Madre Courage e i suoi figli

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Cronache della Guerra dei Trent'Anni

di Bertolt Brecht

Titolo originale Mutter Courage und ibre Kinder

Collaboratrice: M. Steffin

Musica: P. Dessau

Traduzione di Ruth Leiser e Franco Fortini

Giulio Einaudi Editore SpA - Torino 1970

PERSONAGGI

Madre Courage  

Kattrin la muta  sua figlia

Ejljf il figlio maggiore

Schweizerkas  il figlio minore

Il reclutatore

Il brigadiere

Il cuoco

Il comandante

Il cappellano

Il capo dell'armeria

Yvette Pottier

L'uomo bendato

Un altro brigadiere

Il vecchio colonnello

Uno scrivano

Un giovane soldato       

Un soldato più anziano

Un contadino

La moglie del contadino

Il giovane

La vecchia

Un altro contadino

La contadina

Un giovane contadino

L'alfiere

Soldati

Una voce

I.

Primavera del 1624. A Dalarne, il comandante Oxenstjerna recluta soldati per la campagna di Polo­nia. La vivandiera Anna Fierling, nota col nome di Madre Courage, si vede portar via un figlio.

Strada maestra vicino alla città. 

Un brigadiere e un reclutatore, tremanti di freddo.

reclutatore Come fa uno, qui, a raccapezzarsi una squadra? Brigadiere, di tanto in tanto mi succede di pen­sare al suicidio. Per il dodici devo presentare al coman­dante quattro drappelli; ma, da queste parti, la gente è tanto perfida, che la notte non riesco più a dormire. Met­ti caso che ne abbia scovato uno; e abbia subito capito il tipo; e abbia fatto finta di non accorgermi che è stretto di costole e che ha le vene varicose; e l'abbia sborniato ben bene; ecco che ha già firmato; ormai non c'è da far altro che pagare il fiasco; e quello esce fuori dall'uscio, e io dietro, perché c'è qualcosa che non mi persuade; di­fatti è proprio così, se l'è battuta come il pidocchio sotto l'unghia. Qui non conta parola di galantuomo, non c'è né fiducia, né timor di Dio, né onore. La fiducia nell'u­manità, io l'ho persa qui, brigadiere.

brigadiere Si vede che è troppo tempo che non hanno fatto guerra, da queste parti. Allora, dico io, come vole­te che ci sia una morale? La pace è roba da rammolliti; non c'è che la guerra per metter ordine. In tempo di pa­ce, l'umanità fa cilecca. Gente, bestie, uno spreco da por­ci, come valessero zero. Tutti ingozzano quel che gli pare, un pezzo di formaggio sul pan bianco, e poi giù, an­che una fetta di lardo sul formaggio. Quanti giovanotti e quanti cavalli ci saranno in questi paesi, Dio solo lo sa; nessuno li ha mai contati. Io sono arrivato in certi posti, che non c'era stata mai guerra da settant'anni e gli uo­mini non sapevano nemmeno come si chiamavano, non sapevano chi erano. Soltanto dove c'è guerra ci sono elenchi ben ordinati, liste di nomi, grano nei sacchi e sacchi in spalla, gente e bestie li contano proprio bene, e poi li portan via. Perché, si sa: senz'ordine, niente guerra!

reclutatore    Proprio vero!

brigadiere Come tutte le cose buone, anche la guerra, da principio, è difficile. Ma poi, quando ha attaccato, tien duro. Allora la gente ha paura della pace, come chi gioca a dadi ha paura di smettere perché viene il momen­to di fare i conti, di vedere quanto s'è perduto. Ma da principio, davanti alla guerra, se la battono. Gli fa l'effetto di qualcosa di nuovo.

reclutatore    Ohé, c'è un carro. Due donne e due giovanotti. Ferma la vecchia, brigadiere. Se facciamo fiasco anche questa volta, te lo dico proprio, a pigliarmi questa tramontana d'aprile, non ci resto più.

Si ode un rullo di tamburo. Viene avanti un carro tirato da due giovani. Vi siedono Madre Courage e sua figlia Kattrin, che è muta.

madre courage    Buongiorno, signor brigadiere!

brigadiere (sbarrando il passo)    Buongiorno, gente! Chi siete?                                                                

madre courage    Mercanti. (Canta)    

O comandanti, basta i tamburi,      

dategli requie alle fanterie.            

Madre Courage è qui con le scarpe  

che dentro meglio ci si cammina.        

Con quelle loro lèndini e pulci,            

con i carriaggi, i cannoni e i traini,

se alla battaglia devono marciare

di scarpe buone hanno di bisogno.                         

Vien primavera. Sveglia, cristiani!

Sgela la neve. Dormono i morti      

Ma quel che ancora morto non è                

sugli stinchi si leverà.                               

O comandanti, la vostra gente             

senza pagnotta alla morte non va.    

Per tutti i guai di corpo e d'anima   

 Courage col vino se li conforti.     

 O comandanti, il cannone a digiuno

alla salute non giova gran che:                     

ma se son sazi, che sian benedetti,             

e fin in fondo all'inferno portateveli.     

Vien primavera. Sveglia, cristiani!

Sgela la neve. Dormono i morti      

Ma quel che ancora morto non è    

sugli stinchi si leverà.                          

brigadiere    Alt! Di dove venite, straccioni?      

figlio maggiore    Secondo reggimento finlandese.

brigadiere    Fuori le carte!                                        

madre courage    Che carte?                                      

figlio minore    Ma questa è Madre Courage!

brigadiere    Mai sentita nominare. Perché si chiama Courage?

madre courage Courage mi chiamano, brigadiere, per­ché avevo tanta paura che mi rovinassero, che son passa­ta tra le cannonate di Riga con cinquanta pagnotte nel carro. Erano già un po' ammuffite, era tempo, non c'era altro da fare.

brigadiere Poche storie, su. Dove sono le carte?

madre courage (fruga in un mucchio di carte che sono in una cassetta di peltro, scende dal carro) Queste son tutte le mie carte, brigadiere. C'è un libro da messa tutt'intero, viene da Altotting, buono per involgere i ce­trioli, e una mappa della Moravia, Dio solo sa se ci arri­verò un giorno, altrimenti serve ai topi; e qui c'è scritto e sigillato, che il mio cavallo non ha malattie né alla bocca né alle unghie, purtroppo è morto, era costato quindici fiorini, ma non a me, grazie al cielo. Basta così?                              

brigadiere Di', vuoi pigliarmi per il bavero? Vedrai se non ti fo abbassare la cresta! Lo sai che devi avere una li­cenza.

madre courage Mi porti rispetto, lei, e non parli di pi­gliar per il bavero davanti a questi minorenni, non sta bene, io non ho nulla da spartire con lei. La licenza del secondo reggimento è la mia faccia di persona per bene, e se non ci sa leggere, non ci posso far nulla. Non mi ci lascio mettere un timbro.

reclutatore Brigadiere, in costei mi par d'avvertire una certa tendenza all'insubordinazione. Al campo c'è bi­sogno di disciplina.

madre courage Pensavo ci fosse bisogno di salsicce, piuttosto.                                                     

brigadiere    Nome.                                           

madre courage    Anna Fierling.                       

brigadiere    Allora vi chiamate tutti Fierling?

madre courage Perché? Io mi chiamo Fierling. Quelli no.

brigadiere      Non sono tuoi figli?

madre courage Certo, ma perché devono chiamarsi tut­ti col medesimo nome? (Indicando il maggiore) Quello, per esempio, si chiama Eilif Nojocki, e perché? Perché suo padre diceva sempre di chiamarsi Kojocki o Mojocki. Il mio figliolo se lo ricorda ancora bene; però quello che lui si ricorda era un altro, un francese col pizzo. Per il resto ha ereditato l'intelligenza di suo padre: un tipo capace di sfilare i calzoni dal didietro di un contadino senza che quello se ne accorgesse. E così, ciascuno di noi ha il suo nome.

brigadiere    Come, ognuno un nome diverso?

madre courage    Fa proprio finta di non saperlo.

brigadiere Allora, quest'altro sarà un cinese? (indican­do il minore).

madre courage    Sbagliato. Uno svizzero.

brigadiere    Dopo il francese?

madre courage Dopo che francese? Non conosco nes­sun francese. Non mi stia a far confusioni, altrimenti sta­sera saremo ancora qui. Uno svizzero, sì, ma si chiama Fejos, un nome che non ha nulla a che fare con suo pa­dre. Quello si chiamava tutt'in un altro modo e lavorava alle fortificazioni; sempre ubriaco fradicio, era.

Schweizerkas, tutto felice, fa cenno di sì e anche Kattrin la muta si diverte molto.

brigadiere    E come fa a chiamarsi Fejos?

madre courage  Non voglio offenderla, ma si vede che lei ha poca fantasia. Naturale che si chiami Fejos, per­ché, quando è venuto al mondo, stavo con un ungherese, a lui non gli importava, era già malato di reni, benché non avesse mai bevuto nemmeno un goccio: un gentil­uomo. Il ragazzo gli somiglia.

brigadiere    Ma, allora non era suo padre?

madre courage  Ma gli somiglia. Io lo chiamo Schwei­zerkas, è bravo a tirare il carro. (Indicando la figlia) Questa qui si chiama Kattrin Haupt, una mezza tedesca.

brigadiere    Proprio una famiglia per bene, devo dirlo.

madre courage  Già, ho attraversato tutto il mondo col mio carro.

brigadiere  Scriveremo ogni cosa. (Scrive) Tu sei di Bamberga, in Baviera. Com'hai fatto a arrivare fin qui?

madre courage  Non posso mica aspettare che la guerra arrivi a Bamberga.

reclutatore  Fareste meglio a chiamarvi Giacobbe Bue e Esaù Bue, visto che tirate il carro. Non le lasciate mai quelle stanghe?

eilif  Mamma, posso rompergli il muso? Ne avrei pro­prio tanta voglia.

madre courage  E io te lo proibisco, stai fermo. E ora, signori ufficiali, non avete bisogno di una buona pistola, o di una fibbia? La sua, signor brigadiere, è già mezza rotta.

brigadiere Mi ci vuole qualcos'altro. Vedo, vedo; que­sti giovanotti cresciuti come betulle, toraci rotondi, zampe robuste: perché se la svignano dal servizio mili­tare? Vorrei proprio saperlo!

madre courage (svelta) Niente da fare, brigadiere. I miei figli non son fatti per il mestiere della guerra.                        

reclutatore E perché no? Ci si guadagna. Ci si fa ono­re. Vender stivali è roba da femmine. (A Eilif) Vieni avanti, fatti toccare, vediamo se hai muscoli o se sei un pulcino.

madre courage È un pulcino. Se qualcuno lo guarda storto, rischia di cadere per terra.

reclutatore Già: e se casca su un vitello, lo ammazza. (Vuol portarselo via).

madre courage Lo vuoi lasciare in pace? Non è per voialtri.

reclutatore Mi ha offeso, ha detto che la mia faccia era un muso. Ora ce ne andiamo in quel campo e regoliamo la faccenda fra uomini.

eilif    Stai tranquilla, lo metto a posto, mamma.

madre courage Fermo qui, cialtrone. Ti conosco, non pensi che a picchiarti. E si porta anche un coltello negli stivali, bello lungo.

reclutatore Glielo cavo io come un dente di latte! Vie­ni, giovanotto!

madre courage Signor brigadiere, lo dirò al capitano e vi sbatterà in galera. Il tenente aspira alla mano di mia figlia.

brigadiere Con le buone, fratello. (A Madre Courage) Che cos'hai contro il servizio militare? Non era soldato suo padre? Non è caduto da uomo onorato? L'hai det­to tu.

madre courage Ma è ancora un bambino. Lo volete portare al macello, vi conosco. Vi do cinque fiorini per lui.

reclutatore Intanto gli dànno un bel berretto e un paio di stivaloni, no?

eilif    Da te non li voglio.

madre courage Vieni, andiamo a pescare, come diceva il pescatore al verme. (A Schweizerkas) Mettiti a corre­re, grida forte che vogliono portar via tuo fratello. (Sfo­dera un coltello) Provatevi a portarlo via: v'infilzo, cial­troni! Ve la dò io, voler fare la guerra con lui! Noi ven­diamo biancheria e prosciutto e siamo gente tranquilla.

brigadiere    Si capisce dal tuo coltello che gente tranquilla siete! Vergognati, vecchia strega, e mettilo via! L'hai detto tu stessa, che sulla guerra ci vivi. Come faresti, se non ci fosse guerra? Ma come ci può esser guerra, se non ci sono soldati?

madre courage    Non è detto che debbano essere i miei.

brigadiere Ah, la tua guerra dovrebbe mangiare il torso­lo e sputar la pera! La tua covata deve ingrassare sulla guerra, e tu non vuoi pagar gli interessi. Che se la veda lei, e s'arrangi, vero? Ti chiami Courage, eh? E hai pau­ra della guerra, della guerra che ti dà il pane? Ai tuoi fi­gliuoli non gli fa paura, lo vedo.

eilif    Non ho paura di nessuna guerra, io.

brigadiere E poi perché? Guardatemi: m'ha fatto male, a me, il mestiere del soldato? E mi sono arruolato a diciassett'anni.

madre courage    Non ne hai ancora sessantasette.

brigadiere    Li posso aspettare.                                   

madre courage    Già, sotto terra, forse.                       

brigadiere    Mi vuoi offendere? Dirmi che morirò?

madre courage E se fosse la verità? Se vedessi che hai la morte in viso? Che hai l'aria di un cadavere in permes­so, eh?

schweizerkas Ha la seconda vista, lei, lo dicon tutti. Legge il futuro.

reclutatore  Allora leggi un po' il futuro al signor bri­gadiere, forse si diverte.

brigadiere    Non ci credo.                                            

madre courage    Dammi l'elmo.                                  

Il brigadiere glielo dà.

brigadiere    Tutte balle. Ma almeno mi ci diverto.

madre courage  (prende un foglio di pergamena e lo strap­pa)  Eilif, Schweizerkas e Kattrin, tutti quanti si fini­rebbe strappati così, se ci pigliassimo troppa confidenza con la guerra. (Al brigadiere) Eccezionalmente glielo faccio gratis. Il nero è la morte. Su questo pezzo di carta ci faccio una croce nera.

schweizerkas    E quell'altro lo lascia bianco, vedi?

madre courage    Ora li piego, ora li mischio. Tutti siamo mischiati così, da quando eravamo nel ventre di nostra madre. E ora tira, e guarda che c'è.

                                          

Il brigadiere esita.

reclutatore  (a Eilif) Io non prendo il primo che capi­ta, dicono anzi che sono piuttosto difficile, ma tu hai una certa energia, che mi fa buona impressione.

brigadiere  (pescando nell'elmo) Sciocchezze! È come soffiarsi il naso.

schweizerkas    Croce nera. Spacciato!

reclutatore  Non dar retta, non farti infinocchiare, non ne hanno ancora fatte, di pallottole per tutti.

brigadiere (rauco)    M'hai fregato.

madre courage  Fregato ti sei tu, con le tue mani, quan­do ti sei fatto militare. E ora andiamo avanti, non c'è mi­ca guerra tutti i giorni, devo spicciarmi.

brigadiere  Va' all'inferno, non m'incanti. Quel bastar­do viene con noi e farà il soldato.

eilif    Mamma, mi piacerebbe.

madre courage  E stattene zitto, accidente d'un finlan­dese.

eilif    Anche Schweizerkas vuol andar soldato.

madre courage Questa è una novità. Bisognerà che fac­cia la ventura anche a voialtri, a tutti e tre. (Va dietro il carro a segnar croci sui fogli).

reclutatore (a Eilif) Si dice in giro che nel campo svedese siamo tutti bigotti, ma è una chiacchiera idiota, che mettono in giro per farci del male. Solo la domenica un po' di cantici, una strofe! E solo quelli che han voce.

madre courage (arriva con i suoi fogli e li mette nell'elmo del brigadiere) Vorrebbero piantar la mamma, questi maledetti, correre alla guerra come vitelli al sale. Ma ora chiederò alle mie carte, e allora se n'accorgeranno, il mondo non è una valle di delizie, niente « Chi vien con noi, ragazzo - capitano diventerà ». Brigadiere, ho mol­ta paura per loro, temo proprio che di questa guerra non ne vedano la fine. Tutt'e tre hanno delle bruttissime qualità. (Avvicina l'elmo a Eilif) Avanti, pesca il tuo destino.

 (Eilif prende, apre. Lei gli strappa il foglio) Ecco, una croce! Oh, pietà di me, madre infelice, genitrice addolo­rata. Lui, morire? Nel fior della vita se ne deve andare, se farà il soldato, finirà a far concime, è chiaro. È troppo coraggioso, somiglia a suo padre. Se non si fa furbo, fini­rà sottoterra, lo dice questa carta. (Lo apostrofa) Farai il furbo?

eilif    E perché no?

madre courage  Esser ragionevole vuol dire restare con tua madre, e se ti prendono in giro e ti dicono che sei un pulcino, tu devi riderci su.

reclutatore Se te la fai sotto, mi rivolgerò a tuo fratello.

madre courage T'ho ordinato di ridere! Ridi! E ora, pe­sca tu, Schweizerkas. Per te ho meno paura, sei un tipo onesto. (Schweizerkas fruga nell'elmo). Oh, perché guar­di con quella faccia strana? Di certo è vuoto. Impossibile che ci sia una croce. Impossibile che ti debba perdere. (Prende un foglio) Una croce? Anche lui! Forse perché è un po' semplice? Oh, Schweizerkas, anche tu finirai male, se non sarai sempre onesto fino allo scrupolo, co­me ti ho insegnato fin da quando eri piccino, e se non mi riporti il resto quando ti mando a comprare il pane. So­lo così potrai salvarti. Guarda qui, brigadiere, non è una croce nera?

brigadiere  È proprio una croce. Non capisco come ho potuto pescarla. Cerco sempre di stare indietro, quando c'è battaglia. (Al reclutatore) Non imbroglia, vedi. Toc­ca anche ai suoi figliuoli.

schweizerkas  Anche a me tocca. Ma io me lo tengo per detto.

madre courage        (a Kattrin) E ora, non mi resti che te, e tu sì che sei una croce: hai buon cuore, tu! (Porge l'elmo a Kattrin che è rimasta sul carro, ma ne toglie lei stessa il foglio) Quasi quasi mi dispero. Non può esser giusto, forse ho sbagliato a mischiare i foglietti. Non esser trop­po buona, Kattrin, non esserlo più, anche sulla tua stra­da c'è una croce. Sta' sempre zitta, non ti dev'esser mol­to difficile, sei nata muta. Ecco, ora sapete tutto. Siate  ragionevoli, è necessario. E ora su, e continuiamo.

            (Ren­de l'elmo al brigadiere e risale sul carro).

reclutatore (al brigadiere)    Muoviti!

brigadiere    Non mi sento affatto bene.

reclutatore Forse hai preso freddo, eh già, ti sei leva­to l'elmo, con questo vento. Trattienila con qualche traf­fico. (Ad alta voce) Dovresti badare un po' alle tue fib­bie, brigadiere. Questa brava gente vive di commercio, no? Ehi, voi, il brigadiere vuol comprarsi una fibbia!

madre courage Mezzo fiorino. In realtà una fibbia come questa ne vale due. (Ridiscende in fretta dal carro).

bigadiere Non è nuova. C'è tanto vento, voglio guar­darmela con calma. (Va dietro il carro).

madre courage    Di che vento parli?

brigadiere Forse vale mezzo fiorino davvero, è d'argento.

madre courage (va con lui dietro il carro) Son sei once buone.

reclutatore (a Eilif) E poi, tra noialtri uomini, uno fa carriera. Ho qui dei soldi, vieni.

Eilif è indeciso.

madre courage    Dunque, mezzo fiorino.

brigadiere    Non capisco. Sempre indietro, sto. Non c'è posto più sicuro di quello del brigadiere. Sei tu che man­di avanti gli altri a cercar la gloria. Mi son guastato il pranzo. Lo so bene, non riuscirò a inghiottire nemmeno un boccone.

madre courage Non devi prendertela da perder l'appetito. Basta che te ne stai indietro. Su, un sorso di grappa, brigadiere. (Gli dà da bere).

reclutatore  (ha preso sottobraccio Eilif e lo porta via con sé) Dieci fiorini, uno sull'altro, e sei un coraggioso, ti batti per il re e le donne ti corron dietro. E per esempio, se t'ho offeso, puoi rompermi il grugno.

Escono. Kattrin la muta salta giù dal carro e mugola rocamente.

madre courage Subito, Kattrin, subito. Il signor briga­diere mi sta pagando. (Morsica il mezzo fiorino) Delle monete non mi fido mai. Sono stata scottata più di una volta, brigadiere. Ma questa è buona. E ora si riparte. Dov'è Eilif?

schweizerkas    Se n'è andato col reclutatore.

madre courage (tace, poi) Che sciocco. (A Kattrin) Lo so, tu non puoi parlare, non ne hai colpa.

brigadiere    Bevilo tu un sorso di grappa, madre. Così va il mondo. I soldati non son mica i peggiori. Vorresti vi­vere sulla guerra, ma vorresti starne fuori tu e i tuoi, vero?

madre courage Ora tocca a te tirare il carro insieme a tuo fratello, Kattrin.                          

Il fratello e la sorella si mettono le corregge dei finimenti e tirano. Madre Courage cammina accanto a loro. Il carro si muove.

                                                                                                                             

brigadiere (seguendoli con lo sguardo)

Se della guerra vuol campare            

qualche cosa gli dovrà dare.

II.                   

Negli anni 1625 e '26 Madre Courage attraversa la Polonia al seguito degli eserciti svedesi. Davanti alla fortezza di Wallhof incontra di nuovo suo figlio. Felice vendita di un cappone e gloriose giornate del coraggioso figlio suo.

La tenda del comandante.

Accanto, la cucina. Tuonar di cannoni. Il cuoco disputa con Ma-dre Courage, che vuol vendergli un cappone.

cuoco    Sessanta soldi per questa miseria?

madre courage Miseria? Una bestia così grassa? E un comandante, che mangia come un lupo, e guai a te se non trova nulla per pranzo, non dovrebb'esser capace di pa­gare sessanta soldi per un cappone così!

cuoco Ma di questi, ne trovo una dozzina per dieci soldi al primo angolo di strada!

madre courage Come? al primo angolo! Dici di poter trovare un cappone così? Quando c'è assedio e tanta fa­me, che la gente crepa? Un sorcio, quello forse lo puoi trovare, dico forse, perché li hanno già mangiati, ho vi­sto cinque uomini dar la caccia per mezza giornata a un sorcio affamato. Cinquanta soldi per un cappone enor­me, sotto l'assedio!

cuoco Ma gli assediati non siamo noi, sono quegli altri! Siamo noi che assediamo, ficcatelo bene in testa.

madre courage Ma nemmeno noi abbiamo da mastica­re, ad ogni modo meno di quelli che sono in città. Quel­li si son portati via ogni cosa. Nuotano nell'abbondanza, pare, mentre noi! Son stata dai contadini, non hanno niente.

cuoco Ce ne hanno roba, ma la nascondono.

madre courage (trionfante) Non hanno niente. Sono ro­vinati, ecco cosa sono. Tiran la vita coi denti. Ne ho vi­sti di quelli che per la fame arrivano a scavar radici e che si leccano le dita dopo aver mangiato una cintura lessa. Questa è la situazione. E io che ho un cappone dovrei darlo via per quaranta soldi!

cuoco    Per trenta, non per quaranta. Ho detto per trenta.

madre courage    Ohé, ma questo non è un cappone dei soliti. Questo era un animale così intelligente, mi han detto, che mangiava soltanto a suon di musica; c'era una marcia speciale, tutta per lui, che gli suonavano. Sapeva far di conto, tanto era intelligente. E per tutto questo, quaranta soldi sarebbero troppi? Il comandante ti strap-perà la testa se non ci sarà nulla in tavola.

cuoco    Vuoi vedere che cosa faccio? (Piglia un pezzo di manzo e ci infila il coltello) Qui c'è un pezzo di manzo, glielo fo arrosto. Ti dò ancora un minuto per riflettere.

madre courage    Fai pure. Sarà dell'anno scorso!

cuoco    È di ieri sera, la bestia camminava ancora, l'ho vi­sta coi miei occhi.

madre courage    Allora vuol dire che puzzava anche da viva.

cuoco    La faccio cuocere per cinque ore, se è necessario, e poi voglio vedere se sarà ancora dura. (Affetta la carne).

madre courage    Mettici molto pepe, ché il signor coman­dante non senta il puzzo.

Entrano nella tenda il comandante, un cappellano protestante ed Eilif.

comandante (battendo la mano sulla spalla ad Eilif) Avanti, figlio mio, entra dal tuo comandante e siediti alla mia destra. Hai compiuto un'impresa eroica, da degno cavaliere, e quel che hai fatto l'hai fatto per il Signore Id­dio, in una guerra per la vera fede; e ti dimostrerò la mia alta riconoscenza con un bracciale d'oro, appena avremo conquistata la città. Siamo venuti qui per salvare le loro anime; e cosa fanno invece questi svergognati, questi lai­di guardiani di porci? Portan via le bestie! e i loro pretacci, invece, li ingozzano fino agli occhi; ma tu gli hai in­segnato il viver del mondo. E io ti verso una brocca di vin rosso, e ce la vuotiamo tutta d'un fiato! (Bevono). Al cappellano, niente; lui è astemio. E che cosa vuoi per pranzo, cuor mio?

eilif     Una sleppa di carne, perché no?

comandante    Cuoco! Carne!

cuoco    Si porta anche degli ospiti, quando non c'è nulla!

Madre Courage gli fa cenno di tacere, perché vuol ascoltare.

eilif   A scannar contadini, vien fame.

madre courage  Gesù, è il mio Eilif.

madre    Chi?

madre courage  Il mio figlio maggiore. Son due anni che non lo vedo più, me l'han rubato sulla strada; dev'essere molto ben considerato, se il comandante lo invita a pran­zo. E tu che cos'hai da servire? Nulla. Hai inteso che co­sa vorrebbe l'ospite? Carne! Ascolta i miei consigli, com­pra subito il cappone, costa un fiorino.

comandante (si è seduto insieme a Eilif e il cappellano, e urla) Da mangiare, Lamb, bestiaccia d'un cuoco, o t'ammazzo.

madre    Dài qui, perdio, strozzina.

madre courage  Mi pareva d'aver inteso che era una miseria.

madre Già, una miseria, dammelo, è un prezzo scandalo­so, cinquanta soldi.

madre courage Ho detto un fiorino. Per il mio figlio maggiore, per il caro ospite del signor comandante, non è troppo.

madre Allora spennalo almeno, mentre accendo il fuoco.

madre courage (si siede per spennare il cappone) La fac­cia che farà quando mi vede. È il mio figliuolo coraggioso e intelligente. Ce n'ho anche uno che è stupido, ma onesto. La figlia non val nulla. Ma almeno non parla, è già qualcosa.

comandante  Bevi ancora, figlio mio, è il mio amato Fa­lerno; non ne ho più che una botte o due, al massimo, ma vale la pena di berlo quando vedo che nel mio esercito c'è ancora della fede sincera. E il pastore d'anime starà soltanto a guardare, perché lui predica soltanto, e non è pratico. E ora, Eilif, figlio mio, raccontaci più esattamen­te con quanta eleganza hai buscherato i contadini, e hai presi i venti buoi. Speriamo che arrivino presto.

eilif    Un giorno o due al massimo.

madre courage Buona idea, quella del mio Eilif, di far arrivare i buoi solo domani; altrimenti il mio cappone non lo avrebbero nemmeno visto.

eilif   Dunque, è andata così: ho saputo che i contadini, senza parere, specialmente di notte, portavano fuori da un certo boschetto i loro buoi. E che quelli della città do­vevano venire a prenderli. Ho lasciato che li radunasse­ro tranquillamente i loro buoi: li trovano loro più facil­mente di me, ho pensato. Ai miei uomini gli ho fatto ve­nir voglia di carne, per due giorni di fila ho ridotto la ra­zione che era già scarsa, perché gli venisse l'acquolina in bocca soltanto a sentir una parola, che cominciasse con la c come carta.

comandante    Un'ottima idea.

eilif   Forse. Per il resto è stata una sciocchezza. Salvo che i contadini erano armati di bastoni, erano tre volte più di noi e ci hanno aggrediti proprio come una banda di assassini. Quattro di loro mi hanno spinto contro un cespuglio, m'hanno strappata la spada di mano; e urla­vano: arrenditi! « E ora? - pensavo, - qui mi fanno a pezzi ».

comandante    E tu, cosa hai fatto?

eilif    Mi son messo a ridere.

comandante     Come?

eilif  A ridere. così si è cominciato a parlare. Subito mi son messo a tirare sul prezzo e ho detto: «Venti fiorini per questo bue è troppo. Ve ne offro quindici ». Come se volessi pagare. Quelli restano un po' incerti e si grattano in capo. Mi butto sulla spada come un lampo e li fo fuori tutti insieme. Quel che ci vuole ci vuole, no?

comandante Che cosa ne dice il nostro pastore d'ani­me?

cappellano    A esser precisi, nella Bibbia questa massima non c'è; però Nostro Signore è riuscito a far venir fuori cinquecento pagnotte da dove ce n'erano cinque soltanto; così non c'era carestia, e lui poteva anche pre­tendere che si amasse il prossimo, dato che tutti aveva­no mangiato. Al giorno d'oggi è differente.

comandante (ride)    Molto differente. Ora beviti un sorso, fariseo. (A Eilif) Li hai fatti fuori tutti insieme, benone, così i miei fedeli soldati avranno un buon pezzo di carne da mettere sotto i denti. Non sta scritto nella Bib­bia: « Quel che avrai fatto al minimo dei miei fratelli, l'avrai fatto per me »? E tu che cos'hai fatto per loro? Gli hai procurata una buona cena di carne di manzo, per-ché non sono abituati a mangiar pane ammuffito; anche se una volta la loro zuppa fredda di pane e vino se la pre­paravano dentro l'elmo, prima di combattere per la cau­sa di Dio.

eilif    Sì, mi butto sulla spada come un lampo e li fo fuori tutti insieme.

comandante    In te c'è nascosto un giovane Cesare. Do­vresti andare dal re.

eilif    L'ho visto da lontano. Ha qualcosa di luminoso. Vorrei prenderlo per modello.

comandante    Hai già qualcosa di lui. Io lo so quanto va­le un soldato come te, Eilif, così coraggioso. Lo tratto come fosse figlio mio. (Lo conduce verso una carta geo-grafica) Guarda un po' la situazione, Eilif; ci vuole an­cora molto tempo.

madre courage (che ha ascoltato e ora sta spennando con rabbia il suo cappone) Dev'essere un pessimo comandante.

cuoco    Mangia come un maiale, è vero; ma perché pessimo?

madre courage  Perché per vincere ha bisogno di solda­ti coraggiosi; se fosse capace di fare un buon piano stra­tegico, che bisogno avrebbe di soldati coraggiosi? Ba­sterebbero dei soldati qualsiasi. D'altronde, quando si parla di virtù così grandi, vuol dire che c'è qualcosa di marcio.

cuoco    Qualcosa di buono, credevo.

madre courage  No, qualcosa di marcio! Eh! se un co­mandante o un re è molto stupido e porta i suoi allo sba­raglio, allora a quegli uomini gli ci vuole un coraggio da leoni, cioè una virtù. Se è troppo avaro e recluta pochi soldati, tutti devon essere degli ercoli. E se è disordinato e non si cura di nulla, allora bisogna che sian furbi come serpenti, sennò son rovinati. Può darsi che pretenda troppo, e allora ci vuole anche una fedeltà straordinaria. Tutte virtù che non ce n'è di bisogno in un paese ben or­dinato, con un buon re e un bravo comandante. In un buon paese non ci vogliono virtù, tutti possono essere gente qualsiasi, d'intelligenza media, e, sissignore, anche dei vigliacchi.

comandante   Scommetto che tuo padre faceva il soldato.

eilif  Un gran soldato, pare. Mia madre mi diceva che per questo dovevo stare attento. Mi ricorda una canzone.

comandante  Cantacela! (Gridando) E questo pranzo, ar­riva o no?

eilif  Si chiama : « La canzone della donna e del soldato ».

(La canta, ballando con la sciabola una danza guerriera)

L'archibugio spara, squarciano le picche,      

e l'acqua si inghiotte chi guada.                    

« Che si può contro il ghiaccio?

Sii prudente! la donna diceva ai soldati.

Ma il soldato allora, col suo piombo in canna

- rullavano i tamburi - ci rideva su:             

non fa male a nessuno, marciare!                

« Si vada a nord, si vada a sud,                   

sempre una lama sapremo impugnare! »

alla donna hanno detto i soldati.

Ah, rimorsi amari per chi non ascolta

dei vecchi e dei savi il consiglio.

«Non rischiare troppo! Può finire male! »

la donna diceva ai soldati.                                       

Ma il soldato allora, con la spada al fianco               

le ride in viso e s'avvia sul guado.

Che male può fare mai l'acqua?                               

« Quando sopra i tetti sarà bianca la luna,

noi ritorneremo, ricordaci se preghi! »               

alla donna hanno detto i soldati.

                       

madre courage (in cucina continua il canto, battendo col cucchiaio su una pentola)

« Come il fumo ve n'andate! E scompare ogni calore,

quelle imprese non ci hanno scaldati!

Come svelto il fumo spare! Che il Signore vi protegga!»

la donna diceva ai soldati.                                

eilif    (alzandosi)    Chi è?                                       

madre courage  (continua)                                 

E il soldato allora, con la spada al fianco,   

cadde, e con lui la picca, la corrente lo rubò

e l'acqua inghiottì chi guadava.                 

Fredda sopra i tetti sta la luna bianca,       

e coi ghiacci il soldato se ne va.                 

E che han detto alla donna i soldati?         

« Come il fumo se n'è andato, è scomparso ogni calore,

le sue imprese non ci hanno scaldati.        

Ah, rimorsi amari per chi non ascolta      

dei vecchi e dei savi il consiglio! »           

la donna diceva ai soldati.                             

comandante    Mi pare che ci si prendono molte libertà, oggi, nella mia cucina.

eilif   (che è andato in cucina, abbraccia sua madre)    Ma sei proprio tu! Dove sono gli altri?

madre courage (fra le sue braccia) Stanno bene come i pesci nell'acqua. Schweizerkas fa le paghe al secondo reggimento; così almeno non mi si va a ficcare in mez­zo alle botte, a tenerlo fuori del tutto non ce la facevo proprio.

eilif    E i piedi come ti vanno?

madre courage    Eh, la mattina fo fatica a entrar nelle scarpe.

comandante  (s'è avvicinato)  Ah, tu saresti la madre. Spero che ce n'hai degli altri per me, di figli come questo.

eilif    Di' un po' se non è una fortuna: te ne stai seduta in cucina e ti capita di sentire come si è distinto tuo figlio!

madre courage    Sì, l'ho sentito. (Gli dà uno schiaffo).

eilif  (fregandosi la guancia)    Perché ho preso i buoi?

madre courage    No. Perché non ti sei arreso quando quei quattro ti son venuti addosso e volevano farti a pezzi! Non ti ho sempre detto di badare alla pelle? Indemoniato d'un finlandese!           

 Il comandante e il cappellano ridono dalla soglia.


III.

Passati altri tre anni, Madre Courage, con una parte di un reggimento finlandese, viene fatta prigionie­ra. Sua figlia si salva, anche il carro si salva, ma il suo onesto figliuolo vien messo a morte.

Un accampamento.

               

Pomeriggio. Su di un pennone, la bandiera del reggimento. Dal suo carro, dove sta appesa gran quantità di merce, Madre Coura­ge ha teso una corda da biancheria verso un grosso cannone e pie­ga la biancheria sul cannone, aiutata da Kattrin. Intanto discute col capo dell'armeria il prezzo di un sacco di pallottole da archi­bugio. Schweizerkas, ora in uniforme di furiere, li sta osservan­do. Una bella ragazza, Yvette Pottier, con un bicchiere di grappa davanti, sta lavorando d'ago su di un cappello a colori vivaci. È in calze; accanto a lei, per terra, ci sono le sue scarpe rosse a tac­co alto.

capo dell'armeria  Te le do per due fiorini. È a buon mercato, ho bisogno di soldi, perché da due giorni il co­lonnello si sta ubriacando con gli ufficiali e di liquori non ce n'è più.

madre courage  Sono le munizioni della truppa! Se me le trovano, finisco alla corte marziale. Vendete il piom­bo, voialtri canaglie, e i soldati poi non sanno come fare a sparare sui nemici.

capo dell'armeria  Non esser così cattiva, su, una mano lava l'altra.

madre courage  Roba militare non ne compro. Non a codesto prezzo.

capo dell'armeria  Le puoi rivendere per cinque fiori­ni, magari per otto, fin da stasera, con un po' di garbo, al capo dell'armeria del quarto reggimento: basta che gli fai una ricevuta di dodici fiorini. È senza munizioni, lui.

madre courage    E perché non ci vai tu a vendergliele?

capo dell'armeria  Perché non mi fido di lui. Siamo amici.

madre courage  (prende il sacco) Dài qui. (A Kattrin) Portalo dentro e pagagli un fiorino e mezzo. (Il capo dell'armeria fa un segno di protesta). Ho detto un fiorino e mezzo. (Kattrin strascica via il sacco, il capo dell'arme­ria la segue. A Schweizerkas) Ecco qui le tue mutande, fanne di conto, ormai siamo a ottobre e l'autunno po­trebbe far presto a venire. Non dico deve venire, perché ho imparato che nulla deve venire come si pensa, neppu­re le stagioni. Ma la cassa del tuo reggimento, qualunque cosa venga, deve essere in ordine. È in ordine la tua cas­sa?

schweizerkas    Sì, mamma.

madre courage Non dimenticare che ti hanno fatto fu­riere perché sei onesto e non coraggioso come tuo fratel­lo; e soprattutto perché sei tanto stupido da non avere neppure l'idea di scappare coi soldi. Tu, certe cose non le fai. E questo mi tranquillizza. Non perdere i calzoni,

schweizerkas  No, mamma, li metto sotto il materasso. (Fa per andarsene).

capo dell'armeria    Vengo con te, furiere.

madre courage    E non gli insegnare i tuoi trucchi!

Il capo dell'armeria se ne va insieme a Schweizerkas, senza salu­tare.

yvette (gli fa un cenno di saluto) Potresti almeno salu­tare, capo!

madre courage (a Yvette) Non mi va che stiano insieme. Per il mio Schweizerkas, quella non è una compa­gnia adatta. Ma la guerra sta prendendo piede mica ma­le. Prima che ci sian tirati dentro tutti i paesi, può du­rare quattro o cinque anni come nulla. Saper guardare appena un po' lontano, non fare imprudenze, e c'è davvero da guadagnar bene. Non lo sai che, con quella tua malattia, la mattina non devi bere?

yvette    Chi ha mai detto che sono malata? È una calunnia!

madre courage     Lo dicono tutti.

yvette  Perché tutti sono dei bugiardi. Courage, son pro­prio disperata; per via di quelle bugie, gli uomini mi girano al largo come fossi un pesce marcio. Perché perdo ancora tempo a aggiustarmi il cappello? (Lo butta via) Per questo mi son messa a bere anche di mattina, non l'ho mai fatto, fa venire le zampe di gallina, ma ormai non m'importa più di nulla. Al secondo finlandese mi conoscono tutti. Avrei dovuto rimanere a casa, quando il mio primo amore m'ha tradita. La superbia non è fatta per noi, bisogna ingozzar merda, sennò la va male.

madre courage    Ora non ricominciare col tuo Pieter, e come fu e come non fu, davanti a quest'innocente.

yvette    Invece deve proprio sentirla, quella storia, per­ché impari a non lasciarsi prendere dall'amore.

madre courage    Nessuna può imparare.

yvette    Be', la racconto, perché mi da un po' di sollievo. Comincia col fatto che io sono cresciuta nella bella terra di Fiandra, altrimenti non l'avrei incontrato e ora non sarei qui in Polonia; perché lui faceva il cuciniere, bion-do, un olandese, ma magro. Kattrin, attenta ai tipi ma­gri. Ma allora non lo sapevo, non lo sapevo ancora che lui ne aveva già avuta un'altra e che lo chiamavano, già allora, Pieter della pipa, perché pare che neppure si le-vava la pipa di bocca, tanto lo faceva distrattamente. (Canta il «Canto della Fraternizzazione»)

Avevo appena diciassett'anni,                          

il nemico arrivò al mio paese.                          

Si sfibbiò la spada dal fianco,                            

mi dette la mano da amico.                               

E dopo i cori dei vespri di maggio            

è venuta la notte di maggio.                      

Era schierato il reggimento,                          

poi, come usa, il tamburo rullò,                    

poi il nemico ci portò dietro la siepe

e si fraternizzò.

Tanti erano i nemici

e il mio era cuciniere.

Io, di giorno, l'odiavo;

ma di notte l'amavo.

Perché dopo i cori dei vespri di maggio

è venuta la notte di maggio.

È schierato il reggimento

poi, come usa, il tamburo rullerà,

dietro la siepe ci porta il nemico;       

poi fraternizzerà.

Era forte quel mio amore       

com'è il sole su nel cielo.         

Era amore e non disprezzo      

e la mia gente non lo capiva.

In un torbido crepuscolo

la mia pena cominciò.

Era schierato il reggimento:

poi, come usa, il tamburo rullò.

Con l'amor mio partì il nemico

e la città lasciò.

Gli son corsa dietro, purtroppo, ma non l'ho mai incon­trato, ormai son già cinque anni. (Barcollando, se ne va  dietro il carro).

madre courage    Hai lasciato il tuo cappello.

yvette    Se lo pigli chi lo vuole.

madre courage   Tienla a mente, questa lezione, Kattrin. Non fartela mai coi soldati. L'amore è una potenza terribile, t'avverto. Non è rose e fiori nemmeno con chi non è sotto le armi. Lui ti dirà che vorrebbe baciare la terra dove sono passati i tuoi piedi (te li sei lavati ieri? visto che se ne sta parlando...) e poi sei la sua serva. Contenta­ti che sei muta, così non ti contraddici mai e non ti verrà voglia di strapparti la lingua per aver detta la verità. È un dono del cielo, esser muta. Ecco che arriva il cuoco del colonnello, chissà cosa vuole.

                                    

Entrano il cuoco e il cappellano.

cappellano Le porto notizie del suo figliuolo, di Eilif. Il cuoco ha voluto accompagnarmi: gli ha fatto impressione, sa?

cuoco    Io son venuto solo a prendere un po' d'aria.

madre courage Qui può prenderne quanta vuole, se si comporta a modo; e comunque, con voi me la sbrigo sempre. Che cerca, questo? Io non ho mica quattrini da buttar via.

cappellano Dovrei dire qualcosa al fratello, al signor furiere.

madre courage Non è più qui e nemmeno da un'altra parte. Non fa mica il furiere di suo fratello. Eilif la smet­ta di indurlo in tentazione e di fare il furbo con lui... (Gli dà del denaro, togliendolo dalla sua borsa a tracolla) Gli dia questi; è proprio un peccato, sfrutta l'amore ma­terno, dovrebbe vergognarsi.

cuoco Non c'è molto tempo, deve partire col reggimento chissà per dove, magari verso la morte. Andiamo, sia un po' più larga, sennò, dopo, se ne pentirà. Voialtre donne siete dure, ma poi ve ne pentite. Un bicchierino di grap­pa al momento giusto, che cosa poteva costare, e non l'ha avuto, e poi, chissà, è finito sotto l'erbetta, e mutile raspare per farlo tornar fuori...

cappellano    Non ti commuovere, cuoco. Morire in guer­ra, ti pare, non è mica una disgrazia, è una grazia, perbac­co! Noi si combatte per la fede. Non è una guerra qua­lunque, è una guerra speciale, dove si combatte per la fede e dunque si è in grazia del Signore.

cuoco    Giusto. Da una parte è una guerra dove si dà fuoco alle case, si sgozza, si ruba, a parte qualche altra violenza da non trascurare, ma che però è differente da tutte le altre guerre perché è una guerra di religione. Chia­rissimo. Ma intanto fa anche venir sete, dovete ammet­terlo.

cappellano (a Madre Courage, indicando il cuoco) Io ho cercato di trattenerlo, ma lui dice che gli ha fatto gi­rar la testa, che se la sogna di notte.

cuoco (accendendo la sua pipetta) Solo per ricevere un bicchiere di grappa da una bella mano, niente di più. Ma mi sento avvilito; per tutta la strada il signor cappellano non ha fatto che tormentarmi con certi doppi sensi che mi pare ancora d'esser rosso in faccia.

madre courage  Bel rispetto per il suo abito! Bisognerà che vi dia da bere, sennò vi annoiate e mi fate qualche proposta sconveniente...

cappellano È una tentazione, disse il predicatore di Sua Maestà e vi cedette. (Nell'atto di allontanarsi, si vol­ge verso Kattrin) E chi è quella seducente ragazza?

madre courage Non è una seducente ragazza, è una ra­gazza per bene.

Il cappellano e il cuoco vanno dietro il carro insieme a Madre Courage; Kattrin li segue con lo sguardo, poi si allontana dalla biancheria stesa ad asciugare, e va verso il cappello. Se lo mette, poi si siede e si infila le scarpe rosse. Si odono Madre Courage, il cappellano e il cuoco che discutono di politica.

madre courage    Qui in Polonia i polacchi non dovevano immischiarsi. Certo, il nostro re ha invaso il loro paese con cavalli e cavalieri e tutto quanto; ma i polacchi in­vece di starsene in pace, hanno voluto mettere il becco,  nelle loro faccende, hanno aggredito Sua Maestà, men­tre lui se ne veniva avanti tutto tranquillo. E così la re­sponsabilità della guerra ce l'hanno loro; e tutto il san­gue ricade sulle loro teste, ecco.

cappellano Il nostro re aveva in mente una cosa sola: la libertà. L'imperatore aveva ridotti in schiavitù tutti quanti, i polacchi come i tedeschi, e il re è dovuto veni­re a liberarli.

cuoco Lo dico anch'io. Magnifica, questa grappa. Con u-na faccia come la sua non c'era da sbagliarsi. Ma a pro­posito del re: quella libertà che ha voluto portare in  Germania, lui se l'è fatta pagar cara, perché ha messo in Svezia una tassa sul sale, che, vi dico io, è costata moltis-simo alla povera gente; e poi ha dovuto anche ficcare in galera i tedeschi e farli scannare perché pare che ci tenessero molto a rimanere schiavi sotto il loro imperatore. Si capisce che con quelli che non volevano la libertà, il re non ha scherzato. Prima voleva proteggere dai cat­tivi solo la Polonia, soprattutto dall'imperatore, ma poi, siccome l'appetito vien mangiando, si è messo a proteg­gere anche tutta la Germania. Però ha trovata una bella resistenza. così quel bravo re non ha avuto che dispiace­ri in cambio della sua bontà e di tutto quel che ha speso, e allora, si capisce, ha dovuto riguadagnarselo con delle tasse, cosa che ha provocato molto malumore, certo; ma lui non s'è lasciato abbattere. Lui aveva una cosa dalla sua parte, la Parola di Dio; e questa andava bene. Altri­menti avrebbero anche potuto dire che faceva tutto per interesse personale e per guadagnarci su. così, invece, ha sempre avuto la coscienza tranquilla che per lui era la cosa più importante.

madre courage    Si vede che lei non è svedese, altrimen­ti non parlerebbe così di quel re così eroico.

cappellano    Mangi il suo pane, in fin dei conti.

cuoco    Non mangio il suo pane, glielo cuocio.

madre courage    Non può essere sconfitto, perbacco, i suoi uomini hanno fede in lui. (Seriamente) A sentire quel che dicono i pezzi grossi, fanno la guerra solo per il timor di Dio e per questa idea o per quest'altra; ma se si guarda più da vicino, si vede che non sono tanto scemi e che la guerra la fanno per guadagnarci su. Altrimenti la gente qualunque, come me, non ci verrebbe neppure.

cuoco    É proprio così.

cappellano    E lei che è olandese farebbe bene a guarda­re la bandiera che c'è qui, prima di esprimere un'opinione in territorio polacco.

madre courage    Siamo tutti buoni protestanti, qui! Salute!

Kattrin ha cominciato a imitare l'andatura di Yvette, inalberan­done il cappello. Improvvisamente si ode tuonar di cannoni e fuoco di fucileria. Rullo di tamburi. La Courage, il cuoco e il cappellano ricompaiono precipitosamente; i due uomini hanno ancora il bicchiere in mano. Il capo dell'armeria e un soldato corrono verso il cannone e cercano di trascinarlo via.

madre courage    Che succede? Canaglie, lasciatemi prima levare la mia biancheria! (Cerca di mettere in salvo il bucato).

capo dell'armeria I cattolici! Un attacco di sorpresa! Chissà se ce la facciamo a scappare. (Al soldato) Salva il cannone! (Esce).

cuoco    Dio santo, bisogna che corra dal comandante. Courage, uno dei prossimi giorni verrò a chiacchierare un po' con lei... (Scappa).

madre courage    Ohé, la pipa!

cuoco (da lontano)    Me la tenga in serbo, ne ho bisogno.

madre courage    Proprio ora che s'era cominciato a gua­dagnare qualcosa.

cappellano    Già, bisogna che vada anch'io. Certo, se il nemico e così vicino, può esserci pericolo. Beati i pacifi­ci, si dice in guerra. Se avessi un mantello da mettermi addosso.

madre courage    Niente mantelli in prestito, nemmeno in pericolo di morte. Ho fatto delle brutte esperienze.

cappellano    Ma io sono in pericolo speciale per via della mia religione!

madre courage (va a prendere un mantello e glielo dà) Lo faccio proprio contro la meglio coscienza. Via, presto.

cappellano    Grazie infinite, lei è proprio di cuore, ma forse sarà meglio che resti qui, se mi vedono correre po­trei dar nell'occhio, attirare i nemici...

madre courage (al soldato)   Lascialo stare, scemo, chi te lo paga? Te lo prendo in custodia io, sennò ci lasci la pelle.

soldato (scappando)    Può testimoniare che ho fatto il possibile.

madre courage    Lo giuro. (Vede sua figlia col cappello in testa) Cosa stai facendo con quel cappello da puttana? Levati subito quel coperchio, sei ammattita? Proprio ora che stanno per arrivare i nemici! (Le strappa il cap­pello di testa) Vuoi che ti trovino e ti facciano la festa? E anche le scarpe s'è messa, questa Semiramide! Via quelle scarpe! (Cerca di togliergliele) Gesummio aiutami tu, signor cappellano, le faccia togliere quelle scarpe! Torno subito. (Entra nel carro).

yvette (viene avanti, incipriandosi) Come? Arrivano i cattolici? Dov'è il mio cappello? Chi l'ha pestato così? Non posso andare in giro in questo modo, proprio men­tre stanno per arrivare i cattolici. Che cosa penseranno di me? Non ho neppure uno specchio. (Al cappellano) Come sto? Ho messo troppa cipria?

cappellano    Così va benissimo.

yvette  E dove sono le mie scarpe rosse? (Non riesce a trovarle perché Kattrin si nasconde i piedi sotto le sot­tane) Eppure le avevo lasciate qui. Mi tocca andare fino alla tenda a piedi nudi! È una vergogna! (Esce).

Schweizerkas arriva correndo, con una piccola cassetta sottobraccio.

madre courage (rientra, portando della cenere nel cavo delle mani. A Kattrin) Ecco la cenere. (A Schweizer­kas) Cos'è quella roba?

schweizerkas    La cassa del reggimento.

madre courage    Buttala via! Basta coi furieri.

schweizerkas Ma l'hanno affidata a me. (Esce verso il fondo).

madre courage Si levi la tonaca, cappellano, o finirà che la riconoscono anche sotto il mantello. (Strofina il viso di Kattrin con la cenere) Ferma! Ecco, un po' di su­diciume e sei a posto. Ma che disastro! Di certo le senti­nelle erano ubriache. Bisogna mettere il lume sotto il moggio, così è scritto. Un soldato, specie se è cattolico, e una faccia pulita, e eccoti bell'e fatta la puttana. Prima stanno settimane intere senza metter nulla sotto i den­ti e poi, se riescono a rubar qualcosa da masticare, dànno addosso alle femmine. Ora può andare. Fatti vedere. Mica male. Come ti fossi intrufolata in un trogolo. Smettila di tremare. Non ti succederà nulla. (A Schwei­zerkas) Dove hai lasciata la tua cassetta?

schweizerkas    Ho pensato di metterla dentro il carro.

madre courage (atterrita)  Cosa dici, nel mio carro? Che razza di stupidaggine! Dio buono, se non ci sto attenta io! Ci impiccano tutti e tre!

schweizerkas  Allora la metto da qualche altra parte op­pure scappo e me la porto dietro.

madre courage    Ormai resta qui, è troppo tardi.  

cappellano  (mezzo travestito, si precipita in scena) «Per l'amor del cielo, la bandiera!                                   

madre courage (ammaina la bandiera del reggimento) Boze moi!1. Non me ne accorgo neanche più, di questa. Son venticinque anni che ce l'ho.

Cresce il tuono delle cannonate.

Tre giorni dopo, al mattino. Il cannone non c'è più. Madre Cou­rage, Kattrin, il cappellano e Schweizerkas sono seduti insieme, con aria preoccupata; e mangiano.           

schweizerkas Son già tre giorni che me ne vo in giro come un fannullone e il signor brigadiere, che è sempre stato tanto buono con me, comincerà a chiedersi: e ora dove sarà Schweizerkas con la cassa del reggimento?

madre courage    Ringrazia Iddio che non sanno dove sei.

cappellano   Che cosa dovrei dire io? Non posso neanche farvi cantare un piccolo salmo, mi potrebbe andare a finir male. La bocca parla ex abundantia cordis, dice il proverbio, ma guai se, a me, mi scappa una parola!

madre courage  Eh già. Qui con me, ce n'è uno con una religione e uno con una cassa. Non so proprio quale dei due sia più pericoloso.

cappellano    Ormai siamo nelle mani di Dio.

madre courage  Ionon credo che siamo già nei guai fi­no a questo punto; però, la notte non dormo. Se non ci fossi tu, Schweizerkas, sarebbe più facile. Per conto mio credo che sono già pronta a tutto. Gli ho detto, a quelli là, che sono contro l'Anticristo, contro gli svedesi, che hanno le corna, e che le ho viste, che il corno di sinistra è un po' consumato. Mentre mi interrogavano ho doman­dato dove potevo comprare dei ceri, che non costassero troppo cari; mi è stato facile, perché il padre di Schwei­zerkas era cattolico e spesso si scherzava su queste cose della religione. Non mi hanno creduto proprio del tutto, ma al reggimento mancava una vivandiera e così hanno chiuso un occhio. Forse andrà bene. Siamo prigionieri, ma un po' come il pidocchio nella pelliccia.

cappellano Il latte è buono. Per la quantità, bisognerà ridurre un tantino il nostro appetito svedese. Ci hanno sconfitti.

madre courage    Chi è sconfitto? Le vittorie e le disfatte dei pesci grossi e dei pesci piccoli non vanno sempre d'ac­cordo, anzi. Ci sono perfino dei casi, che per i pesci pic­coli la sconfitta, in fondo, è un guadagno. Perdono l'onore, ma niente di più. Mi ricordo che in Livonia il nostro capitano ne aveva prese tante dai nemici che, nella confusione, sono riuscita a cavar fuori dal pasticcio un cavallo bianco che mi ha tirato il carro per sette mesi, finché non vincemmo noi e allora ci fu una revisione. Si può dire in generale che a noialtri, gente comune, vince­re e perdere ci costa caro lo stesso. La cosa migliore per noi, è quando la politica non fila bene... (A Schweizerkas) Mangia!

schweizerkas    Non mi va. Come farà il brigadiere per le paghe?

madre courage Quando i soldati scappano, niente paghe.

schweizerkas  Sì invece, ne hanno diritto. Senza paga nessuno li costringe a scappare. Non sono obbligati a fa­re nemmeno un passo.

madre courage  Schweizerkas, sei tanto coscienzioso che mi fai quasi paura. Ti ho insegnato a essere onesto, per­ché intelligente non sei, ma ogni cosa ha i suoi limiti. Ora vado col cappellano a comprare una bandiera cattoli­ca e un po' di carne. Nessuno sa scegliere la carne come lui, va sicuro come un sonnambulo. Io credo che, lui, il taglio buono lo sente a distanza perché gli fa venire l'ac­quolina in bocca. Meno male che mi permettono il com­mercio. A un commerciante non chiedono di che reli­gione è, ma che prezzi fa. E le mutande protestanti ri­scaldano come quelle cattoliche.

cappellano    Come disse quel frate mendicante, quando si parlava che i luterani avrebbero messo sottosopra le città e le campagne: di mendicanti ci sarà sempre biso­gno. (Madre Courage sparisce dentro il carro). Quella cassa la preoccupa. Finora non ci hanno notati, come se tutti noialtri si fosse col carro, ma quanto durerà?

schweizerkas    La porterò via.

cappellano    È forse più pericoloso ancora. Se qualcuno ti vede! Hanno delle spie. Ieri mattina presto, sulla riva del fosso, me ne è spuntata una davanti mentre facevo i miei bisogni. Che spavento! Proprio per un pelo son riuscito a trattenermi dall'invocare l'Eterno. Mi sarei tradito. Credo che sarebbero pronti ad annusare quel che si è fatto per vedere se sa di protestante. La spia era uno di quei piccoli rompitutto con una benda su un occhio.

madre courage  (scivola giù dal carro con una cesta)   E che cosa trovo qui, svergognata? (Leva trionfalmente in alto le scarpe con i tacchi) Le scarpe rosse dell'Yvette! Gliele ha arraffate senza pensarci un istante, perché lei le ha detto che era un tipo seducente. (Le mette nella ce­sta) Gliele rendo. Rubare le scarpe all'Yvette! Quella si rovina per i quattrini, be', lo capisco. Ma tu lo vorresti far gratis, per il piacere tuo. Te l'ho già detto, devi aspettare finché viene la pace. Per carità, niente soldati! Aspetta la pace, civetta che sei!

cappellano    Non trovo che sia civetta!

madre courage    Sempre troppo. Sia pur brutta come un sasso di Dalarne, dove non c'è che sassi, e la gente dica: « Quella storpia, nessuno la guarda »: allora son conten­ta. così almeno non succede nulla. (A Schweizerkas) E tu, lascia la cassa dov'è, hai capito? E bada a tua sorella, che ne ha bisogno. Mi manderete al creatore, a lungo andare. Meglio avere a che fare con un sacco di pidocchi. (Esce col cappellano).

Kattrin sparecchia.

schweizerkas  Quanti giorni si potrà ancora restare se­duti qui, al sole, con le maniche rimboccate? (Kattrin indica un albero). Sì, le foglie son quasi gialle. (Kattrin  gli chiede a gesti se vuol bere). Non bevo. Rifletto. (Pausa). Non dorme, dice. Dunque dovrei portarla via, la cassa, e ho anche trovato dove nasconderla. Si, dammi un bicchiere. (Kattrin va dietro il carro). La metto in quella tana di talpe vicino al fiume finché potrò tornare a riprenderla. Forse posso riprenderla anche stanotte, prima dell'alba; e me la porto al reggimento. In tre gior­ni non avranno avuto tempo di scappare tanto lontano. Il signor brigadiere farà certi occhi! «Mi hai data una gradevole delusione, Schweizerkas, - mi dirà. - Ti af­fido la cassa, e tu me la riporti».

Mentre Kattrin torna da dietro il carro con un bicchiere, le com­paiono innanzi due uomini. Uno è un sergente, il secondo inchi­na il cappello davanti a lei. Ha un occhio bendato.

uomo bendato  Iddio la salvi, signorina cara. Ha forse visto qui uno del comando del secondo reggimento fin­landese?

Kattrin, spaventatissima, corre via, versando la grappa. I due si guardano fra loro e scompaiono dopo aver visto Schweizerkas se­duto.

schweizerkas (uscendo dalle sue riflessioni)    Ne hai ver­sato la metà. Che pantomima fai? Ti sei fatta male all'oc­chio? Non ti capisco. D'altronde devo andarmene, ho deciso, è meglio. (Egli si alza, lei cerca di fargli capire il pericolo. Egli la respinge) Vorrei sapere che cosa inten­di dire. Certo è per il bene mio, povera bestiolina, non ti sai esprimere. Che cosa importa se hai rovesciata la grappa, berrò ancora tanti di quei bicchieri, uno di più uno di meno... (Va a prendere la cassa nel carro e la nasconde sotto la giubba) Ritorno subito. Ma ora non mi trattenere, o mi arrabbio. Lo so che vuoi il mio bene. Se tu potessi parlare!

Kattrin lo vuol trattenere; egli la bacia, si allontana da lei ed e-sce. Disperata, essa corre qua e là, mugolando. Il cappellano e Ma­dre Courage rientrano. Kattrin si lancia verso sua madre.

madre courage  Che c'è allora, che c'è? Sei tutta agita­ta. Qualcuno ti ha fatto qualcosa? Dov'è Schweizerkas? Racconta ogni cosa per bene, Kattrin. La mamma ti capisce. Che cosa, quel figlio di puttana si è portata via la cassa? Gliela voglio picchiare sulla testa, a quel fintone! Calmati, non mugolare, fai con le mani, non posso sop­portare quando guaisci come un cane, che cosa penserà il cappellano? Gli fai venire la pelle d'oca. C'era qui un orbo?

cappellano  L'orbo? È una spia. Hanno preso Schwei­zerkas? (Kattrin scuote la testa, si stringe nelle spalle). Siamo perduti.

madre courage  (toglie dalla cesta una bandiera cattolica e il cappellano la lega all'asta)    Alzi la nuova bandiera!

cappellano  (amaramente) Qui siamo tutti buoni cattolici.

Si odono voci dal fondo. Entrano i due uomini trascinando Schweizerkas.

schweizerkas    Lasciatemi andare, non ho nulla. Non slogarmi la spalla, sono innocente.

brigadiere    Sta con voialtri. Vi conoscete.

madre courage    Noi? Da dove?

schweizerkas  Non li conosco. Chi lo sa chi sono. Non ho nulla da spartire con loro. Ho comprato da mangiare, ho speso dieci soldi. Può darsi che mi abbiate visto se­duto qui, e poi era perfino troppo salato quel che m'han dato da mangiare.

brigadiere    Chi siete, eh?

madre courage  Siamo gente per bene. È vero, ha com­prato da mangiare qui da noi. Ma era troppo salato per il suo gusto.

brigadiere    Volete far finta di non conoscerlo?

madre courage    Come debbo fare a conoscerlo? Non conosco mica tutti. Non domando a nessuno né il nome né la religione; se ha soldi, non è un pagano. Sei un pa­gano tu?

schweizerkas    Affatto.                                                

cappellano    Stava qui seduto, tutto tranquillo, e non ha aperto bocca che per metterci dentro un boccone. Naturalmente la doveva aprire.

brigadiere    E tu chi sei?

madre courage    È quello che serve qui, al mio banco. Di certo avrete sete. Vado a prendervi un bicchierino. Di sicuro avete corso e siete accaldati!

brigadiere    Non si beve in servizio. (A Schweizerkas) Tu hai portato via qualcosa. Devi averla nascosta in riva al fiume. Quando sei andato via da qui, avevi la giubba gonfia.

madre courage    Era proprio lui?

schweizerkas  Credo che state parlando di un altro. Ho visto correre uno con la giubba gonfia così. Non sono io quello che cercate.

madre courage  Lo credo anch'io, è un malinteso, può succedere. Me ne intendo degli uomini, sono la Courage, ne avrete sentito parlare, mi conoscono tutti, e io vi dico che ha l'aria di persona onesta.

brigadiere  Stiamo dando la caccia alla cassa del secondo reggimento finlandese. E sappiamo che faccia ha quello che l'ha in custodia. Lo abbiamo cercato per due giorni. Sei tu.

schweizerkas      Non sono io.

brigadiere   E se non la fai uscir fuori, per te è finita, sap­pilo. Dov'è?

madre courage  (insistendo) Ma ve la darebbe di certo, visto che lo volete ammazzare. Direbbe: ce l'ho, eccola, i più forti siete voi. Non è così stupido. E parla, idiota! Il signor brigadiere ti dà una mano.

schweizerkas    Se non ce l'ho!

brigadiere   Allora vieni con noi. La troveremo. (Lo con­ducono via).

madre courage (grida) Lo direbbe, se ce l'avesse. Non è così stupido. E non gli slogate la spalla! (Li rincorre).

La stessa sera. Il cappellano e Kattrin la muta sciacquano i bic­chieri e puliscono i coltelli.

cappellano Casi simili, con qualcuno che ci va di mez­zo, non sono sconosciuti nella storia della nostra religio­ne. Mi viene in mente la passione di Gesù Nostro Signo­re. Ne parla un vecchio canto. (Canta la «Canzone del­le Ore»)                                                               

                                        

Nella prima ora del giorno  

il Signore si umiliò              

e come un assassino la gente lo portò             

al pagano Pilato.

Che innocente lo trovò

né si meritava morte.                           

Onde poi via lo mandò

a Erode Re.                               

Alle tre il figlio di Dio               

venne flagellato,                         

il suo capo con una corona            

di spine fu lacerato!

Schernito e beffato                                              

gli picchiarono sul capo

e la croce di sua morte        

dovette portare da sé.            

Alle sei era nudo e spoglio  

inchiodato sulla croce           

dove versò il suo sangue

e ora prega fra i lamenti.    

Gli spettatori lo beffano         

anche quelli che gli pendono a lato

finché persino il sole                   

da tal vista distolse il suo raggio.

Gesù grida all'ora nona,              

geme il suo abbandono;                               

presto nella sua bocca                                               

daranno, con aceto, fiele.

Allora rese lo spirito

e ne tremò la terra.                                           

La cortina del tempio si lacera,

si fendono le rupi.                                             

E poi nell'ora del vespro

rompon le ossa ai ladroni,

nel fianco di Gesù

si sprofonda la lancia.

Ne spicciò sangue ed acqua,               

lo scherno lo copri.                                          

Queste le cose che han fatto   

al Figliuolo dell'Uomo.

        

madre courage  (entra, tutta agitata) Si tratta di vita o di morte. Ma il brigadiere, a quanto pare, è uno con cui si può discorrere. Solo non dobbiamo far capire che è il nostro Schweizerkas, altrimenti accusano noi di avergli tenuto mano. È solo questione di soldi. Ma di dove li ti­riamo fuori? Non è stata qui Yvette? L'ho incontrata per la strada, ha già accalappiato un colonnello. Forse quello le compra uno spaccio.

cappellano    Davvero lo venderebbe?                    

madre courage   E di dove li tiro fuori, i quattrini peril brigadiere?

cappellano    E di che cosa vivrà, allora?

madre courage   Questo è.

Arriva Yvette Pottier, con un vecchissimo colonnello.

yvette (abbracciando Madre Courage) Cara Courage, che fortuna rivederla così presto! (A bassa voce) Non è contrario. (Ad alta voce) Questo è quell'amico mio ca­rissimo che mi consiglia in affari. Proprio casualmente ho sentito dire che lei vorrebbe vendere il suo carro, perché si trova in una situazione molto particolare... Ci penserei.

madre courage Impegnarlo voglio, non venderlo, non precipitiamo; un carro simile, non lo si ricompra facil­mente in tempo di guerra.

yvette (delusa)    Solo impegnarlo? Pensavo fosse in ven­dita. In questo caso non so se mi interessa. (Al colonnel­lo) Che cosa ne dici?

colonnello    Sono completamente del tuo parere, cara.

madre courage    Lo impegno, e basta.

yvette    Credevo avesse bisogno di soldi.

madre courage  (decisa) Ho bisogno di soldi, ma piut­tosto che venderlo mi faccio rientrar le gambe in corpo a forza di cercare un offerente. Mia cara, noi, col carro, ci viviamo. È un'occasione per te, Yvette. Chissà quando te ne capita un'altra di questo genere e chissà quando avrai un altro amico del cuore disposto a consigliarti, no?

yvette  Sì, il mio amico è del parere che sia una buona occasione, ma io non saprei. Se si tratta soltanto di pren­derlo in pegno... anche a te pare che sia meglio compra­re, vero?

colonnello    Anche a me pare.

madre courage  Be', cercati qualcosa che sia in vendita, forse la trovi, se prendi tempo; se il tuo amico va in gi­ro con te, in una settimana o due, diciamo, potresti tro­vare qualcosa di conveniente.

yvette  Allora potremmo andare, mi piace tanto andar in giro a cercar qualcosa, mi piace tanto andare in giro con te, Poldi, è proprio bello, vero? Anche se ci metteremo due settimane! E il carro, quando lo vorrebbe ricompra­re, se riesce a trovare i quattrini?

madre courage  Posso riscattarlo fra due settimane, for­se fra una.

yvette  Non so decidermi. Poldi, chéri, consigliami tu. (Prende a parte il colonnello) Lo so che è costretta a vendere, da quel lato sono tranquilla. E l'alfiere, quello biondo, lo conosci, vuole prestarmi i soldi. È pazzo di me, dice che gli ricordo qualcuno. Che cosa mi consigli?

colonnello  Stai attenta a quello là, ti avverto. È un po­co di buono. Uno sfruttatore. Non te l'ho detto che vo­levo comprarti qualcosa, piccola mia?

yvette Da te non posso accettare nulla. Ma però, se cre­di che quell'alfiere potrebbe approfittarsi di me... Pol­di, accetto.                                                                         

colonnello    D'accordo.

yvette    Me lo consigli?

colonnello    Te lo consiglio.

yvette  (ritorna dalla Courage) Il mio amico me lo con­siglia. Mi dia una ricevuta e ci scriva su che il carro, dopo due settimane, diventa di mia proprietà, con tutto e  quel che c'è dentro. Facciamo subito l'inventario, e i duecento fiorini glieli porterò dopo. (Al colonnello) Vai prima di me al campo, poi verrò anch'io, debbo far l'inventario, ché non mi facciano sparire la roba dal mio carro. (Lo bacia. Egli se ne va. Yvette sale sul carro) Ma di stivali ce n'è pochi.

madre courage  Yvette, non c'è tempo, ora, di far l'in­ventario del tuo carro, ammesso che sia tuo. Mi hai pro­messo di parlare con quel brigadiere per il mio Schweizerkas, non c'è da perdere un minuto, mi han detto che fra un'ora lo portano alla corte marziale.

yvette    Vorrei contare almeno le camicie di lino.

madre courage  (tirandola giù per la gonna) Brutta ie­na, si tratta di Schweizerkas! E non fiatare da dove vengono i soldi, in nome di Dio, fai come se fosse stato il tuo amato bene a darteli, o è finita per tutti noialtri: perché gli abbiamo tenuto mano.

yvette  A quello là senza un occhio gli ho dato appunta­mento nel bosco. Sarà già là che mi aspetta, di certo.

cappellano E non c'è bisogno che dia subito tutti e due­cento i fiorini, arrivi fino a centocinquanta, basterà.

madre courage  Son suoi i soldi? Mi faccia la cortesia, non s'immischi. Stia tranquillo, la sua zuppa di cipolle non la perderà. Corri, non tirar troppo sul prezzo, si tratta della vita.  (Spinge via Yvette).

cappellano  Non volevo metter becco: noi, però, come faremo a tirare avanti? Lei ha sulle spalle una figliuola inabile al lavoro.

madre courage E la cassa del reggimento, intelligento­ne? Le spese gliele dovranno conteggiare, no?

cappellano    Ma quella là saprà far bene la sua parte?

madre courage   È interesse suo che io spenda i suoi due­cento fiorini e che il carro resti a lei. Muore dalla voglia di averlo, chissà per quanto tempo ancora avrà in briglia il suo colonnello. Kattrin, pulisci i coltelli, prendi un po' di pomice. E lei, non stia in giro come Gesù sul Monte degli Ulivi, faccia qualcosa, lavi i bicchieri, stasera ne ar­riveranno almeno cinquanta della cavalleria, eppoi dovrò sentire ancora: «Non sono avvezzo a correre, i miei poveri piedi, non posso mettermi a correre durante la funzione! » Penso che me lo libereranno. Grazie al cielo si lasciano ungere. Non sono lupi, son uomini; e tirano ai soldi. Davanti agli uomini, la corruzione è come la mi­sericordia davanti a Dio. La corruzione è la nostra uni­ca speranza. Finché c'è quella, i giudici sono più miti, e in tribunale perfino un innocente può cavarsela.

yvette (arriva ansimando) Ci stanno solo per duecento. Ma dobbiamo sbrigarci: tra poco dovranno consegnarlo. La miglior cosa è che io vada subito dal colonnello insie­me con quello senza un occhio. Ha confessato di aver avuto la cassa, l'han tormentato coi ferri ai pollici. Ma quando s'è accorto che lo inseguivano, l'ha buttata nel fiume, e così, addio cassa. Devo correre a farmi dare i soldi dal mio colonnello?

madre courage  Addio cassa? E io dove li ritrovo i miei duecento fiorini?

yvette Ah, pensava di pigliarseli dalla cassa, eh? M'a­vrebbe proprio fregata bene! No no, non si illuda. Deve pagare, se vuol riavere Schweizerkas. O adesso vuole che lasci perdere ogni cosa, perché lei si possa tenere il suo carro?

madre courage A questo non ci avevo proprio pensato davvero. Non insistere, l'avrai il tuo carro, l'ho già mol­lato, erano diciassett'anni che ce l'avevo. Lasciami riflet­tere un momento, è tutto così all'improvviso... Che fac­cio? Duecento fiorini non posso pagarli, dovevi tirar sul prezzo. Ho bisogno di avere qualcosa in mano, altrimen­ti il primo venuto mi può buttare in mezzo alla strada come uno straccio. Vai e di' che do centoventi fiorini, o nulla: e ci rimetto anche il carro.

yvette  Non ci staranno. Quello senza un occhio ha una gran fretta e si guarda sempre alle spalle, tanto è nervo­so. Non è meglio se dò tutti i duecento?

madre courage  (disperata) Non posso! Sono trent'an-ni che lavoro. Questa qui ne ha già venticinque ed è an­cora senza marito, devo pur pensare anche a lei! Non in­sistere, so che cosa faccio. Di': centoventi, o nulla.                                  

yvette    Lo sa lei meglio di me. (Se ne va in fretta).

Madre Courage non guarda né il cappellano né sua figlia. Si siede e aiuta Kattrin a pulire i coltelli.

madre courage Non rompa i bicchieri, non sono più nostri. Bada, tu, che ti tagli. Schweizerkas ritornerà, pa­go anche duecento fiorini, se è necessario. Riavrai tuo fratello. Con ottanta fiorini possiamo riempire una ger­la e ricominciare daccapo. In tutto il mondo il brodo si fa con l'acqua.

cappellano    Il Signore condurrà tutto a buon fine, così sta scritto.

madre courage    Li asciughi bene, mi raccomando.

Puliscono in silenzio i coltelli. Improvvisamente Kattrin scoppia in singhiozzi e corre dietro il carro.

yvette (arriva di corsa)    Non ci stanno. L'avevo avverti­ta. Quello senza un occhio ha voluto andarsene subito, ha detto che non valeva la pena. Da un momento all'al­tro, ha detto, si sentirà suonare il tamburo, che vuol dire che il giudizio è già pronunciato. Ho offerto centocinquanta. Non ha battuto ciglio. Con molta fatica, insisten­do, son riuscita a convincerlo d'aspettare, che volevo venire ancora qui a parlarle.

madre courage  Digli che gliene dò duecento. Corri.  (Yvette corre via. Siedono in silenzio. Il cappellano ha smesso di pulire i bicchieri).  Ho paura che ho discusso troppo.

Rullo di tamburo in lontananza. Il cappellano si alza, va verso il fondo. Madre Courage rimane seduta. Buio. I tamburi cessano. Torna la luce. Madre Courage è seduta come prima.

yvette (appare, pallidissima)    Bel lavoro che ha fatto col suo tirar di prezzo e la smania di non perdere il carro. Undici pallottole si è preso, non una di meno. Non vale la pena che mi occupi più delle sue faccende. Ma, a quanto ho creduto di capire, non sono persuasi che la cassa sia davvero nel fiume. Sospettano che sia qui, che lei fosse d'accordo, e voglion portarlo qui, per vedere se lei si tradisce. Ho pensato che la dovevo avvertire: faccia finta di non conoscerlo, altrimenti ci andate di mezzo tutti. Mi vengono dietro, meglio che glielo dica subito. Devo portar via Kattrin? (Madre Courage scuo­te la testa). Lo sa? Forse non ha sentito i tamburi o non ha capito.

madre courage    Sa tutto. Vai a prenderla.

Yvette va a prendere Kattrin, che si avvicina a sua madre e le re­sta accanto, in piedi. Madre Courage le prende la mano. Escono dalla radura del bosco due portantini con una barella, su cui c'è qualcosa nascosto da un lenzuolo. Il brigadiere cammina accanto. Posano la barella.

brigadiere Qui c'è uno che non sappiamo chi sia. Ma dev'essere registrato col nome suo, perché tutto sia in ordine. Ha mangiato da te. Guarda se lo riconosci. (To­glie il lenzuolo) Lo riconosci? (Madre Courage scuote la testa). Come? Non l'avevi mai visto prima di quella vol­ta che è venuto a mangiare da te? (Madre Courage scuo­te la testa). Alzatelo. Portatelo allo scorticatoio. Non ha nessuno che lo conosce.

Lo portano via.


IV.                                                                                                                       

Madre Courage canta la «Canzone della Grande Capitolazione

Davanti a una tenda di ufficiali. 

Madre Courage sta aspettando. Uno scrivano guarda fuori dalla tenda.

scrivano La conosco, lei. Insieme a lei c'era un furiere dei protestanti che voleva nascondersi. Meglio che non faccia reclami.

madre courage  Si che voglio far reclamo, invece. Sono innocente, e se non faccio opposizione può sembrare che abbia la coscienza sporca. M'han fatto a pezzi ogni cosa dentro il carro, a sciabolate; e poi m'hanno dato cinque talleri di multa senza una ragione al mondo.

scrivano   Glielo dico per il suo bene, chiuda il becco. Non abbiamo molte vivandiere, e se le lasciamo il suo spaccio, è soprattutto perché ha la coscienza sporca e o-gni tanto paga una multa.

madre courage    E io faccio reclamo.

scrivano  Come vuole. Allora aspetti che il capitano ab­bia tempo per lei. (Rientra nella tenda).

giovane soldato  (arriva strepitando)     Bouque la Ma­donne! Dov'è quel maledetto cane di un capitano, che m'ha rubato i soldi del premio e se li sta bevendo con le sue troie? Io l'ammazzo!

soldato più anziano  (lo raggiunge di corsa) Sta' buo­no! Vuoi finir dentro?

giovane soldato  Vieni fuori, ladro. Ne fo salsiccia di te, ne fo. Rubarmi il compenso, dopo che mi son tuffato nel fiume, io, solo di tutto il drappello! E che non mi possa nemmeno pagar da bere una birra! A me non mi si tratta così! Vien fuori, che ti fo a pezzi!

soldato più anziano  Gesummaria, quello si mette nei guai.

madre courage    L'hanno lasciato senza premio?

giovane soldato Lasciami andare, o ammazzo anche te, qui bisogna far pulizia.

soldato più anziano Ha salvato il cavallo del colonnel­lo e non gli han dato un soldo. È ancora giovane, ha po­ca pratica della guerra.

madre courage Lascialo andare, non è un cane che bi­sogna mettergli la catena. È perfettamente logico che vo­glia un premio. Perché fare degli atti di coraggio, sennò?

giovane soldato Perché quello là dentro possa sbor­niarsi! Voi non sapete altro che farvela nei calzoni. Mi sono distinto e voglio i miei soldi.

madre courage Ehi, giovanotto, non mi strillare sulla faccia. Anch'io ho i miei guai, e poi tienti di conto la vo­ce, inutile sprecarla prima che venga il capitano, che quando poi arriva sei rauco e non ti vien fuori nemmeno una parola, e lui non ti può più ficcar dentro finché di­venti grigio. Quelli che gridan tanto, tengon duro po­co, mezz'ora sì e no, poi bisogna cantargli la ninna-nan­na, tanto sono a terra.

giovane soldato Non sono a terra, e cos'è questa storia della ninna-nanna? Ho fame, io. Il pane, lo fanno con le ghiande e i semi di canapa e ne fanno anche poco. Quel­lo va a puttane coi miei soldi, e io ho una fame ladra. Bi­sogna che l'ammazzi.

madre courage Capisco che hai fame. L'anno scorso il tuo capitano vi ha comandato di lasciare le strade, e vi ha portati attraverso i campi per schiacciare il grano sot­to i piedi, che per ogni paio di stivali avrei potuto chie­dere dieci fiorini, se ci fosse stato qualcuno che poteva spendere dieci fiorini e se io avessi avuto stivali da ven­dere... Quello pensava che un altr'anno non sarebbe più stato da queste parti, e invece è ancora qui, e la fame è grande. Si capisce che sei furioso.                              

giovane soldato    Non me ne parlare, non ne posso più, io le ingiustizie non le sopporto.

madre courage    Hai ragione:   ma per quanto tempo? Per quanto tempo non le sopporti, le ingiustizie? Un'o­ra o due? Vedi, questo non te lo sei chiesto, eppure è la cosa più importante, perché, in galera, è molto brutta; e se ci pensi, vedi che tutt'a un tratto sopporti le ingiu­stizie.

giovane soldato    Non so perché sto ad ascoltarti. Bouque la Madonne, dov'è il capitano?

madre courage    Tu mi stai ad ascoltare perché sai già che cosa ti dico adesso: che la tua rabbia è bell'e sbolli­ta, era una rabbia corta, e tu ne avresti bisogno di una lunga. Ma dove trovarla, eh?

giovane soldato    Vuoi dire che non è giusto se chiedo un premio?

madre courage    Anzi! Dico soltanto che la tua rabbia non è lunga abbastanza, non te ne fai nulla, purtroppo. Se tu avessi una rabbia lunga, ti stuzzicherei per farla crescere. Fai a pezzi quel cane, ti direi. Ma perché? Tanto, poi, non lo ammazzi, perché senti già che hai la coda fra le gambe... Allora me ne resto qui, e il capitano farà i conti con me.

soldato più anziano    Ha ragione, quella non è rabbia, è soltanto uno sfogo.

giovane soldato  Ah, la vedremo, se non lo faccio a pez­zi. (Sfodera la spada) Appena arriva lo scanno.

scrivano (guarda fuori)    Arriva il capitano. Seduti!

Il giovane soldato siede.

                                          

madre courage  Eccolo a sedere. Vedi che cosa ti ho detto? Sei già a sedere. Meno storie, questi ci conoscono a menadito e sanno come devono fare. Seduti! Ed eccoci a sedere. E seduti non ci si ribella. Farai meglio a non star più dritto come stavi prima; resta seduto. Di me non devi aver vergogna, io non sono meglio di te, anzi; che vuoi, tutta la nostra energia se la son presa. Già, basta che dica una mezza parola e ne risento subito sul la­voro. Ti racconterò qualcosa a proposito della Grande Capitolazione. (Canta la «Canzone della Grande Capi­tolazione»)

Una volta, nel fior degli anni,

anch'io pensavo d'essere chissà chi.

(Non come qualsiasi figlia di braccianti, con quella mia bella presenza e la mia intelligenza, e con le mie aspira­zioni verso qualcosa di più elevato).

Nella mia minestra non ci volevo capelli,

con me, c'era poco da fare.

(Tutto o nulla, comunque non il primo venuto, ognuno è fabbro della sua fortuna, a me non mi comanda nes­suno!)

Ma dal tetto un merlo                              

fischiò: aspetta qualche anno!                                

E anche tu marci, a suon di musica,

o lenta o svelta, come gli altri,        

suonando il tuo motivetto:                            

eccolo qui, è lui!

E tutto si sconquassa!                                   

L'uomo propone, Iddio dispone, e basta!   

Non era neanche passato un anno,                         

e già inghiottivo i bocconi amari.

                         

(Due figli sulle spalle e con quel che costava il pane e tutto quel che ci vuole!)                       

E dopo avermi ridotta uno straccio,              

mi fecero sbattere il culo per terra.

(Bisogna sapersi arrangiare col prossimo, una mano lava l'altra, non si può cozzar coi muri).                        

Ma dal tetto un merlo

fischiò: nemmeno un altr'anno!

E anche lei marcia, a suon di musica           

o lenta o svelta, come gli altri

suonando il suo motivetto:

Eccolo qui, è lui!

E tutto si sconquassa!

L'uomo propone, Iddio dispone, e basta!

                                        

Ne ho visti molti dar l'assalto al cielo,

e non c'eran stelle troppo grandi e distanti.

(Chi è in gamba ce la fa, la volontà apre tutte le strade,

col tempo e con la paglia).

Ma ammucchiando montagne su montagne, s'accorsero

quanto pesava anche solo un cappello di paglia.

(Non fare il passo più lungo della gamba!)              

Ma dal tetto un merlo                     

fischiò: aspetta qualche anno!          

Ed esse marciano, a suon di musica,

o lente o svelte, come gli altri,  

suonando il loro motivetto:      

eccolo qui, è lui!                       

E tutto si sconquassa!

L'uomo propone, Iddio dispone, e basta!

    

(Al giovane soldato)  Per questo penso che puoi rimaner qui con la spada sguainata, solo se te la senti davvero, se la tua furia è abbastanza grande; perché, lo ammetto, hai delle buone ragioni. Ma se la tua furia è corta, fai meglio ad andartene!

giovane soldato  Va' a farti...! (Esce a gran passi, segui­to dal soldato più anziano).

scrivano (sporgendo la testa)  Il capitano è arrivato. Vuol presentare il suo reclamo?

madre courage   Ho cambiato idea. Non presento nessun reclamo. (Via).


V.

Sono passati due anni, la guerra invade sempre nuo­vi paesi. Il piccolo carro della Courage compie viag­gi interminabili attraverso la Polonia, la Moravia, la Baviera, l'Italia e ancora la Baviera. 1631. La vitto­ria di Tilly a Lipsia costa a Madre Courage quattro camicie da ufficiali.

Il carro di Madre Courage è fermo in un vil­laggio semidistrutto.

Giunge da lontano il suono di una fanfaretta militare. Al banco due soldati, serviti da Madre Courage e da Kattrin. Uno di loro è avvolto in una pelliccia da signora.

madre courage  Come? Non puoi pagare? Niente soldi, niente grappa. Marce trionfali, quelle sì che le sanno suonare; ma intanto la paga non la danno.

primo soldato  Voglio la mia grappa. Sono arrivato troppo tardi per il saccheggio. Il capitano ci ha fregati e ha dato il permesso di saccheggiare la città soltanto per un'ora. «Non sono uno snaturato», ha detto. Si vede che la città gli ha pagato qualcosa.

cappellano  (si precipita in scena) In cortile ce n'è de­gli altri. La famiglia dei contadini. Mi aiuti, qualcuno, ho bisogno di bende.

Il soldato esce con lui. Kattrin dà segni di grande eccitazione e cerca di convincer sua madre a dare stoffa per bende.

 

madre courage  Non ne ho. Le bende le ho vendute tutte al reggimento. Le mie camicie da ufficiali non le strappo per quelli là.

cappellano  (grida da fuori)    Ho bisogno di bende, dico.

madre courage  (si siede sulla scaletta di accesso al carro, per vietare a Kattrin di salirvi)    Non dò niente. Quelli non pagano, già: non hanno niente.

cappellano  (curvo su una donna che ha portato in scena) Perché siete rimasti qui, sotto le cannonate?

contadina  (debolmente)   La casa.

madre courage    Quelli lì, mollare l'osso! Figuriamoci! Ma ora toccherebbe a me. Non ci penso nemmeno.

primo soldato    Sono protestanti. Che bisogno hanno di essere protestanti?

madre courage    Se ne infischiano della religione, quelli! Hanno perso la casa.

secondo soldato   Macché protestanti. Cattolici, sono.

primo soldato    Non possiamo mica sgombrarli sotto il bombardamento!

contadino  (sorretto dal cappellano)   Il mio braccio è fot­tuto.

cappellano    E queste bende?                                  

Tutti guardano Madre Courage, che non si muove.          

madre courage    Non vi posso dar nulla. Con tutte le spese, dazi, interessi, e i quattrini che ci vogliono per unge­re le ruote! (Kattrin solleva un pezzo di legno, mugolando, e minaccia sua madre). Sei diventata matta? Butta via, o ti piglio a schiaffi, disgraziata! Non dò nulla, non voglio, devo pensare ai casi miei. (Il cappellano la solle­va di peso dalla scaletta del carro e la fa sedere per ter­ra; poi fruga fra la mercanzia, tira fuori delle camicie e le strappa per farne bende). Le mie camicie! Mezzo fio­rino l'una! Son rovinata!                                      

Dalla casa viene un pianto di bambino.

contadino    Il bambino è ancora li!                        

Kattrin corre dentro la casa.

cappellano (alla donna)    Stai qui, tu! È già andato qualcuno.

madre courage    Fermatela! Se casca il tetto...

cappellano    Io non ci vado più, là dentro.

madre courage  (che non sa più a chi badare) Non me lo sprecate, quel lino, che mi costa un occhio della testa! (Il secondo soldato la tiene ferma. Kattrin esce dalle ro­vine con un lattante in braccio). Meno male che hai tro­vato un altro lattante da trascinarti in giro! Dàllo subi­to a sua madre, o dopo mi tocca lottare per delle ore pri­ma di cavartelo; hai capito o no? (Al secondo soldato) Cosa stai qui a bocca aperta, vai piuttosto là a dire a quegli altri che la smettano con la musica, lo vediamo qui che han vinto. Io non faccio che rimetterci, con le vostre vittorie.

cappellano (fasciando i feriti)    Il sangue passa!

Kattrin culla il lattante e canterella una ninna-nanna.

madre courage  Eccola qui seduta, tutta felice in mezzo a quest'iradiddio. Dallo via subito, sua madre sta già tornando in sé. (S'accorge del primo soldato che è anda­to a frugare fra le bottiglie e che sta scappando con una di quelle) Alt! Bestia, vuoi continuare a vincere? Paga, ora!

primo soldato    Non ho nulla.

madre courage  (gli strappa la pelliccia di dosso)  Allora molla il cappotto, tanto è roba rubata.                       

cappellano    Ce n'è ancora uno, sotto le macerie.           


VI.

Davanti alla città di Ingolstadt in Baviera, Madre Courage assiste ai funerali del maresciallo dell'Im­pero Tilly. Si discorre degli eroi guerrieri e della du­rata della guerra. Il cappellano lamenta di non po­ter dar prova delle sue attitudini, Kattrin la muta ottiene le scarpe rosse. Corre l'anno 1632.

Interno di una tenda da vivandiera.

Un banco verso il fondo. Piove. In lontananza tamburi e marcia funebre. Il cappellano e lo scrivano del reggimento giocano a scacchi. Madre Courage e sua figlia fanno l'inventario.

cappellano    Ecco che si muove il corteo del funerale.

madre courage    Peccato per il maresciallo (ventidue pa­ia di calzini) che è morto, dicono che è stata una disgra­zia. Per via che c'era la nebbia sul prato. Lui aveva gri­dato ancora una volta al reggimento di battersi fino alla morte, poi se n'era tornato indietro, ma nella nebbia ha sbagliato direzione, così è andato in avanti e s'è trovato in mezzo alla battaglia e si è preso una pallottola (non ho più che quattro torce a vento). (Un fischio dal fondo. Va al banco ) Non vi vergognate di svignarvela dal funerale del vostro maresciallo che è morto? (Versa da bere).

scrivano    Non dovevano fare le paghe prima del fune­rale. Ora questi si ubriacano, invece di andare al trasporto.

cappellano (allo scrivano)    Non deve andare al funerale, lei?

scrivano    Io me la sono svignata. Pioveva.

madre courage   Già, per lei è diverso, potrebbe bagnarsi l'uniforme. Pare che volessero suonargli le campane per il funerale, ma poi si è visto che tutte le chiese erano «tate distrutte dalle bombe per ordine suo, e così, pove­ro maresciallo, quando lo caleranno nella fossa non sen­tirà suonare le campane. Invece vogliono sparare tre colpi di cannone, perché non sia una cerimonia troppo austera (diciassette cinture).

grida dal banco    Osteria! Da bere!

madre courage  I soldi, subito! No, qui dentro alla ten­da non ci venite con codesti vostri stivali tutti lerci! Statevene fuori a bere, pioggia o non pioggia. (Allo scriva­no) Qui faccio entrare solo i pezzi grossi. Negli ultimi tempi il maresciallo era molto preoccupato, m'han det­to. Al secondo reggimento ci devono esser stati dei disordini, perché non aveva pagato il soldo alla truppa; era una guerra di religione, aveva detto, e perciò dove­vano combattere gratis.

Marcia funebre. Tutti guardano verso il fondo.

cappellano    Adesso sfilano davanti alla venerata salma.

madre courage  In questi casi un maresciallo o un im­peratore mi fa proprio pietà: forse ha pensato di far qualcosa di grande, qualcosa di cui la gente discorra anche nei tempi futuri, e poi gli facciano una statua; per esempio conquistare il mondo, ecco, questo è un gran bel sogno per un maresciallo, il meglio che possa pensa­re. Be', lui si dà un gran daffare, e poi? Poi tutto va a monte per via di gentarella qualunque, che forse cerca soltanto un boccale di birra e un po' di compagnia, ma nulla di più elevato. I più bei progetti sono stati guastati dalla meschinità di quelli che li devono eseguire, perché anche gli imperatori non possono far nulla da soli, e di­pendono dall'aiuto dei loro soldati e del popolo del loro paese. Dico bene?

cappellano (ride) Courage, le dò ragione, ma non per i soldati. I soldati fanno del loro meglio. Con quelli là fuori, per esempio, che se ne stanno ingollando la loro grappa sotto la pioggia, io me la sentirei di far guerre per cent'anni una dopo l'altra, e anche due insieme se lesse necessario, eppure non ho studiato da maresciallo.

madre courage    Allora, secondo lei, non c'è caso che la guerra finisca?                                    

cappellano Perché è morto il maresciallo? Non dica bambinate. Se ne trovano a dozzine come lui. Di eroi ce n'è sempre.                                                       

madre courage Non glielo chiedo soltanto per scherzo, ma perché sto riflettendo se devo far provviste, compra­re roba che in questo momento potrei trovare a buon prezzo; che se poi però la guerra finisce, posso dar tutto ai cani.

cappellano    Lei parla seriamente, vedo. Ce n'è sempre di quelli che vanno in giro dicendo: « Una volta o l'al­tra la guerra finirà». Ora io dico: non è affatto detto che la guerra debba finire una volta o l'altra. Naturalmente può succedere che ci sia una piccola pausa. Può darsi che debba ripigliar fiato la guerra; può perfino succederle una disgrazia, per così dire. Si sa, non si può mai essere si­curi non c'è nulla di perfetto su questa terra. Una guerra perfetta, di cui si può dire che non c'è da farle nem-meno la più piccola osservazione, probabilmente non esisterà mai. Tutt'a un tratto può incagliarsi, può trovare qualche imprevisto, non si può pensare a tutto. Chissà, una svista; ed ecco la fregatura. E dopo va a ri-metterla in carreggiata, la guerra! Ma nei momenti difficili le verranno in soccorso gli imperatori, i re, e il papa. E così nell'insieme, la guerra non ha da temer nulla di serio e può far conto di aver vita lunghissima.

un soldato (canta davanti all'osteria)                       

Grappa, oste, presto, qua!                               

Chi combatte tempo non ha.                

Pel suo re ha da far la guerra.                       

Doppia! Oggi è festa.                                    

madre courage    Se potessi fidarmi...                   

cappellano    Rifletta un po'! Che vuol che ci sia contro la guerra?                                                           

soldato (canta)                                                      

Donna, un bacio, presto, qua

Chi combatte tempo non ha.

Deve correre tutta la terra.

scrivano (improvvisamente) E della pace, che ne è? Io sono della Boemia e all'occasione vorrei tornarmene a casa.

cappellano    Ah, vorrebbe? Già, la pace! Che cosa suc­cederà del buco, quando il formaggio l'avran mangiato?

soldato (canta di fuori)

Amico, i dadi, presto, qua!                                    

Chi combatte tempo non ha.

Alla leva dovrà venire.                                          

Un amen, prete, presto, qua!

Chi combatte tempo non ha.                                   

Pel suo re deve morire.                                         

scrivano    Non si può vivere senza pace in eterno.

cappellano  Vorrei dire, che la pace esiste anche in guerra, che la guerra ha certi suoi luoghi pacifici. Perché la guerra va incontro a tutte le esigenze, anche a quelle pacifiche, e bisogna provvedere sennò, non potrebbe durare. In guerra puoi cacare come nella pace più profonda, e fra una battaglia e l'altra ti bevi una birra, e persino in marcia puoi fare un pisolino appoggiato al gomito - ma sì, è sempre possibile - sul ciglio della strada. Quando si va all'assalto non puoi giocare a carte, come non lo puoi quando lavori il tuo campo in tempo di pace assoluta; però, dopo la vittoria, c'è qualche probabilità. Ti posso­no portar via una gamba con una cannonata; e da prin-cipio strepiti, come se fosse qualcosa di importante, ma poi ti calmi e ti dànno un bicchiere di grappa, e alla fine torni a saltabeccare di qua e di là, e la guerra non se la passa peggio di prima. E che cosa ti impedisce di aumentare la tua specie in mezzo a tutto questo macello, dietro un granaio o in qualche altro posto? Non possono mica impedirtelo, a lungo andare, e così la guerra avrà i tuoi rampolli e potrà continuare con loro. No, no, per carità, laguerra trova sempre una via d'uscita, figurati! Perché dovrebbe smettere?

Kattrin ha cessato di lavorare e ha lo sguardo fisso su di lui.

madre courage Allora compro. Mi fido di lei. (Improv­visamente Kattrin scaraventa per terra una cesta di bot­tiglie e corre via). Kattrin! (Ride) Gesù, quella aspetta la pace. Le ho promesso che avrà un marito quando ver­rà la pace. (Le corre dietro).

scrivano  (alzandosi in piedi)    Lei parlava, e io ho vinto. Adesso paghi!

madre courage  (torna insieme a Kattrin) Sii ragionevo­le, la guerra continuerà ancora un po', noi facciamo an­cora un po' di soldi, e così la pace sarà più bella. Vai in città, non ci metti neppure dieci minuti, vai a ritirare la roba al Leon d'Oro, quella di valore, dico; il resto an­dremo a prenderlo più tardi col carro, tutto è combina­to, il signor scrivano ti accompagna. Quasi tutti i soldati sono al trasporto del maresciallo, non ti può succeder niente. Sii brava, non farti rubar nulla, pensa al corredo!

Kattrin mette una pezzuola in capo e se ne va insieme allo scrivano.

cappellano    La lascia andare con lo scrivano?

madre courage  Non è mica tanto carina da far venir vo­glia a qualcuno di rovinarla.

cappellano  Come sa mandare avanti bene il suo spac­cio, lei. L'ho sempre ammirata. Capisco che la chiamino Courage.

madre courage  La povera gente ha bisogno di coraggio. Perché è gente perduta. Ce ne vuole, di coraggio, nella loro situazione, solo per alzarsi ogni mattina! Ce ne vuo­le, ad arare i campi in tempo di guerra! Già il fatto che mettono al mondo dei figlioli, dimostra che hanno del coraggio, perché di speranze non ne hanno. Uno ha da fare il boia dell'altro, debbono scannarsi a vicenda; solo per guardarsi in faccia, ne hanno bisogno, di coraggio! Sopportano un imperatore e un papa: vuol dire che han­no un coraggio spaventoso, perché gente come quella costa la vita alla povera gente. (Siede, cava di tasca una pipetta e fuma) Perché non fa un po' di legna?    

cappellano  (si toglie la giacca di malavoglia e si prepara a spaccar legna) Io, veramente, sono pastore di anime e non boscaiolo.

madre courage  Ma io l'anima non ce l'ho. E invece mi serve legna da bruciare.

cappellano    Che pipa è mai quella?

madre courage    È una pipa.

cappellano    No, non è «una» pipa, è «una certa» pipa.

madre courage      Ah sì?

cappellano  È la pipa del cuoco del reggimento Oxenstjerna.

madre courage  E allora, se lo sa, perché me lo chiede in quel modo ipocrita?

cappellano  Perché non so se si rende conto che sta fu­mando proprio quella. Poteva darsi che pescando in mezzo ai suoi quattro stracci le fosse capitata fra le ma­ni una pipetta qualsiasi e che lei l'avesse presa per pura distrazione.

madre courage    E perché non dovrebb'essere così?

cappellano  Perché non è così. Lei la fuma in piena coscienza.

madre courage    E se così fosse?

cappellano   Courage, la metto in guardia. È il mio do­vere. Probabilmente non incontrerà più quel signore, ma non sarà un gran male, sarà anzi la sua fortuna. Non mi ha fatto una buona impressione. Al contrario.

madre courage    Ah sì? Era una persona ammodo.

cappellano  Lei lo chiama una persona ammodo, un tipo così? Io no. Io sono lontano dal volergli male, ma non lo posso definire ammodo. Un dongiovanni, piuttosto, e di quelli fini. Guardi la pipa, se non mi crede. Deve ammettere che rivela molte cose sul suo carattere.

madre courage  Non vedo nulla. È usata, ecco.

cappellano Quasi smozzicata coi denti. Un violento. Questa è la pipa di un violento, di un uomo senza scru­poli, lo può capire benissimo, se non ha ancora perduta tutta la sua capacità di ragionare.

madre courage  Non mi spacchi il ceppo!

cappellano  Le ho già detto che non ho studiato per far questo mestiere. Ho studiato per essere pastore d'anime. Sfruttare i miei doni e le mie capacità per dei lavori fisi­ci, è farne cattivo uso. Il talento che ho ricevuto da Dio non è messo a frutto, e questo è un peccato. Lei non mi ha mai sentito predicare. Mi basta un discorso per in­fiammare un reggimento al punto da fargli considerare il nemico nient'altro che un gregge di pecore. La vita, per loro, diventa come un vecchio straccio fetente che sono felici di buttar via pur di vincere. Iddio mi ha con­cesso in dono la potenza della favella. So predicare in modo da farle perdere i sette sentimenti.

madre courage Io non voglio perdere nessun sentimen­to. Come farei, allora?

cappellano    Courage, spesso mi sono chiesto se sotto i suoi freddi discorsi lei non nasconda invece una calda natura. Anche lei è un essere umano e ha bisogno di ca­lore.

madre courage    La cosa migliore per scaldare la tenda è che ci sia abbastanza legna da bruciare.

cappellano  Lei cambia discorso. Sul serio, Courage, mi domando di tanto in tanto se non ci converrebbe rende­re un po' più stretti i nostri rapporti. Voglio dire, dato che le bufere del tempo di guerra hanno tanto strana­mente avvinto i nostri destini...

madre courage  Per me, sono abbastanza stretti. Io le preparo da mangiare, e lei si dà da fare, spacca la legna, per esempio.

cappellano  (movendosi verso di lei) Lei sa che cosa voglio intendere dicendo « più stretti »; mangiare, ta­gliare legna e simili basse necessità, questi non sono rap­porti. Lasci parlare il suo cuore, non sia così dura.

madre courage    Non mi venga addosso con quella scure in mano. Allora si che sarebbe un rapporto troppo stretto.

cappellano    Non la butti in ridere. Sono una persona seria e le parlo a ragion veduta.

madre courage  Cappellano, capisca le cose. Lei mi è simpatico, non mi va di strapazzarla. Quello che mi sta a cuore è di campare insieme ai miei figlioli, col carro. Non lo considero neanche mio; e al momento non ho te­sta per le faccende di cuore. Proprio ora mi metto a ri­schio di comprar merce, quando è morto il maresciallo e lutti parlan di pace. Dove andrebbe lei, quando io fossi rovinata? Vede? Non lo sa. Ci spacchi la legna piutto­sto, così stasera avremo caldo, è già molto in tempi co­me questi. Che succede? (Si alza in piedi).

Entra Kattrin, ansimando, ferita alla fronte e all'occhio. Trascina una quantità di roba: dei fagotti, dei cuoi lavorati, un tamburo ecc.

madre courage    Cosa c'è, ti hanno assalita? Mentre tor­navi? L'hanno assalita mentre tornava. Quant'è vero Iddio è stato quel soldato della cavalleria che s'è ubria­cato qui allo spaccio. Non avrei mai dovuto lasciarti andare. Butta via quella roba! Non è grave, è solo una feri-ta leggera. Te la fascio, e fra una settimana è guarita. Son peggio delle bestie. (Fascia la ferita).

cappellano    Io non li so rimproverare. A casa loro cer­te cose non le facevano. La colpa è di quelli che fanno scoppiare le guerre, che fanno venire a galla quel che c'è di peggio negli uomini.

madre courage Lo scrivano non ti ha riaccompagnata? Eh già, si capisce, sei una persona onesta e tutti se ne infischiano. La ferita non è profonda, non ci resterà nemmeno il segno. Ecco, te l'ho fasciata. Ti dò una cosa, stai lì buona. Te l'ho tenute nascoste, chissà che occhi farai ora! (Cava dal sacco le scarpe rosse della Pottier) Sei con­tenta? Le avevi sempre volute! Eccole. Mettile subito, che non faccia a tempo a pentirmi. Non ci rimarrà il segno, anche se del resto mi importerebbe poco. Quelle che piacciono agli uomini hanno la sorte peggiore. Se le portano in giro fino a farle crepare. Quando invece una non gli va a genio, la lascian vivere. Ne ho già viste che avevano un musetto un po' grazioso, e poi son diventate di far spavento ai lupi. Non possono passare dietro gli liberi di un viale senza correr rischi; fanno una brutta vita, bruttissima. È come gli alberi: quelli che son bel­li e dritti li tagliano per farne travi; e quelli storti, invece, possono godersi la vita. Insomma, anche questa bi-sogna considerarla una fortuna. Le scarpe sono ancora  buone, ci avevo dato la cera.                                

Kattrin lascia le scarpe per terra e sale nel carro.

cappellano    Speriamo che non rimanga sfregiata.

madre courage    Le rimarrà una cicatrice. Non avrà più bisogno di aspettare la pace.

cappellano  La roba, però, non se l'è lasciata prendere.

madre courage  Forse non le dovevo fare tante racco­mandazioni. Se sapessi che cosa c'è in quella sua testa! Una volta è rimasta fuori tutta una notte, una volta sola in tutti questi anni. Poi ha continuato ad andare attorno come prima, ma ha lavorato più sodo. Non son riuscita a capire che cosa le sia successo, quella notte. Mi ci son rotta la testa sopra, per molto tempo. (Furiosa, solleva da terra e riordina le cose portate da Kattrin) Questa è la guerra! Bel guadagno!

Si ode tuonare il cannone.

cappellano  Ora seppelliscono il maresciallo. È un mo­mento storico.

madre courage  Per me il momento storico è che han fe­rita la mia figliuola. È già mezza rovinata, marito non lo troverà più, e va così matta per i bambini, e se è muta è anche per via della guerra, quand'era piccina un soldato le ficcò qualcosa in bocca. Schweizerkas non lo vedrò più, e dove sia Eilif, lo sa Iddio. Maledetta la guerra.


VII.                                                                                               

Madre Courage al culmine della sua carriera d'affari.

Uno stradale.

Il cappellano, Madre Courage e Kattrin tirano il carro, che reca appesa mercanzia nuova. Madre Courage ha al collo una catenella di monete d'argento.

madre courage Non me la lascio mangiare dai vermi, io, la guerra. Dicono che distrugge i deboli; ma quelli crepano anche in tempo di pace. Però la guerra, la sua acute, la nutre meglio. (Canta)           

E se di lei non sei più forte,             

non ci sarai, per la vittoria.             

La guerra è solamente un traffico:    

invece di formaggio, piombo.                           

E che vantaggio ci sarebbe a farsi sedentari? I sedentari sono i primi a crepare. (Canta)

Erano tanti a voler tanto,                                 

cose che altri neppur pensano.                          

Chi si scavò, furbo, un rifugio                           

scavò anzitempo la sua fossa.                           

Molti ne ho visti, come pazzi,                           

correre verso il cimitero...

Stesi là sotto dovran chiedersi

perché si son così affannati.

Continuano a camminare.


VIII.

In quel medesimo anno il Re di Svezia Gustavo Adolfo cade nella battaglia di Lùtzen. La pace minac­cia di rovinare gli affari di Madre Courage. Il valo­roso figlio della Courage compie un'azione eroica di troppo, e incontra una fine miserevole.

Un accampamento.

È una mattina d'estate. Davanti al carro stanno una vecchia don­na e suo figlio. Il figlio trascina un gran sacco di biancheria da letto.

voce di madre courage  (dal carro) E tutto questo bi­sogna farlo proprio a quest'ora maledetta?

giovane   Abbiamo camminato tutta la notte, venti mi­glia, e dobbiamo tornare in giornata.

voce di madre courage  Che cosa me ne faccio di piu­ma da materassi? La gente è senza casa.

giovane    Aspetti a vederla, prima di parlare.

vecchia donna    Anche qui non c'è nulla da fare. Vien via!

giovane  Va a finire che ci pignorano anche il letto, per le tasse. Forse, se ci metti anche quella catenina, ci darà tre fiorini. (Cominciano a suonar le campane). Ascolta, mamma!

voce   (da lontano)    La pace! È morto il re di Svezia!

madre courage   (sporge la testa fuori del carro. È ancora tutta spettinata)    Che razza di scampanio è questo, a metà della settimana?

cappellano  (esce di sotto al carro)    Che cosa gridano?

madre courage   Non mi dica che è scoppiata la pace proprio quando ho comprata tanta roba.

cappellano  (gridando verso il fondo)   È vero? La pace?

voce   Da tre settimane, dicono; però l'abbiamo saputo solo ora.

cappellano  (alla Courage) Altrimenti perché suonereb­bero le campane?

voce   In città son già arrivati un mucchio di luterani con carri e cavalli, son stati loro a portar la notizia.

giovane   Mamma, è la pace. Che cos'hai?

La vecchia è svenuta.

madre courage (ritorna nel carro)  Gesummaria, Kattrin, la pace! Mettiti il vestito nero! Andiamo al culto, in memoria di Schweizerkas. Ma sarà vero, poi?

giovane  Anche qui lo dicono. Han fatto la pace. Riesci ad alzarti? (La vecchia si alza, come istupidita). Ora ria­prirò la selleria, stai tranquilla. Tutto tornerà in ordine. E papà riavrà il suo letto. Puoi camminare? (Al cappel­lano) Si è sentita male. È la notizia. Non credeva più che sarebbe tornata la pace. Mio padre l'ha sempre detto. Andiamo subito a casa.

I  due escono.

voce madre courage    Datele un bicchierino! 

cappellano  Se ne sono già andati.

 voce di madre courage    Che succede al campo?

cappellano Corre gente. Vado a vedere. Forse dovrei Indossare il mio abito da ecclesiastico?

voce di madre courage È meglio che s'informi con pre­cisione prima di farsi riconoscere per anticristo. Son contenta della pace, anche se sono rovinata. Almeno due dei miei figliuoli sono riuscita a salvarli dalla guerra. Ora rivedrò il mio Eilif.

cappellano  E chi c'è laggiù, che viene dall'accampamento? Non è il cuoco del comandante?

cuoco  (piuttosto stracciato, con un fagotto)    Chi vedo! Il nostro cappellano!                                                   

cappellano    Courage, c'è una visita!

Madre Courage scivola giù dal carro.

                                     

cuoco  Glielo avevo promesso che sarei venuto appena avessi avuto tempo, per far quattro chiacchiere con lei. Non ho dimenticato la sua grappa, signora Fierling.

madre courage  Gesù, il cuoco del comandante! Dopo tutti quest'anni! Dov'è Eilif, il mio figliuolo maggiore?

cuoco  Non è ancora qui? È partito prima di me, e an­che lui era diretto qui.

cappellano    Aspettate, mi metto la veste. (Va dietro la tenda).

madre courage    Allora può arrivare da un momento all'altro. (Grida verso il carro) Kattrin, arriva Eilif! Porta un bicchiere di grappa per il cuoco, Kattrin! (Kattrin non si fa vedere). Copriti con un ciuffo di capelli e basta! Il signor Lamb non è un estraneo. (Va lei stessa a prendere la grappa) Non vuol uscire, non glien'importa della pace, troppo tempo ha dovuto aspettarla. L'han ferita a un occhio, ormai si vede appena, ma lei crede che tutti la guardino.

cuoco    Già, la guerra! (Lui e Madre Courage si siedono).

madre courage    Cuoco, mi trova nei guai. Sono rovinata.

cuoco    Come? Ma è proprio una maledizione!

madre courage    È la pace, che m'ammazza. Pochi gior­ni fa, su consiglio del cappellano, ho fatto degli acqui­sti. E ora tutti se la squaglieranno, e io resterò a sedere sui miei sacchi.

cuoco    Ma come ha potuto dar retta al cappellano? Se quella volta avessi avuto tempo (ma i cattolici sono ar­rivati troppo presto), l'avrei messa in guardia da quel tipo. Ah, dunque ora è lui che tiene il mestolo?

madre courage    Mi lavava i piatti e mi ha aiutato a tirare il carro.

cuoco    Quello, tirare! Le avrà anche raccontato qualcu-na delle sue storielle; per quanto lo conosco, sulle don­ne ha delle idee poco pulite, ho cercato inutilmente di influenzarlo un po'. È un tipo poco serio.

madre courage    E lei, è serio?

cuoco    Non sarò nient'altro, ma serio sì! Alla salute!

madre courage    Un uomo serio non è niente di buono. Io ne ho avuto uno solo, grazie a Dio, che lo era, e mai con nessun altro ho dovuto sgobbare tanto: a primave­ra vendeva le coperte dei bambini, e mi giudicava cattiva cristiana perché suonavo l'armonica. Presentarsi come una persona seria, per me non è una raccomanda­zione.

cuoco  Lei non ha mai peli sulla lingua, ma l'apprezzo proprio per questo.

madre courage  Non mi dica ora che ha sognato i miei peli sulla lingua!

cuoco  Ora siamo qui seduti, mentre scampanano per la pace, e beviamo la sua grappa, quella che si beve soltan­to da lei, una grappa famosa...

madre courage  In questo momento non apprezzo affatto le campane della pace. Non vedo come faranno a liquidare ai soldati gli arretrati della paga, e io che me ne faccio della mia famosa grappa? Vi hanno pagato quel che vi spettava?

cuoco  (esitando) Non proprio. Per questo ci siamo sciol­ti. Vista la situazione, mi son detto: « Che cosa resto a fare? Ne approfitto e fo una visita agli amici ». E così ora eccomi qui.

madre courage  Come dire che è a secco.

cuoco Sarebbe però ora che la piantassero, con questo scampanio! Non mi dispiacerebbe mettermi a vendere qualcosa. Non ho più voglia di fare il cuoco per quelli là. Mi tocca fargli da cucina con le radici delle piante e il cuoio per le scarpe, e poi, quando la zuppa è calda, me la buttano in faccia. Oggi, quella del cuoco è una vita da cani. Meglio fare il soldato; ma già, ora c'è la pace. (Compare il cappellano, ormai tornato al suo antico abito). Ne parleremo più tardi.

cappellano  È ancora buono, c'era soltanto qualche tignola.

cuoco  Non capisco proprio perché si dia tanto da fare. Omai, per lei non c'è più lavoro. Chi vuol più che dia retta alle sue prediche di guadagnarsi onestamente il sol­do e buttar la vita in una trincea? Io poi con lei ho ancora da fare i conti: perché ha consigliato alla signora un acquisto di mercanzia inutile col bell'argomento che la guerra sarebbe durata in eterno?

cappellano  (riscaldandosi) Vorrei sapere che cosa c'en­tra lei in questa faccenda?

cuoco   Perché comportarsi così vuol dire essere senza co­scienza! Chi le ha mai detto d'immischiarsi, con i suoi consigli non richiesti, nell'amministrazione commerciale di estranei?

cappellano  Chi s'immischia? (Alla Courage) Non sa­pevo che fosse in così intima amicizia con questo signore, da essere obbligata a rendergli conto.

madre courage  Non se la prenda, il cuoco dice soltanto la sua opinione, e lei non può negare che la sua guerra m'ha buggerato.

cappellano  Non bestemmi la pace, Courage! Lei è una iena dei campi di battaglia.

madre courage    Che cosa sono io?

cuoco    Se offende la mia amica, l'avrà da fare con me.

cappellano  Con lei non parlo neppure. Le sue intenzio­ni sono anche troppo chiare. (Alla Courage) Ma veden­do come lei accoglie la pace, come fosse un vecchio sac­co sudicio da prendere così, con due dita, allora, da uomo, debbo proprio indignarmi, perché allora capisco che lei non vuole la pace, ma la guerra, per guadagnarci sopra; ma non dimentichi però quell'antico proverbio che dice: « Chi vuol cenare col diavolo, porti il cucchiaio lungo! »

madre courage  Non ho nessuna simpatia speciale per la guerra, e la guerra ne ha pochissima per me. Comunque la prego di risparmiarsi la iena; fra noi due, ormai, ognuno per la sua strada.

cappellano  Perché allora si lamenta della guerra, quando tutta l'umanità ripiglia fiato? Per un paio di vecchi stracci che ha nel suo carro!

madre courage  Le mie merci non sono vecchi stracci; io ci vivo sopra, e anche lei, fino ad ora.            

cappellano    Sulla guerra, eh, dunque?              

cuoco  (al cappellano)    Lei è maggiorenne e avrebbe dovuto saperlo, che non si dànno consigli. (Alla Courage) Data la situazione non c'è altro da fare che svendere cer­ta merce, prima che i prezzi crollino. Si vesta e si metta in strada, non perda un minuto!

madre courage    Un consiglio molto ragionevole. Credo che lo seguirò.

cappellano    Perché glielo dà il cuoco!

madre courage    E perché non me l'ha dato lei? Ha ra­gione, è meglio che vada al mercato. (Entra nel carro).

cuoco  Un colpo a mio favore, cappellano. Lei manca di presenza di spirito. Avrebbe dovuto dire: « Io, consi­gliarla? Tutt'al più avrò parlato di politica! » Non le conviene mettersi a litigare con me. Beccarsi come galli non si addice alla sua veste.

cappellano    Se non chiude il becco, veste o non veste, io l'ammazzo.

cuoco  (togliendosi gli stivali e levandosi le fasce dai piedi) Se non fosse diventato un ribaldo privo di fede, una qualche cura d'anime potrebbe sempre trovarla, ora che c'è la pace. Cuochi non ce ne vogliono, non c'è nulla da cuocere; ma di credenti ce n'è sempre, per quello tutto è come prima.

cappellano  Signor Lamb, la prego, non mi butti fuori. Mi sento migliore, da quando son diventato una cana­glia. A predicare non ci riuscirei più.

Entra Yvette Pottier, vestita di nero, tutta in ghingheri. Si ap­poggia a un bastone. È molto invecchiata, ingrassata e piena di cipria. Dietro di lei, un servo.

yvette   Ehi, gente! Siamo da Madre Courage, qui?       

cappellano  Appunto. E con chi abbiamo l'onore?

yvette    Con la colonnella Starhemberg, buona gente. Dov'èla Courage?

cappellano  (si affaccia dentro il carro e chiama)    C'è la  colonnella Starhemberg che le vuol parlare.

voce di madre courage    Vengo subito!                       

yvette    Sono Yvette!                                                                                        

voce di madre courage    Ah, la Yvette!

yvette    Volevo solo farvi una visitina! (Il cuoco si è vol­tato spaventato). Pieter!                        

cuoco    Yvette!                                         

yvette    To'! Come mai sei qui?              

cuoco    Col carro.                                                

cappellano    Ah, una conoscenza? Intima?         

yvette    Lo credo bene. (Osserva il cuoco) Grasso.    

cuoco    Anche tu non fai più parte delle magre.

yvette   Comunque ho piacere d'incontrarti, cialtrone. Così almeno posso dirti quel che penso di te.

cappellano    Lo dica pure con esattezza, ma aspetti che ci sia anche la Courage.

madre courage (esce dal carro, carica d'un mucchio delle sue mercanzie)  Yvette!  (Si abbracciano). Ma come mai sei in lutto?

yvette    Non mi sta bene? Mio marito, il colonnello, è morto qualche anno fa.

madre courage    Quel vecchio, che per un pelo stava per comprare il mio carro?

yvette    No, un suo fratello più anziano.

madre courage    Allora non stai male! Almeno una che ha fatto carriera con la guerra.

yvette    Un po' su e un po' giù e poi è andata di nuovo su.

madre courage    Non dobbiamo parlar male dei colon­nelli: fanno quattrini a palate!

cappellano (al cuoco) Se fossi in lei mi rimetterei le scarpe. (A Yvette) Ha promesso di dire quel che pensa del signore.

cuoco    Yvette, non farmi delle scenate qui.                

madre courage    Questo è un amico tuo, Yvette.     

yvette    È Pieter della Pipa!

cuoco    Niente soprannomi! Mi chiamo Lamb!

madre courage (ride)    Pieter della Pipa! Quello che fa­ceva impazzire le donne! Sa che la sua pipa gliel'ho tenu­ta in serbo?                             

cappellano    E ci ha fumato!                                 

yvette    Fortuna che posso metterla in guardia da lui! È quanto di peggio abbia mai girato per tutte le terre di Fiandra. Di donne messe nei guai, ce n'ha una per dito.

cuoco    Roba vecchia. Non è più nemmeno vero.

yvette  Alzati, quando una signora ti fa entrare in con­versazione! Quanto l'ho amato, costui! E allora aveva anche una bruna, piccolina, con le gambe storte, anche quella l'ha inguaiata, manco a dirlo.

cuoco   In quanto a te, almeno a vederti, mi pare che ti ho avviata alla fortuna.

yvette Zitto lì, rovina miserabile! Ma ci faccia attenzio­ne, uno così continua a essere pericoloso anche quando è una rovina!

madre courage  (a Yvette) Vieni con me, debbo disfar­mi della mercanzia, prima che i prezzi calino. Forse con le tue conoscenze al reggimento mi puoi essere utile. (Parlando verso l'interno del carro) Kattrin, niente chiesa, vo al mercato invece. Se viene Eilif, dategli da bere. (Esce con Yvette).

yvette  (mentre esce) Che sia stato un uomo così a farmi uscire dal retto sentiero! Posso ringraziare la mia buona aorte, se sono riuscita egualmente a salire in alto. Ma se ora ti ho tagliato le ali, un giorno lassù ne avrò la ricom­pensa, caro Pieter della Pipa.

cappellano   Vorrei solo concludere la nostra conversazione con un vecchio detto: i mulini del Signore maci­nano lentamente. E lei che mi accusava di mancare di spirito!

cuoco  Non ho proprio fortuna. A dirla chiara, speravo  li assicurarmi un piatto di minestra calda. Sono affama­lo, e ora sparleranno di me, e lei si farà un'idea comple-tamente sbagliata. Farò meglio ad andarmene finché è ancora lontana.

cappellano   Lo credo anch'io.

cuoco  Cappellano, della pace ne ho fin sopra il gozzo. L'umanità deve perire di fuoco e di spada, perché è peccatrice fin dalle fasce. Vorrei poter cuocere un bel cap­pone arrosto per il mio comandante, Dio sa dov'è, con una salsa di senape e rape gialle.

cappellano    Cavolo rosso. Cavolo rosso col cappone.

cuoco    D'accordo, ma lui voleva rape gialle.

cappellano    Non capiva nulla.

cuoco  Lei però, per aiutarlo a vuotar piatti, non si fa­ceva mai pregare.

cappellano    Lo aiutavo con ripugnanza.

cuoco    Comunque eran bei tempi, lo ammetta.

cappellano    Questo forse lo potrei ammettere.

cuoco E da quando l'ha chiamata iena, qui son finiti i bei tempi per lei. Che cosa sta guardando?

cappellano Eilif! (Seguito da due soldati armati di pic­ca, sta arrivando Eilif. È ammanettato. È pallidissimo). Ma che cosa ti succede?

eilif    Dov'è mamma?

cappellano    In città.

eilif   Mi avevan detto che era sempre qui. Mi hanno per­messo di venire a salutarla.

cuoco  (ai soldati)   Ma dove lo portate?

soldato    Non al suo bene.

cappellano    Che guaio ha combinato?

soldato  Una rapina in un cascinale. La contadina è morta.

cappellano    Come hai potuto fare una cosa simile!

eilif   Non ho fatto nient'altro che quello che ho sempre fatto.

cuoco    Ma adesso c'è la pace.

eilif    Piantala. Posso sedermi qui finché torna?

soldato    Non c'è tempo.

cappellano Durante la guerra, quando si comportava così lo festeggiavano, lo facevan sedere alla destra del comandante. Allora eran considerati atti di valore! Non si potrebbe parlare col giudice militare?

soldato  Non serve. Portar via le bestie a un contadino, che atto di valore è?

cuoco    È stata una stupidaggine!

eilif   Se fossi stato stupido, sarei morto di fame, tu, cacasentenze.

cuoco  E invece, siccome sei stato furbo, ora ci rimetti la testa.

cappellano  Dobbiamo almeno chiamare Kattrin.

eilif   Faresti meglio a darmi da bere, ne ho bisogno.

soldato    Non c'è tempo, vieni!

cappellano  E che cosa dobbiamo dire a tua madre?

eilif    Dille che non c'è nient'altro, che tutto è come prima. O meglio, non dirle niente.                                

I soldati lo spingono via.

cappellano    Ti accompagnerò nel tuo duro cammino.   

eilif    Non ho bisogno di preti.

cappellano    Come fai a saperlo? (Lo segue).

cuoco (gridando dietro di loro)    Glielo dovrò pur dire, lo vorrà vedere di certo!

cappellano No, non le dica nulla. Tutt'al più ch'era stato qui e che verrà ancora, forse domani. Intanto io ri­tornerò e le darò la notizia. (Esce in fretta).

Il cuoco li segue con lo sguardo scuotendo la testa, poi va su e giù senza riuscire a trovar requie. Finalmente si avvicina al carro.

cuoco  Ehi! Non vuoi uscire! Eh, lo capisco, c'è la pace e tu ti nascondi. Vorrei farlo anch'io. Sono il cuoco del co­mandante, ti ricordi di me? Stavo pensando, non avresti dadarmi qualcosa da mangiare, prima che torni tua ma­dre? Avrei voglia di un po' di lardo, o anche solo di pa­ne, per far passare l'uggia. (Guarda dentro il carro) S'è tirata le coperte sul capo.                                         

Cannonate dietro la scena.                                                      

madre courage (arriva correndo, ansimando, ha ancora con sé le sue mercanzie) Cuoco, è finita la pace! C'è di nuovo la guerra, già da tre giorni! Non avevo ancora venduto la roba quando l'ho saputo. Grazie al cielo! In città si stanno sparando con i luterani. Dobbiamo partire subito col carro. Kattrin, i bagagli! Perché è così turbato? Che cosa è successo?

cuoco  Nulla.

madre courage    Ma sì, c'è qualcosa. Glielo vedo scritto in faccia.

cuoco Forse perché è ricominciata la guerra. C'è rischio che adesso debba aspettare fino a domani sera, prima di mettere qualcosa di caldo nello stomaco.

madre courage    Cuoco, non dica bugie.

cuoco    È stato qui Eilif. Ma è dovuto andar via subito.

madre courage  Era qui? Allora lo vedremo in marcia. Seguo i nostri, ora. Come le è parso?

cuoco    Sempre lo stesso.

madre courage  Quello non cambierà mai. Quello, la guerra non è riuscita a prendermelo. È furbo, lui. Mi aiuta a fare i bagagli? (Comincia a fare i bagagli) Che cos'ha raccontato? È in buona col comandante? Ha par­lato delle sue prodezze?

cuoco  (cupo)  Ho sentito dire che ne ha proprio fatta una: una delle sue solite.

madre courage  Me la racconterà più tardi, dobbiamo andarcene. (Esce Kattrin). Kattrin, la pace è bell'e fini­ta. Andiamo via. (Al cuoco) E lei?

cuoco    Io mi arruolerò.

madre courage  Le faccio una proposta... Dov'è andato il cappellano?

cuoco    In città con Eilif.

madre courage  Allora faccia un po' di strada con noi, Lamb. Ho bisogno di aiuto.

cuoco    La faccenda di Yvette...

madre courage Per me non conta. Anzi. Dove c'è fu­mo, c'è fuoco, dicono. Allora, viene con noi?

cuoco    Non dico di no.

madre courage  Il dodicesimo s'è già messo in marcia. Prenda le stanghe. Eccole un pezzo di pane. Dobbiamo girare per dietro, verso i luterani. Chissà che già stasera non veda Eilif. È il mio figliuolo prediletto. Cotta, la pa­ce, eh? Ed eccoci di nuovo in cammino. (Canta, mentre il cuoco e Kattrin si mettono alle stanghe)

Da Ulm a Metz, da Metz all'Oder!                

Madre Courage è sempre qua!                       

Chi fa la guerra, guerra lo campa,                 

ma le ci vuole polvere e piombo.                     

Di piombo solo non riesce a vivere,

neanche di polvere, le ci vuol gente!

Dunque segnatevi ai reggimenti,

che se no, crepa! Ma oggi, e subito!


IX.

Già da sedici anni ormai dura la grande guerra di re­ligione. La Germania ha perduto la metà dei suoi abitanti. Enormi epidemie uccidono chi è sopravvis­suto al macello. In regioni una volta fertili regna la fame. Vagano ì lupi per le città incenerite. Nell'au­tunno 1634 incontriamo Madre Courage nei monti tedeschi del Fichtel, fuori della direttrice di marcia dell'esercito svedese. Quest'anno l'inverno vien pre­sto ed è duro. Gli affari vanno male, e così non resta che mendicare. Il cuoco riceve una lettera da Utrecht e vien licenziato.

Davanti a un presbiterio mezzo in rovina.

Mattino grigio di primo inverno. Soffia il vento. Madre Courage e il cuoco, vestiti di logore pelli di montone, accanto al carro.

cuoco    È tutto buio, dormono ancora.

madre courage  Ma è un presbiterio. E il pastore, per suonare la campana, dovrà pur uscire da sotto il piumino. E poi mangerà una minestra calda.

cuoco    E chi gliela dà? Tutto il paese è bruciato, l'abbiamo visto.

madre courage    Ma qui c'è gente, prima ho sentito un cane che abbaiava.

cuoco    Anche se il pastore avrà qualcosa, non ci darà nulla.

madre courage    Forse, se ci mettiamo a cantare...

cuoco  Non ne posso più. Te l'ho detto, ho avuto una lettera da Utrecht, dice che mia madre è morta di colera, e che l'osteria è mia, ormai. Eccoti la lettera, se non lo credi. Leggila pure, anche se non ti riguarda quel che scarabocchia mia zia a proposito del mio modo di vivere.

madre courage  (legge la lettera)   Lamb, anch'io sono stanca di questo girare. Mi sembra di essere il ciuco del pentolaio, che tira la carretta e non gli tocca mai niente. Non ho più nulla da vendere, e la gente non ha più nulla per pagar nulla. In Sassonia c'era un tale, tutto straccia­to, che mi voleva affibbiare uno staio di volumi di per­gamena per due uova, e nel Württemberg, per un sacchettino di sale, mi volevano lasciare l'aratro. Tanto, a che serve arare? Non crescono che spine. Pare che in Pomerania i contadini abbiano mangiato i loro bimbi più piccoli, e che delle monache si siano messe a rapinare la gente.

cuoco    Il mondo muore.

madre courage  Qualche volta mi vedo già attraversare l'inferno col mio carro, a vender pece; o andar lungo il ciclo, offrendo roba da mangiare alle anime vaganti. Po­tessi trovare, insieme a quei figliuoli che mi rimangono, un posto dove non sparano! Avrei voglia di vivere alme­no qualche anno in tranquillità.

cuoco  Potremmo aprire l'osteria; pensaci, Anna. Stanot­te mi son deciso: con o senza di te, ritorno a Utrecht; e Oggi stesso.

madre courage Bisogna che parli con Kattrin. Troppa fretta, e poi non mi va di prendere delle decisioni al freddo e a stomaco vuoto. Kattrin! (Kattrin scende dal carro). Kattrin, ti devo dire qualcosa. Io e il cuoco vogliamo andare a Utrecht. Lui ha ereditato una osteria laggiù. Così avresti un posto fisso e potresti fare delle conoscenze. Molti apprezzerebbero una persona posata, il fisico non è tutto. Anch'io sarei d'accordo. Ci troviamo bene insieme, il cuoco e io. Devo proprio dire che ha il bernoccolo degli affari. Avremmo il mangiare assicu­rato, sarebbe bello, vero? E tu avresti un letto per te, ti piacerebbe, no? Non è una vita, a lungo andare, così per strada. Finisce che ti rovini: i pidocchi, ce li hai di già.  Dobbiamo deciderci, o sennò seguiamo gli svedesi, verso nord, devono essere da quella parte (fa cenno verso si­nistra). Dunque, decidiamo così, Kattrin?

cuoco    Anna, vorrei dirti una cosa a quattrocchi.

madre courage    Torna nel carro, Kattrin.            

Kattrin risale.                                                                       

cuoco Ti ho interrotto perché evidentemente non mi hai capito bene. Mi sembrava che potessi fare a meno di dirlo, che fosse chiaro. Ma dato che non hai capito, devo dirtelo: se la porti con te, non ne parliamo nemmeno. Credo che mi capirai.

Dietro di loro, Kattrin sporge la testa fuori dal carro e ascolta.

madre courage    Vuoi dire che devo lasciare Kattrin?

cuoco    Ma cosa credi? All'osteria non c'è posto. Non è mica una di quelle con tre banchi. Noi due, se ci mettia-mo sulle zampe di dietro, riusciamo a rimediare da vivere, ma in tre no, neanche da pensarci. A Kattrin può rimanere il carro.

madre courage    Io pensavo che a Utrecht avrebbe tro­vato marito.                            

cuoco    Non farmi ridere! Lei, trovarsi marito? Muta, e con quella cicatrice! E a quell'età!

madre courage    Non parlar forte!

cuoco  Quel che è è, forte o piano. E anche questa è una ragione per non metterla nell'osteria. Gli ospiti non vogliono avere continuamente una cosa simile davanti agli occhi. E non gli puoi mica dar torto.

madre courage    Chetati. Ti dico di non parlar forte.

cuoco    Nel presbiterio hanno acceso la luce. Possiamo cantare.

madre courage    Cuoco, come potrebbe, lei, andar in giro da sola col carro? Ha paura della guerra. Non la sopporta. Deve fare certi sogni di notte, la sento che si lamenta, specialmente dopo le battaglie. Chissà che cosa vede in sogno: soffre di compassione, quella! Poco tempo fa ho trovato nascosto tra la sua roba un riccio che era finito sotto le ruote.

cuoco   L'osteria è troppo piccola. (Grida) Egregio signore, famigli e servi! Andiamo a eseguirvi la canzone di Salomone, Giulio Cesare e altre grandi menti, che non gli servì a nulla. così potrete vedere che anche noi sia­mo gente onesta, e perciò abbiamo la vita dura, soprat­tutto d'inverno. (Cantano)

Avete visto il savio Salomone,

quel che gli capitò?                 

Per lui tutto era chiaro come il sole,

malediceva il giorno ch'era nato    

e diceva: «Ogni cosa è vanità».     

Com'era grande e saggio Salomone!

Ma non ci fu bisogno di molto tempo

per vedere come andava a finire:    

la saggezza lo aveva così disperato  

che fortunato chi non ce l'aveva!   

Già, perché a questo mondo tutte le virtù sono pericolose, come dimostra questa bella canzone, meglio non averle, vivere allegramente, con un po' di colazione, di­ciamo, un po' di minestra calda. Io, per esempio, non ce n'ho e vorrei averla, sono un soldato, ma a che cosa m'è servito il mio valore in tutte le battaglie? Niente; ora ho fame, era meglio se me la facevo sotto e me ne rima­nevo a casa. Sì, perché?                                 

Avete visto il valoroso Cesare,                 

quel che gli capitò?                                   

Era come un dio sopra l'altare                          

e tu ammazzato, come ben sapete,                    

proprio quand'era al colmo della gloria.

Come gridò: « Anche tu, figlio mio! »                    

Ma non ci fu bisogno di molto tempo

per vedere come andava a finire:

il valore lo aveva così ridotto                                 

che fortunato chi non ce l'aveva!

(A mezza voce) Non metton fuori neanche il naso. (Forte) Egregio signore, famigli e servi! Voi potreste dirmi: « Il coraggio non è mica una cosa che dia da mangiare; prova con l'onestà! così ti sfameresti o almeno non ri­marresti proprio a digiuno! » Come va questa storia?

Voi conoscete il probo e onesto Socrate,

che sempre disse la verità:                 

ma non gli furon punto grati,             

anzi le autorità lo perseguitarono       

e gli dettero da bere la cicuta.             

Quant'era onesto quel gran figlio del popolo!   

Ma non ci fu bisogno di molto tempo

per vedere come andava a finire:                        

la probità lo aveva così stremato                     

che fortunato chi non ce l'aveva!                     

Già, ci dicono di essere altruisti e di dividere quel che abbiamo; ma se non abbiamo nulla? Forse, è vero, nep­pure i benefattori hanno la vita facile, si può capirlo, ma ad ogni modo qualcosa ci vuole. Eh sì, l'altruismo è una virtù rara, dato che non rende.

San Martino, lo sapete anche voi,                  

non sopportò la miseria degli altri.                

Vide tra la neve un pover'uomo,                   

e gli offri metà del suo mantello,                 

così tutti e due morirono di freddo.          

Lui non badava alla ricompensa terrena! 

E non ci fu bisogno di molto tempo          

per vedere come andava a finire:                     

l'altruismo l'aveva così ridotto                      

che fortunato chi non ce l'aveva!

E così la va per noialtri! Siamo gente perbene, ci aiutia­mo fra noi, non rubiamo, non ammazziamo, non incen­diamo! E così si può dire che ci va sempre peggio, e che siamo l'esempio della nostra canzone; e le minestre sono sempre più rare, e se fossimo differenti, se fossimo ladri e assassini, forse avremmo la pancia piena! Perché le virtù non sono rimeritate, ma solo i delitti. così va il mondo e non dovrebbe andare!                         

Qui vedete gente perbene                              

che rispetta la legge di Dio:                          

finora non ci è servito granché.               

Voi, che sedete accanto alla stufa calda,

aiutateci a lenire la nostra grande miseria!

Che bravissime persone eravamo!           

E non c'è voluto molto tempo    

per vedere come andrà a finire:   

il timor di Dio ci ha così rovinati

che fortunato chi non l'ha mai avuto!

                 

voce  (dall'alto)    Ehi, laggiù, salite! C'è una scodella di minestra per voi.

madre courage  Lamb, non me la sento di mandar giù niente. Non voglio dire che ragioni sbagliato. Ma è la tua ultima parola? Noi due si andava d'accordo.

cuoco    È l'ultima. Rifletti.

madre courage  Non ho bisogno di riflettere. Qui non la lascio.

cuoco Certo non sarebbe una cosa logica, ma io non pos­to farci nulla. Non sono un mostro; ma l'osteria è piccola. E ora bisogna salire, sennò non ci dànno nulla nep­pure qui e ci siamo sgolati inutilmente, con tutto questo freddo.

madre courage  Vo a prendere Kattrin.

cuoco  No, sali tu piuttosto e cerca di mettere in tasca qualcosa per la Kattrin. Se ci vedono arrivare in tre, si spaventano.

Salgono. Kattrin scende dal carro con un fagotto. Si guarda in giro per esser sicura che i due non ci siano. Poi mette sulla ruota del carro un paio di vecchi calzoni del cuoco e, accanto, una sottana di sua madre, in modo che si vedano bene. Ha finito e sta prendendo il suo fagotto, quando Madre Courage esce dalla casa.

madre courage (con una scodella di minestra in mano) Kattrin! Fermati! Kattrin! Dove vai con quel fagotto? Di', hai proprio perso il ben dell'intelletto? (Ispeziona il fagotto) Guarda: tutta la sua roba! Avevi ascoltato? Gli ho detto che non se ne parla neanche di Utrecht e della sua sudicia osteria. Che cosa andremmo a fare, laggiù? Né io né te siamo fatte per stare in un'osteria. La guerra

ci riserva ben altro! (Vede i calzoni e la sottana) Ma co­me sei sciocca. Ma pensa un po' se avessi visto questa roba dopo che tu eri scappata. (Trattiene Kattrin, che se ne vuole andare) Non credere che l'abbia piantato per te. C'era il carro, e io il carro non lo lascio, ci sono abi­tuata, tu non c'entri, è per via del carro. Noi ce ne an­diamo in un'altra direzione, e la roba del cuoco gliela mettiamo qui per terra, che se la trovi lui, quello scemo. (Sale sul carro e getta giù altra roba, accanto ai calzoni) Ecco, quello là è bell'e fuori dalla nostra azienda, e un altro non ce lo voglio più. Ora tiriamo avanti noi due. Anche quest'inverno passerà, come tutti gli altri. Mettiti alla cinghia, può darsi che cominci a nevicare.

Si mettono alle stanghe del carro, lo girano e si allontanano Quando il cuoco torna, guarda sbalordito i suoi panni.


X.

Per tutto il 1635, Madre Courage e sua figlia Kattrin percorrono gli stradali della Germania centrale, seguendo armate sempre più lacere.

Uno stradale.

Madre Courage e Kattrin tirano il carro. Passano davanti a una casadi contadini, da dove si ode una voce che canta.           

voce

Una rosa ci dette diletto 

nel bel mezzo del verziere                          

tanto è bella la sua fiorita.  

Di marzo la si è piantata,  

non fu vana la fatica.                                       

Beato chi ha un giardino.                                  

Tanto è bella la sua fiorita.                               

E quando i venti di neve scendono                    

e soffiano nei pini                                             

che ci può mai succedere?                                  

L'abbiamo costruito, il tetto,

di muschio e di paglia l'abbiamo coperto.

Beato chi ora ha il suo tetto

sequei venti di neve scendono.

Madre Courage e Kattrin si sono fermate ad ascoltare; poi proseguono.


XI.

Gennaio 1636. Gli imperiali minacciano la città pro­testante di Halle. La pietra comincia a parlare. Ma­dre Courage perde la figlia e continua da sola. Per molto tempo ancora la guerra non sarà finita.

Il carro, ormai in rovina, è accanto a una casa di contadini dall'al­tissimo tetto di paglia, addossata a una parete di roccia. È notte. Dal bosco compaiono un alfiere e tre soldati coperti da armature pesanti.

alfiere    Non voglio rumore. A chi grida, un colpo di picca.

primo soldato    Ma se vogliamo avere una guida bisognerà pur picchiare all'uscio.

alfiere    Ma picchiare all'uscio non è un rumore strano. Potrebbe anche essere una vacca che si frega contro il muro della stalla.

I soldati picchiano alla porta della casa. Una contadina viene ad aprire. Le tappano la bocca. Due soldati entrano.

voce d'uomo (da dentro)    Chi è?

I soldati trascinano fuori un contadino e suo figlio.

alfiere  (indicando il carro, da cui spunta la testa di Kattrin) Ce n'è una anche qui. (Un soldato la trascina fuori). Siete tutti?

contadini  Questo è mio figlio. - Questa è una ragazza muta. Sua madre è andata in città a far compere. Per il suo spaccio, perché tutti quelli che scappano, svendono la roba. - Sono gente che viaggia, vivandieri.

alfiere  Vi avvertiamo: statevene quieti, altrimenti al primo rumore, vi pigliate questa sulla zucca. E uno di voi deve indicarci la strada che porta in città. (Fa cenno al giovane contadino) Tu, vieni qui!

giovane contadino    Non ne so, io, di strade.

secondo soldato  (ghignando)    Non ne sa, lui, di strade!

giovanecontadino    Non aiuto i cattolici, io.

alfiere  (al secondo soldato)    Dàgli nei fianchi!

giovanecontadino (buttato in ginocchio e minacciato dalla picca)  Nemmeno se mi ammazzate.

primo soldato    Lo so io che cosa ci vuole per farlo diventar ragionevole. (Si dirige verso la stalla) Due mucche e un bue. Sta' a sentire. O metti giudizio, o ti fo a pezzi le bestie con questa spada.

giovane contadino    No, le bestie no!

contadina    Signor capitano, non ci ammazzi le bestie, moriremo di fame!

alfiere    Se lui non intende ragione, dàgli pure un addio, alle tue bestie.

primo soldato    Comincio dal bue.

giovane contadino (al padre)    Devo andare? (La conta-annuisce con la testa). Va bene. contadina    E mille grazie, signor capitano, di averci risparmiati, in eterno, amen...

Il contadino fa cenno alla contadina di smetterla coi suoi ringraziamenti.

primo soldato    Lo sapevo che per voialtri il bue valeva più tutto!

Guidati dal giovane contadino, l'alfiere e i soldati continuano la strada.

contadino    Chissà che cosa stanno armeggiando. Nulla di buono, mi pare.

contadina    Forse sono solo in esplorazione... Che cosa  fare?

contadino  (salendo su una scala che ha appoggiata al tetto) Vedere se sono soli. (Dall'alto) Dentro il bosco vedo muoversi qualcosa. Fin giù alla cava c'è movimento. E nella radura ci sono dei corazzieri. E un cannone. Un reg­gimento, e anche di più. Dio protegga la città e chi c'è dentro.

contadina    Si vedono luci in città?

contadino  Nulla. Dormono. (Scende dalla scala) Se que­sti entrano in città, scannano tutti.

contadina    Le sentinelle li avvisteranno in tempo.

contadino  La sentinella della torre in cima alla collina, devono averla ammazzata, altrimenti avrebbe suonato il corno...

contadina    Se fossimo di più...

contadino    Qui, soli, con quella sciagurata...

contadina    Dici che non si può far nulla?

contadino     Nulla.

contadina    Non possiamo correre fin laggiù, nel buio.

contadino  Tutta la discesa è piena di soldati. Non potremmo nemmeno fare un segnale.

contadina    Per farci ammazzare anche noi, quassù?

contadino    Sì, non c'è niente da fare.

contadina  (a Kattrin) Prega, povera bestiolina, prega! Non possiamo far nulla per fermare il sangue che sta per scorrere. Anche se non sai parlare, almeno sai pregare, Se nessun altro ti sente, Lui ti sente. Ti aiuto io. (Tutti si mettono in ginocchio. Kattrin dietro ai contadini). Pa­dre nostro che sei nei cieli, ascolta la nostra preghiera, non lasciare che la città muoia con tutti quelli che ci sono dentro e dormono e non sospettano di nulla. Svegliali, fai che salgano sulle mura a vedere come quegli altri scendono verso di loro dalla collina con lance e cannoni, nella notte, attraverso i prati. (Rivolta a Kattrin) Proteggi nostra madre e fai che la sentinella non dorma, ma si svegli invece, o sarà troppo tardi. Assisti anche nostro cognato, anche lui è là dentro, con quattro bimbi, non lasciarli morire, sono innocenti e non capiscono. (A Kattrin che geme) Uno non ha ancora due anni, il maggior ne ha sette. (Kattrin si alza, sconvolta). Padre nostro, ascoltaci, solo tu puoi aiutarci, perché altrimenti perire­mo, siamo deboli e non abbiamo né lance né nulla e su di noi non possiamo contare e siamo nelle tue mani con le bestie nostre e la casa, e anche la città è tutta nelle tue mani, e il nemico è di fronte alle mura, con la sua forza grande. (Kattrin se ne è andata di nascosto verso il carro, ne ha tirato fuori qualcosa, l'ha messa sotto il grem­biule ed è salita per la scala fin sul tetto). Pensa ai bam­bini, che sono in pericolo, soprattutto ai più piccoli, ai vecchi che non si possono muovere, e a tutte le creature.

contadino  E rimettici i nostri debiti, come noi li rimet­tiamo ai nostri debitori. Amen.

Seduta sul tetto, Kattrin comincia a battere il tamburo, che ha tratto di sotto il grembiule.                      

contadina    Gesù, che cosa fa, quella! 

contadino    È diventata pazza.              

contadina  Tirala giù, presto! (Il contadino fa per prendere la scala, ma Kattrin la tira sul tetto). Ci vuol rovinare!

contadino    Smettila subito, brutta storpia!              

contadina  Ci vuoi far venire addosso gli imperiali!

contadino  (cercando delle pietre per terra)    Ora te le tiro!

contadina  Ma non hai pietà? Non hai cuore? È finita se vengono qui. Ci sbudellano!

Kattrin guarda in lontananza verso la città e continua a battere il tamburo.

contadina (al contadino)    Te l'avevo detto di non per-mettere a questa gentaglia di fermarsi qui. Che cosa gliene importa, a loro, se ci rubano le nostre bestie fino all'ultima!

alfiere  (arriva correndo con un soldato e col giovane con-tadino)   Vi taglio a fette, vi taglio!

contadina  Signor ufficiale, siamo innocenti, non è colpa nostra. È salita di nascosto. È un'estranea.

alfiere    Dov'è la scala?

contadino   Sul tetto.

alfiere  Butta giù quel tamburo! È un ordine! (Kattrin continua a suonare). Traditori, tutti quanti! Ma questa non la racconterete!

contadino  Là, nel bosco, hanno abbattuto degli abeti, udiamo a prendere un tronco, si potrà stanarla...

primo soldato (all'alfiere)   Chiedo il permesso di farle una proposta. (Mormora qualcosa all'orecchio dell'alfie­re; l'alfiere annuisce). Stai a sentire, ti facciamo una pro­posta per il tuo bene. Scendi e accompagnaci in città, avanti. Facci vedere tua madre e avrà salva la vita.

Kattrin continua a battere il tamburo.

alfiere (dando una spinta al soldato) Non si fida. Col tuo muso, non c'è da stupirsi. (Gridando su a Kattrin) Se ti dò la mia parola? Sono un ufficiale, ho una parola d'onore. (Kattrin continua a suonare anche più forte). Non ha niente di sacro, quella!

giovane contadino Signor ufficiale, non lo fa soltanto per sua madre!

primo soldato    Bisogna che la smetta. In città la sentiranno per forza.

alfiere    Dobbiamo fare un rumore che sia più forte di quel tamburo. Cosa si può fare?

primo soldato    Ma è proibito far rumore!

alfiere    Un rumore innocente, idiota! Un rumore non di guerra.

contadino    Potrei spaccar legna con la scure.

alfiere    Sì, spacca. (Il contadino va a prendere la scure e la dà sul tronco) Più forte! Più forte! Dai, o t'ammazzo.

Kattrin ha ascoltato, battendo più piano sul tamburo. Ora, guardandosi tutt'intorno inquieta, riprende a battere.

alfiere  (al contadino)   Troppo debole! (Al primo soldato) Su, dài anche tu.

contadino    Ho una scure sola. (Smette).

alfiere    Avanti, diamo fuoco alla casa! La staneremo col fumo!

contadino    Inutile, signor capitano. Se dalla città vedono il fuoco, capiscono!    

Kattrin è stata a sentire, fra un rullo e l'altro del tamburo. Ora ride.

alfiere   Ride di noi, guarda. Ne ho abbastanza. Ora le sparo, anche se va tutto al diavolo. Portate qui l'archibugio!

                                  

Due soldati si allontanano, Kattrin continua a battere il tamburo.

contadina  Signor capitano, lo so io che cosa bisogna fare. Li c'è il suo carro. Se glielo sfasciamo, vedrete che smetterà. Il carro è tutto quel che hanno.

alfiere (al giovane contadino)   Fracassalo. (A Kattrin) Ti fracassiamo il carro, se non la smetti!

Il giovane contadino mena qualche debole colpo al carro.

     

contadina    Smettila, bestiaccia!                                 

Kattrin leva mugoli lamentosi guardando disperatamente verso il carro. Ma continua a battere il tamburo.

alfiere   E quegli idioti con l'archibugio, dove si son ficcati?

primo soldato  In città non devono aver inteso nulla, altrimenti si sentirebbero le artiglierie.

alfiere  (verso Kattrin) Non ti sentono! E ora ti ammaz­ziamo. Per l'ultima volta: butta giù il tamburo!

giovane contadino  (improvvisamente, gettando via la trave che ha in mano)  Continua! O è finita per tutti! Dài, continua!

Il soldato lo butta per terra e gli va addosso con l'alabarda. Kattrin comincia a piangere ma continua a suonare il tamburo.

contadina    Non nella schiena! Dio benedetto, me lo ammazzate!

Arrivano di corsa i soldati con l'archibugio.

secondo soldato Il colonnello ha la bava alla bocca, alfiere. Finiamo tutti alla corte marziale!                

alfiere  Puntalo, presto! (Rivolto a Kattrin mentre l'archibugio vien messo sulla forcella) Per l'ultima volta: smettila! (Kattrin, piangendo, batte più forte che può). Fuoco!

I soldati sparano. Kattrin, colpita, continua ancora con qualche rullo, poi cade lentamente su se stessa.

alfiere  L'hai finita, col tuo rumore!

Ma agli ultimi rulli del tamburo di Kattrin succede il rombo dei cannoni dalle mura della città. Da lontano, un confuso scampanio e colpi di cannone.

primo soldato    C'è riuscita.


XII.

Verso l'alba. Si odono tamburi e pifferi di truppa in marcia che si allontana.                         

Madre Courage è seduta davanti al carro, vicino a sua figlia. I contadini sono con lei.

contadino  (ostilmente)  Devi andartene, donna. Ormai l'ultimo reggimento sta per partire. Non puoi continuare da sola.

madre courage    Forse si addormenta. (Canta)

Eja popeja,                                               

che cosa fruscia tra la paglia?                     

Fuori c'è un bimbo che piange                    

e invece i miei sono contenti.                                

C'è di fuori un bimbo in stracci,

per te invece c'è la seta

d'una veste d'angelo.

Quei bambini non han pane

ma per te, vedi, c'è un dolce.

Se non vuoi, dillo alla mamma.

Eja popeja,

che cosa fruscia tra la paglia?

In Polonia uno è sepolto,

l'altro chi sa mai dov'è.

 

Non avreste dovuto parlare dei bambini e del cognato.

contadino    Se tu non fossi andata in città per i tuoi affari forse non succedeva.

madre courage    Ora dorme.

contadina    Non dorme, cerca di ragionare:  è all'altro mondo

contadino  E tu, bisogna che te ne vai, finalmente. Ci so­no i lupi, e i briganti, che è peggio.

madre courage  (alzandosi)   Sì.  (Prende un telo dal carro per coprire la morta).

contadina  Ma non hai proprio nessuno, allora? Dove potresti andare?

madre courage    Sì, uno l'ho ancora: Eilif.

contadino (mentre Madre Courage ricopre la morta) Lo devi trovare. A questa ci penseremo noi, che venga sep­pellita come si deve. Puoi star tranquilla.

madre courage  Qui ci sono un po' di soldi per le spese.  (Conta alcune monete ai contadini).

Il contadino e suo figlio le dànno la mano e portano via Kattrin.

contadina  (le dà la mano, inchinandosi; poi, andandose­ne)    Sbrigati!

madre courage  (si mette alle stanghe)  Spero di farcela da sola, col carro. Camminerà, non c'è molta roba den­tro. Devo riprendere il mio commercio.

Dietro le quinte passa un altro reggimento, con pifferi e tamburi.

madre courage (movendo il carro)    Vengo con voi!

Dietro le quinte, si ode un canto:

Con la sua buona sorte, i suoi rischi,       

la guerra, è tanto tempo che c'è.

Anche durasse cent'anni, la guerra,

la gente come noi non ci guadagna.                

Stracci il vestire, schifo il mangiare,

della paga i comandi ne rubano metà...

Ma un miracolo può ancora capitare:                     

non è finita ancora, la campagna!                            

Vien primavera. Sveglia, cristiani!                   

Sgela la neve. Dormono i morti.

Ma quel che ancora morto non è

sugli stinchi si leverà.


note a  «madre courage e i suoi figli»

Laprima esecuzione di Madre Courage e i suoi figli, che ebbe luogo a Zurigo durante la guerra hitleriana, con la straordinaria Therese Giehse nella parte della protagonista, consentì alla stampa borghese (nonostante le intenzioni antifasciste e pacifiste dello Schauspielhaus di Zurigo, dove prevalevano gli emigrati  tedeschi) di parlare di una tragedia di Niobe e di una impressionante forza vitale dell'animale materno. Da ciò avvertito, l'autore apportò alcuni mutamenti per la messa in scena di Berlino.

Seguono i passi del testo originale.

Scena prima, p. 1280 (p. 7 del presente file):                                              

madre courage    ... Siate tutti prudenti, ne avete bisogno. E ora saliamo sul carro e andiamo avanti.

brigadiere   Non mi sento troppo bene.

reclutatore    Forse hai preso freddo, ti sei levato l'elmo, con questo vento.

Il brigadiere le strappa l'elmo.

madre courage  E tu, ridammi le mie carte. Può darsi che un altro le voglia, e mi trovo senza carte. (Le chiude nel suo recipiente di peltro).

reclutatore(a Eilif)  Potresti almeno dare un'occhiata agli stivali. E poi tra noialtri uomini, una persona che vale fa carriera. Vieni dietro il carro, se vuoi vedere che ho i soldi con me.

Vanno dietro il carro.

brigadiere Non capisco. Sto sempre indietro. Non c'è un posto più sicuro di quello del brigadiere. Sei tu che mandi avanti gli altri a cercar la gloria. Mi son guastato il pranzo. Lo so bene, non riuscirò a inghiottire nemmeno un boccone.                                   

madre courage Non devi prendertela da perder l'appetito. Basta stare indietro. Su, un sorso di grappa, brigadiere e non me l'abbi a male. (Gli dà da bere).

reclutatore (ha preso sottobraccio Eilif e lo porta via con sé) Comunque sei spacciato. Hai pescato una croce, no? Dieci fiorini uno sull'altro e diventi un uomo di fegato, ti batti per il re, e le donne ti corron dietro. In quanto a me, puoi rom­permi il grugno, se t'ho offeso.

Escono. Kattrin la muta mugola rocamente perché si è accorta che han portato via Eilif.

madre courage Subito, Kattrin, subito. Il brigadiere si sente male, è superstizioso, questa ancora non la sapevo. E ora, avanti. Ma dov'è andato Eilif?

schweizerkas Dev'essere andato col reclutatore. Non ha fatto che parlare con lui.

Scena quinta, p. 1317 (p. 29 del presente file):                     

madre courage (all'altro) Come, non puoi pagare? Niente soldi, niente grappa. Marce militari, quelle sì che le sanno suonare; ma intanto la paga non la danno.

soldato (minaccioso)   Voglio una grappa. Sono arrivato troppo tardi per il saccheggio, perché soltanto per un'ora era permesso di saccheggiare la città. « Non sono uno snaturato », ha detto il capitano. Si vede che la città gli ha pagato qualcosa.

cappellano (si precipita in scena)  In cortile ce n'è degli altri. La famiglia dei contadini. Mi aiuti, qualcuno. Ho bisogno di bende.

Il secondo soldato esce con lui.

madre courage    Non ne ho. Le bende le ho vendute tutte al reggimento. Le mie camicie da ufficiali non le strappo per quelli là.

cappellano (gridando da fuori)    Ho bisogno di bende, dico.

madre courage (frugando nel carro)  Non dò niente. Quelli non pagano, già: non hanno niente.

cappellano (curvo su di una donna che ha portato fuori) Perché siete rimasti qui sotto le cannonate?         

contadina (debolmente)   La casa.                           

madre courage   Quelli lì, mollare l'osso...! Le mie belle camicie. Domani vengono i signori ufficiali e io non ho nulla per loro. (Butta giù una camicia, che Kattrin porta alla contadina) Ma che cosa mi prende di dar via qualcosa! Non so­no stata io a cominciare la guerra.

primo soldato    Sono protestanti. Che bisogno hanno di esser protestanti?

madre courage    Me ne infischio della fede. Quelli hanno perso la casa.

secondo soldato   Macché protestanti. Cattolici, sono.

primo soldato   Non possiamo mica sgombrarli sotto il bombardamento!

contadino (sonetto dal cappellano)    Il mio braccio è fottuto.

Dalla casa viene un pianto di bambino.

cappellano (alla contadina)    Stai qui!

madre courage Andate a prendere il bambino. (Kattrin cor­re verso la casa. Madre Courage strappando camicie) Mezzo fiorino l'una. Sono rovinata. Non muoverla mentre la fasci, forse è la schiena. (A Kattrin che ha salvato dalle rovine un lattante e se lo porta in giro cullandolo) Meno male che hai trovato un altro lattante da trascinarti in giro! Dàllo su­bito a sua madre, o dopo mi tocca lottare per delle ore pri­ma di cavartelo; hai capito o no? (Kattrin non le bada). Io non faccio che rimetterci, con le vostre vittorie. Ecco, questo deve bastare, cappellano, non me lo sprechi quel lino,  faccia il piacere.

cappellano Non basta, il sangue passa!

madre courage (curvandosi su Kattrin) Eccola qui seduta, tutta felice in mezzo a quest'iradiddio. Dàllo via subito, sua madre sta già tornando in sé. (Mentre Kattrin riluttante porta il bambino alla contadina, lei fa a pezzi un'altra camicia) Non dò nulla, non voglio, devo pensare ai casi miei. (Al secondo soldato) Cosa stai qui a bocca aperta? Vai piuttosto làa dire a quegli altri che la smettano con la musica, lo ve­diamo qui che han vinto. Bevi un bicchiere di grappa, cap­pellano, non dire di no, me la son già presa abbastanza. (Scende dal carro, per strappare la figlia al primo soldato, che è ubriaco) Bestia, vuoi continuare a vincere? Alt, tu non te ne vai, prima paghi. (Al contadino) Il bambino è sano e salvo. Stendile sotto (indicando la donna) qualcosa. (Al pri­mo soldato) Allora molla il cappotto, tanto è roba rubata.

Il primo soldato se ne va barcollando. Madre Courage continua a strap­par camicie.

                                   

cappellano   Ce n'è ancora uno, sotto le macerie.        

madre courage   Sta' tranquillo, ormai strappo tutto.

Scena settima, p. 1329 (p. 36  del presente file):                                          

Uno stradale. Il cappellano, Madre Courage e Kattrin tirano il carro. È sporco e malridotto, ma reca appesa mercanzia nuova.          

madre courage (canta)                                                              

Erano tanti a voler tanto,                   

cose che altri neppur pensano.

Chi si scavò, furbo, un rifugio

scavò anzitempo la sua fossa

Molti ne ho visti, come pazzi,     

correre verso un cimitero...               

Stesi là sotto dovran chiedersi       

perché si son così affannati.            

Il ritornello: «Vien primavera» lo suona col sonello.   

 

Scena dodicesima, p. 1356 (p. 53  del presente file):

contadino   Devi andartene, donna. Ormai l'ultimo reggimento sta per partire. Non puoi continuare da sola.

madre courage    Respira ancora. Forse si addormenta.

Con le guerre dei contadini, sciagura massima della storia tedesca, furono strappati alla Riforma, per quanto riguarda l'aspetto sociale, i denti per mordere. Sopravvissero gli affari ed il cinismo. Madre Courage - e ciò sia detto per aiutare la rappresentazione teatrale - riconosce, non diversamente dagli amici ed ospiti suoi e da quasi ogni altro personaggio, il carattere puramente mercantile della guerra; ed è proprio questo ad attirarla. Crede nella guerra sino alla fine. Non le passa nemmeno per testa che ci vuole un coltello molto lungo, al tavolo della guerra, per potersi tagliare la propria fetta  di torta. Chi contempla le catastrofi si aspetta sempre, a torto, che le vittime imparino qualcosa. Finché è oggetto della politica, ciò che di  essa avviene, la massa non può considerarlo un esperimento, ma solo un destino; la lezione della catastrofe non le insegnerà più di quanto la cavia non impari di biologia. Non è compito dell'autore aprire gli occhi a Madre Courage, alla fine dello spettacolo: essa vede qualcosa, verso la metà del dramma, alla fine della vi scena; poi torna a perdere la capacità di vedere. All'autore importa invece che, a vedere, sia il pubblico.


1 In russo = Dio mio!

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