Marialaò

A proposito del personaggio

Non facciamo a Mariala il torto di rivelare la sua et. Ha passato la quarantina, questo s, ma se non sempre piacevole ancora una donna piacente. E questo laiuta nel suo mestiere. Ed un pezzo che fa il mestiere Mariala.

E stato un destino, una vocazione o meglio una ribellione, un riscatto au contraire.

Non ha amici, n protettori, Mariala. I parenti al paese. Ma non li vede da chi sa quanto e, al paese, nemmeno c voluta ritornare da quel giorno che se ne and.

Adesso, quand notte fonda e di clienti non ce ne sono pi, Mariala si siede alla solita panchina, mangia un panino e si sgola dietro a Marcaurelio, vecchio cane bastardo ch suo da un anno.

Siede sulla panchina, dicevamo, e mangia. Ma dopo due morsi il pane non le va pi ed meglio bere il solito litro di vino rosso, a piccoli sorsi, parlando alle pietre, alla polvere e soprattutto a Cesare o come dice lei Cesere.

Cesare un disgraziato, anche lui, un vecchio muto che di giorno gira col piattino e di notte dorme nel secchione dellimmondizia di fianco alla panchina dove siede Mariala.

Ogni sera, dopo un paio di sorsi, la lingua di Mariala si scioglie. Ricordi, polemiche e rivendicazioni. Ma non parla solo per s Mariala. Parla per tutta la categoria. Il vino rosso esalta e immalinconisce. Riaffiorano pene segrete, antichi rancori, ricordi di violenze non pi dimenticate. Riaffiora in fin dei conti il passato e la giovinezza di Lucia. Perch questo il vero nome di Mariala: Lucia. E, guarda il caso, il cognome Mondella.

Coraggio, Mariala. Col tuo vestito attillato, i tuoi orecchini di madreperla, la tua collana di coralli e la borsa ripiena come un emporio, tu non sei soltanto una macchia di colore. Non sei soltanto una di quelle. Hai una storia, unanima anche tu.

Avanti, Mariala. Bevi e parla. Che tu dica parolacce non importa e non importa se urli e se parli il dialetto. La tua cosa pi bella la tua voce.

Adoperala, come ogni sera, anche stasera.

MARIALAO

di

Sergio Velitti

La scena deserta. Da lontano il rumore di unautomobile che parte. Una scarpa lanciata dalle quinte vola sul palcoscenico. Poi di corsa, urlando, entra MariaLa

MariaLa (verso linterno, poggiandosi su un solo piede) a disgraziato! Che te possino ammazzatte ... ma te ripijo ... nd fuggi. Vojio sape nd fuggi ... (raccoglie la scarpa e siede sulla panchina sempre sacramentando. Da lontano si sente abbaiare. MariaLa va verso il fondo chiamando) Marcaure ... Marcaur nd stai? Marcaureliooooo ... (ritorna verso la panchina) lanimaccia sua. (fischia chiamando il cane) Marcaur vie a magna... (apre la borsa e per prima cosa tira fuori una bottiglia che poggia accanto a s) Tu nun te move. (Poi tira fuori una scodelletta dove mette alcuni pezzi di pane. Da qualche morso ad una mela. Si sente ancora abbaiare) Marcaur ... piantala dabbaia. Ammazza che freddo! Ma dico io che bisogno cera de chiude? Bisogna chiude, bisogna chiude ... (alzandosi in piedi) Che te ne frega a te, dico io? No. La purezza ... la civilt. E che me magno io? La purezza? Ce fo assai co la purezza ... e poi ched sta purezza? Nun se s! E tutta la vita che me stanno a tormenta co sta storia. Mavete stufato, va b! (prende la bottiglia e beve a lungo) Amore mio quanto sei bono ... (si alza e si avvicina al secchio. Lo scopre) Cesere! Cesere! Ma che stai gi a dorm? Ah! Beato te che gi dormi. Ma che te dormirai! Io stasera ho rimediato 500 lire. E tu? Manco na lira. Stamo bene. Hai capito. Cinquecento. E che ce fo co cinquecento lire? A te che te ne frega? E o s. Tu sei un signore. Tu er permesso de fa laccattone ce lhai. Vai dalle moniche e rimedi la minestra. Ex combattente. Me fai ride, me fai. Ma perch, io non lho fatta la guerra?

Jugoslavia, Grecia, Albania. Cinque giorni la truppa e due giorni gli ufficiali. Sostenere il morale Sssss, il morale! La Patria si pu servire in mille modi! Sssss, la Patria! Per a me la licenza pe fa quello che faccio nun me lhanno data. E manco la medaglia mhanno data! Carci in bocca a me! (altro sorso) E poi ... dico ... pe me; quanno mai c stata la pace? Subbito ... subbito so cominciate le ostilit. So ventisettanni che sto in guerra, io. Appena ho compiuto li diciotto so annata de leva. Nun se sa quante vorte so morta (beve) Che niente niente se volemo fa er conto delleserciti che ho incontrato? Francesi, greci, albanesi, jugoslavi, tedeschi ... boni li tedeschi. Vie uno na vorta ... (si alza, beve un sorso e si avvicina al secchione, infila la bottiglia nel secchione) A Ce ... fatte na bevuta e sta a senti. Vi uno na vorta e dice Signorina ... io ti portare in Bavaria. Tu puona ragazza ... Ah. Dico io, voi ved che qu ce sistemamo ... e cos domanno: e tu che mestiere ce fai in Bavaria? Puono mestiere dice lui. Professionista E perch te venghi a sposa proprio a me?

Tu puona ragazza. Va b ... questo ce lo so ...Ma perch proprio io? (infila la mano nel secchio e riprende la bottiglia) Aridamme er vetro (Beve).

Dice Tu non superstiziosa, tu non paura...

A Ce. Nun so se hai capito ... quello faceva le casse...

Dice Molto lavoro con ebrei ...

A Ce ... tu chavresti fatto? n par de corna tanto!Ce, se sa, queste so loccasioni che ce capitano a noi!

Li gobbi, li storti, li pazzi... si te va bene, ma proprio bene, poi arimedia un pompe funebri!

Infatti io: ecchime qu. Chi lunico amico mio? (al secchio) lessere er silenzioso, er muto der Tufello labitatore delle secchie!

Hai capito che vita! (da lontano si sente abbaiare) Senti quer disgraziato de Marcaurelio quantabbaia ... che poi dico io, che gusto ce prova a core co n cane de listesso sesso Mo puro li cani hanno pijato sta strada. Nun se sarvamo pi, Cesare mio. E la fine del mondo! Nun se sarvamo pi (un sorso, un pensiero) Io poi nun me lo spiego. Quanno che me lhai regalato pareva regolare. Che te devo da d... saranno lodori che ce so in giro ... saranno li manifesti ... (indicando) guarda questo, aho! Luomo che divent donna Annamo bene. Che te devo da d. Sar cos. Perch dico ... co sti ... cattivi esempi ... nun me pare proprio. (si siede , apre la borsa, tira fuori una lettera) Ah ... a te nun te scriveno mai? A me s ... sta a senti (Si alza e va al secchio) Aho che te rimetti a dormi? Va be che nun poi parla, ma armeno sta a senti, no? Quanno che parla na cristiana! (va alla panchina, dalla borsa prende una mela e la butta nel secchio) Ti, magnete sta mela (legge)

Cara Lucia ... Lo sai quantanni so che nessuno me chiama cor nome mio? Ventisette, da quanno me ne so annata da casa. Perch prima io me chiamavo Lucia. Mica come adesso co sto nome che me pare na pernacchia: Mariala.

Lucia, e di cognome Mondella. Ah: ce sta scritto puro sulla busta: distinta signorina Lucia Mondella. Tufello. Quinta Borgata. Roma.

Io nun s perch, ma quannero regazzina e dicevo che me chiamavo Lucia Mondella se metteveno tutti a ride. Ce stava un ragazzo ar palazzo mio ... me guardava sempre ... na vorta magguant per le scale e me fece:

a Luc e qui bisogna che te dai da fa perch io me chiamo Lorenzo...

Emb! Che me ne frega a me?

Dice Ma che nun lhai letti li Promessi Sposi? e mha mpapocchiato tutta na storia, Cesere mio, che quanno ce penso me vengono li brividi. Er colera, la peste, li bravi che poi nun erano bravi manco pe gnente, un prete, un frate, un cardinale ... la carestia ... tutti che ce lavevano co sta povera disgraziata ... insomma me mise na paura, che, insomma, nun ci dormito du mesi. (beve e riflette) per ... oh ... come se dice ... lunico ricordo curturale che ci.

Te stavo a d la lettera. Sta a senti:

Cara Lucia. Dopo tanto tempo abbiamo avuto lindirizzo di indove che abbiti. Qui le cose vanno come ar solito sarvo il povero Gioacchino che mentre lavorava a casa cascato e cos morto.

Ma proprio ieri, dopo tre anni, ci arrivata la liquidazione. De la pensione de tu padre, che mo so quindici anni da quanno ch morto in Africa, ancora nun se ne parla. Perch dice che a loro je risurta ch vivo. Mamma ci sempre li soliti dolori ma insomma sta bene. Tu fratello Giovanni sta ar Coeli ma fra sette anni, si Dio vole, doverebbe da sortire. E tu? Sappiamo che hanno chiuso indove che stavi prima. Lultimo vaglia ce lhai mandato da Padova, ma adesso non te preoccupa perch un po di soldi ce labbiamo. Scrivici e vieni per Natale. Sarebbe tanto bello e poi, qui al paese, nessuno parla pi di quella faccenda tua. Adesso ci abbiamo la televisione. Tu che conosci tanta gente perch non ci fai qualche lavoro? Tanti baci, tuo zio Giovanni

(ripone la lettera e commenta) La Televisione. Se so fatti la TV, loro. E che nun me piacerebbe de ritornacce ar paese mio. Ma come faccio? Quelli saspettano Lucia Mondella ed io jariporto Mariala. Ar paese mio io so stata na celebrit ... lasseme perde ... (beve) e poi se fa presto a d ... tu che conosci tanta gente (urla) Ma quale gente? na vorta ... allora s ... tutti venivano, tutti! Ma hanno chiuso ... adesso la gente che viene allo scoperto so tutti regazzini, tutti disgraziati ... come quello de stasera. Parlava tutto caruccio ... signorina qua ... signorina l ... che lo gradisce un caff ?... du ore aho ... du ore ... e poi nun mha pagato! Hai capito la fregatura. Invece delle duemila lire dentro la borsetta me ci messo du pezzi de giornale. Eh! Chi ce protegge a noi? Tu appartieni alle associazioni, ciai na categoria. Ma io ... io a chi vado a ricorre?

Figurete le madonne che ci. E stanotte chi dorme. Domani lurtimo der mese: ci na lista de pagamenti. In tutto, aspetta che guardo ... centoventi, ecco so centoventi carte ... e che je d a quelli che me lavanzeno ... li pezzi de giornale je d?

Er mese scorso me so sarvata co quelli der cinema. A Ce te ricordi? Che gente, aho? Tutti matti. Per a paga, mhanno pagata. Dice Je damo dieci carte ar giorno.

Cinque giorni de lavoro, cinquanta carte. Apposta se fanno li sordi ste ragazze dadesso. A loro che je frega che hanno chiuso ... da na parte hanno chiuso e da quellartra fanno i firmese. Che cianno rimesso? Niente. Er movimento (fa una mossa) lo rimediano sempre. Ma noi poverette, noi che questarte dei firmese (altra mossa) nun ce lavemo? Sattaccamo, noi (un lungo sorso) .

Dico bene, Cesere ? S ... va be ... si stai bono e aspetti che me finisco sto goccetto te rimetto er coperchio ... ma famme parla n pochetto, no? Questa lora mia de sfogo ( quasi completamente ubriaca e lo sar sempre di pi. Sale sulla panchina) Lora della verit. Dico bene, Cesere? S. Dico bene. A me la sera me viene la filosofia. Dunque parlamo. Venghino, venghino. Ammazza quanta gente, oh! Chi sete (urla) Chi sete? (va da Cesare) Se ne so iti. Quanno se tratta de parla ... scappeno tutti. (canta) Mariala lasciati baciar ...... a C si me rivenghino in mente li tempi belli me metto a piagne. Ma tu lo sai che dar trentotto ar quarantuno Mariala stata la mejo gonna rossa de Roma? E ner quarantasei collalleati?

Mariala alla Quinta armata se la ricordeno tutti. Nho istruiti pi io de americani che chiss chi. Aho! Nun sapeveno gnente. Sai che vor d gnente? Ecco (sale sulla panchina) .

Ma che facevate a casa vostra ? che je davate allamericane? Er poppecorne? Poi dice che l c er divorzio. E se capisce! Io er dovere mio lho fatto. Navr sarvati un diecimila ... Ieri me rifacevo i conti. Me mancano solo lasiatici a me. Per cui siccome nun vojo mori senza levamme sta soddisfazione o venghino loro o vado io. M li chiamo (Sulla panchina con la bottiglia in mano, chiama) Siaticii nd state? Venite qu, venite da Mariala che vaccontenta a tutti. Ve lo risorvo io er pericolo giallo! Nun ve preoccupate pe me: io reggo. Ho fatto un voto, so ventisettanni cho fatto sto voto e ancora nun maccontento. Ce vojo mor sotto! Ce vojo mor. Tutti lommini de sto monno me devono guarda n faccia! Me devo vergogna ... me vojo senti pi miserabile de quello che so! (scende e va al secchio) Ho deciso. A C te dico che ho deciso. Io nun me ritiro. Io sono una professionista. Ci ambizione. E ar commissariato cianno rispetto. Sicuro. Stima e rispetto (farfuglia) Troppo ... rispetto ... nun lo vojo ... nun me lo merito.

(piange, poi si ripulisce con le maniche) A C m venuta na cacchio de malinconia, m venuta. Intanto nun ci un fijo ... ma forse mejo cos ... (salza e urla verso il fondo) che se ciavevo n fijo che me diventava come er cane che ci adesso come me mettevo? Come lo convincevo? (riflette) Io li peccati der prossimo li capisco, ma questa na cosa che nun mentra ... io nun lo so. Sar che il maschio, come dire ... lo conosco ... lho approfondito ... ma sta cosa ... boh ... (ha trovato il paragone) Ecco. Come il telefono. Tu lhai capito, Cesere, il telefono? (in avanti) ssss ... nun lha capito manco lui. Un mistero. Tu pji quellaffare nero e parli co chi te pare. Stasera me la fo puro io na bella telefonata.

(prende la bottiglia) Amore mio quanto sei vota! (ladopera per fingere il telefono) M famo na bella telefonata a na verginella che conosco io.

Pronto? Pronto? Qui Mariala (verso il secchio) Silenzio Cesere, che m parlamo co Lucia Mondella.

(al telefono) Scusino parlo con la villa della signorina Lucia Mondella? Chiamatela.

(a Cesare) Ci la servit la signorina. Adesso glieli schiarisco io gli orizzonti alla signorina. A C ... qui bisogna che parlo italiano sinn questa nun capisce ...

(al telefono) Pronto? Qui Marialalasciatibaciarpiaceretutto mio. Ve butta bene a voi? Dico si state bene? Come sarebbe che cosa desidero? desidero di parlare. non ci conosciamo? Povera cocca ... ci li mancamenti alla memoria. E poi m te lo spiego chi so. So ventisettanni che te lo spiego e tu fai sempre finta de non capi. Lo voi sape chi so? So io. Ecco chi so. Quella tale che nel 1932 alla tenera et di diciotto anni uccise, sissignorina, uccise con un colpo di rivoltella luomo che voleva attentare alla sua purezza. Io. Cio voi. La vergine. La martire. Vi aricordate adesso? E sapete perch lho fatto? Per voi, sissignorina, per voi. Perch voi eravate buona e pura, tutta casa e sacrestia e al paese tutti vi portavano in palma di mano e quel disgraziato non si doveva permettere. E cos. Pure Cesere dice che cos. Tutti hanno detto che cos. Tutti li giornali hanno detto che ho fatto bene, che so stata uneroina. Il simbolo. La martire. Brava, bene, in libert ... subito in libert. (urla. Ha lasciato la bottiglia e parla come ad un uditorio) E invece no! Ho fatto male! Non dovevo ammazza! Nun sammazza! Nessuno! E invece no, la signorina Lucia Mondella era troppo nobile. Troppo coraggiosa. Girava con la rivoltella, lei. Pum! Pum! ... (la voce le si rompe in un singhiozzo) e sammazza un cristiano! E lo sai perch tho telefonato? Lo sai? Pe ditte che me so vendicata. Sicuro. Vendicatissima. Perch io che nun ci avuto amori, lunico amore mio lo sai chi stato? Lui. Lui. Quello che ho ammazzato. Quello che ho ammazzato! E tutti lartri omini: li greci, li tedeschi, litaliani ... tutti quelli che ci avuto ... nun erano artro che lui ... (urla) Prontooooo! Nun ann via sa! Nun ann via! Io so ventisettanni che faccio quel che faccio perch in qualche maniera a quer poveraccio je dovevo chiede scusa si o no? Me ne so annata dar paese ... mavevano scocciato co le feste, co li complimenti! Ma quali complimenti! E che me dovevo mette a fa dopo? Che me dovevo mette a fa? Quale doveva esse la pena mia? La puttana! Sissignore: la puttana.

Sicuramente. Sicuramente sicuro. E chi te credi ch mejo la signorina Lucia Mondella che ha sparato o io: Mariala? Chi mejo secondo te? Chi mejo tra quello che ero prima e quello che so adesso? Chi mejo?

(un altissimo silenzio. Nel silenzio, lontano, si sente abbaiare cane Marcaurelio. Piangendo Mariala scende dalla panchina e comincia a prendere la sua roba) Ha attaccato. C. Ha attaccato (va al secchio) A C. Mo te rimetto er coperchio. Ti, c rimasta na mela. Scusa, sa ... ma stasera ... co la fregatura che mha dato quello ciavevo certe madonne ... e lo so che je potevo fa no sgraffio. Me la porto sempre appresso la lametta ... ma dopo quella volta nd lo pjio er coraggio ... nd lo pijo ...

Che te dicevo der telefono? E un mistero. Fai un numero e parli co chi te pare. Puro co chi non esiste. Tu non devi telefona a nessuno? Lo so che sei muto ... ce parlo io ... davvero. C ... nemmeno io je la f pi ... mejo che telefonamo.

(torna alla panchina) Pronto. Questura. Venite. C un omo. C un omo dentro a un secchio. Non morto. Dorme (urla) Ma non nemmeno vivo un cristiano che sta dentro a un secchio perch nun ci casa. Ecco. Venitevelo a pija. Ar Tufello. A la strada chiusa. E che ne so nd lo dovete mette. Mettetelo dove ve pare. Ma dentro ar secchio basta. Aspettate. Veniteve a pij puro er cane mio. Se chiama Marcaurelio. Nun rabbioso. Ci nartra malattia. E ... si c posto pijate puro a me ... so tanto stanca... (piange) so tanto stanca... nun je la faccio pi ... allora ve ripeto li nomi. Cesere che sta dentro ar secchio e Marcaurelio che er cane. Io me chiamo Lucia Mondella ma si me chiamate Mariala me fate un piacere. Ecco. Bravi. Bravi. Venite che vaspettamo (piange e si alza, va al secchio) A C, hanno detto che venghino, hanno detto che ciaiuteno, svejete C ...

(lontano si sente abbaiare) Marcaur ... Marcaurelioooo (chiamando e piangendo Mariala esce)

Dopo un istante buio.

Roma 10 novembre 1959

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