L’onestà e la coscienza

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L’Onestà e la Coscienza

(Queste sconosciute)

Commedia in cinque quadri

Di

Angelo Alfieri


Personaggi primo quadro:

Natale

La sua memoria

La sua coscienza


Personaggi secondo quadro:

Achille

Viola

Vanessa


Personaggi terzo quadro:

Vittorio

Diego

Il professore


Personaggi quarto quadro:

Tom

La mamma

Il  nonno


Personaggi quinto quadro:

Il commerciante

Il cliente

L’inserviente

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Primo quadro

L’attore

La scena: una panca e una sedia, fondale nero

Natale:             (Natale entra in scena poco dopo l’apertura del sipario). Credetemi, non

èfacile salire qui con quello che mi sta succedendo. Fortunatamente ho la memoria di ferro. Voglio dire che la “parte” non la impari con una diavoleria o con internet: la devi coltivare nella mente. Deve piantare le radici. Perché dico questo? Sto divagando. Ah sì! Abbiate pietà. È che da un po’ di tempo mi sento prigioniero, come se da dentro fosse scattato un meccanismo frenante ecco. Opprimente. Lo posso dire? Non mi sento troppo bene. Non faccio altro che trascinare i problemi come un codazzo nel quale cerco di non inciampare. Proprio a me doveva capitare … a me … capite, che dico e faccio sempre tutto quello che mi passa per la testa … Ah! (Ridacchia). Dev’essere la maturità … non quella scolastica … capirai: un fogliettocon delle cifre vagamente rispondenti al profitto, peraltro eccezionale dal primo all’ultimo ciclo di studi … ma, dai numeri uno non lo direbbe perché condizionato da fattori esterni come l’invidia o l’arroganza tipica dei saccenti radical chic che tentano sempre di sminuire il prossimo. Dopo trent’anni di scuola ne ho un tantino piene le … e viene il momento di agire gettandosi nel mondo del lavoro. Ecco, il mondo del lavoro! Che roba è? Finisci di star bene per tuffarti nell’ignoto.

Cosc: (Entra. È vestita di bianco). Perché questo me lo chiami lavoro? Sei ipocrita per giunta. Non fai altro che ascoltare registrazioni sparse sulla rete per apprendere da altri attori.

Natale:             Allora! Chi ti ha chiesto di intrometterti, sto esponendo i … esponendo:

ti basta?

Cosc:                No, tu inventi … Lasciamo stare … vuoi che mostri le pagelle?

Natale: (Imbarazzo). Pensi che ti credano? Vivi, fluttui … Tu non sei altro che un’immagine invisibile, quindi mostra quello che vuoi. Loro non ti vedono.  

Cosc: Tu sì! Se non vuoi che ti stia tra i piedi non mi evocare, non mi pensare e io non ti disturbo. Ma non ne puoi fare a meno.

Natale: Poveraccia! Ne faccio a meno quando voglio … mi conosci poco. Per favore, stai buona un attimo che finisco il discorso.

Cosc: Parla parla … tanto quando siamo da soli non fai altro che chiederti se è vero quello che hai commesso e se le malefatte che affiorano sono poco gravi da

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rendere inutile il rivangare nel profondo cercando un pretesto per eludere le responsabilità. Non lo voglio dire: ti penti.

Natale:             Che ostacolo stai diventando? Quando lavoro lasciarmi stare! Faccio

l’attore e allora? Che male c’è? È come fare il meccanico o l’ortolano …

Cosc: Se lo facessi bene uno direbbe: “perlomeno è bravo”! Mi tocca pagarlo ma è bravo. Fallo gratis! Ne sarei felice. E tu non avresti dubbi, per quel che concerne il lavoro. … Per il resto …

Natale: Vivo d’aria. Senti, non posso perdere tempo a combattere con te … torna domani … sempre con questa vocina che scava, che non ti lascia libero di creare. Vai da qualcun altro, il mondo è pieno di gente … senti, non è che stai confondendo i ruoli?

Cosc: Che ruoli? Arrivi perfino a mentirmi? È il massimo credimi! Mentire alla propria coscienza è davvero inaudito.

Natale: Non è che stai diventando l’angelo custode che finge di essere il protettore educato piccolo borghese che sussurra, fuori tempo e luogo, tentando di condurre il gioco … sentiamo: su che spalla sei?

Cosc:                Che cosa si inventa uno per eludermi … La sinistra!

Natale: Hai sbagliato! Su quella c’è il tuo rivale. Non mi incolpare di avere una cultura approssimativa perché veramente mi arrabbio … non distingui, ti frapponi senza sapere, guarda che in simili circostanze, altri si lascerebbero andare a bestemmie travolgenti pur di tenerti lontana.

Cosc: Non lo fai perché ci sono loro: a casa ti abbandoni a sistematiche giaculatorie trascendentali tali da scandalizzare tutte e due le spalle e pure tua moglie, il che è tutto dire.

Natale:             Sei tu la sua coscienza? Ti allarghi. Pensate voi che cosa deve fare uno

per sopravvivere, combattere con personaggi occulti … che dovrebbero proteggerti. Dico, un uomo di grande cultura come me, che bisogno ha di essere spiato … mi vedete, ho forse qualcosa da nascondere?


Cosc:


L’onestà di ammettere quello che si è fatto.


Natale: Adesso fai la moralista? Sconfini! Un attore non può essere se stesso quando è qui.

Cosc:                Non mi dire che ti fai carico dei problemi dei personaggi che interpreti e


mi evochi per loro. Mi vuoi ingannare o ti vuoi difendere da me?

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Natale:             Mi fai perdere la testa … fatti da parte un attimo … dai! La coscienza è

una questione privata, non ingerisce fuori per strada o mentre lavori ... mi deconcentri. Poi recito male! Se fossi un guitto non avrei problemi ad invocarti ma sta di fatto che non lo sono … tu agisci autonomamente, ti sei staccata da me … vuoi prendere il mio posto qui sul palco e sostituirti! Forza: parla!

Cosc: Sai bene che non è possibile. Io vivo per te, ti tengo allertato, ti impedisco di sconfinare nel ridicolo o nella bestialità. Se menti a me menti a te stesso.

Natale:             Ma gli altri non lo devono sapere, mentre tu vieni qui a farmi soffrire,

ingiustamente, loro pensano che sia un debole: sttattene altrove … insidia loro.

Cosc: Loro se la vedono a modo loro … non credere: esisto anche in loro. Tranne che “loro” si staranno chiedendo come mai ad un tratto salto fuori per dire la mia. Se salissero qui direi …

Natale: Non avresti il coraggio … aggredisci me perché quassù sono debole. Altrove non ti si sente nemmeno. Quindi abbandonami … più tardi riprendiamo il discorso … dai … mi fai dubitare invano.

Cosc: Prego … mi ritiro … sentiamo come te la cavi … non mi guardare: ora sono io che ti invito ad ignorarmi.

Natale: Ooooh! Mi scuso con voi … vi giuro: è la prima volta che mi succede in pubblico. Vedrò di separare il lavoro dal resto … che seccatrice! Se crescere vuol dire tutto questo mi pento di essere cresciuto.

Cosc: Esisto fin dal primo momento, tranne che tu, insensibile e bugiardo come sei hai finto che non esistessi. (Si era ritirata ed ora fa capolino dalle quinte).

Natale:             Invadente! Signori, la questione riguarda noi attori che impersoniamo

altri e a volte i sentimenti si accavallano e “lei” si confonde credendo si tratti di me, prendendomi di mira. Bene, risolto il problema posso continuare … accidenti: ho dimenticato perfino la parte. (Questa battuta va recitata in modo che si capisca quanto stia mentendo).

Cosc:                Bugiardo: non l’hai mai saputa.  (Esce),

Natale: Vedete, è un personaggio della letteratura … in realtà non esiste. Chi di voi non si è imbattuto in qualche grillo parlante o qualche pulce o Erinne o che so io? Letteratura! Semplice letteratura. (Come sopra).

Cosc:                Menti! (Da fuori).

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Natale: Che orribile immateriale essere! È una sovrastruttura, un residuo primordiale che è rimasto aggrappato a qualche cellula cerebrale e tarda ad uscire. Errori di progettazione. Millenni di evoluzione inutili.


Cosc:


Prova ad eliminarmi?


Natale:


Ci riuscirò a costo di amputare una parte di me.


Cosc:


Saresti più cretino di adesso. Continua, sentiamo some te la cavi.


Natale:             Dai anche ordini? … Fingiamo per un attimo che non esista … si è


calmata … non la sento più … bene! Sono salito su questo palco per intrattenervi … (Si guarda attorno) con divertenti aneddoti o storielle o teatro … sì teatro, perchénegare di essere un attore professionista che vive di applausi e di spiccioli … (Entra coscienza si siede, incrocia le braccia ed ascolta a volte scuote il capo). Diciamocelofrancamente: di spiccioli! Ora direte: ecco si mette a piangere quando sappiamo che fa parte di una categoria di persone che guadagna migliaia e magliaia di denari … (Va a vedere dietro le quinte per un attimo). È scomparsa! Bene! Un po’ di risolutezza civuole … se la si prende di petto si calma. Detesto gli sconfinamenti. Ognuno sta al posto suo … docevo … mi è scappata una vocale: “dicevo” che vi devo intrattenere

…non pensate che voglia strafare: per carità. È una papera. Anche ai migliori capita.

... Oggi vi voglio raccontare del mio occasionale incontro con un personaggio alquanto singolare. Me stesso. (Coscienza ride tra sé). Uno dice: un attore … finge per mestiere … lo si può criticare in quanto tale ma come persona no! E invece mi si critica perché si dubita della morale, della condotta fuori di qui … e no cari miei … la sfera privata non si tocca … uno può essere uno scellerato quanto vuole ma lo si giudichi per il mestiere che fa. Ci dev’ essere una differenza tra pubblico e privato.

Un lattaio viene forse giudicato male se accidentalmente urta un passante e lo uccide? No! E allora perché mi si vuole giudicare per dei reati, a dir loro, che non ho commesso asserendo colpe fantasiose … ve lo dico io il perché: si vendono più giornali se a commettere un insignificante reato è un divo dello spettacolo. È facile! Di che cosa mi si accusa? Lo saprete di certo … dicono che mi manca quell’umiltà, quella schiettezza d’animo nell’ammettere un banale incidente stradale nel quale è rimasta vittima una persona … uno scellerato. Un ladro! (Si aggira). Si parteggia per un ladro e si condanna un innocente attore per il fatto che, in preda allo sconforto, è uscito ubriaco, cosa mai successa prima, e per colpe altrui si ritrova condannato al ludibrio. Se fossi stato lucido non avrei steso quel tale. Non è colpa mia si mi esaspera con illazioni sul comportamento in scena perché … dimentico la parte o a volte faccio un cattivo uso della dizione . Falso! (Coscienza scuote il capo, Natale ascolta cercando di intendere la presenza). Eh, eh! … Vi sto forse annoiando conqueste dissertazioni? Ma ho ragione! Bene! Sorvoliamo le dicerie ed entriamo nel

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merito della serata. Siete qui per quello. Sapete che mi sento meglio? Lontano da certi personaggi il mondo cambia aspetto. A volte ci si lascia condizionare dagli eventi quando invece bisogna dominarli … (Pensa). Mi hanno accusato di omicidio volontario capite. Non lo conoscevo nemmeno quel tale … mi è finito sotto le ruote all’improvviso … (Si è seduto). È vero, ero leggermente brillo ma … vi sembro uno che tenta di giustificarsi … no … avete capito male … Parlo per niente allora? Da che parte state? … Che bello non sentirsi sotto accusa, senza ronzii … ah! Ho capito, siccome sono un attore credete che essendo abituato a mentire … ma chi mente. Qui si finge, caso mai … mentire è un’altra faccenda. Uno mente per non affondare … sì, anche a se stesso e allora? … Non è il mio caso ma … si mente …

Cosc:                Più che altro ci si auto convince.

Natale: Mi pareva strano … stavo andando così bene … invece. Non hai nulla da fare? Mi segui sperando in una mia debolezza, in un cedimento? Non lascio adito a pensieri stravaganti su di me. Che mi accusino pure: io ho la coscienza a posto.

Cosc:                Bugiardo … racconta tutto per bene poi vediamo se sono a posto.

Natale:             Scendi da questo palco, voglio essere libero. Perché mi costringi a dire

cose che non mi piacciono: non ho ancora iniziato la recita e già sono sotto accusa.


Cosc:


Se ti lasciassi libero di parlare chissà cosa diresti.


Natale:


Di te molte cose spiacevoli ma essendo un gentiluomo taccio.


Cosc:


Ti conviene … d’accordo, me ne vado altrove: ti abbandono! Addio!


Natale:             Oh! Finalmente … stavo dicendo qualcosa? Sì! Della mia innocenza ho

già detto … pensate che … adesso va bene tutto ma … che mi accusino di avere

rimorsi è troppo. Che rimorsi deve avere uno che accidentalmente uccide una

persona? Ve l’ho detto: è una questione letteraria. Ora, perché si è scritto che ci sono

delle personificazioni per ogni sentimento non è detto che debbano influenzare la …

la … (Si siede apparentemente affranto). Scusate stavo recitando.

Cosc: (Da fuori, stavolta parla con l’eco). Non mentire! Non stai recitando! Racconta per bene i fatti. Di’ come si sono svolti. Sei qui davanti al tuo pubblico non in tribunale. Nessuno ti accusa.


Natale:


Pensi che tema il giudizio della gente? Illusa! Me ne frego.


Cosc:


Ma ti sei accasciato.


Natale: Perché sono stanco. Di te in particolar modo. Ma è vita questa. Non ho la libertà di esprimermi liberamente senza incappare nelle tue spire?


Cosc:


Inizia da capo.


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Natale:             Ma vai al diavolo … (Una pausa, cerca di ricomporsi). Sono un attore!

Cosc: Non ti salverai … menti e fingi quassù … ma con te stesso, quando nessuno ti vede ti contorci dalla paura di essere tacciato di essere un assassino tant’è la nefandezza che hai compiuto.

Natale: Siamo già alle nefandezze dunque? Che considerazione hai di me che sono il tuo padrone.


Cosc:


(Entra). Affrontami a viso aperto qui ora. Liberami!


Natale:


Da cosa?


Cosc:


Dal peso!


Natale:             Non farmi ridere: peso! Non ho pesi! Non potresti tacere per un attimo.


Ho da fare. … Signori, se si dovesse intromettere ancora vi supplico di ignorarla. Fingete almeno di non sentirla … suvvia … venitemi incontro, dopo tutto sono qui per voi, che non avete interessi di sorta se non quello di ascoltarmi … (Le luci si abbassano tremano per poi rialzarsi).

Memoria: (Entra). Fai conto che non ci sia … continua. Tanto so già che ti appellerai … considerami un suggeritore invisibile. Ti vedo attonito?


Natale:

racconto.


Sai che ti stavo cercando? Ho rovistato ma mi sfuggono i particolari del


Memoria:


Di quale?


Natale:


Di quello che devo recitare!


Memoria: Ah, pensavo del tuo personale … quello dell’incidente … prego continua pure … mi metto in un angolo … se ti dovesse venire alla mente distorto dimmelo.

Natale:             C’è già lei che mi assilla senza che ti intrometti … mantenetevi lontane.

Cosc: Ora finge di dimenticare per sgravarsi … lo vedi sta tentando di continuare ma non ce la fa … accampa scuse. Non ha ancora capito che siamo due entità separate. Tenta di dimenticare credendo di liberarsi di me ma … si illude.

Memoria: Sì, lo fa spesso anche con me perché sono debole, labile e sa che da me si salva.

Cosc: Non da me! Non gli do tregua … guardarlo è attonito, non sa se continuare o fermarsi.

Memoria: Devo dire che il mestiere lo aiuta a mistificare, se ne facesse un altro non so …

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Cosc: Già! Lasciamolo … fingiamo di abbandonarlo. … Grand uomo abbiamo da fare altrove … cerca di non strafare … ogni tanto chiediti cosa stai dicendo.

Natale:             Alla faccia della serenità. (Al pubblico). Che vadano in malora:

seccatrici! È tempo di riprendere il discorso interrotto … ecco: dove eravamo arrivati? Per la miseria, va via proprio adesso che ho una leggera confusione. (Fa un passo verso la ribalta). Ditemi che anche voi avete di questi problemi! Non sarò ilsolo, per Bacco! La memoria è così labile ad una certa età che a volte si deve far ricorso a espedienti meschini per riaverla. Vado a braccio dai … non è la mancanza di un particolare a stravolgere i fatti. Si fa un sunto particolareggiato accantonando il superfluo … anzi è meglio per lo spettatore … concisione … (Alza la voce). Voi due! … l’hanno capita di starmi lontano. Vedete, io, sono una persona semplice … sfortunata ma semplice. Ah, che bello, posso dire quello che voglio adesso … vedrete, non mi seccheranno più … abbiate pazienza un momento, tanto per chiarire definitivamente il concetto … non vorrei essere preso per uno che lascia i racconti a metà … Quella sera … d’accordo ero brillo ma … sobrio … nel senso della lucidità, quella non la perdo mai … signori: non è colpa mia se è morto. Si è infilato sotto le ruote deliberatamente . Lo dico qui liberamente senza costrizioni di sorta … ci voleva tanto … finalmente sono riuscito a dirlo! Hanno asserito che in passato ci fu un diverbio : falso! … scaramucce semmai … (Entrano Coscienza e Memoria). Scaramucce … è un modo un tantino letterario di introdurre l’argomento, non voglio dare al pubblico parole arcaiche, che fanno chic, solo per dimostrare la mia cultura

.… insomma … sta di fatto che io sono qui e lui … povero, per carità ma … il destino

èineluttabile per Bacco. Sì … è proprio così: ineluttabile! Uno si ritiene responsabile se deliberatamente commette un omicidio ma se è il caso a determinarlo? … Ottimo!

Sto meglio, vedete, senza chi ti opprime, la vita assume un volto differente, non dico festoso ma … passabile. (Sta tentando di auto convincersi).

Cosc: Mi hai scaricata del gravame … sei a posto? Non mi pare … ti vedo pensieroso … più che altro “roso”. Abbi il coraggio di parlare chiaro … Memoria, soccorrilo: è nuovamente in difficoltà. Lo capisco subito.

Memoria: Mi sta azzerando … ecco … ecco … non ci sono più. Ma è mai possibile che si riesca a mettermi da parte così in fretta? In fin dei conti sono la storia. Svanisco … cellule accorrete in soccorso. (Si accascia).


Cosc:

volta.


Non credere di liberarti di me così in fretta. Te la faccio pagare questa


Natale:


Vattene scellerata. Stavo già meglio.


Cosc:


Finché non mi liberi ti sto addosso.


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Natale:


Cosa vuoi che dica?


Cosc:


Prova con la verità! Chissà che ritrovi la serenità di un tempo.


Natale:


Perché mi assilli in questo modo? Che cosa ti ho fatto?


Cosc:


A me niente … a te stesso molto.


Natale: (Pensa e si aggira). D’accordo! Lo conoscevo! E non è stato proprio un incidente … una svista casuale … dettata dalla fatalità.


Cosc:


Sei sulla strada giusta ma zoppichi ancora. Se mi liberi scompaio.


Natale:             Veramente scompariresti? (Coscienza annuisce). E sia! Ti libero!


(Assume una posa come se iniziasse la recita). Anni fa … la sto prendendo troppolarga … vedo di stringere. Lo faccio per loro. Se mi devo per forza sgravare lo faccio direttamente qui almeno sei contenta … Non è facile … non è facile. Mio padre, che era un brav’uomo … “pensa te se devo per forza dire delle faccende private per accontentarla, a chi poi: a estranei”. (Prende una pausa). … In sostanza: d’accordo, mi ha diseredato. Ehhh, cosa devo dire: è così! Non che l’abbia presa male ma … capite … i fratelli, le sorelle … persone che non hanno mai contato nulla e all’improvviso si ritrovano con un certo gruzzolo … ci si potrebbe rimanere male, e va bene: (Si siede mettendo la testa tra le mani). Ho approfittato della sua malattia per toglierlo di mezzo. Lo fanno in tanti e non si pentono. Solo tu fai tante storie. Sei contenta?

Cosc:                Ora sì! Me ne vado! Vedi, ci voleva tanto? Non ti senti meglio?

Natale:             Altroché … mantieni la parola: fila!

Cosc:                Vado, vado! Memoria andiamo, si è ricordato. A volte sembri perduta e

invece guizzi come un pesce. Chissà com’è?

Memoria: Eh … Noi andiamo di pari passo … (Guarda Natale). Sei proprio convinta del racconto? In generale si può dire esatto ma … stento a mettere a fuoco i particolari. Non so ma c’è qualcosa di rivisitato … mah! Sarà che essendo pignola, forse, pretendo troppo.

Cosc: Tutto sommato è accettabile … lo vedo sereno. Secondo te, io esisto in quanto esisti tu o mi posso considerare autonoma?

Memoria: Sai che è difficile discernere! Penso che dipendiamo l’una dall’altra. Andiamo da un altra parte a pensare … Noi andiamo!

Natale:             (Tra se). Ecco, perfetto!È un’ingenua! Le ho recitato una storiella tratta

da un romanzo: l’ha bevuta! La verità è ben altro. Coscienza … ma mi faccia il piacere. Quando mai si è visto uno sottomettersi così, per chi poi? Ho ben altro a cui

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pensare. Ad esempio come scopiazzare da internet le interpretazioni difficili che altri colleghi sanno come gestire. … Non sono il più fesso! Coscienza! Ma per favore! (Pensa).Omicidio? Che cos’è?… Riguarda me? … Oh! Finalmente un po’ di serenità

….Tra un attimo sono da voi. (Esce soddisfatto).

FINE

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Secondo quadro

Internet

Interno di una casa elegante. Mattino presto.

Achille: (Si sta vestendo mentre Viola, in vestaglia, vagabonda per la stanza). Viola … andiamo, sbrigati, siamo già in ritardo … cosa pensi, che aspettano noi? Non ballonzolare dappertutto. Beviti ‘sto caffè in capsula … quello della moka non ti sta più bene perché è giù di moda e vuoi quello alle spezie orientali che costa il triplo e non è nemmeno caffè … ma fammi il piacere. Dai un’occhiata ad internet prima … dai … sei evanescente quando ti alzi … ti svegli sempre in macchina … levati … sei già sulla pagina giusta? Che strano! Lo sapevo … è colpa tua! (Viola esce di scena). Vestiti! Non capisce che basta un attimo per finire sul lastrico. Ma guarda che disastro … per fortuna ho investito poco in questo fondo … mi rifaccio con quei due scemi coi quali ho appuntamento … una bella frittatina … favole ben assestate … dal punto di vista morale sono a posto, sulla carta i soldi ci sono … in realtà poi oh … mica sono il padre eterno … ci devo perdere io? Che perdano loro. Chi se ne frega. (Entra Viola). Sei contenta? Venticinque mila futtt … spariti per colpa tua che haisentenziato sulla credibilità di quel fondo … ed io cretino ad ascoltarti. Andiamo! Una che ha in mente il gatto cosa vuoi che combini sul mercato azionario: danni! Se lo vedo te lo strozzo! Gatto! Finiscila di dar retta a quelle sceme che frequenti. (Viola si è seduta al computer). Èinutile che ti siedi … per quel che capisci … il cretinosono io che ti ascolto. Voi donne dovreste … lasciamo perdere per carità … ci manca un accusa di stalking. … Allora andiamo o no? (Si avvicina alla donna). Non mi dire che stai facendo il solitario? Spegni questo bastardo. È colpa vostra se perdo soldi. Tua e sua! E del felino! (Viola si alza senza parlare, prende la borsa e si prepara ad uscire). Non dici niente eh? Quando si ha torto si abbassa la testa … tidevo dare atto che, da questo punto di vista, perlomeno, riconosci le colpe senza accusare. Come donna ti fa onore, se fossi stata un maschio ti avrei presa a cazzotti. Ma essendo un galantuomo … (Viola si pettina davanti allo specchio). Cosa credi che facendoti più bella mi scordo del danno? Non sono così superficiale … cara la mia bella sapientona. (Suona il telefono). “Sì … sei tu … bel affare … bisogna decidersi: gli scambi azionari con questo coso noi non li dobbiamo fare più … e certo

…gli altri sono gli altri … non nego l’utilità ma oh! I soldi sono i miei … e allora?

…A sì … sì … teniamo separato il fenomeno … internet è una bella cosa se però la

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separiamo dal nostro … ecco … sto arrivando … Viola? … Gironzola inebetita perché sa che in fondo è colpa sua … a sì, arriva dopo? Bene! Ciao!”. (Viola lo guarda con compassione). Tu non parlare mai … così non sbagli!Per punizionestasera non ti porto alla festa e il vestito nuovo lo metti per andare al funerale di nonna Abelarda … un vestito alla settimana si compra … vai dalle amiche “gattare” a giocare a canasta. È ciò che sai fare meglio: forse. Cerca almeno di vincere qualcosa … lo sai che dovrò raggirare qualche fesso per pareggiare i conti? Lo sai anche tu che è sempre più difficile trovarli, oggi, non è facile. Le chiavi dove sono? Mai al loro posto! Esci, a vuoto, e poi nascondi le chiavi … Aspetta: è arrivata una mail … (Viola si appoggia allo stipite e fa roteare le chiavi). Guarda guarda … però interessante … vai avanti, arrivo. (Viola esce lasciando la porta aperta). Che bella sorpresa. Credevo che la giornata fosse in salita e invece è in piano. Alle volte il destino ti riserva dolcezze infinite. Non mi muovo di casa per una settimana. Al diavolo il calcetto! Un nuovo video gioco: gratis. Fantastico! Stasera lo vediamo. Che bello! Boia che meraviglia. Che grafica. Sarà in demo … questo me lo prendo. Troppo bello! … Ciao Vanessa! Sei lì da tanto?

Vanessa:        No! (Si ferma sulla porta). Sei allegro? Dov’è?

Achille: Non lo so, era qui: Viola! Sarà scesa … sto perdendo la testa per un affare andato male … Vanessa, per favore, cerca di convincerla a lasciar perdere il computer … fa disastri.

Vanessa: Quando ci vediamo fuori dell’ufficio non lo accendiamo nemmeno. Si gioca a burraco a scopa ... e poi abbiamo i nostri gatti a cui pensare.

Achille:           Ecco, vedi di non farla pensare troppo: anche il gatto … non è una bella

cosa … la voglio più concentrata sulla casa, sul lavoro … le donne sono evanescenti, svagate. Passate la vita col pettine in mano.


Vanessa:


Lavora il doppio di te! Io direi di farla riposare invece.


Achille: Se si riposa è peggio … mi mette a soqquadro la casa. Vedrò dai … una mano lava l’altra.


Vanessa:


Tutto liscio o hai avuto degli ammanchi in borsa ieri?


Achille: Ma sì … venticinque mila … gli ho fatto credere che è stata colpa sua per tenerla sotto … se alza la testa mi sotterra … sentendosi in colpa sta buona.

Vanessa: Hai dei metodi medioevali … tenerla sotto … fallo con me poi vedi! Scemo.

Achille:           Non andare a dirglielo con la scusa della solidarietà femminile: lo faccio

solo con lei … in ufficio mi comporto bene con tutte … di me nessuno può dire male

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Vanessa:        Invece con lei dai il peggio?

Achille:           Il peggio … dai, non ti mettere anche tu a criticarmi per bazzecole … lei

èlei … va tenuta a freno … se la incolpo è per il suo bene. Le concederei di navigare a ruota libera tutta la notte senza sbirciare il mattino dopo … ma dimmi qual è quell’uomo che lascia la cosa davanti al computer … dai! Lo vedi: non sono geloso.

Potrebbe cadere in un tranello speculativo.


Vanessa:


E perdere una montagna di soldi.


Achille: Esatto! Il mondo va a rotoli e noi siamo ancora qui belli tranquilli a bere il caffè al bar lasciando vagabondare i dati dappertutto così … tanto!


Vanessa:


Perché hai qualche alternativa?


Achille:           Ma no! È che siamo spiati da tutti … tutti questi dati che girano in tutto


il mondo ci seppelliranno. Il pericolo sono i “dati”. Se ti cambi le mutande lo sanno tutti. E non posso fare niente per sottrarmi … ma lo sai che passo più tempo a ideare strategie difensive che altro. Quando clicco per confermare mi tramano le mani. Ma poi mi dico: “i soldi non mica miei”.

Vanessa:        E se sbagli dai la colpa a lei …

Achille: Do la colpa a lei per i motivi di cui sopra. La vedi: è sparita … dov’è andata? Vanessa, adesso cosa mi invento coi clienti? (Implorante). Si accettano suggerimenti!

Vanessa: Gli alieni! Hanno spazzato la banca … un terremoto … un incendio … ti manca la fantasia?

Achille: Prendo nota … le balle finiscono … sapessi cosa devo dire. L’altro giorno, dopo il crollo delle borse, è venuto uno nero come il carbone a pretendere l’annullamento dell’investimento … era rimasto con trecento euro nel portafoglio. Per fortuna l’ho rassicurato dicendogli che in poco tempo si sarebbe rifatto. Che era un momento di tensioni sui mercati. È da quando ci capisco qualcosa che c’è tensione sui mercati … a volte basta un colpo d’aria per gettare nel caos …

Vanessa:          Hai sbagliato tu? O altri? (Achille fa un gesto). Raccontandogli che .. .

Achille: C’era stato un incidente in borsa e si sono confusi vendendo le sue azioni invece di altre. Ad un altro ho raccontato che in autostrada un furgone blindato si era rovesciato presso un pollaio e le galline avevano sbrindellato tutte le cedole, gli incartamenti e bisognava rivedere tutto … ti rendi conto? Cosa devo fare?

Vanessa: Certo che al giorno d’oggi ci vuole una fantasia per fare certi mestieri che … se sei bravo te la cavi sennò finisci dentro.

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Achille: Hanno voluto internet … questi sono i risultati. Pensi di depositare in un conto sicuro e invece … è sicuro che perdi tutto. Non devi ascoltare nessuno. Se andassimo sarebbe meglio … sarebbe meglio non andare ma: mi tocca!

Vanessa:        Perdi tanto?

Achille: Io no! Rigiro … Vedi ... la borsa è come il casinò, una volta entrato non sai come ne uscirai … se in mutande o in carrozza … bisogna prenderla così, come un gioco. Uno dice: “Ho centomila euro che mi avanzano? Ma sì li metto in borsa, se va bene mi ritrovo con centocinquanta altrimenti se li perdo … pazienza, erano un di più. Glieli scroccherò a qualcun altro, magari ai miei dipendenti negandogli lo scatto di anzianità”. La maggior parte della gente non sa che deve investire alla mattina e vendere alla sera. Internet è un grande circo … una fiera di paese in scala mondiale: l’imbroglione lo trovi … è meglio saperlo prima però. In genere i miei clienti non sanno nemmeno dove abitano e poi se perdono se la prendono con me. Certi consigli

èinutile darli … loro vogliono guadagnare senza capire che ci devo guadagnare anch’io e tutto il baraccone.

Vanessa: E i consigli giusti li tieni per te e metti al sicuro il malloppo, ma qualche volta ci caschi.


Achille:


Esatto!


Vanessa:

scale.


Che mondo! Senti prova a chiamarla, potrebbe essere in attesa sulle


Achille: Non è una bambina … è un po’ così … svagata ma ha delle caratteristiche ragazzi! Quando entra in ufficio rimangono imbambolati per un quarto d’ora pur vedendola tutti i giorni. (Viola entra). Guardarla! Non sei ancora scesa? Ti sei pentita per quello che hai combinato?

Vanessa:        Perché la tratti così … lascialo perdere … scendiamo assieme.

Stamattina è inverso.

Viola: Certo che tuo marito sta peggiorando eh! Più rapidamente del previsto. Porco cane che roba! Pensa che gli altri siano scemi. Mettilo in quarantena!


Vanessa:


Me lo consigli?


Viola:


Oh! Dai scendiamo.


Achille:           Perché non ci pensate voi ai clienti una volta tanto? L’inventiva non vi


manca. Belle come siete mandate in confusione chiunque. Esco più tardi e poi passo in ufficio … il direttore non c’è. Ho questo video gioco da smanettare.

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Vanessa: E questo sarebbe il maschio del giorno d’oggi? Ha due donne così, per niente.

Viola: Cara … se non sono imbroglioni sono scemi e smidollati! Guardarlo! Non ti viene voglia di mandarlo a … quel paese?

Vanessa: Ha in mente il calcetto, il bar, il pallone, gli amici, i videogiochi. Non si pone nemmeno un piccolo dubbio sull’operato, sull’onestà, sul rispetto altrui. Niente! È cresciuto alla scuola dell’uomo spregiudicato in affari che schiaccia le persone fingendo di adorarle per poi estorcerle denaro da investire. Quando un suo cliente compie gli anni gli manda gli auguri di compleanno ma si guarda bene dal dirgli che sta perdendo un pacco di soldi e pareggerà i conti fra trent’anni.

Achille: Io ho la coscienza a posto … che cazzo volete da me. Per una volta che arrivo in ritardo la fanno lunga. (Le donne escono).

FINE

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Terzo quadro

Al bar

In un bar di periferia

Vittorio:         (Vittorio è una persona poco istruita e per questo motivo è in balia di

tutti gli avventori. Entra allegro). Ueilà barista … tello qui il nostro Diegone. (Batte una mano sul bancone). Va che meraviglia! … Quando è vuoto sembra più ….

Grande bar.

Diego:              Cento metri quadri.

Vittorio: Pensavo meno. Un cappuccio bello bollente al tavolo, quello là … Mitico Diego. Giornata favorevole oggi.


Diego:


Per che cosa?


Vittorio:         Il tempo è bello il sole splende e io sono qui a rallegrarti la mattinata


come sempre del resto.


Diego:


Purtroppo!


Vittorio:


Stamattina non c’è nessuno?


Diego:


È una domanda?


Vittorio:


È una risposta!


Diego:


A che cosa?


Vittorio:


Ieri cosa mi hai detto?


Diego:


Che ne so!


Vittorio:


Lo vedi: hai poca memoria. Proponi e ti scordi.


Diego:


Propongo? Cominciamo bene … siediti che arrivo.


Vittorio:


Vai via? Parti? Che giorno è? Ogni tanto sono un tantino confuso?


Diego: Un’altra domanda! Signur dutur … se parlassi in latino chissà cosa mi verrebbe fuori. Diego controllati. Sei a rischio … Zucchero di canna … o bambù?


Vittorio:


Bambù grazie! (Si guarda attorno). La Prealpina non è arrivata?


Diego:


C’è la pedemontana!


Vittorio:


E beh! Ma non la vedo!


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Diego: Speriamo che arrivi qualcuno perché do fuori oggi … mi si sono già alzati i peli delle braccia. … Come lo posso distrarre? Tutte le mattine devo trovare una storia … Non vai a lavorare?

Vittorio:         È una domanda?

Diego:              Lascia perdere! Siediti. Vuoi vedere la televisione?

Vittorio:         L’ho già vista.

Diego: (Tra sé). Con tutti i bar che ci sono proprio qui deve venire … mi conviene aprire più tardi quando arrivano gli impiegati, almeno se lo spupazzano loro. … Non è scemo: tutt’altro. Solo che ha deciso di rincretinirmi. … Ti vuoi collegare ad internet?

Vittorio e Diego: (All’unisono). No perché saltano fuori le donne nude e si fa peccato.

Diego:              Da un po’ di tempo mi sono venute delle manie suicide. Faccio del gran

pregare tutti i santi per fargli perdere la strada ma oh: niente! … Sei sicuro che non devi fare qualcosa? È una domanda?


Vittorio:


Se lo sai già perché lo dici?


Diego:


Chi mi trattiene dallo strozzarlo: chi? Non lo so! Vuoi fare il solitario?


Vittorio:


L’ho già fatto prima di uscire.


Diego: Mi riferivo a quello che si fa con le carte … ho capito! Bevi ‘sto cappuccio e torna a casa.


Vittorio:


Ho come la sensazione che mi vuoi cacciare via.


Diego: Che sensazioni strane ti vengono. (Tra sé). Magari! A che ora ti alzi? È una domanda?

Vittorio: Dillo tu! Fai tutto da solo. Mi sbaglierò ma hai problemi coi punti interrogativi. Hai un linguaggio disordinato.


Diego:


Io ho il linguaggio … lo uccido!


Vittorio:


Dipende dalla luce che entra no!


Diego: Se piove rimami sotto tutta la mattina. Maledetta alta pressione! Perché non ti trasferisci in Siberia … almeno per sei mesi non lo vede nessuno. (Al pubblico).


Vittorio:


A proposito di Siberia. A proposito di Siberia. (Lascia in sospeso).


Diego:


(Dopo un po’). Ti sei bloccato?


Vittorio:


No! Finisce lì. A proposito di Siberia: punto.


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Diego: Mangia male … segue la moda: è diventato vegano, è per questo che straparla. Non ha energie. Non si può andare avanti così … me lo rifilano per levarselo di torno. Mi devo porre questioni di coscienza per chi? (Tra sé).


Vittorio:


Ti disperi?


Diego:


Ma no … mi è venuta in mente una poesia di Foscolo.


Vittorio:


Non è la prima volta che lo dici. Ti deve piacere tanto.


Diego:


I Sepolcri in particolar modo. (Tra sé). Nel quale ti butterei.


Vittorio:


Buongiorno signore.


Diego:


(Al pubblico). Vuoi vedere che me lo fa scappare? Buongiorno.


Prof: (Entra guarda con circospezione). A voi … a voi … gentili educati periferici signori.


Diego:


Ne è arrivato un altro. Desidera?


Prof:


Un aperitivo grazie.


Vittorio:         A quest’ora? Le consiglio uno spumantino spruzzato al miele: specialità

della casa. Lo fa lui … (Come a dire: sai che roba.). Prodotti nostrani. Roba estera.

Prof: Non ne disdegno affatto il gusto ma preferisco il mio solito beverone tropicale a base di papaya nonché frutti esotici di basso contenuto zuccherino onde evitare variazioni di glicemia ematica … sapete, devo fare attenzione agli scossoni proteico – enzimatico – lipidico – ormonali ecc, ecc e oltre. … ne andrebbe della mia salute, che come vedete è ottima, tuttavia, saltuariamente, mi si offusca la vista.


Vittorio:


(A Diego). Cosa ha detto?


Diego:


Che domani piove!


Vittorio: Tutto quel giro qui per dire che … (tra sé) se diceva che nevica tirava sera. … Se domani c’è fuori il sole e viene qui ancora a menarla gli faccio un discorso di un anno. Che personaggio. … Lei, oltre a far piovere cosa fa?


Prof:


Mi occupo di informatica. Software!


Diego: (Tra se). O Madonna che giornata … spero che sorvoli … non gli verrà in mente di …

Vittorio:         Non è italiano!

Prof:                  Sono di Milano, ma ho abitato anche all’estero … qua e là …

Vittorio.         Posti lontani: “là” soprattutto.

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Prof:


Oh sì! “Là” è stata dura … come lo sa che ho abitato là?


Vittorio:


È una domanda? Ha detto che soffia vetro … faceva caldo?


Prof:


Macché: si gelava!


Diego:


Qui si mette male … signore ecco il suo long drink … glielo lascio qui?


Prof:


Do un occhiata alle notizie e sono subito da lei.


Vittorio:         (Si avvicina curioso, si appoggia al tavolo). Non è la Prealpina. È la

pedemontana. Non ha quelle notizie che prendono per la gola: in provincia succedono

cose inaudite ma qui non ne trova traccia: ci vuole la Prealpa. Anche la più insignificante bazzecole c’è! … È pratico di internet?


Prof:


Se le ho detto che mi occupo di software!


Vittorio:

barca?


Scusi, mi era scappato. Senta ma … lei è capace di navigare senza la


Diego:


Vittorio, vai a casa … ho visto la mucca scorrazzare nelle verze.


Vittorio:


Non è la mia! … Non mi farebbe imparare?


Prof:


Ha un computer?


Diego:


Sì ma è senza remi …


Prof:


Io navigo lo stesso …


Vittorio:


Questo non è un pirla di paese: soffia il vetro con una facilità …


Diego: (Tra sé). Dio che giornata … se non mi invento qualcosa mi viene l’infarto. … Scusi signore che ha abitato “là”, oltre quel lavoro che ha detto di fare, ha altre occupazioni?

Prof:                   Certo! Da un punto di vista formale posso dire di no ma da un punto di

vista pratico posso dire di sì. Vedano, la complicanza sta nel fatto nell’attribuire un lavoro che in teoria, non si esercita, ma in pratica lo si fa di nascosto.


Vittorio:


Domani tempesta! È stato un piacere mi creda … passa anche domani?


Prof:


Sì, ho assunto la cattedra qui a Varese.


Vittorio:


Come domestica?


Prof:


No no: come docente!


Diego: (Ha un mancamento). Mettili assieme questi due poi vedi che cosa fanno. Un disastro. Mi scusi … Quindi lei … passerebbe tutti i giorni?

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Prof: Perché no! Siete simpatici. Si va dove ci si trova bene! Ho voluto dar ascolto ad un consiglio di un amico ed eccomi qui felice di abbeverarmi. Sono un professore: tre lauree. Informatica, ingegneria e lettere antiche.

Vittorio:         (Vorrebbe dire qualcosa ma). Ah, beh, allora … no. Niente! (Tra se).

Crede che sia una stalla.


Prof:


Dica dica, non abbia paura a proferire. Che diamine. Tra di noi!


Diego:


Io ho paura.


Vittorio:


Volevo dire che … anch’io ho lettere antiche.


Prof: Ma no? Dica! Si confidi … tra noi laureati uno scambio di vedute si rende necessario. Soprattutto ora. (Vittorio va verso la porta). Cosa fa?

Vittorio:         Ho paura che cambi il tempo all’improvviso.

Diego: Con lui deve parlare chiaro … (Vittorio accende la luce). Ecco: ha capito!

Prof:                  Ah, ora ho capito! Fa finta di non sapere niente per non dare nell’occhio.

Diego:              No no … lui proprio … zero al quoto.

Prof: È matematico … poteva dirlo subito … perché questi sotterfugi, questi giri di parole … nessuno è perfetto.

Diego: Lui poi … di perfetto ha le scarpe: forse! Di’ al professore che scuole hai frequentato.

Vittorio: Ma … alcune … una in via Manin, per otto anni, una in via Abruzzi per altri sei e un’altra su di là.


Prof:


Come docente?


Diego:


(Tra sé). Come deficiente!


Vittorio:         È un periodo superato. Mi sono stancato di frequentare. Ad una certa età


ti passa la voglia di combattere.

Prof:                  Questi studenti moderni … Se non se la sentiva ha fatto bene.

Vittorio:         Non me la sentivo più … più che altro non se la sono sentita più … altri.

Allora ci vediamo domani per continuare il discorso.

Prof:                  Va già via?

Diego:              Lo lasci andare per favore … ha impegni pressanti in un altro bar.

Prof:                  Pensavo che fosse un abituèe.

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Vittorio:


Quale impegno? Non gli dia retta: è geloso!


Prof:


Di chi?


Vittorio:


Di me!


Prof:


(Nel frattempo Diego si avvicina ai due). Da cosa lo deduce?


Vittorio:


Eh?


Prof:


Come fa a dirlo che è geloso.


Vittorio:


Lo sanno tutti in paese.


Diego:


Quante lauree ha lei? Tre? Gliene manca una … si fidi … quella in …


Vittorio: Per carità … se lo dice lui che gli manca … questo qui le sa tutte. Fa perfino il caffè ristretto. Ma ristretto ristretto … è così ristretto che si fa fatica a vederlo nella tazzina: oh! È il miglior ristretto della provincia.

Diego: Me lo scusi … cerca di sminuirmi ma cosa vuole: ognuno deve portare la propria croce caro professore.

Prof:                  Non lo dica a me! Non lo dica a me!

Vittorio: Glielo sta dicendo mi creda. Beh! Andiamo va … questa cattedra che ha preso è grande?

Prof:                  È notevole, di prestigio. È una grande cattedra mi creda.

Vittorio:           Non lo metto in dubbio … se lo dice lei che è pieno di lauree … ha solo

cattedre … banchi: niente?

Prof: Al mattino, d’inverno trovo banchi per strada, meno di prima ma pur sempre banchi sono e … (Diego si mette le mani nei capelli).

Vittorio:         Ecco perché ci sono le code …

Diego:              Chi è il più scemo? Non fateci caso è un gioco a premi, mi è venuto in

mente adesso all’improvviso … gradite qualcosa?

Vittorio:         Stavo andando ma se insisti …

Diego: Quanto mai l’ho detto. Signori sto aspettando una comitiva di turisti arabi, saranno qui tra poco. Vi prego cercate almeno di non confonderli.


Prof:


Capisce quello che dicono?


Diego:


Neanche una parola!


Prof:


Posso tradurre io. (Diego si affloscia dietro il bancone).


Vittorio:


Però! È sparito. Ha dei poteri professore. Provi a dirne un’altra.


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Prof:                  (Nel frattempo Diego si ricomporne). Che dire.

Diego:              Per carità, si astenga! Mamma aiutami …

Vittorio:         (A parte). Quando invoca la mamma vuol dire che è al limite.

Prof:                  A sì?

Vittorio:         Sììì!

Prof:                  Poverino … ma come mai arriva al limite?

Vittorio: E cosa vuole … da piccolo ha picchiato la testa contro il muro e da allora non è stato più lui.


Prof:


È diventato un altro. Si vede che non è tutto lui.


Vittorio:


È tantino anche lei.


Prof:


Lei chi: io?


Vittorio:


No! Lei, la moglie.


Prof:


Aaaah! Se ha un attimo le mostro come si fa a navigare!


Vittorio:


Ho tutta la mattina … Diego, accendi il girarrosto lì, che navighiamo.


Diego: Ma perché, perché … tutti hanno clienti di livello mentre io ho un sacco di deficienti.

Vittorio: Lo sente: vaneggia! Diego, assieme al girarrosto, portaci un fiasco di quello buono.

Prof:                  Un fiasco addirittura … ne porti due.

Diego: Andate via … via … (I due escono). Madonna santa che scemi. Ha ordinato da bere e l’ha lasciato qui … che pistola … chissà dove ha la testa. (Riordina il locale). Che pazienza deve avere unpovero barista … non si può pretendere che litratti bene: no! Mi spiace ma … non me ne frega niente! Sono scemi! … E quando si ha a che fare con gli scemi: niente scrupoli. … (Si gira verso l’ingresso). Mi sembrava strano … lo fa sempre e mi meraviglio … tranne che adesso sono in due: che scemo! Ecco, stai attento Diego che finisci male. (Si batte una mano sulla spalla). Su, coraggio, ti aspetta il paradiso.


Vittorio:


(Rientra col professore). Barista … due caffè! Uno lungo e uno corto.


Prof: Per me un cognac grazie! (Si rivolge a Vittorio). Caro signore, ho tanto di quel lavoro da fare oggi che non ha idea.


Vittorio:


Immagino! Anch’io sa! Non so da che parte girarmi.


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Diego: Girati di là … (Indica l’uscita). Signori … tra un po’ mi si affolla il locale di arabi e di conseguenza rimarrebbe poco spazio … se mi fate la cortesia di menare le tolle vi sarei grato.


Prof:


Mi scaccia? Perbacco! Non ascolterò più consigli.


Diego:


Meglio: la consiglio io…


Prof:


Li voglio proprio vedere questi arabi.


Diego: Guardi che sono pericolosi … eccoli … stanno sbarcando adesso. Forza sciò … fora di ball.

Vittorio:         Sbarcando? Quelli lì sarebbero arabi? Dal tratto mi sembrano islamici.

Prof:                  C’è una bella differenza.

Diego: Invece tra di voi non ce n’è affatto. Siete due gocce d’acqua. Datemi il computer, avranno bisogno del collegamento ad internet …

Vittorio:         Questi vivono nel deserto … saranno capaci di navigare?

Prof: Sìììì … Stanno sbarcando e poi sono abituati coi cammelli. La nave del deserto.

Vittorio:         Porco cane professore, ne sa una più del Diavolo lei.

Diego:              Quando non ne sa due … sono centocinquanta euro in totale.

Prof: Per due caffè o un cognac? Ma lei è pazzo! Hai capito che furbo. Viene qui a farci la morale e poi spara fuori un capitale. Tienitelo il tuo internet. Andiamo via da qui … ma te disi mi che’s chi!


Vittorio:


Tienitelo il tuo internet. Ho fatto bene a dirlo?


Prof:


Ma scherza: benissimo! Non si vergogna?


Vittorio: (Esce e rientra). Qui dentro non ci metto più piede. (Gesto di Diego). E il computer me lo compro. Siamo dei clienti come gli altri. (Se ne va).

Diego:              Insomma.  … se fossero intelligenti sarebbe un conto … di solito faccio

degli abbonamenti agli assidui, ma a questi: fossi matto! Gli sconti li fai a uno ma il

mancato introito lo faccio pagare ad un altro: a loro!

Vittorio:         (Rientra col professore). Due “stataratatà”.

Diego:              Mille euro prego!

Prof: Cosa le dicevo … non si fa scrupoli. Ecco i suoi mille ma si ricordi che stanotte rimuginerà e si pentirà.

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Diego:              Ma nemmeno per sogno.

Vittorio:         (Da fuori). Prego signori … il bar è tutto vostro.

Prof:                  Non la capiscono!

Vittorio:         Alzo la voce? … Professore, spero proprio che non lo paghino.

Prof:                  Così impara. Signori guardate che è un po’ caro! Andiamo caro amico …

Diego: (Sulla porta, cerca di parlare coi clienti). Porca miseria chi ci capisce qualcosa … professore mi scusi, non potrebbe … che carattere:e n’è andato.

FINE

24


Quarto quadro

Lo studente

In una cameretta

Tom: (È alle prese col computer). Che ora è! Le cinque? Non ho ancora preso in mano i libri … se entra mi fa la menata … ma quando mai …(Si alza dalla sedia e cerca lo zaino). Ce l’avevo … porca puttana dov’è finito. Ho il compito domani …non so niente … ho già capito: è sotto il banco. Provo a chiamare il bidello … “ Pronto signor Cesare sono Betti … ah … è lì! … Me l’hanno nascosto … se passo tra un tre minuti la trovo? … non oltre … volo”. Boia cane che palle con ‘sto zaino. Mamma esco un attimo!

Mamma:        Hai già fatto i compiti? (Da fuori).

Tom:                 Oh! Sì mamma … vado a scuola per una cosa. (Esce).

Mamma: (Entra). E’ uno studioso mio figlio … va a scuola anche quando è chiusa. Madonna che casino … che casino questa camera. Per fortuna ne ho uno solo

…non so come fanno gli altri con tre o quattro. Da che parte comincio? Questi ragazzi. Hanno una visione dell’ordine tutta loro.

Nonno: Se hai da fare ci penso io … però non bisognava viziarlo … guarda qui che disordine. (Si avvicina al computer).Se tu, quand’era piccolo, gli avessi fatto sistemare i giocattoli, ora non ti lamenteresti …. Hai capito questo qua … (Si siede).

Vai. Vai … (La mamma esce). Deficiente. Si collega ai siti porno … generazione di smidollati. Ma che schifo … Madonna che roba … e chi ha mai visto queste schifezze tutte insieme. Però guarda questo che fenomeno … se lo vede la mia Tina mi rincorre con un mattone finché non mi fracassa le ossa. Lo farò più spesso. … se non altro per scopi didattici … Sì ma, questo qui non studia niente … l’ho sempre detto che andava messo in collegio, dai preti! … Si fa per dire: preti! Se non sei uno che ama lo studio puoi andare dove ti promuovono per il semplice fatto che paghi, ma resti sempre un asino. Il bello è che sua madre lo crede uno scienziato. E’ giunto il momento di aprirle gli occhi. Ti sistemo io adesso. … E’ l’ultima volta che gli metto in ordine la stanza … l’ultima! Lui crede che essendo in pensione gli debba per forza rassettare. “Tanto non hai niente da fare” … e perde tempo col sito porno il delinquentello. Generazione di coglioni.

Mamma:        Papà, parli da solo? (Fa capolino).

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Nonno:           Più o meno … ci penso io vai …

Mamma:        Se ti pesa … non sei obbligato …

Nonno:           Per questa volta passa, ma è l’ultima.

Mamma:        Non essere troppo severo … studia così tanto poverino. (Se ne va).

Nonno: Ecco dov’è l’errore. Credere! Quando rientra voglio vedere come si giustifica … (Torna al video). Queste sono cose per noi vecchi bisognosi di affetto … boia cane che fenomeni …. tutto sommato ogni tanto una sbirciatina non fa male.

L’ha detto anche l’urologo. (Nel frattempo sistema la stanza). E se lo dice lui che ne sa, perché non accontentarlo? (Sorride). Povero me! Che fine ingloriosa.


Tom:


(Entra). Ciao nonno!


Nonno:


Vieni un po’ qui … è così che studi?


Tom: Ti sei messo a guardare i siti porno eh? Ti piacciono le porcate. Per questa volta non lo dico alla nonna però tu …


Nonno:


Se pensi di ricattarmi ti sbagli.


Tom:


Mamma!


Nonno:

te.


D’accordo! Non credere che lo faccio per salvaguardarmi: lo faccio per


Tom:


Sì sì …. Contala giusta. Dico alla nonna che hai un’amante. Mamma!


Mamma: (Fa capolino).Sei già di ritorno? Che lampo! Se hai finito i compiti vieni in cucina a stendere la tovaglia.


Tom:


Spengo il computer e arrivo.


Nonno:


E anche per oggi i compiti si fanno da soli. Ottimo!


Tom:                 Non dico niente a nessuno se tu mi fai i compiti di matematica e di


fisica. Devo recuperare le insufficienza del primo quadrimestre.

Nonno:           Rimarrai sempre un somaro … parola mia.

Tom:                 Mamma?  Il nonno …

Mamma: (Fa capolino). Cosa c’è tesoro … papà, lascialo studiare … hai finito di leggere quel libro?

Nonno: Libro? … Ci sono libri qui dentro? Vado … guarda che tuo figlio fa il furbetto … tienilo d’occhio.

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Tom: Lo sai mamma che il nonno … ha decido di aiutarmi nei compiti di matematica. L’ha fatto spontaneamente.

Mamma:        Bene! almeno si rende utile.

Nonno: Perfetto! Se tuo marito invece di vagabondare da un bar all’altro rimanesse un po’ a casa sarebbe meglio. Per te in primo luogo e per lui in secondo.


Mamma:


Papà, dai fuori oggi?


Tom:


Ha visto un programma su internet ed è rimasto scioccato.


Mamma:


Non sarai andato su qualche sito di quelli là? Lo dico alla mamma eh!


Nonno:


Andate avanti così … Esco!


Tom: E’ invecchiato tanto … Mamma non ti da fastidio. Ma perché ti ostini a tenerlo qui con noi? Ha casa sua.

Mamma: Per la pensione, ci aiuta con le spese. Tuo padre guadagna una miseria e se li spende ai video poker.


Tom:


Se vuoi vado a lavorare!


Mamma:


Tu studia, per adesso … vedi di prendere almeno il diploma.


Tom:                 Ok! Finisco di studiare e arrivo. (La mamma esce). Non so nemmeno che

cosa devo studiare … chiamo Alba … “Alba cosa abbiamo domani? … No! Cazzo!

…il compito di matematica … ho tre di media … mi passeresti la soluzione? … ma sì è un periodo … mio nonno mi ha promesso di aiutarmi … ma chi arriva in quinta, scherzi! … lui era un professore di liceo … ma no, mia mamma lo fa venire durante il giorno per tenerlo in attività … mi sistema la stanza … quali rimorsi … sei scema … non fa un cazzo … si diverte con internet … l’ho preso mentre smanettava … ok! … A domani … ciao” . Ma quali rimorsi … che cosa sono … ma chi mai li ha sentiti.

Mamma è pronto?

Mamma:        Studia .. ti chiamo. (Da fuori).

Tom: Avercene di mamme così … vediamo la fine del film … che invenzione internet. I miei nonni andavano fino a Lugano per vedere ‘ste porcate. Erano indietro cazzo … se non ci fosse ‘sto problema della scuola per forza, sai che mondo sarebbe? … Ma sì, chi se ne frega, tanto … un tre in più che sarà mai … ricatto il nonno. Certo che è stato un bel colpo di fortuna sorprenderlo … lo tengo in pugno. Se mi bocciano gli verranno a lui i rimorsi …

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Un mese dopo

Nonno:           Dai somaro … dopo tutte le ripetizioni di alto livello sei ancora al palo.

Ricattatore ti faccio notare che per ottenere la sufficienza devi prendere sempre otto:

chiaro!


Tom:


(Ripone i libri).Hai paura che spifferi alla nonna eh?


Nonno:             Oh! Tremo dalla paura. Non ti pesto perché dovrebbero farlo i tuoi


genitori che credono di avere in casa un genio … stai attento che a fine anno, e manca poco, le mostro la pagella, e quando dico “mostro” lo dico nella duplice accezione di verbo e di sostantivo, in modo che si renda conto della tua predisposizione alla

stupefacente capacità di collezionare numeri da totocalcio. Altro che “nonno me la firmi tu” …


Tom:


Il tuo peccato è più grave.


Nonno: Pensa che in un attimo passeresti dalla bella vita di studente fannullone alla disperazione del collegio arcivescovile se solo parlassi a tua madre. …


Tom:


Vuoi vedere che faccio girare sulla rete qualche porcata che ti riguarda?


Nonno:           Bravo! Del resto da uno scienziato cosa si può pretendere … avete


troppa libertà e non la sapete gestire. Se dico qualcosa vengo tacciato di essere un reazionario. (Entra la mamma). Vero scienziato?

Mamma: Lo so che è bravo … ma da qui allo scienziato. Forza che è pronto. Papà, ti fermi o vai a casa?

Nonno: Vado a casa … non vorrei diventare troppo intelligente frequentando il nipote di Einstein. (Esce).


Mamma:


Cosa voleva dire?


Tom:

fisica.


Non lo so! Sai mamma che avrò la sufficienza in matematica? E anche in


Mamma: Ci hai dato dentro. Mamma ti farà un bel regalo … tu pensa a studiare che al resto …

Tom:                 Vado a lavare le mani … (La mamma esce). Per quel che riguarda le altre


materie un modo lo troverò … se fosse anche un letterato cazzo ci penserebbe lui e invece … fa il duro ma teme lo sputtanamento … fan tutti così … coi nonni si va sul pesante … prendere i regali e poi:ricatti. Lo fanno tutti perché non dovrei farlo io …

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sono il più scemo? … E gli va bene che non lo rinchiudo nello sgabuzzino … sarebbe un’idea …. Non è detto che … se costretto dagli eventi.

Mamma:        Tesoro vieni: è pronto.

Tre mesi dopo

Tom:                 Non ho mai avuto così tanti sette come quest’anno, finalmente gliela

faccio vedere senza patemi … ottima pagella: mamma!

Mamma. (Entra). Leggi … ho capito: fai vedere cervellone. Questa volta te l’hanno data da portare a casa … era ora! … Otto in matematica … non ci credo … da tre a otto. Quell’uomo là ne sa.

Tom:                 E’ tutto merito mio, lui mi ha suggerito qua e là sciocchezze.

Mamma: E così sei in terza … bravo. Con quel padre che ti ritrovi è da considerarsi un mezzo miracolo. Eh, se avessi tempo e capacità per seguirti … ma non posso. A scuola ero un’asina di quella da soma … fortunatamente hai preso dal nonno … lui si che è un vero studioso.

Nonno:           (Entra). Eccolo qui Herr Albert junior : fai un po’ vedere … eh:

notevole! Se fosse la tua!


Mamma:


Come la tua?


Tom:


Hai sempre voglia di scherzare tu … fai attenzione a quella cosa …


Mamma:


Quale cosa?


Tom:


Lo sa bene …


Nonno:


Io lo so bene ma tu non sai quello che ti capita adesso.


Mamma:


Parla chiaro! (Tom, preso dalla paura se la svigna). Dove va?


Nonno:           La responsabile sei tu e quel deficiente di tuo marito … non vedi che è


una fotocopia della pagella di un altro, ha cambiato il nome!…. Non sa nemmeno

copiare tre parole in croce figurati se prede otto …. E mi ricatta il demente … ti rendi

conto che non apre mai il libro e sta li a vedere i film porno su internet. L’ho scoperto per caso alcuni mesi fa …(Mamma si accascia sul letto). E’ inutile: è tardi ormai.

Mamma: Sei sicuro? Non me ne sono mai accorta … adesso capisco quello che mi ha detto una volta l’insegnante di latino. “Lo sorvegli”.

Nonno:           Non mi credi … guarda che ci rimette solo lui.

Mamma.        Quando torna mi sente.

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Nonno: Siete distratti … non ascolti la televisione, i dibattiti sull’educazione, le riunioni coi professori … purtroppo di queste storie ce ne sono tante e vanno a finire nello stesso modo. E stiamo a raccontarle inutilmente.

Mamma: Cosa devo fare, fin ora ha fatto bene. Lo manderò a ripetizione. Sarà che crescendo si è perso via un attimo.

Nonno:           Lasciamolo perdere del tutto. Non alzi mai la testa dal lavoro. Dove vuoi

arrivare? Con quel marito che hai! … Non ti senti responsabile degli avvenimenti?

Mamma: Insomma. E tu? Seguilo di più, lo sai che sono poco istruita e mio marito è un disgraziato.


Nonno:

difendi?


Lo sapevo! Mi vuole ricattare mettendo in rete chissà cosa e tu lo


Mamma:


Cosa devo fare?


Nonno:           Cosa devo fare, cosa devo fare! Fai! Tanto per cominciare prendi tuo


marito a legnate. Il figlio è vostro! Invece di trattarlo come se fosse un principe, al quale tutto è dovuto, sedetevi e parlate e se è il caso controllatelo a vista privandolo di ! …

Tom:                 (Rientra pensando di convincere la madre). Allora mamma sei contenta

…ho fatto progressi … grazie anche a lui … scusami se non ci siamo capiti nonno. Per quella faccenda … beh … lasciamo perdere. Ora mi sento tranquillo … sai mamma, in classe la maggior parte dei compagni sono dei mezzi delinquenti, comportarsi bene diventa difficile. Non sai che fatica faccio per star fuori dalle loro porcate.

Mamma:        Lo vedi che non è colpa sua … (Al padre). Cerca di capirlo.

Nonno:           (Esce disperato).

FINE

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Quinto quadro

Il Commerciante

La scena: un magazzino semi vuoto

Comm:           (Entra: con un certa arroganza). Buon uomo … come ti chiami?

Inser:                 Adelmo.

Comm! Ecco! Non mi sovveniva … con tutti i dipendenti che passano, pur avendo la memoria di ferro stento a ricordare i nomi … non capisco perché ve ne andate tutti dopo poco tempo, e pensare che vi pago bene. … Comunque, Adelmo, se dovesse venire quel cliente in mia assenza, quello che hai visto settimana scorsa, dagli quella merce scaduta. ci pensa lui a rigenerarla … rinnova le etichette.

Inser: Gli cambia la scatola … da prodotto di marca diventa anonimo e vendibile.

Comm:           Tu sei alle mie dipendenza giusto? Perfetto! Vedo che capisci al volo.

Vado … non fare pasticci, non sbagliare colli. (Esce).

Inser: Non sono camice. … Colli … pacchi … scatoloni! Sempre porcheria è. Contento lui che è il padrone delle merci figuriamoci io … faccio salti di gioia. (Cerca di riordinare). Indubbiamente è un ottimo metodo. A noi dicono:”nonconsumare dopo la tal data” ma poi, se rimane invenduto , lo riciclano a piacimento. E’ la genialità l’arma vincente, da un lato! Dall’altro la stupidità e la creduloneria. E io mi trovo nel mezzo incapace di prendere posizione. Forse per vigliaccheria, forse per opportunismo … forse per non restare in mezzo alla strada.

Cliente:           (Bussa). Posso? Ciao Adelmo … la roba?

Inser:                 Ti ricordi il mio nome : notevole! Eccola!

Cliente: Mi hai preso per un cretino? … quando vengo qui c’è Adelmo, quando vado là c’è Massimo e via dicendo … Un uomo senza memoria è finito. Da quanto è scaduta ‘sta merce? Da tanto! Merce: si fa per dire no?

Inser: Me la chiama “merce” … io la chiamerei in un altro modo: comunque è quella che devi caricare … cosa fai alle etichette?


Cliente:

di un anno.


Le cambio con altre … data nuova, prezzo nuovo e scadenza prolungata


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Inser:


E le vendi lo stesso?


Cliente:


Ma scherzi?  Va a ruba!


Inser:


Qui da noi?


Cliente: Sei matto: in Africa, in India! Li caricano sugli aerei che vanno … Beh! Non lo so. … Qui da noi, … mi fai ridere. Di’la verità, non è tanto che fai ‘sto mestiere!

Inser:                 Da poco!

Cliente: Ah, ecco perché … lo sai che il tuo padrone fa più soldi un questo modo che con la vendita di prodotti freschi? Vedi questi pelati, dopo il trattamento diventano prodotti biologi ricavati da materie prime coltivate qui.

Inser: Non riesco a capire! Nonostante tutto quello che si vende riusciamo a produrre materia prima per soddisfare il mercato interno?

Cliente: Nemmeno la metà. … Sì però quando esce dalle manifatture il nostro prodotto è tutto doc … tutto igp … e rigorosamente di marca. Non troverai mai un

produttore che ammette di importare materia di seconda scelta o di terza per il “Made in Italy” …


Inser:


Mica sono scemi come me che credo a Babbo Natale.


Cliente:


Ci credi ancora? (Gesto dell’inserviente). Sei ingenuo. Da dove vieni?


Inser:


Da qui! Perché da dove vieni tu non ci credete più?


Cliente:

intendere


Da anni! Se credessi non farei questo lavoro … o meglio … lascio di credere.


Inser:


Lo vedi che in qualche modo sei preso anche tu.


Cliente: Caro amico, uno come me, crede in tutto e in niente … dipende dall’interlocutore.

Inser:                 Capisco. Non sarebbe meglio buttarla questa roba?

Cliente:           Vai avanti a credere a Babbo natale … e alla befana.

Inser:                 Pensi che sia stupido?

Cliente: Figurati! Però, vedi, vivere oggi è complicato. I prodotti costano e c’è gente che muore di fame in giro per il mondo. Prendiamo ad esempio quelli che sbarcano col gommone. Vogliamo lasciarli soffrire per la fame? No!... Non sarai uno di quelli che odiano i neri? Ah ecco! Sati attento a quel che dici perché si fa in fretta a prendersi una denuncia.

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Inser:                 Denunciano uno che ne parla e non quelli che li danneggiano. Io dico

“negro” e finisco dentro, tu gli fai mangiare le porcherie e la passi liscia. C’è una giustizia in questo paese che è meravigliosa. Uno straniero stenta a capirla tant’è la semplicità nell’ individuare e nell’attribuire le colpe.

Cliente: A me della giustizia sai che me ne importa … io sono a posto . … Queste sono tutte chiacchiere ! Il proprietario non c’è? (Gesto di inser.). Dai, dammi una mano a caricare il furgone … quanti saranno?


Inser:


Parecchi colli. Non puoi arrangiarti da solo?


Cliente:


Crederai a Babbo Natale ma sei uno scansa fatiche …


Inser:                 Sono pagato per lavorare qua dentro … se vuoi te li posso mettere sulla

soglia: non oltre.


Cliente:


Sei fiscale … è il tuo sindacato a suggerirtelo?


Inser: No, al contrario, il mio vuole che lavoro di più perché ho una retribuzione che si basa sul merito e sulla produttività.

Cliente:           Ma tu te ne freghi altamente perché hai la schiena di vetro e se ti abbassi


troppo si spacca.


Inser:


Oh! Cosa vuoi da me … te li metto sulla porta.


Cliente:

spalle …


Guarda dov’è il furgone … saranno cento metri … almeno dammi un tre


Inser:


Due sono tue … te ne posso dare una … aspetta che chiamo il facchino.


Cliente:


Da quando avete un facchino?


Inser:


Da tanto. Facchino! Vieni qui! (Arriva il proprietario).


Cliente: Il tuo dipendente ha voglia di scherzare … come va vecchio mio … (Convenevoli).


Comm:           Bene! Tu non prendere iniziative (All’inserviente).…


Hai da divertirti


con ‘sta roba … aiutalo a caricare coso, come ti chiami?

Inser:                 Io?

Comm:           Lo devo fare io … hai capito i dipendenti, comandano loro, che mondo

…il bello è che vogliono essere pagati come ingegneri. Non conviene più assumere italiani: ma scherzi! Un baluba mi costerebbe la metà e lavora il doppio … questo ha il sindacato che gli dice cosa può fare o meno. … Ma nonostante tutto mi sacrifico, io sono italiano , magari guadagno meno ma i dipendenti devono essere italiani.

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Cliente:           Sei un patriota. Mah! Per quel che mi riguarda non ho problemi. Tutti

stranieri. Mi sono guardato bene dall’assumere i nostri … questi qui sono tutti laureati mentre quelli parlano a mala pena l’italiano e non capiscono il significato delle parole.

Inser:                 E sulle etichette scrivi quello che vuoi.

Cliente:           Sembra che quei prodotti li devi mangiare tu … cosa te ne frega?

Inser:                 Niente! Tanto!

Comm: Quelli che mangeranno ‘sta roba, di solito, mangiano serpenti quindi, prima di parlare rifletti. Chiaro! Forse crede che sia roba da buttare perché è leggermente scaduta. Un prodotto confezionato dura per lo meno un anno dopo la scadenza, e avercene … Io mangio tutta roba scaduta e sono vivo e vegeto.


Cliente:


Anch’io!


Comm:           Senti, visto che ti ho incrociato: ho sù un tot di prosciutto cotto


invenduto, non è che me lo riconfezioni tu sotto vuoto e lo spedisci da qualche parte?

Cliente:           Se non è troppo passato si può fare: lo imbusto! (Inser. scuote il

capo).Ho capito dai … te lo ritiro io … metto del conservante con profumospecifico … oh! Sembra fresco … vedo che ti preoccupi: lo diamo agli animali.


Inser:


Bipedi! Diversamente colorati. Finché non sta male nessuno: giusto?


Comm: Giusto! Se non riesco a venderlo entro un tot di giorni lo buttiamo via perché non sei d’accordo? … sistema ‘sto posto va! Saliamo!


Cliente:


Ci pensi tu al furgone? Saliamo.


Inser: (L’inserviente carica da solo gli scatoloni). Lo sapevo … e sono italiano pensa un po’ … che bel sistema … ah, non c’è che dire … quelle scatolette perdono un liquido strano … verde … ma oh! Ottime! Il cretino che le compra lo trovi … magari lontano da qui … un cibo, se non ti fa male allo stomaco, è buono, perché discutere. Con la crisi che c’è, e soprattutto con le guerre che ci sono … lo smaltimento è assicurato. Che discorso inutile sto facendo? Non ho capito: mi devo far carico dei problemi etici di questi qui? Da dipendente? E’ legale! Quando accendi la Tv senti la predica del nutrizionista di turno che ti racconta di stare attento a questo a quello … i diserbanti, gli antiparassitari, il mercurio … e poi ti infila una frasetta del tipo” bisogna fare attenzione alle merci scadute, contaminate che vengono da paesi extracomunitari … Proprio ieri hanno sequestrato tonnellate di merce preveniente dall’oriente “! … a chi la vuol dare a bere? … Lo saprà come funzionano le cose o vive nella torre d’avorio?

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Cliente: (Scende). Tutto a posto? Bravo! Hai visto? Cosa ci voleva … mi dovresti ringraziare tu …


Inser:


Io ti devo ringraziare … ho caricato da solo …


cliente: Se non venissi io a prendere la merce saresti in giro per il parco a cazzeggiare … hai capito!

Inser:                 Ah ecco! Sei a posto così o devo scaricare e ricaricare di nuovo per


sentirmi ringraziare di più?

Cliente: Sei sarcastico? … La senti questa puzza ? Da dove sbuca ‘sto odore? Prima non c’era. Dai un’occhiata perché c’è qualcosa che va a male qui.


Inser:

scaduta.


Cosa dici? Qui prodotti andati a male non ne abbiamo. Solo roba


Cliente:


Fatti vostri … ti saluto!


Inser:


Ciao! E grazie!


Cliente:


Figurati!


Inser:


Scommetto che prima o poi quelle scatolette se le porta via!


Comm: (Scende, tronfio). Con chi stai parlando? Se n’è andato? Fra un po’ arriva il signor … il signor … quello che è … fagli trovare pronte tutte le lattine di birra che abbiamo tra i piedi. Ne traggono concime per i campi … ha detto!

Inser:                 Lo credo: sono  (ne prende una per controllare la data di scadenza) di

dieci anni fa. Questa birra è diventata l’equivalente della pipì delle bestie da stalla … bella fermentata .

Comm: Fai dell’ironia? … Sai quanto me le paga? Dieci centesimi a lattina … per quel che mi riguarda se la può bere. Noi non dobbiamo intrometterci negli affari degli altri: facciano quello che vogliono. Pago te con quei soldi e io non ci perdo tenendo l’invenduto fermo qui a marcire. Che scrupoli ti fai? Se poi accidentalmente capita una salmonella o un botulino … non è certo per negligenza nostra.

Inser:                 Chi finisce dentro se qualcosa va storta?

Comm: Io no di certo. Ci finirai tu … Quando la merce è fuori di qui non mi riguarda più. A me interessa quando entra. E deve entrare perfetta. .. senti, invece di polemizzare, dimmi se hai intenzione di andartene anche tu come gli altri o se ti piacerebbe stare qui a gestire il magazzino … ti alzo lo stipendio … ho bisogno di uno fidato qua sotto. Non credere che ci sia qualcosa di illegale … anzi … è che tu mi sei simpatico … facciamo mille e trecento al mese?

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Inser:                 Mi promette che non finisco dentro per qualche strano articolo di legge?

Comm: Cosa dici … legge! Se stai a guardare la legge non esci più di casa. Nel nostro lavoro porsi dei dubbi non va bene … non ascoltare tutto quello che senti in televisione … sappi che quando ti dicono di consumare entro un certo periodo lo fanno esclusivamente per fartene comperare di più. Perché hanno inventato i conservanti? Pensaci!

Inser: Sarà come dice lei ma io sono del parere che quando un prodotto ha superato le tre settimane dalla data è meglio buttarlo.

Comm:           Tu credi ancora a Babbo Natale! … Ti offro duemila al mese.

Inser: Mi allettano … però, vede, preferirei guadagnarli in un altro modo. Per esempio sapendo che il mio contributo lavorativo ha dato del benessere alla collettività e il mio operato è onesto.

Comm:           Ho capito … sei un moralista del cavolo … ti fai scrupoli di coscienza.

Ricorda che se ti dovessi incontrare nel parco, con le pezze al sedere, non sarò mosso a pietà e ti lascerò al tuo destino .... però mangerai solo prodotti non scaduti … come

dice quel proverbio?


Inser:


Quale?


Comm:


Occhio non vede cuore non …


Inser:


Bisognerebbe averlo per non farlo dolere …


Comm:


Prendi i tuoi quattro stracci e fila … maleducato!


Inser:


L’onestà innanzitutto!


Comm:


Ma fammi il piacere! Onestà!


FINE

I personaggi e le vicende narrate sono di pura fantasia pertanto non hanno nulla a che vedere con la realtà se non in modo puramente casuale.

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