L’uomo d’Arimatea

Luomo dArimatea

di Mario Bagnara

Personaggi

LAngelo

Giuseppe dArimatea

Claudia Procula, moglie di Pilato

Pilato, procuratore

Caifa, sommo sacerdote

Erode Antipa, tetrarca della Galilea

Un Informatore

ATTRICE/ANGELO - Gi molti anni avanti Cristo, sulle rotte commerciali dei fenici, viaggiavano navi commerciali dette Gaulos. Vela a rettangolo, poppa ricurva finita a forma di animale, lunghezza da 20 a 30 metri, fino a 6/7 di larghezza, 20 persone di equipaggio, capacit di carico di 130/150 tonnellate.

Al tempo di Cristo, con navi del genere, un noto mercante della citt di Arimatea, Giuseppe, portava lo stagno in Palestina dalla Cornovaglia e ne aveva pi volte gi visitate le miniere.

Secondo una forte tradizione inglese, Ges da ragazzo e poi poco prima dellinizio della vita pubblica, potrebbe averlo accompagnato.

Ma lultimo viaggio del mercante in Cornovaglia non ha una ragione commerciale. Dopo la morte per crocifissione di Ges e data lipotesi sensazionale della sua risurrezione, la parte avuta da Giuseppe in quegli eventi ha messo a serio repentaglio la sua vita. Viene dunque a cercare rifugio. Iinsieme a un gruppetto di compagni, porteranno in Britannia il primo seme del cristianesimo.

(Giuseppe avanza sulla scena e accenna un gesto di saluto al pubblico)

GIUSEPPE - Amici, grazie per la vostra accoglienza, bello arrivando da lontano sentirsi di casa. Quando, in passato, sono venuto in Cornovaglia per acquistare lo stagno delle vostre miniere, amavo, s, da buon mercante, la qualit del metallo, ma anche la terra che lo aveva generato, e questa collina, che riflettendosi nelle paludi rende legittimo il suo nome, per incanto, come unIsola di Vetro; e mi piaceva addirittura il vostro clima, che pure contrasta, cos nordico, con la mia pelle quasi africana. Ma fra questa Britannia e il mio paese dorigine, oggi, la maggiore distanza per me si allargata nel cuore, dove la Samaria e la citt di Arimatea sono gi luoghi immaginari, perch i motivi della mia partenza hanno estirpato il desiderio di tornarvi; e ho pertanto deciso di stabilire in mezzo a voi il punto darrivo della mia vita e del mio esilio.

Alcuni vostri autorevoli concittadini mi hanno pregato di spiegarne in questa sede le ragioni, che culminarono in tre giorni della mia esistenza: in assoluto, teatro di eventi straordinari per tutti. Inizier con la premessa personale che non avendo avuto figli, mi ero molto affezionato un ragazzo di Nazaret, di nome Ges, unigenito di mia cugina Maria; e quando gi uomo egli venuto qui con me, accompagnandomi in uno dei viaggi, se nella sua riservatezza passato quasi inosservato perch limminenza del suo ministero ormai lo assorbiva totalmente. Ma il punto nevralgico della questione non la sua vita, quanto la sua morte, e ogni fatto segreto che lha riguardata; giacch per la prima e unica volta nella Storia, invertendosi i ruoli, la ragione ha oscurato la mente degli uomini, mentre stato un mistero a fare luce.

Io vi dir di quei tre giorni come li ho vissuti, e che ricordo come un incubo. Perch la Passione di Ges stata terribile: perci ho messo in campo ogni mia facolt, la mia posizione, il mio denaro, i previlegi che ne derivavano, tutta la stima che vantavo negli ambienti del potere, per cercare di salvarlo.

(Si sposta. Gli si fa incontro Claudia Procula)

GIUSEPPE - Eccomi, Claudia.

CLAUDIA PROCULA - Vieni, entra pure, fatti avanti.

GIUSEPPE - Pilato gi dorme?

CLAUDIA PROCULA - Figurati. Non si nemmeno coricato. Porti notizie?

GIUSEPPE - Non buone.

CLAUDIA PROCULA - Oh, Giuseppe, mio Dio. Mi sembra che stia precipitando tutto.

GIUSEPPE - Bisogna muovere qualcosa. Presto. E tuo marito

CLAUDIA PROCULA - Eccolo, arriva.

(Entra Pilato)

PILATO - Hai parlato con lui?

GIUSEPPE - S.

PILATO - Qualcuno ti ha visto?

CLAUDIA PROCULA - Scusate. Mi chiamano. (Claudia esce)

PILATO - I suoi discepoli?

GIUSEPPE - Dormivano Tutti.

PILATO - E lui che faceva?

GIUSEPPE - Pregava, nel buio, in mezzo a un orto.

PILATO - E tu gli hai portato, esattamente, il mio consiglio? Di andarsene subito? Seduta stante?

GIUSEPPE - Pilato, Ges troppo innocente, per comportarsi da colpevole.

PILATO - E invece si sbaglia, si sbaglia, si sbaglia! Linnocenza non una virt! Esercitare il buon senso, una virt!

GIUSEPPE - Vede le cose in altro modo.

PILATO - Ah s? Quale altro modo? Lo sa che ci siete in quattro gatti, moderati, nel Consiglio? Senza il minimo potere? La maggioranza, e i principali sacerdoti, lo detestano!

GIUSEPPE - Ma il vero potere, qui, sei tu.

PILATO - No! Io non sono il potere! Lo rappresento, sem mai! E ne impersono lattrattiva, per mia disgrazia! Tu sai quanti spingono, e si accalcano, a Roma, per fregarmi? Quanti aspiranti procuratori della Giudea, ronzano, come vespe, per ingraziarsi limperatore? Non me lo posso permettere, un errore grave! Lo capisci s o no?

GIUSEPPE - Certamente.

PILATO - E se Ges vuole proporsi come alternativa dei vostri capi religiosi, insomma mi pare cos ovvio, che incarni per loro una minaccia! Reagiranno! Se ne vogliono disfare! E se lui se infischia, padrone di farlo, ma tu non venire a cercare me. Pi che avvertirtene per tempo, e darti il modo di salvarlo, io che cosaltro posso fare? Dovevi convincerlo!

GIUSEPPE - Ho fatto quello che potevo.

PILATO - Non direi! (Riflette un attimo, scuote la testa) Ma si pu essere cos cocciuti? E inconcepibile! Conosci qualcuno, se non lui, che si permetta di prescindere dai suoi nemici?

GIUSEPPE - Pilato, ma tu li puoi bloccare.

PILATO - E in quale veste?

GIUSEPPE - Di giustizia.

PILATO - E una parola. Piuttosto sei tu, che devi vedertela con Caifa. E lui losso duro.

GIUSEPPE - Eil suo nemico principale.

PILATO - Per questo. Difendi Ges davanti a lui.

GIUSEPPE - Non posso competere con Caifa.

PILATO - Non hai pi diritto di parola, nel Sinedrio? Ne fai parte!

GIUSEPPE - E il nostro Sommo Sacerdote.

PILATO - Caifa sa del tuo legame con lui?

GIUSEPPE - Sa che sono un parente. Alla lontana. Ma che nellanimo io sia un suo seguace, non lo sa.

PILATO - Oppure finge di ignorarlo. E intanto si muove a tua insaputa. E un furbacchione.

GIUSEPPE - Lo vedi che inutile che io gli parli.

PILATO - E credi che a me non si opporrebbe? La vostra Torah riconosciuta anche da Roma.

GIUSEPPE - Per solo Roma, e cio tu, puoi sanzionare certe pene.

PILATO - Ma dare sentenza un mio dovere, se sono chiamato a giudicare!

GIUSEPPE - Una sentenza pu anche assolvere.

PILATO - Certo. E pensi che basti linnocenza di Ges, per rendere innocui i loro intrighi?

GIUSEPPE - Non c altra via se non politica, secondo me. Incontralo tu Caifa, ti prego.

PILATO - Che Ges si nascondesse! Come avevo suggerito! Quella sarebbe stata una soluzione politica! - S, Claudia, che c?

(E rientrata Claudia. Dice qualcosa a Pilato sottovoce)

PILATO - Va bene, va bene. (a Giuseppe) Notizie in arrivo. No, non ti muovere, rimani pure, ne ho per poco.

( Pilato esce. Claudia lo segue. Ricompare lAttrice/Angelo)

ATTRICE/ANGELO - Pilato non luomo indeciso o senza scrupoli come pi tardi alcune fonti lo definiranno. Lo storico ebreo Flavio Giuseppe che lo definisce un capo temuto e autoritario, ma anche realistico e flessibile, ce ne d la versione pi azzeccata. Avendo un ruolo sia militare sia politico, deve trovare un equilibrio. In pi, tormentato dallostilit del popolo, che odia lesercito invasore ed portato a fiancheggiare la ribellione degli zeloti.

Tre doti occorrono al procuratore romano: capacit di comando, velocit di adattamento alle situazioni e, assolutamente, una buona rete di informatori.

(Rientra Pilato)

PILATO - Lo hanno arrestato.

GIUSEPPE - Ges?

PILATO - Lo hanno preso e portato da Caifa. Ora lo stanno interrogando. (Ma il suo umore cambiato. E quasi allegro.)

GIUSEPPE - Gli hanno fatto del male?

PILATO - Non so. Ma non credo. Se lo portassero in giudizio mal conciato, sarebbe controproducente. Non sono stupidi - purtroppo. E hanno bisogno dellappoggio della gente.

GIUSEPPE - Ma le persone ragionevoli apprezzeranno una sentenza equilibrata. I pi lo hanno accolto da trionfatore, ancora pochi giorni fa.

PILATO - Oh, e quante sono le persone ragionevoli, in citt? In ogni caso non da loro, normalmente, lordine pubblico messo in pericolo. Sai quanti sono arrivati, a Gerusalemme, nel corso di questa settimana?

GIUSEPPE - Per la pasqua.

PILATO - Ecco, la pasqua. Ha prospettive molto ambigue, questa stavolta, a quanto pare. Mi hanno detto di un furto avvenuto nel Tempio, di alcuni dei vostri Libri sacri.

GIUSEPPE - S, lo so.

PILATO - E io, proprio adesso, ho ricevuto altri elementi di valutazione. Interessanti - velenosi, e dunque molto interessanti. Bene, rallegrati, ho deciso, parler a Caifa di persona, come tu mi suggerivi. Sar dolce, crudele - politico.

GIUSEPPE - Grazie. E che Dio ti ricompensi.

PILATO - No, io non credo che al tuo Dio avanzi del tempo - o che voglia perderlo con me. (Esce)

GIUSEPPE - (al pubblico) Pilato mantiene la parola. Incontra Caifa quella stessa notte. Nessuno lo sa, tranne sua moglie. Claudia Procula una donna straordinaria, e lo dimostrer.

(In scena Caifa e Pilato)

CAIFA - Sia detto, signor procuratore, che non amo gli affari troppo urgenti, e senza offesa, detesto doverli discutere in segreto.

PILATO - Ma pura questione di politica, raccomandabile, negoziare in anticipo i problemi.

CAIFA - Cio proponete un negoziato?

PILATO - Io? No. Ero convinto che foste voi, a volere qualcosa da me.

CAIFA - Vi riferite al nazareno?

PILATO - Certo. E visto che amate la franchezza, vi dir, con una certa irritazione.

CAIFA - Nei confronti di chi?

PILATO - Di chiunque si illuda, Caifa, di fare il bello e cattivo tempo in Giudea a prescindere da me. Chiaro?

CAIFA - Chiarissimo, e allora direi: che strano approccio, per unipotesi di negoziato.

PILATO - Ovvero, che strana situazione, signor sommo sacerdote. Che senso aveva catturarlo e interrogarlo prima di me? Di anticipare la giustizia? O devo intendere che non vi fidate della mia?

CAIFA - Non ci fidiamo di lui, questo il fatto. E di molte insensate affermazioni. E di come si atteggia - e come, adesso, tace.

PILATO - Lo avete fatto picchiare?

CAIFA - Oh. Ma vi pare? Una parvenza di percosse, a dir tanto. Niente, al confronto di quello che accadrebbe, se non si procede, o meglio se voi non procedete

PILATO - E su quale diritto si basava, la vostra parvenza di percosse?

CAIFA - Diritto o no, io posso dirvi: su moltissime ragioni! Sapete benissimo anche voi quanto egli sia provocatore!

PILATO - E se anche lo fosse, sorvolate.

CAIFA - Ho sorvolato anche troppo! E vi rammento che di solito a provocare sta un colpevole.

PILATO - E allora perch, se era colpevole, non fuggito?

CAIFA - Perch cocciuto! E non si arrende, come tutti i sovversivi!

PILATO - Oppure perch non ha motivo di temere la giustizia, purch venga fatta secondo regole prestabilite. E linnocente, normalmente, che non fugge.

CAIFA - Temo che voi lo conosciate molto poco.

PILATO - Infatti, pochissimo, ed per questo, che ne ho un giudizio equilibrato. Eil vostro primato, al cospetto dei cieli, non il mio, che egli ha rimesso in discussione! Dico bene?

CAIFA - E in questi anni? Chi, stato pi accondiscendente, e moderato, lui o noi? Abbiamo forse interferito, nella sua predicazione? E non abbiamo tollerato che la gente, la pi ignorante e manovrabile, dicesse di lui quel che diceva? Ges rimasto per sfidarci! E noi raccogliamo la sua sfida! Dove sta scritto, dove?, che la sacra Legge dovr rifondarsi, o riformarsi, per esaltare i peccatori? Essere il Verbo delle prostitute, delle mogli colpevoli, dei pubblicani? E un galileo, venuto al mondo di nascosto e in situazione irregolare, farsene portatore a maggior gloria di Dio? Pensate che io rispetterei la mia dignit di sacerdote, se non gli impedissi di sovvertire i miei valori?

PILATO - Ma se - ammettiamo, per un attimo - se fosse vero quel che dice?

CAIFA - E se vero non ?

PILATO - Caifa, cerchiamo di capirci, io li rispetto i vostri dubbi, ma non istruisco i miei processi sui vostri sospetti, io voglio prove!

CAIFA - Ve le daremo, anche le prove.

PILATO - E in ultima istanza? Qual la richiesta?

CAIFA - Mettetelo a morte.

PILATO - E pesante. E in subordine? Cosa chiedete?

CAIFA - Morte.

PILATO - Insomma volete sbarazzarvene, e questo mi chiaro. Un po meno chiara unaltra cosa: una richiesta di giustizia, o una resa di conti?

CAIFA - Pilato, io vedo un male grande, in Ges di Nazaret, che lanarchia morale! E mi stupisce, mi stupisce molto, che non siate il primo a preoccuparvene. Lasciate che il popolo venga portato a superare un certo limite, e poi nemmeno pi Roma domer quel fuoco! Perci agli ingenui, pi esposti al contagio, e a tutti coloro che lo sfrutterebbero, contro di noi - contro di voi! -, dobbiamo levare ogni illusione, sulla natura di Ges! Che muoia appeso ad una croce, che sia seppellito senza onori, e che dimostri in quei frangenti la sua reale credibilit!

PILATO - Caifa, vi ho detto e ripeter fino alla nausea, che io non posso condannarlo senza prove.

CAIFA - Discuteremo la sua origine, e lillegittimo rapporto che lo ha generato; e la sua nascita, che ha provocato unorribile strage di innocenti : pensate che Dio dipingerebbe la salvezza con auspici cos neri?

PILATO - Bah. Erode il Grande era un buon alleato di Roma. Ha fondato citt, ricostruito il vostro Tempio, non ha solamente

CAIFA - Una simile strage, di bambini!, fu un pessimo auspicio in ogni caso. E cera il resto: il padre legale di Ges, perseguitato dai pettegolezzi, ha dovuto nascondere, fuggendo in Egitto, una situazione irregolare. E lui, almeno, fu prudente. Ma se Ges vuole convincere quegli ignoranti di avere unorigine divina, un imbroglione! Lo capite?

PILATO - Oppure soltanto un visionario, Caifa! Andiamo! E io dovrei metterlo a morte per questo?

CAIFA - Ha curato la gente di sabato! Non rispettare il nostro sabato uninfrazione molto grave!

PILATO - Ma se ha guarito quella gente, come dicono, qualunque sia il giorno in cui lha fatto

CAIFA - Usa le male arti, sintende con gli indemoniati! Illude i pi semplici! Con le magie!

PILATO - E io dovrei considerare come un crimine il fatto che possa essere un mago?

CAIFA - Il peggior crimine bestemmiare contro Dio, affermare di esserne direttamente il Figlio! la nostra Legge non lo ammette!

PILATO - E dunque?

CAIFA - Morte, per crocifissione!

PILATO - A me risulta che qualcuno un tempo vi ha detto: non uccidere.

CAIFA - Roma!, ha voluto gestire in esclusiva le sentenze principali. Siete voi che lo imponete.

PILATO - Ma se vi servite dei romani per eludere un comandamento senza colpa, avete un Dio che mi sconcerta, abbiate pazienza, usa due pesi e due misure.

CAIFA - E chi bestemmia contro Cesare, degno di morte o non lo ?

PILATO - A me non risulta che Ges lo abbia mai fatto.

CAIFA - Ha proclamato lesistenza di un suo regno. Il che significa

PILATO - Ci che significa, devessere ancora stabilito. Ma lo sar nel mio giudizio. Chiaro? Che avr un solo giudice. Imparziale. Contateci, Caifa. O meglio ancora regolatevi.

CAIFA - Se non c altro (Accenna ad andarsene)

PILATO - Certo, che c dellaltro. Come no. Facciamo due chiacchiere su vostra figlia.

CAIFA - Che centra mia figlia.

PILATO - Centra. Si chiama Sarra, giusto?

CAIFA - (Annuisce, gelido) Si chiama Sarra.

PILATO - Sacerdotessa responsabile del Tempio - dico bene?

CAIFA - E con ci?

PILATO - E no, caro, no: non mi cascate dalle nuvole, corrono voci, lo sapete, e io devo essere il primo informato. Perci, se i vostri Libri sacri sono stati rubati dal Tempio, a me non sembra irrilevante che la responsabile - formale - della loro custodia fosse lei. Mi risulta che il popolo sia molto irritabile, su questo genere di cose.

CAIFA - Scopriremo il colpevole.

PILATO - E se non venisse identificato? Non sar vostra figlia, come responsabile, a rischiare la pelle?

CAIFA - No! Perch noi lo troveremo.

PILATO - Insomma io mi domandavo: in caso contrario - ipotesi - non cerchereste un diversivo?

CAIFA - (sempre pi nervoso) No! E non di d neppure il caso, a noi non serve un diversivo!

PILATO - Va bene, va bene, non scaldatevi.

CAIFA - E se la vostra insinuazione che quel diversivo

PILATO - Ma nossignore! Avete il dono di fraintendermi - io non insinuo, io mi preoccupo! E perci dico: ragioniamo - andiamoci piano, con le condanne esemplari! E che diamine! E cos evidente che ho ragione! Che senso ha volerne una proprio adesso, che potrebbe ritorcersi, spietatamente, addirittura contro vostra figlia, nipote del grande sacerdote Anna? Credete che io non me limmagini, che scandalo, se un ladro vi mette nei pasticci la famiglia?

CAIFA - Voi avete la forza, signor procuratore, e io la forza la rispetto perch devo. Ma non i vostri sarcasmi.

PILATO - Sarcasmi? Al contrario. Potete contare su di me. E se volete che a mia volta anchio mi metta in movimento per scovare quel ladro, ditelo - per vostra figlia, ben volentieri. Ma voi non chiedetemi di crocifiggere un altro innocente come vostra figlia per motivi di principio!

CAIFA - Pilato, lenorme differenza fra i due casi sta nel fatto che Ges non innocente, lo capite?, n di avere guarito di sabato, n di avere bestemmiato, proclamandosi figlio di Dio!

PILATO - Perch? Lo potete dimostrare, che non suo figlio? Di norma laccusa a dover essere provata. E ammettiamo che io, romano, che sia pure scettico, in proposito - ma voi? Non sono vostre le Scritture ad avere promesso un Messia?

CAIFA - Il Messia non sar un Galileo! Non secondo le Scritture! Tanto meno un nazareno! E aggiungo che Dio non scende fra gli uomini per circonfondersi di povert, non si espone al contagio del male previlegiando i peccatori, e soprattutto, non per correggere S Stesso! Non ci credo! Ges un impostore! Come lo erano gli altri, innumerevoli falsi messia che lo hanno preceduto! Ma la cosa pi ridicola che voi vi mettiate dalla sua parte! Non mi quadra! Vi hanno mandato a rappresentare Cesare e il suo pugno di ferro, o a fare strani discorsi con me? Perch non mi dite chiaramente quello che volete?

PILATO - Ma io vi sto parlando chiaro, Caifa. Sapete qual , il dubbio peggiore, per me? Che voi vogliate Ges morto, non perch empio, o malfattore, ma perch se non fosse un malfattore, minaccerebbe la vostra autorit!

CAIFA - Ogni potere, in ogni caso! Incluso il vostro!

PILATO - No, voi per noi non preoccupatevi, sappiamo combattere e difenderci da soli - preferiamo. A meno che non sia possibile un accordo. Meglio convincere che imporre. Perch rifiutare?

CAIFA - Perch non accetto compromessi, Pilato.

PILATO - Ah, questa poi. Non lo direte seriamente, spero: almeno finch sarete in carica, tutto richiede un compromesso! Tolleranza, intelligenza, senso pratico, equilibrio - se perfino il perdono, in sostanza, lo ! E allora sentiamo: quante volte, Dio ha perdonato il vostro popolo? E forse che voi lo biasimate, perch lo ha fatto? Non credo!

CAIFA - La differenza che Dio legge, nel cuore delluomo - mentre voi no, e neppure io. Me ne sto ai fatti. Alle evidenze. E alle priorit. Ed vostro compito fare lo stesso, a quel che mi dato di sapere.

(Va via. Esce anche Pilato)

(Giuseppe in scena. Entra Claudia Procula.)

GIUSEPPE - Secondo me Caifa resiste per la forma, ma poi non potr non tener conto della sua opinione.

CLAUDIA PROCULA - Caifa un mastino, e ne ho paura, perch in buona fede. Secondo me sar Pilato che alla fine ceder. Detesta i fanatici, ma il fanatismo lo seduce, in fondo un eccesso di virt.

GIUSEPPE - Detesta anche Caifa.

CLAUDIA PROCULA - Dobbiamo aiutarlo a non desistere.

GIUSEPPE - Bene, ma come?

CLAUDIA PROCULA - Ho avuto unidea: Erode Antipa, mi dicono, a Gerusalemme per la pasqua.

GIUSEPPE - S.

CLAUDIA PROCULA - Ges un galileo, e Antipa tetrarca della Galilea. Se accetter la competenza del processo, Pilato potrebbe rimanerne fuori. Ti vedo perplesso.

GIUSEPPE - Antipa non un uomo affidabile.

CLAUDIA PROCULA - Ma intelligente. Farsi dei meriti con mio marito gli conviene. E in pi so che Caifa lo disprezza. Di norma il disprezzo ricambiato. Giocher a nostro favore.

GIUSEPPE - Non positivo che suo padre, Erode il grande, abbia cercato di sopprimere Ges.

CLAUDIA PROCULA - Sono passati molti anni.

GIUSEPPE - Ma pi di recente, proprio Antipa, ha fatto uccidere il Battista. Era un cugino di Ges.

CLAUDIA PROCULA - Non credo che Erode lo abbia ucciso volentieri. Potresti raggiungerlo, velocemente?

GIUSEPPE - Ci provo.

CLAUDIA PROCULA - Ti do una mia lettera per lui, gli chieder che ci riceva entro due ore.

GIUSEPPE - Pilato daccordo?

CLAUDIA PROCULA - Non lo sa. Non voglio metterli conflitto. Lo informer solo se Erode accetter la mia richiesta.

GIUSEPPE - Giusto.

CLAUDIA PROCULA - Scrivo la lettera.

(Claudia Procula esce, seguita da Giuseppe)

(Entra in scena Erode Antipa, precedendo Claudia e Giuseppe)

ERODE - Prego, venite. Accomodatevi.

CLAUDIA PROCULA - Scusate il disturbo che vi diamo.

ERODE - Al contrario. Una magnifica sorpresa. E vostro marito che vi manda?

CLAUDIA PROCULA - No. Muovo danticipo, per cos dire, ma so che la cosa gli sta a cuore.

ERODE - Non so se sentirmene pi lusingato o pi a disagio.

CLAUDIA PROCULA - Un vostro consenso, quando Pilato vi interpeller, specie se rapido, sarebbe unottima premessa.

ERODE - Ah s? Bene. E di che?

CLAUDIA PROCULA - Scegliete voi. Stima, amicizia, o di un favore presto o tardi ricambiato.

ERODE - Mi spaventate sul serio. E se non potessi accontentarvi?

CLAUDIA PROCULA - Niente. Eviter che vi interpelli. E non sapr che vi ho cercato. Ma voi perdereste unoccasione, non ho dubbio.

ERODE - E voi cosa dite, stimatissimo Giuseppe?

GIUSEPPE - Che ascoltare una donna, se ha cuore e cervello, quanto di meglio possa fare un uomo.

ERODE - A favore di chi?

CLAUDIA PROCULA - Di un vostro suddito.

ERODE - Ne ho molti.

GIUSEPPE - Ges di Nazaret. Lhanno arrestato.

ERODE - S, lo so. E so che un uomo speciale. Secondo molti, affascinante.

CLAUDIA PROCULA - (senza raccogliere, nel caso vi fosse, lintenzione) E vero

ERODE - E un guaritore, che dotato di poteri straordinari.

GIUSEPPE - Lo .

ERODE - Ecco, mi piacerebbe assistere, almeno una volta, vedere un prodigio di persona. Un uomo che sfida le apparenze e la normalit, vi confesso, mi stuzzica. E poi non ho nulla, contro i maghi.

CLAUDIA PROCULA - Ges non un mago.

ERODE - Davvero? E che cosaltro ?

GIUSEPPE - Usa parole straordinarie. Entra nel cuore della gente.

ERODE - Non discuto. Ma a quel che so io, non riuscito a conquistare i sacerdoti. I quali reclamano un processo.

GIUSEPPE - Infatti.

CLAUDIA PROCULA - Lo vogliono morto, Antipa.

ERODE - E Ponzio Pilato?

CLAUDIA PROCULA - Dovr scegliere: fra un ulteriore inasprimento dei rapporti coi giudei, e un giudizio coerente con la sua coscienza.

ERODE - Oh - calma, calma. E gi che voi la nominate, io francamente ho molti dubbi, che la coscienza sia un buon giudice.

GIUSEPPE - Ges non ha colpe.

ERODE - Chiunque ne ha, per la giustizia. E questo, badate, che un principio generale.

CLAUDIA PROCULA - S. Lo per tutti. Non per lui.

ERODE - E allora la cosa a me non piace. Anzi: mi allarma.

CLAUDIA PROCULA - E perch mai?

ERODE - Io, vi domando: non lo sapete, almeno voi, signora, quant inopportuno nominare la coscienza a chiunque eserciti un potere? Perfino le colpe ereditate, presuppongono un castigo, e io come posso cancellare dalla Storia tutti i bambini che morirono per volont di mio padre, di conseguenza alla nascita di Ges? Non fu una fortuna per la mia famiglia, mi pare, n la sua nascita, n quella di Giovanni, il Battista. Arriva ad essere cos eccessiva e intransigente, linnocenza, signora. Qualcuno mi spiega perch, sempre, pretende di mettersi un gradino al di sopra delle istituzioni? Ma quale Legge, quale Paese o civilt, quale regnante non ha bisogno di difendere, innanzi tutto, se stesso? Se un uomo come il Battista, irrispettoso e straccione, solleva il popolo contro di me, e accusa me come mia moglie di immoralit, beh, fosse pure il pi innocente della terra, io avevo il diritto di farlo tacere!

CLAUDIA PROCULA - Calmatevi, Antipa. Non siamo venuti qui per questo, n per parlare del Battista n di vostro padre.

ERODE - S! Siete qui a rimescolare i miei ricordi pi sgradevoli! Cosa volete, alla fin fine? Ditelo chiaro.

GIUSEPPE - Il vostro aiuto.

ERODE - Di questo non dubito. Ma quale.

CLAUDIA PROCULA - Ges galileo. La Galilea regione vostra. Vi chiedo di assumere la competenza del processo.

ERODE - (Riflette. Diffida. Li guarda) E mi chiedete anche di assolverlo?

CLAUDIA PROCULA - S, se risulter innocente. E io vi prometto che Pilato informer limperatore della vostra attitudine a collaborare con lui.

ERODE - Bene, voi siete stati molto chiari e cercher di esserlo anchio. Secondo voi, Tiberio sarebbe disposto favorevolmente?

CLAUDIA PROCULA - E perch non dovrebbe?

ERODE - Pettegolezzi. Voci. Che il vostro amico e protettore Seiano, ad esempio, non goda pi, come un tempo, dei suoi favori. O sono male informato?

CLAUDIA PROCULA - No, forse io sono male informata, perch per quanto risulta a me, Ponzio Pilato procuratore della Giudea. Vogliamo andare, Giuseppe? (a Antipa) A voi, con delusione, grazie lo stesso. (Si muove)

ERODE - Ma no, non volevo Vi siete offesa? E datemi il tempo di pensarci, quantomeno.

CLAUDIA PROCULA - Vi ho dato il tempo di capire, Antipa. Se non vi fidate, per me chiuso largomento.

ERODE - Sta bene, signora: daccordo, incontrer Ges. Dite a Pilato di mandarmelo. Far del mio meglio.

CLAUDIA PROCULA - Vi ringrazio.

(Erode esce di scena per primo)

CLAUDIA PROCULA - (a Giuseppe) Tu che ne pensi?

GIUSEPPE - Che non mi sembrato n convincente n convinto.

CLAUDIA PROCULA - Vero. Per si impegnato.

GIUSEPPE - Per cavarsela. Ma vorr uscirne senza danni. Trover una soluzione a doppio taglio.

CLAUDIA PROCULA - Purch sia una soluzione. Andiamo.

(Si avviano anche loro)

ATTRICE/ANGELO - Pilato accetta il suggerimento di Claudia, e manda Ges davanti a Erode; questi lo osserva, lo interroga, ma non ricavandone alcuna risposta n soddisfazione, ricorre ad una sottigliezza: lo dichiara innocente, ma anzich emettere sentenza, lo fa sotto forma di parere personale, il che non risolve la questione e non pregiudica il processo, che ritorna nelle mani di Pilato. Anna e Caifa sobillano il popolo, scatenando una reazione collettiva. Al punto di chiedere che al posto suo ottenga la grazia un assassino. E questo, per il procuratore, il segno che nulla si pu fare per salvare limputato senza rischiare una rivolta. Firma perci la condanna, e i suoi soldati, il giorno stesso, la eseguono. Come voi tutti gi sapete.

GIUSEPPE - Amici, io questo non lo so, con quali parole raccontarvelo: perch hanno voluto ad ogni costo fare strazio di un uomo che si era fatto portavoce di piena giustizia, tolleranza, amore; e lassurdit di quellerrore, inaccettabile per la giustizia e la ragione, distrugge ogni alibi o argomento di qualunque successiva esecuzione. Letteralmente lo hanno impiantato sulla croce, senza prestare alle sue grida maggiore piet di quanta ne tocchi normalmente a un animale da macello. A parte sua madre e qualche donna, il cui dolore non offendeva nessuno, e alcuni - pochissimi - seguaci, ogni comune sentimento era sommerso dalla soddisfazione dei pi, che interpretavano le tappe della sua agonia come scene dovute allo spettacolo. Ancora oggi io mi domando chi, fra i molti che vi furono coinvolti, noi compresi, abbia provato il sentimento meno improprio, e cio la vergogna - salvo uno, che lo nutr, e fu Giuda. Nessuno si pu considerare a buon diritto del tutto incolpevole di quellinfamia.

(Si asciuga occhi e naso, brevemente, con pudore)

ATTRICE/ANGELO - Morto Ges, alcuni segni esteriori, nel cielo, nel Tempio, si propongono a simbolo dellaccaduto: segni che vengono, secondo i casi, interpretati in vario modo: secondo i pi, sono soltanto dicerie; secondo altri, fatti certi e probatori. La suggestione ha molti occhi e molte anime, che tendono a credere esclusivamente alle cose che vogliono vedere.

(Nel palazzo di Pilato. Giuseppe in scena.

Entra Pilato, di pessimo umore)

PILATO - Giuseppe, mi spiace, io non potevo fare di pi.

GIUSEPPE - Lo so.

PILATO - Loro, erano tutti contro di me! Non io contro di lui!

GIUSEPPE - Certo.

PILATO - Ma quando i vostri sacerdoti hanno raccolto la folla, pronta a scagliarsi contro il mio esercito se io non li avessi accontentati, voialtri seguaci di Ges, voi! chi vi ha visti, o sentiti?

GIUSEPPE - Qualcuno, come Nicodemo, aveva cercato di opporsi, ma

PILATO - Anchio!, mi sono opposto, Giuseppe! Perfino Antipa, - facendo il furbo quanto vuoi, si dichiarato innocentista! Ma quante volte ti ho avvertito che linnocenza non bastava? E nei confronti di una moltitudine esaltata, che tuttavia rendeva unanime la petizione di principio, quanto valeva una singola voce, anche autorevole, come la tua, come la mia? Zero! Vuoi saperlo che cosa, invece, avrebbe risolto i miei problemi? Unaltra folla equivalente, altrettanto bellicosa, che mi chiedesse il contrario, di assolverlo! Cos avrei potuto - dovuto - concludere che metterlo a morte senza prove, e con ci esporre met del Paese alla reazione dellaltra met, sarebbe stata unimprudenza! Allora, lo avrei potuto assolvere! Salomonicamente!, giusto? - ma voi? Laddove migliaia di persone, finch Ges era libero, e parlava, si sono lasciate affascinare, arriva il momento pi difficile, e di punto in bianco, non siete pi uomini! Scappate a nascondervi! Tutti conigli!

GIUSEPPE - ( sempre pi avvilito) E vero. Io per primo.

PILATO - Tu, loro! E di lui, che mi dici? Lui cosha fatto per aiutarmi a salvarlo? Niente! Restava l! Senza difendersi! Non mi ha fornito un argomento, un appiglio! Taceva!

GIUSEPPE - Non sono qui per criticarti, Pilato.

PILATO - No? Strano. Allora sei lunico. Perfino mia moglie sta evitandomi, adesso.

GIUSEPPE - Io vengo a chiederti ancora una cosa.

PILATO - Giuseppe io non sono una miniera! O se lo ero, spiacente, sono esaurito.

GIUSEPPE - Possiedo un sepolcro, a poca distanza dalla croce. Se mi concedi il suo cadavere, gli dar una dignitosa sepoltura.

PILATO - Non consentita, una dignitosa sepoltura, per uno che stato crocifisso.

GIUSEPPE - Ma se un famigliare ne reclama il corpo, la legge prevede uneccezione.

PILATO - Sei un parente, non uno stretto famigliare.

GIUSEPPE - Sua madre mi ha chiesto di rappresentarla.

PILATO - Perch non venuta lei?

GIUSEPPE - Perch il suo dolore lha schiantata!

PILATO - Mi spiace. Ce lha con me?

GIUSEPPE - No, soffre e basta.

PILATO - Lasciami il tempo di rifletterci.

GIUSEPPE - Non posso, Pilato, non ne abbiamo. Gli animali notturni ne faranno strazio. E poi sorger il sole del sabato, che impedir di intervenire.

PILATO - E i suoi avversari? I sacerdoti? Perch vuoi combattere con loro una battaglia gi perduta?

GIUSEPPE - Esercitando la piet?

PILATO - Non essere ipocrita. La tua non piet. E una sfida.

GIUSEPPE - Perch non gli basta, che sia morto! Lo vogliono avere cancellato!

PILATO - Temono i dubbi.

GIUSEPPE - O le speranze!

PILATO - E comprensibile.

GIUSEPPE - Ti chiedo solo il suo cadavere. Nientaltro.

PILATO - (sempre pi innervosito) Va bene. Prendilo. Fa quel che vuoi.

(Giuseppe esce)

(Si avvicinata Claudia Procula)

PILATO - Cosaltro c?

CLAUDIA PROCULA - Notizie.

PILATO - Urgenti?

CLAUDIA PROCULA - Pare di s.

PILATO - Raccoglile tu. Fammi il piacere. Mi riferirai.

CLAUDIA PROCULA - Ha detto che a me non dice nulla.

PILATO - Quale, dei nostri informatori?

CLAUDIA PROCULA - Quello anonimo. Che non ha mai scoperto il volto. E il pi affidabile.

PILATO - Lo so. E io sono stremato. (Riflette un attimo) Va bene, daccordo, lo ascolter.

(Claudia introduce lInformatore. Questi ha il volto coperto e rester anonimo per tutto il tempo. Pu essere un uomo o una donna. Claudia esce)

PILATO - Amico, io so che le tue visite hanno sempre un solido motivo. Perci, come sempre, sei benvenuto.

INFORMATORE - Ti ringrazio.

PILATO - Inoltre rispetto la tua scelta di nasconderti anche a me. Bench, ti confesso, per un verso mi risulti un po eccessiva. Temi che io sia cos stupido da smascherarti?

INFORMATORE - Nessun palazzo, Pilato, probabilmente neanche il tuo, manca di topi e traditori. La mia posizione delicata, pi di molte altre. Non ti offendere. Mi obbliga a eccedere in prudenza.

PILATO - Giusto. E anchio fossi saggio quanto te. O meglio potessi esserlo anchio. Potessi emettere sentenze anonime. Che notizie mi porti?

INFORMATORE - Pesanti.

PILATO - Ti prego, non oggi, abbi pazienza: non le reggerei. Ho il morale gi al minimo.

INFORMATORE - Ho detto pesanti, non a tuo carico. Al contrario.

PILATO - Allora il momento non pu essere migliore. A danno di chi?

INFORMATORE - Di Caifa e sua figlia, la sacerdotessa.

PILATO - (Annuisce) Il furto dei libri? So gi tutto.

INFORMATORE - C qualcosa in pi. Tenevano in serbo un testimone.

PILATO - Non vedo lurgenza di comunicarmelo. Il processo concluso. E nessun altro testimone

INFORMATORE - Ma questo

PILATO - Ma questo?

INFORMATORE - era Giuda Iscariote. Ho detto Giuda.

PILATO - Oh, tu non sai quante illazioni a suo proposito, sono arrivate fino a me. La pi attendibile che fosse un ribelle. Uno zelota. Coincide con quello che volevi dirmi?

INFORMATORE - Era soltanto la premessa.

PILATO - Se Ges avesse fatto politica, lavrei condannato ben pi facilmente, e volentieri, ti assicuro.

INFORMATORE - Appunto, e per questo, ha deluso gli spiriti pi irredentisti.

PILATO - Prosegui.

INFORMATORE - Giuda Iscariote aveva garantito a Caifa che era pronto a testimoniare contro Ges.

PILATO - Davanti a me non comparso.

INFORMATORE - E pensi che siano cos sciocchi? In un processo dove il giudice sei tu, produrre un nemico dei romani?

PILATO - Infatti. Non sono stati cos sciocchi.

INFORMATORE - Ma il popolo ama gli zeloti. E poich Giuda era fra quelli che seguivano Ges, la sua parola era attendibile.

PILATO - In relazione a quale accusa?

INFORMATORE - A indicare Ges come colpevole del furto dei Libri della Legge.

PILATO - Molto difficile da credere, per quanto ingenua possa essere la gente.

INFORMATORE - Lo hai visto tu stesso, ha capovolto lopinione pubblica.

PILATO - Ma cento capri espiatori, meno ingombranti di Ges, non solo uno, Caifa era in grado di incastrare con un falso testimone, se avesse voluto unicamente scagionare la figlia! E in ultima analisi non credo, che Giuda fosse corruttibile cos facilmente - e banalmente.

INFORMATORE - Pilato, ma Giuda non voleva la condanna. Voleva giocare di furbizia con Ges, lasciargli una sola via duscita, quella politica, di diventare il loro capo. Con gli zeloti a garantirlo, nessuno lo avrebbe pi accusato, stai pur certo. Ma poi la rinuncia, perfino a difendersi...

PILATO - Lo so!

INFORMATORE - non era stata prevista. Il piano fallito, Ges morto, ed la ragione per cui Giuda si impiccato.

PILATO - Un po complicato, ma c logica. Tu avresti le prove, delle cose che mi hai detto?

INFORMATORE - Ho i nomi di quelli che lo sanno, se saranno disponibili a parlarne.

PILATO - Allora procurami quei nomi. Alloccorrenza, farli parlare sar affar mio.

INFORMATORE - Domani riceverai la lista.

PILATO - E tu la giusta ricompensa.

INFORMATORE - Ti saluto.

(Va via. Esce anche Pilato)

(In scena Giuseppe)

GIUSEPPE - Procurate cento libbre di mirra e di aloe, abbiamo deposto dalla croce e seppellito Nostro Signore. Abbiamo chiuso la sua tomba con una pietra molto grande e circolare. Caifa lo sa, va su tutte le furie, e prima corre da Pilato a protestare, poi manda una squadra a prelevarmi con la forza e afferma che sono in malafede. Dice che merito la morte, senza appello - a parte che, per mia fortuna, era iniziato, nel frattempo, il sabato. Allora mi portano in un locale fuori citt, senza finestre o prese daria, solo una piccola porta ferrata. Ma era gi stato stabilito che sarei morto il giorno dopo. Suppongo che un uomo pagato per questo sarebbe entrato con un coltello e avrebbe compiuto il suo lavoro - vi dico io, facilmente, perch avevo gi deciso di non resistergli, secondo lesempio di Ges. Ho trascorso, l, ore, non dir piacevoli, tuttavia stranamente serene. Ripensavo alla mia citt di Arimatea, alle persone pi care, al mio lavoro - e dunque anche a voi, amici miei di Cornovaglia: mi sono nutrito e consolato di quei pensieri.

Ma quando Pilato sa della mia carcerazione, intima a Caifa formalmente di raggiungerlo sul luogo; cos che io, seduto a terra, la schiena sul muro che ci separava, ha potuto ascoltarli: discorsi dei quali ero loggetto, ma il loro rapporto personale era la posta in gioco. (Esce)

(Pilato era gi entrato. Arriva Caifa)

CAIFA - I soldati?

PILATO - A distanza - per ora.

CAIFA - Protesto la vostra intimazione.

PILATO - Prendo nota.

CAIFA - Fra noi non c nulla da transigere.

PILATO - Avete un debito con me, che la sentenza che ho firmato.

CAIFA - La nostra richiesta era legittima. Lavete sancita. Nessun debito.

PILATO - E stato un ricatto e lo sapete.

CAIFA - Io, lo saprei? Che cosa so? Che alcuni - pochi, sacerdoti inermi hanno piegato volont e forza romane? Sar questa, la vostra versione dei fatti? Non credo proprio che Tiberio la apprezzer. Se fossi in voi mi appellerei a unaltra logica, che la condanna di un colpevole era non solo unovviet, era la mossa politica pi indovinata.

PILATO - Voi, per convincere la vostra gente ad appoggiarvi, avete detto che la morte di uno solo era un affare, avrebbe salvato tutti gli altri dalle nostre rappresaglie. Vero o no?

CAIFA - Forse. E con ci?

PILATO - Salvo che lui non era affatto uno zelota. Ges non ha mai messo in pericolo lordine pubblico, n contestato la mia stessa autorit. Caso mai contestava la vostra, il vostro potere costituito! E lordine pubblico, per influire su di me, lo avete minacciato voi!

CAIFA - E voi sapete che un Messia, riconosciuto come tale, agli occhi del popolo avr sempre un ruolo di liberatore? Sareste riuscito a liberarvi da quel dubbio?

PILATO - Ho informatori di primordine.

CAIFA - Ma il dubbio lo avreste sempre avuto. E io vi ho reso un buon servizio in ogni caso.

PILATO - Un buon servizio, voi a me? Allora fatemene un altro. So che l dentro detenete illegalmente un uomo. E che volete farlo uccidere.

CAIFA - E voi volete perseguire le intenzioni?

PILATO - No. Ma siccome conosco le vostre, cerco di prevenire un crimine. Adesso aprite quella porta, e con le buone, per favore.

CAIFA - Non posso. E sabato.

PILATO - Caifa, io ne so molto di pi. Non provocatemi, meglio per tutti. E so che la chiave della porta la tenete al collo voi. (Tende una mano) Datela a me. Che sono romano e non ho regole che lo impediscano. Procuratore a orario pieno, anche di sabato. Sgonfiamo almeno questo caso.

CAIFA - Giuseppe ci ha offeso, avr da vedersela con noi.

PILATO - Ma ha solo voluto seppellire un morto!

CAIFA - Quel morto aveva bestemmiato! E ricordatevi che voi e io, di quella morte, siamo i due primi responsabili.

PILATO - Solo che io non me ne vanto.

CAIFA - E le notizie tendenziose? Messe gi in circolazione? Le sapete? Che al momento della sua morte si squarciato il velo del tempio, e il cielo si oscurato, e un terremoto ha scosso la citt? Andateci voi a spiegare alla gente che una nuvola pi nera della altre pu normalmente nascondere il sole, e un tuono scuotere la terra, e se ogni volta che ci accade...

PILATO - Fate cos, ditemi questo, solo questo: il velo del tempio ancora integro?

CAIFA - Il velo del tempio era gi lesionato! E stoffa antichissima! Fragile! Basta uno strappo a dare corpo alle superstizioni?

PILATO - Questo non toglie che Giuseppe un uomo giusto, stimato da tutti e amico mio!

CAIFA - Vi ho spiegato che non posso liberarlo, e che non voglio, in ogni caso.

PILATO - Ma io vi ordino di farlo.

CAIFA - Non vi temo, Pilato, n il vostro esercito n voi. Tenetelo a mente.

PILATO - Scherzate? Perch ricorrere ai soldati se ho per le mani unalternativa migliore? Di aprire uninchiesta, avendo materia sufficiente - ovvero: se non vi urta la parola, scottante. Basta o continuo?

CAIFA - E questa, spiegatemi: cos, una minaccia per costringermi a un baratto?

PILATO - No, non sarebbe - ! una minaccia. La quale sia chiaro, non vi obbliga, n io di sicuro Mi sembra solo pi auspicabile una soluzione negoziata.

CAIFA - E quella faccenda, che voi dite riguarderebbe chi: me?

PILATO - Voi, la vostra famiglia, e altri ancora.

CAIFA - E quanto allipotesi che il vostro sospetto si sia costituito sopra una semplice calunnia?

PILATO - Considerata. E scartata. Perch riconosco le calunnie, quando lo sono davvero. Per istinto, per mestiere - fate voi. Avete afferrato?

CAIFA - (Annuisce) Quanto basta per andarmene. (Accenna a farlo)

PILATO - Andarvene? E dove? Esiste un angolo di casa vostra in cui riuscireste ad infischiarvene di non averne saputo di pi? E a non rimpiangere il vantaggio che invece io vi posso dare? Sapete qual lalternativa? Un giudizio per falso, abuso dufficio e corruzione. Se non mi aiutate ad evitarlo, procedo e vi incrimino.

CAIFA - Volete scherzare?

PILATO - No. Per mi domando, in che misura un cuore tenace come il vostro, o quello del grande sacerdote Anna, vostro suocero, cuore di nonno, sono disposti a sanguinare per la sorte di Sarra? E se in giudizio saltasse fuori che voi, per salvare lei dagli impicci, avete pagato a Giuda Iscariote una testimonianza - falsa! - contro Ges, che lo indicava come il ladro dei Libri dal Tempio?

CAIFA - Andiamo, signor procuratore, Giuda venuto spontaneamente a testimoniare contro Ges. Lo conosceva, era uno dei suoi. Ha chiesto un compenso, che noi gli abbiamo accordato, e con ci? Da quando in qua non si pu vendere - o pagare - la verit? O se volete, una verit possibile? Ha avuto il denaro, che non significa la nostra stima, per quello che ha fatto.

PILATO - Vi stato utile, non disprezzatelo troppo.

CAIFA - Si dissociato da un errore. Tardivamente. Tutto qui.

PILATO - No, io non credo, scusatemi, che sia lecito dire: tutto qui.

CAIFA - Forse voleva rimediare ai troppi errori, ai troppi inganni di Ges.

PILATO - E perch allora la sua morte lo ha sconvolto? Com che Giuda, quella morte, non se laspettava? Perch non gli avete detto prima fino a dove volevate arrivare?

CAIFA - Con Giuda abbiamo, lho gi detto, stabilito un compenso. Nientaltro.

PILATO - Ne dubito. Ve lha restituito, quel denaro - e si ucciso. Appendersi a un fico, per aver fatto il suo dovere, a voi sembra normale?

CAIFA - No. Ma era un uomo di mente contorta. Non vedo perch dovrei rimpiangerlo. Io lo compiango, tuttal pi.

PILATO - E perch voi, avendo la sua testimonianza, non lavete portato davanti a me?

CAIFA - Perch le altre accuse gi bastavano!

PILATO - No! Perch sapevate che mentiva!

CAIFA - E dunque lodatemi, per non averlo utilizzato come prova.

PILATO - Certo! In giudizio, non lo avete utilizzato! Ma col popolo? Per ottenere e manovrare la sua indignazione?

CAIFA - Questo, signor procuratore, sarete voi a doverlo provare. Credete a me, non sar facile.

PILATO - Io vi avevo gi detto: ho un sospetto, da voi definito, indignatissimo, uninsinuazione: che vi servisse un diversivo; e il diversivo, grazie a Giuda, fu Ges! Adesso le ho, le prove, attento!

CAIFA - Andiamo, signore, quali prove!

PILATO - Preferite affrontare linchiesta? Va bene, lavrete. Ma poi non ditemi che io non ho fatto del mio meglio per risolvere il problema.

CAIFA - E quale motivo avreste voi, di barattare quellinchiesta col mio prigioniero?

PILATO - Ma come siete sospettoso! Per andare daccordo. Lavete un cervello che funziona? Usatelo. E aprite quella porta. E poi mi farete il favore di smetterla, di inviare a Tiberio continue proteste contro di me. Che a voi non porta alcun vantaggio e a me pu nuocere. Di, liberiamo il prigioniero. I miei soldati non ci vedono, e n io n Giuseppe lo riveleremo. Nessuno al mondo, credetemi, arriver ad immaginare che siate stato proprio voi a consentire la sua fuga. Dovranno inventare qualcosaltro. Su, muoviamoci.

(Escono entrambi)

(Giuseppe seduto. Il posto abbastanza disagevole e c poca luce: un nascondiglio.

Arriva Claudia, cercandolo)

CLAUDIA PROCULA - Giuseppe? Sei tu?

GIUSEPPE - Claudia! Sono felice di vederti.

CLAUDIA PROCULA - E io di averti rintracciato.

GIUSEPPE - Ecco, lo so, ma per nascondermi se non facile da individuare, lideale.

CLAUDIA PROCULA - Certo.

GIUSEPPE - Volevano uccidermi.

CLAUDIA PROCULA - Lo so.

GIUSEPPE - Ma non questo che in realt mi fa pi male.

CLAUDIA PROCULA - E io, mi dispiace, non sono venuta per consolarti. Pilato mi incarica E furibondo con te. C una denuncia. Il corpo che lui ti ha consegnato

GIUSEPPE - Da me cosa vuole?

CLAUDIA PROCULA - Spiegazioni.

GIUSEPPE - Le avr.

CLAUDIA - Le vuole oggi stesso, di persona, a palazzo.

GIUSEPPE - E allora tu digli, appena fa buio lo raggiunger.

CLAUDIA PROCULA - Cerca di essere molto prudente. Nessuno sa che stato Caifa a liberarti, e le sue guardie hanno giurato che ti acciufferanno.

GIUSEPPE - User strade secondarie.

CLAUDIA PROCULA - E porta argomenti che convincano Pilato.

GIUSEPPE - Purch Pilato voglia credermi.

CLAUDIA PROCULA - Purch possa crederti, Giuseppe. Sta bene attento a quel che dici. Ha un sesto senso, per riconoscere la verit. A pi tardi. Ora vado.

GIUSEPPE - A pi tardi.

CLAUDIA PROCULA - E che il cielo ti illumini.

GIUSEPPE - Spero di s, che lo far.

(Claudia esce)

(Nel palazzo di Pilato.

Giuseppe in piedi. Entra Pilato)

PILATO - Oh, finalmente, avvicinati, e fatti guardare bene in faccia, voglio espiare anche nei minimi dettagli la mia illusione che almeno un amico, dico uno, sia incapace di tradirmi!

GIUSEPPE - Pilato, io

PILATO - (senza ascoltarlo) Ma quali pretese pu avanzare, il pi sciagurato dei procuratori di Roma, se il mio imputato non era comune, n soltanto il migliore degli uomini, ma addirittura il vostro Messa, che al posto mio neppure il pi idiota dei funzionari avrebbe osato giudicare? Dillo, perch se il quadro non questo, non sar il solo a festeggiare (Fa un gesto verso il lato) - anche voi, Caifa, mostratevi, se vi ho invitato perch tutto sia ben detto, e chiaro! (Compare Caifa) (Pilato torna a rivolgersi a Giuseppe) E vero o no che hai ripagato con linganno ogni pena che io mi ero data per te?

GIUSEPPE - E a cosa serve risponderti, se ne sei gi cos sicuro?

PILATO - Aiutami tu a cambiare idea.

GIUSEPPE - Non ho violato alcuna legge.

PILATO - (a Caifa) Non ha violato alcuna legge - dice. Se vero, mi sembra un argomento.

CAIFA - Per me solo chiacchiere, non argomenti.

PILATO - (a Giuseppe) Allora sappilo, ammesso che tu non sappia niente: dalla tua tomba qualcuno ha sottratto il corpo di Ges; e io veramente a quanto pare non ne azzecco una, perch te lo avevo consegnato. Qual il tuo pensiero?

GIUSEPPE - Che non tu, sei colpevole della sua fine. Ma se a loro Ges fa paura da morto, sarebbe stato pi saggio lasciarlo vivo.

PILATO - Sei stato tu a trafugare il cadavere?

GIUSEPPE - No.

PILATO - Signor sacerdote, c un intoppo: lindiziato nega. Ai nostri sospetti e fondamenti logici, al solito, mancano le prove.

CAIFA - E solo un gioco di parole.

PILATO - Di parole? Strano gioco, se un cadavere

CAIFA - Pu darsi che lui non labbia fatto di persona, ma questo non toglie che

PILATO - Davvero? (a Giuseppe) Ascoltami: tu bada a Caifa, e rispondi a lui - perch molto pi furbo di me. Coraggio: rispondigli.

GIUSEPPE - Dir che ha ragione, almeno in parte.

PILATO - Ha ragione chi? Caifa? (Giuseppe annuisce. Pilato ne resta un po stupito, ma non abbandona la sua linea) Beh. Questo s, che un passo avanti. (a Caifa) Allora: sentito? Soddisfatto?

CAIFA - Il problema non risolvibile in parte.

PILATO - Per sta chiarendosi. E se comincia a farsi chiaro

CAIFA - Poco!

PILATO - S, giusto. Non abbastanza. (a Giuseppe) Sei stato la mente del complotto?

GIUSEPPE - Noi ci eravamo preparati.

PILATO - A fare che?

GIUSEPPE - Ma in circostanze che non furono

PILATO - No, non menare il can per laia. Era tuo, quel progetto?

GIUSEPPE - Era mio.

PILATO - (nuovamente stupito, ma anche sollevato) E allora attenzione a quel che dici, stai mettendoti nei guai.

GIUSEPPE - Dir tutto quello che ho da dire.

CAIFA - Dir quel che vuole. E non sar la verit.

GIUSEPPE - Non ho alcun motivo n intenzione di difendermi.

PILATO - (a Giuseppe) Non fare leroe.

CAIFA - Ma quale eroe, fa solo tattica!

PILATO - E voi perch lo criticate? Incoraggiatelo, almeno finch vi d ragione! Ma non vi accontentate mai?

GIUSEPPE - Io vi dir gli avvenimenti, e quali intenzioni ci animavano.

PILATO - Giuseppe no, non le intenzioni. I fatti.

CAIFA - Fumo negli occhi! E un mercante!

PILATO - Lo so! Ma se ha detto che parler, parler! Vogliamo ascoltarlo, prima di dire che mente? E poi non mai stato un bugiardo, e se anche volesse cominciare, la menzogna - che unarte - non simprovvisa! Conosco il mio uomo! Chiaro? (si autocontrolla) Non fatemi perdere la calma. (a Giuseppe) Tu, se collabori, avrai la nostra clemenza. Promesso. Caifa, non fate la mummia, confermatelo anche voi. E che ci vuol mai? Muovete almeno la testa.

CAIFA - Non sono daccordo. Nessuna clemenza.

PILATO - (a Giuseppe) Ce lha con te. E lo sai qual il vero motivo? Che tu gli hai rovinato il Sabato. Ragion per cui sono venuti, un bel gruppetto, a rovinarlo pure a me. Davanti alla porta, come furie. E gridavano: Attento! Faranno sparire quel cadavere e poi sosterranno che Ges risorto, che sarebbe un inganno peggiore del primo! E io ho pensato: giusto, ma poich avevano le loro guardie, gli ho detto usatele, pensateci voi a vigilare quella tomba. Cos sono andati a sigillarne lingresso e a mettere gli uomini di sentinella. Pi tardi qualcuno ha riferito che ti avevano rinchiuso e sono venuto a liberarti, come tu sai gi.

CAIFA - (a Giuseppe) E perch, appena libero, gi fortunato, non sei ritornato a Arimatea? Quali intenzioni, o quali azioni, ti trattenevano a Gerusalemme?

GIUSEPPE - E voi perch avete temuto che Ges fosse un pericolo maggiore dei falsi messia che cerano stati prima di lui? Nessuno di loro stato crocifisso!

CAIFA - Perch Ges andato ben oltre, i loro limiti! Ci ha sfidato e provocato cento volte!

GIUSEPPE - Parlava damore! Era una sfida?

PILATO - Aspetta, rispondi alla domanda: perch sei rimasto, dopo che io ti ho liberato?

GIUSEPPE - Perch avevo un piano.

PILATO - Sentiamolo.

GIUSEPPE - Andare su, pagare le guardie, ubriacarle, e sbarazzarcene dicendo che avremmo dato il cambio.

CAIFA - Risponderanno, della loro infedelt!

PILATO - Caifa, per, se le ha pagate insomma, dovunque il denaro plausibile - probabilmente anche in Giudea. Vero o no? (a Giuseppe) Qual era il seguito del piano?

GIUSEPPE - Nascondere il corpo di Ges, far circolare la notizia della sua risurrezione.

CAIFA - Per me quanto basta

PILATO - E per me no! Io voglio sapere quali sono stati i fatti! Non i piani!

CAIFA - Pagare e ingannare le mie guardie gi un reato molto grave!

GIUSEPPE - E Giuda Iscariote? Non era pagato per giurare il falso? Lui si impiccato, ma i suoi corruttori, chi li punir?

PILATO - Gi. Chi pu farlo? (a Caifa) Ecco un dettaglio da riflettere. Vi lascio lo spazio di un commento.

CAIFA - Accuse generiche, alla cieca e fuori tema.

PILATO - S, soprattutto fuori tema. (a Giuseppe) Non di Giuda, che stavamo parlando. (a Caifa) Ma era un buon argomento, ammettetelo. (a Giuseppe) Raccontaci quello che successo a te.

GIUSEPPE - Rimossa la pietra, sono entrato.

PILATO - Nella tomba?

GIUSEPPE - S.

CAIFA - Per non questo, che si va dicendo in giro, che voi, e non le potenze celesti, avete rimosso quella pietra!

GIUSEPPE - Il punto non la pietra, Caifa!

PILATO - E quale sarebbe, il punto, secondo te?

GIUSEPPE - Che quando io sono entrato l dentro, il suo corpo non cera! Cera il lenzuolo, ben piegato, sul pavimento

CAIFA - Dettagli inutili!

GIUSEPPE - . ma non il corpo! Era scomparso!

CAIFA - Non ci credo!

GIUSEPPE - E poi nellangolo pi oscuro del sepolcro, improvvisamente, comparso un Angelo.

PILATO - Cio? Uno spirito? In quali sembianze?

GIUSEPPE - Pi luminose, e perumane.

CAIFA - Pilato, questuomo va oltre i limiti.

PILATO - Oltre i miei, non c dubbio - quelli dei vostri libri sacri non direi. In fatto di angeli se io sono scettico, normale, ma se lo siete voi, mi scandalizzo. (a Giuseppe) I tuoi lo hanno visto, quello spirito in sembianze umane?

GIUSEPPE - No. Sono entrato solo io.

CAIFA - Continua a mentire. E non vuole coinvolgere i suoi complici.

PILATO - E tu?

GIUSEPPE - Gli ho parlato.

PILATO - Hai conversato?

CAIFA - Ma andiamo!

GIUSEPPE - Lui, si rivolto a me per primo: stava alle mie spalle.

(Di lato, comparso lAngelo. Giuseppe rivive quel momento)

ANGELO - Giuseppe! Giuseppe: che senso ha che tu sia qui?

GIUSEPPE - Scusa, chi sei? E come hai potuto entrare qui? E dov il corpo di Ges?

ANGELO - Ges aveva detto chiaramente, che sarebbe risorto il terzo giorno. Se tu non vuoi crederci, cos come chiaro che non gli hai creduto

GIUSEPPE - No! Aspetta - aspetta: pensavo che fosse un modo di esprimersi, una suggestione, e che noi non lo avremmo riavuto fra noi, solo dentro di noi, se non lo avessimo dimenticato, e io, per salvare il suo messaggio avevo pensato di

ANGELO - Far cosa? Di riuscirci tu? A salvare un disegno fallito da Dio?

GIUSEPPE - No! Io non questo, ma

ANGELO - E chi altri, al mondo, ha concepito una sciocchezza madornale -

empia, di fatto, come il tuo piano?

GIUSEPPE - Ma prima era tutto differente!

ANGELO - Pi semplice. Bastava credere alle sue parole.

GIUSEPPE - No, io, perdona - ascoltarlo, era facile, ma molto meno pigliare alla lettera le sue parole. Come sconfiggere la morte! Almeno per noi che siamo uomini, e vedendolo uomo in mezzo a noi, non era facile convincerci

ANGELO - Ho detto pi semplice, non facile.

GIUSEPPE - Era semplice amarlo, difatti noi lo abbiamo amato, abbiamo temuto e poi sofferto la sua morte, questo forse ci ha confusi.

ANGELO - E credi che a lui sia stato facile, lasciarsi appendere, straziare le carni, sbeffeggiare? In cielo noi tutti piangevamo! Lo immagini in quanti e immagini quanto soffrivamo? Noi tutti insieme, e il coro riempiva luniverso, imploravamo Dio Padre perch abbreviasse il suo supplizio, ma era tutto necessario! Proprio perch non credevate! E tu, col tuo piano, volevi ridurre a una finzione lassoluta verit?

GIUSEPPE - In nome del cielo, pu esistere un Angelo crudele? Perch tu lo sei, nei miei confronti? La mia intenzione era sbagliata, non colpevole!

ANGELO - E questo esaurisce la tua fede?

GIUSEPPE - Se sei qui per punirmi, puniscimi. E basta.

ANGELO - Punirti? Ma no. Di unintenzione? E quando mai?

GIUSEPPE - Allora ti prego, dimmi cosa devo fare.

ANGELO - Certo. Testimoniare la verit.

GIUSEPPE - In che modo?

ANGELO - Pagandola. Intendo dire di persona.

GIUSEPPE - Con la mia vita? E questo il prezzo?

ANGELO - Il prezzo dipende dai tuoi limiti. Ti saluto, Giuseppe.

(Se ne va)

GIUSEPPE - No, aspetta! Angelo! Non te ne andare! Ho io da chiedere di lui, sedopo quello che accaduto potr rivederlo, riabbracciarlo? Sentire la voce, la sua. Aspetta!

(Ma lAngelo scomparso e Giuseppe accecato dalla luce. Deve desistere. Torna a rivolgersi a Pilato e Caifa)

CAIFA - E questo che noi dovremmo credere?

GIUSEPPE - E la verit.

CAIFA - E se pure lo fosse, chi pu sapere se era un Angelo? Oppure uno spirito del Male? O in ogni caso, una menzogna dello spirito?

PILATO - Caifa, secondo me la religione vi sovreccita. Perch alzate la voce? Calma. Non il momento di (a Giuseppe) Davanti alla tomba, a ostruirne laccesso, hai detto che cera una grande pietra.

GIUSEPPE - Infatti. Cera.

PILATO - E tu, coi tuoi uomini, lavete rimossa?

GIUSEPPE - S.

PILATO - Ma al vostro arrivo, era al suo posto?

GIUSEPPE - S.

PILATO - Non hai il minimo dubbio?

GIUSEPPE - Nessuno.

PILATO - E le sue guardie (riferendosi a Caifa), sbronze o no, non ti hanno per caso riferito qualche strano movimento, o avvenimento precedente?

GIUSEPPE - No.

PILATO - E i sigilli su quella pietra?

GIUSEPPE - Intatti. Io li ho spezzati, con le mie mani, ve lo giuro.

CAIFA - Ma se il corpo era stato sottratto, incompatibile, che fossero integri i sigilli!

PILATO - Caifa, Giuseppe ha giurato. Vi sembra un bugiardo dabitudine? A me no. (a Giuseppe) E tu non giocare malamente il tuo destino - o in ogni caso, non con me.

GIUSEPPE - Signori, vi ho detto esattamente quello che accaduto.

PILATO - E infatti qui, mi pare, il nodo. Perch Caifa non dubita, che tu stia mentendo - e io ti confesso che la cosa farebbe comodo anche a me. Ma io in realt sono un ingenuo, un sensitivo, cos il mio cervello trasforma in malessere quello che tu stavi dicendo. Per attento, non basta dire la verit, bisogna essere chiari.

GIUSEPPE - Ripeto che il piano, la mia presunzione, la mia colpa, era nascondere il suo corpo e rianimare di speranza tutti quelli che lo avevano seguito.

PILATO - Ma io, se la colpa fosse questa, sarei felicissimo di assolverti. Prescindi dallangelo, al quale non credo. Non dico di te, non credo a lui. E fosse il tuo proscioglimento, il mio unico errore giudiziario! Ma il resto, laltra verit che tu proponi, mi apre un incubo! Ci riesci, almeno, a compatirmi? Io sono luomo che ha siglato il suo supplizio, e tu vuoi convincermi che risuscitato dai morti?

CAIFA - Pilato finiamola, esiste una sola verit, Ges non pu essere e quindi non risuscitato! (a Giuseppe) E se lui fosse vivo, perch tu saresti qui con noi, anzich insieme a mille altri a festeggiare al suo banchetto? E lui, perch non ci si mostra? Anche a noi? Che si presenti, venga al Tempio, nella sua piena maest, venga a ridurci in polvere, e ci sprofondi nel fuoco! Ma se non pu manifestarsi, se non attraverso le tue farneticazioni, io di che cosa dovrei convincermi? Volete spiegarmelo, una volta per tutte?

PILATO - (a Giuseppe) Beh, devo ammettere che non facile, oggettivamente, credere a quello che tu dici.

CAIFA - E io, che sono il sacerdote massimo, solennemente offerto a Dio, perch sarei stato abbandonato dal Suo Spirito, e neanche avrei riconosciuto, anzi, avrei combattuto la Sua volont? Per quale motivo il Cielo avrebbe consentito che io commettessi un sacrilegio simile? O sostenete che il Signore, proprio in me, volesse trovare una contraddizione?

GIUSEPPE - Ges ha scelto il popolo perch ne apprezzava lumilt! Che voi non avete!

CAIFA - Ma come sarebbe compatibile, lumilt, con la nostra funzione di simboli della potenza di Dio? Lo stesso Ges avrebbe dovuto rispettarci, nel Nome che noi rappresentiamo!

GIUSEPPE - Caifa, Ges vi ha rispettato e si lasciato uccidere, non solo senza maledirvi, ma addirittura ha chiesto al Padre, poco prima di morire, di perdonarvi! E Dio certamente lo ha gi fatto! Ma quello che a voi non era dato di sapere, noi, pur avendone motivo, non lo abbiamo creduto, lo abbiamo in realt solo sperato! E lui solamente risorgendo ci poteva restituire una effettiva libert!

CAIFA - Di credere in ci che non hai visto?

GIUSEPPE - Ho visto la tomba che era vuota, e quei sigilli

CAIFA - Oppure lo hai visto, dopo morto, comportarsi come un vivo?

GIUSEPPE - No! Io no! Ma una donna

CAIFA - Ecco, signor procuratore, vedete? Come si parla sempre a sproposito di libert? La libert della ragione li smentisce, e allora ricorrono a una donna.

GIUSEPPE - No, la ragione come un sommo sacerdote, Caifa! Separa il divino dallumano per esserne il tramite obbligato! Ma per lamore solo un limite, e nel mio caso, la verit, un castigo! Non le amer pi come prima, n la ragione n la libert!

PILATO - (a Giuseppe) Sparisci. Vattene. Non ti avessi mai conosciuto. E se ancora non mi conosci abbastanza, dai maggior peso a quello che in giro si dice di me, che sono un empio, indomito figlio di puttana. E non avrei mai dovuto smettere di esserlo. Chiaro? E le mie notti a venire, come invece accadr, non sarebbero assillate dal pensiero che la Storia, e il tuo Dio, mi hanno incastrato, consegnandomi al ricordo di una singola sentenza, una su mille!, che ho firmato!

CAIFA - Ma non crederete a quel che ha detto.

PILATO - Oh, dei del cielo, ma allora lingenuo siete voi. E cento volte beato, se non vi sfiora neanche il dubbio lui che stia dicendo la verit!

CAIFA - La sua verit, procuratore - per convincervi. Respingo ogni ipotesi, e chiudiamola qui. Voi consegnatemi Giuseppe, ora, qui, e basta. Ve ne faccio richiesta formale.

PILATO - Capisco, e rispondo, in modo del tutto non formale, che non ci penso nemmeno. Non voglio pi morti di giustizia, non la vostra, sotto la mia giurisdizione.

CAIFA - Vi eravate impegnato.

PILATO - E vero. (a Giuseppe) Scusa, ma ce lavevo con te. E allora gli ho detto: ve lo prendo, ve lo lego, ve lo do e fatene quello che volete.

GIUSEPPE - Non importa.

PILATO - Non importa? Importa a me! Se gli ho impedito gi una volta

GIUSEPPE - Pilato, lo so. Ma non li temo.

PILATO - Vogliono ucciderti!

GIUSEPPE - Sar il mio riscatto

PILATO - Ecco. Bravo. Ma salvare te, potrebbe essere il mio; e non reclamarti ulteriormente, il suo. Che finga o no di non saperlo. (a Caifa) Perch non sarebbe consentito, al vostro Dio, volervi confondere, se cos vuole? O per caso esigete da Lui che vi renda ragione di quello che fa? Vi addebito questa debolezza, questa s, di esercitare i previlegi della carica come se fossero affar vostro! Non lo sono! Lo so che voi volete negarvi perfino al dubbio, ma non si pu, sarebbe comodo ma non lecito a nessuno, caro amico! Perci mi rimangio la parola e lui rimane in libert. E guai a voi, guai a chiunque osasse torcergli un capello! Intesi? E mio! Lunico al mondo che potrebbe garantire la mia buona volont, sarei un pazzo, a consegnarvelo - e passate parola nellambiente, o questa volta lo vedrete per davvero, a quali eccessi pu arrivare anche lesercito romano, quando sotto il mio comando!

(Caifa, dopo unultima esitazione, va via.)

PILATO - Lo sai che ti dico? Dovrebbe essermi riconoscente, perch a questo punto pu dare la colpa tutta a me. Ma il resto non cambia: vattene. La nostra amicizia finisce qui.

GIUSEPPE - Ti ho reso le cose pi difficili, ma non volevo, negare o nascondere la verit.

PILATO - Oh, capirai, che bel servizio, ci ha reso quella verit. Lo sai cosha fatto? Ha crocifisso Caifa e me.

GIUSEPPE - Mi dispiace. Perdonami.

PILATO - Non lho mai fatto con nessuno.

GIUSEPPE - Bene. Inizia con me.

PILATO - Neanche per sogno. Non lo meriti.

GIUSEPPE - E che perdono sarebbe, se lavessi meritato?

PILATO - Ecco. Perfetto. Lo sapevo. Il nazareno ti ha viziato. Va, va, va. Vai lontano, pi lontano che ti riesce.

(Esce. Giuseppe ritorna verso il suo pubblico)

GIUSEPPE - Ges salito alla gloria dei cieli, dalla quale, facendosi uomo, era disceso. Noi non abbiamo saputo capirlo, ma Lui accettando di morire e poi risorgendo in mezzo a noi, si reso credibile per tutti. Io e i miei compagni arrivati in Britannia con me, siamo venuti a portarvi la Sua buona novella.

fine

note

giuseppe di arimatea, santo

Secondi i quattro vangeli canonici era in segreto un seguace di Ges.

Marco 15:43 e Luca 23:50 dicono che era un membro del Consiglio, cio del massimo organismo del potere locale in Gerusalemme (Sin edrio). Giuseppe di A. colui che ottenne da Pilato il corpo di Ges per inumarlo in una tomba di sua propriet. Marco 15:43 lunico a definire coraggioso il suo gesto e dice di lui che aspettava il regno di Dio.

Si vuole inoltre che egli fosse un ricco mercante, e secondo una forte tradizione inglese andava personalmente nelle miniere della Cornovaglia delle quali commerciava lo stagno. E certo che un traffico di quei minerali (stagno, piombo) fra la Cornovaglia e la Fenicia era in atto gi da tempo.

Affidando a una tomba il corpo di Ges, Giuseppe evit quanto la legge giudaica prevedeva per i cadaveri dei giustiziati e cio un sotterramento in luoghi diversi e ingominiosi.

Nellapocrifo vangelo di Pietro (2 sec. d.C.) si dice che Giuseppe era amico di Pilato.

Nellapocrifo vangelo di Nicodemo (o atti di Pilato - 4 sec.) si racconta che i giudei imprigionarono Giuseppe dopo la sepoltura di Ges.

Una interpolazione della met del 13 secolo afferma che Giuseppe, successivamente a quegli eventi, ritorn e si stabil nellodierna Glastonbury (cittadina del Somerset, Inghilterra,della quale egli il santo patrono) alla testa di 12 missionari, inviato dallapostolo Filippo, ivi iniziando levangelizzazione di quei popoli.

Alla venuta di G. di Arimatea in Inghilterra si leg anche la leggenda del Santo Graal, del quale egli sarebbe stato il portatore (vedi pi avanti).

glastonbury

Cittadina inglese, nel distretto di Mendips, Contea di Somerset. E situata sui fianchi di un gruppo di colline che portano dalla Brue Valley a una sorta di torre naturale alta 159 metri.

Non restano dubbi che la zona fosse abitata in epoca romana; era, probabilmente, una piazza di scambi.

Secondo Goffredo di Monmouth, Glastonbury la mitica Avalon, o Isola di vetro o ancora delle mele, dove venne sepolto re Art. Qui sarebbe arrivato Giuseppe di Arimatea con il calice in cui Ges consum lultima Cena (o, secondo alcuni, in cui vennero raccolte alcune gocce del suo sangue): alla ricerca di quel calice, o Santo Graal, si votarono i famosi cavalieri della Tavola Rotonda.

Anche altre tradizioni connettono Glastonbury ad Avalon, lIsola di Vetro dalla quale si accede alloltretomba. Lingresso doveva essere da qualche parte sulla collina.

Fra le leggende, citiamo quella dellalbero di Giuseppe. Pare che dal suo bastone piantato in terra a sud di Glastonbury, ai piedi della Wearyall Hill, sia germogliato una sorta di pruno del tutto speciale, che fiorisce nel tempo di Natale. Ancora oggi a Natale un ramo fiorito di quel fiore viene inviato tutti gli anni alla Regina.

ges: panorama storico-ambientale

Al tempo di Ges lambiente ebraico palestinese era composto, specie in Giudea e soprattutto a Gerusalemme, dai discendenti dei deportati in Babilonia, e poich i loro antenati circa 500 anni prima avevano posto le basi del giudaismo ufficiale, si ritenevano depositari e interpreti ufficiali della Legge e dei Profeti. Per tutti gli Ebrei, anche quelli della diaspora, Gerusalemme e il suo tempio erano il punto di riferimento religioso essenziale.

Gerusalemme guardava agli Ebrei che abitavano in Galilea come a fedeli di livello inferiore, perch in quella regione vivevano anche greci e pagani, e la convivenza provocava inevitabili compromessi. (Farisei e capi sacerdoti, a Nicodemo che difendeva Ges: Sei forse anche tu Galileo? Ricerca le Scritture e vedrai che dalla Galilea non sorse mai alcun profeta - Gv 7, 53 -)

Nellambito poi della Galilea, Nazaret era un sobborgo privo di qualsiasi importanza (Natanaele a Filippo: Pu venire qualcoso di buono, da Nazaret? - Gv 1, 46).

Ges di Nazaret, dunque, non era giudeo ma galileo, e per di pi proveniva da una delle sue cittadine meno considerate.

Ma tentiamo una sintesi dei precedenti storici.

Alla morte di Alessandro Magno, il suo enorme impero venne diviso in quattro parti: i territori che si estendevano dalla Siria ai confini dellEgitto, trovandosi di mezzo fra gli imperi dei Tolomei (Egitto) e dei Seleucidi (Siria), passarono alternativamente sotto il dominio prima degli uni (Tolomei) e poi degli altri (Seleucidi). Alcuni sovrani Seleucidi cercarono di imporre in Palestina uno stile di vita greco. Questa politica di ellenizzazione raggiunse estremi insopportabili. A questo punto vi fu la rivolta dei Maccabei che, liberata la Palestina dai Seleucidi instaurarono la dinastia chiamata Asmonea dal nome del loro padre. Ma i sovrani Asmonei che discesero dai Maccabei abbandonarono la politica rigorosamente giudaica. E arrivarono anche le dispute per il trono fra Aristobulo II e Ircano II, nelle quali si intromise Pompeo Magno, che nel 63 a.C. occup la Palestina, portandola sotto il dominio dellImpero Romano.

Un altro grande persdonaggio storico da ricordare il figlio di Antipatro, ministro di Ircano II, che nel 39 a.C. diventa governatore della Galilea, ma cos violento e cinico che deve scappare a Roma per un anno. Si tratta di Erode. Nel 37 a.C., con laiuto di Roma, diventa definitivamente re della Palestina, e sar ricordato come Erode il Grande. Avventuriero senza scrupoli ma anche appassionato costruttore e munifico mecenate, Erode non fu, ci nonostante, molto amato dai giudei, che lo avversavano per vari motivi:

- era idumeo e quindi non di razza ebraica: in passato, gli idumei erano stati fra i peggiori nemici dIsraele;

- era molto legato a Roma, che per gli Ebrei rappresentava limpero pagano oppressore;

- governava dispoticamente, esautorando il sinedrio e calpestando le leggi tradizionali;

- era crudele e sanguinario, non esitando a sterminare, per conservare il trono, anche i parenti pi stretti, come moglie e figli.

Il suo regno dur dal 37 al 4 a.C. : sotto il suo regno nacque Ges, la cui nascita viene collocata, secondo i calcoli odierni, nel 6 a.C. Si ricordi, in proposito, il noto episodio della strage degli innocenti.

A Erode succedettero per testamento i tre figli:

- Filippo ebbe il nord-est della Palestina (Iturea e Traconitide): fu un regno senza grossi problemi e di scarsa importanza;

- Erode Antipa fu re (tetrarca) della Galilea e della Perea. Costru Tiberiade. Spos Erodiade, gi moglie del fratello Filippo, e venne severamente criticato (Mt. 14, 3ss) dal Battista, che egli fece imprigionare ed uccidere. Fu deposto nel 39 d.C.

- Archelao ebbe la Giudea, la Samaria e lIdumea; fu tuttavia presto deposto (6 d.C.) per la sua crudelt.

A questo punto Roma avoc direttamente a s lamministrazione di quei territori e invi in Giudea un procuratore, che risiedeva abitualmente in Cesarea, mentre saliva a Gerusalemme per le feste dimorando nella fortezza Antonia o nel palazzo di Erode. Rappresentando direttamente limperatore, il procuratore nominava e deponeva il sommo sacerdote, batteva moneta, riscuoteva le tasse e infliggeva la pena di morte (ius gladii).

I suoi poteri erano per limitati dai numerosi previlegi che Roma aveva riconosciuto, soprattutto con Cesare, alla nazione ebraica.

Fra i procuratori che si succedettero, i vangeli ricordano Pilato, che govern la Giudea dal 26 al 36 d.C.

Fu lui, come noto, a decidere in ultima istanza la condanna a morte di Ges. Si noti che solo un tribunale romano poteva infliggere la crocifissione. (vedi pi avanti alla voce: ponzio pilato)

Movimenti religiosi

Quando Ges inizi in Galilea la sua predicazione, esisteva un notevole fermento religioso, che aveva dato origine a movimenti organizzati, talvolta anche di contestazione delle posizioni ufficiali.

1)Gli Zeloti. Movimento politico-religioso di autonomia che credeva nella possibilit di fondare su questa terra un regno messianico. Sotto la guida del Messia questo regno avrebbe finalmente condotto il popolo ebraico alla vittoria contro lodiato oppressore romano. Alcuni zeloti divennero discepoli di Ges, sperando di avere trovato in lui il Messia/condottiero che molti attendevano.

2)I Farisei. Nato probabilmente allepoca dei Maccabei (170 a.C.) era un movimento di fedelt e di purezza nei confronti degli insegnamenti delle tradizioni ebraiche rispetto alle infiltrazioni della cultura greca. Molti principi fondamentali della dottrina farisea furono condivisi da Ges e dai suoi discepoli:

a)luniversalismo della religione ebraica;

b)luguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio;

c)limportanza della persona, non pi come popolo, ma come individuo. Da qui la responsabilit di ciascun uomo di fronte a Dio, le retribuzione finale del giusto e la risurrezione;

d)la libert personale: nel piano di Dio, ognuno aveva la libert di fare le proprie scelte;

e)un assoluto rispetto del momento religioso (rapporto fra Dio e luomo).

Una ragione importante di dissenso fu la diversa concezione dellosservanza del Sabato. Secondo Ges il Sabato fatto per luomo e non luomo per il Sabato. I Farisei avevano invece raggiunto una concezione del Sabato fine a se stessa, svuotandone il primitivo significato (pausa dal lavoro e dalle preoccupazioni quotidiane per dedicarsi a Dio e alle cose dello spirito) attraverso un sistema di casistiche al limite dellassurdo: anzich favorire una vera spiritualit, losservanza del Sabato diventava addirittura un intralcio.

Altro motivo di tensione riguardava la purit legale e rituale. I Farisei, anche sotto questo aspetto, erano molto rigorosi (occorreva fare molta attenzione per non essere contaminati da contatti con cose, animali o persone impure. Ges non aveva queste preoccupazioni: toccava tutti, si avvicinava a tutti, parlava con tutti, toccava i lebbrosi e perfino i morti. Affermava apertamente che ben altre sono le cose che contaminano luomo.

Va tuttavia notato che dopo averlo contestato durante la sua vita pubblica, i Farisei non sono presenti al processo di Ges - a differenza dei Sadducei, che essendo i capi religiosi di Gerusalemme, di fatto lo giudicarono e condannarono.

Va ricordato inoltre che i vangeli, dove le contestazioni nei confronti dei farisei sono riprese e caricate di intensit, furono scritti in unepoca in cui la comunit cristiana aveva ormai rotto ogni rapporto col giudaismo.

3)I Sadducei. Fin dal tempo degli Asmonei erano i fiancheggiatori del potere politico, e col potere (anche romano) non erano alieni dai compromessi. Avevano i posti chiave nel Sinedrio (i sommi sacerdoti).

Credevano solo nella Torah e non nei libri profetici e sapienziali. Negavano quindi laldil, gli angeli e la risurrezione dei morti.

Si reputavano i soli legittimi interpreti della Torah che leggevano per in maniera da lasciar spazio alla libert dei singoli.

Ad essi viene attribuita dal Nuovo Testamento la responsabilit principale della condanna a morte di Ges.

i fenici - la marineria

Furono grandi navigatori e compirono una grande impresa nautica: la circumnavigazione dellAfrica, che intrapresero nel VII secolo a. C.

La Fenicia fu la maggiore potenza marinara del mondo antico. I loro marinai facevano rotta seguendo la stella polare, che i Greci, per questa ragione, chiamarono stella fenicia.

Fornirono un grande contingente di navi da guerra ai Persiani per fronteggiare i Greci.

Durante i loro viaggi commerciali, che miravano soprattutto allacquisizione di metalli e minerali preziosi, i Fenici toccarono non soltanto le coste e le isole del Mediterraneo orientale, ma anche lItalia, la Francia e la Spagna, giungendo fino alle isole Scilly e alla costa della Cornovaglia, dove si rifornivano di stagno e piombo.

ponzio pilato

Procuratore (prefetto, governatore) romano della Giudea sotto limperatore Tiberio. Presiedette il processo di Ges e diede lordine della sua crocifissione.

Secondo le fonti tradizionali, Pilato era un cavaliere romano del clan Sannita dei Ponzii (donde il suo nome Ponzio). Venne nominato prefetto della Giudea con i buoni uffici di Seiano, un favorito dellimperatore Tiberio. Protetto da Seiano, incontr lostilit dei giudei offendendone la sensibilit religiosa, come quando fece appendere immagini di culto dellimperatore attraverso Gerusalemme, e diffuse monete che portavano impressi dei simboli pagani.

Dopo la caduta in disgrazia di Seiano (31 d.C.) Pilato si trov esposto al criticismo dei giudei, che forse gi avevano capitalizzato la sua vulnerabilit per ottenere la legale sentenza di morte contro Ges (Gv, 19:12 - ma i Giudei gridarono: Se liberi costui non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare).

I Samaritani lo denunciarono a Vitellio, Legato della Siria, dopo essere stati da lui attaccati sul Monte Gerizim (36 d.C.). Egli venne allora richiamato a Roma e processato per crudelt ed oppressione, particolarmente con laccusa di avere giustiziato degli uomini senza un processo regolare. Secondo un incerto testimone del IV secolo, Pilato si suicid su ordine dellimperatore Caligola nel 39 d. C.

I giudizi sulla personalit di Pilato devono essere dedotti quasi interamente dagli scritti successivi ebrei e cristiani, soprattutto da Flavio Giuseppe, storico ebreo alla corte di Domiziano, e dal Nuovo Testamento. Le indicazioni di Flavio Giuseppe sembrano consistenti: esse l dipingono Pilato come un capo romano energico, rigido, autoritario, ma anche razionale e pragmatico, in grado di capire fino a che punto poteva esporsi secondo le singole circostanze.

Invece il Nuovo Testamento suggerisce una personalit debole e vacillante. E convinto che Ges non sia colpevole, ma cede alle richieste dei sacerdoti e della folla per timore di tumulti. Pilato era inoltre preoccupato dei problemi che derivavano dalle nascenti comunit cristiane, che pur evitando di mettersi in aperto contrasto con le autorit romane, stavano facendo molti proseliti fra i Gentili. Nella tradizione cristiana, Pilato e sua moglie si convertono, e questultima (Claudia Procula, o Procla) una santa per la Chiesa Orientale.

VANGELI CANONICI

matteo

28,

11-20 Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in citt e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo:Dichiarate: suoi discepoli sono venuti di notte e lhanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verr allorecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia.

Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Cos questa diceria si si divulgata fra i Giudei fino ad oggi.

Gli undici apostoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Ges aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni per dubitavano.

marco

15,

42 -45 Sopraggiunta ormai la sera, poich era la Parasceve, cio la vigilia del sabato, Giuseppe di Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, and coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Ges. Pilato si meravigli che fosse gi morto e, chiamato il centurione, lo interrog se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe.

16,

9-14 Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima

a Maria di Magdala, dalla quale aveva cacciato sette demoni.

Questa and ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto.

Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.

Dopo ci, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in

cammino verso la campagna. Anchessi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche loro vollero credere.

Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimprover per la loro incredulit e durezza di cuore perch non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato.

luca

23,

50-52 Cera un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona

buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e alloperato degli altri. Egli era di Arimatea, una citt della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Si present a Pilato e chiese il corpo di Ges.

24,

9-11 e, [le donne] tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo [che avevano visto]agli Undici e a tutti gli altri.

Erano Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli.

Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad

esse.

giovanni

14,

28-31 Avete udito quello che vi ho detto: Vado e torner a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perch il Padre pi grande di me. Ve lho detto adesso, prima che avvenga, perch quando avverr, voi crediate.

18,

12-14 Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Ges, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote di quellanno. Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: E meglio che un uomo solo muoia per il popolo.

19,

38-42 Dopo questi fatti, Giuseppe dArimatea, che era discepolo di Ges, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Ges. Pilato lo concesse.

20,

7-9 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entr nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.

Allora entr anche laltro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compresa la Scrittura, che egli cio doveva risuscitare dai morti.

VANGELI APOCRIFI

ATTI DI PILATO (vangelo di nicodemo)

testo greco B

xi. 3. Verso sera, sul finire di parasceve (venerd), la madre di Dio venne in gravi preoccupazioni, perch i Giudei avevano deciso di lasciare insepolto il corpo di Ges, e le doleva di lasciare il corpo abbandonato e di non essere andata a parlare schiettamente a Pilato; perci manda Giovanni a chiamare Giuseppe. E appena Giuseppe fu venuto dalla madre di Dio, ella gli disse: - Giuseppe, ti scongiuro, conforta il mio dolore.. e fammi due favori: va da Pilato e richiedigli il cadavere del mio amato figlio, affinch io lo seppellisca, e concedigli anche il sepolcro nuovo che hai, appartato, nel giardino. .

. Questo Giuseppe, un giudeo timorato di Dio, nobile e benestante. si rec da Pilato e, dopo averlo salutato, si mise a sedere.

Egli [Pilato] disse: - Cos che chiedi?

- Ges, il forestiero, - risponde Giuseppe, - . perch tu me lo dia per la sepoltura.

. Pilato, vedendo Giuseppe insistere tanto, piangendo, nella sua richiesta, lo confort con queste parole: - Va pure! Ti concedo questo cadavere: prendilo e fanne quello che vuoi.

4. Allora Giuseppe. si rec da Nicodemo. comperate cento libbre di mirra e di aloe e una pietra sepolcrale nuova, insieme con la madre di Dio, con Maria Maddalena, Salom e Giovanni e le altre donne, lo composero in un bianco lenzuolo, come era lusanza, e lo adagiarono nella tomba.

5. . Poi Giuseppe e Nicodemo tornarono alle proprie case. Altrettanto fecero anche la madre di Dio e le altre donne, e con loro era pure Giovanni.

xii. 1. Venuti a sapere queste cose che erano state fatte da Giuseppe e da Nicodemo, i Giudei si sdegnarono fortemente con loro, e i capi dei sacerdoti Anna e Caifa, affrontato Giuseppe, gli dissero: - Perch hai fatto questi funerali a Ges?

Giuseppe rispose: - Io so che Ges era un uomo giusto, sincero, e sommamente buono., e so che voi avete deliberata la sua morte per invidia: per questo gli ho dato sepoltura.

Allora i capi dei sacerdoti, adirati, afferrarono Giuseppe e lo gettarono in prigione, dicendogli: - Se domani non avessimo la festa degli azzimi, uccideremmo anche te, come lui. Per ora rimarrai in carcere e la mattina seguente sarai messo a morte.

Cos dissero, e contrassegnarono con sigilli la prigione, che era assicurata da un gran numero di chiavistelli. .

. 3. Allo spuntare [del giorno successivo al sabato], dunque, i capi dei sacerdoti tennero consiglio con i Giudei e mandarono a prendere Giuseppe dalla prigione per giustiziarlo. Ma, aperta la porta, non lo trovarono. E si meravigliarono di questo, che, pur essendosi trovate le porte chiuse e i chiavistelli e i sigilli intatti, Giuseppe era scomparso.

DICHIARAZIONE DI GIUSEPPE DI ARIMATEA

i

1.. Sette giorni prima della passione di Cristo, al governatore Pilato vennero

mandati due ladroni, condannati, i cui capi daccusa erano i seguenti:

2. Il primo, che aveva nome Gesta, uccideva con la spada i viandanti.. ed era stato un violento fin dal principio in simili imprese.

La motivazione dellaltro era la seguente: si chiamava Demas .. e si dedicava a derubare la popolazione giudea, avendo portato via persino i libri della Legge a Gerusalemme, [e ci facendo depredato] la figlia di Caifa, che era sacerdotessa del santuario.

3.Anche Ges venne arrestato, il terzo giorno prima di Pasqua. Ma per Caifa e

per i Giudei non era Pasqua: cera invece una grande afflizione a causa del furto commesso dal ladro nel santuario. E, fatto chiamare Giuda Iscariota, parlarono con lui. Egli infatti era figlio di un fratello del sacerdote Caifa. Non era un discepolo sincero di Ges, ma tutta la massa dei Giudei lo aveva dolosamente istigato a diventare discepolo di Ges . perch lo consegnasse loro, desiderando cogliere in fallo la sua parola. E gli davano in dono per questo. una didracma doro ogni giorno.

4.Tre giorni prima che fosse arrestato Ges, Giuda disse ai Giudei: - Ors,

adduciamo il pretesto che non il ladro ha rubato i libri della Legge, ma lo stesso Ges, e io lo denuncio.

Mentre si dicevano queste parole, entr da noi Nicodemo, quello che teneva le

chiavi del santuario, e disse a tutti noi: - Non fate una cosa simile!

..

Ma la figlia di Caifa, di nome Sarra, messasi a gridare, disse: - Ma egli ha detto, davanti a tutti, contro questo luogo sacro: Io posso distruggere questo tempio e riedificarlo in tre giorni.

Le dicono di Giudei: - Tu hai la fiducia di noi tutti -. Infatti la consideravano profetessa.

Perci, preso questo pretesto, venne arrestato Ges.

ii

1. Il d seguente, che era il quarto giorno (della settimana) , lo portarono, allora nona, nel palazzo di Caifa. E Anna e Caifa gli dissero: - Dicci, per quale motivo hai rubato la nostra Legge e hai messo in vendita le predizioni di Mos e dei profeti?

Ges non rispose nulla.

.

2.Al calar della sera del quarto giorno, tutta la folla cercava la figlia di Caifa

per arderla sul fuoco perch, per la scomparsa dei libri della Legge, non potevano

celebrare la Pasqua. ..

Allora Anna e Caifa diedero nascostamente molto oro a Giuda Iscariota e gli dissero: - Di come prima hai detto a noi: Io so che la Legge stata rubata da Ges, in modo che la colpa ricada su di lui e non su questa fanciulla innocente.

Concordato questo, Giuda disse loro: - Che tutto il popolo ignori che io sono stato istruito da voi a fare questo contro Ges! Ma liberate Ges e io convinco il popolo che le cose stanno cos.

E astutamente lasciarono libero Ges.

3.Giuda dunque, allo spuntare del quinto giorno, entrato nel Tempio dice a tutto

il popolo: - Che cosa volete darmi se io vi consegno colui che ha distrutto i libri della Legge e ha rubato i Profeti?

Gli dissero i Giudei: - Se ce lo consegnerai, ti daremo trenta monete doro.

Ma il popolo non sapeva che Giuda si riferiva a Ges . e Giuda ricevette le trenta monete doro.

4.Ed essendo uscito allora quarta e allora quinta trova Ges che passeggia per

la strada. E poich sta gi venendo la sera, Giuda dice ai Giudei: - Datemi un rinforzo di soldati, e io ve lo consegner.

Gli diedero dunque una scorta, e Giuda dice loro: - Quello che io bacer, arrestatelo. .

Dopo averlo arrestato lo portarono da Caifa e dai capi dei sacerdoti, e Giuda disse: - Costui quello che ha rubato la Legge e i Profeti.

I Giudei allora sottoposero Ges ad un interrogatorio illegale, dicendo: - Perch hai fatto questo?

Ma egli non rispose nulla.

Did Our Lord Visit

Britain

as they say in

Cornwall and Somerset?

By rev. c.c. dobson, m.a.

Vicar of St. Mary-in-the-Castle, Hastings

V Edizione, Giugno 1947

E questo il titolo di una breve pubblicazione che ho potuto conoscere per la gentilezza dellamico Peter Treays. Quando Ruth, sua moglie, gli disse della mia intenzione di scrivere un testo dedicato a Giuseppe di Arimatea, Peter mi segnal limportanza attribuita dai cattolici inglesi di Cornovaglia e del Somerset, in particolare di Glastonbury, alle forti tradizioni secondo le quali Giuseppe, come mercante di stagno, ma addirittura, due volte, lo stesso Ges si sarebbero recati in quei luoghi. E mi procur il testo in oggetto, che cita allinizio il poema Jerusalem, di William Blake (1757-1827) - cantato per espressa volont di Giorgio V durante il concerto tenuto nella Albert Hall in occasione del suo giubileo, alla presenza delle loro Maest; e questi versi particolarmente:

And did those Feet in ancient time Camminarono quei Piedi in un

giorno lontano

Walk upon Englands mountains green? Sulle verdi montagne inglesi?

And was the Holy Lamb of God E fu veduto il Santo Agnello di Dio

On England pleasant pastures seen? sui dolci pascoli dInghilterra?

Nel testo, una serie di buone argomentazioni, estremamente equilibrate nel riconoscere tutto ci che rimane opinabile, a sostegno dei seguenti punti, cos come gi Peter Treays me li riassumeva nella sua lettera:

.

- Giuseppe di Arimatea era un parente di Nostro Signore (tradizione Orientale;

episodio del ritrovamento di Ges ancora ragazzo, dopo tre giorni, da parte dei

suoi genitori; richiesta a Pilato del corpo di Ges)

- ai tempi di Ges, esisteva un regolare commercio di stagno fra la Fenicia e la

Cornovaglia (evidenza ben stabilita);

- Giuseppe commerciava lo stagno (leggenda);

- Nostro Signore venne portato da Giuseppe in Cornovaglia in occasione di uno

dei suoi viaggi (diverse leggende in proposito e nomi degli antichi luoghi);

- Nostro Signore vi ritorn da adulto e rimase per qualche tempo a Glastonbury

poco prima dellinizio del pubblico ministero (leggenda).

.

Mettiamo in chiaro questo punto: una sola la Storia, o almeno cos dovrebbe essere, al pari della Giustizia - provata al di l di ogni ragionevole dubbio. Ma dove i confini della Storia alzano il muro delle certezze, inizia una terra, non di nessuno, bens di tutti, ricchezza primaria per artisti e scrittori: chi pu sostenere che la fantasia uno strumento inattendibile, o senza regole, o priva di rigidi riscontri? Artisti e scrittori, seriamente, non inseguono mai linattendibile, ma lavventura del possibile, che nel fondo dellanima, dellintuizione e del pensiero ha le sue norme regolamentari.

Ho dunque riconosciuto le argomentazioni contenute nel Saggio del Reverendo Dobson come una solida premessa; e ne ho tratto lidea drammaturgica - storicamente non certa, ma teatralmente efficace e sostanzialmente plausibile - di ambientare nell Isola di Vetro (odierna Glastonbury) linizio e la fine della mia ricostruzione.

mario bagnara

A proposito de Luomo di Arimatea

I vangeli ufficiali citano Giuseppe di Arimatea esclusivamente per un gesto: chiese a Pilato il corpo di Ges e gli garant una sepoltura dignitosa.

Di lui viene detto che era persona benestante e rispettata, faceva parte del Sinedrio e simpatizzava, sia pure in segreto, per Ges. Per non si aggiunge che il suo gesto era una sfida molto dura, un vero e pubblico schiaffone al potere civile-religioso che aveva voluto a tutti i costi il supplizio infamante per Ges.

Perch dobbiamo accontentarci dei vangeli apocrifi per saperne di pi sulle conseguenze che ne derivarono?

E stato questo il mio interrogativo di partenza.

Ne conseguva un ragionamento: possibile mai che una persona come lui, cos coraggiosa e operativa, non si fosse adoperata in precedenza per salvarlo?

La mia conclusione stata che no, non possibile. Anche la logica dei fatti ha una sua forza e un suo valore. Cos ho lavorato a rievocare i retroscena di quei giorni, trattative ufficiose, segrete e frenetiche, ad alto livello, lasciando gli eventi pi famosi come sfondo.

Un terzo gruppo di interrogativi riguarda la fede dei cristiani: a partire dai primi, che frequentarono ed amarono Ges, ma ho il forte sospetto che anche noi saremmo stati come loro. I fatti ci dicono che, a loro, averlo amato e frequentato non era bastato. La morte di lui ha portato brutalmente in primo piano linadeguata consistenza delle loro convinzioni.

Molti ritengono che la risurrezione di Ges stato un inganno, messo in atto da alcuni seguaci. Un piano semplice: trafugare il suo corpo e dire a tutti di averlo incontrato nuovamente vivo, e su questo ancorare la tesi della sua divinit.

Laccusa di trafugamento del cadavere e della finzione conseguente manca di qualsiasi prova. Tuttavia mancano prove oggettive e testimoni indiscutibili anche a sostegno dellipotesi contraria.

Aggiungo due considerazioni: per gli scettici, la prima persona sospettata dellinganno non poteva che essere il nostro Giuseppe; se invece vi fu risurrezione, mi sembra coerente che il giudizio sia severo a tutto campo: non solo con chi lo volle morto e crocifisso, ma anche e direi soprattutto con le incertezze dei cristiani.

m.b.

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