Lopera buffa del giovedì santo

LOPERA BUFFA

DEL GIOVEDI SANTO

Commedia per musica in tre atti e quattro quadri

Di ROBERTO DE SIMONE

A Giambattista Basile e a Pietro Trinchera,

dante e Boccaccio (con rispetto parlando)

della nobilissima lingua napoletana iuta allacito

PERSONAGGI

IL PRINCIPE

IL RETTORE DEL CONSERVATORIO

IL MAESTRO DI CAPPELLA

I FIGLIOLI DEL CONSERVATORIO:

Titta, giovane soprano castrato

Lionardo, maestrino del Conservatorio

Liodato, ragazzo dodicenne, allievo di canto

Ntuono, detto Trummetta

Bailardo

Giammatteo

Nardiello

La Madre di Liodato, contadina della provincia

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

QUADRO PRIMO

Il Conservatorio dei Poveri di Ges Cristo

All'aprirsi del sipario si vedr un Coro di giovani allievi in tonaca.

Un ragazzo, Titta, canta con voce di soprano: il solista; ha, come gli altri, una partitura tra le mani. Il Maestro di cappella seduto a un organo collocato a destra della scena; egli suona e a tratti dirige l'esecuzione musicale.

Al centro della scena un grande Crocifisso velato, per la rituale rappresentazione del gioved santo. Su una ricca poltrona, a sinistra guardando, seduto il Principe che ascolta sorbendo un gelato in ricca coppa d'argento. Alla sua sinistra, in piedi, vi il Rettore del Conservatorio.

A sinistra della scena collocato un clavicembalo. Si esegue lo Stabat Mater.

Titta - (cantando da soprano) Stabat Mater dolorosa Juxta crucem lacrimosa...

Principe - (commosso dalla voce del giovane castrato) Roce roce stu fauzetto m me face ascevoli[3].

Coro - Stabat Mater dolorosa Juxta crucem lacrimosa,

Tittae Coro - Dum pendebat Filius.

Titta - (dolorosamente, con voce di tenore) Oi' mamma, ca m mro...

Principe - Ah! me fa venire a chignere.

Coro - Dum pendebat Filius.

Titta - Oi' mamma, ca m mro, m mro...

Al termine del brano, il Principe porge la coppa al Rettore e applaude.

Principe - Eccellente! Magnifico! Esemplare concerto di devota commozione, perfettamente compenetrata nella tragedia del gioved santo. Uno Stabat, dolente e sublime, degno del migliore Pergolese, del Porpora, del Leo... (Tossisce violentemente e poi scaracchia. Il Rettore fa cenno a un ragazzo che premurosamente prende una sputacchiera dorata e la porge al Principe. Questi sputa, indi trae fuori dal panciotto un fazzoletto ricamato e si terge le labbra).

Maestro - Bont sua, Signor Principe. Ella ha nei labbri un fonte d'eloquenza.

Principe - E benemerita la scuola di eccelsi filarmonici, i cui rami fecondamente prosperano! (AlRettore) Chi 'o soprano ?

Rettore - Un trovatello di Marcianise.

Principe - Gi operato ?

Rettore - Quattro anni fa.

Principe - (levandosi in piedi e avvicinandosi a Titta) Bravo ! Promettentissimo talento (Gli prende la mano e la stringe fra le sue) Bella voce, bel ragazzo (Lasciando la mano e rivolgendosi al Rettore) Ed ha gi un protettore ?

Rettore - Ne contendono in molti il padrinato: il Duca di Maddaloni, il Principe di San Severo... ma noi abbiamo atteso che prima Sua Grazia Eccellentissima si compiacesse di ascoltarlo.

Principe - (orgogliosamente) E avete fatto bene, che un buon giudizio da competente giudice dipende. Pel colore vocale egli mi ricorda il Senesino, ma l'affettuosit del legato pareggia i fastigi del Maiorano. Ergo, auspichiamo per lui il futuro d'un Gizziello.

Titta - (inchinandosi) Indegnamente.

Principe - Bravi tutti. Bravi! E tu... (A Titta, togliendosi un anello dal dito)... accogli un segno della mia protezione, e d'un illustre casato. (Gli infila l'anello al dito).

Trummetta - (sottovoce agli altri) L'ha rato n'aniello cu 'e brillante. Ih che mazzo!

Rettore - (a Titta) Ma che fai? Non dici nulla al Signor Principe?

Titta - Grazie. (Bacia la mano al Principe).

Principe - Ma che grazie ! Grazie a te. Siete voi castrati la vera gloria di Napoli.

Cigno, che a soavissimi concenti

Scioglie talor l'armonioso pianto,

E di sue meste voci al grato incanto

Trattiene i fiumi, e ferma in aria i venti,

Se Apollo istesso Il tuo testicolare fiore

sacrificato volle all'aitar del suo canto,

per un reciso pene gloria immortai ne gode

Partenope sirena, di evirati usignoli

senza alcun fallo imperitura lode.

(Tutti applaudono, ed egli, rivolgendosi a Titta, prosegue) Ebbene, io son principe, posseggo dei feudi, ho una Corona, eppure cosa non darei per avere la tua voce!

Trummetta - (sottovoce agli altri) Bastarriano 'e ppall' 'e copp' 'a curona[4].

Principe - Ma, Domini voluntate, sono principe. Iddio ha stabilito che lo fossi, quantunque non mi abbia concesso la grazia d'un figlio. E allora tocca a noi soccorrere la vostra arte.

Rettore - A proposito, Signor Principe...

Principe - Di arte ?

Rettore - Non precisamente. (Fa cenno di volergli parlare in disparte).

Principe - Ho capito, parliamo di altra musica. Sempre musica . (Ha un leggero colpo di tosse).

Rettore - Sa, in confidenza... veda Ella... (Poi ai ragazzi) Voi seguitate a compitare. E lei, maestro, si comodi a piacer suo.

Maestro - Con licenza. (Fa un inchino al Principe e finge di esaminare una partitura all'organo).

Principe - Parli pure, reverendo Padre.

Rettore - Sa, veda Ella... come

Rettore - del Conservatorio dei Poveri di Ges Cristo, quale indegnamente sono, vorrei farle intendere che, per la manifestazione di domani, ci siamo spinti senza risparmio nelle spese... e allora...

Nel frattempo entra e si avvicina al Rettore il ragazzo Liodato, recando dei rami d'ulivo, del grano pasquale e una tovaglia bianca.

Liodato - (alRettore) Signor Rettore, preparo i balsami per Gesucristo ?

Rettore - E non vedi che sto parlando con il Signor Principe?

Il Principe - soffocatamente tossisce, comprimendo il fazzoletto sulla bocca.

Bailardo - (a Liodato sottovoce) Lioda', m 'o jammo parla 'e sorde... 'e bbane. Addo' va[5]! (Fingendo ironicamente di solfeggiare) Sol do, sol do, sol do, fa.

Un fulmineo sguardo del Maestro investe i ragazzi che sommessamente ridono. Liodato va via.

Rettore - (al Principe) Come le dicevo, non si badato ad alcun contenimento. Abbiamo comandato le nuove tonache pei figlioli, l'apparato sontuosissimo... il palco in chiesa...

Principe - Veniamo al quantum. Quant'?

Rettore - Be', sarebbero altri venti ducati.

Principe - (esterrefatto) N'ati vvinte ducate ? (Prende a tossire violentemente).

Trummetta - (insieme ad altri, fingendo di solfeggiare) Sol do, sol do, sol do, fa. (Poi, rivolgendosi ai ragazzi sottovoce) 'A Principenzia tuosto a spuni[6].

Rettore - Signor Principe, questo pio Conservatorio s'intitola ai Poveri di Ges Cristo. Lei sa bene, qui si insegna gratuitamente ai figlioli, che vengono accolti in gran numero dalla provincia. Ma i maestri si pagano.

Principe - (ironicamente) Guarda guarda! I prelievi fiscali a vostro favore sarebbero insufficienti? Eppure le gabelle sui teatri, sui casini da gioco e sui bordelli, alimentano solo le Opere Pie. E, ringraziando la Provvidenza, teatri, casini e bordelli sono frequentatissimi.

Rettore - (con ipocrita gentilezza) Se la mettiamo su questo tono, il Conte di Castrobuono e il Principe di Pignataro non esiterebbero a sborsare qualsiasi somma, per patrocinare il nostro Stabat.

Principe - Chilli ddui' cafune ? Quei due cafoni ? E che nne capisceno 'e musica? 'O ffanno solo per vanit. Insomma, so' aumentate 'e ppatane? E sia. Ecco i venti ducati. (Tira fuori altro danaro e lo porge al Rettore, mentre colto da attacchi di tosse).

I ragazzi ironicamente solfeggiano ad alta voce.

II Rettore volge uno sguardo al Maestro il quale redarguisce i figlioli.

Maestro - Ma che stu solfeggio? Sempe sol do, sol do, sol do...

Bailardo - (ironicamente) la parte finale dello Stabat, chella che appunisce pure 'o Rettore.

I ragazzi soffocatamente ridono.

Principe - (indicando Titta al Rettore) E chillu guaglionciello min 'o mannate troppo in giro. Dovr essere l'invidia del mio casato. Mi ascolti. (Sottovoce porgendogli una busta sigillata) Da diversi consulti medici so che mi resta una sola estate di vita. Voglio che sia lui a cantare, quando sar. M'intende?

Rettore - Be'... per questo... veda Ella... non fare esibire il ragazzo ci priva di introiti. Ambirebbero ospitarlo i salotti della migliore aristocrazia. C' il Duca di Eboli che...

Principe - Ho capito. Ecco altre cento ghinee, ma chisto canta sulo quanno rico io. (Trae dal portamonete altro danaro ma un violento colpo di tosse lo scuote. Egli tossisce contando le monete e alla fine scaracchia. Un ragazzo premurosamente gli porge la solita sputacchiera. Egli sputa ma, colto da un altro colpo di tosse, involontariamente fa cascare le monete nella sputacchiera).

ragazzi - (solfeggiando ironicamente) Sol do, sol do, sol do, fa. 'Abbanesia! 'A bbanesia rint' 'a sputacchiesia[7].

Principe - (tergendosi le labbra col fazzoletto e indicando le monete nella sputacchiera) Oh, mi spiace.

Rettore - Non s'incomodi, prego. (Tira fuori dalla tasca un fazzoletto, raccatta le monete dalla sputacchiera e le intasca) Iddio la benedica, Signor Principe. (Rivolgendosi ai ragazzi) Figlioli, il Signor

Principe - se ne va. E ringraziatelo per la sua munificenza.

Ragazzi - (levandosi in piedi ed inchinandosi) Grazie.

Principe - (congedandosi enfaticamente) Grazie a voi, prediletti dalle Muse. Voi, cui Apollo e Dioniso serbano futura gloria Sebezia. (Rivolgendosi a Titta) E tu, usignol, che l'antiche o le presenti Offese altrui spiegando in flebil canto Le fiere, i tronchi, e i sassi ancora ha il vanto D'intenerir con dolci suoi lamenti, Se rozze immagin sono, e vili esempi Di quella inesplicabile dolcezza Onde col suon (colpo di tosse) delle tue note... Or n'empi... n'empi... (Seguita a tossire)

Mannaggia 'a sfaccimma r' 'a tosse! (Violentemente scaracchia. Il solito ragazzo gli porge la sputacchiera, ma egli, per sbaglio, si spurga dall'altro lato colpendo la tonaca del Rettore. Allora, mortificato, fa per chinarsi a tergere la tonaca col suo fazzoletto) Oh, sono sinceramente desolato.

Rettore - (scansandosi premurosamente) Ma le pare ? Non c' di che. Favorisca, le faccio umilmente strada.

Il Rettore precede il Principe ed entrambi vanno via.

Trummetta - (ironicamente) He visto che munificenza ? E un Principe salivoso.

I ragazzi, con una scura coltre, coprono la sedia del Principe, poi si spogliano delle tonache e le ripiegano accuratamente.

Maestro - Potete mettervi in libert, ma ci son da riguardare i partimenti sui numeri. (A Titta) E tu sostieni meglio la voce sul G sol re ut.

Titta - Ero calante? (Va all'organo e intona).

maestro - (mentre Titta intona) Prova in A la mi re. Ma no!... La messa di voce fiacca, il tuono impreciso... (Si spazientisce) Ma stammatina nun 'e ttiene 'e rrecchie?

Trummetta - (ironicamente) 'Azzo! Chillo sulo 'e recchia funziona[8].

Tutti ridono.

Maestro - Trummetta! Il Signor Rettore non tollera facezie sui castrati. Tantomeno su Titta che il migliore soprano del Conservatorio.

Titta - Non fa nulla. Ci sono avvezzo a questi scherzi, ma so che sotto sotto m'invidiano.

Trummetta - Io t'invidio sotto sotto ? E che ce tiene cchi, sotto sotto ? Vulesse vere'.

Tutti ridono.

Maestro - Smettila. E a voi sembra deCoroso schernire un debole, che non ha chi lo difenda ?

Trummetta - Nun tene chi lo difende ? E pecche ? Nun ce sta Liunardo ?

Maestro - Liunardo ? Chi Liunardo ? nardiello 'O mastriciello, chillo luongo.

Trummetta - (ammiccando) 'O cumpagniello suoio.

Titta - 'Nfami! Puorci!

Maestro - Non lo fate inquietare. Non voglia la Madonna, si sforza e gli si sgrana la voce, domani vien meno lo Stabat.

Titta - (con cattiveria, responsabilizzando i ragazzi) Difatti, gi mi s' sgranata.

Maestro - Avete sentito ? Io responsabilit non ne assumo.Ora vado a controllare le concordanze sul continuo; ma se al ritorno lo trovo afono, ne addosser la colpa a voi.

(Va via).

Trummetta - (avvicinandosi a Titta) Tito', nuie pazziammo ma te vulimmo bbene. Per nun te fida', ca tu si' cafunciello e Lionardo te sfotte.

Titta - Lionardo davvero ca me vole bbene, a la faccia vosta. nardiello A la faccia nosta ?

Trummetta - E che ce ne fotte si te vo' bbene ? Tito', Liunardo s' ' a fa cu na cantarina 'e Tuledo, Teatro Nuovo.

Titta - Nun vero.

Trummetta - overo. Lia gghiuto.

Titta - gghiuto a suonare a Santa Caterina. giammatteo 'Ncoppa Tuledo, cu na cantarina.

Trummetta - E comm' bbona!

Titta - Tu miente. Voglio sta' a vedere se ce lu riferisco...

Trummetta - Ah, ah, m si' traditore. Vuo' fa' 'a spia.

Titta - Avite paura, eh?

Trummetta - Cu Liunardo t'avisse 'a mettere paura tu, specialmente m ca tiene st'aniello. (Gli prende la mano) Fa' vere'.

Titta - Lassa !

Tutti gli si stringono intorno, tentando di prendergli l'anello.

Trummetta - (ridendo) 'O voglio vere'. E famm' ' o vere' !

Bailardo - (in senso lubrico) Pe' nu poco, iammo. Roppo t' 'o 'nfilammo n'ata vota.

Tutti ridono mentre Titta tenta di reagire. Ma improvvisamente entra Lionardo con fogli di musica sotto il braccio.

Lionardo - Mmalora de Dio ! Che bagaria chesta ?

Tutti vigliaccamente si tirano da parte.

Trummetta - Niente, ha avuto n'aniello da 'o Princepe.

Lionardo - N'aniello? - (Avvicinandosi a Titta) Che cancaro te stevano facendo ?

Titta - Niente.

Lionardo - (minaccioso) Si acchiarisco che quacche muschillo 'e vuie ardisce 'e sfotterlo, nun saccio si me spiego, ve cunzegno na mano 'e paccare perono[9]!

Trummetta - Chi 'o sfotte, Liona'! Chi 'o tocca! Vuleve-mo vere' l'aniello. U' ! (Agli altri) Iammuncnne a via 'e U, o si no chillo dice ca perde 'a voce.

Vanno via tutti.

Lionardo - (mentre ragazzi escono) E bene fate. late a scava' taratufole 'n campagna, invece 'e studia' musica[10]!

Segue un breve silenzio.

Titta - (esitando) Liona', ha m sunato le diciott'ore. Cornine mai tardasti tanto ?

Lionardo - Oi' Ti', 'e gioved santo, tu 'e ssai le funzioni a Santa Caterina: 'o Passio, 'e Llamentazione... Poi ci fu il Miserere, e si fece tardi.

Titta - A Santa Caterina ? Nun si' andato a Tuledo ?

Lionardo - A Tuledo ? A fare che ?

Titta - A Tuledo c' 'o Teatro Nuovo.

Lionardo - Embe' ?

Titta - E nun te piaceno le cantarine ?

Lionardo - E vvuo' paragonare comme cantano lloro e cornine cante tu ?

Titta - Nun parlo de cantare.

Lionardo - E de che cosa ? Io nun te capisco, frate mio. Cosa c'entra Tuledo, 'e ccantarine, ma chi 'e ccanosce ? Vengo da Santa Caterina.

Titta - Chille false buggiarde ! Dicono ca Cristo nun Cristo.

Lionardo - Comme ?

Titta - Niente, lascia perdere.

Lionardo - Hai raggione, m parlammo de te. Dimme, te senti lu Principe?

Titta - Nun te dico, Lionardo mio ! Tra na sputazzata e na rascata, me fece cumplimenti assai.

Lionardo - E te diede n'aniello?

Titta - Guarda. (Mostra l'anello).

Lionardo - Potta re Bacco ! Chisto vale zecchini. Fa' vedere. (Lo esamina) Aspetta, c' scritto Imperitura fides. Hai capito ? (Infilando l'anello lentamente) E proprio na fede d'amore.

Titta - vero, nun ce avevo badato. Ma nun voglio ca te lo vedono... anzi, meglio ca lu tengo io. (Gli riprende l'anello) .

Lionardo - E che ce starria 'e strano si 'o veressero? Embe', me l'ha rato Titta, pecche simmo amice... e ce vu-limmo bene.

Titta - Simmo amice ?

Lionardo - E io a chi tengo? Io nacqui all'Annunziata, tu fuste truvato a Marcianise, simmo frate, io siilo a te tengo. Vi' cc, stammatina ho preso pe' te stu mazzolino de violette. (Trae dalla giacca un mazzolino di viole e glielo porge) E ierisera composi un'aria pe' la voce toia.

Titta - Pe' la voce mia?

Lionardo - (mostrandogli i fogli che aveva lasciato sul clavicembalo) 'A vi' ccanno. Ma nun la preggiudicare. E de genere buffo.

Titta - (scandalizzato) Arrasso sia, genere buffo ! E che ne diciarria lu Maestro?

Lionardo - 'O munno se sta cagnanno, Titta mio. La ggente ca oggi va teatro nun apprezza cchi lu frutto, ma s'accuntenta della scorza.

Titta - Eppure, cc la melodia bella: pare sentimento vivo de ste vviolette.

Lionardo - Difatti, pe' viola d'amore l'armonia. Iammo, vulimmo pruvarla? (Siede al cembalo).

Titta - Pruvammo, s. (Leggendo) Nel cor mi sento amore, ma scritto pe' na femmena!

Lionardo - E pe' soprano, per la tua voce, la stessa cosa. Iammo. (Suona al cembalo).

Titta - Nel cor mi sento, mi sento amore.

Lionardo - No, non temere amore, amore per me. Anch'io mi sento amore nel core, amore amore.

Titta - Nel cor mi sento, mi sento amore.

Lionardo - Anch'io amore, amor sento gi.

A due - Nel cor mi sento, mi sento amor.

Titta - Vurria saglire 'ncielo si putesse cu na scalella de seiciento passe.

Lionardo - Ah, l'ammore che fa fa'...

Titta - Sagliesse e 'a cemmulella se rumpesse, 'mbracci' a Nennella mia me truvasse, oi' 'mbracci' a Nenna mia me retruvasse[11]. Nel cor mi sento, mi sento amore.

Lionardo - Ma il cor che trema non osa, non l'osa dir.

A due - Ma il cor che trema non osa, non l'osa dir.

Lionardo - O cara!

Titta - O caro !

A DUE - Mi sento amore.

Lionardo - Cara cara!

Titta - Caro caro!

A DUE - Nel cor mi sento amor.

Il duetto ha termine.

Lionardo - Quanto si' bello quanno cante! Io gi te veco alla Corte di Vienna, nnanz'a ll'Imperatrice di Russia, al gran Sultano d' 'a Turchia. E po' ducati a ccntare, onoreficenze, tabbacchiere d'oro... Sa' che ffurtuna farria-mo io e te 'nzieme ?

Titta - Pecche dice farriamo?

Lionardo - E comme sarebbe possibbile cc ddinto ? Sien-te, sai che penzavo ? Pecche or ora, stanotte, all'alba, nun ce la filammo ?

Titta - Ce ne fuggimmo ? E comme campammo ?

Lionardo - Ce putriamo vennere l'aniello, po' ce affidammo a n'impresario...

Titta - Ma pe' me la morte, si lascio la musica seria.

Lionardo - E la musica mia nun seria ? E po', core mio, lu ssai: tu si' la varca e io lu rimmo; tu si' l'auciello e io la gaiola; tu lu canto e io lu contrappunto; tu si' l'aniello e io lu dito che lu porta[12].

Titta - (consegnandogli l'anello) E si credono ca l'hai arrubbato?

Lionardo - Nun darte turmiento, frate. Tu abbada sulo a cantare. (Infila l'anello al proprio anulare) A lu riesto ce penza Liunardo tuio.

Titta - Liunardo mio ?

Lionardo - Liggimmo l'aria n'ata vota. Me piace assaie comme la cante.

Titta - Te piace ?

Lionardo - Me tocca 'n core comme lu chianto de chi ama, e nun lu p' dire a parole. Canta, Titta mio.

Musica.

Titta - Pe' tutta la vita... A vvote, ancora me veco 'nzuon-no dinto a chella grande conca chiena de latte, e mammella ca me teneva le mmane 'ncapo, e me baciava li capille... E lu chirurgo, e chella lama sottile comme la falce... Ma io non sentii niente, vidi solo che diventava sangue il latte che me bagnava fino allu pietto, nu mare bianco e rosa...

Riprendono a eseguire il brano, ma improvvisamente entra il Rettore che interrompe l'esecuzione.

Rettore - Cosa state facendo ?

Titta nasconde le viole sotto la giacca, sul petto.

Lionardo - Gli facevo ripetere lo Stabat.

Rettore - Non mi pareva lo Stabat.

Lionardo - Ah si, era una variante del Quae moerebat, improvvisata solo per esercizio. Ella in cerca di qualcuno ?

Rettore - Cerco Liodato.

Lionardo - 'O guagliunciello ?

Rettore - Liodato, s. (A Titta) Va' a chiamarlo. C' la madre, va'.

Titta va via.

Lionardo - E accaduto qualcosa ?

Rettore - Nulla. Trascorrer le feste di Pasqua in famiglia.

Lionardo - E domani non canta ?

Rettore - Una voce in meno non toglie nulla.

Entra Liodato con Titta.

Liodato - Signor Rettore, mi cercate? Stavo preparando i balsami per il santo sepolcro.

Rettore - Prepara la tua roba. E giunta tua madre, e vai con lei in vacanza per i giorni di Pasqua. Fa' presto, sbrigati. (Va via con Lionardo).

Liodato - Che bellezza! Vaco a casa, e mammlla sta cc, m' venuta a ppigliare. (Abbraccia Titta) Me voglio saziare de sagliute ncopp' a ll'albere... de vole d'aucielle... de corze e' 'o viento! Damme nu bacio. (I due ragazzi si baciano). Che priezza[13]!

Entrano gli altri figlioli.

Trummetta - Che stato ?

Liodato - Me ne vaco. E venuta mammlla, e mme porta paese.

Trummetta - Strano! E 'o Rettore te fa asci' proprio alla vigilia dello Stabat? Strano!

Gli altri convittori si guardano tra loro.

Liodato - E pecche strano ? E venuta mtrema. E bello, no ?

Trummetta - A mme me pare strano. 'A stessa cosa succerete n'anno fa cu Criscetiello.

Liodato - (trasalendo) Che vvuo' dicere?

Trummetta - 'O facettero asci', e quanno turnaie, 11'avevano fatto 'o servizio. Chillu servizio Ila. (Indica il taglio).

Liodato - Ma che ssi' mpazzuto ?

Trummetta - Ll'operazione cc ddinto nun se p' ffa', proibito. Ma si 'o

Rettore - sente ca uno tene na bella voce, avverte 'a famiglia, 'a famiglia s' 'o porta casa, 'o cunvince, e ce fanno ll'operazione. (Lentamente) Tu tiene na bella voce.

Liodato - Nu' pazziare. Io nn' 'a vatto manco a tiempo, 'a battuta. Vaco sempe int' 'e cchiavette[14].

Trummetta - Ma 'a voce bella!

Entra il Rettore con la

Madre - di Liodato, contadina della provincia.

Madre - Lioda' ! Cor' 'i mamma, te porto casa. Damme nu bacio. Ma che gghj, nun te s' priparato ? S' cunten-to? A casa ce stann' 'i ssre ca t'aspettano. La campagna tutta na schippeta janca e rosa...[15]

Liodato - Io....

Madre - Ma che ttiene ?

Liodato - Io... vurria stare cc.

Madre - E nun vuo' venire a casa?

Liodato - Domani se fa 'o Stabat in chiesa. Io canto quatto battute a ssolo.

Rettore - (avvicinandosi al ragazzo e carezzandogli i capelli) Non dartene pena, le tagliamo quelle battute.

Trummetta - Pe' tramente ce tagliano 'e battute.

Liodato - (svincolandosi dal Rettore) Ce tenarria a canta'. Anzi, nun ce tengo.

Madre - (teneramente) Ma che ddice ? M'ha dditt' 'u Rettore ca tieni na bella voce.

Liodato - (trasalendo) Io nun voglio studiare canto, voglio studia' sulo musica.

Rettore - Voglio voglio voglio... tu devi fare ci che vuole tua madre.

Liodato - E mammlla nun vo'. (Guardando la Madre negli occhi) E overo ?

Madre - Ma che ccosa? Io te voglio fare studia'. Na mamma che ppo' vvulere? La furtuna toia.

Liodato - Io nun voglio la furtuna, voglio restare cc.

Rettore - Ora basta. Va' di sopra e preparati. Ubbidisci.

Il ragazzo esce lentamente.

Madre - Va', beli' 'imamma! Padre, scusate, 'i wote fa 'ica-pricce, ma po' me stace a ssntere. Nuie avimmo bisogno, tengo sei figlie, cinche ferrimene, e isso 11 'unico masculo.

Il Maestro rientra.

Maestro - Ragazzi, si riprende lo Stabat. Eseguiamo il finale col solito da capo. Titta, vieni, flutti si dispongono per V esecuzione. Il

Maestro - vede Lionardo e gli si rivolge) Ah, tu stai cc ? E pecche non sei andato a suonare a Santa Caterina?

Lionardo - (trasalendo) Come, non ci sono andato!

Maestro - Ci sei stato solo per un poco - cosi mi ha riferito ll'atu mastriciello - e ppo' te ne sei andato. E so pure dove.

Lionardo - E dove ?

Maestro - O Teatro Nuovo, 'ncoppa Tuledo.

Lionardo - In chiesa mi sentivo soffocare... Era asfissiante la calura delle torciere.

Maestro - E pirci te si' gghiuto a refrisca' dove t'hanno 'ncuntrato. Cu la cantarina 'ncoppa Tuledo.

Rettore - (mentre Titta lascia cadere il mazzetto di viole a terra) Vergognati !... con una donna il gioved santo ! Poi ne parliamo. (Ai ragazzi) Adesso riprendete lo Stabat.

Maestro - Avete tutti le parti a posto ?

Lionardo - (confuso, senza guardare Titta) Io non trovo la mia parte.

Titta - (impassibile) La tenevo io. E caduta sott' 'o clavicembalo.

Lionardo raccoglie il foglio caduto sotto il clavicembalo e si dispone con gli altri. Il Maestro dirige l'esecuzione.

Coro - Stabat Mater dolorosa Juxta crucem lacrimosa.

Titta - Oi' mamma, ca m mro... Oi' mamma, ca m mro...

Lionardo - Ah!... M'astregne chist'aniello! M'astregne anielT dito. Chist'aniello...[16].

Titta - Quando corpus morietur...

Coro - Quando corpus morietur Fac ut animae donetur Paradisi gloria.

Titta - Oi' mamma, ca mro...

Lionardo - Chist'aniello...

Coro - Dolorosa...

Lionardo - Ah! St'aniello ca me sfregne...

Rientra Liodato con mantella e fagotto in spalla, e attraversa la scena. La Madre lo bacia. Il Rettore fa cenno di attendere la conclusione del brano per andar via.

Fine del primo atto.

ATTO SECONDO

QUADRO SECONDO

A Santa Maria di Loreto

Personaggi

Paciccodetto Munnezza, mendicante, finto cieco

Palummiello, ragazzo dodicenne, apprendista mendicante

Fonzo, mendicante, finto storpio, figlio di Paciccoe di

Ciannella - ,

finta monaca questuante, ex prostituta e maestra del bordello Cardella,

canterina del Teatro Nuovo,

ex lavandaia, amante di Don Clorindo,

giovane Principe del Cassero, figlio di Donna Faustina,

Principessa del Cassero, ex portinaia

Cinque prostitute, aspiranti virtuose

Menella

Rigginella

Chiarella

Sabbatella

Ciommetella

Milord, ricco viaggiatore inglese

Lo studente del Conservatorio

Due servi orientali, che trasportano la seggetta, ossia la portantina

In fondo l'ingresso al cortile. A destra guardando vi la porta d'ingresso all'abitazione di Paciccoe allo scantinato. Sempre a destra si vede il balcone dal quale si affaccer Cardella.

A sinistra vi un mastello con acqua. Su una sedia poggiato uno straccio.

All'aprirsi del sipario Pacicco, mendicante cieco, suona una ghironda, detta lira organizzata o 'ntramacena-tora. Accanto a lui vi Palummiello, con scodella in mano per chiedere l'elemosina.

Palummiello - Chi vo' sentire Napole cantare...

Pacicco - ...la carit...

Palummiello - A stu paese bello p' sentire...

Pacicco - ...la carit...

Palummiello - Tu siente comme canta chistu core...

Pacicco - ... la carit...

Palummiello - Chest' la terra bella dell'ammore...

Pacicco - ...la carit... AUu cecato la carit...

Facite bene, facite bene.

AUu cecato la carit...

Facite bene, facite bene.

AUu cecato la carit...

Palummiello - Chist' 'o paese bello d' 'e ccanzone.

Pacicco - Signuri', la carit...

Palummiello - Santa Lucia, tu tiene cielo e mare.

Pacicco - Songo cecato.

Palummiello - A Marechiaro ce sta na fenesta.

Pacicco - La carit...

Palummiello - Lu Paraviso nuosto chistu cc.

Pacicco - La carit...

P' 'e muorte vuoste,

la carit...

Facite bene.

P' 'e muorte vuoste,

allu cecato la carit...

P' 'e muorte vuoste,

la carit...

A chi cecato la carit.

Palummiello - Bellu lu mare...

Pacicco - ... la carit...

Palummiello - A ccre a ccre...

Pacicco - ...la carit...

Palummiello - Ammore ammore...

Pacicco - ...la carit...

Palummiello - Mille canzone, Napule Na'.

Pacicco -

Pacicco - la carit... la carit... la carit...

Facite bene, pe' carit...

Palummiello - A Marechiaro...

c' na fenesta...

Ammore canta...

Mille canzone, Napule Na'

Pacicco - La ca...ri...t. La ca...ri...t.

Terminata l'aria, il ragazzo finge di chiedere l'elemosina.

Palummiello - La vera carit... Fate bene al povero cieco... La vera carit...

Pacicco - (irritato) No, no e no! (Depone in un angolo la ghironda) 'O ddice troppo 'e pressa, senza rispettare le pause!

Palummiello - E comme aggi' 'a ricere?

Pacicco - 'O tuono 'e U'intonazione hadda essere cchi lento, e la voce, cchi... comme se rice?... cchiu coramu-venta. (Gli mostra come si fa) La vera carit... Facite bbene al povero cieco... (Poi al ragazzo) He capito?

Palummiello - (tentando ancora) Facite bbene al povero cieco...

Pacicco - No, nun ce sta cumpenetrazione. Io, quanno faccio 'o cecato, me sento veramente cecato. Ci soffro! Entro nella pezzenteria della parte. Ce chiagno! E quella arta. Accussi te cride ca 'a ggente mette mano a sacca? La gente paga sulo chi sa fare bene una parte. Po' tu pu essere pezzente overamente e nun 'o sai fa' artisticamente, nun accucchie niente. Penza ca ce stanno cecate overo, ca vneno addu me, pe' se 'mpara' comme se fa 'o cecato favezo.

Palummiello - E va bbene, Don Paci', aggiate pacienza. E sulo 'a terza lezione. Sentite si vaco meglio. (Lamentosamente) vLa vera carit...

Pacicco - E gi nu poco meglio. Tu tiene na bella voce, ma IT arta r' 'o pezzente nun facile. E poi la pezzenteria di Napoli tiene una grande tradizione, famosa in tutto il mondo. Gli stranieri vneno a Napoli prima di tutto pe' vvere' la miseria e la pezzenteria. Ma, intendiamoci, la pezzenteria nostra, cio quella finta, artistica, non quella vera. Chella overa sta a tutte parte. Ma qui a Napoli c' l'arte... vera arte che andrebbe sostenuta dallo Stato! Iammo, fmme sntere.

Palummiello - Fate la carit...

Pacicco - Chiagne! Chiagne!

Palummiello - Tengo nu pat cecato... Santa Lucia v' 'o ppava...

Dall'abitazione di Cardella si odono dei vocalizzi femminili, sostenuti dal suono di un cembalo.

Pacicco - (irritato) Neh!... Carde'! Uh mannaggia 'o cor' 'e Ggiuda! Carde'! (Albalcone appare Cardella). Ma che nema 'e sant'Anna! E te pare IT ora 'e fa' stu ddio 'e Cunzervatorio ?

Cardella - E sto facendo lezione di canto.

Pacicco - E sicondo te io che faccio? Sto facenno lezione pur'io. E accurdmmoce meglio per gli orari.

Cardella - Ma oggi gioved santo, e fino a dummeneca 'e casine stanno chiuse pe' devozione. 'E ffigliole oggi so' in ferie e ponno vocalizzare libberamente.

Pacicco - Ma facite cu 'a vocca cchiu chiano.

Cardella - Mo' mmetto 'a mussarola. Si chelle nun ara-peno 'o cannicchio, che ile 'mparo a arapi' ? E aggiate pacienza[17]! (Rientra in casa).

Pacicco - Ma tu vire a Ggiesucristo! Po' rice ca uno ja-stemma 'e ggioveri santo. Dich'io, sti piscenere gi tne-no nu bellu mestiere. Nonzignore. Oggi vonno fa' pur' 'e ccantante. Eh no! Non c' pi dignit, amore per la professione. Tu faie 'a puttana, e basta. Tu faie 'o mariuo-lo... pecche ogge vuo' addeventa' Eccellenza? Io, per esempio, songo pezzente, me chiammo

Pacicco - Mun-nezza.,. non ci tengo per niente a diventare il Commendatore Munnezza. Songo Munnezza e basta. (Si odono nuovamente i vocalizzi dall'interno). Neh!... Carde'! Che ssango 'e chi t' stravivo! E' ffaie sta' zitte a sti vaiasse 'e Pilato? Cardella!

Entra in scena Fonzo, il figlio di Pacicco. Una benda sporca e cenciosa gli cinge la testa. Una camicia a brandelli gli copre parzialmente il petto. Le brache lacere lasciano scoperte le gambe, fasciate a tratti da bende insanguinate. Apparentemente egli mostra d'avere una sola gamba, per cui cammina reggendosi sulle stampelle. L'altra gamba appare amputata al ginocchio che poggia su una protesi di legno, ma in realt abilmente piegata all'indietro e celata da un cencioso mantellaccio.

Fonzo - (alpadre) Gnopa', e che sso' sti strille?

Pacicco - Sti quatto vrnzole ! Siente che gloria r' 'o Paravi-so! (Si ode un boato del vulcano). Po' ce se mette pure 'a Muntagna ca se fa sntere.

Fonzo - E lassate perdere. Rateine na mano ca nun ne pozzo cchi.

Paciccoe Palummiello gli si avvicinano. Fonzo, retto da Palummiello, porge le stampelle al padre che le appoggia presso la sua casa. Indi, Paciccotoglie la mantella dalle spalle del figlio, e gli scioglie i legacci che tengono piegata la gamba per simulare l'amputazione dell'arto.

Pacicco - (a Palummiello) Guarda cc che arte ! 'Mprate, Palummie'! Nu trucco 'e chisto manco teatro r' 'e Fiorentine 'o sanno fa'. Ih che rrobba! Modestamente, viene dalla mia scuola.

Fonzo, liberato dai meccanismi della finzione, si avvicina al mastello e prende a lavarsi il viso e a togliersi le bende.

Pacicco - (a Fonzo) Oi' Fo', fmme sntere. Comm' gghiut' 'a jurnata ? He fatto buoni sorde ?

ponzo - (lavandosi) Nun c' male. Me so' mmiso nnanze a cchiesa 'e Muntecalvario: stevano 'e ffunzione r' 'o gioved ssanto. Basta, m'aggiu abbuscato sissanta turnise.

Pacicco - (avidamente] Sissanta turnise!

Fonzo - Sissanta turnise. Vinte se l'ha pigliat' 'o prevete.

Pacicco - Vinte ? E pecche vinte ?

Fonzo - E accussi ha vuluto. 'O trenta pe' cciento sull'incasso.

Pacicco - 'O trenta pe' cciento?

Fonzo - Rice ca 'a cchiesia 'a soia, e le percentuali sulla pezzenteria so' aumentate e Ile spettano.

Pacicco - Che mariuolo! Nun ce sta cchi carit. M'arri-cordo 'o priore 'e Santa Restituta, nu sant'ommo! m'af-fittav' 'e ggrare r' 'a cappella sulo p' 'o diece pe' cciento... Oh, e dimme na cosa... me vuo' ra' 'a parta mia?

Fonzo - 'A parta vosta ? E che vve spetta ? 'A lemmosina l'aggiu cercata io.

Pacicco - E chi t'ha 'mparato tant'anne? U', ramme 'a parte, ca si no te smazzo pat e bbuono. Ma comme! A 'o prevete si e a mme no ?

Fonzo - (ironicamente] E pirci ll'aggiu rat' prevete. Isso pure se chiamma padre. A unu pato ll'aggi' 'a ra'. (Si sciacqua il viso).

Pacicco - (andandogli addosso e avvinghiandolo) Mariuolo! Ramm' 'a parte.

Fonzo - (lo respinge facendolo cadere a terra) Ma iate a mmu-ri' 'e subbeto!

Pacicco - (con amarezza) A me !... a nu pato !... (Rialzandosi a fatica) Che canet la toia, figlio scanuscente, scom-munecato, assassino! Te n'apprufitte ca si' cchi vet' 'e me. Ma Ddio grande. (Piangendo) Tu saie ca patesco 'e core. Ddio te vere. 'O siente stu core? (D'un tratto si comprime il petto e atteggia il viso ad una smorfia) Ah, Ma-ronna r' 'o Carmene!

Fonzo - Gnopa', cher'?

Pacicco - 'O core! 'o core! Mamm' 'e 11'Arco...

Pacicco - barcolla e allora Fonzo e Palummiello accorrono per sorreggerlo.

Fonzo - Gnopa' !

Pacicco - 'O core! Nu poco r'acqua...

Fonzo - (rivolgendosi a Palummiello che corre a prendere l'acqua) Palummie'!

Pacicco - (appoggiandosi a Fonzo) Fmme appuia'... accussi.

Palummiello - (porgendogli da bere) L'acqua...

Fonzo - Vevite, nun niente.

Pacicco - (beve) Accussi se tratta a nu pato ? Io, ca te voglio bbene...

Fonzo - (baciandolo commosso) Io pure ve voglio bbene. lamino, Palummie', mantinelo! Io piglio na seggia.

Fonzo affida il padre a Palummiello e fa per allontanarsi, ma subito Paciccoscoppia in una sonora risata. Fonzo si volta di scatto, interdetto.

Pacicco - Ah !... pachichio ! E mme si' ffiglio ? E che t'aggiu 'mparato tant'anne?

Fonzo - Che ddicite ?

Pacicco - Ma comme! Nu mariuolo comm'a tte ca se fa arrubba' ?

Fonzo - (toccandosi di scatto alla cintura dove non trova pi la borsa) 'Abborza!

Pacicco - (mostrandogli la borsa precedentemente sottrattagli) Te si' fatto arrubba' 'e renare. Strunzo!

Fonzo - Rtem' 'e renare.

Pacicco - Primma me piglio 'a parte ca me spetta.

Fonzo - Pusat' 'e sorde, o si no me scordo ca ve so' figlio, e pe' quant' cert' 'o sangh' 'e Ges Cristo... (Estrae un coltello e minaccia Pacicco).

Pacicco - (tirando fuori, a sua volta, un coltello) Vinet' 'e ppiglia, si t' venuto 'nfieto 'o ccampa'[18].

Fonzo - Pusate, ca ve scoso. V'acciro!

Pacicco - Vuo' fa' overo? Ma statte attient' core tuio.

Fonzo - Attient'a vvuie! Palummie', sta' 'n campana, e vire si vene ggente.

Il ragazzo corre verso il fondo della scena.Paciccoe Fonzo iniziano un rituale duello rusticano, accompagnato dalla musica, e, a tratti, da sordi boati vulcanici. A un tratto si odono delle grida. Dalla porta della casa d Paciccoesce di corsa un giovane studente di Conservatorio; ha tra le mani la tonaca, che frettolosamente tenta di indossare. inseguito da Chiarella che lo copre di ingiurie. Paciccoe Fonzo interrompono il duello.

Chiarella - Stu callo 'n culo, faccia gialluta! Roppo n'ora ca m'ha smappuciato, me vo' pavare quattu 'rane[19].

Pacicco - e Fonzo inseguono il malcapitato, imprecando.

Fonzo - Mmerduso cacato ! Pos' 'e renare.

Pacicco - 'A cc nun ghiesce vivo. Rutto 'e recchia, 'nfrancesato, posa!

Il giovane, impaurito, scappa gettando la sua borsa, subito raccattata da Pacicco, mentre Chiarella e Fonzo seguitano a imprecare.

Entrano in scena, incuriosite dalle grida, le canterine, e appare Cardella al balcone.

Cardella - Che scasamiento chisto ?

Fonzo - (rivolto verso il fondo) E nun te fa' vere' cchi 'a chesti pparte!

Pacicco - Te sguarr' 'o mazzo e ce abballo 'a tarantella 'a rinto[20]. ciommetella Bonora! Chi s' scannato?

Cardella - Ched' st'arrevuoto[21]?

Chiarella - Nu vinnecntere e pisciature... Puh! (Sputa con disprezzo) Te chiavano cu Giesucristo muorto 'nterra, sempre sia lodato, e manco rispettano 'o patto annanze[22].

Paciccodalla borsa dello studente prende delle monete e le d a Chiarella.

Fonzo torna a lavarsi e a pettinarsi.

Rigginella - Ianca me! Crerevo che ghiesse a derrupo la Muntagna[23].

Pacicco - (alle ragazze) E vvuie avite fernuto 'e fa' 'e ppul-lanche scurtecate ?

Sabbatella - 'E ppullanche? Chella arte.

Pacicco - Ma chi v'ha miso rint' 'e cchiocche 'e sturia' canto? Vuie gi venite scveze r' 'a campagna. Nun v'abba-sta ll'arta zoccolatoria ca ve site 'mparata in citt?

Menella - E venite a lu caso 'e Cardella. Iere faceva la can-tatrice e ogge se regne tanto na vocca cu nu Princepe. Carde', comm'hai fatto[24]?

Cardella - Eh, la carriera llonga. Nun sempe nu rafa-niello addeventa cucozza. Ce abbisognano sette virt cu la pi: pecune, pratteca, pacienza, perseveranza, pre-tennenza, pietto e pigliancularfa. Sulo accuss ne pu' guadagnare nu Princepe[25].

Sabbatella - (a Fonzo sensualmente) Oi' Fo', e fmme acca-noscere nu Princepe.

Rigginella - Io sarria cuntenta anche pe' nu marchese.

Menella - Io anche pe' nu barone.

Cardella - 'O vverite ca site na maneca 'e pastenache, e nun ve ne 'ntennite? Princepe e Marchese ogge se iettano. Ma la vera nubbilt itela verenno rint' 'e ssacche 'e sti milorde[26]!

Fonzo - Priesto, priesto..

Pacicco - Che figlio!

Fonzo - Li scarpine.

Pacicco - Che mestiere!

Fonzo - Leste leste.

Rigginella - E sse sape. Oi' Fo', trvace a chi vuo' tu, basta ca l'esceno denare p' 'e rrecchie[27].

Fonzo - E aiutteme a vvstere, ca na cuselluccia ve la procuro.

Rigginella - Overo ?

Fonzo - AUeramente! Pigliateme 'o vestito e' 'o farbala', 'a sciassetta e 'e scarpine cu 'a fibbia 'argiento[28].

Musica.

Fonzo - Ah, ca a stu munno bisogna cumpare'. Bisogna cumpare'[29].

Ragazze - E pe' chesta cumparenza pu' mai vstere accussi? Chi te d mai cunferenza si te vieste comme si' ?[30]

Fonzo - Vestiteme, vestiteme da cavalier eccentrico, e a cu milorde e princepe ve vaco a cumbina'.

Tutti - Ca cu milorde e princepe ce vace a cumbina'.

Le ragazze corrono a prendere il vestito di Fonzo, il quale comincia a infilarsi le calze di seta.

Pacicco - Ah ! Che figlio guarda U !

Fonzo - Li ccazette...

Pacicco - Che figlio !

Cardella - A stu munno fatt' 'e 'mbruoglie c' chi seenne e c' chi saglie, chi se veste e chi se spoglia, Pe' 'ncappare a chi ce coglie, cacciatore ca nun sbaglia, a la rezza 'ncappa quaglie, a sta rezza a ciente maglie, quanta pisce fa arrezza' !

Ragazze - E bbi e bb...

Pacicco - Che figlio, guarda Ila e bbi e bb... a sta rezza... sa' quanta quaglie! A sta rezza a ciente maglie quanta pisce fa arrezza' !

Fonzo - Priesto, priesto...

Pacicco - Che mudello, che mudello ! Che mudello, che mudello, ca cchiu meglio nun se p'.

Fonzo - Leste leste...

Pacicco - A sta rezza a ciente maglie...

Ponzo - Cu bettune e cateniglie...

Pacicco - A sta rezza quanta pisce fa arrezza'!...

Ponzo - Oi' quanta pisce fa arrezza'!

Tutti - A chesta rezza stesa quanta pisce fa arrezza' ! Ah!... Ah!...

Fonzo, aiutato dalle donne e da Palummiello, indossa il suo sfarzosissimo abito notturno. La ricchezza dell'abito evoca nella fantasia dei presenti il mito di un favoloso personaggio popolare, il pesce Guarracino. Come questi, difatti, Fonzo si veste splendidamente nelle profondit del mare, per risalire alla superficie delle acque e quindi affascinare i pesci pi grossi, condurli sotto le onde, e suscitare una guerra d'eros e morte.

Pacicco - (mentre Fonzo indossa camicia e calzoni) Lu guarracino ca ieva pe' mare ieva facenno lu ricuttaro. Se facette nu bellu vestito pe' ffa' lu mestiere lu meno pulito.

Ragazze - Lu guarracino ca ieva pe' mare ieva truvanno de fare denare, girava lu mare da cc e da U li pisce sott'acqua pe' sse purta'.

Pacicco - La sie' Cardella a lu balcone steva accurdanno lu calascione, deva lezione a quatto sardelle ca facevano li puttanelle.

Cardella - La sie' Cardella, la storia lu ddice, ch'era sirena cantatrice, e ogni pesce ca passava cu na canzone te lu 'ncappava.

Fonzo e Pacicco - Sott'a stu mare lisce lisce nce 'ncappavano tutte li pisce, li pisce nobbele e putiente, mmiscate cu 'e pisce 'e cchi fedente.

Ragazze e Cardella - (mentre Fonzo indossa la giacca e calza le scarpe)

Tutte sti pisce 'nnammurate,

pisce marchese e titolate,

pisce cchiu ricche e cchiu pezziente,

pisce surdate e pisce sturiente.

Paciccoe Fonzo -

Pisce avvucate e cancelliere,

pisce cafune e furastiere,

'nce carevano a meliune

pisce prievete e pisce ricchiune.

ragazze e Cardella -

Pisciune Principe e rignante,

pisce diavule e pisce sante,

anzi no pisce speciale:

pisce prievete e cardinale.

Paciccoe Fonzo -

Tutte li pisce a stu casino

pe' lu vestito d' 'o guarracino,

dove pe' legge esiste lu ditto

ca 'ncopp'a lu fesso ce campa 'o deritto.

ragazze e Cardella -

A chesta legge serra serra

sott'a lu mare 'n'eterna guerra

tra pisce gruosse e pisciuline:

chest' la guerra d' 'o guarracino.

Fonzo e Pacicco -

Lu guarracino... donne

Lu guarracino...

Tutti - Lu guarracino ca ieva pe' mare ieva truvanno suggette e denare, guerra e battaglia pe' sott'a lu mare. Oi' guerra, guerra! Oi' guerra, guerra! Lu guarracino ca ieva pe' mare, lu guarracino ca ieva pe' mare, lu guarracino ca ieva e che va. Guerra !

Al termine del canto, le ragazze ridendo baciano Fonzo e vanno via. Cardella rientra in casa.

Paciccoosserva Fonzo scuotendo il capo.

Pacicco - Guardate U, che tiempe! Di giorno, Fonzo 'o pezzente...

Fonzo - E di sera, il cavaliere Fonzo.

Pacicco - a Ma addo' vaie ?

Fonzo - O Triato Nuovo.

Pacicco - Aggiu capito... na femmena.

Fonzo - No, tengo appuntamento cu nu milordo, ca vo' vere' 'a tarantella cumplicata.

Pacicco - Bonora! 'A tarantella cumplicata?

Fonzo - Facite ampressa e ddteme 'a parrucca.

Pacicco - E addo' sta?

Fonzo - Addo' 'a mettette

Ciannella - .

Pacicco - E chi t' 'a r

Ciannella - ? Nun s' ritirata ancora, 'a maleretta.

Fonzo - E comme se fa ?

Pacicco - Hai raggione. C 'a pozzano squarta' a piezze add sta m! 'O ssape ca 'a sera vneno 'e cliente. Aro Sant'Anna se sarr iuta a spezza' 'e ccosce? Ah

Ciannella - , malatia afferrala!

Ciannella - malenata!

Ciannella - ...

Entra Ciannella in abito da monaca questuante, recando in mano la cassetta per le elemosine. Ascolta gli insulti di Paciccoe reagisce.

Ciannella - Ch'nema 'e chi te sona 'e ccampan' 'e chi t'e bbivo vai truvanno 'a CianneUa?

Fonzo - (al padre che cerca la parrucca in casa)

Ciannella - sta cc.

Pacicco - (riapparendo sull'uscio) Che Maronn' 'e Munte-vergine he fatto fino a mm ?

Ciannella - E che Ggiesucristo putevo fa' ? Nun 'a siente 'a cascetta comm' chiena ? (Agita la cassetta piena di monete) 'O ggiovedi santo 'a gente se l'accatta nu poco e cuscienza.

Pacicco - Rmpete 'a noce r' 'o cuollo ! 'A parrucca 'e Fonzo, aro' sango 'e chi t' ' bbivo Th misa?

Ciannella - E che sango 'e chi t' stravivo ne saccio? Ve-rite! Una s'arretira sfessata r' 'a fatica e chillo vo' 'a me 'e pile r' 'a commesaddimanna[31]!

Fonzo - Oi' ma', ha da veni' nu milordo ca vo' vere' 'a tarantella cumplicata.

Pacicco - Muovete. Trova 'a parrucca e avvierte 'e gguaglione ca s'appruntassero.

Ciannella - (avviandosi all'interno della casa) Ma vuie ve-rite 'o Pateterno ncroce e 'a cora r' 'a stella 'e Ges Bambino cu tutt' 'a grotta r' 'a Maronna e San Giuseppe[32]!

Pacicco - Sentite! Guardate U. Se fa chiamma' Suor Celeste. Ch'adda celestia', 'o burdello ca tene, add ha fatto 'a capa mappina pe' vvinticinch'anne?

Ciannella - (rientrando con la parrucca che d a Fonzo) Tiene, cc sta 'a capellera. (A Pacicco) E tu scola a sta' zitto[33].

Pacicco - Aro' steva?

Ciannella - Sott' 'o quadro r' 'a Maronn' 'o Carmene, ca nun te fa veni' na paralese rint' 'o rarecne r' 'a lengua[34].

Fonzo - (calzando la parrucca) U'! E 'a vulite ferni' 'e fa' sta Messa cantata? Ma che avite sciugliuto 'a gloria r' 'o sabbato santo primma r' 'o tiempo ?

Pacicco - (minacciando Ciannella con una sedia) Ah! ca te chiavo na seggia...

Ciannella - Ma che bbuo' chiava' cchi!... Ca pu' chiava' sulo 'e faccia 'nterra, si 'a Maronna Addulurata me fa 'a 'razzia.

Pacicco - E mm vuo' scennere p'appripara' stu Sant'An-tuono 'e scantinato?

Ciannella - (prendendo una sedia e sedendosi) Cionca a scennere tu, ca tengh' 'e cannielle r' 'e ggambe ca m'abbruciano. E po', aggi' 'a cunta' 'e renare[35]. (Versa nel grembo dell'abito le monete della cassetta per le elemosine, e si dispone a contarle).

Pacicco - E t' 'e ccont'io. (Si avvicina).

Ciannella - (con furia) Arrasso! Leva sti ggranfe. Nun toccare 'o sango mio.

Pacicco - ... ca te se pozza 'nfraceta' 'mpietto cu nu butt' 'e veleno, senza manco ricere Ammn!

Ciannella - (contando il danaro) All'ossa toie, schiatta e crepa ca puozz'essere scuppettiato. (Poi cava da una tasca una chiave e la getta a Pacicco) Tiene! Pigliate 'o chi t' bbivo r' 'o chiavino e scinne abbasci' scantinato.

Pacicco - (raccattando la chiave) Aggi' 'a scennere io? Ma tu vire chillu curnuto r' 'o riavulo cu tutt' 'a mezaluna r' 'a Maronna Assunta! (Va via).

Fonzo - Oima', io me ne vaco. Avvisate 'e gguaglione ca io torno cu Milordo p' 'a tarantella cumplicata.

Ciannella - E si se negano ?

Fonzo - Milordo pava bbuono. Ve saluto.

Si china a baciare la Madre e furtivamente tenta di rubarle delle monete dal grembo. Ciannella se ne avvede e immediatamente reagisce: stringe le gambe e respinge Fonzo che ride. Ma nel fare ci alcune monete cadono a terra, ed ella, reggendo il danaro in grembo, si china a raccoglierle camminando carponi.

Ciannella - Ma va' muor' 'e subbeto senza truva' chi t'atterra 'o juorno 'e Pasca!

Fonzo - (ironicamente) E ve vulevo ra' nu vaso.

Ciannella - Astipatillo p' 'o juorno ca te 'mpnneno[36]!

Si ode un altro boato. Fonzo va via. Ciannella torna a sedersi con le monete in grembo e, contandole, chiama le ragazze.

Ciannella - Chiarella Chiare' ! Chiarella Chiare' !

Chiarella - Chi gghj ? Che cumannate ?

Ciannella - U', avvierte a sti miettennante e falle appri-para', ca vene nu Milordo pe' vvere' 'a tarantella cumplicata.

Chiarella - 'A tarantella cumplicata? De gioved santo ce facite balla' annura? Po' rice che 'a Muntagna ce subissa 'e fuoco e cennere! E oggi peccato mortale. Sta Giesucristo muorto 'nterra.

Ciannella - Nun me fa' jastemma'. Avvierte all'ate, ca cu sta cimma 'e scerocco che tengo, faccio capetia' 'a gloria 'e 11'angele cu tutt' 'e stelle r' 'a Maronna Mmaculata[37]!

Pacicco - (rientrando) 'O scantinato pronto. S'ha da fa' na scupata.

Ciannella - E piglia 'a scopa e scapizzete.

Pacicco - E mm... chi tene 'a forza 'e scupa' ?

Ciannella - Hai raggione. Quanno mai he saputo scupa' ? Leva mano, m 'o ffacc'io.

Pacicco - E ssempe tu he scupato, ca ne puorte 'a nnum-menata pe' Napule e tutto il Regno delle due Sicilie.

Ciannella - Sci, ca te pozza asci' trava 'e fuoco da sta vocca!

Paciccoride ed entra Clorindo ansiosamente.

Chiarella - Uh, Don Clorindo, 'o Princepe!

Don Clorindo - Salve, buona gente. Cardella di sopra?

Pacicco - 'O ccellenza, sta 'ncoppa.

Don Clorindo - Usatemi la bont di chiamarla. cosa di massima sollecitudine. Ditele che venga qui d'urgenza. (Si dirige verso il fondo della scena come ad osseware).

Pacicco - Che cancaro sarr succiesso ?

Cannella - Che sso' corna toie? Ra' na voce a Cardella.

Pacicco - (ad alta voce) Cardella, Carde' ! U' Cardella, Carde'!

Cardella - (apparendo al balcone) Neh ? Don Paci' ! Ma che state chiammanno 'a vaiassa vosta? 'A ggente che sentei Oramai so' principessa.

Ciannella - (a Pacicco) Tie', apara stu liscio e busso, va'.

Cardella - Comme se rice: ogni strunzo tene 'o fummo suio, e il Principe mio marito consorte ci tiene. E che Ggiesucristo !

Ciannella - 'A siente 'a principessa?

Pacicco - E eh' 'a vuo' risponnere a sta guitta, ca faceva 'a lavannara ? !

Ciannella - (a Cardella) Scusarne tanto, altezza, ma ce sta Don Clorindo. Ha ritto 'e scennere.

Cardella - E perch ?

Ciannella - Ma io che nne saccio? Vossignoria scinne, e spiancllo a isso.

Cardella rientra.

Chiarella - Ih che sciorta, chesta! Era sulo na cantarmela, e ha fatto arriesto a nu Principe. (A Ciannella) Ma se l'ha spusato overamente?

Ciannella - Segretamente, pecche 'a mamma, 'a vecchia Principessa, nun cunsenziente.

Pacicco - E dicimmo ch'have raggione. Nu Principe ca se 'nzora cu na cantante, ex lavannara...

Ritorna Don Clorindo ed entra Cardella.

Ciannella - (a Pacicco) Zitto !

Don clorindo - (a Cardella) Idolo mio, mia Madre ha saputo tutto.

Cardella - Mussillo mio d'oro...

Don Clorindo - Ebbe notizia delle nostre nozze, ed furibonda.

Pacicconel frattempo si avvicinato ai due amanti per ascoltare.

Cardella - (a Pacicco, infastidita) Neh, Don Paci', nun tenite niente 'a fa'?

Paciccosi scosta mortificato, mentre don Clorindo e Cardella seguitano a parlare sottovoce.

Ciannella - (a Pacicco) Sempe fgur' 'e mmerda he 'a fa'. Che bbuo' sape' ? 'A mamma nun vo'.

Pacicco - 'A mamma ssempe na Principessa.

Ciannella - Principessa? Be', lassammo perdere... pecche po'

Pacicco - (incuriosito) Pecche po' ? E fatte asci' 'o spireto. Va' cuntanno.

Ciannella - (sottovoce a Chiarella e a Pacicco) 'A Principessa, a sua volta, era 'a guardaporta d' 'o viecchio Principe.

Pacicco - Salute!

Ciannella - Eh! 'A guardaporta l'arravugliaie a mestiere, l'affatturaie, ce facette nu figlio...

Pacicco - Don Clorindo...

Ciannella - Se 'mmaretaie e' 'o viecchio e, mettnnose 'mperecuccolo, addeventaie la Principessa del Cassero.

Pacicco - Del Cassero?

Ciannella - Gnorsi, nu blasone r' 'a Schiavunia. Po' 'o viecchio Principe venette a morte, e le lassaie tuttecose.

Chiarella - Tiene mente! E mm, proprio essa nun vo' ca 'o figlio se 'nzora cu na pupulana.

Cardella - (a Clorindo) Senti, Clorindo, nuie rusecammo chiuove senza rraggione. Iammo a curto: mammeta farr b b, ma po' s'ha da fa' persuasa[38].

Don Clorindo - Tu non la conosci, cuor mio. Ella ben capace di tutto. Potrebbe fare appello al Re Ferdinando. Potrebbe qui giungere d'improvviso, opponendomi il suo mancato consenso al matrimonio.

Cardella - E tu 'ntostanclla, che t'aggio 'a ricere? L'importante ca me vuo' bbene[39].

Don Clorindo - Tanto. E tu?

Cardella - Tanto tanto tanto!

Pacicco - La storia si ripete: strunz' 'o pat e strunz' 'o figlio, songh' 'e razza. Guardate!

Cardella - Faccia d'argiento mia, fatillo aggraziato, tu m'haie feruto lu core cu na crastula 'e cantero, e m'h frezziato lu pietto cu st'uocchie 'e cacciuttiello nnammurato. Vedarraie ca lu viento sciusciarr a voglia nosta, e Cupinto, f ttose piatuso de nuie, nce pripararr lu lieti to de rose e murtelle, cu li mmane soie[40].

Don Clorindo - I miei precordi canteranno i pi vaghi concenti, per deporre ai tuoi piedi la Corona dei Principi del Cassero.

Chiarella - Per che parole zuccarine ausano li nnammu-rate!

Pacicco - (a Ciannelld) He 'ntiso? Vire si tu Th ritte mai sti ggalantarie!

Ciannella - M sputo aro' vaco vaco.

Musica

Don Clorindo - Sento in cor cimento e lite, Marte e Amor gi sono in guerra, e tra Marte ed Afrodite l'infelice che far?

Pacicco - Vide Marte che Ile porta cu' na mamma guardaporta, e si 'a lavannara sferra, sa' che guerra vuo' senti' ?

Don Clorindo - E tra Marte ed Afrodite l'infelice che far?

Cardella - Tu m'hai prummiso quatto muccatora, oi' muccatora... Nenni', viene te cocca, oi' muccatora... ca nun c' mamma, viene te cocca.

Cardella e Don Clorindo- Viene te cocca, vie', nun ce sta mamma, gghiut' Messa a Santa Catarina. Li turche se la pzzano pigliare, La pzzano purtare alla Turchia.

Cardella - Tu m'hai prummiso quatto muccatora, nun ce sta mamma. Oi' muccatora...

Terminato il brano, dal fondo entrano frettolosamente le ragazze. Si ode un altro boato.

Rigginella - Don Paci', sta arrivanno na siggetta cu ddui' pagge.

Don Clorindo - certamente mia madre. Per amor di Dio, non permettetele d'introdursi!

Cardella - U', e falla veni', ca trova tratore p' 'e mmaniglie soie[41].

DON clorindo - Tu non la conosci! Ritiriamoci di l, che non ci veda. E voi ditele che non siamo in casa, che Cardella partita, ve ne prego!

Cardella - (entrando con Don Clorindo in casa) Io nun capisco, verbigrazia! Ma 'e che te cache sotto, ca mmmeta te vatte?[42]

Pacicco - Evidentemente la conosce.

Don Clorindo - Mi raccomando.

Chiarella - Sta venenno. 'A vi' lloco!

Don Clorindo e Cardella vanno via. Entrano in scena due servi orientali reggendo una portantina.

Pacicco - (a Ciannella ) Lassa parla' sulo a me.

Ciannella - E parla, ca fai sulo perete cu sta vocca[43]

Dalla portantina vien fuori la Principessa, in abiti di foggia vagamente orientale, la quale altezzosamente squadra i presenti con un occhialino.

Tutti - (inchinandosi) Ussignoria llostrissema !

Principessa - Buona gente, sta di casa qua, una certa Cardella che fa la cantarina al Teatro Nuovo ?

Pacicco - (a Ciannella ) Conosci Carderia ?

Ciannella - E tu la conosci ?

Pacicco - (alla Principessa) E ussoria la conosce ?

Principessa - Sono io che faccio le domande. Voi rispondete. Insomma sta qua? Si o no?

Ciannella - No, cio, stava qua, ma ora non c' pi. Bello e buono partita.

Principessa - (ridendo) Oh! Oh! Oh! E chi ci crede?

Pacicco - Ussignoria, vi giuro sul mio onore...

Principessa - Voi rispondete quando avete l'interrogazione.

Pacicco - Stammo a scola.

Principessa - Allora vuol dire che mi fermo qua e aspetto. Mi metto sotto il portone...

Pacicco - ... e ffa 'a guardaporta n'ata vota. (Alla Principessa) Non ve lo consiglio, qui umido, la sera ci stanno le zoccole. Vedete?

Ciannella - Non pizzo per una Principessa Altezza come voi.

Principessa - E allora non sapete questa Carderia dov' ? Peccato ! Avrei fatto una larga elemosina alle vostre orfanelle.

Ciannella - (avvicinandosi) Be', per carit delle orfanelle, un'altra pareglia di maneche.

Principessa - (tirando fuori dei danari dalla borsa) Povere orfanelle !

Ciannella - (indicando le ragazze) Sono queste, povere figlie ! Orfane, vergini e scasate ! Vedete ?

Principessa - (mettendo le monete nella cassetta per le elemosine) Ecco. Ora che mi dite?

Pacicco - (allontanando

Ciannella - con uno strattone) Ussoria, parlate cu mmico. Me preggio io de vummecarve tut-tecosa. E poi... anch'io cerco la lemmosena.

Principessa - Per gli orfanelli ?

Pacicco - Per le anime pezzenterie, ca so' arredutto annu-ro e cruro comme lu perucchio.

Principessa - Vedo, vedo: Ma da voi chiedo altro. Vedete questa borsa? (Mostra una borsa) E vostra, se giurerete che tutto quello che dir vero.

Pacicco - (poggiando una mano sul petto) Quant' certo Dio, tutto vero.

Principessa - A occhi chiusi ?

Pacicco - II cecato la mia specialit. Ma saccio fare anche il sordo e lu muto.

Principessa - Bene.

Ciannella - Siamo ai vostri ordini, lostrissima. Abbreviammo, Carderia sta sopra.

Pacicco - E ci sta pure Don Clorindo.

Principessa - Vedo che la carit apre tutte le porte. Dunque anche mio figlio seco ella? Chiamatela, ors. E ditele che qua abbasso c' Donna Faustina, Principessa del Cassero.

Ragazze -M s'affrontano 'o cufenaturo r' 'o Vasto e 'a guardiola r' 'a Principessa[44].

Pacicco - Signorina Carderia! Signorina Carderia! inutile che fate finta che non ci state. La Principessa lo sa.

Cardella - (esce) Eccomi qua.

Le due donne si squadrano e si pesano a vicenda, indi la Principessa si rivolge a Pacicco che si trova nel mezzo.

Principessa - Buon uomo, dite a questa ragazzotta che Sua Grazia, la Principessa del Cassero, si degner di concederle l'alto onore di rivolgerle la parola.

Paciocco - Come?

Cardella - (con altrettanta affettazione) Buon uomo, rispondete alla Principessa del Cassero che la ragazzotta non ha mai saputo che farsene del suo onore.

Pacicco - Ma che fanno? Se parlano pe' posta?

Principessa - Alle corte! (A Pacicco) Voi scostatevi.

Ciannella - (mentre Pacicco umilmente si scosta) Gi t'ha cazziate

Principessa - Signorina! Quale Donna Faustina, Principessa del Cassero, vedova del fu Principe del Cassero e Madre materna dell'attuale

Principe - Don Clorindo, sono qui di fronte alla faccia vostra, per cui vi ingiungo e ordino immediatamente di lasciare in pace mio figlio.

Ciannella - Ha rato fuoco primma battana.

Cardella - Signora! Quale futura Principessa del Cassero, rispondo alla faccia vostra, che ella se 'nzonna e piscia lu lietto, pecche Don Clorindo mi ama e sperisce d'amore.

Principessa - (ridendo affettatamente) Oh! Oh! Oh! (Aipresenti) E voi non ridete ? (Tutti ridono ma la Principessa con un cenno li fa tacere) Basta. (A Cardella) L'amore! E non lo amo io che sono la madre? E vorreste, voi che siete una cantantella del Teatro Nuovo ex lavandaia, dico la-van-da-ia, vorreste sporcare la mia nobilt di Principessa del Cassero, nonch Contessa di Somma, Pollena, Trocchia e dei casali di Torre Annunziata, Cercola e Caivano?

Ciannella - Ha cacciato sta fede'e nsceta!

Cardella - E lei volete che io non accanosco i vostri titoli di Principessa, contessa e marchesa, anche se ve nesiete scordato uno ?

Principessa - E quale ?

Cardella - (facendole una riverenza) Quello di ex guardaporta.

Tutti mormorano.

Ciannella - M scenneno a chi si' tu e chi songh'io.

Principessa - (incassa con un sorriso, battendo l'occhialino sul palmo della mano, indi riprende) Ah, ma tu vuo' ca io faccio 'a guardaporta? E allora abbia a ffa' asci' cc ffora a chillu scurnacchiato 'e figliemo, ca sta via 'e rinto.

Pacicco - Siente che principato r' 'o Cassero l' asciuto 'a vocca!

Entra Don Clorindo e corre a inginocchiarsi ai piedi della Principessa.

Don Clorindo - Perdonatemi, signora madre. Se arbitrai senza di voi del mio cuore, fu amore.

Principessa - Che amore! Scostati.

Don Clorindo - Ai vostri piedi, anch'ella prostrata, indulgenza vi chiede per amore.

Cardella - (scostando Don Clorindo) 'O che! Levate 'a miezo e f mme parla' a mme, ra lavannara a guardaporta. (Indi cantilenando) Neh, Principessa Principe'! E chi t' 'a r tanta cunferenzia? Tu te n'apprufitte ca figlieto nu pachichio e nun te sape tene' pre, ma cu mme cuoglie 'nterra, ca so' liscia pe' tte e vaco truvanno chi me mette 'e curtielle sott' 'a panza. Nun ce sta cchi niente 'a fa', pu' chiava' capa e mmuro, pecche figlieto s'ha spu-sato a mme, ca comme cantante te pozzo canta' 'a nova e 'a vecchia ra m fino a dopporimane. Pirci, hai voglia 'e te fa' veni' pure 'e mmosse pe' terra, sono io la vera Principessa, e a isso spetta l'eredit r' 'o pato, o vuo' o nun vuo', comm' 'a miette 'a miette, 'a sotto, 'a coppa, a reritta e smerza[45].

Don Clorindo - Cardella, calmati.

Pacicco - M siente 'a replica 'e Casamicciola.

Principessa - Neh, lavannara lavanna' ! E tu te crerisse ca io overamente me facesse veni' na mossa pe' terra, pe' ffa' 'ngrassa' 'e ppacchetelle toie, abbituate a fa' 'o va-e-viene areto a nu cufenaturo ? Comme si po' nun sapesse che figliemo nu cetrulo 'nzemmentuto, ca s' smerdiato mettnnose cu na para toia, suoccio a chillu locco r' 'o pat. Smocca, smo' ! Ma insomma te Th spusato ? L'h vu-luto pe' fforza? E pigliatillo, ma senza titolo e senza manco na vrnzola 'e lira[46].

Cardella - Comme ?

Principessa - Si, perch qui dichiaro in presenza di testimoni, e po' davanti a nu nutaro e a cciente tribunale, ca costui nun figlio r' 'o Principe.

Don Clorindo - Cosa mai dite !

Principessa - Si, 'o facette cu n'ato.

Tutti - Maronna !

Don Clorindo - E con chi ?

Principessa - (indicando Pacicc) Con lui.

Pacicco - Con me ?

Tutti - Cu isso ? !

Principessa - (mostrando la bona a Pacicco) Non vero, forse ?

Pacicco - Ebbene, si. Fu la notte di San Giovanni.

Ciannella - Siente siente! E tu t'avisse 'nzertato sta ce-stunia 'e mare?

Pacicco - (a Ciannella) Po' a uocchio a uocchio te conto.

Don clorindo - (alla madre) Non possibile, madre! Non lasciatemi in questa orribile dubbiet.

Principessa - cosi. Dimodoch, non essendo figlio legittimo del Principe, a isso nun spetta niente, e 'e sorde r' 'o Principe rimneno tutte a me. (A Cardella) M si' cun-tenta? Me sai ricere ch'h saputo fa', sbattennote sti ppunie 'mpietto? Te crerive 'e te spusa' nu princepe, e t'h spusato a nu pezzente. (D la borsa a Pacicco che si inchina. Indi si rivolge ai suoi servi) Ragazzi, andiamo. Al. Fate luogo. (Si avvicina alla portantina).

Ciannella - (alle ragazze) Piccere', pigliate esempio.

Ragazze - Da chi ?

Pacicco - E chi 'o ssape.

Cardella - (con rabbia alla Principessa) Ca puozz'ave' la mala Pasca ca te vatta, primma 'e muri' dannata, fatta a piez-ze e strascenata!

Principessa - (dalfinestrino della portantina a Cardella) Picce-re', e te vulive mettere cu mme? Io l'aggiu fatto primm' 'e te. Sulo ca io nun aggiu fatto 'a cantarina 'e triato. So' rimasta guardaporta, p'essere la vera e l'unica Principessa del Cassero, a la faccia toia, 'e figliemo, e d' 'o

Principe - muorto e buono. Tie'! (Ai serv) Ragazzi, andiamo.

I servi portano via la Principessa in portantina, e tutti applaudono.

Ciannella - (a Pacicco) Eh no! E tu m m'h 'a spiega' raro' asciuta sta figlianza a notte a notte.

Pacicco - (mostrando la borsa) 'A rint' 'a bborsa r' 'a Principessa. Ma che te crerive?

Regginella - (a Chiarella) Guarda la faccia ch'ha fatto Don Clorindo.

Chiarella - Iammo, ca per se vere ca nun nu Princepe.

Cardella - (aipresenti) Avite vist' 'o spettacolo? M putite ridere a schiatta-fegato. 'O

Principe - uno tale e quale a vvuie. Magnatavillo.

Le Ragazze si fanno da parte e commentano sottovoce.

Don clorindo - (a Cardella) Cosi non dire, luce degli occhi miei! Andremo via da Napoli.

Cardella - Andremo via ? E chi ce darr a campare ?

Don clorindo - M'ingegner, vedrai. Il lavoro un'ottima sorgente di profitto. Tu stessa hai un lavoro di lavandaia.

Cardella - A chi ? E io facevo chestu ppoco, pe' lava' lenzole 'mpisciazzate na vita sana! DN clorindo Che mai dici! E il nostro amore ? CaRqella Ma quale amore! E sicondo te io me spusavo Per amore nu pezzente paro tuio, pe' turna' a ffa' 'a lavannara, e farme mettere ncopp'a nu puorco da chella lav'e mmmeta? Ma t'avisse vennuto 'e ccervelle? (A Palummiell) Palummie', fa' nu zumpo addu Don Ferdinando l'impresario, e dille ca stasera stessa io torno a canta' Teatro Nuovo[47].

Don Clorindo - In teatro no. Cardella! Cardella!

Cardella va via seguita da Don Clorindo, mentre dalla Montagna di ode un altro minaccioso boato. Entra in scena Fonzo seguito da Milord, ricco inglese.

Fonzo - Gnopa'! Gnopa'! Cc sta Milordo.

Pacicco - (rientrando) Oh!... Lustrissimo! (Alle donne) Pigliate na seggia. No chesta, chella bbona. Plis... i comodo. Plis! Fa' ambressa.

Milord si siede.

Milord - Thank you.

Pacicco - (a Fonzo) He cumbinato 'o prezzo?

Fonzo - Sta 'mpurpato 'e sterline[48].

Pacicco - (a Milord) Monz, du i laich Napoli?... Laich?

Milord - Oh yes... very very very much. (Vedendo le ragazze) Oh... guaglione... per tarantella?

Ciannella - (ritmando le espressioni) Figlio', figlio', abballate, vtt' 'a mano ca s' 'nfucata...

Pacicco - (ugualmente ritmando) Jett' 'o sang, jett' 'o sang, jett' 'o sang...

Fonzo - (vedendo le ragazze) Ma che fanno sti petrusenelle? Nun ve iate a spuglia'? 'O iammo vo' vere' 'a tarantella cumplicata.

Rigginella - Nun ce spugliammo, si nun ce pavate anticipate.

Pacicco - Uh mannaggia 'o core vuosto! Pure anticipate?

Milord - What ? Cosa dite ?

Fonzo - Mnei, vogliono prima mnei.

Pacicco - I ghiv mi.

Chiarella - Che ghiv mi e ghiv tu ? (A Milord) I ghiv mnei tu mi o si no, io no dans.

milord - (getta delle monete subito raccolte dalle donne) Buono. Good. (Ride).

Pacicco - Iaterinto, mannaggi' 'a morte! Cianne', conta 'e sorde e aiutale a spuglia', sti znzole ! (Poi, mentre le donne vanno a spogliarsi, rivolgendosi a Milord) Milord, comodo. Permission un attimo. (Fra s) Quanta sorde! (Poi sottovoce a Fonzo) Fo', e si nun ascesse cchi, 'a sott' 'o scantinato ?

Fonzo - No, chisto ricco assai, chello ca tene 'ncuollo niente. Ce cunviene r' 'o fa' turna'.

Pacicco - (a Milord) Monz, m... le guaglione.... dans for i: Tarantella cumplicata.

Milord - Giusto, io diverte.

Pacicco - Dans... annura.

Milord - Anura ?

Pacicco - No capisc ? Annura... comme se rice ?

Fonzo - Senza veste... Vestito, niente!... Dress finisc. I capisc ?

Milord - Oh! I like annura.

Fonzo - Ha capito.

Pacicco - (esprimendosi con esagerati gesti) E se poi... dopo il ballo... after dans, i laich qualche guagliona, plis! Non fare complimenti... solo mnei.

Milord - Oh !... Me non interessa guagliona.

Fonzo - Gnopa', nun le piaceno. 'O ffa pe' studio.

Pacicco - E ch'adda sfuria' ?

Fonzo - I' che nne saccio. Vuleva pure sagli' ncopp' 'a loggia.

Pacicco - (a Milord) I spick mi. Cosa i laich ? Io tutto dare... ghiv i. Amici... friend.

Rientra frettolosamente Cardella con mantella, seguita da Clorindo.

Cardella - Mmalora, t'aggio ritto 'e me lassa' perdere. Nun me zucare cchi[49]! (Fa per avviarsi).

don Clorindo - questo il bell'esito della nostra fede ?

Cardella - 'A fede? Chill'aniello ca m'h rato? Tie' cc, ripigliatillo ca min voglio catene. (Gli rende l'anello).

Don Clorindo - Mi scoppia il cuore. Se torni in teatro, sappi che potrei anche morirne !

Cardella - E a chi 'o ssigne, ca schiatte e muore ciesso ? Te saluto e nun m'aspetta', ca pierde tiempo e calimma[50]. (Va via).

Don Clorindo - Cardella! Mia adorata! Ohim, Cardella!

Don Clorindo si lascia cadere su un gradino, con la testa fra le mani.

Milord - Oh !... poor boy !

Pacicco - (tentando di spiegare) Amore... love... (Verso l'interno) Ciannella, si' pronta ? E scarta 'o tammurro ! Vtt' 'e mmane[51].

Entra Ciannella con tamburo, seguita da Chiarella che suona le castagnette ridendo. A un sordo boato segue un lampo rossastro.

Ciannella - (percuotendo il tamburo)

Alli nove, alli nove,

pesce arinto e palle 'a fora,

U nce steva 'o frato e 'a sora,

m facimm' 'o rint'e ffora,

menate sotto, facimmo 'a prova,

voglio fa' chi more amore,

pesce arinto e palle 'a fora,

ah, ah, ah, ah.

Pacicco - Scennite abbascio. Siente 'a Muntagna cornine sta schiattosa, stasera!

Chiarella e Ciannella ridendo rientrano.

Ponzo - (a Milord) Laidi tammurro? Castagnette? Palum-mie', tu sona 'a 'ntramacenatora.

MILORD - (guardando Clorindo) Yes... but he cry...

Pacicco - Se rispiace ca chillo chiagne. U' Fo', va' accorda 'o calascione, e vire si vneno guardie 'a chesta parte.

Fonzo va a prendere il calascione e, accordandolo, va a spiare nel fondo della scena.

Pacicco - (a Milord) Ve rispiace ca chillo piange ? Domani passa... Napoli: allegria!

milord - (consegnando un portamonete a

Pacicco - ed indicandogli Clorindo) Please! Give this... is my present.

Pacicco - Le vulite donare chistu portamonete ? E pecche ?

Milord - Poor boy !

Pacicco - (insinuante) Ve piace ? mio figlio.

Milord ride. Ha inizio la tarantella. Palummiello suona la ghironda, e Pacicco a tratti impugna una spada. Entrano anche due giovani che si spogliano e danzano con Ciannella e con le ragazze, avvolte da fitti e fluttuanti veli. Di tanto in tanto il vulcano romba con bagliori sinistri.

VOCI INTERNE - 'O mar' 'e ccre...

Figlio' abballate, ca lu sole mre...

DONNE - Figlio', figlio', abballate, ca li turche janchite, figlio', figlio', abballate, e a ddenare ce 'a cuntate, si fok e ddice yes, ghiv mi ca vach' 'e press, si fok e niente plis, fuss'acciso tu e iss.

Pacicco e Fonzo - Luk au are danz beli tutt'annura tarantell, Tarantella bisiniss miettancella aro' vo' iss. Fok you e fok mi tutta Napule accussi, e si laik sta citt tutt'annura vo' abballa'.

DONNE -

Si you fok ai sing ammore

po' t' 'o chiavo rint' 'o core,

Si you fok mi oyes

rane' 'e srd e ffance 'o cess.

Ghiv mi e luk danz

ma facimm' 'o patt'annanz.

Ramme money, pava bbuono,

ca stu jamm' nu bacone.

UOMINI -

Spik Napole a Milord ai lov you si cacc' 'e srd, ai lov you si vuo' pava', e po' gud pais'. Yez oli rait rice spiss tutt'ammore bisiniss, Bisiniss anema e ccre, po' te jett' part' 'e fora.

DONNE -

You camn e po' te 'mpizz e si pav'ai ghiv you zizz, Ghiv mi chello che pu', e po' danz comme vuo'.

PACICCO e Fonzo - Tutta Napule m spik tutt'annura fik file, Luk boys piscetielle si tu laik guagliuncielle.

UOMINI DONNE

Fenestaca... Figlio', figlio', abballate,

ca li turche janchite,

Fenesta ca lucice Figlio', figlio', abballate,

e a ddenre ce 'a cuntate,

mm nu' lluce Si fok e ddice oyes,

ATTO SECONDO

signo...

signo... ca Nenna mia

Luk au are danz beli

Tutt'annura tarantell,

Tarantella bisiniss,

miettancell'aro' vo' iss.

Fok you e fok mi,

tutta Napule accussi,

e si laik sta citt

tutt'annura vo' abballa'.

Fok you e fok mi,

tutta Napule accussi.

Si you fok ai sing ammore

po' t' 'o chiavo rint' 'o core.

Si you fok mi oyes

Rane' 'e srd e ffnce 'o cess.

Don Clorindo - Fenesta ca... fenesta ca lucive e mm nu' lluce

uomini

Spik Napule a Milord ai lov you si cacc' 'e srd. Ai lov you si pu' pava', e po' gud pais'. Yez oli rait rice spiss Tutt'ammore bisiniss, bisiniss anema e core po' te jett' part' 'e fora. Fok you e fok mi, tutta Napule accussi. ghiv mi ca vach' 'e press, Si fok e ddice plis fuss'acciso tu e iss. Fok you e fok mi, tutta Napule accussi.

S'affaccia la...

S'affaccia la surella

e mme lu ddice

Nenne'... Nenne'...

Nennella morta

e s' atterrata.

Ghiv mi e luk danz ma facimm' 'o patt'

annanz, Ramme money, pava

bbuono, ca stu jamm' nu

bacone.

Fenesta ca....

Fenesta ca lucive

e mm nu' luce,

signo

signo... ca Nenna mia

malata stace.

Man mano la danza assume caratteri misterici e ambigui. Fonzo si toglie la giacca e si veste con una rete, indi spoglia Clorindo e lo bacia. I due giovani scendono in ginocchio guardandosi intensamente, ma Pacicco stacca Fonzo dall'altro giovane e lo spinge verso Ciannella, inducendolo a toglierle i veli, ad abbracciarla e a stringerla. D'un tratto, la donna, quasi rapita da ebbro furore, estrae un coltello e pugnala Pacicco alle spalle. Il vecchio mendicante si accascia a terra, mentre Fonzo con un grido si getta sul corpo del padre che muore.

Fonzo - Gnopa'! Gnopa'!

Ciannella - seguita a danzare invano trattenuta dalle altre donne. Milord fugge.

Fine del secondo atto.

ATTO TERZO

QUADRO TERZO

Il Teatro Nuovo

Personaggi

Don Ferdinando, impresario del Teatro, sovrano di Napoli

Donna Carolina, sua moglie ed amministratrice del Teatro

'Ntreana, portinaia del Teatro Nuovo e sarta teatrale

Lionardo, Maestro di cappella

Gizziello, celebre soprano,

gi Titta

Le canterine del Teatro Nuovo

Michele, capo macchinista

Chiappariello, portaceste del Teatro Ambruoso,

primo facchino Gennaro,

secondo facchino

Celinda, gi Cardella

Clarinetta, gi Menella

Dorilla, gi Rigginella

Berenice, gi Chiarella

Lesbina, gi Ciommetella

Livietta, gi Sabbatella

A sipario chiuso il Direttore d'orchestra, oppure Lionardo, fingeranno di concertare la sinfonia.

Lionardo - Tutte aunite...

Senza pressa.

Chiano! Chiano!

'Ntona buono chistu cuorno.

Fa diesis...

Forte! Un...

M abbimmola da capo.

Si apre il sipario.

Siamo sul palcoscenico del Teatro Nuovo durante una prova. Al lato sinistro della scena, guardando, collocato il clavicembalo. Qua e l vi sono cinque sedie.

'Ntreana e Chiappariello sono occupati a disporre il cembalo e le sedie per la prova di canto.

Lionardo - (correggendo i suoni sbagliati in orchestra) 'O bequadro... Ih, che serata! (Dall'interno si odono rumorosi colpi di martello, battuti dai macchinisti). Sti martielle...

Michele - Se fatica.

Lionardo - Ih, che serata!

Michele - Tira.

Lionardo - Siente Uoco. 'O bequadro...

MICHELE - Chiappane' !

CHIAPPARIELLO - Vengo.

'ntreana - Ce mmo fatto chesta croce!

Lionardo - late a tiempo.

'ntreana - Che serata ! Rint'a stu Teatro Nuovo stanno sempe cchi ammulate[52]

Michele - 'O martiello... Attiento a te. U'! M me ciacche.

Celinda - Sarta!

Michele - Tir' 'a corda e viene a me.

Celinda - Sarta!

'ntreana - Vengo.

Celinda - ntreana!

ntreana - Sine.

Celinda - Sia ben chiaro io non canto. Voglio subito un facchino. Io non canto questa sera se non ho il mio camerino. Il primo camerino. (Dall' interno si ode un fischio). A ssreta!

Michele - Fetie'! ntreana!

ntreana - Tutt' 'a me 'o vvonno, 'o bello. Vengo. (Va via).

Entrano i due facchini con bauli sulle spalle.

AMBRUOSO - Chi U' bbivo! Vui verite che burdello !

GENNARO - Aspetta nu mumento, aro' l'mm' 'a scarrecca' ?

Celinda - Nel primo camerino, ve l'ho detto poco fa.

Celinda e i due facchini si avviano a sinistra, in fondo. Dalla prima quinta di sinistra entrano quattro canterine, con spartiti musicali, che prendono posto per la prova. Cominciano a vocalizzare.

ambruoso - (rientrando con Celinda) Uh mannaggia! Va' deritto.

Michele - Oh! tira. Oh! molla. celinda - (facendo strada ai facchini)A via 'e ll... (Va via con i facchini).

Le canterine continuano ad eseguire i loro vocalizzi.

Ntreana - (entrando di nuovo con cesta in mano) S' araput' 'o gallenaro.

Canterine - Il maestro...

Lionardo - (sedendo al cembalo) Signorine, iammo bello. (Agli orchestrali) 'O bequadro... (Alle canterine) 'O terzetto 'e Paisiello abbiammo a cuncerta', e po' a tiempo cu 'e martielle vui' putite gorgheggia'.

CANTERINA - La farfalletta... La farfalletta...

Michele - Ch'he passato? Viene.

Lionardo - Brave, brave!

celinda - (rientrando) Io non so in questo casino dove sta il mio camerino.

Lionardo - Brave!

Celinda - Facchini!

Lionardo - Brave overo !

Michele - Tira.

Celinda - Facchini ! Entrano i due facchini con bauli sulle spalle.

Lionardo - M nu bellu vocalizzo 'o facimmo in G sol re.

Una delle canterine esegue i vocalizzi indicati dal Lionardo.

AMBRUOSO - Uh mannaggia! Iammo bello.

Lionardo - Va' cchiu ncoppa... picchettato. M a li basse. Brava!

ambruoso - (seguendo Celinda) Uh mannaggia! Cc facimmo annanze e arreto.

Lionardo - Nu gruppetto ncopp'a H'u e fammillo aro' vuo' tu.

AMBRUOSO e GENNARO Uh mannaggia chesti ccasce... Chi v' bbivo! Chi v' muorto!

Lionardo - Che talento !

ntreana - (con cesta) Chiappane'!

CHIAPPARIELLO - Sto cc.

ntreana - Porta rinto. (Gli consegna la cesta e va via con lui).

Lionardo - Fa' n'arpeggio ncopp'a U'i e fammillo in E la mi.

Michele - Vecie'! acala. Jenna'! tire 'a coppa. A palazzo... A giardino...

AMBRUOSO e GENNARO Signuri'... Puozze schiatta'! (Vanno via).

Lionardo - Cchi veloce... Sotto voce... Va' cchi forte.

Celinda - Qua, presto l.

Lionardo - Na vulata ncopp'a U'o in G sol re ut. Al!

Michele - Pasca', vie' cc! Mannaggia...

Lionardo - Basta, perdiana ! Ma cos' questa giostra ? A che si deve siffatto traffico avanti e indietro ?

Ambruoso - Domandatelo alla signorina Celinda, ca s' fatto cagna' 'o camerino tre vvote.

celinda Lo si chieda a chi ha stabilito l'ordine dei camerini.

Lionardo - E chi lo ha stabilito ?

celinda Non ne ho cognizione, ma a me tocca il primo camerino.

74

L'OPERA BUFFA DEL GIOVED SANTO

Lionardo - Brava !

CANTERINE - La farfalletta... La farfalletta...

Lionardo - M cu me: la farf alletta...

Michele - Vede'!

ntreana - A via 'e U.

Michele - Acala.

ntreana - (a Michele)

- Fuss'acciso! michele

A te.

Lionardo - (spazientito per il chiasso) E m basta. Che Maronna!

Canterine - Basta, basta, basta.

Michele - E nnui' mm' 'a fatica'. 'Nchiova!

Canterine - Basta, basta, un insulto. Mi rifiuto di provar.

Lionardo - Che Maronna!

Michele - 'Nchiova.

LIONARDO CANTERINE M basta, fernite. Basta. un insulto. Ora basta. Si.

Michele - Ma vui' che vvulite ?

Lionardo - celinda - (ritornando con ifacchini) 'A prov' 'a sentite? Venite, torniamo di l. Michele E nnuie ch'mm' 'a fa' ?

Lionardo - E allora facimmoa chi cchi p' allucca'.

Michele - Martella!

Lionardo - 'Nomate cu me: la...

FACCHINI - Mannaggia sti ccasce!

Celinda - Portate di l.

Michele - Iammo bello.

Facchini - Mannaggi' 'o ccarria'!

Lionardo - E allora facimmo

a chi cchi p' allucca'.

Facchini - Mannaggia !

Lionardo - E allora facimmo a chi p' allucca'.

Facchini - Mannaggia sti casce! Mannaggia 'o ccarria'!

La musica ha termine

Canterine - Basta, basta, si.

Celinda - Su, via...

Canterine - Basta, basta. E un insulto. Guarda qua. In tal maniera mi so rifiutar.

Celinda - Andate, vi ho detto. Andate di l.

Michele - Tir'a me.

Canterine - In tal maniera mi so rifiutar.

Celinda - Andate, vi ho detto. Andate di l.

- facchini U', u'!

michele - (entrando in scena) Ched' stu burdello?

ntreana - Tu pienze a martella'.

Lionardo - Volete tacere ? Ecco che il concertato pronto. Si prenda il tuono.

Musica.

tutti

Che indecenza ! Che vergogna !

Solo a Napoli si fa...

Solo a Napoli succede

una tale enormit.

Lionardo -

Tutti fanno gran casino

per il primo camerino.

Tutti vonno e tutti fanno...

Nun se sape chi cumanna.

dorilla Affatto! Il primo camerino tocca a me per contratto. Ho la stipula firmata da Donna Carolina. celinda E sulla mia c' il sigillo di Don Ferdinando che

l'impresario. dorilla Si, ma Donna Carolina l'amministratrice del

teatro. Giudichi lei, maestro.

Lionardo - Certo. celinda Come certo! Allora Don Ferdinando non conta nulla?

Lionardo - Chi ha mai detto questo? Chiamate ntreana

Entra ntreana con ceste, seguita da Chiappariello.

ntreana - Vengo. Cc ce sta 'a rrobba d' 'a signurina Dorilla.

Dorilla - La mia roba! Ma chi ti ha dato tale ordine?

ntreana - 'A signurina Celinda. L'ha fatto spusta' al secondo camerino.

Clarinetta - Al secondo camerino? Ma quello il mio.

ntreana - (ai facchini) Sentite, pusate 'a rrobba. (Poi alle canterine) Quando ve mettite d'accordo ce 'o ffacite sape'.

Clarinetta - Questo il colmo. Io vado dall'impresario. dorilla Ci vada pure, io vado da Donna Carolina. E non si pu essere sopravanzati da chi fa carriera solo con le raccomandazioni.

Lionardo - Signorina Dorilla, un po' di discretezza! La raccomandazione una benemerita istituzione nazionale. A Napoli non si muove foglia, che raccomandazione non voglia.

Celinda - Ella forse ci sbeffa? Al diavolo tutti!

dorilla - Principiando da lei, carina.

celinda - Da me, buona donna?

dorilla - Buona donna sar lei.

celinda - E allora venga.

dorilla - Vuole il benservito ?

Le due canterine fanno per avventarsi l'una contro l'altra, ma sono divise dai facchini e da

ntreana.

E il bordello organizzato addeventa un concertato, e il bordello organizzato concertato divent.

lammo bello, su, alluccate. Vuie cchiu forte martellate Stu casino concertato manco Gluck lo sa far.

Tutto crolla e tutto frana, tuttecose va a puttana: Quest' l'opera nostrana, solo a Napule se fa. Tutti

E il bordello organizzato addeventa un concertato, e il bordello organizzato concertato divent.

Canterine - Se il disordine qui impazza voglio farmi rispettar e chi meglio s'intrallazza pi carriera potr far.

L'impresario troppo blando, non ha polso per la ditta, ed ognuno ne approfitta per far quello che gli par. FACCHINI e ntreana - Siente che opera che fanno o paese 'e don Rafle! n'eterna zarzuela e niscuno 'a p' cagna'.

Al termine del concertato si ode la voce di Donna Carolina. Tutti fanno silenzio.

Donna Carolina - ntreana! ntreana! (Entra in scena) Cosa succtere questo mercate?! Siamo a Teatro Nuovo o in pordello ? E cosa fare tutta robbe in mezze di scena ?

celinda - Ascolti, Donna Carolina...

Donna carolina - - Silenzie, tu! Io tomandate ntreana.

ntreana - Non s' fatto l'ordine dei camerini.

celinda - E a me spetta il primo.

tutti - Affatto.

Donna carolina - - Silenzie! (A Celinda) Chi tice che tu spette prime camerino ?

celinda - Le condizioni di scrittura stipulate dal suo signor marito.

Donna carolina - - Mio marito non conte niente. Sono ie che faccio rtine per camerine. Io che pache slte, io che pache renare, tnare per tutte morti ti fame. ntreana!

ntreana - Comandate.

Donna carolina - - Prente immetiatamente robbe e mettili in camerino ti queste stronze. E si non piace camerino, antassero in cesso.

Celinda - Io son fuori di me stessa, e se Don Ferdinando non mi fa chiedere scusa da codesta pazza, io non canto.

Donna carolina - Tu vaffancule ! E si non cante fai bene, vai a fare zoccola in pordelle come prime.

Celinda - Riferir le sue incivilt a Don Ferdinando.

Donna carolina - Quanto viene Fertinande, tu gi licenziate. Avante, prenteti immetiatamente robbe e non mi fare incazzari.

ntreana - Iammo bello. Ambruo'! Chiappane'!

I facchini sollevano i bauli e vanno via con le canterine.

Donna carolina - E voi antare in camerine come fatto mie rtine. Vie!

Celinda - (sottovoce) Sta granda cessa!

Donna Carolina - (a Celinda) Cosa tici tu sottolengua? Io sentite cessa.

Celinda - Che Don Ferdinando sapr tutto.

Donna carolina - Tu mi hai rotto palle. Vai a fare cacate.

Le canterine vanno via tutte.

Lionardo - (a Donna Carolina) Or via, non si inquieti, Donna Carolina. Plachi i suoi giustissimi sdegni.

Donna Carolina - (porgendo la mano a Lionardo che la bacia) Cara Maestre Lionarte, so che tu capisce mie proplme. Tutte otiare me, e sente mio cuore che si spezze.

Lionardo - Vuole che gliela dica come l'intendo ? Io sinceramente stupisco che Don Ferdinando possa far torto a una donna d'eccezione, quale lei .

Donna carolina - Lo so che tu capisce in silenzie, e sei vicine.

Lionardo - Io non oso avanzarmi, ma se ella di me volesse meglio disporre, potrei esserle pi vicino. Ebbene, ho composto un'opera a lei dedicata: La Carolina Trionfante per cinque sopranisti.

Donna carolina - Io piada tua musica con voce di castrate, ma Ferdinando non piace castrate.

Lionardo - In confidenza, Don Ferdinando di musica non siintende affatto.

Donna carolina - Hai racione, ora tate prima aria ti Serva Patrona a Clarinetta. Fammi piacere,

Maestro - care, ti tare aria a Torilla, che piace tante a mio conte di Cagliostro.

Lionardo - Disponga di me come meglio crede. E poi, ci rifletta: un Teatro Nuovo, con la mia competenza, interamente in mano sua.

Donna carolina - Io molto stanche. Io basta! Ceto Teatro impresario inclese e tutti si fotte, comprese Fertinande. Veti Lionarte ? Lui tiverte fuori con piccole puttanelle e io sole, con pache, con le procramme ti opere, e con. tutti cazzi ti camerini ti stronzelle. A proposite... ntreana!

ntreana - Comandate.

Donna carolina - Qui si perti tempe, non lavorare. Chiama spito puttane a fare prove. Ntreana Signorina Clarinetta, Berenice, Celinda! Iamm'a scnnere ca si ripiglia la prova.

Donna Carolina - (mentre tutti rientrano) Lavorare! Lavorare, che qui pacare tutte. Schnell!

Le canterine rientrano.

Celinda - Io non canto, se non in presenza di Don Ferdinando.

Donna carolina - E non cantare. Io me ne fotti si tu non cantare con tua voce ti culo. Avante, lavorare!... che se io vate via e chiute Teatre, tutte miseria, niente pi lavoro, e voi tutte antare a cacare. (Va via).

Celinda - Pe' la faccia toia! Per, p'essere tedesca, s' 'mpa-rata bbona a parla' napulitano, 'a stuppola!

ntreana - E stammatina s' susuta cu 'o culo a smerza. Maestro, iammo2.

Lionardo - Orvia, da brave, signore. Prendano il foglio ventisei di Serva Padrona. Madamina Donila, non le incresca di cantar lei la prima aria.

Celinda - Ma la prima aria la canto io.

Clarinetta - Affatto. L'aria era stata a me destinata.

Dorilla - Eppure, come dal

Maestro - stato detto, ora la canto io.

Clarinetta - E allora ci si dica anche chi ha stabilito tale affidamento.

Lionardo - Non certamente io. Il Maestro compone, ma l'impresa dispone. Al Maestro di cappella tocca solo eseguire gli ordini.

Clarinetta - Di chi ?

Celinda - Di Donna Carolina, chiaro.

Lionardo - Ella arbitrariamente insinua. Io non l'ho detto.

Celinda - Ma si evince.

Dorilla - Da cosa? Maestro, dica.

Lionardo - Ma che vuol che dica ?

Dorilla - Che l'aria a me tocca.

Celinda - L'aria io la canto.

Clarinetta - Quell'aria era mia. E stamattina si levata dal letto col culo al contrario. Maestro, andiamo.

ntreana - Uh mannaggia l'aria r' 'e mamme voste! Vulite fa' 'a prova? Celinda- (a ntreana) Chiama Don Ferdinando.

Dorilla - Chiama Donna Carolina.

Le canterine protestano, ma ad un tratto si sente la voce di Don Ferdinando.

don Ferdinando ntreana! ntreana!

ntreana - Zitte, zitte! Ecco Don Ferdinando.

Entra Don Ferdinando, e le canterine fanno silenzio.

don Ferdinando Che succere ? Cos' questo strepito, questo tumulto ?

ntreana - Menu male ca site venuto. Qua ci sta la rivoluzione.

don Ferdinando - La rivoluzione ?

ntreana - Eh!... E scesa vostra moglie e s' cagnata l'aria.

Clarinetta - La mia aria stata altrimenti affidata.

Celinda - E io, se lei ben ricorda, da un suo privilegio ne ottenni l'assegnazione.

don Ferdinando - E pe' nu poco d'aria facite succedere chesta rivoluzione? Si aggiusta tutto. Maestro, date un'aria a tuttequante.

Lionardo - Ma una sola ne contiene l'intermezzo.

don Ferdinando - E mettitancnne n'ati ddoie.

Lionardo - Ma Pergolesi !

don Ferdinando - Pergolesi muorto... e 'o pubblico che nne sape ? Iammo, ca accussi ognuno sfoca cu 11'aria soia, e 'a ggente perlomeno se abboffa d'aria. (Alle canterine) Va bene ?

Clarinetta - Ottimamente. A Napoli tutto si mantiene a forza di apparenze, ma, quando si principia a mancar di credito, basta che un impresario come lei dia fiato alle arie, e tutto sembra riconquistare quota.

Celinda - E lei il gran sovrano di questo teatro. Se non fosse per l'amato Ferdinando, con la sua signora moglie, chi ci resisterebbe ?

don Ferdinando - Chella, Carulina, lo sapete, fa accussi ppecch tedesca, vo' diriggere. E diciamo che come ci dirigono gli stranieri, a Napule ce 'o ssunnammo. Pur-tuttavia, in questa citt la musica vai pi delle parole. Non cosi, maestro?

Lionardo - Pronto sempre ad ubbidirla.

don Ferdinando - Ed io pronto a servire tante amabili sirene.

Musica.

Belle e bbone, io ve lo 'nzegno.

Di Don Ferdinando il regno

la ricetta del suo governo,

sale e pepe se fa accussi.

Belle e bbone,

lu governo che riesce

na zeppola che cresce,

ca s'abboffa 'e mille ntruglie.

Li denare so' pampugle.

E po' fa' magnare pure all'ate,

e ognuno applaudir.

Si vuo' cunsenso,

chisto lu senso, siente.

Belle e bbone,

a la gente eh' diuna,

vai!

Cu nu pacco 'e maccarune te la fai.

Magnate e cantate !

Magnate e abballate !

Bella g', sentite a me,

cu tre effe sulamente,

cu farina feste e forca

te pu' ghi a corca

e pu' buono guvernare.

Cu farina feste e forca

se p' buono guverna'.

Cu la farina forca e festa

festa e forca cu farina

se p' buono guverna'.

Cu sta scola accussi addotta

si tu fusse na marmotta,

fa' nu nciucio 'm Parlamento,

d la mano a chi nun sente,

po' t'arrasse e nun ce lasse

mariuole e sanit[53].

Gente, gente,

cu n'appalto e cchi de mille ntruglie,

li denare so' pampuglie.

Fa' nu nciucio 'm Parlamento,

d la mano a chi nun sente.

Cu sta scola accussi addotta

se p' fare la ricotta,

po' t'arrasse e nun ce lasse

mariuole e sanit.

E lu guverno ca riesce

na zeppola che cresce,

po' t'arrasse e nun ce lasse

mariuole e sanit.

Al termine dell'aria di Don Ferdinando, entrano in scena Chiappariello e i facchini con bauli e ceste.

Ambruoso - - Chiapparle', 'a cc. Viene!

don Ferdinando - U', e che educazione ! E vve pare 'o mumento 'e passa' ?

Ambruoso - - Donna Carolina ha ritto di portarli in camerino.

don Ferdinando - Ma di chi sono ?

Ambruoso - E io che nne saccio.

ntreana - (entra) Don Ferdinando, arrivato il celebre castrato Gizziello.

don Ferdinando - E chi l'ha scritturato ?

ntreana - Vostra moglie, e ha detto di sospendere la Serva Padrona, perch vuol fare il Matrimonio Segreto.

Celinda - Non si fa pi la Serva Padrona ?

ntreana - Cosi ha detto.

Clarinetta - E le nostre scritture ?

Celinda - Don Ferdinando !

don Ferdinando - Calme !

ntreana - , va' a dire a Donna Carolina ca nun m'ha da rompere... 'o saciccio. Qui si fa la Serva Padrona. (ntreana va via, mentre Don Ferdinando si rivolge ai facchini) E voi riportate i bagagli di sopra.

Ambruoso - Ma Donna Carolina ci ha detto...

don Ferdinando - Quello che ha detto Donna Carolina non conta.

Ambruoso - Don Ferdina', ma quella ci licenzia.

don Ferdinando - E allora vi licenzio io.

Ambruoso - Ma tu vire che burdello! Cc parimmo 11'asine mmiez' varrile[54].

don Ferdinando - Maestro, io non ce la faccio pi. Donna Carolina, vi giuro, mi fa precipitare.

Ambruoso - Neh !... ca 'e ccasce pesano !

don Ferdinando - Un momento...

Lionardo - Vuole che gliela dica come l'intendo? Io stupisco che la sua signora moglie possa far torto a un uomo di genio, quale lei .

Celinda - Maestro, di grazia, ma si concerta?

Lionardo - (a Celinda) Subito... (Poi a Don Ferdinando) Dicevo che umilmente ho composto un'opera a lei dedicata: Il Ferdinando Trionfante per cinque voci di soprano, tutte leggere.

don Ferdinando - Vivaddio ! E a muglirema piaceno 'e castrate.

Lionardo - In confidenza, Donna Carolina di musica non s'intende affatto.

Clarinetta - Ma perch si tarda ancora ?

Ambruoso - U' !... ca nuie nun ce 'a facimmo cchi.

DON Ferdinando - Ancora un momento...

Celinda - Ma abbiate la compiacenza...

Lionardo - (sedendo al cembalo) Ecco, subito. Andiamo.

don Ferdinando - Maestro, dia il tuono al cembalo, ed elle non si allarmino. Qui comando io e si fa la Serva Padrona.

Ambruoso - 'E ccasce pesano!

don Ferdinando - Dopo ci occuperemo delle casse, per adesso andiamo avanti.

Donna Carolina - (di dentro) Fertinante ! Fertinante !

I facchini lasciano cadere i bauli.

don Ferdinando - Muglirema! M ve faccio vere'.

Donna Carolina - (entrando e rivolgendosi al marito) Come permette tu dette a

ntreana - , non fare mio Matrimonie Segrete?

don Ferdinando - Ah!... Canili', tu nun m'h 'affliggere, ca nun mumento. Qua ci sono i contratti per Serva Padrona.

Donna carolina - E schiaffe in culo tue contratte. Io scritturate crande castrate Cizzielle.

don Ferdinando - E astipatillo pe' Pasca. 'A ggente vo' senti' 'e gguaglione.

Donna carolina - E tu paracone crande soprane Cizzielle, con zoccolelle di tre lire ?

Tutte - Don Ferdinando, la sentite?

don Ferdinando - Carolina, basta. Sono io l'impresario e comando io.

Donna carolina - Tu cornante in cesse. Se io non pache con tenare, tutte teatre con culo in terre.

Si odono ripetuti scampanellii interni.

Lionardo - Udite ? Il pubblico impaziente, occorre andare in scena. Che s'ha da fare?

don Ferdinando - Attaccate la Serva Padrona.

Donna carolina - Che Serva Padrone! Fate Matrimo nio S ecrete.

don Ferdinando - Ho detto Serva Padrona.

Donna carolina - Pirte lncua !

don Ferdinando - Non state a sentire.

Donna carolina - Vaffancule! Calate gi siparie.

Il sipario comincia a scendere, ma viene arrestato da Don Ferdinando.

don Ferdinando - Tirate su questo sipario.

Il sipario viene tirato su di nuovo, ma si arresta a met.

Donna carolina - Calate gi siparie ti chi v' mmuorte!

Il sipario vien tirato su nuovamente.

tutti - (al maestro) Ma che si fa ?

Lionardo - (rivolgendosi al Direttore d'orchestra) Maestro, si esegua tutto all'improvviso, a soggetto, secondo la tradizione napoletana. Inscena! Sipario! Sipario!

Nel frattempo i facchini avranno portato via il cembalo e le sedie. Cala un siparietto, lasciando in scena solo le canterine. Musica.

canterine

Caruli', si m'amave n'at'anno,

quanta cose n'avive da me!

Ma si' ffveza e tutte lu ssanno:

Sfatte bbona e guvernate ne'.

Oi' Canili',

Oi' Canili',

sempe Zeza vuo' fare purzi.

Entrano Don Ferdinando con maschera di Pulcinella, e Donna Carolina con addobbi della carnevalesca maschera di Zeza.

DON FERDINANDO - PULCINELLA

Zeza, vi' ca i' m jesco,

statte attient'a sta figliola.

Tu ca si' mamma dlie bbona scola.

Tienatlla 'nzerrata.

Nun la fa' prattecare,

ca chello ca nun sape se p' 'mparare5

DONNA CAROLINA - ZEZA

Nun ce penzare a chesto

maretiello bello mio,

ca sta figliola l'aggiu crisciut'io.

Io sempe le sto a dire:

Na femmena 'nnorata

cchi de nu tesoro assai stemmata6.

DON FERDINANDO - PULCINELLA

Sarr corame tu dice, io m me n'aggi' 'a ire. Vicenzella da sta fenesta fa' trasfre. Mogliera, stance attienta. Penza ca so' 'nnorato, nun fa' ca torno a casa 'nCoronato7. (Va via).

Canterine - Canili', si m'amave 'n'at'anno, quanta cose ch'avive da me! Ma si' ffveza e tutte lu ssanno, statte bbona e guvernate ne'.

Entra Gizziello in abito da Vicenzella.

5 Lucrezia, ecco che io esco di casa, I bada alla nostra figliola. I Tu che sei la

Madre dalle una buona scuola. Tienila ben chiusa in casa. Non far la praticare fuori,che possa apprendere ci che non sa.

6 Non pensare a questo, I maritino mio bello, che questa figlia io l'ho allevata. Io le sto sempre a ripetere I una donna onorata stimata pili d'un tesoro.

7 Sar come tu dici, io ora me ne devo andare. Fa' togliere Vincenzella dalla finestra. Moglie mia, bada bene, pensa che son uomo onorato, fa' in modo che non torni a casa inCoronato. (Vale a dire cor nuto).

DONNA CAROLINA - ZEZA

Si' pazzo si te cride

ch'aggi' 'a tene' 'nzerrata

chella povera figlia sfurtunata.

La voglio fa' scialare

cu ciente nnammurate,

cu privete, signure e cu li surdate8.

GIZZIELLO - VINCENZELLA

Oi' mamma ma', che bbeco!

Nn' chillo Don Nicola?

M proprio sarr asciuto dalla scola.

Si chillo me vulesse,

io me lo spusarria

e cchi nnante de Tata nun starria9.

Entra Lionardo in abito da Don Nicola.

Canterine - Caruli', Canili' che ffai' tu? La ruffiana tu faie a Monz.

LIONARDO - DON NICOLA

Bennaia tutt' 'u munnu stu spantu de biddizza, comm'a sumari mi tir' 'a capizza10.

DONNA CAROLINA - ZEZA e GIZZIELLO - VINCENZELLA

Viato chi se vede !

Si' Don Nico', ch' stato?

De me veni' a truva' nun ve degnate11 ?

LIONARDO - DON NICOLA

E bella e graziosa

8 Sei pazzo se credi I che debba tenere chiusa in casa I quella povera figlia sfortunata. I La voglio far scialare, I con cento innamorati, I con preti, signori e con i soldati.

' O mamma mia, cosa vedo ! I Non quegli Don Nicola ? I Proprio ora sar uscito dalla scuola. I Se quello mi volesse, I io me lo sposerei, I e non starei pi innanzi a mio padre.

10Che abbia bene tutto il mondo I questa meraviglia di bellezza, I mi tira con la cavezza come se fossi un asino.

" Beato chi si vede! I Signor Don Nicola, cos' stato? I Di venirmi a trovare non vi degnate ?

e pe' chesta faccia bella

eu me sento veni' la cacarella12.

DONNA CAROLINA - ZEZA

Credite a me, si' abbate,

sta povera figliola

sbara sempe quanno stace sola13.

GIZZIELLO - VINCENZELLA

Nun penzo cchi a nisciuno,

tu m'hai da 'nguadiare,

si no io stessa me vaco a scannare14.

LIONARDO - DON NICOLA

Et eu pe' sta quatrana me veco 'nzallanuto, pe' essa lu cervie', lu cerviello se ne va15. don Ferdinando - - pulcinella - (rientrando) Ah !... senza ca tu te scanne, te faccio io sto servizio16.

DONNA CAROLINA - ZEZA

Mari', ferma, ca vai 'mprecipizio.

DON FERDINANDO - PULCINELLA

A tutt'e tre ve voglio addecreare17! Lionardo - Don Nicola scappa.

GIZZIELLO - VINCENZELLA

Via, Tata mio, perdonarne, cchi non lo voglio fare.

Canterine - Via, Tata, m nun lu fa cchi. Perdona, ca nun lu fa cchi.

12E bella e graziosa, I e per questa faccia bella, I sento che mi viene la cacarella.

" Credete a me, signor abate, I questa povera figliola, I vaneggia sempre quando resta sola.

Non penso pi ad alcuno, I tu solo devi sposarmi, I altrimenti io stessa mi avr a scannare.

15 Ed io per questa ragazza, I mi vedo frastornato, I per lei il cervello, I il cervello se ne va.

16 Ah!... senza che tu ti scanni, I ti faccio io questo servizio.

17 A tutti e tre voglio riempirvi di botte.

Rientra Lionardo - Don Nicola con schioppo, minacciando Don Ferdinando - Pulcinella.

LIONARDO - DON NICOLA Arreto, vastasone, ca m t'aggio a la tagliola! Te voglio fa' vede' chi Don Nicola18.

DON FERDINANDO - PULCINELLA

Piet, misericordia! Io aggio pazziato.

DONNA CAROLINA - ZEZA

Vi' comme tremma m stu sciaurato19!

GIZZIELLO - VINCENZELLA - (d Don Nicola)

Si tu me vuo' bbene, nun m'accidere a Tata. Nun me fa' tene' a mmente sta jurnata20.

Lionardo - - don Nicola - (a Don Ferdinando - Pulcinella) La voglio pe' mugliera. Che dici? Sei contento?

DONNA CAROLINA - ZEZA

Rispunne, 'nzallanuto! Non lo senti?

DON FERDINANDO - PULCINELLA

Gnorsi, songo cuntento, mai cchiu io na parola la diciarraggio a lu si' Don Nicola. Nun parlo pe' cient'anne, songo cecato e muto, starraggio sempe comm'a nu paputo21. Donna carolina - - zeza - (porgendo l'anello nuziale agli sposi) Via, dateve la mano. Puzzate gude' 'ncocchia22!

18Indietro, facchino, I ti ho preso alla tagliola! I Voglio farti vedere chi Don Nicola.

" Sta' a vedere come trema questo sciagurato!

20 Se mi vuoi bene, I non uccidere mio padre. I Fa' che non mi resti in mente questa giornata.

21 Signors, sono contento, I mai pi io una parola I la dir al signor Don Nicola. I Non parlo per cento anni, I sono cieco e muto, I me ne star sem pre come un'ombra.

22 Via, datevi la mano. I Possiate godere in coppia!

TUTTI

Uno ne cade e n'ato ne sconocchia. GizziELLO - vincenzella - (a Lionardo - Don Nicola) Marito bello mio !

LIONARDO - DON NICOLA

Mugliera de stu core !

DONNA CAROLINA - ZEZA

Tutte faccia gode' Copint'Ammore23!

CANTERINE e poi TUTTI

La commedia gi fini' con la Zeza Canili'. E mm Zeza-Carulina ve saluta e se ne va.

DONNA CAROLINA - ZEZA

Chi ha avuto ha avuto ha avuto. Chi ha dato ha dato ha dato. Lu passato passa e va e quanno passa diciarr: Bonanotte, e se nne va.

La rappresentazione ha termine e tutti escono di scena. Su un prolungato rullo di tamburo, due facchini con bauli e Chiappariello con ceste attraversano frettolosamente la scena.

Entra Michele il pazzo, scalzo, con fascia rossa in vita, senza camicia, ma con una consunta giacca militaresca di epoca napoleonica, sulla quale vi una fascia azzurra a tracolla. Ha un cappello militare con coccarda tricolore. Sull'abito sono appuntati amuleti e immagini di San Gennaro.

Michele - Salute e fratellanza

e della tirannia sbotta la panza! Comme da nu melione de mille e mill'anne e cient'ate afora, in secula seculora, c' stato sempre chi sta su, e sempre chi sta gi, chi sta ncoppa e chi sta sotto. Tuttavia, pe' riguardo alla nascita, ca ascimmo da nu stesso per-

2JTutti faccia godere Cupido Amore !

tuso, simmo tutte eguale, e tutte membra de lu stesso cuorpo, e nun cosa accrianzata ca t'addimanne pecche lu piede sta 'riterr e la capa 'ncielo; pecche lu naso sta sopra la vocca, e no sotto a lu musso; pecche li rrecchie so' ddoie e no tre; senza cuntare chili'attributo mascolino ca teniamo sotto annascuso, e ca, invece, si stesse 'nca-po, se cumpurtarria cu cchi sinno, e no a capo de cazzo, comme se dice in lengua prebbeia. In ogni modo, le parte de lu cuorpo so' tutte eguale, su e gi, comme pure dice Giesucristo, ca, mannaggia, il guaio che pur'isso parla latino comme la Legge, e nun se capisce buono, per esempio, pecche la vocca- se magna tuttecose essa, e allu culo tocca sulo la merda. Nun sarria giusto, ogni tanto, che lu culo magnasse e la vocca cacasse ? Embe', si simmo tutte eguale, chesto ha da essere possibbile, pure si po' sentarriamo asci' pirete da la vocca e parlare latrino da lu culo, tanto, per, mai niente se capisce de chello che se dice ncoppa e de chello che se sente sotto. Pirci, vivo! Chello ca stace sotto uguale a chello ca stace ncoppa, e si la capa essa vo' pensa', essa vo' sentire, essa vo' annasa', ce 'a tagliammo. E si la vocca se crede ca magna ancora sulo essa, m s'accuntentasse de fa' rutte e basta. O si no, l'appilammo, magnammo da culo e cacammo da 'e rrecchie. Oppure, meglio ancora, ce magnammo uno cu n'ato, ce digerimmo e ce saziammo 'e nuie stesse. Na coscia a mme, nu vraccio a n'ato, 'o core: nu piezzo perno, 'o cazzo a tuttuquante, uommene e femmene.

Eguaglianza !

Pigliate 'a valanza,

pesammo 'a fratellanza,

rignfmmoce 'a panza

e magnmmoce nuie stesse cu crianza!

U! U!

Se n' fuiuto 'o Re!

Piglia 'a mazza e scutula24!

Il siparietto si alza scoprendo la nuova scena.

24Salute e fratellanza I e la pancia sbotta contro la tirannia! I Come e noto da un milione di mille e mille anni ed altri cento fuori mano, in sae-

cula saeculorum, c' sempre stato chi sta in alto e chi sta in basso, chi sta sopra e chi sotto. Tuttavia, per quel che riguarda la nascita, poich veniamo fuori da un medesimo buco, siamo tutti uguali, e tutti membra dello stesso corpo, e non buona educazione che tu ti chieda perch il piede sia collocato a terra e la testa in cielo; perch il naso stia sulla bocca e non sotto le labbra; perch le orecchie siano due e non tre; senza far riferimento a quell'attributo mascolino che nascondiamo sotto, e che, invece, se fosse collocato sulla testa, si comporterebbe con pi giudizio, e non a testa di cazzo, come si dice in lingua plebea. In ogni modo, le parti del corpo sono tutte uguali, che siano sopra o sotto, cosi come dice anche Ges Cristo, ed il guaio , accidenti!, che an-ch'egli parla in latino come la lingua della Legge, e non si comprende, allora, perch la bocca mangia tutto, e al culo tocca soltanto la merda. Non sarebbe pi giusto che, ogni tanto, anche il culo mangiasse e la bocca cacasse ? Ebbene, se siamo tutti uguali, ci deve essere possibile, anche se poi sentiremmo uscire scoregge dalla bocca e parlare latino dal culo, e, in fin dei conti, non si capisce mai nulla di ci che si dice di sopra e di ci che si sente di sotto. Perci, evviva ! Ci che sta sopra uguale a ci che sta sotto, e se la testa vuole lei pensare, lei sentire, lei annusare, ce la tagliamo. E se la bocca crede di mangiare sempre e solo lei, ora si accontentasse di ruttare e basta. Altrimenti la otturiamo, mangiamo dal culo e cachiamo dalle orecchie. Oppure, meglio ancora, ci mangiamo gli uni con gli altri, ci digeriamo e ci saziamo di noi stessi. Una coscia a me, un braccio a un altro, il cuore: un pezzo a ciascuno, il cazzo a tutti, uomini e femmine. I Eguaglianza ! I Prendete la bilancia, I pesiamo la fratellanza, I riempiamoci la pancia, I e mangiamoci tra di noi con buona creanza! I Attenzione! I Se n' fuggito il Re ! I Prendi la mazza e scrollala !

Personaggi

La cittadina Eleonora, ex Marchesa Fonseca Pimentel

Il cittadino repubblicano

Michele il pazzo, Generale dei facchini e capo comparse

ntreana - , cittadina portinaia del Teatro

Il cittadino Lionardo, musicista nazionale, ex

Maestro - di Don Ferdinando

I facchini

Le comparse, rappresentanti del popolo

Al centro della scena si vede un palco cui si accede me-

diante una scaletta laterale.

Eleonora al centro, con altro cittadino e con Michele

il pazzo.

Musica.

Cittadina Eleonora - O Libert! Fraternit ! Libert, libert, fraternit!

Sorgi, Partenia terra, Da secolare affanno, Da Ispanico tiranno Le sponde a liberar.

Sorgi!

Sorgi, Partenia terra.

Su d'un sovrano Popolo. Sovrano pi non v': Al foco, indegne immagini, Itene ormai, dei Re.

Forsan et haec olim meminisse juvabit. Al termine del canto Michele applaude.

michele Cittadina Liono', overo ca vaie bello! T 'o ddi-

ce Michele 'o pazzo. cittadino Questa vostra Partenope Liberata sar un

trionfo.

Cittadina Eleonora - Grazie a voi cittadino, e a voi, cittadino Michele.

Michele - Che come capocumparsa dei facchini, siete sotto la mia mudesta prutezione. Vai avanti

Entra il Maestro Lionardo con vistosa coccarda tricolore sul petto.

Lionardo - Pace e fraternit alla cittadina Eleonora, con l'omaggio del cittadino Leonardo.

cittadino - Gi Maestro di Don Ferdinando.

Lionardo - Vittima di un dispotico impresario, ma sempre in attesa di autentica arte. A questo proposito, mi sono pregiato di dedicarvi un mio dramma serio: La Leonora Trionfante. Tutto cantato in francese.

Cittadina Eleonora - E musichereste la mia Partenope Liberata?

Lionardo - Un libretto splendido, senza mezze misure. Le persone come voi non conoscono la mediocrit. Ci che fanno sublime o catastrofico. Un trionfo o un disastro. Ma non temete, siete nelle mie mani. Sono io che dirigo la musica, in ogni senso.

Cittadina Eleonora - Non metto in dubbio, ma se temete un fiasco...

Lionardo - II successo assicurato, verranno in teatro tutti i miei amici, e applausi a non finire.

Cittadina Eleonora - E siete sicuro che applaudiranno ?

Lionardo - E la claque in teatro chi la comanda ? Io, no ? - (Tirando Eleonora in disparte) Voi pagate me e non datevi pensiero, poi provvedo io a pagare chi deve essere pagato.

Cittadina Eleonora - Ma io voglio gente che applauda convinta.

Lionardo - E li convinco io. In nome della onorata societ, a Napoli si convincono tutti. Cosi faceva Don Ferdinando ed era sempre un successo.

Cittadina Eleonora - Maestro, io voglio che il pubblico capisca.

Lionardo - II pubblico non capisce mai niente, credetemi ! E poi non si salta facilmente dal socco al coturno.

Cittadina Eleonora - Io ho scritto un dramma serio, e se la gente vuole applaudire, che applauda.

Lionardo - (fra s) E stai fresca !

Cittadina Eleonora - In ogni modo vi ringrazio. Ora concertiamo la scena della rivoluzione.

Lionardo - La scena della rivoluzione? Ma occorrono le comparse.

cittadino - Giusto ! Si chiamino le comparse, quelli che fanno il popolo.

michele - 'E cchiammo io. Popolo po'! Venite 'a cc, ca avite 'a fa' 'a rivoluzione. Venite tuttuquante! (Entrano tutti gli attori, Pacicco, Chiappane Ilo, danne Ila, le donne e ifacchini). Cittati', vai avant!

Musica.

Cittadina Eleonora - Dunque, voi sapete il titolo dell'opera che Partenope liberata. Io faccio Partenope, e voi fate la rivoluzione.

Ciannella - La rivoluzione ? E comme se fa ? Cittadina Eleonora - Ma come ! Non sapete fare la rivoluzione ? Coro - A lu suono de grancascia viva lu popolo bascio.

Lionardo - Ah, ca l'opera se 'mbrogfia, siente comme abbia a stuna'.

Cittadina Eleonora - Vi spiego io. Voi siete il popolo, dovete fare la parte dei cittadini.

Ciannella - Eccellenza, nuie sapimmo fa' parte 'e pezzien-te o parte 'e princepe. Parte 'e cittadini nun Pavimmo mai fatte. (Agli altri) E overo ?

Coro - A lu suono de grancascia viva lu popolo bascio.

Lionardo - Nun va a riempo la battuta, nun se sanno cchiu accurda'.

Cittadina Eleonora - No. Gridate Viva la libert!

ichele - Iammo. Basta ch'alluccate Libbert! Egalit! O libbert! Jammo.

Cittadina Eleonora - Sorgi, Partenia terra!

Lionardo - Nun va lu tiempo... Seenne lu tuono... Manca lu canto... Ah, ca nun torna lu tiempo! Ahim!

Coro - A lu suono de grancascia viva lu popolo bascio. A lu suono de campane viva vi' li popolane.

Cittadina Eleonora - Sinistro canto! Presagio amaro! Sorgi, Partenia terra...

Coro - Sona, sona, so' la Carmagnola. So' de li cunziglie viva 'o Re cu la famiglia!

Lionardo - Vurria saglire 'ncielo, si putesse...

Cittadina Eleonora - Sorgi, sorgi!

Coro - A lu suono de grancascia viva lu popolo bascio. A lu suono de viulini morte a li giacubbini. Sona, sona, so' la Carmagnola. Sona, so' !

Cittadina Eleonora - Basta. Basta.

La musica si arresta. La luce in scena inquadra il gruppo dei personaggi che disperatamente si riconoscono in abiti da mendicanti.

ntreana - Io aggiu fatto tant'anne 'a guardaporta p'adde-venta' Principessa...

Titta - (a ntreana) Ma allora tu si' mmmema... 'a Principessa... E pe' ddenare me riste pe' frate a stu fetente... (Indicando Lionardo).

Lionardo - (togliendosi la parrucca) E tu si' Titta?

Titta - Che nne faciste 'e l'aniello ca te rette?

Cardella - 'O rette a mme.

Lionardo - 'A cantarina'e Tuledo?

Titta - (a Cardella) E pecche me lassaste pe' turna' a ccan-ta' ?

Lionardo - Ma allora si' Clorindo... 'o Principe.

Titta - (scrutandolo disperatamente) E tu si' Fonzo ? O Liu-nardo?...

Lionardo - (vedendo Pacicco) Gnopa', site vuie? Site tur-nato?

Titta - (a Pacicco) Ma nun site 'o Principe? E io?...

Su tale battuta la luce ritorna come era all'inizio della scena. Nel frattempo Eleonora sale sul palco, per lamentare, sotto il patibolo, il suo figlio morto. Tutti gli attori indossano la violacea tonaca che avevano ripiegata su un braccio. Musica.

michele

Liberti'..Egalit! Io spoglio a te, Tu spuoglie a me.

Cittadina Eleonora - Parmi che in tetra faccia ognun mi accolga...

Coro - Amen.

Cittadina Eleonora - E gridi: - Ahi te infelice, il figlio morto!

Coro - Amen.

Michele - Libert! Egalit!

Coro - Amen Amen.

Cittadina Eleonora - Figlio, tu regni in cielo !

Coro - Amen Amen.

Cittadina Eleonora - Figlio! E parte di tua gloria in me discende.

Coro - Amen.

Cittadina Eleonora - Figlio! Figlio!Tua vita spenta e la mia speme viva, Prega tu pace all'affannato petto.

Coro - Amen.

Cittadina Eleonora - Figlio mio caro !

Coro - Amen.

Cittadina Eleonora - Misera e afflitta, e di te orba resto. Ah, se pur morte ancora in Ciel si stende...

Coro - Amen Amen.

Cittadina Eleonora - Prega tu pace all'affannato petto.

Coro - Amen Amen.

Michele - Io spoglio a te.

Coro - Amen.

Michele - Tu spuoglie a me.

Coro - Amen.

Michele - Cvece 'nculo a la libbert!

Coro - Amen. Fine.

FINE


[3] Dolcemente questo falsetto mi fa venir meno.

[4] Basterebbero le palle della sua corona.

[5] Liodato, ora il Rettore parla di quattrini... di danari. Sta' attento!

[6] Il Principe restio a sborsare quattrini.

[7] II danaro! Il danaro nella sputacchiera.

[8] Cazzo! Quello attivo di orecchie. [Allusione al termine ricchione, ovvero omosessuale].

[9] Se appuro che qualche moscerino di voi ardisce prenderlo in giro, non so se mi spiego, vi do cinque schiaffi per ognuno.

[10] E fate bene. Andate a scavare tartufi in campagna, invece di studiare musica!

[11] Salirei e la cima si spezzerebbe I e in braccio alla mia ragazza mi ritroverei.

[12] E la musica mia non seria? E poi, cuore mio, tu lo sai: tu sei la barca e io il remo; tu sei l'uccello e io la gabbia; tu il canto e io il contrappunto; tu sei l'anello e io il dito che lo porta.

[13] Che bellezza! Vado a casa e mamma qui, venuta a prendermi. Voglio saziarmi di arrampicate sugli alberi... di voli di uccelli... di corse col vento! Dammi un bacio. Che gioia!

[14] Non scherzare. Io non so nemmeno portare a tempo le battute. Mi trovo sempre in difficolt.

[15] Liodato! Cuore di mamma, ti riporto a casa. Dammi un bacio. Ma cosa c', non ti sei preparato ? Sei contento ? A casa ti aspettano le tue sorelle. La campagna tutta una fiorita bianca e rosa...

[16] Ah... questo anello mi stringe! I Mi si stringe al dito! I Quest'anello...

[17] Ora metto loro la museruola. Se quelle non aprono la gola, cosa le insegno ad aprire ? E abbiate pazienza !

[18] Vieni a prenderle, se ti sei stancato di vivere.

[19] Questo culo incallito, faccia gialla! Dopo avermi sgualcita per un'ora, vuole pagarmi quattro soldi.

[20] Ti allargo il culo, e vi ballo dentro la tarantella.

[21] Cos' questo strepito?

[22] Un venditore di cnteri e orinali... Puh! Ti fottono con Ges Cristo morto a terra, sempre sia lodato, e non rispettano nemmeno il patto stabilito.

[23] Povera me! Credevo che il Vesuvio stesse esplodendo.

[24] E venite al caso di Cardella. Ieri era una cantatrice, e oggi si riempie la bocca con un

Principe che l'ha sposata. Cardella, come hai fatto?

[25] La carriera lunga. Non sempre un ravanello diventa zucca. Occorrono sette virt con la pi: esperienza, pratica, pazienza, perseveranza, "Oria, petto e l'arte di raggirare. Solo cosi ne potrai guadagnare un Principe.

[26] Lo vedete che siete delle carote e non ve ne intendete ? Di Principi e Marchesi ce ne sono a iosa. Ma la vera nobilt va riconosciuta nelle tasche di questi signori.

[27] S'intende. O Alfonso, trovaci chi vuoi, purch i danari escano loro dagli orecchi.

[28] Allegramente! Prendetemi l'abito col falbal, la giacca e gli scarpini con la fibbia d'argento.

[29] A questo mondo bisogna bene apparire. Bisogna apparire.

[30] E allora, in relazione alle apparenze I puoi mai vestirti cosi? I Chi vuoi che ti dia confidenza I se vesti come sei ?

[31] E che sangue di chi ti stravivo ne so? Sta' a vedere! Una poveraccia torna a casa distrutta dal lavoro, e quello vuole da me i peli della come -si-chiama.

[32] Ma voi vedete il Padreterno in croce e la coda della stella cometa di Ges Bambino con tutta la grotta della Madonna e di San Giuseppe!

[33] Prendi, ecco la parrucca. E tu scola a star zitto.

[34] Sotto il quadro della Madonna del Carmine, che non ti manda una Paralisi nella radice della lingua.

[35] Procura di scendere te, che ho le ossa delle gambe che non mi reggo-no. E poi devo contare il denaro.

[36] Conservatelo per il giorno che t'impiccheranno.

[37] Non mi fare bestemmiare. Avverti le altre, che, con questo umore che ho, faccio capovolgere la gloria degli angeli con tutte le stelle della Magona Immacolata !

[38] Ascoltami, Clorindo. Non sgranocchiamo chiodi senza ragione. Veniamo al sodo: tua

Madre strepiter, ma poi dovr rassegnarsi.

[39] E tu non cedere, che vuoi che ti dica? L'importante che tu mi voglia bene.

[40] Mia faccia d'argento, tu mi hai ferito il cuore con un frammento di cntero rotto, e mi hai frecciato il petto con i tuoi occhi di cagnolino innamorato. Vedrai che il vento soffiera secondando i nostri desideri, e Cupi' do, impietosito per il nostro amore, ci preparer il letto di rose e di mortella, con le sue mani.

[41] Ors, e falla venire, che trover i cassetti per le sue maniglie.

[42] Io non capisco, verbigrazia! Ma di che hai paura, che tua Madre ti Picchi?

[43] E parla, che fai solo scoregge con la tua bocca.

[44] Ora si affrontano la conca da bucato del Vasto e la portineria della Principessa.

[45] Ma che dici! Togliti di mezzo e fa' parlare me, da lavandaia a portinaia. Suvvia, Principessa, e chi ti d tanta confidenza? Tu te ne approfitti Perch tuo figlio uno stupido e non sa tenerti a bada, ma con me fai cilecca, che ti scivolo dalle mani, e sono in grado di competere anche con chi voglia mettermi i coltelli sotto la pancia. Non c' pi nulla da fare, puoi sbattere la testa nel muro, perch tuo figlio ha sposato me, che come cantante Posso cantarti i fatti tuoi passati e presenti, da questo momento fino a dopodomani. Perci, anche se ti fai prendere da attacchi isterici rotolandoti per erra, sono io la vera Principessa, e a lui spetta l'eredit del padre, o vuoi o non vuoi, come la metti la metti, di sotto, di sopra, a destra o a sinistra.

[46] Suvvia, lavandaia! E tu credi che davvero io mi lascerei prendere da una crisi isterica, che farebbe ingrassare solo le tue chiappe, use a fare va-e-viene dietro a una conca da bucato ? Come se poi non sapessi che mio tiglio un cetriolo pieno di semi, che si coperto di merda sposandosi con una del tuo rango, cosi come gi fece quell'imbecille di suo padre. Stupida che sei! Ma insomma lo hai sposato? L'hai voluto a forza? E tienitelo, n13 senza titolo e senza nemmeno il becco di un quattrino.

[47] Ma quale amore! E, secondo te, io avrei sposato per amore un mendicante quale sei, per tornare a far la lavandaia, e farmi mettere alla berlina da quella lava-scalinate di tua madre? Ma forse hai venduto il cervello' Palummiell, fai un salto da Don Ferdinando l'impresario, e digli che questa sera io torner a cantare nel Teatro Nuovo.

[48] carico di sterline.

[49] Malora, ti ho detto di lasciarmi perdere. Non infastidirmi pi.

[50] E a chi lo racconti che crepi e muori di botto? Ti saluto, e non attendermi che perdi tempo e salute.

[51] Amore... love... Ciannella, sei pronta? E riscalda la pelle del tamburo. Sbrigati.

[52] Che serata! I In questo Teatro Nuovo I siamo sempre pi come coltelli affilati.

[53] Ragazze mie, belle e buone, io ve lo insegno. I Di Don Ferdinando il regno I la ricetta del suo governo, I con sale e pepe questa. I Ragazze belle e buone, I quel governo che riesce, I come una zeppola che cresce I che Sgonfia di mille intrugli. 11 denari son bazzecole. I Infine, consenti che anche gli altri mangino, I e ognuno applaudir. I Se vuoi consenso, I questo u senso, sappilo. I Ragazze belle e buone, I a quella gente che digiuna, I vai! I Con un pacco di maccheroni l'accontenti. I Mangiate e cantate! I Mangiate e ballate! I Bella gente, ascoltatemi, I solo con tre effe, I con farina, testa e forca I puoi metterti a letto tranquillo I e potrai governare bene. I ^-on questa scuola cosi dotta, I anche se tu fossi una marmotta I fa' un pasticcio in Parlamento, I da' la mano a chi non sente, I poi ti allontani e non ci lasci. I ladri e sanit.

[54] Sta' a vedere che confusione! Noi sembriamo gli asini in mezzo ai barili.

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