Lucio Battisti – L’ultima intervista

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RICCARDO LEONELLI

LUCIO BATTISTI - L’ULTIMA INTERVISTA

ALLEGORIA IN UN ATTO

DEPOSITATO SIAE IL 22/02/2011

CODICE OPERA 896790A

PERSONAGGI *

LUCIO BATTISTI

ROMEO DE MONASTRA

GRAZIA

* I caratteri dei personaggi e gli avvenimenti descritti di seguito sono frutto di fantasia e rappresentano una libera ipotesi interpretativa sulla vita delle persone realmente esistite, tuttora viventi o immaginarie, presenti o citate nel testo.

“Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare

con il suo pubblico solo per mezzo del suo lavoro”.

Lucio Battisti

A Sara

1979. Salotto in casa di Lucio Battisti. In proscenio un divano, una poltrona, la scrivania. Sul fondo un altro tavolino, che dà sulla cucina, sopra cui c’è una macchina per il caffè espresso. Scaffali, raccoglitori e fogli di carta un po’ ovunque. Una chitarra. Fuori c’è un temporale. La stanza è semibuia. Lucio è seduto alla scrivania, alla radio mandano Video killed the radio star dei Buggles e sta scrivendo qualcosa alla sola luce di una lampada da tavolo. Ad un certo punto, come se non riuscisse a trovare la concentrazione giusta, cambia stazione radio e, dopo una breve ricerca, si ferma su Je so’ pazzo di Pino Daniele. Mentre cerca di farsi venire in mente qualcosa, batte il tempo, ma la canzone non lo soddisfa, quindi cambia nuovamente stazione, finché si ferma sulla voce di un annunciatore.

VOCE RADIO “...Che emozione riascoltare l’ultimo capolavoro del grande Renato Zero. Il carrozzone va avanti da sé, non c’è che dire... come la tua splendida carriera, caro Zero! Pezzo straordinario che farà certamente parlare di sé per molto tempo ancora... E adesso è il momento di un ex grandissimo della musica italiana, il cui carrozzone, invece, va un po’ a rilento negli ultimi tempi, bisogna dirlo. Non vi dico chi è, vi do solo qualche indizio. Si tratta di un cantante molto discusso e un po’ permaloso, che ormai da diversi anni ci priva della sua presenza e che, ultimamente, fatica un po’ a restare in testa alle vendite... Non sono più i bei tempi in cui riusciva a rimanere in classifica per 65 settimane! Avete capito chi è? Ma certo che sì! Per cui non aggiungo altro e vado subito subito con il pezzo che dà il titolo al suo ultimo album datato 1978, esattamente un anno fa. Come? Ve lo siete dimenticato? Ah, ah! Ma no, ma no! Questo è un cantante che non si può dimenticare... La canzone era intitolata Una donna per amico e lui si chiamava...”

Lucio spegne la radio. Resta un attimo fermo nella posizione. Poi torna a scrivere. Chiama.


LUCIO Grazia, il salame è finito? (Nessuna risposta) Grazia! (Idem) Io ce lo metto. Tanto non va a male.

Un tuono molto forte. Lucio interrompe il suo scrivere. Si alza e va verso destra per guardare fuori dalla finestra. Un altro tuono manda via la luce.

LUCIO Ecco. Mo’ se vede mejo...

Lucio prende l’accendino dalla tasca dei pantaloni. Lo accende per farsi luce e si dirige verso il tavolino sul fondo. Urta contro la scrivania.

LUCIO Ahia.

Apre un cassetto e ne estrae una candela. Quando sta per accendere la candela, finalmente torna la luce. Seduto sul divano c’è un uomo di mezza età, piuttosto magro e con gli occhiali, un viso come tanti. È molto sorridente.

LUCIO (Spaventato fa cadere la candela) Oddio mio...


ROMEO Oh, mi scusi. L’ho spaventata?


LUCIO (Afferra la chitarra e la impugna come un’arma) Mortacci tua! Che stai a fa’ sul divano de casa mia?

ROMEO No, non abbia paura...


LUCIO No, sei tu che devi avecce paura! Che stai a fa’?


ROMEO Nulla, nulla. Aspettavo lei.


LUCIO Chi sei?


ROMEO Romeo De Monastra, felicissimo... (Gli porge la mano educatamente)


LUCIO Ma chi se ne frega!

ROMEO La prego, si calmi un attimo, dottor Battisti.


LUCIO Nun me calmo pe’ gnente. Prima mi dici chi cavolo sei.


ROMEO Gliel’ho detto, mi chiamo Romeo De Monastra.


LUCIO E perché stavi seduro sul divano. Cinque minuti prima non c’eri?


ROMEO Niente, aspettavo lei. Si calmi...

LUCIO Chi t’ha fatto entrare?

ROMEO Sua moglie, sua moglie.

Pausa. Lucio si ferma un secondo a riflettere. Abbassa la chitarra.

LUCIO Mia moglie?


ROMEO Sì. Tre minuti fa.


LUCIO E dove sta adesso? Che j’hai fatto? (Solleva di nuovo la chitarra)


ROMEO Nulla, nulla, sta benissimo. È dovuta uscire.


LUCIO Ma se non m’ha detto niente, che te stai a inventa’?(Fa per colpirlo con la chitarra)

ROMEO No, no, no, aspetti... Doveva accompagnare vostro figlio in piscina.

Pausa. Lucio sembra essersi calmato.

LUCIO Luca va in piscina due volte a settimana.

ROMEO Sì?


LUCIO Il martedì. E il venerdì.


ROMEO Sì.

LUCIO Che giorno è oggi?

ROMEO Venerdì.


LUCIO Venerdì.


ROMEO Ha visto?

LUCIO Mm.

ROMEO Mi scusi se l’ho spaventata.


LUCIO Se t’ha fatto entrare mia moglie, perché non m’ha avvisato?

ROMEO Le ho chiesto io di non dirle niente.

Pausa. Lucio riflette.

LUCIO Allora sei scemo.


ROMEO Volevo farle una sorpresa.


LUCIO Sei scemo. O sei un ladro?


ROMEO Guardi. (Si apre la giacca e fa vedere l’interno) Non sono armato. Vede? Vengo in pace. Vede? (Fa un giro su se stesso)


LUCIO Mmm.


ROMEO La mie uniche armi sono queste. (Mostra un taccuino e una penna) Sono solo un giornalista.

LUCIO Te la spacco in testa la chitarra! (Lucio rincorre l’uomo dietro al divano)


ROMEO Dottor Battisti, aspetti, aspetti, aspetti.


LUCIO E’ inutile che me chiami dottore, il dottore vero te servirà fra poco...


ROMEO Lucio, Lucio. (L’uomo si ferma di colpo, Lucio inciampa e cade in terra) Mi dispiace. Spero non si sia fatto male.

Lucio si rialza a fatica. Controlla che la chitarra non sia rotta. Guarda l’uomo.

LUCIO Stavo mejo prima.

ROMEO Si è calmato, adesso?

LUCIO Stia attento a quello che fa.

ROMEO Attentissimo. Si fidi.

Lucio si tocca il ginocchio.

ROMEO Forse sarebbe il caso di metterci su…

LUCIO …Il ghiaccio. Sì, sì...(Si dirige verso il frigo e tira fuori del ghiaccio, si prepara un impacco)

Durante questa azione i due si guardano ancora. Lucio non dice nulla e continua l’azione. L’uomo, per evitare l’imbarazzo, parla.

ROMEO Posso sedermi?


LUCIO Eh, come no, prego. Si ri-sieda pure.

ROMEO Gentilissimo.

Romeo si siede esattamente dov’era prima. È a suo agio, come se nulla fosse successo.

LUCIO Faccia come se fosse a casa sua.

ROMEO Grazie molte.

Pausa.

LUCIO Vuole un panino?


ROMEO Oh, no. Ho già fatto merenda. (Pausa) Bella casa. Si vede il tocco di una donna forte.

LUCIO L’ho arredata io.


ROMEO Ah. E sua moglie non ha partecipato?


LUCIO No.


ROMEO Neanche poco poco?


LUCIO Neanche poco poco.

ROMEO Peccato.

Lucio lo osserva con stupore.

LUCIO Senta un po’ De Minestra...

ROMEO De Monastra. Romeo.


LUCIO Sì, Romeo. Che dobbiamo fare?

ROMEO Beh. La sorpresa credo sia riuscita.

LUCIO Meravigliosamente.

ROMEO Mi farebbe piacere chiacchierare un po’ con lei.


LUCIO Come no. Capita proprio al momento giusto. Io mi ritaglio sempre un’oretta al giorno per le visite a sorpresa.


ROMEO Sono stato fortunato, allora.


LUCIO Senta, ma lei c’è o ci fa?


ROMEO Beh, un po’ entrambe le cose. Sin da ragazzino ho sempre desiderato essere qualcun altro.

LUCIO E allora poteva fare l’attore, invece del giornalista, no?


ROMEO O magari il cantante.


LUCIO In certi casi.


ROMEO Posso farle una domanda, dottor Battisti?


LUCIO No.

Pausa.

ROMEO Neanche piccola piccola?


LUCIO Lei sarà pure riuscito a entrare in casa mia, ma questo non vuol dire che io le concederò un’intervista.


ROMEO Non è questo che desidero, stia tranquillo.


LUCIO No?


ROMEO Le chiedo solo un’amabile chiacchierata fra persone di cultura.


LUCIO Ah.


ROMEO Non mi sarei mai permesso, altrimenti.


LUCIO Quindi lei, di norma, sarebbe un giornalista, ma oggi si è travestito da Aristotele.

ROMEO Se così le piace.

LUCIO Sappia che non risponderò a nessuna domanda sulla mia vita privata.


ROMEO Siamo d’accordo.


LUCIO Sennò mozzico, glielo dico.


ROMEO Ah, ah. Davvero disprezza così tanto i giornalisti?


LUCIO Non c’è male.


ROMEO Oppure, come me, prova piacere a fingersi qualcun altro diverso da sé?


LUCIO No, guardi, mi viene naturale.


ROMEO Non siamo poi così cattivi.


LUCIO Lasci dire a me.


ROMEO Come mai si nasconde, dottor Battisti?


LUCIO Ah, ah. E chi si nasconde? Io sto a casa mia. Lei De Minestra ce l’ha una casa?


ROMEO Io?


LUCIO Sì, lei? Ce l’ha?


ROMEO Ce l’ho.


LUCIO Bene, e allora, quando torna a casa non è che si nasconde, fa una cosa normale. Giusto?

ROMEO Più o meno.


LUCIO Torna a casa da sua moglie – se ce l’ha – si leva le scarpe, si sdraia sulla poltrona, spalanca i suoi taccuini culturalgiornalistici e si mette a scrivere quello che le pare. Giusto?


ROMEO Non fa una piega.


LUCIO Ecco. Lo vede?


ROMEO Io, però, mi riferivo al suo pubblico. Perché fugge dalla gente?


LUCIO Ancora. Ma io non fuggo da nessuno, come glielo devo dire?


ROMEO Eppure i suoi fans le hanno dato molto. È anche – e soprattutto, mi permetta – grazie a loro se lei è il più popolare cantante italiano.


LUCIO Io non ho chiesto nulla a nessuno.

ROMEO Non ha riconoscenza, dottor Battisti?

LUCIO Che c’entra la riconoscenza? Senta, io, prima di tutto, sono un autore. Un musicista. In secondo luogo sono un cantante che interpreta – male se vogliamo, come dicono tanti suoi colleghi – le canzoni che scrive. Il pubblico deve giudicare la mia musica, le mie note e la mia voce, non deve sapere quello che mangio a colazione, chiaro? Ragione per cui, se io continuo a comporre a casa mia e a incidere in sala di registrazione, senza tenere concerti e senza far vedere alla gente quanto so’ bello, questo non vuol dire che io non sia riconoscente. Non so se mi spiego, Rome’?


ROMEO Ma lei vive in totale isolamento dai mass media, dottor Battisti. Si dice anche che lei maltratti tutte le persone che la incontrano per strada e le chiedono un autografo. Di questo passo finirà per essere odiato e distruggerà tutto ciò che di grande ha costruito fino a questo momento.


LUCIO Vuole un caffettino?


ROMEO Volentieri. Ma sarebbe così gentile da rispondere alla mia domanda?


LUCIO Ma dove stanno le tazzine buone?
Glielo faccio espresso o con la moka?


ROMEO Scelga lei.

LUCIO Allora glielo faccio espresso con questa bella macchinetta qua. E’ una delle migliori che c’è in commercio, me la sono comprata in America. Bella, eh?


ROMEO Notevole.

LUCIO E poi deve sentire che caffè che fa. Come quello del bar.


ROMEO Anche questo fa parte della costruzione del mito, capisco.


LUCIO Prego?


ROMEO No, niente parlavo fra me e me.


LUCIO Ah, menomale. Poi dite che sono io quello strano.

ROMEO Stavo solo riflettendo sulla curiosità di questo incontro.


LUCIO Rifletta sul caffè che è meglio. Quanto zucchero ci vuole?


ROMEO Due cucchiaini e mezzo, grazie.


LUCIO Lo prende amaro.


ROMEO Sono un po’ goloso. È uno dei miei peccati.


LUCIO Pure il mio. Ecco, scriva che non mi faccio più vedere in giro perché mi vergogno della mia panza, scriva così.


ROMEO Lei è molto spiritoso.


LUCIO Perché, che s’aspettava?


ROMEO Beh, un tipo chiuso. Taciturno. Scorbutico.


LUCIO Io so’ scorbutico se me fate incazza’, scusi il termine.


ROMEO Me la immaginavo più intellettuale, non lo so. Diverso.


LUCIO No, no, quello è Giulio. L’intellettuale del gruppo è lui. (Ride) Doveva andare a casa sua, guardi, abita qua dietro, cento metri a destra.


ROMEO Oh, no, lui posso trovarlo quando voglio. È lei che cercavo.


LUCIO (Il caffè è pronto, lo porta a Romeo) Contento te. Tiè.


ROMEO Grazie. (Sorseggia) Ottimo.


LUCIO Buono, eh?


ROMEO Davvero gustoso.


LUCIO E’ una miscela particolare. Non si trova tanto da queste parti, ce l’hanno solo i Napoletani.

ROMEO Lei s’intende di caffè?


LUCIO Parecchio. Di cucina in generale.


ROMEO Ah, beh...


LUCIO (Interrompendolo) Sta’ zitto. Lo so che si vede. Non faccia lei lo spiritoso, adesso.

Ridono.

ROMEO Ci mancherebbe, eh, eh! Non mi permetterei mai.


LUCIO Però l’ha pensato.


ROMEO La vedo meno in forma di come la ricordavo alla televisione. Tutto qui.


LUCIO Faccio poco sport. Dovrei andare a correre. A giocare a pallone.


ROMEO Lo sport è nobile.


LUCIO Già. Non è come la musica.

ROMEO Si pente di qualcosa?


LUCIO Per niente.

ROMEO Cosa c’è di diverso nello sport?

LUCIO Prenda il tennis. C’è un arbitro. Due atleti che si affrontano. Due racchette uguali. Le stesse palline. Si gioca, si suda e alla fine c’è sempre un vincitore.


ROMEO E la musica?


LUCIO Nella musica non si vince. Le armi sono impari. Gli avversari giocano sporco. Volano migliaia di palline e tu non le devi colpire. Le devi schivare. E se ti beccano fanno male. Alla fine, quando pensi di aver vinto la partita, l’arbitro arriva e ti dice “Non hai seguito le regole. Vatti a fare la doccia”.

ROMEO Mm.


LUCIO Ma quali sarebbero queste regole? Le vogliamo scrivere una buona volta? Chi le ha stabilite? Se io riesco a emozionare il pubblico, chi mi dice che ho fallito? Chi mi dice che ho sbagliato il colpo, se per me e per altri centomila, invece, ho fatto punto?


ROMEO L’arte è molto soggettiva, caro amico.


LUCIO Lo sport ha delle regole. Mi piace. Se rinasco magari faccio il tennista.


ROMEO Sono sicuro che diventerebbe più forte di McEnroe.


LUCIO Di sicuro gli starei attaccato al culo.


ROMEO Ah, ah. Le sue espressioni mi piacciono moltissimo, signor Battisti.

LUCIO Ogni tanto escono fuori, mi dispiace.


ROMEO Macché, scherza?


LUCIO E non mi piace per niente.


ROMEO Ha rinnegato le sue origini?


LUCIO Non le ho rinnegate. Ho solo voltato pagina.


ROMEO Dal passato s’imparano tante cose. Ricorda la sua prima chitarra?

LUCIO Me la ricordo, sì.

ROMEO È vera la leggenda di suo padre…?

LUCIO Che me l’ha rotta in testa da ragazzino?

ROMEO Esattamente.

LUCIO Lei che pensa?

ROMEO Andiamo, me lo dica.

LUCIO (Tra sé) Giornalisti da quattro soldi... Potrebbe essere vera, sì.

ROMEO E’ per questo che voleva romperla in testa a me, prima?


LUCIO Non l’avrei mai fatto, stia tranquillo. Piuttosto le davo una coltellata.

ROMEO Il passato ritorna sempre, ha visto?


LUCIO Non si sarà mica offeso per prima? Per la chitarra, dico.

ROMEO No, no, ci vuole ben altro per offendermi.


LUCIO Se le dessi una coltellata?


ROMEO Beh, in quel caso un pochino, forse.


LUCIO Non se la prenda, allora.


ROMEO Non potrei mai. Lei è un mio mito.

Pausa. Lucio sembra non aver gradito quest’ultima frase.

ROMEO Mi perdoni, non volevo. Dimenticavo che non le piace essere adulato.


LUCIO Stavamo quasi andando bene.


ROMEO Il fatto è che mi viene naturale pensare a lei come a una persona sopra le altre. A un genio dotato di qualità superiori.


LUCIO Senta. Tutte le volte che mi sono autoesaltato è stato sempre per rispondere alle critiche feroci che mi erano state fatte. Come si dice dalle mie parti “Daje e daje, anche i piccioni diventano quaje”.

ROMEO Non c’è mica nulla di male nell’essere adulato e nel sentirsi superiore agli altri.


LUCIO Lei mi sta simpatico, non mi va di trattarla male. Io sono cresciuto in un paesino e m’hanno tirato su in maniera semplice. Per cui non mi piace la soggezione, né mia, né di altri. Non lo sopporto l’atteggiamento del tipo “Io sono la star e tu chi cazzo sei?”, e vedere gli altri pensare “Noi siamo la gente, tu sei il mito, noi non contiamo una cicca”. Lei è riuscito ad arrivare qui, mia moglie l’ha fatta entrare, non so ancora perché, fra l’altro, glielo chiedo per cortesia: non me ne faccia pentire.

ROMEO Ha perfettamente ragione. E, con tutto il rispetto possibile, è piacevolissimo conversare con lei sulle qualità di caffè che esistono al mondo, sullo sport e quant’altro; però – come dire – lei è Lucio Battisti.


LUCIO Sono Lucio Battisti. (Sospira.) Embeh?


ROMEO Le chiedo scusa se l’ho messa in una condizione di superiorità nei miei riguardi, ma mi piacerebbe molto se potessimo discutere un pochino della sua musica. La musica di Lucio Battisti.

LUCIO Parliamone. Sono qui. (Si siede)


ROMEO C’è una sua canzone che mi è rimasta molto impressa, ma che non ho mai compreso fino in fondo.


LUCIO Menomale.


ROMEO Come dice?


LUCIO No, dico “Menomale”. Vuol dire che sono riuscito nell’intento.


ROMEO Nell’intento di non farsi capire dal pubblico?


LUCIO No, solo dai critici e dai giornalisti.

Pausa.

ROMEO Era una battuta?

Pausa.

LUCIO Sì.


ROMEO Non l’ho capita.


LUCIO Mi dispiace.


ROMEO Ah, ah. Sempre spiritoso, conferma la mia impressione.


LUCIO L’intento non è quello di non farsi capire. L’intento è quello di far interrogare la gente. La musica è un’arte e ha bisogno di emozione immediata, ma, allo stesso tempo, di indagine e di studio. Senza intellettualismi, per carità, perché quelli non li sopporto, ma chi ascolta deve fare un piccolo sforzo per percepire suoni e testo nella pienezza dei suoi significati. Con Giulio abbiamo sempre ritenuto basilare non fare canzonette carine, ma una musica popolare che avesse dei contenuti profondi. È diverso.


ROMEO Lei mette sullo stesso piano tutta la sua produzione?


LUCIO Macché, ci mancherebbe.


ROMEO Ha degli album preferiti?


LUCIO Sì, ma non posso fare paragoni.


ROMEO Non li faccia, allora.


LUCIO Beh, sono molto legato ad Anima Latina, Umanamente uomo, Amore e non amore, La batteria, il contrabbasso...


ROMEO Va bene, va bene... Tutti insomma.


LUCIO No, no, che tutti. Non ne ho detti neanche un terzo. Poi c’è Emozioni, il Volume quattro...

ROMEO Ok. Lei è molto furbo, dottor Battisti.


LUCIO Perché, lei no?


ROMEO A mio modo.

Squilla il telefono.

LUCIO Aspetti un attimo. (Va a rispondere)

ROMEO Prego.


LUCIO Pronto? Sì. Mmm. Ah, sì, ciao.

Intanto Romeo si alza e fa un cenno a Lucio. Inizia a sfogliare un libro molto grande nella libreria.

ROMEO Do un’occhiata...


LUCIO (Osserva Romeo con un po’ di diffidenza) Sì... (Al telefono) Sì. Eh, non lo so, dipende. Guarda, adesso mi cogli impreparato. No, no, la cosa sembra interessante... Ci devo riflettere un po’. È uno stile nuovo per me, non lo conosco proprio, tu capisci. Senti, mi puoi richiamare domani a quest’ora? Fammi questo piacere, grazie. Sì, come no, l’ho letta. Non è male, sì. C’è anima. Ci sentiamo domani d’accordo? Ciao. Ciao.


ROMEO Proposte di lavoro?


LUCIO Non dico di no.

ROMEO Qualche indizio?


LUCIO E poi lei mi chiede perché odio i giornalisti?


ROMEO Avanti, non sia così fiscale. Non dirò niente a nessuno.


LUCIO Diciamo che ho un dialogo aperto.


ROMEO Interessante?


LUCIO Un tipo curioso. È una settimana che mi tartassa.


ROMEO Si può dire il nome?


LUCIO Un certo Panella. Lei l’ha mai sentito?


ROMEO Come no?


LUCIO È un brav’uomo. Un po’ matto. Però ha delle belle idee.


ROMEO Perché matto?

LUCIO Se fa chiama’ Duchessa, Vanda. Una ne pensa e cento ne fa.

ROMEO Nelle arti serve un po’ di estro, no?


LUCIO Ee, hai voglia. Lui ce n’ha pure troppo.


ROMEO E le piace?

LUCIO È uno tosto.


ROMEO Ma?


LUCIO Non fa per me. Magari ci vado a prendere una pizza, è simpatico. Ma un disco insieme, proprio no.

Pausa.

ROMEO Torniamo a noi?

LUCIO Sì.


ROMEO Dunque...

LUCIO Ah, aspetti un attimo.

ROMEO Cosa?

LUCIO Questa specie di cosa… d’intervista resta fra noi.


ROMEO Ovviamente.


LUCIO Non faccia scherzi.


ROMEO Le sembra così strano che io voglia chiacchierare con lei solo per la mia gioia personale?

LUCIO Patti chiari, amicizia lunga.

ROMEO Assolutamente. Tutto resterà nel mio blocco.


LUCIO Mi dica almeno per che giornale scrive.

ROMEO Nessuno, al momento.

LUCIO Vive di cultura e filosofia?

ROMEO Vorrei, ma devo lavorare anch’io per guadagnarmi il pane.

LUCIO Scrive romanzi?


ROMEO Non proprio.


LUCIO Vabbeh, mi faccio gli affari miei.


ROMEO Nessun problema, dottor Battisti. Io, al contrario suo, godo particolarmente nel rispondere a domande sulle mie faccende personali.


LUCIO Sì, ma io non godo nel saperle, quindi stiamo bene così.


ROMEO Lei è un esempio di virtù.


LUCIO Non tutti la pensano così.

Pausa. I due si guardano.

ROMEO Dicevo, poco fa, che apprezzo molto una sua canzone del 1973, che, a mio modesto giudizio, risulta essere particolarmente densa di temi e significati.


LUCIO Quale?


ROMEO Il nostro caro angelo.

LUCIO Sì.

ROMEO Mi piacerebbe sapere com’è nata.


LUCIO Questa è una domanda da cento milioni di lire.


ROMEO Per questo gliel’ho posta.


LUCIO Non si può rispondere a una domanda così.


ROMEO Perché?


LUCIO Perché una canzone nasce. Punto. Il come non ha importanza.


ROMEO Provi a spiegarmi. Io sono un completo profano.

LUCIO Nasce. Nasce dal bisogno impellente di esprimerequalcosa. Nasce perché hai notato un particolare, un’immagineche in quel momento avverti di dover tradurre in musica su un pezzo di carta. Può nascere in un secondo, senza preavviso. Oppure è già nata un anno prima che tu la scrivessi. Nasce perché hai visto troppe cose belle e la tuaanima trabocca e non le tiene più. Oppure nasce perché sei al colmo della nausea e non riesci proprio più a trattenere il vomito. E allora devi scrivere o morire.
(Pausa. osserva Romeo che è rimasto incantato.) Sono stato abbastanza filosofico?

ROMEO E qual’è il caso che ha fatto scaturire questa canzone?


LUCIO Non me lo ricordo. Probabilmente uno degli ultimi due esempi che le ho fatto.

ROMEO E per quanto riguarda le parole?


LUCIO Per le parole deve chiedere a Giulio. Sempre la stessa casa, cento metri a destra.


ROMEO No, vorrei sapere cosa ne pensa lei?


LUCIO Beh. Che sono quelle giuste.


ROMEO E’ un po’ pochino.


LUCIO Molto giuste.


ROMEO Questo angelo di cui si parla,andrebbe scritto con la A maiuscola o con la a minuscola?


LUCIO Che domanda è?


ROMEO Quella che le ho fatto.


LUCIO Non l’ho capita.


ROMEO Questo caro angelo merita di essere scritto con la A maiuscola o con la a minuscola?


LUCIO Dipende.


ROMEO Da cosa?


LUCIO Da qual è la tua visione della vita.


ROMEO La mia è molto disincantata.


LUCIO E allora per lei sarà con la a minuscola.


ROMEO E per lei?


LUCIO Per me?


ROMEO Sì.


LUCIO Per me dipende.


ROMEO E da che cosa, se mi permette?


LUCIO (Prende un biscotto da una credenza e lo sgranocchia) Da quello che aveva in mente Giulio quando l’ha scritta.


ROMEO Un attimo, si fermi. Non vorrà farmi credere che sui testi di Mogol lei non mette bocca o che non ha un suo parere a riguardo?

LUCIO L’autore delle parole è lui. Io prendo atto di quello che compone sulle mie musiche e poi cerco di trovare la forma più giusta – in accordo con lui – per raggiungere il risultato finale.


ROMEO Allora le riformulo la domanda. Se dovesse dare un giudizio da ascoltatore e non da co-autore, chi sarebbeper lei questo caro angelo?


LUCIO Chissà. Un ideale, forse? Il mio io inespresso per causa del Mondo? Della Chiesa? Boh? Non lo so, secondo lei chi è?


ROMEO Lei non sta ai patti, dottor Battisti.


LUCIO E perché?


ROMEO Abbiamo detto di parlare della sua musica.


LUCIO Appunto. Della mia musica. Non di cosa pensa Battisti della sua musica. Lei mi ha esortato a riflettere sul mio pubblico e sul suo giudizio, va bene, ci penserò; ma non mi venga a chiedere cosa penso io delle canzoni che ho fatto. Non la trovo una cosa molto interessante.


ROMEO E’ solo una mia curiosità, non lo scriverò, glielo prometto.


LUCIO Che vuole che le dica? Io penso che tutto ciò che faccio mi appassiona ed è quello che vorrò sempre fare. Non ci sono spiegazioni o parafrasi da fornire a chi ascolta; anche se in Italia siamo abituati a essere imboccati vita natural durante e, quindi, ci risulta pesante usare un po’ di materia grigia. Sì, è vero, ho la presunzione di pensare che in questo momento, non ci siano cantautori alla mia altezza e che nessuno abbia il talento che ho io, però – le ripeto – devono essere le mie opere a parlare per me.


ROMEO Finalmente inizio a sentire qualcosa d’interessante.

LUCIO Menomale, sono contento per lei.


ROMEO Continuiamo a parlare della sua presunzione, m’interessa molto.


LUCIO Ah, ah. Che vuole sapere?


ROMEO Il Bob Dylan italiano. Lei si sente più attratto dalla musica anglosassone, che da quella nostrana, vero?


LUCIO Non mi dispiace.


ROMEO In Inghilterra il pubblico è più preparato e i cantautori vengono rispettati. Inoltre, hanno anche un certo peso sociale, che non s’identifica con l’idea più propriamente ludica che c’è da noi. LUCIO Qui da noi devi appartenere a qualche gruppo. (Prende la chitarra e inizia a suonare una canzone) ROMEO Già. E lei, che invece non ha interesse per la politica di militanza, viene bollato o come un fascista oppure come un qualunquista.


LUCIO E pure maschilista... Ah, ah.


ROMEO Ma lei non è stupido. Per niente. E si rende perfettamente conto di trovarsi in mezzo a due fuochi: da una parte, il livellamento culturale verso il basso, dall’altra, l’ideologia politica.


LUCIO (Canta)

“********* ********* ********* *********”

ROMEO I giornalisti la odiano, i critici non la sanno apprezzare abbastanza ed il pubblico la fraintende. Diciamoci la verità, la maggior parte della gente crede che le sue siano – come ha detto poco fa? – delle canzonette carine, composte per fare cassa soprattutto in estate, cantate da un ragazzo di provincia che molti – ed è qui la sua nota dolente – non sanno neanche essere l’autore, l’esecutore e l’arrangiatore delle sue musiche.

LUCIO (Continua a suonare) Tante cose non si sanno.


ROMEO Mentre le canzoni di Lucio Battisti sono componimenti, sono opere d’arte. E il merito è suo, soltanto suo.


LUCIO (Si blocca) Lei vuole farmi dire cose che non penso. (Riattacca a suonare)


ROMEO Certo che le pensa. Lei è un rullo compressore, non è vero?


LUCIO Su questo non ci piove.


ROMEO E non è al pari di nessuno. Vedrà che qualcuno un giorno dirà che Mogol, senza di lei, sarebbe stato solo uno dei tanti sconosciuti parolieri italiani.


LUCIO Questa è una cazzata.


ROMEO Può darsi, ma in fondo lo pensa anche lei.


LUCIO Che fa, indovina pure i pensieri adesso?


ROMEO Non li indovino. Li conosco.

Lucio s’interrompe.

LUCIO Carina questa. Bene, mi sembra che l’intervista sia durata abbastanza. (Si alza) Si può accomodare di fuori.


ROMEO Ma come, vuole già mandarmi via?


LUCIO E’ rimasto pure troppo per i miei gusti. Prego.

ROMEO Via, dottor Battisti, non sia così impulsivo.


LUCIO Non mi piace ripetere troppe volte la stessa cosa. Se ne vada.

ROMEO Non vorrà mica cacciarmi via. Non sarebbe cortese.

LUCIO Ah, no? Vedi te come ti piglio a calci in culo,se non te ne vai.

ROMEO La sua volgarità non fa che rafforzarmi.

Pausa.

LUCIO Senta. Chi è che l’ha mandata qui?


ROMEO Nessuno. Decido io per me. Come lei del resto.


LUCIO Mm.


ROMEO Mi scusi, non volevo farla arrabbiare. Ho conosciuto molti grandi personaggi nel corso della mia vita.È naturale che costoro provino sentimenti come la superbia o la presunzione. Non c’è nulla di male.


LUCIO Mi avete esasperato voi.


ROMEO Noi chi?


LUCIO I giornalisti curiosi e ficcanaso.


ROMEO Mi spiace contraddirla, ma io non sono un giornalista.


LUCIO I suoi giochini sulle personalità multiple non funzionano.


ROMEO Sono, piuttosto, un conoscitore dell’animo umano.


LUCIO Eh, già. Il filosofo.


ROMEO Come lei.

LUCIO Non credo. Di filosofia proprio non m’interesso.


ROMEO Fra poco tempo imparerà a conoscerla.


LUCIO Vabeh... senta, Aristotele, perché non se ne va? Devo chiamare i carabinieri?


ROMEO Non occorre. Se proprio ci tiene posso andarmene da solo.


LUCIO (Gli indica la porta) Prego, allora.


ROMEO Ne è sicuro?

Pausa. Lucio sembra turbato.

LUCIO Ma lei che vuole da me?


ROMEO M’interessano i suoi lati oscuri.


LUCIO Non ne ho.

ROMEO Via. Tutti ne abbiamo. E lei non fa eccezione, dottor Battisti.

LUCIO Io sono come mi vede.


ROMEO Il migliore di tutti?


LUCIO Forse.


ROMEO Perché non lo dice, allora? Perché non lagrida al mondo questa grande verità? Ha paura?

LUCIO Ma che paura.

ROMEO Che le costa?
Lo gridi.

LUCIO Che sono il migliore?


ROMEO Sì.


LUCIO Vuole proprio?


ROMEO Urli.

LUCIO Guardi che io lo faccio, eh.


ROMEO Sono pronto.

Pausa. Lucio si allontana, passeggia. In quel momento entra Grazia, sua moglie. Indossa un vestito di seta e una fascia per i capelli. Poco trucco, molto semplice. È una giovane donna acqua e sapone.

GRAZIA Hai bisogno di qualcosa, Lucio?

L’intervistatore inizia a passeggiare e va a rovistare sulla scrivania.

LUCIO Ah, eccoti. Il signor De Minestra, qui, mi ha detto che l’hai fatto entrare tu.

GRAZIA Ha insistito molto.

L’uomo fa un sorriso di cortesia e prende in mano un piccolo oggetto da uno scaffale.

LUCIO (A parte) Ce ne sono tanti che insistono tutti i giorni, però mica li facciamo entrare. (A Romeo) È un po’ delicato quello, lo rimetta a posto.

GRAZIA Stavolta è diverso. Tu stai bene?


LUCIO (C.s.) Che vuol dire stavolta è diverso, scusa?


GRAZIA Ti spiegherò, poi. (Gli mette una mano sulla guancia) Sei pallido.


LUCIO (A Romeo) Quello è un regalo che costa un sacco de sordi lo rimetta giù, grazie! (A Grazia) Ho un po’ di mal di testa. Ma tutto bene, non ti preoccupare.


GRAZIA Io devo assentarmi un altro po’. Fai attenzione.


LUCIO Tranquilla. I piedi in testa ancora non me li ha messi mai nessuno.

GRAZIA Proprio a questo devi stare attento.


LUCIO In che senso?


ROMEO Oggetto interessantissimo.

Lucio si volta verso Romeo e un attimo dopo Grazia è sparita. Lucio resta interdetto per un po’.

LUCIO Viene dall’Africa, me l’ha riportato un mio amico.

ROMEO Ho incontrato molti uomini nei miei viaggi.

LUCIO E’ stato anche in Africa?


ROMEO Non solo. In quasi tutti i continenti. Per lavoro.

LUCIO Però.

ROMEO Scommetto che non l’avrebbe mai detto. Sembro più un impiegato statale, vero?.

LUCIO No. Lei mi sembra, più che altro, un furbacchione.


ROMEO Mi lusinga.


LUCIO Si figuri.

ROMEO Pensi che questa stessa statuina l’ho vista a casa di un suo grande collega. Diversi anni fa.

LUCIO Ah, sì?


ROMEO La stessa. Identica. Lui purtroppo non c’è più.


LUCIO Ah. E chi era?

ROMEO Sono certo che non mi crederà quando glielo dirò.


LUCIO Guardi, se è riuscito a entrare in casa mia, posso credere anche che sia entrato al Cremlino. (Va a prendere un bicchiere e si versa un po’ di birra)


ROMEO Ho visitato posti che lei non immagina.


LUCIO Ci credo, ci credo. (Beve)


ROMEO Questo cantante le somiglia molto fra l’altro.


LUCIO E chi è ‘sto poveraccio?


ROMEO Un certo Jim Morrison.

Pausa.

LUCIO Scommetto che non le ha offerto solo il caffè?


ROMEO Eh, eh. Non proprio.


LUCIO Beh, Jim Morrison è stato un idolo della musica rock. Ma non vedo cosa potremmo avere in comune, se non quella statuina.


ROMEO Una certa inquietudine e un suo particolare modo di vedere le cose.


LUCIO Può darsi.


ROMEO Non è d’accordo?


LUCIO Non l’ho mai conosciuto, come faccio a essere d’accordo?


ROMEO Le sembra strano questo paragone?


LUCIO Se non altro bizzarro.


ROMEO Come mai?


LUCIO Io amo essere lucido in ogni situazione. Sono io a decidere il mio destino, non qualcosa che mi sono ficcato dentro.


ROMEO Oh, ciascuno di noi ha le sue droghe, caro Battisti.

LUCIO Beh, la mia è la musica.


ROMEO Lo era anche per Morrison. Soltanto che lui ha avuto il coraggio diricercare il senso ultimo della vita, esplorando tutti i suoi lati oscuri,senza fermarsi alla cosiddetta “normalità”, e alterando la propria condizione di lucidità, attraverso l’uso di altre droghe. E alla fineha raggiunto un luogo privilegiato di conoscenza.


LUCIO Non mi sembra sia stato un luogo così privilegiato. È morto di overdose.


ROMEO Ha pagato il prezzo della sua ricerca.


LUCIO Anche io ricerco. Ogni giorno. E non mi faccio.


ROMEO Non la incuriosiscono le ricerche degli altri, dottor Battisti?


LUCIO Non sempre.


ROMEO Possibile che non si sia ancora liberato del provincialismo delle sue origini?

Pausa.

LUCIO Immagino che le dia molto fastidio il fatto che io sia un artista così banale. Avverto che i temi spoliticizzati delle mie canzoni v’infastidiscano almeno quanto la mia assenza. Non vi va proprio giù che non sia ancora salta fuori un’amante o qualche altra stronzata di cui sparlare, vero? Guardi, glielo dico con tutto il cuore, io li capisco i giornalisti, anzi, pardon… conoscitori dell’animo umano. Capisco che anche voi, come tutti, dovete guadagnarvi da vivere. Ci mancherebbe altro. Per cui, facciamo così. Continuate a inventare storie come avete sempre fatto. Mi va bene. Scrivete su di me quello che più stimola la vostra morbosità. Create le vostre soap opera sui vostri giornali, nelle vostre televisioni e alle vostre radio. Ma non venite a rompere le palle a casa mia. Non vi piace il mio essere un musicista che non insegue le mode del momento, l’elleessedì, i figli dei fiori, le scopate collettive o le canzoni di potere operaio? Sono davvero dispiaciuto. Se cercava qualcosa d’interessante da scrivereha sbagliato indirizzo, signor De Minestra.

ROMEO Mi chiamo De Monastra, dottor Battisti.


LUCIO Neanch’io sono il dottor Battisti. Ma, visto che lei continua a chiamarmi così, deduco che si diverta a darmi un appellativo che non mi spetta, per farmi notare che non sono laureato. Quindi, se lei la smettesse di chiamarmi dottor Battisti, io la smetterei di chiamarla De Minestra.


ROMEO Affare fatto.


LUCIO Bene. Le ho chiarito a sufficienza la questione del provincialismo, signor Romeo De Monastra? ROMEO A sufficienza. Non mi torna qualcos’altro.


LUCIO Cosa le manca?


ROMEO Lei ha detto di essere così come si mostra. Un uomo semplice, risolto, senza lati oscuri. Eppure io la vedo eternamente diviso fra due realtà. Da una parte, lei sembra subire il fascino della società bene di Gente per bene e gente per male, ma allo stesso tempo, rifiuta Le allettanti promesse della gente di paese. È come se un ignoto Caronte la stesse traghettando avanti e indietro fra due sponde: quella in cui dominano la gloria e i piaceri del Mondo e quella su cui svetta la sua torre d’avorio: l’isolamento dell’artista.


LUCIO Sono temi che stanno a cuore sia a me che a Giulio.


ROMEO Ma è sicuro di aver già scelto il suo preferito, Battisti?


LUCIO Lei che ne pensa?


ROMEO Non lo so.


LUCIO Chiunque saprebbe risponderle.


ROMEO Chiunque, sì. Ma lei no.


LUCIO Ah, ah.


ROMEO Intendiamoci, io sono sicuro che Battisti si senta ben saldo nelle sue certezze, questo è evidente. Ha preso una decisione chiara e definitiva: è il compito di ogni uomo che abbia un’etica, come lei. Tuttavia, credo che il canto delle Sirene non le resti ancora del tutto indifferente.


LUCIO Pensa che abbia nostalgia di feste, foto e trasmissioni in tv?


ROMEO Forse qualche rimpianto.

LUCIO Fossi matto.


ROMEO Cosa ci trova di male?


LUCIO Niente. È una questione di carattere. Io sono fatto in una certa maniera. E questa certa maniera non corrisponde a quella “cert’altra maniera” più diffusa fra i miei colleghi e che va per la maggiore. Stop.


ROMEO La riservatezza è un diritto sacrosanto, ma lei ha radicalizzato un po’ troppo, non le pare? LUCIO A me non pare.


ROMEO Ha paura di essere giudicato?


LUCIO Ho paura di essere coinvolto in questioni piccine piccine che oscillano fra “quanto mi sono cresciuti i capelli nell’ultimo mese” a “quanti milioni ho pagato la mia villa in Brianza”.


ROMEO Eppure io credo che fra non molti anni sarà il pettegolezzo a fornire la linfa vitale al mondo dello spettacolo. Sia furbo, Battisti.


LUCIO Spero di morire prima, allora. Da stupido.


ROMEO Non dica così, la prego.


LUCIO Ci sono altre domande?


ROMEO Qualcuna. Sì.

Pausa. Si guardano.

LUCIO Prego.


ROMEO Posso dare un’occhiata a questi fogli?


LUCIO Sì, ma con cura.


ROMEO Lei non ama l’approssimazione, vero?


LUCIO Per niente.


ROMEO Si vede. Questi spartiti hanno un’esattezza quasi maniacale. Queste sono le bozze, oppure le riscrive in bella copia in un secondo tempo?


LUCIO Tutta roba di prima mano.


ROMEO Complimenti. Studia molte ore durante il giorno?


LUCIO Certe volte anche di notte.


ROMEO Mi sovviene una sua canzone, aspetti... Quella in duetto con una cantante.


LUCIO Due mondi. La cantante era Mara Cubeddu.


ROMEO Esatto. Straordinaria.


LUCIO Hanno detto che stonavamo.


ROMEO Assurdo. Come si può dire una cosa del genere.


LUCIO No, no. Stonavamo proprio, è vero.


ROMEO Ma io l’ho letta in un altro modo. Quel modo di cantare così privo di sovrastrutture e di bel canto, mi faceva pensare a un ritorno alle origini dell’uomo, a una ricerca della Natura Madre che – in questo contesto appunto – può sfociare anche in un canto che è un peàna, un’invocazione, quasi un verso della Natura stessa. Cosa c’entra dire “stonavano”?


LUCIO L’apparenza è l’unica risorsa di chi non sa – o non vuole – ricercare l’essenza delle cose. ROMEO E la malafede?


LUCIO Spesso vi è compresa.


ROMEO E’ stata dura scardinare i pregiudizi della gente?


LUCIO Chi le dice che ci sia riuscito?


ROMEO Lo dico io.

Pausa.

LUCIO Lei è furbo, De Monastra.

ROMEO Faccio quello che posso,caro Battisti.

LUCIO Ma almeno è simpatico. Appena l’ho vista, mi aspettavo uno dei soliti parrucconi in stile Nissim. Non so se mi può capire?


ROMEO Perfettamente.


LUCIO Lei ha un certo gusto.

ROMEO Beh. Mi onora infinitamente dicendomi questo, signor Battisti.

LUCIO No, non si onori, stia tranquillo.


ROMEO Potrei avere un bicchier d’acqua?


LUCIO Rubinetto va bene?

ROMEO Certo. (Si dirige verso un altro ripiano) Questi qua sono dei nuovi pezzi?

LUCIO Lo spero.


ROMEO E come sta andando?


LUCIO Ho avuti tempi migliori.

ROMEO Non ha scritto molto.

LUCIO Poco e male.


ROMEO In che senso, se posso?

Pausa.

LUCIO Nel senso di poco e male. A lei una risposta sola nu’ je basta mai, eh?

ROMEO (Sorride) No, lo ammetto. Sono molto curioso.


LUCIO Beh, se la può tranquillizzare, non sono in crisi.


ROMEO Mi fa estremamente piacere. Io sono dalla sua parte.

LUCIO Che fortuna.


ROMEO Solo... quel poco e male suonava strano da parte sua.

LUCIO Beva su, così c’ha la bocca occupata. (Gli da’ il bicchiere d’acqua)

ROMEO Grazie. (Beve)

Pausa.

LUCIO Ci sono momenti in cui un artista si ferma a riflettere. (Si accende una sigaretta) Tutto qua. ROMEO Mi pare logico.


LUCIO E le cose che prima volevi tanto fare un bel giorno diventano superflue.


ROMEO E si inizia a cercare altre strade.

LUCIO Non c’è bisogno che glielo dica io, lei lo sa già.


ROMEO No, per favore, continui.


LUCIO Ho finito.

ROMEO Mi sta forse comunicando che la sua floridissima collaborazione con Mogol starebbe per terminare?

LUCIO E chi gliel’ha detto?


ROMEO Mi sbaglio?


LUCIO Se vuole la notizia del giorno, non ci siamo capiti.


ROMEO Non sono un giornalista, glielo ripeto. Lei è un po’ fissato, eh?


LUCIO Mm. Non li posso vedere.


ROMEO Me ne ero accorto.


LUCIO Con Giulio va bene, come prima. Lui è sempre ricco di idee, di spunti. Sono io che ho qualche perplessità in questo periodo. Ma sono cose mie, me le risolvo io. Lui non c’entra.


ROMEO Problemi artistici?


LUCIO In un certo senso.


ROMEO O di altra natura?

Pausa.

LUCIO Adesso non è che mi tira fuori la lagna del braccino corto, vero?


ROMEO Non mi permetterei mai di usare un’espressione tanto irrispettosa nei suoi confronti. Tuttavia, credo possa succedere che fra due artisti affiatati da anni e che da sempre condividono tutti i loro successi, nascano, ad un certo punto, delle... divergenze economiche.


LUCIO (Ride) Adesso, però, mi fa rimangiare quello che le ho detto poco fa.


ROMEO Per quale motivo?


LUCIO Uno come lei crede a queste fregnacce?


ROMEO Sono voci che girano, non è che sono io a crederlo.


LUCIO Ma, se me lo chiede, vuol dire che suppone che io sia cretino.


ROMEO Niente affatto.


LUCIO Voglio dire... Come pensa che, dopo tutti questi anni, ci possano essere problemi del genere fra me e Giulio?


ROMEO Proprio perché sono passati molti anni e la confidenza tra di voi è aumentata, uno dei due potrebbe avere il coraggio di chiedere qualcosa in più.

LUCIO E per questo dovremmo separarci? Per qualche spiccio? 

ROMEO Io non ho mica parlato di separazione. Quindi si tratta di questo?

Pausa.

LUCIO Io non dico niente che è meglio.


ROMEO Ossia?


LUCIO Fra me e Mogol va tutto a gonfie vele.


ROMEO Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde se stesso?

Pausa. Lucio inizia a sentirsi strano. La testa gli pulsa piano sulle tempie. Gli occhi divengono pesanti.

LUCIO Che mi fa la predica adesso? Guardi che io in chiesa non ci vado più da anni.


ROMEO Ecco, questo è un argomento che m’incuriosisce moltissimo.


LUCIO Lucio Battisti dichiara di non andare più in chiesa. Bello scoop. Niente, niente, è un chierichetto, lei.


ROMEO Dio me ne guardi. M’interessa il suo lato spirituale. Capire cos’è davvero importante per il Lucio che si è isolato dal Mondo e vive nella grigia Brianza soltanto con moglie e figlio.
d’altronde abbiamo detto che non vogliamo parlare di quello che mangia a colazione, no? Questi argomenti mi sembrano ben più profondi.

LUCIO Ma avevamo anche detto di non toccare argomenti personali.


ROMEO Non mi guardi come uno sconosciuto. Mi veda come un amico con cui aprirsi. Davvero.

Pausa.

LUCIO Ho un’idea molto personale di Dio. Spesso ne discuto anche con mia moglie, perché abbiamo delle opinioni un po’ divergenti.


ROMEO Lei è credente, Lucio?


LUCIO A mio modo.

ROMEO Un genio come lei crede al dio che tutto crea e tutto distrugge?

LUCIO No. Credo in qualcuno che possa indicare agli uomini un percorso da seguire.


ROMEO E cosa se ne fa di una guida, uno come lei? In fondo, lei non crede ai preti, non crede alle ideologie, non crede neanche alle droghe. È un uomo fedele, è riservato, non è prodigo. Lei sembra non avere difetti. Dunque, a che le può servire un dio?

Lucio sente la testa sempre più oppressa. Le tempie pulsano più forte. Si sente privo di forze, come se qualcosa lo facesse fluttuare nell’aria, senza peso.

LUCIO Perché mi chiede queste cose?

ROMEO Lei ha successo, denaro, fortuna. Più si distacca dal mondo e più viene idolatrato come un guru. Ben presto diventerà per l’Italia quello che i Beatles sono per l’Inghilterra e oltre. Le critiche che le piovono addosso, nonostante tutto, non riescono a scalfire il suo mito. Le manca solo il grande ritorno dal vivo per dare piena completezza al suo arco di trionfo. A cosa le serve questo dio, quando il suo dio è lei stesso?

LUCIO Non la capisco.


ROMEO Io vorrei aiutarla a ritrovare la strada perduta.


LUCIO Io non provo quest’adorazione per me stesso.

ROMEO Non oggi, forse. Ma una volta la provava. E nessuno le vieta di ricominciare, Battisti.

LUCIO Chi è lei?


ROMEO Nessuno. Piuttosto, scopriamo chi è lei, Lucio?


LUCIO Mi fa male la testa.

Pausa. Un tuono fortissimo fa risvegliare Lucio dal suo stato.

ROMEO Vuole un sorso d’acqua?

LUCIO Sì.

Romeo va a prendere l’acqua. Lucio sta meglio, ma è ancora un po’ stordito.

ROMEO Allora, che mi diceva di questo sodalizio?


LUCIO Cosa?


ROMEO Stavamo parlando del suo sodalizio artistico con Mogol? Se ne è dimenticato?


LUCIO Ah.


ROMEO Mi dica, allora.


LUCIO Non ci sono altre novità.


ROMEO Non deve farmi contento. E’ la sua coscienza che ha bisogno di mettersi in pace con se stessa. Poco fa, lei ha detto che ci sono momenti in cui un artista si ferma a riflettere e, se è vero quel che ha aggiunto poco dopo, non è di Mogol che stiamo parlando. (Gli porge il bicchiere d’acqua) L’artista in questione, dunque, è lei.


LUCIO Sono io?


ROMEO Mi sembra logico.

Pausa. Riflette, poi, d’un tratto, si risveglia dallo stato catatonico.

LUCIO Ma io non parlavo di me. Io mi riferivo a De Andrè. A Guccini. Ai cantautori impegnati. ROMEO Lucio, sia sincero, la prego.


LUCIO Io sono l’autore di canzoni per l’estate. Di brani orecchiabili per le nuove generazioni. Perché dovrei fermarmi a riflettere? Se ti fermi perdi il giro e ti fanno fuori.

ROMEO Con me può essere se stesso.


LUCIO Ah, posso essere me stesso? E allora sa cosa penso? Penso che nel mondo dello spettacolo le fedi politiche abbiano oscurato la vista a troppa gente. Io e Giulio parliamo dell’amore, è vero. A volte in modo leggero, altre volte con profondità, altre ancora con forme altissime di poesia. Altre volte, invece, non ce lo calcoliamo proprio, ha capito? Ma il punto è: se qui non ti schieri con i paladini della verità, se non sei il leccapiedi di qualche circolo d’intellettualoidi e, anzi, hai la sciocca pretesa di fare arte – e le assicuro che in tanti Paesi del mondo si può fare – arte nel senso più alto del termine, dico, a quel punto devono per forza diffamarti e fartela pagare.


ROMEO Si sente un perseguitato?


LUCIO No. Mi sento un uomo libero. Ma sono un uomo libero che non si calerà mai le braghe, solo perché l’ideologia che sta avvelenando la musica vuole così. Un artista può e deve astrarre. Deve parlare

a tutti. Non deve sventolare bandiere colorate per farsi apprezzare dai gruppi politici che manipolano la cultura.


ROMEO Forse le persone “ideologizzate”, come lei dice, non riescono a contemplare la possibilità di avere a che fare con individui non schierati né a destra né a sinistra. E, di fronte a uno come lei, non sanno che pesci pigliare, ergo, la devono necessariamente inserire all’interno di una di queste due categorie.

LUCIO Questo nel migliore dei casi. Perché se non riescono a contemplare gente come me e Giulio vuol dire che sono limitati. E mi può anche stare bene. Ma io credo, piuttosto, che queste persone non vogliano contemplare chi non è dalla loro parte. E, chi non è dalla loro parte, diventa un nemico. Questa – a casa mia – si chiama malafede.

ROMEO E, in barba a tutti, lei se ne infischia e ha il suo canto libero.


LUCIO No. Secondo loro non ce lo posso avere.


ROMEO Ma lei è superiore a queste accuse miopi, Battisti.


LUCIO Sì. Ma le assicuro che è dura tenersela dentro, tutta questa roba.

ROMEO Si sfoghi un po’ con me, se le va. Io sono dalla sua parte. Davvero.

Pausa. Lucio si alza.

LUCIO Li vede questi raccoglitori?


ROMEO Sì.


LUCIO Qui dentro ci sono diec’anni e passa di musica. Tredici album, più di venti singoli e decine di appunti per altri pezzi che non sono mai stati incisi.
Lei pensa che io sia soddisfatto?


ROMEO Dovrebbe essere orgoglioso.


LUCIO Neanche un po’.


ROMEO Perché?


LUCIO Perché per me esiste solo quello che verrà. E di quello che è stato vorrei cambiare tutto, trasformare, rivoluzionare, essere avanti. Ho inciso album che credevo geniali, ma appena uscito dalla sala di registrazione, li sentivo già vecchi.
(Inizia a camminare avanti e indietro) Ho passato periodi in cui non uscivo di casa per giorni e mi fissavo su un accordo che non tornava, perché doveva stare in quel punto preciso e in nessun altro posto. E nel momento in cui gli trovavo collocazione e sapevo che era quella giusta, intuivo anche che non mi sarebbe più bastata il giorno dopo. Che avrei passato nottisveglio con l’ansia di doverla cambiare. Con la paura di dover cambiare io.


ROMEO I suoi detrattori saranno ripagati con la stessa moneta.


LUCIO Mi hanno accusato di copiare, di essere stonato, di non essere il genio che si credeva.


ROMEO L’invidia fa più vittime dell’onesta ammirazione.


LUCIO E allora ho risposto. Le sembra sbagliato, questo?


ROMEO Assolutamente no.


LUCIO Mi sono messo a pensare dove avessi potuto fallire. A cercare di capire se avevo offeso la sensibilità di qualcuno con la mia musica. E, quando non ho trovato risposte, ho cominciato a pensare cose molto brutte.


ROMEO Quali cose?


LUCIO Cose che non voglio mai più tirare fuori.


ROMEO E invece è sbagliato. Lei deve riportarle alla luce. Non deve reprimerle, altrimenti la faranno impazzire.


LUCIO Non si può fare.


ROMEO Lei può. Lei deve, se vuole eliminare i suoi fantasmi.

Pausa.

LUCIO Volevo che sparissero dalla mia vita.

ROMEO E’ più che naturale.


LUCIO Speravo che mi lasciassero in pace.

ROMEO Cosa desiderava per loro?

LUCIO Non lo so.

ROMEO Avanti, Battisti.

Pausa. Di nuovo Lucio si sente costretto, oppresso.

ROMEO Non sarebbe giusto odiarli? (Lucio non risponde) Me lo dica. Non meriterebbero forse di essere odiati?


LUCIO Sì.


ROMEO Le hanno fatto del male. Hanno calpestato la sua dignità. La sua persona. E solo perché non avevano il coraggio di ammettere il loro peso, inconsistente, all’interno della società. Uomini e donne frustrati e inappagati hanno avuto e hanno, tuttora, il bisogno di riconoscere un nemico da infamare. Un capro espiatorio su cui vomitare il loro odio e il loro disgusto per ciò che è bello e perfetto. Lo so bene, io. Lo sappiamo bene, noi, Lucio.

LUCIO E’ vero.


ROMEO Il disprezzo. La vergogna. È del tutto naturale che lei abbia provato il desiderio di azzerare queste squallide esistenze. La brama di vederli spazzati via, fuori dalla propria vita e dal mondo. (Pausa) Forza Lucio, dimmi cosa pensi veramente. Cosa senti dentro. Liberati.


LUCIO Io. Non lo so.


ROMEO Sì, che lo sai. Lo sai da anni.


LUCIO Io vorrei andarmene.


ROMEO No. Devi liberarti da questo male che ti è nato dentro.
Caccialo via. Riprenditi il tuo orgoglio e la tua dignità.

LUCIO Vorrei.


ROMEO Bravo. Cosa desideri per queste persone?


LUCIO Vorrei...


ROMEO Che cosa?

Un rumore forte. Un quadro cade a terra e Lucio si riprende per la seconda volta dal suo stato.

LUCIO Oddio, Grazia!


ROMEO Non si preoccupi per sua moglie. Tornerà presto.


LUCIO Senta, io credo di non sentirmi tanto bene, oggi.


ROMEO Vuole che le prepari qualcosa di caldo?


LUCIO No, grazie. Forse è meglio che se ne vada.


ROMEO Oh, ma abbiamo altre cose di cui parlare. Mi dispiacerebbe molto andar via così.

LUCIO Magari ce le diciamo per telefono, che dice? Adesso mi sento un po’ male.

ROMEO Come desidera. Se sta male non voglio costringerla.


LUCIO Grazie. L’accompagno.


ROMEO Non serve. Come sono entrato, sarò in grado anche di uscire.


LUCIO Bene. Le lascio il numero.


ROMEO Lo segni pure qui. (Gli porge penna e taccuino)


LUCIO (Scrive) Ecco. Spero di averlo dato cose interessanti su cui riflettere.


ROMEO Non le pubblicherò, signor Battisti, stia tranquillo.


LUCIO Grazie.

Pausa.

ROMEO Mi stia bene.


LUCIO Anche lei.


ROMEO E si ricordi di comperare il salame. Arrivederci.

Pausa.

LUCIO Come?
Aspetti. Cos’ha detto del salame?


ROMEO Cosa?

LUCIO Del salame. Cosa diceva del salame.

ROMEO Beh. È una sua canzone, no?


LUCIO Sì, ma come faceva a sapere che dovevo comperarlo.


ROMEO Lei prima mi ha detto che stava scrivendo la lista della spesa.


LUCIO Ma mica le ho detto che dovevo comperare il salame?


ROMEO Ah, no?


LUCIO No.


ROMEO Beh. Ho tirato a indovinare. (Pausa. Lucio è scettico e preoccupato) Vuole farmi un’intervista? LUCIO Non mi fa ridere.


ROMEO Se vuole possiamo scambiarci i ruoli. Le piace vestire i panni degli altri?


LUCIO Lei ha un gran talento nel mischiare le carte in tavola. Le ho fatto una domanda. Vorrei solo una risposta.


ROMEO Oh, oh. Lei vuole?


LUCIO La esigo.


ROMEO Lei vuole. Lei esige. Mi piace. Quasi quasi rimango ancora un pò.


LUCIO Ho esaurito la mia pazienza, De Monastra.


ROMEO No, non s’inalberi. Avrà quello che vuole.


LUCIO Sto aspettando.


ROMEO Ma dobbiamo fare un patto.


LUCIO Che patto?


ROMEO Io le dirò quello che vuole sapere e lei mi dirà quello che voglio sentirmi dire io. D’accordo? LUCIO Mi sta bene.

Pausa. Romeo sorride.

ROMEO Ottima decisione, Battisti. Qui bisogna fare un brindisi.


LUCIO Preferirei tagliare corto. Mi dica cosa vuole sentirsi dire e facciamola finita.


ROMEO Eh, piano, piano. Non bisogna essere impazienti. È un peccato grave l’impazienza, lo sa? (Va al tavolo sul fondo e prende due bicchieri bellissimi. Trova una bottiglia di vodka e li riempie) Impàri dalla sua musica. Impàri dai grandi respiri che ci ha donato in questi anni, dai grandiosi pezzi strumentali di Amore e non amore.


LUCIO Io non riesco ancora a capire se lei è serio o se mi prende in giro.


ROMEO Ecco qua. (Finisce di versare) Beviamo alla nostra salute.

Romeo porge il bicchiere a Lucio, che, mentre lo afferra, si taglia.

LUCIO Ah!


ROMEO Oh. Il bicchiere era sbeccato.

LUCIO Cazzo.

ROMEO Sono dei bicchieri bellissimi e molto antichi. È possibile trovare piccole imprecisioni anche in un vetro così prezioso.


LUCIO Non mi ero mai accorto che fossero sbeccati.


ROMEO Non tutti lo sono. Soltanto il suo. Succhi.

LUCIO No, vado a metterci un po’ di alcool.


ROMEO Non occorre. La saliva è il miglior disinfettante che esista. Succhi.

Lucio si succhia il sangue.

ROMEO Credo che diventeremo buoni amici, lo sa, Battisti?


LUCIO Se lo dice lei.


ROMEO Bene. (Alza il calice) Al nostro accordo, allora. Mi porga il suo bicchiere.

In quel momento sulla porta appare Grazia.

GRAZIA Lucio, il signore se ne deve andare.

LUCIO Grazia. Ma dov’eri?


ROMEO Lucio, brindiamo al nostro accordo.

Mentre sta per avvenire il brindisi, Grazia recita piano in sottofondo.

GRAZIA Sancte Michael Arcangele defende nos in proelio.


LUCIO Sono qui con Romeo, dobbiamo fare il brindisi e poi se ne va.

ROMEO Ben detto.


GRAZIA Contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium.


LUCIO Un minuto e abbiamo fatto.


GRAZIA Imperet illi Deus supplices deprecamur.


ROMEO Mi dia la mano.


GRAZIA Tuque Princeps militiae celesti...


LUCIO Come?


GRAZIA ...Satanam aliosque spiritus malignos...


ROMEO La mano, Lucio. Avvicinala alla mia.


GRAZIA ...Qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo...


LUCIO Sì, eccola.


GRAZIA ...Divina virtute in infernum detrude. Amen.

Prima che i polsi dei due possano toccarsi, il bicchiere di Lucio cade in terra e si spacca.

LUCIO Merda.


ROMEO Tempus fugit, Lucio.


GRAZIA Il signore sta andando via, Lucio. Qui raccolgo io. (Va a raccogliere i pezzi di vetro. Romeo si allontana)


LUCIO Scusami, Gra’. Erano quelli dei tuoi.


GRAZIA Non ti preoccupare, amore. Va bene così.


ROMEO Mi dispiace aver causato questo piccolo incidente.


GRAZIA Immagino.


LUCIO Stai ferma, dai, pulisco io.


GRAZIA No, preferisco che tu vada a riposarti. Resto io con il signore.


ROMEO Non deve disturbarsi, madame.


GRAZIA Gli faccio compagnia altri cinque minuti. Poi il signore tornerà a casa sua.


ROMEO Mi piacerebbe che Lucio restasse con noi un altro po’.


GRAZIA Non credo sia possibile.


ROMEO Ah, no?

GRAZIA No. Lucio non ama gli adulatori.

ROMEO Lo lasci dire a lui, madame.

Pausa. I due guardano Lucio.

LUCIO Non mi sono mai piaciuti, è vero. Ma Romeo è diverso dagli altri. (Grazia lo guarda perplessa) GRAZIA Sì?


ROMEO Continui, caro amico. Le è piaciuto questo pomeriggio insieme?


LUCIO Devo dire che è stato insolito. Lei è un gran furbacchione, ma abbiamo parlato di questioni di cui non discutevo più con nessuno da un sacco di tempo. Neanche con Giulio.

GRAZIA E vi siete trovati d’accordo?


LUCIO Io non sono un artista come gli altri, Grazia. E non credodi peccare di superbia nel dirlo, no?

GRAZIA Certo. E proprio perché non sei come tutti gli altri devi saperti distinguere.

LUCIO Con Romeo abbiamo discusso a lungo sul cosa sia meglio per me.


GRAZIA Bene. E avete scoperto cose interessanti?


LUCIO C’è molta gente che ci ha fatto del male, Grazia, non puoi negarlo. Persone spietate che mi diffamano e ti diffamano da anni.


GRAZIA Lo so. E abbiamo sempre concordato una certa cosa, riguardo queste persone.


LUCIO Sì. Ma Romeo, oggi, ha saputo mostrarmi anche altri punti di vista.


ROMEO Dica a sua moglie di cosa abbiamo parlato.

LUCIO Il male che ci hanno fatto non si supera così facilmente.


GRAZIA Hai ragione, non è facile.


LUCIO E io non credo si possa andare avanti restandosene qui. Buoni buoni. A testa bassa.


GRAZIA I torti che abbiamo subito li dimenticheremo, Lucio. Col tempo.


LUCIO Ma il tempo non aspetta noi.


GRAZIA Possiamo perdonare anche chi ci ha fatto tanto male.


LUCIO Sono stanco, Grazia. Sono stufo di aspettare. Io mi chiamo Lucio Battisti. Io ho aperto un nuovo percorso alla musica italiana, che chissà quando si chiuderà. Ho anticipato temi musicali, ho scritto canzoni che sono rimaste per settimane in cima alle classifiche. Sono l’unico autore di musica leggera in Italia, con uno stile talmente composito, che è irriconoscibile, che non è simile a nessun altro, che non è etichettabile, che non è niente che sia mai esistito prima.


ROMEO Sì.


LUCIO Dimmi una canzone di Lucio Battisti che non sia conosciuta e apprezzata da tutti: borghesi e poveracci. La trovi? No. Non esiste. Metti a confronto due dischi qualunque della mia produzione e trovami due brani che abbiano una melodia simile. Li trovi? No. Non ce ne sono. Ho composto pezzi con le stesse tre note: sol, la, re. Ascoltali e sentirai che fra loro sono lontani anni luce. Ho messo su brani di cinque minuti con due accordi, due! Valli ad ascoltare e dimmi se non ti sembrano sinfonie. Mi sono imposto su tutti. Senza raccomandazioni, senza appoggi politici, senza mai schierarmi con chicchessia. Ho cantato l’amore per la vita, la pietà per il dolore, ho usato la chitarra e gli archi, senza distinzione alcuna e – soprattutto – ho ripulito la musica leggera da tutta la retorica vuota e tronfia di questa nazione di merda! (Pausa) E tu sai bene qual è stata la ricompensa per tutto questo, no? “Battisti sei un vigliacco.”


GRAZIA Allontanalo da te, ti prego.


LUCIO Sono stanco. Non ne posso più di restarmene chiuso qui dentro e sopportare in silenzio. GRAZIA Non potrò più aiutarti se torni indietro.


LUCIO Voglio riprendermi la vita che avevo.


ROMEO Bravo, Lucio. Adesso ti riconosco.


LUCIO Tu lo sai quanto mi costa tacere. Ogni giorno.


GRAZIA Lo sappiamo tutti e due. Ma odiare non ci servirà a nulla.


ROMEO L’odio può essere il sale.

GRAZIA Il male porta solo al male.


ROMEO L’odio può essere un nuovo inizio per la tua vena stanca.


LUCIO Sono sfinito. Sto esaurendo le idee.


ROMEO L’odio può farti ritrovare un motivo per scrivere. E vivere.


GRAZIA Lucio, torna in te.


ROMEO Non ascoltarla. Lei vuole schiacciarti le ali.


LUCIO Le mie ali debbono aprirsi.


ROMEO Certo. Devi volare. Il tuo caro angelo può darti quella fama e quel consenso che non hai ancora raggiunto. Ascolta il tuo io più profondo. Non serrare le tue ali.


LUCIO Il nostro angelo.


ROMEO Non fermarti, Lucio.


GRAZIA Lucio.


ROMEO Ascolta i tuoi desideri più intimi.


LUCIO Posso farlo.

Prima visione di Lucio.
Lucio si addormenta e si risveglia in un luogo oscuro. Man mano viene illuminato da una fioca luce verdognola. Non ci sono oggetti, né persone. Si sentono delle voci lontane che, a poco a poco, divengono sempre più presenti.

I VOCE Lucio... Lucio... Lucio. Vieni.

LUCIO Chi ha parlato?


I VOCE Lucio. Siamo qui.


LUCIO Chi siete?

I VOCE Vieni qui da noi.


II VOCE Siamo qui.


LUCIO Non si vede niente.


I VOCE Devi guardare più a fondo.

II VOCE Cerca meglio.

I VOCE Siamo qui.


II VOCE Dentro di te.


LUCIO Qui?


I VOCE DONNA No. Su questo punto non dobbiamo transigere. Nella musica c’è bisogno di paletti e di un minimo di decoro. La sua voce è inascoltabile. Sembra che abbia dei chiodi che gli stridono in gola.


I VOCE UOMO Il suo è un talento limitato, chiuso in un determinato tipo di musica, per giunta scopiazzata. Noi italiani siamo tanto stupidi che accettiamo tutto.


II VOCE UOMO Ma chi, lui? E’ un dilettante spaventoso, avete sentito con che voce canta? Gente del genere ci fa rimpiangere Claudio Villa.


III VOCE UOMO E’ assurdo concepire una follia come questa. Ma dove siamo finiti? Il contenuto di queste canzoni è vergognoso! È pornografico!


I VOCE DONNA Ah, ah... Con quella voce non potrà mai cantare...


II VOCE UOMO Non credo possa durare ancora per molto. È legato a un pubblico estremamente volubile, quello dei giovani, tra un po’ si infatueranno d’un altro fenomeno. Dovrebbe del tutto astenersi dal cantare. La sua voce è una lagna, uno strazio.


LUCIO Andate via. Andate via.


III VOCE UOMO E’ fascista.


II VOCE DONNA Come lo sa?


III VOCE UOMO Non ha mai sentito le sue canzoni?


II VOCE DONNA Lei trova che abbiano contenuti di destra?


III VOCE UOMO Le braccia tese, il mare nero... Quello è reazionario, glielo dico io.


II VOCE DONNA Ha mai compiuto gesti eclatanti, in questo senso, che lei sappia?

III VOCE UOMO Era iscritto all’MSI.

II VOCE DONNA Davvero?


III VOCE UOMO Si sa.


LUCIO State zitti. Basta!

In sottofondo fischi e urla.

III VOCE DONNA Sei una carogna! Servo dei padroni, schiavo!


IV VOCE UOMO Venduto! La classe operaia rinnega te e le tue canzonette di merda!

CORO Venduto! Venduto! Venduto!


III VOCE DONNA Non hai le palle! Hai paura di lottare!


IV VOCE UOMO Vergogna! Le tue canzoni non hanno contenuti, sono tutte uguali!


III VOCE DONNA Maschilista! Abbasso la donna oggetto, senza cervello e senza dignità!

CORO Servo dei padroni! Servo dei padroni!

LUCIO Basta!! Andate via! Via, bugiardi maledetti! Via!

Seconda visione.
Lucio è di nuovo a casa sua. È seduto in poltrona. C’è Grazia con lui, è di spalle e sta preparando un cocktail. Vediamo che indossa un abito da sera.

GRAZIA Hai letto i giornali di oggi?

LUCIO No. Cosa dicono?


GRAZIA Vogliono darti un altro premio.

LUCIO Era ora.

GRAZIA Disco d’oro al miglior interprete dell’anno.

LUCIO Giusto.


GRAZIA Ne parlavano tutti giù al bar.


LUCIO Sì, ora scendo.

GRAZIA Ha chiamato il tuo manager, ieri, non te l’ho detto.

LUCIO Che voleva?


GRAZIA Ti propone un nuovo contratto con la casa discografica.

LUCIO E’ buono?

GRAZIA Ottimo. La tua percentuale aumenta del quaranta per cento.

LUCIO Era ora.


GRAZIA Già.


LUCIO Buono.

GRAZIA Ho incontrato Arbore.

LUCIO Quando?


GRAZIA Adesso.


LUCIO Che ti ha detto.


GRAZIA Che sei il più grande di tutti.

LUCIO Lo sapevo. E poi?

GRAZIA C’era un cantante emergente con lui.

LUCIO Chi era?


GRAZIA Nessuno.


LUCIO Ti ha scopata?

GRAZIA Un po’.


LUCIO Sei una puttana.

GRAZIA Non ti piace?

LUCIO Non lo so.


GRAZIA Vedròlatvstanotte.

LUCIO Non ce l’hai.


GRAZIA Ce l’avevamo una volta.


LUCIO E che diceva?


GRAZIA Avevi addosso l’eroina.


LUCIO Ci hanno beccati.


GRAZIA Ti beccheranno.


LUCIO Cosa faremo?


GRAZIA Li facciamo entrare.


LUCIO No.


GRAZIA Dobbiamo, per forza.


LUCIO Me ne vado.


GRAZIA Non puoi andare via.


LUCIO Gridano, li sento.


GRAZIA Sono qua fuori.


LUCIO Perché Giulio non c’è?


GRAZIA Apro io?


LUCIO Dov’è Giulio?


GRAZIA Non li faccio entrare.


LUCIO Giulio. Dov’è?


GRAZIA Ti ha chiamato ieri. Non hai risposto.

LUCIO Se n’è andato?


GRAZIA Prendi i fiori.


LUCIO Era ancora presto.


GRAZIA Lucio.


LUCIO Dimmi.


GRAZIA Tu sei grande.


LUCIO Lo so.


GRAZIA Stai attento all’uomo.


LUCIO Chi?


GRAZIA Bevi intanto.

Grazia si volta. La sua faccia è completamente bianca ed il trucco le è colato, nero, su tutto il volto. Offre a Lucio un cocktail rosso sangue. Lucio cerca di gridare ma la sua voce non riesce a uscire.

Terza visione.
Lucio è di nuovo in uno spazio nero, illuminato da una fioca luce bianca. È inginocchiato a terra. Si sentono voci distorte, vento forte e stridore di denti. Non riesce a parlare, è come se le sue corde vocali fossero legate l’una all’altra. Riesce a emettere pochi suoni sfiatati e a costo di uno sforzo immane.

LUCIO D... ve... so... no?


VOCE ROMEO Nel posto della tua gloria eterna.


LUCIO Chi... sei?


VOCE ROMEO Chi sei?


LUCIO ...Gr...zi...a?


VOCE ROMEO Ti ha abbandonato.


LUCIO No...


VOCE ROMEO Ha trovato di meglio.


LUCIO Gra...z...ia?


VOCE ROMEO Non temere. Hai molti amici qui. Ti divertirai parecchio.

LUCIO ... Ness...no.


VOCE ROMEO Devono essere scesi.

LUCIO D...h...ve...?


VOCE ROMEO Fra non molto scenderai anche tu.

LUCIO Gra...z...h...i...a...


VOCE ROMEO Non ti può aiutare, ormai.

LUCIO Gr...zia...


VOCE ROMEO Hai già scelto.

Le voci e il frastuono aumentano.

VOCE ROMEO E’ questo il posto a cui sei destinato.

LUCIO Non...h...v...h...ero...


VOCE ROMEO Hai scelto la solitudine.


LUCIO No...n...h...ve...h...r...h...o...

VOCE ROMEO Ecco quello che ti aspetta.

LUCIO No...h...o...h...o...


VOCE ROMEO Ecco il tuo paradiso.

LUCIO Noo...ho...ho...ho!

Lucio cade a terra come morto. Al suo risveglio si ritrova con Romeo e Grazia nella stessa posizione che avevano prima delle tre visioni.

ROMEO Devi volare. Il tuo caro angelo può darti quella fama e quel consenso che non hai ancora raggiunto. Ascolta il tuo io più profondo. Non serrare le tue ali. Non precludere il tuo volo, Lucio. Ascolta i tuoi desideri più intimi.


GRAZIA “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde se stesso?”

Lucio torna in sé.

GRAZIA Ti ricordi?


LUCIO Sì.


GRAZIA Ti ricordi di noi due?

LUCIO Mi ricordo.


GRAZIA Ti ricordi di tuo figlio?

LUCIO Come posso dimenticarmene?

GRAZIA Vai a riposare. Resto io qui.

Lucio riceve un bacio da Grazia ed esce.

GRAZIA Desidera qualcos’altro, signore?


ROMEO Avrei desiderato che ci avesse lasciato soli, madame?

GRAZIA Purtroppo sono molto indiscreta. Gradisce un tè?

ROMEO Perché no.


GRAZIA Glielo preparo subito. (Si dirige verso il fondo a destra)

ROMEO Vostro figlio sta diventando un ometto.


GRAZIA Il tempo passa per tutti.


ROMEO Ho notato che somiglia molto a suo padre.

GRAZIA Sì, ce lo dicono in tanti.


ROMEO E seguirà le orme di Lucio?


GRAZIA Ha solo sei anni.


ROMEO Le vocazioni a volte nascono anche prima.

GRAZIA Per ora si dedica allo sport.

ROMEO Ottima scelta, non trova?


GRAZIA Le decisioni che prenderà in coscienza saranno sempre le migliori per me e mio marito. ROMEO E’ da molto che siete sposati?


GRAZIA No. Siamo stati fidanzati per diversi anni, prima.


ROMEO Questa pagina della vita di Lucio non è molto nota ai più.


GRAZIA E’ proprio quello che volevamo.


ROMEO Beh, cosa c’è di male a rendere pubblica una così bella notizia. Il vostro matrimonio non è stato felice?


GRAZIA Al contrario.


ROMEO E allora, perché nasconderlo?


GRAZIA Vede, signore, lei dovrebbe sapere meglio di me che, in determinate circostanze, certe cose intime è meglio tenerle per sé, piuttosto che rivelarle al mondo.


ROMEO “Non c’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e nulla di segreto che non debba essere manifestato”.


GRAZIA “Non dare perle ai porci”.


ROMEO Lei mi offende, madame.


GRAZIA Desolata. Come mai questa visita, signore?


ROMEO Mi trovavo da queste parti.


GRAZIA E immagino abbia ritenuto opportuno venire a conoscere Lucio.


ROMEO Lo seguo da molto tempo.


GRAZIA Davvero?


ROMEO Sono il suo ammiratore numero uno.


GRAZIA Credevo avesse altri gusti.


ROMEO Spazio infinitamente.


GRAZIA Ha viaggiato molto, di recente?


ROMEO Da morire. Negli ultimi dieci anni, sono stato in luoghi eccezionali, mai visti prima d’ora. Ho assistito allo sviluppo di nuove città, metropoli meravigliose, popolate di persone molto attraenti. GRAZIA Ha stretto nuove amicizie?


ROMEO Non immagina quante. E, fra queste, moltissimi giovani.


GRAZIA Il suo lavoro non conosce tregua.


ROMEO Pare di no. Il Mondo si sta evolvendo, madame.


GRAZIA Ci vuole coraggio a chiamarla evoluzione.


ROMEO Beh, è un dato di fatto.


GRAZIA Punti di vista.


ROMEO Non è d’accordo?


GRAZIA No, signore.


ROMEO Che peccato.


GRAZIA Il suo tè è pronto.


ROMEO Grazie, madame.


GRAZIA Quanto zucchero?


ROMEO Quattro cucchiaini. Non riesco mai a saziarmene.


GRAZIA Alcune persone si redimono difficilmente.

Grazia mette lo zucchero, poi prende il vassoio e si dirige verso il divano con il tè.

ROMEO E non solo, madame. Destino vuole che ce ne siano altrettante che si perdono in un battito di ciglia.


GRAZIA La volontà è una virtù sempre più rara, signore.


ROMEO Grazie a dio.

GRAZIA Diversi suoi colleghi ci hanno fatto visita, tempo fa.

ROMEO Oh, sì, l’ho saputo. E molti altri ne verranno, madame.

GRAZIA (Porgendogli il tè con un sorriso) Allora cercheremo di tenere la porta ben chiusa.


ROMEO Non è molto carino da parte sua.


GRAZIA La riservatezza prima di tutto, caro signore. (Si siede sul divano di fronte a lui)


ROMEO Riservatezza. Già. Tuttavia, mi permetta, madame, quanto crede sia giusto, per un artista del calibro di suo marito, restarsene così a lungo in disparte? Lei sa che il successo è volubile. I gusti della gente, anche. Non ci vuole nulla a perdere il consenso e l’affetto del pubblico.

GRAZIA Se Lucio è lontano dal Mondo non significa che sia lontano dal suo pubblico.


ROMEO Ai suoi ammiratori farebbe bene avere un uomo in carne ed ossa, che possa essere d’esempio. GRAZIA L’esempio che offre Lucio è una vita riservata e normale. Come dovrebbero fare in tanti. ROMEO Ma lei sa bene che la gente ha necessità di contatti, di condividere gioie e dolori con i suoi miti. I fans sono disposti a dare tutto ai propri idoli, ma richiedono altrettanto. E rispondere col silenzio, con la totale indifferenza e, mi perdoni, con il disprezzo, potrebbe ritorcersi contro suo marito. Io lo dico per il suo bene.


GRAZIA L’adorazione sconfinata porta al male. Conduce gli esseri umani all’idolatria, a forme primitive che hanno a che fare più con la magia che con un’onesta ammirazione. E fanno credere all’uomo di poter ottenere qualsiasi cosa attraverso riti e pratiche pagane. Lei non lo sa?


ROMEO E’ questo il contraccambio per chi vi ha dato tanto, madame?


GRAZIA Lucio non ha mai abbandonato chi lo ha amato veramente.


ROMEO “Non sono i sani ad avere bisogno del medico, ma i malati”.


GRAZIA “Non si trovi in mezzo a te chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore”.

Pausa.

ROMEO I nostri schiavi sono molto abili. Non credere di liberartene presto.


GRAZIA Non lo credo affatto. Molti di quelli che riteneva suoi amici gli hanno voltato le spalle. E lui non ha armi per difendersi.


ROMEO Hai detto bene. Non ha armi. Lascialo andare.


GRAZIA Non ci penso nemmeno.


ROMEO Avrai grandi delusioni da quell’uomo.


GRAZIA Non sono cose che ti riguardano.


ROMEO Perché hai scelto lui?


GRAZIA Perché ha cercato.


ROMEO Ha cercato? Se essere un pallone gonfiato, assetato di gloria e onori, colmo di disprezzo per gli uomini, significa cercare, allora sono in troppi che cercano ogni giorno.


GRAZIA Menti. Come sempre. Lui è cambiato.


ROMEO E’ cambiato? Chi è cambiato? Non lo hai sentito poco fa? Il seme del male non si estirpa mai, non può uscire dall’uomo!


GRAZIA Non mi inganni con questa teologia fai da te.


ROMEO È un superbo, eppure odia il Mondo. Deve scegliere.


GRAZIA Tu, invece, lo adori il Mondo, vero?


ROMEO Non riuscirà a restarne fuori ancora per molto.


GRAZIA Io gli starò vicino.


ROMEO E’ destinato ad adorare se stesso. Ti abbandonerà alla prima occasione.


GRAZIA Poco fa non lo ha fatto. Come hai potuto vedere.


ROMEO Ma lo farà presto. E tu non potrai nulla.


GRAZIA Questo non spetta a te dirlo.


ROMEO Oh, sì. Lui mi appartiene. (Pausa) E anche tu potresti. Se non fossi così stupida.


GRAZIA La miseria del tuo cuore mi sconvolge sempre.


ROMEO Eppure sei bella. E non lo sai.

GRAZIA Sei polvere.


ROMEO Potresti avere tutto quello di cui hai solo vagamente sentito parlare. Potrei farti gustare il sapore di un amplesso che non conosci. Potrei farti godere e urlare di piacere insieme, lasciandoti possedere Terre, Mari e Spazi ignoti che da sempre ti sono celati.


GRAZIA Sei cenere.


ROMEO Lo sai di che colore è il desiderio? Non lo sai. Non lo puoi sapere. Sei donna e bambina, al contempo. Sei ignara di ogni pietanza regale, di ogni prezioso cibo che poteva farti libera. Il tuo domani è già passato e il piacere che avresti potuto gustare lo hai visto smarrirsi nel vento.


GRAZIA Sei nel fuoco. Tornaci.


ROMEO “Tutte queste cose io ti darò, se prostrandoti, mi adorerai”.


GRAZIA “Non tentare il Signore Dio tuo.”


ROMEO Sei pietosa da far schifo.


GRAZIA Sei caduto all’inizio dei Tempi.


ROMEO Lascialo a me, stupida donna.


GRAZIA Non è questa la volontà del Padre.

Romeo riceve una fitta allo sterno e versa il tè a terra.

ROMEO Ah!... puttana.


GRAZIA Vattene.


ROMEO Non riuscirai a tenerlo con te.


GRAZIA Aspetta a dirlo. Vattene.


ROMEO Ho i miei sacerdoti su questa Terra. Una moltitudine che tu non immagini. Schiere di uomini e donne al nostro servizio, che faranno di tutto per farlo cadere. E i miei fratelli verranno a prenderlo dopo di me.


GRAZIA Michele sarà accanto a me nella lotta.


ROMEO Bel duo. Sarete annientati insieme.


GRAZIA Fino ad allora, lui sarà con me.


ROMEO T’insidierò ancora.


GRAZIA Ti schiaccerò la testa.


ROMEO Lo vedremo.


GRAZIA Dici bene. Lo vedremo. Vattene.

Lucio si affaccia nel salone, sembra aver dormito molto.

LUCIO Grazia, m’hai chiamato?

GRAZIA Sì, Lucio.


LUCIO Ma che ore sono?

GRAZIA Quasi le undici.

LUCIO Di mattina?

GRAZIA No, di sera.


LUCIO Quante ore ho dormito?


GRAZIA Parecchie.


LUCIO Grazia. (Lucio va da lei) Ma con chi parlavi prima?


ROMEO Grazie per il tè, madame. A presto. (Esce)


GRAZIA Con nessuno. Era la radio.


LUCIO Ah. Ma adesso è spenta?


GRAZIA Sì. Suonami qualcosa tu, ti va?


LUCIO E certo che mi va, mi va sempre. (Le da’ un bacio veloce e va a prendere la chitarra. Nel tornare indietro nota qualcosa in terra, la raccoglie. È la statuina africana spezzata in due.) E questa? Si è rotta.

GRAZIA Dev’essermi caduta prima, mentre mettevo in ordine. Scusami, era un ricordo.

LUCIO ‘Fa niente. Roba vecchia. (La lancia nel secchio dell’immondizia)

GRAZIA Lucio.


LUCIO Dimmi.

GRAZIA Non mi lasciare mai.

Lucio la guarda. Sorride. Prende in mano la chitarra. Buio.

FINE

Giugno 2010 –Gennaio 2011

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