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MAMMA

SEBASTIANO DI BELLA

MAMMA

(COMMEDIA IN DUE ATTI)

Personaggi:

Maria, la mamma

Franca, la suocera

Eleonora, la figlia

Nino, il figlio

Giovanni Fontera, complice della suocera

Anna, la domestica

Nicola, amico di Nino

Carabinieri

Trama:

Maria, moglie di un boss in carcere, ostenta volgarmente le ricchezze accumulate disonestamente; alla stessa maniera ostenta l’affetto per i figli e soprattutto per Nino, di cui alimenta vizi e comportamenti inadeguati. A fronte della consapevolezza del male fatto ai deboli, si evidenzia l’atteggiamento della suocera, Franca,  che non condivide la sregolatezza della famiglia del figlio di cui piange la condizione di carcerato. Si affianca alla suocera, Eleonora, figlia di Maria anch’essa sdegnata della vita finora condotta dalla sua famiglia.

La prepotenza di Nino, approvato dalla madre, si evidenzia in occasione di un pestaggio a danno del figlio del signor Giovanni Fontera, che affronta Maria affinchè ponga un limite al comportamento di Nino.

Un attentato nei confronti di Nino, durante il quale viene ammazzato Nicola, amico di Nino evidenzia la gravità della situazione; Maria si rende conto che la famiglia non è più protetta adeguatamente e quindi cerca di convincere il figlio di allontanarsi dalla città con l’aiuto di Fontera.

Nino si prepara a partire e mentre esce da casa viene ucciso da sicari istruiti da Franca con la complicità di Giovanni Fontera.

SEBASTIANO DI BELLA

MAMMA

(COMMEDIA IN DUE ATTI)

Atto I

 Scena: interno di un lussuoso appartamento. Quadri tappezzerie argenti pregiati ma di cattivo gusto arredano la sala.  Nessuno all’interno, ma si sente la voce di Maria.

MARIA: ma quanto è bello! È un leone! Hanno ragione le ragazze ad inseguirlo. Uno bello come lui dove lo trovano?.

Maria posa sul divano le borse si guarda attorno e poi urla:  ma dove siete? Non c’è nessuno ? Tutte rintanate. Mai nessuno che ti accolga con affetto. Solo quel tesoro di figlio, quel sole dorato quando mi vede si illumina.

Si apre una porta ed entra una domestica: buongiorno signora. Ero in cucina a preparare il pranzo,

Maria: buongiorno Anna. Non avevo bussato. Mia suocera e mia figlia dove sono? Non saranno certo uscite!

Anna prontamente: no, non sono uscite, sono di sopra.

Maria non sorpresa: figurati se uscivano! Mi domando cosa hanno da fare nelle loro camere. Mia suocera prega ed ha le sue pene e posso capire, ma quella mia figlia! Che Iddio la benedica mi incomincia a dare tanti pensieri.

Maria tira un sospiro di sollievo ed incomincia ad aprire le buste:  dici a mia figlia di scendere; anzi dille che ho qualcosa per lei. Bisogna tirarla su e bisogna capirla.

Silenziosa entra nella sala un’altra donna. E’ Franca la suocera di Maria. Non parla. Getta lo sguardo sulle buste posate sul divano ed ironicamente dice: immagino hai comprato tutte cose che vi mancavano. Potresti aprire dieci negozi della roba che c’è nei tuoi armadi ed ancora compri.

Maria seccata: ma sempre con quest’aria afflitta, sempre a rimproverare. Ma basta! Abbiamo una disgrazia addosso e cerchiamo  di alleviarne il dolore così. Che male si fa a comprare di più? Compro o non compro pensi che la situazione cambi? Non sicuramente.

Franca: lo so, lo so.  Se avessimo potuto, avremmo fatto tutto per poter tirare fuori dal carcere mio figlio. Bisogna aspettare vent’anni perché venga scarcerato. Ci sarò? Chissà? E in ogni caso sarò così vecchia e fuori di testa che nemmeno lo riconoscerei, anzi rischio di dimenticarmi di lui.

Maria con tono della voce più dimesso: non bisogna smettere di sperare. Gli avvocati stanno studiando come riportarlo a casa.

Franca amareggiata: intanto passa il tempo….

Maria con voce squillante e molto orgogliosa: oh nonna se tua avessi visto tuo nipote! Che meraviglia! che bellezza! Sulla sua nuova moto, il suo giubbotto di pelle, con i capelli biondi come l’oro. Ah staresti anche tu ore a contemplarlo, a godertelo. E credimi non è solo cuore di mamma che  parla.

Franca piuttosto seccata: una moto nuova? Anche lui non ci pensa due volte a spendere. Tanto qualcuno paga.

Maria giustificando il figlio: è giovane, si vuole divertire e gli piacciono le belle cose. Le ragazze se lo mangiano con gli occhi. Lo coccolano e lo viziano pur di avere un suo sorriso. Questo figlio mi rende orgogliosa e fiera.

Franca con espressione di disappunto: c’è tanto altro da valutare prima di dire che ne sei orgogliosa e fiera. Non hai bisogno delle mie istruzioni per conoscerlo. Se il padre deve scontare vent’anni lui finirà all’ergastolo. Ci sono tutti i presupposti.

Maria questa volta adirata: ma basta con questa lagna! Non portarci sfiga! Un po’ di positività fa bene pure a tuo figlio. Lui deve sperare e deve sapere che noi siamo convinti che uscirà al più presto. Comprendo il tuo dolore di madre, ma pure io soffro.

Franca quasi sottovoce: non è il mio dolore ad interessarmi: riesco a tollerarlo bene. Ma mi sembra di impazzire pensando quanto lui possa soffrire. La sua è la sofferenza di chi è stato privato della libertà, della famiglia, della vita. Non potrà mai più recuperare questi giorni, questo tempo. Eppure c’è di bisogno di lui qui, i suoi figli hanno bisogno di lui.

Maria ha un attimo di riflessione e si rattrista, poi portandosi una mano alla fronte: ci penso. Eccome se ci penso!  E l’impossibilità di aiutarlo a volte mi rende pazza. Ma tu ci pensi se io non avessi avuto i figli come sarei adesso? Sono loro che ormai mi riempiono la vita.

Franca si siede in una poltrona, guardando Maria afferma: non ti aspettare tanto. Non mi pare che i tuoi figli saranno in condizioni di darti grandi soddisfazioni. Aspettati purtroppo anche da loro sofferenze e preoccupazioni.

Maria si sofferma. Questa volta la sua mano chiude la bocca. Vorrebbe gridare, invece, con voce flebile: perché mi torturi così? Perché mi anticipi dolori che il mio cuore rifiuta? Perché vuoi farmi pesare il peso delle mie colpe?

Franca: le colpe pesano ma poi non risolvono. Avresti dovuto pensarci prima. Prima ti parlavo di vita a rischio di tuo figlio, adesso so con certezza che non si potrà salvare.

Maria di scatto: ma cosa avrei dovuto fare? Era naturale che prendesse la strada del padre. Come avrei potuto allontanarlo? Le parole vengono facilmente alla bocca, ma realizzare i pensieri è difficile, a volte impossibile. Per me è stato inevitabile che Vittorio seguisse questa strada. Forse che gliel’ho detto io occupati degli affari di tuo padre?

Franca con molto sarcasmo: “affari”; li chiami affari, ma sai bene di che cosa si tratti. Delinquenza, cattiveria, e altro ed altro che io non ho voluto conoscere che ho evitato di sapere. E mi domando quale motivazione ha portato mio figlio a scegliere il male. Morirò con questo dubbio, non saprò mai la risposta; però posso dire che io non c’entro. E sono sicura di non avere sbagliato.

Maria: adesso non dire che è tutta colpa mia. Tu parli tanto, giudichi, rimproveri, ma poi mangi il pane di tuo figlio, e vivi come una gran signora nella sua casa.

Franca: lo so. Potrei andare via. Non mi importerebbe nemmeno del dolore di mio figlio che ci saprebbe divisi. Ma devo condividere questo male. Non sono qui per aiutarti, non sono qui per sollevarti dalle pene. Sono qui per trovarmi una colpa. Cerco di capire dove è stato il mio errore. Dove posso aver sbagliato: ma non so darmi risposte. Io non ho mai saputo quello che faceva mio figlio e non ho mai intuito quale fosse realmente la sua vita. L’amore di mamma a volte ti fa diventare cieca anche quando ci vedi benissimo. Tu invece hai sempre saputo ed hai sempre condiviso questa sua vita, come hai potuto?

Entra Eleonora la figlia di Maria. Ha il viso molto tirato ed ha ascoltatota l’ultima parte della discussione fra Maria e Franca. Non saluta. La mamma l’accoglie correndogli incontro ed abbracciandola: Ele, che bello vederti! La mamma ti ha comprato tante belle cose. Vedrai che ti piaceranno.

Eleonora guarda le buste sparse sul divano non esprime alcuna emozione, guarda la nonna: vuoi una risposta? Te la do io. Mia madre non sarebbe capace a dartela. Mia madre è la moglie di un capo, di uno che si fa rispettare, di uno che non ha bisogno di parlare per ottenere. Mia madre non è una donna di un qualunque condominio: lei entra in un negozio vedo una cosa che le piace e se la porta  a casa. Poi paga il marito. Ma non sappiamo come paga.  E’ elegante, porta bei gioielli ma non si è mai chiesta quanto costi la sua eleganza.

Maria seccata: smettila! Anche tu a fare prediche. Se siete scontente di come si vive in questa casa andate via. Se non vi piace come ci mantiene tuo padre poete dire di no. Nessuno vi obbliga. E poi vorrei sapere questo astio, questo livore contro di me, anzi contro tutto il mondo. Che cosa ti abbiamo fatto? odio perfino tuo fratello.

Eleonora: non potrei. Non lo odio. Lo amo e so che finirà male.

Maria: anche tu! Basta con le profezie! Fortuna che è bello e coraggioso e che non ha bisogno di te e di sua nonna. Lui è un leone forte e non si arrende. Stamattina sulla sua moto sembrava un Dio, sembrava un guerriero pronto a sfidare e mangiarsi il mondo. Lui sì che mi capisce!

Eleonora: ma non ti chiedi da dove è venuta questa moto nuova? Certo puoi immaginarlo, ma non te ne fai scrupolo. Dovresti pensarci, invece, anche se la strada ormai è quella ed è difficile tornare indietro.

Maria irritata e con tono della voce molto alto: sentite, ora basta! Io sono dalla parte di mio figlio e di mio marito. Voi potete fare quello che volete, ma non stateci a giudicare e soprattutto non state lì a prevedere disgrazie e catastrofi. Ormai la catastrofe c’è stata: pensate che sia una passeggiata vent’anni di carcere? Mio marito è chiuso lì dentro, sta pagando per tutti, è la sua tragedia che ci consente di avere anche il superfluo.

Franca: anch’io sono dalla parte di mio figlio, ma non mi interessa che il suo carcere venga trasformato in denaro. La sua condanna è per noi moneta e prima o poi ci dimenticheremo della sua sofferenza.

Eleonora scoppia in lacrime, nasconde il viso fra le mani e si siede sulla sedia vicina a lei: mi sento un mostro! Ho vergogna, ho paura.

Maria e franca si avvicinano ad Eleonora. Maria affettuosamente: paura? Vergogna? Ma che dici? Che cosa ti hanno fatto? dimmi!

Eleonora: nulla. Nessuno mi ha fatto niente. Sono io che vorrei cambiare, sentirmi un’altra. Ma non so da dove incominciare.

Franca con molta calma: è da giorni che la vedo strana. Forse ha bisogno di un dottore. Non mi pare che stia bene.

Maria: sì, tua nonna ha ragione, dobbiamo andare da un dottore. Vedrai che in pochi giorni ti sentirai meglio. Ma dimmi qualcuno ti ha fatto qualcosa?

Eleonora: mamma proprio perché nessuno mi ha fatto niente che sono infelice. Tutti mi guardano e senza dire una parola già esprimono un giudizio. Lo leggo nei loro cervelli a chiare lettere. Tutti mi trattano bene con ossequio e cortesia, ma la loro gentilezza è un linguaggio camuffato di insulti. Come vorrei che mi dicessero la verità, che mi cacciassero perfino dai locali o che mi accettassero per quella che sono.

Franca: tu non hai nessuna colpa. Tu segui un percorso che hanno tracciato altri per te. Ma sei ancora in tempo: puoi farti il destino che vuoi.

Maria: non avere paura. Sistemeremo tutto. È solo un momento che sparirà. Ci sono io, tuo fratello la nonna. Staremo accanto a te.

Eleonora girandosi verso la madre, senza più il singhiozzo del pianto: ma non c’entri nulla tu, la nonna e Vittorio. Io voglio essere io! Se qualcuno mi saluta, lo fa perché sono la figlia di Pietro Carnacci non perché io meriti quel saluto.  Tutti a dirmi di sì, tutti a chinare il capo e ringraziarmi per nulla. Ma che cosa valgo io? Cosa faccio io? merito di essere odiata amata? A volte mi comporto da arrogante e volutamente tratto male tutti: ma tutti mi trattano bene lo stesso. Ma la loro non è generosità o comprensione: è paura. Paura di me.

Maria: non esagerare! Sei troppo dolce! Non hai la capacità per fare la cattiva. I tuoi occhi sono mansueti come quelli di un gattino. E se la gente ti rispetta che male c’è? Lo fanno perché sei educata e meriti o perché sono grati a tuo padre.

ELEONORA: mi è capitato più volte che i locali non mi fanno pagare. Ed ho provato una vergogna immensa. Ti fanno sorrisi di gratitudine, ma leggi nella loro fronte il significato di quel gesto. “signorina”, ti dicono, “è ospite nostra”. Ma nella loro mente e quando esci fuori quello che dicono è ben altro. Lo leggo io, io lo leggo.

Franca: già, non ti giudicano per quello che fai. Ma anche se tu andassi in un altro mondo ti porteresti dietro come un marchio infamante la storia di tuo padre. Ricordati, però, che le colpe dei padri non possono ricadere sui figli.

Eleonora quasi con stizza: ma che dici nonna! Come si fa a non riconoscere le proprie colpe? Ci riteniamo puliti solo perché non abbiamo mai toccato una pistola o non abbiamo mai fatto male a nessuno. Ma quante volte senza ribellarci abbiamo goduto attraverso quel male. Non abbiamo proferito parola contro di esso e lo abbiamo nutrito col nostro silenzio e accettandone le comodità che ci vengono da esso. Mai la forza di dire basta e rinunciare. Si è complici lo stesso, non c’è bisogno di uccidere per sentirsi ugualmente assassini.

Franca con voce molto suadente: tu sei giovane, se vuoi puoi andare lontano puoi veramente non essere una complice. Tu non sei come me. Io sono legata da un affetto che non mi consente di fuggire e che per natura mi rende complice. Se tu vuoi puoi trovare la tua strada, puoi abbandonare qui il marchio infamante della figlia del bandito.

Maria irruenta: senti nonna, stai zitta! Banditi, complici, infamie. Sono tutte cose di cui Eleonora non ha colpa.  E le dici pure di andare via. Ma pensi che mia figlia io l’abbia trovata per strada? Fai la filosofa, ma poi quando portano le mazzette le vai a conservare e distribuisci a questo e a quello e pure tu dai ordini.

Franca: per me è un dovere, sono obbligata a farlo. È quanto mio figlio mi comanda di fare. mi costa: per me è l’espiazione di quanto  non ho saputo fare come madre. Io mi punisco così: vivo nel male per non dimenticare che ho perduto un figlio che non ho saputo proteggere. E non avendo avuto la capacità di salvarlo mi condanno così a raccogliere le mazzette e ad occuparmi delle sue cose.

Maria quasi infastidita: troppo comodo! Troppo comodo! Ma io non giudico.

Avvicinandosi alla figlia: a me interessa il bene dei miei figli. Vorrei dare a loro un futuro migliore, ma senza soldi sarebbe solamente una pura illusione. Eleonora, devi farti aiutare. Non stai bene, hai bisogno di un medico. È già più volte che te lo dico. E se non ci vieni tu, giuro che ti porto il medico in casa.

Eleonora con voce sostenuta: mamma sto bene, non farmi ripetere sempre le stesse cose. Non ho bisogno di un medico.

Maria quasi supplicando: cosa bisogna fare? Dimmelo, ti prego.

Eleonora:  mamma fosse così semplice, a quest’ora l’avrei già fatto. Devo solo pensarci.

Maria va a sistemare le borse sul divano, Franca incuriosita ha lo sguardo fisso verso la porta. Eleonora guarda a terra. Maria: ho girato tutta la mattinata pensando a mia figlia, volendola fare contenta e…., invece, eccoci qui a parlare di medico, di paure e di vergogne. Chissà cosa bisogna fare per vedere i figli felici!

Eleonora solleva il viso e guarda la madre: non pensare alla loro felicità ma alla loro vita.

SQUILLA IL CAMPANELLO DELLA PORTA, MARIA VA AD APRIRE. SI TROVA DAVANTI UN UOMO MOLTO OSSEQUIOSO: buongiorno, scusatemi se mi sono permesso di disturbare. Lo so che non avrei dovuto, ma la cosa è importante.

Mi chiamo Giovanni Fontera e non ci siamo mai conosciuti.

Maria: ditemi rapidamente!  Come vedete [FA SEGNO VERSO LE BORSE SUL DIVANO] non abbiamo molto tempo.

Giovanni Fontera: mi perdoni signora Carnacci, ma non sono venuto per me.

Franca avvicinado una sedia al Fontera: si accomodi, si sieda pure.

Giovanni: grazie signora, ma posso parlare pure in piedi. Non vi farò perdere molto tempo.

MARIA: vi ascolto. Ditemi pure.

GIOVANNI. Vostro figlio ha massacrato mio figlio. Credetemi signora è irriconoscibile.

MARIA: e che pretendete che io intervenga in queste baruffe di ragazzi? Lasciateli stare. I ragazzi se li danno. Oggi è toccato a vostro figlio, domani toccherà al mio. Non ne farò un problema.

GIOVANNI: io non sono venuto a chiedere soddisfazione e neanche a chiedere di intervenire. È possibile fermare questa inutile violenza e lei può farlo. Suo figlio direttamente o indirettamente si è sporcato le mani di sangue tante volte e sicuramente col tempo ce ne saranno altre.

 

MARIA CON TONO SUPERFICIALE E SCANZONATO: mio figlio è esuberante, ma come tutti i giovani. Ormai non parlano: alle parole hanno sostituito i pugni.

GIOVANNI: no, signora, non è così! Non giustifica la violenza gratuita. Capisco che per gli affari che lei gestisce potrebbe essere utile, ma usarla gratuitamente solo per prepotenza, solo per dimostrare la propria forza è sbagiato.

MARIA, ADESSO PIUTTOSTO SECCATA: senta se siete venuto per dirmi queste cose, adesso che le avete dette ve ne potete andare. Di quali affari parlate? Che volete dire?

GIOVANNI CERCANDO DI ESSERE PERSUASIVO: signora se mio figlio dovesse morire, sarebbe un dolore grandissimo, però potrei dire che ha seguito un destino che io non gli ho tracciato. Me la potrei prendere con la morte, con la fatalità con le circostanze, ma mai potrei dire di avere colpe.

MARIA MOLTO ATTENTA: questo le fa onore, ma non siete l’unico genitore che non ha colpe delle disgrazie che riguardano i figli. Però non continuo a capire.

GIOVANNI SI AVVICINA A MARIA: signora, è triste che sia io a dirlo. [LA VOCE E’ INCERTA] La vita di suo figlio è in pericolo.

 

MARIA PREOCCUPATISSIMA E CON VOCE TREMANTE: pericolo? Chi lo minaccia? Parli!

GIOVANNI: mi sono espresso male: nessuno minaccia suo figlio. È in pericolo perché ha scelto di fare una vita rischiosa. Prima o dopo si scontrerà con la stessa sua arroganza e con la stessa sua violenza. Gli faranno del male. È ancora in tempo, lo aiuti.

MARIA QUASI INDIGNATA: ma come si permette? Vada via. Se mio figlio ha massacrato il suo si vede che se lo meritava oppure che il suo è un coglione.

GIOVANNI: signora, scusi se insisto. Il destino di suo figlio è nelle sue mani.

FRANCA SI AVVICINA A GIOVANNI E LANCIA UNO SGUARDO A MARIA PERCHE’ SI CALMI: ma lei ha motivo di dire queste cose?

GIOVANNI: sono padre e mi piange il cuore pensare che un ragazzo così bello e forte possa essere distrutto. Signora [RIVOLGENDOSI A MARIA], io sono a disposizione; posso aiutare suo figlio, mi creda. Siamo ancora in tempo.

MARIA GRIDANDO: senta vada via. Non voglio più ascoltarla. Lei è arrogante e continua ancora a dire cose senza senso.

ELEONORA CHE ERA RIMASTA SEDUTA ED AVEVA ASCOLTATO SILENZIOSAMENTE, SI ALZA E SI AVVICINA ALLA MADRE E SCANDENDO BENE LE PAROLE DICE: ma non capisci che tuo figlio è già perso? Che hai poco tempo per aiutarlo?

MARIA ORMAI AL COLMO DELL’ESASPERAZIONE:  basta! Non voglio più ascoltarvi. Lasciate in pace mio figlio. Mio figlio sa difendersi da solo e non ha bisogno dell’aiuto di sua madre. [TREMANDO SI BUTTA SU UNA POLTRONA] Tutti lo ossequiano e lo rispettano e non può temere male alcuno.

ELEONORA: forse vuoi dire che hanno paura. Più rispetto significa più paura. E più paura vuol dire tradimento.

MARIA: nessuno farà del male al figlio di Pietro Carnacci! AVVICINANDOSI QUASI FACCIA A FACCIA AD ELEONORA] Tuo padre non è ancora morto!

ELEONORA: tutti dimenticheranno presto [IRONICAMENTE] il bene fatto da papà.

GIOVANNI MOLTO IMBARAZZATO: io non ho altro da dire. Vado via.

FRANCA: mi dispiace per suo figlio.

GIOVANNI: guarirà presto, è giovane. Buongiorno signore.

GIOVANNI ESCE E NELLA STANZA PIOMBA IL SILENZIO. LE TRE DONNE SI GUARDANO MA NESSUNA VUOLE PARLARE, POI FINALMENTE SI SENTE LA VOCE DEBOLE DI ELEONORA: non ci ha detto nulla di nuovo. Lo sappiamo che Vittorio è aggressivo e prepotente.

MARIA SI ALZA DALLA POLTRONA, HA ANCORA NELLE ORECCHIE LE PAROLE DI GIOVANNI FONTERA: stai zitta, per favore! E pure tu nonna risparmiati la predica e i soliti sermoni.

ELEONORA HA INVECE UNO SCATTO, SI AVVICNA RAPIDAMENTE ALLA MADRE GRIDANDO: devo stare zitta? E perché? Giusto per non farti cambiare idea? Anche la prepotenza di tuo figlio fa parte della sua bellezza e della sua forza. Che ti importa se gli altri prendono le bastonate e vengono massacrati, tanto lui rientra la sera pulito ed elegante.

MARIA A DISAGIO: sai bene che non è colpa sua, lo provocano e lui reagisce; e poi deve dimostrarsi forte, altrimenti….

ELEONORA: diciamo che ogni pretesto diventa una buona provocazione; non ci pensa due volte a reagire; non ha paura lui; tanto i suoi compagni sono lì a dargli più di una mano. Vorrei vedere se fosse da solo cosa sarebbe capace di fare.

MARIA: certo non se le farebbe dare. E comunque questo discorso non mi piace. Chiudiamolo qui.

ELEONORA: ed invece ci dovresti pensare e dovresti porre rimedio.

FRANCA RIVOLGENDOSI ACCORATAMENTE A MARIA: ancora siamo in tempo, possiamo recuperarlo. Lui non si rende conto, ma non solo rischia il carcere, ma anche la vita. L’odio è una pianta che dà sempre frutti. Chissà quante persone ci sono che lo vorrebbero morto insieme con il padre.

MARIA SECCATISSIMA: ma cosa dite! Cosa volete? E poi vi pare facile fare cambiare vita ad un ragazzo che è sempre vissuto in una certa maniera?

FRANCA: il lusso, il denaro , le macchine e tutto il resto dovrebbero essere dimenticate.

MARIA: vedi, anche tu sbagli, non è questione di soldi, ma di prestigio. Lui comanda, decide, e tutti corrono ed ubbidiscono. E’ questo che conta non il denaro. Ce li ha tutti ai suoi piedi, anche quando sanno che sta sbagliando.

SI SENTONO DELLE VOCI. QUALCUNO STA ENTRANDO IN CASA. MARIA RICONOSCE LA VOCE DEL FIGLIO E CON VOCE DETERMINATA RACCOMANDA: adesso zitte! Non fatevi scappare nessuna parola.

MARIA RIVOLGENDOSI AL FIGLIO APPENA ENTRATO CON ALTRO RAGAZZO: tesoro, che fai? Ti ho visto sulla tua nuova moto. Sei un leone! Sei impareggiabile per bellezza e per coraggio. Guarda cosa ti ha comprato la tua mamma [MARIA TIRA FUORI DALLE BORSE UN OROLOGIO D’ORO]

NINO: ma è bellissimo. Ma sai che non l’avevo ancora visto.

MARIA: lo so, altrimenti l’avresti avuto già al polso. Tu ami le cose belle. Belle come te!

NINO SI METTE AL POLSO L’OROLOGIO E POI LO MOSTRA AL SUO AMICO: guarda Nicola, è proprio bello. Come mi sta?

NICOLA: a pennello. Ma è d’oro?

MARIA: certo che è d’oro, non è certo la cianfrusaglia che porti tu!

NICOLA: scusi, signora, ma io non me ne intendo.

MARIA: già, tu ti intendi di pugni e scazzottate. A proposito che avete combinato ieri sera? Ho dovuto subirmi le lamentele del padre di un ragazzo, diceva che glielo avete massacrato.

NINO CON MOLTA SICUREZZA: se l’è meritate tutte. Devono imparare a non rompere i coglioni e a stare zitti.

NICOLA RIDE: che scemo! Oh più le prendeva e più parlava.

FRANCA INFASTIDITA: ma che cosa vi aveva fatto? Questo si può sapere?

NINO:  nonna, quando la gente non sa stare a proprio posto merita di essere punita.

FRANCA INSODDISFATTA DELLA RISPOSTA DEL NIPOTE: che significa questo? Avrà avuto una colpa se ha meritato di essere massacrato di botte. Cosa ha fatto?

ELEONORA INNERVOSITA DALL’ATTEGGIAMENTO DI NINO E DI NICOLA: nonna, ma cosa vuoi che dicano? Per loro qualunque pretesto è una colpa. Magari passando quel poveretto gli avrà involontariamente calpestato un piede!

NINO: avevamo bisogno del tuo intervento per capire quanto siamo pazzi!. Ci ha infastidito e basta. Nessuno può permettersi di essere arrogante con me.

MARIA PREMUROSA ACCAREZZANDO IL FIGLIO: Nino, devi stare attento, devi evitare. Non mi fare prendere preoccupazioni. Già quella di tuo padre è grossissima da sopportare. 

NINO TOGLIENDOSI IL GIUBBOTTO ROSSO DI PELLE: evitare? Ma sei impazzita mamma?  Sai cosa succede? Eviti una prima volta e viene capita per debolezza e poi da una mancanza si passa al sopruso.

ELEONORA: se non andassi in giro con i tuoi amici, stai tranquillo che nessuno verrebbe a farti i “soprusi”.

NINO ASSAI INFASTIDITO DALL’INTERVENTO DELLA SORELLA: ma questa che vuole? Ce l’ha con me? Improvvisamente adesso viene a dirmi cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ma che è scema? ha fatto la scuola dalla nonna?

FRANCA: eh già! La nonna fa la scuola per diventare scemi!

MARIA SDRAMMATIZZANDO: ma no, bello mio! Stai buono! [FA UNA PAUSA E POI GUARDANDO ELEONORA CONTINUA] Non sta bene e anche lei mi dà pensieri.

ELEONORA: mamma, sto benissimo!

MARIA CON VOCE DOLCE E PERSUASIVA: va bene, Eleonora, non ti arrabbiare.

ELEONORA: non mi devo arrabbiare! Dici che sono malata; e lo dici davanti a quello che neanche so chi sia.[ FA SEGNO VERSO NICOLA]

MARIA: come, non conosci Nicola? Il più caro amico di tuo fratello?  Sta più a casa nostra che nella sua.

ELEONORA: non mi interessa e penso di non averlo mai conosciuto.

NINO: vi ho detto che è diventata matta. [RIDE]

NICOLA A DISAGIO: ma come non mi conosci più? Ti ricordi ….

ELEONORA INTERROMPENDO NICOLA: ho chiuso con i ricordi.

FRANCA CHE ERA RIMASTA IN DISPARTE: calma ragazzi! Calma! Vi infuocate subito per nulla. Eleonora non sta male, ha solo qualche pensiero. Fra qualche giorno tutto diventerà come prima.

MARIA: certo, basta un poco di riposo e un poco di svago; anzi sai che facciamo? Partiamo insieme. Ci prendiamo una bella vacanza, così ci dimentichiamo dei cattivi pensieri.

NINO: sì, fatevelo questo viaggio! Ma non rompete più i coglioni!

MARIA: nino! Gioia della tua mamma smettila! Stai facendo di tutto per farmi arrabbiare. E sai benissimo che io non sopporto essere arrabbiata con te.

NINO: ma mamma!  È da quando sono entrato che mi istigate e mi attaccate. Devo difendermi.

MARIA SI AVVICINA A NINO E LO ACCAREZZA DOLCEMENTE: non ti arrabbiare. Nessuno ti vuole attaccare. Come potrei io che vivo solo per te? Sei bello, sei il sole della mia vita! Ed anche la nonna e tua sorella ti amano e vogliono solo il tuo bene. ti ho visto stamattina mentre sfrecciavi sulla moto. Eri il dio del vento.

NICOLA: va veloce eh! Non lo supera nessuno. E poi non vi dico con le ragazze!

NINO SECCATO: smettila!

MARIA RIDE DI CUORE: lo so, lo so che fate tante conquiste e che le ragazze vi mangiano con gli occhi. Ma vedrete che prima o poi qualcuna vi incastrerà.

NICOLA:  a me no! Neanche mi guardano! Appena mi vedono che ho un motorino vecchio mi scartano.

MARIA: dovresti comprarti pure tu un bel motore e competere con Nino.

NICOLA QUASI SBALORDITO: signora ma i soldi chi me li dà? Appena, appena riesco a vivere con quel che guadagno. E sì che mi piacerebbe avere un motore nuovo, eccome!

SQUILLA IL CAMPANELLO DELLA PORTA. MARIA VA AD APRIRE E SI TROVA DAVANTI ANCORA GIOVANNI FONTERA: ma ancora lei? Ma cosa vuole?

GIOVANNI FONTERA: nulla signora, ho dimenticato di lasciarvi il mio numero di telefono. Potrebbe essere utile. Se avete di bisogno chiamatemi pure.

MARIA ALLUNGA LA MANO PER RITIRARE IL BIGLIETTINO COL NUMERO DI TELEFONO: mi dia!

GIOVANNI FONTERA SORRIDENDO: mi scusi signora, ma preferisco lasciarlo alla signora più grande. Lei non mi pare contenta di averlo, sono sicuro che lo straccerà appena andato via.

GIOVANNI FONTERA S’AVVICINA A FRANCA GLI PORGE IL BIGLIETTINO. I DUE BORBOTTANO QUALCOSA. FRANCA: grazie signor Fontera. Se ci serve aiuto la chiameremo.

FRANCA CONSERVA IL BIGLIETTINO IN UN CASSETTO E ACCOMPAGNA ALLA PORTA FONTERA. NINO E NICOLA GUARDANO CON INTERESSE MA NON RIESCONO A CAPIRE  NULLA.

ANDATO VIA FONTERA, NINO CHIEDE: ma chi è costui?

FRANCA SI SIEDE SU UNA POLTRONA: uno che vuole fare del bene, dice. Vuole salvarti.

NINO INCURIOSITO: che vuole fare? Salvarmi? Ma chi è?

MARIA CON SUPERFICIALITA’: è il padre del ragazzo che avete picchiato ieri sera. Uno fuori di testa, completamente fuori di testa. Dice che devi cambiare vita.

NINO RIDENDO: ah! Un missionario!

MARIA: più o meno; vuole salvare l’umanità.

NINO SI ACCOMODA SU UNA POLTRONA E CERCA FRA LE TASCHE LE SIGARETTE, POI IMPRECA: maledizione! Ho dimenticato le sigarette! Nicola vai a prendermele! Ho bisogno di fumare!

NICOLA SI ALLONTANA, MA ARRIVATO ALLA PORTA TORNA INDIETRO E DICE: c’è freddo, prendo il tuo giubbotto. Mi sta bene e mi piace tanto.

FRANCA SI ALZA DALLA POLTRONA VORREBBE FERMARE NICOLA: ma dove vai? Aspetta….

NINO: nonna, non mi dire che hai sigarette.

FRANCA: no! No! E che ……

NINO CON ARIA DI COMANDO: vai Nicola, fai presto.

MARIA CONTENTA GRIDA: anche a te sta molto bene il giubbotto rosso. Se mi capita te lo prendo.

NINO CON ARIA SCOCCIATA: dobbiamo fare il collegio? Lascia perdere!

NICOLA S’AVVIA ALLA PORTA LA APRE, SI AGGIUSTA IL GIUBBOTTO, FA UN PRIMO PASSO E VIENE COLPITO DA UNA SCARICA DI COLPI DI PISTOLA CHE LO SCARAVENTANO INDIETRO. LE DONNE URLANO, NINO ACCORRE IN SOCCORSO DELL’AMICO: Nicola, Nicola, rispondi. Ma è morto!

MARIA SGOMENTA S’AVVICINA E URLANDO DICE A FRANCA E AD ELEONORA: chiamate un’ambulanza!

ELEONORA CORRE AL TELEFONO.

FRANCA CON LE MANI ALLE TEMPIE NON FA ALTRO CHE RIPETERE: mio Dio! Mio Dio!

NINO PIEGATO IN DUE SULL’AMICO PIANGE: ma perché? Perché  proprio lui che non ha fatto nulla di male?  [URLA] Nicola, Nicola. Ma perché non rispondi?

MARIA SI PIEGA SUL FIGLIO LO SOLLEVA DA TERRA E LO ABBRACCIA. PIANGE PURE LEI. FRANCA E’ IMMOBILE. SI SENTONO LE SIRENE DELL’AMBULANZA E DELLA POLIZIA CHE SI AVVICINANO SEMPRE PIU’. LA CONFUSIONE, IL CAOS E IL TERRORE SI LEGGONO NEI VISI DEI PRESENTI.

FINE I ATTO


II ATTO

STESSA SCENA. ATMOSFERA MOLTO TRISTE E CUPA. SEDUTE FRANCA E MARIA, NINO VA AVANTI ED INDIETRO NELLA STANZA, FERMANDOSI DI TANTO IN TANTO A GUARDARE IL SOFFITTO. MARIA FINALMENTE ROMPE IL SILENZIO, MA LA SUA è UNA RIFLESSIONE FATTA A VOCE ALTA: che brutta immagine ho sempre davanti agli occhi! Quanto sangue! Quanto orrore!

FRANCA QUASI SOTTOVOCE: povero giovane! Che dolore! Non ha avuto neanche il tempo di pensare che stava morendo. L’hanno proprio fulminato. Penso alla  madre e al dolore che le lacera il petto. Ci si può mai rassegnare ad una perdita così grave? C’è solo da impazzire!

MARIA: morto per amicizia. Per la devozione a Nino. Quattro soldi, qualche vantaggio e poi? Finito come un cane sull’uscio di casa nostra.

FINALMENTE NINO PARLA: amava starmi accanto, non gli importava il tempo che mi dedicava o il rischio che correva, mi voleva bene e basta. Ma pagheranno per quest’affronto. Eccome se pagheranno!

MARIA QUASI SVEGLIATASI DA UN LUNGO TORPORE: chi l’avrebbe mai detto! Eppure hanno osato sparare nella casa di Pietro Carnacci! Incredibile!

FRANCA QUASI SOTTOVOCE: si sapeva. Approfittano che mio figlio è in carcere e vogliono prendere il suo posto. Ma perché ammazzare Nicola?  E’ un chiaro avvertimento: ci vogliono spaventare. Saremo in grado di difenderci?

MARIA SI ALZA DALLA SEDIA E PARLANDO PIANO RISPONDE: solo tu non hai capito che volevano ammazzare mio figlio! Nicola non c’entra nulla. Vogliono colpire direttamente la nostra famiglia. Che si prendano quello che vogliono, ma che lascino in pace mio figlio.

NINO GUARDANDO LA MADRE CON ESPRESSIONE DI RIMPROVERO: non dire fesserie. Se mi ammazzano avranno il potere, altrimenti dovranno subire. La vergogna non mi salverebbe comunque. Hanno deciso di prendersi il potere a tutti i costi, ma noi abbiamo ancora uomini fidati. Possiamo lottare. Penso a papà, per lui è molto difficile sapere queste cose e non poter reagire.

MARIA: se ci fosse stato lui nessuno si sarebbe permesso a fare una cosa del genere; ma sento tanto odore di tradimento. qualcuno ha tradito, qualcuno dei nostri vuole cambiare la situazione.

NINO PERPLESSO: l’ho pensato pure io, ma come fai a capire chi possa essere? C’è da sbattersi la testa.

FRANCA ALZATASI DALLA SEDIA: scorrerà molto sangue. Nicola è il primo della serie. Purtroppo dovremo vedere altri morti. [PAUSA E LUNGO SOSPIRO] Chissà quanti! E noi non possiamo fare niente. [SI AVVICINA ALLA FINESTRA E GUARDI VERSO L’ESTERNO]

MARIA SI ALZA PURE DALLA SEDIA E SI AVVICINA AL FIGLIO: siamo già in guerra, dobbiamo vigilare e dobbiamo soppesare ogni decisione. Dobbiamo lottare su due fronti: fuori e dentro le autorità giudiziarie e i nemici che vogliono toglierci il potere. [ACCAREZZA AMOREVOLMENTE IL FIGLIO] Come vorrei aiutarti! Ah se potessi toglierti questo peso e questo compito!

NINO PRENDE LA MANO DELLA MANO E LA STRINGE FORTE GUARDANDOLA NEGLI OCCHI: ce la devo fare! Non posso sprecare per la mia incapacità tutto quello che ha fatto mio padre. Sarà difficile, ma la spunterò! Se muoio non ha importanza, ma non devo vergognarmi di me e soprattutto non voglio perdere la stima di mio padre.

MARIA GUARDA NEGLI OCCHI IL FIGLIO E DICE: tu sei il nostro bene più grande. Anch’egli ti adora e farebbe la qualunque per renderti più facile la vita. Mi ha sempre raccomandato di starti vicino e di prestarti attenzione.

FRANCA INTERROMPENDO L’IDILLIACO ABBRACCIO FRA MADRE E FIGLIO: è un continuo andare e venire di polizia e carabinieri siamo guardati a vista. Bisogna essere cauti. Nessuno venga qui per adesso e tu Nino non fare passi falsi.

MARIA: non dimenticarti dei telefoni. Siamo spiati con ogni mezzo. I nostri troveranno modo per comunicare con noi.

NINO COMPIACIUTO: sanno quello che devono fare e non hanno bisogno di parlare con me. Il papà aveva scelto uomini di fiducia e su questo non si è sbagliato. Saranno in grado di proteggerci e di mantenere il potere. E’ solo questione di tempo. Si pentiranno amaramente di avere ammazzato Nicola!

MARIA INDIGNATA: si pentiranno di avere osato profanare la casa di Pietro Carnacci. Non potranno essere mai perdonati. Potessi li calpesterei coi piedi fino a farli morire come cani. Come cani devono morire! Mio marito non avrebbe mai fatto una cosa del genere, non avrebbe mai inveito contro la famiglia di un nemico. Mio marito è un galantuomo e loro lo sanno.

FRANCA: a che serve? Ormai siamo perdenti. Ci metteranno in disparte anche i nostri amici. Vedrete che sarà così.

NINO SECCATISSIMO: nonna non essere lagnosa! Sono sicuro ce i nostri amici non ci abbandoneranno.

FRANCA: vedrai che le mire di guadagni più alti e soprattutto la possibilità di occupare posizioni di prestigio li invoglieranno scalzarti. Basta una solo, all’inizio, poi ad uno ad uno diventano innumerevoli.

NINO CON LO STESSO  ATTEGGIAMENTO DI PRIMA: nonna ti ho pregato di non essere profetica! Che ne sai tu di amici? Di fedeltà?

FRANCA MOLTO RIFLESSIVA: so tanto di uomini. Mi sbaglierò – e vorrei che fosse così -, ma la fame di denaro e di potere vince tutte le buone intenzioni; credimi!

MARIA: dai nonna, non essere come al solito catastrofica! Stiamo passando un brutto guaio, ne verremo fuori e tutto sarà come prima. Non sei contenta se tutto ricomincia come prima?

FRANCA PIUTTOSTO PERPLESSA E CON LA TESTA CHINA: sarei contenta se sapessi che il figlio di mio figlio non corresse rischi. Purtroppo oggi il terrore che lo possano uccidere non è solo una lontana evenienza ma un reale rischio. E poi lo vorrei salvo, lo vorrei come tanti ragazzi del mondo con le preoccupazioni della sua età. E non vorrei che passassero davanti ai miei occhi  morti e sangue. E’ un incubo continuo che non posso togliermi dalla mente. Ho paura!

NINO RICOMINCIA AD ANDARE SU E GIU’ PER LA STANZA. HA LO SGUARDO STANCO E TIRATO: e intanto siamo qui, quasi prigionieri in casa nostra. Mi sono stancato di aspettare, ho voglia di muovermi e di risolvere la situazione come dico io.

MARIA PRONTAMENTE: ti prego, Nino, lascia stare, abbi pazienza. Se non abbiamo notizie sicure non ti muovere. E’ pericoloso, lo sai. Non mi fare stare in pena! E poi lo sai, se succede qualcosa a te siamo tutti perduti, compreso tuo padre. Devi essere sicuro prima di uscire di casa. Qui con la polizia e carabinieri attorno stiamo come in cassaforte.

NINO CON FARE OSSESSIVO: mi annoio, mi annoio, e voglio agire. Voglio spaccare il mondo in due. Prendere i traditori e dimostrare con le mie stesse mani che sono capace di tutto. Ah, che rabbia! E la cosa peggiore è che non posso comunicare con gli uomini nostri con gli amici di papà.

MARIA: certamente pure per loro sarà un problema e non possono farsi scoprire, ma stai tranquillo che stanno lavorando bene: le telefonate arrivano e sebbene non chiaramente ci dicono che si stanno muovendo nel modo giusto.

NINO: dici? Ho paura che senza un comando le cose non vadano lisce come dovrebbero.

FRANCA: vuoi dire che si lasciano convincere a passare dall’altra parte?

NINO: non sospetto questo, magari, però, non insistono in maniera determinata.

FRANCA CON ESPRESSIONE SEVERA: fai bene a preoccuparti. Facilmente si cede, facilmente ci si scorda dell’amico in difficoltà e facilmente ci si dimentica, davanti al soldo, dell’antica fedeltà e dei giuramenti.

NINO: devo uscire da casa, devo vedere gli uomini.

MARIA PREOCCUPATISSIMA: no, ti prego! Non uscire! È rischioso, ne vale della tua vita, di noi. Non uscire!

NINO:  e pensi che stando chiuso qui io possa risolvere la situazione? Devo rischiare, mamma.

MARIA ANCORA PIU’ ACCORATA DI PRIMA: lascia stare! Non voglio che ti facciano del male!

NINO: sto male qui stando fermo. La mente fa mille pensieri e mai nessuno sereno, mai nessuno tranquillo e pacifico.

FRANCA FRA IL PATETICO E L’IRONICO: dovevi scegliere una vita diversa per avere pensieri tranquilli. Quante volte ne abbiamo parlato? Ancora sei in tempo, puoi farcela. C’è un mondo che ti aspetta e che potrà darti tante soddisfazioni. Prendi una valigia e vai!

MARIA URLANDO: no, non andare, non uscire! Ti uccideranno sull’uscio di casa come hanno fatto con Nicola. [SI AVVICINA AL FIGLIO LO ABBRACCIA] Ti prego non andare.

FRANCA CON UN URLO DISPERATO RIVOLGENDOSI A MARIA: ma come fai a non capire?  Deve andare via, ha ancora altre possibilità. Una vita diversa, una vita senza più morti senza più sangue. Se i suoi amici gli volessero veramente bene non lo avrebbero lasciato solo. Troppo comodo parlare ora di carabinieri, polizia e giudice. 

MARIA CON FERVORE: ma telefonano ci fanno capire che stanno lavorando.

FRANCA: una telefonata di tanto in tanto, ma non sai realmente come sia la situazione. Puoi salvare tuo figlio, fallo! Fallo ora prima che sia molto tardi.

MARIA PORTANDOSI LE MANI AL VOLTO: ho paura! Ho paura! Da solo gli faranno del male. Lo raggiungeranno dappertutto!

NINO CON VOCE SOTTILE: ma della mia vita dovreste decidere voi?  Lasciatemi in pace. Farò quello che ritengo necessario. I vostri consigli non mi servono.

FRANCA: ascolta, invece, almeno una volta i consigli di tua nonna. Vedrai che non ti troverai male.

NINO: l’unico consiglio che mi potete dare è come uscire da questa casa senza morire prima di avere incontrato gli uomini.

MARIA ATTERRITA: ma che vuoi fare? Ma davvero vuoi metterti in questa situazione di pericolo? Aspetta qualche altro giorno.

NINO: le telefonate si diradano ogni giorno di più e non solo per via dell’opprimente controllo. Se continua così dimenticheranno chi comanda. Devo prendere il mio posto prima che qualcun altro se ne appropri.

MARIA PIANGENDO: mio Dio perché non mi ascolta! Ti prega aiutalo a prendere la decisione giusta!

FRANCA GUARDANDO FISSAMENTE MARIA: se ti rivolgi a Dio, sai qual è la risposta. [LA FISSA SEMPRE DI PIU’ NEGLI OCCHI] Vuoi che Dio aiuti tuo figlio ad ammazzare ancora?

MARIA DISPERATA: Nino non ha ammazzato nessuno! [GRIDANDO] non è un assassino lo credi solo tu.

FRANCA: certo ancora non ha ammazzato, lo farà presto; ma quanto male ha già fatto che vale tanti delitti? Lo sappiamo tutti che non è innocente. Lui convive col male e ricorre al male anche quando non ce n’è di bisogno. L’esempio più recente? Il pestaggio di quel povero ragazzo; il figlio di quel padre che è venuto qui non a chiedere per suo figlio, ma per illuminarti a salvare il tuo. Fallo andare via adesso, subito, fallo fuggire da qui. Adesso lasciando campo libero ai suoi amici e nemici può salvarsi.

NINO: siete fissate! Non vado via! Non posso diventare indegno; non posso buttare tanto fango su mio padre.

FRANCA: tuo padre capirà. [SCANDENDO ATTENTAMENTE LE PAROLE] A tuo padre ormai, chiuso in una cella del carcere, liberato fra vent’anni, quando ormai ne avrà ottanta; cosa importa del tuo [IRONICAMENTE] onore?

NINO SI SIEDE SU UNA POLTRONA E SI METTE UNA MANO FRA I CAPELLI: voi non conoscete mio padre. Si vergognerebbe per sempre di me. Sono sicuro che sarebbe più felice sapermi morto che traditore.

FRANCA INCALZANDO IL DISCORSO DI NINO: Ma tu che vorresti fare? Non ti senti di ricominciare una nuova vita senza pericoli e rischi.

NINO GUARDANDO LA NONNA ATTENTAMENTE NEGLI: voglio il mio posto; voglio il posto che mi ha lasciato mio padre.

MARIA SI AVVICINA AL FIGLIO GLI CINGE LE SPALLE E POI: però sai che la nonna non ha torto? Puoi andare via per qualche tempo in un posto dove puoi muoverti liberamente e puoi riorganizzare gli affari.

FRANCA: ma lo seguiranno; non gli daranno tregua. C’è il rischio che lo mettano pure in prigione.

NINO: amici ne ho che potrebbero darmi una mano. Che potrebbero trovarmi un posto sicuro. Ma come faccio a contattarli?

FRANCA PENSANDO: eppure qualcuno che potrebbe aiutarti c’è….

NINO PERPLESSO: c’è? E chi sarebbe?

MARIA  INCURIOSITA DALLE PAROLE DELLA SUOCERA: a chi stai pensando? Dimmelo!

FRANCA CON MOLTA CALMA: ma certo il signor Fontera.

NINO PIU’ CURIOSO CHE MAI SI ALZA:  Fontera? E chi è?

MARIA: già, il signor Giovanni Fontera. Ha detto che sarebbe stato felice di aiutarti.

NINO FRASTORNATO: ma chi è? me lo dite o no?

FRANCA PIUTTOSTO AGITATA: è il padre di quel ragazzo a cui avete sfasciato la faccia [RIVOLGENDOSI A FRANCA] brava nonna! Hai avuto un’ottima idea.

NINO ANCORA PERPLESSO: e come pensate che possa aiutarmi?

FRANCA: lui saprà come fare; è un uomo che sa il fatto suo. Telefono adesso e lo faccio venire.

Sarà felice di sapere che vuoi andare via e che vuoi cambiare vita.

MARIA ACQUISTATA PIU’ SICUREZZA: nessuno oserà farti del male finchè c’è lui. Finalmente potrai andare dove vuoi e puoi riprendere la tua vita nelle tue stesse mani. Nonna telefona!

FRANCA UBBIDISCE SILENZIOSAMENTE  CERCA E PRENDE IN UN CASSETTO UN BIGLIETTINO CON SU SCRITTO IL NUMERO DI TELEFONO LO MOSTRA DA LONTANO A MARIA, COMPONE IL NUMERO E  ASPETTA LA RISPOSTA. DOPO POCHI SECONDI QUALCUNO RISPONDE E FRANCA SI PRESENTA: sono la signora Carnacci e volevo parlare col signor Giovanni Fontera. E’ in casa? [FA CENNO DI SI’ CON LA TESTA POI FINALMENTE PARLA] Signor Fontera sono la nonna di Nino Carnacci, si ricorda? Bene. Signor Fontera io e mia nuora abbiamo tanto parlato di lei e delle cose che ci ha detto. Adesso mio nipote è pronto per seguire i suoi consigli. Venga, la prego. Lo liberi lei da tutti i mali. Vuole una nuova vita. [SI GIRA LENTAMENTE VERSO IL NIPOTE E LA NUORA] sta per arrivare.

NINO FORTEMENTE IN IMBARAZZO: ma io non conosco quest’uomo. E tu[RIVOLGENDOSI ALLA NONNA] gli dici pure che mi deve liberare dai miei mali!

FRANCA: è l’unica persona che in questo momento può tirarti fuori da qui e trovarti un alloggio sicuro. Poi te la vedrai tu. Ma cerca di essere cauto; e soprattutto nascondi bene le tue reali intenzioni: tu stai scappando per organizzarti e non fare passi falsi.

MARIA PORTANDOSI LE MANI GIUNTE SUL PETTO E GUARDANDO IL FIGLIO: ti prego, Nino, non fare pazzie, cerca di essere prudente e di avere pazienza. E non ti fidare troppo dei tuoi amici! Chi lo doveva dire che mio figlio dovesse tribolare tanto! Figlio mio, cuore mio. [SI AVVICINA A NINO LO ACCAREZZA E LO BACIA].

NINO INFASTIDITO:  smettila mamma! Fammi pensare! Ma chi è quest’uomo che vuole aiutarmi? Come potrà farlo? E se poi mi mette in trappola?

FRANCA SICURA DI SE’: stai tranquillo! Non c’entra niente con i tuoi affari e con quelli delle varie cosche. E’ una persona semplice e di grande umanità. Se l’ha detto significa che potrà aiutarti.

NINO: ma come si fa ad aiutare e venire incontro ad una persona che non si conosce?

FRANCA: se è per questo ti sottovaluti: ti conosce tutta la città. Non solo ti conoscono ma ti temono. Non hai nulla da temere il signor Fontera è un puro uno di quelli che combatte per il bene dell’umanità anche se sa che le sue battaglie sono tutte perdute sin dall’inizio. Ma non importa, lui vuole dare il suo contributo di uomo al mondo che avanza, ma che avanza in maniera distorta.

NINO: insomma se voglio andare fuori mi devo fidare di quest’uomo. Ma lui si fiderà di me? Oppure capirà e mi consegnerà agli sbirri?

MARIA IN MANIERA PRECIPITOSA: ma questo dipende da te. Devi essere prudente; ci vuole solo prudenza.

FRANCA: meno male che abbiamo soldi in casa, altrimenti come avremmo potuto fare. Bisogna prenderti perché ti serviranno.

MARIA ANSIOSA: oh, sì? Devi portarne quanto più puoi. Ci sarà tanto da spendere. In ogni caso appena siamo sicuri, avrai altri soldi. Quelli non ti devono mancare. Lo sai che la gente si compra pure con il denaro. E tu purtroppo ne dovrai comprare molto. E costano pure i favori.

FRANCA: ma ricordati sempre che la gente già comprata si rivende ad un altro migliore offerente.

NINO: lo so, ne ho fatto le spese, purtroppo. Ma conoscere bene tutti se non impossibile è sicuramente difficile.    E qualche volta ti puoi sbagliare.

MARIA PREOCCUPATISSIMA: no, figlio mio, questa volta non ti devi sbagliare! Adesso la situazione è più grave. Volevano ammazzarti. Devi proteggerti bene. Non mi dare un brutto colpo: sai bene che ne morirei. Tu sei la mia vita. [SI AVVICINA A NINO GLI ACCAREZZA IL VISO] Come sei bello!

NINO PRENDE LA MANO DELLA MAMMA E LA BACIA: stai tranquilla! Passerà! Presto mi vedrai sul motore a scorazzare come un bolide per la città.

ELEONORA ENTRA NELLA STANZA. HA UNO SGUARDO MOLTO TESO. GUARDA TUTTI MA NON PARLA. TUTTI LA OSSERVANO E SI RENDONO CONTO CHE E’ PIU’STRANA DEL SOLITO. LA NONNA L’ACCOGLIE CON UN SORRISO E LE SI AVVICINA E LE DICE: siediti Eleonora, ascolta pure tu. Tuo fratello sta prendendo una decisione che interessa pure noi. [ELEONORA NON PARLA]

MARIA NON RIESCE A TRATTENERE IL PIANTO, S’ALLONTANA DAL FIGLIO E POI RIVOLGENDOSI AD ELEONORA: va via! Anzi deve andare via! Come si fa a vivere così? Braccato come un cane nell’età che dovrebbe godere! Povero figlio mio!

ELEONORA FREDDA E DISTACCA RISPONDE ALLA MADRE: ha scelto lui di vivere così; e anche se male lui vive; pensa a quanti per colpa sua non vivono oppure soffrono.

FRANCA: lascia perdere questi discorsi; ormai non servono a nulla.

ELEONORA: neanche le lacrime e il sangue delle sue vittime è servito? Troppo facile, troppo comodo. C’è tanto da pagare, c’è tanto male da scontare.

NINO FURENTE: tu sei pazza! Tu che fino a qualche mese fa contavi i soldi delle mazzette! Adesso fai la predica e fai la buona. Sai che ti dico? Che quando la barca è in difficoltà i primi a fuggire sono i vigliacchi e i traditori. Tu a quale categoria appartieni?

ELEONORA MANTENENDO L’ATTEGGIAMENTO DI DISTACCO: io non ho categoria di appartenenza, ma riconosco di essere una vigliacca ed una traditrice. [GRIDANDO] Io voglio parlare, io voglio liberare tutto quello che ho qui dentro [SI DA’ UN COLPO ALL PETTO]. Io voglio liberarvi tutti: papà, mamma, nonna e te, Nino, forse il più colpevole ma anche il più fragile.

MARIA PREOCCUPATISSIMA S’AVVICINA ALLA FIGLIA E CERCA DI CALMARLA: ma che dici! Ci vuoi rovinare? Ma non pensi che tuo fratello è minacciato ed è costantemente sotto gli occhi degli sbirri? Rinsavisci, figlia mia, non fare pazzie!

ELEONORA RIPRENDE IL SUO RUOLO DISTACCATO: adesso io sono pazza! Semmai sono stata pazza a non vedere certe cose e a permettervi certe cose. Io pazza! E tuo figlio che andava in giro con quei quattro sgangherati di amici suoi a minacciare, ricattare a colpire e solo per avere un occhiale di lusso, un orologio di prestigio, che cos’è? dimmelo dai!

MARIA AL LIMITE DELLA SOPPORTAZIONE: zitta, ti prego! Non parlare più!

NINO QUASI DISORIENTATO: è fuori di senno; questa combinerà guai. Lo sento!

ELEONORA: sì, certo, voglio combinare guai. Sono pronta a raccontare tutto, a fare nomi e cognomi, a gettare luce sui nostri affari, anche su quelli di papà.

FRANCA S’AVVICINA ALLA NIPOTE: è tardi ormai. Perché disseppellire situazioni che ormai hanno trovato conforto e rassegnazione? Sarebbe cattiveria.

ELEONORA  RIFLETTE UN POCO MA POI CONTINUA: ci si dà conforto e rassegnazione per non impazzire, perché non hai scelta, ma la rabbia resta fino a quando non hai visto con i tuoi occhi soffrire il colpevole. Nessuna situazione è stata sepolta! Tu pensi che nel cuore di una madre la morte senza ragione di un figlio possa trovare rassegnazione? Pensi che la madre del povero Nicola abbia trovato conforto?

NINO GRIDANDO: sei pazza! Sei pazza e cattiva! Tutti sanno quanto volevo bene a Nicola e quanto dolore ho provato per la sua morte. Soprattutto se penso che mi ha salvato la vita.

MARIA QUASI VOLENDO MEDIARE: gli ha sempre voluto bene e l’ho ha sempre rispettato come un fratello.

ELEONORA CINICA: un fratello bastardo, un fratello che si doveva accontentare di quello che lui [INDICA NINO]  rifiutava, un fratello che per pochi soldi metteva a rischio la propria vita, che non riusciva a mantenersi come desiderava, mentre a lui [INDICA ANCORA NINO]  eleganza, lusso, sfarzo e raffinatezze. Per sé la borsa non ha lacci, ma si chiude quando sono gli altri ad averne bisogno.

MARIA: la generosità di tuo fratello ha lasciato segni dappertutto. Non essere ingiusta!

ELEONORA: la conosco la sua generosità: è uguale alla tua; non vi costa nulla: se date è perché avete preso.

NINO COL SANGUE AGLI OCCHI E GRIDANDO: quanto odio! Quanta cattiveria. Tu è da tempo che cerchi di fare del male. Ma potessi sapere cosa ti abbiamo fatto! non ti abbiamo fatto mancare nulla ed adesso odio e solo odio. Ma cosa stai macchinando? L’ho capito! Ormai vuoi la nostra fine e non vorrei….

FRANCA RIVOLGENDOSI A NINO: non pensare cose strane e non dire sciocchezze! Basta con questa discussione che porta solo a dissapori. Improvvisamente la nostra famiglia non è più d’accordo su nulla. Forse questo terremoto che ci ha travolto potrebbe servire a rafforzarci nelle nostre decisioni, a valutare meglio i nostri sentimenti e i nostri affetti. Potrebbe essere una buona occasione, ma così…..

NINO AGITATISSIMO: nonna io ho altri pensieri per la testa; devo riprendere il mio posto. E’ una sfida che devo vincere a tutti i costi. E’ una questione di orgoglio personale ma anche lo devo a mio padre. Sono concentrato in altri pensieri e vorrei che presto si trasformassero in azioni.

ELEONORA RIDENDO: farai una guerra senza tregua; non importa se muori bisogna salvare l’onore. Ma questa volta non ti salverai tu. Non l’hai capito che sei stato tradito? Che ti sarà impossibile riprendere il posto di prima? Appena varcherai l’uscio della casa ti aspetta una scarica di piombo e sai benissimo che i tuoi nemici non hanno scrupoli né paura e se troveranno l’occasione di spareranno davanti ad un esercito di carabinieri.

MARIA DISPERATA SI PORTA LE MANI AL VOLTO ED URLA: ma è pazza, è pazza! Ma cosa è successo a questa mia figlia? Mio Dio salvala!

FRANCA: non è pazza; è frastornata dagli eventi. Ha bisogno pure lei aria nuova.

MARIA: ma che vada dove vuole. Non l’ho mai ostacolata ed ho sempre esaudito i suoi desideri. Ora perché fa così? Che gli prende?

FRANCA: è sconvolta pure lei. Tutto qui. Ma pensiamo a quello che dobbiamo fare: fra poco viene il signor Fontera e non ci deve trovare impreparati. Se intuisce che Nino va via per riorganizzare le sue forze non l’aiuterà.

ELEONORA QUASI DISTRATTAMENTE E MENTRE SI SIEDE: quindi lo state ingannando!

MARIA: ma non capisci che dobbiamo aiutare tuo fratello?

ELEONORA A MO’ DI SFOTTO’: ma guarda! Il grande eroe che terrorizza la città col suo bolide, adesso ha bisogno dell’aiuto della mamma e di quello di un povero uomo al quale ha fatto massacrare il figlio. [POI SERIAMENTE ALZANDOSI DALLA SEDIA] Sei uomo fino a quando hai le spalle coperte.  [POI CON TONO DI COMANDO] Perchè non vai ad occupare il tuo posto da solo, senza l’aiuto di nessuno. Dimostra a tutti che hai il coraggio di papà.   

NINO  MORTIFICATO DALLE PAROLE DELLA SORELLA: quasi quasi penso che anche tu sia una mia nemica; e quello che è peggiore è che tu sei in casa, accanto a me.

MARIA ADDOLORATA: non esagerare Nino! E’ sconvolta, non è più lei! Compatiscila!

FRANCA: purtroppo, quando scoppiano questi bubboni non si sa mai come va a finire; qualcuno supera subito altri hanno bisogno di più tempo.

MARIA IN PREDA AD ANSIA: nonna, vai a prendere i soldi. Tutti quelli che abbiamo. Presto arriverà il signor Fontera e non possiamo perdere tempo. [RIVOLGENDOSI  AL FIGLIO] Non tradirti, e rispondi sempre sì ad ogni sua proposta. Devi andare via da qui.

FRANCA ESCE PER PRENDERE IL DENARO, ELEONORA SCOPPIA IN UNA SONORA RISATA: ah! Ah ! ah! L’eroe…… il boss… fugge …e come fugge!

MARIA SEMPRE PIU’ IN ANSIA: mio Dio è diventata veramente pazza! Come farò? Non ci voglio pensare.

NINO: non ti aspettare mie notizie. Quando potrò non ti mancheranno.

MARIA ABBRACIANDO NINO: non ti preoccupare per me. L’importante è che tu stia bene e che tu sia in un luogo sicuro. Certo mi mancherai, ma so che la tua assenza è necessaria per la tua incolumità. Non pensare a noi, vai dritto per la tua strada, ma con prudenza.

NINO DETERMINATO: mamma, se torno significa che non ho nemici e che ce l’ho fatta. Ma se non riuscissi a raggiungere il mio scopo, preferisco  la morte. So che questo è quello che pensa pure papà e non voglio deluderlo.

MARIA ABBRACCIA IL FIGLIO, GLI BACIA IL VISO, SE LO STRINGE AL PETTO LO ACCAREZZA TENERAMENTE COME QUANDO ERA NATO. HA GLI OCCHI PIENI DI LACRIME MA RIESCE ANCORA A TRATTENERE IL PIANTO. ARRIVA TRAFELATA FRANCA CON UNA VALIGETTA ED UN PACCO ELEGANTEMENTE CONFEZIONATO: è tutto qui dentro [INDICA LA VALIGETTA E POI POSA IL PACCO SU UN TAVOLINO]; speriamo che sia sufficiente. Comunque noi incominciamo subito a recuperare altro denaro.

NINO PRENDE LA VALIGETTA E DICE: sto scappando come un ladro, ma tornerò.

ELEONORA PRONTAMENTE: potresti tornare morto!

MARIA ANGOSCIATA: mio Dio, non sia mai. E tu vuoi stare zitta?

SQUILLA IL CAMPANELLO DELLA PORTA. NELLA STANZA IL SILENZIO E’ DI PIOMBO. SI GUARDANO POI FRANCA DICE: sicuramente sarà il signor Fontera.

MARIA CHE FINO A QUEL MOMENTO ERA RIMASTA IMMOBILE COMANDA AD ELEONORA DI ANDARE DI SOPRA. FRANCA LA PRENDE SOTTOBRACCIO E L’ACCOMPAGNA FINO ALLA SCALA. MARIA VA AD APRIRE.

MARIA: Buongiorno signor Fontera, si accomodi. La stavamo aspettando.

FONTERA ENTRANDO: buongiorno. [POI SI GUARDA INTORNO E FERMA I SUOI OCCHI SU NINO E GLI SI AVVICINA STENDENDOGLI LA MANO]  Tu devi essere Nino. Come stai?

NINO NON RISPONDE. RIPRENDE FONTERA: immagino che questi ultimi non sono stati giorni piacevoli. Ma se serviranno a darti forza e coraggio per scegliere una nuova vita, che siano benedetti.

MARIA CHE NON SA DA DOVE INIZIARE LA DISCUSSIONE: si sieda signor Fontera e mi scusi se approfittiamo di lei. [FONTERA SI SIEDE PRONTO AD ASCOLTARE]. Lei mi aveva detto che poteva aiutare mio figlio; mi sono ricordata delle sue parole, adesso che lui vuole chiudere con il mondo del padre.

FONTERA: se è così sarà una cosa facilissima.

FRANCA: ma ha tanti nemici che lo aspettano al varco; lo vogliono uccidere. Lei avrà saputo di quanto successo da poco in questa casa. Lui è diventato un bersaglio.

FONTERA: se lui vuole tagliare con questo mondo, nessuno lo raggiungerà per fargli del male. Ma perché non me lo dice lui? Improvvisamente timido?

MARIA: è sconvolto, non si dà pace. Non solo deve piangere la morte del suo migliore amico ma deve temere per la sua vita.

NINO, PERO’, CON VOCE FERMA E DECISA:  devo uscire da qui, e mi affido a lei. Devo evitare non solo i nemici ma anche tutti quei poliziotti che lei ha visto fuori e che mi stanno alle calcagne.

FONTERA: perché ha paura della polizia? E’ qui in un certo senso anche per proteggerla.

NINO: non mi fido: anche tra loro non mancano i venduti.

FONTERA: nessuno deve sapere dove sei, nemmeno i tuoi più stretti familiari.

MARIA AGITATISSIMA: non lo vogliamo sapere. Ci interessa la sua salvezza

FONTERA: ovviamente dovete evitare di contattarmi, anche se è inutile, visto che oggi venendo qui sono stato messo nella lista pure io.

FRANCA: eviteremo qualunque contatto, e in ogni caso non faremmo mai il suo nome.

FONTERA SI ALZA: ma io non sto facendo nulla di male. Sono un libero cittadino ed anche Nino lo è, per cui possiamo lecitamente andare dove vogliamo, ma quello che è importante non farlo sapere. Neanche io saprò dove sarà collocato Nino, proprio per salvaguardare la sua vita. Lo accompagnerò fino ad un certo punto dopo di ciò non ne saprò più nulla. [RIVOLGENDOSI A NINO] Sei pronto?

NINO FA CENNO DI SI’ CON LA TESTA. LA MAMMA GLI CORRE INCONTRO E LO BACIA: figlio mio, sole della tua mamma, vai tranquillo, tornerai ad essere il leone coraggioso di un tempo quello che faceva impazzire d’orgoglio la tua mamma.

NINO VA A SALUTARE LA NONNA CHE LO BACIA DELICATAMENTE E CON MOLTA TENEREZZA. MARIA SI SIEDE RIESCE A STENTO A TRATTENERE LA COMMOZIONE. NON VORREBBE LASCIARE ANDARE IL FIGLIO, MA SA CHE SE LO FERMASSE SAREBBE LA SUA FINE.  NINO RECUPERA LA VALIGETTA CON I SOLDI POI CON SGUARDO SICURO DICE: signor Fontera, possiamo andare. I DUE SI AVVIANO VERSO LA PORTA. A DUE PASSI DALL’USCIO FRANCA CHIAMA IL NIPOTE: vieni Nino, dimenticavo, ho un regalo per te. [GLI MOSTRA IL PACCO] sono sicura che ti piacerà.

NINO S’AVVICINA E PRENDE IL PACCO: grazie nonna, ma lo sai che non posso portare nulla con me!

FRANCA MOLTO LENTAMENTE: questo sì! Aprilo!

MARIA E FONTERA INCURIOSITI S’AVVICINANO A NINO, VOGLIONO VEDERE IL REGALO DI FRANCA.

NINO APRE IL PACCO E CON MERAVIGLIA: oh. Nonna! Un giubbotto rosso! Giuro che lo volevo. Lo metto subito.

MARIA: ma… è vistoso, lascialo qui…

NINO: no, mamma lo porto con me, sono sicuro mi porterà fortuna.

NINO INDOSSA IL GIUBBOTTO E POI INSIEME CON FONTERA VA ALLA PORTA. SI GIRA E SALUTA NUOVAMENTE: a presto, non preoccupatevi andrà tutto bene.

NINO APRE LA PORTA, I DUE ESCONO E LA PORTA SI RICHIUDE. UN SILENZIO DI TOMBA AVVOLGE TUTTA LA STANZA. MARIA E’ SEDUTA FRANCA ALL’IMPIEDI. IMPROVVISAMENTE UNO SPARO ROMPE IL SILENZIO. MARIA URLANDO FURIOSAMENTE RAGGIUNGE LA PORTA E LA APRE. ENTRA NINO FERITO CON LE MANI AL PETTO, SEGUITO DA DUE POLIZIOTTI IN BORGHESE.

MARIA DISPERATA: figlio mio, che cosa ti hanno fatto? maledetti, maledetti. Aiutatemi, salvate mio figlio. Fate presto.

NINO S’ACCASCIA A TERRA PERDE SANGUE MA HA ANCORA UN FILO DI VOCE: è finita!

MARIA QUASI IMPAZZITA MENTRE I POLIZIOTTI CHIAMANO I SOCCORSI: Nino, non morire. Tu sei la mia luce, la mia vita; senza di te non potrò vivere. Maledetti! Maledetti! Perché? Perché gli avete fatto tanto male.

ELEONORA IRROMPE NELLA STANZA GRIDANDO: cosa è successo? Cosa è successo? VEDENDO IL FRATELLO A TERRA, INTUISCE MA NON HA IL CORAGGIO DI AVVICINARSI. PORTA LE MANI AL VOLTO: mio Dio! Aiutalo tu! Salvalo.

MARIA LASCIA NINO AI DUE POLIZIOTTI. HA UN  MOMENTO DI LUCIDITA’ E RIFLETTE. POI RAGIONA A VOCE ALTA: Fontera dov’è? perché è sparito? Fontera, il giubbotto rosso e… ma si! E’ pazza! La nonna è pazza!

MARIA SI SCAGLIA CONTRO FRANCA E LA STRATTONA. UNO DEI DUE POLIZIOTTI LA TRATTIENE: si fermi signora, già ci sono tanti problemi. Stia con suo figlio stanno arrivando i soccorsi.

MARIA GRIDANDO: ma è pazza! È lei che ha fatto sparare a  mio figlio.

FRANCA GELIDA AL CENTRO DELLA STANZA: lacrime e sangue. Ma quanto ne avresti potuto  evitare! Adesso piangi, ma per bilanciare le tue risate non basta la morte di un solo figlio. Ah come ridevi! Ah come eri fiera! E gli altri piangevano.

MARIA FURIOSA: sei pazza! Giuro che ti  farò ammazzare!  

MARIA CORRE AD ABBRACCIARE NINO RIVERSO A TERRA GLI SOLLEVA IL CAPO E SE LO PORTA VICINO AL VISO E CON GRANDE TENEREZZA GLI DICE: non aver paura c’è la mamma con te. Non aver paura! 

NINO RECLINA LA TESTA E SOSPIRANDO DICE APPENA: maaaaaaa…. Maaaaaaa ..mamma.

 

FINE

 

 

 

  

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