L OROLOGIO
Dino Buzzati
Lorologio scritta per lattrice Paola Borboni, stata rappresentata per la prima volta il 5 ottobre 1959 al Teatro Gerolamo di Milano.
Personaggi e interpreti: La signora Irma Cesera vedova Maccardi (Paola Borboni)
PERSONAGGI
La signora Irma Cesera vedova Maccardi, sui 45 anni, piacente, vestita con civetteria, di temperamento vivace e scherzoso.
La scena rappresenta un salotto di modesta casa borghese. Elemento dominante: un orologio dal quadrante e dalle sfere ben visibili. Levidenza di questo orologio e la manovrabilit delle lancette sono della massima importanza. Un tavolo, poltrone, sedie, scansie. Un servito per caff. Un telefono. Una porta, semiaperta, nella parte di fondo, che d in una camera buia.
LA SIGNORA IRMA (alza la cornetta del telefono e fa un numero)
Ciao, tesoro, sei tu?- Eh gi, a casa, dove vuoi che sia? Sisie tu? Ah (ride)Mi hai pensato un poco?- Proprio neanche un pochettino? Ma certo caro. Perch? Stasera, dici? Si, credo di si, spero di si. Lo sai tesoro. Non sto bene come vorrei, purtroppo. Si questa maledetta nevralgia al trigemino va e viene - Quando viene, tremendo. Si daccordo. Alle nove e un quarto al solito angolo. No, no, non ti far aspettare. Ti ripeto, speriamo di no. Di solito, se la nevralgia deve arrivare, me la sento qualche ora prima, una specie di presentimento. Oggi per fortuna pronto, pronto, non mi senti amore? Non so: mipareva. Va bene, intesi, nove e un quarto. In ogni modo se per caso- Come? Come? Non sento pi. Pronto, pronto! (d un occhiata di paura allorologio) Pronto, pronto. - Carlo, ascolta! (Con orgasmo crescente) Andato. Svanito.
Si ode uno scatto nellinterno dellorologio.
(abbandonando sul tavolo la cornetta del telefono) Misericordia! (Supplicando) No, stasera no. (beffarda) La nevralgia al trigemino. Fosse la nevralgia! E invece questo orrore Orologio dellinferno! Dio, Dio, ora ricomincia
(Ansima) Questorologio, del fu Ernesto Maccardi, mio marito. Cos successo? Lui s chiuso l dentro, ecco cos. La sua anima meschina e odiosa s rintanata fra gli ingranaggi e li fa muovere. Per tormentarmi anche da morto. Per farmi schiava, schiava peggio di prima! Dio, quando sento quel trac, quello scatto! E il segnale! Il segnale che il supplizio comincia. E io non posso muovermi. Inchiodata, mi sento inchiodata. Come se un peso gigantesco Non posso muovermi. Non posso disobbedire. E allora le lancette cominciano a muoversi. Allindietro! Allindietro! E mi trascinano via e io non posso disobbedire. E girano girano , in una fuga pazza. E io precipito, allindietro, allindietro! Ieri, laltro ieri, tre giorni fa, quattro giorni fa, una settimana fa, due mesi fa, dieci mesi fa, un anno fa, sempre pi indietro, gi a precipizio nel passato, gi nel buio, sempre pi indietro, indietro fino a che (si copre il volto con le mani) E poi le lancette improvvisamente si fermano e io mi ritrovo in quel preciso giorno, e tutto tale e quale, come se questanno e mezzo non fosse mai passato. Sempre l, sempre l, sempre in quel giorno della malora. E ripetere, ripetere. Avanti e indietro. Avanti e indietro. E poi le lancette ricominciano a camminare, e il tempo ricomincia a correre nel giusto verso, e le lancette vanno, vanno, e io con loro! Rifare devo le cose che ho fatto allora, ripetere le parole che ho detto, ripensare i pensieri che ho pensato. E non posso liberarmi, non posso fuggire, ah perch? Che cosa mi costringe? Che cosa mi ha stregato? E chi le muove, queste diaboliche lancette? Chi le muove? Lui. Lui. ( sospira disperata. Poi guarda con terrore lorologio le cui lancette cominciano a girare all incontrario lentamente) Dio, Dio, comincia (Si irrigidisce assumendo i modi di un automa. E ripete in sequenza inversa, le frasi pronunciate poco prima, per meccanicamente e senza espressione.) E chi le muove, queste diaboliche lancette? Chi le muove? E girano, girano, girano. E mi trascinano via. Inchiodata, mi sento inchiodata. E invece questorrore. La nevralgia, il trigemino, fosse la nevralgia! Misericordia. (riprende la cornetta del telefono) Svanito. Andato. Carlo, ascolta. Pronto, pronto non mi senti, amore? Non sto bene, come vorrei, purtroppo. (accelerando mentre le lancette accelerano il motivo retrorso.) Si, credo di si, spero di si. Mi hai pensato un poco? Tesoro, sei tu? Ciao, ciao. ( sempre pi accelerando)
le lancette assumono una velocit vorticosa. Lei si rattrappisce in spasimo su una sedia. La luce cala, restando illuminato il quadrante. Possibilmente, ronzio ossessivo che cresce, cresce e allimprovviso cessa. Le lancette si fermano. Torna la luce. La porta sulla parete di fondo, socchiusa, lascia intravedere una stanza illuminata. Le lancette cominciano lentamente a muoversi in avanti.
(lei si ridesta da quella specie di trance, si alza in piedi, gira per la stanza vispa e furtiva mettendosi a parlare con il marito che nellaltra stanza.)
Si, si, Ernesto. Tra poco in tavola. (Da un mobile estrae una borsetta, dalla borsetta cava una boccettina, se la nasconde precipitosamente in seno, si guarda intorno sospettosa.) Ma si, adesso vengo. ( Moto di stizza) E in vena di scenate anche stasera, quello l. Carogna! Ma lavr finita di avvelenarmi la vita ho qui una cosettina apposta per te, un regaluccio (Perfida ma scherzosa) L hai voluta sposare la dottoressa in chimica? Dottoressa, dottoressa. Ti guarir la dottoressa, oh se ti guarir per benino! Maledetto. Porco. Oh, se ti odio! (cava la boccettina dal seno, la contempla contro luce con soddisfazione.) adagio, adagio, senza fretta, a poco a poco, tutto sta nel fare le cose a regola darte
Le lancette fanno uno scatto indietro.
(lei si affaccenda intorno ad un vassoio dove c una tazza di caff. Sempre parlando verso laltra stanza.) E pronto, pronto, caro. Adesso vengo. (sommessa) Zuccherino, zuccherino, ti ho messo un bello zuccherino. Che ti far dormire, caro. Dormire, dormire, eh eh. Mettiamo un piccolo granello. Per oggi solo un granellino. Eh tu ghiottone sei. Granellino granellino, che lavorer nel tuo pancino. Ma si masi, caro, sono pronta. Ecco qui il tuo vizietto, il caff! Caff! Caff! ( si avvia verso laltra stanza. Scompare.)
Ma lorologio scatta e ricomincia ad arretrare.
(Lei dalla stanza retrocede ripetendo allinverso) Caff! Caff! Ecco il tuo vizietto. Ma si, ma si, caro, sono pronta. Granellino granellino, che lavorer nel tuo pancino. Dormire, dormire, eh eh. E pronto pronto, caro, adesso vengo, zuccherino zuccherino, che ti far dormire, caro. Dormire, dormire, eh eh. Mettiamo un piccolo granello, per oggi solo un granellino, tu ghiottone sei.
Lorologio si ferma, quindi ricomincia a ruotare rapidamente in avanti.
(Lei si irrigidita)
breve buio. Lorologio rallenta.
(lei lentamente si risveglia) Caro, caro, cosa c? Come? Bibi al pancino? Eh tu mangi troppo, caro. Te lo dico sempre, tu mangi troppo. Ti fa delle cosine troppo appetitose la tua brava mogliettina Ma sul serio hai tanta bua? Oh povero Ernesto, povero cocco. Ma tu per niente fai sempre tante storie Lo sai cosa facciamo? Lo sai cosa facciamo per farti passare la bua? Un cafferino, ma un cafferino di quelli che son capaci di risvegliare un morto, eh eh? Cosa? Perch rido? Ma io non rido, cosa voi che rida mentre tu (sottovoce, misteriosa versando un po di polvere nel caff) Una misurina, una misurina piccola, stasera, tutto sta nel fare le cose per benino, senza fretta, come si deve Dio mio non lamentarti cos, Ernesto. Cosa vuoi che sia un po di indigestione? Ah?
Lorologio comincia ad arretrare.
Cosa vuoi che sia un po di indigestione? Ah? Dio mio non lamentarti cos, Ernesto. Tutto sta nel fare le cose per benino senza fretta, come si deve. Una misurina, una misurina piccola stasera. Cosa? Perch rido? Ma io non rido. Cosa vuoi che rida mentre tu
Lorologio ricomincia a procedere.
Cosa? Perch rido? Ma io non rido, cosa voi che rida mentre tu (misteriosa) Una misurina, una misurina piccola, stasera, tutto sta nel fare le cose per benino, senza fretta, come si deve Dio mio non lamentarti cos, Ernesto. Cosa vuoi che sia
Lorologio precipita in avanti.
(lei si irrigidisce)
buio. Poi si riaccende la luce.
(lei guarda furtivamente nella stanza accesa) Eh il porco sistemato. Sentitelo come rantola Rantola, rantola. Farabutto! Rompiscatole! (Come parlando a dei presenti) Manca poco manca poco manca poco. (Ad alta voce) Si, si, caro, il dottore sar qui tra cinque minuti. Ma quante storie fai per un po di mal di pancia oh oh oh Tace, non si muove pi non respira pi(Per prova) Ernesto! Ernesto! (pi forte ancora) Ernesto! (Con gioia e insieme sgomento) C! C rimasto, finalmente! (Si affretta nellaltra stanza. Ne riesce quasi subito e corre al telefono. Fa un numero) Pronto! Pronto! C il dottore? (soddisfatta tra se) Beh meno male ( Al dottore con angoscia) Dottore, dottore, corra per carit, il mio Ernesto Dio mio, non so non oso neanche pensarlo Subito! Subito! La supplico! (Depone il telefono. Si gratta il mento soddisfatta. Si guarda intorno. Respirando) Ah finalmente! (Pausa) Finalmente!
Lorologio arretra .
Finalmente! Ah, finalmente ! (riprende il telefono) Subito, subito! La supplico! Per carit, il mio Ernesto C il dottore? Pronto, pronto (Lascia il telefono. Va a guardare nella stanza) C! C rimasto finalmente! Ernesto! Ernesto!
Lorologio si ferma. Poi ricomincia a procedere.
Ernesto! Ernesto! C! C rimasto, finalmente! (Si affretta nellaltra stanza. Ne riesce quasi subito e corre al telefono. Fa un numero. Ripetendo esattamente i gesti di prima) Pronto! Pronto! C il dottore? (soddisfatta tra se) Beh meno male ( Al dottore) Dottore, dottore, corra per carit, il mio Ernesto Dio mio, non so non oso neanche pensarlo Subito! Subito! La supplico!
Lorologio precipita lungamente in avanti. Si fa buio e mentre le lancette girano vorticosamente, lei di nuovo si rattrappisce su una sedia, inghiottita dal tempo. Ronzio ossessivo che dopo alcuni secondi cala e si spegne, mentre le lancette si fermano. Torna la luce, ma la stanza adiacente resta buia come al principio.
(lei si ridesta con pena) Ah, ah, che supplizio. E finito, se Dio vuole! (si rianima. Si alza. Gira per la stanza. Prende la cornetta del telefono e forma un numero. E riprende con gli identici accenti la scena iniziale)
Ciao. Ciao, tesoro, sei tu? Eh gi, a casa, dove vuoi che sia? Si, si, e tu? Si daccordo. Alle nove e un quarto al solito angolo. No, no, non ti far aspettare speriamo di no In ogni modo, se per caso Pronto! Pronto! ( d unocchiata di paura allorologio) Pronto, pronto. Carlo ascolta!
Si ode uno scatto nellinternodellorologio.
(abbandonando sul tavolo la cornetta del telefono) Misericordia! (supplicando) No, stasera no, stasera no! fosse la nevralgia al trigemino. E invece questo orrore. Orologio dellinferno. Dio, Dio, ora ricomincia.
Le lancette cominciano a girare allincontrario lentamente e quindi accelerando.
Dio, Dio
Le lanette precipitano allincontrario. Si fa rapidamente buio.
(Lei cade in ginocchio.) Noo! Noo!
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