Mancia competente

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MANCIA COMPETENTE

Commedia in tre atti

DI LASZLO ALADAR

Traduzione di Mario Bianco

PERSONAGGI

FIORENZA RODER

LO SCONOSCIUTO

SUZY

IL BARONE D’IPOLY

CASIMIRO DI SUHAIDA

AMMINISTRATORE

BORIS

IL CAPO DELLA POLIZIA

ELISA

IL CAMERIERE

LA CAMERIERA

In una città qualsiasi. Epoca presente. Da mezzogiorno a mezzanotte il primo e il secondo atto nel vestibolo del palazzo Roder. Il terzo atto in una sala del piano superiore dello stesso palazzo.

La scena rappresenta il vestibolo di un pa­lazzo in un quartiere elegante di una città qua-lunque. Uno scalone sontuoso in legno scol­pito mette ai piani superiori. Porte a destra e a sinistra. Al centro una porta a vetri che dà su una terrazza. Mobili, tappeti, ecc., tutti ric­chissimi e di gusto squisito. A destra una pic­cola scrivania da signora. In prèmo piano, al centro, un tavolino con l'occorrente per fuma­re. Ai lati del tavolino, due poltrone. Un oro­logio a pendolo sul caminetto. Mezzogiorno di una giornata di novembre. Quando il sipario si alza, la scena è vuota.

Il Barone                       - (circa 45 anni, distinto, molto eie. gante, capelli grigi. E' il tipo dell'uomo che ha sempre corteggiato molto le donne senza essere mai preso sul serio. Sembra molto ner­voso e pulisce continuamente il monocolo. En­tra dalla porta centrale seguito dal cameriere. Prende subito i giornali del. mattino, vi cerca qualcosa e, quando l'ha trovata, getta il gior­nale prendendone un altro).

 Il Cameriere                 - Devo annunziare il signor Barone?

Il Barone                       - No, grazie. Avete provveduto?

Il Cameriere                  - Sì, signor Barone.

Il Barone                       - Sicché l'annunzio verrà pubbli­cato anche nei giornali della sera?

Il Cameriere                  - Precisamente, signor Ba­rone. Ecco le ricevute, (gli porge delle carte) ed ecco il resto. (Fa l'atto di porgergli del de­naro).

Il Barone                       - Tenete pure.

Il Cameriere                  - Grazie, signor Barone. (Pausa) Posso permettercni di dire che non mi aspetto molto dall'annuncio? La gente per be­ne ai giorni nostri, appartiene ad una razza quasi scomparsa. Il signor barone può essere convinto che per diecimila franchi di mancia nessuno riporterà quella borsetta d'oro.

 Il Barone                      - E' quello ohe ho detto alla si­gnora. Avete ragione, Pietro.

Il Cameriere                  - Il signor Barone ha ancora bisogno di me?

Il Barone                       - No, grazie. (Riprende i gior­nali, legge, in tono soddisfatto) Va benissimo... perfetto... proprio così... (Cameriere si inchi­na ed esce a destra).

Elisa                              - (entra da sinistra, elegantissima. E' una donnina gaia e frivola, molto truccata. Età in­definibile).

Il Barone                       - (si alza subito, scorgendola) I miei omaggi... siete deliziosa stamane... Che ne 'dite di questa catastrofe? Fiorenza ieri se­ra all'Opera ha smarrito la sua borsetta d'oro. Avete letto?

Elisa                              - Sì, sì, ed è per questo che sono ve­nuta qui invece di fare la solita passeggiata a cavallo. Fiorenza sarà responsabile dei due­cento grammi, di carne che oggi, non perderò.

Il Barone                       - Avete un aspetto magnifico.

Elisa                              - Non posso dire altrettanto di voi. Comprendo come questo incidente vi abbia turbato. Probabilmente stanotte Fiorenza non ha chiuso occhio e neanche voi, immagino. Sie­te già qui... Tutta la casa è in moto... Ma rac­contatemi, come è accaduto?

Il Barone                       - (racconta molto lentamente) Semplicissimo. Ieri nel pomeriggio ho telefo­nato a Fiorenza per sapere che faceva la sera. Mi ha risposto che sarebbe andata all'Ope­ra... Lohengrin... Che noia... non ho mai ca­pito la storia di quel cigno... Ho storto la boc­ca, ma per farle piacere l'ho accompagnata... (Pausa).

Elisa                              - Dunque l'avete accompagnata... e poi?

Il Barone                       - Fino al cigno tutto è andato benissimo... Nell'intervallo abbiamo fatto un giretto nel fumoir. Fiorenza si è fermala din­nanzi ad uno specchio per aggiustarsi i capel­li... che magnifici capelli...

Elisa                              - Non divagate. Avanti.

Il Barone                       - Torniamo nel palco. La sala era al buio... il direttore d'orchestra si dime­nava come un dannato... il motivo del Graal mi stordiva... ad un tratto sento la voce di Fiorenza: oc barone, per favore, datemi la bor­setta... ». Che voce...

Elisa                              - Tirate via, me ne parlerete un al­tro giorno.

Il Barone                       - Dunque, mi chiese la borsetta. Dov'è?, le risposi. Là, a fianco a voi, disse lei.   - Non vedo niente, risposi io. Guardatemeglio, rispose lei. Come volete che guardi se c'è tanto buio, soggiunsi. Cercale con la mano. Ho cercato... e ho preso due schiaffi. E' l'ultima volta che esco con voi, disse Fiorenza. Forse è caduto a terra, arri­schiai... Cominciai dunque a cercare per ter­ra. Accesi anche un fiammifero... feci cadere una sedia con un fracasso terribile... Nel palco non c'era assolutamente nulla. Siamo andati nel fumoir, abbiamo cercato dappertutto, al buf­fet... sul divano su cui ci eravamo seduti; ho affondato il braccio fino al gomito dietro il cu­scino: ho ripescato un ventaglio, un bottone di gilet, un biglietto per l'esposizione del 1900... tutto, meno la borsetta. Che ne dite?

Elisa                              - Che queste cose accadono solo a voi...

Il Barone                       - Avrei voluto vedervi al mio posto! Che avrei potuto fare? Non potevo fare sbarrare le porte del teatro e perquisire tutti... Non potevo provocare uno scandalo... no, no, preferisco essere sgridato da Fiorenza.

Elisa                              - (ridendo) Dunque vi ha sgridato?

Il Barone                       - Credo... E' addirittura scon­volta... pare che si tratti di un ricordo...

Elisa                              - Infatti è un regalo del suo povero marito.

Il Barone                       - Avete letto i giornali? Che ne dite? (Prende un giornale sul tavolo e legge ad alta voce) « E' stata smarrita all'Opera una borsa d'oro con fermaglio in brillanti, conte­nente un portamonete e piccoli oggetti d'oro. Mancia di diecimila franchi a chi la riporterà al palazzo Roder, collina delle Rose ». Che stile, eh?

Elisa                              - (ironica) Immagino quanto avrete dovuto penare per comporre quel capolavoro!

Il Barone                       - Oh! Non è facile trovare la formula semplice e chiara... Poi sono corso in tutte le redazioni. Ma di notte non si accettano che partecipazioni di morte. Ecco perchè l'an­nuncio è listato di nero. Poi mi sono precipi­tato in Questura.

Elisa                              - E' ben fortunata però Fiorenza di aver trovato un simile amico... E come ha preso la cosa?

Il Barone                       - E' di umore nerissimo... Temo che diventi nevrastenica!

Elisa                              - Macché! Le donne sopportano i do­lori assai meglio che non si creda...

Il Barone                       - Salite un momentino a salu­tarla?

Elisa                              - Sì…. Venite?

Il Barone                       - No. (triste) Non oso ancora comparirle dinanzi. La ferita è troppo recente... Del resto devo ripassare dalla Questura.

Elisa                              - Buona fortuna. Arrivederci, barone.

Il Barone                       - I miei omaggi, signora. Pro­teggetemi voi.

Elisa                              - Volentieri, sebbene non lo meritia. te. (Fa per avviarsi alla scala).

Il Barone                       - Al piacere... (Prende i gior­nali e si avvia a sinistra dove si incontra con Boris che entra bruscamente nel vestibolo) Ah! siete qui, Boris... scusatemi, corro in Questu­ra. (Se ne va precipitosamente).

Boris                             - (sui 30 anni, elegante, concitato sem­pre. Fa un gesto di rabbia verso la porta da cui è uscito il barone) Non lo posso soffri­re... (Scorge Elisa che sale e agita un giornale) Buon giorno, Elisa. Dite, è proprio Fiorenza che ha messo questo annunzio? E' lei che ha perduto la borsetta?

Elisa                              - Sì.

Boris                             - (c. s.) Grazie. Mandatemi Fiorenza.

Elisa                              - Che c'è? che avete?

Boris                             - Ho bisogno di parlarle.

Elisa                              - Che volete da lei? Perchè!

Boris                             - Voglio soltanto dirle quello che penso e poi non mi vedrà più.

Elisa                              - Non vi pare ora di smetterla con questi continui litigi?

Boris                             - No, cioè sì. Ricominceremo subi­to, perchè ieri sera ho giurato di non mettere più piede qui.

Elisa                              - Fareste meglio ad andarvene.

Boris                             - Tre minuti soltanto e dopo è finito per sempre.

Elisa                              - ... Dite così, ma ogni giorno rico­minciate.

Boris                             - No, ve lo giuro.

Elisa                              - Quante volte avete litigato que­st'anno?

Boris                             - Non so, tante che non le conto più. Del resto la cosa non ha nessuna importanza... Elisa, per amor di Dio, mandatemi Fiorenza.

Elisa                              - No, no. Litighereste di nuovo.

Boris                             - Soltanto tre minuti (Implorando) Vi supplico, concedetemi tre minuti. Poi po­tete scendere per separarci. Io partirò e nessu­no mi rivedrà più.

Elisa                              - Bene: un round di tre minuti. (Guarda l'orologio al polso) Vi avverto che, appena scaduti i tre minuti, ritorno. (Sale la scala e scompare).

Boris                             - (Passeggia in lungo e in largo come una tigre in gabbia).

Fiorenza                        - (comparisce dall'alto della scala. E' una graziosissima donna di 30 anni. Il suo modo di fare denota la sua spensieratezza e la facilità della sua vita. Indossa un elegante ve­stito da casa).

Fiorenza                        - (ridendo) Credevo che non sa­reste tornato più.

Boris                             - Se fossi in voi mi vergognerei. Che vi ho detto ieri?

Fiorenza                        - Non me ne ricordo proprio.

Boris                             - Vi avevo pregato di non farvi ve­der all'Opera con quell'idiota del barone.

Fiorenza                        - Ah, già!...

Boris                             - E ci siete andata egualmente. (Mo­strando i giornali) Ecco la prova. Tentate di negare.

Fiorenza                        - Non nego affatto.

Boris                             - (brusco) Quando vi chiedo qualche cosa è come se parlassi al muro.

Fiorenza                        - Usate un altro tono, per favore. Del resto non voglio più ascoltarvi. Me ne vado.

Boris                             - Anch'io. Ma prima voglio dirvi quello che penso.

Fiorenza                        - Sbrigatevi.

Boris                             - (con tono più remissivo) Vi avevo supplicato di non andare e invece... che vi in­teressa di quel vecchio scimunito? Non mi amate proprio più?

Fiorenza                        - No. Andate al diavolo. Sono già abbastanza seccata di aver perduto la mìa borsa.

Boris                             - Se mi aveste dato retta, questo non sarebbe accaduto. (Pausa) Sicché tutto è finito fra di noi?

Fiorenza                        - Credete che la vostra sciocca gelosia mi diverta? Vi avevo giudicato un uo­mo... siete come tutti gli altri.

Boris                             - (gridando) Vi occorre il barone, ora, dite la verità.

Fiorenza                        - (tappandosi le orecchie) Non gridate. Non ho bisogno né del barone né di voi. Ho bisogno di un vero uomo; ma, purtrop­po, nel nostro mondo non se ne trovano.

Boris                             - E io, cosa sono?

Fiorenza                        - Un campione di bridge e di ten­nis... qualche volta anche piacevole, ima non basta. La vostra assurda gelosia vi rende sem­pre irascibile. Bisognerebbe accompagnarvi dal fotografo per vedervi sorridere, forse.

Boris                             - (fingendosi gravemente offeso) So­no dunque così noioso? (Avanzando verso Fio. renza) Ebbene sappiate che...

Elisa                              - (Scende la scala correndo e li divide col braccio come l'arbitro di un match di bo­xe. Guarda l'orologio al polso) Alt.... i tre minuti sono passati, il round è finito.

Boris                             - Permettemi di terminare la mia frase.

Elisa                              - Impossibile. Del resto credo sia meglio così. (A Fiorenza) Vieni, Fiorenza. Con. tornerete la prossima volta.

Boris                             - No. Ho già dichiarato che non met­terò più piede in questa casa.

Fiorenza                        - (dalValto deMa scala) Addio, Boris.

Boris                             - (fra i denti con un furore comico) Addio per sempre.

Fiorenza                        - (sorridendo) H bridge è alle sei. Spero che non mancherete.

Boris                             - (consulta il suo taccuino) Alle sei? Sta bene. A più tardi allora. (Si inchina. Esce. Elisa ride).

Fiorenza                        - Ti pare che io meriti un uomo simile? (Scompare con Elisa voltando la scala).

Il Cameriere                  - Prego, signore. (Entra ac­compagnando lo sconosciuto).

Sconosciuto                  - (sui 35 anni. Viso interessante. Bella figura. Vestito bene).

Il Cameriere                  - Chi devo annunziare?

Lo Sconosciuto             - (mette la mano in tasca come se dovesse prendere un biglietto di visita, ma la ritira subito) Dite alla signora che vor­rei parlarle per un affare urgente. Il nome non ha importanza.

Il Cameriere                  - (sconcertato, in piedi dinanzi a lui, in mano un vassoio d'argento) Scusi, signore... non è nelle consuetudini della casa...

Lo Sconosciuto             - Fate come vi ho detto. Capito ?

Il Cameriere                  - Sissignore, perfettamente... vado. Ma non credo che la signora vorrà...

Lo Sconosciuto             - Siete ancora qui?

Il Cameriere                  - Vado, vado. (Esce per la scala).

Lo Sconosciuto             - (va a vedere nel vestibolo. Guarda tutto. Tocca tutto. Batte con le nocche gli oggetti per verificare il metallo. Apre i tiretti. Guarda il giardino dalla porta d'en­trata della terrazza. Ispeziona i piani superio­ri. La pendola del caminetto suona le dodici. Su una tavola vi è un portasigarette d'oro. Egli lo prende, lo soppesa) Perbacco! Oro puro. (Lo posa con calma).

Il Cameriere                  - (scende le scale) La signo­ra viene fra poco. Ha visite. (Esce).

Lo Sconosciuto             - (rimasto nuovamente solo, tocca ancora altri ninnoli. Quando ha in mano un vaso entra Suzy seguita dal cameriere).

Il Cameriere                  - (lascia passare Suzy) Ecco il signore che cercate.

Suzy                              - Grazie. (Cameriere esce).

Lo Sconosciuto             - (posa il vaso. Con tono se­vero) Perchè mi hai seguito? Non t'avevo detto di aspettarmi'fuori ?

Suzy                              - Eri così agitato che non ho saputo resistere alla tentazione di vedere cosa acca­deva qui.

Lo Sconosciuto             - Cosa vuoi che accada?

Suzy                              - Mah! Non si sa mai. Dopo tutto, la borsetta l'hai rubata... Per me sarebbe stato più prudente venderla.

Lo Sconosciuto             - Impossibile. Certo è uno di quei gioielli catalogati, che ha il suo pedi­gree. Tutti questi gioielli sono tenuti d'occhio, sai... forse si tratta di un esemplare unico, di cui è stata riprodotta la fotografia. Solo una miliardaria può possedere un oggetto simile. Se potessi avere per cinque minuti le chiavi della sua cassaforte... (Pausa) Sono sicuro che tutta la polizia sarebbe alle mie calcagna. Pre­ferisco incassare tranquillamente diecimila fran­chi e fare anche una bella figura. (Pausa) Non temere di nulla. Vattene e aspettami davanti alla porta. (Suzy sembra incerta. Con severità) Fila... Puoi anche tornare all'albergo, se vuoi. Fra mezz'ora ti raggiungerò col denaro e sta­sera stessa partiremo per Parigi.

Suzy                              - Sul serio?

Lo Sconosciuto             - Come è vero che mi è proi­bito di rimettervi piede. Va. La signora può entrare da un momento all'altro. (La bacia) Va.

Suzy                              - Vado. Siamo intesi, non più tardi di mezz'ora. (Esce).

Lo Sconosciuto             - (ricomincia a passeggiare per il vestibolo, solleva qualche quadro e si ac­certa che non vi sono casseforti nascoste nel muro. Il telefono squilla. Spaventato rimette a posto il quadro che aveva in mano, credendo dì aver toccato un segnale di allarme. Capisce poi che si tratta del telefono e guarda verso la scala esitando. Aspetta che qualcuno venga a rispondere, ma siccome nessuno giunge, va al telefono decisamente e prende il ricevitore) Pronti... Sì, palazzo Roder. (Spaventato) Com­missariato di polizia... Sì... desiderate?... Co­me?... Ah scusate, signor commissario. So, so. Il reparto criminali. (Piano) Reparto furti. (Forte) Qui no, è il palazzo Roder... si... chi parla? (Confuso) Il segretario della signora Roder... Certo, ho già avuto il piacere... ci sia­mo conosciuti... Sì... a vostra disposizione... ah! è per informazioni sulla borsetta?... Scu­sate, signore, stavamo proprio per telefonarvi. Inutile continuare le indagini; la borsetta è stata (ritrovata... Sì, sì. L'hanno riportata... Il si­gnor prefetto è stato molto gentile ad interes­sarsi della cosa... Ah! ma ora non occorre più. Ve ne prego. Ah! ah!... vogliate presentare al vostro superiore i saluti della signora. Arrive­derci, arrivederci, caro amico... come?... non so dove ci siamo conosciuti!... Ma certamente! Me lo ricordo benissimo. Ah! (A parte) Alla prefettura di polizia, terzo piano, porta 53.. (Forte) Arrivederci. (Posa il ricevitore, si a-sciuga la fronte, evidentemente ha sudato par­lando al telefono col commissariato di polizia. Sente voci dall'alto e fa appena in tempo a se­dere in una poltrona, fingendo di sfogliare una rivista).

Fiorenza                        - (scende con Elisa e l'accompagna fino alla porta a destra, guardando di sottec­chi lo sconosciuto. Ad Elisa) Non dimenticare il nostro bridge... (Allo sconosciuto) Sono su­bito da voi.

Lo Sconosciuto             - (si alza e si inchina profon­damente dinanzi alla signora) Prego signora, non vi disturbate per me.

Elisa                              - (guarda attentamente lo sconosciuto che l'ha osservata con audacia. A Fiorenza) Ah! il bridge era per oggi? Allora non so se po­trò venire. Ti telefonerò.

Fiorenza                        - (le stringe la mano dinanzi alla porta) A fra poco.

Elisa                              - A rivederci, cara. (Squadra lo sco­nosciuto e saluta con un lieve cenno del capo, al quale egli risponde inchinandosi).

Fiorenza                        - (risalendo la scena) Volevate parlarmi? Il vostro nome?

Lo Sconosciuto             - Il mio nome? (Ride) Non ha nessuna importanza.

Fiorenza                        - (sconcertata) Non capisco, si­gnore.

Lo Sconosciuto             - Capirete subito. Io sono (si inchina battendo i tacchi) la persona che ha ritrovato la vostra borsetta...

Fiorenza                        - (con gioia) Davvero?

Lo Sconosciuto             - (inchinandosi) ...e viene a riscuotere la mancia competente...

Fiorenza                        - (molto agitata) . Fate vedere.

Lo Sconosciuto             - (cava fuori, con gesto grazio­so, la borsetta d'oro dalla tasca dei pantaloni) Ecco. E' una meraviglia: 300 granimi di ca­tena a maglie 'doppie, cerniera con trentadue piccoli brillanti, sei brillanti grandi e quattro rubini. Nell'angolo destro, la lettera F incro­stata di brillanti. (Leggermente) "La signora si chiama Fiorenza?

Fiorenza                        - Come lo sapete?

Lo Sconosciuto             - (con un gesto) Sempli­cissimo. Vi sono sei altri nomi di donna che cominciano con F: Francesca, Felicita, Flavia, Fiorenza, Fanny e Francine. Siete troppo bella per chiamarvi Francesca, troppo ricca per chia­marvi Felicita, troppo giovane per chiamarvi Flavia, troppo distinta per chiamarvi Fanny, e di nobiltà troppo recente per chiamarvi Fran­cine. Resta Fiorenza. Era facilissimo indovinare.

Fiorenza                        - (lo guarda con interesse) Non c'è male. (Stende la mano verso la borsa, ridendo) Date...

Lo Sconosciuto             - (apre la borsa e ne rovescia tutto il contenuto sul tavolo) Pardon. In cambio della mancia competente, tengo a farvi l'inventario di quanto ho preso... (Svelto cor­reggendosi) ...cioè trovato. Un portamonete in filigrana d'oro con tre brillanti, e cinque fran­chi, dentro. Poco. Solo una signora che ha il suo palco all'Opera e la macchina all'uscita, può permettersi di non aver denaro con sé.

Fiorenza                        - (ridendo) Avete indovinato an­che questo.

Lo Sconosciuto             - (continua senza badarle) Un portacipria in oro. Un astuccio d'oro con il rosso per le labbra - dovrebbe essere un po' più chiaro. Pettinino in tartaruga, con astuc­cio d'oro. Oggetti da manicure, naturalmente in oro. Uno specchietto montato in oro ce­sellato con una piccola scheggiatura: deve es­servi caduto in terra. Una lettera d'uomo con alcune verità e tre errori di ortografìa.

Fiorenza                        - L'avete letta? E' una grave in­discrezione. ..

Lo Sconosciuto             - Pardon, signora. Per voi era una lettera, per me un pezzo di carta qua­lunque nel quale la parola passione è scritta con una sola « s » : deve essere un uomo avaro, se fa economia perfino in una lettera d'amore. (Rimette tutti gli oggetti nella borsetta che por­ge a Fiorenza con un inchino).

Fiorenza                        - (prende la borsetta) Sono feli­ce di averla ritrovata. (Guarda lo sconosciuto esitando. Non sa se trattarlo come un uomo di mondo o un individuo qualunque. Dopo una pausa) Sedete, vi prego. Ora preparo lo chèque (Lo sconosciuto siede. Fiorenza va verso la piccola scrivania per riempire lo chèque. In una scatola, vi sono delle sigarette. Le offre).

Lo Sconosciuto             - (accende una sigaretta) Grazie, signora. La Kedivè è la mia sigaretta favorita.

Fiorenza                        - (si accinge a scrivere lo chèque)  Il vostro nome, per piacere...

Lo Sconosciuto             - E' per lo chèque?

Fiorenza                        - No; per il mio tagliando.

Lo Sconosciuto             - Allora scrivete: « L'uomo onesto »...

Fiorenza                        - Volete serbare assolutamente l'incognito?...

Lo Sconosciuto             -  Incognito si dice nel vo­stro mondo... Una persona semplice avrebbe detto... un nome falso...

Fiorenza                        - (sorridendo) Sicché come vi chia­mate?

Lo Sconosciuto             - (riflette un momento. Il suo sguardo cade sulla scatola delle sigarette) Si... Laurens... E. Laurens. E perchè no? Edoardo Laurens.

Fiorenza                        - (riempie lo cheque e lo stacca dal libretto)  Ecco. (Glielo porge).

Lo Sconosciuto             - (lo intasca) Grazie, signo­ra. (Fa come l'atto di andarsene).

Fiorenza                        - Sono io che vi ringrazio. E' un caro ricordo e mi sarebbe rincresciuto molto perderlo. (Con cordialità) Sedete ancora un momento, fumiamo insieme una sigaretta. (Prende una sigaretta nella scatola. Lo Scono­sciuto le porge l'accendisigaro) Grazie. (Lo guarda con interesse) Vi è ancora un'altra cosa della quale mi rallegro. Voi mi avete ridato la fiducia nell'umanità. Esistono ancora delle per­sone oneste.

Lo Sconosciuto             - (un po' imbarazzato) Ra­ramente però... Spero di non essere il solo tra le vostre conoscenze.

Fiorenza                        - Forse no. (Pausa) Siete unghe­rese ?

Lo Sconosciuto             - Si, signora.

Fiorenza                        - Quale è la vostra professione?

Lo Sconosciuto             - (imbarazzato) Attual­mente?

Fiorenza                        - Si. (Ha l'aria di aver compreso) Non avete impiego. La solita crisi. La questione economica.

Lo Sconosciuto             - (parla in fretta) Già, la crisi mondiale, il dumping, le restrizioni, gli scioperi... Forse questi argomenti non vi inte­ressano.

Fiorenza                        - Anzi, so perfettamente di che si tratta. Tutto si riduce in una continua richiesta di aumenti... Sicché non avete impiego?

Lo Sconosciuto             - (imbarazzato) Infatti, per­chè negarlo? Non ne ho.

Fiorenza                        - Conoscete qualche lingua stra­niera?

Lo Sconosciuto             - Il francese, l'inglese e il tedesco.

Fiorenza                        - (con calore) Bastano, mi pare. Siete stato all'estero?

Lo Sconosciuto             - Non al Polo Nord, ma un po' dappertutto.

Fiorenza                        - Strano, penò. Un uomo con tante qualità, senza impiego. E' veramente inaudito. (Pausa) Il capo della polizia è mio amico inti­mo; gli parlerò di voi. Chi sa che non riesca a mettervi a posto...

Lo Sconosciuto             - (con premura) Grazie, non vi disturbate, non vale la pena.

Fiorenza                        -  Ho degli ottimi amici banchieri. Avete mai lavorato in banca?

Lo Sconosciuto             - Oh si. Ultimamente, alla Banca Nazionale di Nizza.

Fiorenza                        - Dove avvenne quel famoso furto? Sono stata sulla Costa Azzurra e ne ho sentito parlare. Eravate a Nizza anche voi in quel tempo?

Lo Sconosciuto             - No, no, ero già partito. (Pausa) Forse tenterò di fare ancora qualche cosa all'estero.

Fiorenza                        - In che ramo?

Lo Sconosciuto             - In un negozio.

Fiorenza                        - (con calore)  Vi intendete anche di questo?

Lo Sconosciuto             - (si lascia andare per distra­zione) E come! Se sapeste che magnifica co­sa... aprire un negozio in. una strada frequen­tata... Non si sa mai se...

Fiorenza                        - Se andrà bene...

Lo Sconosciuto             - Evidentemente. Non si può prevedere.

Fiorenza                        - Perciò mi pare meglio cercare un impiego sicuro.

Lo Sconosciuto             - E che cosa v'è di sicuro oggi? Ritrovare una borsetta d'oro per riscuo­tere diecimila franchi di mancia.

Fiorenza                        - A proposito. Devo telefonare al commissariato per far sospendere le ricerche.

Lo Sconosciuto             - E' inutile, signora. L'ho già informato io. Vi chiedo scusa se ho dimenticato di dirvelo.

Fiorenza                        - (stupita) E come?

Lo Sconosciuto             - Poco fa, mentre vi aspet­tavo, il telefono ha squillato. Nessuno è venuto a rispondere e mi sono permesso di farlo io. Era appunto il commissario. Ho detto che la borsetta era stata ritrovata.

Fiorenza                        - Benissimo. Non vi hanno chie­sto chi eravate?

Lo Sconosciuto             - Perdonatemi, signora. Ho detto di essere il vostro segretario.

Fiorenza                        - Oh bella !

Lo Sconosciuto             - Speriamo che il vostro segretario me lo perdoni.

Fiorenza                        - Certo. Tanto più che in questo momento sono senza. Ho licenziato quello che avevo. Non mi sembrava troppo serio.

Lo Sconosciuto             - Possibile?

Fiorenza                        - (all'improvviso lo guarda con molto interesse) Giusto! E perchè non ho un segre­tario, visto che ne ho bisogno? (Riflette un po') Un'idea...

Lo Sconosciuto             - (imbarazzato) Col vostro permesso me ne andrei.

Fiorenza                        - Accettereste un impiego a casa mia?

Lo Sconosciuto             - Ho paura di non poter­mela cavare...

Fiorenza                        - (con civetteria) Sono convinta del contrario. Non mi sembrate una persona ti­mida... Direi piuttosto che sotto la vostra ap­parenza distinta si cela un essere intraprenden­te, audace, avventuroso; uno di quelli che si arrampicano ai balconi con le scale di seta, per raggiungere la bella... (Ridendo) Lo avete mai fatto?

Lo Sconosciuto             - Qualche volta. Ma oggi non ne vale più la pena, o molto raramente.

Fiorenza                        - (provocante) Qui per esempio, ne varrebbe la pena?

Lo Sconosciuto             - (getta uno sguardo signifi­cativo sui soprammobili senza guardare la don­na) Qui, sì.

Fiorenza                        - . Restate, allora. Sarete il mio se. gretario. Abiterete al piano superiore. E' mol­to tempo che cerco una persona di fiducia... un uomo fedele. (Senza dar peso) Avrete due­mila franchi il mese...

Lo Sconosciuto             - (riflette) Duemila...

Fiorenza                        - Vi sembra poco? Ve ne darò tremila, allora. Accettate. Entrerete in funzio­ne immediatamente. Manderò a prendere la vostra roba. Dove abitate?

Lo Sconosciuto             - Al Claridge. Sempre e da per tutto nei grandi alberghi : a Berlino, a Pa­rigi, a Londra. Preferisco stare con la gente ricca.

Fiorenza                        - Magnifico! Berlino, Parigi, Lon­dra... Siete proprio l'uomo che cercavo. Farete molta strada. Dovete essere di quelli che sfon­dano tutte le porte.

Lo Sconosciuto             - Anche abbastanza facil­mente...

Fiorenza                        - Allora è fatto? Restate? (Ride) Sì, non è vero?

Lo Sconosciuto             - Non ridete, signora, per favore. La donna ha due armi: le lacrime e il sorriso. Si difende piangendo e attacca sorri­dendo. Per questo il sorriso delle donne mi fa paura.

Fiorenza                        - (in tono scherzoso) Forse pian­gerò dopo?

Lo Sconosciuto             - (con convinzione) Certa­mente.

Fiorenza                        - Allora siamo d'accordo. Accet­tato. Oggi è il due, ieri era il primo del mese. Vi considero in carica da ieri.

Lo Sconosciuto             - Vi prego, signora...

Fiorenza                        - No, sono io che vi prego.

Lo Sconosciuto             - Riflettete: forse è una grande imprudenza ammettere in casa vostra un uomo che avete conosciuto da un quarto d'ora...

Fiorenza                        - Questo è affar mio.

Lo Sconosciuto             - La vostra fiducia è com­movente.

Fiorenza                        - Non rimpiangerete nulla. (Fa l'atto di suonare il campanello).

Lo Sconosciuto             - (fermandola con un gesto) Un momento, signora, per favore...

Fiorenza                        - Volevo farvi vedere la vostra ca­mera.

Lo Sconosciuto             - Avete detto che devo con­siderarmi in carica da ieri. (Cava di tasca lo chèque ricevuto poco prima) Allora ecco il vo­stro chèque. (Glielo porge) Ve lo restituisco. Se ieri ero già al vostro servizio, non posso ac­cettare nessuna ricompensa. Riprendetelo.

Fiorenza                        - (gli si avvicina molto provocante) E' solo per questa ragione?

Lo Sconosciuto             - Per questa ed anche per altre. Non potrei accettare un compenso da una bella donna. Soprattutto in denaro.

Fiorenza                        - (c. s.) E in altro modo?

Lo Sconosciuto             - (pausa) Forse... Suonate, ora. Ma vi prego di non dire a nessuno che non ho accettato la mancia. La gente è così mali­gna...

Fiorenza                        - Come volete. (Suona. Al came­riere che entra subito) Accompagnate il signor Laurens nella camera del segretario.

Il Cameriere                  - (apre la porta a destra dello sconosciuto) Di qui, prego.

Lo Sconosciuto             - (con un lieve inchino) Si­gnora... (Segue il cameriere ed escono).

Il Barone                       - (entra mentre Fiorenza strappa lo chèque) I miei omaggi. Tutto va bene, be­nissimo, anzi. Dove sono io non vi è nulla da temere. Vengo direttamente dal commissariato. Siamo sulla buona strada.

Fiorenza                        - (ironica) Sul serio?

Il Barone                       - Tutte le agenzie di pegni sono sorvegliate, tutti i gioiellieri sono avvertiti. Ho fatto fare la descrizione della borsa in duecento esemplari. Sono certo che la riavrete, visto che me ne occupo io. (Siede accanto al tavolino e poggia la mano sulla borsetta d'oro).

Fiorenza                        - Avete finito? Non ancora? Beh, prima di continuare, caro barone, fareste bene a guardare sotto la vostra mano.

Il Barone                       - (scorgendo la borsetta) Oh! che fortuna! Ho trovato la borsetta! Lo dicevo io che non l'avevate mai smarrita!

Fiorenza                        - Vi sbagliate. L'avevo smarrita e me l'hanno riportata.

Il Barone                       - E chi?

Fiorenza                        - Una persona onesta.

Il Barone                       - Incredibile! Avete visto il ri­sultato del mio annunzio? Il mio stile ha avu­to successo. Se fossi in America a quest'ora sarei il re della pubblicità. Peccato però ohe non abbia visto quella bestia rara.

Fiorenza                        - La vedrete spesso da ora in poi.

Il Barone                       - Dove?

Fiorenza                        - Qui.

Il Barone                       - E' un uomo?

Fiorenza                        - E che uomo!

Il Barone                       - Giovane o vecchio?

Fiorenza                        - Giovane, bello, robusto, elegan. te, intelligente, seducente.

Il Barone                       - E' il mio ritratto!

Fiorenza                        - . Quasi.

Il Barone                       - E' stato contento della mancia?

Fiorenza                        - Non ha voluto accettar nulla. (Con calore) Non sono riuscita a persuaderlo.

Il Barone                       - E' un uomo ricco!

Fiorenza                        - Molto povero, invece, e disoccu­pato... Un uomo simile... Che ingiustizia!

Il Barone                       - Che ingiustizia!

Fiorenza                        - E' quello che ho pensato an­ch'io. Quindi gli ho offerto il posto di segreta­rio.

Il Barone                       - Come? Ad un uomo che non conoscete e del quale non sapete nulla? Spero che cambierete idea!

Fiorenza                        - Niente affatto. In questo momen­to Pietro gli mostra la sua camera.

Il Cameriere                  - (entrando con lo sconosciuto)  Ho mostrato al signor Laurens la camera, co­me la signora ani aveva ordinato.

Fiorenza                        - (allo sconosciuto) Vi piace?

Lo Sconosciuto             - Sì, signora.

Fiorenza                        - (presentando) Il mio segretario signor Laurens, il barone di Ipoly. (Convene­voli) Il signor Laurens ha avuto la cortesia di ritrovare la mia borsetta.

Il Barone                       - (freddo) Ah sì? Ne sono molto lieto. (Ironico) Sicché il vostro biglietto di tea­tro non è stato sprecato...

Lo Sconosciuto             - Secondo... Conosco un uomo che ha trovato all'Opera di Parigi una collana di perle di tre milioni...

Il Barone                       - Ero veramente seccato di questo incidente. Tutte le signore che accompagno per­dono qualche cosa. (A Fiorenza) Vi ricordate quando la contessa Waldein perdette il suo brac­cialetto a Eipsom? Fu nel 1923, nel giorno in cui Mary I vinceva il derby.

Lo Sconosciuto             - (al barone) Pardon. Sie­te in errore. Il giorno in cui la Contessa Wal­dein perdette il braccialetto ad Epsom, Mary I arrivò seconda. Il vincitore del derby fu Bon­bon.

Fiorenza                        - (maliziosa) Avevo ragione? E' un uomo che sa tutto.

Il Barone                       - Può darsi che mi sia ingannato. I due nomi si somigliano tanto. (Altero) Erava­te occupato in Inghilterra in quel tempo?

Lo Sconosciuto             - (calmo) No. Vi ero an­dato soltanto per il derby di Epsom.

Barone                          - Anche io amo molto l'Inghilterra. Tutti gli anni ci vado due volte almeno. Del re­sto ho lì il mio sarto Scott and Company, Trafal­gar Square.

Lo Sconosciuto             - Pardon. Siete di nuovo in errore. Scott and Company non è in Trafalgar Square, ma in Old Bond Street.

Fiorenza                        - Stupefacente.

Il Barone                       - Prego. Trafalgar Square.

Lo Sconosciuto             - Vi ingannate, credetemi. Ha quattro vetrine sulla strada. Si trova pro­prio accanto ad Adler, il gioielliere, 19 Old Bond Street. Ne sono assolutamente sicuro.

Il Barone                       -  Ah, se è al 19 avete ragione. (Pausa) Mi pare che abbiate viaggiato molto, signor segretario. Siete stato in America?

Lo Sconosciuto             - Sì, a Chicago. Un viaggio di studi. Ho imparato delle cose molto uti­li, che certo non potrebbero interessarvi.

Fiorenza                        - Inutile raccontare al barone qualsiasi cosa sull'America... Egli ricorda sol­tanto quello che ha mangiato a bordo.

Il Barone                       - Oh, è ancora la cosa più inte­ressante, credete a me. Nell'ultima traversata ho mangiato un'insalata scozzese veramente squi­sita. Ne ho sempre cercata la ricetta inutilmen­te. L'ho anche chiesta allo chef del Ritz e a quello del Palace, ma nessuno la conosce.

Fiorenza                        - Che noia con questa insalata!

Lo Sconosciuto             - Mi rincresce di non aver avuto il piacere di conoscervi prima. Avrei po­tuto venirvi in aiuto. Ecco la ricetta: quattro cucchiaiate di maionese, una libbra di gamberi, due cetrioli e un cuore di lattuga. Se volete vi mostrerò anche come si prepara.

Fiorenza                        - (al barone) Che ne dite, eh?

Il Barone                       - (fa l'atto di abbracciare lo scono­sciuto) Sul serio? Non vi burlate di me? E' proprio la ricetta dell'insalata scozzese? Che gioia! E quando -mi insegnerete a prepararla?

Lo Sconosciuto             - Quando vorrete, signor barone.

Il Barone                       -  Presto, andiamo in cucina. (A Fiorenza) Vi sono gamberi in casa?

Fiorenza                        - Non so, forse no.

Il Barone                       - (con disprezzo) Che casa...

Fiorenza                        - Spero che non vorrete occuparvi di cucina, ora. Sarà per un altro giorno. Anda. te, barone. Bisogna che io metta il segretario al corrente delle sue mansioni. Arrivederci, ba­rone.

Il Barone                       - (baciandole la mano) I miei o-maggi. (Allo sconosciuto) Arrivederci, caro si. gnore. A presto (Con espansione). Scusate, a-vete detto un cetriolo e due cuori di lattuga? Arrivederci. (Esce).

Fiorenza                        - Eccolo diventato l'uomo più fe­lice del mondo. (Pausa) Vi prevengo che avre­te molto da fare in casa mia. Il mio ammini­stratore verrà nel pomeriggio. D'ora in poi è a voi che dovrà fare il suo rapporto. Poi dovrete occupai-vi anche della mia cassa privata. Non vi dispiace, spero.

Lo Sconosciuto             - Anzi...

Fiorenza                        - Non ho mai una forte somma in casa. Giusto lo stretto necessario: da ottanta a centomila franchi circa.

Lo Sconosciuto             - Nella cassaforte?

Fiorenza                        - Certo.

Lo Sconosciuto             - - E che cosa c'è ancora nella cassaforte?

Fiorenza                        - Titoli, cambiali, valori, assegni.

Lo Sconosciuto             - Anche gioielli?

Fiorenza                        - No. Quelli non li ho in casa. Sono alla Banca. Non vi pare che abbia ra­gione?

Lo Sconosciuto             - Naturalmente... cioè... non si «a mai. Forse è meglio aver tutto a por­tata di mano.

Fiorenza                        - Ma nella mia cassaforte ho mol­to denaro, molto oro.

Lo Sconosciuto             - Ottima idea... in verghe?

Fiorenza                        - No, in monete. Faccio collezio­ne da parecchi anni. Mi piace molto Foro.

Lo Sconosciuto             - Come vi capisco...

Fiorenza                        - Ho monete francesi, svizzere e inglesi, antiche e moderne. Un po' di tutto, al­la rinfusa. Strana passione, non è vero?

Lo Sconosciuto             - Anzi, fate benissimo. La numismatica è molto interessante.

Fiorenza                        - Preferite le monete antiche o le moderne?

Lo Sconosciuto             - Per me fa lo stesso. Non sono di gusti diificili... (Pausa). E la vostra cas­saforte dov'è?

Fiorenza                        - Nel mio studio che comunica poi con la vostra camera.

Sconosciuto                  - Non avrei mai osato sperare tanto.

Fiorenza                        - Non è un mobile artistico; ma a molti piace. Una delle mie amiche per esem­pio, mi ha detto che è magnifico.

Lo Sconosciuto             - (cauto) E dovendo paga­re una fattura, chi ha le chiavi?

Fiorenza                        - Sono in camera mia. Ma se vo­lete tenerle voi...

Lo Sconosciuto             - Oh... per me è indiffe­rente.

Fiorenza                        - Preferisco che le serbiate voi... (Apre un tiretto segreto di un piccolo mobile e prende le chiavi. Lo Sconosciuto la segue con gli occhi spalancati. Gettandogli le chiavi) Ecco le chiavi, venite con me, vi mostrerò lo studio. (Si avvia a destra).

Lo Sconosciuto             - (prende a volo le chiavi de­stramente) Subito, signora. (Segue Fiorenza che esce. Si ferma in mezzo alla scena, guarda le chiavi che ha in mano, le getta in aria fi. schiettando e le riacchiappa. Cava di tasca un portasigarette d'oro, lo rimette sul tavolino e gli parla come per calmarlo) Sta tranquillo. Non vado via ancora. Resto... Ci sono e ci resto.

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

La stessa scena del primo atto : le sei del po­meriggio del medesimo giorno. Le lampade so­no accese. Quando si leva il sipario, la scena è vuota.

La Cameriera                - (entra da sinistra, accompa­gnando Suzy) S'accomodi, prego.

Suzy                              - (timidamente) Sono invitata a ve­nir qui con una lettera a macchina. (La strin­ge nella mano) Eccola. Mi hanno scritto che dovevo presentarmi al palazzo Roder, dal se­gretario Laurens.

La Cameriera                - Vado ad avvertirlo subito.

Suzy                              - (molto agitata) Sapete che cosa vo­gliono da me?

La Cameriera                - Il signor segretario lo di­rà alla signorina. (Si avvia a destra).

Suzy                              - Aspettate un momento. (Con pre­cauzione) E' accaduto qualche cosa qui, a mez­zogiorno ?

La Cameriera                - Che cosa?

Suzy                              - Se lo sapessi ! Un giovane si è presentato qui a mezzogiorno... Un giovane di­stinto, coi capelli neri... Non sapete che cosa gli è accaduto?

La Cameriera                - Io non ho visto nessuno. Forse il domestico...

Suzy                              - Il domestico sì... cosa è successo quando sono andata via? A che ora è uscito? E' uscito solo? (Molto timidamente) Non so­no forse venuti due signori a prenderlo?

La Cameriera                - Quali signori?

Suzy                              - Due signori alti, robusti, con un'a­ria molto severa?...

La Cameriera                - Non saprei. Certo il Se­gretario potrà dirlo. Vado a chiamarlo: sta parlando col capo della Polizia.

Suzy                              - (si porta la mano al cuore) Ah!

La Cameriera                - Come?

Suzy                              - Nulla, nulla, andate pure.

La Cameriera                - (esce a destra).

Suzy                              - (aspetta qualche momento. Si vede che è nervosissima).

Lo Sconosciuto             - (entra a destra, seguito dal­la cameriera) Chi mi desidera? (A Suzy) Ah, siete voi? Io sono il signor Laurens, il segretario. Sedetevi, prego, signorina. (Alla ca­meriera) Grazie, non occorre altro. (La ca­meriera esce facendo una piccola riverenza).

Suzy                              - (cade di colpo su una poltrona) Che paura mi hai fatto! (Mostrando la tetterà) Quasi quasi non osavo venire. Ma che idea strampalata restituire la borsetta!... T'aspet­tavo sui carboni ardenti, non sapevo più che pensare... A un tratto bussano alla porta: u-na lettera da palazzo Roder... Il segretario vuol parlarmi d'urgenza. Ho creduto di mo­rire di paura, e sono venuta di corsa, come una pazza... Non tormentarmi più, spiegati, che fai ancora qui?

Lo Sconosciuto             - Faccio il segretario. Ab­biamo gente di là in salotto. C'è anche il Ca­po della Polizia... un uomo simpaticissimo...

Suzy                              - Intanto che io temo per te, tu ti diverti col capo della polizia! Bell'affere!

Lo Sconosciuto             - (leggermente) T'assicuro che è simpatico. Non capisce niente, ma è molto gentile. Sono contentissimo del mio nuo­vo impiego.

Suzy                              - Ma che intendi fare? Non vorrai rimanere qui con un falso nome e con falsi certificati... chiuderti in trappola per cinquecento franchi il mese?...

Lo Sconosciuto             - Pardon, tremila e ogni trattamento. Non puoi immaginare come sia piacevole vivere fra gente per bene.

Suzy                              - Sei impazzito! Che vuoi diventare? Presidente di qualche Società o Direttore Gene­rale di una Banca? Non ti vergogni? Che pen­seranno i tuoi amici di te?

Lo Sconosciuto             - Forse accetterò un po­sto da Direttore Generale. Nel mio Ufficio avrò le porte imbottite di panno verde e metterò il cappello a cilindro quando vi sarà un fune­rale. ..

Suzy                              - Ah sì?! E io? Che farò io in tutto questo? Non hai pensato a me? Io non posso mettere il cilindro. Vuoi piantarmi?... Eh no, caro, hai fatto i conti senza l'oste!... Non ti lascerò prendere una cattiva strada! Direttore Generale); ma che si scherza?

Lo Sconosciuto             - Non gridare; c'è gente accanto.

Suzy                              - Me ne infischio. Ho qualche so­spetto da ieri sera, da quando abbiamo visto quella donna all'Opera. Tutta questa storia non mi persuade. Sei restato per lei, inutile ne­gare. (Sospettosa) Dov'è la mancia competen­te?... I diecimila franchi, dove sono?

Lo Sconosciuto             - Zitta!

Suzy                              - Che zitta e zitta! Tanto non m'im­pressioni. Dov'è il denaro?

Lo Sconosciuto             - Se mi lasci parlare un momento, ti spiegherò.

Suzy                              -  Avresti dovuto farlo subito. (S'al­za) Ma se credi d'imbrogliarmi, t'inganni. Il denaro di quella donnina non mi dà alla te­sta. Se essa ha i milioni, io ho le unghie. Tan­to peggio per te: non mi muovo di qui. (Avanza verso la porta a destra) Ora aprirò la porta e griderò: « Signore e signori, devo farvi una comunicazione importante. Il si­gnor segretario non si chiama Laurens, e non è né signore né segretario, ma semplice­mente il famoso ladro Joe... ». (Mette la mano sulla maniglia come se volesse aprire la porta).

Lo Sconosciuto             - (Si precipita su lei, la strap­pa dalla porta e la costringe a sedere su una poltrona) Sei pazza? Hai pèrduto comple­tamente la testa!

Fiorenza                        - (entra da destra in abito da po­meriggio. Vede lo sconosciuto con Suzy e si ferma sulla soglia).

Lo Sconosciuto             - (a Suzy, fingendo di non ac­corgersi di Fiorenza) La cosa più interessan­te è stenografare bene, signorina... Non ri­cordo più, che metodo usate voi?... Perchè io detto molto rapidamente, vi avverto. (Fin­gendo di accorgersi ora solamente della presen­za di Fiorenza) Scusate, signora, è la dattilo­grafa. Ne avevo bisogno urgentemente. La vostra corrispondenza è arretrata di tre settima­ne.

Fiorenza                        - (osservando Suzy) E' molto tem­po che conoscete la signorina?

Lo Sconosciuto             - Ha lavorato con me qual­che tempo fa. Ho saputo che era disoccupata e l'ho fatta chiamare.

Fiorenza                        - (a Suzy) Sicché avete già la­vorato col signor Laurens?

Suzy                              - (con un'occhiata di traverso allo sco­nosciuto) Col signor Laurens? Eh, lo credo!

Lo Sconosciuto             - Preferisco avere con me persone che conosco già.

Fiorenza                        - (guarda l'uno e l'altra) Natural­mente.

Lo Sconosciuto             - Per quanto riguarda le condizioni...

Fiorenza                        - (allo sconosciuto) Mi fido com­pletamente di voi. Conoscete certo meglio di me le esigenze della signorina... (Con intenzio­ne) Non è vero, signorina?

Suzy                              - (con intenzione) Certo. Il signor segretario le conosce benissimo.

Lo Sconosciuto             -  Potremmo cominciare subito a lavorare.

Fiorenza                        - E' proprio così urgente?

Lo Sconosciuto             - (parla in fretta e un po' im­barazzato) Ho trovato delle lettere di tre settimane fa, .alle quali non è stato ancora ri­sposto. Bisogna farlo oggi. La signorina le scriverà. Ci sbrigheremo in un'ora. E da do­mani cominceremo a lavorare regolarmente, come facevamo prima.

Fiorenza                        - Mi rimetto a voi. Spero che non stancherete troppo la signorina.

Suzy                              - Non vi preoccupate, signora, vi so­no abituata.

Fiorenza                        - (li guarda ancora a lungo. Allo sco­nosciuto) Quando avrete terminato, tornate qui, per favore. (A Suzy) Arrivederci, signo­rina. (Esce a destra).

Suzy                              - (mentre Fiorenza esce) Arrivederci.

Lo Sconosciuto             - Avresti anche potuto di­re; arrivederla, signora.

Suzy                              - Neanche per sono! Sicché vuoi tro­vare un posto anche per me? Coi tempi che corrono, due posti, mi pare esagerato. V'è tan­ta gente che non ne ha nessuno... Mi fai ride­re. Hai dunque dimenticato chi siamo noi? Hai dimenticato la nostra vita avventurosa, e vuoi cacciarti fra queste mummie?...

Lo Sconosciuto             - Non ho dimenticato nulla.

Suzy                              - E allora, che vuoi fare in questa casa?

Lo Sconosciuto             - Il colpo più bello della nostra carriera.

Suzy                              - Che dici?

Lo Sconosciuto             - Ascolta. (Fa tintinnare le chitavi nella sua tasca).

Suzy                              - Denaro?

Lo Sconosciuto             - Meglio: oro, gioielli, titoli.

Suzy                              - (alzando le spalle) Ma, fa il piacere, quando mai i titoli fanno questo rumore? (Di nuovo sospettosa) Mostra.

Lo Sconosciuto             - (prende le chiavi di tasca) Non svenire... siediti per non cadere.

Suzy                              - (con una smorfia) Che effetto vuoi che mi faccia un mazzo di chiavi?... Sono la donna di un ladro e ne ho viste tante... in vita mia. Non m'incanti, sai.

Lo Sconosciuto             - (ridendo) Sono le chiavi della cassaforte della signora Roder.

Suzy                              - (subito eccitata) Davvero? Non scherzi, Joe? E dov'è la cassaforte?

Lo Sconosciuto             - Al piano di sopra, nel mio studio, (Marcato) Accanto alla mia came­ra da letto... magnifica camera, sai... comfort moderno: acqua corrente calda e fredda, ri­scaldamento centrale, cassaforte.

Suzy                              - E se si accorgono che le chiavi so­no sparite?

Lo Sconosciuto             - Non temere. (Marcato) Mi sono state consegnate personalmente... Me le hanno affidate!

Suzy                              - A te?! Le hanno affidate proprio a te? (Ride fino a torcersi) A allora che aspetti?

Lo Sconosciuto             - Che lo scrigno sia pieno. La signora Roder non ha in casa tutti i gioielli. Aspetto che faccia ritirare quelli che sono alla banca e li porti qui... Il resto è affar mio... e fileremo subito fino al Messico, senza fermarci. Saremo ricchi, ricchissimi e vedrai che laggiù diventerò un pezzo grosso.

Suzy                              - (gli salta al collo) - Ah, ora ti ricono­sco. Temevo che mi volessi piantare dinanzi a una macchina da scrivere per tutta la vita.

Lo Sconosciuto             - Come ti può venire in mente un'idea così bistecca! Ho bisogno d'un complice, perciò t'ho chiamata. Ascoltami be­ne: prenderai un tassì e mi porterai le valigie. Ho bisogno d'avere sottomano tutto il mio guardaroba: debbo essere elegaiitissiimo. (Voci tra le quinte. Cambia tono immediatamente) Al­lora, signorina, se non vi dispiace, possiamo salire in istudio.

Suzy                              - (tono cerimonioso) Come credete, si­gnor Segretario. (Via a sinistra con lui).

 Fiorenza                       - (entra da destra parlando col ba­rone che la segue) Tornate pure in salotto, caro barone. Cercavo il mio segretario.

Il Barone                       - Perchè?

Fiorenza                        - (battendo il piede) Ha portato qui una donna. Vorrei proprio sapere chi è.

Il Barone                       - La sua amante, certo.

Fiorenza                        - E come lo sapete? Forse è vera­mente una dattilografa. (Parla svelta, imitan­do senza volere, lo sconosciuto) Vi sono lette­re di tre settimane fa, alle quali non è stato ancora risposto... (Altro tono) Non vi pare che sia un uomo straordinario?

Il Barone                       - Ma si, ma sì... mi ha conqui­stato con la ricetta dell'insalata scozzese. Non nego che abbia un certo talento. Spero, però, che non sarà lui a rispondere alle mie lettere. Caia Fiorenza, non ani rendete infelice. Rispon­dete finalmente alla mia lettera.

Fiorenza                        - Quella nella quale avete scritto passione con una esse sola?

Il Barone                       - (disperato) Vi ho proposto di essere vostro marito e non il vostro professore d'ortografia. Perchè volete tormentarmi? Ri­spondetemi di sì.

Fiorenza                        - (ridendo) E allora sì.

Il Barone                       - Sicché mi accettate?

Fiorenza                        - Come marito? Neanche per so­gno!

Il Barone                       - Mi offendete sempre! E tutta­via vi assicuro che stareste benissimo con me. Non vorrete portare eternamente il lutto di vostro marito, spero. (Fiorenza indossa un abi­to da pomeriggio di una tinta molto vivace) Povero Carlo! Era il mio migliore amico! Sa­rebbe contento di saperci uniti.

Fiorenza                        - Me lo sconsiglierebbe violente­mente... Ah se i morti potessero parlare...

Il Barone                       - ...le vedove non si sposereb­bero più!

Fiorenza                        - Insolente! E' così che mi fate la corte ?

Il Barone                       - Fiorenza! Angelo mio, se sa­peste che uomo serio son diventato! Vi assi-cirro che ho messo tutto a posto. Mi sono per­fino privato dei cavalli da corsa...

Fiorenza                        - E volete mantenere una moglie con ciò che risparmiate sui cavalli?

Il Barone                       - Voi non avete nessun bisogno di essere mantenuta. Siete più ricca di Rot-schild. (Le bacia la mano) Acconsentite, vi prego. Sono stanco di essere solo un cavalier servente, promuovetemi a marito.

Fiorenza                        - Ma se avete tre amanti! Caro Barone, non mi sembrate una persona seria. Il vostro primo matrimonio è naufragato miseraramente.

Il Barone                       - (con voce piagnucolosa) Non per colpa mia. Le attenzioni della mia prima (moglie, erano infinite. Mi toglieva il vestito.

Fiorenza                        - Quando rientravate?

Il Barone                       - No, quando volevo uscire. O-gni volta che mi preparavo ad andare al circolo, mi faceva una scena tremenda e se re­stavo in casa, suonava tutta la sera Beetho­ven.

Fiorenza                        - (ridendo) Povero amico!

Il Barone                       - Sono veramente da compian­gere. Non avrei mai creduto di dover divor­ziare. (Baciandole la mano a lungo) Siate ca­ritatevole, Fiorenza.

Fiorenza                        - (ridendo) E voi siate ragione­vole, Barone. Andiamo a raggiungere gli altri ed evitiamo le maldicenze.

Il Barone                       - (malinconicamente) Mi vedono sempre all'Opera e ai concerti con voi, e tutti si burlano di me.

Fiorenza                        - Non dimenticate che vi andiamo anche stasera.

Il Barone                       - Lo so... purtroppo.

Fiorenza                        - (presso la porta) Venite, fedelis­simo cavaliere... (Escono insieme).

Il Cameriere                  - Accomodatevi signor Am­ministratore, vado ad avvertire la signora.

L'amministratore           - (sui 45 anni, in giacca, con una grossa borsa di cuoio) La signora è di buon umore, stasera?

Il Cameriere                  - Credo... Ha gente. Deve an­dare a teatro. Quindi ha poco tempo per voi...

L'amministratore           - Non fia nulla. Anzi, preferisco. Così finiremo più presto.

Il Cameriere                  - (esce).

Fiorenza                        - (entra da destra) Buona sera, caro amministratore. Come state? Spero che mi porterete buone notizie di Bereghat.

L'amministratore           - (le bacia la mano) Se sapeste, signora, quante preoccupazioni, quanti contrattempi... i maiali hanno la malattia... una perdita ingente... Del resto (mostra la borsa) ora vi farò un rapporto dettagliato.

Fiorenza                        - Grazie, ma non mi occupo più di questi affari. E' il mio segretario che lo fa­rà d'ora in poi.

Lo Sconosciuto             - (entra da sinistra e vedendo gente fa l'atto di ritirarsi) Pardon...

Fiorenza                        - Entrate, entrate, signor Laurens. Ecco il mio amministratore. (Presentando) Il signor Casimiro De Suhajda, il signor Edoardo Laurens mio segretario. Vi lascio soli coi vostri scartafacci. Buon divertimento. (Via),

L’amministratore          - (stringe la mano allo sco­nosciuto con una certa rudezza) Fortunatis­simo, signore.

Lo Sconosciuto             - (con lieve ironia) La for­tuna è tutta mia.

L’amministratore          - (apre la borsa) Se per­mettete, ecco i conti mensili che ho l'abitudine di mostrare alla signora. Credo che finiremo subito. Sarò breve. Devo andare al circolo... Voi non siete socio?

Lo Sconosciuto             - Non ancora. (A parte) Ma se si va avanti così...

L'amministratore           - Vi presenterò io... (Guarda l'orologio) Ho fretta; faccio parte di un giurì d'onore e non voglio rubarvi il vo­stro tempo.

Lo Sconosciuto             - State tranquillo, non ru­bate nulla. Sono qui per questo.

L'amministratore           - Prima di tutto volevo avvertire la signora che il trifoglio s'è perduto completamente. Non c'è stato mezzo di estir­pare la gramigna.,

Lo Sconosciuto             - E perchè volevate estirparla?

L'amministratore           - L'anno venturo po­tremo tentare con l'erba medica. Che ne dite?

Lo Sconosciuto             - (che non ha la minima idea di che cosa possa trattarsi, con improntitudine) Questa è una buona idea.

L’amministratore          - (contento d'aver a che fare con una persona che ha l'aria di inten­dersene) Oh!...non abbiamo abbastanza nutrimento per il bestiame. Forse bisognerebbe fare una coltivazione di zucche...

Lo Sconosciuto             - Ah! Si trattano bene i buoi!

L'Amministratore          - Se preferite i piselli cinesi...

Lo Sconosciuto             - (c. s.) Quasi quasi... I prodotti cinesi o giapponesi, in generale, sono i migliori...

L’amministratore          - (ridendo) Come vole­te. Non siete della partita, non è vero? (Pren­de dalla borsa delle carte) Allora credo che le cifre vi diranno poco... Vi daremo una rapida scorsa.

Lo Sconosciuto             - Fate, fate.

L'Amministratore          -  Ecco i conti d'agosto: (Legge le cifre molto presto, guardando i fo­gli) Cereali: beneficio agosto: Frumento 4630.

Lo Sconosciuto             - Franchi?

L’amministratore          - (ridendo) Si vede che non siete del mestiere! Franchi?!... Ah! Ah! No, quintali.

Lo Sconosciuto             - Grazie, continuiamo.

L’amministratore          - (c s.) Segala 2126; Orzo 3756; Avena 1443.

Lo Sconosciuto             - Più piano, prego.

L'Amministratore          - Scusate, temevo di an­noiarvi. (Legge un po' più lentamente, ma su-bito ricomincia con la sveltezza di prima) Gra­noturco in pannocchie 5520; sgranato 352; Frumento stacciato 370; Segala stacciata 150; Granoturco sgranato e scelto 250. Ecco. Ora le spese. Orzo per i porcellini di latte, 65.

Lo Sconosciuto             - Quintali?

L'Amministratore          - No, franchi. Frumen­to da stacciare 550...

Lo Sconosciuto             - Un momento. Quanto?

L'Amministratore          - 550, perchè me lo chie­dete?

Lo Sconosciuto             - Per niente, continuiamo.

L’amministratore          - (comincia a diventare ner­voso) Orzo 400. Segala stacciata 310.

Lo Sconosciuto             - Quanto?

L'Ammistratore             - (c. s.) 310. Perchè questa domanda?

Lo Sconosciuto             - Per sapere. Di che stacci ci serviamo a Bereghat?

L’amministratore          - (molto nervoso e impa­ziente) Di quelli sistema Cornvall. Sono i più moderni. Li abbiamo comprati l'anno scorso. I vecchi erano di un sistema troppo antiquato.

Lo Sconosciuto             - (con fermezza) Bisognerà adoperare di nuovo quelli di prima. Mi pare che questo sistema Cornvall, dia delle perdite considerevoli. (Prende i fogli) Permettete? (legge) Dov'è? Ah, ecco. Da 550 quintali di Frumento, ne restano 370. Da 310 quintali di Segala, 150. Incredibile!

L'Amministratore          - Prego...

Lo Sconosciuto             - (gli restituisce i fogli) Con­tinuiamo.

L’amministratore          - (si asciuga lai fronte. Con­tinua a leggere) 640 quintali di Granoturco in pannocchie da sgranare...

Lo Sconosciuto             - (prende di nuovo i fogli) Possibile?! Avete detto: sgranato 250! E il resto dove è andato a finire?

L'Amministratore          - E' semplicissimo. C'è almeno un 30% di scarto.

Lo Sconosciuto             - (calcola mentalmente) Che fa 192 quintali... nel granaio ve ne dovrebbero essere dunque 448.

L'Amministratore          - E il calo? (Balbetta sempre più nervoso) Lo scarto e il calo... Scusatemi... ma non c'è mai stato quest'uso... La signora non mi ha mai chiesto...

Lo Sconosciuto             - (alzandosi) Ne parlerò alla signora Roder. Continuerete a fare i vostri rap­porti a lei.

L’amministratore          - (spaventato) Ma no, ve ne prego, caro collega...

Lo Sconosciuto             - (ridendo) Collega... (Pau­sa) E' proprio il caso di dirlo.

L'Amministratore          - Finiremo per inten­derci.

Lo Sconosciuto             - (con intenzione) Ho già inteso tutto... perfettamente.

L'Amministratore          -  (prende un altro foglio)

                                      - Ieri al mercato abbiamo venduto i maiali al­ la ditta Cohen, a 2,40 la libbra.

Lo Sconosciuto             - (s'alza e si avvicina alla scri­vania) Aspettate un momento. Ho dato un'oc­chiata al giornale, poco fa. (Prende un gior­nale e lo scorre) Dove l'ho letto? Ah, ecco: Mercato del bestiame. (Legge) Maiali di prima qualità - è questo, vero? - 3 franchi e 20 alla libbra. (Lo guarda con disprezzo) Non ven­deremo più i nostri maiali alla ditta Cohen.

L’amministratore          - (molto imbarazzato) Peccato perdere un così buon cliente.

Lo Sconosciuto             - ...che ha trovato in voi un ottimo difensore. Strano...

L’amministratore          - (sempre più imbarazzalo)

                                      - Ma no, io non prendo la sua difesa. (Bal­ betta) Non avrei nessun interesse. Cerco soltan­ to di fare per il meglio. (Prende un altro ftiglio) Ora ecco...

Lo Sconosciuto             - Grazie. (Prende tutti i fogli) Verificherò io stesso. Leggete troppo in fretta. Non posso seguirvi. Mi interessano i det­tagli.

L’amministratore          - (confuso) Allora non mi resta che andar via. (Gli stende la mano).

Lo Sconosciuto             - (fa finta di non accorgerse­ne) Sarà meglio. Sbrigatevi, vi aspettano al circolo.E non transigete, mi raccomando, nel giurì d'onore! (L'Amministratore esce. Par­lando a se stesso) Caro collega... Non potevi di­re una parola più esatta...

Fiorenza                        - (entra da destra. Allo sconosciuto) E' andato via l'amministratore ? Siete rimasto soddisfatto del suo napporto?

Lo Sconosciuto             - Soddisfacentissimo. C'è quell'affare degli stacci, però...

Il Barone                       - (viene da destra seguito dagli altri, con le carte in mano) Si gioca o non si gioca stasera?

Elisa                              - Boris non è ancora venuto.

Il Capo della Polizia     - Questi campioni di bridge, si fanno sempre aspettare.

Elisa                              -  Potreste mandare due agenti a pren­derlo.

Il Capo della Polizia     - (ridendo) Telefono subito, signora. Lo farò condurre qui, vivo o morto. Troveremo senza dubbio le sue impron­te digitali su una carta. (Prende una carta da gioco sulla tavola e finge di esaminarla con la lente).

Fiorenza                        - Fareste più bella figura a tacere. E' un secolo che non avete acchiappato più nes­suno.

Il Capo della Polizia     - (allo sconosciuto) Soccorretemi voi. Queste signore credono che sia facile condurre a termine le indagini.

Lo Sconosciuto             - Tutt'altro.

Il Capo della Polizia     - E' un lavoro che sfibra i nervi in modo incredibile.

Lo Sconosciuto             - Figuratevi quelli del po­vero delinquente!

Elisa                              - Però spesso riesce a farla franca.

Lo Sconosciuto             - Evidentemente. E' costret­to ad essere più furbo della Polizia.

Fiorenza                        - Lo credo!

Il Capo della Polizia     - Tutti contro di me, dunque.

Lo Sconosciuto             - Niente affatto. E' il de­linquente che ha tutti contro e che deve guar­darsi da mille insidie: Dattiloscopia, Fotogra­fia, Casellario giudiziario, Telegrafo, Telefono, Telegrafia senza fili... Disgraziato!

Il Barone                       - (con malizia) E' veramente da compiangere, povero diavolo.

Il Capo della Polizia     - Peggio per lui che ha scelto quel mestiere.

Lo Sconosciuto             - Mah!

Il Barone                       - E allora si giuoca o- non si giuo. ca? Questo Boris lo fate arrestare o no?

Boris                             - (entra a destra in fretta).

Il Capo della polizia      - (lo indica a Fiorenza, sorridendo) Eccovelo. Dite male di noi, poi!

Boris                             - Buona sera, signore, chiedo scusa per il mio ritardo. (Agli uomini) Signori... (// suo sguardo si ferma sullo sconosciuto) Ma...

Fiorenza                        - (presenta) Il signor Laureile, mio segretario, il signor Boris d'Inkey, campione di bridge e di tennis.

Boris                             - (piano a Fiorenza) Dove l'avete pe­scato? (con ironia) Un nuovo astro che sorge? (Lo sconosciuto ha cambiato umore dall' arrivo di Boris. Questo incontro pare gli sia molto sgra­devole. Boris stringe la mano molto fredda­mente allo sconosciuto) Il vostro viso non mi è nuovo. Ci siamo già incontrati in qualche po­sto...

Lo Sconosciuto             - (imbarazzato) No, non credo... Certamente no.

Boris                             - Eppure... Forse mi inganno (Agli altri) Andiamo. Dove sono le carte? Posso fare due rubbers al massimo. (Cava fuori il suo tac­cuino) Ho ancora tre inviti per questa sera. Chi giuoca?

Il Barone                       - Io.

Elisa                              - Anch'io voglio giuocare.

Il Capo della polizia      - (a Boris) Mi do­vete una rivincita.

Fiorenza                        - Allora io mi sacrifico. Mi limi­terò a guardare.

Boris                             - Tiriamo a sorte per i posti. (;A Fio­renza) Sedetevi accanto a me, sarete la mia ma­scotte.

Il Barone                       - No. Fiorenza si metterà accanto a me.

Boris                             - Tiriamo a sorte. (Tutti si accostano alla tavola meno lo sconosciuto che resta in mezzo alla scena, guardando di tanto in tanto Boris).

Elisa                              - (a Boris) Io giuoco con voi.

Il Capo della Polizia     - Allora stiamo fre­schi... (I giocatori si piazzano come segue, in­tendendosi che Boris volge le spalle al pubblico.

BORIS

                    BARONE                                                    CAPO DELLA POLIZIA

ELISA

Fiorenza siede fra il barone e Boris).

Fiorenza                        - (al barone) Mi raccomando eh! Non aumentate troppo.

(Si distribuiscono le carte).

Il Barone                       - Conoscete la storiella dei due ebrei scozzesi?

Elisa                              -  La sappiamo a memoria. Ora si giuoca.

Il capo della polizia       - Ho dato io... Due fiori.

Elisa                              - Due picche.

Il Barone                       - Quattro ebrei... pardon... quat­tro fiori.

Boris                             - Quattro picche.

Il capo della polizia       - Passo.

Elisa                              - Passo.

Barone                          - Contro.

Boris                             - Cominciamo bene! Passo.

Il capo della polizia       - Passo.

Elisa                              - Passo.

(Lo Sconosciuto non distoglie mai lo sguar­do da Boris).

Suzy                              - (entra da sinistra con un foglio in ma­no) Scusate, signor segretario, devo rispon­dere anche a questa lettera? (Piano) Ho por­tato tutta la roba all'albergo.

Lo Sconosciuto             - Naturalmente... (Piano a Suzy) Guarda quel giovanotto in smoking, sen­za baffi, lo riconosci?

Suzy                              - (lo guarda) No.

Lo Sconosciuto             - Non fissarlo troppo. Sai chi è? Quello dei duecentomila franchi, cin­que anni fa a Cannes. Ti ricordi?

Suzy                              - Quando facevi il tedesco?

Lo Sconosciuto             - li barone di Hehenau...

Suzy                              - Te l'ho detto che finiva male...

Lo Sconosciuto             - S'è ricordato di avermi già visto in qualche posto...

Suzy                              - Siamo fritti.

Lo Sconosciuto             - Calma. Non mi ha rico­nosciuto. Se ti parlano di Cannes, rispondi che non ci sei mai stata.

Suzy                              - (con finta ingenuità) Cannes... Mai vista.

Lo Sconosciuto             -  Toma su, ora. (Forte) Sta bene, signorina.

Suzy                              - (umile) Ai vostri ordini, signor se­gretario. (Esce),

Fiorenza                        - (lasciando il tavolo da giuoco, al barone) Oh! barone... questo giuoco non è per voi... (Si avvicna allo sconosciuto) Cono­scete il bridge?

Lo Sconosciuto             - Un po'.

Fiorenza                        - E che cosa non sapete voi? So­no, certa che giocate benissimo anche al ten­nis... Fate molto sport?

Lo Sconosciuto             - Abbastanza.

Fiorenza                        - Io invece lo trascuro un po'.

Lo Sconosciuto             - Peccato. Gli sports sono la salute.

Fiorenza                        - I nostri antenati non ne face­vano.

Lo Sconosciuto             - E' per questo che sono morti.

(Durante queste battute si sente il mor­morio delle voci dei giocatori e si distinguono delle parole).

Elisa                              - Passo.

Il Barone                       - Passo.

Boris                             - Tre cuori.

Capo -                           - Passo.

Elisa                              - Piccolo chelem

Barone                          - Passo.

Boris                             - Passo.

 Capo                            - Contro il piccolo chelem a costo di morire...

Boris                             - Cominciate. Elisia, mostrate quello che avete. (Quando Elisa ha posato le carte, dice con tono sarcastico a Fiorenza) Fiorenza, guardate un po'. Con quelle carte, Elisa ha detto piccolo chelem. E ora come ma regolo?

Fiorenza                        - (si avvicina alla tavola e guarda le carte, in piedi, dietro Boris) E' difficile, molto difficile.

Boris                             - (spavaldo) Saprò cavarmela, state tranquilla.

Lo Sconosciuto             - (che si è avvicinato al ta­volo insieme a Fiorenza. Guarda le carte di Boris) -    - Non è difficile, anzi è gran chelem.

Boris                             - Niente affatto : al massimo piccolo I chelem... I tre cuori ci bastavano per terminare il rubber.

Lo Sconosciuto             - Gran chelem... Potrei di-j rigere il giuoco ad occhi chiusi.

Boris                             - Macché... Tentate, se volete. (Fai l'atto di cedergli le carte).

Lo Sconosciuto             - Grazie. Ho detto che potrei giuocare ad occhi chiusi e lo farò. (Resta in piedi con le spalle al tavolo da giuoco e diì faccia al pubblico. La scena seguente rassomiglia ad una seduta di prestidigitazione, tanto si svolge rapidamente. Quantunque egli parli molto svelto, si distingue benissimo ogni parola) E' I proprio semplicissimo. E' stato cominciato con quadri. Non è vero? Bene. Il morto prende el giuoca il fante di atout. (Fa un gesto in direzione del capo della polizia) E' da questa parte che hanno contato ? Allora il re di atout è di là. (Indica il barone) Se prende col re, tutto va bene. Non ha preso? Non importa. Faccio Vimpasse. Sarà per la prossima volta... il morto giuoca ancora un atout. Ci siamo? E la mano prende con l'asso. Dunque il vostro re è caduto, i Giuoco quadri di mano per tornare al morto... Non è stato molto difficile finora... Fatto?...! Grazie. Il morto ha ancora tre quadri superiori, I il re e la regina di picche... La mano ha quattro piccoli fiori e l'asso di picche. Se la mano scarta l'asso di picche, sulla carta di quadri che I è stata giuocata dal morto... volete farlo?... può ora sbarazzarsi degli ultimi piccoli fiori scartandoli sulle due picche che sono egualmente libere. E tutto il resto è buono... Che ne dite? Ho fatto gran chelem, ad occhi chiusi?

Il Barone                       - Inaudito !

Fiorenza                        - Ma questa è magia! Siete uno I stregone.

Il capo della polizia       - E' un professore.

Elisa                              - Quando mi darete lezioni di bridge?

Boris                             - Ho visto giuocare così, soltanto una volta in vita mia...

Elisa                              - Valeva la pena di vederlo. Ma ora scappo. (A Fiorenza) Arrivederci, cara... Buo­na sera a tutti. (Esce).

Il Barone                       - Dovreste andare a vestirvi, Fio­renza, altrimenti faremo tardi. Vado via e tor­no con la macchina. Farò di solito segnale col clakson.

Fiorenza                        - Va bene, va bene.

Il Barone                       - (allo Sconosciuto) Non avreste voglia d'andare all'Opera?

Lo Sconosciuto             - No, sono stanco.

Il Barone                       - Anzi... ci si dorme tanto bene.

Fiorenza                        - Allora vado a vestirmi. Boris è ancora stupefatto di quel gran chelem. (Esce a destra e il Barone a sinistra).

Boris                             - Siete un vero campione. Mi congra­tulo. Che colpo d'occhio. (Pausa. Fissandolo) Però sono sicuro che ci siamo già incontrati.

Lo Sconosciuto             - Forse per istrada o alle corse...

Il capo della polizia       - Succede qualche volta...

Boris                             - Non potrò dimenticare questa par­tita... Ho visto giuocare così una sola persona. A Cannes, un barone tedesco coi baffi... Siete stato a Cannes?

Lo Sconosciuto             - (dopo una pausa) Sì.

Il capo della polizia       - Un posto magnifico.

Boris                             - Un brutto ricordo di quel barone... Però era un genio al giuoco... Come voi.

Il capo della polizia       - Voi siete un mago.

Lo Sconosciuto             - Ma no, vi pare...

Boris                             - Che modestia... Senza esagerazioni quel tedesco era il migliore giuocatore di brid­ge che io abbia conosciuto. Ma mi ha fatto un brutto tiro. Quel caro barone m'ha derubato.

Il capo della polizia       - Ah! il famoso affare di quattro o cinque anni fa. Come accadde, ve­ramente?

Lo Sconosciuto             - (ha voglia di andarsene) Vogliate scusarmi. Devo assolutamente mostrare un conto alla signora Roder prima che essa esca.

Boris                             - (parla ora come se sapesse precisamen­te con chi ha da fare) Non vi interessa sa­pere come fui derubato? Eppure è un caso stranissimo. Non siete curioso?

Lo Sconosciuto             - i Ma sì. C'è sempre da im­parare qualche cosa.

Boris                             - Non credo che ne abbiate bisogno... Dunque, quell'uomo ed io alloggiavamo nello stesso albergo, in due camere accanto. (Brusca-monte, fissandolo) Conoscete il Palaee a Can­nes?

Lo Sconosciuto             - Sì. E' un ottimo albergo.

Il capo della polizia       - Il posto del delitto, dunque, è il Palaee. La vittima racconta.

Boris                             - Quella sera avevo guadagnato al Casino circa duecentomila franchi. Rientro in albergo e mi faccio portare un cognac dal ca­meriere.

Il capo della polizia       - In bottiglia o in bic­chiere?

Boris                             - In bicchiere.

Il capo della polizia       - Semplice o doppio?

Boris                             - Doppio. Lo bevo e me ne vado a letto.

Lo Sconosciuto             - (impaziente) Quando vi siete svegliato, i vostri duecentomila franchi, avevano preso il volo.

Boris                             - Come lo sapete?

Lo Sconosciuto             - Ci vuol poco a indovina­re... Avete parlato dà furto...

Boris                             - i Già... il denaro era scomparso. Tut­to in ordine nella camera. Solo le camicie era­no state tolte dall'armadio e gettate a terra, e io, i duecentomila biglietti da mille, li avevo messi proprio fra le camicie. Volevo depositarli in banca l'indomani mattina. E guardate che stranezza: il portasigarette, l'anello, l'orologio, i bottoni da camicia in brillanti, non erano stati toccati.

Il capo della polizia       - Infatti è sospetto.

Boris                             - La porta era chiusa dall'interno. Però il mio vicino, quel tale barone tedesco, partì improvvisamente l'indomani mattina, ne fu possibile rintracciarlo. Evidentemente il col­po l'aveva fatto lui. Non capisco come abbia potuto entrare dato che la porta era chiusa.

Lo Sconosciuto             - Forse dalla finestra.

Il capo della polizia       - (ridendo) Ah! Ah! Avrà avuto le ali, allora...

Boris                             - E come mai non mi sono svegliato al rumore?

Lo Sconosciuto             - Forse vi hanno dato un sonnifero.

Boris                             - E come avrebbero potuto darmi un sonnifero?

Lo Sconosciuto             - Mettendolo nel cognac?

Boris                             - Come sapete che ho preso un co­gnac?

Lo Sconosciuto             - Ce l'avete raccontato voi due minuti fa...

Il capo della polizia       - Dunque, il camerie­re era complice del ladro. Come era questo cameriere? Alto, magro, biondo, con le orecchie bucate e un tatuaggio sulla coscia destra?

Boris                             - Veramente non ho pensato a guar­dargli le gambe... Ricordo soltanto che era pic­colo, tarchiato e coi capelli grigi.

Il capo della polizia       - Peccato. Allora non può essere il mio uomo... Del resto è morto da dieci anni...

Boris                             - L'altro, invece, era vivo, e come!

Il capo della polizia       - Però una cosa è cer­ta: che il cameriere era complice.

Lo Sconosciuto             - (senza dar peso) E perchè fidarsi di un'altra persona? Bastava fermare il cameriere sul pianerottolo con un pretesto qual­siasi; per esempio, .mandarlo a prendere qualche cosa, e, nella sua assenza, versare la polverina...

Boris                             - Credete?

Lo Sconosciuto             - E' così, che me lo figuro.

Il capo della polizia       - Ah ! Ah ! Ah ! S ignor Laurens, limitatevi al vostro bridge. In queste cose siete veramente un dilettante. L'affare non è così semplice come credete. Perchè il ladro avrebbe lasciato allora l'anello, i bottoni di brillanti...

Lo Sconosciuto             - Perchè erano falsi.

Boris                             - (irrigidendosi) Strano. E avrebbe avuto il tempo di accorgersi di questo ?

Lo Sconosciuto             - Ma no. I gioielli dei giuo-catori sono quasi sempre falsi.

Il capo della polizia       - Come lo sapete?

Lo Sconosciuto             - Sono cose che si leggono nei romanzi polizieschi.

Il capo della polizia       - Quante ne inventano quei romanzi... (Ride) Ma ora devo andar via. Arrivederci, Boris. (Batte sulla spalla dello Sco­nosciuto in modo gioviale. Lo Sconosciuto che gli voltava le spalle, spaventato, stende le due mani come per farsi passare le manette) Arri­vederci, caro signore. E vi raccomando la sto­riella del sonnifero. (Ride ancora) Siete vera­mente un dilettante. (Esce).

Lo Sconosciuto             - (a parte) Un dilettante.

Boris                             - Forse quel barone aveva letto molti romanzi polizieschi... (Lo osserva di nuovo) Co­nosco la vostra fisionomia, ma c'è qualcosa di mutato. Forse siete ingrassato... o forse dima­grito. Dove v'ho visto? Appena me ne ricorde­rò, vi darò un colpo di telefono.

Lo Sconosciuto             - Grazie, non c'è premura.

Fiorenza                        - (in abito da sera a Boris) Discu­tete ancora della partita?

Boris                             - E' stata giuocata benissimo. Siete un vero maestro.

Fiorenza                        - Il Paderewsky del bridge.

 Boris                            - Non vi mancano che i baffi.

Lo Sconosciuto             - (spaventato) Che c'entra­no i baffi?...

Boris                             - Paderewsky ne ha un bel paio, mi pare...

Suzy                              - (viene da sinistra con una carta e un taccuino) Signor Segretario...

Lo Sconosciuto             - Scusate. (Va nell'angolo destro della scena per raggiungere Suzy. Duran­te il loro dialogo Fiorenza e Boris parlano a voce bassa nelVangolo sinistro del fondo) Che c'è, signorina? Volete rispondere a questa let­tera? (Guarda la carta. Dettando) « Accusiamo ricevuta della stimata vostra del 26 corrente e ab­biamo il piacere di comunicarvi... » (piano, co­me dettando) di comunicarvi che le cose si met­tono male. Quello lì, mi secca continuamente col suo barone tedesco. Ha fatto allusione ai baffi che portavo allora. Attenta!... Ci sta osservan­do. Non abbiamo tempo da perdere. Potrebbe ricordare oggi stesso e quindi bisogna far pre­sto... A te! Sii abile, ora.

Suzy                              - Che devo fare?

Lo Sconosciuto             - Le quattro valigie so­no qui?

Suzy                              - Sì.

Lo Sconosciuto             - (parla sempre come se det­tasse ed essa tiene sempre il suo blocco di carta, facendo finta di' stenografare) Cerca di ficcar tutto in una sola valigia. Ne devi lasciare tre completamente vuote. Corri in albergo e prendi i passaporti. Vai in tassì, quando torni, fallo fermare all'angolo della strada. Fra un quarto d'ora giusto. Appena tutto sarà pronto, me lo dirai. Essi vanno a teatro. Avremo il tempo di aprire la cassaforte. Facciamo repulisti e filiamo subito. Il treno di Berlino parte alle 9,30. Fi­no a domani mattina nessuno ci cercherà e al­lora saremo già lontani.

Suzy                              - (che ha scritto nel taccuino tutto quel­lo che egli ha detto) Va bene.

Boris                             - (congedandosi da Fiorenza) I miei ossequi, signora. Buona sera, signor segretario. Quale è il titolo di quel romanzo poliziesco?

Lo Sconosciuto             - (molto nervoso) « Avven­ture di un imbecille ».

Boris                             - Grazie. Lo comprerò domani mat­tina. Arrivederci. (Esce).

Fiorenza                        - (prende una sigaretta in una scato­la sul tavolino e chiede del fuoco allo Scono­sciuto) Per piacere...

Lo Sconosciuto             - (accorre, accende la sigaret­ta col suo accendisigaro e continua a parlare con Suzy, come se dovesse terminare una lettera)  Dove siamo rimasti? Ah sì. Ecco. (Al­zando la voce) « Vi ripeto di voler esattamente osservare gli ordini di cui sopra, e vi prego di mandarmi un rapporto dettagliato. Gradite signore, ecc., ecc. ». In data di oggi. E' fatto, signorina ?

Suzy                              - (scrivendo) I miei distinti saluti... Fatto.

Suzy                              - (riunisce le sue carte) Buona sera (Esce).

Fiorenza                        - Siete un uomo straordinario: dettate una lettera, discutete, ascoltate il rap­porto dell'amministratore, verificate i conti, ri­solvete un problema di bridge. Avete battuto a fondo il nostro amico Boris, che è rimasto molto mortificato. (Lo Sconosciuto fa un gesto d'impazienza) Ma che avete? Sembrate nervo­so. Bisogna essere più allegri, ora. Raccontate­mi qualche cosa. Avete viaggiato tanto... chi sa quante cose interessanti avete vistò. Anzi... rac­contatemi le vostre avventure...

Lo Sconosciuto             - Ora? Ma non dovete an­dare a teatro?

Fiorenza                        - Ah! Già. Peccato, sarà per un'al­tra volta. Però ditemi almeno questo: vi piac­ciono le persone che avete incontrato qui ? Elisa è una bella donna, non è vero?

Lo Sconosciuto             - Non è neanche da para­gonare a voi, signora.

Fiorenza                        - Perchè? Cosa ho di speciale io? I miei abiti sono eleganti... ma in quanto al resto?... se mi incontraste per la strada o sulla terrazza di un grande albergo fra cento donne belle, vi accorgereste di me?

Lo Sconosciuto             - Senza dubbio.

Fiorenza                        - E perchè?

Lo Sconosciuto             - Non saprei dire, così... E' l'insieme... così come siete. La vostra distinzio­ne, la vostra grazia... Tutto in voi è mistero e promessa.

Fiorenza                        - Promessa? Ah! ah! Lo avete in­dovinato dal mio sorriso o dai miei occhi ?

Lo Sconosciuto             - Da tutti i vostri gesti, da tutti i movimenti che fate quando camminate, quando vi fermate, quando accendete una siga­retta...

Fiorenza                        - (con civetteria) Spero di non aver acceso voi invece della sigaretta...

Lo Sconosciuto             - Mi accade di rado, ma se ardo è per molto tempo...

Fiorenza                        - Non mi piace la gente che si infiamma presto...

Lo Sconosciuto             - Qual'è l'uomo ideale per voi?

 Fiorenza                       - Un uomo forte, giovane, intelli­gente... che sappia fare tutto meglio di me; che non mi ami per il mio profumo ma per me 6tessa, che veda in me soltanto la donna, senza interessarsi delle mie ricchezze... Vi pare che ci si stia proprio tanto bene in questo palazzo... Io non ho che amiche che mentono e uomini che desiderano la mia fortuna, non me... E' una gabbia dorata. Tutti mi invidiano. Tutti so­no gelosi di quello che posseggo. A volte penso che sarebbe meglio abbandonare tutto. Ma che fare poi?

Lo Sconosciuto             - Vivere e amare.

Fiorenza                        - Chi?

Lo Sconosciuto             - Me, per esempio...

Fiorenza                        - Voi? Perchè proprio voi? Siete molto audace. Che desiderate?

Lo Sconosciuto             - Non lo so più neanche io stesso, ora. Stamane non volevo che la mia ricompensa, diecimila franchi... Vi ho rinun­ziato per uno dei vostri sorrisi...

Fiorenza                        - E' molto per un sorriso... (Le balena l'idea) Non posso accettare. L'estate scorsa, ad una fiera di carità, vendevo delle coppe di champagne e un signore che non vo­leva bere ha chiesto un bacio. «Avrete cin­quemila fianchi per i vostri protetti se mi da­rete un bacio », disse.

Lo Sconosciuto             - (con un moto di gelosia) E voi glielo avete dato?

Fiorenza                        - Sì. Ho pensato ai miei poveri or­fanelli. Per una volta un bacio è servito a qualche cosa. Ma se quel ricco signore ha pa­gato cinquemila franchi per un bacio... voi non potete pagarne dieci per un sorriso...

Lo Sconosciuto             - Avete ragione... siete adorabile. (La bacia a lungo).

Fiorenza                        - (dopo il bacio, con dolcezza, insi­nuante) Non ho spiccioli...

Lo Sconoscinto             - Siete deliziosa... (La ba­cia ancora).

Fiorenza                        - Edoardo...

Lo Sconosciuto             - Non mi chiamate così.

Fiorenza                        - E come allora?

Lo Sconosciuto             - (la bacia ancora) Chiama­temi Joe... è il nome dell'amore.

Fiorenza                        - Joe... Quando vi ho visto per la prima volta, ho sentito qualcosa...

Lo Sconosciuto             - Dove?

Fiorenza                        - Qui, al cuore. (Lo Sconosciuto la cinge con le braccia, vede i gioielli della donna e la carezza macchinalmente dimentican­do per un istante il suo ruolo) Strano! dal pri­mo momento ho avuto fiducia in voi.

Lo Sconosciuto             - Come siete buona... Sta­nòtte, dopo il teatro, verrò a bussare alla vo­stra porta.

Fiorenza                        - Impossibile. In camera mia non è mai entrato nessuno. E' il mio santuario. Non voglio prof aliarlo...

Lo Sconosciuto             - Verrò a darvi soltanto un bacio.

Fiorenza                        - ... è là che conservo le mie co­se più preziose... i ricordi e i gioielli.

Lo Sconosciuto             - ... non è un ostacolo se si conosce il segreto.

Fiorenza                        - (porgendogli le labbra) Quel se­greto si compone di cinque lettere.

Lo Sconosciuto             - Quali?

Fiorenza                        - (con passione) Amore.

Lo Sconosciuto             - (baciandola) Amore. E' la più bella parola. Mi ami?

Fiorenza                        - T'amo!

Lo Sconosciuto             - Ripetilo... cara... E se un giorno sapessi qualche cosa di me, potresti continuare ad amarmi?

Fiorenza                        - Che cosa?

Lo Sconosciuto             - Per esempio... (Pausa) che non sono libero...

Fiorenza                        - E perchè non potrei amare quel­lo che non mi appartiene? Quante cose belle non sono mie eppure le amo... Credo che noi donne possiamo amare veramente solo quello che non ci appartiene.

Lo Sconosciuto             - Noi uomini, invece, amia­mo soltanto quello che ci appartiene intera­mente. Siamo più egoisti. (Dalla strada si sen­te il clakson del barone).

Fiorenza                        - Devo andare. Tu resti?

Lo Sconosciuto             - Resto. Ho da fare. Devo verificare i conti.

Fiorenza                        - Lavori di notte? Non è necessa­rio. Una donna non ha bisogno di un segreta­rio la notte. La notte appartiene agli amanti e ai ladri.

Lo Sconosciuto             - (con ambiguità) Allora mi appartiene...

Fiorenza                        - (d'improvviso) A che ora vai a letto?

Lo Sconosciuto             - Quando vuoi. Perchè?

Fiorenza                        - (imbarazzata) Per nulla... Vo­levo sapere... Forse, tornando da teatro verrò a dare un'occhiata ai conti...

Lo Sconosciuto             - Forse?

Fiorenza                        - Certamente.

La Cameriera                - (entrando con un mantello di Fiorenza) Il signor barone è giù iti macchi­na che attende la signora.

Fiorenza                        - (infila il mantello e porge la mano allo Sconosciuto) Buona sera.

Lo Sconosciuto             - (le bacia la mano) State attenta alla vostra borsetta. Difficilmente la ri­trovereste una seconda volta. (Fiorenza esce, se­guita dalla cameriera).

Suzy                              - (entra molto agitata) E' andata via?

Lo Sconosciuto             - Sì.

Suzy                              - Tutto è fatto. Dammi un bacio. (Gli cffre la bocca).

Lo Sconosciuto             - (seccato) Lasciami.

Suzy                              - Che hai? E' accaduto qualche cosa?

Lo Sconosciuto             - Non capiresti.

Suzy                              - Me lo spiegherai in treno. Ora non abbiamo tempo da perdere.

Lo Sconosciuto             - (siede) Piano, piano.

Suzy                              - Come? Ti siedi e cominci a fumare? Tutto è pronto. Ho riunito gli abiti in una sola valigia. Le altre tre sono completamente vuo­te. Basteranno, spero. Le ho messe nel tuo stu­dio, accanto alla cassaforte. Il tassì ci aspetta qui all'angolo. (Mostra la sua borsetta) Ed ec­co i passaporti. Il treno parte alle nove e mez­zo. Fino a domattina nessuno ci cercherà.

Lo Sconosciuto             - (furioso) Come lo sai? Chi te l'ha detto?

Suzy                              - Tu. Mezz'ora fa.

Lo Sconosciuto             - Non ho detto nulla. Se l'ho detto mi sono sbagliato. L'affare è riman­dato. Fino a nuovo ordine non si parte.

Suzy                              - Perchè?

Lo Sconosciuto             - Stasera ci cercheranno.

Suzy                              - Chi?

Lo Sconosciuto             - Mi secchi.

Suzy                              - Ah! E posso sapere che cosa si farà?

Lo Sconosciuto             - Non devo renderti conto. Levati dai piedi.

Suzy                              - i Va bene, va bene. Dammi un bacio. (Gli porge le labbra).

Lo Sconosciuto             - (la bacia distrattamente) Vattene, adesso. Paga il tassì e mandalo via.

Suzy                              - E poi?

Lo Sconosciuto             - Chiudi le valigie e metti­le da parte.

Suzy                              - Ewpoi?

Lo Sconosciuto             - Torna in albergo.

Suzy                              - Sicché non vuoi proprio profittare di questa notte?

Lo Sconosciuto             - Anzi. Ho ancora delle cose molto importanti da regolare qui...

Suzy                              - Posso aiutarti?

Lo Sconosciuto             - (con un gesto significativo) No. In questo proprio non puoi.

FINE SECONDO ATTO

ATTO TERZO

La scena rappresenta lo studio del segretario di casa Roder. Mobilio disparato: a mobili di stile, molto eleganti, tappezzerìe ricche, qua­dri di valore, specchi e oggetti d'arte preziosi, sono mischiati altri mobili che portano una nota stonata. Di fronte al pubblico, una gran­de cassaforte; in fondo a destra, una scrivania americana a saracinesca arrotolata e una mac­china da scrivere, su un tavolino. Grossi libri d'amministrazione, una pendola, il telefono. In primo piano, al centro, una tavola coperta da un tappeto prezioso. A sinistra, porta che dà sul corridoio; a destra, porta che mette nella came­ra del segretario. E' la sera dello stesso giorno, alle undici e un quarto. Quando il sipario si apre, lo sconosciuto e il cameriere sono in scena.

Lo Sconosciuto             - (seduto presso la tavola, fi­nisce di bere il tè).

Il Cameriere                  - (sparecchia) Desiderate al­tro?

Lo Sconosciuto             - No, grazie. (Si sente il rumore di un'automobile, guarda l'ora) E' for­se la signora che rientra? Lo spettacolo è fi­nito?

Il Cameriere                  -  Vado a vedere. Buona not­te, signor segretario. (Esce a sinistra).

Lo Sconosciuto             - (è molto agitato. Si alza bruscamente. Guarda ancora l'ora e corre nella camera a destra lasciando la porta aperta. Tor­na in scena senza giacca, mentre indossa quella di un pigiama di seta verde. Ha in mano uno spruzzatore con acqua di Colonia. Si guarda nello specchio. Si accomoda i capelli. Si profu­ma. Dopo, traccia grandi cerchi innaffiando la camera, in modo comico e affrettato. Profuma anche, per troppo zelo, il telefono e la macchi­na da scrivere. E' allegro e fischietta mentre compie queste operazioni).

Suzy                              - (entra dalla porta di destra che è aper­ta. Indossa lo stesso abito del pomeriggio. Osserva gli sforzi dello Sconosciuto con un sorri­so ironico e quando lo vede spruzzare la mac­china, dice) Attento; la macchina si rovina.

Lo Sconosciuto             - (si volta di scatto spaventa­to e lascia cadere il vaporizzatore)  Come sei entrata qui? Ti avevo detto di restare in alber­go. Come osi tornare?

Suzy                              - (si appoggia allo stipite della porta, calmissima) Non sono andata via.

Lo Sconosciuto             - (fuori di se) E dov'eri?

Suzy                              - (tranquillamente) Sotto il letto.

Lo Sconosciuto             - Che vecchio trucco!

Suzy                              - Vecchio, ma sicuro. Sei andato su e giù per la camera, senza vedermi.

Lo Sconosciuto             - (scoppia di collera. Ascolta i rumori che giungono attraverso i muri, temen­do che Fiorenza entri ad ogni momento) E cosa ci stavi a fare lì sotto?

Suzy                              - (sempre con calma ironica) Oggi, mentre scrivevo a macchina, m'è caduta la gomma. Ho supposto che fosse rotolata nel­l'altra camera... sotto il letto... e la cercavo...

Lo Sconosciuto             - Credi di prendermi in gi­ro? Bada!... Sgombra subito. Morse!

Suzy                              - Neanche per sogno. Sto benissimo qui. (Siede).

Lo Sconosciuto             - (sorveglia nervosamente la porta di sinistra) Vattene via immediata­mente, se ti è cara la vita. Non costringermi a mandarti via per forza.

Suzy                              - Se t'azzardi a toccarmi, mi metto a gridare.

Lo Sconosciuto             - (guarda Suzy con furore. Suzy fùnge di essere molto calma, accende una sigaretta e soffia il fumo in faccia olio Sconosciuto) Ti spaccherò la: testa... (Alza la ma­no) Così imparerai a disobbedire.

Suzy                              - (non ha paura perchè la scena è piut­tosto comica che brutale) Se mi tocchi sol­tanto con la punta di un dito, strillo così for­te, che la tua magnifica situazione andrà a far­si benedire!

Lo Sconosciuto             - (tenta la persuasione) Va. T'ho detto d'andartene. Ho veramente da fare. (Mostra le carte sulla scrivania) Arrivederci.

Suzy                              - (senza sconcertarsi) Posso aiutarti...

Lo Sconosciuto             - Non puoi... (Guarda la porta a destra).

Suzy                              - Allora aspetterò che tu abbia finito.

Lo Sconosciuto             - (disperato) Ma capisci che non devi restar qui? Che vuoi?

Suzy                              - (sempre calma) Voglio vedere.

Lo Sconosciuto             - (furioso) Mi secca esser guardato mentre lavoro.

Suzy                              - (c. s.) Allora leggerò il giornale.

Lo Sconosciuto             - Vuoi proprio forzarmi a batterti? (Suzy non si muove) Persisti dunque a restare?

Suzy                              - Sì.

Lo Sconosciuto             - (cambia tattica) E va be­ne. Allora me ne andrò io. (Osserva l'effetto delle sue parole).

Suzy                              - Fa come vuoi. (Pausa) Che devo di­re alla signora Roder, se ti cerca? Che sei an­dato dove?

Lo Sconosciuto             - Non mi cercherà.

Suzy                              - Se bussa alla porta?

Lo Sconosciuto             - Non busserà.

Suzy                              - Tu stesso m'hai detto che qualcuno t'avrebbe 'cercato. Volevo sapere se è la verità. E' per questo che sono rimasta.

Lo Sconosciuto             - Che te ne importa?

Suzy                              - Me ne importa... e come! E' molto interessante sapere che cosa viene a fare una gran dama, la notte, da te.

Lo Sconosciuto             - Sei sempre gelosa?

Suzy                              -  Soltanto sospettosa. E come compli­ce, voglio sapere.

Lo Sconosciuto             - Che cosa?

Suzy                              - Chi t'ha sconsigliato un affare che sembrava sicurissimo? Può darai che il compli­ce sia infedele. Bisogna sorvegliarlo.

Lo Sconosciuto             - Sotto di letto?

Suzy                              - Tutti i posti sono buoni. Sono tua allieva.

Lo Sconosciuto             - Davvero? Allora puoi an­dartene; la lezione è finita. Continueremo do­mani. (Sorveglia la porta a sinistra).

Suzy                              - Non me ne vado. Aspetto...

26

 Lo Sconosciuto            - Che?

Suzy                              - (indica a destra) Che bussino. (Sii bussa a sinistra. Lo sconosciuto si aggrappa alla sedia non sapendo che fare. Suzy, vittoriosa) L'avevo detto?

Lo Sconosciuto             - (presto) Non ti resta che fare la sibilla. (Indica la porta a destra) Va, va. (La spinge fuori) Quella camera ha una por­ta che dà nel corridoio...

Suzy                              - Griderò.

Lo Sconosciuto             - E io ti strozzerò. (Si bus­sa ancora. La spinge nella camera a destra e chiude la porta a chiave) Avanti.

Il Cameriere                  - (da sinistra) Scusate, signo­re, c'è l'amministratore.

Lo Sconosciuto             - E cosa vuole?

Il Cameriere                  - Dice che deve vedere asso­lutamente il signor segretario.

Lo Sconosciuto             - Alle undici e mezzo di sera ?

Il Cameriere                  - Pare che si tratti di un af­fare molto urgente.

Lo Sconosciuto             - (impaziente) La signora è rientrata ?

Il Cameriere                  - No, signore. Che devo ri­spondere ali 'amministratore ?

Lo Sconosciuto             - (furioso) Ditegli che sono partito... che sono uscito & cavallo... che sono morto...

Il Cameriere                  - (con dignità) Che il signor segretario è già a letto?

Lo Sconosciuto             - Ecco... (// cameriere s'av­via) No. Ho cambiato idea. Fatelo entrare. For­se, è veramente una cosa importante.

Il Cameriere                  - Subito, signor segretario. (Via a sinistra).

Lo Sconosciuto             - (si sforza di essere calmo. Bussano) Avanti!

L’amministratore          - (E' imbarazzato. Apre as­sai meno sicuro che nel pomeriggio) Buona sera, signore. Vi prego di scusarmi se v'impor­tuno ad un'ora così impossibile.

Lo Sconosciuto             - Niente, niente... Di che si tratta?

L'Amministratore          - Come posso comincia­re? E' tutta una storia... (Molto umile) Posso sedere? Sono stanco.

Lo Sconosciuto             - (con degnazione) Prego'. Ma siate, breve. Ho ancora molto da fare. Stavo appunto verificando i conti di Beregath. (Gli mostra il pacco di carte che è sulla scrivania).

L’amministratore          - (è incerto perchè si sen­te colpevole) Vi sono molti errori?

Lo Sconosciuto             - (con freddezza) Sì. L'Amministratore       - E' per questo che sono tornato. So che è piuttosto grave... a proposi­to dei maiali.

Lo Sconosciuto             - C'è anche dell'altro! Quel­la storia dei foraggi, per esempio... Mi pare molto strana... Perchè privare i poveri buoi dei piselli cinesi?

L'Amministratore          - Non sono io che li ho mangiati.

Lo Sconosciuto             - I piselli no... ma il dena­ro che essi rappresentavano...

L'Amministratore          - Io non ho incassato che delle percentuali.

Lo Sconosciuto             - Ah! Perfetto!

L'Amministratore          - Sentite. Certo voi mi comprenderete. La vita è tanto cara... Noialtre persone distinte...

Lo Sconosciuto             - E si andava avanti così da anni e anni... Tutte queste sottrazioni (Guarda l'amministratore) ...debbono ammontare a pa­recchie centinaia di migliaia di franchi...

L'Amministratore          - Oh no!... tutt'al più due o trecento mila.

Lo Sconosciuto             - (alzandosi) Per me fa lo stesso. E' un procedimento disonesto. I giudi­ci metteranno in chiaro la faccenda.

L’amministratore          - (barcollando) Spero che non diciate sul serio...

Lo Sconosciuto             - Altro che! Prima di tut­to, presenterò il mio rapporto .alla signora Ro­der, e poi sporgeremo denunzia...

L'Amministratore          - Caro amico, ve ne sup­plico, non lo fate... Una denunzia... che scan­dalo... i giornali ne parleranno... il processo in tribunale... la prigione... no, no.

Lo Sconosciuto             - E perchè?

L'Amministratore          - Pensate alla mia fa­miglia... a mio fratello che è capitano... spezze­reste la sua carriera... E mia moglie è una De Duray. Suo fratello è al Ministero degli Inter­ni... Rendetevi conto...

Lo Sconosciuto             - Non mi rendo conto di nulla.

L'Amministratore          - Mio figlio si prepara per la carriera diplomatica...

Lo Sconosciuto             - Buona fortuna!

L'Amministratore          - Sarebbe costretto a la­sciare gli studi... per una bagatella simile...

Lo Sconosciuto             - La chiamate bagatella?

L'Amministratore          - Ma non è possibile! Sono convinto che la signora Roder non accon­sentirebbe mai a denunziarmi.

Lo Sconosciuto             - Perchè?

 L'Amministratore         - Per il mio nome, per mia moglie, per i miei parenti... Ve ne suppli­co... pensate alle conseguenze...

Lo Sconosciuto             - I delinquenti devono espiare le loro colpe. Le leggi esistono per que­sto, e sono il sostegno e la difesa della società. Il codice contempla ogni specie di delitti...

L'Amministratore          - Ma anche il perdono...

Lo Sconosciuto             - (ironico) Il perdono? Ah! E dite un po' : se, per esempio., rientrando in casa, sorprendeste un ladro che scassina la vo­stra; cassaforte, gli perdonereste egualmente? Lo lascereste fuggire? Se il ladro vi dicesse: « Non mi denunziate per non compromettere mio fra­tello... Mia moglie è incinta e creperà di fame col piccino, se mi mettono dentro... ». Se vi di­cesse questo, lo lascereste andar via? Rispon­dete.

L’amministratore          - (molto indignato) Chie­do scusa, non è la stessa cosa.

Lo Sconosciuto             - (con sdegno) Infatti, non v'è paragone possibile... Quando un ladro ope­ra, sa che cosa rischia. E' il pericolo. Come la fillossera, per i proprietari di vigneti.

L'Amministratore          - V'indignate perchè le ditte mi accordavano una percentuale? Ma è tutt'altra cosa... E' un procedimento corrente...

Lo Sconosciuto             - Davvero? E le altre male­fatte?... (Si alza) Mi rincresce, ma non ho più tempo da dedicarvi.

L’amministratore          - (alla disperazione) Per amor del cielo! Non ho terminato. Non si può congedare così un uomo come me, dopo tanti anni di servizio fedele. Mi sono occupato di tutto. Voi non sapete le cure infinite che oc­corrono per un posto simile. Bisogna avere gli occhi dappertutto, per amministrare una tenuta di quella specie... Bisogna sorvegliare gli impiegati ausiliari, i custodi dei granai e una quantità di altri. Pensate che da quando ci so­no io, nessuno ha mai portato via nulla.

Lo Sconosciuto             - Lo credo! Non restava altro da rubare, dopo di voi.

L’amministratore          - (molto imbarazzato e con tono confidenziale) Oggi nel pomeriggio ho pensato di farvi una sorpresa. (Gli si accosta) Ho parlato col direttore della ditta Cohen. Per l'avvenire, vi accorderanno un cinque per cento su tutte le vendite.

Lo Sconosciuto             - Dite sul serio?

L'Amministratore          - Parola di gentiluomo.

Lo Sconosciuto             - Questo si chiama tentati­vo di corruzione... Sono dunque io che si vuole corrompere? (L'Amministratore non risponde) E voi quanto ricevete? Le altre ditte che per­centuale vi danno?... Ah no! La cuccagna è fi­nita, ora. Con me non attacca.

L’amministratore          - (triste) Volete la mia rovina? E va bene. Per me, fa lo stesso. Rego­latevi come credete... Ma prima di parlarne... alla signora Roder... (Molto imbarazzato cava di tasca una grande busta e la rigira tra le ma­ni) prima di parlarne., ecco... ho riportato una parte di quello che manca... (Posa la busta: sul­la tavola e dice con voce solenne) E' per voi... per un'opera di carità.. (Non osa continuare).

Lo Sconosciuto             - Un'opera di carità?

L'Amministratore          - Oppure potete tenerli voi... per i vostri poveri... Insomma fate come volete.

Lo Sconosciuto             - (si avvicina alla tavola) E in busta anche! (La prende, l'apre e ne cava dei biglietti da mille franchi, raggruppati in pacchetti da dieci, che conta macchinalmente) Uno, due, tre... (Conta fino a otto e frattanto guarda sempre l'amministratore) Ottantamila... (Con tono severo) E' tutto?

L’amministratore          - (mette la mano in tasca imbarazzato) Ottanta?... Ah... come sono distratto! questi altri ventimila m'erano rima­sti in tasca. (Cava di tasca ancora ventimila fran­chi e li poggia sulla tavola con viso molto af­flitto) Eccoli.

Lo Sconosciuto             - (prende il denaro e lo mette nella busta col resto) Va bene. Li manderò a destinazione. (Mette la busta sul tavolo, sulla cartella dell' amministratore).

L'Amministratore          - Come vorrete, prego. (Assume un tono confidenziale e sorridente) Sta a voi giudicare, ecco... E allora me ne vado. (Prende dal tavolo la cartella con la busta).

Lo Sconosciuto             - Un momento: il denaro resta qui.

L'Amministratore          - Avete detto? (Vede la busta) Oh, scusate. (Gliela restituisce) Ho fret­ta di tornare al circolo. Stasera bisogna ancora dare palla nera a qualcuno... Arrivederci. (E-sce).

Lo Sconosciuto             - Buona notte. (Segue con sguardo sprezzante l'uscita dell'amministrato­re, poi prende la busta e la getta sulla scrivania come un documento qualsiasi, da classificare. Guarda l'orologio e va a destra con viso preoc­cupato. Si avvicina alla porta e ascolta. Poi gira tranquillamente la chiave nella serratura e sta per entrare in camera, quando Suzy apre la porta contemporaneamente, lo spinge da un lato e balza nello studio).

 Suzy                             - (corre diretta alla cassaforte. Ha le chiavi in mano e l'apre rapidamente).

Lo Sconosciuto             - (di stucco) Dove hai preso quelle chiavi?

Suzy                              - Dove le avevi nascoste. Sotto il guan­ciale. (Apre la cassaforte) M'hai insegnato che i cassieri mettono il portafoglio e le chiavi sem­pre sotto il guanciale. Tu, ora, sei un segreta­rio, cioè, presso a poco un impiegato del ge­nere.

Lo Sconosciuto             - Restituiscimi immediata­mente quelle chiavi!

Suzy                              - Non ci penso neanche!

Lo Sconosciuto             - Ma che fai lì?

Suzy                              - (cerca nella cassaforte aperta, con cal­ma) Lavoro per me.

Lo Sconosciuto             - (le balza accanto) Vattene.

Suzy                              - Ah no. Il mio collega ha abbandona­to il posto e io continuo da sola gli affari. (Co­mincia a vuotare la cassaforte).

Lo Sconosciuto             - Avrei voglia d'ammaz­zarti.

Suzy                              - Non tentare di farlo. (Getta una ra­pida occhiata nella cassaforte) Non c'è male. (Quando trova una carta che le sembra senza valore, la getta a terra) E' un documento, non mi interessa! (Prende un sacchetto e guarda il contenuto) Monete d'oro straniere. Queste sì che son buone. (Le mette sulla tavola, sul tap­peto, tutta questa scena deve essere rapidissima).

Lo Sconosciuto             - Smettila!

Suzy                              - (continua senza dargli retta) Un pac­co di biglietti col Nastro della Banca Nazionale. Sono da 500 (Li getta sulla tavola) Cinquanta­mila giusti... Se ne mancano, lo riporterò alla banca per reclamare. (Prende un atro sacchet­to) Altre monete straniere. (Getta il sacchetto in mezzo al tavolo).

Lo Sconosciuto             - Ora basta. (L'allontana dalla tavola).

Suzy                              - Niente affatto. Non è così che ho imparato a procedere.

Lo Sconosciuto             - Sei pazza!

Suzy                              - (svincolandosi dalle mani dello scono­sciuto) i Lasciami. (Torna alla cassaforte) Ti­toli. (Li getta a terra) Grazie, non mi occorrono. Sono numerati. Sarebbe pericoloso venderli. (Getta un nuovo pacco di biglietti sulla tavola) Preferisco il denaro contante.

Lo Sconosciuto             - (la allontana di nuovo dalla cassaforte) Hai perduto completamente la testa! Rimetti tutto a posto.

Suzy                              - Stai fresco!

Lo Sconosciuto             - Sei una bestia e anche pericolosa. Possono venire da un momento al­l'altro. La signora sta per rientrare e vedrà. E' questo che vuoi?

Suzy                              - (vittoriosa) Appunto! Dunque, rien­trando, verrà qui. Vedi? E' per questo che ero rimasta. (Continua).

Lo Sconosciuto             - (la tiene per le braccia) Non c'è mezzo di parlarti ragionevolmente?

Suzy                              - No; mentre lavoro, no. (Si libera di nuovo dall'uomo e corre alla cassaforte, ne trae ancora un sacchetto e guarda il contenuto) Ma quella donna ha la mania dell'oro!... (Lo get­ta sulla tavola) Una persona che ama l'oro non può essere cattiva...

Lo Sconosciuto             - Aspetta e vedrai.

Suzy                              - Ora sono troppo occupata. (Continua nel suo lavoro senza preoccuparsi della collera dell'uomo, getta a terra le cose che le sembra­no senza valore e posa sulla tavola le altre, la camera sembra un campo di battaglia) Un car­net di chèques? Forse serviranno al signor se­gretario. (Glielo porge, ma lo sconosciuto non lo prende ed essa lo lancia sotto la tavola) Da­naro straniero: dollari, marchi. (Li posa sulla tavola) Viaggerò giusto da quelle parti...

Lo Sconosciuto             - Dove vai? (le afferra la mano, Suzy vuol liberarsi ma l'uomo la stringe con tutta la sua forza).

Suzy                              - Che importa? Per me, fa lo stesso... Al Messico. Non avevi detto al Messico? (E' riuscita a liberarsi e torna alla cassaforte) Un pacco di biglietti da mille. (Li getta sulla ta­vola).

Lo Sconosciuto             - Ti ucciderò.

Suzy                              - Provati... (Cava dalla cassaforte una cassetta di ferro) E' chiusa. (La scuote) Che suono! Forse contiene i gioielli... (La posa sulla tavola) Avrò tempo di vederli quando sarò al Messico.

Lo Sconosciuto             - (schiuma di rabbia e corre dalla porta di destra a Suzy) Me la pagherai!

Suzy                              - (ha quasi finito il suo lavoro. Trova an­cora un sacchettino) Oro... Sarebbe peccato la­sciarlo. (Lo getta sulla tavola).

Lo Sconosciuto             - Rimetti tutto a posto!...

Suzy                              - (ironica) Subito! Mi risciacquo un momentino la bocca...

Lo Sconosciuto             - Vuoi per forza che ti uc­cida... E' questo che vuoi?

Suzy                              - Esattamente. E' i\ mio più ardente desiderio. (Annoda rapidamente i quattro an­goli del tappeto su cui ha riunito tutto quello che ha cavato dalla cassaforte e ne fa un grosso fagotto) E' stato un lavoro proficuo. Ecco! Addio, signor segretario. Vi manderò qualche car­tolina! (Prende il pacco e fa per avviarsi. Lo sconosciuto cerca di strapparglielo ed entrambi tirano dalla propria parte. Proprio in quel mo­mento si bussa alla porta di sinistra).

Suzy                              - (piano affannosamente) Joe! Siamo perduti !

Lo Sconosciuto             - Ora ti sgonfi, eli? (La spinge a destra) Mettiti in salvo, va!

Suzy                              - Dammi un bacio.

Lo Sconosciuto             - (la bacia) Sbrigati, non c'è un momento da perdere... Va'... Ti dico d'andare...

Suzy                              - (guarda il gran disordine. Il grosso fa­gotto che si trova in mezzo alla tavola e non sa cosa fare) Dille che volevi rimettere in or­dine la cassaforte. (Si bussa ancora. Suzy esce correndo a destra).

Lo Sconosciuto             - (fa un gesto come se avesse l'intenzione di raccattare tutto, ma accorgen­dosi che è impossibile, scrolla cinicamente le spalle, si avvicina alla porta e dice in tono pro­vocante) Entrate.

Fiorenza                        - (entra raggiante con un deshabillé assai seducente) Buona sera.

Lo Sconosciuto             - Buona sera, signora. (Non le va incontro).

Fiorenza                        - (Da principio nota solo le carte sparse in terra) Che c'è? (Vede poi la cassa­forte spalancata) E questo? (Indietreggia) Ma è vuota...

Lo Sconosciuto             - Volevo farle prendere aria...

Fiorenza                        - (s'avvicina alla cassaforte) E il denaro, dov'è? L'oro?

Lo Sconosciuto             - (accenna leggermente al fa­gotto) Lì...

Fiorenza                        - Non capisco... Perchè lo avete imballato?

Lo Sconosciuto             - (tranquillamente) Per farlo star caldo...

Fiorenza                        - (comincia ad agitarsi) Ma al­lora...

Lo Sconosciuto             - Aveva preso freddo... Vo­levo risparmiargli un reuma!

Fiorenza                        - (impaziente) Chi ha fatto quel fagotto? Parlate, dunque, e smettete di dire tan­te sciocchezze!

Lo Sconosciuto             - Un ladro.

Fiorenza                        - (casca a sedere) Avete acciuffato un ladro?

Lo Sconosciuto             - Sì.

Fiorenza                        - E avete dovuto lottare molto?

Lo Sconosciuto             - Altro che!

Fiorenza                        - E il ladro dov'è? (E' agitatissima).

Lo Sconosciuto             - (afferra subito l’idea) L'holasciato fuggire.

Fiorenza                        - (stupita) Vi siete lasciato sfug­gire un assassino?

Lo Sconosciuto             - Non era un assassino, ma un ladro.

Fiorenza                        - Fa lo stesso.

Lo Sconosciuto             - Ah no! Niente affatto! Un cane arrabbiato è diverso da un cane inoffensivo...

Fiorenza                        - Tuttavia... un ladro è un peri­colo pubblico... Non bisogna lasciarlo in libertà.

Lo Sconosciuto             - M'ha supplicato tanto... S'è messo quasi in ginocchio dinanzi a me. M'ha giurato che sua moglie si sarebbe uccisa, se lo avessero arrestato... che suo fratello...

Fiorenza                        - Tutte menzogne! Un essere si­mile non ha né moglie, né fratelli, ed è incorreggibile. Se lo lasciate libero scassinerà gli ar­madi della casa vicina, o forse tornerà qui, vi­sto che conosce la strada.

Lo Sconosciuto             - (piano) Può darsi...

Fiorenza                        - Sa le abitudini della casa...

Lo Sconosciuto             - Certo...

Fiorenza                        - Avete fatto male a rilasciarlo!

Lo Sconosciuto             - (all'improvviso prende la bu­sta col danaro che gli ha data l’amministratore) Se per caso uno dei vostri impiegati... avesse commesso una truffa a vostro danno, che ne fareste ?

Fiorenza                        - Di chi intendete parlare?

Lo Sconosciuto             - (gioca con la busta) Am­mettiamo che si tratti dell'Amministratore...

Fiorenza                        - Non posso ammetterlo neanche per un momento. Suhajda è un uomo onesto.

Lo Sconosciuto             - Infatti, è fuori causa... Ho detto tanto per dire... Ma se aveste il so­spetto che fosse un disonesto... e se i vostri so­spetti risultassero fondati... lo denunziereste?

Fiorenza                        - (esita un momento) No.

Lo Sconosciuto             - No? E allora perchè l'al­tro sì?

Fiorenza                        - E' una cosa diversa... Il fratello di Suhajda frequenta la mia casa. Conosco sua moglie... Sono stata compagna di collegio della sorella minore...

Lo Sconosciuto             - Ah! E' per questo? (Si guarda intorno, come se avesse perduto ogni spe­ranza, e rimette la busta sulla scrivania) E' un'altra cosa, infatti...

Fiorenza                        - Non è lo stesso caso, come vedete. Siete stato troppo generoso. Rilasciare un ladro? (Ride) E che razza d'uomo era? Già, me lo figuro! Un individuo che porta in mano un fagotto simile!

Lo Sconosciuto             - (furioso) Non può venire certo con una borsa speciale, in pelle di coccodrillo, per svaligiare la vostra cassaforte! (S'av­vicina alla donna e la guarda fisso, con risolu­tezza) Com'era? Ve lo descriverò... Alto... slanciato ma robusto... 35 anni... sbarbato, ca­pelli e occhi neri... denti sani... Segno partico­lare: una cicatrice al braccio sinistro, per un colpo tiratogli cinque anni fa da un poliziotto. (L'attore fa la descrizione di sé stesso).

Fiorenza                        - Come lo sapete?

Lo Sconosciuto             - Me l'ha mostrata. Indossa un pantalone grigio, a righe, scarpe basse mar­ron, calze chiare, camicia bianca, colletto 39, cravatta turchina a puntini bianchi, pigiama verde. (L'attore descrive i propri abiti).

Fiorenza                        - (Il cui spavento aumenta ad ogni nuovo particolare, si alza e quando lo scono­sciuto indica il pigiama verde, indietreggia di un passo) Siete voi?!

Lo Sconosciuto             - Non era difficile indovi­nare, dopo questa descrizione...

Fiorenza                        - No, è impossibile... E' un brutto scherzo...

Lo Sconosciuto             - Se fosse uno scherzo non sarebbe bello, ma è la verità.

Fiorenza                        - Volete mettermi alla prova... (Ride) Siete romanzesco!

Lo Sconosciuto             - Come ogni ladro...

Fiorenza                        - No, voi non siete un ladro.

Lo Sconosciuto             - Ma sì!

Fiorenza                        - Il signor Edoardo Laurens!

Lo Sconosciuto             - (cinico) Lasciate andare! Ho preso il nome delle vostre sigarette. Se mi aveste offerto delle Camels, sarei stato Giovanni Cammello !

Fiorenza                        - Incredibile!

Lo Sconosciuto             - Dovete rassegnarvi: è pro­prio così!

Fiorenza                        - E siete voi che avete fatto questo fagotto? (Lo indica).

Lo Sconosciuto             - Sì.

Fiorenza                        - Non è vero! Mi aspettavate... Sapevate che dovevo venire. Avete profumato anche la camera... (Annusa) Che profumo è?

Lo Sconosciuto             - Pour troubler... Per tur­bare...

Fiorenza                        - E' il ladro, che volevate tur­bare?

Lo Sconosciuto             - No, voi. Ma nel frattempo mi sono accorto che non sono nato per fare il menestrello. Prima di tutto il mestiere... Inten­diamoci bene: io non sono la persona che ho finto di essere. Le mie fotografie sono in tutta Europa, in magnifici album...

Fiorenza                        - Di donne?

Lo Sconosciuto             - No, della Polizia... Ho la­sciato le impronte delle mie dita su... Fiorenza            - Braccia femminili?...

Lo Sconosciuto             - No. Sulle casseforti delle Banche... Sono ladro.

Fiorenza                        - E' orribile.

Lo Sconosciuto             - Perchè orribile? Uno ha le dita agili e diventa artista... un altro i nervi di ferro e diventa pilota... un terzo le braccia muscolose e sarà facchino... il quarto sale sul trapezio di un Circo senza soffrire il capogiro ed è acrobata. Ognuna di queste qualità è suffi­ciente per dar da mangiare ad un uomo... Io le ho tutte. Non soffro di capogiri... Ho buoni muscoli... nervi eccellenti, mano svelta, una borsa con degli arnesi perfetti e son pronto a tutto...

Fiorenza                        - Non posso crederlo.

Lo Sconosciuto             - Eppure è così! Oggi era­vate curiosa di conoscere la mia storia. Volete ascoltarla? E' cominciata con un piccolo furto. Poi mi sono perfezionato e i colpi brillanti si son susseguiti alternandosi a soggiorni più o meno lunghi in... luoghi sicuri. Poi la meta­morfosi: i viaggi all'estero, qualche affare pro­ficuo nei grandi alberghi... Ora capirete per­chè amo gli alberghi eleganti dove scendono le persone ricche. Mi introduco dappertutto con un nome falso e un fisico diverso. A Cannes so­no un barone tedesco; a San Sebastiano un ma­gnate ungherese; a Baden Baden proprietario di una miniera di diamanti del Transvaal; a Montecarlo un castellano scozzese. Arrivi sen­sazionali in pieno giorno e partenze notturne avvolte nel mistero. Vi pare un'occupazione noiosa?

Fiorenza                        - No, senza dubbio... Direi piut­tosto ripugnante... Mi sono affrettata a rientra­re.... arrivo commossa come una ragazza che va al primo appuntamento amoroso... entrando qui ero turbata...

Lo Sconosciuto             - A me avete fatto venire i brividi...

Fiorenza                        - E trovo qui un uomo abituato a portare guanti di gomma e coi capelli appena ricresciuti dopo l'ultimo soggiorno in carcere... un uomo che... (Trattiene le lacrime)

Lo Sconosciuto             - ...che fa delle acrobazie sui balconi degli alberghi, a rischio di rompersi il collo; si arrampica sulle grondaie a venti metri di altezza... volteggia fra i tetti e le nu­vole...

Fiorenza                        - Non sarebbe più semplice cam­minare sul suolo?

Lo Sconosciuto             - Infatti è più semplice, ma avrei dovuto cominciar prima.

Fiorenza                        - Che devo fare di voi?

Lo Sconosciuto             - Telefonate alla polizia.

Fiorenza                        - No, questo no.

Lo Sconosciuto             - Perchè?

Fiorenza                        - Non voglio scandali.

Lo Sconosciuto             - Solo per questo?

Fiorenza                        - Vi lascio andar via.

Lo Sconosciuto             - Non sta bene. Voi fate tut­to alla rovescia.

Fiorenza                        - Avete ragione. Mi sono innamo­rata di voi prima di sapere con chi avevo a che fare.

Lo Sconosciuto             - Ora che lo sapete, telefo­nate alla polizia. Vorrei sbrigarmi.

Fiorenza                        - No, andatevene.

Lo Sconosciuto             - Non posso accettare la vo­stra generosità. Noi non domandiamo mai d'essere perdonati. Ecco il telefono. Decidetevi.

Fiorenza                        - Non mi tormentate.

Lo Sconosciuto             - Volete che telefoni io? (Si avvia al telefono) Sarebbe un caso senza precedenti. (Si ferma a mezza strada e suona per chiamare il cameriere).

Fiorenza                        - (spaventata) Che fate?

Lo Sconosciuto             - Dico al cameriere di chia­mare un agente.

Il Cameriere                  - (da sinistra) La signora de­sidera?

Fiorenza                        - (cade a sedere su una poltrona. Do­po una pausa) Pietro, portatemi un bicchier d'acqua.

Il Cameriere                  - Subito, signora. (Fa per u-scire).

Lo Sconosciuto             - (fermandolo col gesto) A-spettate, per favore. La signora deve chiedervi ancora qualche altra cosa. (Il cameriere si ferma in attesa).

Fiorenza                        - No, nulla, grazie.

Lo Sconosciuto             - La signora desidera che andiate a cercare all'angolo della strada...

Fiorenza                        - (subito) ...un po' di valeriana dal farmacista.

Il Cameriere                  - Ve n'è in casa. Vado a pren­derla. (Esce).

Lo Sconosciuto             - (avvicinandosi a Fiorenza) Sono desolato. Tutto per colpa mia. (Le carezza i capelli) Mi fate pietà. Mi rincresce infinita­mente. Perdonatemi, me ne vado.

Il Cameriere                  - (torna) Ecco la valeriana. La signora vuol prenderla? (Aspetta).

Fiorenza                        - (al cameriere) Grazie. Andate pure. (Cameriere esce. Allo sconosciuto) Partite.

Lo Sconosciuto             - Perchè mi mandate via?

Fiorenza                        - Perchè v'amo.

Lo Sconosciuto             - Avete torto.

Fiorenza                        - Cercherò di dimenticare tutto e di perdonarvi.

Lo Sconosciuto             - Se mi perdonate, il mondo non perdonerebbe a voi. Sapete chi ha deru­bato Boris a Cannes? Il barone tedesco ero io. Stentava a riconoscermi, ma forse a quest'ora è già fatto. Vorreste condividere con me una vergogna simile, una simile umiliazione?

Fiorenza                        - No, non potrei mai sopportarlo, ne morrei.

Lo Sconosciuto             - Vedete? Qui posso essere identificato ad ogni momento. Ho ancora qualche affare da liquidare. Se venissero a prender­mi in camera vostra sarebbe penoso... Tornerò alla mia antica vita e darò il mio amore alle casseforti.

Fiorenza                        - (piangendo) Non vi resta dunque nessun sentimento umano?

Lo Sconosciuto             - Credo di no. Amo una o due persone tra i miei compagni. E amo voi...

Fiorenza                        - Non è vero. (Piange).

Lo Sconosciuto             - Vi ho amata appena vi ho vista. E' per questo che volevo andar via appe­na mi sono reso conto dell'ingenua fiducia che avevate riposto in me. Ho avuto vergogna. (Con tenerezza) Non piangete, per favore, perchè piangete?

Fiorenza                        - Vorrei liberarvi.

Lo Sconosciuto             - Non sono le lacrime di una donna che possono far cambiare il destino di un uomo.

Fiorenza                        - (tra se) Voleva derubarmi...

Lo Sconosciuto             - No, non è vero.

Fiorenza                        - (indica il fagotto sulla tavola) E quello? Chi l'ha fatto quel fagotto?

Suzy                              - (entra da destra. Coraggiosamente)  Io.

Fiorenza                        - Di bene in meglio. La dattilo­grafa era nell'altra camera e ha sentito tutto.

Lo Sconosciuto             - Suzy... (Fa Vatto di bat­terla).

Suzy                              - Non agitarti. Sai bene che non ho paura.

Fiorenza                        - (stupita) La signorina è?...

Lo Sconosciuto             - La mia complice.

Fiorenza                        - L'amate?

Lo Sconosciuto             - (con una piccola smorfia) Sì.

Fiorenza                        - (a Suzy) E voi?

Suzy                              - Molto.

Fiorenza                        - Cercate di correggerlo.

Suzy                              - C'è stato tanto in casa di correzio­ne!...

Fiorenza                        - Potrebbe rimettersi a lavorare. Con le sua qualità può far tutto.

Suzy                              - E' tanto che glielo dico che avremmo bisogno di una vita onesta... Una piccola casa da gioco, molto per bene, con le carte segnate...

Lo Sconosciuto             - Taci. E rimetti tutto nella cassaforte. Ce n'andiamo.

Fiorenza                        - (A Suzy che comincia a raccogliere le carte sparse e a gettarle nella cassaforte) Lasciate stare, non ve ne preoccupate.

Suzy                              - (mettendo in ordine) Le ho gettate a terra, posso benissimo raccoglierle. Vorrei pro­vare, almeno per una volta, il piacere di mette­re qualche cosa in una cassaforte... E' una emo­zione nuova.

Fiorenza                        - (allo sconosciuto) Non voglio che andiate a mani vuote. Dov'è il mio carnet di chèques?

Suzy                              - Se potessi permettermi il lusso di chiedere qualche cosa, direi che preferisco de­naro contante. (Raccatta il carnet degli chèques, lo ripulisce alla sua gonna e lo dà a Fiorenza, continuando presto a rimettere in ordine. Quan­do ha raccolto tutte le carte, prende dal tavolo il fagotto e lo mette così nella cassaforte).

Fiorenza                        - Accettate almeno i diecimila fran­chi della mancia.

Suzy                              - (chiudendo la cassaforte) Ahimè. Mi rincresce di togliervi l'ultima illusione. Joe non l'ha trovata, la borsetta. Non ha mai avuto una fortuna simile... Perciò è costretto a rubare.

Fiorenza                        - (annientata) Dunque, era una menzogna...

Lo Sconosciuto             - Non tutto. (A Suzy che si avvia a destra) Vieni qui, Suzy... Vieni. Cosa hai lì in tasca? (Affonda le mani nelle tasche di Suzy dalle quali ritira due pacchi di biglietti di banca) Che t'ho detto? In questa casa non si lavora. (Posa il denaro alla tavola, piano) No, tutto era menzogna. (A Suzy) Va. Va a fare le valigie. Partiamo immediatamente. (Suzy esce a destra con aria compunta. A Fiorenza) Come dicono gli uomini del vostro mondo quando amano perdutamente una donna? (Declamando) « Sarei capace di tutto per voi, ucciderei, di­venterei ladro... ». E io? Come posso dire? « Per voi, mi sentirei capace di diventare un uomo onesto ».

Fiorenza                        - Troppo tardi. Sono io ora che non potrei più...

Lo Sconosciuto             - (indicando la porta dalla quale Suzy è uscita) Per lei? E' un'altra cosa. Sapete che cosa è capace di fare? Attende col cuore stretto dall'angoscia mentre io scalo una finestra. Fischia se vede pericolo... Percorre con me tutta l'Europa se siamo inseguiti, da un treno all'altro, giorno e notte, con un freddo da lupi, digiuni, in una corsa folle, per depistare le nostre tracce... A Berlino un agente ha tira­to su di me mentre saltavo dalla finestra di una villa. Per due settimane è rimasta accanto al mio letto senza allontanarsi un momento; ha comprato un libro di chirurgia ed è lei che mi ha operato. Non potevo presentarmi ad un me­dico per quella ferita... Quando sono preso, è lei che mi cerca l'avvocato, è lei che mi fa per­venire le sigarette in carcere, è lei che trovo uscendo dinanzi alla porta della prigione... Sa­reste capace dì tanto, voi?

Fiorenza                        - No.

Lo Sconosciuto             - Vedete... Io sono condan­nato al moto perpetuo e voi avete bisogno di tranquillità e di calma.

Fiorenza                        - Che debbo fare?

Lo Sconosciuto             - Rimaritatevi. Sposate Bo­ris, per esempio. E' abbastanza simpatico, ben fatto, non eccessivamente stupido, è un gentil­uomo, ha una certa classe... E non russa. Lo so di sicuro. Sono stato in camera sua una certa notte... Che volete di più? E' l'uomo che fa per voi. (Si accosta alla cassaforte, la chiude e resti­tuisce le chiavi a Fiorenza) Per l'avvenire non siate così imprudente. Non affidate mai le chiavi ad un estraneo. Non tutti sono onesti come me. (Fiorenza prende le chiavi e resta immobile in piedi senza saper che cosa fare. Suona la mezza­notte) Sono arrivato a mezzogiorno, vado via a mezzanotte... Ho trentacinque anni e posso dire di aver coperto un impiego per dodici ore... e di essere stato onesto per parecchie ore di se­guito.

Suzy                              - (rientra da destra col cappello e un mantello da viaggio. Regge una valigia in ogni mai­no. Sul braccio ha la giacca, il cappotto e il ba­stone dello Sconosciuto. Sul suo cappello è ap­poggiato il cappello dello sconosciuto. Sembra felice e pare abbia premura) Ho imballato tutto. Possiamo partire. (Aiuta lo Sconosciuto a infilare la giacca e il cappotto. Gli dà il bastone. Gli calza il cappello in testa. Glielo accomoda e lo guarda con orgoglio).

Lo Sconosciuto             - (ha perduto ogni sentimenta­lità. E' ridivenuto il vagabondo sdegnoso) Prima di partire voglio darvi ancora un con­siglio. Fate cambiare il segreto dello scrigno che avete in camera... Non si sa mai... il diavolo veglia...

Suzy                              - (che lo spinge a partire con gesti impa­zienti) ... soprattutto nelle camere da letto.

Lo Sconosciuto             - (a Suzy) Abbiamo dimen­ticato niente? Non è nostra abitudine... ma in un caso eccezionale come questo... (Va alla scri­vania e prende la busta dell'amministratore) Scusate, questa busta mi appartiene. (Marcato) E' mia. (La mette in tasca. Si avvia. Torna in­dietro e dà la busta a Fiorenza) No, neanche questa... affinchè non possiate dire che ho por­tato via qualche cosa... Ve la restituisco. Vi so­no dentro centomila franchi. Uno dei vostri uomini di fiducia ha tentato di corrompermi.

Fiorenza                        - (rigira la busta tra le mani indecisa) i Perchè me la rendete? (Con idea improvvisa la porge a Suzy) A voi, signorina. Prendetela. Sarà la vostra dote.

Suzy                              - (Prende la busta dapprima incerta poi felice) Grazie signora, grazie infinite. (Si av­via a sinistra) Caspita!

Lo Sconosciuto             - (mette la mano in tasca e si accorge che Suzy gli ha ficcato dentro due pac­chi di biglietti di banca mentre lo aiutava a in­filare il cappotto. La sgrida con indulgenza) Ah! Suzy, Suzy! (A Fiorenza) E' spaventoso! Nello mie tasche! (Minaccia Suzy sorridendo ed essa sguscia tranquillamente dalla porta di sinistra con le due valigie. Lo sconosciuto posa il de­naro sulla tavola) Ecco. (Guarda il suo orologio) Scusate, il nostro treno parte fra venti minuti... Non ho più un momento da perdere... (Guarda ancora l'orologio, lo rigira fra le mani sorriden­do e dice con finezza) Potrei chiedervi un fa­vore?... Vorreste restituirlo al capo della poli­zia?... (Le dà l'orologio).

Fiorenza                        - (stupita, guarda l'orologio che ha in mano, poi scoppia a ridere) E' fantastico!

FINE

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