Lo sportello

Stampa questo copione

LO SPORTELLO

 


di Jean Tardieu

Titolo originale   Le guichet Traduzione di Gian Renzo Morteo

da Teatro Giulio Einaudi Editore Torino – 1976

Persone

IMPIEGATO

CLIENTE


L'ufficio «Informazioni» di una amministrazione. Sala qualsiasi, suddivisa in due parti da una grata con sportello: a destra, dietro lo sportello, si trova l'Impiegato seduto ad un tavolo di fronte al pubblico. Il tavolo è sovraccarico di registri, di libri e di oggetti vari. In un angolo, una stufa, con il tubo contorto. Alla parete sono appesi il cappello ed il soprabito dell'Impie­gato. Il parapioggia sta asciugandosi, aperto, davanti alla stufa. Dal lato del pubblico, una porta in fondo. A sinistra della por­ta, la scritta «Entrata». A destra, la scritta «Uscita». Una pan­ca corre tutt'attorno alla sala.

Sul muro, dalla parte del pubblico, un grande cartello ammoni­sce: «Visite brevi! » Dalla parte dell'Impiegato, un analogo car­tello con le parole: «Pazienza e cortesia! » Quando si apre il sipario, l'Impiegato è immerso nella lettura di un libro. Legge silenziosamente grattandosi di tanto in tanto la testa con un tagliacarte.

La porta si socchiude; compare la testa del Cliente: espressione scialba e inquieta, sotto un cappello stinto. Il Cliente dopo un attimo si fa coraggio ed entra. E incredibilmente timido e pau­roso. Fa qualche passo sulla punta dei piedi e si guarda attorno: voltandosi, s'accorge delle scritte che fiancheggiano la porta: «Entrata» e «Uscita». Sembra esitare un attimo, poi esce com'è entrato: ma subito dopo lo si ode bussare alla porta. L'Impie­gato che fino a questo momento non ha prestato alcuna atten­zione agli andirivieni del Cliente, alza improvvisamente la testa, chiude rumorosamente il libro e...

impiegato    (gridando con tono arrogante) Avanti! (Il Cliente non entra. Ancora più forte) Avanti!

Il Cliente entra più spaventato che mai.

cliente        (dirigendosi verso lo sportello) Scusi, Signore... È qui, nevvero... l'ufficio informazioni?

impiegato    (aprendo rumorosamente lo sportello)    Sì.

cliente        Ah! Bene! Benissimo. Benissimo... Venivo appunto...

impiegato    (interrompendolo bruscamente) Ha bisogno d'infor­mazioni?

cliente        (rapito)    Sì! sì! Appunto, appunto. Venivo...

impiegato    (c. s.)    Allora, aspetti!

cliente        Scusi, aspettare che cosa?

impiegato    Aspetti il suo turno, aspetti di essere chiamato!

cliente        Ma... sono solo!

impiegato    (insolente e feroce) Falso! Siamo due!Prenda! (Gli dà un gettone). Ecco il suo numero d'ordine!

cliente        (leggendo il numero sul gettone) Numero 3640? (Do­po aver dato un'occhiata alla sala deserta) Ma... sono solo!

impiegato    (furibondo) Lei immagina di essere il solo cliente della giornata, non è vero?... Vada a sedersi e aspetti di essere chiamato. (Richiude rumorosamente lo sportello, si alza e va ad accendere la radio).

Una canzone idiota (di tipo sentimentale, ad esempio) invade la scena. Il Cliente rassegnato va a sedersi. L'Impiegato esamina il parapioggia e, giudicandolo asciutto, lo richiude e lo appende all'attaccapanni. Poi fa la punta alla matita, fischietta o canticchia il motivo che la radio trasmette, quindi, finalmente, si avvicina di nuovo alla radio e, girando il bottone, sostituisce la canzone con il bollettino meteorologico.

radio          Il cielo sarà nuvoloso sull'insieme del territorio, con ab­bassamento della temperatura e conseguente sensibile aumento del freddo... (A queste parole l'Impiegato mette del carbone nella stufa ed il Cliente alza il colletto del soprabito) ... Acquaz­zoni intermittenti nelle regioni piovose, bufere di neve in alta montagna, il bel tempo persisterà nei settori soleggiati. Abbia­mo trasmesso il bollettino meteorologico.

L'Impiegato spegne la radio, si frega a lungo le mani, si risiede al suo tavolo, apre lo sportello e...

impiegato    (chiamando) Il numero 3640! (Il Cliente, immerso nei suoi pensieri non sente. L'impiegato, chiamando più forte) Ho detto: 3640!

cliente        (riprendendosi di soprassalto e guardando frettolosamen­te il gettone) Eccomi! eccomi! (Si alza e si avvicina allo spor­tello).

impiegato    Il suo gettone!

cliente        Oh! scusi! Abbia pazienza! Eccolo. (Consegna il get­tone).

impiegato    Grazie!

cliente        Signore sono venuto per domandarle se...

impiegato    (interrompendolo)    Il suo nome?

cliente        Il mio nome? Ma io...

impiegato    Non ci sono «ma» che tengano. Il suo nome?

cliente        Ecco... ecco la mia carta d'identità... (Fruga in tasca ed estrae un portafoglio).

L'Impiegato lo ferma.

impiegato      Non le ho chiesto la carta d'identità; le ho chiesto il suo nome. (Il Cliente emette un mormorio indistinto). Come si scrive? Sillabi, la prego!

cliente        M... U... Z... S... P... N... Z... J... A dieresi ... K... due E... S... G... U... R... W... P... O... N... T... come Dupont.

impiegato    Data e luogo di nascita.

cliente        (in un soffio)    Sono nato verso la fine del secolo scorso, nell'Ovest...

impiegato    Precisione! Vuol prendermi in giro?

cliente        Niente affatto, niente affatto signore. Per l'esattezza sono nato a Rennes nel 1897.

impiegato    Bene. Professione?

cliente        Civile.

impiegato    Numero di matricola?

cliente        Categoria A - n. J 9896. B4. CRTS. 740. U4. B5. AM. 3 milioni 672 mila 863.

impiegato    È sposato? Ha figli?

cliente        Scusi, signore... posso permettermi di manifestare... un po' di stupore? Ero venuto qui... per chiedere delle infor­mazioni... ed ora sono io a darne!... Io...

impiegato    Farà le sue domande quando verrà il suo turno... Le ho chiesto se è sposato e se ha dei figli! Sì o no?

cliente        Uhm... sì... no... cioè...

impiegato    Come: cioè?

cliente        Insomma! Ah! È seccante! Io ho fretta...

impiegato    Se ha fretta è nel suo interesse rispondere rapida­mente e senza esitazione.

cliente        Ebbene sì, sono stato sposato e ho dei figli... due figli.

impiegato     Età?

cliente        (esasperato, quasi sul punto di piangere) Oh! Non so più... calcoli: dieci anni per la figlia e otto per il figlio.

impiegato    E lei che età ha?

cliente        Ma se le ho detto la mia data di nascita un momento fa!

impiegato    La data di nascita e l'età non sono la stessa cosa. Le due indicazioni non figurano sotto la medesima voce nella sche­da del Cliente.

cliente        Ah... Perché lei fa una scheda per tutti quelli che ven­gono qui... a domandare delle informazioni?...

impiegato    Naturalmente! Altrimenti come riconoscerli?... Le ho domandato l'età!... Coraggio...

cliente        Allora, aspetti. (Calcola mentalmente). 1952 meno 1897... levo 7 da 12, resta 5, levo 89 da 95 resta 16... abbiamo, dunque, cinque e sedici = ventun anni, no, sedici e cinque, cen-tosessantacinque anni!... No. Non è possibile... via, ricomin­ciamo...

impiegato    (alzando le spalle) Non vale la pena! Ho fatto io il calcolo: lei ha esattamente cinquantacinque anni.

cliente        Sì, giusto, giusto! grazie, signore!

impiegato    Perché non l'ha detto subito! È incredibile il tempo che bisogna perdere con i clienti inesperti!... Adesso, tiri fuori la lingua!

cliente        (tirando fuori la lingua)    Ecco!...

impiegato    Bene. Niente da segnalare. Faccia vedere le mani!

cliente        (facendo vedere le mani)    Ecco!...

impiegato    (scrutando attentamente) Uhm! La linea della morte interseca la linea della vita. Brutto segno... Ma... ha la linea dell’esistenza! Meglio per lei!... Bene. Può andare a sedersi.

cliente        Cosa? Non posso ancora domandare le informazioni?

impiegato    Non subito. Aspetti d'essere interpellato. (Richiude rumorosamente lo sportello).

cliente        (disperato e piangente) Ma io, signore, ho fretta! Si­gnore!... Mia moglie e i miei figli mi aspettano!... Debbo... chie­derle delle informazioni urgenti!... (A questo punto si ode il fischio di un treno in partenza). Sente, siamo in una stazione, signore, o vicino ad una stazione! Volevo appunto chiederle un suggerimento sul treno da prendere!

impiegato    (rabbonito, aprendo lo sportello) Voleva sapere l'o­rario dei treni?

cliente        Sì, fra le altre cose; anzitutto l'orario dei treni, signo­re... Per questo avevo fretta!

impiegato    (molto calmo) Perché non l'ha detto subito! L'ascol­to.

cliente        Allora: volevo, insomma desideravo prendere il treno per Aix-en-Provence, per raggiungere un vecchio parente che...

impiegato    (interrompendolo) I treni per Aix-en-Provence par­tono alle 6,50, 9,30 (prima e seconda soltanto), 13 (biglietto per famiglie numerose), 14 (celibi), 18 e 21 (tutte le classi, tut­te le età, tutti i sessi).

cliente        (perseguendo una sua idea) Grazie, mille grazie!... sì, vorrei raggiungere a Aix-en-Provence un vecchio zio, notaio, di cui la salute, capisce, declina giorno per giorno, ma...

impiegato    Stringa, la prego!

cliente        Certo, mi scusi, volevo arrivare a questo: vorrei, insom­ma desidererei abbracciare ancora una volta il mio vecchio con­giunto di Aix-en-Provence, ma a vero dire esito tra la direzione Aix e la direzione Brest! Infatti a Brest ho una cugina pure ma­lata e mi domando se...

impiegato    (categorico) Treni per Brest: una littorina alle 7, un Treno Blu alle 9, un Treno Verde alle 10, un omnibus alle 15 con coincidenza a Rennes. Treno della notte 20,45, arrivo a Brest 4,30.

cliente        Ah, grazie, mille grazie signore, secondo lei dovrei an­dare da mia cugina a Brest, o dal mio vecchio zio di Aix-en-Pro­vence?

impiegato    (secco) Non mi pronuncio in merito. Mi sono limitato a darle l'orario dei treni: punto e basta.

cliente        Certo, certo, ma sbaglio, o mi è sembrato che lei mani­festasse una certa preferenza, una specie di preferenza perso­nale per la mia cugina di Brest? In tal caso la ringrazio, si, la ringrazio, benché la cosa, bisogna ammetterlo, vada a detrimen­to del mio vecchio zio di Aix, per il quale nutro un affetto che...

impiegato    Ma insomma, signore decida come vuole! È affar suo, diamine! Io sono qui solo per dare informazioni! (Il Clien­te non risponde. L'Impiegato ancora irritato ma abbastanza ac­condiscendente) Ma insomma, signore risponda!

cliente        (infinitamente triste e dolce) Non tocca a me risponde­re... ma a lei. Io avrei tanto desiderato un consiglio... per sape­re che cosa fare... che cosa fare... quale direzione prendere...

un altoparlante (in lontananza, con tono misterioso e sognan­te) I signori viaggiatori per ogni destinazione sono pregati di prepararsi... Signori viaggiatori, attenzione... signori viaggiato­ri il vostro treno sta per partire... Il vostro treno, il vostro auto­mobile, il vostro cavallo stanno per partire a minuti... Atten­zione!... Attenzione!... Preparatevi!

cliente        (ritornando al suo problema) Sì, vorrei proprio sapere quale direzione prendere... nella vita... e soprattutto...

impiegato    (sempre arrogante, troncandogli la parola) Si spicci, non ho tempo da perdere! Che cosa vuol sapere?

cliente        Non ho il coraggio di dirlo!

impiegato    Non è il posto per far sfoggio di sentimenti, questo!

cliente        Pensavo che invece nelle stazioni... Ci sono tante par­tenze, tanti arrivi, tanti incontri! È come un immenso luogo d'appuntamento...

impiegato    Ha dato appuntamento a qualcuno?

cliente        Uhm, sì e no, cioè...

impiegato    Una donna, naturalmente?

cliente        (rapito)    Sì, è così: una donna. Come ha fatto a capirlo?

impiegato    (alzando le spalle)    Dal vestito, no!

cliente        In che senso dal vestito?

impiegato    Non è vestito da uomo lei, lei?

cliente        Naturalmente!

impiegato    Ne ho dedotto che lei è un uomo. Sbaglio?

cliente        No, certamente!

impiegato    Ebbene! Se lei è un uomo, la persona cercata è una donna. Non è mica tanto difficile da capire!

cliente        Che acume! E che lucidità di ragionamento: un uomo... dunque una donna!

impiegato    Evidentemente! Ma che tipo di donna lei cerca?

cliente        Una donna tipo «la donna della mia vita».

impiegato    Aspetti, consulto le mie schede... Dunque. Il suo nome comincia con m e finisce con t... bene... (Scorre le schede). Ecco: una donna bruna di nome Rita Caraquilla ha attraversa­to la strada alle 15,45, andando nella direzione sud-ovest. Fa al suo caso?

cliente        Penso di no. La donna della mia vita dovrebbe essere bionda... di un biondo che tenda al castano... Insomma, tra il biondo e il castano.

impiegato    (cercando di nuovo tra le schede) Allora potrebbe es­sere questa: Signorina Rose Plouvier, modesta... (Guardando meglio) No, scusi; modista, varcherà il portone dello stabile di fronte domattina alle 9, per recarsi da una cliente, la signora Couchois, che...

cliente        (con tristezza)    No! Niente da fare, signore. Impossibi­le si tratti di questa persona: io allora non sarò più qui.

impiegato    In tal caso, mi dispiace: non abbiamo nessuno, tra le 15,45 di oggi e le 9 di domani, che corrisponda ai connotati. È tutto?

cliente        No, non è tutto. Vorrei conoscere, con la massima pre­cisione... la sua opinione... sul mio modo di vivere.

impiegato    Si spieghi! Fornisca particolari!

cliente        Volentieri... Ecco... Al mattino mi alzo di buon'ora e tracanno un bicchierone di caffè... La cosa giova alla mia salute?

impiegato    (dottorale e categorico)    Aggiunga un po' di latte. È meglio. Soprattutto per la stitichezza.

cliente        Ah! Bene! Grazie. Permette che prenda nota? (Anno­ta rapidamente su un taccuino).

impiegato    Continui!

cliente        La mattina, per recarmi all'ufficio, mi servo della ferro­via detta Metropolitana... e quando riesco a sedermi (il che non è sempre possibile) ho l'abitudine di leggere un grande quoti­diano d'informazione.

impiegato    (con durezza)    A che pro?

cliente        Così, non saprei, per passare il tempo, per non dimen­ticare l'alfabeto... per tenermi al corrente...

impiegato    Al corrente di che cosa?

cliente        (in un soffio)    Di tutto... degli avvenimenti... qui, là!...

impiegato    Perfettamente inutile! Lei non ha nessun bisogno di sapere. D'altronde non si può sapere tutto. Legga piuttosto un giornaletto da bambini. Quello sì! Purifica il sangue. Aiuta a digerir meglio e ad ingrassare meno.

cliente        Bene, signore. Bene. Annoto anche questo prezioso consiglio. (Annota). Caffelatte... per la stitichezza... giornale da bambini, per la digestione... (Senza soluzioni di continuità, con un sospiro) ... Ah! tutto questo non ci restituirà il paradiso perduto!

impiegato    Legga Milton, o la terza parte della Divina Comme­dia.

cliente        Li leggo, signore. Leggo questi ammirevoli libri. Rive­lano immensi orizzonti alla mia fantasia, orizzonti che però non ho ancora mai ritrovato tra la piazza della Contrescarpe, dove abito, e il boulevard Sébastopol, dove si trova il mio posto di lavoro.

impiegato    Cambi strada!

cliente        Ho provato, signore. Ho provato, mi creda. Ma non è cambiato niente, assolutamente niente. Anzi, più prendo il Me­tro, più mi accorgo che il paradiso si allontana da me.

impiegato    Ha fatto esperienza della disperazione?

cliente        Di... che cosa?

impiegato    (come se parlasse ad un sordo) Della disperazione metafisica. Sì, insomma, dell'angoscia, dell'angoscia della dispe­razione, o per così dire dell'esperienza dell'inconscio, dell'«uo-mo sotterraneo »?

cliente        Ahimè! Lo conosco fin troppo, l'uomo sotterraneo! Non è ciò che manca sulla linea Ivry - Porte de la Chapelle.

impiegato    Appunto! Non ha provato una specie di sollievo mo­rale constatando come filosofi crepuscolari, dottrine dell'ango­scia e della disperazione fossero... come dire... simili al suo de­stino? Ecco un'armonia, una coincidenza estetica che dovreb­be rallegrarla, non è vero?

cliente        (scuotendo la testa)    Dica piuttosto che la rappresenta­zione dell'Inferno mi riconduce al mio inferno quotidiano, in cui mi sprofondo ogni giorno di più. Ah... signore! Come dice­vo soltanto ieri al mio capufficio, il signor Claquedent, Théo-phile Gautier ha scritto: Se gli uccelli avessero le ali Io partirei con loro o... qualcosa del genere.

impiegato    (dolce ma risoluto) Mi scusi, sa... ma gli uccelli han­no le ali!

cliente        (deluso)    È vero!... Ma che cosa fare allora?

impiegato    (col tono più naturale) Si dedichi a qualche grande impresa: diventi capo d'industria, conquistatore, uomo di sta­to! Creda a me: sentirà un miglioramento.

cliente        Ci ho pensato spesso, ma come riuscirci? Non è facile.

impiegato    Oh, con un po' d'abitudine!... Guardi me: non ho raggiunto una buona situazione?

cliente        (con rispetto) È vero!... Ma io non ho la sua sicurezza, la sua autorità... Io, vede, sono piuttosto un sognatore...

impiegato    (col tono con cui si dà un ordine militare) Allora, sogni!

cliente        Certo che sogno. Sogno tutte le volte che posso. So­prattutto da sveglio, naturalmente. Perché quando dormo, ahi­mè, niente! Buio! Allora sogno di giorno, in istrada, al risto­rante, in ufficio; mi aiuta a vivere! Purtroppo i miei sogni sono sfocati. Sì, mancano di precisione. Vorrei dar loro un po' più di «corpo», un po' più di colore.

impiegato    (con tono prosaico e staccato) Lei sbaglia. Al suo posto, al punto in cui si trova, io supererei di slancio l'ultimo ostacolo che la separa dalla vita eterna.

cliente        Ma che cosa intende lei per «vita eterna»?

impiegato    (enfatico) Mi riferisco al fatto di vivere in ispirito, con e per lo Spirito, tenendo in non cale gli accidenti della vita, le contingenze della realtà. Mi segue?...

cliente        Ah! se la seguo, signore! Con entusiasmo la seguirei in capo al mondo!

impiegato    (diventando lirico e profetico, in modo parodistico) Io la porto più lontano che in capo al mondo: la porto dove le forme non sono più che idee, gli esseri essenze, dove regna una immobile luminosità, in equilibrio tra un futuro già trascorso ed un passato che sopraggiunge!

cliente        (estasiato)    Vedo... vedo... che pioggia di stelle!

impiegato    (rettificando)    Non ci sono neppur più stelle!         

cliente        (docile)    Che pioggia d'assenza di stelle!

impiegato    (guardando nel vuoto ) Che assenza! Che assenza! Ma lei dov'è?

cliente        (con voce da bambino smarrito)    Qui!... Qui!

impiegato    (immenso e lontano) Errore. Lei non è più né qui né altrove. Lei non è più da nessuna parte!

cliente        Eppure io la sento. Sento la sua assenza di voce profe­rire un nulla di parole... Non sono più, ero. Non soffro più: ho sofferto. Non vivo più: ho vissuto.

impiegato    (categorico, ma ispirato)    In ispirito!                       

cliente        (medesimo tono)    Sono spirito.                                  

impiegato    (medesimo tono)    Ho le ali dello spirito.                 

cliente        La seguo a volo!

impiegato    Addio, piccola terra, addio, addio!

cliente        (sventolando il fazzoletto)    Addio, pallina di terra!

impiegato    (sventolando a sua volta il fazzoletto) Addio, e buon proseguimento!... (Un clacson che suona nervosamente, il rumo­re di alcune auto che si mettono in moto, li fa uscire dal loro in­cantesimo. Si guardano con aria stupita e ricominciano a parlare in tono normale). Eh?

cliente        Come?

impiegato    Sì?

cliente        Prego?

impiegato    Dicevamo?

cliente        Dicevo che...

impiegato    (rassegnato)    L'ascolto.                                           

cliente        Io... io vorrei ancora farle una domanda.

impiegato    Quale?

cliente        (con aria maliziosa) Questa: secondo lei, quale sarà il mio destino in terra?

impiegato    Per poterle rispondere, debbo vedere il suo orosco­po. Un momento, la prego, vediamo. (Cerca negli incartamen­ti). Ah! mi manca un particolare. In che mese, in che giorno, a che ora lei è nato?

cliente        Il 1° maggio, alle 21,35.

impiegato    Benissimo! Vedo la situazione: il Leone entrava con la Vacca nella costellazione del Vampiro, e Galileo si allontana­va da Poseidone, mentre i Quattro Figli Emoni avanzavano so­lennemente sulla Corona di Medusa e il Paracleto entrava in congiunzione con Lucifero, quando la Signora sua Madre l'ha messa al mondo.

cliente        Cosa? Sono successe tante cose in cielo al momento della mia nascita?

impiegato    Non dica «al momento», dica: per la mia nascita!

cliente        (sempre sorridendo) E questo grande trambusto cele­ste che cosa mi riserva?

impiegato    (glaciale)    Dipende.

cliente        Come: dipende? Da che cosa può dipendere che un de­stino cambi a seconda delle circostanze?

impiegato    Mi ha capito male. Volevo dire: la mia risposta di­pende dalla sua domanda.

cliente        Ah! Bene! Mi rassicura!

impiegato    (con un tono per niente rassicurante)    Non c'è di che.

cliente        (cominciando a preoccuparsi, ma ridendo debolmente per farsi coraggio) Mi sembrava di capire che non avevo più destino!

impiegato    Forse sarebbe meglio!

cliente        Basta con gli scherzi!

impiegato    (tamburellando sul tavolo)  Effettivamente!

cliente        Che domanda devo farle?

impiegato    (con distacco) Se ha bisogno di fare una domanda per sapere quale domanda deve porre, non la finiremo mai più! Io non sono la Sfinge!... e neppure Edipo!

cliente        Evidentemente.

impiegato    E neppure lei, d'altra parte.

cliente        Beninteso... Dunque... come dire... Ah! Ho trovato: una domandina banale, una cosa non urgente, che mi lasci un certo respiro, una domanda sul mio avvenire: ad esempio... Ec­co. (Ilare) Quando morirò?

impiegato    (con un cortesissimo, agghiacciante sorriso) Final­mente ci siamo arrivati: tra qualche minuto, mio caro signore. Uscendo di qui.

cliente        (incredulo e ironico) Ah, davvero! Così! Uscendo di qui? E perché non qui?

impiegato    Sarebbe più difficile, manca il necessario. Non si muore, qui!

cliente        (eccitandosi) Ah! manca il necessario? E la stufa, non può prendere fuoco, no? o asfissiarci? E la casa, non può crol­larci in testa? E... il suo parapioggia? E... la sua penna? E quel­la specie di maledetta ghigliottina? (Indica lo sportello).

L'Impiegato lo richiude senza pietà, poi subito dopo lo riapre.

impiegato    Lei mi ha fatto una domanda: le ho risposto. Il re­sto non mi riguarda.

cliente        (alzando le spalle) Allora gliene faccio una seconda: c'è qualche modo per evitare che le cose vadano così?

impiegato    (implacabile)    No.

cliente        (sempre incredulo)    Niente? Assolutamente niente?

impiegato    (implacabile)    Assolutamente niente!

cliente        (di colpo crollato)    Bene... bene... la ringrazio. Ma...

impiegato    Ma, che cosa? Penso che basti, non le sembra?

cliente        Sì, ma... vorrei domandarle ancora quando... doman­darle se... insomma come...

impiegato    (interrompendolo) Quando, se, come? (Alza le spal­le). Si rende conto, immagino, che le sue ultime domande - o meglio le mie ultime risposte - rendono pressoché superflue tut­te le altre domande e risposte? Almeno per quanto la concerne...

cliente        (atterrito)    Purtroppo è vero!...

impiegato    (scaldandosi un po') Se lei avesse cominciato dalla fine, avrebbe risparmiato, a me e a lei, un'infinità di preoccupa­zioni! E quanto tempo guadagnato!

cliente        (tornato umile e tremante, come all'inizio) Ha proprio ragione, signore! Oh, mi scusi! Che cos'è la curiosità!

impiegato    (buon diavolo, nonostante tutto) Non parliamone più! Ma non ricominci, d'accordo?

cliente        (straziante)    Ahimè!

impiegato    (autogiustificandosi) Tutte le informazioni che de­siderava gliele ho date.

cliente        (ossequioso)    È vero, signore. La ringrazio, signore.

impiegato    Non mi ringrazi, non ho fatto che il mio dovere.

cliente        Oh! questo è vero! Lei è un impiegato modello.

impiegato    Non ho che un'ambizione: soddisfare la clientela.

cliente        Grazie, signore, grazie infinite... Con tutto il cuore... (Si avvia verso la porta, poi ci ripensa). Dimenticavo, quanto le debbo?

impiegato    (magnanimo e generoso) Non si preoccupi: i suoi ere­di riceveranno la fattura.

cliente        Grazie. Molte grazie. E allora... arrivederci, signore...

impiegato    (alzandosi, con una sorta di rispetto funebre) Addio, signore!

Il Cliente esce molto lentamente e naturalmente a malincuore... Non appena la porta si richiude alle sue spalle, si ode un rapido colpo di clacson, una brusca frenata e, quasi contemporanea­mente, un urlo di dolore. L'Impiegato resta in ascolto per un momento, scuote la testa e torna accanto al suo apparecchio ra­dio. Musica di una canzone sentimentale alla moda. L'Impiega­to siede al suo tavolo di lavoro e si immerge nelle carte.

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 1 volte nell' ultimo mese
  • 25 volte nell' arco di un'anno