(1936)
Un atto di Sabatino LOPEZ
da 7 COMMEDIE IN UN ATTO
Rizzoli Editore Milano - 1967
PERSONAGGI
MATTEO ALDROVANDI
LUCE
GORTANI
LA CUOCA
Milano. Un mattino di novembre avanzato.
La stanza terrena che studio e salotto del cavalier Aldrovandi, sino a pochi mesi or sono fortunato e operoso agente di cambio.
(La scrivania, dietro la quale siede Matteo, quasi libera di carte: a un angolo un apparecchio telefonico. Indietro, attorno a un tavolinetto, una poltrona di cuoio e sedie. Nulla di polveroso o cadente, ma nulla di troppo nuovo e chiassoso. Libri e riviste in una larga scansia.)
MATTEO ( solo. Sessantenne, canuto, roseo, miope, sofferente ma non invalido, curvo sopra un giornale, con la lente di ingrandimento ricerca la possibile soluzione di uno schema di parole incrociate) Cinque lettere: "Piacque, fatale, a giovane famosa". (Ripete per aiutarsi.) "Piacque, fatale..." - Comincia con effe... Effe, effe, effe...
GORTANI (di dentro) Posso entrare?
MATTEO (senza levare il capo) Chi ? Gortani? - Avanti!
GORTANI (trentenne, elegante, tra il commesso e l'impiegato di concetto. Entra e si ferma sulla porta per non disturbare. A mezza voce) Buongiorno.
MATTEO Buongiorno. Sono subito da lei. - Effe... Fa... Fa... Faone. (Depone la lente.) Ho trovato: Faone.
GORTANI Parole incrociate? - Non si stanca gli occhi?
MATTEO Qualcosa bisogna pur fare, e per me questa una ginnastica, la ginnastica svedese del mio cervello. Motivo per cui mi ci esercito di mattina. (Reciso, quasi aggressivo) Be'! mi dica: chi era Faone?
GORTANI Come, chi era?
MATTEO S, chi era. - Non lo sa, anzi lo ha dimenticato, perch certo una volta lo sapeva. Faone fu un bellissimo giovane... (scherzoso) quasi quanto lei, del quale la poetessa Saffo - esse impura - secondo la leggenda s'innamor invano. Trascurata, incompresa, gi un salto in mare, e spari travolta.
GORTANI (leggero di tono) Povera donna, fin male.
MATTEO Era una passionale: le cosiddette passionali sono un guaio, vero, Gortani? Ma la mitologia, che la grande miniera di questi giochi di pazienza, piena di donne che per insania o per disperazione si gettano nell'acqua, o nel fuoco o... (Con seriet comica) Anche Ino finita a quel modo.
GORTANI Anche Ino! - Mai sentita nominare.
MATTEO Sicuro: Ino, figlia di Cadmo, impazz e nel delirio si precipit e fu sommersa col figlio Melicerte che teneva in braccio. Tutte notizie rinfrescate tra ieri e oggi sul dizionario mitologico. (Sorride.) Lei non immagina quante mai cose si imparano o, dimenticate, tornano a galla da memorie lontane, in questa ricerca di soluzioni alle parole incrociate. (Allontanando il fascicolo e la matita) Modesto conforto e innocente distrazione alla solitudine di un agente di cambio in ritiro, ovverosia di un malinconico disoccupato. - Sieda, Gortani. Sieda e mi dica, lei che viene di fuori: fa freddo?
GORTANI (non sa bene) S e no.
MATTEO Quanti gradi? - Non ha guardato. - Umido? - Saperlo per le mie gambe: per le sue, tutto va bene ugualmente.
GORTANI C' un po' di nebbia, ma stamani era pi fitta: ora tende a schiarirsi.
MATTEO Speriamo. - andato al Lirico, ieri sera? No! Dica la verit, (malizioso) aveva di meglio? Aveva di meglio, beato lei. Allora non mi sa dire.
GORTANI Il giornale registra...
MATTEO (si messo gli occhiali) Applausi, l'ho visto. Ovazioni al tenore. Ma lei di suo non mi sa dire nulla.
GORTANI Anche il signor Cantelli ha trovato eccellente l'esecuzione.
MATTEO Ma Cantelli stonato e sordo. Ed rimasto ai tempi di Paisiello. Non di Rossini, di Paisiello. E nemmeno di Paisiello: pi indietro, pi indietro. - Quando l'ha visto, Cantelli?
GORTANI Ora, alla banca, dove sono andato per l'assegno alla signorina.
MATTEO Bravo, che se n' ricordato. L'ha potuto ritirare?
GORTANI (apre il portafogli, ne trae un assegno bancario, lo porge) S, cavaliere, l'ho qui.
MATTEO Bravo, faccia vedere. (Allunga il braccio, lo prende, abbassa gli occhiali e ripiglia la lente d'ingrandimento.) Giusto. (Ripiega l'assegno, lo mette sotto un fermacarte.) Almeno la prima volta, consegnare un assegno: pi elegante. Quest'altro mese, denari alla mano: pi comodo. Anche per la signorina. Ma un assegno... pi signorile: come il pagamento di una parcella, non come un salario, uno stipendio. (Con gli occhi miopi chiede l'approvazione di chi l'ascolta.) Capisce?
GORTANI Capisco.
MATTEO Ecco: c' un'arte anche nel modo di porgere denari e doni. - Avete un regalo da offrire? Raccomandate al negoziante, e curate personalmente, soprattutto l'astuccio. Prima di ogni cosa,
il vestito. (Sorride.) Impari: lezione pratica di vita da parte di uno che ha molto vissuto...
GORTANI (seguita) ... e che molto vivr.
MATTEO Non me l'auguri: sono tanto seccato. La Borsa?
GORTANI Ferma. Settantadue e quaranta...
MATTEO Come ieri alla chiusura.
GORTANI Navigazioni, piccolo rialzo.
MATTEO Non m'importa pi. - Si ricorda che m'ha venduto anche le ultime? Ora lei va per i fatti suoi e torna alle due: se schiarisce, se asciutto, facciamo quattro passi, anche sei, anche otto, per dare un po' d'olio ai motori. Altrimenti chiacchierata a pi fermo. Ora aspetto la signorina. La signorina Luce: bel nome, no? - E lei, la ragazza, come la trova?
GORTANI Poco l'ho vista e poco le ho parlato.
MATTEO Non chiedo un giudizio: l'impressione.
GORTANI (come una cosa qualunque) Carina.
MATTEO Ho capito, non le piace..
GORTANI Perch? mi pare un po' fredda, un po' uomo...
MATTEO Diciamo seria. Donna, ma seria. E legge e parla con molta intelligenza e molta finezza. - A pi tardi.
GORTANI Buon appetito a suo tempo.
MATTEO Grazie.
(Gortani esce. Matteo si toglie gli occhiali, ne appanna i cristalli, li pulisce col fazzoletto che trae dal taschino della giacca, li rimette su.)
Questa benedetta vista...
(Suona due volte e aspetta.)
Fumare no, leggere no...
LA CUOCA (entra) Ha chiamato me?
MATTEO Direi: due colpi... Gortani appena uscito... - Non state a preparare il caff, perch la signorina non lo gradisce. - Ecco fatto. - Nessun invitato n a colazione n a pranzo. Dunque, provvedere e apparecchiare per me solo. Allegria! Mezzo pollo stamani e mezzo stasera: ce ne avanza. (Aspro) Ma che sia pollo pollo: non cane o gatto o topo come sabato scorso. (Raddolcito) La bimba? come sta la bimba?
LA CUOCA (sorride contenta) Va meglio, grazie. senza febbre.
MATTEO Ve lo avevo detto ieri che non era il caso di spaventarsi? Vecchia sapienza: i bimbi presto si ammalano e pres... (Un orologio suona le undici. Matteo si interrompe e dice energico)
Via!
(La cuoca esce. Matteo batte le mani, canticchia)
"Ah, ah, ah - l'amore cos fa l'amore se ne va".
(Suonano alla porta.)
Tac: al cronometro.
LA CUOCA (rientra) la signorina, la signorina Luce.
MATTEO (soddisfatto) Vede, la puntualit? Venga avanti la signorina.
(La cuoca d il passo a Luce, e sta per uscire. Matteo la ferina di lontano.)
Un momento! (A Luce) S o no il caff?
LUCE No, grazie.
MATTEO (alla cuoca, soddisfatto) Ve l'avevo detto? (La congeda.) Via!
LUCE (si leva il cappello, e lo depone con la borsetta sopra il tavolino di fondo, d una scossa ai capelli corti. semplice ma elegante) Buongiorno, cavaliere.
MATTEO (brusco) Buongiorno, ma non mi dica cavaliere. Lo sa che non gradisco: non me lo faccia ripetere ancora una volta.
LUCE E come la devo chiamare?
MATTEO Signor Aldrovandi, signor Matteo... tutto, meno che cavaliere. Sono troppo vecchio per cos poco. Arrembato anche nelle onorificenze, mi son fermato sul primo scalino.
LUCE Come vuole lei.
MATTEO Segga. (Ma Luce non siede ancora.) E non badi n alle parole n al tono. Ho dormito male. Cio, ho sognato. Segga. (Luce siede.) E a me non piacciono n gli intingoli n i contorni. Lesso? lesso. Arrosto? arrosto. Sonno? sonno. E basta. Stanotte nel sogno c' entrata anche lei.
(Un brevissimo "Oh!" di Luce.)
Ma s! (Ora sorride.) Non s'inorgoglisca: semplice comparsa o poco pi. Diciamo figurante. Sicuro: nel sogno io le domandavo chi sa che cosa, e lei, non so se a proposito o a sproposito - rida -, prima alzava una gamba, poi l'altra. (Scuote la testa.) Io dico!
LUCE (sta allo scherzo) Bel modo di sognarmi...
MATTEO Preciso: le gambe erano coperte. Anche nel sogno. Gambe... in abito da passeggio. . freddo fuori?
LUCE Non posso dire, perch non ci ho badato.
MATTEO Nemmeno lei. S, perch ho domandato anche a Gortani e... (Si interrompe.) Un momento, prima che mi dimentichi. Oggi finisce il mese da che lei, signorina - signorina Luce - come devo dire? - mi fa da segretaria? Anche - da lettrice? Anche - mi fa compagnia? Anche. Diremo "si disturba ogni giorno per me". Parlo bene? - Il periodo di prova terminato con soddisfazione, oserei sperare, reciproca. Assoluta da parte mia. La sua presenza per me, che sono oramai solo qui dentro, per tante ore della giornata, uno svago, un ristoro: , diciamo, l'oasi nel deserto. - Parlo proprio bene. - E dunque, per darle una piccolissima prova del mio gradimento, (trae di sotto al pressacarte l'assegno) al compenso stabilito ho creduto di dovere aggiungere... vedr lei. (E porge l'assegno.)
LUCE La ringrazio, ma poich si era stabilito prima... Non il caso.
MATTEO Andiamo, non si faccia anche pregare: ci comprer un ninnolo per s, per una persona che le sia cara. Lei ha la mamma, vero?, e dunque...
LUCE Va bene, non insisto. (Prende l'assegno, si alza e va a chiuderlo nella borsetta.)
MATTEO Brava. E spero di ripetere e magari aggiungere molte altre volte ancora. - Ecco fatto.
LUCE (dal tavolino) Non ha da dettarmi nulla, oggi?
MATTEO (tra serio e scherzoso) Nemmeno le mie ultime volont.
LUCE Allora si legge?
MATTEO Si legge. Legge lei. Siamo arrivati molto avanti, mi pare.
LUCE All'ultimo capitolo. Oggi si finisce. (E mostra il volume che ha preso in mano.)
MATTEO Vuol dire che mi consiglier lei o, meglio ancora, sceglier lei per me un qualche altro libro piacevole.
LUCE Stavo per portargliene uno che mi pare molto grazioso: fra la storia e il romanzo. Ma all'ultimo momento, distratta, l'ho lasciato all'albergo.
MATTEO Oh, senti senti... Lei sta ancora all'albergo?
LUCE (che si riseduta alla scrivania) Sissignore.
MATTEO Ancora sulle spese all'albergo? Ma scusi, non per farle i conti addosso, le conviene?
LUCE Non mi conviene.
MATTEO Perch non ha preso, invece, una camera, non si trovata una pensione?
LUCE Perch fin qui si trattava di una prova, per lei e per me. Dunque un mese. E forse nemmeno un mese: poteva essere una settimana, tre giorni... Certamente: se io non fossi piaciuta a lei, o lei non fosse piaciuto a me.
MATTEO (leggero di tono) Oh oh!
LUCE Senza dubbio. Il suo annuncio nel giornale diceva: (chiude gli occhi, quasi leggesse) "Cercasi giovane signora o signorina disposta trattenersi due ore per giorno come segretaria lettrice..."
MATTEO Lo ha imparato a memoria?
LUCE (senza interrompersi accenna di s) "Presentarsi di persona". E venni di persona. Ma era scritto nei patti, e lei me lo ripet a voce, anche il mese di prova, sicch non mi conveniva fissare una camera o una pensione prima della conferma.
MATTEO Va bene: da parte mia, ha sentito, la conferma venuta esplicita adesso. E da parte sua?
(Luce tace. Matteo domanda incredulo)
Ci sono delle difficolt?
LUCE Poi: glielo dir poi. (Batte sul libro.) Quando avremo finito di leggere qui.
MATTEO (stupito) Non me lo pu dire adesso?
LUCE Prima di andarmene, glielo prometto.
MATTEO (non capisce) Bah! (Poi, come se trovasse la spiegazione) Capisco, lei non di Milano, non ha parenti qui a Milano... Io, ripeto, non ho alcun diritto di entrare nei fatti suoi.
(Luce accenna di no col capo.)
Ma dico, se lei non pu contare che sul mio assegno... S, su quel poco che io le d, capisco che...
LUCE Far anche dell'altro.
MATTEO Ah! ecco.
LUCE Sono una brava dattilografa, svelta.
MATTEO Non ne dubito. E ha gi trovato?
LUCE Non ho cercato, finora.
MATTEO No? - Ah gi! se questo incarico da me era provvisorio... Prima di combinare anche con altri... (Si interrompe.) Ora che son fuori degli affari, non avvicino molte persone, ma conosco gente... S, in Borsa, nel campo bancario, ero qualcuno, e quindi potrei aiutarla nella ricerca, se crede...
LUCE Dopo, ne parliamo dopo. (Apre il volume.) Si ricorda, Malvina ha detto: "Io non voglio che tu mi segua: tu non devi legare il mio al tuo destino"... Romanzo all'antica, sentimenti all'antica... (Si accinge a riprender la lettura.)
MATTEO Che bella voce, la sua! Calda, timbrata, voce da teatro. E io me ne intendo, perch una volta cantavo. Dilettante, sa... - Lei non ha mai cantato?
LUCE Io no. Mia madre, una volta, cantava. (E chiude il libro.)
MATTEO Ah ecco! E forse le avr insegnato lei a leggere, la mamma.
(Luce accenna di s.)
Ecco fatto. Sicuro: quando io ero giovane mi facevo sentire nei salotti e mi applaudivano. Ho cantato anche in teatro, ma di rado, per qualche straordinaria occasione, per beneficenza: e non faccio per dire, s, ce n'erano dei peggio di me. Avevo una bella vocetta di tenore leggero, aggiunga un po' di grazia...
(Luce lo fissa, lo fissa.)
Romanze, sa: Elisir d'amore, Don Pasquale, Barbiere, repertorio vecchio, romantico. Gusti di allora. (Sospira.) Ah! lei non pu credere l'effetto che mi fa a ripensare: "Io, proprio io ho cantato! Io che filavo la nota... Io che sospiravo...". Mah! roba, quando ci torno con la mente... (S'interrompe.) Perch mi guarda a quel modo?
LUCE A che modo?
MATTEO Scava, scava. Ho capito: cerca nel vecchio rugoso di adesso...
LUCE Rugoso poi no.
MATTEO Vecchio s.
LUCE A momenti: in questo minuto no.
MATTEO Comunque lei cerca sulla mia faccia e nella mia voce, e non li trova, i vezzi spenti di Lindoro e di Nemorino.
LUCE (pare che si decida a parlare) Senta piuttosto, io le vorrei chiedere... No, le dir poi.
MATTEO Ma quante cose ha da dirmi lei, oggi! Dovrebbe fermarsi a colazione con me. Star male, perch c' poca roba, ma posso anche provvedere al rinforzo. Mando gi la cuoca... ecco fatto. (E sta per suonare.)
LUCE (gli ferma la mano) Dopo, vedremo dopo. Dunque, lei cantava. Con molto successo.
MATTEO Non le folle in delirio. Successo mondano, di salotto.
LUCE (seria, lenta) I cuori, toccava i cuori.
MATTEO "I cuori, i cuori...": cos al plurale e indeterminato, passo ai suoi occhi come un ridicolo vanesio. "I cuori..."; s, una signora straniera... complice il bel canto italiano... Oh Dio! avventure di passaggio... Bisogna pensarmi tanti anni fa... quando lei non era nata. Quanti anni ha lei?
LUCE Ventisette.
MATTEO Tanti? Ossia pochi, ma credevo anche meno.
LUCE Io ventisette - e lei sessantuno.
MATTEO Per... indovinato. O gliel'hanno detto?
LUCE L'ho sempre saputo.
MATTEO L'ha sempre... (Sorride.) Oh guarda, gliel'hanno insegnato a scuola? Non credevo di essere un personaggio storico.
LUCE No, no - volevo dire che non lo so da oggi: lo so da quando lessi l'avviso.
MATTEO (scherzoso) "Cercasi giovane signora o signorina disposta..."
LUCE Precisamente. Poich nella richiesta erano stampati nome, cognome, indirizzo del richiedente, il meno che potessi fare, e feci, era cercar di conoscere le altre generalit: luogo e data di nascita, professione, stato di famiglia... Lei ha compiuto sessantun'anni il 17 agosto.
MATTEO (sorride) Esatto: e una volta che l'ha saputo, non l'ha pi dimenticato.
LUCE (fredda, ormai quasi immobile) Perch ho buona memoria.
MATTEO Me n'ero gi accorto: attenta, memore e puntuale. Tac! scoccano le undici, battono ancora, e lei ogni giorno suona alla mia porta. Ma anch'io, sa, nel mio piccolo, per i miei affari ero come lei: esigevo e mantenevo la massima puntualit. Virt necessarie, di prim'ordine per una intelligenza che non sia di prim'ordine... Parlo della mia.
LUCE (tranquilla, ferma, come seguitando) Lei nato a Modena in via Emilia 48 il 17 agosto: pioveva a rovescio. A un tratto d'improvviso scoppi un fulmine, e sua madre...
MATTEO (balza in piedi) Lei come sa questo? Questo non detto nei fogli dello Stato civile! Come lo sa?
LUCE Lo so.
MATTEO Come lo sa? Me lo deve dire.
LUCE Lo so. Lei non si turbi e non si spaventi. Stamani mi sono impegnata mentalmente con me stessa: "Oggi glielo dico", e son qui a mantenere l'impegno. Per ora si contenti di una semplice informazione: s, una notizia che pu avere la sua importanza per lei e per me. (Sempre tranquilla ma lenta, quasi sillabando) Io sono la sua figliola.
MATTEO Che dice? Lei pazza! Io non ho mai avuto figli.
LUCE Resti calmo, cavaliere, calmo. E si assicuri che io non sono qui per rivendicare diritti o per tentare ricatti. No, no: soltanto perch sappia e si regoli come crede. Se vuole che io seguiti, seguito; se preferisce che mi fermi per oggi, o non se ne parli pi, chiudo la bocca, e silenzio con tutti. Come vuol lei. Io, per scrupolo di coscienza, della mia coscienza, ho detto quello che dovevo: mi basta. (Brevissimo silenzio.) Posso cominciar la lettura?
MATTEO (allunga il braccio e toglie brusco il libro di mano a Luce) Non facciamo buffonate, via il libro e parli: sentiamo cosa m'inventa, adesso. Io non ho mai avuto figlioli.
LUCE (calma) Lei ha deciso: preferisce che vada avanti e completi l'informazione. Benissimo: proceder per accenni e per gradi, e poi occorrendo dar le prove assolute.
MATTEO (scuote il capo, dolente pi che adirato) pazza, pazza!
LUCE Lei, cavaliere... (Si corregge.) Ah, scusi... lei, signor Aldrovandi va bene cos? -, ventotto anni fa, d'autunno, a Bologna, era abbonato al Teatro Comunale per la stagione d'opera, poltrona di seconda fila numero dodici. (Si ferma.) Ha trovato il millesimo? Si ricorda? Ci si ritrova?
MATTEO (fra turbato e seccato) Poltrona dodici o tredici o quattordici...
LUCE No: dodici, non mi sbaglio.
MATTEO (con un parlare tutto spezzato a incisi, balzi e ritorni) S, ammetto: ero abbonato. Poltrona dodici, quattordici, quello che vuole lei, ammettiamo, e poi? Questo che dimostra, che significa? Che ci ha che fare con la sua invenzione? Dove vuole arrivare?... Ammettiamo, ammetto senz'altro. Anche la data: ventotto anni fa. Tutto come vuole lei. Sono stato abbonato per tanti anni di seguito perch il teatro di musica, l'opera lirica era la mia passione. Ma questo...? Forse... Ma s, deve ssere cos: sua madre... o lei nella sua smania di chiedere d'informarsi - lo ha confessato adesso - ha domandato... o ha saputo da qualche persona... Ma non posso immaginare chi... Me lo dir lei. Eh, s, cara signorina, me lo deve dire.
LUCE Certo che glielo dir, dir tutto. E vede come sono tranquilla, io? non ho l'aspetto o il contegno di una allucinata. E dunque stia tranquillo anche lei, che non corre nessun pericolo. vero che io so di lei da parecchi anni, mentre lei sa di me soltanto da pochi minuti, e questo spiega il nostro differente stato d'animo, ma...
(S'interrompe. Prima lenta, man mano si anima e accelera, ma senza collera.)
Per l'esattezza che piace tanto a lei quanto a me, io so da quando mia madre -mamma - giudic che fosse opportuno, doveroso, dirmi che avevo un padre anch'io, n peggiore n migliore della media comune degli uomini, e che questo padre che io non avevo mai conosciuto era libero e vivo. Questo soprattutto: che era vivo. E quel giorno, pacata, placata - sentir poi - mia madre mi disse senza lacrime: "Pap tuo si chiama Matteo Aldrovandi ed agente di cambio a Milano".
MATTEO (sbalordito) Ma come? Sua madre le disse?...
LUCE (prosegue senza badargli) Da quel giorno un suo ritratto giovanile, che era rimasto chiuso in una scatoletta misteriosa per me fino allora, da quel giorno il ritratto sul cassettone di camera nostra... Perch mamma ed io abbiamo sempre dormito nella medesima camera. Tutte le mattine, fino a che io sono venuta qui a Milano da lei - un mese: ieri stato un mese - io, appena balzata dal letto, davo un'occhiata a quel ritratto e mi soffermavo un momento per dirgli: (gentile) "Buongiorno, pap". Mamma avrebbe voluto che ora io me lo portassi dietro. "No, perch? Tu, tienlo tu. Tanto io lo vedr di persona ogni giorno". un ritratto di allora, di quando... Lei in abito da sera: marsina, guanti bianchi, fiore all'occhiello, baffi arricciati. Era un bell'uomo, lei.
MATTEO (ansioso) Tua madre, dunque... Vai avanti!
LUCE (si raccomanda con gentilezza) No, guardi, non mi dia del tu. N lei a me, n io a lei: lei non ancora del tutto persuaso, io non so ancora nulla di definito: se questa sua paternit l'ammette, se, anche ammessa, vuol tenerla chiusa per s. - meglio, almeno per ora, rimanere nei rapporti consueti. Se lei non crede, o trova pi conveniente non credere, lei frena i suoi palpiti, io freno i miei. Ventisette anni che andiamo avanti cos: si pu seguitare, no?
MATTEO Ma il nome, il nome di sua madre?...
LUCE Il nome vero, quello che io porto, che le ho detto quando sono venuta da lei: Maria Luisa Bermani. (Il nome non dice nulla a Matteo.) Il nome d'arte, quel solo che lei ha conosciuto allora, quando mamma cantava al Comunale di Bologna... Mal Capuleti.
MATTEO (crede e non crede) No!... Mal... Mal Capuleti tua ma... E non ne ho saputo pi nulla! Rinasce, rivive... come, come...? Ma una riapparizione, una risurrezione!
LUCE Dica pure: " un fantasma", perch da quel tempo sparita. E lei - ecco, le spiego - l'ha fatta sparire.
MATTEO (quasi fosse un'accusa, la respinge) Io? io? (A mezza voce, perch tutto il passato che ritorna) Mal... la mia cara Mal... bionda... sottile.
LUCE Bionda non pi: appena qualche filo, una ciocca. La voce s, sempre quella, fresca e ventenne. Il resto... troppo dolore.
MATTEO E sarei stato io a procurarlo? Io che... No, no. Fu lei che disparve. Lei. Come se io fossi morto.
LUCE (lo tronca a mezzo) Silenzio. Questa s, storia e sa di fiaba. Lei chiuda gli occhi. E silenzio. Vuol sapere?
MATTEO Questa la sua voce... la sua voce!
LUCE Silenzio. Devo raccontare la fiaba? S, eccola qua la fiaba che storia: - C'era una volta una bimba nata per cantare. I suoi parenti, gente pratica e solida, non avrebbero voluto che si esponesse alla vista e al giudizio di tanta gente a lei ignota, raccolta nei teatri apposta per sentir lei, che girasse come una zingara per il mondo... ma come si fa? Quando si nati per cantare si canta. E la bimba non appena fu donna e maggiorenne si prese un altro nome poich suoi non volevano che portasse il suo vero, perch era anche il loro, e cant, cant, cant... Tutti la guardavano perch era anche bella, ma lei non vedeva nessuno, non si accorgeva di nessuno finch una volta capit a Bologna - per cantare - e vi conobbe un uomo pi anziano di lei ma non troppo, che era come uno della sua vecchia famiglia perch uomo di affari, e un po' uno della sua famiglia nuova perch cantava anche lui. E i due si amarono. Tanto si amarono.
MATTEO S, Luce, molto, molto, ti giuro!
LUCE Poi, lei dov partire, andar fuori d'Italia perch aveva firmato i contratti. E i due si scrissero tante cose, tante belle cose, tante dolcissime cose: "Io penso a te. Soltanto a te. Io non sogno che te. Tu sola per me...". Verit e bugie di cui sempre intessuto l'amore. Ma un giorno lei ebbe, con un battito piccolino, la conferma di quello che era stato un sospetto... una paura e una speranza. Ero io... io che mi annunziavo. E fu un'altra donna, trasfigurata da quell'annunzio. Ruppe ogni trattativa, disciolse ogni impegno di scrittura, lasci il teatro ed il canto, torn in Italia e corse a Bologna alla casa del suo bene, sicura di lui, che ancora non sapeva, in quanto gli aveva taciuto, volutamente, sino all'ora della certezza. Ora s, poteva dirgli che il loro amore si era fatto sangue, carne... sangue, carne che era di loro due e non poteva essere che di loro due. - Che accadde? Che mamm - sente con quanto orgoglio lo dico mamm non volle annunziarsi o farsi annunziare. Per gustare la gioia della sorpresa, dell'imprevisto, arriv di sera, tardi, una bella sera di maggio, e attese alla porta di quella casa. E vide... non vista, il suo uomo: "io non sogno che te, tu sola per me" che apriva il portone, lo richiudeva, saliva le scale tenendosi sempre a braccio una donna, che era poi la straniera... quella straniera. (Ha cambiato voce e atteggiamento.) Se le occorre il nome, posso dire anche il nome.
MATTEO (con un grido) No, Luce, no!
LUCE Vede? Offesa, beffata, straziata, scomparve e non torn pi, non cant pi; si rinchiuse nel suo silenzio e nella sua casa. I suoi erano ricchi, la ribelle tornava sottomessa... la perdonarono. Mamm da allora non visse pi che di me, della sua bimba che chiam Luce; luce, la sua luce, la sola luce. - L'arte, i sogni, le vanit, la gioia del canto, tutto spento, tutto gi. Su, in alto, io: la sua bimba, il suo tesoro. Tesoro suo, tutto suo, esclusivo perch non lo volle dividere con colui che ormai le pareva indegno di averlo. - Sensibilit morbosa, reazione eccessiva, smisurata, folle? Tutte le donne tutte le mamme specialmente - sono un poco folli: lei un po' di pi perch era un'artista. . Pi tardi, molto pi tardi, quando... mi disse, mi domand incerta, esitante: "Luce, vuoi che tentiamo? che provi?" "No, mamma, perch? stiamo tanto bene cos, noi due sole." Era vero.
MATTEO Ah s? io sono l'intruso, l'indegno - io che non immaginavo, che non potevo sapere e non sapevo... E perch oggi a un tratto hai parlato?
LUCE No, a un tratto no. La tentazione gi nascosta era sgusciata fuori e si impose per quel giornale con quell'annunzio che pareva un invito... Il nome, il cognome, l'indirizzo, la richiesta di una giovane lettrice. "Ora o mai pi." Sono venuta a conoscere mio padre. Anche io, in qualche modo, a vedere senza esser vista.
MATTEO E sia. Ma dimmi ora questo: perch non hai parlato fino dal primo giorno?
LUCE (con la sfumatura di un triste sorriso) Perch noi due - lei e io - dovevamo passare un esame tutti e due prima di essere ammessi; io da lei, lei da me. Lo diceva anche l'annunzio: un mese di prova. Lei poteva essere, scusi, un dimentico o un rancoroso, o anche peggio... e allora? - Si dice: "Ma una figlia non deve mai giudicare suo padre". vero, ma io (triste) finora sono cos poco sua figlia! - Per oggi, dopo un mese, posso rispondere, sicura, a una domanda che mi ero fatta: "Vedi? sono quasi vecchi, un po' logori, un po' soli, lui, lui specialmente: non faresti il loro bene?... Non ti piacerebbe riavvicinarli, vedere le loro mani confondersi... e tu, tu in mezzo...".
(La commozione la prende d'un tratto alla gola, d in un grande scoppio di pianto e si abbatte sulla scrivania.)
MATTEO (balza in piedi, gira la scrivania, va incontro alla figlia, le cinge la vita, le parla dietro le spalle, la invoca) Luce... Luce... Luce anche mia, anche per me. Calmati: hai troppo preteso dalle tue forze... Tranquilla... Come dicevi tu a me or ora... tranquilla... Se ancora si pu, sarei tanto contento! Magari, magari riallacciarmi a un passato cos lontano e cos bello.. Con un filo nuovo - tu il filo - rifare il nodo. - Ma lei... che dir la mamma di tutto questo? (E attende timido, col viso ansioso.)
LUCE (ora si placata, si asciuga gli occhi, la voce si rifatta dolce) Sentiamo subito: mamm qui con me da ieri, all'albergo.
MATTEO con te?
LUCE S, l'ho voluta io - cos perch ho sentito che era bene che ci fosse. (Lo guarda ora rispettosa e timida negli occhi.) Se io avessi sbagliato, saremmo andate via insieme e qui non sarei tornata mai pi. (Sorride felice.) Ma non ho sbagliato. (Ha messo una mano sull'apparecchio telefonico.) Albergo Italia?... Il portiere?... Bravo: mi dia la camera 56... (E aspetta. A Matteo) cos semplice!... (Parla all'apparecchio con voce grave, commossa) Mamma, sei tu?... S, cara, ho parlato... Pap... (lo guarda) contento: tu sei contenta? (Si volge a Matteo sorridendo.) Ha detto di s. (Gli porge il microfono.) Le vuoi parlare tu?
MATTEO (fa un passo, all'apparecchio, sorride, balbetta, poi pi chiaro) Mal... Mal... Senti, Mal...
LUCE (che gli dietro, accenna a sfiorargli i capelli con la mano, poi china il capo su di lui, lo bacia leggermente sulla nuca, sul collo).
F I N E
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