LUOMO DELLA STRADA
v.d.
(anno 2008)
Commedia in due atti
di
ITALO SCHIRINZI
Personaggi (in ordine di uscita):
Dario Santonastaso: il figlio
Vincenza Scognamiglio: la sua fidanzata
Agostino: lo zio
Loretta: la madre di Dario
Amedeo: il padre di Dario
Don Antonio Tiravento: il parroco
Terenzio Pipitone: limpiegato del Comune
Anonimo: il geometra
a mia moglie Giovanna
E mail: italoschirinzi@alice.it
cell.340 5837903
LUOMO DELLA STRADA
Atto Primo
La scena costituita dal tinello di una casa popolare di un edificio condominiale. Larredo semplice. Alla parete destra una cucina economica con mobiletto porta-bombola e lavello ad una sola vaschetta. Appoggiato alla parete sinistra un mobile di arte povera con due candelieri ed una sveglia sopra. Al centro un tavolo coperto da una tovaglia, un portafrutta sopra e quattro sedie intorno.
In prima quinta a destra una porta interna, che conduce alla camera da letto, ed in quella di sinistra unaltra porta, che conduce alla cameretta ed alla stanza occupata dallo zio Agostino. In fondo a destra la porta dingresso che d sul pianerottolo delle scale.
Allapertura del sipario la scena vuota.
Scena prima
(Dario)
Dario: (Rivolgendosi al pubblico). Sono Dario, il precario, sono un uomo del mio tempo con vizi, virt, speranze ed ambizioni comuni a tanta gente. Ho, per, un piccolo difetto: detto tra di noi in confidenza, sono colui che ha il contratto di lavoro quasi sempre in scadenza e, quindi, la valigia sempre pronta. A me scadono i pelati, i formaggi, gli insaccati. Mi scade la mozzarella, lo stracchino, la nutella. Mi scadono le pillole, le fiale, mi scadono purtroppo anche le cambiali, che vanno subito in protesto, non sentendosi puntualmente rispettate. Se devo essere sincero fino in fondo da qualche tempo sento di essere scaduto pure io ed per questo che ce lho con tutto il mondo e protesto, tal e quale come fa la cambiale. Ho ventinove anni gi compiuti e fino ad oggi, nonostante la mia buona volont, ho lavorato solo saltuariamente, quando poco, quando niente. Da ragazzo ho sempre tribolato perch lo studio non mi mai piaciuto, ma ora sono parecchio incavolato e, se le cose non dovessero cambiare, qualche giorno prender tutte le domande di assunzione, che ho riposto nel cassetto, e ne far allimprovviso un gran fal perch sono stanco di fare in eterno il CO. CO. CO..
Io sono precario, saltuario, temporaneo; sono tutto e sono niente e mi dibatto continuamente tra un lavoro precario ormai alla fine ed un altro al suo inizio, nella vana speranza di non fare ancora una volta lavventizio. Sono in sostanza un tipico prodotto della nostra societ, individualista e basata esclusivamente sul profitto. Non posso accendere un mutuo per lacquisto della casa, comprarmi lautomobile, la vespa, il motorino o la scheda per il telefonino e sono nellassoluta impossibilit di crearmi una famiglia. Non faccio mai le ferie, non vado mai in vacanza eppure viaggio, stando chiuso in una stanza, perch mi faccio e mi inietto una pera nella vena con un grammo di eroina. Fumo, mi faccio, mi impasticco ed alla fine sono io che ci rimetto. Sono fidanzato con Vincenzina Scognamiglio, una ragazza che frequenta la mia casa da quando aveva quindici anni ed molto affezionata anche ai miei genitori. Un affetto sincero, il suo, come quello di una figlia. Da molto tempo ci diciamo le solite cose senza venire mai a capo di niente.
Scena seconda
(Dario e Vincenza)
Vincenza: (Entra. E una ragazza di circa trentanni, un po pienotta, capelli lunghi e neri, portamento da popolana). Dario, che novit ci sono?
Dario: Vincenzina, appena trover un lavoro stabile faremo una grande festa e fisseremo finalmente la data delle nozze.
Vincenza: E quando avremo una casa metteremo al mondo un figlio, non vero, Dario?
Dario: Certamente. Ormai lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle: senza un lavoro stabile non si pu fare niente.
Vincenza: Se ce ne stiamo, ad aspettare, con le mani in mano, che tutto si risolva, proveremo una delusione dopo laltra.
Dario: Unidea a questo proposito io ce lavrei.
Vincenza: Allora abbiamo gi fatto un passo avanti?
Dario: Ho esaminato in modo approfondito la situazione e mi sono reso conto che bisognerebbe fare qualcosa.
Vincenza: Questo mi sembra ancora poco, per la verit.
Dario: Visto come vanno le cose, mi sono persuaso che ci vuole una spintarella di qualcuno, che pu fare sentire la sua voce negli ambienti giusti.
Vincenza: Bisognerebbe avere qualche santo in paradiso.
Dario: A tale proposito don Antonio Tiravento potrebbe essere la persona giusta.
Vincenza: Chi, il parroco?
Dario: Proprio lui. E una persona autorevole ed conosciuta negli ambienti che contano.
Vincenza: Con noi sempre stato buono e comprensivo.
Dario: Sono certo che ci potr risolvere il problema perch per la mia famiglia ha sempre avuto un occhio di riguardo.
Vincenza: Era proprio la colomba delluovo, mannaggia!
Dario: Forse vuoi dire: luovo di Colombo?
Vincenza: Ecco, bravo. Proprio quello l. Peccato che tu non ci abbia pensato prima perch a questora potevamo essere gi sposati.
Dario: Le buone idee, cara Vincenzina, hanno bisogno di tempo per maturare, non nascono quasi mai allimprovviso. Sono le difficolt, che stimolano il cervello ad andarle a ricercare.
Scena terza
(Dario, Vincenza e Agostino)
Agostino: (Entra con il giornale in mano. E il fratello maggiore di Loretta, madre di Dario. Imbevuto di cultura popolare, un tipo alquanto stravagante. Per sua stessa ammissione si identifica con luomo della strada. Ha superato la settantina e parla da poeta-filosofo). Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. (Si siede e sfoglia il giornale).
Dario: Zio Agostino, con chi ce lavete stamattina?
Agostino: Con chi ce la posso avere, secondo te?
Dario: O con il mondo intero o con il Governo?
Agostino: Con luno e laltro invece ce lho. Io lho sempre detto, cara Vincenzina, ma nessuno mi voleva credere.
Vincenza: Nemmeno Dario?
Agostino: Che centra Dario, lui una vittima, come me, come te, come tutti quelli, che sono poveri e disgraziati. Il mondo da qualche tempo si impigrito. Mi sembra che non giri pi come una volta, con quella bella regolarit, che aveva entusiasmato anche Galileo. Io, da semplice uomo della strada, credo di avere capito pi cose di quante ne abbiano capito politici ed economisti messi assieme. Per questo sono sempre incazzato nero.
Vincenza: Cosa avete capito, per esempio, zio Agostino?
Agostino: Ho capito innanzitutto che cos non pu continuare. C troppa disonest in giro, troppa violenza, troppa disparit, troppa miseria. C troppo di tutto. Bisognerebbe chiedere a Dio di fare unaltra volta il mondo, utilizzando lesperienza in precedenza maturata, per correggerne i difetti e le storture, che si sono con il tempo manifestati.
Dario: Avete ragione, zio. Io stavo dicendo per l'appunto a Vincenzina che bisogna farsi furbi altrimenti si rimane soccombenti.
Vincenza: Farsi furbi! E una parola. Con tutti questi imbroglioni, che ci sono in giro, cosa possiamo fare noi miserelli?
Agostino: Eh, no, cara Vincenza, bisogna invece reagire, contestare, fare se necessario anche la rivoluzione. Non si pu accettare tutto supinamente. Ormai si passa dal caldo al freddo senza che nemmeno ci se ne accorga.
Vincenza: Questo vero, lo diceva anche la mia povera nonna Filomena.
Agostino: Non ci sono pi le mezze stagioni, i ricchi sono sempre pi ricchi ed i poveri sempre pi poveri e chi ne fa le spese sempre il pensionato, che non pu neanche scioperare.
Dario: Hai sentito, Vincenzina? Ha ragione lo zio Agostino.
Agostino: Invece nessuno reagisce.
Vincenza: Nessuno?
Agostino: Nessuno fa qualcosa per impedirlo.
Dario: (Sconsolato). Nessuno, proprio nessuno.
Agostino: Nessuno, perch tutti pensano solo a mangiare.
Vincenza: Se per quello, tutti. Non ce n uno che si salvi, lo diceva anche la mia povera nonna Filomena.
Agostino: A cominciare dagli uomini politici che, invece di fare l' interesse della gente, pensano solamente al loro tornaconto personale. Entrano in parlamento che sono dei morti di fame e nel giro di qualche anno sono ricchi sfondati. E una cosa inaccettabile, ma il popolo subisce
Scena quarta
(Dario, Vincenza, Agostino, Loretta, quindi Amedeo)
Loretta: (Entra. E una donna semplice di circa sessantanni, precocemente invecchiata. Porta capelli raccolti in un toupet ed indossa un vestito di modesta fattura). Coshai da sbraitare, Agostino? Te ne inventi una ogni mattina per non perdere labitudine?
Agostino: Cosa ne sai tu, Loretta, delle cose della vita?
Loretta: Cerca di startene un po tranquillo, alla tua et
Agostino: Tranquillo? Come si pu stare tranquilli di fronte a tante ingiustizie?
Loretta: E inutile guastarsi il fegato, fratello mio. Purtroppo noi non possiamo farci niente, perci ti consiglio di avere pazienza.
Vincenza: S, s. Pazienza ci vuole, pazienza, lo diceva anche mia nonna Filomena..
Agostino: Pazienza ne abbiamo avuta fin troppa, anzi labbiamo tutta consumata ed ora, cara la mia Loretta, c il pericolo che ad essa subentri la rassegnazione. Altro ch
Dario: La rassegnazione?
Agostino: Certo, ma io a questo gioco non ci sto.
Dario: Nemmeno io ci sto. Zio, facciamo la rivoluzione insieme.
Loretta: (Rivolgendosi al fratello). Ma non ti accorgi che mi stai mettendo su anche il figliolo? Con i tuoi discorsi strampalati me lo stai traviando questo ragazzo.
Dario: Zio, non dare retta a mamma. Dimmi cosa serve per fare la rivoluzione.
Loretta: Bellesempio che stai dando ai ragazzi! Alla fine mi farai mancare anche di rispetto.
Dario: Mamma, sta un po zitta, per favore. Fa parlare lo zio, che sta dicendo delle cose interessanti.
Amedeo: (Entra mentre zio Agostino sta parlando. E il padre di Dario e marito di Loretta. Ha superato di poco i sessantanni e, dopo avere lavorato quasi tutta la vita, medita di godersi la pensione in santa pace. E un uomo ancora energico e volitivo. Rimane per qualche attimo in silenzio ad ascoltare).
Agostino: Per porre freno a questo brutto andazzo io una soluzione ce lavrei. ma per il momento preferisco essere prudente.
Amedeo: Tu hai sempre pronta la soluzione giusta per qualsiasi problema. Ma chi ti credi di essere, Einstein?
Agostino: Per caso sei invidioso di me?
Amedeo: Io, invidioso di te? Ma non farmi ridere! Parli, parli e non concludi mai niente.
Loretta: Per lamor di Dio, Amedeo, non lo provocare se no alla fine ci scappa pure la lite.
Amedeo: Ma la verit.
Agostino: Ringrazia Iddio che sei il marito di mia sorella, altrimenti ti avrei risposto in malo modo. Ed ora, per protesta, me ne vado.
Loretta: Agostino, non essere permaloso.
Agostino: Me ne vado, me ne vado, ma ricordatevi che io la soluzione ce lavrei veramente ed anche buona.
Amedeo: Allora, sputa l' osso. Sentiamo qual questa soluzione.
Dario: Zio, qual la soluzione?
Agostino: Se proprio lo volete sapere la soluzione delluomo qualunque, quella delluomo della strada
Amedeo: Cosa vi dicevo io: una fesseria. La soluzione delluomo della strada, eh, eh! (Ride).
Agostino: S, s, la soluzione delluomo della strada, ma se permettete per ora me la tengo tutta per me e non vi dico niente. Arrivederci (esce).
Loretta: Agostino, Agostino (poi, rivolta ad Amedeo) Lo vedi cosa succede?
Amedeo: Tuo fratello un uomo impossibile.
Loretta: Ti ho detto mille volte: fammi il santo piacere, non lo contrariare con le tue battute velenose, perch poi Agostino se la prende a male e ci tiene il muso per un mese.
Amedeo: E' troppo permaloso. Non gli si pu dire nulla che subito s' incazza.
Loretta: Tu lascialo dire e non lo contrariare. Si sfoga, poverino, ma non fa male a nessuno.
Amedeo: Ho capito, gira e rigira la colpa sempre mia. Piuttosto, di cosa stavate parlando prima che io arrivassi?
Dario: Si stava dicendo con Vincenzina delle difficolt che incontrano i giovani di oggi nel mettere su famiglia.
Vincenza: Senza un lavoro sicuro non si pu fare alcun progetto.
Dario: Io e Vincenzina avremmo intenzione di sposare ma
Vincenza: Non abbiamo nemmeno i soldi per fare la spesa.
Dario: Avremmo intenzione di sposare ma
Vincenza: Non abbiamo una casa dove andare ad abitare.
Dario: Avremmo intenzione di sposare ma, aspetta, Vincenzina, dammi tempo. Dal dire al fare c di mezzo il mare. Oh! Finalmente lho detto.
Amedeo: Ma chi ve lo fa fare di sposare? Da fidanzati si vive molto pi tranquilli e senza pensieri, date retta a me. Al giorno doggi non vi manca nemmeno lo spasso siamo sinceri. Ai nostri tempi, invece, era diverso, vero Loretta?
Loretta: Non scoraggiare i ragazzi. Prima o poi Dario trover la sua sistemazione e potr condurre allaltare Vincenzina.
Amedeo: Questo me lo auguro anchio per il loro bene.
Loretta: A proposito, Amedeo, ricordati che questo mese c da pagare lultima rata del mutuo della casa.
Amedeo: Eh, s, con la grazia di Dio fra qualche giorno finiremo di pagare il mutuo e la casa sar completamente nostra senza lipoteca della banca.
Vincenza: Beati voi che siete riusciti a farvi una casa.
Loretta: A prezzo di quanti sacrifici non lo puoi nemmeno immaginare, cara Vincenzina.
Amedeo: Ci siamo levati il pane dalla bocca per crescere Dario e pagare contemporaneamente il mutuo della casa.
Dario: Io vi sar sempre riconoscente per quello che avete fatto per me.
Vincenza: Peccato che tutti i vostri sacrifici finora siano valsi a poco.
Dario: Cosa dici, Vincenzina? Non mica colpa loro se io sono ancora disoccupato. Oggi difficile per tutti trovare un lavoro fisso e c, quindi, il rischio che i miei genitori mi dovranno ancora mantenere per un po di tempo.
Loretta: Lo faremo volentieri finch ce ne sar bisogno.
Amedeo: A proposito, ho sentito dire che il Comune far prossimamente delle assunzioni di personale. Perch non vai a sentire di cosa si tratta?
Vincenza: Andiamo ad informarci, Dario. Che fosse questa la volta buona!
Dario: Io andr a sentire coshanno da dirmi ma senza una buona raccomandazione non lecito coltivare speranze di riuscita.
Loretta: Intanto va a sentire e poi da cosa pu nascere cosa.
Vincenza: Dario, andiamo a sentire.
Dario: Va bene, va bene. Andr a sentire ma non facciamoci illusioni, per. (Dario e Vincenza escono di scena).
Scena quinta
(Amedeo e Loretta)
Loretta: Dario un bravo ragazzo, rispettoso, affezionato. Di lui non ci possiamo lamentare. Speriamo che presto trovi una sistemazione stabile........
Amedeo: Anche Vincenzina una brava ragazza. Mi sembra assennata ed affettuosa.
Loretta: S, s. Formano una bella coppia tutti e due, che Dio li benedica.
Amedeo: Bisogna fare qualcosa per aiutarli, perch da soli non ce la possano fare. Ora si sono messi in testa anche di sposare!
Loretta: Vincenzina spinge verso quel traguardo perch ha le sue buone ragioni per accelerare i tempi. Si frequentano da quando erano bambini e stanno diventando la favola del paese.
Amedeo: Anche noi, quando eravamo giovani, avevamo la smania di sposare, te lo ricordi, Loretta?
Loretta: Per la verit eri tu smanioso di sposare perch non vedevi lora di portarmi a letto, allora!
Amedeo: Certo, tu mi tenevi a stecchetto!
Loretta: Erano altri tempi quelli nostri. Altra mentalit, altri costumi. Vuoi mettere oggiI giovani E tutto un altro mondo.
Amedeo: Non c nemmeno paragone con i tempi nostri.
Loretta: Ricordo che al solo pensiero di potermi vedere un giorno nuda ti saliva il sangue alla testa, allora!
Amedeo: Ora invece al pensiero di vederti nuda mi cadono le braccia a terra. Vedi un po che differenza!
Loretta: Quanto sei villano! Non mi fai mai un complimento, mai una gentilezza
Amedeo: Ma come, sto sempre a ricordare i tempi antichi e tu non sei contenta?
Loretta: Lo vuoi capire che non si pu vivere solamente di ricordi?
Amedeo: Cosa sarebbe la nostra vita senza ricordi?
Loretta: Bisogna vedere quali ricordi. Io ho ricordi di fame, di miseria, di sofferenza, che preferirei cancellare dalla mente, mentre mi piacerebbe avere un presente un po pi ricco, diciamo cos, di.... soddisfazioni anche ........amorose.
Amedeo: Loretta, vieni un po qua, mettiti a sedere (le indica il suo ginocchio).
Loretta: (Si siede sulle sue ginocchia). Lo sai che sei diventato un orso, amore mio? (Gli prende il naso con due dita). Non mi dai mai un bacio, non mi fai mai una carezzati
sei dimenticato che sono una donna.
Amedeo: Hai ragione, Loretta. Con let sono diventato un po distratto.
Loretta: La notte ti accorgi di me solo se piove e di questi tempi purtroppo c la siccit.
Amedeo: Piover, piover, prima o dopo arriver un temporale........
Loretta: Hai ascoltato le previsioni del tempo? (Si alza e si siede sulla sedia vicina).
Amedeo: Loretta, ti ricordi come eri carina quando ci siamo conosciuti? Mi sei piaciuta subito. Io ti facevo la corte ma tu non volevi saperne di me.
Loretta: Fingevo per farti incaponire, ma mi piacevi pure tu.
Amedeo: Che bei tempi erano quelli quando lamore
Loretta: Eh! Quando lamore era pulito ed anche un bacio aveva il suo valore. Un innocente, tenero bacetto sulle guance mi faceva gi arrossire.
Amedeo: Oggi, invece, tutti fanno sesso.
Loretta: Tutti? Io francamente non me ne sono accorta.
Amedeo: Tutti i ragazzi, volevo dire.
Loretta: Ah! I ragazzi, beati loro!
Amedeo: Loretta, ricordi quella panchina, nascosta fra gli arbusti, testimone silenziosa dei nostri sentimenti?
Loretta: La ricordo, la ricordo eccome se la ricordo.
Amedeo: Ricordi quale atmosfera si creava fra di noi in certi indimenticabili momenti?
Loretta: Come quella sera quando con un cazzotto per poco mi spezzavi un dente? Una serata memorabile. Chi la pu dimenticare?
Amedeo: Bella serata! Ma non fu la sola.
Loretta: Purtroppo, no.
Amedeo: Ti ricordi di quella volta che ti presi per il collo (mima il gesto) cos e lo strinsi cos forte da farti quasi soffocare?
Loretta: (Con voce strozzata). Eccome no? (Amedeo allenta la presa e Loretta, con il respiro affannoso). Ricordo che io respiravo a malapena e tu non mollavi la presa, imbufalito come eri.
Amedeo: Eh, eh! (Ride). Che risate!
Loretta: Per poco mi strozzavi veramente.
Amedeo: Comeri bella allora, Loretta!
Loretta: Quanto eri stronzo allora, Amedeo!
Amedeo: Strabuzzavi gli occhi come una ranocchia.
Loretta: Vorrei vedere, stavo quasi per morire!
Amedeo: Eh, eh! Quante risate ci facevamo, dopo! Ma non ricordo quella volta come and a finire
Loretta: And a finire che io ti diedi una ginocchiata nelle palle, che ti fece trasalire.
Amedeo: Ecco, s, ora mi sembra di ricordare
Loretta: Probabilmente non te laspettavi. Te lo ricordi ora come and a finire?
Amedeo: S, s, accidenti se me lo ricordo!
Loretta: Facevi: ca, ca, ca, come un cane al quale hanno pestato la coda (ride).
Amedeo: Mi pare di risentire ancora quel dolore lancinante. Ricordo che mi colpisti a tradimento e mi facesti vedere le stelle in pieno giorno.
Loretta: Che risate! Per qualche secondo rimanesti addirittura senza fiato (imita un soggetto che ha un attacco dasma). Poi ti mettesti a saltellare con tutte e due le mani su quel posto (mima la figura) e, bestemmiando come un turco, cominciasti ad imprecare contro di me e contro mia madre, poveretta. Me ne dicesti di tutti i colori e di riflesso anche a lei, ce non centrava niente. Figlia di qua, figlia di l, zoccola, puttana, maledetta
Amedeo: Se tu non avessi fatto in tempo a raggiungere la strada provinciale, che per tua fortuna era trafficata, quella volta ti avrei preso a calci nel sedere e gonfiato il viso come una zampogna, perch ero veramente infuriato.
Loretta: Ci credo.
Amedeo: Che belle serate si passavano allora!
Loretta: Quelli s che erano tempi doro. Ci volevamo un sacco di bene e non vedevamo lora di stare insieme, uno appiccicato allaltra. Te lo ricordi?
Amedeo: Lamore una volta era pi bello, pi sincero, pi spontaneo, pi genuino. Vuoi mettere oggi questi giovani, che hanno bisogno della droga per sentirsi vivi? Noi eravamo di unaltra tempra, cara Loretta, eravamo vivaci, focosi, passionali arrapati
Loretta: Allora! Quante belle liti ci facevamo su quella panchina nascosta fra gli arbusti, testimone silenziosa dei nostri sentimenti!
Amedeo: E quante ne abbiamo fatte anche in casa, sia di giorno che di notte, con piatti e bicchieri sempre rotti, che per ricomprarli ci costavano un occhio della testa.
Loretta: Ma per amore tu non badavi a spese, allora!
Amedeo: Certe cose non si possono dimenticare. Ti rimangono dentro.
Loretta: S, s. Lasciano il segno.
Amedeo: A me lo hai lasciato sul viso (se lo tocca).
Loretta: Ti riferisci ai tre punti di sutura, che ti hanno dato quando ti ho lanciato il posacenere?
Amedeo: Precisamente. Ma qualcun altro me lo hai lasciato nella mente.
Loretta: Vorresti forse dire che sei diventato scimunito?
Amedeo: No! E stato lamore tuo che mi ha colpito e da quel momento non mi sono pi riavuto.
Loretta: Esagerato! (Ride). Ad un certo punto della lite, immancabilmente, come se fosse un rito, mi davi sempre della troia, te lo ricordi?
Amedeo: E vero, vero. Che risate! Che risate!
Loretta: Sei una troia, mi dicevi con gli occhi fuori dalle orbite, e dalla bocca spalancata ti usciva puntualmente un grumo di saliva, che come un proiettile mi arrivava diritta ad un occhio, tappandomelo completamente, da farmi diventare mezza cieca.
Amedeo: Eh, eh, che risate! E tu, di rimando, mi chiamavi: gran bastardo, senza riuscire tuttavia a metterci daccordo.
Loretta: Ricordo i ceffoni che mi davi per farmi confessare i presunti tradimenti, che erano frutto solamente della tua gelosia e della tua immaginazione.
Amedeo: Il viso ti diventava paonazzo ma mai rosso di vergogna.
Loretta: Perch ero innocente, poverina. Quanti pianti per per colpa tua mi sono fatti!
Amedeo: Eh, s. Abbondanti e ricorrenti. Sembravi una fontanella sempre aperta.
Loretta: La verit che non ci siamo fatti mancare niente.
Amedeo: Quando ci si vuole bene tutta unaltra cosa!
Loretta: Questi sono ricordi commoventi, che ti toccano il cuore.
Amedeo: E bello ricordare i tempi passati. In queste occasioni, cara Loretta, mi sembra addirittura di ringiovanire. A dirtelo in confidenza mi sento anche pi pi capisci?
Loretta: Amedeo, fosse la volta buona che questa notte piove?
Amedeo: Lamore una cosa meravigliosa, intendere non lo pu chi non lo prova, come diceva il padre Dante.
Loretta: Hanno ragione, perci, i due ragazzi, che non vedono lora di sposare. La vita in due tutta unaltra cosa, specialmente se si ha ancora la voglia di litigare.
Scena sesta
(Amedeo, Loretta, Dario, quindi don Antonio)
Dario: (Entra). Eccomi.
Loretta: Com andata?
Dario: In Comune mi hanno detto che un impiegato sta girando per le case per prendere le adesioni dei giovani disoccupati perch hanno deciso di fare un concorso regolare.
Amedeo: Un concorso regolare in Comune? Questa s che una bella novit!
Dario: Cos mi hanno detto e cos ti dico.
Amedeo: Non si mai sentito dire che in Comune facessero un concorso regolare per assumere il personale.
Loretta: Amedeo, forse qualcosa sta cambiando e noi non lo sappiamo.
Amedeo: Sar leffetto serra ma, ti assicuro, roba da non crederci.
D. Antonio: (Entra. E il vecchio parroco del paese. Ha unet indefinita e la voce tremolante come se tartagliasse). Pace e bene in questa casa.
Altri: (Rispondono in coro): Pace e bene, don Antonio.
D. Antonio: Dario, mi hanno detto che pocanzi mi cercavi.
Dario: S, don Antonio, ero venuto in parrocchia per dirle che io e Vincenzina avremmo pensato
D. Antonio: Oh! Avete finalmente deciso di sposarvi? Questa una bella notizia. Complimenti, complimenti era ora!
Dario: Don Antonio, noi avremmo pensato
Loretta: Loro avrebbero pensato
D. Antonio: Bene, sono contento per voi. Mi sembra una giusta soluzione.
Dario: Don Antonio, non vi vorrei deludere ma io e Vincenzina avremmo pensato di chiedere se potevate fare qualcosa per aiutarmi a trovare un lavoro fisso perch senza un lavoro stabile difficile formarsi una famiglia.
Loretta: Eh, s, difficile, don Antonio, difficile.
Amedeo: Ha ragione Dario, don Antonio, difficile.
Dario: Io e Vincenzina abbiamo dovuto scartare lidea di sposarci proprio per la mancanza di un reddito sicuro.
D. Antonio: Avete fatto male, anzi malissimo.
Loretta: Se nessuno li aiuta questi ragazzi come fanno per campare?
Amedeo: Come fanno?
Dario: Come facciamo, don Antonio?
D. Antonio: E la Provvidenza dove la metti?
Dario: Dove la metto?
D. Antonio: Dove la metti la Provvidenza? Ti sei scordato della Provvidenza?
Dario: (Si guarda intorno quasi a chiedere aiuto ai propri familiari). Forse mi sono scordato?
Amedeo: Don Antonio ti ha fatto una domanda precisa: dove la metti la Provvidenza? Su, rispondi, Dario.
Dario: Scusa, pap, ma dove la devo mettere?
Loretta: Dove la devi mettere, Dario?
Dario: Non lo so, mamma.
D. Antonio: Non lo sai?
Loretta: Non lo sa, poverino, che ci possiamo fare?
D. Antonio: Questo grave, figliolo, molto grave, anzi gravissimo.
Amedeo: Dario, pensaci bene prima di dire: non lo so. Altrimenti fai la figura dellignorante e don Antonio giustamente s'incaz..., si arrabbia.
Dario: Mi scusi, don Antonio, mi potrebbe fare la domanda di riserva?
D. Antonio: E che siamo al.... rischiatutto?
Loretta: Don Antonio, perdonatelo. E ancora giovane e forse non pratico di Provvidenza.
D. Antonio: Dovete sapere, cari figlioli, che la Provvidenza ha braccia e vista lunghe. (Rivolgendosi a Dario). Se tu, caro Dario, farai il bravo, la Provvidenza ti aiuter sicuramente a trovare un lavoro fisso.
Dario: Ah, s? Meno male, grazie don Antonio.
D. Antonio: Ricordati, per, che mentre per le coppie sposate e con tanti figli la Provvidenza ha sempre un occhio di riguardo, per gli scapoli non ha nessuna considerazione.
Dario: Nessuna, don Antonio?
D. Antonio: Nessuna. Avete capito? Nes-su-na.
Loretta: Don Antonio, noi certe cose non le sappiamo perch siamo persone sprovvedute ma vi ringraziamo per il suggerimento che ci avete dato. Dario, ringrazia don Antonio e fa' come ti dice.
Dario: Grazie, don Antonio, ne parler subito con Vincenzina e vediamo cosa possiamo fare per arruffianarci con la Provvidenza.
Amedeo: Scusatelo se poco fa non ha saputo rispondere alla domanda ma ora gli far fare subito un bel ripasso.
Dario: Pap, lascia perdere, per favore. Non siamo a scuola.
D. Antonio: Bisogna avere fede, figliolo, avere fede e vedrai che ogni cosa andr al suo posto. Pace e bene in questa casa. (E, salutato dagli altri, esce portandosi a braccetto Dario, al quale continua a fare la sua predica). Vieni, vieni con me, Dario. Se avrai fede, caro figliolo tutto si sistemer
Scena settima
(Amedeo, Loretta e Agostino)
Agostino: (Entra impugnando un manico sul quale sono stati fissati allestremit inferiore una scopa e a quella superiore un cartello con su scritto: una scopa per tutti. Lo agita mentre imita un coro da stadio). Al, oh, oh! Al, oh, oh! Al
Loretta: Che ci fai con questo cartello e con la scopa in mano? Benedetto uomo, una ne pensi e cento ne fai.
Agostino: Sto facendo le prove per il movimento culturale che io stesso ho fondato laltro ieri.
Amedeo: Quale movimento?
Agostino: Come, in citt non si parla daltro e tu, non sai ancora niente? Allora, se permetti, mi presento.
Amedeo: Dove ti presenti?
Agostino: Mi presento a te, ignorante.
Amedeo: Ma io ti conosco gi, che ti presenti a fare?
Loretta: Agostino, Amedeo ti conosce, sei suo cognato. Che te ne sei dimenticato?
Agostino: Come fa a conoscermi in questa nuova veste se non ne abbiamo mai parlato?
Amedeo: In quale veste, scusa?
Agostino: Nella veste del cittadino medio. Io sono luomo della strada, capisci?
Amedeo: Chi sei?
Agostino: Sono, per intenderci, l'uomo dei sondaggi, quello a cui telefonano per conoscere quali sono le abitudini normali della gente, quale sia stato il gradimento dello spettacolo televisivo del giorno precedente o come si fa ad arrivare alla fine del mese con meno di mille euro solamente.
Amedeo: Come hai fatto a diventare da un giorno allaltro luomo della strada ufficiale?
Agostino: Come da un giorno allaltro? Anche se non te ne sei mai accorto anche tu sei luomo della strada.
Amedeo: Anche io?
Agostino: Tutti i poveri disgraziati come noi sono uomini della strada ma molti purtroppo non sanno di esserlo, capisci?
Loretta: Agostino, anchio sono luomo della strada?
Agostino: No, tu no, cosa centri?
Loretta: Perch no?
Agostino: Perch tu sei una donna della strada.
Amedeo: Bada come parli e non offendere tua sorella, disgraziato.
Agostino: E un modo di dire, ignorante, per significare che siamo delle persone semplici come al mondo ce ne sono tante. E una metafora per indicare una persona del popolino.
Loretta: Non te la prendere, Amedeo, hai sentito cosha detto Agostino? Senza saperlo siamo tutti persone di strada.
Amedeo: E quelle che non sono di strada chi sono?
Agostino: Sono i ricchi, i benestanti sai, io ho capito perch ci considerano di strada.
Amedeo: Perch?
Agostino: Forse ci considerano randagi.
Loretta: Come i cani?
Agostino: Contrapponendoci a quelli da salotto, che sarebbero quelli aristocratici, con la puzza sotto il naso. Io, da uomo della strada, mi dibatto da tempo in un dilemma.
Amedeo: Quale dilemma, sentiamo?
Agostino: Se accettare, cio, tutto quanto con santa rassegnazione oppure lottare per tentare di cambiare qualche cosa di questo brutto mondo.
Loretta: Contro chi dobbiamo lottare, Agostino?
Agostino: Tu hai ragione di essere scettica perch i nemici sono tanti e difficilmente identificabili.
Amedeo: Per forza, sono tutti latitanti.
Loretta: Sono ancora latitanti? Io avevo sentito dire che li avevano catturati.
Agostino: Chi?
Loretta: I latitanti.
Agostino: Ma quali latitanti? I nostri nemici sono i fantasmi della vita, quelli che si divertono quotidianamente a crearci difficolt a non finire, quelli che fanno aumentare i prezzi in modo ingiustificatoquelli....
Amedeo: Ah! Sono fantasmi? Maledetti disgraziati
Loretta: Con quali armi li possiamo combattere questi fantasmi delinquenti?
Agostino: Io unidea ce lavrei.
Amedeo: Ti pareva che lui non avesse gi lidea? Qual questa idea, sentiamo.
Loretta: Agostino, non fare come tuo solito che alla fine te ne vai e ci lasci con questo pensiero che ci frulla nella testa. Questa volta ce la devi dire senza trovare scuse.
Agostino: Lidea mi venuta in mente qualche tempo fa, osservando attentamente un netturbino, anchegli naturalmente per eccellenza uomo della strada.
Amedeo: Cosa centra il netturbino con i fantasmi della vita, che fanno aumentare i prezzi?
Loretta: Lascialo dire, Amedeo, potrebbe dirci qualcosa dinteressante, che noi non sappiamo.
Agostino: Quel netturbino teneva fra le mani il manico di una scopa come questa e, muovendola ora a destra, ora a manca (mima il movimento), ripuliva tutta la strada.
Amedeo: E naturale, faceva lo spazzino.
Agostino: Non cera cosa che sfuggisse alla sua implacabile azione.
Loretta: Si vede che era un netturbino coscienzioso.
Agostino: Altro che spazzino. Quelluomo sembrava un dio vendicatore. Quella scopa nelle sue mani era unarma micidiale perch con essa decideva di mandare nella pattumiera tutto quello, che sporcava o ingombrava la strada.
Amedeo: Che novit sarebbe questa?
Agostino: Io ho subito pensato: se ogni cittadino, compreso quello medio o uomo della strada come piace meglio definirlo, fosse dotato di una scopa con licenza di spazzare tutto il mondo, chiss quante cose potrebbe fare? Di spazzatura nel mondo ce n tanta e tutti quanti con la scopa in mano potremmo contribuire a ripulirlo. Chi di una cosa, chi di unaltra
Amedeo: Molto interessante!
Loretta: Come si dovrebbe fare in pratica, Agostino?
Agostino: Ogni cittadino dovrebbe utilizzare la scopa per spazzare in primo luogo tutte le ingiustizie esistenti.
Loretta: Caspita!
Agostino: La scopa dovrebbe servire per dare a ciascuno la possibilit di fare sentire le proprie ragioni, di fare valere i propri diritti, avete capito?
Amedeo: Formidabile!
Agostino: Una scopa per tutti, perch nel mondo ci sia pi democrazia.
Amedeo: Questa un' idea rivoluzionaria. Non ti credevo tanto intelligente.
Loretta: Te lho detto che era meglio lasciarlo parlare.
Amedeo: Chi se lo credeva!
Loretta: Lui ha il sale nella zucca.
Agostino: Ci vorrebbe una grande scopa per spazzare la perfidia, la cattiveria, linvidia e tutti gli altri sentimenti, che di buono non hanno niente.
Amedeo: Bene!
Loretta: Bravo!
Agostino: Grazie. Ci vorrebbe unaltra scopa per ripulire il Parlamento dai senatori e deputati inquisiti o condannati. Ed in ununica mandata dare loro una scopata.
Amedeo: Bene!
Loretta: Bravo!
Agostino: Grazie. Ci vorrebbe una scopa, costruita a bella posta, per ripulire la TV dallenorme spazzatura sia presente che futura.
Loretta: Hai sentito, Amedeo, quante cose si possono fare con una scopa?
Agostino: Ci si pu liberare di ogni cosa che non ci piace.
Loretta: E davvero miracolosa.
Amedeo: Idea geniale. Bisogna chiedere subito il brevetto prima che qualcuno se ne impossessi.
Agostino: La scopa uno strumento della democrazia perch mette tutti nelle condizioni di scopare.
Loretta: Hai sentito, Amedeo? Mette tutti nelle condizioni di
Amedeo: Ho capito, in futuro ne terremo conto.
Agostino: C chi scopa la terrazza e chi scopa la cantina. C chi scopa a mezzogiorno e chi scopa la mattina e c chi giocando con la tata si fa pure una scopata per rendere gradevole un inizio di giornata.
Loretta: Che ganzo che sei, fratello! Ci fai anche la rima.
Amedeo: Cosaltro si pu fare con la scopa?
Agostino: Presto detto. Se il Governo non ci piace o la moglie non ci d pace con una scopa ben collaudata possiamo dare loro una scopata per levarceli di torno.
Loretta: Lo sai che sei uno spasso, Agostino?
Amedeo: Quello che dici molto divertente. Non conoscevo questa tua dote, francamente. Sembri un uomo di spettacolo, di spettacolo di strada, ben inteso.
Agostino: Molte ragazzine, decise a farsi largo nel mondo della TV, rischiano anchesse di essere scopate e gettate poi nella pattumiera.
Loretta: La colpa delle mamme, che dovrebbero tenersi fra le gambe queste ragazzine.
Amedeo: Cosaltro ci sarebbe ancora da spazzare secondo il tuo parere?
Agostino: Molte cose ci sarebbero in Italia da spazzare.
Amedeo: Le tasse?
Agostino: Le tasse innanzitutto.
Loretta: E poi?
Agostino: Trenitalia, la brutta politica, la corruzione......
Amedeo: La malasanit
Agostino: Dobbiamo spazzare tutto. La cucina, il salotto, lingresso, la camera da letto e cos via. E della massima importanza che si scopi in ogni stanza
Loretta: Hai sentito, Amedeo, in ogni stanza!
Agostino: Perch prima o poi sar tutto pulito intorno a noi. E se alla fine della giornata la suocera ci dice che viene a stare con noi per qualche mese, per farle un po di festa le possiamo dare una bella scopata sulla testa.
Loretta: Poverina!
Amedeo: Che poverina dEgitto, ha ragione Agostino.
Agostino: Se i tempi sono tristi per lazione dei terroristi o per il pericolo dellantrace, dovremmo tutti combattere per la pace, servendoci della scopa che ci stata regalata, ricordandoci che, in fondo in fondo, anche la vita nel suo eterno divenire ha sempre avuto origine da una semplice scopata. Al, oh, oh! Al, oh, oh! Al (Esce di scena sventolando il suo cartello mentre Amedeo e Loretta lo guardano ammirati).
Scena ottava
(Amedeo, Loretta, Dario e Vincenza)
Dario: (Entra). E gi arrivata Vincenzina?
Loretta: Non ancora.
Amedeo: Dario, tu lo sapevi che zio Agostino ha fondato un movimento culturale per dotare tutti di una scopa?
Dario: No. Cos questa storia della scopa?
Loretta: E una sua idea ma credo che non la possa realizzare con quello che costano le scope al giorno doggi.
Amedeo: Lidea buona ma troppo costosa per lui.
Dario: Con la pensione, che gli passa lINPS, vorrebbe comprare le scope a tutti? Ma che si ammattito lo zio Agostino?
Amedeo: Dice che, volendo, si potrebbe spazzare il mondo e renderlo migliore di quello che , pi pulito, insomma
Dario: Secondo me ci deve pensare il Comune a spazzare le strade. Cosa centra lui?
Loretta: Dice che la scopa un importante strumento della democrazia.
Amedeo: Dario, forse non ci crederai, ma questa volta lo zio Agostino ha fatto un discorso sensato e convincente.
Dario: Il discorso della scopa?
Amedeo: S, della scopa.
Vincenza: (Entra). Ho visto don Antonio ma non ho fatto in tempo a dirgli che lo avevi cercato.
Dario: Non ti preoccupare, venuto lui a trovarmi in casa.
Vincenza: Cosha detto, te la fa la raccomandazione?
Dario: S e no.
Vincenza: Come sarebbe a dire, s e no?
Loretta: Amedeo, lasciamo i ragazzi liberi di discutere fra di loro.
Amedeo: Perch, si vergognano di farlo davanti a noi?
Loretta: Da retta a me, Amedeo, andiamo via e lasciamoli soli. I giovani hanno bisogno della loro libert (marito e moglie escono).
Dario: Ha detto don Antonio che se ci sposiamo e mettiamo al mondo tanti figli potremo vivere tranquilli, perch penser la Provvidenza a risolvere tutti i nostri problemi.
Vincenza: Sarebbe troppo bello.
Dario: Anche a me sembrato strano. Ma poi ho pensato: se lo dice lui, che uno di loro e conosce bene lambiente, perch dovremmo dubitarne noi, che siamo due poveri ignoranti?
Vincenza: Io credo che tu abbia ragione a prendere come oro colato le parole di don Antonio, ma metti che la Provvidenza, con tutte le cose che ha da fare, si distraesse un pochettino........ noi rischieremmo di fare una brutta fine, caro Dario. Cosa daremmo da mangiare ai nostri figli?
Dario: Mi sembrava sicuro del fatto suo. Anzi, quasi quasi sincazzava perch io non lo assecondavo.
Vincenza: Nel mondo ci sono fatti e situazioni molto pi importanti del caso nostro.
Dario: Per esempio?
Vincenza: Ci sono guerre, epidemie, violenze, carestie, che richiederebbero interventi urgenti e radicali da parte della Provvidenza che, nonostante la buona volont, non riesce ad effettuare.
Dario: Vedo che sei un po pessimista, Vincenzina.
Vincenza: Io temo che noi due, con le nostre misere esigenze, rischiamo di trovare scarsa udienza a quellaltissimo livello.
Dario: Bisogna avere fede, Vincenzina. Don Antonio mi ha assicurato che per coloro che sono sposati ed hanno figli c una corsia preferenziale.
Vincenza: Quello che ti ha detto don Antonio sulla Provvidenza una cosa molto bella, che d sollievo ai derelitti ed infonde fiducia anche a quelli disgraziati come noi ma se, invece di costringerci a fare un salto nel buio, la Provvidenza ci potesse dare in anticipo un segno tangibile della sua benevolenza io, senza con questo volerle mancare di rispetto, mi sentieri un pochino pi tranquilla. Mi sono spiegata?
Dario: Quale segnale ci dovrebbe dare, secondo te?
Vincenza: Se attraverso il prete ti facesse trovare, per esempio, un buon lavoro sarebbe gi un passo avanti, non ti pare?
Dario: Con la Provvidenza non si pu trattare. Va lasciata fare. Dobbiamo in sostanza prendere o lasciare.
Vincenza: Dici?
Dario: Al suo cospetto noi siamo due piccole creature, bisognose di aiuto, che brancolano nel buio, due formichine senza antenne, che non sanno dove sbattere la testa. Come possiamo pensare di trattare a tu per tu con la Provvidenza per farci dare lanticipo o la caparra? C il rischio che sincazzi e ci mandi a quel paese.
Vincenza: Hai ragione. Ma ora ti prego di scusarmi. Sono un po disorientata ed ho bisogno di mettere ordine nella mia testa.
Dario: Come vuoi tu, cara, io non ti voglio forzare ma pensiamoci bene prima di rifiutare lofferta.
Scena nona
(Dario, Vincenza, Loretta, quindi limpiegato comunale)
Loretta: (Entra).Dario, fra poco verr limpiegato del Comune per chiederti se vuoi partecipare al concorso per essere assunto.
Vincenza: Questa una buona notizia. E un chiaro segno del destino.
Dario: Vincenzina, forse quel segnale concreto che hai chiesto alla Provvidenza.
Loretta: Quando glielo hai chiesto, Vincenzina?
Vincenza: Poco fa, signora. Si stava per lappunto ragionando con Dario e mi sono permessa
Loretta: Perch, ci sei in confidenza?
Dario: Con chi in confidenza?
Loretta: Con la Provvidenza.
Dario: Vincenzina, come mai non me lo hai detto prima?
Vincenza: Cosa ti dovevo dire?
Dario: Che conosci bene Provvidenza. Ha detto la mamma che ci sei addirittura in confidenza.
Loretta: Io lho solamente ipotizzato, non lho affermato. La mia era una semplice supposizione.
Vincenza: Della Provvidenza io non ne so niente. Ne ho sentito parlare qualche minuto fa proprio da te.
Dario: A proposito, Vincenzina, tu dove la metti la Provvidenza?
Vincenza: Dove la devo mettere?
Dario: Non lo sai?
Vincenza: No, non lo so.
Dario: Se ti sente don Antonio ti fa una cazziata che ricorderai finch campi.
Vincenza: Vi giuro che non ci sto capendo niente con questa storia della Provvidenza mi sento frastornata tutta la mente.
(Suonano alla porta e poco dopo entra limpiegato del Comune. E un uomo di et indefinita, vestito di grigio scuro, con capelli lisci, neri, impomatati. Porta occhiali da miope ed ha in mano una cartella).
Impiegato: E permesso?
Loretta: Avanti, avanti.
Impiegato: Sono Terenzio Pipitone, impiegato di Concetto del Comune.
Loretta: Buonasera, signor Concetto.
Impiegato: Prego, Terenzio.
Loretta: Mi scusi, avevo capito Concetto.
Impiegato: Vengo per chiedere se nella vostra famiglia c qualche giovane disoccupato.
Loretta: (Indicando Dario). S, s, eccolo. Voi siete il benvenuto in questa casa. Eccolo, eccolo fatti vedere, Dario.
Impiegato: La ringrazio, signora.
Dario: Mamma......!
Loretta: Guardi, signor impiegato del Comune, guardi che bellezza di disoccupato questo ragazzo, che Dio lo benedica. Non perch mio figlio ma difficile oggi trovarne uno uguale. Disoccupato DOC, con ottime referenze
Impiegato: Lo vedo, lo vedo.
Loretta: Come lo fa lui il disoccupato non lo fa nessuno. E' una vita che lo fa.
Dario: Mamma, per piacere, non incominciare a tessere le lodi tanto non serve a niente. Questa volta in Comune vogliono fare un concorso regolare.
Impiegato: (Si meraviglia). Chi te lha detto?
Dario: Lho sentito dire da un impiegato dellUfficio Assunzioni.
Impiegato: Questo veramente uno scandalo, signori miei, uno scandalo.
Loretta: Uno scandalo?
Impiegato: Forse non lo sapete, ma un concorso regolare pu costituire un precedente pericoloso per il nostro Comune.
Dario: E vero!
Impiegato: Si comincia con il fare le assunzioni regolari e poi non si sa dove si va a finire.
Loretta: Chi lo sa dove si andr a finire?
Impiegato: La gente, cara signora, fa presto ad abituarsi alla legalit e poi cominciano i guai perch vorrebbe che tutto fosse regolare, anche lassegnazione delle case popolari e..... via dicendo.
Loretta: Ha ragione.
Impiegato: Chi ha ragione, la gente?
Loretta: No, no, ha ragione lei.
Impiegato: Ah! Mi pareva. Se alla gente dai un dito poi pretende tutta la mano. Ma lasciamo perdere, vah! (si guarda intorno cercando una sedia per accomodarsi).
Dario: (Se ne accorge e lo invita a sedersi). Prego, si accomodi, signor Pipi Vincenzina, prendi una sedia per il signor Pipi
Impiegato: Pipitone.
Vincenza: (Esegue). Prego, dottor Pipi
Impiegato: Pipitone. (Si mette comodamente a sedere, apre la sua cartella, prende carta e penna). Dunque, vediamo un po, innanzitutto, come ti chiami?
Dario: Chi, io?
Impiegato: S, tu.
Dario: Mi chiamo Dario Santonastaso.
Impiegato: Nato?
Dario: Sissignore.
Impiegato: Dove?
Dario: In ospedale.
Impiegato: Di anni?
Dario: Mamma, di quanti anni sono nato?
Loretta: Come di anni? Di nove mesi, come tutti gli altri.
Dario: Di nove mesi, signor impiegato.
Impiegato: Giovanotto, dimmi quanti anni hai e non mi fare perdere tempo.
Dario: Ventinove, per servirla.
Impiegato: Bene, bene.
Loretta: Bravo!
Dario: (Compiaciuto si guarda intorno). Quasi trenta.
Impiegato: Bene, bene.
Vincenza: Bravo!
Impiegato: Di professione?
Dario: Disoccupato.
Impiegato: Bene, bene.
Loretta: Bravo!
Vincenza: Bravo!
Impiegato: Fisso?
Dario: No, precario, cio cronico, stabile volevo dire.
Impiegato: Bene, bene, anzi benissimo.
Dario: (Si volta verso le due donne ed inneggia alla vittoria con ambedue i pollici rivolti al cielo, mentre Vincenzina si frega le mani tutta contenta).
Impiegato: Coniugato?
Dario: Non ancora.
Impiegato: Ahi! Ahi! Ahi! Ahi! (E rimane con la penna sospesa sul foglio).
Dario: Cosa c che non va?
Impiegato: C, cari signori, che quelli che sono sposati hanno la precedenza su tutti gli altri concorrenti.
Dario: Accidenti! Don Antonio laveva detto che la Provvidenza avrebbe avuto un occhio di riguardo per quelli sposati perch c' la corsia preferenziale..
Impiegato: Cosa centra la Provvidenza?
Dario: Nulla, nulla. A proposito, lei dove la mette la Provvidenza?
Impiegato: Dove la devo mettere?
Dario: No, niente, niente......
Vincenza: Non lo sa nemmeno lui.
Impiegato: Allora, che facciamo, cari signori?
Vincenza: Chi si poteva immaginare una cosa del genere?
Dario: Mi scusi, signor Pipi
Impiegato: Pipitone.
Dario: Quelli conviventi come se la passano?
Impiegato: Sposati o conviventi in questo caso la medesima cosa. Hanno in pratica gli stessi diritti.
Dario: Hai sentito, Vincenzina?
Vincenza: Ho sentito, ho sentito.
Impiegato: Attenzione, per, attenzione perch decisiva la prole.
Dario: Ah! La prole?
Impiegato: S, la prole. Voi ne avete prole?
Dario: (Guarda le due donne sperando in un loro suggerimento).Mamma, ne abbiamo prole in casa?
Loretta: (Con la mano fa segno: cos cos e Vincenza la imita).
Dario: Abbastanza, non ci possiamo lamentare.
Impiegato: Giovanotto, potresti spiegarti meglio, per favore?
Dario: Mi scusi, signor Commissario, cos questa prole?
Impiegato: I figli. Ne avete figli a carico?
Dario: Ah! I figli. Vincenzina, ne abbiamo figli a carico?
Vincenza: Ma quali figli, che sei matto?
Loretta: Ci scusi, signor impiegato, ma per il momento non ne abbiamo disponibili.
Impiegato: Cosa c'entrate voi?
Loretta: Mi scusi, signor Concetto, volevo dire che non ne hanno.
Dario: Ma se fosse necessario potremmo provvedere, vero Vincenzina?
Vincenza: Io faccio quello che vuoi tu.
Impiegato: Beh! Mi dispiace ma, considerato tutto, penso sia meglio riparlarne il prossimo anno.
Loretta: Che peccato!
Dario: Ma non c proprio nulla da fare?
Impiegato: Purtroppo no.
Loretta: Se c' bisogno della...mazzetta......
Impiegato: Questa volta no. E' purtroppo un concorso regolare. Per avere speranza di riuscita dovreste essere almeno conviventi con prole.
Dario: Conviventi con prole. Avessi dato retta a don Antonio........
Impiegato: Coraggio, figliolo, sar per unaltra volta. Ora vi devo purtroppo salutare perch ho da fare un giro molto lungo. Devo visitare tutte le case del paese e temo di fare tardi. Queste sono le conseguenze quando ci si intestardisce nel voler fare un concorso regolare in Comune. E uno scandalo, uno scandalo, cari signori (saluta ed esce, lasciando gli altri disperati).
Dario: Porca miseria! La colpa nostra, cara Vincenzina.
Vincenza: Ad averlo saputo prima ci saremmo subito messi in regola.
Dario: Nessuno ci ha avvisato, nessuno!
Vincenza: Nemmeno la Provvidenza ci ha detto niente.
Loretta: Io sono convinta che qualche figlio di signori lo sapeva e se n stato zitto.
Dario: Certo, per accaparrarsi questo lavoro. Vincenzina, se vogliamo avere anche noi qualche possibilit per il futuro, dobbiamo darci da fare, non c tempo da perdere, hai sentito Pipi tone cosha detto?
Vincenza: Hai intenzione di cominciare subito, Dario?
Loretta: A fare cosa? Sporcacciona!
Dario: Mamma, non ti preoccupare. Tu cerca di convincere pap ad ospitarci momentaneamente in questa casa per darci la possibilit di convivere e di farci un po di prole per il futuro.
Loretta: Contate su di me, figlioli, far tutto il possibile per aiutarvi.
Vincenza: Grazie, signora Loretta, grazie tante, lei molto generosa.
Loretta: Penser a tutto io, state pure tranquilli. (Esce).
Scena decima
(Dario, Vincenza, don Antonio)
Dario: Vincenzina, da domani dobbiamo iniziare a convivere per farci un po di prole. (Si frega le mani).
Vincenza: Io faccio quello che vuoi tu se per il nostro bene.
Dario: Se ci ospitano i miei genitori abbiamo lutile ed il dilettevole e lanno prossimo saremo sicuramente sistemati.
D. Antonio: (Bussa ed entra). E permesso? Oh, cari ragazzi, pensavo proprio a voi. Ho saputo che in Comune assumono del personale.
Dario: Lo so, don Antonio, ma purtroppo mi hanno detto che non ho i requisiti richiesti.
D. Antonio: Perch?
Dario: Perch sono scapolo e non abbiamo la prole.
D. Antonio: Peccato, questa sarebbe stata unottima occasione. Non capita quasi mai che in Comune facciano un concorso regolare.
Dario: Ma noi abbiamo deciso di rimediare subito, vero Vincenzina?
Vincenza: Io faccio quello che vuoi tu se per il nostro bene.
D. Antonio: Ah! Bene. Avete deciso finalmente di sposare?
Vincenza: No, don Antonio, vi state sbagliando unaltra volta.
Dario: Abbiamo, invece, deciso di convivere.
D. Antonio: Convivere? Cos questa sciocchezza? Se decidete di convivere vi mettete fuori dalla grazia di Dio. Non lo sapete che congiungersi carnalmente al di fuori di un regolare matrimonio peccato mortale?
Dario: Dice?
D. Antonio: E come consegnarsi nelle mani del diavolo e destinare la propria anima a soffrire per sempre fra le fiamme dellinferno.
Vincenza: Dice?
D Antonio: Se volete che la Chiesa venga in vostro soccorso, dovete innanzitutto formarvi una famiglia con la benedizione del Signore, senza imboccare pericolose scorciatoie.
Dario: La nostra una scelta obbligata.
Vincenza: E lunica possibilit che abbiamo.
D. Antonio: Per i concubini non c' alcuna comprensione da parte della Chiesa e, quindi, se farete di testa vostra non contate sul mio aiuto. Pace e bene in questa casa.
Vincenzina: Pace e bene, don Antonio.
Dario: Pace e bene.
D. Antonio: E niente convivenza, siamo intesi? (Esce).
(Dario e Vincenzina si guardano negli occhi stando in silenzio poi)
Dario: Che te ne pare, Vincenzina?
Vincenza: Mi venuta la pelle doca nel sentire le parole di don Antonio. Peccato mortale, le fiamme dellinferno, manco se fosse lApocalisse.
Dario: Non mi sembra giusto che per conquistarsi un posto di lavoro un giovane disoccupato prima si deve dannare lanima sulla terra e da morto deve andarsene allinferno. Se le cose stanno cos, allora meglio rimanere per sempre disoccupato. Almeno uno fa la fame sulla terra ma gode nella vita eterna.
Vincenza: Io di fame sulla terra ne ho fatta gi abbastanza e di morire non avrei intenzione.
Dario: Lo sai cosa ti dico, Vincenzina? Freghiamocene di quello che dice don Antonio e facciamo per una volta di testa nostra, sperando che la Provvidenza sia con noi misericordiosa.
Vincenza: Io faccio quello che vuoi tu se per il nostro bene.
Loretta: (Entra). Dario, ho parlato con tuo padre e fortunatamente non ha opposto resistenza.
Dario: Ah! Bene. Hai sentito, Vincenzina? (Si abbracciano). Yahoo! Siamo a cavallo.
Loretta: Ha detto che dobbiamo contribuire tutti per cercare di assicurarvi un avvenire.
Dario: Grazie, mamma, sei grande.
Vincenza: Lei ed il signor Amedeo siete molto generosi con noi, Dio ve ne renda merito, signora.
Loretta: Abbiamo deciso di cedervi la camera da letto e di ritirarci noi nella cameretta.
Dario: Ma la cameretta troppo piccola per voi, mamma.
Loretta: S, lo so ma voi siete giovani ed avete diritto di vivere bene la vostra intimit. Noi ormai abbiamo fatto il nostro tempo. La casa piccolina ma accogliente e tu, Vincenzina, sei la benvenuta fra di noi. (La prende per mano). Il letto molto comodo e sono certa che vi aiuter a costruirvi un solido avvenire. Se farete presto un figlio il prossimo anno sarete sicuramente sistemati e potrete cominciare a pensare ad una casa tutta per voi. Vincenzina, mi raccomando, non perdete tempo perch questa potrebbe essere loccasione della vostra vita.
Vincenza: Signora, so bene qual il compito mio e le prometto di non deludere le vostre aspettative. Mi impegner con tutte le mie forze e non risparmier naturalmente nemmeno quelle di Dario.
Dario: Mamma, sono certo che raggiungeremo presto lobiettivo.
Loretta: Io vi auguro con tutto il cuore di riuscire nellimpresa. (Esce).
Dario: Vincenzina, non c tempo da perdere, mettiamoci subito allopera. Yahoo! Siamo a cavallo. (Escono mentre Dario si frega le mani).
Fine del primo atto
Sipario
ATTO SECONDO
Scena prima
(Amedeo ed Agostino)
Amedeo: (E gi in scena intento a leggere il giornale. Poco dopo entra Agostino).
Agostino: (Si guarda intorno poi nota Amedeo e lo saluta). Ciao, Amedeo.
Amedeo: (Risponde senza distogliere lo sguardo dal giornale). Ciao.
Agostino: Cosa fai, leggi?
Amedeo: S, leggo.
Agostino: Leggi il giornale?
Amedeo: Vorrei provare a leggerlo, se tu me lo consenti.
Agostino: Cosa pensi di trovarci oggi sul giornale?
Amedeo: Francamente non saprei cosa risponderti. Io mi accosto alla notizia con serenit e con animo sgombro da qualsiasi pregiudizio.
Agostino: Secondo me inutile affannarsi a cercare notizie genuine al giorno doggi. Non serve a niente.
Amedeo: (Poggia il giornale sulle ginocchia sospendendo momentaneamente la lettura). Perch non serve a niente?
Agostino: Perch oggi tutto pi o meno sofisticato, il cibo, le notizie, i sentimenti. Ormai va tutto alla rovescia e noi viviamo in un mondo che malato.
Amedeo: Il mondo malato?
Agostino: Gravemente malato, perch vi sono troppe cose che non vanno per il verso giusto.
Amedeo: E tutta colpa del buco dellozono.
Agostino: Noi non ce ne accorgiamo ma la febbre sale, sale, e come sale
Amedeo: E tutta colpa del buco dellozono.
Agostino: Con lEuro purtroppo ci siamo rovinati perch le nostre pensioni si sono di fatto dimezzate con la conseguenza che, dovendo fare fronte a tante spese, ci difficile arrivare alla fine del mese con quei quattro spiccioletti, che ci danno.
Amedeo: Oggi la situazione difficile per tutti. Sembra dessere ritornati ai tempi del dopoguerra. Ci manca solo la borsa nera e poi siamo al completo.
Agostino: So io di chi la colpa di questo disastro.
Amedeo: Laltro giorno tua sorella si messa a sbraitare contro lingiustizia del mondo perch, povera donna, non si capacitava che, dopo tanti anni di lavoro, si dovesse penare nella vecchiaia.
Agostino: Fra tasse e balzelli vari ci hanno ridotto tutti in mutande. E ora c' il pericolo che ci levano pure quelle.
Amedeo: Se alcune pensioni sono doro, mi ha detto tutta incavolata, vuole dire che la tua pensione di bronzo, come la faccia di certi governanti, che non si curano dei nostri patimenti.
Agostino: E tu cosa le hai detto?
Amedeo. Io per consolarla le ho risposto: cara Loretta, se leconomia non tira ed i prezzi salgono alle stelle, per quanto tincazzi e ti ribelli, non c niente da fare. Non possiamo cambiare il corso delle cose, a meno che non ricorriamo allespediente della scopa, come ha suggerito tuo fratello Agostino e facciamo piazza pulita di tutti.
Agostino: Bravo! E lei come ha reagito?
Amedeo: Non ci crederai ma, detto fatto, si tranquillizzata. La tua scopa ha fatto il miracolo.
Agostino: La verit che noi poveri pensionati ci dobbiamo adattare a vivere di stenti nel
silenzio della nostra dignit perch abbiamo perduto anche il diritto di parlare.
Amedeo: Oggi si apprezzano solamente coloro che sono rampanti e noi pensionati non contiamo niente.
Agostino: Perch non ci sappiamo organizzare.
Amedeo: Siamo considerati un peso per leconomia nazionale, una palla al piede, della quale liberarsi quanto prima.
Agostino: Perch non ci facciamo rispettare.
Amedeo: Dicono che tutta colpa nostra se la previdenza in Italia non va bene, lo sai?
Agostino: Che ne sanno questi briganti della vita che facciamo noi?
Amedeo: E senza mezzi termini ci accusano di avere causato il dissesto nelle casse dello Stato per il fatto che ci siamo intestarditi di..... campare.
Agostino: Ci vorrebbero fare morire tutti per fare quadrare il bilancio dellINPS, quel buco dove vanno a finire tutti i nostri contributi.
Amedeo: Dicono che per colpa nostra la vita media si allungata ed il sistema pensionistico andato in tilt e si sballato. Siamo arrivati al punto che noi poveri pensionati, per non rischiare che qualcheduno ci mandi allaltro mondo dautorit, siamo costretti a nascondere persino la nostra et.
Agostino: Ci dobbiamo fare il lifting per toglierci le rughe, come fanno le attrici per sembrare un po pi giovani. Il fenomeno delle pensioni baby nato proprio da questa esigenza, caro mio.
Amedeo: Davvero?
Agostino: I cosiddetti pensionati baby non sono giovani, che sono andati in pensione prima del tempo, ma.... pensionati vecchi, che si sono fatti stirare la pelle per nascondere i loro anni e mimetizzarsi per paura che quelli dellINPS gli facessero il malocchio.
Amedeo: E tutta colpa del buco dellozono.
Agostino: Cosa centra in questo caso il buco dellozono?
Amedeo: Centra, centra. Il buco dellozono, caro Agostino, centra sempre. E la causa di tutti i nostri mali. Lo dicono tutti, ormai, voce di popolo.
Agostino: Sono tutte fesserie.
Altro che fesserie. Che fine hanno fatto, secondo te, i nostri ideali di un tempo, quegli ideali per i quali tante persone hanno sacrificato la loro vita?
Agostino: Dove sono andati a finire?
Amedeo: Sono spariti nel nulla, inghiottiti dal buco dellozono. Lo stesso buco dove vanno a finire le nostre misere pensioni e quelle di milioni di poveri pensionati come noi.
Agostino: Tutte nel buco dellozono?
Amedeo: Non lo vedi che non lasciano traccia? La pensione ci sparisce dalle mani e nemmeno ce ne accorgiamo. Si volatilizza come il gas. Dopo una decina di giorni, che labbiamo presa, di essa si perde anche il ricordo. Sparita.
Agostino: E questo accade per colpa del buco dellozono?
Amedeo: E di chi, allora? Le alluvioni, la violenza sulle donne, lo sfruttamento dei minori non dipendono pi dallincuria delluomo o dalla sua malvagit, come si credeva una volta, ma dal buco dellozono, che considerato oggi lunico, vero responsabile di tutti i guai dellumanit.
Agostino: Scusami, ma su quale giornale hai letto tutte queste notizie?
Amedeo: Questo niente, caro Agostino. Devi sapere che recentemente stato accertato dai servizi segreti americani, dalla CIA, per intenderci, che il terrorismo non ha le sue origini nellIraq, come si credeva fino a ieri, ma nel buco dellozono. Per questo ora gli americani hanno pensato di bombardare pure quello.
Agostino: Caspita! Un'altra guerra?
Amedeo: Lo stesso Bin Laden pare, ma non ancora certo, che si sia nascosto dentro il buco dellozono, capisci?
Agostino: Ecco perch gli americani non riescono a scovarlo, nemmeno con le bombe intelligenti!
Amedeo: Vedi a che punto siamo arrivati, dopo tutto il progresso che c stato in questi ultimi anni? Le bombe, che prima erano stupide, sono diventate intelligenti e noi, invece, che eravamo intelligenti, ci siamo rincoglioniti ed ora dipendiamo tutti da un buco.
Agostino: Secondo me, tu esageri, nel tentativo di spiegare tutto con il buco dellozono. Io credo che il mondo sia malato per ragioni molto pi complesse. Non ci possiamo aggrappare al buco dellozono per spiegare tutto ci che di negativo accade nella nostra societ. Ci saranno sicuramente altre spiegazioni per i mali della politica, per la malasanit, per la mancanza di sicurezza sul lavoro, per la disoccupazione giovanile
Amedeo: Cosa vuoi che ti dica, caro cognato. Tu hai deciso di fondare il movimento della scopa e speri giustamente di ottenere con esso qualche risultato positivo. Io, invece, con il passare degli anni ho esaurito tutti gli argomenti, che avevo a disposizione, ed a un certo punto mi sono sentito inadeguato. Perci ho deciso di rifugiarmi nel buco dellozono e sono rimasto cos allo scuro di tutto.
Agostino: Per forza, dentro il buco dellozono cosa volevi vedere? L ci devessere un buio pesto della Madonna, che Dio ne guardi
Scena seconda
(Amedeo, Agostino e Loretta)
Loretta: (Entra). Questa mattina ve la siete presa comoda tutti e due compari.
Amedeo: Stavamo facendo due chiacchiere innocenti sulla situazione politica attuale. A proposito, hai avuto la notizia?
Loretta: Non ancora, ma i ragazzi non dovrebbero tardare molto a rientrare.
Agostino: Non c cosa peggiore che attendere una notizia, che tarda ad arrivare. E come avere fame e non potere mangiare.
Amedeo: Nellattesa si fanno mille congetture senza venire, per, a capo di niente.
Agostino: Si pensa a tutto ed al contrario di tutto.
Loretta: Chi non ha mai aspettato una notizia non pu sapere cosa si provi nellattesa.
Amedeo: La notizia pu essere bella oppure brutta ma lattesa sempre uguale. Ci mette in apprensione, in ansia ed a volte ci procura anche angoscia.
Agostino: Ricordatevi di quel proverbio latino che dice: nessuna nuova, buona nuova.
Loretta: Io attendo con ansia la notizia perch voglio conoscere quale sar nel prossimo futuro il destino di Dario e Vincenzina.
Amedeo: Appena avremo la notizia dellesito delle analisi cliniche conosceremo la verit e ci toglieremo finalmente il pensiero.
Agostino: Avere la notizia di un fatto non vuole dire, per, conoscere la verit su quel fatto, sia ben chiaro, perch non sempre la notizia reca con s la verit.
Loretta: Cos' questa storia?
Agostino: Ci sono verit che rimangono nascoste e che si manifestano solo in un momento successivo.
Loretta: Tu vuoi dire che la notizia, che stiamo aspettando, non ci dar la certezza sulla condizione di Vincenzina? Che non ci dir, in sostanza, la verit?
Agostino: Cara Loretta, purtroppo la verit non sempre fa notizia.
Amedeo: Su questo ci sarebbe da discutere.
Agostino: Anzi, a pensarci bene vero il contrario, perch di questi tempi sono soprattutto le bugie a fare notizia. Basta vedere i telegiornali per rendersene conto.
Amedeo: Sicch tu metteresti in dubbio anche lesito delle analisi cliniche?
Agostino: Io non voglio mettere in dubbio niente, per carit. La mia solamente una considerazione di carattere generale, che scaturisce dalla osservazione dei fatti.
Loretta: Allora anche tu sei convinto che le analisi ci diranno la verit?
Agostino: Certo, ci diranno una verit, magari quella che in questo momento pu farci comodo sapere, ma non pi di questo secondo me.
Amedeo: Luomo ha, per, bisogno di certezze.
Agostino: Di quali certezze? Forse di quelle confezionate a sommo scopo da chi esercita il potere? O di quelle manipolate da editori e giornalisti, cosiddetti indipendenti, della TV pubblica e di quella commerciale?
Loretta: Sentite un po, io mi fido dellesito delle analisi e di tutto il resto non mimporta niente.
Amedeo: Loretta, tuo fratello Agostino non si riferiva al risultato delle analisi in particolare, ma esprimeva qualche perplessit sul rapporto che c fra la notizia e la verit, hai capito?
Agostino: Io credo in sostanza che luomo faccia bene ad alimentare il dubbio per non sentirsi mai sicuro di avere raggiunto la verit. La verit andrebbe assunta a piccole dosi come si fa con il veleno.
Loretta: Io voglio sapere semplicemente se Vincenzina incinta oppure no. Non posso rimanere nel dubbio, caro Agostino, perch devo sapere come organizzare in futuro la mia vita.
Amedeo: Agostino parla come se fosse un filosofo, capisci, Loretta?
Agostino: E attraverso il dubbio che spesso si arriva alla verit, cara sorella.
Loretta: Con questi tuoi ragionamenti mi confondi le idee e poi va a finire che non capisco pi niente.
Amedeo: Ascoltami bene, Loretta: che ci possano essere delle verit nascoste mi sembra persino troppo ovvio, altrimenti non potrebbero esistere le sorprese, non ti pare?
Agostino: E di sorprese nella vita, invece, ce ne sono tante, alcune positive, altre negative, alcune buone, altre cattive
Loretta: Scusami, se te lo dico, ma quando parli cos mi sembri un uccello del malaugurio.
Scena terza
(Amedeo, Agostino, Loretta, Dario e Vincenza)
Dario: (Entra insieme a Vincenza sventolando un foglio di carta che tiene alto con una mano). Mamma, pap, zio, vi dobbiamo dare una notizia.
Agostino: Oh! Ecco, ora arriva finalmente la tanto sospirata verit.
Loretta: Quale notizia ci date? Su, non fateci stare ancora in pena.
Dario: Da oggi posso considerarmi candidato alla vittoria per un posto fisso in Comune perch fra sette mesi io e Vincenzina avremo finalmente un po di prole.
Loretta: Dio, ti ringrazio. (Si fa il segno della croce e bacia il pavimento). Padre, figlio, Spirito Santo e cos sia.
Amedeo: Hai detto un po di prole?
Vincenza: S, un figlio, signor Amedeo. Fra qualche mese avr il pancione, capisce?
Amedeo: Allora perch Dario ha detto prole?
Vincenza: Perch cos la chiamano quelli del Comune.
Amedeo: Quelli sono tutti screanzati, non vi dovete fidare di loro.
Loretta: Non c nessun pericolo. E' solo un modo nuovo di chiamare i figli.
Amedeo: E voi vi siete adeguati subito al linguaggio dei signori?
Loretta: Non la fare tanto lunga, Amedeo. Se lo vuoi sapere anche il nostro Dario un prolo.
Amedeo: E tu, non ti ribelli?
Dario: Pap, prole non unoffesa, un linguaggio alternativo.
Amedeo: Ma non mi sembra nemmeno un complimento.
Agostino: Sentite, prolo o non prolo a questo punto bisognerebbe festeggiare lavvenimento della gravidanza di Vincenzina.
Vincenza: Aspettiamo che nasca la creatura e poi facciamo festa.
Loretta: Ha ragione Vincenzina e tocchiamo ferro per scaramanzia.
Agostino: Io comunque vi faccio i miei auguri e vado a fare quattro passi nella speranza di incontrare qualche altra verit. (Esce).
Loretta: Amedeo, lasciamo soli i ragazzi, che avranno sicuramente tante cose da dirsi in un momento per loro cos importante.
Amedeo: E va bene, lasciamoli soli. (Escono Amedeo e Loretta).
Scena quarta
(Dario e Vincenzina, quindi, Amedeo, Agostino e Loretta )
Vincenza: Mamma mia! In questa casa c' troppa confusione, vero Dario?
Dario: Bisogna avere pazienza, Vincenzina. La casa piccola e noi purtroppo siamo in tanti.
Vincenza: Qui tutti si sentono padroni e dispensano consigli. Chi propone una cosa, chi ne suggerisce unaltra
Dario: Lo fanno sicuramente per il nostro bene.
Vincenza: Secondo me ti dovresti imporre e fare valere le nostre ragioni. Sei troppo accondiscendente nei loro confronti.
Dario: Un po di educazione non fa male. Io porto rispetto ai miei genitori. Non posso certo comandare in casa daltri.
Vincenza: Ecco, vedi, anche tu ti senti un estraneo in questa casa, per questo non rivendichi mai i tuoi diritti.
Dario: Perch mi dici questo, Vincenzina? Ti hanno fatto qualche torto?
Vincenza: Tu hai detto giustamente in casa daltri. Volevi dire che qui dentro noi siamo degli estranei. Due pi due fanno quattro.
Dario: Non estranei, ma pi semplicemente ospiti.
Vincenza: Quelli che dopo tre giorni puzzano. Estranei od ospiti solo un gioco di parole ma la sostanza non cambia, caro mio.
Dario: Finch non ne avremo una tutta nostra, volenti o nolenti ci toccher vivere in questa casa.
Vincenza: Insieme a loro?
Dario: Certo, insieme a loro. Cosa c di strano?
Vincenza: Forse stato un errore decidere di iniziare a convivere. Secondo me aveva ragione don Antonio a sconsigliarci di intraprendere questa strada.
Dario: Ma come, proprio oggi che abbiamo avuto la bella notizia che aspettiamo un figlio, tu mi fai intendere di esserti pentita del passo che concordemente abbiamo fatto?
Vincenza: Pentita non direi. Ma certo sono delusa di come stanno andando le cose in questa casa.
Dario: Dimmi la verit: forse non ti trovi bene con i miei?
Vincenza: Cosa vuole dire trovarsi bene? Di loro onestamente non mi posso lamentare. Sono premurosi, affettuosi, forse sono un po troppo invadenti, appiccicosi ma non una cosa grave, tutto questo si potrebbe anche sopportare.
Dario: La casa piccola e c poco spazio per tutti, bisogna in qualche modo arrangiarsi.
Vincenza: Meno male che te ne sei accorto pure tu. Con tutto questo vecchiume intorno mi sembra di essere invecchiata pure io.
Dario: Non credo che i miei genitori e lo zio Agostino siano invecchiati in questi ultimi mesi. Se sono vecchi ora lo erano anche quando gli abbiamo chiesto di farci il favore di ospitarci in questa casa.
Vincenza: Questo vero, ma una cosa era incontrarli ogni tanto, altra cosa averceli tutto il giorno fra i piedi. Tua madre, tuo padre e, come se non bastasse, anche lo zio Agostino, che pi degli altri puzza di vecchiaia, santo Iddio.
Dario: Puzza di vecchiaia? Ma cosa stai dicendo, Vincenzina? Non ti permettere di offendere i miei familiari.
Vincenza: Perch ti scandalizzi tanto? Tutti i vecchi puzzano di vecchiaia, il loro odore lo senti anche a distanza.
Dario: Che odore ?
Vincenza: Quello della vecchiaia un odore intenso, pungente, quasi come quello della morte. Un odore che rimane appiccicato addosso a chiunque abbia la ventura di avvicinarcisi.
Dario: Non possiamo certo abolire la vecchiaia perch a noi non piace?
Vincenza: La vecchiaia no ma, volendo......., potremmo abolire i vecchi.
Dario: Non capisco dove vuoi arrivare. Cosa vuol dire abolire i vecchi?
Vincenza: Non ti allarmare, non penso alla loro eliminazione fisica.
Dario: Ah! Meno male.
Vincenza: Da oggi mi sembra ovvio che noi dobbiamo ragionare e programmare il futuro in funzione soprattutto di questa creatura, che porto in grembo.
Dario: Questa mi sembra una cosa abbastanza ragionevole da prendere in seria considerazione.
Vincenza: Il bambino fra sette mesi nascer e non potr certo dormire sempre nel lettone insieme a noi.
Dario: Ed anche questo mi sembra giusto. Bisogner provvedere quanto prima ad acquistare una culla.
Vincenza: Ma non basta acquistare una culla, caro Dario. Bisogna anche trovare il posto dove collocarla, un idoneo ambiente, spero.
Dario: Giustissimo anche questo.
Vincenza: Ci vorrebbe in sostanza una cameretta tutta per lui.
Dario: Una cameretta? Quale cameretta? Perch, non pu dormire in camera nostra?
Vincenza: E tu faresti respirare alla creatura laria viziata di una camera da letto, frequentata da due adulti, con tutti i microbi, gli acari, i batteri che si accumulano durante la notte?
Dario: Vincenzina, per caso tu vuoi andare via da questa casa?
Vincenza: Andare via? Dove andiamo senza una lira n un posto di lavoro?
Dario: Allora sei convinta pure tu che per ora meglio rimanere dove siamo.
Vincenza: Certamente. Dobbiamo rimanere, noi. Ascoltami bene e cerca di capire. Ora che tuo padre andato in pensione dovresti convincerlo a lasciare libera la casa e ad andarsene insieme a tua madre in una bella casa di riposo per trascorrervi in santa pace il resto dei loro giorni. Che ci fanno insieme a noi, che siamo giovani? Siamo sinceri.
Dario: Ma cosa ti viene in mente, Vincenzina?
Vincenza: Non ti scandalizzare, sono cose comuni al giorno doggi. Lo fanno tutti i figli. Zio Agostino lo potremmo raccomandare alla Caritas, che provvederebbe a trovargli un alloggio di fortuna.
Dario: Non ti capisco.
Vincenza: Se i tuoi genitori lasciassero libera la cameretta noi ci faremmo dormire la creatura. Nella camera occupata attualmente dallo zio Agostino ci potremmo fare un bel soggiorno e ci sistemeremmo in un modo abbastanza dignitoso, non ti pare?
Dario: Tu sei impazzita, Vincenzina, non sai quello che dici.
Vincenza: Loro sono anziani, la loro vita lhanno gi vissuta. Nella casa di riposo verrebbero accuditi e noi potremmo andare a trovarli una volta alla settimana.
Dario: Dici?
Vincenza: Certamente. Da retta a me e ti troverai sempre bene nella vita.
Dario: Siamo sicuri che lo zio Agostino accetterebbe di essere affidato alla Caritas?
Vincenza: Questi sono fatti suoi, mica nostri. Noi abbiamo il sacrosanto diritto di vivere da soli, senza ingombri per la casa. Non colpa nostra se la casa piccolina. I tuoi genitori avrebbero dovuto pensarci prima se avevano intenzione di continuare a vivere in famiglia, caspitina!
Dario: Dimentichi, per, che la casa dei miei genitori.
Vincenza: Emb? Non sei tu lunico erede? Prima o dopo sar tua la casa, o no? Si tratta solamente di anticipare un po i tempi.
Dario: Anticipare i tempi, dici tu?
Vincenza: Non possiamo certo attendere la morte dei vecchi, prima di fare la cameretta al bambino. Fra laltro mi sembra che abbiano intenzione di vivere a lungo questi vecchi.
Dario: Li vorresti fare morire prima del tempo, poverini?
Vincenza: No, per lamor di Dio. Per questo mi preoccupo del loro avvenire. Dario, parliamoci chiaro: tu hai avuto la cameretta? E giusto, quindi, che ce labbia anche nostro figlio, non ti pare? Anche lui ha diritto alla sua privacy. Non possiamo mica vivere tutti ammucchiati in una stanza?
Amedeo: (Entra). Vi siete gi confessati? Scusatemi, ma io in quella stanzina non ci resisto pi di tanto. Mi sento soffocare.
Vincenza: Ha ragione, signor Amedeo. Bisognerebbe trovare una soluzione pi comoda per voi due.
Amedeo: Oh! Brava Vincenzina. Tu sei una ragazza giudiziosa.
Vincenza: Ora Dario le illustrer la soluzione che abbiamo pensato per voi.
Dario: Vincenzina mi diceva pocanzi che tu e mamma siete troppo sacrificati in cameretta perch un ambiente troppo piccolo per starci due persone, mentre sarebbe ottimo per starcene una sola.
Amedeo: La mamma ha detto che giusto che voi occupiate la camera da letto, perch vi dovete costruire un avvenire, ed anchio ho condiviso questa scelta.
Dario: Io e Vincenzina vi siamo per questo riconoscenti e lo saremo anche in futuro.
Vincenza: Veramente non era questo quello che gli dovevi dire.
Dario: Vincenzina, trover io il momento giusto per dire a pap certe cose. Ora ti prego di non insistere.
Vincenza: Beh! Allora tutto fiato sprecato, quello mio. A questo punto meglio che tolga il disturbo e me ne vada. (Si avvia verso luscita).
Dario: (La segue chiamandola). Dove vai, Vincenzina? Aspetta, Vincenzina Mamma mia che testona che sei. (La segue ed esce insieme a lei).
Amedeo: Cosa l presa a questi due mocciosi? Se cominciano sin da ora a litigare!
Agostino: (Entra). Loretta mi ha detto che ti eri chiuso nella stanzetta.
Amedeo: Ho provato a starci ma mi sentivo soffocare.
Agostino: Sei stato tu a volere cedere ai ragazzi la camera da letto.
Amedeo: S, lo so. E stato un atto di paterna generosit.
Agostino: E inutile piangere ora sul latte versato.
Amedeo: A proposito, Agostino, potresti lasciare libera la tua stanza, per favore?
Agostino: No. Assolutamente no. Cosa ti viene in mente?
Amedeo: Me lo dovevo immaginare che avresti risposto negativamente.
Agostino: D la verit, ti sei pentito di avere ceduto la tua camera da letto?
Amedeo: Cedendo la mia camera a Dario e Vincenzina io ho inteso solamente fare del bene a chi in questo momento ha pi bisogno di me, facendo naturalmente un sacrificio.
Agostino: Tu hai commesso un grave errore, caro Amedeo. Te lo dico come se fossi un tuo fratello.
Amedeo: Perch, un errore?
Agostino: Guai a prendersi cura degli altri in questo mondo perch pu essere una rovina. Mi dispiace anche dirtelo ma, cos facendo, tu sei destinato a fare una brutta fine, caro mio.
Amedeo: Addirittura!
Agostino: Non ci credi? Quella da te imboccata una strada senza ritorno se non ti ravvedi per tempo.
Amedeo: E davvero cos grave fare un po di bene agli altri?
Agostino: Gravissimo. Devi sapere che la solidariet come un grande buco dellozono, nel quale si sa quello che entra ma non si sa quello che esce, n quale direzione prende. Ne abbiamo avuto esempi anche di recente.
Amedeo: Stai scherzando o dici sul serio?
Agostino: Dico sul serio, eccome! Damore si muore, ricordatelo bene, caro Amedeo.
Amedeo: Questo non lo sapevo.
Agostino: Allora te lo dico io. Non farti illusioni perch ci che muove il mondo non lamore, come qualcuno ha scritto tanti anni fa, ma legoismo.
Amedeo: Legoismo?
Agostino: S, certo. Un sano, bello, solido egoismo quello che ci vuole per andare avanti nella vita. Io sono preoccupato perch vedo che nel mondo c troppa solidariet. Il mondo ammalato di altruismo.
Amedeo: Malato di altruismo? Non lavevo mai sentito dire. A dire la verit mi sembra una sciocchezza.
Agostino: S, s, il mondo malato, caro mio. Malato. Tutti vogliono aiutare gli altri per aiutare in ultima analisi solo se stessi. I paesi industrializzati, ricchi, vogliono aiutare i paesi poveri, del terzo e del quarto mondo, ma invece di mandargli roba da mangiare li riforniscono di armi micidiali per farli massacrare fra di loro.
Amedeo: Questo vero, l' ho notato pure io.
Agostino: Ma c dellaltro. I datori di lavoro vogliono aiutare gli operai a produrre sempre di pi e li espongono a rischi sempre crescenti per la loro incolumit. Ora le chiamano morti bianche. I sindacati vogliono aiutare i disoccupati e li fanno andare, digiuni, a fare il girotondo per le strade. Il Governo vuole aiutare i cittadini e li sovraccarica di tasse, lo Stato vuole aiutare i pensionati e li fa morire di stenti. Bush voleva aiutare gli Iracheni e li ha presi a cannonate.
Amedeo: Pare che li abbia bombardati per esportargli la democrazia.
Agostino: Ma, dico io, non sarebbe meglio che ciascuno si facesse gli affari suoi e tutti questi altruisti della malora ci lasciassero vivere in pace senza complicarci lesistenza?
Amedeo: Io, per, credevo di fare una cosa buona aiutando i due ragazzi.
Agostino: Di questo passo finiremo tutti male. Per questo dicevo pocanzi che il mondo malato. E ammalato di ipocrisia, che si nasconde dietro il velo della solidariet, delle buone azioni, dellaltruismo. Ma tu credi davvero che amministratori e governanti siedono ai posti di comando per fare il bene dei cittadini? Se credi questo...
Amedeo: Questo non lho mai pensato.
Agostino: Meno male, altrimenti saresti stato da ricoverare in un manicomio.
Amedeo: Credo, per, che nel mondo ci sia ancora spazio per i buoni sentimenti.
Agostino: Tu ti illudi che sia cos.
Amedeo: A questo punto non so pi cosa risponderti. Non capisco, per, quali siano le ragioni di questo tuo pessimismo cos acuto.
Agostino: E semplice, caro Amedeo. Io sono un essere pensante, raziocinante
Amedeo: Non c dubbio che tu lo sia.
Agostino: Ed in quanto essere pensante, non posso che essere egoista.
Amedeo: Secondo te, egoista si nasce o si diventa?
Agostino: Egoista si nasce, come si nasce ricchi, nobili, plebei, preti o cardinali. Non ci si improvvisa egoisti dalloggi al domani, n si diventa se alla base non c una predisposizione naturale
Amedeo: Tu non hai mai avuto ripensamenti o la tentazione di fare qualche volta del bene al tuo prossimo?
Agostino: Io? Mai. Pensa che non mi sono sposato per non condividere la mia vita con una estranea. Io ho tirato diritto ed ho fatto sempre filotto perch mangio, bevo e me ne fotto.
Amedeo: Lo so, lo so, che mangi, bevi, dormi e te ne fotti. Di questo per la verit mi sono accorto da tempo, caro Agostino, ma non credevo che fosse un fatto strutturale della tua mentalit.
Agostino: Filotto ho fatto anche quando sono stato concepito. I miei genitori non volevano mettere al mondo figli, perch in quel periodo cera troppa miseria in casa nostra, ma io con laiuto di uno spermatozoo ribelle li ho fatti fessi tutti e due e li ho incastrati.
Amedeo: E nel prosieguo della vita com andata?
Agostino: Mentre stavo nel grembo di mia madre tiravo calci a destra e a manca. Volevo farmi spazio a tutti i costi, capisci? Mia madre aveva la nausea, la pressione alta, i reni sofferenti, il cuore scompensato ma io ho tirato calci fino a quando sono nato.
Amedeo: Allora vero che egoisti si nasce?
Agostino: Legoismo precede la nostra stessa nascita. E una delle qualit connaturate allessere umano. Chi non egoista in pratica non pu considerasi un essere umano.
Amedeo: Cos, allora, una bestia?
Agostino: Anche tu sei un po egoista, non vero?
Amedeo: Penso proprio di s, anche se non ne ho piena coscienza.
Agostino: Non ti preoccupare, si vede ad occhio nudo che tu non sei una bestia.
Amedeo: Ti ringrazio per il complimento.
Agostino: Mio padre era contadino, un grande lavoratore, una persona onesta.
Amedeo: Egoista anche lui, immagino?
Agostino: Naturalmente. Si alzava sempre allalba per andare a lavorare nei campi. La notte, perci, avrebbe voluto dormire per recuperare le energie spese durante il giorno a vangare.
Amedeo: Mi sembra che fosse giusto.
Agostino: Ma io glielo impedivo perch piangevo.
Amedeo: Piangevi?
Agostino: S, e sempre di notte. Un pianto isterico, irrefrenabile, incomprensibile perch senza una ragione. Mio padre allora si svegliava, sincazzava di brutto e bestemmiava come un turco, ma io me ne fregavo e continuavo a piangere. Ad un certo punto egli si alzava dal letto ed infuriato come una belva sfogava la sua rabbia, maledicendo me e mia madre, che mi aveva messo al mondo. Poi, al culmine della disperazione, sbatteva la porta e, sbraitando contro lintera umanit, se ne andava, ed io piano piano, serenamente, mi addormentavo come un angioletto.
Amedeo: E tua madre, cosa faceva tua madre?
Agostino: Cosa vuoi che facesse, poverina? Io mi addormentavo e lei cominciava a piangere. Eravamo in tempo di guerra ed io avevo sempre fame, una fame da lupi.
Amedeo: Tutti avevano fame in tempo di guerra, grandi e piccini.
Agostino: Io succhiavo il latte da mia madre. Mi attaccavo alla sua tetta vuota con grande voracit e succhiavo, succhiavo, fino a farla ridurre solo pelle ed ossa. Mia madre ad un certo punto si ammal. Anemia perniciosa, disse il dottore, con un principio di tubercolosi.
Amedeo: Mi pare logico che sia andata a finire cos.
Agostino: Lei era debilitata perch non aveva nulla da mangiare, ma io non desistevo e succhiavo, succhiavo da quelle tette secche ed asciutte ed invece del latte succhiavo la sua vita.
Amedeo: Poverina!
Agostino: Per farsi venire il latte, povera donna, ricordo che beveva un po di vino, di quello del fattore, lunico alimento che abbondava in quella casa colonica. Mia padre lo rubava e mia madre, di nascosto, se lo beveva. Per questo era sempre ubriaca fradicia, poverina. Lei beveva vino ed io succhiavo latte. Dopo qualche mese, per, divenne alcolizzata ed and fuori di cervello.
Amedeo: Era inevitabile che ci accadesse.
Agostino: Ad un certo punto, allo stremo delle forze, la mia povera mamma non ce la fece pi ad allattarmi ed invece di darmi il latte dal seno mi fece bere direttamente il vino dal fiasco. Nel suo delirio mi diceva: tu sei nato fortunato perch dentro avrai sempre lo spirito di vino. La mamma era una donna straordinaria anche nella sua pazzia.
Amedeo: Tua madre ti voleva certamente molto bene.
Agostino: Non mi ha strozzato n ha mai tentato di rispedirmi allaltro mondo. In compenso, per, ci andata lei al posto mio. Anche lei era una persona altruista, voleva fare del bene ma, invece di vivere per gli altri, morta anzitempo per dare a me la vita. Se non ci fosse legoismo, caro Amedeo, saremmo tutti morti come mia madre. Legoismo aiuta a vivere, questa la verit.
Amedeo: Finalmente ho capito la storia della tua famiglia.
Agostino: Ora ti lascio leggere in santa pace il tuo giornale perch il ricordo di mia madre mi ha sconvolto. (Esce).
Loretta: (Entra piangendo). Non ci posso credere, non ci posso credere
Amedeo: Loretta, ti sei forse commossa allidea di diventare nonna?
Loretta: Magari!
Amedeo: Stai piangendo perch Dario sar presto pap?
Loretta: Magari!
Amedeo: Magari mi facessi capire qualcosa, sarebbe meglio per tutti e due.
Loretta: Amedeo, ma tu non sai nulla?
Amedeo: No. Non so nulla.
Loretta: Come mai non sai nulla?
Amedeo: Come faccio a saperlo se non mi dici perch piangi?
Loretta: Se piango perch ne ho motivo.
Amedeo: Se me lo dirai probabilmente avr anchio un motivo per piangere e ti terr volentieri compagnia.
Loretta: Lo credo bene. Se sapessi, caro Amedeo
Amedeo: Parla, per lamor del cielo, Loretta. Dimmi tutto.
Loretta: (Comincia a singhiozzare). Non ci volevo credere, capisci? Non ci volevo credere
Amedeo: Suvvia, Loretta, sfogati con me.
Loretta: Amedeo, ti devo dare una brutta notizia. Dario e Vincenzina mi hanno detto che
Amedeo: Che si vogliono sposare?
Loretta: Magari!
Agostino: Che si vogliono lasciare?
Loretta: Magari!
Amedeo: (Perde la pazienza). Che vogliono andarsene affanculo?
Loretta: No.
Amedeo: Meno male.
Loretta: Che ci vogliono mandare noi, invece.
Amedeo: Dove?
Loretta: Proprio l, dove hai detto tu.
Anedeo: Affan........
Loretta: Dario e Vincenzina ci vogliono mandare via di casa, capisci? Ci vogliono mandare tutti e due alla casa di riposo.
Amedeo: Vuoi dire allospizio?
Loretta: S, allospizio dei vecchi.
Amedeo: Te lo hanno fatto intendere loro?
Loretta: Intendere? Dario me lo ha detto chiaro e tondo. Dice che Vincenzina preoccupata di trovare lo spazio vitale per il nascituro ed ha pensato perci di liberare la cameretta.
Amedeo: Brava Vincenzina. Affettuosa la ragazza. Per questo mi diceva che eravamo sacrificati tutti e due nella stanzina. Furba, eh!
Loretta: Anche Dario daccordo con lei. Dice che noi la nostra vita labbiamo gi vissuta, mentre loro sono ancora giovani.
Amedeo: Vissuta? Abbiamo finito appena di pagare il mutuo della casa. Io contavo di cominciare a vivere ora, altro che vita gi vissuta.
Loretta: Io ci sono rimasta di sasso. Non mi sarei mai aspettato un discorso del genere da parte di mio figlio.
Amedeo: Ma io non ho intenzione di accontentarli perch allospizio dei vecchi non ci voglio andare.
Loretta: Nemmeno io ci vorrei andare ma temo che ci toccher purtroppo andarci, perch loro sono decisi a raggiungere lo scopo di liberarsi di noi.
Amedeo: E noi facciamo la resistenza passiva.
Loretta: Io sono sicura, che, se non accettiamo la loro proposta, ci renderanno la vita difficile in questa casa.
Amedeo: Ecco cosa tramavano i due piccioncini. Tu hai detto: lasciamoli soli i ragazzi perch avranno da dirsi tante cose in una giornata cos bella per loro. Hai capito ora cosa avevano da dirsi? La colpa anche nostra, cara Loretta, perch li abbiamo troppo coccolati.
Loretta: Dice cosa ci fate voi vecchi insieme a noi che siamo giovani? Cos mi ha detto Dario. Mi ha voluto fare capire con le buone maniere che siamo diventati ingombranti.
Amedeo: Ah! Con le buone maniere!
Loretta: Si, con le buone maniere.
Amedeo: Come mai non hanno pensato di ammazzarci tutti e due per liberare lappartamento? Oggi pare che sia di moda fare cos.
Loretta: Non lo so se ci hanno pensato.
Amedeo: Una volta i figli avevano rispetto per i genitori e non si sarebbero mai permessi di dire alla propria madre queste cose.
Loretta: Dicono che hanno bisogno di spazio per sentirsi liberi. Avranno anche ragione, poverini, ma non giusto che a farne le spese dobbiamo essere noi, dopo tutti i sacrifici che abbiamo fatto.
Amedeo: Beati coloro che sono morti quando erano ancora giovani.
Loretta: Perch dici questo? Pu sembrare una bestemmia.
Amedeo: Almeno non hanno conosciuto le brutture della vecchiaia, quanto sia sgradevole la sensazione che si prova nel sentirsi considerati inutili o peggio ancora un peso di cui liberarsi.
Loretta: Dopo tanti sacrifici......
Amedeo: Ed i sentimenti, Loretta, che fine fanno i sentimenti, gli affetti, i rapporti familiari, che abbiamo cercato di costruire nel corso degli anni?
Loretta: Ignorati, calpestati......
Amedeo Allimprovviso vengono cancellati dallegoismo di una giovane donna, che per fare spazio alla sua creatura, convince nostro figlio a buttarci fuori di casa.
Loretta: Forse hai ragione. Era meglio morire giovani, almeno ci saremmo conquistato un posto fisso nella tomba, dalla quale nessuno ci avrebbe mai mandato via.
Amedeo: Questo un sopruso che Dario ci sta facendo, istigato da quella gattamorta di Vincenzina.
Loretta: Lo penso anch'io.
Amedeo: Vedi, Loretta, le cause che rendono amara la vecchiaia purtroppo sono tante. Alcune dipendono dallet, come gli acciacchi fisici, i dolori, e non ci possiamo fare niente; altre dipendono dalle difficolt economiche, ma mai avrei immaginato che ulteriori difficolt potessero dipendere dal comportamento dei figli.
Loretta: Come mai nostro figlio ha deciso di metterci fuori di casa? (Piange).
Amedeo: Non piangere, Loretta. Troveremo una soluzione. Dobbiamo reagire e prendere il toro per le corna.
Loretta: Dopo quello, che ci hanno detto, io non me la sento pi di rimanere in questa casa insieme a loro. Mi sembrerebbe di essere di troppo, non mi sentirei pi a mio agio, capisci?
Amedeo: Allora buttiamoli tutti e due fuori di casa e continuiamo a vivere tranquilli.
Loretta: Con quale coraggio potrei buttarli in mezzo ad una strada, specie ora che c in arrivo una creatura, e poi starmene tranquilla in casa mia? Le colpe dei genitori non devono ricadere su quell'anima innocente.
Amedeo: Io non mi rassegno a perdere la partita senza lottare.
Loretta: Aveva ragione Agostino. La notizia, che attendevamo, non ci ha portato la verit, perch la verit, quella vera, era nascosta ed ora si manifestata in tutta la sua crudelt.
Amedeo: Era questa in fondo la notizia vera, non il risultato delle analisi cliniche. Aveva visto bene tuo fratello. Quelluomo sembra che parli a vanvera ma invece dice quasi sempre cose sagge.
Loretta: Vincenzina mi era sembrata un po cambiata in questi ultimi tempi. .
Amedeo: Evidentemente stava covando la serpe in seno. Loretta, ricordi quante notti abbiamo passato in bianco prima di deciderci a fare il mutuo per acquistare questa casa?
Loretta: Certo che me lo ricordo. I conti non ci quadravano mai e cominciavamo sempre daccapo.
Amedeo: I soldi non bastavano per coprire tutte le spese......
Loretta: Il tuo stipendio era modesto e pi di tanto non si poteva fare.
Amedeo: Io facevo gli straordinari ma tu ti lamentavi perch in casa non cero quasi mai, te lo ricordi?
Loretta: S, ma, quando ho scoperto che in casa eri noioso, mi sono rasserenata.
Amedeo: Questo non lo sapevo. Io, da sola, ti credevo sacrificata.
Loretta: Te lo facevo credere per farti sentire pi importante, amore mio.
Amedeo: Ora staremo sempre insieme, tu ed io allospizio dei vecchi.
Loretta: Ci aspetta una triste vecchiaia, fatta di solitudine, caro Amedeo.
Amedeo: La solitudine un male comune, non appartiene solamente ai vecchi. Ci sono mille solitudini ed l'una sempre diversa dallaltra anche se leffetto sempre uguale. C la solitudine dei giovani, che non si sentono compresi dagli adulti, quella delle persone anziane, che si sentono emarginate
Agostino: (Entra e rimane in silenzio ad ascoltare).
Amedeo: C la solitudine dei disoccupati. C la solitudine dei poveri, che antica quanto antico il mondo, c' la solitudine degli ammalati terminali, che si trovano al cospetto della morte con i propri imperscrutabili pensieri e con la paura dellignoto, e quella di coloro che hanno perduto conoscenza e ci appaiono sospesi in un mondo, che a noi sembra non avere senso. Il mondo popolato di persone sole, che solo apparentemente stanno insieme. E noi facciamo parte di questo mondo, capisci, Loretta?
Agostino: Io ho conosciuto un tale, che si sentiva tanto solo che spesso si perdeva anche di vista.
Loretta: Non fare lo spiritoso, Agostino. Non proprio il caso.
Agostino: Scusate se mi intrometto ma, se ho ben capito, Amedeo stava dicendo che la solitudine, nelle sue molteplici forme, condiziona negativamente la nostra vita. Io non credo che sia cos.
Amedeo: Non sei daccordo?
Agostino: Secondo me c un altro problema, che affligge lumanit e non solamente le persone in et avanzata.
Loretta: E se non la solitudine, cosaltro sar mai codesto male?
Agostino: Secondo studi recentissimi, effettuati da insigni scienziati, sembra che oggi si possa dire con certezza che la malattia, che colpisce la nostra societ, non la solitudine.
Amedeo: E forse la miseria?
Agostino: Acqua, acqua.
Loretta: Allora la tristezza?
Agostino: La malattia principale della societ moderna non la solitudine, non la miseria e nemmeno la tristezza ma solo una forma generalizzata di ostinata...... stitichezza.
Amedeo: Tu hai sempre voglia di scherzare, Agostino.
Loretta: Ti ho detto che questo non il momento giusto. Abbiamo altri pensieri per la testa.
Agostino: Non sto scherzando affatto, Loretta mia. La crisi del mondo a pensarci bene ha le sue radici pi profonde nelle budella della gente, come dire che ha la sua origine nelle viscere dellumanit. Siamo tutti, per un verso o per laltro, pi o meno stitici.
Amedeo: Stai dando i numeri stamattina.
Agostino: Non sono forse stitici i nostri industriali quando devono aumentare il salario ai loro dipendenti?
Amedeo: Ah! Ora capisco. La tua in sostanza una metafora? Parli a nuora perch suocera intenda.
Agostino: Non mostra di essere stitico lesimio avvocato che, se non ben foraggiato, stenta a trovare le parole giuste per difendere limputato? E lamante, che non vuole scoprire i propri sentimenti, non a suo modo stitico damore come lo anche lavaro? Ma lo stitico moderno sicuramente il capo del Governo, per colpa del quale tutti noi pensionati lo siamo giocoforza diventati.
Loretta: Cosa stai dicendo, Agostino?
Amedeo: Vuoi dire che tutti i pensionati siamo stitici per colpa del governo?
Agostino: Certamente, ma in un senso diverso da coloro che ho citato avanti. Intendo dire che noi lo siamo non in senso metaforico ma reale. Daltra parte con la pensione che ci danno francamente ci rimane poco per mangiare e, quindi, naturale e conseguente che da fare, diciamo cos, ci abbiamo quasi niente. Per noi pensionati il bagno in sostanza lo potrebbero abolire.
Loretta: Perch lo dovrebbero abolire ?
Agostino: Che ci andiamo a fare al cesso, a leggere il giornale o a cantare una canzone? Dopo avere pagato la rata per il mutuo, il telefono, lacqua, il gas, lICI, lACI cosa ci rimane per mangiare, la bolletta della luce? E se ci mangiamo le bollette della luce, la facciamo poi fosforescente?
Amedeo: Eh gi, fosforescente?
Loretta: (Fa segno ad Amedeo di fare silenzio).
Agostino: Noi pensionati siamo diventati stitici per decreto legge.
Amedeo: S, s, il Governo ci fa morire di fame.
Agostino: Per i signori del Governo noi pensionati dovremmo abitare in un monolocale senza cucina e senza bagno, perch dicono che sono uno spreco di denaro.
Loretta: Screanzati, egoisti!
Agostino: Dice, ma quel poco che mangiate lo vorreste anche buttare? No!
Amedeo: Ci mancherebbe altro!
Agostino: Noi ce la teniamo cara. Ci facciamo laccumulazione come se fosse un fondo di investimento e poi, una volta allanno, per lanniversario de li mortacci loro, ci facciamo una bella spaparanzata.
Amedeo: E poi?
Agostino: E poi ci sentiamo pi leggeri, come se avessimo fatto una cura dimagrante. Se noi pensionati ci intestardiamo a volere andare tutti i giorni al bagno, ci rimaniamo male perch alla fine non ci sembra nemmeno di avere fatto il nostro bisogno. Una miseria che ci fa sentire ancora pi poveri di quelli che siamo veramente, capite? Una pallina e via.
Loretta: Come le pecorelle?
Agostino: Esattamente. A noi, perci, conviene andare al bagno una sola volta allanno.
Loretta: Una volta sola?
Agostino: Come si dice? Meglio un giorno da montone che dieci anni da pecora infelice. Altrimenti ci sentiamo mortificati per la pochezza del risultato ottenuto nonostante il grande sforzo.
Amedeo: Tanto rumore per nulla vuoi dire? .
Agostino: Bravo. Hai colto proprio nel segno. Secondo me lintestino oltre che cieco deve essere anche sordo, cos non sente alcuno stimolo e se ne sta tranquillo.
Amedeo: E' meglio se se ne sta tranquillo.
Loretta: Tranquillo?
Agostino: Certo. Se si da delle arie, non vi preoccupate. E' solo un pochino borioso.
Amedeo: S, s, il mio spesso borioso.
Agostino: Vi siete mai chiesto perch nelle case dei ricchi i bagni sono grandi, sontuosi, quasi monumentali, come una piazza darmi?
Loretta: Perch?
Agostino: Perch nelle loro case si mangia in abbondanza e, quindi, naturale che sia grande anche il..... bisogno di toilette.
Amedeo: Hai ragione, questa una giusta considerazione.
Agostino: Anni fa, quando ho visto il water del Ministro della Cassa per il Mezzogiorno, mi sono spaventato. Senza esagerazione, aveva un cesso che sembrava una tinozza. Tre metri di diametro per due di profondit.
Amedeo: Per la miseria!
Loretta: Una vera enormit.
Agostino: Ma era quello che gli ci voleva per le sue necessit. Dei nostri politici si dice spesso: questa volta lhanno fatta veramente grossa, non vero?
Amedeo: Con tutto quello che si mangiano, certo che la fanno grossa.
Agostino: Avete mai sentito dire, invece, che i pensionati lhanno fatta grossa?
Loretta: No, questo mai, mai.
Agostino: E come potrebbero farla grossa, poverini?
Amedeo: Come potrebbero?
Loretta: Con quello che costa oggi la spesa!
Agostino: Io mincazzo quando sento dire che il mondo pieno di merda e che i pensionati ce lhanno fino al collo. Mica roba nostra.
Loretta: Di chi ?
Agostino: E tutta roba di quelli che si abbuffano alle spalle dei cittadini onesti. Noi partecipiamo solo in minima parte a produrla.
Amedeo: Solo in minima parte!
Agostino: Dicono che siamo coraggiosi perch non ce la facciamo mai sotto di fronte alle difficolt. Neanche se volessimo ce la potremmo fare sotto. Ci manca la materia prima.
Loretta: Ci manca, ci manca.....
Agostino: Ma perch, mi domando io, se il mondo pieno di stronzi io, per farne uno ci impiego pi di un mese? Perch, perch? Mi domando.
Amedeo: A proposito di stronzi, lo sai che Dario e Vincenzina ci vogliono mandare allospizio dei vecchi?
Agostino: A chi?
Amedeo: A me e Loretta. Hanno detto che la casa troppo piccola per contenere tutti e ci hanno perci invitato ad andarcene per liberare la cameretta.
Loretta: Siamo diventati ingombranti in casa nostra, hai capito, Agostino?
Agostino: Siete stati voi a volerli ospitare in casa.
Amedeo: Noi lo abbiamo fatto a fin di bene.
Agostino: Io ti avevo avvertito.
Loretta: Non potevamo immaginare che i ragazzi avrebbero reagito in questo modo.
Agostino: La colpa vostra, cara Loretta.
Loretta: Hai ragione.
Amedeo: Beato te che sei egoista, caro Agostino, almeno non farai mai il nostro stesso errore .
Loretta: A te in effetti hanno riservato un trattamento diverso.
Agostino: E' segno che la mia teoria quella giusta.
Loretta: S, s. Hanno deciso di affidarti alla Caritas, affinch ti trovino un letto per dormire.
Agostino: A me, alla Caritas?
Amedeo: Proprio cos, alla Caritas. Hanno detto: lo zio Agostino lo mandiamo alla Caritas.
Agostino: Ma io non voglio andare alla Caritas.
Amedeo: Nemmeno io vorrei andare allospizio.
Loretta: Temo, per, che ci dobbiamo rassegnare ad abbandonare il campo perch i rapporti familiari sono ormai irrimediabilmente deteriorati.
Amedeo: Caro Agostino, credimi, in questo momento invidio tutti coloro che non hanno avuto figli.
Loretta: Non dire questo, per lamor di Dio. I figli sono comunque un dono del Signore e bisogna accettarli sempre anche se hanno il cuore di pietra.
Amedeo: Allora, sia fatta la loro volont. Prepariamoci a fare le valigie. A questo punto non vedo altra soluzione. Andiamo. (Escono).
Scena quinta
(Dario e Vincenza)
Dario: (Entrano). Vincenzina, secondo te come andr a finire tutta questa vicenda?
Vincenza: Speriamo che abbiano capito bene e che non ci creino problemi questi vecchi.
Dario: La mamma mi sembrata rassegnata.
Vincenza: S, s. Il pericolo, secondo me, costituito solo da tuo padre.
Dario: Mio padre? No, no. Mio padre fa sempre quello che gli consiglia di fare mia madre. Lui un debole e non fa mai una cosa di testa sua.
Vincenza: E lo zio Agostino?
Dario: Cosa cinteressa dello zio Agostino? Finora ha sfruttato sempre mia madre, vorr dire che per una volta si arranger da solo. Cos va il mondo, cara Vincenzina. Mica ci possiamo preoccupare di tutti.
Loretta: (Entra e, con tono dimesso) Cari ragazzi, ho da darvi una buona notizia. (Rivolgendosi a Dario) Io e tuo padre abbiamo deciso di lasciare quanto prima la nostra casa.
Dario: Oh! Grazie, mamma. Sapevo di potere contare su di voi.
Loretta: Non ci ringraziare perch non lo facciamo volentieri.
Vincenza: Oh! Mi dispiace, signora. Noi una volta alla settimana verremo a farvi visita, perci lei non si deve preoccupare.
Loretta: Sei molto gentile, cara Vincenzina.
Dario: A proposito, pap dov andato?
Loretta: E uscito insieme allo zio Agostino.
Dario: Che faccia aveva?
Loretta: Lho visto un po contrariato ma c da capirlo..
Dario: Speriamo che la rabbia gli passi.
Vincenza: Gli passa, gli passa. Vedrai che gli passa presto. Non certo la fine del mondo dovere lasciare la casa al proprio figlio.
Loretta: Vincenzina, non essere screanzata. Il troppo stroppia, lo sai?
Vincenza: Mamma mia come siete diventati permalosi! Per un favore che vi abbiamo chiesto, ci state facendo sudare sette camice.
Loretta: Stai diventando sempre pi impudente. Ringrazia Iddio che hai una creatura in grembo, altrimenti avrei reagito diversamente.
Vincenza: Ho capito, oggi meglio che mi stia zitta, non ve ne va bene una.
Agostino: (Entra sventolando il suo cartello con il motto delluomo della strada). Al, oh, oh! Al, oh, oh!...
Loretta: Cosa c, Agostino? Ti sembra questo il momento di scherzare, benedetto uomo?
Vincenza: Cosa vuole dire questa trovata, zio Agostino?
Agostino: Niente, niente, una semplice bischerata per creare un po di allegria.
Amedeo: (Entra seguito dal geometra). Venga, venga, signor geometra. Si accomodi, non si stia tanto a preoccupare. Questa ancora casa mia. Proceda pure e faccia scrupolosamente la sua perizia.
Dario: Quale perizia? Cos questa storia della perizia, pap?
Amedeo: Niente, niente. Una semplice formalit.
Agostino: Una bischerata.
Amedeo: Una bischerata, come dice lo zio Agostino. Ho dato mandato ad una agenzia immobiliare di vendere il nostro appartamento ed il signor geometra venuto per effettuare la stima del suo valore. E una cosa normale, non ti pare?
Geometra: Signor Amedeo, con il vostro permesso io procederei intanto alla misurazione del locale.
Amedeo: Faccia pure, non si preoccupi di noi.
Vincenza: Vendere lappartamento una pazzia.
Dario: Certo, una pazzia.
Agostino: Vendere l'appartamento non una pazzia.
Vincenza: Io non sono daccordo!
Dario: Nemmeno io sono d'accordo.
Agostino: Sapeste quanto ci dispiace!
Dario: Pap, a che gioco stiamo giocando? E vero quello che state dicendo?
Amedeo: Certo caro. E stata unidea che io e zio Agostino abbiamo maturato strada facendo.
(Intanto Loretta, seduta in un angolo, piange sommessamente).
Dario: Perch ci vuoi fare questo torto? Lo sai bene che cos facendo ci metti in mezzo ai
guai?
Amedeo: Oh! Nessun torto, caro Dario. Vendere lappartamento , purtroppo, una necessit.
Non c' alternativa, caro. I soldi servono per pagare la retta della casa di riposo per me e per tua madre.
Agostino: Ed anche per me, vero Amedeo? Lidea della scopa stata mia, ricordatelo Al, oh, oh! Al, oh, oh!...
Vincenza: E noi dove andiamo a finire?
Dario: Dove andiamo a sbattere la testa?
Agostino: Alla Caritas, alla Caritas. L vi troveranno un bel letto per dormire.
Vincenza: Noi alla Caritas?
Amedeo: Eh s, cari ragazzi, i tempi purtroppo sono duri e non c pi spazio per i sentimentalismi. Nel mondo c troppo egoismo e nessuno di noi, n io, n voi, n lo zio Agostino pu ritenersi immune da questo virus, che corrompe i rapporti umani e deteriora quelli familiari, fino al punto da mettere gli uni contro gli altri. Io vi auguro con tutto il cuore di realizzare ogni vostro desiderio ma dovete farlo da soli, perch non potete contare pi sul nostro aiuto.
Agostino: Al, oh, oh! Al, oh, oh! (Agita il cartello).
Amedeo: Agostino, smettila, per favore. Non il caso di affondare ancora il coltello nella piaga. Sono certo che i nostri ragazzi hanno compreso bene la lezione e ne faranno tesoro per lavvenire.
Geometra: Signor Amedeo, io avrei gi finito di misurare questa stanza.
Amedeo: Bene. Allora venga a misurare gli altri locali, le faccio strada. Perch non vieni anche tu, Agostino?
Agostino: S, s, vengo. (Amedeo e il geometra escono e zio Agostino li segue ripetendo sottovoce) Al, oh, oh! Al, oh, oh!
Loretta: (Seduta, continua a piangere, senza che nessuno si curi di lei). Non ci posso credere, non ci posso credere. (Rivolgendosi ai due ragazzi). Perch lo avete fatto? Perch? Perch?
Dario: Hai visto cosa hai combinato, Vincenzina?
Vincenza: Io? La colpa tua perch non hai preso le dovute precauzioni.
Dario: Mia?
Vincenza: S, tua. Conoscendo tuo padre avresti dovuto prevedere la sua possibile reazione.
Dario: La colpa invece tua perch hai preteso troppo e non hai voluto ascoltare le mie ragioni.
Vincenza: Quali ragioni?
Dario: Sei stata egoista, cara mia.
Loretta: Non ci posso credere, non ci posso credere
Vincenza: Non sei stato in grado di gestire la situazione, questa la verit.
Dario: Perch tu sei egoista, troppo egoista. Ora per colpa tua siamo rovinati, rovinati, capisci? Disgraziata!
Vincenza: Imbecille.
Dario: Egoista!
Vincenza: Cretino!
Dario: Egoista e disgraziata!
Vincenza: Imbecille e cretino!
(I due si avviano verso luscita).
Dario: Egoista!
Vincenza: Stronzo!
Dario: Figlia di puttana......
Loretta: (Continua a piangere). Non ci posso credere una famiglia distrutta. Distrutta, completamente distrutta. Non ci posso credere non ci posso credere La mia famiglia non esiste pi, la mia famiglia non esiste pi, non esiste pi......(singhiozza).
(Sipario)
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