Ma siamo sicuri che sia andata proprio così?

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MA SIAMO SICURI CHE SIA ANDATA PROPRIO COSÌ

MA SIAMO SICURI CHE SIA ANDATA PROPRIO COSÌ?

ATTO UNICO

DI

ALDO CIRRI

(Tratto dalla commedia “Il Sommo Poeta” dello stesso autore)

GIACOMO LEOPARDI - Grande poeta - anni 20

EPIFANIO LEOPARDI - Fratello del grande poeta - anni 35

SILVIA TERESA FATTORINI - Amichetta del grande poeta - anni 18

L’AZIONE SI SVOLGE A RECANATI NEL 1818.


SCENA

Casa del conte Monaldo Leopardi. Il salone-studio. Parete di fondo: al centro una grande porta-finestra che dà su di un balcone dal quale si vede una balaustra a colonnini e sullo sfondo il campanile della chiesa di S. Agostino, (quella del “Passero solitario”) i tetti di alcune case e le cime degli alberi. Ai lati della porta-finestra due mobili bassi su cui sono posati dei candelieri. Parete di DX: sulla sinistra un ingresso da cui parte un corridoio che va alle camere, sulla destra una grande libreria stracolma di libri. Parete di SX : sulla sinistra un grande camino, sulla destra un ingresso da cui si intravede la balaustra di legno di una scala che scende ai piani bassi della casa. Parallelamente alla parete di DX un lungo tavolo pieno di libri e pergamene, due candelieri e un busto di marmo raffigurante Virgilio e uno di Dante, sul lato del tavolo dalla parte della libreria, un’imponente sedia da studio, imbottita con schienale alto. Oggetti e arredi d’epoca alle pareti e sopra i mobili.

SIPARIO

SCENA PRIMA

Inverno. Primo pomeriggio. I battenti della porta-finestra sono chiusi. Il camino è acceso. Il cielo è grigio, si sente in lontananza il canto di una fanciulla intervallato dal cinguettio dei passeri sul campanile. Le uniche luci della stanza sono il camino acceso e un candeliere posato sul tavolo. In scena c’è solo Epifanio, si tratta della copia esatta di Egisto, solo che non ha il naso aquilino, ma in compenso ha una notevole gobba. Epifanio è seduto al tavolo e sta scrivendo lentamente con una penna d’oca su di un foglio di pergamena. Ogni tanto si ferma ad ascoltare incantato il canto della fanciulla, poi riprende il suo lavoro. Sul tavolo, oltre ai libri, ci sono numerosi fogli già scritti. La scena prosegue per qualche minuto, poi il canto della fanciulla si interrompe improvvisamente sostituito da una discussione animata fra un ragazzo ed una ragazza. Epifanio si alza infreddolito si avvicina alla porta-finestra e osserva la scena della discussione che si svolge in strada, poi segue con gli occhi lo spostarsi delle voci fino a che, allarmato, sente lo sbattere di una porta e le voci che si avvicinano, si capisce che i due sono entrati in casa a stanno salendo le scale continuando nella loro discussione. Epifanio è sempre più agitato. La porta di ingresso dello studio si spalanca ed entrano litigando Giacomo e Silvia. Giacomo è un bel giovane alto ed elegante, Silvia è una graziosa brunetta tutta pepe. Epifanio, durante tutta la discussione tra Giacomo e Silvia si limiterà solo a cercare di calmarli nei momenti in cui la discussione si farà più accesa.

SILVIA                      - (scocciata) T’ho detto che non lo so!

GIACOMO                - (sventolando un foglio inviperito) Non fare la finta tonta, qui c’è uno che ti manda versi dalla mattina alla sera e tu non sai chi è?

SILVIA                      - Oh... mi hai stufato! Stai facendo un baccano per due o tre versi... e poi chi ti dice che li manda solo a me?

GIACOMO                - Sì, valla a raccontare a qualcun altro! Mica sono cretino!

SILVIA                      - Questo è da vedersi!

GIACOMO                - Hei, ragazzina!

SILVIA                      - (urlando) Ho diciotto anni e non sono una ragazzina!

GIACOMO                - (ghignando) Hai ancora le labbra bagnate di latte!

SILVIA                      - Però come ti piace sentirne il sapore!

GIACOMO                - Sai quante ne trovo come te!

SILVIA                      - Allora accomodati! Sarai anche un Casanova, ma di versi come quelli non ne scriverai mai!

GIACOMO                - Figurati! Sai che ci vuole a scrivere due poesiole!

SILVIA                      - Poesiole? Ma stai zitto, tu non riusciresti ad apprezzare la bellezza della poesia nemmeno se te la condissero con le melanzane!

GIACOMO                - (scartocciando il foglio che durante la discussione aveva appallottolato) E allora vediamolo questo tuo grande poeta! Questa misteriosa voce di Recanati... ecco qui... (legge)

Silvia rimembri ancora

quel tempo della tua vita mortale

quando beltà splendea

negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi...

SILVIA                      - E questa secondo te sarei io?

GIACOMO                - Perché ti chiami forse Agiulfa?

SILVIA                      - Quanto sei cretino! Ma non lo vedi che si riferisce ad una fanciulla defunta?

Giacomo rilegge il verso.

GIACOMO                - ...Ah... già... comunque non venirmi a dire che non è dedicata ad una ragazza di nome Silvia?

SILVIA                      - E con ciò?

GIACOMO                - E secondo te quante Silvie ci sono a Recanati?

SILVIA                      - A parte che io mi chiamo anche Teresa, e poi se fosse... (con sufficienza) ... penso di potermi permettere di avere ammiratori segreti

GIACOMO                - Sì, sì, gonfiati come un tacchino... che poi ci penso io a sgonfiarti!

SILVIA                      - Dio quanto sei tarpano!

GIACOMO                - Aspetta, aspetta... senti qui... (cerca il verso)...ecco

... di quel vago avvenir che in mente avevi.

Era il maggio odoroso: e tu solevi

così menare il giorno.

GIACOMO                - Porcaccia miseria! Io vorrei sapere che cosa menavi durante tutto il giorno!

SILVIA                      - (urlando) E a te che te ne frega!

GIACOMO                - Se non mi dici chi è, ti butto dalla finestra!

SILVIA                      - T’ho detto che non lo so!

GIACOMO                - (riprendendo fiato) ... questo scribacchino deve essere lo stesso del “Passero solitario”! ... Io vorrei sapere se si può essere più cretini a paragonarsi ad un passero!

SILVIA                      - Certo che il cuore ce l’hai in fondo hai piedi ! Possibile che tu non riesca a capire la delicatezza dei suoi versi!

GIACOMO                - Sì, lo vorrei vedere alle prese con un piatto di passeri in casseruola! Secondo me farebbe prima a spolverarli dal piatto che a scriverci su una poesia!

SILVIA                      - (reprimendo un singhiozzo al ricordo) Ma non riesci a provare pietà per quel povero uccelletto solitario e triste, abbandonato da tutti, che trascorre il tempo che gli resta su questa terra a cantare !

GIACOMO                - (scimmiottandola) Poverello... un uccello solitario e triste, e magari ti ha mandato la poesia perché tu vada a consolarlo e a fargli compagnia!

SILVIA                      - (furibonda) Sei un maiale!

GIACOMO                - Sì però ogni tanto ti piace la compagnia di questo maiale?

Silvia si gira di scatto aggiustandosi furtivamente la scollatura del vestito. Giacomo si accorge della manovra. E le si avvicina.

GIACOMO                - Hei, hei.... che diavolo nascondi?

SILVIA                      - (cercando di sottrarsi a Giacomo) Niente... niente...

GIACOMO                - Eh no!.. Vieni un po’ qui!

Giacomo la rincorre l’afferra per un braccio, Silvia si dimena gridando, Giacomo le infila una mano nella scollatura, Silvia caccia un urlo, Giacomo tira fuori un foglietto arrotolato.

SILVIA                      - (cercando di riprenderlo) Dammi qua ! È mio... brutta canaglia... dammi quel foglio!

GIACOMO                - Ah! Ci siamo! Ecco un altro mucchio di parole di quel brigante!

SILVIA                      - (c.s.) Dammi qua! Ti ho detto!

GIACOMO                - E fammi leggere... stai ferma!

Silvia tenta di afferrare il foglio, ma Giacomo la respinge e lo apre.

SILVIA                      - Leggi, leggi pure... (gli da le spalle)... tanto che ne vuoi capire tu di poesia!

GIACOMO                - (scorrendo i versi) Brutto fetente... senti, senti...

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte

dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando...

... così questo furbetto ti porta in cima al monte, e poi con la scusa della poesia vi infrattate dietro la siepe dove non vi vede nessuno! (arrabbiato) Ora non mi verrai a raccontare che non lo conosci?

SILVIA                      - (urlando) No! No! No! E poi no! Non lo conosco, non so chi sia, non l’ho mai visto e se c’è qualcuno che ogni tanto mi trascina su per il Tabor, e mi porta dietro la siepe, quello sei tu! E non certo per recitarmi dei versi! Mi hai stufato! La prossima volta ci andrai da solo così le poesiole, come le chiami tu, le leggerà direttamente a te!

Silvia esce furente da SX sbattendo la porta.

SCENA SECONDA

Dopo che Silvia è uscita, Giacomo va al balcone, si affaccia sulla SX e aspetta che Silvia esca in strada.

GIACOMO                - (a Silvia che è in strada) Stai in campana, signorina Fattorini, che se ti trovo con quel bellimbusto te la canto io una bella poesia d’amore!

SILVIA                      - (dalla strada) Impiccati!

Giacomo rientra dal balcone furente.

GIACOMO                - (aggirandosi per la stanza) Brutta vigliacca... ma se lo trovo gliela faccio passar io la voglia di comporre versi! (poi ad Epifanio) Ma tu hai capito? Abbiamo anche il poeta misterioso che semina versi per tutta Recanati! S’è anche sparsa la voce e tutte le ragazze non aspettano altro che ne componga di nuovi con la smania di leggerli! Hai capito! Lo chiamano già “Il passero solitario”, neanche fosse “La primula rossa”! (fra se)... Vacca boia, se sapessi scriverli io quei versi, altro che Silvia! A Recanati ci sarebbe un nuovo Casanova!

Giacomo continua ad aggirarsi furente per lo studio.

EPIFANIO                 - (timidamente) Fo... forse non ha intenzione di avvicinare... le ragazze...

GIACOMO                - (si ferma e lo guarda) Non ti ci mettere anche te ora! Ti pare uno che dice... (si fruga nelle tasche)... aspetta... (tira fuori dei fogli spiegazzati, li apre cercandone uno, nella foga qualcuno gli cade a terra)..., ma dov’è ?... Ecco !... no... , ma dov’è .... Ah, ecco qui... senti, senti ...

.... O donna mia,

già tace ogni sentiero, e pei balconi

rara traluce la notturna lampa :

tu dormi, che t’accolse agevol sonno

nelle tue chete stanze ; e non ti morde

cura nessuna....[1]

Hai capito ? Lei se ne sta nelle chete stanze e lui non la cura, ma la morde!

EPIFANIO                 - (timidamente) ...Ma no... “non ti morde cura nessuna” significa “non ti tormenta nessuna preoccupazione”.

GIACOMO                - (leggendo perplesso) Tu dici?.... Comunque è un fetente, e se scopro chi è gli faccio ingoiare tutte le sue poesie !

Giacomo straccia con rabbia i fogli. Poi riprende quello dove c’era scritto “A Silvia”. Da fuori si sente di nuovo il canto della fanciulla.

GIACOMO                - Senti quella fedifraga come canta ! (poi leggendo di nuovo) Che bandito... ma poi senti qui :

.... io gli studi leggiadri

talor lasciando e le sudate carte,

ove il tempo mio primo

e di me si spendea la miglior parte

d’in su i veroni del paterno ostello

porgea gli orecchi al suon della tua voce...

... hai capito, quel guardone la spia e magari riesce anche a vederla quando va nella ritirata ! Infame, vigliacco!

Giacomo continua a leggiucchiare, poi, ad un certo momento, si ferma a riflettere e rilegge ancora.

GIACOMO                - ... un momento! (legge di nuovo) ...d’in su i veroni del paterno ostello, porgea gli orecchi al suon della tua voce”...

Giacomo alza la testa dal foglio perplesso, ascolta la voce di Silvia che canta e poi guarda verso il balcone.

GIACOMO                - (ripetendo a se stesso) ...d’in su i veroni del paterno ostello...

Giacomo, stupito, esce sul balcone e guarda in basso. Rilegge ancora, si guarda intorno come per vedere se ci sono altri balconi, rientra pensieroso, con un dito fa dei gesti come per aiutarsi a ricostruire il ragionamento.

GIACOMO    - ...il balcone : “il verone del paterno ostello” ...le canzonette di Silivia : “il suon della tua voce”... e...

Il dito di Giacomo dopo aver fatto il giro della stanza si ferma su Epifanio, finalmente Giacomo realizza.

GIACOMO                - ... “Il passero solitario”

Giacomo spalanca la bocca indicando il fratello.

GIACOMO                - Che mi venga un colpo!

EPIFANIO                 - ... No... Giacomo... posso spiegarti tutto... devi sapere...

GIACOMO                - Mio fratello “La Primula Rossa” di Recanati!

EPIFANIO                 - No... io non volevo... mi dispiace... Silvia è...

Giacomo rimane per qualche istanti come un baccalà, Epifanio comincia a tremare aspettando l’esplosione del fratello.

GIACOMO                - Tu hai scritto tutta quella roba?

EPIFANIO                 - ... Sì... no... vo...volevo dire...

Giacomo fa un gesto come per avventarsi su Epifanio ma, fatto qualche passo con le mani ad artiglio per saltare addosso al fratello, si ferma colpito da un’idea.

EPIFANIO                 - ... no.. non guardarmi così... che vuoi fare...

Giacomo guarda il fratello e sorride, Epifanio lo guarda stupito.

GIACOMO                - (prendendo sottobraccio Epifanio) Vieni fratellino, mi è venuta un’idea!

EPIFANIO                 - Ch... che idea...?

GIACOMO                - Dimmi, ti piacerebbe che la gente conoscesse meglio i tuoi scritti?

EPIFANIO                 - Ce... certo, ma...

GIACOMO                - Bene, e allora lascia fare a me.

Giacomo lo trascina al tavolo da studio e lo fa sedere tenendogli una mano sulle spalle, praticamente sulla gobba.

GIACOMO                - (viscido) Ora tu devi lasciare fare al tuo fratellone e vedrai che penserà tutto lui!

EPIFANIO                 - S...sì...

GIACOMO                - Sono sicuro la cosa funzionerà, tu fidati di me, sento che la faccenda ci porterà fortuna!

Giacomo dice le ultime parole accarezzando la gobba di Epifanio.

EPIFANIO                 - Ma io non sono...

GIACOMO                - Non ti preoccupare, ora ascolta quello che ti dice il tuo Giacomo (si avvicina per parlargli in maniera circospetta) ... lascia stare Silvia, il mondo è pieno di donne che non aspettano altro che sciogliersi di fronte ai

tuoi... anzi, ai “nostri versi”, perciò stai attento.... mi occorre un sonetto... hai presente la moglie del... (gli sussurra il nome all’orecchio).

EPIFANIO                 - Sì, ma...

GIACOMO                - Ecco, devi scrivere un sonetto, un ode... quello che ti pare... diciamo una decina di quartine... che ne dici?

EPIFANIO                 - Ma io...

GIACOMO                - No, anzi... diciamo una ballata! Sì, una ballata... bene tu dovresti scrivere ....

Il discorso di Giacomo si perde in un sussurro all’orecchio di Epifanio, da lontano fa da sottofondo il canto di Silvia.

SIPARIO

FINE


[1]  “La sera del dì di festa”

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