L’uomo dal fiore in bocca

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Titolo

L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello

Autore

Giuliano Angeletti

Data pubblicazione

03.02.2007

Anno di stesura

2006

Genere

dramma

Atti

1

Durata (min)

45

Lingua

italiano

Personaggi maschili

3

Personaggi femminili

1

Minimo attori maschili

2

Minimo attrici femminili

1

Premi e riconoscimenti

no

Depositato S.i.a.e.

si

Segnalazioni commissione di lettura

n.d.

 Breve sintassi:

Questo dramma borghese di L. Pirandello rappresentato per la prima volta nel 1922 nel Teatro Manzoni di Milano, e  riscritto dal drammaturgo ligure Giuliano Angeletti nel 2006  è ambiento, non più in una stazione ferroviaria  ma in un locale notturno della Versilia.  Alcune battute pirandelliane ( in corsivo) rimangono inalterate. Muta la figura dell’Avventore,  molto più vitale e meno subalterno: nuova è la  protagonista femminile,  una  giovane entrenuse (Magda ) che a suo modo condiziona il dramma: l’epilogo dapprima sembra calcare la trama originale, ma viene reso ancora più incisivo analizzando le due nuove personalità.

L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA

(1922)

di Luigi Pirandello

Riscritto

da Giuliano Angeletti

(2006)

PERSONE DEL DIALOGO

l’uomo dal fiore

il viaggiatore

magda

il barista

 

scena:

musica da night

Al levarsi della tela si vedranno in fondo poltroncine e tavolino, al centro dello stesso una lampada da tavolo di notevole effetto, con  la luce soffusa rossa che traspira tra  tende anch’esse rosse: a lato scena, un bancone da bar con sgabelli alti, un barista vestito di rosso è sempre presente dietro il banco, ma rimane fermo, immobile come un mimo. L’interno è arredato in rosso. (si consiglia) durante il dramma di inserire due giovani entrenuse che abbracciate a due  avventori, pur non partecipando ai dialoghi, entrano ed escono dalla scena, animando le pause .

Sono passate da poco le tre: ad intervalli si sentono musiche da locale notturno.

 l'Uomo dal fiore in bocca (vestito di grigio) seduto nella poltroncina del salottino del night bevendo la sua PepsiCola, osserverà a lungo in silenzio un uomo in cravatta vestito di bianco che nella poltroncina accanto, sorseggia un Martini rosso con ghiaccio.

Poco distante la stazione ferroviaria (si sente il rumore dei treni passare)

L’uomo vestito di bianco guarda l’orologio

L'uomo dal fiore .

Ah, lo volevo dire! Lei dunque aspetta un treno?

L'avventore.

L’Eurostar delle  5.00 ? Arrivo alla stazio­ne alle 23.45 , vedo il treno per Vezzano Ligure quello delle 24.00 , faccio per salire …poi  vedo l’insegna del night

tentenno …. poi , una voce dentro di me mi ha detto:

Giuliano vai al night … e prendi il prossimo treno …

L'uomo dal fiore.

La vita è fatta di treni presi e persi!

L'avventore.

(ironico)

Già! Se treni sono le tentazioni

… io non fuggo le tentazioni

L'uomo dal fiore.

Lei sembra un uomo soddisfatto di se.

L'avventore.

(risoluto ma compiaciuto)

Sbaglia! Un uomo non è mai soddisfatto di se. Un uomo è ossessionato dall’eternità e l’eternità è l’essere ricordato: io posso morire oggi o domani: ma, la mia arte rimane e rimarrà sempre ed io voglio che si dica che le mie opere rimangano immortali e che i  colori delle mie tele portano valori …a tutto e  alle cose che non hanno propriamente valore…

(agita le mani)

Vede queste mani

(le mostra)

Queste mani … hanno creato …. Hanno salvato … hanno fatto atti … che stupiscono

 

L'uomo dal fiore.

Che stupiscono … non capisco! Ma lei chi è?

L'avventore.

(pieno di se)

Io sono tutto… tutti e nessuno …

L'uomo dal fiore.

(stupito)

Capisco ancora meno!

Pausa.

L'avventore.

I nostri pensieri, le nostre sensazioni e i sogni che facciamo ci trasmettono delle immagini. Creare delle immagini dipingendo  o anche semplicemente giocare con colori e forme è un sistema ideale per scoprire informazioni che non è possibile esprimere a parole. Sulla tela: possiamo fare esperienze, attuare cambiamenti, cogliere l'attimo, rilassarci e scoprire qualcosa di nuovo. I dipinti non esigono spiegazioni ma i colori ci confrontano e ci sfidano,e lì l’Artista deve trovare e creare nuove soluzioni. 

L'uomo dal fiore.

(stupito)

Oh bella! Allora lei è!

L’avventore.

 Si io sono un pittore! E lei!

L'uomo dal fiore.

(titubante)

Io sono un idraulico!

L’avventore.

 No! Non deve essere titubante, lei deve essere orgoglioso di svolgere un’attività umile ma molto ben retribuita …

L'uomo dal fiore.

(timoroso)

No! Io nel corso della mia attività ho conosciuto tanta gente, ma mai un pittore di fama come lei, un Artista che ricerca e trova se stesso nei colori

L'Avventore.

ricercare l'essenza attraverso i colori: sembra un programma assurdamente audace ma se lo fai umilmente, con tenacia, magari attraverso l'antica tecnica di sciogliere un po' di pigmento nell'acqua su di un foglio di carta ... e se poi aggiungi tuoi pensieri ... io adesso per esempio vedo che lei è vestito di grigio e il grigio è il colore della tristezza, della solitudine, della nevrastenia. Un colore decisamente negativo.

L'uomo dal fiore.

(stupito)

Come ha fatto! Lei è riuscito a capire dal colore del mio vestito il mio stato d’animo!

(pausa)

 io non riuscirei mai ad essere così… creativo …

L'Avventore.

(pieno di se)

Anche un idraulico è un creativo:  creare dal nulla un impianto di riscaldamento, è creatività.

(pausa)

 Come va il lavoro! Ma …

(curioso)

 cosa cerca di nascondere sotto il baffo?

L'uomo dal fiore.

(in imbarazzo)

Niente … non è niente e poi … per quanto riguarda il lavoro, mi sono preso una pausa di riflessione

L'Avventore.

(tirando fuori in maniera goffa un pacchettino incartato male)

Male … male! Caro signore, non bisogna mai guardarsi indietro!

Io non lo faccio mai! Non serve …

(armeggia con il pacchettino, l’uomo dal fiore sorride)

La faccio sorridere … io non riesco a fare un pacchetto non dico bene ma almeno presentabile… vede questo è un regalino  per una ragazza che lavora in questo locale, ed è una donna che mi sta molto a cuore

L'uomo dal fiore.

(titubante)

Una ..

L'Avventore.

(a voce alta)

Si! Lo dica chiaramente… una puttana ... un uomo è circondato da puttane… mia moglie era ed è ancora una gran puttana … tutte le donne sono puttane anche le più puritane… e sua moglie ..

L'uomo dal fiore.

(alterato)

Mia moglie! Cosa c’entra mia moglie!

L'Avventore.

(a voce alta)

Si! Sua moglie!

Lei Non sarebbe qua … in questo luogo di perdizione se avesse un ottimo rapporto con sua moglie … lo ammetta …

(cercando di impacchettare il regalo)

Non riesco … proprio

(Pausa.)

L'uomo dal fiore.

(con voce soffocata da un singulto)

Mia moglie

Mia moglie … non voglio parlare di mia moglie…

(animoso)

Certo che un uomo di mondo come lei,  

non ha  quel arte spe­ciale che mettono i giovani di negozio nell'involtare la roba venduta...

(Pausa.)

(Pausa.)

Che mani! Un bel foglio grande di carta doppia, rossa, levigata... ch'è per se stessa un piacere vederla... così liscia, che uno ci metterebbe la faccia per sentir­ne la fresca carezza... La stendono sul banco e poi con garbo disinvolto vi collocano su, in mezzo, la stoffa lieve, ben piegata. Levano prima, da sotto, col dorso della mano, un lembo; poi, da sopra, vi ab­bassano l'altro e ci fanno anche, con svelta grazia, una rimboccaturina, come un di più per amore dell'arte; poi ripiegano da un lato e dall'altro a triangolo e cacciano sotto le due punte; allungano una mano alla scatola dello spago; tirano per farne scorrere quanto basta a legare l'involto, e legano così rapida­mente, che lei non ha neanche il tempo d'ammirar la loro bravura, che già si vede presentare il pacco col cappio pronto ad introdurvi il dito.

L'avventore.

Eh, si vede che lei ha prestato molta attenzione ai giovani di negozio.

L'uomo dal fiore.

Io? Caro signore, giornate intere ci passo. Sono capace di stare anche un'ora fermo a guardare dentro una bottega attraverso la vetrina. Mi ci dimentico. Mi sembra d'essere, vorrei essere veramente quella stoffa là di seta... quel bordatino... quel nastro rosso o celeste che le giovani di merceria, dopo averlo misurato sul metro, ha visto come fan­no e se lo raccolgono a numero otto intorno al pol­lice e al mignolo della mano sinistra, prima d'incartarlo.

(Pausa.)

Guardo il cliente o la cliente che escono dalla bottega con l'involto appeso al dito o in mano o sotto il brac­cio... li seguo con gli occhi, finché non li perdo di vista... immaginando... — uh, quante cose immagi­no ! Lei non può farsene un'idea.

Pausa. — Poi, cupo, come a se stesso:

Ma mi serve. Mi serve questo.

L'avventore.

Le serve? Scusi... che cosa?

L'uomo dal fiore.

Attaccarmi così — dico con l'im­maginazione — alla vita. Come un rampicante at­torno alle sbarre d'una cancellata.                             

(Pausa.)

Ah, non lasciarla mai posare un momento l'immaginazione: — aderire, aderire con essa, continuamente, alla vita degli altri... — ma non della gente che conosco. No, no. A quella non potrei! Ne provo un fastidio, se sapesse, una nausea. Alla vita degli estranei, intorno ai quali la mia immaginazione può lavorare liberamente, ma non a capriccio, anzi tenendo conto delle minime apparenze scoperte in questo e in quello. E sapesse quanto e come lavora! fino a quanto riesco ad addentrarmi! Vedo la casa di questo e di quello; ci vivo; mi ci sento proprio, fino ad avvertire... sa quel particolare alito che cova in ogni casa? nella sua, nella mia. — Ma nella nostra, noi, non l'avvertiamo più, perché è l'alito stesso del­la nostra vita, mi spiego? Eh, vedo che lei dice di si...

L'avventore.

Sì, perché... dico, deve essere un bel piacere codesto che lei prova, immaginando tante cose...

 

L'uomo dal fiore

(con fastidio, dopo averci pensato un po').

Piacere? Io?

L'avventore.

Già... mi figuro...

L'uomo dal fiore.

Mi dica un po'. È stato mai a con­sulto da qualche medico bravo?

L'avventore.

 Fortunatamente no!

L'uomo dal fiore.

Non s'allarmi! Glielo domando per sapere se ha mai veduto in casa di questi medici bravi la sala dove i clienti stanno ad aspettare il loro turno per essere visitati.

L'avventore.

(sorridendo)

A volte capita di frequentare quelle salette

L'uomo dal fiore.

Bene. Non voglio sapere. Dico, quelle sale...

(Pausa.)

Ci ha fatto attenzione? Divano di stoffa scura, di foggia antica... quelle seggiole imbottite, spesso scompagne... quelle poltroncine... È roba compra­ta di combinazione, roba di rivendita, messa lì per i clienti; non appartiene mica alla casa. Il signor dottore ha per sé, per le amiche della sua signora, un ben altro salotto, ricco, bello. Chi sa come striderebbe qualche seggiola, qualche poltroncina di quel sa­lotto portata qua nella sala dei clienti a cui basta que­sto arredo così, alla buona, decente, sobrio. Vorrei sapere se lei, quando di rado , per fortuna guar­da attentamente la poltrona o la seggiola su cui stette seduto, aspettando.

L'avventore.

Iono, veramente...

e poi non tutte le sale d’aspetto sono così,

ci sono sale comode con un arredamento alla moda,

con assistenti che offrono bibite, caffè o the … io a Zurigo …

L'uomo dal fiore.

 Eh già! A Zurigo … ma non in Italia …

L'avventore.

(alterato)

Non è vero! Io sono stato in una Clinica Privata a Milano

L'uomo dal fiore.

( ironico)

In  una clinica privata a Milano…

io non posso permettermelo …

io sono abituato all’ arredamento scarno della pubblica sanità

e a quelle poltrone di seconda mano …

(Pausa.)

Ma neanche i malati spesso ci badano, compresi co­me sono del loro male.

(Pausa.)

Eppure, quante volte certuni stanno lì intenti a guar­darsi il dito che fa segni vani sul bracciuolo lustro di quella poltrona su cui stan seduti! Pensano e non vedono!

(Pausa.)

Ma che effetto fa, quando poi si esce dalla visita, riattraversando la sala, il rivedere la seggiola su cui poc'anzi, in attesa della sentenza sul nostro male an­cora ignoto, stavamo seduti! Ritrovarla occupata da un altro Paziente, anch'esso col suo male segreto; o là, vuota, impassibile, in attesa che un altro qualsiasi venga ad occuparla. —

(Pausa.)

Ma che dicevamo? Ah, già... Il piacere dell'imma­ginazione. — Chi sa perché, ho pensato subito a una seggiola di queste sale di medici, dove i clienti stan­no in attesa del consulto!

L'avventore.

Già... veramente...

L'uomo dal fiore.

Non vede la relazione? Nean­che io.

(Pausa.)

Ma la relazione, forse, può esser questa, guardi: — Avrebbero piacere quelle seggiole d'immaginare chi sia il cliente che viene a sedersi su loro in at­tesa del consulto? che male covi dentro? dove andrà, che farà dopo la visita? — Nessun piacere. E così io: nessuno! Vengono tanti clienti, ed esse sono là, povere seggiole, per essere occupate. Ebbene, è anche un'occupazione simile la mia. Ora mi occupa questo, ora quello. In questo momento mi sta occupando lei, e creda che non provo nessun piacere ad essere qui seduto in questo divano, in un luogo che non sento mio, perché io sono qui solo per provare emozioni, prima che il signore mi chiami.

L'avventore.

(tra se e se e facendo il gesto)

Uh, che palle!

(entra una entranuse Magda vestita di giallo)

Magda.

(bacia il professore)

Bentornato Professore

L'avventore.

Sei sempre più bella Magda

(Magda si siede sulle ginocchia dell’Avventore)

Magda.

Sai che sono pagata per farvi bere

L'avventore.

 (rivolto a Magda)

Un Martini …

(rivolto all’uomo dal fiore)

e lei prende qualcosa …

(rivolto a Magda)

e per te Magda

Magda.

Si un Martini anche per me … e per lei …

L’uomo dal fiore.

Per me un’orzata … con la cannuccia

L’Avventore.

Un’orzata … non capisco …  e lei viene in questo posto e prende un’orzata

Magda.

Ho capito vado a prendere un altro Martini

(Magda esce di scena)

L'uomo dal fiore.

(Rivolto all’ Avventore).

Caro signore

(Pausa.)

Riprendendo il discorso di prima

(Pausa.)

Io  le dico che ho bisogno d'attaccarmi con l'imma­ginazione  alla vita  altrui,  ma così, senza piacere, senza punto interessarmene, anzi... anzi... per sen­tirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana, la vita, cosicché veramente  non debba importare  a nessuno di finirla.

Con cupa rabbia:

E questo è da dimostrare bene sa? con prove ed esempi continui, a noi stessi, implacabilmente. Perché, caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma c'è, c'è, ce lo sentiamo tutti qua, come un'an­goscia nella gola, il gusto della vita, che non si sod­disfa mai, che non si può mai soddisfare, perché la vita, nell'atto stesso che la viviamo, è così sempre ingorda di se stessa, che non si lascia assaporare.

Il sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. Il gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati. Ma legati a che cosa? A questa sciocchezza qua... a queste noje... a tante stupide illu­sioni... insulse occupazioni... Sì, sì. Questa che ora qua è una sciocchezza... questa che ora qua è una noja... e arrivo finanche a dire, questa che ora è per noi una sventura, una vera sventura... sissignori, a distanza di quattro, cinque, dieci anni, chi sa che sapore  acquisterà...  che gusto, queste lagrime... E la vita, perdio, al solo pensiero di perderla... spe­cialmente quando si sa che è questione di giorni...

A questo punto dal cantone a destra sporgerà il capo a spiare la donna vestita di nero.

Ecco... vede là? dico là, a quel cantone... vede quell'ombra di donna? — Ecco, s'è nascosta!

L'avventore.

 (ironico)

Come? Chi... chi è!

(ride)

ma scherza è solo Magda che torna con il MARTINI

L'uomo dal fiore.

Non l'ha vista? S'è nascosta.

L'avventore.

Magda?

(entra in scena Magda con i Martini)

Magda.

 ecco il MARTINI  

L'uomo dal fiore.

Grazie

Magda.

Questo è per te ciccino

L'avventore.

Grazie … mia cara

Magda.

Ciccino vai un attimo nel separè, c’è Natascia che vuole parlarti

L'avventore.

Vuole parlarmi! E in privato …

Magda.

(ammonendolo)

vuole solo che gli fai una visita

L'avventore.

In tutto il corpo naturalmente

Magda.

Si

L'avventore.

Io vado … ma … sai che amo solo te

(e si baciano)

(rivolto al uomo dal fiore)

Io purtroppo devo lasciarla …

L'uomo dal fiore.

Prego

Magda.

Vai pure passerotto, rimango io con lui

L'avventore.

Aspettami Magda

Magda.

Si ciccino

(l’Avventore esce di scena)

Magda.

(curiosa)

Voglio vedere cosa mi ha regalato il mio ciccino

(apre il pacchetto)

Uhhh … un colliè di diamanti

L'uomo dal fiore.

lo metta

Magda.

(lo redarguisce)

I diamanti si indossano

(fa l’atto di indossarlo)

L'uomo dal fiore.

Posso aiutarla

Magda.

Si!

(L’uomo dal fiore da una mano a Magda ad indossare il diamante)

Come mi sta?

L'uomo dal fiore.

Benissimo

Magda.

Che uomo il professore

L'uomo dal fiore.

lei ne è innamorata e  lui non mi sembra da meno

Magda.

(compiaciuta)

Si

L'uomo dal fiore.

(ironico)

Io mi domando… sempre come fa … un uomo…così altolocato come il professore a …

Magda.

(alterata)

Ad innamorarsi, di una puttana, come dice lei,

ad innamorarsi di una donna che ha avuto molti uomini… e allora!

L'uomo dal fiore.

(ironico)

(ride)

Mi scusi… non sono cose che mi riguardano  ..

Magda.

(alterata)

E allora …il professore è un mio preferito … e poi è così carino

L'uomo dal fiore.

(ironico)

Le piace questa vita

Magda.

(alterata)

Come fa a piacermi …

io come una schiava devo condividere il  letto con uomini avidi  di perversioni

cosa crede che mi piaccia    essere preda di avide di mani che ti toccano bramose, 

mani che ti esplorano con ruvide carezze ferendo il mio destino

non è una scelta essere qui con lei  in questo momento,

non è una scelta essere costretta  per dolore o per amore …

a baciare a succhiare membri sensibili di uomini insensibili,

uomini che si inginocchiano e ti esplorano morbosamente la fessura

ed io costretta a sorridere soffocata dalla loro ventura

L'uomo dal fiore.

(ironico)

se il suo pittoresco mestiere non le piace può sempre cambiare,

andare a pulire le scale o qualche umile lavoro

Magda.

(calma)

Non posso, almeno per questo anno non posso: ed è una mia scelta

(Magda nota una borsa di nylon con delle lastre e dei fogli)

Posso vedere …

L'uomo dal fiore.

No …

Magda.

(calma)

Posso …

(allunga la mano e prende le diagnosi )

 (legge in silenzio e rivolto al uomo dal fiore)

Purtroppo non dicono niente di bene,  lo sa … lei è qui non per piacere ma per soffocare il dolore sia fisico che morale, abbiamo parlato poco ma non e detto che non la conosca, mi basta poco per conoscere gli uomini. E stato lei ad abbandonare la moglie forse per tenerla all’oscuro del suo male  e non mi dica che non e vero, lei sente a volte dei dolori fortissimi e la prescrizione di questi farmaci ne sono la prova  2 pastiglie prima di andare a dormire non più di 4 se ne sente il bisogno. In quanto al medico  … non doveva fermarsi li … esistono anche degli specialisti. Adesso vada a casa e torni da sua moglie che l’aspetta a braccia aperte … e mi raccomando, prenda le pillole.

L'uomo dal fiore.

Mia moglie, già….

E poi i medici …

non ho i soldi per permettermi un consulto con dei luminari …

e poi … non accetto consigli da …

Magda.

Una puttana …. Ho capito

L'uomo dal fiore.

(piange)

Adesso … signorina se ne vada , voglio stare solo e bere in pace

Magda.

Non posso andare via io sono pagata per tenerle compagnia.

L'uomo dal fiore.

Allora rimanga in silenzio

(pausa , entra L’Avventore)

L'avventore.

(gioioso e con il bicchiere in mano)

Magda, sei bellissima … e in quanto a lei non voglio vedere musi, si diverta …

(Pausa.)

Magda.

Ciccino, il signore ha bisogno solo di tornare da quella povera donna di sua moglie.

L'avventore.

Povera donna!

L'uomo dal fiore.

Ma che povera signora!

Io l’ho lasciata quella povera signora che vorrebbe, capisce? ch'io me ne stessi a casa, quieto, tranquillo, a coccolarmi in mezzo a tutte le sue più amorose e sviscerate cure; a godere dell'ordine perfetto di tutte le stanze, della lindura di tutti i mobili, di quel silenzio di specchio che c'era prima in casa mia, misurato dal tic-tac della pendola del salotto da pranzo. — Questo vorrebbe! Io domando ora a , lei, per farle intendere l'assurdità... ma no, che dico l'assurdità! la macabra ferocia di questa pretesa, le domando se crede possibile che le case d'Avezzano, le case di Messina, sapendo del terremoto che di lì a poco le avrebbe sconquassate, avrebbero potuto starsene tranquille sotto la luna, ordinate in fila lun­go le strade e le piazze, obbedienti al piano regola­tore della commissione edilizia municipale. Case, perdio, di pietra e travi, se ne sarebbero scappate! Immagini i cittadini di Avezzano, i cittadini di Messina, spogliarsi placidi placidi per mettersi a letto, ripiegare gli abiti, mettere le scarpe fuori dell'uscio, e cacciandosi sotto le coperte godere del candor fresco delle lenzuola di bucato, con la co­scienza che fra poche ore sarebbero morti. — Le sembra possibile?

L'avventore.

Ma forse la sua signora...

L'uomo dal fiore.

Mi lasci dire! Se la morte, signor mio, fosse come uno di quegli insetti strani, schifosi, che qualcuno inopinatamente ci scopre addosso... Lei passa per via; un altro passante, all'improvviso, lo ferma e, cauto, con due dita protese le dice: —

« Scusi, permette? lei, egregio signore, ci ha la morte addosso ». E con quelle due dita protese, la piglia e butta via... Sarebbe magnifica! Ma la morte non è come uno di quegli insetti schifosi. Tanti che passeggiano disinvolti e alieni, forse ce l'hanno ad­dosso; nessuno la vede; ed essi pensano quieti e tranquilli a ciò che faranno domani e doman l'al­tro. Ora io

Si alzerà.

caro signore, ecco... venga qua...

Lo farà alzare e lo condurrà vicino alla lampada rossa posizionata sul tavolino da salotto.

Qua sotto questa lampada rossa... venga... le faccio ve­dere una cosa... Guardi, qua, sotto questo baffo... qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo... più dolce d'una caramella: — Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sen­tirà che dolcezza: epitelioma... La morte, capisce? è passata. M'ha ficcato questo fiore in bocca, e m'ha detto: « Tientelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi! »

Poi con ira:

A casa io non ci torno. Ho bisogno di starmene qua dentro, e visitare altri luoghi, conoscere gente, anche puttane per colmare tutto il vuoto che ho  dentro... lei lo ca­pisce, posso anche ammazzare uno che non conosco...capisce: cavare la rivoltella e ammazzare uno che come lei, per disgrazia, abbia perduto volutamente il treno...

(Riderà)

No no, non tema, caro signore: io scherzo!

(Pausa.)

Me ne vado.

(Pausa.)

Ammazzerei me, se mai...

(Riderà)

 (Pausa.)

Mi ossequi professore ed anche a lei signorina.

(Pausa.)

E mi faccia un piacere, domattina, quando arriverà in Liguria Mi figuro che Vezzano Ligure  disterà un poco dalla sta­zione. — All'alba, lei può fare la strada a piedi. — Il primo cespuglietto d'erba su la proda. Ne conti i fili per me. Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò.

(Pausa.)

Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando.

Riderà. Poi:

Buona notte, caro signore, anzi buon giorno visto che siamo quasi all’alba… i miei ossequi bella signorina

E s'avvierà, canticchiando, verso il cantone di destra,  seguito con gli  occhi  dal professore e da Magda  quasi  basiti.

(L’Uomo da fiore esce di scena, rimangono in scena l’Avventore e Magda)

(lunga Pausa.)

Magda.

Ciccino non dici niente …

L'avventore.

E cosa dovrei dire!

Magda.

Io ho provato, ma per lui sono una puttana?

L'avventore.

Mai fidarsi delle apparenze!

adesso dimmi …

Quel povero uomo?

Magda.

E’ affetto da Epitelioma ..

L'avventore.

Sentiamo?

Magda.

Esistono due tipi istologici di epiteliomi, quelli basocellulari e quelli spinocellulari. I secondi sono più aggressivi dei primi, e quindi molto più velocemente si espandono e a volte, seppur raramente, possono riprodursi nei  linfonodi vicini alla lesione.

L'avventore.

Vai avanti?

Magda.

Morfologicamente invece gli epiteliomi si distinguono in nodulari, piani (cicatriziali), sclerodermiformi e pigmentati, e tutti questi possono essere ulcerati o non ulcerati.
Ed ora  cominciamo col prendere visione di una galleria di epiteliomi:

i basocellulari (basaliomi): in questo caso,  il sanguinamento che si presenta , è un segno di avanzamento delle lesioni, e si vede soprattutto in quelle trascurate per troppo tempo.


L'avventore.

E il nostro caso?

Magda.

Gli epiteliomi spinocellulari (o spinaliomi), come nel caso del nostro presunto paziente, dico presunto perché se ne è andato,  hanno caratteristiche  più aggressive, e, seppur raramente, si può trovare qualche fenomeno di metastatizzazione a carico dei linfonodi, per esempio del collo in caso di epiteliomi spinocellulari del volto. La maggior velocità della progressione rispetto ai basaliomi fa si che il tumore giunga al dermatologo in fase già avanzata e spesso ulcerata.
Un tipo particolare di epitelioma spinocellulare, localizzato al labbro, è il cosiddetto "Cancro del fumatore", che non è quello polmonare  ma quello del labbro che insorge tipicamente nel fumatore di sigaro e/o di pipa

L'avventore.

Bravissima  Magda!

sei pronta per l’esame… ma ti sei dimenticata di dire che visibilmente si notano nel paziente i linfonodi ingrossati  sul collo … ed un degrado fisico indice di una degerazione del male … negli epiteliomi le metastasi sono rare … e qui … purtroppo ne abbiamo avuto un caso …

(Pausa.)

Magda …Sono convinto che tu diventerai un buon medico

(Pausa.)

Magda.

Non sono ancora medico.

Io penso a quel poveraccio

avrà forse sei mesi di vita

L'avventore.

Forse anche meno …

(Pausa.)

Comunque

Brava Magda

Magda.

Brava …

Mi mancano ancora due esami e poi la tesi …

che preparerò con te naturalmente ..

(Pausa.)

E  poi!

L'avventore.

Eserciterai nella mia clinica Dermatologica a Zurigo

 e sorpresa ….

diventerai mia assistente

(Pausa.)

Magda.

Ciccino …

ma se volevi ….

potevi aiutare quel poveraccio

L'avventore.

Si è vero Ciccina

potevo: ma  sono in ferie … e poi …

(Pausa.)

Magda.

E poi …

(Pausa.)

L'avventore.

Non hai visto quel derelitto : Non ha neppure i soldi per un giorno di degenza nella mia clinica…

(entrambi ridono di gusto)

Magda.

Ma il giuramento di Ippocrate…

L'avventore.

Ma hai proprio voglia di scherzare!

Adesso andiamo Topina

( Il professore e Magda sorridenti escono di scena accompagnati da musica da night)

(il barista si anima, con uno strofinaccio pulisce un bicchiere e con calma esce)

SIPARIO

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