Lomecusomani
LOMECUSOMANI
di Angelo Pavani
Giugno 2012
Un uomo seduto a tavola, sotto la luce di una lampadina appesa a un filo elettrico che attraversa la stanza e poi sparisce dentro un buco sulla parete. Scatole, scatoloni fogli e montagne di carta dappertutto. Un letto di stracci, una brandina e un vecchio mobile sullo sfondo. Sul mobile ci sono piatti e bicchieri. Al centro in fondo c una grande porta di metallo chiusa, senza maniglia e serratura. A destra c un grosso varco nel muro da cui proviene la luce del giorno.
Luomo sta leggendo attentamente alcuni fogli Doc. Ha un paio di occhialini rattoppati e poggiati sul naso e sta usando una matita. Legge, scrive, copia, rilegge e riflette. Posa la matita, toglie gli occhiali e si stropiccia gli occhi, poi il viso ed infine si stiracchia, bofonchiando qualcosa. Si alza in piedi e si massaggia energicamente braccia e gambe per il freddo, poi si guarda intorno grattandosi la testa. La sua attenzione rapita da un contenitore posizionato a terra in un angolo. Lo raggiunge e solleva il coperchio, annusa il contenuto e storce il naso, poi infila una mano allinterno e tira fuori un torsolo di mela. Lo fissa e lo fa penzolare, poi ci soffia su e lo annusa. Prende un giornale e lo sistema sul tavolo, ci posa sopra il torsolo, prende una tazza e due bottiglie che scuote per saggiarne il contenuto. Si siede a tavola e versa il contenuto delle due bottiglie nella tazza fino allultima goccia. Agita la tazza per mescolare, prende il torsolo e lo divide in due, riprende i suoi appunti, inforca gli occhiali e molto soddisfatto consuma la sua colazione.
Dopo qualche istante entra in scena Uno, passando faticosamente attraverso il varco. Entrambi sono vestiti alla buona in condizioni precarie. Uno porta con s un grosso zaino.
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LOMECUSOMANI
I Atto
Uno: Sono rimasto a fissare lorologio per venti munuti.
Doc: Ah.
Uno: E un sacco di tempo.
Doc: Venti minuti.
Uno: S, venti minuti.
Doc: Sono venti minuti.
Uno: Che cosa sono venti minuti?
Doc: Lhai detto tu, venti minuti.
Uno: Ho detto che ho fissato lorologio per venti minuti, gi. Ripeti quello che dico?
Doc: No. Tu hai affermato che sei rimasto l per venti minuti.
Uno: E allora?
Doc: Poi hai aggiunto che un sacco di tempo.
Uno: Perch ti sembra poco?
Doc: No. Venti minuti, sono venti minuti.
Uno: Tu invece che cosa hai fatto?
Doc: Probabilmente quello che facevo gi.
Uno: Hai sistemato gli appunti di ieri?
Doc: No.
Uno: (Si avvicina e lo osserva) Cosa stai leggendo? E sempre la solita merda.
Doc: Sei rimasto a fissare quel coso l su in cima? Quello senza lancette?
Uno: Perch ce n un altro l?
Doc: Che ore sono?
Uno: E questo che centra?
Doc: Voglio sapere che ore sono.
Uno: Saranno ... circa...
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Doc: Non lo sai?
Uno: Non mi serve, va bene? Non ho bisogno di nulla.
Doc: Per sei rimasto a fissare un orologio vuoto per venti minuti.
Uno: So contare benissimo! Tic tac! Tic tac! Tic tac! Ce lho qui, nella mia testa!
Doc: Sono questi gli appunti. Ho bisogno di concentrazione, se non ti dispiace.
Uno: Ancora non lhai fatto. Ti piace vedermi cos vero? Questo... ti diverte.
Doc: Non mi piace vederti, ma non ho scelta.
Uno: Sono stato fuori per un sacco di tempo e devi ancora sistemarli.
Doc: Gi. Venti minuti, ma non possiamo esserne sicuri. Questo lo abbiamo appurato.
(si alza e cerca la luce per leggere meglio, Uno si siede e rovista nello zaino, per fare linventario)
Uno: Dovresti provare una volta. Non poi cos male. Qualcuno ti guarda incuriosito, Vorrebbe sapere cosa stai guardando. Gli occhi rimbalzano come palline, in su e a me, in su e a me, ping pong, ping pong .... (riso isterico) che idioti.
Doc: Cosa c scritto qui?
Uno: Dove? Ah... disagio. Vorresti dire che scrivo male?
Doc: Disagio? Qualcuno era a disagio?
Uno: C scritto cos, disagio! E allora?
Doc: Non sai neanche cosa sia.
Uno: Lho visto! Io lho visto sul suo viso, si muoveva come... provava... una sensazione nuova. Me ne sono accorto dal rumore dei suoi passi, allinizio regolari e poi... indecisi: era vicino. Continuavo a fissare lorologio, ma ho sentito i suoi occhi addosso, mentre si allontanava tip tap tip tap tip tap! Quelli erano passi leggeri e veloci. Sai, se fissi qualcosa per molto tempo, ad un tratto sparisce, diventa invisibile.
Doc: Era una donna? Noto una certa grazia nel tuo racconto, doveva per forza essere una donna.
Uno: Io so fare il mio lavoro.
Doc: Dov finita la rabbia? Basta una donna per far vacillare la torre di Babele? Allora siamo a questo, solo un altro squallido tentativo di violare il sistema. Niente di nuovo. Luomo sempre stato in balia delle emozioni, tumultuose e incontrollabili emozioni. Battaglie, guerre, e poi? Basta una donna e... puf! Ennesima emozione.
Uno: Una ragazza bellissima.
Doc: Ah! Lo sapevo.
Uno: Stiamo qui da quanto?
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Doc: Dimmelo tu, magari in quella testa c abbastanza spazio anche per un calendario.
Uno: E normale... che una bella ragazza... lei... mi ha guardato, ha guardato me capisci?
Doc: Va bene. Lo inseriamo tra le cose da controllare, sempre che non sia solo unaberrazione. (Scrive tra la sue carte)
Uno: Uhm... tu invece non ci pensi mai. Da quando siamo qui, mai una volta, mai. Perch non
parli mai di donne? Non sarai mica...
Doc: Chiss. Ora che mi ci fai pensare, non sei niente male.
Uno: Stasera faccio io il primo turno di guardia. Forse anche il secondo.
(si prepara un posto per stare comodo. Prende della carta a la sistema con cura, poi prova a sdraiarsi. Non trova una posizione comoda per la testa, allora prepara un cuscino con un cartone e lo prova diverse volte, alla fine soddisfatto.)
Doc:(che ha seguito la sua azione, si alza e si avvicina) Incredibile come luomo sia capace diadattarsi ai cambiamenti. (Lo studia) Ti sei mai chiesto se anche noi...Se fosse gi accaduto? Cos, senza meta, senza idee, senza Dio. Ti sei guardato ultimamente? Sei diverso. Ce ne stiamo qui a mettere insieme dati e a fare elucubrazioni e magari...
Uno: Impossibile. Io ho un mio sistema.(Tira fuori dalla tasca un taccuino) Vedi?
Doc: Cos?
Uno: Appunti.
Doc: Perch li hai scritti l? Cos rischi di compromettere lintero esperimento.
Uno: (si siede sul letto) Oh... beh... questi sono miei. Il mio sistema.
Doc: Tu devi essere impazzito. Dammi qua, voglio vedere.
Uno:(Si alza e corre dietro il tavolo) Niente affatto. Sono i miei appunti, li leggo ogni giorno. Solocos posso sapere se cambiato qualcosa.
Doc: Non vuoi mostrarmeli? Sono uno scienziato, imbecille! Non ti interessa il mio punto di vista?
Uno: (Ride) Nessuno vuole il tuo aiuto! (Indica la stanza) Ne hai una montagna e io solo questi, sei un prepotente.
Doc: Ma cosa sto facendo? Mi avevi quasi fregato! Credi veramente che l dentro ci sia qualcosa che valga la pena leggere?
Uno: Ogni mattina, presto, mentre tu dormi... io scrivo.
Doc: Lallievo impara in fretta! Cosa scrivi? Qui dentro non c niente... scrivi di me?
Uno: (Ride) Sono cose mie.
Doc: Come ti permetti? (Cerca di afferrarlo ma Uno pi agile) Razza di insolente, bastardo! Io non sono la tua cavia. (Si ferma e lo fissa) Tu non sai neanche cosa sia una cavia.
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Uno: Io scrivo di te e di me. Me lo hai insegnato tu, ricordi? Stabilire il perimetro, scegliere i soggetti, interagire con lambiente e annotare ogni cosa.
Doc: E quello che devi fare l fuori, idiota!
Uno: Beh... dentro, fuori... cambia poco.
Doc: Gli appunti vanno sistemati con criterio, per stabilire se c qualche scostamento, qualcosa di nuovo. E quello che faccio io e lo sai.
Uno: Devo rimanere in contatto con la realt. Questo tutto quello che ho!
Doc: Quale realt? Prova a pensare. In fondo noi siamo solo in due.
Uno: (Fissa la porta, rimette in tasca il taccuino) Ce ne sono molti come noi, nascosti chiss dove.
Doc: Supposizioni. E quello che sappiamo fare vero? Supposizioni, teorie, ma dobbiamo dimostrarle prima o poi. Non crederai mica che me ne star qui con te, a morire soffocato sotto una montagna di carta.
Uno: (Avanza verso una pila di giornali e li fissa) E quasi finita.
Doc: Che cosa?
Uno: La carta. E quasi finita.
Doc: (Si siede ricomincia la sua lettura ) Chi andato il mese scorso?
Uno: Io.
Doc: E quello prima?
Uno: Sempre io!
Doc: E sai perch?
Uno: Perch sono troppo paziente.
Doc: No. Perch il tuo compito. La carta e tutto ci che pu essere utile rientra nei tuoi compiti. Io non sono mai stato un uomo pratico. Il mio compito questo, mettere insieme dati, per dare un senso... a qualcosa.
Uno: Che cosa? Dimmelo una buona volta! Che cazzo stiamo cercando?(da un colpo alle carte e le fa volare in aria) La mia pazienza sta per finire lo sai? (Doc preoccupato solo dei suoi fogli, cerca di sistemarli di nuovo)
Doc: Ehi fai attenzione! Sai quanto mi ci voluto per ordinare quella roba?
Uno: Ordine. Tu ordini le cose. (si aguarda intorno) Questo posto fa schifo, eppure vuoi ordinare le cose. A me piacciono cos come sono, di quale ordine parli? Del tuo? Sei tu a stabilire cosa viene prima, cosa meno importante? Magari potresti anche chiedermi un parere, se non chiedo troppo. Anche io ho posso dire la mia, se dobbiamo stabilire un ordine. Stiamo parlando di regole o sbaglio? (Doc intento nella lettura di una frase che sembra poco leggibile) Ti sei messo a fare delle regole per ordinare le cose... ma che bravo! E sentiamoun po, quando me ne avresti parlato? Perch tu... me ne avresti parlato vero?
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Doc: (assente) E questo cos?
Uno: Mi ascolti quando parlo?
Doc: A volte, ma ti ho sentito! Guarda qui.
Uno: Che cosa? Che cosa?
Doc: Qui hai scritto fastidio. ... mostrava un certo fastidio quando si accorto che stavo sorridendo...
Uno:(Avanza in proscenio) Gi era pi simile a uno schifo. Si muovono in fretta, con la lorosmorfia di tristezza. Mi ha guardato appena e... sembrava avesse visto spazzatura l fuori non c rimasto niente!
Doc: Sei proprio una zucca vuota. Fastidio? Questo s che un dato significativo, e sono gi due! Disagio e fastidio. Sono pi o meno la stessa cosa, ma gi qualcosa.
Uno: Beh... ti accontenti di poco.
Doc: Voglio capire che cosa hai fatto esattamente. Hai detto che sorridevi?
Uno: Adesso vuoi sapere come lo faccio? Ad un tratto sono diventato interessante?
Doc: Te la prendi con la persona sbagliata, guardami! Non me la passo poi tanto meglio di te.
Uno: Per tocca sempre a me andare l fuori, tu non sai com, ogni giorno sempre peggio. Fissare lorologio stata una bella idea, una mia idea. Non devo guardarli in faccia... una grande idea.
Doc: Va bene stavi fissando lorologio e poi?
Uno: Ha rallentato e... mi ha guardato, come ha fatto la ragazza, per un attimo e poi... lha fatto di nuovo. Me ne accorgo dal rumore capisci? Dal rumore dei passi, le loro belle scarpe, che calpestano tutto. Tap tap tap regolare, tip tip tip esitante e tip tap tip tap tip tap scappano via.
Doc: E si avvicinato?
Uno: Oh... intorno a me doveva esserci una zona radioattiva, ma... lho guardato! Eh gi! Dritto negli occhi. Mezzo secondo, bastato solo mezzo secondo per dirci tutto quello che cera da dire.
Doc: Che cosa?
Uno: Niente. (pausa) Unoccasione unica, ma... non cera nulla da dire. (sorride) Possibile che non te ne rendi conto? Non c niente.
Doc:(perde il controllo) Sono io che devo elaborare i risultati! Io faccio le conclusioni! Sono unoscienziato! Te lo ripeto, fai la tua parte. O tutto questo lavoro sar stato inutile. Ci siamo, lo so, ne sono sicuro! Non ti permetter di rovinare tutto!
Uno:(Calmo, solleva le carte dal tavolo e cerca qualcosa. Gira per la stanza, sposta fogli ed oggetti con molta calma. Doc lo segue con la coda dellocchio) Dove hai messo la bottiglia?
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Doc: (Pausa) Che cosa?
Uno: Ho bisogno di bere. Dov la bottiglia?
Doc: La bottiglia... certo. (la cerca) Cosa non si farebbe per una bottiglia. Del resto dovevo aspettarmelo. Ti ho trovato nella spazzatura, ubriaco... dovevo lasciarti l.(ha trovato la bottiglia)
Uno: Beh... un po tardi per i ripensamenti, dottore.
Doc: Bravo e cerca di ricordatelo. (gli passa la bottiglia) Sono un dottore. Forse lunico a cui interessi veramente qualcosa di questo...(Pausa)
Mi chiedo come sia potuto accadere. Nel mio mondo cerano parole e sguardi, educazione e rispetto, cera poesia. Ecco quello che manca veramente, poesia. Sembra una specie di isteria collettiva, la velocit lunica cosa che conta.
Uno: Si muovono in fretta quelle bestie.
Doc: Quanta indifferenza. E una malattia contagiosa. Non so come siamo arrivati a questo punto.
Uno: Beh siamo in due, Doc.
Doc: Io non sono un barbone ubriaco.
Uno: Ho voluto dimenticare ed ora mi hanno dimenticato. Cambia qualcosa? Nessuno ha bisogno di noi, ma tu non vuoi arrenderti.
Doc: Allora perch sei qui? Credi che non sappia quello che pensi? Ti ho dato una speranza e tu lhai colta al volo. Mi consideri una specie di pazzo, ma in fondo... innocuo, meglio di niente. E molto meglio che... essere dimenticati vero?
Uno: Bevi un goccio, Doc. Allenta la tensione.(Beve)
Doc: Bevilo tu. Sei cos bravo! E poi non chiamarmi Doc.
Uno: Lo teniamo per dopo, Doc. (fissa la porta) Arriver il momento.(Cerca un posto per sistemare la bottiglia. Prima su una pila di carte, poi sul mobile in fondo, ma non soddisfatto. Dopo qualche tentativo la mette al centro del tavolo e guarda soddisfatto)
Doc: Comincio a sentire un certo languore allo stomaco.
Uno: Io non ho fame. (siede sul suo giaciglio)
Doc: Dobbiamo mangiare qualcosa, vediamo cosa ci riserva il destino (ispeziona il mobile in fondo)
Uno: Se nel frattempo non sono cresciuti dei funghi, l dentro non ce rimasto niente.
Doc: Cera un pezzo di lardo, lavevo nascosto io ieri sera.
Uno: Ah quello. Non lavevi nascosto bene.
Doc: Mangi e bevi alle mie spalle, comincio a stancarmi di te lo sai?
Uno: E la seconda volta.
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Doc: Che cosa?
Uno: E la seconda volta che minacci di andartene.
Doc: Stai prendendo appunti?
Uno: Se hai voglia di andare via sei libero di farlo. Lo posso risolvere anche da solo questo casino. Ce la posso fare. Ho imparato dal migliore, anzi... dallunico (si guarda intorno) a quanto pare.
Doc: E dovrei lasciare tutto il mio lavoro? Scordatelo!
Uno:(Si alza e si avvicina) Allora dobbiamo sopportarci a vicenda. Allora devi smettere dilamentarti, Doc!
Doc:(Esitante) Se non mangio qualcosa divento intrattabile. Ho un problema con gli zuccheri, nonposso stare a digiuno.
Uno: Ah... deve essere questo allora. Hai un problema con gli zuccheri.
Meglio saltare il dolce quindi. (Prende la sua borsa e rovista il contenuto) Caff?
Doc: (Sorpreso) Caff... magari! Hai del caff?
Uno: Certo, il mio compito. Tutto ci che serve qui dentro dipende dalle mie capacit di sopravvivenza. Cera un termos al parco, la fortuna dalla nostra parte.
Doc: Qualcuno ha dimenticato un termos... che strano.
Uno: (prende il termos) Questo non posso saperlo.
Doc: Non sai se stato dimenticato?
Uno: Non importante.
Doc: Non dirmi... lhai rubato?
Uno: Ti ho appena detto che non posso saperlo.
Doc: Che cosa stiamo facendo? Questo... cos non giusto! Noi dobbiamo rimanere...
Uno: Vivi! Noi dobbiamo rimanere vivi. Questo importante.
Doc:(Si precipita a prendere due tazze dal mobile in fondo e le poggia sul tavolo. Uno versa il caff) E caldo? Magari solo una tazza, lo conserviamo per dopo.
Uno: Hai ragione. Lo mettiamo vicino alla bottiglia.(Sorseggiano caff. Doc, sembra rilassato ora. Uno continua a fissarlo, poi guarda la bottiglia e il termos sul tavolo, riflette, prende il termos e lo infila in una tasca con aria soddisfatta. Torna a fissare Doc e al suo caff)
Doc: Sai questo mi ricorda uno di quei momenti... conviviali. Cerano saloni ovattati, gente interessante, si parlava, di tutto. Quanto mi mancano. (Uno continua a fissarlo) Ricordo una donna, forse mia moglie, o mia...
Uno: Tua? Sei sicuro che fosse tua? Non hai pi niente, cerca di tenerlo a mente. Lo faccio per te Doc, per tenerti concentrato sul tuo lavoro. Solo ricordi o invenzioni della mente.
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Doc: Secondo te quanti anni ho?
Uno: Lascia perdere, non sei il mio tipo.
Doc: Parlo sul serio. La cosa che mi fa pi male che non posso sapere se me li porto bene.
Uno: Sei in forma Doc, stai tranquillo. (Prende dalla tasca alcuni fogli e li mette sul tavolo, buttandoli come capita) Ecco, tutto. (Si sdraia nuovamente) Se riesco a schiacciare unpisolino sar in forma anchio... uhmm! Ecco, perfetto.
Doc:(contrariato) Guardatelo, luomo perfetto! (fissa Uno) Non ha problemi apparenti, assopito nelsuo torpore quotidiano. Deve solo arrivare a domani, esegue gli ordini come un bravo soldatino, non fa domande perch non vuole risposte. Il male di vivere pu andare a farsi benedire, qui c qualcuno che pensa per lui, la sua garanzia che il possibile lo stiamo facendo e se c qualche dubbio, basta una buona bevuta e chi s visto s visto! Nessuna responsabilit, ma che cosa puoi dare in cambio? Ti lamenti se stabilisco qualche regola di troppo, ma non hai nulla da offrire e allora? Allora... decido io che cosa devi pensare, cosa devi fare, quando puoi mangiare e perfino quando puoi andare al cesso. Io stabilisco le regole, e sei stato tu a darmi questo potere. Anche se non vuoi ammetterlo.
Uno: Cos, la solita strigliata? Mi lamento troppo o troppo poco, comunque ti da fastidio. Sei in cerca di conferme?
Doc: Tu vieni a parlarmi di ego, sono sbalordito. Hai bevuto troppo o troppo poco? Non sai mai cosa puoi trovare nella spazzatura.
Uno: Tanto non cambia niente. Se tu vuoi diventare pazzo accomodati. Io sono stanco di te e delle tue continue insinuazioni.
Doc: Vuoi andartene? Quella la porta, nessuno ti trattiene.
Uno: Aspetter, io sono paziente te lho detto.
Doc: (fissa la porta, poi si guarda intorno) Ho fame.
Uno: (Si alza) Anchio.
Doc: Avevi detto che eri a posto.
Uno: Mi fai consumare troppe energie Doc.
Due: Forse facciamo in tempo per il cambio turno. Guarda in quella testa e dimmi che ore sono.
Uno: Mezzogiorno forse luna.
Doc: Caspita che precisione! A che ci serve un orologio?
Uno: Il cambio turno alle due, siamo ancora in tempo.
Doc: E vedi di farti dare qualcosa di cucinato.
Uno: Non accettano ordinazioni. Una volta era pi semplice, non cera la concorrenza. Devo anche ringhiare lo sai? Si divertono un mondo a vedermi a quattro zampe, una specie di
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gioco perverso e lho inventato io. Mi tirano di tutto, come a un cane rabbioso. Pu capitare anche un osso non troppo scarnito, una vecchia scarpa.
Doc: (Si guarda le scarpe) Ecco cosera quel fetore.
Uno: Beh, sei fortunato Doc, sono dello stesso colore. Quelle le ho prese proprio qui, sulla schiena, una dopo laltra.
Doc: (stupore) Da quanto tempo... va avanti cos?
Uno: Ah... luomo sensibile torna a farci visita!
Doc: Come ho fatto a ridurmi in questo stato?
Uno: Ti preferisco nei panni del dottore, un po rompipalle ma con del carattere.
Doc: Avevo una vita tranquilla, un lavoro... importante, s avevo un camice ... un camice bianco. Io guardavo le macchine, i meccanismi e scrivevo, scrivevo sempre.
Uno: Che notizia!
Doc: Ho sempre avuto una predisposizioe per i calcoli. Metodo e disciplina, tutto quello che serve, puoi raggiungere sempre un risultato, tutto si trasforma e si semplifica. Tutto porta ad un unico, preciso risultato.
Uno: Beh qui un po diverso Doc (osserva le pile di fogli e giornali, passeggiano per la stanza) Qui le cose si complicano.
Doc:(prende le sue carte, nervosamente) Le mie ricerche portano in una sola direzione. Luomoformica... mi sono permesso di chiamarlo cos, assoggettato attraverso la dipendenza psicologica e fisica ad una volont esterna.
Uno: Luomo formica. Sicch ci troviamo in una specie di formicaio, come due ospiti indesiderati?
Doc: Qualcuno ti ha invitato ad entrare?
Uno: Io non parlo con nessuno. A volte sembrano vero... per non si accorgono di noi.
Doc: E qualcosa di invisibile ma presente in ogni momento della sua giornata. Deve trattarsi di una forma nuova di comunicazione che interagisce direttamente con la sua coscienza. Lo pilota dallinterno, come un essere maligno.
Uno: Vuoi dire che c qualcuno che decide per lui?
Doc: Esatto.
Uno: E quello che succede anche qui. Fuori o dentro... cambia poco.
Doc: Non esatto. Tu, hai le tue motivazioni, ti ribelli, o fai finta di farlo. Insomma cerchi di mantenere vivo il tuo spirito di contraddizione.
Uno: (lo fissa) Quindi non sono posseduto da qualcosa... io.
Doc: Ehm... no. Non sempre.
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Uno: Non sono molto in me ultimamente. Vado spesso in chiesa (Doc lo guarda sorpreso) s, proprio cos. Mi piace andare in chiesa. Mi piace la chiesa. Non so se questo sia giusto, so solo che mi piace, capisci? Il silenzio, laria c unaria puoi sentirla solo in chiesa. E un odore dincenso e candele, per anche... marmo, colori antichi, legno, persone complicato. E lodore della fede. E se la fede ha un odore, un buon odore, ti sembra quasi sembra pi E poi fresco. Anche destate, quando lafa insopportabile, sempre fresco, silenzioso, che pace. Mi piace molto entrare in chiesa. A volte riesci a sentire i tuoi pensieri. Ti basta muovere le labbra per sentire le tue preghiere. Al mattino, il mattino presto ci sono i fedeli pi anziani, io mi siedo sempre al centro. Mi piace stare lungo il corridoio centrale e respiro piano ad occhi chiusi. Tutte quelle labbra che si muovono in silenzio diventano il rumore di un ruscello, e mi sembra di essere lontano da qui, molto lontano. E proprio un bel posto. Credo che sia per questo che i vecchi fissano il vuoto e parlano sottovoce. Ascoltano il ruscello.(Sembra riaversi) Non sono molto in me ultimamente.
Per fortuna che ho questo (mostra il taccuino e lo rimette in tasca).
Doc: Da quanto scrivi l dentro?
Uno: Novantanove pagine.
Doc: Una... al giorno?
Uno: Se c qualcosa che vale la fatica di scrivere.
Doc: Vuoi dire che ne hai saltato qualcuno?
Uno: Oh... parecchi. Ho perso il conto...
Doc:(in stato confusionale) Come... da quanto siamo qui? (Guarda il taccuino) Chi cosmaniacale da interrompere qualcosa per tanto tempo e poi riprenderla come se niente fosse?
Uno:(lo fissa) Tu Doc. Sei capace di stare giorni e giorni senza parlare, perso in chiss qualemondo fantastico e devo prendermi cura di te. Sono stanco Doc. Come vedi siamo pari.
Doc: No! Non vero, non ci credo. Tu... stai solo cercando di confondermi. I tuoi appunti ti hanno dato un bel vantaggio!
Uno:(sorride, diabolico) Io non sono uno scienziato e poi... mi fai pena. Parliamo sempre dellestesse cose, lo sai?
Doc: Vuoi dire che io... dimentico... ricominciamo sempre da capo?
Uno: Ti sei mai chiesto perch non hai ancora una soluzione?(indica la porta) Ci sei andato vicino tante volte, poi... un salto nel buio e buonanotte. Ripeti sempre quella storia della tua vita passata, borghese e squallida.
Doc: Non pu essere vero.
Uno:(prende la bottiglia, sistema due bicchieri a tavola e si siede) Coraggio Doc, facciamoci ungoccio. Ci stiamo conoscendo di nuovo, tra poco ci faremo delle confidenze, bisogna brindare da buoni amici. (Doc catatonico, si siede) Pensa che una volta avevi una specie di piano per andare via da qui. Chiss... forse in quella montagna di carta, da qualche parte...
(sorride soddisfatto)
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Doc: (sembra riaversi, beve) Comera fatto? (si getta a terra e rovista tra le carte) Grande?
Piccolo? Quanto tempo fa?
Uno: Calmati Doc. Calmati. (con tono sempre pi forte) Non lo troverai mai. Calmati! (Urla) Basta! (Doc si blocca) Tirati su! (si siedono)
Doc: Era un buon piano?
Uno: Beh... (si guarda intorno) Il posto lo stesso, la porta chiusa e... siamo infestati dalle formiche.
Doc: Che cosa?
Uno: L fuori. Che succede?
Doc: C un gran movimento, sembra una sorta di schema, generato da un desiderio profondo. Correre, aumentare la velocit, il tempo prezioso e ci sono tante cose... Poi qualcuno fissa un vecchio orologio e... bahm! Cortocircuito.
I miei dati lo dimostrano.
Uno: I tuoi dati. Vuoi dire il frutto del mio lavoro, quello che sono costretto a fare l fuori?
Doc: Beh... il tuo compito
Uno: Il mio compito, ma certo! Perch tutti abbiamo un compito. Anche tu Doc?
Doc: S... Io...
Uno: E dimmi, dottore, secondo te quanti compiti devo fare io per essere considerato degno del tuo?
Doc: Tu esci e io sto dentro. Questo laccordo.
Uno: Abbiamo un accordo! Magnifico! Allora possiamo anche modificarlo questaccordo. Io propongo di raccogliere le idee e tentare la fuga.
Doc: Per modificare un accordo bisogna metterlo ai voti!
Uno: Chi a favore? (alza la mano, si guarda intorno). Chi contro? (Uno a braccia conserte, Doc alza la mano di riflesso) A quanto pare non si raggiunge la maggioranza. Che si fa?
Doc: Che cosa sto facendo? (si versa un bicchiere, beve) Ti diverti un mondo eh? Posso farti divertire quanto mi pare, alla fine... mi darai ragione. Io ho una visione pi ampia.
Uno: Non c maniglia, niente serratura, nessun rumore... niente di niente.
Ci sar una una buona ragione, ma non posso continuare cos. Mi potrebbe succedere qualcosa... l fuori.
Doc: (alza in aria il bicchiere) Brindo alla tua salute, scriver di te nelle mie memorie (beve).
Non ti mai fregato niente di conoscere la verit, ti stai abituando a questo...
Uno: Viviamo cos da un bel pezzo. Io e te viviamo cos.
Doc: Hai paura o pensi che sia inutile...(ha unilluminazione) o vuoi essere uno di loro!
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Uno: Uno di loro. (pausa. Beve) Uno di loro. E unidea pericolosa questa, Doc.(beve) Non ci avevo pensato. Magari potrei smettere di fissare lorologio.
Doc: Gi. Magari potresti anche parlare con quella ragazza... ah! (ride, sempre pi forte, ride di gusto. Quando riprende fiato si calma, lo guarda e si versa un bicchiere)
Povero schiavo ignorante, fai pure quello che ti pare, nessuno verr a farti la morale.
Uno: Secondo me le decisioni le prende qualcuno che sta in alto. C sempre qualcuno pi in alto di te, c sempre qualcuno che ti dice dove hai sbagliato e qual il prezzo che devi pagare. Una volta sono scappato per non pagare il conto. Devi muoverti velocemente. Velocit Doc. (pausa) Non ha voluto credermi. Glielo avevo detto, glielo dicevo ogni giorno, lasciami in pace, lasciami in pace, gli dicevo. Soprattutto quando uso gli attrezzi, perdo la concentrazione. Non mi sono mai piaciuti gli scherzi, ti fanno sentire stupido. Io non sono stupido. E poi se perdi la concentrazione... non sai mai come va a finire.
Doc: (Fissa lo sguardo nel vuoto. Poi avanza verso la porta, pensa a qualcosa...)
Dov il giornale di oggi?
Uno: Oggi niente giornale.
Doc: (nota un giornale che spunta dalla tasca di Uno) Quello cos?
Uno: (Prende il giornale, lo apre) Questo... lho preso stamattina al parco, ma... non lho rubato!
Doc: Ti ho chiesto il giornale e mi hai detto che non lavevi.
Uno: No. Tu mi hai chiesto il giornale di oggi.
Doc: Hai appena detto che lhai trovato oggi al parco!
Uno: So benissimo quello che ho detto.
Doc: Vuoi farmi perdere la pazienza?
Uno: Questo il giornale di ieri.
Doc: Beh... lo stesso. (prende il giornale, lo sfoglia)
Uno: Sai qual il vantaggio di essere pazienti? Quello di poter leggere un giornale molto attentamente, ogni singola parola, ogni dettaglio. Il tempo non manca. Puoi ragionare sulla scelta dei titoli, sulla foto di un articolo. E ti chiedi cosa pensava in quel momento lautore, qual era il suo stato danimo. E poi le frasi pi piccole, minuscole, nascoste tra le pagine con la speranza di non essere notate. Dettagli che diventano importanti. L dentro c tutto un mondo di emozioni, di chi le ha vissute, di chi le racconta e di chi le legge. Non ci avevi pensato eh? Io... sono fatto cos, rifletto... con calma.
Doc: Un mondo a portata di mano, il megafono di una societ che ha la sua giusta collocazione.
Se prendi la strada del parco, lo puoi trovare nel cesto dei rifiuti.
Uno: Pagina tre, penultimo articolo: un uomo ha vinto alla lotteria, muore mentre si precipita a casa per raccontarlo alla famiglia. Investito in pieno da un auto di grossa cilindrata. Che fortuna spacciata! (Doc sfoglia il giornale e cerca la notizia, la legge, poi lo fissa)
Pagina dieci, al centro, accanto alla foto di un palazzo in fiamme, scritto in piccolo: una sostanza naturale che potrebbe rivelarsi il farmaco del futuro, in grado di far regredire la
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malattia nellottanta percento dei casi. E necessario avviare la sperimentazione sulluomo, ma mancano i fondi. Questa deve essere poco importante se lhanno messa l. (Doc sfoglia freneticamente il giornale e trova la notizia, stessa scena di prima)
In prima pagina, sotto la prostituta nellauto scura, la parola onorevole, (stessa scena, Doc legge larticolo) manca una lettera. (Doc lo guarda stupito, poi rilegge con attenzione, ora lo guarda affascinato) Il tuo cervello lha letta normalmente vero?A volte fa delle cose che sfuggono al nostro controllo.
Doc:(piega il giornale e lo fissa, poi guarda Uno. Si alza e poggia il giornale sul tavolo. Fa qualche passo verso il varco nel muro di destra) Io non ho mai giocato alla lotteria... almeno non cheio sappia.
Uno: C chi tenta la fortuna... e chi guida unauto potente. (si sdraia e cerca una posizione comoda)
Doc:(guarda attraverso la spaccatura) Me ne sto qui a volte e penso. Ci sar un posto per me,non dico che sia facile, ma forse potrei tentare... dannati ricordi, non mi fanno dormire. Non lo trover certo passando da qui. Questo non ha neanche la forma di un posto in cui vivere,
un posto e basta. In fondo hai ragione, a cosa serve un ricordo se ti rende incapace? (pausa) Io non entro in chiesa. Cio una volta, molto tempo fa, stato prima di iniziare imiei studi. Questo lo ricordo, non entro mai in chiesa. Ti sembra strano? Anche a me sembra strano, ma sta di fatto che cos. Non sempre un bene aprire la mente, il metodo scientifico un grosso peso da portare troppo ingombrante. Alla fine ti tiene inchiodato l, a cercare una spiegazione per tutto. E poi arriva il giorno in cui ti rendi conto che hai paura di una chiesa. Cio non della chiesa come luogo.. delle persone che puoi trovare. Gente capace di credere al di l della ragione e del buon senso. Una volta avevo paura di quello che saremmo diventati e ora... sono qui, cosa mi sono perso? Li hai visti? (Uno non risponde) Cosa ti sembrano? Tu... dormi.
Uno: (sogna) Via! Andate via!
Doc:(colto da unidea improvvisa, si avvicina lentamente a Uno. Cerca di prendere il taccuino che ha nella tasca) Ssssh... ce ne andiamo... tranquillo... (infila la mano nella tasca, ma Uno gli afferra il braccio allimprovviso ed urla ad occhi chiusi)
Uno: Te lavevo detto che ne avevo bisogno! Te lavevo detto! Non saremmo arrivati a questo! Guarda che cosa mi costringi a fare! Guardaaaaaa! (si blocca, lascia la presa e si siede, sempre ad occhi chiusi si asciuga la mano destra sul petto, poi si asciuga la bocca. Come se niente fosse, si sdraia di nuovo. Con voce suadente...) Non c bisogno di urlare.
Doc:(che nel frattempo si allontanato spaventato) Dovrei fidarmi di te... la tua capacit di starel fuori e io sarei pazzo. (si avvicina alla breccia) Beh il momento di cercare risposte. (prende della carta e la mette in tasca. Si attacca alla bottiglia e beve). Se vuoi una cosaben fatta... (Un ultimo sguardo alla stanza ed esce).
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II Atto
La scena si apre con Doc che fissa Uno mentre dorme. Indossa una bella giacca, un cappello e stringe in mano un bastone con cui sembra pronto a colpire. Fermo immagine.
Doc: Dio che grigiore questa citt. Non ricordavo fosse cos presente, sui muri, lungo le strade dissestate, sui pali della luce, sugli alberi morenti, sull'erba che si ostina a crescere nelle fessure del cemento, su migliaia di cartelloni pubblicitari, sulle panchine arrugginite, sulle gru dei cantieri, nei gas di scarico di tutti quei veicoli... perfino il rumore incessante e l'aria umida che lega cose e persone in un fetido suffl, hanno il colore grigio.
Uno: (Svegliandosi di soprassalto) Chi ?
Doc: Alcuni parlano da soli. Negozi pieni, macchine di ogni tipo... tutto... cos normale, organizzato. E tante luci... beh non hanno problemi energetici. Nessuno cerca di incrociare uno sguardo. Preferiscono fissare il loro piccoli schermi.
Uno: (Osserva impaurito il bastone) Dove... sei stato?
Doc: Ovunque, di ogni dimensione, perfino sui palazzi. Potrebbe essere da l che ricevono gli ordini.
Uno: Sei stato fuori... come ti senti?
Doc: Il progresso un bene, o almeno dovrebbe... Tutto ci che luomo crea, tuttavia ha un secondo fine, pi infimo e abietto.
Uno: Non dovresti uscire Doc, non sei pronto...
Doc: Per cosa? C un modo per prepararsi a questa morte apparente?
Uno: Dove hai preso quella roba?
Doc:(Si stringe nel collo per godere della sensazione di indossare un giacca nuova, accarezza il cappello e maneggia il suo bastone con fierezza) Ti piace?
Uno: Uhmmm...
Doc: Beh lo stesso. (mostrandosi come un modello) Nessuno mi ha notato mentre spogliavo il manichino. Troppo impegnati, troppe cose da fare, per far funzionare il sistema, tutti con la medesima espressione di fondo, nascosta alla meglio.
Uno: Non dirmi che li hai rubati?
Doc:(l o guarda sorpreso) Rubare unazione che implica unappropriazione indebita ai danni diqualcuno. Non credo che un manichino possa denunciarmi.
Uno: Magari qualcuno... ti ha visto.
Doc: Questo non posso saperlo.
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Uno: Non sai cera qualcuno o se ti ha visto?
Doc: Ti ho detto che non posso saperlo.
Uno: Che combini dottore? Devi fare molta attenzione ai particolari, a volte possono fare la differenza. Io lo so bene, il mio compito. (gli gira intorno e lo osserva)
Hai preso appunti?
Doc: La carta... siamo rimasti in due ad usare ancora la carta.
Uno: Hai preso appunti?
Doc: Eppure la nostra una societ perfetta. Io mi occupo di questo e tu di quelli, ed meglio cos, meglio cos. (Si siede e tira fuori dalla tasca la carta. Uno la osserva facendo notare che non c scritto nulla) Non ho avuto il tempo, da ogni parte cera qualcosa che... nonpotevo smettere di guardare. Nessuno si accorto di me... ed meglio cos.
Uno:(Cerca di scuoterlo) Ho sognato formiche giganti: erano dappertutto. Entravano (indica la breccia) in fila, una dopo laltra, centinaia. Avevano portato via tutta la nostra roba, conunorganizzazione pazzesca. Ce nera una, era diversa... mi stava frugando nelle tasche.
Doc: Ognuno ha i suoi incubi! Loro sono ossessionati da due informazioni. Ovunque posi lo sguardo puoi conoscere lora esatta e la temperatura esterna. Secondo te perch?
Uno: Sei stato tu a ficcarmele in testa. Ora come faccio a dormire in santa pace eh?
Doc: Ad un certo punto ci sar caldo? Freddo? Stanno aspettando un evento catastrofico?
Uno: Quella... voleva il mio termos. Ecco cosa stava cercando. Avr sentito lo zucchero nel caff.
Doc: Di cosa stai parlando? Una formica vuole il tuo termos? Solo la tua mente poteva partorire unidea del genere.
Uno: Allora cosa? Ho solo i miei appunti... (riflette) gi! I miei appunti.
Doc: Ora capisco perch il tuo metodo funziona. Fissare un orologio rotto qualcosa di insensato, una gran perdita di tempo e non riescono ad accettarlo. Hai usato uno stratagemma! (Fissa la porta)
Uno: Dobbiamo chiuderlo quel buco, Doc.
Doc: Lunica porta che abbiamo non si apre, per quel che ne sappiamo, quindi quella lunica uscita.
Uno: Se dovessero entrare?
Doc: Per questo facciamo turni di guardia, non certo per studiare laltro mentre dorme.
Uno: Prima o poi potrebbero entrare.
Doc: Non ho paura di loro. Se sei preoccupato per i tuoi appunti, li tengo io..
Uno: Non il momento. Quindi il mio metodo una grande idea Doc?
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Doc:(Lo fissa e riflette. Avanza verso di lui e continua a fissarlo. Uno si guarda alle spalle con circospezione, per controllare lo spazio e indietreggia. Doc si blocca) Linganno! (poggia il bastone e ispeziona la porta. Prova a forzarla, osserva il bordo, posa lorecchio per ascoltare) La storia ce lo insegna, dobbiamo erigere una struttura simbolica come segno didevozione, saranno loro a portarci dentro, apriranno la porta e ci porteranno in trionfo!
Uno: A cosa pensi esattamente?
Doc: Non lo so... una specie di cosa dove nasconderci, potremmo usare la carta, ne abbiamo
tanta. Dobbiamo incutere timore e curiosit...
Uno: Oh Signore, qui si mette male!
Doc: Non bestemmiare! Qui Dio non centra niente. Altrimenti ci sarebbe molto pi spazio su questo pianeta.
Uno: E tu cosa ne sai? E con lui che parli nel sonno?
Doc: Una cosa molto grossa che non passi da quella breccia, dovranno aprire! E chiaro, perch
non ci ho pensato prima? Prenderemo la citt con linganno: espugneremo Troia!
Uno: Uhm... questa storia della troia mi piace, (ride) questa la pi bella!
Doc: Che cosa stai dicendo? Lavevo gi fatto?
Uno: S ma lidea di prendere la citt... cazzo se mi piace!
Doc: E cosaltro ho inventato?
Uno: Ho perso il conto... ogni volta la stessa espressione idiota, la grande scoperta!
Una volta volevi costruire una bomba con tutto lalcol che abbiamo! dicevi. Per fortuna che hai cominciato a bere!
Doc: Mi prendi in giro?
Uno: Uhf! Adesso c tutta la scena dello smarrimento, poi ira, insulti vari... e alla fine sempre colpa mia. Stavolta cerca di fare in fretta, questo gioco comincia a stufarmi.
Doc:(E spaventato) No... non temere. (si siede, disarmato) allora cos, sono intrappolato qui. (Pensa, poi fissa Uno) Ti ho chiesto aiuto? Perch mi sembra la cosa pi logica. Se non lhofatto allora forse non mi fido di te, ma avrei dovuto lasciare delle tracce a me stesso. (si fruga nelle tasche, nevrotico)
Uno: Niente? Non ti fidi neanche di te! Beh... di qualcuno dovrai fidarti, Doc.
Forse non neanche una porta. Forse (indica il varco) dovremmo uscire da l e...
Doc: Accettare? Mai! (si getta a capofitto tra le sue carte, rovista e legge)
Uno: (pausa) Insieme potremmo fare di pi. Stai sempre chiuso qua dentro.
Doc:(si blocca, lo fissa) Chi sei tu? Chi ti costringe a vivere insieme a un pazzo, in questecondizioni. Non hai un po di orgoglio?
Uno: (imitando Doc, si fruga dappertutto)... No! Devo averlo finito.
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Doc: (pausa. Lo studia) Perch non mi parli di te... io dimentico in fretta, no?
Uno: Io sono uno dei tanti. Non uno di loro... questo no. Per loro io sono uno uno di troppo. Per te sono quello che ti osserva quando dormi, che trova la roba. Avevi bisogno di me. Tu volevi uno ridotto cos male, un vuoto a perdere in cui ficcare tutta quella robaccia che vai dicendo. Uno strumento perfetto e... anche un po di compagnia.
Doc: Tutto quel bere ti sta divorando. Avevi promesso, questo me lo ricordo e ti ho dato una mano.
Uno: Qui abbiamo tutto lalcol che vogliamo. E stata una grande idea, una mia idea. Secondo te
cosa ci facevano qui con tutte queste bottiglie? Forse una vecchia fabbrica...
Doc: Guarda fuori! Non possiamo diventare come loro!
Uno: Credi di essere migliore di tutti?
Doc: Tutto procede vero, c un gran movimento, girano, girano.. ma un mondo drogato, sono condannati allestinzione.
Uno: Pfiuuu! E come si fa a drogare un mondo intero?
Doc: E pur sempre un formicaio, per quanto grande e organizzato sia. Credevano che Troia
fosse inespugnabile: bastato un cavallo di legno.
Uno: Svegliati, il mondo andato avanti un bel po nel frattempo.
Doc: Sinsinua nel nido offrendo un nettare dolciastro, una sostanza che crea dipendenza, stordisce e... solo questione di tempo. Non possono farne pi a meno e vagano senza meta, tralasciando ogni dovere, tutto si deteriora, la struttura sociale decade.
Uno: Qualcuno che sta in alto, ho capito. Cos, per, sarebbe finita per tutti, ti pare?
Doc: Non ho detto che anche intelligente, ma pu agire liberamente, in questo enorme banchetto.
Uno: Non gli daremo vita facile Doc, siamo al sicuro qui.
Doc:(lo guarda e scoppia in una gran risata) Ah! Ah!... Eh s... avr di certo una gran paura di noi,sei davvero divertente. (si avvicina a Uno) Useremo la chiave (mostra i fogli). Bisogna fare qualcosa di clamoroso. E una volta stabilito il contatto, parleremo con loro, ci ascolteranno. (Si butta a capofitto tra le sue carte)
Uno: Non c nessun grande complotto. La fortuna ti ha baciato o ti ha sputato in faccia. E una questione di prospettiva, tutto dipende da come vedi le cose. Io non sto poi cos male... beh a volte dura. A volte davvero schifosa, ma sai che faccio? Penso che non sar sempre cos, gi, penso che la ruota girer e aspetto. E vero, un goccio pu darti un po di leggerezza, e allora? Devo piangermi addosso e imprecare contro il mondo? No... chi vuoi che si accorga di me. A volte riesco addirittura a sentirmi sereno. Ti mai capitato?
Doc:(pausa. Si siede, pensa) No... mai. Almeno... non che io sappia. Ricordo solo frammenti, manon ho le sensazioni, mancano i suoni... come un vecchio film muto. (pausa)
Cera una bambina che mi stava osservando. Si divertiva un mondo mentre vestivo il
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manichino con i miei stracci. Uno sguardo limpido, vero, Non sono riuscito a prendere anche i pantaloni... lei mi guardava.
Uno: Lo avevo gi scritto, devi fare attenzione a quello che scrivo.
Doc: Cosa?
Uno: I bambini. Loro sono diversi. Loro sono divertenti, sono...
Doc: Sono bambini. Non hanno ancora scelto. Non sanno che possono farlo. Qualcuno lo far per loro, perch il sistema funziona cos. I padri hanno costruito faticosamente la loro felicit convenzionale. Ben presto la spontaneit verr rigidamente controllata e il sorriso lascer il posto al ghigno.
Uno: Quando?
Doc: Eh?
Uno: Quando succede? Di smettere di sorridere, di non fare quello che senti, di ignorare gli altri, di
smettere...
Doc: Di comunicare? Io... io non lo so... sono domande importanti, non posso rispondere, non ho la forza necessaria. La mia mente non mi sosterrebbe fino in fondo. Oh... sono in grado di fare calcoli velocemente, ricordo formule e metodi ma... questo tutto. Il mondo spirituale non ha regole. Puoi solo attingere ai ricordi, ed io non ne ho.
Uno: I miei sono finiti sotto molte, molte bottiglie... e qui, ne posso avere fino ad uccidermi senza rimpianti. Non ricordo nemmeno il mio nome, sono libero. Io sono libero!
(Prende alcune bottiglie e le allinea sul tavolo, mentre farnetica qualcosa sottovoce. Poi ne sposta una e passeggia riflessivo nella stanza. Doc guarda la bottiglia e la rimette in fila. Uno ne sposta altre due mentre continua la sua azione. Doc lo guarda e con un certo nervosismo riallinea le bottiglie. Uno ragiona sottovoce e sembra distratto, ma al passaggio successivo vicino al tavolo prende una bottiglia e la tiene in mano.)
Doc: Si pu sapere coshai?
Uno: (riavendosi) Che vuoi dire?
Doc: Perch ti agiti con quella in mano?
Uno: Puoi prenderne una anche tu, se vuoi.
Doc: (indica lo spazio vuoto lasciato dalla bottiglia) Non lo sopporto!
Uno:(rimette la bottiglia al suo posto) Daccordo! (ma la sposta leggermente da una parte. Doc, infuriato, mette in linea la bottiglia). Rilassati Doc. Dovresti trovare anche tu un passatempo.
Doc: Sembri un ritardato!
Uno: Mi piace vedere come le rimetti a posto.
Doc: (trattenendo la rabbia) E questa la tua libert? Che cosa ne vuoi fare?
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Uno: Ci sto pensando, con calma. Non c fretta. E la mia libert.
Doc: Luomo libero. Che follia! Libero da cosa? Uno libero quando in grado di scegliere tra un milione di possibilit, non tra un mucchietto di merde colorate, profumate e imbellettate!
Uno: Sono come un bambino che deve imparare a vivere! Non ricordo pi niente e sai una cosa? Questo mi piace! Mi piace a tal punto che non posso smettere di sorridere!
Doc:(Ha unilluminazione. Si avvicina a Uno, lo fissa, si toglie il cappello con fare molto elegante, accenna un inchino come segno di rispetto) Buongiorno! Magnifica giornata! (infila il cappello e fa un giro intorno al tavolo, si siede soddisfatto)
Uno:(lo fissa, interdetto. Prende il bastone e si avvicina al tavolo lentamente e si siede) Dove seiDoc?
Doc:(guardandosi in giro) Il posto lo stesso, la porta chiusa e... siamo infestati dalle formiche. (si protende verso di lui) Ah... c anche un brutto ceffo che mi guarda con una faccia daidiota.
Uno: (sollevato) Aaah! Credevo avessi perso la bussola... perch diavolo hai fatto quella cosa?
Doc: Ti piaciuto? Eh? Non era forse elegante, seducente... nostalgico?
Uno: Scioccante.
Doc: Prova a pensare, il metodo che si evolve. Dispensiamo fiducia e sorrisi senza chiedere nulla in cambio. Buongiorno! Buonasera! Felice di rivedervi! E una magnifica giornata! Signore! Signorina! Salute! (continua febbrile la sua recita quando Uno allimprovviso sbatte il bastone sul tavolo)
Uno:(Urla) Bastardi! Che cazzo avete da guardare di nascosto Eh? Perch fate finta di nonvedermi? Non mordo mica! Non siete meglio di me, solo perch avete una bella casa, un lavoro, una famiglia! (pausa. Guarda Doc e alzando il bastone) ... questo quello che dovresti dire, smidollato!
Doc:(si alza in piedi e Uno si mette di fronte a lui, bastone e cappello sembrano spade sguainate) Tu sei un pericoloso bastardo, io non mi abbasser al tuo livello. Voglio infondere un messaggio di speranza, che parta da uno sconosciuto in mezzo alla strada e arrivi lontano. Perch anche un sorriso contagioso!
Uno: Tu non hai le palle per ammettere che sei un fallito, un emarginato, uno senza faccia, che costretto a rubare una giacca per sentirsi importante e che passa il suo tempo in mezzo a una montagna di carta, un cumulo di bugie!
Doc: Beh io non rubo alle persone, e quando avr trovato il modo per andare via da qui, non ti aspetter, non mi volter indietro, qualsiasi cosa meglio di questo. Io sar pronto perch avr la mente lucida e tu? Cosa farai tu? Tornerai nella feccia dove ti ho trovato... non avrai una seconda possibilit.
Uno: Se un modo non lo trovi per, che cosa farai? (Doc ha lo sguardo fisso, non risponde) Io ti aspetter. Sono molto paziente. Ti insegner a stare l fuori. (Abbassano le armi, Doc si siede. Uno versa da bere, si guardano e con un po di riluttanza fanno toccare i bicchieri per un brindisi silenzioso. Bevono)
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Doc: Mi insegnerai ad ignorare il dolore? (pausa) Stavo scendendo lungo le scalinata che porta al piazzale della stazione e da l potevo vedere tutto quel flusso inarrestabile di persone. Ho notato che da un lato, sul ciglio del marciapiede, lo sciame si apriva bruscamente per poi ricompattarsi subito dopo. Avevano investito un randagio ed era l agonizzante, che cercava di tirare su la testa. Quanta indifferenza. Il suo ultimo sguardo ha catturato i miei occhi spalancati con le labbra strette. Sono arrivato tardi.
Uno: Dovresti sapere come vive un randagio. Questa la fine migliore che ti possa capitare.
Doc: Se non ricordo male sei tu quello che sa ringhiare a quattro zampe!
Uno: Potresti morire da solo, nel silenzio di un vicolo abbandonato.
Doc: Sarebbe pi dignitoso.
Uno: Certo! Il signore vuole morire con classe! Ha anche il vestito adatto, per i pantaloni dobbiamo ancora provvedere, quindi vedi di non morire ancora per un po!
Doc: (Pausa) Larrivo di un treno sempre qualcosa di elettrizzante.
Uno: Lo dicevo... che stai troppo tempo chiuso qua dentro.
Doc: Io preferisco la partenza.
Uno: E sempre un treno, si muove al contrario ma un treno!
Doc: Oh non cos semplice.
Uno: Basta usare la motrice che si trova dallaltra parte e...
Doc: Lo so come funziona un treno!
Uno: E lo trovi complicato?
Doc: Intendevo dire che una questione diversa, le persone che partono hanno emozioni diverse da quelle che arrivano.
Uno: (Riflette) Chi arriva ha sempre fratta di scendere!
Doc: Beh... unosservazione acuta!
Uno: Sono fatto cos, io rifletto con calma.
Doc: Sei in partenza... il viaggio deve ancora iniziare e sai cosa stai lasciando e pi o meno cosa t aspetta, non sai per, se sar confortevole, se ci saranno imprevisti. E una pausa dove lasciarsi andare e affidarsi a qualcun altro. C una sorta di accettazione e placido consenso, per un po la mente sar completamente libera, libera di assecondare la fantasia.
Uno: Io preferisco sempre guidare, se non guido dormo, pi forte di me.
Doc: Quella sensazione mi manca da morire. (si avvicina alla porta) Vorrei sentirmi libero di volare con i pensieri. Senza dovermi preoccupare di tutto. La libert sentirsi libero.
Uno: E per quella che sei tornato? (avanza verso la porta)
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Doc: Di che parli?
Uno: Ne sentivi la mancanza, fino a quando rimarr chiusa tu non dovrai giustificarti con nessuno. E potrai sempre dare la colpa a qualcun altro delle tue disgrazie. La libert! Voglio la mia liberta! Sei patetico.
Doc: Oh avrei voluto prenderlo quel treno, stanne certo!
Uno: Ci sono molti modi per prendere un treno senza pagare.
Doc: Io non ne sono capace... e me ne vanto!
Uno: Sei patetico.
Doc: Non ho mai rubato in vita mia.
Uno: Per quel che ricordi! Sei patetico.
Doc: Ricordo brava gente, di classe, ho mantenuto la mia dignit.
Uno: Certo, hai classe... e sei patetico!
Doc: Piantala di dire patetico!
Uno: (gli si para davanti, sono viso a viso) Patetico!
Doc:(Trattenendo a stento lira) Ci che rende luomo un essere superiore la sua capacit diragionare. Io sono un uomo, lo sar sempre. (si rilassa, versa da bere e lo offre a Uno. Questi, un po disorientato, accetta e si siede. Versa da bere per s. Si guardano.)
Amico mio, sei patetico quanto lo sono io. Tra noi possiamo parlare liberamente. (Bevono)
Uno: Vorrei sapere cosa pensano di noi. Beh qualcosa penseranno, fanno finta di non vederci
ma...
Doc: Stai ancora pensando a lei?
Uno: Non ero pronto a quello sguardo profondo. Cosa avr letto in me? Non potr mai spiegarle
quello che non ha capito...
Doc: Tranquillo, ti ha gi dimenticato. Se solo le avessi parlato, forse... ora avresti qualcosa da ricordare. Di questi tempi un bene prezioso.
Uno: Stavo lavorando, non bisogna distrarsi sul lavoro e poi ero come paralizzato.
Doc: Adesso chi che cerca scuse? E un compito e non un lavoro! E poi avresti fatto avanzare lesperimento ad uno stadio successivo. Avresti stabilito un contatto.
Uno: (prende il cappello, lo studia, lo indossa e imitando Doc) Buonasera signorina!
Doc: Se la incontri di giorno?
Uno: Buongiorno signorina!
Doc: Sei sicuro che sia signorina?
Uno: No, ma che importa?
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Doc: Potresti offenderla.
Uno: Salve! Che piacere vederla!
Doc: Cos sembra che la conosci gi, potresti spaventarla.
Uno: Magnifica giornata!
Doc: Potrebbe piovere, non va bene.
Uno: (getta a terra il cappello) Non mi piace questo gioco!
Doc: Ti verr in mente, affidati allistinto! Con i sentimenti funziona sempre. (raccoglie il cappello, lo pulisce e lo indossa. Uno tiene stretto a se il bastone)
Uno: Listinto non mi suggerisce niente di buono. Sono stanco Doc. Credo che una decisione dobbiamo prenderla.
Doc: Parli come se avessimo raggiunto un risultato, ma non facile mettere insieme tanti dati e
dopo quello che ho visto...
Uno: Io e te dobbiamo trovare una soluzione, ora!
Doc: Che ti prende? Hai fame? Toh... guarda qua (tira fuori dalla tasca un fazzoletto che avvolge qualcosa di commestibile) guarda cosa ho rimediato. E per tua informazione lho avutomantenendo la mia posizione eretta.
Uno: Cos?
Doc: Perch non lo scopri da solo? (mette il fagotto al centro tavola, dal rumore sembra qualcosa di duro) Non voglio rovinarti la sorpresa. (Uno si avvicina) Coraggio, dai unannusatina!
Uno: Tanto tutto ha lo stesso odore. Solo tu non ti rendi conto, parli di un mondo annebbiato da chiss cosa, pronto per essere divorato, ma qui... Che succede qui? Hai ricreato un mondo che sembra del tutto simile a quello che disprezzi.
Doc: E una specie di dolce. Io non potrei ma credo di non avere scelta, non proprio morbido
ma...
Uno: Ed io sono la tua piccola e insignificante formica. Ti chiedo una bottiglia e tu sei l pronto a farmi ubriacare.
Doc: Bravo! Con il dolce ci vuole una buona bottiglia! Useremo quella rossa! (la cerca tra le sue cose) Questa una grande occasione, labbiamo conservata per questo. Dov?
Uno: Ecco perch siamo ancora qui. E sono stato proprio io a volerlo... sono un dannato tossicomane!
Doc: Non mi dire che ti sei scolato anche quella!!
Uno:(urla) Dottore siediti! (Doc si blocca. Con un certo timore si avvicina al tavolo e si siede) Vediamo... (poggia il bastone sul tavolo) non sono cos stupido eh? (tira fuori dalla tasca il taccuino e lo mostra. Legge qualche appunto) Il soggetto ha un sonno disturbato, spesso
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parla e si lamenta. Uhm... vediamo qui, ecco! Ho provato ad interagire parlandogli allorecchio.
Doc: Che cosa mi hai detto?
Uno:(ride) Ah! Ah! Attento! (Si sente un rumore di ingranaggi in movimento provenire dalla porta) La porta spalancata! Non te ne sei accorto? Attento!
(La porta si schiude lasciando filtrare una luce intensa di colore giallo. La stanza rimane in penombra ed un brusio la riempie con il ritmo di un battito cardiaco)
Doc: Cosa? E io cosa ho fatto?
Uno: Piangevi come un bambino. - Non stata colpa mia! Io non centro! Aspettatemi voglio venire con voi! (Il brusio aumenta) Aspettatemi non andate via! Patetico.
Doc: Io non ho fatto niente!
Uno: (si sentono anche delle voci) Sono loro che stai cercando? Dove stanno andando, chi sono?
Doc: Tu menti. (Il rumore cessa di colpo, la porta si chiude e la luce nella stanza aumenta)
Uno: Cos che non ti fa dormire Doc?
Doc: Non parlarmi cos.
Uno: Non ricordi proprio nulla? Chi sono quelli che sono andati via?
Doc: Non lo so! Io non so niente! Non ricordo niente per cui valga la pena...
Uno: Vivere?
Doc:(pausa) Lottare. A volte davvero schifosa, hai ragione. Oggi proprio una di quellegiornate. Sai una cosa? Me ne infischio dei miei sogni, del mio passato. Voglio affogare tutto in una porca bevuta, una sbornia come non ho mai fatto. Voglio fare come te. Magari potrei imparare qualcosa. Del resto anche i grandi studiosi, filosofi, artisti, hanno provato uno sballo almeno una volta nella vita.
Uno: Tu non sei come me. Non puoi essere me. Io potrei essere uno di loro, ce la posso fare.
Doc: Allora sei pronto?
Uno: No. Non ancora. (Si mette dietro le sue spalle) Hai un coltello?
Doc: Un... coltello? Perch?
Uno: Non si risponde ad una domanda con unaltra domanda.
Doc: Mi hai mai visto andare in giro con un coltello?
Uno: E una buona abitudine.
Doc: Secondo te... dovrei?
Uno: Non sarebbe una cattiva idea, un coltello un buon amico.
Doc: (si alza di scatto e lo guarda) Tu hai un coltello?
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Uno: A me non serve.
Doc: Ah! Buona questa!
Uno: Io ho gi un buon amico.
Doc: (si avvicina) Lo conosco?
Uno: Forse dovrei scambiarlo con un coltello. Questa una buona idea, Doc.
Doc: (pausa) Bene! Non abbiamo un coltello e ora?
Uno: (si avvicina al tavolo, apre il fazzoletto che avvolge il dolce, lo annusa)
Come lo tagliamo questo, Doc?
Doc: Ah... non dobbiamo. Io... mangialo tu. Io sono stanco. Mangialo tu.
Uno:(fissa il pezzo) Dove lhai preso? Lo avrai trovato nella spazzatura. Non lo perdi mai il vizioeh?
Doc: Non sai mai cosa puoi trovare nella spazzatura.
Uno: Spesso il luogo pi adatto, non ti pare?
Doc: Parli per esperienza diretta?
Uno: Ci che cattivo, marcio, dovrebbe stare nella spazzatura.
Doc: Ha un buon odore, a me sembra buono.
Uno: Perch non mi hai lasciato l? Io non ho un buon odore.
Doc: Mi sembrava una buona cosa.
Uno: Tu credi di poter decidere per me? Dovrai metterti in fila Doc, sono molti quelli che hanno preferito lasciarmi l. Stava bene a me, stava bene a loro, ma tu devi sempre fare di testa tua.
Doc: Il fatto che questo mondo ti abbia rifiutato, letteralmente, non fa di te un rinnegato.
Credi che non sappia? (indica i mucchi di giornali) Tutti quei giornali, giorno dopo giorno, non ho mai sprecato un minuto del mio tempo, so tutto, io mi tengo aggiornato. (disperato) Ma che vi prende a tutti? Perch avete fatto in modo che accadesse? E adesso adesso io come faccio? (ha una crisi isterica, butta allaria fogli e appunti) Come? Io non sono capace di ignorare il grigiore, nessuno ci fa pi caso!
Uno: Deve essere un po come morire lentamente, molto lentamente. Chiss da quanto siamo morti. Siamo morti vero?
Doc: No! no! Io, io.. non ho avuto il tempo... e ora come faccio? Chi ha deciso che sia giusto?
Chi? Io avevo dei progetti, volevo fare delle cose... io... io voglio dire quello che penso!
Voglio essere ascoltato!
Uno: Puoi sempre presentare un ricorso.
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Doc:(Enfatico) Io non riconosco questo tribunale, la sua giuria, il suo codice e tantomeno la suacapacit di giudizio. La societ civile, stata cancellata da un orda di faccendieri, arrampicatori, delinquenti e drogati, che tirano le fila nascosti nei salotti del potere. (pausa) Niente di quello che conta per loro potrebbe darmi un attenuante, un movente. Nessun alibi concesso a chi non ha niente.
Uno: Io avevo accettato il mio destino. Lho voluto io, capisci?
Doc: Beh... io ti assolvo per infermit mentale. E come pena per i disagi arrecati a questa societ, dovrai occuparti di un uomo disperato, che cerca la sua casa.
Uno: Ora mi preoccupi davvero. Sono preoccupato anche per me. C sempre qualcuno che vuole giudicarmi, c sempre una colpa da espiare per me. (Prende il bastone, tira fuori dalla tasca il taccuino e lo mette sul tavolo. Volta le spalle a guarda attraverso lapertura dando una possibilit a Doc).
Sono stanco Doc.
Doc:(Guarda Uno e il taccuino freneticamente, poi ha unilluminazione. Prende un vecchio giornale che teneva nascosto, lo apre e mostra una pagina dove stato fatto un ritaglio) Hosempre conservato questo numero, da quando ti conosco. Lo sai perch? Guarda!
Uno: Cosa? (Lo guarda, si avvicina) Ah... quello. Manca un articolo, pagina tredici, in alto a sinistra. Certe notizie meritano unattenzione particolare. Tutto quello di cui hai bisogno davanti a te.(indica il taccuino e si volta nuovamente)
Doc:(La luce va via per un attimo e si sente un ronzio attraversare la stanza) Deve esserequalcosa dinteressante. Lo hai preso tu, vero? Lo hai preso per me?
Uno: Leggi i miei appunti. Fallo ora, prima che ci tolgano la luce.
Doc: Credi che abbia paura? (con timore, prende il taccuino. Lo osserva, lo accarezza. Si versa un bicchiere e lo beve dun fiato. Apre la prima pagina e legge. Poi la seconda, la terza...
Intanto Uno continua a farneticare)
Uno: Stanno per toglierci la luce. Deve essere il momento, arrivato. La porta ancora chiusa.
Doc:(Legge incredulo) Ma che diavolo... non sono io! (Afferra la bottiglia e tracanna un bel po di alcol. Legge con lo sguardo incredulo. Intanto Uno gioca col bastone e osserva lesterno. Doc ha il capo pesante, non riesce a tenere gli occhi aperti e pian piano si adagia sulle pagine)
Uno: Forse era per questo che mi sentivo strano. Forse posso smettere di cercare, sono stanco. (si volta e lo guarda. Va lentamente a posizionarsi accanto a lui. E in piedi e lo studia. La luce va via con un fastidioso ronzio che riempie tutta la stanza. Il ronzio dura molto pi del precedente. Poi la stanza torna ad illuminarsi, Doc non presente. Uno in piedi davanti alla spaccatura e guarda fuori. Tiene il bastone con entrambe le mani ben poggiato sulla spalla. Indossa il cappello e la giacca di Doc)
Pagina tredici, in alto a sinistra, c la foto di un tizio in camice bianco... . Scompare dal suo letto di ospedale. Da cinque anni era in terapia riabilitativa, si era risvegliato clamorosamente dai diciannove trascorsi in coma. Ha suscitato un grande interesse la vicenda dello scienziato coinvolto nel famoso scoppio della fabbrica che
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sconvolse la citt. In base alle testimonianze, il dottore ha lasciato il nosocomio indisturbato e senza lasciare traccia. Una storia tormentata, che sembra non avere fine, su cui stanno indagando gli organi competenti.
Questo s che interessante. (guarda fuori attraverso la breccia)
Fuori si gela. Deve esserci una qualche festa. Ho visto molto movimento, pacchi... scatole... beh, questo mese non sar difficile procurarmi della carta. Meglio cos. Sono un po stanco di stare sempre l fuori. Qui ho tutto quello che serve. Non sei daccordo Doc? MI ascolti? Dormi? Non ha importanza. Resteremo qui, ancora un po. Ancora per un po.
Lentamente la stanza rimane al buio. Il bagliore che squarcia il muro, illumina il volto di Uno.
Ha lo sguardo perso nel vuoto. Sorride.
Buio.
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