L’uomo d’insuccesso

LUOMO DINSUCCESSO

LUOMO DINSUCCESSO

(Sinfonia Fantastica)

Dramma in due Atti

di

Antonio Sapienza

Gennaio 2005

Personaggi:

Alcide, luomo dinsuccesso;

Uno, il suo Destino;

Due, la sua Coscienza;

Gina, sua moglie;

Due ballerini.

Primo Atto

Sul palcoscenico, poste leggermente a destra, ci saranno due poltroncine, una poltrona, un tavolino-scrittoio con sopra carte sparse e qualche libro, una sedia e una lampada a piantana.

Sulla parte sinistra di detta scena, quasi ad angolo, quindi ben visibile, ci sar una portafinestra, con pesanti tendaggi, che dar verso un giardino interno. A destra ci sar una porta comune. Al centro della scena ci sar appeso un grande quadro, in stile astratto, che rappresenter un vortice di colori che si porter verso il centro, dove, in rosso, rappresenter un volto umano, forse sofferente, forse anelante. (per eventuali riferimenti, si consiglia di visionare lopera pittorica Berlioz, sinfonia Fantastica dello scrivente, disponibile su Internet). La portafinestra sar coperta da spessi tendaggi, dai quali filtrer una luce irreale, ma lieve, riposante.

Lilluminazione, insieme alla colonna sonora- preferibilmente la Fantastica di Berlioz che si suggerisce di riascoltare - saranno di fondamentale importanza per la rappresentazione e la comprensione di tutta lopera. In particolare le luci saranno rosse per le scene forti, drammatiche; verdi per quelle irreali; gialle per le parti vivaci, di vita; blue per le scene oniriche; la lampada di wood per lirrazionale; la strobosferica per le scene che comportano il mutare di luogo o di tempo, e il cannone o occhio di bue. Esse debbono sempre cambiare seguendo non solo le varie fasi dellopera, ma anche scandendo i tempi di certi dialoghi. Naturalmente saranno fondamentali nelle scene del balletto. Comunque, in ultima analisi, ci si affida alla creativit e al talento del regista.

Allinizio dello spettacolo, la scena sar buia, silenziosa. Poco dopo si udr la sinfonia e le luci incominceranno a riprendere, come se filtrassero dai tendaggi. Quindi, da destra entrer Alcide, un uomo molto maturo, alto, dinoccolato, coi capelli grigi, la barba pepe e sale a pizzetto. Indosser una veste da camera color vinaccia su pantaloni grigio chiari e calzer ai piedi pantofole felpate. Egli attraverser la scena e andr a scostare le tende della portafinestra e guarder fuori.

Arc.- Eccola l! arrivata. E arrivata la primavera. Finalmente arrivata con questa magnifica tiepida giornata di sole - come da copione: peccato che sia gi fine maggio. Eh, bella mia, ti sei fatta aspettare questanno- anche troppo: perturbazioni africane, depressioni sul Golfo del Leone, correnti balcaniche ci mancava solo el nino per completare lopera - che hanno fatto di te la succursale del tardo inverno marzolino.

Ora sei arrivata (breve pausa e dirigendosi verso il centro della scena, quindi alla poltrona), ma che sei arrivata a fare? I mesi migliori, i giorni dincanto, le ore magiche che solo tu sai creare, sono state ormai bruciate dal gelo, dalla pioggia abbondante e dallo scirocco. Di te adesso rimane solamente lappendice di una stagione ricordata e mai avuta. (si diede stancamente).

Entra Gina, la moglie.

Gina- (donna di mezza et, magra, piccolina, ma energica ) Caro, la vuoi la camomilla?-

Alc.- No, grazie.-

Gina.- Che fai, ti sdrai? (cenno affermativo di Alcide) E allora copriti bene, non prendere freddo, non essere imprudente, non fare al solito tuo (Alcide afferma col capo di si, stancamente). Tu saresti capace di raffreddarti proprio alla fine della brutta stagione. Sarebbe il colmo! ( gli sistema un plaid sulle gambe). Allora buon riposo, caro, io vado a fare la canasta. Ci vediamo dopo. Ciao. (fa il gesto di dargli un bacio ed esce a passi piccoli e veloci).

Alc.- (stancamente, ma sollevato dalluscita della moglie) Ciao, ciao... e copriamoci (imitando la moglie) non si sa mai un raffreddore a fine stagione un disastro universale ( si aggiusta meglio il plaid). Ecco fatto! ( come riprendendo un filo di pensiero interrotto) la fine della stagione, gi.( breve pausa) La fine della stagione e la fine della mia( resta con la parola in sospeso, forse voleva dire: vita! ma poi riprende pi deciso): ma che parallelismo impressionate tra questa fallita stagione e la mia vita: ambedue bruciate da perturbazioni e da scirocco; e ambedue che tentano, timidamente, quasi vergognandosi, di salvare la stagione con ultimi sprazzi di vitalit.

Troppo tardi mie care

i germogli sono stati bruciati dal gelo,

e lo scirocco umido e afoso

ha appiccicato il male nero

sulle palpitanti e verdissime foglioline,

intisichendoli.

Troppo tardi, amiche mie,

sulla mia testa ormai vi sono troppi capelli bianchi

e una marea di delusioni.

Troppo tardi.

Adesso sono stanco.

Troppo tardi! ( si appoggia alla spalliera, a occhi chiusi).

Sapete? Io non vi serbo rancore. E perch mai? Avete fatto ci che dovevate fare: i tempi, i luoghi, le circostanze li sceglie il Caso(iniziano effetti luminosi che mettono in risalto la pittura, musica adatta. Approfittando di un attimo di buio, Alcide si toglie la veste da camera, rimanendo in maniche di camicia color bianco di una misura pi grande della sua, dal colletto alto. Nel frattempo, si saranno materializzate due figure: una nera, alta, maestosa, che si sar posta dietro una delle poltrone: Uno; laltra figura, tracagnotta, rossa, dietro laltra poltrona, Due.).

Uno Ne sei sicuro?-

Alc.- ( sbalordito, confuso, gesticolando, barcolla ) Cosa? Mama chi siete? Come siete entrati? Cosa volete?-

Due Eh, quante domande. E tutte domande non adatte a te! Hai tanti anni e ti meravigli di vederci?-

Alc.- Se sognassi si, ma non dormo, non sogno, sono sveglio, sveglissimo-

Uno Tu dici-

Alc.- Dico, e vi domando anche: cosa volete, qui, a casa mia! (si alza e si pone dietro lo scrittoio, come per proteggersi)-

Uno Che caratterino-

Due- Calmati, suvvia, fai uno sforzo-

Uno (Mostrandosi) Allora, che ne dici?-

Alc.- (frugando in un cassetto) Dov la pistola, dannazione!-

Due Non fare la scena, tu non possiedi unarma.-

Alc.- E lei come lo sa? Comunque, uscite o chiamo la polizia!-

Uno.- Non tagitare, per favore-

Due.- Siediti, tranquillo, su-

Alc.- Non Non siete esseri viviventi? Vero? - Siete fantasmi?-

Due (indignata) Puerile! Ma fai uno altro piccolo sforzo. Mi riconosci?-

Alc.- La dovrei conoscere? Veramente io-

Due - Sono la tua Coscienza!-

Uno- (mostrandosi a sua volta) Ed io il tuo Destino.-

Alc.- (perplesso e pizzicandosi) Voi siete voi saresteforse voi-

Uno- Siamo, siamo (come dire: ovvio) e abbiamo sentito che parlavi della scelta, del Caso. -

Due- Ci fai sedere?-

Alc.- Accoaccomodatevi ( sbalordito e basito, mentre i due si siedono).

Uno- Allora - del Caso, cosa dicevi?

Alc.- ( visibilmente tremante) Io non saprei aspettate, fatemi capire, come siete entrati?-

Uno Non abbiamo bisogno dentrare, noi ci siamo sempre.-

Alc.- Sempre? Sempre nel senso che siete sempre in questa casa?-

Uno Banale! Nel senso che stiamo sempre con te, mio caro Alcide.-

Alc.- Sapete il mio nome? Allora tutto vero ma cosa significa ci? -

Due Significa che sappiamo tutto di te.-

Alc.- Tutto?-

Due Tutto: io il passato e il presente, lui il futuro.-

Alc.- Forse incomincio a capire: sto impazzendo. (si va a sedere).

Uno Non essere drammatico, per favore. Allora, dicevamo - il Caso, cosa intendevi dire?-

Alc.- Nulla e tutto. (confusamente) Il Caso il caso, insommaioforse. Ma no! Ma che faccio, parlo con loro? Ma che assurdit! Parlo alla mia fantasia? Basta, sono veramente ammattito!-

Uno - Calmati, calmati. Rilassati.-

Alc.- Sono calmo, sono rilassato e sono anche morto per lo spavento.-

Due Non sembrerebbe. Allora ti abbiamo fatto una domanda credo-

Alc.- No...macch, ah, il Caso? Ma siete fissati! No, niente, volevo dire niente.-

Due - Bene, allora parlaci di te.-

Alc.- Di me? A voi? E che centra?-

Uno Tanto per iniziare a discorrere, per rompere il ghiaccio.-

Alc.- Ma quale ghiaccio? E io dovrei parlare di me con dei sconosciuti (largo cenno col braccio quasi dispregiativo) che si presentano non invitati a casa mia per poco non mi fanno venire una sincope - mi chiamano per nome e mi dicono: Bene parlaci delle tue cose private, dicci di te! Ma questa veramente pura follia. Questo un incubo, ne sono sicuro! (si alza e va verso la finestra e sta per aprire il tendaggio, ma Uno lo blocca con un gesto perentorio)

Uno - Dove vai! Siediti, calmati, non siamo qui per farti del male o per giudicarti, siamo qui per ascoltare. Dunque puoi dire qualsiasi cosa. Ci puoi parlare anche di te, ma se proprio non vuoi, possiamo anche andare, che ne dici?-

Alc.- (sedendosi sconcertato, ma cercando di darsi un contegno disinvolto, poi guardandosi attorno come per cercare una via duscita, infine rassegnato) No, ormai che si siete restate, sono curioso, tanto lo spavento lho gi preso. Bene, se proprio debbo parlare con voi, vi parler del mare.-

Due.- Del mare?

Alc.- Del mare, e basta!-

Uno Veramente ci aspettavamo di sentire la solita tiritera sulla tua vita sbagliata, sulla sfortuna, le opportunit abortite, gli appuntamenti mancati, le occasioni fallite, i tradimenti. Ma tu ci vuoi parlare del mare, perch?-

Alc.- Perch? (cercando di guadagnare tempo e dignit) Perch il mare mi sta a cuore, ecco perch!-

Due.- E a noi no (perentoria)! Parlaci di te, se non ti dispiace tanto (conciliante) per favore.-

Alc.- Di me, del mare, la stessa cosa, sapete (rinfrancandosi).-

Uno Sappiamo, non sappiamo. Siamo qui per sentire te; se vuoi, la tua storia, e non il tuo mare.-

Alc.- Ah, la mia Storia? Vi interessa proprio? Ebbene la mia vita non ha storia, solo cronaca-

Due- Lascia giudicare noi. Dunque?-

Uno (vedendo Alcide turbato dal tono di Due) Su, coraggionaturalmente se vuoisolo una chiacchieratatra amici. Dunque?-

Alc.- (rassegnato e rasserenato) Cos va meglio, infine si tratta solo di fare quattro chiacchiere - ci sto. Facciamo come dite voi. Parler anche di me.-

Uno Vai a ruota libera.-

Alc.- Bene, ma ricordatevi per, mavete quasi obbligato certo se ne potevo fare a menoallora (riflette portandosi le mani giunte quasi sulla bocca):

Nacqui inesorabilmente,

e mi portai appresso rimpianti paterni

e speranze materne.

Il Caso mi dette un nome

e una dignitosa povert si fa per dire. (b.p.)

Io e il Caso dormivamo insieme.

Poi tutto fin.-

Due Aspetta, aspetta, che fretta.-

Uno Perch esiti ancora? Perch non vuoi parlare seriamente?-

Due - Forse ti vergogni dessere un uomo dinsuccesso?-

Alc.- Uomo dinsuccesso? (risatina) Bella definizione (beffardo), non c male. La vergogna? Forse si e forse no. Ma, infine, non mi starete per caso confessando spero.-

Uno Ma che dici? No, niente confessioni, ci mancherebbe. Solo: parla e svapora.-

Alc.- Ora et labora,

lavorare e tacere.

Taci, il nemico tascolta!

Ecco: vi parler della guerra. (con enfasi)

La guerra una grande cazzata!

Punto e fine!-

Due (quasi malinconicamente) Non cos semplice, spiegati meglio, facci capire.-

Alc.- Farvi capire? Dovrei capire prima io. (b.p.) Sapete, fino a qualche anno fa, per me la guerra era necessaria, estremamente necessaria. Poi capii che non era proprio necessaria, finch non si present la necessit di renderla di nuovo necessaria. Ma non ci credo o forse si. Spesso penso: perch la natura ha creato prede e predatori?-

Uno (ammonendolo) Non filosofare. Ci stavi parlando della necessit della guerra. Ebbene se essa sintreccia con la tua vita, allora continua, altrimenti risparmiaci questi luoghi comuni.-

Alc- Va bene. Per vi dico che pace necessaria. La pace fra gli uomini e con la natura. La vita un intreccio con orrendi incroci: vedi Hiroshima! (breve pausa) Luomo pazzo di se stesso ed savio di un altro. Siete daccordo?-

Due Non tergiversare, devi parlarci di te, della tua vita, non delle tue opinioni. Quelle te le puoi tenere per te.-

Uno Forse comprendo la tua ritrosia e cerchi di prendere tempo per capire. Ma ti assicuriamo che quello che ci dirai rester riservatissimo.-

Alc.- Non uscir da questa stanza?-

Due Se per questo, nemmeno da te stesso.-

Uno . Allora?-

Arc.- ( dopo una pausa di riflessione, poi annuendo con la testa) Io un giorno nacqui e lindomani mi trovai qui a parlare con voi, e proprio di me! Allora vi chiedo: nelle ascisse dellEternit e nelle ordinate dellInfinito, mi dite che posto occupo io? Sapreste dirmelo? Se si, continuiamo il discorso, se no, che ne parliamo a fare?-

Uno (battendosi il ginocchio) Questa bella. Tu vorresti conoscere il tuo destino. Se chiedi questo, possiamo dirti solamente: lascia perdere

Alc.- Ecco, tutti uguali questi signori Sotuttoio , quando non avete una precisa risposta ve ne uscite con un laconico: lascia perdere!

Uno Hai niente di meglio da dirci?-

Arc.- A chi? A te, mio destino? E non lo conosci gi, il mio - caro destino (ironico).-

Uno Cosa ne pensi tu del destino?-

Arc.- Nulla. Per ora. (pausa di riflessione, si alza e va verso lo scrittoio e fruga tra le carte, come a voler trovare l quello che deve dire) Bene. E allora senti questa a proposito di destino: Un giorno di una lontanissima estate, mi trovai nei pressi del Mattatoio e chiesi di visitarlo. Fui accontentato ed entrai: Dentro cera un lezzo da mozzare il fiato! La puzza entrava attraverso i vestiti, i pori della pelle, il sangue, le cellule. Eppoi sangue da per tutto. Ma quella visita disgustosa mi dette modo, occasionalmente, di assistere ad una scena che mi si impressa nella memoria: vidi una mandria di vitelli che procedevano in fila indiana lungo una transenna, che li guidava, dritti dritti, nella camera della morte, dove un uomo armato di una pistola a stantuffo lappoggiava alla loro fronte stecchendoli allistante. Ebbene, durante il tragitto verso la famosa camera, essi si incornavano, si ostacolavano, e, qualcuno addirittura, tentava di montare il compagno che lo precedeva. Insomma, essi facevano quello che erano abituati a fare, fin dalla nascita, senza sapere che il proprio destino si sarebbe compiuto tra non molto e che la loro vita sarebbe cessata, da li a poco, con una cilindrata in fronte.(b.p.) Ora a me sembra che anche noi uomini siamo come i vitelli della transenna, andiamo inesorabilmente verso la morte e non sappiamo quando essa avverr preoccupandoci solo di stuzzicarci a vicenda. Ma, se per caso, uno di noi alza la testa e si chiede che diavolo stiamo facendo? dove andiamo? Perch andiamo? Ecco che c sempre qualcuno che ti dice: lascia perdere. Eh no! Lascia perdere un corno: io voglio sapere!-

Uno E se ti dicessero che vai verso luomo con la pistola, tu che faresti?-

Alc.- Mi ribellerei, perbacco!-

Uno E poi?

Alc.- Come: e poi? Poi cambierei transenna.-

Uno Per andare verso un nuovo ignoto. Senti a me: lascia perdere...-

Due - lincommensurabile e linconoscibile e continua il tuo racconto.-

Alc.- Non mi v. La mia vita non interessa a nessuno. Eppoi sono stufo, sissignore!

Uno (alzandosi e avvicinandosi ad A.) Se per questo anche noi siamo stufi. Ma di te! Di questo puerile comportamento, di queste sconclusionate divagazioni.

Ma insomma, pensaci: quante volte hai desiderato parlare con un amico, aprire il tuo cuore, liberarti lanima; oppure confidarti con una persona discreta, disinteressata, pronta ad ascoltarti - ma senza mai riuscirvi, per diffidenza verso i tuoi simili - per essere confortato delle tue sfortune; per sfogarti, o analizzare i tuoi insuccessi? Bene, adesso puoi farlo con noi, riservatamente; e invece fai il capriccioso. Bada, noi siamo molto pazienti e ti ascolteremo volentieri, ma cerca di non abusare per della nostra disponibilit e, soprattutto, della nostra intelligenza. Allora?-

Alc.- No, voi non centrate. (si avvia verso la poltrona) Diciamo che sono stufo di me stesso. Vedete ci sono alcune volte che mi guardo allo specchio e dico: ma che cavolo vuoi tu? E sapete cosa mi rispondo? Gi, se lo sapessi lo direi a te! Allora concludo, invariabilmente, con un sonoro vaffanculo! Quindi pari e patta.

E cos, giorno dopo giorno, arriva la primavera, quella vera, non la fasulla. Poi aspetto lestate, lautunno, e perchno? Anche linverno, per poi lamentarmi che la primavera ritarda. (b.p.)

Vedete nacqui proletario,

volli diventare borghese

e non appena lo divenni,

subito me ne pentii.

Poi, osservando e percependo,

mi avvilisco:

vedo la Bestia in tutti coloro che ce lhanno

e la Bont in quelli che la mimetizzano.

Quindi prima le illusioni,

dopo lUtopia.

Ma allUtopia mancano i Poeti e gli Artisti.

Punto e basta. (B.P.)

Definizione dellArtista:

lArtista lUomo-Angelo. (si siede).

E oso scandalosamente affermare questa verit: Dopo Dio vengono le tre A : Amore, Arte, Armonia. Quindi, molto distaccato, segue lUomo, nella sua bivalenza di maschio e femmina. (gesticolando) Ed essi si dividono le tre A in modo ineguale, ma paritetico: Mi spiego: il maschio si prende il cinquanta per cento dellAmore, il settanta per cento dellArte e il trenta per cento dellArmonia. La femmina il resto. Che ve ne pare?-

Uno (sedendosi a sua volta) Sei molto presuntuoso, oltre che confusionario, ma forse abbiamo capito e, credo, (guarda Due che annuisce) che non siamo proprio daccordo con te: Poich di Poeti e Artisti, maschi e femmine, ce ne sono tanti e senza eccessiva differenza di percentuale tra i due sessi, almeno oggigiorno. Per rispettiamo la tua idea.-

Alc.- Daccordo, tralasciamo il sesso, non vorrei apparire maschilista quando, invece, sono femminista. Ma mi sapreste dire quanti di loro sono i veri Artisti? E quanti aspiranti Artisti, o, peggio pseudoartisti? (b.p., poi si alza e va verso il quadro, indicandolo) Fatemi il piacere, girate le gallerie dArte e i teatri della citt e ditemi, secondo voi, dov il pittoresco e dov il Sublime; dov il Cielo e dov la terra; dov il Supremo e dov luomo; dov la Fantasia e dov il plagio. Poi estendete la vostra indagine alla poesia, alla narrativa, e, con rammarico, anche alla musica: vedrete che delusioni!-

Due Ma, se non mi sbaglio, proprio nella musica trovasti il vero Artista-

Alc.- Si, vero! Ma sono casi talmente rari che me nero gi dimenticato. (b.p.) Si, con la musica ho provato il fremito rivelatore - peccato che non conosca nemmeno una nota musicale-

Due E se non vado errata, anche nella poesia-

Alc.- Eccezionalmente, molto eccezionalmente. (si risiede).-

Uno E nel teatro?-

Alc.- Il teatro? Lasciamo perdere, vi prego. (b.p. gesto come per scacciare una mosca) Adesso vi parlo dei fichidindia.-

Uno Sei terribile passi dal sacro al profano con una disinvoltura che oserei definire, senza offesa, schizofrenica. Ma toglimi una curiosit: perch saresti femminista?-

Alc.- Aspettate, non femminista come corrente ideologica, ma femminista nel senso che sono per le femmine, come profondo convincimento. Senza di esse, cio dellEssere Gentile, come mi picco di definirle, non ci sarebbe nel mondo la bellezza, la dolcezza, lacume, larmonia, la protezione e, infine, la maternit. Questultima mostruosamente invidiata dalluomo.-

Due.- Di nuovo filosofia!-

Alc.- E allora vi parler delle zanzare.-

Due.- Pagliaccio!-

Alc.- Benissimo ci siamo, lavete detto: prima uomo dinsuccesso, poi schizzofrenico, adesso pure pagliaccio. Ma bravi.-

Uno Perch bravi?-

Alc.- Perch avete trovato il titolo e il sottotitolo della mia vita. I titoli degli episodi sono miei.-

Uno E allora ci parli per titoli?-

Alc.- E meglio essere sintetici che prolissi, no?-

Due Sintetici si, ma chiari.-

Uno Mi pare giusto-

Alc.- E vero, scusatemi, sono incorreggibile. Vedete sono il tipo ideale per commettere sciocchezzee ne ho fatte tante in vita mia.-

Due.- Questo lo so.-

Alc.- Lo sai? E sai anche chi vi ha contribuito in modo determinante (guardandola significativamente)?-

Due Sarei io?-

Alc.- Tu! Proprio tu. Ed ora, accidenti, perch sei qui, cosa cerchi da me, cosa vorresti dal sottoscritto? (sporgendosi verso di lei) Dimmi, vuoi forse dei salamallecchi? Oppure vuoi darmi ancora comandi? O vorresti di nuovo censurarmi? Eh? (Due scuote la testa delusa) Ma vattene v, ipocrita! (si appoggia allo schienale) Mi hai sempre condizionato la vita tu. Ed io quando tho dato ascolto, cosa ne ho ricevuto in cambio? Solo sonori ceffoni ho ricevuto da te e dalla vita - per me e per tutto il mio parentado.(b.p.)

La mia coscienza(quasi dandole le spalle) ma tu sei stata la mia scemenza: prenditi gioco di qualche altro e lasciami in pace!-

Due Ti brucia ancora, vero?-

Alc.- Cosa mi brucia! Cosa! (girandosi di scatto).-

Due Alfina.

Alc.- Alfina? Quale Alfina?-

Due - Di Alfina ce n sola una.-

Alc.- Quella?-

Due Gi, ed proprio quella (sottolinea la parola) che ti tormenta.-

Alc.- Certo, perch, allora, tu eri assente(beffardo) forse eri in ferie.-

Due Ero con te e ti supplicai di fermarti, ma non volesti.-

Alc.- Non volli? Non potei!-

Parte la musica, sulla destra della scena si fa lentamente buio, mentre a sinistra con tagli di luce adeguati, oppure con locchio di bue, entreranno in scena i due ballerini. Lei sar in calzamaglia e indosser un abitino trasparente, mentre lui indosser i jeans e una maglietta bianca attillata; ambedue avranno calzari bianchi. Rappresenteranno Alcide e Alfina, giovani.

Con movimenti coreografici, dovranno raccontare la vicenda del quasi stupro della ragazza. Essi inizieranno mimando il corteggiamento, poi lo sboccio dellamore, dopo le prime timide carezze e i primi baci. Quindi la passione prender Alcide che intender fare sesso, ma Alfina, pur accondiscendendo ai baci e alla carezze, non vuole andare oltre. Alcide insiste, si eccita sempre pi, la passione lo divora e la prende con la forza.

Il balletto terminer con la ragazza stesa per terra e Alcide, pentito, che si dispera. Fine.

Riprendono le luci, prima soffuse poi rosse sul lato destro della scena, e precisamente su Alcide, il quale si alza e urla.

Alc.- Non fu cos! Non fu proprio cos! (balza in piedi, poi passegger nervosamente per la scena).-

Uno - Diccelo tu, allora.-

Alc.- Credevo che volesse essere pregata, che facesse la sostenuta, ma che ci stesse, credevo di potermi azzardare e invece.-

Due .- Lei allospedale e tu in galera!-

Uno E facesti pure lo sciopero della fame e della sete.-

Alc.- Ma non per larresto, no! Il carcere era giusto. No, lo feci per punirmi del gesto animalesco che avevo commesso e - per farmi perdonare da lei.-

Due Essa non ti perdon, ma non ti querel, n si costitu parte civile al processo.-

Uno - E fu un bene per te. Pochi mesi di carcere e poi libero come un uccel di bosco-

Due Ma lei-

Alc.- Ma lei non volle pi vedermi. Disse che mi aveva voluto bene, ma che ora le ero indifferente, anzi che mi temeva, quindi che cercassi altre vie e, nonostante le mie suppliche, mi disse di non farmi pi vedere dai suoi occhi, per lei io ero morto!-

Due Sai che si spos?-

Alc.- Lo seppi molto tempo dopo. Non ci crederete, ma fui contento-

Due (dubbiosa) Contento? mah-

Uno Poi ti sposasti anche tu?-

Alc.- (sedendosi) Si, ma a quarantanni suonati, e dopo aver superato la paura di ridiventare un mostro con le ragazze. Certo, sposai Gina-

Uno Ma Alfina era il vero amore.( Alcide resta assorto).-

Due Dai, rispondi.-

Alc.- Certo, certocerto. (con forza, poi b.p.)

Ella era il mio amore,

il mio bene, i miei occhi.

Con lei toccavo cime destasi.

La stringevo a me, e volavo.

Laccarezzavo, e toccavo il cielo,

La baciavo, ed era il paradiso.

Ah, che amore! Anima mia.

Amandola, il mio essere lassorbiva

La sua voce mi scioglieva

il suo odore mi sublimava,

il suo calore, mi stordiva -

e vibrava la mia passione

e fu questa che mi perse.

La volevo far mia, ma non era ancora pronta,

e commisi lorrendo gesto!

(va a sedersi, poi agitandosi nella poltrona) Ma Dio mi testimone, e anche tu, mia Coscienza! Se sei sincera! Non volevo farle del male. Sarei morto al solo pensiero desserle cagione di sofferenza, non sono un mostro. E lho dimostrato in cinquantanni di vita proba.-

Due Beh, proprio proba

Alc.- (fulminandola con gli occhi) Acida!-

Uno - Ci fu dellaltro?-

Alc.- Forse, insomma-

Due Ci fu, ci fu.-

Uno Ce ne vuoi parlare?-

Alc.- Insomma, fu e non fu. Perch linnamorata era lei! Io fui solo trasportato dalla sua passione.-

Uno Ma hai detto daverne paura.-

Alc.- Si lavevo infatti. Erano passati quasi dieci anni dalla tragedia di Alfina. Ma il suo ricordo era sempre presente in me, e ne avevo paura. E con quella ragazza - Dina si chiamava, se non ricordo male - cercai di non farmi travolgere dalla passione e di restare sempre lucido. Non lamavo, e quindi mi guardai bene dal ricambiarla totalmente. Ella, invece, era innamoratissima, appassionata e bellissima con quegli occhi verdi. E mi desiderava. Mi desiderava in qualunque ora del giorno e in qualunque luogo. E metteva terribilmente alla prova i miei sensi (quasi rivedendo la ragazza) con quel seno cos abbondante che travasava da tutte le parti.-

Con gioco di luci entrano in scena i due ballerini che mimeranno il corteggiamento della ragazza e la ritrosia del ragazzo. Poi, pian piano ci sar il coinvolgimento del giovane alle profferte amorose.

Poi si mimer lamplesso, che sar iniziativa della ragazza la quale guider tutto il rapporto che devessere mimato in modo lieve, sobrio, poetico.

Alc.- Ed io che non sono un santo, no di certo! le resistetti per alcuni giorni, forse una settimana, prima di crollare vinto dalla sua sensualit, dal suo immenso libido.(b.p.) Ma presto ripresi il mio autocontrollo e, per evitarle ulteriori delusioni, e eventuali futuri pericoli, la lasciai fuggii via, di notte, come un ladro. (b.p.).

E cos, per paura, persi la grande occasione di riscattare lamore. Loccasione di ricambiare un amore travolgente e passionale che non mi accadde mai pi dincontrare nel corso della mia vita: Amare una donna in amore. E a chi pu capitare un evento cos eccezionale, cos magnifico? Solo agli deio agli uomini fortunati.

Vedete come si spreca unesistenza? Stai l a lavorare, a dannarti, a distruggerti per migliorare la tua vita, e quando, finalmente, ti accorgi che senza il Grande Amore, essa non ha pi senso, troppo tardi. Hai gi bruciato le tappe, le occasioni sono scomparse, le passioni appassite sei inaridito! (b.p.) E allora cosa ci resta alla fine? Solo rimpianti...o una pistola alla tempia e - Amen!-

Uno Ma una vita ben vissuta e degna di un uomo, anche senza il Grande Amore.-

Alc.- E vero, non lo nego. Ed una vita trascorsa onestamente, ben vissuta, sicuramente.-

Due Beh, proprio proprio onesta-

Uno - gi-

Alc.- e che mi vorreste un santo? Ma via insomma siamo soltanto dei miserabili uomini.-

Uno- E vero.-

Due Ma qualche sciocchezza in pi, in te, c stata, no?-

Alc.- Non lo nego. E nemmeno mi offendo se lo sostenete. La vita terribile, sofferenza, disinganno, dura. E noi, a volte, ci rifuggiamo nella depressione, che ci isola dal mondo.

Vedete in passato ero ottimista, ora indosso i panni di un onorato ex ottimista in pensione, ovvero di un pessimo pessimista. Perch? Presto detto: Speravo sempre nella mia primavera, che spesso mi ha dato soltanto solenni fregature come quella attuale. (b.p.) Ah, la primavera che scherzi ti propina. Eppure lho sempre amata. (b.p.) Sapete la primavera, secondo me, una stagione prettamente femminile, e non solo per il genere e quindi volubile, bella, desiderabile, seducente, profumata, fresca, tiepida; poi giovane, baldanzosa, vibrante. Ma, altre volte, acida, zitella, permalosa, cattiva e infedele: tillude, talletta, tinlanguidisce e ti frega - come una vecchia bagascia sifilitica.

Raramente si concede in tutta la sua interezza; e se lo fa, lo fa allo scopo di farsi desiderare e rimpiangere per tutto il resto della vita. (b.p.)

Ditemi, di queste magiche stagioni, luomo in tutta la sua vita, quante ne pu contare? Pochine, vero? Con le dita di una sola mano, no? E chi pi fortunato ne conter cinque, chi lo di meno ne conter solamente una- lo sfortunato nessuna!

Poi sopraggiungono le lunghe serie di autunni tempestosi, di estati arride, di freddi inverni e quella primavera intravista e colta per un istante, rester solo come un bel ricordo sbiadito, nella confusa mente appassita di quelluomo, che essa, un giorno, infatu, illudendolo che fosse giusto considerarla sua.

Vedete anche la presente stagione? Ha mutato, imprevedibilmente, lo scirocco appiccicaticcio in fresco ponentino la pazzerellona.-

Uno Allora, sostieni che non hai mai avuto pi una tua primavera, il tuo grande amore.-

Alc.- Ma certo, state scherzando? Io sono stato derubato, defraudato della mia primavera. Amori? Eccetto Alfina, sottrattami da voi due congiuntamente, poi per il resto tutta robetta, amorucci senza grandi passioni. Niente amori travolgenti, storiche sbandate. Nulla, solo banalit.-

Uno Stai mentendo: poco fa ci avevi parlata dellamore passionale.-

Alc.- Si, ve ne ho parlato, e vi ho anche detto quanto dur: poco e sapete benissimo perch. (b.p. quasi con pedanteria) Comunque lo ripeto: era paura, paura mia, paura damare quella relazione dur pochi giorni, poi fin; quindi nessuna vera traccia segn quellevento. Per me, come lo vissi, purtroppo, fu solo un amoruccio e basta.-

Due Ma hai avuto lamore di Gina: sereno, duraturo, incondizionato-

Alc.- Beh, scusatemi, allora sarei stato un aborto della vita senza appello! A me toccato questo tipo damore e me lo tengo. I fortunati forse li hanno tutti e due, gli dei tutti e tre. Per ci sono anche gli scalognati-

Due Quindi hai avuto da Gina quellamore che ti meritavi (ironico, quasi sarcastico).-

Alc.- Certoma, perch questa ironia?-

Due Perch la stavi quasi uccidendo.-

Alc.- Chi io? Ma sei ammattita? E quando? (balzando in piedi)-

Due Quando te la portasti, contro la sua volont, sul cratere dellEtna.-

Alc.- Ma sei proprio cattiva! ( rivolgendosi a Uno) Capisci? Mi lancia accuse infamanti, senza nesso, senza prove, ma che dico senza indizi. Questa pura e semplice mistificazione dei fatti.-

Due Ma il pericolo di vita lo corse veramente oppure no?-

Alc.- Ma certo che lo corse, e anche io, insieme a decine di turisti che ci trovavamo in quel momento sul cratere quando esplose-

Cambio di luci ed entrano in scena i ballerini che mimeranno le varie fasi della vicenda: prima saranno movimenti di ammirazione, di giubilo, poi di estasi alla vista del grande cratere, e per il bellissimo panorama; poi ci sar lesplosione: fuoco, panico, fuga. Quindi la fase di sgomento alla vista del grande evento tragico, e, purtroppo anche delle vittime, stese per terra. Poi morte e dolore, mentre i due ballerini si sosterranno a vicenda e si allontaneranno dal luogo della tragedia.

Buio e fine prima atto

Secondo atto

Riprende la scena, col solito gioco di luci. Alcide, al centro della scena e ancora turbato dalla rievocazione dellesplosione, si porta lentamente verso la poltrona e si siede mogio mogio. Quindi, concentrandosi sui fatti, parler con voce rotta dallemozione.

Alc.- Io le avevo proposto la gita sul cratere perch desideravo assaporare un attimo di Infinito insieme a lei. Mera stato detto che da lass si toccava con mano limmensit; che la vastit del luogo sgomentava, e che il panorama era da mozzare il fiato a volte, mi dissero, si vedevano persino le Eolie. Questo era pi che sufficiente per giustificare lascensione-

Due - che le facesti fare a piedi-

Alc.- che feci a piedi, insieme a lei. Ma non tutta, dal Rifugio in poi. Era un percorso faticosissimo, ma io pensavo che per godermi quei momenti di estasi che il vulcano mi prometteva di regalarmi, come minimo, per ripagarlo e per ringraziarlo, avrei dovuto, quantomeno, fare il sacrificio fisico della scalata. (b.p.) Per mettermi in sintonia con la natura, pensavo. E Gina era daccordo anche se, debbo ammetterlo, il pensiero della scalata le faceva tramare i polsi. Ma i miei argomenti la persuasero e cos ci avventurammo.

Pi volte ci pentimmo della scelta, e pi volte stavamo per arrenderci-

Due ( alzandosi e andando a guardare il quadro) Come quando a poche decine di metri dalla vetta, una emissione di gas vi stava per asfissiare.-

Alc.- Gi. Ci invest in pieno, quella zaffata di gas dalla puzza inconfondibile di zolfo. Ma, per fortuna, come improvvisamente ci avvolse, cos, poco dopo, una folata di vento la disperse. Arrivammo sul cratere stanchi, sudati, impolverati, con la pelle bruciata dal sole - figuratevi che l sulla vetta incontrai un mio amico che quasi non mi riconobbe.-

Due Com patetico.-

Alc.- (ignorando linterruzione, si alza) Poi, venne la delusione: attorno a noi cerano decine di turisti - giunti fin l, a bordo di gipponi accaldati, sudati,vocianti, chiassosi, inquinanti, pieni di macchine fotografiche e cineprese, che si trastullavano a farsi, lun laltro, delle misere fotografie: per loro, il cratere era solo uno sfondo - da usare per le loro pose. (pausa, v allo scrittoio, prende un foglio e come se leggesse)

Poi il boato! (bagliore sul quadro).

Ah, che boato!

E il mondo si invert di colpo,

E quello che era cielo divenne terra!

E i massi cadevano dallalto.

E il fuoco pioveva dal cielo.

Linferno sera abbattuto su di noi.

Il mostro aveva scatenato le sue forze:

Pietre che rotolavano,

pomici che rosseggiavano,

polvere, zolfo, fumo.

E, poi:

Grida, pianti, gemiti:

LApocalisse!

Dopo interminabili attimi di terrore, capimmo ci che era successo: lEtna aveva stappato il suo cratere.

Spaventoso!

Scappavamo via in tutte le direzioni (b.p.); poi, quando tutto si calm, quando la polvere si dirad, purtroppo si videro i corpi senza vita di alcuni uomini, vittime dello scoppio.

Io e Gina, fortunatamente eravamo illesi: neppure un graffio. Solo paura, e la paura segnava tremendamente il suo viso. La confortai. Poi arrivarono i soccorsi. I superstiti fummo caricati nei gipponi e portati al Rifugio; quindi mentre i feriti, in elicottero, proseguirono verso lospedale, gli illesi fummo rifocillati e poi lasciati liberi di scendere a valle, ognuno coi proprio mezzi. (b.p.)

E durante quella sosta al Rifugio, sentimmo una vecchia guida dellEtna imprecare contro la sua montagna: diceva:

Buttana, sei una traditora! Ma quando mai! quando mai hai fatto morire degli uomini? Ah, carogna! E ora perch! perch non ci avvisasti che eri incazzata, come hai fatto sempre, nei secoli dei secoli?

Col tuo vomito, quando ti piaceva, quando tincapricciava, non ti sei preso le nostre terre, le nostre case, le nostre fatiche, e noi sempre zitti, muti, rassegnati! Era un tuo diritto, infine riprendevi quello che era tuo.

Ma ora, gran sdisonesta, la terra non ti bastava pi, e hai preteso questo sacrificio umano, questo tributo di sangue innocente.

Chi te lha ordinato!

Quale dio?

E perch?

Perch!

(b.p. e sedendosi). Il perch glielo avrei voluto dire io: Perch avete insozzato la sua anima. (agitando lindice della mano sinistra come per minacciare).

Ma fui prudente, non parlai, rispettai il dolore e il lutto.

Comunque, brutta esperienza, brutta (b.p.).

Allora ti sembra che tentai di ucciderla? (risolto a Uno).-

Uno No, almeno volontariamente.-

Due (girando la testa per guardarlo) Ma se non fosse stato per la tua incoscienza, ella non sarebbe nemmeno salita lass.-

Alc.- Sei acida! Non capisci nulla degli uomini! Della loro voglia del cimento, dellavventura, dellespiazione, delle emozioni.

(B.p., quindi con calma) Ma infine, come diceva il vecchio, non era mai successo un evento simile. Infatti prese tutti alla sprovvista: turisti, la gente locale, guide alpine, geologi, vulcanologi (b.p.).

Poi hanno preso provvedimenti: Ora avvicinarsi al cratere severamente vietato.-

Uno Scappati i buoi-

Due Sempre imprudenza fu.-

Alc.- E dalle! Mi dispiace, ma debbo ripetermi: voi delle faccende umane siete a digiuno.

Due Lo siamo e non lo siamo, capiamo e non capiamo. Sappiamo, per, con certezza che sei inquietante. ( si va a sedere)-

Alc.- Io? Oh, bella!-

Uno Non proprio inquietante come afferma Due, ma, direi, piuttosto sfuggente ed equivoco, quasi pericoloso per te e per gli altri.-

Alc.- Mamasiete ammattiti? Quello che mi accaduto nel corso della mia vita, poteva accadere a qualunque persona normale di questo mondo. La vita degli uomini piena di episodi simili: dove si corre un certo pericolo, dove la tragedia si sola sfiorata, dove tu caro Destino ci trascini verso un luogo, un fatto, una circostanza, a noi completamente estranea e ignota. Se avessi saputo dello scoppio, credete che mi sarei avventurato lass? Io certamente no, e anche tutti gli uomini di buon senso. Forse avrebbe fatto eccezione qualche studioso o qualche matto, ma uomini normali certamente no. Quindi che dite? Ve lha gi detto: Voi parlate sconoscendo totalmente gli animi degli uomini. (b.p.) Certo, qualche incosciente in giro c sempre-

Due.- Come te, per quellincendio-

Alc.- Incendio? Non capisco?-

Due Lincendio al night-club, ricordi?-

Alc.- Eh no! Che centra quello?-

Due Tu ne sai qualcosa.-

Alc.- Mi ricordo dellincendio perch per poco non ci lasciai la pelle. E allora?-

Due Come: e allora? Ma non ricordi nulla?-

Alc.- Cosa dovrei ricordare?-

Due.- Il mozzicone di sigaretta che lasciasti cadere a terra in quel locale notturno, quando la bellissima Margareta ti invit a ballare.-

Alc.- (gridando) No, lincendio non fu per quello!-

Uno Non lasciasti cadere la sigaretta?-

Alc.- (in crescendo) Si, Ma non fui io a provocarlo. No! Mi rifiuto di ammetterlo! Non fui io. (sfinito) Non fu la mia sigarettaera quasi spentanon pu essere andata cos.-

Due- And esattamente cos. Una ragazza perse la vita

Alc.- per colpa mia? No, non per colpa mia, ma per colpa del locale costruito e adibito per altri scopi e poi trasformato in Nigth. Era tutto moquette infiammabilissima, era di legno, cera polistirolo dappertutto, poi era senza estintori, senza uscite di sicurezza Eppoi gli avventori erano quasi tutti ubriachi fradici. Quella notte avevano bevuto moltissimo: chi stava meglio ero soltanto io - ed ero assai brillo. Non fui io a ucciderla, ma lui: il Destino! (alzandosi e avvicinandosi a Uno) Tu perch non intervenisti? Perch lasciasti che le cose andassero in quel modo e finissero tragicamente? Per punirmi di una mia piccolissima leggerezza? Madonna, Madonna, sei proprio crudele! (b.p. rigirandosi e camminando) Io vi entrai in quel locale per disperazione: ero solo come un cane in una citt nuova per me, era la vigilia di Natale, mi sentivo depresso, il morale nei tacchi, insomma ero sotto zero. Entrai per cercare un po di contatto con la gente, per sentirmi vivo. (b.p.) E, ironia drammatica, non sapevo fumare e invece mi accesi una sigaretta per darmi un contegno. Poi quella miss mi adocchi, mi fece le fusa e mi invit a ballare: preludio di una serata appagante (b.p.). E, se fosse andata cos, ma non lo fu! anche se ero brillo, prima di gettare via la sigaretta, alla Bogart, tentai di spegnerla, ma ero poco pratico e forse la lasciai un po accesa. Tanto lo sapete fu una vera sfortuna: con tutti quei ballerini impazziti, nessuno la calpest-

Due - perch fini sotto un tavolinetto e l cov e divamp.

Alc.- No! (girandosi verso Due) Non fu la mia sigaretta! Lo nego con tutte le mie forze! Quella piccolissima brace quasi spenta non poteva generare quello spaventoso incendio in poco meno di due minuti. Ci devessere stato qualche altro fattorequalche causa diversa: chessoio: un cortocircuito, forse un attentato in quei tempi gli attentati erano faccende di tutti i giorni.

Non fui io il colpevole.-

Due Tu non vuoi ammetterlo, ma io si,-

Alc. Ma chi sei tu per ergerti a giudice supremo? Chi sei, maledizione? Io non ti conosco! Sei tu che ti sei presentata come la mia coscienza, forse per incastrarmi! Ma non ci riuscirai. Diglielo tu mio Destino, diglielo che non fui io.-

Uno Io non ero presente( si alza e va a vedere il quadro)-

Alc.- E lo credo. Tu sei sempre assente quando mi servi-

Uno - a me sembra una storia incredibile (senza girarsi)...-

Alc.- (a Due) Visto? Anche a lui sembra incredibile! E incredibile!-

Due Sar Ma ora credo che sia giunto il momento di parlarci del mare.-

Uno (esaminando il quadro, parlando a se stesso)codice cromatico assolutodinamica delle forme perfettaprofondit della prospettica efficace-

Alc.- (prestandogli ascolto) Sei intenditore di pittura?-

Uno (assorto non gli risponde) questo non dipinge, rievoca emozioni - inquietante-

Alc.- Ehi, bella interpretazione, sei critico dArte?-

Uno (riscuotendosi) Chi io? No, no-

Alc.- E come mai tinteressa tanto questo quadro?-

Uno Mi ricorda qualcosa di - primordiale. Senti, come sintitola questopera?-

Alc.- (meravigliato dallinteressamento) Sintitola: Berlioz, sinfonia Fantastica.-

Uno Capisco. (b.p. mentre anche Due gli presta attenzione) Per (dapprezzamento, poi b.p.) ma credo che il titolo pi opportuno sia: Big-bang, lorigine. Cio: lUniverso che apre le braccia-

Alc.- (ridacchiando) Carina questa, lo dir allautore.-

Uno Ridere di ci che non si conosce - non saggio.

Ma torniamo a noi, anzi a te: mi pare che dovevi parlarci del mare.-

Alc.- Non ne ho pi voglia. (riguarda il dipinto, poi si risiede imbronciato) Preferirei parlare di pittura.-

Uno Di pittura ne parleremo unaltra volta (sottolinea la frase) se ci sar loccasione-

Due Allora questo mare? finalmente ce ne parli o ne hai timore-

Alc.- Non sono un vigliacco! E tu lo sai!

Due E allora parla.-

Alc.- Parler, parler, ma Destino dovr ascoltare attentamente, voglio un testimone attento.-

Uno Ascolter. (si siede)-

Alc.- A quellet si era un po spacconi. Si facevano le cose pi assurde per dimostrare il nostro coraggio e la nostra abilit. Avevamo pi o meno undici, dodici anni e uscivamo da una guerra persa e da un dopoguerra terribile. Lo dico non per cercare di giustificarmi, ma per la maggiore comprensione dei fatti. (b.p.)

Allora io abitavo in un quartiere abbarbicato sugli scogli, sul mare. Sapete? noi ragazzi avevamo dimestichezza col mare, ma mai ci prendevamo delle confidenze eccessive: gli davamo del voi. Lo conoscevamo e per questo lo rispettavamo, e anche lo temevamo. Sissignore, lo temevamo, forse per istinto di conservazione: perch, quando meno te laspettavi, o per unimprudenza nostra, o per un suo cambiamento dumore - ecco che tazzannava. (b.p.) Perci, anche nelle bravate non sfidavamo mai il mare.

Quel giorno la spacconata di turno consisteva in unarrampicata di quarto grado su un alto scoglio a precipizio sullacqua. Era una prova dabilit ormai consolidata e la banda sapeva come affrontarla. Purtroppo, quel giorno, a noi, si era unito Angelo Brancato, un ragazzo giunto da poco nel quartiere, il quale volle partecipare allimpresa. Lo sconsigliammo, ma in modo quasi derisorio, per cui egli si incapon e volle provarci (b.p.).

E cadde gi come una pera matura. Ma cadendo, prima di arrivare in mare, sbatt contro la roccia, per cui rest privo di sensi: (con tono di lamento) e galleggiava inerte sullacqua, tra gli scogli, dondolato dalla risacca. E tutti noi, attoniti, quasi paralizzati, non riuscimmo a fare nulla per lui. (risoluto) E nessuno si tuff per soccorrerlo. Nessuno si mosse, e nemmeno io! (come una liberazione) Poi Giacomo Fiorito prese una vecchia canna da pesca abbandonata, e con quella lo avvicin alla riva, e lo tirammo su. Subito dopo arrivarono gli adulti che lo portarono in ospedale. (b.p.) Si salv! Ma rimase per sempre debole di testa.-

Due Naturalmente ora mi dirai, che anche tu non ti tuffasti, perch non sapevi nuotare bene.-

Alc.- ( con voce chioccia, quasi da ragazzino) Io nuotavo benissimo e tu lo sai, vigliacca. No, non mi tuffai perch avevo le scarpe nuove!

Nuove! Nuove! Nuove! (poi accorato) Avevo undici anni, e mai avevo avuto un paio di scarpe nuove. Che vigliaccata, direte. Si, certo, fu una vigliaccata, anche se collettiva, e questo rimorso me lo sono portato appresso per tutta la vita. Anche adesso, che sono vecchio danni e di cervello, nelle lunghe ore di veglia notturna, mi si para dinanzi la scena: quel corpo, carponi sullacqua, dondolato dalla risacca! E io che mi guardo le scarpe nuove-

Uno (alzandosi e dandogli le spalle) Fosti vigliacco, non ci sono dubbi. Le scarpe sono una scusa, potevi toglierteli prima di tuffarti.-

Alc.- Avrei potuto toglierli, si, vero; ma vi prego di credermi: solo adesso che mi ci fate pensare, realizzo che potevo fare proprio cos. Ma allora, e fino a un minuto fa, questa soluzione non mi passava neanche minimamente nella mente - affatto.-

Due Ma se non ci fosse stata quella provvidenziale canna da pesca? Angelo sarebbe morto sotto i tuoi occhi.-

Alc.- Non passiamo ai se o ai ma. Se non ci fosse stata la canna, probabilmente avremmo trovato altra soluzione. Eravamo ragazzi, e lindecisione su cosa fare era normale. Passato lo spavento, qualcuno certamente avrebbe trovato il modo di soccorrerlo, ne sono sicuro.-

Due Ma non tu, vero?-

Alc.- Non io? (alzandosi e puntando Due) E come fai a saperlo con certezza! A parte le scarpe nuove, quella era la prima volta che mi trovavo di fronte a eventi cos tragici - e rimasi impietrito, oggi si dice scioccato. (girandosi)

Non sono un vigliacco. In seguito, nel corso dei anni, ti ho ampiamente dimostrato che so prendere le decisioni prontamente, e che non sono vile. (riguardandola) E dovresti ricordarti di quel giorno di Agosto, in montagna, quando scoppi un incendio che minacciava le villette, come mi detti da fare, immediatamente per domare le fiamme, almeno quelle nei pressi della villetta dei Di Martino, e prima che arrivassero i vigili del fuoco, e la salvai. O non ti ricordi pi? O ti ricordi solo ci che vuoi ricordare e che ti fa comodo per mettermi in difficolt?-

Due Mi ricordo lontanamente di questo tuo famoso incendio, ma non credevo che tu ne avessi tanto merito per la salvezza della villa.-

Alc.- E capirai-

Uno Beh, diamogli almeno il beneficio del dubbio. (si risiede)-

Alc.- Grazie mille, che magnanimit. (si siede anche lui)-

Uno E adesso, se non ti dispiace, vorrei sapere perch hai abbandonato larte.-

Alc.- Affari miei.

Due E intrattabile.-

Uno (con pazienza) Ci risulta che avesti qualche fiasco e ti scoraggiasti.-

Alc.- Qualche fiasco? Ne ebbi cento di fiaschi, e alcuni anche sonorissimi.-

Uno Diccene uno solo.

Alc.- Scelta imbarazzante. Vediamo un po. Ci sarebbe quello di Catania, i cui fischi Anzi forse quello di Cagliari pi eclatantema forse meglio quello di Lecce.-

Uno Dicci.-

Alc.- Ricordi dolorosi, caro amico. Perch me li volete far rammentare? Che male vi ho fatto?-

Uno - Se proprio non vuoi-

Alc.- Voglio, vorrei, ma mi si lacera il cuore. (si alza e va verso lo scrittoio e prende una locandina teatrale) Ecco, questa: Era maggio, insomma sempre la solita primavera che entra di sponda, e mi esibivo in una serata allaperto, in piazza. Cerano si e no cinquanta spettatori distratti e vocianti. Io dovevo fare il mio spettacolo quasi da solo. Era un lungo monologo sugli indisciplinati della strada. Ero simpatico il pezzo, lavevo scritto con molta attenzione, lavevo riempito di umorismo, era molto spiritoso e aveva un ritmo elevato - pepato. Ma quelli pensavano solo a mangiare noccioline americane, a darsi manate sulle spalle, a fare ammiccamenti, a ridacchiare tra di loro, con qualche sonorosissima pernacchia. Che volete anche il pi esperto degli attori si sarebbe perso con un pubblico simile. Ma io non mollai, portai a termine lo spettacolo e quando lo finii cerano rimasti in piazza solo i tecnici delle luci.

Mi pagarono e mi dissero di non farmi rivedere mai pi!-

Uno Ma, per caso, non fu perch eri quasi un dilettante?-

Due Non facevi limpiegato per vivere?-

Alc.- E con ci? Pirendello era professore al Magistrale e non fu un grandissimo drammaturgo? Ed esempi ce ne sono a centinaia. (lascia cadere la locandina e si dirige verso la poltrona)-

Due Ma per esibirsi in pubblico bisogna essere preparati, bisogna aver studiato, aver fatto esperienze

Alc.- (interrompendola) Io avevo ventanni di teatro amatoriale sulle spalle! Ero qualcuno!-

Uno E si vede che, per sfondare nellArte, non bast...-

Due o che non avevi talento-

Uno o passione

Alc.- o raccomandazioni! Io non le ho mai cercate le raccomandazioni, non ho mai corrotto nessuno e non mi sono mai prostituito e, ultimo, non ho mai offerto mia moglie a nessuno!-

Uno Allora, forse, non hai mai lottato abbastanza.-

Alc.- Ho lottato, eccome, con tutte le mie forze. Ci ho provato a sfondare da attore e da autore, ma qualsiasi sforzo stato vano; qualsiasi iniziativa prendevo, subito falliva. (b.p.) E anche se ottenevo qualche piccolo consenso, poi non mi portava nessuna ricaduta: era come se non fosse successo nulla. Sono passato nel mondo dellarte come una meteora nella notte di San Lorenzo: unocchiata distratta e poi buio completo. (b.p.)

Insomma, mollai tutto... e ora vivo in pace.-

Uno Non bisogna rassegnarsi, bisogna sempre osare.-

Alc.- Avrei voluto vedere te al posto mio. Avrei voluto vedere te - come osavi.

Il mondo dellArte una fossa di leoni: se non sei tosto, ti sbranano.(breve pausa)

Osare - Ma va l spaccone (si siede).-

Uno Ci vuole anche coraggio nella vita.-

Alc.- Unaltra banalit simile e me ne vado! E adesso, che avete legittimato il mio attributo di uomo dinsuccesso, cambiamo discorso. Tu da dove vieni?-

Uno Io non vengo, Come tho gi detto, io ci sono.-

Alc.- E tu?-

Due Se ammetti che sono la tua coscienza allora vengo da te.-

Alc.- Bella discendenza.-

Due Gi. E visto siamo tornati a noi, mi parli di quella famosa spiata?-

Alc.- Ma sei proprio una carogna!-

Uno Ti ascoltiamo.-

Alc.- Grazie tante!-

Due (inflessibile) E allora?-

Alc.- E allora e allorainsomma che volete? Feci solo il mio dovere di fedele impiegato. Quel collega era un lavativo e alla sua porta gli si doveva bussare con i piedi-

Uno Con i piedi? Non capisco.-

Alc.- Perch non hai mai fatto limpiegato. Quello per sbrigare una pratica per la quale io ci mettevo tre giorni, lui ci impiegava due mesi. A meno che a meno che il povero cittadino interessato, non lo venisse a supplicare nel suo ufficio bussando coi piedi perch nelle mani doveva portare qualche presente.-

Uno Ho capito, era un corrotto.-

Alc.- Proprio corrotto non direi, gradiva qualche pensierinospontaneo.-

Due E lui gli fece la spia!-

Alc.- (oscurandosi in viso e abbassando la testa) Non proprio.-

Uno Lo denunciasti?-

Due Magari! Avrebbe fatto unazione da uomo.-

Alc.- No, andai dal capufficio e gli spifferai tutto.-

Due.- No, bugiardo! gli scrivesti una lettera anonima!-

Uno E non la stessa cosa?-

Due No che non lo . Denunciandolo avrebbe dovuto assumersene tutte le responsabilit, anche nei confronti dei colleghi, insomma in pubblico, facendo la spiata anonima, se ne lavava le mani (si alza a va verso lo scrittorio e sbircia fra le carte).-

Alc.- Sono un codardo, e allora? Avrei voluto vedere voi al mio posto: sapere che quel mascalzone speculava sui bisogni della gente e lasciarlo fare impunemente; ma, nello stesso tempo, avere la paura di affrontarlo a viso aperto. Comunque ho fatto, come al mio solito: le cose a met. Ed ora basta con questa storia.-

Due Te ne vergogni-

Alc.- Lasciatemi in pace, sono stanco, molto stanco(si accascia nella poltrona).-

Uno Come desideri. Ma se vuoi noi possiamo anche andarcene.-

Due E ti faremmo un gran piacere. (prende un foglio e lo esamina).-

Alc.- Sempre acida tu! E lascia quel foglio! Va bene, restare ancora un poco, tanto quella non ha nientaltro da rinfacciarmi.-

Due Lo credi davvero? (posa il foglio e finge di guardare un libro)-

Alc.- Ma si, lo credo.-

Due E allora cosa ti ricorda la notte del cinque gennaio?(lascia cadere il libro sul piano dello scrittoio)-

Alc.- E la vigilia dellEpifania.-

Due Sempre con questo stupido spirito di patate. Allora ti ricordi che quella sera tuo figlio aveva la febbre? (va verso la poltrona e si siede)-

Alc.- Guarda che novit: un bambino con la febbre-

Due - che quella sera rimase in casa solo con la madre...-

Alc.- sempre pi impressionante

Due e che te ne andasti a giocare a poker con gli amici.-

Alc.- Ebbene? Si commette un delitto andando a fare una partitina?-

Due Ma stavi per far morire il piccolo, che durante la notte peggior e che tua moglie lo dovette portare urgentemente in ospedale, mentre tu te la spassavi giocando con gli amici.-

Alc.- Anche questa una calunnia! Io non potevo sapere che il piccolo si sarebbe aggravato, a tal punto, da rendersi necessario portarlo al pronto soccorso. Anche altre volte aveva avuto la febbre, durante la notte-

Due - ma quella non fu febbre normale: fu broncopolmonite fulminante! E se tua moglie non ne avesse capito la gravit, agendo in conseguenza, tuo figlio sarebbe morto.-

Alc.- Ma perch me ne fai sempre una colpa? Lo sapevo io che era una grave polmonite? Lo sapevo e non avevo provveduto? Me ne ero infischiato? Ma insomma!-

Due Eri a giocare. E tu non dovevi andare, sapendo che tu figlio aveva la febbre.-

Alc.- Tante altre volte laveva avuto, di notte-

Due - ma con te presente-

Alc.- e cosa centra? La fatalit fatalit. Domandalo al tuo amico in nero.

Uno Tieni fuori da questa discussione, per favore.-

Alc.- (alzandosi e camminando per la scena) Certo tu non centri mai! Fai e disfai, ma non ti assumi nessuna responsabilit. Siamo bussolotti nelle tue mani e tu te ne stai l a lavartele, come un certo Ponzio Pilato, forse tuo carissimo amico. E noi poveri uomini derelitti e ciechi, ci accapigliamo tra noi, accusandoci a vicenda di colpe non nostre. E tu te ne stai l immobile, impassibile a guardare lo svolgersi degli eventi, che tu provochi col tuo capriccio- col tuo arbitrio! (b.p.) Siedi l, tronfio, a goderti lo spettacolo di noi formichine che ci affanniamo dalla mattina alla sera, dinverno e destate, ad ammucchiare semi che, possibilmente non mangeremo mai.

Povere sciocche creature che non siamo altro: Ci facciamo governare da un fattore estraneo a noi, freddo come il ghiaccio, senza nessuna sensibilit, che si frappone tra le nostre intelligenze e il nostro futuro, senza saperlo e senza capirlo.

Solo alcuni ti sono sfuggirti: e sono i geni, perch con la loro genialit riescono anche a piegare gli eventi secondo il loro volere; sanno trovare lintrovabile, sondare il Cosmo, conoscono linconoscibile e diventano pazzi! Ma gli altri, gli uomini normali, come me, in che modo possono sottrarsi al tuo tragico potere? Solo con la morte! Ma con la morte chi si godr la vittoria? Chi ne assagger il dolce sapore? Chi potr dire: tho sconfitto Destino! Chi potr gloriarsene! (b.p.) Ma io tho capito e mi preparo a difendermi dai tuoi velenosi propositi: ti tengo docchio e quindi in pugno, caro amico in nero. Tu, su di me, non avrai pi potere!

E nemmeno tu, cosiddetta coscienza mia. Ti ripudio e ti rinnego, ti respingo e ti allontano. Ti sconfesso e ti denuncio! Mi affranco da te, miserabile tiranna, e mi concedo solo al mio Pensiero, che n tu, n lui potete vantare di possedere; e che nulla e nessuno mi potr mai privare! E con questo vi avr sconfitto: una doppia vittoria, amici miei, che ne dite? Non geniale? (poi come folgorato da una rivelazione, girando su se stesso):

Alleluia! Alleluia.

Io sono!

sono un uomo libero.

- Che ha slegato le sue zavorre

che voi! gli avevate imposto.

E con la sola superba, maestosa, immensa

forza del suo umano

e razionale Pensiero - ha osato!

Ha rotto le catene, alleluia!

E ora spazia nellInfinito,

vaga nello Spazio,

cerca nel Gran Nulla,

fruga nellEternit,

scruta negli abissi dellAncestrale,

mira con distacco i picchi del Futuro,

e, consapevole della libert

e della dignitosa forza acquisita,

grida la sua Vittoria!-

Vi ho sconfitto,

e siete nelle mie mani;

e, per vostra vergogna, nella mani di un uomo qualunque, normale

dun mortale!

Lo capite? Che ne dite allora? State zitti? Siete rimasti senza parole o senza fiato? Si? Bene, a questo punto potreste anche togliere il disturbo. Buongiorno a voi e statevi bene. ( va verso la porta di destra, poi si ferma)-

Uno (Alzandosi faticosamente dalla poltrona) Mi pare che ne abbiamo sentito abbastanza (come dire: sciocchezze). Credo che abbiamo veramente finito. Andiamocene.

Due (imitandolo) Certamente, che restiamo a fare? (pausa, poi rivolto ad Alcide) ma prima vorrei che mi dicessi cosa significa quellappunto che hai sullo scrittoio.

Alc.- Quale appunto?-

Due Quello. (prende un foglio e glielo mostra) Questo!-

Alc.- E una ricevuta - semplice.-

Due Di cosa?-

Alc.- Ma di che timpicci, questi sono affari privatissimi.-

Due Lo so, lo sappiamo, ma se tu non vuoi dirci nulla, - significare che temi qualcosa.-

Alc.- Io ormai non temo nulla, specialmente te! (imbarazzato, poi deciso) Quella una ricevuta di un versamento_

Due - per cosa?-

Alc.- per la quota annuale per unassociazione-

Due -di?-

Alc.- di Cremazione! Maledizione a te! Si, quando morir voglio essere cremato. Non ti sta bene?-

Due A me no! (avvicinandosi quasi minacciosa) Tu sei cattolico e non puoi essere cremato.-

Alc.- Io sono cattolico e voglio essere cremato. E una mia scelta e non debbo darne conto a nessuno. Libero arbitrio carina.-

Due Ma la Chiesa-

Alc.- mi dispenser-

Due e la tua coscienza-

Alc.- la soffocher.-

Due ( a Uno, che durante il serrato dialogo sar rimasto in disparte, disinteressato, e che ha ripreso ad ammirare il quadro, ma ha anche assunto un atteggiamento sornione) Ce ne possiamo andare. Qui non abbiamo nientaltro da fare. (pausa) Abbiamo concluso.-

Alc.- Ben detto. Finalmente una cosa giusta!-

Uno ( girandosi e guardando Alcide con un sorriso beffardo sulle labbra) Cosa ne dici, Alcide, ci rincontreremo?-

Alc.- Non credo proprio.-

Uno.- Chiss-

Due (indecisa, guardando Uno con aria quasi interrogativa) Allora addio.-

Alc.- Con immenso piacere: Addio! (enfatico) - a mai pi rivederci. (fa un ironico inchino)-

Uno Uomini: creature frivole. (scuotendo la testa)-

Due E stupidi. (alzando il capo stizzita)-

Alc.- Volete aggiungere qualche altra considerazione? Accomodatevi.-

Due - presuntuosi(annuendo e sporgendo le labbra).

Uno - tragici.( girandosi di scatto)-

Alc.- ma intelligenti (toccandosi la fronte) - per vostra sfortuna. (tronfio, poi risolutamente va al centro della scena)-

Con giochi di luce e musica adatta, si dovrebbe realizzare la sconfitta da parte del Pensiero di Uno e di Due, i quali gradualmente scomparirebbero dalla scena, dissolvendosi. Naturalmente il loro posto dovrebbe essere preso dai ballerini che indosserebbero i relativi costumi dei due uscenti. Le luci dovranno giocare con il quadro appeso alla parete centrale, come per suggerire che, attraverso la detta opera, si materializzata la presenza del Destino e della Coscienza di Alcide; ma anche del Pensiero dellUomo che lo stesso Alcide ha evocato. Durante tutto il pezzo coreografico Alcide sar al centro della scena, in piedi, rigido, a gambe leggermente divaricate; ma le sue braccia saranno leggermente spostate dal corpo rigido, con le palme delle mani rivolte verso la sala. Esaminare la possibilit di illuminarlo gradualmente con la lampada di wood, dal basso verso lalto.

Per tutte le scene di coreografia contenute nella presente opera, ci si affida alla sensibilit e allarte del coreografo.

Poi le luci si faranno sempre pi tenue fino a diventare quelle che serano viste allinizio del dramma.

Alcide, in precedenza, approfittando ancora di un attimo di buio, avr indossato di nuovo la veste da camera e si sar seduto nella poltrona, con il plaid sulle ginocchia. Sembra che sonnecchi. Entra Gina.

Gina Ciao caro, dormi? (si china e lo bacia)-

Alc.- No cara, riflettevo. (intanto, pesantemente, tenta di alzarsi dalla poltrona)-

Gina (avvicinandosi e bloccandolo gli sistema il plaid sulle ginocchia) No, stai seduto. Su cosa riflettevi?-

Alc.- Sul mio passato, sulla mia Sorte.-

Gina Sul tuo passato? Sulla tua Sorte? Ma lo sai che essi sono come te: a zig-zag.-

Alc.- E allora vuol dire che adesso sono nello zig.-

Gina Ed io nello zag. ( b.p. intanto che mette le poltroncine in perfetto ordine) Hai riposato?-

Alc.- Si, un pochino. E tu cosa hai fatto?-

Gina- La solita partita a canasta, come ti dissi Ah, poi sono andata allassociazione per la cremazione, e ho pagato la quota annuale. Ecco la ricevuta. (fruga nella borsetta, prende la ricevuta e la poggia sullo scrittoio)-

Alc.- Quale quota, quella di questanno?-

Gina Certamente.-

Alc.- Ma che dici! La quota di questanno labbiamo gi pagata, la ricevuta l, sullo scrittoio.-

Gina (perplessa) Mama allora abbiamo pagato due volte? ci sono due ricevute?-

Alc.- (alzandosi e andando a controllare) Sicuroforsevediamo no, c solo questa-

Gina - che ho portato io, proprio ora. ( decisa, rivolgendosi ad Alcide come se fosse un bambino, accarezzandogli il viso) Senti, forse lavrai sognato, caro Tieni arrivata la posta. (e mette sulla scrittoio delle lettera, delle riviste e un bigliettino). Io vado a preparare la cena. ( e fa per uscire)-

Alc.- Grazie, si. (prende le lettere le controlla e le lascia sullo scrittoio, quindi prende il bigliettino lo esamina, intanto, si porta al centro della scena) E questo cos?

Gina (fermandosi e girandosi) Cosa?-

Alc.- (mostrandogli il biglietto) Questo, indirizzato a te.-

Gina (avvicinandosi per guardare meglio il biglietto che Alcide le mostra) Ma sembra un biglietto di condoglianze.-

Alc.- Gi, posso? ( Cenno affermativo di Gina. Alcide lacera la busta e legge il biglietto) e sono per te.( si irrigidisce) -

Gina (offuscandosi) Per me? E chi m morto?-

Alc.- Io! (il biglietto gli sfugge dalle mani e cade per terra).-

Fissit di scena, musica, poi o si chiude il sipario, lentamente; oppure se questo non c, le luci caleranno fino al buio completo.

Fine.