE) E allora non ce l’ho, va bene? Tengo a capa al porto d’armi!

SANTOLIQ.      Quand’è così, vi sequestro l’arma e vi invito a declinare le vostre generalità

DE ROSA          Io non declino niente.

FERDINANDO Resistenza alle forze d’ordine…

DE ROSA          Sparo prima a mia moglie e poi ragioniamo.

FERDINANDO (A SANTOLIQUIDO) Omicidio premeditato. Le sue generalità ve le declino io: avvocato Celestino de rosa. Abita qui di fronte e vive appostato…(LO TRASCINA VERSO AL FINESTRA) Siccome la signora sua, fresca sposa, se ne sta nuda in casa e sul terrazzo…( a proposito brigadiere, atti osceni in luogo pubblico…)

DE ROSA          Casa mia non è un luogo pubblico. E per vostra conoscenza, la mia signora è nipote dell’onorevole Pingitore.

SANTOLIQ.      Il parlamento non c’entra, avvocato. L’immunità non copre pure le nipoti.

DE ROSA          Bene, bene, state gettando discredito sul parlamento. Favorite nome e cognomr.

SANTOLIQ.      Siete voi che dovete fornirmi le vostre generalità…(INTENTI A DISCUTERE VICINO ALLA FINESTRA, NON SI AVVEDONO CHE A DESTRA E’ APPARSO IL CINESE. ALLA VISTA DI SANTOLIQUIDO, PAOLICCHIO HA UN MOTO DI PAURA. FA PER INDRIETEGGIARE, MA, UDENDO DELLE VOCI ALLE SUE SPALLE, SI IMMOBILIZZA. IL PIANOFORTE E’ A PORTATA DI MANO. IL CINESE LO RAGGIUNGE, SOLLEVA IL COPERCHIO DELLA TASTIERA, BATTE SUI TRE TASTI E MANTIENE LA CHIUSURA POSTERIORE CON UNA MANO. LA SIGNORA DE ROSA FA PER USCIRE, IL CINESE LA RIBUTTA DENTRO, ENTRA A SUA VOLTA E SI TIRA DIETRO LA CHIUSURA).

DE ROSA          No, prima voi!

SANTOLIQ.      Se insistete, mi vedrò costretto a dichiararvi in arresto.

DE ROSA          (IMPUGNANDO LA CARABINA) E io mi faccio arrestare da voi?

FERDINANDO (A SANTOLIQUIDO) Minaccia a mano armata. Avvocato, state inguaiato: fino a mo sono cinque reati.

DE ROSA          Mia moglie! Sardacchiò, ho spremuto la portinaia e ho dedotto. Nel pomeriggio vi hanno portato questo pianoforte, è vero o no?

FERDINANDO (A SANTOLIQUIDO) L’avvocato non è meningitico ma è neurolabile. Mo vedete che parte dal pianoforte e arriva alla moglie.

DE ROSA          Proprio così. Poco dopo che vi hanno portato il pianoforte, la portinaia ha visto scendere una specie di marinaio tutto sozzo. (FERDINANDO DA UNA GOMITATA AL BRIGADIERE) Deduco: a) in questo palazzo non ci sta nessuno, quindi il marinaio scendeva da casa vostra; b) siccome la portinaia ha visto salire solamente il pianoforte, il marinaio è entrato in questa casa dentro lo strumento; c) poco prima, che c’era vostro figlio, ho aperto quella porta e ho visto un tale che faceva la pipì…

SANTOLIQ.      Ero io ma fingevo…

DE ROSA          …era lui, quindi non poteva essere mia moglie; d) ho aperto tutte le porte della casa e l’unica persona che ho trovato è stato un vecchio con il quale tengo un conto in sospeso. Concludo con il punto e) …

FERDINANDO …vostra moglie non sta in questa casa.

DE ROSA          …e) mia moglie sta nascosta nel pianoforte. (AVVIVINANDOSI ALLO STRUMENTO) Maria teresa, lo so che ci sei. Guarda, sto calmo, ormai mi sono sfogato…Non ti sparo e ti perdono…ma mi devi dare la soddisfazione di uscire. Maria teresa!

FERDINANDO Ma vedete se è possibile che un professionista si mette a chiamare Maria teresa un pianoforte.

SANTOLIQ.      (A FERDINANDO) Siete disposto ad aprirlo?

FERDINANDO Ma per un neurolabile apro cento pianoforti, basta che ne guadagnate in salute. (SCOPERCHIA LA TASTIERA E BATTE DELICATAMENTE SUI TRE TASTI. LA CHIUSURA POSTERIORE SI APRE E SUL PAVIMENTO ROTOLANO AVVINGHIATI, LA SIGNORA DE ROSA E IL CINESE. DE ROSA ARRETRA ALLIBITO).

DE ROSA          Maria teresa! Nel pianoforte con un uomo!

FERDINANDO Gesù!

S. DE ROSA      Celestino, lasciami spiegare… non dedurre, non dedurre…(CON UN RUGGITO, DE ROSA PIOMBA SULLA MOGLIE, MA FERDINANDO SI INTERPONE).

SANTOLIQ.      (CON VOCE STENTOREA) Fermi!!! (SI ARRESTANO TUTTI) Ma guarda chi si vede….Paolicchio…

DE ROSA          Che ci facevi nel pianoforte con paolicchio? (IL CINESE FA UN SORRISETTO DOLCEAMARO AL BRIGADIERE. QUESTI LO AFFERRA PER UN BRACCIO E LO CHIUDE NELLO STANZINO DI SINISTRA).

SANTOLIQ.      (AL CINESE) Sistemiamo una cosa per volta.

S. DE ROSA      Celestì, niente ci ho fatto. Quello è arrivato due minuti fa.

DE ROSA          Allora tenevi appuntamento con Paolicchio nel pianoforte di Sardacchione…(A FERDINANDO) La musica cinese , eh? (SI SCHIAFFEGGIA) Madonna, e mo da chi incomincio la strage?

SANTOLIQ.      Una cosa alla volta. Che ci faceva la signora nel pianoforte?

DE ROSA          (TRISTEMENTE INCREDULO) Se ‘mpruscenava con Paolicchio. (INDICANDO FERDINANDO) E questo signore va affittando i pianoforti per usi turpi.

FERDINANDO Signora, mi sto facendo ancora le croci. Come siete entrata nel pianoforte?

S. DE ROSA Mi ci ha fatto entrare vostro figlio.

FERDINANDO Pure! (A SANTOLIQUIDO) Vedete che ti fanni i postumi.

DE ROSA          Allora l’appuntamento lo tenevi col pittore.

S.  DE ROSA     Quale appuntamento. (A SANTOLIQUIDO) Mi stavo misurando il monokini, quando mio marito si è fatto afferrare per pazzo con quel fucile. Sono scappata e mi sono rifugiata qua. Dovevo lasciarmi ammazzare?

SANTOLIQ.      (A DE ROSA) Abbiate pazienza, in casa la eponete nuda e avete da ridire se si mette in monokini?

DE ROSA          In casa posso stare appostato. Ma se sulla spiaggia  se ne sta con le mozzarelle in aria posso andare sparando a mezza isola d’Ischia?

S. DE ROSA      Che t’importa se gli altri mi guardano, Celestì, io voglio bene solo a te.

DE ROSA          Ti debbo guardare solo io!

FERDINANDO E che diavolo, avvocato! La bellezza è un bene pubblico. Lasciate guardare, lasciate toccare. Questo mezzogiorno lo vogliamo far decollare si o no? Un po’ di bellezza teniamo…E valorizziamola.

DE ROSA          E secondo voi questo mezzogiorno lo dobbiamo far decollare con le mozzarelle di mia moglie?

S. DE ROSA      Celestì, non devi farmi le scenate... Lo sai che mi piglio paura e mi sciupo.

FERDINANDO Non sciupiamo la grazia di Dio, celestì.

DE ROSA          A Ischia con il monokini non ti porto.

S. DE ROSA      Va bene. Butto il monokini e mi compro un costume da bagno olimpionico. Mo andiamocene a casa.

DE ROSA          Così combinata non ti faccio nemmeno attraversare la strada.

S. DE ROSA      (A FERDINANDO) La vostra signora mi può dare una mano ?

FERDINANDO Mo vediamo (CHIAMANDO) Antonietta.

ANTONIETTA (FUORI DI SCENA) serve qualche cosa ferdinà?

FERDINANDO Ti mando l’avvocato de rosa e signora. Provvedi. (PRENDE PER UN BRACCIO DE ROSA E LA MOGLIE E LI SPINGE A DESTRA).

DE ROSA          Sardacchiò, sta casa vostra è un porto di mare! ( ESCE CON LA MOGLIE).

FERDINANDO (ASCIUGANDO IL SUDORE) Meno male, và. Tutto sistemato.

SANTOLIQ.      Ci sta ancora un particolare. (APRE LA PORTICINA DI SINISTRA) Fuori! (ENTRA IL CINESE) C’è da sistemare Paolicchio.

FERDINANDO Paolicchio? Chi è Paolicchio?… Ah, Paolicchio, il marinaio sozzo…Voi siete Paolicchio?

CINESE             Perché non mi riconoscete?

FERDINANDO Che ci facevate nel mio pianoforte?

CINESE             (A SANTOLIQUIDO IRONICO) Non se lo ricorda….

SANTOLIQ.      Mo glielo ricordo io. Nel pianoforte assieme a Paolicchio, c’erano dei pacchetti. In due o tre persone li avete messi nelle valigie e avete fatto una specie di gimcana per le strade di Napoli. (A FERDINANDO) Correggetemi se sbaglio.

FERDINANDO Un quadro più nitido non lo potevate fare. (CON AMMIRAZIONE) Gesù, come lo sapete?

SANTOLIQ.      E’ il suo sistema. E in quei pacchi che c’era?

FERDINANDO (DANDOGLI UNA GOMITATA) Esplosivo al plastico.

SANTOLIQ.      C’erano sigarette , orologi e accendini. Merce di contrabbando.

FERDINANDO (CADENDO DALLE NUVOLE) Merce di contrabbando? (AL CINESE SDEGNATO) Così, avete carpito la mia buona fede! Dietro suggerimento del professor Ferulano io mi affitto un marinaio per vivere nel mondo pirandelliano di mio figlio, e che ti vengo a scoprire? Che il marinaio non è tale, ma certo paolicchio, ricercato per contrabbando.

SANTOLIQ.      E voi siete suo complice.

FERDINANDO Io? Brigadiè, io sono la vittima.

CINESE             Mo è vittima …E “Giraffa”, la trasmittente, l’Albania? (A SANTOLIQUIDO) Brigadiè quello è uno spione.

FERDINANDO Ohè, ohè, ohè, soppesate le parole. Innanzitutto, il brigadiere è al corrente di tutto: la meningite, i postumi, Pirandello. E poi, rispondete a me: voi fate la spia?

CINESE             Io? Io sono un onesto cittadino. Sono ricercato solo per contrabbando.

FERDINANDO (A SANTOLIQUIDO) Quanti anni si piglia questo signore per contrabbando?

SANTOLIQ.      Dati i precedenti da due a quattro anni.

FERDINANDO E per spionaggio?

SANTOLIQ.      Se gli va bene venti.

CINESE             Alla faccia! (A FERDINANDO) Chi ha detto che faccio la spia?

FERDINANDO Questo volevo sapere. Quindi, spione non lo posso essere, dal momento che non lo siete neanche voi: perché se lo siete vi beccate vent’anni di galera invece da due a quattro anni vi spettano di diritto per contrabbando. Di questo secondo reato non mi si può neanche accusare perché mi sono fatto mezza Napoli in tassì credendo di portare esplosivo al plastico per far saltare manufatti architettonici, mentre nei pacchi c’era merce di contrabbando, come apprendo in questo momento dal signor brigadiere. Paolicchio, questo è ragionamento ragionato; pigliate e portate a casa. (AL BRIGADIERE) E voi pigliate questo fetente e schiaffatelo in galera.

SANTOLIQ.      (AFFERRANDO IL CINESE PER UN BRACCIO) Andiamo. (A FERDINANDO) Per il momento siete libero; ma badate che al commissariato questo qua lo facciamo cantare. Questo canta.

FERDINANDO Deve cantare. Paolì, i due e quattro anni diventano due mesi tra condoni ed amnistie…

SANTOLIQ.      (A FERDINANDO) Per il vostro bene, mi auguro che abbiate detto la verità. (SPINGE IL CINESE VERSO L’USCITA).

CINESE             (A FERDINANDO) Carognone!

FERDINANDO Antitaliano! (un tempo) Paolicchio, per spionaggio gli anni sono venti. Cantando cantando attento a non pigliare stecche…(DANTOLIQUIDO ED IL CINESE ESCONO DA DESTRA. FERDINANDO SFINITO, CADE PESANTEMENTE A SEDERE)Madonna…Madonna…madonna.. (SI TASTA IL POLSO) Duecentoventi pulsazioni…E io quanto posso campare ancora?… No, no, levo mano… Un negozietto, una merceria… bottoni, spilli, dove la cosa più pericolosa che ti può capitare è che qualche cliente ti chieda un metro di groghè… Pace…pace. Ohè, basta la parola e subito le pulsazioni se ne scendono…(DA DESTRA IRROMPE LA SIGNORINA VENTRIGLIA, CON CAPPELLO IN TESTA E VALIGIA).

VENTRIGLIA   Zì monaco, zì monaco!

FERDINANDO (STANCAMENTE) Sono il cognato, dite a me.

VENTRIGLIA   ‘A quaterna! E? uscita la quaterna. Sono diventata facoltosa. Me ne vado da Mascolo mio e mi stabilisco in Argentina.

FERDINANDO Brava, brava. E quando partite?

VENTRIGLIA   Immediatamente, non vedete che sono pronta? Qua sta il sonnifero (MANDA GIU’ DUE COMPRESSE E SI SEGNA DEVOTAMENTE) Ringraziate zì monaco…Ringraziatelo assai. (ESCE DI CORSA)

FERDINANDO Sarete servita.

ANTONIETTA  (FUORI DI SCENA) Ferdinando!! (ENTRA DA DESTRA TIRANDO VIOLENTEMENTE PER UN BRACCIO LA SIGNORA DE ROSA, CHE è IN CAMICIA DA NOTTE) Secondo te,, in questa casa onorata io dovrei mettere a letto l’invereconda?

S. DE ROSA      Signora misurate i termini.

FERDINANDO Antonietta, che hai capito? Era un disegno strategico.

ANTONIETTA  Strategico e segreto…Prima mettiamo l’invereconda a letto… Poi con il favore delle tenebre, il signor Ferdinando va a fare una spiata…

S. DE ROSA      Sora io ho un marito !

ANTONIETTA  Lo tengo pure io, e vedete che piano strategico aveva preparato sotto i miei occhi.

FERDINANDO Antonietta c’era il brigadiere. La pelle è pelle.

S. DE ROSA      Sno offendendo la mia onorabilità.

ANTONIETTA  Invereconda. Disonesta!

S. DE ROSA      (CHIAMANDO) Celestino.

ANTONIETTA  Andate ad esporre le vostre vergogne sul terrazzo, andate!

S. DE ROSA Tutta invidia. Befana!

ANTONIETTA  A me? Ha detto befana a me! (LA PRENDE PER I CAPELLI. SI AZZUFFANO).

FERDINANDO Pace…pace! (DA DESTRA L’AVVOCATO DE ROSA ED AURELIO, ENTRAMBI IN CAMICIA DA NOTTE. DE ROSA ARRETRA TREMANTE, SOTTO LA MINACCIA DELLA CARABINA CHE AURELIO GLI PUNTA CONTRO).

AURELIO          Ferdinà, questo signore, discinto e premuroso, si stava infilando nel mio letto. Mo che ho capito la sua vera natura, lo debbo sparare.

DE ROSA          Prima vi ho cercato permesso.

FERDINANDO Pace! Papà, l’avvocato nel vostro letto faceva parte del piano.

AURELIO          Ih che bel piano! Mi avessi mandato almeno la sua signora…

DE ROSA          Ohè, come vi permettete?

S. DE ROSA      Celestino, intervieni ! (CONTINUA AD AZZUFFARSI).

AURELIO          (A DE ROSA) fermo dove siete.

FERDINANDO Ahè. Pace…pace…(DA DESTRA ENTRANO VITTORIO E LILIANA, ANCH’ESSI IN CAMICIA DA NOTTE. VITTORIO SI PREME LA GUANCIA, DOLORANTE. LILIANA E’ FURIBONDA).

VITTORIO        Ma che è? Che è? La riverenza, il professore, questa prima si infila nel mio letto e poi mi rovina i tratti somatici…

LILIANA           Ma voi lo vedete? Dopo due anni di fidanzamento stiamo nello stesso letto, passano cinque, dieci, quindici minuti, mezz’ora, e questo qua non alza neanche un dito…

VITTORIO        Io mi credevo che eri sunnambola e non ti volevo far pigliare uno spavento…(CON UN GRIDO DI SDEGNO, LILIANA PIOMBA ADDOSSO A VITTORIO E LO TEMPESTA DI PUGNI. LA SIGNORA DE ROSA E ANTONIETTA CONTINUANO A TIRARSI I CAPELLI, IN ASSOLUTO SILENZIO, MA CON GRANDE IMPEGNO. DE ROSA RETROCEDE SOTTO LA MINACCIA DELLA CARABINA DI AURELIO).

FERDINANDO Pace…pace!

PORTINAIA      (FUORI DI SCENA) Don ferdinà! Don ferdinà!…(IRROMPE, VIVAMENTE AGITATA E SVENTOLANTE UN GIORNALE) Don Ferdinà, edizione straordinaria. Sta per scoppiare la guerra. (TUTTI SI FERMANO)

FERDINANDO (STRAPPANDOLE IL GIORNALE DI MANO) Come’ “da un canale segreto che fa capo a Napoli il servizio segreto albanese è venuto a conoscenza di un forte concentramento di armi nucleari nel golfo partenopeo che precluderebbe ad un attacco di sorpresa contro il piccolo stato adriatico. La Cina ha posto un ultimatum: se entro le 23 ora italiana non verranno fornite serie garanzie sulla rinuncia all’aggressione, aerei delle forze popolari cinesi e albanesi attaccheranno preventivamente”.

TUTTI               Uh! Mamma d’o Carmene!

FERDINANDO (CONCENTRANDOSI) canale segreto che fa capo a Napoli?… ma sono io. Che ho comunicato oggi a “Giraffa”?

VITTORIO        Papà, i messaggi li ho dettati io e mi ricordo che “Giraffa” ha menato un urlo che per poco non si fulminava una valvola.

FERDINANDO A quale messaggio?

VITTORIO        Quello di Sant’Antonio. (VITTORIO GLI PORGE IL FOGLIO DEI MESSAGGI).

FERDINANDO  (LEGGENDO) tre volte Sant’Antonio…(AD AURELIO) Chi vi ha dettato tre volte Sant’Antonio?

AURELIO          Tu, figlio mio quando stavi alla finestra.

FERSINANDO  (CROLLANDO SULLA SEDIA) Sant’antonio! Detto tre volte significa: sferrate attacco preventivo. Che ore sono?

DE ROSA          Le dieci.

FERDINANDO Tra un’ora scoppia la guerra! (SI PRECIPITA ALLA TRASMITTENTE) “Cervo” chiama “Giraffa”….”Cervo” chiama “Giraffa”…

VOCE                Qui “Giraffa”. Voi state ancora la? Abboccatevi subito nel rifugio antiatomico.

FERDINANDO “Giraffa” per amor di Dio, alzate il volume e spillatevi le orecchie. Contrordine. Avete capito? Contrordine! C’è stato un equivoco!

VOCE                Quale equivoco?

FERDINANDO Sant’Antonio detto tre volte non era un messaggio. L’ho detto io perché avevo visto una femmina nuda sul terrazzo di fronte casa mia.

VOCE                Allora non è vero niente?

FERDINANDO Niente. Nel golfo stanno facendo le regate e i bagni di mare.

VOCE                Mannaggia ‘a capa vosta, mi avete fatto fare certi recenzielli!… Comunico subito il contrordine al comando supremo.

FERDINANDO Eh, comunicate e godiamoci la pace per cento anni. Passo e chiudo. (SPEGNE LA RADIO E SI PORTA UNA MANO AL CUORE) Mamma mia bella! (SI RIPRENDE E SI RIVOLGE A VITTORIO9 Va’, dincello all’ONU chi tiene in mano la pace e la guerra… (LA SIGNORA DE ROSA E ANTONIETTA RIPRENDONO AD AZZUFFARSI, LILIANA TEMPESTA DI PUGNI VITTORIO E AURELIO RIALZA LA CARABINA SU DE ROSA) Ohè, che fate? Pace! Pace1 Ho capito va’, me ne debbo andare… Qualcuno che avesse detto grazie… me ne vado: Ferdinando Sardacchione non ve lo meritate… (FA PER AVVIARSI, MA HA UN RIPENSAMENTO) Eh, e dove vado? (DA DESTRA ENTRA SANTOLIQUIDO, CON LE MANETTE PRONTE). In galera… (TUTTI SI IMMOBILIZZANO E GUARDANO IL BRIGADIERE).

SANTOLIQ.      Paolicchio ha parlato. La commedia è finita.

FERDINANDO Giusto. Compiuta la mia missione, la commedia deve finire. (PORGE I POLSI AL BRIGADIERE, CHE LO AMMANETTA. AGLI ALTRI) Pace e bene… (AL PUBBLICO) Pace e bene…(ESCE CON IL BRIGADIERE).

SIPARIO

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