Mattutino

MATTUTINO

Una scena

di ROBERTO MINERVINI

PERSONAGGI

LA MONACA

IL PRESTIGIATORE

Commedia formattata da

Sono le sette del mattino. Nel parlatorio di un monastero - uno di quei monasteri un po' umidi e tetri che s'intravedono dallo spioncino quadrato delle porte barocche, negli antichi quartieri delle citt, una monachella rubiconda, - intenta a ritagliare piccoli dischi d'ogni colore da alcuni fogli di carta velina sparpagliati sul tavolo, nel mezzo della camera, fra il calamaio di porcellana celeste, il portacarte di paglia con i fiocchi di lana, la statuina di San Michele arcangelo mutilata di un braccio.

Sul divano di fondo seduto il Prestigiatore. Costui appartiene ad una categoria di gente allegra che ormai va scomparendo dai salotti delle buone famiglie, dove quarantanni fa un simile tipo lpido, come si diceva allora, era disputato, atteso, richiesto. Di quest'epoca scialba e letteraria, tipo cartolina illustrata, egli porta ancora i segni nei baffi impomatati, nel colletto altissimo, nella miniatura sulla cravatta, nella camicia inamidata, in altre piccole cose certo trascurabili, ma che contribuiscono a dargli l'aria di qualcuno che sia scivolato da un grosso album-ricordo lasciato ad ammuffire, senza interesse e senza rimpianti, nell'ultimo angolo di una mensola, in un'anticamera dove regnano per tradizione i trofei di caccia di un leggendario nonno, vissuto in Africa, e le sciabole arrugginite d uno zio, egualmente leggendario, colonnello dell'armata garibaldina.

La pallida luce che cade dalla finestra in alto, con l'inferriata, conferisce un aspetto quasi sepolcrale al parlatorio, cos che l'affresco annerito alla parete di destra, la crocifissione intagliata nei quadratini di un cartone bristol giallo-oro, a quella di sinistra, e tutti gli altri oggetti, infine, che caratterizzano codesti luoghi, sono ammantati di un colore grigio, opaco, che si diffonde e li rende polverosi, uniformi.

La Monaca, vergognosa, semplice e taciturna, sempre assorta nel suo lavoro. Il Prestigiatore, che ha deposto sul divano il cappello duro e un vistoso bastone d'ebano con il monogramma d'argento, guarda di sottecchi la donna e i tondini di carta che cadono e si ammassano in un cesto ai piedi di lei. Per favorire, forse, un discorso che ha in mente di cominciare, canticchia in modo indefinibile e si accompagna tamburellando con ]e dita sulla scatola che gli accanto, una scatola a guisa di quelle che u-sano i pittori per dipingere all'aperto, appena un poco pi alta e con una strisciolina di cuoio che serve per reggerla.

Un uccello, attratto da misteriosi richiami, naturalmente nostalgici e malinconici, viene a battere ogni tanto un colpo d'ala contro lo stipite della finestra e a deporre qua e l, negli spazi dell'inferriata, il fischietto tre molante della sua voce.

Il Prestigiatore - Cos, da un momento all'altro... (Tentenna esageratamente il capo) Ecco la morale della favola!

La Monaca - L'ha con me? (Lo guarda con curiosit ed accenna un vago sorriso di convenienza). Oh, non potranno tardare molto.

Il Prestigiatore - Che buffa commedia... Non una tragedia, un dramma: una commedia bella e buona. Oggi si crepa di salute e domani... Ma che dico! Domani? Fra un minuto si pu... Ci pensa, lei, che fra un minuto si pu?...

La Monaca - Uhm!

Il Prestigiatore - Non ho detto che deve essere cos, che deve capitare proprio cos: potrebbe, ecco... Per loro niente, si capisce... Si va e si viene. Il contatto, l'abitudine... Una specie di mestiere, insomma.

La Monaca - (risentita) Un mestiere?!

Il Prestigiatore - Missione, allora? La bella parola! Missione... Il mondo pieno di queste belle parole... Bolle di sapone. Ma... (Una pausa incolore) Lei non pu negarmi, intanto, che voialtre un po' per volta, piano piano, automaticamente, avete imparato a considerare la morte come un episodio trascurabile.

La Monaca - Volont di Dio, egregio signore. Ci chiamano e si va.

Il Prestigiatore - (imbarazzato, per riparare) E crede che io non compatisca codeste povere donne costrette a vegliare i defunti? Se le compatisco! Le dico di pi: spontaneamente io non sarei venuto qua, stamattina. Ma i parenti in queste circostanze non sanno che fare, non sanno che chiedere... Esigono le cose pi inutili.

La Monaca - (con alta convinzione) Noi, indegnamente, siamo abituate a pregare davvero e con fervore. Lei non parente del morto?

Il Prestigiatore - Se l'ho conosciuto ieri sera! Sono un vecchio amico della famiglia di sua moglie. Sua moglie, pensi, cresciuta qui, sulle mie ginocchia. E l prima volta che capito nella casa di suo marito, dopo tanti anni che non l'avevo pi vista, mi cade questa tegola sul capo. Ah, le confesso che sono avvilito, contrariato! Morti repentine niente. Tutto ci che violento non mi appartiene. Sono di carattere mite, ordinato, logico. E poi la morte subitanea come un colpo di fulmine la cosa pi inverosimile che io conosca. Ma che tragica! Le ho gi detto: una farsaccia. Un omone roseo e lucido che ti scivola sul divano e reclina il capo sullo sparato della camicia: morto, piombato d'un tratto come un fantoccio dal filo spezzato. Dico io: significa morire, logicamente morire? Immagini ci che accade: chi accorre, chi ha paura, chi finge d'aver paura, chi va in cerca di un medico, chi accresce con molta buona volont il trambusto del momento. Il medico viene, tasta, il polso, la fronte, fa una boccaccia e... felicissima notte. In codesti casi, creda a me, il medico inutile.

La Monaca - Era vecchio?

Il Prestigiatore - Ecco il punto. Quando avviene una cosa simile, ognuno dice la sua, tutti sono bene informati. Chi afferma che ha quarant'anni, chi quarantacinque, chi sessanta. Ma non dimostrava pi di cinquantanni, a vederlo. Un bonaccione gioviale e senza pretese... Pace all'anima sua, si tingeva i capelli. Ho l'occhio acuto, io.

La Monaca - Abita lontano?

Il Prestigiatore - Abitava, vuol dire? Adesso ... volato...

La Monaca - (impaziente, interrompe il lavoro) Le suore dove dovranno recarsi?

II Prestigiatore - All'angolo del Corso, numero due, quarto piano.

La Monaca - (quasi fra se) Quarto... (Ripigliandosi) Se vuole andare, stia tranquillo. Quando saranno di ritorno, gliele mander subito. Appena cinque minuti per ristorarsi.

Il Prestigiatore - Veramente, non mi stancher mai di ripeterlo, se dovessi decidere io, starebbero freschi. E che? Un cuore bisogna pure averlo. Ed io non aggiungerei allo spettacolo del morto che se n' volato da un momento all'altro, nel pi bello della festa, con un sorriso sulle labbra, come per fare una beffa a tutti, l'altro spettacolo di due monache che si mettono l a liquefarsi, a sciogliersi in lacrime...

La Monaca - (con la speranza di congedarlo) Non possono tardare molto, ripeto. Penser io, non dubiti.

Il Prestigiatore - (continuando) Un martirio, a vederle. Quei volti pallidi, quegli occhi lividi... Lei no, strano. Cos florida, cos colorita... Dev'essere nata in provincia.

La Monaca - (quasi mortificata) lo non...

Il Prestigiatore - Ho capito. Ho capito a volo. A me basta un'occhiata, un niente. Lei non va in giro.

La Monaca - Da qualche anno mi occupo solo della portineria. E di questi tempi, che la superiora anche lei costretta ad uscire, bado alla cucina e alla chiesa.

Il Prestigiatore - Lavora, si vede. Cio no, non si vede. Scherzo, scherzo. Saranno in molte ?!

La Monaca - Ah, una ventina! E una conversa da cinque anni paralitica. Mille cose da fare, mille. Si finisce e si ricomincia da capo. Qua non si riposa pi, Ges misericordioso! Da tre notti non si dorme. Tre giorni e tre notti che resto sola con la conversa. Da domenica i letti sono intatti. Che vuole?! Non ho l'animo, io, di riposare.

Il Prestigiatore - E' inaudito! Guarda un po' che discorsi... Questa s che una tragedia autentica! Non vado via perch si tratta di pochi minuti, ma non reggo, non reggo punto. No, no, no. Aria. Aria e luce. E allegria. Come si dice? Uomo allegro... con quel che segue. Niente fracasso, intendiamoci, niente pazzie. Moderazione, calma, serenit di spirito e di corpo. Ma divertirsi! Sopra tutto divertirsi. Io da stanotte navigo in un altro mondo. Che Dio mi faccia morire anche domani, ma tranquillamente, per carit, senza la gente d'intorno che venuta con tutte le intenzioni migliori di questo mondo, ma non certo per assistere ad uno scherzo di cattivo genere. Nel mio letto, magari solo, ma nel mio letto. E non voglio fiori, monache e che so io! Lo lascio scritto a stampatello. Non amo e non ammetto le forme esteriori. (Si tocca il petto) Il dolore dev'essere qui, tutto qui.

La Monaca - (che ha ripreso i suoi tondini, l'ascolta distratta).

Il Prestigiatore - Appunto per queste forme io devo aspettare. Caschi l'universo, bisogna aspettare. Perch , solo quando mi vedranno comparire con le due monache avr l'aria di uno che ha compiuto interamente il suo dovere.

La Monaca - (impaziente) Che ore sono?

Il Prestigiatore - (cavando dal taschino l'orologio) Le sette e mezzo.

La Monaca - Grazie.

Il Prestigiatore - Guardava il mio orologio? Antico. Sa, uno di quelli con la chiavetta. Ma preciso, questo s. Taglia in due il secondo. (Depone la scatola, che aveva poggiata sul fianco, accanto al cappello, si alza, si avvicina alla monaca, glielo mostra).

La Monaca - (indifferente) Bello.

Il Prestigiatore - Regalo del duca di Montalto.

La Monaca - (c. s.) Ah?!

Il Prestigiatore - L'ha conosciuto, lei, il duca di Montalto?

La Monaca - Come vuole che l'abbia conosciuto?

Il Prestigiatore - Pardon! Sappia allora che apparteneva ad una delle migliori famiglie italiane. Un perfettissimo gentiluomo di vecchio stampo. Me lo regal appena tornato dalla Svizzera. La Svizzera, come sa, la patria degli orologi. Il duca, poverino, era il pi affezionato dei miei ammiratori. Se mancavo una sola volta ai suoi ricevimenti, se ne contristava al punto da portarmi il broncio per un mese. E non creda: allora ero appena alle mie prime armi.

La Monaca - (con una leggera punta di curiosit) Che faceva?

Il Prestigiatore - (finalmente sicuro e trionfante) Me lo legga in fronte.

La Monaca - (interrompendo di nuovo il lavoro) Non capisco...

Il Prestigiatore - Ma s'indovina subito, perd... (Correggendosi) perbacco. O io non sono pi io?

La Monaca - (sbalordita) E lo dica!

Il Prestigiatore - (battendosi la fronte) S, vero, lei non pu capire. Stupido che sono! Le spiegher.

La Monaca - Ecco...

Il Prestigiatore - Mi ascolti bene. Quando si vede qualcuno con questi occhi azzurri, penetranti, che parla con la sicurezza e il tono della mia voce, che si muove a scatti (accenna con le braccia), si dice subito e senza pericolo di sbagliare: costui un prestigiatore

La Monaca - (sorpresa dalla parola per lei in comprensibile) Eh?

Il Prestigiatore - (sillabando) Pre-sti-gia to-re. Io esercito questa professione da molti anni, ero uno sbarbatello quando cominciai a far ballare su queste dita i primi bussolotti!, e durante questi anni di fatica e ricerche, sono stato costretto a sacrificare le ore del riposo, quelle dello svago, quelle che ogni uomo dedica alla famiglia. Ma quando non si fa per vivere, si dice che si fa per diletto. E sia! Perch , vede, uno ha la passione per i francobolli, un altro per le farfalle, un altro ancora per le scatole di cerini. Cianfrusaglie! Io, invece, mi occupo, sia pure, come dicono, per diletto, di una scienza. E ne ho avute di soddisfazioni! Non sono io, forse, l'inventore della pistola spruzza-profumi? Dell'uovo equilibrista? Della chiave invisibile? Se vedesse! A casa conservo i giornali che parlano di me nei resoconti mondani. Un fascio di giornali alto un metro. E sa come mi chiamano? Il re dell'illusionismo, il principe del mistero...

La Monaca - (sbigottita) Io devo pensare ad altro. Bisogna preparare le rose per il mese di maggio. Non vede? E ho poco tempo. La superiora sar qui a momenti.

Il Prestigiatore - (eccitato) Non si dir mai che le abbia messo un tarlo nel cervello e me ne sia andato come un cialtrone qualunque... (Pausa) Una idea! E perch no? Sicuro, sicuro... Non c' nulla di male, anzi. Carina, carina tanto. A non pensarci prima! Animo, via... Un piccolo esperimento, al massimo due, al massimo tre. Un programmino ridotto. Le mostrer praticamente di che si tratta.

La Monaca - Grazie, grazie, ma io...

Il Prestigiatore - Zitta. Si affidi a me. Quando ho stabilito un programma, sia pure il pi semplice, non saprei rinunziarvi per tutto l'oro di America. E si convinca che ci che le; ho detto prima a proposito del povero morto, ha un valore molto relativo. Ho avuto anch'io la mia parte di dolore, si capisce. Ma un dolore serio e misurato, come si conviene alle persone della mia et o della mia intelligenza. Se ho parlato cos, le confesso che ero ancora sotto l'influenza della contrariet ricevuta. Colpa del fato, lo so, ma si resta male lo stesso. Preparare dodici giuochi di prestigio da eseguire per la prima volta, e vederseli dileguare in un soffio, mentre tutto pronto, l, nella scatola, e freme, e bolle, e scricchiola... aspettando che le mie mani...

La Monaca - (interrompendo) Signore, non posso darle ascolto. Se ne vada...

Il Prestigiatore - Andarmene? Adesso lei che giuoca. Ma se nuore dalla voglia di conoscerla, di apprezzarla, questa mia qualit...

La Monaca - (implorante) Il portone aperto.-.. Entrer la superiora e mi chiuder in cella per colpa sua...

Il Prestigiatore - (prende la cassetta, l'apre, tira fuori una bottiglia finta, un uovo di marmo, un fazzoletto colorato, una pistola, una bacchetta di ebano. Distribuisce gli oggetti con ordine e con calma sul tavolino) Mi dia una moneta.

La Monaca - (in visibile orgasmo) No, per carit. Non ho nulla.

Il Prestigiatore - (prende dal piatto del calamaio una medaglia sacra) Trovato. Fa lo stesso.

La Monaca - La medaglia di San Damiano!

Il Prestigiatore - Attenzione, attenzione. Uno, due, tre (La spinge in alto, la raccoglie con la destra; dischiude le dita), Opl... Nulla. Scomparsa.

La Monaca - (segue inebetita il giuoco).

Il Prestigiatore - (battendo tre colpi con la bacchetta sulla bottiglia) Sollevi.

La Monaca - (un po' incuriosita, un po' soggiogata, si avvicina. Tuttavia non ha l'animo di toccare la bottiglia) Perch ?

Il Prestigiatore - (tono di comando) Sollevi.

La Monaca - (eseguisce; poi, come se non credesse ai suoi occhi, palpa la medaglia) Come ha fatto?

Il Prestigiatore - Non si distragga, prego. Calma e riflessione. (Prende il fazzoletto) Ecco un semplice fazzoletto di seta senza trucco. (Lo chiude un po' per volta nel cavo delle mani che avr congiunte) Pi piccolo, pili piccolo, sempre pi piccolo... Una, due, tre... (Dischiude le mani) Sparito anche il fazzoletto.

La Monaca - (tremando) Se ne vada, ora.

Il Prestigiatore - E dove mai si sar nascosto? (Finge di cercarlo) Lo sa, lei?

La Monaca - Basta, basta...

Il Prestigiatore - Non sa nulla? Lei non sa nulla? Ma se l'ha rubato?!

La Monaca - (sorpresa) Io?

Il Prestigiatore - (finge di tirarlo alla svelta dalla manica di lei) Eccolo, non m'ingannavo... (Scherzoso) Anche in convento accadono di queste cose... Bricconcella!

La Monaca - Ma perch non vengono? Lei cos andrebbe via.

Il Prestigiatore - (enfatico) Io sarei capace perfino di farle vedere il diavolo in quella bottiglia di cartone.

La Monaca - (segnandosi) Vergine Santissima! (Quasi gridando) Mi lasci, mi lasci!

Il Prestigiatore - Scherzo, diamine. Ma come ha potuto crederlo? Lei, benedetta ragazza, s'impressiona per niente. E dire che stata lei a suggerirmi l'idea di regalarle uno spettacolo gratis.

La Monaca - (per un momento ardita) Noi? dica bugie!

Il Prestigiatore - Lei, lei, \magari senza volerlo, magari senza saperlo, che si mette l a ritagliare la carta velina per le rose e pretenderebbe di sciupare cos le sue giornate.

La Monaca - Ma che dice? Che vuole?

Il Prestigiatore - (che ha preso il suo cappello duro e lo tiene, con la sinistra per la falda, come se lo reggesse per un manico) Si fa presto. Basta un solo minuto. Appena un minuto. Attenzione. Una... Due... Tre. (D un colpo con la bacchetta sul cappello) Opl... Guardi... Guardi... Guardi bene.

La Monaca - (istintivamente si china e guarda. Nel cappello si aprono e salgono, a misura che l'uomo accompagna la fioritura scuotendo la falda, corolle e corolle di rose di carta velina: rosse, verdi, gialle).

Il Prestigiatore - (al colmo dall'entusiasmo) Eh, quando mi ci metto, anch'io sono capace di far miracoli. E adesso lasci che il mese di maggio venga trecentosessantacinque volte l'anno... (Ride metallicamente).

La voce della Superiora - Suor Letizia? Suor Letizia? E' venuto nessuno?

Il Prestigiatore - (sorpreso, ricomponendosi ed avviandosi verso la porta) Io. (Scompare) Abbiamo un morto in casa: gli occorrono due monache per oggi e due per stanotte.

La Monaca - (sempre attratta verso il cappello che rimasto sul tavolino, segue paurosamente con lo sguardo le rose che si accartocciano, si aprono, salgono, cadono) Il diavolo... Il diavolo!...

FINE

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