Madonna meje?!

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MADONNA MEJE!?,:;... .

(Traduzione in Italiano: MADONNA MIA!?,:;… .)

Commedia in tre atti

di

Matteo Guerra

Cerchiamo la felicità

         anche quando siamo felici.

 Così facendo,

non sappiamo di essere felici,

e quindi siamo infelici,

sempre!!!!????

                        Personaggi

            Pasquale, il calzolaio                                    Maschi:          4

            Carmela, la moglie                                       Femmine:       6

            Don Michele, il prete                                   Lingua:          Italiano

            Angela, la vicina                                           Durata:          h. 1 e m. 50 ca.

            Stefanuccio, il figlio                                      Premi:                        no

            Il Diavolo (donna)

            Marietta

            Rusinella

            Seppina (uomo)

            La Madonna

Numero di posizione iscrizione S.I.A.E.     211908

Per qualsiasi informazione e chiarimento  matteo.guerra15@virgilio.it

                   

Trama: Pasquale, testardo calzolaio d’un paesino del Gargano, nonostante lavori dalla mattina alla sera, arranca per mantenere la famiglia, composta dalla moglie, religiosissima (forse troppo), e dal figlio, leggermente ritardato. Ormai 50enne, gli capita sempre più spesso di chiedersi il senso della sua vita. Ne trae un resoconto negativo; quindi è determinato a cercare un modo per vivere meglio. Seguendo un consiglio, si mette alla ricerca della felicità… Riuscirà a trovarla? Chissà! Il suo cammino è accompagnato da situazioni comiche, scene grottesche e buffi, perché genuinamente popolari, compagni di viaggio, dalla cui miscela derivano sane risate ed un piccolo spunto di riflessione privo di ambizioni e pretese moralistiche.

Atto primo

            (La scena rappresenta un cortile. Al centro, in fondo, la porta d'ingresso dell'abitazione di Pasquale il calzolaio; alla sua destra, pure in fondo, il banchetto con gli attrezzi da lavoro buttati qua e là alla rinfusa, alla stessa, identica maniera nella quale versano, in questo periodo, forse, i pezzi della sua vita; ma, a suo dire, in un “disordine organizzato”, in cui si è sempre districato  bene ed ha sempre trovato quello che cercava. E quando ciò non è stato possibile, ha imputato il fatto alla sfortuna che lo perseguita. A sinistra della porta, ad una corda tesa, alcuni panni stesi ad asciugare. Dalle due pareti laterali, due ingressi consentono l'accesso alla piazzetta. All'aprirsi del sipario, si sente la voce di Carmela, moglie di Pasquale, canticchiare un'arietta popolare).

Carmela:          Beh! La casa l’ho pulita, ringraziando Dio, così quando viene Don Michele per la benedizione, trova tutto in ordine. Sono andata ieri sera in chiesa a prendere l’appuntamento. Non ho detto niente a mio marito… si arrabbia. Non so… in questi ultimi tempi lo vedo un po’ scristianuto. Chi lo capisce quello!... (Pausa) No, no, la benedizione tutti gli anni!... (Cambia tono) Io mi devo difendere dalle malelingue… E devo difendere casa mia, eeeembèh! (Ha finito di raccogliere i panni ed ora, continuando la canzone, rientra. Si odono, quasi simultaneamente, le grida di dolore di Pasquale che, progressivamente, si avvicinano. Poi entra in scena da destra lamentandosi)

Pasquale:         Madonna del Carmine... Madonna dell’Incoronata... (Rivolgendosi ad un quadro appeso alla parete di fondo) E pure tu, Maria Santissima della Luce, aiutatemi! Fate un complotto, un sodalizio, chiamate la Madonna di Meggiucorna… e quella di Lurd, mettetevi insieme, radunatevi… (Urla)  E aiutatemi!... Aiutatemi!...

Carmela:         (Entrando allarmata) Che ti è capitato?

Pasquale:         Carmé, il paniere. Aiutatemi, Carmé! (Urla) Il paniere!

Carmela:         Che ti è successo al paniere?

Pasquale:         Che mi è successo? Cosa non mi è successo! Schioppettate, saette!...

Carmela:         Ma insomma, ti vuoi decidere a parlare?

Pasquale:         Aspetta, mannaggia a te, non lo vedi che non posso parlare?!

Carmela:         E che devi parlare col culo, parlando con rispetto?!

Pasquale:         Guarda che se parlo col culo faccio danni! (Pausa) Carmé, aspetta un momento, fammi riposare. (Pausa) Ma mi andasse una cosa buona, tutte a me devono capitare!... Madonna!... Madonna il paniere!

Carmela:         (Spazientita) Ma si può sapere che ti è capitato?

Angela:           (E' una vicina. Entra da sinistra) Comara Carmela, che è successo? Madonna mia, ho sentito urlare, ho detto: fammi andare a vedere. Che è successo?

Carmela:         E che si può sapere che è successo? (Al marito, urlando) Che è successo?

Angela:           (Incalzando) Che è successo?

Pasquale:         (Fra sé) Quest’altra ci voleva!... (Alle donne, urlando) Aspettate, adesso ve lo dico, mannaggia a voi... (Lamentandosi) Un poco di pietà per un povero invalido. (Respira profondamente, come fosse eccitato) Quant’era bello!...

Carmela:         Chi?

Angela:           Cosa?

                                                                                                                                   

Pasquale:         (Come prima, respira profondamente) Il fico d’India...

Carmela:         Il fico d’India?

Angela:           (Imitando il tono sensuale di Pasquale) Il fico d’India? (A Carmela) Comara Carmela, ma tu… a compar Pasquale... da quanto tempo non lo accontenti? (Carmela la guarda come se la invitasse a farsi gli affari suoi) No, ecco... Per smaniare in questa maniera per un fico d’India... (c.s.) Non mi vuoi rispondere? Non mi rispondere... Nessuno ti ha detto che mi devi rispondere... Non lo so... (Fra se, sentendosi fissata) E quella guarda...

Pasquale:         (c. s.) ...Mi guardava...

Angela:           ...Pure a te...

Pasquale:         ...Io lo guardavo, e più ci guardavamo, più cresceva un desiderio… (Sospira) ma un desiderio...

Angela:           (Come scandalizzata) Iiiiiih! Compar Pasquale, a te ti guardava… il fico d’India?

Pasquale:         ...Mi chiamava... Lo tengo ancora nelle orecchie: “Pasqualo, vienimi a cogliere, sono pronto, ammaturo, tutto per te, vienimi a cogliero”...

Angela:           (c.s.) Iiiiih! Compar Pasquale, a te ti chiamava… il fico d’India?!

Pasquale:         Sì, quant’era bello!... E io non mi sono fatto pregare. Ho allungato la mano per prenderlo, ho messo il piede su un muretto, mi sono allungato pure io… (Piangendo al ricordo) Non vado a inciampare su una pietra?... Patapùnfete! Di culo giù in una macchia di fichi d’India… (Piange ridicolo) Voi non ci potete credere: centinaia di spine! Aspettavano tutte a me, aspettavano!… Madonna il paniere! Carmé, come devo fare, Carmé?!

Angela:           (Ride divertita) E che devi fare? Niente, devi fare, compar Pasquale. Tu sei pure fortunato.

Pasquale:         Fortunato? Mi trovo il culo come uno scolapasta… e sono fortunato? E se ero sfortunato?

Angela:           Compar Pasquale, tu pensa se al posto di sbattere in una macchia di fichi d’India, te ne andavi col sedere in una macchia di cetrioli... (Ride)

Pasquale:         (Scimmiotta la risata di Angela) Comara Angela, qua sta poco da ridere: al posto di dire fesserie, piuttosto vediamo cosa possiamo fare.

Carmela:          Madonna, comara Angela, tu che dici se gli butto una pentola d’acqua bollente? Non si sa mai, si cuociono le spine...

Angela:           (Ironica) Si, gli dai una mezza cottura e fai il brodo… Ma che stai dicendo, comara Carmela. No, no, toglitelo dalla testa, che non ci fai niente.

Pasquale:         Come non ci fai niente? E io come devo fare?

Angela:           Non ci fai niente, compar Pasquale, signuria ti vuoi bruciare il culo?

Carmela:          Comara Angela, chissà una spazzola? Gli diamo una bella spazzolata e puliamo tutta la parte.

Pasquale:         (Speranzoso) Sì, sì, una bella spazzolata...

Angela:           E che devi strigliare l’asino, comara Carmela? Quello, striglia e striscia, sopra e sotto, le spine si ficcano ancora di più...

Carmela:          Ah! Ecco: un ago! Ora prendo un ago e, con la santa pazienza, gliele sficco ad una ad una…

Angela:           (Ironica) Brava a comara Carmela, così lo riempi di puntini rossi e si acchiappa la bella scarlatina...

Carmela:         ...la scarlatina?

Pasquale:         A questa età?

Angela:           Non si può far niente, rassegnatevi, senza pietà!...

Pasquale:         (Sconsolato e arrabbiato) ...Senza pietà! (Come un cane prima di attaccare) Aaaaah!                  (Angela indietreggia) Senza scampo! Aaaah! (Carmela fa da paciere)

Carmela:         Comara Angela, e adesso che possiamo fare? Mica Pasquale mio può stare così?

Angela:           Niente, puoi fare, comara Carmela, nie-nte!

Pasquale:         Nie-nte! Se-nza-sca-mpo! Aaaah! (Angela si ritrae, ma ribatte, veemente)

Angela:           Compar Pasquale, tu dovevi stare un po’ più attento, no che ti dovevi andare a buttare nelle macchie di fichi d’India. Ora non puoi fare niente… Come te lo devo dire, cantando? (Canta) Non si può far niente. Dobbiamo trasformarla a tarantella? (Canta sul motivo della tarantella) Noooo... nsi può far nieeee…nt'e non si può far niente…

Pasquale:         (Ironico, al pubblico) Vuole l’applauso... E facciamo l’applauso... (Esegue. Pausa. A lei, rabbioso) Mia moglie non vuole sapere che doveva fare prima... Cosa doveva fare prima lo sappiamo... Noi vogliamo sapere cosa dobbiamo fare adesso... Adesso... Quello che è fatto è fatto... Ora, voglio sapere.. Ora, che ti venga un colpo polpettico... (Pausa lunga. Mimica di dolore)

Angela:           Una cosa ci starebbe da fare...

Carmela:         Cosa?

Pasquale:         Ooooh! Lo vedi? Sentiamo!

Angela:           Pazienza.

Carmela:         Pazienza?

Pasquale:         (Arrabbiato) Aaaah! Quanta pazienza ci vuole! Che vuol dire pazienza?

Angela:           Devi tenere una quindicina di giorni di pazienza. Questo è il tempo che serve alle spine per seccarsi... E poi passa tutto!...

Pasquale:         Quindici giorni?

Angela:           Quindici giorni!

Pasquale:         E io devo stare quindici giorni senza sedermi?...

Angela:           E che vuoi da me?

Pasquale:         Devo dormire quindici giorni pancia a terra e culo in cielo?

Angela:           E non dormire.

Pasquale:         Per quindici giorni devo fare atto grande in piedi?

Angela:           E perché atto piccolo lo puoi fare in piedi?

Pasquale:         (Furibondo) Cara comara, io sono sempre stato sfortunato, mi sono dimenticato cos’è la felicità,  o forse non l’ho mai conosciuta, non mi va una cosa buona, ma lo sai qual è la sfortuna più grossa della vita mia? Lo vuoi sapere? Sei tu. Tu, comara Angela. Proprio tu. Ma uscisse una volta una parola buona da quella bocca, una speranza, un filo di speranza, sempre maleparole, malelingue, sempre malauguri… E ché cos’è? Vedi che un povero Cristo ha passato una disgrazia, ma pure per finta, potresti dire: compar Pasquale, non ti preoccupare, a tutto c’è rimedio, ma che dico… un incoraggiamento, una parola dolce… Anche se non è vero, ma pure per accontentarlo un cristiano…

Angela:           Aaaaah, allora signuria vuoi essere accontentato, vuoi essere preso in giro… E va bene, prendiamolo per fesso il ragazzino… Butta, butta l’acqua bollente, non ti preoccupare; prendete la spazzola e strigliatelo l’asino; forza, prendete l’ago e riempitelo di buchi, così almeno grattugiamo il formaggio…

Pasquale:         (Al massimo dell’ira) Madonna mia, falla stare zitta a questa voccabboria malalingua! Una grazia ti chiedo: falla sparire, falla di-si-nte-gra-ro!

Angela:           Madonna mia, cosa sto sentendo?! Voccabboria a me! Madonna mia, non lo ascoltare: a quello il dolore, da sotto, è passato sopra, gli ha preso la testa... Me             ne vado, non ti preoccupare... (Si avvia brontolando) Queste brutte parole a me? Una tenaglia ci vorrebbe… per tagliartela quella brutta lingua! Ci vorrebbe una tenaglia!... (Esce)

Pasquale:         Una tenaglia a me? Cammina, vattene, tenaglia! La tenaglia ci vorrebbe a te, no a me. (Al quadro) Madonna mia, hai sentito? La tenaglia! (Pausa. Si rende conto che la tenaglia può essere una soluzione) Madonna mia! La tenaglia! Si, la tenaglia! Carmé, la tenaglia… (Chiama) Carmé...

Carmela:         Oh!... Che c’è? Sto qua.

Pasquale:         Carmé, la tenaglia è quello che ci serve... Forza, vai a trovare una tenaglia...

Carmela:          La tenaglia? (Guarda sul banco degli attrezzi) Sta qui, eccola... (La guarda) No, è troppo grossa... Ci vorrebbe qualcosa... come una tenaglia... (Pausa) Una pinza! Si, una pinzetta... Dove l’ho messa quella pinzetta?

Pasquale:         (Supplicante) Vedi! Vedi, Carmé, vedi dove l’hai messa, fallo per carità...

Carmela:         Forse nella cassa... Vado a vedere... (Esce)

Pasquale:         (Al quadro) Ah Madonna mia, quante ne devo sopportare! Madonna mia come pungono! Madonna Madonna... (Guarda il quadro e vi si rivolge) Madonna mia, possiamo parlare una volta a tu per tu, da uomo a uomo? Vedi come sto combinato? E’ giusto secondo Te? Ma io vorrei sapere perché campiamo?! Perché nasciamo?! Per morire! Noi nasciamo per morire. E’ nel frattempo quello che preme a me. Da quando nasciamo a quando moriamo, come dobbiamo passare il tempo?! Prendi me, per esempio, sono nato piangendo… mi ha detto la buonanima di mamma… appena ho messo la testa fuori ed ho visto il mondo com’era, me ne volevo entrare un’altra volta dentro… poi, già, la povera mamma ha detto: -Cammina fuori!- E mi ha scaraventato fuori. Bambino, mio padre mi ha buttato nei boschi a guardare le capre… da grande, la miseria, la guerra, la fame, pianti e pestilenze di ogni genere, e i guai che si appiccicavano addosso come fossi una calamita. E che c’ho il miele? E che sono un parafulmine, che tutte le saette mi centrano? Ma Tu lo sai che io non so cosa significa una risata? Io non so ridere, non ricordo una volta che ho riso nella mia vita. Eppure vedo tanta gente felice in giro; ma che fanno, che hanno più di me, che hanno che io non ho?! Lo vedi come fai Tu? Te ne stai là, ferma, zitta, e poi Ti lamenti che non vengo in chiesa. Ma per forza, per forza, che devo venire a fare? Tu non mi rispondi. E va bene, io posso pure capire che non vuoi parlare, Tu sei la Madonna, giustamente, e non puoi scendere al mio livello, ma almeno un segnale, un segnale… (In quel momento appare, quasi fosse una grottesca coincidenza, da destra, Don Michele il prete, col breviario sottobraccio, per rispettare l'impegno preso con Carmela  di benedire la casa)

Don Michele:  Bravo, Pasquale, finalmente ti vedo pregare...

Pasquale:         (Preso dalla sua richiesta alla Madonna) Ssssssh! Cos’é per Te un segnale? Tu che                      tutto puoi, Madonna mia, mandami un segnale...

Don Michele:  Pasquale, ripeto che mi fa piacere vederti in preghiera, ma adesso non esagerare,  addirittura in ginocchio...

Pasquale:         (Seguendo il suo desiderio) Un segnale... (Pausa) Un segnale... (Guarda Don Miche-                  le) Un segnale... Sìììì, un segnale. Don Miché, il segnale...

Don Michele:  Finalmente mi hai riconosciuto!

Pasquale:         Signuria sei Don Michele, il segnale...

Don Michele:  (Si guarda dietro per scorgere qualcun altro) Pasquale, ma ti senti bene?

Pasquale:         Benone! Don Miché, signuria sei il segnale.

Don Michele:  Pasquale, ma non è che mi hai scambiato per qualcun altro? Io sono venu...

Pasquale:         Dì la verità, a signuria è la Madonna che ti manda. Finalmente mi ha sentito ed ha mandato te...

Don Michele:  Bèh, non posso negare che sono un fervente devoto della Madonna, ma io sono                  venu...

Pasquale:         ...sei venuto perché la Madonna ti ha mandato, finalmente! Vieni qua perché dobbiamo parlare. (Ricorda di ringraziare la Madonna) Ah, aspetta un attimo... (Va verso il quadro) Ave Maria grazia plena... (Fa il segno di croce) Don Miché, veniamo a noi, siediti perché il fatto è lungo...

Don Michele:  No, ti devi sedere anche tu.

Pasquale:         Eh, è una parola!

Don Michele:  Come?

Pasquale:         Come! Non perdiamo tempo in chiacchiere, siediti, non ti preoccupare.

Don Michele:  Pasquale, vedi che ormai non cresci più.

Pasquale:         Uh Madonna!... Siediti… ehm… io non mi posso sedere.

Don Michele:  Perché?

Pasquale:         Madonna mia, perché perché… perché c’è una sedia sola.

Don Michele:  Prendiamo un'altra...

Pasquale:         None! Mia moglie è indaffarata.

Don Michele: La vado a prendere io... (Si avvia)

Pasquale:         Don Miché, e se trovi mia moglie nuda?

Don Michele:  (Torna svelto indietro. Spaventato) Aaaaah! (Si ferma, guarda la porta d'ingresso, fa un passo verso di essa facendo capire che quasi quasi… poi si rigira) Vuol dire che rimarremo in piedi tutti e due... (Lancia un'ultima occhiata di rammarico)

Pasquale:         (Va verso Don Michele, lo prende con la forza e lo accompagna sulla sedia) Siediti, mannaggia a te! Devi stare comodo, devi sentire bene quello che ti devo dire, ti devi concentrare... (Pausa. Cambia) Don Miché, mo che ci penso, che bella voce tieni oggi signuria!...

Don Michele:  Pasquale, ma ho la voce di tutti i giorni, la mia voce...

Pasquale:         No, no, è più... E' più femminile... sì, femminile è la parola giusta.

Don Michele:  Pasquale, Pasquale!... Frequenti così poco la messa, che non ricordi nemmeno la mia                   voce. Ma da questo, addirittura a scambiarla con una voce di donna.

Pasquale:         Di donna femmina, si. E' una voce più... più celeste...

Don Michele:  (Sorride bonario) Adesso riesci a distinguere anche una voce azzurra, rossa, verde...

Pasquale:        No, no! No celeste il colore... Celeste: dal cielo! (Pausa) Femminile... Dal cielo...             (Don Michele lo guarda stupito) Femminile... Dal cielo...

Don Michele:  (Non capendo) Femminile... Dal cielo... (Perplesso) Pasquale, ti vedo strano...

Pasquale:        Don Miché, non ti preoccupare, è tutto a posto. Signuria parli con la bocca della Madonna... Sei il segnale che la Madonna mi ha mandato, e non lo sai nemmeno!...

Don Michele:  Màh! Per quanto mi sforzi, non ti capisco. Se ti vuoi decidere a dirmi qualcosa che          abbia un significato...

Pasquale:        Pronto, Don Miché... Io quello sto aspettando. Ormai ho superato la metà della mia vita e non conosco che significa una risata, un momento di felicità; lavoro dalla mattina alla sera e non ho messo insieme nemmeno il necessario per pagarmi la morte;  quant’ho desiderato un figlio normale... normale, Don Miché, e chi mi manda Gesù Cristo? Un fessacchiotto che non è capace nemmeno di andare al bagno, e tanti altri fatti che ci vorrebbe una giornata per raccontarli, e tutti i guai di questo mondo che si sono dati appuntamento sulle mie spalle, per non parlare di stamattina che per poco… (Accenna un singhiozzo) A proposito di stamattina... (Urla di dolore) Madonna! Madonna il paniere! Quasi dimenticavo...

Don Michele:  Ma che hai oggi, Pasquale?

Pasquale:        No, niente. Dicevo: Madonna! (Cambia) Che poi, tu e la Madonna...

Don Michele:  ...io e la Madonna?...

Pasquale:        ...oggi...

Don Michele:  ...oggi?...

Pasquale:        ...siete la stessa cosa!  Allora, Madonna mia... Voglio dire Don Michè... Io vorrei sapere da te, cosa ci vuole per essere felice? Che devo fare per vivere un momento di felicità? Come posso imparare a ridere, a ridere… perché ho sempre la faccia appesa come un cadavere… Don Michè, che devo fare?

Don Michele:  (Ride bonario) Pasquale, tu non stai dicendo niente di eccezionale, tu mi stai        chiedendo, e stai chiedendo anche a te stesso, una cosa molto semplice, un   interrogativo che l'intera umanità si è posto e si pone da sempre, tu sei semplicemente             alla ricerca della felicità… è legittimo, è giusto, anche Socrate se lo chiedeva...

Pasquale:        No, Don Miché, io sono figlio unico...

Don Michele:  Che c'entra?

Pasquale:        Signuria hai detto che pure sorema…

Don Michele:  Ma quale sorella! Io parlavo di Socrate, un grande filosofo...

Pasquale:        Ah, il filosofo? No, non lo conosco...

Don Michele:  Ma che devi conoscere: oggi avrebbe 3.000 anni. Caro Pasquale, tu sei felice...

Pasquale:        No, no, don Miché, io sono Pasquale...

Don Michele:  Lo so che sei Pasquale, ma tu sei felice e non lo sai...

Pasquale:        Mah!... io ho sempre saputo che sono solo Pasquale… Forse la buonanima di mamma è venuta in chiesa a segnarmi anche il nome di Felice?

Don Michele:  (Ad alta voce) Pasquale, tu sei Pasquale!...

Pasquale:        (Ad alta voce) E io cosa sto dicendo?

Don Michele:  Ma sei “anche” felice...

Pasquale:        Te lo giuro, don Michele...

Don Michele:  Va' beh, ho capito, lasciamo stare. Pasquale, l'unica strada per arrivare alla felicità è         venire in chiesa, entrare in simbiosi con la fede e affidarsi a Dio.

Pasquale:        (Deluso) E questo è tutto? Don Miché, tu assomigli proprio a te, stai parlando come hai sempre parlato...

Don Michele:  E certo che sono io e parlo come sempre. Perché, come dovrei parlare?

Pasquale:        No, dico, sempre la stessa litania... Scusa un minuto... (Va verso     il quadro della Madonna) Madonna mia, sei sicura che quello è un segnale, e le cose che dice gliele stai dicendo Tu? A me pare che quello non ti ascolta proprio e sta dicendo le stesse fesserie che dice sempre. (Supplichevole) Vedi di concentrarti un po’ di più... (Fa il segno di croce, la genuflessione e ritorna dal prete) Don Miché, ti mi ca-pi-sci qua-ndo i-o pa-rlo?

Don Michele:  Vuoi vedere che non conosco il dialetto?

Pasquale:        Allora, ascoltami bene... Devo parlare pia-no pia-no?

Don Michele:  Ma parla come vuoi, adesso mi stai facendo perdere la pazienza...

Pasquale:        Pure! Don Miché, ringrazia la Madonna che oggi non sei tu. E mo, fra un po’, non sono nemmeno io, ooooh! Io voglio sapere come si fa ad assere felici, mi hai capito bene?

Don Michele:  Va’ bèh, ho capito, tu ascolti solo quello che vuoi ascoltare. Allora, spalanca le      orecchie. Tu ti devi mettere alla ricerca di tutte le persone: quando hai trovato quella  più felice, le chiedi la camicia, la indossi e, da quel momento in poi, sarai la persona        più felice del mondo. Vola l'asino? E fallo volare! E bèh, figlio mio, che ti posso dire?

Pasquale:        A parte l’asino che vola, che non ho capito perché vola... (Contento) Finalmente ho capito tutto. Finalmente! Finalmente la mia vita cambierà. (A Don Michele)       Madonna mia, ti ringrazio. (Da solo) E come ho fatto a non accorgermene prima? Quanto tempo ho perso! Quanto tempo sempre afflitto. Devo trovare quella camicia, tanto chi ce l’ha non lo sa nemmeno che è quella che lo fa felice, perché non me la dovrebbe dare? E se non me la vuol dare, ci penso io. Me la prendo con la forza! Non posso più vivere così: un figlio stupido che sa solo perdere tempo sui quegli stupidi lavoretti di legno, invece di imparare il mio mestiere per guadagnare qualcosa, una moglie peggio di una monaca, trova il tempo per il prete, per la Messa, per le preghiere, le orazioni… poi, quando deve uscire un po’ di tempo per me, le fa male la testa, la schiena… sempre a lavorare e i soldi scarseggiano. Basta. Ora basta! (Va verso il quadro) Madonna mia, perché non me l’hai detto quand’ero giovane? Quanto tempo ho perso! (Pausa) Ma faccio ancora in tempo: 50 anni ho, non sono vecchio. Ora deve cambiare tutto! La mia vita deve cambiare... (I suoi propositi vengono interrotti dalla voce di Angela la quale, scorgendo Don Michele, lo chiama ad alta voce)

Angela:           Don Miché...

Pasquale:        Deve cambia… Deve ca…

Angela:           Don Miché...

Pasquale:        Deve ca… Deve cambiare? Ma che deve cambiare, la mia vita è segnata. Io sto circondato da campioni...

Angela:           Don Miché!...

Pasquale:        Tèh, tèh, senti che campionessa! (Ad Angela) Che vuoi da Don Michele?! Don Michele non c’è!

Angela:           E quello chi è?

Pasquale:        Quello assomiglia a Don Michele, ma non è lui...

Angela:           Senti, tu fatti i fatti tuoi, che dopo ci facciamo i conti. Non credere che è finita qua. Don Miché…

Don Michele:  Dimmi, Angela...

Angela:           Domani a che ora è la Messa?

Dommechéle: Alla solita ora, Angela, alle otto.

Angela:           Ah, va bene, alle otto mi trovo bene.

Pasquale:        Ma che vai a fare alla Messa? Vai a cancellare i peccati che fai tutti i giorni?

Angela:           Pensa ai tuoi peccati tu, che la chiesa non la conosci nemmeno. Sempre arrabbiato, rancoroso, col muso per terra...

Pasquale:        (Da solo) Questa ha pure ragione! (Ad Angela, ironico) Ma guarda, guarda che combinazione: come fai a saperlo se io non parlo mai con te. Ma lo sai quanto durerà? (Con tono più sostenuto) Il tempo di trovare quello che cerco, ed ora lo so quello che cerco... (Fa il segno di croce verso il quadro della Madonna) ed ho finito i patimenti, e tu hai finito di pronunciare sentenze, pettegola!... Hai finito di fare da malaugurio. Finalmente la Madonna mi ha ascoltato e mi ha aiutato. E adesso cambierà tutto, ca...

Stefanuccio:   (E' il figlio lievemente ritardato di Pasquale e Carmela: il suo disagio consiste nel            prendere alla lettera il significato di ogni espressione, conseguenza di una crescita          intellettiva lenta, quasi nulla, che lo ha bloccato e lasciato alla tipica purezza di un bambino. Esce da casa sua ed entra in scena correndo, preso dall'esecuzione di una            commissione che la mamma gli ha affidato, ma non ha dimenticato di portare con sé                        un cucchiaio in legno lavorato, arte di cui è maestro, con l'intento di regalarlo, per           l'ennesima volta, a suo padre. Urla.) Papà!...

Pasquale:        Ca... ca...

Stefanuccio:   Papà...

Pasquale:        Ca... Ma che deve cambiare, la mia vita è segnata! Questo è un altro campione... (Si         gira verso la Madonna e Le si rivolge) Madonna mia, io Ti ringrazio del segnale che mi hai mandato, ma i segnali che vengono dopo non hanno preso la stessa strada… Eh… Stai un po’ più attenta… prima quella capra, adesso questo stupido…

Stefanuccio:   (All'orecchio) Papà!...

Pasquale:        (Sobbalzando) Oooh! Ma sei cretino!... Mi hai fatto spaventare!...

Stefanuccio:   Papà...

Pasquale:        Si è fermato il disco, Signore mio... Papà, papà, papà, papà... (Progressivamente si           trasforma in canto, sul motivo della tarantella) Pà, pa-pà, papapapà... la vogliamo metterla in musica? (Accenna qualche passo di tarantella e una strofa) Vogliamo cantare? (Urla) Che vuoi?

Stefanuccio:   Papà... Ha detto mamma... buongiorno.

Pasquale:        (Guarda il figlio sconsolato e, insieme, incredulo: gli fa pena. Con un lamento      prolungato, molto vicino al pianto, si allontana penzolando e imputando il suo            dolore di vivere alla sfortuna per essere le persone più care totalmente incapaci di      porre rimedio alla sua condizione affettiva pietosa) Ha detto mamma buongiorno.           (Continuando il lamento, senza accorgersene, arriva vicino alla sedia. Si appoggia e    si rialza di scatto per il forte dolore) Aaaah, Madonna del Carmine... Mi sono dimenticato le spine... (Saltella goffo. Angela ride)

Stefanuccio:   (Spaventato) Papà... Papà...

Pasquale:        ...ha detto mamma buongiorno!... (Continua il lamento)

Stefanuccio:   No...

Pasquale:        Ah no? E che cosa buonasera?

Stefanuccio:   No. (Pausa) Perché piangi?

Pasquale:        Ah, perché piango! Perché non so ridere. Non ho mai imparato a ridere, ho il di dietro come una pentola per arrostire le castagne, questa capra che è meglio guardare la morte che lei, ho tua madre che mi manda i saluti a tutte le ore, ho te che sei il primo, e l’ultimo, figlio maschio, vedi quanti motivi ho per ridere? Ma a me non viene da ridere, chissà perché?! Ha detto mamma buongiorno, perché, se non lo diceva mamma, non me lo davi il buongiorno?

Stefanuccio:   (Ride) Papà... Io lo so perché tu non ridi mai.

Pasquale:        Davvero?

Stefanuccio:   Tieni! (Gli consegna il cucchiaio lavorato nel legno) Questo l’ho fatto con le mie mani: è per te. Tieni!

Pasquale:        Ma togliti con questo cucchiaio!... (Lo butta fra gli attrezzi del suo banchetto         senza guardarlo) Col suo cucchiaio devo imparare a ridere?!

Don Michele:  Pasquale, stai sbagliando...

Pasquale:        Don Miché, tu sei tornato ad essere di nuovo don Michele? E’ già finito il miracolo?

Don Michele:  Pasquale, guarda che io sono sempre stato io, presente a me stesso, lucido...

Pasquale:        Sì, sì, sì, sì, va bene...

Stefanuccio:   Papà!

Pasquale:        Ojene!

Stefanuccio:   Ha detto mamma... che devo andare prima a casa di comare Angela, e poi in chiesa...

Pasquale:        A fare cosa?

Stefanuccio:   Ha detto mamma che a comare Angela devo domandare un po’ di cipolla… e a don Michele...

Pasquale:        E devi andare fino in chiesa? Eccoli, sono qui, domandaglielo...

Stefanuccio:   Nòòòò! Ha detto mamma che devo andare prima a casa sua... e poi…

Angela:           Non hai niente da venire a fare a casa mia, giovanotto. Cipolle non ne ho. Non ne ho e basta!

Pasquale:        Non ne ha! Non è che dice non ricordo, vado a vedere un attimo, forse trovo un porro, qualcosa che assomiglia a una cipolla... Nò! (Inesorabile) Non ne ha!

Angela:           E chi te lo deve dare il porro! Nò. Non ne ho!

Pasquale:        Senza scampo! Non ne ha! Senza pietà!

Angela:           Forse… Puoi chiedere a tua madre... Se vuole arrangiare con una pastinaca!...

Pasquale:        (Si morde le mani dalla rabbia) Hhhhh! A noi non ci piacciono le pastinache. Tenetevela tu e tuo marito... la pastinaca!

Stefanuccio:   (Urla) Papà...

Pasquale:        Madonna! Ma perché mi fai spaventare ogni volta che mi chiami!?... Che vuoi?

Stefanuccio:   Ha detto mamma che, se non trovi la cipolla, oggi non si mangia, perché adesso è quasi mezzogiorno...

Don Michele:  Mezzogiorno? Mamma mia, si è fatto tardi... (Spia dentro casa di Pasquale) Bàh,                        evidentemente Carmela è molto impegnata oggi. Andiamo Stefanuccio...

Stefanuccio:   Don Miché, ha detto mamma...

Don Michele:  ...si, si, si, andiamo, me lo dici strada facendo...

Stefanuccio:   No, ha detto mamma che dobbiamo andare prima in chiesa... (Escono. Pasquale è alle prese con il problema delle spine e vorrebbe risolverlo con la dovuta privacy ma,         implacabile, Angela, con le braccia incrociate sul petto, non si muove e fissa ogni          movimento dell'uomo)

Pasquale:        Madonna del Carmine che dolore! Madonna mia come pungono... Sembra l’adunata di un battaglione di formiche rosse che mordono, o centinaia di zanzare assatanate che si sono date l’appuntamento tutte quante sul mio di dietro, e pungono, queste maledette... (Guardando di sottecchi Angela) E vorrei sapere perché quella non va a fare qualche servizio dentro casa sua e che ha da guardare con tanta attenzione. E ci mette tutta la passione!... Guarda, guarda... Non è che pensa, pure per un poco di pietà, fammi girare la testa, così il poveretto non si vergogna... Niente! Senza       pietà! Ma che cosa voglio io da quella?! E che quella conosce la vergogna e il disonore? Senza scampo! Oh, e non si muove! Eh, ma adesso la faccio muovere io! Due sono i discorsi: o faccio un peto, così impara che significa la vergogna... oppure… oppure mi abbasso i pantaloni... Embèh! Se non lo vuol capire che ci posso fare! Credo che davanti a un paio di mutande, deve venirmi un poco incontro... Madonna come pungono... Aveva ragione mio nonno: quelli sono pruriti di culo... Mi dovevo andare ad allungare in quella maniera per uno stupido fico d’india... sono proprio pruriti di culo... (Pausa) E a me prurito di culo è! Proprio così! E il fatto è che non posso nemmeno grattare, perché se gratto le spine si ficcano ancora di più nella parte, e poi il mio di dietro diventa come un alveare... (Pausa. Lamentandosi) Non è che esce il miele dal culo?! (Pausa) E quella cornacchia è ancora lì... E mo mi pare che rida pure!... E mia moglie si è addormentata: quanto tempo ci vuole per trovare una pinzetta...

Angela:           Tu è inutile che te ne vai in pressione: io di qua non mi muovo, devo vedere tutto lo spettacolo, tutto quanto me lo devo gustare!...

Pasquale:        ...Senza pietà! Mo te lo faccio vedere io se ti muovi...

Angela:           (Ironica) Sto tremando tutta quanta... Fammi vedere, che devi fare per farmi muovere? (Fra se) Come se la strada fosse sua! (Implacabile) Non è tua la strada, non è tua!

Pasquale:        Senza pietà! Aaaaah! (Si piega e si sforza nella speranza che “un peto” riesca a far desistere l'inflessibile e non gradita spettatrice dal suo spietato proposito, ma non ci riesce e ciò lo rende più grottesco e ridicolo) Te lo faccio vedere io. Hhhhh! Hhhhhh! 'Aspita quant’è difficile fare un peto! Hhhhh! Oh, e non vuole uscire... E mia moglie è morta là dentro?! Quanto tempo ci vuole per trovare una pinza?       Hhhhh!

Carmela:         (In quel momento, dall'interno) Pasquale... L'ho trovata la pinza. (Si affaccia sull'uscio) Pasquale, la pinza... (Guarda il marito in quella posizione) Pasquale, ma che fai col di dietro all’insù?

Pasquale:        Sei resuscitata? La pinza dove stava in America?

Carmela:         Stava sotto la biancheria. Ho svuotato tutta la cassa per trovarla...

Pasquale:        Sono io che non riesco a svuotare un poco d’aria...

Carmela:         Un poco d’aria? Perché si è gonfiata la pancia?

Pasquale:        No, si è gonfiato qualche altra cosa...

Carmela:         Màh! Chi ti capisce! Ma perché stai col sedere all’insù?

Pasquale:        Per ammirare il panorama!... Hhhh! Ecco, sto vedendo le stelle... (Poi ironico e dolorante) Le stelle sto vedendo!...

Carmela:         Povero marito mio! Mo, vieni qua, ci mettiamo con la santa pazienza e ti tiro tutte le spine.

Pasquale:        Forse, con l’aiuto della Madonna, ce ne liberiamo.

Carmela:         E sempre la Madonna in bocca tieni tu. Mettiti così, ecco...

Pasquale:        Ma la Madonna perché sono diventato devoto... Come mi devo mettere?

Carmela:         Sì, devoto! Così ecco... (Lo fa sistemare col sedere all'insù coricato sul banchetto,            di profilo al pubblico e la testa prossima al quadro della Madonna. A soggetto aggiustano la posizione con frasi del tipo “più avanti”, “più a destra”, ecc...) Oh, bravo, così, sì. Ora stai fermo fermo e fammi lavorare, se no l’operazione non riesce...

Pasquale:        L’operazione? Ma sei impazzita? Per due spine che devi togliere. Madonna del    Carmine!...

Angela:           Comara Carmela, mandalo a fare i raggi...

Carmela:         Dici?

Angela:           Sì, non ti preoccupare, quello vede la penetrazione delle spine dove è arrivata e gli da una bella supposta...

Pasquale:        Non ascoltare quella civetta, Carmela... Ha detto che vuole gustarsi lo spettacolo... (Ad Angela) La supposta vagliela a mettere a tuo marito!

Carmela:         Pasquale, io le spine te le tiro lo stesso, ma è bene che ti fai anche i raggi... (Pausa) Stai fermo!...

Pasquale:        Non bastava la croce che porto, quest’altra diavoleria ci voleva adesso: cosa sono ora questi raggi?

Carmela:         Non aver paura: è solo una fotografia...

Pasquale:        E io devo fare una fotografia al mio culo da uno che non conosco, voi siete fuori di testa! Madonna, fa’ piano!

Stefanuccio:   (Entra correndo da destra) Papà, papà!

Carmela:         Sta’ fermo!

Angela:           Vai a fare i raggi! (E' la scena finale del 1° atto. A soggetto ripeteranno le loro      battute, dapprima normalmente, poi, progressivamente, come un incubo per   Pasquale, a dimostrazione del fatto che, secondo la sua personale interpretazione, la sua vita è un inferno. Il sipario, pietoso, avanzando, cancellerà ogni imbarazzo).

Atto secondo

Stefanuccio:   (E' la stessa scena del primo atto. Stefanuccio è seduto al suo banchetto da lavoro,           posizionato accanto a quello di suo padre, a sinistra dell'uscio di casa, pure sulla         parete di fondo. Vicino a lui, oltre agli attrezzi per lavorare e alcuni tronchetti di   legno, ci sono tre o quattro scatole buttate a terra ed in mano ha un cucchiaio di           legno che sta ammirando) Quant'è bello! Stavolta papà rimarrà proprio contento.        Quanto vorrei che papà restasse contento! Bèh, Quando arriva glielo do. (Lo posa     con molta cura sul bordo del suo banchetto) Ora passiamo a queste altre. (Prende una scatola, la gira e rigira, la osserva) Ha detto papà che devo rompere le scatole a comare Angela. (Guarda di nuovo la scatola) Ma chissà come vuole che gliele rompa?! Da sopra, da sotto, se vuole un buco grande o gliele devo proprio sfondare? (Con la mano destra           impugna il martello e, prima di dare il primo colpo, si ferma) Ma perché non vado a chiederglielo? Tanto abita qua. (Urla) Comare Angela! (Pausa) Comare Angela!...

Angela:           (Da fuori) Che c’è? (Entra) Che vuoi?

Stefanuccio:   Ha detto papà che ti devo rompere le scatole. Come te le devo rompere? Da sopra o da sotto?

Angela:           Hh! Così ha detto tuo padre? Di’ a tuo padre che le scatole già me le ha rotte lui, e da molto tempo! E quando lo incontri, tuo padre, diglielo che ha perso i sensi...

Stefanuccio:   Davvero? (Si mette a cercarli)

Angela:           Davvero davvero! (Pausa) Che stai facendo?

Stefanuccio:   Comara Angela, come sono i sensi?

Angela:           Come sono? Cicirini!...

Stefanuccio:   (D'istinto) Ah, cicirini? Grazie, comara Angela. (Pausa. Riprende a cercare, poi,   perplesso) Comara Angela, come sono i sensi cicirini?

Angela:           I sensi cicirini? No, quelli si vedono solo se chiudi gli occhi. Chiudi gli occhi un attimo. (Stefanuccio esegue) Cosa vedi?

Stefanuccio:   Comara Angela, io non vedo niente.

Angela:           E quello che vedi ha in testa tuo padre: niente. Quello, i sensi, non li ha mai avuti. E'       inutile che vai cercando: non trovi niente.

Stefanuccio:   Non li ha mai avuti? Povero papà! E come ha fatto fino ad ora?

Angela:           Tale e quale come hai fatto tu: siete padre e figlio! Quando lo vedi, dì a tuo padre che andasse a cacare, e già che ci sei, vai a cacare pure tu, se ti tiene. (Esce, entrando in casa)

Stefanuccio:   Ma a me non mi tiene... Ho già fatto stamattina atto grande... (Pasquale entra da            sinistra. Sembra un uomo diverso se si dovesse giudicare dagli abiti. Indossa un     vestito bianco, cappello e scarpe variopinti e un bastoncino. Reca in una mano un          mazzo di fiori, che non dimentica, ogni giorno, di porre a ornamento dell'altarino    della Madonna, che ora è abbondantemente addobbato e, nell'altra mano, alcune            fotografie, che poggia sul suo banchetto. Contento) Papà...

Pasquale:        Ssssssh!

Stefanuccio:   Papà...

Pasquale:        Sta’ zitto, aspetta! (Depone i fiori, si segna) Ave Maria, gràzia pléna... (Continua la         preghiera pronunciando parole incomprensibili) Ora possiamo parlare, che stavi dicendo?

Stefanuccio:   Papà...

Pasquale:        Ah, una cosa nuova.

Stefanuccio:   Papà, a me non mi tiene...

Pasquale:        (D'istinto) ...e mantieni! (Poi riflette) Che cosa non ti tiene?

Stefanuccio:   Atto grande...

Pasquale:        E chi te l’ha detto il medico che devi fare atto grande?

Stefanuccio:   No, non me l’ha detto il medico, me l'ha detto comara Angela. Ha detto: “Vai a cacare, se ti tiene!” Ma a me non mi tiene!

Pasquale:        Comara Angela te l’ha detto eh? Vorresti dire la cornacchia?

Stefanuccio:   Ah, poi ha anche detto che, quando incontri tuo padre, digli che andasse a cacare pure lui. (Pausa) A te ti tiene?

Pasquale:        (Sconsolato, quasi senza pensare a ciò che dice) Sì, figlio mio, si.

Stefanuccio:   (Convinto di fargli piacere) Ma allora... A me non mi tiene, ma almeno, vai a cacare tu, se ti tiene!

Pasquale:        (Trasognante, ripete meccanicamente) Sì, figlio mio, sì. (Guarda il figlio con pietà           e disperazione) Che gioia di figlio!...

Stefanuccio:   Và, papà, và, non ti preoccupare... (Lo spinge)

Pasquale:        (c.s.) Sì, figlio mio, sì. (Poi riflette) No, ma che caspita mi fai dire?! Dove devo andare?

Stefanuccio:   Vai a cacare, se ti tiene... (Continua a spingerlo)

Pasquale:        (Urla) Ooooh! (Lo blocca)? Ora lo sai che devi fare? Mi devi far dire brutte parole?

Stefanuccio:   (Triste) Papà, io ti voglio vedere solo contento...

Pasquale:        Dove? Sulla tazza del gabinetto? Aaaaah! Figlio mio!...

Stefanuccio:   Papà, io lo so cosa ci vuole per farti essere felice...

Pasquale:        Deve fare atto piccolo, questa volta?

Stefanuccio:   (Felice, lui si, sorridente, con il “cucchiaio” fra le mani, dietro la schiena) Tieni, questo l’ho fatta apposta per te, è tuo...

Pasquale:        Ah, e questo dove me lo metto?

Stefanuccio:   (Contento) Papà... (Ride)

Pasquale:        (Dopo una pausa, durante la quale intuisce l'involontaria allusione del figlio) No, lascia stare il mio di dietro, che già sta per i fatti suoi!...

Stefanuccio:   ...Volevo dire... Appendilo al camino...

Pasquale:        (Siede, butta il “cucchiaio” sul suo banchetto ritenendolo superficialmente un       oggetto inutile o, quanto meno, non adatto a renderlo felice) Te lo devo appendere al collo, il cucchiaio, non al camino... Lo so io che mi serve per essere più felice... Ora, finalmente, lo so...

Stefanuccio:   Papà, al mio collo non va bene, questo l’ho fatto per te... (Gli cadono gli occhi     sulle foto del padre. Le prende, le guarda) Iiiih! Quanto sono belle!...

Pasquale:        Cosa?

Stefanuccio:   Le frocrafie. Sono tue?

Pasquale:        E di chi devono essere? Tua madre e quella cornacchia che abita di fronte volevano che andassi dal medico... Ma chi lo conosce! E allora sono andato dal mio amico, Libborio… quello fa il fotografo...

Stefanuccio:   Quanto sono belle!... (Le gira e rigira per cercare la giusta inquadratura) Papà, ma...       Per assomigliare, assomigli... Sì, sì, ecco, tale e quale a te, ma... io non ti ho mai visto con la cravatta...

Pasquale:        (Visibilmente innervosito, gliele strappa di mano) Da’ qua... Vatti a fare qualche servizio tuo, vai...

Stefanuccio:   (Offeso, china il capo, prende il suo “cucchiaio” e va a sedere al banchetto, lo posa con cura e mette la testa fra le mani, indi poggia i gomiti) Che ho fatto io?        (Pausa) E' così bello... Ma perché non gli piace? L'ho fatto col cuore. (Riprende il “cucchiaio”, lo osserva attentamente: lo trova così perfetto che non si spiega il rifiuto di suo padre di accettarlo. Pensa di fare l'ennesimo       tentativo di convincerlo) Papà... (Pausa. Più forte) Papà! (Si alza, gli va vicino) Sta dormendo. E’ stanco, povero papà. Allora, per farlo contento, faccio come ha detto lui: vado a fare qualche servizio mio... (Pausa, riflette) Ma no atto grande, l'ho già fatto stamattina. Vado a fare atto piccolo. (Esce. Pasquale dorme, stanco, non tanto nel fisico, evidentemente deluso dalla mancata realizzazione delle sue aspettative ed anche, forse, per il trascinarsi di una infinita, eterna monotonia. Sogna, ma non è un sogno tranquillo, anzi...)

Diavolo:          (Esordisce con ghigni sinistri, che ripeterà ogni tanto durante il suo monologo. Le            luci si abbassano creando un ambiente misterioso, che incute timore. Cerca con lo sguardo il quadro della Madonna al quale, tuttavia, sta ben attento a non avvicinarsi) E’ meglio non avvicinarsi: questa è pericolosa. (Si riferisce alla Madonna, poi Le si rivolge)      Eh, ma l’ora si avvicina: l’ora in cui la mia potenza sarà più forte della Tua... (Esagitandosi) Sarò io a comandare il mondo, mari e montagne, il cielo e le stelle... Che ci vuole? Niente ci vuole... Basta convincere quel povero diavolo... (Esplode in un ghigno-risata burlesco) Povero diavolo!... A vendermi l’anima, tanti l’hanno già fatto... Uuuuh quanti ne ho convinti già, a vendersi l’anima al diavolo! Ma questo è duro, immacolato, questo non ha mai fatto un peccato, pulito, questo è onesto, di quella razza che non esistono più, o se esistono si vergognano di esserlo, rispettoso, garbato... Hh! Hh! Hh! Hh! Garbato lo stupido! Dove sta più ora la gente garbata: dovevo incontrarlo proprio io. Questo è uno di quelli... (Arrabbiato)          Che mi fa venire un diavolo per capello!... Meno male che non ne ho di capelli!...      (Pausa) Lo so io cosa gli ci vuole. (Alla Madonna, con aria di sfida) Siii! Lo so io... E Tu non potrai fare niente, perché il fessacchiotto si cuocerà nella sua stessa acqua, verrà da solo, libero, a trovarmi. (A Pasquale) Pasquale, Pasqualo, non essere così tristo, adesso ti aiuto io ad essere più felicio. Pasquale, Pasquale sono io, non mi conosci? Sono la Madonna: le parole che ti ho detto con la bocca di Don Michele sono vere... Mettiti subito alla ricerca di quella camicia e l’inferno diventerà paradiso... (Urla) Paradiso!... Tre sono le cose che ti servono peressere felice. Primo, i soldi! Puoi comprare tutto quello che vuoi: un viaggio, un pranzo da re... Facendo il calzolaio, li puoi soddisfare questi desideri? Nò...    Allora lascia quel banchetto e trova la camicia, e poi vedrai che i soldi verranno a trovarti da soli. Butta il banchetto, lascia moglie e figlio e trova la camicia, Pasquale!... Secondo: le donne! Pasquale, tu sei sprecato con una che dice solo preghiere: sei giovane ancora Pasquale, sei energico e te ne puoi scegliere quante ne vuoi, bionde, brune, rosse... Pasquale, lo sai che significa una bella ragazza, e poi un’altra, e un’altra ancora!... (Progressivamente aumenta) Tutto quello che vuoi, tutte le donne del mondo, tutte per te! (Cala) Le donne, Pasquale, un mondo nuovo di desideri, passioni, brividi... Terzo, il potere! Conosci questa parola, Pasquale? La gente ai tuoi piedi, i paesani che ti salutano rispettosi: -Buongiorno, don             Pasquale... Don Pasquale! Buongiorno a vossia!- Rispettosi e timorosi! Puoi dominare tutti: -Tu, pulizzami le scarpe! Tu, allìsciami i capelli!- Puoi dominare le cose grandi e le piccole: su tutto quello che vuoi! (Pausa) Trova la camicia, Pasquale! (Il sogno, fra incubi e piaceri morbosi e poi terrore e richiami fatali e rimorsi e tenaglie che stringono l'anima ed ansie che opprimono, provocano nel povero Pasquale urla di paura e gesti che tendono a scacciare qualcuno, verosimilmente il Diavolo, e indicano con chiarezza il suo imminente risveglio) Si sta svegliando l’ingenuo. (Gli si rivolge) Pasquale, ti ho parlato col cuore in mano, perché io ti voglio bene. (Al pubblico)   Hh! Hh! Hh! Hh! Gli voglio bene! (A lui) Non voglio niente da te. Solo una cosa, una sciocchezza, una cosa da niente: l'anima! L'anima pura che hai. Pasquale, tu mi devi vendere l’anima. (A proscenio, con crescendo             fervore) L'anima immacolata, l'anima tua, l'anima di chi ti ha creato! (Abbassa) L'anima! Hai visto quante cose ti ho dato per cambiare la tua vita ed essere, per sempre, finalmente, felice?. Tu mi devi una cosa sola, piccola: (minimizzando) l'anima! Pasquale, solo l’anima! (Cambia tono, diventa avido, infoiato, muoverà le sue invettive ormai senza controllo verso la Madonna, in       atteggiamento di sfida aperta, sicuro che quel balordo di Pasquale gli cederà ormai         quello che gli serve per sconfiggere, definitivamente, il Bene e consacrare    l'affermazione del Male sull'umanità per l'eternità) Mi serve, Pasquale... (Al quadro)       Hai capito Tu? Hai i minuti contati, non passerà molto che il mondo sarà un giocattolo nelle mie mani, un pupazzo che farà quello che dico io, e Tu, Tu, Ti metterai in un angolo e starai zitta, zitta!!! (Pasquale si dimena ormai in un incubo spaventoso,     muove le braccia, urla, mentre il diavolo, compiuta la sua missione, si allontana...) La camicia, Pasquale, hh, hh, hh, hh, la camicia! (Esce e il suo grido di vittoria si ode       anche dalle quinte accompagnato dal suo malefico, sinistro, ghigno beffardo) La camicia, Pasquale! Hh! Hh! Hh! Hh!

Pasquale:        Vattene, spirito maligno, vattene! (Prossimo al risveglio, ora si alza e continua a dimenarsi speranzoso di scacciare quelle ombre minacciose che lo costringono ad     una sofferenza inumana) Vattene, dannato!...

Stefanuccio:   (Entra in scena richiamato dalle urla del padre e, spaventato, gli si avvicina per               calmarlo) Papà... (Evidentemente ancora in sogno, il padre, che prima fendeva          l'aria, ora abbranca il figlio, sul quale sfoga le sue paure) Papà... (Piange            ritenendosi la causa del comportamento di Pasquale) Papà, io non ho fatto niente! Ho fatto solo quello che hai detto tu...

Pasquale:        (Continuando i suoi movimenti incontrollati, lo spinge) Vattene, Lucifero maligno!...

Stefanuccio:   Papà, non dovevo fare atto grande... Allora ho fatto atto piccolo... Non ti arrabbiare! (Piange)

Pasquale:        (Finalmente il primo barlume di coscienza) Oh, e tu chi sei?

Stefanuccio:   Papà, ha detto mamma... che sono io...

Pasquale:        Stefanuccio!... E che fai qua?

Stefanuccio:   Te l’ho detto. Ho fatto come hai detto tu. Solo che non mi veniva atto grande, e allora ho fatto atto piccolo...

Pasquale:        E io cosa ci faccio qui?

Stefanuccio:   Papà, tu stavi dormendo...

Pasquale:        Stavo dormendo... (Pausa) Sì. E poi è venuto uno a svegliarmi. Dove sta? (Urla) Dove sta? (Intanto anche Carmela, da casa sua, e Angela, dalla sua, entrano e assistono agli sproloqui, incomprensibili, di Pasquale) Dove sta quel dannato Lucifero maligno?... (Scruta tutti gli angoli del palcoscenico)

Stefanuccio:   Papà, cosa cerchi?

Pasquale:        Dove sta? (Pausa) Cosa cerco?! (Pausa) Non lo so nemmeno io... Ho una confusione...

Stefanuccio:   (Rinfrancato, convinto di aver capito cosa cerca il padre) Papà, io lo so quello che cerchi, ma non li troverai mai...

Pasquale:        Ah, io non lo so e tu lo sai? E cosa cerco?!

Stefanuccio:   Io lo so. (Ride) Prima li ho cercati anch’io e non li ho trovati, perché tu li hai persi... i sensi... E ora i sensi... non li hai... (Ride. Ride anche Angela, divertita dall'involontaria, ingenua crudezza di Stefanuccio)

Pasquale:        Ho perso i sensi? Così dici tu? E forse hai ragione. Ho una confusione... Che hai detto prima? Che dormivo? (Pausa) Un sogno! Ma si, è stato un sogno. Ma che brutto sogno! Una paura... Ma poi era pure bello... Era bello e brutto insieme... E quello che parlava, com’era? Chi era? Madonna mia, somigliava... (Pausa) Som... il Diavolo! Poi la Madonna. Ma poi il Diavolo, e poi la Madonna... (Fra se) Madonna mia! (Alla Madonna) Madonna mia, perché non mi dici niente, perché non mi dici se eri Tu, perché non mi parli, non mi fai capire?... Io voglio capire, fammi capire... (La sua sincera disperazione lo spinge ad un pianto senza lacrime. Così, con quel groppo strano alla gola e inginocchiato, lo trova  Don Michele entrando da destra per l'ennesimo tentativo di benedire la casa)

Don Michele:  Pasquale, è strano il tuo comportamento. Da una parte vedo con piacere che sei    diventato un fervente devoto della Madonna, dall'altra ti ostini a non venire in chiesa.

Pasquale:        (Alla Madonna) Di nuovo questo mi hai mandato? Madonna mia, non ho niente contro di lui, ma la prossima volta potresti mandarmi uno non così brutto? (Pausa) Però… almeno so che eri Tu che mi sei venuta in sogno. (Al prete) Don Michele, non hai mai pensato di fare un taglio diverso a quei capelli?

Don Michele:  Perché, non ti piacciono i miei capelli? Pasquale, tu hai sempre voglia di scherzare... A proposito di scherzare, hai trovato poi la camicia della felicità?

Pasquale:        E' vero, la camicia! (A Don Michele) Grazie, Madonna mia, per avermi ricordato... (Pausa) E cosa hai detto ancora? (Pausa) Ah, i soldi, le donne e...

Don Michele:  ...e il potere! (Ironico) Bravo, Pasquale, è proprio questa la strada giusta: i soldi, le           donne, il potere! Tu fai tutto quello che non dovresti fare...

Pasquale:        Sì, sì, ho capito, già me l’hai detto in sogno! Ora vorrei sapere dove la devo trovare questa camicia?

Ciccillo:          (E' un venditore ambulante che, dall'esterno, reclamizza la sua merce: gli occhiali) Occhiali da sole, occhiali da vista, lente!

Don Michele:  Ah, Pasquale, Pasquale! Visto che hai la testa più dura di un mulo, vai appresso al tuo     sogno terreno, vai. Ecco, comincia da Ciccillo, quello ha più soldi lui che ciottoli la        spiaggia di Mattinata...

Pasquale:        Davvero? Grazie, grazie, Madonna mia, finalmente un segnale chiaro!

Ciccillo:          (Di nuovo fa eco, ora molto più vicino, il suo grido) Lente! Occhiali da sole, occhiali da vista, lente! Un gruppetto si forma attorno a Carmela, che commenta sottovoce con Angela e Stefanuccio)

Don Michele:  Vai. Quello possiede quattro cinque uliveti, sette otto case, chissà quanti milioni conservati chissà dove… Vai a prendere la camicia, vai. (Sorride ironicamente)

Pasquale:        (Si avvicina al venditore) Mastro Ciccillo, gli affari come vanno?... (Don Michele ride bonario e si avvicina alle donne)

Ciccillo:          Compar Pasquale, io ti avviso, non ho tempo da perdere…

Pasquale:        Ciccillo, ma tu mica vendi solo le lenti?

Ciccillo:          Solo le lenti? E con le lenti potevo metter da parte la fortuna che ho? Eh, compar Pasquale! Se avessi trovato il compratore, avrei venduto anche mia moglie! Tu cosa cerchi?

Pasquale:        Cosa cerco? Ora lo so cosa cerco. Mi devi dire la verità… La giacca l’hai abbottonata fino al collo per nascondere la camicia che hai sotto… la verità eh? (Ciccillo sta per rispondere, ma Pasquale lo anticipa) Ecco, io voglio quella camicia... (c.s.) Il prezzo non lo devi dire nemmeno... La pago quanto dici tu... (c.s.) Non devi nemmeno parlare... (c.s.) Ma non lo devi dire nemmeno, io ti riempio di soldi... (Rimane in silenzio) Mastro Ciccillo, e non mi dici niente?

Ciccillo:          (Alza un paio di volte la mano per sincerarsi che Pasquale non lo blocchi più) Posso parlare?

Pasquale:        E quando? E' mezz’ora che sto aspettando.

Ciccillo:          Tu! Io è un’ora che vorrei rispondere... (Preso dalla voglia di arrivare finalmente alla camicia, istintivamente comincia a sbottonare la giacca di Ciccillo) Piano piano, fermo, cosa vuoi vedere, la camicia? Tèh, mo te la faccio vedere... (Posa la cassetta e si appresta a sbottonare la giacca)

Angela:           Dai, avviciniamoci, comara Carmela...

Carmela:         Può darsi che comprando la camicia...

Don Michele:  (A Carmela) Carmela, io adesso devo andare... Nemmeno oggi è stato possibile   benedire la casa. Facciamo così: quando sei disponibile, mi mandi Stefanuccio... (A             tutti) Pace e bene...

Pasquale:        Ma come Don Michele, te ne vai proprio nel momento che aspettavo da una vita?

Don Michele:  Pasquale, io ho cose più serie a cui pensare... Pace e bene... (Esce)

Ciccillo:          (Ha finito di sbottonare la giacca) Sei pronto, compar Pasquale?

Pasquale:        (Eccitato) Prontissimo! (Ciccillo apre la giacca e mostra il petto nudo) E   la camicia?

Ciccillo:          La camicia! Ho soldi da buttare per comprare camicie io!... Spostati che ho già perso troppo tempo appresso a te... (Si avvia) Lente! (Esce)

Pasquale:        (Angela ride, Carmela è preoccupata) Pidocchioso!... Senza camicia sto pidocchioso miserabile!... E che ne deve fare di tutti quei soldi: li porterà al cimitero?! Allora... Allora non sono i soldi che ti rendono felici: quello è sommerso di soldi e campa come un pezzente. Nemmeno la camicia porta addosso... Ma allora... Il sogno, Don Michele... Quel sogno così... La Madonna... Me l’ha detto così chiaro: i soldi!... E i soldi togliamoli... le donne e il potere... La Madonna me l’ha detto... (Va verso il quadro) Madonna mia, mi hai mandato il segnale, mi sei venuta in sogno...

Angela:           Non dar retta a sogni, compar Pasquale...

Pasquale:        ...Zitta tu, sta cornacchia!...

Angela:           Quanto sei brutto!

Pasquale:        Dunque, che dicevo?! (Ricorda) Ah, i soldi… e togliamo i soldi. Restano le donne e il potere… Allora mi devo buttare sulle donne...

Carmela:         Hh?

Angela:           Iiiiih!

Pasquale:        E si, è proprio così. Io poi… Dimostro almeno dieci anni in meno. 50 anni ho, ne dimostro 40: sono  giovane ancora... Adesso mi scelgo una pollastra, bella giovane...

Carmela:         Hh?

Angela:           Iiiiiih!

Pasquale:        Senza disprezzare nessuno, il fisico ce l’ho, ci schiaffo una parlatura francese...

Carmela:         Hh?

Angela:           Iiiiiih!

Pasquale:        ...l'unica cosa che mi manca, è un po’ di sesappì... seseppì... seppì... come caspita dicono i francesi: mi pare sesappì: insomma, che a me le donne, si devono buttare addosso... (Esegue con mimica facciale l'espressione che secondo lui esprime sex appeal)

Carmela:         Cos’ha detto?

Angela:           E chi lo capisce a quello... Se lù pìje... se 'ne lù pìje... seppì... (Come fulminata dalla             comprensione) Seppina!... Iiiiih! Seppina la manfredoniana! Ha preso una cotta per Seppina la manfredoniana...

Carmela:         (Morde le mani e impreca) Nemmeno se lo diceva una zingara!... Che disonore! Che        disonore dentro casa mia!...

Angela:           Ma certo che tuo marito è irrecuperabile... Quella è più maschio che femmina!...

Pasquale:        (Mentre prova il sex appeal) Si, credo che così possa andare... Tèh tèh, e chi sono io!       (Si avvia verso l'uscita con la sua camminata americana e la faccia da pesce lesso ripetendo in un francese maccheronico) Sesappì... Sesappì... (Esce)

Angela:           (Guarda Carmela compassionevole) Comara, fallo visitare: tuo marito non sta bene...

Carmela:         (Piangendo) Scemmescìnne, Stefanù, scemmescìnne. (Si avviano. Piange anche   Stefanuccio) Che disonore! Che disonore! (Escono)

Angela:           Non sta bene! (Progressivamente più spietata) E’ malato: al manicomio deve andare!

Marietta:         (Entra con un’amica. E’ una ragazza di buona famiglia, abituate ad occupare il tempo non a lavorare, come la stragrande maggioranza dei coetanei figli di contadini, ma a burlare la gente e divertirsi alle sue spalle)  Bussiamo, e ce ne scappiamo?

Rusinella:        (Trionfante) Siiii! Dai dai...

Marietta:         Aspetta! Ho pensato un’altra cosa: questi sono i banchetti di Pasquale il calzolaio e del figlio: invertiamo gli strumenti... (Eseguono con commenti di circostanza e risolini beffardi sotto gli occhi interessati di Angela, la quale vede in quei giovani lo           strumento per consumare la vendetta contro Pasquale e, spietatamente e   definitivamente, ridicolizzarlo)

Angela:           (Chiama) Giovinette, giovinette...

Marietta:         (All’amica) Ci ha acchiappate!...

Rusinella:        Non abbiamo fatto niente! Abbiamo solo messo a posto...

Angela:           Per conto mio potete anche bruciarle quelle quattro cianfrusaglie...

Marietta:         Ma allora non è...

Angela:           Nooooo! Che me ne importa! (Pausa) Ho visto che a voi piace scherzare...

Rusinella:        Siamo giovani... ci facciamo una risata...

Angela:           Siiii, come no. Venite qua, che ora vi faccio fare tante di quelle risate, che ve lo ricorderete per tutta la vita... (Le ragazze si avvicinano) Entrate, entrate che qua anche i muri hanno le orecchie... (Entrano seguiti da Angela)

Pasquale:        (Rientra avvilito) Non ce la faccio più. Madonna mia, qua non si vede una donna nemmeno a cercarla col cannocchiale, e con tutto che ci ho la camminatura, il sesappì... Ah       Madonna, Madonna!... (Guarda la Madonna. Le si rivolge) Madonna mia... è inutile che guardi... I segnali che mi mandi sono tutti falsi... poi... éh... poi Ti sei scelto quel bruttone di Don Michele per mandarmeli...

Angela:           (Spia) Ecco, questo è il momento, fuori!... (Rimane nascosta a godersi lo spettacolo)

Marietta:         (Ad arte) Ma tu hai visto quel Giggino? Con tutti quei capelli ribellati, vuole avere il dissonore di venire appresso a me, 'mbàh!

Rusenèdde:    Ma quello ti fa raccapricciare...

Marietta:         Cacome che nò! Io non so che me ne faccio degli scaldatelli come a lui...

Rusenèdde:    Si, pure io. Lo sai che ci vularria per me? Una persona più   ammatura, propito...

Marietta:         Sì, anche a me ci ularria un uomo ammaturo, uno di una cinquantina di anni...

Rusinella:        Uno col fascino...

Marietta:         Uno col sciàrme...

Pasquale:        (Finora era rimasto intento a dialogare con la Madonna, alla quale stava presentando le sue rimostranze. Ogni tanto, quando ascoltava riferimenti accostabili   alle sue convinzioni, girava la testa o eseguiva gesti di attenzione, man mano sempre     più certificanti le sue qualità. Ora, coi riferimenti sempre più chiari alle sue doti di        “dongiovanni”, non ha più dubbi: ha fatto colpo) Oh, ma queste ce l’hanno con me.      Quelle cercano me, perché fino a quando parlano di 50 anni, ce ne stiamo molti, ma quando cominciano a parlare di uomo, e che uomo! di fascino, di sciàrme, e… e qua il cerchio si stringe… e… rimango solo io...

Marietta:         (Continuando la burla) ...a noi...

Rusinella:        ...ci piaciarrìa...

Insieme:          ...uno come Pasquale!

Pasquale:        Siiii! Madonna mia, e chi sono io, che uomo! (Alla Madonna) Madonna mia, io mi devo scusare per le parole che ho detto prima. Lo vedi, che quando me lo mandi Tu direttamente il segnale, senza il tramite di quel bruttone di Don Michele, le cose vanno meglio? Oggi Ti sei guadagnato quattro Ave Maria... (Ci ripensa) cinque... (c.s.) Ma si, facciamo dieci. Adesso mi preparo... Queste, già così, sono cotte come le pere mature, figuriamoci quando presenterò loro il colpo di grazia, il sesappì... Allora, la camminatura americana (esegue),  il sesappì (esegue) e la parlatura francese... Marmuasìl, eschiùse muà, vù sce l'avéte cò muà?

Marietta:         Pasquale, ma signuria sai parlare puro francese?

Pasquale:        Cùme se nìnte fòsse! Je camìne americà, é je fàzze 'ù sesappì...

Marietta:         (A Rusinella) Che fa?

Rusinella:        (A Marietta) Gli scappa la pipì, mi pare. (Ridono)

Angela:           (Fra se) Aspetta che adesso te la faccio fare io a Seppina... Ma a Seppina la manfredoniana ti faccio fare... fa fa, che poi faccio io...

Rusinella:        Pasquale, quello smirfidiuso del mio fidanzato mi ha lasciata da sola, mi ularrìssi faro      un poco di compagnia?

Pasquale:        Mé je l'aspètte dà tùtte là vì. Marmuasì, vìne à chì... (Le ragazze, a braccetto,       passeggiano con Pasquale; Angela ride)

Marietta:         Pasquale, senti, ma che cosa ti piace di più di noi?

Pasquale:        Chèlche sciose? Je me plàsce de pliù... la camicètte!...

Insieme:          (Serie) Là camicètte?

Pasquale:        La camicètte!

Insieme:          (Arrabbiate) Là camicètte?

Pasquale:        Il né pà nà parolàcce... E' una camì, cammìse... Sètte qua...

Insieme:          (Deluse) Solo la camicètte?

Pasquale:        Mé con tùtte quèl ché scè déntre!...

Insieme:          Aaaaah! Mo sì!

Rusinella:        Pasquale, senti, perché tu non ridi mai?

Pasquale:        Eh purquà purquà, vùs'avé ragiòn, je duvuà imparèr, mé mo je suì siùr là bona stré,           ècche porquà...

Marietta:         (A Rusinella) Che ha detto?

Rusinella:        (A Marietta) Vuole portare un porco qua, mi pare. (Ridono)

Angela:           (A Seppina) Vai, questo è il momento giusto, vai su...

Seppina:          (E’ un attore. Entra in scena uscendo dalla casa di Angela) Pasceché, Pasceché...

Pasquale:        Chì m'appèlle an fransé?

Seppina:          No, Pasceché, non è franc.se, è manfrudiéne, sono Seppin’a manfrudiéne: tutta per te.

Pasquale:        Seppina a manfrudiéne... Seppina a manfrudiéne... Mé je ne canòsce pà 'su pìzze d'animà!...

Seppina:          E com’è, Pasceché, mò fai vedere che non mi conosci... Dai, non essere timido... Ho saputo che tenevi una sorta di desiderio per me...

Pasquale:        Je l'ùneca sciose che j'avé, è na sorta di baston se non te ne vé...

Seppina:          E dai, Pasceché, lascia quelle due scaldatelle...

Marietta:         Ma tu vedi sta sempliciotta!

Rusinella:        Vedi chi parla, sta cavallona!

Pasquale:        Mà chì l'è 'su masculòn?!

Seppina:          E dai, Pasceché, non far vedere che non mi conosci. Vedi, mi sono apparecchiata tutta    piena di pizzi, di merletti, e qua sto tutta piena di orgasmo... questa stoffa è venuta da Parigi. (Entra in scena Carmela e, scorgendo quanto sta avvenendo, mette le mani            nei capelli) Pasceché, e cacciale quelle due galline... Chìre chìre... Cherì cherì...         Chìre chìre... Cherì cherì... Sciò, sciò!...

Marietta:         Rusinella, qua i fatti si mettono male...

Rusinella:        Stavo pensando la stessa cosa, è meglio scappare... (Eseguono)

Pasquale:        Nò, ne 've ne scappé pà, rimanete qua. Mé purquà vù fé comsì comsà?...

Marietta:         Rusinella, noi l’abbiamo preso in giro, ma Seppina davvero ci ha messo il pensiero...

Seppina:          Cherì cherì... Chìre chìre... (Insegue le due ragazze come parasse galline)

Rusinella:        Qua stiamo rischiando un pagliatone… scappiamo!...

Pasquale:        Come?... L'abbiamo preso in giro?... che significa?

Marietta:         Davvero te lo sei creduto?

Rusinella:        Ma secondo te, noi ci possiamo compromettere con un brutto vecchio come te?

Seppina:          (Correndo appresso alle due ragazze) Chìre chìre... Cherì cherì... Sciò, sciò! (Le   ragazze escono)

Pasquale:        Aspettate, io davvero mi ero innamorato, mi ero innamora... (Nel girarsi vede la moglie, rinsavisce) ...na mora... na mora... una ciliegia, sì, la ciliegia, non la voglio, capito? Non la voglio… Andatevene... (Pausa. Guarda la moglie, poi alle ragazze già uscite) E non mi scocciate più... Oh, ma quanto sono fastidiose!

Carmela:         (Al marito) Sono fastidiose, ah?

Seppina:          Chìre chìre... (Tornando verso Pasquale, scorge anche Carmela. Imbarazzo) Chìre          chìre...

Carmela:         (Al marito) Dentro! (A Seppina) Comara Seppina, vai a fare qualche servizio a casa tua, lascia stare mio marito...

Seppina:          Aaah, aaaaaaah, perché questo è tuo marito? E tèh, prenditelo tèh! E' pure secco secco come uno stecchino... Chìre chìre... (Esce. Angela, trattenendo una risata, esce entrando in casa sua)

Carmela:         Vergognati! Sei buono solo a far ridere la gente. Ma che ti sei messo in testa, non ti accorgi che sei ridicolo? Se vuoi sapere la verità, non sei stato buono nemmeno quando era il momento... Alla vecchiaia vuoi fare il galletto... La gente ride, lo capisci o no che la gente ride dei guai tuoi, e tu sei un guaio vivente... Ridi pure tu, impara a ridere, perché io mi sono scocciata di tenere un cadavere davanti agli occhi. Ora, se mi gira, mi faccio nominare, ti lascio io a te, e ti arrangi! (Fa il segno di croce verso il quadro della Madonna) Madonna mia, quando ci vuole, ci vuole!    (Esce entrando in casa)

Pasquale:        (Scena mimica durante la quale cercherà uno specchio, vi si guarderà schifato,     chiuderà un occhio, spalancherà l'altro e vi sputerà dentro) Pùh! Schifo di uomo! Non posso nemmeno dire che hai toccato il fondo, perché tu al fondo ci sei sempre stato, e da quel fondo non riesci a vedere nemmeno una piccola luce... Né che hai perso la strada, perché tu, da quando sei nato, non hai mai percorso nessuna strada, non sei mai partito, ed ora, davanti a te, non c’è niente, il vuoto, nemmeno una speranzella, sei solo capace di bruciarti al raggio di sole che il giorno porta, e il giorno nuovo, per te, è solo pianto e dolore... Pùh! (Pausa) No, quella non è una lacrima che porta carezze: è una sputacchiata! Cinquant’anni buttati! Nemmeno a ridere hai imparato. E se non sai ridere, non sai nemmeno piangere! No! Quella non è una lacrima… e non ti aspettare carezze: è una sputacchiata secca!

Stefanuccio:   (Entra. Porta fra le mani, dietro la schiena, un fiore di legno, lavorato con maestria         per il padre) Papà!... Papà, perché parli da solo?...

Pasquale:        Ué, Stefanù... No, non parlo solo, parlo con lo specchio...

Stefanuccio:   Iiiiih, quello specchio parla? Allora è uno specchio magico. Fammi vedere... (Lo   prende con una mano, lo gira e lo rigira) Ma non c’è la bocca...

Pasquale:        ...non parla...

Stefanuccio:   ...come fa a parlare se non ha la bocca...

Pasquale:        ...non parla...

Stefanuccio:   ...ma è un mistero: uno specchio che parla senza bocca...

Pasquale:        (Ad alta voce) Non parla, Stefanù, lo specchio non parla! (Fra se) Io sarò anche uno sputo, ma questo non è figlio a me!

Stefanuccio:   Papà...

Pasquale:        Oine!...

Stefanuccio:   Papà, questo l’ho fatto per te. (Gli consegna il fiore) E' un fiore. (Pausa) Ti piace?

Pasquale:        E' un fiore? Assomiglia un... come si chiama...

Stefanuccio:   Cosa, papà?

Pasquale:        Un... ce l’ho sulla punta della lingua... aiutami...

Stefanuccio:   Sulla punta della lingua... Vediamo... caccia la lingua fuori... (Meccanicamente     Pasquale tira fuori la lingua) Non c’è niente, papà...

Pasquale:        Che ci dev’essere? (Pausa) Sulla punta della lingua. E io me ne vado pure appresso...

Stefanuccio:   Mo viene la sera, papà... Senti, senti la carezza della sera?

Pasquale:        (Lo guarda. Gli mette una mano intorno al collo e si avviano verso l'uscio di casa:           Pasquale smarrito fra le incombenti ombre della notte e Stefanuccio felice per aver   intravisto nell'abbraccio del padre il calore e l'umanità destarsi da un lungo letargo)       Entra, Stefanù, entra. E’ meglio che io dorma qua stanotte.

Stefanuccio:   Ma perché, papà?

Pasquale:        Perché? (Pausa) Ho bisogno di una carezza, e l’arietta di stasera è come una carezza,      come...

Stefanuccio:   (Felice) ...come ho detto io!...

Pasquale:        ...come hai detto tu! Va', Stefanù, va'... (Stefanuccio entra in casa. Pasquale chiude la     porta per custodire, forse, i segreti di suo figlio lontano dagli occhi indiscreti e dal    giudizio impietoso del pubblico e va a sedersi al suo banchetto, stanco, ne allontana          alcuni strumenti, incrocia le braccia e vi posa la testa. Chiude gli occhi ed          implora il sipario di calare, sì che lui non veda e nessuno possa vederne i suoi      patimenti, sì che avvolga, riscaldi e protegga, pietosamente, la sua miseria).

Fine atto secondo

Atto terzo

Diavolo:          (Pasquale dorme nella posizione in cui l'avevamo lasciato, ma il sonno è agitato a           causa delle ultime vicende accadutegli. Sogna, ma il profondo turbamento, vinto solo dalla stanchezza e dalla consapevolezza dell'inutilità della sua vita, trasforma il        sogno in un incubo. Di nuovo ghigni sinistri accompagnano il suo ingresso) Hi hi hi         hi … Pasqué, non stare avvilito... (Di tanto in tanto intercala una   lugubre eco) Tu sei più forte della cattiveria della gente, Pasqué... Ti hanno preso in giro, ma sto io che ti difendo... (Al pubblico) Hi hi hi hi... (A Pasquale) E fino a quando sto io, non aver paura. C’è una parola magica... (Eco) Che ti farà guadagnare tutto quello che ti hanno tolto: i soldi... (Eco) le donne... (Eco) C’è una parola magica, Pasqué, vuoi sapere qual’è? E io te la dico, perché io sono bravo, Pasqué: po-li-ti-ca. Hai capito, Pasqué, la parola è politica. Con la politica compri i soldi, le donne, la camicia... e puoi comandare... Senza rubare! Un lavoro pulito... Ti candidi, fai il sindaco, un piccolo intrallazzo, quattro chiacchiere morte per imbrogliare i cafoni e le giù son fé... Tu sai pure il francese... (Pausa) L'unica cosa... (Guarda con circospezione e timore la Madonna) ...a quella... non la devi più sentire... Tutto quello che ti serve, te lo do io... Pure la camicia... (Eco) Pasqué, non farti pregare, questa è l’ultima occasione che hai... Hi hi hi hi … (Un tuono forte, improvviso squarcia l'aria, seguito da un lampo accecante. Impaurito) No! Lo conosco questo rumore... (Fra una batteria di lampi e tuoni ed un gioco di luci appropriato, il quadro della Madonna prende vita e, spostandosi fra luci e buio, si avvia lentamente al centro della scena sulle note e su un canto ed una musica di circostanza)

Madonna:       (Con effetti metallici) Ah, lo conosci questo rumore?

Diavolo:          (Supplicante) Pasquale, solo tu mi puoi aiutare. Mi devi vendere l’anima... Hai visto quante volte ti ho aiutato io? Pasquale...

Madonna:       Sei proprio un povero diavolo! Proprio calato dentro la miseria, ma ora stai esagerando... Adesso, basta! (Tuono e lampo)

Diavolo:          (Quasi piangendo) Pasquale, aiutami, Pasquale... Tu sei l’ultimo fesso con l’anima immacolata, tu sei un povero Cristo... (Al pubblico, ghignando) Hi hi hi hi povero Cristo!      (A Pasquale) Rispondi: cosa vuoi fare della tua vita? Vuoi andartene appresso a quella? Trascinarti a pane e cipolla? O vuoi essere rispettato e riverito fino a che... (Urla) Io, non Gesù Cristo io, ti faccio campare? E con la miglior camicia...         (Eco)

Pasquale:        (Indeciso, esprimerà mimicamente la sua voglia di godersi la vita) Certo, detto così... (Si avvia verso il diavolo. Tuono e lampo) No, no, ho scherzato... (Pausa) Ma tu mò vedi il diavolo, vedi! (Si accorge della gaffe) Ih, scusa dià... (In completa        confusione) Ma tu mò vedi alla Madonna, vedi! Hì! (Pausa) Ma tu mò vedi come siamo messi, vedi! Vedi quanto sono ridicolo, vedi, vedi! (Piangendo) Che devo fare?

Madonna:       (Ironica) E tu non sai che le donne ne sanno una più del diavolo? Mèh, facciamola finita... (Segue una batteria di lampi e tuoni         durante i quali il diavolo, col tridente, cercherà una strenua difesa spingendo prima belle ragazze verso Pasquale, poi denaro in gran quantità, poi un bastoncino rappresentante lo scettro del potere. Pasquale sarà tentato, ma constaterà ogni volta l'evanescenza e l'inconsistenza delle offerte. Di fronte alla risolutezza ed al rigore dell'atteggiamento della Madonna, il diavolo sarà costretto ad una fuga precipitosa, definitivamente sconfitto. Pasquale si prostra al cospetto della Madonna che, d'ora in poi, sarà vista ed udita solo da lui) Alzati, sciocco...

Pasquale:        Madonna mia, io...

Madonna:       Tu, tu, tu, sempre tu! Agli altri non pensi mai?!

Pasquale:        Quello mi ha imbrogliato...

Madonna:       Solo chi vuole, si fa imbrogliare! (Pausa) Quanti figli hai?

Pasquale:        Madonna mia, Tu dovresti saperlo. Tuo figlio non ha voluto che avessimo figli... (Tuono e lampo. Al pubblico) A questa non sfugge niente! (Alla Madonna) Si, si, si, ho un figlio! (Minimizzando) Ho un figlio, ma...

Madonna:       (Minacciosa) ...ma?

Don Michele:  (Entra ansimando e felice. Urla sventolando una lettera) Carmé... Carmé, buttati fuori!... (Vede Pasquale) Pasquale, chiama tua moglie, sbrigati! Carmé, Carmela!

Carmela:         (Entra seguita da Stefanuccio. Anche Angela si affaccia sull'uscio) Che c’è, don Michele? Madonna mia, io ho già la croce di mio marito, non mi far spaventare!...

Don Michele:  No, no, no, Carmé... Madonna mia, il cuore mi batte a cento all’ora... (Sbandiera la sua lettera, ansimando) Stefanuccio... Il papa...

Carmela:         Calmati, don Michele, che cosa Stefanuccio, il papa?...

Don Michele:  Questa lettera che ci ho in mano, lo sai chi l'ha scritta? Il papa!... Il papa in persona ha scritto a Stefanuccio...

Stefanuccio:   A me, a me!

Carmela:         Il papa?

Don Michele:  Sì, il papa, personalmente...

Angela:           Il papa? Chi, quello che sta a Roma?

Don Michele:  Sì, Sua Santità...

Carmela:         Ma chi, il capo della Chiesa?

Don Michele:  Si, il capo spirituale della chiesa...

Angela:           Quello del Vaticano?

Don Michele:  ...sentite... Noi un papa abbiamo: quello, proprio quello!

Carmela:         Madonna mia, e che vuole il papa da noi?

Don Michele:  In mezzo a centinaia di statue di legno, indovinate quale ha scelto per tenerla in   Vaticano? La catena di Stefanuccio! Sentite, sentite: (legge) è un lavoro di         encomiabile maestria e di immenso significato simbolico: la catena che unisce gli           uomini nell'amore verso Dio. Se per voi vanno bene 100.000 lire, vogliate conferirmi                        l'autorizzazione a trattenerla, altrimenti vogliate indicare un'altra cifra di vostro    gradimento, ma vogliate considerare la catena patrimonio spirituale dell'umanità e,             dunque, ab aeterno, di proprietà della Chiesa.

Angela:           E' una cosa buona?

Carmela:         Assomiglia una cosa buona, ma che significa?

Don Michele:  Che significa? Ecco che significa: (sventola un assegno da 100.000 lire) 100.000 lire! Questo significa!

Angela:           100.000 lire! Hai capito a Stefanuccio!

Carmela:         Stefanù, mammà, io lo sapevo che tu sei un’artista! (Lo abbraccia) 100.000 lire! Possiamo aiutare tutti i poveretti di Mattinata!

Stefanuccio:   Sì, mammà, tutti i poverelli...

Pasquale:        Mi posso comprare tutte le camicie di questo mondo...

Madonna:       (Minacciosa) Pasquale!

Pasquale:        No, no, no, ho scherzato. Una... Una sola camicia: la camicia della fortuna! (Tuono e       lampo) Nemmeno una! Non ne voglio di camicie! (Pausa) 100.000 lìre! Mio figlio!...

Madonna:       Ah, adesso è tuo figlio. Vieni qua... (Lo prende per un orecchio e lo conduce ai    banchetti da lavoro) Prendi quel cucchiaio e leggi.

Pasquale:        (Ne prende una sul banchetto di Stefanuccio) Questo?

Madonna:       Quell’altro!...

Pasquale:        Ah, quest’altro.

Don Michele:  Ormai parla da solo.

Angela:           Comara Carmela, fallo visitare da un medico...

Carmela:         Povero Pasquale mio!

Stefanuccio:   Papà...

Pasquale:        (Legge) Per il mio grande papà!... Fìgghie mìje!... In tanti anni, non ho mai avuto un minuto per andare a leggere...  (Guarda altri cucchiai, s'inginocchia) Madonna mia...

Don Michele:  Pasquale, perché parli da solo?

Pasquale:        No, non sto parlando solo, sto parlando… con la Madonna...

Don Michele:  (In tono di rimprovero) Pasquale, ti proibisco di bestemmiare!

Pasquale:        Ma io non sto bestemmiando! Mica ho detto: -Sto parlando... Per la Madonna!- Ho detto: -Sto parlando con la Madonna...- Eccola, è qui, perché voi non la vedete?

Madonna:       Non mi possono vedere...

Don Michele:  Pasquale, ora è tempo di festeggiare questa bella notizia, ma dopo ti porto da un mio       amico, che è uno specialista adatto...

Carmela:         Hai ragione, don Michele, ora dobbiamo solo brindare con un bel bicchierino di rosolio... (Esce)

Stefanuccio:   Si, si, il rosolio!... Il rosolio...

Angela:           Si, don Michele, portalo da un medico...

Pasquale:        Un medico? Ma voi davvero dite? Madonna mia, diglielo Tu...

Madonna:       Non mi possono vedere...

Pasquale:        Eccola la Madonna! Eccola quant’è bella!

Madonna:       (Urla) Pasqué, non mi possono vedere, ti ho detto!

Pasquale:        (Finalmente ha capito) Loro non Ti vedono?

Madonna:       No!

Pasquale:        Perché? Perché solo io?

Madonna:       Perché tu ne hai bisogno! Sei debole, sei un bambino, perché non sai decidere che fare della tua vita, perché tu i guai li vai cercando, vai appresso alle camicie che ti devono dare la felicità e i soldi e il fesso che sei...

Carmela:         (Rientrando col rosolio, vassoio e bicchierini) Iamme, fatevi sotto... (Guarda        Pasquale inginocchiato e si intenerisce)

Madonna:       Ti devi svegliare, Pasquale, se no chiamo quello che ho cacciato e te la vedi con lui...

Pasquale:        (Impaurito) No, il diavolo no! (Lo guardano tutti come si guarda un malato)

Madonna:       Perché tu hai bisogno... di una carezza!

Carmela:         Comara Angela, tieni un attimo... (Le consegna il rosolio) Pasquale... (Commossa) Che ti sta capitando, Pasquale? (Gli prende la faccia fra le mani) Dove sta quel Pasquale che conoscevo io? (Lo accarezza)

Pasquale:        (Trasognante) La carezza...

Madonna:       ...la carezza della sera...

Pasquale:        ...della sera!

Madonna:       Guardala bene tua moglie... Se togliesse gli...

Pasquale:        ...gli occhiali... (Le toglie gli occhiali)

Madonna:       Se si aggiustasse i...

Pasquale:        ..i capelli.. (Le scioglie i capelli e la invita a tenere un atteggiamento più rilassato)

Carmela:         (Imbarazzata) Pasqué, ma che stai facendo?!

Pasquale:        Carmé... (Osservandola bene) Lo sai che sei ancora bella?

Carmela:         Zitto, c’è gente...

Pasquale:        Gente ora... sono tutti amici... Carmé, hai visto che figlio abbiamo?

Carmela:         Pasqué, io l’ho sempre saputo... (In un gioco mimico, la Madonna indica don Michele. Pasquale chiede se deve andare da lui. La Madonna annuisce. Pasquale, sempre mimicamente, dice come a dire “se è proprio necessario”. La Madonna gli fa capire che gli deve dare anche il bacio. Pasquale “no, il bacio no”. La Madonna lo costringe. Pasquale si avvia verso don Michele riluttante e quando gli arriva vicino)

Pasquale:        Don Michele, proprio non ce la faccio a darti un bacio... Sei troppo brutto! Però... (Pausa) Ti posso abbracciare... (Con ritrosia)

Don Michele:  Non so cosa significhi esattamente questo abbraccio, ma lo accetto molto volentieri.

Pasquale:        Perché poi... E' come se avessi abbracciato la Madonna... perché tu sei il segnale... (Pausa) Mo che ci penso... Se la Madonna sta qua... Don Michele pure...

Madonna:       Io non ti ho mai mandato alcun segnale... Don Michele veniva qua perché doveva benedire la casa e, per una sorta di combinazione, sembrava un segnale...

Pasquale:        Benedire la casa? Dunque don Michele con Te non c’entra proprio niente? Era solo una combinazione?

Madonna:       Bèh, certo... abbiamo dato una mano... alla combinazione...

Pasquale:        Volevo dire che era troppo brutto! Ma, se i fatti stanno così, la camicia...

Madonna:       E veniamo alla camicia...

Don Michele:  Ma quale camicia della felicità! Quella era solo una provocazione per farti contento.        La camicia della fortuna non esiste, è solo una mia invenzione!

Madonna:       L'unica camicia che esiste... è quella che portiamo addosso, per chi ha la fortuna di portarla! (Gli tocca la camicia) Vedi quant’è bella la tua camicia? Solo che non l’hai mai vista: qualche volta non la potevi vedere, ma quasi sempre non la volevi vedere... Cercavi le camicie degli altri e non ti accorgevi che la tua era migliore... Addosso a te... Dentro di te devi trovare la felicità, Pasquale... vedi bene che c’è! Ce li hai i motivi per essere felice... Tu hai l’ansia di essere più felice... e quando sei più felice, non te ne accorgi, perché il tempo della felicità lo trascorri pensando che domani dovrai essere più felice... e dunque non sei mai felice...

Pasquale:        Madonna mia, ma uno che è felice, non dovrebbe saper ridere? Io non so ridere, non ho mai imparato, non ho mai riso...

Madonna:       Rilassati, Pasquale, rilassati... Guardati attorno e vedrai che tutto è perfetto...

Pasquale:        Attorno, dici? (Guarda don Michele) Hh... insomma!... (Guarda Angela) Eeeeeh!...

Madonna:       Dai...

Pasquale:        ...no!... A quella no!...

Madonna:       Cammina!...

Pasquale:        ...Madonna mia!...

Madonna:       (Minacciosa) Cammina...

Pasquale:        Ma io non…

Madonna:       Coraggio!... Ricordi quel gioco da bambini?...

Pasquale:        Pure i turchi fanno la pace, tieni la palma e dammi un bacio! (Segue tuono e  lampo)

Madonna:       (Guardando verso l'alto) Arrivo! Mèh, devo andare... Mi stanno chiamando... Vieni qua, fessacchiotto...

Pasquale:        A mè?

Madonna:       E a chi a me? Solo tu mi puoi sentire... (Pasquale si avvicina, gli prende la           testa fra le mani e lo accarezza) Ricorda, Pasquale...

Pasquale:        ...la carezza...

Madonna:       ...la carezza della sera...

Pasquale:        ...della sera...

Madonna:       (Tuono e lampo. Guarda in cielo) Ho detto che arrivo! E che cosa! (A Pasquale) Ricorda Pasquale... (Batteria di tuoni e lampi durante la quale la            Madonna va a riposizionarsi nel quadro; Angela, Carmela, Stefanuccio e           don Michele trovano anch'essi il modo e i tempi giusti per uscire di scena)

Pasquale:        La carezza della Madonna... (Nel gioco di luci e buio che accompagneranno i tuoni e      i lampi, approfitterà di un momento di buio più prolungato e andrà a sedere e a     rimanere nella stessa posizione dell'inizio del primo atto, quando dormiva. Così lo           troveremo quando i suoni e le luci si saranno interrotti. E' ormai l'alba. Si sveglia da        un sonno profondo, durante il quale aveva vissuto intensamente, come vero, il sogno      appena descritto. Alza la testa dal tavolino. Si stiracchia. Sbadiglia) Ho dormito fuori... (Pausa) Volevo dire che era duro! (Compie esercizi per sciogliere i muscoli. Si alza. Vede i lavori sul banchetto di Stefanuccio. Ne prende uno) Ma guarda! Che precisione! (Prende gli altri. Li osserva. Come ricordasse) Ah, e quello che ha fatto per me dove sta? (Guarda sul suo banchetto) Ah sì, qua... (Lo trova) Eccolo... Ma, se io non so leggere, come ho fatto a leggere? (Comprende ciò che è accaduto) Un sogno! Madonna mia!... Ho sognato tutto! (Si tocca la faccia) La carezza! Quant’è bello! (Con gli occhi cerca il quadro della Madonna, quindi con la testa) Quant’è bello! (Vi si dirige, si inginocchia) Per il mio grande papà... (Si commuove, poi abbozza un sorriso) Figlio mio!... (Comincia timidamente a ridere) La catena... il papa... 100.000 lìre! (Pausa) 100.000 lìre? E chi li ha mai visti 100.000 lìre? (Ride. Sposta progressivamente lo sguardo su di sé. Tocca la camicia) La camicia... Ce l’ho io la camicia, eccola... E la cercavo altrove... (La sbottona. La fa girare come un cow boy il lazo. Ride) La camicia... (L'appende sulla spalliera di una sedia. Se ne distacca e la osserva) E' anche bella! (Ride) Hai ragione, la felicità ce l’abbiamo qua dentro... e si, perché si mischia fra i fichi d’india, si nasconde, e non esce fuori perché ha paura di pungersi con le spine... (Ride) La felicità si punge... mi fa ridere questo fatto... il fico d’india... (Pausa) Che ho detto? Mi fa ridere? (Pausa) Sto ridendo... Sto ridendo... Ho imparato... ho imparato a ridere... e non è così complicato quanto pensavo... So ridere... Carmé, so ridere... Ma se l’avessi saputo, cominciavo prima... Quant’è bello ridere!... (Serio) Madonna mia, ho visto quando hai cacciato il Lucifero Maligno: l'hai fatto nuovo nuovo... E io me ne andavo anche appresso! (Pausa) Mi hai salvato! Mi hai salvato dall’inferno! (Pausa) Però... però l'ho sempre sentita la carezza, l'ho sempre saputo che non mi lasciavi solo con quello... E mi hai salvato! Questo significa che c’è una speranza... che fra cent’anni che mi chiami... una speranza che mi metti accanto a te in para… in paradiso... No no no no, non lo voglio sapere…

Carmela:         (Si affaccia sull'uscio insonnolita ed in vestaglia) Pasqué, che fai fuori a quest’ora?

Pasquale:        Carmé, dobbiamo festeggiare... Dove hai messo quella bottiglia di rosolio?

Carmela:         La bottiglia di rosolio? Quale rosolio di prima mattina?

Pasquale:        Hai ragione, Carmé, di prima mattina... la prima mattina di una vita nuova!... Carmé, io oggi sto nascendo... (Imita il pianto di un neonato) Uè... gnè gnè... Oggi faccio il primo compleanno... e dobbiamo brindare... Va' a prendere il rosolio, vai...

Carmela:         Quale rosolio che non ne teniamo...

Pasquale:        Vedi bene che c’è... (Carmela esce) E chiama pure Stefanuccio... (Alla Madonna)            Madonna mia, e che ne può sapere lei che c’è, che ne sa lei dei fatti nostri!...

Carmela:         (Rientra col rosolio e Stefanuccio) L’avevo proprio dimenticata questa bottiglia...

Pasquale:        Tu, ma non io... Stefanù, papà, va' a chiamare subito don Michele, corri, papà,      corri... (Stefanuccio corre) Comara Angela... Comara Angela, vieni...

Angela:           (Sull'uscio, sgarbata) Cosa vuoi?

Pasquale:        Vieni che dobbiamo brindare...

Angela:           Comara Carmela, un medico quando lo chiamate?...

Pasquale:        Ma quale medico!... (La prende amichevolmente per un braccio e la trascina nel  gruppo) Non ti preoccupare che il cervello mi funziona... Qualche volta, le apparenze ingannano...

Don Michele:  (Entra da sinistra con Stefanuccio) Cos'è questa chiamata improvvisa, Pasquale?

Pasquale:        Riempi, Carmé... (A tutti) Dovete sapere che oggi è il mio compleanno... (Tutti, con          espressione a soggetto, gli danno gli auguri, esclusa Carmela, che sa che non è vero)     Grazie, grazie... (Carmela riempie i bicchierini) Allora, siete pronti?

            (Lascio questo finale in dialetto per la strettissima rima baciata, che in italiano non sarebbe decentemente traducibile. Ognuno può tradurlo o modificarlo nel suo dialetto perché acquisti una musicalità capace di deliziare l’udito del pubblico)

                       Cùss'è nù brìndese àll'amìce,

                       à tùtte lore vòje dìce

                       cà là vìte t'appresènte,

                       quànne vé 'll'appuntamènte,

                       tànta smànje é patemìnte,

                       mà se mègghie teremìnte

                       trùve nà còsa bone

                       pùre 'ncìle quànne 'ntròne. (Dirige lo sguardo verso il quadro e fa l'occhiolino)

                       E se vìte mègghie ancore

                       trùve nù fiòure 'ndà ògni core:

                       l'à fé scechìtte venì fore

                       é 'ù prefùme t'aiénghie d'amore. (A proscenio, al pubblico)

                       Nù mumènte de cundandézze?

                       Se l'àte avùte, ché prescézze!

                       Se là còse v'è piaciùte,

                       'su buccuìre? Alla salùte! (Beve insieme agli altri mentre scorre il sipario)

Fine

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