Maman Colibrì

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MAMAN COLIBRI’

COMMEDIA IN QUATTRO ATTI

DI HENRY BATTAILLE

Versione italiana di Olga de VellisAillaud

Personaggi

IRENE DE RYSBERGUE

IL BARONE DE RYSBERGUE

RICCARDO DE RYSBERGUE

GIORGIO DE CHAMBRY

LUIGI SOUBRIAN

PAOLINO DE RYSBERGUE

LIGNIÈRES

MADDALENA

LA SIGNORA CHAÜEAUX

COLETTE DE VILLEDIEU

LA MARCHESA DI SAINT-PUY

SOUBRIAN, padre

LA SIGNORA LEDOUX

MISS DEACON

LUISA, cameriera

JENNY, cameriera

FRANCESCO, domestico

La balia.

Ampio salotto fumoir in casa dei baroni Rysbergue: ambiente molto lussuoso e raffinato, con le pareti ed il soffitto ricoperti da rare stoffe indiane fluttuanti. Anche sul pianoforte a coda un magnifico tessuto asiatico, che pende fino a terra. Questo salotto comunica, al fondo, col salone, per mezzo di una porta a vetri opalini, non troppo chiari, né troppo scuri. In un angolo presso il piano, il telefono; poi un tavolo ingombro di carte, giornali, ecc.

ATTO   P R I M O

(Quando il sipario 1si alza, la porta del fondo è chiusa. Sono in scena quattro uomini, tutti in marsina, quattro giovani : Riccardo e Paolino de Ryshergue, Luigi Souhrian e Lignières).

Riccardo— No, no! Serve ancora bene.

Luigi — Ben conservata... ma discretamente intaccata. Di’ ciò che vuoi: è troppo vecchia per te. Riccardo — Ad ogni modo è stata magnifica! Sono andato a Montecarlo e ad Aix nel 1902.

Luigi — Sì, ti ho visto... pareva che ad ogni passo dovesse scoppiare.

Riccardo — Parli così perché sei geloso!

Luigi — Geloso?... Quando vorrò avrò di meglio!

Riccardo — Sicuro... non dico il contrario, ma continuo a dire che ai suoi tempi, è stata una gran        macchina. E del resto, fa ancora i suoi sessanta all’ora come niente.

Luigi — Con un motore che spara come una castagnola...

Lignières — Knapp ha messo fuori una      macchina che è una meraviglia!

Luigi — Davvero?

Lignières — Proprio così.

Riccardo(versando i liquori) — Chartreuse, curaçao, birra?

Luigi — Versami un po’ di cherry...

Riccardo — Non ce ne.

Luigi— Nemmeno dello cherry? Non potresti dire a tua madre di occuparsi un po’ più della cantina? Riccardo — Se credi che la mamma abbia tempo di occuparsi della casa! Non si occupa nemmeno      dei pranzi.

Luigi — Allora chi se ne occupa? Non credo che tuo padre telefoni dai suoi uffici che facciano il         pollo alla Marengo a colazione!

Riccardo — E il cuoco dove lo metti? Sta qui per questo! E poi ci sono io... Sicuro! Fra due affari      di borsa sorveglio la casa... e ti assicuro che devono filare dritto! I domestici li licenzio io! Luigi — Che accadrà quando ti sposerai?

Riccardo — Per ora non v’è ancora nulla di deciso, e poi rimarrà Paolino, che starà con gli occhi         bene aperti, vero Paolino? (Indica il fratello che se ne sta al fondo, in silenzio. E’ un giovane   di diciotto anni, biondo, con gli occhi azzurri e una espressione dolce).

Lignières — Per il momento mi pare che si occupi della cameriera, Paolino... L’ho sorpreso ieri            che faceva i complimenti a Luisa, in anticamera.

Paolino — Non è vero! Lignières — Non è vero? Ripetilo un po’, se hai coraggio!

Riccardo — Paolino ha di meglio. E’ in rapporti epistolari con una donna sposata.

Luigi — Oh, questa è bella!... Incomincia bene per la sua età!

Riccardo — Vero, Paolino? E’ la moglie di... di chi? Ah sì, del libraio di Via Margueritte.

Luigi — E’ molto carino, tuo fratello... coi suoi colletti all’inglese... (Gli prende la mano) E si fa le       unghie, parola d’onore! Sono verniciate!

Riccardo — Vedi? E’ l’amore! Luigi (guarda Paolino, sorridendo) — Diventa rosso... Una donna      sposata alla sua età!... Però anche Lignières ha cominciato così...

Lignières — E dura ancora.

Luigi — Davvero? Sempre la...

Lignières — La cartolaia di fronte al liceo.

Riccardo — Ma allora è una relazione!

Lignières — Due anni! L’ho lasciata una volta e poi l’ho ripresa... Quando padre Delaitre ci dava       lezioni di filosofia, feci becco il cartolaio... E’ una simpatica donna, del resto... con certe sue          idee tutte speciali sulla vita... E’ una romantica...

Luigi — Deve odorare di gomma e carta da disegno!

Riccardo — Compravo sempre da lei certi quaderni da due soldi che mi faceva pagar tre. (A   Lignières) Non lo dico per offenderti, ma mi devi un mucchio di soldi.

Lignières — Sì, sì, scherzate pure... ma almeno è una donna sposata... Non dico che sia molto,            molto allegro... la sera, in bottega, quando accendo il becco Auer, mi sento venire          un’uggia... ma insomma è sempre preferibile che correre dietro alle vostre... passeggiatrici.

Luigi — Macché, io le trovo piacevolissime, per passare il tempo: sono ben vestite, allegre... non vi       sono mai incognite, con quelle lì... Tutte le altre donne mi fanno l’effetto di cameriere. Lignières — Paolino direbbe che non sono da buttar via!

Riccardo(a Luigi) — E Marziana? Ha sfondato, poi?

Luigi — Magnificamente! Sei andata a vederla nella rivista della « Cigale »?

Riccardo — Sì... Molto carina.

Luigi — Non è vero?

Riccardo(a Paolino) — Sai se Giorgetto viene?

Paolino — Ha detto di sì.

Lignières — Chi è Giorgetto? Ah sì, il vostro inseparabile de Chambry.

Riccardo — Non sparlatene! E’ il mio migliore amico.

Luigi(prendendo a braccetto Riccardo) — Senti... si può parlare a cuore aperto?

Riccardo — Vai avanti.

Luigi — Papà mi ha assicurato che sei fidanzato con la signorina Chadeaux.

Riccardo — E poi?

Luigi — E poi... vi ho osservati entrambi durante il pranzo...

Riccardo — Beh?

Luigi — Beh, se siete fidanzati, nascondete magnificamente il vostro gioco!... Credevo che dopo         pranzo, almeno, saresti rimasto nel salone, accanto a lei... Niente! Siamo qui da mezz’ora a          fumare e a chiacchierare, e non esprimi la minima intenzione di mollarci.

Riccardo — Lo faccio apposta.

Luigi — Come?

Riccardo — Stasera, visto che c’è anche la madre, tengo a far capire che non v’è nulla di deciso,        che nulla giustifica quella qualifica di fidanzato che tutti mi affibbiano, senza ombra di      motivo... Ho ventidue anni, sono socio di mio padre e intendo essere completamente libero   delle mie azioni e dei miei gusti... Esigo che nessuno, nemmeno la signora Chadeaux madre,          mi forzi la mano.

Il Domestico(entra da sinistra) — Signor Riccardo, hanno portato questo pacchetto per lei,     dicendo di consegnarlo subito.

Riccardo(lo prende) — Va bene... C’è anche la fattura?

Il Domestico — No, signore. (Esce).

Riccardo — Guardate, ragazzi. (Apre uno scrigno).

Lignières — Meraviglioso!

Luigi — Cos’è?

Riccardo — Un vezzo di smeraldi e perle.

Luigi — Ah, ah! Vedi? Un regalo di fidanzamento?

Riccardo — No, un regalo di scioglimento.

Lignières — Diggià?

Riccardo — Con Nichette.

Luigi — Ah! È per Nichette?

Riccardo — Sì, cerco di rompere pulitamente. Fa l’inferno! Ieri ho avuto una di quelle scenate! Ha     minacciato di gettarmi in faccia il vetriolo.

Lignières — E tu allora prudente...

Riccardo(facendo vedere il vezzo) — Guarda, ho fatto incidere due date: quella della nostra    prima notte e quella della nostra ultima.

Lignières — Ma per l’ultima è inciso maggio e siamo solo in aprile.

Riccardo — Ma per darle il tempo di abituarsi.

Luigi — La notte di maggio! Una cedola per il mese prossimo, insomma?

Riccardo — Una piccola cedola... un anticipo... il babbo m’ha detto che dovrò versarle una     gratificazione di cinquemila franchi e me li ha promessi!

Lignières — Fortunato te! Avere    una famigliache può dare cinquemila franchi alle amanti dei           figli! Che bottega di cartolaio si comprerebbe con cinquemila franchi!

Luigi — Spiegami una buona volta, Riccardo, perché dici sempre « il babbo » parlando di tuo            padre e « maman » parlando di tua madre.

Riccardo(ridendo) — Dire « papà » sarebbe impossibile e dire « mamma » non andrebbe     d’accordo col suo musetto. « Mamma, mamma cara » è ancora troppo vecchio, per lei.          Avevamo aggiunto un soprannome, Paolino ed io, l’estate scorsa a Trouville. (Verso       Paolino) Non è vero? Ci sembrava ridicolo chiamar « mamma » sulla spiaggia una donna        così giovane... la gente si voltava... Ci vergognavamo!...

Luigi — E come la chiamavate?

Riccardo — Colibrì. Maman Colibrì.

Lignières — Carino... ma un po’ lungo.

Luigi — Non mi piacciono i soprannomi. Hanno sempre un certo che di artificiale, di stupidello... Riccardo — Paolino lo aveva trovato mentre giocava a tennis. Gli pareva che, dietro la rete del           tennis, somigliasse ad un colibrì dietro le sbarre della gabbia... Oh, Paolino è un poeta, sai...             poco espansivo... non si sa mai cosa pensa... ma poi si rimane stupiti...

Luigi — La poesia degli sciocchi! Colibrì! Come se un soprannome di uccello fosse più poetico e       più lusinghiero di un altro! Gli uccelli sono bestioline sudice che mangiano i vermiciattoli...

Paolino — Il colibrì vive di fiori.

Luigi — Ma no.

Paolino — L’ho letto l'altro giorno scartabellando l’enciclopedia.

Luigi — Raccontalo alla nonna.

Paolino — Cosa vuoi scommettere?

Luigi — Cento soldi se vinco e quaranta se perdo.

Paolino — Accetto la scommessa. (Esce).

Luigi — Apri un po’ la finestra... C’è una puzza di fumo, qui...

Lignières (con un sorriso indefinibile) — A me non dispiace... Fa un miscuglio piacevole, con          l’odore della casa.

Riccardo — Come sarebbe a dire: l’odore della casa? Ha un odore speciale la mia casa? Lignieres — Lo credo! Si sente dalla strada, a volte, quando le finestre sono aperte... Tu ci sei      abituato e non te ne accorgi più... ma per coloro che arrivano, è squisito.

Riccardo — E’ il profumo di maman... Cipro, garofano bianco e trifoglio, credo. Lignières (annusando) — E’ un profumo che deve avere impregnato, da anni, tutte le stanze... Senti un            po’ questo cuscino! (Prende un cuscino e lo mette sotto il naso di Riccardo).

Riccardo — E’ seccante, per gente di affari!

Paolino (torna con un libro in mano) — Ecco, guarda.

Luigi — Leggi tu stesso, mi fido, ma non barare.

Paolino(leggendo) — « Questi uccelli vivono dei fiori di laggiù, dei loro succhi brucianti e acri,       in realtà di veleni, che danno loro, sembra, quel grido aspro e quella continua agitazione dei loro movimenti collerici, ed anche gli strani riflessi d’oro, d'argento e di pietre preziose. La     vita, in quella fiamma alata, è così bruciante, così intensa, che essa sfida tutti i veleni. A            testa bassa, affonda il pugnale del suo becco in un fiore, poi in un altro, estraendone il             succo... qualche volta in preda alla furia, contro un fiore già devastato, al quale non perdona             di non averlo atteso ».

Luigi — Accidenti! Che salute hanno i colibrì! Tieni, eccoti venti soldi... ma voglio verificare io...      sento che hai barato. (Il telefono squilla).

Riccardo(stacca il microfono) — Pronto... pronto... Cosa desiderate?... Se è per una             informazione, telefonate domani alla sede centrale in Via Taitbout... Come? Siete voi, signor     Crouzet? Sì, sì, sono al corrente... (Agli altri) State un po’ zitti, ragazzi! Non si capisce           niente! Si tratta di affari... (Al telefono) Il babbo è di sopra, nel suo studio. Non è vero,     Paolino?

Paolino — Sì.

Riccardo — Sì, è di sopra... ha molto da fare, stasera. Parte domani per Bruxelles... Oh sì,   viaggia molto... Un grosso affare! Avremo la concessione di tutte le linee tramviarie    elettriche... (Si volge agli altri) Tacete, perdinci! (Al telefono) Però se volete più ampie           informazioni... Non so se il babbo potrà, prima della partenza... Aspettate un momento... (A   Paolino) Telefonagli di sopra, se domattina può ricevere un momento il signor Crouzet... (Al  telefono) Un attimo solo... Sì, abbiamo avuto amici a pranzo... Grazie, sta bene... Non credo       che maman andrà a Cannes... è già, troppo tardi...

Paolino(parla ad un telefono interno) — Riccardo ti chiede se domattina puoi ricevere il signor        Crouzet... Alle dieci? (A Riccardo) Sì, alle dieci. Riccardo (al telefono) — Mio padre vi       aspetta alle dieci. Benissimo. Buona sera. (Riattacca) Scusate, ragazzi... ora potrete gridare        finché vi piace.

Luigi — Grazie. (Durante le battute precedenti, Lignières si è seduto al piano ed ha cominciato a        suonare in sordina una canzonetta in voga).

Paolino(a Riccardo) — Il babbo ha detto che fra poco scenderà. Luigi (prende un giornale sul         tavolo e lo scorre. Ad un tratto) — Riccardo, hai visto quell’articolo nel «Journal», segnato   a matita blu?

Riccardo — Sì, è di un giornalistucolo al qualeabbiamo pestato i piedi, pare... Se insiste, lo prendo a scapaccioni pubblicamente. Del resto esigerò delle scuse domani.

Luigi — Non vale la pena di disturbare due galantuomini per quattro frasi sciocche!

Riccardo — Ah no, sai? E’ un argomento sul quale non scherzo, io ! Prima di tutto, l’onore             della famiglia!

Luigi — Non sarò io a contraddirti... tanto più che hai addosso quindici anni di sala d’armi! Ma tu     ti monti per nulla!

Riccardo — Non mi monto affatto! Però ho un altro principio, ben netto...

Luigi — Sta’ attento, caro! Quando si hanno troppi princìpi, è come se non se ne avesse nessuno! Riccardo(senza badargli, seguitando) — ... ed è che l’umanità non vale la corda per             impiccarla... e che bisogna trattare la gente a pedate. Un bel ceffone dà risposta a tutto!

Luigi — Pan! Pan! E’ più tranquillizzante esservi amici!... A proposito, sai che stasera ho offerto a     tuo padre per conto del mio, l’accomandita del « Radicale»... che sosterrebbe i vostri     interessi?

Riccardo — Il vostro sudicio giornale?

Luigi — Tira trentamila copie, il nostro sudicio giornale!

Riccardo — Prima di tutto non navighiamo in quelle acque, noi siamo orleanisti; e ho sempre          creduto che le idee di tuo padre non fossero troppo lontane da quelle che difende ogni giorno    nel suo giornale.

Luigi — Figurati! Papà, quando è digiuno è repubblicano, quando è un po’ allegro è realista e             quando è ubriaco del tutto, diventa anarchico! (La porta del salone si apre. Irene entra con            vivacità, richiudendosela poi alle sue spalle).

Irene— Venite, ragazzi! Non avete ancora finito? Se sapeste come mi hanno seccata, di là! Riccardo — Fio quasi finito il sigaro, guarda.

Irene — Non puoi fartene un’idea!...

Riccardo — Chi è? La Brécourt?

Irene — Quella vecchia mummia che, alla sua età, non sopporta il fumo! Ha avuto un secolo di          tempo per abituarsi!

Riccardo — Perché non la molli?

Irene — Non è certo la voglia che mi manca!... (Indica il salone) La Brécourt, la marchesa e la           tua futura suocera... Scompartimento per signore sole!

Riccardo — Rimani in quello dei fumatori.

Lignières — Oh sì, signora! Fatelo!

Irene — Sì, purché non debba poi pentirmene, eh? Di che avete parlato nel vostro       scompartimento? Da noi non si parla che di matrimoni... da morire! Hotentato tante volte di       portare il discorso sul divorzio- ma alla tua fidanzata sembra prematuro, pare...

Riccardo — Ti prego, maman, non dar cattivi consigli a mia moglie...

Irene — Solo a patto che verrete di là immediatamente... Oh! Avete della birra! Fortunati voi!

Luigi(precipitandosi) — Ne volete, signora?

Irene — E come! (Luigi versa la birra nel bicchiere che Irene gli porge) Versate, versate senza          paura! Una mezza chope, cameriere!

Riccardo(a Lignières) — Vedi come è giovane, maman!

Irene — Qualche volta credono che siamo fratello e sorella. (A Luigi) Figuratevi che l’altro     giorno, scendendo dalla macchina ad Armenonville, mi appoggiai al suo braccio (si    appoggia al braccio di Riccardo) così... perché mi sentivo le gambe un po’ intorpidite...            Beh, il cameriere ha creduto che fossimo due innamorati, e ci ha offerto un salottino     particolare... Io ero soddisfattissima... ma Riccardo faceva fuoco e fiamme!

Riccardo — Che millanteria!

Irene — Oseresti dire che non è vero?! Ti fa rabbia avere una madre che sembra tanto giovane...        (pausa) ma in fondo in fondo, ne sei orgoglioso. C’è un compenso! (Gli dà un buffetto col         ventaglio) Giorgetto non è venuto?

Paolino — Non può tardare.

Irene — Chi di voi strimpellava poco fa, quella orribile canzonetta?

Luigi(indicando Lignières) — Lui.

Irene — Non mi rallegro- con voi.

Lignières — Ma so suonare benissimo anche musica seria, io! Però la suono con un dito solo e         l’effetto si perde...

Irene (accanto al piano) — Volete che esprima loro (indica il salone) il mio stato d’animo? Riccardo — Maman! Maman! Non sono mai tranquillo con te! (Irene siede al piano, vivace,    leggera, con le gonne svolazzanti e attacca il « Dies irae »).

Lignières(piano a Luigi) — Preferirei la madre alla futura nuora...

Luigi(anche lui piano) — Non sarebbe uno sforzo!... Ma niente da fare! Maman Colibrì, finché si       vuole, ma anche Virtù con la «V» maiuscola! Nemmeno la più piccola scappatella!   Nemmeno tanto così. Chaulin ha tentato... ha dovuto ritirarsi di carriera!

Lignières — Peccato! Peccato! Che occhi!

Luigi — E le spalle? (La osservano attentamente) Deve avere un bel corpo...

Riccardo (avvicinandosi) — Che brio, eh, maman?

Lignières (con un sorriso) — E’ ciò che dicevamo.

Riccardo(di lontano, a Irene) — Maddalena si accorgerà benissimo che sei tu che suoni. Irene         (alzandosi) — Comincerà a gustare le gioie della famiglia... (Riprende il ventaglio) Chi di           voi viene al concorso ippico, domani? Vedrete che amore di vestito indosserò! Riccardo —       Tanto meglio, perché quello che hai stasera...

Irene — Non ti piace? Vuoi che vada a cambiarlo? Ma sentitelo! Come compiango tua moglie,          ragazzo mio!

Lignières — Non so cosa abbia contro quel vestito: è delizioso.

Irene — Lo so io! Vorrebbe che fosse color ametista con le viole del pensiero e nodi di velluto          nero... Confessalo! Vorresti dei nodi neri! Ne muori dalla voglia!

Riccardo — Non intendevo dir questo!

Irene — Credi che non ti capisca? Ti scuso pensando che, se avessi una figlia, già da cinque anni       non mi perdonerebbe né gli abiti né il viso! E adesso, via! Filate di là!... Un’idea! Voglio            fare arrabbiare la Brécourt!... Paolino, dammi una    sigaretta, presto! Presto! Una delle    mie!... Entro facendo finta di niente, come se me ne fossi dimenticata... vedrete... e con un       sorriso serafico... (Con la sigaretta fra le labbra, apre la porta del salone con l’aria più         naturale del mondo, passa e la richiude).

Lignières — E’ proprio come una sorella maggiore, che non ti somigliasse, però... Del resto, è          una frase corrente: «La signora De Rysbergue? Sembra la sorella dei suoi figli ».

Riccardo — Presso a poco è così... Maman si è sposata a sedici anni... io ne ho ventidue... fate il     conto.

Luigi — Trentanove circa... Ne dimostra trenta.

Irene(schiude la porta e fa capolino. Piano, ammiccando graziosamente) — Ci siamo, ragazzi!          Scandalo! Tieni, Paolino... mettila nel portacenere... (Porge a Paolino la sigaretta) E            sbrigatevi, su!... (La porta si richiude).

Riccardo(agli altri) — Venite? (Getta via la sigaretta. Battendo sulla spalla di Paolino) Passa,        passa... (Paolino entra per primo nel salone).

Lignières(con le mani nelle tasche, dondolandosi, e rivolgendosi a Luigi) — Che peccato... Che      peccato!

Luigi — Ci pensi ancora?.

Lignières — E’ pazzamente desiderabile... Vorrei dirglielo!

Luigi — Non te lo consiglio. Pensalo, se vuoi, ma non parlarne mai. (Lignières entra nel salone.          Quando Luigi e Riccardo sono sulla soglia, il barone deRysbergue e Soubrian entrano da          sinistra. Il barone ha il cappotto sul braccio ed il cappello in mano).

Il Barone(chiamando) — Riccardo! (Riccardo si volge e ridiscende con Luigi) Vado un       momento al Circolo con Soubrian. Parto domani alle dodici e dieci... faccio colazione fuori... ho già dato ordini affinché mi portino le valige alla stazione. Domattina trovati in      ufficio alle otto... ti darò le ultime istruzioni.

Riccardo — Va bene. Quando tornerai?

Il Barone — Fra otto giorni. Non ripartirò da Bruxelles se non ho il contratto firmato e        l’anticipo in tasca.

Riccardo — Non ne dubito! Ha altro da dirmi?

Il Barone — No. (Riccardo va nel salone. A Soubian) Un sigaro, Soubrian? (Gli porge la     scatola).

Soubrian — Volentieri.(Mentre spunta il sigaro e lo accende) Perdio, che vita la vostra! Si   può      ben dire che non lo rubate, il danaro, voi. Siete un magnifico uomo d’affari, ma perdinci,        non avete neanche il tempo di godervi il vostro lusso!

I1 Barone — Il mio lusso? Serve per la famiglia, per mia moglie, per i miei figli... io vivrei con          un letto, un tavolino e una sedia.

Soubrian — Come Napoleone.

Il Barone — Appunto. Il lusso, per divertir loro... il lavoro, per divertir me... tanto per smaltire        la mia attività.

Soubrian — Come Napoleone.

Il Barone— Vi stupisce? L’attività è la rivincita che noi aristocratici ci prendiamo sulla vita             immobile e contemplativa dei nostri avi.

Soubrian — Allora mio padre deve essere terribilmente plebeo, perché io ho sempre voglia di          sedermi!

Il Barone — E io di camminare, di vivere, di aspirare! Non mi accorgo neppure degli agi che mi     circondano... è vero! Mi piace vederli, aumentarli, ma in fondo, mi annoiano. Tanto rumore,     tante donne, tanti giovanotti, tanta musica, mi danno terribilmente ai nervi! Far fruttare il         mio patrimonio, tirar su una famiglia onorata, invidiata, degna del nome che porto, questa sì che è una gioia!... Se no, di che avrei bisogno? Andare a caccia e avere un buon sigaro... Soubrian (sorridendo ed ammiccando) — Qualche donna...

Il Barone(dopo aver guardato nel vuoto per un attimo) — Mah!... Non ho tempo per offrirmi          una coscienza complicata! (Altro tono) Vedete che rispondo con franchezza alla vostra   intervista... Sapevo bene che volevate arrivare a questo... ma vi avverto che dico soltanto ciò        che voglio dire!

Soubrian — Le mie intenzioni sono pure... Unarticolo sulla vostra industria mi interesserebbe... Il Barone(trovando il giornale con l’articolo sottolineato in blu) — Come questo? (Gesto di      protesta di Soubrian) Aspettate che lo pieghi... (Eseguisce e lo getta in un tiretto del tavolo)       Perché mettere in giro simili ignominie?

Soubrian — E allora, barone... Accettate l’accomandita del « Radicale »?

Il Barone(con una smorfia) — Hum!. Quel titolo...

Soubrian — Si può cambiare...

Il Barone(con un sorrisetto sprezzante) — La parola « radicale » si fa scomparire      difficilmente...

Soubrian — Ci sono dei mezzi molto convincenti... Se la cambiassimo?

Il Barone(brusco) — Sarò sincero: no!

Soubrian — Perchè?

Il Barone — Perchè... Mi permettete di essere franco?

Soubrian — Naturale.

Il Barone — Se portassi un gran nome francese, mi sarebbe indifferente comprometterlo un po’.     Vi sono glorie nazionali che sopportano validamente ed anche con un po’ di civetteria certi        compromessi. Per noi stranieri è tutt’altra cosa... Un nome straniero, lo sapete, gode sempre            di minor credito. Si ha un bel fare, non si riesce mai ad evitare di essere considerati degli      intrusi.

Soubrian — Il Belgio è una piccola Francia.

Il Barone(sorridendo) — Molto gentile... ma anche un grande belga non è che un piccolo    francese! Del mio nome quasi regale, laggiù, ho fatto una ditta. Devo dunque preservarlo     con ogni cura da qualsiasi sospetto. Ciò che mi proponete non ha, in sé, nulla di   disonorevole... è di ordinaria amministrazione ma io non posso accettarlo. Scusatemi. (La            battuta è pronunziata con una certa alterigia e grande fermezza).

Soubrian — Vi pare?... E’ un punto di vista rispettabilissimo. Vi ho trasmessa una proposta dei       miei azionisti... io, personalmente, lo sapete, me ne infischio!

Il Barone — Non vi ho detto altro!...

Soubrian — Allora siamo d’accordo.

Il Barone — Come vedete.

Irene(aprendo la porta del salone) — La signora Brécourt non sopporta l’odore del fumo... ma          ora se n’è andata, e venivo ad aprire quando ho sentita la tua voce... (Spalanca la porta; si  vede il salone) Ti rivedo prima della partenza?

Il Barone — Non so... vado in ufficio prestissimo domani, e il treno è a mezzogiorno.

Irene — Allora addio... Sarai di ritorno per il pranzo del quattordici?

Il Barone — Non credo... Mi occorreranno almeno dieci giorni...

Irene — E’ il turno dei Duchàtel e compagni, il quattordici...

Il Barone — Tanto meglio. L’importante è che io sia qui per il pranzo del principe Paolo... Ah!       Bada al cavallo grigio, durante la mia assenza.

Irene — E’ malato?

Il Barone — Il veterinario verrà dopodomani... mi farai un favore parlandogli tu... Forse è cosa       da poco, ma sarà meglio non farlo stancare troppo...

Irene — Va bene.

Il Barone — Addio.

Irene — Buon viaggio, se non ti rivedo. (Stringe la mano a Soubrian. I due uomini escono. Irene       chiama verso il fondo) Colette! Marchesa!... Finalmente si può circolare un po’! Venite...           Adoro questo angoletto, ci si sta così bene. (Entrano Riccardo, Lignières, Colette de Vìlledieu, la signora Chadeaux, Maddalena e la marchesa di Saint-Puy) Affumicateci,       giovanotti!... Vuoi bere qualcosa, Colette?

Colette — Sì, tesoro... una bibita fresca, molto fresca. (Mentre Irene prepara una bibita) Sai            che è un bel tipo, la tua marchesa?

Irene — Appartiene alla migliore aristocrazia. Falla chiacchierare: è adorabile!... Non conoscete         la mia amica Colette, signor Soubrian? Ditele qualche enormità... Le adora!

Colette — Oh, Irene!

Irene — E il signor Soubrian, mia cara, conosce certe storielle pepate... Raccontatele quella della       inglese e dei quaranta ladri.

Luigi — Quella lì la racconto solo alle signorine!

Irene — Colette è vedova... E’ quasi lo stesso!

Luigi — Allora sediamoci lì e arrossite! (Si vedono al fondo la marchesa, la signora Chadeaux e         Lignières che parlano tra loro).

Riccardo(a mezza voce a Maddalena che sta accanto al piano, osservando i fiori) —            Cominciate ad abituarvi alla casa, Maddalena?

Maddalena — Il vostro ambiente mi fa paura.

Riccardo — Perché?

Maddalena — Non so... mi sento impacciata... Sono stata allevata borghesemente, io... Vedete,    quella donna che ride tanto... (indica Colette in un angolo con Luigi) mi turba... Non     immaginate quanto mi preoccupi la sua risata!

Riccardo — Non è poi una donna terribile, povera Colette!

Maddalena — Ho bisogno di essere rassicurata.

Riccardo — Non abbiate paura : ci sono io! Mi piace che siate così! Vorrei una moglie molto          semplice e casalinga.

Maddalena — Oh, io...

Riccardo — Farete le marmellate per vostro marito?

Maddalena — Se me lo chiede...

Riccardo — Ve lo chiederà! I nostri gusti sono molto simili... è una cosa commovente. Maddalena — E’ seccante.

Riccardo — Perché?

Maddalena — Perché se ci accorgiamo di esser fatti l’uno per l’altro, e restiamo al punto in cui      siamo, lo rimpiangeremo profondamente!

Riccardo — Macché! Conosco una persona che era convinta che io fossi indispensabile alla sua      futura felicità... Beh, ora è molto felice con un uomo del tutto diverso.

Maddalena — Forse è migliore di voi...

Riccardo — E’ molto per bene. Giudice supplente al tribunale di Limoux! Vedete dunque... Maddalena — Grazie. Almeno siete incoraggiante.

La Signora Chadeaux(che è venuta al centro) — Maddalena...

Maddalena — Mamma? (Riccardo sale al centro e va a parlare con Lignières e con la vecchia      marchesa).

La Signora Chadeaux — Quando vuoi andartene...

Maddalena — Non ancora. Voglio parlargli...

La Signora Chadeaux — Ti piace?

Maddalena — Non lo so.

La Signora Chadeaux — Non si comporta in modo sconveniente, spero?

Maddalena — Oh! Mamma!

La Signora Chadeaux — Come si fa a sapere? Sono talmente sventati, in questa famiglia!        Quella madre...

Maddalena (piano) — Bada!

Irene (si avvicina) — Come è carina la vostra Maddalena! Ha    un’aria così buona, così sincera...

Luigi — Così gaia!

La Signora Chadeaux — E’ ancora una bambina!

Luigi — Bella ragione! Io, per esempio, da quando avevo diciassette anni, sono sempre stato malinconico, cupo, taciturno...

Irene(ridendo) — Non disperate giovanotto! La giovinezza viene con l’età! (Allegramente alla          marchesa che si avvicina) Non è vero, marchesa?

La Marchesa — Non ho sentito, scusate... sono un po’ distratta; lo sapete...

Lignières — Lo credo! E’ sorda come una campana!

Irene(più forte) — Chiedevo a quale nuova opera benefica vi dedicate adesso...

La Marchesa — Vorrei aprire una sottoscrizione per un busto a Camoéns!

Luigi — Eccellente idea!

Lignières — Se ne sentiva il bisogno!

Luigi — Mi pareva che mi mancasse qualcosa... Era il busto di Camoéns!

Irene(a bassa voce) — Non la canzonate troppo! Prima di tutto, potrebbe sentirvi...

Luigi — Non si sa mai!

Irene (c.s.) — E poi è tanto una brava donna!

Il Domestico(entra portando una lettera su un vassoio. A Irene) — Hanno portato questa   lettera per la signora baronessa.

Irene — Aspettano risposta?

Il Domestico — No, signora baronessa. La persona è andata via subito.

Irene — Va bene. (Il domestico esce. Agli altri)Permettete? (Si ritira un po’ in disparte per     leggere. Ha un esclamazione) Oh!... (Volgendosi verso Riccardo che parla con Maddalena)         Riccardo!... Riccardo (avvicinandosi) — Maman?

Irene(parla piano traendolo verso il proscenio) — E’ un po’ forte! Una lettera ricattatoria      indirizzata a me con la quale si minaccia uno scandalo se ti sposi... E in quali termini! Che        sfacciataggine! E’ la fa anche portare a domicilio...

Riccardo — Chi?

Irene — La tua Nichette, diamine! E’ firmata... (Mostra) Guarda: « Un’anonima: Nichette de            Nanteuil »...

Riccardo — Sgualdrina!

Irene — Te l’ho sempre detto che era una donna pericolosa, che ti avrebbe dato delle noie... Chi        aveva ragione?

Riccardo — Brutta sgualdrina!

Irene — E’ capace di mandare una lettera del genere alla signora Chadeaux... Stai fresco! Se ci         tieni ad entrare in quella famiglia... Riccardo — E’ dire che le avevo comprato un gioiello di       cento luigi. L’ho in tasca.

Irene — Hai uno di quei fiuti, tu...

Riccardo(mortificato cava lo scrignetto di tasca) — Eccolo, che me ne faccio, adesso?

Irene           (ridendo) — Regalalo alla tua fidanzata!

Riccardo — E’ un’idea! Ma no, non posso! Vi ho fatto incidere delle date... delle date che...

Irene — Fammi vedere... (Osserva il gioiello) Primo giugno 1903, quindici maggio 1904...     sembra un regno... quindici maggio? Ah! sì, capisco: l’abdicazione! Povero Riccardo! Ti eri   spinto un po’ troppo!

Riccardo — Che sgualdrina!

Irene — Sono tre volte che lo constati: avresti potuto farlo un po’ prima.

Riccardo — Non sa a cosa si espone! La risposta non si farà aspettare. Stasera stessa...

Irene — Stai attento: ti guardano!

Riccardo — Vado a consigliarmi con Luigi e Lignières. Mi aiuteranno loro.

Irene — Non agire con leggerezza. Per il momento, bada di non farti sentire. Non ve nulla di             grave, ma mamma Chadeaux mi sembra alquanto pettegola... perciò parlate piano!

Riccardo — Andremo a deliberare in salone.

Irene — E chiudi la porta.

Riccardo(chiamando) — Luigi! Lignières! (Dice loro una 'parola piano e li trascina in        salone).

Colette — Come, come? Ci piantano di nuovo? Che giovani deliziosi! (La porta si chiude).Irene (vivace) — Tornano subito! Un piccolo segreto...

Colette — Che noi non possiamo sapere e che tu conosci.

Irene — Naturale!

La Signora Ceiadeaux — Siete la confidente dei vostri figli, a quanto pare... Irene — Sono     la loro migliore amica.

Colette — La loro compagna. Irene — Proprio così.

La Signora Chadeaux — Ma il pensiero che siete anche la loro mamma, deve mettervi un        po’ in imbarazzo, qualche volta...

Irene — Oh Dio, signora, credo di essere stata una madre eccellente. Difficilmente se ne        troverebbe una migliore, non è vero, Colette?

Colette — Sei stata esemplare! Hai passato i tuoi anni più belli a smacchiar loro le dita e a    correggere i compiti di aritmetica.

Irene — Ora che i bambini sono diventati due bei giovanotti, mi pare spetti un po’ a loro farmi          divertire... e poiché la loro madre non aveva un’età troppo noiosa, ne hanno fatto la loro          amica e la loro compagna.

Colette — E mi pare che andiate molto d’accordo, tutti e tre!

Irene — Il ricordo di « maman » non svanisce, per essi, spero... e sono stati tanto carini da     aggiungervi Colibrì... Maman Colibrì!

La Signora Chadeaux(a bocca stretta) — Riguadagnate il tempo perduto!

Irene — La vita è bella!

La Signora Chadeaux — Sicché, ricevete le confidenze dei giovanotti?

Irene — Cerco di farlo col maggior tatto.

La Signora Chadeaux — E vi dicono tutto?

Irene — Non sono un confessore; sono un’amica.

La Signora Chadeaux — Maddalena, vuoi suonarci qualche cosa? (Maddalena va al piano e   suona in sordina, in modo da non disturbare la conversazione).

Irene (piano a Colette) — Mi pare che abusi!

La Signora Chadeaux(intenzionalmente) — I vostri rapporti coi figliuoli si spiegano perchè      non avete in casa una giovanetta... si sente!

Irene — Coi giovanotti la vita è più sincera! Sicché benedico il cielo di non avermi mandato figlie! Rabbrividisco pensando alla educazione che avrei dovuto dar loro. Povere ragazze!        Che noiosa e ipocritamessa in scena affligge la loro giovinezza fino alla liberazione.

Colette — Signore Iddio! Che intendi per « liberazione » di una ragazza?

Irene — Quella cerimonia da zulù che è il giorno del matrimonio!

La Signora Chadeaux — Suona più forte, Maddalena!

Irene — Non temete. Parlo a bassa voce.

Colette(a Maddalena, con un’occhiata complice a Irene) — « La preghiera di una vergine »,            signorina.

La Signora Chadeaux(insistendo) — Permettetemi di stupirmi che definiate « cerimonia da     zulù » il matrimonio. Si potrebbe sapere almeno, a cosa dovete un ricordo così selvaggio? Irene — Ci tenete proprio? Di giorno, ancora ancora, non c’è stato male. Gli invitati, la     confusione, le strette di mano... passi! Ma la sera, quando mi fu rivelato ciò che tutti i miei        amici potevano ufficialmente pensare di me... In un attimo rividi, fissi su di me gli occhi          delle zie, dei cugini... Li immaginavo in procinto di rappresentarsi la scenetta intima alla             quale la società li invitava, e sentivo nell’animo qualcosa che somigliava alla rabbia o alla          vergogna, qualcosa che gli sguardi stupidi o ironici del giorno seguente non attenuarono di     certo! Ed ho compreso e giustificato, da quel giorno, il tatto ed il pudore che spingono certe         fanciulle a scegliersi un amante non autorizzato dalla legge!

La Marchesa — Brava! Colette — Oh bella! Ha sentito!

La Signora Chadeaux — Sapete cosa dimostra la vostra storiella, signora? Semplicemente       che non amavate vostro marito.

Irene — Non me lo ricordo più! E’ passato tanto tempo! Ma devo aggiungere, se per caso vi interessaste dei miei sentimenti, che mio marito, sebbene molto occupato, era un uomo             eccellente, che mi ha resa felice, e che questi ventitré anni di fedeltà mi son sembrati un    giorno... E lasciamo libera, per favore, quella povera Maddalena! E’ ridicolo! Venite qui,          Maddalena! Volete servire il thè con Colette?...

Colette (piano ad Irene) — Era tempo! « La preghiera della vergine » cominciava a diventare          troppo ardente!

Irene(con grazia a Maddalena) — Era molto carino quel pezzo che suonavate. (Al domestico che       entra col thè) Chi ha suonato, poco fa, Francesco?

Il Domestico — Il signor de Chambry, signora baronessa. (Esce).

Colette (a Irene, servendo il thè) — Sei stata un po’ eccessiva, prima, con la signora Chadeaux!       Le tue allusioni al matrimonio e i colpi diretti alla figlia...

Irene — Peggio per lei! Mi aveva irritata! Deve sapere che suocera sarò io! Non lavoreremo certo      insieme per i poveri!

Colette — Credo che abbia rinunziato ad una tale speranza!

Irene — Prima di tutto, è troppo vecchia per essere suocera! (Gira sui tacchi) Nessuno vuole del        thè, allora?

La Marchesa(dopo una pausa, continuando a parlare con la signora Chadeaux) — Oh sì, i           figli sono la gioia del nostro crepuscolo... (Da qualche momento e pur continuando a  discorrere, Irene si volge spesso verso la porta del salone. Attraverso i vetri opalini e luminosi sivede un’ombra d’uomo).

Colette (a Irene) — Che hai? Sembri seccata?

Irene — Io? No, no...

Colette (seguendo lo sguardo di Irene) — Cosa guardi continuamente? (Si volge anche lei) Oh,       strano...

La Marchesa — Quell’ombra cinese, non è vero? Non sembra vera? (L’ombra si staglia     nettamente sui vetri, in un profilo che di tanto in tanto si cancella o si precisa).

Irene — E’ il lampadario... siccome fa molta luce, quando si passa davanti fa una vera proiezione      sui vetri...

Maddalena — Chi è? Non è né il signor Riccardo, né il signor Soubrian... Ha il naso più lungo      il signor Soubrian.

Irene — Credo sia Giorgio de Chambry, un grande amico dei miei figliuoli. Doveva venire. Sarà       entrato direttamente nel salone.

La Signora Chadeaux — Ah! E’ Giorgetto!

Irene — Lo avete incontrato in casa nostra, mi pare.

La Signora Chadeaux — Sì, sì, un giovane distinto... e di ottima famiglia, non è vero?

Irene — Ottima. Sua madre è una Dangreville.

Colette — Con una matita si potrebbe disegnare magnificamente il suo profilo.

Irene — Aspettate, busso ai vetri... (Si avvicina alla porta del fondo e batte con un dito).

Maddalena — Si è voltato! (La porta si apre e un giovanotto mette dentro la testa. E’ Giorgio       de Chambry).

Giorgio — Che c’è? Oh, buona sera, signora! (Verso le altre) Signore...

La Marchesa — Entrate, entrate, visconte! (Giorgio entra lasciando la porta aperta e viene a        salutare al proscenio) Guardavamo la vostra ombra sul vetro... Straordinaria!

Giorgio (si volge senza comprendere) — Ah sì... Dovevo aver l’aria di un idiota! (Riccardo e           Lignières entrano discorrendo).

Colette — E’ finito il vostro complotto?

Riccardo — Finito! Finito!

Irene — Che ne avete fatto di Luigi? E Paolino?

Riccardo — Luigi aveva un appuntamento e Paolino è andato in camera a studiare.

La Signora Chadeaux(alzandosi) — Vi aspettavamo per congedarci...

Irene — Diggià?

La Signora Chadeaux — Maddalena ha lezione domattina presto.

Maddalena(a Riccardo, passandogli dinanzi)— Non siete stato molto carino con me, stasera. Riccardo — Perdonatemi... un affare urgente. Ma se permettete vi accompagno a casa.

Irene (di lontano a Riccardo)— Riccardo... Accompagna la signora Chadeaux.

La Signora Chadeaux — Oh, non vale la pena.

Maddalena — Andiamo a piedi, mamma. E’ tanto vicino!

Irene (alla marchesa) — La signora Chadeaux abita qui in via Margueritte (Traendo Riccardo in       disparte, mentre le due Chadeaux si preparano) E così?

Riccardo — Ho combinato tutto con Luigi. E’ andato prima a cercarla alle «Variété», dove            passava la serata con degli amici, e poi io andrò direttamente a casa e sarò preciso!

Irene — Non fare sciocchezze! (A Giorgio che si avvicina) Avete saputo, Giorgetto?

Giorgio — Ah, sì, sì.

Irene — Cosa ho sempre detto io? Che donna!...

Giorgio (a Riccardo) — Calma, mi raccomando. Ricordati che le donne non si devono battere         neanche col bastone!

Irene(a Giorgio) — Voi rimanete, eh? Non mi lascerete sola con la marchesa!

Giorgio — Va bene! Sono altruista, io!

Riccardo (alle Chadeaux) — Siete pronte?

Maddalena — Dov’è il ventaglio? (La madre glielo dà).

La Signora Chadeaux — Figliuola mia, se il matrimonio si fa è proprio per te!

Maddalena — Lo credo! Non è certo per te, mamma.

Riccardo — Scendi con me, Lignières?

Lignières — Naturale.

Irene(accompagnando tutti verso sinistra) — Arrivederci, cara Lena... (Riccardo, Lignières e le          due Chadeaux escono. A Giorgio, di colpo) Parlate di letteratura con la marchesa.

Giorgio — Di Balzac?

Irene — Di chi volete... (Si avvicina a Colette men tre Giorgio si avvicina verso la marchesa) Adesso te ne devi andare, tesoro.

Colette (sconcertata) — Ah! Va bene.

Irene — Domani ti dirò perché.

Colette — No, no, non importa.

Irene — Aspetta prima che siano usciti gli altri.

Colette — Ho capito. Anch’io sono altruista.

Irene(a Giorgio) — Mostrate alla marchesa quelle rilegature che sono sul piano. (Alla marchesa)        Vi interesseranno.

Colette(a Irene) — Povera marchesa! Bisogna usarle dei riguardi! La sua presenza spesso è utile...

Irene — Non per me di certo!

Colette — Lo so, lo so!

Irene — Lo so... ma non si deve mai giurare per nulla, vero? Povera marchesa! Quando se ne             andrà da questo basso mondo, chissà quanti amori seri o passeggeri avrà favorito coi          suoi     buoni occhi addormentati e discreti. Che la morte le sia leggera!

Colette — Sei di buon umore, stasera.

Irene — Domani ti spiegherò...

Colette — A quale scopo?

Irene — Ci vediamo alle cinque?

Colette — Se vuoi... (Fila via insalutata ospite).

Irene(ridiscende) — Di che parlavate?.

Giorgio — Di Balzac.

Irene — Ah... Balzac...

La Marchesa — Non invecchia mai, vero?

Irene — Già... chi sa come fa... (Giorgio, dietro le spalle della marchesa, fa cenni di impazienza        ad Irene).

Giorgio(piano come un monello) — Che barba!

Irene (con un gesto secco del ventaglio) — Zitto! (Alla marchesa) C’è anche Bourget... eh,     marchesa?

La Marchesa(con voce profonda) — Ci diffama sempre, ma noi donne lo adoriamo! (Giorgio        ed Irene hanno lo stesso gesto ammirativo per questa esclamazione).

Irene(a bassa voce, ridendo) — Ci diffama...

Giorgio (come lei) — Cara...

Irene (forte) — Guardavate quella edizione italiana? E’ un cuoio pregiatissimo, molto raro... Giorgio(precipitosamente) — Osservate che incisioni! (Posa il libro sulle ginocchia della       marchesa).

La Marchesa — Le ho già viste.

Giorgio — Bisogna esaminare i dettagli... (Si colloca dietro la sedia della marchesa chinandosi        inavanti.Con una mano mostra le incisioni. Con l’altra senza che la marchesa possa     vederlo,accarezza lungamente la nuca e le spalle di Irene, che è vicina. Irene. non ha il             minimo gesto di protesta, anzi si assoggetta alla carezza di Giorgio, come se fosse una cosa        naturale ed abituale) Guardate che finezza... E questa linea... così dolce... (La sua mano        liscia le spalle e le braccia di Irene).

La Marchesa (china sul libro) — Una vera carezza...

Giorgio — Ben detto... (Ad un tratto, per un’idea birichina, cerca di togliere il pettine che     trattiene i capelli di Irene).

Irene (svincolandosi, con voce soffocata) — No, no... che sciocchezza.

Giorgio(subito alla marchesa che sta per alzare il capo) — Tastate un po’ la pelle della         rilegatura... che morbidezza!

La Marchesa — Che specie di pelle è?

Irene — Deve essere un rettile... un piccolo rettile...

Giorgio — Che vive in acqua...

La Marchesa — Credo sia coccodrillo...

Giorgio — Un piccolo rettile che è un coccodrillo; ecco! (Irene è presa da un riso irresistibile,          senza motivo, ed è costretta ad allontanarsi un po’, soffocando il riso nel fazzoletto).

La Marchesa(a Irene) — Che avete, cara?

Irene (dal fondo, di spalle, cercando di calmarsi) — Nulla... nulla, un po’ di singhiozzo...

Giorgio(per stornare l'attenzione della marchesa) — La baronessa adora le edizioni rare...

La Marchesa — Anch’io. E voi?

Giorgio — Anch’io... ma non me ne intendo.

Irene(ridiscende, calma. A Giorgio con una certa severità) — Basta! Sedetevi! (E poiché       Giorgio non obbedisce a voce più alta) Vi prego di sedervi, signor de Chambry. (Anche lei      siede e formano una specie di circolo).

Giorgio(dopo un lungo silenzio) — Avete notato come è in ritardo la primavera, quest’anno?

La Marchesa — Oh, le stagioni sono così strane, da qualche tempo...

Giorgio(parla rapidamente, con tono spigliato e mondano) — Non si sa più quale sia la         primavera e quale l’inverno. Ti amo.

Irene(stesso gioco) — Proprio così. Anch’io.

Giorgio (sempre più in fretta) — A volte non si sa davvero come regolarsi. Non diciamo più             nulla.

Irene (stesso gioco) — La temperatura muta regolarmente... Ma se non ci vede parlare...

Giorgio(c.s.) — Si deciderà ad andarsene.

La Marchesa(con un sorriso beato) — La primavera italiana è veramente divina... (Nessuno           risponde. Dapprima sembra un po’ stupita, poi dopo aver guardato Irene e Giorgio, dice)   Ma io chiacchiero... chiacchiero... e vi trattengo fino ad un’ora indebita..

Irene(senza convinzione) — Vi pare...

La Marchesa — Che ore saranno?

Irene — Che ore sono, Giorgetto?

Giorgio(guardando il proprio orologio) — Le undici e mezzo.

Irene(alla marchesa) — Non è che mezzanotte e trentacinque...

La Marchesa(alzandosi precipitosamente) — Mezzanotte e trentacinque? Ma è spaventoso!           Avevo ordinata la carrozza per le undici. Arrivederci, signora. Quando vi trovate a passare         dalle mie parti...

Giorgio — Molto gentile! La Marchesa (a Irene che la riaccompagna) — Non vi disturbate, vi        prego...

Irene — Vi pare, marchesa...

La Marchesa(uscendo) — Un simpatico giovane... molto bene educato... (Esce con Irene. Per       un momento Giorgio rimane solo).

Irene(rientra. Fermando Giorgio col gesto) — No! No! Sono furibonda! Vattene! Sei di una             imprudenza pazza!

Giorgio — Non è vero, sono molto abile.

Irene — Vattene! Vattene! Sono sempre sulle spine, a causa dei ragazzi... Stai attento, te ne   supplico! Se dovessero accorgersi...

Giorgio — Non temere! Manovro con grande abilità, io. Tu, invece, che brontoli sempre, sei             imprudente. (Cava di tasca un piccolo portafogli) Lo hai dimenticato a casa nostra, oggi... e    contiene i tuoi biglietti da visita. Il portiere avrebbe potuto frugarvi e vedere il tuo nome. Irene — Oh Dio... sarebbe stato pericoloso. (Prende il portafogli) Ma anche tu... te ne          scongiuro... stai molto attento a Riccardo e a Paolino...

Giorgio — Non c’è pericolo! Sono di una diplomazia perfetta. Io stesso mi ammiro. Sono un po’     il complice di Paolino, nelle sue conquiste ancillari... sbrigo le commissioni di Riccardo e ad      entrambi faccio credere che ho una piccola commessa... che abbandonerà i genitori per venire con me... Dapprima i tuoi figli non mi giudicavano capace di un’avventura così   importante.

Irene — Infatti, è considerevole per un ragazzo spensierato come te... Che hai pensato, quando ti      sei accorto che ti amavo?

Giorgio — Che ho pensato?

Irene — Sì...

Giorgio — Mi son detto: non l’avrò mai! Sarebbe troppo bello! Mi figuravo che mi ci sarebbero       voluti anni, per conquistarti. Irene — Sei stato molto felice, vero?

Giorgio — Soprattutto stupefatto!

Irene — Brutto!

Giorgio — Ma è stata un’impressione che è dileguata subito, mi ci sono abituato.

Irene — Quando ti sei accorto, per la prima volta che ti amavo? Non me lo hai mai raccontato. Giorgio — Un giorno, al tennis, dai Dubreuil... Avevo un raffreddore tremendo e un foruncolo grosso come una nocciola. Ero furibondo che mi amassi proprio in quel momento.

Irene — E i poeti la definiscono « prima emozione »!

Giorgio — Sono sincero.

Irene — Me ne accorgo. (Silenzio. Lo guarda a lungo negli occhi. Poi ad un tratto, emette un sospiro) Però...

Giorgio — Che vuol dire: «però...»?

Irene — Niente! Però... In alcuni momenti mi domando se non sogno... Tu, Giorgetto... l’amico         dei miei ragazzi, divenuto improvvisamente, senza ragione, il mio amante... il mio amante!            Pensa: colui che occupa il primo posto nel mio cuore... che cosa spaventosa!,

Giorgio — Non fissarmi così! Mi intimidisci. Mi pare di aver provocato una disgrazia.

Irene — E’ una disgrazia! Che hai provocata deliberatamente! E’ una disgrazia essermi data,             anima e corpo, ad un ragazzo come te che tiene, adesso, tutta la mia vita nelle sue mani...             tutto, passato, avvenire... Se non ti sembra una disgrazia, questa, non so cosa altro ti ci   vuole!

Giorgio — Ma lo sai che è urtante, l’idea che ti fai di me? Sono un uomo! Un uomo al quale ci si     può affidare senza paura... vedrai come saprò condurre la nostra barca. Ah! Ah!

Irene — Forse è vero... ma che vuoi? Non posso dimenticare di averti visto vestito da collegiale, e     questo ti nuoce.

Giorgio — Mi disonora!

Irene — Ricordi la prima volta che ti ho visto? Riccardo mi aveva pregata di invitarti da noi, una      domenica di uscita

Giorgio — Non me ne parlare! Non me ne parlare, te ne supplico!

Irene — Ti vedo ancora... impacciato, un po’ ridicolo, e imbronciato... Ricordi quando vi ho condotti al Bois de Vincennes... pareva che tutto ti annoiasse, e fissavi ostinatamente le          gocce di pioggia che cadevano dalla visiera del tuo berretto... Eri così buffo, fra quella folla      domenicale di soldati, di servette e di bucce d’arancio!

Giorgio — Se tu non m’avessi conosciuto ragazzo, non sarei stato compagno di collegio dei tuoi      figli, e se non lo fossi stato...

Irene(lo interrompe ficcandogli in bocca un cioccolatino) — Sei lapalissiano anche. Mangia un           cioccolatino!

Giorgio(a bocca piena) — Fai certi discorsi...

Irene(lo bacia dolcemente in fronte) — Ma poi, che importa, tesoro? Che io ti ami per una      ragione o per l’altra, era destino... L’essenziale è che ti amo... e infinitamente!... E’ talmente     delizioso pensare solo a te, l’intera giornata, e odiare tutto ciò che mi distrae da questo            pensiero... violento, racchiuso e così piacevole!

Giorgio (con convinzione) — Vero, eh?

Irene — Se penso che hai già un passato... mi fai nausea.

Giorgio — E poi non vuoi credermi quando ti dico che la ragazzina sei tu!

Irene (con impeto) — Non scherzare! Ti porterei forse come le altre, un amore senza illusioni,             senza mistero... Solo fra qualche anno potrai apprezzare...troppo tardi... e allora proverai           rammarico e tristezza.

Giorgio — Com’è possibile che tu non abbia mai amato? Oh, è idiota, la mia domanda.

Irene — No, non è idiota. Me lo son chiesto spesso anch’io. Gli uomini non mi turbavano... non        costituivano, per me, un pericolo... il loro buon umore mi piaceva, la loro compagnia mi            divertiva... ma la loro presenza non mi ha mai fatto arrossire. Son cose che non si spiegano... Giorgio — E non avevi voglia d’amare?

Irene — Oh sì!... Ma alla fine ci avevo rinunziato e non ci pensavo più...

Giorgio — Per fortuna dovevo arrivare io... Giorgetto era lì...

Irene — Come sei stupido, poverino... No, no, non è vero... ti adoro, quando sei così radiosamente stupido! Lascia che la tua giovinezza si riveli in una bella risata irrefrenabile! Giorgio — A casa mi trovano triste come un berretto da notte.

Irene — Vuol dire che non ti conoscono... Oh, io non ti rimprovero certo i tuoi ventun anno! Sii        giovane... sii giovane più a lungo che potrai!

Giorgio — Alla giovinezza non si comanda!

Irene — Credi!?

Giorgio — Diamine!

Irene — E’ lugubre quello che dici!

Giorgio (alzando le spalle) — Perché? Sei sempre così bella, così giovane!

Irene — C’è da morire di tristezza, a sentirsi dire da un amante: «Sei giovane!»... Ah, la         giovinezza! Quando sento questa parola, fremo tutta... E’ la parola più bella della vita. Giorgio — Per alcuni è « amore»... per altri: «patria »... e via di seguito. La più bella parola della            vita cambia secondo le persone.

Irene — Per le donne, è sempre giovinezza!... Monello! Hai quel tesoro negli occhi e non lo sai! Giorgio — E’ una specie di ritornello, per te!

Irene — Quando entri in questa casa, è come se entrasse la primavera, come se qualcuno portasse      dei fiori... Quando ti guardo dal balcone, sembri una macchia chiara e luminosa, sulla           strada...

Giorgio — Sono un po’ come il radio, insomma!

Irene — E’ meno idiota di quanto credi, ciò che hai detto!

Giorgio — Colibrì! Non si potrebbe essere più desiderabile...

Irene — Ma si può essere più belle... ed è seccante!

Giorgio — No, non si può!

Irene — Sicuro che si può! Vorrei sapere almeno se sono graziosa.

Giorgio(con autorità) — Lo sei!

Irene — Non è certo...

Giorgio— Se te lo dico io!

Irene— Non ho fiducia in te! Tu sei parziale!

Giorgio — Che te ne importa, allora, se io ti trovo bella?

Irene — Solo le donne che non amano molto si accontentano di questa illusione!... Puoi figurarti       come ero a vent’anni? Allora sì che ero bella! Peccato!... Cerca di immaginare com’ero a       vent’anni...

Giorgio — Ti preferisco adesso.

Irene — Peccato che tu non m’abbia visto allora! (Si riprende subito con timore) Ero più bella,           ma avevo meno carattere.

Giorgio — Ti capisco.

Irene — Anch’io vorrei sapere come sarai più in là... molto più in là... quando non mi amerai più        da molto tempo... quando non ci conosceremo più.

Giorgio — Cattiva!

Irene — Zitto! Taci!... lascia che ti veda un attimo, chiudendo gli occhi... Zitto... (Si copre gli            occhi con le mani).

Giorgio (ridendo) — Che bambina!

Irene — Pensa lo stesso per me... (Subito) Ma a ritroso!

Giorgio — Naturale. (Per compiacerla, fa come lei, cioè si nasconde il volto tra le mani, ma,            nelle due pose, v'è la differenza fra chi pensa e chi non pensa. Un silenzio. Di colpo,            ridendo) Sei molto più bella adesso! Senza paragone!

Irene (con slancio) — Mi credi un po’ pazza, no? Tesoro, mio amore grande! Ti adoro!

Giorgio — Non più di me!

Irene — Molto di più! Molto di più! Ma che importa? Mi basta solo la felicità di amarti... piccino      mio!... piccino mio!... come saprei difenderti, se qualcuno volesse darti un dispiacere... se tu      non fossi felice... Ti amo!... Ve un residuo di maternità, nella mia passione per te... Che sarà     di noi, mio Dio?... Dove andremo a finire?

Giorgio — Rifletti troppo, cara!... Che importa?

Irene — Hai ragione... lasciamoci andare alla deriva... Duri quanto duri... una fiammata e basta!...     Gioia, metti qui la testa, voglio sentire il tuo respiro come fosse il profumo delle prime            violette... (Lo attira contro il cuore).

Giorgio(in un mormorio) — Irene...

Irene — Poco fa, quando la tua ombra è comparsa sui vetri... mi è sembrata di sentirmela qui,            nella schiena... mi attirava... una forza irresistibile mi costringeva a voltarmi      continuamente... non sentivo più cosa dicevano gli altri... Mi sono quasi tradita per amore di         quell’ombra... e in presenza di tutti, istintivamente, irresistibilmente, mi sono tanto          avvicinata ad essa, che ho sentito il contatto dei vetri sulle mie labbra... Senza volere, ho        baciato la tua ombra!

Giorgio(a bassa voce) — Ti voglio! Ti voglio! Oh, i tuoi occhi... (Giorgio si china sulle spalle           dilei e vi posa le labbra. Irene lo respinge turbata. Supplichevole).

Irene — No, vattene, vattene... Qui sono madre, Giorgetto... sono la madre... Dove Paolino? Giorgio — In camera sua. Studia.

Irene — Va’ a vedere se ce sempre...

Giorgio — Perché?

Irene — Va’ a vedere... Sarò più tranquilla... (Alzandosi) Siamo pazzi!... Calmiamoci... Pensiamo       ad altro... Dammi un libro... Uno qualunque... Va’, va’, ti supplico... (Giorgio esce in fretta  dal fondo. Irene, leggendo) Oh, guarda... Colibrì!... (Si china con curiosità sul libro. Dopo un momento rientra Giorgio e si ferma, di lontano, a guardare Irene, che non si accorge di           lui. Poi, in punta di piedi, si accosta alle spalle di Irene per baciarla sul collo. Sulla porta di    sinistra è comparso Riccardo. Si ferma stupito e guarda Giorgio che attraversa in punta dei             piedi il salotto. Quando Giorgio sta per avvicinarsi ad Irene forse per un rumore improvviso, volge la testa e vede Riccardo. Interdetto, rimane con la gamba piegata in un        atteggiamento sciocco ed incerto).

Giorgio(sforzandosi di apparire naturale) — Sei tu?... (Sorridendo ed indicando stupidamente          con il dito il cammino percorso) Volevo far paura a tua madre.

Irene(volgendosi) — Che c’è?

Giorgio(con volubilità) — L’avete scampata bella! Figuratevi che Riccardo mi ha sorpreso nel          momento in cui volevo farvi una di quelle paure!... Mi ha tagliato l’effetto!

Irene(senza rendersi conto di quanto è avvenuto) — Tanto meglio! Sono scherzi che odio! Giorgio — Ero entrato in punta di piedi, ero a due passi da voi, quando...

Riccardo(interrompendolo) — Paolino non c’è?

Giorgio — Sta finendo di studiare... a me manca il respiro quando mi spavento!... (Tentando di        trascinare Riccardo nella conversazione) E tu come mai...

Riccardo — Ti ho chiesto se Paolino non c’era.

Giorgio — Ed io ti ho risposto... (A Irene) Mi pare che sia di umor nero, il nostro Riccardo.

Irene (a Riccardo) — Perché sei tornato? Non vai laggiù?

Riccardo — Ero salito un momento, perché non è ancora mezzanotte... Ma vado subito.

Irene — Insomma, cosa le dirai?

Riccardo (secco) — Ciò che sarà necessario. Non te ne preoccupare.

Giorgio — E’ poco malleabile, stasera... (Riccardo si avvia per uscire).

Irene — Te ne vai?

Riccardo — Sì.

Irene(subito) — Giorgio viene con te.

Giorgio — Sì, sì, ti accompagno.

Riccardo — Vieni, se vuoi, ma ti prego di non accompagnarmi. Ho bisogno di esser solo. Giorgio — Credevo di farti piacere, ma se non vuoi... (A Irene) Vostro figlio, cara signora, ha un      pessimo carattere!

Riccardo(corrugando le sopracciglia, con impazienza) —Risparmiati i tuoi soliti scherzi,     stasera... mia madre poteva perdonarli ad un ragazzo, ma non sono più della tua età, ti assicuro... Lo dico per te! Giorgio (arrossisce un po’, ma si sforza di ridere, guardando          Irene) — Molto gentile! Non so in che tono debbo...

Riccardo — In nessun tono! Non intendevo darti una lezione! Ho parlato per il bene che ti voglio... e non dobbiamo far complimenti in presenza di mia madre, vero? (Gli batte sulla           spalla) Su, mettiti il soprabito e andiamo!

Paolino (viene dal salone) — Uscite? Dove andate? Vengo con voi.

Riccardo — Non andiamo dalla stessa parte.

Paolino — Non fa nulla! Giorgetto mi offrirà una birra da Zimmer... Sì? Bene. (Riccardo e  Giorgio sono usciti) Posso prendere una delle tue sigarette, maman?

Irene — Quante ne vuoi. (Paolino ne prende una dalla scatola).

Voce di Riccardo — Sbrigati! Vi metto in carrozza... (Paolino li raggiunge correndo. La            portadi sinistra rimane aperta. Irene, che non si è mai alzata, e che non si è resa conto di             quanto è accaduto, riprende la lettura. La lampada le rischiara la nuca e le spalle. Pausa.         Riccardo rientra a sinistra per riprendere il cappello che aveva lasciato su una sedia      accanto alla porta. A sua volta, osserva di lontano la madre. Pare che esiti. Poi ripete ciò      che ha visto fare prima a Giorgio. Si capisce che ricostruisce per se stesso la scena sorpresa             prima. Irene non lo sente. Quando è giunto alle spalle della madre, si vede nettamente che          esita. Poi lo si vede fare un grosso sforzo su se stesso e col cuore che gli batte, chinarsi a            baciare Irene sulla nuca: non è un bacio filiale, ma un bacio prolungato, che la fa fremere       tutta, per un delizioso equivoco. Irene rovescia la nuca all’indietro esenza esitazione, senza   dubbio, offrendo la sua carne alle labbra dell’amante).

Irene (mormora con voce calda, impercettibile come un sospiro) — Tesoro... (Un istante, poi gli        occhi della madre e del figlio si incontrano. E’brusco e terribile. Sono entrambi lividi per       quanto accade in quell’attimo e per quell’equivoco).

Riccardo (con semplicità) — Buona sera, maman... (Esce mettendosi il cappello).

A T T O   S E C O N D O

(Il vestibolo di una villa molto signorile. Le porte- finestra, al fondo, danno direttamente sul parco e quando il sipario si alza, sono spalancate a tutti i venti, così come le porte. E’ una giornata calda: si sente il temporale nell’aria. Paolino è seduto ad un tavolo verso sinistra; ha dinanzi una pila di libri).

Riccardo (entrando) — Ti disturbo?

Paolino — No, no, mi preparavo per l’esame di ottobre... non c’è urgenza.

Riccardo — Debbo parlarti, Paolino... Rimani seduto.

Paolino — Importante?

Riccardo — Grave... Dammi un fiammifero. (Accende una sigaretta)A che ora Giorgetto deve       venire da Trouville?

Paolino — Credo col treno che parte di là alle due.

Riccardo — Ci vuole un quarto d’ora, al massimo, per arrivare fin qui, vero?

Paolino — Non hai ancora preso il treno da quando siamo venuti a Touques? Credevo che fossi      andato a Trouville ieri sera.

Riccardo — A cavallo.

Paolino — Un quarto d’ora di treno e dieci minuti per venire alla villa dalla stazione. Riccardo        (guardando l'orologio) — Va bene. Abbiamo il tempo per parlare. Forse oggi accadrà             qualcosa di serio... è meglio che tu sia avvertito. Non ti spaventare.

Paolino — Che intendi dire? Non capisco niente. E che c’entra Giorgetto con...

Riccardo(solenne) — Giorgetto ha mancato all’onore. (Gesto di Paolino) Non interrogarmi.            Son deciso a non risponderti su questo argomento. Ti basti sapere, qualunque sia la sua             colpa, che è grave, gravissima. Ci ha traditi nel modo più odioso.

Paolino — Ma dimmi come... Abuso di fiducia... Un... furto... forse?... Qualche documento            dall’ufficio... Che cosa? Una truffa? Di’...

Riccardo — Non importa, non si tratta di questo!

Paolino — Ma noi ci siamo immischiati?

Riccardo — Molto da vicino...

Paolino — Papà lo sa?

Riccardo — No. E non deve sapere. Dammi la tua parola che quanto diremo rimarrà un segreto      per lui, per la mamma e per chiunque del resto.

Paolino — Te lo giuro.

Riccardo — Grazie, caro. So che è possibile confidarsi in te, come ad un uomo... Fammi     accendere... (Paolino gli porge un altro fiammifero e Riccardo accende la sigaretta) Grazie!       (Siede accanto al tavolo accavallando le ginocchia e dondola la gamba, gettando in alto       lungheboccate di fumo).

Paolino — Il babbo non deve sapere, hai detto?

Riccardo — A qualunque costo dobbiamo evitargli un’emozione. Inoltre la cosa deve - «deve»,     capisci? - essere regolata fra Giorgetto e me. Siamo amici non è vero? E siamo anche           fratelli. Non si dimentica, nei momenti gravi... e non si può mai sapere cosa succederà. Paolino (fissandolo) — Fino a questo punto?

Riccardo — Fino a questo punto!

Paolino(con semplicità, guardando i libri) — Bene.

Riccardo(sempre agitandosi nervosamente) — Ecco.

Paolino — Va bene.

Riccardo (dopo una pausa) — Ti assicuro che puoi credere a quanto affermo: è un miserabile!

Paolino — Sei certo di non sbagliarti?

Riccardo — Oh, ho aspettato... Due mesi fa avevo solo dei dubbi. Lui se ne accorse e durante le           settimane che seguirono, non mi fu possibile sorprenderlo... Stava in guardia. Solo tre    settimane fa (riflette) ne ho avuto la certezza assoluta... Allora, siccome era stabilito che             Giorgetto avrebbe passata l’estate a Trouville, ho atteso... Ma adesso basta... Qui tutti sono      sereni e tranquilli... il babbo va a caccia... gli affari sono in perfetto ordine... Maddalena e   sua madre sono in campagna e torneranno in novembre per il matrimonio... Ho dunque tutto      il tempo possibile... Come vedi ho ben pensato ogni cosa: non agisco alla leggera... (Si alza)           Ma adesso ho fretta... Non basta cacciarlo di casa... gli offrirei il modo di approfittare    altrove, e più comodamente, della sua colpa... No! un buon colpo di spada è la sola firma che ci vuole sotto questa storia, e servirà anche come pretesto, per non vederci mai più. Paolino — Spiegami allora cosa devo fare io, affinché non commetta uno sbaglio.

Riccardo — Dopo la spiegazione che avremo, cercheremo un pretesto qualsiasi... e in seguito          qualunque cosa avvenga, non ci smentirai mai.

Paolino — Ho capito.

Riccardo — Ti affiderò anche... un paio di lettere. Non si sa mai! Può accadere una disgrazia...       dobbiamo essere d’accordo.

Paolino(timidamente) — E’ forse...

Riccardo — Cosa?

Paolino — Nulla!

Riccardo — Parla! Volevi dire...

Paolino — No, nulla.

Riccardo — Se dico che dobbiamo io agire, e tu tacere, puoi essere tranquillo, no?

Paolino — Lo sono.

Riccardo — Bravo! Così mi piaci. Quanto alle vere ragioni... non te le dirò, ti avverto. Vi sono       cose, nella vita, che è meglio ignorare, alla tua età... (Un gesto enfatico) Non hai proprio        nessun sospetto?

Paolino — Nessuno, te lo giuro.

Riccardo — Accamperemo un pretesto qualunque... un affare di donne... Alice, per esempio... Paolino — Oh, Alice! E’ inverosimile!

Riccardo— Liana, allora...

Paolino — E... nei riguardi di Giorgetto, come devo regolarmi?

Riccardo — Regolati su di me... Adotta il mio atteggiamento... (Un altro silenzio. Guardando il     viso chino e contratto di Paolino) Paolino... che hai?

Paolino — Nulla, è quest’afa. (Si capisce che è deciso a non lasciar trasparire la propria            emozione).

Riccardo(con disinvoltura ostentata) — E’ un tempo veramente opprimente. (Paolino si è    rimesso a studiare per nascondere coraggiosamente il turbamento. Riccardo gli si avvicina   e glipassa la mano tra i capelli, commosso) Sei un ragazzo in gamba! (Di colpo lo bacia).Giorgio(comparisce sulla soglia di una vetrata al fondo, con un abito estivo attillato, fresco, un        po’ eccentrico) — Uff! Che trottata, dalla stazione a qui! Venire con questo caldo... Dite poi           che non sono un amico! Ciao, Paolino! Stai lavorando? Fa’, fa’ pure, non voglio disturbarti...

Paolino(dopo un’occhiata a Riccardo) — Ho finito.

Giorgio — Siccome sarai bocciato egualmente, non te la prendere tanto.

Riccardo(sorridendo) — Come sei bello!

Giorgio — Vero, eh? Fio tirato fuori quest’abito che non ho ancora osato portare sulla spiaggia...     Faccio la prova qui... Ti pare un po’ vistoso? E che ne dici della cravatta? Non ho troppo    l’aria di un commesso di sartoria?

Riccardo — Né più né meno!

Giorgio — Ah? Capito! (Come parlando al vestito) Tu, mio caro, te ne torni a dormire nel baule...         (A Riccardo e Paolino) Non c’è speranza di vedervi a Trouville? Volete proprio rinchiudervi      qui? (A Riccardo) Il Casinò ti aspetta... e aspetta anche il tuo danaro!

Riccardo — Una volta o l’altra! Giorgio (senza dar peso) — Tua madre sta bene? Dimenticavo      di chiedertelo.

Riccardo — Grazie, grazie.

Giorgio — E tuo padre?

Riccardo — E’ a caccia...

Giorgio — Di che? La caccia non è ancora aperta.

Riccardo — Oh, non esce dalla proprietà, lui. Qualche uccello marino che si azzarda a venire          fin qui... Non è proibito.

Giorgio(sente la freddezza e parla con volubilità) — Sapete chi è arrivato ieri alle Roches? La           signora Stauf e le figlie. Carine! Non le conoscevo... hanno saputo che Stauf ha installato          Adriana Very in una villetta a due passi da loro... Cerca un alibi per apparire meno becco,       lui... E i De Rieux sono alloggiati al «Continentale»... Ecco le ultimissime novità... Ah no, ce Melita... Melita in costume da bagno variopinto... sembra la bandiera di un yacht...            Indescrivibile, caro! Tutti si voltano a guardarla... (Fra le quinte si sente cantare Irene. La          voce si avvicina rapidamente. Tutti e tre rimangono ad ascoltarla. La porta di destra si apre       ed entraIrene, allegra, con gli occhi brillanti. Ha un grembiulino bianco ricamato sul vestito).

Irene(sulla soglia, ridendo) — Ah! Mi pareva di aver sentito la vostra voce! Buon giorno,       Giorgetto... Indovinate cosa sto facendo? E prima di tutto, ditemi: non sono carina con          questo grembiuletto da bambola?

Giorgio — Avete un’aria molto Luigi XV.

Irene (con una smorfia) — Orrore! Indovinate cosa faccio? Le mandorle tostate alla rosa... Una         specialità! Se sarete buono ne avrete anche voi! (Ne tira fuori qualcuna dalla tasca del   grembiule e la sgranocchia) Ma non crediate che lavori in cucina, io! Le faccio su un      fornelletto a spirito... e giro! Giro! Devo esser rossa come un papavero!

Giorgio — Sempre meno della mia cravatta...

Irene(mangiando una seconda mandorla) — E’ vero... siete di una eleganza assolutamente    balneare, mio caro... (Fa schioccare la lingua) Vi sta bene! Non vi faccio spesso dei      complimenti, ma quando mi ci metto... Escludo i guanti, però! Sono addirittura accecanti!      Guanti bianchi, alle quattro, in campagna? Siete pazzo, Giorgetto!

Giorgio — Avete un certo modo di dire la verità, in questa casa! Non fate complimenti!

Irene — Dio, che caldo!

Giorgio — E’ il tempo... una cappa di piombo! Irene — Macché! E’ una delizia! Un tempo per le     api... Lo adoro, io... Adesso usciamo subito subito... voglio fare una lunga passeggiata,      oggi... Ce ne andiamo a spasso tutti e tre, eh?

Riccardo — Per conto mio, sono stanco.

Irene (senza esitare) — Allora mi accompagnerà Giorgetto. (Lo guarda negli occhi) S’intende se       non gli rincresce troppo!

Giorgio(facendo il galante) — Che dite mai...?

Irene(getta in aria, senza motivo, un fiore che aveva sul petto, poi gira sui tacchi e si avvia verso        la porta) — Vado a mettere il cappello... oh, che seccatura... (Allunga la mano fuori) Piove! Giorgio — Una nuvola passeggera! Fra cinque minuti avrà smesso.

Irene — Cinque minuti! Cinque minuti! Che rabbia! Avevo una voglia matta di uscire, di       correre... Mi si sono intorpidite le gambe, a stare tanto tempo ferma, in piedi...

Giorgio — Passa subito... Aspettiamo...

Irene(guardandolo) — Non posso sopportare le delusioni!

Giorgio(ridendo) — Facciamo un gioco... un gioco innocente.

Irene — Toglietevi prima i guanti! Dio, come sono brutti! Datemeli! Vado a gettarli nel pozzo,          così non li metterete più!

Giorgio — Non facciamo scherzi! Restituitemeli!

Irene — Neanche per sogno! Bisogna insudiciarli: sono troppo candidi!

Giorgio — Datemeli per favore! Ne ho bisogno stasera...

Irene — Veniteli a prendere! Vi sfido a prenderli! Monello!

Giorgio — Ah, se m’insultate allora... (Irene lo sfida col gesto e con la voce, come una bambina       che fa ricreazione. I loro occhi innamorati bruciano fissandosi) Credete che non li          riprenderò? Ne siete proprio convinta? (Fra gridi di gioia e risate cominciano a rincorrersi        fra i mobili, senza badare a Riccardo e Paolino, che seri, li fissano senza muoversi. Irene e    Giorgioescono per la vetrata del fondo).

Paolino — Oh, Riccardo!

Riccardo — Che hai?

Paolino — Nulla! Nulla!

Irene(rientra inseguita da Giorgio) — Che sciocco! A momenti andava a gambe albana. Mi    arrendo! (Ha i capelli quasi disciolti, le guance accese, il petto le si solleva con forza)Non           ne posso più! Mi manca il fiato! Eccovi i guanti! (Si getta sulla poltrona accanto a Giorgio.   A bassa voce) Ci vediamo laggiù... Vattene... Ti raggiungo subito...

Giorgio(stesso gioco) — Dammi un pretesto per uscire. (Mostrando i guanti, forte) Sono        rovinati... Pieni di terra umida...

Irene — Riccardo ve ne presterà un paio dei suoi. Non è vero?

Riccardo — Certamente. (Ha detto qualche parola a bassa voce a Paolino che se ne va).Giorgio(verso il fondo, guardando fuori) — Che avevo detto? Il cielo si è rasserenato.

Irene — Davvero? Allora, presto! Presto! Giorgetto, andate a sciogliere il mio cane... Lo        condurremo con noi. E passate per il viale dei tigli... Vi raggiungo subito... (Giorgio esce. A      Riccardo) Davvero non ti capisco. Ho mandato avanti Giorgetto per poterti dire che il tuo            atteggiamento, nei suoi riguardi, è sconveniente. Non si può essere orsi a tal punto! Quel        bravo ragazzo viene tutti i giorni daTrouville apposta per farci un po’ compagnia... è            carino... mi pare... e tu lo tratti con tanta indifferenza... Entra, esce, come se non esistesse,             per te... Finirà per offendersi.

Riccardo(arrossisce violentemente) — Credi?

Irene — Ne sono certa. E avrebbe tutte le ragioni! Può darsi che la sua presenza vi annoi, ma             dimostratelo un po’ meno, che diamine! Avete avuto qualcosa da dire fra voi? No, non è         vero?

Riccardo — No, no.

Irene — Allora, per riguardo a noi tutti, ti prego, da ora in poi di ricevere un po’ meglio i tuoi            amici.

Riccardo(contenendosi) — E’ a me che parli così? Irene — E a chi, se non a te? E’ una        semplice osservazione della quale ti prego di tener conto.

Riccardo (dominando la rabbia, con una risatina nervosa) — Esageri, credo.

Irene — Per nulla.

Riccardo — Sì, sì, sei molto nervosa da qualche tempo... Deve essere l’aria della campagna,            altrimenti non si spiega il tono con cui mi parli... Evidentemente hai perduto la nozione delle      cose... ti ecciti... non vedi più...

Irene (severa) — Riccardo! Parla più educatamente con tua madre, ti prego!..

Riccardo — Sì, sì, perdi la testa.

Irene — Basta, Riccardo! Sei ancora in età da obbedire e te lo dimostrerò... (Alza le spalle) Vado      a mettermi il cappello... Probabilmente inviterò a pranzo il nostro amico, e spero che terrai        conto della mia osservazione. (Si avvia verso sinistra).

Riccardo — Maman!

Irene — Che ce? Riccardo (la fissa, con le labbra tremanti, poi, all’improvviso, molto calmo, piano ma con fermezza) — Ti prego, capisci? Ti prego di non andare alle Granges.

Irene(sussulta) — Alle Granges? Che intendi dire? E che cosa sono le Granges?

Riccardo — Una casetta sulla via di Touque, nella quale vai tutti i giorni e dove Giorgio si avvia adesso.

Irene(balbettando, sconcertata) — Che vorresti insinuare? Può darsi che, una volta, per caso... Riccardo(interrompendola) — Maman... comprendimi... Non andrai... non andrai mai più alle         Granges...

Irene — Io... (Lo guarda. Si sente mancare il respiro. Tenta di parlare ma lo sguardo del figlio          non glielo permette. Cade su una sedia accanto al tavolo, con la testa fra i gomiti).

Riccardo(emozionato, cercando le parole) — Non tocca a me giudicarti... Un figlio non      giudica sua madre... Ho voluto soltanto avvertirti... Credo che non ti avrei mai detto nulla...     ma non ho potuto sopportare l’affronto che mi hai fatto... Avrei dovuto essere di marmo! E’      quasi un mese che custodisco questo segreto, da solo... Non uscirà di qui, te lo giuro... Puoi          essere tranquilla... il babbo non sospetterà mai...

Irene — Povero figliuolo mio! (Piange col capo celato fra le braccia. Non si sente altro che i suoisinghiozzi).

Riccardo — Non ho altro da dirti... (Si avvia verso la porta).

Irene — Perchè te ne vai, Riccardo? A quale scopo evitarci, fuggirci... senza scambiare una    parola?

Riccardo(scuotendo la testa) — No!

Irene — Pazza, pazza che sono stata! Pazza a non vedere lo sguardo di mio figlio, a rifiutarmi di       credere che questo sarebbe accaduto... Ascoltami, Riccardo: presto ti sposerai... ci lascerai... comincerai la tua vita... Non allontanare con orrore il passato che ti lasci dietro... Serbami          sempre lo stesso ricordo... Non giudicare troppo male tua madre.

Riccardo — Ripeto che non debbo giudicarti... Adoro mio padre, lo venero, ma so che in certo       qual modo ti ha trascurata, che ha avuto delle amanti... e certo questo basta a spiegare... Irene(interrompendolo) — No, non ho bisogno di scuse, soltanto, non so... son passati così presto             questi ultimi quindici anni... La vita è talmente breve... fugge, fugge... Mi pare di averti       avuto ieri... Ti vedo ancora piccino piccino, così... mio Dio, non si ha nemmeno il tempo di voltarsi indietro... Mi hanno sposata a tuo padre così giovane... e gli anni son corsi via... è             spaventoso! Ora sei grande... presto ti accompagnerò in chiesa... e mi parrà di essere io la            sposa, e di avere ancora tutta la vita dinanzi... Ah! Lo so... bisognerebbe nascondersi ai         propri figliuoli, finché si è ancora capaci di essere amanti... Ti chiedo perdono, Riccardo, se   ti scandalizzo... ma non è colpa mia... La mia primavera è giunta soltanto ora... succede, a         volte... ne parlavamo anche ieri, ti ricordi? Vi sono uccelli che si mettono a fabbricare tardi           il loro nido... Diciamo: come sono sciocchi... è già autunno. Scusateci, abbiamo sbagliato             stagione... Considera tua madre così... Chiudi gli occhi, bambino mio, se non puoi           guardarmi... Ho un medaglione coi capelli della mamma, di quando aveva venti anni... dei      capelli biondi, fini, mi hanno sempre quasi offesa, quei capelli... odorano di baci... Bisogna      dimenticare queste impressioni... pensare che niente, in realtà, ha un gran valore, eppure            dobbiamo essere buoni egualmente, perché i cuori soffrono già molto ad essere come sono...             (Scoppia in singhiozzi).

Riccardo — Non dovevi scusarti... nulla intacca il mio rispetto per te... Mia madre è mia madre.

            Ciò che ha fatto, ciò che è accaduto, non mi riguarda. E’ l’affronto fatto a mio padre!

Irene — Che intendi dire?

Riccardo(violento) — Non crederai, spero, che io sopporti ancora per un giorno la presenza di             quell’individuo!

Irene — Non si tratta di questo... Dopo quanto mi hai detto, non t’imporrò nessuna situazione che    possa ferirti. Non rivedrai Giorgio, se non forse per quel minimo necessario a non destare i      sospetti di tuo padre... Fidati di me! La nostra conversazione... tutto ciò che essa ha ridestato    nella mia coscienza, mi daranno il coraggio di... (un sospiro) e forse anche la forza... Fidati         di me, ti ripeto! Nulla ti offenderà più... te lo giuro!..

Riccardo — Ah no! No! La tua vita riguarda te, d’accordo... Ma abbiamo un conto a parte da        regolare, da uomo a uomo, e sarà regolato, puoi esserne certa. L’ho introdotto in casa mia,      gli ho data la mia amicizia e la fiducia, mi ha tradito vigliaccamente. Anche se non volessi            prenderlo a schiaffi, non ci riuscirei! Il sangue mi andrebbe alla testa! No, no... è un conto       personale... al di fuori di tutto... che debbo chiudere io. Irene — Senti, Riccardo... siamo in    una situazione troppo penosa per accontentarci di frasi vuote, di atteggiamenti... Facciamo             appello a tutta la nostra saggezza, al nostro equilibrio... senza debolezze... Cerca di capire           questo, ti ho allevato, ti ho consacrato i miei anni, con un amore e una devozione di tutti i        momenti... ora sei grande... fra poco te ne volerai via, ti sposerai... il mio dovere verso di te è     compiuto, la mia funzione di madre è terminata. Va’ verso la tua vita. Non voltare indietro la     testa. Ciò che lasci alle tue spalle non ti appartiene più. Persuaditi che questa è la verità... e         vattene!

Riccardo — Prima di tutto, non sono ancora andato via. E poi ho avuto torto a parlare... Avevo      perduto la testa: ritiro tutto!

Irene — Cosa ti proponi di fare?

Riccardo — E’ cosa che riguarda soltanto me.

Irene — Riguarda anche me! Rispondi! Ma non è possibile, disgraziato! Sei di primissima forza,        alle armi... L’ho voluto io! Lui non potrebbe difendersi... Non si difenderebbe nemmeno, lo             conosco... Sarebbe un delitto orribile... Riccardo! Non vorrai batterti!?

Riccardo — Non l’ho detto... non ho detto nulla! Comunque, sta’ tranquilla! In nessun caso il        tuo nome verrebbe fuori.

Irene — Ti proibisco di batterti!

Riccardo — Basta, maman, te ne prego... Sono cose che si hanno nel sangue o non si hanno!           Non sono sentimenti che si discutono! E facciamo conto che io abbia detto nulla. Del resto             hai ragione... rifletterò…

Irene(disperata) — Senti... ti prometto... ti giuro che non lo vedrò più. Non posso dire altro, mio       Dio! Che non lo vedrò più, anche...

Riccardo — Va bene, sì... rifletterò...

Irene — Mentisci! Lo vedo che mentisci, per non spaventarmi! Pensa che la colpevole sono io!          Parli di giustizia... pensa che se una punizione deve esservi, è per me! E’ un ragazzo... un             vero ragazzo... Commetteresti un assassinio!

Riccardo — Non è per me che temi!

Irene — Ah! Non faccio che esasperarti, lo sento! Pensa a me... è spaventoso... Calmami,       Riccardo... non dovrei mostrarti la mia ansia... Ma che vuoi? Non abbiamo il cuore tutto   d’un pezzo... Abbiamo tanti frammenti che appartengono a coloro che amiamo... Bisogna          aver pietà!

Riccardo — Va bene, calmati... se ti dico...

Irene — Fallo per me, Riccardo... Ti supplico... per me. Un giorno anche tu soffrirai! Possa tu            ricordare allora... e che non sia troppo tardi!

Riccardo — Mamma...

Irene — Non dir niente... (Ansima) E’ il grande amore della mia vita.

Riccardo — Mamma...

Irene (con passione) — Non cercare di capire... Non puoi capire come una donna si senta pazza,        terrorizzata, per lasciarsi sfuggire una frase simile dinanzi a suo figlio... come sia possibile       che un ragazzo, un compagno insignificante, per te, sia per me la ragione stessa della vita.            Non lo puoi capire, ma credilo! Bendati gli occhi, senza comprendere... e lasciami!

Riccardo — Ecco il babbo. (Il barone entra dal fondo. Irene volge il viso altrove per ricomporsi).

Il Barone — Che succede? (Si rende conto del loro turbamento e degli occhi umidi di Irene) Fai      ancora piangere tua madre? Alla tua età?

Irene(subito, alzandosi) — Non è nulla! Non è nulla!

Il Barone — Avete litigato?

Irene — Un pochino... non te ne occupare! (Esce a sinistra senza guardare il marito).

Il Barone(a Riccardo indicando Irene che esce) — Non posso ammettere che, per un tuo     capriccio, tua madre abbia gli occhi rossi.

Riccardo — Ma è una cosa senza nessuna importanza.

Il Barone(posando sul tavolo il fucile e il carniere che porta a tracolla) — Due gabbiani! Che          passatempo idiota... E mi sono anche divertito a tirare su una biscia d’acqua... Intelligentissimo, eh? (Ride) Ah! Ah! A proposito: in fondo al parco ho incontrato         Giorgetto...

Riccardo — Ah?

Il Barone — Abbiamo chiacchierato un po’. E’ un ragazzo di talento... Ha già una quadrata            comprensione per gli affari. Abbiamo fatto male a trascurarlo. Che ne dici?

Riccardo — Dico che...

Il Barone(interrompendolo) — Molto male... A volte cerchiamo uomini di valore lontano,   quando li abbiamo vicini. Alla riapertura degli uffici, faccio conto di mettere il tuo amico      Giorgetto al posto di Waldteufel che se ne va... Gli ho già accennato la cosa ed ha accettato     con gioia.

Riccardo— Come? Mi prendi in giro? Ma è un progetto insensato, pazzo...

Il Barone— Perché? Oh bella! Credevo di farti un piacere!

Riccardo — Vedo che vuoi scherzare... Che significa questa tua improvvisa decisione?        Giorgetto! Ma è ridicolo! E’ nato per gli affari come...

Il Barone — Come tanti altri. Vedrai. Ci serviamo troppo di ingegneri, pare che non si possa più     fare nulla senza ingegneri. Non mi sbaglio nel giudicare quel ragazzo.

Riccardo — Prima di tutto, deve fare il servizio militare...

Il Barone — In novembre... Intanto comincerà a prendere pratica... e poi gli faremo avere delle       licenze.

Riccardo — E vuoi dargli il posto di Waldteufel?

Il Barone— E se come credo darà buoni risultati, lo interesserò in modo più particolare alla             nostra industria. Dunque è stabilito... Il mese prossimo avrà il suo ufficio accanto al tuo. Riccardo(alza le spalle) — Non vale la pena di discutere... sistemerò io prima...

Il Barone — Allora ti dirò che voglio così e basta!

Riccardo — Preferirei non mettere più piede in ufficio.

Il Barone — Ah, sì? Dunque c’è qualcosa che non va, fra voi due?

Riccardo — Un conto da regolare.

Il Barone — I conti chiari fanno i buoni amici.

Riccardo — Finiamola con questo scherzo!

Il Barone(gli si avvicina) — No, no... tu mi nascondi qualcosa... Dimmela, Riccardo...

Riccardo(facendo macchina indietro) — Sciocchezze... senza importanza... (Irene rientra col          cappello e si avvia rapidamente verso il giardino).

Il Barone — Esci?

Irene — Faccio due passi...

Il Barone(con indifferenza) — Ci tieni ad uscire?

Irene — Oh no... se preferisci che rimanga a casa...

Il Barone — Però non è molto garbato ciò che ti faccio fare.

Irene — Perché?

Il Barone — Ho incontrato Giorgetto e mi ha detto che andava ad aspettarti nel viale dei tigli...      Aspetterà invano, poveretto!

Irene — Passeggera da solo... Ci è abituato! (Si toglie il cappello).

Il Barone — Allora... mentre vi riconcilierete, giacché è sempre meglio non restare su un      malinteso... vado io a far compagnia a Giorgetto... Ho appunto varie cose da dirgli...

Irene(preoccupata guarda Riccardo. Poi con finta indifferenza) — Ah sì? Credevo che non    faceste mai un discorso serio voi due insieme.

Il Barone — Non avevamo argomenti... (Va a prendere il fucile come per metterlo a tracolla)          Addio... (Si avvia al fondo).

Irene (balza in piedi) — Ti accompagno.

Il Barone — Avevi deciso di non uscire...

Irene — Preferisco accompagnarti. Non abbiamo proprio nulla da dirci, Riccardo ed io, ti assicuro.

Il Barone(a Riccardo) — Vedi come fai diventare nervosa tua madre? E’ timorosa...

Irene — Timorosa? Perchè?

Il Barone(posa il fucile. Si mette tra Irene e Riccardo, prendendolo per le spalle) — Sentiamo         un po’... perchè avete litigato?

Riccardo(sforzandosi di ridere) — Lina discussione a proposito dei domestici... non può      interessarti...

Irene(con un sorriso forzato) — Appunto...

Il Barone — Insomma non volete farmi partecipe delle vostre preoccupazioni... E’ cosa grave,        allora... Un grosso segreto? Ditemelo!

Irene — Ti racconterò... Vieni, usciamo.

Il Barone — Perché tremi? Ma sì, tremi come una foglia... Deve essere pesante il vostro       segreto... e per nascondermelo, dovete avere molta paura di me...

Irene — Sei pazzo!

Il Barone — Non ti accorgi che lo conosco, adesso, il vostro segreto? (Indicando Riccardo) Me      lo ha rivelato tuo figlio!

Irene (con un grido) — Che vuoi dire?

Riccardo(contemporaneamente) — Babbo, non capisco...

Il Barone — Sì, me lo hai rivelato col tuo silenzio, coi tuoi occhi, mentre inventavo quella   storiella per spiarti. Cercavo una prova, me l’avete data voi con il vostro atteggiamento.          Sicché, tuo figlio è il tuo confidente? Hai insudiciato tuo figlio con la confessione... lo            costringevi a vivere con quel segreto! (Di colpo) E l’altro! L’altro! Ah quello lì... (Si       precipita verso la porta del giardino. Irene gli sbarra la strada).

Riccardo(trattenendolo) — Babbo, babbo, calma!

Il Barone(cercando di svincolarsi) — Lasciami! Lasciami!

Irene — Che vuoi fare?

Riccardo — Babbo!

Il Barone — Sono padrone della mia vita e del mio onore!

Riccardo (trascinandolo) — Babbo, non puoi... alla tua età...

Il Barone — Non ne cederò il piacere a nessuno! (Si slancia. Irene si getta contro la porta). Irene(convulsa) — Lui no! Lui no! Sono io che ti ho ingannato. Se ti restasse un’ombra d’amore       per me, mi avresti calpestata! Ma tu non mi ami più, e allora i tuoi occhi son fissi fuori,   verso quel ragazzo che avete condannato. No! No! Dovete colpire me! Mi sono data a lui           liberamente, volontariamente, con gioia! Se dopo questo non mi uccidi, sei un vigliacco!

Il Barone — Vorresti sacrificarti per risparmiare il tuo amante! No! Ciò che è stato offeso è una      cosa molto più importante del nostro amore passato, finito...

Irene(interrompendolo) — Il nostro amore è morto, dici? Basta così! Di che altro puoi parlare?

Il Barone — Del nome, dell’onore! E sono diritti che non si possono calpestare!

Irene — Da un’ora non sento parlare che di giustizia, di diritti, di doveri! Pare che si stia        discutendo un trattato! Non v’è che una cosa, che conti: il nostro cuore!

Il Barone — Ti sbagli. C’è la famiglia!

Irene — La famiglia? Volete ammazzare quel ragazzo in nome della famiglia? Se questa è la famiglia, allora tutto è menzogna! Bisogna passare per una prova così orribile, per          accorgersene ad un tratto!

Il Barone — Pazza! Povera pazza! Non ci riconosci nemmeno più. Ma cosa sei diventata? Una       bestia?

Irene — Ciò che difendono le bestie, è il loro piccolo, la loro carne. (A Riccardo) Per te io sono         stata così, Riccardo. Mi sarei lasciata uccidere per te, senza discutere... Ora, siete voi che     avete fatto rinascere quell’istinto in me, per un amore colpevole... sia... ma che mi          costringete a difendere e che difenderò con tutte le mie forze. (Si aggrappa alla porta,  spasmodicamente, terribile).

Il Barone — Se vuoi essere colpita tu sola, lo sarai!

Irene — Finalmente!

Il Barone — Ma non come supponi. Giacche ci rimproveri come un delitto, di voler punire quel      miserabile, ci rinunzio. Però dal momento che sfidi la famiglia, la società...

Irene — Oh, la società! Se sapessi come me ne infischio!

Il Barone(continuando) — ... troverai giusto di non fare più appello a questa famiglia! Puoi             andartene, se vuoi... puoi rompere... ma per sempre! Sei avvertita. Puoi ancora scegliere. Irene — Ho già scelto.

Il Barone — Allora vattene immediatamente e non tornare più. (Col pugno teso) Via! (La    spinge brutalmente e richiude alle sue spalle. Riccardo fa per slanciarsi dietro Irene, ma il         padre loferma) Rimani qui, tu!

ATTO TERZO

(Una casa di abitazione a El-Biar, sulle alture di Algeri. La sala da pranzo con una vasta apertura sul giardino, pieno di rose e gerani. Rami di glicini penduli, agitati dal vento, battono alla porta. In lontananza il mare. Tramonto. La sala da pranzo all’orientale è tutta imbiancata a calce, con una decorazione di vecchie maioliche. In tutti gli angoli e dal soffitto ghirlande di fori freschi, come per le processioni. Cuscini liberty mettono nell’ambiente una nota acidula. Irene mangia su un tavolino d’ebano, senza tovaglia).

Irene(a Luisa) — Lasciate qua... il signore, probabilmente non rientrerà a pranzo... Non capisco...      Non aveva avvertito?

Luisa — No, signora.

Irene — A che ora l’autista aveva l’ordine di andare a prendere il signorino?

Luisa — Come al solito.

Irene — Ormai sono le venti... non pranzerà più... Peccato. (Pausa) Purché rientri! Altrimenti è          tutta fatica sprecata... Oh, ma rientrerà! Alle ventitré e trentacinque ci sarà il famoso eclissi   di luna e debbono venire miss Deacon e la madre... Dio mio, che noia! Una serata rovinata.          Ci sono troppe americane qua. Ci sono troppe americane dappertutto. Mi domando perchè            non se ne stanno a casa loro. (Dal giardino giungono voci allegre e risate) Ecco: giocano a        tennis alle otto di sera! (A Luisa) Girate un po’ l’interruttore. Vediamo se l’elettricista ha        fatto un bel lavoro. (Pausa) Sento la macchina! presto, presto, spegnete! E’ il signore!     (Luisa spegne ed esce. Irene va al fondo e si ferma sulla soglia facendo cenni dì saluto col   tovagliolo) Buona sera, tesoro! Hai pranzato?

Giorgio(voce di fuori) — Non me ne parlare! Ho dovuto invitare quell’animale di Ben-Isi. Me          ne sono liberato or ora... Sì, potete rientrare in garage... La macchina a mezzanotte... (Entra         Giorgio in uniforme delle truppe coloniali. Nel vederlo,Irene indietreggia scoppiando in        unarisata. Giorgio aggrotta le sopracciglia).

Irene — Oh no, non mi posso abituare! Non mi sgridare, non lo faccio apposta! Pare che ti     abbiano mascherato, povero amore mio!

Giorgio (seccato) — Le tue facezie sono fuori posto.

Irene(gettandoglisi al collo) — Scusami, scusami, tesoro mio! Ti giuro che è l’ultima volta...   Non lo dirò più. Vedrai... te lo giuro! Non è colpa mia! Si vede che non ho lo spirito          militare. Ti vedo sempre vestito di seta azzurra, come un giovane signore di Van Dick...      dunque...

Giorgio — Per conciliare i gusti della mia amante con quelli della mia patria, finirò per          assomigliare ad un militare da operetta! Ha avuto una di quelle lavate di testa, dal      colonnello, il tuo Van Dick!

Irene — No? E perché?

Giorgio — Perché, a sentir lui, oltrepasso i limiti; ha detto che non ha mai visto un soldato che si      facesse accompagnare in macchina al quartiere.

Irene(indignata) — Pretenderebbe che tu andassi a piedi fin laggiù?. Vecchia mummia! Beh,             conosco la cugina del governatore, che è un personaggio influente, e... Giorgio          (interrompendola) — No, no, per amor di Dio! Non te ne immischiare! Con la tua        competenza delle cose militari, figuriamoci!... E poi il colonnello mi ha detto anche che          giocavo troppo nei Circoli e che la mia amante si esibiva troppo con me. Irene — Non vorrà             che mi « esibisca » con un altro, per fargli piacere!

Giorgio — Stavo per dirglielo anch’io! Ed ha aggiunto che quando si porta un nome illustre             come il mio nei fasti dell’esercito, eccetera, eccetera...

Irene — E tu, cosa hai risposto?

Giorgio — Che mi comporto precisamente come deve farlo un discendente della mia famiglia, e      che se vogliono repubblicanizzare l’esercito, io, per parte mia, mi ci opporrò con tutte le mie      possibilità!

Irene — Allora ti ha appioppato quindici giorni di consegna!

Giorgio — No. Ha sorriso. Ancora una volta la politica mi ha salvato! Subito, prudentemente, ho     invitato a pranzo Ben-Isi, che è un uomo influente... e, ai liquori, me la sono squagliata...     Però, invece delle naturali effusioni che mi aspettavo qui, ho avuto...

Irene(gli si getta al collo di nuovo) — Lagnati, se ne hai il coraggio!... In fondo, sei molto carino        così conciato... Hai uno chic...

Giorgio — Me lo dicono spesso per la strada.

Irene — E poi bisogna anche scherzare, qualche volta! Non si può essere sempre seri!

Giorgio(timido) — Comunque, vado a mettermi una giacca... (Irene ride) Oh, solo perché sono         coperto di polvere... Lasciami qualche dolce... (Si avvicina al tavolino e prende qualcosa)     Buono?

Irene — Sentirai!

Giorgio (avviandosi chiama il domestico) — Carlo... (Via).

Irene (pausa, poi a Luisa che entra) — Il signore non ha notato i fiori... tanto meglio. (Sentendo il     passo di Giorgio, Irene accende la luce) Attenzione! Luce! (Le ghirlande di fiori brillano  fantasticamente. Giorgio entra. Battendo le mani, Irene gli dice) Che te ne pare?

Giorgio — Magnifico! Straordinario!

Irene — L’ho fatto sistemare stamani dall’elettricista... una cosa semplicissima... le lampadine           sono celate tra i fiori...

Giorgio — Già... ma ci vuole del buon gusto!

Irene — Non ho nulla da fare mentre tu sei al quartiere... devo pur passare il tempo... E adesso          mangia, altrimenti non avrai più fame. Cosa preferisci?

Giorgio(accostandosi al tavolino e indicando la frutta) — Questo... (Poi indicando il seno di Irene che si intravvede sotto il velo) E questo...

Irene(gli offre il frutto) — Tieni... (Gli si avvicina porgendogli il collo) E tieni...

Giorgio(la bacia sulla fossetta della gola, poi siede a tavola) — Ah! Com’è hello essere a casa          propria! Mi sento un animo borghese che purtroppo la mia patria non sa più apprezzare. Irene — Che felicità, eh? Non avrei mai sognato una cosa simile. (Di colpo spaventata delle sue            stesse parole) Oh, Dio! Tocca legno, subito!

Giorgio — Il piede della tavola è efficace?

Irene — Perché no?

Giorgio — Allora non ti burli più del povero soldatino?

Irene — Adoro i soldatini, io!

Giorgio — Che cos’è che ti fa essere così sciocchina?

Irene — L’amore! Il povero, assurdo e dolce amore! Ah, le nostre ore squisite... le gusto         avidamente, come se fossero pesche... Vedi la nostra sera, la nostra bella sera che sale, che        entra dalle finestre? Il tramonto giunge insieme a te, ogni giorno... E’ un fenomeno naturale            del quale non saprò farne a meno, quando avrai finito il servizio militare e dovremo lasciare   questo paradiso, con tutti i ricordi...

Giorgio — Nulla ci costringe ad andarcene!

Irene — Sì... Vi sono forze superiori che ci spingono sempre avanti... Avanti! Bisognerebbe poter      fermare i minuti. Possiamo prolungarli, ma non è la stessa cosa... Mai più ritroverò questo   momentounico, che è come un segnalibro, fra i fogli sparsi degli anni... Fermati, o sole! Giorgio — Se proprio ci tieni, dopo potrò anche arruolarmi... la mia galanteria non ha limiti! Irene — Dopo ci saranno altre cose... altre forme di noi stessi... Mangia, piccino mio... mangia e        non ascoltarmi... Mi piace vedere che hai fame, tanta fame... Ancora un frutto, vuoi?

Giorgio — E’ del nostro giardino?

Irene(estasiata) — Del « nostro » giardino! Come lo hai detto bene! Del nostro giardino, sì...             della nostra casa... E’ deliziosa, vero, la nostra casa, quando la si vede dalla strada, salendo...             E poi, dimostra chiaramente cos’è! Sembra più tenera, più dolce delle altre, fra il suo     fogliame... col gaio mormorio della sua fontana.

Giorgio — Sei lirica!

Irene — Sono lirica perché realizzo un sogno... I1 gran sogno! Sono lirica, perché non ne ho mai        avute altre case: solo questa!

Giorgio — Ingrata! E le nostre di allora? Anche esse avevano i loro pregi!

Irene — No, no! Non esistevano, noi non eravamo assieme... Sono cose che mi passano davanti         agli occhi, ma non me ne ricordo più... non mi ricordo di nulla... Solo adesso, esisto... Ho un      corpo nuovo. Mi pare che prima vivessi sempre in una guaina, nell’ombra. Ora soltanto tutto           il mio essere è libero. Mi schiudo... Il guscio è spaccato! Giorgio (indicando la vestaglia     discinta nella quale Irene sembra quasi nuda) — E in che modo!... Non me ne lamento... E’    vero, sei un’altra... non sei più la stessa amante... L’inverno scorso, nei tuoi saloni, non    avresti mai osato indossare un abito simile.

Irene — Oh no... ma se sapessi che gioia, provo! Posso dire alle mie braccia : siete libere di star          nude. E lascio il mio corpo libero e felice...

Giorgio — Quanta ebbrezza nelle tue parole!... Sì, è un’altra cosa... Ci impregnamo di questa           atmosfera straordinaria e la portiamo con noi anche nelle ore più banali della giornata, tanto            che...

Irene — Che altri ne approfittano?

Giorgio — No... ma quasi. (Entra Luisa) Bada.

Irene(senza ritirare il braccio dal collo dì Giorgio) — E’ un ritorno alla costrizione? A che     dovrei badare? Lasciami assaporare in pace i privilegi del mio disonore! (Non modifica il  suo atteggiamento dinanzi a Luisa).

Giorgio — Che c’è?

Luisa — La signorina Deacon ha mandato questo libro al signore. (Glielo consegna e si ritira).Giorgio — Ah sì... (A Irene) E’ un romanzo di cui mi parlava ieri... Promise di prestarmelo...       Perché te ne vai?

Irene — Non me ne vado...

Giorgio — Ma sì, per una ragione o per l’altra trovi che ci vediamo troppo...

Irene — Sei pazzo, caro!

Giorgio — Non sono pazzo. Ti sei impennata, quando hanno portato il libro.

Irene — Non mi sono impennata. Ti sbagli, tesoro... Che vuoi che me ne importi? La trovo     graziosa, la nostra vicina... molto distinta... un po’ snob, ma graziosa...

Giorgio — Un po’ snob, è vero.

Irene — Quello che trovo strano è che due persone così ben educate, come lei e la madre, mettano    tanta insistenza a volerci far visita. Non mi pare che possano illudersi sulla irregolarità della     nostra situazione, eh?... Se ve una unione che non lascia dubbi, è la nostra... E allora? Giorgio — Sai, gli americani... quando sono all’estero chiudono gli occhi dinanzi ai nostri   costumi di selvaggi.

Irene — Le signorine non chiudono mai gli occhi in nessun paese, mio caro; a meno che non vadano a caccia di un marito e di uh titolo... Un partito per te!

Giorgio — Cattiva! Non mi piacciono questi scherzi di pessimo gusto, lo sai!

Irene — Mi             diverto! Puoi vedere miss Deacon quanto ti piace, qui o a casa sua. Non sono gelosa,      lo sai, amore mio. Anzi, son contenta che vengano stasera... giacche verranno per vedere           quella cosa, lassù... (Indica il cielo).

Giorgio — Lo so. Mi hanno dato il permesso serale proprio per quell’avvenimento.

Irene — E’ interessante, un eclissi? Non ne ho mai visti. Fa una certa impressione...

Giorgio — Bisogna vederlo. E poi è una cosa nuova...

Luisa(dal fondo) — C’è la signora Ledoux al cancello, signora. (Via).

Giorgio — Uff! E’ una vecchia ruffiana insopportabile!

Irene — Giorgio!

Giorgio — Non mi spiego i tuoi rapporti... la tua intimità con una creatura simile!

Irene — Diamine! Non posso ricevere delle principesse, ora, a meno che non abbiano sposato il         loro autista! La signora Ledoux mi piace. E’ una filantropa. Ha messo su, col suo danaro,        quella fabbrica di tappeti orientali, per insegnare ai piccoli arabi la loro arte e la loro      industria. E’ lodevole ed artistico!

Giorgio — Ma ne ha fatte, ai suoi tempi! Ne ho sentito parlare parecchio! Pare che sia stata anche l’amante del principe Grimaldi, al qualedeve la sua fortuna... poi è stata celebre a          Vienna, nella diplomazia, e un pittore, con cui è venuta qui le ha dato il gusto per le arti... Il     nome modesto e tranquillo di Ledoux che essa onora, non l’ha protetta contro le tempeste e il suo temperamento. E’ un magnifico campione!

Irene(seduta! lancia lontano il fumo della sigaretta) — Non tanto raro, Giorgetto. In tutti i     sobborghi eleganti delle grandi città cosmopolite, su tutte le colline panoramiche, si    incontrano vecchie di quel genere... rovine erranti che cercano l’ultimo rifugio in un bel            posto, ammirato, di passaggio, al tempo della gioia e della prosperità. Se ne ricordano per         venirvi a morire. Ve ne sono in Svizzera, in Algeria, dappertutto... dove vi sono delle             graziose villette ed un bel cimitero... La signora Ledoux mi è assai simpatica. (Entra la    cameriera precedendo la signora Ledoux).

Giorgio (sentendo arrivare la Ledoux si alza vivamente) — Vado a sentire a che ora vengono le       Deacon...

Irene — Va bene, tesoro... (Giorgio esce) Si procede, con la piccola Deacon... si procede a passi        di gigante. Che vi avevo detto?

La Signora Ledoux — Non vi mettete questo chiodo in testa! Si tratta di scaramucce...

Irene — Eh, no, sono già avanti! Vedete questo libro? Non l’ha lasciato mai! Lui era assai      seccato. Avrebbe voluto prenderselo e non ha osato... E’ un libro che gli ha mandato lei...    Sono sicura che dentro troveremo la spiegazione dell’invio... (Apre il libro) Vedete? Una           pagina ripiegata... e una frase sottolineata... (Legge) « Badate! L’amore di una fanciulla      somiglia a quelle acque che son troppo fredde soltanto perché sono troppo pure»... Ipocrita!         (Sfoglia ancora il libro) Ed ecco una piccola istantanea di lei... come se l’avesse dimenticata             nel libro... (Fa un gesto come per gettar via il libro, poi si domina e lo posa sul tavolo) Non        bisogna guastare i nidi che si formano...

La Signora Ledoux — Piangete?

Irene — No... Se sapeste quanto ho guardato la mia mano da ieri... Ero preoccupata di quanto mi      avete detto... E’ vero... la linea della fortuna è interrotta varie volte...

La Signora Ledoux — Ma è lunga...

Irene — E vi sono tante linee che l’attraversano... La prima è forse quella di adesso, no? E’ più          profonda... più impressionante...

La Signora Ledoux — Non vorrete credere a queste sciocchezze! L’ho detto così, tanto per       passare il tempo... Su, non rimanete con la mano tesa... Pare che chiediate l’elemosina!

Irene — Al destino, signora Ledoux! Al destino!(Sospira) Ditemi, signora Ledoux... E’ triste, la       vecchiaia?

La Signora Ledoux(scoppia a ridere) — Non è molto gentile ciò che mi chiedete!

Irene — Non m’avete capita.

La Signora Ledoux — Oh sì... non mi faccio illusioni... Siete stata attratta verso di me non        tanto perché abito vicino, quanto per la mia leggenda... Interrogate il mio vecchio viso, una     volta amato e carezzato... E’ il presentimento di voi stessa, che vi attira... Beh, piccina mia,           non vi hanno ingannata... Ho amato... ho desiderato... un po’ di tutto... alla rinfusa... Vi sono            ancora giorni in cui i ricordi si fermano qui, come una bruciatura... Oh sì, è dura la   vecchiaia! Nulla guarisce e tutto si dissecca.

Irene — Si dimentica?

La Signora Ledoux — Pochissimo! Pochissimo! Ed è il ricordo dei giorni belli che fa soffrire     di più! Irene (con angoscia) — Tacete! Tacete! E’ orribile! (Pausa) Però la rassegnazione... La Signora Ledoux — Noi non ci rassegniamo!

Irene — Tacete! Tacete! (Si copre il volto con le mani).

La Signora Ledoux — Non mi fate ridere! Siete ancora nel momento più bello della vita!...        Una « relazione » come la vostra dura comodamente fino a cinquant’anni! E’ già molto!            Allora, sì, potrete preoccuparvi delle fanciullette che passeranno... ma per adesso... La vorrei           conoscere quella che vi scalzerà dal vostro posto!

Irene — Si avvicina! Si avvicina! Non parlo proprio della Deacon... lei o un’altra fa lo stesso...           Anche lui, il mio Giorgetto, deve andare verso la vita!

La Signora Ledoux — Potevate pensarci prima! Quanti dispiaceri vi sareste risparmiati!

Irene — Sentite, signora Ledoux! Ho piantato tutto senza esitare: famiglia, figlioli, marito,     situazione mondana di prim’ordine... tutto... perché lui era in pericolo! Sono corsa verso di      lui! Ed è quasi incredibile: questa cosa tremenda, che ha distrutto di colpo più di vent’anni            della mia vita, l’ho fatta - ascoltatemi bene - senza un barlume di speranza, con la certezza assoluta di sprofondare subito. Mi son detto, chiaramente, nettamente, come chi si suicida:        per un minuto, per un’ora, legherò la mia vita alla corsa di quel giovane spensierato, che mi             spezzerà subito... un secondo, mio Dio, un secondo!... E per aver vissuto quel secondo,   rinunzierei senza rimpianto alla mia parte di paradiso, tanto è stato divino!... Può anche       martirizzarmi, quell’angelo... gli direi ancora: Grazie per la tua giovinezza! Grazie!

La Signora Ledoux — Non siete ancora a questo punto, diamine!... Il vostro legame dura già     da due anni... e due anni contano... si son prese già certe abitudini... Se sarete abile, furba...       se saprete curare il vostro fascino... io ci ho messo quindici anni per crollare! E poi vi sono        tante piccole astuzie... Se sarete brava, vi darò una ricetta per la pelle...

Irene — Oh Dio... Lottare? Presentargli il mio viso ogni anno più appassito, contratto... esibirgli        ogni mattina la mia decadenza fisica, essere la vecchia amante che si aggrappa   disperatamente agli avanzi della felicità... mai! Mai!... E’ una rovina matematica. A che       scopo prolungarla fino all’orrore? La mia bella immagine sostituita, nei suoi occhi, da una       caricatura? Il mio povero amore, il mio grande amore, dovrebbe diventar questo? Mai! Mai!             No, no... andarsene via in tempo, nascondersi... Saprò lasciargli il ricordo di un’avventura          squisita, di una immagine adorabile alla quale potrà sempre pensare con serenità.

La Signora Ledoux — Il che vuol dire?

Irene — Che un giorno farò le mie valigie, semplicemente; senza grandi frasi. Non sentirà più            parlare di me, ecco.

La Signora Ledoux — Sì, sì... un bel lavoro, accurato... senza sbavature... un bel sogno... Ma     noi donne non ne abbiamo la forza! Ci tratteniamo, crediamo sempre di essere la più forte...            ma il cuore s’inchioda.

Irene — Lo capisco benissimo! Lo so che, giunta l’ora, nulla potrebbe trattenermi dal torcermi le       mani, implorando pietà... Perciò ho preparato in anticipo la mia ritirata. E’ l’attesa che ci           perde! Questo è lo sbaglio! V’è un istante preciso nel quale bisogna allontanarsi            decisamente... in cinque minuti. Sono pronta a lasciare la casa anche domani, se è         necessario. Tutto è pronto.

La Signora Ledoux — Mi fate restare a bocca aperta, cara!

Irene (va ad un mobile, apre un tiretto con una piccola chiave e ne cava fuori una lettera) —   Sapete cose, questa? Guardate l’indirizzo.

La Signora Ledoux(leggendo) — A Giorgio de Chambry...

Irene — E’ la mia lettera d’addio. Sì, l’ho scritta in anticipo, fin che potevo ancora scriverla...            Dopo, nel momento cruciale, non avrei potuto, lo sento... avete ragione... Vi avrei messo      dentro gridi, suppliche disperate, ingiurie. Mentre invece vi ritroverà il cuore che ha tanto      amato.

La Signora Ledoux — Un sangue freddo ammirevole... ma imprudente. Si possono fare             ottime riconciliazioni... E se ve ne andaste quando tutto è ancora riparabile?

Irene — Vi sono delle rughe che non sono riparabili...

La Signora Ledoux — Sopprimete forse dieci anni di buono, col vostro sistema!

Irene — Ingenua! Debbo proprio dirvi che non me ne andrò se non quando sarò sicura che è suonata la campana? Quando non potrò più impedirmi di gridare? Fino a quel momento,           economizzerò al massimo il tempo « buono ». Ma se la campana comincia a suonare... non è      più possibile ingannarsi. Vedete?

Miss Deacon(entra allontanando con grazioso gesto i rami penduli di glicine sull’entrata) —           Buon giorno, signora... entro solo un minuto.

Irene — Prego, prego...

Miss Deacon — Ho accompagnato vostro marito nel giardino.

Irene(piano alla Ledoux) — «Vostro marito»... La sentite?

Miss Deacon(è una ragazza di venti anni, snella e sottile come un levriero) — Son venuta a             pregarvi, da parte di mia madre, di venire a casa nostra, fra poco, per vedere l’eclissi. Dalla     nostra terrazza si vedrà meglio.

Giorgio — Spero che non avrai nulla in contrario.

Irene — No, no! Qui o altrove... Però non godrete la piccola luminaria che avevo preparata per          fare una burla alla luna! (Accende le ghirlande).

Miss Deacon — Oh! Delizioso! Lo racconterò a miss Pink... Bisognerà fare qualcosa del genere      per il pranzo all’Ambasciata... Completa in modo geniale la vostra adorabile villa gioiello! Giorgio — E’ un grazioso pied-à-terre... (Galante) Ma il vostro lo oscura.

Miss Deacon — Il signor de Chambry ha fatto tanto piacere a mia madre, poco fa, elogiando la      nostra casetta... più tenera e più dolce delle altre fra il fogliame - ha detto - col gaio        mormorio della sua fontana... Per fortuna, noi non ne abbiamo creduto una sola parola! Ai     parigini piace tanto scherzare!

Irene — Non ad Algeri!... (Piano alla Ledoux) Che canaglia! Si è servito di una mia frase... Miss Deacon — Preferisco le ghirlande viola, io.

Giorgio — Però appassiscono presto.

Irene(trascinando la Ledoux verso destra) — Vorrei vedere quei campioni, se non vi rincresce... Giorgio(piano a miss Deacon che tiene una rosa fra i denti) — Datemi la rosa che state   masticando.

Miss Deacon — Prendetela!

Giorgio — Non è facile!

Miss Deacon — Prendetela come piace a me! (Va a collocarsi alle spalle di Irene che ha aperto      i campioni sulle proprie ginocchia e li guarda) Oh! come sono carini! E che belle tinte!

Irene — Vero, eh? Un sogno... (Miss Deacon lascia cadere la rosa sulle ginocchia dì Irene.    Giorgio esita a prenderla. La rosa rimane sulle ginocchia dì Irene).

Giorgio — Oh, pardon... (Prende finalmente la rosa e se la mette in tasca).

Miss Deacon(a Giorgio) — Pare che non v’interessiate delle cose artistiche, voi... Guardate            come sono belli questi disegni...

Giorgio — Li ho già visti...

Irene(livida, passando loro i campioni) — Non abbastanza!... (Risale bruscamente al fondo    trascinando la Ledoux) Venite a vedere, signora Ledoux... Vi spiegherò ciò che dicono i             giornali... Descriverà un cerchio, proprio in quel punto, vicino a quella piccola stella e...        (Entrambe voltano le spalle a Giorgio e a miss Deacon. Piano) Come avrete visto non ho      battuto ciglio... e sarà sempre così, sempre... lo giuro su questo bel cielo... Sapete cosa     stanno facendo? Volete che ve lo dica?

La Signora Ledoux — Sì. (Miss Deacon e Giorgio sì fanno dei cenni d’intesa).

Irene (sempre senza voltarsi) — Fate finta di interessarvi della luna... Si fissano a lungo, senza dir     nulla... si stringono le mani con paura, una deliziosa paura di me... Lo so! Lo sento! Fanno             come Giorgetto ed io facevamo una volta... E’ il loro turno adesso... Ed è per me che si nascondono... (Giorgio e miss Deacon si sono avvicinati e si stringono le mani) Sento una cosa pesante qui sul cuore, che mi fa tanto... tanto male... Ora mi volgerò lentamente,     naturalmente, per dar loro il tempo di staccarsi e il mio viso non esprimerà nulla... sorriderò        con felice indifferenza... (Fa come ha detto. I due si staccano. Con un sorriso squisito a miss Deacon) E soprattutto, non cambiate vestito! Quello lì vi va deliziosamente, e si armonizza      col colore dei vostri capelli (E si volge con lo stesso sorriso verso la Ledoux) Come vedete           poi non è tanto difficile.

Miss Deacon — La signora de Chambry è sempre talmente gentile con me!

Irene — Com’era delicato e toccante, ieri sera, il suono del vostro banjo.

Miss Deacon — Oh! Potete sopportare il banjo, voi? Non vi dà fastidio? Sapete, lo suono solo       per divertirmi... spero che non prenderete sul serio la mia musica... Il violino è molto più       patetico. Lo preferisco!

Giorgio — A noi piace l’uno e l’altro. Non è vero, Irene?

Miss Deacon — Non so suonare altro che quelle stupide romanze inglesi, così banali... Mancano     di sincerità!

Irene — Io preferisco la musica italiana. Le romanze di Tosti, per esempio.

Miss Deacon — Orrore! Quella che cantavo ieri, forse? (Canticchiando) «Torna, caro ideal!». Irene — Appunto!

Miss Deacon — A me non piace! Manca di sincerità!

Irene (piano alla Ledoux) — Cosa vorrà dire? E’ la seconda volta che adopera la stessa frase.            Forse è una allusione che non comprendiamo.

Miss Deacon — Sento che la mamma mi chiama... Scusatemi... A fra poco... (Saluta. Giorgio            l’accompagna fino alla porta. Sulla soglia, piano) Darling! Fra poco suonerò per voi...    mentre aspetterete la luna qui, come me... Se suonerò il banjo...

Giorgio — Se suonerete il banjo...

Miss Deacon — Significa che me ne infischio di voi...

Giorgio — Ah?... E se invece suonerete il violino?...

Miss Deacon — Vuol dire che vi amo e che penso molto a voi! (Via).

Irene(alla Ledoux) — Carina, non è vero? Sì, sì... è carina... E come è calmo, l’amore per quegli         esseri lì... Felice, felice primavera!

Giorgio(torna) — Come sono stanco! Casco dal sonno... Fio faticato come una bestia, tutt’oggi       in quartiere... Non so se mi fermerò a guardare l’eclissi... Devo trovarmi alle dodici e mezzo      in caserma e non voglio avere ancora una osservazione dal colonnello!

Irene — Stenditi un po’... riposati, tesoro.

La Signora Ledoux — Io allora me ne vado. (A Irene) Non vi disturbate. Tornerò domani...

Irene — Domani, sì...

La Signora Ledoux — Vedrete: saprò trovare mille buone ragioni...

Irene — Trovatele subito!

La Signora Ledoux(stringendole le mani con effusione) — Non dite sciocchezze! Sapete che      vi voglio bene... che m’interessate assai...

Irene — « Dopo » sarà per me un ricordo prezioso... Quando avrò bisogno di commuovermi,             penserò a voi.

La Signora Ledoux — Che cosa desolante...

Irene — Oh... no... Sono le ore più crudeli, ma anche le più belle della vita. A domani, signora           Ledoux. (La Ledoux esce. Irene si avvicina a Giorgio) Ti assopivi, caro? Sei stanco? Dormi     un pochino...

Giorgio — Questo servizio militare! Son certo che il capitano mi farà alzare alle cinque! Che            barba!

Irene — Non ti agitare... hai una buona ora per la siesta... Io intanto leggerò... Vuoi addormentarti    con le mie labbra sulla fronte, come facevi allora, ti ricordi? Nella nostra casetta di Auteuil... Giorgio — Ma già... è vero... (Irene lo culla) Che caldo, stasera... Sarà terribile, in agosto, qui...

Irene(conta malinconicamente sulle dita) — Maggio... giugno... luglio...

Giorgio — L’inverno venturo andremo...

Irene(interrompendolo) — Andremo dove vorrai, tesoro... Dormi, dormi piccino... E’ passata             un’altra delle nostre belle giornate monotone... Dormi... Stai bene, così... Laggiù, sul mare,       c’è un battello che torna!...

Giorgio (con gli occhi chiusi, già mezzo addormentato) — Ho notato che dici sempre: «C’è un         battello che torna »... Perchè? Vi sono anche dei battelli che partono...

Irene — E’ vero... è assurdo... taci... lascia le mie labbra sulla tua fronte... Non parliamo più...            (Una lunga pausa durante la quale rimangono così : lui disteso sul divano, lei con le labbra   sullafronte di Giorgio, che a poco a poco si addormenta. Dorme. Ad un tratto, lontano un         suono diviolino) Senti... il violino... E' per lui che suona, ne sono certa... e lui non sente... si    è addormentato... Il bel sonno dei venti anni è stato più forte di tutto. (Lo contempla       sorridendo tristemente. Giorgio dorme, calmo, con la bocca aperta. Il violino di miss       Deacon, in fondo al giardino, dietro gli aranci, suona un appassionato « Notturno » di           Chopin. La luna sale, le stelle tremolano. Allora Irene, senza far rumore si alza. Va a       collocarsi sotto la luce di una lampada. Cava fuori dal libro dove prima l’aveva nascosta la             lettera che ha mostrata alla Ledoux, ne toglie la busta. Piange. Leggendo: « Addio, piccino   mio. Che la vita ti sia bella. Che la felicità ti accompagni, ogni giorno di più, come avrei            voluto accompagnarti io... per tanto tempo »).

A T T O Q U A R TO

            (Un salotto serio borghese. Maddalena, Riccardo e Luigi Soubrìan prendono il caffè dopo          colazione).

Luigi — Dio, come brutto un bimbo di due mesi!... Pare che quando venni al mondo fossi carino,       invece... Mi sono guastato col crescere... Almeno così dicono papà e mammà...

Maddalena — A due mesi? Che sciocchezza!

Luigi — Non sono al corrente... E siete proprio certo che sia un bambino? Perché ha l’aria di una        bimba... Se fosse in voi, starei in guardia! A meno che non sia un nano.

Maddalena — Sarete punito, signor Soubrian: avrete molti figli.

Luigi — Se vi fa piacere...

Riccardo — E dire che è convinto di essere molto spiritoso, questo cretino! Il medico vuol tentare una alimentazione alternata di biberon e latte della balia.

Luigi — Sarà offesa per la concorrenza, povera donna! Vedrete che produrrà più nulla!

Riccardo — Parliamo di cose serie! Ti scrivo la lettera e la porterai personalmente alle          Messaggerie facendoti annunziare come il figlio del direttore del « Radicale ».

Luigi — Non produrrà nessuno effetto! La stampa non fa paura che ai giornalisti!

Riccardo — Macché! Vedrai che ti riceveranno immediatamente. E verrai a portarmi la risposta      qui. Non esco prima delle tre. Aspetto il babbo.

Luigi — Andate in ufficio insieme?

Riccardo — No. Dobbiamo andare insieme al Comptoir International per un affare... Una   semplice firma.

Luigi — Lo trovo un po’ cambiato, tuo padre, da qualche tempo...

Riccardo — Invecchia, vero?

Luigi — Non voglio dir questo... ma non è più come una volta... Mi pare assai meno energico... Riccardo — Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno avuto una certa influenza su di lui. Era un          uomo che poneva tutte le soddisfazioni nella casa. Adesso la vita da scapolo non gli offre    più molte attrattive... l’alloggio è diventato troppo grande per lui... abita in poche stanze al        pianterreno... e il mio matrimonio ha coinciso con quegli avvenimenti.

Luigi — Perché non divorzia e non si riammoglia?

Riccardo — Il divorzio non va d’accordo coi suoi princìpi. Meglio non parlarne nemmeno... A        proposito, Maddalena: quando verrà invitalo a pranzo per domenica. Anche se rifiuta, gli     farà piacere la tua attenzione.

Maddalena — Va bene.

Riccardo(sedendo ad una piccola scrivania) — Adesso scrivo la tua lettera.

Maddalena (a mezza voce a Luigi) — Avete avuto torto a fare quelle allusioni... E’ una cosa          che lo secca sempre.

Luigi — Deve averne sentito parlare fino alla nausea!

Maddalena — E’ assai affezionato a suo padre.

Luigi — Non ne parlate mai, insieme?

Maddalena — Meno che sia possibile. Abbiamo esaurito l’argomento quando ci siamo       fidanzati.

Luigi — E’ vero che volevate rompere?

Maddalena — C’è voluto un mese per farci decidere, mia madre e me... dopo lo scalpore   suscitato a Parigi, da quella donna. Se credete che sia divertente avere in famiglia una   celebrità del genere! E non ha ancora finito di far parlare di sè, vedrete! Per fortuna, ho           preso tutte le disposizioni. Grazie a Dio, su questo punto le idee di Riccardo sono            assolutamente uguali alle mie. Ha serbato un profondo rancore verso sua madre, per quello             che disse a lui ed al marito al momento di abbandonare il tetto coniugale... Pare che ne abbia      dette di tutti i colori!

Luigi — E’ sempre con Giorgio in Algeria? Deve aver messo sossopra la caserma, quella donna!         Ed io che le avrei dato la comunione senza confessione! Sapete nulla di loro?

Maddalena — Sì... ho sentito dire cose pazzesche. Ho avuto occasione di parlare con una inglese, che è stata ospite di una famiglia che abita vicino a lei... Se sapeste cosa mi ha           raccontato! Passeggia per il giardino quasi nuda... veste il suo Chambry in modo ridicolo...      Dice di averlo visto su un divano avvolto in una sciarpa di seta azzurra... molto eccitante, ha             detto...

Luigi — Una bella viziosa, la vostra inglese! (Riccardo si alza).

Maddalena — Parliamo d’altro. (Più forte) Come sta il vostro amico Lignières?

Luigi — Non c’è male. Grazie per lui.

Riccardo(mostrando la lettera) — La chiudo, bene inteso...

Luigi — Si capisce.

Riccardo — Parlavate di Lignières? A proposito: come stanno i nostri amici? Non vedo più        nessuno.

Luigi — Invecchiano mio caro! Eh sì... Chaulin ha un gran barba nera e una buona posizione in           una fabbrica di automobili... Lignières... Ti ricordi che un giorno ci parlò della sua cartolaia?    Beh, se n e andata via con un ripetitore del liceo... Povero Lignières... (La cameriera entra e       dà un biglietto da visita a Riccardo).

Riccardo (dopo una pausa, alla cameriera) — E’ in anticamera?

La Cameriera — Sì, signore.

Riccardo — Aspettate un momento... (Si avvicina a Maddalena mostrandole il biglietto)      Guarda.

Maddalena(glaciale) — Me l’aspettavo. (Pausa) Che farai?

Riccardo — Vediamo un po’... non posso per decoro...

Maddalena — Capito. Del resto sei libero di fare come meglio credi... Non aggiungo altro.            Vado in camera mia.

Riccardo — No, Maddalena... siamo d’accordo, certo... ma parliamone un momento... Maddalena — La cameriera attende una risposta.

Luigi — Io me ne vado, ragazzi. Porto la lettera e torno più tardi.

Riccardo — Un momento. Preferisco che non incontri quella persona in anticamera... (Alla  cameriera) Fatela entrare nel mio studio, Jenny.

Maddalena — Ma no! Fatela entrare qui. Devo dire qualcosa al signor Soubrian prima che se         ne vada... (A Luigi) Vi dispiace di venire un momento di là con me? (La cameriera esce).Luigi — Vi pare? (Stringe la mano a Riccardo).

Maddalena (a Luigi) — Passate, passate pure... Non ho niente da dire, Riccardo... ricordati di       tutto... sai come regolarti: è cosa che riguarda te solo. (Via a sinistra con Luigi. Dopo un      attimo la cameriera introduce Irene).

Riccardo — Buon giorno, maman... (Irene rimane in una posa rigida) Siediti, maman... (Irene        siede) Sei di passaggio per Parigi?

Irene — Di passaggio... sì... Allora... (Lunga pausa) Ti ringrazio della tua lettera... con la quale          mi annunziavi la nascita di tuo figlio...

Riccardo — Era naturale.

Irene — Sì, sì... (Silenzio) Sei... (Correggendosi) Vi siete aggiustati bene, è carino qui.

Riccardo — Oh, è stata una casa messa su in pochi giorni... ci siamo affidati ad un arredatore. Irene(dopo una visibile esitazione) — E Paolino?

Riccardo — Non lo sai? Te l’avevo scritto. E’ stato ammesso al Politecnico fra i primi... una           bella cosa...

Irene — Oh sì, una bella cosa... allora è al Politecnico. Interno?

Riccardo — Certamente.

Irene — Forse potrei andarlo a vedere... Se mi lasciano passare...

Riccardo — Nessuna difficoltà. Tutti i giorni alle sei... Chiedi di lui.

Irene — Sarà meglio non dire che sono sua madre...

Riccardo — Vuoi scherzare.

Irene — Non si sa mai... potrebbe esserne imbarazzato... (Lunga pausa) Tua moglie, sta bene?           Non ha sofferto troppo...

Riccardo — No, no. L’hanno curata benissimo... siamo tornati a Parigi l’ultimo mese, eravamo       rimasti a lungo in Italia.

Irene — Siete partiti subito dopo il matrimonio?

Riccardo — Lo stesso giorno.

Irene — Dove vi siete sposati?...

Riccardo — A San Luigi.

Irene — Ah? Non a Sant’Agostino?

Riccardo — No... (Imbarazzato) Abbiamo fatti pochi inviti... e perciò abbiamo preferito una           chiesa che non desse tanto nell’occhio...

Irene — Già... giusto... (China la testa con uno sforzo ancora più visibile) E il piccino... Raoul? Riccardo — E’ molto carino... robusto... (Subito) E’ uscito da poco con la balia.

Irene(delusa) — Ah!?

Riccardo — Hai un’ottima cera...

Irene(amara) — Trovi?

La Balia(entra in fretta) — Sono venuta a prendere la mantellina del bambino...

Riccardo(confuso) — Fate, fate... Non siete ancora uscita? Credevo che...

La Balia — Siete stato voi a dirmi di aspettare la signora per andare dal dottore!

Riccardo (secco) — Non me ne ricordavo più. (La balia esce) Strano, non mi ricordavo...

Irene(con le lagrime agli occhi, sorridendo) — Non fa nulla... non fa nulla... avete una bella   veduta di qui... (Si volge verso la finestra).

Riccardo — Vediamo tutto il parco Monceau... (Irene piange dietro la veletta. Le si avvicina           commosso) Maman...

Irene(fermandolo' col gesto) — Lascia andare... soffro... soffro... soffro molto... ma passerà.,             lascia andare, ti prego. E’ l’emozione del primo momento... (Riccardo siede di nuovo.    Pausa).

Riccardo — Quando sei arrivata a Parigi?...

Irene — Ieri sera.

Riccardo(con intenzione) — Sola?

Irene — Sì...

Riccardo — E poi tornerai direttamente ad Algeri?

Irene — No. E’ finita.

Riccardo — Ah...

Irene — E’ finita... (Piange).

Riccardo — Vuoi rivedere mio padre? E’ a Parigi, adesso.

Irene — Non mi parlare di tuo padre... Sono venuta per veder te solo e desidero vedere te solo... il    mio soggiorno qui sarà breve. Domani vado da Paolino e poi ripartirò...

Riccardo — Dove passi l’inverno?...

Irene(sorridendo tristemente) — Già... passare l’inverno... in Riviera, forse... solo che la vita è            cara, laggiù... se trovo una pensione... modesta...

Riccardo — Ma... Non puoi essere ridotta a tal punto!

Irene (con semplicità) — Non ho più nulla... ho mangiato quasi tutta la mia dote...

Riccardo — Maman! E io non ci sono?

Irene(con fermezza) — Non mi hai capita... Se mi sono umiliata fino a parlarti di queste cose,             non è stato certo per chiederti l’elemosina...

Riccardo — Oh, ti conosco troppo per pensare che ti saresti rivolta a me! Ma non si tratta di           orgoglio, adesso... si tratta di praticità... e... (Irene scoppia in pianto) Povera maman!

IRENE — Lo so, cosa pensi adesso... era da prevedersi: la scena delle lagrime!... Avrei dovuto avere più coraggio!

Riccardo — Quante sciocchezze stai dicendo...

Irene — Ho mentito, poco fa, ho mentito... è vero che non sto più con Giorgio... che è finita per        sempre... è vero che non voglio sentir parlare di tuo padre... ma se son venuta, non è stato     soltanto per vederti... è stato per rimanere... per non essere scacciata. Ah, bisogna davvero   non essere orgogliosi per venire a chiedere soccorso a coloro che abbiamo sfidato... so bene           che ti darò molte noie... e che muterò la tua tenerezza e la tua commozione in imbarazzo...

Riccardo(senza convinzione) — Ma no...

Irene — Sì. Conosco la vita. Non sono stata abile... Avrei dovuto procedere a poco a poco... ma        che vuoi? Non esigo gran che! Non ti darò molto fastidio... fatemi stare in un posticino non            troppo lontano da voi... non pretendo di vivere qui, sempre... purché io possa baciare il tuo       piccino... vederlo spesso... quel piccino che non hai voluto mostrarmi poco fa...

Riccardo — E’ un gesto irriflessivo il tuo, ti assicuro...

Irene — Un gesto naturale... tua moglie ha messo come condizione al vostro matrimonio che non      si sarebbe mai più parlato di me... e so che non se ne parla, infatti... I vostri conoscenti vi            sfuggirebbero, e tua moglie lo sa bene... Nessuno mi vedrà; ve lo prometto... non avrete da   pentirvene... Ma almeno avrò il mio posticino qui., e di tanto in tanto mi porteranno il bimbo            perchè lo veda... Non chiedo altro!

Riccardo — Ma sì... si può sistemare... Non si potrà fare in un giorno, certo, così      all’improvviso... ma...

Irene(con passione) — E anche se vi dò fastidio, anche se, in fondo al cuore, non mi hai         perdonata... resto egualmente! Dove vuoi che vada, ora? Che volete che faccia, adesso?       Debbo uccidermi? Ci ho pensato...

Riccardo(con un grido) — Oh!

Irene — Sì, ci ho pensato, ma non si può morire così... e allora dove volete che vada? (Invocando) Trovatemi un posticino!...

Riccardo(al colmo dell’emozione, correndo verso di lei) — Maman!

Irene (scoppia in singhiozzi sulla spalla di lui) — Riccardo! Riccardo! Non credere, sai, che resti       indifferente a sentirmi stringere dalle tue braccia... è l’ultimo sostegno che desidero!      (Restano per un momento abbracciati).

Riccardo(di colpo) — Senti, bisogna regolare subito la situazione! Vado a chiamare             Maddalena!

Irene(spaventata) — No, ti prego! Non davanti a me!

Riccardo — No... entra un momento nel mio studio. Preferisco spiegare la cosa a Maddalena in      modo che i domestici non sentano... Va’... per parte mia, ti assicuro che non ho più nessun     risentimento...Agirò come meglio potrò e indipendentemente da mio padre... (Di colpo)         Confessa però - devi darmi questa soddisfazione - che la famiglia ha il suo lato buono, eh,       maman?

Irene (a occhi bassi) — Sì.

Riccardo(trionfante) — I figli criminali, i nemici... però ci sei tornata... Le lotte fra l’amore e la       famiglia... Storie!... te ne ricordi?

Irene (senza espressione) — Mi ricordo tutto...

Riccardo(come incitandola a parlare) — Quanti rimpianti avrai avuti.

Irene(impenetrabile) — Sì. (Pausa) Ti aspetto... (Esce).

Riccardo(chiama fuori dalla porta del fondo) — Maddalena! (Maddalena entra. Subito) Senti.        Non protestare... Non rispondere nemmeno a ciò che ti dirò... Accetta senza discutere... So    che sei buona.

Maddalena — Ah, sì? Di che si tratta?

Riccardo — Maman ha rotto ogni rapporto con quell’uomo. Si sono divisi...

Maddalena — E vuol tornare a vivere con noi, vero? Ebbene io dico: mai!

Riccardo — Maddalena!

Maddalena — Mai! Ti ricordi a quali condizioni ho acconsentito a non rompere il nostro    matrimonio?

Riccardo — Beh, le condizioni non sono più le stesse: ecco tutto. Del resto non chiede di vivere     con noi. Un appartamentino nelle vicinanze.

Maddalena — Nello stesso palazzo, forse?

Riccardo — Essere ricevuta qui...

Maddalena — E invitata ai nostri ricevimenti...

Riccardo — Maman soffre... devi aver pietà. Del resto, non possiamo proibirle di vedere il piccino, di tanto in tanto.

Maddalena — E’ proprio per questo che mi ribello! Non possiamo, è naturale... ma so bene            cosa accadrà, se non le proibiremo di veder Raoul... a poco a poco metterà radici qui... verrà     a colazione, a pranzo... vorrà riannodare le sue relazioni, conoscere le nostre... Vorrebbe             riprendere il suo posto... no! Non si faccia illusioni!

Riccardo — Se credi che sia questo il motivo che la spinge...

Maddalena — Proprio questo! «Vi presento mia suocera, tornata da Algeri »... Che allegria! Riccardo — Ma poiché chiede di venir solo di nascosto... quando non v’è nessuno...

Maddalena — Non vedi al di là del tuo naso, tu... E poi, chi ti assicura che non continuerà ad       incontrarsi con quel signore? Che non riprenderà il volo, una bella mattina con un altro          amico tuo?

Riccardo — Maddalena!

Maddalena — Ci ha autorizzato a supporre tutto. (Piange).

Riccardo — Non farti credere più cattiva di quantotu non sia. Non discutere su una cosa che hai    già accettato e che non puoi rifiutare. Anzi faresti meglio a deciderti subito.

Maddalena (rabbiosa) — Si metta però bene in testa, tua madre, che non la presenterò a    nessuno! E che verrà qui solo nelle ore che stabilirò io! E non creda che andrò in giro con          lei... neanche per fare delle spese...

Riccardo — D’accordo. Nessuno vi incontrerà assieme.

Maddalena — Ma non è solo per quelli che la conoscono... Va vestita in un modo... Alla sua         età!

Riccardo — Se la vedessi non la riconosceresti più... E’ cambiata molto, povera donna! Maddalena — Cambiata? E quel cappello pieno di rose?

Riccardo — Su, Maddalena... un bel gesto! Vedo già che esiti... Un attimo ancora e... Maddalena — Dov’è?

Riccardo (indicando) — Di là. Maddalena (senza esitare, va a spalancare la porta. Col tono di       un usciere) — Se volete entrare, signora... (Irene avanza) Vi accompagnerò dal piccino...            (Lo dice con tono dignitoso e cerimonioso).

Riccardo — Va’, mamma, va’...

Irene(con uno slancio forzato) — Oh grazie, grazie, Mad... Maddalena (interrompendola ed   indicando freddamente la porta al fondo) — Di qua. (Va ad aprire. Irene rimane      sconcertata,turbata, interrogando dolorosamente Riccardo con lo sguardo. Maddalena          aspettatenendo la porta aperta) Accomodatevi, prego... (Irene si decide. A testa bassa, con    le spalle strette,umile e povera, entra con Maddalena).

Riccardo(dopo breve riflessione) — Sarà meglio telefonare... (Mentre sta per formare il       numero entra la cameriera).

La Cameriera — Il signor barone chiede se non disturba... altrimenti ripasserà dopo l’ufficio. Riccardo(subito) — Fatelo entrare, fatelo entrare! (La cameriera si avvia) Un momento! Dite         alla signora, ch’è nella camera del bambino, che non venga di qua con quell’altra signora, se    non la faccio chiamare io. Avete capito bene?

La Cameriera — Sì, sì signore. (Via. Dopo un attimo entra il barone).

Il Barone — Buongiorno, Riccardo... (Lo guarda) Che c’è?...

Riccardo — Babbo... E’ qui...

Il Barone — Chi?

Riccardo — Maman.

Il Barone — Ah?...

Riccardo(rapidamente) — Ha rotto definitivamente con Giorgio. E’ tornata a Parigi per      sempre... viene a chiederci perdono... e appoggio. E’ di là, in camera del piccino con           Maddalena... Si stanno riconciliando. Senti... giacché sei qui, mi pare che sia il caso... Sono          passati due anni... Rifletti... Sarebbe così bello.

Il Barone(gli sì avvicina) — Rispondimi sinceramente : parlando con tua madre, è stato fatto il       mio nome, da lei?

Riccardo — Ma...

Il Barone — Ha dimostrato il desiderio di riconciliarsi con me? Sii franco!...

Riccardo — Questo non significa che...

Il Barone — Ho capito. Non insistere, Riccardo. Ho riflettuto molto, sai, ho ammesso anche,          qualche volta, l’ipotesi di un suo ritorno... e sono sempre giunto alla stessa conclusione: Meglio no! Meglio no! Non si possono riconciliare due persone divise dall’indifferenza e    che non hanno più nulla in comune. No... Sono contento per noi, per te, per tutti che sia            tornata e che questa storia dolorosa sia finita... son pronto a provvedere, tacitamente, a tutti i   suoi bisogni... lo farò con tatto... ma basta così.

Riccardo — Ma le perdoneresti? Saresti pronto a dimenticare ciò che le hai detto quel giorno,         scacciandola?

Il Barone — Quel giorno, quando gridai: «Vattene! »... ti ricordi?... Ebbi la sensazione        immediata che non fossi io a scacciarla, ma lei a staccarsi... Era la vita che la trascinava           via... E parli di perdono? Ma se glielo offrissi, sarebbe lei a non accettarlo!...

Riccardo — Perché te la figuri com’era allora... Oh, è molto mutata, in questi due anni!... Se           l’avessi vista, poco fa... povera donna!

Il Barone — Si è accusata, non è vero?

Riccardo — Formalmente.

Il Barone — Si è vergognata?

Riccardo — Sì.

Il Barone — Non v’è rinunzia alla quale non acconsenta! Tutto potrai ottenere da lei, alla sola         condizione che tu le dia quel piccino che di là... che è la sola speranza alla quale possa           aggrapparsi. (Gli batte sulla spalla, con ironia) Mi rincresce di deluderti... ma se fossimo          soli, tu ed io, non l’avremmo mai rivista. Quella donna ci tiene troppo a se stessa. Il suo           istinto egoista la dirige sempre verso ciò che rappresenta il suo nuovo destino. (Indica la        porta della camera del bimbo) Ora è il suo turno! Senza tuo figlio, che saresti tu per lei? Riccardo(guarda stupito il padre, senza ben comprendere) — Allora tu attribuisci ad una bassa       commedia le sue lagrime, la sua commozione di poco fa? (E' quasi indignato).

Il Barone — Oh no! Era incosciente! E forse - chi sa? - anche sincera. (Siede sull’orlo del    tavolo) Forse non si ricorda più di nulla... E’ come le bestie... lei stessa, trovò il paragone...      che darebbero la vita per difendere i loro piccoli, e poi una volta che l’istinto si è calmato,      passano dalla rinunzia più folle alla più completa indifferenza: è finito! La funzione è terminata! Vedi: ho riflettuto molto in questi due anni di solitudine... ed ho capito la verità.             Aveva ragione lei. La donna è un succedersi di funzioni contraddittorie... Tutte queste   funzioni, la società è giunta, pressoché a conciliarle... matrimonio... evoluzione... Su per giù,     la cosa procede... Ma basta che sopravvenga, nella sua evoluzione, un semplice errore di     data, una primavera tardiva, come è accaduto a tua madre, e patatrac! tutto l’edificio crolla.       Allora drammi, lutti, verità irreparabili...

Riccardo — Com’è diventata amara la tua saggezza, babbo!

Il Barone(guardandolo con infinita tenerezza) — Son diventato vecchio... accadrà anche a te...       Adesso se mi chiedi perchè, con una tale saggezza, non posso decidermi a rivederla, ti   risponderò che manco di coraggio. Un giorno-, forse, esisteranno uomini abbastanza forti e            abbastanza liberi, per considerare la donna con maggior indulgenza. Li invidio. In quanto a   noi è difficile. Non si porta invano il peso di tanti secoli cattolici. Sì, credo che una più virile   e più equa saggezza eviterà molti dolori... Ed ora, ti lascio a tua madre.

Riccardo — Dunque?

Il Barone — Dunque, desidero che mi si parli di lei il meno possibile. Riccardo, sii buono con         tua madre, ma non insistere con me... E’ meglio, credi... Hai un sigaro?

Riccardo — Sono lì, sul tavolo.

Il Barone — Dove li compri? Ho notato che i tuoi sigari sono sempre ottimi, né troppo secchi né     troppo molli... Dove li prendi?

Riccardo — Alla tabaccheria di via Tronchet.

Il Barone — Ci andrò anch'io... (Aspira una boccata di fumo) Allora passerò dal Comptoir         International...

Riccardo(subito premuroso) — Ti accompagno babbo!...

Il Barone — No, no... Hai da fare, qui... Dove vai, stasera? Ma forse non esci...

Riccardo — Sì, sì... Vuoi che ci troviamo in qualche posto?

Il Barone — Mi sarebbe piaciuto fare una partita a bigliardo con te... Sono un po’ fuori       esercizio...

Riccardo — Con piacere. Passerò a prenderti...

Il Barone — A stasera... Fa un bel freddo... Vado a piedi... Addio... (Esce col collo del       soprabitoalzato, il bastone infilato nella tasca laterale, il passo un po’ strascicante, le             spalle curve. Riccardo rimane un po’ immobile riflettendo. Dal fondo giunge la voce della            balia che canta una ninna nanna. Riccardo apre la porta e si ferma sulla soglia. Lo si vede      sorridere. Poi entrano Irene e Maddalena. Irene si lascia andare sul divano, coprendosi la bocca con un fazzoletto).

Riccardo — Cos’ha?...

Maddalena — L'emozione.

Irene — Ah, figliuoli miei! Come son contenta! E’ un angioletto, il tuo piccino, Riccardo!... Riccardo — Dicono che ti somigli...

Irene — Lo dicono? (Subito) Ma ha preso molto anche di sua madre. Avrà il suo bel viso. Maddalena — Molto gentile signora!...

Irene — Signora?... Beh, verrà poi... E’ stata molto buona, Riccardo... sono assai commossa...            voglio dirtelo... Riccardo — Non aggiungo altro, maman... qui devi considerarti come a casa     tua... Maddalena stessa te lo ripeterà.

Irene(alzandosi senza lasciare a Maddalena il tempo di rispondere) — No, no, non dire nulla!            Permettimi solo di ringraziarti. (La bacia).

Maddalena — Hanno suonato! Non si può mai stare tranquilli due minuti, in questa casa! Venite di là...

Riccardo — Forse è Luigi che torna. Maddalena — Andiamo in camera del bebé. (A Irene) Lo       preferite, no? (Si avvia).

Irene — Sicuro!

Riccardo(seguendola) — Vieni, mamam?

Irene — Eccomi... (Si guarda intorno) Dove ho messo il cappello? Ah eccolo... (Riccardo è    uscito. Irene prende il cappello e lo guarda con un sorrisetto malinconico) Povero cappello!     Ormai sei troppo giovanile, con le tue rose... Vecchia... Dicono che sono vecchia. (Si guarda        avidamente nello specchio. Pare che faccia! accomodandosi i capelli, l'ultimo gesto di una          belladonna che seppellisce il suo passato. Pare quasi che i capelli le diventino bianchi e che il viso invecchisotto lo sforzo di una volontà tesa).

La Cameriera(entra in fretta) — Signora, c’è il signor Soubr... (Si ferma).

Irene — Fatelo entrare.

La Cameriera(esitante) — Non so se...

Irene — Ma certamente! Potete farlo entrare!... Sono la nonna, io!...

F I N E

La prima rappresentazione di questa commedia, al teatro Carignano di Torino il 4 novembre 1952 da parte della Compagnia Elsa Merlini, le parti sono state così distribuite: Il Barone de Rysbergue (Armando Migliari) ; Riccardo de Rysbergue (Ivo Garrani) ; Paolino de Rysbergue (Mario Rogliano) ; Luigi Soubrian (Francesco Mulé); Giorgio de Chambry (Alberto Lionello) ; Lignières (Valerio Ruggeri) ; Francesco (Nevio Genovesi); Irene de Rysbergue (Elsa Merlini); La signora Ledoux (Angela Lavagna); Colette de Villedieu (Annamaria Alegiani) ; Miss Deacon (Lydia Gheducci); Maddalena Chadeaux (Isabella Peroni) ; La signora Chadeaux (Elvira Cortese) ; La Marchesa De Saint-Puy (Lilla Pescatori); Luisa (Amelia Adamoli) ; Jenny (Anna Vannoni).

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