MANI IN ALTO
Commedia in tre atti
di GUGLIELMO GIANNINI
PERSONAGGI
ORESTE MAURIN
DARIO GABIRENT
GIUSEPPE TOLESTEFAN
ARMAND LUXEN
GIOVANNI CARISIOS
ORAZIO RAUBER
LEVI ANGORAC
TOMASO BRANDT IOVANNI CARI-Ginevra, il mendi
CARLO MARTIN
USCIERE
GIACOMO, autista
VERA ARLINGTON
MARIA LUXEN
LUISA, cameriera
ELISSA, impiegata
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
{Lo studio di Armand Luxen nella villetta ch'egli si costruita alla periferia della citt. Ambiente chiaro, fresco, i cui colori dominanti sono il rosa, il rosso-mattone, il grigio-chiaro: la stanza di lavoro ideale per un costruttore intelligente, ricco d'istintivo gusto del bello e del moderno. Mobili in armonia con l'ambiente. A sinistra avanti un divano e appresso una poltrona, addossati alla parete. Subito dopo un passaggio, con due o tre scalini visibili, che mette negli appartamenti superiori (prima porta a sinistra). Dopo il passaggio un breve tratto di parete sporgente, quindi una porta a vetri, colorati in vari ed allegri colori (seconda porta a sinistra). Al fondo un bel camino nel centro della parete, di stile moderno, in mattoni rossi, con fuoco di legna acceso. Sul camino varie terraglie, qualche portacenere, ed altri oggetti graziosi. Ai lati dei piccoli scaffali, bassi, larghi, pieni di libri. A destra, in fondo, una porta (destra) che mette nelle stanze del pianterreno. Pi avanti, a destra, una scrivania ampia, che quasi un tavolo da disegno, con su carte, progetti, telefono, penne stilografiche, una scatola di compassi, delle squadre e righe da disegno, matite, tiralinee. Davanti al tavolo l'altra poltrona compagna del divano e della poltrona a sinistra. Dietro il tavolo una confortevole sedia-poltrona d'accompagno. Qualche pianta in vasi di terra colorati, alcune sedie. Alle pareti vari bozzetti di villini, castelli, palazzi. Un plastico d'un edificio su Un tavolino messo a contatto con la scrivania verso il fondo. Le sei d'un pomeriggio verso la fine dell'inverno. Il sole manda i suoi ultimi saluti dalla porta sinistra, che per met aperta),
Armand - (trentacinque-quarant'anni, un po' malandati per eccesso di lavoro e di tensione nervosa. E' in pantaloni e panciotto, e veste da camera. Il suo abbigliamento rivela un'eleganza trascurata da qualche tempo. 1 capelli un po' scarmigliati. Passeggia nervosamente fumando un mozzicone di sigaretta).
Luisa - (venticinque anni, bel tipo di serva ancora mezzo contadina. Spolvera e spazza, dando ogni tanto un'occhiata di sfuggita ad Armand).
(S'ode il campanello del telefono).
Armand - (si ferma).
Luisa - (prende il microtelefono) Pronto! (Pausa). Pronto... chi parla?... Chi , lei? Non ho capito... (Guardando Armand) Sovari?
Armand - (vivo gesto di diniego).
Luisa - Nossignore, il signor ingegnere non c'... Non so quando ritorna... Non cena in casa! Buon...giva bene! Buonasera! (Rimette il microtelefono a posto).
Armand - (nervoso) Te l'avr detto cento volte! Devi dire subito che sono uscito... non dopo aver chiesto chi parla!
Luisa - Scusi, se m'ha detto subito parla con Somari!
Armand - Sovari!
Luisa - E' lo stesso! Ed meglio cos che dire non lo so, vado a vedere... Si capisce subito il trucco!
Armand - (impaziente) Va, va... fa' quello che devi fare e sbrigati. (Riprende a muoversi nervoso).
Luisa - E mi sbrigo, altro che mi sbrigo! (Spolvera, accostandosi al plastico).
Armano - (prende un'altra sigaretta, l'accende al mozzicone che stava fumando).
Luisa - (con affettuoso rimprovero) Ora accende un'altra sigaretta!
Armano - Non mi seccare!
Luisa - E' la terza da quando son qui! Una dopo l'altra!
Armano - La seconda!
Luisa - La terza! Ora vado a dirlo alla signora. (Si muove verso la destra).
Armand - (stizzito) Fermati, alt... Basta... Sciagurata... (Spegne con rabbia la sigaretta in un portacenere). Cosa altro hai da fare, qui?
Luisa - Spolverare!
Armand - Spicciati!
Luisa - (spolverando il plastico, guardando Armando e ridendo) Spicciati... perch muoio dalla voglia di fumare! (Urta il plastico che vacilla, lascia cadere lo spolverino, afferra il plastico).
Armand - (spaventato, correndole accanto) Ehi, ehi, che fai, cosa rovini, bestia feroce che non sei altro (Afferra anche lui il plastico) Lascia!
Luisa - (tenendo il plastico) Ma cade!
Armand - (c. s.) Lascia, ti dico!
Luisa - (lascia il plastico).
Armand - (lo spinge a posto, e ci facendo si ferisce un dito della mano destra. Ha un'esclamazione di dispetto, e, messo a posto il plastico, si succhia il dito che san guina) Accidenti!
Luisa - (dolente) S' fatto male?
Armand - (seccato) S che mi sono fatto male!
Luisa - Vado a prendere la tintura di jodio. (Esce dalla destra).
Armand - (gridando) Ma no... non occorre... Non spaventare la mamma, stupida!
Maria - (sui cinquantacinque anni, bellissima donna, energica, dolce, amantissima del figlio, entra dalla seconda porta a sinistra, abito da casa molto elegante, con una larghissima paglia da giardiniere in testa, grembiale di rigatino azzurro, forbici da giardino in mano, un po' allarmata, ma sempre sorridente) Cosa c'?...
Armand - Oh, niente, mamma, una scorticatura... Mi sono stretto un po' il dito sotto al... (indica il plastico). Non niente.
Maria - (ha deposto forbici e cappellone e s' accostata, gli prende la mano, esamina, poi, un po' allarmata) Come, niente... Ma perch non stai pi attento, Dio santo... (avvolge col fazzoletto la mano di Armando, e subito appare qualche macchia di sangue sulla tela). Luisa! Luisa!
Luisa - (dall'interno a destra) Sto prendendo la tintura...
Maria - (stringendo il fazzoletto) Com' successo? Armano - (un po' seccato) Con quell'uragano di ragazza che spacca tutto ci che tocca...
Luisa - (dalla destra, con dell'ovatta e una boccettina di tintura di jodio) Ah, io spacco? Non vero, sa, signora? S' seccato perch gli ho detto che fumava troppo... (Porge la tintura e l'ovatta).
Maria - Ma no, ci vuole alcool e garza, niente ovatta... Vieni, vieni nel bagno, sporchiamo tutto qui... (trascina Armand verso la destra).
Armand - (uscendo, vibra un'occhiataccia a Luisa).
Luisa - (smorfia come per dire: Le sta bene, ci ho gusto .)
Maria - (esce per la destra).
Armand - (segue).
Luisa - (segue).
Martin - (entra dalla seconda porta a sinistra; dopo una pausa, bussa ai vetri, quindi) E' permesso?... permesso?... (Apre la porta, entra. Tipo d'esattore, piuttosto anziano, borsa sotto il braccio, baffi, occhiali, dignitosamente povero). Permesso?
Luisa - (dopo una pausa dall'interno a destra) Chi ?
Martin - Amici!
Luisa - (rientra dalla destra, riconosce Martin, ha un gesto di dispetto) Ah, lei! Avevo capito amici...
Martin - (timidamente) Si dice sempre amici per...
Luisa - S, s, ho capito. L'ingegnere occupato.
Martin - (c. s.) L'aspetter. La rata gi scaduta e...
Luisa - Dovr aspettare parecchio. E' meglio che ripassi un altro giorno.
Martin - (c. s., ma deciso) Visto che mi trovo, aspetto... Non capito spesso da queste parti... Il villino cos lontano dal centro... (Siede sul divano, deciso a rimanervi).
Luisa - Eh, qui c' l'aria buona... Aspetti, allora... (fa per uscire dalla destra).
Armano - (rientra dalla destra con la mano fasciata a Martin) Ah, lei... scusi...
Maria - (lo segue).
Martin - (s' alzato).
Armand - Mi dispiace che s' incomodato...
Martin - (cortese, deciso) Ma le pare, ingegnere... Sono due rate.
Maria - (guarda stupita Armand).
Armand - (sorridendo) Due...? Ma... (Ricordando) Ah, gi, difatti... Mi pare d'aver dimenticato di pagare l'ultima...
Martin - ...e la penultima... Lei forse non ha tenuto presente che il pagamento dovrebbe essere anticipato...
Armand - Gi... non ho tenuto presente... Ho tanto da fare, e... Quanto ?
Martin - (cavando le ricevute dalla borsa) Tremila e due...
Armand - (stringe un po' le labbra) Tremila... come vanno su i conti quando si distratti... Tremila e due... Ora le far un assegno... (Va verso la scrivania, cerca, fruga, poi, senza guardare Martin). Dove si sar cacciato il libretto di chques... (Ne scarta due o tre, poi) Le dar un assegno su Milford... per lei lo stesso, non vero?
Martin - Tanto lo do in pagamento.
Armano - (sedendo) Benissimo, allora... Dunque... (Scrive) Milford, diciotto marzo... Metto la data di Milford, dato che il conto l...
Martin - (gentile) Pu mettere anche la data di dopodomani per risparmiare due giorni d'interessi... Intanto che lo chque arriva...
Armand - (scrivendo) Ormai ho gi scritto... Dunque, diciotto marzo... all'ordine dell'Istituto del Sacro Cuore... Tremila... duecento... (Firma, asciuga, porge lo chque a Martin) Ecco, a lei.
Martin - Grazie. (Prende lo chque, d le ricevute, chiude la borsa) Altri ordini, ingegnere?
Armano - No, grazie. Arrivederla. Martin - Arrivederla.
Armand - (fa cenno a Luisa d'accompagnare Martin).
Luisa - (va alla seconda porta a sinistra, apre).
Martin - (esce).
Luisa - (lo segue e chiude la porta).
Armand - (si muove nervoso per la scena).
Maria - (s' seduta sul divano e fissa intensamente il figlio).
Armand - (movendosi guarda di sfuggita la madre e s'incontra col suo sguardo. Finisce col sorriderle).
Maria - (sorride anche lei, un po' preoccupata, poi) Ti fa ancora male la mano?
Armand - (sorridendo) No... affatto... Mi dispiace solo che tu ti sia... spaventata... Non sei abituata a... alla mia vita un po'... movimentata... Sempre nel tuo angolo di provincia, felice, tranquilla... Qui... in citt... si lotta sempre... e si lavora... Non la prima volta che mi scortico un po' la pelle sul... lavorando... (s'imbarazza di pi sotto lo sguardo persistente della madre). Tu... non ti ci trovi, ecco. Lo capisco. So benissimo che ardi dal desiderio di ritornare alla tua pace... fra il verde... all'ombra di quei magnifici alberi...
Maria - Mi stai facendo la descrizione di un cimitero...
Armand ....................... - (tentando di nascondere la sua preoccupazione, scherzando). Ma come ti viene in mente (Ride). Dicevo cos, pensando che devi sentire la nostalgia della tua casa...
Maria - Si, sento una profonda nostalgia della mia casa...
Armand - (contento) Ah, ecco...
Maria - Della casa come la intendo io... In ordine...
Armand - (evasivo) Ah, certo...
Maria - ...serena...
Armand - (c. s.) Tu hai sempre vo...
Maria - (interrompendo) ...senza creditori alla porta...
Armand - Ma scusa, mamma, siamo in tempo di crisi, e...
Luisa - (dalla prima porta a sinistra, quasi imbronciata) C' quella!
Armand - Chi, quella?
Luisa - La signora Vera... signorina, dice lei!
Armand - (premuroso) Dov'?
Luisa - Nel giardino.
Armand - (movendosi, seccato) L'hai lasciata in giardino?
Luisa - No, l'ho vista quando ha aperto il cancello, e me ne sono andata come se non l'avessi vista!
Armano - (seccato) Ah, che bestia! Presto... sparisci... (Si precipita alla prima porta a sinistra, esce).
Luisa - (a Maria) Il signor ingegnere crede chiss che... ma quella viene qui solo perch ha uno scopo!
Maria - Non dire sciocchezze... va, va in cucina!
Luisa - (andando alla destra) Creda a me, signora... Queste femmine troppo profumate non hanno niente dentro... Sono tutto fumo... e poco arrosto! (Esce dalla destra).
Armand - (rientra. Ha lasciato la veste da camera ed ha messo la giacca) Scusa, mamma... (Esce in fretta dalla seconda porta a sinistra).
Maria - (fa per uscire, ma, ripensandoci, si ferma sul secondo scalino, in attesa).
Armand - (dall'interno a sinistra) Oh! che bella improvvisata... Buongiorno, Giacomo...
Giacomo - Buongiorno, signor ingegnere.
Vera - (dall'interno a sinistra) Sono costretta a venirvi a scovare... (entra: bellissima donna sui venticinque anni, prepotentemente elegante, esuberante, gesticolante). Visto che la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna... (si ferma, un po' confusa: ha visto Maria che la fissa).
Armand - ( entrato: anche lui ha un gesto d'imbarazzo vedendo la madre, poi) Mia madre... la signorina Vera Arlington... Sai... la nostra grande stella...
Maria - (fissandola) La conosco... Ho visto qualche suo film...
Vera - Oh... sono molto contenta di... Ah! Ma che bella mamma avete, Luxen...
Maria - Troppo buona, signorina...
Vera - E non mi dicevate niente! Come si fa ad avere una mammina cos affascinante e tenerla chiusa a chiave...
Maria - Non lui che mi tiene chiusa a chiave, sono io che esco poco... Vivo in provincia, ed solo per combinazione che mi trovo qui... Sono di passaggio.
Vera - Spero che si fermer un po'...
Maria - Una madre moderna deve saper sempre andarsene a tempo... (Movendosi) Con permesso, signorina.
Vera - Come... Crede che... sia gi tempo d'andarsene?
Maria - Lei venuta per parlar d'affari, non vero?
Vera - (sconcertata) Ah s... certo...
Maria - E io non me ne intendo. Arrivederla. (Esce per la prima porta a sinistra).
Vera - (dopo una pausa, sbalordita). Ah, sapete... E' una vecchietta energica davvero!
Armand - (imbarazzato, facendola sedere sul divano) Vecchietta... Se vi sentisse...
Vera - Quanti anni ha?
Armand - Cinquantasei.
Vera - Appena sei pi di voi?
Armand - Mi date cinquantanni, ora?
Vera - Non ve li do, ve li prendete... La vostra seriet, la vostra compostezza...
Armand - (supplichevole) Signorina...
Vera - Il vostro muso duro...
Armano - Insomma, siete venuta proprio per battervi...
Vera - No, tiro troppo bene, non sarebbe cavalleresco.
Armand - Se continuate a maltrattarmi chiamo mia madre!
Vera - (ha un breve riso, contro voglia).
Armand - (anche ride, pi preoccupato).
Vera - (dopo la pausa) Avete un'idea del pericolo che sfido venendo a farvi visita?
Armand - (la guarda, poi scuote la testa, indeciso).
Vera - Siete ammutolito?
Armand - Non so cosa rispondere.. Se dico di s faccio la figura del presuntuoso, se dico di no...
Vera - ...fate quello dello sciocco...
Armand - Forse.
Vera - Ma non dicendo nulla farete una figura anche peggiore...
Armand - Quella dell'uomo che ha paura...
Vera - C' una parola pi breve.
Armano - (con un sorriso forzato) Aver paura non significa sempre esser vigliacco.
Vera - (ridendo) Ah?
Armand - Ci sono degli eroi che hanno avuto paura.
Vera - E voi vi credete un eroe?
Armano - Credo d'essere un eroe che ha avuto paura. Non oso ritornare all'assalto quando sono stato respinto una volta.
Vera - (fra sorridente e nervosa) Stupido... (Pausa, poi) Ieri sera mi sono battuta anche troppo per voi, tanto che Dario s' seccato e non me l'ha nascosto...
Armand - (aspro) ... e naturalmente continuer a tormentarmi per vendicarsi... ossia, credendo di vendicarsi... Almeno avessi peccato... Sopporterei meglio... Tutti i miei guai sono cominciati da quella sciocchezza che avreste potuto perdonarmi con pi generosit... Dopo tutto un bacio sempre un omaggio che un uomo rende ad una donna!
Vera - (lo fissa, ferita, si muove nervosa, poi) Credete ch'io abbia detto a Dario che m'avete baciata?
Armand - (la guarda stupito).
Vera - (tornando verso di lui fremente, dopo la pausa) Credete che basti un bacio-, dato all'improvviso, per conquistare una donna? Uno schiaffo era il meno che potevate ottenere!
Armano - E l'ho ottenuto...
Vera - E meritate ben altro! Ho potuto perdonarvi solo dopo molto tempo... quando ho capito che siete un ingenuo...
Armand - Un ingenuo?
Vera - Un inesperto, un timido inguaribile, foderato di superbia per paura di farsi scoprire...
Armano - (protestando) Signorina...
Vera - Oh, state zitto, non mi fate indispettire! (Pausa pi lunga). E' tanto che penso al modo d'aiutarvi, di salvarvi...
Armano - (preoccupato, confuso) Di salvarmi?
Vera - (interrompendo) Non siete la prima mosca che cade nella tela del ragno, n sarete l'ultima... Accettate il consiglio d'una donna che conosce bene la vita... Cedete... Penser io a farvi ottenere quello che possibile, fra qualche tempo... quando Dario si sar calmato.
Armand - (la fissa, poi) Cosa stanno macchinando contro di me?
Vera - E' troppo lungo per dirvelo... Non lo capireste... non lo' capisco bene nemmeno io... E poi... io non sono venuta a tradire nessuno... ma solo a tentare d'aiutarvi... (Gli si accosta un po').
Luisa - (entra dalla seconda a sinistra, senza bussare, fissando Vera con ostilit).
Vera - (si scosta vivamente da Armand).
Luisa - C' Oreste.
Armano - (stupito) Chi?
Luisa - Oreste, il suo cugino...
Armand - Ah... E di' il signor Maurin, perbacco... (Sbuffando) Oreste!
Luisa ........................... - Oreste si chiama. Lo faccio entrare?
Armand - Fallo aspettare.
Vera - Un momento soltanto. Ho solo un'altra cosa da dirvi.
Luisa - E allora faccia presto. (Esce).
Armano - (scuote la testa).
Vera - (ridendo) Dove l'avete trovata?
Armano - (ridendo) Me l'ha mandata mia madre.
Vera - Dev'essere innamorata di voi.
Armand - (mezzo ridendo, mezzo seccato) Insomma...
Vera - Si vede. E' troppo sgarbata con le visitatrici.
Armand - Con voi non si sa mai quando si parla sul serio... (Le molto vicino),
Vera - E con voi?
Armano - (si morde le labbra, pausa, poi, sorridendo) Dunque... Cos'altro volevate dirmi?
Vera - (lo fissa, poi) Questo. (Lo bacia sulla bocca, s'allontana in fretta verso la seconda porta a sinistra).
Armand - (stupito) Vera! (Fa per afferrarla).
Vera - (facendo il gesto di dargli uno schiaffo) Ah... (Esce dalla seconda porta a sinistra).
Armand - (rimane stupito in mezzo alla stanza, si tocca le labbra fissando la porta per dove uscita Vera).
Luisa - (dopo una pausa) Ecco Oreste. (Si fa da parte).
Armand - (si riscuote).
Oreste - (entra per la seconda a sinistra. Quarantacinque anni, benissimo portati, corretta eleganza, cappello, bastone, disinvolto senza sfacciataggine. Fa il ganascino a Luisa, sorridendo) Grazie, tesoro.
Luisa - Prego. Ma stia fermo con le mani. (Va alla destra, esce).
Oreste - (avanza ridendo, togliendosi il cappello, che deporr col bastone e coi guanti sul divano a sinistra) Be'? Come va?
Armand - (con un gesto di fastidio) Male... maledettamente... Ho un diavolo per capello...
Oreste - ... ed hai ancora molti capelli... Dev'essere una faccenda seria.
Armand - Serissima... Ma siediti.
Oreste - (movendosi) No, grazie... Sono stato seduto fino adesso... Venticinque chilometri d'automobile... Sento il bisogno di sgranchirmi.
Armand - Non il giro del mondo... Si fanno in un quarto d'ora...
Oreste - Tu... che fili a centoventi... Non io che vado piano, ammirando il paesaggio, respirando aria pura...
Armand - A trenta chilometri all'ora...
Oreste - A venti, se occorre. Io non ho mai fretta... Dunque? Cosa c'?
Armand - (con lieve esitazione) Ho bisogno di chiederti... un favore.
Oreste - Ahi!
Armano - (con angoscia) Non dirmi che non hai danaro! Sono in una situazione terribile.
Oreste - (attento) Lo dici in un modo che sembra vero!
Armano - Mi occorrono centomila fiorini.
Oreste - (balzando) Eh? E vuoi che te li regali io?
Armand - Ti offro il villino in garanzia.
Oreste - (pausa, poi) Io sono contrario ai prestiti... Quando proprio non posso farne a meno... regalo... a fondo perduto... Non ci penso pi, come non penso pi ai diecimila fiorini che t'ho dato l'anno scorso.
Armano - (ferito) Li consideri perduti?
Oreste - Scusa: me li hai restituiti?
Armand - No, ma li devi avere.
Oreste - E' una bella soddisfazione!
(Squilla il campanello del telefono).
Armand - (dopo una pausa, a Oreste) Senti tu, per favore.
Oreste - (fissa Armand, poi va al telefono) Devo dire che ci sei?
Armand - Ripeti il nome, fingendo di non capirlo bene, e ti far segno...
Oreste - (sospirando) Ho capito... (Al telefono) Pronto... S... Ah... Che numero vuole, lei? Ah, s, s, il quarantaquattro-ventuno... S... Milford?
Armand - (andando al telefono) E' l'intercomunale... ho chiamato Michele Jarack...
Oreste - Ah?... (Al telefono) Pronto, quarantaquattro-ventuno, s... Michele... sei tu? Come stai? No, parla Oreste Maurin... s, io... No, ti vuole Armand... s, sono in casa sua... Eccolo... Ciao... Grazie... Arriv... S, grazie, ciao! (Porge il microtelefono ad Armand).
Armand - (al telefono) Ciao, Michele... Come va? Io cos cos... Senti... Ho rilasciato un assegno di... eh, per forza... scusa sai, poi faremo tutto un conto... s.... tremila e duecento... Ma no, scusa... Per il bambino... la retta del collegio... Vedrai che lo chque intestato all'Istituto del Sacro Cuore... Non potevo' farne a meno... Ti dico che non potevo... Oh...! Senti... Hai nulla da dirmi per il villino... Niente? E quando speri?... Ma non posso aspettare fino a... Bada che se non ricevo notizie dopodomani prendo il treno e... No, signorina, lasci... Senti... S, un'altra cosa... Ho dimenticato il portafoglio con le tessere all'Hotel... C' anche la patente automobilistica... Fammi il favore di mandarlo a ritirare e spedirmelo... S, grazie... Ecco, bravo... Grazie, ciao... Tante cose alla Clara... e a Nino... S... (Ad Oreste) Ti saluta...
Oreste - Grazie... (s'avvicina al telefono).
Armand - (al telefono) Grazie anche per lui... Come? Ah... (Ride). No, signorina, lasci... Ho capito... Benissimo... Aspetto. Bravo, grazie... Arriv... S... Ciao.
Oreste - (gridando, al telefono) Addio, Jarack!
Armano - (al telefono) Va bene. Arrivederci. (Rimette il telefono a posto, poi, dopo una pausa, a Oreste) Dunque...
Oreste - Vedo che la situazione assai pi grave di quanto mi dici.
Armand - Scusa... non mi pare d'averti nascosto...
Oreste - Sei riuscito finalmente a rovinarti del tutto.
Armand - Sono rovinato solo se tu non m'aiuti...
Oreste - Sei rovinato dal giorno in cui ti sei messo negli affari... che non hai mai capito, e che non capirai mai...
Armand - (brusco) Io ho bisogno d'aiuto, non di prediche. Si tratta d'un imbarazzo momentaneo. In quindici giorni, un mese al pi...
Oreste - ... sarai allo stesso punto di oggi.
Armand - (si muove nervoso, pausa, poi) Scusa: vuoi farmi la grazia di ascoltarmi cinque minuti senza interrompermi?
Oreste - (lo fissa, poi) Avanti. (Siede).
Armano - Ho bisogno di centomila fiorini per reintegrare il capitale della mia societ, che completamente esaurito. La...
Oreste - (interrompendo) Come s' esaurito?
Armand - Spese... esperimenti... tentativi... affari sballati...
Oreste - Ma dammi qualche dettaglio... fammi vedere i libri...
Armano - Io mi occupo della parte tecnica, non dell'amministrazione...
Oreste - Male.
Armano - Non me ne intendo...
Oreste - A quanto ammontava il capitale esaurito?
Armand - Duecentomila.
Oreste - Tutto versato?
Armand - Tutto. Centomila da Dario Gabirent, centomila da me...
Oreste - Versati come? In contanti?
Armand - No, con il mio brevetto dei cementi extrarapidi...
Oreste - Che stato valutato centomila fiorini?
Armand - Precisamente.
Oreste - E li valeva, secondo te?
Armand - Ah, vale enormemente di pi. Consente di fabbricare due volte pi rapidamente che con i cementi ordinari, e con meno della met della spesa viva... Ora la situazione questa: la societ non ha pi un soldo per andare avanti, e se non versiamo altri centomila fiorini ciascuno, io e Gabirent, la societ va in liquidazione.
Oreste - (riflettendo) Capisco... E se la societ va in liquidazione, il brevetto sfuma...
Armano - E' l'unica attivit esistente, e bisogna alienarla per pagare i debiti.
Oreste - Ho paura che t'abbiano messo nel sacco, e che il tuo brevetto sia perduto senza rimedio... (Con amarezza) E' un vecchio trucco, questo... Molti sedicenti capitani d'industria cos che hanno fatto i milioni... E' per questo che la saggezza popolare diffida istintivamente di chi s'arricchisce troppo presto...
Armand - ( atterrito: guarda l'amico con gli occhi sbarrati, poi, dopo una pausa) Tu... tu pensi che... (si ferma).
Oreste - Ne sono sicuro. Hanno portato la Societ sull'orlo del fallimento per impadronirsi del brevetto.
Armand - Allora sono davvero rovinato.
Oreste - (dopo una pausa) Forse no... Se, fidando sulla tua ignoranza, l'hanno fatta troppo sporca, c' ancora mezzo di cavarne le mani... Gabirent ha sempre la responsabilit di amministratore delegato, e quando parler con me non potr dire tante sciocchezze...
Armand - ( rimasto pensoso, quasi sperando. Ma a questo punto della battuta ha un'esclamazione di dolore) Ma... aspetta... Non si pu... L'amministratore delegato non Gabirent...
Oreste - (spaventato) Chi ? Non dirmi che hai commesso la corbelleria di farlo tu!
Armand - No, io sono solo presidente... L'amministratore delegato un altro... un certo Angorac... Levi Angorac... Me ne ero dimenticato.
Oreste - Cosa? Ti dimentichi dell'amministratore delegato della tua societ?
Armand - Avevo dimenticato che lo fosse... E sempre cos umile e rispettoso... Non lo vedo quasi mai... E' un vecchio impiegato di Gabirent... Amministratore delegato per modo di dire... pr forma...
Oreste - Non potevi consigliarti con me, prima d'impegnarti? Sai che le conosco bene le anonime, io...
Armand - Ma scusa, un affare fatto a perfetta met, io presidente, in piena buona fede... Mi pare di vivere un romanzo giallo...
Oreste - Altro che romanzo giallo... I reati di sangue sono sciocchezze in confronto... Alla base d'un reato di sangue c' quasi sempre una passione... gelosia, ira, odio, amore... Chi viola il Codice penale spesso solo un disgraziato che ha perduto il lume degli occhi e non ragiona pi... E' fra i violatori del Codice civile e del Codice di commercio che si trovano i veri farabutti... freddi, spietati... filosofi del delitto tranquillo, col minimo dei rischi, senza passionalit, senza coraggio... E' per questo che mi sono ritirato a quarant'anni, appena entrato in possesso dell'eredit della mia povera zia... Per non lottare con questi vermi velenosi, per non infangarmi pi... (Cava il fazzoletto, se lo passa sulle labbra, ha una smorfia amara).
Luisa - (dalla destra) C' l'avvocato Stefano...
Armand - (sussulta) Tolestefan?
Luisa - Eh, s, proprio lui.
Armand - (a Oreste) El'avvocato di Gabirent... del mio illustre socio.
Oreste - (a Luisa) Digli d'aspettare un momento, che l'ingegnere ha una visita.
Luisa - (guarda Armand) Va bene?
Armano - S, s, va.
Luisa - (esce).
Oreste - Dove sono le carte della societ?
Armand - Quali?
Oreste - L'atto costitutivo, lo statuto, i verbali d'assemblea...
Armand - Li ha l'amministratore delegato... Levi Angorac...
Oreste - (seccandosi) Non hai nemmeno una copia dell'atto costitutivo?
Armand - Una copia s... credo di s...
Oreste - Dammela.
Armand - (cava una cartella piena zeppa di carte in disordine e la porge a Oreste) Ecco... questo tutto quello che ho della societ...
Oreste - (aprendo la cartella e frugando febbrilmente fra le carte) Vediamo... Ah... la copia dell'atto costitutivo c'... e anche quella dello statuto... Ah... ecco, anche qualche copia di verbali d'assemblea... Benissimo (chiude la cartella). Ora dammi una stanza e un tavolino... (si tocca sul petto), la penna ce l'ho... Lasciami studiare tutta la faccenda... Voglio vedere come stanno realmente le cose... (Si mette la cartella sotto il braccio). Dove posso andare?
Armand - In camera mia...
Oreste - Benissimo. (S'avvia verso la prima porta a sinistra) Tu intanto...
Luisa - (dalla sinistra) L'avvocato dice che ha fretta!
Oreste - Fallo entrare.
Luisa - (esce).
Oreste - (ad Armand) Lascia che parli lui, e di' il meno possibile.
(Esce dalla prima porta a sinistra).
Luisa - (rientra dalla seconda porta a sinistra).
Tolestefan - (la segue. Piccolo, magro, serpino, velenoso, sui quarant'anni, calvo, baffetti sottilissimi, brizzolati, eleganza un po' equivoca, sorriso untuoso, pieno di falsa dignit e di vera vilt, portafoglio sotto il braccio, cappello in mano) Caro Luxen... Lei si sta facendo inseguire... (Depone la borsa e il cappello sul divano).
Luisa - (esce dalla destra).
Armand - Inseguire? (Gli offre la mano).
Tolestefan - (stringendogli la mano) E' da stamane che lo cerco in ufficio, al cantiere, in casa...
Armand - Ho avuto una giornata molto movimentata...
Tolestefan - Lei m'ha evitato in questi ultimi cinque giorni... Ed ha avuto torto...
Armano - (imbarazzato) Creda che non ho mai pensato a...
Tolestefan - (interrompendo) Lei m'ha sempre giudicato sfavorevolmente... Eppure ho cercato d'aiutarlo in tutte le maniere. Le societ anonime... Oh! Sono degli ingranaggi terribili! Ci si entra con un dito e, a poco a poco, ci si trova prigionieri con tutto il corpo! Bisogna tenere gli occhi non aperti, ma spalancati!
Armand - Lei sa che io ho agito sempre nella massima fiducia e buona fede...
Tolestefan - S, ma a chi lo dice, questo? A chi lo dice?
Armand - (cominciando a seccarsi) A lei, scusi!
Tolestefan - A me? E al magistrato che deve dirlo...
Armand - Al magistrato? Siamo gi davanti al magistrato?
Tolestefan - (compunto) Purtroppo.
Armano - E perch? Cos' successo di nuovo?
Tolestefan - (grave) E' successo un fatto molto grave... Gabirent... Dario Gabirent... mio amico e cliente, ma, che in questa circostanza io giudico con la serenit d'uno spartano... ha definitivamente perduto la pazienza.
Armand - (c. s.) Ah. Lui.
Tolestefan - E ha preso dei provvedimenti radicali. Ha ordinato una revisione amministrativa e di cassa...
Armand - E a me che me ne importa?
Tolestefan - Come, che glie ne importa! Ha dimenticato d'essere il presidente della societ?
Armano - Ma i conti li fa l'amministratore delegato,
Tolestefan - Il responsabile davanti alla legge lei! La societ in situazione fallimentare!
Armand - (fissa Tolestefan, poi) Non capisco... Cinque giorni fa lei mi disse ch'era esaurito il solo capitale liquido...
Tolestefan - (alzando la mano) Prima di tutto tengo a precisare che quanto dico io non ha valore legale. Io non sono amministratore della societ... non sono nemmeno socio... Sono soltanto il consulente legale, e, fra parentesi, mi permetto di ricordarle che non ho ancora ottenuto il saldo delle mie ultime parcelle, di modo che ne sono anche creditore.
Armand - (nervoso) Va bene, me lha gi detto varie volte. Ma ora desidero sapere con esattezza: questo benedetto capitale liquido esaurito' o no? O lei, o Gabirent, o Angorac, qualcuno me lo dovr dire!
Tolestefan - Glielo dice il bilancio, che lei, in qualit di presidente, ha firmato.
Armand - Ho firmato un sacco di carte perch Angorac me le ha fatte firmare, ma non so niente.
Tolestefan - La legge non ammette che si firmi senza leggere... La firma in calce a un documento la prova, per chi l'ha firmato, d'averne cognizione legale!
Armano - (nervoso) Questo lei me lo dice adesso, per!
Tolestefan - Non credevo che ci fosse bisogno di dirglielo... E' elementare, scusi...
Armand - (irritandosi) Avvocato... non mi faccia dire ci che non ho detto... e soprattutto non mi faccia fare la figura del cretino... So benissimo che chi firma assume la responsabilit di ci che firma...
Tolestefan - (consequenziale) E allora, dunque!
Armand - Ma fino a pochi giorni fa tutto andato liscio come l'olio... Abbiamo proceduto d'amore e d'accordo, senza formalit, senza diffidenze... Amichevolmente, se non le dispiace...
Tolestefan - Amichevolmente... Amichevolmente si regolano i conti al tavolo di bridge, ma nelle societ anonime l'amministrazione non pu essere che rigida... precisa, formale... come impone la legge...
Armand - Permetta...
Tolestefan - Scusi... lasciamo parlare le cifre, che sono esatte... (Cava alcune carte dal portafoglio). Ecco i risultati dell'ispezione contabile... (Guarda il foglio)... Oltre al, capitale liquido di centomila fiorini, completamente esaurito, risultano le seguenti passivit...
Armand - (sbalordito) Come? Oltre quella del capitale ci sono altre perdite?
Tolestefan - E notevolissime! Guardi... (Gli porge il foglio, ma Armand non lo prende). Sessantamila fiorini a suo carico...
Armand - (c. s.) Io ho un debito di sessantamila fiorini con la societ?
Tolestefan - (calmo, porgendo il foglio) Guardi... scritto qui.
Armand - Ma io non ne so assolutamente nulla!
Tolestefan - (c. s.) Ecco i documenti relativi... Dodici ricevute di cinquemila ciascuna...
Armand - (ridendo di sprezzo dopo aver guardato) Ma il mio stipendio d'un anno, questo...
Tolestefan - Piano... stipendio... Lei non ha stipendio...
Armand - Come non ho stipendio? Cinquemila fiorini al mese di...
Tolestefan - (interrompendo) ... di anticipo in conto utili, non stipendio...
Armand - E' la stessa cosa!
Tolestefan - Non la stessa cosa... Lo stipendio si prende sempre, ma gli utili si prendono solo quando ci sono... E' grave, molto grave.
Armano - (spaventato) Eravamo d'accordo, Dario ed io, che avrei prelevato questa somma mensile...
Tolestefan - Perch si prevedevano degli utili... Ma, in mancanza di utili... in presenza, anzi di un notevole deficit... lei aveva il dovere di non prelevare nulla!
Armand - Ma cosa ne sapevo, io, che non mi sono mai occupato dell'amministrazione?
Tolestefan - Caro ingegnere, le sue sono delle belle e buone ragioni, ma come saranno- giudicate? Qui sta il busllis.
Armand - (tentando di convincere) Ma scusi... Come potevo vivere senza guadagnare? Un anno senza prelevare nulla... Sono trecentosessantacinque giorni, sa...
Tolestefan - Lei parla come se si trattasse di convincere me... Ma qui si tratta di convincere il magistrato! Dobbiamo cercare di salvare la situazione... prenderla per i capelli! Lei pu essere arrestato domani stesso!
Armand - (spaventato) Arrestato? Ma cosa ho fatto, chi ho assassinato, si pu sapere?
Tolestefan - Se non mi lascia parlare! Stia attento... e, soprattutto, stia calmo! (Riprende le carte) Guardi: passivo: tutto il capitale liquide... Debiti... sessantamila fiorini che risultano prelevati da lei... (Armand fa per parlare, Tolestefan interrompe)... altri centotrentamila di debiti vari per forniture di materiale edilizio...
Armano - Ma questo materiale fornito da Gabirent!
Tolestefan - E non glielo vuol pagare? Sono dunque cento di capitale liquido, sessanta prelevate da lei, centotrenta di forniture... a cui bisogna aggiungere...
Armand - (interrompendo, fremente) C' dell'altro?
Tolestefan - ...le mie competenze... sono un amico, vero, ma non posso lavorare gratis... E poi ci sono le spese generali, gl'impegni verso gl'impiegati, le liquidazioni al personale dei cantieri... Sono- oltre quattrocentomila fiorini di passivo, caro ingegnere. (Si ferma).
Armand - (sopraffatto) Io non mi sono mai occupato di contabilit... L'amministratore delegato era vigilato da Gabirent, non da me...
Tolestefan - (premuroso) Ma non lo dica nemmeno per ischerzo... Gabirent non ha nessuna funzione nella societ... Non che un semplice azionista...
Armand - Ma ha sempre fatto tutto lui!
Tolestefan - Questo a me non risulta...
Armand - (fissandolo) Non risulta?
Tolestefan - (imperterrito) Non risulta. Ed anche se mi risultasse non avrebbe importanza... Lei non pu dire al magistrato che un socio qualunque, senza incarico preciso, faceva tutto nella societ... Il magistrato le risponderebbe che lei era il presidente, e che aveva il dovere di impedirlo...
Armand - (si muove nervoso, si allenta la cravatta e il colletto, respira forte, poi, dopo una pausa, basso, fremente) Ho capito. M'avete rovinato... Ci siete riusciti...
Tolestefan - (dignitoso) Permetta...
Armand - (interrompendo) Ora vedo tutto chiaro. Se cedo tanto meglio... Se resisto sar sacrificato, anche a costo di sacrificare con me quel disgraziato di Angorac... Un incosciente, un idiota che pur di prendere lo stipendio ha dato tutto al padrone... la coscienza, la dignit...
Tolestefan - (scandalizzato) Ingegnere!
Armand - Alle corte: cosa propone l'amico Gabirent per sistemare tutto?
Tolestefan - Che lei esca dalla societ cedendo' il suo pacchetto d'azioni...
Armand - Per quanto?
Tolestefan - Ha fatto un'offerta generosa... creda, generosissima. La societ non vale un...
Armand - Sentiamo l'offerta generosa.
Tolestefan - Cinquantamila.
Armand - (ha un balzo) Cinquantamila fiorini per il mio brevetto...
Tolestefan - Il brevetto non suo, ma della societ... che oberata di debiti, di cui la met dovrebbe pagarli lei...
Armand - E se rifiuto... il fallimento... la bancarotta... l'infamia bollata...
Tolestefan - E' doloroso... ma non c' altra via di uscita...
Armand - (si torce le mani) Ed ecco come si rovina un uomo... Poi, quando un disgraziato non connette pi o non sente altro che il bisogno di distruggere a sua volta... (fissa Tolestefan minacciosamente, stringendo i pugni).
Tolestefan - (terrorizzato) Ingegnere... Io non sono che un ambasciatore...
Armand - (dopo una pausa) Quando posso avere questo danaro?
Tolestefan - Subito. Ho con me l'assegno... e il compromesso.
Armand - Gi fatto?
Tolestefan - Non si tratta che di firmarlo...
Armand - Senza leggerlo nemmeno., come tutto quant'altro ho firmato... Faccia vedere.
Tolestefan - (cava dalla borsa due fogli di carta legale e un assegno bancario e porge il tutto ad Armand).
Armand - (prende le carte e rassegno, d una rapida occhiata ai fogli legali) La cessione gi firmata da Gabirent, eh?
Tolestefan - (imbarazzato) Scusi, Gabirent...
Armand - (amaro) ... era gi perfettamente sicuro che avrei accettato... capisco. (Legge l'atto) Con il presente atto il sottoscritto cede l'intera sua partecipazione azio naria nella Societ Imprese e Gestione Edilizie, ivi com preso il brevetto sul cemento extrarapido N. 48371 di registro al signor Dario Gabirent... e dichiara di non aver pi nulla a pretendere n dalla societ n dal signor Gabirent. (Fissa Tolestefan) E non si parla dei cinquantamila fiorini?
Tolestefan - (indicando l'assegno) L'assegno sulla Banca del Nord, al suo nome, emesso dalla Societ Edilizia... pu incassarlo quando crede.
Armand - E non se ne deve parlare nel contratto di cessione?
Tolestefan - Se se ne parla, il contratto diventa una ricevuta per cinquantamila fiorini... Ed meglio non farne cenno...
Armano - (amaro) Naturale... Cos nessuno sa con quale miseria sono stato messo alla porta...
Tolestefan - (untuoso) Ma, ingegnere... non ha capito... E' per evitare tasse di bollo, imposta sul reddito, noie fiscali... Ho creduto pi conveniente far cos e finirla...
Armand - (febbrilmente) S, finirla... una volta per sempre! (Afferra la penna, firma uno dei contratti) Che schifo...
Tolestefan - (porgendogli l'altra copia) Una copia rimane a me, l'altra a lei.
Armano - (firma l'altro foglio, lo porge a Tolestefan) Ecco. Se ne vada, ora.
Tolestefan - (lo guarda) La prego di credere che in tutto questo increscioso rapporto la mia parte stata quella del mediatore disinteressato ed equanime... Il suo carattere... mi permetta di dirglielo... vivace... violento... stato il suo vero nemico... l'unico autore della situazione d'incompatibilit che s' a poco a poco determinata... Non voglio separarmi da lei senza averle detto la mia ammirazione per il suo talento, e quanta personale simpatia e stima io abbia verso di lei che, in fondo...
Armand - (con le mani strette sullo schienale d'una sedia, senza alzar la voce) Se ne vada.
Tolestefan - (dignitoso) Volevo solamente dire...
Armano - (dominandosi) Se ne vada!
Tolestefan - (prende il cappello, le carte, la borsa ed esce in fretta per la seconda porta a sinistra, senza voltarsi).
Armand - (cade a sedere con la faccia fra le mani).
Maria - (viene dalla prima porta a sinistra, osserva un po' turbata il figlio).
Armand - (si riscuote, ha un sorriso per Maria).
Maria - (un po' ansiosa) Ti senti poco bene?
Armand - No, mamma... solo un po' stanco.
Maria - Fra poco si cena.
Armand - A proposito... C' anche Oreste.
Maria - (contenta) - - Ah... lo vedr con piacere. E' certo che verr?
Armand - E' gi venuto... E' nella mia stanza a fare certi conti...
Maria - (preoccupata) Non gli avrai... (si ferma).
Armand - (alzandosi, sorridendo) ... chiesto del danaro? No, rassicurati... Sono ricco, vedi...? (Le fa vedere l'assegno) Ricchissimo... Cinquantamila fiorini da sprecare, mandare in fumo in pochi giorni...
(La scena comincia a oscurarsi lentamente).
Maria - (esitante) Chi... come li hai?
Armand - (febbrilmente) Affari... Grandi affari... Un colpo da maestro! Domani partiremo... verr a stare un po' con te... nella tua casa tranquilla e felice... Mi accoglierai con piacere, spero?
Maria - (turbata, per niente ingannata dalla artificiosa gaiezza di Armand) Ma... certo...
Armand - (c. s.) E poi... (agita l'assegno)... posso pagarti la pigione... sono ricco... ricchissimo...
Maria - (fissa il figlio, commossa, poi gli tende le braccia).
Armand - (andandole incontro, con uno scoppio di pianto) Mamma... Mamma!
Maria - (abbracciandolo) Figlio mio... (L'accarezza). Cos' successo'?
Armand - (riprendendosi, gi pentito) Niente...
Maria - Cosa t'hanno fatto?
Armano - Niente, mamma, niente... Va a preparare, son quasi le otto, e Oreste avr appetito... (Gira la chiavetta della luce, la scena si rischiara). Bada che Luisa si faccia onore... (Le d un bacio).
Maria - (gli restituisce il bacio, esce dalla destra scuotendo la testa).
Armano - (siede al tavolo, e dopo una pausa si prende la testa fra le mani. A voce bassa, fremente) Ah... io impazzisco... impazzisco...
Oreste - (viene dalla prima porta a sinistra, sorridente e felice, con due fascicoli di carte legali in mano) Addio... Palamede!
Armand - (alza la testa, guarda Oreste, smarrito).
Oreste - (senza notare niente di strano nell'amico) Credo suppongo immagino penso ed opino... d'averli cucinati!
Armand - (lo fissa, poi, abbassando la testa) Ah.
Oreste - (sedendo, beato di riposarsi, di distendere i nervi dopo un periodo di tensione) In questi contratti fatti per imbrogliare capita quasi sempre che l'imbroglio si rivolti contro l'imbroglione... Forse la logica fatalit d'un'oscura legge di compensazione... Ho studiato attentamente statuto ed atto costitutivo della societ, e posso dirti che ho i tuoi furfanti in mano (stende una mano, stringe il pugno) cos! Li far saltare come grilli!
Armand - (cupo) Non c' pi niente da fare, ormai.
Oreste - (non comprendendo) Ce tutta da rifare, invece... Sta attento... Ti leggo l'atto costitutivo... Articolo primo: E' costituita una societ, sotto la ragione sociale di Societ Anonima Imprese e Gestioni Edilizie, fra parentesi Saige... per lo sfruttamento e la gestione del brevetto N. 48371 sul cemento extrarapido... (Prende l'altro fascicolo) Ed ecco lo statuto. (Legge) E' costituita una societ eccetera, con la denominazione eccetera... (calcando)... per lo sfruttamento e la gestione del brevetto eccetera. E' chiaro?
Armano - (amaro) Ah, chiarissimo... Li so a memoria quegli articoli...
Oreste - Ma non li hai sviscerati...
Armand - (amaro) Non c' pi niente da sviscerare. ET finita.
Oreste - (allarmato) Ma... che stai dicendo... cos' successo?
Armano - (c. s.) E' successo che avevi ragione tu. Non sono un uomo d'affari, sono un imbecille... E un imbecille finalmente e completamente rovinato.
Oreste - (c. s.) Ma... in nome del Cielo... cos'hai fatto?
Armand - (porgendogli la copia del contratto di cessione che ha firmato a Tolestefan e l'assegno) Ecco... guarda...
Oreste - (senza prendere il foglio) Hai ceduto?
Armand - Ho dovuto. Domani stesso avrei potuto essere arrestato...
Oreste - E perch?
Armand - Per bancarotta fraudolenta... M'ha dimostrato coi bilanci alla mano che la societ aveva debiti per il triplo del suo capitale liquido...
Oreste - E tu ci hai creduto?
Armand - E' la verit... Le cifre sono quelle... Le ho lette cento volte in questi giorni...
Oreste - (disperato) Ma pezzo e poi d'animale... Le cifre non si leggono, si interpretano... .
Armand - (cupo) Ho pensato al bambino... a mia madre... Non ho un soldo da parte... Un solo mese di carcere sarebbe la rovina... la fame, per loro...
Oreste - (ha un gesto furioso, si muove, poi) Cinquantamila fiorini... Ne avrai almeno il doppio di debiti.
Armand - Lavorer... cercher d'impiegarmi... E' il mio destino...
Oreste - Certo... il destino delle bestie da soma... lavorare, inventare, esaurirsi il cervello, perch i vari Gabirent ammucchino milioni senza aver altra abilit che quella dei falchi, degli avvoltoi... Ah, un bel destino, senza dubbio! (Legge il contratto di cessione) ... il sottoscritto cede l'intera sua partecipazione azionaria nella Societ Anonima Imprese e Gestioni Edilizie... (calcando) ...ivi compreso il brevetto sul cemento extrarapido... Ah che bestia... che bestia!
Armano - (rassegnato) Non c' che fare - (la fasciatura alla destra s' un po' allentata e comincia a rimetterla a posto). Domani me ne andr con mia madre... Alla fine dell'anno scolastico metter il bambino in un collegio pi economico... povero piccino... Abbandoner il villino ai creditori... se la sbrigheranno loro...
Oreste - (aspro, senza guardarlo) Oh, se la sbrigheranno benissimo... Se ti daranno quattro soldi di resto dovrai ringraziarli...
Armand - (stringendo la fasciatura) E li ringrazier.
Oreste - (furioso, sempre senza guardare Armand) E avevo trovato il cavillo meraviglioso... Portavo via la polpetta dal piatto con un colpo di forchetta magistrale!
Armand - Ora se la papperanno loro! (Stringe coi denti la fasciatura alla destra),
Oreste - (si volge a guardarlo, sentendo la voce falsata dal fatto che i denti stringono la fascia. Dopo una pausa) Cos'hai alla mano?
Armano - Niente... Una scalfittura che mi sono fatta per reggere quello... (indica il plastico col mento). Un'altra idea grandiosa... (ride amaramente) ...un sogno... Come vedi anche i miei sogni mi feriscono. Aiutami a stringere, scusa...
Oreste - (aiutandolo a stringere la fasciatura) Questo po' po' d'apparecchio per una semplice scalfittura?
Armand - Sai mamma com'...
Oreste - (stringe la fasciatura pensoso. Improvvisamente ha un balzo, e, indicando la mano fasciata d'Armanti) Ma... la destra!
Armano - (stupito, toccandosi la mano) Direi...
Oreste - Ed hai firmato con la mano fasciata?
Armand - (c. s.) Si, ma...
Oreste - (fremendo) Fammi vedere... fammi vedere questa firma... Dov'... (ad Armand che lo guarda stupito)... la carta... la cessione... quella cretinissima rinunzia... dov'?
Armand - L'ho data a te...
Oreste - (gridando) Dove, quando? (Si tocca le tasche) Ah... (Cava il documento che s' messo in tasca distrattamente) Ecco... (Lo spiega, ne esamina con attenzione la firma) S... s... pu essere... si direbbe una firma alterata...
Armand - Come vuoi ch'io possa negare di...
Oreste - (urlando) Sta zitto! Non farmi urlare! E, d'ora in avanti, non fare pi nulla se non te lo dir io... (Febbrilmente) Dammi... Dammi qualcosa... un documento... un accidente qualsiasi... con la tua firma solita...
Armand - Il passaporto...
Oreste - Fa' vedere...
Armand - (prende dal cassetto un passaporto e lo porge a Oreste).
Oreste - (lo apre febbrilmente, osserva la firma sul passaporto e sul contratto) Non c' dubbio... La differenza notevole... Ci vorranno periti e controperiti...
Armand - Ma come posso negare d'aver firmato?
Oreste - Negando... semplicissimo! Coi ladri non si fanne complimenti! La cessione in data d'oggi, proveremo che oggi non eri qui...
Armand - E dove ero?
Oreste - (fremente) A Milford, da Jarack!
Armand - E credi che Jarack si prester a...
Oreste - (c. s.) Comincia con l'andare a Milford... Il treno... no, niente treno: puoi incontrare qualcuno che ti conosce. Andrai in macchina: domattina all'alba sei l... Presto... (Armand non si muove). Ti spaventano seicento chilometri di macchina?
Armano - (esitante) Sto pensando... Con la fortuna che ho da qualche tempo sono certo che mi pescheranno senza patente...
Oreste - (scattando) Ma il momento questo di pensare alla pa... (Sgranando gli occhi) Ma... non m'hai detto che l'hai dimenticata a Milford?
Armano - S, all'albergo...
Oreste - (si precipita al telefono, forma il numero).
Armano - Che vuoi fare?
Oreste - Zitto, bestia... (Al telefono) Signorina?... Signorina? (Pausa fremente). Oh, signorina, grazie per aver risposto cos presto... No, no, affatto, non lo dico per prenderla in giro, ma sinceramente... per ringraziarla... ho una fretta enorme, e, se mi permette, le offrir un palco per l'opera... Ma sicure... perch dovrei scherzare... Lei si presenta stasera al... per domani sera? Benissimo, allora glielo mander in ufficio. Come si chiama? Eh... deve darmi il nome a cui indirizzare la lettera... Rossiter, benissimo... (Ad Armand) Scrivi: Adalgisa Rossiter, centrale quarta... (Al telefono, mentre Armand scrive) Grazie... Dunque senta, signorina bella... Come so che bella? Ma dalla voce, perbacco... Si vede! Ho bisogno d'una comunicazione con Milford... non urgente ma fulminante... (Ad Armand) Il numero di Jarack...
Armand - Trentasei-dodici...
Oreste - ( al telefono) Trentasei-dodici Milford... Fra due minuti debbo parlare... Assolutamente... Grazie.. grazie... e domattina avr il suo palco... con quattro ingressi! Grazie! (Riattacca il telefono, ad Armand) Ora tirami fuori tutte le carte della societ.. Tutti i contratti... Tutto quello' che hai... appalti, forniture... anche un conto di quindici soldi pu servire per piantare una grana...
Armand - (ha aperto i cassetti, ha cominciato a tirar fuori documenti e carte) Ecco... non c' molto... non so cosa vuoi fare, ma se riesci solo a dar fastidio gi una soddisfazione... (Porgendo un rotolo di carta legale) Questi sono i verbali della prima assemblea... Assemblea per modo di dire, perch scrisse tutto Tolestefan, e noi non facemmo altro che firmare... (Prendendo una busta legata con uno spago colorato) E questo il famoso brevetto...
Oreste - (balzando, afferrando la busta) Cosa... Hai avuto il genio di trattenerti il brevetto?
Armand - (amaro) Oh... per distrazione, sai...
Oreste - (mettendo la busta in tasca) Per ora qui e rester qui. C' altro?
Akmand - (guardando) Mi pare di no.
(Squilla il campanello del telefono).
Oreste - (si precipita al telefono) Pronto... Viene Milford? Grazie signorina! Lei un tesoro! Pronto... Pronto... Chi parla? Sei tu, Jarack? Oh perbacco! E dov'? Accid... Tutto a rovescio, sempre... Chi parla, scusi? Ah sei tu, Nino? Io sono Maurin... Oreste Mau-rin... Oh, finalmente! Grazie, sto benone. Dov' pap? Non sai dove pescarlo? Be', sta attento, e se farai a puntino quello che ti dico ti regaler un bel cinquecentone appena verr su... Puoi contarci! Senti... Corri immediatamente all'Hotel Bristol... Ecco, bravo... Sei conosciuto? Benone, cos risparmio di telefonare io! Va dal portiere e fatti consegnare il portafoglio con le tessere d'identit e la patente automobilistica che ha dimenticato' l'ingegner Luxen... S, Armand Luxen! No, non rimandare niente... Appena hai le tessere e la patente vai all'Hotel Continental e prendi una camera sotto il nome di Luxen, esibendo la patente... Hai capito bene? Ecco, bravo! No, non ti faranno difficolt... prendi una camera a due Ietti con bagno, gli alberghi sono sempre lieti di fittarle... (Pausa) Bravo, sei un genio! E... s, stai attento... telefonami, appena hai fatto, qui, a casa di Luxen... Bravo... Addio Nino... grazie... grazie... (Con altro tono) S, signorina ho finito.. Grazie Addio, Nino... (Riattacca il ricevitore, poi ad Armand) Ed ora, al garage... tira fuori la macchina, corri a fare il pieno...
Armand - Ma la macchina a Milford... L'ho lasciata l...
Oreste - (indignato) Ma sei un disastro... Ti manca tutto... (Decidendosi con sforzo) Prendi la mia... bada che stata pagata in contanti... Ti far preparare dei panini... Fra un quarto d'ora devi essere partito ed all'alba devi trovarti a Milford!
Armand - ( indeciso, va verso la porta sinistra, poi torna indietro) Sei certo che non finiremo in galera tutti e due?
Oreste - (aspro) Non cominciare a dire corbellerie! Esiste una legge che vieti ad un libero cittadino di andare a Milford?
Armand - No, ma vedendomi arrivare all'alba...
Oreste - (interrompendo) C' una legge che vieti di rincasare all'alba?
Armand - S, ma il portiere...
Oreste - All'alba non c' il portiere, ma un cameriere qualsiasi... Sbrigati... Non perdere pi tempo... (Impazientendosi vedendo Armand esitare) Ti muovi o no?
Armand - (lo guarda, poi, dominato, s'avvia alla seconda porta a sinistra).
Oreste - (raccogliendo le carte) Ah, un momento-Firma qui... (Gli porge una penna e un foglio di carta legale).
Armand - (torna, prende la penna, guarda il foglio) Un foglio in bianco?
Oreste - Sicuro. Non si sa mai... posso aver bisogno d'una procura generale. Firma. Oh, ma senza fasciatura, eh? (gliela strappa).
Armand - (firma).
Oreste - (prende l'assegno, ritira il foglio firmato, mette l'assegno davanti ad Armand) Firma anche questo.
Armand - (guarda l'assegno stupito, poi) Ma... l'assegno!
Oreste - Sicuro... Cosa credevi che fosse, il Trattato di Versaglia?
Armand - (abbrutito) Ma... mi pare d'aver capito che vuoi impugnare la cessione.
Oreste - Be'?
Armand - Se impugni la cessione devi restituire l'assegno!
Oreste - Brava la bestia!
Armand - (lo fissa smarrito, poi) Ah, gi... restituendolo fornisci la prova che l'hai ricevuto in cambio della cessione...
Oreste - Non dire stupidaggini! Che c'entra la cessione con l'assegno? Sono due cose distinte e separate. Sulla cessione non si fa cenno di somme ricevute da te.
Armand - (tentando di convincere) Naturale... Tolestefan non ne ha parlato per evitare tasse di bollo, noie fiscali...
Oreste - Non mi risulta. Noi siamo degli onesti cittadini che non oserebbero mai ingannare il fisco. Siamo felicissimi di pagare le tasse e ce ne vantiamo. Firma!
Armano - (esitante) Ma... allora... vuoi incassarlo?
Oreste - Certo! Abbiamo la causa da fare: vuoi che le spese le anticipi io?
Armand - (sbalordito) Tu... vuoi servirti del loro danaro... contro di loro?
Oreste - (affermativo) Eh! Preso un cannone al nemico lo si rivolta contro il nemico... L'ha fatto Napoleone, non posso farlo io?
Armand - (lo fissa, stupefatto).
Oreste - (gestendo) Sbrigati!
Armand - (esitante) Sto pensando che...
Oreste - (scattando) Fammi il santissimo piacere di non pensare! Non roba per te! Tu la testa l'hai solo per ornamento! Firma!
Armand - (firma rapidamente).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
(L'ufficio di direzione della Societ Anonima Cantieri Gabirent. Avanti a sinistra entrata. Pi indietro, parallela alla parete sinistra, un'ampia scrivania, con tutto l'occorrente per lavorare, telefono, tastiera di campanelli, ecc. Dietro la scrivania una sedia in stile; avanti, in alto, una poltrona di cuoio. Al centro del fondo una larga entrata ai lati della quale sono due librerie, uguali, basse, dello stesso stile della scrivania e della sedia relativa, con gli sportelli vetrati, chiusi. Nell'angolo fra il fondo e la destra, altra entrata. Avanti a destra, addossato alla parete, un divano di cuoio. Prima del divano una seconda poltrona di cuoio. Davanti al divano un tavolinetto con portacenere, giornali, ecc. Due giorni dopo gli avvenimenti del primo atto, verso le dieci del mattino).
Tolestefan - (seduto alla scrivania legge varie carte legali).
Elissa - (impiegata, bella ragazza sui venticinque anni, elegante e un po' provocante pur nella tenuta nera di ufficio, in piedi a sinistra di Tolestefan, ritira dalle mani dell'avvocato le carte che questi man mano finisce di leggere).
Carisios - (tipo d'ufficiale giudiziario, sui cinquantacinque anni, baffi, cappello in testa, abito frusto, sigaro in bocca, portafoglio di cuoio nero, abbastanza logoro in mano, seduto sulla poltrona verso destra).
Tolestefan - (verificando le ultime due carte legali) Benissimo... questa volta non c' nessun errore. Brava. (Elissa fa per ritirare le due carte, Tolestefan le trattiene) No, deve firmarle il signor Angorac. Lo chiami e mi porti il timbro della Societ Imprese e Gestioni Edilizie, l'amministratore delegato.
Elissa - (esce per la destra).
Tolestefan - (a Carisios) Dunque... lei ha capito bene?
Carisios - (togliendosi il sigaro di bocca) Ho capito benissimo. (Riprende a fumare).
Tolestefan - (fissandolo) Non mi sembra molto convinto.
Carisios - Ah, non sono convinto affatto.
Tolestefan - (seccato, alzandosi) Allora perch dice che ha capito? (Viene verso Carisios).
Carisios - (calmo) Perch ho capito. Capire una cosa, esser convinto ne un'altra.
Tolestefan - (seccato) Sentiamo cos'ha capito!
Carisios - (c. s.) Ho capito che devo recarmi in casa dell'ingegner Armand Luxen in compagnia d'un ufficiale giudiziario e di due testimoni a intimargli di consegnarmi l'originale del brevetto, dato che l'intimazione fattagli ieri di consegnarlo nelle mani dell'amministratore delegato della Societ Imprese e Gestioni Edilizie nella mattinata di oggi rimasta senza effetto.
Tolestefan - (c. s.) E allora? Di che non convinto?
Carisios - Non sono convinto d'avere il brevetto. Lei s' accorto che mancava dall'ufficio l'altro ieri sera, poco dopo che Luxen le aveva firmata la cessione. Abbiamo telefonato subito a casa Luxen e ci hanno risposto che l'ingegnere era partito... mentre poco prima era l. Ieri mattina abbiamo fatta l'intimazione: se volevano consegnare il brevetto avrebbero potuto gi farlo. Ora lei vuole divertirsi a mandare una seconda intimazione per consegna in mani dell'ufficiale giudiziario... s'accomodi. Ma son certo che torneremo indietro con le cosiddette pive nel cosiddetto sacco.
Tolestefan - (ironico) E' d'un ottimismo che fa rabbrividire, lei.
Carisios - (calmo) Vedr. Ho fatto l'ufficiale giudiziario per venticinque anni... e da dieci che sto con lei le ho spesso dimostrato che non sbaglio quando fiuto una situazione.
Elissa - (ritorna dalla destra) Il signor Angorac non ancora tornato.
Tolestefan - (seccato, stupito) Se uscito da due ore! Il Ministero dell'industria vicinissimo!
Elissa - Se vuole posso telefonare...
Tolestefan - Ma s, telefoni subito, ufficio quinto, archivio, stanza del signor... (esita non ricordando il nome).
Elissa - Conosco: signor Darzac. Telefono subito. (Esce dalla destra).
Tolestefan - (brusco) Che cretino... Io non so certa gente perch vive!
Carisios - Oh... Angorac vive appunto perch cretino... Non ha altro da fare che la testa di legno... Firmare tutte le carte che gli si danno da firmare, senza curarsi nemmeno di leggerle... E' stato per un intero anno Amministratore Delegato della Societ Edilizia e non se n' nemmeno accorto!
Tolestefan - (rabbioso, guardando l'orologio) Sono a momenti le undici... Chiami l'ufficiale giudiziario, intanto.
Carisios - Oh, pronto da un'ora coi testimoni, stia tranquillo. Io non mi faccio mai trovare impreparato. L'intimazione sar fatta in perfetta regola e a tempo debito, anche se non avr effetto.
Tolestefan - (seccato) E dagli! Perch cos sicuro che non avr effetto?
Carisios - Perch conosco i miei polli. La faccia di quell'uomo non mi piace.
Tolestefan - Quale uomo?
Carisios - Quello che ho trovato ieri mattina a casa dell'ingegnere... Ha voluto mettere l'ora e il minuto preciso in cui ha ricevuto l'intimazione...
Tolestefan - E lei si preoccupa di queste sciocchezze?
Carisios - Mi preoccupo della meticolosit... Quando trovo uno cos preciso, novanta volte su cento vengono fuori grane e discussioni.
Tolestefan - Quando ricever la seconda intimazione cambier idea. (Prende i due fogli di carta legale dalla scrivania, li scorre con gli occhi, trova il punto, legge) ...con la presente si avverte l'ingegnere Armand Luxen che, non consegnando nelle mani dell'ufficiale giudiziario latore il brevetto n. 48371 indebitamente e frau-dolentemente asportato da esso intimato dalla sede legale della societ... (calcando) ...verr immediatamente denunziato per appropriazione indebita qualificata, aggravata dall'abuso della relazione d'ufficio ai sensi degli articoli, eccetera! Sono stato preciso, come vede!
Carisios - Io scommetto che se quel tale non vuole consegnare il brevetto, dichiarer che l'ingegnere fuori, ch'egli non sa dove avvertirlo e aggiunger che non gli risulta che il brevetto si trova nel domicilio dell'intimato. Per me, scusi sa, avvocato... noi perdiamo tempo. Faceva pi presto a chiedere una copia del brevetto all'ufficio della Propriet Intellettuale... Con una piccola spesa si risparmiava tanti andirivieni.
Tolestefan - (sdegnoso) E cosa crede che sia andato a fare quell'asino di Angorac al Ministero dell'industria? Precisamente a ritirare una copia del brevetto ordinata fin da ieri!
Carisios - (stupito) E allora perch sprechiamo carta bollata?
Tolestefan - (c. s.) Perch il signor Gabirent, che deve costituire la grande societ per le costruzioni intensive, vuole l'originale e non la copia!
Carisios - Agli effetti legali lo stesso!
Tolestefan - Ma non agli effetti morali. Del resto questo non ci riguarda. Noi dobbiamo obbedire, non discutere.
Carisios - Ah, io non discuto affatto. Per me...
Elissa - (entra dalla destra) Il signor Angorac ha lasciato il Ministero da cinque minuti.
Tolestefan - Ah... Va bene.
Elissa - Sta salendo il signor Gabirent, con l'avvocato Rauber.
Tolestefan - (vivamente) Ah, benissimo, grazie.
Elissa - (esce dalla destra).
Camsios - (si toglie il cappello).
Tolestefan - (tornando alla scrivania) Credo inutile raccomandarle di tenere per s le sue peregrine idee.
Carisios - (calmo) Ah, certo!
Usciere - (apre dallinterno la porta in fondo facendosi rispettosamente da parte).
Dario - (entra dal fondo. Cinquant'anni, alto, forte, eleganza vistosa, bastone, guanti, cappello in testa).
Rauber - (lo segue. Quarantanni, barbetta biondiccia, occhiali, alto, ma con una spalla un po' pi bassa dell'altra, testa un po' inclinata, molto elegante, cappello e bastone in mano).
Usciere - (sbarazza subito dei cappelli e dei bastoni i sopravvenuti).
Tolestefan - (cordiale) i - Buongiorno, signor Gabirent.
Dario - (burbero) Buongiorno...
Tolestefan - Caro Rauber...
Rauber - Caro Tolestefan... come va? (Stringe la mano a Tolestefan, saluta con un cenno Carisios che s' rispettosamente alzato in piedi).
Dario - (fissando Carisios) Lei gi di ritorno?
Carisios - (fa per parlare).
Tolestefan - (interrompendo) Non ancora andato, ma...
Dario - (seccato, interrompendo) A quest'ora?
Tolestefan - L'atto gi pronto, manca solo la firma di Angorac che sar qui a momenti. (A Carisios) Anzi, lei... tenga... (gli porge i due fogli di carta legale) ...aspetti nella stanza di Angorac... appena viene lo faccia firmare e parta subito.
Carisios - Bene, avvocato. (Prende le due carte, si inchina con ossequio a Dario, con sincera deferenza a Rauber, esce per la destra).
Dario - (ha risposto al saluto con un cenno altezzoso).
Rauber - (ha salutato Carisios con un cenno di amichevole protezione).
Tolestefan - (cordiale, a Rauber) Sono subito a te... (Prende il microtelefono, breve pausa) Mi porti il progetto di statuto e atto costitutivo della societ per le costruzioni intensive... S, subito. (Rimette a posto il telefono: a Rauber) Sono sicuro che non troverai nulla da ridire, non perch l'ho fatto io...
Rauber - (sorridendo) Ne sono convinto... Sei un maestro...
Tolestefan - Dopo di te.
Dario - (con grossa ironia) Quello che mi secca di pi negli avvocati sono i complimenti che si fanno... e che noi disgraziati paghiamo...
Rauber - (sorridendo) E' proprio di cattivo umore... se la prende anche con gli avvocati!
Dario - E ne ho le mie buone ragioni! Ho pagato una parcella, ieri!
Tolestefan - (ironico) Si trattava d'una cosetta da nulla, sai... Una sciocchezza... Il brevetto del cemento extrarapido che gli ho fatto comprare per... Non ti dico per quanto, altrimenti dovresti consigliare i tuoi clienti a non far pi la societ!
Dario - (brontola e gesticola annoiato).
Rauber - (c. s.) Oh... orinai fatta... Il signor Gabirent un genio in materia di cifre... Quelle le fissa lui e non le sposta... Noi poveri curiali ci limitiamo a scriverle, invano invidiando...
Dario - (con ironia) Poveri sfruttati! Avete per caso bisogno d'un buono per il rancio dei poveri?
Tolestefan e Rauber - (ridono).
Elissa - (viene dalla destra con delle carte legali e le porge a Tolestefan).
Rauber - (guarda ammirato Elissa).
Tolestefan - (a Elissa) Grazie.
(Elissa esce dalla destra).
Rauber - (la segue con lo sguardo, poi, quanoV uscita) E' un amore!
Dario - (sdegnoso, indicando Tolestefan) E si lagna!
Rauber - (ridendo) Gliela dovrebbe diffalcare dai conti!
Tolestefan - Non glielo dire due volte, perch capacissimo di farlo! (Porge alcune carte a Rauber tenendone altre per se).
Rauber - (ridendo, d una scorsa alle carte) Bella figliola... Ah, non c' che dire... Se penso agli orrori che hanno inflitto a me... (Legge con pi attenzione) Bene .. benissimo.
Tolestefan - (ammiccando a Dario, come per dire: Stia tranquillo, la cosa va ).
Dario - (risponde con un cenno di testa come per dire: Speriamo! ).
Rauber - (dopo una pausa, continuando a leggere) Lo statuto all'incirca lo stesso dell'atto costitutivo?
Tolestefan - (premuroso) Ah, certo... salvo le varianti di legge.
Rauber - (sempre leggendo) Bene, bene... In massima va.
Tolestefan - (con lievissima ansia) In massima?
Dario - ( attentissima) Ha delle modificazioni da suggerire?
Rauber - Sciocchezze... Qualche formula che vedrei un po' diversamente...
Dario - (respirando) Ah, meno male... Credevo che ricominciasse la discussione sull'apporto...
Rauber - (sorridendo) Eh... su quello, purtroppo, ha vinto lei... In materia di cifre... gliel'ho gi detto: non ha maestri... Il capitale sociale ormai fissato in quattro milioni, di cui due in contanti versato da noi, altrettanti apportati da lei col brevetto del cemento extrarapido che si valuta due milioni e non un milionesimo di meno...
Tolestefan - Si tratta d'un ritrovato cos geniale...
Rauber - Non discuto n ritrovato n cifre. La modificazione che vorrei all'articolo primo... (Legge) La societ ha per scopo sociale lo sfruttamento e la gestione del brevetto N. 48371 eccetera... Lo vorrei cos: La societ... vuoi scrivere, scusa?
Tolestefan - Fissiamo prima l'idea...
Rauber - No, scrivi prima... Poi magari correggiamo.
(Tolestefan prende la penna e scrive). La societ... virgola...
Tolestefan - (sorridendo) Virgola?
Rauber - (sorridendo) Sono un po' pignolo, vero... Ma non riesco a correggermi... La societ virgola che per l'avvenuto apporto proprietaria del brevetto numero 48371...
Tolestefan - ...Virgola...
Rauber - ...ha per scopo sociale lo sfruttamento e la gestione del brevetto medesimo, eccetera.
Dario - (stupito) E' lo stesso, mi pare...
Rauber - E' lo stesso, ma detto meglio... Io non ho molte qualit, ma fra quelle poche che posseggo la precisione la prima.
Tolestefan - (ha scritto ed ora sta ridendo) Hai altre obiezioni da fare?
Rauber - Due sole, e ti avverto che sar inflessibile.
Tolestefan - Sentiamo!
Rauber - La prima che la costituzione della societ dovr avvenire domani non oltre mezzogiorno, perch all'una dovremo trovarci tutti alla birreria Gambrinus...
Dario - (ridendo) ...e la seconda?
Rauber - ...che la colazione dovr essere pagata da lei!
Tolestefan - (ride).
Dario - E' il mio destino! Sono nato per subire!
Rauber - Dica ch' nato con la camicia... e inamidata! (Ride, si alza).
Dario - (si alza).
Tolestefan - (si alza lui pure e preme un bottone della tastiera).
Rauber - Mah... (A Dario) Come ha accolto la cosa il vostro ingegnere matto?
Dario - (con sprezzo) Oh... un idiota...
Usciere - (appare sul fondo).
Tolestefan - Il cappello dell'avvocato...
Rauber - ...e il bastone... un caro ricordo!
Usciere - (esce dal fondo).
Rauber - (a Dario) Cos Luxen ha inghiottito la pillola senza protestare?
Dario - Prima di tutto non ha inghiottito nessuna pillola perch stato pagato e strapagato... Ne ha fatte tante, in dodici mesi, che non so come ho potuto resistere...
Tolestefan - Ha commesso anche delle appropriazioni indebite, figurati...
Rauber - E' una testa balzana..: L'appropriazione per valore rilevante?
Usciere - (rientra col cappello e il bastone di Rauber).
Tolestefan - (mentre Rauber prende cappello e bastone e si copre) Oh, non si tratta di somme, ma di oggetti... Meschinit, dispettucci... S' squagliato, fa dire che si trova a Milford, ha nominato una specie di ministro plenipotenziario nella persona di un certo... aspetta... (guarda sulla carta che gli ha lasciato Carisios) ...un certo Oreste Maurin...
Usciere - ( uscito per il fondo).
Rauber - (con un moto di stupore) Oreste Maurin? Quello delle Ceramiche?
Tolestefan - (ricordando) Ah! Ecco perch non mi riusciva nuovo questo nome...
Rauber - Dev'esser proprio lui, perch parente di Luxen... cugino, mi pare... Ricordo anzi che Luxen lo vidi per la prima volta al famoso processo... S, lui, non c' dubbio... Bada ch' un uomo pericoloso.
Tolestefan - Fu condannato, se non sbaglio?
Rauber - S, lo feci condannare in tribunale, e solo cos lo costrinsi a transigere. Ma dovetti ritirare l'accusa in cambio della transazione, e in appello, in assenza della parte civile, riusc a farsi assolvere. E' un osso duro: stai attento.
Tolestefan - (scrollando le spalle) Oh... ormai! Ce lo siamo levato dai piedi, lui e il cugino pazzo!
Rauber - Meglio cos. A domani, allora. Va bene alle dieci e mezzo?
Dario - Facciamo alle undici.
Rauber - Difatti... non si tratta che di firmare... (A Tolestefan) Ah... inutile che prepari altre copie... provvedere il mio ufficio... Ci tengo a risparmiare fatica a quell'angelo di signorina... (Si muove).
Tolestefan - Le dir del tuo gentile pensiero.
Rauber - (ridendo) Grazie... Come si chiama?
Tolestefan - (accompagnandolo) Elissa!
Rauber - Elissa... La dea dei silenzi perfetti... Hai tutte le fortune!
Dario - E brontola!
Rauber - Arrivederci, signor Gabirent!
Dario - Arrivederci, avvocato.
Rauber - (a Tolestefan) Addio, filisteo! (Esce ridendo dal fondo).
Tolestefan - (lo ha accompagnato ridendo, si sporge sul fondo tenendo la porta: dopo una pausa) A domani... (Viene avanti dopo aver chiusa la porta).
Dario - (burbero) Guardi se l'intimazione partita!
Tolestefan - (andando alla destra) Eh! A quest'ora dev'esser gi notificata!
Carisios - (entrando dalla destra) Scusi... ho visto uscire l'avvocato Rauber e mi sono permesso... Il signor Angorac...
Ancorac - (lo segue. Cinquantanni, forte, massiccio, occhiali, maniche di lustrino, capelli grigio-rossi abbondantissimi che gli fanno apparir la fronte pi bassa di quanto in effetti , ossequioso, falso, espressione profondamente cretina, vero tipo della mediocrit piccolo-borghese) Una cosa enorme, signor avvocato, enorme! Al Ministero...
Dario - (interrompendo impaziente) Parleremo dopo del Ministero... Ha fatto partire l'intimazione?
Angorac - (umile) Non ancora perch al Ministero...
Dario - (furibondo) Ma basta col Ministero! Lei aveva ricevuto ordine di far partire immediatamente l'intimazione! Perch non l'ha fatto?
Carisios - Scusi... mi lasci parlare un momento... Mi sono permesso io di sospendere la cosa perch m' sembrato necessario chiedere nuove istruzioni... L'ufficio della Propriet Intellettuale, dove il signor Angorac s' recato stamane a ritirare una copia del brevetto ordinata fin da ieri, ha dichiarato di non poter rilasciare la copia richiesta senza autorizzazione dell'inventore o del suo rappresentante legale...
Tolestefan - Be'? E il rappresentante legale dell'inventore la societ edilizia di cui il signor Angorac amministratore delegato. Che c' di strano?
Carisios - C' di strano che l'ufficio non ha ritenuto la Societ Edilizia rappresentante legale dell'inventore, perch ha ricevuto una diffida ieri.
Dario - Una diffida?
Carisios - Cos dicono.
Dario - Da chi?
Carisios - Ah, non lo so... Non sono andato al Ministero... M' parso pi utile aspettare istruzioni dall'avvocato...
Tolestefan - (ad Angorac) E lei non ha pensato a farsi dire chi aveva mandato questa diffida?
Angorac - (confuso) Veramente... mi sono trovato cos confuso... cos disorientato che...
Dario - (furente) Lei una bestia! Ecco cos'!
Angorac - (umile) S, signor Gabirent.
Usciere - (appare sul fondo) Scusi... c' il signor...
Dario - (interrompendo furioso) Non ci sono per nessuno! (Gesto imperioso alFusciere di andarsene).
Usciere - (esce dal fondo).
Tolestefan - Bisogna andar subito a vedere di che si tratta... Ma intanto l'intimazione deve partire ugualmente... (Ad Angorac) L'ha firmata?
Angorac - (premuroso) Ah, certo, signor avvocato...
Tolestefan - Benissimo. (A Carisios) Lei la notifichi senz'altro e torni subito qui. (A Dario) Io andr immediatamente al Ministero. Si tratter d'un equivoco certamente...
Dario - Vengo anch'io. (Si muove verso il fondo).
Elissa - (dalla destra) Scusi... c' un signore che...
Dario - Non ho tempo. Ripassi.
Elissa - Non vuole lei, ma il signor Angorac.
Dario - (fissandola minaccioso) E lei viene a disturbarci per questo?
Elissa - (timidamente) Scusi, signor Gabirent... sono entrata perch mi pare che si tratti d'una persona un po' strana... Ha detto che se non subito ricevuto dal signor Angorac va a chiamare la polizia...
Dario e Tolestefan - (stupiti) La polizia?
Angorac e Carisios - (sono sbalorditi).
Elissa - Ha detto proprio cos... Ecco perch mi sono permessa...
Dario - Chi ? Cosa vuole?
Elissa - Dice che viene da parte dell'ingegnere Luxen... E' un certo Maurin...
Usciere - (dall'interno) Ma scusi, signore... che modo...
Oreste - (dall'interno) E levatevi dai piedi, perbacco! (Appare sul fondo: ha un portafoglio sotto il braccio, il bastone in mano, il cappello in testa) Scusi... questo l'ufficio della Societ Imprese e Gestioni Edilizie?
Dario - (secco) Questo il mio ufficio!
Oreste - Lei il signor Angorac?
Dario - (c. s.) Non sono il signor Angorac.
Oreste - (senza indirizzarsi a nessuno) Chiedo scusa, signori... Esiste un signor Angorac in quest'ufficio?
Angorac - (timidamente) Sono io...
Oreste - (cordiale) Oh... molto bene! (Gli va incontro con la mano tesa) Felicissimo di conoscerla. Sono Oreste Maurin, procuratore generale del nostro presidente, e suo facente funzione per tutto quanto riguarda la societ. (Si toglie il cappello e lo mette, col bastone, sulla scrivania) Ora le mostrer la procura. Vuole intanto presentarmi ai suoi collaboratori?
Ancorac - (stupefatto) Io?
Oreste - (aprendo la borsa ch' piena di carte e cavandone un foglio di carta legale) Lei... Non sono i suoi impiegati questi signori?
Angorac - (atterrito) Impiegati... ma... cosa dice...
Tolestefan - Scusi... ci dev'essere uno sbaglio... permetta, intanto... Avvocato Tolestefan... (ha un breve inchino).
Oreste - (inchinandosi cerimoniosamente) Molto lieto.
Tolestefan - (asciutto, indicando Dario) Il signor Dario Gabirent.
Oreste - Ah? (S'impadronisce della mano che Dario non gli ha prta e la stringe vigorosamente). L'altro socio? Molto, molto piacere. Ho parecchie cose da dirle, sa. Appena avr un momento di tempo la ricever. (Voltandosi verso Carisios) Il signore... (Riconoscendolo) Ah, mi pare d'averlo visto ieri...
Carisios - (disorientato) Difatti...
Oreste - Gi, lei era con l'ufficiale giudiziario che m'ha portato quella buffonata...
Tolestefan - (ferito) Buffonata?
Oreste - Eh, gi... dispettucci fra amministratori... pettegolezzi... ma ora metteremo a posto tutto, perch io sono di carattere allegro e conciliante. (A Elissa) Lei, signorina, pu andare, grazie. (All'usciere) Tu... vattene e chiudi la porta. (Agli altri) Se lor signori vogliono essere cos gentili di ritirarsi nelle loro stanze... Vorrei parlare col nostro illustre amministratore delegato, e si tratter d'una faccenda un po' lunga...
Tutti - (sono rimasti sbalorditi, e si guardano con gli occhi sbarrati).
Dario - (recuperando per il primo la nozione delle cose, furibondo) Ma... dico... forse matto, lei?
Oreste - (ferito) Dice a me?
Dario - A lei, s! Lei nei miei uffici... gli uffici della Societ di Costruzioni Gabirent, e questa la mia stanza! Dove crede di stare?
Oreste - Scusi... Io so che in questa via e a questo numero si trova la Societ Imprese e Gestioni Edilizie... Il portinaio dello stabile m'ha precisato che la societ al terzo piano... Al terzo piano, fra le varie targhe di ottone, c' anche quella della societ che cerco io... Sono entrato: ho interrogato l'usciere, l'usciere m'ha detto che la societ qui... Il signor Angorac, amministratore delegato, qui presente... Non ho nessuna colpa se mi sono sbagliato. (Prende il cappello e il bastone, ad Angorac) Mi guidi nei nostri uffici. Non disturbiamo oltre questi signori... (Si muove verso il fondo) Andiamo?
Angorac - (gestendo disperatamente verso Dario) Ma...
Oreste - Dove sono questi uffici?
Angorac - (c. s.) Scusi, io...
Dario - (interrompendolo) Lei stia zitto e se ne vada.
Angorac - (umile) Si, signor Gabirent. (Va verso la destra).
Oreste - (sbarrando col bastone la strada ad Angorac) Eh, eh... piano... dove va? (A Dario) Stia zitto, se ne vada... Che modi son questi?
Dario - Il signor Angorac mio dipendente!
Oreste - Quando in funzione d'amministratore delegato della Societ Edilizia non suo dipendente. (Ad Angorac) Vuol avere la compiacenza di condurmi negli uffici della Societ o debbo cercarmeli da me?
Ancorac - (avvilito) Ma il signor Gabirent ha ordinato...
Oreste - (interrompendo) Il signor Gabirent non conta: un semplice socio e nient'altro. Gli amministratori siamo io e lei. Vuol dirmi s o no dove sono questi uffici?
Dario - (furioso, all'usciere) Ta a chiamare una guardia...
Tolestefan - (interrompendo con un gesto e uno sguardo Dario e fermando Tusciere con un gesto dell'altra mano) Scusate... lasciate parlare a me... (A Oreste) Signor Maurin... qui c' un equivoco che chiariremo subito... cominci intanto col calmarsi, la prego...
Oreste - Io sono calmissimo... E' il signore (indicandolo) che mi sembra un po' alterato.
Tolestefan - Ne avrebbe il motivo... La sua entrata stata un po' intempestiva, vorr riconoscerlo...
Oreste - L'ho gi riconosciuto ed ho fatto implicitamente le mie scuse quando ho dichiarato che non era colpa mia se m'ero sbagliato... Cercavo gli uffici della societ...
Tolestefan - E questi, in un certo senso, sono gli uffici della societ. Per...
Oreste - (interrompendo, cortese) Scusi... perch in un certo senso?
Tolestefan - (gentile) In un certo senso perch sono gli uffici della Societ Costruzioni Gabirent... La Societ Edilizia, qui, solo un'ospite... Ha un semplice recapito legale: un indirizzo, comprende?
Oreste - (stupefatto) Non possibile...
Tolestefan - (cortese) E' cos!
Oreste - (ad Angorac) E cos davvero?
Angorac - Eh! Se glielo dice l'avvocato!
Oreste - Ma inverosimile! Nel suo bilancio, depositato alla sezione commerciale del tribunale e di cui ho preso copia ieri, lei ha segnato una partita di trentaseimila fiorini per spese di ufficio, pigione d'un anno...
Tolestefan - (vivamente) Ecco... Dario - (idem) Permetta...
Oreste - (ad Angorac, continuando) Come fa lei a pagare tremila fiorini al mese per un ufficio che non esiste?
Tolestefan - (c. s.) Scusi...
Oreste - (cortese, a Tolestefan) Non le pare, avvocato? E' naturale che la societ sia passiva se si fanno queste spese pazze!
Tolestefan - (con cortese energia) Scusi, signor Maurin... Vuol avere la gentilezza di fermarsi un momento con me e col signor Gabirent?
Oreste - Volentieri, ma...
Tolestefan - (interrompendo c. s.) E' necessario sgombrare il terreno da un equivoco pregiudiziale...
Oreste - (gentile) Sono a sua disposizione. Mi lasci parlare un momento col signor Angorac e poi...
Tolestefan - Mi usi la cortesia di parlare prima con noi. Vedr che non avr pi bisogno del signor Angorac. (Insistendo, cortese) Mi faccia questo favore.
Oreste - (cedendo) Se lei parla cos non posso che mettermi ai suoi ordini... (Si toglie il cappello, lo mette col bastone e la borsa sulla poltrona a destra).
Tolestefan - (fa cenno a Elissa, all'usciere, a Carisios e ad Angorac di andarsene),
Elissa e Angorac - (escono per la destra, stupiti).
Usciere - (esce stupito per il fondo).
Carisios - (gestisce interrogando Tolestefan).
Tolestefan - Cosa vuole?
Carisios - Che devo fare, io?
Tolestefan - Aspetti!
Carisios - (esce dalla destra).
Tolestefan - (accennando il divano a Oreste) Vuole accomodarsi?
Oreste - (sedendo, cortese) Grazie.
Tolestefan - (col tono ed il gesto di chi vuole avviare una conversazione banale) Ho l'impressione che il suo nome non mi sia nuovo... E' parente forse a quel tale Maurin delle Ceramiche?
Oreste - (tranquillo, con un mezzo inchino) Sono io.
Tolestefan - (con una lieve sfumatura di disprezzo) Ah?
Oreste - Gi.
Tolestefan - (un po' pungente) Se ricordo bene lei ebbe delle noie nel processo...
Oreste - (gentilissimo) Precisamente.
Dario - (aspro) E fu anche condannato...
Oreste - (c. s.) S, in tribunale. In appello fui assolto.
Dario - (c. s.) Ma fu arrestato, per.
Oreste - (c. s.) Purtroppo... Cinque mesi di carcere preventivo, e dovetti tenermeli senza reclamare... (Pausa). Mah... Meno male che finita.
Tolestefan - (ha scambiato un rapido sguardo con Dario, poi) Fu un processo un po' oscuro... La Parte Civile all'ultimo momento si ritir...
Oreste - (c. s.) S, l'Anonima Ceramiche ritir l'accusa in seguito ad una transazione che mi ridusse sul lastrico... Ma mi convenne accettarla per riavere un nome pulito.
Dario - (brutale) Una capitolazione in piena regola, dunque.
Oreste - (c. s.) E gi. Ero legato mani e piedi prima che si potesse sospettare l'odore d'un processo... Quando cominciarono gli atti ero gi accerchiato senza saperlo... Prigioniero d'un contratto di ferro, precedentemente studiato dal legale delle Ceramiche...
Tolestefan - (maligno) S, conosco... l'avvocato Rauber.
Oreste - (c. s.) Appunto... suo illustre collega... (Tolestefan s'inchina) Un autentico farabutto. (Tolestefan ha un balzo, Oreste s'inchina sorridendo graziosamente) Mah! Ormai passata. Pensiamo al presente. Dunque?
Dario - (dopo aver guardato Tolestefan ch' un po' sconcertato, a Oreste, con tono altezzoso) Senta, signor...
Oreste - (gentile) Maurin.
Dario - (c. s.) Signor... Maurin... Lei ha ricevuto ieri un atto...
Oreste - (cortesemente interrompendo) Ecco...
Dario - (brutale) Oh, non tergiversiamo, a me consta che lo ha ricevuto.
Oreste - (c. s.) Sicuro che l'ho ricevuto, ed per questo che son qui... Si tratta d'una intimazione all'ingegner Luxen, mio rappresentato, di restituire un brevetto che si afferma fraudolentemente asportato...
Tolestefan - Ecco: fraudolentemente!
Oreste - ... dalla sede di questa societ che, viceversa, non ha sede...
Dario - Non giuochiamo sulle parole. Io non voglio calcar la mano su nessuno, ma la pazienza umana ha dei limiti ch'io dichiaro d'aver raggiunti e che non intendo assolutamente oltrepassare!
Oreste - Spero che non sia stato il mio amico Luxen a farlo impazientire...
Dario - (secco) E' stato proprio lui, invece... col suo carattere, con le arie assolutamente ingiustificate che si d...
Oreste - (scuotendo la testa) Ah, certo, un caratteraccio... Qualche giorno fa parlava di bastonare, di sparare... (Dario e Tolestefan hanno un moto di paura) Ce n' voluto per calmarlo... e per togliergli la rivoltella di tasca! (Dario e Tolestefan hanno un moto di spavento). Ma ora ci sono io, e con me possono star sicuri che tutto andr bene. Io sono per la calma e la moderazione. Vedr che non avr occasione di lagnarsi di me.
Dario - (altezzoso) Non ne dubito. Ma credo che difficilmente avr il piacere di trattare nuovi affari con l'ingegner Luxen!
Oreste - (cordiale) E' un benedetto uomo che gli affari non li capisce... (Dario e Tolestefan acconsentono ironici). Si lascia mettere nel sacco dal primo lestofante che gli capita... (Dario e Tolestefan si guardano stupiti, poi fissano Oreste) ... intrappolare dal primo ladro che gli viene fra i piedi. Mentre io, invece, i ladri li so trattare... Sono stato cinque mesi fra loro, in galera... ed oggi... (annusa verso Dario e Tolestefan)... li riconosco al fiuto.
Tolestefan e Dario - (si fissano stupiti, poi guardano Oreste con una certa preoccupazione).
Tolestefan - (dopo Una pausa) Scusi... ma che c'entra, questo?
Oreste - (compitissimo) Dicevo per chiarire le ragioni che m'hanno indotto a interessarmi degli affari di Luxen... che ho studiato e conosco tutti perfettamente, dal pi modesto conto di cassa al rapporto Societ Edilizia Gabirent...
Dario - (interrompendo, tagliando l'aria con la destra) Oggi finito!
Oreste - (cortese, stupefatto) Finito?
Dario - (asciutto) Finitissimo dall'altro ieri.
Oreste - (c. s.) Scusi, non capisco... Com' finito questo rapporto?
Tolestefan - In modo legale e totalitario, mediante regolare atto di cessione piena ed incondizionata.
Oreste - (scattando) Possibile?
Tolestefan - Dico... non creder che le stiamo raccontando delle favole?
Oreste - (indignato) E non ha detto niente a me?
Dario - (beffardo) Vede? Da questo pu giudicare l'uomo!
Oreste - (c. s.) Ah, ma enorme! Fantastico! Mi vien voglia di gettar per aria tutte le sue scartoffie e tornarmene a casa mia!
Dario - (c. s.) Guadagnerebbe una quantit di tempo prezioso che potrebbe impiegare molto pi utilmente, creda!
Oreste - (ripensandoci, e indignandosi di nuovo) E' j assurdo... Indelicato! Venirmi a romper l'anima per farmi occupare dei suoi pasticci... Scongiurarmi con le lacrime agli occhi... e poi, quando ho perduto un mese di tempo... mettermi brutalmente di fronte al fatto compiuto!
Dario - (c. s.) Eh, caro lei... questo capita a chi si imbarca con certa gente... Ora capir perch non ho voluto pi saperne...
Oreste - Ah, certo... Me ne rendo conto!
Dario - La correttezza negli affari non una religione praticata da tutti!
Oreste - Purtroppo... (Fissando Dario) Che mascalzone!
Dario - (c. s.) E' la parola pi adatta.
Oreste - (smarrito) Io... io non so cosa dire... sono confuso, umiliato... Non m'aspettavo questo fulmine a ciel sereno... Mi dicano loro cosa devo fare... come debbo regolarmi... E soprattutto in che posso rendermi utile... almeno finch mi occuper di quello sciagurato... e sar per poco. Sono a loro disposizione. (S'inchina, fra l'avvilito e l'indignato).
Tolestefan - (cordiale) Ecco... la cosa potrebbe esser grave, ma non lo sar perch ho pregato il signor Gabirent di lasciar correre, e son certo che sar esaudito. Non vale la pena di far cause contro chi non ha nulla da perdere... Il suo caro amico Luxen ha semplicemente e puramente asportato dalla sede della Societ Edilizia il famoso brevetto del cemento extrarapido! Ora lei, se conosce bene il rapporto come non dubito, sapr certamente che quel brevetto l'unica attivit dell'Anonima Edilizia, mandata deliberatamente in rovina...
Oreste - Proprio cos... deliberatamente!
Tolestefan - Vede, dunque... Ce ne siamo accorti poco dopo firmato l'accordo... Non le dico la nostra indignazione! L'amministratore delegato... carattere docile, tranquillo, accomodante... Lei l'ha visto, del resto...
Oreste - Eh, altro!
Tolestefan - ... una buona creatura, incapace di far male a una mosca... voleva correre a denunziarlo per appropriazione indebita...
Obeste - Accidenti!
Tolestefan - ...qualificata ed aggravata! Lei capisce... possibilit d'arresto immediato!
Oreste - Eh, altro che! Per quanto... scusi, sa? Per quanto si tratti d'un valore relativo, perch gli aventi diritto possono ottenere la copia d'un brevetto sempre che vogliano.
Tolestefan - D'accordo, ma...
Oreste - (interrompendo) S, capisco, lei vuole dire che l'originale ha sempre un valore morale...
Tolestefan - Appunto...
Oreste - (c. s.) ... pu costituire, in mani non legittime, una sorgente di cavilli, intralci, fastidi...
Tolestefan - (come chi d cortesemente una lezione) Quando non esiste una cessione, naturalmente.
Oreste - Ah, certo, una cessione regolare...
Tolestefan - (affermativo) Ecco...
Oreste - ... perfetta, inoppugnabile... Fatta per atto pubblico...
Tolestefan - (colpito) Per atto pubblico?
Oreste - Eh gi... l'ultima legge sul diritto d'autore lo specifica chiaramente... (Recitando) La cessione delle opere dell'ingegno' deve avvenire per atto pubblico sotto pena di nullit...
Dario - (aggressivo) Ma cosa sta almanaccando lei? Che c'entra il diritto d'autore? Si tratta forse d'una canzonetta ?
Oreste - (gentilissimo, cavando rapidamente un volumetto dalla borsa e aprendolo ad una pagina segnata) Si tratta d'un'opera dell'ingegno, e la legge dice tassativamente... (leggendo) Sono protette tutte le opere dell'ingegno...
Dario - (alzandosi, interrompendo) Be' be', basta... Non perdiamo tempo. Avevo sperato per un istante che fosse possibile ragionare, ma vedo che m'ero sbagliato. (A Tolestefan) Lei prepari la denuncia per appropriazione indebita e la presenti oggi stesso...
Oreste - (gentile, quasi umile) Scusi, non s'arrabbi il brevetto lei pu averlo anche subito perch qui... (prende la cartella, ne cava la busta che contiene il brevetto e lo mostra) Eccolo...
Dario - (beffardo) Ah... ora cominciamo ad andar d'accordo... Con le buone maniere s'ottiene tutto! (Stende la mano per prendere la busta).
Oreste - (ritirando la busta con gesto gentile e grazioso) Senza dubbio... Lei mi provi che ne il legittimo possessore ed io glielo consegner, senza costringerlo a denunziare nessuno!
Dario - Il brevetto mio perch m' stato ceduto con atto di cessione regolarissimo che nessuno pu impugnare!
Tolestefan - (persuasivo, a Oreste) Io capisco il suo scrupolo, ma...
Dario - (esasperato) Ma che scrupolo! Non mi faccia ridere!
Tolestefan - (dignitoso, a Dario) Ho il dovere di precisare questo punto giuridico, scusate... Al signor Maurin spettano queste spiegazioni! (A Oreste, persuasivo, cortesemente autorevole) La legge sul diritto d'autore non c'entra... Non si tratta d'una commedia, ma di un brevetto industriale! (Oreste fa per parlare, Tolestefan interrompe) Permetta... Lo spirito della legge tutt'altro... L'inventore non autore... Sono due attivit distinte e separate... Quindi per la libera cessione d'una invenzione non occorre nessun atto pubblico... E' cos, mi creda!
Oreste - (cortese) Questa la sua interpretazione della legge...
Tolestefan - (c. s.) Non si pu interpretarla diversamente.
Oreste - E' il suo parere... non il mio
Dario - (dominandosi) Ma dico... cosa dobbiamo fare? Una causa?
Oreste - Eh! Quando non ci si trova d'accordo sull'interpretazione d'una legge, spetta al magistrato decidere.
Dario - (c. s.) Ma una causa simile pu durare degli anni!
Oreste - Io non ho nessuna fretta.
Dario - Voi avreste il coraggio d'impiantare una causa come questa? Ma sapete cosa vi costerebbe?
Oreste - Ah, a noi niente... Noi non impiantiamo nessuna causa... Il brevetto in nostre mani e ce lo teniamo... Siete voi che dovete farci una causa per dimostrarci che abbiamo torto... Solo quando saremo citati verremo a rispondere... Come stanno le cose in questo momento, la questione per noi non esiste nemmeno... La ignoriamo.
Dario - (stringe i pugni, si morde le labbra, poi fissa Tolestefan).
Tolestefan - ( preoccupato come chi ha trovato un avversario pi temibile di quanto pensava).
Dario - (a Oreste) Senta, avvocato...
Oreste - (gentile) Prego... non sono avvocato...
Dario - Insomma, senta... Io capisco benissimo dove vuole arrivare... Sono troppo pratico...
Oreste - (c. s.) Scusi, io...
Dario - (interrompendo, brutalmente) Stia a sentire... Qui non c' n autore n inventore... C' semplicemente un azionista... l'azionista Armand Luxen... Mi segue?
Oreste - Lo seguo. C' l'azionista Armand Luxen.
Dario - Ora questo azionista... anzi: questo ex-azionista... mi ha ceduto l'intera sua partecipazione azionaria nella Societ Edilizia... tutto il suo pacchetto d'azioni, insomma. E' chiaro?
Oreste - Chiarissimo.
Dario - Non vorr sostenermi che questa libera cessione di azioni debba esser fatta per atto pubblico... n che le azioni siano opere dell'ingegno...
Oreste - Affatto...
Dario - Oh!... Le azioni possono essere cedute anche in borsa, con semplice fissato-bollato!
Oreste - Sicuro.
Dario - (conclusivo) E allora mi dia il brevetto e finiamola. Io ho la totalit delle azioni della Edilizia, e la societ completamente mia.
Oreste - (cortese) Scusi... a parte il fatto che questa cessione lei non me l'ha ancora mostrata...
Dario - (interrompendo) Gliela mostro subito... (A Tolestefan) Avvocato...
Tolestefan - (andando alla scrivania, e aprendo il tiretto) Eccola... (Cava dal tiretto un fascicolo in cui vi il foglio firmato da Armami).
Oreste - (c. s.) Permettano... A parte la cessione... che l'avvocato cos gentile da volermi esibire... cosa c'entra la societ col brevetto?
Tolestefan - Come come come come? Scusi, sa... ma adesso mi pare davvero di non capire pi niente... La societ la proprietaria del brevetto...
Dario - Ed io sono proprietario della societ!
Oreste - Ma la societ non ha affatto la propriet del brevetto...
Dario - (furioso) Ma matto?
Oreste - (cortese) Scusi1... (Cavando un altro fascicolo dalla borsa) L'atto costitutivo, che ho letto attentamente...
Tolestefan - (interrompendo, prendendo un altro fascicolo dal tiretto) E che io ho scritto attentissimamente, caro signore...
Oreste - Non ne dubito... Dice precisamente cos... (Leggendo) Articolo primo...
Tolestefan - Leggo io, se permette... (leggendo sul suo fascicolo) E' costituita una societ, sotto la ragione sociale di Societ Anonima Imprese e Gestioni Edilizie, fra parentesi, Saige... (Guardando Oreste) Mi segue?
Oreste - Perbacco!
Tolestefan - (riprendendo a leggere) ...per lo sfruttamento e la gestione del brevetto N 48371 sul cemento extrarapido...
Oreste - (cortese) Alt. E' inutile andare avanti.
Tolestefan - (contento) E' convinto, ora?
Oreste - (c. s.) Oh, ero convinto fin dal primo momento. La societ non proprietaria del brevetto.
Dario - (furente) Ma se lo scopo sociale...
Tolestefan - (calmandolo con un gesto) ... appunto, se lo scopo sociale precisamente lo sfruttamento e la gestione del brevetto?
Oreste - (sempre sorridente) Sfruttamento... gestione! La societ pu sfruttare il brevetto., pu gestirlo... ma non ne proprietaria!
Dario - (vibra una fulminea occhiata a Tolestefan).
Tolestefan - ( sbalordito).
Dario - Ma questo un cavillo brigantesco!
Oreste - (dignitoso) Brigantesco? Io non so come lei pu osare di parlare cos a un persona che non conosce... e che se non sbaglio la sta trattando con la massima deferenza... Esiste un codice civile, io me ne servo... Ci sono degli usi commerciali, io me ne avvalgo. Esercito il mio diritto' di cittadino contro il quale lei libero di opporre il suo, ma nelle dovute forme e nella sede competente... Per me, fin quando una sentenza di Corte Suprema non mi dir il contrario, sfruttamento e gestione saranno una cosa, e propriet ne sar un'altra...
Dario - ( atterrito).
Tolestefan - (perdendosi) Ma se lo stesso identico; rapporto...
Oreste - Affatto! Se lei prende in fitto un fondo, lo sfrutter, coltivandolo e facendo il raccolto... lo gestir,; vendendo quel raccolto a terzi... ma non ne sar mai' proprietario! Il gestore e il proprietario sono due persone giuridiche distinte e separate... e mi maraviglio che queste cose debba dirle proprio io... e proprio a lei che conosce profondamente la legge!
Tolestefan - ( rimasto a bocca aperta).
Dario - ( furente, ma riesce a dominarsi. Dopo unii pausa, con sprezzante ironia) Cosicch... secondo lei.. io mi sarei presa la briga d'assicurarmi la totalit delle azioni d'una societ che non vale un soldo?
Oreste - Scusi... io negli affari degli altri non c'entro... Lei pu aver avuto delle ragioni sentimentali... !
Dario - (feroce) Ma che sentimento... Io mi son fatto cedere le azioni solamente perch tengo al brevetto. Me ne infischio della Societ Edilizia... Gliela regalo se vuole!
Oreste - Vediamo questo famoso contratto di cessione... E' permesso?
Dario - (a Tolestefan) Glielo mostri.
Tolestefan - (ancora atterrito, prende il contratto di cessione fra le carte che ha in mano, e lo sporge un po', come temendo di vederselo strappare).
Oreste - (tranquillo) Oh, non si preoccupi, avvocato... Non lo tocco nemmeno... (Si china per leggere meglio) Con il presente atto il sottoscritto cede l'intera sua partecipazione azionaria nella societ eccetera... ivi compreso mhhhhh... (Fermandosi di botto, fissando Tolestefan) Ma... (Tolestefan si spaventa) Dico... quest'atto reca la data del diciotto marzo!
Dario - S, dell'altro ieri!
Oreste - Ma l'altro ieri Luxen era a Milford!
Tolestefan - (balzando, urlando) Se ha trattato e concluso con me, in casa sua, verso le sette di sera!
Oreste - Non possibile. Luxen partito solo sta. sera da Milford dove era da vari giorni, e non arriver che stasera, col direttissimo delle sei!
Dario - (fissa Oreste con gli occhi sbarrati).
Tolestefan - (perdendosi) Ora usciamo dai limiti... Questo non si chiama pi cavillare, ma mentire... Io non posso tollerare d'essere preso in giro cos... Luxen era I casa sua l'altro ieri sera diciotto marzo ed ha firmato, me presente...
Oreste - (interrompendo) Questa non la firma di Luxen. (Prende dalla borsa il passaporto di Armand, b offre aperto a Tolestefan) Guardi: la vera firma eccola. (Fa vedere il passaporto a Dario, poi lo rimette nella borsa).
Tolestefan - (sopraffatto) Evidentemente c' uni lieve differenza, ma deve dipendere certamente dal fatto che ha firmato con la mano fasciata...
Oreste - Non mi risultano mani fasciate: mi risulta solo una differenza fra la firma della cessione e quella del passaporto; Non voglio accusare nessuno, ma indiscutibile che il documento che lei mi esibisce costituisce un falso, e come tale lo impugno da questo momento. (Chiude la borsa, prende il cappello e il bastone).
Tolestefan - (abbrutito) Lei impugna di falso una cessione per cui ho pagato cinquantamila fiorini contanti?
Oreste - Sulla pretesa cessione non si fa cenno di questo preteso pagamento.
Tolestefan - (con collera feroce, ma calma) Per fortuna gli ho dato un assegno bancario e ne conservo la ricevuta. (Va alla scrivania, scartabella, trova la ricevuta dell'assegno e la mostra da lontano a Oreste) Eccola. Far presto a sapere se stato incassato e da chi. (Prende il microtelefono, batte nervosamente sul gancio).
Oreste - (calmo) Scusi... Credo che lei stia facendo una telefonata inutile. Quell'assegno l'ho incassato io.
Tolestefan - (con gioia feroce) Ah! E reca la data del diciotto marzo!
Oreste - Non m'interessa. Io l'ho incassato oggi, appena m' giunto da Milford con la posta del mattino.
Tolestefan - (c. s.) Il suo amico Luxen dovr dimostrare per come se ne trovato in possesso.
Oreste - E lo dimostra. Lo ha avuto dalla Societ Imprese e Gestioni Edilizie... Non c' niente di strano. Ha avuto anche altre somme dalla stessa societ, e sempre a mezze di assegni della medesima banca... Sessantamila fiorini.
Dario - (sta fissando a bocca aperta Oreste, involontariamente ammirato).
Tolestefan - (con rabbia concentrata) Quello era lo stipendio del signor ingegnere!
Oreste - No, no, Luxen non ha mai avuto stipendio, ma solo anticipi in conto utili. E' chiarissimamente detto sul bilancio.
Tolestefan - E lei oserebbe sostenere che una societ dissestata possa dare cinquantamila fiorini in conto utili?
Oreste - Non lo sostengo affatto, anzi lo biasimo. (A Dario) Qui si fatto scempio del danaro della societ. Inizier subito una inchiesta amministrativa sull'operato del signor Angorac... dopo di che lo far arrestare...
Dario - (balzando) Arrestare?
Oreste - ... certo, per truffa, aggravata dall'abuso della relazione d'ufficio. Arrivederci, signori. Se avranno bisogno di me mi troveranno al villino Luxen, telefono quarantaquattro-ventuno, dove da questo momento trasferisco la sede della societ.
Tolestefan - (sbalordito) Cosa? Lei trasferisce la societ...?
Oreste - S, allo scopo di risparmiare tremila fiorini al mese di pigione... Nell'interesse degli azionisti, naturalmente... A quest'ora il signor Angorac deve aver gi ricevuto l'intimazione legale di portarsi nei nuovi uffici con i libri e le carte sociali...
Tolestefan - Angorac si guarder bene dal muoversi!
Oreste - In caso di rifiuto l'ufficiale giudiziario gli notificher un secondo atto ed asporter lui i libri e le carte di cui ho ottenuto il sequestro...
Dario - (sbalordito) Oh... ma enorme!
Tolestefan - Ed inverosimile! Un sequestro di questo genere non si pu ottenere senza citare la contro parte!
Oreste - (gentile) Ho chiesto l'urgenza e l'applicazione della procedura direttissima...
Tolestefan - Ma... ma per ottenerla... occorre la flagranza d'una illegalit... o una cauzione molto forte!
Oreste - E difatti ho dovuto versare una cauzione molto forte: ventimila fiorini... che ho prelevato dal famoso assegno della Banca del Nord. Buongiorno, signori. (Si mette il cappello, esce dal fondo e chiude la porta).
Tolestefan e Dario - (rimangono qualche secondo sbalorditi).
Tolestefan - (dopo la pausa) Ah, ma... ma assurdo, fantastico... Incredibile...
Dario - (che segue un altro pensiero) Appunto: incredibile.
Tolestefan - Io... io non mi convinco che non sto sognando... Quasi mi farei dare dei pizzicotti... (si pizzica un braccio) ...degli schiaffi per svegliarmi!
Dario - (c. s.) S, ve la meritereste davvero una bella faccia di schiaffi, ma, disgraziatamente, non rimedierebbe a niente.
Tolestefan - (fissa stupito Dario) Si direbbe che volete prendervela con me!
Dario - Con chi dovrei prendermela? Voi m'avete messo in questo pasticcio!
Tolestefan - (abbrutito) Io?
Carisios - (irrompendo dalla destra) Scusi... E' venuto un usciere...
Angorac - (seguendolo ha un occhio nero, scarmigliato).
Dario - (seccato) So, so gi... Non colpa sua. Vada pure.
Carisios - (un po' seccato) Scusi... lei non ha capito...
Dario - (sdegnoso) Eh?
Carisios - (c. s.) Non pu aver capito perch non m'ha lasciato parlare... L'usciere venuto, ma non ha sequestrato nulla!
Dario - (ha un guizzo) Ah?
Tolestefan - (stupito) Non aveva l'ordine di sequestro ?
Carisios - Lo aveva in perfetta regola, ma io ho dichiarato che il signor Angorac era assente e che non sapevo dove potevano trovarsi quelle carte...
Dario - (contento) Ah, bravo!
Tolestefan - (stringendosi nelle spalle) Fra dieci minuti Maurin sar di ritorno con l'usciere, andr dritto dritto da Angorac...
Carisios - Mi sono permesso di dichiarare all'usciere che il signor Angorac era in Inghilterra e che non sapevo quando poteva essere di ritorno...
Dario - (c. s.) Benissimo!
Angorac - (stupefatto) Ma... allora... ha fatto' bene?
Dario - Naturale... (Fissando stupito Angorac) Cosa le successo?
Angorac - (indica Carisios) E' stato lui...
Dario - (guarda severamente Carisios).
Carisios - Finivo appena di dire che era in Inghilterra che lui gi voleva chiarire la cosa. Allora l'ho interrotto, e siccome ho capito che non aveva capito mi sono preso la libert di spingerlo fuori della stanza.
Dario - (contentissimo) Benone!
Angorac - (disperato) Come, signor Gabirent... Lei approva...?
Dario - Certo!
Angorac - (c. s.) Ma ora che l'usciere torner con quell'altro...
Dario - Stia zitto. (A Carisios) Dove sono le carte della societ?
Carisios - Ho mandato tutto a casa mia.
Dario - Bene. (Va alla scrivania, scrive col lapis blu su un foglio di carta, lo porge a Carisios) Passi alla cassa, ritiri questi duemila fiorini, ne dia mille al signor Angorac e lo carichi con la famiglia sul primo treno in partenza per andare a curarsi quell'occhio almeno per dieci giorni. Gli altri mille li tenga per se come gratificazione. Appena finito si presenti a me a qualunque ora e dovunque mi trovo.
Carisios - S, signore. (Spinge Angorac fuori della destra, esce e chiude la porta).
Dario - (a Tolestefan) Ecco: quello un uomo!
Tolestefan - (aspro) Io devo far le cause, non prendere a pugni la gente. Ho la laurea e mi basta. E mi pare che - fino ad oggi - ho sempre vinto...
Dario - Avete vinto per fortuna... giuocando sulla paura che il mio ufficio legale incute agli avversari. Ma al primo intoppo siete inciampato ed andato tutto all'aria!
Tolestefan - (irritandosi) Non andato niente all'aria. La societ l'abbiamo in mano noi, la cessione in piena regola! Ci vogliono dei testimoni, dei periti...
Dario - (interrompendo) Appunto... un giudizio nelle dovute forme... da vincere in tribunale, appello, cassazione... Ed io che avevo bisogno del brevetto domani mattina dovr friggere per tre o quattro anni!
Tolestefan - Ma cosa posso farci io!
Dario - (c. s.) Il vostro dovere era di farmi avere il brevetto! Invece del brevetto ho una causa!
Tolestefan - Che vinceremo! Tutta la ragione dalla nostra parte!
Dario - Le cause si fanno quando si ha torto. Solo allora conviene correre il rischio. Fare una causa quando si ha ragione bestiale! Se perdiamo, Luxen ci manger vivi... Se vinciamo cosa gli leviamo? Vi rendete conto del guaio in cui m'avete messo?
Tolestefan - (abbattuto) Io ho fatto il possibile...
Dario - (interrompendo) Maurin ha fatto l'impossibile! (Irritandosi di pi) E l'ha fatto col danaro mio! Ah, no, voi non avete la pi pallida idea dell'ufficio legale che serve a me.
Tolestefan - (tentando d'interrompere) Io...
Dario - (continuando) Noi che abbiamo il danaro siamo perpetuamente in guerra con chi vuole prendercelo. L'ufficio legale deve difenderci con tutti i mezzi, ed il migliore di questi mezzi sempre quello di mettere gli aggressori nell'impossibilit di aggredire... L'avete fatto questo? Lo avete fatto? No: perch Luxen, che doveva esser messo a terra, in piedi e ci salta alla gola con l'energia della disperazione!
Tolestefan - Non Luxen che ci salta alla gola, quel mascalzone di Maurin!
Dario - Dovevate prevedere Maurin. Dovevate saper tutto di Luxen, le sue abitudini, i suoi vizi, i suoi debiti, i suoi amici, le sue amanti... Per esempio: son certo che non sapete che Luxen ha un figlio...
Tolestefan - So che non ammogliato...
Dario - ... e che ha ugualmente un figlio, che educa nel Collegio del Sacro Cuore, ed a cui vuol molto bene! Questo figlio senza madre un segreto della sua vita, un dramma forse. Sapendolo, potremmo avere a quest'ora un'arma di pi contro di lui... Ma voi non sapete niente... ; Non sapete nemmeno che la mia amica Vera Arlington, ne incapricciata e fa tutto quello che pu per aiutarlo...
Tolestefan - (timido) Ne avevo avuto un vago sospetto, ma non mi sarei mai permesso di...
Dario - (interrompendo, brutale) E perch no? In affari tutto serve... (Sdegnoso) Non potevate prevedere Maurin... Ma era fatale un Maurin... inevitabile... com' inevitabile la reazione quando si comprimono le cose e gli uomini oltre il limite massimo di resistenza! Liquidare Luxen con cinquantamila fiorini... Non vi siete reso conto che lo rovinavate?
Tolestefan - (c.s.) Ma... m'avevate detto che non bisognava metterlo in grado di rialzarsi tanto presto, di inventare qualche altra cosa e farci una pericolosa concorrenza...
Dario - E per ottenere questo scopo bisognava cominciare col non rovinarlo! Un uomo ricco pericoloso, ma un uomo rovinato pericolosissimo perch non ha pi nulla da perdere e tutto da guadagnare! Se tenuto in una mezza miseria non si muove per paura di cadere nella miseria intera... Ma quando c' caduto e non s' rotto le gambe chi lo frena pi? Qualunque rischio gli conviene... Ed l'ottimo avvocato Tolestefan, pagato da me, che lo ha messo in queste condizioni formidabili!
Tolestefan - (vinto) Se considerate la cosa da questo punto di vista paradossale non c' altro da fare che transigere...
Dario - Vi sembra facile, oggi, con Maurin?
Tolestefan - (avvilito) Me lo dica lei, allora, cosa bisogna fare!
Dario - (rabbioso) Vorrei saperlo! E lo saprei, se il i mio ufficio legale pensasse per me, come sarebbe suo dovere! E' per questo che noleggio dei cervelli, io!
Usciere - (appare dal fondo) C' la signorina...
Dario - (ha un gesto di fastidio) Le hai detto che ci sono?
Usciere - Ha visto l'automobile, gi...
Dario - (si stringe nelle spalle) Fa passare.
Usciere - (esce).
Dario - (rabbioso) Bisogna trovare qualcosa, prima di stasera, assolutamente. Domani devo costituire la societ... Rimandare la riunione un rischio grave... (Vedendo Vera apparire sul fondo) Finalmente! Abbiamo l'onore di vedervi!
Vera - ( entrata per il fondo, allegra, birichina, vestita diversamente che nel primo atto, ma sempre elegantissima).
Usciere - (l'ha introdotta ed uscito chiudendo la porta in fondo).
Tolestefan - (s'inchina cerimoniosamente).
Vera - (o Dario, mentre porge a Tolestefan la mano a baciare) Come state, amico mio?
Dario - (asciutto) Sempre bene quando vi vedo, e sono tre giorni che non ho quest'onore.
Vera - (porgendogli la mano a baciare) Colpa vostra... io sono sempre a vostra disposizione, come una schiava sottomessa e fedele.
Dario - (baciandole la mano, con ironia) Fedele!
Vera - (sedendosi) Oh... non cominciate a dir cose di cattivo gusto. (Sorridendo, a Tolestefan) Come state, avvocato?
Tolestefan - Male, grazie.
Vera - Oh? Perch?
Tolestefan - (indicando Dario) Mi strapazza come una vecchia serva che non si sa come fare per mettere alla porta!
Vera - (mentre Dario si stringe nelle spalle) Oh... com' possibile? Non m'avete detto una volta che se Dario vi mandasse via avete in mano tanto da farlo ballare?
Dario - (colpito) Ah?
Tolestefan - (atterrito) Ma... signorina... cosa dite... chi s' mai sognato di parlarvi di queste cose?
Vera - (ingenua) Se non me l'avete detto voi l'avr sentito da un altro... Ma il certo che ho sentito che potete farlo ballare... Sarei tanto contenta se fosse vero!
Dario - (c. s.) Oh guarda!
Vera - (c. s.) Certo! Non sapete ballare e non mi permettete di ballare con gli altri... Non posso mai concedermi il piacere d'un fox o d'un tango...
Tolestefan - (mezzo seccato) Signorina... vi assicuro che il vostro spirito corrosivo in questo momento.
Vera - Lo spirito sempre corrosivo. (Guardandoli alternativamente tutti e due) Avete da fare molto?
Dario - Circa.
Vera - Mi dispiace, perch ho un programma.
Dario - Sentiamo.
Vera - Prima di tutto ho un terribile appetito e voglio andare a far colazione in un posticino carino.
Dario - Poi?
Vera - Poi mi trovo in una tremenda situazione finanziaria per cui ho bisogno di batter cassa...
Dario - Quindi?
Vera - Quindi e quindi ho un affare...
Dario - Ahi!
Vera - Un film...
Damo - Ma che bisogno hai di fare un film?
Vera - Debbo guadagnarmi la vita. Non posso passare per la tua mantenuta!
Tolestefan - (dopo una pausa) Be'... io vado nella mia stanza. M' venuta una mezza idea e voglio svilupparla. Prima d'andarvene chiamatemi. ('Fa un breve inchino a Vera, esce per la destra).
Vera - (dopo una pausa) Che antipatico!
Dario - (nervoso) Che idiota, devi dire!
Vera - Cos'aspetti per levartelo di torno?
Dario - Di trovarne uno meno stupido. Sapessi che problema quello dei collaboratori!
Vera - Avevi Luxen.
Dario - Luxen... Un collaboratore di genere pericoloso... E intelligente.
Vera - Or ora ti sei lagnato perch quest'altro stupido.
Dario - (vago) In un altro ramo... E poi Luxen non soltanto intelligente... Lo troppo. Dimmi tu, piuttosto... (Pensa, poi) Cosa sai di lui?
Vera - Di Luxen?
Dario - (paziente) Di Luxen. So che lo vedi spesso.
Vera - (con lieve preoccupazione) Io?
Dario - (con lieve impazienza) Tu. Non tergiversare, non mentire, rispondimi francamente.
Vera - (dignitosa) Vuoi farmi una scena?
Dario - Ho assolutamente bisogno di sapere di quale natura sono i vostri rapporti... Non per strangolarti come Otello, capisci? Ma per regolarmi! Puoi dirmi la verit senza nessuna paura.
Vera - (lo fissa, poi) Non sono la sua amante.
Dario - (la fissa, pausa, poi) Senti... Voglio darti la prova che dico sul serio... Quel braccialetto di rubini e brillanti che ci mostr Tortoni la settimana scorsa... (si ferma).
Vera - (impaziente) Non fermarti sul pi bello!
Dario - Se mi confessi la verit telefono di portartelo subito!
Vera - (fissando Dario) La verit?
Dario - La verit! E' il tuo amante?
Vera - (scoppia in pianto).
Dario - (furioso) Ma non piangere, non allagarti, non perdere tempo! E' vero s o no?
Vera - (piangendo) Oh... mio povero Dario... (singhiozza).
Dario - (c. s.) Vuoi deciderti a dirmi questa maledetta verit?
Vera - (singhiozzando) Tu mi trascuri tanto da qualche tempo... Alle volte stai delle settimane senza vedermi... Alla fine io sono una donna... una piccola donna... fragile, debole... Ho bisogno anch'io d'affetto... di carezze... come ne ha bisogno un cane, un gattino... Gli abiti, il lusso... non bastano... ho anche un cuore, capisci... e dei sensi... Anch'io... Non sono una bambola di cera... (Singhiozza) Uh!... Sono tanto... tanto infelice (si soffia il naso).
Dario - (con rabbia concentrata) Insomma... S... o no?
Vera - (singhiozzando) S...
Dario - (quasi soddisfatto) Oh!
Vera - (c. s. vivamente) Ma una volta, sai? Una volta... E' stata la carne, credimi... L'anima non c'era... non poteva esserci...
Dario - (si muove, volge le spalle a Vera, si ferma accanto alla scrivania, pensoso).
Vera - (ne spia l'azione col fazzoletto in mano).
Dario - (dopo una pausa) Quando successo?
Vera - (c. s.) Due mesi fa... Mentre eri a Milford...
Dario - (voltandosi vivamente) Alla fine di gennaio?
Vera - (stupita) S...
Dario - (facendo spallucce, furioso) Disgraziata! (Si muove in preda alla collera).
Vera - (allarmata) Cosa vuoi fare, adesso? Maltrattarmi? (Dario ha un gesto di furore) Dopo d'avermi promesso il braccialetto di Tortoni se confessavo... (Piangendo) Oh...
Dario - Smettila! Alla fine di gennaio Luxen era in Francia!
Vera - (involontariamente) Ah gi!
Dario - Se m'hai tradito in quell'epoca sar stato con un altro, non con lui!
Vera - (sbalordita) Non ricordavo...
Dario - Perch mi dici delle sciocchezze quando ti domando la verit?
Vera - Scusa, mi pareva che ti facesse piacere...
Dario - (brusco) Stupida!
Vera - Bada per che t'ho detto solo mezza bugia-Se non vero ch' il mio amante verissimo che ha ripetutamente tentato di diventarlo! E l'ultima volta l'altro ieri!
Dario - (pensa, poi, scattando) L'altro ieri?
Vera - L'altro ieri, sicuro, a casa sua, dov'ero andata a trovarlo per cercare di rimetterlo in buona con te!
Dario - L'altro ieri... diciotto marzo?
Vera - (affermativa) Eh!
Dario - A che ora?
Vera - Saranno state le cinque... Anzi, aspetta... le cinque e mezzo , precise. Me ne ricordo perch ho guardato il segnabenzina sul cruscotto e ho visto anche l'ora...
Dario - (dubbioso) Naturalmente non hai avuto la felice idea di farti accompagnare dall'autista...
Vera - E invece l'ho avuta, caro signore! Mi ha accompagnata proprio Giacomo, e se ricordo l'ora appunto perch c'era lui! E' stato lui a dirmi che non c'era benzina e che doveva fare il rifornimento. E' cos che ho guardato il segnabenzina e l'orologio!
Dario - Dimmi esattamente tutto quanto successo senza trascurare un solo particolare!
Vera - Sono scesa dalla macchina e sono entrata nel giardino spingendo il cancello con la mano destra e mettendo avanti il piede sinistro...
Dario - Ti prego di non farmi imbestialire!
Vera - Vuoi tutti i particolari, scusa...
Dario - (stringendo i pugni) Vai avanti!
Vera - La cameriera m'ha vista dalla finestra ma ha finto di non vedermi. E? entrata in casa a dirglielo, e lui uscito sulla veranda...
Dario - (attento) Sulla veranda? Ne sei sicura?
Vera - Ma... certo... uscito sulla veranda dicendomi: Oh che bella improvvisata....
Dario - (c. s.) Se cos, Giacomo pu averlo visto...
Vera - L'ha visto e l'ha salutato...
Dario - L'ha salutato? Ricordi bene?
Vera - (impaziente) Ricordo benissimo! Gli ha detto: Buongiorno, ingegnere... e lui ha risposto: Buongiorno, Giacomo . Che c' di straordinario?
Dario - (s' precipitato al tavolo e preme nervosamente un bottone della tastiera, poi, a Vera) Dov' ora? E' con te?
Vera - Chi?
Dario - Giacomo!
Vera - E' gi, nella macchina!
Tolestefan - (irrompe dalla destra) Ho trovato.,
Dario - No! Io ho trovato! Ecco chi ci salva! (Indica! Vera).
Vera - (spaventata) Io?
Tolestefan - Lei?
Dario - Lei! (Fremente) Ah, caro signor Maurin, v'insegner io a far l'avvocato difensore! (Chiamando)Giacomo! Giacomo! (Esce dal fondo) Giacomo!
Vera e
Tolestefan - (si guardano sbalorditi).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
(La stessa scena del primoa tre ore dal secondo. Nel caminetto del fondo arde uri fuoco di legna).
Oreste - ( alla scrivania e sta scrivendo tranquillamente su un grosso registro. Altri registri ha davanti, sui quali scriver man mano che proceder la scena).
Armand - (non ha pi la mano fasciata. Si muove per la scena irrequieto, stuzzica il fuoco. Sta fumando un mozzicone di sigaretta, ed a quello accende una 'sigaretta nuova).
Oreste - (senza alzar la testa) Vedi che ha ragione Luisa? Fumi come un camino. (Scrive).
Armand - (spegne rabbiosamente la sigaretta) Ci che mi fa inferocire la tua calma!
Oreste - (c. s.) Con la calma, la pazienza e le, buone maniere si arriva a tutto.
Armand - Ma potrei almeno sapere cosa vuoi fare?
Oreste - (c. s.) Non lo so, amico mio.
Armand - (sbalordito) Non lo sai?
Oreste - (c. s.) Non lo so. Regolo la mia condotta su quella degli avversari... Se loro non si muovono, come
Armand - Non si muovono? Se appena due ore fa ci hanno notificato un'altra diffida?
Oreste - E noi abbiamo risposto immediatamente con una controdiffida, a cui loro non hanno opposto nulla. Sono quindi due ore che non c' niente di nuovo sul fronte.
Armand - E tu t'illudi che non facciano nulla?
Oreste - Se faranno qualcosa lo sapremo... Scusa, sta zitto qualche secondo... (Scrive, conta sulle dita, scrive una cifra e ricomincia a sommare) Nove,., e otto diciassette... ventiquattro, trentadue, quaranta, cinquanta, cinquantasei, sessantatre... e nove settantadue! (Scrive) Ho trovato altri settantaduemila fiorini di differenza sulle forniture di materiale.
Armano - Altri debiti?
Oreste - No, al contrario... Oserei dire crediti. Sai quanto ha speso per legname d'armamento e da ponte la tua societ? Oltre trecentomila fiorini in un anno... Potrebbe avere un bosco! Il tuo brevetto dev'essere sul serio un affare di prim'ordine. Se dopo un anno di gestione simile, pagando il cemento, la sabbia e il legname a peso d'oro, tutta la perdita si riduce a quello che dice il probo Tolestefan, vuol dire che il tuo ritrovato consente degli utili grandissimi. Non lo ceder per meno di mezzo milione.
Armand - (seccato, sfiduciato) Mezzo milione?
Oreste - Almeno.
Armand - (sdegnoso) Che bella cosa possedere una testa come la tua!
Oreste - Ah, certo.
Armand - (ironico) Non so cosa darei per avere il tuo cranio!
Oreste - Ti comprendo. Il tuo non servirebbe nemmeno a fare un colapasta!
Armand - (ha un gesto di furore) Se tu capissi quanto male mi fai, smetteresti di tormentarmi! Credi di farmi piacere dicendomi: T'hanno rubato ventimila qui, trentamila l, cinquantamila su, centomila gi... .
Oreste - Cerco di diminuire le passivit... mi pare che dovresti essere contentissimo...
Armand - E invece sono scontentissimo... umiliato e furioso!
Oreste - Furioso lo capisco, ma umiliato...
Armand - Umiliato, immiserito... vergognoso come un bambino... A che mi serve il cosiddetto talento che tanta gente m'attribuisce e m'invidia, se non son capace di giovarmene... Il cemento extrarapido... Ma non vale un soldo nelle mie mani... Non m' servito che ad indebitarmi, a crearmi un mucchio di fastidi e di guai... Sono un imbecille! Gabirent invece, senza nessuna genialit, senza aver mai inventato niente, ha i milioni, e se ne infischia!
Oreste - Ti sbagli, caro. Anche Gabirent ha una sua genialit. Tu ti sei scelta un'attivit che consiste nel produrre... lavorare, seminare... La sua attivit consiste nell'organizzare la produzione, far lavorare gli altri, raccogliere...
Armand - (rabbioso) Ma lui ricompensato dalla vita... io no!
Oreste - (si alza, si muove, poi, calmo, sereno) Tutto dipende dal modo di considerare il compenso. Non ti arrabbiare: cerca di capirmi... Quando Gabirent fa un buon affare, guadagna un milione e lo chiude nella cassaforte... E' il suo compenso... Ora, dimmi... Quanto tempo hai studiato e cercato per trovare il cemento extrarapido?
Armand - Tre anni!
Oreste - Quanti esperimenti hai fatti?
Armand - (pi calmo, come se il parlare della sua in-venzione gli faccia bene) Non ricordo... migliaia! .
Oreste - E quando dopo tre anni di ricerche appassionate e migliaia di esperimenti un giorno vedesti finalmente il tuo blocco di cemento solidificarsi in venti secondi e diventare duro come il granito in pochi minuti...
Armano - (quasi sorridendo) Ah... che momento fu quello...
Oreste - (con dolcezza) Avesti una gioia?
Armand - (commovendosi) Sconfinata... sovrumana... non posso descrivertela... Mi si strinse la gola, scoppiai a piangere... Mi misi a correre per il giardino come un pazzo... mi gettai sulla mamma che puliva i garofani e me la strinsi fra le braccia quasi soffocandola... gridando, baciandola... Non capivo pi niente...
Oreste - E quello fu il tuo compenso... il tuo milione...
Armano - (fissa Oreste sbalordito come chi ha improvvisamente ed interamente compreso).
Oreste - La vita non ci paga tutti con la stessa moneta. Ecco perch l'artista spesso pi ricco d'un re!
Armand - (ha una breve risata) Hai un modo di vedere le cose, tu...
Oreste - Ciascuno ha il suo cranio...
Armand i - Bravo cranio... Vorrei per che ti mettessi d'accordo con te stesso...
Oreste - Sono d'accordissimo...
Armand - Se io ho avuto il mio compenso e Gabirent il suo, mi pare inutile continuare a sfidare il Codice penale come stiamo facendo da tre giorni...
Oreste - ...e cedere? Mai! E' una gioia artistica anche questa lotta. E poi Gabirent ha esagerato.
Armand - Io non vorrei andare in prigione.
Oreste - Non ci andrai.
Armand - Siamo gi alla terza diffida con minaccia di denunzia per appropriazione indebita.
Oreste - E noi abbiamo gi controdiffidato per la terza volta che non ci siamo appropriati di niente.
Armand - Io per non riesco a non aver paura.
Oreste - Io non ne ho nemmeno l'ombra.
Armand - Perch non sei minacciato direttamente. Sai benissimo che, nel caso, i guai sono miei...
Oreste - - E questa la tua forza! Sei servito da un cervello libero di preoccupazioni...
Armand - Ma sai che sei un bell'animale?
Oreste - Sei tu un animale a non capirlo! Appunto perch non ho paura per me posso ragionare con tutta la massa cerebrale, senza che nemmeno un centimetro cubo della mia materia grigia tremi per lo spavento ed eserciti un'influenza deleteria sul resto del cervello...
Armand - (fremendo) ...sicuro che, nella peggiore ipotesi, in galera ci vado io...
Oreste - Appunto!
Armand - E me lo dici con quella faccia?
Oreste - Come vuoi che te lo dica? Sei uno stupido se non capisci quale fortuna la tua... Prima Gabirent aveva una superiorit su di te... Ma oggi il duello continua ad armi uguali...
Armano - Uguali?
Oreste - Sicuro! Se lui si ripara dietro la pelle di Angorac...
Armand - ...tu ti ripari dietro la pelle mia!
Oreste - Naturale! E giuoco tranquillo anch'io. Dunque siamo pari!
Armand - Io t'ammazzerei!
Oreste - Io no, perch sarebbero capaci di condannarmi come se avessi ucciso una persona normale.
Armand - Senti... se per domani questo pasticcio non finito, io...
Luisa - (entrando dalla destra, imbronciata) C' quella!
Oheste - Chi quella?
Luisa - La cosa dell'ingegnere... quella del cinematografo!
Armano - Vera?
Luisa - Eh, s, Vera!
Armand - E non la fai entrare?
Luisa - Sta correndo nel giardino e...
Vera - (dall'interno bussa alla seconda porta a destra vari colpi rapidi).
Armand - Avanti!
Oreste - (a Luisa) Apri!
Luisa - (apre).
Vera - (appare affannata, vestita come nel secondo atto, avanza verso Armand) Dio sia lodato... Vi trovo...
Armand - (allarmato) Cos' successo?
Vera - Una... una cosa... grave... (guarda Oreste).
Armand - (premuroso) Potete parlare... (Presentando) Oreste Maurin... mio cugino... come se fosse il mio avvocato...
Oreste - (s' inchinato).
Vera - (gli porge la mano, esitante).
Oreste - (stringendole la mano) Meglio: sono il suo generale... (fa cenno a Luisa d'andarsene).
Luisa - (esce facendo spallucce).
Oreste - (dopo una pausa) Dite, signora...
Vera - Forse mi giudicherete male... ma non posso star zitta... mi pare un'azionaccia tale che son venuta a dir-velo a costo di farvi pensar male di me...
Armano - (allarmato) Ma cos'altro successo, Dio santo?
Oreste - (imponendogli silenzio) Calma. Dite a me, signora... perfettamente giustificato che, come amica di Armand, siate venuta a metterlo onestamente in guardia...
Vera - Ecco, appunto... voglio metterlo in guardia... (Ad Armand) L'altro ieri... il giorno diciotto... voi eravate qui...
Armano - (fa per parlare).
Oreste - (interrompendolo) E sta zitto! Lasciala finire! Perch interrompi sempre? Dite a me, signora... Voi supponete che l'altro ieri lui fosse qui?
Vera - Io suppongo? Sono venuta a trovarlo, e abbiamo parlato mezz'ora...
Oreste - Be', sentiamo il resto... (guardando Armand con severit) ...e tu non interromperla! Lasciala parlare! Avanti, signora!
Vera - Poco fa, prima di colazione, m' scappato detto che l'ho veduto l'altro ieri...
Oreste - Ah... a chi?
Vera - A Dario... (Armand ha un gesto di disperazione). Oh, non s' ingelosito affatto, anzi!
Oreste - Scommetto ch' rimasto contento!
Vera - Proprio cos! E m'ha costretta a firmare una dichiarazione insieme con Giacomo... il mio autista...
Oreste - (calmando Armand con un gesto) E che c'entrava l'autista?
Vera - Anche lui ha veduto l'ingegnere... E allora l'avvocato Tolestefan ha scritto una dichiarazione... e poi ha detto...
Luisa - (in fretta, dalla seconda porta) Sta venendo l'avvocato Stefano, con quel signore di oggi...
Vera - (spaventata) Accidenti... Ora mi vedr...
Oreste - Siete venuta con la vostra macchina?
Vera - No, ho preso un tass... Ho pensato ch'era meglio...
Oreste - Siete un tesoro. (A Luisa) Falli entrare e perdi tempo... (A Vera) Andiamo. (Va verso la prima porta a sinistra).
Vera - (un po' preoccupata) Dove?
Oreste - Su... vi faremo uscire da un'altra parte... Ma prima ho bisogno di sapere tutto quello ch' successo... (indica la prima porta a sinistra).
Vera - (esce).
Armand - (la segue).
Oreste - (segue, facendo cenno a Luisa di stare attenta).
(S'ode bussare).
Luisa - (stringendosi nelle spalle va ad aprire).
Tolestefan - (entra. E' accigliato, si toglie il cappello) Annunziatemi all'ingegner Luxen.
Carisios - (lo segue, levandosi il cappello. Ha il portafogli sotto il braccio).
Luisa - Vado a vedere se c'.
Tolestefan - Io so che c'.
Luisa - E io no. S'accomodi. (Gli indica il divano).
Tolestefan - (ha avanzato verso il divano, ma rimasto in piedi).
Carisios - (lo ha seguito).
Luisa - ( andata verso la prima porta a sinistra, poi si ferma) S'accomodi!
Tolestefan - (aspro) Grazie! (Non siede).
Luisa - (lo guarda, poi esce).
Carisios - (dopo una pausa, guarda Tolestefan, poi siede) Visto che c' un divano... e costa lo stesso a stare in piedi... (Pausa, poi, a Tolestefan, ch' rimasto rigido) Segga anche lei, avvocato... Ho idea che ci faranno fare parecchia anticamera.
Luisa - (rientrando) Il signor Maurin la prega di aspettare. Ha una persona, e appena avr finito verr.
Tolestefan - Ma io avevo chiesto dell'ingegner Luxen, non del signor Maurin!
Luisa - Il signor Maurin questo m'ha detto di dirle, ed io questo dico.
Tolestefan - Ma l'ingegnere c' o non c'?
Luisa - Non lo so. Lo domandi al signor Maurin quando verr. (Esce per la destra).
Tolestefan - (ha un gesto d'impazienza).
Carisios - Mah! Speriamo di non fare un altro buco nell'acqua...
Tolestefan - (rabbioso) Comincio a convincermi che lei porta iettatura!
Carisios - Senta, avvocato... Io, il merito degli altri, quando c', lo riconosco e lo rispetto. Lei la pensi come vuole, ma per me, uno che riesce a creare un alibi truccato, far trovare a Milford un uomo che qui, preparare quattro testimoni falsi, negarle la verit sul muso con quella disinvoltura... degno della massima stima... (si cava il cappello) ...e lo saluto! (si ricopre).
Tolestefan - (nervoso) Io non dico che sia uno stupido... Riconosco che si difende bene.
Carisios - Si difende? Io direi che attacca!
Tolestefan - (c. s.) Si difenda o attacchi noni una ragione per svenire d'ammirazione davanti a lui! Abbiamo stabilito una linea di condotta e la seguiremo... (Come fra s) D'altra parte qualcosa bisogna pur farla!
Carisios - Ah, certo! Alle volte bisogna fare per far vedere che si fa!
Tolestefan - (assorto) Purtroppo.
Carisios - (pensoso) Magari delle sciocchezze, pur di gettar polvere negli occhi...
Tolestefan - (c. s.) Appunto... (Riscuotendosi e rendendosi conto dell'enormit a cui s' associato) Marna cosa diamine dice, lei... e cosa fa dire a me! Trucchi... polvere negli occhi... Quando imparer a parlare come Dio comanda...
Carisios - (stupito) Ma... fra noi...
Tolestefan - (furioso) Che fra noi e fra noi... Non siamo affatto fra noi... Io non sono noi, intanto, e lei... (s'imbroglia, s'impunta) Uff! Basta, insomma! (Si muove, stizzito) Noi!
Oreste - (avanza, si ferma, saluta inchinandosi correttamente).
Carisios - (s' alzato e s'inchina e lo guarda pieno di ammirazione).
Tolestefan - (secco) Buongiorno.
Oreste - (gentile) Buongiorno, avvocato... In che posso esserle utile? Ma s'accomodi, prego. (Gli indica una poltrona, fa cenno a Carisios di sedere).
Carisios - (siede, sempre contemplandosi beato Maurin).
Tolestefan - (non siede) Avevo chiesto dell'ingegnere Luxen.
Oreste - Lei sa ch'io sono il suo procuratore e lo rappresento in tutto e per tutto.
Tolestefan - . Ma c' o non c'?
Oreste - C'. E' arrivato pochi minuti fa da Milford e sta facendo un po' di toeletta.
Tolestefan - Non ha il coraggio di guardarmi negli occhi, insomma.
Oreste - Scusi... ci sono io... guardo io.
Tolestefan - (seccandosi) Va bene. Far a meno del signor Luxen per ora. Intanto prendo atto che si trova in casa... (indicando Carisios) e ne prende atto anche il mio assistente.
Oreste - (gentile) Se ci tiene posso dichiararglielo per iscritto.
Tolestefan - Non occorre. Il villino non ha che due sole uscite, e sono vigilate tutte e due.
Oreste - Ah? E' venuto con la polizia?
Tolestefan - (fissandolo) Per ora sono venuto con un ufficiale giudiziario e due testimoni.
Oreste - Dove sono?
Tolestefan - Al cancello, nella mia vettura.
Oreste - (premuroso) Ma li faccia accomodare... cosa sono questi complimenti fra noi... (si muove verso la seconda porta a sinistra).
Tolestefan - (fermandolo col gesto) Aspetti. Prima di far agire il messo legale voglio fare un ultimo tentativo. Esito sempre quando si tratta di rovinare definitivamente un uomo... So cos' il carcere.
Oreste - No, non sa cos'... Se lo sapesse non tenterebbe di mandarci nessuno... Comunque... mi dica... Per principio non sono mai contrario alle soluzioni pacifiche. (Siede) S'accomodi, avvocato.
Tolestefan - (siede, pausa, poi) Signor Maurin... premetto che io non ho nessun rancore personale verso di lei...
Oreste - (gentile) Grazie.
Tolestefan - Lei ha fatto il possibile per difendere il suo amico... io ho fallo altrettanlo nell'interesse del signor Gabirent... Ciascuno di noi fa il suo dovere.
Oreste - Io no.
Tolestefan - (stupito) Lei no?
Oreste - No. Lei l'avvocato d'una parte, io l'amico dell'altra. Lei fa ci che deve: io faccio quello che mi piace. Eh!
Tolestefan - (si morde le labbra, esita, poi) Veniamo al fatto. Stamane lei ha sostenuto delle enormit...
Oreste - (interrompendo cortese) Permetta...
Tolestefan - (con energia) Enormit! Ha osato dirci che il brevetto 'Luxen non stato mai apportato nella societ a titolo di capitale...
Oreste - Non lo dico io: lo dice lo statuto che parla di sfruttamento e gestione.
Tolestefan - Non importa! Voglio accettare, per un momento, questa tesi assurda! Il brevetto stato apportato, sempre di propriet del signor Luxen, e la societ ne ha solo il diritto di sfruttamento e di gestione...
Oreste - Son contento di vederla finalmente convinto.
Tolestefan - Non si rallegri tanto presto. Il signor Luxen, per, sempre socio a met dell'Edilizia!
Oreste - Ah, certo. Questo indiscutibile!
Tolestefan - Meno male! Il capitale della societ di duecentomila fiorini, il socio Gabirent ha versato la sua met, centomila fiorini in contanti... Ma se il signor Luxen non ha versato il suo brevetto, che cosa ha versato?
Oreste - Altri centomila fiorini, suppongo!
Tolestefan - (feroce) Ah! Lei suppone?
Oreste - Non posso esserne sicuro. Non ho i libri della societ,..
Carisios - (ha un balzo, fissa Oreste sempre pi ammirato, quasi sorridendo).
Tolestefan - (vibra uno sguardo a Carisios, poi fissa Oreste intensamente, pausa) Scusi... vuole avere la suprema cortesia di spiegarmi cosa c'entrano i libri della societ? Se il signor Luxen non ha versato i contanti e non ha versato il brevetto cos'ha versato?
Oreste - Pu benissimo aver versato il diritto di sfruttamento e gestione del brevetto valutato centomila fiorini...
Tolestefan - Ma questo assurdo...
Oreste - Pu benissimo aver versato i contanti-Chi lo sa?
Toiestefan - (abbrutito) Come... chi lo sa?
Oreste - Chi pu dirlo? Il mio povero amico Luxen non si ricorda pi di nulla... questa lotta estenuante gli ha cagionata un'amnesia veramente penosa... La vera composizione del capitale non potremo saperla che dalla lettura attenta dei libri sociali!
Tolestefan - (trionfante) Appunto!
Oreste - (interrompendo, gentile, come deprecando una calamit) E dove sono i libri sociali?
Carisios - (stupefatto, esclamando) Oh!
Oreste - (volgendosi a lui) Eh! Io avevo ottenuto il sequestro di quei benedetti libri... volevo farmeli portare qui per studiare, vedere, cercare di raccapezzarmi... E invece... spariti... volatizzati!
Carisios - (trattiene a stento il riso).
Tolestefan - (furioso) Glieli far vedere subita i libri sociali!
Oreste - (dolcemente) Apprezzo molto la sua buona volont, ma temo che lei s'illuda, caro avvocato... guardi... (Prende una carta legale dalla scrivania gliela mostra) Questo l'ordine di sequestro dei libri intimato oggi alla societ Edilizia in persona del suo amministratore delegato signor Levi Angorac... L'accesso ha avuto risultato negativo. I libri sono irreperibili! Guardi, legga!
Tolestefan - (c. s. senza leggere) Fra mezz'ora sar qui con i libri!
Oreste - (come se parlasse con un pazzo e volesse convincerlo con la dolcezza) E com' possibile? I libri non possono essermi rimessi che dall'amministratore delegato Levi Angorac...
Tolestefan - (fissandolo, timoroso d'un'altra sorpresa) Ebbene?
Oreste - (c. s.) E il signor Angorac in Inghilterra... legga cosa c' scritto qui...
Carisios - (non ne pu pi e scoppia a ridere).
Tolestefan - (lo fulmina con un'occhiata).
Oreste - (gentile, a Carisios) Lei ride? Non crede? (Gli mette il foglio di carta sotto gli occhi) Guardi cosa hanno dichiarato alla sede dell'Edilizia... (Legge) Il signor Levi Angorac trovasi in Inghilterra e non si sa quando sar di ritorno. I libri sociali sono da lui custoditi e...
Tolestefan - (furibondo) Basta! E ora di finirla! Io ho la dichiarazione scritta di due testimoni, la signorina Vera Arlington e il suo autista, con cui si prova che Luxen era qui il diciotto marzo alle cinque e mezzo, e che quindi non poteva essere a Milford! Di l c' l'ufficiale giudiziario con l'ingiunzione di consegnare il brevetto e l'ordine di sequestro dello stesso! O lei mi d il brevetto immediatamente, o rompo ogni indugio, denunzio Luxen per appropriazione indebita e falsa dichiarazione di nullit di contratto e lo faccio arrestare stasera stessa!
Oreste - S'accomodi.
Tolestefan - (c. s.) Lei crede che scherzo?
Oreste - (freddo) Credo che sogna. A parte la legittimit di quella dichiarazione e della denunzia, sta in fatto che qualunque atto legale della societ contro l'ingegner Luxen non pu essere compiuto che dal signor Levi Angorac, solo rappresentante legale dell'Edilizia. Quando il signor Angorac sar tornato dall'Inghilterra si faccia accompagnare da lui e parleremo. Lei, solo, non niente e non rappresenta niente!
Tolestefan - (fuori di s) Lei sa benissimo che il signor Angorac si trova...
Carisios - (interrompendolo) Andiamo, avvocato. Il signor Angorac si trova dove si trova... Noi possiamo al massimo andare a vedere se tornato. (Gli prende un braccio, glielo stringe).
Oreste - (calmo) In altri termini il suo assistente le sta consigliando di non dire altre corbellerie.
Tolestefan - (scoppiando) Corbellerie? Vedr se sono corbellerie! Vedr! Ora non pi l'avvocato che parla... E' l'uomo!
Carisios - (trascina Tolestefan verso la seconda porta a sinistra).
Oreste - Tanto piacere!
Tolestefan - (trascinato verso la porta) E la vedremo!
Oreste - La vedremo. Io ho una vista ottima!
Tolestefan - (esce).
Carisios - (esce e rientra subito: ha dimenticato il portafoglio sul divano) Scusi... (Va a prendere il portafoglio, se lo mette sotto il braccio, si ferma a guardare Oreste con ammirazione).
Oreste - (sorride).
Carisios - (ride).
Oreste - (ride).
Carisios - (gli stringe la mano contento) Senta... lei grande! (Esce).
Oreste - (lo guarda uscire ridendo).
Armand - (entra spaventato).
Oreste - (al rumore dei suoi passi si volge, viene avanti sorridendo).
Armand - ( caduto a sedere sul divano con la fronte fra le mani). Tu mi fai morire. E Tolestefan ha ragione, sai? Non ho il coraggio di guardarlo negli occhi, vero... Non mi ci far parlare!
Oreste - Hai paura che ti prenda a schiaffi?
Armand - Magari! Troverei la forza per picchiarlo anch'io! Ma non me la sento di sostenergli sul muso che non ho firmato, che ero a Milford... E' pi forte di me... Non so mentire cos spudoratamente.
Oreste - (ha un sospiro) Tutti i grandi generali hanno dovuto difendersi contro l'imbecillit dei loro seguaci... Annibale, Cesare, Napoleone... Ora tocca a me!
Armand - Puoi darmi dell'imbecille finch vuoi...
Oreste - ... che tanto non guarisci, lo so.
Armano - Se Tolestefan mi domanda, guardandomi bene negli occhi: Era a Milford lei, l'altre ieri, diciotto marzo, alle ore sette di sera? . Io sento che debbo rispondergli: No! Ero qui! .
Oreste - Se dai una risposta simile, allo stato in cui siamo, vai dentro dritto come un fuse... e con te ci andremo io, il portiere dell'albergo, eccetera. E tutto questo perch non sai resistere all'idea che Tolestefan possa pensare che sei un mentitore...
Armand - E' precisamente cos!
Oreste - Supponi che alla domanda di Tolestefan tu potessi, senza averne danne, rispondere cos: Senta, caro lei... Io ero qui e le ho firmato la cessione, sissignore! Ma siccome non voglio essere infinocchiato e derubato, le sostengo che non c'ero e che non ho firmato! . Sapresti dirglielo senza sentire quello strazio all'amor proprio?
Armand - Certamente!
Oreste - E allora fa conto d'averglielo detto e continua a negare. Tanto, anche se non glielo dici, lui lo pensa, e il tuo amor proprio salvo.
Brandt - (bussa dall'interno alla seconda porta a sinistra).
Armand - (sussulta).
Oreste - (si volge verso la sinistra).
Luisa - (entra dalla destra, va alla seconda porta a sinistra, esce, rientra quasi subito) C' uno della polizia.
Armand - (sobbalza) Della polizia?
Oreste - Fallo entrare.
Luisa - S'accomodi.
Brandt - (appare. Trentacinque-quarant'anni, corretto, distinto, abito scuro, cappello, guanti, bastone in mano. S'inchina).
Oreste - (s'inchina cortesemente).
Armand - (ha un mezzo inchino, spaventato).
Brandt - L'ingegnere Armand Luxen?
Armand - (con un filo di voce) Sono io...
Brandt - Ispettore Tomaso Brandt, della Direzione Centrale di Polizia.
Armano - (c. s.) E... cerca... proprio di me?
Brandt - Appunto... Si tratta d'una cosa... riservata...
Oreste - (fa cenno a Luisa d'uscire).
Luisa - (esce inquieta dalla destra).
Oreste - (a Brandt) S'accomodi, ispettore... permetta... (Gli va incontro, gli toglie bastone, cappello e guanti, depone tutto su una sedia, poi) Oreste Maurin... procuratore dell'ingegnere... (s'inchina).
Brandt - (inchinandosi) Molto lieto...
Oreste - (venendo avanti) S'accomodi... (Gli indica una poltrona).
Armand - ( atterrito e fissa Brandt senza parlare).
Oreste - In che possiamo esserle utili?
Brandt - (s' seduto) Si tratta d'una cosa... un po' delicata... Ho preferito incaricarmene personalmente io... dato la persona dell'ingegner Luxen...
Armand - (vibra uno sguardo disperato a Oreste, poi) Dica... non so quale rapporto posso avere con la polizia, ma... (gestisce: non sa pi continuare).
Oreste - C' qualcosa che riguarda l'ingegnere?
Brandt - Appunto... una faccenda un po' incresciosa... mi dispiace molto, ma... lei si rende conto... debbo fare il mio dovere.
Oreste - (dominando il terrore di Armand e il proprio spavento, con un gesto di rispettosa protesta) Pu parlare liberamente anche in mia presenza... Io sono il consulente legale di Luxen... I suoi affari li dirigo io... Credo che nessuno possa ardire di esperimentare contro di lui una procedura temeraria... La responsabilit di qualunque atto precipitoso nei riguardi dell'ingegner Luxen potrebbe diventare molto grave.
Brandt - Se sono qui io appunto per evitare anche la lontana possibilit d'un malinteso che potrebbe forse insorgere con un graduato o con dei semplici agenti di polizia.
Armand - (vibrando uno sguardo carico di rimprovero a Oreste) Insomma... lei mi arresta...
Brandt - (cortesemente) Arresto... si tratter d'un fermo, nel caso, non d'un arresto...
Armand - (disperato) E' lo stesso...
Oreste - Non lo stesso... Per l'arresto occorre un mandato di cattura o la flagranza d'un reato... Il fermo una semplice misura di polizia...
Brandt - (ad Armand) Appunto... Lei non deve preoccuparsi affatto... Dopo tutto non si tratta d'un assassinio...
Oreste - Ah, certo, spero bene... Di che si tratta?
Brandt - Di quella faccenda di Milford.
Armand - (guardando Oreste come per dire: Fedi? )Ah...
Oreste - (tentando di dominare il terrore di Armand) C' una denunzia?
Brandt - Certo.
Armano - (si torce le mani disperato).
Oreste - (c. s.) Ma... la denunzia non basta... Occorrono delle prove...
Brandt - E ce ne sono anche troppe!
Oreste - (spaventandosi, e pure lottando contro un'evidenza che non lo convince) Ma ci vogliono prove indiscutibili! La semplice testimonianza d'una donna e d'un autista non bastano!
Brandt - Permetta...
Oreste - (c. s.) Scusi... La donna... s... la signora, diciamo cos... si sa che roba ... E l'autista un dipendente... pagato... Io tengo a dichiararle che impugner la deposizione per falso!
Brandt - Ma cosa vuole impugnare se c' la flagranza?
Oreste - (sbalordito) La flagranza?
Armano - (si copre la faccia con le mani).
Brandt - Eh! Noi non teniamo nessun conte di quanto ha detto la... s... diciamo pure signora... che la polizia conosce benissimo! E di ci che pu dire l'autista cosa importa a noi? Il responsabile l'ingegner Luxen!
Armand - (deciso) Senta, ispettore... Le dir tutta la verit...
Oreste - (disperato) Ma lascia...
Armano - (c. s.) No. Basta. (A Brandt) Io non sono mai stato a Milford...
Oreste - (ha un gesto di collera).
Brandt - (fissando Armand) Lei, ora, asserisce di non essere mai stato a Milford?
Armand - E' stato uno scherzo... Ecco, s... uno scherzo... Il rapporto durava da parecchio tempo... mi hanno seccato, tormentato... e cos ho pensato a questa allegra vendetta... Questo tutto.
Brandt - (con una lieve sfumatura di disprezzo) Lei m'assicura che non era a Milford l'altro ieri diciotto marzo alle sette e mezzo di sera?
Armand - Lo riconosco.
Brandt - (asciutto) Debbo confessarle francamente che non m'aspettavo questo da lei.
Oreste - (con un sospiro e un gesto rabbioso) Ah, nemmeno io!
Brandt - Capisco che si possa tentare di sottrarsi a certe responsabilit, ma negare l'evidenza poco simpatico.
Armand - (a Oreste) Hai visto? (A Brandt) Cosa vuole, ispettore... Alle volte non si padroni di noi stessi... Si dicono le cose senza pensarci... e poi ci si pente.
Brandt - (secco) Mi dispiace. Mi dispiace perch era venuto animato dalle migliori intenzioni verso di lei.
Oreste - (ad Armand) Hai visto?
Brandt - (c. s.) I fatti sono innegabili. Lei, l'altro ieri diciotto marzo, alle sette e mezzo di sera, era a Milford...
Armand - (ha un guizzo).
Oreste - (sussulta).
Brandt - (continuando) ...e precisamente in piazza della Libert, pilotando la sua automobile, nella quale c'era una ballerina della Compagnia viennese e nessun autista! .Tentando di sorpassare un autobus sulla destra non ha fatto a tempo ad evitare un taxi che sopraggiungeva in senso contrario e lo ha investito in pieno, andando quindi a finire nella vetrina di un negozio di biancheria!
Armand - ( sbalordito).
Oreste - (dopo una pausa, superando la sorpresa, ad Armand, severo) Ah! Questo vai a fare a Milford, tu? A divertirti con le ballerine viennesi, ed a sfasciare le vetrine dei negozi? Mentre io sto qui a lavorare per tutti e due?
Armand - (non sapendo pi che dire) Io...
Oreste - (eccitatissimo) Sta zitto, non dir pi una parola... nemmeno mezza, capisci? Non parlare, non fiatare, non voglio sentirti! (All'Ispettore, con sdegno) Dica il resto, ispettore... perch scommetto che c' dell'altro!
Brandt - Se non fosse fuggito dopo l'investimento la cosa sarebbe finita con una contravvenzione e una denunzia al Pretore... Ma l'ingegnere ha avuto il torto di scappare.
Oreste - Che bestia!
Brandt - Per nell'orgasmo del momento ha lasciato nella macchina una busta con varie tessere... fra le quali la patente d'automobilista...
Oreste - (contento) Ah, benissimo!
Brandt - (stupito) Benissimo?
Oreste - (riprendendosi) Certo! Cos imparer ad andar piano! Glielo dico sempre io... Piano! Va piano! Ma lui niente. Deve fare il corridore, anche in citt, fra la gente, a rischio d'investire vecchi, donne, bambini, negozi di biancheria! Sono contento se gli daranno una buona lezione!
Brandt - Gli sospenderanno la patente per sei me6 almeno... poi gli daranno una multa e lo condanneranno a pagare i danni!
Oreste - Giustissimo!-
Armand - (vacilla inebetito, si passa una mano sulla fronte).
Brandt - La ballerina, fermata, voleva sostenere che non si trattava dell'ingegnere, ma di un certo Jarack...
Oreste - (scandalizzato) Nino Jarack? (Ad Armand) Hai avuto il coraggio di dare il nome del figlio d'un caro amico ad una ballerina? Ah, enorme... fantastico! Ispettore, mi faccia questa grazia, se lo porti via, lo chiuda in prigione e me lo tenga dentro cinque o sei giorni!
Brandt - (ridendo) Oh... Appena avr firmato il verbale e ricevuta la ramanzina d'obbligo dal vice-questore sar subito libero... Non solo, ma se l'ingegnere mi d la sua parola di non negare il fatto, lo autorizzer a presentarsi da solo domattina in ufficio... senza la formalit dell'accompagnamento, sempre antipatica. Siamo d'accordo, ingegnere?
Armand - D'accordissimo... Domattina, alle otto...
Brandt - Alle nove. Se vuole, anche un po' pi tardi.
Oreste - (prende il cappello e le altre cose di Brandt).
Armand - Alle nove precise sar in ufficio. Chieder di lei?
Brandt - Naturalmente... Ispettore Brandt... Si scriva il nome.
Armand - Me lo ricorder per tutta la vita!
Oreste - (porge con entusiasmo cappello, bastone e guanti a Brandt, lo accompagna all'uscita).
Armand - (cadendo a sedere sul divano) Se non vado al manicomio oggi non ci andr pi finch vivo!
Oreste - Ed io se non ti rompo la testa oggi non avr pi pace... Come t' venuto in mente, insulso e frivolo idiota che non sei altro, di tentare di gettare a terra il meraviglioso edificio che ho costruito per te?
Armand - Ma se andata cos bene...
Oreste - Cos bene un corno! Ti sei salvato solo perch hai una fortuna indecente! Ti vedevo gi con le manette! Imbecille... Io tentavo disperatamente di salvare la situazione, e lui: Ispettore... le dir tutta la verit... .
Armano - ... Io non so resistere a mentire... Ho il pudore della...
Oreste - (interrompendo, indignato) Il pudore di che? Come... io, Oreste Maurin, uomo di genio, che mi sono formata una cultura giuridica alla scuola del principe degli avvocati furfanti Orazio Rauber... che ho perfezionato questa cultura con cinque mesi di ininterrotto soggiorno nel miglior carcere giudiziario della citt... che ho sudato settantasette camicie per - (strapparti dall'abisso in cui eri precipitato... impiegando tonnellate d'ingegno, fiumi deloquenza, mari di sapienza, oceani di faccia tosta, dovrei consentire a te d'avere dei pudori? Senti, sai che ti dico? Alla prima del genere che mi fai, ti picchio.
Armand - Mi picchi?
Dario e Tolestefan - (entrano dalla seconda porta a sinistra lasciata aperta da Luisa, si fermano stupiti coi cappelli in mano).
Oreste - (ad Armand, senza accorgersi dei sopravvenuti) Ti picchio, ti metto con la testa nel muro, ti avvolgo le gambe intorno al collo, ti sfondo la schiena a forza di calci...
Armand - (vede Dario e Tolestefan, balza in piedi).
Oreste - (ha un guizzo, vede i due, si rivolge ad Armand e continua con altro tono) Questo gli ho detto... e lui non ha avuto il coraggio di rispondere sillaba. (Volgendosi verso Dario e Tolestefan) Oh... buonasera...
Dario - (avanzando) Buonasera.
Oreste - (a Tolestefan) Buonasera, avvocato.
Tolestefan - (burbero) Ci siamo gi salutati.
Dario - (deponendo il cappello) Vedo con piacere che l'ingegner Luxen felicemente ritornato.
Oreste - Felicissimamente, poco fa, da Milford.
Dario - E non mi dici niente, Armand? Non mi saluti nemmeno?
Oreste - (ad Armand) E saluta! Che razza d'ineducato sei?
Armand - (inghiottendo) Buonasera, Dario.
Dario - Buonasera, Armand. Ti sei divertito a Milford?
Armand - (c. s.) Molto.
Dario - Bravo.
Tolestefan - Io non so certa gente con che faccia osa andare in giro!
Oreste - Eh, la faccia, caro avvocato... la faccia. Ma lasciamo perdere le facce. (A Dario) Lei, certamente, venuto per dirci qualcosa di pi interessante, non vero?
Dario - S, signor Maurin. Voglio far finire questo scherzo ridicolo.
Oreste - Vedo. Gli scherzi pi belli sono i pi corti. Lei vuole transigere.
Dario - Precisamente.
Oreste - Io non chiedo di meglio. Cosa offre?
Dario - Cosa vuole?
Oreste - Il giusto.
Tolestefan - (ha un gesto di indignato furore).
Dario - Quanto valuta questo giusto, lei?
Oreste - Dica lei, signor Gabirent. Io sa, non sono molto forte nelle cifre. Sono un poeta.
Dario - Me ne sono accorto. Ho letto attentamente i componimenti poetici che ci ha fatto notificare in questi due giorni...
Oreste - Spero che li avr trovati esatti.
Dario - Molto ben rimati. Ah, non c' che dire. Come poeta e filosofo lei all'altezza di quegli antichi umanisti che onorarono la storia dell'arte e della civilt.
Oreste - (commosso, inchinandosi) Sono profondamente commosso di quest'omaggio disinteressato, tanto pi prezioso in quanto mi viene tributato da un filantropo degno di figurare accanto ai grandi benefattori del genere umano, da un...
Dario - (freddo) Ha finito?
Oreste - S, signor Gabirent.
Dario - Ho pensato, dunque, che, tutto sommato, non vale la pena di continuare a litigare. La Societ Edilizia ha perduto... lasciamo correre. Faccio conto di aver commesso un errore. Rilever le azioni di Luxen alla pari...
Oreste - Alla pari?
Dario - Alla pari, pi un premio per il brevetto. Centomila fiorini le azioni... pi... (si ferma).
Oreste - (con dolcezza) Pi?
Dario - Pi i cinquantamila gi versati l'altro ieri... mentre l'ingegnere Luxen era... a Milford...
Armand - (ha spalancato gli occhi su Oreste).
Oreste - (gentile, a Dario) Pi?
Dario - (un po' sconcertato) Pi niente... Basta...
Oreste - Centocinquantamila fiorini?
Dario - (affermativo) Eh!
Armano - (guarda intensamente Oreste).
Oreste - (gentile, a Dario) Siamo lontanissimi, signor Gabirent.
Armand - (ha un gesto di sconforto).
Tolestefan - (rabbioso, a Dario) Ve l'avevo detto!
Oreste - (s'inchina a Tolestefan, compiaciuto, poi, a Dario) Vede, anche l'avvocato glielo aveva detto...
Tolestefan - (c. s.) Affatto! Io ho detto che non bisognava nemmeno cominciare a trattare!
Dario - (paziente) L'avvocato non voleva nemmeno trattare, pensando che non avreste chiesto meno di duecentomila fiorini... Ma io, pur di finirla subito, sono disposto anche a...
Armand - ( emozionato).
Oreste - (interrompendo, cortesemente) Non ne parliamo nemmeno, signor Gabirent... Duecentomila fiorini non possono essere nemmeno la base d'una trattativa.
Armand - (s'era levato e ricade a sedere).
Tolestefan - (furente) Si pu sapere cosa vuole?
Oreste - Non il caso nemmeno di fare una controdomanda.
Damo - (paziente) Sentiamola ugualmente.
Oreste - Non esiste il menomo punto di contatto... il pi piccolo addentellato fra la sua idea e la nostra valutazione dell'affare.
Tolestefan - (scoppiando) Ma, insomma... quanto volete? Mezzo milione?
Oreste - Un milione.
Armand - (ricade sul divano).
Tolestefan - (a Dario) Sono pazzi... Pazzi... Andiamo... Non dignitoso rimaner qui a discutere...
Dario - Calmatevi, amico mio... Non affatto il caso di drammatizzare...
Oreste - Appunto...
Dario - E per mio conto non trovo che sia poco dignitoso discutere col signor Maurin. Mi piace anzi. Sto cominciando sul serio a nutrire una viva simpatia per una persona cos quadrata, cos equilibrata...
Oreste - (s'inchina) Lei mi vuol confondere...
Dario - Affatto... Io prevedo, anzi, che, portato a termine questo primo affaruccio, potremo avere degli altri ed ottimi rapporti, lei ed io.
Oreste - La ringrazio... Ma portiamo prima a termine l'affaruccio.
Dario - Giustissimo. Lei chiede un milione... Va bene. Io, nei suoi panni, farei lo stesso... forse di pi.
Oreste - Ah di pi... di pi, certamente!
Dario - Forse. Ma i milioni non basta chiederli. Bisogna trovare chi disposto a darli. Ora io non sono affatto disposto. La simpatia che ho per lei non arriva al punto di farmi sborsare pi di quanto ho deciso di sborsare.
Oreste - Se vuole il brevetto deve arrivare alla mia cifra, signor Gabirent... Mi dispiace d'irrigidirmi, ma ci sono costretto, bench cominci ad accorgermi che la sua simpatia sinceramente ricambiata.
Dario - Ben detto. Non diversamente si esprimevano gli antichi paladini. Ed ora stia attento, signor Maurin... Io voglio il brevetto: e o lei me lo d per duecentomila fiorini o me lo prendo gratis.
Oreste - Gratis?
Dario - Lei sostiene che non apportato a titolo di capitale? Sta bene. Lei sostiene che l'altro ieri Luxen non ha firmato la cessione perch ha sognato d'essere a Milford? Sta benissimo...
Armand - (nervoso) Io tengo a dirti che...
Oreste - Zitto, bestia. (A Dario) Io posso dimostrarle la presenza di Armand a Milford nel modo pi lampante, perch...
Dario - (gentile) Lo so. L'ispettore Brandt venuto a cercarlo in ufficio prima che a casa, e cos abbiamo saputo dell'investimento. Perci mi sono deciso a venir qui. Quando un uomo, oltre alla fortuna d'aver trovato lei, ha anche quella d'investire un negozio nel centro d'una citt dove non stato, segno ch' veramente protetto dal destino. Ed io al destino non mi ribello.
Oreste - (ha un breve riso).
Dario - Dunque niente apporto, niente cessione. Accetto la sua tesi. Il brevetto solo in sfruttamento e gestione della Societ Edilizia. Rimanga cos e andiamo avanti. Continueremo a sfruttarlo e gestirlo.
Armand - (ha un gesto di spavento).
Oreste - La societ in situazione fallimentare. Ha perduto tutto il capitale, pi...
Dario - (con bonomia) Non bisogna mai esser troppo pessimisti. Aumenter il capitale di questi duecentomila fiorini che lei rifiuta, e si continuer ad andare come prima.
Oreste - Permetta...
Dario - (c. s.) Scusi... So gi cosa vuol dirmi: che non posso aumentare il capitale da solo senza mettere in minoranza l'altro socio. Benissimo: aumento di altri duecentomila fiorini il valore del brevetto...
Oreste - La societ non ha il brevetto.
Dario - (c. s.) ... della concessione di sfruttamento e gestione del brevetto, e siamo pari. Il capitale della societ sar aumentato di quattrocentomila fiorini, e la faremo finita.
Tolestefan - (soddisfatto) E incassi!
Oreste - (dolcemente) Non siamo d'accordo.
Tolestefan - (aspro) Ah, caro lei... questo Codice di commercio... scienza delle finanze... Questa volta preso!
Oreste - Lei prende uno dei pi grandi granchi della sua vita, caro avvocato. A questo aumento di capitale si poteva, se mai, far luogo l'altro ieri, prima delle sue diffide, che dichiarano lo stato fallimentare della societ... Non oggi!
Tolestefan - La situazione non mutata. Le perdite se le assume il signor Gabirent... Il brevetto, sia pure in sfruttamento e gestione, sempre nella societ!
Oreste - Affatto. Lo ritiro dalla societ.
Dario - (balzando) Lo ritira? E come fa a ritirarlo?
Oreste - Ritirandolo... semplicissimo! Per vostra confessione la societ in situazione fallimentare: ci prova che il brevetto stato sfruttato e gestito male, per cui io lo ritiro senz'altro dallo sfruttamento e dalla gestione sociale con ampia riserva di danni...
Dario - (scoppia a ridere) Vuole anche i danni!
Tolestefan - (aspro) Non vedo cosa ci sia da ridere!
Dario - Cosa volete, che l'ammazzi? Senta, Maurin... Anche lei sar convinto che tutto questo discorrere ci pu solo ingolfare in un groviglio di cause...
Oreste - Io ho una fede cieca nella giustizia.
Dario - Anch'io. Lei ritira il brevetto, io le faccio una causa per dimostrare che non poteva ritirarlo...
Oreste - ... io le dimostro che potevo...
Dario - Perdiamo un sacco di tempo tutte e due...
Oreste - Io non ho fretta...
Dario - Ma nemmeno io avr fretta se sar costretto a far le cause. Comincer col chiamare Luxen a versare la sua quota capitale... Se non versa il brevetto qualcosa deve versare...
Oreste - E verser... appena avr soldi. La societ potr iscrivere una quinta o sesta ipoteca su questo villino...
Dario - Potr ipotecare anche il brevetto...
Oreste - Dopo aver vinta quella speciale causa...
Dario - (cordiale) Ma io gliene far cento, di cause, se entro nell'ordine d'idee di fargliele... E voglio ammettere l'assurdo... che vinca tutte queste cause... che non si stanchi... che trovi i danari per resistere! Quando avr vinto avr sconfitto Levi Angorac... non me! Dovr dimostrarlo che dietro Levi Angorac ci sono io... Possono passare dieci anni... quindici... Vogliamo perdere tutto questo tempo e tutto questo danaro? Se questa le pare una cosa intelligente, lei ch' cosi intelligente, me lo dica, e non ne parliamo pi!
Armand - (durante il discorso di Dario ha avuto tutte le controscene relative).
Oreste - Il suo ragionamento non fa una grinza... E' perfetto. (Pausa). C' solo un piccolo punto su cui non siamo d'accordo. Come far lei ad iniziare tutte queste cause? Lei dimentica un fatto basilare, che distrugge ogni altra azione o ragione... Il procedimento penale a suo carico...
Dario - (sorpreso) C' un procedimento penale a mio carico ?
Oreste - A carico suo' e dell'egregio avvocato Tolestefan... per falso.
Tolestefan - (gridando) Per falso?
Oreste - Per falso... Non dimentichiamo la cessione che lei asserisce firmata da Luxen il diciotto marzo mentre Luxen era inoppugnabilmente a Milford, ossia a seicento chilometri da qui. Quel documento, creato per mandato del suo cliente signor Gabirent, la prova patente d'un falso in atto privato, ma con effetti d'atto pubblico. Domattina stessa presenter denunzia per falso, con riserva di costituzione di parte civile.
Dario - (fissa Oreste con la bocca aperta).
Armand - ( fremente).
Tolestefan - (fissa Oreste, ride nervosamente poi) Non creda d'essere il solo ad avere un cervello fertile... Anch'i, se voglio, ho le mie trovate! A furfante furfante e mezzo! In certi casi necessario! (Balza verso il camino cavando di tasca una carta legale piegata) Veda... questa la famosa cessione che lei impugna di falso! Guardi cosa ne faccio! (la straccia e la getta sul fuoco).
Dario - (s' alzato).
Armand - (ha un balzo verso Tolestefan) Ferma...
Oreste - (trattenendolo) Lascia stare. (Va verso la scrivania, prende da una cartella un altro foglio di carta legale) Ora c' una sola cessione... la copia rilasciata a Luxen, e controfirmata dal signor Gabirent! (si mette la carta in tasca).
Dario - (esclamando) Oh perbacco!
Armand - ( stupefatto).
Tolestefan - (fuori di s) Dovete dimostrare come ne siete in possesso!
Oreste - Nelle vostre diffide ci avete accusati di sottrazione di documenti. Non neghiamo l'accusa e confessiamo. Fra i documenti sottratti c'era anche la cessione!
Tolestefan - (leva i pugni per colpire, disperato).
Dario - (filosoficamente) Dopo tutto... (si stringe nelle spalle, va alla scrivania, siede, cava un libretto d'assegni, prende la penna, ne riempie uno, lo firma, lo stacca, lo porge a Maurin) Ecco a voi, Maurin. Ho perduto.
Oreste - (mentre Dario scrive alza un dito per dire a Luxen: Un milione, poi prende l'assegno) Grazie, signor Gabirent.
Dario - (prende il cappello, si copre, fa per muoversi).
Tolestefan - (prende il cappello, ma non si copre).
Armand - (timidamente) E... il brevetto?
Dario - Me lo porter Maurin, domani alle dieci, appena avr incassato l'assegno alla Banca.
Oreste - (andando alla scrivania, facendo per prendere il brevetto) Ah... se lei parla cosi, mi costringe a darglielo immediatamente!
Dario - (fermandolo con un gesto) No... Credo che non resisterei alla tentazione di telefonare alla Banca di non pagare l'assegno... Mi fido pi di voi che di me.
Oreste - (ridendo) Se cos...
Dario - E poi voglio vedervi... parlarvi da solo a solo. M' venuta un'idea.
Oreste - Grazie...
Dario - A domani, alle dieci.
Oreste - (inchinandosi) Precise.
Dario - Arrivederci (esce).
Oreste - (a Tolestefan) Arrivederci, caro avvocato.
Tolestefan - (ha un gesto di stizza, un grido) Oh! (Segue Dario).
Oreste - (li accompagna, chiude la porta, ritorna avanti con l'assegno in mano).
Armano - (dopo una pausa) Tremo ancora al pensiero che avrebbe potuto accettare la tua offerta del brevetto...
Oreste - ( davanti alla scrivania, fissa Armand con disprezzo, prende due grandi buste, uguali, ugualmente confezionate e legate con uno spago) In questa c' il brevetto, in quest'altra dei fogli di carta bianca... Gli avrei dato quest'altra diamine!
Armand - (commosso e stupito, abbraccia Maurin).
FINE
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