Commedia brillante in tre atti
di Antonio Gandino
Personaggi:
Ambrogio Lodera
ragioniere, anni 45-50, vedovo
Carlo Lodera, suo figlio
universitario, studente in medicina, anni 20-25
Massimo Altieri, amico di Carlo
studente in lettere e filosofia, anni 20-25
Gino Denisi
operaio meccanico, anni 20-25
Carlotta Manzi, ved. Guerci
anni 40, benestante.
Ada Guerci, sua figlia
studente in medicina, ragazza di Carlo, anni 20-25
Vanna Amati, amica di Ada
studente in lingue straniere, ragazza di Massimo, anni 20-25
Lella Bruni, amica di Ada e di Vanna
insegnante, anni 20, ragazza di Gino
Teresa Vedovato
domestica in casa Loder, anni 40-45
L'ing. Agostino Guerci
anni, 40-50, zio di Ada
Scena unica per i tre atti.
L'azione si svolge in una qualsiasi citt d'Italia,
purch vi esista una Universit. Oggi.
ATTO PRIMO
(Siamo in casa Lodera. Porta in fondo, una a destra e una a sinistra. un salotto spazioso, arredato modestamente. Si vede che manca la mano della padrona di casa. La domestica, Teresa, sui quaranta - quaraniacinque, ma ancora ben portante, fa quello che pu, dovendo badare al vedovo Lodera e al di lui figlio, Carlo, universitario.
E poi le condizioni della famiglia non sono precisamente floride. Lui, Lodera, ragioniere e il suo stipendio quello che e il figlio ... Beh, il figlio una volta o l'altra terminer gli studi e allora si vedr. Sono le cinque pomeridiane e Carlo aspetta alcuni amici, per un cosiddetto party . Si apre il velario. Nessuno in scena).
1
Teresa (Dal fondo, con tre pacchi: c' un panettone, una scatola di dolci e due bottiglie, avvolte in carta velina. Posa tutto sul tavolo.) - Anche il party , ci voleva. Non avessi abbastanza da fare qua dentro! ... Baccano, disordine, tutto sossopra e poi a me tocca pulire, riordinare, lavare bicchieri e stoviglie! ... Bella trovata, il party !
2
Carlo (da sinistra) - Che c' da brontolare?
Teresa - Niente, niente. Ecco qua la roba.
Carlo - C' tutto?
Teresa - Tutto ci che volevi: il panettone, i dolci, lo spumante. Ah, mi devi ancora mille lire!
Carlo - Non bastavano?
Teresa - Evidentemente no, se te le chiedo. Lo spumante a lire mille la bottiglia e tu ne hai volute due.
Carlo - Gi. Bene, te le dar.
Teresa - S, come l'altra volta. L'altra volta erano duemila. E dopo un mese ho dovuto chiederle a tuo padre!
Carlo - Su, via, per mille lire... In questo momento non le ho. Te le far dare da qualcuno degli amici.
Teresa - D'accordo, intanto, per maggior sicurezza, questa la prendo sotto la mia protezione e me la trasferisco di l. (prende una bottiglia e si dirige a destra)
Carlo - Si vede proprio che non ti fidi di me.
Teresa - A dir la verit, di te e dei tuoi amici squattrinati, poco poco.
3
Ambrogio (dal fondo, con borsa da professionista) -Prego, Teresa, porti di l. (consegna la borsa) Che vuol fare con quella bottiglia?
Teresa - Festeggiare l'anniversario dacch sono al suo servizio, ragioniere.
Ambrogio - vero!... Oh, smemorato!... Sono dieci anni, ormai.
Teresa - Dodici, signor Lodera, dodici. Dal giorno che morta la sua povera moglie. Suo figlio, allora, non ne aveva che dieci.
Carlo - vero, vero. Me ne ricordo benissimo. Teresa - Ed per questo che io continuo a dargli del tu. Ambrogio - Eh, vorrei vedere...
Teresa - Gli ho fatto da madre, durante tutti questi anni...
Ambrogio - Come passa il tempo... Dodici anni... (accenna al tavolo) E questa roba che cos'? Che altro si vuole festeggiare?
Carlo - Ma pap!... Sei davvero senza memoria!...
Teresa - Suo figlio oggi riceve gli amici, compagni all'universit.
Ambrogio - Ah, s, s!...
Teresa - Sa. questi giovani moderni, a quando a quando fanno un party .E questa volta tocca a lui.
Ambrogio - Oh, perbacco, perbacco.
Teresa - A me poi tocca pulire, riordinare, eccetera eccetera... Ma non ha importanza. Sono pagata per questo.
Ambrogio - Me n'ero completamente dimenticato, tanto vero che...
Carlo - Beh, ora che te l'abbiamo ricordato, puoi, togliere l'incomodo!
Ambrogio - Giusto, giusto!... Avevo promesso di lasciarvi campo libero. Oh, che balordo, Scusami.
Carlo - Sei scusato, purch tu scarpini al pipresto. Ciao!
Ambrogio - Un momento, un momento... Il guaio che fra poco verr qui una persona, una persona che...
Carlo - Una persona?...
Ambrogio - ...alla quale ho dato appuntamento, per certi affari; ma non si tratterr molto...
Carlo - Ah, no, eh? Proprio oggi, proprio di sabato pomeriggio!...
Ambrogio - Oggi, alle cinque.
Carlo - Sono le cinque! L'ora in cui arrivano i ragazzi e le ragazze!
Ambrogio - Eh, l: non allarmarti in questa maniera!... Appena viene, ce ne andiamo. Dobbiamo uscire insieme... A che ora potr tornare, per favore?
Carlo - Non prima delle otto, all'ora di cena! Ambrogio - Sta bene, sta bene. Teresa - Anch'io me ne dovrei andare?
Carlo - No, tu no, Teresa. Tu ci sarai molto utile. Avremo bisogno di te.
Teresa - Me l'aspettavo. E' stato cos anche l'altra volta.
Carlo - Te ne resterai buona buona di l (indica a destra) e non verrai qui se non chiamata.
Teresa (sull'attenti) - Comandi, signor capitano! (via a destra con borsa e bottiglia)
Carlo - Chi la persona che aspetti, proprio oggi, alle cinque?
Ambrogio - Una signora. Carlo - Chi ?
Ambrogio - Se qualcuno te lo domanda, rispondi che non lo sai.
Carlo - Spiritoso... Ne so quanto prima. Dimmi almeno perch questa signora viene qui, da te.
Ambrogio - vedova... Vuole il mio consiglio su certe contestazioni relative alla successione del marito...
Carlo - Ah! Tutto qui? Ambrogio - Che altro ci dovrebb'essere? Carlo - Non lo so. Vedi un po' tu. Ambrogio - Altre domande?
Carlo - S, una. Non potevi scegliere un altro giorno, per questo convegno?
Ambrogio - Ho l'impressione di averti gi ripetutamen-te dichiarato che me n'ero scordato.
Carlo - Chiedo umilmente scusa, pap.
Ambrogio - Non mi sembri molto soddisfatto delle mie risposte.
Carlo - In verit, poco poco...
(Teresa, a questo preciso punto fa capolino, da destra, ascolta la battuta di Ambrogio e solleva il... sopracciglio sinistro.)
Ambrogio - E va bene: allora ti dir che si tratta della gentile signora Carlotta Manzi, vedova Guerci.
Carlo - La signora Carlotta?! ...La mamma di Ada, la mia ra... Voglio dire la mia compagna di studi?
(Teresa si ritira)
Ambrogio - Di' pure la tua ragazza. Credi che non lo sappia?
Carlo - Ah. tu lo sai!
Ambrogio - Da un pezzo.
Carlo - Tanto meglio. Ci vogliamo bene, ci sposeremo.
Ambrogio - Andiamoci piano. Prima la tua laurea, poi se ne potr parlare. Altre domande?
Carlo - Mi servirebbero alcuni spiccioli.
Ambrogio - Ti ho dato diecimila, ieri mattina.
Carlo - S. Ambrogio - E le hai gi distrutte?
Carlo - Sai, la benzina, le sigarette... Questa roba... (accenna al tavolo) Ho comperato pure un nuovo disco, una cannonata: Che sar , cantata da Feliciano.
Ambrogio - Io me ne stropiccio del disco e di Feliciano!
Carlo - Per il disco, passi; ma per Feliciano, su via, pap: cieco.
Ambrogio - Cieco?
Carlo - S.
Ambrogio - Non lo sapevo. Me ne dispiace.
Carlo - Allora, queste diecimila, me le dai?
Ambrogio - Ascoltami bene, Carlo. Gi che ci siamo ti debbo dire, francamente...
Carlo - Ci siamo: la predica.
Ambrogio - Non si tratta di predica. Si tratta di denaro e, soprattutto, di buon senso. Tu sai quanto me che il mio stipendio quello che ...
Carlo - Lo so, o so...
Ambrogio - ...che l'affitto bisogna pagarlo, il vitto, il riscaldamento...
Carlo - ...la benzina, la domestica, le tasse... Lo so, lo so...
Ambrogio - i tuoi studi, all'Universit...
Carlo - I miei studi, all'Universit: ne ero certo. Non la prima volta che hai la delicatezza di ricordarmelo.
Ambrogio - Tu fraintendi oggi come hai frainteso le altre volte. Lungi da me l'intenzione di fartene un addebito. Accenno a questa spesa semplicemente perch debbo pure tenerla in evidenza nei miei conteggi.
Carlo - Non per nulla sei ragioniere.
Ambrogio - Quanti esami devi ancora dare?
Carlo - Istologia, chimica, anatomia.
Ambrogio - E gli altri come sono andati?
Carlo - Discretamente.
(Campanello).
Ambrogio - Tu, ormai, hai capito che cosa volevo dirti: che noi non nuotiamo nell'abbondanza, che bisogna sacrificare, rinunciare, in attesa di tempi migliori. Quando tu potrai lavorare e guadagnare... allora...
Carlo - Se saranno rose sbocceranno... questo che vuoi dire.
Ambrogio - Appunto. Allora potr alleggerire il peso del bilancio familiare.
4
Teresa (da destra, allacciandosi il grembiule) - Mi pare che abbiano suonato.
Ambrogio - Teresa, mi raccomando, la faccia accomodare. Dev'essere la gentile signora Carlotta Manzi, vedova Guerci. La tratti bene: persona di riguardo.
Teresa - Io tratto tutti nella stessa maniera, vale a dire come si meritano. (via dal fondo)
Ambrogio - Oggi ne abbiamo venticinque. Fra pochi giorni ritiro lo stipendio e tu avrai le tue ventimila lire.
Carlo - Il mio assegno mensile di trenta.
Ambrogio - S. ma dieci te le ho anticipate ieri.
Carlo - Con mille lire al giorno sto fresco.
Ambrogio - Quand'io ero ragazzo si cantava: Se potessi avere mille lire al mese !...
Carlo - Fammi il favore, pap, di non parlarmi di quel tempo! Io non c'ero. Non m'interessa.
Ambrogio - Ma io s, a me interessa. Magari tornasse quel tempo!
Carlo - Speriamo di no!
Ambrogio - Con cinque lire potevi pranzare in qualsiasi ristorante.
Carlo - Lo so, l'ho sentito dire.
Ambrogio - E con dieci, pensione completa nei migliori alberghi, al mare o in montagna.
Carlo - Altri tempi, altri ristoranti, altri alberghi! (via a sinistra)
Ambrogio - E soprattutto altri studenti, con pi voglia di studiare e meno pretese!
5
Teresa (dal fondo) - Non era la gentile signora Manzi Carlotta, vedova Guerci.
Ambrogio - Ah, no?
Teresa - Erano i signori Massimo Altieri e Vanna Amati, la sua fi... No, la sua ragazza, come usa dire oggi, compagni di studi di Carlo.
Ambrogio - Che aspetta per introdurli? Li introduca!
Teresa - E come no? Li ho gi belle e introducati! (verso il fondo) Prego, si accomodino.
6
Massimo (e Vanna, dal fondo) - Buon giorno, ragionier Lodera! Siamo qua!
Ambrogio - Eh, vedo, vedo! Signorina...
Vanna - Buon giorno. Non c' Carlo?
Ambrogio - C', c'! di l. (a Teresa) Bisogna portare via questa roba. (accenna a quella sul tavolo) Fa disordine.
Teresa - Quanto a disordine fra poco ce ne sar di pi, stia certo. E poi io dovr darci di gomito.
Ambrogio - Poche chiacchiere, per favore. Lo sa bene che aspetto una persona di riguardo...
Teresa - Ma s, ma s, ne sono gi informata. La gentile signora Carlotta Manzi vedova Guerci trover tutto in perfetto ordine...
Vanna - Ma non lo sa, la signora Carlotta. che oggi viene qui anche sua figlia? ( raffreddata. Si soffia il naso.)
Ambrogio - Ma certo che lo sa. Almeno, penso di s. Che diamine.
Teresa - Ma sicuro. Il party... il party... Le si sar data la partecipazione! (via a sinistra con la bottiglia e i pacchi. )
Massimo - Simpatica la sua domestica, signor Lodera.
Ambrogio - Un'ottima donna, s. Un caratterino, per... Qui fa da padrona. Del resto a questi chiari di luna non si pu pretendere.
Vanna - Ce ne stiamo rendendo conto anche noi. Salario, contributi, regali... Mai abbastanza!
Ambrogio - Che tempi!
Massimo - E se uno si lamenta o fa un'osservazione, apriti, cielo!... Chiedono la liquidazione e se ne vanno.
7
Teresa (rientrando da sinistra) - Brutti tempi, per i padroni e la cuccagna, il regno di Bengodi per i lavoranti a domicilio, non vero? (via a destra)
Ambrogio - Avete sentito? E tacere, bisogna, stare zitti!... Io gi sono fortunato: qui dadodici anni!...
Vanna - Non se ne lamenti, ragioniere. Se la tenga buona!... una rarit da custodire gelosamente!
8
Carlo (da sinistra) - Massimo!... Vanna!... Salve!
Massimo - Ciao, Carlo.
Carlo - Bene, siete stati puntuali.
Vanna - Ciao, Carlo. (si abbracciano)
Carlo - Come stai, Vanna? Passato il raffreddore?
Vanna - Pas encore; tuttavia gi in fase decrescente. (Si asciuga e soffia il nasino, facendo trombetta. Se non ce la facesse, provveda qualcuno, tempestivamente, dietro le scene) Prrrz!
Ambrogio - Andate, andate di l, mentre rester qui per aspettare quella signora.
Vanna (a Carlo) - Tuo padre ha detto che viene anche Ada, con sua madre,
Carlo - Infatti. Massimo - La signora Manzi non di troppo? Scusa.
Carlo - Non allarmarti. Viene per conferire con mio padre, ma se ne vanno via subito, insieme.
(Campanello).
Vanna (e Massimo) - Ah, meno male!
Ambrogio - Si vede chiaro che la mia presenza non gradita.
Massimo (e Vanna) - Ma no, ma no... Non questo!...
Carlo - un'altra faccenda, e tu lo sai.
Vanna - Non era cos anche ai suoi tempi?
Massimo - I giovani desiderano stare con i giovani.
Ambrogio - Oh, che io son vecchio? Non ne ho ancora quarantacinque!
Carlo - Pi del doppio di quanti ne abbiamo noi.
Vanna - Potrebbe essere nostro padre.
Ambrogio - Di Carlo, almeno lo spero!... (ridono)
Vanna - Simpatico signor Ambrogio!... Mi scusi, sa? Ma il mio naso... fruttifero. (soffia) Prrrz!
Massimo - Mi dica, ragioniere, che ne pensa della situazione politica, della congiuntura...
Ambrogio - Uhm... Non ci vedo chiaro.
Vanna - Ha ragione: piuttosto confusa.
Carlo - E, gi: tra scioperi, cortei, zuffe e baruffe...
Ambrogio - E teste rotte!... Fanno benissimo. Legnate ci vogliono per taluni esagitati, provocatori... Legnate! Nel campo scolastico, poi, non ne parliamo.
Vanna - No no, parliamone pure. Qualche cosa bisogner pur fare. Cos non pu continuare. N'est pas possible.
Massimo - Il caos. Francamente, c' da preoccuparsene.
Ambrogio - quel che dico anch'io. Voi, giovani, venite troppo spesso dirottati dal vostro lavoro, distratti dalla politica, dalla propaganda, troppe volte organizzata da gente in mala fede. E cos va via la voglia e il tempo di studiare. E restate somari.
Vanna - Eh, no, io non direi.
Massimo - Tutti no.
Ambrogio - Vorrei, vedere!
Vanne. - Chi vuole studiare, studia. Il tempo lo trova.
Carlo - Gi; ma se ci impediscono l'accesso alle aule, se i professori scioperano, se gli esami vengono troppo spesso rinviati, se individui scriteriati, distruggono laboratori, arredi, biblioteche...
Ambrogio - vero, vero!... Un bel problema... Un grosso problema.
Carlo - Per il momento, il nostro problema questo: avere spazio per la nostra festicciola, s, voglio dire il nostro party. Andiamo di l. Fra poco giungeranno Ada e Lella. A proposito: Lella mi ha avvertito che avrebbe portato con s un amico,
Massimo - Chi ?
Carlo - Non lo so. Non ho fatto domande. Gli amici dei miei amici sono miei amici. Per me va bene.
Massimo - Anche per me.
Ambrogio - Mi raccomando, ragazzi, fate le cose con giudizio.
Carlo - Saremo giudiziosi; ma tu, per favore, sgombera al pi presto, eh? Scarpina.
Ambrogio - I giovani, oggi, hanno uno strano modo di. esprimersi: sgombera, scarpina... L'altro giorno ero al bar. Una signorina, minigonna vertiginosa, a un certo punto disse a un giovanotto, probabilmente il suo ragazzo ,come dite voi: Scusa un momento, vado solo a "gettonare" la vecchia . L per l, non ho capito.
Vanna - Ma tanto chiaro! Voleva semplicemente dire che si taceva dare un gettone dal barista, per telefonare alla propria madre!
Ambrogio - Ma s, l'ho capito dopo, ascoltando la comunicazione.
Carlo - Come vedi, tutto molto semplice.
Ambrogio - Un po' meno, tuttavia, mi parso il fatto che la ragazza, telefonando a sua madre, le dicesse Far un pochino tardi perch sono qui con la mia amica Genoveffa. Stiamo preparando appunti per la nostra tesi di architettura .
Vanna - E beh?
Ambrogio - Veramente, della sua amica Genoveffa, l, in quel Bar non ho veduto la minima traccia.
Massimo - Per, l'architettura...
Ambrogio - Ah, s! Quella s! La ragazza aveva... architettato quella bugia per... Ci siamo capiti.
Vanna - Oh, santo cielo! Una piccola bugia, non necessaria. Io avrei semplicemente detto: Sono qui con il mio ragazzo, e far tardi. E la vecchia avrebbe subito capito.
(Campanello).
Ambrogio - Io no.
Carlo - Si vede che sei un pochino tardo.
Ambrogio - Mi commuovi.
(Tutti ridono).
Carlo - Basta cos, venite, andiamo di l. C' pi spazio. (Via a sinistra).
Vanna - Stia di buon umore, ragioniere, non se la prenda. Prima o poi tutto si accomoda. Allungheremo le minigonne e rettificheremo il linguaggio. Tout passe, tout lasse, tout se remplasse.
Massimo - questione di moda, di costume. Con permesso. (Via a sinistra)
Vanna - Allegria, allegria!... Su, con la vita!... Lei mi piace, perch mi ricorda un mio carissimo zio, morto alla sua et!
Ambrogio (facendo gli scongiuri) - Accidenti!... Che va dicendo!
Vanna - Toh, prenda questo! (Lo bacia in fronte, e via a sinistra, portando il fazzoletto al naso. 'Trombetta.) Prm!
9
Teresa (da destra) - Che fa, ora? Si fa baciare dalle ragazze?
Ambrogio - Lasci perdere. Mi faccia il favore. Questa volta lei. Vada ad aprire.
Teresa - Ah, senta: devo parlarle di certa biancheria da rammendare; non so davvero se valga ancora la pena... date le condizioni comatose in cui si trova...
Ambrogio - Ma che dice?
Teresa - Dico, camicie, mutande, ormai logore... I calzini, poi... Non ne parliamo. Dovr dirmi se devo buttare via tutto oppure...
Ambrogio - Ne riparleremo, ne riparleremo. Ora vada, vada.
Teresa - Vado, vado e introduco la gentile signora Manzi Carlotta... (via dal fondo parlando... Vedova Guerci!
Ambrogio (all'apparecchio, fa un numero) - Notaio Alfonsi? Buona sera. Senta, se lei si trattiene ancora in studio, fra un'ora sar da lei con la signora Manzi, vedova Guerci... Ma s, ma s: vedr di convincerla. Glielo dica anche lei; una transazione sempre da preferire... Accetter, se ne sono sicuro... D'accordo. Grazie. A rivederla. (riattacca)
10
Teresa (dal fondo, introducendo Ada) - Non era ancora la gentile signora Carlotta Manzi, vedova Guerci. Era la figlia, la signorina Ada. (voltandosi) Prego, signorina. Si accomodi.
Ambrogio - Oh, signorina!... Sola? E la mamma?
Ada - Ora viene. Si trattenuta un momento in un negozio.
Ambrogio - Un negozio?
Ada - S, la pasticceria qui all'angolo. E cos io l'ho preceduta.
Ambrogio - Ah, bene!... Guardi, c' gi qualcuno. Sono di l, e l'aspettano. Pu accomodarsi, se vuole.
Ada - Grazie, ragioniere. E lei, lei... si trattiene?
Ambrogio - No no... Io fra poco uscir con sua madre. Abbiamo un certo affare...
Ada - Lo so. Con permesso, allora vado. (Via a sinistra)
Ambrogio - Prego.
Teresa - La gentile signora Manzi Carlotta, vedova Guerci, a quanto pare si fa molto desiderare.
Ambrogio - Se anche fosse? A lei che gliene importa?
Teresa - Si figuri!... A me proprio nulla.
Ambrogio - A giudicare dalle apparenze, non si direbbe.
Teresa - In confidenza, ragioniere, mi sbaglio o c' del tenero...
Ambrogio - Cosa?!
Teresa - S, dico, fra lei e la gentile signora Carlotta Manzi, vedova Guerci.
Ambrogio - La vuole smettere? Che cos' questa confidenza?
Teresa - Confidenza? Ma le pare? Sono dodici anni che vivo sotto il suo tetto e mi pare d'averne diritto!
Ambrogio - Ma mi faccia il piacere!... Diritto...
Teresa - Ho avuto cura di lei, di suo figlio, della casa, preparato da mangiare: colazione, pranzo, cena, rattoppato, lavato, stirato, scopato, lucidato, dato cera ai pavimenti... Tutto ci non conta nulla?... E poi, e poi... Non mi faccia parlare: ci guadagna.
Ambrogio (meno aggressivo) - Che altro c' ancora? Lo dica, si spieghi. Non contenta del nostro trattamento?
Teresa - No, davvero. Alle volte mi domando se... se... (campanello) Ecco, finalmente, la sua gentile signora Carlotta Manzi, vedova Guerci.
Ambrogio - Vada, vada e faccia meno spirito.
Teresa - Ma s, vado. Quanto allo spirito, quanto a noi, voglio dire...
Ambrogio (nervoso) - Che vuoi dire ancora?
Teresa - Che non ho finito, che riprenderemo il discorso al momento giusto. (via dal fondo)
Ambrogio (c.s. chiamando a sinistra) - Carlo, Carlo!...
11
Carlo (da sinistra, ad alta voce) - Ma insomma, che cosa c'? Che vuoi? Non ancora venuta?
Ambrogio - Non gridare. Sono gi abbastanza nervoso. Ora viene, con Teresa. Portamela di l, per favore, (indica a sinistra) levamela di torno.
Carlo - La signora Carlotta?
Ambrogio - No, Teresa! Trattenetela di l, con voi, per qualche minuto.
Carlo - E che ne facciamo, santo cielo!
Ambrogio - Qualche minuto soltanto, almeno fino a quando non ce ne saremo andati.
Carlo - Anche questo, ci voleva. Anche Teresa.
12
Teresa (dal fondo, gongolante) - Non era ancora la gentile signora Manzi Carlotta, vedova Guerci.
Ambrogio (deluso) - Ah, no?
Teresa - Erano la signorina Lella Bruni, insegnante e il signor Gino... Non ricordo bene come si chiami.
13
Lella (dal fondo, seguita da Gino che porta una bottiglia di passito, avvolta in carta velina) - Denisi, si chiama Denisi. Buona sera, ragioniere. Ciao, Carlo. Questo Gino, l'amico di cui ti ho parlato. Non voleva venire, non osava, figurati; ma io l'ho persuaso...
Carlo - Oh!... Sei forse timido? Una volta era di moda, la timidezza; oggi non usa pi. Oggi vi disinvoltura, viviamo nell'era spaziale, mio caro. Sveglia!... Studente?
Gino (sempre alquanto impacciato) - Meccanico. Ho un piccolo laboratorio, s, una modesta officina per riparazioni auto...
Lella - Con due operai; ma in avvenire... Eh, Gino? Poco per volta farai strada.
Gino - Mah! Spero.
Lella - E frequenta il corso serale nel quale io insegno. Vuol prendere la licenza della Scuola Media.
Ambrogio - Bene, perbacco! (a Carlo) Sentito? Lavora e studia! Lavora di giorno e studia di sera.
Carlo - Congratulazioni, Gino!
Teresa (che ha seguito con interesse) - Lei mi molto simpatico, sa? Le auguro tanta fortuna.
Gino - Grazie, signora.
Teresa (seriamente) - Avevo un figlio che se non fosse morto all'et di otto anni, ora avrebbe la sua et... Si chiamava Gino, Luigino come lei. Diceva sempre che, da grande, avrebbe fatto il meccanico... Poi ho perduto anche mio marito, in guerra... S, anche lui. e sono rimasta sola... Ma a lei questo non importa, non vero?
Gino - Invece molto, signora, molto. Sinceramente me ne dispiace.
Teresa - Scusami, permetti che ti dia del tu?
Gino - Ma certo!
Teresa - Ciao, Gino. Sei un caro ragazzo. (lo bacia in fretta ed esce a destra, asciugandosi rapidamente una lacrima con il grembiule.)
Carlo - Ma oh!... Qui stiamo scivolando nel sentimentale!
Lella - Beh, io penso che dopo tutto un po' di sentimento...
Carlo - D'accordo, d'accordo. (a Gino) Gino, che hai l?
Gino - Una bottiglia di passito. Non sapevo che cosa portare e allora...
Carlo - A meraviglia! Siamo appunto scarsi di beveraggio! Vieni, faremo un po' di musica e, magari, quattro salti!
Gino - Oh, io... Non so ballare.
(Campanello).
Lella - Ti insegner io.
Ambrogio - Ma s, andate, andate. Prego.
Gino - Scusi, ragioniere. Mi scusi se...
Ambrogio - Ma ti pare? Andate e divertitevi.
(I giovani via tutti e tre da sinistra, mentre)
14
Teresa (da destra) - Hanno risuonato.
Ambrogio - Mi pare.
Teresa - Non ce n'era bisogno.
Ambrogio - O bella, e perch?
Teresa - Perch avevo lasciato la porta socchiusa. Se la gentile signora eccetera eccetera, pu accomodarsi.
Ambrogio - Ma la pianti, la pianti una buona volta con la gentile signora Manzi!...
15
Carlotta (dal fondo, entrando) - Signor Lodera, ce l'ha con me?
Ambrogio (subito gentile e premuroso) - Con lei?! Ma che dice? Ma no, ma no... Mi scusi, dicevo qui a questa buona donna...
Carlotta - A chi? A Teresa? Teresa - S, la buona donna sono io.
Ambrogio - Appunto, appunto... Dicevo che... Ma no. lasciamo andare. Venga, venga avanti. Si accomodi. (a Teresa, asciutto asciutto) Lei vada pure, non ho pi bisogno d lei.
Teresa - Non ha pi bisogno di me?... E chi ci crede? Quanto alla buona donna... le garantisco che... (tende la mano, palmo in basso, come a significare: Aspetta, che ti sistemo io.)
Ambrogio - Delle minacce?
Teresa - Le rester nel gozzo, garantito! (esce a destra) Ambrogio - Ha udito? No. no. cos non pu durare!... Carlotta - Perch non la licenzia?
Ambrogio - Lo farei: ci ho pensato pi d'una volta, ma poi? Senza una donna che si prenda cura di noi e della casa... Come facciamo?
Carlotta - Oh, povero ragioniere!... Ha tutta la mia comprensione.
Ambrogio - Ma non parliamo pi di me, signora. Dunque, mi dica, come va?
Carlotta - Non male. A parte la grana con il fratello di mio marito. Ad ogni costo vuole la sua parte. Dice che gli spetta, che la tenuta Le querce era stata acquistata con denaro di entrambi e che pertanto la met sua...
Teresa (da destra socchiude appena, fa capolino, non veduta, e si ritira).
Ambrogio - Peccato, come rovinarla... Insomma, vedremo, vedremo... Ho gi parlato con il notaio. Bisogner fare una divisione giudiziaria.
Carlotta - K gi, e gi:
Ambrogio - Stia tranquilla; cara signora Carlotta, sono sicuro che tutto si accomoder. E poi, a lei rester sempre la villa, la sua bella villa.
Carlotta - Lo credo bene. Lha acquistata mio marito, con denaro suo.
Ambrogio - E intatti le resteranno anche i suoi beni parafernali.
Carlotta - Vorrei vedere!... Quelli mi sono pervenuti dalla famiglia e nessuno li pu toccare!
Ambrogio - Ma certo, ma certo. Ah, signora Carlotta, lei davvero fortunata. Una bella villa, propriet terriere, ancora giovane e piacente, molto piacente...
Carlotta (lusingata) - Ragioniere, le pare?
Ambrogio - Libera, vedova, voglio dire, sola... Non si sente sperduta in quella sua grande casa?
Carlotta - Sola, no. Ho una figlia. (Sospira) Ma s, potrei confidarle che, se volessi, se avessi voluto...
Teresa (da destra, fa capolino, come sopra e si ritira)
Ambrogio - Oh, non ne dubito, non ne dubito affatto. Una donna come lei, ricca, bella, sana, elegante... Sono sicuro che... che lei si risposer!
Carlotta - Lei dice? Approverebbe?
Ambrogio - E perch no? naturale!... Lei vedova da appena un anno... Lo lasci dire a me che lo sono da dodici... E sapesse quanto pesa la solitudine... A volte mi prende una malinconia...
Carlotta - Su via, signor Ambrogio, su via.. Chi sa che uno di questi giorni non incontri una brava signorina, oppure una vedova sui trentacinque, quarant'anni... che faccia al caso suo...
Ambrogio - Una vedova, s, preferisco. Anzi, con lei mi voglio aprire, avrei gi trovato la persona, ma...
Carlotta - Ma?
Ambrogio - C' un problema, un grosso problema.
Carlotta - Un problema?
Ambrogio - Non ho ancora avuto il coraggio di dichiararglielo. Lei lo sa, forse lo sa, ha gi capito, ne sono sicuro: ma aspetta, naturale, aspetta che io glielo dica.
Carlotta - Questo giusto, dopo tutto. E' lei, uomo, che deve prendere l'iniziativa.
Ambrogio - Da parte mia aspetto solo un cenno d'incoraggiamento... Un piccolo cenno che mi dia speranza...
Carlotta - Su via, ragioniere, lei un uomo.. Deve farsi coraggio, diamine ... Avanti, parli, me lo dica ... Su... su...
16
Teresa (da destra con occhiali sul naso e in mano un paio di mutande gi vistosamente rattoppate, una camicia piuttosto sbrindellata, e un paio d calzini rotti) - Allora, ragioniere, che ne facciamo di questa roba? Guardi qua, le sue mutande di lana!... Piene di rattoppi, e questa camicia... Non ne pu davvero pi... Questi calzini, poi, non ne parliamo... Guardi, guardi che buco... (vi caccia il pollice e lo fa uscire dall'altra parte. Glielo sventola sotto il naso.) Vuole proprio che io rammendi questa porcheria? Avanti, lo dica!
Ambrogio - Ma le pare questo il momento!
Teresa - A me sembra il momento giusto. A lei no? Mi scusi, sa?
Ambrogio - Che cosa le prende? Porti via! Porti via!... E non venga pi a rompere le scatole! Non vede che sto parlando con una signora?
Teresa - Eh, non se la prenda in questa maniera... E poi: rompere le scatole... Davanti a una signora...
Ambrogio - Se ne vada, se ne vada!... Ha capito?
Teresa - Eh, s, ho capito. Non sono mica stupida. E lei non alzi la voce, sa? Che cosa crede? Che io m'impressioni? No, non m'impressiona!
Ambrogio (c.s.) - Se ne vada! Se ne vada!...
Teresa - Mi fa il solletico, mi fa... Preghi il buon Dio ch'io non perda la pazienza e non me ne vada davvero e per sempre... (Esce dignitosamente; ma sulla soglia si volta e dice rivolta alla signora Carlotta) Mi scusi, signora Carlotta Manzi vedova Guerci. (Via a destra).
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Carlo (da sinistra, seguito subito da Massimo, Vanna, Ada, Lella e Gino) - Ma pap!... Che cos' questo baccano!... Ho sentito gridare. Che cos' successo!
Ambrogio - Oh, niente, niente...
Ada - Non vero... Mamma, che cos' successo!... Chi era che gridava?
Carlotta - Era Teresa.
Tutti - Teresa?!...
Carlotta - S, era la Teresa che ci stava intrattenendo sulle mutande del ragioniere!...
Tutti - Ooooh!...
Velario
ATTO SECONDO
(A velario chiuso.
La scena del primo atto, con pi disordine. Sedie spostate per fare spazio. Anche il tavolino su cui vi il telefono, e la poltrona che ora si trova molto avanti in primo piano, ecc. Fuori scena vi un giradischi con sopra uno shake. Massimo e Vanna, Carlo e Ada si dimenano, ballando. Lella, vicino a Gino seduto in poltrona, li sta osservando. Sul tavolo, spostato sulla sinistra, le bottiglie, le coppe, i dolci; ma le due bottiglie sono ormai quasi vuote.
Si apre il velario. La danza continua.)
1
Lella - Su, Gino, coraggio.
Gino (appare accaldato, si fa vento col fazzoletto, e si allenta il nodo della cravatta.) Ma lo sai bene, Lella, che io non...
Lella - Bisogna insistere. Imparerai. (Lo prende per mano e lo trascina in mezzo. Gli altri continuano) Cos, guarda, si fa cos... (eseguisce) Tu non devi che lare altrettanto.
Gino - una parola. (Ci si prova, buffamente, a soggetto. Gli altri ridono) - Cos, ti pare che vada? O non sembro uno scimmione che si dimena?
Carlo - Appunto! ci che devi fare: muovere il corpo, dimenarti. (ballano)
Massimo - Pi che ballo ginnastica.
Vanna - Tutti i balli sono esercizi ginnastici. N'est pas?
Ada - Per c' ballo e ballo. E questo, anche se non pare, massacrante.
Gino (smette) - Scusami, Lella, ma io... Io ne ho abbastanza.
Lella - soltanto questione di esercizio. Sono la tua maestra, tu sei il mio scolaro.
Gino - Sar. (Torna a sedere, barcollando).
Massimo - Vedrai che alla prossima volta...
Gino - Non ci sar una prossima volta.
Carla - Vuoi bere?
(Smettono tutti di ballare).
Gino (subito) - No no, grazie. Ho gi bevuto troppo.
Carlo (porgendo una coppa) - Tieni, ancora un goccio.
Gino - Ma no...
(Il disco terminato).
Carlo - Poco poco, perch siamo quasi all'asciutto. (Versa anche per s e per Massimo) Ne volete anche voi, ragazze?
Ada (Vanna e Lella) - No no, grazie.
(Ma poi assaggiano tutte e tre).
Lella - Io, poi, sono astemia, lo sapete.
Gino - Sei astemia, Lella? Non lo sapevo!... Allora, anch'io! (Posa il bicchiere e non beve).
Carlo - Ah, no, eh? Dovete bere!...
Massimo - Chi non beve in compagnia... (Beve).
Carlo - O un ladro o una spia!... (Beve).
Gino - Non sia mai detto!... (Prende e beve).
Lella - Fammi assaggiare, Gino... Dal tuo bicchiere!... (assaggia) Uh!... Pizzica!
Massimo - Cos va bene.
Carlo - C' ancora qualche pezzo di dolce. Chi ne vuole?
Tutti (meno Gino) - Io!... Io!... (Prendono e mangiano).
Carlo - E tu no, Gino?
Gino - Grazie, no. Piuttosto vi racconter una storiella ...
Massimo - Una storiella?
Gino - S, nuova nuova... solo che in questo momento... In questo momento non me la ricordo pi.
Carlo (agli altri) - Eh, s, mi sembra suonato!... (a Gino) Pensaci, la racconterai pi tardi...
Massimo - Abbiamo mangiato il dolce ed ora bisognerebbe mandarlo gi.
Vanna - Peccato che non ci sia pi da bere. (a Gino) Sai che era buono il tuo passito? Very good! (si soffia il naso: trombetta) Prrrz!
Gino - Riserva del 1973!
Carlo - Per la verit non si pu dire troppo invecchiato! (ridono)
Massimo - Quand' cos, pazienza. Non si beve pi.
Carlo - Porca miseria, ce ne sarebbe; ma...
Tutti - Ma?!
Carlo - S, una bottiglia di spumante. Una bottiglia intera.
Massimo - E dov'?
Carlo - di l (indica a destra) sotto la protezione di Teresa.
Massimo - Oh, bella. Aia - Come mai?
Vanna - Perch quella bottiglia si trova in possesso di Teresa?
Carlo - Perch... Perch non gliel'ho pagata: Ecco! Chi di voi ha mille lire!
Tutti - Io noi... Io no!... Gino - Le ho io.
Carlo - Hai gi portato il passito... Non posso accettare.
Massimo - Eh, quante storie:... Se mai le anticipa e noi, uno di questi giorni, lo rimborseremo...
Ada - Oppure canteremo in coro (cantano lutti, meno Gino) E sempre sia lodato quel fesso che ha pagato!... E sempre si lod, quel fesso che pag!... (ridono tutti come matti).
Carlo - Gino, ci stai?
Gino - Ma certo: io ci sto.
Massimo - Sei un vero amico! Benissimo! Evviva Gino, il meccanico! Tu un giorno avrai una grande officina!... Ne sono sicuro... Perch hai larghezza di vedute... idee liberali...
Carlo - Allora, presto fatto. (a destra) Teresa! Teresa!... Vieni, per favore. Abbiamo bisogno di te,
2
Teresa (Da destra, con ferri e maglia da uomo gi iniziata. Occhiali sul naso).
Carlo - Per favore, porta qui la seconda bottiglia.
Teresa (calma, continuando il suo lavoro) - Fuori le mille, altrimenti non se ne fa nulla.
Carlo - Ma s, ma s... Avrai le tue mille lire.
Lella - Gino, dagliele.
Gino (mano al portafoglio, estrae un biglietto da mille) Ecco, signora.
Teresa - I tuoi amici sono squattrinati, a quanto vedo.
Gino - Ho anch'io la stessa impressione. Prenda. Teresa - Da te non le voglio.
Carlo - Ma noi le rimborseremo. (a Gino) Te le rimborser.
'Teresa - Da Gino non le voglio. (via a destra) Carlo - Porca miseria!...
Massimo - Bel risultato. Vediamo un po' fra tutti. Io ne avrei cinquecento.
Carlo (frugando) - Ed io duecentocinquanta. .Non bastano.
3
Teresa (da destra, con ferri, maglia, occhiali e bottiglia) - Io, a Gino, gliela regalo.
Carlo - Gliela regali?
Teresa - S, con piacere.
Gino (vuole pagare) - Ma io la pago volentieri, sa?
Teresa - O gratis o niente! Decidi.
Carlo (tirandogli la giacca) - Accetta, accetta!
Teresa - Tu sta zitto. Deve decidere lui.
Gino - Ma s, certo signora. Grazie, molte grazie. Io non dovrei pi bere, tuttavia se lei brinder con noi... io... io...
Teresa - Caro ragazzo, e perch no? Avanti, sturate.
Carlo - Me ne occupo io che di queste cose ho una certa competenza. (manovra e dopo non poca fatica sprecata passa la bottiglia a Massimo) Toh, prova anche tu.
Ada - Lui competente, lui ci sa fare. Tutti (ridono) - Ah, ah, ah!
Massimo - presto fatto. Ecco fatto!... (Il tappo salta) Evviva! ...Pronti con le coppe. (Mesce per tutti).
Vanna - A chi brindiamo?
Ada - Alla giovinezza!
Gino - Alla signora Teresa!
Lella - All'amore, no?
Tutti - Ma certo: all'amore!...
Teresa - Alla bont... A tutti quanti! (Bevono).
Carlo - Ada, per favore, metti un altro disco. (Via subito Ada, con Vanna. Metteranno un valzer liscio) Tu, Gino avevi promesso la barzelletta.
Gino - S; s; ma dopo. Dopo. Ora ho la testa alquanto confusa.
Carlo - Ma come!... Un valzer!... Ma che gli prende, a quelle! Sono matte? (verso sinistra, gridando) Uno shake, uno shake!...
Teresa - Oh, che bellezza: un valzer!...
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Ada (e Vanna rientrano da sinistra, prendono per mano rispettivamente Carlo e Massimo e iniziano a ballare. I due ragazzi sbagliano, gli altri ridono) - Ma no. Bisogna contare mentalmente: uno, due, tre... Uno, due, tre!...
Vanna - Vedi che non poi tanto difficile!... Uno, due, tre... Uno, due, tre!...
Teresa - No no no... Ora vi faccio vedere io come si fa. (posa ferri, maglia e occhiali) - Vieni, Gino. Voi, fate largo. Largo!
Gino - Oh, ma io, io non...
Teresa - Non temere. Lascia fare a me. (Lo trascina in mezzo alla scena. Tutti si fanno in disparte. Eseguiscono perfettamente, con meraviglia degli astanti, un tempo o due del valzer, riscuotendo vivi applausi, al termine. Il disco tace.) Avete visto? Voi giovani avete ancora molto da imparare da noi maturi. Parlo di me s'intende.
(Gino, barcollando, va a sedere sulla poltrona).
5
Ambrogio (e Carlotta dal fondo) - Venga, venga avanti, signora. (a Carlo) Mentre salivamo le scale sentivamo le note d'un valzer. O mi sbaglio?
(Carlo si stringe nelle spalle).
Massimo - No, signor Lodera. Ha udito bene.
Carlo - Era la Teresa che ci stava dando lezioni di ballo.
Carlotta - Ma guarda. (a Teresa) Io penso che in fatto di ballo i giovani possono insegnare a noi che giovani non siamo pi.
Teresa (che ha ricuperato maglia, ferri e occhiali) - Lei si sente vecchia, signora?
Carlotta - Oh, io, io... Non ho detto questo.
Teresa (ad Ambrogio) - Venga un momento qui, per favore. Mi lasci vedere.
Ambrogio - Che c'?
Teresa (alle sue spalle) - Stia fermo. (gli appoggia la maglia sulla schiena, per prenderne ad occhio e croce la misura) Eh, s, dovr aumentare ancora... Si, almeno dieci centimetri. Grazie. Basta cos.
Ambrogio - Cos questa roba?
Teresa - Fra pochi giorni sar il suo compleanno. E lei sa che non me lo sono mai dimenticato.
Ambrogio - vero, vero!...
Teresa - E non lo meriterebbe nemmeno. (Via a destra con la maglia).
Carlotta - Un bel caratterino, non c' che dire.
Ambrogio - Non era cosi scorbutica. Da qualche tempo si direbbe che prenda gusto a mostrarsi pi sgarbata del solito.
Carlotta - Ci vuol pazienza, ragioniere, molta pazienza.
Ambrogio - D'accordo, ma sa, alle volte, quando sono anch'io nervoso...
Vanna. - Eppure, s' ricordata del suo compleanno...
Ambrogio - Mah!... Vai a capire le donne. Oh, scusate. Qui il genere femminile ampiamente rappresentato.
Carlotta - Potremmo dire altrettanto dei signori uomini...
Carlo - Come mai, gi di ritorno? Ambrogio - Sono le otto, no?
Vanna (guardando l'orologio al polso) - Le otto!... Massimo, dobbiamo andare.
Massimo - Non prima di avere ascoltato la storiella di Gino.
Gino (dalla poltrona, aprendo gli occhi) - Storiella?... Non me la ricordo.
Lella - Su, via, Gino, svegliati!...
Gino In compenso vi racconter il film che ho visto ieri sera sul canale italiano... S, della Svizzera.
Vanna - lo stesso. Purch sia interessante! (trombetta) Prrrz!
Gino - Lo , lo , perbacco! E come!
Lella - Avanti, dunque, fa presto; Avvicinatevi, Gino racconter il film che ha visto ieri sera.
Gino - S, sulla televisione a colori Svizzera; ma il mio apparecchio solo a bianco e nero.
Tutti - Non importa. Vai avanti.
(Fanno cerchio alle spalle di Gino, seduto in poltrona al centro scena).
Gino - Certo che a colori fa pi effetto. (A quando a quando si volta verso gli uditori) - un giallo, ma non tanto; ma anche tragico. Fa anche ridere. allegro... Allegro!... E sentimentale!
Ambrogio - Insomma un fritto misto,
Gino - Eh, quasi quasi. Dunque, era intitolato, intito... Non me lo ricordo pi. Veramente quando l'ho visto avevo un sonno, un sonno che non so pi che sonno fosse.
Carlo - Non importa. Va avanti.
6
Teresa (da destra, senza maglia e senza occhiali, entra, si ferma in disparte e ascolta).
Gino - Dunque, lui era un agente segreto, s, ma sua moglie era svizzera. Capite, la Svizzera neutrale e poi il franco svizzero, al cambio!... Eh, gi! Sua moglie non lo sapeva. Tuttavia il controspionaggio aveva detto che lui doveva andare... Era ben pagato. (sempre pi adagio, assonnato) Una volta gli hanno anche sparato; ma non era mica morto.
Lella - Basta, basta! Vieni, Gino,
Ambrogio - Ma lo sa che mi piace? Sono curioso di conoscere il seguito.
Lella - Andiamo, Gino. Tu sei stanco.
Gino - Un momento, Lella, solo un momento. Non ho ancora finito. (riprende) Dicevo... Era morto suo cugino; ma lui al funerale non era andato. Pioveva, pioveva... E poi? Poi lo mandarono in America.
Tutti - In America?' Suo cugino?!
Gino - In America c'erano i grattacieli sui negri. No, i negri c'erano, sotto i grattacieli; ma erano americani. Anche il presidente era americano. (Chiude gli occhi e crolla).
Teresa (avanzando) - Povero ragazzo. Non vedete che dorme? Lavora dieci ore al giorno, studia di sera, ha bevuto, ballato... Lasciatelo in pace. (Esce a destra).
Lella (scuotendolo) - Vieni, Gino, ti accompagner io. La festa terminata. (Lo aiuta ad alzarsi).
Gino - Gi terminata? Davvero? Mi dispiace. (Ad Ambrogio) Come sta, ragioniere?
Ambrogio - Bene, bene. (Agli altri) Non lasciatelo solo.
Massimo - Dove abiti, Gino?
Letta - Non importa: io lo so.
Gino - In via della Fraternit, no, volevo dire della Confraternita.
Vanna - A che numero?
Gino - E un numero piccolo: cinque! Ma non ne sono sicuro. No. Dev'essere diciassette. O ventiquattro. Mah!... E poi non nemmeno via della Conflagrazione.
Lella - Vedete? Ora sta male.
Gino - Io, male? Mai stato cos bene.
Massimo - Andiamo, Gino. Vieni con noi.
Gino (a Lodera) - Chi questa bella signora?
(Carlotta sorride, compiaciuta).
Ambrogio - Non la conosce? la mamma della signorina Guerci.
Gino (a Carlolta) - Le presento i miei rispettosissimi omaggi, signora. Mi chiamo Gino, Gino Denisi, e faccio ilmeccanico.
Carlotta - Ma che bravo!
Gino - Sono anche molto ignorante; ma la signorina Bruni, che maestra, mi sta insegnando molte cose. Anche il valzer e lo sceicco.
Carlotta - Un'insegnante preziosa: Dev'essergliene grato.
Gino - Gliene sono, gliene sono. Molto. La voglio anche sposare.
Tutti (contemporaneamente, meno Lella che esclama, sorridendo: Ma Gino!...) - Sposare? Davvero? Ma no!...
Gino - S, signora; gliel'ho gi detto, ma lei non mi ha ancora risposto di s.
Carlotta - Abbia fiducia. Glielo dir. Ne sono sicura. Questo matrimonio si far!
(Controscena d Massimo e Vanna, di Carlo e Ada che si guardano sorridendo).
Gino- - Mi fa piacere che lei la pensi cos. Le sue parole mi aprono il cuore, come un garofano si apre al sole della primavera.
Massimo - Ma senti, senti! pi letterario di me che studio lettere e filosofia!
Gino - Grazie, signora. Buona sera. Vado a casa, per dormire. Sono un po' stanco.
Ambrogio - Venga ancora a trovarci, signor Denisi. Ne saremo sempre molto lieti.
Gino - Con piacere; ma lei venga nella mia officina quando avr bisogno di riparazioni per la sua macchina!
Carlo - Ecco un letterato poeta pieno di spirito pratico!...
Massimo - Prosa e poesia. Vieni, vieni, Gino. (Esce con Gino e Lella).
Vanna - Good night, ragioniere. E grazie dell'ospitalit. (fazzoletto in mano).
Ambrogio (a Carlotta) - La signorina Amati sta per laurearsi in lingue straniere.
Carlotta - Lo so, lo so che molto brava. Auguri per i suoi studi.
Vanna - Grazie, signora. Buona sera a tutti! (Avviandosi, si ferma presso l'uscita per soffiarsi il naso) Che noia con questo raffreddore. (trombetta) Prm! (Esce dal fondo).
Ada - Mamma, scendo anch'io. Ti aspetter sulla macchina.
Carlotta - Sta bene. Vengo subito.
Ada (a Lodera) - Scusi l'invadenza, questo disordine e se l'abbiamo costretto fuori di casa, per qualche ora.
Ambrogio - Ma che dice. E' stato un piacere. E poi ero in buona compagnia. (Guarda la signora Carlotta, che sorride).
Ada - Allora non ho rimorsi. Permette? Ambrogio - Che cosa?
Ada - Che le dia un bacione? (eseguisce senz'altro ed esce rapidamente dal fondo)
Carlo - Scendo anch'io, per pochi minuti, comunque torner prima di cena. Signora: a rivederla. (Via rapidamente, dietro Ada).
Carlotta - A rivederci, Carlo.
Ambrogio - Che ne dice, lei, di questi ragazzi?
Carlotta - Vuole che glielo dica, sinceramente?
Ambrogio - Certo.
Carlotta - Ebbene, io ritengo che siano migliori di noi; tuttavia avranno sempre bisogno del nostro affetto e del nostro consiglio.
Ambrogio - Giusto, giusto; questo lo penso anch'io, I giovani, oggi, sono meno complessati, pi aperti, pi leali, pi liberi... Soprattutto non conoscono la stupida timidezza che ha sempre afflitto noi, della trascorsa generazione.
Carlotta - Eh, s, vi notevole differenza, non c' che dire.
Ambrogio - Per esempio, malgrado i miei anni riconosco di essere ancora un timido. A volte vorrei osare, aprirmi, esprimere i miei pi intimi sentimenti e non ci riesco. Cos, tra il s e il no, rimango fra color che son sospesi.
Carlotta - Come i salami al soffitto, insomma!
Ambrogio - Oh, santo cielo! L'accostamento calza abbastanza; tuttavia non userei questa espressione gastronomica: spoetizza.
Carlotta - Ah, perch lei si sente poeta?
Ambrogio - A volte un poco. In questo momento, per esempio, mentre siamo qui, soli, lei ed io... io e lei...
Carlotta - Ebbene?
Ambrogio - In questo momento, dicevo, se io avessi la spontaneit, il coraggio, la disinvoltura dei nostri ragazzi, le direi... le direi che... (S'avvicina e le prende entrambe le mani, guardandola con tenerezza) che io... che io per lei... Non so, non so...
Carlotta - Avanti!... E' tanto difficile?
Ambrogio - Le direi che da tempo, da molto tempo io... io... Ebbene, s, vero: io... (L'abbraccia improvvisamente, ma Carlotta si ritrae d'un passo e Ambrogio scivola in ginocchio proprio mentre)
7
Teresa (Da destra, con grembiule, e pentola in mano, entra e si ferma sulla soglia) - Oh, scusate. Forse disturbo?
Ambrogio (si rialza e si volta furioso) - S, disturba!... E molto, anche! Se ne vada, se ne vada, brutta maleducata, impicciona che non altro!...
Teresa (calma) - Ah, s? Soltanto perch sto preparando la cena e volevo domandarle che cosa debbo farne di questa minestra difagioli e patate?
Carlotta - Fagioli e patate?
Teresa - Fagioli e patate, dell'altro giorno. E, poich il frigorifero guasto da due settimane, comincia a sapere di rancido!
Ambrogio (c.s.) - Fuori di qui! Ne ho abbastanza di lei e delle sue stupide intromissioni! Si consideri licenziata! ...
Teresa (c.s.) - proprio quello che mi aspettavo. D'accordo: fra otto giorni lascer questa casa.
Carlotta - Ma no, ma no... Ragioniere, no,
Teresa - Lei non si preoccupi, signora Carlotta Manzi vedova Guerci. Comunque, grazie lo stesso. (a Lodera) Nel frattempo si cercher un'altra governante tuttofare! Se la trova.
Ambrogio - Otto giorni non bastano. Mi deve un mese, almeno, di preavviso: questa la norma sindacale.
Teresa - Ahi!... Brutto tasto, ragioniere. Passo incauto da parte sua. Mi ha ricordato che mi deve sei mesi di salario arretrato, le ferie degli ultimi cinque anni, l'indennit di licenziamento...
Ambrogio - Come, come?
Teresa - Inoltre si spicci a regolare la mia posizione con i contributi sociali, perch anch'io avr ben diritto alle prestazioni mutualistiche e alla pensione. No?
Ambrogio (a Carlotta) - Ha sentito? Ha sentito?
Carlotta - E come no? A me pare del tutto ragionevole.
Teresa - Mi fa piacere che anche lei la pensi cos. Lo sa che comincio a trovarla simpatica? (a Lodera) Fra un mese, dunque, e che tutto sia sistemato per quella data. (avviandosi per uscire) Intanto la sua minestra rancida di patate e fagioli la butto via e lei questa sera, per cena, si accontenter di due uova al tega-mino. (Via a destra, con la pentola).
8
Carlo (dal fondo) - Ma pap!... Che cosa succede?
Ambrogio - Succede, succede... Che vuoi che succeda ancora in questa casa. Ormai gi successo tutto!
Carlo - Ma insomma, ti vuoi spiegare?
Carlotta - Era ancora la Teresa.
Carlo - La Teresa?! E che diceva la Teresa?
Carlotta - Diceva che questa sera, per cena, dovrete accontentarvi di due uova al tegamino!
Velario
ATTO TERZO
(Un mese dopo. Stessa scena, ma con pi ordine. Il tavolo tornato al suo posto, al centro, con a fianco la poltrona. Anche le sedie e il tavolino del telefono sono al loro posto. Sono le nove del mattino. Scoccano a un pendolo invisibile, mentre si apre il velario. Nessuno in scena).
1
Ambrogio (Da destra, senza giacca, attraversa la stanza e chiama, a sinistra) - Carlo! Vieni qui, ti debbo parlare. (Torna verso destra e chiama) Teresa? La mia giacca, per favore. (Si volta, mentre)
2
Carlo (da sinistra, entra con un libro in mano) - Che c'?
Ambrogio - Forse ti disturbo. Stavi studiando. Carlo - Non importa.
Ambrogio - Cercher di sbrigarmi. Dunque... Ma sediamoci, preferisco.
Carlo - Dev'essere qualche cosa di ben importante.
Ambrogio - Oh, mio Dio: importante s e no. (Siedono).
Carlo - Avanti, dimmi tutto.
Ambrogio - Forse tu hai gi capito che io... che la signora Carlotta...
Carlo - La signora Carlotta? Ebbene?
3
Teresa (da destra, con la giacca sul braccio) - La signora Carlotta ha telefonato poco fa per dire che verr pi tardi.
Ambrogio - E perch non me l'ha detto subito?
Teresa - Perch lei in quel momento era al gabinetto! (Butta la giacca, con malagrazia, sul tavolo).
Ambrogio - Sempre tempestiva e gentile, questa benedetta donna!
Teresa - Brontoli, brontoli pure: ancora per poco!
Ambrogio - Che cosa intende dire? (Si alza e infila la giacca).
Teresa - Che lei abbia poca memoria, ormai risaputo; ma si rassicuri, provveder io a rinfrescargliela.
Ambrogio - Embeh?
Teresa - Il mio mese di preavviso scade oggi, a mezzogiorno.
Carlo - E gi!... (si alza)
Ambrogio - Preavviso? Scade oggi?
Teresa - Appunto.
Ambrogio - E chi ci pensava pi.
Teresa - Io, io ci pensavo. Io ho buona memoria.
Ambrogio - Su, via. Teresa, non avr mica detto sul serio... Non c' motivo. Dopo dodici anni... Dodici anni che qui, con noi... Ormai fa parte della famiglia. Noi le siamo affezionati, lo sa.
Teresa - E' perfettamente mutile che ora lei cerchi d commuovermi. Mi faccia il favore di tenere tutto pronto: libretti, liquidazione eccetera, per le undici e quarantacinque, perch allo scoccare del mezzogiorno io salir sul tass per recarmi alla stazione ferroviaria! (Via a destra).
Carlo - Accidenti! Sembra ben decisa!
Ambrogio - Proprio ora che abbiamo maggiormente bisogno di una persona, di una donna in casa.
Carlo - Prover io, se mai, a chiederle scusa, per te, per quella scenataccia...
Ambrogio - Allora tu sapevi?
Carlo - Eh, me l'ha detto lei.
Ambrogio - E che ti ha detto?
Carlo (rifacendo) Brutta maleducata, impicciona, se ne vada, si consideri licenziata!...
Ambrogio - Porco cane, vero! Gliel'no detto davvero! Oh, ma le passer, le passer, vedrai.
Carlo - Uhm. Tu dici?
Ambrogio - Che vuoi che faccia? Dove vuoi che vada? Piaccia o non piaccia, questa e la sua casa, la sua famiglia .
Carlo - Non ha parenti?
Ambrogio - Mi pare abbia ancora una vecchia zia, assistita da una governante, a Varese...
Carlo - Ah, s, la zia che di tanto in tanto andava a trovare.
Ambrogio - Precisamente. Ma risediamoci, dobbiamo terminare il colloquio appena iniziato. Si tratta di una notizia.
Carlo - Una notizia che va appresa restando seduti? (Siedono).
Ambrogio - Direi di s. (Campanello) Ti sei certamente reso conta quanto me che senza una donna in casa non possiamo continuare, tanto meno ora.
4
Teresa (da destra, per uscire dal fondo) - Vado ad aprire. (Via).
Ambrogio - E poi, penso che anche tu fra un anno o due, presa la laurea, vorrai prendere moglie... e allora... Bisogna provvedere per tempo, non lasciarci sfuggire l'occasione. E l'occasione, per quanto mi riguarda, c'. Ho deciso di passare a seconde nozze.
Carlo - Ma che bravo, pap!... Questa una notizia!... giusto, giusto. Ci che m'hai detto, mi sembra ragionevole; tuttavia...
Ambrogio - Tuttavia?
Carlo - Debbo rettificare, s, almeno in parte.
Ambrogio - Rettificare che cosa?
Carlo - Te lo dir dopo. Vai avanti.
Teresa (Dal fondo con una lettera in mano, ancora chiusa).
Ambrogio - Una lettera?
Teresa - S. E raccomandata, anche. Mi ha fatto firmare.
Ambrogio - Certo; dia qua.
Teresa - No, signore.
Ambrogio - Su, via, non mi faccia perdere tempo. Voglio leggerla subito.
Teresa - Sta fresco. Non la legger mai.
Carlo - Possiamo sapere perch?
Teresa - Perch indirizzata a me. Guardi qua. (mostra senza consegnare) Gentilissima signora - anch'io sono gentilissima, come vede - Teresa Vedovato, presso rag. Lodera - Via dei Robivecchi, 42. Persuaso? (Via a destra, con la sua lettera).
Ambrogio - Poteva dirlo subito, no?
Carlo - Lascia perdere. Vai avanti. Finisci.
Ambrogio - Dicevo: sono ancora abbastanza giovane, voglio dire non sono vecchio e la signora Carlotta piena di quattrini...
Carlo - Cooosa?!
Ambrogio - Un ottimo partito, no?
Carlo - La signora Car... Ma va! Che ti prende, pap. Quella ricca e noi siamo povera gente.
Ambrogio - Quando ci si vuoi bene non esistono ostacoli,
Carlo - E tu pensi che lei sia d'accordo, s, voglio dire... Ha accettato la tua proposta?
Ambrogio - A dire la verit, non mi sono ancora dichiarato apertamente, ma ho buone ragioni per ritenere che accetter... Ormai ha gi capito che io... Non aspetta che un cenno, una parola. Verr qui, questa mattina, conla scusa della eredit... Sai, la famosa divisione giudiziaria con il cognato.
Carlo - Lo so, lo so.
Ambrogio - Ammesso che tale divisione avvenga, oppure che il cognato possa venire tacitato, il patrimonio della vedova Guerci rester sempre notevole, senza contare i beni parafernali.
6
Teresa (da destra, attraversa la scena ed esce a sinistra) -Vado a prendere la mia valigia nello sgabuzzino, con il vostro permesso. (Via a sinistra; ma rientra subito con la valigia ed esce a destra).
Ambrogio (rattristato) - Se ne va, se ne va...
Carlo - Aspetta, non ancora detto. Lascia fare a me. Dicevi?
Ambrogio - Si tratta delle propriet, fabbricati e terreni, alla vedova pervenuti dai propri genitori, e portati in dote, quindi di sua esclusiva propriet. Un bel palazzo a Torino, cinquanta ettari coltivati in Brianza, senza contare, naturalmente, i titoli, il mobilio, eccetera eccetera... E la villa e il parco.
Carlo - Villa e parco che Ada, la mia fidanzata, ed io, adibiremo a Clinica, e dove eserciteremo la nostra professione medica.
Ambrogio (scatta in piedi) - Eh?!... Che cosa hai detto? Ripeti, per favore, non ho capito bene.
Carlo - chiaro, no? Sposer sua figlia!...
Ambrogio - Tu vuoi scherzare.
Carlo - Per niente. (si alza) Sposer Ada.
Ambrogio - Sono curioso di sapere come farai.
Carlo - molto semplice. Siamo entrambi maggiorenni. Andiamo in chiesa e ci sposiamo. Voil!...
Ambrogio - Ma fammi il favore! Se non hai una lira, se io non posso darti nulla...
Carlo - Non ho bisogno di denaro. Provveder a tutto lei, Ada. Abbiamo accuratamente considerato ogni cosa. E perci siamo d'accordo. Intanto la villa sar adattata a clinica. Tra un anno saremo laureati e cominceremo a lavorare. Naturalmente avremo bisogno della collaborazione di professori e dottori qualificati. Insomma avremo un Istituto di Cura serio e funzionale.
Ambrogio - E lei, la madre, che ne dice?
Carlo - Non pu che dire di s, a sua figlia. E poi l'erede lei, Ada, mentre la madre soltanto usufruttuaria.
Ambrogio - Questo vero, ma un matrimonio, ora, no, non possibile.
Carlo - E chi ce lo impedisce?
Ambrogio - Ma no, ma no... Che cos' questa fretta?
Carlo - Oggi, caro pap, tutto procede velocemente, a velocit supersonica. Siamo arrivati sulla luna e andremo ancora pi lontano.
Ambrogio - Volete costruire una clinica anche sulla luna?
Carlo - E ehi lo sa? Napoleone diceva che la parola impossibile dovr cancellarsi dal vocabolario.
Ambrogio - Pazzi, pazzi... Questi giovani sono tutti pazzi.
Carlo - O non lo sono i pap e le mamme cinquantenni? No, pap, farai bene a levartelo dalla testa. Ascolta il buon senso di tuo figlio: tu e la signora Carlotta, non vi ci vedo. Questo matrimonio non si far!
Ambrogio - Di che t'immischi, tu, si pu sapere? Sono io che decido!
Carlo - Potrei dire altrettanto. Pap, ognuno si costruisce il proprio avvenire con le proprie mani, la propria volont; Ada ed io ci sposeremo.
Ambrogio - Ed io dico di no.
Carlo - Vedo che su questo punto la pensiamo in maniera diametralmente opposta. Ma rifletti un momento: tuche sposi la signora Carlotta!... Ma ti pare? Allora diventerebbe mia madre? E' gi madre di Ada!...
Ambrogio - Lo vedi che assurdo!
Carlo - Ed io sarei marito di mia sorella?
Ambrogio - Sicuro!... Ridicolo solo a pensarci.
Carlo - E tu suocero di tua figlia!
Ambrogio - Pazzesco.
Carlo - Ed io figlio di mia suocera!... No, no, pap, abbandona l'idea: questo matrimonio non si far.
(Campanello).
Ambrogio - I tuo matrimonio, vuoi dire.
Carlo - I tuo, pap, intendo dire il tuo matrimonio.
7
Teresa (da destra, per uscire dal tondo) - Se non sbaglio, qui si discute di faccende matrimoniali.
Carlo - Ma s, Teresa, appunto. A proposito, senti, dovrei dirti qualche cosa, se permetti, non appena avrai un minuto.
Teresa - Sta bene, sta bene: avr un minuto, per te, anche di pi. (Via dal fondo).
Ambrogio - Riprendiamo la discussione a tempo debito, se del caso. Ora procura di trattenere Teresa, s, dico, persuaderla a restare.
Carlo - Non sar impresa facile. Mi ci prover; ma tu non lasciarti vedere. Passa di l, nel mio studio. (Indica a sinistra).
Ambrogio - Sta bene. (S'avvia) Ah! Se viene la signora Guerci, avvertimi subito.
Carlo - D'accordo, d'accordo: ora vai.
(Ambrogio via a sinistra).
8
Teresa (dal fondo, con Massimo e Vanna) - I tuoi amici, Carlo. Dicono che c' sciopero, s, un altro sciopero!... Allegria!... Allegria!... (Via a destra).
Carlo - Ciao, Massimo, ciao, Vanna!... vero?
Massimo - Una dimostrazione, alle dieci. Devi venire anche tu.
Carlo - Non so se mi sar possibile. Vedr.
Vanna - Il personale addetto alle pulizie all'Universit, s' messo in agitazione.
Carlo - Ma bene! Benone!... Agitazione di qua, contestazione di l, zuffe e baruffe, chiassate e barricate; quand' che avremo un po' di pace?
Massimo - quello che mi domando anch'io! Come si fa a studiare in queste condizioni!
Vanna - Allora non vieni? Dobbiamo essere in molti per fronteggiare gli scalmanati agitatori che s'intrufolano nelle nostre faccende.
Carlo - Verr anch'io; ma non subito. Vi raggiunger. Questa mattina debbo prima sbrigare un grosso problema familiare. Comunque, ne riparliamo: aspettatemi di l, nel mio studio. Vi troverete mio padre. Nel frattempo conferisco con Teresa.
Massimo - Teresa?
Carlo - Se ne vuole andare.
Vanna - Proprio oggi.
Carlo - Oggi, a mezzogiorno.
Vanna - Un bel guaio.
Massimo - Che vuoi dirle? Se ha deciso, ha deciso.
Carlo - Prover ancora a dissuaderla, a convincerla; la pregher di rimandare. Insomma cercheremo di guadagnare tempo.
Vanna - E chi sa; tirando di lungo, dilazionando...
Massimo - Fabio, il temporeggiatore.
Carlo - Precisamente.
9
Teresa (da destra) - Dicevi di dovermi dire qualche cosa?
Carlo - Ah, s, Teresa. Ora mi spiego. (A Massimo e Vanna, indicando) Se volete accomodarvi, io vengo subito.
(Massimo e Vanna, via a sinistra).
Teresa - Allora?
Carlo (calmo, affettuoso) - Non te ne andare. Teresa, te ne prego. Lo sai che ti vogliamo bene: abbiamo bisogno di te.
Teresa - Caro ragazzo, perch queste parole non me le dice tuo padre?
Carlo (sbottando) - Perch un testone. E un povero illuso, anche. Figurati che vuole sposare la signora Guerci, guarda un po'.
Teresa - Lo so, lo so. Non mi racconti nulla di nuovo.
Carlo - Ah. tu lo sapevi!...
Teresa - Da un pezzo.
Carlo - Ma guarda: e io non lo sapevo!
Teresa - Le donne, certe cose, le capiscono meglio: hanno maggior intuito. E poi, ci voleva cos poco per capire... (rifacendo) Gentile signora Carlotta, qui, signora Manzi, l, signora Guerci a destra, gentile signora a sinistra... Questa casa, da qualche tempo piena di Carlotte, di signore Manzi e di vedove Guerci, tutte gentili e importanti... Anche i ciechi e i sordi se ne sarebbero accorti!
Carlo - Probabilmente io sono pi che cieco e pi che sordo!... Dunque? Teresa, te ne prego, tu rimani, non vero?
Teresa - Se me lo chieder tuo padre, forse... Se si dimostrer pentito...
Carlo - Certo, certo.
Teresa - Se mi prometter... Ma no, non ci spero e allora come non detto.
Carlo - Lo far, prometter... Chieder scusa, vedrai.
Teresa - E poi, e poi... non basteranno le scuse, io m'aspetto ben altro...
(Campanello).
Carlo - Che cosa? Un aumento di salario?
Teresa - Figurati: non mi paga l'arretrato!
Carlo - Che cosa, allora?
Teresa - Lo deve capire lui: vaglielo a dire, se vuoi. Ad ogni buon conto: inteso che io partir a mezzogiorno! Scusami. (Via dal fondo).
10
Carlo (chiamando, verso sinistra) - Pap, vieni. Ambrogio (da sinistra, seguito da Massimo e Vanna) - Sai la novit, Carlo?
Carlo - Novit?
Ambrogio - Siamo invitati per domani sera in casa della signorina Amati.
Carlo - vero, Vanna?
Vanna - Oh, yes!... At nine o' clock! Alle nove.
Carlo - Oh, bella. Per festeggiare che cosa?
Ambrogio - Il suo fidanzamento con il tuo amico Altieri.
Carlo - Forca miseria!... vero, Massimo?
Massimo - vero.
Carlo - Questa s che una notizia! Congratulazioni... Hai visto, pap? E tu ti meravigli che io e Ada...
Ambrogio - Al punto in cui stanno le cose, non mi meraviglio, ormai, pi di nulla. Hai parlato con Teresa?
Carlo - S.
Ambrogio Ebbene, che ha detto?
Carlo - Che devi chiederglielo tu; sei tuche devi chiederle scusa, non io.
Ambrogio - Ah, s?
Carlo - Dopo tutto, mi pare abbastanza logico, ti pare?
Ambrogio - Logico, il cavolo!... Me l'aspettavo!... No, no, non mi ci provo nemmeno. Perderei il mio tempo...
Carlo - Papa, tu hai torto, lasciatelo dire.
Ambrogio - Ma come vuoi che mi spieghi, che mi scusi con quella buona donna, che non capisce un accidenti!... Ha una testa, una testa...
11
Teresa (Dal fondo, introducendo Lella e Gino) - Lei parli con rispetto della mia testa, che perfettamente a posto, che ragiona e che sa quello che vuole. (Voltandosi) Prego, vengano pure avanti. Questa mattina vi di nuovo adunata generale. (Via a destra, per andare a indossare un soprabito, o abito per partire)
Vanna - Oh, boys! Good morning!... Ciao, Lella, ciao, Gino.
Carlo - Come mai? Anche voi alla dimostrazione?
Lella - Naturalmente. Gino aderisce per solidariet. Non voleva venire perch se ne stropiccia della politica. Lui pensa a lavorare.
Carlo - vero, Gino?
Gino - vero. La politica non m'interessa. Ragazzi, lasciatemi lavorare.
Lella - E poi, e poi... abbiamo due notizie ultra importantissime!
Ambrogio - Esagerato!... la giornata delle notizie, questa.
Massimo - E l'officina, come va?
Gino - Ecco: appunto dell'officina che si tratta. Questa sarebbe la prima novit.
Lella - Gino ha ottenuto una importante assegnazione dalla Fiat!...
Tutti - Dalla Fiat? Nientemeno!...
Letta - Dalla Fiat. venuto un ingegnere, ha visitato il suo piccolo laboratorio, ha assunto informazioni e poi... e poi... cosa fatta!
Ambrogio (stringendo calorosamente la mano a Gino) - Bravo, bravo. Gino. Mi fa molto piacere. Molto. Veramente.
Massimo - Lo dicevo che avresti fatto strada.
Gino (modesto) - Mi stata affidata la fabbricazione in serie di alcuni pezzi di carrozzeria. Dovr assumere del personale, allargare lo stabilimento. Ho i miei problemi. Ma spero di farcela.
Letta - Sentito? Lo chiama gi stabilimento.
Carlo - Il tuo stabilimento, Gino. Congratulazioni.
Massimo - E bravo! Avanti, sentiamo l'altra notizia, ora.
Lella - Eccola: ci sposiamo il mese prossimo! Ambrogio - Ma davvero?!
Lella - Ma s. Notizia ufficiale; superate le opposizioni familiari, le questioni finanziarie, tutto. Ci vogliamo bene e ci matrimoniamo!
Massimo (Vanna e Carla) - Benissimo! All righi;! Auguri!
Ambrogio - Ma senti, senti.
Carlo - Ti stupisci, pap?
Ambrogio - Eh, s, un poco. E tu, no?
Carlo - Per niente. Rallegramenti, ragazzi. (a Lodera) Questo matrimonio si far! E anche il mio, con Ada Guerci.
Ambrogio - Andiamoci piano, giovanotto. Del tuo ne riparleremo. Non ho ancora dato il mio consenso,
Carlo (agli amici) - Non mi ha ancora dato il suo consenso. (a Lodera) Pap, aggiornati. Il consenso, oggi, lo danno i figli ai genitori. Tu capisci il latino, non vero?
Ambrogio - Lascia perdere, per favore, lascia perdere. Quando ci capiremo mai?
Massimo - Se mi consente, vorrei dire che cosa ne penso, in proposito.
Ambrogio - Dica, dica pure.
Massimo - Ebbene, io penso che non si tratti, ormai, di capire; ma semplicemente di accettare.
Ambrogio - Ah, no, perbacco, no, signor Altieri. La sua filosofia non mi persuade.
Massima - Vede, il divario fra una generazione e quella successiva sempre esistito, da che mondo mondo. Si cammina, ragioniere, si procede: indietro non si torna. Riconosco, naturalmente, l'inevitabile insorgere di conflitti di varia natura.
Ambrogio - Conflitti che si possono evitare!
Carlo - Appunto, con un po' di buon senso, rinunciando a progetti chimerici, a velleit ingiustificate!
Ambrogio - Perch non la smetti? Stavo parlando con il signor Altieri!
Massimo - Non ho altro da dire, signor Lodera. E lei
mi scusi, se non posso trovarmi d'accordo con lei.
Ambrogio - Ma le pare.
Massimo - Restiamo amici, non vero?
Ambrogio (serio) - Ma certo. Non vedo perch non dovremmo esserlo. In democrazia ognuno ha diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni.
Vanna - Su, via, signor Ambrogio... Non faccia la faccia scura... Su, su con la vita.
Ambrogio - Passato il raffreddore?
Vanna - Eh, s, ormai... Ma non faccia cos. Senta, facciamo un patto. Io le d un bacione e lei sorride. Eh?
Ambrogio - Ma signorina... Signorina... Che fa?
Vanna (lo bacia) - Ecco!... Non contento? E non vede? Ha dinanzi a s due coppie e mezza di fidanzati! Sorrida, su!
Ambrogio - una parola. Tutt'al pi far un sogghigno. (eseguisce, comicamente) Hg, hg, hg!...
Lella - Bravo! Cos va gi un po' meglio.
Gino - Allora, Carlo? Non vieni?
Carlo - Non subito: sto aspettando l'altra mezza coppia.
Gino (a Lodera) - Si ricordi che l'aspetto alla mia officina.
Ambrogio - Ho promesso: manterr la promessa e se lei avr bisogno di un ragioniere per la sua ditta...
Gino - probabile. Parleremo anche di questo. Deve sapere che io in fatto di contabilit e di numeri ci capisco poco. Vero, Lella?
Lella - Venissimo. Volete sapere quanto gli ho dato per il suo ultimo compito di computisteria?
Tutti - S, s! Quanto?
Letta (a Gino) - Glielo dico?
Gino - Diglielo, va'!
Lella (indica con le dita della mano) - Due.
Tutti - Euuh!...
Gino - Come vede... A rivederci, dunque. A presto. (Stringe la mano a Lodera ed esce dal fondo con gli altri amici che salutano a soggetto).
Carlo - Io vado di l, nel mio studio. Legger ancora qualche pagina di questo noiosissimo libro. (Prende il libro lasciato sul lavalo, ed esce a sinistra).
Ambrogio - Vai, vai... Studia, datti da fare: le lauree in medicina non le regalano. (Va a sedere in poltrona e vi rimane, con lo sguardo al soffitto, meditabondo. Campanello. Non si muove, continua a fischiettare, appena percepibile) - Fu-fu, fu-fu, fu-fu... (A un certo punto smette e, come a conclusione dei suoi pensieri dice:) Mah! Sar quel che sar! (Si alza, mentre)
12
Teresa (entra da destra, con il vestito nuovo, quasi elegante) - Non ha sentito suonare?
Ambrogio - No, ero immerso in certi miei pensieri...
Teresa - Matrimoniali.
Ambrogio - Infatti. (S'accorge del vestito nuovo di Teresa) Oh, oh! Come siamo eleganti! Che significa?
Teresa - Significa che parto a mezzogiorno; non ancora persuaso? (Via dal fondo)
Ambrogio - Accidenti! Se ne va, se ne va. se ne va... (Uscendo a sinistra) Carlo!... (Via a sinistra).
13
Teresa (introduce l'ing. Agostino Guerci, e Ada) - Prego, si accomodino. Avvertir subito il ragioniere.
Ada - No, non lo disturbi. Non c' fretta. Aspettiamo ancora mia madre.
Teresa - Come desidera, signorina. Prego, stiano comodi .
Ada - Mi scusi. Carlo non in casa?
Teresa - Oh, s: di l nel suo studio. Vuole che lo chiami?
Ada - Non occorre: ci vado io: dobbiamo recarci in piazza per la manifestazione. Tu, zio, siedi l, sulla poltrona. E aspetta.
(Guerci siede).
Teresa - Zio? Questo signore suo zio?!
Ada - S, Teresa, non lo sapeva? l'ingegnere Guerci, fratello del mio povero pap, che invece faceva il notaio.
Teresa - Ho piacere di conoscerla, ingegnere. Vedo, infatti, che lei gli somiglia molto.
Ada - E come no: erano gemelli! (Via a sinistra).
Teresa - Gemelli! Ma guarda. Forse lei venuto dal ragioniere per la faccenda della divisione.
Guerci - Appunto; ma questa non la ragione principale.
Teresa - Ah, no?
Guerci - Altre faccende private, cose del tutto personali. E lei? Lei la moglie del proprietario?
Teresa - La moglie? Magari. (rabbuiandosi) Io sono vedova e parto a mezzogiorno. Mi scusi. (Via a destra).
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Guerci (Apre un giornale; dopo qualche istante, entra) Ambrogio (da sinistra) - Buon giorno, ingegnere! Guerci (alzandosi) - Come sta?
Ambrogio - Bene, bene; ma stia comodo, prego. (siedono entrambi) Sua nipote mi ha detto che lei era qui e allora... possiamo parlare, no?
Guerci - Sono giunto in macchina poco fa. Alla villa non c'erano. Mi stato detto che sarebbero venute.
Ambrogio - Allora, se la signora Carlotta non sa che arrivato, rester sorpresa.
Guerci - Infatti questa visita non era prevista, per oggi; ma poi, ieri sera, mia nipote mi ha telefonato e ha tanto insistito: non ho saputo dire di. no. Ho dovuto disdire alcuni appuntamenti ed eccomi qua.
Ambrogio - Ah, questi nipoti, questi figli, ci che vogliono vogliono.
Guerci - Pu dirlo. E mi ha fatto anche un po' di morale. (rifacendo) Zio, tu sei uno scapolo impenitente, tu devi prendere moglie, deciditi, che ora... .
Ambrogio - Ah, perch lei scapolo?
Guerci (seriamente) - S. Ho avuto tanti anni fa una fidanzata; ma poi morta in un incidente... Non ho pi voluto cercarne un'altra. E ho sempre rifiutato.
Ambrogio - Questo molto romantico, ingegnere. Ma non detto ancora. Chi sa che prima o poi... Che diavolo! A un certo punto una donna ci vuole.
Guerci - Ha ragione. Io ormai non ci pensavo pi; ma mia nipote mi ha convinto. Anzi, debbo dire che ha gi tutto predisposto.
(Campanello).
15
Teresa (da destra) - Con permesso. (Via dal fondo)
Ambrogio - Veda il caso: mi trovo anch'io nelle sue condizioni. Sto appunto per decidermi, e forse lo far anch'io, oggi stesso.
Guerci - Ah, s? Mi fa piacere, Lei vedovo, non vero?
Ambrogio - Da dodici anni. Mio figlio contrasta la mia decisione; ma io non gli d retta. Non appena sua cognata sar qui glielo dir e parleremo anche della famosa divisione.
Guerci - Scusi, non ho capito bene. Per quanto con-cerne la divisione della tenuta Le Querce , lei pu considerare l'ostacolo superato: la propriet non sar pi divisa.
Ambrogio - Ah, no? A meraviglia, ingegnere! Questo semplifica molte cose.
16
Teresa (Dal fondo, seguita da Carlotta, ed esce a destra) Carlotta (Allargando le braccia) - Agostino!...
Guerci - Carlotta! (Si abbracciano) Sempre pi giovane, sempre pi bella!
Carlotta - Lasciati guardare. Tale e quale. Tutto il povero Gedeone! Preciso, identico. Mi pare di abbracciare il povero defunto!
Guerci (scostandosi) - Al tempo! Io sono ancora ben vivo!...
Carlotta - Tutto, tutto lui!... un bel po' che non ci si vede! Non eri neppure venuto al funerale di mio marito, un anno fa.
Agostino - Lo sai, ero in Brasile, non son potuto venire. Sorpresa?
Carlotta - Eh, s, abbastanza. Eri atteso per luned, per andare dal notaio. Oggi sabato.
Guerci - Niente notaio, niente divisione. La mia parte della Tenuta Le Querce sar il mio regalo di nozze.
(Ambrogio segue il dialogo con crescente interesse, sgranando gli occhi).
Carlotta - Quanto sei buono e caro! Grazie, Agostino. Tu hai conquistato il mio cuore. Grazie.
Guerci - Non ringraziare me: tutto merito di tua figlia. L'altro giorno venuta con la sua 126, di buon mattino, percorrendo i duecento chilometri che ci separano...
Carlotta - Ecco! Ora capisco!... Ora so il motivo di quella sua levataccia!
Guerci - E poi, telefonate, su telefonate a non finire... Non lo sapevi?
Carlotta - Proprio no, ti giuro. Non ne sapevo nulla.
Ambrogio - Sento aria di cospirazione.
Carlotta - Ormai ne sono sicura.
Guerci - Tutto sommato, ne sono veramente lieto. E tu, no?
Carlotta - Anch'io, Agostino caro, anch'io.
Guerci - Allora, siamo d:accordo.
Carlotta - D'accordo.
Guerci - Su tutto?
Carlotta - Su tutto.
Guerci - Sei contenta?
Carlotta - Felice, Agostino mio, felice.
Guerci - La propriet rester indivisa e alla mia morte
sar tutta di Ada. Quanto al matrimonio, scegli tu la data.
Carlotta - Gi fatto! Ne ho gi parlato con Ada. Faremo tra otto giorni il fidanzamento ufficiale e fra tre mesi le nozze. Sta bene?
Guerci - Per me va benissimo.
Ambrogio (equivocando) - Ma no, signora Carlotta, no!... Tre mesi no!
Guerci - Ma, scusi, che c'entra lei?
Ambrogio - Eh, perbacco: Carlo mio figlio:avr pure diritto di esprimere la mia opinione,
Carlotta - Ma che dice, ragioniere!...
Ambrogio (lanciato) - Sono ancora molto giovani e poi; devono terminare gli studi. Senza contare che la clinicanon sar pronta che fra un anno.
Carlotta - Se si tratta di questo, non le posso dare torto.
Guerci - Naturalmente. Sono anch'io del parere che un matrimonio tra suo figlio e Ada non sia consigliabile che fra un anno.
Ambrogio - Sono giovani e possono aspettare.
Carlotta - Direi di s.
Ambrogio - Mentre noi che abbiamo una certa et...
Guerci - Si capisce! Noi che abbiamo una certa et dobbiamo affrettarci.
Carlotta - Andiamo. Agostino: sei rimasto scapolo tanto tempo. Mese pi mese meno... Non essere cos impaziente. Questo matrimonio si far!
Ambrogio - Come? Come ha detto?!
Carlotta - Caro signor Ambrogio, lei continua a sorprendermi. Si direbbe che non ha capito, che non sa.
Ambrogio - Mi scusi, capito che cosa, non so che cosa?
Carlotta (meravigliatissima) - Ma, signor Lodera, non gliel'ha detto ancora mio cognato?
Ambrogio - Detto che cosa?!
Carlotta (a Guerci, con affettuoso rimprovero) - Ma, Agostino, perch non gliel'hai detto?
Guerci - Se un'ora che non parliamo d'altro!
Carlotta - Scusami, sai, forse non sei stato abbastanza chiaro. Se permetti, provvedo io. (a Lodera, prendendolo per mano) Venga, venga qua. Ho il piacere di presentarle il mio fidanzato. Fra tre mesi, matrimonio!
Ambrogio - Coosa?!... Fidan...? Matri...? (arretra e cade di colpo a sedere sulla poltrona)
Carlotta - Ragioniere, che c'? Si sente male?
Ambrogio (seduto, puntando l'indice) - Lei?! Lei sposa l'ingegner Guerci?!
Carlotta - Sposo l'ingegnere Guerci Agostino, fratello di Gedeone, il mio povero defunto marito, s!
Ambrogio - Fantastico! Semplicemente fantastico! Carlotta - Le dispiace?
Ambrogio (alzandosi) - A me? No no, anzi; perch dovrebbe?
Carlotta - E crollato improvvisamente!
Ambrogio - Ah, s. infatti, per essere crollato sono un pochino crollato; ma non ci dovete badare. Sapete, alle volte io crollo, ma soltanto un poco: cos, ecco.
Guerci - Abbiamo avuto l'impressione che sia stata una grossa sorpresa, per lei.
Ambrogio - Oh, mio Dio, sorpresa. Proprio sorpresa, veramente, no; tuttavia come colpo stato un bel colpo.
Guerci - La differenza notevole.
Carlotta - Insomma, lo sapeva o non lo sapeva?
Ambrogio - Eh, no, signora. No! Che mi pigli un accidenti, se lo sapevo.
Carlotta - Non lo trovi simpatico, Agostino?
Guerci - Oh, s, molto. Gli piace scherzare, a quanto vedo.
Carlotta - Mattacchione d'un ragioniere! Non mi fa nemmeno gli auguri? Eh?
Ambrogio - Gli auguri? Ma certo! Congratulazioni! Auguroni! Anche a lei, ingegnere. Molti auguri.
Guerci - Grazie, grazie! Allora, concludendo, nessuna meraviglia, nessuna sorpresa,
Ambrogio - Ma no, ma no: io l'ho sempre detto che sarebbe finita cos!
Carlotta - Ma senti che bugiardo! Ambrogio - Bugiardo?! Io?!
Carlotta - Ma stia un po' zitto. A parte il fatto che questa decisione matrimoniale stata presa soltanto questa mattina, lo sa che cosa le dico?
Ambrogio - No, signora Carlotta, non lo so e non lo sapr mai, se non me lo dice.
Carlotta - Mi ascolti bene: in questi ultimi tempi lei s' affaticato troppo e si un po' esaurito. Confessi che anche piuttosto preoccupato perch Teresa lascia la sua casa, proprio ora, nel momento in cui ne ha pi bisogno.
Ambrogio - Uhm, bisogno... Tutti siamo utili, nessuno indispensabile.
Carlo - Su, via, dica la verit: un po' d franchezza, diamine.
Ambrogio - Ebbene, s. vero! Proprio come dice lei. Sono affaticato, esaurito e preoccupato perch Teresa se ne va, mio figlio ha fretta di sposare sua figlia... Tutto mi va storto.
Carlotta - Non lo approva questo matrimonio? Non forse contento?
Ambrogio - Altro che! Contentissimo! Evviva!...
Carlotta - Vede? Ora cominciamo a ragionare.
Ambrogio - Da un mese a questa parte si stanno combinando matrimoni a tutto spiano, in serie, a catena, a ripetizione. Mi pare di trovarmi di fronte a un piano quinquennale per l'incremento demografico: la signorina Amati che sposa il signor Altieri; la signorina Bruni che sposa il signor Denisi; il mio Carlo che sposa la sua Ad a e, infine, lei signora Cari otta, che sposa Tingegner Guerci. (Tristemente) Soltanto io rimango scapolo, voglio dire vedovo e solo, pieno d'amarezza.
17
Teresa (Da destra, sinceramente addolorata, con la lettera aperta, in mano, e occhiali sul naso) - Ed io no? Io non rimango triste e sola? Ragioniere, si consoli. Guardi qua: ho aperto in questo momento la lettera ricevuta stamane: di mia zia Clementina, l'unica parente che mi rimasta.
Ambrogio - La zia di Varese? E come sta? Come sta?
Teresa (c.s.) - Ha ottantacinque anni ed molto ammalata.
Tutti - Ottantacinque! Ammalata?
Teresa (c.s.) - in fin di vita. (Consegna) Prenda, legga. Povera, cara zia, cos buona, cos generosa, che mi ha sempre voluto bene... (Esce a destra, asciugandosi le lacrime col fazzoletto).
Carlotta - Ha detto che molto grave.
Ambrogio - Pare di s. Loro permettono?
Guerci - Ma certo. Anzi, mentre lei legge, con il suo permesso noi andiamo a chiamare Ada.
Ambrogio - Ma s, ingegnere. Vada pure. Vadano pure.
(Guerci via a sinistra)
Carlotta - Su, su, non si scoraggi. Non sempre tutto va storto. Vedr che prima o poi, anche lei.. Animo, perbacco! Lei un uomo! Non lo deve dimenticare.
Ambrogio - No, signora, non lo dimentico. Ricordo, anzi, che me l'ha gi detto in altre circostanze e pi d'una volta.
Carlotta - Ebbene, glielo ripeto anche oggi: su con la vita! Lei un uomo! (Via a sinistra).
Ambrogio (Quando uscita, a denti stretti) - Io sono un uomo e tu sei una brutta strega! (Si volta, cerca gli occhiali nelle varie tasche, e non li trova. Allora si dirige verso destra e chiama) Teresa, per favore, non trovo i miei occhiali. (Cerca ancora sul tavolo e in giro, mentre, da destra)
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Teresa (entra, con gli occhiali in mano ed i propri sul naso) - Sono questi?
Ambrogio - S, sono questi. Grazie. (legge) Mia cara Teresa, ti scrivo per dirti che desidero tanto rivederti. Da qualche settimana sono a letto, gravemente ammalata. Penso che, ormai, i miei giorni siano contati. Tu sai che il mio povero Federico, alla sua morte, mi ha lasciato un notevole patrimonio di cui non so proprio che farmene e tanto meno ora che sto per lasciare questo mondo di poche gioie e di molti dolori, Tormentato da guerre, violenze e calamit di ogni genere... (a Teresa) Porco cane!... Questa zia, a quanto pare, molto ricca!
Teresa (bruscamente) - Non lo sapeva? Ambrogio - No, non lo sapevo.
Teresa (c.s.) - Io s ed ora ho rimorso e rimpianto di non esserle stata pi vicina per ricambiare il suo affetto e meritare la sua generosit; pi vicina per assisterla e confortarla, ci che avrei dovuto subito fare, quando morto lo zio Federico. E invece, no: sono rimasta qui!
Ambrogio - Ma, scusi, perch non lo ha fatto?
Teresa (quasi con rabbia) - Perch? Mi domanda anche perch? Perch mi ero affezionata a questa casa, al suo bambino, cresciuto sotto i miei occhi, e che mi ricordava il mio Luigino; affezionata a Lei, s, a lei che non lo meritava nemmeno; a lei, ingrato individuo che correva dietro alle varie signore Manzi Carlotte, vedove Guerci e, alla fine, ha poi visto quale stato il risultato del suo inseguimento... ai quattrini! Ecco perch! Ora lo sa.
Ambrogio - Porca miseria, non me lo dica cos... Sono gi rimasto abbastanza punito!
Teresa - Se lo meritava! Le sta bene!
Ambrogio - E poi: io non m'ero accorto che lei... Ero lontano mille miglia... Non capivo...
Teresa - Se l'ho detto! Lei non ha capito mai niente!
Ambrogio (conciliante) - L, l: questo poi... Capito niente... Ora non esageriamo.
Teresa - Mai niente! Balordo, stordito e maturimba! Mai niente!
Ambrogio - Un momento: balordo e stordito, passi. Con un po' di buona volont e di fantasia riesco a immaginare che cosa possano significare; ma l'altro, il maturimba , che cosa vuol dire?
Teresa - Lo domandi a suo figlio, lui lo sa. uno dei tanti vocaboli coniati dalla giovent moderna. Domandi ai giovani, e lo sapr. Intanto mi restituisca la mia lettera. Gliene voglio leggere un pezzo anch'io. Ora viene il bello, sentir. (legge) Ho assunto informazioni e so che tu sei a servizio presso una famiglia e vivi con la piccola pensione di guerra di tuo marito e il modesto salario del tuo lavoro . (a Lodera)
Sei mesi di arretrato, niente marchette, niente mutua, niente pensione: roba da codice penale, sa? Io potrei mandarla in galera in qualsiasi momento!
Ambrogio - No, no, per carit, no, Teresa, no, non lo faccia! Pagher, pagher tutto! In galera no, per favore!
Teresa - Non ancora detto. Non prometto nulla. Ora mi lasci finire. (riprende) Ti prego di volermi raggiungere subito perch ti voglio accanto nel momento in cui chiuder gli occhi per sempre (si commuove) e ti dico... ti dico... fin d'ora... (porge la lettera e s'allontana) Legga lei, finisca lei... io non posso, non posso continuare... (Via a destra, adagio, asciugandosi le lacrime col fazzoletto).
Ambrogio (legge, sgranando gli occhi) - ...e ti dico fin d'ora che alla mia morte tutte le mie sostante saranno interamente tue ad eccezione di alcuni piccoli lasciti e per i quali ho gi predisposto. Vieni, vieni subito, cara Teresa, ti aspetto e ti abbraccia la tua af-fezionatissima zia Clementina.
(Campanello).
Ambrogio (Si batte una volta il palmo della destra sulla fronte, ed esclama) - Oh, che somaro!... Oh, che somaro!... Oh, che somaro!... (Via dal fondo, mettendosi la lettera in tasca)
19
Teresa (da destra, va all'apparecchio telefonico e forma un numero) - Qui casa ragionier Lodera. Prego mandare un tass, subito, s, al numero 42 di Via Robivecchi. Aspetter nella strada, dinanzi al portone. Grazie. Ah, tenete presente che il mio treno parte a mezzogiorno. (Riattacca, mentre)
20
Ambrogio (rientra dal fondo, seguito da Massimo. Vanna, Lella e Gino) - Chi era che telefonava?
Teresa - Io.
Ambrogio - Questo lo so. A chi?
Teresa - All'agenzia, per un tass. Vuole che le rimborsi la telefonata?
Ambrogio - Su, via, Teresa... (ai giovani.) Sicch, niente sciopero?
Massimo - Rientrato! Non avr pi luogo.
Vanna - Anche la manifestazione in piazza stata rinviata.
Massimo - Questa volta prevalso il buon senso. Ambrogio - Meno male. Meglio cos. Gino (a Teresa) - E Carlo? E Ada?
Teresa - Sono di l (indica a sinistra) con la signora Manzi e il suo fidanzato.
Vanna (Lella, Gino, Massimo) - Come? Fidanzato?
Teresa - S, fidanzato.
Massimo - Forse non ho capito bene. Vuole ripetere, per favore?
Teresa - No, no, lei ha capito perfettamente: la gentile signora Carlotta Manzi, vedova Guerci di l, con il suo fidanzato.
Vanna (a Lodera) - E' vero?
Ambrogio - Pare di s. Veda un po' lei.
Lella - E chi ?
Teresa - Suo cognato, l'ingegnere.
Tutti (i giovani) - Ah, s?!... Davvero?!...
Ambrogio - Si chiama Agostino e assomiglia tutto a suo fratello Gedeone, il de cujus. Erano gemelli, sa?
Vanna - Straordinario!... inaudito!...
Massimo - Questa s, che stupefacente!...
Ambrogio - No no: semplicemente matrimoniale!
Gino - Ma bene, perdiana, benone!...
Lella - E lei, ragioniere, che ne dice? Non se ne meraviglia?
Ambrogio - Io? No, no; l'avevo sempre detto, io, che la signora Carlotta avrebbe prima o poi sposato suo cognato.
Teresa - Che razza d'impostore!... Ci vuole un bel coraggio! E meglio che me ne vada, altrimenti gliene dico quattro!...
Ambrogio - Non mi ha gi detto tutto? Io, piuttosto, dovrei dire qualche cosa a lei, se mi consente, qualche cosa di molto personale.
Teresa - Non so proprio che cosa voglia dirmi, a meno che non si tratti della mia liquidazione: salario, ferie, buona uscita, previdenza sociale, tutto quanto lei sa benissimo e che non il caso che le ripeta.
Ambrogio - No, non di questo che volevo parlarle.
Teresa - Scusatemi tutti, ma devo ancora sbrigare alcune cose in cucina. (Via rapidamente a destra).
Ambrogio (ai giovani) - Loro, intanto, se vogliono accomodarsi. (indica a sinistra) Vadano a riferire che lo sciopero rinviato: ne prenderanno atto con soddisfazione.
Lella - appunto per questo che siamo ritornati. Con permesso, ragioniere. Vieni, Gino? (Via a sinistra).
Gino - Ma certo. Seduta generale. (Via a sinistra con Vanna).
Ambrogio - Senta, signor Altieri, mi faccia un favore. Aspetti un momento.
Massimo - Un favore? Mi dica.
Ambrogio - Una curiosit. Mi hanno detto scherzosamente che io sono un maturimba. Che vuol dire?
Massimo - Le hanno detto questo?
Ambrogio - S.
Massimo - E lei non lo sa?
Ambrogio - Evidentemente no, altrimenti non gliel'avrei domandato.
Massimo - Non glielo posso dire. Lo domandi a Carlo. Mi dispiace. Lei mi scusa, non vero? Con permesso. (Via a sinistra).
Ambrogio - Che diavolo vorr mai dire!... Oh, ma la vedremo! La vedremo! (a destra, chiama) - Teresa?
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Teresa (da destra, viso scuro) - Ebbene?
Ambrogio - Su, via, non faccia quel viso cos scuro. Su, sorrida...
Teresa - Non ho voglia di sorridere. Ho voglia di piangere. Sorrida lei, se vuole.
Ambrogio - Le devo dire alcune cose molto importanti, molto serie anche.
Teresa - Allora il viso scuro mi sta bene, se devo ascoltarle. Dica pure tutto, e alla svelta, per favore, perch ormai tardi e non ho molto tempo da perdere. Intanto cominci con il restituirmi la mia lettera.
Ambrogio - Ah, s, appunto, (restituisce) Me l'ero dimenticata.
Teresa - Interessante il finale, non vero?
Ambrogio - Oh, mio Dio... Uhm... Mi dispiace per la zia e per lei. Sinceramente. Non so rassegnarmi all'idea di non vederla pi in questa casa. Noi le volevamo bene. Io le volevo bene...
Teresa - Guarda guarda: dopo aver letto la lettera di zia Clementina ha scoperto di volermi bene!...
Ambrogio (bonariamente) - Ma no, ma no, ma no...
Teresa - Ma s, ma s, ma s. bugiardone della malora!... Ma s!
Ambrogio - Senta, mi ascolti bene. Se vuole sono disposto a fare ammenda di fronte a tutti. Riconosco il mio torto. Forse sono stato eccessivo nei suoi confronti, forse ho sbagliato, forse lei ha ragione...
Teresa - Senza forse, ragioniere, senza forse. Ambrogio - Per anche lei deve ammettere... Teresa - Che cosa devo ammettere?
Ambrogio - Anche lei, la scena della mutande, la scena della minestra di fagioli e patate... Abbia pazienza: sono stati due scherzi piuttosto pesanti...
Teresa - Era necessario. Ci volevano... E poi, ormai non pi questione di pentole o di mutande. Acqua passata. Ora c' una povera donna agonizzante, a Varese, che mi aspetta e mi vuole vicina per l'ultimo abbraccio.
Ambrogio - Ma certo! E lei vada, vada; ma poi... Poi ritorner?
Teresa - Come ha detto?
Ambrogio - Ho chiesto se ritorner?
Teresa - Mi scusi, non ho sentito. Vuoi ripetere?
Ambrogio - Lo fa apposta? Gliel'ho gi chiesto due volte.
Teresa - Lo dica una terza, volta, una Quarta, e magari vi aggiunga qualche altra cosa.
Ambrogio - E che cosa mai, santo Iddio?
Teresa - Le manca l'ispirazione? Debbo proprio suggerirle io le parole?
Ambrogio - Ispirazione un cavolo!... Io non ho fantasia! Io non sono un poeta: sono un ragioniere!
Teresa - Che sa fare molto bene i propri conti, non vero? Pover'uomo!... Non ha immaginazione, non ha sentimento... Come la compatisco... (via a destra)
Ambrogio - Oh, porco cane!... Vai a capire le donne!... Chi le capisce bravo! (a sinistra) Carlo!
22
Carlo (da sinistra) - Chiamato?
Ambrogio - S, volevo dirti che, pensandoci bene, l'idea del tuo matrimonio, dopo tutto, non da buttare.
Carlo - A chi lo dici!
Ambrogio - A te, naturalmente: hai il mio consenso,
Carlo - Un po' in ritardo; ma fa lo stesso. Grazie.
Ambrogio - Un'altra cosa. La raccomandata che Teresa ha ricevuto di sua zia Clementina, molto ricca e molto malata.
Carlo - Tu, questo, lo trovi interessante, non vero?
Ambrogio - Eh, s, perbacco! Sono stato uno stupido. Se l'avessi saputo prima mi sarei comportato diversamente.
Carlo - Ma guarda.
Ambrogio - Sai, io sono molto sensibile quando si tratta di donne danarose e... sofferenti.
Carlo - Ma bravo! Bravo: almeno sei sincero. Sensibile e disinteressato.
Ambrogio - Teresa l'unica sua parente e tu comprenderai... Un patrimonio notevole. L'ha nominata sua erede!
Carlo - Ma no!
Ambrogio - Ma s! I quattrini sono quattrini, dopo tutto.
Carlo - Eh, gi, sicuro: i quattrini sono quattrini. (Con intenzione) Dopo tutto.
Ambrogio - Che ti prende? Vorresti farmi la morale, ora? Forse che tu non sposi Ada perch ha i quattrini?
Carla - Certo! Tuttavia fra me e Ada c' qualche cosa in pi!
Ambrogio - E che cosa, sentiamo.
Carlo - L'amore, pap. L'amore.
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Ada (da sinistra, seguita da Carlotta, Guerci, Massimo, Vanna, Lella e Gino) - Signor Ambrogio Lodera, caro futuro suocerino mio, posso darti un salutino? Ora ce ne andiamo tutti.
Ambrogio - Siamo venuti al momento degli addii e dei saluti?
Ada (lo abbraccia e bacia) - Ciao, caro Ambrogione, suocero! Lo sai che la mamma sposa lo zio Agostino?
Ambrogio - S, s, l'ho sempre saputo! Carlotta - Ma che bugiardo, che bugiardo...
Ada - Guardatelo come gli somiglia. Tutto il mio povero pap! Sar come non fosse morto. (a Guerci) Tu, per, zio non sei morto.
Guerci (fa le corna, dietro la schiena, con entrambe la mani) - Accidenti! No! Non ancora!
Carlotta - Su, via, Ada, basta, con le sciocchezze. Dobbiamo andare.
Massimo - Anche noi, andiamo. Vieni, Vanna?
Vanna - Oh, ycs! Tout de suite. Hasta la vista. Adios, seor!
Ambrogio - Come si sente la poliglotta!
Massimo - Conosco anch'io qualcheparola d'inglese. (a Vanna) Do you love me?
Vanna - Oh, yes, my dear. Only you, very much!
Ambrogio (a Gino) - E lei, non parla nessuna lingua?
Gino - Oh,. io no. Mi accontento di studiare un po' di grammatica e di contabilit al corso serale di Lella..
Massimo - Non ancora molto forte in aritmetica, tuttavia...
Lella ...tuttavia sa tutto sui motori e sulle leggi della meccanica!
Gino - Oh; no, tutto no: solo un poco. Non se ne sa mai abbastanza!
Ambrogio - Eccolo, vedete? anche modesto il nostro simpatico operaio promosso industriale meccanico!...
24
Teresa (Da destra, con valigia e cappellino buffo in testa) - Buon giorno a tutti. (Posa la valigia presso l'uscita di fondo e viene in mezzo, dinanzi ad Ambrogio) - Ho lasciato la pentola sul gas, vi ho messo l'acqua e il sale. Non avete che da buttare gi la pasta.
Ambrogio (cordiale, affettuoso) - Grazie, Teresa, grazie. Senta...
Teresa - Senta lei, ora. Farete gli spaghetti al burro e formaggio. Il burro pronto e il formaggio grattugiato.
Ambrogio - S, s, sta bene; ma ascolti.
Teresa - Ascolti lei. Non ho finito. Ho preparato nel tinello. Vi ancora del prosciutto, della robiola e un po' di frutta. Per oggi dovrete accontentarvi.
Ambrogio - Ma aspetti, per favore.
Teresa - Vuole stare zitto un momento, chiacchierone? (riprende) Nei giorni seguenti, se volete, potete pranzare al ristorante e alla sera vi accontenterete con il caff - latte e la frutta. Va bene?
Ambrogio - S, s, va bene. Grazie della premura. Grazie di tutto; ma ora mi ascolti, la prego. Le devo ripetere la domanda alla quale non ha ancora risposto, torner?
Teresa - Mi scusi, sono diventata improvvisamente sorda, non ho udito bene.
Ambrogio - Ho domandato se torner.
Teresa - Torner? Chi deve ritornare?
Ambrogio (esplodendo) - Tu, devi ritornare, tu, Teresa. E chi altri mai?
Teresa - Io? Ma non sono forse stata congedata con simpatici vezzeggiativi come Impicciona, maleducata e Se ne vada, lei licenziata ?
Ambrogio - Oh, mio Dio, s, forse l'ho detto... forse m'e scappato...
Teresa - Come? Lo mette in dubbio?
Ambrogio - S s, l'ho detto; ma non lo pensavo, ecco, non lo pensavo... Scusami.
Teresa - Sei gi scusato. Non lo pensavi. Ed ora che cosa pensi, caro Ambrogio?
Ambrogio (seriamente) - Penso che senza di te questa casa sar triste e desolata.
Teresa - Davvero? Ma guarda un po'!
Ambrogio - Senza di te, Carlo ed io saremo come due naufraghi.
Teresa - Ho capito. E voi avete bisogno del mio salvagente.
Ambrogio - S, cara, s.
Teresa - E dei miei quattrini.
Ambrogio - Anche, prima di tutto.
Teresa - la prima volta che sei sincero, Ambrogio. Ti preferisco cos. E l'affetto, dove lo mettiamo? In soffitta? E il cuore, il sentimento, non contano? Eh?
Ambrogio - Ma certo! Ma sicuro. L'affetto, il cuore, il sentimento. Eh. gi! Contano. C'erano e ci sono. Solo che io non osavo manifestarli!
Teresa - Ci risiamo. Ci vuole una bella faccia tosta! Ci vuole un bel coraggio!... Maturimba!
Ambrogio .- E dalli, col maturimba. (a Carlo) Tu lo sai, che vuol dire?
Carlo - Matusalemme rimbambito.
(Tutti ridono).
Ambrogio (ride male) - Eh, eh!... Vuol dire Matusalemme rimbambito!... Ma io non sono ancora matusa e non sono ancora del tutto rimbambito.
Teresa - Del tutto, no: solo un poco.
Lella - C' un altro vocabolo, pittoresco, per l'uomo anziano: pro-tomba .
Vanna - E un altro in lingua francese: Nepapal .
Tutti - Nepapal?
Vanna - Traduco; ne passe pas l'hiver . Non passa l'inverno.
Ambrogio (c.s.) Eh, eh! Questi ragazzi, che simpatici. Per maturimba mi piace.
Teresa - Buon giorno, signori. A tutti. (ad Ambrogio) Ora vado in fretta perch il tass probabilmente mi sta aspettando e il contatore cammina a mie spese... Addio, Ambrogio.
Ambrogio - No, addio, Teresa. Diciamoci a rivederci. A rivederci presto, eh?
Teresa (lo guarda, sorridendo) - Ti piacerebbe, non vero? Sono ancora una donnina piacente?...
Ambrogio - Oh, s, molto, molto piacente... (Le prende entrambe le mani).
Teresa - Piena di soldini... Eh?
Ambrogio - Oh, quelli, quelli sarebbero come il cacio sui maccheroni!...
Teresa - Ma sentite che paragone prosaico!... Cacio sui maccheroni!...
Ambrogio - Non ci badare: solo un modo di dire... Piuttosto rispondi. (affettuoso, implorando) Ritornerai? (pausa) Ritornerai?
Teresa - Ma s, testone! Ne dubitavi? Ritorner e ci sposeremo!
Ambrogio (trionfante) - Ci sposeremo?!....
Teresa - S. Contento?
Ambrogio - Oh, s! Tanto, tanto. (agli altri) Ci sposeremo!
Teresa - Qua, dunque, diamo la notizia ufficiale. Vieni tra le mie braccia, mammalucco! (Abbraccio).
Tutti - Bene!... Evviva!... Auguri!...
Ambrogio - Mammalucco! Mi ha anche detto mammalucco!
Teresa - S, te l'ho detto, ma con affetto, con sentimento. Io vado, e ritorner. Tu intanto prepara i documenti per le pubblicazioni. (a Carlo) Vieni! (allarga le braccia).
Carlo - Grazie, mamma Teresa! A rivederci. (Abbraccio).
Teresa - A rivederci, a tutti. Ciao, Gino. (via rapidamente dal fondo con la sua valigia).
Carlotta - Avete visto com' finita? Chi l'avrebbe immaginato? Eppure io lo dicevo sempre: questo matrimonio si far!
Velario
NOTE DI REGA
La commedia ha durata normale, anche se i primi due atti paiono pi brevi.
Nel secondo atto, poi, alcuni minuti vengono assorbiti dallo shake e dal valzer, dai brindisi a soggetto, per cui... tutto regolare.
La scena sia spaziosa: tenete presente che, a volte, tutti e dieci i personaggi sono con temporaneamente presenti e debbono potersi muovere.
Mobili normali: tavolo, due sedie, poltrona; tavolino per il telefono, o su una mensola, se preferite. Sul tavolo un vaso con dei fiori porta una nota di eleganza ed sempre piacevole a vedersi.
Alcuni quadri alle pareti.
Carlotta, Ambrogio, Teresa, Guerci sono persone, diciamo cos, di mezza et. Vestano e si trucchino in modo da sembrarlo! Quindi: parrucca brizzolata per Ambrogio e per Guerci, pettinatura adeguata alle quarantenni per Carlotta e Teresa, vestito elegante per Carlotta, un po' meno per Teresa. Gli altri attori son tutti giovani e andr bene comunque. Solo Gino dovr sembrare meno elegante degli altri. Chiaro?
Tutto ci importante. Il Teatro, oltre a spettacolo, anche e soprattutto logica, e personaggi ed azioni debbono essere credibili.
Gli attori sappiano la parte, recitino con naturalezza, anzi, pi che recitare parlino, come parlerebbero a casa loro o per strada o a scuola. Le parole hanno un loro significato, taluna poi dovr essere sottolineata, con inflessione di voce, per darle rilievo, altrimenti il suo valore si disperde nel nulla, il dialogo resta incolore e amorfo, mentre invece, mi sia consentito dire, vivo, spontaneo, fresco. E per renderlo tale non vi dico... Ma lasciamo andare.
Ed ora a voi, attori. Eccovi il NECESSARIO:
Giradischi, fuori scena: 2 dischi, uno shake e un valzer liscio.
Al secondo atto; spostare i mobili; sul tavolo: botti-glie semivuote, coppe, dolci.
Al suggeritore: il campanello per le entrate in scena.
TERESA - Atto 1 - abito da passeggio, borsa della spesa con panettone, due bottiglie, pacco dei dolci. Grembiule da cucina. Mutande da uomo, rattoppate vistosamente, camicia sbrindellata, calzini bucati.
Atto 2 - ferri e maglia, gi iniziata, occhiali, bottiglia per Gino, pentola.
Atto 3- giacca per Ambrogio, occhiali suoi e di Ambrogio, lettera della zia Clementina ancora in busta chiusa e poi alla scena 17, aperta. Vestito nuovo, alla scena 12, valigia per la scena 6 e ultima, cappellino buffo, ultima scena.
AMBROGIO - Atto 1 - borsa da professionista. Occhiali che poi consegner a Teresa.
VANNA - Atto 1 - fazzoletto da naso. (Si metta d'accordo con chi, dietro le scene far trombetta: Prrrz!) Fate le prove!
CARLO - Atto 3 - grosso libro di medicina. (Va bene anche Robinson Crusoe!)
GINO - Atto 1 - una bottiglia di passito. Atto 2- fazzoletto per farsi vento.
GUERCI - Atto 3 - ha un giornale in tasca (lo apre alla scena 14).
Nulla di particolare per gli altri. Quanto ai vestiti, fate un po' come meglio vi pare. Gonne o mini, bluejeans, o pantaloni, zazzere, barbe o rasature a zero: lo stesso.
Mi raccomando ancora tre cose: naturalezza, naturalezza, naturalezza.
Ed ora a voi. Il successo sar vostro (e mio! ) ne sono sicuro.
L'autore.
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