L’urlo del muto

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L' U R L O D E L M U T O

L' U R L O   D E L   M U T   O

Commedia in due atti

di

Valerio Di Piramo

PERSONAGGI

 Egenosparto Agiulfo, detto "Se 'un si pole 'un si pole", Conte di Castelbello

 di Sorico;

 Frasia, detta"Bona ora più che mai", sua moglie;

 Bonarda Aspasia, detta "'Non so che ho", loro figlia;

 Gisbaela, detta"Se apro il libro io...", nutrice di Bonarda;

 Marfidippa, detta "Son tanto stufa", loro serva;

 Prastenio, detto"Vangogghe", stalliere e cocchiere dei Conti;

 Aluandro Evasio, detto"Si fà per dì", Marchese della Rocca di Vellano;

 Gersa, detta"Son troppo bella", moglie del marchese;

 Eteolao Maria Anisperto Sigmondo Gondrano Albizio, detto"Bibì", loro figlio;

 Monsignor Bonostracio, detto"Tavolone", Arcivescovo ;

 Il Sacrestano, detto"Moccolo", addeto alla cattedrale di S.S.;

 Il Narratore, detto"Discorro sempre io;

 Il Rumorista, detto"Sentirai che po po di casino".

SCENOGRAFIA

Un grande fondo bianco, in modo da poterlo macchiare a piacimento con i  proiettori; ai lati quinte nere. Il rumorista sarà sul palco, dalla parte    opposta al narratore; i suoi interventi saranno segnati con " * ".

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ATTO I °

SCENA I °

                                Musica; apre il sipario; solo narratore; cala il volume della musica.

NARRATORE:   La nostra storia ha inizio in una notte di fine estate a Castelbello di Sorico, vetusa magione stile "tardo barocco" situata sulle colline a nord di Pescia.   (Entra il narratore con uno zaino e una sedia; si siede)       Il castello  costituito da un corpo centrale e due ali, realizzato in pietra serena con fregi e rilievi in cotto, provenienti, si dice, dalla veneranda fornace di Santa Lucia.   I tetti acuminati sono sormontati da maestosi comignoli di pregevole fattura, mentre il corpo centrale è dominato da un grande balcone cinto dall'artistica balaustra di intuibile valore.     Davanti ed ai lati della costruzione, si innalzano come per incanto stupende piante ornamentali, che con la loro ombra donano al castello una dolce atmosfera di quiete e serenità.  "UCCELLI" Completano questo spettacolo meraviglioso gli zampilli della monumentale fontana situata al centro del vasto cortile, "ACQUA" mentre splendide statue di marmo fanno da cornice ala grande scala in porfido che immette nelle sale della magione.     L'edera fa da padrona ovunque, e ricopre quasi tutte le pareti esterne del castello.             Ahimè. "PIANGE FORTE"  E  basta!  Il castello, oltre che dall'edera, è coperto anche da diverse ipoteche, poiché i  Conti di Sorico da tempo non nuotano più nell'agiatezza.    Vita dispendiosa "TINTINNIO DI SOLDI" bagordi, cavalli brocchi  e crolli in borsa hanno creato loro notevoli difficoltà economiche.  Ma i Conti non si sono arresi, e sono solo in attesa di tempi               migliori... non permetteranno mai che i loro antenati si rivoltino   nella cappella di famiglia per il disonore e l'onta.

                                                                                                               

SCENA II ° CAMERA DA LETTO

E' sera.  Sta spirando un forte vento di libeccio, "VENTO" e  questo vento  sta rapidamente accumulando enormi nuvoloni neri gravidi di pioggia, che ben presto porteranno ad un temporale di proporzioni apocalittiche. " FORTI TUONI"                Ma come tutti i temporali estivi, anche questo dura pochissimo:  ed ecco di nuovo il sereno. "UCCELLI E ACQUA"    Il conte Egenosparto Agiulfo si destò di soprassalto, consultò                 la clessidra, saltò dal letto, infilò le ciabatte e in camicia da notte a fiori si precipitò  verso l'ala della servitù. Bussò delicatamente ad una porta "COLPI FORTISSIMI" e  con voce sommessa e  leggermente velata chiamò:  CONTE  MARFIDIPPA! O MARFIDIPPA!!!!

MARFIDIPPA:    (Entrando)  MA CHE C'E' DA URLA' COSI'? OHI OHI, sono  tanto stufa!  Ma  notte fonda! Ora mi pare che si cominci davvero a da' di fori!  C'è un buio che  non ci si vede neanche a scurr...  (Vede il conte)     AIUTO, UN FANTASMA A FIORI! 

CONTE:   Basta! Falla finita! O non lo vedi che sono io?  Non ho fatto a tempo  a sistemarmi, va bene? Sei sempre polemica! Non fare tanto la noiosa  perché ti butto fori, eh!?! Vatti a vestire, che in questo stato fai venire le lacrime agli occhi, e vammi a chiamare Vangog.

MARFIDIPPA:   Il pittore?  Ma che vi sembra l'ora di farsi fare un ritratto?

CONTE:   Ma che pittore! Lo stalliere! Prastenio! Lo sai che mia moglie lo chiama così perché dice che come la spennella lui  non la spennella nessuno?  Bisogna dirgli d'attaccare i  cavalli e che vada subito alla stazione a prendere i  Marchesi della Rocca di Vellano..  Muoviti, vallo a  chiamare, e digli che attacchi la carrozza quella più bella...

MARFIDIPPA:   COSA?  La carrozza più bella? Ma è forse quella specie di botte con le ruote? A me mi sembrate tutti matti!  "Attacca i cavalli!" Non c'è rimasto altro che quello toppato, che da quanto è secco  sembra la réclame  della fame in India!

CONTE:   Toppato?  Ma che toppato! Il cavallo che io sappia è di tinta unita!

MARFIDIPPA:   Caspiterina! Era di tinta unita... ora è toppato perché perde i pezzi da tutte le parti, e io continuo a cucirgli addosso gli avanzi dei  cappotti vecchi per fallo stare tutto insieme.

CONTE:   Non fare del  sarcasmo e fila a fare quel che t'ho detto!

                                                                                               

SCENA III °  STAZIONE

"RUMORE DI STAZIONE"

NARRATORE:   E' IN ARRIVO SUL PRIMO BINARIO IL TRANS EUROPA ESPRESS PROVENIENTE DA VELLANO...

GERSA:   (Entrando in scena) Facchino! Facchino! Mi raccomando i bagagli,  il gatto, l'uccello... ODDIO L'UCCELLO! HO PERSO L'UCCELLO! DOVE           L'HAI MESSO L'UCCELLO?

MARCHESE:   (Entrando con un gabbia coperta)  Lo tengo qui,  dentro ai calzoni...

GERSA:   Non dicevo il tuo  passerotto, dicevo il mio pappagallino! "CINGUETTIO"  (Prendendo la gabbia) Poverino il mio pappagallo! Speriamo non abbia  patito altrimenti comincia  a bestemmiare!Che viaggio!  Sembro una frugiata! Almeno prima sembravo...

MARCHESE:   ...UN BAULE!

GERSA:   Vuoi vedere che  mi scordo le mie origini nobili e  ti  mollo un ceffone?!?

MARCHESE:  Il baule! Manca il baule quello verde!

GERSA:   Ma se ci sei  seduto sopra, schifezza d’un uomo! O il fagotto?!?   E dov’è  il fagotto a fiori? Vuoi vedere che è rimasto sul treno?  FERMATE IL TRENO! FERMATELO!!!!

MARCHESE:  Ma qual è, quello legato con i cintoli?

GERSA:   Sì, proprio quello!

MARCHESE:  Allora è rimasto sul treno... non credevo neanche che fosse nostro..

GERSA:   Non era nostro!  …….  Era mio! Oddio le mie gioie! Era pieno zeppo d'oro!  Tutti i gioielli di famiglia! Siamo rovinati!

MARCHESE:   Ma non la fare tanto lunga!  L'oro!  Ma quale oro! Ci toccava tenerlo  nella segatura altrimenti diventava tutto nero!  Ma il bimbo dov’è?  Non è sceso?

GERSA:   Ma come? Non  ti sei neanche accorto che non ha viaggiato con noi? Non lo sai che il fumo del treno gli fa' male?  Gli irrita la gola, e poi dopo vomita! Viene da se' con la sua automobile.  L’ho ripresa ieri  dal monte dei pegni, la su' bella Fiat!

MARCHESE:  O  Ah, già…

GERSA:   Il mio bambino! Non faccio  per dire, ma tra tutti e due abbiamo messo al mondo  proprio un bel figliolo... anche il nome mi garba... Eteolao Maria Anisperto Gondrano Sigmondo Albizio.

MARCHESE: Non riesco ancora a capire perché a  quel povero figliolo gli hai affibbiato tutti quei nomi... Maria, poi, mi devi spiegare  cosa c'entra...  non è forse un uomo?

GERSA:  E  dai! Te l'ho detto cento volte che fu mia madre a volergli dare il suo  nome,  altrimenti non ci lasciava nemmeno una ciabatta!

MARCHESE:   A  proposito di quattrini, speriamo di poter  combinare questo benedetto  matrimonio tra il nostro Bibì e  la contessina Bonarda,  altrimenti stavolta ci troviamo davvero sotto un ponte...  e che non ti venga in mente di invitarli a Vellano a casa nostra...

GERSA.    No? E perché?

MARCHESE:   Perché?  Ma non te lo ricordi più che ci tengono in quella stanza  vicino alla chiesa per pietà e  misericordia? E che tutti gli anni a Natale ci buttano  fuori perché ci fanno il presepe?  Bisogna darsi da fare perché i  figlioli si sposino alla svelta...

GERSA:   Alla svelta  alla svelta...  lascia almeno che si conoscano!

MARCHESE:   Certo! Stasera si conoscono e domani mattina alle sette si sposano.

GERSA:   Io ti capisco, però lo sposalizio deve essere una cerimonia spettacolare... tanto tocca ai genitori della sposa a pagare...

MARCHESE:  Mah.. il bimbo è bello... loro sono pieni di quattrini... non dovrebbero fare tante storie...

GERSA:   Non vedo l'ora di poter organizzare la cerimonia! Non gli deve succedere quel che successe a me..  (Mentre parla si infila un vestito da sposa che era nel baule, mentre il baule stesso girato diventa un altare; il marchese esce)    Mi  pare di vedermi come se fosse adesso: le campane,    "CAMPANE"   l'organo,  ( si alza e fa per sganciarsi la  cerniera"* lampo dei pantaloni)     RUMORISTA! NON QUELL'ORGANO LI'! QUELLO DI CHIESA! "ORGANO"   un sacco di gente, il rinfresco, i debiti che si fecero...  io ero lì,  davanti al Vescovo che aspettavo te,  ma non ti  si vedeva...  s'avvicinò  Moccolo, il sacrestano, e  disse...

* Organo inteso come organo sessuale…si sta per sganciare i pantaloni!

                                                                                                                SCENA IV °  CHIESA

Il vescovo parlerà cantilenando alla maniera liturgica.

MOCCOLO:  Signor Vescovo, l'organista non sa' più che musica suonare... ha ripassato tutti gli spartiti da cima a fondo... ha suonato anche le mosche   che si  posavano sulle righe... dice se può rovesciare il libro...

VESCOVO:  Signorina Gersa, lo sposo non  si vede... la cerimonia  doveva essere alle nove, e ormai  è già suonato mezzogiorno... .. ma lei è sicura che  venga?

GERSA:   Sicuro! CHE ORA  E'?  MEZZOGIORNO?  ODDIO SVENGO!

VESCOVO:   Eccoci,  svenuta davvero...  Moccolo, presto, vai a prendere la bottiglia del vino della messa... ……. bravo, proprio quella...  falle sentire l'odore, ma stai attento che  non la beva.……  ecco,  lo sapevo, ci  si  è     attaccata... "BEVUTA A GARGANELLA"   TOGLIEGLELA!

MOCCOLO:  Gliel’ho  presa, ma l'ha fatta fori mezza...

GERSA:   Come sto?

VESCOVO:   Meglio, ma ormai è  l’una...    (SUONA L'UNA)

GERSA:    L’UNA? ODDIO SVENGO!!!

VESCOVO:   Ecco, è svenuta un'altra volta.. ora mi finisce il vinsanto. (come sopra)  SIGNORINA! SIGNORINA!  Ecco!  Si riprenda che m'ha vuotato la bottiglia!

GERSA:   Come sto?

VESCOVO:   Se  possibile a bocca chiusa, perché puzza di vino che non ci si sta accanto...  e lo sposo ancora  non si vede...

GERSA:   Sento che sto per  risvenire  ...

MOCCOLO:    Lasci perdere, tanto il vinsanto è finito.

GERSA:   Finito? Allora  non svengo più.

VESCOVO:   Eccolo! Ovvia, dai dai è arrivato!

MARCHESE: (molto ubriaco) Abbiate pazienza, ma iersera non riuscivo a dare l'addio al celibato.

GERSA:   Si comincia  molto male...  tu aspetta che ci si sia sposati poi vedrai  che ti sistemo io... e poi  chi è questo "Celibato?"

MARCHESE:   Cerchiamo di mantenere le distanze...  ricordati che ti ho conosciuta che te  ne andavi  dietro alle pecore...  e che io sono un "Marchese"!

VESCOVO:  Marchese, marchese... (Resta illuminato solo il narratore)

NARRATORE:   ...esclamò il Vescovo con leggera ironia. "RIDE SGUAIATAMENTE"  HO DETTO LEGGERA IRONIA! TI SEMBRA LEGGERA? "RIDE PIU' PIANO"  Anche lui era al corrente del titolo nobiliare molto dubbio dello  sposo.. circolavano in proposito voci che ne mettevano in dubbio l'autenticità: e c'era  una ragione ben precisa.

VESCOVO:   Siccome è ormai  passato anche l’una, e siccome  devo andare a  confessare le suore di Santa Surriscaldata, (GEMITI VARI E GRIDOLINI)  vediamo di  fare ogni cosa in cinque minuti.    Vuoi tu Aluardo Evasio marchese della rocca di Vellano prendere in sposa la qui presente  Gersa Strombazzi?

MARCHESE:    Pensate, reverendo, che se per caso non lo volevo mi sarei alzato nel cuore  della notte per  venirmi a sposare?

VESCOVO:   Insomma, lo voi o  no?

MARCHESE:    Diamine!

VESCOVO:    E tu lo voi lui?

GERSA:   E' un blasonato, no? Ha uno stemma con cinque palle, no? E a me le  palle mi sono  sempre garbate... lo voglio sì! Fate partire la banda, che  stavolta sono riuscita a sposarmi per davvero!

                                                                                SCENA V ° STAZIONE

Escono tutti; solo narratore e rumorista.

NARRATORE:    Il vero marchese della rocca di Vellano era un giramondo inguaribile     “GIRA UN MAPPAMONDO” ed essendo un uomo affascinate conquistava donne su donne,  “BACETTI E GRIDOLINI” che lo ricambiavano facendo  giungere a Vellano chilometri e chilometri di lettere d'amore.       Poi un giorno scomparve improvvisamente durante un safari, e non se  ne seppe più nulla. Approfittando del fatto che il marchese non aveva parenti ed era  pressoché sconosciuto nel suo paese, il lavapiatti della rocca intercettò e  distrusse la lettera che lo dava per disperso,  “PRENDE UNA LETTERA E LA STRAPPA” nascose  un'enorme forziere che conteneva  i tesori della casata, e  scomparve per dieci anni: poi tornò sotto  mentite spoglie e si spacciò per il marchese. Ormai però i  creditori avevano razziato tutto ciò che c'era di valore dentro la rocca, e di essa non rimanevano che tristi e  spoglie tracce... il falso marchese non si dette per vinto, e si      mise a cercare subito il forziere con i tesori.. “TIRA FUORI UNA GROSSA LENTE D'INGRANDIMENTO E COMINCIA A GIROTTOLARE  VICINO ALLA SUA SEDIA”  ma si sa…la memoria gioca brutti scherzi, e così il  forziere non fu mai rinvenuto. “RIPONE LA LENTE”  (Mentre il narratore parla, rientrano il marchese e Gersa col baule e si addormentano) Allora il falso marchese prese la decisione di sposare una ricca ereditiera.. però il diavolo fa le pentole ma non i coperchi,  "TIRA FUORI UNA PENTOLA ED UN COPERCHIO MOLTO PICCOLO CHE CI CADE DENTRO" e così il pover'uomo si ritrovò attaccato al braccio Gersa, la pastorella della rocca, che tutto sapeva e che lo ricattava in maniera ignobile... solo il matrimonio poteva impedire lo scandalo.      "STAZIONE; TRENI E FISCHI"

VANGOGG:   Oh, li ho trovati!  Ho dovuto girare tutta la stazione di Pescia! Sono due ore che cammino... Sveglia! SVEGLIA! Andiamo, che vi porto a  Sorico! Sbrigatevi, che casco dal sonno! Il cavallo  invece è già cascato...

                                                                                                                SCENA VI °

NARRATORE:   Il mattino dopo. Si era alzato da poco il sole, ed illuminava  quasi sinistramente le mura di Castelbello di Sorico, ignaro della tragedia che stava per abbattersi sul disgraziato maniero.  "PIANGE FORTE, POI SI SOFFIA IL NASO RUMOROSAMENTE"  RUMORISTA, PER FAVORE! La pace ed un silenzio assoluto regnavano sovrani sullo stupendo parco ancora assonnato, mentre l'orologio della chiesa  scandiva le sette. "SEI COLPI, POI SI RILASSA; IL NARRATORE LO GUARDA INTENSAMENTE; RUMORISTA  CI RIPENSA, CONTA SULLE DITA E IMBARAZZATO SUONA UN'ALTRO COLPO"  Ma quel meraviglioso senso di pace fu bruscamente interrotto da  un cavallo al trotto, "TROTTO" che poi nitrì "NITRITO" poi rittrottò "TROTTO" poi rinitrì, "NITRITO" che poi rinitrì, "TROTTO CHE PIANO  PIANO, MENTRE IL NARRATORE LO GUARDA, RALLENTA, FINENDO IN UN IMBARAZZATO NITRITO"  E' proprio lei, l'eroina del nostro romanzo, la stupenda Bonarda,  che mai la mostrò o la dette a chicchessia.  Unica erede dei Conti di Castelbello di Sorico, da sempre   rifiutava l'amore, ed era circondata da un mistero inesplicabile.

BONARDA:  Figli di cani! "ABBAIA" Non c'è nessuno che mi porga il suo vile  braccio? Ebbene, volete vedere che io scendo da sola senza  aiuto! (Entra rovinosamente) "COLPO FORTE"

GISBAELA:    (Entra) O  Madonna delle rose che tonfo!   Non potevi aspettare  Vangogghe  che  ti aiutasse a scendere? Io non  ti capisco più! Sei così nervosa...

BONARDA:   (Entrando in scena) O Gisbaela, nutrice mia, perdonami! Lo so di essere nervosa... ma sono tanto infelice! Ma perché il triste fato si è accanito così duramente su di me? Che male ho fatto?  Perché mia madre mi ha ordinato di fuggire per  l'amore? Mai nessuno dunque   godrà  del mio inutile corpo?

GISBAELA:    Anima mia! Non ti agitare così che altrimenti  ti s'infiamma anche il buco della gola! Vedrai che un giorno l'amore verrà e  ti renderà felice..

BONARDA:   No, no, non è possibile! Mi si dice che la sventura cadrebbe su di me e su chi oserà amarmi... io non posso assumermi questa responsabilità... io non so cosa sia l'amore, ma sono sicura che riuscirebbe a  grattarmi questo immenso prurito che mi assale.. "GRATTA"  OH, RIO  DESTINO! Non potrò mai dunque assaporare le gioie della maternità?

GISBAELA  Su,  non fare la ficosa!  Diceva così anche  tua cugina Frisnibaide, e ora si ritrova  con nove figli tutti sani e vegeti…

BONARDA:   E' terribile rinunciare all'amore alla mia età...  ah come sono  infelice! Ah come sono infelice! Ah come sono infelice  "PIANGE FORTE”;

ENTRA IL NARRATORE, LO PRENDE PER UN ORECCHIO E LO PORTA FUORI"

GISBAELA:   Anima mia, come soffri! Sai che faccio ora? Ora vado da tua madre e mi faccio  raccontare ogni cosa... con me  non può avere  segreti,  perché se apro il libro io……..….. adesso però  non  piangere  più e  vai a coricarti un po’  sul letto...  io intanto vado a  mangiarmi  sei o sette panini con pancetta perché mi sento tutta scombussolata...  sennò quando  arrivano  i Marchesi della Rocca di             Vellano con l'intenzione di farti sposare il loro figliolo...     io ci  vedo poco chiaro,   ma comunque mi  pare che abbiano un  monte di soldi, ed è questo che conta più di tutto... (Esce)    (Entra il Conte)

                                                                                                                SCENA VII °

CONTE:    Bonarda, sciagurata! E' questa l'ora di tornare a  casa? Ci  sono ospiti per  te e io  non  so che cosa dire!

BONARDA:   Ma la  mamma...

CONTE :    Tua madre! Quella sì che è …….. te la raccomando! E' un'ora che è  rinchiusa nella toilette  per farsi bella!   O Dio,  non  si può dire che le manchi il coraggio... ma tanto è battaglia persa!               S'è data ora la prima mano d'antiruggine,  ce ne ha comunque sempre  per un paio d'ore... Vieni qui. Ti devo parlare.

BONARDA:  Ma  possibile, padre mio, che sciegliate sempre i momenti meno adatti? Vi sembra che io possa ascoltare le vostre lagne con questo abito da cavallerizza? E poi devo completare la mia "Cultur-Fisic",  fare la doccia e scegliere un abito acconcio...

CONTE:   Ora t'acconcio io per le feste! E' arrivata la bolletta del telefono...  Tra te e tua  madre m'avete succhiato anche il midollo spinale! Non lo dovete  mettere  il culo sul divano quando telefonate!

BONARDA:  Padre mio, vi chiedo il permesso di lasciarvi... il maestro di danza mi attende nel salone, ed io devo ancora indossare il Tu-tu...

CONTE:   E dai! Tu-tu Tu-tu! E mi fai ritornare  in mente il telefono!

BONARDA   Ma infine, che volete da me?

CONTE:  Voglio che una volta tanto tu stia a sentire  tuo   padre!  Voglio che tu  sposi il figlio dei Marchesi di Vellano, così perlomeno si potrà  mangiare qualcosa! E voglio che per oggi tu lasci stare  il ballo!

BONARDA: Odio le voci alterate... perché blaterate inutilmente? Non potete  impedirmi di arricchire il mio bagaglio culturale!

CONTE:   Lascia stare il bagaglio e pensa a arricchirti e basta... l'occasione  buona c'è. Sono arrivati i Marchesi della Rocca di Vellano, tutti in gruppo, e c'è anche Eteolao Maria Anisperto Gondrano Sigmondo Albizio...

BONARDA:   E  dove la mettiamo a dormire tutta questa gente?

CONTE:   Cretina! E' uno solo! E lo devi chiamare Bibì...è  uno pieno di  soldi,  e cerca di non fartelo scappare …….. perché se te lo fai scappare stavolta siamo davvero sul lastrico. Tu continui  a fare debiti a forza di comprare   cappellini e scarpine,  comprarti anche della biancheria intima.….   ma a che ti serve poi  se a letto ci vai sempre sola?

BONARDA:   Ma papi!

CONTE:   Papi un accidente! Non ho proprio  voglia di trovarmi a dormire sotto  un ponte perché tu devi comprarti le mutandine con i  pizzi!  Ti posso assicurare che stavolta l'amore ha bussato al tuo cuore.

BONARDA:   No... l'amore resterà sempre fuori dalla porta del mio cuore.

CONTE:   E  io butto giù l'uscio! Ma lo voi capire che siamo in  rosso in banca?  Scoperti! Cabriolè! Va a finire che si va tutti a fare  le ferie  a  Reginaceli...

BONARDA:   No papi, questo mai... non posso permettere che per causa mia venga  compromesso l'onore dei Conti di Sorico... ma fino a che la mamma non mi avrà svelato il segreto che mi impedisce di amare, ….. sento che la  mia debolezza prevarrà sui miei sentimenti.

CONTE:    Non  ti preoccupare, si rimedierà anche a questo... anch'io potrei  dirti ogni cosa, ma tocca a tua  madre, è lei che ti deve raccontare  tutto... ora vatti a fare bella, vai... sono  sicuro che farai prima di tua madre...  (Bonarda esce)   Ma non c'è mai nessuno in questa casa?  (Tira il campanello, e ne casca la fune)  Lo sapevo... qui dentro è  tutto  marcio ... MARFIDIPPA!!! 

MARFIDIPPA   (Entrando)  Chi mi vuole? O perbacco, sono tanto stufa! Ma si può sapere  che cosa avete  nella testa? Invece di stare qui a gingillavi, perché  non venite a mangiare qualcosa?  Sono già sei volte che scaldo la farinata  di cavolo! Tra un  po’ è finita pure la bombola  del gas!

CONTE:    Ma che è la stessa di quindici giorni fa?

MARFIDIPPA:   Cosa, la bombola?

CONTE:    Ma che bombola! La farinata di cavolo!

MARFIDIPPA:  Diammine! Ce n'è sempre un paiolo pieno...

CONTE:   Ma non è ancora andata a male?

MARFIDIPPA:   Sì, ma  ho tolto  tutti i bachi ed  è tornata come nuova...

CONTE:   Ci risiamo! Sempre sarcastica! Vai a chiamare la tua padrona e dille che voli qui...

MARFIDIPPA:  Non sarebbe meglio farla volare da un'altra parte? Se casca per terra  spacca ogni cosa... 

CONTE:   Ah, senti... la farinata di cavolo mettila da parte, che più tardi  si dà da mangiare ai Marchesi...

MARFIDIPPA:   Che cosa??!La farinata con i bachi?!?!?

CONTE:   Sì, proprio quella...  si dice che è una specialità del luogo...  insomma, un piatto caratteristico...

MARFIDIPPA:   E  se poi non  piace e se la prendono con me? Ohi ohi, sono  tanto  stufa... va a finire che mi farete venire l'isolamento nervoso...vado, vado…..    (ESCE; ENTRA QUASI SUBITO LA CONTESSA)

                                                                                                                SCENA VIII °

FRASIA:   (Entra con tutte le fette di cetriolo appiccicate alla faccia)  Ma non c'è mai un minuto di pace in questa casa? Neanche quando Sono nella toilette? Allora? Che c'è? Chi mi vuole?  Cosa ti succede?

CONTE:   Ti ho mandata a chiamare io, e per tua norma e regola  non mi  succede  proprio nulla!

FRASIA:   (Alludendo)Allora è tutto regolare. Sono già diversi anni che non ti succede più nulla.

CONTE:   Senti Frasia, un incominciare perché è una giornatuccia, eh?

FRASIA:  Senti un po'? Dimmi  quello che hai da dirmi così ritorno  nella toilette e finisco di farmi bella...

CONTE:   (Guardandola)  Avevi già cominciato?

FRASIA:   Io non vorrei drtelo, Conte, ma sei vicino a beccarti una labbrata!

CONTE:  Stammi a sentire, Frasia...è arrivato il momento che tu racconti  tutto alla tua figliola... può anche darsi che riesca a capire  qualcosa...  Oddio, io ho dei forti dubbi, perché ti somiglia troppo... però gliene devi parlare.

 (Via il Conte e la contessa)  (Entrano dalla parte opposta i Marchesi)

SCENA IX °

MARCHESE:   Madonnina mia come puzzi! Ma che ti sei dato il diserbante con  l’aspirapolvere rovesciato?

GERSA:   Puzzo! Sentitelo, puzzo! Sei ignorante anche in fatto di profumi... questa è colonia francese, che m'ha portato la mia cognata da Parigi di ritorno dal suo ultimo viaggio di nozze.. si chiama "Aggredisse moi"  che poi vorrebbe dì "Saltami addosso".. Io non sono  mica ignorante come  te... io lo so il  Parigese, lo studiai da bambina...

MARCHESE:   Se l'hai studiato da bambina,   forse te l’ha  insegnato  Robespierre!

GERSA:  Mi stai a offendendo perché  non sai più che dire...  io con la mia  cultura ti tappo la bocca in ogni circoncisione.

MARCHESE:   Ecco, ora tappami anche la bocca, così asfissio e non se ne parla più... ma che mi voi far tirare le cuoia?

GERSA:   Almeno così  hai qualcosa che ti tira!  Ma lasciamo perdere che  non  voglio discendere in particolari lacrimevoli...  andiamo piuttosto a  vedere se si trovano i padroni di casa...

                                                                                                SCENA X °

NARRATOTE:    E così le storie strane e un po’ bislacche di queste due famiglie stanno finalmente per intrecciarsi... quale sarà il grande  segreto che nascondono i Conti di Sorico? E quale quello dei Marchesi della rocca di Vellano?  Tra non molto lo sapremo... ma prima, diamo uno sguardo alle  cucine di Castelbello di Sorico...

                                                                                                                SCENA XI ° CUCINA

(Il solito baule, da un altro lato, sembra una cucina a legna; sopra c'è un paiolo, e Marfidippa ne gira il contenuto; Gisbaela  toglie i bachi e li butta in una pentola più piccola; i bachi quando vi cadono dentro fanno un rumore metallico; Prastenio si siede su di       una sedia e fuma beatamente.)

GISBAELA:  (Togliendo i bachi e buttandoli nella pentola piccola) Sessanta... sessantuno... sessantadue... sessantatré.... O Marfidippa,  gira più svelta altrimenti non vengono a galla!

PRASTENIO:  Ce n'è sempre tanti di questi bachi?

MARFIDIPPA:   Hai voglia te! E' che sono furbi... prima mi sembrava d'averli levati tutti... e invece quelli più svegli s'erano rimpiattati  in fondo alla farinata di cavolo!  

GISBAELA:    Fermati, fermati che lì ce n'è un altro!   (Tira fuori un insetto verde)   Ma questo non è un baco... è una zonza!

MARFIDIPPA:   Ma che zonza! E' un baco nero che a forza  di stare nel cavolo è diventato verde... buttalo via!

GISBAELA:   Ma  non era meglio se accendevi il fuoco?

MARFIDIPPA:   Era meglio sì, ma è finita la bombola del gas ..

GISBAELA:  E ora con che si scalda? Col fiato?  Sessantaquattro.. sessantacinque..

PRASTENIO:   Senti, ma che rumore fanno? Ma che sono bachi da guerra con la corazza e l'elmetto?

MARFIDIPPA:   Devono essere da guerra davvero, perché mi hanno mangiato mezzo mestolo!   (Tira fuori il mestolo mezzo mangiato)

GISBAELA:   Chee, bada lì il mestolo quasi novo! E ora con che li batto i  tappeti?

PRASTENIO:   O  il battipanni  non ce l'hai?

GISBAELA:   Quello l'adopera  la padroncina Bonarda quando va a giocare a  tennis... non glielo  posso mica togliere, povera bambina! E’ già tanto  disperata! Sessantasei... sessantasette... sessantotto...

MARFIDIPPA:   Già, anch'io  non l'ho mica vista bene ultimamente... ma che ha?

PRASTENIO:  Lo so io che  ci vorrebbe per lei

GISBAELA:    Sessantanove...

PRASTENIO:  Quello dopo! Prima falla cominciare con qualcosa di più facile...

                                (Musica; via le luci e sipario)

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                ATTO II °

                                                                                                                SCENA I °

                                (Musica; sipario; divano con Frasia e Bonarda)

  

FRASIA:  Ebbene, bimba mia, tra poco conoscerai la triste e allucignolante storia di me e tuo padre, e della tremenda maledizione che gravita  sulla tua testa...

BONARDA:   MADRE MIA! Che dite? Una Maledizione?!?

FRASIA:   Non cominciare a gridare  prima di cominciare sennò  non  riesco  ad andare più avanti...  è già  difficile parlare con te che hai studiato alla Sorcona di Parigi...  ma io e tuo padre  volevamo che tu venissi su  istruita, e così ti ci mandammo...  ora però non so come  cominciare.…   mi ci vorrebbe un quartino di quello buono...

BONARDA:   Madre mia, non perdete tempo, e ditemi subito quel che avete nel cuore...

FRASIA:  Ora te lo dico, ma tu bada di  non interrompimi altrimenti  non perdo il filo...  (Cercando con la mano dietro il divano)  Ma  dov’è?   (Tirando fuori un fiasco di vino pieno)  Ah, eccolo!  ( S'attacca)  Ora sto meglio... e non mi guardare con quella faccia per un goccio di vino!  L'acqua mi fa male, lo sai...  mi fa grattare e  poi mi vengono  fuori le bolle...  non è mica colpa mia se sono allegorica all'acqua...

BONARDA:   Madre, vi prego, sono  tutta tirata come una corda di violoncello e  voi tergiversate... abbiate pietà di me...  raccontatemi! Io vibro come  un'arpa e  voi divagate... dubito a volte che in seno  abbiate  il cuore!

FRASIA :  Ce l'ho bambina mia , ce l'ho! Era meglio se non ce l'avevo. Smetti di suonare l'arpa che ora ti dico... Tutto cominciò una notte di vent'anni fa...

(Parte un valzer; dalla parte opposta del palco entrano tre coppie  che iniziano a danzare; il conte aspetta Frasia, che si alza, si  infila un vestito e lo raggiunge; i due danzano con gli altri; ad  un tratto un forte tuono interrompe la musica ed entra un tipo  mascherato e con un mantello indosso, che altri non è se non il narratore.)

                                                                                                                SCENA II °

TU!!!!  (Indicando il conte)

CONTE:    Ce l'ha con me, brav'uomo?

X:           SI', ce l'ho con te, escrementumano uscito per sbaglio  dal ventre incalorito di tua  madre!

CONTE.     COME SI PERMETTE DI DARMI DEL TU? MANTENIAMO  LE DISTANZE!

X:           Qui se c'è qualcuno che deve alzare la voce sono io, HAI CAPITO? LO SAI CHI C'E' DI FRONTE A TE?!?

CONTE:   Magari se si leva il cappuccio la riconosco...

X:           SILENZIO, MERDACCIA!!!!

CONTE:   (A Frasia)  Hai...hai sentito?!? M'ha chiamato merdaccia! M'HA  CHIAMATO MERDACCIA!    

FRASIA:   (Tappandosi il naso) Ho sentito, ho sentito.. ma vai un po’ più in là...

X:           TU , BRUTTO UOMO SCHIFOSO, M'HAI ROVINATO LA FAMIGLIA!

CONTE:    Io? Ma se neanche la conosco!

X:           Non ti preoccupare, mi  conoscerai alla svelta... intanto mi presento...

                                                                                                               

SCENA III °

UN ATTIMO DI BUIO; QUANDO TORNA LA LUCE IN SCENA C'E' X CON UN MANTELLO DA  PRESTIGIATORE, IL CILINDRO IN TESTA ED IL BASTONE; IL BUE SU DI LUI.

X:           Signore e signori, benvenuti nel magico regno della magia! (Batte il bastone e appare un mazzo di fiori)  Il mago Cornadamus vi dà il  benvenuto a questo meraviglioso spettacolo! (Si toglie il cilindro  e ne estrae della polvere argentata che getta in aria) Volete farvi predire il futuro? Volete farvi togliere un Malocchio? Non avete che da venire da Cornadamus, il mago allievo di Nostradamus e maestro di Udinì! (Fa ua giravolta e si nasconde con il mantello; forte colpo, via le luci un attimo, e tutto torna come prima.)

CONTE:     Ah, ho capito! Lei nel primo atto faceva il narratore! Ma chi la manda  l'agenzia?

X:     NO! NON MI MANDA L'AGENZIA! Sono io che mi sono fatto assumere dal regista, facendomi credere un  attore! E ora stammi a sentire... chi è che  l'altra notte è andato a letto con la mia moglie?

CONTE:   E   che volete che ne sappia!

X:           SEI STATO TE, SCHIFEZZA DI CONTE ANDATO A MALE!  Tu, che approfittando della tua posizione privilegiata, ma soprattutto del fatto che io quel giorno ero andato a trovare  mia  cugina, ti introducesti quatto quatto nel letto della mia moglie, e sfogasti  su di lei le tue insane brame, deflorando quel bocciolo dove solo un'ape si era posata! E pensare che ora ci si posano le cavallette!

CONTE:   Ma insomma, qui c'è sicuramente  uno sbaglio di persona! Si può  sapere come si chiama vostra moglie?

X:           Esmeralda si chiama!

CONTE:   ESMERALDA?  Mamma mia che trom...

X:     NON DIRE QUELLA PAROLA! NON DIRE QUELLA PAROLA! Povera Esmeralda!  Violentata così, seduta stante, e contro la sua volontà...  non ci sta’!

CONTE:   No, non  era seduta... era in piedi, e non contro la sua volontà ma  contro l’armadio, e vi  posso assicurare che ci stava!

X:           BASTA!!! Non si può offendere così un uomo calpestato nell'affetto più sacro... non te lo permetto! Non ti puoi certo immaginare la tremenda vendetta che ho in serbo per te...io sono un mago potentissimo...figurati che sono nato sordo muto... ma mi sono ridato la favella per urlarti tutto il mio disprezzo! Imparerai a tue spese che cos'è  l'urlo del muto! 

CONTE:   Via, ora non  esageriamo... dopotutto,  non l'ho neanche messa incinta...

X:           Ho studiato una vendetta molto fine, che ti colpirà fino alla seconda generazione: dopo la prima volta che farai all'amore con una donna ti seccherà ogni cosa. E farò seccare ogni cosa anche al  tuo futuro figliolo, sempre ammesso che ti venga e che sia maschio. Se invece ti dovesse venire una femmina  farò seccare il primo uomo che ci andrà a letto insieme. E COSI' NON VI RESTERA' CHE LA SODDISFAZIONE DI FARE LA PIPI'!

CONTE:   Ma si può sapere  perché  urli  in codesta maniera?

X:           E' PER VIA DEL TITOLO!  l'URLO DEL MUTO!

CONTE:   Ah, ecco...senti muto,  che tu ti senta un po’ offeso lo  capisco, ma  che tu per una trom...

X:   NON DIRE QUELLA PAROLA!!!! NON LA DIRE PIU', SENNO' MI FAI GIRA'          LE SFERE PER DAVVERO!!!

CONTE:    (Al pubblico) Sì, perchè fino a ora scherzava...

X:           Ti do solo un consiglio: cerca di fare in modo che al primo colpo ti resti incinta, perché dopo sarà troppo tardi! Ah! Ah! AHA HAH!!!  (Esplosione; Via la luce; via X e il Conte; torna la luce e Frasia  va verso il divano dove è seduta Bonarda che piange; si toglie il vestito, si siede e prende il fiasco, che sarà ormai vuoto; ci si attacca)

                                                                                                               

SCENA IV °

FRASIA:   Oh!   è già finito tutto il fiasco?  (Lo guarda sotto) Bho... deve essere  bucato...

BONARDA:   (Gettandosi tra le braccia della madre)  MADRE!!!

FRASIA:   Dimmi qualcosa figlia mia! Se ti senti, ora sarebbe anche il momento di svenire... ma non mi dici nulla? Dio Santo, sei tutta di guaccio e dura come un aisberghè... Non farmi soffrire così! Riprenditi!    (Si apre la porta ed entra Marfidippa)

MARFIDIPPA:   Ah, siete qui... sentite, ho tolto tutti  i bachi, e siccome è finito il gas, Prastenio è di là in cucina che rompe due seggiole per accendere un po’ di fuoco e scaldare la farinata di cavolo...  (Bonarda piange forte)  Tra un pochino si mangia...  Che c'è topino mio? Non ti va la farinata di cavolo? Allora ci sarebbe rimasto quel culo della pancetta che s’affettò a  Natale...

BONARDA:   Madre, ho bisogno di restare sola con la mia angoscia... chiedo il permesso di ritirarmi nelle mie stanze...

FRASIA:   Vai, angelo mio, vai... e  non ci pensare troppo... una soluzione si        troverà.……. (Via Bonarda; uscendo incrocia il Conte; scoppia in pianto disperato e esce a corsa)

CONTE:   Cosa che ha fatto?

MARFIDIPPA:    Non vi va la farinata di cavolo.

FRASIA:   Ma che farinata! Falla finita di fare discorsi stupidi e vai piuttosto nella sala a apparecchiare!

MARFIDIPPA:   Madonna  come siete permalosi! Non è mica colpa mia se in questa casa un c'è una lira neanche per comprare due pomodori!  (Via)

CONTE:   Ma insomma, che succede?

FRASIA:    Non ho detto ogni cosa. E siccome ho paura che possa fare uno sproposito,    vado a vedere  dove è  andata. Intanto tu vai al tavolino e  intrattieni gli  ospiti; tra un pochino arriviamo  anche noi.….  mi raccomando, cerca  di parlare a modo, senza flessioni dialettali.  (Viene apparecchiata una tavola costruita con due caprette e un pannello; a tavola si siedono i marchesi e i conti;  Marfidippa e  Gisbaela servono)

                                                                                                                SCENA V °

FRASIA:    Come vi ha già acccennato mio marito, Marchese, la contessina Bonarda ha una forte emicrania che gli avrebbe impedito di venire a cena con noi... mi ha pregato di dirvi che si scusa, e che ci raggiungerà  un po’ più tardi...

GERSA:   Ma si figuri, cara contessa... sono cose  capibili...   probabilmente è stata la mozione...(l’emozione)

CONTE:   Non  vedo l'ora di mangiare qualcosa... ho una fame che mi  s'attorcigliano tutte le budella...

MARCHESE:   E io non vedo l'ora di assaggiare la specialità del luogo... (L'annusa)  L'odore è un po’  fortino... non mi riesce capì di che sa...

CONTE.   Di mer...

FRASIA:    (Gomitata al Conte)  Di mercoledì!  Questa zuppa va fatta di mercoledì,  poi si riscalda e si mangia la domenica...

MARFIDIPPA:   (A Gisbaela)  Si è fatta di mercoledì?    

GISBAELA   E   come faccio  a ricordarmelo? E' passato quasi un mese!    

BIBI':   (Mangiando)  Buona! Mi ricorda tanto la farinata con i fagioli che facciamo a Vellano...

GERSA:   A  proposito, contessa, ma che fagioli sono?  Così saporiti... ma lei Conte non li mangia? Li lascia da parte?

CONTE:   Eh? Ah, no, no, non li mangio...  sa, i fagioli mi gonfiano, e poi  faccio certi colpi che par d’essere all'ultimo dell'anno...

MARCHESE:    E' proprio vero, Conte! Mi ricordo che sei o sette anni fa, dopo una mangiata di fagioli...

GERSA:   Ma insomma, Aluardo! Ti sembra un argomento di cui parlare a tavola? Abbi un po' di dispetto per i signori Conti!

MARCHESE:   Non fa niente, non fa niente... in questa casa agli argomenti di  merda ci siamo abituati...

FRASIA:    EGENOSPARTO AGIULFO!

CONTE:   Salute!

GERSA:   Macchè  salute! Si chiama così...

BIBI':   Questo vino è proprio buono...  leggerino  leggerino, va giù che è una meraviglia...sembra quasi acqua…

FRASIA:   Eh sì, vino così  c'è  n'è poco davvero... lo facciamo  noi. E' del nostro viteto.

GERSA:   E  dica, cara contessa,  quale è il nome di questa meravigliosa farinata di cavolo con i fagiuoli?

FRASIA:   Farinata di cavolo con i fagiuoli.

CONTE:   Caro marchese, lo sa quale è la praticità di questa zuppa?

MARCHESE:     No. Qual è?

CONTE:  E’  un piatto unico... non ci s'accompagna nulla...

FRASIA:    Eh sì, cara contessa.. quando si è  tramgugiato  una scodella di farinata  col cavolo e ba...  e fagiuoli,  non ci vuole altro davvero...

GERSA:   Magari un po' di frutta...

FRASIA:   Frutta? Ma per l'amor del cielo! Sarebbe come mettere la mostarda sui cetricoli...

MARCHESE:   Ma... e il caffè?

CONTE:    CAFFE'?!?!?! Magari!

MARCHESE:    Come magari?

CONTE:    Sì...appunto... magari si potesse! Ma non si può... rovinerebbe il  delicato sapore che ci è rimasto in bocca... e noi non vogliamo  questo, vero?

TUTTI:     NO, NON LO VOGLIAMO! 

(Via le luci; il conte e la contessa restano a tavola, mentre il marchese e la marchesa siedono sul divanino; le luci saranno a  ping-pong, e cioè  illuminato solo chi parla, con questi riferimenti: T=Tavolo;D=Divanino.)

                                                                                                                SCENA VI °

T  CONTE:     Hai visto? La farinata l'hanno mangiata!

FRASIA:  Per forza,  non c'era altro!

CONTE:   Comunque   non  era cattiva... forse un po'  salatina...

FRASIS:   E ci credo! Marfidippa la sala ogni volta che la riscalda...  dice  che altrimenti si sente che è vecchia...

CONTE:   Madonna! Con tutto quel sale  chissàche pressione alta avevano i bachi!

D  GERSA:  O Aluardo,  ma tu fagioli  come quelli li avevi mai visti?

MARCHESE:   Bada,  non ho visto neanche quelli perché da quanto che mi facevano  schifo mangiavo a occhi chiusi!

GERSA:    Che troiaio!  Se i signori mangiano così tutti i giorni campano  poco, te lo dico io!

MARCHESE:   Speriamo che schiantino dopo il matrimonio sennò è un bel casino!

GERSA:    Mi devo fare controllare la vista... a un certo punto ho avuto come l'impressione che quei fagioli nuotassero nella zuppa...

T  CONTE:  Ma tu li hai visti quei bachi com'erano allegri?  Sembrava di vedere  le olimpiadi di nuoto!

FRASIA:    O che erano vivi?

CONTE:   Vivi? C'era quello verde e giallo con  otto zampe andava via  sembrava una littorina!

FRASIA:    Me te dici che è piaciuta?

CONTE:    Bho? Speriamo piuttosto che  non  abbia a far  male...

D  GERSA:   Ohi ohi... Ho un mal di pancia che muoio...

MARCHESE:   Non ci pensare, Gersa...  oddio, a dì la verità quei fagioli mi devono  aver gonfiato anche me... mi borbotta ogni osa... ohi  ohi...

GERSA:    Io devo andare al bagno sennò schianto... tu che fai? Vieni?

MARCHESE:    Sì,  devo venire anch'io... caspita che mal di pancia!   

     SI ACCENDE IL PIAZZATO(Queste sono luci)

GERSA:     Scusate... ci scappa un bisognino ecologico... dov'è il bagno?

FRASIA:    Andate per di là e salite le tre rampe di scale... la buca è proprio sull'ultimo pianerottolo.

MARCHESE:    In cima? Speriamo di arrivarci...

GERSA:   caspita non  ce la faccio più! Andiamo, Aluandro, legati i calzoni in  fondo, serra la dentiera e corri!!!! (Via da destra)  (Via tutte le luci; solo pallido chiarore che illumina la scena;  voci del marchese e della marchesa da fuori)

GERSA:    Allora? L'hai trovata la buca?

MARCHESE:    SI'!!!! Eccola qui!

GERSA:    PRIMA IO! PRIMA IO!

MARCHESE:    MA IO ME LA FACCIO' ADDOSSO!

GERSA:    IO... IO HO PAURA DI ESSERE ARRIVATA TARDI...

MARCHESE:    Madonna  che odore  è questo qui... altro che fagioli di Sorana... allora,  te ti metti sulla buca, e io la faccio in questa catinella smaltata...

GERSA:    LI'?!? MA QUELLO E' IL LAVAMANI!

MARCHESE:   E CHE VUOL DIRE?!?!  TANTO DOPO CI SI DA' UNA SCIACQUATA!

SCENA VII °

BONARDA:     (Entrando, con aria tragica)  Mamma...

FRASIA:    Bonarda, bimba mia come sei pallida! Sembra che tu sia cascata in un sacco di farina! Dove sei stata fino ad ora?

BONARDA:    Ero giù in cucina, con Prastenio...

CONTE:   O bimba, so che la mamma ti ha detto ogni  cosa...

BONARDA:   Madre, chi è costui che mi rivolge così arditamente la parola? Io non lo conosco!

FRASIA:    Via, Bonarda,  sia brava...  lo capisco  che tuo  padre la fece grossa,   e che puzzava molto, ma io l'ho perdonato...  oddio, a dire  la verità ha preso anche diverse labbrate, però poi l'ho perdonato...

BONARDA:   Non so come avete fatto, nonostante tutto, a sposare un sì meschino  uomo...

CONTE:   Te lo dico io come fece... era incinta! Ti aspettavamo…..   ma ti posso assicurare che se ero un indovino a quest'ora ero in America!

FRASIA:   Stai buono, Egenosparto, ora non cominciare anche te, eh?  C’è già lei  che è nervosa... sennò  va a finire che  apriamo un manicomio...

BONARDA:    Vado a prendere un po’ d’aria in giardino, ma prima vi prego di   rispondere a una domanda che mi assilla...

FRASIA:    (Con slancio)  Bimba mia!  Chiedi!  Chiedimi  pure tutto quel che vuoi sapere, che io e tuo  padre te l’ho diciamo  dalla A alla zeta!

BONARDA:   La maledizione di Cornadamus si avverò?

CONTE:   Questo  non te lo dico.

BONARDA:    Mammaa!

FRASIA:    Egenosparto! Ti sembra questa la maniera? Te lo dico io:  Sì!

BONARDA:   Vuoi dire... vuoi dire che papà... da quella volta...

FRASIA:   Oddio,  aveva già delle grosse difficoltà anche prima. . ma da quel giorno... e meno male che ero  già incinta, sennò a  quest'ora tu vai a sapere  dov'eri! Ma ora vai, bimba mia... vai a prendere un po’ d'aria nel nostro giardino pieno di piante  zotiche e di palmipedi rari....

(Via Bonarda; sul fondo si dovrà vedere il giardino, ma non si vedranno mai i personanaggi)

                                                                                                                SCENA VIII °

GERSA :    (Entrando seguita dl marchese)  Finalmente, ora sto proprio meglio...

MARCHESE:   Non c'è  niente di meglio che una sana cagat....

GERSA:    Aluardo!!!  Cerca di essere un po’ più fine, quando sei in casa d’altri! E dimmi quello che si diceva prima...

MARCHESE:    Via, Gersa, Non  so se è il caso...

GERSA:   Ah, ti ritiri eh? Allora ti dico io. Statemi bene a sentire, voi due. Ci avete fatto venire da Vellano di corsa, e noi siamo venuti. . Ci avete  dato da mangiare un troiaio verde e non ci avete fatto prendere neanche il  caffè per rifarsi la bocca... e  non ci avete ancora neanche  fatto vedere la contessina Bonarda, che dovrebbe sposare il nostro Bibì...  ma insomma, a che gioco si gioca?

FRASIA:   E che vorreste dire con questo?

GERSA:  Voglio dire che noi stiamo qui a perdere tempo per nulla... e poi non faccio per dire, ma il mio Bibì riceve tutti i giorni un fottio di richieste, e tutte buone... è un partito coi fiocchi...e poi è un giovane...  ma             che dico, il mio  Bibì è un uomo! E che uomo! Bello come la sua mamma!

CONTE:  (Guardando il giardino) Bada! Eccoli lì, insieme, che tubano come  due tortore!  (Tutti guardano fuori)

FRASIA:    Geee!!!! Guarda là che bella scena! La mia Bonarda che va sull'altalena  col marchese!

MARCHESE:   Non è mica vero: lei è sull'altalena, e il mio Bibì la spinge!

FRASIA:   Ma l'avete vista com'è bella? Sua madre, fatta e finita! Guardatela! Ha  tutte le sue cosine al posto giusto!

GERSA:   Guardate  come la spinge in alto!

FRASIA:   Oddio come la frulla! Speriamo  non me la sciupi!

GERSA:   Il mio bimbo non sciupa proprio nulla! Ma l'avete visto com’è  a modino? Il più bel fico del paniere! Fatto bene sopra e sotto, non faccio per  dire! Lui solo nelle nostre famiglie s'è salvato... perché detto tra noialtre due, i nostri omini  non  sono un gran che...

FRASIA:   Perché? Non sono un gran che? Come sarebbe a dire che  non sono  un gran  che? Cerchiamo di non generalizzare,  per piacere, e  guardi  un pochino  agli uomini di  casa sua...  Io non voglio dire, ma un vorrete mica paragonare, eh? (Squadrando il  marchese)  Da quel che vedo ci vedo molto buio... ma lasciamo cadere  qui la discussione che potrebbe anche diventare dolorosa...

MARCHESE:  Invece di stare qui a letià,  non si potrebbe scendere in giardino a  sentire che si dicono i piccioncini?

FRASIA:    Sì, sì, andiamo, andiamo... (Tutti fuori)

                                (La prossima scena si svolge solo a colloqui dall'esterno)

                                                                                                               

SCENA IX °

FRASIA:   Madonna come  sonno belli!

MARCHESE:   Non vi fate vedere, state indietro... qui dietro la siepe!

CONTE:  Prastenio! Ma che fai qui? Ma te tu hai i pantaloni tirati giù! Ho capito... ma non potevi farla in bagno?

PRASTENIO:   Provi lei ad andare in bagno... c'è una puzza che non si resiste... sembra che ce l'abbia fatta una mandria di mucche...

CONTE:   Forza, ora vai via! O non  vedi che ci disturbi i piccioni?

PRASTENIO:  Che ci  sono i piccioni? Meno male, almeno stasera si mangia!

CONTE:   VAI VIAAAAA!!!!!  (Prastenio entra sulla scena reggendosi i calzoni, si guarda intorno e esce)

FRASIA:   O signora marchesa, state attenta a dove mettete i piedi! Non lo vedete che mi troncate tutte le piante zotiche? Ma dove  vi credete di essere,  nei boschi di Vellano a cercare funghi?

MARCHESE:   Ha ragione la contessa... accuattati dietro l’edera.... non farmi tribolare e  tirati su con la testa che mi metti tutti i capelli in bocca!

GERSA Ora che ti prende, mi metti anche le mane addosso? Madonna come sei diventato maniero! una volta mi baciavi la testa e mi dicevi che avevo i capelli d'oro... ora se ne trovi uno nella minestra fai un casino della madonna!

MARCHESE:  Contessa, sbaglio o vi vedo muovere la bocca come se  aveste il  ribiascito delle capre? Che fate, ruminate?

FRASIA:   Non è niente, signor marchese...è  la gomma americana che mi s'è appiccicata ai denti...

CONTE:   Zitta... mettiti i denti in tasca che li lavi in camera tua... non dare spettacolo...

GERSA:     Geeee!!!!! Come la manda in alto!!!!!

                                                                                                                SCENA X °

BONARDA:  Op, op...spingete, Bibì... più in alto! Voglio arrivare a cogliere una stella... Marchesino, le mani! Levatele di lì! Spingete per le spalle...

BIBI. Chiedo venia, contessina Bonarda, ma l'impeto amoroso mi stravolge... in questi meravigliosi attimi non mi controllo più...

BONARDA:    Bellissimo...sono in cielo... più alto, marchesino, più alto...

BIBI':  Sapete, Bonarda? Vi conosco appena ma mi pare di avervi sempre          amata...

BONARDA:   Ah, marchesino, se solo poteste capire... quel maledetto destino.. meglio sarebbe stato se non fossi mai nata!

BIBI':  Perché tanta tristezza? Perché sciupare questo meraviglioso momento con dubbi e incertezze? Infine, non mi amate? Non posso dunque  sperare?

BONARDA:   Sperate, marchesino, sperate... ma ora divertiamoci... più alto! Più                alto!!! Voglio arrivare lassù nell'infinito.... voglio volare.... Voglio volaaaaaaaaaaaaaiaia!!!!!!!!!!!!!!!

                                (Rumore di vetri infranti seguito da un forte nitrito)

BIBI':   BONARDA!!!

FRASIA:   ODDIO, LA MIA BAMBINA      E' VOLATA VIA!

MARCHESE:    Ma  dov'è andata?

CONTE:   Ha attraversato la serra delle piante grasse ed è atterrata sul cavallo...povera bestia!

GERSA:   Mamma  mia, che botta!

FRASIA:    PRESTO, EGENOSPARTO AGIULFO, CHIAMA L'ATUMBULANZOLA!

                                (Musica tristissima, mentre calano le luci)

                                                                                                                SCENA XI °

(Mattina dopo; il conte è seduto e sta fumando la pipa)  Marfidippa entra da destra con un vassoio e esce da sinistra; entra                 Gisbaela da sinistra con un asciugamano e esce da destra, da dove entra  Prastenio che va a sinistra; ritorna Gisbaela con un catino in mano e  mentre  esce da sinistra  entra Marfidippa che sta per riuscire da destra, ma il Conte la ferma)

CONTE:  O  Marfidippa! Ma cosa avete  bevuto? State un po’ fermi che mi comincia a girare la testa?

MARF  Ora vi ci mettete anche voi ? Di già c'è questo catino che puzza da fa schifo... Sembra quasi che ce l'abbino fatta dentro...Che volete?

CONTE:  Voglio sapere come sta, voglio! Sono il padrone di casa o no?

MARFIDIPPA:   Va bene, va bene.... è tutta secca e dura come un'aringa sotto sale  stavolta non lo so se si salva... ora fatemi andare a  prendere  un altro bicchiere di vino,  che beve che sembra un acquaio...(Via)   (Prastenio entra da sn e esce da ds, seguito da Gisbaela)

CONTE:   Vai! Ora ricominciano a girottolà per la casa!

GERSA:    (entra da destra seguito dal Marchese) Buongiorno, Conte...Lei come sta?    

CONTE:  Pare che sia un bel casino.. avete dormito bene?    

MARCHESE:   Non c'è un malaccio... la paglia era un po’ molle, ma ci siamo arrangiati...

CONTE:   abbiate pazienza se vi ho messi nella stalla, ma la camera degli ospiti è in rifacimento.. ora mettetevi a sedere che vi devo dire una cosa...  Non fate discorsi a pitoro, perché quel che vi devo dire  è  molto grave..

                                (Parte una registrazione di un disco da 33 mandato a 75)

CONTE:   Avete capito? Una maledizione! E che maledizione!

GERSA:   Geee.... e da allora voi... (Segno con la mano)

CONTE:  Già... non  va più...

MARCHESE:   Che disgrazia!

GERSA:   Sì, però lui almeno ha la scusa della maledizione...  te, invece...

MARCHESE:  O   Gersa! Che vorresti dire? Bada che attacco a  bestemmiare come un turco, eh? Ne so un repertorio che fa paura!

GERSA:  Ecco chi ha insegnato a bestemmiare al mio pappagallo!

BIBI':   (Entrando da destra)  Come sta?

CONTE:  Un po' meglio. Se arriva a stasera è un miracolo.

MARCHESE:   Ma non  potevi stare  un po’ più attento?

BIBI':   Ma papi!  Era lei che diceva:  "Voglio andare in cielo.. voglio andare in cielo...”

GERSA:   Sì, ma lo diceva in senso metaforico... non c'era mica bisogno di buttarcela in quel modo!

MARCHESE:   Tua madre ha ragione... sembrava che tu spingessi una macchina per metterla in moto!

MARFIDIPPA:    (Entra da destra  con un bicchiere d'acqua)  Oggi volete pranzare?

CONTE:   MARFIDIPPA! CHE DOMANDE SONO? CERTO CHE SI VUOLE PRANZARE!

MARFIDIPPA:    Ecco, bravi, allora andate al ristorante perché ieri avete finito tutta la farinata di cavolo. Certo che dovevate avere fame davvero per mangiare quella schifezza lì... in casa non c'è più nulla...

CONTE:   Come! La dispensa è vuota?  Non c'è proprio nulla?

 MARFIDIPPA:   C'è rimasto quel culo della pancetta che s'affettò a  Natale... se volete vi affetto quello... un po’ di pane si rimedia... (Via da sinistran)

GERSA:  Via, allora noi  toglieremmo il disturbo...

MARCHESE:   Vatti a preparare, Bibì, che si torna a Vellano...

BIBI':  Come? E la contessina? Madre, io l'amo!

MARCHESE:   Ecco, bravo, prendi  l'amo e la canna che ti porto a pescare nel Po!

CONTE:   COSA? Avete fatto tutto questo po’ po’ di casino e ora volete scappare?  E se quella mi  muore?

GERSA:   Affari vostri, caro Conte...  non è mica colpa nostra!

CONTE:   NO! E LA SPINGEVO IO L'ALTALENA!

BIBI':   Il conte ha ragione... e poi io non mi muovo di qui senza Bonarda.

GERSA:  O bambino mio , ma che voi fare la fine del marchese e di tuo  padre? Voi che ti secchi ogni  cosa?

BONARDA:   (Entra da destra, con un collare e un braccio al collo)  Eteolao Maria        Anisperto Gondrano Sigmondo Albizio!  Ti Amo! (S'abbracciano)

GERSA:   O madonna santa  che bella scena!  Sembra di essere in un film!

BONARDA:  E  la  mamma come sta?

CONTE:   Dice Marfidippa che non  sa se si salva... 

MARFIDIPPA:   (Entrando da sn) Ce la fa, ce la fa... sta arrivando... ha bevuto  due fiaschi di vino e tre grappini, ma ora è come nuova... certo che lo sciocch è    stato forte per davvero...

FRASIA:   (Entra da sn barcollando)  Oimmena....ora sto un po’ meglio....

GISBAELA:   (Entra da destra)   Dice Prastenio  che il cavallo  è morto... mi ha mandato a chiedere se lo deve  sotterrare...

UNA PAUSA DI SILENZIO

                               

CONTE:  Ora che mi viene in mente, ci devono essere delle bistecche di cavallo da qualche parte... vi piace il cavallo?

GERSA:   Basta che non sia roba grassa, altrimenti mi si alza il polistirolo.

FRASIA:   Non si preoccupi, marchesa,  tutta roba sull'osso... al massimo sapranno un po’ di cappotto... 

MARCHESE:   E questi due ragazzi?  Non si possono mica lasciare così! In qualche  maniera bisogna fare....

BONARDA:   Non vi preoccupate, ho risolto tutto io...

BIBI':   Ma insomma, mi volete spiegare...

BONARDA:   Anima mia!

CONTE:   Sentiamo un po' che avresti risolto.

BONARDA:   Ho... ho annullato la maledizione. Almeno la parte che mi riguarda.

CONTE:   Ah sì? E come avresti fatto?

BONARDA:     Questo è un segreto... sappiate solo che da ora in avanti potrò avere una vita normale accanto al mio Bibì...

MARFIDIPPA:  Io vado ad apparecchiare per la cena, vieni, Gisbaela, dammi una mano (Escono)

CONTE:   Mi accompagnate in giardino, caro Marchese? Non c'è niente di meglio  di una bella boccata d'aria per stuzzicare l'appetito prima di cena..

MARCHESE:   Andiamo pure, conte... certo che per stuzzicare l'appetito anche un  Martini non sarebbe un'ideaccia... (fuori)                                                               

BONARDA:   Andiamo anche noi, Bibì... andiamoci a cambiare prima di cena...

BIBI':  Sì...andiamo... (fuori) 

SCENA XII °

GERSA:  Allora sembrerebbe tutto a posto...

FRASIA:    Eh sì... proprio tutto a posto... anche se non so immaginare come abbia fatto la mia bambina a sistemare così alla svelta tutto questo... ma del  resto, quella bimba è  molto intelligente e istruita... tutta sua  madre....

GERSA:  Anche il mio  Bibì è istruito... si figuri, cara contessa, che ha studiato per diventare dottore... andava a Milano a studiare  alla Bocconi...

FRASIA:    Alla bocconi?  O ma non  poteva studiare diritto?

GERSA:   Non gli sono mai garbate le materie di legge.. era di già arrivato in fondo ma ha smesso per via della Laura... telefonava tutti i giorni, e diceva  "Io con la Laura  non ce la faccio... io con la Laura  non  ce la faccio... è  troppo difficile..."

FRASIA:   Difficile? Come difficile? E poi, chi era questa Laura?

GERSA:  Non si è  mai  capito... suo padre ci si aggaiava, e neanche poco... gli venne  le palle degli occhi fuori dalle orbite, e anche  un po'  d'ernia... alla fine  gli disse:

(Appaiono sul fondo il marchese e Bibi’, viso contro viso)

MARCHESE:   Eteolao Maria Anisperto Sigmondo Albizio, tu  non sai il dispiacere che  dai a me e a tua madre se smetti di studiare proprio ora che sei in fondo...  io l'ho sempre detto... sono le donne che rovinano il  mondo... hai detto che smetti di studiare per via che la Laura è troppo difficile...  

BIBI':   Ma papi...

MARCHESE:    MA CHE PAPI E PAPI! TI METTI A PENSARE' A QUESTA LAURA PROPRIO ORA CHE              STAI PER DIVENTARE DOTTORE? E TE PER UNA DONNA TI ROVINI LA VITA?  E  POI CHE VUOL DIRE CHE LA LAURA E' TROPPO DIFFICILE? FATTELO DIRE DA  TUO PADRE: TOLTA TUA MADRE, CHE FA STORIA A SE', TUTTE LE DONNE  SONO UGUALI!  NE HAI TROVATA UNA CHE C'E' L'HA PER TRAVERSO?

FRASIA:   Ma senti  che storia lacrimevole!

GERSA:   Via, ora mettiamo un sasso sul passato e pensiamo a questi due  ragazzi...

FRASIA:   Sì, pensiamoci un  po’..  Bibì a  dote come sta?

GERSA:  Cara contessa, il mio Bibì per sua norma e regola è di molto dotato...  me lo ricordo sempre,   quand'era più piccino e gli facevo il bagnetto, lo venivano a vedere anche dai paesi vicini... mi  toccava calmare  sempre con le comari che avevo intorno, perché lo volevano lavare loro. E siccome me lo stropicciavano sempre tutto, andava a finire che  gli  si alzava la dote... e quando lo mettevo a letto sembrava che ci avesse lo scaldaletto sotto le coperte!

FRASIA:   Io  non dicevo "quella" dote... intendevo alludere  ai   soldi...

GERSA:   Soldi? E che c'entra Bibì con  i soldi? Non  è la sposa che deve portare  la dote in casa?

FRASIA:   Tho! Senti bella questa! La pecunia la deve portare lo sposo... caso mai la sposa deve portare  un po’ di corredo... e neanche troppo,  altrimenti va a finì che dopo vent'anni si ritrovano le lenzuola e le federe che puzzano di naftalina  che appestano... senza considerare  che saranno passati di moda...

GERSA:  Via giù, adesso  non stiamo a sottolineare su queste  cose... però  non è giusto che il mio Bibì deve portare una cariolata di soldi e la  sua Bonarda con quattro cenci se la cava... andiamo piuttosto a cercare   di combinare questo matrimonio, ora che non c'è più la maledizione...

FRASIA:   Ma come avrà fatto? Bho! Ce lo dirà a  tempo debito...

GERSA:   Non parliamo di debiti che mi si arricciolano tutti i capelli in testa... (Escono; scena vuota; cambio luci; torna la chiesa)

                                                                                                                SCENA XIII °  CHIESA

VESCOVO:   Moccolo! O MOCCOLO! Ma è possibile che quando ti si cerca  non ci sei mai?

MOCCOLO:   (Entrando)  Eccomi, eccomi! Che c'è da urlare in questa maniera?

VESCOVO:   CHE C'E'?!?! C'è che tra un pochino arrivano gli sposi, e tu devi ancora  preparare ogni  cosa...

MOCCOLO:    Da preparare? E che c'è da preparare?  L'altare eccolo lì, la panca per  genitori c'è, il vin santo è nella bottiglia...

VESCOVO:   Ecco, proprio quello! Vallo a riversarlo nella damigiana, e riempi la  bottiglia d'aceto,  non si sa mai che debba risvenire qualcuno come vent'anni fa... (Via moccolo, dentro il marchese, la marchesa, il conte e la contessa, e si siedono sulla panca) Ah, eccovi qui...  ma... e gli sposi?

FRASIA:   Dovevano  finire di farsi  belli, ma ormai ci manca poco... … se  non mi sbaglio ecco la mia  bambina ...  (Entra Bonarda)

GERSA:   E Bibì dov'è?

BONARDA:   Come, non è ancora arrivato? E' partito prima di me...

GERSA:   Oddio,  cosa gli  sarà successo? Svengo!

VESCOVO:   Eccoci...MOCCOLO, PORTA LA BOTTIGLIA DEL VIN SANTO!

MOCCOLO:   (Entrando con una bottiglia in mano)  Di già?  (Gersa vede la bottiglia, la prende e ne tira una boccata, ma la risputa quasi subito)

GERSA :   Che schifezza di vin santo che è questo!  Vent'anni fa era migliore!   Ma avete lasciato la bottiglia senza  tappo? Sa d'aceto!  Ma Bibì  non  è ancora arrivato? Oddio,  risvengo!

VESCOVO:    Moccolo, la bottiglia...

GERSA:   (Tirandosi subito su)  No, grazie,  mi passato tutto...

BIBI':   Eccomi qui! Ho fatto tardi?

MARCHESE:   Sentitelo! Ho fatto tardi! Tua madre è mezza morta di paura! Non potevi  tardare un altro po’ così almeno moriva del tutto?

GERSA:   Tu stai zitto che mi facesti aspettare tre giorni...  allora, sei pronto  a sposarti?

BIBI':   Sì mamma...  finalmente ho trovato una donna da impalmare...

FRASIA:    COSA VORRESTI FARE ALLA MIA BAMBINA?!?

BIBI':   La voglio impalmare subito...

FRASIA:   QUI'?!?! DAVANTI A TUTTI?!? MA PERCHE'  NON T'IMPALMI …

CONTE:   FRASIA!!!

GERSA:   Abbiate pazienza,  Conte, non so come possa essere accaduto...  (A Bibì)  Però anche te! Ma ti sembra il modo di  parlare?

VESCOVO:    Via, ora cerchiamo di calmarci tutti... il Marchesino non ha detto nulla d'offensivo... e poi statemi a sentire, una volta per tutte...  io devo andare a  confessare le suore di Santa Surriscaldata, sicchè  o ci si sbriga  o ci si sposa un altro giorno!

MOCCOLO:   E si! Deve  confessare lui!

VESCOVO:    MOCCOLO! ORA TI CI METTI ANCHE TU?!?!?  Vai piuttosto a preparare il  vinsanto quello buono, che si comincia la cerimonia!

GERSA:   Vinsanto buono?  Oddio svengo!

(via le luci velocemente; subito musica nuziale; via tutti;  narratore)

                                                                                                                SCENA XIV °

NARR:   E così tutti vissero felici e contenti: il marchese e la marchesa della rocca di Vellano tornarono a casa loro, dove riuscirono  finalmente a ritrovare il forziere con il tesoro del vero marchese, e  poterono riacquistare la loro vecchia dimora; Marfidippa e Gisbaela misero sù un ristorante, e a detta di tutti gli avventori come  facevano la farinata di cavolo loro non la faceva nessuno; l'unico  a cui non è toccato niente è qui davanti a voi...  ma trattandosi di una storia a lieto fine, vi confesserò che in  fondo sono contento anch'io... ma... e la maledizione? Come avrà  fatto la Contessina Bonarda ad annullare la potente maledizione del muto?

(Via la Luce dal narratore; camera da letto; coperta che si muove)

                                                                                                                SCENA XV °

FRASIA:    (Mettendo la testa fuori dalle coperte)  MA INSOMMA! SI PUO' SAPERE  COS'HAI? UNA VOLTA SI' CHE ERI UNO VERO STALLONE!

PRASTENIO:    (Mettendo fuori la testa dalle coperte)  Un vero stalliere, prego!

FRASIA:   Sei tutto avvizzito...  e pensare che ti onoro di vedere il mio corpo  nudo... bhe? PERCHE' NON PARLI?

PRASTENIO:  Deve essere il vomito che m'impasta le corde vocali...

FRASIA:   NON TI PERMETTERE SAI? E CERCA DI FARE IL TUO DOVERE, INVECE DI STARE LI' IMPALATO A GIRARE I POLLICI!

PRASTENIO:  E' inutile, Contessa Frasia... ormai ho capito. E' colpa della maledizione...

FRASIA: MA NON DIRE CRETINATE! TU  NON C'ENTRI NIENTE CON LA MALEDIZIONE! LA           MALEDIZIONE AVREBBE COLPITO SOLO CHI ANDAVA CON MIA FIGLIA... TU?!?!  TU HAI OSATO PROFANARE IL BOCCIUOLO?!?! MAIALE!!!!

PRASTENIO: O  FRASIA, PIANO CON LE PAROLE, PERCHE' T'ALLENTO UN CEFFONE CHE T'INFILO NELLA BUCA DEL SUGGERITORE! E POI IO 'UN HO FATTO PROPRIO UN BEL NIENTE... HA FATTO OGNI  COSA LEI. TUTTA SUA MADRE!

FINE

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