Lui, lei e… un cagnolino piccolo piccolo…

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LA COPPIA SCOPPIA

ALDO LO CASTRO

LUI, LEI E… UN CAGNOLINO PICCOLO PICCOLO…

Commedia in due atti

          Personaggi:

SONIA

LUCIO

L’azione si svolge ai nostri giorni. in una qualsiasi città italiana.

Una breve nota: qualora possibile, suggerisco l’ingresso – nella scena conclusiva – di un cagnolino…

ATTO PRIMO

Soggiorno-cucina di appartamento medio-borghese. A destra, la cucina con relativo piano cottura, lavello, etc. La zona cucina è divisa dal resto del salone da un piccolo muretto. Porta-balcone, al centro del salone sul fondo; una finestra a destra – sempre sul fondo, nella zona cucina – e uscita comune sul fondo, a sinistra, oltre la quale si scorge un corridoio. Il salone-soggiorno è arredato sobriamente: un tavolo, delle sedie, un divano, un televisore, etc.

            È una domenica mattina. All’apertura del sipario, la scena è vuota.

1 –

(Entra Lucio, ancora in pigiama e piuttosto assonnato. Sbadiglia un paio di volte. Si dirige come un automa, ai fornelli e inizia a prepararsi il caffé)

SONIA – (entra) Che fai?

LUCIO  – Domanda idiota.

SONIA – No. Risposta idiota.

LUCIO – Ho la caffettiera in mano. Sto riempiendo l’apposito contenitore con due misurini di caffé… Cosa vuoi che stia facendo, le tagliatelle?

SONIA – (ironica) I miei rallegramenti. Sei sempre di buonumore!

LUCIO – E tu sempre indisponente.

SONIA – Mi sono accorta benissimo che stai preparando il caffé…

LUCIO – La tua perspicacia  m’impressiona.

SONIA - … ma non capisco perché a quest’ora.

LUCIO – Sono le sette o mi sbaglio?

SONIA – Non ti sbagli.

LUCIO – E allora?

SONIA – Arrogante e svanito.

LUCIO – Ma di’, sei scema? Tutte le mattine mi preparo il caffé alle sette in punto, per la semplice ragione che alle otto devo già trovarmi in strada e alle otto e trenta in ufficio. Ergo perché tanta meraviglia?

SONIA – Perché oggi è domenica. “Ergo” perché tanta premura di prepararsi il caffé?

LUCIO – Domenica?

SONIA – Confermo: domenica.

LUCIO – E non potevi ricordarmelo subito anziché menare il can per l’aia?

SONIA – A proposito di cani, bisogna portare fuori Rudy…

LUCIO – Non io! Il piccolo cane alieno espleterà i suoi sporchi bisogni fisiologici, assistito da qualcun altro! (Abbandona la caffettiera) M’è passata anche la voglia del caffé!

SONIA – Sei ridicolo, Lucio. Francamente non riesco a capire perché tu ce l’abbia tanto con quel povero cagnolino…

LUCIO – Chiariamo. Non sono io ad avercela con lui. È lui che non mi sopporta.

SONIA – Ma che dici? Ne parli come fosse un essere umano! Guarda che è solo un cane!

LUCIO – E che vuol dire? I cani – così come le bestie umane – provano antipatia o simpatia. E lui mostra nei miei confronti una chiara, dichiarata, enorme e compiaciuta avversione.

SONIA – Ma non dire sciocchezze!

LUCIO – Sciocchezze?! Ragiona, per favore. Capisco di pretendere troppo quando ti dico “ragiona” ma sforzati ugualmente di ragionare!

SONIA – Farò del mio meglio.

LUCIO – Non basta ma prendo atto della tua buona volontà. E allora, seguimi…

SONIA – Non faccio altro da un quarto d’ora.

LUCIO – Io lo porto fuori, lo faccio passeggiare, assecondo con pazienza francescana i suoi movimenti… Per un’ora – dico “un’ora”! – mi obbliga a stargli dietro, come un’anima in pena, stanco, stressato e incazzato… E lui, niente: né una goccia di pipì né una molecola di cacca! Stremato e persino un po’ in colpa per non aver condotto a termine la mia missione, prendo allora la via del ritorno a casa. Bene. Sai che fa il tuo piccolo Rudy, a quel punto?

SONIA – Lo so. ma è successo soltanto un paio di volte.

LUCIO – Errore. “Tutte” le volte. Entra con me in ascensore e, colto da improvvisa e improrogabile ispirazione… plaff! La fa lì, dentro l’ascensore: abbondante, olezzante e monumentale! Tra parentesi, mi son sempre chiesto come sia scientificamente possibile che un cane così piccolo riesca a fare una cacca così grande! Mistero!

SONIA – Tutto questo po’ po’ di discorso per comunicarmi che stamattina non hai intenzione di portare Rudy fuori!?

LUCIO – Né stamattina né mai! Non mi faccio prendere in giro da venti centimetri di pelo grigio attaccato a una coda!

SONIA – Va bene. Messaggio ricevuto. Dovrò pensarci io, allora. Finisco di vestirmi. (Esce)

LUCIO – Finisco di preparare questo benedetto caffé.

2 –

(Lucio poggia sulla piastra la caffettiera e aspetta).

LUCIO – Domenica! Il mio orologio biologico è decisamente inaffidabile. Una volta su due fa cilecca! Secondo me, in una settimana dovrebbero trovare spazio almeno due domeniche: per dare un’altra chance ai rincoglioniti.

VOCE DI SONIA – Io esco! (Verosimilmente si rivolge al cane) Rudy! (si ode un curioso scampanellio) Eccolo qui, il mio tesoruccio!

LUCIO – Come t’è venuto in mente d’attaccare al collo di un quadrupede peloso, quell’insopportabile sonaglio?

VOCE DI SONIA – Non è un sonaglio ma una vezzosa campanellina! (Al cane)  Su, andiamo ché la mammina ti porta fuori… visto che papuccio non ti vuol bene…

LUCIO – (all’indirizzo della moglie) Prendi la macchina, infila l’autostrada e lascialo legato a duecento chilometri da qui! Se ha culo, qualche coglione si fermerà a raccattarlo! E se non ha culo – e ne dubito…

VOCE DI SONIA – Se non sapessi che scherzi, ti avvelenerei alla prima occasione!

(Rumore della porta che si chiude)

LUCIO – Scherzo?! E chi scherza? Mai conosciuto un cane così stronzo e provocatorio, seppure così piccolo e apparentemente innocuo! (Sorseggia il caffé) Che schifo! Ma che cazzo ci ho messo in questo caffé? (Si porta ai fornelli e verifica) Il caffé non l’ho proprio messo, questo è il punto! (Solleva contrariato la confezione presa per sbaglio) “Zucchero di canna”! Benissimo. Questa domenica è iniziata alla grande! E se tanto mi dà tanto, ho il serio sospetto che continuerà anche peggio. Tremo al pensiero che sono appena le otto!

(Si siede e accende una sigaretta. Suona il telefono. Lucio, infastidito, alza il ricevitore)

            Chi è? Ciao, Daniele. Ma dove vuoi che sia? Mi hai chiamato al telefono di casa, ti ho risposto da casa e dunque dove diavolo vuoi che sia, in Giappone? Non sono incavolato ma se tu fai domande cretine…! Non sono neppure di cattivo umore. Insomma, taglia corto e non rompere. Dimmi che vuoi. Andare dove? Al lago? Daniele, fermati, prendi fiato: so bene cos’è un lago. Non t’affannare a darmene la definizione scientifica! E allora, che? Non mi va. Non mi va e basta. Ecco, bravo, resto a casa. Perché, cosa? E che ne so?… Probabilmente perché non no nessuna voglia di andare al lago o forse perché non ho proprio voglia di uscire o per un accidente che non ti pigli! Ti sbagli, non sono nervoso. Sì, ne sono certo. Bene. D’accordo. Ho capito, andrai in bici… In macchina? Ma va’ come cazzo vuoi: in bicicletta, in macchina, in aereo, a cavallo…! Non sono agitato. Sì, ciao, ciao. Daniele, ciao! (Riattacca nervosamente) E che…! Non la finiva più con ‘sto lago! (Riflette) Ma di che lago parlava il demente… se non c’è ombra di lago nel raggio di trecento chilometri?  Quello è fuori di testa…Chissà dove andrà a finire… Beh, male che vada, lo rimanderanno a casa col foglio di via.

(Si risente il rumore della porta che si chiude e poi ancora lo scampanellio)

VOCE DI SONIA – Siamo qui!

LUCIO – Ho sentito! E staccagliela quella maledetta campanella se proprio non te la senti di staccargli la testa!

VOCE DI SONIA – Campanellina e testa stanno benissimo dove stanno. (Al cane) Vieni qui, amore mio, ché la mamma ti toglie il guinzaglio…

LUCIO – Ti proibisco di fare entrare qui la fastidiosa bestiolina!

VOCE DI SONIA – Va’ a cuccia, tesoro… Non hai sentito l’orco cattivo? Quello ti mangia in un sol boccone. Ahm! Così, ti mangia!

LUCIO – Non sei divertente!

(Altro scampanellio)

3 –

SONIA – (entra) Nemmeno tu mi fai scompisciare dalle risate.

LUCIO – Non ne ho la pretesa.

(Pausa di silenzio)

SONIA – Come intendi organizzarti, oggi?

LUCIO – Non ne ho la più pallida idea.

SONIA – Non ti ho chiesto che cosa vuoi fare della tua vita. Ti ho solamente domandato…

LUCIO – Ed io ti ho risposto. Non lo so.

SONIA – Non è una risposta.

LUCIO – Lo è.

SONIA – Comunque, non è esaustiva.

LUCIO – Pazienza.

SONIA – Sei superficiale, Lucio.

LUCIO – Pazienza.

SONIA – La giornata mi sembra abbastanza bella.

LUCIO – In che senso?

SONIA – In senso meteorologico, naturalmente.

LUCIO – Volevo ben dire.

SONIA – Le sole speranze cui possiamo legittimamente aspirare, ormai, appartengono esclusivamente alla sfera meteorologica. Chissà se nel pomeriggio, il tempo si manterrà altrettanto bello…

LUCIO – Non me ne frega assolutamente nulla.

SONIA – Hai intenzione di restare a casa tutto il giorno?

LUCIO – Probabile.

SONIA – Ottima prospettiva.

LUCIO – Dammi una sola ragione per non rimanere a casa.

SONIA – “Vivere!”, ad esempio. Non ti sembra una ragione accettabile? O meglio, sopravvivere. Sopravvivere a questa noia mortale.

LUCIO – Sonia, ne hai ancora per molto? Ti avverto che questo ridicolo sproloquio mi ha già notevolmente triturato i genitali.

SONIA – Perché li chiami “genitali”? Tale definizione dovrebbe riguardare soltanto quegli attrezzi maschili atti a “generare”. I tuoi, credo, non abbiano affatto espletato il compito per cui madre natura li ha creati.

LUCIO – Ci risiamo? Se i figli non sono arrivati, non è colpa mia e tu…

SONIA – I figli non “arrivano”! I figli “si vogliono”!

LUCIO – Non sono certo stato io a non volerli!

SONIA – Quanto alle colpe, abbiamo solo appurato che “io” non ne ho. Giacché, per quel che riguarda te, hai rinunciato a qualunque tipo d’indagine.

LUCIO – Ora basta! Smettila! Non provocarmi, altrimenti…

SONIA – Altrimenti… cosa?

LUCIO – Ti prendo a calci in culo! E bada che ne son capace!

SONIA – Sì, ne sei capace, lo immagino. Il problema è che, dopo avermi preso a calci, quegli affari che ti ostini a chiamare impropriamente genitali, te li ritroverai al posto delle tonsille! E bada che anch’io ne sono capace!

LUCIO – Bene. Adesso che si siamo sfogati, chiudiamo qui il nostro dialogo.

SONIA – Hai ragione tu: chiudiamo l’argomento, chiudiamo qualsiasi argomento.

LUCIO – Posso sapere che diavolo hai? Sei sempre nervosa, attaccabrighe, insoddisfatta… Ma qual è la ragione?

SONIA – Ah, sarei io l’attaccabrighe, l’annoiata…? E tu? Non mi risulta che tu sia incline al dialogo, equilibrato e soddisfatto.

LUCIO – Se sono diventato scorbutico, la colpa è tua e del tuo comportamento!

SONIA – E ti pareva! Vuoi sapere che ho? Ebbene, sono preoccupata.

LUCIO – Preoccupata… di cosa?

SONIA – Preoccupata per me, per te, per ciò che non abbiamo, per la nostra vita di coppia… Preoccupata per il nostro futuro…

LUCIO – Non vorrai preoccuparti anche della fame nel mondo o della guerra in Iraq, spero…

SONIA – Non ti offenderai se ti dico che sei meschino, presuntuoso, superficiale, inaffidabile, insensibile e caparbiamente cretino.

LUCIO – Hai finito?

SONIA – Potrei continuare ma non voglio straziarti il cervello.

LUCIO – (urla) Vuoi sapere perché non ti sopprimo? Per non darti la soddisfazione di vedermi finito in galera! È assurdo e iniquo, lo so. È immorale, me ne rendo conto ed è soprattutto ingiusto ma se ti ammazzo, avranno l’impudenza di condannarmi all’ergastolo!  (Esce)

4 –

(Luce solo su di lei. Si sente la voce di Sonia – naturalmente registrata – che darà vita ai pensieri della stessa).

VOCE DI SONIA – Che buffo! Io amo quest’uomo. L’ho sempre amato. Nonostante i suoi difetti. Nonostante tutto. Però – lo confesso – mi piacerebbe un Lucio… diverso. E una situazione diversa.

(Il sogno di Sonia si materializza. Irrompe in scena Lucio, visibilmente allegro e con l’aria di chi si appresta a fare uno scherzo. Si porta alle spalle di Sonia, le copre gli occhi con le mani e altera goffamente la voce).

LUCIO – Prova a riconoscermi, donna! Rispondi, chi si è intrufolato in casa tua?

SONIA – (ride divertita) Non ti sei intrufolato solo nella mia casa ma anche nella mia vita!

LUCIO – Imperdonabile intrusione. Ma ho un sacco di attenuanti…

SONIA – Per esempio?

LUCIO – Uno, in special modo.

SONIA – Cioè?

LUCIO -  Il motivo principale per cui, bella signora, mi sono introdotto nella sua vita è che… l’amo da morire. (L’abbraccia. Lei, per gioco, si scioglie da quella stretta)

SONIA –E perché mai dovrei crederle, caro signore?

LUCIO – Guardi in fondo ai miei occhi, dolcissima signora, e verifichi pure, prego.

SONIA – (sorride e lo scruta platealmente negli occhi) Vediamo un po’. Francamente, non vi scorgo nulla di interessante… o forse, sì… qualcosina… roba di poco conto.

LUCIO – La prego, mi dica che anche lei mi ama alla follia!

SONIA – (gli butta le braccia al collo) Sì, lo confesso: ti amo alla follia!

(I due si scambiano un bacio)

SONIA – Il bambino?

LUCIO – Dorme come un angioletto.

SONIA – E…

LUCIO – Sì, anche Rudy dorme tranquillo nella sua cuccia. (Si alza, mette in funzione lo stereo: la musica di un valzer inonda la scena) Mi concede questo ballo, signora?

SONIA – Con enorme piacere, signore.

(I due ballano. Durante il valzer, lentamente, buio.

Un istante dopo – quando la scena tornerà ad illuminarsi – ritroviamo Sonia, seduta come prima del “sogno”. Entra Lucio)

5 –

LUCIO – La doccia non funziona, ovviamente.

SONIA – Ovviamente.

LUCIO – Ieri ti avevo supplicata di telefonare all’idraulico.

SONIA – Ho telefonato all’idraulico.

LUCIO – E allora?

SONIA – Ieri era sabato, oggi è domenica. Spera di potercela fare – mi ha detto – per domani o martedi.

LUCIO – E perché non giovedi o venerdi… o magari il mese prossimo?

SONIA – Ma perché te la prendi con me? Che cavolo c’entro io?

LUCIO – E con chi dovrei prendermela, secondo te?

SONIA – Con l’idraulico. Sarebbe più sensato seppure inutile.

LUCIO – E invece ce l’ho proprio con te, guarda un po’! Perché non sei stata capace di mandarlo a quel paese e chiamarne un altro! Sarebbe stato così difficile?

SONIA – Non l’ho mandato a quel paese per la semplice ragione che non avrei in nessun modo trovato un altro idraulico disposto ad aggiustarti la doccia il sabato o la domenica. Quindi ho creduto…

LUCIO – Quel che tu credi non ha la minima importanza! Il problema serio, adesso, è che non potrò lavarmi.

SONIA – Infilati nella lavatrice: con un paio di risciacqui e qualche centrifuga, risolverai il tuo problema serio. (Esce)

6 –

LUCIO – (riflette) Nella lavatrice?! (Realizza e inveisce all’indirizzo della moglie) Preferisco la vasca da bagno, se permetti! È più rilassante… ed io ho sempre bisogno di rilassarmi, in questa casa!

VOCE DI SONIA – Anch’io!

LUCIO – (tra sé) Che vita scialba e barbosa! Che vita di merda! Quel che manca è… è il pepe, l’allegria, la voglia di essere – perché no? – trasgressivi e sessualmente intraprendenti! Sarebbe tutta un’altra faccenda…

(Il “sogno” di Lucio si materializza. Rapido cambio di luce.

Lucio è sempre in scena. Appare, alquanto svestita e provocante, Sonia. I due ballano un appassionato, travolgente tango. Poi si abbandonano sul divano).

LUCIO – I tuoi occhi sono gemme preziose abilmente incastonate in un volto incantevole e sfavillante di luce! Le stelle del firmamento - seppure splendide e belle - provano invidia per il fulgido fascino dei tuoi globi oculari e la radiosa luna impallidisce alla tua vista e, confusa, cela la vergogna dietro una compiacente nuvola. Porca troia, quanto mi piaci!

SONIA – Le tue parole sono note dolcissime per i miei organi uditivi. Sono schegge di luce, scintille d’amore, gocce di fresca rugiada che giungono fino all’anima… Prendimi qui, porcone!

LUCIO – (freneticamente le stringe forte il braccio) Sì, ti prendo qui! (Le afferra le spalle) E poi qui! (Le stringe i fianchi) E qui!

SONIA – (stizzita) Prendimi qui, sul divano!

LUCIO – (finalmente capisce) Ah, qui, sul divano? Ma certo, sarai mia sul divano, sotto la doccia, sulla lavastoviglie, dentro la lavatrice, nel cassetto del comò…

SONIA – In ascensore…!Sì, in ascensore! Mi piace il su e giù: lo trovo divertente e alquanto eccitante! Vieni, facciamolo in ascensore, maialone!

LUCIO – In ascensore…? Dici davvero?

SONIA – Sì, mio bel maschio sudicione! Andiamo!

LUCIO – Forse non è il caso… Via, amore, fatti venire qualche altra idea.

SONIA –(nervosamente) Io l’idea l’ho avuta ma tu stai tentando di sabotarla! Se non vieni subito con me, entrerò tutta nuda in ascensore e farò su e giù da sola! (Via, seguita da Lucio.

Buio. Si sente il trillo del telefono. Quando tornerà la luce, rivedremo Lucio, da solo, come prima del “sogno”).

LUCIO – Vuoi rispondere al telefono, sì o no?

VOCE DI SONIA – No!

LUCIO – (alza il ricevitore) Chi è? Pronto! Pronto! Chi cacchio è?

SONIA – (entra) Chi cacchio è?

LUCIO – (ripone il ricevitore) Hanno riattaccato.

SONIA – Perché avrebbero dovuto riattaccare?

LUCIO – Già, perché?

SONIA – C’è una spiegazione a tutto.  Magari si sarà reso conto d’aver sbagliato numero e…

LUCIO – Bada che io non sono un fesso!

SONIA – E’ ancora da dimostrare.

LUCIO – Appena il tizio ha sentito la mia voce, ha riattaccato.

SONIA – Appunto. Perché ha capito d’aver sbagliato. E poi, perché dici “il tizio”? Non potrebbe essere stata una “tizia”?

LUCIO – Lo escludo.

SONIA – Lo escludi?

LUCIO – Il respiro m’è parso piuttosto maschile.

SONIA – Ma guarda un po’!

(Suona ancora il telefono)

LUCIO – Adesso lo mando…!

SONIA – Rispondo io. (Alza la cornetta) Sì, pronto. Sì, sono io. Chi è?

LUCIO – Chi è?

SONIA – Sta zitto. No, non dicevo a te… No, non sono sola, infatti. (Guarda il marito con intenzione) Ma è come se lo fossi. Dimmi tutto.

LUCIO – Ma si può sapere chi è questo imbecille?

SONIA – (a Lucio) Non è un imbecille! (All’interlocutore telefonico) Dice che sei un imbecille. Sì, così ha detto.

LUCIO – Ma chi è, Daniele?

SONIA – No. No, non dicevo a te. Che vuoi farci? Sì, è qui con me ma sta’ tranquillo, è innocuo. (Ride di cuore)

LUCIO – Ma che ridi?  Cosa c’è da ridere tanto?

SONIA – (continua a ridere) Davvero? Questa è bella… Ma sì, ti credo… Un affare serio, a quanto pare… Ma no, non ti prendo in giro, ci mancherebbe. D’accordo, non rido più, contento? Cosa? Non so se posso. Ho capito ma non so se mi sarà possibile, ti dico. Va bene, vedremo. Va bene, va bene. Ciao. Ciao. Te lo prometto. Ciao. (Riattacca)

LUCIO – Cos’è che gli prometti?

SONIA – Eh? No, niente d’importante.

LUCIO – Posso sapere chi era?

SONIA – Un amico o meglio, un collega.

LUCIO – Un collega?

SONIA – Sì. Che c’è di tanto strano?

LUCIO – Strano e curioso, direi… considerato che tu non lavori.

SONIA – Prima che ci sposassimo, lavoravo in uno studio legale. O no?

LUCIO – Ma sono passati cinque anni. O no?

SONIA – E allora? È così bizzarro che un collega mi chiami seppure dopo cinque anni?

LUCIO – Sì. Assolutamente bizzarro. (Silenzio) E… che ti diceva di tanto divertente da farti crepare dal ridere?

SONIA – Ma figurati, sciocchezze.

LUCIO – Sciocchezze, va bene. Raccontamene una… così, per riderci anch’io.

SONIA – E chi ti dice che ne rideresti?

LUCIO – Tu provaci. E se non riderò, amen.

SONIA – Sei noioso, Lucio.

(Lungo silenzio)

LUCIO – Posso… Posso farti una domanda?

SONIA – Se proprio ti scappa…!

LUCIO – So perfettamente che è una domanda ignobile. Indegna di un marito per bene...

SONIA – Non farla tanto lunga.

LUCIO - … posta ad una moglie per bene.

SONIA – Ho capito. E allora?

LUCIO – Mi tradiresti, tu?

SONIA – Sì.

LUCIO – Evviva la sincerità.

SONIA – E tu? Tu mi tradiresti?

LUCIO – Non cambiare discorso!

SONIA – Non cambio discorso. Ho solo ribaltato le posizioni. Rispondi, dunque: mi tradiresti?

LUCIO – No!

SONIA – E perché?

LUCIO – Perché… perché… Ma che cacchio c’entro io? Sei tu, ora, al centro della questione. E mi hai già dato una risposta, mi pare. Una risposta chiara ed inequivocabile.

SONIA – Leale, soprattutto. Al contrario della tua.

(Silenzio)

LUCIO – Le donne si distinguono in due categorie: le poco di buono e le puttane. Tu a quale specie appartieni?

SONIA – Gli uomini – i maschi, intendo – si suddividono in due tipologie: gli stronzi e gli inetti. Con quale schiera ti identifichi, tu?

(Silenzio.

Entrambi, all’unisono, prendono dal medesimo pacchetto, una sigaretta e l’accendono).

LUCIO – (sorpreso) Stai fumando!

SONIA – Intuito straordinario.

LUCIO – Ma se non hai mai acceso una sigaretta in vita tua!

SONIA – C’è una prima volta per tutto.

LUCIO – Hai sempre sostenuto la lotta antifumo come un’autentica crociata e adesso…

SONIA – Nelle lotte, si vince e si perde. Io ho perso e… ci fumo sopra… per consolarmi della disfatta.

LUCIO – Inaudito! E tutte le tue appassionate filippiche sui danni che provoca…

SONIA – Oh, Falla finita, m’hai stufato. Io fumo e basta!

LUCIO – Magari sarà stato il tuo misterioso… collega a convertirti…

SONIA – No, la conversione è avvenuta per folgorazione divina come per San Paolo, sulla via di Damasco.

LUCIO – Quando lo hai visto, l’ultima volta?

SONIA – Chi?

LUCIO – San Paolo! Chi?! Di chi stiamo parlando?

SONIA – Di chi stiamo parlando?

LUCIO – Di lui! Del tuo affascinante collega!

SONIA – Chi ti dice che sia affascinante?

LUCIO – Non lo è?

SONIA – Non saprei. Per certi aspetti potrebbe dirsi affascinante, per altri, no. Il concetto di fascino è assolutamente opinabile.

LUCIO – Naturalmente. Esci spesso con lui?

(Silenzio)

            Quando vi siete visti, l’ultima volta?

(Silenzio)

            Smettila di fumare e rispondi!

SONIA – Anche se fumo, potrei risponderti ugualmente, se volessi.

LUCIO – Capisco. Non affannarti a rispondere. Il tuo silenzio è più eloquente di qualsivoglia risposta.

(Silenzio di entrambi. I due, l’uno di fronte all’altra, si guardano fissamente. Un rapido cambio di luci, vedremo illuminati soltanto i due personaggi che continuano a guardarsi negli occhi. Le luci dovranno “dichiarare” che il prossimo “sogno” appartiene ad entrambi. Un momento dopo, il “sogno” si concretizza. Le luci illuminano la scena come prima. Lucio e Sonia, seduti sul divano guardano la tv che trasmette un cartone animato in lingua inglese)

SONIA – Amo tutto ciò che è britannico persino la regina Elisabetta, il Big ben e il sale inglese ma non sopporto la lingua: mi innervosisce.

LUCIO – La penso alla stessa maniera.

SONIA – E allora perché ti sei incaponito a vedere per la terza volta questo stupido cartone?

LUCIO – Perché voglio imparare la lingua inglese.

SONIA – Ma se non conosci una sola parola d’inglese?!

LUCIO – Ecco perché voglio impararlo.

SONIA – Dando per scontato che questo sia un buon metodo, non vedo la ragione per cui tu debba conoscere necessariamente l’inglese.

LUCIO – Tutto il mondo parla inglese. Non vorrai mica continuare a vivere fuori dal mondo! Senza la conoscenza dell’inglese, si vive male, cara mia.

SONIA – Noi viviamo male a prescindere. Vivremmo male anche se conoscessimo il cirillico e il giapponese. In ogni caso, secondo la tua teoria, tutti quelli che parlano l’inglese dovrebbero vivere benissimo. E a me non risulta.

LUCIO – Ma che diavolo c’entra?

(Si sente uno strano suono, in lontananza…)

SONIA – Cos’è?

LUCIO – E’ probabile sia scattato l’allarme di qualche appartamento. Questi congegni sofisticati, alle volte…

DONIA – No, non si tratta di niente del genere.

LUCIO – E cos’altro vuoi che sia, allora?

SONIA – Non lo so.

(Lo strano suono si avvicina sempre più fino a quando diventa ossessionante. I due sono costretti a urlare per farsi sentire).

LUCIO – Ma… che sta succedendo?

SONIA – (piuttosto impaurita, si accosta al marito) Lucio!

LUCIO – (stringe la mano a Sonia) Stiamo calmi… Deve esserci una spiegazione!

SONIA – Quell’affare che sta davanti ak nostro balcone ha tutta l’aria di essere un… Come cazzo si chiama tecnicamente?

LUCIO – Ufo.

SONIA – Cioè, un disco volante!

LUCIO – Non è un disco. Non vedi che ha la forma triangolare?

SONIA – Non stare a sottilizzare! Triangolo, quadrato o trapezio, non è certo un aereo dell’Alitalia!   

(Verosimilmente una nave spaziale si è arrestata proprio di fronte all’appartamento. Una miriade di luci dai colori e toni diversi, penetra nel salone attraverso la porta del balcone e la finestra della cucina. Nello stesso istante le luci di scena si spengono: il salone, adesso, è invaso da una fantasmagoria di luci che si rincorrono, come impazzite, su tutto lo spazio scenico. Lucio e Sonia – mano nella mano, spalle al pubblico, guardano impietriti verso la porta del balcone).

SONIA – Che… che vorranno, secondo te?

LUCIO – Non aver paura, non ci faranno del male…

SONIA – Lo spero.

LUCIO – Se avessero voluto farci del male…

SONIA – L’avrebbero già fatto, vero?

LUCIO – Appunto.

SONIA – Lucio… prima che accada il peggio… ci tengo a dirti che sei un coglione ma ti amo ugualmente.

LUCIO – Anch’io ti amo da morire, nonostante ti abbia sempre considerato una stronza rompiballe.

(Le luci continuano a tempestare la scena ma l’infernale suono si affievolisce. Ora è appena un impercettibile sibilo).

SONIA – E ora… che succede?

LUCIO – Qualcosa… succederà.

SONIA – Mi auguro di no.

 (Le luci dell’astronave – seppure ancora molto intense – sembrano placarsi. Improvvisamente una strana voce metallica scuote la scena: pronuncia delle parole o meglio, dei suoni incomprensibili. Lucio e Sonia si abbracciano istintivamente).

SONIA – (urla terrorizzata) Chi è?

(La strana voce sembra risponderle)

LUCIO – Non urlare… potresti irritarli…

SONIA – E allora parla tu, digli qualcosa!

LUCIO – Ma a chi?

SONIA – A… quelli lì, no?

(Ancora la voce metallica)

LUCIO – Che avrà detto?

SONIA – Qualunque cosa abbia detto, rispondigli!

LUCIO – E in che lingua? Non mi capirà… Ricordassi una sola parola d’inglese!

SONIA – Non puoi perché tu non conosci una sola parola d’inglese!

(Ora, la voce sembra quasi minacciosa)

LUCIO – (si rivolge all’interlocutore “alieno”) Noi… Noi siamo italiani!

SONIA – Che cavolo stai dicendo?

LUCIO – Perché… non siamo italiani?

SONIA – Ma quelli lo sanno già che siamo italiani!

LUCIO – Dici?

SONIA – In ogni caso, non credo possa servire a qualcosa!

LUCIO – (rivolto sempre verso l’esterno) Noi… Noi siamo amici!

SONIA – Ma come vuoi che ti prenda sul serio?

LUCIO – Perché non dovrebbe?

SONIA – Se nemmeno li conosciamo, come possiamo dichiararci “amici”?

LUCIO – E allora, che si fa, li invitiamo a cena, prima? Non ti va bene nulla! Parlagli tu, mi sono rotto le scatole!

SONIA – (si fa forza e si rivolge agli alieni) Scusate, signori…  Esattamente… cosa desiderate da noi? Discutiamone, no?

LUCIO – Ma che fai, li incoraggi alla conversazione?

SONIA – E che dovrei fare?

LUCIO – Dobbiamo mandarli via, non fare salotto!

(Ancora la voce metallica che sembra incattivirsi)

SONIA – Mamma mia…!

LUCIO – L’hai fatto incavolare!

SONIA – Io?!

(Improvvisamente si sente abbaiare Rudy, il cagnolino. Come per miracolo, il suono dell’astronave e le relative luci hanno  un sussulto: le luci spariscono assieme alla nave spaziale. Tornano le luci di scena)

LUCIO – Pare che…

SONIA – Sì, pare anche a me.

LUCIO – Se ne sono andati! (Abbraccia la moglie)

(Si sente il tintinnio del collare di Rugy)

SONIA – Rudy! (A Lucio) Ti rendi conto? Hanno avuto paura di Rudy e sono scappati via!

LUCIO – L’ho sempre detto che quel cane è un alieno ma… lo adoro!

LUCIO – SONIA – (insieme correndo fuori) Rudy!

(Buio per un istante. Quando le luci ritorneranno, ritroviamo Lucio e Sonia, seduti, come prima del sogno, a guardarsi).

SONIA – Credo… di aver fatto uno strano sogno.

LUCIO – Anch’io.

SONIA – Il mio era davvero strano.

LUCIO – Non più del mio.

SONIA – Vuoi sempre avere l’esclusiva su tutto!

LUCIO – Va bene, va bene, non ho nessuna voglia di continuare a litigare.

SONIA – Io ho sognato che un Ufo si era fermato davanti a casa nostra, ecco.

LUCIO – No?!

SONIA . Perché mi contraddici sempre? Se ti dico che…

LUCIO – Anch’io!

SONIA – Anche tu… cosa?

LUCIO – No, nulla…

(Si risente lo scampanellio del collare di Rudy)

SONIA – Credo che Rudy chieda di uscire…

LUCIO – Non con me!

SIPARIO  

    

  

ATTO SECONDO

Medesima scena del primo atto. Sono trascorsi alcuni anni. È ancora domenica. Tarda mattinata. All’apertura del sipario, Lucio, seduto a fumare sul divano, guarda la tv. Squilla il telefono

LUCIO – Rispondi tu?

VOCE DI SONIA – No.

LUCIO – Naturalmente. (Alza la cornetta) Chi è? Ciao, Daniele. Benissimo, grazie e tu? Ne sono felice. E adesso che ci siamo rassicurati sul nostro reciproco stato di salute, possiamo chiudere la conversazione? Non sono nervoso… e nemmeno di cattivo umore. E allora, visto che abbiamo superato la fase formale della telefonata, ti dispiacerebbe dirmi… Ma non ce l’ho con te, Daniele! Perché mai dovresti starmi sulle palle? Solo perché da quindici anni, mi chiami tutte le domeniche per delle stronzate? Ma figurarsi! Aspetta un momento… Ti avverto: se continui a chiedermi se sono nervoso, finirai col farmi  incazzare davvero! Ecco, bravo, ti ringrazio. Sì, ti ascolto. Non mi concedi scampo: “devo” ascoltarti. Sì… sì… Che attentato? Dico: a quale attentato ti riferisci, considerato che ne succede uno al giorno? Stamattina? E dove? Era affollato? Ti ho chiesto se il pullman era affollato! Se ci sono stati trenta morti, vuol dire che era affollato, ti pare? No, non l’ho sentito il tg… Stavo vedendo un vecchio film in dvd. Lo so, la situazione è critica… Possiamo solo augurarci che al più presto ritorni la calma. Qui, si corre il rischio di saltare in aria da un momento all’altro. E già, non è una bella prospettiva. Fai bene, mi sembra sensato. No, rimango a casa anch’io. Dove vuoi che vada? E poi, con l’aria che tira… Bah, speriamo bene. Speriamo, soprattutto, che non accada il peggio. Va bene. Va bene. Ciao. E tu salutami Cristina. Ma chi ha parlato di bambina? Ho detto “Cristina”, salutami Cristina! Esatto! Ciao! (Riattacca) Col passare degli anni, si rincoglionisce sempre di più!

2 –

SONIA – (entra) “Chi” si rincoglionisce?

LUCIO – Daniele.

SONIA – Perché dici che è rincoglionito? Cristina non s’è mai lamentata di lui.

LUCIO – Lei non fa testo: è più imbecille di suo marito!

SONIA – Secondo te, eccetto noi, tutti gli altri sono dei poveri  imbecilli!

LUCIO – Eccetto “noi”? E chi l’ha detto? Che c’entri tu?

SONIA – Hai ragione. Perdonami se per un attimo – colta da improvviso raptus di megalomania – mi sono indegnamente uguagliata a te!

LUCIO – Comunque, riconosco che non sei idiota quanto Cristina.

SONIA – Alle volte mi irriti al punto che ti pianterei una coltellata nella pancia. Il guaio è che non ne ho il coraggio!

LUCIO – Ecco perché t’ho sposata: con te sono sicuro di non ricevere mai una coltellata nella pancia.

SONIA – Sì ma sta’ in guardia: la natura umana, spesso, è soggetta a metamorfosi sorprendenti.

LUCIO – Questo è assolutamente vero.

(Pausa. Entrambi accendono una sigaretta)

SONIA – Dovremmo smettere di fumare.

LUCIO – Perché?

SONIA – Perché fumare è un vizio.

LUCIO – Se per te è un vizio, smetti pure. La mia è una piacevole abitudine.

SONIA – E ti pareva! Ma sappi che il mio vizio e la tua piacevole abitudine conducono alla tomba esattamente allo stesso modo.

LUCIO – Anche la vita conduce alla tomba. E allora?

SONIA – E allora niente, mi arrendo. (Pausa) Che ti raccontava Daniele?

LUCIO – Nulla d’importante. Il solito attentato terroristico.

SONIA – Un altro?

LUCIO – Perché ti sorprende?  Se ne contano due o tre per settimana. Nel mese scorso, ad esempio…

SONIA – Cosa fai, tieni la contabilità degli attentati?

LUCIO – Non tengo la contabilità. Mi limito alla semplice constatazione di quanto accade da un anno a questa parte.

SONIA – Tu ti limiti a constatare! Ma la faccenda sembra non preoccuparti minimamente.

LUCIO – Servirebbe a qualcosa?

SONIA – Che cavolo c’entra?

LUCIO – Se mi preoccupassi, credi che quei signori smetterebbero di far saltare in aria la gente?

SONIA – No, non credo.

LUCIO – E allora, vedi bene che è pressoché inutile preoccuparsi. Si rischia solamente un esaurimento nervoso. Come Daniele che…

SONIA – Va bene, va bene, non ci preoccupiamo di nulla! Stiamocene tranquilli a fumare la nostra ennesima, velenosa sigaretta e a vedere il centesimo, noiosissimo film alla tv! Tanto, cosa mai potrebbe capitarci? Al massimo, qualcuno ci lancerà una bomba dentro casa! Finiremo spappolati in mille pezzettini! Troveranno le nostre budella spiaccicate al soffitto! Persino il tuo cervello schizzerà fuori da quella testa di cazzo! Non sei curioso di sapere dove troveranno i resti del tuo prezioso cervello?

LUCIO – Francamente, no.

SONIA – Schifosamente incollati allo schermo della tv!

LUCIO – Non diventare isterica, ti prego.

SONIA – E perché no? Non c’è momento migliore per diventare isterici! E sai perché sono isterica? Per la banalissima ragione che ho paura! Una gigantesca, incontrollabile, fottuta paura! Chiaro?

LUCIO – Sì, non v’è dubbio: sei turbata. Quando usi il turpiloquio è segno che sei molto inquieta.

SONIA – (accende un’altra sigaretta. S’impone la calma) Dovrò procurarmi un altro cagnolino. Anche se so perfettamente che nessun altro cane potrà prendere il posto di Rudy.

LUCIO – Approvo pienamente. Se prendessi un altro cane, faresti una enorme sciocchezza.

SONIA – Da quando Rudy è morto… (si commuove) Mi manca tanto… Eravamo molto legati. E ora… è come se, con lui, fosse morta una parte di me…

LUCIO – La parte più ambigua e deprecabile, spero.

SONIA – Sei odioso, Lucio!

LUCIO – Ti rammento garbatamente che era solo un cane! Un cane estremamente antipatico, aggiungo!

SONIA – Sei cinico, insensibile…! Sei un essere spregevole!

LUCIO – Ti ho già spiegato mille volte che gli animali - esattamente come gli uomini – non sono tutti uguali. Ammetterai che esistono anche gli incapaci, gli stronzi, gli ottusi…

SONIA – Rudy non era ottuso!

LUCIO - Ma un po’ stronzo, sì!

SONIA – In questo istante, t’assicuro che ho serie difficoltà a controllare l’impulso violento e irresistibile di strozzarti!

(Si sente, improvvisamente il fragore di un’esplosione molto vicina. Sonia sobbalza e lancia un urlo di spavento).

LUCIO – Che… che è stato?

SONIA – (agitatissima) Una bomba! Che altro potrebbe essere, deficiente?

(Suona il telefono. I due – già scossi dall’esplosione – urlano all’unisono e si abbracciano istintivamente).

LUCIO – Sta’ calma…

SONIA – Sì… Anche tu.

LUCIO – Forse… dovremmo rispondere…

SONIA – E allora rispondi! Questo trillo m’innervosisce! Muoviti!

LUCIO – (alza la cornetta) Pronto…Chi è? Ah, Daniele… (alla moglie) E’ Daniele.

SONIA – (stizzita) L’avevo intuito!

LUCIO – Sì, Daniele… Cosa? Beh, anche qui… Sonia è ancora molto scossa…

SONIA – Tu, invece, no, eh?

LUCIO – (continua la conversazione al telefono) Non ne ho idea. E da te, ci sono state vittime? Non urlare, ho sentito! E allora? Non sei il solo ad aver paura ma l’isteria non aiuta… Cerchiamo di stare calmi…

(Altra vicinissima esplosione. Lucio e Sonia urlano ancora per lo spavento)

 SONIA – (in preda al panico) Io non ci resisto! Andiamo via, Lucio, scappiamo!

LUCIO – Ma dove vorresti andare? Sei matta? (Tenta di riprendere la conversazione al telefono) Daniele… sei ancora lì? Daniele! (A Sonia) S’è interrotta la linea…

SONIA – Mettilo giù, quel cazzo di telefono e andiamo via!

LUCIO – Ribadisco: dove andiamo?

SONIA – In un posto qualunque purché si esca da questa casa!

LUCIO – Cerchiamo di non perdere la testa. In casi come questi è pericoloso lasciarsi andare e si rischia…

SONIA – Falla finita!

(Si sentono – numerose – le sirene dei mezzi di soccorso) 

LUCIO – Cerco di capire che succede là fuori. (Si accosta al balcone e sbircia con cautela verso l’esterno)

SONIA – Che vedi?

LUCIO – Un continuo via vai di ambulanze e di auto della polizia… Laggiù ci sono i pompieri… Sì, vedo delle fiamme e parecchio fumo…

SONIA – Vedi morti, feriti…?

LUCIO – Ma che vuoi vedere da quassù…?!

SONIA – Se riesci a vedere le macchine, potresti scorgere anche i morti, no?

LUCIO – Non ne vedo, ti dico!

SONIA – Mettiamo insieme quattro cose e andiamocene via da qui!

LUCIO – Insisti?! Dove?

SONIA – Da mia madre.

LUCIO – Ti ricordo che tua madre si trova negli Stati Uniti!

SONIA – E allora raggiungiamo i tuoi!

LUCIO – Preferirei farlo il più tardi possibile.

SONIA – Ma perché, testone?

LUCIO – Perché sono morti da cinque anni!

SONIA – Oddio, è vero, sono morti!

LUCIO – Il problema è che tu non ragioni più! Probabilmente non hai mai ragionato ma, adesso, sei totalmente fuori di testa!

SONIA – Comunque, dobbiamo trovare una via d’uscita…

LUCIO – Abbiamo una sola alternativa.

SONIA – Quale?

LUCIO – Rimanere a casa. Ci barrichiamo dentro e…

SONIA – E moriremo come due sorci in gabbia!! E’ questo che vuoi?

(Altre esplosioni…)

LUCIO – (urla) No, non voglio morire come un sorcio in gabbia ma non vedo altre possibilità se non quella di restare qui!

SONIA – (urla) Non urlare!

LUCIO – (urla) Sei tu che urli!

SONIA – Sai qual è il tuo guaio? Che sei inetto, sprovveduto e deficiente! Non sei in grado di prendere decisioni importanti nei momenti importanti!

(Ancora esplosioni)

            Senti? Li senti?

LUCIO – Ma che diavolo vuoi che faccia?

SONIA – Fuori c’è la fine del mondo, non sappiamo che cazzo stia succedendo e lui non trova di meglio che barricarsi a casa! Ti odio!

LUCIO – E’ forse mia la colpa di tutto? Sono io che lancio le bombe? Rispondi, pazza!

SONIA – Non darmi della “pazza”, sai! Altrimenti ti spacco la testa!

LUCIO – (abbassa i toni, tenta di calmare se stesso e la moglie) Sonia… ti prego… sforziamoci di stare calmi…

SONIA – Non chiedermi l’impossibile. Ho i nervi tesi come corde di violino!

LUCIO – Me ne rendo perfettamente conto… (le prende le mani, si siedono) ma dobbiamo - capisci? – dobbiamo essere razionali. Anch’io ho paura, quanto e più di te… Però, se adesso ci lasciassimo prendere da una crisi di panico e scendessimo giù in strada, finiremmo con l’esporci ad un rischio maggiore. Questi stronzi fanno esplodere le loro bombe in mezzo alla gente, nelle piazze, sugli autobus, dentro gli edifici pubblici o al mercato… E dunque, in casa – credimi -  siamo più al sicuro che in qualunque altro posto. Ne convieni?

SONIA – (sensibilmente più calma) Non lo so… non so più niente… non ci capisco più niente… La sola, l’unica cosa che so è che… che ho paura! (Scoppia a piangere)

LUCIO – (l’abbraccia, la consola affettuosamente) Oh… scema… basta, ora… anche perchè quando piangi, sei orrenda!

SONIA – (fra le lacrime) In che senso?

LUCIO – Nel senso che sei più brutta del solito.

SONIA – Vaffanc…!

LUCIO – (la interrompe) Mi ci hai mandato un sacco di volte ma non è servito a nulla: ritorno sempre da te… più agguerrito e più stronzo di prima!

SONIA – E allora, mi sa che non ho scelta: devo ammazzarti.

LUCIO – Non ti libereresti di me neppure in questo caso. Ritornerei sotto forma di zombi… di morto vivente! (Si atteggia a improbabile zombi)

SONIA – (commenta ironicamente) Più che altro, “morto demente”!

(Risata liberatoria dei due)

LUCIO – Oh, pare abbiano smesso.

SONIA – Me lo auguro.

LUCIO – Non sento più esplosioni, sirene… (Si avvicina al balcone) Sì, è tornata la calma, per fortuna.

(Si spegne improvvisamente la luce)

SONIA – (si agita nuovamente) Che altro succede, ora?

LUCIO – Non è mica la prima volta che va via la luce. Abbiamo una torcia eletrica, in casa?

SONIA – (sempre più agitata) Ma considerato il casino di prima… Insomma, se i telefoni non funzionano e la luce va via, significa che la faccenda è grave, non ti pare?

LUCIO – Non essere catastrofica… Ci vorrebbe una candela, almeno. Non preoccuparti, sarà un semplice guasto alla cabina elettrica… Lo ripareranno in un paio di minuti.

SONIA – Sei sempre stupidamente ottimista!

LUCIO – Vado a prendere il candelabro nello studio.

SONIA – (sconvolta) Non t’azzardare a lasciarmi da sola!

LUCIO – Ma chi ti lascia sola, sciocca?! Vado un istante…

SONIA – (isterica) Non voglio rimanere sola, hai capito, coglione?

LUCIO – (impassibile) Torno subito. (Via per qualche secondo)

SONIA – (urla terrorizzata) Lucio!! Sei uno stronzo!

(Lucio rientra col candelabro acceso. Alla luce tremolante delle candele, il suo volto, serio e tirato, diventa quasi inquietante… Per un momento, Sonia lo fissa in silenzio poi scoppia a ridere fragorosamente).

LUCIO – (l’espressione facciale è, ora, comicamente inebetita) Beh?

SONIA – (non riesce a smettere di ridere) Hai… una… una faccia…!

LUCIO – (ancora immobile e col candelabro all’altezza del viso) Che faccia avrei?

SONIA – (c.s.) Dovresti vederti…! Sembri uno zombi… rincoglionito!

(Il riso di Sonia contagia anche Lucio. Ridono insieme per un bel po’).

LUCIO – (appoggia il candelabro sul tavolo) Dovresti ridere più spesso.

SONIA – Anche tu.

(Per un lungo momento, restano in silenzio, a fissarsi negli occhi)

LUCIO – Che strano… Ho la sensazione… T’è mai accaduto di rivivere, improvvisamente, emozioni già provate, in passato?

SONIA – Sì.

LUCIO – E’ esattamente ciò che capita a me, in questo istante. La luce discreta delle candele… l’oscurità attorno a noi… mi riportano indietro nel tempo…

SONIA - … Al nostro primo incontro.

LUCIO – Al nostro primo incontro.

SONIA – Ricordo persino i dettagli di quella sera…

LUCIO – Anch’io. Tu indossavi una gonna lunga, beige…

SONIA – Mi sa che sbagli serata o persona perché io, quella volta, avevo una minigonna. Ed era bianca.

LUCIO – Una minigonna bianca, dici? Sì, è possibile.

SONIA – No, è assolutamente certo.

LUCIO – Va bene, va bene. Del resto, non ho mai avuto una buona memoria in fatto di abbigliamento.

SONIA – Te ne do atto.

LUCIO – Però ricordo perfettamente che eri bella e… terribilmente affascinante! Come potrei scordare quello sguardo sbarazzino … e un po’ sfrontato di chi la sa lunga …e i capelli sciolti sensualmente sulle spalle…

SONIA - … Raccolti.

LUCIO – Cosa?

SONIA – I capelli erano raccolti a coda.

LUCIO – Ma va? Non ne azzecco una, insomma.

SONIA – Decisamente, no.

LUCIO – Comunque erano neri! Erano sicuramente neri!

SONIA – Se ti riferisci ancora ai capelli, no, non erano neri bensì di un castano molto chiaro.

LUCIO – Sta di fatto – e qui ti sfido a contraddirmi – che non sei mai stata bionda!

SONIA – Hai lanciato la sfida su un terreno a te particolarmente ostico.

LUCIO – Non mi vorrai dire che qualche volta sei stata bionda!

SONIA – Due volte, per l’esattezza.

LUCIO – Non me ne rammento affatto.

SONIA – Il processo di memorizzazione è successivo e assolutamente subordinato a quello di realizzazione mentale. E poiché spirito di osservazione e perspicacia non fanno parte del tuo corredo cerebrale…

LUCIO – Non continuare: ho capito!

SONIA – Accipicchia, mi sorprendi!

LUCIO – Insomma, vorresti dimostrarmi che io, di quella serata, non ricordo un accidenti! E invece – tolto qualche piccolo e ininfluente dettaglio – tutto è ben stampato nella mia memoria!

(Sonia sorride con materna dolcezza)

            E non sorridere in quel modo!

SONIA – Perché? Come starei sorridendo?

LUCIO – Lo stesso, identico sorriso di quella sera. Vuoi sapere perché ero nervoso e impacciato? Perché ogni mio movimento era goffo e maldestro? Perché quel sorriso – lo stesso di ora – mi intimidiva, mi metteva soggezione…

SONIA – Dici?

LUCIO – Altro che se lo dico! Non mi sono mai sentito a disagio come quella sera!

SONIA – Però il disagio, l’imbarazzo e tutto il resto non ti hanno impedito di infilarmi una mano tra le cosce.

LUCIO – Una mano tra le cosce?!

SONIA – E con disinvolta destrezza, aggiungo.

LUCIO – Beh, questo ti dimostra che mi sono comportato in maniera maldestra, appunto e inopportuna.

SONIA – Perché inopportuna? A me non è mica dispiaciuto.

LUCIO – Ah, no?

SONIA – No, testone!

LUCIO – Ma… avrai reagito in modo violento, immagino.

SONIA – Ti ho semplicemente guardato fisso negli occhi e ti ho detto:”Metti via da lì quella mano sudaticcia, per favore”.

LUCIO – E io?

SONIA – Hai ubbidito immediatamente.

(Si sente squillare il telefono di casa)

SONIA – Dio sia ringraziato, il telefono funziona. Rispondi.

LUCIO – Sarà Daniele certamente. (Alza il ricevitore) Chi è? Pronto! Non sento!

SONIA – E’ Daniele?

LUCIO – No, è una voce di donna ma non capisco chi possa… Sì, pronto! Sì, adesso la sento meglio… Chi? Ah, sei tu? (A Sonia) La mamma.

SONIA – Tua madre?

LUCIO – Fosse mia madre, saremmo in presenza d’uno straordinario fenomeno paranormale. Mia madre è morta, ricordi? Si tratta di “tua” madre!

SONIA – Mia madre?!

LUCIO – Credi sia indispensabile esaminare prima il tuo albero genealogico o vieni subito al telefono?

SONIA – Non fare lo spiritoso! Ma… chiama dagli Stati Uniti?

LUCIO – Confermo e se non ti decidi in fretta a prendere questo benedetto telefono, gran parte della tua eredità si perderà in fondo all’oceano Atlantico.

SONIA – (prende finalmente il ricevitore) Mamma! Sei tu?

LUCIO – (tra sé) Pazzesco! Continua a chiedere conferme!

SONIA – (al telefono) Ti senti bene? E’ successo qualcosa?  Papà come sta?

LUCIO – Dalle il tempo di rispondere a una domanda per volta, ti pare?

SONIA – (a Lucio) Sta’ zitto! (Al telefono) Sì, mamma, ti ascolto. Ah, ecco, meno male… Per un attimo, m’ero preoccupata. Cosa hai sentito in televisione? Beh, sì, è vero, in Italia, la situazione non è esattamente idilliaca… Comunque, siamo ancora vivi! (Si sforza di ridere) In America, invece, è tutto calmo o no? Sì, infatti, questi simpaticoni hanno rivolto le loro attenzioni verso l’Europa. Venire dove? Scherzi?! No, mamma, è impensabile. Ho capito, piacerebbe anche a noi andar via da questo casino ma non è possibile. Senza contare i pericoli cui si va incontro, al momento, viaggiando in aereo! No, no, non se ne parla nemmeno… Parla più forte, mamma, non riesco a capire… Pronto! Mamma! Sì, ora ti sento. Va bene, ti prometto che ne parlerò a Lucio ma non sperarci troppo… Ti ho spiegato… D’accordo, ci penseremo. Un bacio anche a te… Salutami papà. Ciao, ciao e riguardati, hai capito? Ciao, a presto. (Riattacca il ricevitore. Si rivolge al marito) Vorrebbe che andassimo da lei, in America.

LUCIO – Sì, ho sentito.

SONIA – E che ne pensi?

LUCIO – Esattamente quello che hai detto di pensarne tu: impossibile.

SONIA – Non so cosa pagherei per scappare da questo inferno! (Pausa. Si guarda attorno, irritata) E ‘sto cavolo di luce che non vuol tornare!

LUCIO – Vedrai che tornerà presto.

SONIA – L’hai detto anche mezz’ora fa!

(Improvvisa esplosione: una luce accecante, per un istante, penetra dall’esterno. Sonia urla terrorizzata e corre ad abbracciare Lucio. Restano, immobili, in silenzio. Si percepiscono urla indistinte provenienti dalla strada e ancora sirene. La sensazione è che, fuori, sia accaduto qualcosa di terribile).

LUCIO – Sta’… Sta’ calma…

SONIA – Dimmi ancora di stare calma e ti mollo un cazzotto in bocca!

LUCIO – Va bene! E allora, fa’ pure l’isterica, se ti fa piacere!

SONIA – Non urlarmi in faccia! Non lo sopporto!

(Il trambusto, all’esterno è aumentato notevolmente: sembra una folla di persone in preda al panico).

LUCIO – Potessi sapere, almeno, che cavolo è successo…!

SONIA – Scendi giù e lo scoprirai, coniglio!

LUCIO – Scendere giù?! Ma sei matta?

SONIA – Appunto. Coniglio!

(Suona un telefonino)

LUCIO – Cos’è?

SONIA – Il tuo telefonino. Cosa vuoi che sia?

LUCIO – (risponde) Chi è? Ah, Daniele… A Sonia) E’ Daniele.

SONIA – L’avevo intuito.

LUCIO – Sì, ti ascolto. Ma non urlare, calmati… Daniele, per favore, non tartagliare! Non ho capito una sola parola! Ricomincia dall’inizio. Guerra?! Che guerra? Ma… sei diventato scemo? Chi ti ha messo in testa queste stronzate? Ma se manca la luce dappertutto, come cazzo hai fatto a vedere il Tg? Ho capito, tu sei un privilegiato, allora perché qui, in tutta la zona, è da un bel pezzo che siamo al buio. Hai ragione, il punto non è questo. No, non ho ancora capito. Chiariscimi la faccenda, per piacere. Imbecille! Se nessuno ha dichiarato guerra a nessuno, vuoi spiegarmi… (A Sonia) Mi si è scaricata la batteria… Prova a vedere se il telefono di casa funziona.

SONIA – (esegue) Niente da fare: muto. Ma di che guerra stava parlando, Daniele?

LUCIO – Nessuna guerra. Quel coglione prende fischi per fiaschi.

SONIA – Cioè?

LUCIO – Ha sentito al Tg che l’Italia corre il rischio di venire coinvolta in una…

SONIA – In una guerra?

LUCIO – Pressappoco.

SONIA – E lo dici così… con la massima serenità?

LUCIO – E che dovrei fare… strapparmi i capelli, piangere, disperarmi…?

SONIA – Sì, esatto!

LUCIO – Quanta roba abbiamo in frigo?

SONIA – Perché?

LUCIO -  Non fare domande idiote e rispondi.

SONIA – Prima voglio capire perché me lo chiedi!

LUCIO – E che cazzo! Rispondi e basta!

SONIA – Non credo ci sia molta roba e se consideriamo che i surgelati nel freezer fra poco andranno a male…

LUCIO – Faccio un salto al supermercato.

SONIA – A quest’ora il supermercato è chiuso!

LUCIO – Non mi riferisco a quello che frequentiamo di solito. A meno di cento metri, vi è un supermercato aperto ventiquattrore su ventiquattro. (Si prepara ad uscire)

SONIA – E mi lasci qui, da sola? Vengo con te.

LUCIO – Non se ne parla nemmeno.

SONIA – Io, da sola, non rimango!

LUCIO – Sonia, non rompere le palle e resta dove sei. Chiaro?

SONIA – Da quando hai deciso di fare “l’uomo”?

LUCIO – Da quando mi sono accorto di non essere una donna. Fra mezz'oretta  sarò di ritorno.

SONIA – (isterica) Bada: se varchi quella soglia senza di me, mi uccido!

LUCIO – (serafico) Una ragione in più per varcare quella soglia.

SONIA – (piange) Mi troverai morta… in un lago di sangue e allora ti pentirai d’avermi abbandonata! Piangerai disperatamente e il rimorso ti tormenterà per il resto dei tuoi giorni!

LUCIO – Io sono fatalista: se così deve essere, così sarà. (Esce)

SONIA – Non sei fatalista! Sei stronzo!

LUCIO – (rientra per un istante) Sonia…

SONIA – (speranzosa) Sì?

LUCIO – Non mi va di ritrovarti in un lago di sangue…Il sangue m’impressiona notevolmente…

SONIA – E allora…?

LUCIO – E allora ti suggerisco di avvelenarti: è un metodo altrettanto efficace ed ha un pregio da non sottovalutare:  non lascia tracce chiassose o raccapriccianti. Ciao, (Via)

SONIA – (schiumante di rabbia) Vaffanculo!

3 –

(Sonia rimane da sola. È agitatissima. Si accende una sigaretta).

SONIA – Tornasse questa luce di merda, almeno!

(Come per incanto, ritorna la luce)

            Alleluia! Senza saperlo, avrò pronunciato la formula magica. (Spegne il candelabro. Riflette rapidamente) I telefonini! Devo ricaricarli subito! (Collega alla corrente il primo telefonino. Poi cerca l’altro, quello di Lucio) Ma dove diavolo… Vuoi vedere che quel deficiente se l’è portato dietro? Ma a cosa gli servirà, dico io, un telefono inutilizzabile? Ah, eccolo qui… Tutto sommato, non è poi, così deficiente… (Lo mette sotto carica). Ecco fatto. E speriamo che ‘sta benedetta corrente regga per un po’. (Si siede. Verosimilmente è più rilassata) Spero tanto che Lucio torni presto. Altrimenti… con chi litigo? (Ride) Che coppia bizzarra siamo noi due… Ci comportiamo come due vecchi sclerotici!

(Squilla il suo telefonino. Sonia risponde) Sì? Chi? Ah, Cristina… non ti avevo riconosciuta, scusa… Ma che è successo? Perché piangi? Cristina! Vuoi spiegarmi, per favo… Che stai dicendo? Ripeti l’ultima parola, ti prego… Allora, ho sentito bene. Hai detto proprio “guerra”! Sì, l’accendo immediatamente. (Accende la tv.

Si sente la voce concitata dello speaker del tg)

SPEAKER - … Abbiamo, al momento, parecchie difficoltà a comunicare con i nostri corrispondenti ma, stando agli ultimi collegamenti telefonici e alle agenzie, pare si contino migliaia di morti fra la popolazione civile. Impossibile, invece, quantificare le perdite fra i militari.

SONIA – Oh, Dio!

SPEAKER – Ci è appena giunta la comunicazione ufficiale: dopo la Grecia, anche la Spagna è stata occupata dalle truppe nemiche. Ciò che si temeva, purtroppo, si è fatalmente verificato: una guerra di vaste proporzioni che coinvolgerà tutto il mondo. Gli Stati Uniti e tutti u governi europei…

SONIA – (spegne la tv) Basta! Non voglio sentire più nulla! (Al telefonino) Cristina, sei ancora lì? Sì, sì, ho sentito… (è colta da una crisi di pianto) Cosa? Sì, sto piangendo… e allora? Sono una stupida?! Ah, grazie! Però, un momento fa, quand’eri tu a piangere, mica te l’ho detto “stupida”! Che cazzo stai farneticando? Ah, ecco, ho capito. Per sdrammatizzare, m’insulti. Ma dove sta la logica? E giacché ci sei, dammi pure della “stronza”! Così, giusto per minimizzare la situazione! Non capisci perché sei un’imbecille! Ha ragione Lucio. E smettila di sbraitare! Non la smetti? E allora, vaffanculo! (Chiude la comunicazione) E adesso, vediamo un po’ se mi riesce di piangere in santa pace! (Piange) Lo sento: moriremo tutti! È la fine, la catastrofe! E Lucio… Oddio! E se gli accadesse qualcosa…? Perché non mi ha lasciato venire con lui? Testone!

(Ancora un fragore di esplosione non molto lontana e un momento dopo, ancora una volta, va via la corrente. Sonia, terrorizzata, lancia un urlo poi, le mani tremanti, riaccende il candelabro. Si accuccia sul divano e piange sommessamente).

            Moriremo tutti… tutti… Magari si salveranno solo quei due ciglioni di Cristina e Daniele… Chissà perché gli idioti sono iperprotetti dal cielo… A loro non succede mai nulla… Roba da fare incazzare!

(Si risente lo scampanellio del collare di Rudy…)

            Rudy! Rudy, sei tu? Rudy? Ma è morto… Sto diventando pazza…! E’ la paura… la mia immaginazione… E’ il mio subconscio che… (Il rumore di una finestra che sbatte su una parete) No, non è il mio subconscio… è il vento che ha aperto la finestra dello sgabuzzino e ha mosso il collare  del mio piccolo Rudy… (riprende a piangere) Se almeno ci fosse stato lui, qui, con me!

(Il rumore della porta d’ingresso che si apre e si richiude. Sonia sobbalza)

            Chi è?

4-

VOCE DI LUCIO – Il mostro di Londra!           

SONIA – (gli corre incontro) Lucio! Finalmente! (Lo abbraccia poiin modo concitato) Sono stata malissimo… per un momento, ho creduto di morire… E quella subnormale, quella cretina mi ha fatto perdere le staffe…! Hai ragione tu: sono due deficienti!

LUCIO – (le buste della spesa ancora in mano, l’ascolta pazientemente) Di chi stiamo parlando?

SONIA – (senza rispondere) E poi, al tg, la terribile notizia…! E poi la luce che va e viene e le bombe… E il collarino di Rudy… Sono sconvolta!

(Lo scampanellio del collare di Rudy…)

LUCIO – (senza scomporsi) Il fantasma di Rudy?

SONIA – No, il vento entrato dalla finestra.

LUCIO – Meno male: un problema in meno.

SONIA – Grecia e Spagna sono state occupate, Lucio!

LUCIO – Anche il Portogallo. Vuoi togliermi dalle mani questi sacchetti, per favore?

SONIA – Ma non sei capace di appoggiarli a terra?

LUCIO – Hai ragione. (Esegue)

SONIA – Anche il Portogallo?

LUCIO – Cosa? Ah, sì, anche. Ma il guaio non è questo…

SONIA – Ah, no?

LUCIO – No. Il vero pericolo è che quei pazzi fanatici tengono in pugno il mondo intero. Hanno disseminato bande di terroristi dappertutto… e nessuno sa quando e dove attaccheranno.

SONIA – Ma qual è il loro scopo, distruggere il pianeta?

LUCIO – Sottometterlo o… distruggerlo, sì.

SONIA – E quindi? (Accende nervosamente una sigaretta)

LUCIO – E quindi rassegniamoci al peggio. Non dovresti fumare, Sonia.

SONIA – Se pensi alla mia salute, sai quanto me ne frega, in questo momento!

LUCIO – No, non penso alla tua salute. Penso che è estremamente stupido assecondare, proprio ora, un vizio che non hai mai avuto!

SONIA – Mi gira così. Non posso farci nulla.

LUCIO – Questo si chiama “sadismo”! Sai bene che abbiamo una scorta esigua di sigarette! Lascia fumare chi questo vizio se lo coccola da venticinque anni! Lascia fumare me, porca puttana!

SONIA – Fumerai di meno. E non diventare triviale, “more solito”.

LUCIO – E tu non essere stronza… more solito!

(Sonia, improvvisamente, scoppia a ridere)

LUCIO – Ma che cazzo ridi?

SONIA – (senza riuscire a frenarsi) Quando ero sola… ho realizzato che… che… (continua a ridere) non riuscirei mai a vivere senza di te…

LUCIO – Cos’è, una tardiva quanto inopportuna dichiarazione d’amore?

SONIA – (ride con più vigore e accenna di no col dito) No… pensavo: se Lucio non ci fosse, con chi cacchio litigherei io?

LUCIO – La smetti di ridere, ora?

SONIA – Sì, sì… (finalmente si placa ma, inaspettatamente, è Lucio che scoppia a ridere) Sempre idiota e intempestivo!

LUCIO – Mica rido per quello che hai detto!

SONIA – E per cos’altro, allora?

LUCIO – (indica le buste con la spesa) Sai cosa c’è in quei sacchetti?

SONIA – Roba da mangiare, spero.

LUCIO – Ah, beh, su questo non v’è dubbio.

SONIA – E allora? Non vedo la ragione…

LUCIO – Scatolame.

SONIA – Pazienza.

LUCIO - … Per cani e gatti. Non ho trovato altro. (riprende a sganasciarsi)

SONIA – (piuttosto contrariata) E la faccenda ti diverte così tanto?

LUCIO – Sì, perché tu questa roba non la davi nemmeno a Rudy! Asserivi che è tutta sozzeria affogata nei conservanti. Ragione per cui Rudy si nutriva elusivamente di vitello, pollo, merluzzo… E adesso, non abbiamo alternative: o questa “sozzeria” o moriremo di fame! Non è paradossale? (Continua a ridere)

SONIA – Hai finito di fare il buffone?

LUCIO – Scusami ma la situazione è talmente curiosa che… (ride)

SONIA – (rovista nei sacchetti) Per cani… per gatti… Io, questa roba non la mangerò mai. Muoio di fame, piuttosto!

LUCIO – E perché? Non è mica veleno. È tutta pappa buona, nutriente, ricca di proteine, vitamine…

SONIA – E allora mangiala tu la “pappa buona, ricca di proteine e vitamine”! Io, al solo pensiero, vomito.

LUCIO – Esagerata! Al massimo, esaurita la scorta, finiremo per abbaiare e miagolare! (Ride ancora)

SONIA – Tu sei il demente più demente che abbia mai conosciuto!

LUCIO – Io abbaierò e scodinzolerò… Tu, invece, miagolerai e farai le fusa… Cane e gatta! Pensa che bello: avremo un nuovo, inevitabile motivo per litigare!

(Contagiata, anche Sonia finisce col ridere. Per un po’, si sganasciano)

SONIA – Sei tutto scemo! Irrimediabilmente.

LUCIO – Che bella coppia di matti siamo! Fuori c’è il finimondo, una guerra… e noi due, qui, a ridere come due idioti! 

(Un’esplosione molto forte scuote la scena. Sonia urla per l’ennesima volta e si raggomitola fra le braccia di Lucio).

LUCIO – Sta’ buona … Io sono qui, con te.

(Buio).

5 –

(E’ notte fonda. Lucio dorme sul divano. La tv, accesa, trasmette un film di guerra. Esplosioni, raffiche di mitra, cigolio di carri armati… Entra, in camicia da notte, Sonia).

SONIA – Lucio! Oh, Lucio!

LUCIO – (non del tutto sveglio) Che… che succede?

SONIA – Succede che ti sei addormentato davanti alla tv. Evidentemente il film non è molto interessante. (Spegne la tv)

LUCIO – Che ore sono?

SONIA – Le due e mezza. Ti decidi a venire a letto, coglione?

LUCIO – Le due e… E domani, cioè, oggi che giorno è?

SONIA – Domenica. E io vorrei continuare a dormire se non ti spiace.

LUCIO – Domenica? Meno male. Non dovrò andare in ufficio.

SONIA –Benissimo. Non dovrai andare in ufficio, Ora, vuoi venire…

LUCIO – Ho fatto un sogno.

SONIA –  Non sei il solo, su questo pianeta, a sognare.

LUCIO – Vieni qui, per favore.

SONIA – Ma non sarebbe molto meglio andare a dormire?

LUCIO – Ti prego.

SONIA – (sbuffando siede accanto al marito) E allora?

LUCIO – Ma non così! Siedi sulle mie gambe.

SONIA – Ma… di’ un po’, ti sei ammattito del tutto? E va bene, i matti vanno sempre assecondati. (Esegue)

LUCIO – (l’abbraccia) Ecco… Noi stavamo così.

SONIA – Noi?! E quando? A mia memoria, non siamo mai stati… così… neppure da fidanzati!

 LUCIO – Nel sogno stavamo così, abbracciati.

SONIA – Giusto in un sogno poteva capitare un evento del genere!

LUCIO – Doveva essere accaduto qualcosa di grave…

SONIA – Sì, il fatto che noi due si stava abbracciati. Se non è grave… poco ci manca.

LUCIO – Non scherzare, Sonia… Io sto tentando di ricordare…

SONIA – Non vorrai mica raccontarmi tutto il sogno?!

LUCIO – No, No… anche perché non ricordo quasi nulla… La sola immagine chiara è questa: eri accoccolata così come adesso e tremavi di paura, non so bene per quale ragione… ed io che ti stringevo a me, con forza.

SONIA – D’accordo, mio eroe… Vogliamo andare a letto, ora? Perdonami se oso lacerare questa deliziosa atmosfera poetica ma domani o meglio, fra qualche ora, dovrò portare Rudy a fare i suoi bisognini e quindi…

LUCIO – Non preoccupartene. Ti lascerò dormire fino a tardi. Porterò io fuori Rudy.

SONIA – Scherzi, vero? Ho capito: stai ancora sognando, ne sono certa.

LUCIO – Sono ben sveglio, invece.

SONIA – E allora, sono io che sto sognando.

LUCIO – Ribadisco. Porterò fuori Rudy. Mi manca il suo sguardo sadico. E mi manca quella bella caccona fumante.

SONIA – (con dolcezza) Tu sei irrimediabilmente, ineluttabilmente, irreparabilmente… scemo!

LUCIO – (con altrettanta dolcezza) Cretina.

SONIA – (c.s.) Idiota.

LUCIO – (c.s.) Stupida.

SONIA – (c.s.)  Imbecille.

(I due si baciano.

SIPARIO)    

  

                                             5 novembre 2007  

                                                  

         

  

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