L’ombra del padre

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* QUINTO CAPITOLO *

- Anni 1987/88/89 -

L’OMBRA DEL PADRE

(Il Romanzo di Giuseppe)

Rappresentazione teatrale

in due parti

tratta dall’omonimo romanzo di

JAN DOBRACZYNSKI

Morcelliana – Brescia – 11a edizione

Sceneggiatura e adattamento teatrale di

MARCELLO FIORENTINO


LE RAGIONI DI QUESTA SCELTA

Già da bambino ricordo, ero molto vivace, e possede­vo quelle naturali doti che mi hanno sempre contraddi­stinto come un ragazzo instancabile, pieno di iniziativa e di voglia di vivere. Da sempre ho sentito il de­siderio di inventare cose nuove e sempre più difficili, sempre più impegnative. Però, questa capacità creativa non l’ho mai esercitata come senso di rivincita, o di sfida.

Tutto dentro di me è sempre stato spontaneo, imme­diato, e quello che ho dato agli altri, in fondo mi veni­va restituito con la consapevolezza che non sono una persona spenta ma viva e presente, pronta a sacrificare molto per gli amici. A me piace dire le cose che penso, parlare di me, dei valori in cui credo; e allora perché non suggerire alla gente che il senso dell’amore tra un uomo ed una donna non può che passare attraverso l’amore di quel piccolo Bambino nato duemila anni fa? In fon­do, volersi bene tra di noi non significa altro che voler bene al Bimbo di Betlemme.

Capita spesso poi nella vita di un uomo, di vivere cir­costanze ed incontrare persone che ti cambiano in me­glio o ti aiutano, forse inconsapevolmente, a crescere, a maturare. Ed ecco che nella mia vita ho incontrato chi mi ha suggerito questo lavoro e con fiducia ha compreso il senso del romanzo, si è lasciato trasportare dalla vita semplice del falegname e dalla fede incrollabile di Maria.

Ho così incontrato chi, credendo in me, ha pensato che avrei un giorno potuto farcela.

Così si può lavorare per la gente che conosci anche se spesso non ti comprende, per gli amici con cui vivi anche se molte volte non ti aiutano, e ti lasciano solo, per te stesso che perdi la fiducia e che a stento riesci a rialzarti, se qualche cosa nella vita è andata storta.

È sufficiente che uno solo ti comprenda, perché valga la pena di andare avanti. In fondo non ci è stato affida­to il compito di cambiare il mondo, ma quello di cam­biare noi stessi, giorno dopo giorno. E questo lavoro può essere utile: ci vuole solo pazienza.

Marcello Fiorentino


PRESENTAZIONE DEL TESTO

Carissimi Amici,

dopo aver rappresentato « I Promessi Sposi» di Ales­sandro Manzoni, mi trovo a riproporre un altro lavoro sui matrimonio, grande sacramento sponsale. Ma a dif­ferenza del primo, pur ricco di elementi essenziali di proposta della morale cristiana, qui emergono quattro punti fondamentali: il senso dell’amore coniugale, la piena, viva, totale disponibilità di Maria alla chiamata di Dio, la fede semplice del falegname di Nazareth, ed infine la nascita di Cristo come evento culminante.

Nel primo punto si può evidenziare il comprensibile progetto giovanile di vita acquisito da Giuseppe; il fale­gname non agisce però come tutti gli altri che si unisco­no in matrimonio perché sembra essere l’unica possibile soluzione di vita. Giuseppe attende con pazienza a di­spetto del mondo perché sente il matrimonio come voca­zione.

Possiamo dunque riflettere sul senso stesso suggeri­toci da Maria e da Giuseppe: Dio ha creato l’essere u­mano uomo e donna, introducendo con ciò nella storia dell’umanità quella particolare « duplicità » con una com­pleta parità, se si tratta della dignità umana, e con una meravigliosa « complementarietà », se si tratta della divisione dei compiti. Dunque in Giuseppe, giovane dal cuore nuovo, si delinea questa esperienza dell’amore che sin dall’inizio richiede di essere inscritta nel progetto di Dio.

Al tempo stesso, in tutto questo, è contenuta una possente esortazione a non falsare la ricchezza affettiva tra uomo e donna, a non deturpare tale bellezza. E que­sto appello, che viene da Dio stesso, scaturisce proprio nella esperienza dei due sposi che non interrompono il colloquio con il Padre vero di Gesù e con fede ne se­guono la chiamata.

Il senso del matrimonio è poi radicato anche in Cri­sto Redentore, il quale come lo sposo, « ha dato se stes­so », e a tutti gli sposi e a tutte le spose insegna ad amarci secondo la piena misura della dignità personale di ciascuno e di ciascuna.

Cristo stesso ci insegna l’amore sponsale.

Dunque, imboccare la vita della vocazione matrimoniale significa imparare l’amore sponsale giorno per giorno, anno per anno: l’amore secondo l’anima ed il corpo, l’amore che è paziente, è benigno, che non cerca il suo e non tiene conto del male; l’amore che sa compiacersi della verità, l’amore che tutto sopporta.

E proprio di questo amore si ha bisogno se si sceglie un matrimonio che deve superare la prova di tutta la vita. I due giovani sposi ci insegnano così che l’amore, sul quale si basa la famiglia, il futuro, può essere reso bello, umanamente e cristianamente bello. Umanamente grande, maturo e responsabile.

Il « sì» di Maria e la fede semplice di Giuseppe non sono altro che il desiderio reciproco di vivere per il Bimbo che nascerà, che porterà al mondo un cuore nuovo, che passerà attraverso la croce per caricare il peso dei peccati di tutti.

In ogni personaggio, piccolo o grande che sia, è racchiuso un nostro modo di agire, di pensare, di accogliere il Salvatore: Simeone lo attende con trepidante a tesa, i re magi lo cercano con curiosità, i pastori Lo trovano e Lo guardano con stupore, Erode lo cerca per ucciderlo, Saba non Lo accoglie in casa. Tutto è attuale ed ognuno di noi può nell’angolo più remoto della su coscienza rispecchiarsi in uno dei tanti personaggi.

Vi auguro di accogliere Cristo ad esempio di Maria di Giuseppe.

Marcello Fiorentino


PERSONAGGI IN ORDINE DI APPARIZIONE

01) Giacobbe padre di Giuseppe.

02) Giuseppe discendente della stirpe di Davide.

03) Fiaba primo cugino di Giuseppe e mercante in Antiochia.

04) Menahem secondo cugino di Giuseppe e mercante in Antiochia.

05) Zaccaria sacerdote di Gerusalemme e zio di Maria.

06) ♥Elisabetta moglie di Zaccaria.

07) ♥Maria madre di Gesù.

08) Cleofa cognato di Maria e suo tutore.

09) Angelo

10) Saba fratello minore di Giuseppe.

11) Oste in Betlemme.

12) ♥Ata fittavola di Giuseppe.

13) Primo Pastore

14) Secondo Pastore

15) Terzo Pastore comparsa.

16) Quarto Pastore comparsa.

17) Banania colui che tiene i registri della stirpe.

18) Strozzino di Gerusalemme.

19) Simeone

20) Erode

21) ♥Salomè sorella di Erode.

22) Costobar prima guardia del palazzo di Erode e del tempio.

23) Euricle seconda guardia del palazzo di Erode e del tempio.

24) Baldassarre giovane re d’oriente.

25) Melchiorre giovane re d’oriente.

26) Gaspare anziano re d’oriente.

27) Hiller anziano saggio di Gerusalemme.

28) Samea fariseo e sacerdote del tempio.

29) Spia di Erode.

30) Boargas consigliere di Erode.

31) Attaj amico di Giuseppe.

32) Gesù a dodici anni.

33) Lettore

Comparse

34) Mercanti

35) Sacerdoti del Tempio

36) Popolo

37) Guardie e soldati del Tempio

38) Un condannato

39) Servitù

40) Schiavi



PRIMA PARTE

LA SPOSA

L’amore è così grande perché essere amati ci fa amare noi stessi.

Niente migliora l’immagine che abbiamo di noi quanto l’amore di un’altra persona.

Quando ti senti dire per la prima volta « ti amo » il tuo mondo fiorisce;

 il cuore ti si gonfia di gioia, di fiducia in te stesso e senti di poter smuovere le montagne.

Non è solo un’ubriacatura passeggera:

 tutto ad un tratto ti piaci più di quanto ti sia mai successo.


Nella prima parte il palco è diviso nelle zone seguenti:

(Figura del palco)

1) Casa di Cleofa a Nazareth

►1) Casa di Giacobbe a Betlemme

2) Casa di Giuseppe a Nazareth

1+2) La capanna a Betlemme

►3) Casa di Zaccaria

►4) Accampamento alla via di Betlemme

►5) Giuseppe dal fratello Saba

6) Dall’oste a Betlemme

7) Da Ata a Betlemme.

(Si spengono le luci in sala. Il sipario è chiuso, il velano è aperto. È sotto luce solo la parte 1, Tutte le scenografie ► sono già state preparate).

                       


Scena Prima

Betlemme – Casa di Giacobbe – Esterno Giorno

GIUSEPPE, FIABA, MENAHEM, GIACOBBE

(Giacobbe dorme seduto nella zona 1. Giuseppe lo raggiunge da destra, apre un cancelletto, entra e gli si siede accanto. Pausa. Giungono da destra due uomini vestiti da mercanti i quali allo stesso modo raggiungono Giuseppe).

GIUSEPPE -  La pace sia con voi.

FIABA -  La pace sia con te. Tu sei certo Giuseppe, figlio di Giacobbe?!

GIUSEPPE -  E’così come hai detto.

FIABA -  Abbiamo parlato ieri con tuo padre. Espresse il desiderio che tornassimo un’altra volta per concludere la conversazione in tua presenza. Ma vedo che lui dorme.

GIUSEPPE -  Non ho osato destarlo.

MENAHEM -  (Ridendo) Parli come se tu fossi un ragazzo. E invece da tempo sei adulto e sei il primo-genito della stirpe. Veniamo appunto per parlare di te. (Giacobbe si sveglia).

GIACOBBE -  Ah, siete voi? Siete venuti? Bene, bene; c’è anche Giuseppe?

GIUSEPPE -  Ci sono, padre.

GIACOBBE -  Lo avete già conosciuto? Questo è Giuseppe, il mio maggiore.

FIABA -  Anche se è giovane, desideriamo mostrargli deferenza come futuro capo della stirpe.

MENAHEM -  Delle questioni della stirpe non ci siamo dimenticati. Quello che è accaduto di recente...

GIACOBBE -  Raccontate, raccontate.

FIABA -  Non lo sapete! Erode ha fatto perire tutta la stirpe degli Asmonèi. La stirpe reale!! Chi potrà togliergli ora la corona di re dei Giudei? Ha potuto nominare suo successore il figlio della concubina araba. (Breve silenzio).

GIACOBBE -  Ma che c’entra tutto questo con la nostra stirpe? (I due mercanti si scambiano uno sguardo d’intesa).

FIABA -  C’è stato riferito che Erode ha ordinato alle sue spie di osservare bene i membri della nostra stirpe. Ci siamo convinti, io e Menahem, che intorno alle nostre case si aggirano facce sospette. Erode pensa che uno di noi possa rubargli il trono.

GIACOBBE -  Qui non si è visto nessuno. Siamo la stirpe sacra. L’Altissimo ci protegge. Se qualcuno provasse ad agire contro di noi, tutto Israele si leverebbe a difenderci.

MENAHEM -  (Sorridendo ironicamente) Ne sei proprio sicuro, Giacobbe? Ti sembra che viviamo ancora all’epoca in cui la nostra stirpe aveva importanza. Ora si è dispersa. Alcuni hanno avuto una buona sorte, altri si sono impoveriti.

FIABA - Voi che siete rimasti sul posto siete come un’isola di antichi ricordi.

GIACOBBE -  Bene, dite che cosa volete.

FIABA -  Sarebbe meglio che la stirpe non stesse tutta ferma in un posto, ma che i suoi membri, così come noi, andassero in cerca di fortuna per il mondo...

GIACOBBE -  (Con raccapriccio) Vorresti che tutti abbandonassero la terra di Davide?

MENAHEM -  Dimentichiamoci una buona volta della terra di Davide! I farisei non fanno che cianciare di un qualche discendente di Davide. E gli spioni di Erode se ne stanno con le orecchie ritte!! Non voglio perdere tutto quello che ho, e per giunta la vita, per il tatto di avere avuto secoli fa un re nella mia stirpe! E anche lui non vuole.

GIACOBBE -  (Scosso) Hai detto delle cose empie.

FIABA -  No no, lui non aveva in mente nulla di empio. Si preoccupa per tutta la stirpe. Tutti, ovviamente, non possono andarsene o non ne hanno bisogno. Qui si tratta soltanto di quelli che si sono acquistati una certa importanza... e possono dare nell’occhio.

GIACOBBE -  Vedo che pensate a Giuseppe. Lui è un falegname.

MENAHEM - E’proprio questo suo lavoro che lo rende conosciuto. Non appena giunti a Gerusalemme ci hanno parlato di lui. Ci hanno raccontato che è il migliore falegname di tutta la Giudea. (A Giuseppe) È vero che da te viene gente da lontano? Che dei funzionari reali ti hanno fatto ordinazioni?

GIUSEPPE -  È capitato.

FIABA -  E allora lo vedi da solo. Le spie ne sono certamente informate. (A Giuseppe) E tu hai molti farisei fra i tuoi amici?

GIUSEPPE -  Non conosco nessun fariseo. Forse sono quelli che sono venuti a farmi ordinazioni alla bottega.

MENAHEM -  È sufficiente! I farisei sono impazziti e la loro follia può portare disgrazia a tutto il popolo. Ordiscono congiure, diffondono profezie, si oppongono ai comandi di Erode.

FIABA -  Si tratta di decidere dunque se Erode stia interessandosi o no a noi. Siamo del parere che Giuseppe dovrebbe andarsene da qui. Che venga con noi ad Antiochia. È una città splendida, grande, ricca. Gli troveremo un lavoro, lo sposeremo. Perché finora non si è sposato? Un uomo alla sua età dovrebbe già essere padre.

GIACOBBE -  Avete toccato un punto dolente. (Con rammarico) Sta per compiere ventiquattro anni. È ora che si decida.

MENAHEM -  Si deciderà se verrà con noi. Vedrà il mondo, si guarderà intorno. Ti troveremo di certo una moglie, bella, ricca...

GIACOBBE -  (Silenzio profondo) Dì quel che pensi delle cose che ci hanno detto Fiaba e Menahem.

GIUSEPPE -  Non mi pare giusto andare con loro. Non credo agli spauracchi di cui parlano. Quel mondo là non mi attira affatto...

MENAHEM -  Ti sei del tutto ammattito, nel vostro buco provinciale di Betlemme!

FIABA -  Non ti incollerire. Parla così perché non conosce il mondo. (A Giuseppe) Di certo pensi che noi ci siamo dimenticati della fede, della purezza della Legge? È vero che non siamo come la gente di qui. Viviamo in mezzo agli stranieri, non possiamo essere troppo diversi da loro. Perché mettersi in urto? Ma nelle nostre case osserviamo le regole. Te lo ripeto. Vieni con noi.

MENAHEM -  Ed io ti dico la stessa cosa: vieni. Che cosa ti trattiene qui? Un falegname bravo come te se la cava e si fa stimare dovunque.

FIABA -  Guadagnerai anche di più da noi. Ti apprezzeranno meglio e ti pagheranno meglio. Da noi poi non mancano i modi per spendere i soldi.

GIUSEPPE -  Non desidero le ricchezze perché mi distoglierebbero dall’aiutare i poveri.

MENAHEM -  Se anche tu parlerai così, Erode stenderà la sua mano su di te. E allora ne soffrirà tutta la stirpe.

FIABA -  Sì, tutta la stirpe allora potrebbe perire. E pei questo dovresti partire. (Pausa) Giacobbe, devi ordinargli di andarsene! (I due mercanti escono a destra)

GIACOBBE -  (Dopo una pausa) Hai sentito tutto? (Pausa) Non mi è piaciuto quello che mi hanno detto. No, non mi è piaciuto. Ma nelle loro parole c’è un poco di ragione. Io tra poco morirò. Sei il mio figlio maggiore. Il futuro capo della stirpe. Se davvero Erode ha rivolto la sua attenzione su di noi e ha mandato qui i suoi soldati, non voglio che ti trovi. Sono d’accordo circa il fatto che devi partire. Lo esigo. Erode è vecchio, tra poco morrà. Allora tornerai.

GIUSEPPE -  Se l’ordini, padre, partirò.

GIACOBBE -  Lo voglio... Ma questo non significa che io voglia che tu vada con loro. Prima che tu decida dove recarti desidero che chieda un buon consiglio. C’è un uomo che te lo può dare...

GIUSEPPE -  Indicamelo padre.

GIACOBBE -  La nostra stirpe un tempo s’imparentò con una famiglia di sacerdoti. L’ultimo rappresentante di quella famiglia abita là, oltre i monti... E un uomo vecchio, non molto più giovane di me. Si chiama Zaccaria figlio di Aram. È sempre stato giudicato un uomo saggio e pio. Penso che sia rimasto tale. Và da lui. Vacci domani, subito. Fagli visita, chiedigli consiglio...

GIUSEPPE -  Accadrà come hai detto.

GIACOBBE -  Prima di andare prendi questo anello. È della nostra stirpe. Come io l’ho dato a te così lo darai al tuo Primogenito. Perché tu avrai certamente un figlio maschio.

(Si salutano. Giuseppe avanza nella zona tre e Giacobbe esce a sinistra. Si spengono le luci e si chiude il velano).

Scena Seconda

Gerusalemme – Casa di Zaccaria – Interno Giorno

ZACCARIA, GIUSEPPE, ELISABETTA

(Si riaccendono poi davanti al velano sul lato sinistro nella zona tre. Zaccaria è già in scena. Giuseppe è chino vicino al vecchio. Dietro si prepara un cortile con pozzo dove: a sinistra vi sarà la casa di Cleofa e a destra quella di Giuseppe).

ZACCARIA -  Se vuoi ascoltare il mio consiglio, Giuseppe te lo dirò. Tuo padre ha giustamente deciso che dovresti lasciare il villaggio natio. Il pericolo di cui ti hanno parlato può darsi che esista realmente. Ma è altrettanto giusto che tu non sia andato con quelli là in Siria. So che, purtroppo, la stragrande maggioranza dei nostri fratelli che vivono in quelle regioni sono stati toccati dalla pestilenza.

GIUSEPPE -  Non so di che cosa parli. Vivo nel silenzio. Non so che cosa accada per il vasto mondo. Visito Gerusalemme soltanto nelle feste. Oltre non sono mai andato...

ZACCARIA -  Io tuttavia mi trovo spesso in città. La nostra stirpe costituisce l’ottava classe dei sacerdoti ed ogni sei mesi tocca a noi il servizio al tempio. Ma non soltanto in quell’occasione visito Gerusalemme. Ci vado ogni mese per diverse faccende, e quando sono in città ascolto le novità e le notizie del mondo. I cesari di Roma ci hanno dato la pace. I loro soldati vigilano ai confini e sui pericoli lungo le strade. I loro esattori riscuotono da noi le tasse. Ma Roma non significa solo protezione severa. Tutto quanto è menzogna, adorazione di se stessi, ricerca della comodità, del pii cere e della voluttà, confluisce a Roma e nuovamente da Roma si diffonde per il mondo. E questa la pesti lenza della quale parlo. (Pausa) La protezione romana e la pace romana danno la sicurezza. Ma intanto avvelenano.

ELISABETTA - (Entra da sinistra con un vassoio di vivande) E’ trascorso il tempo del lavoro e si avvicina l’ora della sera. Gradiscono mio marito e il suo giovane ospite il modesto spuntino che mi sono permessa di por tare?

ZACCARIA -  Sia come hai detto. Davvero è trascorso i tempo del lavoro. (Esce a sinistra Elisabetta)

GIUSEPPE -  Ti ringrazio Zaccaria, ma visto che ritieni che dovrei lasciare il mio villaggio natio, e visto che concordi con me sul fatto che non mi convenga r carmi con i miei cugini ad Antiochia, dimmi dove, tuo parere, dovrei recarmi? Che cosa ti dice a questo proposito l’Altissimo?

ZACCARIA -  Ti aspetti troppo da me, Giuseppe figlio d Giacobbe. Ti ho detto solo quello che mi ha suggerito la mia esperienza di vecchio, che nella vita ha visto e sentito molte cose. Non cercare tuttavia nelle mi parole la volontà dell’Altissimo... Giuseppe Non comprendo le tue parole. Come sarei dote ti trovi vicino all’Altissimo. Sei al Suo servizio Ti è più facile conoscere la Sua volontà.

ZACCARIA -  Tuttavia la Sua benedizione non si è fermato su di me...

GIUSEPPE -  Che vuoi dire?

ZACCARIA -  Non ho un figlio maschio...

GIUSEPPE -  Conosco, Zaccaria, la tua disgrazia. Tuttavia l’Altissimo

ZACCARIA -  Vuoi dire che l’Altissimo può compiere tutto quel che vuole? Di certo. Se tuttavia ha inviato un tale disonore al suo sacerdote, significa che lo ha riconosciuto indegno!

GIUSEPPE -  Egli non respinge coloro che vogliono servirlo...

ZACCARIA -  (Con dolore) Tuttavia Egli mi ha respinto, Giuseppe.

GIUSEPPE -  Ma che male puoi aver fatto?

ZACCARIA -  Grava su di me una colpa. Ho pensato a lungo e l’ho trovata in me. (Pausa) Mi sono reso colpevole dell’amore verso mia moglie.

GIUSEPPE -  Dell’amore? (Con stupore) Come si può commetter colpa amando?

ZACCARIA -  L’amore deve avere il suo limite...

GIUSEPPE -  Tuttavia il tuo amore non ti ha distolto dal tuo servizio di sacerdote.

ZACCARIA -  Non me ne ha distolto. Eppure non si è lasciato dimenticare...

GIUSEPPE -  necessario dimenticare?

ZACCARIA -  Sì. Che mai è l’amore umano? Un conforto che bisogna saper allontanare da sè. Vedi Giuseppe. Io l’amo…. per me è l’amico più caro, più vicino.., ma i dottori.., i dottori dicono: si deve ringraziare quotidianamente l’Altissimo che non ci ha fatti né stranieri, né donne... Ma io non riesco a pregare in questo modo!

GIUSEPPE -  Cosa posso dire Zaccaria, non tocca a me parlare di queste cose. Non conosco il mondo, non conosco la vita. Anch’io ho sentito un rabbi affermare che l’Altissimo creando Eva da una costola di Adamo ha dimostrato di considerare poco la donna, in quanto la costola è una parte poco nobile del corpo umano. La donna non può esistere soltanto per servire l’uomo e sottomettersi a lui. Nell’amore verso la moglie deve celarsi qualcosa di sacro... Sono convinto che tramite questo amore l’Altissimo voleva dimostrare qualcosa di grande e di misterioso... Perdono, non riesco a chiarire meglio i miei pensieri.

ZACCARIA -  Sei giovane eppure hai detto cose non comuni. Parla ancora. Così ritieni che Dio abbia assegnato un compito tanto grande alla donna?

GIUSEPPE -  Io lo credo! Sono certo che un giorno Egli la eleverà e la porterà accanto a Sè. Non riuscirei ad amare una donna soltanto per il fatto che è per me...

ZACCARIA -  E proprio così ami tua moglie?

GIUSEPPE -  Non ho ancora una moglie...

ZACCARIA -  Non ce l’hai? Eppure sei negli anni in cui un uomo dovrebbe essersi ormai scelto la compagna.

GIUSEPPE -  Sto aspettando...

ZACCARIA -  Questo significa che non hai trovato finora colei alla quale potresti offrire i tuoi affetti? Comprendo. Ti aspetti molto e vuoi dare molto... Continua ad aspettare. Non affrettarti nella scelta, Troverai la ragazza degna del tuo amore e delle tue speranze. Purché tu non debba pagare per la tua scelta in modo altrettanto grave del mio! (Pausa) Vuoi far ritorno domani?

GIUSEPPE -  Sì, Zaccaria.

ZACCARIA -  E che farai?

GIUSEPPE -  Così come mi hai indicato. Me ne andrò. Ma non con quelli di Antiochia.

ZACCARIA -  Penso che in Antiochia non troveresti la donna alla quale vuoi donare il tuo amore. Là si vive troppo rumorosamente.

GIUSEPPE -  Ti ringrazio Zaccaria, per tutti i tuoi consigli. Rifletterò ancora su dove recarmi.

ZACCARIA -  Che l’Altissimo ti guidi. (Esce a sinistra mentre rientra Elisabetta, sempre da sinistra)

ELISABETTA - Giuseppe figlio di Giacobbe, fermati un mo mento.

GIUSEPPE -  Ti ascolto Elisabetta.

ELISABETTA - Perdona se io, una donna, mi rivolgo a te Ma sono vecchia e ho sentito la tua conversazione con mio marito. Volevo ringraziarti.

GIUSEPPE -  Per che cosa mi vuoi ringraziare?

ELISABETTA - Perché hai disperso i pensieri cupi che ave vano penetrato la sua mente.

GIUSEPPE -  Io non ho disperso nulla.

ELISABETTA - Invece sì. È andato a riposare rasserenato. Per questo voglio ringraziarti; quel che hai detto sul • la donna e sull’amore...

GIUSEPPE -  Così penso e sento.

ELISABETTA - Da dove ti sono mai giunti tali pensieri? Perfino i profeti dicono molte cattive parole sulla donna...

GIUSEPPE -  Eppure sembra che anche loro abbiano presentito qualcosa...

ELISABETTA - Parli del Messia?

GIUSEPPE -  Sì.

ELISABETTA - Adesso si parla spesso di Lui.

GIUSEPPE -  Non so, Elisabetta: dovrebbe essere tuo marito a sapere se è giunta veramente l’epoca dell’Avvento del Messia.

ELISABETTA - Sia benedetto il grembo di colei il cui Figlio toglierà il disprezzo dalle donne. Perché Egli farà questo.

GIUSEPPE -  Ne sono certo. (Sta per uscire)

ELISABETTA - Ascolta... Ho sentito quando hai detto che non hai moglie e che aspetti una donna alla quale potrai offrire il tuo amore. Voglio dirti: conosco una ragazza che si merita un amore come il tuo...

GIUSEPPE -  Di chi parli?

ELISABETTA - Della figlia di mia sorella. I suoi genitori sono morti, sono rimaste due orfane. Mio marito ha permesso che crescessero nella nostra casa. Sono vissute con noi per anni. La maggiore è sposata, ha figli. La più giovane, esce adesso dall’adolescenza.

GIUSEPPE -  Ed è qui da voi?

ELISABETTA - No. Si è stabilita da sua sorella. La aiuta con i bambini e in casa. Abitano in Galilea, a Nazareth... Visto che, come hai detto, vuoi andartene in qualche posto, vai a Nazareth. È una città in cui un bravo artigiano come te troverà facilmente lavoro. Trovala, dalle un’occhiata. Oh, come sarei felice se fossi tu a prenderla per moglie!

GIUSEPPE -  Hai detto che è degna d’amore?

ELISABETTA - Se esiste una ragazza per la quale vale la pena di sacrificare tutto, lei è proprio quella.

GIUSEPPE -  Hai detto molto. Vorrei avere una moglie da poter amare come tuo marito ama te. Visto che l’hai cresciuta devi conoscerla bene...

ELISABETTA - Non so se posso dire di conoscerla. Si tratta di mia nipote, eppure non capirò mai in che modo un ragazza simile abbia potuto apparire in mezzo a noi. Dovrai vederla tu stesso. Non ho mai sentito un uomo che parlasse dell’amore nel modo in cui ne pari tu. Visto che sai amare, forse la comprenderai... Va, vedi da solo! Non risparmiare la fatica, Giuseppe.

GIUSEPPE -  Sì, Elisabetta. Mi recherò a Nazareth. (Giuseppe esce a destra, Elisabetta a sinistra).

Scena Terza

Nazareth – Piazzale o cortile – Esterno Giorno

GIUSEPPE, MARIA

(Giuseppe rientra da destra mentre si apre il velano Si siede a riposare in un cortile a Nazareth mentre da fondo di sinistra giunge Maria a prendere dell’acqua. Lui la fissa e poi comincia a parlare. Tutto sotto luce)

GIUSEPPE -  Che razza di secchio scomodo che avete qui Non avete un falegname che riesca a farvene uno migliore?

MARIA - Se ne è andato dalla città e adesso non abbia mo nessuno. Le mani dolgono per un peso simile. Non è facile attingere l’acqua.

GIUSEPPE -  Te la prendo io se vuoi.

MARIA - Te ne sarò grata. (Giuseppe le prende l’acqua dal pozzo)

Giuseppe Come avresti fatto, se qui non ci fossi stato io?

MARIA - Quando occorre, la tiro fuori. Non sono così debole. Solo così, dopo fanno male le mani.

GIUSEPPE -  Prestami per un momento il tuo recipiente Lassù ho l’asino, e devo ancora abbeverarlo. Poi scenderò un’altra volta e attingerò l’acqua per te.

MARIA - Farò diversamente. Io andrò ad abbeverare l’asino e tu nel frattempo tirerai su l’acqua. (solleva la brocca ora ripiena e se la mette sul capo e si allontana. Giuseppe attinge acqua mentre rientra Maria da destra) Ho dato da bere a tutte e due gli asini, perché non sapevo quale fosse il tuo ma il tuo è certamente quello chiaro; sembrava che avesse molta sete.

GIUSEPPE -  Sì, quello chiaro è il mio. Ti ringrazio.

MARIA - Ed io ti ringrazio per l’acqua. Vieni di lontano?

GIUSEPPE -  Dalla Giudea.

MARIA - Lo so, il cammino è lungo. L’ho percorso una volta. Grazie a te oggi non mi faranno male le mani per la corda.

GIUSEPPE -  Se mi fermerò a Nazareth farò un secchio migliore.

MARIA - Sei un falegname? E vuoi stabilirti qui?

GIUSEPPE -  Sono proprio un falegname. (Si accorge che l’asinello è stato pulito) Sei stata tu a pulire l’asino?

MARIA - Non ti offendere. È un asinello così carino. Le lappole dovevano dargli fastidio.

GIUSEPPE -  Non sono affatto offeso. Volevo ringraziarti. Mi hai preceduto. (Pausa) Senti, conosci la casa di Cleofa figlio di Gerim?

MARIA - La conosco.

GIUSEPPE -  E puoi dirmi come raggiungerla?

MARIA - La casa di Cleofa è questa.

GIUSEPPE -  Bene, allora ti accompagnerò portandoti l’acqua e poi tornerò qui.

MARIA - Ti ringrazio. Sei buono. Ma portare l’acqua non è un lavoro da uomo. Certamente non sapresti neppure come portarla, ammettilo.

GIUSEPPE -  (Ridendo) Hai ragione. Non l’ho mai portata in questo modo.

MARIA - Dunque vedi. E poi anche io sono già arrivata.

GIUSEPPE -  Perché tu...

MARIA - Io abito qui.

(Escono a sinistra entrambi. Buio poi luce. Giuseppe nel frattempo è rientrato da sinistra e si è seduto con Cleofa entrante da sinistra, davanti casa sul lato sinistro nella zona uno).

Scena Quarta

Nazareth – Casa di Cleofa – Esterno Giorno

GIUSEPPE, CLEOFA, MARIA

GIUSEPPE -  E allora me la dai in moglie?

CLEOFA - Da ieri rifletto sulla tua richiesta. Ci penso ci ripenso. Mi sono persino consigliato con mia moglie. Vedo che le vuoi bene. Ce ne siamo accorti subito. Ma voglio che tu sappia come stanno le cose. S no io il suo tutore...

GIUSEPPE -  Elisabetta mi ha già detto tutto di lei.

CLEOFA - Sì, certo... Io e mia moglie siamo pronti ad a cogliere la tua richiesta... Ma... Non so come considererai la cosa. In Giudea, conformemente all’antica usanza il matrimonio è deciso dai genitori o dai tutori dei ragazzi, e ai promessi non è neppure lecito vedersi prima dell’accordo. Qui noi abbiamo dovuto tralasciare l’antica usanza... Di certo te ne scandalizzi? Ma da noi le ragazze incontrano gli uomini con Maria ha incontrato te. E sono loro stessi a dire ai g nitori chi vogliono per marito... Ne sei molto sdegnato?

GIUSEPPE -  Per nulla!

CLEOFA - Davvero?

GIUSEPPE -  Ma certo. Amo Maria. Vorrei che per o fosse non soltanto moglie, ma amica. Voglio sapei se anche lei mi accetta di sua volontà... Perché l’Altissimo dovrebbe trattare l’uomo in modo diverso dalla donna? Amo Maria a tal punto che non diventerei suo marito, se non sapessi che è proprio lei a volerlo! Non potrei diversamente.

CLEOFA - Allora anche tu? Perché vedi... Neppure io potrei decidere il suo matrimonio senza il suo consenso. Ma la legge... Ho paura di quello che diranno quelli della Sinagoga... Davvero non so... Tu non hai paura?

GIUSEPPE -  Non ho paura.

CLEOFA - Sei coraggioso... Ma anche lei lo è... Anche lei è coraggiosa. La osservo da due anni, si direbbe sorella di mia moglie, eppure come è diversa! Non proprio come spiegartelo. Vive in mezzo a noi. Con ciascuno di noi. Servizievole con tutti. Pronta a prendere su di sè ogni fatica pur di liberare dalla fatica un altro. Sempre pronta a dare una mano. Così allegra. Canterebbe sempre. Prega molto. Vorrei essere capace di pregare così,.. Ha appena finito di essere una bimba, e in lei c’è già tanta maturità. Anche lei non ha paura di nulla... Si fida delle persone. Se qualcuno avrà fiducia in lei non sarà certamente deluso... Non misurerà quello che vuole dare sulla bilancia da mercante. Vedi, per questo devo chiederle se vuole essere tua moglie. Se questo è un peccato, che ricada su di me!

GIUSEPPE -  Questo non può essere un peccato. Abbi fede. (Si sente un belare di pecore).

CLEOFA - Avrò fede. Voglio essere come voi. Ascolta. Parlale subito, adesso è con le pecore nel prato sul pendio ma arriverà a momenti. Senti? Il belare delle pecore è vicino. È qui.

GIUSEPPE -  Ti ringrazio Cleofa. (Cleofa esce a sinistra. Pausa. Entra Maria da destra) Maria!!!

MARIA - Cleofa sa che tu sei qui?

GIUSEPPE -  Lo sa.

MARIA - Mi sembra che tu voglia dirmi qualcosa, vero? Ti ascolterò ma devo stare attenta al gregge. Qualcuna delle pecore potrebbe smarrirsi.

GIUSEPPE -  Ti aiuterò seguendo con lo sguardo le tue pecore. (Pausa) Ascolta Maria. Ho chiesto a Cleofa che ti dia a me per moglie! (Pausa) Ti ho amato fin dal primo momento, quando ti ho vista al pozzo. Per me sei diventata come Rebecca, che non appena il servo di Abramo la vide, la scelse subito per Isacco... (Pausa) Di solito accade che un uomo chieda al tutore di una ragazza la sua mano e il consenso del tutore decide di tutto. Questa è la vecchia usanza. Ma io volevo, e anche Cleofa lo vuole, che tu stessa, di tua volontà, dica se vuoi diventare mia moglie. Ti amo troppo, per costringerti a una cosa che forse non ti è gradita. (Pausa) Cleofa mi ha mandato perché ti chiedessi... Non l’ho fatto senza la sua volontà... Dimmi se vuoi diventare mia moglie. Perché se c’è qualcuno... Qualcuno... Ti amo e desidero la tua felicità, la tua innanzitutto...

MARIA - Sei buono Giuseppe. Sono felice che tu mi ami. Perché anch’io mi sono innamorata di te. Ho sentito subito che tu, soltanto tu, riuscirai a capire...

GIUSEPPE -  A capire che cosa?

MARIA - Capirai (Col sorriso) Perché sei capace di amare. Sapevo che saresti venuto. Dovevi venire per diventare mio marito...

(Si spengono le luci per poi riaccendersi. Nel frattempo Giuseppe si sistema sul lato destro nella zona due e Maria esce a destra).

Scena Quinta

Nazareth – Casa di Giuseppe – Esterno Giorno

GIUSEPPE, CLEOFA

(Giuseppe sta lavorando del legno. Cleofa giunge d sinistra).

GIUSEPPE -  E un bene che tu sia venuto. Ho raccolte un po’ di soldi e vorrei consegnarteli. Non pensavo che avrei potuto far fronte al mio impegno così presto.

CLEOFA - Io non sono qui per questo! E quanto alla dote lo sai, non volevo prenderla da te. Sei tu ad ostinarti per versarmela. Non ho mai dubitato che l’avresti raccolta in fretta. Sei un magnifico artigiano, ma penso che saresti più adatto a fare il cantore. Certuni prima lavorano, poi cantano, poi pregano. Ma per te il lavoro stesso è canto e preghiera. Tu e Maria siete come due gocce d’acqua. Anche lei è così. Qualsiasi cosa faccia, al contempo canta e prega... Ma appunto d lei... Perché vedi, sono venuto da te per parlarti d lei.

GIUSEPPE -  Ti ascolto, Cleofa.

CLEOFA - Non so se ti è giunta la notizia che ieri con una carovana proveniente da Gerusalemme è arrivato un tale... Ha già portato più di una volta notizie di Elisabetta a mia moglie e a Maria e prendeva le novità da noi... Ed ecco che è giunto con una straordinaria notizia... Forse l’hai già sentita?

GIUSEPPE -  No.

CLEOFA - Una cosa davvero difficile a credersi. Figurati... Elisabetta moglie di Zaccaria aspetta un bambino!! Riesci a crederci? Una donna così vecchia.

GIUSEPPE -  E vero, è una donna molto vecchia.

CLEOFA - Sono sempre stato certo che il suo tempo fosse passato da un pezzo. In questo mondo succedono cose straordinarie. Elisabetta, ha detto quello, tiene nascosto il suo stato davanti alla gente ed ha inviato questa notizia alle nostre donne sotto il sigillo del segreto. Una storia incredibile! Non può certo partorire. Ma Maria...

GIUSEPPE -  Che vuoi dire?

CLEOFA - Credo che tu ormai la conosca. Per lei tutto è possibile. Non appena ha sentito della novità, è venuta da me e mi ha implorato che le permettessi di andare da Elisabetta. Ha detto che deve assolutamente aiutarla durante la gravidanza e nel parto...

GIUSEPPE -  Come? Vorrebbe andare in Galilea?

CLEOFA - Beh, sì, appunto... Un bel pezzo di strada. E proprio adesso che tutto è bruciato dal sole. Le strade deserte... Una ragazza da sola...

GIUSEPPE -  Naturalmente non hai consentito?

CLEOFA - Non appena sarà tua potrai proibirle di fare sciocchezze così. Ma io... a dire la verità, non riesco a proibirle nulla...

GIUSEPPE -  Che hai deciso?

CLEOFA - Lei ha deciso. Prima che facessi in tempo a spiegarle che non ha senso, lei mi aveva già detto che di buon mattino sarebbe partita una carovana per Gerico, che lei aveva parlato con questa gente, e loro le avevano promesso di portarla...

GIUSEPPE -  (Si alza di scatto) Come? Le hai dunque permesso di andare?

CLEOFA - Non gridare. Siediti. (Pausa) Ormai è successo... È facile per te dire l’hai permesso, l’hai permesso... Maria ci crede in quella gravidanza e sa che Elisabetta, dal momento che aspetta un bambino, deve avere qualcuno vicino.

GIUSEPPE -  E allora bisognava agire diversamente! L’hai fatta andare con gente sconosciuta!

CLEOFA - Non del tutto sconosciuta. Conosco quei mercanti. L’ho accompagnata... hanno promesso che se ne sarebbero presi cura...

GIUSEPPE -  Dunque l’hai accompagnata? E a me non l’ha neppure detto?

CLEOFA - Ce l’hai con me?

GIUSEPPE -  Sì.

CLEOFA - Volevo venire a dirtelo. Volevo addirittura dirti di andare con lei. Credimi, sono dalla tua parte...

GIUSEPPE -  E allora perché non l’hai fatto?

CLEOFA - Eh, Giuseppe... Vorrei che tu avessi già assunto la tutela su di lei... È stata lei stessa ad opporsi a che io t’avvertissi...

GIUSEPPE -  Lei?

CLEOFA - Lei. Ha detto avverti Giuseppe che appena arriverò glielo farò sapere. Che non si preoccupi... e salutalo. Di cuore. Ma non voglio che venga con me.

GIUSEPPE -  Ti ha detto così?

CLEOFA - Dunque vedi.., è così. Non volevo dirtelo: non la capisco. Non avrebbe dovuto comportarsi così. Io sono con te. Ma lei è così... E se l’ami dovresti rassegnarti. (Cleofa esce a sinistra)

GIUSEPPE -  (a se stesso) Anche lei mi ha detto che l’avrei compresa perché l’amo. L’amo, ma non capisco. Sapeva che mi sarei preoccupato di lei, eppure se ne è andata. E non ha voluto che l’accompagnassi. Neppure che la salutassi. Eppure ho acconsentito a tutto quello che lei desiderava. Non ho chiesto niente, non ho preteso niente. Volevo soltanto prendermi cura di lei, solo custodirla dal pericolo. Quando con tanto calore e semplicità ha accolto la mia dichiarazione, ero sicuro che mi amasse. E se mio padre avesse ragione rimproverandomi questa lunga attesa? E se non fosse lei? No, no non può essere così. Non potrei più rinunciare a Maria. Qualunque cosa ha in testa non potrei rinunciare a questo amore.

(Esce a destra. Entrando in casa sua. Buio totale. Poi si illumina la sola zona 3 da Zaccaria. Il velario è sempre aperto, Elisabetta è intenta nel suo lavoro).

Scena Sesta

Gerusalemme – Casa di Zaccaria – Esterno Giorno

LETTORE, ELISABETTA, MARIA

LETTORE - In quei giorni dunque, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. (Elisabetta che era entrata da sinistra incontra Maria che entra da destra).

ELISABETTA - Maria!!

MARIA - Elisabetta!! (Si abbracciano. Elisabetta ha i segni della gravidanza)

ELISABETTA - Una grande felicità mi tocca che la madre del mio Signore è giunta nella mia casa. (è chinata e le abbraccia le gambe).

MARIA - (La solleva e l’abbraccia ancora) Che dici?!

ELISABETTA - Sei la più beata fra le donne perché hai creduto...

MARIA - Allora sai tutto?

ELISABETTA - So. E anche se mi fosse rimasto un dubbio ho ottenuto la conferma. Perché mentre venivo a darti il benvenuto il mio bambino si è mosso dentro di me... Per la prima volta! Ha dato il segno che vive. Oh, adesso non ho timore di nulla! Egli nascerà e sarà colui che gli hanno imposto di essere! Il mio Giovanni! Lo precederà... oh, Maria! Sono accadute cose grandi e mirabili...

MARIA - Sia glorificato il nostro Signore e Salvatore! Come posso esprimere la mia gioia per il fatto che ha guardato la Sua ancella nonostante la Sua piccolezza!? Ha fatto sì che tutti gli uomini, tutte le nazioni mi chiameranno per sempre da Lui benedetta, Quanto è buono il Signore, quanto è misericordioso. E sempre è stato così, nei secoli. Ha aiutato i poveri, e ai ricchi ha mostrato il bene effimero della ricchezza. Così tutto ciò che ha annunziato tutto realizzi.

ELISABETTA - Vieni, raccontami del viaggio.

(Escono entrambe verso sinistra. Si accendono le luci nelle zone 1 e 2; dietro c’è ancora il cortile di Nazareth con il pozzo. Giuseppe con il buio è rientrato in scena da destra e lavora. Cleofa lo raggiunge proveniente da sinistra).

Scena Settima

Nazareth – Casa di Giuseppe – Esterno Crepuscolo

CLEOFA, GIUSEPPE, ANGELO

CLEOFA - Forse lo sai già... Elisabetta ha partorito un figlio maschio...

GIUSEPPE -  E come potevo saperlo?

CLEOFA - E così è successa una cosa che nessuno si poteva immaginare. Ha un figlio maschio. Al ragazzo hanno dato nome Giovanni. Strano. Nella loro famiglia non c’è nessun Giovanni. (pausa) Maria è tornata... Non è stato un bene che tu allora non sia andato con lei.

GIUSEPPE -  E come potevo andare? Se ne è andata senza neppure avvertirmi. E del resto sai che...

CLEOFA - Non è bene che tu non l’abbia presa in casa tua...

GIUSEPPE -  Ma se tu stesso mi hai detto che avrebbe dovuto trascorrere il termine prescritto. Avevamo stabilito che si sarebbe trasferita adesso...

CLEOFA - È vero. È vero... Ma non pensavo... Non so... è incinta anche lei.

GIUSEPPE -  (profondamente turbato) Maria?

CLEOFA - Ti sei comportato male! Lei è come una bambina. Era sotto la mia tutela. E tu...? Bisognava dirlo! Si poteva abbreviare il tempo del fidanzamento! Se tu lo avessi detto... Ma così... Come hai potuto farlo! Non me lo aspettavo da te! Pensavo di potermi fidare di te... Era sotto il nostro tetto!

GIUSEPPE -  Ma io!

CLEOFA - Mi hai deluso! (Sempre con calma) Come ci mostreremo davanti alla gente? Pensavo che tu fossi un uomo degno. Avevo fiducia in te. Se tu lo avessi detto! Ma tu hai preferito tenerlo nascosto! Le donne se ne sono accorte per prime. Hanno cominciato a prenderci in giro. Mia moglie non sa dove nascondere gli occhi! Si vergogna! Ed anche io mi devo vergognare! Perché ti sei comportato così! Tu... Tu... (Cleofa esce velocemente verso sinistra entrando in casa sua)

GIUSEPPE -  (Scoppia in singhiozzi poi a se stesso) Maria... Maria... Hai fermato il corso della mia vita, le hai tolto ogni significato. Perché dunque ho dovuto attendere tanti anni! Quando mi disse che soltanto io avrei compreso, perché l’amavo... Che cosa dovevo comprendere? Fin dal primo momento del nostro incontro ero sicuro che io avrei potuto commettere la peggiore delle azioni, ma lei non avrebbe mai fatto niente del genere. Io avrei potuto deludere tutti non lei. Ed ora, cosa potrò fare e dirle? E proprio lei... No, è impossibile... Ma non si tratta di un pettegolezzo, È un fatto che la gente ha visto. Più di una persona... Posso ostinarmi a credere che la realtà non sia la realtà? Eppure non potrei accusarla di essere stata con un altro. No. Non sarei capace. (Pausa) Potrei salvare me stesso facendo pagare lei. No... Che pensino pure tutti che la colpa è mia, che ho tradito la fiducia dei tutori di Maria, che ho profittato del suo amore. Se dunque non posso accusarla posso... Posso... Fuggire da Nazareth. Andrei ad Antiochia o in qualsiasi altro posto; il più lontano possibile. Sì... Sì... Farò così, sparirò dagli occhi di questa gente e tutti addosseranno la colpa su di me. Se qualcuno fugge, non c’è più giustificazione per lui. Me ne andrò, debbo andarmene. Debbo prendere tutto su di me. Per lei sarà difficile, rimarrà sola con il Bambino. Ma la gente la aiuterà. Troverà qualcuno. E se anche non lo troverà avrà il Bambino. Un bambino per la donna è tutto il mondo. Io porterò con me la mia delusione. Non mi aspetterò più nulla. Non avrò mai moglie, mai un figlio... La vita diventerà soltanto un ricordo... Bisogna che sia così. Debbo salvarla! Maria... Maria... Ho deciso di andarmene. Non trovo un’altra via di uscita. Non ti vedrò più, non ti potrei più vedere. Se ti guardassi non riuscirei a credere alla realtà. Soltanto così posso salvarla. Io non posso accusarla. Debbo rinunciare sia a lei che al mio buon nome... (Sul fondo verso destra appare un giovanetto vestito di chiaro immerso in una grande luce).

ANGELO - Non temere, prendila in casa tua... Accoglila in casa come tua moglie. Non è stato un uomo a portartela via... Egli stesso si è piegato su di lei. Colui che nascerà sarà il Redentore atteso da tutti. Proprio di lei e di Lui parlava il profeta. Giungerà per insegnare l’amore più grande. Non riuscirei neppure a dirti quanto Lui vi ami... Egli stesso ve lo dirà. Egli stesso ve lo mostrerà. Ma prima che ciò accada la cosa deve rimanere celata. Questo Egli vuole, per non abbagliare con la Sua luce. Per non costringere. Desidera conquistarvi, come un ragazzo conquista colei che ama, travestendosi da mendicante e ponendo il suo cuore ai suoi piedi. Proprio tu dovresti comprenderlo...

GIUSEPPE -  (Tremante e chinato) È possibile...?

ANGELO - Tutto questo è vero. Come Lo conoscete poco pur avendo sperimentato tanto amore... Davvero non sapete fino ad ora chi Egli sia? Ascolta, Giuseppe, figlio di Davide, di Ezechia e di Giacobbe. Egli ti chiede: vuoi tu, che hai fatto la rinuncia insieme a lei, rimanere presso di lei come l’ombra del Padre? [1] Acconsenti? (Pausa)

GIUSEPPE -  Ci riuscirò? La amo tanto...

ANGELO - Prendila in casa tua... (Sparisce nel buio uscendo a destra).

GIUSEPPE -  Adesso so che cosa mi hai ordinato di attendere. Chi mai sono io, per osare ribellarmi? Poiché Tu esigi che io abbia una moglie che non sarà mia moglie, ed un Figlio per il quale dovrò essere padre, anche se padre non sono; sostienimi, se la mia intelligenza e la mia volontà si indeboliranno. Accogli la mia decisione oggi così come io accolgo il peso del Tuo Regno, Signore nostro.

(Si fa buio totale e poi ricompare la luce per il mattino. Si sentono cinguettare degli uccellini. Giuseppe è al suo banco di lavoro. Cleofa gli va incontro giungendo da sinistra).

Scena Ottava

Nazareth – Casa di Giuseppe – Esterno Mattino

CLEOFA, GIUSEPPE, MARIA

CLEOFA - Sono venuto di prima mattina... Non ho dormito per tutta la notte... Perdonami... Ieri ho detto delle cose spiacevoli, cattive... Non avrei dovuto parlare così... Sei mio amico, sei migliore, più saggio di me... Ti ammiro... (Sta per andare ma Giuseppe lo trattiene).

GIUSEPPE -  Non dire così. Non sono affatto migliore né più saggio. Avevi diritto di parlare così...

CLEOFA - No, No! Sono andato in collera. La gente chiacchierava, mi ferivano le loro prese in giro... Sai come è... Eppure, infine, non è successo nulla. Dopo l’accordo lei è diventata tua moglie...

GIUSEPPE -  Però è rimasta nella tua casa. Per questo la gente scherza, e questo ti tocca.

CLEOFA - Sono corso qui all’alba per chiederti scusa delle mie parole.

GIUSEPPE -  Non chiedermi scusa. Ora mi permetti di prendere Maria in casa mia?

CLEOFA - Prepareremo il trasferimento al più presto possibile. La ragazza è stanca. Ha dovuto lavorare parecchio in casa di Zaccaria. Elisabetta ha sostenuto con difficoltà il suo stato. Ma ha partorito facilmente e bene. Anche questo è straordinario.

GIUSEPPE -  Dio compie cose straordinarie e non sempre ci apre gli occhi su di esse. Ti ringrazio, Cleofa, che hai voluto venire...

CLEOFA - Ho dovuto venire; per tutta la notte ho pensato che certamente ti eri risentito. E che forse non mi avresti più considerato tuo amico. Ed io... Io non ho mai avuto un amico come te...

GIUSEPPE -  La tua amicizia è una gioia per me...

CLEOFA - Anche per me (Si abbracciano) E adesso senti cosa ha da dirti Maria. È in casa mia. Io non le ho detto niente ma lei sa leggere negli occhi e di certo sapeva che ero irritato. Anche a lei le donne possono aver detto qualche cosa di maligno. Per lei è certamente difficile...

GIUSEPPE -  Vorrei prendere su di me ogni peso che potrebbe toccare a lei.

CLEOFA - L’ami tanto?

GIUSEPPE -  Sopra ogni cosa sulla terra.

CLEOFA - Sarete felici. Anche io amo mia moglie. Ma così, normalmente... Bene, ora vado. (Esce a sinistra e dopo un attimo da sinistra entra Maria).

GIUSEPPE -  Maria!!! (Maria attende che Giuseppe si avvicini) Sono lieto che tu sia tornata (Sempre con timidezza ed indecisione).

MARIA - Non ero più necessaria alla zia.

GIUSEPPE -  Ero preoccupato per te... Avevo nostalgia...

MARIA - Lo so. Anch’io ho pensato molto a te, Giuseppe. (Pausa).

GIUSEPPE -  Ho parlato con Cleofa, e gli ho chiesto che mi permetta di portarti nella mia casa. Nella nostra casa... Visto che hai accettato voglio poterti circondare delle mie cure... E credo che sia necessario... (Con forza) Che Colui che deve nascere nasca in casa Sua.

MARIA - Ho avuto fiducia ed Egli ha esaudito la mia preghiera... Com’è buono, com’è benevolo. Ti ha detto tutto e tu hai compreso...

GIUSEPPE -  Ho compreso perché ti amo.

Scena Nona

Sulla strada per Betlemme – Accampamento – Esterno Notte

LETTORE, GIUSEPPE, MARIA

(Cala la luce fino al buio totale. Nel frattempo Giuseppe e Maria si dirigono nella zona 4 davanti la ribalta. Qui c’è un accampamento sulla via di Betlemme. Si chiude il velano e si cambia la scenografia: capanna).

LETTORE - In quei giorni, quando ormai Giuseppe era sposo di Maria, un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse un censimento di tutta la Terra. Anda vano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città di origine. Anche Giuseppe dunque, con Maria al suo fianco, tornò a Betlemme. (Un occhio di bue illumina con un blue notte i due).

GIUSEPPE -  Come ti senti?

MARIA - Benissimo. Abbiamo già alle nostre spalle la prima traversata del Giordano.

GIUSEPPE -  Temo al pensiero di come sarà il guado inferiore. Là è sempre più difficile. E l’acqua, nel corso di due giorni, se continuerà a piovere così, non calerà.

MARIA - Perché ti preoccupi anzitempo? Non ti angustiare con le previsioni. Del resto l’Altissimo ci protegge.

GIUSEPPE -  Egli ci protegge, però non vuole risparmiarmi nessuna fatica!!

MARIA - Non accadrà nulla che sia contrario alla Sua volontà. Egli ci protegge e ci aiuta. Tutti... Ma ci lascia la fatica, perché la gente possa credergli.

GIUSEPPE -  A me però importa solo che tu non ti stanchi troppo.

MARIA - Egli conosce anche la mia stanchezza...

GIUSEPPE -  Forse non voleva che seguissimo questa strada?

MARIA - Gli uomini sono soltanto uomini, possono sbagliare. Qualche volta penso che a Lui piaccia correggere gli errori umani.

GIUSEPPE -  Non ti sei ancora asciugata bene. La pioggia è stata insistente.

MARIA - Sono quasi asciutta.

GIUSEPPE -  (Si sente il pianto di un bambino) È l’ultimo pane restato. Ne vuoi?

MARIA - No, grazie.

GIUSEPPE -  Su prendi. Non potrei certamente mangiarlo al tuo posto.

MARIA - Non ho fame. Là nell’angolo è seduta una donna con un ragazzo. Senti, il bambino pare abbia fame...

GIUSEPPE -  Ma anche tu...

MARIA - Mio Figlio non piange, ma quel bambino sì. (Lui esce a sinistra con il pane e rientra subito dopo raggiungendo Maria).

GIUSEPPE -  Hai freddo?

MARIA - No.

GIUSEPPE -  Come stai?

MARIA - Bene. Sta tranquillo (Pausa).

GIUSEPPE -  Chi sarà Colui che nascerà?

MARIA - Il Messia.

GIUSEPPE -  E chi sarà il Messia? Un uomo come noi? (Pausa).

MARIA - Sarà mio Figlio... (Giuseppe si allontana da Maria).

GIUSEPPE -  (A se stesso) Maria, come ti amo. Ma ho paura. Sento nel cuore un gran dolore ed un’angoscia. Tu genererai il Messia... Per inviarlo... Allora Dio mi priverà di te. No... No... Non può essere. Avremmo potuto essere la coppia più felice... Io non mi attendevo meraviglie dalla vita. Eppure... Egli ha preferito porsi tra noi (Pausa) Signore, eppure voglio quello che vuoi Tu... Che si compia la Tua volontà... (Maria lo chiama).

MARIA - Giuseppe!!! (Lui la raggiunge)

GIUSEPPE -  Hai molta fame?

MARIA - Non ti preoccupare. Domani arriveremo di sicuro a Betlemme. E là non ci mancherà nulla.

GIUSEPPE -  Certamente. Ma prima bisognerà guadare il fiume, arrampicarsi su quelle rocce e poi attraversare la valle. Ti attende un grosso sforzo. Oh, Maria!! Non sono un buon tutore per te. Avrei dovuto prevedere tutto, avrei dovuto portare più provviste per il viaggio... Per colpa mia sopporti tanti disagi.

MARIA - Zitto. Zitto. Ti sei sfogato. Sei stanco. Ma non devi assolutamente attribuirti delle colpe. Poiché tu hai capito...

GIUSEPPE -  No. Non avrei capito nulla da solo. E benché Egli me lo abbia detto, sono rimaste tante obiezioni...! Non capisco! Egli così potente, onnipotente... E ti lascia...

MARIA - (Lo accarezza dolcemente) Poverino. Credimi. Anche io non sempre comprendo.

GIUSEPPE -  Tu? Tu sempre così tranquilla...?

MARIA - Siamo entrambi due esseri umani... Qualsiasi.

GIUSEPPE -  No, solo io lo sono.

MARIA - Entrambi. Ma io non me ne preoccupo affatto. Ne sono persino contenta... Egli, quando ci ha scelto, sapeva come eravamo.

GIUSEPPE -  Non dire così, Maria. Guardo e vedo come sei tu.

MARIA - Guardi con gli occhi dell’amore. Siamo identici. Solo, per me è più facile. Una donna, quando aspetta un figlio, dimentica tutto, perché pensa al bambino...

GIUSEPPE -  Andiamo. Gli altri sono già avanti.

(Avanzano verso la zona cinque dove poco lontano c’è il fratello minore di Giuseppe. Nevica c’è una tormenta e si sente un forte vento. I due sono tremanti e stanchi. Giungono davanti ad un portoncino. Giuseppe lo apre ma è chiuso. Cerca di forzano ma non si apre ancora. L’occhio di bue li segue ancora.)

Scena Decima

Betlemme – Casa di Saba, poi Osteria, poi casa di Uza, poi la stalla  –

Esterno Giorno, poi sera, poi notte

GIUSEPPE, SABA, MARIA, OSTE, ATA

GIUSEPPE -  Sono io, Giuseppe. Apri Saba. Apri in fretta. (A Maria) passato un servo ma forse non mi ha riconosciuto. (Il fratello che giunge dal fondo della sala gli resta sempre ancora molto lontano).

SABA - Fratello.

GIUSEPPE -  Facci entrare in fretta. Siamo molto stanchi. La strada è stata difficile. Ecco mia moglie, ha bisogno di ricovero e aiuto...

SABA -Perché sei venuto? Non dovevi venire!

GIUSEPPE -  Eppure conosci l’ordine del re.

SABA -Ma noi ti avevamo detto di non venire.

GIUSEPPE -  Qualsiasi cosa abbiate detto... ti spiegherò. Intanto facci entrare in casa. Mia moglie ha bisogno di aiuto...

SABA - Non posso prendervi in casa.

GIUSEPPE -  Perché?

SABA -Abbiamo paura. Non solo io. Tutti.

GIUSEPPE -  Ma tu stesso mi hai detto che non mi ha cercato nessuno l’ultima volta che sei stato a casa mia.

SABA - Non si sa. E adesso è arrivata tanta gente. Di certo girano delle spie. Non puoi stare da noi. Vattene!

GIUSEPPE -  Mi iscriverò e me ne andrò. Adesso dobbiamo riposare.

SABA - Cercati un rifugio nei dintorni.

GIUSEPPE -  Non abbiamo la forza di andare a cercare. Vedi come siamo stanchi.

SABA - Qui non ti accoglierà nessuno...

GIUSEPPE -  Che cosa hai detto?

SABA -Nessuno. Così abbiamo deciso. Tutti. Nel case che tu fossi venuto. Ti avevo avvertito...

GIUSEPPE -  Ma questo è il mio villaggio natale! Siete miei fratelli!

SABA -Siamo tuoi fratelli, ma non vogliamo morire per te. Hai ricevuto la tua parte. Nostro padre ti ha gi lasciato l’anello della stirpe. Un prezioso gioiello!!

GIUSEPPE -  Fratello. Vi siete comportati in un modo in degno. Così non agiscono dei fratelli. Se nostro padre fosse vivo... Ma io non voglio nient’altro da vo al di fuori dell’ospitalità che l’uso impone di offrir a qualsiasi viandante affaticato. Abbiamo percorso un lungo cammino. Mia moglie deve trovarsi al pii presto sotto un tetto. Si avvicina la sua ora...

SABA -Anche questo? Tanto più dovete andarvene! Quei Bambino! Non dovrebbe nascere qui! Andate!

GIUSEPPE -  Apri! (Grida) Apri! Devi aprire! Apri! Apri Devi venirci in aiuto! Devi! Apri! (Pausa) Tu...

MARIA - Lascia... (Lo prende per un braccio).

GIUSEPPE -  Come posso lasciare? Tu devi trovare un ricovero!

MARIA - Forse ci accoglierà qualcun altro... Non puoi infuriarti contro tuo fratello.

GIUSEPPE -  Oh, Maria, che ho fatto? Dove ti ho portato?!

MARIA - Andiamocene...

GIUSEPPE -  Non puoi più andare in nessun posto.

MARIA - Andrò. Ci sono altre case.

GIUSEPPE -  Hai sentito? Ha detto che non ci accoglieranno in nessun posto.

MARIA - Di certo c’è una locanda... (I due si dirigono verso la zona 6. Continua a nevicare).

GIUSEPPE -  Si sono messi d’accordo... Dice che hanno paura... ma comincio a pensare...

MARIA - Non supporre nulla. Sii indulgente...

GIUSEPPE -  Non posso! Ci hanno scacciato! Non si tratta di me...

MARIA - Forse così doveva essere...

GIUSEPPE -  Che cosa dici?

MARIA - Forse Egli lo ha voluto. (Giungono nella zona 6)

GIUSEPPE -  Oste, Oste apri. (Giunge un oste dal fondo della sala)

OSTE -Non c’è posto! Neppure una briciola di posto!

GIUSEPPE -  Forse però troverai qualcosa. Ti pagherò.

OSTE -Perché parli di pagamento? Tutti devono pagare. Ma di posto non ce n’è. Credo che tu lo veda da solo. (Giuseppe prende l’oste per una manica)

GIUSEPPE -  Ascolta. Capisci. Io devo avere un angoletto... Ti pagherò quel che vuoi. Mia moglie...

OSTE -Lo vedo, non sono cieco! (Si libera della mano di Giuseppe) Non posso farci niente. Dove vi metto? Vedi forse qualche posto libero? E piovuta gente come mai. Io stesso con la mia famiglia ho dovuto cedere la mia stanza agli ospiti.

GIUSEPPE -  Ma cerca di capirmi. Abbi pietà!

OSTE -Ti capisco, uomo, e mi dispiace per te. Ma non chiedere, perché non posso fare niente per te. l già sera (Ritorna sul fondo della sala).

GIUSEPPE -  Per altri troverà posto. Non resisto...! Andrò a dirgli!

MARIA - Non servirà a niente. Non ci accoglierà.

GIUSEPPE -  Che facciamo?

MARIA - Andiamocene.

GIUSEPPE -  Dove? (Smette di nevicare).

MARIA - Davanti a noi. L’Altissimo non ci lascerà senza aiuto. (I due si dirigono verso la zona 7).

GIUSEPPE -  Camminiamo ancora un pezzetto. Proveremo da Uza. E’ un uomo. Di un’altra fede, ripudiato da tutti. Mio padre gli diede un pezzo di terra da coltivare e lui vi costruì la casa. Aspetta qui (Si allontana da Maria) Uzaaaa... Uzaaaa...

ATA -Chi è (Giungendo dal fondo della sala).

GIUSEPPE -  Sono io, Giuseppe. Figlio di Giacobbe.

ATA -La pace sia con te, Giuseppe. Sono Ata, la moglie di Uza. Ti ricordi di me?

GIUSEPPE -  Mi ricordo di te, Ata. C’è tuo marito?

ATA -Devi essere stato assente per molto tempo dal villaggio, visto che non sai che Uza è morto.

GIUSEPPE -  Sì, sono stato assente per lungo tempo e non so nulla della sua morte. Ma ascolta, Ata. Sono arrivato oggi a Betlemme. Con mia moglie. Abbiamo camminato a lungo, siamo molto stanchi. E mia moglie da un momento all’altro deve partorire. Non ci hanno accolto in nessun luogo...

ATA -Vuoi forse aiuto?

GIUSEPPE -  Non abbiamo nessun rifugio...

ATA - Questa casa è la tua casa...

GIUSEPPE -  Ci accogli? (Si apre il velano).

ATA -E come potrebbe essere diversamente? Ci hai sempre dimostrato compassione e bontà. Tutto quello che abbiamo lo dobbiamo a te. Tutto qui è tuo... Ma la casa è piccola e sporca. Crolla perfino una parete. Non c’è nessun uomo che la rialzi. Vuoi fare entrare tua moglie in tanta miseria?

GIUSEPPE -  Meglio la miseria che trascorrere la notte all’aperto.

ATA - Vero. Me ne andrò con tutta la mia famiglia e ti lascerò la casa. Ma forse si troverà una soluzione migliore. Ricordi di certo che qui subito dietro la casa c’è una stalla, grande e asciutta. Vi teniamo il nostro bue ed un asino. Se vuoi verrò con voi, vi porterò del fuoco. Quando il fuoco sarà acceso farà caldo. Più in alto c’è una fonte. Riscalderemo dell’acqua, porterò del cibo. Vi servirò in tutto. E se lo permetti, aiuterò tua moglie. Ho partorito io stessa tante volte...

GIUSEPPE -  Te ne prego Ata.

ATA -Non pregar di nulla. Tu qui sei padrone. E io sono felice di poterti dimostrare gratitudine.

MARIA - Sei buona, sorella...

ATA -Non chiamarmi così. Non posso essere tua sorella.

MARIA - Lo sei... (Raggiungono tutti e tre la stalla ora allestita nella zona i e 2) Esci Giuseppe, te ne prego. Quel che deve avvenire avverrà tra poco. Ata resterà con me. E poi ti chiamerò.

(Giuseppe va sul proscenio. Maria ed Ata si trovano nel buio totale mentre Giuseppe è sotto la luce di un occhio di bue).

Scena Undicesima

Betlemme – Nella stalla – Esterno e Interno Notte

GIUSEPPE, ATA, MARIA, PRIMO E SECONDO PASTORE

GIUSEPPE -  (Solo a se stesso) Fino a che vivrò tornerò col ricordo a questo momento. Lo racconterò... Magari proprio a Lui! Ma chi sarà Costui? Un essere a cui sarebbe stato dato di conoscere tutto ciò che era accaduto prima della Sua nascita, oppure un uomo qualsiasi che crescerà pian piano? Dio avrebbe potuto certamente inviarlo in modo diverso: subito nella forza e nella potenza. Perché allora ha voluto che ciò che doveva essere magnificenza, si iniziasse nella miseria e nell’abbandono? Forse è solo un momento? Un momento di prova? Forse questa notte si trasformerà in un giorno radioso? Al cui splendore tutti conosceranno la gloria dell’Eterno? Ma così cosa sarà di noi quando tutti sapranno? Quel Bimbo diventerà la Spada di Dio e vincerà su tutti i popoli... Col sangue... Col sangue... (Pensoso) Eppure io non desidero questo, non desidero vittorie sanguinose. La pace che da tempo regna qui sarà distrutta da questo Bambino? L’Altissimo preferisce le lotte e i trionfi cruenti? O forse vuole il bene soltanto per noi? Il popolo eletto? Eppure... Eppure, questa donna straniera è stata l’unica a porgere aiuto mentre i miei stessi fratelli mi hanno scacciato. Non mi preoccuperei di tutto questo se in questo momento nascesse il mio vero figlio. Saprei che sarà così come lo renderò io. Che riuscirei a trasmettergli i miei sentimenti. Ma questo non è mio figlio... È qualcuno inviato da Dio. Giunge per eseguire la Sua volontà. Non comprendo, ma poiché Dio lo vuole... (Dietro alle spalle d Giuseppe giunge dal buio Ata. Questa dopo aver sentito il vagito di un bambino).

ATA -Oh, Giuseppe, rallegrati! Rallegrati molto. È un maschio. Hai un figlio maschio. È nato felicemente È tanto bello. Tua moglie ti chiama... (I due raggiungono Maria ed in questo istante una forte luce va sui Bambino. Ata va sul proscenio).

MARIA - Guardalo, Giuseppe. Come è bello.

GIUSEPPE -  Bellissimo.

MARIA - Si chiamerà Gesù... Lo permetti vero?

GIUSEPPE -  Si chiamerà come tu vuoi.

MARIA - Il nostro Gesù, nostro Figlio... (Giuseppe sol leva il Figlio e Lo pone sulle ginocchia secondo l’usanza. Poi Lo ripone nella mangiatoia).

GIUSEPPE -  Adesso devi riposarti, dormire. Lui vuol dormire. Ata veglierà ed io non mi allontanerò. Sta tranquilla, non chiuderò occhio. Veglierò.

MARIA - So che veglierai.

GIUSEPPE -  Dunque dormi. (4 pastori giungono dal fon do della sala passando nella zona 7 e dirigendosi sul palco).

MARIA - Dormirò... Lo amerai?

GIUSEPPE -  Potrei forse non amarlo?

MARIA - Hai ragione: non potresti. Né tu, né nessuno... Ma tu devi essere il padre. È il nostro Gesù... (Ata li raggiunge preoccupata dopo aver discusso con i 4 pastori).

ATA - Giuseppe... Giuseppe... Ci sono dei pastori. Vieni, non so che cosa vogliono. (I pastori restano sul proscenio mentre Giuseppe ed Ata li raggiungono).

GIUSEPPE -  Che volete? (Pausa) Che volete? (Pausa)

PRIMO PASTORE -Dì! Qui è forse nato un Bambino?

GIUSEPPE -  Perché me lo chiedi?

PRIMO PASTORE -Voglio saperlo e anche loro vogliono saperlo. Per questo siamo venuti.

GIUSEPPE -  Per sapere della nascita di un Bambino?

PRIMO PASTORE -Sì.

GIUSEPPE -  A mia moglie è veramente nato un Bambino...

SECONDO PASTORE -E lo avete deposto nella mangiatoia?

GIUSEPPE -  Non capisco perché me lo chiedi. È così come hai detto. Siamo giunti oggi da lontano. Non si è trovato un posto per noi nella locanda. Nessuno ha voluto accoglierci...

SECONDO PASTORE -E per questo è nato qui?

GIUSEPPE -  Sì.

PRIMO PASTORE -E lo avete posto nella mangiatoia?

GIUSEPPE - Non avendo una culla...

PRIMO PASTORE - (Ai suoi amici) È lui (Tutti parlottano).

SECONDO PASTORE -Quando è nato questo tuo Bambino? Proprio quando si è accesa quella grande luce e quando si sono fatte sentire le voci?

GIUSEPPE - La notte è piena di luci... E non so di quali voci parli. Io non ne ho sentite nessuna.

SECONDO PASTORE -Non le hai sentite?

GIUSEPPE - No... Che voci erano? Che cosa dicevano?

SECONDO PASTORE -(Riflette poi...) Sì, erano delle voci... Le abbiamo sentite tutti. Non poteva essere un sogno. Il sogno viene a uno solo. Non ci sono due sogni uguali...

GIUSEPPE -  E che cosa dicevano quelle voci?

SECONDO PASTORE -Dicevano cose strane... Che andassimo a cercare il Bambino che è nato nella notte nel campo di Davide ed è stato deposto in una mangiatoia di animali...

GIUSEPPE - E a che scopo quelle voci vi hanno ordinato di cercare il Bambino?

SECONDO PASTORE -Hanno ordinato di cercarlo e di guardarlo. (Pausa) Com’è questo tuo Bambino?

GIUSEPPE - Come gli altri bambini.

PRIMO PASTORE - Dici così... Ma le voci hanno ordinato di andare, cercarlo, trovarlo e porgergli omaggio... non so perché... Ognuno ha preso con sè quello che poteva... Per offrirlo... E tu dici: un Bambino qualsiasi!? Ogni notte nascono dei bambini. Perché di questo hanno parlato le voci? Dobbiamo vederlo Dobbiamo convincerci (Avanzano).

GIUSEPPE -  Fermatevi! Trattenetevi! E’ vero quel che hai detto delle voci?

SECONDO PASTORE - Pensi che le voci misteriose non potevano parlare con noi? Le abbiamo sentite davvero. E abbiamo deciso subito di venire. Non ci trattenere.

GIUSEPPE -  Bene. Andate a vederlo. Non ve lo impedirò. Ma voglio avvertirvi: non vedrete nulla di straordinario. Non so che cosa vi abbiano detto le voci. M mia moglie ed io siamo povera gente.

PRIMO PASTORE -Sapevamo che il Bimbo avrebbe avuto bisogno di noi. Per questo ciascuno ha portato qualcosa.

GIUSEPPE -  Che cosa vi aspettate dunque da Lui?

PRIMO PASTORE -Lui ha detto che questo Bimbo porterà la pace.

GIUSEPPE -  La pace? Vi ha detto così?

SECONDO PASTORE -Ha detto così. Te ne stupisci?

GIUSEPPE -  Mi stupisce che voi cerchiate la pace. Sembrate amare la lotta.

SECONDO PASTORE -Che ne sai tu di noi? Uomo? Dobbiamo lottare. Ma ognuno di noi vorrebbe lasciare a suo figlio una vita migliore. Facci passare.

GIUSEPPE -  Entrate. Vi prego solo di non fare rumore, di non gridare... Il Bimbo è piccino e Sua madre è stanca.

(Si dirigono tutti dal Bambino, si chinano e porgono doni. Si alza il volume della musica. La scena è sotto una luce intensa e localizzata sul giaciglio.)

Si chiude il sipario

Fine Prima Parte


SECONDA PARTE

IL FIGLIO

In un certo senso il mistero della incarnazione si ripete in ogni donna.

Ogni bambino che nasce è Dio che si fa uomo.


Nella seconda parte il palco è diviso nelle zone seguenti:

(Figura del palco)

1) Capanna in Betlemme

1) Casa di Attaj ad Ascalona

►2) Palazzo di Erode

1+2) Il tempio di Gerusalemme

►3) Dallo strozzino in Gerusalemme

4) Incontro con Simeone

►5) Accampamento dei re magi

6) Alle porte di Betlemme

6) Incontro con i due soldati di Erode

(Siamo nella capanna con Giuseppe e Banania. Si spengono le luci in sala. Il velano è aperto il sipario è chiuso. Tutte le scenografie ►sono già state preparate).


Scena Prima

Betlemme – Nella stalla – Interno Giorno

BANANIA, GIUSEPPE, MARIA

(Nella capanna di Giuseppe c’è Banania ed entrambi sono seduti.

Il velano è aperto. Si apre il sipario. È tutto illuminato.)

BANANIA - Certamente sai, Giuseppe, che quell’impuro ha deciso che l’iscrizione al registro sia al contempo giuramento di fedeltà verso di lui e verso l’imperatore romano.

GIUSEPPE -  Lo so, Banania. Così hanno annunziato gli inviati del re.

BANANIA - Visto che lo sai, questo basta. Ho fatto l’iscrizione e quel lurido cane pensi quello che crede. Che si immagini pure che ognuno abbia prestato giuramento. I farisei possono mettersi in mostra e non giurare. Non so chi li copra, ma qualcuno deve coprirli. Noi non abbiamo alle spalle chi ci protegge. Noi può sempre agguantarci. Per questo è un bene che ti sia iscritto... I suoi possono spiare il comportamento dei più vecchio della stirpe di Davide... Ma non parliamone più. Dimmi piuttosto quello che hai intenzione di fare: resterai a Betlemme o tornerai in Galilea? I tuoi fratelli, a dire il vero, non si sono comportati onestamente con te...

GIUSEPPE -  Hanno paura di Erode...

BANANIA - Non difenderli! Anche se le sue spie vi controllano, riferiranno che hai prestato il giuramento come lui esige. A mio parere niente ti minaccia. Adesso potresti restare tranquillamente.

GIUSEPPE -  Resterei volentieri...

BANANIA - Io te lo consiglio: resta. Devi infatti compie re l’offerta del Bambino e si avvicina la data della purificazione di tua moglie.

GIUSEPPE -  Me ne ricordo. Ma per restare dovrei avere di che vivere.

BANANIA - Un artigiano come te? Non dirmi che non ce la faresti a guadagnare. Quando abitavi qui, me ne ricordo, non potevi far fronte agli ordini.

GIUSEPPE -  Non ho troppi attrezzi. Ed inoltre, se restassi, potrebbe dispiacere ai miei fratelli.

BANANIA - I tuoi fratelli dovranno cambiare il loro comportamento. Ma se vuoi, io stesso spargerò la voce che accetti ordinazioni. Non c’è nei dintorni neppure un falegname. La gente deve andare con le sue ordinazioni fino a Gerusalemme.

GIUSEPPE -  Penso che tu mi dia un consiglio giusto, Banania. Ti ringrazio per il desiderio di aiutarmi. Bene. Spargi la voce... (Esce Banania a destra mentre Maria entra da sinistra).

MARIA - A che cosa pensi? Ti affligge qualcosa?

GIUSEPPE - C’è di che preoccuparsi Maria. Non ho lavoro, e non posso guadagnare per voi...

MARIA - Non ti preoccupare. Non siamo morti e non morremo. Questi buoni pastori di nuovo ci hanno portato questa mattina latte e formaggio...

GIUSEPPE -  Viviamo della loro generosità.

MARIA - Viviamo della generosità dell’Altissimo. L’uomo vive sempre della Sua grazia. Questo è un bene, perché così ci ricordiamo della Sua bontà.

GIUSEPPE -  vero quello che dici. Eppure Egli ordina e permette che l’uomo, con le capacità che possiede, nutra coloro di cui si prende cura. Se non fosse così, perché mi avrebbe imposto di prendermi cura di voi? Questo è il mio compito. E intanto le mie mani sono oziose...

MARIA - Se Egli chiude davanti all’uomo la strada consueta, può darsi che voglia mostrargli qualcosa...?

GIUSEPPE -  Anche quello che hai detto è vero. Ma io non so che cosa Egli si attenda da me. Sono troppo stupido...

MARIA - Non dire così e non pensare così. Non sei stupido Giuseppe, solo qualche volta sei impaziente... Credimi... Egli non ci permetterà di morire.

GIUSEPPE -  Non si tratta soltanto del cibo...

MARIA - E di che altro?

GIUSEPPE -  Si deve riscattare Gesù. E tu dovresti fare l’offerta della purificazione. Credevo che non avremmo fatto queste cose.

MARIA - Penso che dovremmo comportarci come tutti.

GIUSEPPE -  Lo penso anch’io. Del resto se ci comportassimo diversamente questo richiamerebbe l’attenzione della gente. Banania mi ha già detto di ricordarmi.

MARIA - Non ci si deve comportare diversamente dagli altri. Egli è giunto da Dio e appartiene a Dio. Ma è anche nostro Figlio... Non c’è un prezzo che non si debba pagare come dono perché possiamo averlo... Ogni giorno che Lo possediamo è una felicità.

GIUSEPPE -  E la tua purificazione Maria?

MARIA - Non sarò mai abbastanza pura per avere Lui Vero... Figliolino? Sei Tu, solo Tu.

GIUSEPPE -  Colui che Lo ha annunziato non ti ha detto nulla su come noi dobbiamo comportarci?

MARIA - Che cosa doveva dire?

GIUSEPPE -  Avrebbe dovuto darti degli avvertimenti. f così difficile trovare la strada giusta...

MARIA - Guarda! Guarda come ride! Oh Giuseppe; t ti preoccupi... E invece abbiamo Lui! Non è questa la cosa più importante di tutte?

GIUSEPPE -  Eppure, per riscattarlo devo avere cinque sicli. È una grossa somma. Da dove la prenderò?

MARIA - Si troverà...

GIUSEPPE -  Ma come?

MARIA - Non lo so. L’Altissimo non si dimenticherà d noi. Ti prego, guardalo per un attimo. Devo andare a prendere dell’acqua

(Esce a sinistra. Giuseppe guarda il Bambino e ci gioca con la mano. Si accorge che il Bimbo, sempre nella mangiatoia, vuole l’anello. Gli dà l’anello che Gesù getta via. Giuseppe raccoglie l’anello in terra pensoso).

GIUSEPPE -  Maria!!! (Maria rientra da sinistra) Guarda guarda che idea mi è venuta! Questo anello significa denaro. Riscatteremo Gesù. Faremo l’offerta della purificazione. Lui mi ha chiesto l’anello e poi lo ha gettato.

MARIA - Vedi? Ero sicura che Lui avrebbe sistemato la cosa.

(Si chiude il velano. Dietro non si cambia la scenografia. Giuseppe Maria e il Bambino vanno nella zona 3: si avvicinano ad un banco per il cambio e restano a guardare.)

Scena Seconda

Betlemme – Ingresso della Sinagoga – Esterno Giorno

STROZZINO, GIUSEPPE, MARIA, SIMEONE

STROZZINO - E allora? Che cosa vuoi? Perché te ne stai lì impalato? Che vuoi? Cambiare? (Giuseppe gli da l’anello e lui lo guarda e riguarda) Come ce l’hai? E tuo?

GIUSEPPE -  Mio. È l’eredità di mio padre.

STROZZINO - Vuoi venderlo?

GIUSEPPE -  Debbo riscattare mio Figlio.

STROZZINO - (Borbotta) È vecchio. Corroso... (Lo mette su una bilancia.) Per il riscatto ti occorrono cinque sicli. Te ne darò Otto... Beh! Sei povero, te ne darò dieci. (Giuseppe cerca di riprendere l’anello ma lo strozzino lo ferma) Ti sembra poco? Sulla mia coscienza. Ti voglio venire incontro. Per la fronte di Mosè, questo anello non vale tanto. Ma io ti darò quindici, no, ti darò venti sicli... Venti sicli! Riesci a capire quanti soldi siano? Quanto ci si possa comprare con questa somma? Per venti sicli puoi riscattare tuo Figlio e in più comprarti un asino! (Giuseppe tace) Che l’eterno Adonaj mi punisca, se non voglio venire incontro a chi ha bisogno! Ascolta, uomo, ti do trenta sicli! Trenta sicli d’argento! È spaventosamente molto. Molto più di quanto ti aspetti per questo anello corroso. Su, va in pace. Vedi quanto ho fatto per te. Con una simile somma puoi comprare perfino uno schiavo che lavorerà per te. Và adesso, và. Hai fatto un ottimo affare e puoi esserne soddisfatto... (Giuseppe versa i soldi in un sacchetto, fa un inchino e si allontana con Maria. Si dirige verso la zona 4).

GIUSEPPE -  Che l’Altissimo sia con te. (A Maria) Ci ha dato parecchi soldi per l’anello. Spero che non ne venga danneggiato.

MARIA - Lo ha fatto certamente per buon cuore. Ha diviso la sua ricchezza con noi, e noi dovremmo dividerlo con coloro che hanno bisogno. Permetti che ne diamo ad Ata? Lei è così povera!

GIUSEPPE -  Sarò felice se potrò aiutarla!

MARIA - Che gioia poter aiutare il prossimo! Sai, anche pastori sono poveri, vorrei aiutare anche loro...

GIUSEPPE -  Ne darai a chi vorrai. Se fossi ricco, te ne da rei sempre, perché tu ne possa distribuire tra la gente. Tu vedi sempre chi ha bisogno. E hai un modo d donare che la gente resta contenta... Sei capace di donare. (Nel frattempo Simeone giunge da sinistra scende le scale e li incontra nella zona 4).

SIMEONE - Maria!!! Sei tu, proprio tu? Proprio te ho incontrato quella volta a Gerico? Sei stata tu a condurmi a Betania, a prenderti cura di me, quasi a por tarmi? Non mi hai abbandonato, sebbene anche a t fossero mancate le forze.

MARIA - Sono io, padre. Non ho fatto nulla di più d. quanto avrebbe fatto ognuno.

SIMEONE - No. Già allora il mio cuore batteva e pareva presentire qualcosa. Allora, nella notte, compresi., Ma tu non c’eri già più.

MARIA - Avevo fretta, padre. E i padroni di casa mi ave vano promesso che si sarebbero presi cura di te...

SIMEONE - Si sono presi cura di me. Ma tu sei scomparsa. Non sapevo dove cercarti. Eppure dovevo vederti. E oggi l’Altissimo mi ha permesso di trovarti. Ecco che per me è giunto il giorno più felice! (pausa) M permetti di prendere in braccio tuo Figlio?

MARIA - Prendilo, padre. (Simeone prende il bimbo, lo alza e lo stringe poi al petto).

SIMEONE - Ti ringrazio, Signore, per aver voluto esaudire la Tua promessa. Ora posso andarmene sereno nella oscurità della morte, poiché ho visto Colui che è nato come luce delle genti e per la gloria del popolo di Israele. Ti benedico, figlia. E a te e a tuo marito l’Altissimo invii ogni bene. Quel bene che non conosciamo, che non sappiamo riconoscere da soli e che è il bene autentico. Quel bene che nasce dall’ubbidienza della mente e del cuore... Egli è nato perché molti in Israele vedano e conoscano la Sua luce. Ma quanti si ribelleranno e si troveranno nell’oscurità! (a Maria) E il tuo cuore sarà trafitto da una spada... Oh Signore come sei buono e misericordioso, a scendere tra noi nella polvere della terra e ad affidare la Tua Santità alle nostre mani indegne... Oh, Signore, tu avresti potuto cadere con un fulmine che scuotesse il mondo. Potevi abbatterci ed accecarci. Sai che siamo polvere, e Tu a questa polvere hai affidato il più grande tesoro.

(Simeone sale le scale di destra ed esce a destra. Giuseppe e Maria lo seguono).

Scena Terza

Gerusalemme – Palazzo di Erode – Interno Giorno

ERODE, SALOME’, poi BALDASSARE, poi SAMEA e HILLER

(Erode entra da sinistra e si siede sul trono.)

(Due guardie lo seguono e si pongono ai suoi fianchi)

(Da destra giunge la sorella Salomè)

ERODE - Che vuoi?

SALOME’ - Ho qualcosa di importante da dirti...

ERODE - Davvero importante? Mi racconterai una qualche sciocchezza...

SALOME’ - Non è una sciocchezza.

ERODE - Parla.

SALOME’ - Sono arrivati a Gerusalemme tre tipi strani...

ERODE - Non mi occuperò di ogni stupido che arriva qui!

SALOME’ - Ascoltami. Si tratta di abitanti del regno dei Parti. Dei sapienti, dotti o forse indovini.

ERODE - E allora che vogliono?

SALOME’ - Non vogliono niente. Ma le spie mi hanno riferito che vanno chiedendo alla gente nel mercato di un certo Re dei Giudei che doveva nascere...

ERODE - Via! (Scaccia con un gesto le guardie) Di quale Re chiedono? (Le guardie si allontanano).

SALOME’ - Non si può comprendere molto dalle loro chiacchiere. Le spie non hanno capito tutto. Cercano un Re e ne chiedono notizie. La gente fa ressa intorno a loro. Tutti sono presi dall’eccitazione... Sai come sono gli ebrei. Hanno le loro profezie... Rocsana ti ha parlato certamente di un certo Messia che i farisei aspettano...

ERODE - Me ne ha parlato.

SALOME’ - Ho pensato che non sia bene che la gente senta di queste cose. Così ho detto a Boargas di trovarli di dare loro il benvenuto e di dire che, visto che sono giunti nel tuo regno, tu stesso sei pronto ad accoglierli e a rispondere alle loro domande.

ERODE -Vuoi che parli con loro?

SALOME’ - Se ti senti male, incarica qualcuno. Ma penso che soltanto tu sapresti che cosa rispondere loro.

ERODE - Per Ercole, credo che tu abbia ragione. (Pausa. Lui è pensoso) Dici che sono giunti dal regno dei Par ti? Sa il demonio chi siano e chi li manda... Sì, i stesso dovrò parlare con loro.

SALOME’ -Dunque vedi...

ERODE - Vedo. Spiriti malvagi li hanno condotti qui.... Dove sono?

SALOME’ - Ho ordinato di farli venire al palazzo. Sono qui che attendono di entrare.

ERODE - Va allora, falli entrare. (Lui richiama le ,guardi Salomè esce a destra, vi rientra subito con i tre re magi, avanzano e si inchinano).

BALDASSARRE - Ti saluto, re Erode. Che il Signore del cielo e della terra il santissimo, l’eterno Ahura-mazda ti colmi della sua benedizione e della sua grazia. Pei metti che ti dica chi siamo e per quale motivo siamo giunti al tuo regno. Mi chiamo Baldassarre e sono u principe della stirpe dei Sassanidi e anche un diligente studioso dei libri lasciati dal nostro santo maestro Zarathustra. I miei compagni sono saggi insigni del nostro paese. Ecco il venerabile Gaspare, il più anziano, conoscitore delle vie misteriose delle stelle. E ecco Melchiorre: illustre saggio scrivano. Ciascuno noi abita in un luogo diverso, eppure ci siamo incontrati e abbiamo di comune accordo deciso di affrontare insieme il viaggio. Il dotto Gaspare ha eseguito le misurazioni di una singolare stella e ha stabilito che si è accesa sul tuo regno, o re. Abbiamo incominciato a cercare spiegazioni nei libri del nostro santo maestro e Melchiorre ha trovato la notizia che alla fine dei tempi umani comparirà il salvatore, il redentore, e una nuova stella avrebbe annunciato la sua nascita. Abbiamo dunque deciso di intraprendere il cammino e ritrovare il Neonato. E realmente la stella ci ha indicato il cammino. Quando tuttavia siamo giunti qui non abbiamo più potuto farci guidare dalla stella. Essa brilla, ma non indica con chiarezza la città in cui è nato il bambino. Per questo siamo giunti a Gerusalemme, abbiamo chiesto alla gente ma nessuno è stato capace di risponderci. Eravamo già colmi di incertezza allorché ci hanno invitato al tuo palazzo. Noi dunque cerchiamo Colui che diventerà Re dei re.

ERODE - Come hai detto? Re dei re?

BALDASSARRE - Così come hai affermato.

ERODE - Ciascun regno ha un suo re.

BALDASSARRE - Non sempre. Vi sono i re, e al di sopra di loro, esseri ancora più potenti. Il sacro libro del nostro maestro annuncia che il « Redentore » sarà il Re di tutti i re della terra. Sarà Lui a far sì che si compia la vittoria definitiva del bene sul male.

ERODE - Non conosco la vostra fede, uomini venerabili. Non so niente della nascita di cui parlate. Che abbiate sbagliato il paese in cui cercate il vostro « Redentore »? Fermate comunque per un attimo le vostre ricerche e accettate l’ospitalità del mio palazzo, ed io parlerò con i saggi del mio paese. Forse essi potranno indicarvi qualcosa. Riposatevi dal vostro lungo cammino. (I Magi vanno sul fondo della sala. A Salomè) Ed allora che ne pensi? Avevi ragione a dedicare loro attenzione. Sono certamente degli inviati del re dei Parti. Deve essergli giunta la notizia che sono malato. Di certo pensa che sto morendo. Quella storia del « Salvatore » era solo apparenza! Non credo alloro racconto. Quello là li ha inviati per sondare la situazione...

SALOME’ - .. E pensi che non significhi nulla quella storia del bambino che è nato?

ERODE - Sono giunte fino a loro le fanfalucche dei Farisei. Loro in realtà qui cercano solo degli alleati.

SALOME’ - Allora bisogna mandarli via.

ERODE - Prima devo parlare con gli Ebrei. Sono già arri vati quelli che ho convocato?

SALOME’ - Ci sono e attendono che tu permetta loro d presentarsi al tuo cospetto.

ERODE - Che entrino. Discuteremo questo problema ora Dì loro che parlino poco. Non menino il cane pei l’aia, come è loro costume! Non ho la forza di ascoltare idiozie! Dovrei già essere alle terme. Propri adesso dovevano comparire questi Parti! Sei stata tu a condurli al palazzo...

SALOME’ -Tu stesso hai detto che ho fatto una cosa giusta

ERODE - Sì. È vero... Chiama qui i tuoi ebrei. (Salomè esce a destra ed entra con il vecchio Hiller accompagnato da Samea. Questi, giunti davanti ad Erode, s inchinano) Sapete per quale motivo vi ho convocati?

SAMEA - Possiamo solo indovinano... Pensiamo che si tratti degli ultimi disordini del popolo.

ERODE - No, ora vi è un problema più grave a cui pensare. Avete sentito sicuramente dell’arrivo di alcuni Parti.

SAMEA - Sì.

ERODE - Avete sentito la notizia che portano?

SAMEA - Ce lo ha detto la principessa Salomè...

ERODE - Mi hanno parlato di un certo Messia. Che ne pensate di questa storia?

HILLER - Conosciamo questa faccenda, re Erode... Sembra che le credenze dei discepoli di Zarathustra siano l’eco delle nostre attese del Messia.

ERODE - Vuoi dire che i Persiani, aspettando il loro salvatore, attendono semplicemente il Messia degli Ebrei

HILLER - È così come hai detto, re. La verità è come la luce del sole, che si riflette in migliaia di specchi.

ERODE - Bene. Quando deve giungere questo vostro Messia?

HILLER - Tu chiedi, o re, qualcosa che conosce solo l’Altissimo, che sia glorificato il Suo nome. Ma vi sono dei segni.

ERODE - Quali segni? Dove si trovano?

HILLER -Quei segni si manifestano unicamente nei cuori degli uomini. Vi sono di quelli che sentono che il tempo è giunto.

ERODE - Ho sentito che quel Messia nascerà dalla stirpe di Davide. Dicono così le vostre profezie?(I due sacerdoti si guardano).

SAMEA - La profezia non è chiara.

ERODE - E dove deve venire al mondo questo Messia?

HILLER - La profezia parla chiaro (Quasi decantando). « Tu Betlemme, città della Giudea, non sarai priva di onore tra le città giudee, poiché nelle tue mura, nascerà il capo che dominerà sul popolo di Israele... a

ERODE - Betlemme? (Pausa) Si tratta di quel miserabile villaggio qui vicino? Da cui proviene la stirpe di Davide?

SAMEA - Non c’è un’altra Betlemme. Hai ragione, re. È un villaggio miserabile. La stirpe di Davide si è impoverita ed ha perso importanza.

ERODE -Non hai bisogno di dirmelo. Lo so da solo. Però, in questo caso... (preoccupato ed arrabbiato) Dove nascerà questo vostro Messia? Da quale stirpe giungerà? Chi diventerà? Che vi aspettate, parlando di lui alla plebe?

SAMEA - (Impaurito) Non ci aspettiamo niente.., abbiamo la nostra fede, e tra le sue verità ci sono anche le profezie sul Messia... Non possiamo tenerle nascoste. Ma noi stessi abbiamo il timore che la plebe sia pronta a prendere troppo alla lettera le parole delle vecchie profezie...

ERODE - (Scoppia a ridere) Avete paura? A te credo, suocero. Sei un uomo di buon senso e sai che in ogni fede vi sono cose incomprensibili. Ma loro (Tende il dito su Samea) loro non la pensano così. Blaterano del Messia ad ogni occasione. Pensate forse che non sappia che avete messo lo zampino nelle congiure di mio figlio? (Silenzio profondo).

SAMEA - Non noi! Non Noi!

ERODE - Se non voi, allora i vostri compagni.

SAMEA - Ci sono stati davvero dei folli che si sono indotti a conversazioni illecite... Sono stati puniti.

ERODE - Eppure inducete la gente a non prestare il giuramento all’Imperatore.

SAMEA - Siamo sudditi tuoi, re, non dei Romani...

ERODE - Voi Farisei una volta avete chiamato i Romani contro i vostri stessi re. Quando vi farà comodo lo rifarete! (furibondo) Oggi aizzate i contadini contro i Romani e domani li aizzerete contro di me (Si interrompe restando senza respiro).

SAMEA - (Pausa) Ci incolpi ingiustamente. Non è così come ci hai accusato. Tu hai chiesto notizie delle profezie, e noi ti abbiamo risposto, secondo quanto troviamo nelle antiche scritture. Ti siamo fedeli. Sappiamo quanto tu abbia fatto per il regno. Se quegli uomini sono giunti a cercare alleati al fine di provocare una ribellione, non li troveranno certo tra noi. Noi non vogliamo ribellioni. Non vogliamo rivolte. Non aspettiamo nessun Messia che inciti alla ribellione. Non vogliamo un simile Messia! Del resto che bisogno abbiamo di un Messia? Abbiamo il re. Abbiamo l’Imperatore... regna la pace, fiorisce il commercio.

ERODE - E che dice il rabbì Hiller?

HILLER - Il gran sacerdote ti ha assicurato, re, che non siamo ribelli. E così è davvero. Crediamo nell’arrivo del Messia... Un giorno indubbiamente giungerà... ma riteniamo che non ci si debba affrettare a riconoscerlo.

ERODE - Bene. Li chiamerò e dirò loro che vadano a Betlemme. Sta a voi far sì che non lo trovino ne là ne altrove. Che si convincano della Sua assenza. Poi, quando torneranno da me, farò loro dei doni e li rimanderò indietro al regno dei Parti.

SAMEA - Sei saggio, re. Come lo stesso Salomone.

ERODE - Andate. (Escono tutti. Fanno inchini. Esce anche Salomè) Hanno detto che sono un re saggio come quel loro Salomone... Eppure non sono sicuro di loro... Pazienza, ne verrò a capo. Se solo non ci fosse questo dolore...! Come se fossi infilzato su un palo... Sarò sempre più abile di quelli che pensano di imbrogliarmi! Non è ancora nato colui che mi sopraffarrà.

(Esce a sinistra. Il velario è chiuso; i re magi procedono dal fondo della sala ed eseguono la scena lungo il corridoio centrale e nella zona 6. Poi passando per la zona 4 vanno al campo nella zona 5. Vi è anche una spia che li segue di lontano).

Scena Quarta

Betlemme  – Accampamento dei Magi, poi la stalla – Esterno Crepuscolo poi Sera

BALDASSARRE, GASPARE, MELCHIORRE

BALDASSARRE - Fermiamoci. Davanti a noi c’è Betlemme, di cui ci ha parlato re Erode. Non merita davvero il nome di città. Eppure, quando siamo giunti qui, ci siamo convinti che nessuno aveva scorto quella stella e nessuno sa di una nascita prodigiosa. La città a cui ci hanno indirizzato è un miserabile villaggio. Dì, sei certo che i tuoi calcoli non ti abbiano indotto in errore?

GASPARE - Sono certo dei miei calcoli, fratelli. Ho trascorso la vita a seguire le stelle. La stella è ora in qualche punto sopra di noi.

BALDASSARRE - E hai visto la stella durante tutto il nostro viaggio?

GASPARE - L’ho vista ogni notte.

BALDASSARRE - Però non riesci a stabilire il punto esatto?

GASPARE -Non ci sono riuscito fin ora. Ma sono certo che, una volta arrivati nel punto giusto, la stella confermerà che siamo veramente giunti alla nostra mèta.

BALDASSARRE - Dunque per convincerci di questo dobbiamo attendere il crepuscolo. Confesso che questo villaggio non suscita la mia fiducia. In simili case di solito abitano semplici contadini. Melchiorre, cosa dicono gli antichi libri?

MELCHIORRE - Il libro non parla della Sua nascita. Non dice nulla che potrebbe aiutarci.

BALDASSARRE - Può essere che le nostre attese coincidano con le loro attese?

MELCHIORRE - Così pare.

BALDASSARRE - Eppure Colui che dovrà essere il « Redentore » di tutto il mondo non potrebbe essere un re di Israele. Questo villaggio è così misero. Chi sarà Colui che abbiamo la speranza di ritrovare? Il Messia ebreo o Askwat-Ereta?

GASPARE - Se l’Eterno mi ha permesso di scorgere con i miei occhi spenti la stella, questo può significare una cosa sola: voleva che io la scorgessi. Da quando osservo il cielo non ho mai visto una stella simile. Egli stesso me l’ha indicata. Ha importanza chiedere chi stiamo cercando, visto che siamo sulle tracce di Colui che ci è stato comandato di trovare?

BALDASSARRE - E se Colui che cerchiamo si rivelerà come il Messia ebreo? Il condottiero di Israele?

GASPARE - Chiunque sia, sarà Colui che ci ha inviato l’Eterno. In ogni profezia che debba passare per la bocca dell’uomo sono contenute, accanto alla volontà divina, pure le aspirazioni umane. E accade che si realizzino sia l’una che le altre. Ma in modo diverso. La volontà divina conformemente all’intenzione dell’Altissimo. Le aspirazioni umane purificate dalle avidità umane...

MELCHIORRE - Gaspare ha detto quello che penso anch’io.

BALDASSARRE - Siamo concordi, poiché anch’io non la penso diversamente. Non cerchiamo dunque ciò che desideriamo, cerchiamo quello che ci ha ordinato l’Altissimo.

MELCHIORRE - Lo hai detto.

BALDASSARRE - Guarda! Guarda, si accendono le stelle...

MELCHIORRE - Ancora una stella!

BALDASSARRE - Là ce n’è tutto un gruppo.

GASPARE -Ma tra di esse sarà la nostra?

BALDASSARRE - Pare che Gaspare stia cercando. Che possa trovarla? (Mentre Gaspare cerca la stella, gli altri due parlano tra loro) Abbiamo sbagliato. Ci è stato indicato un luogo errato...

MELCHIORRE - No. Aspettiamo ancora. Ci sarà, ci deve essere.

GASPARE - C’è (Urlando)

MELCHIORRE - L’hai vista?

GASPARE - La vedo. qui. Brilla proprio sopra la mia testa. Indica quella direzione.

MELCHIORRE - Non sta indicando il villaggio.

GASPARE - Indico la direzione che mi dà la stella.

MELCHIORRE - Là non ci sono case!

GASPARE - Ciònonostante dobbiamo andare là...

BALDASSARRE - Andiamo. (Avanzano verso la capanna) Ci conduci sulle rocce?

GASPARE -Seguo la stella.

BALDASSARRE - Fermatevi.

GASPARE - Perché ci trattieni?

BALDASSARRE - Si sono destati in me dei dubbi. Che significa che l’uomo nella cui casa dobbiamo entrare abita fuori del villaggio?

MELCHIORRE - Che sia molto povero?

GASPARE - E non pensi che possa essere stato scacciato dal villaggio?

MELCHIORRE - Possibile...

GASPARE - Eppure la stella è qui. (Si apre il velano dietro il quale compaiono Maria che regge il Bambino e Giuseppe al lavoro). Indica quella direzione.

MELCHIORRE - Se è così, in quella capanna c’è proprio Colui al quale ci è stato ordinato di recarci.

BALDASSARRE - Dobbiamo dunque credere alla stella. Credere, e cioè ammettere quello che gli occhi non hanno visto... E dato che è così, dobbiamo accettare la verità di quello che vedremo fin da ora. Prima di entrare dobbiamo liberarci da ogni ansia e da ogni dubbio. Dobbiamo accettare in anticipo tutto quello che ci aspetta... Solo in questo modo ci è consentito di accogliere la chiamata del Santissimo.

MELCHIORRE - Hai detto il vero. Questo sia l’ultimo istante di esitazione.

BALDASSARRE - Tra un momento vedremo l’Inviato. Che Gli offriremo?

BALDASSARRE - Io voglio dargli una catena d’oro di splendida lavorazione; se deve essere il Re dei re.

MELCHIORRE - Io Gli offrirò l’incenso e il turibolo, come spetta al grande Redentore.

GASPARE - Ed io Gli donerò la mirra. È nato come un uomo quindi lo attende la morte. Andiamo ad inginocchiarci davanti a Colui, la cui stella ci ha chiamati di lontano.

(Si dirigono verso la capanna, Giuseppe gli va incontro restano un attimo a parlare poi essi vanno ad adorare il Bambino. Una spia è sempre presente sul lato destro. La musica segue tutta questa scena. I magi poi tornano al campo nella zona 5. Nella capanna e al campo cadono tutti in un sonno profondo compresa la spia. L’Angelo compare in una forte luce poi scompare, i magi si svegliano ed escono dal fondo della sala. La spia continua a dormire profondamente. La spia si risveglia quando i re Magi sono scomparsi. Quindi esce a destra).

Scena Quinta

Betlemme – La stalla, poi un sentiero – Interno ed Esterno Notte

GIUSEPPE, MARIA

(Giuseppe si sveglia e va da Maria)

GIUSEPPE -  Maria, Maria svegliati. (A bassa voce)

MARIA - Vuoi qualcosa, Giuseppe? Non è ancora notte?

GIUSEPPE -  È notte. Ma ho dovuto svegliarti. Maria. Ho visto qualcuno nel sonno. Doveva essere un angelo. Era un angelo...

MARIA - E che ti ha detto?

GIUSEPPE -  Di fuggire immediatamente in terra egiziana, poiché Erode desidera uccidere Gesù...

MARIA - Oh, Adonaj! Andiamocene immediatamente.

GIUSEPPE -  Però, Maria, si è trattato solo di un sogno. I sogni possono non essere altro che sogni.

MARIA - Quel sogno ti è giunto dall’Altissimo.

GIUSEPPE -  Ne sei certa?

MARIA - Assolutamente.

GIUSEPPE -  Se l’Angelo fosse comparso in sogno a te...

MARIA - Sono certa proprio per il fatto che l’hai visto tu. Non io, ma tu.

GIUSEPPE -  Però...

MARIA - Sei tu il tutore, il padre...

GIUSEPPE -  Sono solo un’ombra!

MARIA - Sei il padre. Lo hanno donato a te quanto a me. Io sono una donna. Se io avessi visto in sogno l’angelo, sarebbe potuta essere una visione ingannevole. Ma dato che lo hai visto tu prepariamoci immediatamente al cammino! Facciamo in fretta. Non possiamo permettere che il pericolo minacci Gesù!

GIUSEPPE -  (Raccolgono le loro cose per partire) Quando sono comparsi quegli stranieri, pensavo che fosse già giunto il tempo della gloria.

MARIA - Anch’io l’ho pensato ma può darsi che prima voglia provare la nostra miseria umana.

(Dalla zona i vanno sul fondo passando per le scale di sinistra. Si chiude il velario. Dietro si cambia la scenografia con la casa di Attaj).

GIUSEPPE -  Dobbiamo andare da quella parte.

MARIA - Te ne prego... Riposiamo per un momento.

GIUSEPPE -  Quanto sono stupido! Avevo completamente dimenticato che tu porti il Bambino.

MARIA - Ma tu stai cercando la strada. Mi riposo e andrò subito avanti.

GIUSEPPE -  Adesso prendo io Gesù.

MARIA - No... No...

GIUSEPPE -  E invece sì. Lo porterò io. È necessario. Siete sotto la mia tutela, e tu sei stanca.

MARIA - Non fare caso a me. Se io verrò meno, tu sei più forte... Gesù deve essere...

GIUSEPPE -  Non posso sopportare l’idea che questo adesso sia ricaduto su di te... Non comprendo.

MARIA - Ad ogni uomo è predisposta la sua misura umana. Pensa quante donne debbono svegliarsi di soprassalto la notte e fuggire per salvare il loro figlio...

GIUSEPPE -  Ma tu...

MARIA - Perché dovrei essere più protetta di altre? Non lo vorrei. Ma adesso andiamo.

GIUSEPPE -  Per ora non andremo lontano. Sta spuntando il giorno. Cercherò un qualche rifugio tra le rocce. Ci nasconderemo, lasceremo trascorrere il giorno...

MARIA - Hai certamente ragione (cade in terra).

GIUSEPPE -  Maria!?

MARIA - Niente... Ho posato male un piede.

GIUSEPPE -  Non riesci a posano?

MARIA - Certo che lo poserò, lo poserò subito. Non aver paura di niente. Il dolore sta già passando. La donna mandata dal marito nella notte a cercare una pecora smarrita, anche se fa fatica a camminare, deve andare...

GIUSEPPE -  Io non ti manderei mai!

MARIA - Lo so. Ma voglio essere come le altre.

GIUSEPPE -  Ti fa male?

MARIA - Sì, mi fa male... Però mi faccio forza...

GIUSEPPE -  Perdona... Se potessi ti porterei in braccio. Oh! Maria! Perché l’Altissimo...

MARIA - Egli vuole che noi rimaniamo esseri umani. (Pausa).

GIUSEPPE -  Là. Vedi? Quello è un posto sicuro. Il sole è già troppo alto. Ancora un piccolo sforzo Maria.

MARIA - Vedi quanto è buono Lui.

GIUSEPPE -  Sì, è molto buono. Aiuta sempre... (escono sul fondo).

Scena Sesta

Gerusalemme – Palazzo di Erode – Interno Giorno

ERODE, BOARGAS, SPIA, poi COSTOBAR

(Da destra entra Boargas e va da Erode ora sul trono ed entrato con le due guardie in precedenza da sinistra).

ERODE - Che Vuoi?

BOARGAS - Signore. L’uomo a cui avevi affidato l’incarico di seguire i saggi Parti è tornato...

ERODE - Perché è tornato? Gli avevo ordinato di non lasciarli neppure per un attimo. Doveva tornare insieme a loro. Come ha osato?

BOARGAS - Signore... E’ tornato... Perché quelli sono scomparsi in modo ignoto...

ERODE - Come? (Si alza urlando) Si tratta forse di qualche trucco da negromante?

BOARGAS - Può darsi... Signore... Sono stregoni...

ERODE - Consegnami quell’uomo. (Boargas !a un cenno alle guardie di uscire e queste rientrano da destra con la spia).

SPIA - Grazia, re, grazia.

ERODE - Sollevate questo scellerato. (Pausa) Dove sono questi Parti?

SPIA - Grazia, grazia... sono partiti.

ERODE - Racconta dall’inizio e se menti...

SPIA - Dirò la verità, re. Tutta la verità. La sera si sono accampati fuori dal villaggio. Dovevano pernottare lì. I loro servitori avevano detto che sarebbero tornati da te, re... ma quando sono corso lì all’alba non c’erano più.

ERODE -Dove sono spariti?!

SPIA - Non si sa... Nessuno lo sa... Il padrone del campo non li ha visti... Nessuno ha sentito niente... Si è trattato di qualche trucco magico... Giuro...

ERODE -Dovevi stare in guardia. Non perderli di vista. E tu sei andato a divertirti...

SPIA - No, re, no. Mi sono allontanato solo per un attimo. Quando sono tornato loro non c’erano più...

ERODE - Se ora vuoi salvare la testa, parla: dove sono andati?

SPIA - Grazia... Come faccio a saperlo? Non li ho visti...

BOARGAS - Ma io lo so, signore. Mi è stato riferito. Volevo appunto.......

ERODE - Parla in fretta!

BOARGAS - Sono stati visti. Ancor prima dell’alba. Hanno evitato Gerusalemme e hanno puntato attraverso Betania su Gerico. Correvano in fretta, ma avevano anche eccellenti cavalli... (pausa).

ERODE - (Alla spia ora in ginocchio) Mi hai nascosto qualcosa... Dì la verità, se non vuoi morire con la più dolorosa delle morti. Che è successo a Betlemme? Perché non sono tornati da me?

SPIA - Signore, signore (gemendo) Ho detto la verità. Sono scomparsi nella notte... Non so perché non siano tornati qui...

ERODE - E che cosa hanno fatto ieri? Con chi hanno parlato? Chi hanno visto! Parla! Non dovevi perderli di vista.

SPIA - Non li ho persi di vista neppure per un momento, signore.

ERODE - E allora che hanno fatto?

SPIA - Dirò... Dirò tutto. Sono stati seduti per quasi tutto il giorno su quel campo... Non sono entrati tra le case, non hanno parlato con nessuno... Soltanto quando si è fatto buio si sono mossi... Camminavano come se sapessero dove andare. Non al villaggio. Tra i campi fuori Betlemme. Là c’è una capanna; in quella capanna abita qualcuno...

ERODE - Chi ci abita?!

SPIA - L’ho saputo dopo al villaggio... Uno dei figli del capo della stirpe di Davide.., quello che è morto un anno fa. I fratelli lo hanno scacciato dal villaggio... Dicono che non volevano aver niente a che fare con lui... Dicono di lui che è un uomo malvagio... Ma lui è tornato...

ERODE - E i Parti sono andati da lui?

SPIA - Da lui, signore... Sono arrivati da soli a quella capanna, nessuno li ha guidati, non ho potuto seguirli troppo da vicino.

ERODE - Che hai fatto? (Lo prende per i capelli).

SPIA - Quando sono stati dentro, ho strisciato.., ho dato un’occhiata... là c’erano un uomo, una donna e un Bambino. Questi uomini si sono inginocchiati davanti al Bambino. Non ho potuto vedere di più... oh signore... grazia... mi sono addormentato e quando mi sono risvegliato non c’era più nessuno.

ERODE - Bestia! (Lo lascia cadere in terra) Costobar!

COSTOBAR - (Avanza uno dei due soldati) Dimmi re, attendo i tuoi ordini.

ERODE - Ascolta. Manderai immediatamente un centinaio di uomini a Betlemme. Là sta nascosto un Bambino. Lui (dà un calcio alla spia rannicchiata in terra) ti indicherà il posto. Che uccidano il Bambino, ovunque sia nei dintorni, e portino il Suo corpo! Capito! Ma prima di andare a fare questo, che circondino il villaggio. Non è lecito a nessuno abbandonano. Quella famiglia infame teneva nascosto il Marmocchio. E congiurava con i Parti. Potrebbero provare a nasconderlo una altra volta. Così, per sicurezza, uccidete tutti i ragazzi. (Dà un altro calcio alla spia) Quanti anni aveva quel Bambino?

SPIA - Un anno, signore... forse di più...

ERODE - Allora tutti i ragazzi fino a due anni. La cosa concorda. Loro hanno detto di avere visto la stella a quell’epoca. Tutti!! Che non ne scappi uno! E che la stirpe paghi il tradimento! Canaglie! Li ho lasciati in pace perché fingevano di essere tranquilli contadini. E loro congiuravano... Devono essere puniti. Tutti i ragazzi! Capisci?

COSTOBAR - Sarà come hai ordinato, re. Io stesso controllerò tutto.

ERODE - (A se stesso) Adesso è tutto chiaro... la congiura di mio figlio, l’arrivo di questi Parti, quel Bambino... non sono mancati alla mia corte di quelli che hanno messo lo zampino nella congiura. Lo sapevo, ma ho taciuto... volevo vedere come si sarebbero comportati... loro volevano provarci un’altra volta... (tende la mano verso Boargas ed urla) alla tortura!

BOARGAS - Oh signore! (Si getta ai suoi piedi mentre le due guardie lo trascinano fuori a destra) Io no! Io no! io Noooooo!

ERODE - Alla tortura! Deve dire tutto quello che sa. E tu, cerca quel Giuseppe. Dopo che uccideranno il Bambino potrebbe fuggire, vendicarsi. Cercalo, usa tutte le astuzie che vuoi ma voglio anche lui e sua moglie.

(Erode esce a sinistra e la spia a destra. Si apre il velano dove ci sono Attaj con Maria e Giuseppe. Sul lato destro compare la spia che parla a della gente).

Scena Settima

Sulla via per l’Egitto – Casa di Attaj – Esterno Giorno

ATTAJ, GIUSEPPE, SPIA, MARIA

ATTAJ -Vedi tu stesso come vanno le cose qui da me. Tu mi hai chiesto rifugio qui ad Ascalona, la strada per l’Egitto è ancora lunga, ma io non ho nulla. La malattia mi soffoca e per il cibo non ho potuto darti molto.

GIUSEPPE -  Non ti preoccupare.

SPIA - Così hanno ucciso tutti! Capite? Tutta la stirpe di Davide sterminata! La stirpe reale! Non ci saranno più discendenti del re. (Giuseppe lo raggiunge e lo afferra per un braccio).

GIUSEPPE -  Non ho sentito tutto quello che hai raccontato. Ripeti: che è successo a Betlemme? (Il ragazzo tenta di svincolarsi)

SPIA - Che cosa vuoi da me? Lasciami! Non so niente di nessuna Betlemme.

GIUSEPPE -  Stavi raccontando di quello che è successo a Betlemme.

SPIA - Raccontavo vecchie storie. Lasciami! Ehi voi, non andate! State a sentire.

GIUSEPPE -  Vieni dentro!

SPIA - No.

GIUSEPPE -  Vieni ti dico. (Lo trascina da Attaj) Hai detto che la stirpe reale di Davide è stata assassinata...

SPIA - E chi l’ha detto? Io non ho detto niente di simile!

GIUSEPPE -  Ho sentito! Non mentire. Ripeti!

SPIA - E allora, che cosa vuoi? Ho raccontato quello che io stesso ho sentito.

GIUSEPPE -  Ripeti quello che hai detto.

SPIA -Ti dico soltanto quello che mi ha detto la gente. Però non sei una spia?

GIUSEPPE -  Come ti è venuto in mente?

SPIA - Non hai l’aspetto di una spia….. A dire il vero, sembri uno stupido. Bisogna essere uno sciocco per domandare come fai tu. Non sai che qui è pieno di spie?

GIUSEPPE -  Volevo venire a sapere tutto.

SPIA -Volevi, volevi...! Che cosa ti ha eccitato tanto? Non lo sai che cosa spetta a coloro che vogliono sapere troppo?

GIUSEPPE -  Se mi dirai tutto quello che sai ti pagherò.

SPIA - (Porge la mano a Giuseppe e questi gli da del denaro.) Ascolta, ascolta. La gente va dicendo che i soldati del re sono giunti a Betlemme e hanno ammazzato tutti i figli maschi...

ATTAJ -Terribile.

SPIA -Ed ora vuoi saperne di più, dammi un altro statere.

GIUSEPPE -  Dirai tutto quello che sai?

SPIA -Basta che paghi! (Giuseppe gli porge altre monete). Ascolta, visto che ci tieni tanto. (Si accorge che ha trovato il Bambino). Quei soldati cercavano un certo Bambino. Si dice che sia Figlio di un Re, e che da Lui siano venuti ambasciatori del re dei Parti. Ma non hanno trovato il Bambino. I Suoi genitori sono fuggiti con Lui. Così, per la rabbia, hanno ammazzato tutti gli altri. Ma continuano a cercare quelli che sono scappati. Vanno a cavallo per le strade, domandano dappertutto di una famiglia con un Bimbo piccolo. Hanno promesso una grossa ricompensa... Li troveranno, anche se dovessero nascondersi sotto terra...

GIUSEPPE -  E questo è tutto quello che sai?

SPIA -E che altro volevi sapere?

GIUSEPPE -  Vattene!

SPIA - Li troveranno, li troveranno. (Esce a destra)

MARIA - Oh Adonaj! Tutti i figli maschi? Sono venuti a cercare Lui.

GIUSEPPE -  Sì, cercano Lui.

MARIA - Dobbiamo fuggire ancora.

GIUSEPPE -  Dobbiamo. Quell’uomo si è accorto di noi.

MARIA - Faremo come decidi tu. Oh, come mi addolora il pensiero di quelle madri, di quei padri...

GIUSEPPE -  I miei fratelli avevano dunque ragione ad aver paura. Egli non li ha messi in guardia... È vero, sono stati malvagi... Avevo del risentimento per loro, ero offeso... Forse però...

MARIA - Non dovresti avere rimorsi.

GIUSEPPE -  Ma tu non ti rendi conto, Maria, di che cosa significhi la morte di un figlio!? (Pausa. Poi con pentimento) Mi sono espresso male. Di certo tu lo capisci...

MARIA - È un dolore terribile, il più terribile... Qualche volta penso ad Abramo e a Sara...

GIUSEPPE -  L’Altissimo non potrebbe volerlo. Egli Lo difenderà sempre...

MARIA - Non lo so Giuseppe, non lo so e non lo desidero sapere. Sarà come Egli vorrà. Io desidero una cosa sola; aver sempre fede e credere che quello che giunge dalla Sua mano è la cosa migliore.

GIUSEPPE -  La morte di un figlio non è un bene. Nei confronti di Abramo si è trattato solo di una prova.

MARIA - E se questa prova fosse il peso che fa inclinare la bilancia? Quello che decide, quando tutti gli altri hanno deluso? E se quei bambini avessero salvato con la loro morte i tuoi fratelli, Giuseppe? (Pausa)

GIUSEPPE -  Attaj ascolta. Voglio chiederti un favore. Ci hai offerto ospitalità e te ne siamo grati. Credevo che domani ci saremmo rimessi in cammino. Ma mi sono ormai convinto che sarebbe meglio se potessimo partire subito.

ATTAJ -Se hai deciso così...

GIUSEPPE -  Ti ringrazio. Mi rendo conto che ti abbiamo recato disturbo. Vorrei in qualche modo ricompensarti. So che ti è difficile dar da mangiare alla tua famiglia. Te ne prego, prendi questi denari e compraci del cibo. (Gli porge tre lamelle d’oro della collana).

ATTAJ -Ma che cosa mi hai dato?

GIUSEPPE -  Non ho più danari, soltanto questi pezzettini d’oro.

ATTAJ -Ancora non avevo visto una simile ricchezza!

GIUSEPPE -  Per noi hai fatto molto.

ATTAJ -Quello che ho fatto non vale nemmeno una briciola di questo oro.

GIUSEPPE -  La bontà non si misura con l’oro. Noi l’abbiamo avuto in dono e vogliamo dividerlo con te.

ATTAJ - (Intanto Maria sta preparando quelle poche cose per partire) Dovreste muovervi al più presto... Non me lo perdonerei mai se vi accadesse qualcosa e... Non dirmi dove andate! Io sono un debole. Non voglio saperlo!

GIUSEPPE -  Bene, allora non ti dirò nulla.

ATTAJ -Che tua moglie sia benedetta. E una donna come non ne ho viste mai. Al mondo non ce n’è un’altra così. I miei figli mangeranno. Siete misericordiosi. Che l’Altissimo vi protegga.

(Si salutano. Attaj torna al lavoro mentre Giuseppe e Maria vanno sino alla zona 6.

Si chiude il velano e dietro si prepara il tempio.)

Scena Ottava

Sulla via per l’Egitto – Un accampamento – Esterno Giorno

GIUSEPPE, MARIA, poi COSTOBAR ed EURICLE

GIUSEPPE -  Penso che dovremmo stare qui fino a sera. Ti riposerai, dormirai. Proseguiremo questa notte. E non lungo la pista, ma per di là. La strada sarà difficile, tuttavia sul far del giorno dovremmo raggiungere il fiume di confine.

MARIA - Andrà bene quello che deciderai.

GIUSEPPE -  Io decido, ma è Lui a guidarci e per questo sfuggiamo al pericolo.

MARIA - così come hai detto. Ed è sempre così. Oh, Giuseppe, ogni tua fatica e preoccupazione sono le fatiche e le preoccupazioni del vero Padre. Lui ha davvero bisogno di te. Lui è così. Può far tutto da solo, eppure vuole la nostra partecipazione...

GIUSEPPE -  Ancora molti pericoli ci attendono...

MARIA - Egli li conosce. Non voglio pensare a quello che c’è davanti a me. Ringrazio per quello che ho già ricevuto. Per Lui... Per le stelle che ci illuminano la strada, per il pane quotidiano.

GIUSEPPE -  Io però devo pensare a quello che ci aspetta. Speriamo che non ci manchi neppure adesso il Suo aiuto.

MARIA - E come potrebbe mancarci?

GIUSEPPE -  No, naturalmente. Anch’io credo che Egli sarà sempre con noi. Ma ogni attimo ci porta nuovi pericoli. Si dovrà decidere...

MARIA - Saprai certamente come agire. Ti preoccupi tanto di noi. Anche per te debbo continuamente ringraziare.

GIUSEPPE -  Mi preoccupo come posso. Ma quando vie ne l’attimo decisivo è Lui a prendere tutto dalle mie mani nelle Sue.

MARIA - Si comporta come un Padre. Non soltanto Suo ma anche tuo e mio. (Dal fondo giungono due soldati di Erode)

GIUSEPPE -  Hai sentito?

MARIA - Cosa?

GIUSEPPE -  Dei rumori.

MARIA - (Maria stringe il Bambino mentre due soldati si avvicinano) Nooooo!

COSTOBAR - Fermatevi! Tu, vieni qui. Chi sei. (Mette la spada al collo di Giuseppe)

GIUSEPPE -  Un viaggiatore... (I due soldati ridono)

COSTOBAR - (Preme la spada) Ti chiami Giuseppe e vieni da Betlemme? Quelli sono tua moglie e tuo Figlio? Rispondi!

GIUSEPPE -  Così come hai detto. (L’altro soldato ride)

COSTOBAR - E pensavi che saresti fuggito? Vero?

GIUSEPPE -  Uccidete me, lasciate andare loro... Io sono il maggiore della stirpe di Davide... Se qualcuno deve morire quello sono io!

EURICLE - Uccideremo sia te che loro.

COSTOBAR - Eri tu che volevi fare un re (Euricle va da Maria)

EURICLE - Dammi quel Bambino!

MARIA - No... Tu non puoi, tu non devi...

EURICLE - Hai sentito che cosa ha detto? già la madre di un re. Dimmi: è un re?

MARIA - Lo è.

EURICLE - E dov’è il Suo Regno?

MARIA - Tutto Gli appartiene.

EURICLE - Tutto? E anche noi? (Ride) di tuo Figlio? (Lei si ritiene)

MARIA - Tutto. (Euricle cessa di ridere. Ora sente paura , del Bambino.)

COSTOBAR - Uccidilo.

EURICLE - Uccidilo tu stesso. Non mi sono arruolato per ammazzare i bambini.

COSTOBAR - Sai che l’ordine è questo.

EURICLE - Non fare lo scemo. Quello che ha dato l’ordine è di certo già morto. Hai visto in che stato era quando l’hanno portato via.

COSTOBAR - Anche il suo successore ucciderà.

EURICLE - Fatti suoi. Io non ucciderò questo Piccino. Uccidilo da solo.

COSTOBAR - Non vuoi la ricompensa? (Frugando le tasche di Giuseppe) Non hanno niente con sè. Né acqua né cibo. Ma ho trovato questo. (Dà a Euricle la collana d’oro)

EURICLE - Oro.

COSTOBAR - Oro.

EURICLE - Deve valere parecchio... Di certo più della ricompensa.

COSTOBAR - Si può avere l’una e l’altra.

EURICLE - Sei matto? Quelli magari sanno di quest’oro... Ne chiederanno notizia.

COSTOBAR - Diremo che non glielo abbiamo trovato addosso.

EURICLE - Poi uno di noi canta e pagheremo con la testa.

COSTOBAR - Allora è meglio prendere l’oro e lasciar perdere questi.

EURICLE - Tanto, creperanno lo stesso nel deserto. Senza cibo, senza acqua.

COSTOBAR - Nessuno sa che li abbiamo trovati.

EURICLE - E l’oro ce lo spartiremo. Non si sa quanto durerà il nostro servizio.

COSTOBAR - Ma dobbiamo dividerlo equamente.

EURICLE - Certo, solo in questo modo, perché a te piace sempre prenderti la parte più grossa.

COSTOBAR - Conteremo quindi le maglie e ognuno dovrà ottenere lo stesso numero!

EURICLE - È meglio se lo facciamo subito!!!

COSTOBAR - Bene! Spartiamocelo. E che quelli se ne vadano via. Ehi, tu. Senti (Giuseppe gli si avvicina) Vi faccio dono della vita. Vi lascio andare liberi. Ricorda: non vi abbiamo visti, non vi abbiamo incontrato... Ma non osare far ritorno nel regno! Capisci! Se tornerai, sarete tutti ammazzati! E adesso andatevene! (Maria e Giuseppe vanno sul fondo della sala su lato destro. I due soldati salgono la scala sinistra uscendo sempre a sinistra. Questo dopo aver concluso il loro colloquio)

EURICLE - Non andranno lontano. Comminano a stento

COSTOBAR - Non incontreranno certamente nessuno.

EURICLE - E anche se lo incontrassero nessuno darà loro del cibo. Adesso dà quella catena.

COSTOBAR - Non avere tanta fretta!

EURICLE - Perché non devo avere fretta? L’oro va diviso.

(Escono a sinistra. Mentre parla il lettore si apre il velano dietro cui compaiono i sacerdoti nel tempio. Una guardia entra da sinistra e si va a porre davanti alla porta del tempio. Il popolo, e guardie romane si distribuiscono disordinatamente. Nella zona 3 alcuni mercanti cambiano monete. Tutta la scena avviene rumorosamente).

Scena Nona

Gerusalemme – Strade poi Ingresso del Tempio – Esterno Giorno

LETTORE, GESU’, GIUSEPPE, MARIA, poi BANANIA

(Maria, Giuseppe e Gesù giungono a destra dal fondo sala)

LETTORE - Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto. Egli, alzatosi, prese con sè il Bambino, Sua madre e rientrò in Israele. Si ritirò così nelle regioni della Galilea a Nazareth. Quando il Bambino ebbe dodici anni salirono tutti al tempio per la festa di Pasqua, secondo l’usanza.

GESU’ - Abbà, perché questi mercanti si sono raccolti qui sotto il Santuario?

GIUSEPPE -  Vendono gli animali per l’offerta. (i mercanti hanno gabbie con tortore) e i cambia valute cambiano il denaro.

GESU’ - E chi riesce a sentire la voce dell’Altissimo in mezzo a questo baccano. Chi troverà la strada che conduce a Lui? Non dovrebbe essere così, abbà?

GIUSEPPE -  Hai ragione figlio. Che si può fare del resto perché le cose vadano diversamente?

(Proseguono quando incontrano un condannato che porta il legno e le catene.

Gesù lo guarda poi lo segue lasciando i genitori. Il condannato con il seguito giungono nella zona 3, risalgono le scale di destra ed escono a destra. Giuseppe intanto resta solo con Maria).

GIUSEPPE -  Che accadrà quando perderò le forze prima che Lui sappia lavorare per te e per Sè? Che ne sarà di voi quando morrò? Forse che come Mosè, dopo aver condotto Israele dall’Egitto dovrei morire proprio alle soglie della terra promessa? (Gesù ora si trova sul palco ed entra nel Tempio) Questo significa che non ho eseguito il compito che mi è stato affidato?

MARIA - Per quale motivo tenti di indovinare i Suoi pensieri? Egli ha un suo modo particolare di parlare agli uomini.

GIUSEPPE -  Però, Maria...

MARIA - Scacciali! Te lo dico! So chi te li invia. Lo sento... Oh Giuseppe, tu sai bene che i pericoli non sono finiti. Dobbiamo avere la forza di affrontarli.

GIUSEPPE -  Ce l’hai tu.

MARIA - Entrambi ne abbiamo soltanto tanta quanta Egli vuole darcene. Una volta sorregge uno di noi, un’altra l’altro... E penso che quando ci sosteniamo reciprocamente, Egli si pone invisibile tra noi e aiuta il più debole tramite il più forte. Egli vuole tutto attraverso l’uomo. Perché ritieni di aver eseguito male il tuo compito?

GIUSEPPE -  Non Gli ho ancora insegnato tante cose...

MARIA - Gli hai insegnato molto. Che mai possiamo dargli di più noi, gente comune? Il nostro dovere è servirlo e, se occorre, sacrificare tutto per Lui... Forse è più importante: abbiamo noi imparato abbastanza da Lui?

GIUSEPPE -  Come ti è venuto in mente?

MARIA - Lo guardo e mi pare che Egli ci insegni con la Sua vita più di quanto noi non insegnamo a Lui. Noi chiediamo in continuazione. Egli non chiede...

GIUSEPPE -  Sono io a chiedere, non tu...

MARIA - Anche io chiedo. Solo in modo diverso, ma io cerco di non preoccuparmi. Egli mi ha scelta così come sono... ricordiamocene Giuseppe. C’è qualcuno che vuole che ci dimentichiamo di questo. Che crediamo che non per grazia dell’Altissimo, ma per i nostri propri meriti siamo diventati i genitori di Gesù...

GIUSEPPE -  Io sono solo un’ombra...

MARIA - Anche questo è lui a suggerirlo. Non ascoltarlo! Ogni uomo è soltanto un’ombra. Ma Dio dà vita anche alle ombre.(Giunge dal fondo della sala Banania).

BANANIA - Ho fatto quel che volevi, Giuseppe, figlio di Giacobbe, quando abbiamo interrogato tuo Figlio un mese fa, ci siamo accorti che Egli sa molto. Forse sarebbe davvero una buona cosa istruirlo come scriba, ma noi di Nazareth non potremmo fare nulla a questo punto. Qui a Gerusalemme potremmo invece trovare un insegnamento adeguato a Lui. Conducilo al tempio, affidalo a qualche maestro. Ma dove è il ragazzo?

MARIA - Oh, mio Dio. Era qui con noi sino a poco fa. Su, cerchiamolo, Giuseppe, te ne prego, sono in pena per Lui.

GIUSEPPE -  Banania. Ti ringraziamo, ma ora dobbiamo andare.

BANANIA - Certo, certo, spero che possiate trovarlo presto.

(Banania va al Tempio mentre Giuseppe e Maria separandosi chiedono informazioni alla gente. Poi si riuniscono).

MARIA - Non lo ha visto nessuno!

GIUSEPPE -  No...

MARIA - Dov’è? Giuseppe, dov’è Lui?

GIUSEPPE -  Non lo so... Deve essere rimasto in città.

MARIA - Che possiamo fare?

GIUSEPPE -  Non so. Tra un momento scenderà la notte.

MARIA - Possiamo lasciarlo da solo?

GIUSEPPE -  Prima mangia qualcosa, Maria. Devi mangiare. Ti capisco. Lo so... credimi...

MARIA - Oh, Giuseppe, sei così buono.., ti ringrazio. Ma, perdonami, non riesco ad inghiottire nulla. Non riesco a capire... Come è potuto accadere? Come Egli ha potuto permetterlo?

GIUSEPPE -  Sono sempre stato io a pormi questa domanda. E proprio tu eri capace di rispondere...

MARIA - Oggi non riesco. Attorno a me c’è il buio, il de serto... Non capisco. È come se l’Altissimo fosse scomparso insieme a Lui...

GIUSEPPE -  L’Altissimo non se ne và. Si nasconde soltanto.

MARIA - Perché? Perché Giuseppe?

GIUSEPPE -  Non lo so... Di Lui ne so meno di quanto ne sappia tu.

MARIA - Mi ha sollevata dal mio niente. Mi ha donato tutto. E adesso mi ha portato via tutto...

GIUSEPPE -  Forse non ha portato via niente...

MARIA - E allora a che scopo Lo ha nascosto?

GIUSEPPE -  Non lo so...

MARIA - Parli come se non Lo amassi (pausa) Oh, perdona, Giuseppe! Come ho potuto dire così? A te, che hai donato tutta la vita. Non so come chiederti scusa.

GIUSEPPE -  Su, su... Non hai motivo di scusarti. Non so no offeso e non sarei capace di offendere. Il mio amo re per Lui non è nulla in confronto al tuo. Si vede che ognuno di noi deve avere i suoi momenti di oscurità. Ancora poco fa ero io ad essere nelle tenebre.

MARIA - E adesso non lo sei? È davvero un bene.

GIUSEPPE -  Se potessi aiutarti...

MARIA - Aiutami, dunque! Insegnami ad avere fede senza vedere!

Scena Decima

Gerusalemme – Ingresso del Tempio – Esterno Giorno

BANANIA, GIUSEPPE, MARIA, poi SAMEA, poi GESU’

BANANIA - (Viene dal gruppo di sacerdoti che ascoltava Gesù) Ehi, Giuseppe, Giuseppe.

GIUSEPPE -  La pace sia con te, venerabile.

BANANIA - La pace sia con te Giuseppe. Ma è tuo Figlio che parla con gli scribi nel Tempio.

GIUSEPPE -  Mio figlio? Hai visto, venerabile, mio Figlio?

BANANIA - Ho visto il tuo ragazzo rivolgersi con una domanda ai venerabili scribi ed essi nella loro benignità hanno acconsentito a rispondere alla sue domande.

GIUSEPPE -  Dove? Dove Lo hai visto, venerabile?

BANANIA - È nella sala delle Pietre Squadrate. Chissà che qualcuno non voglia prenderlo come discepolo.

GIUSEPPE -  Indicaci, venerabile, come recarci alla sala delle Pietre Squadrate; non sapevamo dove fosse nostro figlio, ed eravamo molto in ansia...

BANANIA - Andate di là e se la guardia vi trattiene dite che siete i genitori del ragazzo che i venerabili hanno onorato del colloquio.

GIUSEPPE -  Che l’Altissimo ti mostri la Sua grazia per la notizia con la quale ci hai consolato.

(Si salutano. Banania va sul fondo della sala mentre Giuseppe e Maria verso le guardie del Tempio che li fermano. Parlottano e poi i due genitori vanno verso i sacerdoti. Si fermano alla porta).

MARIA - Figlio, Figlio mio. Figlio! Figlio! Sei qui! Ti abbiamo tanto cercato! Ho tanto temuto per te. (I genitori abbracciano e baciano il Figlio).

SAMEA -Chi ha lasciato che entrasse qui quella donna? Scacciatela. (Giuseppe avanza implorante).

GIUSEPPE -  Non vi adirate, venerabili. Siamo i genitori di questo Ragazzo. Lo avevamo perduto. E Lo cercavamo pieni di inquietudine. Ci siamo rallegrati trovandolo qui.

SAMEA -Se è così porta via il Ragazzo e questa donna, e uscite di qua! Questo non è un luogo in cui possa entrare un qualsiasi contadino. Andatevene! Il vostro ingresso ha confuso i pensieri dei venerabili dotti. Su! Andatevene subito! (I tre escono dal Tempio e vanno nella zona 6).

MARIA - Che hai mai fatto Figlio! Ci hai causato tanta paura e affanno! Eravamo entrambi colmi di sbigottimento! Ti cercavamo tremando... Come hai potuto comportarti così?

GESU’ -Mi cercavate? Avevate timore per me? Eppure dovreste saperlo che il Mio posto è nella casa del Padre!

GIUSEPPE -  Sta tranquilla, Egli verrà con noi. Tutto rimarrà come prima.

MARIA - Così pare... Ma già temevo... Però Giuseppe, perché Egli ha detto così?

GIUSEPPE -  Perché te ne ricordi quando giungerà il momento dell’autentica separazione.

GESU’ -Se l’ordini, Abbà, possiamo partire.

GIUSEPPE -  Che ne pensi Figlio, della scienza dei grandi dottori?

GESU’ -Se permetti, Abbà, che io esprima il Mio pensiero, lo dirò. Non desidero l’insegnamento dei dottori. Questi uomini sono saggi a parole, ma non vedono la vita. Vogliono disputare del cielo e non scorgono la terra.

GIUSEPPE -  Però l’Altissimo abita nel cielo.

GESU’ -Egli dice anche: « Solleva una pietra e Mi troverai, recidi un pezzo di albero ed Io sono là... Egli è qui celato. Ed ora desidera giungere ed essere tra voi uomini... (avanza tra il pubblico) Padre. Mi ordini di attendere ancora a lungo quest’ora. Quanto ardentemente la desidero! Sono così impaziente. So che sarà dolorosa, ed Io temo il dolore. Ma so che essa rivelerà Te, la Tua misericordia e il Tuo amore. Oh Padre, lo desidero tanto! Essi non sanno come sei. Ti temono ma non Ti amano. Voglio che Tu sia amato. Questo desiderio mi divora. Ordina che si compia il tempo che hai indicato. Ma Padre, che in tutto avvenga soltanto la Tua volontà. Voglio sottomettermi ad essa interamente. Che questo avvenga allorché Tu lo esigi.

(I suoi genitori lo raggiungono e tutti escono sul fondo della sala.)

Si chiude il sipario.

FINE

Marcello Fiorentino

Agosto 1987


Note dell’Autore:

1) Il popolo è costituito da più comparse le quali, a secondo delle scelte del regista, possono essere utilizzate in altre scene.

2)  Il condannato può essere usato o no. In alternativa si può costruire una diversa azione.

3) Lo spettacolo può essere realizzato anche con un numero minore di attori. Ciascun interprete dovrà in tal caso avere più parti. A tale proposito si suggerisce il seguente schema.

01° Attore - 01* 26 (15) (35)

02° Attore - 02

03° Attore - 03 24 (16) (33)

04° Attore - 04 10 25 (34)

05° Attore - 05 11 27 (36)

06° Attore - 06 12 21

07° Attore - 07

08° Attore - 08 17 31

09° Attore - 09 32

10° Attore - 13 22

11° Attore - 14 23

12° Attore - 18 29

13° Attore - 19 28 30

14° Attore - 20

4) Il lettore può avere la voce registrata su nastro.

* numero del personaggio indicato all’inizio del testo.

5) [2]N.d.A.


[1] Col senso di « Rappresentante vicario » (n.d.t.)

[2] La rappresentazione è stata gentilmente pubblicata sulla Rivista “TEATRO” della F.O.M. (Federazione Oratori Milano sezione Teatro) nel n° 150 del 15 Febbraio 1989. Non è coperta da diritti di copyright e può essere rappresentata liberamente.

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