Ma i mariti son tutti traditori?

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DUJE MARITE ‘MBRUGLIUNE

        MA I MARITI SON TUTTI TRADITORI?- MARITI IMBROGLIONI E FEDIFRAGHI ?

Commedia comica in tre atti di Pasquale Calvino( Siae n. 180531) e Antonio Covino. (11 personaggi 5-6 m-5-6f-scena ABA)

Il copione può essere fornito anche con variazioni di personaggi scrivendo a calvinopasquale@gmail.com o tel. Al n. 347-6622400)

L’età teatrale consigliata per i personaggi possono essere ottenute con il trucco o variate a piacere del regista.

L’ autorizzazione alla messinscena viene data alla  compagnia che prima lo richiederà per quella provincia e per tutto il tempo delle repliche

(da Les Dominos roses, di A. H. Hennequin e Delacour

Traduzione diAntonio Covino

Personaggi

1m-D. Michele-marito di Anastasia-un poco sordo-impiegato in pensione-età teatrale consigliata 70-80anni

1f-D. Anastasia Zizza-moglie di Michele- strega dominatrice(60-70 anni)

2m-Felice Ficaiolo-marito di Rosina e nipote di Anastasia-finge di essere un santino-salumiere(30-40anni)

3m-Errico Patana-marito di Lucia- donnaiolo scusato dalla moglie…possidente(50-60enne)

2f-Lucia- moglie di Enrico, dolce, accomodante, pensa che gli uomini siano cacciatori di donne…ma la sera tornino sempre tornare a casa…(40-50enne)

3f-Rosina-nipote di Anastasia- è gelosissima(20-30enne)

4f-Giulietta- cameriera- sogna l’amore(40-60enne)

3m-Peppeniello- studente di legge nipote di Anastasia e di Enrico(20-25enne)

5f-Marietta-accompagna Michele nel secondo atto- accompagnatrice-hostess di professione.(ventenne)

4m-Saverio- cameriere di Enrico- ride sempre…

5m-Giovanni- cameriere del circolo nel secondo atto-avido di soldi e mance

Un cameriere/a

SINOSSI- Michele e Anastasia, marito e moglie anziani si recano a trovare i parenti Felice, marito di Rosina e Lucia, moglie di En rico.  Lucia afferma che tutti i mariti sono imbroglioni e fedifraghi  ed è inutile far sangue amaro…meglio lasciarli fare le loro avventure purché a sera ritornino a casa: Rosina afferma che Felice l’ama molto e mai la tradirà. Lucia mette una scommessa: inviare a Felice un invito da parte di una sconosciuta per un’avventura amorosa…anzi inviare l’invito anche a suo marito che sicuramente accetterà assieme a Felice…Andranno anche loro al ballo in maschera per vedere come si comporteranno gli uomini…

Il secondo atto si svolge al circolo dove c’è un ballo in maschera con ristorante, spettacolo di spogliarelli e camere matrimoniali dove si può anche cenare…

Il terzo atto ritorna sulle scene del primo e si chiariscono gli imbrogli e gli equivoci… 

ATTO PRIMO

Camera elegante in casa di Errico; una porta in fondo,centrale2+ 2 laterali a dx e sx della centrale, bella  mobilia , a destra un tavolino con l’occorrente per scrivere ed un campanello, a sinistra divano con tavolino su cui sono appoggiate riviste. Nel secondo atto le quattro porte laterali verranno contrassegnate con i numeri 1-2-3 e 4 e saranno le camere-separè del circolo. Con piccolo spostamenti sarà pronta la scena del secondo atto. Nomi e cognomi se non piacciono possono essere cambiati

SCENA PRIMA

Giulietta, Michele ed Anastasia.

GIULIETTA: (mentre pulisce)-A Carnevale vanno bene le persone magre…quei fortunati che mangiano… mangiano e non ingrassano mai…mi sarebbe piaciuto avere la sindrome…come si chiama…ah del malassorbimento…che c’è più bello di fare una buona e abbondante mangiata… bevuta di vino, liquori…quando si finisce di  mangiare e di bere ci si sente felici, allegri…è una sensazione stupenda …ma io l’abbuffata la posso fare raramente…altrimenti ingrasso molto e poi in parte mi privo anche dell’altro grande piacere della vita: l’amore…le donne formose si ma le grasse non piacciono a tutti gli uomini… Comunque mi devo comprare qualche maschera di carnevale e qualche vestito, magari pure usato…cosa mi metto, se mi invitano a un ballo in maschera?…Mi piacerebbe molto partecipare a un ballo in maschera! (suonano alla porta e Giulietta va ad aprire)

Favorite, favorite.

ANASTASIA:   Rosina non c’è?

GIULIETTA: No , la signora Rosina è uscita d prima mattina con la padrona mia,  volevano comprare le maschere per carnevale per loro e per gli uomini…ma io credo che tra poco saranno qui, perché non hanno fatto nemmeno colazione.

ANASTASIA: Come, all’una non hanno fatto ancora colazione? (Piano a Michele.) Mamma mia, che disastro!

MICHELE:  Perché disastro ? A tavola mangeranno con più appetito.

GIULIETTA: Adesso tornano, se volete attendere ?

ANASTASIA: Certo che aspettiamo, chi ce la fa a venire di nuovo fino a Toledo, io non capisco come si fa ad abitare così lontano.

GIULIETTA: Come, a Toledo lontano, è il centro di Napoli, ma lontano da dove?

ANASTASIA: Dalla mia casa, io abito a Via Foria, di fronte all’Orto botanico! Voi abitate quasi a piazza Plebiscito…Mio nipote Peppino che abita con me, dice che l’aria dell’ Orto botanico è meravigliosa, è salubre…lui usa vocaboli difficili perché studia all’Università…suo padre vive a Bellavista…a Via Foria  lui sta più vicino all’Università…poi c’è l’aria buona, c’è il verde…

GIULIETTA: E scusate, allora siete voi che non abitate vicino a noi che siamo al centro di Napoli. Basta, se avete bisogno di qualche cosa suonate il campanello. (al pubblico)Come sono strani tutti e due.     (Via.)

MICHELE (sfogliando l’album di fotografie): (Che belle queste signorine).

ANASTASIA: Marito mio cosa guardi lì, mi sembri un vecchio allupato.

MICHELE: Niente, niente, davo un occhio a queste fotografie…(poi legge)Stasera Al Grande Cirrolo delle Arti c’è il ballo in maschera e senza…poi lo spogliarello…(legge)servizio ristorante, pizzeria, si può cenare anche in camere matrimoniali…tutto ciò che vi occorre per un ricordo indimenticabile! 

ANASTASIA: Voglio vedere pure io. (Prende il giornale e guarda.) E poteva mai essere.  tutti ritratti di femmine mezze nude , chi scollata, chi quasi nuda, queste devono essere tutte ballerine spogliarelliste, che scempio! In verità, che bei giornali compra Errico il padrone di casa….Lucia…la moglie  non è gelosa? (Getta l’album.)

MICHELE: Ma che male c’è, quelle sono artiste.

ANASTASIA: Già, artiste, artiste e si vestono in quel modo….mezze nude… Michè, non voglia mai il Cielo, che e io appuro che tu vai a trovare una di queste..diciamo artiste, ti cavo gli occhi.

MICHELE: (Volesse il cielo potessi andarci).

ANASTASIA: Questa casa non mi persuade per niente, gente senza regole, senza testa, vedete qua, mobili di lusso… io non capisco la necessità di spendere tanta denari, quattro sedie di paglia sarebbero bastate.

MICHELE: Meglio due panche di legno.

ANASTASIA: Non mi prendere in giro che ti meno.

MICHELE: (Seh, mi mena!).

ANASTASIA: Ma sai qual è il guaio?

MICHELE: Qual è il guaio?

ANASTASIA: Che Rosina incontrò questa  Lucia, moglie di  Errico, quando fece i bagni ad Amalfi…l’incontrò in albergo e fecero amicizia….

MICHELE: Rifecero amicizia…Erano già state compagne di scuola, e pure Felice conosceva Errico

ANASTASIA: E questo sarebbe niente. A Lucia venne l’idea per il carnevale di ospitare Rosina e Felice in casa sua a Napoli,  altrimenti quella se ne stava tranquillamente ad Avellino…e intanto Felice mio nipote, invece di fare il negoziante ad Avellino se ne viene qui a Napoli, senti Michè, questa è una cattiva amicizia, e vedrai che Rosina si guasta con l’amicizia di Lucia che è una donna senza morale …permette al marito di comprare queste pubblicazioni oscene…poi finisce che Enrico va a vedere lo spogliarello e ci porta pure mio nipote Felice che è ancora un bravo e fedele marito…Non mi piace Enrico e nemmeno Lucia!

MICHELE: Hai torto, Errico e Lucia sono brave persone, simpatiche, intelligenti e tolleranti…e non si arrabbiano per ogni fesseria (al pubblico: Come fa lei!)

ANASTASIA: E già, tu ne devi parlare bene, si capisce, buona gente un corno!  Errico è un cattivo soggetto che va correndo appresso a tutte le gonnelle… e la moglie non dice niente…tollera…doveva avere a che fare con me Enrico: gli avrei già spaccata… rotta la testa e le gambe!

MICHELE: Lucia è superiore a queste sciocchezze…disse che Enrico non dorme mai fuori casa!

ANASTASIA: Si gli fa le corna di giorno…  per grazia del cielo io ho aperto gli occhi dal primo giorno che ti ho sposato, perché se no, chi sa quante corna mi avresti fatto e quante gambe ti avrei rotto…

MICHELE: Io due ne tengo e poi  (fa segno al pubblico che mente) Io non ho fatto niente di male….Non ti ho mai tradita(fa segni)…mmm

ANASTASIA: E si capisce, perché ti sto addosso da quando eri giovane, e pure adesso che sei vecchio e spennato, se non stessi attenta quante me ne faresti.

MICHELE: Sei troppo gelosa…è vero che io anche ora che sono vecchio sono AFFASCINANTE…come Missione Goldfinger…come si chiama l’attore ?

ANASTASIA- Non ti ricordi più niente…hai l’ALZAMANI…il morbo di Alzamani…si chiama James Bond…tu se ti trovassi a letto con un’altra donna non ti ricorderesti nemmeno cosa fare e ti addormenteresti subito…

MICHELE- Ti credi tu? Scommettiamo? Io poi volevo sapere il nome dell’attore e non lo sai nemmeno tu…tu poi che sai fare sotto le coperte? Niente…(arriva Lucia)

SCENA SECONDA

Lucia, poi Rosina, indi Peppino  , dopo Giulietta.

LUCIA (entra dal fondo ridendo): Ah, ah, ah, non ce la fa più, povero figliuolo.

ANASTASIA: Uh! Carissima Lucia.

LUCIA: Camminate, camminate Peppino.

ANASTASIA: Come, c’è anche mio nipote Peppino…tutti qui!

LUCIA (vedendo i due): Oh! Scusate signori miei, non vi avevo visto, ma io non sapevo che stavate qui, caro  Michele.

MICHELE: Lucia rispettabile e amabilissima! (Anastasia gli fa cenno di non esagerare)

ROSINA (entrando): Cosa vedo, zia Anastasia è qui,  state aspettando da molto? Siamo usciti per delle compere.

LUCIA: Già, abbiamo rovistato tutti i negozi di Napoli.

ANASTASIA (a Michele): (Hai capito !).

LUCIA: Ecco Peppino, che sta portando tutto quello che abbiamo comprato…dovevamo comprare solo una decina di maschere per Carnevale…poi abbiamo trovato delle occasioni e abbiamo approfittato…

PEPPENIELLO (dal fondo carico di pacchi ed involti): Eccomi qua. (Che vedo, mia zia!)

ANASTASIA: Neh, bel galantuomo, com’ è che sei qua già a quest’ora ? Non sei andato a fare lezione?

PEPPENIELLO: Sissignore zia cara , ma quello il  prof. teneva un dolore al piede, e non poteva parlare, per questo non ho potuto fare lezione, me ne stavo tornando  a casa, ed ho incontrato queste belle signore.

LUCIA: Già, davanti ai magazzini della Rinascente, a via Toledo

ROSINA: E l’abbiamo pregato di accompagnarci… senza di lui come avremmo fatto, con tutta questa roba.

ANASTASIA: Va bene, ma mi pare che non sia una bella cosa per un giovane che deve fare l’avvocato girovagare per Toledo con tanta roba in mano.

PEPPENIELLO: Che volete, io stavo con delle signore….poi Rosina è la moglie di Felice ed è anche mia parente…

MICHELE: Mi pare abbia ragione.

ANASTASIA: Statti zitto tu…Chi ha chiesto il tuo parere?...Basta, Peppino sei andato a farmi  mettere quella pietra sopra al braccialetto?

PEPPENIELLO: Nossignore cara zia, lo tengo ancora in sacca.

ANASTASIA: E vai, subito, da Prestino, l’orefice del Corso Umberto…e poi quando hai fatto, mi vieni a prendere a Portici.

PEPPENIELLO: Va bene zia cara.. Mi avete detto anche che il braccialetto è  troppo largo?

ANASTASIA: Sì, un poco me lo fai stringere.

PEPPENIELLO: Vado, vi servo subito (Seh, stai fresca, penso a lei e al braccialetto.) Permettete. (Saluta e via.)

ANASTASIA: E mio nipote  Felice come sta, sta bene?

ROSINA: Sissignore, è uscito presto per degli affari.

ANASTASIA: Bisogna dire la verità, è un giovane che ama il lavoro…ha preso da me non da Michele…

GIULIETTA: La colazione è pronta.

LUCIA: Puoi riporre ogni cosa, non facciamo colazione. (Giulietta va via.)

ANASTASIA: Forse per causa nostra?

LUCIA: Oh! Nò. Rosina e io, siamo entrati da Caflisch e abbiamo mangiato delle sfogliatelle ricce e frolle, una fetta di pastiera e  delle altre paste poi abbiamo preso un cappuccino ch’era una bellezza.

ANASTASIA: E che ne avete fatto del frate cappuccino?

LUCIA- Un cappuccino nel senso di un caffèlatte…(

SCENA TERZA

Errico, poi Felice e detti, poi Giulietta.

ERRICO (salutando): Signore, oh, caro Michele, buongiorno Lucia, Rosina bella. (Le bacia la mano.)

ANASTASIA (a Michele): (Uh! Quella si fa baciare la mano).

MICHELE: (E che male c’è…mica le ha baciato la…cosa…la bocca…spesso non mi ricordo parole facili

LUCIA: Possiamo sapere da dove vieni?

ERRICO: Sono andato a fare una passeggiata in auto, poi sono andato al circolo, ho trovato certi amici e abbiamo fatto una partita al bigliardo.

ANASTASIA: (Bigliardo, automobile, Michè tu senti).

MICHELE: (Tu che vuoi da me?).

LUCIA: A proposito, vedi che stasera a Grande Circolo degli artisti, c’è ballo in maschera, ristorante e  spettacolo

ERRICO: E io che devo fare?

LUCIA: Come, che devo fare? Devi prenotare i biglietti se vogliamo andare tutti insieme, noi abbiamo comprate le maschere…

ERRICO: Ah! Già stasera tutti  al Circolo, e va bene, stasera andremo tutti a vedere lo spettacolo nuovo,  Michè, venite voi pure?

MICHELE: Io... al circolo con lo spogliarello... si vengo con molto piacere.

ANASTASIA: Non può venire,  non può, ha da fare. (Dandogli un pizzicotto.) è vero che non si può?

MICHELE: IO e che devo fare?(un pizzico più forte e calcio)…Sissignore, ho da fare, non si può. (Mannaggia l’anima  di tua nonna!)

LUCIA (ridendo fra sé): (Ah, ah, quanto sono curiosi tutt’e due).

FELICE : (fuori campo)Savè, non prenderti confidenza, che un   giorno o l’altro finisce male tra me  e te.

ROSINA: Felice!

ANASTASIA: Con chi ce l’ha ?

FELICE : Ti ho detto tante volte di  stare al tuo posto.

ERRICO: Che  è stato?

FELICE (entrando in scena): Errì, io ti prego fai stare al suo posto a Saverio il tuo cameriere, perché altrimenti mi arrabbio.

ERRICO: Ma cosa è successo?

FELICE: Quella bestia, tutte le volte che mi vede si mette a ridere, io non capisco che c’è da ridere.

ROSINA: Ma come gli viene.

ERRICO: Va bene, oggi ti do io la soddisfazione.

FELICE: Zia Anastasia, scusate che non vi ho salutata. (Bacia la mano.) Rosina mia cara cara... Il cielo lo sa, cos’ ho per la testa....

ROSINA: Perché hai fatto tardi maritino mio?

FELICE: Lasciami stare, Rosina mia, lasciami stare, non farmelo dire, da stamattina che cammino, non so  Prospero, il mio socio della salumeria, non so cosa si è messo in testa, io vengo a Napoli per stare una quindicina  di giorni riposato senza avere a che fare con il lavoro e con lui, e invece  lui mi manda messaggi, telegrammi a tutte le ore e momenti, per sapere ora una cosa, poi un’altra, è un affare serio, quando sono uscito ho trovato un telegramma che diceva: «Ritirare ferrovia  due casse  salumi  provenienti  Norcia». Sono andato alla ferrovia, ho aspettato che arrivassero le casse… e mi sono congelato, c’era un freddo ma un freddo…poi sono andato per farle spedire ad Avellino, alla nostra salumeria e mi sono stancato…dovevano essere spedite direttamente ad Avellino…  mi sono ucciso proprio…mi fanno male le reni… mi fa male tuttala schiena…le gambe…la schiena, la spina dorsale

MICHELE: (che non sente tanto bene)Ah! Hai la spina intostata.

FELICE: No, la spina ammollata.

ROSINA: Povero Feliciello.

ERRICO: Ma questo negozio ti rende assai ?

FELICE; Oh, non posso lagnarmi, ma non mi lascia un po’ di tempo libero, esco la mattina e mi ritiro la sera, io poi vi dico francamente, il cruccio è da quando mi sono sposato, mi dispiace, vorrei stare con mia moglie, vorrei passeggiare con lei, vorrei starle vicino…(la guarda come uno scemo) vorrei stare vicino a Rosina, alla mia passerottina bella e invece devo stare mattina e sera in mezzo ai salami, mozzarelle e provoloni…Io voglio stare vicino a Rosina, la mia mozzarellona e patatona bella!

ANASTASIA: Lo senti, questi sono mariti, quante parole zuccherose sanno dire i buoni mariti…. tu non mi dici mai niente.

MICHELE: Ma noi adesso, perché vogliamo far vomitare la gente ?.

FELICE: Ma io però mi sono messo in testa di lavorare tanto e tanto, di fare tanta economia, fino a che un giorno non ho più bisogno di nessuno, e posso stare sempre vicino a questa mia bella farfallina…farfallina amorosa…amore mio bello

ANASTASIA (a Michele): Lo senti, farfallina bella…farfallina amorosa io non sono farfallina amorosa  per te?

MICHELE: Si pure tu lo sei…(al pubblico) è olio di fegato di merluzzo, anzi di ricino

ROSINA: Feli, vuoi fare merenda?

FELICE: No, non spendiamo più soldi, prima di uscire ho preso il caffè, e basta.

ANASTASIA (a Michele): (Lo senti, questo non va per  circoli privati , ristoranti, balli in maschera…pizzerie).

FELICE: E credete abbia finito ?  Adesso devo scrivere… fare i conti... è un affare da morire.

ROSINA: A proposito, stasera Errico prenota x il ballo in maschera.. ci andiamo tutti.

FELICE-Mi piacerebbe, ma ho tanto da fare.

ROSINA: Oh, non cominciare, devi venire con me.

FELICE: Rosì, lasciami stare, francamente, io non ce la faccio a vedere tutte quelle ballerine mezze nude…c’è pure lo spogliarello…e se è integrale?

ERRICO: Stai a vedere che fai scrupolo.

FELICE: Io non faccio scrupolo, ognuno pensa come vuole…io sono morigerato…mi piace di guardare solo mia moglie quando si spoglia…le altre non mi interessano…

ROSINA: Da una parte dice bene, ma intanto noi abbiamo comprato le maschere…

FELICE:  Mi corico, sono stanco, io...  Intanto Errì, vieni con me a dare un occhio a questi conti, può essere che da solo sbaglio e non è un errore da poco….

MICHELE: Sì, sì, D. Errì, dategli un occhio, perché in faccia alla contabilità non c’è cautela che basta, perché se si trattasse de nu sbaglio di un solo salame, potrei rimediare io,  tengo una salama da tanto tempo che non posso arrivare a smaltire.

FELICE: Ah! La tenete? E dove sta?

MICHELE: (Eccola, tua zia, più salama di lei…).

FELICE: (Zi zì, non scherzate, se vi sente vi litigate). Va Errì, andiamo.

ERRICO: Dunque stasera al circolo

FELICE: Errico, non me lo dire più, se vuoi che vengo, io vengo, ma dopo il ristorante, lo spogliarello non voglio vederlo, capisci, quelle figliole con tutto da fuori...

ERRICO: Come sei strani (Via con Felice a sin.)

ANASTASIA: Neh, noi andiamo.

ROSINA: Di già?

ANASTASIA: Sì, andiamo a Portici a trovare un’amica mia che sta poco bene, e mangiamo là.

LUCIA: Perché fino a Portici… restate a mangiare qua, senza cerimonie.

MICHELE: Con piacere.

ANASTASIA: Ma non può essere.

ROSINA: Zizì, il tempo è brutto, se viene a piovere, non avete nemmeno l’ombrello.

MICHELE: Restiamo qua.

ANASTASIA: Nossignore, andiamo, a  prendere il bus.

LUCIA: Quando volete così. (Chiamando:) Giulietta.

GIULIETTA: Comandate.

LUCIA: Piglia due ombrelli e dalli a questi signori.

ANASTASIA: Vi ringrazio, poi ve li rimando.

LUCIA: Non c’è fretta…Quando sarete comodi.

ANASTASIA: Arrivederci, arrivederci (p.a.).

ROSINA: Statevi bene zi zi.

MICHELE: Ci vedremo cara D Lucia. (Le bacia la mano.)

ANASTASIA (vedendo baciare la mano):  Questo vecchio sporcaccione licenzioso  quanta confidenza se piglia, bacia pure la mano, guardate, l’ha sporcata di tabacco... perdonatelo  Lucia della confidenza che si è presoo (le pulisce la mano) andiamo che parte il bus …cammina, che parte il bus. (Viano.)

LUCIA: Ah, ah, ah! Quelli sono vecchi e sono ancora gelosi.

ROSINA: Quando un marito e una moglie si vogliono bene, non si bada alla vecchiaia, io per esempio a te t’invidio.

LUCIA: E perché?

ROSINA: Perché hai un marito che ti sta sempre vicino...

LUCIA: E tu pensi che mio marito perché non fa niente resta in casa ?

ROSINA: Quando non ha da fare?

LUCIA: Uh! Quanto ti sbagli, figlia mia. Gli uomini che non hanno da fare sono quelli che sono sempre più occupati. Stai a sentire:  la mattina escono per passeggiare , e al giorno hanno qualche appuntamento qui o là, la sera devono andare al club a farsi la partita, o al teatro, oppure qualche cena con certi signori...loro amici…e sicuramente ci saranno le amichette…

ROSINA: E tu permetti a tuo marito di fare tutto questo?

LUCIA: Quanto sei scema, come se quello, mio marito mi chiedesse il permesso. E poi, se dicessi di no, lo farebbe senza dirmi niente…e farebbe peggio…

ROSINA: Oh, questo non può essere;

LUCIA: Già, perché tu credi che Feliciello non farebbe pure lo stesso se gli venisse in testa. I mariti sono tutti uguali, credi a me…nessuno si salva.

ROSINA: Io non ti dico che i mariti sono tutti una bella cosa, ci sono di quelli che la pensano come dice tu, ma ci sono anche quelli che sono buoni e fedeli

LUCIA: Ah! Come sei fuori dal mondo, Rosina mia, tu ancora te credi che ci sono mariti buoni e cattivi.. nel secolo scorso, forze fra cento mariti, ce n’era qualcuno che voleva bene alla moglie,  e non la cornificava…ma adesso chi te li dà, so’ tutti una massa di erotomani tu adesso veramente credi che tuo marito Feliciello ti vuole bene e che non farebbe nessuna sciocchezza, corna ?

ROSINA: Si capisce, mio marito è una  perla, non va da nessuna  parte, non fa nessuna cosa senza dirlo prima a me.

LUCIA: Oh! Bravo. (Ride.)

ROSINA: Pare che mi prendi in giro, non mi credi?

LUCIA: Ti pare. (Ride.)

ROSINA: Ancora….

LUCIA: E che vuoi che mi metta a piangere? Tu che dici che tuo marito è una perla? Come vuoi tu, se ti fa piacere ti dico che tutti i mariti, so’ diamanti, so’ brillanti addirittura.

ROSINA: Me lo dici in un modo che...

LUCIA: E come vuoi  che te lo dica ?

ROSINA: Embè tu che sei tanto furba, inventa qualcosa per mettere alla prova Felice.

LUCIA: è inutile, Felice tuo marito, è  marito numero uno.

ROSINA: Tu mi prendi in giro, scommettiamo.

LUCIA: Vuoi scommettere?

ROSINA: Quello che vuoi tu.

LUCIA: Non molto dieci pizze…4 margherite 3 ripieni al forno e tre fritti…chi perde paga 10 volte l’andata in pizzeria!… Embè, già ch’è questo, ho avuto una bell’idea, facciamo una cosa.

ROSINA: Che cosa?

LUCIA: Ascolta. Stasera c’è al Circolo un magnifico veglione in maschera, ci va un sacco di gente, vogliamo scommettere che tuo marito che dice di voler stare a casa…riposare…se  riceve una lettera ci va?

ROSINA: Una lettera! Che lettera!

LUCIA: Una lettera di una donna che gli da appuntamento e che si dice interessata a lui…un incontro erotico

ROSINA: Di una donna! Oh! Su questo posso dormire su cento cuscini... non ci  va.

LUCIA: Ci va, ci va...

ROSINA: Perché credi che ci vada?

LUCIA: Ne sono certa; anzi, mi è venuta una buona idea, adesso faccio la prova anche col mio Enrico… che già so che ci andrà….

ROSINA: Vogliamo provare?

LUCIA: Sei in dubbio? Vedi che ti metti paura.

ROSINA: Paura, nemmeno per sogno, sono pronta a tutto quello che vuoi tu.

LUCIA: Veramente?

ROSINA: Veramente!

LUCIA: E già ch’è questo, lascia fare a me. (Guardando sul tavolino.)  (Chiamando.)

SCENA QUARTA

Giulietta e dette.

GIULIETTA: Comandate.

LUCIA: Giuliè, fammi un  piacere, vai alla cartoleria giù, vicino al portone e fatti dare dei foglietti e delle buste di pregio…su carta filigranata… carta    d’Amalfi…per persone importanti… hai capito?

GIULIETTA: Vado subito ?

LUCIA: E torna presto…

GIULIETTA: Ora vi servo subito. (Via ma ascolta.)

ROSINA: E perché questa carta speciale d’Amalfi?

LUCIA: Capisci, un foglietto costoso, gli farà credere che sia una Marchesa o una Duchessa che scrive….una donna dell’alta società, importante, colta…io credo che i nostri uomini si accontentino di ragazzuole di poco conto…disponibili…

ROSINA: Ma come faremo per  sapere?

LUCIA: Se sono andati al veglione? (Pausa.) Qua sta il bello della mia idea… ci andiamo noi pure!

ROSINA: No, io mi metto paura…

LUCIA: Paura! Che scema! Lascia fare  a me che nessuno ti mangerà. Noi staremo sempre insieme e intanto possiamo scoprire gli imbrogli di questi signorini.

ROSINA: E tu pensi che se io veramente vedessi Felice al veglione, potrei trattenermi? Oh, no, io gli caverei tutti e due gli occhi da fronte.

LUCIA: Faresti una bella figura. Lascia fare a me... me ne incarico io di tuo marito.

ROSINA: Tu?

LUCIA: E consegno a te il mio.

ROSINA: Veramente... non so...

LUCIA: E  di cosa hai paura? Io ho fiducia  in te, e tu credo che non dubiterai di me.

ROSINA: Non è per questo, ma se Felice non ci va, come ne sono certa, e tuo marito sì, allora che succede? Tu resti sola sola, mentre io...

LUCIA: Allora, facciamo così: allora andiamo al  veglione, quando tu avrai avuta la prova certa che Felice ci andrà... va bene?

ROSINA: Così va bene. Stasera passeremo la serata in casa.

LUCIA: Credi tu!

GIULIETTA (con foglietti): Ecco qua i foglietti.

LUCIA (osservando): Brava! Che bella carta…Si crederanno di avere a che fare con una principessa. Sì, ma ora che ci penso, la nostra scrittura si riconoscerà; Giuliè, dimmi una cosa, sai s crivere?

GIULIETTA: Sissignora, sono andata molto, tanto tempo a scuola, molti anni io…ho ho 3

LUCIA- Lauree

GIULIETTA- No ho tre anni di studio…fino alla terza elementare…poi ho studiato da sola…ho anche una bella calligrafia…

LUCIA:  Grafia…si dice…Allora siediti e scrivi in bella grafia.

GIULIETTA (eseguendo): Lesta.

LUCIA (dettando): « Gentile Signore, questa sera  al Circolo degli artisti ci sarà  spettacolo con ristorante e ballo in maschera…Vorrei incontrarla e donarle tutta me stessa…cosa che sogno nelle notti da tempo immemore…avrò un vestito rosa…potrà, se vorrà esaudire questo mio grande desiderio, prenotare un separè a nome Orsoni….lì pranzeremo e ci ameremo….Va bene, scriviamone un’ altra adesso….mettendo il nome Panda

GIULIETTA: Ecco fatto.

LUCIA: Fai l’indirizzo, a una, sulla busta «All’ egregio Signor Felice ».

GIULIETTA (sorpresa): Che!

LUCIA: Stai zitta.

GIULIETTA: Ma poi mi direte tutto?

LUCIA: Te lo diremo. «Via Toledo n. 345 sue proprie mani.» E a quest’altra «Al’ egregio Sig. Errico del Fiore, Via Toledo n. 345 sue proprie mani». (Prendendo le lettere e mettendole nelle buste.) Mettiamo ci un goccio di profumo femminile…Giuliè, ascoltami bene, questo è uno scherzo che noi vogliamo fare ai nostri mariti, tu ora, piglia queste due lettere, le dai una a Errico mio marito, e l’altra a Felice il marito di Rosina, senza farne accorgere a nessuno, come se si trattasse di una cosa segreta, dicendo che li ha portati un servitore in gran livrea.

GIULIETTA: Ma li posso consegnare a tutti e due insieme?

LUCIA: No, prima a uno e poi all’altro.

GIULIETTA: Va bene, ho capito tutto, volete nient’altro?

LUCIA: Aspetta, poi vai dalla sartoria teatrale e ti fai dare un  vestito color di rosa, un domino rosa per stasera, un domino color di rosa come quello che ho io.

GIULIETTA: Volete andare al veglione con la signorina, ho capito.

LUCIA: Sì.

GIULIETTA: Allora signore, scusate che vi dico una  cosa, il domino che avete voi è vecchio, e vicino a quello della signora Rosina sfigura.

LUCIA: Dici bene, allora ti fai dare due domino color di rosa uguali…

GIULIETTA: Va bene, ci penso io.

LUCIA: E noi andiamo a preparare le nostre cose..

ROSINA: Vedi come ti piace perdere tempo.

LUCIA: Poi vediamo.

ROSINA: Oh, per me sono sicura. ( Viano a destra.)

GIULIETTA: Ho avuto una bella pensata, stasera quando tutti saranno andati via, io piglio il domino vecchio della signorina, me lo metto e vado pure io al veglione... ma con chi vado, chi mi accompagna, questo è il problema... Uh! Zitto, viene  Felice

SCENA QUINTA

Felice e detta, poi Errico, indi Michele e Peppeniello.

FELICE: Giulietta,  Rosina dov’è?

GIULIETTA. Sta dentro con la padrona, e fortunatamente che poco prima non c’era.

FELICE: Perché?

GIULIETTA: Poco fa è venuto un servitore con una bella livrea, mi ha dato una lettera con tanta segretezza, dicendomi che dovevo consegnarvela quando stavate solo.

FELICE: Dov’è?

GIULIETTA: Eccola . (Gliela dà guardando a destra con precauzione.)

FELICE: (Chi sarà?). (Apre la lettera e l’annusa poi legge e lazzi a piacere, poi finge di leggere ad alta voce:) «Egregio Sig.  Felice Ficaiolo, quando partirete fatemelo subito sapere, perché voglio farvi vedere una qualità  eccezionale di salumi? Vengono da Piacenza.». E sempre salami, salami!

GIULIETTA: (Alla fine vedrai che bel salame avrai…).

FELICE: Ecco qua, adesso devo rispondere a quest’altra lettera, a quest’altro signore che mi scrive. Giulietta mia è un affare serio, è una vita infame!

GIULIETTA: Avete ragione, avete ragione… (esce dicendo al pubblico: che faccia tosta…tutti uguali gli uomini…eppure mi serve un uomo)

FELICE: (solo in palcoscenico)E chi sarà questa signora vestita in rosa, fosse quella signora che incontrai l’altro ieri, oppure quella signora che io guardai in un palco al San Carlo. Intanto come faccio, io ho detto a mia moglie che stasera mi coricavo.., e se non mi corico, devo andare al circolo con lei.., no, io questa occasione non me la perdo... ecco, ho fatto una magnifica pensata, vado a fare subito un telegramma a Prospero e gli dico: «Mandami a chiamare subito telegraficamente, inventate una scusa qualunque». Bravo, sangue di Bacco!. .

ERRICO: Felì, dove vai? (Uscendo dalla sua stanza.)

FELICE: Errì, subito vengo, vado ad imbucare delle lettere…. Io torno subito, volo. (Via correndo.)

ERRICO: E come corre.

GIULIETTA(esce dalla cucina) Signor Enrico..

ERRICO: Che c’è?

GIULIETTA: Vi devo dare una lettera.

ERRICO: Una lettera?

GIULIETTA: Sissignore, poco prima è venuto un servitore con una bella livrea, e mi ha detto: Date questa lettera al Sig. . Errico Patana,  però quando sta da solo. Non deve esserci la moglie…e nessuno… mi raccomando non dite niente a nessuno

ERRICO: Va bene, dove sta la lettera.

GIULIETTA: Eccola.

ERRICO (prendendola): E brava,  tu progredisci a fare questa professione, sei proprio adatta.

GIULIETTA: Io lo faccio solo con voi, perché vi voglio bene….so che siete patanaro…donnaiolo…

ERRICO: Vediamo che dice. (Legge:) …(al pubblico)…  Allora devo prenotare il separè…

GIULIETTA: . (Guardando in fondo.) Don Felice sta venendo  Peppeniello con  Michele. (Che bella pensata, se m’accompagnasse  Peppeniello...)

MICHELE: Neh, siamo venuti a restituirvi gli ombrelli...

PEPPENIELLO: Tieni bella figliola. (Le dà gli ombrelli.)

GIULIETTA: (adesso scrivo un’altra lettera e ci metto pe firma: «Un domino color di rosa», e ce la do a. Peppeniello). (Via.)

ERRICO: E non siete andati a Portici?

MICHELE: No, ci abbiamo pensato meglio, siccome mia moglie doveva andare a trovare una sua amica a Portici  che sta malata, e io mi seccavo parecchio di andarci, pure per non prendere tutto quel vento, l’ho accompagnata fino al bus di piazza Cavour…ed è andata da sola.

ERRICO: Uh! E come va che vi ha lasciato fare?

MICHELE: Eh... perché le ho promesso che sarei tornato a casa e l’avrei aspettata senza mangiare!

ERRICO: Ah, ah, ah, questa è proprio curiosa.

PEPPENIELLO: E per mia disgrazia l’ho incontrata all’angolo del vicolo, e mi ha domandato nuovamente del braccialetto.

MICHELE: Ma gliel’hai portato ad aggiustare ? Dì la verità te lo sei impegnato.

PEPPENIELLO: Che impegnato, vedete qua lo tengo in tasca. (Lo mostra.)

MICHELE: E faglielo aggiustare.

PEPPENIELLO: Non ho avuto tempo, più tardi ci vado.

ERRICO: Intanto stamattina mangiate con noi.

MICHELE: Non lo so…se lo viene a sapere mia moglie…ieri ho mangiato…lei dice che se mangio due giorni consecutivi lo stomaco si allarga e il giorno dopo non voglio più fare il digiuno e voglio mangiare di nuovo…lei dice di mangiare un giorno si e uno no…ma io non ci credo

ERRICO: Che dieta strana vi fa fare… Michele mio, voi non sembrate mai un uomo, vi siete fatto mettere le grinfie addosso; e fate l’uomo!

PEPPENIELLO: Zi zio mio, voi sembrate un testa di ca… di carciofo.

ERRICO: (No, bello rispetto che ha il nipote dello zio).

MICHELE: Sì, dici bene, ma da oggi in poi voglio fare l’uomo, perché l’uomo è superiore, l’uomo deve stare  sopra, e la donna sotto…Io ho una fame arretrata che se stessi in una cucina di un ristorante…tutto mi mangerei…è fame arretrata…atavica…

SCENA SESTA

Lucia, Rosina e detti, poi Giulietta, indi Felice poi Saverio.

LUCIA:  Michè,  state qua?

MICHELE: Sissignore, siamo venuti a restituirvi gli ombrelli.

LUCIA: Ve lo potevate risparmiare, non andavamo di fretta….

ROSINA: E zia Anastasia?

MICHELE: E’ andata a Portici.

ERRICO: Intanto D. Michele con Peppeniello, ci fanno l’onore di mangiare con noi stamattina….e hanno molto appetito!

LUCIA: Oh! Bravissimo. (Chiamando:) Giulietta?

GIULIETTA: Comandate.

LUCIA: Metti altri due posti a tavola e cucina abbondante: Don Michele vi piace la lasagna con le polpettine, mozzarella, ricotta(Michele si lecca i baffi e le gambe fanno giacomo giacomo come se stesse per svenire)

MICHELE- Lasagne, cannelloni, sartù di riso, (sempre ondeggiando), gattò (gateau) di patate, crocchè di patate sono i miei piatti preferiti…mi piacciono assai le patate…le sogno di notte!

LUCIA- Per secondo patate e salsicce, vanno bene

MICHELE-Benissimo

LUCIA- Giulietta poi logicamente sempre il solito antipasto di terra e di mare: il carrello con mozzarelle, insalata di mare, fritture varie…fai tu ma tutto abbondante

MICHELE- Lucia vi prego non parliamo più di cibo altrimenti mi sento male…mi eccito molto

GIULIETTA: Va bene….ho capito vi accontento io in tutto e per tutto…col cibo s’intende!  

LUCIA: (Neh, le lettere?).

GIULIETTA (Le ho consegnate).

ROSINA: (Pure a Feliciello?).

GIULIETTA: (Signirsì, e  Don Felice  se n’è andato, è uscito in fretta in fretta).

ROSINA: (E perché?).

GIULIETTA: (E chi lo sa). (Va verso Peppino e sottovoce e in disparte) (D. Peppeniè, questa lettera è per voi, l’ha portata un servitore con una bella livrea, mi ha detto che dovevo consegnarla a voi quando stavate solo. State attento.)

PEPPENIELLO: (Grazie tanto). (Prende la lettera e la va a leggere infondo, dopo letto fa segni di contentezza.)

GIULIETTA: (ci viene, ci viene, oh, che piacere). (esce dicendo: Andiamo a scongelare le lasagne e tutto il resto.)

PEPPENIELLO: (devo prenotare la stanza a nome Rossi).

ERRICO: D. Michè, vi voglio far provare un bicchiere di Amaro al nocino… prima di mangiare è aperitivo e dopo mangiato è proprio stupendo…fa digerire tutto!

MICHELE: Grazie! Grazie…gentilissimo

FELICE: Signori miei eccomi qua.

ROSINA: E dove sei stato?

FELICE: Sono andato ad imbucare delle lettere. (Ho fatto tutto.)

ROSINA: Adesso non hai più niente da fare?

FELICE: Si, ho almeno mezzora di tregua per mangiare.

ROSINA: Ed hai deciso stasera di andare a letto?

FELICE: Rosina mia, se assolutamente vuoi che vengo al circolo, io vengo, sai che per farti piacere, io faccio tutto….qualsiasi cosa…pur di farti piacere…

ROSINA: Ed io ti ringrazio.

FELICE: Neh, ma quando mangiamo, io tengo appetito.

ERRICO: Sai, D. Michele mangia con noi.

FELICE: Oh! Che piacere, e la zia?

MICHELE: E andata a Portici.

FELICE: Bravo, cosi state un poco in pace.

MICHELE: D. Errì, vi vorrei dire una cosa. (A parte.)

ERRICO: Che cosa?

MICHELE: Stasera vorrei venire anch’io al circolo, non l’ho visto ancora, ne vorrei avere un’idea.

ERRICO: Mi credevo cos’era, va bene, venite con noi, anzi, dopo, se volete vi faccio fare la conoscenza di una ragazza molto bella…è un’accompagnatrice di uomini soli… una ragazza che vi farà ribollire il sangue .

MICHELE: D. Errì, volesse il Cielo, mi farebbe bene…sarebbe molto salutare… già mi sento accapponare la pelle. Oh! E con mia moglie come faccio?

ERRICO: Inventate una scusa qualunque, dite che siete stato con un amico.

MICHELE: Va bene, ci penso io. (Oh! e io  non ho denari, come faccio.??? .)

PEPPENIELLO: (Quello che sto pensando è che tengo pochi soldi in tasca, come faccio per andare al veglione?).

MICHELE: (adesso  mi faccio prestarea cinquecento mila lire da Peppeniello mio nipote).

PEPPENIELLO: (adesso mi faccio pretare una quarantina di lire da zì Michele).

MICHELE: Peppeniè?

PEPPENIELLO: Zio Michè?

MICHELE: Mi potresti prestare 500 mila  lire?

PEPPENIELLO: Io! Vedete la combinazione, io pure questo vi volevo dire, si, 400 mila  lire in prestito...

MICHELE: Ho  capito tutto, l’ospedale Ascalesi aveva chiesto soccorso all’Annunziata. Devo fare lo sfrontato con  D. Errico.

SAVERIO: Un telegramma per D. Felice

FELICE: (Ecco, tutto fila a puntino). Un telegramma per me.

ERRICO (lo prende e legge): Sì, è per te. (Saverio via.)

ROSINA: Aspettavi qualche cosa?

FELICE: Io no, niente. (Prende il telegramma)

ERRICO: Va buono leggi.

FELICE (aprendolo): Neh, un telegramma.

ERRICO: Abbiamo capito, lo vuoi leggere?

ROSINA: E vedi cos’’è?

FELICE (dopo letto): Ah! Che seccatura. (Battendo il piede a terra.) Solamente a me succedono   queste cose, da impazzire!

ROSINA: Ma si può sapere cosa è stato?

FELICE: è  Prospero, il socio mio, leggi tu stessa. (Le dà il telegramma.)

ROSINA (legge): «Debbo partire subito , problemi gravi, tua presenza urge. Prospero»…. Vuol dire che devi partire subito?

FELICE: Immediatamente…E ti pare, non posso perdere nemmeno un momento, chi sa perché, giusto stasera che mi ero deciso ad andare al circolo con mia moglie, è una vita che non posso proprio sopportare... Mannaggia, ma perché...perché capitano tutte a me…E’ una scarogna, una sfiga (S’arrabbia.)

ERRICO: E non ti arrabbiare-

GIULIETTA: Il pranzo è pronto.

ERRICO: Su, mangia prima qualche cosa e poi vai.

ROSINA: E si capisce.

FELICE: Adesso svelto svelto… me mangio qualche cosa e me ne vado

ERRICO: Va, andiamo a tavola.

FELICE: Mentre voi andate, io vado a preparare il sacco della notte, prendo una camicia, il berrettino.

ROSINA: Ora vengo io.

FELICE: Non c’è bisogno, va a tavola, io so dov’è la roba... tu non sei la mia serva… (Via arrabbiandosi.)

ERRICO: Su  D. Michè, D. Peppeniè. (Via con Peppeniello.)

MICHELE: Questo guaglione s’è impegolato  nei salami e affini… è un affare serio. (Via.)

LUCIA (a Giulietta piano): (Giuliè, vai a vedere D. Felice che mette nel sacco della notte!). (Giulietta via dove è entrato Felice.)

ROSINA: Che ne dici neh Lucì, ti sei fatta capace che Feliciello non è un marito cattivo?

LUCIA: Ma la lettera l’ha presa.

ROSINA: L’ha presa, ma che vuol dire, se non ci va... non me lo ha detto per non darmi un dispiacere... abbi pazienza, tu fai di ogni erba un fascio, ci sono i buoni e i cattivi. (Ride.) Ah, ah, ah!.. se n’era venuta: la carta filigranata d’Amalfi, il servitore con la livrea, ah, ah, ah... ogni regola vuole la sua eccezione. (Via.)

LUCIA: Mi sarò sbagliata con D. Feliciello... allora solo mio marito sarebbe un birbante?

GIULIETTA (correndo): Signora ci va, ci va, ho visto dal buco della serratura che D. Feliciello metteva nel sacco della notte il frak, il gilè, il pantalone nero, e un paio di guanti.

LUCIA: Tu che dici?

GIULIETTA: Uh! zitto, zitto, sta venendo da questa parte.

LUCIA: Vai. (Giulietta via pel fondo. Lucia si nasconde .)

FELICE (con sacco da notte, vedendo che non c’è nessuno, dice): Ci ho messo tutto per andare al veglione, stanotte mi devo sfrenare, voglio fare il pazzo. Ogni tanto è lecito impazzire!(Via correndo pel fondo.)

LUCIA (viene avanti): Ah! Non mi ero ingannata, lo dicevo io. (Al pubblico.) Tutti della stessa pasta!

(Cala la tela.)

Fine dell’atto primo

ATTO SECONDO

Sala di un Ristorante, porta in fondo e 4 laterali, quelle a sinistra sono segnate coi numeri 1 e 2, quelle a destra coi numeri 3 e 4. In mezzo una gran tavola con ogni specie di vivande e con 2 candelabri accesi, bottiglie di sciampagna, fiori ecc. .

SCENA PRIMA

Giovanni, Cameriere, poi Michele e Marietta ed altri Camerieri. (All’alzarsi il sipario l’orchestra suonerà un valzer, poi  si sentiranno delle voci: «Cameriere, Cameriere», e delle bussate di campanello.)

GIOVANNI: Che bella serata, che gente importante e spendacciona, stasera porterò a casa un sacco di mance…  (Guardando in fondo.) Altra gente. Un vecchione con una giovincella! Il vecchio sarà ricchissimo e generoso!

MICHELE: Cameriere. (Dal fondo con Marietta da mascherino sotto al braccio.)

GIOVANNI: Comandate eccellenza.

MICHELE: Ho prenotato il numero 1? E’ libero?

GIOVANNI: Sissignore al numero 1, non c’è nessuno.

MICHELE: Benissimo, prepara per due.

GIOVANNI: Subito. (Al Cameriere che esce dal n. 4.) Apparecchia  per due al n. 1.

CAMERIERE: Subito. (Via nel n. 1.)

MICHELE: Ditemi una cosa cameriere, che  possiamo cenare?

GIOVANNI: Ecco qua la nota.

MICHELE: La nota a uso della lavandaia. (Guardando la nota.) Mamma mia e quanta roba, e chi ce la fa a leggere tutto questo. Mi imbroglio ci sono tanti nomi …i prezzi son piccoli piccoli

GIOVANNI:  I prezzi sono piccoli perché sono prezzi onesti e concorrenziali…!

MICHELE- Noooo io dicevo sono scritti piccoli piccoli che non riesco a vederli…ci vuole la lente d’ingrandimento!

MARIETTA: Datemi qua che  vedo io.

MICHELE: Sì, sì, mi fa piacere, scegli tu….amore!

MARIETTA: Ma voi vedete la combinazione, giusto stasera che non tengo proprio appetito, una nausea….

MICHELE: No, tu una cosettina la devi mangiare, perché se non vedo spiluccare a te, come posso piluccare io? Anche se oggi ho mangiato molto…anche per me cose leggere(al cameriere) e poco costose…

MARIETTA: Allora una cosettina leggera, molto leggera... Cameriere scriva.

GIOVANNI: Subito. (Prende lapis e carta.)

MARIETTA: Antipasto di mare e di terra con sottaceti sia di mare che di terra…stimolano il mio scarso appetito, il primo deve essere leggero altrimenti poi non mangio più…quindi un sartù di riso e basta…per secondo una fiorentina non bruciata, un poco di polpettone e qualche salsiccia…può bastare per secondo di carne, quello di pesce: ostriche a volontà che sono afrodisiache…frittura di pesce e orate di mare al forno…contorni insalata, crocchè di patate, mozzarella di bufala  e provola alla francese…questi sono i contorni che mi piacciono….una specie di fritto all’italiana con insalata che è digestiva…una due fette di casatiello e per dolce: pastiera napoletana, cassata siciliana e dolci vari…frutta varia…un amaro agli agrumi, uno al nocino…caffè corretto ad anice…per il resto fate voi…

MICHELE: Questo perché sei anoressica, perché non hai appetito…(al cameriere) Porta solo quello che costa poco…il pranzo fisso non lo fate?

GIOVANNI: No…qui non si usa…

MICHELE: Quant’è antipatico questo cameriere…(E la signorina aveva detto che non teneva appetito…figuriamoci se aveva molta fame!).

GIOVANNI: E per vino?

MARIETTA: No, no, vino non me ne parlare, il vino mi stona, mi fa girare la testa.

GIOVANNI: Ma come mangiate senza vino?

MARIETTA: Non parlare di vino se no me ne vado ).

MICHELE: Non ne vuole, adesso la fai andare via.

GIOVANNI: Ma scusate, voi sulla carne bevete acqua ? Sopra le ostriche l’acqua, sopra al fritto acqua, e voi vi fate la pancia cosi, lo dico per il bene della vostra salute... 3 o 4 bottiglie de vino ci vogliono. E una bottiglia di amaro digestivo…abbiamo un amaro al peperoncino forte…è afrodisiaco e digestivo…fa risuscitare i morti

MICHELE: Io sarei il morto… (Quanto è antipatico questo cameriere).

MARIETTA: Sentite, quello dice bene, un poco di vino ci vuole.

MICHELE: Allora porta mezza bottiglia di vino, quello locale, sfuso…

MARIETTA: Sai che vuoi fare, scrivi. Con i piatti di carne un po’ di Lambrusco secco mi raccomando

MICHELE: Porta a Gianfrusco secco…mezza bottiglia

MARIETTA: Due bottiglie di sciampagna. Vogliamo fare un brindisi ?

MICHELE: Già noi ….noi brindiamo con lo spumante…al cameriere: Metti una gassosa nel vino bianco e dici che è sciampagna…

GIOVANNI: E per farvi un bel servizio al termine vi porto gelati e dolci della casa…

MICHELE: Dopo pranzo….(al cameriere: perché della casa perché è un omaggio del circolo??

GIOVANNI. Nooo…quale omaggio…qui tutto si paga!

MICHELE: (questo cameriere è proprio antipatico).

GIOVANNI (dà la carta che ha scritto al cameriere).

MICHELE: Entra, entra bella mia.

MARIETTA: Cameriere, ti raccomando, tutta roba buona, pensa che il signore è splendido, a niente a niente stasera ti regala un sacco di soldi di mancia. (Via nel n. 1.)

MICHELE: (Di gesso)….si è arrivato Berlusconi!

GIOVANNI: Non dubitate.

MICHELE: Cameriere?

GIOVANNI: Comandate.

MICHELE: Se ci sono avanzi di ieri…a poco prezzo portali….

GIOVANNI: Voi che dite ? E se la signorina non ha appetito deve mangiare tutte cose fresche e prelibate…e le cose fresche e prelibate costano…e se non la fate mangiare bene poi quella non vi accontenta…Niente giochini erotici! Mi capite? (col dito all’occhio) CAPITO MI HAI?

MICHELE: Hai ragione, una volta che capita l’occasione…poi dopo si vede(mentre entra: Poi  laviamo i piatti…se i soldi mancano…

GIULIETTA: Basta, andate….

VOCE (d.d.): Cameriere?

GIOVANNI: Pronto. (Via fondo a destra.)

MICHELE: Mamma mia, che bella cosa, e chi c’era stato ancora da queste parti, che confusione, che chiasso, e che denari si spendono. A proposito di denari, quello D. Errico m’ha prestato 500 mila  lire, chi sa se ce la faccio, per come ha parlato il cameriere, me ne mandano senza camicia a casa. Se lo sapesse mia moglie, mi ucciderebbe, a vedermi in questi posti con una ragazza ventenne che potrebbe essere mia figlia e forse anche mia nipote… sarei suo nonno… al pensiero mi vengono i brividi; ma è una bella guagliona però, D. Errico m’aveva detto ch’era bona…e veramente così è. Ah! Se avessi 20 anni di meno! Intanto mia moglie mi sta aspettando a casa. Basta, questo non è il momento di pensarci, entriamo dentro. (S’accomoda il cappello sul capo.) Eccomi a te bellezza mia. (Via nel n. 1.)

SCENA SECONDA

Peppeniello poi Giovanni.

PEPPENIELLO: Neh, cameriere. (Dal n. 4 con salvietta alla gola.)

GIOVANNI (dal fondo): Comandate.

PEPPENIELLO: Una bottiglia di sciampagna.

GIOVANNI: Potevate suonare il campanello.

PEPPENIELLO: Io volevo suonarlo, ma m’è rimasto il cordone in mano. (Lo mostra.)

GIOVANNI: Non fa niente.., la sciampagna quale volete?

PEPPENIELLO: Quella che costa più poco, non per niente, ma per beverne più di una bottiglia.

GIOVANNI: Ho capito, adesso vi servo. (Via.)

PEPPENIELLO: Io per venire qua ho venduto l’orologio con la catena d’oro, ho ricavato 300 mila lire, e quelle tengo... Intanto mi sento come un pulcino nella stoppa, quella signorina non ha voluto togliersi la maschera dalla faccia, deve essere una gran signora, una Marchesa, una Principessa, è tanto meticolosa, non si fa nemmeno toccare, accarezzare con le mani. ...dice sempre: Dopo, dopo…ma dopo quando? Se mi vedesse zia Anastasia e zio Michele, quelli si credono che io sto studiando, e io invece sto al circolo..

SCENA TERZA

Giovanni e detto, poi Felice e Lucia.

GIOVANNI (dal fondo con bottiglia): Ecco  la sciampagna.

PEPPENIELLO (prendendola): Costa assai?

GIOVANNI: Nonsignore, non vi preoccupate poi facciamo tutto un conto….

PEPPENIELLO (sospirando):  E sul conto generale, che sconto fate?(Via nel n. 4.)

GIOVANNI: Il 10%....(prima lo aumentiamo e poi lo diminuiamo per farvi contenti…. )

FELICE (entra dando il braccio a Lucia che indossa il  domino rosa e mascherino): Non c’è nessuno, possiamo entrare, non abbiate paura. Cameriere, ho prenotato un separè…legge( è il n. 2)?

GIOVANNI: Sicuro. (Apre il n. 2.)

FELICE (a Lucia): Madama, permettete un momento. (Entra nel n. 2 poi torna.)

LUCIA (togliendosi la maschera): Cameriere.

GIOVANNI: Comandate.

LUCIA: Abbiamo prenotato per amici anche la stanza n.3  ?

GIOVANNI: Sissignore, questa è la n. 3.

LUCIA: Va bene, non la date a nessuno, perché a momenti verrà una signora, con un domino come il mio, accompagnata da un signore e se la prenderà.

GIOVANNI: Va bene, non dubitate.

LUCIA: Se… se sentite suonare il campanello 3 vote, bussate alla porta, e dite che c’è una persona che vuole a D. Felice.

GIOVANNI: D. Felice, va bene, sarete servita.

LUCIA: (quello è così libidinoso che devo stare in guardia). (Si ripone la maschera.)

FELICE (sotto la porta del n. 2): Signora potete entrare….

LUCIA (piano a Giovanni): (Tre volte... D. Felice).

GIOVANNI: (Ho capito, lasciate fa a me). (Lucia via con Felice nel n. 2, Felice fa il lazzo del cappello.) Questa dev’essere una gran signora, si vede subito.

SCENA QUARTA

Errico, Rosina e detto.

ERRICO (dando il braccio a Rosina che indossa un domino rosa e maschera): Io non capisco perché tremate di questa maniera.

GIOVANNI: (Questa sarà l’altra signora).

ERRICO: Non abbiate paura, qui nessuno vi fa niente.

GIOVANNI: (Ah! Sta con  D. Errico).

ERRICO: Giovanni ho prenotato la camera n.3

GIOVANNI: Prontissima, io  lo  sapevo che sareste venuto e v’ho apparecchiato il n. 3.

ERRICO: Vediamo. (Apre il n. 3.) Signorina, permettete un momento. (Via nel n. 3 poi torna)

ROSINA (si toglie la maschera): Mamma mia che folla, che ammuina, io non so perché mi metto tanta paura.

GIOVANNI (a Rosina): Una signora m’ha detto di conservare per voi questa camera, essa sta al n. 2.

ROSINA: Ah! Tante grazie.

GIOVANNI: Volete niente ?

ROSINA: No... sì, aspettate, ora mi dimenticavo… mi scordavo…, se sentite suonare il campanello 3 volte, bussate alla porta e dite che c’è una persona che cerca   D. Errico. (Si pone la maschera.)

GIOVANNI: (Pure questa con le tre suonate di campanello …)Va bene, non dubitate…sarete servita!

ERRICO (dal 3): Signorina, la stanza è bellissima,  volete entrare? (Vuol prenderla per mano.)

ROSINA (rifiutandosi): Grazie, grazie. (Via nel n. 3.)

ERRICO: Oh! Per Bacco, è scrupolosa. (Via nel 3.)

GIOVANNI: Questo è un pazzo che viene spesso qui e… quando viene qua spende un sacco di denari con le donne…

SCENA QUINTA

Marietta e detto, poi Michele indi Giovanni.

MARIETTA: Giovà, seguita a servire quel novantenne …”ai vecchi prode il coperchio”…i proverbi non sbagliano mai…voleva farmi spogliare prima di mangiare…gli ho detto “dopo il pranzo, così ci riscaldiamo…ora  vado a ballare un poco, se mi cerca digli che subito vengo. (Via pel fondo.)

GIOVANNI: Meglio lasciarlo solo, adesso, ah, ah, ah!

MICHELE (uscendo con salvietta alla gola): Neh, cameriè?

GIOVANNI: Comandate.

MICHELE: Avete visto uscire la signorina che stava con me?

GIOVANNI: Ora viene, viene subito….

MICHELE: Ma dove è andata?

GIOVANNI: Non lo so, forse nel bagno…

MICHELE: A farsi più bella…Non ce la faccio a stare solo…ma viene subito? Ma non avete visto dove andava?

GIOVANNI: (innervosito)O a farsi più bella o per qualcosa di urgente…ma ora viene…viene subito! (Via nel n. 4.)

MICHELE: Che belle maniere tiene questo cameriere!...è proprio antipatico!... Ho scritto un biglietto a mia moglie, dicendole che sono andato a trovare a Domenico Russo, l’amico mio e che l’ho trovato tanto malato e che  resto là stanotte, cosi sto quieto col  pensiero e mi pozzo divertire, spassare. (In fondo chiamando:) Cameriere... locandiere... sguattero... tavernaro. (Gridando e fischiando.)

GIOVANNI (uscendo dal 4): Neh, mio signò, e che maniera è questa! E che vi credete che state in una  taverna del Porto…

MICHELE: (ha ragione). Scusate, abbiate pazienza.

GIOVANNI: Che volete, dite?

MICHELE: Mi potreste fare il favore di farmi portare questa lettera al suo indirizzo?

GIOVANNI: Sicuro, abbiamo una persona apposta.

MICHELE: Bravo. (Gli dà la lettera.) e tenete dategli 500 lire...

GIOVANNI: Mezza liretta! Qua si paga 5 mila lire la notte.

MICHELE: 5 mila lire?!... Allora mettile a nota... E la signorina?

GIOVANNI: Ora viene!

MICHELE: Ma dove è?

GIOVANNI: Ora viene, ora viene! (Gridando.)

MICHELE: (Quanto è antipatico!). (Via nel n. 1.)

GIOVANNI: Ma questo è proprio un torso di carciofo ! Vediamo a chi va sta lettera. (Legge:) «Alla Signora D.a Anastasia Zizza o Zizza, chi sa come si pronuncia(con la z dolce o aspra). Via Foria n. 7 dirimpetto all’Orto botanico»…non è qui su via Toledo… è una bella passeggiata!. (p.a.)

SCENA SESTA

Peppeniello e detto poi Felice ed Errico.

PEPPENIELLO (dal 4 con lettera): Cameriere.

GIOVANNI: Comandate.

PEPPENIELLO: Potreste farmi il favore di farmi portare questa lettera al suo indirizzo?

GIOVANNI: Sicuro, c’è una persona apposta.

PEPPENIELLO: Ma dovrebbe andarci subito.

GIOVANNI: In questo momento.

PEPPENIELLO: Bravo, tieni. (Gli dà la lettera.) Quanto  dobbiamo dare a sta persona?

GIOVANNI:  La tariffa è 5 mila lire.

PEPPENIELLO: 5 lire! Misericordia! Io mi credevo ch’era una spesa di 500 lire. In questo posto è un affare serio, va tutto caro. (Gli dà le 5mila  lire.)

GIOVANNI:  Se poi volete regalare qualcosa al sottoscritto… (apre la mano) a piacere vostro

 PEPPENIELLO: E pigliati tutto il portafoglio e non ne parliamo più…. Adesso devo andare.

GIOVANNI: Andate, andate…

PEPPENIELLO: (al pubblico) Ho scritto a zia Anastasia che passo la nottata in casa di Domenico Russo, il quale tiene una gran festa da ballo, e mi ha voluto  per forza far rimanere, così sto a pensiero quieto, e mi posso divertire a piacere mio. Cameriere, sei ancora qua, e la lettera quando va?

GIOVANNI: Non dubitate, sto aspettando la persona che la deve portare.

PEPPENIELLO: Ti raccomando, ti sei preso 5mila lire….

GIOVANNI: Subito vi servo. (Peppeniello via nel n. 4.) E questa è un’altra lettera. (Legge:) «Alla Signora D.a Anastasia Zizza, Via Foria n. 7 dirimpetto all’Orto botanico». Oh, vedete la combinazione, tutt’e due le lettere alla stessa persona!… Meglio cosi. Carmine si fa una sola camminata, e io do 2 mila lire a lui, e 8mila  lire me le metto in saccoccia. (Dal n. 2 si sente suonare il campanello 3 volte.) Ah! Queste sono le tre bussate. (Dal n. 3 si suona c.s.) Meglio, e da tutt’e due le parti. (Va al n. 2 e chiama.) Una persona  cerca D. Felice. (Corre al n. 3 e chiama.) Una persona cerca a D. Errico. (Via correndo dal fondo.)

FELICE (dal n. 2): Chi mi vuole?

ERRICO (dal n. 3): Chi mi va trovando? Che vedo! Felice!

FELICE: Errico!

ERRICO: Non sei andato dal tuo socio?

FELICE:  Ho sbagliato il treno.

ERRICO: Uh! Ha sbagliato il treno! Tu sei un imbroglione, hai imbrogliato tua moglie e sei venuto qua, dì la verità.

FELICE: Errico mio, per carità, non dire niente, fallo per l’amicizia che tieni per me.

ERRICO: Ma ti pare. ..Ma allora il telegramma era falso?

FELICE: Me lo feci mandare io stesso dal mio socio.

ERRICO: Di bene in meglio, mannaggia l’anima tua, vedi che vai pensando. E qua con chi sei?

FELICE: Sono con una signora proprio bella, sensuale, io non la conosco, ma deve essere una signorona, che so, s’è innamorata di me in una maniera tale che non si può credere, e essa m’ha mandato l’appuntamento, però non l’ho potuta far capace a levarsi la maschera.

ERRICO: Tale e quale come la mia, nemmeno lei vuole levarsela.

FELICE: Come, tu pure stai con una signora?

ERRICO: E che signora, roba fina assai, ma la faccia non l’ho potuta vedere.

FELICE: Se lo sapessero le nostre mogli.

ERRICO: Non voglia mai il Cielo. A proposito, mi scordavo, qua c’è una persona che mi cerca.

FELICE: E a me pure.

ERRICO: Ci vediamo dopo... fammi vedere chi mi vuole. ( Via fondo a destra.)

FELICE: Fammi andare anche a me. Neh, chi mi vuole. (Via fondo a sinistra.)

SCENA SETTIMA

Michele, poi Giovanni, indi Rosina.

MICHELE (alquanto brillo esce dall’1, vedendo entrare Giovanni): Cameriere, quella signorina dove sta?

GIOVANNI: (boom! Vedi come si è combinato quello!).

MICHELE: Io mi scoccio a stare solo qua dentro?

GIOVANNI: Signò, in verità sta ballando un poco e poi viene.

MICHELE: Sta ballando? E poteva aspettare un  poco…  e abballava con me.

GIOVANNI: (E come stai ora sai come ballavi bello). Questo è il fritto, le ostriche, e la sciampagna, su venite.

MICHELE: E io dove me la metto tutta sta roba, sto mangiando e bevendo come un bue, non ce la faccio più.

GIULIETTA: Entrate, quella adesso viene.

MICHELE: Ma come, voi fate il cameriere e state ubriaco di questa maniera ?

GIOVANNI: (Un guaio devi passare!...Quello si è bevuta una botte intera, e dice che sto io ubriaco). (Dopo lazzi via nel n. 1.)

ROSINA (dal 3): Non torna ancora, si io approfittassi di questo momento per andarmene, mi metto una paura che non mi reggo sulle gambe. Sì, sì, è meglio che me ne vado prima che torna D. Errico, mi faccio venire un taxi . (Via pel fondo.)

SCENA OTTAVA

Lucia, poi Giovanni, poi Giulietta, indi Errico.

LUCIA (dal 2): D. Feliciello non è tornato più, dove sarà andato?

GIOVANNI : Va bene, va bene, ora vi servo.

LUCIA: Viene gente. (Rientra.)

GIOVANNI (esce dal’1): Volete il Mattino va bene, subito ve lo porto. Mamma mia, quello muore là dentro. (Via pel fondo.)

GIULIETTA (esce dal 4 e si toglie la maschera): Povero D. Peppeniello, gli è entrata in testa il vino e si è addormentato. (Ridendo.) Ah, ah!... Quello D. Peppeniello mi ha scambiata per una signora nobile, m’ha regalato pure sto braccialetto, io me lo sono preso e zitta, anche se è un po’ grande, me ne vado...adesso è il  momento, mentre  dorme, io me ne scappo. (Fa p.a. e vede venire Errico.) Misericordia! Il padrone. (Si ripone la maschera.)

ERRICO: Non si è potuto sapere chi mi cercava. (Vedendo Giulietta.) Oh, oh, il mio dominio rosa. Signorina, scusate se vi ho fatto attendere, ma c’è una confusione nel Restaurant che non si può credere, vi siete innervosita? (Giulietta fa cenno di no.) Dunque andiamo a cenare, non abbiamo finito ancora. (La prende per il braccio e via nel 3.)

SCENA NONA

Rosina, poi Peppeniello, indi Errico e Giulietta.

ROSINA (dal fondo senza maschera): Mamma mia quanta gente, non ce la faccio, non ho potuto farmi prenotare un tassì, come faccio?

PEPPENIELLO (dal 4): Cara, io mi ero addormentato.

ROSINA: Peppeniello! (Si pone la maschera.)

PEPPENIELLO: Quel vino mi ha stonato, ma la signora dov’è andata? (Vedendo Rosina.) Ah! Eccola qua. Bellezza mia.

ROSINA: (Pe chi mi ha scambiata?).

PEPPENIELLO: Scusa se mi sono addormentato. Vieni dentro, su, beviamoci un’altra bottiglia di sciampagna.

ROSINA (alterando la voce): No, me ne voglio andare, andate a prendermi un tassì.

PEPPENIELLO: Già te ne vuoi andare... e perché? Non ci siamo ancora amati!

ROSINA:  Non mi sento bene…Sì, sì, fatemi questo favore!

PEPPENIELLO:  Mi dispiace, rimandiamo il nostro incontro erotico ad altro momento?

ROSINA- Si, rimandiamo a fra qualche giorno!

PEPPENIELLO- Ok…vado a chiamarti il tassì... ma prima voglio un bacio.

ROSINA: Oh, no, no.

PEPPENIELLO: Sì, bellezza mia, fammi contento…non ti chiamo il tassì se non mi dai un bacio in bocca!

ROSINA (levandosi la maschera): Peppeniè, sono io!...

PEPPENIELLO (sorpreso): Che! Rosina! Uh! ho cenato cu Rosina. Ma…ma  come ti trovi qua?

ROSINA: Poi ti racconto tutto... ma vammi a prendere un tassì, per carità.

PEPPENIELLO: Vado vado.

ROSINA: Io aspetto qua dentro, fa subito. (Via nel 4.)

PEPPENIELLO: Ah, ah, ah... sangue di Bacco, ora capisco, il marito è andato dal socio, e Rosina è venuta al veglione. Ah! femmine, femmine, e quanto ne fate, quanto ne fate, e intanto io ho speso tanti denari per Rosina, ne potevo fare a meno. (Vedendo venire Giovanni.) Neh, cameriere?

GIOVANNI: Comandate?

PEPPENIELLO: è possibile avere un tassì?

GIOVANNI: Sicuro, lo volete adesso?

PEPPENIELLO: Sì, mi fate piacere.

GIOVANNI: Ora vi servo.

PEPPENIELLO: Io sto nella mia stanza, porta pure il conticino. (Via nel 4.)

GIOVANNI: Va bene. Ha detto il conticino, ora devi fare a rate…

ERRICO (esce con Giulietta dal 3): Ma vi prego, non mi lasciate così barbaramente, lasciatemi prima vedere la vostra bella faccia. (Giulietta fa segno di no.) Di questa maniera mi fate credere che vi siete preso collera, perché vi ho versato il caffè sul vestito, l’ho fatto senza volerlo, e poi questa è macchia che si leva.

GIOVANNI (vede il braccialetto che è caduto a Giulietta): Signora, vi è caduto il braccialetto. (Lo prende e lo dà a Errico poi via.)

ERRICO: Oh, grazie. (Mettendolo al braccio di Giulietta.) Vi va un po’ largo, accorta che non lo perdete. Che bel braccio. (Glielo bacia.) Via signorina, levatevi quella maschera... fatemi felice.

GIULIETTA (con voce alterata): Voglio uscire.

ERRICO: Assolutamente? Ebbene, aspettatemi un istante, vado a prendere un tassì, però devo accompagnarvi.

GIULIETTA: Come volete.

ERRICO: Vado subito. (nel tassì parliamo.) (Via pel fondo.)

GIULIETTA: Oh! mamma mia, muoio, meno male che non mi ha riconosciuta... potrei fuggire (p.a.). Mamma mia, D. Felice!

FELICE (dal fondo a sin.): Non ho potuto appurare chi mi voleva. Oh! La mia bella signora in rosa…Madama, scusate, se vi ho fatto attendere, è stata una combinazione. (Le bacia la mano poi cerca di abbracciarla.)

GIULIETTA (con voce alterata): Signore... vi prego...

FELICE: Ma che dite, voi siete un angelo, siete una simpaticona, come si può stare vicino a voi senza abbracciarvi, senza baciarvi. (Le ribacia la mano.) All’arma del braccialetto, ora mi sfregiava a sangue.

GIULIETTA: Signore, lasciatemi. (p.a.)

FELICE: No… io non ti lascio, è impossibile, voi siete troppo bella... voglio vedere quel viso.

GIULIETTA: Lasciatemi. (Felice per tirarla le lacera il domino.) Ah!

FELICE: Uh! scusate, v’ho lacerato un poco il domino, non fa niente, è cosa di poco, mettiamoci una spilla francese…le porto sempre. (Prende una spilla dal petto della sua giacca e accomoda la stoffa lacerata.) Ecco tutto accomodato, vogliamo ritornare nella nostra camera?

GIULIETTA: No, è troppo tardi, mi voglio ritirare.

FELICE: Come, così presto?

GIULIETTA: Ve ne prego.

FELICE: Però mi dovete dare il permesso d’accompagnarvi.

GIULIETTA: Come volete.

FELICE: Benissimo, aspettatemi un momento, vado a prendere un tassì, non vi movete da qua.    (Via pel fondo.)

GIULIETTA: Se n’è andato! Uh! Che nottata  ! Che nottata! Questo domino è diventato una schifezza; D. Peppeniello me l’ha bruciato con la sigaretta, il padrone me l’ha macchiato di caffè, e D. Felice me l’ha stracciato. Basta, adesso è il momento di sparire. (Via fuggendo pel fondo a destra.)

SCENA DECIMA

Rosina e Peppeniello, poi Giovanni indi Lucia.

ROSINA (dal 4 senza maschera): No, no, Peppeniè , non posso più aspettare, andiamo, il tassì lo troviamo fuori.

PEPPENIELLO: Ma cara Rosina, se non ho pagato il conto come me ne vado.

GIOVANNI: Ecco il conto, la carrozza sta fuori. (Entra nel 4.)

PEPPENIELLO: Hai visto, fammi vedere quant’è, pago e ce ne andiamo, aspetta due minuti. (Via nel 4.)

ROSINA: No, è impossibile, qua non posso restare, la carrozza sta fuori, me ne vado da sola. (p.a.)

LUCIA (dal 2 senza maschera): Guè, Rosì.

ROSINA: Lucì, seì tu.

LUCIA: Feliciello ha cenato con me.

ROSINA: Infame! Nfame! Birbante!

LUCIA: Ora che vogliamo fare?

ROSINA: andiamocene, fuori ci sta il tassì.

LUCIA: Sì, dici bene, andiamocene. (p.a.) Che! Sta venendo mio marito con  Feliciello, nascondiamoci. (Si pongono le maschere e via Rosina nell’1 e Lucia nel 4.)

SCENA UNDICESIMA

Felice e Errico, poi Rosina, Lucia, Michele, Peppeniello indi Giovanni.

ERRICO: Ho trovato il tassì.

FELICE: Il tassì sta fuori.

ERRICO: Ma la signora dove sta?

FELICE: E la signora mia?

ERRICO: Sarà rientrata in camera. (Via nel 3.)

FELICE: Starà aspettando dentro. (Via neI 2.)

ROSINA (dall’1 con la mascherina): Non c’è nessuno. (Trascina Michele ubriaco.) Accompagnatemi fino alla porta.

MICHELE: Non posso, non sto bene.

LUCIA (dal 4 con maschera trascinando Peppeniello): Peppeniè, accompagnatemi... io sono Lucia.

PEPPENIELLO: Pure Lucia! Che vedo! Mio zio!

ROSINA: Su, venite.

MICHELE: Non posso.

LUCIA: D. Michele! Lascialo, andiamo via. (Rosina lascia Michele il quale cade a terra, Rosina e Lucia via con Peppenielio. Errico e Felice escono dal 2 e dal 3.)

FELICE: E dove è andata. (Nel correre cade su Michele.) Uh! D. Michele!

ERRICO: No c’è. (Nel correre cade su Michele.) D. Michele! (S’alza e via pel fondo.)

FELICE: Zi zio! (Via pel fondo.)

MICHELE: Cameriere? (Gridando.)

GIOVANNI: Questo è il vostro conto.

MICHELE: Quant’è?

GIOVANNI: 790 mila lire!

MICHELE: 790 mila lire! So’ morto!

GIOVANNI: Eh! è morto!

(Cala la tela.)

Fine dell’atto secondo

ATTO TERZO

La stessa scena del primo atto.

SCENA PRIMA

Errico, indi Michele.

ERRICO: Io non posso arrivare  a capire perché quelle due stanotte  se ne sono scappate e noi non  siamo riusciti più a trovarle….poi tra le altre cose  in mezzo alla folla ho perduto pure a Feliciello. (Ridendo:) Ah, ah, chi sa dove ha trascorso il resto della notte, io tutto potevo credere ma non di trovarlo al circolo, e per di più con una signora…e la moglie Rosina dice che quello è la perla dei mariti fedeli, dovesse sapere che panni veste il marito… (Michele compare dal fondo.) Uh! D. Michele (ridendo),  accomodatevi Michele.

MICHELE (sotto la porta): D. Errì, io po’ vi ringrazio m’avete combinato un bel piattino stanotte.

ERRICO:  Io e …Perché?

MICHELE: Come perché, mi consegnaste a quella signorina, la quale, dopo ordinato il mangiare per un esercito mi lasciò e se ne andò, io povero infelice rimasi solo, mangiai solo e bevvi come  un animale, e so io cosa ho passato. (Errico ride:) Eh! Voi ridete, e queste sono cose da piangere, non sapete il fatto, voi gentilmente mi prestaste 500 mila lire, all’ultimo la nota è venuta 790 mila lire, pe conseguenza ci mancavano 290 mila  lire, all’infuori del regalo al cameriere.

ERRICO (ridendo): E come avete fatto?

MICHELE: E come dovevo fare, quell’imbecille del cameriere non mi voleva far uscire, ma io domani verrò a saldarvi il conto, — nossignore, scusate, io non vi conosco —, come, io sono un galantuomo — voi siete un gran signore, ma se non mi pagate, non uscite... insomma per abbreviarvi il discorso, tanto m’ha fatto uscire, quando gli ho dato la catena con l’orologio d’oro  in pegno.  Intanto ora come faccio con mia moglie, quella se non mi vede l’orologio e la catena, mi uccide…

ERRICO: Ma voi a casa non ci siete stato ancora?

MICHELE: Nossignore, perché io stanotte le ho scritto che passavo la nottata a casa di un amico mio, chiamato Domenico Russo, il quale stava quasi per morire, anzi D. Errì, voi mi dovete fare la carità quando verrà stamattina, le dovete dire che voi stesso m’avete accompagnato in casa di Domenico Russo al Corso Garibaldi

ERRICO: Va bene, non dubitate, ci penso io.

MICHELE: Ve ne sono tanto obbligato.

ERRICO: Va bene, ma voi non avete pensato a una cosa, s D’ Anastasia incontrasse a questo Domenico Russo, si scoprirebbe tutto, voi dovreste scrivere al vostro amico, e avvisarlo di tutto.

MICHELE: Sangue di Bacco Baccone, dite bene, io non ci avevo pensato, ora lo scrivo presto e lesto... avete un foglio e una busta?

ERRICO: Su quel tavolo c’è tutto l’occorrente.

MICHELE: Grazie tanto. (Siede al tavolino prende un foglietto e lo guarda.) Neh, D. Errì, non avete un biglietto semplice?

ERRICO: Perché?

MICHELE: Qua ci sta un biglietto in carta pregiata e filigranata  d’Amalfi…

ERRICO: Carta d’Amalfi? (Prende il foglietto e lo guarda.) Che vedo!  (Prende dalla tasca una lettera e l’apre.) Ma si, tale e quale, a quella che stava la sopra.

MICHELE: Errìco  me lo date un foglietto semplice.

ERRICO: Un momento,…. caspita, ho capito tutto, è stata mia moglie che mi ha mandato questa lettera, e forse pure Rosina, la moglie di Feliciello l’ha mandato a lui.. si, ma si, così è,  sono state loro le nostre mogli che ci  hanno mandato i bigliettini…

MICHELE: D. Errì me lo volete dare un foglio semplice.

ERRICO:  Stanotte loro erano con il vestito rosa…il domino rosa, ora capisco perché non si volle togliere la maschera, per questo se ne so’ scappate e non le abbiamo trovate più, vale a dire che io stanotte ho cenato con mia moglie... sangue di Bacco, e ora che scusa trovo ?

MICHELE: D. Errì, ma ce lo avete questo foglietto semplice.

ERRICO: Aspetta, le faccio capire che avevo capito che il biglietto lo aveva mandato lei e perciò ci sono andato…per farle uno scherzo, un doppio gioco…per vedere come si comportava…

MICHELE: Me lo date un biglietto semplice.

ERRICO: Ma pure Feliciello dovrà dire lo stesso, quello non sa niente, devo vederlo…incontrarlo…ci dobbiamo mettere d’accordo! (Prende il cappello e via di fretta pel fondo.)

MICHELE: D. Errì, me lo date un foglietto e che ca…cavolo! è uscito pazzo pure questo! E io la lettera dove la scrivo, ho una paura in corpo, mi immagino sempre che mia moglie ha capito tutto.

SCENA SECONDA

Peppeniello e detto.

PEPPENIELLO (compare sotto la porta di fondo): (mio zio sta qua). Zio Michele, buongiorno…Come mai state qui?

MICHELE: Oh! Caro Peppino. Questo può farmi sapere qualcosa di mia moglie.)…Poi ti spiego…

PEPPENIELLO: (Meno male, stanotte non mi ha visto).

MICHELE: Peppino, Anastasia sta a casa?

PEPPENIELLO: Embè, voi non lo sapete?

MICHELE: (Già io dovrei saperlo). No, era per domandare.

PEPPENIELLO: Zio Michè,  zio mio bello bello, ora vi dico una cosa, ma non mi strillate.

MICHELE: Che cosa?

PEPPENIELLO: Voi siete tanto buono, non siete come zia Anastasia che subito  si infuoca…va a fuoco... voi dovete perdonare...

MICHELE: Ma ch’è stato, ora mi fai star male…parla…parla(Peppino non trova le parole)…ti ho detto parla!

PEPPENIELLO: Io…io stanotte non sono stato a casa ma sono stato al ballo in maschera  al circolo.

MICHELE: Che! (pure lui). Come, tu invece di studiare, te ne vai al circolo, invece di perdere le nottate vicino ai libri, vai facendo il vagabondo.., vergogna!

PEPPENIELLO: (Vedi che faccia tosta, ci stava anche lui là). Perdonatemi zio bello, vi giuro che non ci andrò più.

MICHELE: Va bene, per questa volta ti voglio perdonare.

PEPPENIELLO: Sì, ma questo non basta però, mi dovete fare un grosso piacere... Io stanotte ho mandato una lettera a zia Anastasia, vostra moglie, dicendole che passavo la nottata in casa dell’amico vostro Domenico Russo , il quale teneva una gran festa da ballo.

MICHELE (con sorpresa): Che! tu che caspita di guaio hai combinato! (io ho detto che Domenico stava per morire.)

PEPPENIELLO: Zio bello ch’è stato?

MICHELE: Come ch’è stato, tu mi hai rovinato, tu mi hai inguaiato! Tu sei la mia rovina!

PEPPENIELLO: Ma perché?

MICHELE: Perché.., già, tu sei stato sempre un bugiardo, non hai detto mai una verità! Domenico Russo sta per morire.

PEPPENIELLO: Possibile! E voi come lo sapete?

MICHELE: Lo so, perché sono stato là stanotte.

PEPPENIELLO: Siete stato là stanotte? Ah, ah, ah! (Ride fortemente.)

MICHELE: E che c’entra questa risata, io ci ho dato la medicina ogni mezz’ora.

PEPPENIELLO: Zio bello voi stanotte siete stato al circolo, vi ho visto io.

MICHELE: Come tu m’hai visto?

PEPPENIELLO: Gnorsì, e stavate pure ubriaco come un ubriaco.

MICHELE: Zitto pe carità.

PEPPENIELLO: Reggetemi il gioco se no dico tutto a zia Anastasia che è VOSTRA MOGLIE…ed è molto gelosa…nonostante l’età!

MICHELE: Reggetemi, reggetemi. Come fosse facile, io le ho scritto che D. Nicodemo stava per morire.

PEPPENIELLO: E io le ho detto  che aveva la festa di ballo, come erano d’accordo zio e nipote.

MICHELE: Tu che sei un grande imbroglione.

PEPPENIELLO: E io vi ringrazio. Aspettate, ho avuto una bella idea, una bella pensata, noi diciamo a zi zia che lui Domenico v’aveva detto che stava malato, per farvi andare  alla festa di ballo, perché sapeva che zia Anastasia non vi avrebbe mandato, e cosi, con questa scusa ci siete andato.

MICHELE: Bravo….Buona idea… E  andiamo, vedi che ora è? Ti facevo più fesso…

PEPPENIELLO: Grazie per la considerazione…Ah! Che ora è? (Cerca per prendere l’orologio.)

MICHELE: E che fai suoni il  mandolino.

PEPPENIELLO: Zio bello vedete voi, io non mi trovo con la campana della chiesa. Vedete voi.

MICHELE: E manco io l’ho registrato con il campanile della chiesa…

PEPPENIELLO: (Ora ce lo dico e bonanotte). Zio, volete sapere la verità, io per andare al circolo, ho venduto il cronometro d’oro con tutta la catena di oro!

MICHELE: E il mio, lo tiene in pegno il cameriere del ristorante

 PEPPENIELLO: Meglio! Mal comune mezzo gaudio…Poi andate in banca e li andiamo a spegnare!

MICHELE: Va, andiamo, andiamo (Escono.)

SCENA TERZA

Lucia e Rosina, poi Errico.

ROSINA: Ah! Che nottata, che nottata! Non ho potuto chiudere occhio.

LUCIA: Io invece ho dormito saporitamente. (Escono insieme)

ROSINA: Tu la pensi in una maniera che io non capisco, come, tuo marito va al circolo con una donna, e tu te ne stai calma calma!.

LUCIA:  La calma è l’arma dei forti! Ma che vuoi che faccio, poteva essere peggio,  mio marito è stato con te, Feliciello è stato con me, dunque? Meglio così che peggio!

ROSINA: Già, perché eravamo noi, perché siamo state noi che abbiamo mandato le lettere, loro però, non ne sanno niente, loro ci sono andati con piacere, ci sono andati per  trovare altre  femmine, capisci, altre femmine…per tradirci…per andare a letto con loro…io non ci posso pensare…altre femmine!

LUCIA: E che faceva se fossero state altre femmine, se li mangiavano, avrebbero cenato con loro, invece abbiamo cenato noi, forse avrebbero ballato, si sarebbero fatte quattro cerimonie,  ma poi pure la nottata passava, e i mariti qua tornavano….basta che i porcellini tornano nella stalla…

ROSINA: E si, tante grazie... no, abbi pazienza. Lucia mia, questo pensare tuo non mi piace, parlando così, mi fai capire che a tuo marito non gli vuoi bene.

LUCIA: No, anzi io lo voglio troppo bene, molto più bene di te che lo vuoi tenere in prigione…io voglio che sia felice ma che torni sempre all’ovile…se tu lo privi della libertà quello o se ne va per sempre o quando sarete vecchi si vendicherà di tutte le occasioni perdute… io non faccio quello che fai tu, perché sono convinta che tutti i mariti, chi più, chi meno, fanno questo, e noi non ci dobbiamo arrabbiare ? Per loro è uno sport! Noi donne ci mettiamo il cuore, i maschi ci mettono solo il…come si dice…il sesso!

ERRICO (dal fondo): (Non l’ho potuto trovare). Ah! Voi state qua.

LUCIA: Stiamo qua.

ERRICO: Vi siete svegliate un poco tardi stamattina?

LUCIA: Sì, abbiamo dormito più degli altri giorni.

ERRICO: Bene…bene...

LUCIA: Tutto il  contrario  di voi, voi avete dormito poco.

ERRICO: No, t’inganni, ho dormito quanto avete dormito voi.

ROSINA: Oh! Questo non può essere , voi vi siete ritirato alle 5 e mezzo.

ERRICO: Uh! Scusate, e voi come lo sapete, se stavate dormendo?

ROSINA: Mi sono svegliata e ho sentito la vostra bussata.

ERRICO: Perdonate, perché questo manco può essere, perché io tengo il chiavino del palazzo, e il chiavino della porta, forse sarà stata qualche altra bussata che avete sentitas…

SCENA QUARTA

Anastasia e detti, poi Felice.

ANASTASIA: Ragazze buongiorno.

LUCIA: Oh! Anastasia.

ROSINA: Zia mia bella venite da Portici!

ANASTASIA: Si Rosina…D. Errico scusate se vi vengo a incomodare.

ERRICO: Ma che incomodo, ci fate sempre piacere.

ROSINA (dandole una sedia): Sedetevi qua zia bella, come sta l’amica vostra?

ANASTASIA: Vengo da’ Portici, da quella amica mia che sta malata…ieri sera ebbe una convulsione, quella stava sola con una sorella cieca e per conseguenza, m’è convenuto di stare là stanotte, e il cielo sa che nottata che ho passata.

ERRICO: (Meno male, Michele è salvo).

LUCIA: ( Michele s’è risparmiata una mazziata).

ROSINA: (Pe 29 e 30 zio Michele non le ha prese).

ERRICO: E ditemi un’altra cosa, Anastasia, con D. Michele come avete fatto, sarà stato in pensiero?

ANASTASIA: Eh, come non pensavo a Micheluccio mio.

ERRICO: (Uh! Micheluccio!).

ANASTASIA: Ieri sera gli feci un telegramma e lo avvisai.

ERRICO: Ah! Gli faceste un telegramma? E a che ora?

ANASTASIA: Potevano essere l’11, l’avrà ricevuto alle 11 e mezza, mezzanotte...

ERRICO: Già, all’11 e mezza, mezzanotte... (dentro al veglione).

NASTASIA: Uh! Non potete credere come m’è parso brutto a stare senza lui stanotte, io faccio bù bù …bàu bau(imita il cane e il lupo) UUUUU…, ma poi gli  voglio bene, specialmente quando come ora sono distrutta… bisogna compatire… siamo marito e moglie!

ERRICO: (Si…sono freschi sposi…stanno in luna di miele! ).

ANASTASIA: Intanto Lucia voi mi dovreste fare un piacere, scusate se sono tanto impertinente.

LUCIA: Che volete ?

ANASTASIA: Mi vorrei lavare un poco la faccia e non solo, mi voglio rinfrescare un poco… voglio aggiustarmi la testa, poi mi piglio un taxi, e me ne vado a casa, abbiate pazienza.

LUCIA: Ma si, voi siete la padrona, fate quello che volete, venite con me.

ANASTASIA: Grazie tanto. (Via con Lucia a sin.)

ERRICO (vedendo che a Rosina viene sonno): Rosina tenete sonno?

ROSINA: No.

ERRICO: Vi ho vista con gli occhi chiusi.

ROSINA: No, è difetto che tengo, ogni tanto chiudo gli occhi.

FELICE (entra.): Va bene, va bene, adesso non ho tempo, oggi se ne parla.

ROSINA: Mio marito!

ERRICO: Feliciello! (se lo potessi avvisare).

FELICE (vestito come la prima scena, con sacco da notte, ed un involto di carta con salami): Eccomi qua moglie mia cara cara. Caro Errico. (Gli dà la mano.)

ERRICO: Caro Felice. (Statte zitto!)

ROSINA: Feliciè, come va, sei tornato senza avvisarmi

FELICE: Rosina mia, non l’ho creduto necessario, visto che tornavo stamattina.

ROSINA: Vuol dire che il tuo socio è tornato presto?

FELICE: Sì, perché andò fino a Nola un momento.

ERRICO (fa segno a Felice di tacere).

ROSINA: E come, per andare fino a Nola ti manda a chiamare a Napoli ?

FELICE: E già, io questo l’ho detto, ma che vuoi, quello è tanto pauroso, siccome tiene i denari dentro alla scrivania, si mette paura che qualcuno ce li ruba, e io gli dico sempre compriamo una cassaforte, alla fine, cosa può costare. (Vedendo che Errico gli fa segno.) Non ci compriamo la cassaforte. (Quello che vuole)) compriamo un baule. (Vedendo c.s.) Non ci compriamo il baule (e che deve comprare, mi fa confondere.) (A soggetto.)

ROSINA: Ma io non capisco tu che dici. Mi vuoi dare questo sacco di notte?

FELICE: Nossignore, e perché? Che sei la mia serva tu, adesso vado dentro e lo poso io stesso. (Là c’è il frac.)

ROSINA: E qua che tieni?

FELICE: Ah! qua, subito te dico io, siccome non mi dimentico mai di te, quando sono passato per Nola (vedendo Errico c.s.) quando nun so’ passato per Nola... ma per venre da Sarno a forza per Nola si deve per forza passare, se no per dove passi? (devi passare un guaio, quello mi sta facendo imbrogliare). Dunque, quando sono passato per Nola, ho visto un uomo che vendeva salumi e siccome so che a te piace  tanto il salame , ne ho comprati due, sono profumatissimi… tieni, stamattina ci facciamo una bella fellata (e mannaggia l’arma di chi ti ha allattato!).

ROSINA (prende l’involto guardando la carta): Bravo! Questi salami li hai comprate a Nola?

FELICE: Sì.

ROSINA: E qui sta scritto Antica salumeria-Ravello

FELICE (sorpreso): Ravello

ROSINA: Ravello Ravello.

FELICE: E forse quell’uomo li aveva comprati a Ravello e li rivendeva

ROSINA: Senti, io sto tenendo una pazienza, che nessuno avrebbe, io ti vorrei rompere la testa e le gambe e non solo… ma non posso, perché Lucia non vuole... ma non ti preoccupare che poi parliamo. (Altre parole a soggetto poi via infuriata a sin. Felice resta stordito col sacco di notte in mano tenendolo a guisa di chi suona l’organetto — Pausa.)

ERRICO: Eh, suona l’organetto suona. Come io ti sto facendo segno da 3 ore.

FELICE: Si può  sapere che cazzarola, cavolo vi trovando…perché mi fai tanti segni ! Io perché non dovevo parlare, perché dovevo stare  zitto?

ERRICO: T’ho detto stai zitto, perché c’è una cosa che tu nemmeno per sogno puoi immaginare. Indovina, stanotte chi erano quelle due signore che hanno cenato con noi ?

FELICE: Chi erano?

ERRICO: Quella che ha cenato con te era Rosina tua moglie.

FELICE: Che!

ERRICO: E quella che ha cenato con me, era mia moglie Lucia.

FELICE: Possibile!

ERRICO: Ecco la ragione perché non hanno voluto togliere le maschere, e perché non le abbiamo trovate più

FELICE: Uh! Mamma mia! Tu che dici? Ma come l’hai saputo?

ERRICO: Per una combinazione, guarda questo foglietto che stava sopra quel tavolino, questa carta è tale e quale a quella che stava sulla la lettera che ho avuta io.

FELICE (guardandola): Sangue di Bacco, è vero.., e pure il disegno e la filigrana della mia era così.

ERRICO: Hai visto? Dunque, sono state loro che per metterci alla prova,  ce le hanno mandate, e la prova più evidente te l’ha data tua moglie adesso  che t’ha detto: «Ve quanta pazienza che sto tenendo... io ti vorrei spaccare la testa , le gambe e tutto il resto…. ma Lucia non vuole». Capisci?

FELICE: Ho capito. Caspita hai ragione. Compagno di sventure e come facciamo?

ERRICO: Eccolo, compagno e come facciamo.

FELICE: Io ora di certo le prendo…mia moglie ha un mattarello gigante…

ERRICO: Io per questo ti facevo segno... Tu devi dire a tua moglie che il telegramma è stata una finzione, che la partenza non è stata vera.

FELICE: E che cos’è stato.

ERRICO: Ma che l’avete fatto per andare al veglione.

ERRICO: E io per questo l’ho fatto.

ERRICO: Sì, ma per trovarci tua moglie.

FELICE: No.

ERRICO: Tu sei un ciuccio, non capisci niente, dobbiamo dire così perché dobbiamo far finta di aver  capito l’imbroglio L’idea non è semplice, spremiti le meningi(Felice si spreme tutto) e cerca di capire: Noi facciamo finta di aver capito il loro tranello e di esserci voluti vendicare con un contro tranello…cioè siamo andati al circolo sapendo che loro ci avevano inviati i bigliettini…Mi segui, mi capisci? Noi sapevamo del loro scherzo ma loro non sapevano del nostro..,.(lo vede stralunato e inizia a confondersi) Noi per far riuscire lo scherzo, il doppio scherzo…lo scherzo loro e quello nostro che abbiamo capito tutto…siamo stati al loro scherzo… dobbiamo dire che siamo andati anche noi al circolo per vedere cosa facevano loro  che non sapevano che noi sapevamo…mi stai facendo imbrogliare…Hai capito si o no?

FELICE: Si…si…Adesso forse ho quasi capito, va bene.

ERRICO: Io adesso vado dentro  e ti faccio venire tua moglie qua... ti raccomando. (Via.)

FELICE: Non dubitare..... Voi vedete la combinazione, quella che ha cenato con me era mia moglie, perciò non voleva mai parlare, perciò non ha voluto togliere maschera, che affare che ho fatto, e io me l’abbracciavo e me la baciavo qua, perché sono andato là ?... Errico e che ne faccio dei due salami?

ERRICO- Quelli siamo noi che siamo cascati nel tranello…Uno a te e uno a me! Ma ora ci vendichiamo…

FELICE:  Eccola, ora vedi che mazziata che mi fa, calci, pugni e mattarellate…

SCENA QUINTA

Rosina e detto, poi Lucia.

ROSINA: Eccomi qua, Feliciello mio, mi hai mandato a chiamare, che vuoi?

FELICE: No… ti dovevo domandare solo una cosa.

ROSINA: Una cosa? E che cosa? (Lucia m’ha detto che devo far vedere che non lo curo.)

FELICE (Poco prima stava arrabbiata di quella maniera, e ora come va?) Vogliamo sederci un poco?

ROSINA: Se fa piacere a te, fa piacere pure a me. (Prende con furia l’involto dei salami sulla sedia per metterlo sopra al tavolino, onde prendersi la sedia. Felice retrocede.)

FELICE: (Ora mi credevo che mi prendeva a salami in faccia ).

ROSINA (siede): Siediti marito mio caro…

FELICE: (Fa vedere la cerimoniosa, ma non è vero, quella è una sforzatura…ora che le dico?). (Siede.) Come stai?

ROSINA: Eh, non c’è male, e tu?

FELICE: Eh... così, così... però, che so, ti vedo un po’ gli occhi impapocchiati di sonno…assonnati…

ROSINA: Io? No.

FELICE: Eh, no, già, si capisce, una che non è avvezza, e poi quel frastuono, quell’ ammuina...grande confusione…

ROSINA: Quale confusione…ammuina?

FELICE: Il veglione di stanotte.

ROSINA: Che! (Questo che dice, ha appurato tutto, e io come faccio?)

FELICE: Bravo! Sta cosa m’ha fatto veramente piacere. Ve ne andate al veglione... andate a cenare senza che noi  ne sapessimo niente.

ROSINA: Ma io...

FELICE: No, no, no! non ti spaventare, non vedi che io scherzo. E poi, io ed Errico, non ci potevamo pigliare collera, perché se vi è venuto in testa di andare al  veglione, il primo vostro pensiero è stato quello di invitare noi non altri uomini…di farci uno scherzo…

ROSINA: Ma dunque le lettere?

FELICE: Oh! ci sono state portate puntualmente. Giulietta ha detto che l’aveva portate un servitore con una bella livrea.

ROSINA: Ma come l’avete appurato… saputo?

FELICE: Quello che non si fa, non si sa.. cara moglie…quando abbiamo appurato, con la MIA grande intelligenza investigativa, che le lettere le avevate scritte voi, io ed Errico abbiamo detto: brave, le nostre mogli si vogliono divertire con noi, alle nostre palle…spalle… e noi ci spassiamo, invece… con loro... Ho inventato il telegramma, me lo sono fatto mandare apposta dal mio socio, ho messo il vestito nero nel sacco di notte, e sono andato a vestirmi in una locanda, dove sono stato fino a stamattina, ora sono tornato, facendo finta che tornavo dal negozio, che avevo comprato i salami a Nola., che po’ non l’ho saputo fare, perché l’ ho avvolti  in una carta sbagliata….e nella carta di Ravello.

ROSINA: Uh! Feliciello mio caro, marito mio bello bello, tu non puoi credere che piacere mi fai con queste parole, se sapessi da ieri a oggi che ho passato. Lucia voleva dire a forza che tu eri un marito come a tutti quanti gli altri, che andavi facendo imbrogli, che eri un donnaiolo,  femminaro incallito e che mi tradivi sempre con tutte le donne!

FELICE: Io?

ROSINA: Feliciello mio perdonami.

FELICE: Andare ad un ballo in maschera.

ROSINA: Perdonami.

FELICE: Dove si possono passare tanti pericoli, dove da un momento all’altro...

ROSINA: Perdonami. (S’inginocchia ed appoggia la testa sulla gamba di Felice.)

FELICE: (Tu vedi che mazziata mi sono risparmiata!). Ebbene, per quest’unica volta, ti perdono, alzati (Rosina s’alza.) Ma non ne parliamo più.

ROSINA: Io l’ho fatto per vedere se andavi al veglione, tu non ci saresti andato se non sapevi che la lettera l’avevo mandata io ? Se sapevi che era un’altra donna che ti invitava…ci saresti andato?

FELICE: Nooo, per nessuna ragione…Ma si capisce, io andavo al veglione con una sconosciuta…quella poteva violentarmi… e poi dimmi una cosa, se non sapevo che eri tu con me, potevo fare quello che ho fatto ?

ROSINA: (Si crede che ha cenato con me). E che hai fatto Feliciè, di strano…io non mi ricordo.

FELICE: Niente di strano…Come non ti ricordi, quando nella camera ti ho abbracciata e baciata…

ROSINA: Ah! m’hai abbracciata e baciata?

FELICE: Già, e quando  fuori a al buffè, ti ho strappato il domino.

ROSINA: A me?

FELICE: Già, po’ ti ho dato un grande  bacio.

ROSINA: Un bacio! (Alzandosi.) Ah! infame, briccone, assassino!

FELICE: Ch’è stato? E che c’è  non ti potevo baciare ?

ROSINA: Me ne voglio andare, me ne voglio andare, adesso proprio me ne vado da dentro a questa casa, non ci voglio mettere più piede qui

FELICE: Ma ch’è successo?

ROSINA: Tu stanotte non hai cenato con me, capisci, hai cenato con Lucia, con quella faccia tosta, con quell’amica traditrice

FELICE: Ma ascolta.

ROSINA: Niente, niente, ora proprio me ne voglio andare. infame, assassino, fedigrafo…fedi…come si dice fedifrago fetente! (Via a destra.)

FELICE: Possa passare un guaio Enrico! E quello che m’ha detto che io avevo cenato con Rosina, dunque io aggio cenato con Lucia, e ho abbracciata e ho baciato a lei, e qui le cose si complicano… se lo viene a sapere Errico, che succede?

LUCIA: D. Felì, Rosina, dove sta?

FELICE: E andata di là.

LUCIA: D. Felì, siete stato dal socio vostro? (Ridendo:) Che se n’è fatto del sacco di notte. (Ridendo sempre.)

FELICE: D. Lucia mia, voi mi dovete scusare, mi dovete perdonare, io mi credevo che quella signora vestita di rosa… che stava con me era Rosina, perché se no, non mi sarei mai… mai azzardato…non mi sarei mai permesso…

LUCIA: Ma permesso di che? E stata una cosa tanto naturale che io non ci ho trovato niente di male.

FELICE: Ah, neh? E quando credete così poi non se ne parla più….certo è stato tutto naturale, spontaneo…

LUCIA: Ma c voi lo dite di una maniera, io non capisco come parlate.., ma che c’è stato qualche cosa? Ci siamo divertiti e non c’è stato niente di male.

FELICE (pausa): D. Lucì, io v’ho abbracciata e v’ho baciata.

LUCIA: A me? Vi siete ingannato, caro Felice.., state in grande errore, voi non avete fatto niente di tutto questo….non ve lo avrei mai permesso…sono una donna seria io…come vi permettete solo di pensarlo…Chi sa nella oscurità…  a chi avete abbracciata e baciata, e ora ve ne venite che l’avete fatto con me. Ci siamo divertiti, sissignore, ma non c’è stato niente di tutto questo.

FELICE: No, vedete, io ammiro il vostro modo d’agire, così ci troviamo di una parola...

LUCIA: Ma quale parola, ma voi che dite, che state dicendo? Io vi ripeto che questi abbracci e questi baci non ci sono stati, e vi prego di finirla. Non capisco come possiate dirlo, come possiate solamente immaginarlo, sapendo io come la penso e che carattere tengo.

FELICE (pausa): Ma D. Lucì, voi veramente dite che io non vi ho abbracciata e baciata?

LUCIA: Veramente, si, veramente.

FELICE: D. Luci, io v’ho pure  diciamo carezzata…pizzicata…

LUCIA: Oh!!!... D. Felì, voi siete un pazzo!... Capisco lo scherzo ma arrivare fino a questo punto poi no! Per chi m’avite pigliata a me! Io mi facevo pizzicare e carezzare da lui. E po’, me pizzicavate e non me ne accorgevo? Va trova a chi avete carezzata e pizzicata...

FELICE: Seh, carezzavo la micia, la gatta! A me mi fa piacere, ammiro ripeto il vostro contegno, ma non vorrei che Errico sapesse...

LUCIA: Ma Errico non sa niente che siamo andati al veglione.

FELICE: Voi che dite... Errico sa tutto.

LUCIA: Sa tutto? E come l’ha appurato?

FELICE: Ha trovato i foglietti con la filigrana in carta pregiata d’Amalfi...

LUCIA: Ah! Già, il foglietto con la filigrana, bestia chi li rimase là sopra.

FELICE: Una cosa però, lui si crede che ha cenato con voi, non sa che invece voi avete cenato con me. Perciò vi dicevo di non dir niente, il fatto dei baci, abbracci, carezze, pizzichi...

LUCIA: E di nuovo? D. Felì,…ricominciate di nuovo ? Smettetela adesso, ve ne prego. Io stimo voi, stimo vostra moglie, state in casa mia, siete i miei buoni amici, ma dire una cosa che non è esistita vi assicuro che mi dispiace, mi dispiace seriamente. (Pausa.) D. Felì, quando vi dico che non m’avete pizzicato... non m’avete pizzicato!...

FELICE (pausa): D. Lucì, io v’ho pizzicato e toccata, carezzata!

LUCIA: Eh! Va buono, m’avite pizzicato!       (

FELICE: E mi fate innervosire…toccare i nervi...la verità tra noi si può dire….(entra Enrico)

SCENA SESTA

Errico e detti, poi Felice e Rosina.

ERRICO: (Che hai fatto con tua moglie?).

FELICE: E che devo fare , io per poco non le ho prese, che m’hai combinato, quando non sai fare certe cose, non ti mettere in mezzo.,. mannaggia l’anima della… micia .. (Via a destra.)

ERRICO: Senti, vieni qua... e ora parla tu..

LUCIA: Dunque stanotte tu hai cenato con me...

ERRICO (ridendo): Invece di cenare qui, abbiamo cenato al veglione.

LUCIA: E tu mi hai conosciuta?

ERRICO: E’ logico…Ma ti pare...

LUCIA: E pure io ho cambiato voce così bene.

ERRICO: Credevi tu, ma come potevi pensare che non ti riconoscevo, mi perdonerai però, se senza volerlo t’ho fatto quella macchia vicino al domino.

LUCIA: La macchia?... Quale macchia?

ERRICO: Come, quando io stavo con la tazza del caffè in mano, ho fatto per abbracciarti ed è caduto il caffè sul domino.

LUCIA: Ah, sì, ora mi ricordo, quando m’hai abbracciata (e brava Rosina, s’è fatta pure abbracciare…)

ROSINA: No, no, e no, non voglio sentì ragione.

FELICE: Ma io solo a te voglio bene.

ROSINA: Niente, me ne voglio andare, qua non  ci voglio restare più.

LUCIA: Rosì ch’è stato?

ROSINA: Ora mi fai pure l’ingenua, io so tutto.

LUCIA: Tutto di che?

ROSINA: E me lo domandi pure, io voglio fa un micillo…un omicidio

LUCIA: L’omicidio lo voglio fare io.

FELICE: (Rosì, sta zitta, che sta il marito là).

ROSINA: Non voglio stare zitta, no.

ERRICO: Ma si può sapere cosa è successo ?

LUCIA: è successo che io stanotte ho cenato con D. Felice, e tu hai cenato con Rosina.

FELICE: Che!!

ERRICO: Come!

ROSINA: Sì, ma tu ti sei fatta abbracciare e baciare da mio marito.

LUCIA: No, tu ti sei fatta abbracciare stretta stretta da mio marito..

I DUE: Che!!

ROSINA: Io? Quando mai!

LUCIA: Quando mai? E la macchia di caffè che tieni vicino al vestito?

ROSINA (a Felice): Uh! Io tengo la macchia?

FELICE: E io che ne so…

ROSINA: Tu tieni la veste tutta stracciata

LUCIA: Io?  La mia veste è intatta... adesso te la faccio vedere…la veste…la mia veste è intatta!

ROSINA: E io pure te la faccio vedere La mia è senza nessuna macchia nera di caffè. (Escono per parte opposta.)

FELICE: Capirete, che se mia moglie tiene la macchia, voi me ne darete conto.

ERRICO: Comprenderete benissimo, che se avete fatto una rottura al vestito di mia moglie, voi me ne darete soddisfazione.

FELICE: Amico traditore!

ERRICO No, tu sei un traditore

SCENA SETTIMA

Lucia e Rosina, poi Saverio, indi Giovanni.

ROSINA (con domino): Se siete capace, trovatemi la macchia.

LUCIA (con domino): Vedete, si siete buono a trovarmi una stracciatura. (Felice e Errico guardano i domini.)

ERRICO: Io non vedo niente.

FELICE Qua non c’è nessuna rottura.

ERRICO: Eppure io ho buttata una tazza di caffè su un domino come questo.

FELICE: E io veramente ho stracciato un domino come questo.

SAVERIO: Signore, fuori c’è un uomo che vuole parlare con voi.

ERRICO: E chi è?

SAVERIO: Ha detto che si chiama Giovanni.

ERRICO: Giovanni? Ah, forse è il cameriere del ristorante.

SAVERIO: Gnorsì, signò.

ERRICO: Fallo entrare. (Saverio via.) E Giovanni che viene a fare qua ?

GIOVANNI: Signori buongiorno.

ERRICO: Caro Giovanni, che c’è?

GIOVANNI: D. Errì, io ho trovato questo braccialetto sulle scale  del Ristorante, e siccome è quello stesso che io alzai da terra, quando le cadde a quella signora che stava con voi, così ve lo sono venuto a portare. (Lo dà avvolto in carta.)

ERRICO: Sì, sì, mi ricordo. Grazie tanto Giovà. (Gli dà una moneta.)

FELICE: Bravo, cameriere onesto, bisogna un regalo. (Si mette le mani in tasca.) T’ha regalato lui?

GIOVANNI: Sissignore.

FELICE: E va bene. (Giovanni via.)

ERRICO (toglie il braccialetto dalla tasca): Sissignore, eccolo qua, questo stava al braccio di D. Rosina.

ROSINA: Nossignore, questo non è roba mia.

ERRICO: Oh! non mi negate questo!

FELICE (prendendolo): Scusa, abbi pazienza, fammelo vedere. (Lo guarda, poi a Lucia.) Mi piace la faccia ingenua di quella. Questo stava al braccio di D.a Lucia.

LUCIA: Io ora lo vedo per la prima vota.

FELICE: Mi straccerei tutti i panni da dosso per la rabbia, lo vuole pure negare, io quando le ho baciata la mano per poco non mi tagliavo un labbro.

LUCIA: Voi siete pazzo!

FELICE: Questo lo portava la donna che ha cenato con me.

ERRICO: Nossignore, quella che ha cenato con me.

FELICE: Aspetta, ci fosse stato qualche terzo domino color di rosa?

ERRICO: Già, una terza femmina, la quale quando Lucia e Rosina se ne sono andate ha cenato con noi ?

FELICE: Ha cenato prima con te e poi con me. 

ERRICO: Già.

FELICE: All’arma dello stomaco! Vale a dire che la padrona di questo braccialetto io l’ho abbracciata e baciata?

ERRICO: E io pure. Non ti preoccupare, questo braccialetto ci farà conoscere la vera persona.

SCENA OTTAVA

 

Anastasia, e detti, poi Michele, indi Peppeniello.

ANASTASIA: Neh, io me ne vaco. (Vedendo il braccialetto.) Uh! il braccialetto mio.

TUTTI: Che! (Ridendo.)

ANASTASIA: Neh, perché ridete così.

FELICE (ad Errico): Io ti faccio i miei complimenti, ti sei alzata questo  scorfano …questo cuoppo. (Ride.)

ERRICO (a Felice): Me ne congratulo tanto tanto, ti sei presa l’anziana…forse perché “ gallina veccia fa buon brodo”! (Ride.)

ANASTASIA: Io non capisco perché ridete di questa maniera ?. (Comparisce Michele.)

LUCIA: Siete andata al circolo per il ballo in maschera!

ANASTASIA: Io sono andata al circolo? Quando mai!

MICHELE: Come, come, mia moglie al circolo da sola! Perciò mi hai mandato il telegramma, hai trovato la scusa di Portici, donna impudica!

ANASTASIA: Voi che stro…cretinate dite! Che circolo e circolo…veglione,  veglione, io non so niente.

FELICE: Il braccialetto vi condanna.

ERRICO: è stato trovato in mezzo alle scale del ristorante.

ANASTASIA: Uh! E come s’è trovato là?

PEPPENIELLO: Signori miei.

ANASTASIA: Neh, birbante che seì, viene qua. Dimmi una cosa, come va che questo braccialetto s’è trovato in mezzo alle scale del ristorante?

PEPPENIELLO: (Uh! Il braccialetto!), Ah!... zia bellissima ecco qua...

ANASTASIA: Parla, parla, che vi ci va dell’onor mio.

PEPPENIELLO: Ieri sera andai a trovare un amico nel ristorante, forse mi dovette scappare dalla tasca, senza che me ne accorsi.

ANASTASIA: Avete sentito?

PEPPENIELLO (a Rosina): (Non è vero, io lo regalai a te).

ROSINA: (A me! Sì pazzo).

PEPPENIELLO (a Lucia): (Allora lo detti a voi).

LUCIA: (A me! Sarai ubriaco !).

PEPPENIELLO: (E a chi ce lo diedi?).

MICHELE: Dunque non mi hai tradito?

ANASTASIA: E lo potevi solamente pensare.

MICHELE: Patatona mia, amore del passerotto tuo!

FELICE: Signori miei, scusate, ora fate venire il diluvio!

ANASTASIA: Già, m’avete fatto mettere questo poco di paura, giusto adesso che tengo il sospetto.

FELICE: Uh! Il sospetto...  uccidetela.

ERRICO: Insomma, non s’è potuto appurare io stanotte con chi ho cenato.

FELICE: E io a chi ho abbracciato?

PEPPENIELLO: (E io a chi ho dato il braccialetto).

SCENA ULTIMA

Saverio e detti.

SAVERIO: Signò, Giulietta se n’è andata, e ha mandato questo vestito rosa. (Errico e Felice prendono il domino e lo guardano con premura.)

ERRICO: Uh! ecco la macchia!

FELICE: Ecco qua la spilla!

PEPPENIELLO: E qua la bruciatura del sigaro.

LUCIA (ridendo): Ah, ah, ah! Avete fatta una bella conquista.

ROSINA: Veramente ve la siete scelta  nobile…nobile assai… (Ride.)

FELICE: (Ho speso tanti denari per Giulietta la cameriera).

ANASTASIA: Neh, ma cosa stato?

ROSINA: No, niente, niente. (A Felice:) Sente, io faccio vedere che rido per non farmi prendere in giro, ma t’assicuro che me la pagherai, ti voglio far sentire il sapore degli schiaffi.

FELICE: Il sapore degli  schiaffi?... Non fa niente, sono contento lo stesso, però il sapore da lei ma il rumore degli applausi da questo stupendo e caloroso pubblico! Grazie a tutto il pubblico! 

(Cala la tela.)

Fine dell’atto terzo

FINE DELLA COMMEDIA

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