LULU

Spirito della terra Vaso di Pandora

Tragedia in un prologo e cinque atti

di FRANK WEDEKIND

Versione italiana di Laura Pandolfi

PERSONAGGI

(nell'ordine di entrata inscena):

IL DOMATORE

IL DOTT. SCHOEN

SCHWARZ IL DOTTOR GOLE

LUL

ALWA SCHOEN HENRIETTE, cameriera

SCHIGOLCH

ESCHE RICH, cronista

LA CONTESSA GESCHWITZ RODRIGO, attore di variet

HUGENBERG, scolaro

FERDINANDO, cocchiere

MISTER HOPKINS KUNGU-POTI

IL DOTTOR RIETI

JACK

LA SCENA: ALL'ALZARSI DEL SIPARIO LA SCENA RAPPRESENTA LA FACCIATA DI VN CIRCO. APPARE IL DOMATORE. INDOSSA UN FRACK ROSSO. HA LA CRAVATTA BIANCA, CAPELLI LUNGHI NERI E RICCIUTI, STIVALI ALTI E CALZONI BIANCHI. NELLA SINISTRALA FRUSTA, NELLA DESTRA IL REVOLVER. DALL'INTERNO DEL CIRCO, GIUNGONO COLPI DI GRAN CASSA E SQUILLI DI TROMBA

PROLOGO

Il Domatore - Entrate, entrate nel serraglio, nobili signori, gentili dame! Venite ad ammirare, presi da ardente volutt e da gelido orrore, la creatura senza anima domata dal genio dell'uomo. Entrate dunque, il magnifico spettacolo sta per cominciare! Un biglietto gratuito per ogni bambino accompagnato da almeno due adulti. Nel breve spazio racchiuso fra le sbarre delle gabbie combattono uomini e belve. Impavido e sprezzarne l'uomo fa schioccare la frusta. La belva, ruggendo e brontolando sordamente come l'approssimarsi dell'uragano, gli balza alla gola per sbranarlo. Ora l'uomo, ora la belva, ora l'audacia, ora la forza, giacciono sconfitte sull'assito. La belva si ribella rizzandosi sulle quattro zampe, ma un gelido sguardo dominatore le piega la nuca, su cui 1'uomo poser il calcagno. I tempi sono cattivi. I signori e le signore, che prima sostavano dinanzi alla mia gabbia, ora onorano le farse, Ibsen, l'Opera e il dramma della loro ambita presenza. I miei pensionanti non hanno pi da mangiare e si dilaniano l'un l'altro. Come se la passa bene invece l'attore di teatro! Il pranzo per lui sempre assicurato, anche quando i suoi colleghi hanno lo stomaco vuoto e la fame li rende feroci. Ma in arte non si giunge al sommo chiedendo una paga proporzionata al merito. Che vi offrono invece la commedia e la tragedia? Gentili fiere addomesticate che a poco prezzo vendono il loro coraggio. Di questi eroi, uno non sopporta il vino, l'altro non sa se ama o non ama, un altro ancora si lascia intimidire dalle apparenze di questo mondo, e lo sentite lamentarsi per cinque atti senza che nessuno gli dia il colpo di grazia. Ma la vera belva, la belva feroce e bella, quella, o signori, solo qui potrete ammirarla. Vedrete qui la tigre che quanto si trova sul suo cammino sbrana, e l'orso che, troppo vorace all'inizio, sulla fine del banchetto notturno cade morto a terra. Vedrete la bertuccia dotata di humour che la lunga inazione ha ormai infiacchito. E' ricca di talento, ma le manca la grandezza di spirito, e allora civetta spudoratamente con le sue nudit. E, per l'anima mia, vedrete perfino un cammello qui, dietro la tenda. Le belve mi strisciano timorose ai piedi appena (spara un colpo) tuona il mio revolver. Trema nelle sue pi intime fibre la creatura, ma io resto impassibile. L'uomo resta impassibile, per salutarvi con ossequio. Entrate dunque! Non mi credete? Ebbene, .giudicatene voi stessi! Ecco rettili di ogni specie e di ogni regione: camaleonti, serpenti e coccodrilli, vipere e salamandre che vivono negli anfratti della terra. Ma vedo che voi, nel frattempo, vi burlate di me, e non credete pi ama sillaba dquanto dico. (Apre una porta e chiama) Ehi! Aujust! Portami il serpente! (Un contadino tarchiato entra portando fra le braccia l'attrice che interpreta il personaggio di Lul nel suo costume da Pierrot e la depone ai piedi del domatore) Ecco la personificazione del male: ecco lessere nato per avvincere, sedurre, avvelenare, assassinare tenebrosamente. (Prendendo Lul per il mento) Bestiolina bella non metterti in posa! Non far la stupida, con l'atteggiarti ad essere eccentrico perch i critici non ti lodano abbastanza. Non hai il diritto miagolando, di snaturare l'origine della donna e di sottostare ingenuamente il peso del vizio tra smorfie e boccacce! Devi essere spontanea; lo ripeto ancora oggi. Devi agire nella tua arte come in uso fin dagli antichi tempi, in modo comprensibile, con una chiara coscienza del tuo operato. (Al pubblico) Per ora non ha niente di eccezionale ma vedrete che cosa succeder tra poco. Ella si attorce con furiosa stretta al corpo della tigre che urla e rantola. Nella lotta feroce, chi lavr vinta? Hopp? Aujust! Marsch! Riportala in gabbia! (Il contadino. Prende Lul tra le braccia e il domatore le palpa i fianchi) Come innocente che dolce e prezioso tesoro! (Il contadino trasporta Lul nell'interno del circo) adesso viene il bello: signore e signori, porr la mia testa tra le fauci di una belva. Entrate dunque. Il giuoco non nuovo, ma pur sempre emozionante. Io non temo la belva selvaggia ed essa non osa azzannarmi. Nonostante la sua bellezza, la sua ferocia, il suo manto cos acceso rispetta il mio cranio! Le pongo con indifferenza la testa fra le fauci; sembra un gioco, e gi le mie tempie scricchiolano! Rinunzio allo sguardo dominatore, e per il vostro divertimento di un attimo rischio la vita e la pistola e mi abbandono inerme, come mi ha creato signori, in nome di che cosa la belva si lasciata domare? In vostronome! Entrate! (Il domatore rientra nel circo fra colpi di grancassa).

ATTO PRIMO

Uno spazioso atelier

A sinistra, in fondo, la porta d'entrata; davanti, una porta laterale che conduce alla camera da letto. Nel mezzo, un podio. Dietro al podio un paravento. Davanti al podio un tappeto di Smirne. A destra due cavalietti. Sul primo, in fondo, il busto di una giovane donna, sul secondo appoggiata una tela voltata di spalle al pubblico. Davanti ai cavalietti, piuttosto in avanti, un'ottomana ricoperta da una pelle di tigre. Appoggiate alla parete di sinistra due sedie. In fondo, una scala.

Schoen - (seduto in fondo all'ottomana, rimodella il busto sul primo cavalletto) Mi sembra di vedere la signora sotto una luce completamente diversa.

Schwarz - (dietro l'ottomana. Ha in mano i pennelli e la tavolozza) Non avevo mai dipinto una fisionomia cos mutevole. Non mi stato finora possibile fissare un solo tratto dei suoi lineamenti.

Schoen - (accennando al quadro) Tutto questo lei ha visto?

Schwarz - Durante la posa ho fatto di tutto per portare con la mia conversazione una certa serenit nell'atmosfera.

Schoen - Allora, capisco.

Schwarz - (intinge il pennello nello scodellino e lo passa sui tratti del volto).

Schoen - Le sembra che possa divenire ancora pi somigliante?

Schwarz - Non possibile far altro che esercitare la propria arte con il maggiore scrupolo.

Schoen - Senta...

Schwarz - (retrocedendo) Il colore di nuovo un po' troppo denso.

Schoen - (guardandolo) Le mai capitato di innamorarsi?

Schwarz - (si avvicina al cavalletto, aggiunge una pennellata e si scosta) La stoffa non abbastanza sollevata. Non vi si sente ancora sotto la vita.

Schoen - Il lavoro gi molto ben avviato.

Schwarz - Se lei volesse passare di qua...

Schoen - (alzandosi) Le deve avere raccontato delle storie veramente raccapriccianti.

Schwarz - Indietro quanto le possibile.

Schoen - (indietreggiando urta la tela che appoggiata all'altro cavalletto) Pardon...

Schwarz - (sollevando la cornice) Prego...

Schoen - (meravigliato) Cos'...

Schwarz - La conosce?

Schoen - No.

Schwarz - (appoggia il quadro sul cavalletto. E' una signora in costume da Pierrot con un'alta mazza da pastorella in mano) Un ritratto in costume.

Schoen - Permetta...

Schwarz - Dio mio...

Schoen - Questo per le riuscito molto bene.

Schwarz - La conosce?

Schoen - No. Come mai in questo costume?

Schwarz - E' ancora tutto da fare.

Schoen - Oh, s.

Schwarz - Cosa vuole. Mentre posa io sono costretto a discorrere col marito.

Schoen - Mi dica...

Schwarz - Naturalmente, per accrescere la mia gioia, si parla d'arte.

Schoen - Come ha fatto questa piacevole conoscenza?

Schwarz - Come capita di solito. Un giorno viene qui un ometto incartapecorito, male in gambe, chiedendomi d fare il ritratto a sua moglie. Ma certo, anche se fosse grinzosa come la faccia della terra. Il giorno dopo, alle dieci in punto, si spalanca la porta e arriva l'ometto, spingendosi dinanzi la angelica creatura che vede dipinta. Le ginocchia mi si piegano. Dietro di loro, un lacch rigido, vestito di velluto verde, con un pacchetto sotto il braccio. Mi chiede dov' il guardaroba. S'immagini il mio stato d'animo. Apro quella porta. (Accenna a sinistra) Per fortuna era tutto in ordine. Quel dolce tesoro vi si infila dentro, ed il vecchio si pianta davanti alla porta come un mastino. Due minuti dopo esce in costume da Pierrot. (Scuotendo la testa) Non ho mai visto niente di simile. (Va a sinistra e guarda fissamente la porta della camera da letto).

Schoen - (che lo ha seguito con lo sguardo) E l'ometto fa sempre la guardia?

Schwarz - Tutto il suo corpo in armonia con quel singolare travestimento. Come se fosse nata cos. Il modo con cui affonda le mani nelle tasche, alza i piedini dal tappeto... spesso il sangue mi va alla testa...

Schoen - Lo si vede dal quadro.

Schwarz - La gente come noi, sa...

Schoen - E' la modella che regge la conversazione?

Schwarz - Finora non ha mai aperto bocca.

Schoen - Possibile!

Schwarz - Se permette, le mostro il costume! (Esce a sinistra).

Schoen - (solo, davanti al Pierrot) La bellezza del diavolo! (Davanti al primo ritratto) Qui c' pi sostanza. (Tornando davanti all'altro) Si mantiene ancora giovane, per la sua et.

Schwarz - (ritorna col costume di raso bianco) Che stoffa pu essere?

Schoen - (toccando la stoffa) Raso. Mi faccia vedere.

Schwarz - (tenendo alto il costume) Si figuri.

Schoen - Molto gentile.

Schwarz - E' tutto d'un pezzo.

Schoen - Come si infila?

Schwarz - Questo non glielo saprei proprio dire.

Schoen - (prendendo il costume dai calzoni) Sono molto grandi!

Schwarz - Tiene alzato il sinistro...

Schoen - (rivolgendo lo sguardo al quadro) Fin sopra il ginocchio.

Schwarz - Lo fa in modo incantevole.

Schoen - Calze trasparenti.

Schwarz - Bisogna dipingere anche quelle.

Schoen - Uhm! Lei lo sa fare.

Schwarz - Inoltre, di una civetteria. (Indicando il quadro) Vede l'incavo dell'ascella?

Schoen - E' eccitante.

Schwarz - Sullo sfondo opaco e unito della carne ha due ricciolini neri come il carbone: probabilmente tinti.

Schoen - Come fa a saperlo?

Schwarz - Porse se li arriccia anche con il ferro.

Schoen - Come le viene questo mostruoso sospetto?

Schwarz - Ci sono trucchi che il nostro candore infantile non sospetta nemmeno. (Riporta il costume nella stanza da letto).

Schoen - (solo) Quando si dorme...

Schwarz - (ritorna e guarda l'orologio) Se lei desidera conoscerla...

Schoen - No.

Schwarz - Dovrebbe arrivare proprio adesso.

Schoen - Quante pose sono ancora necessarie?

Schwarz - Dovr sostenere questo supplizio di Tantalo ancora per tre mesi.

Schoen - E per l'altra?

Schwarz - Mi scusi. Tre volte al massimo. (Accompagnandolo alla porta) Se la signora vorr lasciarmi qui la sua blusa...

Schoen - Volentieri. Venga presto a farmi visita. (Sulla porta si scontra col dottor Goll e Luli Per Dio!

Schwarz - Le posso presentare...

Goll - (a Schoen) Come mai capitato qui?

Schoen - (baciando la mano a Lul) Signora...

Lul - Gi di partenza?

Goll - Quale buon vento l'ha condotta qui?

Schoen - Sono venuto per il ritratto della mia fidanzata.

Lul - (venendo avanti) E' qui la sua fidanzata?

Goll - Anche lei ha commissionato un ritratto?

Lul - (davanti al busto) Guarda! Incantevole...

Goll - (guardandosi intorno) La tiene qui nascosta?

Lul - Ecco la dolce creatura che ha fatto di lei un altro uomo.

Schoen - Posa di pomeriggio.

Goll - E lei non dice niente a nessuno?

Lul - (voltandosi) E' sempre cos seria?

Schoen - Un ultimo residuo dell'educazione di collegio.

Goll - (davanti al ritratto) Ha subito una profonda trasformazione.

Lul - Non la faccia aspettare pi a lungo.

Schoen - Fra due settimane annuncer il nostro fidanzamento.

Goll - (a Lul) Non ci far perdere tempo.

Lul - (a Schoen) Pensi che siamo passati al trotto sul Ponte Nuovo. Guidavo io.

Schoen - (vuole congedarsi).

Goll - No, no. Noi possiamo continuare a chiacchierare. Va', Nellie.

Lul - Ora tocca a me!

Goll - Il nostro Apelle lecca gi i pennelli.

Lul - Credevo che posare fosse molto pi divertente.

Schoen - Ma lei ha il piacere di offrirci un godimento della specie pi rara.

Lul - (uscendo da sinistra) Allora aspetti.

Schwarz - (davanti alla porta della camera da letto) Signora, se vuole essere cos gentile... (Chiude la porta dietro di lei e si ferma ad aspettare).

Goll - Nel nostro contratto di matrimonio le ho dato il nome di Nellie.

Schoen - Gi.

Goll - Che glie ne pare?

Schoen - E perch non Mignon?

Goll - Mica male! Non ci avevo mai pensato.

Schoen - Crede che il nome possa avere un significato?

Goll - Non ho figli, lei lo sa bene.

Schoen - (levando di tasca il portasigarette) Siete sposati appena da due mesi.

Goll - E non desidero neanche di averne.

Schoen - Vuole una sigaretta?

Goll - (servendosi) Me ne basta una. (A Schwarz) Dica, che fa la sua ballerinetta?

Schoen - Una ballerina?

(Schwarz - La signorina che ha posato solo per farmi un piacere. L'ho conosciuta in una gita della societ Santa Cecilia.

Goll - (a Schoen) Credo che il tempo stia per cambiare.

Schoen - Non molto rapida la toletta?

Goll - Come il baleno! La donna deve essere una specialista in materia. Ognuno' di noi deve esserlo, nel suo campo, se non vuole ridursi alla miseria. (Chiama) Nellie!

Schwarz - (verso la porta) Signora!

Lul - (da dentro) Subito, subito!

Goll - (a Schoen) Non capisco.

Schoen - Li invidio. Non conoscono niente di pi sacro del loro mangiapane. Si sentono pi ricchi che se avessero trentamila marchi di rendita. Lei non in grado di giudicare un uomo che fin da ragazzo vive di quel che dipinge. Si assuma invece il compito di facilitargli la vita. E' un tipico esempio di partita doppia. A me mancherebbe il coraggio morale di farlo. Ci si bruciano facilmente le dita...

Lul - (esce dalla stanza in costume da Pierrot. Ha in testa una parrucca bianca, di merletto) Eccomi.

Schoen - (si gira. Dopo una pausa) Splendido!

Lul - (avvicinandosi) Ebbene?

Schoen - Da far impallidire l'immaginazione pi accesa.

Lul - Le piaccio?

Schoen - Un quadro che l'arte dispera di poter riprodurre.

Goll - Anche lei di questo parere?

Schoen - (a Lul) Non pu nemmeno immaginare...

Lul - Me ne rendo perfettamente conto.

Schoen - Allora dovrebbe usare maggiore prudenza.

Ltjl - Non faccio che il mio dovere.

Schoen - Si gi messa la cipria?

Lul - Cosa le viene in mente?

Goll - Ha la pelle pi bianca ch'io abbia mai visto.

Schoen - Nonostante la seta bianca.

Goll - Ho detto al nostro Raffaello di occuparsi il meno possibile della pelle.

Lul - Non posso soffrire i brontoloni.

Goll - Che colpa ne ho se non riesco ad entusiasmarmi per gli imbrattatele moderni?

Schwarz - (preparando i colori vicino ai cavalletto) L'arte moderna deve all'impressionismo se pu tentare di affiancarsi degnamente all'antica.

Goll - La regalerei tutta, per un quarto di bue.

Schoen - Non si riscaldi!

Lul - (si butta al collo di Goll e lo bacia).

Goll - Ti si vede il neglig. Lo devi tirare pi gi.

Lul - Avrei fatto meglio a togliermelo. Mi d noia.

Goll - Sarebbe capace di dipingerlo.

Lul - (prende il bastone appoggiato al paravento, sale sul podio e si rivolge a Schoen) Che cosa ne direbbe lei, se dovesse star immobile per due ore a dar spettacolo di se?

Schoen - Venderei l'anima al diavolo per poter essere al suo posto!

Goll - (sedendosi a sinistra) Venga qui. E' il mio osservatorio.

Lul - (scoprendo fino al ginocchio la gamba sinistra) Cos?

Schwarz - S, s...

Goll - (a Schoen che seduto presso di lui) Effettivamente qui la posizione ottima.

Lul - (senza muoversi) Mi si vede bene da qualsiasi parte.

Schwarz - Il ginocchio destro un po' pi in avanti, per favore.

Schoen - (con un gesto) Il corpo forse mostra linee pi delicate...

Lul - (girando la testa) Per piet...

Schwarz - Oggi la luce discreta.

Goll - Ce ne metta a profusione. Tenga il pennello in punta.

Schwarz - Certamente, signor professore.

Schoen - Come una natura morta...

Schwarz - Certamente, dottore.

Goll - Non sopporta un trattamento pastoso.

Schoen - Non ha nulla di imponente.

Schwarz - (a Lul) Il capo leggermente pi alto...

Lul - (sollevando la testa) Mi dipinga con le labbra semiaperte.

Schoen - Dipinga neve su ghiaccio. Non insista d pi se no il quadro assume un tono artificioso.

Schwarz - Certamente.

Goll - L'arte deve imitare la natura, cos da poterla godere intellettualmente.

Lul - (a Schwarz, aprendo un p la bocca) Vede, cos.

Schoen - Immagini come sfondo un pergolato di glicini.

Schwarz - Appena viene il sole il muro di fronte manda riflessi caldi.

Goll - (a Lul) Ti devi comportare come se il nostro Velasquez non fosse presente.

Lul - Un pittore non un uomo.

Schoen - Non credo che da un'illustre eccezione si possa trarre una regola per tutta la categoria.

Lul - Lo quanto un parrucchiere.

Schwarz - (allontanandosi dal cavalletto) L'autunno scorso avrei dovuto prendere in affitto un altro studio.

Schoen - (a Goll) Ha visto la piccola O' Morphi nella parte di pescatrice di perle?

Goll - Domani la vado a vedere per la quarta volta. Mi ci ha portato il principe Polassov, la perla pi grossa che lei abbia pescato finora. Dalla gioia le sono tornati biondo scuro i capelli.

Schoen - La trova veramente eccezionale?

Goll - Per chi in grado di giudicare.

Lul - Mi sembra che abbiano bussato.

Schwarz - Scusi un momento. (Va ad aprire la porta).

Goll - Sorridigli pure con maggiore disinvoltura.

Schoen - Tanto non gli fa nessun effetto.

Goll - E se pure! Finch ci siamo noi due!

Alwa - (dietro il paravento) Si pu?

Schoen - E' mio figlio.

Lul - Signor Aiwa!

Goll - Venga, venga pure.

Alwa - (entra, d la mano a Goll) Professore... (Voltandosi verso Lul) Chi vedo? Se potessi scritturarla come protagonista del mio spettacolo.

Lul - Non so ballare abbastanza per sostenere quella parte.

Alwa - Ma lei ha un maestro di ballo come non se ne trova in nessun teatro d'Europa!

Lul - Cosa darei per poter ballare almeno una volta su di un palcoscenico.

Schoen - Come mai sei capitato qua?

Goll - Anche lei venuto a far eseguire un ritratto di nascosto?

Alwa - (a Schoen) Ti volevo portare alla prova generale.

Schoen - (si alza).

Goll - Oggi provano gi i costumi?

Alwa - Si capisce. Venga con noi. Fra cinque minuti devo essere a teatro. (A Lul) Ahim!

Goll - Me lo sono proprio dimenticato. Come si chiama il suo balletto?

Alwa - Dalai Lama.

Goll - Credevo che si svolgesse in manicomio.

Schoen - Pensa a Nietzsche?

Goll - Ha ragione. Mi confondo sempre.

Alwa - Sono riuscito a rimettere in piedi il Buddismo.

Goll - Il vero poeta tragico si riconosce anche dai piedi.

Alwa - La Corticelli balla nella parte del Budda giovane, come se avesse visto la luce sulle rive del Gange.

Schoen - Quando era ancora viva la madre, ballava con le gambe...

Alwa - Fino a quando stata libera di farlo ha ballato con intelligenza.

Goll - Ora balla col cuore.

Alwa - Vuol venire a vederla?

Goll - Grazie.

Alwa - Venga con noi!

Goll - Non mi possibile.

Schoen - Siamo gi in ritardo.

Alwa - Venga con noi, professore. Al terzo atto vedr il Dalai Lama nel monastero con i suoi monaci...

Goll - A me interesserebbe solo il giovane Budda.

Alwa - Si decida allora.

Goll - Non posso. Non posso.

Alwa - Dopo andremo da Peters. L potr esprimerle la sua profonda ammirazione.

Goll - Verr da Peters?

Alwa - La Corticelli?

Goll - La prego. Non mi tenti ancora di pi!

Alwa - Vedr le scimmie domestiche, i due bramini, le fanciulle...

Goll - Per amor di Dio! Mi lasci in pace con le ragazze.

Lul - Ci tenga un palco di proscenio per luned.

Alwa - Ma certamente. Non dubiti.

Goll - Se mi allontano, questo Breughel del diavolo mi sciupa tutto il quadro.

Alwa - Non sarebbe una gran disgrazia. Si pu sempre rifare.

Schoen - Credo che i suoi timori siano piuttosto infondati.

Goll - Se a questo nostro Caravaggio non si spiega come tracciare ogni pennellata...

Schoen - Sarebbe un bel tiro lasciarlo nelle peste.

Goll - La prossima volta, signori.

Alwa - I bramini si impazientiscono. Le figlie di Nirvana sono in maglia e battano i denti.

Goll - Maledetto imbrattatele!

Schoen - Se non la vedranno con noi si lamenteranno.

Goll - Fra cinque minuti sono di ritorno. (Passa dietro Schwarz e confronta il Quadro con Lul).

Alwa - (a Lul) Gentile signora, il dovere mi chiama.

Goll - (a Schwarz) Qui deve modellare meglio. I capelli sono ruvidi. Non penetrato abbastanza nello spirito...

Alwa - Venga.

Goll - Ora, ora, subito. Ma da Peters non mi trascineranno neanche con dieci cavalli.

Schoen - (seguendo Alwa e Goll) Prendiamo la mia carrozza che aspetta in istrada.

Schwarz - (s piega a destra e sputa) Perdio! Se la potessi finire una buona volta con questa vita! Sempre per la pagnotta! Pane e museruola. La mia dignit di artista si ribella. (Getta uno sguardo a Lul) Che gentaglia! (S alza, gira da sinistra dietro a Lul, la squadra da ogni parte, e ritorna al cavalletto) La scelta davvero difficile. Signora, se permette, la mano destra un po' pi in alto.

Lul - (alza il bastone che ha in mano guanto pi pu. Fra se) Chi l'avrebbe mai creduto!

Schwarz - Le sembro molto ridicolo?

Lul - Torner subito.

Schwarz - Non posso far altro che dipingere.

Lul - Eccolo.

Schwarz - (alzandosi) Che c'?

Lul - Non sente?

Schwarz - Sta venendo qualcuno...

Lul - Me lo immaginavo.

Schwarz - E' il portiere. Sta spazzando le scale.

Lul - Meno male.

Schwarz - Lei accompagna il professore anche durante le visite?

Lul - Non ci mancherebbe che questo...

Schwarz - Lei non certo abituata a restare sola.

Lul - A casa abbiamo una governante.

Schwarz - Che le fa compagnia?

Lul - Ha molto buon gusto.

Schwarz - Per che cosa?

Lul - Si occupa dei miei abiti, delle mie tolette.

Schwarz - Va spesso a ballare?

Lul - Mai.

Schwarz - E allora i vestiti?

Lul - Per ballare.

Schwarz - Ma lei balla davvero?

Lul - Csarda, samaqueca, claquettes.

Schwarz - E non le viene a noia?

Lul - Mi trova brutta?

Schwarz - Non mi ha capito. Chi le d lezione?

Lul - Lui.

Schwarz - Chi?

Lul - Lui.

Schwarz - Lui?

Lul - Suona il violino.

Schwarz - Ogni giorno se ne impara una nuova.

Lul - Ho studiato a Parigi.

Schwarz - Mi parli di Parigi.

Lux - Ci torneremo questo inverno.

Schwarz - Il suo ritratto riesce meglio quando lei parla.

Lul - Andavo sempre a teatro e vedevo ogni sera delle ballerine diverse. Mi sarei sentita capace di rifare ogni volta la loro danza.

Schwarz - Ci deve essere molta miseria a Parigi.

Lul - Uscivamo soltanto di sera.

Schwarz - Di giorno dormiva?

Lul - Di giorno lui andava alla facolt di medicina. Io mi sedevo accanto al fuoco e fumavo.

Schwarz - Ma allora, diciamo, della vera Parigi, lei non ha visto niente?

Lul - Ho preso lezioni da Eugnie Fougre. Mi ha fatto copiare dei costumi.

Schwarz - Come sono?

Lul - Lasottana di merletto verde fino al ginocchio, tutta di volants, naturalmente scollata, molto scollata e aderentissima. La sottoveste verde chiaro, sempre pi chiaro!. Dessous bianchissimi con merletti larghi un palmo...

Schwarz - Non ne posso pi...

Lul - Dipinga.

Schwarz - Mi sento soffocare!

Lul - Dipinga, prego.

Schwarz - E cambiata la luce.

Lul - La pu regolare.

Schwarz - Devo scrostare tutto ci che ho dipinto finora.

Lul - Che importa?

Schwarz - Il quadro si sciupa.

Lul - Che importa?

Schwarz - Come, che importa?

Lul - Quando sar di ritorno guarder se il lavoro andato avanti.

Schwarz - (raschiando con la spatola) Non sente freddo?

Lul - No.

Schwarz - Potrei risparmiare cento marchi il mese.

Lul - E' tanto freddoloso?

Schwarz - Oggi no.

Lul - Si respira.

Schwarz - Come...

Lul - (respira profondamente).

Schwarz - La smetta per favore! (Si alza di scatto gettando pennelli e tavolozza, e cammina su e gi) Il lustrascarpe per lo meno si occupa solo delle scarpe. La vernice non gli costa niente o quasi. Quando io domani salter il pasto, nessuna signora del bel mondo mi domander se mi piacciono le ostriche.

Lul - Antipatico!

Schwarz - (ricominciando a dipingere) Come gli sar venuto in mente di andare a quella prova?

Lul - Anch'io avrei preferito che fosse rimasto.

Schwarz - Siamo le vittime del nostro lavoro.

Lul - Non volevo offenderla.

Schwarz - Vedo tutto come attraverso un velo...

Lul - Per carit, dipinga!

Schwarz - I colori mi ballano davanti agli occhi...

Lul - Anche cos pu...

Schwarz - Se a sinistra pi su... sulla gamba - un po'

Lul - Qui?

Schwarz - (avvicinandosi al podio) Permetta.

Lul - Cosa desidera?

Schwarz - Le mostro...

Lul - Non va.

Schwarz - Come nervosa... (Vuol prenderle la mano).

Lul - (gli getta sul viso il bastone) Mi lasci in pace! (Fa per uscire).

Schwarz - Quante smorfie!

Lul - Non otterr niente per ora.

Schwarz - Non ha capito lo scherzo.

Lul - Ho capito benissimo. Mi lasci stare. Con la forza non otterr niente da me.

Schwarz - Le chiedo scusa.

Lul - Torni al suo lavoro.

Schwarz - Non pensavo di...

Lul - (sul podio) Lei non ha diritto di darmi fastidio.

Schwarz - (avvicinandosi) Le devo indicare la posizione.

Lul - (s rifugia dietro l'ottomana) Si metta prima dietro al cavalletto.

Schwarz - (si dirige a destra, dietro l'ottomana) Appena l'avr punita.

Lul - Ma prima deve raggiungermi!

Schwarz - (gira a sinistra) Allora impari a conoscermi.

Lul - Ricorda questo motivo? (Prendendolo in giro) Gus-gus...

Schwarz - Non ha ancora imparato... (Corre a destra e a sinistra).

Lul - (schivandolo) Da-da-da-da!

Schwarz - Aspetti!

Lul - (sollevandosi) Torni al lavoro. Tanto non riuscir mai a prendermi. (Corre qua e l).

Schwarz - (correndo dietro a lei) In guardia!

Lul - Se avessi avuto gli abiti lunghi, a quest'ora...

Schwarz - Che bimba!

Lul - Ma vestita da Pierrot!

Schwarz - (buttandosi lungo disteso sull'ottomana) Ti ho presa!

Lul - (gli butta la pelle d tigre sulla testa) Buona notte! (Salta sul podio e si arrampica sulla scala) Vedo tutte le citt del mondo...

Schwarz - (svincolandosi dalla coperta) Monella!

Lul - Tocco il cielo, prendo una stella, e me la metto nei capelli.

Schwarz - (arrampicandosi dietro a lei) Adesso la scuoto finch cade.

Lul - (salendo pi su) Se non la smette, la faccio cadere io.

Schwarz - Si arrenda.

Lul - Potrei schiacciarle la testa,

Schwarz - Ci provi.

Lul - Vuol lasciare in pace le mie gambe?

Schwarz - Mi chieda perdono.

Lul - Dio salvi la Polonia! (Fa cadere la scala, salta sul podio e rovescia addosso a Schwarz che sta per alzarsi da terra il paravento) Scendiamo dal cielo sul campo di battaglia!

Schwarz - (venendo in avanti) Per amor di Dio, si tenga lontana dal ritratto.

Lul - (vicino al cavalletto) Glielo avevo detto che non mi avrebbe presa.

Schwarz - (avvicinandosi a lei) Facciamo la pace. (Fa per abbracciarla).

Lul - Gi le mani, oppure... (Gli rovescia addosso il cavalletto con il ritratto che cade fragorosamente a terra).

Schwarz - (urlando) Disgraziata!

Lul - (in fondo a sinistra) Il buco l'ha fatto lei!

Schwarz - Dieci settimane di lavoro, il mio viaggio, l'esposizione, tutto perso. (Le si butta addosso).

Lul - (salta dall'ottomana sulla scala che si rovesciata e ritorna sul podio) Una trappola! Non ci caschi! (Calpesta il quadro) Ne ha fatto un altro uomo! (Scivola in avanti).

Schwarz - (cade su di lei) Anch'io sono un altro uomo!

Lul - (si svincola e fugge) Mi ha rotto tre costole.

Schwarz - (inciampa nel paravento) Sono senza piet.

Lul - (dal fondo) Mi lasci in pace. Mi sento male. O Dio, o Dio... (Viene in avanti e si lascia cadere sull'ottomana).

Schwarz - (spranga la porta. Tornando in avanti) Devo immaginare come sfondo un pergolato di glicini. (Si siede vicino a lei, le prende una mano e gliela copre di baci; si vede che lotta con s stesso).

Lul - (spalanca gli occhi) Ma pu tornare.

Schwarz - Come ti senti?

Lul - Come scossa da una bufera.

Schwarz - Nellie...

Lul - Come se fossi caduta nell'acqua...

Schwarz - Ti amo.

Lul - Ho amato uno studente.

Schwarz - Nellie...

Lul - Aveva ventiquattro cicatrici di sciabola...

Schwarz - Ti amo.

Lul - Andavo alla cresima.

Schwarz - Nellie!

Lul - Non mi chiamo Nellie.

Schwarz - (la bacia).

Lul - Mi chiamo Lul.

Schwarz - Io ti chiamerei Eva.

Lul - Che ore sono?

Schwarz - (guardando l'ora) Le dieci e mezzo.

Lul - (prende l'orologio e apre la cassa).

Schwarz - Tu non mi ami.

Lul - Ma s...

Schwarz - Le dieci e mezzo sono passate da cinque minuti,

Lul - La nostra insegnante di francese era innamorata di un pastore protestante che era sposato.

Schwarz - Eva...

Lul - Le scrivevamo delle lettere di fuoco a nome del pastore.

Schwarz - Baciami.

Lul - (lo prende per il mento e lo bacia, butta l'orologio per aria e lo riprende a volo) Sa di tabacco.

Schwarz - Perch non mi dai del tu?

Lul - Farei peccato.

Schwarz - Ti allontani.

Lul - Non ne ho mai avuto bisogno.

Schwarz - Non mi vuoi comprendere.

Lul - Hm?

Schwarz - Il tuo costume da Pierrot..

Lul - Non le piace?

Schwarz - E' geloso...

Lul - Mi vizia.

Schwarz - Chi?

Lul - Lui.

Schwarz - Ti pu vedere quando balli.

Lul - Hm...?

Schwarz - (si alza fuori di s, si passa una mano sulla fronte) Santo cielo! Non conosco ancora il mondo...

Lul - (strillando) Non mi prenda in giro!

Schwarz - (voltandosi rapidamente verso di lei) Tu non mi hai mai amato...

Lul - (sollevandosi a met) E' lei che non ha mai amato...!

Goll - (da fuori) Apra!

Lul - (balza in piedi) Mi nasconda! O Dio, mi nasconda!

Goll - (picchiando contro la porta) Apra!

Schwarz - (si avvicina alla porta).

Lul - (lo trattiene) Mi ammazzer di botte!

Goll - (scrollando la porta) Apra!

Lul - (ai piedi di Schwarz, abbracciandogli le ginocchia) Mi ammazzer di botte. Mi ammazzer di botte...

Schwarz - Si alzi... (La porta sfondata cade nello studio).

Goll - (con gli occhi iniettati di sangue, il bastone alzato, si precipita su Schwarz e Lul) Cani! Voi... (Cade sul pavimento).

Schwarz - (cade in ginocchio).

Lul - (si rifugia vicino alla porta. Pausa),

Schwarz - (avvicinandosi a Goll) Si... signor-signor pr... signor professore.

Lul - (sulla porta) Metta in ordine lo studio.

Schwarz - Signor professore.

Lul - (si avanza timidamente) Non sar una disgrazia?

Schwarz - No. (Si piega su Goll) Signor... (indietreggia) c' sangue.

Lul - Ha battuto la fronte.

Schwarz - Mi aiuti a trasportarlo sull'ottomana.

Lul - (indietreggia) No, no.

Schwarz - (cerca di girarlo sull'altro fianco) Professore, professore! /

Lul - Non sente.

Schwarz - E un colpo apoplettico. Mi aiuti.

Lul - Non riusciremo a smuoverlo neanche in due.

Schwarz - (alzandosi) Bisogner chiamare il dottore.

Lul - Come pesante.

Schwarz - (prendendo il cappello) La prego, sia cos gentile da mettere xm po' di ordine. (Esce).

Lul - Si riavr subito. (Con forza) Bussy! Schnuggel! Fa finta di niente. (Scivola a terra dietro di lui) Mi guarda sempre. (Lo tocca con la punta del piede) Bussy! (Indietreggiando) Fa sul serio. Il ballo finito. Mi posso riposare. E adesso che fare? (Si piega su Goll) Un volto sconosciuto. (Alzandosi) E nessuno gli somministra l'estrema unzione. Che tristezza...

Schwarz - (rientrando) Non si ancora ripreso?

Lul------------------ - (sta sul proscenio, a sinistra) Che far...

Schwarz - (curvo sopra Goll) Professore!

Lul - Lo fa apposta.

Schwarz - Un po' di pudore!

Lul - Lui non me lo avrebbe detto.

Schwarz - (ha girato Goll sulla schiena. A Lul, indicandole l'ottomana) Mi dia quel cuscino.

Lul - (porgendogli il cuscino) Quando non si sentiva bene mi faceva ballare.

Schwarz - (mettendo il cuscino sotto la testa di Goll) Il dottore sar qui a momenti.

Lul - Troppo tardi.

Schwarz - Si fa quel che si pu.

Lul - Non ci crederebbe.

Schwarz - Perch non si riveste?

Lul - S.

Schwarz - Che aspetta?

Lul - La prego...

Schwarz - Cosa?...

Lul - Gli chiuda gli occhi.

Schwarz - Lei si comporta in modo mostruoso.

Lul - Come se lei...

Schwarz - Io?

Lul - - Lei non che un volgare delinquente.

Schwarz - Tutto questo non riesce a scuoterla?

Lul - Mi scuoto molto d rado. Qualche volta mi pu capitare.

Schwarz - La prego, taccia.

Lul - Qualche volta capita anche a lei.

Schwarz - Non occorre che me lo rammenti.

Lul - La prego.,.

Schwarz - Toccherebbe a lei.

Lul - Mi guarda.

Schwarz - Guarda anche me...

Lul - Vigliacco!

Schwarz - (chiude gli occhi a Goll) E' la prima volta in vita mia.

Lul - Non l'ha fatto a sua madre?

Schwarz - No.

Lul - Era lontano?

Schwarz - No.

Lul - Aveva paura?

Schwarz - (violentemente) No!

Lul - (balbettando) Non volevo offenderla.

Schwarz - E' ancora viva.

Lul - Allora non solo a questo mondo?

Schwarz - E' nella pi squallida miseria.

Lul - So cosa vuol dire.

Schwarz - Non mi prenda in giro.

Lul - Adesso sono ricca...

Schwarz - E' spaventoso! (Si dirige a sinistra) Ma non colpa sua!

Lul - Che far?

Schwarz - Non ha senso morale. (Schwarz a sinistra, Lul a destra, si guardano con diffidenza. Schwarz si avvicina a lei e le prende una mano) Guardami negli occhi.

Lul - Cosa vuole...

Schwarz - (l'accompagna all'ottomana e la costringe a sedersi vicino a lui) Guardami negli occhi.

Lul - Mi vedo vestita da Pierrot.

Schwarz - (si alza di colpo e la respinge) Maledetto quel ballo!

Lul - Mi devo cambiare...

Schwarz - (trattenendola) Una parola...

Lul - Non posso rispondere.

Schwarz - (sedendosi di nuovo sull'ottomana) Sei capace di dire la verit?

Lul - Non so.

Schwarz - C' qualche cosa su cui puoi giurare?

Lul - Non so. Mi lasci in pace. Lei impazzito.

Schwarz - A cosa credi.

Lul - Non so.

Schwarz - Hai un'anima?

Lul - Non so.

Schwarz - Hai mai amato?

Lul - Non so.

Schwarz - (si alza e va verso sinistra) Non lo sa!

Lul - (sempre immobile) Non so.

Schwarz - Lui lo sa...

Lul - (avvicinandosi) Cosa vuole sapere?

Schwarz - (indignato) Va, va a vestirti!

Lul - (va nella stanza da letto).

Schwarz - Vorrei essere al tuo posto. Te la restituisco. E con lei ti d la mia giovent. Non ho pi n fede n coraggio. Ho dovuto sopportare troppe cose e troppo a lungo. Per me tardi. Non sono nato per essere felice. Mi d una paura d'inferno. Svegliati. Non l'ho nemmeno sfiorata. Apre la bocca. Bocca aperta e occhi chiusi, come i bambini. Per me invece il contrario. Svegliati! Svegliati! (Si inginocchia e gli lega il fazzoletto intorno alla testa) Imploro dal cielo che mi dia la possibilit di essere felice. Che mi dia la forza e conceda la grazia di essere un poco pi felice. Per lei, solo per lei.

Lul - (esce dalla stanza da letto completamente vestita col cappello in testa. Tiene la mano destra sotto l'ascella; a Schwarz alzando il braccio) Mi vuole chiudere questi bottoni? Io non posso: mi tremano le mani.

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Una grande sala molto elegante

A sinistra, sul fondo, la porta d'entrata. A destra e a sinistra tendaggi. Alla porta di destra si accede a mezzo di qualche gradino. Sulla parete di fondo, sopra il camino, appeso il ritratto d Lul vestita da Pierrot, in una magnifica cornice di raso. A destra, uno specchio molto alto. Davanti allo specchio una chaise-longue. A sinistra, una scrivania di ebano. In mezzo alla scena, alcune sedie intorno ad un tavolino cinese.

Lul - (in vestaglia verde, sta rigida davanti allo specchio, corruga la fronte e vi passa la mano. Poi si accarezza le guance. Si allontana dallo specchio con uno sguardo scontento, iroso; va a sinistra voltandosi spesso indietro. Apre un portasigarette sulla scrivania, accende una sigaretta, cerca un libro fra quelli che posano sul tavolo, ne prendebuno, si sdraia sulla chaise-longue di fronte allo specchio. Dopo un attimo lascia cadere il libro, riflette e riprende a leggere).

Schwarz - (entra da sinistra con i pennelli e la tavolozza, si china su Lul, la bacia in fronte, sale i gradini e attraverso i tendaggi della porta si gira) Eva!

Lul - (sorridendo) Comandi?

Schwarz - Oggi sei davvero affascinante.

Lul - (gettando uno sguardo nello specchio) Se ti accontenti...

Schwarz - I tuoi capelli respirano la freschezza del mattino...

Lul - Sono appena uscita dal bagno.

Schwarz - (le si avvicina) Oggi sono occupatissimo.

Lul - Questo lo credi tu.

Schwarz - (posa sul tappeto i pennelli e la tavolozza. Si siede sull'orlo della chaise-longue) Cosa stai leggendo?

Lul - (legge) All'improvviso sent un'ancora di salvezza che le faceva cenno dall'alto delle scale.

Schwarz - Come scrive suggestivamente!

Lul - Era il postino con un vaglia.

Henriette - (entra con una cappelliera sotto il braccio e mette sul tavolo un vassoio con la po sta) La posta. Porto il cappello dalla modista. La signora ha altri ordini da darmi? ,

Lul - No.

Schwarz - (le fa cenno di allontanarsi).

Henriette - (esce sorridendo maliziosamente).

Schwarz - Cosa hai sognato questa notte?

Lul - Me l'hai gi chiesto oggi.

Schwarz - (si alza e prende le lettere dal vassoio) Sono fuori di me dall'ansia. Ogni giorno temo che il mondo crolli. (Girandosi verso la chaise-longue porge a Lul una lettera) A te.

Lul - (odorando il biglietto) La Corticelli. (Lo nasconde in seno).

Schwarz - (sventolando una lettera) Ho venduto la mia ballerina di Samaqueca per cinquantamila marchi!

Lul - Chi scrive?

Schwarz - Gundermann, da Parigi. E' il terzo quadro che vendo da quando siamo sposati. Tanta fortuna mi fa paura...

Lul - (accennando alle lettere) E ancora...

Schwarz - (apprendo una partecipazione di fidanzamento) Guarda. (La d a Lul).

Lul - (legge) Il consigliere di corte Enrico von Zernikow ha l'onore di partecipare il fidanzamento della sua figlia Carlotta Maria Adelaide col dottor Ludwig Schoen.

Schwarz - (aprendo un'altra lettera) Finalmente! Non fa che fidanzarsi! Non capisco, un uomo nella sua posizione. Trova sempre qualche ostacolo sulla via del matrimonio.

Lux - E questo?

Schwarz - Un invito per l'Esposizione di Pietroburgo. Non so cosa preparare.

Lul - Una bella donna naturalmente.

Schwarz - Vuoi posare tu?

Lul - D belle ragazze ce n' tante a questo mondo.

Schwarz - Ma dieci marchi a posa.

Lux - E' inaudito! Hai venduto un quadro per cinquantamila marchi proprio ora!

Schwarz - Un quadro per cui hai posato tu. Con un'altra modella, anche se fosse stato straordinariamente interessante, non avrei potuto dar migliore prova delle mie possibilit.

Lux - Poser volentieri; potr rimanere distesa?

Schwarz - Come preferisci. Ti lascio libera scelta. (Riunendo le lettere) Non dimentichiamo di far avere oggi stesso le lettere a Schoen. (Va a chiudere le lettere nello scrittoio).

Lul - L'abbiamo fatto gi da tempo.

Schwarz - Lo dico per la sua fidanzata.

Lul - Puoi scrivergli di nuovo.

Schwarz - E ora al lavoro. (Raccoglie i pennelli e la tavolozza, bacia Lul, sale i gradini. Arrivato alla porta si volta) Eva!

Lul - (lascia cadere il libro sorridendo) Comandi?

Schwarz - (avvicinandosi a lei) E' sempre come se ti vedessi per la prima volta.

Lul - Sei tremendo.

Schwarz - (cade in ginocchio, davanti alla chaise-longue e le bacia a lungo la mano) La colpa tua.

Lul - (carezzandogli i capelli) Mi stai viziando.

Schwarz - Sei tutta mia.

Lul - Ora ti racconto...

Schwarz - O Dio, che non siano sorprese!

Lul - (gli sussurra qualcosa all'orecchio).

Schwarz - (felice) Eva!

Lul - (si copre il viso).

Schwarz - Eva! Eva! Mancava solo questo alla nostra felicit.

Lul - E' merito tuo.

Schwarz - (si siede vicino a lei e l'abbraccia) Grazie, grazie infinite! Adesso so perch lavoro, so perch esisto.

Lul - Sei senza cuore.

Schwarz - Vergognati. Il mio nome ormai conosciuto in tutta Europa.

Lul - Ed io?

Schwarz - Ma a te che debbo la gioia di creare la fiducia in me stesso. Ho imparato che al mondo non occorre che questo per arrivare a concludere qualcosa...

Lul - Vorrei andare sulla veranda...

Schwarz - (pi calmo) Sono un artista. Debbo essere perdonato.

Lul - (sorridendo) Di che?

Schwarz - Non potresti mai essere pi seducente anche se, per un paio d'ore, diventassi brutta.

Lul - Mi rovescer sul viso una bottiglia di vetriolo.

Schwarz - Ti chiudo la testolina in una maschera di ferro, e la chiave la tengo io. E poi apro quando voglio.

Lul - E ti dovr baciare attraverso le labbra di ferro?

Schwarz - Allora sar finita per sempre. Come andr a finire tutto questo... Da quando ho te, non ho altro; sono completamente perduto...

Lul - Calmati! (Schwarz si alza e va verso l'entrata in punta di piedi; suona un campanello in corridoio).

Schwarz - (trasalendo) Maledetto!

Lul - In casa non c' nessuno!

Schwarz - Forse sar il mercante d'arte!

Lul - Anche se fosse l'imperatore della Cina.

Schwarz - Un momento. (Esce).

Lul - (come in sogno) Tu?... tu?... (Chiude gli occhi).

Schwarz - (tornando indietro) Era un mendicante che dice di aver fatto la guerra. Non ho spiccioli. (Riprendendo i pennelli e la tavolozza) Ed ora davvero al lavoro. (Esce da destra).

Lux - (si mette in ordine davanti allo specchio, si accomoda i capelli. Entra Schigolch).

Schigolch - Me l'immaginavo pi cavalleresco, pi idealista, non cos impacciato. Sembrava che gli s piegassero le ginocchia, quando mi ha visto.

Lul - (offrendogli una sedia) Hai avuto il coraggio di chiedergli l'elemosina?

Schigolch - Ma non per questo che ho trascinato fin qui le mie settantasette primavere. Mi avevi detto che di mattina si occupava dei suoi quadri.

Lul - Stamane si alzato prima del solito. Quanto ti occorre?

Schigolch - Duecento, se li hai liquidi. Per conto mio, anche trecento. Mi sono andati in fumo parecchi affari.

Lul - (cercando nel cassetto della scrivania) Sono cos stanca!

Schigolch - (guardandosi intorno) Sono venuto, perch sia tanto desideravo conoscere la tua casa.

Lul - E allora?

Schigolch - Si resta a bocca aperta. (Guardandosi intorno) Come a casa mia, cinquanta anni fa. Invece dei portafiori, allora si usavano vecchie sciabole arrugginite. Diavolo, ne hai fatta di strada! (Raschiandosi la gola) Tappeti...

Lul - (gli d due biglietti) Mi piace camminare scalza.

Schigolch - (scorgendo il ritratto) Sei tu?

Lul - (strizzando locchio) Bello?

Schigolch - E' bello quel che buono.

Lul - Qualcosa di dolce?

Schigolch - Cosa?

Lul - (si alza) Elixir di Spa.

Schigolch - Non serve a niente! Lui beve?

Lul - (prende da un armadio vicino al caminetto bottiglia e bicchieri) Non ancora. (Tornando al tavolo) Il filtro produce effetti cos diversi...

Schigolch - Lo eccita?

Lul - (riempiendo due bicchieri) Si addormenta.

Schigolch - Quando ubriaco, lo puoi scrutare in fondo all'anima.

Lul - Preferisco farne a meno. (Si siede di fronte a Schigolch) Raccontami qualcosa.

Schigolch - La strada diventa sempre pi lunga e le gambe sempre pi corte.

Lul - E la tua fisarmonica?

Schigolch - Ha perso il fiato, come l'ho perso io con l'asma. E oramai penso che non valga pi la pena di farla riparare. (Brinda con lei).

Lul - (vuota il suo bicchiere) Temevo che tu fossi gi finito.

Schigolch - Lo credevo anch'io. Ma bench il sole sia gi tramontato, non riesco ad aver pace. Spero nell'inverno. Allora (tossendo) la mia... la mia... asma trover modo di mandarmi all'altro mondo.

Lul - (riempiendo i bicchieri) Pensi che all'altro mondo si siano dimenticati di te?

Schigolch - Pu darsi. Non fanno le cose bene. (Accarezzandole le ginocchia) E adesso dimmi di te; tanto che non ti vedo, mia piccola Lul.

Lul - (si tira indietro sorridendo) La vita davvero bizzarra!

Schigolch - Si ancora tanto giovane.

Lul - E tu mi chiami Lul.

Schigolch - Lul, perch no? Non ti ho mai chiamata in altro modo.

Lul - Nessuno mi chiama pi cos.

Schigolch - Ha un altro nome?

Lul - Lul mi sembra cos lontano.

Schigolch - Bambina! Bambina che sei!

Lul - Adesso mi chiamo...

Schigolch - Come se non fosse lo stesso!

Lul - Perch?

Schigolch - Come ti chiami ora?

Lul - Eva.

Schigolch - Ti calza come un guanto!

Lul - Piace anche a me.

Schigolch - (si guarda intorno) Ecco quello che avevo sempre sognato per te. Tutto questo lusso... Cos'?

Lul - (profumandosi) Eliotropio.

Schigolch - Ha un profumo migliore del tuo?

Lul - (spruzzandolo) Sa di uva acerba.

Schigolch - Questo lusso regale..

Lul - Quando ripenso...

Schigolch - (carezzandole le ginocchia) Be' come te la passi? Porti avanti il francese?

Lul - Sto sdraiata, e dormo.

Schigolch - E' molto comodo. Fa sempre una certa impressione. E poi?

Lul - Poi mi sdraio e mi stiro finch mi scricchiolano tutte le ossa.

Schigolch - E quando hanno scricchiolato?

Lul - Che te ne importa?

Schigolch - Che me ne importa? Che me ne importa? Preferirei essere costretto a restare in vita fino a che suoneranno le trombe del Giudizio universale e rinunciare a tutte le gioie del paradiso, piuttosto che sapere la mia Lul quaggi con tutte le preoccupazioni della vita. Che me ne importa? Ma per il grande affetto che ti porto. Quanto a me, ho gi saldato il cont con la miglior parte di me stesso, ma posso ancora comprendere come vanno le cose di questo mondo.

Lul - Io no.

Schigolch - Perch stai troppo bene.

Lul - (rabbrividendo) Imbecille...

Schigolch - Meglio che con il vecchio orso?

Lul - (malinconica) Non ballo pi...

Schigolch - Era ora.

Lul - Adesso sono... (Ammutolisce).

Schigolch - Dimmi tutto quello che hai nel cuore, bambina mia. Ricordati che ho avuto fiducia in te, fin da quando di te non si vedevano che due occhioni grandi cos.

Lul - Una bestia...

Schigolch - Diavolo! E che bestia! Un animale raffinato, di lusso. Io non c'entro pi per. L'ho finita con i vecchi pregiudizi. Anche quelli contro la, la...

Lul - La lavandaia? Non hai certo da temere che ti lavino ancora una volta!

Schigolch - Ci si sporca sempre.

Lul - (spruzzandolo) Ti richiamerebbe in vita.

Schigolch - Non siamo altro che muffa.

Lul - Prego. Mi faccio ogni giorno dei massaggi con grasso di cavallo e talco,

Schigolch - Ne vale la pena, per quel bellimbusto...

Lul - Lasciano la .pelle liscia come seta.

Schigolch - Ma lo di gi... hm.

Lul - Voglio essere come un frutto da mordere.

Schigolch - E lo siamo, lo siamo. Daremo presto un gran pranzo. Tavola imbandita.

Lul - Non ci sar pericolo che gli ospiti facciano indigestione.

Schigolch - Pazienza, ragazza! Anche i tuoi adoratori non ti tengono mica sotto spirito. Fino a che manterrai la tua forza d'attrazione... E poi? E poi tutto sprecato, perch a questi animali viene il mal di stomaco.

Lul - (alzandosi) Ti bastano?

Schigolch - E ne restano se occorre, per piantarmi un cipresso sulla tomba. Trovo la strada da me. (Esce).

Lul - (lo accompagna e ritorna indietro col dottor Schoen).

Schoen - Cosa fa qui suo padre?

Lul - Che gliene importa?

Schoen - Se fossi suo marito, non gli farei oltrepassare la soglia di casa.

Lul - Perch mi d del lei?

Schoen - Perch? E' facile capirlo.

Lul - Perch?

Schoen - Allora, il perch lo so io. (Offrendole una sedia) Anzi, avrei piacere di parlare con lei proprio di questo.

Lul - (sedendosi, un po' incerta) Perch non me l'ha detto ieri?

Schoen - La prego, non parliamo di ieri. Glielo ho gi detto due anni fa.

Lul - (nervosa) Ah, cos. Uh!

Schoen - Ti prego di non venir pi a farmi visita.

Lul - Posso offrirle un elisire?

Schoen - Grazie. Niente elisire. Mi ha capito bene?

Lul - (scuote la testa).

Schoen - Bene. Scelga. Lei mi costringe ad usare mezzi estremi: o lei si comporta in maniera conforme alla sua condizione...

Lul - Oppure?

Schoen - Oppure - lei che mi costringe - dovrei rivolgermi alla persona che risponde della sua condotta.

Lul - Che cosa vuol dire?

Schoen - Pregher suo marito di sorvegliarla personalmente.

Lul - (si alza e sale i gradini).

Schoen - Dove va?

Lul - (presso la porta) Walter!

Schoen - (alzandosi di scatto) Sei pazza?

Lul - Ah, ah!

Schoen - Compio uno sforzo sovrumano per in-trodurti nella migliore societ. Ormai siamo arrivati ad un punto in cui puoi essere dieci volte pi orgogliosa del tuo nome che della mia confidenza...

Lul - (scende gradini e mette un braccio attorno al collo di Schoen) Di cosa ha paura ora che sta per realizzare ogni suo desiderio?

Schoen - Basta con le commedie! Quali desideri? Ora che mi sono fidanzato, voglio portare mia moglie in un casa pulita.

Lul - (sedendosi) E' sbocciata deliziosamente negli ultimi due anni.

Schoen - Non ha pi quello sguardo cos serio.

Lul - Si fatta proprio donna. Ma noi potremo incontrarci altrove pi comodamente...

Schoen - Noi non ci incontreremo mai pi, neanche in presenza di suo marito.

Lul - A questo non ci crede neanche lei.

Schoen - E allora bisogner che ci creda Schwarz. Va' pure a chiamarlo. Dopo quanto ho fatto per lui, da quando ti ha sposata, siamo diventati intimi.

Lul - (alzandosi) E' anche amico mio.

Schoen - Cos potr finalmente liberarmi da questa spada di Damocle.

Lul - E' stato lei che mi ha posto quella catena al collo. Purtroppo devo a lei la mia felicit. Vedr quanti amici dovr tirarsi in casa quando si sar sposato.

Schoen - Tu giudichi tutte le donne alla tua stregua. Tuo marito ingenuo come un bambino. Se no, da un pezzo sarebbe sulle tracce dei tuoi tradimenti.

Lul - Non desidero di meglio. Finalmente deporrebbe quel suo candore puerile. Ci batte su, perch ha in tasca il contratto di matrimonio. I miei sforzi sono stati inutili. Qui posso fare il mio comodo, come quando ero a casa. Non ingenuo. E' banale. E rozzo. Non si accorge di niente. Non vede chiaro n in me n in se stesso. E cieco, cieco, cieco...

Schoen - Ma quando aprir gli occhi!

Lul - Glieli apra lei. Io mi sono rovinata. Mi trascuro. Lui non mi conosce affatto. Cosa rappresento per lui? Mi chiama tesoruccio, diavoletto. A qualsiasi maestrina direbbe le stesse cose. Non ha pretese. Si accontenta di tutto. Questo perch in vita sua non ha mai sentito il bisogno di pensare alle donne.

Schoen - Che ne pu sapere?

Lul - Lo confessa apertamente.

Schoen - Da quando aveva quattordici anni, non ha fatto che dipingere tutto ci che gli capitava sott'occhio.

Lul - Ha paura delle donne. E' sempre in ansia per la sua salute. E non ha paura di me!

Schoen - Quante ragazze al posto tuo si reputerebbero pi che fortunate.

Lul - (supplichevole) Cerchi di corromperlo un poco, lei che se ne intende. Lo porti in compagnie allegre. Lei ha tante conoscenze. Per lui non sono che una donna, e sempre la stessa. Mi sembra di fare una cos brutta figura. Me ne sento cos umiliata. Non capisce la differenza. Mi spremo il cervello giorno e notte per scuoterlo. Nella mia disperazione arrivo a ballare il can-can da sola. Ma lui sbadiglia e balbetta qualcosa sull'oscenit.

Schoen - Che stupido! Eppure un artista!

Lul - Per lo meno crede di esserlo.

Schoen - Appunto per questo!

Lul - Se poso io. E crede anche di essere una celebrit.

Schoen - La colpa nostra.

Lul - Crede a tutto. E' sospettoso come un ladro, ma si lascia ingannare in modo ridicolo. Quando ci siamo conosciuti gli ho fatto credere che non avevo mai amato...

Schoen - (cade a sedere su una poltrona).

Lul - Se no mi avrebbe presa per una donna perduta.

Schoen - Mio Dio, che pretese esagerate per i vostri legittimi rapporti.

Lul - Non ho pretese esagerate. Spesso sogno ancora di Goll.

Schoen - Quello non era davvero banale.

Lul - Sta qui, come se non fosse mai scomparso. Soltanto, cammina scalzo. Non arrabbiato. E' solo terribilmente triste. E poi ha paura, come se fosse qui senza il permesso della polizia. A parte questo, sta volentieri con noi. Soltanto, non riesce a capacitarsi come io abbia fatto a spendere tanto denaro da allora...

Schoen - Hai nostalgia della frusta.

Lul - Non ballo pi.

Schoen - Prova ad educarlo.

Lul - Tempo perso!

Schoen - Su cento donne, ce ne sono novanta capaci di formare l'educazione del proprio marito.

Lul - Mi ama.

Schoen - E' una circostanza fatale.

Lul - Mi ama,..

Schoen - Ecco un ostacolo davvero insormontabile.

Lul - Gli sono completamente sconosciuta, ma mi ama! Se avesse soltanto una vaga idea di quello che sono realmente, mi legherebbe una pietra al collo e mi butterebbe in mare, dove l'acqua pi profonda!

Schoen - Veniamo alla conclusione.

Lul - Come vuole.

Schoen - Ti ho dato marito. Ti ho dato marito due volte. Vivi nel lusso. Ho creato una posizione a tuo marito. Se questo non ti basta e se per giunta egli si rende ridicolo, non posso giungere fino al punto di soddisfare le vostre esigenze morali. Per, lasciami almeno fuori del tuo giuoco.

Lul - Se appartengo a qualcuno su questa terra, appartengo a lei. Se non fosse stato per lei, sarei., non voglio dire dove. Lei mi ha preso per mano, mi ha dato da mangiare, mi ha fatto vestire, quando volevo rubarle l'orologio. Chiunque altro avrebbe chiamato le guardie. Crede che io possa dimenticarlo? Lei mi ha mandato a scuola e mi ha insegnato l'educazione. Che me ne importa delle anime candide! Fingo di dar retta alle loro sciocchezze perch mio dovere. Chi ha fatto mai niente per me all'infuori di lei? Ho ballato, ho fatto la modella ed ero contenta di potermi guadagnare la vita da me. Ma amare su ordinazione, questo non posso proprio farlo.

Schoen - (che intanto si alzato) Lasciami fuori dal giuoco! Fa' tu quello che vuoi. Non vengo qui a suscitare scandali, ma per scrollarmi gli scandali di dosso. Questa relazione mi costa gi troppi sacrifici. Aveva immaginato che con un marito giovane, sano, che nessuna donna della tua et potrebbe desiderare migliore, saresti stata finalmente contenta. Se senti qualche dovere di riconoscenza verso di me, non mi attraversare per la terza volta la strada. Dovr aspettare ancora a lungo? Due anni di concessioni continue sono stati completamente inutili? Che mi serve l'averti dato un marito se ti si vede entrare ed uscire da casa mia a tutte le ore del giorno? Ah, se il dottor Goll fosse rimasto in vita almeno un altro anno! Quello ti custodiva bene. Da quanto tempo mi sarei potuto sposare!

Lul - E che vantaggio ne avrebbe avuto? Quella creatura le dar ai nervi; troppo innocente per lei, stata educata con troppa cura. E io che c'entro con il suo matrimonio? Lei si inganna davvero se pensa di potermi convincere della sua felicit futura, disprezzandomi.

Schoen - Disprezzo. Sapr guidare quella creatura sulla retta via! Quello che disprezzo sono i tuoi intrighi!

Lul - Mi crede gelosa della ragazzina? Non mi passa neanche per la mente...

Schoen - Ragazzina. Ha solo un anno meno di te. Lasciami vivere in pace quello che mi resta ancora da vivere! Comunque l'abbiano allevata, avr i suoi cinque sensi come te.

Schwarz - (entra dalla porta con i pennelli in mano) Che succede?

Lul - (a Schoen) Su!

Schwarz - (a Schoen) Ma cosa avete?

Lul - Niente che ti riguardi...

Schoen - (interrompendola) Sta zitta!

Lul - Mi si fa capire che sono di troppo.

Schwarz - (accompagna fuori Lul).

Schoen - (sfoglia i libri che stanno sul tavolo) Dovevo decidermi a parlare... Debbo aver strada libera.

Schwarz - (ritorna) Che scherzo sarebbe questo?

Schoen - (indicandogli una sedia) Prego.

Schwarz - Che c'?

Schoen - Prego.

Schwarz - (sedendosi) Dunque!

Schoen - (sedendo) Tu hai sposato mezzo milione.

Schwarz - E' sfumato?

Schoen - Neanche un centesimo,

Schwarz - Spiegami la stranezza di questa scena.

Schoen - Hai sposato mezzo milione...

Schwarz - Su questo nessuno pu aver niente da ridire.

Schoen - Ti.sei fatto un nome. Lavori con la massima tranquillit. Puoi toglierti qualsiasi capriccio.

Schwarz - Cosa avete voi due contro di me?

Schoen - Da sei mesi vivi in paradiso. Hai una moglie che tutti ti invidiano e che merita un uomo degno della sua stima...

Schwarz - Non mi stima?

Schoen - No.

Schwarz - Provengo dagli infimi strati della societ, e lei invece... Il mio desiderio pi vivo di elevarmi alla sua altezza. (Dando la mano a Schoen) Ti ringrazio.

Schoen - Prego, prego.

Schwarz - Parla!

Schoen - Sorvegliala di pi.

Schwarz - Lei?

Schoen - Non siamo bambini. Non stiamo giocando. Sono questioni vitali. Devi prenderla sul serio. Lo merita.

Schwarz - Ma cosa fa?

Schoen - Hai sposato mezzo milione.

Schwarz - (s alza fuori di s) Lei...

Schoen - (lo prende per le spalle) Non questo il modo. (Lo obbliga a sedersi) Dobbiamo parlare molto seriamente.

Schwarz - Ma cosa fa?

Schoen - Considera prima esattamente tutti i motivi che hai di esserle grato, e poi...

Schwarz - Cosa fa, per Dio?!

Schoen - E poi addossa su te stesso e non sugli altri la piena responsabilit dei tuoi errori.

Schwarz - Con chi?

Schoen - Se vuoi che ci si uccida l'un l'altro, in duello...

Schwarz - Da quando?

Schoen - Non sono qui per provocare scandali. Sono qui per salvarti dallo scandalo.

Schwarz - Fra te e lei c' un malinteso.

Schoen - Con questo cosa vuoi dire?... Non posso pi sopportare di vederti vivere cos. La ragazza merita d diventare una donna come si deve. Da quando la conosco, ha sempre migliorato.

Schwarz - Da quando la conosci? Ma da quando la conosci?

Schoen - Aveva dodici anni.

Schwarz - Non me l'aveva mai detto.

Schoen - Vendeva fiori al Caff Alhambra. Si infilava a piedi nudi fra i tavolini ogni sera, dopo mezzanotte.

Schwarz - Non me ne ha mai fatto parola.

Schoen - Ha fatto bene. Te lo dico io ora, perch tu comprenda che non hai a che fare con una natura corrotta moralmente. Ha delle ottime disposizioni.

Schwarz - Mi aveva detto che era stata allevata da una zia.

Schoen - La donna a cui l'avevo affidata. Era una scolara perfetta. Le madri delle altre ragazze la portavano ad esempio. Ha un profondo senso del dovere. La colpa soltanto tua, se finora non hai saputo prenderla per il suo lato migliore.

Schwarz - Oh, Dio!

Schoen - Niente oh Dio. Non pu essere tolto niente alla felicit che hai gi goduta. Quello che successo successo. Sopravaluti te stesso, per quanto tu sappia esattamente la tua posizione, se credi di rimetterci. Ma ora devi vincere la battaglia. E con gli; Oh Dio non si vince niente. Guarda che ti sto rendendo un servizio impagabile. Parlo con tutta franchezza e ti offro aiuto e consiglio. Cerca di meritarlo. Non te ne mostrare indegno.

Schwarz - Quando la conobbi, mi disse di non avere mai amato.

Schoen - Se lo dice una vedova! Le fa onore l'aver scelto te per marito. Imponiti gli stessi doveri che imponi a lei, e la tua felicit sar senza nubi.

Schwarz - Mi ha detto che le lasciava portare i vestiti corti.

Schoen - Ma se l'era pure sposata! E' stato un capolavoro di abilit da parte di lei. Non riesco a capire come ci sia riuscita. Tu adesso lo saprai. Ti godi i frutti della sua diplomazia.

Schwarz - Ma il dottor Goll come l'ha conosciuto?

Schoen - Per mezzo mio. Dopo la morte di mia moglie, quando feci conoscenza con la mia attuale fidanzata. Lei si mise di mezzo. Si era fissata di sposarmi.

Schwarz - E quando morta tua moglie?

Schoen - Hai sposato mezzo milione.

Schwarz - Possi rimasto dove ero. Meglio crepare di fame.

Schoen - Credi che non sia costretto anch'io a fare dei compromessi? Chi non fa compromessi a questo modo? Tu hai sposato mezzo milione. Oggi sei uno degli artisti pi in voga. A questo non si giunge se non con il denaro. Non sei tu quello che pu giudicarla. Con un'origine come quella di Mignon impossibile fare i conti con i pregiudizi della societ borghese.

Schwarz - Ma di chi stai parlando?

Schoen - Parlo di suo padre. Tu sei un artista. I tuoi ideali sono ben diversi da quelli di un manovale.

Schwarz - Non capisco cosa vuoi dire.

Schoen - Parlo della condizione infima da cui la ragazza ha saputo sollevarsi diventando quella che .

Schwarz - Ma chi?

Schoen - Tua moglie.

Schwarz - Eva.

Schoen - Io la chiamavo Mignon.

Schwarz - Credevo che si chiamasse Nellie.

Schoen - Cos la chiamava il dottor Goll.

Schwarz - Io la chiamo Eva...

Schoen - Non ho mai saputo quale fosse veramente il suo nome.

Schwarz - Porse lei lo sapr.

Schoen - Con un padre come il suo, nonostante i suoi difetti, un miracolo che sia cos. Non ti capisco...

Schwarz - E' morto in manicomio.

Schoen - Ma se uscito adesso di qui!

Schwarz - Chi?

Schoen - Suo padre.

Schwarz - Qui... da me?

Schoen - Se l' svignata quando sono venuto io. Ci sono ancora i bicchieri sul tavolo.

Schwarz - Mi aveva detto che era morto in manicomio.

Schoen - Falle sentire il peso della tua autorit. Non desidera che di obbedire ciecamente. Col dottor Goll le sembrava di essere in paradiso. E con lui infatti c'era poco da scherzare.

Schwarz - Diceva di non avere mai amato.

Schoen - Ma comincia da te. Fatti forza.

Schwarz - Me l'ha giurato.

Schoen - Non puoi pretendere nulla da lei, se non sai quali sono i tuoi doveri.

Schwarz - Sulla tomba di sua madre.

Schoen - La madre non l'ha mai conosciuta. Figurarsi poi la tomba.

Schwarz - Non sono fatto per questa vita.

Schoen - Che hai?

Schwarz - Sono angosciato. Soffro.

Schoen - (si alza, fa qualche passo indietro, dopo una pausa) Giacch tua, tientela. Questo un momento decisivo. Domani potrebbe essere troppo tardi.

Schwarz - (indicando il petto) Qui qui.

Schoen - Tu hai... La perderai se perdi quest'unica occasione.

Schwarz - Se potessi piangere! Oh, potessi gridare!

Schoen - (gli mette una mano sulla spalla) E' penoso...

Schwarz - (alzandosi) Hai ragione, perfettamente ragione.

Schoen - (afferrandogli la mano) Dove vuoi andare?

Schwarz - A parlare con lei.

Schoen - Cos va bene. (Lo accompagna alla porta; rimasto solo, dice a se stesso) E' stata una bella fatica. (Dopo una pausa, guarda a sinistra. Si sente un orribile lamento. Corre alla porta, la trova chiusa) Apri! Apri!

Lul - (entrando dalla porta di destra) Che cosa...

Schoen - Apri!

Lul - (scende i gradini) Che orrore!

Schoen - Hai un'accetta in cucina?

Lul - Aprir.

Schoen - Non riesco a sfondarla.

Lul - Quando avr smesso di piangere.

Schoen - (contro la porta) Apri! (A Lul) Va a prendere l'accetta. :

Lul - Bisogna chiamare il dottore...

Schoen - Non sei certo di conforto.

Lul - Questa le sta proprio bene. (Suonano in corridoio. Schoen e Lul si fissano).

Schoen - (ritorna indietro e si ferma dinanzi alla porta) Non bisogna che mi vedano qui!

Lul - Forse il mercante d'arte. (Suonano di nuovo).

Schoen - Se non rispondiamo...

Lul - (si avvicina alla porta).

Schoen - (la trattiene) Aspetta. Succede spesso che non si possa aprire subito. (Esce in punta di piedi).

Lul - (ritorna vicino alla porta chiusa e sta in ascolto).

Schoen - (accompagnando Aiwa) Ti prego, cerca di mantenerti calmo.

Alwa - A Parigi scoppiata la rivoluzione.

Schoen - Calmati.

Alwa - (a Lul) E' pallida come un morto..

Schoen - (scrollando la porta) Walter! Walter! (Si sente un rantolo).

Lul - Signore abbi piet di noi...

Schoen - Non hai preso l'accetta?

Lul - Se la trovo... (Esce, esitando, da sinistra).

Alwa - Lo fa per burla?

Schoen - A Parigi scoppiata la rivoluzione?

Alwa - In redazione non sanno dove battere la testa. Nessuno sa cosa scrivere. (Suonano in corridoio).

Schoen - (sempre battendo alla porta) Walter!

Alwa - Vuoi che provi a sfondarla?

Schoen - Posso farlo anch'io. Ma chi sar? (Alzandosi) Si godono la vita ed il sudiciume lo lasciano agli altri.

Lul - (ritorna con un'accetta da cucina) E' tornata Henriette?

Schoen - Chiudi la porta dietro di te.

Alwa - Me la dia. (Prende Faccetta e l'insinua fra i battenti).

Schoen - Devi tenerla pi su.

Alwa - Scricchiola gi. (La porta si spalanca. Lascia cadere la scure e indietreggia).

Lul - (indica la porta a Schoen).

Schoen - (indietreggia anche lui).

Lul - (a Schoen) Si sente male?

Schoen - (s terge il sudore dalla fronte ed entra).

Alwa - (a destra sulla chaise-longue) Che orrore!

Lul - (sempre ferma sul pano della porta, prorompe in urla acutissime) Ah!.., Ah!... (Corre da Alwa) Gli ha ripiegato la testa.

Alwa - E' spaventoso!

Lul - (lo prende per mano) Venga.

Alwa - Dove?

Lul - Non ho coraggio di restare sola. (Esce con Alwa da destra).

Schoen - (ritorna. Ha in mano un mazzo di chiavi. La mano macchiata di sangue; chiude la porta dietro di s, va allo scrittoio, lo apre e scrive due ciglietti).

Alwa - (ritornando) Si sta vestendo.

Schoen - Se ne andata?

Alwa - E' in camera sua. Si veste.

Schoen - (suona. Entra Henriette) Sa dove abita il dottor Bernstein?

Henriette - Certo, signore. Qui vicino.

Schoen - (dandole un biglietto) Oli porti questo.

Henriette - E se il dottore non fosse in casa?

Schoen - E' in casa. (Le d l'altro biglietto) E questo lo porti alla direzione d polizia. Prenda una vettura.

Henriette - (esce).

Schoen - Sono sfinito.

Alwa - Mi si gela il sangue.

Schoen - (verso sinistra) Che pazzo!

Alwa - Aveva dei sospetti?

Schoen - Si occupava troppo di se stesso.

Lul - (appare sui gradini col mantello e un velo di merletto).

Alwa - Dove vuole andare?

Lul - Fuori. Mi sembra di vederlo riapparire dovunque.

Schoen - Dove teneva le sue carte?

Lul - Nello scrittoio.

Schoen - (vicino allo scrittoio) Dove?

Lul - Sotto, a destra. (Si inginocchia davanti allo scrittoio) Qui. Ma non c' niente da temere. E' tutto dichiarato. Ha speso fino all'ultimo centesimo.

Schoen - Oramai posso mettermi a riposo.

Lul - (sempre in ginocchio) Scriva un necrologio. Lo chiami Michelangelo.

Schoen - A che servirebbe!

Alwa - Riesco appena a reggermi in piedi.

Schoen - (accennando a destra) L sepolto il mio fidanzamento!

Alwa - Sei punito duramente dei tuoi intrighi!

Schoen - Gridalo in piazza!

Alwa - (accennando a Lul che sta inginocchio in mezzo a loro) Quando morta mia madre, ti saresti dovuto comportare pi onestamente con la ragazza.

Schoen - (a sinistra) Come sanguina il mio fidanzamento.

Lul - (alzandosi) Me ne vado.

Schoen - Fra un'ora escono le edizioni straordinarie. Non posso farmi vedere in strada.

Lul - Ma che colpa ne ha lei!

Schoen - Appunto per questo! Mi lincerebbero!

Alwa - Devi partire.

Schoen - Per lasciare campo libero allo scandalo.

Lul - (indicando la chaise-longue) Dieci minuti fa era ancora qui.

Schoen - Ecco il ringraziamento per quanto ho fatto per lui.

Lul - Lei lo aveva portato cos in alto.

Schoen - In un attimo ha fatto crollare tutta la mia vita!

Alwa - Cerca di dominarti.

Lul - (sulla chaise-longue) Tanto, siamo fra noi.

Alwa - E come!

Schoen - (a Lul) Cosa dirai alla polizia?

Lul - Niente.

Alwa - Non ha voluto restare in debito.

Schoen - Mi sembra gi di leggere i giornali del mattino.

Lul - Aveva sempre idee suicide per la testa.

Schoen - Aveva tutto quello che un uomo pu desiderare!

Lul - L'ha pagata cara.

Alwa - Aveva ci che non abbiamo noi!

Schoen - Capisco le tue ragioni. Non ho nessun motivo di avere dei riguardi per te! Tu fai di tutto per non avere altri fratelli: e questa per me proprio una buona ragione per crearmi un'altra famiglia.

Alwa - Conosci male gli uomini.

Schoen - Se arrivasse la polizia... Ogni minuto prezioso,(Suonano in corridoio).

Alwa - Eccola...

Schoen - (vuole andare alla porta).

Lul - (di scatto) Aspetti, macchiato di sangue.

Schoen - Dove?

Lul - Aspetti, la pulisco. (Tira fuori il fazzoletto profumato e pulisce la mano di Schoen).

Schoen - E' il sangue di tuo marito.

Lul - Non lascia macchia.

Schoen - Mostro!

Lul - E adesso lei mi sposer. (Suonano in corridoio) Ci vorr un po' di pazienza.

Schoen - (esce d sinistra).

Escherich - (introdotto da Schoen, senza fiato) Permetta che io... che io... mi presenti...

Schoen - Ha corso?

Escherich - (porgendogli un biglietto da visita) Vengo direttamente dalla direzione di polizia. Un suicidio, mi hanno detto.

Schoen - (legge) Fritz Escherich, cronista. Venga.

Escherich - Un momento. (Prende taccuino e matita, guarda la stanza, scrive qualche parola, si inchina a Lul, scrive, si accosta alla porta sfondata, scrive) Un'accetta da cucina... (Vuole sollevarla).

Schoen - (trattenendolo) No, prego.

Escherich - (scrive) Porta sfondata con l'accetta. (Esamina la serratura).

Schoen - (con la mano sulla maniglia) Guardi.

Escherich - Se lei vuole essere cos gentile...

Schoen - (apre la porta).

Escherich - (lascia cadere taccuino e lapis e si passa le mani sui capelli) Santo cielo, ancora...!

Schoen - Guardi pure.

Escherich - Non ne ho il coraggio.

Schoen - E allora perch venuto?

Escherich - Con... con il ra... rasoio... tagliarsi., tagliarsi il collo...

Schoen - Ha visto tutto?

Escherich - Che impressione!

Schoen - (chiude la porta e va allo scrittoio) Si sieda. Ecco qui carta e penna. Scriva.

Escherich - (che si seduto meccanicamente) Non riesco a scrivere...

Schoen - (in piedi dietro la sedia) Scriva... mania di persecuzione.

Escherich - (scrive) Mania di persecuzione. (Suonano in corridoio).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Una magnifica sala in stile Rinascimento tedesco.

Un pesante soffitto in noce scolpito. Le pareti fino a mezza altezza sono ornate di sculture in legno e vi sono appesi dei Gobelins sbiaditi dal tempo. In fondo alla sala, una galleria chiusa da tende a cui si accede a destra per uno scalone monumentale che arriva fino a met della scena. In mezzo, sotto la galleria, la porta d'ingresso con colonne attorte e frontespizi. A sinistra, un camino ampio e profondo. Accanto, una finestra con pesanti tende accostate. A destra, all'inizio della scala, una portiera di velluto chiusa. Davanti al camino, per parafuoco, un paravento cinese. Vicino al pilastro iniziale del parapetto della scala, su di un cavalletto che ha solo scopo decorativo, il ritratto di Lul vestita da Pierrot, con un'antica cornice dorata, Avanti a destra, una spaziosa ottomana, a sinistra una poltrona. In mezzo alla sala, un tavolo quadrangolare con una pesante coperta. Attorno al tavolo, tre sedie molto alte con schienali di cuoio. Sul tavolo, un mazzo di fiori bianchi.

La contessa Geschwitz - ( seduta sull'ottomana. Indossa una giacca da ussaro, guarnita di pelliccia, solino alto, inamidato, enormi bottoni ai polsini, una veletta davanti al viso, le mani nel manicotto. A Lul) Non pu immaginare quanto mi renda felice l'idea che lei parteciper al nostro ballo delle artiste.

Schoen - (sta a destra) E per uno di noi non ci sarebbe nessuna possibilit di entrare, nemmeno di contrabbando ?

La contessa Geschwitz - Prestar mano a un simile intrigo sarebbe delitto di alto tradimento.

Schoen - (dirigendosi verso sinistra) Che magnifici fiori.

Lul - ( seduta. Indossa una vestaglia a fior. Porta i capelli annodati con un nastro d'oro) Me li ha portati la signorina von Geschwitz.

La contessa Geschwitz - Oh, prego. Si travestir da uomo?

Lul - Crede che mi starebbe bene?

La contessa Geschwitz - (indicando il ritratto) Qui sembra un sogno.

Lul - A mio marito non piace.

La contessa Geschwitz - E' un pittore della nostra citt?

Lul - Non credo che lei l'abbia potuto conoscere.

La contessa Geschwitz - E' morto?

Schoen - Era stanco di vivere.

Lul - Oggi sei di cattivo umore.

Schoen - (fa degli sforzi per padroneggiarsi).

La contessa Geschwitz - (si alza) Debbo andare, signora. Non posso fermarmi pi a lungo. Questa sera abbiamo lezione di nudo, e debbo preparare ancora un'infinit di cose per il ballo. Signor dottore... (Esce dalla porta di mezzo, accompagnata da Lul).

Schoen - Le stalle d'Augia! Ecco il tramonto della mia vita. Vorrei trovare un angolo solo, che ancora fosse pulito. Mi fa schifo perfino sedermi. Questa casa appestata. Il pi miserabile dei braccianti ha una sua cuccia pi pulita della mia. Debbo partire, piantare in asso tutto, andare in America, in India. Tanti anni di lavoro, di lotta continua... e la sera quando tomo a casa... ecco la mia famiglia, il cerchio delle mie conoscenze. Quanto marciume, trasuda dalle pareti, dalle... (Guardandosi attorno) Dio solo sa chi mi ha... (Prende il revolver di tasca) Non si sicuri nemmeno della propria vita. Nella mia casa sono l'ultimo degli estranei. (Si dirige a sinistra verso il balcone, parlando con se stesso) Ecco la mia famiglia! Ed ho ancora il coraggio di vivere. Sarebbe meglio farla finita per sempre. Si pu combattere contro un nemico, ma contro... (Alza d'improvviso la tenda) Questo sudiciume... questo sudiciume... (Andando a destra) O sono impazzito o l'eccezione conferma la regola. (Vedendo ritornare Lul, si rimette il revolver in tasca).

Lul - Puoi renderti libero nel pomeriggio?

Schoen - Cosa voleva la contessa?

Lul - Non so. Vuole farmi il ritratto.

Schoen - Sembra la sventura in persona, che vada in giro a render visita.

Lul - Non puoi renderti libero? Farei cos volentieri una passeggiata con te.

Schoen - Proprio il giorno in cui debbo andare in Borsa. Lo sai, che oggi non sono libero. Tutto il mio patrimonio in alto mare.

Lul - Preferirei essere morta e sotterrata, che lasciarmi amareggiare la vita dal denaro.

Schoen - Per chi facile vivere, non difficile morire.

Lul - Da bambina ne avevo una paura folle.

Schoen - Una delle ragioni per cui ti ho sposata.

Lul - (abbracciandolo) Oggi sei d cattivo umore. Ti crei troppe preoccupazioni. Non ti ho mai per me.

Schoen - (accarezzandole i capelli) Me ne dovresti alleggerire tu.

Lul - Ma non sei tu che mi hai sposata.

Schoen - E allora chi ho sposato?

Lul - Sono io che ho sposato te.

Schoen - Questo non cambia niente.

Lul - Avevo tanta paura invece, che cambiasse tutto.

Schoen - Quante cose sono state calpestate!

Lul - Ma una sola no.

Schoen - Vorrei proprio sapere quale.

Lul - H tuo amore.

Schoen - (fa una smorfia, poi le fa cenno di precederlo. Escono insieme a sinistra).

La contessa Geschwitz - (riappare, aprendo cautamente la porta in fondo; si sporge in avanti scrutando intorno, trasale sentendo nella galleria delle voci che diventano man mano pi forti) O Dio... (Si nasconde dietro il paravento del camino).

Schigolch - (scosta i tendaggi, scende gualche gradino e si gira) Ha perduto il cuore al caff Ludwig ?!

Rodrigo - (fra le tende) E' ancora troppo piccolo per fare tanta strada a piedi. (Scompare).

Schigolch - (scende le scale) Grazie a Dio, siamo di nuovo a casa. Quell'imbecille che ha lucidato i gradini! Se prima di salire in cielo dovessi far ingessare un'altra volta le mie ossa, mi toccherebbe restar qui fra le palme, immobile, ad assistere ai suoi amori, come se fosse la Venere dei Medici. Dappertutto imbrogli. Dappertutto trappole.

Rodrigo - (scende le scale portando Hugenberg sulle braccia) Costui ha per padre un regio direttore di polizia, ma meno coraggio del peggior vagabondo.

Hugenberg - Se si trattasse di vita o di morte, allora s che imparereste a conoscermi!

Rodrigo - Comprese le pene d'amore, il fratellino non pesa pi di sessanta chili. Mi tagliere! la testa.

Schigolch - Gettalo in aria fino al soffitto e riacchiappalo per i piedi. Gli metter il sangue in movimento.

Hugenberg - (divincolandosi) Ohi, ohi, mi cacceranno di scuola!

Rodrigo - (deponendolo a terra) Scommetto che ancora non sei mai stato in -una vera scuola!

Schigolch - Qualcuno qui se l' gi guadagnati i primi galloni! Per, niente pudore! Adesso vi offrir un bicchierino come non se ne trovano pi.

(Apre un armadietto sotto le scale).

Hugenberg - Se lei non viene immediatamente, vi bastono tanto tutti e due da farvi grattare la schiena fino all'inferno!

Rodrigo - (si seduta a sinistra del tavolo) Il fratellino vuole scorticare l'uomo pi forte del mondo! (A Hugenberg) Patti fare prima i calzoni lunghi dalla mammina.

Hugenberg - (seduto a destra del tavolo) Preferirei avere la tua barba.

Rodrigo - Perch lei ti butti immediatamente fuori della porta?

Hugenberg - Che diavolo, sapessi almeno cosa dirle!

Rodrigo - Lei lo sa meglio di tutti noi.

Schigolch - (mette sul tavolo due bottiglie e tre bicchieri) Una l'ho gi sturata ieri. (Riempie bicchieri).

Rodrigo - (mettendo una mano sul bicchiere di Hugenberg) Non troppo; tocca a noi sorvegliarlo.

Schigolch - (appoggiandosi con tutte e due le mani sul tavolo) I signori fumano?

Hugenberg - (offrendo il suo portasigari) Questi sono veri Avana.

Rodrigo - (si serve) Del pap direttore?

Schigolch - (sedendosi) In casa ho tutto. Basta ordinare.

Hugenberg - Ieri ho composto una poesia per lei.

Rodrigo - Cosa hai fatto?

Schigolch - Cosa hai detto?

Hugenberg - Una poesia.

Rodrigo - (a Schigolch) Una poesia!

Schigolch - Mi ha promesso un tallero, se gli scovo un posto dove avere un tte a tte con lei.

Hugenberg - Ma chi abita qui?

Rodrigo - Noi!

Schigolch - Jour fx... ogni giorno di Borsa. Salute! (Brindano).

Hugenberg - Forse sar meglio che gliela legga prima?

Schigolch - (a Rodrigo) Di che parla?

Rodrigo - Della sua poesia. Gli piacerebbe tenerla un poco sui carboni acoesi.

Schigolch - (fissando Hubenberg) Che occhi! Che occhi!

Rodrigo - Che occhi!

Schigolch - (a Rodrigo) Puoi metterti a riposo.

Rodrigo - Con te! Salute, compare cadavere!

Schigolch - (brindando) Alla tua salute, saltimbanco! Se le cose vanno meglio dopo, sono sempre pronto; per... per...

Lul - (entra da destra in un abito da ballo molto elegante, molto scollato, con fiori nei capelli) Ma ragazzi, ragazzi, aspetto visite!

Schigolch - Ve lo dico io, che quando verranno, assaggeranno qualcosa di buono!

Hugenberg - (si alzato).

Lul - (sedendosi sul bracciolo della sedia) E' capitato in una bella compagnia. Aspetto visite, ragazzi.

Schigolch - Allora devo mettermi addosso anch'io qualcosa di bello. (Si sceglie un fiore di quelli che sono sulla tavola).

Lul - Vi piaccio?

Schigolch - Cosa sono quei fiori?

Lul - Orchidee. (Piegandosi, sfiora col petto Hugenberg) Senta che profumo.

Rodrigo - Aspetta il principe Escerny?

Lul - (scuote la testa) Dio ce ne scampi e liberi!

Rodrigo - Ce n' gi uno nuovo!

Lul - Il principe partito.

Rodrigo - Per vendersi all'asta il regno?

Lul - Sta scoprendo una nuova trib nei paraggi dell'Africa. (Si alza e sale nella galleria).

Rodrigo - (a Schgolch) Era animato da buone intenzioni: voleva sposarla.

Schgolch - (infilandosi un fiore all'occhiello) Anch'io avevo intenzione di sposarla.

Rodrigo - Tu volevi sposarla?

Schgolch - E non avevi intenzione di sposarla anche tu?

Rodrigo - Anch'io, vero.

Schgolch - E chi non ha avuto intenzione di sposarla!

Rodrigo - Ma me la sono goduta ugualmente!

Schgolch - Non ha lasciato rimpianti a nessuno di quelli che la volevano sposare.

Rodrigo - Ma non tua figlia?

Schgolch - Non le passa neanche per la testa!

Hugeneerg - Allora chi suo padre?

Schgolch - Lo dice per vantarsene.

Hugenberg - Ma allora chi ?

Schgolch - Che vuole?

Rodrigo - Sapere chi suo padre.

Schgolch - Non ne ha mai conosciuto uno.

Lul - (scende dalla galleria e si siede sul bracciuolo della poltrona di Hugenberg) Che cosa non ho mai avuto?

Tutti e tre insieme - Un padre.

Lul - Certo, sono figlia del miracolo. (A Hugenberg) Lei in buoni rapporti con suo padre?

Hugenberg - Per lo meno fuma dei buoni sigari, il signor .Direttore di Polizia.

Schgolch - Hai chiuso di sopra?

Lul - Ecco la chiave.

Schgolch - Era meglio se la lasciavi nella serratura.

Lul - Perch?

Schgolch - Perch non si possa aprire da fuori.

Rodrigo - Ma non andato in Borsa?

Lul - S, ma soffre di mania di persecuzione.

Rodrigo - Lo piglio per i piedi... e hop-l... rimane schiacciato al soffitto.

Lul - Le basterebbe una mezza occhiata per farla scappare come un topo dal primo buco che trova.

Rodrigo - Scappare? Chi scappa? (Scoprendo il braccio) Prego, guardi i miei muscoli.

Lul - Faccia vedere. (Va verso destra).

Rodrigo - (battendosi sul braccio) Granito. Un'incudine.

Lul - (tasta a vicenda il braccio di Rodrigo e il suo) Se non avesse le orecchie cos lunghe...

Ferdinando - (entrando dalla porta di centro) Il dottor Schoen.

Rodrigo - (balzando in piedi) Figlio di un cane! (Cerca di nascondersi dietro il paravento, ma scappa via) Dio ci protegga! (Si nasconde a destra, dietro le tende).

Schgolch - Dammi la chiave. (Si fa dare la chiave da Lul e si trascina su per le scale verso la galleria).

Hugenberg - (dalla sedia scivolato sotto il tavolo).

Lul - Lo faccia entrare.

Ferdinando - (esce).

Hugenberg - (fa capolino di sotto la tovaglia, tra s) Speriamo che non si trattenga, e poi resteremo soli...

Lul - (lo tocca con la punta del piede).

Hugenberg - (scompare).

Ferdinando - (introduce Aiwa. Esce).

Alwa - (in abito da sera) Credo che la matine avr luogo a lumi accesi. Ho... (Accorgendosi di Schgolch che si trascina faticosamente su per le scale) Chi ?

Lul - Un vecchio amico di tuo padre.

Alwa - Mai visto.

Lul - Sono stati insieme sotto le armi. E' molto mal ridotto...

Alwa - Mio padre qui?

Lul - Hanno bevuto un bicchiere insieme. Doveva recarsi in Borsa. Ma a noi conviene pranzare prima.

Alwa - A che ora ha inizio lo spettacolo?

Lul - Alle due. (Per distogliere lo sguardo di Alwa da Schigolch) Come mi trovi oggi?

Schgolch - (esce dalla galleria).

Alwa - Preferirei tacere.

Lul - Dicevo della mia toletta.

Alwa - La sarta se ne intender certo di pi di me: (accenna al corpo) ti conosce bene... come a me non permesso.

Lul - Quando mi sono guardata allo specchio, avrei voluto essere uh uomo... (interrompendosi) il mio uomo.

Alwa - Sembra che tu invidi a tuo marito la felicit che gli dai. (Lul a destra, Alwa a sinistra. La guarda timidamente ma con piacere).

Ferdinando - (entra dal mezzo, posa sulla tavola due coperti, una bottiglia di sciampagna e degli antipasti, ed esce. Alwa e Lul si siedono a tavola).

Lul - Quello che stimo in te sopra ogni altra cosa, la dirittura del tuo carattere. Puoi essere sempre sicuro di te. Anche se tu dovessi inimicarti tuo padre, saresti sempre per me come un fratello.

Alwa - Non toccare pi questo argomento. Era destino... (Vuole alzare la tovaglia).

Lul - (immediatamente) Sono stata io.

Alwa - No, non era possibile! Ma mio destino poter toccare ci che pi in alto, nonostante tanti neri pensieri.

Lul - Ti fai peggiore di quello che sei.

Alwa - Perch mi lusinghi cos? E' vero, forse non c' uomo peggiore di me, che abbia fatto per in vita sua tanto bene.

Lul - Sei l'unica persona a questo mondo che mi abbia aiutato e protetto senza per questo sentirsi autorizzato ad umiliarmi.

Alwa - Credi che sia stato facile...?

Schoen - (appare dalla galleria, fra le due tende di centro, che ha scostate silenziosamente. A parte) Mio figlio!

Alwa - ...i doni che Dio ti ha concesso... conducono ai delitti pi disperati... sono anch'io di carne ed ossa... il mio sangue... Se almeno non fossimo cresciuti insieme, uno accanto all'altra, come fratello e sorella.

Lul - Per questo ti posso star vicina senza alcun scrupolo. Da te non ho niente da temere.

Alwa - Ci sono momenti in cui non desidero che di precipitare in una voragine... Il peso che mi sono imposto mi schiaccia senza piet. E non c' niente che possa salvarmi, se non... (Vuol guardare sotto la tavola).

Lul - (rapidamente) Ma cosa cerchi?

Alwa - Te ne scongiuro, lasciami credere ancora in te. Tu, che eri inaccessibile come una divinit, hai rappresentato per me pi di quanto tu possa mai essere stata per chi ha avuto la ventura di godere dei tuoi doni!

Lul - Come sei diverso da tuo padre!

Ferdinando - (entra dalla porta di mezzo, cambia i piatti e serve l'arrosto con l'insalata. E' maldestro).

Alwa - (a Ferdinando) Non state bene?

Lul - (ad Alwa) Lascialo in pace...

Alwa - Ma trema tutto.

Ferdinando - Non sono abituato a servire. Il mio mestiere fare il cocchiere. (Esce).

Schoen - (dalla galleria, parlando a parte) Anche questo. (Si mette dietro la balaustra, nascosto dalla tenda).

Lul - Di quali momenti parlavi, prima, quando dicevi che s desidera vedere sprofondare il proprio io?

Alwa - Preferirei non parlarne. Non mi piace scherzare su quella che per dieci anni ha rappresentato la maggiore felicit della mia vita tenendo in mano una coppa di champagne.

Lul - Ti ho fatto del male. Non voglio ricominciare.

Alwa - Me lo prometti per sempre?

Lul - Eccoti la mano. (Gli porge la mano sopra la tavola).

Alwa - (esita prima di prenderla, poi la stringe fra le sue, e vi posa a lungo, fortemente, le labbra).

Lul - Che fai?

Rodrigo - (fa capolino dalle tende).

Lul - (gli getta uno sguardo furibondo al disopra di Alwa).

Rodrigo - (si nasconde).

Schoen - (dalla galleria, a parte) Eccone un altro!

Alwa - (tenendole la mano) Un'anima che aprir gli occhi solo nell'ai di l... O questa mano...

Lul - (molto freddamente) Cosa trovi...

Alwa - Questo braccio...

Lul - Cosa trovi...

Alwa - Questo corpo...

Lul - (candidamente) Cosa trovi.,.

Alwa - (eccitato) Mignon!

Lul - (completamente inconsapevole) Cosa trovi...

Alwa - Mignon! Mignon!

Lul - (si butta sull'ottomana) Non guardarmi cos, per amor di Dio! E' meglio che ce ne andiamo prima che sia troppo tardi.

Alwa - Te l'ho detto: sono un miserabile senza dignit... senza orgoglio...

Lul - E mi credi uguale a te?

Alwa - (in ginocchio) Tu? Tu sei cos alta nel cielo, sopra di me come il sole sopra l'abisso pi profondo...

Lul - Mi ami veramente?

Alwa - Tanto da fare dono anche della mia vita.

Lul - Cos mi ami?

Alwa - E tu, Mignon?

Lul - Io? Non posso ripetere le tue parole: mentirei.

Alwa - Ti amo. (Le posa il capo in grembo).

Lul - (gli accarezza i capelli) Ho distrutta la pace di tua madre...

Rodrigo - (fa capolino dalle tende, vede Schoen sulla galleria e gli fa cenno di guardar Lul ed Alwa),

Schoen - (punta il suo revolver contro Rodrigo).

Rodrigo - (gli fa cenno di puntare il revolver su Alwa).

Schoen - (prende di mira Rodrigo).

Rodrigo - (sparisce dietro le tende).

Lul - (scorge Rodrigo che scompare e Schoen sulla galleria) Suo padre!

Schoen - (si solleva e lascia cadere la tenda).

Alwa - (rimane immobile, in ginocchio. Una pausa).

Schoen - (attraversa la scena con un giornale in mano e scuote Alwa per le spalle).

Alwa - (si alza come istupidito. Schoen lo accompagna fuori).

Rodrigo - (si precipita fuori della tenda e vuole fuggire per le scale).

Lul - (gli sbarra il passo) Di qui lei non passa.

Rodrigo - Mi lasci -uscire!

Lul - Stia attento: finir per cadrgli tra le braccia.

Rodrigo - Mi vuole uccidere.

Lul - Eccolo.

Rodrigo - (di soprassalto) Accidenti! (Alza la tovaglia).

Hugeneerg - Non c' pi posto!

Rodrigo - Maledetto! (Si guarda attorno e scompare dietro la tenda della porta).

Schoen - (rientra dalla porta di mezzo, la chiude a chiave, e si dirige, col revolver in mano, verso la finestra sollevando le tende) Dov' andato?

Lul - (dall'ultimo gradino) Fuori.

Schoen - Dal balcone?

Lul - E' un acrobata.

Schoen - (rientra dalla porta di mezzo, la chiude. A Lul) Ti ho tolta dal fango! Questo il mio martirio!

Lul - Perch non mi hai educata meglio?

Schoen - Vampiro! E' destino: diventare un assassino o affogare nel fango; divenire un galeotto, o impiccarmi. Quale conforto per la mia vecchiaia!

Lul - (a sangue freddo) Uccidimi, ma taci, non parlare pi!

Schoen - Ti ho dato tutto ci che era mio, e non ti ho chiesto in cambio che di avere per la mia casa quel rispetto che ha perfino un domestico. Il tuo credito esaurito!

Lul - Potr contarci su, ancora per molti anni. (Scendendo le scale) Ti piace questo abito?

Schoen - Vattene; potrei perdere la testa! Ti sei attaccata a me come un male contagioso di cui dovr soffrire fino alla tomba. Ma voglio guarire, hai capito? (Porgendole il revolver) Ecco la tua ricetta: tu od io; ci misureremo.

Lul - (costretta a prendere il revolver si lasciata cadere sul divano perch le forse le vengono meno; maneggia scioccamente il revolver) Non facile come credi...

Schoen - Hai dimenticato come ti ho sottratta alla polizia? Dovevo aver paura di una prostituta. Non hai piet di te stessa?

Lul - (spara un colpo in aria).

Rodrigo - (balza fuori dalla tenda, si slancia su per le scale ed esce dalla galleria).

Schoen - Questo era...

Lul - (innocente) Nulla.

Schoen - (sollevando la tenda) Chi uscito?

Lul - Soffri di mania di persecuzione.

Schoen - Ne hai nascosti altri? (Strappandole il revolver di mano) Chi c' ancora in visita? (Dirigendosi a destra) I tuoi uomini li servo io, adesso. (Smuove le tende della finestra, rovescia il paravento, afferra la Geschwitz per il collo e la trascina davanti a s) E' scesa dal camino?

La contessa Geschwitz - (spaventata da morire, a Lul) Mi salvi lei.

Schoen - (scrollandola) Oppure anche lei un acrobata?

La contessa Geschwitz - (gemendo) Mi fa male.

Schoen - (continuando a scuoterla) E adesso non ne potr fare a meno... dovr accettare l'invito a pranzo. (La trascina a sinistra, la scaraventa nella stanza vicina e chiude la porta a chiave dietro a lei) Non c' bisogno di commenti. (Si siede vicino a Lul puntandole contro il revolver) Guardami! Credi che io voglia continuare ad aiutare il mio cocchiere, in casa mia, a decorarmi la fronte? Guardami! Lo pago io il mio cocchiere. Guardami!

Lul - Fa' attaccare. Ti prego. Dobbiamo andare all'Opera.

Schoen - Dobbiamo andare al diavolo! E guider io. (Punta il revolver sul petto di Lul) Credi che dopo essere stati calpestati e straziati da te, si possa esitare un solo momento ad affrontare l'ergastolo, sia pure in questo crepuscolo di vita, pur di liberare il mondo della tua presenza? (Posa il revolver e la afferra per un braccio) Su, sparati.

Lul - Possiamo chiedere il divorzio...

Schoen - (alzandosi) Non ne vale la pena, oramai. Cos domani un altro, e poi altri ancora, all'infinito, si troverebbero alla merc di questo tuo corpo, di questo tuo sguardo, nelle mie stesse spaventose condizioni. E il suicidio dietro le spalle. E vuoi ancora parlare? (Indicando il revolver) Dammelo.

Lul - Abbi piet di me.

Schoen - Ti risparmio la fatica.

Lul - (si libera da lui, trattenendo U revolver, in tono freddo e deciso) Se gli uomini hanno sofferto cos disperatamente per me, non ne ho colpa. Anche tu sapevi benissimo che genere di donna sposavi, come io sapevo che genere di uomo tu eri... Avevi tradito per me i tuoi migliori amici, ed ora, per me, tradisci anche te stesso. Hai sacrificato per me la tua vecchiaia, vero, ma ricordati che io ti ho dato in cambio tutta la mia giovent. E puoi apprezzarne molto meglio d me tutto il suo valore. Non ho mai voluto sembrare diversa da quella che sono, e nessuno mi ha mai creduto diversa da quella che sono. Perch vuoi costringermi ad uccidermi? Non ho pi sedici anni; ma sono ancora troppo giovane per poterlo fare.

Schoen - (gettandosi su di lei infuriato) Sgualdrina, a terra, in ginocchio, sgualdrina! (La trascina fino alla scala. Alzando le mani) Gi, a terrai E non osare rialzarti.

Lul - (cade in ginocchio).

Schoen - Prega Iddio, sgualdrina, pregalo a mani giunte...

Hugenberg - (sbuca da sotto il tavolo, facendo cadere rumorosamente la sedia) Aiuto!

Schoen - (si precipita su Hugenberg, voltando le spalle a Lul).

Lul - (spara su Schoen cinque colpi uno dietro l'altro, in una follia omicida che non gli fa lasciare il grilletto).

Schoen - (cade pesantemente in avanti. Hugenberg cerca di trattenerlo e lo appoggia alla sedia) Uno, c' ancora.

Lul - (si precipita su Schoen) Misericordia.

Schoen - Vattene! Aiwa!

Lul - (in ginocchio) L'unico che ho amato!

Schoen - Sgualdrina, assassina! Aiwa, Aiwa, Acqua!

Lul - (riempie un bicchiere di champagne e lo porta alle labbra di Schoen).

Alwa - (entra dalla galleria e scende le scale) Mio padre! Dio mo! Mio padre!

Lul - L'ho ucciso.

Hugenberg - E' innocente!

Schoen - (ad Alwa) Sei tu? E' andata male.

Alwa - (cerca di sollevarlo) Devi metterti a letto. Vieni.

Schoen - Non mi prendere cos. Ho sete.

Lul - (torna con lo champagne).

Schoen - (a Lul) Sei sempre uguale. (Beve. Ad Alwa) Non fartela sfuggire: sarai tu il prossimo.

Alwa - (a Hugenberg) Mi aiuti a portarlo a letto.

Schoen - No, no, ti prego, no. Spumante, assassina...

Alwa - (a Hugenberg) Prendiamolo per le spalle. (Sollevano Schoen e si dirigono a sinistra, verso la stanza da letto).

Lul - (resta vicino al tavolo con il bicchiere in mano).

Schoen - (gemendo) Dio, Dio, Dio!

Alwa - (trova la porta chiusa, gira la chiave e apre. Appare la contessa Geschwitz).

Schoen - (vedendola, cerca di alzarsi a fatica) Il diavolo. (Cade supino sul tappeto).

Lul - (si getta a terra vicino a lui, posa il capo nel suo grembo e lo bacia) Non ha proprio potuto. (Si alza e fa per salire le scale).

Alwa - Non ti muovere!

La contessa Geschwitz - (a Lul) Credevo che avesse sparato contro di te.

Lul - (buttandosi ai piedi di Alwa) Piet, non devi consegnarmi alla giustizia. L'ho ucciso, solo perch voleva uccidermi. L'ho fatto per difendermi. Non ho amato che lui, Alwa, chiedimi quello che vuoi, ma non farmi cadere nelle mani della giustizia. Intorno a me, non ci sono che sciagura e rovina! Sono ancora cos giovane. Prendimi con te; voglio appartenere a te, a te solo. Guardami, Alwa. (Di fuori si bussa alla porta).

Alwa - La polizia!

Fine del terzo atto

ATTO QUARTO

La stessa sala del terzo atto.

Vicino al primo pilastro del parapetto della scala c' un cavalletto vuoto che ha solo una funzione decorativa. A destra un'ampia ottomana; in mezzo un tavolo quadrangolare attorno al quale stanno tre sedie dallo schienale molto alto. A sinistra un tavolinetto di servizio e vicino un seggiolone. Sul tavolo di mezzo una lampada a petrolio mascherata da uno scialle rischiara debolmente la sala.

(Alwa Schoen cammina in su e in gi dalla porta d'ingresso al proscenio. Rodrigo seduto sull'ottomana in abito di domestico. A sinistra, sul seggiolone, la contessa Geschwitz, con un plaid sulle ginocchia, sprofondata fra i cuscini. Indossa un abito nero, aderentissimo. Vicino a lei sul tavolo c' una macchinetta per fare il caff ed una tazza).

Rodrigo - Si fa aspettare pi di un direttore d'orchestra.

La contessa Geschwitz - Taccia, la scongiuro!

Rodrigo - Con tanti pensieri per la testa dovrei anche tenere chiuso il becco? Fra l'altro non riesco a capire come abbia potuto imbellire!

La contessa Geschwitz - E' divenuta ancora pi bella di quando l'ho conosciuta!

Rodrigo - Dio mi guardi dall'affidare la mia felicit ai suoi gusti personali! Se la malattia le ha donato, come ha donato a lei, posso star fresco! Lei uscita dalle baracche dell'isolamento con un aspetto da bohmienne affamata... E' molto se riesce a soffiarsi il naso. Ci mette un quarto d'ora a tirar fuori le dita, e poi attenta a non romperle che sono di vetro.

La contessa Geschwitz - Ma quello che porterebbe uno di noi nella fossa, a lei invece d forza e salute.

Rodrigo - Sar! Per nonostante questo, stasera probabilmente non partir con voi.

La contessa Geschwitz - Lascerebbe partire sola la sua fidanzata?

Rodrigo - Prima di tutto con lei parte il vecchio che potr aiutarla in caso di complicazioni. La mia compagnia servirebbe soltanto ad aumentare i sospetti. In secondo luogo sono costretto a rimanere qui finch non siano pronti i miei costumi. Arriver a Parigi sempre a tempo! Speriamo che intanto si sia un po' rimessa in carne. E allora garantisco formalmente che la far debuttare davanti ad un pubblico decente. Nella donna mi piace la praticit; non mi importa affatto che abbia delle idee sue. Non la pensa cos anche lei, dottore?

Alwa - Non ascoltavo.

Rodrigo - Non sarei entrato nella faccenda se lei non mi avesse invogliato a farlo con la sua partecipazione. Purch a Parigi non si agiti troppo! Avrei preferito portarmela a Landra per sei mesi e mantenerla a plumcakes. A Londra ci si va soltanto con la brezza marina! E oltre tutto ad ogni sorso di birra non ci si sentirebbe stringere intorno al collo il nodo del destino.

Alwa - Da otto giorni non faccio che chiedermi se chi ha scontato una condanna in casa di pena possa ancora interpretare la figura del protagonista in un dramma moderno.

La contessa Geschwitz - Se venisse!

Rodrigo - Debbo svincolare i ferri del mestiere dal monte di piet: seicento chili del miglior ferro. Il loro trasporto costa sempre tre volte pi caro del mio, e tutto l'armamento non ha il valore di un bottone. Quando sono arrivato al monte grondante di sudore, mi hanno chiesto se gli oggetti erano autentici. Veramente avrei fatto meglio a farmi preparare i costumi a Parigi. Il parigino sa valutare le belle forme a prima vista. E allora si butta coraggiosamente alle scollature. Ma questo non si pu fare con le gambe storte, bisogna possedere la linea classica. Hanno pi paura qui della carne nuda che a Parigi della dinamite. Due anni fa, all'Alhambra, ebbi una multa di cinquanta marchi perch mi si vedevano sul petto un paio di peli che non basterebbero neanche per uno spazzolino da denti un po' decente. Ma il ministro del culto pensava che potessero far perdere la gioia di far la calzetta alle ragazzine di scuola. Da allora mi faccio radere ogni mese.

Alwa - Se adesso non mi fosse assolutamente indispensabile sfruttare tutta la mia duttilit intellettuale per creare un'opera come il Dominatore del mondo , vorrei pormi il problema della sua straordinaria abilit nel sollevare i pesi. La maledizione che incombe sulla nostra nuova letteratura appunto questa: noi poeti siamo troppo imbevuti di letteratura; non abbiamo altri problemi e non conosciamo altre esigenze che quelle particolari agli scrittori e agli studiosi. Nella Danza della morte ho cercato con tutte le mie forze di lavorare secondo questi principi. La donna che mi doveva essere di modello per la figura principale del lavoro, da pi di un anno guarda il cielo attraverso le sbarre di una prigione. Solo cos ho potuto concepire un dramma che s staccasse dalle vie gi battute, libero da qualsiasi convenzione letteraria. Finch era ancora vivo mio padre, tutti i palcoscenici tedeschi erano aperti alle mie creazioni. Ma la situazione da un giorno all'altro si radicalmente cambiata.

Rodrigo - Mi sono fatto fare delle maglie di un delicatissimo verde-azzurro. Se a Parigi non avranno successo mi metter a vendere trappole per i topi!

La contessa Geschwitz - Che consolazione, ieri, quando tutto il personale di guardia all'ospedale mi sfuggiva. Il portiere mi aveva riconosciuta, e un assistente che mi incontr nel corridoio scapp come se gli si avessero sparato dietro un colpo di pistola. Le suore fuggivano nelle sale, o si facevano piccole piccole accanto alle pareti. Quando tornai indietro non c'era anima viva nel giardino e sotto il portico. Non ci poteva essere occasione migliore per portarla via se avessimo avuto quei dannati passaporti. E adesso quello l dice che non vuole pi partire con noi!

Alwa - Signorina von Geschwitz, mi permetta di tornare ancora una volta sulla mia proposta. Quella donna ha ucciso mio padre in questa stanza, ma nonostante questo, sia nel delitto che nella condanna, non posso vedere altro che una tragica e imprevedibile fatalit. Io sono certo che mia padre, se fosse ancora in vita, non l'avrebbe mai abbandonata. Non voglio scoraggiarla, ma metto ancora in dubbio la possibilit di riuscita del suo progetto di evasione. Ciononostante non trovo parole per esprimerle l'infinita ammirazione che suscitano in me la sua abnegazione, la sua forza di volont e il suo sovrumano disprezzo della morte. Non credo che un uomo abbia mai messo tanto in giuoco, sia per la donna che ama e ancora meno per un amico. Signorina von Geschwitz, non conosco le sue possibilit finanziarie, ma immagino che le spese per realizzare questo piano abbiano intaccato profondamente le sue disponibilit. Mi permette di farle un prestito anche considerevole, se necessario?

La contessa Geschwitz - Grazie. Ne riparleremo. La ringrazio di aver pensato a questo.

Rodrigo - Signor dottore, anche le mie finanze sono molto scosse. Sono stato tre mesi in ospedale per sondare il terreno dopo una lunga preparazione morale ad una prova cos dura. Adesso, signor dottore, qui da lei, mi tocca fare il cameriere perch non venga nessun estraneo in casa. Quando mai un fidanzato ha fatto di pi per la sua bella?

Alwa - Se le riuscir di trasformare quella donna in un'artista avr compiuto un vero miracolo; forse questo eviter che possa ricadere nel delitto.

Rodrigo - Non dubiti. Sar un buon pascolo per il gregge!

La contessa Geschwitz - Eccolo! (Si odono sulla galleria dei passi che si fanno man mano pi distinti, si apre la tenda sulla scala e ne esce Schigolch. Ha un cappotto nero lungo e un entoutcas bianco nella destra. Sbadiglia continuamente).

Schigolch - Maledizione, che buio! Fuori c' un sole che brucia gli occhi.

La contessa Geschwitz - (liberandosi faticosa-niente dalla coperta) Vengo subito!

Rodrigo - Sua Grazia la contessa non vede la luce del sole da tre giorni. Qui si vive come in una trappola.

Schigolch - Sto girando dalle nove d stamane. Ho le gambe che mi ciondolano come batacchi di campane. A Parigi sar un'altra vita.

Rodrico - In che albergo volete scendere?

Schigolch - Speriamo che non sia di nuovo all' Ochsenbutter !

Rodrigo - Vi raccomando l'Hotel Montespan sul boulevard Rochechouart. Ci ho vssuto con una domatrice di leoni. I proprietari sono di origine berlinese.

La contessa Geschwitz - (rizzandosi sul seggiolone) Aiutatemi ad alzarmi!

Rodrigo - (le corre vicino e la sorregge) L sarete al sicuro dalla polizia.

La contessa Geschwitz - (rivolgendosi a Schigolch) La vorrebbe far partire oggi pomeriggio con lei solamente.

Schigolch - (a Rodrigo) Soffre molto di geloni!

Rodrigo - Pretendete che io debutti alle Folies Bergres in camicia da notte e pantofole?

Alwa - (ha in mano una busta e si rivolge alla contessa Geschwitz che sta vicino al tavolo centrale appoggiata ad una spalliera) In questa busta ci sono diecimila marchi.

La contessa Geschwitz - No, grazie.

Alwa - La prego di accettarli,

La contessa, Geschwitz - (a Schigolch) Ma si muova!

Schigolch - Pazienza, cara signorina. In cinque minuti faccio un salto fino all'ospedale e torno con lei.

Alwa - La porta qui?

Schigolch - S. La porter qui. O ha paura per la sua salute?

Alwa - Come vede, non ho paura d niente.

Rodrigo - Secondo le ultime informazioni il dottore far un viaggio a Costantinopoli, per rappresentare la sua Danza della morte .

Alwa - (aprendo la porta di mezzo sotto la galleria) Escano da qui, si fa pi presto. (Schigolch e la contessa Geschwitz lasciano la sala. Alwa chiude la porta dietro di loro).

Rodrigo - E lei voleva dare del denaro a quella vecchia pazza?

Alwa - Che glie ne importa?

Rodrigo - Mi state trattando peggio di uno spazzino. Nonostante che io abbia dovuto abbassare il morale a parecchie suore all'ospedale. Dopo di loro agli assistenti e ai consiglieri. E dopo...

Alwa - Davvero? Gli assistenti si sono lasciati corrompere da lei?

Rodrigo - Col denaro che ho dovuto sborsare per quei figli di cani, in America sarei potuto diventare presidente....

Alwa - La signorina von Geschwitz le ha rifuso le spese fino all'ultimo centesimo. E, per quanto ne so io, oltre a questo le corrisponde uno stipendio. Ci sono dei momenti in cui mi riesce piuttosto difficile credere al disinteresse del suo amore per quella disgraziata che sta in carcere. Se io adesso ho pregato la signorina von Geschwitz di accettare il mio aiuto, non l'ho fatto certo per saziare la sua sete di guadagno. Davvero non vedo chiaro nelle sue pretese. Che lei per un puro caso fosse presente all'assassinio di mio padre, non ha certamente creato fra me e lei un qualsiasi vincolo di parentela. Anzi, sono fermamente convinto che lei, se non le fesse venuta in aiuto l'iniziativa della contessa Geschwitz, oggi non sarebbe tanto rimpannucciato e disinvolto.

Rodrigo - E lei si troverebbe in una bella posizione, se quelle carte sporche che redigeva suo padre non le avessero reso due milioni di marchi.'

Alwa - Lei un ricattatore!

Rodrigo - Fosse vero! Ma io le metto la punta del piede sotto il mento, e la sua lingua va a passeggiare sul tappeto.

Alwa - Provi! (Si sentono da fuori passi e voci) Chi ?.

Rodrigo - E' una bella fortuna per lei che ci sia gente.

Alwa - Chi pu essere?

Rodrigo - La mia beneamata! E' pi di un anno che non ci vediamo.

Alwa - Ma non possibile che siano gi di ritorno! Chi sar? Non aspetto nessuno.

Rodrigo - Al diavolo! E allora chiuda!

Alwa - Si nasconda!

Rodrigo - Vado dietro la tenda. Proprio come un anno fa. (Rodrigo scompare dietro la portiera di destra, Alwa apre la porta di mezzo da cui entra Alfred Hugenberg col cappello in mano).

Alwa - Con chi ho... Lei? Lei non ...

Hugenberg - Alfred Hugenberg.

Alwa - Cosa vuole?

Hugenberg - Vengo da Muensterberg. Sono fuggito stamattina.

Alwa - Mi scusi. Ho dei disturbi alla vista e sono costretto a tener chiuse le persiane.

Hugeneerg - Ho bisogno del suo aiuto. Lei non me lo vorr negare, spero. Ho preparato un piano. Siamo soli?

Alwa - Mi faccia il piacere di dirmi di che cosa intende parlare.

Hugenberg - Quella donna non pu esserle indifferente. In istruttoria le sono state pi utili le sue dichiarazioni di tutto quello che ha potuto dire la difesa.

Alwa - Non permetto queste insinuazioni!

Hugeneerg - Naturalmente capisco che lei.,. adesso... ma allora il miglior testimonio a scarico fu proprio lei.

Alwa - No, lei, quando disse che mio padre voleva costringerla ad uccidersi.

Hugenberg - Ed era andata proprio cos! Ma non mi hanno voluto credere; non sono stato nemmeno interrogato.

Alwa - Ma adesso di dove viene?

Hugenberg - Sono fuggito stamane dalla casa di correzione.

Alwa - Come ha fatto?

Hugenberg - Ho carpito la fiducia di un carceriere.

Alwa - Come intende vivere?

Hugenberg - Abito da una prostituta che ha avuto un bambino da mio padre.

Alwa - Chi suo padre?

Hugenberg - Un direttore di polizia. Conosco la prigione senza esserci mai stato; e, cos come sono ora, nessun guardiano mi potrebbe riconoscere. Ma non conto su questo. So invece che c' una scala di ferro nel primo cortile da cui si raggiunge il tetto. Attraversando un abbaino poi si arriva sotto il soffitto. Dall'interno non si pu. Sotto il tetto in tutte e cinque le ali della prigione ci sono delle assi ed ima gran quantit di segatura. Ne faccio cinque mucchi agli angoli del fabbricato e d fuoco.

Alwa - Ma lei potrebbe anche morire tra le fiamme.

Hugenberg - Naturalmente, se non mi salvano a tempo.

Alwa - Come riuscito ad arrivare qui dalla casa di correzione?

Hugenberg - Sono saltato dalla finestra. Mi occorrono duecento marchi.

Rodrigo - (scostando le tende) D signor barone desidera che il caff venga servito nella sala da musica o nella veranda?

Hugenberg - Da dove uscito quello l? Dalla stessa porta! Anche allora usc da quella porta!

Alwa - L'ho preso al mio servizio. E' un uomo fidato.

Hugenberg - (stringendosi disperatamente le tempia) Che stupido, che stupido!

Rodrigo - Eh s! Non la prima volta che ci vediamo. Ritorni immediatamente dalla sua gentile vicemadre. Abbiamo sofferto molto della sua assenza! Se nei prossimi quindici giorni lei noi capita ancora tra i piedi...

Alwa - Via, si calmi!

Hugenberg - Che stupido!

Rodrigo - Fuori! (.Caccia Hugenberg fuori della porta e torna indietro) Come mai non ha messo il suo portafoglio a disposizione di quello straccione?

Alwa - Mi risparmi le sue volgarit.

Rodrigo - Delia Geschwitz ne ho fin sopra i capelli. Se la mia fidanzata deve essere messa in libert condizionata, tanto vale che se la prenda un altro. Voglio fare di lei la pi splendida acrobata che sia mai esistita, e in questo giuoco rischio volentieri la mia salute. Per voglio essere padrone In casa mia e di conseguenza sceglierle di persona cavalieri.

Alwa - Nelle mie condizioni solo la morte mi fa paura. Nel regno del sentimento sono il pi misero accattone. Ma non ho pi la forza morale di lasciare le mie posizioni che sono oramai consolidate, per una vita avventurosa e selvaggia. (In alto, dalla galleria, si sentono dei passi trascinati).

Rodrigo - Eccola! La pi splendida acrobata dei giorni nostri! (Si apre la tenda sulla scala e Lul, vestita di nero, appoggiata al braccio di Schigolch, si trascina lentamente gi per i gradini).

Schigolch - Arri, vecchia rozza! Dobbiamo partire oggi stesso per Parigi.

Rodrigo - (spalancando gli occhi addosso a Lul stupefatto) Per mille fulmini!

Lul - (fino alla fine dell'atto parler in tono vivace) Piano! Mi fai male al braccio.

Rodrigo - Hai una bella dose d faccia tosta! Scappare di prigione con questo aspetto da lupa affamata!

Schigolch - Chiudi il becco!

Rodrigo - Corro dalla polizia! Sporgo denuncia. Vedrete se non sporgo denuncia. (Esce).

Schigolch - Corri, corri!

Lul - Se ne guarder bene!

Schigolch - E finalmente ci lascia in pace! Un caff per la signora.

Alwa - (vicino al tavolo) Ecco il caff, non c' che da versarlo.

Schigolch - Devo fissare i posti per il vagone letto.

Lul - Come bella la libert!

Schigolch - Fra mezz'ora torno a prenderti. Festeggeremo la partenza al ristorante della stazione. Ordiner un pranzo che ci basti fino a Parigi. Buon giorno, dottore!

Alwa - Buona sera!

Schigolch - Buon riposo! Grazie, qui conosco ogni angolo. Arrivederci! Buon divertimento! (Esce dalla porta di mezzo).

Ltjl - E' un anno e mezzo che non vedo pi una stanza: tende, sedie, quadri...

Alwa - Vuoi bere qualcosa?

Lul - Son cinque mesi che ne ingollo abbastanza di caff nero. Hai liquori?

Alwa - C' dell'Elixir di Spa.

Lul - Mi ricorda i vecchi tempi. (Mentre Alma riempie i bicchieri si guarda intorno) Dov' il mio ritratto?

Alwa - L'ho messo nella mia stanza perch non lo vedessero qui.

Lttl - Vallo a prendere.

Alwa - In prigione non hai perso un briciolo della tua vanit?

Ltjl - Se sapessi come angoscioso non potersi specchiare per mesi e mesi. A un certo momento sono riuscita ad avere un porta-immondizie nuovissimo. La mattina alle sette, quando spazzavo, mi specchiavo nel rovescio. La latta non abbellisce, ma mi sembrava gi tanto. Va a prendere il ritratto nella tua stanza. Devo venire con te?

Alwa - Per carit, non ti affaticare.

Lul - Mi sono riposata abbastanza.

Alwa - (esce dalla porta di destra per andare a prendere il ritratto).

Lul - (sola) Deve avere qualche dispiacere, ma torturarsi la mente per quattordici mesi... Mentre bacia, ha sempre l'incubo della morte e gli tremano le ginocchia. Ma perch, mio Dio, ho sparato contro suo padre in questa stanza?

Alwa - (ritorna con il ritratto di Lul vestita da Pierrot) E' coperto di polvere. Lo avevo appoggiato contro il camino.

Lul - Non lo hai mai guardato quando io non c'ero?

Alwa - Dopo la vendita del giornale ho dovuto sistemare molte cose importanti. La Geschwitz se lo sarebbe preso volentieri, ma doveva cercare casa. (Appoggia il quadro sul cavalletto).

Lul - Ora quella disgraziata, quel mostro impara a conoscere a sue spese le gioie della vita nell'Hotel Ochsenbutter.

Alwa - Non riesco ancora rendermi conto di come si siano svolti gli avvenimenti.

Lux - Oh, la Geschwitz stata molto brava: ho ammirato molto la sua ingegnosit. Quest'estate ad Amburgo c' stata una spaventosa epidemia di colera, e da questo ha preso lo spunto per il suo progetto. Ha seguito un corso di infermiera, e quando le hanno rilasciato gli attestati necessari partita per Amburgo, per andare a curare i malati di colera. Alla prima occasione ha scambiato la sua biancheria con quella di un ammalato che era appena morto, e che doveva essere bruciata. E' partita immediatamente ed venuta a trovarmi in prigione. Appena uscita la sorvegliante dalla cella ci siamo scambiate la biancheria.

Alwa - Per questo tu e la Geschwitz vi siete ammalate d colera nello stesso giorno?

Lul - Certo! Lo scopo era quello. La Geschwitz naturalmente fu subito trasportata alle baracche d'isolamento. Anche per me non c'era altro posto da scegliere. Ci misero nella stessa stanza all'isolamento, dietro l'ospedale, e la Geschwitz fin dal primo momento, cerc in tutti i modi di rendersi uguale a me. Avantieri stata rilasciata perch era guarita. Mezz'ora fa tornata dicendo che aveva dimenticato qualche cosa. Io ho indossato i suoi abiti, lei si infilata nel mio letto, ed io sono uscita. (Allegramente) E adesso... lei l'assassina del dottor Schoen.

Alwa - Per il quadro ti somiglia ancora.

Lul - Sono un po' dimagrita in viso, ma nel resto non mi sono sciupata affatto. In carcere si diventa terribilmente nervosi.

Alwa - Quando sei entrata avevi un aspetto da far paura.

Lul - Ci voleva, per togliere di mezzo quel saltimbanco. E tu che hai fatto durante tutto questo tempo?

Alwa - Ho avuto un certo successo nell'ambiente letterario con un lavoro che avevo scritto su di te.

Lux - Chi la tua amica del cuore?

Alwa - Un'attrice.

Lul - Ti ama?

Alwa - Che vuoi che ne sappia! Non la vedo da sei settimane!

Lul - Come ci resisti?

Alwa - Tu non potrai mai capirlo. In me c' una profonda ed intima connessione fra la sensualit e le creazioni del mio spirito. Cos, per esempio, verso di te, non mi resta che la scelta, o di crearti letterariamente come personaggio, o di amarti.

Lul - (come se narrasse una favola) Quasi ogni notte in sogno mi pareva di sfuggire alla stretta di un assassino. Vieni, dammi un bacio.

Alwa - Nei tuoi occhi ci sono dei riflessi, come quando si butta un sasso in uno specchio di acqua profonda.

Lul - Vieni!

Alwa - (la bacia) Le tue labbra sono divenute pi sottili.

Lul - Vieni! (Lo fa sedere e si siede sulle sue ginocchia) Ti faccio schifo? Nell'Hotel Ochsenbutter ogni quattro settimane avevamo diritto ad un bagno tiepido. Le sorveglianti approfittavano di quell'occasione per frugarci nelle tasche appena eravamo in acqua. (Lo bacia appassionatamente) Credevi di non poter scrivere su di me, se non ti ero vicina? Ti ricordi di quel ballo in costume in cui ero mascherata da paggio? Che successo ebbe con tutte quelle donne ubbriache! La Geschwitz mi strisciava ai piedi e mi supplicava di calpestarle il volto con le mie scarpette di raso.

Alwa - Vieni!... Com' dolce...

Lul - (come se sgridasse un bambino disubbidiente) Piano; ho ucciso tuo padre.

Alwa - H mio amore non potr mai spegnersi. Baciami!

Lul - Alza il viso. (Lo bacia lentamente).

Alwa - Tutto l'ardore della mia anima per te: l'hai conquistato col tuo incanto. Com' puro il tuo respiro. Eppure, se non avessi quegli occhi grandi e scuri da bambina, ti crederei la donna pi astuta che mai abbia portato un uomo alla rovina.

Lul - (si ricompone) Magari lo fossi! Vieni con noi a Parigi. Potremo stare sempre insieme. Potremo essere felici.

Alwa - Ti sento sbocciare come una musica. Queste ossa sottili sono come un adagio; queste divine curve, le tua ginocchia: il capriccio; ecco il violento andante della volutt.

Lul - (allegramente) Per questo affondo le mani nei tuoi capelli. (Esegue).

Alwa - Mi hai trascinato fuori di me, in un mondo sovrumano.

Lul - Verrai con me?

Alwa - Ma quel vecchio parte con te.

Lul - Non lo vedremo pi. Quello il divano dove tuo padre ha perduto l'ultima goccia di sangue?

Alwa - Taci, taci...

Fine del quarto atto

ATTO QUINTO

Una soffitta senza finestre.

Due grandi vetrate si aprono nella fuga del tetto. Sul fondale, a destra e a sinistra, due porte sghangherate. Nel proscenio, a destra, un materasso sporco e stracciato, a sinistra un tavolino tentennante su cui posano una bottiglia di whisky e una fuligginosa lampada a petrolio; pi a sinistra, nell'angolo, una logora sedia a sdraio. Vicino alla porta di mezzo, una seggiola sfondata.

(La pioggia batte sul tetto. Da una fessura colano delle gocce, e una parte dell'impiantito ne viene allagata. Schigolch riposa sul materasso, avvolto in un lungo e grigio cappotto. Sulla sedia a sdraio Ahoa Schoen, coperto da un plaid. La cinghia del plaid pende dalla parete).

Schigolch - La pioggia batte il tamburo, come in una parata.

Alwa - Questo tempo veramente significativo. Per la prima volta lei... (Lul entra a piedi nudi, con un catino da porre sotto alla fessura del tetto. I lunghi capelli le cadono distesamente sulle spalle. Porta una sottana nera a brandelli).

Schigolch - Che fai, bambina? Non ti sei ancora lavate le mani?

Alwa - Ordine e pulizia sono il miglior ornamento della povert.

Lul - (alzando il viso e gettando indietro capelli) Che aspetti ad andartene?

Alwa - Stavo sognando. Cenavamo assieme Chez Maxim. C'era anchie Bianetta Gazil. Avevamo ordinato Fers de cheval . La tovaglia era tutta imbevuta di champagne.

Schigolch - Ed io sognavo un Christmas-pudding.

Lul - Se almeno ci si potesse riscaldare con le vostre putride ossa!

Alwa - Vuoi iniziare il tuo pellegrinaggio a piedi nudi?

Schigolch - H primo passo strappa sempre dei gemiti... Ma venti anni fa, non era per nulla migliore. Dopo, quante ne ha imparate! Basta somare la cenere. E' qui solo da otto giorni, e non la pu pi tenere nemmeno una locomotiva.

Alwa - L'acqua trabocca dal catino.

Lul - Dove lo vuoto?

Alwa - Sul tetto, dal lucernario.

Lul - (sale su di una seggiola e vuota il catino aprendo leggermente il lucernario) Sembra che la pioggia stia per finire.

Schigolch - Stai sprecando l'ora in cui i commessi, consumata la cena, tornano a casa.

Lul - Volesse Iddio che io riposassi dove nessun piede si pu posare!

Alwa - Me l'auguro anch'io, per me. Non voglio tirarla pi in lungo! Potessimo morir di fame stasera stessa, ora che viviamo d'amore e d'accordo. Siamo giunti all'ultima tappa.

Lul - Perch non ti muovi, poltrone, e non trovi il modo di sfamarci? In tutta la tua vita non hai guadagnato un soldo!

Alwa - Con questo tempo non escono neppure i cani.

Lul - Ma io s, vero? Io debbo uscire, e con quel poco sangue che ho nelle vene, riempirvi la bocca!

Alwa - Che me ne faccio del denaro...

Schigolch - Lasciala uscire. Ha mantenuto la propria famiglia fin da quando aveva quindici anni.,. Ma io vorrei un Christmas-pudding, solo un Christmas-pudding. Poi, basta di tutto.

Alwa - Io, una bistecca al sangue ed una sigaretta. Poi, morire. Ho sognato.,, fumavo una sigaretta... come mai ne avevo fumate.

Schigolch - Ci vedrebbe crepare volentieri. Le farebbe molto piacere.

Lul - Gli uomini della strada, quando non hanno denaro, mi lasciano in mano vestito e mantello. Voi invece avete venduto perfino i 'miei abiti. Non posso pi mettermi in mostra sotto i lampioni... Vorrei sapere quale donna, con gli stracci che porto io, riuscirebbe a combinar qualcosa.

Alwa ......................... - Non ho lasciato niente d'intentato. Quando avevo ancora del denaro, ho giocato e cercato di vincere, ma ho perso cos, di sera in sera, sempre di pi; ho gettato il denaro dalla finestra. Dopo, dopo non c' che un continuo precipizio

Schigolch - Gi!

Alwa - Mi sono lasciato sempre illudere. Sono stato sempre deluso... Quando ho voluto prendere in giro, sono stato preso in giro. Se sono voluto apparire onesto e semplice come ero, ho fatto ridire di me. Ho perfino accennato a dire delle volgarit... ma in modo cos puerile che io stesso me ne vergognavo. Non sono riuscito a sopraffare la societ in cui vivevo, e non ne ho cos potuto ottenere la fiducia.

Schigolch - Mettiti le mie scarpe, bambina. Non si guasteranno, sta certa, finch sarai tu a portarle. D'altronde, non sento ormai pi nulla, dalla punta dei piedi in su. Quando eravamo a Parigi... Giunger l'ora anche per me, di andarmene... sar una gran gioia... da togliermi il respiro! A mezzanotte berr un wisky al Cosmopolitan Club. La ragazza del bar anche ieri mi ha invitato a diventare ,il suo amante.

Lul - Al diavolo! Me ne vado. (Prende la bottiglia di whisky dal tavolino e Ut porta alla bocca).

Schigolch - Ma prima bevi.

Lul - Non lo bevo tutto.

Alwa - Tu non 'uscirai, non devi uscire! Te lo proibisco.

Lul - Che cosa vuoi proibirmi, immondo!

Alwa - Ne ho colpa io forse? Tu hai colpa. Finir all'ospedale. Mi hai gettato nel fango, mi hai reso assassino di mio padre!

Lul - Hai forse sparato tu? Del resto tuo padre non ha perso molto... (Entra nella propria camera).

Alwa - Mi ha voluto schiacciare col suo Casti-Piani. Ci che fa incomprensibile.

Schigolch - Dovresti divenire un po' pi tollerante, se vuoi metterti sul cammino della santit.

Alwa - Avrebbe dovuto nascere Imperatrice di Russia! Solo cos si sarebbe sentita nel proprio rango. Una seconda Caterina, ecco. (Lul entra con un paio di stivaletti sfondati. Si siede sull'impiantito per metterseli).

Lul - Potessi almeno cacciarmi a testa in gi nella tromba della scala! Non c' nulla di pi triste di una prostituta.

Schigolch - Pazienza, pazienza; basta cogliere la buona occasione.

Lul - Hai ragione. Non me ne vergogner pi. (Afferra la bottiglia di whisky) Mi riscalda! Mi eccita! Maledizione! (Esce barcollando dalla porta di destra).

Schigolch - Quando li sentiremo venire, bisogner nasconderci dietro il tramezzo.

Alwa - E' troppo desolante! Ricordo quando crescevamo assieme, ragazzi...

Schigolch - Finch potr vivere, anche lei tirer avanti...

Alwa - Le nostre prime relazioni, sono state come tra fratello e sorella. La mamma viveva ancora. Un mattino entrai per caso nella stanza dove lei si vestiva. Il dottor Goll era stato chiamato per un consulto. Il suo parrucchiere aveva letto una mia poesia... La ricordo al ballo dell'ambasciatore di Spagna, in tulle rosa; non portava sotto che un corpetto di raso. Come tutto ci sembra lontano, inverosimile...

Schigolch - Dubito che ormai possa commuovere qualcuno.

Alwa - Anche quando ormai si era fatta donna, conservava la freschezza e la giocondit di una adolescente. Aveva tre anni meno di me. Come tutto lontano!

Schigolch - Purch non ci conduca su un miserabile a cui confidare i segreti del suo cuore!

Alwa - Ho potuto baciarla la prima volta nel suo frusciante abito da sposa. Dopo non me lo ha pi permesso. Per credo che, sovente, tra le braccia di mio padre le venisse fatto di pensare a me. Lo ingannava con servi e cocchieri... Solo da quando si data a mio padre, ne ho conosciuto l'anima; e da allora, senza che io me ne sia potuto accorgere, ella ha preso su di me uno spaventoso potere.

Schigolch - Eccoli! (Passi pesanti sulla scala).

Alwa - Non lo potr sopportare; lo scaraventer fuori!

Schigolch - (si alza a fatica, prende Alwa per il colletto e lo trascina via) Su, su. Come potr sfogarsi l'amico se noi due gli gironzoliamo attorno?

Alwa - (lasciandosi trasportare come di peso) Bisogna sbarrare la porta! (Escono).

Lul - (apre la porta di mezzo e lascia entrare mister Hopkins, un uomo dal collo di struzzo, il viso liscio e roseo, gli occhi azzurro-cielo. Sorride cordialmente. Porta soprabito e cilindro e ha in mano un ombrello grondante) Questa la mia stanzetta.

Mister Hopkins - (mette l'indice sulla bocca e guarda Lul con intenzione. Poi apre l'ombrello sul fondo della scena per farlo asciugare).

Lul - Non c' troppo comfort... Mister Hopkins (si fa avanti sulla scena. Le chiude la bocca con una mano).

Lul - A che cosa pensi?

Mister Hopkins - (toglie la mano dalla bocca di Lul e porta l'indice alle labbra).

Lul - Non ti capisco.

Mister Hopkins - (le chiude la bocca).

Lul - (liberandosi) Siamo soli. Non c' nessuno.

Mister Hopkins - (porta l'indice alle labbra, scuote la testa negativamente. Indica Lul, apre la bocca come se volesse parlare, mostra se stesso e voi la porta della camera di Lul).

Lul - Mio Dio, che mostro!

Mister Hopkins - (le chiude la bocca. Si fa indietro e posa il soprabito su di una sedia. Le si avvicina con il solito ghigno. Prende il capo di Lul tra le mani e la bacia in fronte).

Schtgolch - (dietro la porta che semiaperta) Soffre di spleen.

Alwa - Stia zitto!

Schtgolch - Non poteva portar su niente di pi sconsolante...

Lul - (ritraendosi) Quanto mi dai?

Mister Hopkins - (le chiude la bocca e le mette in mano una moneta).

Lul - (guarda la moneta, la fa ballare da una mano all'altra).

Mister Hopkins - (la fissa incerto come se volesse interrogarla).

Lul - (mettendo il denaro in tasca) Ali Tight!

Mister Hopkins - (le chiude rapidamente la bocca. Le d un'altra moneta e la fissa con autorit).

Lul - Sei generoso!

Mister Hopkins - (fa salti di gioia qua e l per la stanza, come un pazzo, batte le braccia nel vuoto e rivolge lo sguardo al cielo vaneggiando).

Lul - (gli si avvicina cautamente, gli circonda con il braccio la vita e lo bacia sulla bocca).

Mister Hopkins - (si libera di lei. Ride piano e si guarda intorno dubbioso).

Lul - (prende la lampada dal tavolino, getta a Mister Hopkins uno sguardo carico di promesse, e apre la porta della propria camera).

Mister Hopktns - (entra ridacchiando. Giunto sotto lo stipite della porta, sventola il cappello).

Lul - (lo segue. La scena scura. Solamente un raggio di luce penetra da sinistra attraverso la fessura della porta. Alwa e Schigolch escono carponi dal tramezzo).

Alwa - Sono dentro.

Schtgolch - (dietro a lui) Aspettami.

Alwa - Non si sente pi nulla.

Schigolch - Non ne hai ancora abbastanza?

Alwa - Voglio inginocchiarmi davanti alla porta.

Schtgolch - Povero stupido! (Si scosta da Alwa, scivola come un topo, prende il soprabito dalla sedia e ne fruga le tasche).

Alwa - ( giunto carponi fino alla porta di Lul).

Schigolch - Guanti, e nient'altro! (Gira il soprabito e fruga nelle tasche interne. Ne tira fuori un volumetto che porge ad Alwa) Guarda, cos'?

Alwa - (tiene il libro nel raggio di luce che penetra dalla porta, e ne decifra faticosamente il titolo) Lezioni - per quelli - che gi sono - e quelli che desiderano essere - lavoratori cristiani - con prefazione - del Rev. W. Hay M. H. . Molto utile. Prezzo tre scellini e sei pence.

Schtgolch - Poveraccio! Iddio non ne vuol pi sapere, evidentemente! (Posa il soprabito sopra la sedia e s nasconde di nuovo dietro al tramezzo) Che c' da fare a Londra, ormai? L'Impero va in rovina.

Alwa - In fondo, il diavolo non cos brutto come si dipinge. (Anch'egli ritorna strisciando dietro il tramezzo).

Schigolch - Mai uno di questi bei tipi che abbia almeno un foulard di seta!

Alwa - E' meglio sparire. Pu darsi che le voglia dare ancora qualcosa prima di andarsene. (Schigolch ed Alwa ritornano nella loro cameretta e chiudono la porta dietro di loro. Lul esce con Mister Hopkins, posa la lampada sul tavolino, mentre Mister Hopkins la fissa soprapensiero).

Lul - Ritornerai?

Mister Hopkins - (le chiude la bocca).

Lul - (in parte illuminata. Rivolge lo sguardo al cielo, smarrita, e scuote la testa)

Mister Hopkins - (si messo il soprabito e si avvicina a lei quasi con un ghigno. Lul gli si getta ai collo, ma Mister Hopkins se ne libera, le bacia la mano e si dirige verso la porta d'uscita. Lul lo vorrebbe accompagnare, ma Mister Hopkins le fa cenno di rimanere, ed esce senza rumore. Schigolch ed Alwa vengono fuori dal tramezzo).

Alwa - Quanto ti ha dato?

Lul - Quindici scellini. Eccoli qui! Prendi! Esco di nuovo.

Schigolch - D'ora in avanti potremo vivere come principi.

Alwa - Sta ritornando!

Schtgolch - Nascondiamoci.

Alwa - Cercher il libro di preghiere. Eccolo qua. Dev'essere caduto dal soprabito,

Lul - ((in ascolto) Non lui, non mi sembra lo stesso passo. Bussano. Chi pu essere?

Schtgolch - Sar qualche buon amico a cui quel bel tipo ci ha raccomandati. Avanti! (Entra la contessa Geschwitz. E' vestita poveramente ed ha in mano un rotolo di tela).

La contessa Geschwitz - Se vengo male a proposito, posso tornarmene indietro. Non ho parlato ad anima viva da dieci giorni. Volevo avvertirti che non ho ancora ricevuto quel denaro. Mio fratello non mi ha ancora risposto.

Schigolch - Ed ora Vostra Grazia vorrebbe degnarsi di allungare piedi sotto la nostra tavola, no?

Lul - Me ne vado!

La contessa Geschwitz - Dove vuoi andare? Non sono venuta a mani vuote. Ti ho portato qualcosa. Lungo Leicester Square un rigattiere mi ha offerto dodici scellini. Il cuore non mi reggeva di separarmene, ma se vuoi venderlo tu...

Schigolch - Che ha Vostra Grazia sotto il braccio?

Alwa - Mi lasci vedere. (Le prende dalle mani il rotolo e lo svolge) Mio Dio! E' il ritratto di Lul!

Lul - (grida fuori di se) E tu, brutto mostro, lo porti qui? Levamelo davanti! Gettatelo dalla finestra!

Alwa - Affatto! Voglio dedicargli invece ogni mia attenzione...

Schigolch - Appendiamolo alla parete. Far un'ottima impressione sulla clientela.

Alwa - C' gi un chiodo lass. (Indica la parete).

Schigolch - Come l'ha trovato?

La contessa Geschwitz - Lo tagliai di nascosto dalla cornice, nella vostra abitazione di Parigi, quando siete partiti.

Alwa - Peccato che si sia sbiadito agli orli. Non l'ha arrotolato bene. (Appende la tela ad un chiodo della parete).

Schigolch - Ce ne vuole un altro sotto, per tenerlo teso. Dar lustro a tutto l'appartamento.

Alwa - Lascia fare a me. (Stacca dei chiodi dalle pareti, si toglie la scarpa sinistra, e batte i chiodi con la suola sull'orlo della tela).

Schigolch - Per metterlo in buona luce basta fissarne un lato. Chi lo contempler a lungo, potr soddisfare finalmente ogni passione dei sensi.

Alwa - (rimettendosi la scarpa) Quando le venne fatto questo ritratto, la magnificenza del suo corpo era all'apice. Portami la lampada, cara bambina! Stasera si fatto scuro molto prima del solito.

La contessa Geschwitz - L'autore doveva essere un grande artista.

Lul - (con la lampada, dinanzi al quadro) Non lo hai conosciuto?

La contessa Geschwitz - No. Dev'esser stato molto prima che io ti incontrassi. Ne ho sentito parlare di tanto in tanto. Dicevate che si era impiccato per mania di persecuzione...

Alwa - (paragonando Lul al ritratto) Ha conservato negli occhi la stessa espressione infantile, ma tutto il resto andato a finire nell'immon-dezzaio. Della nostra giovent testimone, ormai, solo questo ritratto.

Schigolch - Alla luce di un. lampione pu prenderne ancora una dozzina di questi mulini a vento inglesi.

Lul - Hai ragione, vado!

Alwa - Non ti lascer scendere finch abbiamo del denaro.

La contessa Geschwitz - Dove vuole andare?

Alwa - Nella strada a pescare i merli; stasera l'ha gi fatto una volta.

La contessa Geschwitz - Lul, Lul! Non ti lascer andare...

Schigolch - Se Vostra Grazia vuol mettere le proprie ossa a frutto, si cerchi un altro marciapiede.

La contessa Geschwitz - Non devi farlo. Te lo impedir: ho un'arma, ma non aver paura di nulla; ci sono io! (Lul esce con la contessa Geschwitz dalla porta di mezzo),

Schigolch - Sacramento!

Alwa - (si getta sulla sedia a sdraio) Non spero pi in nulla...-

Schigolch - Avremmo dovuto ricacciarle in gola tutte quelle chiacchiere, a quel suo teschio aristocratico... (S adagia nel suo materasso) Abbassa la luce! (Pausa) Voglio sperare che non siano rimaste insieme... Bisognerebbe essere proprio stupidi per lasciarsi adescare da quelle due!

Alwa - Non credo che siano rimaste insieme.

Schigolch - Speriamo! Se lei lo ritenesse necessario, sarebbe capace di allontanarla a calci. (Si odono rumori sulla scala. I due si interrogano senza parlare).

Alwa - Io resto qui.

Schigolch - Ancora qualcuno che vuol gettar via il proprio denaro...

Alwa - Beato te, che per quindici scellini, puoi sopportare tutto questo. (Striscia sotto il plaid).

Schigolch - Un vero gentiluomo, si comporta come vuole il suo rango. (Si nasconde dietro il tramezzo).

Lul - (aprendo la porta) Vieni, vieni! (Entra il principe Kungu-Poti: ha indosso un soprabito chiaro, calzoni chiari, ghette bianche, cilindro grigio).

Kungu-Poti - C'era troppo buio per le scale.

Lul - Vieni, caro, qui c' pi luce,

Kungu-Poti - E' il tuo salotto questo?

Lul - Non posso proprio chiamarlo salotto, ma se vuoi: s.

Kungu-Poti - Fa freddo.

Lul - Vuoi bere?

Kungu-Poti - Hai del brandy?

Lul - S. Vieni. (Porgendogli la bottiglia) Non so dove sia il bicchiere, ma se vuoi risparmiarmi una fatica, bevi alla bottiglia!

Kungu-Poti - Non importa. (Beve alla bottiglia).

Lul - Sei proprio carino. Ma chi sei?

Kungu-Poti - Mio padre sultano di Uahube: a Londra ho sei mogli, tre inglesi e tre francesi, ma non provo piacer a frequentarle. Sono troppo stil per i miei gusti.

Lul - Resti ancora molto a Londra?

Kungu-Poti - Quando mio padre morir, dovr andare a Uahube. Il mio regno grande due volte l'Inghilterra.

Lul - Quanto mi vuoi dare?

Kungu-Poti - Una sovrana. Ma non prima.

Lul - Puoi darmela anche dopo. Prima per, fammela vedere.

Kungu-Poti - Non pago mai prima!

Lul - Va bene, ma mostrami la sovrana.

Kungu-Poti - No, caruccia. Vieni. (L'afferra alla vita) Vieni!

Lul - Ti dico di lasciarmi!

Kungu-Poti - (l'afferra pei capelli) Non far tante storie!

Lul - No, no; non cos!

Kungu-Poti - (la getta a terra) Bene!

Alwa - (salta dal giaciglio e afferra Kungu-Poti alla gola).

Kungu-Poti - Ma bene! E' una trappola, un covo di assassini! (Estrae un pugno di ferro, lo impugna e colpisce ripetutamente e violentemente).

Alwa - (si piega gemendo).

Kungu-Poti - Benissimo! Me ne vado. (Esce).

Lul - Non resto pi qui, che storie sono queste? Maledetti! (Esce).

Schigolch - (chinato sopra Alwa) Sangue, Alwa! Ti ha ferito! (Lo trascina nella stanza di Lul. Poi cerca di rialzare la luce) E' tempo che anch'io mi prepari, se no al Cosmopolitan Club non trovo pi il Christmas-pudding. (S apre la porta ed entra la contessa Geschwitz) Visto che per questa notte volete essere nostra ospite, vi prego di guardare che non ci rubino nulla.

La contessa Geschwitz - Come buio! Dov' Alwa?

Schigolch - Il signor dottore pu essere soddisfatto. Suo figlio riposa in pace.

La contessa Geschwitz - Ancora! La maledizione su di noi!

Schigolch - Sei ima ragazza ragionevole. Se qualcuno chiede di me, sono al Cosmopolitan Club (Esce).

La contessa Geschwitz - (si siede sulla seggiola vicino alla porta) Signore Iddio, ti ringrazio di non avermi fatto come costoro! Non sono un uomo io; la mia carne ed il mio spirito non hanno nulla di comune con quelli degli uomini: si tormentano e portano in s un cuore tremendamente ingrato... invece io debbo sacrificare tutto... (Lul apre la porta e lascia entrare il dottor Hilti; la Geschwitz rimane immobile vicino alla porta senza essere osservata).

Lul - Dove vi siete trattenuto fino a quest'ora?

Il dottor Hilti - Sono andato a teatro. C'erano delle ballerine che alzavano prima la gamba destra e poi quella sinistra. Tutte assieme! Non avevo mai visto degli angioletti simili.

Lul - Ah, no? Ma non sei inglese?

Il dottor Hilti - Sono qui soltanto da due settimane. Tu sei nata a Londra?

Lul - No. Sono francese.

Il dottor Hilti - Vengo proprio da Parigi. Ci sono rimasto otto giorni. Sono di Zurigo.

Lul - Allora parli il tedesco.

Il dottor Hilti - Conosci il tedesco?

Lul - Un poco. Uno dei miei amanti era di Berlino,

Il dottor Hilti - Diavolo! Sono proprio contento che tu conosca il tedesco.

Lul - Resti tutta la notte?

Il dottor Hilti - Ma... non ho con me che dieci scellini. Porto sempre poco denaro, quando esco.

Lul - Possono bastare... Hai gli occhi cos dolci... vieni, abbracciami. Sei sposato?

Il dottor Hilti - Perch supponi che io sia sposato? Sono libero docente di filosofia. Studio ancora, insomma.

Lul - Non sei mai stato con una donna?

Il dottor Hilti - Che domanda?! Come fai a capire?

Lul - (gettando indietro i caplli) Coraggio, vieni, filosofo. (Conduce il dottor Hilti nella camera, portando via il lume. Dall'interno chiude la porta a catenaccio).

La contessa Geschwitz - (trae un piccolo revolver nero dalla tasca e fa il gesto di portarlo verso la tempia. In quel momento si riapre la porta ed il dottor Hilti ne esce terrorizzato).

Il dottor Hilti - Svergognata, prostituta, un tranello: avete commesso un assassinio e volete rovinarmi. Maledetti!

Lul - (con la lampada in mano lo trattiene col braccio libero) Che paura hai? che t'importa? non lo hai mica ucciso tu: potrai sempre dimostrarlo. Rimani.

Il dottor Hilti - Un morto, lo avete ucciso... (Si precipita fuori dell'uscio e scompare).

Lul - Aspetta, rimani! (Lascia il lume che aveva in mano e si precipita dietro l'uomo scomparso).

La contessa Geschwitz - ( agli estremi del suo stato di miseria fisica e morale; fa il gesto di alzare due o tre volte il revolver verso la tempia, ma non riesce che a fare dei gesti lugubri e sconnessi) Che vita, che vita! Ed ancora discesa ed ancora ritorner accompagnata! (Si trascina fin davanti al ritratto) Non posso andar via per sempre... Non posso rinunciare a te, mio angelo... (Cade in ginocchio) Lul, abbi piet di me... (La porta si rispalanca con un calcio del nuovo venuto: Jack, un enorme uomo, paurosamente forte, qualche cosa tra lo scaricatore ed il boxeur. Nel suo volto sono fermi tutti i vizi, tutte le mostruosit: la bestia sotto le sembianze umane. Dietro di lui, simile ad una piuma bagnata sporca inutile, Lul. La Geschwitz, sorpresa in ginocchio davanti al quadro di Lul, si raggomitola, si fa piccola, vorrebbe schiacciarsi contro il pavimento. Jack per non pestarla, la scavalca, e Lul le gira intorno come se si trattasse di un cumulo di immondizie).

Jack - (indicando la Geschwitz) Chi ?

Lul - Mia sorella: pazza; non ci badare...

Jack - E dobbiamo tenerla qui?

Lul - Non ti preoccupare; andremo noi di l: c' un'altra stanza.

Jack - Hai una bella bocca. Parla. Sei inglese?

Lul - No, sono tedesca.

Jack - Da chi hai preso quella bella bocca?

Lul - Da mia madre, naturalmente. Hai denaro?

Jack - Si capisce che l'ho, il denaro. Quanto vuoi?

Lul - Dipende; vuoi restare tutta la notte?

Jack - Sono sposato, non posso. Debbo ritornare a casa.

Lul - Puoi dire di aver perso l'ultimo autobus e di aver passato la notte presso dei tuoi amici.

Jack - Quanto vuoi?

Lul - Una sovrana.

Jack - Ti ha mai detto nessuno d'essere pazza come tua sorella? Buona sera. (Fa per avviarsi ed uscire).

Lul - (lo trattiene) Resta, non aver fretta, ci si intende sempre.

Jack - Ma perch vuoi che rimanga tutta la notte? mi metti in sospetto. Vorrai combinare qualche cosa quando mi sar addormentato? non sar una trappola questo tuo lupanare, con questa pazza tra i piedi? Ma dove sono venuto a cacciarmi? Sta in guardia carina: potresti pagarla cara, se il sangue mi vela gli occhi...

Lul - Ma sta tranquillo! che ti prende? sei sospettoso? (Sempre carponi, la Geschwitz tenta di aggrapparsi alle gambe di Jack nel tentativo di morderlo e di aggredirlo; se ne accorge Lul che la scosta con i piedi, ed allora Jack fa altrettanto).

Jack - Non si potrebbe togliere di mezzo questa tua sorella? E' pazza per s, oppure pazza di te? Mi sembra in adorazione, che ti implori, povera bestia. (Cercando gualche cosa con gli occhi) Di' un po', dove nascosto il tuo amico?

Lul - Non ho amici e qui non nascosto nessuno. Siamo soli.

Jack - (batte il piede) E chi c' al piano di sotto?

Lul - Non c' nessuno: una stanza vuota.

Jack - (guardandola) Hai proprio una bella bocca!

Lul - E prendila! e smettila, finalmente. (Gli mette le braccia al collo).

Jack - E allora andiamo... (Lul prende la lampada per portarla nell'altra camera; con l'altro braccio guida Jack pi che abbracciarlo; Jack si accorge, passando, del ritratto di Lul, lo osserva, guarda Lul, rimane un istante sconcertato) Dovevi avere molta cura di te, un tempo. Frequentavi la societ. Ma chi sei, infine?

Lul - E che t'importa? non ti basto ora?

Jack - Per me basti, ora. (Escono. La scena rimane al buio, ma dalle due vetrate entra abbastanza luce per formare due macchie vive in modo che tutto possa essere decifrabile. La Geschwitz, sempre pi raggomitolandosi su se stessa come una belva ferita ed ormai inferocita, si solleva piano, terribile e spettrale; il revolver sempre nella sua mano, inerte ma minaccioso. Geme come in sogno).

La contessa Geschwitz - Finirla, almeno un poco di coraggio per finirla... ma tu sei ancora qui, anima mia...

Lul - (riappare a piedi nudi ed in camicia, spalancando la porta. E' in preda al terrore. Dietro di lei, senza giacca, acceso di furore viene Jack) Aiuto! Aiuto!

Jack - In trappola, in trappola! Avete il morto in casa e cercate su chi caricarlo: schifose, prostitute... (Mentre si avventa come una bestia su Lul, la Geschwitz, svelta, felina, come improvvisamente diventata elastica, si precipita su Jack e gli punta il revolver sul viso. Jack che aveva un coltello in mano pi per difendersi che per uccidere, lo caccia istintivamente e rapidamente nel corpo della donna. La Geschwitz, colpita, si piega un tantino, ma irrigidisce il braccio e fa in tempo a sparare: non colpisce Jack, che le strappa l'arma di mano, mentre la sua feritrice si affloscia sul pavimento).

Lul - (trema, terrorizzata. Rivolge intorno lo sguardo selvaggio. Improvvisamente afferra la bottiglia di whisky, la rompe sul tavolo e si precipita su Jack brandendo il collo della bottiglia come una stupida ed inutile arma. Jack, fulmineo, le fa uno sgambetto e la lascia cadere ai suoi piedi col volto verso il pavimento. La tiene con un piede sulla schiena come un piccolo animale, poi la raccoglie, la parola, e la solleva fino al suo viso con le enormi mani mostruose. Lul implora) Piet, piet.

Jack - Chiudi la bocca, schifosa, volevi regalarlo a me il tuo cadavere che di l? Ma ci rimetti... (La porta di peso dietro il paravento. Qualche istante dopo si ode un tonfo. Poi silenzio ossessionante. Ecco ricomparire Jack ancora pi bestiale nel suo furore. Cerca intorno, prende il catino, lo posa sul tavolo, versa l'acqua, vi immerge le mani) C' n' voluto! (Rialza le mani grondanti, si riguarda intorno) Nemmeno un asciugamano in questa casa! (Cava di tasca il fazzoletto ed incomincia ad asciugarsi le mani. Si accorge che non basta, ed allora si curva sulla Geschwitz e finisce d asciugarsi ad un lembo della sottana) Tutti a posto in questa casa; tutti sistemati. Maledetti! (Spalanca la porta col piede ed esce. Ancora un tragico silenzio, rotto dal rumore dei passi pesanti che scendono le scale).

La contessa Geschwitz - (si muove un istante, contorcendosi nello spasimo dell'agonia], ed implora) Lul... Lul... (Silenzio) Vita mia, lasciati vedere ancora una volta... (Silenzio) Ecco: cos, ora entriamo insieme nell'eternit... Maledetti! (Muore).

FINE

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