Marionette, che passione

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MARIONETTE, CHE PASSIONE!

di Rosso di San Secondo

PRELUDIO

Lunghi pomeriggi domenicali, con le strade deserte, le botteghe chiuse, e un cielo grigio desolato sullo squallore della città!

Sul lastricato picchierella un'uggiosa pioggiolina che sembra non deva finir più, ed un venticello noioso, tratto tratto, facendo variar l'acqua sulla via, porta le note monotone, lamentose d'un organino lontano, lo stridio d'un violino dell'orchestra d'un caffè, o le risate sforzate d'una comitiva che va saltellando con i piedini ben calzati fra le pozzanghere, illudendosi di traversar la strada senza bagnarsi!... Gli sperduti nel mondo, i senzacasa, i vagabondi, che tra la vita febbrile della settimana si sfiorano forse cento volte il gomito senza riconoscersi, si ritrovano e si riconoscono in questi desolati pomeriggi domeni­cali, quando gli altri, liberi del lavoro feriale, trat­tenuti dalla famiglia o dalle relazioni di amicizia nel calore chiuso d'una vita sobriamente costituita, sem­bra che abbandonino il campo della loro attività giornaliera a quelli che sono fuori della norma co­mune.

Gli spostati, in tutta la varietà della loro specie, al­lora, incontrandosi sotto il portico d'un teatro dove si son fermati ad osservare sbadigliando l'annuncio d'una nuova opera, sulla soglia d'un caffè dove son rimasti ad aspettare che spiova, o svoltando il can­tone della Borsa, un luogo ordinariamente cosi affol­lato ed ora deserto, o nell'atrio della Posta dove stan­no al riparo due solitarie guardie di questura con le impermeabili stillanti, o ancora nella sala del te­legrafo, sonnecchiosa e traversata di tempo in tempo fra lunghe pause dai passi lugubri dei pochi che entra­no scrivono trasmettono tornano indietro, incontran­dosi, i randagi della vita, in questi funebri pomeriggi domenicali, ad una semplice occhiata si riconoscono, e un attimo è sufficiente perché si comprendano, si compiangano, si disprezzino profondamente, e passino oltre.

Però, talvolta, quando la loro pena rasenta il tremito della crisi, tanto da soverchiare lo sforzo che pur fanno per costringerla in una veste di esterna dignità, non è allora difficile che con un pretesto qualsiasi due di essi si tendano la mano, e, senza essersi mai veduti prima, in pochi minuti e con una facilità rac­capricciante, si svelino l'un l'altro la propria vita, soffrano dei reciproci tormenti, si amino un mo­mento, e poi si allontanino nauseati delle debolezze senza verecondia vicendevolmente rivelatesi. Credo che nulla tra gli uomini sia più depravante di queste improvvise espansioni di anime fiacche ai ritegni dei freni interni; però, se le disapprovo, non so meravi­gliarmene, avendo anch'io lo spirito sbattuto d'un va­gabondo, conoscendone quindi in me i moti psicolo­gici che le determinano.

Ma in verità, per altro verso, non è questo elemento bacchico, fermentante, acido come lievito, che preser­va la sostanza umana da un disseccamento di carta­pecora? Che se la lunga tediosa domenicavolge alla fine, nell'aria è realmente un che di concluso, come se l'esistenza si deva trascinare a tappe settimanali, simile a un viandante che cammini da anni per una infinita via maestra al solo scopo di appisolarsi alla pietra miliare.

Oh, letto di domenica sera con il numero del chilo­metro segnato a piè! Bisognerà domani alzarsi pre­sto di nuovo per ricominciare, se nella notte pian pia­no il destino non cambierà il cartello o sotto il nu­mero scriverà « ultimo ».

Cosi che tra la sobrietà e la smodatezza, tra la pre­sunzione della virtù e l'incertezza, tra la sapienza e la follia, io, papavero rosso di vergogna, son pron­to sempre a strizzare l'occhio, senza darlo a vedere per civiltà, a quelli che scantonano, fazzoletto al collo, con un serpentino stirar di torso e mani in tasca, pipistrelli fuor d'ora, dal pomeriggio aperto, dalla via larga, nell'ombra del vicolo sempre notturno, ove il rintocco dell'orologio ha un'eco senza senso per l'eterna febbre della carne che aizza e morde lo spi­rito in un desiderio perenne d'impossibile santità.

E se me ne vo impettito nel corsaletto del mio pa­strano, rigido per sostenere l'aria d'una inflessibile volontà, l'irriducibile ironia della mia cravatta fuor dell'inamidata impostatura del colletto mi solletica il riso nella gola. Fugge, allora, il mio spiritello stram­bo e svolazza lungo i cornicioni dei palazzi, tra i pinnacoli merlettati del Duomo, ma infine starnazza lungo la fila monotona delle finestre dei lunghi casa­menti : carceri, manicomi, ospedali, vespai spasimanti d'insonnia tra l'ordinato albergo del mondo. E in verità quanta lunga fatica tra i normali per con­ciliare le esigenze dell'orario con la necessità di fab­bricare, bene o male, un po' di storia spirituale! Colà, una giornata, invece, è cosi ricca d'episodi in­terni, quanto l'epopea di Carlo Magno! E una vita d'inferno vale presso a poco un'epoca geo­logica!

Domandate alla donna scarmigliata, che si squassa in singhiozzi per l'urgenza della passione dai fiori rossi intorno al capezzolo tumido, come ricordi lontana la tenera infanzia, si che il tormento che la rode sembra un lavorio secolare, e ch'ella sia una torcia che bru­ci anche per quelli che, sonnambuli sulla terra, con­tinuano in dolorosa meccanicità nella vicenda quotidiana, dimentichi a momenti che l'albergo, dove scendemmo senza valigia da un mondo meteorico, non è casa nostra, e un giorno verrà che si ripartirà...

E allora, se l'uggia sonnolenta del pomeriggio dome­nicale, con la pioggerella monotona che cade, con lo stridio lontano delle orchestrine dei caffè, con le risatine idiote della comitiva che traversa la via sal­tellando tra le pozzanghere, conduce a incontri insoli­ti gli sbandati dell'umanità al cantone della Borsa, sotto il portico di un teatro, nell'atrio della Posta od al Telegrafo, essi, organismi d'elettrica sensibilità, si avvertono, si sentono, si giudicano a un'occhiata; e, se l'angoscia è più forte del disprezzo che ognuno ha per le miserie dell'altro cosi simili alle sue, basta il fregar d'un gomito, l'accenno ad una mossa di mano, il picchiar dell'ombrello, un guanto lasciato cadere, un sospiro, una parola che gorgogli o muoia in golaprima che sia detta, perché, rotta l'impostura dei ri­tegni, si abbandonino svisceratamente ad un'orgia macerante di confessioni, per intrecciare subito, ap­pena dopo il precipitoso mea culpa, le prime fila d'un più complicato peccato che in un'ora li spin­gerà tra i meandri della più grottesca tragedia, la quale, se recitata invece da personaggi normali, oltre a un lungo periodo d'incubazione iniziale, avrebbe richiesto non si sa quanto strazio di sottili passaggi, di minute riserve, di convenzionali disquisizioni, di industriosi monologhi con « se » con « ma » con « quan­do », lo spreco di forse almeno un decennio di vita; mentre quelli — non si sa se più pazzi o più saggi — in un pomeriggio solo la creano dal nulla, ne spasi­mano, ne gemono prostrati come al fondo d'un gorgo definitivo, e infine la esauriscono, dolenti nelle ossa, rotti, affranti, sfiniti, pronti pur tuttavia a comin­ciare da capo domani, sbattendo senza tregua, povere belve carcerate, la nostalgia d'una vita più ampia, più ardente, contro le inesorabili barriere delle umane pos­sibilità!...

Io non dico nulla.

Aggiustandomi la cravatta, che minaccia irragione­voli smanie, mi abbottono nel mio pastrano, e sento, non senza legittima soddisfazione, che l'amido del colletto frena le irrequiete corde della mia nuca, le quali vorrebbero, tirando in tutti i versi, comunicare al mio capo non so che ambigui moti burattineschi, con di più smorfie di viso e boccacce che indignereb­bero il rispettabile pubblico.

AVVERTENZA PER GLI ATTORI

Tengano presente gli attori che questa è una comme­dia di pause disperate. Le parole che vi sì dicono ce­lano sempre una esasperazione che non può essere resa se non in sapienti silenzi. - L'arbitrario, inoltre, che può parere vi sia nella commedia, risultando dal tormento in cui si macerano i personaggi, non deve dar luogo al comico, bensì a un sentimento di tragico umorismo. Pur soffrendo, infatti, pene profondamente umane, i tre protagonisti del dramma, specialmente, sono come marionette, e il loro filo è la passione. Son tuttavia uomini: uomini, ridotti marionette. E, dunque, profondamente pietosi!

PERSONAGGI

La signora dalla volpe azzurra.

Il signore in grigio.

Il signore a lutto.

La cantante.

Colui che non doveva giungere.

La guardia del telegrafo.

Un fattorino di prefettura.

L'impiegato (che non compare).

1° operaio.

2° operaio.

Un signore.

Una signora.

Una fanciulla.

Un fattorino telegrafico.

Uno sposino.

Una sposina.

La ballerina.

2a ballerina.

Una cameriera.

1° cameriere.

2° cameriere.

Una mondana.

Un damerino.

Pomeriggio e sera di domenica, a Milano.

ATTO PRIMO

La sala del Telegrafo centrale di Milano, in un pome­riggio domenicale. Penombra.

Da sinistra verso il fondo corre la vetrata con gli sportelli, di cui due soli sono aperti. In fondo s'indo­vina, più che non si veda, la porta d'entrata. A destra, parete con manifesti, affissi, prescrizioni. Sul davanti, verso sinistra, una larga tavola per la scrittura dei telegrammi. Più in fondo, verso destra, una tavola piccola, per la guardia. Silenzio e sonno­lenza. Fuori il tempo è uggioso: pioviggina. L'intero atto sarà recitato a bassa voce e con lunghe pause.

scena prima

Il signore in grigio, la guardia del telegrafo, unfattorino di prefettura,

            (All'alzarsi della tela, la guardia sonnecchia alla sua tavola, tratto tratto si fa cadere         il capo sul petto e si riscuote; ma torna ad appisolarsi. Alla tavola grande siede il          signore in grigio, tarchiato, dal viso aperto, dalla capigliatura folta gittata indietro,      che tormenta ora con l'una ora con l'al­tra mano nervosamente, accompagnando la         mossa con moti delle gambe che s'accavallano volta a volta l'una sull'altra. Depone         la penna che teneva in mano, accende una sigaretta, fuma a grandi boccate, butta la    sigaretta, si prova di nuovo a scrivere, depone ancora la penna, si rovescia da un    lato, poi dall'altro, fissa il pavimento, la punta delle scarpe; si tocca la fronte, il naso,   il mento, si stringe le mani; ha cenni e moti, scrollate di spalle di uno che discorra           con se stesso. Lunghis­sima pausa. Entra un fattorino di prefettura, con i gambali e        l'impermeabile stillanti di piog­gia; come non raccapezzandosi, segue la vetratadegli   sportelli leggendone le indicazioni, infine si dirige verso la guardia, si sbottona          l'impermea­bile, apre la borsa che porta a tracolla.)

il fattorino di prefettura(alla guardia). Ohè, di grazia! (la guardia si scuote.)          Telegrammi di Stato. (Cava fuori alcuni moduli rosa.) la guardia (con irritazione,            perché destata brusca­mente). A me? Lì allo sportello.

il fattorino di prefettura. Pei telegrammi di Stato è chiuso.

la guardia.           Volete venti sportelli aperti di domenica?

            Passano tutto quei due soli oggi, privati e di Stato. Il fattorino di prefettura. C'è bisogno di risentirsi. Non lo sapevo. {Va a uno degli sportelli aperti, passa i suoi            telegrammi.)

(la guardiasi alza, si sgranchisce, fa lentamente un giro nella sala, va verso il fondo, poi torna verso il proscenio. Si odono i colpi della bollatura dentro l'ufficio, il fattorino di prefettura mette qualcosa nella sua borsa, la chiude, si riabbottona, va verso l'uscita.)

l'impiegato(di dentro, richiamandolo).  Pss! Pss! la guardia. Ohè! Chiamano voi.

(il fattorino di prefetturache stava per uscire, torna indietro, allo sportello, vi         rimane un mo­mento a parlare sommessamente con l'impiegato, poi s'avvia di nuovo      ed esce,la guardia s'è rimes­sa a sedere al suo posto. Dopo avere osservato a lungo            dalontanoil signore in grigio.)

            Senta, signore... (Ma poiché quegli non l'ode, ripe­te, chiamando.) Signore!...

il signore in grigio. Eh?... Dite a me?

la guardia(s'alza e, mentre s'avvicina, lentamente). Per dovere, le dichiaro che la sala è      esclusivamente adibita alla scrittura dei telegrammi.

il signore in grigio.  E che altro scrivo io? la guardia. Ah, va bene! Se è cosi...   Gliel'ho detto per dovere... vedendola rimaner li...

il signore in grigio. Credo che nessun regolamento vieti di meditare anche per due      ore un tele­gramma...

la guardia. Quando non c'è gente... Oggi poi... Do­menica... Faccia pure... Non è    piacevole star qui dentro, ci s'insonnolisce e penetra nelle ossa un freddolino      umidiccio poco confortante... Piove da otto giorni! (Si dà una fregatina alle mani, vi            sof­fia dentro, si risiede.)

            (Pausa,il signore in grigio accende ancora una sigaretta,la guardia,         quasi tra sé, imbambolata, stupida.)

            Ah, sì, i telegrammi! La gente ha ben pranzato, ha schiacciato un ottimo sonnellino :       adesso, verso sera, si spande per i caffè in Galleria dove suonano le orchestrine al           calduccio, o per i teatri... Tutta la borghesia si reca agli spettacoli diurni... Pochi teatri    non fanno due spettacoli la domenica... (Mor­morando, si riappisola.)

            (Pausa.)

scena seconda

il signore in grigio, il signore a lutto, la guar­dia, due operai

            (il signore a lutto entra dal fondo, si dirige verso la tavola, squadra il signore    in grigio, siede dal­la parte opposta, prende un modulo, stende il tele­gramma      risolutamente; ma quando l'ha scritto, lo rilegge, e invece d'alzarsi per passarlo, lo        ridepone lentamente sulla tavola, aggrotta le ciglia, rimane a pensare, immobile.             Lunga pausa. I due signori si guardano sottecchi, poi ognuno è ripreso dalla sua             angoscia. Entrano due operai.)

il 1° operaio(alla guardia).Favorisca un modulo.

la guardia          Sulla tavola: ce ne sono tanti!

(il 1° operaio s'appressa e si siede alla tavola se­guito dal2° operaio.)

il 2° operaio  (a voce bassa).Sarà meglio che ancoranon sappia della morte...

il 1° operaio. 0 prima o poi... Non è mica un bam­bino. (Scrive, poi legge all'amico    sempre a bassis­sima voce.) « Animo angosciato... ».

il 2° operaio (interrompendo),   Metti almeno « stra­ziato ».

il 1° operaio        Va bene « straziato ». (Corregge, poi ri­legge.) « Animo straziato   annunzioti decesso tuo zio Domenico. Vieni. Coraggio ».

            (il 2° operaio scrolla le spalle, come rassegnato. Poi il 1°e il 2° operaio vanno allo sportello e pas­sano il telegramma. S'odono i soliti colpi della bollatura,    poi il suono dei soldi per il pagamento. Mentre i due operai si dirigono all'uscita,   entrala signora dalla volpe azzurra.)

scena terza

il signore in grigio, il signore a lutto, la signoradalla volpe azzurra, la guardia.

            (la signora dalla volpe azzurra viene incerta verso la tavola. È snella,    elegante senza ricerca­tezza, ha una volpe azzurra sulle spalle intorno al collo. Abito         da passeggio quasi da viaggio. Bruna, con gli occhi rossi, forse di pianto; guantata        sino al gomito. Posa l'ombrello, grondante di pioggia, in un angolo, viene a sedere             alla tavola, più vicina al signore a lutto che al signore in grigio. Prende una penna, si             dispone a scrivere, ma non scrive. Pausa. I tre si guardano.)

il signore a lutto (lacera il suo telegramma, lo getta nel cestino, si alza, riprende           l'ombrello e par che voglia uscire, però ritorna alla tavola, dopo aver deposto di           nuovo l'ombrello, si toglie il cappello; e, come per giustificarsi, volgendosi alla   signora dalla volpe azzurra). Molte volte è difficile scri­vere un             telegramma.

la signora dalla volpe azzurra (ha un tremito, lo guarda, risponde quasi            automaticamente). Già, è vero. Molte volte è difficile. i il signore a lutto. Anche lei?..,

la signora dalla volpe azzurra. Anch'io... (Fissa con occhi ebeti il vuoto.)

            (Pausa. Si mette a scrivere, ma si sofferma e tra­lascia. Lo stesso fail signore a         lutto, il signore in grigio accende ancora una sigaretta. Silenzio.)

il signore a lutto (piano, ma con la voce tremante e una fissità di pazzo).E dire che       sarebbe così fa­cile scriverlo, consegnarlo, pagarlo... Fra un'ora sarebbe a destinazione.

la signora dalla volpe azzurra (sempre a voce bassa;come idiota.) Fra   un'ora? È sufficiente un'ora? il signore a lutto. Sicuro, facendolo urgente...

la signora dalla volpe azzurra. Come? il,signore a lutto. Ecco : al posto dove    dice: «In­dicazioni » scriva : « Urgente ». Si paga di più, ma tra un'ora... la signora         dalla volpe azzurra (sempre a voce bassa; come idiota.)Già... tra un'ora...

            (Pausa.)

il signore a lutto(con la testa tra le mani). E invece, vede, non lo si scrive. E non          un'ora passa; ma in­tere giornate.

            (Pausa.)

la signora dalla volpe azzurra (sempre a voce bassa;come idiota). Tutto sta a   trovar la maniera... il signore a lutto. Crede? Soltanto questione di ma­niera?...

la signora dalla volpe azzurra. Scusi: dico per me, io...

            (Pausa.)

il signore a lutto. Ognuno sa le sue faccende: però va bene anche per me. Bisogna        trovar la maniera...

(il signore in grigio tossisce. Gli altri due lo guar­dano un momento, poi abbassano       gli occhi, come umiliati. Pausa, il signore a lutto, accostandosi allasignora      dallavolpe azzurra, sempre som­messamente e maniacamente.)

            Scusi : a chi telegrafa?

(la signora dalla volpe azzurralo guarda come impaurita e diffidente. Tace.)

            Non glie lo domando mica per curiosità. Vedo che lei soffre.

la signora dalla volpe azzurra. Si.

il signore a lutto. Anch'io. (Pausa.)

la signora dalla volpe azzurra. Una disgrazia? il signore a lutto. Orribile.

la signora dalla volpe azzurra. La preferirei : megliola morte, mi creda, che      trascinare la catena.

il signore a lutto. Quale catena?

la signora dalla volpe azzurra.       Ah, io non so!... dico per me.

il signore a lutto.     Dica pure. La stessa catena forse trascino io.

la signora dalla volpe azzurra.Ma se per lei la di­sgrazia è già avvenuta!... La    morte risolve, signore...

il signore a lutto.     Perché mi vede a lutto? Mi sonvestito a lutto. Ma non è morta.      È viva.

la signora dalla volpe azzurra (come comprendendo, ma sempre stupida).        Ah!...

            (Pausa.)

il signore a lutto.     Ecco : mi proponevo di vivere,come se lei fosse morta. E    invece...

la signora dalla volpe azzurra. Vorrebbe telegra­farle...

il signore a lutto.Appunto. Lei dovrebbe ridere di me... Capisce?... Telegrafarle,           dopo che mi ha im­brattato di fango!...

la signora dalla volpe azzurra.  Moglie?... Già... lei… ancora... L'ama, è vero?

il signore a lutto. Sono un disgraziato. Passione!... Passione!... (Due lagrime gli            rigano il volto, ca­scano sulla carta.)

            (Pausa,il signore in grigio tossisce : egli, fingendo di scrivere, tende       l'orecchio al dialogo dei due sconosciuti.)

la signora dalla volpe azzurra (riscossa da quel col­po di tosse; lo guarda,         finge indifferenza; si rias­sesta; si toglie lentamente il guanto della mano destra. Pausa. Poi al signore a lutto, piano). Non pianga. Si faccia coraggio. Sapesse...

il signore a lutto. Anche lei, povera donna?... la signora dalla volpe azzurra. Meglio      la morte, le ho detto...

            (Ella di tanto in tanto ha accostato la volpe contro la guancia, come chi voglia     mitigare un dolore nevralgico. Ripete il gesto.)

il signore a lutto. Sta male? Nevralgia?

la signora dalla volpe azzurra.  Tutto il capo... e la gota... il collo... la spalla...   Un viaggio orribile iernotte... Sono intontita; come una stupida sono!... E poi...

il signore a lutto.Poi?...

la signora dalla volpe azzurra. Mi ha battuta!... Mi ha calpestata... Non ne        posso più!... Non ne potevo più!...

il signore a lutto. Marito?... No?...

la signora dalla volpe azzurra (fa cenno di no).

            (Pausa.)

            Ecco, invece... Dopo due giorni fuggita...

il signore a lutto. Vorrebbe telegrafargli?... Eh!... Eh!...

scena quarta

detti, la cantante.

            (la cantante entra dal fondo. Subitamentela si­gnora dalla volpe           azzurra si             ricompone, scostan­dosi dal signore a lutto, il quale comprende e si            raddrizza dal   canto suo.)

la cantante(viene verso la signora dalla volpe az­zurra, si curva su lei, e piano).      Scusami, piccola, non posso più aspettare. Devo passare dal teatro e recarmi a casa.

la signora dalla volpe azzurra. Va, va, tu. Ancora non trovo la forma... La        troverò... Verrò diretta­mente a casa poi.

la cantante.      Prendi una vettura, tu non sei pratica di Milano. Tanto, piove a dirotto.     Scommetto che non ricordi il numero... Nemmeno il nome della via forse...

la signora dalla volpe azzurra. Ricordo... Ricordo... Corso Magenta...   numero...

la cantante. Ventotto. Te lo scrivo: è meglio. (Scrive.) « Magenta... numero...        ventotto... ». Però ti consi­glio ancora una volta di non telegrafare. Non ti conviene.   Vedrai... Penserà lui a cercarti. Ne sono sicura.

la signora dalla volpe azzurra. Si, forse... se non trovo la forma... non lo           farò... Verrò a casa diret­tamente.

la cantante. Ciao, cara, scappo via. (Squadra il si­gnore in grigio, poi il signore a lutto;      ed esce facendo sentire il tacchettio delle sue scarpette.)

scena quinta

detti meno la cantante.

il signore a lutto(dopo una pausa). Ha detto benela sua amica. Non telegrafi.

la signora dalla volpe azzurra.       E lei, allora?,.. il signore a lutto. SI, si,         anch'io sono un pazzo! è incredibile. Essere cosi deboli. Se lei non telegrafa, non    telegrafo nemmeno io. Mi dia questa forza.

            (Si ricompongono, udendo altri che sopravven­gono.)

scena sesta

detti, un signore, una signora, una fanciulla.

            (Vengono avanti con viso sorridenteun signore, una signora, una      fanciulla. Si soffermano un mo­mento a bisbigliare con aria gioconda; poi il      signore va a sedere alla tavola e scrive il telegram­ma, torna versola signora e      lafanciulla, per comunicare quanto ha scritto.)

il signore(sempre bisbigliando, ma più distintamente e tanto da essere udito). Ecco : ho       fatto cosi, come se il neonato stesso annunciasse la sua nascita.

la signora.         Carino!

la fanciulla.    Uh, che bel pensiero! il signore. Dapprincipio, vedrete, non si        raccapezzeranno. Eh! Eh! (Leggendo.) « Appena nato vi mando un affettuoso saluto.            Sto benissimo ».

la fanciulla.    Bello! Bellissimo!

la signora.         Una trovata deliziosa!

            (il signore va allo sportello, consegna il foglio. Soliti colpi di bollo, e suono di          soldi,il signore, la signora, la fanciulla escono, sempre bisbi­gliando e            sorridendo.)

scena settima

detti menoun signore, una signora, una fanciulla.

il signore a lutto (riaccostandosi allasignora dalla volpe azzurra). Ha   sentito? V'è gente felice nel mondo. Una nascita.

la signora dalla volpe azzurra.       Ha figli lei?

il signore a lutto.     No. Era la mia sciagura. Ora, nelladisgrazia, la mia consolazione.

la signora dalla volpe azzurra.Se ne liberi dunque :la dimentichi, lei è   un uomo!

il signore a lutto (con i pugni stretti e le lacrime che gli colan dal ciglio). Si, si, devo     dimenticarla.Ma la casa! Ero un uomo di casa! Il lavoro e la casa. Vigliacca!    Vigliacca! Mi ha distrutto. Fuggita, capisce, con un miserabile, fuggita!... La casa; in       quale casa potrò più abitare io?...

la signora dalla volpe azzurra. Anche lei è partito?Anche lei è venuto a            Milano?

il signore a lutto.     Ma si. Si figuri. Come potevo ri­manere! Una piccola cittadina.       La mia casa vuota. la signora dalla volpe azzurra. Ne cerchi un'altra qui a Milano.           Dimentichi l'altra... Vedrà... a poco a poco... Per il suo decoro... per la sua vita... il         signore a lutto. SI, si, farò cosi, di certo. Ma una anima che m'aiuti!... Da soli come si            può?... Sono ingegnere, io: da lavorare non mi mancherà a Milano... Ma riaver la calma, la tranquillità!... la signora dalla volpe azzurra. Si dia forza. Lei è giovane:    potrà riprincipiare la sua esistenza...

            (Pausa.)

il signore a lutto.     Dimora presso la sua amica lei? la signora dalla volpe azzurra.        Sono presso di lei : stanze ammobiliate per artisti... Io, casa, non ne ho avuto mai... È una buona amica, che ha sof­ferto tanto. Ma ora si è corazzata, fa di tutto per tenermi    su.

il signore a lutto.     Artista, ha detto? Di teatro?

la signora dalla volpe azzurra. Si, canta a teatro. il signore a lutto. E lei?...

la signora dalla volpe azzurra. Io?... Cantavo an­ch'io. Poi lui m'ha tolta            dalla scena...

il signore a lutto.     Sperava di trovar pace... tran­quillità?...

la signora dalla volpe azzurra.       Né tranquillità né pace! Non so che cosa      significhino. Ero più felice quando cantavo.

            (È presa da un sussulto angoscioso, subitamente reprime alcuni singhiozzi nel      fazzoletto. Piange, si asciuga le lacrime vergognosa.)

il signore a lutto.     Coraggio... Che cosa posso dirle per confortarla? Che cosa             posso fare per lei? (Curvail capo per nascondere gli occhi che gli s'empiono di           lacrime.)

            (Tutti e due a un tratto si ricompongono, perché il signore in grigio tossisce di nuovo        e accende ancora una sigaretta. Pausa.)

            Senta... Credo che è stato il destino a farci incon­trare. Le nostre sventure sono simili.      Vuole aiu­tarmi? Vuole ch'io l'aiuti? la signora dalla volpe azzurra. Ma come? Com'è           possibile?

il signore a lutto (piano sempre, ma angosciosa­mente, disperatamente). Lo       dimentichi, io dimen­ticherò colei. Lei è stata calpestata al pari di me. Diventiamo          amici. Meglio di me, nessuno potrà comprendere il suo dolore. Meglio di lei, nessuno            potrà comprendere il mio. Salviamoci.

            (Pausa. Si sono avvicinati, e non si guardano più: poi, lentamente alzano di nuovo gli      occhi, si fis­sano e restano cosi per un tratto senza dir più sillaba. Si discostano di       nuovo: il signore a lutto straccia di nuovo il suo telegramma; ella prende il suo e lo    rilegge, lo tiene poi in mano come so­speso. Pausa, il signore a lutto, dopo aver dato     un'occhiata al signore in grigio per assicurarsi, Si sporge verso di lei e con un soffio)

            Vuole?

            (la signora dalla volpe azzurra ha un tremito: non risponde, il signore   a lutto  dopo aver dato un'occhiata al signore in grigio per assicurarsi, si sporge di    nuovo verso di lei e con un soffio)

            Proviamo?

            (Silenzio, la guardia si è alzata. Fa alcuni passi, va in fondo alla sala, torna indietro,        si risiede, il si­gnore in grigio finge di scrivere, il signore a lutto dà ancora un'occhiata al signore in grigio, poi alla guardia che sbadiglia e si riappisola: ac­ceso, febbrile,         con la voce tremante, ripete)

            Proviamo? (Pausa.)

la signora dalla volpe azzurra(tremando). Che dice?

il signore a lutto(incalzando, come preso da una improvvisa ossessione). Sì, sì, dico     davvero. Così! un attimo di fermezza! Io e lei. Insieme. Dico davvero. Vedrà.           Prenderemo un appartamento per noi due. Fingeremo d'essere stati sempre insieme.      Fingeremo dinanzi a noi stessi. M'imporrò una re­gola: lavorerò. C'imporremo di          amarci... A poco a poco dimenticheremo. Nulla le mancherà: l'ado­rerò io! Lei non sa       di quale devozione sono capa­ce io. Incateniamoci: salviamoci... Vuole? (Egli le        prende una mano dietro la tavola.)

            (Ella trema.)

            Lo strappi quel telegramma. Lo strappi.

            (la signora dalla volpe azzurra con la mano li­bera brancica il    telegramma; ma rimane a sedere ebete, il signore a lutto si mette il cappello, pren­de   l'ombrello; poi la solleva, mettendole una mano sotto l'ascella.)

            Venga fuori con me. Discorreremo per via. Ci ha fatto incontrare la sorte.

il signore in grigio(prima che la donna si lasci tra­scinare, a voce bassa, ma       scattando). Un momento, vi prego, signori miei. Ho bisogno di dirvi due pa­role prima    che ve n'andiate. Anch'io dovevo scrive­re il mio telegramma. Non l'ho scritto. Non lo            scrivo. Da un quarto d'ora avevo già risoluto di non scriverlo. Però sono rimasto ad       ascoltarvi. Sì, signori, ve lo confesso. Ho finto d'esser preoccupato d'altro : invece mi      costernavo per voi. Ora io vi dico che quanto voi state per commettere è folle,            insensato, orribile. Ma soprattutto : inutile. Lascia­te ch'io ve lo avverta in coscienza.      Poi andatevene, se credete.

            (il signore in grigio ha profferite queste parole in una concitazione lucida,         scattante, metallica. Sem­bra un uomo perfettamente ragionevole, anzi ter­ribilmente       logico: soltanto gli occhi hanno uno scintillio vitreo, in cui s'avverte l'anormalità del          suo stato, il signore a lutto è rimasto sbalordito. la signora dalla volpe          azzurra ha chinato gli occhi sulla tavola e rimane a capo basso. Silenzio. il             signore a lutto si risiede automaticamente: il signore in grigio riprende dopo       la pausa.)

            Vedete? È bastato ch'io, un estraneo, picchiassi al­la vostra coscienza... e siete      ricascati... Ma su, si­gnori, non abbiate cotest'aria umiliata dinanzi a me. Io non sono   né un ispettore di polizia, né un giudice istruttore: né voi stavate per commettere alcun            delitto contemplato dalla legge. Soltanto, poiché io sono uno sciagurato come voi,      nell'ascoltarvi da quest'angolo di tavolo, ho avuto rabbia, pena, angoscia, nel vedere        rispecchiata in voi la mia stessa miseria. Ma di più, nel vedervi a poco a poco cascare     nel tranello d'una illusione ch'io conosco di già: quella di potersi legare ad un altro     essere per dimenticare... Pazzie., pazzie, si­gnori miei... Credete a un uomo ch'è stato    per com­metterle tutte! Si, e perché non dirvelo? Quest'uo­mo le ha pensate tutte: gli         hanno riddato nel cervello in treno, all'albergo, per vie di città stra­niere, per boschi,   pianure, montagne dov'è andato correndo, fuggendo... Poi ha compreso che la   passione era invincibile, che bisognava lasciarla lo­gorare piano piano. Eh! eh! Lor      signori sono novi­zi!... Vengono ancora al telegrafo, credendo che te­legraferanno.            Anch'io ci vengo, si, quando mi pare di non poter più sopportare. Ma allora sono           come il papà che conduce il ragazzo al caffè perché beva un sorbetto. Lo porto qui, al      telegrafo, io, il mio fanciullo irragionevole, tanto per contentarlo lo faccio sedere, lo         faccio illudere un po': quando gli è passata, lo riprendo per mano bonino bonino, e me     lo riconduco via. Ma io so da principio che a quella donna non telegraferò più mai. E          se il male per conto suo roderà di sotto, roderà con costanza implacabile, assillante,            bene! roda, roda,quando l'ora sarà venuta finiremo. Ma le pazzie no, signori, le pazzie non bisogna commetterle...

            (Breve pausa.)

            Però se volete, andate pure adesso. Se non che, domani, ve l'avverto, avrete nausea di     voi stessi. Prendete un appartamento! fingete d'essere marito e moglie!... Che se          domani non vi vergognerete come ladri e potrete illudervi di aiutarvi, di vin­cere la       vostra passione per un mese per due per tre, più tardi sarà peggio : vi odierete; infine   uno di voi due ucciderà l'altro. Andatevene pure insie­me, se vi piace. Vedrete che cosa   vi accadrà. Voi credete di poter trattare la vostra anima come si tratta un servo. Ma           che servo! Nemmeno un servo!... Credete di poterne fare quel che volete. Provatevi,    signori...

            (Silenzio. Restano tutti e tre immobili, in una ten­sione tremenda, la guardia si toglie          dal suo posto, va verso il fondo lentamente, stirandosi e sbadi­gliando.la signora          dalla volpe azzurra SÌ rias­sesta sulla persona, poi risolutamente si alza. Ella         mormora quasi impercettibilmente : « Buona sera, signori », va dritta alla porta, ed esce. Pausa, il signore a lutto e il signore in grigio restano se­duti di fronte senza   guardarsi. Poco dopo il si­gnore a lutto si raccomoda il soprabito, si mette il cappello,         si alza, prende l'ombrello, sta per an­dare, fa alcuni passi, torna indietro.)

il signore a lutto(stando contro il signore in gri­gio, con l'indice teso, a bassa voce,         ma scandendo le sillabe). Va bene : giustissimo quanto ha detto. Non è certo però, signor mio, che tanto me, quan­to lei, quanto quell'altra, non commetteremo qual­che         più seria follia. Buona sera. (Risolutamente va verso il fondo ed esce.)

scena ottava

il signore in grigio, la guardia, un fattorino tele­grafico, due sposi.

(il signore in grigio resta immobile poi scrolla le spalle e gesticola come se parlasse con se stesso.)

un fattorino telegrafico (entra a passi svelti, con l'impermeabile stillante; va allo    sportello e a voce alta). Dieci telegrammi senza recapito. Restano fermi in ufficio.     (Consegna, ed uscendo alla guar­dia.) Birba d'un tempaccio ladro!...

la guardia(continuando il suo giro, viene verso il proscenio, passa dietro le spalle del         signore in grigio, lo squadra di nuovo facendo boccacce. Pres­so la sedia dove     sedevala signoradalla volpe azzurra, ferma, si china a raccogliere    qualcosa, si rialza con un lungo guanto in mano). Un guanto.

(il signore in grigio si è abbottonato il soprabito: rimane a guardare il guanto che la     guardia depo­ne sulla tavola. Lo prende, l'osserva,la guardiacon un sorriso             ironico.)

            Suo non è certamente.

il signore in grigio. Non vi dico questo. Ma lo rico­nosco.

la guardia (con un sorriso ironico). S'accomodi, selo può rendere. il signore in grigio.        Perché no? la guardia (mettendo ordine sulla tavola, i moduli al loro posto, le penne        ai calamai). Ecco un indiriz­zo dimenticato. (Leggendo.) « Corso Magenta nu­mero          ventotto ». Riconosce anche questo? il signore in grigio (prende il foglio). Lo       riconosco. (Involge il guanto nel foglio dell'indirizzo, lo mette in tasca, prende       l'ombrello e s'avvia, mentre en­trano i due sposi.)

scena nona

la guardia, idue sposi, poiil signore a lutto.

            (I due sposi, appena entrati, si soffermano e ci­calano un po', a bassa voce, tra loro;         poi s'avvici­nano alla tavola e lo sposino scrive il telegramma, mentre la sposina va         leggendo le parole man mano che egli le segna.)

la sposina(non decifrando una parola e indicandola). Come dice?

Lo sposino. Spedite... Eh, capisci?... Spedite somma...

(la sposina ride furbescamente,lo sposino legge piano.)

            « Viaggio Torino Milano, ottimo. Tilde benissimo, entusiasta bella città. Abbracci           baci affettuosi. Spedite somma ».

            (Vanno allo sportello, consegnano. Solita bolla­tura, pagamento. Escono cianciando,       la guardiali segue con occhio ironico. Pausa.)

Il signore a lutto(rientra, viene avanti come cercan­do qualcuno; poi alla guardia).        Di grazia, quel si­gnore in grigio... uscito?

la guardia(sornione). Come vede, qui non ce nes­suno.

il signore a lutto (rimane un po' contrariato). Vabene. (Esce risolutamente.)

la guardia (sola: risedendosi e sbadigliando). Il tele­grafo, di domenica: ecco:         telegrammi di Stato, nascite, morti, nozze... e poi... pasticci. (Si riap­pisola.)

ATTO SECONDO

                Salottino di un appartamento che s'affitta a stanze mobiliate. Dà, a prima giunta, la         sensazione del rac­cattato, del logoro per troppo uso: poltroncine, sofà, tende, tappeti            sbiaditi. Mobili senza stile. Una porta in fondo, una a destra.

            A sinistra un pianoforte: accanto, uno sgabello con un mucchio di carte dì musica. In      fondo, a destra, un étagère con uno specchio. Avanti, a destra, una scrivania.

            Un'ora dopo il primo atto. È sera. Lampade centrali accese.

scena prima

            la cantante, la signora dalla volpe azzurra, poi una          ballerina, un'altraballerina, una   cameriera.

            (la signora dalla volpe azzurra è abbandonata ri­versa sul sofà.)

la cantante (stando in piedi, le si curva sopra: l'ac­carezza, l'incoraggia). Ascolta la tua     amica che può comprendere la tua angoscia, perché l'ha provata. Ascoltala. Va a riposare. Cerca di dormire. In questi casi il miglior medico è il tempo. Hai fatto bene a   non telegrafare. Bisogna aver pazienza. Su. (La solleva.)

            (la signora dalla volpe azzurra appare disfatta. Si alza come ubriaca.)

            Slacciati e buttati cosi vestita sul letto. Fra poco io devo vestirmi e recarmi a teatro. Se    vuoi, po­trai venir con me. Ti farò assegnare una poltrona. Se non vuoi assistere allo         spettacolo, verrai nel mio camerino. Non canto che nei primi due atti; perciò sarò di        buon'ora libera. Andremo insieme a cena. Se no, m'aspetti in casa : ceneremo qui alla      meglio. Insomma, come più ti piace. Ma per ora va a riposare. (La conduce alla porta      di destra, la fa passare.) Buona, cheta, siamo intesi?

            (la signora dalla volpe azzurra scompare, la cantante va al fondo, apre             la porta e chiama.)

            Ninna! La veste, sei ancora dietro a stirarla?

            (Mentr'ella è sulla porta, si presenta la 1° balle­rina in déshabillé.)

la 1° ballerina. Permetti? Scusami sai. Hai foglietti e buste?

la cantante.      Quanti ne vuoi. Li alla scrivania.

(la 1° ballerina va alla scrivania, vi fruga, ne trae alcuni foglietti e una busta.)

            Tanti foglietti per una busta sola? Ah, questo be­nedetto amico, quante cose hai da          dirgli...

la 1° ballerina.            Capirai... quando mi risolvo a scrive­re... Scusami sai, ero    uscita per comperarne una scatola, senza pensare ch'era domenica e i negozi sono        chiusi.

la cantante. Ma ti pare! Che discorsi sono cotesti! (Chiamando, alla porta del fondo.)       Ninna! La veste! Ninna!

la 1° ballerina. Saranno due ore che stira e stira.

            (Breve pausa.)

            Lo sai?

la cantante.                  Che cosa?

la 1° ballerina.            La Geralli m'ha detto che imparerà la danza e l'anno venturo          sarà scritturata alla Sca­la. Figurati con quelle gambe storte!

la cantante.      Auguri.

la 2° ballerina (affacciandosi nella porta). Permesso? (Entrando anch'ella in         déshabillé.) In quella mia camera non posso più starci. Piove come all'aria aperta. I    muri grondano acqua.

(la cantante e la 1° ballerina ridono.)

            Eh, si, voi ridete, non vi par nulla. Cercherò un'altra casa. Avreste due forcinelle da         prestarmi? Do­vevo comperarle: stasera non so come farò a te­nermi su i capelli.

la cantante. Più tardi te le darò. Per ora non voglio disturbare la mia amica che      riposa.

la 1° ballerina. Alla larga. Avrà una cotta addosso dimillecavalli!

la cantante.      Come lo sai?...

la 1° ballerina. L'ho capito.

la 2° ballerina. Si vede. (Cambiando tono, alla can­tante.) Sai che m'ha detto la Finzi? la cantante.             Cosa?

la 2° ballerina. Che hai una scrittura per primaveraal Dal Verme. Vero?

la cantante. Potrebbe darsi.

la 1° ballerina.Come sei riservata!

la cantante(va al fondo come prima e chiama). Ninna!

            (la camerierasi presenta, recando una veste rosa.)

            Finalmente. Fammi vedere. la cameriera. Come nuova. È venuta benissimo. (Sten­de la     veste sul sofà.)

la cantante (osserva la veste in ogni piega). E i na­stri? Bisogna attaccarli.

la cameriera. Pronti. È l'affar d'un minuto.

la 1° ballerina (osservando). L'indossi stasera?

la 2° ballerina. Un prodigio : non la si riconosce più.

            (S'ode picchiare a una porta.)

la 1° ballerina. Chi gratta alla porta?

la 2° ballerina. e’ l'uscio d'ingresso.

la 1° ballerina. Perché non suonano il campanello?

la cameriera. Perché? Perché al solito la scala è al buio. Vo ad aprire. (Esce un      momento; le due bal­lerine s'affacciano curiose alla porta del fondo.)

la 1° ballerina. Chi è?

la 2° ballerina. Ninna, chi è?

scena seconda

dette, il signore in grigio.

            (il signore in grigio entra dal fondo, togliendosi il cappello, mentre le due          ballerine si discostano stupite, la cameriera lo segue e resta sulla soglia.)

la cantante(seduta sul sofà accanto alla sua veste, intenta a darne il sesto alle pieghe,       si volge, e ve­dendo il signore in grigio, aggrotta le ciglia e stu­pisce anch'ella; senza         nemmeno alzarsi). Scusi... ma lei... chi cerca?

il signore in grigio. Cercare?... Ecco : veramente... Cioè... Se devo dir la verità da un   pezzo non cerco più niente. le due ballerine. Ah! Ah! Ah! (Ridono.) il signore in            grigio (impassibile). Sicuro, perché so­no convinto che chi cerca... le due ballerine. ...     trova. il signore in grigio. No, sbagliano. Non trova. le due ballerine. Ah! Ah! Ah!      (Ridono.)

il signore in grigio (alle ballerine). Artiste?

la 1°ballerina.             A servirla. il signore in grigio. Di canto?

            (la2° ballerina  fa cenno di no.)

            Di prosa?

            (la 1° ballerina fa cenno di no.) Di piedi?

la 2° ballerina (piccata). Di danza, se non le dispiace. il signore in grigio. Anzi,    vedano, anch'io ballo sem­pre.

la cantante.      Signore, che cosa desidera insomma? (A un tratto, come ricordandosi.)     Oh, ma lei, un'ora fa...

il signore in grigio.  Per l'appunto.

la cantante.      Al telegrafo.

il signore in grigio. Perfettamente. (Alleballerine,allacameriera.) Se            permettono.

la 1° ballerina. S'accomodi.

la 2° ballerina.  Usciamo subito,

            (la 1° e la2°ballerina si ritirano insieme conla cameriera.)

scena terza

il signore in grigio, la cantante.

il signore in grigio. La sua amica è uscita cosi scon­volta dalla sala, da non accorgersi    che lasciava qualcosa... (Porge alla cantante il guanto che ha tratto di tasca.)

la cantante.      Oh, grazie. Molto carina da parte suaquest'attenzione.

il signore in grigio. Ma via! Lei comprende ch'è un pretesto. Se la Signora dalla            volpe   azzurra non avesse dimenticato nulla al telegrafo, io sarei ve­nuto lo stesso. la   cantante. Sa? è molto strano lei. il signore in grigio. Io? Macché! Non sono io.      Quel­l'altro che mi porta dove vuole : l'accompagno per­ché non posso farne a meno. Ma lo   compatisco,mi creda. Non si rassegna... e cerca. Io lo so chenon troverà nulla.      Ma...    che vuole... lo lascio cer­care...

la cantanteSenta, signore, lei è stato molto cortese; ma si spieghi. E se cerca          qualcosa ,me lo dica francamente.

il signore in grigio. Francamente, non potrei dirglie­lo. E sa perché? Perché proprio       io, io stesso, poco fa, in una sfuriata, ho detto che non si deve cer­car nulla: ch'è stolido cercare, ch'è insensato, ch'è un delitto... Ora, avendo predicato bene... dovrei        confessarle apertamente di voler razzolar male?

la cantante. Oh, senta, non credo che lei voglia bur­larsi di me. In tal caso, l'avverto che    non ho tempo da perdere.

il signore in grigio. Non s'infurii. Eh, diamine! M'a­scolti, Dio buono.

            (Breve pausa.)

            Orbene, sappia, dunque, che que' due, a momenti precipitavano in un abisso; o     meglio, per togliersi dall'abisso in cui si trovano, sprofondavano in un precipizio più     nero. S'immagini : rosi, ognuno per conto proprio, dalla passione, s'univano insieme       per aiutarsi a liberarsene...

la cantante. Ma chi? Se non m'ha detto di chi parla?

il signore in grigio. Della sua amica, perbacco, e diquell'altro, il Signore alutto.

la cantante. Ch'era pure al telegrafo...

il signore in grigio. Precisamente.

la cantante       (sorpresa). Ma davvero? Dio mio, quella povera donna è impazzita,          non capisce più dalla passione, dal dolore...

il signore in grigio. Glielo dico io: pazzie, cara si­gnora, incredibili pazzie...

la cantate. Grazie tante, caro signore. La ringrazio d'avermi avvertita! Sorveglierò meglio la mia ami­ca. Grazie. (Gli tende la mano come per conge­darlo.)

il signore in grigio(senza porgerle la sua). Eh, no! Vorrebbe che me n'andassi?             Questa si è vera con­fidenza negli uomini! Rifletta, signora, può mai credere lei che un             uomo perfettamente in sé, che si trovi al telegrafo per le sue faccende, si prenda la     briga di venire da lei ad avvertirla che la sua amica ed un altro signore.., ecc., ecc.,        così senza uno scopo, per carità cristiana?

la cantante. Già... infatti... Ma che cosa dovrei sospet­tare allora?

il signore in grigio. Due cose: che un tal uomo non sia perfettamente in sé, o che          abbia un secondo fine.

la cantante. Veramente lei mi sembra strano : gliel'ho già detto, il signore in grigio. E       indovina. Secondo...

la cantate. Se lei ha un secondo fine, se ne può anda­re, e non se ne parli più.

il signore in grigio(scattando, senza più quasi iro­nia, con un accento straziante). E       se io invece le dicessi che soffro, che spasimo, che mi torco, népiù né meno come la        sua amica, come quell'altro signore a lutto, e che con il pretesto che le ho detto, son    venuto qua come un mendicante, come uno sciagurato a tender la mano, per             supplicare, per scongiurare : « Signora, fate la carità a questo povero assetato, dategli      un po' di passione, date­gli un po' di piacere, storditelo con un po' d'eb­brezza, perché dimentichi quell'altra, l'assassina, la perfida, la infernale. Questo povero disgraziato             non ne può più, va strappandosi il petto con le un­ghie. Liberatelo, liberatelo, muore         questo sciagu­rato ». Ah! ah! ah! (Convertendo il singhiozzo in risata.) Ma no. Ah! ah!     Ma no, signora carissima, dopo quella predica al telegrafo!... Si direbbe... ah! ah! si    direbbe ch'io l'ho fatta perché quel si­gnore, quell'avvoltoio... ah, ah!... mi lasciasse        libera la preda... Non le pare?... non le pare?... È comica... comica... Rida...

la cantante (sbalordita, atterrita). Si sieda, signore, si calmi. Sicuro, sono orribili   angosce, si sa!,.. il signore in grigio (sedendo). Non abbia paura: ho riacquistato subito    il mio tono. Vede?...

            (Una pausa. Osservala cantante.)     

            Lei capisce. Dunque, anche lei è stata sotto il torchio... (Riprendendo il tono tra   l'ironico e l'an­goscioso.) Ecco; perché non s'avesse ad accusarmi d'esser venuto qui per la sua amica... Permette? (Le prende una mano e glie la bacia.)

la cantante (s'alza indignata).Ma come? Lei che par­la cosi saggio della sua            passione... che dice di non cercare perché sa di non poter trovare?...

il signore in grigio. Ma non s'indigni. Se glie l'ho detto io poco prima che è un terribile gioco. Ter­ribile ma da cui non si può scappare!.,. Si sieda, la prego; in fondo,   vede... se con una carezza... che cos'è una carezza per lei? La sua mano è mor­bida e       delicata; nella snellezza della sua persona s'indovina una ricchezza di virtù d'amore             eccezio­nali: tutta lei dai piedini nervosi tende come uno stelo alla fioritura dei suoi          capelli biondi che co­ronano una fronte di perla; perle gli orecchi, perleintorno al            collo, sotto lo splendore cerulo degli occhi... Cara... cara, ti prego, accarezzami...

            (Si è proteso verso la cantante, cercando di sug­gestionarsi.)

la cantante (respingendolo violentemente sul sofà). Basta, insomma, le dico. Ho    compassione, sì … Pietà, se vuole. Ma basta. Non sono né una pudica borghese, né un fiore senza macchia. Forse potrei sbracciarmi e concedere per capriccio tutti i tesori       che lei dice, ad un uomo qualunque. Ma che lei mi venga qui, diamine, e mi chieda             l'amore, così, su due piedi, per dimenticare le sue sciagure... Via, è un po' troppo davvero!

il signore in grigio (ricomponendosi e alzandosi). Ecco: per l'appunto. Forse non glie    l'ho detto io stesso di ridere? Rida. Su, rida!

la cantante.      Non rido, perché comprendo. Però le assicuro che non è lei il primo a        trovarsi sotto il torchio. Insomma! Ci si è stati un po' tutti! Chi è capace di             rannicchiarsi e sopportare, finché la stretta cessi, e chi no. Lei no, per esempio, e fa        male, perché si degrada, s'avvilisce, dà un triste spettacolo di sé.

il signore in grigio (inchinandosi profondamente). Lezione meritatissima. Lei è             maestra sapiente.

            (S'apre la porta di sinistra.)

scena quarta

detti, la signora dalla volpe azzurra.

la signora dalla volpe azzurra (compare sulla porta di sinistra; stupita al           vedere il signore in grigio). Lei!

il signore in grigio (alla cantante). Vede? Mi rico­nosce.

la signora dalla volpe azzurra. Il Signore in grigio del telegrafo.

il signore in grigio.Scommetto ch'ella, di là, udendola mia voce, credeva fosse quella del Signore a lutto.

la signora dalla volpe azzurra.  Difatti non m'aspettavo di trovar lei.

il signore in grigio. Bensì l'altro. la signora dalla volpe azzurra. Nemmeno.

il signore in grigio.             Non menta. la cantante (all'amica). Tornatene a riposare, cara;

            questo signore ti stordirebbe.

il signore in grigio. Non abbia paura, mia bionda amica. (Alla signora dalla             volpeazzurra.) Vede? in due minuti son diventato intimo della dolce da­ma che    la ospita. (Porgendo la mano allacan­tante.) Ecco: le prometto che sarò       buonissimo. Glie lo giuro. Sono un galantuomo.

la cantante (dandogli la mano). Lo    credo. Ma io   devo andare a vestirmi. Io vivo di     lavoro. Devo cantare stasera.

il signore in grigio. Benissimo : verrò a teatro. Vadapure a vestirsi; l'aspetto.

la signora dalla volpe azzurra. Va, resto io con ilsignore. Ho qualcosa da          domandargli.

la cantante (come per perdere la pazienza). Giusto cielo!

il signore in grigio (alla cantante). Stia tranquilla,le dico. Sono perfettamente in me. la cantante (prende la veste, se la pone sul braccio). E va bene! (Va per uscire a         sinistra, sulla soglia si volge, non vista dall'amica, fa un cenno ammo­nitore con la   mano alsignore in grigio, il quale la rassicura con un movimento del capo.         Esce.)

scena quinta

il signore in grigio, la signora dalla volpe azzurra.

la signora dalla volpe azzurra (appena uscita l'ami­ca, investe concitatamente    il signore in grigio). Signore, ho compreso perfettamente le parole che lei ha           detto al telegrafo. La ringrazio, si, si, la rin­grazio... Non ho fatto il telegramma, non      ho più ascoltato quell'altro disgraziato... Ma le parole sono parole!... Lei ch'è tanto        saggio, perché non mi dice lei come farò io? Io non reggo più: io sono una pazza!            (Scoppiando in singhiozzio) E l'ho amato, l'ho amato con tutto lo spasimo delle mie       fibre! Tutti i sacrifizi del mondo avrei sopportato per lui! Io cercavo d'indovinare i            suoi pensieri, di leg­gere i suoi desideri; non apriva bocca ch'era già appagato... Dio!...             Dio!... Forse gli ho dato trop­po... forse l'ho saziato di me... M'ha tradita, si, si... ne             sono sicura... e poiché io urlavo e spasi­mavo... m'ha battuta. Voleva ch'io sopportassi!     Sopportare, comprende?... Ah, no, fuggita! Sono fuggita! Non dovevo forse fuggire?

il signore in grigio. Ma si, fuggire! Eh, diamine, ècosi naturale! È così semplice...

la signora dalla volpe azzurra. Ah, meno male, leimi dà ragione! Ho fatto        bene, dunque?...

il signore in grigio. Benissimo. Io pure, vede, sonofuggito. Da    tempo. Da un anno!

la signora dalla volpe azzurra. Sì, ma ora come farò?... Come farò?... Io           non posso vivere senza di lui... Non posso!... Mi dica lei come si può fare?

il signore in grigio. Eh, già, è questo il problema! Sicalmi, cara. Eh, diamine, un            modo si troverà... la signora dalla volpe azzurra. Veramente? Lei mi conforta. Rifletta un momento per me, la prego. Io non posso.

il signore in grigio (con il tono che si prende per ac­chetare i bambini). Adesso,             vediamo... Dunque lei...

(Si spalanca la porta del fondo e compare il si­gnore a lutto.)

scena sesta

detti, il signore a lutto,poila cantante,poila cameriera,poi le due ballerine.

il signore a lutto(entrando). Lo sapevo! L'avevo in­dovinato! Lei è un buffone! Il          più miserabile de­gli impostori! Ah, la sua predica al telegrafo! Per venir qui, poi, ad     approfittare della sventura di questa povera donna! (Rifacendo, in caricatura, il             signore in grigio.) « Voi commettete il più atro­ce delitto! » « Domani vi       vergognerete come la­dri! » « Andatevene, ora, se ne avete il coraggio! » Impostore!        Buffone! Saltimbanco! Ah, ma lei me la pagherà! Io non cerco che di finirla! Non   posso vivere più. Prima però lei me la pagherà! Pren­dersi zimbello di me! E che crede       ch'io sia un cialtrone suo simile? Io sono un uomo che soffre le pene dell'inferno! Io   cammino sull'orlo della ro­vina! Io sono capace di ucciderla. (Fa come per por mano        al revolver.)

(la signora dalla volpe azzurra manda un urlo acutissimo, e cade riversa sul     sofà.)

la cantante (si precipita, mezzo discinta, da sinistra). Dio! Dio! Ch'è stato? (Insieme         con i due signori si curva sull'amica, le sfibbia il corpetto.) Un po' d'acqua di   Colonia... I sali... Chiamate la mia ca­meriera...

il signore a lutto (si precipita al fondo e chiama).Cameriera! Cameriera!

il signore in grigio (scompare dalla porta di sinistra e rientra con l'acqua di      Colonia). Qui, ho trovato...

            (La cameriera si presenta dal fondo.)

il signore a lutto.     Presto, un dottore!

il signore in grigio(al signore a lutto). Via! Comeesagera lei! Ma che    dottore! Rinviene.

il signore a lutto(tra i denti). Vedrà, se esagero.Me la pagherà.

la cantante (in ginocchio davanti all'amica). Buona!Buona! Su, animo!... Non è    niente, cara!

la 1° ballerina (dal fondo). Ch'è stato?

la2°ballerina (dal fondo). Ch'è stato?

la cameriera.    Per il dottore devo andare, o no?

            (Sono tutti intorno allasignora dalla volpe az­zurra, s'ode la cantante         che continua ad esortare : « Su, coraggio. Non è nulla ».)

la cantante (si alza poco dopo : traendo un respiro). Ah, passato! Signori miei, non le       state addosso. (Alle ballerine.) Che fate voi qui, carine?

la 1°ballerina.             Nulla, nulla. Ce ne andiamo.

la2°ballerina.  Eravamo venute per dar soccorso. Ce ne andiamo.

            (Escono.)

la cantante (alla cameriera). Ninna, vattene via. (la cameriera esce.)

scena settima

ilsignore in grigio, la signora dalla volpe azzurra, il signore a lutto, la cantante.

la cantante. Signori miei, che maniera è cotesta: me la volete ammazzare?... E pure           sembrate due gen­tiluomini... Con una donna che non regge più dal dolore... (All'amica, che s'è sollevata sul sofà, e guar­da imbambolata il vuoto.) Ti senti meglio,         cara?

il signore a lutto. La colpa non è mia. Questo si­gnore ch'io non conosco, questo            impostore...

            (il signore in grigio ride.)

            Vede? Ha il coraggio di ridere, perché non crede ancora ch'io avrò da lui una       spiegazione esaurien­te! Insomma, questo buffone...

la signora dalla volpe azzurra (gemendo, straziata).Per carità!... Per carità...     io vi prego... vi supplico.

la cantante. Sentite o no, signori? La sentite? Volete continuare, forse? (Al            signore a  lutto.) Posso as­sicurarvi che il signore in grigio non è né un           impostore, né un buffone. Egli soffre come voi, come lei...

il signore a lutto.     Ma che soffrire! Si prende gioco di noi! Se ride! Vede? Ride.

la cantante(alsignore in grigio). La finisca di ride­re! Perché vuol ridere,    mentre l'angoscia lo divora?

il signore a lutto.     Ma che angoscia!... Che divora­re!... Scherza... Ma lo farò   scherzare io più tardi.

la cantante (alsignore in grigio). Ma pianga! Pianga come poco fa! Se ha tanto    da piangere!... Faccia vedere al signore a lutto che lei piange di dentro; e come    piange!...

il signore in grigio. E invece no! Io voglio ridere, perché il mio futuro uccisore si          convinca che io scherzo! Ed io scherzo. Si, scherzo! Scherziamo tutti. Ah! ah! ah! È          divertente: è straordinario. Suoni il piano. Danziamo. Chiamiamo le ballerine.

la signora dalla volpe azzurra(SÌ alza dì Scatto, e comincia a ridere, a   ridere,             a ridere). Ah! ah! ah! Ah! ah! ah!

il signore in grigio. Così va bene. (Accennando passi di danza.) Danziamo. (Al  signore a lutto.) Danzi pure lei, se bene a lutto. la cantante (con un urlo).     Basta: questa è la pazzia. (All'amica.) Amica mia, cara, piccola... No, non far cosi, tu             t'ammazzi, povera cara!

            (la signora dalla volpe azzurra dopo aver riso assai, assai, assai, cade   di nuovo sul sofà in uno scoppio di pianto.)

il signore in grigio (più pacato, alsignore a lutto). Or lei mi sappia dire, se        lei non scherza egual­mente. Peggio. Scherza, credendo di far sul serio. Se non   scherzasse non sarebbe qui. Un uomo come lei, con l'anima ancora piena di sua    moglie, con le narici ancora piene dell'odore di lei, che non è più sua, ch'è scappata ed             in questo momento è con un altro, certamente ha voglia di scherzare quando fa delle       scene per una donna che ha incon­trato due ore fa. Mi dica ora, se scherzo io o scherza   lei!

la cantante. Basta: vi prego, signori. Soffrite tutti e tre: ecco la verità. (Alsignore       ingrigio.) M'ab­bottoni la veste che m'è rimasta aperta dietro la schiena. Lei sarà    felice di rendermi questo servi­zio. (Va allo specchio.)

il signore in grigio.  Felicissimo. (Eseguendo.) Lei odora come un fiore : mi fa nascere una orribile tentazione. Se non fosse per il signore a lutto e per la sua amica,    qui presenti... la cantante. Che farebbe?

il signore in grigio. Poserei le labbra sulla sua spalla deliziosa.

la cantante. Glie lo permetto : purché stia buono poi.

il signore in grigio(la bacia).Ah, lei sarebbe cara come una mammina!

(il signore a luttostringe i pugni, la signora dal­la volpe azzurra sorride, invece.)

la cantante(stando sempre volta verso lo specchio). Ha finito?

il signore in grigio. Aspetti: ancora in giù: questi automatici non finiscono mai. Mi       metterò in ginoc­chio, sarà più comodo.

la cantante. Cosi m'abbottona e m'adora!

il signore in grigio. Si, l'abbottono e l'adoro. (Si è in­ginocchiato ed esegue. Però,          appena finito, le ab­braccia le ginocchia e si alza portandola in braccio.) la cantante    (con un grido). Ah!

il signore in grigio. Dove vuole andare? A teatro? La porto io!

la cantante(sempre in braccio al signore in grigio, sostenendosi con le mani sul capo        di lui, s'accorge che l'amica sorride). Che bel tipo! (Al signore a lutto.) Anche lei, via   sorrida un po'... Un po' sol­tanto... Andiamo, il signore in grigio. Andiamo, mio        assassino... (il signore a lutto ha un sorriso nervoso.)

la cantante.      Oh, finalmente!

il signore in grigio(apre le braccia perché la can­tante scivoli a terra, ma le richiude      subito ed ella è costretta a dargli un bacio). Riconoscentissimo. la cantante. Da bravi,       ora, figliuoli. Ascoltatemi. Fac­ciamo cosi... (Con aria materna, alsignore a lutto.) Lei venga qui, si sieda accanto alla mia amica. (Va a prenderlo per un             braccio, lo fa se­dere.) Lei, da quest'altra parte, qui.

            (il signore in grigio esegue.)

            Ed io qui, di fronte a tutti e tre. Orbene, figliuoli miei, io devo andare a teatro. Presto     stasera sarò libera. Dunque, se mi promettete di star bonini, vi propongo che insieme,             tutti e tre, andiate a pren­der posto in una bella trattoria che so io, e lì mi aspettiate per            la cena. Va bene?...

il signore in grigio. Obbedientissimo.

la signora dalla volpe azzurra. Però non si deve piùparlare di nulla.

il signore a lutto. Io non posso... non sono abituato...

la cantante.      Ma si, sia buono! Vedrà, si troverà bene.Diventerete amici. Lo siete          già. È vero?

il signore in grigio (alsignore a lutto). Mi dia la mano, (il signore a          lutto esita, poi glie la dà.)

La cantante. Oh! Ringraziamo Iddio! (Si alza.) Vado a prender la pelliccia. (Esce da         sinistra.)

            (Si sono tutti alzati.)

la signora dalla volpe azzurra. Vi prego: siatemiamici. Siate buoni con me.

il signore in grigio(prendendole la mano destra).Buono? Ma devoto, adorante!...

il signore a lutto(prendendole la sinistra). Io le domando perdono. (Glie la bacia.)

            (il signore in grigio le bacia la destra.)

ATTO TERZO

Saletta appartata, in una trattoria di lusso. Soffitto stuccato a fiorami con filetti d'oro : pareti di seta gial­la, nude. Lampadario centrale. Passaggio in fondo, a destra, nascosto da una tenda di seta, parimenti gialla. Finta porta a sinistra simulata da tenda eguale. Due tavole quadrate, bianchissime, scintillanti di cristalli: una a destra, una a sinistra. Circa due ore dopo il secondo atto.

scena prima

il signore a lutto, il signore in grigio,la signora dalla volpe azzurra, il 1° cameriere.

            (All'alzarsi della tela, i tre signori sono appena en­trati: hanno deposto nell'antisala i        pastrani e i cappelli: soltanto la signora ha trattenuto sulle spalle la sua volpe     azzurra.)

il 1° cameriere. È di lor gradimento?

il signore in grigio. Va benissimo. Però non occorre per noi che una tavola. Quella.       (Indica la tavola a sinistra.) L'altra potrebbe più tardi divenire im­portuna.       La tolga.

il 1° cameriere. Signore, come posso permettermi io?...La direzione del locale...

il signore in grigio. Comprendo. E allora... (Riflette; poi, al signore a lutto, alla signora dalla volpe azzurra.) Aiutatemi, di grazia, a risolvere questo       problema. Altrimenti noi avremo commensali non invitati.

la signora dalla volpe azzurra.       Ah, io non so dirle...Sono cosi stordita!...

il signore a lutto.     Anch'io; sto cosi male!...

il signore in grigio. Vediamo.

il signore a lutto. Non c'è un'altra saletta appartata           con una sola tavola?

il 1° cameriere.             Vi è, ma già impegnata.

il signore in grigio (come avendo trovato). Benissi­mo. (Alcameriere.) Voi appoggerete le quattro sedie di quella tavola (indica la tavola a destra.) con il capo         contro ogni coperto, come se avessero sonno. Anzi, toglierete un coperto, cosi i posti       oc­cupati resteranno tre.

il 1° cameriere.             Vogliono forse uscire lor signori, per ritornare più tardi?

il signore in grigio. Non mi sono ancora spiegato : la tavola che noi occuperemo          sarà quella. (La ta­vola a sinistra.) All'altra toglierete un coperto, e piegherete le sedie           contro i tre coperti che riman­gono.

il 1° cameriere.             Attendono altri tre signori?

il signore in grigio.Per l'appunto. Può darsi che vengano, può darsi che non vengano.   Ad ogni mo­do sia che vengano, sia che non       vengano, noi pa­gheremo per loro. Va            bene?

il 1° cameriere. Come comanda. (Leva il quarto co­perto dalla tavola a destra e ne             toglie la sedia che accosta alla parete: piega le altre tre sedie contro i tre coperti che rimangono.) Cosi?

il signore in grigio. Cosi. (Allasignora dalla volpe azzurra.) Perché       non s'accomoda intanto? (Fa posto alla tavola di sinistra.)

            (la signora dalla volpe azzurra siede in modo da rivolgere il volto al      pubblico.)

            A lei, amico. (Indica il posto alla destra della signora.)

            (il signore a lutto siede,il signore in grigio, sedendo a sinistra della     dama.)

            Ed ora alcune raccomandazioni.

il 1° cameriere(facendo l'atto di togliere il quarto coperto della tavola dove i signori si       sono seduti). Posso togliere il quarto coperto?

il signore in grigio. No : questo è un errore. Noi at­tendiamo una dama, la sola che       potrete far pas­sare. Abbiamo lasciate le indicazioni al bureau. Voi e il vostro secondo             eviterete che altri entri qui dentro.

il 1° cameriere. E i tre signori che hanno invitatoper l'altra tavola?

il signore in grigio. Sono certo che non verranno. (i4z due commensali.) È vero? Vi     pare che possa­no venire? Noi, si, siamo in due uomini con una donna sola. Ma è       difficile che al contrario vengano al restaurant due donne con un uomo solo.

il 1° cameriere  (stordito).Sarà...

il signore in grigio. Del resto è lo stesso : ceneranno idealmente con noi. Noi     soddisferemo i loro conti. Siccome non abbiamo fretta, cianceremo prima di iniziare   la cena.

il 1° cameriere.             Agli ordini. (Esce.)

scena seconda

            detti, meno il 1° cameriere, poiil 2° cameriere.

la signora dalla volpe azzurra(tremando). Signore, io non posso sopportare      l'incubo dei tre invitati che non verranno.

il signore a lutto(alsignore in grigio, scattando). Ma che maniera è la sua!         Siamo venuti per dimen­ticare, e lei ci mette dinanzi gli spettri! Togliamo via quella   tavola!

il signore in grigio. Suvvia non siamo bambini! è uno scherzo sciocco il mio. È mai       presumibile in­fatti che giungano a un tratto i tre esseri del no­stro tormento?...             Ridiamoci sopra... Figurarsi! Le nostre due donne a braccetto con l'uomo della signora, venuti per darci il colpo di grazia!... Ma­gari!... Persuadiamoci, piuttosto,             ch'essi di noi nem­meno si ricordano più; quantunque noi li adoria­mo e siamo disposti      ad infiorar loro la mensa. Anzi... (Si alza e suona il campanello.)

la signora dalla volpe azzurra. Che vuol fare?

il signore a lutto. Un'altra diavoleria?

il signore in grigio. Divertiamoci, non siamo venutiqui per divertirci?

il 2° cameriere(si presenta). Comandi.

il signore in grigio. Mi meraviglio che un locale di prim'ordine come questo non           fornisca fiori a ma­nate ai clienti. Procuratene subito un mazzo e di vario genere...

il 2° cameriere. Spero di trovarne di là. (Esce.)

scena terza

la signora dalla volpe azzurra, il signore in grigio,poi, per un momento,una mondana, un damerino, il 2° cameriere.

la mondana(fa capolino ed entra seguita daldame­rino. Sbirciando la tavola      vuota). Ci potremmo sedere qui.

il signore in grigio. Mi dispiace moltissimo, ma è occupato, come possono vedere.

la mondana.      Bebé, è una jattura stasera!  (Esce.)

il damerino(seguendola). Ninni, abbi pazienza, cara. Troveremo...

il 2° cameriere (rientrando, con un mazzo di fiori di­versi). Signore, è tutto quello che         ho potuto met­tere insieme.

il signore in grigio. Va benissimo. (Al cameriere, che sta per mettere i fiori sulla            loro tavola.) Ma no, non sono per noi. Date qua, e recateci intanto un antipasto vario    ed una prima bottiglia di cham­pagne.

il 2° cameriere.Agli ordini. (Esce.)

il signore in grigio(in piedi, con i fiori in mano). È quello che ci vuole.   (Avvicinandosi alla tavola vuota.) Al suo damo, signora, certamente lei non può che    offrire... Ecco: garofani rossi. Lo met­tiamo in mezzo lui, tra le due donne. È giusto : il          posto gli spetta: qui. (Depone sul coperto di mez­zo i garofani rossi.) E lei? (Al            signore a lutto.) Alla sua signora offrirà... offrirà... Dio mio... viole del    pensiero. Meglio di cosi?,.. (Depone sul coperto di sinistra.)

il signore a lutto(scattando, con un tremito di sin­ghiozzi nella voce). E lei a quella         sciagurata che l'ha reso tanto pazzo, che lo fa incrudelire così orribilmente, che cosa   offre? Che cosa? Dica, dica,..

il signore in grigio(ridendo). Io? Ecco : crisantemi. (Depone sul coperto dì destra.)       Si può essere aman­ti più compiuti di noi tre?         

            (il 2° cameriere rientra recando l'antipasto e lo champagne, il signore in         grigio si siede al suo posto, il signore a lutto cade affranto al suo. il 2°        cameriere serve e versa.)

il 2° cameriere. Se vogliono ordinare per dopo... Av­vertirò il primo cameriere.

il signore in grigio. Per ora vogliamo soltanto che nessuno entri qui, come già s'era       detto.

            (il 2° cameriere esce guardando sbalordito la ta­vola vuota con i fiori.)

la signora dalla volpe azzurra. Fa caldo!... Che cal­do!... Io mi tolgo la volpe.

il signore in grigio. Se la tolga. (L'aiuta a togliersi la volpe e la depone sulla sedia        libera.)Il caldo, ve­drà, a poco a poco aumenterà. Beviamo or dun­que a noi ed agli     assenti. (Alza il bicchiere, e poi­ché gli altri due non fanno altrettanto) Ma via,       veramente sono diventati melanconici per il mio scherzo? Signore, la prego, si metta             di buon umo­re, io voglio diventare suo amico, da bravo! Così, grazie. (Cozza il    bicchiere contro quello del signore alutto che si è risolto ad alzarlo. Poi           alla signora dalla volpe azzurra.)Anche lei, bella signora, non mi        faccia assalire dai rimorsi; io sono sciocco, sì, ma non voglio farle del male. Oh,   brava, senza tremare! (Cozza anche contro il bicchiere dilei. Bevono.) Vedranno: a         poco a poco, riscaldandoci, dimenticheremo le nostre sciagure... Anzi, ci par­ranno tra   un'ora, quando avremo bevuto un po' di più, così ridicole, che ci meraviglieremo di        averne tanto sofferto. Mi credano, amici cari, è così. (Alla donna.) Quando tra poco la             sua bionda compagna ci raggiungerà, non ci riconoscerà più,trovandoci giocondi,            ridenti, nuotanti in un ocea­no di beatitudine. (Versando.) Beva... Beviamo.

la signora dalla volpe azzurra (volgendosi alsigno­re a lutto).     Comincia a girarmi la testa.

il signore a lutto (premuroso, paterno, prendendole le mani, accarezzandogliele).         No, cara, no. Le con­fesso che ora do ragione al nostro amico: bisogna sforzarsi             d'essere allegri. Un po' di capogiro, non è niente. Adesso io mi sento meglio.

la signora dalla volpe azzurra (lasciando le mani del signore a lutto e accarezzandosi la gola ed il petto). In verità è confortante. Non so, m'invade un        benessere...

il signore in grigio. Ecco finalmente ch'io raccolgo una volta il premio delle mie           fatiche. Vi sono grato del riconoscimento... e bevo alla vostra pas­sione. (Beve.)

il signore a lutto (animandosi). Sono felicissimod'averla incontrata al telegrafo!            (Beve.)

la signora dalla volpe azzurra. Anch'io, commossa! (Beve.)

il signore in grigio. Vedranno. C'innamoreremo per­dutamente tutti e tre di noi tre        stessi. Non ci la­sceremo più. Ancora per qualche tempo avremo da superare tristezze e      sconforti, poi la vita del nostro terzetto ci darà vita: ci verrà una gran voglia di godere.            Godremo a più non posso. Viag­geremo, andremo all'estero, in Europa, poi in             America, poi forse in Australia, e chi sa se non anche in India, in Cina ed in         Giappone... Sempre tutti e tre... Della mia antica fortuna mi resta ancora ab­bastanza.   La sperpereremo. Ma, viaggiando, noi guadagneremo tesori! Senza volerlo concluderemo affari inverosimili: in California con le miniere aurifere, in India con la pesca delle perle!... Con­fidiamo nella vita : è sempre la donna l'essere che possa   ispirare ed accendere la fantasia. (Al signo­re a lutto.) Non sia geloso, la prego; ma   avendo perduto la nostra, è gran fortuna aver trovata que­sta divina creatura!... (Bacia la mano allasignoradalla volpe azzurra.)

la signora dalla volpe azzurra (alsignore a lutto).

            Mi pare ch'egli sappia incoraggiarci. Sono lieta nel vederla sorridere. il signore a lutto      (sorridendo). Non so come, ma le parole di quest'uomo avvincono. Comincio a ve­der     luce nell'avvenire. il signore in grigio (suona il campanello). Se giun­ge la nostra       amica bionda, non abbiamo champa­gne da offrirle: bisogna ordinarne altro.

            (Scoppia un diverbio dietro la tenda.)

scena quarta

detti, colui che non doveva giungere, il 1° cameriere.

il 1° cameriere(di dentro). Le dico che lei non puòpassare! Qui è tutto occupato. colui       che non doveva giungere (di dentro). Figurarsi! Ho girato tutti gli alberghi, tutti i    restaurants, i teatri e le buvettes della città!... Sarete voi a im­pedirmi d'entrar qui    dentro?...

la signora dalla volpe azzurra (si sbianca, cominciaa tremare). Lui!

il signore a lutto. Chi?

Il signore in grigio. Chi?

la signora dalla volpe azzurra. Si, lui! lui!

il 1° cameriere(di dentro). Lei esercita una prepoten­za! Lei non passerà!

la signora dalla volpe azzurra. Dio! Dio! (Si è alzata,non sa che fare.)

il signore in grigio. Coraggio. L'ultimo solito espe­diente. La tenda. (La conduce           dietro la tenda della finta porta.) Qui, immobile! (Va a sedersi. Alsigno­re a             lutto.) E noi... fingiamo di nulla!... colui che non doveva giungere (di dentro). E   basta, dunque! M'avete seccato!

            (Si vedeil cameriere che rincula ed entra quasi ruzzolando dietro una spinta.          Comparecolui che non doveva giungere.)

il 1° cameriere(adirato, ai due seduti). Signori, èentrato con violenza. Io l'ho          avvertito. colui che non doveva giungere (alto, robusto. Pastra­no abbottonato,        cappello in testa, ombrello. Al cameriere). Va bene : adesso, potete andare.

            (il cameriere resta indeciso, poi esce.)

scena quinta

detti, meno il 1° cameriere.

colui che non doveva giungere(annusa l'aria ripetu­tamente, dilatando le   narici, con scrollate di spal­le. Come a se stesso). Non m'inganno. (Poi ai due che son rimasti a sedere, fingendo impassibilità.) Cosicché lor signori vengono in una saletta           appar­tata di restaurant per intrattenersi tète-à-tète tra loro due...

il signore in grigio. Eh... già... Sa... molte volte si è cosi nervosi e si viene prima            dell'ora... E poi, necessariamente, si deve attendere... colui che non doveva giungere.         Adesso, vorrebbe far­mi credere che la donna deva ancora venire! (An­nusando l'aria.)        No, caro signore. Ella è qui.

il signore in grigio. Oh, via, lei vuol darsi le arie di conoscitore stupefacente!    Annusi, annusi!... Eh, dia­mine!... In un restaurant come questo, dove ogni dama che            entra...

colui che non doveva giungere. L'odore che io dico, signore, lo riconoscerei non qui, ma in una serra. {Dando un pugno sulla tavola.) Basta! Dove?... Una giornata        infernale! Tutta Milano ho frugato.

il signore in grigio. Tragedie! La compatisco, signo­re!... Ma qui ha sbagliato.

colui che non doveva giungere.Sbagliato? il signore a lutto (scattando, preso       da un convulso). Sbagliato! Sbagliato! Ma come si permette lei d'entrare e disturbare,         senza conoscerli, due genti­luomini che per i fatti loro...

colui che non doveva giungere(che ha frugato con gli occhi già da per tutto         nella saletta, fa alsigno­re a lutto un cenno ironico perché stia zitto). Zitto! (Si       avvicina freddamente alla sedia libera, ne prende la volpe azzurra e innalzandola e      facen­dola spenzolare.) E questa?

            (il signore a lutto ammutolisce.)

il signore in grigio (tentando un'ultima parola). Eb­bene? Che significa?

colui che non doveva giungere. Che significa?... Glie lo dico io: trecentottanta    lire, comperata appena dieci giorni fa, da Toldi, corso Garibaldi, Torino. Vuol vedere?     (Mostra alsignore in grigio la marca della volpe azzurra.) Va bene?

il signore a lutto(convulso). Senta, signore, ora cer­tamente lei potrebbe immaginare      chissacché!... E invece noi da galantuomini possiamo giurarle, sul­la nostra parola   d'onore...

il signore in grigio(senza perdere il suo sangue freddo), E poi, vede? (Indicando           l'altra tavola.) Anche lei era invitato, non un convitato ideale, è ve­ro, ma il posto glie      l'avevamo ben tenuto in serbo. Se non crede, domandi al cameriere. Già, lei può    riconoscerlo il suo posto, a prima giunta. Garofani rossi, tra viole del pensiero e             crisantemi. Invidia­bile, se riflette che la tristezza romantica delle viole può essere            l'espressione d'un cuore esulce­rato di un marito che non riesce a odiare la con­sorte    infedele; — potrebb'essere il caso del signo­re qui presente!... — e che, Dio mio, i         crisantemi sopra un piatto, divengono più funebri che sopra una tomba: un amante —       può facilmente indovi­narlo — che ha dettato la sua pietra sepolcrale!...

colui che non   doveva giungere. Comprendo soltanto che, per buona sorte,         sono arrivato a giusto punto.

            (Va verso la porta finta, ne solleva la tenda, dietro cui appare, d'un pallore mortale,        la signora dalla volpe azzurra, che chiude gli occhi, e come non   reggendosi più in piedi, si piega sul petto di lui.)

            Su, cara, adesso non ti far prendere dal solito con­vulso : né ho voglia di far scene, ché    ho perduto una notte in treno e giro da stamattina, I conti, se ce ne saranno, li faremo a casa, (Le posa sulle spalle la volpe azzurra; le raccomoda la veste.) Se ho torto, non           dovevi ripagarmi con torti più gravi.

il signore a lutto (quasi in lagrime). Nessun torto. Domandi alla sua amica, la    cantante.

il signore in grigio. Non occorre: il signore è mae­stro. Ha già compreso chi siamo noi   due.

colui che non doveva giungere. Due sciagurati certa­mente. Buona sera, signori!   (Esce, trascinandosi la signora dalla volpe azzurra che, passando ac­canto alla tavola     dei fiori, pur barcollando, ha mo­do di stendere una mano, prendere i garofani rossi,        e, uscendo, ficcarli tra il petto e il pastrano di co­lui che non doveva giungere.)

scena sesta

il signore in grigio, il signore a lutto.

il signore a luttovacilla un momento come se stes­se per cadere. Poi corre verso il         fondo). No! No! Non ve ne andate!...

il signore in grigio (arrestandolo). Ma che fa? Che vuol fare?...

il signore a lutto  (ripiegando, stanco). Via... Via... Sen'è andata via dandogli i             garofani!...

il signore in grigio. Soltanto i garofani? Tutto gli darà ancora, l'anima, il corpo,             l'esistenza!... Eh, diamine, se giungesse a un tratto, inattesa, ella, l'infedele, convertita         a chiederle perdono... le vio­le del pensiero?... non le darebbe il sangue delle vene lei?

il signore a lutto (cascando a sedere come una ma­rionetta cui sia stato reciso il filo.)    Si, si... è vero... (Scoppia in un pianto disperato.)

il signore in grigio (muovendo qualche passo versola tavola dei fiori, e come a se         stesso).Io, però, per me… se ne volesse (Prende i crisantemi) ecco, al massimo,            crisantemi!... (Li sparge per terra come sopra una bara.)

il signore a lutto(sempre tra i singhiozzi). Megliofinire... morire...

il signore in grigio(sempre come tra sé).  E’ quelloche io penso ormai.

il signore a lutto(sempre tra i singhiozzi). Averne il coraggio!... Il coraggio di    spezzarla questa ter­ribile esistenza!...

il signore in grigio(come un'eco). Quale coraggio?... Per me non ce ne vuole      un'oncia!... Poveretto! Ha ancora il cuore da mangiarsi lei!... Io... tanto tem­po che l'ho           divorato!...

il signore a lutto. Ed ho provato, sa!... Ho provato... il signore in grigio. Comprendo.   Ma ancora non è maturo. Attenda... Attenda. (Mentre parla, lenta­mente trae di tasca          ilportafogli, ne cava una car­tina, l'apre, s'avvicina alla tavola e ne versa il con­tenuto             in un mezzo bicchiere di champagne, bat­tendo con il dito il pezzetto di carta, perché         la polverinacaschi interamente.) Quando le avrà pro­vate tutte... vedrà, le sarà facile.             Oh, guardi, facilissimo!... Tutto sta nell'esperimentare sino in fon­do che non c'è verso:    che né a diritta né a manca c'è via d'uscita, che non si scappa... Allora lei           chiacchiererà molto... molto... come me. Sentirà un gran bisogno di discorsi... di          parole... Ascolterà la sua voce come quella d'un altro, d'un cattivo attore             rompiscatole.., Le parrà che sia il vento a entrare dentro il suo petto vuoto e a farle          fischiare folate di corbellerie... Quando sarà ridotto pietra pomi­ce... allora... lo farà    come nulla... (Tracanna d'un fiato.) Cosi. Chi ammazza?... Nessuno.

il signore a lutto(lo guarda sbalordito e ammirato;con la voce d'un idiota).        Dunque... lei?... Risolto?...

il signore in grigio. Non sono mai stato di là... Tut­tavia, spero... (Gli tende la    mano.) Arrivederla, dun­que. Mi saluti la bionda signora che verrà. Ecco una creatura      che mi sarebbe piaciuto rivedere! Uhm, le dirà lei del mio ricordo! (Brevissima pau­sa.   Picchiandosi la fronte.) Svagato!... Non ho il tempo di pagare il conto, ora!...             Toccherà a lei- Mi perdoni... un contrattempo involontario!... (Esce a passo          affrettato.)

scena settima

il signore a luttosolo, poi la cantante,il 1° cameriere (di dentro).

il signore a lutto(rimane come istupidito al suo posto a fissare il vuoto ripetendo           stupidamente). « Risolto... Già risolto!... »

            (Pausa. S'ode qualcuno che passa dietro la tenda cantarellando. Ancora mondane che    passano ri­dendo rumorosamente. Pausa. Ancora risate, suo­no di posate e di piatti. Pausa.)

la cantante(di dentro). Qui?

il 1° cameriere(di dentro). Qui, signora, s'accomodi. la cantante (si precipita festosa in       iscena, ma scor­gendoil signore a lutto, solo, s'abbuia in viso, rimane       interdetta). E gli altri?

il signore a lutto(risponde prima con un gesto dellamano, poi con voce stanca).            Uhm! Partiti..,

 la cantante. Come? Perché?

il signore a lutto(idiota). Risolto!... Lui giunto e trascinata lei. la cantante. L'avevo       preveduto! E l'altro?

il signore a lutto (scrolla le spalle). Risolto!... (Indi­ca la cartina aperta e vuota,             rimasta sulla tavola.)

la cantante(comprendendo). Dio!... Possibile?... (Fa per precipitarsi verso l'uscita.)           Ma bisogna cercar­lo! Bisogna...

il signore a lutto. Inutile!... a quest'ora... (Aggrap­pandosi a lei in preda a un nuovo       assalto d'ango­scia.) Aiuti me, piuttosto!... Aiuti me a vivere!... (Scoppia in singhiozzi, mentre le si stringe addos­so come un naufrago alla tavola.)

la cantante(pallida, rivedendo invece l'altro nella memoria). Peccato!... Forse avrei           potuto amarlo!...

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