L’uomo d’Arimatea

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L’uomo d’Arimatea

di  Mario  Bagnara

Personaggi

L’Angelo

Giuseppe d’Arimatea

Claudia Procula, moglie di Pilato

Pilato, procuratore

Caifa, sommo sacerdote

Erode Antipa, tetrarca della Galilea

Un Informatore

ATTRICE/ANGELO  -  Già molti anni avanti Cristo, sulle rotte commerciali dei fenici, viaggiavano navi commerciali dette “Gaulos”.  Vela a rettangolo, poppa ricurva finita a forma di animale, lunghezza da 20 a 30 metri, fino a 6/7 di larghezza, 20 persone di equipaggio,  capacità di carico di 130/150 tonnellate.

Al tempo di Cristo, con navi del genere, un noto mercante della città di Arimatea, Giuseppe, portava lo stagno in Palestina dalla Cornovaglia e ne aveva più volte già visitate le miniere. 

Secondo una forte tradizione inglese, Gesù da ragazzo e poi poco prima dell’inizio della vita pubblica, potrebbe averlo accompagnato.

Ma l’ultimo viaggio del mercante in Cornovaglia non ha una ragione commerciale. Dopo la morte per crocifissione di Gesù e data l’ipotesi sensazionale della sua risurrezione, la parte avuta da Giuseppe in quegli eventi ha messo a serio repentaglio la sua vita.  Viene dunque a cercare rifugio. Iinsieme a un gruppetto di compagni, porteranno in Britannia il primo seme del cristianesimo.

(Giuseppe avanza sulla scena e accenna un gesto di saluto al pubblico)

GIUSEPPE  -  Amici, grazie per la vostra accoglienza, è bello arrivando da lontano sentirsi di casa. Quando, in passato,  sono venuto in Cornovaglia  per acquistare lo stagno delle vostre miniere, amavo, sì, da buon mercante, la qualità del metallo, ma anche la terra che lo aveva generato, e questa collina, che riflettendosi nelle paludi rende legittimo il suo nome, per incanto, come un’Isola di Vetro; e mi piaceva addirittura il vostro clima, che pure contrasta, così nordico, con la mia pelle quasi africana. Ma fra questa Britannia  e il mio paese d’origine, oggi,  la maggiore distanza per me si è allargata nel cuore, dove la Samaria e la città di Arimatea sono già luoghi immaginari, perché i motivi della mia partenza hanno estirpato il desiderio di tornarvi; e ho pertanto deciso di stabilire in mezzo a voi il punto d’arrivo della mia vita e del mio esilio.

Alcuni vostri autorevoli concittadini mi hanno pregato di spiegarne in questa sede le ragioni, che culminarono in tre giorni della mia esistenza: in assoluto, teatro di eventi straordinari per tutti. Inizierò con la premessa personale che non avendo avuto figli, mi ero molto affezionato un ragazzo di Nazaret, di nome Gesù,  unigenito di mia cugina Maria; e quando già uomo egli è venuto qui con me, accompagnandomi in uno dei viaggi, se nella sua riservatezza è passato quasi inosservato è perché l’imminenza del suo ministero ormai lo assorbiva totalmente. Ma il punto nevralgico della questione non è la sua vita, quanto la sua morte, e ogni fatto segreto che l’ha riguardata; giacché per la prima e unica volta nella Storia, invertendosi i ruoli,  la ragione ha oscurato la mente degli uomini,  mentre è stato un mistero a fare luce.

Io vi dirò di quei tre giorni come li ho vissuti, e che ricordo come un incubo. Perché la Passione di Gesù è stata terribile: perciò ho messo in campo ogni mia facoltà, la mia posizione, il mio denaro, i previlegi che ne derivavano, tutta la stima che vantavo negli ambienti del potere,  per cercare di salvarlo.

                       (Si sposta. Gli si fa incontro Claudia Procula)

GIUSEPPE  -  Eccomi, Claudia.

CLAUDIA PROCULA  -  Vieni, entra pure, fatti  avanti.

GIUSEPPE  -  Pilato già dorme?

CLAUDIA PROCULA -  Figurati.  Non si è nemmeno coricato.  Porti notizie?

GIUSEPPE  -  Non buone.

CLAUDIA PROCULA  -  Oh, Giuseppe, mio Dio. Mi sembra che stia precipitando tutto. 

GIUSEPPE  -    Bisogna muovere qualcosa. Presto. E tuo marito…

CLAUDIA PROCULA  -  Eccolo, arriva.

                               (Entra Pilato)

PILATO  -  Hai parlato con lui?

GIUSEPPE  -  Sì.

PILATO  -  Qualcuno ti ha visto?

CLAUDIA PROCULA  -  Scusate.  Mi  chiamano.    (Claudia esce)

PILATO  -  I suoi discepoli?

GIUSEPPE  -  Dormivano Tutti.

PILATO  -  E lui che faceva?

GIUSEPPE  -  Pregava, nel buio, in mezzo a un orto.

PILATO  -  E tu gli hai portato, esattamente, il mio consiglio? Di andarsene subito? Seduta stante?

GIUSEPPE  -   Pilato, Gesù è troppo innocente, per comportarsi da colpevole.

PILATO  -  E invece si sbaglia, si sbaglia, si sbaglia! L’innocenza non è una virtù! Esercitare il buon senso,è una virtù!

GIUSEPPE  - Vede le cose in altro modo.

PILATO  -    Ah sì?  Quale altro modo? Lo sa che ci siete in quattro gatti, moderati, nel Consiglio? Senza il minimo potere? La maggioranza, e i principali sacerdoti, lo detestano!

GIUSEPPE  -  Ma il vero potere, qui,  sei tu.

PILATO  -  No! Io non sono il potere! Lo rappresento, sem mai! E ne impersono l’attrattiva, per mia disgrazia!  Tu  sai quanti spingono, e si accalcano,  a Roma, per fregarmi? Quanti aspiranti procuratori della Giudea,  ronzano, come vespe, per ingraziarsi l’imperatore?  Non me lo posso permettere, un errore grave! Lo capisci sì o no?

 GIUSEPPE  -   Certamente.

PILATO  -  E se Gesù vuole proporsi come alternativa  dei vostri capi religiosi, insomma mi pare così ovvio, che incarni per loro una minaccia! Reagiranno! Se ne vogliono disfare! E se lui se infischia, padrone di farlo, ma tu non venire a cercare me. Più che avvertirtene per tempo, e darti il modo di salvarlo,  io che cos’altro  posso fare?  Dovevi convincerlo!

GIUSEPPE  -  Ho fatto quello che potevo.

PILATO  -   Non direi!  (Riflette un attimo, scuote la testa)  Ma si può essere così cocciuti? E’ inconcepibile!  Conosci qualcuno, se non lui,  che si permetta di prescindere dai suoi nemici?

GIUSEPPE  -  Pilato, ma tu li puoi bloccare.

PILATO  -  E in quale veste? 

GIUSEPPE  -  Di giustizia.

 PILATO  -   E’ una parola.  Piuttosto sei tu, che devi vedertela con Caifa. E’ lui l’osso duro.

GIUSEPPE   -  E’il suo nemico principale.

PILATO  -   Per questo. Difendi Gesù davanti a lui.

GIUSEPPE  -  Non posso competere con Caifa.

PILATO  - Non hai più diritto di parola, nel Sinedrio? Ne fai parte!

GIUSEPPE  - E’ il nostro Sommo Sacerdote.

PILATO  -   Caifa sa del tuo legame con lui?

 

GIUSEPPE  -  Sa che sono un  parente.  Alla lontana.   Ma che nell’animo io sia un suo seguace, non lo sa.

PILATO  -  Oppure finge di ignorarlo. E intanto si muove a tua insaputa. E’ un furbacchione.

GIUSEPPE  -  Lo vedi che è inutile che io gli parli.

PILATO  -  E credi che a me non si opporrebbe?  La vostra Torah è riconosciuta anche da Roma.

GIUSEPPE  -  Però solo Roma, e cioè tu,  puoi sanzionare certe pene.

PILATO  -  Ma dare sentenza  è un mio dovere, se sono chiamato a giudicare!

GIUSEPPE  -  Una sentenza può anche assolvere.

PILATO  -  Certo. E  pensi che basti l’innocenza di Gesù,   per rendere innocui i loro intrighi?

GIUSEPPE  -  Non c’è altra via se non politica, secondo me. Incontralo  tu Caifa, ti prego.

PILATO  -  Che Gesù si nascondesse! Come avevo suggerito! Quella sarebbe stata una soluzione politica!  -  Sì, Claudia, che c’è?

                (E’ rientrata Claudia. Dice qualcosa a Pilato sottovoce)

PILATO  -  Va bene, va bene. (a Giuseppe)  Notizie in arrivo.  No, non ti muovere,  rimani pure, ne ho per poco.     

              ( Pilato esce.  Claudia lo segue.  Ricompare l’Attrice/Angelo)

ATTRICE/ANGELO  -    Pilato non è l’uomo indeciso o senza scrupoli come più tardi  alcune fonti lo definiranno. Lo storico ebreo Flavio Giuseppe che lo definisce un capo temuto e autoritario, ma anche realistico e flessibile, ce ne dà la versione più azzeccata.  Avendo un ruolo sia militare sia politico, deve  trovare un equilibrio. In più, è tormentato dall’ostilità del popolo, che odia l’esercito invasore  ed è portato a fiancheggiare  la ribellione degli zeloti.

Tre doti occorrono al procuratore romano: capacità  di comando, velocità di adattamento alle situazioni e, assolutamente,   una buona rete di informatori.

                                            (Rientra Pilato)    

PILATO  -   Lo hanno arrestato.

GIUSEPPE  -   Gesù?

PILATO  -  Lo hanno preso e portato da Caifa.   Ora lo stanno interrogando. (Ma il suo umore è cambiato. E’ quasi allegro.)

GIUSEPPE  - Gli hanno fatto del male?

PILATO  -   Non so.  Ma non credo. Se  lo portassero in giudizio mal conciato,  sarebbe controproducente.   Non sono stupidi  - purtroppo.  E  hanno bisogno dell’appoggio della gente.

GIUSEPPE  -  Ma le persone ragionevoli apprezzeranno una sentenza equilibrata. I più lo hanno accolto da trionfatore, ancora pochi giorni fa.

PILATO  -  Oh,  e quante sono le persone ragionevoli, in città? In ogni caso non da loro, normalmente, l’ordine pubblico è messo in pericolo. Sai quanti sono arrivati, a Gerusalemme, nel corso di questa settimana?

GIUSEPPE  -  Per la pasqua.

PILATO  -   Ecco, la pasqua. Ha prospettive molto ambigue, questa stavolta, a quanto pare. Mi hanno detto di un furto avvenuto nel Tempio, di alcuni dei vostri Libri sacri.

GIUSEPPE  -  Sì, lo so.

PILATO  -  E io, proprio adesso, ho ricevuto altri elementi di valutazione. Interessanti - velenosi,  e dunque  molto interessanti. Bene, rallegrati, ho deciso, parlerò a Caifa di persona, come tu mi suggerivi. Sarò dolce, crudele - politico.

GIUSEPPE  -  Grazie. E che Dio ti ricompensi.

PILATO  -  No, io non credo che al tuo Dio avanzi del tempo - o che voglia perderlo con me.    (Esce)

                                      

GIUSEPPE  -   (al pubblico)   Pilato mantiene la parola. Incontra Caifa  quella stessa notte. Nessuno lo sa, tranne sua moglie. Claudia Procula è una donna straordinaria, e lo dimostrerà. 

(In scena Caifa e Pilato)

CAIFA  -   Sia detto, signor procuratore, che non amo gli affari troppo urgenti, e senza offesa,  detesto  doverli discutere in segreto.

PILATO  -   Ma è pura questione di politica, raccomandabile, negoziare in anticipo i problemi.

CAIFA  -  Cioè proponete… un negoziato?

PILATO  -  Io?  No. Ero convinto che foste voi,  a volere qualcosa da me.

CAIFA  -  Vi riferite al nazareno?

PILATO  -   Certo.  E visto che amate la franchezza, vi dirò, con una certa irritazione.

CAIFA  -  Nei confronti di chi?

PILATO  -  Di chiunque si illuda, Caifa, di fare il bello e cattivo tempo in Giudea a prescindere da me.  Chiaro?

CAIFA  -  Chiarissimo, e allora direi: che strano approccio,  per un’ipotesi di negoziato.

PILATO  -   Ovvero, che strana situazione, signor sommo sacerdote.  Che senso aveva catturarlo e interrogarlo prima di me?   Di anticipare la giustizia? O devo intendere che non vi fidate della mia?

CAIFA  -  Non ci fidiamo di lui, questo è il fatto. E di molte insensate affermazioni.  E di come si atteggia - e come, adesso, tace.

PILATO  -  Lo avete fatto picchiare?

CAIFA  -   Oh. Ma vi pare?  Una parvenza di percosse, a dir tanto. Niente, al confronto di quello che accadrebbe, se non si procede, o meglio se voi non procedete…

PILATO  -  E su quale diritto si basava, la vostra… parvenza di percosse?

CAIFA  -   Diritto o no, io posso dirvi: su moltissime ragioni!  Sapete benissimo anche voi quanto egli sia provocatore!

PILATO  -  E se anche lo fosse,  sorvolate.

CAIFA  -  Ho sorvolato anche troppo!   E vi rammento che di solito a provocare sta un colpevole.

PILATO  -   E allora perché, se era colpevole,  non è fuggito?

CAIFA  -  Perché è cocciuto! E non si arrende, come tutti i sovversivi!

PILATO  - Oppure perché non ha motivo di temere la giustizia, purché venga fatta secondo regole prestabilite.  E’ l’innocente, normalmente, che non fugge.

CAIFA  -  Temo che voi lo conosciate molto poco.

PILATO  -  Infatti, pochissimo, ed è per questo, che ne ho un giudizio equilibrato. E’il vostro primato, al cospetto dei cieli, non il mio, che egli ha rimesso in discussione!  Dico bene?

CAIFA  -  E in questi anni? Chi, è stato più accondiscendente, e moderato, lui o noi? Abbiamo forse interferito,  nella sua predicazione? E non abbiamo tollerato che la gente, la più ignorante e manovrabile, dicesse di lui quel che diceva?  Gesù è rimasto per sfidarci! E noi raccogliamo la sua sfida! Dove sta scritto, dove?,  che la sacra Legge dovrà rifondarsi, o riformarsi, per esaltare i peccatori? Essere il Verbo delle prostitute, delle mogli colpevoli, dei pubblicani? E un galileo, venuto al mondo di nascosto e in situazione irregolare, farsene portatore a maggior gloria di Dio? Pensate che io rispetterei la mia dignità di sacerdote, se non gli impedissi di sovvertire i miei valori?

PILATO  -  Ma se - ammettiamo, per un attimo - se fosse vero quel che dice?

CAIFA   -  E  se vero non  è?

PILATO  -  Caifa, cerchiamo di capirci, io li rispetto i  vostri dubbi, ma non istruisco i miei processi sui vostri sospetti, io voglio prove!

CAIFA  - Ve le daremo, anche le prove.

PILATO  -  E in ultima istanza?  Qual è la richiesta?

CAIFA  -  Mettetelo a morte.

PILATO  -   E’ pesante.  E in subordine? Cosa chiedete?

CAIFA  -  Morte.

PILATO  -  Insomma volete sbarazzarvene, e questo mi è chiaro.  Un po’ meno chiara  un’altra cosa: è una richiesta di giustizia, o una resa di conti?

CAIFA  -  Pilato, io vedo un male grande, in Gesù di Nazaret, che è l’anarchia morale!   E mi stupisce, mi stupisce molto, che non siate il primo a preoccuparvene. Lasciate che il popolo venga portato a superare un certo limite,  e poi nemmeno più Roma domerà quel fuoco! Perciò agli ingenui,  più esposti al contagio, e a tutti coloro che lo sfrutterebbero, contro di noi - contro di voi! -,  dobbiamo levare ogni illusione, sulla natura di Gesù!  Che muoia appeso ad una croce, che sia seppellito senza onori, e che dimostri in quei frangenti la sua reale credibilità!

PILATO  -   Caifa, vi ho detto e ripeterò fino alla nausea,  che io non posso condannarlo senza prove.

CAIFA  -  Discuteremo la sua origine, e l’illegittimo rapporto che lo ha generato;  e la sua nascita, che ha provocato un’orribile strage di innocenti :  pensate che Dio dipingerebbe la salvezza con auspici così neri?

PILATO  -  Bah. Erode il Grande era un buon alleato di Roma. Ha fondato città, ricostruito il vostro Tempio,  non ha solamente…

CAIFA  - Una simile strage, di bambini!, fu un pessimo auspicio in ogni caso.  E c’era il resto:   il padre legale di Gesù, perseguitato dai pettegolezzi, ha dovuto nascondere, fuggendo in Egitto,  una situazione irregolare. E lui, almeno, fu prudente. Ma  se Gesù vuole convincere quegli ignoranti di avere un’origine divina, è un imbroglione!  Lo capite?

PILATO  -  Oppure soltanto un visionario, Caifa! Andiamo!  E io dovrei metterlo a morte per questo?

CAIFA  - Ha curato la gente di sabato! Non rispettare il nostro sabato è un’infrazione molto grave!

PILATO  -  Ma se ha guarito quella gente, come dicono, qualunque sia il giorno in cui l’ha fatto…

CAIFA  -    Usa le male arti, s’intende con gli indemoniati! Illude i più semplici! Con le magie!

PILATO  -  E io dovrei considerare come un crimine il fatto che possa essere un mago?

CAIFA  -  Il peggior crimine è bestemmiare contro Dio, affermare di esserne direttamente il Figlio! la nostra Legge non lo ammette!

PILATO  -  E dunque?

CAIFA  -   Morte, per crocifissione!

PILATO  -  A me risulta che… qualcuno  un tempo vi ha detto: non uccidere.

CAIFA  -    Roma!, ha voluto gestire in esclusiva le sentenze principali. Siete voi che lo imponete.

PILATO  -    Ma se vi servite dei romani per eludere un comandamento senza colpa, avete un Dio che mi sconcerta,  abbiate pazienza,  usa due pesi e due misure.

CAIFA  -  E chi bestemmia contro Cesare, è degno di morte o non lo è?

PILATO  -   A me non risulta che Gesù lo abbia mai fatto.

CAIFA  -   Ha proclamato l’esistenza di un suo regno. Il che significa…

PILATO  -  Ciò che significa, dev’essere ancora stabilito. Ma lo sarà nel mio giudizio. Chiaro?  Che avrà un solo giudice.  Imparziale.  Contateci, Caifa.  O meglio ancora… regolatevi.

CAIFA  -  Se non c’è altro…  (Accenna ad andarsene)

PILATO  -   Certo, che c’è dell’altro. Come no. Facciamo due chiacchiere su vostra figlia.

CAIFA  -  Che c’entra mia figlia.

PILATO  -    C’entra.  Si chiama… Sarra, giusto?

CAIFA  -  (Annuisce, gelido)  Si chiama Sarra.

PILATO  -  Sacerdotessa responsabile del Tempio - dico bene?

CAIFA  -   E  con ciò?

PILATO  -   E no, caro, no:  non mi cascate dalle nuvole, corrono voci,  lo sapete, e  io devo essere il primo informato. Perciò,  se i vostri Libri sacri sono stati rubati dal Tempio, a me non sembra irrilevante che la responsabile - formale -  della loro custodia fosse lei. Mi risulta che il popolo sia molto irritabile, su questo genere di cose.

CAIFA  -  Scopriremo il colpevole.

PILATO  -  E se non venisse  identificato? Non sarà vostra figlia, come  responsabile, a rischiare la pelle?

CAIFA  -    No! Perché noi lo troveremo.

PILATO  -  Insomma io mi domandavo:  in caso contrario - ipotesi - non cerchereste… un diversivo?

CAIFA  -  (sempre più nervoso)   No! E non di dà neppure il caso, a noi non serve un diversivo!

PILATO  -   Va bene, va bene, non scaldatevi.

CAIFA  -  E se la vostra insinuazione è che quel  diversivo …

PILATO  -    Ma nossignore!  Avete il dono di fraintendermi  - io non insinuo, io mi preoccupo!  E perciò dico: ragioniamo -   andiamoci  piano, con le condanne esemplari!  E che diamine! E’ così evidente che ho ragione! Che senso ha volerne una proprio adesso, che potrebbe ritorcersi, spietatamente, addirittura contro vostra figlia, nipote del grande sacerdote Anna? Credete che io non me l’immagini, che scandalo, se un ladro vi mette nei pasticci la famiglia?

CAIFA  -  Voi avete la forza, signor procuratore, e io la forza la rispetto perché devo.  Ma non i vostri sarcasmi.

PILATO  -  Sarcasmi? Al contrario. Potete contare su di me. E se volete che a mia volta anch’io mi metta in movimento per scovare quel ladro, ditelo - per vostra figlia, ben volentieri. Ma voi non chiedetemi di crocifiggere un altro innocente come vostra figlia  per motivi di principio!

CAIFA  -  Pilato, l’enorme  differenza fra i due casi  sta nel fatto che Gesù  non è innocente, lo capite?, né di avere guarito di sabato, né di avere bestemmiato, proclamandosi figlio di Dio!

PILATO  -  Perché?  Lo potete dimostrare, che non è suo figlio? Di norma è l’accusa a dover essere provata. E ammettiamo che io, romano,  che sia pure scettico, in proposito -  ma voi? Non sono vostre le Scritture ad avere promesso un Messia?

CAIFA  -   Il Messia non sarà un Galileo! Non secondo le Scritture! Tanto meno un nazareno! E aggiungo che Dio non scende fra gli uomini per circonfondersi di povertà, non si espone al contagio del male previlegiando i peccatori, e soprattutto, non per correggere Sé Stesso!  Non ci credo! Gesù è un impostore! Come lo erano gli altri, innumerevoli falsi messia che lo hanno preceduto! Ma la cosa più ridicola è che  voi vi mettiate dalla sua parte!  Non mi quadra! Vi hanno mandato a rappresentare Cesare e il suo pugno di ferro, o a fare strani discorsi con me? Perché non mi dite chiaramente quello che volete?

PILATO  -  Ma io vi sto parlando chiaro, Caifa. Sapete qual è,  il dubbio peggiore, per me? Che voi vogliate Gesù morto, non perché empio, o malfattore, ma perché se non fosse un malfattore,  minaccerebbe  la vostra autorità!

CAIFA  -  Ogni potere, in ogni caso! Incluso il vostro!

PILATO  -   No, voi per noi non preoccupatevi, sappiamo combattere e difenderci da soli - preferiamo. A meno che…  non sia possibile un accordo. Meglio convincere che imporre. Perché rifiutare?

CAIFA  -   Perché non accetto compromessi, Pilato. 

PILATO  -   Ah, questa poi. Non lo direte seriamente,  spero:  almeno finché sarete in carica,  tutto richiede un compromesso! Tolleranza, intelligenza, senso pratico, equilibrio  - se perfino il perdono, in sostanza, lo è! E allora sentiamo: quante volte,  Dio ha perdonato il vostro popolo?  E forse che voi lo biasimate, perché lo ha fatto?  Non credo!

CAIFA  -  La differenza è che Dio legge,  nel cuore dell’uomo -  mentre voi no, e neppure io. Me ne sto ai fatti.  Alle evidenze.  E alle priorità.  Ed è vostro compito fare lo stesso, a quel che mi è dato di sapere.         

(Va via.  Esce anche Pilato)

(Giuseppe in scena.   Entra Claudia Procula.)

GIUSEPPE  -  Secondo me Caifa resiste per la forma,  ma poi non potrà non tener conto della sua opinione.

CLAUDIA PROCULA  -   Caifa è un mastino, e ne ho paura, perché è in buona fede. Secondo me sarà Pilato che alla fine cederà.  Detesta i fanatici,  ma il fanatismo lo seduce, in fondo è un eccesso di virtù.

GIUSEPPE  -  Detesta anche Caifa.

CLAUDIA PROCULA  -   Dobbiamo aiutarlo a non desistere.

GIUSEPPE  -  Bene, ma come?

CLAUDIA PROCULA  -  Ho avuto un’idea: Erode Antipa, mi dicono, è a Gerusalemme per la pasqua.

GIUSEPPE  -   Sì.

CLAUDIA PROCULA  -  Gesù è un galileo, e Antipa è tetrarca della Galilea. Se accetterà la competenza del processo, Pilato potrebbe rimanerne fuori.  Ti vedo perplesso.

 

GIUSEPPE  -  Antipa non è un uomo affidabile.

CLAUDIA PROCULA  -  Ma è intelligente.  Farsi dei meriti con mio marito gli conviene. E in più so che Caifa lo disprezza.  Di norma il disprezzo è ricambiato. Giocherà a nostro favore.

GIUSEPPE  -  Non è positivo che suo padre, Erode il grande,  abbia cercato di sopprimere Gesù.

CLAUDIA PROCULA  -  Sono passati molti anni.

GIUSEPPE  -  Ma più di recente,  proprio Antipa, ha fatto uccidere il Battista. Era un cugino di Gesù.

CLAUDIA PROCULA  -   Non credo che Erode lo abbia ucciso volentieri.   Potresti raggiungerlo, velocemente?

GIUSEPPE  -  Ci provo.

CLAUDIA PROCULA  -  Ti do una mia lettera per lui, gli chiederò che ci riceva entro due ore.

GIUSEPPE  -   Pilato è d’accordo?

CLAUDIA PROCULA  -  Non lo sa. Non voglio metterli  conflitto. Lo informerò solo se Erode accetterà la mia richiesta.

GIUSEPPE   - Giusto.

CLAUDIA PROCULA  -  Scrivo la lettera.                 

(Claudia Procula esce, seguita da Giuseppe)

(Entra in scena Erode Antipa,  precedendo Claudia e Giuseppe)

ERODE  -   Prego, venite. Accomodatevi.

CLAUDIA PROCULA  - Scusate il disturbo che vi diamo.

ERODE  -    Al contrario. Una magnifica sorpresa.   E’ vostro marito che vi manda?

CLAUDIA PROCULA  -  No.  Muovo d’anticipo, per così dire, ma so che la cosa gli sta a cuore.

ERODE  -    Non so se sentirmene  più lusingato o più a disagio.

CLAUDIA PROCULA -  Un vostro consenso, quando Pilato vi interpellerà, specie se rapido, sarebbe un’ottima premessa.

ERODE  -  Ah sì?  Bene.  E di che?

CLAUDIA PROCULA  -  Scegliete voi. Stima, amicizia, o di un favore presto o tardi ricambiato.

ERODE  -  Mi spaventate sul serio. E se non potessi accontentarvi?

CLAUDIA PROCULA  -   Niente. Eviterò che vi interpelli. E non saprà che vi ho cercato.  Ma voi perdereste un’occasione, non ho dubbio.

ERODE  -  E voi cosa dite, stimatissimo Giuseppe?

GIUSEPPE  -  Che ascoltare una donna, se ha cuore e  cervello, è quanto di meglio possa fare un uomo.

ERODE  - A favore di chi?

CLAUDIA PROCULA  -  Di un vostro suddito.

ERODE  -  Ne ho molti.

GIUSEPPE  -  Gesù di Nazaret.  L’hanno arrestato.

ERODE  -  Sì,  lo so.   E so che è un uomo… speciale. Secondo molti, affascinante.

CLAUDIA PROCULA  -    (senza raccogliere, nel caso vi fosse, l’intenzione) E’ vero

ERODE  -  E… un guaritore, che è dotato di  poteri straordinari.

GIUSEPPE  -  Lo è.

ERODE  -  Ecco, mi piacerebbe assistere, almeno una volta, vedere un prodigio di persona. Un uomo che sfida le apparenze e la normalità, vi confesso,  mi stuzzica.  E poi non ho nulla, contro i maghi.

CLAUDIA PROCULA  -  Gesù non è un mago.

ERODE  -  Davvero?  E che cos’altro è?

GIUSEPPE  -   Usa parole straordinarie.  Entra nel cuore della gente.

ERODE  -    Non discuto.  Ma a quel che so io, non è riuscito a conquistare i sacerdoti.  I quali reclamano un processo.

GIUSEPPE  -  Infatti.

CLAUDIA PROCULA  -  Lo vogliono morto, Antipa.

ERODE  -   E Ponzio Pilato?

CLAUDIA PROCULA  -  Dovrà scegliere: fra un ulteriore inasprimento dei rapporti coi giudei, e un giudizio coerente con la sua coscienza.

ERODE  -   Oh - calma, calma. E già che voi la nominate, io francamente ho molti dubbi,  che la coscienza sia un buon giudice.

GIUSEPPE  -  Gesù non ha colpe.

ERODE  -   Chiunque ne ha, per la giustizia.  E questo, badate, che è un principio generale.

CLAUDIA PROCULA  -    Sì.  Lo è per tutti.  Non per lui.

ERODE  -   E allora la cosa  a me non piace.  Anzi: mi allarma.

CLAUDIA PROCULA  -    E perché mai?

ERODE  -  Io, vi domando:  non lo sapete, almeno voi, signora, quant’è inopportuno nominare la coscienza a chiunque eserciti un potere?  Perfino le colpe ereditate, presuppongono un castigo, e io come posso cancellare dalla Storia tutti i bambini che morirono per volontà di mio padre,  di conseguenza alla nascita di Gesù?  Non fu una fortuna per la mia famiglia, mi pare, né la sua nascita, né quella di Giovanni, il Battista. Arriva ad essere così eccessiva e intransigente, l’innocenza, signora.  Qualcuno mi spiega perché, sempre, pretende di mettersi un gradino al  di sopra delle istituzioni?  Ma quale Legge, quale Paese o civiltà, quale regnante non ha bisogno di difendere, innanzi  tutto, se stesso? Se un uomo come il Battista, irrispettoso e straccione, solleva il popolo contro di me, e accusa me come mia moglie di immoralità, beh,  fosse pure il più innocente della terra, io avevo il diritto di farlo tacere!

CLAUDIA PROCULA  -  Calmatevi, Antipa.  Non siamo venuti qui per questo,  né per parlare del Battista né di vostro padre.

ERODE  -  Sì! Siete qui a rimescolare i miei ricordi più sgradevoli! Cosa volete, alla fin fine?  Ditelo chiaro.

GIUSEPPE  -   Il vostro aiuto.

ERODE  -    Di questo non dubito.  Ma quale.

CLAUDIA PROCULA  -  Gesù  è galileo. La Galilea è regione vostra. Vi chiedo di assumere la competenza del processo.

ERODE  - (Riflette.  Diffida.  Li guarda)   E mi chiedete anche… di assolverlo?

CLAUDIA PROCULA  -   Sì, se risulterà innocente. E io vi prometto che Pilato informerà l’imperatore della vostra… attitudine a collaborare con  lui.

ERODE  -    Bene, voi siete stati molto chiari e cercherò di esserlo anch’io. Secondo voi, Tiberio sarebbe… disposto favorevolmente?

CLAUDIA PROCULA  -    E perché non dovrebbe?

ERODE  -  Pettegolezzi.  Voci. Che il vostro amico e protettore Seiano, ad esempio, non goda più, come un tempo, dei suoi favori.  O sono male informato?

 

CLAUDIA PROCULA  -  No,  forse io sono male informata, perché per quanto risulta a me,  Ponzio Pilato è procuratore della Giudea. Vogliamo andare, Giuseppe? (a Antipa)  A voi, con delusione, grazie lo stesso.  (Si muove)

ERODE  -  Ma no, non volevo… Vi siete offesa? E datemi il tempo di pensarci, quantomeno.

CLAUDIA PROCULA  -  Vi ho dato il tempo di capire, Antipa.  Se non vi fidate, per me è chiuso l’argomento.

ERODE  -  Sta bene, signora: d’accordo,  incontrerò Gesù. Dite a Pilato di mandarmelo.  Farò del mio meglio.

CLAUDIA PROCULA  -  Vi ringrazio.

                       (Erode esce di scena per primo)

CLAUDIA PROCULA  -    (a Giuseppe)  Tu che ne pensi?

GIUSEPPE  -   Che non mi è sembrato… né convincente né convinto.

CLAUDIA PROCULA  -  Vero. Però si è impegnato.

GIUSEPPE  -   Per cavarsela. Ma vorrà uscirne senza danni. Troverà una soluzione a doppio taglio.

CLAUDIA PROCULA  -  Purché sia una soluzione. Andiamo.

                    (Si avviano anche loro)

ATTRICE/ANGELO  -  Pilato accetta il suggerimento di Claudia, e manda Gesù davanti a Erode;  questi lo osserva, lo interroga,  ma non ricavandone alcuna risposta né soddisfazione,  ricorre ad una sottigliezza: lo dichiara innocente, ma anziché emettere sentenza, lo fa sotto forma di parere personale, il che non risolve la questione e non pregiudica il processo, che ritorna nelle mani di  Pilato.  Anna e Caifa sobillano il popolo, scatenando una reazione collettiva.  Al punto di chiedere che al posto suo  ottenga la grazia un  assassino.  E questo, per il procuratore, è il segno che nulla si può fare per salvare l’imputato senza rischiare una rivolta.  Firma perciò la condanna, e i suoi soldati,  il giorno stesso, la eseguono. Come voi tutti già sapete.

  

GIUSEPPE  -  Amici, io questo…  non lo so, con quali parole raccontarvelo: perché hanno voluto ad ogni costo fare strazio di un uomo che si era fatto portavoce  di piena giustizia, tolleranza, amore;  e l’assurdità di quell’errore, inaccettabile per la giustizia e la ragione, distrugge ogni alibi o argomento di qualunque successiva esecuzione. Letteralmente lo hanno impiantato sulla croce, senza prestare alle sue grida  maggiore pietà di quanta ne tocchi normalmente a un animale da macello. A parte sua madre e qualche donna, il cui dolore non offendeva nessuno, e alcuni - pochissimi - seguaci, ogni comune sentimento era sommerso dalla soddisfazione dei più, che interpretavano le tappe della sua agonia come scene dovute allo spettacolo. Ancora oggi io mi domando chi, fra i molti che vi furono coinvolti, noi compresi, abbia provato il sentimento meno improprio, e cioè la vergogna  -  salvo uno, che lo nutrì, e fu Giuda.  Nessuno si può considerare a buon diritto del tutto incolpevole di quell’infamia.

           (Si asciuga occhi e naso, brevemente, con pudore)

ATTRICE/ANGELO  -  Morto Gesù, alcuni segni esteriori, nel cielo, nel Tempio, si propongono a simbolo dell’accaduto: segni che vengono, secondo i casi, interpretati in vario modo: secondo i più, sono soltanto dicerie; secondo altri, fatti certi e probatori. La suggestione ha molti occhi e molte anime, che tendono a credere esclusivamente alle cose che vogliono vedere. 

          (Nel palazzo di Pilato.   Giuseppe in scena.

           Entra Pilato, di pessimo umore)

PILATO  -  Giuseppe, mi spiace, io non potevo fare di più.

GIUSEPPE  -   Lo so.

PILATO  -    Loro, erano tutti contro di me! Non io contro di lui!

GIUSEPPE  -    Certo.

PILATO  -  Ma quando i vostri sacerdoti hanno raccolto la folla, pronta a scagliarsi contro il mio esercito se io non li avessi accontentati, voialtri seguaci di Gesù,  voi! chi vi ha visti, o sentiti?

GIUSEPPE  -  Qualcuno, come Nicodemo,  aveva cercato di opporsi, ma…

PILATO  -  Anch’io!,  mi sono opposto, Giuseppe! Perfino Antipa, - facendo il furbo quanto vuoi, si è dichiarato innocentista! Ma quante volte ti ho avvertito che l’innocenza non bastava? E nei confronti di una moltitudine esaltata, che tuttavia rendeva unanime la petizione di principio, quanto valeva una singola voce, anche autorevole, come la tua, come la mia? Zero! Vuoi saperlo  che cosa, invece, avrebbe risolto i miei problemi? Un’altra folla equivalente, altrettanto bellicosa, che mi chiedesse il contrario, di assolverlo!   Così avrei potuto - dovuto - concludere che metterlo a morte senza prove, e con ciò esporre metà del Paese alla reazione dell’altra metà, sarebbe stata un’imprudenza! Allora,  lo avrei potuto assolvere!  Salomonicamente!, giusto? - ma voi? Laddove migliaia di persone, finché Gesù era libero, e parlava, si sono lasciate affascinare,  arriva il momento più difficile, e di punto in bianco, non siete più uomini! Scappate a nascondervi! Tutti conigli!

GIUSEPPE  -  (è sempre più avvilito)   E’ vero. Io per primo.

PILATO  -    Tu, loro!  E di lui, che mi dici? Lui cos’ha fatto per aiutarmi a salvarlo? Niente! Restava lì! Senza difendersi! Non mi ha fornito un argomento, un appiglio! Taceva!

GIUSEPPE  -  Non sono qui  per criticarti, Pilato.

PILATO  -   No?  Strano. Allora sei l’unico. Perfino mia moglie sta evitandomi, adesso.

GIUSEPPE  -  Io vengo a chiederti ancora una cosa.

PILATO  -  Giuseppe io non sono una miniera! O se lo ero, spiacente, sono esaurito.

GIUSEPPE  -  Possiedo un sepolcro, a poca distanza dalla croce. Se mi concedi il suo cadavere, gli darò una dignitosa sepoltura.

PILATO  -  Non è consentita, una dignitosa sepoltura, per uno che è stato crocifisso.

GIUSEPPE  -  Ma se un famigliare ne reclama il corpo, la legge  prevede un’eccezione.

PILATO  -  Sei un parente, non  uno stretto  famigliare.

GIUSEPPE  -  Sua madre mi ha chiesto di rappresentarla.

PILATO  - Perché non è venuta lei?

GIUSEPPE  -  Perché il suo dolore l’ha schiantata!

PILATO  -    Mi spiace.  Ce l’ha con me?

GIUSEPPE  -   No,  soffre e basta.

PILATO  -  Lasciami il tempo di rifletterci.

GIUSEPPE  -   Non posso, Pilato, non ne abbiamo. Gli animali notturni ne faranno strazio. E poi sorgerà il sole del sabato, che impedirà di intervenire.

PILATO  -  E i suoi avversari? I sacerdoti? Perché vuoi combattere con loro una  battaglia già perduta?

GIUSEPPE  - Esercitando la pietà?

 

PILATO  -  Non essere ipocrita. La tua non è pietà. E’ una sfida.

GIUSEPPE  -  Perché non gli basta, che sia morto!   Lo vogliono avere cancellato!

PILATO  -  Temono i dubbi.

GIUSEPPE  -  O le speranze!

PILATO  - E’ comprensibile.

GIUSEPPE  -  Ti chiedo solo il suo cadavere.  Nient’altro.

PILATO  -   (sempre più innervosito)  Va bene.  Prendilo.  Fa’ quel che vuoi.

                                        (Giuseppe esce)

(Si è avvicinata Claudia Procula)

PILATO  -   Cos’altro c’è?  

CLAUDIA PROCULA  -   Notizie.

PILATO  -    Urgenti?

CLAUDIA PROCULA  -  Pare di sì.

PILATO  -   Raccoglile tu.  Fammi il piacere.  Mi riferirai.

CLAUDIA PROCULA  -   Ha detto che a me non dice nulla. 

PILATO  -    Quale, dei nostri informatori?

CLAUDIA PROCULA  -  Quello anonimo. Che non ha mai scoperto il volto. E’ il più affidabile.

PILATO  -   Lo so. E io sono stremato. (Riflette un attimo)  Va bene, d’accordo, lo ascolterò. 

 (Claudia  introduce l’Informatore.  Questi ha il volto coperto  e resterà anonimo per tutto il tempo. Può essere un uomo o una  donna.   Claudia esce)

PILATO  -  Amico,  io so che le tue visite  hanno sempre un solido motivo.   Perciò, come sempre, sei benvenuto. 

INFORMATORE  -  Ti ringrazio.

PILATO  -  Inoltre rispetto la tua scelta di nasconderti anche a me. Benché, ti confesso, per un verso mi risulti un po’… eccessiva. Temi che io sia così stupido da smascherarti?

INFORMATORE  -    Nessun palazzo, Pilato, probabilmente neanche il tuo,  manca di topi e traditori.  La mia posizione è…  delicata, più di molte altre. Non ti offendere.   Mi obbliga a eccedere in prudenza.

PILATO  - Giusto.  E anch’io fossi saggio quanto te.  O meglio potessi esserlo anch’io.  Potessi emettere sentenze anonime. Che notizie mi porti?

INFORMATORE  -  Pesanti.

PILATO  -   Ti prego, non oggi,  abbi pazienza:  non le reggerei. Ho il morale già al minimo.

INFORMATORE  -  Ho detto pesanti, non a tuo carico. Al contrario.

PILATO  -  Allora  il momento non può essere migliore.  A danno di chi?

INFORMATORE  -  Di  Caifa e sua figlia, la sacerdotessa.

PILATO  -  (Annuisce)   Il furto dei libri? So già tutto.

INFORMATORE  -   C’è qualcosa in più. Tenevano in serbo un testimone. 

PILATO  -   Non vedo l’urgenza di comunicarmelo.  Il processo è concluso. E nessun altro testimone…

INFORMATORE  -  Ma questo…

PILATO  -  Ma questo?

INFORMATORE  -  … era  Giuda Iscariote. Ho detto Giuda.

PILATO  -  Oh, tu non sai quante illazioni a suo proposito, sono arrivate fino a me.  La più attendibile è che fosse un ribelle. Uno zelota. Coincide con quello che volevi dirmi?

INFORMATORE  -   Era soltanto la premessa.

 

PILATO  - Se Gesù avesse fatto politica, l’avrei condannato ben più facilmente, e volentieri, ti assicuro.

INFORMATORE  -  Appunto, e per questo, ha deluso gli spiriti più irredentisti.

PILATO  -  Prosegui.

INFORMATORE  -  Giuda  Iscariote aveva garantito a Caifa  che era pronto a testimoniare contro Gesù.

PILATO  - Davanti a me non è comparso.

INFORMATORE  -   E pensi che siano così sciocchi? In un processo dove il giudice sei tu,  produrre un nemico dei romani?

PILATO  -     Infatti.  Non sono stati così sciocchi.

INFORMATORE  -  Ma il popolo ama gli zeloti. E poiché Giuda era fra quelli che seguivano Gesù,   la sua parola era attendibile.

PILATO  -   In relazione a quale accusa?

INFORMATORE  -   A  indicare Gesù come colpevole del furto dei Libri della Legge.

PILATO  -  Molto difficile da credere,  per quanto ingenua possa essere la gente.

INFORMATORE  -  Lo hai visto tu  stesso,  ha capovolto l’opinione pubblica.

PILATO  -  Ma cento capri espiatori, meno ingombranti di Gesù, non solo uno, Caifa era in grado di incastrare con un falso testimone,  se avesse voluto unicamente scagionare la figlia!  E in ultima analisi non credo, che Giuda fosse corruttibile così facilmente - e banalmente.

INFORMATORE  -  Pilato, ma Giuda non  voleva la condanna. Voleva giocare di furbizia con Gesù, lasciargli una sola via d’uscita, quella politica, di diventare il loro capo. Con gli zeloti a garantirlo, nessuno lo avrebbe più accusato, stai pur certo. Ma poi la rinuncia, perfino a difendersi...

PILATO  -  Lo so!

INFORMATORE  -   … non era stata prevista.  Il piano è fallito, Gesù è morto, ed è la ragione per cui Giuda si è impiccato.

PILATO  -   Un po’ complicato, ma…  c’è  logica.  Tu avresti le prove, delle cose che mi hai detto?

INFORMATORE  -  Ho i nomi di quelli che lo sanno,  se saranno disponibili a parlarne.

PILATO  -  Allora procurami quei nomi.  All’occorrenza, farli parlare sarà affar mio.

INFORMATORE  -  Domani riceverai la lista.

PILATO  -  E tu la giusta ricompensa.

INFORMATORE  -  Ti  saluto. 

(Va via.  Esce anche Pilato)

(In scena Giuseppe)

GIUSEPPE  -   Procurate cento libbre di mirra e di aloe, abbiamo deposto dalla croce e seppellito Nostro Signore.  Abbiamo chiuso la sua tomba  con una pietra molto grande e circolare. Caifa lo sa, va su tutte le furie, e prima corre da Pilato a protestare, poi manda una squadra a prelevarmi con la forza e afferma che sono in malafede. Dice che merito la morte, senza appello - a parte che,  per mia fortuna,  era iniziato, nel frattempo, il sabato. Allora mi portano in un locale fuori città, senza finestre o prese d’aria, solo una piccola porta ferrata.  Ma era già stato stabilito che sarei morto il giorno dopo. Suppongo che un uomo pagato per questo sarebbe entrato con un coltello e avrebbe compiuto il suo lavoro -  vi dico io, facilmente, perché avevo già deciso di non resistergli, secondo l’esempio di Gesù. Ho trascorso, lì, ore, non dirò piacevoli, tuttavia stranamente serene. Ripensavo alla mia città di Arimatea,  alle persone più care,  al mio lavoro - e dunque anche a voi, amici miei di Cornovaglia: mi sono nutrito e consolato di quei pensieri. 

Ma quando Pilato sa della  mia carcerazione, intima  a Caifa formalmente di raggiungerlo sul luogo; così che io, seduto a terra,  la schiena sul  muro che ci separava, ha potuto ascoltarli:  discorsi dei quali ero  l’oggetto, ma il loro rapporto personale era la posta in gioco.   (Esce)

(Pilato era già entrato. Arriva Caifa)

CAIFA  -  I soldati?

PILATO  -  A distanza - per ora.

CAIFA  -  Protesto la vostra intimazione.

PILATO  -  Prendo nota.

CAIFA  -  Fra noi non c’è nulla da transigere.

PILATO  -  Avete un debito con me, che è la sentenza che ho firmato.

 

CAIFA  -      La nostra richiesta era legittima.  L’avete sancita.  Nessun debito.

PILATO  -  E’ stato un ricatto e lo sapete.

CAIFA  -  Io, lo saprei?  Che cosa  so? Che alcuni - pochi, sacerdoti inermi hanno piegato  volontà e forza romane?  Sarà questa, la vostra versione dei fatti? Non credo proprio che Tiberio la apprezzerà. Se fossi in voi mi appellerei a un’altra logica, che la condanna di un colpevole era non solo un’ovvietà,  era la mossa politica più indovinata.

 

PILATO  -  Voi,  per convincere la vostra gente ad appoggiarvi,  avete detto che la morte di uno solo era un affare, avrebbe salvato tutti gli altri dalle nostre rappresaglie. Vero o no?

CAIFA  -  Forse. E con ciò?

PILATO  -  Salvo che lui non era affatto uno zelota.  Gesù non ha mai messo in pericolo l’ordine pubblico, né contestato la mia stessa autorità. Caso mai contestava la vostra,  il vostro potere costituito! E l’ordine pubblico, per influire su di me, lo avete minacciato voi!

CAIFA  -   E voi sapete che un Messia, riconosciuto come tale, agli occhi del popolo avrà sempre un ruolo di liberatore?  Sareste riuscito a liberarvi da quel dubbio?

PILATO  -  Ho informatori di  prim’ordine.

CAIFA  -  Ma il dubbio  lo avreste sempre avuto. E io vi ho reso un buon servizio  in ogni caso.

PILATO  -   Un buon servizio, voi a me? Allora fatemene un altro. So che  lì dentro detenete illegalmente un uomo. E che volete farlo uccidere.

CAIFA  -   E voi volete perseguire… le intenzioni?

PILATO  -    No.  Ma siccome conosco le vostre, cerco di prevenire un crimine. Adesso aprite quella porta,  e con le buone, per favore.

CAIFA  -  Non posso. E’ sabato.

PILATO  -   Caifa, io ne so molto di più. Non provocatemi, è meglio per tutti. E so che la chiave della porta la tenete al collo voi. (Tende una mano)  Datela a me. Che sono romano e non ho regole che lo impediscano. Procuratore a orario pieno, anche di sabato.  Sgonfiamo almeno questo caso.

CAIFA  -   Giuseppe ci ha offeso, avrà da vedersela con noi.

PILATO  -  Ma ha solo voluto seppellire un morto!

CAIFA  -  Quel morto aveva bestemmiato! E ricordatevi che voi e io, di quella morte, siamo i  due primi  responsabili.

PILATO  -  Solo che io non me ne vanto.

CAIFA  -   E le notizie tendenziose? Messe già in circolazione? Le sapete?  Che al momento della sua morte si è squarciato il velo del tempio, e il cielo si è oscurato, e un terremoto ha scosso la città? Andateci voi a spiegare alla gente  che una nuvola più nera della altre può normalmente nascondere il sole, e un tuono scuotere la terra, e se ogni volta che ciò accade...

PILATO  -    Fate così, ditemi questo, solo questo: il velo del tempio  è ancora integro?

CAIFA  -  Il velo del tempio era già lesionato! E’ stoffa antichissima! Fragile!  Basta uno strappo a dare corpo alle superstizioni?

PILATO  -  Questo non toglie che Giuseppe è un uomo giusto, stimato da tutti e amico mio!

CAIFA  -  Vi ho spiegato che non posso liberarlo, e che non voglio, in ogni caso.

PILATO  -   Ma io vi ordino di farlo.

CAIFA  -  Non vi temo, Pilato,  né il vostro esercito né voi. Tenetelo a mente.

PILATO  -   Scherzate?  Perché ricorrere ai soldati se ho per le mani un’alternativa migliore? Di aprire un’inchiesta, avendo materia sufficiente - ovvero: se non vi urta la parola, scottante. Basta o continuo?

CAIFA  -  E questa, spiegatemi: cos’è, una minaccia per costringermi a un baratto?

PILATO  -  No, non sarebbe -  è!  una minaccia.  La quale sia chiaro, non vi obbliga, né io di sicuro Mi sembra solo più  auspicabile una soluzione negoziata.

CAIFA  -    E quella…  faccenda,  che voi dite…  riguarderebbe chi:  me?

PILATO  -  Voi, la vostra famiglia, e altri ancora.

CAIFA  -    E quanto all’ipotesi che il vostro sospetto si sia costituito sopra una semplice calunnia?

PILATO  -   Considerata.  E scartata. Perché riconosco le calunnie, quando lo sono davvero. Per istinto, per mestiere - fate voi. Avete afferrato?

CAIFA  -    (Annuisce)   Quanto basta per andarmene.  (Accenna a farlo)

PILATO  -  Andarvene? E dove? Esiste un angolo di casa vostra in cui riuscireste ad infischiarvene di non averne saputo di più? E a non rimpiangere il vantaggio che invece io vi posso dare? Sapete qual’è l’alternativa? Un giudizio per falso, abuso d’ufficio e corruzione. Se non mi aiutate ad evitarlo, procedo e vi incrimino.

CAIFA  -  Volete scherzare?

PILATO  -  No.  Però mi domando, in che misura un cuore tenace come il vostro, o quello del grande sacerdote Anna, vostro suocero, cuore di nonno, sono disposti  a sanguinare per la sorte di Sarra? E se in giudizio saltasse fuori che voi, per salvare lei dagli impicci, avete pagato a Giuda Iscariote una testimonianza - falsa! - contro Gesù, che lo indicava come il ladro dei Libri dal Tempio?

CAIFA  -  Andiamo, signor procuratore,  Giuda è venuto spontaneamente a testimoniare contro Gesù. Lo conosceva, era uno dei suoi. Ha chiesto un compenso, che noi gli abbiamo accordato, e con ciò? Da quando in qua non si può vendere - o pagare - la verità? O se volete, una verità possibile?  Ha avuto il denaro, che non significa la nostra stima, per quello che ha fatto.

PILATO  -  Vi è stato utile, non disprezzatelo troppo.

CAIFA  -  Si è dissociato da un errore. Tardivamente. Tutto qui.

PILATO  -  No, io non credo, scusatemi, che sia lecito dire: tutto qui.

CAIFA  -   Forse voleva rimediare  ai troppi errori,  ai troppi inganni di Gesù.

 

PILATO  -  E perché allora la sua morte lo ha sconvolto? Com’è che Giuda, quella morte, non se l’aspettava? Perché non gli avete detto prima fino a dove volevate arrivare?

CAIFA  -  Con Giuda abbiamo, l’ho già detto, stabilito un compenso. Nient’altro.

PILATO  -  Ne dubito. Ve l’ha restituito, quel denaro - e si è ucciso.  Appendersi a un fico, per aver fatto il suo dovere,  a voi sembra normale?

CAIFA  -  No. Ma era un uomo di mente contorta. Non vedo perché dovrei rimpiangerlo. Io lo compiango, tutt’al più.

PILATO  -  E perché voi, avendo la sua testimonianza, non l’avete portato davanti a me?

CAIFA  -  Perché le altre accuse già bastavano!

PILATO  -     No! Perché sapevate che mentiva!

CAIFA  -  E dunque lodatemi, per non averlo utilizzato come prova.

PILATO  -  Certo!  In giudizio, non lo avete utilizzato! Ma col popolo? Per ottenere e manovrare la sua indignazione?

CAIFA  -  Questo,  signor procuratore, sarete voi a doverlo provare.   Credete a me, non sarà facile.

PILATO  -  Io vi avevo già detto: ho un sospetto, da voi definito, indignatissimo,  un’insinuazione:   che  vi servisse un diversivo; e il diversivo, grazie a Giuda, fu Gesù!  Adesso le ho, le prove, attento!

CAIFA  -  Andiamo, signore,  quali prove!

PILATO  -  Preferite affrontare l’inchiesta?  Va bene, l’avrete. Ma poi non ditemi che io non ho fatto del mio meglio per risolvere il problema.

CAIFA  -  E quale motivo avreste voi, di barattare quell’inchiesta col mio prigioniero?

PILATO  -  Ma come siete sospettoso!  Per andare d’accordo. L’avete un cervello che funziona? Usatelo. E aprite quella porta. E poi mi farete il favore di smetterla, di inviare a Tiberio continue proteste contro di me. Che a voi non porta alcun vantaggio e a me può nuocere.  Dài,  liberiamo il prigioniero. I miei soldati non ci vedono, e né io né Giuseppe lo riveleremo.  Nessuno al mondo, credetemi, arriverà ad immaginare che siate stato proprio voi a consentire la sua fuga.           Dovranno inventare qualcos’altro.  Su, muoviamoci.

(Escono entrambi)

(Giuseppe seduto. Il posto è abbastanza disagevole e c’è poca luce: un nascondiglio.

Arriva Claudia, cercandolo)

CLAUDIA  PROCULA  -  Giuseppe?  Sei tu?

GIUSEPPE  -   Claudia!   Sono felice di vederti.

CLAUDIA  PROCULA  -  E io di averti rintracciato.

GIUSEPPE  -   Ecco, lo so, ma per nascondermi… se non è facile da individuare, è l’ideale.

CLAUDIA  PROCULA  -  Certo.

GIUSEPPE  -  Volevano uccidermi.

CLAUDIA  PROCULA  -  Lo so.

GIUSEPPE  -   Ma non è questo che in realtà mi fa più male.

CLAUDIA  PROCULA  -  E io, mi dispiace, non sono venuta per consolarti.  Pilato mi incarica…  E’ furibondo con te.  C’è una denuncia.  Il corpo che lui ti ha consegnato…

GIUSEPPE  -   Da me cosa vuole?

CLAUDIA  PROCULA  -  Spiegazioni.

GIUSEPPE  -  Le avrà.

CLAUDIA  -  Le vuole oggi stesso, di persona, a palazzo.

GIUSEPPE  -   E allora tu digli,  appena fa buio lo raggiungerò.

CLAUDIA  PROCULA  -  Cerca di essere molto prudente.  Nessuno sa che è stato Caifa a liberarti, e le sue guardie hanno giurato che ti acciufferanno.

GIUSEPPE  -   Userò strade secondarie.

CLAUDIA  PROCULA  -   E porta argomenti che convincano Pilato.

GIUSEPPE  -   Purché  Pilato voglia credermi.

CLAUDIA  PROCULA  -  Purché possa  crederti, Giuseppe.   Sta’ bene attento a quel che dici.  Ha un sesto senso, per riconoscere la verità.   A più tardi.  Ora vado.

GIUSEPPE  -   A più tardi.

CLAUDIA  PROCULA  -  E che il cielo ti illumini.

GIUSEPPE  -   Spero di sì, che lo farà.

(Claudia esce)

(Nel palazzo di Pilato. 

Giuseppe in piedi.  Entra Pilato)

PILATO  -  Oh, finalmente, avvicinati, e fatti guardare bene in faccia, voglio espiare anche nei minimi dettagli la mia illusione che almeno un amico, dico uno, sia incapace di tradirmi!

GIUSEPPE  -  Pilato, io…

PILATO  -  (senza ascoltarlo)  Ma  quali pretese può avanzare, il più sciagurato dei procuratori di Roma, se il mio imputato non era comune, né soltanto il migliore degli uomini, ma addirittura il vostro Messìa, che al posto mio neppure il più idiota dei funzionari avrebbe osato giudicare?  Dillo, perché se il quadro non è questo, non sarò il solo a festeggiare  (Fa un gesto verso il lato)  - anche voi, Caifa, mostratevi, se vi ho invitato è perché tutto sia ben detto, e chiaro! (Compare Caifa)   (Pilato torna a rivolgersi a Giuseppe)  E’ vero o no che hai ripagato con l’inganno ogni pena che io mi ero data per te?

GIUSEPPE  -  E a cosa serve risponderti, se ne sei già così sicuro?

PILATO  -  Aiutami tu a cambiare idea.

 

GIUSEPPE  -   Non ho violato alcuna legge.

PILATO  -  (a Caifa)   Non ha violato alcuna legge - dice. Se è vero, mi sembra un argomento.

CAIFA  -  Per me solo chiacchiere, non argomenti.

PILATO  -  (a Giuseppe)   Allora sappilo, ammesso che tu non sappia niente: dalla tua tomba qualcuno ha sottratto il corpo di Gesù;  e io veramente a quanto pare non ne azzecco una, perché te lo avevo consegnato. Qual è il tuo pensiero?

GIUSEPPE  -  Che non tu,  sei colpevole della sua fine. Ma se a loro Gesù fa paura da morto, sarebbe stato più saggio lasciarlo vivo.

PILATO  - Sei stato tu a trafugare il cadavere?

GIUSEPPE  -  No.

 

PILATO  -    Signor sacerdote,  c’è un intoppo: l’indiziato nega. Ai nostri sospetti e fondamenti logici, al solito, mancano le prove.

CAIFA  -  E’ solo un gioco di parole.

PILATO  -  Di parole? Strano gioco, se un cadavere…

CAIFA  - Può darsi che lui non l’abbia fatto di persona, ma questo non toglie che…

PILATO  -   Davvero? (a Giuseppe)  Ascoltami: tu bada a Caifa, e rispondi a lui - perché è molto più furbo di me.   Coraggio:  rispondigli.

GIUSEPPE  -  Dirò che… ha ragione, almeno in parte.

PILATO  -    Ha ragione chi? Caifa?  (Giuseppe annuisce. Pilato ne resta un po’ stupito, ma non abbandona la sua linea)  Beh. Questo sì, che è un passo avanti. (a Caifa)   Allora: sentito? Soddisfatto?

CAIFA  -  Il problema non è risolvibile  in parte.

PILATO  -  Però sta chiarendosi. E se comincia a farsi chiaro…

CAIFA  -  Poco!

PILATO  -   Sì, giusto.  Non abbastanza. (a Giuseppe)  Sei stato la mente del complotto?

GIUSEPPE  -  Noi ci eravamo… preparati.

PILATO  -  A fare che?

GIUSEPPE  -  Ma in circostanze che non furono…

PILATO  -   No,  non menare il can per l’aia.  Era tuo, quel progetto?

GIUSEPPE  -  Era mio.

PILATO  -  (nuovamente  stupito, ma anche sollevato)  E  allora attenzione a quel che dici,  stai mettendoti nei guai.

GIUSEPPE  -  Dirò tutto quello che ho da dire.

CAIFA  -   Dirà quel che vuole. E non sarà la verità.

GIUSEPPE  -  Non ho alcun motivo né intenzione di difendermi.

PILATO  -    (a Giuseppe)  Non fare l’eroe.

 

CAIFA  -   Ma quale eroe, fa solo tattica!

PILATO  -  E voi perché lo criticate?   Incoraggiatelo,  almeno finché vi dà ragione! Ma non vi accontentate mai?

GIUSEPPE  -  Io vi dirò gli avvenimenti, e quali intenzioni ci animavano.

 

PILATO  -  Giuseppe no, non le intenzioni.  I fatti.

CAIFA  -  Fumo negli occhi!  E’ un mercante!

PILATO  -   Lo so!  Ma se ha detto che parlerà, parlerà! Vogliamo ascoltarlo,  prima di dire che mente? E poi non è mai stato un bugiardo, e se  anche volesse cominciare, la menzogna -  che è un’arte -  non s’improvvisa! Conosco il mio uomo! Chiaro? (si autocontrolla) Non fatemi perdere la calma.  (a Giuseppe)  Tu, se collabori,  avrai la nostra clemenza.  Promesso.  Caifa, non fate la mummia, confermatelo anche voi. E che ci vuol mai? Muovete almeno la testa.

CAIFA  -  Non sono d’accordo. Nessuna clemenza.

PILATO  - (a Giuseppe)  Ce l’ha con te. E lo sai qual è il vero motivo? Che tu gli hai rovinato il Sabato. Ragion per cui sono venuti, un bel gruppetto,  a rovinarlo pure a me. Davanti alla porta,  come furie. E gridavano: “Attento!  Faranno sparire quel cadavere e poi sosterranno che Gesù è risorto, che sarebbe un inganno peggiore del primo!”   E io ho pensato: giusto, ma poiché avevano le loro guardie, gli ho detto usatele, pensateci voi a vigilare quella tomba. Così sono andati a sigillarne l’ingresso e a mettere gli uomini di sentinella. Più tardi qualcuno ha riferito che ti avevano rinchiuso e sono venuto a liberarti, come tu sai già.

 

CAIFA  -  (a Giuseppe)  E perché,  appena libero, già fortunato, non   sei ritornato a Arimatea? Quali intenzioni, o quali azioni, ti trattenevano a Gerusalemme?

GIUSEPPE  -  E voi perché avete temuto che Gesù fosse un pericolo maggiore dei falsi messia che c’erano stati prima di lui? Nessuno di loro è stato crocifisso!

CAIFA  -  Perché Gesù  è andato ben oltre, i loro limiti! Ci ha sfidato e provocato cento volte!

GIUSEPPE  -  Parlava d’amore! Era una sfida?

PILATO  -  Aspetta, rispondi alla domanda: perché sei rimasto, dopo che io ti ho liberato?

GIUSEPPE  -   Perché avevo un piano.

PILATO  -     Sentiamolo.

GIUSEPPE  -  Andare su, pagare le guardie, ubriacarle, e sbarazzarcene dicendo che avremmo dato il cambio.

 

CAIFA  -  Risponderanno, della loro infedeltà!

PILATO  -   Caifa, però, se le ha pagate…  insomma,  dovunque  il denaro è plausibile - probabilmente anche in Giudea. Vero o no? (a Giuseppe)  Qual era il seguito del piano?

GIUSEPPE  - Nascondere il corpo di Gesù,  far circolare la notizia della sua risurrezione.

CAIFA  -   Per me è quanto basta

PILATO  -    E per me no!  Io voglio sapere quali sono stati i fatti! Non i piani!

CAIFA  -  Pagare e ingannare le mie guardie è già un reato molto grave!

GIUSEPPE  -  E Giuda Iscariote? Non era pagato per giurare il falso? Lui si è impiccato, ma i suoi corruttori, chi li punirà?

PILATO  -  Già. Chi può farlo?  (a Caifa) Ecco un dettaglio da riflettere. Vi lascio lo spazio di un commento.

CAIFA  -  Accuse generiche,  alla cieca e fuori  tema.

PILATO  - Sì, soprattutto fuori tema.  (a Giuseppe)  Non è di Giuda, che stavamo parlando. (a Caifa)   Ma era un buon argomento, ammettetelo.  (a Giuseppe)  Raccontaci quello che è successo a  te.

GIUSEPPE  -  Rimossa la pietra, sono entrato.

PILATO  -  Nella  tomba?

GIUSEPPE  -  Sì.

CAIFA  -  Però non è questo, che si va dicendo in giro, che voi, e  non le potenze celesti,  avete rimosso quella pietra!

GIUSEPPE  -  Il punto non è  la pietra, Caifa!

PILATO  -  E quale sarebbe, il punto, secondo te?

GIUSEPPE  -  Che quando io sono entrato là dentro, il suo corpo non c’era! C’era il lenzuolo, ben piegato, sul pavimento…

CAIFA  -  Dettagli inutili!

GIUSEPPE   - …. ma non il corpo! Era  scomparso!

CAIFA  -  Non ci credo!

GIUSEPPE  -  E  poi  nell’angolo più oscuro del sepolcro, improvvisamente, è comparso un Angelo.

PILATO  - Cioè?  Uno spirito? In quali sembianze?

GIUSEPPE  -  Più luminose,  e però…umane.

CAIFA  -  Pilato, quest’uomo va oltre i limiti.

PILATO  -  Oltre i miei, non c’è dubbio - quelli dei vostri libri sacri non direi.  In fatto di angeli… se io sono scettico, è normale, ma se lo siete voi, mi scandalizzo. (a Giuseppe)   I tuoi lo hanno visto, quello… spirito in sembianze umane?

GIUSEPPE  -  No.  Sono entrato solo io.

CAIFA  -  Continua a mentire. E non vuole coinvolgere i suoi complici.

PILATO  -  E tu?

GIUSEPPE  -  Gli ho parlato.

PILATO  -  Hai… conversato?

CAIFA  -   Ma andiamo!

GIUSEPPE  -  Lui,  si è rivolto a me per primo:  stava  alle mie spalle.

(Di lato, è comparso l’Angelo.  Giuseppe rivive quel momento)

ANGELO  -  Giuseppe!  Giuseppe: che senso ha che tu sia qui?

GIUSEPPE  -    Scusa, chi sei? E come hai potuto entrare qui? E dov’è il corpo di Gesù?

ANGELO  - Gesù aveva detto chiaramente,  che sarebbe risorto il terzo giorno. Se tu non vuoi crederci, così come è chiaro che non gli hai creduto…

GIUSEPPE  -    No! Aspetta - aspetta:  pensavo che fosse… un modo di esprimersi, una suggestione,  e che noi non… lo avremmo riavuto fra noi, solo …  dentro di noi,  se non lo avessimo… dimenticato,  e io, per… salvare il suo messaggio…  avevo pensato di…

ANGELO  -   Far cosa? Di riuscirci tu?  A salvare un disegno fallito da Dio? 

GIUSEPPE   -  No! Io non questo, ma…

ANGELO  - E chi altri, al mondo, ha concepito una sciocchezza madornale -

empia, di fatto, come il tuo piano?

GIUSEPPE  -   Ma prima era tutto… differente!

ANGELO  -    Più semplice. Bastava credere alle sue parole.

GIUSEPPE  -  No,  io, perdona - ascoltarlo,  era facile, ma molto meno pigliare alla lettera le sue parole. Come… sconfiggere la morte! Almeno per noi che siamo uomini, e vedendolo uomo in mezzo a noi, non era facile convincerci…

ANGELO  -  Ho detto più semplice,  non facile.

GIUSEPPE  -  Era semplice  amarlo,  difatti noi lo abbiamo amato, abbiamo temuto e poi sofferto la sua morte,  questo forse ci ha confusi.

ANGELO  -   E credi che a lui sia stato facile,  lasciarsi appendere, straziare le carni, sbeffeggiare? In cielo noi tutti  piangevamo!  Lo immagini in quanti e immagini quanto soffrivamo? Noi tutti insieme,  e il coro riempiva l’universo, imploravamo Dio Padre perché abbreviasse il suo supplizio, ma era tutto necessario! Proprio perché non credevate! E tu, col tuo piano, volevi ridurre a una finzione  l’assoluta verità?

GIUSEPPE  -  In nome del cielo, può esistere un Angelo crudele? Perché  tu lo sei,  nei miei confronti? La mia intenzione era sbagliata, non colpevole!

ANGELO  -  E questo esaurisce la tua fede?

GIUSEPPE  -  Se sei qui per punirmi, puniscimi. E basta.

ANGELO  -   Punirti? Ma no. Di un’intenzione?  E quando mai?

GIUSEPPE  -  Allora ti prego, dimmi cosa devo fare.

ANGELO  -   Certo. Testimoniare  la verità.

GIUSEPPE    -  In che modo?

ANGELO  -  Pagandola.   Intendo dire… di  persona.

GIUSEPPE  -  Con la mia  vita?  E’ questo il prezzo?

ANGELO  -  Il prezzo  dipende  dai tuoi limiti.  Ti saluto, Giuseppe.  

(Se ne va)

GIUSEPPE  -    No, aspetta!  Angelo! Non te ne andare! Ho io da chiedere… di lui, se…dopo quello che è accaduto… potrò rivederlo, riabbracciarlo? Sentire la voce, la sua….  Aspetta!

 

(Ma l’Angelo è scomparso  e Giuseppe è accecato dalla luce. Deve desistere.  Torna a rivolgersi a Pilato e Caifa)

CAIFA  -  E’ questo che noi dovremmo credere?

GIUSEPPE  -   E’ la verità.

CAIFA  -    E se pure lo fosse,  chi può sapere se era un Angelo? Oppure uno spirito del Male?  O in ogni caso, una menzogna dello spirito?

PILATO  -  Caifa, secondo me la religione vi sovreccita. Perché alzate la voce? Calma.  Non è il momento di…   (a Giuseppe)  Davanti alla tomba, a ostruirne l’accesso, hai detto che c’era una grande pietra.

GIUSEPPE  -   Infatti.  C’era.

PILATO  -  E tu, coi  tuoi uomini, l’avete rimossa?

GIUSEPPE  -  Sì.

PILATO  -  Ma al vostro arrivo, era  al suo posto?

GIUSEPPE  -  Sì.

PILATO  -   Non hai il minimo dubbio?

GIUSEPPE  -  Nessuno.

PILATO  -  E le sue guardie  (riferendosi a Caifa),   sbronze o no,  non ti hanno per caso riferito qualche strano…  movimento, o avvenimento precedente?

GIUSEPPE  -  No.

PILATO  -  E i sigilli su quella pietra?

GIUSEPPE  -   Intatti. Io li ho spezzati,  con le mie mani, ve lo giuro.

CAIFA  -    Ma se il corpo era stato sottratto, è incompatibile, che fossero integri  i sigilli!

PILATO  -   Caifa, Giuseppe ha giurato. Vi sembra un bugiardo d’abitudine? A me no.  (a Giuseppe)  E tu  non giocare malamente il tuo destino -  o in ogni caso, non con me.

GIUSEPPE  -   Signori, vi ho detto esattamente quello che è accaduto.

PILATO  -  E infatti è qui, mi pare, il nodo. Perché Caifa non dubita, che tu stia mentendo - e io ti confesso che la cosa  farebbe comodo anche a me. Ma io in realtà sono un ingenuo, un sensitivo, così il mio cervello trasforma in malessere quello che tu stavi dicendo.  Però attento, non basta dire la verità, bisogna essere chiari.

GIUSEPPE  -   Ripeto che il piano, la mia presunzione, la mia colpa, era nascondere il suo corpo e rianimare di speranza tutti quelli che lo avevano seguito.

PILATO  -  Ma io, se la colpa fosse questa, sarei  felicissimo di assolverti. Prescindi dall’angelo, al quale non credo. Non dico di te, non credo a lui.   E fosse il tuo proscioglimento,  il mio unico errore giudiziario!  Ma il resto, l’altra verità che tu proponi, mi apre un incubo!   Ci riesci, almeno,  a compatirmi?    Io sono l’uomo che ha siglato il suo supplizio, e tu vuoi convincermi che è risuscitato dai  morti?

CAIFA  -   Pilato finiamola, esiste una sola verità, Gesù non può essere e quindi non è risuscitato!   (a Giuseppe)  E se lui fosse vivo, perché tu saresti qui con noi, anziché insieme a mille altri a festeggiare al suo banchetto? E lui, perché non ci si mostra?  Anche a noi?  Che si presenti, venga al Tempio, nella sua piena maestà, venga a ridurci in polvere, e ci sprofondi nel fuoco! Ma se non può manifestarsi, se non attraverso le tue farneticazioni, io di che cosa dovrei convincermi?  Volete spiegarmelo, una volta per tutte?

PILATO  -  (a Giuseppe)   Beh,  devo ammettere che non è facile, oggettivamente, credere a quello che tu dici.

CAIFA  -  E io, che sono il sacerdote massimo, solennemente offerto a Dio, perché sarei stato abbandonato dal Suo Spirito, e neanche avrei riconosciuto,  anzi,  avrei combattuto la Sua volontà? Per quale motivo il Cielo avrebbe consentito che  io commettessi un sacrilegio simile? O sostenete che il Signore, proprio in me, volesse trovare una contraddizione?

GIUSEPPE  -  Gesù ha scelto il popolo perché ne apprezzava l’umiltà! Che voi non avete!

CAIFA  -   Ma come sarebbe compatibile, l’umiltà, con la nostra funzione di simboli  della potenza di Dio?    Lo stesso Gesù avrebbe dovuto rispettarci, nel Nome che noi rappresentiamo!

GIUSEPPE  -  Caifa, Gesù vi ha rispettato e si è lasciato uccidere, non solo senza maledirvi,  ma addirittura ha chiesto al Padre, poco prima di morire, di perdonarvi!  E Dio certamente lo ha già fatto! Ma quello che a voi non era dato di sapere, noi, pur avendone motivo, non lo abbiamo creduto,  lo abbiamo in realtà solo sperato!  E lui solamente risorgendo ci poteva restituire una effettiva libertà!

CAIFA  -  Di credere in ciò che non hai visto?

GIUSEPPE  -   Ho visto la tomba che era vuota, e quei sigilli…

CAIFA  -  Oppure lo hai visto, dopo morto, comportarsi come un vivo?

GIUSEPPE  -  No! Io no!  Ma una donna…

CAIFA  -     Ecco, signor procuratore, vedete? Come si parla sempre a sproposito di libertà? La libertà della ragione li smentisce, e allora ricorrono a una donna.

GIUSEPPE  -  No, la ragione è come un sommo sacerdote, Caifa! Separa il divino dall’umano per esserne il tramite obbligato! Ma per l’amore è solo un limite, e nel mio caso, la verità, un castigo!   Non le amerò più come prima, né la ragione né la libertà!

PILATO  -   (a Giuseppe)  Sparisci. Vattene. Non ti avessi mai conosciuto. E  se ancora non mi conosci abbastanza, dai maggior peso a quello che in giro si dice di me,  che sono un empio, indomito figlio di puttana.  E non avrei mai dovuto smettere di esserlo. Chiaro? E le mie notti a venire, come invece accadrà, non sarebbero assillate dal pensiero che la Storia, e il tuo Dio, mi hanno incastrato,  consegnandomi al ricordo di una singola sentenza, una su mille!,  che ho firmato!

CAIFA  -   Ma non crederete a quel che ha detto.

PILATO  -   Oh, dei del cielo,  ma allora l’ingenuo siete voi. E cento volte beato, se non vi sfiora neanche il dubbio lui che stia dicendo la verità!

CAIFA  -  La sua verità, procuratore -  per convincervi. Respingo ogni ipotesi, e chiudiamola qui. Voi consegnatemi Giuseppe, ora, qui, e basta. Ve ne faccio richiesta formale.

PILATO  -  Capisco, e  rispondo, in modo del tutto non formale, che non ci penso nemmeno. Non voglio più morti di giustizia, non la vostra, sotto la mia giurisdizione.

CAIFA  -  Vi eravate impegnato.

PILATO  -   E’ vero. (a Giuseppe)  Scusa, ma ce l’avevo con te. E allora gli ho detto: ve lo prendo, ve lo lego, ve lo do  e fatene quello che volete.

GIUSEPPE  -  Non importa.

 

PILATO  - Non importa?  Importa a me! Se gli ho impedito già una volta…

GIUSEPPE  -  Pilato,  lo so.  Ma non li temo.

 PILATO  -   Vogliono ucciderti!

GIUSEPPE  -  Sarà il mio riscatto

PILATO  -   Ecco. Bravo. Ma salvare te,  potrebbe essere il mio; e non reclamarti ulteriormente, il suo. Che finga o no di non saperlo.  (a Caifa)   Perché  non sarebbe consentito, al vostro Dio,  volervi confondere, se così vuole? O per caso esigete da Lui che vi renda ragione di quello che fa?  Vi addebito questa debolezza, questa sì, di esercitare i previlegi della carica come se fossero affar vostro! Non lo sono!   Lo so che voi volete negarvi perfino al dubbio, ma non si può,  sarebbe comodo ma non è lecito a nessuno, caro amico!  Perciò mi rimangio la parola  e lui rimane in libertà. E guai a voi, guai a chiunque osasse torcergli un capello! Intesi? E’ mio! L’unico al mondo che potrebbe garantire la mia buona volontà,  sarei un pazzo, a consegnarvelo - e  passate parola nell’ambiente, o questa volta lo vedrete per davvero,  a quali eccessi può arrivare anche l’esercito romano, quando è sotto il mio comando!

                (Caifa, dopo un’ultima esitazione, va via.)

PILATO  -  Lo sai che ti dico?  Dovrebbe essermi riconoscente, perché  a questo punto può dare la colpa tutta a me.  Ma il resto non cambia: vattene. La nostra amicizia finisce qui.

GIUSEPPE  -   Ti ho reso le cose più difficili, ma non volevo, negare o nascondere la verità.

PILATO  -   Oh, capirai, che bel servizio, ci ha reso quella verità.  Lo sai cos’ha fatto? Ha crocifisso Caifa e me.

GIUSEPPE  -  Mi dispiace. Perdonami.

PILATO  -  Non l’ho mai fatto con nessuno.

 

GIUSEPPE  -    Bene.  Inizia con me.

PILATO  -      Neanche per sogno.  Non  lo meriti.

GIUSEPPE  -   E che perdono sarebbe, se l’avessi meritato?

PILATO  -  Ecco. Perfetto. Lo sapevo.  Il nazareno ti ha viziato. Va’, va’, va’. Vai lontano,  più lontano che ti riesce.

                     (Esce.  Giuseppe ritorna verso il suo pubblico)

 GIUSEPPE  -  Gesù è salito alla gloria dei cieli, dalla quale, facendosi uomo, era disceso. Noi non abbiamo saputo capirlo, ma Lui  accettando di morire  e poi risorgendo in mezzo a noi, si è reso credibile per tutti. Io e i miei compagni arrivati in Britannia con me, siamo venuti a portarvi la Sua buona novella.

                                                               fine

note

giuseppe di arimatea,  santo

Secondi i quattro vangeli canonici era in segreto un seguace di Gesù.

Marco 15:43  e Luca 23:50  dicono che era un “membro del Consiglio”, cioè del massimo organismo del potere locale in Gerusalemme (Sin edrio). Giuseppe di A. è colui che ottenne da Pilato il corpo di Gesù per inumarlo in una tomba di sua proprietà.  Marco 15:43 è l’unico a definire coraggioso il suo gesto e dice di lui che “aspettava il regno di Dio”.

Si vuole inoltre che egli fosse un ricco mercante, e secondo una forte tradizione inglese andava personalmente nelle miniere della Cornovaglia delle quali commerciava lo stagno. E’ certo che un traffico di quei minerali (stagno, piombo) fra la Cornovaglia e la Fenicia era in atto già da tempo.

Affidando a una tomba il corpo di Gesù, Giuseppe evitò quanto la legge giudaica prevedeva per i cadaveri dei giustiziati  e cioè un sotterramento in luoghi diversi e ingominiosi.

Nell’apocrifo vangelo di Pietro (2° sec. d.C.) si dice che Giuseppe era amico di Pilato. 

Nell’apocrifo vangelo di Nicodemo (o atti di Pilato - 4° sec.) si racconta che i giudei imprigionarono Giuseppe dopo la sepoltura di Gesù.

Una interpolazione della metà del 13° secolo afferma che Giuseppe, successivamente a quegli eventi, ritornò e si stabilì nell’odierna Glastonbury (cittadina del Somerset, Inghilterra,della quale egli è il santo patrono)  alla testa di 12 missionari, inviato dall’apostolo Filippo, ivi iniziando l’evangelizzazione di quei popoli.

Alla venuta di G. di Arimatea in Inghilterra si legò anche la leggenda del Santo Graal, del quale egli sarebbe stato il portatore  (vedi più avanti).

glastonbury

 

Cittadina inglese, nel distretto di Mendips, Contea di Somerset. E’ situata sui fianchi di un gruppo di colline che portano dalla Brue Valley  a una sorta di  “torre” naturale alta 159 metri.

Non restano dubbi che la zona fosse abitata in epoca romana; era, probabilmente, una piazza di scambi.

Secondo Goffredo di Monmouth, Glastonbury  è la mitica “Avalon”, o “Isola di vetro” o ancora “delle mele”, dove venne sepolto re Artù. Qui sarebbe arrivato Giuseppe di Arimatea con il calice in cui Gesù consumò l’ultima Cena (o, secondo alcuni,  in cui vennero raccolte alcune gocce del suo sangue): alla ricerca di quel calice, o Santo Graal, si votarono i famosi cavalieri della Tavola Rotonda.

Anche altre tradizioni connettono  Glastonbury ad Avalon, l’Isola di Vetro dalla quale si accede all’oltretomba. L’ingresso doveva essere da qualche parte sulla collina.

Fra le leggende,  citiamo quella dell’albero di Giuseppe. Pare che dal suo bastone piantato in terra a sud di Glastonbury, ai piedi della Wearyall Hill, sia germogliato una sorta di pruno del tutto speciale, che fiorisce nel tempo di Natale. Ancora oggi a Natale un ramo fiorito di quel fiore viene inviato tutti gli anni alla Regina.

gesù:  panorama storico-ambientale

Al tempo di Gesù l’ambiente ebraico palestinese era composto, specie in Giudea e soprattutto a Gerusalemme, dai discendenti dei deportati in Babilonia, e poiché i loro antenati circa 500 anni prima avevano posto le basi del giudaismo ufficiale, si ritenevano depositari e interpreti ufficiali della Legge e dei Profeti. Per tutti gli Ebrei, anche quelli della diaspora, Gerusalemme e il suo tempio erano il punto di riferimento religioso essenziale.

Gerusalemme guardava agli Ebrei che abitavano in Galilea come a fedeli di livello inferiore, perché in quella regione vivevano anche greci e pagani, e la convivenza provocava inevitabili compromessi.  (Farisei e capi sacerdoti, a Nicodemo che difendeva Gesù: “Sei forse anche tu Galileo? Ricerca le Scritture e vedrai che dalla Galilea non sorse mai alcun profeta” - Gv 7, 53 -)

Nell’ambito poi della Galilea, Nazaret era un sobborgo privo di qualsiasi importanza  (Natanaele a Filippo: “Può venire qualcoso di buono, da Nazaret?” - Gv 1, 46).

Gesù di Nazaret, dunque, non era giudeo ma galileo, e per di più proveniva da una delle sue cittadine meno considerate.

Ma tentiamo una sintesi dei precedenti storici.

Alla morte di Alessandro Magno, il suo enorme impero venne diviso in quattro parti: i territori che si estendevano dalla Siria ai confini dell’Egitto, trovandosi di mezzo fra gli imperi dei Tolomei (Egitto) e dei Seleucidi (Siria), passarono alternativamente sotto il dominio prima degli uni (Tolomei) e poi degli altri (Seleucidi). Alcuni sovrani Seleucidi cercarono di imporre in Palestina uno stile di vita greco. Questa politica di ellenizzazione raggiunse estremi insopportabili. A questo punto vi fu la rivolta dei Maccabei che, liberata la Palestina dai Seleucidi instaurarono la dinastia chiamata Asmonea dal nome del loro padre.  Ma i sovrani Asmonei che discesero dai Maccabei abbandonarono la politica rigorosamente giudaica. E arrivarono anche le dispute per il trono fra Aristobulo II  e Ircano II,  nelle quali si intromise Pompeo Magno,  che nel 63 a.C. occupò la Palestina, portandola sotto il dominio dell’Impero Romano.

Un altro grande persdonaggio storico da ricordare è il figlio di Antipatro, ministro di Ircano II°, che nel 39 a.C. diventa governatore della Galilea, ma è così violento e cinico che deve scappare a Roma per un anno. Si tratta di Erode. Nel 37 a.C., con l’aiuto di Roma, diventa definitivamente re della Palestina, e sarà ricordato come Erode il Grande.  Avventuriero senza scrupoli ma anche appassionato costruttore e munifico mecenate, Erode non fu, ciò nonostante, molto amato dai giudei, che lo avversavano per vari motivi:

-  era idumeo e quindi non di razza ebraica: in  passato, gli idumei erano stati fra i peggiori nemici d’Israele;

-  era molto legato a Roma, che per gli Ebrei rappresentava l’impero pagano oppressore;

-  governava dispoticamente, esautorando il sinedrio e calpestando le leggi tradizionali;

-  era crudele e sanguinario, non esitando a sterminare, per conservare il trono, anche i parenti più stretti, come moglie e figli.

Il suo regno durò dal 37 al 4 a.C. :  sotto il suo regno nacque Gesù, la cui nascita viene collocata, secondo i calcoli odierni,  nel 6 a.C.  Si ricordi, in proposito, il noto episodio della “strage degli innocenti”.

A Erode succedettero per testamento i  tre figli:

- Filippo ebbe il nord-est della Palestina (Iturea e Traconitide): fu un regno senza grossi problemi e di scarsa importanza;

- Erode Antipa  fu re (tetrarca)  della Galilea e della Perea. Costruì Tiberiade. Sposò Erodiade, già moglie del fratello Filippo, e venne severamente criticato (Mt. 14, 3ss)  dal Battista, che egli fece imprigionare ed uccidere. Fu deposto nel 39 d.C.

-  Archelao ebbe la Giudea, la Samaria e l’Idumea; fu tuttavia presto deposto (6 d.C.)  per la sua crudeltà.

A questo punto Roma avocò direttamente a sé l’amministrazione di quei territori e inviò in Giudea un procuratore, che risiedeva abitualmente in Cesarea, mentre saliva a Gerusalemme per le feste dimorando nella fortezza Antonia o nel palazzo di Erode. Rappresentando direttamente l’imperatore, il procuratore nominava e deponeva il sommo sacerdote,  batteva moneta, riscuoteva le tasse e infliggeva la pena di morte (ius gladii).

I suoi poteri erano però limitati dai numerosi previlegi che Roma aveva riconosciuto, soprattutto con Cesare, alla nazione ebraica.

Fra i procuratori che si succedettero,  i vangeli ricordano Pilato,  che governò la Giudea dal 26 al 36 d.C.

Fu lui, come è noto,  a decidere in ultima istanza la condanna a morte di Gesù. Si noti che solo un tribunale romano poteva infliggere la crocifissione.  (vedi più avanti alla voce: ponzio pilato)

Movimenti religiosi

Quando Gesù iniziò in Galilea la sua predicazione, esisteva un notevole fermento religioso, che aveva dato origine a movimenti organizzati, talvolta anche di contestazione delle posizioni ufficiali.

1)Gli Zeloti.  Movimento politico-religioso di autonomia che credeva nella possibilità di fondare su questa terra un regno messianico. Sotto la guida del Messia questo regno avrebbe finalmente condotto il popolo ebraico alla vittoria contro l’odiato oppressore romano.  Alcuni zeloti divennero discepoli di Gesù, sperando di avere trovato in lui il Messia/condottiero che molti attendevano.

2)I Farisei.  Nato probabilmente all’epoca dei Maccabei (170 a.C.)  era un movimento di fedeltà e di purezza nei confronti degli insegnamenti delle tradizioni ebraiche rispetto alle infiltrazioni della cultura greca.  Molti principi fondamentali della dottrina farisea furono condivisi da Gesù e dai suoi discepoli:

a)l’universalismo della religione ebraica;

b)l’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio;

c)l’importanza della persona, non più come popolo, ma come individuo. Da qui la responsabilità di ciascun uomo di fronte a Dio, le retribuzione finale del giusto e la risurrezione;

d)la libertà personale: nel piano di Dio, ognuno aveva la libertà di fare le proprie scelte;

e)un assoluto rispetto del momento religioso (rapporto fra Dio e l’uomo).

Una ragione importante di dissenso fu la diversa concezione dell’osservanza del Sabato. Secondo Gesù il Sabato è fatto per l’uomo  e non l’uomo per il Sabato. I Farisei avevano invece raggiunto una concezione del Sabato fine a se stessa, svuotandone il primitivo significato  (pausa dal lavoro e dalle preoccupazioni quotidiane per dedicarsi a Dio e alle cose dello spirito) attraverso un sistema di casistiche al limite dell’assurdo: anziché favorire una vera spiritualità, l’osservanza del Sabato diventava addirittura un intralcio.

Altro motivo di tensione riguardava la purità legale e rituale. I Farisei, anche sotto questo aspetto, erano molto rigorosi  (occorreva fare molta attenzione per non essere contaminati da contatti con cose, animali o persone impure. Gesù non aveva queste preoccupazioni: toccava tutti, si avvicinava a tutti, parlava con tutti, toccava i lebbrosi e perfino i morti. Affermava apertamente che ben altre sono le cose che contaminano l’uomo.

Va tuttavia notato che dopo averlo contestato durante la sua vita pubblica, i Farisei non sono presenti al processo di Gesù - a differenza dei Sadducei, che essendo i capi religiosi di Gerusalemme, di fatto lo giudicarono e condannarono.

Va ricordato inoltre che i vangeli, dove le contestazioni nei confronti dei farisei sono riprese e caricate di intensità, furono scritti in un’epoca in cui la comunità cristiana aveva ormai rotto ogni rapporto col giudaismo.

3)I Sadducei.  Fin dal tempo degli Asmonei erano i fiancheggiatori del potere politico, e col potere (anche romano) non erano alieni dai compromessi. Avevano i posti chiave nel Sinedrio (i sommi sacerdoti).

Credevano solo nella Torah e non nei libri profetici e sapienziali. Negavano quindi l’aldilà, gli angeli e la risurrezione dei morti.

Si reputavano i soli legittimi interpreti della Torah che leggevano però in maniera da lasciar spazio alla libertà dei singoli.

Ad essi viene attribuita dal Nuovo Testamento la responsabilità principale della condanna a morte di Gesù.

i fenici  -  la marineria

Furono grandi navigatori e compirono una grande impresa nautica: la circumnavigazione dell’Africa, che intrapresero nel VII secolo a. C.

La Fenicia fu la maggiore potenza marinara del mondo antico. I loro marinai facevano rotta seguendo la stella polare, che i Greci, per questa ragione, chiamarono “stella fenicia”.

Fornirono un grande contingente di navi da guerra ai Persiani per fronteggiare i Greci.

Durante i loro viaggi commerciali, che miravano soprattutto all’acquisizione di metalli e minerali preziosi, i Fenici toccarono non soltanto le coste e le isole del Mediterraneo orientale, ma anche l’Italia, la Francia e la Spagna, giungendo fino alle isole Scilly e alla costa della Cornovaglia, dove si rifornivano di stagno e piombo.

ponzio pilato

Procuratore (prefetto, governatore) romano della Giudea sotto l’imperatore Tiberio. Presiedette il processo di Gesù e diede l’ordine della sua crocifissione.

Secondo le fonti tradizionali, Pilato era un cavaliere romano del clan Sannita dei Ponzii (donde il suo nome Ponzio). Venne nominato prefetto della Giudea con i buoni uffici di Seiano, un favorito dell’imperatore Tiberio.  Protetto da Seiano, incontrò l’ostilità dei giudei offendendone la sensibilità religiosa, come quando fece appendere immagini di culto dell’imperatore attraverso Gerusalemme, e diffuse monete che portavano impressi dei simboli pagani.

Dopo la caduta in disgrazia di Seiano (31 d.C.) Pilato si trovò esposto al criticismo dei giudei, che forse già avevano capitalizzato la sua vulnerabilità per ottenere la legale sentenza di morte contro Gesù  (Gv, 19:12 - …ma i Giudei gridarono: “Se liberi costui non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare”). 

I Samaritani lo denunciarono a Vitellio, Legato della Siria, dopo essere stati da lui attaccati sul Monte Gerizim  (36 d.C.).  Egli venne allora richiamato a Roma e processato per crudeltà ed oppressione, particolarmente con l’accusa di avere giustiziato degli uomini senza un processo regolare. Secondo un incerto testimone del IV secolo, Pilato si suicidò su ordine dell’imperatore Caligola nel 39 d. C.

I giudizi sulla personalità di Pilato devono essere dedotti quasi interamente dagli scritti successivi ebrei e cristiani, soprattutto da Flavio Giuseppe, storico ebreo alla corte di Domiziano, e dal Nuovo Testamento. Le indicazioni di Flavio Giuseppe sembrano consistenti: esse l dipingono Pilato come un capo romano energico, rigido, autoritario, ma anche razionale e pragmatico, in grado di capire fino a che punto poteva esporsi secondo le singole circostanze.

Invece il Nuovo Testamento suggerisce una personalità debole e vacillante. E’ convinto che Gesù non sia colpevole, ma cede alle richieste dei sacerdoti e della folla per timore di tumulti. Pilato era inoltre preoccupato dei problemi che derivavano dalle nascenti comunità cristiane, che pur evitando di mettersi in aperto contrasto con le autorità romane, stavano facendo molti proseliti fra i Gentili.  Nella tradizione cristiana, Pilato e sua moglie si convertono, e quest’ultima (Claudia Procula, o Procla) è una santa per la Chiesa Orientale.

VANGELI  CANONICI

matteo

28,

11-20  Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo:“Dichiarate: suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia”.

Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi.

Gli undici apostoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.

marco

15,

42 -45  Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe di Arimatea, membro autorevole del sinedrio,  che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe.

16,

9-14 Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima

a Maria di Magdala, dalla quale aveva cacciato sette demoni.

Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto.

Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.

Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in

cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche loro vollero credere.

Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato.

luca

23,

50-52   C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona

buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatea, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù.

24,

9-11     … e, [le donne]  tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo [che avevano visto]agli Undici e a tutti gli altri.

Erano Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli.

            Quelle  parole  parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad

            esse.

giovanni

14,

28-31    Avete udito quello che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate.

18,

12-14   Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote di quell’anno. Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: “E’ meglio che un uomo solo muoia per il popolo”.

19,

38-42   Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. 

20,

7-9  Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro,  e vide e credette. Non avevano infatti ancora compresa la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

VANGELI  APOCRIFI

ATTI DI PILATO (vangelo di nicodemo)

testo greco B

xi.       3.   Verso sera, sul finire di parasceve (venerdì), la madre di Dio venne in gravi preoccupazioni, perché i Giudei avevano deciso di lasciare insepolto il corpo di Gesù, e le doleva di lasciare il corpo abbandonato e di non essere andata a parlare schiettamente a Pilato; perciò manda Giovanni a chiamare Giuseppe. E appena Giuseppe fu venuto dalla madre di Dio, ella gli disse: - Giuseppe, ti scongiuro, conforta il mio dolore….. e fammi due favori: va’ da Pilato e richiedigli il cadavere del mio amato figlio, affinché io lo seppellisca, e concedigli anche il sepolcro nuovo che hai, appartato, nel giardino. ….

…. Questo Giuseppe, un giudeo timorato di Dio, nobile e benestante…. si recò da Pilato e, dopo averlo salutato, si mise a sedere.

Egli  [Pilato] disse: -  Cos’è che chiedi?

- Gesù, il forestiero, -  risponde Giuseppe, - …. perché tu me lo dia per la sepoltura….

…. Pilato, vedendo Giuseppe insistere tanto, piangendo, nella sua richiesta, lo confortò con queste parole: - Va’ pure! Ti concedo questo cadavere: prendilo e fanne quello che vuoi.

4.  Allora Giuseppe….  si recò da Nicodemo….  comperate cento libbre di mirra e di aloe e una pietra sepolcrale nuova, insieme con la madre di Dio, con Maria Maddalena, Salomè e Giovanni e le altre donne, lo composero in un bianco lenzuolo, come era l’usanza, e lo adagiarono nella tomba….

5. …. Poi Giuseppe e Nicodemo tornarono alle proprie case. Altrettanto fecero anche la madre di Dio e le altre donne, e con loro era pure Giovanni.

 xii.     1.  Venuti a sapere queste cose che erano state fatte da Giuseppe e da Nicodemo, i Giudei si sdegnarono fortemente con loro, e i capi dei sacerdoti Anna e Caifa, affrontato Giuseppe, gli dissero: - Perché hai fatto questi funerali a Gesù?

            Giuseppe rispose: - Io so che Gesù era un uomo giusto, sincero, e sommamente buono., e so che voi avete deliberata la sua morte per invidia: per questo gli ho dato sepoltura.

            Allora i capi dei sacerdoti, adirati, afferrarono Giuseppe e lo gettarono in prigione, dicendogli: - Se domani non avessimo la festa degli azzimi, uccideremmo anche te, come lui. Per ora rimarrai in carcere  e la mattina seguente  sarai messo a  morte.

            Così dissero, e contrassegnarono con sigilli la prigione, che era assicurata da un  gran numero di chiavistelli. ….

            …. 3.   Allo spuntare  [del giorno successivo al sabato], dunque, i capi dei sacerdoti tennero consiglio con i Giudei e mandarono a prendere Giuseppe dalla prigione per giustiziarlo. Ma, aperta la porta, non lo trovarono. E si meravigliarono di questo, che, pur essendosi trovate le porte chiuse e i chiavistelli e i sigilli intatti, Giuseppe era scomparso.

DICHIARAZIONE DI GIUSEPPE DI ARIMATEA

i

1.…. Sette giorni prima della passione di Cristo, al governatore Pilato vennero

mandati due ladroni, condannati, i cui capi d’accusa erano i seguenti:

2.   Il primo, che aveva nome Gesta, uccideva con la spada i viandanti….. ed era stato un violento fin dal principio in simili imprese.

La motivazione dell’altro era la seguente: si chiamava Demas ….. e si dedicava a derubare la   popolazione giudea, avendo portato via persino i libri della Legge a Gerusalemme, [e ciò facendo depredato] la figlia di Caifa, che era sacerdotessa del santuario.

3.Anche Gesù venne arrestato, il terzo giorno prima di Pasqua. Ma per Caifa e

per i Giudei non era Pasqua: c’era invece una grande afflizione a causa del furto commesso dal ladro nel santuario. E, fatto chiamare Giuda Iscariota, parlarono con  lui. Egli infatti era figlio di un fratello del sacerdote Caifa. Non era un discepolo sincero di Gesù, ma tutta la massa dei Giudei lo aveva dolosamente istigato a diventare discepolo di Gesù …. perché lo consegnasse loro, desiderando cogliere in fallo la sua parola. E gli davano in dono per questo…. una didracma d’oro ogni giorno.

4.Tre giorni prima che fosse arrestato Gesù, Giuda disse ai Giudei: - Orsù,

adduciamo il pretesto che non il ladro ha rubato i libri della Legge, ma lo stesso Gesù, e io lo denuncio.

Mentre si dicevano queste parole, entrò da noi Nicodemo, quello che teneva le

chiavi del santuario, e disse a tutti noi: - Non fate una cosa simile! 

      …..

      Ma la figlia di Caifa, di nome Sarra, messasi a gridare, disse: - Ma egli ha detto, davanti a tutti, contro questo luogo sacro: “Io posso distruggere questo tempio e riedificarlo in tre giorni”.

      Le dicono di Giudei: - Tu hai la fiducia di noi tutti -. Infatti la consideravano profetessa.

      Perciò, preso questo pretesto, venne arrestato Gesù.

ii

1.  Il dì seguente, che era il quarto giorno (della settimana) , lo portarono, all’ora nona, nel palazzo di Caifa. E Anna e Caifa gli dissero: - Dicci, per quale motivo hai rubato la nostra Legge e hai messo in vendita le predizioni di Mosè e dei profeti?

     Gesù non rispose nulla.

     ….

2.Al  calar della sera del quarto giorno,  tutta la folla cercava la figlia di Caifa

per  arderla sul fuoco perché, per la scomparsa dei libri della Legge, non potevano

celebrare la Pasqua. .….

     Allora Anna e Caifa diedero nascostamente molto oro a Giuda Iscariota e gli dissero: - Di’ come prima hai detto a noi: “Io so che la Legge è stata rubata da Gesù”, in modo che la colpa ricada su di lui e non su questa fanciulla innocente.

     Concordato questo, Giuda disse loro: - Che tutto il popolo ignori che io sono stato istruito da voi a fare questo contro Gesù! Ma liberate Gesù e io convinco il popolo che le cose stanno così.

     E astutamente lasciarono libero Gesù.

3.Giuda dunque, allo spuntare del quinto giorno, entrato nel Tempio dice a tutto

il popolo: - Che cosa volete darmi se io vi consegno colui che ha distrutto i libri della Legge e ha rubato i Profeti?

     Gli dissero i Giudei: - Se ce lo consegnerai, ti daremo trenta monete d’oro.

     Ma il popolo non sapeva che Giuda si riferiva a Gesù …. e Giuda ricevette le trenta monete d’oro.

4.Ed essendo uscito all’ora quarta e all’ora quinta trova Gesù che passeggia per

la strada. E poiché sta già venendo la sera, Giuda dice ai Giudei: - Datemi un rinforzo di soldati, e io ve lo consegnerò.

     Gli diedero dunque una scorta, e Giuda dice loro: - Quello che io bacerò, arrestatelo.  ….

     Dopo averlo arrestato lo portarono da Caifa e dai capi dei sacerdoti, e Giuda disse: - Costui è quello che ha rubato la Legge e i Profeti.

     I Giudei allora sottoposero Gesù ad un interrogatorio illegale, dicendo: - Perché hai fatto questo?

     Ma egli non rispose nulla.

Did Our Lord Visit

Britain

           as they say in

Cornwall and Somerset?

     By  rev. c.c. dobson, m.a.

Vicar of St. Mary-in-the-Castle, Hastings

   V  Edizione,  Giugno 1947

E’ questo il titolo di una breve pubblicazione che ho potuto conoscere per la gentilezza dell’amico Peter Treays. Quando Ruth, sua moglie, gli disse della mia intenzione di scrivere un testo dedicato a Giuseppe di Arimatea, Peter mi segnalò l’importanza attribuita dai cattolici inglesi di Cornovaglia e del Somerset,  in particolare di Glastonbury, alle forti tradizioni secondo le quali Giuseppe, come mercante di stagno, ma addirittura, due volte, lo stesso Gesù si sarebbero recati in quei luoghi. E mi procurò il testo in oggetto,  che cita all’inizio il poema “Jerusalem”, di William Blake (1757-1827) -  cantato per espressa volontà di Giorgio V durante il concerto tenuto nella Albert Hall in occasione del suo giubileo, alla presenza delle loro Maestà; e questi versi particolarmente:

“And did those Feet in ancient time               “Camminarono quei Piedi in un  

                                                                         giorno lontano

 Walk upon England’s mountains green?        Sulle verdi montagne inglesi?                                

 And was the Holy Lamb of God                      E fu veduto  il Santo Agnello di Dio

On England pleasant pastures seen?”             sui dolci pascoli d’Inghilterra?

Nel testo,  una serie di buone argomentazioni, estremamente equilibrate nel riconoscere tutto ciò che rimane opinabile, a sostegno dei seguenti punti, così come già Peter Treays me li riassumeva nella sua lettera:

…………………………….

-  Giuseppe di Arimatea era un parente di Nostro Signore (tradizione Orientale;

    episodio del ritrovamento di Gesù ancora ragazzo, dopo tre giorni, da parte dei

    suoi genitori; richiesta a Pilato del corpo di Gesù)

-  ai tempi di Gesù, esisteva un regolare commercio di stagno fra la Fenicia e la

   Cornovaglia  (evidenza ben stabilita);

-  Giuseppe commerciava lo stagno (leggenda);

-  Nostro Signore venne portato da Giuseppe in Cornovaglia in occasione di uno

   dei suoi viaggi (diverse leggende in proposito e  nomi degli antichi luoghi);

- Nostro Signore vi ritornò da adulto e rimase per qualche tempo a Glastonbury 

   poco prima dell’inizio del pubblico ministero (leggenda).

 …………………………….

Mettiamo in chiaro questo punto: una sola è la Storia, o almeno così dovrebbe essere, al pari della Giustizia - provata al di là di ogni ragionevole dubbio. Ma dove i confini della Storia alzano il muro delle certezze, inizia una terra, non di nessuno, bensì di tutti, ricchezza primaria per artisti e scrittori: chi può sostenere che la fantasia è uno strumento inattendibile, o senza regole, o priva di rigidi riscontri? Artisti e scrittori, seriamente, non inseguono mai l’inattendibile, ma l’avventura del possibile, che nel fondo dell’anima, dell’intuizione e del pensiero ha le sue norme regolamentari.

Ho dunque riconosciuto le argomentazioni contenute nel Saggio del Reverendo Dobson come una solida premessa; e ne ho tratto l’idea  drammaturgica - storicamente non “certa”, ma teatralmente efficace e sostanzialmente plausibile - di ambientare nell’ “Isola di Vetro” (odierna Glastonbury) l’inizio e la fine della mia ricostruzione.

                                                                                               mario bagnara

A proposito de “L’uomo di Arimatea”

I vangeli ufficiali citano Giuseppe di Arimatea esclusivamente per un gesto: chiese a Pilato il corpo di Gesù  e gli garantì una sepoltura dignitosa.

Di lui viene detto che era persona benestante e rispettata, faceva parte del Sinedrio e simpatizzava, sia pure in segreto, per Gesù. Però non si aggiunge che il suo gesto era  una sfida molto dura, un vero e pubblico schiaffone al potere civile-religioso che aveva voluto  a tutti i costi il supplizio infamante per Gesù.

Perché dobbiamo accontentarci dei vangeli apocrifi per saperne di più sulle conseguenze che ne derivarono?

E’ stato questo  il mio interrogativo di partenza.

 

Ne conseguva un ragionamento: possibile mai che una persona come lui,  così coraggiosa e operativa,  non si fosse adoperata in precedenza  per salvarlo?

La mia conclusione è stata che no, non è possibile. Anche la logica dei fatti ha una sua forza e un suo valore.  Così ho lavorato a rievocare i retroscena di quei giorni, trattative ufficiose,  segrete e frenetiche, ad alto livello, lasciando gli eventi più famosi come sfondo.

Un terzo gruppo di interrogativi riguarda la fede dei cristiani:  a partire dai primi, che frequentarono ed amarono Gesù,  ma ho il forte sospetto che anche noi saremmo stati come loro.  I fatti ci dicono che, a loro,  averlo amato e frequentato non era bastato. La morte di lui ha portato brutalmente in primo piano l’inadeguata consistenza delle loro convinzioni.

Molti ritengono che la risurrezione di Gesù è stato un inganno, messo in atto da alcuni seguaci. Un piano semplice:  trafugare il suo corpo e dire a tutti di averlo incontrato nuovamente vivo, e su questo ancorare la tesi della sua divinità.

L’accusa  di trafugamento del cadavere e della finzione conseguente manca di qualsiasi prova.  Tuttavia mancano prove oggettive e testimoni indiscutibili anche a sostegno dell’ipotesi contraria.

Aggiungo due considerazioni:  per gli scettici, la prima persona sospettata dell’inganno non poteva che essere il nostro Giuseppe;  se invece vi fu risurrezione, mi sembra coerente che il giudizio sia severo a tutto campo:  non solo con chi lo volle morto e crocifisso, ma anche e direi soprattutto con le incertezze dei cristiani.                                                                                      

                                                                                                          m.b.

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