LUOMO CHE VENDETTE
LA PROPRIA TESTA
Commedia in tre atti
di LUIGI ANTONELLI
PERSONAGGI
Antonio Nunziata, padre di Rocco, e di Rumina
Il Dottor Climt, padre di Regina Corrado
Il Segretario del Dottor Climt
1 Scienziato II0 Scienziato
III0 Scienziato IV0 Scienziato
Menico
Giovina, serva di casa
Nunziata
Cameriere d'Albergo
Cameriere di Casa Climt
Contadine che cantano
Invitati
Una Stenografa
1 Invitato
L'azione del primo atto sulla montagna d'Abruzzo. Il secondo in un albergo di citt.
Il terzo in casa Climt.
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Sulla montagna d' Abruzzo, presso Lama dei Peligni, in una grande casa di pastori, una casa ricca, e pittoresca.
Una vasta arcata di legno, rispondente alla facciata posteriore della casa, protegge, con una linea severa e ardita, la carraia e i fienili che occupano il fondo della scena. La scena cos rimane aperta dalle due ali sul fondo del cielo e dei monti arrossati dall' autunno con tinte digradanti dal verde al giallo. il mattino. Luce chiara e vibrante.
Quando s apre il velario dieci contadine cantano addossate ai fienili, mentre sono intente a spannocchiare. E in una cesta adunano le pannocchie e per terra ammucchiano i cartocci. Il canto ha note lente e nostalgiche che Menico, seduto sopra una panca, accompagna con la fisarmonica. Dopo un poco entra Antonio Nunziata, e al suo arrivo il coro tace all'improvviso.
Antonio Nunziata - Suvvia, ragazze, di qui si sloggia. Tutto deve essere trasportato dall'altra parte della casa. L avrete ombra e quiete. Presto, una signorina per ogni angolo del sacco, e si porta tutto via. Brave. Cos. Andate a cantare e a lavorare di l. Tu, Menico, se hai voglia di suonare, non dico di no, va a tenerle allegre dall'altra parte. Qui bisogna fare silenzio. Qui arrivano i professori! (Le ragazze, mentre trasportano il sacco scoppiano a ridere. Menico intona con slancio la canzone interrotta e subito le donne riprendono il coro e si avviano a destra per girare dietro il casolare. La canzone dilegua a poco a poco senza accompagnamento perch Menico ha smesso di suonare e si avvicina ad Antonio Nunziata). Suvvia, andate!
Menico - Perbacco, Zi' Ntonio, quanti preparativi. Sembra che vi prepariate per uno sposalizio. Ho dato un'occhiata in cucina, ma ho trovata zia Rosina cos affaccendata ai fornelli che non ho avuto il coraggio di salutarla!
Antonio Nunziata - Quante lingue ha la tua fisarmonica?
Menico - Una trentina.
Antonio Nunziata - Tu ne hai di pi. Mettine qualcuna a riposo.
Menico - Mi tratta male.
Antonio Nunziata - Dovevo pur dare da mangiare a questi professori. Volevi che li mandassi a Lama, alla trattoria?
Menico - Ho saputo che vengono in tanti.
Antonio Nunziata - C' anche la figlia del professore. Saranno in tutti, credo, una diecina. Quello che non vedo ancora, e mi preoccupa, il segretario.
Menico - I muli aspettano alla crocevia?
Antonio Nunziata - Da due ore, a dir poco.
Menico - E allora... Da un momento all'altro vedrete spuntare il segretario. Chi sa mai che cosa avranno trovato nella testa di Rocco!
A. Nunziata - Che e' entra Rocco!
Menico - Non vengono per la testa di Rocco?
Antonio Nunziata - Vengono a vederla. Ebbene?
Menico - Per scomodare quei professoroni, dico io!
Antonio Nunziata - Lo sapranno loro. Se fossero qui i miei ragazzi che studiano a Napoli, ti potrebbero informare. Anche quelli l diventeranno dei professoroni!
Menico - Che cosa avranno trovato in quella testa!
A. Nunziata - Finiscila di occuparti della testa degli altri. Pensa alla tua che non famosa.
Menico - Volevo chiederlo alla signorina Rubina.
A. Nunziata - Lasciala stare. tutta in faccende anche lei.
Menico - Ora non si pu pi parlare con nessuno dei vostri figli. Prima erano dei monelli come me. Adesso c' una signorina educata al collegio e ci sono due dottori. Ma questo non sarebbe niente. Io mi domando che cosa hanno potuto trovare in quella testa.
Antonio Nunziata - Sta buono. Va a tener compagnia alle ragazze di l. Falle cantare. Lavorano di pi quando cantano.
Menico - Sta bene. Zi' 'Ntonio. Almeno mi farete assaggiare il pasticcio.
Antonio Nunziata - Altro che! Ci penser la Rosa, diamine!
Menico - Addio, Zi' 'Ntonio. (Si avvia e incontrandosi con Rubina s fa improvvisamente da una parte intonando una canzone con la fisarmonica. Rubina sobbalza spaventata mentre Menico se ne va).
Rubina - Per carit non ti lasciar sfuggire niente con quel chiacchierone.
A. Nunziata - Ma sei matta!
Rubina - Se si sapesse quello che, speriamo, nessuno sapr mai da queste parti...
Antonio Nunziata - Non poi un delitto. Te l'ha scritto anche tuo fratello. Non c' niente che possa far vergogna.
Rubina - No, ma le chiacchiere!
Antonio Nunziata - Un giorno o l'altro, poi, si sapr. I giornali hanno gi dato ampi resoconti. Non ho mica cercato io dei compratori della testa di mio figlio. Non avrei neanche immaginato, anzi, che si potessero comprare delle teste.
Rubina - Zitto!
Antonio Nunziata - Sai piuttosto, figlia mia, che cosa mi secca? Che un giorno si finir col dire che io abbia fatto una speculazione. Mentre lo sai bene che cosa disse il professore: un servizio che si rende alla scienza . E ti ricordi quello che risposi io? Non voglio un soldo.
Rubina - S, ma qui, in mezzo a questa gente zotica...
Antonio Nunziata - Il dottore e il parroco non parlano. Anche perch il parroco scandalizzato e non ammette che i suoi fedeli debbano pensare che la testa di un uomo si possa vendere a un museo, e che la carne battezzata debba riposare altrove che sotto terra. Figurati se lo sapesse Menico! Lui gi dice: Ma che hanno trovato mai nella testa di Rocco! . Non sa capacitarsi che nella testa di Rocco gli scienziati possano aver trovato qualche cosa. Immagina un poco se venisse a sapere che quella testa non solo stata apprezzata, ma comprata a caro prezzo per figurare in un museo come una rarit. Da una parte non ha torto perch neanch'io, in venticinque anni, ci avevo visto niente. A me sempre parsa una testa come tutte le altre. Ma gli scienziati! Hai visto quando vennero la prima volta? Misuravano con certi ordigni! Basta. A te che ha detto Rocco? Con me non parla.
Rubina - Rocco contento. Dice che quel denaro gli servir per viaggiare.
Antonio Nunziata - Oh non si illuda troppo! Per viaggiare ce ne vogliono tanti!
Rubina - Io l'aiuter con il lascito della zia.
Antonio Nunziata - Che storie! Ci sono anch'io, no? Ha diritto alla sua parte. Quello che non ha adoperato per studiare suo.
Rubina - Bene. Tanto meglio. Gli venuta una terribile curiosit di conoscere il mondo. E dire che non si mai mosso dalla montagna! Ma egli ha visto dalla cima le citt lontane, e ha visto il ma re. Chi sa che meraviglia deve es. sere, nelle sue condizioni, il mondo.
Antonio Nunziata - Anche il denaro del professore suo. sacrosanto. stato lui che ha voluto consentire al contratto. Io mi opposi. Tu lo sai.
Rubina - Eh! Altro che!
A. Nunziata - In casa Nunziata, da centinaia d'anni in qua non si sono mai vendute teste!
Rub. - Ma pap! Come se tutti i giorni passassero i compratori!
Antonio Nunziata - Comunque una cosa che, parliamoci chiaro, non si mai vista. Io, ci credi? sono ancora sbalordito. Quando mi sveglio la mattina, il primo pensiero quello. E dire che quel ragazzo mi ha dato tanti dispiaceri! Non ha mai voluto far niente. La caccia, la montagna, la roccia, i nidi degli avvoltoi. Ha un fratello che si laurea quest'anno, un altro che studia, una morella che, non faccio per dire, pu figurare nei salotti come una principessa.
Rubina - Ma che dici, pap! Sar sempre una villanella, io! Me lo dicevano anche le monache!
Antonio Nunziata - Lascia andare! Ed ecco che lui, che sembra venuto fuori dalla fenditura di una roccia...
Rubina - Non parlare cos.
Antonio Nunziata - Ma s! In fondo ha ragione lui. Mentre voi altri non vi potete vantare di aver guadagnato un soldo, lui pu dire: La mia testa vale qualche cosa . Prova tu a dimostrare che non vero. Ti dico che ha ragione" lui. Io non ho speso un soldo per quel ragazzo. I soldi della polvere e dello schioppo. Ma lo schioppo lo avevamo in casa e presto la polvere ha cominciato a fabbricarsela da s. Che altro? Le scarpe per salire. Adesso ricco pi degli altri e pu dire che tutto deve alla propria testa. (Ride).
Rubina - Nessuno conosce Rocco. Neanche tu. Nel suo cervello c' pi fosforo che negli altri.
Antonio Nunziata - Lo credo! Lo credo! Non sar davvero venuto dalla roccia! venuto da dove sei venuta tu. Che vuoi che ti dica? Con te parla, quindi lo puoi sapere. Ma se nessuno lo sente parlare, che fosforo vuoi che gli si riconosca? Che figura avr fatto anche dinanzi al professore! Lo sai che c' della gente, Menico per esempio, a cui non ha mai rivolta la parola?
Rubina - Non lo riterrai ungrande personaggio, Menico!
Antonio Nunziata - Che c'entra? Tua madre la va a baciare la mattina prima dell'alba, e lei poveretta finge sempre di dormire, perch sicura che se mostrasse di accorgersene non tornerebbe pi. l'unico momento in cui sente suo figlio, in tutta la giornata. Poi non lo sente e non lo vede pi. Una volta sola, tre anni fa, baci a me la mano, credendo che dormissi.
Rumina - Non parla con te perch ha soggezione.
Antonio Nunziata - Credi?
Rubina - Poi si vergogna dei fratelli.
Antonio Nunziata - Senti, Rubina, qui che si deve fare? Portare la tavola, sta bene. Ma questo segretario che non arriva!
Rubina - Pap, arrivato!
Antonio Nunziata - Quando? E non mi dici niente?
Rubina - arrivato e si di nuovo precipitato gi alla macchina perch aveva dimenticate alcune carte che erano indispensabili al professore. Mezz'ora fa. Mi stupisce che... Deve essere lui. Eccolo l!
Il Segretario - Buon giorno, caro Nunziata, buon giorno!
Ant: Nunziata - Caro amico!
Il Segretario - I miei rispetti, signorina. Eccomi qui di ritorno. Che corsa!
Rubina - Non ha preso la mula?
Il Segretario - Nel risalire, s. Dicevo che corsa nella discesa! Dunque caro Nunziata ogni tanto ci si rivede!
Antonio Nunziata - Grande onore per la mia casa.
Il Segretario - Tutto pronto? Non vedo la tavola.
Antonio Nunziata - Come tutto pronto! Sar quasi in ordine il pranzo!
Il Segretario - Ma la tavola? Le sedie?
Antonio Nunziata - Eh! Si mettono! qui che volete disporre ogni cosa, mi pare.
Il Segr. - S. E il giovanotto?
Antonio Nunziata - Figuratevi che, al solito, all'alba stava per andarsene sulla montagna.
Il Segretario - Ci mancava anche questa!
Antonio Nunziata - Se partiva, nessuno lo ripescava.
Il Segretario - Eh, immagino! Io l'ho visto una volta sola, quella mattina che stipulammo la nostra convenzione.
Antonio Nunziata - Per fortuna sua sorella (accenna a Rubina) ha sentito un tramesto nella stanza, si alzata e l'ha trattenuto.
Il Segretario - Se ne andava il soggetto. E il convegno degli scienziati andava a farsi benedire. Dunque, accomodiamo qui.
Antonio Nunziata - Mi pare che voi stesso sceglieste questo posto. D'altronde qui non abbiamo spettatori.
Il Segr. - Fu scelto per questo.
A.Nunziata - Abbiamo boschi.
Il Segretario - Che bellezza! Che pace! Io pensavo in questi giorni che avrei rivisto questi luoghi e mi sentivo una specie di letizia improvvisa.
Rubina - Viene anche la signorina?
Il Segretario - La signorina e il suo fidanzato. Non sar proprio un convegno della scienza. Una scampagnata... scientifica.
Antonio Nunziata - Il fidanzato uno scienziato anche lui?
Il Segretario - No, se Dio vuole! Fa un altro mestiere. Anzi, non ne fa affatto. Fa il signore.
Antonio Nunziata - Beato lui.
Il Segretario - E fa disperare la fidanzata.
Antonio Nunziata - Intanto faccio portare la tavola. Rubina, chiama due o tre di quelle ragazze che stanno a spannocchiare.
Rubina (via).
Antonio Nunziata - Spiegatemi adesso in che consiste questa cerimonia. Dico cerimonia perch non trovo altra parola adatta.
Il Segretario - Nessuna cerimonia. Una breve presentazione.
Antonio Nunziata - La presentazione la fa il professore?
Il Segretario - Naturalmente. Il dottor Climt. Sapete prima di tutto chi il dottor Climt?
Antonio Nunziata - Quello che abbiamo conosciuto.
Il Segr. - S, ma sapete chi ?
Ant. Nunziata - Un professorone. Me l'hanno scritto i miei figliuoli che studiano a Napoli.
Il Segretario - Bene. Il dottor Climt presenter il vostro figliuolo come un caso scientifico di enorme importanza. Ci sono rappresentanti di cattedre dotte. Teorie darwiniane. Sapete chi Darwin?
Antonio Nunziata - No.
Il Segretario................. - Oh beata ignoranza. Vi abbraccerei. Poter gridare a questi boschi: Darwin! Darwin! e sentire il loro silenzio. Non sanno niente! Darwin un pezzo che tramontato. Sono anche tramontati i darwiniani. Ma dopo un certo periodo bene che un darwiniano risorga e dica la sua. Questo il dottor Climt. Il dottor Climt dice teatralmente la sua. Evoluzionista, antropologo, letterato Ahi! Ahi! Scienziato e letterato: che i boschi non sappiano mai che cosa vuol dire. Darwin! Darwin! Sentite che pace? Sapete qual' la pi grande saggezza del mondo? L'indifferenza.
Antonio Nunziata - Sono tutti cos enfatici i darwiniani?
Il Segretario - Il professore s. Io no. Io grido perch sono contento. L'aria frizzante mi piace.
Antonio Nunziata - Come giudicate il gesto di mio figlio?
Il Segretario - Assennato, assonnatissimo! Che poteva egli sperare dalla propria testa? Niente. Viene invece il dottor Climt e se la compra. E che forse la deve consegnare subito?
Antonio Nunziata (ride).
Il Segretario - Quando sar morto, invece di farla macerare sotto terra la far figurare tutta splendente in una vetrina. E le generazioni si fermeranno estatiche ad ammirarla. Caro mio, fossero venuti da me a farmi una simile proposta! Anche per una vendita a rate... Fortunato il vostro figliuolo! una delle pi celebri teste mediterranee, e la sola vivente in tutto il globo. Sapete che il tipo della sua testa mediterraneo?
Antonio Nunziata - Io non so nulla. Io sono un contadino che ha avuto la buona idea di far studiare i figli, tranne uno, s'intende, che poi ha mostrato di avere la testa pi interessante. Ma il contadino rimasto un contadino.
Il Segretario - Allora siete come i boschi: Darwin! Darwin! . Non battete ciglio., Ammiro la vostra forza d'animo. Questi boschi cos colorati mi estasiano. La montagna arida sorge dai boschi come da una cintura che la fascia. Non il darwiniano che parla. l'abbondanza di cuore che esplode.
Ant. Nunziata - Non mi avete detto che far il dottor Climt.
Il Segretario - Presenter il soggetto ai professori.
Antonio Nunziata - E poi?
Il Segretario - Poi basta. Faremo, la vostra merc, colazione tutti quanti. Oh! Ecco la tavola! (Due ragazze recano la tavola seguite da Rubina che vi mette su un bel tappeto). Ottimamente! quel che ci vuole. Delle sedie... Non avete delle sedie piuttosto solenni? Qui la solita bottiglia d'acqua che nessuno beve.
Antonio Nunziata - Portate le sedie di Guardiagrele. (Le due ragazze vanno via in fretta e recano le sedie, aiutate da una terza ragazza).
Il Segretario - Qui il presidente. L i luminari. Ci vuole una sedia per la signorina, una per la stenografa, una per il signor Corrado e una per me.
Antonio Nunziata - Noi non possiamo partecipare?
Il Segretario - Oh! Altro che!
Antonio Nunziata - Dieci sedie in tutto.
(Le ragazze mettono a posto le sedie, cinque grandi attorno alla tavola e altre cinque pi piccole disposte qua e l nella scena. Le sedie grandi hanno l'aspetto di seggioloni, dalla linea semplice, imbottite di paglia).
Il Segret. - Voi dite che stava per andarsene sulla montagna?
Antonio Nunziata - Rocco, s.
Il Secret. - Che indipendenza!
Antonio Nunziata - Non d importanza alla scienza.
Il Segretario - Ingrato! La scienza ne d tanta a lui! Capisce qualche cosa?
Rubina - Se credete mio fratello idiota...
Il Segretario - No. Io non credo niente. il dottor Climt che gli nega ogni intelligenza.
Rubina - Perch non ha mai parlato innanzi a lui. Ma se volete io posso indurlo a parlare.
Antonio Nunziata - (accennando alla figlia) Lei ha un grande ascendente su di lui.
Il Segretario - Non necessario. Anzi! Pi stupido si presenta dinanzi all'antropologo e pi palese il ritorno atavico. Questa teoria, gi di per s molto impressionante, acquista colore.
Antonio Nunziata - Ma quante teste ha comprato il vostro principale?
Il Segretario - Una. Credete che di simili teste ci sia abbondanza nel mondo? Di fossili ce ne sono parecchie. Ma di vive c' soltanto quella di vostro figlio.
A. Nunziata - Per bacco! Hai capito, Rubina? Se sapevamo questo avremmo tirato il prezzo!
Il Segretario - Vedete: vostro figlio e la donna gorilla sono le sue rarit.
Antonio Nunziata - La donna gorilla? Non la far venire qui, immagino!
Il Segretario - Macch! Quella a Vienna! La present l'anno scorso al Luna Park di Parigi. Che credete che sia? Una bella signorina con la faccia deliziosa, ma molto accollata... e con le vesti pi lunghe di quello che esige la moda.
Rubina - Oh dio! Che ha sotto?
Il Segretario - Il corpo di un gorilla. Anche lei s' messa a disposizione del dottor Climt nell'interesse della scienza.
Antonio Nunziata - Se avessero detto anche a mio figlio di volerlo presentare al Luna Park si stava freschi!
Il Segretario - Non ci sarebbe andato?
A. Nunziata - Non so come far a presentarsi qui, a casa sua!
Il Segretario - Del resto, non necessario. Di vostro figlio interessa la calotta cranica. Perci la sua importanza documentaria postuma, diciamo.
Rubina - Insomma quella signorina una specie di donna barbuta?
Il Segretario - Ecco l'errore. Non si tratta di un fenomeno vivente, di quelli che si vedono nei baracconi e che, sono semplici casi di ipertricosi. Ipertricosi, ossia eccessiva villosit. Macch! La donna gorilla possiede una pelle che non ha niente di umano, del tutto simile a quella delle scimmie antropoidi, con la parte inferiore del dorso nettamente appiattita, e con numerose glandole, caratteristiche degli antropoidi. Insomma essa dimostra, come lo dimostra il cranio di vostro fratello, signorina, che ci fu una razza intermedia tra l'antropoide e l'uomo. La razza scomparsa, ma ecco due casi di ritorno atavico in due esseri viventi. A questo ordine di affermazioni scientifiche, caro Nunziata, appartiene vostro figlio che possiede il cranio dell'uomo della Maiella, ossia il cranio del preuomo. Avete capito?
A. Nunziata - Vi ripeto che avremmo dovuto tirare il prezzo.
Rubina - Ma pap!
Antonio Nunziata - Mica per me, ma per mio figlio!
Il Segretario - Ma se costato un occhio della testa! Questa volta un occhio della testa del professore.
Rubina - Ecco, arrivano!
Il Segretario - Sento anch'io la voce della signorina Regina.
Giovina - Di qua, signorina.
(Entra Regina seguita da Corrado).
Regina - Ecco il nostro signore Antonio. (Saluti festosi).
Antonio Nunziata - Ma che signore! Un povero contadinaccio.
Regina - Come sta, signorina? (si abbracciano) Vede? Son venuta di nuovo a trovarla!
Rubina - Sono molto contenta!
Regina - Permettano che presenti il signor Corrado de Rosa. Il signor Nunziata, la signorina Rubina. Non avevo ragione di dire che questo luogo divino?
Corrado - Bellissimo. Ma sai, per me...
Regina - Ah, vero. Me l'ero dimenticato.
Corrado - Preferisco una bibita ghiacciata.
Regina - Lui cittadino per la pelle. Non capisce niente n della montagna n dell'aurora. Ha assistito al sorgere del sole una volta nella vita, rincasando tardi. Non gi che l'abbia guardato una volta sola per essersi alzato presto. Non vero, Corrado? Eppure vorrei che tu guardassi.
Corrado - Guardo, guardo.
Regina - Ti piace?
Corrado - Altro che mi piace! Soltanto trovo che per venire qui tutto difficile. Mi scusi, signor Nunziata, Lei non c'entra... E il disagio uccide il panorama. Ecco perch io sono costretto a non ammirare i panorami. Nella mia casa di citt, di fronte a me, c' un magnifico muro giallo, un muro da abbattere, non importa. Che vuoi che ti dica? l'estasi. Le sigarette, un libro, un muro da diroccare. Ma intorno a me la sensazione della citt che urla strepita e non d riposo. Non pigrizia. Sai che non sono un poltrone.
Regina - Tutt'altro.
Corrado - Che vuoi che ti dica! La campagna non ha nessun fascino per me. Non considerare le mie parole un'offesa personale.
Regina - No, macch! Soltanto, potresti essere pi gentile. Appena arrivi... Loro ci stanno tutto l'anno.
Rubina - Oh, non si preoccupi!
Regina - (indicando Rubina) Guarda che fiori d la montagna!
Rubina - (sorride schermendosi).
Corrado - Magnifici! Ma bisognerebbe subito trapiantarli. Che aspetta, signorina?
Regina - Non della tua opinione. Lei sta bene qui. Guarda che salute. E che gentilezza! Quasi una fragilit, e nello stesso tempo una forza! Caro signor Nunziata, il babbo ci segue. Ma sa... Ogni tanto si ferma. Mio padre crede sempre di essere in un Aoropago, o di passeggiare sotto i platani. E suo figlio?
Rubina - Poco fa era vicino alla fonte che fabbricava una tagliola per le volpi.
Corrado - capace di costruire oggetti?
Rubina - Con una grande precisione meccanica. Quello che incide o costruisce sempre perfetto. Ecco il professore.
(Entra il Dottor Climt, accompagnato dai suoi quattro amici Scienziati e dalla Stenografa).
Dottor Climt - Oh! Eccoci in uno dei pi bei luoghi del mondo. (Saluti, presentazioni).
1, II", III0 e IV Scienziato - (insieme).
Bello!
Superbo!
Magnifico!
Meraviglioso!
Dottor Climt - (ad Antonio Nunziata) Ho saputo che il vostro figliuolo per poco non andato sulla montagna. Mi sarei molto rammaricato di aver scomodato i miei illustri colleghi.
Antonio Nunziata - Avremmo avuto il piacere di ospitarvi per una notte. Rocco per solito sempre qui al tramonto.
1 Scienziato - Passa le giornate lass?
A. Nunziata - Quasi sempre.
II0 Scienz. - E vive di caccia?
Antonio Nunziata - S. Nella sua bisaccia c' sempre poco pane. Noi naturalmente non gli neghiamo nulla. Ma egli non vuole ingombri. L'acqua la beve a duemila metri. La pioggia, la bufera, la neve non lo preoccupano.
III0 Scienziato - Spesso torna con qualche animale catturato?
Antonio Nunziata - Quasi sempre. Ma poi lo mette in libert. Questo il male, Libera le volpi e, santo dio, non andrebbero liberate!
(Intanto il Dottor Climt ha rivolte alcune parole sottovoce al Segretario che, precipitatosi a incontrare il Dottor Climt quando stava per entrare, non lo ha abbandonato un istante).
IV0 Scienziato - gentile con la madre?
Antonio Nunziata - Gentile non con nessuno. Ma insomma credo che le voglia bene.
Dottor Climt - Bene, signori, vogliono sedere? Signorina vuole accompagnare qui suo fratello?
Rubina - (via).
Dottor Climt - Non far un discorso. Troppa bellezza intorno per affliggervi con un discorso. Ma a voi interessa che io vi presenti il soggetto in questione. (Momento d'attesa. Rubina entra tenendo per mano Rocco. Entrambi si fermano a due passi del Dottore. Rocco vestito di un abito turchino, caratteristico dei contadini d'Abruzzo. Il suo aspetto rude e selvatico non privo di distinzione. Verso il Dottor Climt e gli Scienziati mostra una completa indifferenza. Ogni tanto, mentre il Dottore parla, Rubina gli sorride, come per incuorarlo e non farlo impazientire). Eccolo qua il nostro soggetto. Individuo normale, robusto, proporzionato. La meraviglia nel cranio. Non bisogna turbarlo con esami troppo ad personam. Ma voi conoscete tutti i dati antropometrici da me accuratamente studiati. Li avete visti ieri nel mio studio. Si tratta di un miracoloso esemplare del tipo cosi detto Mediterraneo, che presenta analogie col tipo di Neanderthal, e pi si avvicina alla razza dell'Uomo della Maiella. Voi sapete che il mio illustre maestro Rellini scopr nel 1913 qui sulla Maiella uno scheletro fossile. A qualche chilometro di distanza, sulla stessa montagna, noi troviamo oggi, vivo e parlante, sebbene non troppo parlante... questo giovine che si ricollega, divorando millenni, ai pi lontani proavi nostri. (/ quattro Scienziati osservano Rocco e s protendono verso di lui che a capo chino non guarda nessuno. Rubina pare che lo difenda e lo protegga anche dagli sguardi). Il Boule attribuiva alla razza di Neanderthal una sproporzione della testa rispetto al corpo. Il cranio del tipo Neanderthal fa una impressione brutale, quasi a-nimalesca. Il Sera giustifica la sua calotta pianeggiante come un fenomeno di adattamento al tipo glaciale: fronte breve sfuggente, cranio allungato e piriforme. Qui l'impressione animalesca attenuata, quasi esclusa. Abbiamo per una capacit limitata. Cervello poco sviluppato nella parte frontale, e perci deficienza intellettuale, sviluppo preponderante nella parte posteriore, ov' il centro della visione, e perci grande potenza osservatrice. Occhi grandi e rotondi, con acuto sguardo. Razza di cacciatori, di predatori. Bocca ampia, arrotondata e sporgente con vigorosa dentatura, mascella inferiore massiccia e pesante. Corpo muscoloso con gambe e avambracci piuttosto corti, mano piccola, larga, mobilissima assai pi che in tutte le viventi razze umane. Le ossa del cranio, la forma della calotta, tutto, tutto corrisponde nelle misure e nella forma al fossile che di parecchi millenni lo precedette. Questo l'uomo mediterraneo, o signori, che calc il suolo di Roma, imparentato con l'uomo' dell'Aniene. Io vi prego di identificare con la vostra fantasia Tuo. mo preistorico di cui il Rellini trov il fossile per queste balze con questo giovane che abbiamo davanti, la cui testa figurer come la pi rara e preziosa, forse, dei musei del mondo: una testa, dio mio, che con feroce arguzia potrei augurarmi di avere il pi presto possibile e che invece mi auguro, per il bene che voglio a questa gentile famiglia ospitale, di avere tra moltissimi anni. Che dico: avere! Io non sar pi di questo mondo quando questa testa apparterr alla, scienza. Scriver un libro sulla vita e sulle abitudini di questo giovane: un libro che sar una rievocazione animata dell'uomo fossile che cammina per queste balze. Meravigliosa congiunzione! Egli non va a caccia di volpi, ma di tremendi esseri del periodo interglaciale, tra la terza e quarta glaciazione del quaternario. Egli fabbrica armi di selce e combatte dure battaglie per dare un campo libero alla nascita e alla formazione dell'umanit! Roma, signori, lontanissima dal nascere. Ma sul substrato preistorico di questo giovane, voglio dire del millenario progenitore di cui questo giovane conserva le caratteristiche ataviche, si delinea l'edificio storico della nostra Italia. Visione terribile e piena di paura, che ci fa vedere, a braccetto col preuomo, l'uomo di oggi, di cui ha in comune il cranio e il destino. Dinanzi alla purezza di questo personaggio noi assistiamo con religioso spavento a questa sublime contaminazione che l'evoluzione dell'uomo: una specie di saccheggio lento, lentissimo compiuto a vantaggio del cervello. Signori, ho finito! (Mormorio di vivace approvazione. Strette di mano. Rocco osservato con curiosit. Gentilmente Rubina si stringe al suo fianco e fa un passo con lui come per sottrarlo agli sguardi di tutti, ma egli resiste e si ferma. Si parlano senza muoversi e senza guardarsi per non far capire agli altri che si rivolgono la parola. Solo Rubina con gesto furtivo si asciuga gli occhi).
Rocco - (cui non sfuggito il gesto di Rubina) Perch piangi? Non piangere. (Un passo avanti). Se piangi afferro il professore e lo getto gi coi suoi amici. (Sorride. Il suo volto s'illumina).
Rubina - Pensavo che tu fossi avvilito.
Rocco - Niente.
Rubina - Caro fratello mio!
Rocco - Voglio andarmene.
Rubina - Che vuoi fare?
Rocco - Ascoltare le loro voci.
Rubina - T'interessano?
Rocco - Si. (Si volge e fa qualche passo per andarsene. La sorella lo tiene sempre per mano. Poi si fermano perplessi dinanzi agli scienziati che l trattengono).
1 Scienziato - Star a tavola con noi?
Rubina - Non si mai seduto. Solo quando era piccino. Non gli piace.
II0 Scienziato - Quali sono, signorina, le cose che lo interessano?
Rocco - (tira la mano di sua sorella, alquanto corrucciato).
Rubina - Non vuole stare pi qui. Scusate. (Fanno qualche passo a sinistra. Rubina lo accompagna, poi ella si ferma mentre Rocco se ne va).
Antonio Nunziata - Se Lor Signori vogliono passare di l... Abbiamo preparato qualche cosa. Bisogner adattarsi... (ringraziamenti, sorrisi. Tutti si muovono e vanno a destra). Di l c' un altro paesaggio da ammirare. (Li accompagna).
(Rimangono in scena Rubina, Regina e Corrado) .
Rubina - (invitandola con un gesto a passare di l). Signorina...
Regina - Ho notata la sua pena. Noi abbiamo forse ferita la sua tenerezza.
Rubina - No, no... D'altra parte mio fratello ha stipulato s o o no un contratto? o non a disposizione della scienza? Egli quasi non appartiene pi alla nostra casa, a se stesso, a noi...
Regina - Vede? Avevo ben ragione io...
Rubina - Non ci badi.
Regina - Come mi rincresce!
Rubina - Prego, signorina. (Le sorride, per metterla fuori d'imbarazzo) L'accompagno...
Regina - E tu Corrado? Stai l a fumare, ma sarebbe una scortesia se tu non andassi. Che c'? Sei indignato?
Corrado - S, sono indignato.
Regina - (Ha un gesto come per dire: colpa mia? ).
Corrado - Meglio lasciarmi stare un minuto.
Regina - Allora ti aspetto di l?
Corrado - S, aspettami di l.
Regina - Vuoi dire qualche cosa alla signorina?
Corrado - S. Vorrei dire qualche cosa alla signorina.
Regina - Va bene allora. (Via a destra).
Corrado - (s alza) Signorina, se le mie parole contassero qualche cosa, vorrei chiedervi scusa.
Regina - Ma perch?
Corrado - Vorrei chiedervi scusa per gli altri. In tutta questa faccenda io vedo una contaminazione odiosa, una presa di possesso brutale. Talvolta gli scienziati sono costretti a mancare di delicatezza. Considerano solo la ragione scientifica l dove si agitano altri sentimenti. Sono tanto indignato che non ho potuto neanche dire qualche parola alla mia fidanzata.
Regina - Oh, dovevate essere gentile con la vostra fidanzata! una creatura cos bella!
Corrado - Certe volte ha delle durezze che la fanno troppo somigliare al padre.
Regina - Mi pare cos gentile!
Corrado - una gentilzza artefatta. E io, s, amo tutto quello che artefatto; ma non qui! Perci non dovevo venire tra queste montagne a considerare la mia fidanzata nel rilievo del paesaggio. Non ci guadagna in questi luoghi, e con un simile scenario. E non ci guadagnano neanche gli scienziati. Io poi sono buffo e fuori posto. Ma questo non m'impedisce di ammirare voialtri. Sento una specie di umiliazione dinanzi a voi. Mi pare di essere venuto qui con una compagnia di buontemponi e di gaudenti pronti a mettersi a banchettare in una chiesa. Voi, vostro padre, la montagna, lo stesso vostro fratello che cammina come se recasse un misterioso e formidabile destino, siete cos belli e grandi e puri, che io far una cosa semplicissima. Scender per il sentiero che ho fatto salendo, mi metter al volante della macchina e scapper, pianter tutti, mi sottrarr alla loro prepotenza e alla loro umiliazione. Va bene? Soltanto a voi chiedo scusa di questo mio atto che vi potr parere villano.
Rubina - Non lo fate, non lo fate per la vostra fidanzata!
Corrado - meglio anche per lei che me ne vada. Si eviteranno parole incresciose. E lasciate che io vi esprima, signorina, la mia ammirazione. Io sono un cittadine, un bellimbusto, un ozioso. Basta guardarvi, basta considerare di che genere pu essere fatta la bellezza, per capire chi siete. bastato a me di vedervi un momento a fianco del vostro fratello per avere disgusto di tutta la mia allegra brigata.
Rubina - No, non ve ne andate cos. Permettetemi che io chiami la vostra fidanzata. Almeno questo me lo potete consentire.
Corrado - Sia pure, signorina.
Rubina - (via a destra).
Corrado - Che strana creatura!
Regina - Ebbene, Corrado, non vieni.
Corrado - Che t'ha detto la signorina?
Regina - Che mi doveva dire?
Corrado - Vado via.
Regina - Dove?
Corrado - Via, in citt, a casa mia.
Regina - Ma perch?
Corrado - Perch mi avete disgustato. Tutti in blocco. Me ne vado perch qui, in questo paese siamo tutti da mettere in un fascio e da precipitare per queste balze. E volere bene a te in un luogo simile una delle cose pi assurde che si possano immaginare. E tuo padre scienziato e i suoi amici scienziati io li disprezzo profondamente, capisci? Ora che hai sentito queste cose spiacevoli che con molta probabilit io ti avrei risparmiate se mi avessero lasciato andar via, fammi il piacere di non dirmi nessuna delle tue parole accorate e dolciastre per trattenermi. Addio.
Regina - Povero Corrado! Credi che sia la montagna, la scena a cui abbiamo assistito a provocare le tue parole? Non da oggi che io cerco disperatamente di trattenerti, mentre tu hai voglia di fuggire. Per te non neanche necessario fuggire, dal momento che non sei pi qui!
Corrado - Tu sai che io non ti voglio pi bene?
Regina - Lo so.
Corrado - E tu mi ami?
Regina - S.
Corrado - E soffri?
Regina - Da morire.
Corrado - la prima volta che ci diciamo queste cose.
Regina - vero.
Corrado - Guardandoci negli occhi, rinunziando a mentire.
Regina - S.
Corrado - Perdonami.
Regina - Che devo perdonarti?
Corrado - Resto qui con te. Immagina che io non ti abbia detto nessuna delle parole che ti hanno addolorata. Hai fatto male a condurmi qui. troppo solenne per noi. Lo stesso uomo dei boschi... come si chiama? Il giovane che abbiamo visto docilmente camminare a fianco di quella deliziosa ragazza... Io ho invidiato la sua parentela con la terra; e cos, con questo vestito, con la mia fatuit, corrotto come sono, e misero, avrei voluto sprofondarmi, scomparire... Che cosa sono io vicino a questi esseri e a queste cose? Noi portiamo il peso della nostra stanchezza millenaria, mentre lui l che pu salire sulla montagna come un semidio, confondersi con le creature dei boschi, giocare d'astuzia con loro, vincerle con la forza. Ecco un uomo. Ecco veramente un uomo! Non mi sono mai apprezzato esageratamente, ma puoi essere certa che da ora in poi mi sentir meschino anche dinanzi al mio muro giallo! E ora andiamo a far colazione. Abbiamo rimesso in equilibrio i nostri nervi, sistemate e placate le nostre suscettibilit. L'uomo civile proprio conciliante (esce seguito da Regina che lo chiama).
Regina - Corrado! Senti, Corrado! (Via a destra).
(Rocco e Rubina vengono dalla sinistra nello stesso momento in cui Corrado e Regina scompaiono dalla destra).
Rubina - Credo che non vadano d'accordo. Credo ch'egli sia gi partito. Volevi vederli?
Rocco - (sorridendo) Io?
Rubina - Scherzavo.
Rocco - Mi credono un bruto.
Rubina - Tu non parli mai! Non ti credono niente.
Rocco - Eppure certe volte mi pare di sapere tante cose.
Rubina - Avevo paura che dinanzi al professore dicessi qualche cosa.
Rocco - Gli sono grato perch non mi ha obbligato a parlare.
Rubina - Perch sorridi? Certo pensi a qualche cosa piacevole.
Rocco - Col suo denaro andremo per il mondo.
Rubina - Perch non ne hai chiesto mai a nostro padre? Egli te ne avrebbe dato.
Rocco - Non ne avevo diritto. Non ho voluto studiare. Ma adesso s. Ho gi cominciato.
Rubina - Ah s?
Rocco - Ho due libri, lass.
Rubina - E perch ti venuta la curiosit tutto a un tratto di vedere citt, mari, paesi...
Rocco - Li guardavo dalla montagna. Di notte li vedo luccicare.
Rubina - Che cosa senti dentro di te per cui credi di essere felice?
Rocco - Una tenerezza. Una cosa che stringe.
Rubina - Vuoi salutare il professore?
Rocco - No.
Rubina - Vuoi salutare la signorina?
Rocco - No.
Rubina - bella, hai visto?
Rocco - bella. Ma ho vergogna.
Rubina - Sei pi felice di loro?
Rocco - Non so.
Rubina - La grande saggezza di credersi pi felice degli altri.
Rocco - Non so. Ci deve essere qualche cosa per cui non mi piace essere felice.
Rubina - Ah s? E che cos'?
Rocco - Non ho capito bene.
Rubina - Stuellerai, viaggiando.
Rocco - S. E ascolta.
Rubina - Che vuoi dirmi?
Rocco - Ho una cosa qui (s tocca la fronte) Il professore crede che non ci sia niente. Ho una cosa che come un dispetto.
Rubina - Un dispetto?
Rocco - Un odio.
Rubina - (spaventata) Tu odii qualcuno?
Rocco - S.
Rubina - Qualcuno con cui hai attaccato lite sulla montagna?
Rocco - No.
Rubina - E allora chi?
Rocco - Odio mio padre.
Rubina - (con grande stupore e angoscia) Nostro padre? E che t'ha fatto?
Rocco - Anche per questo voglio andar via. Distruggere questa cosa.
Rubina - E perch lo odii?
Rocco - Non so.
Rubina - Perci sei sempre sulla montagna? (disperata). Dimmi, Rocco: per questo?
Rocco - S.
Rubina - (rapidamente stringendosi al petto di lui) Oh Rocco!
Rocco - Non aver paura.
Rubina - Ti ha fatto qualche cosa? E perche non mi hai detto nulla, perch me lo dici adesso?
Rocco - Perch partiamo insieme. E allora, partendo insieme tu mi devi conoscere.
Rubina - bene leggerci negli occhi, senza segreti.
Rocco - S.
Rubina - E non hai potuto mai spiegarti la ragione d quell'odio? Oh, Rocco, mi hai detto una cosa terribile!
Rocco - Nessuno deve sapere.
Rubina - E un'altra cosa alla sorella tua devi dire.
Rocco - S.
Rubina - Una cosa divertente.
Rocco - (accenna di s col capo).
Rubina - Non hai voluto mai bene a nessuna donna?
Rocco - No.
Rubina - Nemmeno a una di quelle che incontri sulla montagna, che vanno a far legna? Ci sono ragazze graziose. .
Rocco - No.
Rubina - Parlo di amore. Mai sentimento di amore?
Rocco - No.
Rubina - Ameresti una donna come Regina?
Rocco - Regina? ( stupito).
Rubina - Si, Regina. Quella che qui.
Rocco - (incantato) Si chiama Regina?
Rubina - Ti pare un nome strano?
Rocco - Mi pare il nome di una favola.
Rubina - Dimmi se ti piace.
Rocco - bella. bella come te. Credevo che non esistessero donne cos.
Rubina - (ridendo) Ma se esistevo io!
Rocco - Tu sola.
Rubina - E quel signore il suo fidanzato.
La voce di Regina - Rubina! Signorina Rubina!
Rocco - (sobbalzando) Non voglio vedere! Ti aspetto di l (via a sinistra).
Regina - (dalla destra) Rubina... Perch non siete venuta anche voi?
Rubina - Ho dovuto....
Regina - Sono stata un po' insieme con vostra madre, con la signora Rosa. Voi le somigliate!
Rubina - Mamma stata una bella donna. Anche adesso bella.
Regina - Altro che!
Rubina - E il vostro fidanzato?
Regina - andato via.
Rubina - Possibile?
Regina - S. un mostro. Non mi ama.
Rub. - E voi perch lo amate?
Regina - proprio quello che dovrei chiedermi, una volta per sempre.
Rubina - Ma non aveva detto che sarebbe rimasto?
Regina - Si vede che stato pi forte d lui. La montagna lo ha messo in fuga (ride nervosamente).
Rubina - Signorina...
Regina - Credevo un momento fa che non avrei potuto reggere. Invece....
Rubina - Non siete disperata?
Regina - Noi
Rubina - Meglio cos.
Regina - Rubina! Avete un nome cos fresco e forte.
Rubina - Un nome da montagnola. Voi invece avete un nome sfolgorante. Mio fratello poco fa lo pronunciava come se assaporasse un frutto nuovo (imitando latteggiamento estatico del fratello) Regina! . Siete la prima forestiera... La prima bella donna ch'egli vede.
Regina - (felice) Ah s?
Rubina - Sono certa che quando domattina sar in cima alla montagna si divertir a gridare il vostro nome. Potete essere certa che quel nome nessuno l'ha mai sentito lass (ride).
Regina - Voi mi consolate. Mi dite queste cose dolci. difficile vivere quass in mezzo a tutte queste cose cos vaste?
Rubina - Bisogna esser molto forti. Oppure essere dei contadini. Vivere una vita animalesca. Allora facile.
Regina - A voi piace?
Rubina - A me s.
Regina - Chi sa se potremo essere amiche.
Rubina - Chi sa.
Regina - Ora ho paura. Mi sembra di essere tanto sola. (Voci che chiamano: Rubina! Signorina!) Vi chiamano!
Rubina - Ci chiamano. Andiamo. Ci aspettano!
Regina - (in fretta) Vi raggiungo subito. Sono troppo sconvolta. Non voglio ch'essi sappiano che ho pianto.
Rubina - (la guarda. Vorrebbe dire qualche cosa, poi lentamente se ne va a destra).
Regina - La verit che non c'era niente nel suo cuore. Ecco la verit! Forse c'era un po' di umiliazione! Umiliazione di non volermi pi bene! (si asciuga gli occhi).
Rocco - (attraversa la scena. A un certo punto si volge sorpreso e allora s ferma improvvisamente e resta col capo chimo).
Regina - (come animata dalla sua stessa pena, dice queste parole con una certa violenza: ) Me lo potresti dire tu, che non dici mai niente a nessuno, e chi sa come vedi il mondo, e chi sa che cosa credi che sia una donna che piange! Provo una impressione curiosa a parlare con te che non comprendi e che sei di un'altra umanit! a te che sei vivo e assente! Se non avessi paura, verrei con te sulla montagna per scoprire il mondo coi tuoi occhi, e non vedere pi intorno a me gente stanca e disillusa, e neanche me stessa disillusa e senza una piccola luce nell'anima! (improvvisamente atterrita dall' immobilit di Rocco) Oh dio... Ho paura (chiama sommessamente) Rubina! Signorina Rubina!
Rocco - (muovendosi mostra di avere in mano un fiore).
Regina - (rincuorata) Che hai? Hai un fiore? Che cosa mi pare vederti con un fiore!
Rocco - (alza la mano come se volesse offrirlo).
Regina - (con voce mutata, improvvisamente lieta) Lo vuoi dare a me? Sai venire fin qui a portarmelo?
Rocco - (confuso, a piccoli passi le s avvicina e glielo porge).
Regina - (si alza in piedi) Oh! Ecco! (ride) Un fiore! Grazie! Un fiore! (gli sorride raggiante).
Rocco - (rimane impacciato davanti a lei. Poi le sorride e se ne va col suo passo un po' felino. Una volta solo si volge rapido. Scompare).
Regina - (rimane nel mezzo della scena, col fiore in mano, come incantata).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Albergo di una grande citt. Siamo in una vasta sala sfolgorante a cui arrivano, discrete, le note d una invisibile orchestra. Un certo movimento di camerieri, di signori e di signore si nota verso il fondo. Evidentemente nell'ora pomeridiana s sta svolgendo qualche festa.. Infatti, qualche istante dopo, la musica tace e si sente la voce di un signore che fa un brindisi, a cui seguono applausi e mormorii. Poi silenzio. Poi di nuovo si ode il suono dell'orchestra.
Entra dalla destra Rubina. Si capisce che non una invitata, ma una cliente dell'albergo. Ha in mano un libro che posa sopra un piccolo tavolino dinanzi a cui s siede, disponendosi a scrivere una lettera. In questo momento passa II Segretario. Egli viene dalla sala degli invitati. Rubina lo vede, ha un momento d perplessit. Poi si alza e chiama risolutamente:
Rubina - Signore! Signore!
Il Segretario - (volgendosi a destra e a sinistra) Lei, signorina? Vuole me?
Rubina - S, non mi riconosce?
Il Segr. - (cercando nella propria memoria) Oh Dio... Mi scusi.
Rubina - Proprio non sa chi sono?
Il Segretario - (si avvicina) Sto cercando, sto cercando. Il viso mi noto. Il nome mi sfugge.
Rubina - La montagna! La montagna!
Il Segretario - La signorina Rubina!
Rubina - Precisamente.
Il Segretario - Ah! Ora s! Ora s! Ma che miracolo! Come sta? Cos bella, cos elegante!
Rubina - Vuol dire che prima ero come una contadina?
Il Secret. - Ma no! l'ambiente diverso. Due anni son passati!
Rubina - Proprio due anni.
Il Segretario - Che ha fatto lei in questi due anni? Io sono invecchiato. Lei diventata pi bella.
Rubina - Finir con l'invecchiare anch'io.
Il Segretario - Se si pu dire! Avr ventidue anni.
Rubina - S.
Il Segretario - Dunque! Questi due anni l'hanno tutta levigata e addolcita. Per c' sempre quella sua aria di fierezza e d'indipendenza. La chiamavano Fior di Valle , non vero?
Rubina - Come lo sa lei?
Il Segretario - Come! Fu la prima cosa che mi dissero quando venni la prima volta al suo romitorio di Lama! E il fratello?
Rubina - Quale?
Il Segretario - La nostra testa famosa! Non conosciamo che quello. sempre sulla montagna?
Rubina - S...
Il Segr. - Sa che gi quasi pronto il libro del professore?
Rubina - Che libro?
Il Segretario - Il libro che parla di suo fratello. Lo ha gi consegnato all'editore, insieme con le bellissime fotografie che eseguimmo quel giorno; si ricorda? Anzi ne voleva altre. Dovevo scriverle. Il libro molto atteso. Lui si fatto intervistare. Oh! Per farsi la reclame lasci fare a lui! E dunque? Viaggia sola?
Rubina - Sono qui con un altro dei miei fratelli.
Il Segretario - Uno di quelli che studiavano all'Universit? Ora sar laureato.
Rubina - S. E la signorina Regina?
Il Segret. - Sono tutti di l...
Rub. - (quasi spaventata) Di l?
Il Segretario - S, a un rinfresco dato in onore degli sposi. Si sposata la figliuola di un collega del professore. Il professore stato nominato accademico... In confidenza, si d molto da fare! Dar una festa, una grande festa. Lei verr! Ma come mai non ha informata del suo arrivo la signorina Regina?
Rubina - Siamo arrivati da pochi giorni. Io ho scritto a Regina. Ci scriviamo sempre.
Il Segretario - di l col signor Corrado.
Rubina - Non pi fidanzati?
Il Segretario - Ma che! Amici e nient'altro. Del resto si vedono anche raramente. Ora vado a informarli.
Rubina - Non lo faccia!
Il Segretario - Perch? Il professore gi andato via! Sono loro due soli. Eh! Mi accopperanno quando sapranno che l'ho trovata qui e non li ho avvertiti. Mi faccia andare, signorina... (per andare) Ah, ecco l il signor Corrado. Vede? L'avrebbe vista egualmente.
Rubina - Non mi avrebbe riconosciuta.
Il Segretario - Guardi chi c'!
Corrado - (trasecolato) La signorina Rubina!
Il Segretario - Ha visto? Altro che riconoscerla! (nello stesso tempo in cui Rubina dice):
Rubina - Come sta?
Corrado - Finalmente, una giornata avventurata!
Rubina - Ah s? Non esageri!
Il Segretario - (a Corrado) Allora pensa lei ad avvertire la signorina Regina?
Corrado - Ma s!
Il Segretario - Cos io corro all'Universit a sbrigare un incarico del professore. Posso avvertire il professore?
Rubina - (vivamente) No. Per ora no... Mi dia la sua parola che non lo far.
Il Segretario - Sta bene. Rispetto la volont della signorina. Sar obbedita. A rivederci.
Rubina - A rivederci.
Il Segretario - (via).
Corrado - Dunque? Sa che non credo ai miei occhi?
Rubina - Come mai non ha pi fiducia in loro? Non l'hanno servito bene fino adesso?
Corrado - Mi pare la cosa pi strana di questa terra.
Rubina - Eppure niente di pi naturale che anch'io come ogni altro mortale, adoperi il treno, l'automobile e il piroscafo.
Corrado - Gli che io non so dissociare quella giornata cos luminosa dalla sua persona e dai luoghi dove li ha inquadrati il mio cervello: lei, suo padre, suo fratello. Io me ne fuggii per non smarrire quello che loro mi avevano messo nell'anima e che certamente i discorsi del professore e dei suoi quattro satelliti avrebbero distrutto.
Rubina - Il dottor Climt si comportato da scienziato. Tanto vero che gli altri miei due fratelli non hanno avuto che dire.
Corrado - Ma se anche nella comunicazione che ha dato all'Accademia delle Scienze si comportato in modo altezzoso! Ha detto: L'individuo che in questo momento passeggia sulla montagna senza ricordarsi di avere la mia testa sulle spalle... .
Rubina - (ride).
Corrado - Lei ride?
Rubina - La sua suscettibilit una provvidenza di cui la ringraziamo. Ma le ripeto che la cosa stata grata alla mia famiglia. Quindi lei senza rimorsi.
Corrado - Com' questo secondo o terzo fratello? Somiglia al primo?
Rubina - Molto gli somiglia.
Corrado - Sa che ho tanto pensato a lei?
Rubina - Ma davvero? Glie ne sono grata.
Corrado - Non si burli di me.
Rubina - Avrebbe dovuto non distogliere i suoi pensieri da Regina. Chi sa come l'avr fatta soffrire.
Corrado - Niente. Credevo, dopo la mia fuga, che si scatenasse la bufera. Macch! Nessuno dei due ha pi parlato di amore.
Rubina - Regina una creatura meravigliosa.
Corrado - Tuttavia... Vede l'effetto della montagna?
Rubina - Eh! Lo vedo! Invece di placare, sconvolge. pi il male che fa che il bene. A furia di distruggere...
Corrado - E il mezzo per placare. Rifare le anime.
Rubina - Lei esagera.
Corrado - Voglio dirle quello che ho provato: una specie di smarrimento. Ho sentito che n io n Regina eravamo forti. Ho sentito che non avrei protetta! a sua esistenza, n sarei stato un buon compagno. Si rammenta com'ella si burlava di me perch ero troppo cittadino? Ebbene se sapesse come lei lo pi di me! Io non avrei saputo come dominarla, n mai ella avrebbe avuto un piccolo aiuto da me, spiritualmente. Non le pare che sposarsi in simili condizioni sarebbe stato un disastro? E sa che avevo in animo di venirla a trovare?
Rubina - Non mi avrebbe trovata. Sono due anni che vado in giro!
Corrado - Ma perch?
Rubina - Per istruirmi.
Corrado - Che idea!
Rubina - Non si era accorto come ero ignorante?
Corrado - Io no... E suo fratello dunque si laureato: quello che studiava a Napoli?
Rubina - S. (Pausa) Perch mi voleva venire a trovare?
Corrado - Per vederla.
Rubina - Soltanto?
Corrado - E anche per parlarle di Regina. Ma adesso lei qui e non pi necessario. Da che non siamo pi fidanzati Regina non mi dice pi niente. Lei che ha fatto nelle citt in cui andata?
Rubina - Gliel'ho detto. Ho studiato. Mio fratello e io abbiamo studiato insieme. Lui per perfezionarsi e io per tenergli compagnia. Abbiamo fatto un'indigestione di lezioni... Siamo stati felici. bello studiare.
Corrado - Che idea! Meglio vivere.
Rubina - Io ho tanto vissuto! Non ne posso pi di vivere! - (ride).
Corrado - Lo dice con tanto sorriso e con tanta innocenza da farmi subito capire che non ha vissuto affatto.
Rubina - Non mi ha detto perch voleva venire da me, oltre che per parlare di Regina.
Corrado - Non glielo dico pi.
Rubina - Non le sono abbastanza amica?
Corrado - Non mi abbastanza amica.
Rub. - Allora, a un'altra volta.
Corrado - A un'altra volta.
Rubina - Si crede talvolta di essere amici, di poter osare una confidenza. Poi, alla prova, quando si sente il suono della nostra voce, ci si accorge di essere lontani. (Si alza). Vuole accompagnarmi da Regina?
Corrado - Volentieri, signorina. Vedr come sar contenta!
(Mentre i due si allontanano a sinistra Rocco arriva dalla destra. Egli in abito grigio. Senza pi la leggera ombra di baffi e con la testa ben ravviata, non sembra pi lo stesso uomo. Dopo essersi guardato intorno, va a spingere in fretta un campanello elettrico).
Cameriere - Comandi, signore.
Rocco - Chi quel signore che andato di l con mia sorella?
Cameriere - Il barone Corrado de Rosa.
Rocco - Ah!
Cameriere - Di l hanno dato una festa perch si sposata la figlia di un collega del dottor Climt. Ora la festa al termine. Immagino che la signorina...
Rocco - Ho capito. Dite a mia sorella quando viene) se sola... se no lasciate stare... Se sola ditele che l'ho cercata.
Cameriere - Vuole che vada ad avvertirla?
Rocco - Non importa.
Cameriere - Il dottor Climt quello grosso, con la barba e gli occhiali.
Rocco - Non ho visto.
Cameriere - Un uomo famoso. L'anno scorso ha presentato la donna gorilla...
Rocco - Ah, si?
Cameriere - E poi ha dotato il nostro Museo della pi grande rarit scientifica vivente: la testa del preuomo. Un tale che vive oggi ma ha la testa di un milione di anni fa. Si tratta di un perfetto cretino. Che ne dice?
Rocco - Io non dico niente. Come si fa a sapere che cretino?
Cameriere - Dal cranio.
Rocco - E il cervello?
Cameriere - Il cervello di quel cranio.
Rocco - Ah, be'. Non sapete altro?
Cameriere - Pare per che quello faccia una vita igienica sulla montagna, e non abbia idea di abbandonare la propria testa.
Rocco - Ah, furbo!
Cameriere - L'anno scorso andata una commissione a trovarlo. Non c'era. Sta sempre in una grotta dove arrostisce la selvaggina. Non mai sceso in paese.
Rocco - Che bellezza che non l'abbiano trovato.
Cameriere - Chi?
Rocco - Il preuomo.
Cameriere - Ah! un furbo!
Rocco - Ma se non ha cervello come fa a essere furbo?
Cameriere - Ecco la signorina che torna senza la signorina Regina. Si vede che la festa non terminata. Ma non mancher molto, certamente (s'inchina, se ne va).
Rubina - (premurosa, carezzevole) Se sapessi chi ho visto!
Rocco - Lo so.
Rubina - Bene. Che hai?
Rocco - Non mi riconoscer?
Rubina - Ma com' possibile! Non ha mai sentito la tua voce ti ha intravisto in condizioni eccezionali, sei anche molto cambiato apparentemente. Hai il nome di tuo fratello...
Rocco - Non m'ingannare!
Rubina - Sai che non ingannerei un fanciullo, e che piuttosto che ingannare qualcuno darei l'anima a Dio.
Rocco - Lo so.
Rubina - Il meglio di te rimasto. Ma tu sei un altro.
Rocco - Se ne andata la mia violenza di bruto?
Rubina - Quella era la tua innocenza.
Rocco - Non ho pi innocenza. E poi tu sai che anche sulla montagna studiavo, a modo mio. Stamane ero solo nel parco. Ho inseguito una farfalla. Pensavo: Se la prendo riafferro la mia innocenza . Macch! salita, salita. Se n' andata.
Rubina - Sai, Rocco.,.
Rocco - Ti ha chiesto di me?
Rubina - Di questo ti volevo parlare. Io le ho detto: qui il fratello, quello che l'accompagnava sulla montagna, quello che gli era pi vicino . Mi ha fatto delle domande: Gli somiglia? Come gli somiglia? ,
Rocco - E tu hai detto di si.
Rubina - Ho detto che gli somigli. Infatti, vero!
Rocca - Ma di quello che conobbe lass che ricordo ha?
Rubina - Non ho capito bene.
Rocco' - Forse di piet? Si tenga la sua piet.
Rubina - Tu sempre hai evitato di parlarmi di lei.
Rocco - S.
Rubina - In questi anni se io ti nominavo Regina tu sempre sviavi il discorso. Ho sentito che tu avevi un segreto. E vedi: da una parte io ero felice! Avere un segreto per te voleva dire veramente cominciare a vivere! Io ero gelosa e felice! Non osavo neanche interrogarti per paura... per paura che il segreto non ci fosse pi...
Rocco - Non mi chiedere nulla.
Rubina - Eppure, nulla mi avevi mai nascosto delle giornate buie che avevamo vissuto quando tutto pareva troppo grande per te e tu mettevi a tortura la tua testa. Ho anche creduto che la vita una volta o l'altra dovesse sopraffarti.
Rocco - Un giorno per poco non mi sono ucciso, tu non lo sai... Sono stato anche sul punto di uccidere...
Rubina - (spaventata) Vedi! Vedi! Quando?
Rocco - Quel giorno che confidai al mio amico che non avevo mai amato nessuna donna, ed egli lo raccont ai compagni che mi dileggiarono. Mi dissero che io ero un selvaggio e che non sapevo sorridere alle donne... che non a. vrei mai potuto sorridere dinanzi a una donna...
Rubina - E tu per tanto poco volevi ucciderti!
Rocco - Non per quello soltanto. Ma quel giorno io sentii che l'amarezza che si era venuta accumulando in me non era pi con tenibile. Tutti i giorni gli uomini mi aveva offeso, sicch a un certo momento mi parvero tutti malvagi. Non avrei mai creduto che si dovessero combattere mentre si viveva insieme! Poi mi sono abituato. Ho capito che per combatterli bisognava o sfuggirli o essere armati, ossia ricambiarli con la diffidenza o con l'astuzia. Tuttavia qualche cosa mi sorreggeva per cui la vita era bella.
Rubina - Regina!
Rocco - Che pensi tu?
Rubina - E bella. L'ho vista. ancora pi bella.
Rocco - Lo so! L'ho vista anch'io! (sorride).
Rubina - Parlo di adesso. Non di quel giorno.
Rocco - S, adesso. La vedo tutti i giorni.
Rubina - Tu? Dove? Come?
Rocco - Per la strada. Tra la folla. Quando passa.
Rubina - L'hai incontrata?
Rocco - Tutti i giorni la vedo, la incontro, la seguo. So dove abita. Tutti i giorni a pochi passi da lei saccheggio la sua bellezza nascostamente, da che siamo venuti in questa citt. Sono tre mesi. Sempre l'ho vista!
Rubina - Ecco il segreto!
Rocco - Un giorno si ferm a discorrere con un signore che incontrandola l'aveva salutata. Ella parlava e sorrideva. E io ero fermo, addossato a una vetrina. Mi parve che tutte le mie vene si vuotassero! Che fosse finita per me!
Rubina - Perch ella sorrideva?
Rocco - S. Perch sorrideva a un altro uomo che io ho invidiato. E sai a chi? A Corrado.
Rubina - Ma se non c' pi niente tra loro!
Rocco - Lei gli sorrideva. Per me era tutto. Per me quello l era il pi felice degli uomini.
Rubina - Poi si lasciarono? Non fecero un tratto di strada insieme?
Rocco - No. Allora ho capito che gli uomini possono odiarsi tra di loro.
Rubina - E se avessero fatto la strada insieme?
Rocco - Tanto peggio per me! Un giorno si ferm dinanzi a una vetrina a guardare un giocattolo buffo, animato...
Rubina - Quello che portasti a casa?
Rocco - S. Si ferm come attratta e pareva che gli sorridesse. Poi seguit la sua strada, e io naturalmente la seguii. Poi al ritorno mi fermai a guardarlo incantato. L'ho portato a casa per toccarlo e sentire gli occhi di lei.
Rubina - (ride) Senti. Regina sta per venire. Vuoi vederla?
Rocco - No, no...
Rubina - Perch?
Rocco - Perch non posso dirle chi sono. D'altra parte non posso sopportare ch'ella mi guardi con simpatia credendomi un altro. .. sia pure credendomi mio fratello...
Rubina - A lei puoi dire chi sei.
Rocco - No! Ho lasciato Rocco sulla montagna!
Rubina - Ebbene, ella pensa con tenerezza proprio al Rocco che tu hai lasciato lass! Non mai scomparso per lei! Non mai sceso!
Rocco - Dunque quello che lei ha nel cuore per lui non riguarda me! Non mi serve il suo bene per lui.'Tra me e lui non c' parentela. Tutto quello che si trasformato in me non servito dunque che ad allontanarmi dai suoi occhi. Ecco che cosa ci ho guadagnato a venire in mezzo agli uomini! Rocco distrutto. Ha perduto il suo passo, la sua leggerezza, la sua innocenza. Forse lei gli voleva bene!
Rubina - Ma tu devi avere l'orgoglio di essere oggi quello che sei.
Rocco - Se Regina pensa a lui, tutto quello che abbiamo fatto stato inutile! Un servo! Sai che vuol dire un servo? Quello sono io! Avevo avuto del denaro per aver concluso il mio mercato col professore? Se avevo voglia di correre in citt dovevo andare a confondermi in mezzo alla gente che vedemmo quel giorno scaricare gli aranci dalle stive dei bastimenti. Vivere dovevo la mia vita di bestione, e sfogarmi, e tornarmene poi lass! Che ne faccio io di me, oggi? Una rabbia, una rabbia sento contro di me! contro di me che non ho saputo n rimanere quello che ero n diventare per qualche profitto quello che sono. Vivere per nascondermi la vita dei ladri! Io vado tutti i giorni a sorprenderla e a inseguirla, e a cercare di toglierle qualche cosa della sua luce! Ma no! inutile! C' quello della montagna che mi attira e mi riprende nella sua grotta. (Sempre pi eccitandosi) Ah ah! Pastore! Se vuoi ancora ch'ella ti sorrida fermati qui! E forse la vedrai salire spinta dalla sua curiosit di cittadina che va a conoscere i mostri! Accovacciati! Umiliati! Imbestiati! Ecco quello che ci ho guadagnato!
Rubina - ( sgomenta, pi che per le parole, per l'angoscia da cui preso il fratello) Taci...
Rocco - Se dunque io ho fatto tutto questo per lei ho commesso un grossolano errore. Dovevo rimanermene lass! Sputare sui denari che mi avevi offerto il professore, e chi sa! Un giorno farmi prendere per mano da lei e farmi condurre come hai fatto tu con me... e allora s essere quello che io sono oggi!
Rubina - Non ti tormentare! Ci sar qualche cosa, vedrai, che ti salver, che salver noi due! Ora che so, ora che tu mi hai detto, io posso stringermi a te come ho fatto sempre da che siamo andati insieme...
Rocco - Tu la vedi, s? La vedrai tra poco?
Rubina - S! Ella sta per venire qui!
Rocco - Ah ah! Suo padre mi ha eternato in un libro, in un libro che accrescer la sua boria! Nel libro seppellito Rocco. Il giorno che rinasco o devo essere quello che ero, il che impossibile, o essere quello che sono, e allora il mio compratore non mi far avvicinare a sua figlia!
Rubina - Rocco!
Rocco - Eccomi! A te sola io posso dire eccomi quando mi chiami! E tu, Rubina...
Rubina - Dimmi...
Rocco - La nostra povera dolcezza sola, e deserta, senza eco! Tu puoi chiamarmi in segreto e io risponderti come un colpevole! Rubina... (appoggia le mani sulle spalle d lei guardandola con tenerezza) .
Rubina - (vivamente) Parlale! Parlale subito! Rivelati per quello che sei!
Rocco - Per distruggere tutto?
Rubina - No!
Rocco - Meglio fuggire.
Rubina - E che otterresti?
Rocco - vero. Sarei inseguito dalla mia fama! Io corro con te e mi nascondo in qualche parte. Ed ecco correre verso di noi il professore minaccioso col suo libro tra le mani... Un momento, signori, un momento! ... (ride con amarezza, beffandosi) Perch io ho una fama, capisci? E che altro si potrebbe fare? Rinunziare a Regina, non cos? Allora s! Tutto accomodato! Venga, pure il professore col suo libro! Io sarei la sua beffa! Lo guarderei con disprezzo! Riprenditi il tuo denaro! Che m'importa del denaro? Tu hai pagato l'uomo della montagna? Quello non c' pi! Ci sono io, signore! Adesso facciamo i conti tra il mio diritto alla vita e la tua scienza! Sarebbe bello accomodare le cose cos? Eh s, Rubina! Soprattutto sarebbe comodo. Ma io amo Regina! C' questa piccola cosa inebriante: che io amo Regina!
Rubina - E io poi non ti direi mai di rinunziare!
Rocco - Cara Rubina! Ecco il gruppo degli invitati che se ne va... Ella sta per venire. Non voglio vederla adesso... Dille che sono uscito per un momento, non rivelarle nulla! Rubina, Rubina, chiamami Rocco...
Rubina - Rocco!
Rocco - (sorride) Eccomi! Cara Rubina! (via in fretta).
(Entra Regina).
Regina - Cara, sono riuscita a liberarmi dal corteo nuziale. E quel signore che era qui... era tuo fratello Riccardo?
Rubina - S, s...
Regina - Se n' andato?
Rubina - Torna subito. Aveva da fare qualche cosa. Da che hai capito che era mio fratello?
Regina - Non so. Non potrei dirlo. Eppure ho avuto questa impressione.
Rubina - Hai indovinato.
Regina - Era lui che accompagnava Rocco sulla montagna?
Rubina - Si. Lui.
Regina - Quando non era a Napoli?
Rubina - S, l'accompagnava durante le vacanze. Regina, mi hai gi fatto questa domanda.
Regina - S, vero. Ho sempre pensato a quell'uomo che forse aveva una coscienza. Noi lo abbiamo considerato un selvaggio.
Rubina - Credo anch'io.
Regina - Non hai mai cercato di penetrare la sua vita?
Rubina - Io so poco o nulla di lui. Mio fratello gli stato vicino. Credo che Rocco sia come un fanciullo. La sua anima chiara.
Regina - Rubina, io vorrei parlare a te come a una sorella.
Rubina - Tu lo puoi, Regina. Io ti voglio bene.
Regina - Oh! Come sono contenta. Lascia che ti abbracci!
Rubina - Perch piangi?
Regina - Sempre ho sentito, questo pianto vicino al mio cuore senza poterlo mai liberare. Ora sento che la mia migliore sorella potevi essere tu.
Rubina - Lo sar, se tu voi.
Regina - Grazie. Tu sei pura. Tu sei uno spirito forte. Quando io venni lass, ero stanca di rincorrere il mio fidanzato. Eppure ero legata a lui come alla mia pi viva speranza...
Rubina - Vi conoscevate da ragazzi?
Regina - Si. E la cosa pi strana era che anche lui cercava qualche cosa al di fuori di me. La sua fatuit umiliava lui pure. Eppure io lo difendevo dentro di me, perch un sentimento d'amore noi lo difendiamo sempre anche se illusorio. Ecco! Io venni quel giorno a casa tua con quella stanchezza nell'anima, e con questa paura, con questa ansiet nel cuore.
Rubina - Fu l'ora della crisi.
Regina - Allora avvenne che l'uomo che io pensavo dovesse essere legato alla mia esistenza fugg. Da quel momento non stato pi niente per me.
Rubina - Perch fugg?
Regina - Non glie l'ho mai domandato! Forse si era anche lui vergognato della montagna come io mi vergognai del povero amore che trascinavo e della nostra futile vita. Eppure la sua fuga non mi colp. Fu come la dispersione di ogni pena. Chi sa perch da quel momento io sono rimasta lass!
Rubina - Eri come incantata.
Regina - Tu vedi che io sono una donna sana. Non sono una isterica. Il tuo disgraziato fratello io non lo conosco. Lo ' vidi come un'ombra. Per un momento lo seguii credendo di vederlo sulla sommit della montagna mentre col suo desiderio abbracciava le citt sconosciute. Tu capisci che non posso essere innamorata di lui. Ma certamente fu lui a liberarmi dal mio amore.
Rubina - Lui!
Regina - S, lui. S' portato lass ogni cosa! Io perci volevo venire a trovarti! Per guarire!
Rubina - Forse quel che avvenuto era inevitabile, anche se non venivi lass.
Regina - Chi sa! Eppure se io penso a un uomo che debba amare non so immaginarlo che non abbia il suo passo, la sua ascesa, la sua ansiet di ascesa. per liberarmi, cara, per liberarmi che volevo venire da te! E se mi sono trattenuta...
Rubina - Se ti sei trattenuta...
Regina - perch la scienza di mio padre, il suo atto legale stipulato... il chiasso che hanno fatto i giornali...
Rubina - Non parlare di questo. Se venivi da me... ma come potevi venire se io ero lontana! Se insomma tu avessi potuto venire da me avrei dissipato questa ombra. Mio fratello ti grato, ed grato a tuo padre. Abbiamo provveduto per lui in una certa forma che a lui piaciuta. Non pensarci pi.
Regina - Questo fratello che t'accompagna m'hai detto che gli somiglia.
Rubina - Oh s!
Regina - Non vorrebbe venire a casa?
Rubina - A casa tua? Non credo.
Regina - Lo vedi, dunque!
Rubina - Ma non per quello che credi tu. perch questo mio fratello timido anche lui, scontroso. della razza. Non badare a me. Io sono stata con le monache...
Regina - (ride) Si chiama Riccardo, m'hai detto.
Rubina - S.
Regina - Si potr vedere?
Rubina - Era qui. Non si allontanato. Se aspetti...
Regina - Devo scappare.
Rubina - Anch'io salgo su un momento a cambiarmi d'abito.
Regina - Io vado alla stazione e saluto gli sposi. Non posso farne a meno. Poi mio padre ha un convegno qui con dei forestieri.
Rubina - Sar bene non farsi vedere, almeno per oggi.
Regina - Non vorrei lasciarti.
Rubina - Puoi tornare subito.
Regina - Ecco, grazie!
Rubina - Sei certa che tuo padre verr qui?
Regina - S. Ma non temere. Non vi riconoscer. Senti, Rubina: forse quel signore...
Rubina - S, Riccardo.
Reg. - (rimane come paralizzata).
Rubina - Riccardo, ecco la signorina Regina. Regina Climt, la figlia del celebre scienziato. Tu gi sai...
Rocco - (s'inchina).
Regina - Sono molto contenta. Rubina sa perch... ( confusa) Io ho conosciuto suo fratello, fuggevolmente, e per due anni mi ha punto una viva, una ingiustificabile curiosit di lui...
Rocco - Sarebbe molto sorpreso se lo sapesse!
Rub. - Allora a pi tardi! (via).
Regina - A pi tardi. E grazie, Rubina! (a Rocco) Se Le dicessi che fu lui, suo fratello, inconsapevolmente, a illuminarmi la mente?
Rocco - Lui, povero essere! Non se lo immaginer mai.
Regina - vero che lei lo ha spesso accompagnato sulla montagna?
Rocco - S. Abbiamo tante volte dormito in una delle nostre grotte da pastori!
Regina - Sicch, sono stati molto vicini?
Rocco - Non potr mai supporre quanto.
Regina - E come viveva? Come vive?
Rocco - Semplicemente.
Regina - E lei?
Rocco - Anch'io. Io come lui. Quando eravamo lass io gli mostravo le citt e i paesi lontani, i fiumi, e dicevo di ciascuno il nome. A lui piacevano molto i nomi. Le altre cose non lo interessavano perch le aveva familiari: animali, piante, sorgenti. Il mondo lontano lo attraeva. Anch'io mi sentivo attratto.
Regina - Lei che ha conosciuto il mondo, dove crede che gli uomini possano trovare un rifugio?
Rocco - Da per tutto. C' un luogo speciale?
Regina - Non sulla montagna?
Rocco - Anche. Ma perch solo lass? La montagna la casa della madre. Essa spinge il figlio fuori, e il figlio va per il mondo. La casa della madre aspetta.
Regina - Se io torno lass per un giorno, mi accompagna fin dove si rifugia suo fratello? Ma senza avvisarlo. Che dir?
Rocco - Le dir: Signorina, perch vuol vedermi? Che ho fatto io per lei ?
Regina - Nulla. E la sua vita che mi piace. La vastit in cui spaziano i suoi occhi. Non ha fatto niente per me, n io per lui. Io non voglio nulla e non aspetto nulla. Ma sento che solo s'egli mi prende per mano e mi porta lass io potr essere salva.
Rocco - (con uno scatto) Lei? E da che vuol salvarsi?
Regina - Da questa terribile sensazione di vuoto. Da questa solitudine.
Rocco - E perci cercherebbe un'altra solitudine?
Regina - Ma quella riempita dagli spazi, abitata dalle creature innocenti, protetta dalla prossimit dei cieli.
Rocco - Mio fratello ha avuto il torto di confinarsi lass. Io credo che per misurarsi si debba stare tra gli uomini. L'innocenza lass non serve. Io finch seguivo mio fratello avevo l'innocenza di un lupacchiotto, il quale innocente fino a un certo punto: ossia fino a che non ha divorato qualcuno. L' innocenza bisognerebbe averla quaggi, quando un uomo messo a decidere tra il bene e il male.
Reg. - Vostro fratello non cos.
Rocco - Egli come me. Io posseggo la sua anima. Stava per smarrirla. Stava per essere un servo. Io l'ho riscattato.
Regina - Possibile? No, egli non poteva essere riscattato.
Rocco - Voi lo amate?
Regina - Non amore. Come potrebbe essere amore? Sono attratta.
Rocco - Voi lo amate?
Regina - Perch me lo chiedete cos? (lo guarda) Non possibile essere innamorati di un'ombra. Ma se per esempio vi dicessi di s?
Rocco - Mi prenderei il gusto di condurvi un giorno o l'altro da lui. Vedreste che sorpresa!
Regina - Anche voi avete qualche cosa di selvaggio!
Rocco - Io di selvaggio non ho pi niente.
Regina - Che vedevate sulla montagna? Incontravate anche delle donne?
Rocco - Oh s, tante! che trascinavano le mule per la china. Per voi siete piaciuta a mio fratello (la guarda, sorride, la guarda negli occhi per la prima volta).
Regina - (vivamente) . Eh? Che dite? Che sapete voi?
Rocco - Me l'ha detto.
Regina - Come ha detto?
Rocco - Ecco una donna che vorrei portarmi nel rifugio, tenerla come una creatura miracolosa, andare per lei a cercare la selvaggina, raccogliere per lei l'acqua delle fonti, proteggerla "dalle insidie della vita, contenderla a tutto il mondo!
Regina - (estasiata) Ha detto cos?
Rocco - Questo insomma ho capito che pensava di voi, e vi era in quella sua offerta l'ansiet di celebrarvi sopra una grande ara, l'ansiet di onorarvi come nessuna creatura al mondo. Egli vi vide, mi pare, un giorno...
Regina - ( sempre come incantata) S.
Rocco - Non aveva mai visto una donna... perch sua sorella e le contadine per lui non erano l'amore... Non so adesso che cosa pensi di voi. Forse non ci pensa pi. Adesso l'inverno. Tutto sepolto. Gli sar passata l'idea di custodirvi in una grotta. Poveretta! Io ve lo dico affinch vi passi la fantasia. Mio fratello un bruto. Ha la testa ottusa di un capraio. Vostro padre lo sa! (ride eccitato) Se potessi trascinarlo gi e condurlo per il mondo e fargli vedere quanta bellezza disseminata sulla terra! E voi invece credete che tutta la bellezza si sia rifugiata lass? Ma la vostra una concezione retorica. Stare in alto non vuol dire comunicare col cielo!
Regina - E voi perch denigrate la vostra gente?
Rocco - Perch non giusto che voi abbiate tanta ammirazione per lui. Mia sorella l'ho fatta scendere gi e io l'accompagno da per tutto. Per me la pi grande creatura del mondo. Mi pare, camminando al suo fianco, di essere irradiato dalla sua luce.
Regina - Oh, s!
Rocco - (sempre pi animandosi) Quel vostro Rocco dal cervello di capraio ha avuto la grande ventura di trovare un museo che gli ha comprato la testa. E fa' in modo che quando se la prender il museo sia una bella testa sul serio! Accrescila! Istruiscila! Fa in modo che quando ci metteranno il cartellino sopra essa abbia una storia! (mutando subitamente tono) Vi chiedo scusa, signorina, ma io questa vendetta me la sarei presa!
Regina - Voi mi sbalordite! Mi spaventate!
Rocco - E la ossuta razza nostra. Guarda te vene.
Regina - Che abisso tra vostro fratello e voi!
Rocco - (ride) . Ah, s?
Regina - Perch ridete? Non posso sentirvi ridere cos!
Rocco - Perch tutto questo comico!
(Appare Rubina dalla destra. ansante. S avvicina al fratello e gli tocca una spalla).
Rocco - Che c'?
Rubina - (lo guarda fiso e pronunzia una parola senza farne udire il suono).
Regina - Io corro. A pi tardi! Torno subito! (via in fretta a sinistra).
Rubina - Il portiere mi ha avvertito per telefono. Mi sono precipitata gi. Credevo che fosse gi qui. (Turbala) Per fortuna non c' ancora!
Rocco - Nostro padre non ti ha fatto mai paura.
Rubina - S ma...
Rocco - Sei tutta agitata per questo! Che c' di straordinario?
Rubina - Per muoversi nostro padre...
Rocco - Allora vuol dire che sai qualche altra cosa che io non so. Tu lo vedi come io mi sono buttato a capofitto nella vita! Eppure se mi tocchi il cuore sono pieno di paura!
Rubina - Che t'ha detto?
Rocco - Ah ah! Vuol bene a Rocco ma a quello che sta lass, capisci? Ora dimmi tu perch hai paura di nostro padre.
Rubina - Non che io abbia paura, ma...
Rocco - Ma...?
Rubina - Tu lo conosci. Se si muove non gi per rallegrarci. Io poi ho mancato. Non ti ho mostrato una lettera.
Rocco - Di chi?
Rubina - Di Riccardo... di tuo fratello.
Rocco - (ridendo) Stavo per chiederti: Mia? , tanto ormai mi sono abituato col nome di lui!
Rubina - (turbata) di questo, appunto, di questo... Ecco pap! (Precedendo il Cameriere che subito si ritira, entra Antonio Nunziata) Caro pap! (corre ad abbracciarlo) Ho saputo proprio adesso...
Rocco - (gli d la mano) Buon giorno, pap.
Antonio Nunziata - Come siete belli! Faccio cattiva figura con voialtri.
Rubina - Che dici mai!
Antonio Nunziata - Guardalo l! Chi ti potrebbe riconoscere? Se ti vede Menico dimentica di suonare la fisarmonica. Io ti guardo stupefatto.
Rubina - Caro pap!
Antonio Nunziata - Certo, per essere cos, doveva avere dentro di s qualche cosa.
Rubina - Siedi, pap.
Antonio Nunziata - (s siede).
Rubina - Due anni, pap! Le mie lettere ti hanno informato di tutto, ma se sapessi come ha studiato e come si torturato!
Antonio Nunziata - Sicch quell'asino che aveva quasi l'aria di aver comprato la testa di uno scemo...
Rubina - Pap, un grande scienziato!
Antonio Nunziata - Gliel'hai fatta rivedere, almeno, la testa del preuomo?
Rocco - (sorride).
Antonio Nunziata - Bene, parliamo dei nostri affari. (A Rubina) Gli hai detto?
Rubina - Egli mi stava rimproverando di non avergli detto niente, quando sei entrato.
Antonio Nunziata - Non gli hai detto niente?
Rubina - No.
Antonio Nunziata - Cos, dunque, devo io dire tutto da capo? Sta bene. (A Rocco) Guarda che tuo fratello non vuole assolutamente che tu vada in giro col suo nome. Te lo dico chiaro. Sai che a me non piacciono i sotterfugi.
Rocco - Neanche a me.
Antonio Nunziata - Allora, perch ti fai chiamare Riccardo?
Rocco - Perch mi faccio chiamare Riccardo credi che possa disonorarlo?
Antonio Nunziata - Non dice questo. Dice: ognuno responsabile dei suoi atti, e perch ci deve essere per il mondo uno che... oh dio! nella vita si possono commettere sciocchezze... si pu essere pi o meno dotti o scemi... ma insomma, lui dice: siamo tre fratelli, nostro padre ha dato un nome a ciascuno di noi! Perch io devo attribuirmi le cose ch'egli fa col mio nome e perch a mia volta devo prestarmi all'equivoco facendo attribuire a lui le cose che faccio io? Chi non ci conosce e ci giudica per quel che sa di noi confonder questi due esseri e stabilir una identit sola, un'identit inesatta. Insomma, non ha torto.
Rocco - Io non mi sono preso il nome di mio fratello per fare l'assassino...
Antonio Nunziata - Nessuno dice questo!
Rocco - O per commettere azioni che potrebbero umiliarlo o disonorarlo. Anzi, mi sono imposto tale responsabilit che le azioni che oserei per me non le oso per lui. E, se io l'ho con qualcuno, con me, capisci?
Antonio Nunziata - Ma mettiamo che venga qua, che abbia bisogno di venire a trovarti. Ci saranno ..due fratelli con lo stesso nome. Pare che io non abbia avuto neanche quel po' d'immaginazione che occorre per mettere un nome diverso a ciascuno dei propri figli!
Rubina - Ma perch non dirgli la ragione vera?
Antonio Nunziata - Sentiamo la ragione vera.
Rubina - Rocco in questa citt conosce qualcuno, a cui non poteva presentarsi col nome suo.
Antonio Nunziata - E c'era bisogno di farsi vedere?
Rubina - Rocco non poteva farne a meno.
Antonio Nunziata - Ah ah! Il professore! La signorina! E quell'ameno segretario! A proposito, l'ho incontrato. Ma come mai nel primo albergo in cui metto il piede incontro questo segretario?
Rub. - Hanno partecipato in questo albergo a una festa nuziale,
Ant. Nunziata - Ah! Ho capito!
Rubina - E t'ha visto?
Antonio Nunziata - Altro che! M'ha detto che avrebbe avvertito il professore, il quale sarebbe passato qui a salutarmi. Forse la vera ragione sar di sapere notizie di te.
Rocco - (corrucciato) Non voglio vederlo.
Antonio Nunziata - Ma torniamo a noi.
Rubina - Pap, Rocco non poteva fare altrimenti. Poteva forse prendersi un altro nome? Ma i nomi dei miei fratelli quella gente li conosce.
Rocco - Scomparir da questa citt.
Antonio Nunziata - Insomma tuo fratello ti prega di non lasciarlo in questo disagio.
Rocco - E tu che gli hai promesso?
Antonio Nunziata - Gli ho promesso che nel momento stesso in cui ti avessi manifestata la sua volont tu avresti ripreso il tuo nome.
Rocco - Nemmeno un giorno di pi?
Antonio Nunziata - Mi ha fatto giurare.
Rocco - (smarrito) Io devo essere Rocco!
Antonio Nunziata - Puoi dire di essere quello che vuoi, purch restituisca a tuo fratello il suo nome.
Rocco - (sempre pi smarrito) Non posso...
Antonio Nunziata - Come!
Rocco - Non posso subito... Io potrei mentirti, ora...
Antonio Nunziata - No, tu non puoi mentire! Lass, per lo meno, non lo facevi, vero anche che non parlavi...
Rqcco - Hai ragione. Hai giurato... Guarda, pap... Io volevo venire da te, fare una corsa... volevo venire da te per chiederti perdono...
Antonio Nunziata - Che hai fatto?
Rocco - una cosa accaduta sulla montagna.
Antonio Nunziata - Ah!
Rocco - S, pap... Io non ti amavo. Io avevo un rancore contro di te. Mi pareva che per il mio carattere e per la vita che menavo tu non mi volessi bene... Forse vero, questo... Mi sentivo abbandonato... Venivo di nascosto di notte a baciare mamm, e avevo paura che tu mi vedessi, che ti accorgessi del mio rancore... Quando sono andato via dalla casa questo rancore lo sentivo... A poco a poco ho capito, si sciolto dal mio cuore come un grosso nodo... Mia sorella mi ha insegnato a volerti bene. Io perci volevo venire da te... Ho voluto dirti questa cosa ora che sento una specie di disperazione salire dentro di me... Pare una cosa facile quello che mi chiedi, vero... Mio fratello ha ragione... Se io andassi da lui?
Antonio Nunziata - (turbato) Non andare da lui!
Rocco - adirato? Se sapessi come io gli ho dato il meglio dell'anima mia! Se parlavo di me, di Rocco, era lui che onoravo! Lui, mio fratello...
Antonio Nunziata - Non andare da lui!
Rocco - Che t'ha detto? Parole d'ira? Certo, parole d'ira!
Antonio Nunziata - Puoi immaginare.
Rocco - Ma una parola! Che io conosca qualcuna delle sue parole per capire.
Antonio Nunziata - Che se hai rinunziato alla tua testa... parole dettate da un risentimento che non poi campato in aria...
Rocco - Che se ho rinunziato alla mia testa... abbia il coraggio di fare senza?
Antonio Nunziata - Presso a poco.
Rocco - Ha ragione. Prima ero padrone di fracassarmela contro una roccia, mentre adesso non posso farlo! Bene. Ti ringrazio di aver parlato chiaro. Sarei andato da lui inutilmente. Ma c' un mezzo per accontentarlo: uno solo. Partire! Partire, sorella! Non vedere -pi nessuno, qui. Rinunziare a vivere!
Rubina - (abbracciandolo, serrandosi a lui) No, no!
Rocco - (dolcemente allontanandola) Non importa.
Antonio Nunziata - Vuoi dirmi che hai?
Rocco - (accarezzando la fronte del padre) Niente, caro... (singhiozzando commosso) Non ti ho mai accarezzato!...
Antonio Nunziata - Figlio mio! (con impeto lo abbraccia).
Rubina - (a sua volta si stringe al padre e china il capo sul braccio d lui. Pausa).
Antonio Nunziata - Via, via, qualcuno ci cerca...
Rocco - Noi partiamo subito.
(Con discrezione si avvicina il Cameriere che dice qualche cosa a Rubina).
Rubina - (al padre) C'...
Antonio Nunziata - Ah, ho capito. Fate entrare.
Cameriere - (via).
Rocco - Io non voglio vedere nessuno.
Antonio Nunziata - quel caro professore! Ha saputo di me... Scommetto che vuole tue notizie!
(Seguito dal Segretario, entra con le mani tese, tronfio e inchinevole, il Dottor Climt).
Dottor Climt - Ma che sorpresa! Perch non mi avete subito avvertito?
Antonio Nunziata - Sono arrivato un'ora fa. Mi mancato il tempo...
Dottor Climt - La bella signorina Rubina, mi pare... E questo suo fratello? (stringe la mano a Rocco) Io sono stato due volte a casa sua.
Rocco - Lo so...
Dottor Climt - (vivamente interessato) Sono proprio lieto.
Rocco - Grazie. Non mi permetto di dire altrettanto. Esser lieto poco dinanzi alla sua grandezza...
Antonio Nunziata - (per reprimere uno scoppio di risa costretto a tossire rumorosamente).
Dottor Climt - Lei studia a Napoli?
Rocco - S.
Dottor Climt - O per lo meno studiava quando io venni al suo paese.
Rocco - Sono passati degli anni, professore!
Dottor Climt - Che paese meraviglioso!
(Si formano due gruppi. Il Segretario discorre con Antonio Nunziata e Rubina mentre Rocco discorre col Dottor Climt).
Rocco - un paese che bisogna capire, per amarlo. Dapprima impressiona, poi opprime. Per amare la montagna bisogna uccidere la propria stanchezza fisica, essere in condizioni di poter raggiungere la vetta a ogni momento eliminando la fatica.
Dottor Climt - Quello che lei dice molto sottile.
Rocco - Allora questa facilit e leggerezza danno il dominio.
Dottor Climt - Precisamente!
Rocco - Ecco come si pu adorare la montagna. Perch mi guarda cos, professore?
Dottor Climt - Se sapeste! Mi pare di assistere a un prodigio! Io vedo lei cos dissimile dal fratello...
Rocco - proprio sicuro?
Dottor Climt - ...e vedo l'abisso che si apre tra due lontanissime et. Lei colma questo abisso con qualche cosa che non atavismo, ma il ricordo di un atavismo superato e sorpassato.
Rocco - Somiglio io a mio fratello?
Dottor Climt - S, ma gli somiglia come un uomo pu somigliare a un antropoide.
Antonio Nunziata - (che aveva seguito tratto tratto la conversazione reprimendo a stento le risa) Ah, ah! Eppure, professore!
Dottor Climt - (osservando Rocco) Ci sono tratti di somiglianza non solamente fisionomica. L'osso frontale, per esempio...
Antonio Nunziata - Ebbene, l'osso frontale, professore?
Dottor Climt - La forma ovoide;.. Una parentela, s! Ma le ho detto di che genere e come lontana!
Rocco - (crudamente) Rocco, professore... (guarda il padre) Rocco un bruto.
Dottor Climt - Lo dite a me! Se ho scritto un libro su di lui!
Rocco - Questo la diverte, professore?
Rocco Climt - E dica un po', dica un po'... Non pensa affatto quel giovanotto che porta sulle spalle la mia testa?
Rocco - (con ironia quasi feroce) Egli se ne infischia!
- (Il Segretario e Antonio Nunziata rdono).
Rocco - (sempre pi eccitato) La porta qua e l per la montagna!
Dottor Climt - Ah ah! Ma non me la guaster!
Rocco - Chi lo sa! Penso che da un momento all'altro egli debba dimenticarla sotto qualche pietra! A furia di non calcolarla la sbatter contro una roccia!
Dotto Climt - Per carit! Quel, la testa vale parecchie migliaia di lire!
Rocco - Soltanto?
Dottor Climt - E dal punto di vista scientifico non ha prezzo!
Rocco - (c. s.) Ah ah! Professore! Lei corre il rischio di perdere la testa e il denaro!
(Antonio Nunziata e il Segretario a stento trattengono le risa, sebbene ridano per ragioni diverse. La sola Rubina guarda spaventata suo fratello).
Dottor Climt - Che burlone! Mi piace saperla cos burlone!
Rocco - (avvicinandosi come se volesse affrontarlo) Vuol dire che caso mai le dar la mia!
Dotto Climt - Ah ah! La ringrazio! Ma che vuole che me ne faccia? La Sua una testa che onora l'arguzia e l'ironia, l'altra una povera testa che interessa enormemente la scienza.
Rocco - (tragico) Eppure, professore, le due teste sono identiche!
Rubina - (rapidamente si avvicina al fratello e l'afferra per un braccio).
Dottor Climt - (con una certa violenza) Eh, ragazzo! Le assicuro che con quell'altra testa non potrebbe essere che un bruto, come lei stesso ha detto poco prima.
Rocco - (scoppia in una risata che gela tutti i presenti, mentre i due gruppi s riuniscono).
Dottor Climt - (ad Antonio Nunziata) Questo suo figlio molto simpatico!
Antonio Nunziata -Ah s?
Rocco - (gelido) Io sono Rocco.
Dottor Climt e Segretario- (scoppiano a ridere) Ah ah ah!...
Rocco - Io sono Rocco.
Dottor Climt e Segretario - (c. s.) Ah ah ah ah!...
Dottor Climt - (esilarato e soddisfatto, con grandi gesti di saluto) Che burlone! Che burlone! A rivederci! (ad Antonio Nunziata) Viene con me? Salve!
Rubina - Fratello mio, calmati!
Antonio Nunziata - Figlio mio!
Dottor Climt - (che si avviato col segretario, si volge) Vengono?
Rubina e Antonio Nunziata - (lo raggiungono in fretta).
(Nello stesso tempo dalla sinistra entra Regina).
Rocco - (vedendola ha un sussulto e uno scatto) Ah! Voi mi crederete se vi dico che sono Rocco!
Regina - (atterrita) Voi!
Rocco - Non c' stato verso di farlo entrare in testa a vostro padre!
Regina - (sempre atterrita e stupefatta, mormora) Rocco...
Rocco - S. Guardatemi. Mi dovete credere dal momento che vi amo!
Regina - Ma... (si torce le mani, mentre lo guarda incantata).
Rocco - Ah! Non c' stato scampo, signorina! Ho cercato di essere un altro per non farvi paura, per non essere ridicolo dinanzi a voi, o per meglio dire affinch voi, dinanzi a me, non aveste a impressionarvi... Volevo amarvi per me, e ho trovato subito il ricordo di lui che si frapposto tra noi due. Ecco perch, per essere io davanti a voi, dovevo essere un altro. Ebbene, statemi a sentire: mio fratello Riccardo si ribellato. Ha rivoluto il suo nome. Allora ho riofferta la testa a vostro padre...
Regina - A mio padre?
Rocco - In questo momento, prima che voi entraste. Non l'ha riconosciuta. Lui possiede quella, quella che ho abbandonato sulla montagna! Se sapessi piangere, se m: avessero insegnato a piangere, vorrei farvi capire la mia disperazione...
Regina - (gli prende le mani come in sogno) Tu sei Rocco?
Rocco - Non ti ricordi che t'ho offerto un fiore?
Regina - (raggiante) S!
Rocco - Guardami negli occhi. Non vedi che sono gli stessi che ti hanno guardata per la prima volta?
Regina - S, li riconosco!
Rocco - Perch credi che io abbia voluto ingrandire me stesso? Non vero che io l'abbia fatto per far entrare degnamente la mia testa in un museo!
Regina - Perch l'hai fatto?
Rocco - Per ingrandire l'anima mia!
Regina - Rocco!
Rocco - Perch io fossi degno di amarti, Regina!
Regina - E mi hai cercata per scomparire?
Rocco - Come potevo sospettare la beffa che mi aspettava acquattata dietro la cattedra del Professore? Addio, Regina! Sei l'unica donna entrata nell'anima mia! Sei quella che ha detto luce al mio cervello! Ho riempito la montagna del tuo nome. Mentre comminavo, qualcuno mi frustava alle spalle e mi incitava: tua! tua! . Allora ho detto a me stesso: Bisogna andare per il mondo e patire la mia parte! E ho cercato tutte le cose che ti potevano piacere o avevano guardato i tuoi occhi... E come mi sembrato bello il mondo per il solo fatto che tu respiravi in un angolo di esso e occupavi la tua parte di cielo! Ah ah! venuto il professore a farmi capire che non impunemente si entra nella civilt! Anzi ha detto di pi! Che io non sono Rocco! E veramente se io fossi Rocco sarebbe per lui la pi buffa avventura della sua vita! Tale da radiarlo dal numero degli uomini celebri!
Regina - Tu non andrai via!
Rocco - Per forza! Sono imprigionato! Addio, Regina! Rocco rimasto lass! sulla montagna! L'uomo che sta dinanzi a te in questo momento, con gli occhi che non ti guarderanno pi, come dice tuo padre... Non Rocco! Io sono la sua disperazione! Il suo cervello rimesso a nuovo! Il suo salto nel cielo! Addio, signorina! (fugge precipitosamente).
Regina - (con un grido) Rocco! Egli Rocco! (lo stupore, la passione, la gioia gridano in lei).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
Ricca sala ili casa Climt. Oltre la sala divisa da un cancello di ferro o da una vetrata, un altro salone sfarzosamente illuminato. Il dottor Climt ha dato Un grande ricevimento che all'aprirsi del velario sta per finire.
Gli ultimi invitati passano per la sala con l'aria d congedarsi. Si salutano tra loro. quasi la mezzanotte.
Entrano in scena gli Scienziati.
1 Scienziato - Tu che ne dici?
Il Scienziato - Bello. Tutto bello. Tuttavia, se seguita a gonfiarsi dovranno allargare le sale dell'Accademia dove stato ammesso. (Al III Scienziato): Che te ne pare?
IlI0 Scienziato - Dico che a questo mondo, a furia di dire lo sono grande, io sono grande, io sono grande .... Prova tu a dirlo una ventina di volte al giorno per tre mesi.
1 Scienz. - Nessuno ci crede,
III0 Scienziato - Non vero. Non ti crederanno i pochi intelligenti. Ma siccome quelli rappresentano la minoranza, tu facendolo credere ai gonzi hai gi il tuo pubblico. Sai che cosa mi piacerebbe che avvenisse per una graduazione dei valori? Tante volte ci penso! Una bella mattina gli uomini si svegliano col segno della loro intelligenza sulla fronte. Gli uomini d'ingegno, quelli di vero ingegno, sono contrassegnati da una piccola luce, come una piccola stella... Non sar una stella, sar una piccola luce. Vedresti, caro mio, che sbandamenti! Che sorpresa! Ma come! Tu che sei a quel posto! Niente? E invece guarda quello l! Tutti lo avversavano! Tutti sostenevano che non valeva niente!... Oh s! Io ho sempre sostenuto che era pieno di talento! Cari miei, esiste un pudore per gli uomini di ingegno, che impedisce loro di arrivare alle prime file lavorando di gomito. Ma col pudore non si diventa Accademici.
IV0 Scienziato - Col pudore si fa della fame.
IlI Scienziato - Se io fossi il Padreterno istituirei la stella luminosa .
1 Scienziato - Finirebbero col dire che il Padreterno si sbaglia.
II0 Scienziato - Gli oscuri.
III0 Scenziato - Oh! Avere una simile prova di giustizia!
IV0 Scenziato - Lascia andare. Sarebbe giustizia da una parte, ma tu metteresti l'uomo d'ingegno in condizioni da raggiungere subito il benessere, non vero? Il riconoscimento ufficiale porterebbe a questo. Grave errore! Tu toglieresti dalla circolazione i martiri. Il genio rimarrebbe senza dramma. Povero amico! Sono stati sempre i martiri che hanno illuminato il mondo!
IlI0 Scienziato - Sicch tu approvi il dottor Climt?
(Il Dottor Climt si vede passare e indugiare nella seconda sala, circondato da ammiratori e discepoli in frak, che lo corteggiano e lo blandiscono con una serie di inchini e strisciamenti).
IV0 Scienziato - Ma non vedi quanto bello? Altro che stella luminosa E vorresti togliere dalla circolazione un simile astro? Ma perbacco Egli ha meritato la sua fortuna! Per quanti anni si agitato, ha stampato ha concionato! Il sudore della fronte ha il suo prezzo!
II0 Scienziato - Adesso che abbiamo mangiato e bevuto alla sua mensa e detto male di lui, che dobbiamo fare?
1 Scienziato - Andarcene a letto (ridono tutti a quattro).
IV0 Scienziato - Un'altra cosa. (al 11): Secondo te chi di noi avrebbe la stella in fronte?
Ili" Scienziato - Nessuno dei quattro (Ridono tutti e quattro. Poi vanno via dalla destra, mentre dalla sinistra arrivano Rubina e Corrado).
Corrado - Tutta la sera avete cercato di fuggirmi. Ora siete a disagio perch per avventura questa sala si vuotata di tutta la gente che conteneva. Almeno volete sedervi un poco?
Rubina - (si siede docilmente).
Corrado - Ditemi perch non mi potete sopportare.
Rubina - Che c'entra? Io sono agitata e ansiosa perch questa serata per me molto importante. Si decide qualche cosa di molto bello o molto brutto!
Corrado - E io non posso far niente?
Rubina - Niente. Ma a parte questo, ditemi perch io dovrei amarvi. Che avete fatto?
Corrado - Ma a voi piace essere bella.
Rubina - Sicuro.
Corrado - Elegante.
Rubina - Certo!
Corrado - Non siete insensibile alla ricchezza, alla gioia degli altri, alla festa degli altri.
Rubina - No, non sono indifferente.
Corrado - E allora?
Rubina - Allora che importa tutto questo? Non sono innamorata. Volentieri farei per voi qualche cosa. Anzi, vedete, non so proprio perch non sono innamorata di voi. Non scherzo. Dico sul serio. Io vi ammiro. Siete quasi bello. Siete brillante, elegante, intelligente. Che devo fare?
Corrado - Ve lo devo dire io?
Rubina - Avete goduto la vita. Forse, chi sa, forse per questo non mi avete ancora detto niente. Una donna come me piuttosto attratta da chi ha patito.
Corrado - Sono disposto a diventare accattone. Far 1'uomo elementare. L'arrotino... Vi piacerebbe un vagabondo? Uno di quelli che cantano il dies ille seduti sopra una zolla.
Rubina - Ne ho conosciuti! Ne ho conosciuti! Uno di questi parlava come ispirato, sapeva le vite dei santi e i fatti degli apostoli. Poi uccise un uomo.
Corrado - Dunque neanche il cantastorie va bene.
Rubina - No, non va bene.
Corrado - Se volete mi metto a camminare per i sentieri, quelli che si arrampicano per raggiungere le grandi vie. Sono i fratellini poveri della strada maestra, quindi dovreste proteggerli. Dopo un anno di dimestichezza coi pellegrini chieder la vostra mano.
Rubina - Io sono una montagnola. Caparbia. Chi sa che cosa ci vuole per farmi innamorare.
Corrado - Vi burlate di me.
Rubina - Anzi! Mi sono chiesta tante volte: ma perch non lo amo? Ma perch non lo amo? Vi d un consiglio.
Corrado - Fare un viaggio.
Rubina - No. Il contrario. Siatemi amico. Statemi vicino pi che potete.
Corrado - Figuratevi!
Rubina - Forse un giorno mi innamorer di voi.
Corrado - Ma una cosa che succeder entro l'anno, oppure ancora pi in l?
Rubina - Se questa sera avr una grande gioia, io penser alle cose che mi avete detto con una tenerezza che in questo momento dispersa, non riesce a orientarsi dentro di me...
Corrado - Se aveste un po' di confidenza... Non posso far niente per voi?
Rubina - Sono certa che vi vorr bene. Allora ci sposeremo. Far accendere i fuochi sulla montagna. Ecco: a parte l'amore, capite?, a parte l'amore, mi piacerebbe tornare al paese sposa, con una lunga fila di muli che sale per il sentiero recando il parentado e le donne con le vesti di seta cariche di gioielli come madonne in processione. Mio Dio, se potessi volervi bene! Ora andiamo. Dov' Regina?
Corrado - Sar con vostro fratello. Vostro fratello neppure mi vede con occhio benigno.
Rubina - geloso. Geloso di me. Ha paura che io soffra, abbia delle delusioni.
Corrado - Vostro fratello ama Regina?
Rubina - Credo che l'adori.
Corrado - Siete in pena per lui?
Rubina - Si.
Corrado - Se voi foste rimasta sola in questa sala, senza di me che pure non servo a niente, avreste pianto?
Rubina - SI! E voi sareste capace di uccidere il dottor Climt?
Corrado - Per Bacco, se vi fa piacere!
Rubina - (scoppia a ridere. Corrado la guarda quasi atterrito).
Molta gente, intanto, si radunata intorno al dottor Climt che dagli amici plaudenti invitato a parlare.
Corrado - l che parla.
Rubina - Andiamo anche noi. Se no si offende.
Corrado - Non se ne accorge. troppo felice di stare al mondo.
Mentre Corrado e Rubina dicono queste parole si sente la voce del Dottor Climt.
Dottor Climt - Suvvia, signori, permettete che io vi ringrazi! La vostra manifestazione rimarr impressa nella mia mente.
Approvazioni, mormorii, grida di evviva . Il Dottor Climt, seguito dai suoi amici avanza verso la prima sala.
1 Convitato - Noi vorremmo, Eccellenza, una sia pur breve rievocazione del tempo in cui visse il protagonista del libro di cui ci ha parlato.
Tutti - Si! S!
Dottor Climt - Leggerete e vedrete. Il libro non finito. uno studio che mi costato molta fatica. Mancano alcuni disegni antropometrici e delle fotografie. A proposito, dov' mia figlia? (vedendo la signorina Rubina) Ah! Ecco la signorina! Il mio segretario le avr detto qualche cosa a proposito delle fotografie.
Rubina - S, mi ha detto.
Dottor Climt - (volgendosi ai suoi invitati) Che volete che rievochi, amici miei? Volete sapere come si difendeva l'uomo dell'et paleolitica e da quali formidabili nemici? Come il lontanissimo proavo del mio eroe combatteva? Egli aveva due grandi qualit che lo spinsero alla conquista del mondo: il corpo eretto e l'uso della parola. Notate bene ch'egli non era una forma degenerata di uomo sulla china dell'abbrutimento, come alcuni hanno ritenuto, bens una forma primitiva umana il cui istinto di conservazione e quindi di difesa provoc le prime scintille dell'intelletto. Egli sentiva ogni tanto intorno a s boati enormi, e spaventevoli eruzioni di vulcani, e lavorando la selce provvedeva a combattere il rinoceronte di Merki e il leone speleo. Fu egli il primo edificatore di quel substrato preistorico su cui si foggia lo edificio della nostra penisola.
(Approvazioni, congratulazioni, strette di mano. Il Dottor Climt scompare per un momento e gif invitati se ne vanno mentre una lieve e gaia musica lontana segue ritmicamente i loro passi. Intanto il Dottor Climt torna in scena e s'incontra col Segretario. Durante il dialogo che segue, gli invitati si profilano nella seconda sala diretti da sinistra a destra. In ultimo passa una coppia di vecchi arzilli ringalluzziti, con fogge di vestiti antiquati: lui in cilindro e lei con una cuffietta di pizzi. Sono delle vere caricature umane assai prossime al tipo darwiniano antropoide).
Dottor Climt - Sentite, segretario: mia figlia dov'?
Segretario - L'ho vista in giardino col signor Riccardo.
Dottor Climt - Sentite, segretario. Non sono entusiasta di questa amicizia. Tra qualche mese uscir il mio libro. Bisogna provvedere a completare i documenti fotografici del fratello di quel signore. Noi stipulammo un contratto. Tutta questa dimestichezza con la mia famiglia potrebbe riversare un po' di ridicolo su di me, specialmente. Non vi pare?
Segretario - S, ma la cosa non notoria.
Dottor Climt - Ma lo diverr! Insomma questa amicizia non mi piace. Si presta al pettegolezzo.
Segretario - Come dire questo alla signorina Regina?
Dottor Climt - Eh! Lo so! gente simpatica. La signorina Rubina una tesoro di ragazza, ma... Quella Regina ha poi un cos strano carattere! Mi stata richiesta in matrimonio un'ora fa... ve lo dico in confidenza, dal pi caro dei miei discepoli: il barone Armani...
Segretario - Ah perbacco!
Dottor Climt - Credo che siano in ballo parecchi milioni.
Segretario - Eh! Altro che!
Dottor Climt - Cos si dar un taglio netto a tutta questa storia e non se ne parler pi. Non mi piace questa amicizia coi pre-avi, caro segretario! Mi piace solo averli come soggetti dei miei studi. Non c' nulla che mi faccia paura quanto il pettegolezzo.
Segretario - Ma gli uomini come lei non devono temerlo.
Dott. Climt - Sono gli uomini come me che il nostro prossimo felice di vedere travolti dalla ilarit.
Nello stesso tempo che il Dottore e il Segretario dicono queste cose, si svolge il seguente dialogo tra Rubina e Corrado:
Rubina - Vi ringrazio, Corrado. Non potete capire come io mi senta angosciata.
Corrado - un uomo che manca di tatto. Sarebbe perfino simpatico, se fosse pi educato. Ora pur troppo devo andarmene.
Rubina - Fermatevi un altro poco. Forse avr bisogno di voi.
Corrado - Volesse il cielo!
Rubina - Proprio cos! Se sar felice questa sera, vi sposer!
Corrado - Ma signorina! Mi volete far impazzire?
Rubina - Ve lo giuro.
Corrado - Allora, ditemi che cosa bisogna fare perch siate felice! Sono pronto a combattere!
Rubina - Non dipende dalla volont o dalla forza. Dipende da cose su cui la vostra volont non pu nulla.
Corrado - desolante.
Rubina - (ride avviandosi a destra) una carta che si gioca!
Regina - (dalla sinistra) Pap, mi hai fatto cercare...
Dottor Climt - Senti, figlia mia, devo parlarti. Non il caso che io metta della solennit nell'annunziarti che Armani ha chiesto la tua mano.
Regina - Ma che Armani!
Dottor Climt - un'offesa?
Regina - Ma s! Senza dirmi niente! Che maniera questa! Siamo tornati all'et dei nonni! Tu a furia di fare della paleoetnologia induci i tuoi discepoli a comportarsi come all'et della selce. Ma anche allora i consensi li chiedevano alle donne e non ai loro genitori. Mi meraviglio che questo signor Armani...
Dottor Climt - Sai bene che un timido. uno scienziato!
Regina - Oh s! Anche tu sei scienziato, e vorrei sapere tu dove hai nascosto la timidezza.
Dottor Climt - D'altronde inutile discorrere di questo. Tu ti sposerai con chi ti pare e piace. Io ti ho fatto cercare per parlarti del signor Riccardo.
Regina - Oh giusto! Egli pure ti vuol parlare.
Dottor Climt - Ma di che? Io ho da fare. Devo dettare alcune lettere importanti al segretario.
Regina - Ma si tratter di una cosa di pochi minuti, immagino!
Dotto Climt - Io non capisco! Doveva partire l'altro ieri.
Regina - (lo guarda con orgoglio) L'ho fatto rimanere io. Ho fatto di tutto perch non partisse.
Dottor Climt - Ma perch? Tu credi che io veda di buon occhio quest'amicizia?
Regina - Infatti. Mi sono accorta. Ma non ha importanza.
Dottor Climt - Che, ragazza!
Regina - Se non vedi con simpatia quest'amicizia che ci devo fare?
Dottor Climt - Ma insomma, .Regina! Vuoi far ridere alle mie spalle?
Regina - Ridere?
Dottor Climt - C' un uomo, una specie di magnifico bruto, che io studio come un caso meraviglioso, che ha gi fatto un chiasso enorme nel mondo scientifico. Io lo devo presentare al prossimo congresso in un volume da cui mi riprometto un grande successo. Che bisogno c'era, domando io, di creare il disagio inevitabile che ci verr da quest'amicizia troppo stretta coi parenti?
Regina - (tra s) Fosse solo questo!
Dottor Climt - Oh Dio! Non c' nulla di male, ma d'evi convenire che alquanto buffo che io abbia comprato la testa del fratello di costoro! Due bravi giovani, non dico di no...
Regina - No, pap! Tu hai fiutato il ridicolo. Ti esorto a superarlo, perch mi rincresce che tu debba soffrire. Ma ti esorto anche per una ragione egoistica. A me piace Riccardo. Lo amo. Ho deciso di sposarlo.
Dottor Climt - Ecco, ecco! Era questa la mia paura!
Reg. - Bene. Ora ti passata.
Dottor Climt - Altro che passata! Il ridicolo s'insinua!
Regina - Pap...
Dottor Climt - Capisco che in fin dei conti si pu sposare il fratello del pazzo, il fratello dell'assassino, il fratello dell'idiota, ma insomma la cosa buffa sar che io mi sar imparentato col protagonista del mio libro, l'individuo dal cranio dolicomorfo!
Regina - Questo non niente, caro pap! Il peggio verr dopo!
Dottor Climt - Che vuoi dire?
Regina - Se tu sapessi che cosa c' nel cuore di tua figlia! Se sapessi come io vorrei risparmiarti. ..
Dottor Climt - Dovresti proprio risparmiarmi questa sera un colloquio con lui! Devo lavorare. Il segretario mi aspetta nello studio.
Regina - Riccardo aspetter che tu abbia finito.
Dottor Climt - (la guarda) Ma perch sei innamorata?
Regina - Pap, come faccio a dirtelo? un uomo sublime. Un grande spirito. l'uomo istintivo a cui la civilt non ha tolto l'innocenza e la purezza.
Dottor Climt - Istintivo semplicemente perch nato sulla montagna, per correre subito da ragazzo a studiare nelle citt? Tutto l l'istinto?
Regina - No, non cosi. Non puoi capire.
Dottor Climt - Insomma, una rarit?
Regina - Ecco.
Dottor Climt - Non sono contento. Io sono un ambizioso. Avevo altre idee per te. Ma sai bene che mi sta a cuore la tua felicit. Non mi far parlare adesso con lui.
Regina - Devi, pap!
Dottor Climt - Sta bene. (Per andare).
Regina - (assai turbata) Pap!
Dottor Climt - Dimmi.
Regina - Senti. Rinunzieresti all'uomo della montagna?
Dottor Climt - Ma tu impazzisci! Vuoi rovinarmi! In che senso dovrei rinunziare?
Regina - Alla sua esistenza! Al tuo libro! Alla tua scoperta!
Dottor Climt - Mi chiedi questo perch anche tu sei spaventata dalla, parentela!
Regina - (con ansiet angosciosa) Rinunzieresti?
D. Climt - (fissandola quasi con odio) Non chiedere a tuo padre il suo sangue. La mia ambizione e la mia gloria sono la mia vita.
Regina - (fuori di s) Senti: non rinunzieresti neanche se dovessi uccidere tua figlia?
Dottor Climt - (ancora la guarda con odio. Poi ah a le spalle) Sciocchezze! (Se ne va indignato).
Regina - Pap! Pap! (si stringe il viso tra le mani in preda alla disperazione. Poi si volge a sinistra, vede Rocco che sta per entrare, si ricompone, sorride, lo chiama) Rocco!
Rocco - ( dinanzi a lei, in frak).
Regina - (lo guarda estasiata) Caro! Se ti guardo mi pare un sogno. Non riesco a disperarmi nemmeno per la paura che ho di mio padre!
Rocco - Gli hai detto qualche cosa?
Regina - Non quello che pensi tu! Oh! Mi avrebbe incenerita! Oh Rocco! Come farai tu ad affrontare la sua ira?
Rocco - Non ti preoccupare.
Regina - Hai ragione. Se ti guardo non so credere a me stessa. E chi sa che impressione farai a mio padre!
Rocco - Anche tu non puoi esimerti dal considerarmi un animale raro.
Regina - Non questo. la gioia che tu esisti! e che dentro di te tu abbia compiuto questa specie di miracolo, e che tutto questo tu l'abbia fatto per me! Nessuna donna ha avuto quello che tu mi hai dato!
Rocco - Nessuna donna forse lo ha meritato.
Regina - Il mio merito uno solo. Averti amato quale eri, anzi quale pareva che tu fossi, per la purezza che avevi nel cuore. Eri un ragazzo selvaggio che recava nel cuore l'innocenza. E anche questo ragazzo me lo hai portato con l'aspetto di un altro. Sei stato geloso di lui.
Rocco - Anche adesso, ho l'impressione di aver lasciato un altro uomo lass, un altro che non sono io e che potrei andare a ritrovare. Certe volte sono ancora geloso di lui, pensando che tu sia sempre innamorata dell'uomo che ho lasciato sopra le rocce.
Regina - Caro! Un giorno, s, andremo lass a ritrovarlo. Non potrai essere geloso, dal momento che andremo insieme!
Rocco - E se io fossi veramente mio fratello? Questo semplificherebbe tutto.
Regina - Infine io sono libera. Ricordati di questo!
Rocco - Ma io l'ho ingannato!
Regina - Tutti l'abbiamo ingannato.
Rocco - Dunque, vedi? Egli il mio padrone.
Regina - Rocco!
Rocco - Per quanto anch'io dica di esser libero, sento in lui un padrone. Anche il pastore libero. Ma schiavo anche lui della montagna. Schiavo anche del suo gregge. Schiavo della notte che lo coglie fuori degli stazzi! Fino a che non avr detto chi sono a tuo padre, io sar suo schiavo. Poi si vedr. Poi potr portarti via!
Regina - (gli sorride, beata).
Rocco - Perch c' in fondo al mio cuore la vecchia ansiet di predone... sul quale sentimento chi sa che dissertazione farebbe tuo padre!
Regina - Io mi domando se proprio necessario parlare a mio padre.
Roc. - indispensabile per me!
Regina - Eppure...
Rocco - Se no dovrei fuggire.
Regina - Che dici!
Rocco - Ho promesso a mio padre che avrei ripreso il mio nome. Egli se n' andato senza domandarmi se lo avrei fatto. Era sicuro, lui, di me. Ho corso il rischio di perderti per questo! Ma io ti dico che con tutto il mio bene fuggirei da te se tu m'impedissi di parlare a tuo padre.
Regina - Rocco, ho paura.
Rocco - Anch'io ho paura.
Regina - Ho paura che egli sia aspro con te.
Rocco - Quello il meno.
Regina - Non puoi rimandare a domani?
Rocco - No. Gli hai detto che voglio parlargli?
Regina - S.
Rocco - Dunque bisogna!
Regina - Ma domani, domani...
Rocco - Non mi vedresti pi.
Regina - Con tutto il tuo amore?
Rocco - Con tutto il mio amore.
Regina - pi forte l'orgoglio.
Rocco - pi forte il terrore di essere vile.
Regina - (avvicinandosi a lui) Rocco....
Rocco - Regina...
Regina - Non mi hai ancora baciata...
Rocco - (sorride) Non so ancora se dovr fuggire.
Regina - Hai paura di baciarmi?
Rocco - No... (sorride, timido e come pazzo d'amore) Sei tutta l'anima mia...
Regina - (china il capo sul suo braccio).
(Rubina e Corrado vengono dalla sinistra).
Corrado - Eccoli qui. Noi vi abbiamo cercato di l. Me ne vado.
Rubina - (guarda Rocco cercando di leggergli nell'anima).
Regina - Corrado...
Corrado - (si avvicina a Regina mentre Rubina rimane vicino al fratello) Dimmi.
Regina - Corrado, io voglio bene a lui...
Corrado - Si vede chiaro.
Regina - Da che ci siamo lasciati, non abbiamo detto una parola di noi.
Cors. - Non avevamo niente da dire perch tutto era semplice a capire.
Regina - vero.
Corrado - Certo, avevo per te molta amicizia. E quella rimasta.
Regina - Vuoi bene a Rubina?
Corrado - S.
Regina - Lei ti amer, vedrai!
Corr. - Come fai a dire questo?
Regina - (fa il segno di tacere, sorride, lo spinge come se volesse mandarlo via). Aspetta domani. Buona notte.
Corrado - (salutando rapidamente) Buona notte a tutti. A rivederci! (Rubina e Rocco, che s erano un poco allontanati, camminando a braccetto per la sala, rispondono al saluto di Corrado).
Corrado - (via).
Regina - (a Rubina) Avevo pregato Rocco di non parlare questa sera a mio padre.
Rubina - Perch? Egli deve farlo.
Rocco - Lo vedi?
Regina - (immediatamente spinge un bottone elettrico).
Cameriere - La signorina comanda?
Regina - Chiedete a pap se il signore pu andare da lui nel suo studio.
Cameriere - Bene, signorina.
Rubina - (stringendosi amorosamente al fratello) Rocco!
Rocco - (prende le mani di sua sorella e le stringe silenziosamente al petto) Ricordati che anche tu devi essere libera.
Rubina - Non mi sono legata nemmeno con una parola, per essere con te.
Regina - ( rimasta un momento assorta, presso il tavolino a cui si avvicinata per chiamare il Cameriere).
Rubina - (avvicinandosi) Noi aspetteremo qui, Regina?
Regina - (prendendo una mano di Rubina) S, aspetteremo qui. Ecco mio padre.
Dottor Climt - Io devo ancora lavorare per un'altra buona mezzora col segretario. Perci ho preferito venire io qui, dove possiamo parlare liberamente.
Rocco - Sta bene.
Dottor Climt - (quasi per guadagnar tempo, chiede a Rubina) E stata bella la festa? (non si cura neanche della risposta).
Rubina - Magnifica.
Dottor Climt - Mi pare di averle detto, signorina, che desideravo qualche altra fotografia della sua montagna.
Rubina - Ne ho viste di bellissime eseguite da un signore di Lama.
Dottor Climt - E poi una fotografia di suo fratello in vari atteggiamenti quando sale sulla montagna, quando in estasi A guardare le citt lontane. Lei crede che la vista del fotografo non abbia a provocare nessuna reazione?
Rubina - No, niente. Gli sar del tutto indifferente.
Dottor Climt - Perch io mando il nostro fotografo del gabinetto scientifico. (Allegro) Non vorrei che gli . facesse qualche scherzo.
Rocco - Non tema. Egli molto addomesticato.
Dottor Climt - Lei scherza! Gi. Lei scherza sempre! (Lo osserva) .
Rocco - Non ho mai scherzato, dottore. Mi mancato il tempo.
Dottor Climt - (a Regina e a Rubina) Volete lasciarci un momento soli?
Regina - (assai turbata) S, andiamo. (A Rocco) Ricordati che io sono pronta per salvarci.
Rocco - S, Regina.
Rubina - A tra poco.
(Via entrambe a sinistra).
Dottor Climt - (dopo una pausa:) Dunque mio giovane amico?
Rocco - Io so che tra qualche momento lei sar fuori di s.
Dottor Climt - (guardandolo spaventato) Eh?
Rocco - Voglio perci avvertirla che io rimarr indifferente alla sua ira. Lei un grande scienziato, ma la vita, per mio mezzo e di questo con tutta l'anima le chiedo scusa le ha giuocato una grossa beffa. Mi stia dunque a sentire. Lei si sar accorto di qualche cosa. Voglio bene, voglio bene profondamente alla sua figliuola. Per non scomodare mio padre che se si mosso una volta, non si muove una seconda, le chiedo il permesso di sposarla.
Dottor Climt - Prevedevo la domanda. Non c' ragione perch io esprima la mia ira. Ma se sinceramente devo esprimere il mio sentimento, le dir che non precisamente di letizia. Io sono un uomo molto in vista....
Rocco - So bene!
Dottor Climt - E perci vulnerabile non solo dalla beffa, e non il caso, ma anche dalle sfumature della comicit. Ora noi questa sfumatura la toccheremo, evidentemente. Non si potr distruggere il fatto che io sono venuto sulla sua montagna a prendermi la testa di suo fratello e lei sceso gi a portarsi via non soltanto la testa di mia figlia, ma lei tutta quanta in blocco. una giusta vendetta considerata dal punto di vista dell'ironia. Quindi lei ha ragione di dire che la vita mi ha giocato un brutto tiro. Non vedo ancora la beffa. Vuol dire che la sua suscettibilit supera la mia.
Rocco - Professore, non so che pagherei per risparmiarle... Se mi avesse creduto l'altro ieri quando le ho detto chi ero...
Dottor Climt - Ancora.
Rocco - (violento) S, ancora! Lei non mi vuol credere per paura. Ma questa certezza gi in lei. Io sono Rocco!
Dottor Climt - (lo guarda livido, con disperazione e con odio).
Rocco - E lei lo sa! Lo sa che questa testa sua! Ma siccome non ho l'obbligo di dargliela che alla mia morte, permetter che essa diventi la testa di suo genero.
Dottor Climt - (smarrito) Come ha fatto... Dove ha imparato a parlare, a vestirsi, a pensare...
Rocco - Girando per il mondo. Un po' coi miei denari, un po' con quelli di mio padre.
Dottor Climt - Aveva ragione. La beffa!
Rocco - Capisco la sua irritazione. Dovevo rimanere lass!
Dottor Climt - Certo!
Rocco - Questa ferocia!
Dottor Climt - La sua una cattiva azione!
Rocco - Rinunziare alla vita. Seppellirmi. Scomparire.
Dottor Climt - Doveva girare alla larga. Non avvicinarsi alla mia casa con l'inganno! Prendendosi per alleata quella santocchia di sua sorella!
Rocco - Lasci stare mia sorella. Se la prenda con me! Dica a me tutte le sue insolenze!
Dottor Climt - Perch venuto qui con l'inganno?
Rocco - Quando vidi sua figlia, quel giorno, si apr per me la vita. Volli con un altro nome avvicinarla. Non osavo... Poi mio fratello rivolle il suo. Ora il mio non va bene perch lei non lo vuole. Cosi come sono non ho diritto alla vita. Dovevo fuggire?
Dottor Climt - Sicuro!
Rocco - Sua figlia mi avrebbe seguito.
Dottor Climt - Sarebbe stato meglio! Ora che devo fare di voi? Lo faccia lei il programma futuro! Lei sposa mia figlia. Daremo un bel ricevimento. Il dottor Climt andato sulla montagna a comprare la testa del genero!
Rocco - Mi dispiace.
Dottor Climt - Questo genero stato descritto nel libro imparentato col preuomo fossile e lei era qui questa sera in frak tra gli invitati! Lei che un selvaggio! Lei che vive sulla montagna come un primitivo!
Rocco - Ma lei perch si inventata tutta questa roba?
Dottor Climt - Lei doveva venire qui, presentarsi a me, prima di mettersi a girare per il mondo! Era questo il suo dovere! Doveva consigliarsi, agire lealmente! Adesso pare che io abbia inventato tutto, che io abbia cercato col pretesto della scienza, d'inventare un personaggio clamoroso per fare del chiasso e ingannare il pubblico. L'uomo primitivo! Eccolo qua, pi civile di me! Io non avevo nessun diritto su di lei. Il fatto che avevo acquistata la sua testa per la mia collezione non la obbligava a nessuna schiavit: questo vero. Ma mi dica lei in quale collezione la devo mettere, adesso che aspira alla collezione di famiglia?
Rocco - Mi tolga da tutte le collezioni!
Dottor Climt - Ma lei pazzo! Lei l inchiodato!
Rocco - Che ho fatto?
Dottor Climt - E venuto da me come un ladrone! E il ladrone l'ho scelto io tra quegli antenati che ho amorosamente seguito per tutta la vita. Li ho studiati, li ho ricostruiti. Uno d essi si stacca dalla vetrina e mi rapisce la reputazione! la beffa! la beffa!
Rocco - Io amo sua figlia. Amandola, che dovevo fare?
Dottor Climt - Gettarsi da un burrone! Ah no, che la testa era mia! Ma l'avrebbero trovata in qualche parte.
Rocco - Modifichi il suo libro. Aggiunga una seconda parte: La civilizzazione del bruto !
Dottor Climt - La verit, giovanotto, che la mia fatica di molti anni, la mia reputazione, la mia seriet saltano in aria!
Rocco - Perch sposo sua figlia?
Climt - Questo sarebbe il meno!
Rocco - Ah capisco! Lei andato divulgando tra i suoi colleghi e amici e discepoli quello che ha scritto nel libro: che cio la conformazione della sua famosa testa, che poi la mia, non avrebbe mai potuto dare segni d'intelligenza! La calotta, vero? Le arcate sopraorbitali... Ah ah!... Io possedevo il cervello di un predatare di belve e l'ottusit di un capraio bestiale! M'avr descritto con colori romantici mentre mi inerpicavo sulle rocce e bevevo l'acqua dei torrenti! La sua tronfia letteratura, la sua altezzosit di oggi mi negano la mano di sua figlia, ma avevano gi negato a me la possibilit di essere uomo! Non vero, professore? Pazienza se avesse saputo prima come stavano le cose! Avrebbe fatta una esposizione diversa! E ora come si fa? Strappare tutte quelle pagine! Fosse vero il suo libro, fosse un grande libro, vede: avrei il coraggio di annientarmi! Ma anche rinunziando lei vede gi un immenso fiume d'ilarit avanzare dalla sua parte! E se i suoi lobi frontali e le sue capacit craniche hanno fatto fiasco, colpa mia se sono sceso dalla montagna credendo in buona fede che gli uomini fossero pi gentili delle belve?
Dottor Climt - Poteva rimanersene lass!
Rocco - Ah s? Lei che ha inneggiato all'evoluzione...
Climt - Ma lasci andare!...
Rocco - Lei che fa il darwiniano, lei che viene dalla scimmia e si meravigliosamente evoluto fino a diventare un grande uomo, lei nega a me il diritto di essere qualcuno! Che ne dice, eh?, professore? Io, razza di predoni, sono venuto a chiederle il permesso di sposare sua figlia, quando potevo portarmela via cento volte! Meglio, eh? Sarebbe stato meglio perch si sarebbe evitato lo scandalo tra i suoi colleghi imbalsamati. Bastava per questo nascondersi nel centro dell'Africa! Guardi un po' che cosa pu preferire un cuore di padre quando l'ha ossificato la scienza! E come fa la scienza a reggersi con un libro di meno dove un uomo selvatico avrebbe fatto le spese della curiosit universale? Ma ecco qua che il protagonista salta fuori con un frak nuovo di zecca!
Dottor Climt - la beffa!
Rocco - Senza sapere che questo frak ho cominciato a indossarlo da che ho cominciato a patire! Senza sapere che sono sceso dalla montagna come un fanciullo, e subito i lupi che non avevo incontrato lass mi sono venuti addosso per divorarmi! Crede lei che io abbia pagato il mio essere civile meno di quanto lei abbia pagato la sua testa di bruto?
Climt - Questo non mi interessa.
Rocco - (con un grido) Ecco! Questo per me cos spaventosa meraviglia che io non so riavermi, e la guardo esterrefatto! M'aspettavo che, non foss'altro che per curiosit umana... m'aspettavo che lei volesse vedere come si erano comportati questi lobi frontali e questa calotta cranica che l'avevano attratta... Potevo essere come un suo figliuolo... La sua curiosit sarebbe stata per me una specie di tenerezza... M'aspettavo qualche sua domanda: Che hai fatto? Come hai patito? Come hai accresciuta la tua intelligenza? Sono io venuto a cercarti, e" sono stato io che t'ho fatto scendere dalla montagna, perch tu hai capito che il tuo dovere di uomo era di partecipare alla vita degli altri uomini... Vieni qui... Qui c' un uomo, oltre che uno scienziato, c' un uomo che vuol sapere che cosa ha fatto di te la vita... la vita spaventosa... la vita dei mostri... la vita degli innocenti... . ( commosso e pieno di sdegno. La sua voce piena d lacrime. Poi violentemente gli si ferma davanti e gli dice:) Sono io il mostro, sono io il mostro?
Dottor Climt - Lei venuto a rovinarmi, altro che essersi preso beffe di me! E mi faccia il piacere di andarsene.
Rocco - Ah no, caro! Tu vuoi che scompaia con la figlia, tu hai urgenza che io diventi senza nome perch tutto sia- come prima e niente appaia spostato! Tu fai assegnamento, dopo averlo avversato, sul mio amore per tua figlia! No, no! Io rimango qui con la mia testa, e sposo tua figlia, dinanzi a tutti!
Climt - Tu sei veramente un mostro! Sento in te l'ira del montanaro che odia il mondo civile.
Rocco - Caro, ma tua figlia un angelo e io l'amo. Il tuo torto di credere col tuo denaro di aver comprata l'anima mia! Per quanto poi riguarda la civilt non posso dire che sia stata gentile con me! Ma mi ha messo qualche cosa nell'anima per cui non mi lamento.
Dottor Climt - Tu sei dunque a posto! Ma la tua conquista spirituale distrugge la mia opera di tanti anni di fatica! Maledetto capraio, ti odio!
Rocco - Lo so...
Dottor Climt - E dire che t'ho messo io all'onore del mondo!
Rocco - S, ma come sei feroce coi tuoi figli!
Dott. Climt - Mi conforta una cosa sola: che tu veda l'abisso umano! Che ci sei venuto a fare?
Rocco - Per misurarlo.
D. Climt - E che vantaggio ne hai?
Rocco - Misurare un uomo civile? Ah! Che divinit!
Dottor Climt - E poi?
Rocco - E poi aver paura di essere uomo! Ma, in mezzo a tanta paura, l'estasi! Quella che mi fa dire, mentre ti guardo, che la vita bella!
Dottor Climt - Maledetto! Tu non raggiungerai il tuo sogno!
Rocco - (scuote il capo) Vedi: tu saprai cercare un fossile, ricostruire una razza, ma ti manca l'innocenza che ci vuole per congiungere due creature.
Dottor Climt - Non unir mai mia figlia con un predone come te!
Rocco - Lo so. Per far questo necessaria un po' di tenerezza umana, che a te manca. Ma noi andremo lo stesso a cercare un po' di bene per il mondo! E andremo insieme. Tua figlia di l che mi aspetta! Sapeva benissimo che per salvarci dovevamo fuggire lontano da te!
Dottor Climt - (fuori di s) Ah ah! Per quanto lontano tu vada, avrai sempre la cavezza al. collo! Una cavezza da schiavo! E un giorno docilmente dovrai salire le scale di un museo a depositare la tua testa!
Rocco - (ha un gesto d rivolta e di disgusto). Ah se non fosse suo padre! (si copre la faccia con le mani mentre il petto lacerato da un irrefrenabile singhiozzo).
Dottor Climt - Ah piangi? Piangi? la tenerezza per la tua testa che ti d tanto dispiacere?
Rocco - Piango perch mi vergogno di te! Mi vergogno degli uomini come te che offendono il mondo! Via via via via!... (Via di corsa come se volesse sfuggire la sua stessa ira che lo incalza. Esce a sinistra nello stesso tempo che il Dottor Climt indignato esce, anche lui di corsa, a destra).
FINE
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