Marcia Patrimoniale

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Marcia Patrimoniale

Di Nicola Pegoraro posizione S.I.A.E. 99384

Personaggi:

Donne

(5 personaggi, minimo 4 attrici)

Lidia                                                  giovane ereditiera americana e moglie di Brusaporco

Signorina Barbieri                              segretaria dattilografa

Signora Canton                                  membro del comitato esecutivo

Signorina Cesira                                 segretaria personale di Brusaporco

Sarta                                                   sarta ditta Old England

a scelta stessa attrice: Signorina Cesira/ Sarta

Uomini

(12 personaggi, minimo 5 attori)

Rigon                                                 finanziere e direttore di banca

Segretario Paolo                                 segretario personale di Rigon

Commesso della ditta von Michael   giovane commesso con barbetta

Antonio Brusaporco                          operaio sindacalista e marito di Lidia

Colleon                                              procacciatore di titoli nobiliari con accento francese

Gino Forbesetta                                  barbiere

Notaio Rizzi                                      notaio

Cristian                                              fotografo e addetto stampa

Dottor Fabris                                     medico di fiducia del sig. Rigon

Carlin                                                 direttore generale del Personale

Italo Petacci Scaldaferro                   nobile decaduto

Volpato                                              membro del comitato esecutivo

a scelta stesso attore:

Segretario/Commesso            Antonio Brusaporco/Colleon        Notaio Rizzi/Barbiere/Cristian/Dottore           Carlin/Petacci/Volpato

In una città veneta, oggi.

Scena1- Sala da ricevimento di Rigon, Presidente della Banca. Sul davanti, a sinistra apertura con tende che conduce alla stanza da toeletta e spogliatoio. Sul davanti a destra l’ingresso, nascosto da una tenda. In mezzo scena, di fronte allo spettatore, una pomposa scrivania, con poltrona, telefono, citofono e vari campanelli. Davanti alla scrivania due poltroncine, dietro la scena una finestra. All'alzarsi del sipario, entra Rigon da sinistra asciugandosi le mani. Il segretario lo segue spazzolandogli l'abito, poi il segretario è a destra della scrivania e prende degli appunti su un blocco.

Rigon - (Rapidamente, a voce alta, in tono di comando) Poi mettere via la mia posta scrivendoci la data. Poi: il tredici arrivano dei signori per negoziare il prestito, li informi che io sarò di ritorno il quattordici. Poi, nelle faccende poco importanti chieda al Direttore Marini. Poi: giornali niente. Poi se qualcuno mi cerca sono in vacanza. Per una intera settimana non mi interessa niente: cervello in riposo e basta! (Porge l'asciugamano al segretario, si dirige alla sua poltrona; e siede).

Segretario - Sarà tutto fatto, signor Presidente.

Rigon (siede sopra pensiero e fissa lo sguardo dinanzi a sé, tamburellando sulla tavola)

Segretario - (umile, con un sorriso discreto) Il signor presidente tamburella, posso parlare col signor presidente?

Rigon - Parli, parli. Come si chiama, Alberto, Antonio, Alessandro?

Segretario - Paolo, signor presidente, Paolo

Rigon - strano ha la faccia da Alcide.

Segretario - Me lo dicono in tanti…

Rigon - Caro Alfonso,

Segretario - Paolo

Rigon - Adelardo

Segretario - Paolo

Rigon - Achille

Segretario- Paolo

Rigon - Come?

Segretario- Achille

Rigon - appunto caro Alfonso dica pure.

Segretario - Oh, signor Rigon, il suo cervello è una macchina così complicata che è difficile che si fermi improvvisamente.

Rigon - Caro Agamennone, non faccia l'adulatore.

Segretario - Voglio dire...

Rigon - Non dica nulla. Caro Arcibaldo mi aiuti a pensare ad altro.

Segretario - Posso permettermi di domandare rispettosamente notizie della sua famiglia?

Rigon - Oh, loro sono in montagna. Lidia non è andata con gli altri, ma stasera saremo là. (Si alza e va alla finestra). Questo fa bene a mia moglie. Poveretta, ogni giorno ha da presiedere qualche cosa. Associazioni per l’aiuto ai gatti di strada poi l’Associazione contro l’immoralità o l’alcolismo. Insomma contro qualche cosa...

Segretario - Sì, la signora incarna il principio della purezza in questa città corrotta. Il più alto esempio di moralità.

Rigon - Ah, senza dubbio. Ad ogni modo è un piacere stare con mia moglie, le mie due belle figliuole e la nostra americana. Lidia, la piccola ospite puritana.

Segretario - Apprezzo infinitamente la signorina Lidia. La vedo così di rado. Una signorina straordinariamente seria.

Rigon - Sicuro. L'anno scorso mia figlia è stata presso la famiglia di Lidia. Abbiamo ricambiato la loro gentilezza, e siamo fieri che ci abbiano affidato il loro gioiello per fargli conoscere il nordest italiano, la patria dell’ingegno imprenditoriale, la locomotiva dell’economia italiana. La settimana prossima i suoi genitori vengono a prenderla. Tornerà in America, una creatura così giovane, con dei principi così irriducibilmente severi! Quando venne, gli uomini, non li salutava neppure. Ora almeno saluta e con grazia.

Segretario - Quanto a me, non mi saluta neanche adesso.

Rigon - Già, ha il suo orgoglio di casta.

Segretario - Il re dell'automobile può esserle veramente grato.

Rigon - Senza dubbio deve esserci riconoscente. Da sei mesi sono in affari con lui, ma devo trovare il modo di concludere una questione vitale per noi. (Sospira) Ah, se almeno avessi un figlio! Potrebbe sposare la ragazza e allora, ma bisognerebbe vedere se quella gente sarebbe disposta a dargliela!

Segretario - Perbacco! A un Rigon?

Rigon - Per quella gente? Ah! Per loro non c'è nessuno abbastanza buono. Vogliono un gran nome. Una gran posizione. Beh! Tanto non ho nessun figlio. Peccato però. (Guarda fuori della finestra) Intanto fuori splende il sole, e la vita è bella, tutto è a posto ed io me ne vado in vacanza.

Segretario - Che piacere vederla così sereno!

Rigon - La nostra banca prospera malgrado la crisi generale. O anzi proprio per questa, e per il mio personale. Vede, di questo sono soprattutto orgoglioso: del mio personale.

Segretario - Il signor presidente tratta il suo personale come un padre i suoi figli.

Rigon - Falso. Come un meccanico la sua macchina. Do olio alle ruote perché scorrano facilmente.

Segretario - Ma la sua bontà...

Rigon - Niente bontà. Olio!

Segretario - Benissimo, signor Presidente.

Lidia - (fuori scena con accento americano) Raigon, signor Raigon, posso entrare?

Segretario - Raigon?

Rigon - un piccolo vezzo americano, si accomodi Lidiuccia, e lei Alcibiade esca pure.

Il segretario s'inchina ed esce

Scena 2 il segretario esce a destra salutando Lidia che entra da destra ignorandolo

Rigon - (sorpreso) - Beh, cosa c'è figliuola? La aspettavo per le quattro: come mai così presto?

Lidia - (parla con leggero accento americano) Ero molto contenta di fare con lei questo bel viaggio. (Siede sullo sgabello davanti alla tavola).

Rigon - che gentile, così mi lusinga.

Lidia - Ma non posso partire.

Rigon - Perché?

Lidia - I miei genitori arrivano oggi. Mi è impossibile venire con lei!

Rigon - Dunque arrivano oggi. Sebbene questo significhi che la portano via, mi fa molto piacere vedere quei cari amici. È una cosa grandiosa!

Lidia - Non è una cosa tanto grandiosa!

Rigon - Perché, cara Lidia?

Lidia - Caro signor Raigon, devo farle una confessione.

Rigon - Che cosa è successo?

Lidia - Credevo che avrei avuto il tempo di parlarne più avanti. Ma ora, Signor Raigon con semplicità e senza giri di frasi, le dico: amo un uomo.

Rigon - l’amore è una cosa meravigliosa, si tratta di un nobile sentimento e questo non mi spaventa

Lidia - la spaventerò ora, parliamo chiaro e breve: sono diventata sua. Anima e, soprattutto, corpo.

Rigon - Lidia! Anima e Corpo!?

Lidia - si Anima e ohhh sì Corpo, è spaventato ora?

Rigon - Moltissimo: anima e corpo. Sa cosa ha fatto? Ci avete rovinati moralmente e commercialmente. È come se qualcuno mi avesse affidato la sua fortuna ed io l'avessi perduta. Sono cose che non si perdonano! È terribile.

Lidia - Purtroppo è un po' più terribile di quello che pensa.

Rigon - Come?

Lidia - Ci siamo sposati.

Rigon – è impazzita?

Lidia - Niente affatto; sono onesta. Ci siamo sposati di nascosto. Lo amavo terribilmente.

Rigon - Quando è accaduto?

Lidia - Quattro mesi or sono.

Rigon – quattro mesi o mio dio e chi è questo stallone?

Lidia-  un veneto molto affascinante

Rigon - (prende il ricevitore di un telefono) - Per favore, un bicchiere d'acqua. Mi venga vicino, di più, mi guardi negli occhi. Chi è quest'uomo? Che cosa fa?

Lidia- (non risponde, abbassa il capo).

 Rigon- (al telefono) no acqua, una grappa, grazie. Dunque non è un principe.

Lidia - No.

Rigon - Beh... vediamo. Un impiegato? (con ritmo sempre più incalzante)

Lidia - Meno.

Rigon - Agente?

Lidia - Meno...

Rigon - Commesso?

Lidia - Meno...

Rigon - Maggiordomo?

Lidia - Meno...

Rigon - Ballerino?

Lidia - Meno...

Rigon - Poeta?

Lidia - Meno...

Rigon - Segretario?

Lidia - lavora in fabbrica

(Rigon suona un campanello)

Scena 3 il segretario porta la grappa da destra Rigon beve. Il segretario tenta di andare via poi esce

Rigon- un operaio?

 

Lidia - lo chiamo il mio operaio sindacalista

Rigon – Stop, grappa (il segretario si ferma torna da Rigon che beve di nuovo ed esce) Impazzisco, impazzisco. Come è accaduto questo?

Lidia - Quando ho imparato a girare per la città, mi sono persa e lui mi ha aiutata a prendere il tram

Rigon - chissà cosa pensava di fare.

Lidia - è un uomo puro. Ha delle ambizioni ed è pieno di talento.

Rigon - Si vede dal suo matrimonio.

Lidia - Non scherzi. Per un mese l'ho amato liberamente. E da tre mesi sono sua moglie.

Rigon - Divorzio. Divorzio. E subito.

Lidia - Non ci pensa neppure! E neanche io. Egli è buono. È puro.

Rigon - Lui sarà puro, ma io son fritto. La mia famiglia derisa! Mia moglie, l'incarnazione della moralità, rovinata! E lei, così pura e casta, sarà diseredata da suo padre e la sua povera mamma, malata di cuore! Figlia snaturata!

Lidia - Perché non mi ha sorvegliata meglio?

Rigon - Come?

Lidia – Avrebbe potuto sorvegliarmi meglio. Se non si è capaci di sorvegliare, non ci si prende la responsabilità di una fanciulla. Ora, dica che cosa bisogna fare. Fra un'ora i miei genitori sono qui.

Rigon - Prima di tutto: tener segreta ogni cosa.

Lidia - Non può andare. Sarò madre.

Rigon- madre…. (suona diversi campanelli)

Scena 4 entra il segretario da destra

Rigon - (al segretario che entra con la grappa) Tutto il personale rimane in ufficio. Tutti pronti, mobilitazione generale.

Scena 5 il segretario esce a destra bevendo la grappa

Lidia - Ho fatto quel che ho fatto e non voglio mentire. Ho telegrafato a mio padre «Ti aspetto con gioia, prepara cautamente mamma alla notizia che mi sono sposata». Allora è giunta la risposta che vengono subito. Oggi tra un'ora.

Rigon - Scacco matto. È diseredata ed io finito.

Lidia - La cosa principale è l’onestà.

Rigon – Onestà? Sono un banchiere, si fidi, andava bene anche una piccola bugia.

Scena 6 entra / esce il segretario da destra

Segretario - (entrando dalla destra) Tutto è fatto. Il personale attende ordini. Ognuno è al proprio posto. (Via a destra).

Rigon - Dunque, figliuola, dov'è quest'uomo?

Lidia - Fuori.

Rigon – Lo chiami.

Lidia- (scostando la tenda dell’ingresso) - Vieni avanti!

Scena 7  Entra Mario da destra vestito da operaio. Quindi si toglie il berretto.

Rigon- (colpito) - Spaventevole!

Lidia- Non direi signor Raigon

Mario- Raigon, ma come, non si chiama Rigon?

Rigon- un vezzo, è solo un vezzo americano

Lidia- stavo dicendole, caro Raigon, che quando è spogliato fa assai miglior figura di quando è vestito (si stringono)

Rigon- Lidia

Lidia- (con un dolce sorriso) Egli è la mia passione, il padre del bimbo che nascerà. Dentro ha una bella anima…

Rigon- (fissando Mario) – non è il dentro che mi preoccupa ma il fuori. Come si chiama, uomo felice?

Mario - Mario Brusaporco

Rigon - Brusaporco?

Mario- qualcosa da dire signor Raigon?

Rigon- è un nome molto caratteristico

Mario- se vuole per vezzo invece che Brusaporco può chiamarmi Pork Flambé.

Rigon - Ottimo. Dunque, è disposto a divorziare?

Mario - No.

Rigon - Ventimila?

Mario - No.

Rigon - Cinquantamila?

Mario - No.

Rigon - tutto ha il suo prezzo. Quanto vuole?

Lidia- (con orgoglio) Non prende mai un soldo, non li vuole neanche da me.

Rigon - Centomila.

Mario - eccoli i padroni, pensa di poter comperare tutto e tutti, ma io non sono in vendita!

Lidia - Oh, che bella dichiarazione d'amore!

Mario - l’amore non ha prezzo (L'abbraccia).

Lidia - oh salsicciotto mio. (Si baciano).

Rigon - Benissimo, ma non nella mia stanza.

Lidia - Non offritegli più denaro, è antipatico da parte sua.

Rigon - Non gli ho offerto denaro. Ho soltanto nominato qualche grossa somma per vedere le sue reazioni, ma non ha reagito, niente smorfie…

Lidia - Non fai smorfie. È vero che non fai smorfie?

Mario - sono abituato a contrattare, in fabbrica mandano me perché sono duro come l’acciaio

Lidia – è proprio vero (sospira)... Signor Raigon deve aiutarci. Il treno sta arrivando.

Rigon - (nervoso) Usa le ferrovie come una minaccia. Sedetevi! Tutti e due! (Passeggia per un poco su e giù stillandosi il cervello) Sua madre ha sempre detto che non le importava di avere un genero principe o conte. Voleva un grand'uomo! Eccolo, il grand'uomo, Pork Flambé il sindacalista! Mia moglie si suiciderà. Ah, qui bisogna agire! (Si ferma; fissa lungamente i due) C'è un solo mezzo.

Lidia - Quale?

Rigon - Una sola possibilità. Trasformare questo operaio in un genero ideale, e prima che arrivino i vostri genitori!

Lidia - E si può fare?

Rigon - si deve fare. Il suo egregio consorte deve seguire punto per punto le mie indicazioni

Mario - Piano piano, non prendo ordini da lei. Solo perché sono operaio pensa di potermi comandare? Quando sono nato invece che il libretto postale i miei mi hanno fatto la tessera del sindacato!

Lidia - (con energia). Ohh su su, fa il bravo. Hai ragione non devi obbedire a lui, ma a me.

Mario - obbedire a te, e perché?

Lidia- per il mio dolce dovere di moglie, altrimenti basta fru-fru

Rigon- (a Mario) – fru-fru?

Lidia fa cenno di sì con la testa

Mario - (arrendendosi) e va bene, cedo, per mia moglie e mio figlio, ma lei stia attento è un attimo andare in sciopero

Rigon - (Indicandogli la tenda a sinistra) intanto vada lì dentro e aspetti finché chiamo!

Lidia - vai, passerottino mio, altrimenti faccio sciopero anch’io.

Scena 8 Mario scompare dietro la tenda a sinistra

Lidia - Non capisco. In un'ora farete di lui un altro uomo?

Rigon - Sì.

Lidia - Dove?

Rigon - Qui.

Lidia - Ma come?

Rigon – Si sieda e guardi (suona un campanello)

Scena 9 entra il segretario a destra

Rigon - (Al segretario) tutti sono al loro posto?

Segretario - tutti pronti! (Si colloca accanto alla scrivania con un blocco per appunti in mano).

Lidia- (siede a sinistra sul davanti, accanto alla porta della stanza da toeletta).

Rigon- (al segretario, in fretta, senza interruzione, senza pause, in tono di comando) - Convochi immediatamente i componenti del Comitato esecutivo, Canton e Volpato. Poi, chiami il Direttore del magazzino, conte Italo Petacci Scaldaferro. Poi il Direttore Generale del personale, signor Carlin. Poi il notaio Rizzi. Poi il dottor Cristian, capo dell'Ufficio stampa. Poi il mio medico personale, dottor Fabris. Poi l'Agente Armand Colleon, Pensione Elisabeth, Strada del Paradiso 3, quarta scala. Tutte queste persone devono venire qui al più presto possibile. Poi subito qui la signorina Barbieri. Nessuno deve entrare finché io non chiamo. Per chiunque altro sono partito.

Segretario - (che ha preso nota di tutto) - Devo dirlo alla sua signora?

Rigon- (nervoso) – No! spaventare mia moglie, mai. E soprattutto non pensi a nulla. Penso io a tutto. (Al telefono) Pronto: chiamatemi l'Hotel Majestic, il direttore Steven! (Posa il ricevitore)

Segretario - c’è altro?

Rigon - chiami il barbiere. Lo farà entrare in toeletta dalla porta di dietro con l'ordine di radere la barba al primo che entra. Poi, bisogna chiamate la sartoria Old England che mandino una sarta.

Segretario - a suoi ordini.

Scena 10  il segretario esce a destra entra Mario da sinistra

Rigon - (Chiama Mario) Mariovenga qui!

Mario – Brusaporco, solo gli amici mi chiamano Mario.

Rigon - Quale onore. Sono vivi i suoi genitori?

Mario- No, morti

Rigon- (prende nota) - Morti, ottima notizia, (tra sé) Condoglianze. Quanti anni ha?

Mario - Quaranta.

Rigon - Lidia misuralo (lancia un metro da sarta a Lidia che misura Mario)

Rigon - camicia?

Lidia - 52.

Rigon - scarpe?

Lidia - Quarantadue.

Rigon - testa?

Lidia - Cinquantasette, se servono altre misure… (maliziosa)

Rigon - Grazie, so quanto occorre.

Lidia - peccato

Rigon - Sedetevi. (Al telefono) Signorina, ha chiamato il Majestic?... Bene. Aspetto (Aspetta col ricevitore all'orecchio).

Lidia - Sono sbalordita. Com'è romantico tutto questo! Sembra una fiaba!

Rigon - Figliuola mia, dove sarebbe al giorno d'oggi un gran finanziere se non ci fossero le fiabe (Al telefono) Pronto? Hotel Majestic? È Rigon che parla, servono due camere da letto, un salotto, uno studio, un'anticamera. Due stanze da bagno. Camera per il domestico e camera per la cameriera. Fattura a Rigon. (Posa il ricevitore).

Lidia - (alzandosi) Sarà per noi?

Rigon - Non « sarà»: è. Non avete ancora un alloggio! Questo è il primo. (A Mario) Capite?

Mario - (protestando)- ho la mia casa popolare che mi aspetta!

Rigon - silenzio!! La lasci aspettare.

Lidia - (con energia) - Devi tacere, ostinato che non sei altro! Ascolta il nostro benefattore!

Rigon - (Prende un altro ricevitore) Datemi l'Agenzia Viaggi,pronto? È Rigon che parla. Per domenica sera, alle diciotto, due biglietti di prima classe e due letti per Saint Moritz.

Lidia - Per Saint Moritz?

Rigon - Sì.

Lidia - Perché?

Mario - e chi è che paga?

Lidia - E perché tace i nostri nomi?

Mario- (protestando) – si vergogna di dire Brusaporco signor Raigon??

Rigon - Lo saprete. (Al citofono) Per favore cercatemi un magazzino di abiti per uomo.

Mario - adesso anche i vestiti non vanno bene, Lidia!

Lidia - Taci, Mario! Non voglio che tu dica neanche una parola. Altrimenti sciopero.

Mario - (protestando) Non è così che si fanno le vertenze, vado via.

Rigon- (interrompendolo rapidamente) – Bravo vada subito di là e aspetti! Non può farsi vedere qui vestito così.

Mario – non mi vergogno di mostrare a tutti che sono un lavoratore e che ho i calli alle mani.

Rigon - giusto (alza il citofono), una manicure, no (guardando una mano di Brusaporco), meglio un callista, e la signorina Barbieri.

Lidia - (spingendolo verso la tenda) – caro maritino mio, tu cambierai aspetto, ora devi startene di là dove dice il nostro benefattore. Mi ami o non mi ami? Capito?

Mario - ti amo ma mi spaventi così (L'abbraccia).

Scena 11 Mario esce a sinistra, entra la signorina Barbieri da destra

Rigon - Buongiorno, signorina Barbieri, (signorina Barbieri siede subito). Vedo che ha un abito nuovo e che si è fatta la permanente.

Barbieri - grazie molto gentile

Rigon- (senza ascoltarla prende il citofono) Per favore: mi chiami la Ditta Michael articoli per uomo. Scriva, signorina Barbieri (Detta) «Spettabile sindacato», (il telefono squilla) Scusate. (Al telefono) Michael, Biancheria da uomo?... Parla Rigon. Buongiorno. Prendete nota. Camicia colletto basso, rovesciato, di battista inglese. Delle calze fantasia colori moderni, grigio tortora, e blu piccione, mutande? (a Lidia)

Lidia - preferirei i boxer mi stuzzicano di più (guarda la signorina Barbieri e sorridono)

Rigon- boxer, poi un bel cappello morbido, grigio topo. Guanti di camoscio paglierino. Una sciarpa. Al massimo fra dieci minuti qui da me, nel mio ufficio?

Lidia- Tutto questo per il mio passerotto?

Rigon – Sì sì, per il passerotto. (Detta) «Spettabile Sindacato vi comunico la mia uscita dalla vostra associazione».

Scena 12 entra Mario da sinistra

Mario- (entrando) cosa sta scrivendo, io esco dal sindacato??

Rigon - Sì, lei, passerotto. (Detta) «per il motivo che da operaio sono diventato datore di lavoro in una fiorente industria automobilistica».

Mario- (urlando) – io datore di lavoro??

Rigon - Sicuro, lei. (A Lidia, indicandole Mario e chiedendo soccorso) La prego! Faccia qualche cosa! Mi stanca!

Lidia- (balza in piedi, si avvicina a Mario, energicamente) Taci! Esci dal sindacato e basta. Torna di là. Pensa a tua moglie e al tuo bimbo. (A Rigon) Avanti!

Mario- rivendicherò i miei diritti!!

Scena 13 Mario esce a sinistra

Rigon- Scriva, signorina Barbieri: «Alla Presidenza del Circolo del golf Spettabile Presidenza, chiedo di essere ammesso a far parte di codesto Circolo come socio ordinario».

Scena 14  Mario mette / toglie la testa in scena

Mario- (balzando fuori dalla, tenda) anche giocare a golf?

Rigon - Sicuro! (Dettando) Scriva: «Coi sensi della più calda stima, saluti sportivi». Svelta, a macchina, subito! È bene ondulata e ha un bellissimo abito. Signorina a partire da adesso ogni 10 minuti dovrà entrare e dirmi che ore sono. Grazie (La signorina Barbieri esce)

Scena 15 esce Barbieri a destra entra il segretario da destra

Segretario- (entra gli porge un biglietto) Il miglior magazzino di abiti per uomo è in questa stessa strada, al numero 64: si chiama « Gentleman Taylor ». lo chiamo?

Rigon – Grazie e adesso i vestiti

Segretario- (alza la cornetta e chiama la ditta Taylor) prego

Scena 16 il segretario esce a destra

Rigon- (al segretario che sta uscendo) Mi chiami il notaio Rizzi (al telefono) pronto, Ditta Gentleman Taylor, Rigon, volevo ordinare i seguenti capi di vestiario: abito e giacca blu scuro, di lana pettinata primissima qualità. Poi un soprabito da inverno molto pesante spina di pesce, bottoni nascosti, blu grigio. Fattura a Rigon.

Scena 17 entra Mario da sinistra

Mario- (entrando) Scusi, stavo pensando al golf, sono un operaio al massimo gioco al calcetto balilla. Non ho mai giocato al golf e poi sono tutti ricchi

Rigon - Allora saranno loro che giocheranno a golf con lei.

Lidia- Fa’ quel che ti dice! vedo già il suo progetto. Ti costruisce come un architetto...

Mario- (in collera) - Insomma, bisognerà pure che io possa...

Rigon- (interrompendolo) – Bisogna solo che vada fino al numero 64 di questa strada, dalla ditta «Gentleman Taylor» si vesta e torni indietro.

Lidia - Qui, però, devo dire qualcosa anch'io. Mario non accetta nessun regalo.

Rigon - Accetterà un prestito dalla Banca Rigon? Una somma che dovrà restituire? (Scrive. Mario guarda Lidia con aria interrogativa).

Mario- (solennemente protestando) non ho mai fatto debiti in vita mia!

Scena 18 entra / esce da destra signorina Barbieri

Rigon - (signorina Barbieri entra consegna le lettere ed esce) Grazie.

Lidia - La tua coscienza non può trovare nulla a ridire su un conto corrente. Pensa al tuo bimbo!

Mario – va bene ma cosa devo fare adesso?

Lidia - Corri, come ti dice il nostro benefattore! (Mario fa per andare).

Rigon- Un momento! Firmi questa lettera! (Mario ritorna e tenta di leggere).

Lidia - Non guardare, firma!

Mario - La madre di mio figlio ordina e io mi firmo tutto. (Firma un foglio e afferra l'altro).

Rigon - Questo no! «Lettera» ho detto, non «lettere»! Per ora firmi solo le dimissioni dal sindacato. L'entrata nel Golf Club verrà più tardi. C'è la sua ragione. Vada a comperare i vestiti. (Si siede e scrive).

Mario – Lidia è per te e per mio figlio che mi faccio comandare. (Abbraccia e bacia Lidia).

Rigon- (continua a scrivere senza guardarli) - Basta! Finito! Niente scena di addio, può andare con lui.

Lidia - Col mio passerotto? In capo al mondo!  Lo amo moltissimo. Dopo tanti figli di papà fiacchi e smidollati, trovare finalmente un... un vero... un... un... come si dice?

Rigon - Non si può dire, ma capisco, cara Lidia. Andate, andate! (Lidia, ridendo, esce a destra)

Scena 19 escono Lidia e Mario da destra entra signorina Barbieri da destra

Signorina Barbieri- (entra dall'ufficio) Sono passati 10 minuti

 Rigon - Terribile, il tempo! Signorina mi occorre l’apertura di un nuovo conto corrente e un libretto di assegni. Tipo di lusso. Copertina di cuoio rosso e oro. Muoversi muoversi.

Signorina Barbieri – va bene, faccio entrare il signor Rizzi (Via a sinistra).

Scena 20 esce Barbieri entra/esce ed entra Rizzi da destra ed esce a sinistra

Rigon – Dottor Rizzi, è una cosa urgente e vitale. Inutili le spiegazioni. Come sta la sua gentile signora? (Senza aspettare risposta) Sia così gentile da fare subito un atto col quale il conte Italo Petacci Scaldaferro, adotta come figliuolo il signor Mario Brusaporco secondo le formalità di legge. (Sollevando la tenda che conduce nell'ufficio a sinistra) si accomodi e detti subito ciò che occorre alla signorina Barbieri. Haun'ottima cera. È roseo come se la vita fiorisse!

Rizzi- Ho la febbre, signor Presidente, perciò sono così rosso.

Rigon- (lasciando ricadere la tenda) - Olio inutile!

Scena 21 entra il commesso da destra

Rigon- (Al commesso che entra) Ebbene?

Commesso - (Il commesso di Michael. Barbetta a punta. Entra portando delle scatole. Trionfante. Ad alta voce). Ecco la biancheria da uomo

Rigon - Perché gridate?

Commesso - (sottovoce) Sono così felice che finalmente il signor Presidente acquisti qualche cosa dalla nostra ditta...

Rigon – Si calmi ed entri in quella camera: aspetti un signore che arriverà fra breve. (Il commesso via a sinistra nella stanza da toletta).

Scena 22 Commesso esce a sinistra entra la signorina Barbieri e la signora Canton da destra

Signorina Barbieri-  Ecco la signora Canton del comitato esecutivo e il libretto di assegni, signor presidente. Il più bello che c'era.

Signora Canton- (entrando) - Buongiorno.

Rigon - Buon giorno, signora Canton. Un sigaro? (la signora Canton rifiuta imbarazzata) Come sta il suo gentile marito? (Senza aspettare risposta a Barbieri) Posi il libretto sulle lettere.

Signorina Barbieri- bene (e si ferma)

Rigon- signorina può andare

Signorina Barbieri- non ancora (guardando l’orologio tutti in silenzio aspettano) ora sono passati 20 minuti

Scena 23 Barbieri esce da destra

Rigon- che efficienza

Signora Canton- (a destra, dinanzi alla scrivania) - Grazie, sta bene.

Rigon - Scusi, chi è che sta bene?

Canton - Il signor Presidente mi ha chiesto come sta mio marito.

Rigon - Ah, già, sicuro!

Signora Canton - Sta benissimo.

Rigon - Ne sono lieto.

Scena 24 entra il signor Volpato da destra

Rigon- benvenuto signor Volpato non le offro un sigaro perché ricordo che non fumate

Scena 25 entra/esce da sinistra spaventato il commesso inseguito dal barbiere

Commesso- (entrando alle spalle di Volpato e signora Canton schiumato con il barbiere che lo rincorre) non avrà la mia barba, le dico di no capito

Volpato – (Volpato e signora Canton non hanno visto il commesso né il barbiere) Oh, è soltanto per i miei disturbi di stomaco. Voglia scusarmi; ma se fumo mi sento così poco bene, che...

Rigon – (guardando il commesso ed il barbiere che sono usciti di scena) Per carità, non la rimprovero, mi sono ricordato che lei non fuma.

Volpato - Ma devo spiegare...

Rigon- (nervoso) Non dovete spiegar nulla, dottor Volpato. Non abbiamo tempo per questo. Dunque il Comitato Esecutivo è al completo. Signori! È necessaria una deliberazione fulminea, nominare un nuovo direttore della Fabbriche Riunite Automobili e Motori Società Anonima al posto del signor Carlin. È un signore la cui nomina immediata è di un interesse vitale non solo per la Banca ma, purtroppo, anche per la mia famiglia.

I due - (uno dopo l'altro) Oh! oh! oh!

Scena 26 entra da sinistra di nuovo il commesso inseguito dal barbiere ora visto da tutti

Commesso-  Per favore, liberatemi da quest'individuo. Vuole assolutamente radermi.

Rigon – fermi, fermi tutti e due, e lei la smetta di gridare (al commesso)

Commesso - Ma se il signor Presidente desidera posso farmi radere.

Barbiere- ma ha la barba ed è entrato nella stanza

Rigon - No, no (al barbiere) Non è lui che deve radere ma quello che verrà dopo di questo.

Barbiere- come ordina (al commesso) una spuntatina?

Commesso- ho detto di no

Scena 27 escono commesso e barbiere a sinistra entrano da destra Lidia con Mario vestito elegantemente ma ancora barbuto e con gli scarponi da lavoro poi va a sinistra con Lidia

Rigon- Oh, caro amico. Bene! Voltatevi! (ai due signori che si voltano per non vedere Mario) Benissimo. (Gli indica la stanza da toletta a sinistra) Accomodatevi di là. Fatelo rasare poi fate uscire il barbiere ed il commesso. Due minuti di tempo.

Lidia - Siete un re delle fate, signor Rigon…

Rigon - Grazie per l'olio ma con me non è necessario. (Spinge Lidia nella stanza da toletta) Perdonate, potete girarvi. Grazie per la vostra amicizia. (Stringe la mano a tutti e due). Una piccola informazione: l'uomo di cui parlo è genero (accentuando) di una potente ditta americana di cui non dirò il nome ma chi conosce le mie relazioni familiari e commerciali, indovinerà facilmente. (I signori mormorano fra loro colpiti) Prego, ritiratevi per deliberare (Indica a destra) Avete qualche osservazione?

Canton - Una sola. Che cosa ne facciamo del signor Carlin, l'attuale direttore?

Rigon - L'ho già fatto chiamare. Sarà licenziato.

Volpato- (preoccupato e dolciastro) Volevo pregarla, non se la prenda a male per il mio disturbo di stomaco, fumerei volentieri ma ho già tanta acidità.

Rigon-Ma caro dottore, non parliamo adesso della nostra vita privata! (i due escono)

Scena 28 entra il segretario da destra con Petacci escono Volpato e signora Canton da destra

Segretario- (entrando) il conte Italo Petacci Scaldaferro.

Italo Petacci Scaldaferro- (fascista nostalgico entra e batte i tacchi, i tacchi li batte ogni volta che dicono il suo nome) I miei rispetti all'illustre presidente, al mio caro benefattore, all’amico e al più caro camerata.

Rigon – (interrompendolo) Salute, nobile conte. Lei ha un  saluto bello, ma un po' troppo lungo.

Petacci- vogliate scusarmi, per cortesia, almeno tra di noi (guardandosi in giro) diamoci del Voi. Questa paroletta «lei» è turpe, infetta, esecrabile e disgustosa. Come disse Lui “Sia il "voi" segno di rispetto e gerarchia”

Rigon- Vogliate perdonarmi per la distrazione. Vivere in questo mondo moderno a volte offusca la mia grammatica. Purtroppo si tratta di una cosa urgente. Signor conte, voi (Petacci batte i tacchi) l'anno scorso siete stato così gentile da adottare un mio protetto.

Italo Petacci Scaldaferro - Infatti.

Rigon - Oggi mi rivolgo a voi non solo come al capo dei nostri magazzini merci, al quale ho offerto questo posto nel momento del bisogno, ma al mio vecchio amico, per un'altra preghiera.

Italo Petacci Scaldaferro - Dello stesso genere?

Rigon- come disse Lui (Rigon si mette in posa come il duce) “Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni irrevocabili” (Italo batte i tacchi)

Italo Petacci Scaldaferro- grandi parole, mi commuovo.

Rigon- “noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici che l'onore, gli interessi e l'avvenire fermamente impongono?”

Italo Petacci Scaldaferro- di nuovo, alle armi, alle armi, la patria ci chiama, l’avvenire è adesso, era ora era ora, per il nostro domani, per il futuro, per la patria, ditemi cosa fare e lo farò (sull’attenti battendo i tacchi col saluto romano)

Rigon- (cambiando tono) si tratta nuovamente dell'adozione di un mio protetto.

Italo Petacci Scaldaferro- (deluso) tutto qui? L’adozione di un vostro protetto?  Di nuovo?

Rigon- è una questione vitale, voglio che egli porti il vostro nome così bello e così nobile Petacci Scaldaferro (Italo batte i tacchi). Il notaio Rizzi sta scrivendo la vostra dichiarazione.

Italo Petacci Scaldaferro - La mia dichiarazione?

Rigon - Sì, voi la firmate subito, e avrete immediatamente un secondo figlio, un secondo sostegno della vostra vecchiaia.

Italo Petacci Scaldaferro - Non posso.

Rigon - Perché?

Italo Petacci Scaldaferro - Perché si ride già abbastanza di me.

Rigon- (minaccioso) meglio che si rida di voi piuttosto che si pianga per voi.

Italo Petacci Scaldaferro - Una minaccia?

Rigon - Un avvertimento!

Italo Petacci Scaldaferro- credete di spaventare un uomo del mio calibro? Pensate di intimorirmi perché siete il capo dell’azienda dove lavoro e farmi fare quello che vi comoda come fossi il vostro cane addestrato? Voi disprezzate l’orgoglio di un Petacci Scaldaferro.

Rigon - quanto volete?

Italo Petacci Scaldaferro- mi disprezzate al punto di credermi in vendita?

Rigon- Cinquemila?

Italo Petacci Scaldaferro - Diecimila.

Rigon - Molto. Calate.

Italo Petacci Scaldaferro - No. Diecimila.

Rigon - Andiamo, contentatevi di meno. Un giovine bello e forte.

Italo Petacci Scaldaferro - Diecimila.

Rigon - Un bravo giovine che farà onore a suo padre e aderirà alla causa

Italo Petacci Scaldaferro- (senza commuoversi) Diecimila.

Rigon - Se vi ammalate vi curerà.

Italo Petacci Scaldaferro - Diecimila.

Rigon - Quando morirete porterà il lutto per tre mesi!

Italo Petacci Scaldaferro - Diecimila.

Rigon - Sei mesi!

Italo Petacci Scaldaferro - Bene. Novemilacinquecento.

Rigon – Finalmente, ma è ancora troppo.

Italo Petacci Scaldaferro - Scusate, signor Presidente. Nella mia famiglia c'è un pretendente al trono di Albania.

Rigon - Compreso anche questo: cinquemila. Ultima offerta.

Italo Petacci Scaldaferro- (subito ad alta voce) - Quando?

Rigon - Cosa, «quando»?

Italo Petacci Scaldaferro - Quando incasso il denaro?

Rigon - Appena avrete firmato la dichiarazione.

Italo Petacci Scaldaferro- (avido) Dov'è questa dichiarazione? (Cerca febbrilmente sulla tavola).

Rigon- (trattenendolo) Aspettate, per l'amor di Dio! Pazienza, non tanta fretta!

Italo Petacci Scaldaferro - Avete pur detto che è cosa urgente!

Rigon - Per me, non per voi!

Scena 29 entra/esce Barbieri da destra

Signorina Barbieri- (entra ed esce) trenta minuti

Rigon - Terribile! Grazie. (scrivendo l’assegno) Come regalo extra, avrete in omaggio (Petacci si sporge in avanti, avido) un nipotino.

Italo Petacci Scaldaferro- (deluso) Grazie mille.

Rigon - Non da me. Da vostro figlio, e vi tengo ancora presente per qualunque altro caso avvenire.

Italo Petacci Scaldaferro- (protestando) Scusate, non posso adottarne di più, anche se dovessi morire di fame.

Rigon - Ma, forse vi sposereste.

Italo Petacci Scaldaferro- (si blocca dolce e sognante) Questo, in qualunque momento! Con gioia!

Scena 30 entra Mario sbarbato con Lidia da sinistra

Lidia - Due minuti precisi.

Rigon- Mario vi presento il conte Italo Petacci Scaldaferro (batte i tacchi) del quale porterete il nome.

Mario – Perché?

Rigon - Vi ha adottato. Siete suo figlio.

Mario- io sono il figlio di questo bacucco?

Italo Petacci Scaldaferro- mio caro e diletto figlio, non rivolgerti a tuo padre in questo modo, suvvia vieni ed abbracciami

Mario- Scusate ma lei è mio padre, mio padre è morto da tempo purtroppo.

Italo Petacci Scaldaferro- giovanotto non si rivolga a me dandomi del lei, mi dia del voi come ha detto lui

Mario- Scusi, è lei il lui di cui esso parla? (rivolgendosi a Rigon)

Rigon- io non sono lui è una cosa che riguarda noi, e lei dia del voi al vostro nuovo signor padre.

Lidia- (impaziente) suvvia, non farla tanto lunga, vedrai che bello sarà chiamarti Conte Mario Petacci Scaldaferro (Italo batte i tacchi)

Mario- adesso state esagerando, io mi chiamo Mario Brusaporco.

Italo Petacci Scaldaferro- santo cielo! dovevo chiedere un extra.

Rigon- Mario, voi porterete il nome che vi diciamo di portare, capito!?

Mario – ma che modi sono? Non posso dire neanche una parola!

Rigon e Lidia- (insieme) - No!

Rigon - Padre e figlio abbracciatevi. (Petacci abbraccia Mario poi si pulisce il vestito) E ora, conte, in ufficio a firmate il documento. (Ad alta voce) Il documento?

Scena 31 entra/esce Rizzi da sinistra

Rizzi- (entrando) - Pronto! (e va nell'ufficio a sinistra).

Rigon - E la febbre?

Rizzi - Trentotto e cinque.

Rigon - Vada subito a casa, uomo senza giudizio!

Rizzi - Molto gentile ma ho ancora da fare. I miei rispetti. (Torna nell'ufficio a sinistra).

Rigon - Un eroe! Un vero eroe! Bene continuiamo (a Mario) Ha un taccuino?

Mario - Sì.

Rigon - Scriveteci: Petacci Scaldaferro (tacchi)

Mario- (scrivendo) - Per cosa?

Rigon – è il suo bel nome nuovo.

Italo Petacci Scaldaferro - Ecco il mio biglietto. (Dà un biglietto di visita a Mario).

Rigon - Come, non baciate vostro figlio?

Italo Petacci Scaldaferro- (irritato) L'ho già baciato prima!

Rigon – tirchio, un solo bacio? Che cos'è per un padre?

Italo Petacci Scaldaferro- (bacia Mario e si volge rapidamente a Lidia).

Lidia - Grazie no.

Rigon - (a Mario) ora che siete un Petacci Scaldaferro può firmare la domanda di ammissione al Golf Club. (Mario firma)

Italo Petacci Scaldaferro- (fa cenno che non ha ancora avuto il denaro).

Rigon - Che cosa? Ah, sì. Pardon. Ecco il vostro compenso. (Gli dà un assegno).

Italo Petacci Scaldaferro- (prende l'assegno) I miei rispetti. Ciao figlio mio.

Scena 32 esce Italo Petacci da destra

Mario- Papà, arrivederci,e adesso sono figlio di un conte, se lo sapessero in fabbrica

Rigon – Signorina, (Chiama a voce alta) Signorina Barbieri!

Scena 33 entra signorina Barbieri

Signorina Barbieri- (entra e siede sollecitamente a sinistra della scrivania).

Rigon - (detta) “Alla cortese attenzione…” scusi Mario, l’imprenditore dove prestate servizio?

Mario- imprenditore?

Lidia- il tuo titolare

Mario- Bortolo Masato

Rigon- “del signor Bortolo Masato: Il sottoscritto Mario Brusaporco presenta le sue dimissioni da dipendente perché il medico gli vieta il lavoro a causa di un grave catarro bronchiale da cui è affetto». A macchina.

Mario -  Ma io non ho il catarro bronchiale!

Scena 34 entra il segretario con il dottor Fabris da destra

Segretario - (entrando) Il dottor Fabris.

Rigon - Buongiorno, dottore. Questo giovane ha bisogno di un certificato medico. Lo visiti, la prego. (A Mario) Si levi la giacca!

Mario- (guarda Lidia esitando).

Lidia - (nervosa) Levati tutto quel che ti dice. (Mario si toglie la giacca)

Dottore - (a Mario) Che cosa si sente?

Rigon -signorina Barbieri scriva. «Certificato medico. Il sottoscritto dottor Leo Fabris certifica che il signor Mario Brusaporco da lui visitato (accentuando) soffre di grave catarro bronchiale...

Dottore- (appoggia il capo sul petto di Mario).

Mario -  Mi viene da ridere!

Rigon - (continua a dettare) infermità che gli impedisce il lavoro ».

Dottore- (entusiasta) Diagnosi perfetta! (ausculta ancona Mario).

Lidia - (si alza) Scusi, Mario Brusaporco? Non Mario Petacci Scaldaferro?

Rigon -  No, come dipendente dimissionario si chiama ancora Brusaporco.

Lidia - (con ammirazione, sedendo nuovamente) Ah, che bellezza! Pensa a tutto!

Rigon -  Signorina mettala data di oggi. Subito a macchina e mandi questa lettera al Golf Club (consegna la lettera alla Signorina Barbieri via a destra).

Scena 35 entra/esce il segretario con la sarta da destra

Segretario -  La sarta della ditta Old England è qui.

Rigon -  La faccia entrare.  (Segretario via).

Sarta- (entra).

Rigon  - (molto rapidamente) - How do you do, mister chief-cutter? I sent for you as there are a few splendid suits to be made. The matter is exceedingly urgent.

Sarta - Scusi, non capisco.

Rigon - Come, non conoscete l'inglese?

Sarta    - No.

Rigon - lei è una sarta inglese?

Sarta - è solo il mio taglio che è inglese, non la mia lingua.

Rigon – Capito, allora cara mistificatrice. Due abiti da sport, uno blu, l'altro nocciola. Prenda le misure. (Mentre la sarta guarda esitando Mario che il dottore sta ancora auscultando) Allora, dai, il dottore visita dietro, lei misura davanti

Sarta- (al medico) - Permetta che mi presenti: Marta, prima tagliatrice della ditta Old England.

Dottore- (con alterigia) - Dottor Fabris specializzato in pneumologia.

Sarta (trae di tasca il metro e lo passa attorno al torace di Mario)

Dottore- (con l'orecchio appoggiato sul petto di Mario) - Respiri profondamente!

Sarta - La prego di non respirare adesso! Se gonfia il petto, non posso prenderne la larghezza!

Dottore- (irritato) - Scusi, la diagnosi!

Sarta - Scusi, la misura!

Dottore- (in collera) - Permetta!

Mario – Insomma basta litigare attorno a me!

Dottore- (fuori di sé) - Per ascoltare, il polmone deve respirare!

Sarta - Per prendere la misura esattamente non deve respirare!

Rigon - Calma, vi prego! Non respirerà!

Dottore- (alla sarta, con un sorriso amaro) - Ha vinto, dopo di lei. (a Mario) Non respiri!

Sarta - (misura e prende nota) - Novantadue. Ora può respirare.

Dottore- (si curva sul petto di Mario).

Rigon - Gli abiti devono essere pronti al massimo fra tre giorni, perché il signore deve partire.

Lidia- Per Saint Moritz.

Scena 36 entra/esce signorina Barbieri da destra

Signorina Barbieri- il certificato medico. (Lo posa sulla scrivania)

Rigon - Signor dottore (mostrandogli la carta) Firmi il certificato!

Dottore- (si avvicina sollecito e firma) Posso leggere? (Lo scorre con lo sguardo) Perfetto.

Rigon - Per il futuro, quali sono per lei i limiti fino ai quali si può aiutarla nella diagnosi?

Dottore - Fino alla temperatura di 37,2 non oltre.

Rigon - Ah, ecco. Del resto anch'io a 37,3 chiamo il medico. Arrivederla.

Dottore - Arrivederla, signor presidente. Come sta la signora?

Rigon - Trentasei e sei. Normale. (Al dottore che sta per andare) Alt! La prego, guardate un momento il dottor Rizzi che ha trentotto e cinque, e se è il caso lo faccia andare a casa, grazie.

Dottore- (contento) -  Questa è una bella febbretta. Arrivederci. (S'inchina e via a sinistra).

Rigon - Cara signorina Barbieri, faccia portare la lettera di dimissione e il certificato medico dal signor Bortolo Masato.

Scena 37 Dottor Fabris via a sinistra entra/esce il segretario da destra

Segretario- (entra ed esce ) - Saint Moritz è in linea!

Lidia- (balza in piedi, corre vicino a Rigon, curiosa).

Rigon- (al telefono) - Pronto? Saint Moritz? Villa Carlotta? Qui Rigon. Buon giorno. (Alla sarta che ha finito il suo lavoro e si inchina per congedarsi) Arrivederla. (Al telefono) No, no! Non lei! (la sarta torna indietro. Alla sarta) Può andare. (Al telefono) No! Non lei! Rimanga! (Alla sarta, che stava andando, si ferma) Non lei! Lui... Cosa?... Vada! Resti! Vada via! (La sarta se ne va) Finalmente!... La prego... Sì, un appartamento... per il 19 un appartamento

Per il signore e la signora Petacci Scaldaferro (tacchi) e mi raccomando che ci sia ilsole. Grazie.

Lidia – Scusate, solo per regolarità, noi siamo certamente senza bimbi fino a maggio. Da maggio non posso più garantire.

Scena 38 entra/esce il segretario con Volpato e Canton da destra

Segretario- I signori del Comitato Esecutivo

Rigon – Signori vi presento la signora Canton, il dottor Volpato. (Inchini) Dunque, signori?

Signora Canton –Saremo brevi.

Rigon - Brevissimi.

Signora Canton - Tutto dipende dal fatto che il candidato sia o no un geniale fabbricante di automobili. Bisogna che dimostri che, con le sue invenzioni, non solo che può guadagnare denaro, ma merita di essere direttore.

Lidia - Ma ha delle ottime invenzioni.

Rigon - Bravo: diteci a grandi tratti.

Mario - Veramente, non ho inventato niente.

Rigon- (impaziente) - Presto, presto, dica!

Lidia- pistoni, basta aggiungerne uno

Mario – Ma cosa dici tesoro aggiungere un pistone?

Rigon- (ai signori entusiasta) Semplicissimo! Il pistone di Colombo! (a Mario, sottovoce) Una cosa idiota! (ai signori) Accettata. (a Mario) Poi?

Lidia- Fanale. Uno in più fa più luce

Mario - Sì. Noi ne monteremo tre, quattro o cinque, ma dai…

Rigon- (ai signori) Ottimo! (a Mario) Altra cosa idiota. (ai signori) Accettata. (a Mario) Poi?

Lidia- Campanello, un campanello che suona quando si buca una gomma

Mario – questa è proprio una …

Rigon – bellissima idea!! (a Mario) Una cosa idiota. (ai signori) Accettata. (a Mario). Signora Canton, agisca perché queste idee siano sviluppate tecnicamente, faccia i progetti e li metta nell'archivio segreto in modo che nessuno possa più trovarli. (Col libretto di assegni in mano) E questo è il suo libretto di assegni, caro amico. Signori miei, vi ringrazio per il vostro lavoro così rapido e coscienzioso. (Canton e Volpato escono)

Scena 39 entra il segretario da destra

Rigon – Che notizie del direttore Carlin? Lo ha spaventato a dovere?

Segretario- (agitato) -  Secondo i suoi ordini. Gli ho detto: il signor Presidente è fuori di sé

Rigon - Benissimo. E allora?

Segretario - Ha fatto effetto. È in strada.

Rigon - Impari da me a trattare ciascuno secondo il suo carattere. Faccia entrare la segretaria Cesira.

Scena 40 entra/esce il segretario da destra con  la signorina Cesira

Segretario- La signorina Cesira (introduce la signorina Cesira che è una brutta arpia poi via).

Rigon - Signorina Cesira, da oggi è la segretaria del signor Mario Petacci Scaldaferro, uno dei dirigenti della nostra banca. (A Lidia) Se non è abbastanza brutta, ne abbiamo di più brutte. (Alla signorina Cesira) Primo incarico, controlli se il treno diretto delle quattro è in orario.

Scena 41  Signorina Cesira via a destra entra il segretario da sinistra, escono Mario e Lidia a sinistra

 

Segretario- (entra dalla stanza da toletta) Hanno portato le scarpe. (Via).

Rigon- (a Mario) – Vada (Mario si precipita nella stanza da toletta) Presto! Ha una segretaria e non ha ancora le scarpe. Cara Lidia, vada a provargli le scarpe nuove. Ma presto, presto.

Lidia - Quanti minuti?

Rigon - Un minuto.

Lidia- (via nella, stanza da toletta)

Scena 42Lidia via a sinistra entra/esce il segretario da destra

Segretario- (nello stesso momento entra dalla destra) C'è il signor Colleon.

Rigon – Lo faccia aspettare un momento.

Scena 43 entra/esce la signorina Barbieri da destra

Signorina Barbieri- quaranta.

Rigon - Grazie! Terribile! (Signorina Barbieri via).

Scena 44  entra/esce la signorina Cesira da destra

Signorina Cesira-  Il diretto delle quattro non ha ritardo.

Rigon- signorina Cesira dica a Carlo, il mio autista, che da oggi è al servizio del signor Mario Petacci Scaldaferro. Da oggi la mia macchina appartiene a lui.

Rigon - Grazie! Veramente terribile! (Signorina Cesira via)

Scena 45 esce a destra la signorina Cesira entrano Mario e Lidia da sinistra

Rigon- (a Mario che entra con Lidia) Venga, caro amico! (Occhiata alle scarpe) Belle scarpe!

Prenda il suo libretto di assegni.

Mario - Perché?

Lidia- (energica) - Non fare tante domande. Pensa a tuo figlio.

Mario – Quando nostro figlio avrà 18 anni deciderà lui se vuole essere un capitalista oppure un ricco comunista!

Rigon – bene, ma adesso compri la mia automobile. L'ho da un anno le faccio il 40 % di sconto allora?

Mario- (a Lidia) - Una cosa idiota! (A Rigon) Accettato.

Rigon - Allora paghi subito.

Mario - Pagare? Con un pezzo di carta?

Lidia - Ti mostro come si fa. (Scrive sul libretto degli assegni) Qui, firma. (Mario firma) Ecco. (Dà l’assegno a Rigon).

Rigon- (prendendo l’assegno) - Il primo buon affare con lei. Sono contento di essermi liberato di quella vecchia carcassa. Adesso, facciamo una piccola prova. (Gli grida all'improvviso) Come si chiama?

Mario- (spaventato) - Brusaporco!

Rigon- (gridando) - Sbagliato! Petacci Scaldaferro! marsch, torni a studiare! (Incollerito) (Mario via) Assurdo! Gli compro un nome a così caro prezzo e neanche lo impara!

Lidia- (seguendo Mario) - Vado ad aiutarlo a studiare! (Via).

Scena 46 escono Lidia e Mario a sinistra entra/esce il segretario e poi Carlin da destra

Segretario- (entrando) - Il signor direttore generale Carlin. (Via a destra).

Carlin- (entra ansante) Buongiorno. Son venuto dì corsa. Che c'è? Che cosa succede? (Affannato per la corsa) Bisogna che mi sieda. (Siede sullo sgabello dinanzi alla tavola) Non ho più fiato, per la corsa.

Rigon - La prego. Riprenda respiro. È una cosa di eccezionale importanza.

Carlin - Il tono era impressionante: “è fuori di sé”, m'hanno detto. “Questione vitale”.

Rigon - Precisamente. Questione vitale. (Retorico) Signor Carlin! Lei è un uomo moderno...

Carlin - Permetta. Le dirò una cosa. Siamo veramente moderni. A che scopo una scena penosa come quella che state preparando? Siamo uomini. Confesso tutto.

Rigon - Cosa?

Carlin - So perché mi ha fatto chiamare. Signor Rigon! Confesso tutto.

Rigon - Che cosa confessa?

Carlin - Vedo che sa tutto. Sì, confesso che ho una relazione con la sua amica, Miss Begonia, la ballerina. L'amo ed essa mi ama, e questo sentimento reciproco ci ha condotto all’intimità che può immaginare, compresa quella sessuale.

Rigon - Compresa?

Carlin - Sì, adesso mi uccida!

Rigon - Cosa dite? Ha... una relazione... con miss Begonia? È una sorpresa tremenda! Con la mia miss Begonia? Non ne avevo nessuna idea! Non sapevo neanche che vi conosceste! Non è per questo che l’ho chiamata.

Carlin - (sbalordito) - Non è per questo... che mi ha chiamato?

Rigon - No. Begonia mi tradisce con lei?

Carlin - Sì. Non mi ha chiamato per questo?

Rigon - No. E così vengo a sapere che la mia Begonia mi inganna. Terribile!

Carlin - Anche per me. È terribile. Sono una bestia! Ma allora perché mi ha chiamato con tanta furia?

Rigon - Per affari, (piano) cose segrete, nessuno deve sentire. (Forte) Dunque, mi tradisce.

Carlin- (forte) - Sì.

Rigon- (forte) - Con lei.

Carlin- (forte) - Con me. (Piano, rapidamente) Di che affare si tratta?

Rigon- (piano, in fretta) - Concerne le fabbriche riunite di automobili. (Forte) E da quando mi tradisce?

Carlin- (forte) - Da un paio di mesi. (Piano, in fretta) Che cosa c'è di nuovo?

Rigon- (piano, in fretta) - Si tratta di un piccolo affare. (Forte) Ed è innamorata di lei?

 Carlin- (forte) - Sì!

Rigon- (forte) - Come?

Carlin- (forte) - Follemente!

Rigon- (forte) - Davvero?

Carlin- (forte) - Come pazzi! (in fretta poi piano,) Dunque: mi dica che cosa c'è di nuovo.

Rigon- (piano, in fretta) - Una piccolezza. (tono imperioso) Avanti! Signor Carlin, malgrado questo terribile incidente, io ho l'intenzione di migliorare la sua posizione. Sarebbe disposto ad abbandonare senza fiatare il suo posto attuale sefra cinque minuti fosse nominato capo del reparto industria della banca?

Carlin - Sì.

Rigon - Signor Carlin. Non ha bisogno di aspettare neanche cinque minuti. Lei è Capo del reparto. (Gli tende la mano).

Carlin - La rapidità con la quale viene migliorata la mia posizione...

Rigon - Scusi, le chiacchiere sono superflue. Fra quanti secondi è pronta la sua lettera di dimissioni? (Gli indica il salottino).

Carlin - Fra un secondo. (Carlin si affretta ad andare nel salottino a sinistra.)

Scena 47 esce Carlin a sinistra entra Lidia da sinistra

Rigon- (rimane un momento solo, si preme la mano sul cuore) - Begonia mi tradisce, per fortuna che adesso ho da pensare ad altre cose (Chiama verso la stanza da toletta) Lidia! (Lidia entra) Cara Lidia, si congratuli con suo marito, da questo momento è Presidente della Società Anonima Fabbriche Riunite Motori e Automobili.

Lidia- (felice, gridando) - Presidente! Presidente!

Rigon - Sicuro. Presidente. Scriva e gli faccia imparare a memoria: Società Anonima Fabbriche Riunite Motori e Automobili.

Lidia - Ora studiamo anche questo. (Sparisce)

Scena 48 esce Lidia a sinistra entra il Segretario poi Colleon da destra

Rigon- (fra sé) Avanti, avanti, senza rallentare! (Al segretario) Presto, il signor Colleon può entrare.

Colleon – (leggero accento francese) signor Presidente.

Rigon - La prego, atteniamoci all'essenziale. La cosa è urgente. Cos’ha disponibile?

Colleon - Per il momento due titoli di vice console e uno di console generale. Afghanistan, Siam...

Rigon - No, no, niente Asia. Che cos’ha in Europa?

Colleon - Purtroppo ce n'era uno solo e l'ho dato via ieri. Mi dispiace molto.

Rigon - Non mi dia di questi dispiaceri. E poi, che altro?

Colleon - Il solito: Sud America.

Rigon - Uruguay, Paraguay, non so che farne. Niente di quel che finisce in «guai». Di che paese è il titolo di console generale?

Colleon- (gli mormora misteriosamente qualcosa all'orecchio).

Rigon - Bravo. E il prezzo?

Colleon - Ventimila.

Rigon – Lei è pazzo.

Colleon - Signor Presidente! Mi creda quant'è vero Dio, costa a me diciottomila. Bisogna pure che ci guadagni un paio di migliaia di lire. Glielo do per ventimila, compreso...

Rigon - Che cosa?

Colleon - Compreso stemma e bandiera.

Rigon – è sempre troppo caro. Potrebbe lasciarlo a meno: il paese sarà contento di questo console. Un uomo pacifico. Non susciterà nessuna guerra!

Colleon - Mi dispiace, non posso a meno. Meglio la guerra.

Rigon - Dunque? Nessuna riduzione?

Colleon - C'est impossible, monsieur le Prèsident.

Rigon - Cosa c'entra questo francese?

Colleon - La lingua della diplomazia.

Rigon – Basta, scriva.

Colleon - Che cosa?

Rigon - Il nome del nuovo console generale. Mario Petacci Scaldaferro.

Colleon- (prendendo nota) Dunque ventimila.

Rigon – e va bene, approfittatore, ma voglio lo stemma sul portone, forma ovale, eseguito a smalto di prima qualità.

Colleon - Bien, bon, comme vous voulez, cher monsieur.

Rigon - Merci. Fini. Allez. Marchez. (Colleon via a destra).

Scena 49 esce Colleon a destra entra Carlin da sinistra

Carlin- (entra con la lettera in mano) - Ecco le mie dimissioni.

Rigon - Grazie. (Mette la lettera in tasca).

Carlin - Oh, adesso non avrei veramente potuto rifiutarle nulla.

Rigon - Spero che, da gentiluomo, penserete ai bisogni della signora.

Carlin - Oh, penso già abbastanza, a quei bisogni!

Rigon - Intendo parlare di quelli materiali. La signora ha bisogno di molti quattrini.

Carlin - Questo è un po' amaro.

Rigon – A lei gli onori e gli oneri. Arrivederla.

Carlin - I miei rispetti, signor Presidente. Sono stato una bestia.

Rigon - Son cose che succedono.

Scena 50  Carlin s'inchina e via a destra  entra/esce Barbieri da destra

Signorina Barbieri- (entra) - cinquanta!

Rigon- (distratto) - Cosa? Ah, sì! Terribile! (Signorina Barbieri via. Rigon suona) Begonia fa più male di quel che credevo.

Scena 51 entra il segretario da destra

Rigon - Il signor Cristian, capo dell'ufficio stampa?

Segretario – è in anticamera.

Rigon – Gli dica di preparare la macchina fotografica e aspettare ancora.

Scena 52 esce il Segretario a destra entrano Mario e Lidia da sinistra

Rigon- (a Mario che entra con Lidia) Rallegramenti, signor Presidente: è Console generale. Non si meraviglia? le dico che è Console generale.

Mario - Perché?

Lidia - Non capisci? Una cosa tanto semplice. Sei Console generale. (A Rigon) Abbiamo studiato il suo nome e il suo ufficio. Fatemi il favore, esaminatelo.

Rigon - Come si chiama?

Mario – Mario Petacci Scaldaferro.

Rigon - E di che cosa è Presidente?

Mario - Fabbriche riunite... (Guarda Lidia).

Lidia - Motori e Automobili. Società Anonima.

Rigon - Il nome lo sa correntemente; il resto deve studiarlo ancora un po'

Mario- (si batte la fronte).

Rigon - Non abbia paura. In ultimo le darò la distinta esatta di tutto ciò che è diventato. (A Lidia) Lidia, è ora. Fra pochi minuti arriva il treno; vada alla stazione a ricevere i suoi genitori. Suo marito è pronto ad essere un genero degno di loro, anche per un eventuale divorzio. Si affretti, figliuola mia. (Lidia e Mario si abbracciano e si baciano) Basta, signor Presidente, basta, signora Consolessa! Da qualche minuto trovo le manifestazioni amorose anche più insopportabili di prima. (Fra sé) Begonia fa più male di quel che credevo. Beh, fa nulla. Avanti! Svelti! Svelti! Lady Petacci Scaldaferro, accompagni i suoi cari genitori al loro albergo e poi telefoni qui.

Lidia - Non deve venire anche lui alla stazione con me?

Rigon - No, ha bisogno ancora di qualche ritocco.

Lidia - Ah, signor Rigon, lo ha fatto nascere nuovamente!

Rigon - Andate, andate, ho ancora da fare! (Lidia via in fretta. Entra il segretario) Cristian, capo dell'Ufficio Stampa?

Scena 53 esce Lidia da destra entra il Segretario con Cristian da destra

Segretario- (chiamando) Signor Cristian!

Cristian- (entra con la macchina fotografica) Buongiorno. (Rimane sul davanti a destra).

Rigon - Ora farà un paio di istantanee del signor Presidente Mario Petacci Scaldaferro. (Cristian s'inchina) Per i giornali

Rigon - Prima fotografia. «Il Presidente Petacci Scaldaferro spiega al Presidente Rigon i particolari delle sue invenzioni», (a Mario) Venga, caro amico. (Lo fa collocare dietro alla tavola, si mette accanto a lui, ma in modo da risultare più grande, prende dalla tavola un album e si mette in posa) Non stia lì come una mummia. Dica qualche cosa. Invenzioni!

Mario - Campanello che suona quando un pneumatico scoppia.

Rigon - Una cosa idiota. Accettata. (Forte) foto! (Lampo, scatto della macchina).

Rigon - Presto, avanti. Si metta qui. (Mario è dinanzi alla scrivania) Così, come se dovesse parlare con una persona di massimo riguardo. Gentile, la prego. Un po' deferente. Così. (Gli mostra) Così. (Mario lo imita) Non c'è male. Foto!(Lampo).

Rigon - «Il Presidente Mario Petacci Scaldaferro a colloquio con Mac Donal».

Mario - Dov'è Mac Donal?

Rigon – fotomontaggio. Andate pure tutti!

Scena 54 Cristian esce a destra

Rigon – Bene, vediamo se manca ancora qualche cosa. Credo di aver pensato a tutto. Un paio di sciocchezzuole... ha un fazzoletto?

Mario - No.

Rigon- (si affretta a dargli il suo pulito) Inoltre ha le tasche completamente vuote. (Trae dalle sue tasche ciò che contengono) Eccole portasigarette, accendino, orologio, penna stilografica e qualche spicciolo.

Mario- (mette tutto nelle proprie tasche).

Scena 55 entra/esce signorina Barbieri da destra

Signorina Barbieri- (accentuando) 60 minuti (Via).

Rigon - Egregio amico, ho mantenuto ciò che avevo promesso. Da oggi questo è il suo ufficio. (Indica la propria sedia) Le faccio la consegna del posto. È non solo rifatto a nuovo, ma anche ottimamente avviato. Abitazione, posto, rango sociale, automobile, viaggio, giornali illustrati... il resto è affar suo. Ora che è in marcia sappia acquistare sempre maggior velocità. Avanti sempre in quarta! La prego, prenda posto sul suo trono.

Mario- (siede sulla poltrona. Comincia a piangere).

Rigon - Cos'è? Piange?

Mario- I miei vecchi amici mi disprezzeranno.

Rigon - Naturale. O la carriera o i vecchi amici. Tutt'e due è impossibile.

Mario - Mi addolora. Io ho una coscienza pura, perciò capisco di essere vittima del mio amore.

Rigon – molto bene. Dunque? È comoda la poltrona?

Mario- (asciugandosi le lacrime in fretta) Un po' dura.

Rigon- (improvvisamente gridando) Come si chiama?

Mario- (subito) - Petacci Scaldaferro.

Rigon - Bravo! E la ditta?

Mario - Fabbriche Riunite Automobili e Motori, Società Anonima.

Rigon - Magnifico! Sono tranquillo. (Gli tende un foglio che è sulla scrivania e sul quale ha continuamente preso annotazioni) Sia così gentile da firmare anche questo.

Mario - Che cos'è?

Rigon - Una piccolezza. Le spese della sua carriera, pure e semplici, che mi restituirà. (Piano, cantilenando) Adozione, cinquemila; titolo di console, ventimila; abito, biancheria, scarpe, eccetera, duemilatrecento; certificato medico, cento; fiori che offrirete a vostra suocera, centocinquanta; conversazione telefonica con Saint Moritz, dodici e quaranta; biglietti ferroviari e vagone letto, trecentoventi; barbiere, tre; spiccioli che vi ho dato or ora, nove e venti: in tutto 27.944,60. L'automobile l'ha già pagata con un assegno. Orologio e portasigarette sono regali di nozze. (Prende il foglio firmato) è solo per regolarità. Grazie. (il telefono squilla).

Mario - Il telefono!

Rigon - Scusi, non mi riguarda. Io non sono più nulla qui. Questo è il suo ufficio. Prenda il ricevitore e risponda. (Siede a sinistra sul davanti).

Mario - Pronto? Buongiorno! Parla il presidente Mario Brus... (Guarda Rigon).

Rigon - Petacci Scaldaferro

Mario- (al telefono)- Petacci Scaldaferro. Desidera? (Ascolta, poi coprendo con la mano il microfono) C'è uno che domanda se deve vendere o comprare alla borsa di Londra le General Motors.

Rigon - Lo dice a me? È lei che dispone.

Mario - Ma io non so neanche di cosa si tratti.

Rigon - Risponda quel che vuole. Lei è un uomo fortunato.

Mario- (si stringe nelle spalle. Al telefono) - Comprate! Ma non molto! (Posa il ricevitore, guarda Rigon).

Rigon - Benissimo. Avrei detto la stessa cosa. Dunque in questo momento (fa per guardare l'orologio, ma non lo trova) Il mio orologio! (Mario guarda l'orologio) Ah, già, che ora fa?

Mario - Le quattro e otto minuti.

Rigon - Grazie. Dunque, in questo momento suo suocero e sua suocera sanno già tutto. Ha qualche desiderio?

Mario - Per essere sincero, ho paura di non sapere cosa dire con le persone eleganti…

Rigon- (andandogli vicino) La conversazione di un dirigente è semplice. Sarà bene che prenda nota di un paio di cose. (Mario scrive) Se si parla del governo, dica: «Meglio così che altrimenti ». America? «Grandi possibilità». Russia? «Grande confusione». Il Medio oriente «pericoloso ma conveniente». La politica «si comanda da fuori». La musica atonale? «Roba per impotenti». Jazz-band? «Puah!». L’energia Atomica «Complesso».

Mario - Complesso?

Rigon - Si. Dica sempre «complesso» ... niente altro che «complesso» ...

Mario- (prende nota).

Rigon -Amore moderno? «Questione di pelle» Relazioni commerciali? «Peggiori dell'anno scorso». Oggi l'uomo elegante deve essere conservatore.

Mario - Grazie. (Prende nota)

Scena 56 entra/esce signorina Barbieri da destra

Signorina Barbieri (entrando) un’ora e dieci. (Via).

Rigon - Grazie. Ora faccia qualche cosa.

Mario -  cosa?

Rigon - Suoni! Un presidente suona!!

Scena 57 Mario suona entra/esce signorina Cesira da destra

Mario- (la signorina Cesira, con un blocco in mano) La prego, signorina di farmi vedere le mie fotografie prima di inviarle ai giornali.

Signorina Cesira - Sta bene. (Prende nota).

Rigon- (sedendo a sinistra) - Che uomo pedante!

Mario- (un po' incerto. Guardando Rigon di sbieco) Poi, queste due lettere vanno consegnate a mano. Una al Golf Club, l'altra all'Automobil Club. Poi basta. Grazie. Il blu le sta bene. Olio! Può andare. (Signorina Cesira via a destra, portando via le lettere).

Rigon -  Sono incantato. Avanti così

Scena 58 esce signorina Cesira a destra entra Lidia da destra

Lidia   -  Signor Rigon, sono felice!

Rigon  - (agitato)  I suoi genitori? Dica! I suoi genitori?

Lidia   - (affannando per la fretta) -  Sono arrivati!

Rigon -  Ebbene? Ebbene?

Lidia   - I miei genitori sono felici! Vogliono solo abbracciare e baciare Mario. Vi mandano tanti saluti. (A Mario) Vieni dunque elegantissimo presidente, vieni, ad abbracciare i miei cari genitori!

Scena 59 entra il segretario da destra

Rigon  - Cappello e soprabito del signor Presidente! (Il segretario prende nella stanza di toletta e porta quanto richiesto. Rigon aiuta Mario ad indossare il soprabito. Mentre Mario si veste il segretario va a prendere i vestiti di Rigon a sinistra).

Lidia - (parla durante l'azione precedente) Mamma è felice! Ha detto: sia benedetta la famiglia Rigon! Ha detto che il suo ideale è sempre stato l'uomo intelligente che ha fatto carriera rapidamente!

Rigon -  Più rapido di così (Avvolge con cura la sciarpa attorno al collo di Mario).

Lidia -  Rigon, re delle fate! Non posso credere a quel che è successo qui!

Rigon - Neanche io, ma la gente lo crederà. Dunque, caro Mario, i miei auguri migliori vi accompagnino nella vostra nuova vita

Lidia- Rigon siete un mago! Vieni seduttore! Vieni! I am happy, happy, happy!

Mario- (seguendola) Vi prego, Raigon, faccia le mie veci!

Rigon - Ai suoi ordini, signor Presidente! Bravo!

Mario - Arrivederci! (escono)

Scena 60  escono Mario e Lidia da destra entra il segretario da sinistra

Segretario – (entra portandogli la pelliccia e il cappello) Signor Presidente, il suo treno parte fra dieci minuti.

Rigon- Che orribile mestiere il banchiere! Si vuole andare in vacanza, i bagagli sono pronti, tutto in ordine, e bum! Ecco all'ultimo momento arriva un piccolo problema qualunque ad intralciare. C'è mancato poco che perdessi il treno. (A un gesto del segretario) Cosa voleva dirmi, caro Asdrubale?

Segretario – Paolo, se permette

Rigon- è lo stesso dica?

Segretario-Volevo dire che il signor Presidente mi ha sorpreso per l’umiltà nel cedere la sua poltrona, lei è un uomo molto generoso.

Rigon - Ha torto, caro Arnaldo. Anche se fosse un trono si è sempre seduti sul proprio sedere.

fine

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