Ma… solo per un anno

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“Ma … solo per un anno”:  E’ in ballo un’eredità. Un’anziana zia, passando a miglior vita, lascia i propri averi e soprattutto il bellissimo alloggio a un nipote a condizione però che si ammogli subito e comunque con chi ha deciso lei. Il non più giovane erede è da sempre contrario a qualsiasi vincolo. Ama le sue comodità, abitudini ben radicate. Rifiuta, accetta, torna a dubitare, rinvia, E’ la sua poco solida situazione finanziaria che alla fine  lo decide, proprio sul limite estremo concesso dal testamento, ad accettare l’incontro con la sconosciuta “lei”.

Che, a sua volta, giunge in quell’alloggio senza conoscere i motivi della convocazione. Lei è una ancor giovanile professoressa che manco ricorda il nome della defunta, che rifiuta sdegnata il ruolo di erede “pro quota matrimoniale”. Lei sposare uno sconosciuto? Proprio lei che è già impegnata? No, per rispetto verso se stessa, per la solenne promessa che da anni (troppi) la lega al nobile fidanzato non può accettare un mercimonio così scandaloso. E poi, l’eredità sarà pur cospicua,  ma, diciamolo, quel tizio, il nipote coerede è insopportabilmente antipatico. Antipatia peraltro subito ricambiata e che sfocia in liti, dispute tra i due, alimentate pure dall’arrivo del pomposo fidanzato.

A cui, guarda un po’, non è insensibile l’astuta commercialista amica e consigliera dell’indeciso nipote. Lei, con abilità professionale, fiuta personali vantaggi, e riesce ad ammansire un po’ tutti, trovando anche, con mirate moine, utile sponda soprattutto nel “sensibile” fidanzato della professoressa. Con richiamo a un sano realismo, fa intendere che un accordo è possibile, che esistono accorgimenti che possano rendere “vivibile” - all’interno dell’alloggio, nonostante la viscerale reciproca insopportabilità  -  il previsto necessario primo anno di convivenza. E “credibile” - all’esterno, certo seguendo gli sposi rigide condotte di apparente armonia  - la regolarità dell’unione. Ok allora, tutti pronti per un lungo anno di sacrifici? Non proprio. Nel corso dei mesi le vicende si complicano, i caratteri hanno sbalzi ma in direzioni diverse,  nodi e snodi si liberano e si intrecciano tra sotterfugi, furbizie e tradimenti: Pare proprio che venga a mancare l’atteso lieto  fine, se non fosse…

                                                  MA... SOLO PER UN ANNO     

                                                    due atti di Antonino Cavaletto 

            Personaggi

            Andrea Velli                            attempato scapolone

            Giulia Pautasso                      una vicina di casa     

            Monique Serviero                  amica di Andrea

            Valeria Santini                        insegnante

            Roberto Del Sarto                  suo fidanzato

            Elsa Aliberti                            notaio

                                                           PRIMO ATTO

Un soggiorno accogliente anche se un po’ in disordine. Entra, chiavi in mano. Giulia           

                                                               Scena I

GIULIA – Ma guarda che disordine. E sì che ieri avevo pulito e sistemato tutto…

ANDREA (dall'interno, assonnato) – Chi è? Giulia?  Ma... che ore sono?

GIULIA – Oh, povera me, è ancora lì che dorme. Ma come è possibile? Andrea!  

ANDREA – Arrivo, arrivo. Un attimo, oh santo cielo. Mica è la fine del mondo.

GIULIA – Ma sei ancora lì che dormi? Dimentichi che di qui a mezz’ora tu... (telefono) E adesso? Rispondo io, Andrea?

ANDREA – Ma sì, dammi solo il tempo di infilarmi la camicia… (si affaccia)Ah no, aspetta. Se, come penso, si tratta di Monique, dille solo di sbrigarsi. D’accordo?

GIULIA (tra sé mentre va al telefono)– Monique, buona quella. .  Va be'. Pronto!... Ah,  notaio… Sì, sì, son Giulia. Vuole Andrea?... No, è ancora di là che si sta cambiando …. Ah, capisco, lei è già per strada… Certo, riferirò. (Andrea si affaccia) No, aspetti, signora Aliberti. Lo "sposo" è qui che arriva, glielo passo. Buongiorno. Tieni, farfallone!

ANDREA (mezzo svestito)  – Pronto? Ah, ciao Elsa, dimmi…. Ma sì,  alle 10…. Certo che confermo: la decisione, te l’ho detto, è quella… No, non cambierò idea…  Be', allegro proprio no! Diciamo che sarò disponibile.... Ma sì, andrà tutto bene, vedrai. Tu però hai pensato a come impostare e soprattutto spiegare a quella…. Grazie. Ah, ancora una cosa… vorrei, se non ti spiace, che oggi fosse presente anche Monique… ma lo sai, lei è la mia commercialista. Piuttosto, se quando arrivi io non fossi in casa…. Ma no, questione di pochi minuti, sta tranquilla…. Ok, ok, ora però devo andare…. A più tardi. (posa, poi a Giulia) Aah! Ma ti pare giusto, Giulia, ti pare giusto che io, alla  mia età…

GIULIA – Più che giusto, mio caro. Vieni che ti sistemo la cravatta… Elsa vuol solo essere sicura, lo capisci? Ancora due giorni fa, mi pare, tu parevi orientato alla rinuncia.

ANDREA – Ma no, quello era solo uno sfogo con te. A lei, a Elsa, neanche una parola. Troppo presa dalle formalità testamentarie, dalla convocazione degli eredi, per cui…  

GIULIA – Già, gli eredi. Continuo a pensare a quella poveretta che qualche giorno fa si è vista recapitare proprio l’avviso del notaio  Elsa Aliberti, senza spiegazioni di ciò che l’aspetta. Quando verrà a conoscere la ragione vera dell’incontro, be’, non vorrei essere nella parte di nessuno di voi. Perché, sia chiaro, Andrea: tu hai tirato troppo la corda.

ANDREA – Io? Ho solo tentato di difendermi. Inutilmente, visto che la vendetta della tua amica Nenè va dritta all’obiettivo. E comunque al mio "notaio" ho già chiesto scusa.

GIULIA – A Elsa sì, ma a quell’altra chi porgerà le scuse? Pensa un po’: verrà a sapere solo oggi e all’improvviso che lei dovrà sposarsi… con te.

ANDREA  –  Senti, io non ne posso più di questa telenovela. E comunque se non le va, quella può sempre rinunciare, no?

GIULIA – Andrea! Se quella rinuncia va male anche per te. Siete legati a filo  doppio! Spera invece che accetti. E soprattutto che la buonanima non abbia preso una cantonata.

ANDREA – La buonanima! Non la voglio neanche sentir nominare. Piuttosto tu che sapevi quel che le frullava in testa, perché non l’hai fermata la tua... amica?

GIULIA – Amìca, sì! E ben orgogliosa di esserlo. Ah, se penso ai bei giorni insieme. Le “zie” ci chiamavano nel quartiere, ricordi? : Nenè Velli e Giulia Pautasso. E tu dovresti essere orgoglioso di quella santa donna.

ANDREA – Sì, certo. Però tu conoscevi il mio carattere, la mia opposizione a  qualsiasi legame. E ora invece son qui, ricattato da quel suo ordine maledetto.

GIULIA – Che esagerazione! Di' piuttosto che era l’unico modo di farti ragionare. E se mi ascolti, ora, quella signora che sta per arrivare, tu l'accogli con un bel sorriso.Perché è nel tuo  interesse, visto che la poveretta  ha solo 3 giorni per decidere. Certo, lei non ha avuto il tempo che ti sei dato tu in questi mesi tra esitazioni, rifiuti,  ripensamenti...

ANDREA – E così io, alla mia età, mi devo sposare. E con chi? Almeno l’avessi scelta  io la “sposa”. No, mi tocca quella che Nenè ha decretato.

GIULIA –  Per anni la zia te l’ha ripetuto - mi sembra ancora di sentirla - “sposati, Andrea, prendi una ragazza seria, posata, come si deve”. E tu invece? Lì sempre a volteggiare tra mille fiori. Fiori, poi! Se penso a quella tua…

ANDREA – Quella mia cosa? Ce l’hai con Monique? Ricorda che lei non è solo un’amica, ma una professionista, che sa consigliare anche in situazioni come questa.  Mah. Ancora non riesco a capacitarmi: due che manco si conoscono devono sposarsi!

GIULIA – L’amour, Andrea, l’amour, quel raro sentimento... (fa il segno dei soldi)

ANDREA – L’amour, con le sue scemenze!! Ma se neanche quand’ero giovane io...

GIULIA – Preferisci rifiutare? Bene. Però già stasera, ricorda, tu ti troverai fuori da questa bella casa, dalle sue stanze tranquille, così profondamente tue.

ANDREA – Ah, perché tu pensi che ci sarà tranquillità se mi sposo? Ma dai! Piuttosto, sei proprio sicura che io non mi possa, ma sì...  adattare.

GIULIA – Adattarti tu? A un allogetto di 2 camere, tinello, angolo cottura? Senza più vacanze in riviera, i viaggi, i concerti, tutte le cose che non certo il tuo stipendio ma solo le cedole di zia Nenè ti han fin qui consentito?    

ANDREA – Non sono mai stato tanto umiliato. Sarò, come diceva lei, un irresponsabile, ma un uomo la sua vita potrà ben scegliersela, no? Almeno così credevo fino a ieri. Oggi invece non si sceglie. Semplicemente si va a  “trattativa” con questa controparte.

GIULIA –  Controparte? Andrea! Quella sarà tua moglie! (campanello) Ah, eccola, la tua Monique. C’è solo lei che si attacca così al campanello. Bene, io esco. Tu fatti pure consigliare dalla "professionista”. (lo blocca) Calma, vado io ad aprire.Oh, che piacere, dottoressa! La lascio subito con il suo “cliente”. Sempre pieno di dubbi. Auguri! (esce)

MONIQUE – Be’? Che ha quella? E poi che intendeva dire? Oh, mica hai cambiato idea? Ricorda che io oggi son qui ma solo in veste professionale, agisco cioè in rappresentanza dei tuoi interessi. (pausa, poi con nostalgia) E tu sai quanto avrei voluto che fossero anche i miei.

ANDREA – Monique, per piacere.

MONIQUE – Ah già! L'affare! La convenienza dell’affare deve far tacere ogni  sentimento. Va be'! Allora, è tutto ok? Sei pronto per il grande passo?

ANDREA – Non ho alternative. Mi arrendo. Ma  ora forza, vieni, andiamo che è tardi.

MONIQUE – Vuoi uscire? Ora che sono appena arrivata? E poi, via,  mancano ormai pochi minuti all’ora fatale: il notaio, la signora coi fiori d’arancio, gli amici in festa.

ANDREA – Monique, smettila! E sbrigati! Ma non capisci che voglio che sia il notaio, la mia “amica” Elsa, lei da sola, a ricevere qui quella… quella, come dire...

MONIQUE – Sposa?

ANDREA – Ma sì, lei. Elsa, nella sua veste ufficiale di notaio, presenterà con calma e con giusto anticipo tutta la faccenda in modo che quando io sarò di ritorno...

MONIQUE – Tutto sarà appianato? Ne dubito, mio cuor di leone. Eh, non l'invidio proprio la poverina.

ANDREA – Vieni adesso, affrettati!  No,un attimo,  c’è qualcuno in arrivo…

GIULIA (da fuori) –  Sì, dovrebbe essere ancora in casa.

ANDREA – Oh no, speriamo solo che non sia già quella... . (entrano Giulia ed Elsa con una cartella da cui via via estrae alcune cartelline). Ah, per fortuna.

MONIQUE – Notaio, buondì. Puntuale come sempre. Solo che noi ora…

ELSA – Dovete uscire, lo so. Il nostro amico, quando la faccenda si fa delicata…

ANDREA – Ma è proprio perché si fa delicata che…. E poi, scusa, è anche una questione di riguardo verso… quella signora. A cui tu devi spiegare tutto e bene. Io sarei d’imbroglio. Capisco la tua amicizia con Nenè, Elsa, ma per una voltacerca di capire anche  la mia situazione.

ELSA – Capire? Andrea, non dimenticare che qui oggi io rappresento la legge. Comunque, va, va pure. Riceverò qui, sì io da sola quella che – lo possiamo finalmente dire? -  sarà la tua "compagna" per la vita.

ANDREA – Va be’, va be’.  Comunque, grazie. Sarò di ritorno al massimo tra una… mezz’ora? Lascio la porta aperta, ok? Vieni, Monique, è tardi. (escono)

                                                                       Scena II

ELSA – Eh, Giulia, quanta pazienza. E non è ancora finita. Anzi. Perché solo adesso viene la parte più difficile.

GIULIA –  Ah, certo. C’è però da dire, evvia,  riconosciamolo, che l’amica Nenè ha voluto forzare la faccenda più del necessario. Ah, ricordo bene quella sera...

ELSA –  Quella del testamento? Già. Lì lei non ha ceduto di un centimetro. “E’ una scommessa - diceva – che son sicura di vincere”. Bene allora, andiamo a vedere. Siamo al dunque.

VALERIA (si affaccia, ha un biglietto) Scusate, un’informazione, ma è qui lo studio del notaio…(legge)

ELSA (Giulia consegna le chiavi a Elsa e poi si posiziona ad osservare Valeria)– Si, è qui. Venga, si accomodi professoressa, la prego.

VALERIA – Professoressa?! Vuol dire che ci conosciamo? Lei sa che io sono…

ELSA – La professoressa Valeria Santini.

VALERIA – Ah! Strano. Però, mi scusi, questo non mi sembra lo studio di un notaio…. Anche perché fuori sulla porta c'è un altro nome.

ELSA – Vero ma...  ora le spiego. E comunque, vede (le fa notare sul foglio che ha in mano), l’indirizzo corrisponde: vede? Piazza Maria Teresa 3.

VALERIA – Sì, ma sulla carta intestata - in alto guardi - è segnato un diverso indirizzo.

ELSA – Quello del mio studio, certo. Che effettivamente si trova in altra parte della città. Solo che, considerata la natura particolare della riunione, ho preferito questa sede, vale a dire l’alloggio della compianta signora Corsini, che lei ha certamente conosciuto.

VALERIA – Chi?

ELSA – Nenè Corsini. E’ mancata ormai da un anno e adesso io, come suo esecutore,…

VALERIA – Corsini? No. Mai conosciuta una signora con quel nome. Ci dev’essere un errore.

ELSA – Ci mancherebbe! Con tutte le ricerche che ho dovuto fare. Ah, Giulia, per il caffè, magari se volesse…

GIULIA – Il caffè.… Ah, sì, ci penso io…. Quanti? Due… quattro?

ELSA – Be’, vista anche la presenza della dottoressa Serviero saremo in quattro, no? Adesso però, se non le rincresce… ecco io dovrei seguire... insomma, è una cosa un po’ riservata, devo restare sola  con la professoressa.

GIULIA – Ah, sì, sì, certamente, tolgo subito il disturbo… (curiosa si ritrae ma fa solo finta di uscire, sempre attenta nell'esame di Valeria)

VALERIA –  Un attimo notaio, guardi che io qui non ho proprio nulla da seguire. È chiaro  che c’è un errore.

ELSA – No, no! Aspetti che prendo gli appunti. Dove son finiti?!… Non riesco a.

GIULIA (si precipita a estrarre una delle cartelline) – Son qui, signora Elsa!

ELSA (severa, quasi a rimproverare l'invadenza di Giulia) – Già!

VALERIA – Le ripeto: io non ho mai conosciuto questa signora Corsini. Per cui davvero non vale la pena insistere.

ELSA – Calma, è tutto qui. Ora leggo, va bene? Allora: lei è la professoressa Valeria…

GIULIA – Santini.

ELSA  – … E’ nata a Torino dove risiede in via Sacchi…

GIULIA – Numero 18.

ELSA  – E’ docente di Matematica e Scienze all’Istituto…

GIULIA – Manzoni.

ELSA – … Ah, se vuole le posso anche precisare la data di nascita.

VALERIA – No! Non è il caso. Piuttosto… come fa lei ad avere tutte queste informazioni? La legge sulla privacy…

GIULIA – Buona questa! La privacy. Ma professoressa, davvero lei pensa che…

ELSA – Giulia!!! No, nessuna violazione della privacy. Queste son solo le informazioni  date, in modo riservato, dalla signora Corsini al momento della stesura del testamento

VALERIA – Un… testamento? Vuol dire che io son qui, convocata qui per…

GIULIA – Per un’eredità. E pure per un’altra faccenda... più delicata, quella.

ELSA – Giulia! Per piacere! Sì, professoressa, si tratta di un’eredità.

VALERIA –  Un’eredità a me da una persona... che nemmeno conosco?

GIULIA – Aspetti. (tenta di afferrare un'altra cartellina ma Elsa resiste)Da qualche parte, negli incartamenti, esiste una foto di Nenè a… pagina 15 sì. Se lei, notaio, volesse controllare. Mi pare nella seconda cartellina.

VALERIA – Una foto? Ma sì, forse. Con il mio lavoro si incontrano tante persone e…

ELSA – Trovata! (severa a Giulia) Era proprio qui nella seconda cartellina. Brava Giulia! E’ di qualche anno fa ma l’espressione…

GIULIA  (sottrae la foto a Elsa)– E’ proprio la sua! Una foto eccezionale, bella, direi quasi parlante. (la dà a Valeria) Prego, signorina.

VALERIA (osserva,scruta) – No, no mi rincresce ma proprio non…. Un momento. Ma sì, ora ricordo! Una bella signora, un po', come dire, estroversa? Comunque, scusate, io continuo a non capire. E' stata la mia una conoscenza così superficiale: due battute, la simpatia di un pomeriggio insieme, ma proprio nulla di più. (fa per restituire la foto, Giulia fa per prenderla, ma Elsa  la precede)

ELSA – Mi permetto di insistere: la questione la riguarda personalmente.

VALERIA – Vuol dire che questa signora, che avrò vista sì e no tre volte in vita mia,  e non ricordo nemmeno quando, mi ha citato nel suo testamento?

ELSA – Un po’ più che citato, mi creda.  E ora immagino che lei voglia conoscere la ragione del lascito.

VALERIA – Be' sì, un po’ di curiosità, non nego…. Ma non ora.  Signor notaio, mi ha fatto piacere conoscerla ma adesso sono di fretta, anche perché sotto c’è una persona…

GIULIA – Non vada via, signorina, sarebbe un danno non ascoltare. Vede, la Nenè ha davvero pensato a lei. Ah, le volte che mi ha fatto il suo nome.

VALERIA – Questa signora le ha parlato di me? Strano. E a che fine?

ELSA – La ragione c’è, ma non posso al momento rivelargliela. E neanche lei, Giulia!

VALERIA – Doveva essere ben strana ‘sta Nenè se ha deciso di inserirmi fra gli eredi.

ELSA – Capisco lo stupore, e tuttavia le consiglio di attendere. Pochi minuti. Vedrà che quando il signor Velli sarà qui, tutto sarà ben chiaro. (va alla finestra)

VALERIA – Velli? Aspetti, ha detto Velli?! Sì, quello era il cognome! Signora Velli!

ELSA – Nenè Velli Corsini. Finalmente! Questo allora significa che lei rimane, vero? Guardi, le prometto di accelerare ogni formalità e quando sarà qui anche l’altro erede....

VALERIA – Ah, c’è un altro erede? (divertita) Il patrimonio allora si assottiglia. Però, ascolti: io ho un problema ora. Sotto c’è una persona che mi sta aspettando e…

ELSA (assorta nella pratica) – Una persona?

VALERIA – Sì, Roberto.

ELSA  – Roberto… chi?!

VALERIA – Il mio fidanzato.

ELSA – Fidanzato?!… Fidanzato!

GIULIA – Ohmmimi! Lei è fidanzata?!

ELSA -  Professoressa, io ignoravo questa sua situazione!

GIULIA – Oh, questa sì che è bella!

VALERIA – Be’, può capitare che ci sia un fidanzato. Forse non alla mia età, ma…

ELSA – No, mi scusi, non intendevo…. E’ che qui… voglio dire su questa mia scheda proprio non risulta. Nessuna traccia di fidanzato.

GIULIA – Lei, professoressa, però… è sicura?

VALERIA – Di cosa? Che son fidanzata? Ma se sono 15 anni che io e Roberto…

GIULIA  – Quindici anni!…  E ancora non vi siete sposati?

ELSA – Giulia!

VALERIA – Scusate, ma non credo che queste cose vi debbano…

ELSA – Riguardare, certo. Vero Giulia!? Ci perdoni. E’ solo che…. Vede, è che Nenè è stata sempre così precisa. E adesso invece…. Be’, lo capisce anche lei, a questo punto si inserisce un elemento assolutamente imprevisto.

VALERIA – In che senso?

ELSA – Be’… già c’era la natura decisamente delicata del testamento, ma se ora si aggiunge pure la sorpresa di un legame... sentimentale…. Perché il vostro.... è un rapporto… sentimentale, vero?

VALERIA (sarcastica) – No, è una libera associazione senza fini di lucro! Ma, notaio!

ELSA – Chiedo scusa…. E tuttavia... (pensa)  Forse, professoressa, lei farebbe bene a chiamarlo, sì lo faccia venir su. Penso che la cosa debba riguardarlo.

VALERIA – Lei vuole che faccia salire Roberto? Ma… che c’entra lui ora?

GIULIA – Questo è un caso particolare. Qui son in gioco interessi  importanti.

ELSA – Certo. Temo che si possano determinare situazioni imprevedibili, con forti ripercussioni su…

VALERIA – Su chi?… Su Roberto?

ELSA – Non solo su di lui ma su di lei, anzi su tutt'intera l’eredità.

VALERIA – Addirittura! Comunque se lei dice che è meglio… d’accordo. Lo chiamo. Mah! (si isola col cellulare, Giulia va alla finestra e avverte...)

GIULIA – Eccoli, i nostri amici sono in arrivo. I caffè allora passano a 5.

ELSA – Oh, bene! Su, gli dica di sbrigarsi. E adesso vada, vada, per favore!

                                                                     Scena III

VALERIA (in un angoloal telefonino) – Roberto? Roberto, vuoi salire? Primo piano.

GIULIA – Forza, entrate che la faccenda s’ingarbuglia. Vado, signora, vado subito a preparare i caffé, magari, che dice, un po’ sul forte per lei? (ride, fa per uscire ma dopo un attimo è di nuovo lì)

ELSA –   Caffé!!! (Giulia esce mentre Monique e Andrea entrano esitanti)

VALERIA – Ho solo bisogno che tu salga, sì, qui al 1° piano…  poi ti spiegherò.

ANDREA – Che succede? Mica siamo in ritardo. E la signora? Non è ancora arrivata?

ELSA – Sst! E' lì, non la vedi che telefona? E sai a chi? Al suo fidanzato.

ANDREA – Fidanzato?! Come sarebbe a dire!!!?

MONIQUE – Ahi. Qui si mette male. Ma come è possibile, con tutte le ricerche...

ANDREA – Sst! E adesso? (Valeria finisce la telefonata e si volta)

ELSA – Un problema per volta, eh! Per piacere. Ah, professoressa, tutto bene?

VALERIA – Sì, Roberto sta salendo.

ELSA – Allora… io  ne approfitterei per le presentazioni. La dottoressa Serviero, la professoressa Santini. E questo è l’erede principale, il signor Andrea Velli.

VALERIA –  Ah, lei è il figlio  della signora... Corsini.

ANDREA – Nipote. Mia zia era la sorella di mio padre.

MONIQUE – E lei, professoressa, immagino, sa già d'essere interessata a un'eredità…

ELSA – Un attimo, per favore!! Una cosa per volta. Non appena sarà avviata la lettura dell’atto  allora…. Ma intanto, prego, accomodatevi. Ci sono le sedie per tutti?

ROBERTO – Si può, è permesso? Valeria, tesoro, sei...? Oh, scusate, non sapevo che…

VALERIA – Roberto, vieni, entra. Questa signora è il notaio di cui ti parlavo.

ELSA – Elsa Aliberti. Prego, si sieda anche lei, signor…?

ROBERTO – Visconte! Sì, io sono Roberto Maria Del Sarto, visconte di Prascorsano. Ma, per gli amici, più semplicemente… Roby.

ELSA – Oh, mi scusi, ignoravo…. Fortunata, visconte.  Allora, come dicevo, è qui con noi  anche il fidanzato della professoressa. (Monique rapace osserva Roby)

ROBERTO – Sì, giustappunto lei è la mia promessa. E comunque io ricambio l’onore del saluto a voi tutti con il più sentito e augurale buongiorno.

VALERIA – Vieni, Roberto, siedi vicino a me. (Monique a 180°  verso Roby)

ELSA – Allora, vista la nuova situazione, ho pensato che fosse giusto avere qui pure…

ROBERTO (a Valeria sottovoce) – Non ho capito bene. Di che si tratta?

VALERIA – Sst! Un’eredità…. E il notaio sta per dare inizio…

ROBERTO – Un’eredità? E c’entri pure tu? (Monique si siede a fianco di Roby)

VALERIA – Sst! Zitto adesso,  più tardi ti spiegherò. Ascoltiamo.

ELSA – Sì, sarà subito tutto chiaro. Però, prima d’incominciare, mi corre l’obbligo di confermare al primo anche se non unico erede che anche la qui presente professoressa Santini ha avuto modo di conoscere la de cuius.

ROBERTO – La de… che,…  scusi?

MONIQUE (gentile, insinuante) – La defunta, visconte, la signora Nenè Velli Corsini.

ROBERTO  – Nenè…? E chi era mai questa Nenè?!

VALERIA – Una conoscente…. E, da quel che ricordo,  una signora… gentile, vivace… e anche - se posso dirlo - un po’ curiosa.

ANDREA – A dìr la verità, la zia era più che curiosa. Diciamo: una ficcanaso che…

ELSA – Andrea!! (Monique è pressante su Roby)

ROBERTO – Scusate, solo per capire. Ma è forse in gioco un’eredità che riguarda in qualche modo anche la mia Valeria?

ELSA – Sì, visconte, e se permette io comincerei a leggere.

ROBERTO – Un attimo. Forse varrebbe la pena, signor notaio, di precisare che non esiste obbligo all'accettazione di un’eredità. Non vorrei, Valeria, che ti mettessi in una situazione potenzialmente pericolosa.

ELSA – No, visconte. Da quanto avrò modo di leggere ogni cosa risulterà in giusta luce: le proprietà ben individuate, senza sospesi, cioè niente debiti, ipoteche o brutte  sorprese. Le condizioni, ecco, sì, quelle potrebbero apparire. strane e… per certi aspetti un po’ delicate. Ed è per questo che ho voluto che qui fosse presente anche il visconte...

ROBERTO – Roberto Maria Del Sarto, visconte di Prascorsano, ma per gli amici e… (a Monique) le amiche, … Roby.

ELSA – Vede, visconte, lei mi scuserà se ciò che andrò a dire potrà…  insomma io, come notaio, nel preparare l’incontro, mi son preoccupata solo degli eredi, per cui…

ROBERTO – Ma è proprio quello che mi dicevo: cosa c’entro mai io? Già ero stupito che la mia fidanzata fosse stata convocata qui senza una spiegazione. Ma se poi si pensa che pure  io

ELSA – Di riflesso, sì, di riflesso… c’entra anche lei. Diciamo che per quanto la riguarda potrebbe essere toccato qualche interesse, come potrei esprimermi?… Ecco… qualche interesse di ordine.... affettivo, sì.

ROBERTO – Ordine… affettivo? Valeria, cosa succede? Mi sembra che qui…

VALERIA – Signora, lei non m'aveva detto…. Roby, vieni, è meglio che noi si vada.

ANDREA – Un momento, scusate un attimo.  Eh sì, perché, se la faccenda  vien rimessa in discussione, e la situazione  dovesse prendere una piega diversa….Be', che dici, Elsa, se… sì, se solo io dovessi accettare?

ELSA – Ma quante volte te lo devo ripetere. No! Voi due, tu e la professoressa Santini, siete “eredi in solido”, inscindibilmente legati. La rinuncia dell’una  provocherebbe, come immediata conseguenza, la rinuncia anche dell’altro. Chiaro?

ROBERTO – Valeria, non voglio parlare di offesa per me. Sono preoccupato piuttosto per il rischio a cui tu ti potresti esporre… Io….

VALERIA – Tranquillo, amore, calmo. Ora ci penso io. Signor notaio, mi rincresce ma  non penso proprio che si possa ulteriormente procedere.

ELSA – Professoressa, non dimentichi, la legge impone comunque la lettura completa dell’atto, al termine della quale lei...

VALERIA – Sarà come dice, ma l’esordio spaventa. Io me ne vado. Cerchi di capire.

MONIQUE (adescatrice) – Visconte, la prego, dia alla signora il tempo di svolgere la sua funzione. Tutto sarà chiaro. Poi la professoressa, liberamente, deciderà se accettare o no. Pur se ciò provocherà, ne son certa, un danno irrimediabile al mio cliente. E lei…

VALERIA – Che facciamo, Roby? Te la senti? Da una parte non vorrei essere scortese ma se dall'altra tu…

ROBERTO – Ecco, veramente, io non saprei... come dire…. (Monique gli sorride) E va bene, d’accordo. (ancora a Monique) Ah lei sa come convincere. Sì, proceda, notaio.

ELSA – Grazie. Allora leggo: “Io sottoscritta Nenè Velli Corsini, addì 27/11/2013…, alla presenza del notaio Elsa Aliberti e con la testimonianza della signora Giulia Pautasso, nel pieno possesso delle mie facoltà decido di lasciare, nei modi in appresso specificati, l’intero patrimonio a mio nipote Andrea e, ‘in solido’ con lui, alla professoressa Valeria Santini. La successione potrà però aversi solo in osservanza di due condizioni. Che entrambi gli eredi, al momento della presente lettura, non risultino sposàti.  E che essi provvedano, entro un anno dalla mia dipartita, (pausa, anche di disagio, si guarda attorno) … a unirsi in matrimonio.”.

VALERIA – Cosa!? Ma ho capito bene!? Io!? Io dovrei…

ROBERTO – Valeria! Non penserai di accettare una proposta del genere?

ELSA – Un momento, vi prego, lasciatemi finire di leggere.

VALERIA – Vieni Roberto, andiamo. Fuori, non un minuto di più!

ROBERTO – Certo, è vergognoso, immorale. Il mio animo è esacerbato, sconvolto.

ELSA – Calma, vi supplico, calma! Attenti a non equivocare. Lasciatemi finire!

GIULIA (con un vassoio) – Caffè! Arriva il caffè bello caldo! Il primo a lei, visconte.

ROBERTO – Ah, il caffè. Be’ sì, certamente a quest’ora ci vuole, grazie…. E tuttavia, notaio, confido che lei voglia comprendere il nostro più che giustificato risentimento.

GIULIA (cominciando da Roberto)  –  Quanti cucchiaini, visconte?

ROBERTO – Due, grazie.

MONIQUE (arraffa la zuccheriera) – Ci penso io! Lei poi servirà gli altri. Il notaio, visconte, sta facendo solo il suo dovere. (rende la zuccheriera a Giulia)

ROBERTO – Il suo dovere non è però quello di offendere la sensibilità di persone che per rango…. Insomma, qui c'è un affronto a Valeria e a me, a valori che ci sono cari.

VALERIA – È una questione di dignità. (ad Andrea) E mi stupisco che lei non reagisca.

ANDREA – Reagire io? Ah, sapesse da quanti anni non ci faccio più caso. E ben altri colpi di testa ho dovuto subire dalla buonanima. Sempre a fin di bene, come diceva lei!

GIULIA – Un po’ di rispetto per tua zia! Dimentichi ciò che lei ha fatto per te?

ANDREA – Fatto cosa? Non vedi in che stato mi trovo ora? A dover ignobilmente gestire un affare! Sì perché questo, se ancora non l’avete capito, è solo un affare.

GIULIA – Andrea, tu non puoi…

ANDREA – Sì, un affare. E come tale lo si deve trattare. Professoressa, mi ascolti, resti. Vedrà che magari poi lei ed io troveremo il modo di metterci d’accordo.

VALERIA – Ma lei ha ascoltato ciò che il notaio ha detto? Questa è una proposta...

ROBERTO – Offensiva, volgare, inaccettabile! E moralmente discutibile.  

MONIQUE – E tuttavia io sono curiosa di ascoltare il finale. E su, visconte!

ROBERTO – Voglio sperare che lei, signora, non condivida…

MONIQUE – Sst! Non si lasci trascinare dalla passione, visconte. Ascolti invece. Lei mi perdonerà se ora io la vedo - al di là del rispetto che mi ispira il suo lignaggio - come un caro collega.

ROBERTO – Collega, io? Ma io sono il visconte...

MONIQUE – Roberto Maria ecc. ecc.. certo. Ma lei sarà qui anche in funzione di consigliere della fidanzata, no? Così come io sono consulente dell’altro erede. A noi tocca il consiglio, non l’indignazione. Veda di capire, dall’alto di una nobile saggezza, la convenienza dell’affare. Lei è toccato nei sentimenti, lo so. E però si sforzi di ragionare.

ROBERTO – Ragionare? Ah, la fa facile lei. Io sono ben diversamente coinvolto. Anche se non è mio costume rifiutare proposte avanzate con modi.... tanto amabili.

VALERIA – Roberto! Che discorri? Alzati, invece, vieni! Ora noi ce ne andiamo.

ANDREA – Professoressa, la rabbia, non dimentichi, è sempre una cattiva consigliera.

VALERIA – Ma si rende conto che io, da quanto sentito, mi dovrei sposare con lei?

ANDREA – E la cosa la offende forse?

VALERIA – Offendermi? Ma se non la conosco nemmeno. Comunque...(lo squadra su e giù)  scusi, vero, non se la prenda a male, ma…

ANDREA –  Qualcosa la disturba? L’età, l’aspetto, la condizione sociale? So di non essere George Clooney, e anche di non discendere da "aristocratici lombi". Però, anche lei, mi conceda, non ha più la grazia, le fragranza dei suoi lontani giovanili incanti.

VALERIA – Ma come si permette? E comunque non intendevo…. Ma poi, che senso ha parlare con un tànghero della sua fatta.

ANDREA –  Tanghero a me? Non so che cosa mi tenga dal…

MONIQUE (lo blocca sibilando) – Andrea, Andrea, attento, qui salta tutto!

VALERIA – Allora, diciamo così: lei non è il mio tipo. E poi, io sono già fidanzata!

ROBERTO – Ah, nessun dubbio al riguardo. Il nostro è un legame forte: di affetto, di stima, di consonanze ideali.

ANDREA – Ascolti, professoressa. Questo matrimonio non piace né a lei né a me. Tuttavia,  se si vogliono ottenere i vantaggi notevoli di questa eredità, noi due, lei ed io, dobbiamo sposarci. Chiaro? E ora non stiamo a discutere su chi paghi il dazio più alto.

VALERIA – Lei è un villano, senza creanza!! Non le permetto! Maleducato!

ROBERTO – Calmati, Valeria, calmati. Capisco la tua giusta ribellione, è più che evidente che è impossibile avere che fare con gente…

ANDREA – Plebea? Sì, vero. Però, le ricordo, caro visconte, che più di 200 anni fa la Révolution ha già tagliato le teste dei suoi antenati. Non tutte, visto che rimane una testa di carciofo come lei.

ROBERTO – Ma come si permette di parlarmi così?! Uomo di trivio e di suburra, privo di ogni minimo segno di spirituale moralità.

ELSA – Signori, calma! Ci mancava solo la storia! Che volete fare? Un duello rusticano per lavare l’onta alla nobiltà offesa o invece ascoltare le ragioni concrete di un’eredità?

MONIQUE – Ha ragione! Sì, ha ragione il notaio! Cercate di ragionare! E lei, visconte, non dimentichi: noblesse oblige.

ROBERTO – Noblesse oblige. Già. Ma si rende conto, signora…

MONIQUE – Signorina, prego.

ROBERTO – Qui c'è provocazione grave. E il cuore straziato non può che ribellarsi.

MONIQUE  – Nessuno vuole attentare alla sua felicità, visconte. Ma la comune esperienza suggerisce che ad ascoltare non si fa mai male. E se sono in ballo interessi…

ROBERTO – Signora…

MONIQUE  – Signorina, le ripeto. O, se preferisce...  Monique. Rifletta! Stiamo ascoltando una piccola storia, urtante forse, e tuttavia anche così singolare. Val la pena ascoltare Se poi la conclusione non le va, pazienza. E non solo perché tutto in un soffio svanirebbe. (con sentimento allusivo) Ma perché svanirebbe un sogno: quello di due persone, due anime - intende? - che s’incontrano in modo strano, che vivono una vicinanza… inaspettata, e che alla fine…(ormai a contatto di visi)

VALERIA – (li divide) Alla fine cosa? Ma che ci viene a raccontare, lei!!?

GIULIA – Brava, così si reagisce! Finalmente una che ha la lingua al posto giusto!

VALERIA –  Grazie! E poi non è mica un romanzetto rosa, questo. (a Roberto) Io sono una persona seria, responsabile, ho senso della dignità, obblighi morali io… e legami veri d’affetto!

ANDREA – D’accordo, d’accordo, le chiedo scusa. Però, ascolti. Se zia Nenè ci ha voluti qui - e Nenè era donna di buon senso mi creda - be', una ragione l’avrà pure avuta, no? Rimanga, professoressa, ascolti almeno la proposta.

MONIQUE – Sù, la convinca lei, visconte. Lei che è così persuasivo.

ROBERTO – Signorina, la prego, non mi chieda... (moine sfacciate di Monique)  E va bene, proviamo ad ascoltare.

VALERIA – Ah, vuoi restare. Come mai?… D’accordo, ma solo per rispetto del notaio.

ELSA – Allora... continuo?  “Il matrimonio deve durare almeno un anno, nel rispetto degli obblighi di legge, e in osservanza dei doveri e delle tradizionali affettività che il contratto comporta”.

VALERIA – Cosa!? Tradizionali affettività?! Obblighi di legge? Signor notaio, non penserà che io possa…

ROBERTO – Forse, Valeria, si tratta solo di formule. Non credo che questa Nenè alludesse a impegni del tipo che tu… insomma a situazioni che sarebbero moralmente...

GIULIA – No, no. Se è per questo  alludeva, eccome se alludeva! Anzi, poco più oltre, vero notaio, la Nenè precisa con maggiori dettagli…

ELSA – Giulia!!! Vuol forse sedersi lei al mio posto?! Piuttosto, professoressa, e pure lei, visconte, datemi il tempo di finire la lettura!

ROBERTO – D’accordo, giunti a questo punto, sia  pure a solo titolo di curiosità….  Vero, passerotto?

VALERIA – Io non sono di quest’avviso. Comunque, se è questo che vuoi... ma sì, proceda pure, signora.

ELSA –  “La convivenza dovrà avvenire qui, in quest’alloggio di piazza Maria Teresa 3, alloggio…”.

VALERIA (guardando con interesse a 360°) – Ah, qui, questo alloggio….  Bello, sì, davvero… (scattando) Un momento. Lei però ha detto.... “convivenza”?!

GIULIA – Be', sì, la normale convivenza di due sposi, no?

ELSA – Certo “… alloggio che sarà ereditato in comune proprietà solo se, dopo i primi 12 mesi, gli eredi ritenessero di proseguire per altri tre anni, acquisendo alla fine l’intero asse ereditario.” – Chiaro fin qui? – “Se invece, allo scadere del primo anno, gli aventi diritto decidessero di separarsi, sarà loro riconosciuto un risarcimento corrispondente al 50%  del patrimonio titoli, mentre l’immobile, con il restante 50%, verrà destinato al canile municipale.”.  Oh, per doverosa informazione, sappiate che il patrimonio presso la banca supera a oggi la cifra di… di 800.000 €.

VALERIA – 8…

ANDREA – … cento…

ROBERTO – … mila…

MONIQUE – … euro?!

ROBERTO (esultante, abbraccia Valeria) – Tesoro!!! 800 mila €!

MONIQUE – Cifra davvero interessante, vero visconte?

ROBERTO – Sì. Una cifra.... oserei dire... nobile. Ma, lei è sicura, notaio? Non vorrei che si trattasse…

ELSA – Di uno scherzo? Assolutamente no. E tuttavia, visconte, io la devo invitare a una seria e personale riflessione. Sulle condizioni che non sono a lei particolarmente....

ROBERTO - Favorevoli…. (va verso i liquori ) Chissà se… proprio solo una lacrima…

MONIQUE – Gradirei anch’io. (lei e Roberto si isolano e familiarizzano)

ANDREA– Allora, se ho capito bene, dopo un anno ci sono, ben sicuri 400 mila €. Però da dividere per 2. Più o meno, a testa, sono 400 milioni delle vecchie lire.. Mentre per l’alloggio e gli altri 400 mila € occorrerà aspettare 4 anni? Anche lei ha capito così?

VALERIA (scostante) –  Insomma! Con lei non parlo. Qui, però, notaio, rimane sempre quell’obbligo…

ELSA – Della convivenza, certo. Il matrimonio è sempre l’unione sotto lo stesso tetto di un uomo e di una donna. La convivenza è una condizione imprescindibile.

ROBERTO – Ridicolo, semplicemente ridicolo! La mia Valeria dovrebbe vivere qui, giorno e… notte, con uno sconosciuto!

GIULIA – Be’, sconosciuto... A quel punto lui sarà già suo marito, con tutto ciò che comporta!

ELSA – Matrimonio a pieno titolo, vale a dire:  “rato e consumato”, secondo la formula giuridica. Questa è la condizione assolutamente non eliminabile per diventare, entrambi, gli eredi legittimi del patrimonio della de cuius.

ROBERTO – No, questo è un prezzo troppo alto, inaccettabile, dico bene Valeria? (Valeria, in trance, non risponde) Valeria, ti supplico: di' qualcosa!

VALERIA  – 200 mila €.… E la decisione dev’essere immediata?

ROBERTO  – Valeria…

ELSA – Adesso voi, lei e Andrea,. avete solo tre giorni per decidere. E sì perché, vede, occorrerà tassativamente che lei per la fine d'ottobre…

VALERIA – Vuol dire fra meno di un mese.

ROBERTO – Valeria…

ELSA – Sì, alla fine di ottobre lei dovrà già essere sposata con il signor Velli. 

VALERIA – Prendere o lasciare...  E le stanze sono…? C’è pure un terrazzo mi pare.

ROBERTO – Valeria, anima mia, che sono mai queste considerazioni?

VALERIA – Cosa? Ah, no, nulla. Volevo capire. E poi sei stato tu a insistere, a voler rimanere.

ELSA – Ah, professoressa, vorrei che fosse ben chiaro che toccherà a me seguire l'iter della vicenda, con una serie di controlli. Precisi e puntuali.

VALERIA – Controlli? Di che tipo? Non capis… Oh, quante cose da cambiare, da sistemare. Ecco, quel mobile là, ad esempio - oh, non che voglia rivoluzionare la stanza, sia chiaro - ma se lo mettessi…

ROBERTO – Valeria! Ti prego! Sei  già pronta per il trasloco?

VALERIA – Ma no, Roby…. Per un momento mi ero calata nella parte. (affettuosa) Ma poi…. Ma davvero pensi che io potrei mai mettermi con un…

ANDREA – Con uno come me? Ah, non le dò torto. Anzi la tranquillizzo, sa? Perché io non ho alcuna intenzione di accettare l'eredità a queste condizioni.

VALERIA  – Oh, che bello! Su una cosa, almeno, siamo tutti e due d’accordo!

MONIQUE – Visconte, le posso parlare? Noi due… sì, venga, noi due da soli.

ROBERTO (di slancio) – Ma certo!(incrociando lo sguardo di Valeria subito più cauto) Ma… come mai? Non vedo la ragione…

MONIQUE – Lei, come consigliere, ha il dovere di valutare, soppesare  vantaggi e svantaggi. Freni i pur giusti impulsi del cuore e pensi invece a tutelare gli interessi della sua assistita.

ROBERTO – Assistita? Ma che dice?! Valeria è la mia fidanzata e quanto prima  mia sposa!

MONIQUE – Giusto! E tuttavia io mi appello alla sua aristocratica intelligenza. Perché lei mi insegna che, in certe situazioni, è meglio che i sentimenti - degni, sia ben chiaro, e che la onorano - non abbiano tuttavia a prevalere. Tre giorni sono pochi, lo so, ma…. Ascolti, venga, qui più vicino. Lei ed io dobbiamo cercare e trovare una via d’uscita.

ROBERTO – Parla bene lei. E io sarei anche d'accordo…. Ma qui, vede, c'è quel passaggio tanto delicato della convivenza e io…. No, no, Monique, … oh, mi perdoni!

MONIQUE – Va benissimo Monique, Roby! Ora però noi due dobbiamo essere concreti, professionali. Tu sei persona troppo acuta per non tentare una via alternativa.

ELSA – Alternativa? Quale?! Signori miei, il testamento è chiaro! E scrupolosi saranno i miei controlli sull'osservanza dei doveri coniugali.

MONIQUE – Certo. Ma lei è donna di mondo e sa che vi possono essere vie che....

ELSA – No, non ci sono né vie né autostrade. C'è il codice civile. E quello da sempre mi ispira con le sue norme chiare e trasparenti. (cellulare) Un attimo.... Sì, signora Giustini… - scusate: è la mia segretaria - Come? ... Ah, son già arrivati. No, no, li faccia accomodare…. Sì, qui ho quasi finito… Ah, piuttosto, signora  Giustini, mi mandi subito l'auto.... Sì, in piazza Maria Teresa. Grazie. (posa) Allora, come dicevo … ma no, penso ormai d’avervi detto tutto. Spero d’essere stata chiara. Comunque lascio alla professoressa i miei numeri di telefono, per qualsiasi necessità. Ma ricordate: fra tre giorni, vale a dire per lunedì, tutto si deve decidere, in un senso o nell'altro!

MONIQUE – Si rassicuri, una soluzione la si troverà. Per fortuna loro hanno la nostra assistenza, dico bene Roby? Avremo il tempo di valutare...

ROBERTO – Già, valutare…  (in imbarazzo) Ah, Valeria, se sei d'accordo, ecco, io…

VALERIA – Non vedo cosa abbiate voi due da valutare. Comunque sia chiaro: io non son disponibile per alcun compromesso. Il matrimonio è una cosa seria! E io mai…

ANDREA – Mai! Mai! Anch'io dico: mai!

MONIQUE – Andrea! Non rendere le cose più difficili. È chiaro che l’ultima parola sarà la vostra. Ma noi abbiamo l’obbligo di proporre un’alternativa. Solo che qui non c’è l’atmosfera giusta. Vieni, Roby. Fuori ragioneremo con più calma. (sottovoce) Anche di nostri precisi interessi.

ROBERTO – Nostri cosa? Non capisco.

MONIQUE – Un’idea…. I consulenti - e penso tu sia d’accordo - non lavorano gratis.

ROBERTO – Vuoi dire che…

MONIQUE – E su, vieni! (esce)

ROBERTO – Certo, certo. Allora, Valeria, io adesso scendo con la... proprio solo qualche minuto. Ah, i miei rispetti, notaio. (esce)

ELSA – Grazie e buongiorno anche a lei, visconte…. Allora: ancora una firma qui e un'altra nel foglio conclusivo…. Fatto, finito. Bene, per oggi penso possa bastare (guarda l'ora) Ohilà, è tardi, meglio che mi incammini anch'io. Ah, dimenticavo le chiavi…. Le tenete voi?

VALERIA – Le chiavi?

GIULIA – Sì, quelle di zia Nenè, le chiavi che fino a stamattina erano a mie mani.

ELSA – Che dice, Giulia? Le consegniamo a…? Ma sì, le tenga lei, professoressa. Mal che vada, me le restituirà lunedì. Allora... arrivederci? Naturalmente con gli auguri che tutto si concluda come vi starà più a cuore. Venga, Giulia, su, che è ora di lasciarli soli.

                                                                      Scena IV

VALERIA (scena muta con i due, seduti ai capi del tavolo, che si osservano, tamburellano con le dita sul tavolo, accavallano le gambe, l'uno sbirciando l'altro che si sottrae allo sguardo. Poi lei si alza, gira per l'alloggio sotto lo sguardo di lui che indugia sul fondoschiena di Valeria che sbotta) Be’, ha studiato bene il garbuglio? (mostra le chiavi) E queste, le vuol tenere lei?

ANDREA – Cosa? Ah no, no, prego, il njotaio le ha date a… e poi… io ho già le mie.

VALERIA – Le sue? Vuol dire che lei abita qui?

ANDREA – Sì. Da tanti anni sempre qui con mia zia. La vede quella? E' sempre stata la mia stanza. Fino a oggi. Da domani… chissà!

VALERIA – Già…. Capisco. Certo, le rincrescerà andar via da una casa tanto bella.

ANDREA – In qualche modo mi arrangerò.

VALERIA – Non mi fa piacere, creda, esserle, sia pure involontariamente, di danno.

ANDREA – No. Il danno me lo son voluto io. Che vuole, non son tagliato per i “legami”, figuriamoci poi per il matrimonio. Oh, sia chiaro: se  c'è da confortare qualche solitudine…

VALERIA – Eh già, lei da buon samaritano…. Tutti uguali gli uomini.

ANDREA – “Ama il prossimo tuo" non è forse un precetto?

VALERIA – Certo. Se poi il prossimo è  anche giovane, bella, senza complicazioni...

ANDREA – Diciamo che mi piace vivere così, e che rifiuto tutto ciò che può contrastare le mie serenità.

VALERIA – Ma allora, se è sempre stato di questo avviso, scusi eh, perché…?

ANDREA – Ho accettato questo incontro? Perché… sarebbe troppo lungo da spiegare. Diciamo che volevo vedere fino a che punto arrivava il ricatto!

VALERIA – Ricatto? Ah, vuol dire le nozze imposte dalla “saggia” zia Nenè. Be’, non si scoraggi. Sono sicura che una signorina disponibile la troverà.

ANDREA – Ma no. Forse lei non ha ancora capito. Io sono legato a lei, solo a lei. E in solido, come ci ha spiegato poco fa il notaio. Piuttosto, non per insistere, ma davvero tutto questo a lei  non interessa? Insomma, rifletta, questa è una bella botta di fortuna anche per lei, no? Ah, ma perché le donne devono sempre essere così sentimentali?

VALERIA – Che c'entra il sentimento? Anzi, son proprio le donne a far bene i conti, sa?. Solo che amiamo salvare anche un po’ di quelle altre ragioni.Scusi, proprio solo per  curiosità… ma lei pensa davvero che con una come me…

ANDREA – Ma… sì, visto l’obbligo tassativo… sì, con lei avrei rischiato. Per una volta avrei sfidato il destino.

VALERIA – Grazie. Vuol dire allora che un po' mi perdona la litigata di prima?

ANDREA – Ma no. Lì la colpa è stata mia e toccherebbe a me chiederle scusa. Piuttosto mi chiedo  e chiedo a lei: ma questa nostra… ma sì, reciproca insofferenza, non è, in qualche modo, superabile? Voglio dire: non è ipotizzabile che lei ed io si converga su… diciamo... un comune interesse?

VALERIA – Un accordo, vuol dire, comunemente accettato? Ma, non saprei. Forse… ragionando con calma, un punto d’incontro potrebbe magari esserci.  Perché un conto sono le situazioni personali mie e sue del tutto inconciliabili, sia chiaro. Ma ben diversa è la convenienza dell’affare. Perché, in tutta sincerità, anche per me tutti quei soldi…

ANDREA – Ma allora perché non tentare? Per me, vede, quest'alloggio…. in cui abito da tanti anni è.... come dire? Insomma, io qui mi trovo bene, queste stanze sono... sono... Vede, non mi riesce nemmeno più di dirlo.

VALERIA – Lei si è spiegato benissimo.  Certo, capisco l'affetto per questa sua bella casa, così confortevole... Solo che (mostra l'anello)

ANDREA – Ah, già, che sbadato! Mi scusi, dimenticavo il visconte… Guiscardo di Roccaverano o com'é il suo nome. Vi osservavo prima.Non è vero - mi dicevo - che al giorno d'oggi non vi siano più sentimenti, valori di fedeltà, sogni romantici…

VALERIA – Be’, adesso… Diciamo che tra noi c’è un impegno. Senso del dovere,  giusto rispetto per…

ANDREA – Dovere, rispetto? Scusi, ma mi attendevo parole un po' più… amorose.

VALERIA – Senta, è meglio cambiare discorso. Lei, con quell’aria di scherzare, mi mette in imbarazzo.      

ANDREA – Come vuole. Di cosa parliamo allora? O forse desidera che la lasci sola?

VALERIA – No. no, resti, mi aiuti invece a pensare. Vorrei tanto trovare una soluzione.

ANDREA – Stando così le cose, mi pare difficile, sa?  Forse, che dice?, i nostri consiglieri…. Loro magari… potrebbero escogitare una soluzione, non crede?

VALERIA – Loro? Figurati…. Oh, mi scusi, signor...

ANDREA – No, va bene “figurati”, diamoci pure del tu. E se ti va chiamami Andrea. ROBERTO (dall'esterno) – Sono perfettamente d’accordo con te, Monique. Eh, sì, c'è in quanto tu dici una nobile intelligenza e non posso negare anche una rara acribìa!

                                                                           Scena V

MONIQUE (entrando) – Ma che dici, Roby? E' stata tua l’idea vincente. Ah,  con te è tutto così facile. Oh, buongiorno signori cari.

ANDREA – Ben tornati. Allora? Qual è la lieta novella?

ROBERTO – Tutto risolto! Grazie a una collaborazione sorprendentemente positiva.

VALERIA – Davvero? Dimmi Roberto, dimmi…

ROBERTO – Abbiamo semplicemente ragionato, valutato e alla fine concluso:  occorre far nostra l’eredità!

VALERIA – Bella scoperta. Ma come? Non certo con il mio matrimonio, questo deve essere ben chiaro.

ROBERTO – Mia cara, cerca di capire: la situazione, ora come ora, è di piena emergenza e, come dice lei… prego, Monique..

MONIQUE – Diciamo che ce la si può fare, sì. Ma a condizione… sì, insomma: ci vuole la convivenza.

VALERIA – Non scherziamo, per favore! Tu sai Roberto su che basi si fondi da sempre il nostro rapporto.

ROBERTO – Sì, certo ma… ascolta, anima mia. Si tratta solo di organizzarsi, di avere tutto sotto controllo. Ogni attimo della giornata previsto, controllato. Insomma dalle otto a mezzanotte voi due qui mai soli.

VALERIA – Ah, ottimo! E dalle 24 alle 8? Mi pare che sia il tratto più delicato. O no?

ROBERTO – Ma non ci saranno controlli di notte! Ah, intendiamoci. qui ci saranno camere separate, sempre ben separate. E dopo una cert'ora a serrature ben chiuse. Chiaro, Vale? Chiaro, anche per lei?

ANDREA (ride) - Ma Monique ti pare mai che...

MONIQUE – Abbiamo valutato a 360°! E a parte la garanzia che ci viene da un’età, la vostra, che certo non stimola  particolari slanci, noi puntiamo sulla carta vincente, cioè la constatazione dei vostri  caratteri, incompatibili,  che profondamente vi dividono.

ROBERTO – E comunque ci saremo sempre noi qui a vigilare, tutti i santi giorni con turnazioni rigorose. Sì, si può fare. Si tratta solo d’individuare lo schema, il modello organizzativo. Certo per me e Monique sarà un sacrificio.

MONIQUE– Ma data la natura professionale dell’impegno

ANDREA – Cosa?

VALERIA – Non capisco, Roberto.

ROBERTO – Ecco, forse è meglio che sia Monique a dire.

MONIQUE – Voi due qui,  lasciati soli, be’, non vi sopportereste neanche per un giorno. Voi avete bisogno d’aiuto, di collaborazione, del valido appoggio di persone che…

ANDREA – Vuoi dire che noi avremmo bisogno della vostra… com-pli-ci-tà?

ROBERTO – Complicità! Che parolona! Diciamo che…

VALERIA – No, ha detto bene lui: voi vi proponete come complici. Roberto, mi vergogno di te!

ROBERTO – Cara tutto sarà per il nostro bene. Pensa: tra un anno tu e io saremo sposi.

VALERIA – Ah, perché credi che per ‘sta faccenda basterà un anno? Ci hai riflettuto?

ROBERTO – Riflettuto a cosa?

VALERIA – Agli anni! Agli anni che dovranno passare! Tra matrimonio, separazione, avvocati, carte, oh, quante carte. Senza contare le attese per il divorzio. Un inferno.

ROBERTO – Ma qui ci saremo noi a farvi superare tutte le difficoltà, a fare in modo che bisticci e incomprensioni non abbiano modo di danneggiare il fine comune (soldi).

MONIQUE – Certo sarà un sacrificio, ma  organizzato e gestito in ogni suo risvolto.

ANDREA – Voi due quindi sempre in mezzo ai piedi. Eh no, Monique, non mi pare che questa possa essere la soluzione.

MONIQUE – Questa sarà la soluzione!Voi, sì voi, se non l'avete ancora inteso, siete il problema. La garanzia per i milioni invece saremo noi, con una perfetta organizzazione.

ROBERTO –La nostra sarà una presenza preziosa, quella di due seri pro-fes-sio-ni-sti!

MONIQUE –  Proprio così. Bravo, Roberto!

ANDREA – Alt! Non vorrei capire male. Il vostro sarebbe un impegno… a pagamento?

MONIQUE – Certo. E’ lì che sta la garanzia: in una professionale attività di consiglio e di continua vicinanza.

VALERIA – Roberto, dimmi che non è vero!

ROBERTO – Tesoro, le ragioni mie e di Monique, sono ineccepibili. E poi: il fine giustifica i mezzi.

ANDREA – E così solo per sapere. Quanto ci costerebbe questa vostra collaborazione?

MONIQUE – Ecco, Roby ha già fatto un calcolo di massima. Ovviamente solo sul primo anno…

ROBERTO – Sul primo e unico anno. Allora: secondo un mio, come dire, vis-conteggio, che ne direste d’un… 20%?

ANDREA – Cosa?!

VALERIA – Vuoi dire che io dovrei…

ROBERTO – Ma per noi, Vale, si tratta di un fatto nominale. Tra un anno tu ed io….

ANDREA – E tu, Monique, avresti il coraggio di rubarmi la  bellezza di – se conto bene -  40 mila Euro? Una rapina!

MONIQUE – Non hai alternative. Per cui noi ora, tutti insieme daremo vita ad un’associazione… come definirla…

ANDREA – A delinquere! Un’associazione a delinquere! Incredibile! E tu, Valeria, tu cosa dici?

VALERIA – Non so. Ho paura che il meccanismo si sia già messo in moto.

ANDREA – Allora? (lei  annuisce) Ok. D’accordo! Se va bene a te… ma sì: vale pure per me. Ma perché l'accordo sia davvero giusto e conseguente, occorrerà  che ci sia il rispetto preciso di tutte le condizioni dettate dalla zia …

VALERIA – Da me! Dettate da me, Andrea. Sono io che detto le condizioni! A cominciare dal finto matrimonio.

ROBERTO – Brava, Valeria! Oh, intendiamoci, formalmente la vostra dovrà sembrare un’unione vera…. Sembrare, lo capisce anche lei, vero?

ANDREA – Ma sì. Solo, Valeria, tu ne sei convinta? Non hai null'altro da dire?

VALERIA (medita, poi afferrando le chiavi)– Ah, sì, tengo io le chiavi. Domani vorrei sistemare qui un po’ di cose….

ANDREA – Bene. E così io – oh, con voi due come testimoni - andrò  in municipio per le pubblicazioni. E tu, visconte, ricorda di portare tutti i documenti della tua fidanzata. Toccherà a te dichiarare, a voce ben spiegata, che la tua Valeria  convolerà a giuste…

VALERIA – Andrea!  E tu, Roby, sei d’accordo? Ok, ma -  chiaro - solo per un anno!

                                                            Fine del  Primo Atto

                            

                                                           ATTO SECONDO

Andrea entra, posa sul tavolo il giornale e sistema un pacco regalo ben infiocchettato. .

                                                                       Scena I

ANDREA – Vale…. Vale! Ma dove è andata adesso?! Valeria!

VALERIA (uscendo dalla camera) – Sono qui, Andrea.

ANDREA – Come qui? Quella è la mia camera.

VALERIA – Certo. Sono stata solo a mettere un po' d'ordine. Oggi viene il notaio. E ogni cosa deve essere al proprio posto, a cominciare dallo studio.

ANDREA – Ah, già dimenticavo: quello è lo  studio! Così vuole il “teatrìno” di ogni mese. E la tua stanza ridiventa” matrimoniale”. E noi gli attori innamorati. Vero?

VALERIA – Andrea! Smettila…. Ah,  c'è già il giornale. Sei uscito senza avvertirmi.

ANDREA – Be'  alle 8 eri ancora di là, profondamente addormentata. Volevo darti una voce solo che la porta…

VALERIA – Era ben chiusa. Sono le regole, caro. (vede il regalo) E questo cos’è?

ANDREA – Un regalo. Per te.

VALERIA – Per me? Oh, grazie. Che gentile…. Vediamo: “La sinfonia da Mozart a Brahms”, brani scelti diretti da Riccardo Muti! Grazie ancora Sei davvero un tesoro! Quasi quasi ti darei un bacio. ( lui si sporge).  Ma no, scherzavo.

ANDREA – Sicura? Perché, io ci scommetto, arrivereà il giorno…

VALERIA – Piuttosto difficile. Tra oggi e domani, dopo l'ultima, definitiva  visita del notaio, scatta la data, scade il contratto. E’ passato l’anno, mio caro, e tutto si chiude.

ANDREA – Come, cosa si chiude?

VALERIA – La nostra avventura, Andrea.

ANDREA – Ah. E oggi sarebbe il giorno... dell'addio?

VALERIA – I patti, Andrea. Tutto si compie secondo le intese di 12 mesi fa, no?

ANDREA – Già, i patti. E così tu… tu hai deciso.

VALERIA – No. Io non ho deciso nulla. Rispetto solo gli accordi che sono ben chiari!

ANDREA – Chiarissimi, giusto. Chissà perché pensavo che nel corso dei mesi tra noi…

VALERIA – Tra noi cosa? Che ti vai ad inventare? C’è stato solo lo scrupoloso rispetto dell’intesa liberamente sottoscritta un anno fa.

ANDREA – Già, l'intesa. Ne prendo atto…. Posso però dire che mi mancherai?

VALERIA – Ma sì. E anche tu, un po', mancherai a me. Ma nessuna malinconia. (telefono) Rispondo io, deve essere Roby! Oh, ciao, caro.... Bene, Roberto… Ah, sei appena uscito…. D'accordo, Roby, ti aspettiamo…. Come?... Ah, devi ancora passare a prendere Monique…. Ma sì, fa pure con calma, Roberto.  Tanto noi qui abbiamo ancora tante cose da sistemare…. Sì, Roby, certo... A più tardi, Roby… bacio, caro, bacio.

ANDREA (ironico)  – Scommetto che era Roberto!.Eh, già, il tuo Roby al sabato  se la prende sempre comoda.

VALERIA – Voleva scusarsi per il piccolo ritardo.

ANDREA –  Al quale si aggiungerà il ritardo della contessina Monique, no?

VALERIA – Andrea, per piacere, eh? Non è da te.

ANDREA – E cosa sarebbe da me? Far finta di non vedere quel che è sotto gli occhi di tutti? O preferisci dire - com'è già ? - ah sì:  ”Occhio non vede…”.

VALERIA – Smettila. Se non fosse che ti conosco, direi… sì, direi che sei geloso.

ANDREA – Sì:. io sono geloso! Strano vero che qualcuno viva un sentimento. Ma sì, hai ragione: non ne vale  la pena. (campanello). Ohi, chi può esserei a quest’ora?

VALERIA – Ma chi vuoi che sia. Zia Giulia, no? Sempre così cara, lei.(va ad aprire)

                                                                       Scena II

GIULIA – Buon giorno, Valeria. (bacio) Ciao, Andrea. Scusatemi per l'ora così mattutina. Ma un attimo fa ero sotto che attendevo la portinaia quando è arrivato il postino. Che cercava proprio voi. Ecco qui c’è la lettera.

ANDREA – Ah. E non poteva il tuo postino metterla direttamente in buca?

GIULIA – E' una raccomandata. E lui aveva bisogno di una firma. E a firmare, per il regolamento, deve essere il destinatario o qualcuno che risponda per lui personalmente.

ANDREA – E tu, evidentemente, rispondi. E hai firmato in mia vece.

GIULIA – Veramente la lettera è indirizzata a voi, a tutti e due voi: ai gentili coniugi Valeria e Andrea Velli. Ecco, leggi, leggi qui.

ANDREA – E già! Curioso però! E sì perché è la prima volta che noi riceviamo un riconoscimento così ufficiale: “ coniugi Velli”. Ma allora, rondolina, è proprio vero che tu ed io siamo sposati!

VALERIA – Che sciocco! Perché, invece di fare lo spiritoso, non la apri?

ANDREA – Io? Casomai l'apriamo insieme, marito e  - come dire? - moglie?

VALERIA – Andrea! Non sei divertente. Dà qui. Oh, viene dall’hotel Excelsior.

ANDREA – Excelsior?

GIULIA – L’albergo di Venezia dove dovevate andare il mese scorso, vero, Valeria?

ANDREA – Vuoi dire  quel nostro viaggio sfumato proprio all'ultimo? Per fortuna sfumato! Ah, ma allora conterrà solo uno dei soliti noiosi depliant promozionali.

GIULIA – Una raccomandata per un depliant!? Mi pare strano, vero, Valeria?

VALERIA – Aspetta, aspetta…. Uhei, ma questo è un sollecito. Sì, chiedono il pagamento di un ultimo pranzo. Non era, dicono, compreso nel “pacchetto weekend”. Ma quelli sono matti! Un sollecito a noi che a Venezia manco ci siamo andati.

GIULIA – E già. Ricordi, Andrea, com’eri messo male con quella brutta influenza?

VALERIA – E comunque si era occupato Roberto di disdire, di annullare la prenotazione.  Che dici Andrea? Dò un colpo di telefono? Così, tanto per chiarire.

ANDREA (scatta) – Ah, adesso, per questa stupidaggine, all’improvviso tu vieni a chiedere il mio consiglio? Ma fa come vuoi. Per quel che m'importa.

GIULIA – Che succede? Andrea, cos'è questo tono? Oh, scusate. E' meglio che esca.

ANDREA – No, tu sta pure, fa compagnia alla tua amica. Son io che devo andare. Sì, devo scendere giù dall'Elvira. A dirle di tenersi ben pronta per la prossima settimana.

VALERIA – Tu adesso vai dalla portinaia? Che deve tenersi pronta… per cosa?

GIULIA – Mi pare che qui oggi non ci sia l’aria giusta. E' proprio meglio che io….

ANDREA – No, aspetta,  Giulia. Dimenticavo: devo darti le chiavi. Dove son già?

GIULIA –  Perché le chiavi?

ANDREA – Eppure mi sembrava di averle messe…

VALERIA – Rispondi.  Che cosa devi dire alla portinaia?

ANDREA – Semplice. Che pensi a rimetter ordine qui, a risistemare tutto com’ era.

VALERIA – Risistemare? Perché? Non capisco.

ANDREA – Cara la mia mogliettina, dimentichi che secondo la volontà di quella matta di Nenè, se noi ci dividiamo - come pare che stia capitando – s’impone la necessità urgente di procedere alla vendita dell'immobile. E l'amica Elsa, come notaio, pretende che l’alloggio sia rimesso esattamente com’ era, secondo le abitudini della buonanima.

VALERIA – Ah, è così. Davvero, Giulia? Comunque, non vedo ragione di tanta fretta.

ANDREA – Valeria, è giunto il momento di salutarci. E questo prima avviene...

GIULIA – Ma cosa capita? Salutarvi voi? Perché? Quale problema è mai sorto tra voi?

ANDREA –Nessun problema, Giulia, men che mai da parte mia. Ma qui, vedi, è' lei, solo lei, che decide. Tutto!

GIULIA – Ah, siete troppo nervosi. Vi lascio. Ma guarda. Proprio oggi che dovreste festeggiare il primo anno insieme vi mettete a bisticciare. Comunque io son di là. E se avete bisogno di…

VALERIA – Grazie, Giulia, va, va pure e sta tranquilla. Adesso gli passa.

GIULIA – Ah, Valeria, se fosse già arrivato un figlio - quante volte ve l'ho detto – be' ora non vi comportereste così. Cercate di calmarvi, di ritrovare l'equilibrio di questi vostri bei mesi insieme. E soprattutto pensate a quanto bene vi volete. (esce)

VALERIA – Il bene che ci vogliamo?! Lei pensa davvero questo di noi? E’ una sorprendente sorpresa, l’ammetto.

ANDREA – Ma no. E’ che lei è abituata  a parlare di affetti, dei bei sentimenti che legano le persone. Oh eccole finalmente le chiavi. Ora le porto all’Elvira. Che appena può rimetta in ordine tutto l'alloggio. Nei prossimi giorni qui ci sarà la coda dei clienti e lei dovrà essere pronta con queste sempre ben in mano. Poi torno su e penso alle valigie

.VALERIA – Prepari le valigie? Davvero te ne vai?

ANDREA – Sì. Appena finita la riunione di oggi con Elsa, me ne parto. Andrò al mare per qualche giorno. Da solo. Solo al sole. Ci penserà poi Monique a trovarmi da qualche partei un alloggetto, un buco qualsiasi.

VALERIA – Se vuoi, Andrea, posso occuparmene io…

ANDREA – Valeria… ma non capisci? Per me, prima finisce...

VALERIA – Oh, il solito melodrammatico! Andrea, è la vita che ci ha messo in questa situazione. (pausa) Certo, fossi stata libera…

ANDREA – Fossi stata  libera…?

VALERIA – Nulla, nulla, dicevo così.... (maliziosa) Ma poi, davvero tu mi sposeresti? No, non rispondere. Stiamo sereni. E pensiamo soprattutto all’incontro di oggi.

ANDREA – Con Elsa? Ma sarà una semplice formalità, di qualche minuto. Giusto il tempo per lei di chiudere la lunga vicenda ereditaria e per noi di intascare quel po’ po’ di soldi. Soldi, possiamo dirlo, davvero ben guadagnati.

VALERIA –  Credi? No. E' stato solo il destino. E comunque era ciò che tu volevi, no?

ANDREA – Già,  proprio quel che io volevo. (pausa)  Così almeno pensavo un anno fa. Poi… ma lasciamo stare. Tu, piuttosto, che farai? Davvero sposerai il tuo visconte?

VALERIA – Con lui ho una promessa. Di certo non lo lascerò, ma quanto a sposarci…

ANDREA – Ah, sì. Meglio essere prudenti. Non vorrai certo ripetere il fallimento del tuo primo matrimonio.

VALERIA – Alt. Con te c’è stata solo un’intesa “matrimoniale”, onorata secondo formali norme di legge e con un meno formale ma valido contratto a  tempo determinato. 

ANDREA – Un contratto! Solo un contratto! Ma sì, passino in fretta ‘ste ultime ore!

VALERIA – Ma perché ti arrabbi? E soprattutto perché ora mi fai il muso? E sù, Andrea, mi hai appena fatto il primo regalo, no?.

ANDREA – Il primo e l’ultimo, sta pur sicura. Con oggi, per fortuna, tutto si chiude.

VALERIA – E dai!  Siamo stati bene insieme. E che è ‘sta faccia proprio ora che sta per compiersi l’anno di questa nostra singolare esperienza? Domani, lo sai, è il 31 ottobre.

ANDREA – Auguri allora! E buon anniversario! Io intanto me ne vado di là a far le mie valigie. Non è più casa mia questa!

VALERIA – Uffa! Ma perché? Ogni volta che le cose non vanno come vuoi tu…

ROBERTO (dall'esterno) – D’accordo, Monique. Mi hai convinto, farò come dici tu.

VALERIA – Oh, finalmente! C’è Roby che arriva.

ANDREA – Poveretto.  E con lui come la metti? Mica penserai di continuare a sfogliare la margherita: lo sposo? Non lo sposo?

VALERIA – Proprio così! Va, va a fare le valigie, testone!  (Roberto e Monique)

                                                                       Scena III

ROBERTO – Cosa capita? Vale, non mi dire che stavate bisticciando. Perché se lui…

VALERIA – Ma no, è che oggi c’èi elettricità. Non lo dimenticare:  è il giorno decisivo.

MONIQUE – Certo, reazioni comprensibili. Pure noi se ne parlava. E va be’, speriamo.

ANDREA – Speriamo? Speriamo cosa? Oggi tutto finisce, tutto  deve finìre!

MONIQUE – Certo, certo. Rimane tuttavia quest’incontro con il notaio. E come sai, della tua amica Elsa, non so perché, io non mi fido.

ANDREA –  Perché. Oggi lei deve solo sancire la regolarità di una convivenza… va be’… matrimoniale che…. Òh, Monique, tu mi avevi ben assicurato…

MONIQUE – Ma sì. La mia è solo un’inquietudine, niente di più.

ROBERTO – Può capitare, no? Nervoso tu, nervosa lei. E ovviamente anche io e Valeria. E' normale che si sia tutti un po' agitati.

ANDREA – Agitati voi? Non capisco. Oh, sia chiaro. Io e Valeria abbiamo sempre tenuto un comportamento inappuntabile, osservando tutte le regole. E in più interpretando, da perfetti attori, la nostra romantica “storia d’amore”, dico bene, cara?

VALERIA – Andrea! Non ti permetto…

ROBERTO – Calma, Valeria, per favore. E tu, Andrea, cerca di controllarti.

MONIQUE – E lascia che si sfoghino. Sono normali tensioni tra marito e moglie.

ROBERTO –  Sì, certo, marito. Però se lui pensa… insomma,  non posso consentire…

ANDREA – Ma che vuoi consentire tu?! (pausa)  Scusa, visconte, scusatemi tutti. Sarà perché sono stufo, stanco. e oggi poi di un particolare umor cattivo.… Basta, è meglio che vada di là a far le valigie. (esce)

ROBERTO – Come? Pensa già a partire? Ma se abbiamo ancora da parlare, da preparare le riunione con il notaio… Andrea!

VALERIA – Lascia. È arrabbiato. Ma non vi preoccupate, adesso ci penso io. (esce)

MONIQUE – Li hai sentiti? Eh, sì: i nodi vengono al pettine!

ROBERTO – Ma di che parli? Tra loro non c'è proprio nulla. E' inutile che fantastichi.

MONIQUE – Sicuro? Comunque, non è tanto di loro che sono preoccupata quanto di noi. Roberto, tu mi avevi promesso che oggi avresti definito e risolto la situazione.

ROBERTO – Una cosa per volta, eh! Pensiamo prima al notaio. Perché io son molto in ansia dopo quello che mi hai detto poco fa. Davvero c'è aria di tempesta in vista?

MONIQUE – Così mi ha fatto capire la Giustini. Ci sarebbe una novità. Dall’ufficio non mi ha potuto dire. Pare si tratti di qualcosa di importante. Capitato lontano da casa.

ROBERTO – Lontano. Quindi fuori città. Fuori città…. Ma allora non può essere che il viaggio di nozze. Ricordi? Ma sì, la storia delle camere separate. Là in Sicilia, loro potevano sembrare tutto meno che due sposi in luna di miele.

MONIQUE – No, il viaggio di nozze no. La segretaria, la Giustini, fa riferimento a qualcosa di ben più recente.

ROBERTO – Questo non è possibile! A parte il viaggio a Taormina, loro due non si son mai mossi di qui. Certamente è stato un sacrificio per Valeria. Per fortuna lei, seria com'è e soprattutto obbediente, fedele ai patti…

MONIQUE – Ah, sì, quanto a fedeltà, lei… nulla da dire. Tu, invece,  già dopo una settimana mi telefonavi 3 volte al giorno. Il cielo vuole che io sia prudente e non lasci mai trapelare nulla. E nulla trapelerà! Sempre che tu faccia la tua parte, come promesso!

ROBERTO – Monique! Chicca! Te l'ho detto: stasera! Una volta definita e ben chiusa anche quest’ultima formalità e, ben intesi, sia tu sia io con il nostro bell'assegno in mano, vedrai che tutto andrà a buon fine. Io interverrò con Valeria, con parole ferme e calme, che spieghino. E, guarda, son certo che lei capirà, se ne farà una ragione.

MONIQUE – Sicuro? Davvero tu darai un taglio? Perché, se no, toccherà a me aprire gli occhi alla povera ingenua. E tutto a quel punto salterà, a cominciare dall’assegno!

ROBERTO – Sst! Abbassa la voce ti prego, potrebbero sentire.

MONIQUE – Tu vai bene con una come me, capace di tenerti stretto al guinzaglio.

ROBERTO – Va bene, d’accordo. Però adesso zitta. (pausa) Piuttosto … davvero pensi che il notaio potrebbe invalidare tutto?

MONIQUE – Ma no. La Giustini ha esagerato. Chissà cosa ha capito. Ha farfugliato di cassette registrate, di conversazioni compromettenti. Ma dove, quando, se loro non si sono mai mossi di qui. E soprattutto hanno sempre agito con la massima prudenza.

ROBERTO – Allora è Taormina. Non può essere che quel disgraziato viaggio di nozze in Sicila. Forse un microfonino, sai una di quelle "cimici",  ben nascosta in camera.

VALERIA (dall'esterno) – Adesso vieni, Andrea, ti prego. Non fare il bambino.

MONIQUE – Sst,  stanno arrivando. (rientra Valeria) Allora, Valeria? Si è calmato?

VALERIA – Un po'. Si tratta di saperlo prendere. Certo, lui… Anche a  me rincresce…

ROBERTO – Ti rincresce?

MONIQUE – Un po’ di discrezione, Roby! Son cose loro.  (entra Andrea)

                                                                       Scena IV

ANDREA – I libri proprio non ci stanno. Vuol dire che passerò domattina a ritirarli.

VALERIA – Ma stasera dormirai ancora qui, vero?

ANDREA – No! Prima esco di qui e meglio sarà per me! Finalmente solo!

ROBERTO – Andrea, non ti posso permettere questo tono di voce con Valeria!

MONIQUE – Roberto, loro sono marito e moglie, ricorda!

VALERIA – Perché intervieni, Monique? Guarda che non mi piace che tu…

MONIQUE – Oh santo cielo, che suscettibilità! Cerchiamo di stare calmi, invece. E soprattutto pensiamo all’incontro di oggi.

ANDREA – Perché? Ormai abbiamo centrato il nostro obiettivo. Non vedo proprio la necessità di parlare... ma di cosa poi?

ROBERTO – E invece occorrerà prudenza, misurare le parole, stare in guardia perché...

ANDREA – Perché cosa? E poi che significa: prudenza, misurare le parole?  Con Elsa?

VALERIA – Roberto, cos’è, all’improvviso, tutto st’allarme?

ROBERTO – Nulla…. O meglio, Monique è venuta a sapere, in via confidenziale dalla segretaria di Elsa... insomma sembrerebbe da un ultimo resoconto che…

ANDREA e VALERIA – Che?

ROBERTO – Forse è meglio che sia tu a continuare. Monique.

MONIQUE – Ecco.... sì, parrebbe che siano stati commessi errori.

VALERIA – Errori? Da parte di chi?

MONIQUE – Be',  da voi due.

ANDREA e VALERIA – Da noi?

MONIQUE – Sì, da voi.

ROBERTO – E’ emerso un punto debole. E io non ho dubbi: si tratta di Taormina.

ANDREA – Non parlare di quella tortura! 10 giorni, interminabili, sempre da solo.

VALERIA – Andrea!

ANDREA – Sì, solo! Camera grande, bella, letto matrimoniale per lei. Piccola stanzetta nascosta all'ultimo piano per me. Nascosta poi! Mi sento ancora addosso tutti gli sguardi ironici e divertiti del personale dell'albergo.

VALERIA – Andrea!

MONIQUE – Ma non vivevate insieme, voglio dire, almeno di giorno?

ANDREA – Impossibile. Nessuna confidenza, solo l’osservanza ossessiva dei patti.

VALERIA – Andrea, basta!

ROBERTO – Vale! Quante volte mi son raccomandato: sempre il giusto equilibrio!

VALERIA – Roberto, gli accordi erano chiari. E tu lo sai bene che io…. E poi, lui è ingiusto. È solo arrabbiato per stamattina.

ROBERTO – Stamattina? Perché? Cosa è successo stamattina? Su, parla!

MONIQUE – Roberto! Ricorda la promessa…

ANDREA – Ma cosa vuoi che sia capitato. Come se tu non la conoscessi.

VALERIA – Comunque a Taormina le cose non sono state il disastro che lui vuol far credere. Ero disorientata, questo sì. Insomma, non è che il mio matrimonio…

ANDREA – Ah, il tuo.

VALERIA – D’accordo, il… nostro.  Che non è certo nato sotto una buona stella. Io non mi fidavo e.... D'accordo. A Taormina avrei potuto essere più… comprensiva.

ANDREA – Oh, finalmente! Così va bene.  (più dolce) Comunque non nego le mie responsabilità. Non è facile giocare certe partite se di mezzo ci sono… i  sentimenti...

ROBERTO – Sentimenti? Come sarebbe a dire? Che è mai questa intimità, Valeria?

MONIQUE – Roberto! Ricorda la promessa…

ANDREA – Promessa? Monique, è la seconda volta che…. No!!! Non mi dire che...

MONIQUE – Vi prego, stiamo ai problemi, ai pericoli che verrebbero da Elsa, da qualche sua puntuale…

ANDREA – Puntuale?! Vuoi dire che c'è qualcosa di preciso, di circostanziato?

ROBERTO – Ma no. La serietà di Valeria, e poi i vostri opposti caratteri ci rendono tranquilli.  Però, ammettetelo, in Sicilia è stato un disastro. Completo. E questo adesso evidentemente risulta, e potrebbe pesare come un macigno. Guardate che si parla addirittura di conversazioni registrate! Di prove! Non so se mi spiego.

ANDREA – Ma se laggiù non ci siamo nemmeno parlati. Eravamo divisi, sempre ben divisi, di giorno e di notte. Scusa, Valeria, ma era proprio così.

MONIQUE –  Intendiamoci, non è che si possano però escludere situazioni più vicine nel tempo. Magari vi è capitato di andare, per qualche ora, fuori città a nostra insaputa.

VALERIA – Ma se non ci siamo mai mossi di qui, come devo dirtelo?

ROBERTO – E allora, vedi Monique, è Taormina. E, in tal caso, cosa concordare? Quale spiegazione? E se dicessimo ecco … che la stanzetta di Andrea era… per me?

ANDREA e VALERIA – Per te?

MONIQUE – Tu? Tu eri a Taormina?

VALERIA – Come mai?

ROBERTO – Ma sì: ero anch'io là…  di nascosto, insomma vi avevo seguito perché, perché…. Ecco, diciamo che non mi fidavo. E’ stato più forte di me.

VALERIA – Tu geloso? Tu là a spiarmi, come se io potessi…. Oh, no, Roberto!

MONIQUE – Roby, tu eri a Taormina! Perché non me lo hai detto?

ROBERTO – E' stato un errore,  lo ammetto. Ma cerca di capire, io ero innamorato.

VALERIA – Come “ero”? Come sarebbe a dire che eri?… Forse che adesso invece…

ROBERTO – No, cara, volevo solo dire... Ti prego, Vale, anima mia, calma, non ti agitare, non penserai certo che io…

MONIQUE – Lui, figuriamoci! Ora però concentriamoci su problemi più seri e urgenti.

VALERIA – No, no, qui c’è del mistero. Roberto, tu non me la racconti giusta.

ROBERTO – Ma tesoro, ti pare il momento …  Per cosa poi? Per una parola…

ANDREA – Voce dal sen fuggita, e se una voce esce dal cuore…. E' un classico, no?

VALERIA – Stanne fuori, per favore. Questa è una faccenda tra me e il mio fidanzato.

ANDREA – Be’, veramente, io, come marito, pensavo…. No, eh? (campanello) Oh, ecco il notaio! Che fortuna, visconte! Proprio al momento giusto.

ROBERTO – Che vuoi insinuare? Attento alle parole! Io non son disposto a tollerare…

MONIQUE – Calmi, per favore! Qui sono in ballo gli interessi di tutti, non lo dimenticate. (nuovo squillo) Vengo, vengo! Ah, notaio. Entri. La stavamo giusto aspettando.

                                                                       Scena V

ELSA – Ehilà! Ma che succede? Come mai tutti voi qui riuniti? Oh, mica ci son problemi? Entri, Giulia, si accomodi anche lei. Sì, così siamo al completo.

MONIQUE – Scusi,  notaio, veramente io non capisco la presenza di…. Noi, non lo dimentichi, come consiglieri, abbiamo legittimità a presenziare, cosa che la signora…

ELSA – Ah, voi due sì e zia Giulia no? Ci sarebbe da discutere, sa? Perché, non scordi che la signora qui al mio fianco è stata due anni fa testimone diretta alla stesura dell'atto testamentario. E di conseguenza la sua presenza è una garanzia  per tutti, e soprattutto per me. Comunque io son contenta che siate presenti anche voi, voi consiglieri, alla conclusione di questa singolare nostra vicenda. Davvero molto  singolare.

ROBERTO – Ah, questo è vero, assolutamente vero, visto lo sforzo, la competenza con cui noi, in qualità di consiglieri, abbiamo fatto fronte al difficile, delicato impegno…

VALERIA – Roberto, ti prego. Si accomodi, signora. Posso prepararle il caffè?

GIULIA – Faccio io,  Valeria. Sarebbe meglio che tu ora seguissi la riunione.

ELSA – No, la riunione  la seguiamo tutti. Lei, Giulia, rimanga accanto a me. Nessun caffè, grazie, Valeria. E’ che oggi sono un po’ di fretta e mi piacerebbe sbrigare subito  la pratica, così come si è venuta configurando all'esatta distanza d’un anno...

ROBERTO – Giusto, notaio. E mi consenta, al riguardo, di esprimerle un plauso per la correttezza da lei mostrata in tutti questi mesi, sempre all'insegna dell'efficienza e della scrupolosa osservanza dei controlli di rito. Però, mi lasci aggiungere che, giunti a questo punto, è proprio solo per il rispetto di un'ultima formalità che ora siamo qui a…

ELSA – Formalità dice? Non sono mica d'accordo, sa? No, quella di oggi non è proprio una formalità, mi creda, visconte.

ROBERTO – Certo, certo, lo capisco. Ci sono sempre momenti nei quali la forma diventa sostanza, e nessuno dimentica che questo è l’atto finale. Tuttavia, notaio, visto come fin qui sono andate le cose, si può con assoluta sicurezza concludere che questa riunione sia solo l’ultimo tassello che positivamente sancisce…

ELSA – Sancisce… cosa? Mio caro visconte, forse è meglio che ci sediamo a esaminare tutti insieme la situazione, alla luce però di nuove recenti risultanze che…

VALERIA – Nuove risultanze? Non capisco.

ANDREA – Cosa succede, Elsa? Sono sorte improvvise difficoltà?

MONIQUE – Ma no! Il notaio vuole solo che vi sia da parte nostra la giusta attenzione all’atto conclusivo. Sappiamo tutti che ancora al controllo del mese scorso…

ELSA – Vero. Sì, fino al mese scorso, sia pur con alcuni sospetti e qualche perplessità, be' la vostra situazione pareva regolare. Solo che gli ultimi rapporti settimanali…

MONIQUE – Settimanali?

ELSA – Sì, settimanali. Ho dovuto, per maggiore e finale scuprolosità, aumentarne la frequenza. Ah, perché a lei invece risultavano diversamente collocati nel tempo…. Si vede allora che la mia segretaria non è stata molto precisa riguardo agli ultimi sviluppi.

MONIQUE – La sua.... segretaria? Che c’entra? E poi, scusi, io non so neanche chi sia.

ELSA – Oh, strano! La signora Giustini ancora stamani mi confermava di essere una sua conoscente. O forse dovrei dire… confidente? Piuttosto, dottoressa, veda di  aiutarla. Un'ora fa è stata obbligata alle dimissioni.

MONIQUE – Cosa? E comunque, lei, notaio, non vorrà insinuare che io…

ELSA – Mi scusi, preferisco continuare! Allora, sì, signori miei, si sono registrate novità decisive. Tanto da trovarmi ora nell'obbligo di dichiarare, contro ogni mia volontà e ogni mia speranza, che il giudizio finale sopra la nostra vicenda non può essere che completamente negativo.

ANDREA – Il giudizio… è negativo?! Ma che cosa è mai successo?!

VALERIA – Vuol forse dire, signora, che tutto si annulla? Come può essere?

ELSA – Sì, tutto si annulla e tutto svanisce. Per la semplicissima ragione che le condizioni tassativamente richieste dal testamento non sono state da voi onorate.

VALERIA – Ma se è un anno che noi viviamo insieme. Questo è impossibile negarlo.

ANDREA – E abbiamo sempre abitato qui, in questo alloggio, noi due qui sempre, come previsto. E Monique e Roberto, e non solo nel ruolo di  consiglieri…

ELSA – Consiglieri?  Io, però, Andrea, aggiungerei cattivi, sì, cattivi consiglieri.

VALERIA – Ma noi, signora, abbiamo vissuto qui come veri sposi, glielo assicuro.

ELSA – Veri e… completamente sposi? Questo, in coscienza,  Valeria, lo può giurare?

ANDREA – Lo giuro io!

ELSA – La domanda l’ho fatta, ben a ragione alla signora… o dovrei dire… signorina?

VALERIA – Ecco… io…

MONIQUE – Notaio, scusi, ma non è corretto questo suo procedere. Lei si affida alle regole strampalate di una defunta che... be’, diciamolo, era quanto meno balzana.

ELSA – Alt! Eh no, se ora si mette in discussione la sanità mentale di Nenè…. Anche tu, Andrea?

ANDREA – No, questo no…. Però vorrei capire. Che cosa ha causato questo improvviso tuo mutamento? Quali testimonianze? Qui, in questa casa abitano tante persone, a cominciar da Giulia che è spesso con noi, e poi i vicini, la portinaia e suo marito che…

ELSA – Non credo, mio caro, che nessuno di loro sia in grado di portare diretta testimonianza per quanto attiene al versante… diciamo  intimo, riservato…. Capite?

GIULIA – Ma allora voi due, per un anno… proprio niente? Ohmmimì, questa sì che…

ROBERTO – Ma che c'è stato, quali prove ha lei a sue mani? Prove incontrovertibili!

ELSA – Sono qui, visconte, a sua completa disposizione. Ecco qua: il rapporto d’un weekend…  a Venezia.

ROBERTO e MONIQUE – Venezia?!

ANDREA – Venezia? Ma se a Venezia noi non ci siamo neanche andati. Ah, questa sì che è bella! Elsa, se sta lì tutta la tua prova…. In quei giorni io ero a letto,  40 di febbre!

VALERIA – Lo può testimoniare il medico. A sera poi son dovuta correre in farmacia.

GIULIA – E lo dico anch’io che ero qui a metter impacchi gelati sulla fronte di Andrea.

ELSA – Lo so. Loro due di sicuro a Venezia non sono andati.

GIULIA – E allora?

VALERIA – Roberto, ricordi? Ti pregai due giorni prima di disdire l’albergo.

ROBERTO (retrocedendo verso la porta) – Chi? Io? Ma sei sicura? Guarda che sbagli.

VALERIA – Nient’affatto! Devo ancora avere la copia del fax inviato qualche giorno prima all’Excelsior. Per questo ero stupita della raccomandata di stamani, Andrea.

ANDREA – Aspetta, aspetta…. che ora comincio a capire. Elsa, va pure avanti, procedi, parla con generosità di dettagli  di quei bei giorni e di quelle belle notti sulla Laguna.

ELSA – Diciamo che altre persone hanno occupato la camera intestata a vostro nome, camera mai disdettata,  vero, visconte Roberto? (Roberto dalla porta rientra al centro)

ROBERTO – Ma sì, sarà stata una dimenticanza, un errore. Capita, no? Però, non capisco che senso abbia allargare ad altri una ricerca che deve riguardare solo gli eredi.

MONIQUE – E inoltre vorrei ricordarle, signora, prima che lei prosegua, che se le cose stanno come penso, allora si è in presenza di una chiara violazione della privacy.

VALERIA – La privacy? Che c’entra la privacy, ora? Spiegati.

ELSA – La dottoressa ha ragione. Privacy e controlli non vanno granché d'accordo. E le indagini, quando sono necessarie, devono rispondere a  discrezione e professionalità, guai a invadere l’intimità delle persone. Ma, tranquilla dottoressa, qui c'è stata solo una singolare – fortunata o sfortunata decida lei -  coincidenza a fornire la prova decisiva.

VALERIA – Scusate, io continuo a non capire questo mistero. Siate chiari. Lei, signora, ha parlato di prove. Bene, su, le esibisca.. E anche tu, Monique, se volessi spiegare.

MONIQUE – No. Io non ho  nulla da spiegare. (Roberto si defila verso l'uscita)

VALERIA – Tu, Roberto, allora…. Hai capito qualcosa? Tu sai qualcosa?

ROBERTO – No, io non so nulla, non capisco proprio come... Un errore, diciamo,  o forse una coincidenza fortuita…Insomma non credo che  quel rapporto da Venezia ...

ELSA – No, nessun errore. Vedete, io ho passato settimane, mesi con il sospetto che la vostra convivenza, apparentemente così perfetta - mai un bisticcio, mai una voce stonata - fosse una finzione, una ben organizzata finzione.

ANDREA – Magna Giulia! Dunque sei stata  tu a fare la spia! 

GIULIA – Io?! Ma come puoi pensare che io… Piuttosto voi! Perché, Valeria?

ELSA – No, Andrea. Giulia in tutto questo non c'entra proprio. E poi l’amore - diciamolo - o c'è, e si manifesta chiaro e bello, oppure semplicemente non c'è. E non creda; Valeria, che io non abbia apprezzato quel po’ di sentimento che vi ha indubbiamente legato. Di reciproco rispetto però, di bella simpatia e solo di franca amicizia.

VALERIA – Be’, se la mette così, allora la faccenda riguarda solo noi due.

ROBERTO – Certo, solo loro due. Son d'accordo. Anche perché s'è fatto tardi e io avrei giusto giusto  un impegno.... (si dirige verso la porta)

MONIQUE – No, tu rimani, invece!

VALERIA – E che sono questi modi, Monique? Roberto fa quel che dico io.

ELSA – Purtroppo, da come si son messe le cose, è meglio che loro due restino. Sì, anche lei, visconte. Sono pure loro interessati al finale di questa… brutta storia?

ANDREA – Brutta? E' invece, guarda un po',  per me è invece molto, molto interessante. E se, pian piano, passo dopo passo, Elsa, ci fai capire…

ELSA – Bene. Si tratta allora di ritornare a Venezia, a quella vostra mancata vacanza.

ROBERTO (implorante a Monique)– Chicca…

VALERIA – Chicca?

MONIQUE – Notaio, lei sa a quale rischio si sta esponendo. Minimo una querela.

ROBERTO – Ma poi, se davvero l’eredità sfuma, perché svelare questioni così private?

ELSA – Volete il silenzio? Nessun problema. Ma son loro, gli eredi, a doverlo chiedere.

ANDREA – Ma che silenzio e silenzio! Io, anzi noi - vero cara? – noi vogliamo sapere.

VALERIA – Certo. Perché se davvero tutto sfuma…vorrei almeno conoscerne le cause.

ROBERTO – Sì, certo, hai ragione, cara. Ma, vedi, io, ecco io non saprei proprio che dire,  come spiegare…. vero, Chicca?!

VALERIA – Chicca?! Come sarebbe: Chicca?

MONIQUE  – Che facciamo, Robertino? Lo confessiamo?

VALERIA – Robertino? Confessare? No! non mi dite che è vero quel che penso.

ANDREA – Finalmente! Sì, i nostri colombi, loro, erano a Venezia, ben sistemati all’hotel Excelsior, proprio nella camera prenotata da noi.

ROBERTO – Andrea, come osi… Valy cara, non è come pensi. Adesso ti spiego.

VALERIA – Roby, solo inganni, bugie, tradimenti. Vergogna! Via, via dalla mia vita!

ANDREA – Ohilà, così è parlare chiaro. Così mi piaci, brava Valeria!

VALERIA – Guarda che ce n’è anche per te. Perché tu sapevi della tresca.

ANDREA – Sapere no ma... un bel po’ di sospetti. Guai però toccare il viscontino. Per fortuna ora anche tu hai aperto gli occhi. Pazienza, Vale, per tutto, anche per i milioni.

VALERIA – Dunque, tu sapevi….  Scusa, perché pazienza?

GIULIA – Le prove, Valeria cara. Non capisci che il notaio ha riscontri precisi? Se no, che ci farebbe quella cassetta e quella cartella, e ancora tutti quei fogli lì sul tavolo?

ANDREA – Proprio così. Vero, Elsa?

ELSA – Sì, qui c'è la registrazione e la trascrizione d’un tête à tête molto interessante.

ANDREA – Prove, immagino, di ciò che è stato, o meglio di ciò che non è stato il nostro matrimonio. E magari pure di qualcos'altro. Non è forse così, “Chicca”?

MONIQUE – Tu sai come vanno certe cose…

VALERIA – Io no! Non so come vanno certe cose! E tu, Robertino, come hai potuto?!

ROBERTO – Valeria, io vorrei solo spiegarti…

VALERIA – Ma cosa vuoi spiegare! Sedici anni di tradimenti!

ELSA – Purtroppo, Valeria, qui ci sono parole chiare. Vede, io ero sicura di sorprendere una ben diversa conversazione fra lei e Andrea, finalmente sposi, sposi veri.

ANDREA – Un momento! Già prima noi eravamo stati soli. A Taormina, no?

ELSA – Un controllo mai fatto quello. Un anno fa dovevate superare lo sconcerto di nozze impreviste e soprattutto contrarie ai vostri ben diversi progetti d'allora. In Sicilia c'è stata solo una partenza difficile. E io, invece, volevo che la natura rispettasse i suoi tempi, che le rose, magari tardi, ma alla fine dovessero tra voi due davvero fiorire.

VALERIA – E invece…. Peccato… vero, Andrea?

GIULIA – Valeria, vieni qui. Mi scusi, Elsa, ma io devo parlare con la sposa, subito. E' urgente, e se lei mi autorizza… proprio solo un minuto.

ELSA – Non è possibile. Ci sono formalità da rispettare, e lei non può chiedermi...

GIULIA – Faccia conto che io non sia qui. Una sola parola alla mia Valeria.

ELSA – D'accordo.. Tanto lo farebbe lo stesso. Ma mettetevi in un angolo almeno.

GIULIA (va alla scrivania) Grazie, Elsa. Valeria, vieni, vieni qui a leggere… (le mostra le carte e confabula mentre gli altri sono perplessi)

ELSA – Mah. Va be'. In attesa che le nostre signore ci facciano sapere... è chiaro a voi tutti perché la nostra vicenda non può che finire così? E io, credetemi, con amarezza…

ROBERTO – Sì, però io vorrei solo…

MONIQUE e VALERIA – ROBERTO!!!

VALERIA – E tu Andrea, perché non dici nulla?

ANDREA – Be’, se proprio devo parlare, allora dico, anzi dichiaro, che sono contento!

VALERIA – Contento?

ANDREA – Sì, perché la commedia è finita, Vale! E adesso noi possiamo finalmente pensare al nostro avvenire, tu e io insieme! Vuoi?

ROBERTO – Come ti permetti, Andrea? Valeria è  pur sempre la mia fidanzata!

VALERIA – Ma che cosa vai dicendo?!

ROBERTO – Veramente, pensavo che il nostro impegno, gli anni. la tua coscienza…

MONIQUE – Lascia perdere, Roby, sei stonato. Qui c’è aria di nozze, povere… ma vere. Piuttosto, dobbiamo scusarci per l’anno sprecato, per i tanti soldi da voi  perduti…

VALERIA – Soldi perduti, anno sprecato? Per voi sì, non per noi due però.

ANDREA – Ma che dici? Il sipario, purtroppo, anche per noi è definitivamente calato.

VALERIA –  Ne sei sicuro, caro? (gli prende la mano con sorridente furbizia) 

ELSA – Temo, professoressa, che non ci sia proprio più niente da fare. Qui ci sono le prove di ciò che c'è stato tra loro e di quanto invece non c'è stato tra voi. E poi, guardi, là c'è il calendario, la data lassù è inesorabile nel dichiararvi fuori dai giochi.

VALERIA – Fuori dai giochi, a causa di un matrimonio finora solo…

ELSA – “Rato certo ma… non consumato”. Vede, gentile professoressa, quando quella sera il mio investigatore mi ha avvisato da Venezia di trovarsi, proprio per caso, a cena proprio accanto a coloro che per lui erano i coniugi Velli, be', io ho dato un gran sospiro, sa? Finalmente tutto quadrava, il matrimonio aveva le sue prove! Solo che due giorni dopo ascoltando  la registrazione….

GIULIA – Scopre che le voci erano quelle di quei due malandrini.

ELSA – Già, loro, che con tanta dolcezza, testimoniavano una diversa storia d’amore.

VALERIA – Quindi lei ha le prove. E in base ad esse conclude che Andrea e io siamo fuori gioco. Mi rincresce deluderla, sa? Perché noi siamo ancora in piena partita.

ELSA – Ma cosa dice? Valeria, si metta il cuore in pace. L’anno è ormai passato.

VALERIA – Nossignora. Ho qui l’accordo sottoscritto 12 mesi fa, vede? Era il 31 ottobre. Capisco che la sua segretaria voleva favorirla anticipando a oggi, sabato 30 l’incontro conclusivo del 31. Quindi a noi resta ancora un giorno e… una notte. E se mio marito oggi mi sposa

ANDREA – Cosa? Ma io ti ho già sposato, Vale.

VALERIA – Andrea! E sveglia! Matrimonio rato e…

ANDREA – Ah, già, il matrimonio, quello... vero. Ma con…. Lui, come la metti ora?

VALERIA – Il visconte dici? Lui può solo accomodarsi e uscire.

ROBERTO – Valeria, non dirai sul serio! Io che intendevo  donarti la nobiltà del rango.  

MONIQUE – Roby, ci osn qua io, no? Sarò io la tua contessina. Vieni ora. Salutiamo gli sposi. E poi, via! Che dici? Ritorniamo  al Ponte di Rialto? (lo attende sulla porta)

ROBERTO – Ma veramente… Già allora tutto quell'umido … io patisco un po' di gola. Tu, Vale, che dici?

VALERIA – E deciditi una buona volta! Non vorrai fare aspettare pure lei sedici anni?!

ROBERTO – Va bene, non t'arrabbiare. Monique, mio fiore,  Chicca, aspettami! (esce)

ELSA – Complimenti, Valeria, e anche a lei, Giulia. Non so fino a che punto sbadata io, è certo che voi avete saputo giocare la carta vincente al momento giusto.

GIULIA – Sarebbe stata un'ingiustizia che questa storia non andasse alla sua conclusione più giusta e vera. Io so bene come batteva e come batte il cuore della mia Valeria.

VALERIA – Grazie, Giulia…. Notaio, non credo che lei ora abbia ancora bisogno…

ELSA – Di prove? No, mi bastano i suoi occhi, e il sorriso di suo marito, vero Andrea?

ANDREA – Certo. Tutto dunque finisce  come meglio non si poteva sperare. (guarda l'orologio) Oh, s'è fatto tardi. Elsa, che dici se t'accompagno allo studio?

ELSA – Andrea!!! Dimentichi che hai ancora qualcosa da portare a compimento?

VALERIA – Lo scusi, è fatto così! Ma ora ci penso io, vero caro?Piuttosto, dico al portinaio di darle un passaggio in auto. Vieni con me Andrea? (lui non la segue)

ELSA – No, niente auto oggi, Valeria. Farò invece una bella passeggiata per la città. E Giulia mi farà compagnia. Venga che bisogna lasciarli soli i nostri sposi. (dalla quinta il braccio di Valeria cattura l'imbambolato Andrea mentre Elsa e Giulia ridono)

GIULIA –  L'accompagno con gioia. Perché oggi a passeggio con noi, son sicura,  ci sarà anche la nostra amica lassù. (al pubblico) E voi, non lo credete pure voi?

                                                                          FINE

* Prima rappresentazione il 24/07/2005 a Torino Villa Tesoriera. corso Francia (circ. 4 ). L’opera ha avuto speciale riconoscimento nella versione piemontese, al Concorso Alta Langa di Loazzolo-CN  (La soa tèra, la sò gent giugno 2011). E’ stata rappresentata  a Roma nel 2012 in 4 spettacoli  (4- 6 maggio), dal “Teatro degli Assurdi” al teatrino Elettra di via Capo d’Africo (Colosseo). L’autore, Antonino Cavaletto, abita a Torino, corso  D’Azeglio 60 10126. Tel. 011-6689308, mail  antonino.cavaletto@yahoo.it

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