L’udienza

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L'Udienza

L’UDIENZA

Farsetta in un atto

Di NATALE MISSALE

PERSONAGGI

VOCE

GIUDICE

LA VOLPE

CAMERIERE

CAVALLO

TACCHINI

CARMELA

ROSA

MARGHERITA

TRECCANI

Commedia formattata da

 (Quando si apre il sipario la scena presenta al centro uno scranno da giudice ed ai lati i banchi dell'accusa e della difesa già occupati dai litiganti e dai rispettivi avvocati. Uno dei litiganti si gratta continuamente)

Voce                                - (fuori campo): In piedi! Entra la corte! Che Iddio ci salvi! (Entra un giudice con una benda in un occhio. Si siede).

Giudice                            -  Cancelliere! (si guarda intorno) Cancelliere! (Il giudice osserva il litigante che si gratta) Scusi, perché si gratta?

La Volpe                         - Signor Giudice, ci ho prurito. (Entra in scena di corsa il cancelliere)

Cancelliere                       -  Mi perdoni, vostro onore, ma sono stato trattenuto.

Giudice                            -  Trattenuto? Che vuol dire trattenuto? Lei, all'interno di questo tribunale è in servizio, e nessuno può trattenerla.

Cancelliere                       -  Sì, lo so, signor giudice, ma vede, hanno scippato la borsetta alla vecchia Carmela, l'edicolante di P.zza del Tribunale, qui dentro al Palazzo di Giustizia, e siccome era convinta che a scipparla fossi stato io, mi ha afferrato per un braccio e non mi mollava più. Appena mi sono liberato, ho corso ed eccomi qua.

Giudice                            -  Ma è stato lei a scipparla? E' affetto da qualche anomalia genetica?

Cancelliere                       -  No, sig. Giudice, da escludere: io sono un portatore sano del gene dell'onestà.

Giudice                            -  Bravo, bravo, La Mucca.

Cancelliere                       -  La Vacca, sig. Giudice, La Vacca.

Giudice                            -  La Vacca, la Mucca… è lo stesso, no? La Vacca, procediamo con la prima causa. Chi sono questi signori?

Cancelliere                       -  Qui, alla sua sinistra, Ernesto La Volpe, querelante, assistito dall'avvocato Cavallo. Alla sua destra, abbiamo il querelato, il commendator Tacchini, assistito dall'avvocato Treccani.

Giudice                            -  Eh, e che siamo allo zoo? volpi, cavalli, cani, tacchini. Bene, esponga il caso, cancelliere, e presto, perché di cause oggi ne devo presiedere otto nella sola mattinata. Su, cominci.

Cancelliere                       -  Il querelante La Volpe è dipendente della ditta di proprietà del Tacchini. Quest'ultimo ha licenziato il La Volpe, perché a suo dire non vuole lavorare. Ma La Volpe asserisce di non poter lavorare, perché affetto dal gene del prurito. Da qui la querela.

Giudice                            -  Ah, ecco perché si gratta.

La Volpe                         -  Si, vostro onore, sono affetto…

Giudice                            -  …dal gene del prurito, ho sentito. Ma siete sicuro di questa malattia cromosomica?

Cavallo                            -  Ecco il certificato genetico, sig. Giudice (lo porge) qui, legga: gene del prurito.

Giudice                            -  (grattandosi e schifando il foglio) Ma la patologia è contagiosa, Volpe?

La Volpe                         -  No, no, sig. Giudice, può stare tranquillo (si gratta ed il giudice lo imita).

Giudice                            -  Facciamo presto, va. Dunque, Tacchini, lei non può licenziare il La Volpe, perché affetto da gene pruriginoso.

Tacchini                           -  Ma sig. Giudice io ho due dipendenti, e se uno dei due si gratta e non lavora, posso chiudere l'azienda. L'altro dipendente ha il gene del sonno, e mi lavora un'ora al giorno. Lo stavo per licenziare, ma il suo sindacalista - che per altro è affetto dal gene della violenza - mi ha diffidato dal farlo.

Giudice                            -  Tacchini, il suo discorso è perfettamente logico, ma non è i-genico. Oggi, la stella polare della giurisprudenza non è più il diritto, ma il cromosomo, il gene. (improvvisamente irrompe nell'aula la vecchia Carmela con un giornale avvolto come un manganello. Si guarda in giro e appena scorge il cancelliere…)

Carmela                           -  Ah, sei qui! Dove hai messo la mia borsetta (lo prende per una manica della giacca, lo colpisce col giornale, e rivolgendosi al giudice) Giudice, lo faccia arrestare! Mi ha scippato la borsetta con dentro la pensione, un gomitolo di lana e le caramelle per i miei nipotini (altro colpo di giornale)

Giudice                            -  Ma, Carmela, è sicura che a scipparla sia stato lui?

Carmela                           -  Sicurissima. (Al cancelliere) Dove sono le caramelle? Dammi il gomitolo! (Lo sommerge di giornalate)

 

Cancelliere                       -  Ecco, vede, sig. Giudice? E' proprio così che mi ha trattenuto poco fa. Come facevo a divincolarmi. Questa c'ha una presa da maniscalco (cerca di divincolarsi).

Giudice                            -  (Alzandosi e gridando) Carmela! Quest'uomo è innocente! E poi, qui siamo in un tribunale, nel mio tribunale. Questa mattina devo presiedere una diecina di cause, ma di questo passo, ne potrò portare a termine due o tre. Lasci quella manica o la faccio arrestare per violenza!

Carmela                           -  (Mollando la presa) Violenta io? Violenti voi! Quello mi ha scippato la borsetta con la pensione le caramelle ed il gomitolo; il giudice, che dovrebbe farmi giustizia, mi usa violenza verbale; il poliziotto alla porta voleva placcarmi come un giocatore di rugby, ed io sarei violenta? Sa che le dico, a voi del palazzo di giustizia, anzi, d'ingiustizia, io il giornale non lo venderò più. Il primo giudice, cancelliere o poliziotto che si presenta alla mia edicola lo prendo a giornalate! (Al cancelliere) Con te faremo i conti dopo: ti aspetto all'ingresso: non mi scappi (ultimo colpo di giornale e va arrabbiatissima, giornalando avvocati e convenuti)

La Volpe                         -  Sig. Giudice (si gratta) così facciamo notte (si rigratta)

Giudice                            -  La Volpe, se non la smette di grattarsi, faccio sgomberare l'aula (si gratta). Comincio a pensare che il suo gene sia infettivo, virulento, pruriginoso (si grattano tutti).

Tacchini                           -  Signor

Giudice                            -  questo si gratta e non mi lavora, quell'altro dipendente dorme, io sto qui a perdere tempo, e la mia azienda va a rotoli.

Giudice                            -  Senta, Tacchini, se non la smette la condanno per direttissima. Devo avvisarla: io sono portatore irrequieto del gene dell'impazienza. Mi sono spiegato?

Tacchini                           -  Ma un giudice deve avere solo il gene della giustizia.

Giudice                            -  Ce l'ho, ce l'ho! Ci ho pure quello, ma 'sta mattina me lo state facendo mutare: è alterato. Ha capito?

Tacchini                           -  Ho capito, ho capito. Ma che devo fare (afferra un giornale, lo arrotola) come la vecchia Carmela? (dà colpi di giornale a La Volpe) Mi devo fare giustizia da me? (La Volpe prima si gratta poi arrotola pure lui un giornale e giù botte da orbi. Tutti si prendono a giornalate. Il giudice picchia col martello di legno sul tavolo)

Giudice                            -  Ordine, ordine, Basta, Smettetela o vi faccio arrestare tutti! Ma insomma, siamo in un'aula di tribunale, non in uno stadio. Possibile che la Carmela vi abbia suggestionati a tal punto?

Cancelliere                       -  (Si ricompongono tutti) Sig. Giudice, non sugestione: contagio, si tratta di vero e proprio contagio genetico: la vecchia Carmela è portatrice del gene del manganello. Per fortuna è giornalaia! Se fose stata fabbro ferraio!

Giudice                            -  Ma insomma, sono stufo di sentir parlare di geni, cromosoni e acidi nucleici! Non ne posso più! E poi, questi avvocati che sono venuti a fare, mera presenza?

Cavallo                            -  Noi due avvocati, sig. Giudice, diciamo che siamo qui in doppia veste, come difensori dei due, ed anche come controparti: sì, noi siamo i soggetti della prossima causa: Cavallo contro Treccani

Giudice                            -  (Ridendo) Ah, ah, ah! Sono davvero curioso di vedere come va a finire questa lite fra tre cani e un cavallo, ah, ah, ah! (ridono tutti a crepapelle, ma il giudice martella sul tavolo) Silenzio o faccio sgomberare l'aula! Questo (si ricompone) è un tribunale, e visto che io sono un giudice di esso, dichiaro conclusa la prima causa, La Volpe contro Tacchini. Condanno La Volpe a 100 euro di multa per essersi grattato, continuamante e con gusto, per tutta la durata dell'udienza. (La Volpe smette improvvisamente di grattarsi. Il giudice lo fissa) E siccome il gratto, a quanto pare, sembra a comando, do ragione al querelato, e quindi La Volpe dovrà pagare le spese processuali.

La Volpe                         -  Ma la colpa è del gene, vostro onore!

Giudice                            -  E allora sporgetegli denuncia, e dopo esamineremo il caso in quest'aula. In ogni caso il gene di chi è?

La Volpe                         -  Mio, sig. Giudice.

Giudice                            -  Quindi, comunque la si giri, la colpa, caro Volpe, è vostra.

La Volpe                         -  Ma io sono un coatto! Voglio dire, sono costretto da lui, dal gene!

Giudice                            -  La Volpe, se uno è "affetto" dal gene del gratto, gratta non solo se stesso ma chiunque gli capiti a tiro. Io qui ho visto grattare solo La Volpe.

La Volpe                         -  Le assicuro, giudice, che vorrei grattare chiunque, ma con gran sacrificio, mi freno. Poco fa avrei voluto grattare la vecchia Carmela, ma lei capisce, sig. Giudice, che i rischi sono tanti!

Giudice                            -  La Volpe…I geni sono migliaia, ma ne conosciamo appena qualche centinaio. Sa che cosa penso da profano di biologia? Penso che alla fine i geni buoni annullano gli effetti di quelli cattivi, e che una perfetta armonia fa si che ogni individuo si comporti con responsabilità e buon senso. Quindi domani lei andrà dal Tacchino e se la rivedo qui querelante, le scaglio contro i treccani, ah, ah, ah! (tutti ridono. Martellata sul tavolo e silenzio). Quanto a lei, Tacchini, quereli, quereli pure quell'altro dipendente affetto dal gene dal sonno, o meglio lo denunci per inadempienza contrattuale. Me lo porti qui, e le assicuro che gli asporterò il gene del sonno con precisione chirurgica. Potete andare. (Vanno La Volpe e Tacchini). Cancelliere, la prossima causa.

Cancelliere                       -  La prossima causa vede davanti a questo tribunale il qui presente Cavallo contro il là presente Treccani.

Giudice                            -  Senta, La Mucca…

Cancelliere                       -  La Vacca, signor giudice, La Vacca.

Giudice                            -  Senta, La Vacca, se lei mi presenta la prossima causa come fosse un incontro di pugilato, io la faccio trasferire all'archivio generale, dove le carte arrivano fin qui (indica il naso). Capito? Su, ripresenti.

Cancelliere                       -  Il signor Cavallo, è affetto dal gene progressivo dell'otto (Cavallo per tutto il tempo della causa disegnerà sul tavolo del tribunale), mentre il sig. Treccani soffre la presenza di un raro gene, quello della radice quadrata.

Giudice                            -  Il lotto, il gioco del lotto: cioè è costretto a giocare quaterne e cinquine? Ho capito bene?

Cancelliere                       -  No, no, vostro onore, l'otto, il numero otto (lo disegna nell'aria): lo disegna sempre.

Giudice                            -  Ah, il numero otto: matematica! E allora?

Cancelliere                       -  Ebbene, il sig. Treccani, essendo, oltre che valente avvocato, anche pilota di formula tre, saputo della patologia del Cavallo, ne ha sfruttato la compulsione, facendosi disegnare il numero otto nelle sue dodici macchine da corsa.

Giudice                            -  Oh, finalmente si utilizzano i geni a fin di bene!

Cancelliere                       -  Certo, signor giudice, ma vede, il Cavallo, nonostante la coazione a dipingere l'otto ovunque gli capiti, ora pretende che il Treccani paghi i dodici otto come una prestazione lavorativa.

Giudice                            -  Cancelliere, le cause non vanno presentate come un incontro di pugilato, ma nemmeno vanno raccontate come romanzi di Thomas Mann. E si sbrighi, no!

Treccani                           - Vostro onore, posso prendere la parola?

Giudice                            -  A lei la parola, Treccani.

Treccani                           - Io che tengo il genoma alterato, signor giudice, capisco, capisco perfettamente le ragioni del Cavallo, ma lui deve anche capire le mie , di ragioni Vede, vostro onore, se lui è portatore del gene dell'otto, ebbene, io sono portatore del gene della radice quadrata.

Giudice                            -  Questo lo abbiamo già sentito, Treccani, e allora? Veniamo al dunque, su!

Treccani                           - Vengo al punto, sig. Giudice. Io devo, io voglio pagare, ma il gene mio mi obbliga a pagargli solo quattro otto.

Giudice                            -  E questa è bella! Scusi Cavallo…

Cavallo                            -  Cavallo sono io, signor giudice. Lui è Treccani.

Giudice                            -  Insomma, Treccani, se lui ha disegnato dodici otto, perché mai lei dovrebbe pagarne quattro?

Cavallo                            -  Glielo dico io, il perché, signor

Giudice                            -  siccome la radice quadrata di dodici è quattro, pretende di pagarne quattro. Questione di gene.

Giudice                            -  Ma Treccani, le pare possibile tutto questo?

Treccani                           - E' matematico. Alcuni anni fa avrei detto: la legge è la legge. Oggi devo dire: il gene è il gene!

Giudice                            -  Ma quale gene, Traccani, lei così gli sta fregando otto otto: lui ne ha disegnati dodici e lei gliene vuol pagare quattro. Scusi, ma quando lei va al supermercato, la spesa la paga facendo la radice quadrata dell'importo?

Treccani                           - Certo, signor giudice, ma vede, tutti i cassieri del supermercato sono affetti dal gene del logaritmo, che annulla l'effetto della radice quadrata, e i conti tornano sempre.

Giudice                            -  Ma che sta dicendo, Treccani, Il logaritmo è un'altra cosa: è l'esponente della potenza alla quale conviene elevare un numero fisso, chiamato base, per ottenere un numero proposto.

Treccani                           - Io tutto questo lo so, signor giudice, ma il biologo, siccome soffre di atrofizzazione irreversibile del gene della matematica, lo ha chiamato così perché convinto che esso corrispondesse all'inverso della radice quadrata. Ormai il gene si chiama così.

Cavallo                            -  Quindi io non devo avere quello che mi spetta, perché privo del gene del logarittimo, o come cavolo si chiama? Vostro onore, le pare possibile tutto questo?

Giudice                            -  Cavallo, mi lasci lavorare, e vedrà che fra poco sistemeremo tutto. Mi dica, Treccani, che sta facendo?

Treccani                           - Con un temperino sto disegnando degli otto su questo tavolo.

Giudice                            -  E lei, Cavallo, mi dica: che valore monetario hanno gli otto otto delle macchine?

Cavallo                            -  Cinquecento euro, vostro onore.

Giudice                            -  Treccani, si alzi, e ascolti la sentenza che emetto. Io la condanno ad una pena pecuniaria di cinquecento euro, per i danni arrecati al tavolo del tribunale. Tale somma verrà assegnata, a titolo di pagamento a saldo degli otto otto mancanti, al signor Cavallo.

Treccani                           - Ma vostro onore, è il gene!

Giudice                            -  Se lei si rifiuta di pagare la multa, saremo costretti ad applicare il dispositivo di cui al punto tre della sentenza n° 1250 del 9 Novembre corrente anno, della Cassazione (prende un codice e legge) nel caso in cui il convenuto non intenda pagare quanto dovuto, si dovrà provvedere all'asportazione del gene che ha causato il contenzioso.

Treccani                           - Ma vostro onore! Non è giusto, al mio genoma ci tengo!

Giudice                            -  Treccani  - prenda la cosa come un semplice logarittimo. (Un colpo secco di martello) La seduta è tolta! Avanti con la prossima causa, cancelliere!

Cancelliere                       -  (Entrano due donne, che si accomodano una di qua e una di là, nei due banchi) Alla sua sinistra, sig. Giudice, la signora Rosa Della Nonna, alla sua destra la signora Margherita Di Dio.

Giudice                            -  Cancelliere, la sente questa puzza? Metta un po' di deodorante, ma prima apra un attimo la finestra. (Il cancelliere spruzza un po' di deodorante e apre la finestra. Poi annusa l'aria)

Cancelliere                       -  Ho aperto ed ho spruzzato il deodorante, sig. giudice, ma la puzza rimane, è coriacea.

Giudice                            -  Insista, La Mucca, insista. Ecco la puzza ricorda la mucca, la vacca, la stalla, eh? Lasciamo aperta la finestra (si tura il naso).Torniamo alla causa, cancelliere. Mi dica, Della Nonna e Di Dio che cosa sarebbero, nomignoli?

Cancelliere                       -  No, signor giudice, sono i cognomi.

Giudice                            -  ( Facendo una considerazione) Rosa e Margherita: siamo passati ai fiori, ma stranamente sento questa puzza. Spruzzi, spruzzi ancora La Mucca.

Cancelliere                       -  Io spruzzo, signor giudice, ma lei continua a chiamarmi Mucca, anziché Vacca (spruzza) Io vado La Vacca, non La Mucca, Va - cca!

Rosa                                - Ma quali fiori, sig. Giudice! Io se non vinco questa causa sarò costretta a cambiare città, anzi provincia.

Margherita                       -  Sentitela, la regina dei fiori. Sig. giudice, questa persona mi sta rovinando la vita. Deve sapere, che Rosa Della Nonna vive da sola, ed abita nell'appartamento sopra il mio.

Rosa                                - Non è esatto, sig. giudice, è lei che abita l'appartamento sottostante il mio.

Giudice                            -  Signora Di Dio, questa causa comincia a prendere una piega che non mi piace. A che piano abita lei?

Rosa                                - Al quinto, sig. giudice.

Giudice                            -  Oh! Al quinto piano. Diciamo allora che Della Nonna abita al quarto e lei abita al quinto piano dello stesso edificio; oppure, che la Di Dio abita al quinto e Della Nonna al quarto. Va bene così?

Margherita                       -  Per quello che mi riguarda, quella lì può abitare anche al Colosseo, signor giudice. Tanto ormai mi ha rovinato la vita. Quella è l'incarnazione del gene della malvagità. Altro che Di Dio: Del Diavolo si doveva chiamare, Del Diavolo!

Rosa                                - Senti, nonnetta, col permesso del giudice, vengo lì (si alza e sta per afferrarle i capelli) e…

Giudice                            -  (Alzandosi, mentre il cancelliere la blocca) Di Dio, si sieda immediatamente o la multo per oltraggio alla corte. E lei, Della Nonna, non provochi. Io ancora devo capire qual'è il motivo del contendere.

Margherita                       -  Vostro onore, glielo spiego in due parole: quella lì: quella lì non ha alcun diritto di esistere, è come il virus influenzale: va combattuta con ogni vaccino. Lei la deve mettere dentro la gabbia.

Giudice                            -  Ma insomma, si può sapere che volete da me? Perché litigate? E lei Della Vacca, spruzzi, spruzzi di più (si tura il naso) qui non se ne può più. E allora, Margherita?

Margherita                       -  La lista è lunga, signor giudice, ma cercherò di far presto. Ogni volta che stendo la biancheria, annaffia i vasi con acqua di sciacquatura di piatti. Mi cammina coi tacchi a spillo, per casa, dalla mattina alla sera. Tiene la televisione accesa ventiquattr'ore al giorno. Il mio posto auto, me lo deve sempre occupare con la sua macchina. Ogni volta che mio marito attraversa il cortile condominiale, lei dal balcone gli canta "vieni vieni qui". Ogni volta che esco dal portone, dal suo balcone piove acqua puzzolente: è quella del suo bucato. Di notte fa i gargarismi per ore e ore. Ogni volta che incontra i miei figli dà loro degli scappellotti. Se sto affacciata al balcone a prendere un po' d'aria, batte i tappeti. Nel condominio è in lite con tutti. Spettegola col portiere tutti i giorni: sa tutto di tutti e semina zizzania. E poi…

Giudice                            -  Basta così. Cancelliere (si tura il naso e mimando il gesto di spruzzare lo invita a farlo.Il cancelliere esegue e si sventola per poi turarsi il naso) Mi dica, Della Nonna, lei è venuta per denunciare tutte queste cose?

Margherita                       -  No, vostro onore.

Giudice                            -  Ma allora, perché le ha fatto causa?

Margherita                       -  Puzza, signor Giudice, puzza come una pecora vecchia. Si sente anche dal balcone con la porta chiusa.

Giudice                            -  Ma Allora… la puzza che sentiamo. Dio mio! Cancelliere, ancora. Appurato che la Rosa puzza…

Rosa                                - Lei, giudice, mi offende!

Giudice                            -  Mi perdoni, signora, ma (si tura il naso). Comunque, Margherita, mi dica, se lei sta al piano di sotto, come fa a sentirla, e per giunta a porte chiuse?

Margherita                       -  Vede, signor Giudice, il suo puzzo è talmente pesante, che precipita fino al piano terra e poi si spande dappertutto.

Rosa                                - E no! Adesso, signor giudice, lei deve ascoltare me. (si sente un rumore dalle quinte)

Giudice                            -  Cancelliere, vada a vedere cosa è successo (il cancelliere si avvia, ma prende una storta al piede. Zoppicando va, per tornare subito dopo)

Cancelliere                       -  E' cascato il lampadario in testa al poliziotto di guardia. Lo stanno portando in ospedale. Inoltre è entrato un gufo dalla finestra e non sanno come cacciarlo via.

Giudice                            -  Gufi, lampadari in testa, slogature. Strano, strano davvero. Ma lei, Rosa, stava per dire la sua. La prego continui.

Rosa                                - Non è strano, vostro onore, è, direi, scientifico. E' tutta questione di geni. Ma cominciamo dall'inizio. Quando io e mio marito comprammo l'appartamento, le assicuro che non puzzavo, signor mio. Dopo un mese, venne ad abitare al piano di sotto la Margherita e famiglia. Alla riunione del condominio della settimana successiva, a cui mio marito partecipò, c'era anche la qui presente.

Giudice                            -  Signora, la sua vita sarà sicuramente interessante, ma qui interessano solo i fatti del processo, quindi la prego di stringere.

Rosa                                - Per farla breve, il giorno dopo mio marito venne licenziato su due piedi, e devetti andare a lavorare io. Il mio primo giorno di lavoro, di mattina, incontro quella signora per le scale, e appena mi butta addosso gli occhi e mi saluta, scivolo e mi faccio una rampa a ruzzoloni. Signor giudice, lo stesso giorno, la Margherita incrocia mio marito in portineria, gli stringe la mano, e nello stesso istante, Alfredo viene colpito da un infarto.

Giudice                            -  Chi è Alfredo, il portiere?

Rosa                                - Alfredo era mio marito, vostro onore.

Giudice                            -  Perché "era"?

Rosa                                - Perché quella strega me lo ha ucciso. Signor giudice, non le sto a raccontare tutte le disgrazie che si sono abbattute nel condominio, ma le dico solo che su cinquanta appartamenti, dieci sono già sfitti da un anno: nessuno ci vuole abitare. La voce s'è sparsa, anche grazie all'ufficio geni. Insomma per farla breve, quella lì è affetta da degenerazione genetica, per via del gene del malefizio. Per combattere tale virus mortale, dovevo correre ai ripari, e fu così che andai di corsa da un mago: il grande Ptonto, egiziano, esperto in magia equatoriale. Appena gli ho descritto la Margherita, mi ha dato questo (tira fuori dalla scollatura un sacchettino puzzolente. Tutti si turano il naso).

Giudice                            -  Cancelliere, spruzzi, spruzzi, per Giove! (i cancelliere esegue) Ma allora è quello che puzza, non lei.

Rosa                                - Io sono Rosa, il fiore più bello, signor

Giudice                            -  come posso puzzare (gli offre il braccio sbracciato) annusi, annusi pure, e mi dica se puzzo.

Giudice                            - (Annusando) No, lei non puzza, signora, profuma di muschio. Senta, non ce l'ha una scatoletta in cui riporre quel sacchettino puzzolente?

Rosa                                - La scatoletta io la tengo, signore, ma non mi faccia nascondere questo magico rimedio, se no sono guai.

Giudice                            -  La preghiamo tutti col cuore in mano, signora Rosa (si turano tutti il naso).

Rosa                                - E va bene (nasconde il sacchetto in una scatoletta metallica): l'avete voluto voi. (Appena chiude la scatola si spengono le luci e si sente la voce del giudice imprecare)

Giudice                            -  Bontà divina! Fuori, fuori! Tiri fuori quel sacchetto, Rosa, presto! (Torna la luce sul palco. Del giudice si vede la testa sporgere dallo scranno, il tocco in testa è fuori posto) Mi si è rotta la sedia. Ahi! Il mio femore! Cancelliere chiami il medico del tribunale (Il cancelliere alza un telefono)

Cancelliere                       -  Fate venire il dott. Zonin alla sala numero otto… Come? Ha una spalla lussata! E come è successo? … Un minuto fa? E allora mandi l'infermiere…Morto! Come morto? (Al Giudice) l'infermiere è morto. E come è morto?… (al giudice) Era nel cortile e dalla statua della Giustizia s'è staccata la bilancia che l'ha colpito in testa. Signor giudice, qui dobbiamo fare qualcosa, e subito!

Giudice                            -  (Alzandosi aiutato dal cancelliere e dopo avere dato una martellata sul tavolo con conseguente rottura del martello) La seduta è sospesa! Via, via, La Vacca! Qui tira una brutta aria! (arrancando va, seguito da tutti, ma Rosa blocca l'uscita e allarga le braccia).

Margherita                       -  No! Da qui non esce nessuno, se prima non vengo ascoltata.

Giudice                            -  Ma lei, figliola mia, è un pericolo pubblico! Noi non possiamo… (viene interrotto da Margherita)

Margherita                       -  Vergogna, giudice! Come può, una persona colta come lei credere a queste scemenze.

Cancelliere                       -  Ma i fatti parlano chiaro, signora.

Margherita                       -  Ma quali fatti, di che state parlando? Ve lo siete chiesto, come mai, prima che quella lì parlasse di malocchio, non accadeva nulla? Come mai? Andate ai vostri posti, subito! Così finalmente saprete la verità. (Ognuno, mormorando, riprende il proprio posto. Margherita mette una mano in tasca e tira fuori un foglio) Sapete cos'è questo? Un certificato. Mio cognato Augusto lavora da sette anni all'Ufficio Geni, gli ho chiesto un favore e me lo ha fatto: mi ha procurato questo prezioso foglio. (Lo porge al giudice) Legga, legga, signor Giudice.

Giudice                            -  (Legge) La signora Rosa Della Nonna, in data 10 Ottobre 2047, alle ore dieci, presso questo Ufficio Geni è stata sottoposta alla mappatura approfondita del proprio genoma. Dall'esame è risultato che la maggior parte dei geni della signora rientrano nella norma. Tuttavia, corre obbligo sottolineare due patologie tanto rare quanto gravi: la signora è portatrice critica del gene induttivo proiettivo, e del gene jettatura virale psichica. (Fine della lettura) Ma che cavolo vuol dire, Di Dio?

Margherita                       -  Sapevo che non avrebbe capito gran che, (mette la mano in tasca e tira fuori un altro foglio) ecco, legga: è la fotocopia di una pagina del vocabolario Genologico-Giuridico fresco di stampa. Sa mio cognato è aggiornatissimo. Legga, legga.

Giudice                            -  (Legge) Punto primo - Se una persona è portatrice degenerata del gene induttivo proiettivo, con la sola forza della psiche può indurre in chi gli sta vicino le qualità psichiche negative di cui è portatrice. Punto secondo - Se a tale patologia si associa anche il gene della jettatura virale psichica, la portatrice può jettaturizzare chiunque le sta attorno. (Smette di leggere) Ma allora… stando a questa carta, Rosa Della Nonna è la colpevole, sia pure indiretta, della morte del marito, e di tutto il resto! Il malocchio di Margherita è stato indotto e proiettato dalla Rosa, che è colpevole indiretta!

Margherita                       -  Indiretta, signor giudice? Io direi diretta, anzi direttissima. Quella è malata. Sì, tutti noi abbiamo i nostri bravi geni chiusi nell'armadio, ma qui occorre l'isolamento urgente del soggetto. E' lei che dovete mettere in una gabbia, ma che sia di vetro, e pesante, signor giudice.

Giudice                            -  Signori, io di questi geni ho la toga piena. Non ne posso più! Da che sono entrati nelle aule del tribunale, il caos regna sovrano e la giustizia non può più essere amministrata. Cancelliere, corra all'Ufficio Assegnazione Cause, e metta il fascicolo di questa triste causa (glielo passa) nella casella del giudice Bullone, che ama tanto la genetica-giuridica. Ma non si faccia vedere. Signori, questa causa è annullata. Essa va ricelebrata in data da destinarsi. Adesso, cancelliere, chieda se qualche signora ha nella borsetta un rossetto rosso acceso e un paio di forbici, mentre io compongo un lascia passare (disegna qualcosa su un foglio di carta).

Cancelliere                       -  Il giudice desidera sapere se qualcuna delle signore ha un rossetto rosso acceso ed un paio di forbici.

Rosa                                - Ce l'ho io, signor giudice (li prende nella borsetta). Tenga, cancelliere. (li consegna al giudice che prende il rossetto, e colora qualcosa sulla carta, poi prende le forbici e ritaglia il foglio lungo il disegno, che mostra a tutti)

Giudice                            -  Questo (mostra un corno rosso acceso disegnato e ritagliato) è il mio lasciapassare, e non c'è gene che tenga (Con una mano posata sul tocco, arrancando per via della caduta e mostrando alle signore il corno disegnato, si avvia) Cancelliere La Vacca, venga: le copro la ritirata, e porti la bomboletta: nell'aula accanto sta succedendo di peggio. Spruzzi, La Vacca, spruzzi!

FINE

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