‘mbrogi e conf’sion

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'MBROGI E CONF'SION

'MBROGI   E   CONF'SION

Commedia

in dialetto vezzanese

di

GIULIANO ANGELETTI

SCHEDA:

Titolo

'MBROGI   E   CONF'SION

Autore

Giuliano Angeletti  -  poetangeletti@gmail.com

Data pubblicazione

4.01.2008

Anno di stesura

2007

Genere

commedia

Atti

2

Durata (min)

90

Lingua

Dialetto vezzanese

Personaggi maschili

7

Personaggi femminili

3

Minimo attori maschili

-

Minimo attrici femminili

-

 

PERSONAGGI:

DON PROSPERO                                                        

CATO'                 

NICOLIN                               

GIUS’PON                                      

LUIGIN                                 

COMMENDATOR GIOVANNI P'LIZZON                  

PAOLINO

NATALINA                                               

DON UMBE'

ARMIDA                                

                                                                                     

PRIMO   ATTO

SCENA 0

A luci spente, entra il commendator Giovanni P'lizzon.

Si siede al tavolino posto fuori sipario.

Sul tavolino saranno visibili un mare di pratiche ed il cellulare.

P'LIZZON 

Coma? Tutia la manzia l'en stà contagià e r' vetrinario g'ià deciso d'amazzar'gia! E a me disè nicò come a me devo comportara!! Ma me n' quatro e quatr'oto a ve mando tutti a cà! E a la sverta! Preparè'na busta con di sodi 'n contanti, fè maslara i besti e portè la carne scontà ai masei!

(Posa il telefono, che però squilla di nuovo e risponde)

Coma? La gh'è sur mercà der gran andà a mara e voi a ne savè cosa fara? Comprelo e felo mas'nara, tamburi! E vendè la farina a meno! Anche se a V'zan per 'n anno i mangiu pan chi fa mara, cosa a m'en pò fregara?

Fè tuto chelo che a vò ito ...

Cosaaa?? A dovrei andarme a conf'sara perchè la se sposa me figia? Ma a san andà fora de zervelo?

A'n gò proprio tempo per chestia cosa ...

(prova a telefonare)

L'an ghè nissun ... ma cosa i avrà da fara ... cher prete così gneco ... ma a tutto l'a ghè 'n rimedio, a ghe mandrò na lettera.

(scrive la confessione)

A la scrivrò su 'n toco d' carta.

Mo a la spediso ...

(si avvicina alla cassetta postale, imbuca la lettera e in quel momento squilla il telefono e lui risponde)

Si? ...

(ed esce di scena).

(Buio in sala, attacca la musica - Traccia n.1 "Que serà, serà" di Doris Day)

Contemporaneamente si apre il sipario e quando sarà aperto tutto ... la musica andrà gradualmente a scemare, fino a cessare del tutto. A quel punto E SOLO A QUEL PUNTO ENTRERA' IN SCENA DON PROSPERO ed inizierà la commedia.

PRIMO   ATTO

SCENA   I

DON PROSPERO – PAOLINO – NICOLIN

Siamo in una sacrestia, Don Prospero si toglie i paramenti assistito dal chierichetto Paolino

DON PROSPERO                  

Ahi! Ahi! Che doloro! Che doloro! E per zunta 'sto tempo i'n m'agiuta!

'R colo in m'se zira pù! 'R brazo i me fa mara, i occiai i'n m' van pù ben e poi a ghe mancheva 'sto doloro novo: ecco i me pigia chi ... 'n zimo alla gambia ... e poi i va zù, pian, fin 'n fondo ai pè, a stò mara ... a stò proprio mara!

PAOLINO                    

Don, com'la va?

DON PROSPERO                  

Mara, proprio mara!

PAOLINO                    

La se veda! Assomigiè a 'n saco!

(e ride, rivolto al pubblico)

DON PROSPERO                  

Rida ... rida! Ma s'te g'avessi la me età!

PAOLINO                    

Ma voi a ne sè maistà zov'noto!

DON PROSPERO                  

Paolino, la manca 'r vin per la messa e me a son sicuro d'averlo misso. Carc'dun i l'ha bevù, me a son sicuro!

PAOLINO                    

A ne son stà me! Me a son 'n fanto e i fanti i'nen bevu, de vin!

DON PROSPERO                  

E mo chi l'è stà? La Catò no ... allora Nicolin!

PAOLINO                    

Si, si d'zerto gi'è stà Nicolin!

DON PROSPERO                  

Nicolin!! Nicolin!!

(entra Nicolin di corsa e alterato)

NICOLIN                     

A vegno ... ma cosa a gav'è, l'a v'a morso la tarantola?

DON PROSPERO                  

'R vin per la messa!

NICOLIN                     

Ma cosa a vorè dira, proprio ancò a n'ho portà 'na botigia nova!

DON PROSPERO                  

Ma carc'dun i l'ah bevù!

NICOLIN                     

E a me cosa a m'antressa?

DON PROSPERO                  

E allora chi a l'ha bevù?

NICOLIN                     

A sarè stà voi! Con chela testa ch'avartrovè!

DON PROSPERO                  

Me proprio no ...

PAOLINO                    

G'iè stà Nicolin ... Nicolin!

DON PROSPERO                  

Nicolin, la saressa mei non rauzara 'r gomito!

NICOLIN                     

... Me a'n gò b'sogno de bera ch'la roba lì ... me a bevo soro d'r vin bon, chelo d'uva

(tira fuori il fiasco e tracanna)

e non del cancheron fatto cor baston! Don Prospero, me ho sempre portà 'r vin per la messa, ma voi a vù sempre tracannà e me p'r zunta a'ne portevo sempre 'na botigia nova! Ber rengraziamento!

D'autro canto a 'n me avè mai dato 'n franco. Me a 'n renvango nienta, però a n'andè 'n ziro a dira che a 'n bevè, cando de nascosto a ve sgolè 'na botigia au giorno e p'r zunta a ufo! Ma ora i tempi gi'en cambià e a m'son fatto furbo: l'è za 'n pò d'tempo che con i sodi d'le elemosine a vò comprà 'r vin gramo, ma voi a 'n v'accorzè manco d'la differenza. E mò basta, a m'nvò sennò a perdè nicò 'n sagrestan. E mò a m'nvago ... a momenti a me scordevo: l'è arrivà 'na lettera da parte der commendator P'lizzon ...

DON PROSPERO                  

La ghe vò tanta pazienza a stara a'r mondo ... forza, lezian chesta nova: Nooo!! 'R commendator P'lizzon i m'a spedì 'na confession p'r posta e i vò anca che a gh' spedisso l'assoluzion!!

L'an s'è mai visto a'r mondo! Nicolin, andè a ciamarlo e diseghe de vegnire d' persona a confessarsi: ormai ha'n razunto 'r cormo!

NICOLIN           

Va ben, p'r stavota a vago!!

(Esce di scena)

PRIMO   ATTO

SCENA   II

DON PROSPERO – PAOLINO - CATÒ

DON PROSPERO                  

Nicolin i va pigià così com'iè

PAOLINO                    

E zà! chell'mbriagon ...

DON PROSPERO                  

Ma cor l'è 'st'odoro de vin?

PAOLINO                    

(cercando di sviare il discorso) 

Me a 'n sento nissun odor d' vin!

DON PROSPERO                  

Me a son sicuro ... i ne sarà miga stà ...

PAOLINO                    

Ssss ... a sento 'na vosa ...

DON PROSPERO                  

Na vosa??

PAOLINO                    

Siii! 'Na vosa dentro de me!!

DON PROSPERO                  

Dentro d'te? L'è la vosa d'la to anima?

PAOLINO                    

Si! E continuo a sentirla!

DON PROSPERO                  

Ma allora l'è la vosa du Signoro ...

PAOLINO                    

Ma no! g'iè u me stomego chi mugugna p'rchè a n'ho anca fatto la colazion!

DON PROSPERO                  

Ma 'nsoma! La te piasressa deventare preta?

PAOLINO                    

Mo a ghe devo pensara! E poi la gh'è la possibilità che a m'amaro ...

DON PROSPERO                  

Che t' t'amari d' cosa?

PAOLINO                    

A son alergico ...

DON PROSPERO                  

Energico! A 'u so! D'energie te ghe n'è tanta!!

PAOLINO                    

Non d' c'le lì! A son alergico ar fumo d'le candele! E chi de candele la ghe n'è sempre tantia, e poi p'r Santa Maria d' Vezan d'sovra e V'zan d'soto la me tocrai dira tre messe e conf'sare le veciette. Che barba!! Me a ne g'ho tanta pazienza ...

DON PROSPERO                  

Scherza coi fanti ma non coi santi!

PAOLINO                    

E poi, solo 'r preta? Me a ... mir'rei a carcò de pù ...

DON PROSPERO                  

Ma te ne vorressi miga studiarsubito da vescovo ...

PAOLINO                    

No, da vescovo no, me pà i me disa sempre che da grando, per far 'na vita bona, a dovrei fara 'r Papa o 'r tubista ...

DON PROSPERO                  

E da dove la sorta 'sta storia? E pr'chèproprio 'r Papa?

PAOLINO                    

Se a fago 'r Papa a son servì e riverì, a viag-rei 'n lungo e 'n largo senza tirar fora 'n franco e 'r posto de lavoro i ne m'lo portrai via nissun ... Così andrei 'n pension con 'r massimo d'lemarchette!

DON PROSPERO                  

Lassa perdre 'r Papa: ma pr'chè l'idraulico?

PAOLINO                    

Pr'chè a guadagn-rei 'n sacco de franchi con poga fadiga: tra 'na guarnizion e un sifon a podrei fare 'r prezzo che l'a me para, senza fatturara nienta, e poi anca fregara 'r governo, e poi quasi sempra 'n tubo a sortirei de metterlo anche alle sposine che l'a me ciamu!!

DON PROSPERO                  

Ho fin pavura che da te la 'n v'gnirà fora nienta, manco 'n frado!!

PAOLINO                    

No, frado no! Sempre scauzi, estade e 'nverno! E poi, tuto 'r giorno a domandar l'elemosine. Me a cognosso 'n frado che a forza de fare avanti e 'ndrè la g'en vegnù le gambia così storte, ma così storte che la parevu doi archi, e noi a lo ciamevu Frà Parentesi

(e sghignazza).

DON PROSPERO                  

Pogo d'bon!! T'sè fortunà c'a n'son to pà! Se n'no 'no sc-iaffon l'ant'lo leva manco 'r Padre eterno!

PAOLINO                    

A proposito de sc-iaffon, me pà ieri i m'ha gonfià coma n'orso!

DON PROSPERO                  

E pr'chè?

PAOLINO                    

I'u san tuti che i colombi de Ginetto i se posu spesso su 'nter prado d'la scola ...

DON PROSPERO                  

Si ... ma te cosa t'è combina?

PAOLINO                    

Donca, tutti i giorni a ghe portevo 'r gran e loro i vegnivu sempre de pù

DON PROSPERO                  

Bravo! T'è fatto coma San Francesco

PAOLINO                    

Si ... prima a buttevo 'r gran 'n ter prado d'la scola, poi ho comenzà a metterlo 'n tle coppia e loro i s'amassevu e i se litighevu 'r mangime, chelle povre bestie! E così ho pensà de metterghe d'la colla p'r ratti, così tutti i colombi ch'la mangevu g'iarmanevu 'ncollà ... così ho dovù piarli tutti, ma mentre a stevo per portarli a cà per farli arrosto, g'iè arrivà Ginetto de corsa e subito i m'ha dato 'n sc-iaffon e dopo Maurì, Robè, i vigili e i carabinieri i m'han portà 'n caserma, poi l'è arrivà me pà che i ha pagà la multa e i colombi e dopo, a cà ...

DON PROSPERO                  

I t'ha riempì de sc-iaffon!

PAOLINO                    

Si: i m'na dato tanti ma solo pr'chè a 'm son fatto beccare!

DON PROSPERO                  

L'an gh'è de remission!!

CATO'                          

(entrando)        

Pronti! Chi a gh'è la colazion: pan e latta. T'sè contento Paolino?

PAOLINO                    

E zerto che a son contento, armeno u Signoro i la sm-trà de mugugnara

(si mette a mangiare in disparte ai lati della scena, dietro una paratia).

PRIMO   ATTO

SCENA   III

ARMIDA – DON PROSPERO- CATO’ – NICOLIN - PAOLINO

Entra improvvisamente una donna in sacrestia, con uno specchietto per il trucco in mano, intenta a guardarsi e ad aggiustarsi il trucco.

Contemporaneamente parte la traccia n.3 "SEI BELLISSIMA" di Loredana Bertè, di brevissima durata e appena cessa Armida inizierà a parlare.

ARMIDA                       

Umbè, Umbè, 'n dove te sè?

DON PROSPERO                  

O signora! Ma 'n dov'la va? 'N pò d' rispetto! E abbassè la vosa, chi a 'n siam 'n piazza! Chi a san 'n ten posto de silenzio e de preghiera! E poi chi l'an gh'è nissun Umbè!

ARMIDA                       

Reverendo, reverendo scuseme. Me a zerchevo 'u so sostituto! A g'ho assolutamente besogno d'lù!

DON PROSPERO                  

Carmeva, a g'son chi me p'r agiutarva!

ARMIDA                       

L'an m' pò agiutara nissun! Solo Don Umbè i pò far carcò ...

DON PROSPERO                  

A son 'n preta nicò me. Diseme i vostri problemi ...

ARMIDA                       

A g'ho 'n fogo chi drento, 'n tormento, 'n caloro ... ho b'sogno d'lu! D'lu! Solo d' lu!!

DON PROSPERO                  

D'r vostro moroso?

ARMIDA                      

(alzando la voce) 

'R me moroso in m' tocca pù!

CATO'                           

A lo capisso ...

ARMIDA                       

Cor'l'ha dito?

CATO'                           

Nienta. A parlevo tra me e me ...

DON PROSPERO                  

A vorè c'a parlo co'r vostromoroso?

CATO'                           

(Con la mano vicino alla bocca, rivolta al pubblico)                               

D' zerto che Giovanin g'iè d' bocca bona!

ARMIDA                       

A n'ho capì!!

DON PROSPERO                  

A vorrei tanto agiutarla!

ARMIDA                       

Solo Don Umbè i m' pò agiutara!!

DON PROSPERO                  

Me a n' son Don Umbè, ma a zerc'rò de fara der me mei!

CATO'                           

Me Don Umbè a'r cognosso solo de fama, ma non de persona.

ARMIDA             

Ma alora cando i ven 'r me preta?

DON PROSPERO        

Doman ...

ARMIDA             

Alora artorno doman ... ma, diseme, a son bela?

CATO'                 

Bela coma 'r culo d'la padela!!

ARMIDA             

La gelosia l'è 'na brutta malattia, me a son auta, a son bela, a g'ho d'le gambia ch' l'enu la fin der mondo, mentre te ... (e ride)

CATO'                 

Gelosa me! Ma ogni tanto mirte au specio! Giovanin j'era 'mbriago torso cando i sortiva con te 'nfatti appena g'iè rinsavì g'iè scappà coma 'u treno!

ARMIDA             

Si! Te s' gelosa, p'rchè t'sè brutta coma 'n corpo!

(Le due si azzuffano verbalmente)

DON PROSPERO                  

Carmeva! Carmeva! ... agiuto ... agiuto ...

(Paolino lascia i biscotti ed entra di corsa)

PAOLINO                              

Dai, dai, Catò, daghe cor destro ... vun ... doi ... butla zu!!

DON PROSPERO                           

Paolino, fala f'nì! Te te ghe metti anca te!!

NICOLIN                     

Smet'ela! Smet'ela!

(Le contadine smettono)

DON PROSPERO                  

E meno mara!

NICOLIN                     

Ma cosa la v'è vegnù 'n menta? Picarse! Doi donia!! 'N sagrestia!! Ma a 'n ve vergognè??

CATO' e ARMIDA

(insieme)

L'è corpa so!!!

DON PROSPERO                  

De chi l'è la corpa l'an m'antressa! Domandè scusa au Signoro e andè via! Don Umbè gi'arriva doman, quindi artornè ...

NICOLIN                     

(Rivolto ad Armida) 

Ma voi a sè la figia de Piè, chelo de Lozana! Chelo chi coltiva meza collina! E lè, l'è chela ch'la porta 'r trattoro?

ARMIDA                       

Si savessa com'a-uso la fresa, beu zov'notto!

NICOLIN                     

A m'ammaLUIGIN!

ARMIDA                       

E voi come a ve ciamè?

NICOLIN                     

Nicolin

ARMIDA                       

Mo a devo andara! A saluto tutti, meno la racchia!!

CATO'                           

Andevene via! E ringraziè che i v'ha sarvà Nicolin, se n'no a v' fago 'n brisa!!

(Nicolin e Armida escono di scena)

PRIMO   ATTO

SCENA IV

PAOLINO – CATO’ – DON PROSPERO

PAOLINO                    

Zerto che, Catò, t' m'lè combinà proprio bela!

CATO'                           

Sentiam 'm pò: cos'avrei fatto?

PAOLINO                    

Te podevi darghe 'n gancio e pò anca 'n montante!

DON PROSPERO                  

Mo basta! La sagrestia la n'è 'n ring!

CATO'                           

Zio, quasi quasi a me scordevo: in giesa la gh'è 'r commendatoro P'lizzon chi s'è vegnù a conf'ssare

DON PROSPERO                  

Diseghe chi aspetta!

PAOLINO                    

Anzi, diseghe che i dovrà aspettara vinti minuti, pr'chè dopo 'r caffè e u latta, la ghe i b'scotti e chei a m'li voi gustare pian pianin ...

CATO'                           

Zerto che chelo i gh'ne deve avere di pecati da conf'ssara: già mandà 'n malora 'n sacco de zentia!

DON PROSPERO                  

Senta, Catò, se na pegura la s'è smarrì me a devo portarla a l'ovile.

CATO'                           

Si, ma dopo a ghe darei un par de sc-iaffon 'n ter muso!

PAOLINO                    

T'sè stà la so amante, eh? E lù i t'ha fregà, i t'ha fregà ... eh eh ...

DON PROSPERO                  

L'an se disu 'ste cosia!

PAOLINO                    

Ma si l'han capì tutti!

(Ammiccando, rivolto verso il pubblico)

Anca cheli d' l'ultima fila!

DON PROSPERO                  

E fan-la f'nì! La v'rità l'è che la me nevoda Catò la g'ha 'n brutto ricordo del commendator P'lizzon, la g'ha carcò ch'la ghe brusa!

PAOLINO                    

Me au sò cor la gh' brusa!

CATO'                 

Cher traditoro! Prima i te fa 'n sacco de mozzade, i te prometa nicò de portarte a l'autaro ...

PAOLINO                    

Tanto casin p'r n'autaro! Cosa te ghe devi portara, di fiori? A te ghe porto me a l'autaro.E in chelo che te vò andara, a quelo de sovra o a quelo de soto?

DON PROSPERO                  

A n' stemo parlando di nostri autari, Paolino!

CATO'                 

E dopo, i cognossa la Beppa, piena de sodi e p'r fatto che so pà i'era un 'ndustriale e in quatro e quatr'otto i l'ha sposà e me a son armasta chi a fara da perpetua a me zio.

PAOLINO                    

Oramai te sè passà de moda!

DON PROSPERO                  

Paolino! Te devi avere pù respetto!

CATO'                           

Me ho b'sogno d' caloro!

PAOLINO                    

Ma chi la te scauda? Oramai l'an te scauda pù nissun ...

NICOLIN                     

(Entrando)

Tuto a posto: la giesa l'è pronta p'r n'autra funzion. Buon giorno Catò, sempre bela fresca coma 'na rosa!

PAOLINO                    

Fresca la l'è de zerto: proprio mò l'ha dito che la g'ha b'sogno d' caloro ...

NICOLIN                     

Ven con me a zappara e t' vedrè che sui rivazzi te t' scaudi!

CATO'                           

La n'è ch'lo caloro lì ch'a voi, ma chelo d' l'amoro ...

PAOLINO                    

Ma t' gh'è proprio 'n ciodo fisso! L'amoro, Catò? Ma oramai t'se carna da brodo!

DON PROSPERO                  

Paolino! Smet-la! Cheste l'en cosia da grandi, l'en cosia da grandi! Te t'sè 'n fanto e i fanti i n'en capissu de donia!

PAOLINO                    

Ma! I sarà lù a capira de 'ste cosia, lù chi è sempre 'n giro vestì de nero e a predicare 'n qua e 'n là!

DON PROSPERO                  

Come t' p'rmetti! Basta, Paolino! A g'ho davvero paura che la vocazion l'a 'n sia per te!

NICOLIN                     

Signorina Catò, me p'r lei a farei proprio d' tutto! A g'argal'rei nicò vinti quintali de legna!

CATO'                           

P'r davero, Nicolin? E alora s't vò fara carcò pr' me azzenda la legna e dat' fogo!

DON PROSPERO                  

T'è fenì la colazion, Paolino?

PAOLINO                    

P'r forza: l'è fenì 'r caffè, 'r latta e tutti i giorni sempre meno: va a f'nira che doman a vago ai sindacati

DON PROSPERO                  

Alora sortì tutti che a devo conf'ssara 'r commendator P'lizzon: cando na pegurella ...

CATO'                           

'Na pegurella? chelo lì gi'è 'n peguron!

DON PROSPERO                  

Ma sempre 'n peccatoro ...

CATO'                           

Zerto che d'i peccati ine deva aver fatto proprio tanti ... nicò con me ...

DON PROSPERO                  

Nicò con te? Alora l'è vero chelo ch'i disu 'n ter Campo!

CATO'                           

Pecati veniali, lezeri! I omi i se devu 'ncoraggiara, dar loro 'na man ...

PAOLINO                    

'Na gamba ...

CATO'                           

'Na carezza ...

PAOLINO                    

'N baso ...

CATO'                           

'N'ocià ...

PAOLINO                    

'Na s-ciapa ...

DON PROSPERO                  

Autro che preta! Se t'vè avanti cossì te d'ventrè 'n diavo con i corni!

(Paolino corre per il palco mimando un toro)

PAOLINO                    

Ma la s'pò savera com'i ha fatto 'r commendatoro a vegnira così cargo de sodi?

CATO'                           

'N giorno p'r terra ar Capitro i a trovo 'n cito e con chelo i a compro 'n pomo.  Invece de margiarlo i l'ha lucidà pr' benin e i l'ha rivendù a dusento franchi

NICOLIN                     

Ma n't chelo modo i ghe vonu come minimo cinquant'anni p'r d'ventar ricco!

CATO'                           

E 'nveza soro trei mesi ...

DON PROSPERO                  

Solotrei mesi?

CATO'                           

Si, appena trei mesi! Appena trei mesi, pr'chè 'n trei mesi i gh'è morto 'n zio chi g'aveva 'n America e i-ha eredità 'n sacco de sodi!

PAOLINO                    

Però poi i-ha sposà la Beppina, la figia d'l'industriala ... mega semo, però ...

DON PROSPERO                  

Basta con chesti d'scorsi! Fora tutti e fè l'entrare 'r commendatoro ch'au devo conf'ssare

(Escono tutti: parte la musica "TU VÒ FÀ L'AMERICANO". Don Prospero si mette la tonaca ed indugia un pò. Entra il commendator P'lizzon spaesato. La musica va a finire)

PRIMO   ATTO

SCENA V

P'LIZZON – DON PROSPERO

P'LIZZON           

Riverisco, Don Prospero ...

DON PROSPERO                  

Buon giorno, commendatoro, ho savù che a vorè riconciliarve con u Signoro!

P'LIZZON           

A dir 'r vero a n'ho mai ligità con lù!

DON PROSPERO                  

Commendatoro, l'han gh'è da scherzarghe sovra, pr'chè i-è vegnù a conf'ssarsa?

P'LIZZON           

Pr'chè me figia la s' sposa e me a dovrei far la comunion

DON PROSPERO                  

E allora andian au confessionalo

(Don Prospero da una parte e P'lizzon dall'altra del confessionale: sono separati da una grata)

Canto tempo l'è c'an ve conf'ssè?

P'LIZZON           

Da cando ho fatto la Cresima

DON PROSPERO                  

Alora, cos'avrè 'n'tla coscienza?

P'LIZZON           

La mè coscienza l'è a posto: parola d' commendatoro!

DON PROSPERO                  

A sè sposà?

P'LIZZON           

Zerto, con la Beppina.

DON PROSPERO                  

Ma a n'avrè avù nissun'autra donna oltre la Beppina? Pr'chè chela la fussa 'na cattiva azion!

(Suona il cellulare. P'lizzon risponde: ovviamente è escluso dalla vista del prete)

P'LIZZON           

Certo! Mille e zinchezento azioni! Mille e zinchezento azion con la Melinda!

DON PROSPERO                  

Mille e zinchezento consumazion con la Melinda?  No, chesta l'a n'è de V'zzan ... e manco de Bottagna, a'n la cognosso; l'a n' sarà miga v'una de chellia milanesi ch' la vegnu d'estada: brutto figio d'n demonio ...

P'LIZZON           

Comprara! Comprara a qualunque prezzo! Bionde ... Bionde!

DON PROSPERO                  

E cos'i g'ha, 'na cà d'appuntamenti, chesto figio de Lucifero?

P'LIZZON           

Vendere! Vendere! Vendangie tuttia!

DON PROSPERO                  

Le donia l'an se vendu! La n'en miga d'le bestie! Chesto chi i'n lo vonu manco a l'inferno!

P'LIZZON           

Problemi? Me a voi subito l'assoluzion!

DON PROSPERO                  

L'assoluzion? Finì prima la conf'ssion!

P'LIZZON           

A pago 'n contanti!

DON PROSPERO                  

'N contanti? La penitenza l'an se paga con i sodi, ma con le preghiere!

P'LIZZON           

Me a pago ventimila euro!

DON PROSPERO                  

Ventimila euro? Mmmm ... Però, a p'nsarga ben lame faressa proprio comodo 'na penitenza del genere: dopo tutto, gi-è lù che i m'l'ha offerta ...

P'LIZZON           

E va ben! Trentamila euro!

DON PROSPERO                  

Trentamila euro? Allora farò aggiustare nicò le campane ...

P'LIZZON           

A ciudo

(Chiude la comunicazione)

DON PROSPERO                  

Ciuso! E a g'stago! Però gi-en sodi d'la Curia; a penso d'non aver problemi con il Principale: lù d' zerto i capirà. Me a t'assolvo, ma solo per la cosia piccule.

P'LIZZON           

Donca, dov'eru ar'masi?

DON PROSPERO                  

Ai trentamila euro. G'iè sempre dell'idea?

P'LIZZON           

P'r forza: gli affari gi-en affari! Ah! A m'ero completamente d'scordà che me a son chi p'r conf-ssarme: donca, a posso comenzare a dire i mè peccà?

DON PROSPERO                  

A dir 'r vero, me a g'ho 'n'zà dato l'assoluzion, p'r chelo c'a posso ... ma ... se i s'è scordà carcò ... andè pure avanti: i s'è sempre comportà ben con i sò operai? Quanti i ghe n'ha?

(Squilla nuovamente il cellulare: P'lizzon risponde)

P'LIZZON           

Dod's-mila! Ho ito dod's-mila e non vun de pù!!

DON PROSPERO                  

Allora lù i gh'n'ha pù che l'Arsenala! E con loro cosa i g'ha 'ntenzion de fara?

P'LIZZON           

Vendra! Levar da mezzo!!

DON PROSPERO                  

Levar da mezzo? D'sgraziado!

P'LIZZON           

Levar da mezzo e comprara, comprara, comprara!

DON PROSPERO                  

Ma che senso la g'ha assumerne di autri se poi i g'ha intenzion de ... farli fora?

P'LIZZON           

Zerto! Cheste azion l'enu molto bone!

DON PROSPERO                  

A me, la ne m' paru proprio bone azion!

P'LIZZON           

(Si volge di nuovo verso Don Prospero)

Cosa a disè, reverendo?

(E poi ancora al cellulare)

La n'enu bone azion. Allora vendè, vendè, vendè!

DON PROSPERO                  

Ma no! A vorè vendre le fabbriche e gettar la zentia 'n't 'na strada?

P'LIZZON           

(Squilla di nuovo il cellulare)

'N Fornola, sì, proprio lì, 'n't la strada che porta ai Pradi.

DON PROSPERO                  

La sarà v'sin, ma l'è sempre 'na strada!

P'LIZZON           

E dai Pradi zira, zira fino a Valeran ...

DON PROSPERO                  

Ma a nè pensè ai loro figi? Alle loro mogera?

P'LIZZON           

Tutte 'n borsa! 'N borsa ho ito, anche a costo de perdergia!

DON PROSPERO                  

Ai Pradi l'an s'è mai perso nissun ...

P'LIZZON           

Convertigia!

DON PROSPERO                  

Convertigia? Me a g'ho provà, ma lìè 'n pò dura ... e poi i fan nicò poga elemosina

P'LIZZON           

In euro e dollari. Carcò anca in CCT! Mo a ciudo!

(Chiude la comunicazione)

DON PROSPERO                  

A ciudo 'na bella Madonna! Perdoneme, Signoro, ma cando a ghe vò a ghe vò ... chesto chi i n'è 'na persona! Gi-è 'u diavo!Me a ne posso darve l'assoluzion! Chi vaga da'r Vescovo, da'r Cardinale, da'r Papa 'n p'rsona! Me a 'n posso e a fago a meno di so sodi. E mò, finiam 'sta conf-ssion! I diga armeno il Gesù d'amore accesso!

P'LIZZON           

Sacranon! A m'stevo scordando 'na cosa troppo 'mportanta! Grazie Don p'r averm'la arcordà! Cor l'era pù l'ultima parola che avè ito?

DON PROSPERO                  

L'amore acceso ...

P'LIZZON           

(Squilla il cellulare)

Pronto, direttore, 'n merito a che'r mutuo azzeso presso la vostra banca, a vorei artrattare la condizion ...

DON PROSPERO                  

La condizion d'che cosa? D'la penitenza? Mirè, commendatoro, che p'r le penitenze l'han se trata ...

P'LIZZON           

E 'nveza me a tratto! S'no a mando a monte tutto!

(Chiude la comunicazione)

DON PROSPERO                  

Voi a nè disdisè proprio nienta! Ormai chelo che i m'ha 'rcontà a l'ho sentì tutto e per l'assoluzion a'n gh'la posso dar tutta ... ma solo 'na parte ... p'r u resto i se rivolga a'r me Superiore ... A n' voi aver problemi, me, con chelo lassù! Lù i dovrà dira vinti pater, ave e gloria

P'LIZZON           

P'rchè proprio vinti? Feme 'n pò de sconto. Magari solo zinche o sei?

DON PROSPERO                   No! Vinti e disan che a v'è andà anca troppo ben! Me ora a v'assolvo, ma solo p'r le cosia meno gravi. E mò andev'ne via

(Si alzano).

P'LIZZON           

Don Prospero, prima de sortira, a posso salutare la Catò?

DON PROSPERO                  

L'è d'la a far colazion. A l'avviso me. Bona giornà (Esce).

P'LIZZON           

Riverisco.

PRIMO   ATTO

SCENA VI

P'LIZZON – CATO’ - NICOLIN

Entra la Catò. Musica: traccia n.5 "MOON RIVER".

CATO'                 

I ma dito me zio che carc-dun i zercheva de me.

P'LIZZON           

Zerto, Catò, che la gh'era carc-dun chi zercheva de te: a son me 'n persona, il commendator P'lizzon e poi non dirme che t'en t'arcordi d'me! Dove passa Giovanni i lassa u segno!

CATO'                           

Che segno a vorè lassare, illuso?

P'LIZZON           

Non dir 'na cosa p'r n'autra. 'Na vota t'me volevi ben, me a son sicuro che 'r to cuore ...

CATO'                           

'R me cuore i va ben, anzi benon! Gi-è 'n bona salute! E poi ... a son 'namorà ...

P'LIZZON            '

Namorà, ma se 'na vota t' m'avi ito che, dopo de me, te 'n te saressi pù 'namorà. E chi la saressa chelo fortunà?

CATO'                           

Il signor Nicolin!

P'LIZZON           

Commendatore? Nobila? Artista?

CATO'                           

No, contadin e sacrestan

(Va alla porta)

Nicolin! Nicolin! Ven chi che a g'ho b'sogno d'te!

NICOLIN                     

Te m'è ciamà, Catò?

CATO'                           

Milo chi l'omo di me sogni, d'r me destino!

NICOLIN                     

(Come per cercare qualcuno dietro di sè)

Me a n'vedo nissun omo c'or cestin!

CATO'                           

Dig-lo Nicolin, che a s'spos-ren tra pogo ... Dig-lo ar commendatoro d'r nostro sposalizio ...

NICOLIN                     

Sposalizio ... d' chi?

CATO'                           

De Nicolin e d'la Catò!

NICOLIN                     

Ma t' disi sur serio, Catò?

CATO'                           

Dig-lo Nicolin. Che omo, il Nicolin ... sano di sani principi, gran lavoratoro

NICOLIN                     

Donca, prima a met-rò 'nt'la stala la vacchia, poi a met-rò 'r vestido bon ... e la me puledra la s'met-rà 'r vestido bianco ... ma dopo a'n v'lo digo, chelo che a succedrà dopo

P'LIZZON           

Ma a se proprio sicuri d' non arcontara d'legran balia, voi doi? Mira, Catò, che to zio i m'ha appena dito che chesto tamburo al posto d'r zervelo i g'ha di bighi da corsa!

CATO'                           

Pò darsa che 'n t'r zervelo i g'ha di bighi, ma p'r u resto i gh'l'ha de zemento armà!

P'LIZZON           

Alora, se t'sè così sicura d' sposara 'r campanaro, me a t' prometto 'n beu regalo de nozzia: 'u giorno d'lo sposalizio me a v'rgal-rò un assegno di cinquantamila euro chi en quasi zento milion!

CATO'                 

Se a sposo Nicolin! E se a sposessi n'autro?

P'LIZZON 

O Nicolin o nienta!

NICOLIN           

Zento ... zento ... la ghe ven la fresa nova!

P'LIZZON 

Zento milion, nè v'un de meno, nè v'un de pù ...

CATO'                 

Zento milion d' palanche. Zento milion d' franchi.

P'LIZZON 

Catò, svegia! Cosa a t'è pià?

CATO'                 

Ma dai Giovanni, zerca de capirme, cando 'na povra crista come me, che l'a ne g'ha 'na palanca 'nt'la boza, la senta 'n annuncio d'r genere, coma minimo la ghe pigia 'n corpo ... ma t'se sicuro de chelo che t'è dito?

P'LIZZON 

A t'lo meto p'r scritto

NICOLIN           

Scriva tutto p'r filo e p'r segno: carta canta! Se t' me freghi, a t' spacco 'na vanga 'n t'la testa!

P'LIZZON           

(Prende foglio e penna dalla tasca)

Me sotoscrito commendator Giovanni P'lizzon a m'ampegno a dara euro cinquantamila ai sposi 'r giorno d'r matrimonio in giesa fra la Catò Battolla e il signor Nicolin ... Nicolin coma?

NICOLIN                     

Nicolin Ratti!

P'LIZZON           

Ah! Ah! Ah! Chesta sì che l'è bela! Dovrò ciamarve signora Ratti ... e cando t'avrè di figi te avrè la cà piena de ... Ratti! Allora ... pronto! Chesto fogio ten-lo te Catò. Mo a v' saluto e a s'arvedan ... alo sposalizio ... si gh' sarà ...

(Suona il cellulare ed esce di scena).

PRIMO   ATTO

SCENA VII

CATO’ - NICOLIN

NICOLIN                     

Catò, l'è fata!

CATO'                           

Cosa la saressa fata, Nicolin?

NICOLIN                     

Noi a convoglian a giustia nozzia!

CATO'                           

L'unica cosa c'la vola da 'ste parti gi-en quattro sc-iaffon 'n t'r muso che te pii se 'n t'la smetti d'arcontara d'le mozade! Ma quali giustia nozzia?

NICOLIN                     

Ma le nostria, no?

CATO'                           

Te Nicolin, 'n t'r zervelo 'nt' ghe devi avere soro bighi da corsa, ma nicò d'l'autro! Ma cosa te t'se misso 'n testa! Che me, la Catò ...

NICOLIN                     

E i sodi dove t'li metti?

CATO'                           

Stà carmo che i zinquantamila euro au sò me dove a gi me-trò ... D' sicuro 'n tla me bozia. A g'lo dirò me a ch'lo semo, chi l'è la Catò!

NICOLIN                     

Ma mira che chelo lì i n'è semo: se t'en te sposi con me, nienta da fara! Prova a lez-re 'r papero ch'i ha scritto ...

CATO'                           

Lez-lo te ...

NICOLIN                     

Catò, t'lo sè che me ho fatto appena la quinta

CATO'                           

E proprio p'r chelo me a dovrei sposara v'un coma te? Piant-la Nicolin!

NICOLIN           

Comunque t'è fato ben, Catò, a dirlo a c'lo lì.

CATO'                 

E cosa a g'ho ito?

NICOLIN           

Che a g' l'ho de zemento armà!

CATO'                 

Ma smet-la!

NICOLIN           

E alora ...

CATO'                 

E alora cosa?

NICOLIN           

'U sposalizio ...

CATO'                 

Lassa fara a me e mira che chele palanche prima o poi i'arriv-ran a cà

PRIMO   ATTO

SCENA VIII

CATO’ – NICOLIN – DON PROSPERO- PAOLINO

(Entrano Don Prospero e Paolino)

DON PROSPERO                  

Ma la s'po savere Catò cosa aspetè a farme le valigie? A lo savà che stasera a devo partira p'r convento d' San Prospero? Steme a sentira che l'è 'mportanto: p'r doi giorni l'a g'sarà 'n parrocchia 'n preta foresto: Don Umbè. Avè capì?

CATO'                           

Com' minimo i gh' la za ito dese votia! Andan, se n' nò i perda la carrozza

(esce con Don Prospero con Catò)

PRIMO   ATTO

SCENA IX

NICOLIN - PAOLINO

PAOLINO                    

Gi-è andà 'r P'lizzon?

NICOLIN                     

Si, gi-è andà.

PAOLINO                    

Zerto che chei ricchi lì me a 'n gia capisso!

NICOLIN                     

Zerto che u Signoro i n'è stà poi tanto giusto: a P'lizzon 'n sacco de sodi e a tanta zentia con le boze sempre più viotia.

PAOLINO                    

Cos'te disi Nicolin? Mira che d' povri, da cheste parti, l'an ghe n'è poi tanti, l'unica povra c'a cognosso l'è me zia Balda.

NICOLIN                     

A proposito, com' la sta?

PAOLINO                    

L'è magra, ma la sta ben!

NICOLIN                     

E alora p'rchè t'è dito povra zia Balda?

PAOLINO                    

Antend'vo dir povra ... 'n tu senso de ... povra, p'rchè d'le votia la gà d'le vision ...

NICOLIN                     

D'le vision?

PAOLINO                    

Si, d'le vision. Sta a sentira: chela vota l'è 'ndà 'n giesa, coma sempre zinche o sei vota e, coma ogni vota, la s' metta davanti all'altar maggiore, p'rchè lè la se rivolge solamente ar Capo e la comenza, coma tuttia la votia, a pregara e a lamentarse: "Signoro - la disa - me a vegno 'n giesa zinche o sei vota au giorno e, ogni vota, continuo a domandarte la grazia de farme vinz-ra al Superenalotto, ma Tu ... nienta! A te prego d' farme vinzere al Totip, ma Tu ... nienta! Ma t' me vò dira p'rchè chelo senza Dio de Mauretto, chelo chi 'stà 'nter Borgo, le cosia la ghe van sempre ben? Gi-è pien de sodi, d' macchine, d' donnia e i 'n fa 'n belin tuto u giorno: e non far finta d' non saverlo - non - i' ne ven mai 'n giesa, manco p'r le feste comandà! P'rchè a lu tuta chela fortuna e a me nienta? A stò punto, a gò avu 'na vision ...

NICOLIN                     

'Na vision ... e chela vision?

PAOLINO                    

La vision du Signoro ch'i-è vegnù proprio lì, davanti a lè ...

NICOLIN                     

(Incredulo e quasi spaventato)

Proprio ... lì ... davanti a lè??

PAOLINO                    

Siii, proprio lì, davanti a lè, e u Signoro i ghe disa: "T' vò proprio saver p'rchè al Mauretto le cosia la ghe van tuttia ben?"

NICOLIN                     

(Curioso)

 Si ... si ...

PAOLINO                    

"P'rchè lù i n' ven come te a rompirmi i baloti tutti i giorni!"

(Paolino esce di scena, mentre Nicolin rimane come annichilito e fermo, mentre parte la musica)

Traccia n.6: "RAPSODIA IN BLU". Contemporaneamente si chiude il sipario. Solo dopo la chiusura completa Nicolin potrà uscire di scena e la musica continuerà a suonare fino alla fine del brano).

FINE   DEL   I  ATTO

SECONDO   ATTO

SCENA  I

GIUS’PON - LUIGIN

(Penombra. Entrano quatti quatti due ladri)

GIUS’PON                   

Ssss!! Fa pianin Luigin! Mira che se carc'dun la s' svegia e i se scovru gi-en dolori!

LUIGIN                        

A n' respiro manco dar culo, da la paura!

GIUS’PON                   

T' ghè paura? Me t'sè 'n omo o no? 'N ladro in g'ha mai paura! Mira puttosto d' trovara quarcò d' bon!

(Si mettono a cercare)

LUIGIN                        

Ho trovà, Gius’pon! A meto tutto 'ntu sacco.

GIUS’PON                   

Fa a la sverta, ch'la ne vegna carc'dun.

LUIGIN                        

A quatr'ora?

GIUS’PON                   

Mira che la ghè preti nottambuli e nicò carc'dun chine pò dormira.

LUIGIN                        

Me, r' preta a'n lo farei mai, la m' piasa troppo dormira ... ma, a proposito, tu sè che 'n collegio gi'an cambià diretoro!

GIUS’PON                   

Ma figurte se 'a sò cosa la succeda a Villa Andreini? T' gh'vò star zito o no? T'la vò ciudra o no la bocca? Mo roba.

LUIGIN                        

E me cosa sto fasendo? A proposito tu sè che la Maria, la mogera de Francè 'r secondino l'ha avù 'na fanteta? Appena i m'arpigiu a devo arcordarma d' farga 'n pensierin, 'na cuffietta, 'n par de guantin, 'nsoma carcò: 'n pò de rispetto verso i carcerieri, b'sogna sempre t'gnirsia bona.

(Man mano che trovano qualcosa lo infilano nei sacchi)

GIUS’PON                   

'Na cuffietta? O tronà, ma t' cognossi proprio tutti 'n galera, ma quanta votia i t'han pigià?

LUIGIN                        

I m'han pigià vinti, vintizinchia votia ...

GIUS’PON                   

Me ho finì, e te? Ma che socio a m' son pigià! A p'nsevo che t' gavevi 'n pò d'esperienza. Fama 'n pò vedere cosa t'è pià ...

LUIGIN                        

(Estraendo dal sacco)       

L'esperienza  l' an me manca. Me le carceri a gi-hò zirà tutia. La va ben chesto?

GIUS’PON                   

Au savevo me che t'eri semo Luigin, ma 'n t'n vedi chi è 'n messale?

LUIGIN                        

Mira che te sè stà tea dirma de piara carcò de bon!

GIUS’PON                   

Ma t' mu disi chi la compr'rà 'n mesale? La 'n sarà che drento au saco t' gh'è misso 'r zervelo? Ar-metlo a posto! Fama 'r piasera ... Miran cosa t' gh'è 'nfilà drento ... Uzervelo t' gl'è solo pr'chè gi-è attaccà ar colo, ma gi-è proprio avanezzo ... Ma cosa te te'n fè d'en secio?

LUIGIN                        

A dira 'r vero i me pareva d'argento. Mira che ar buio l'an s'ghe veda poi tanto ben!

GIUS’PON                   

Ma t'avrè pur visto che drento la gh'era u strazo da lavar p'r terra ...

LUIGIN                        

Non t'arrabbiara Gius’pon! Mira che mò 'nt t' pò proprio lamentara!

GIUS’PON                   

E mò cor l'è stà roba?

LUIGIN                        

'R cavagneto d' l'elemosina. D' solito i dovessa ess'r pien d' sodi ...

GIUS’PON                   

Ma 'n t'n vedi che g'è vioto? Cos't credi che i pretii n'u svioto appena dopo le funzion? Chei lì gi-en sempre affamà de sodi ...

LUIGIN                        

S'l'è p'r chesto ... nicò noi!

GIUS’PON                   

Ma a loro i ghi-a dan gratis, noi 'nveza b'sogna pigiargia 'ndova i-gien... 'Armeta tutto a posto e stà attento.

(Luigin rimette tutto a posto)

D' sicuro a podevu far 'na scelta pù furba

(Si odono passi giungere)

LUIGIN                        

Gius’pon ...

(Rumore di passi)

SECONDO   ATTO

SCENA   II

GIUS’PON – LUIGIN - NICOLIN

GIUS’PON                   

Chi la gh'è?

LUIGIN                        

La stà arrivando carc'dun ... Cosa-a fan?

GIUS’PON                   

La m'sembra de sentira 'n zerto odoro!

LUIGIN                        

Odoro de cosa?

GIUS’PON                   

De galera! E l'è tutta corpa tò! T'è fatto troppo casin!

LUIGIN                        

Te d' corpia te 'n voò mai, l'è sempre la mea! Ma mò cosa fan?

GIUS’PON                   

Senta ... me a m'anfilo chesta tonaca e te chela roba lì. Fa a la sverta. Nasconda i sacchi d'andrè ar confessionala ... Fan finta d' dira le orazion ...

(Gius’pon indossa la veste del prete e Luigin la cotta bianca del sacrestano. Si inLUIGINcchiano e fingono di pregare mentre entra Nicolin che accende la luce)

GIUS’PON          

San Giovanni da la barba bianca

LUIGIN              

Ora pro nobis

GIUS’PON          

Santa Brera con le tette a pera

LUIGIN              

Ora pro nobis

GIUS’PON

San Cirillo con l’afare a spilo

LUIGIN              

Ora pro nobis

GIUS’PON

Santa Marinella che a gha sempre bagna so sorella

LUIGIN              

Ora pro nobis

GIUS’PON

 San Geron patron du sc-iaffon

LUIGIN              

San Geron? Mai sentì! Epatrono d'cosa? Du sc-iaffon?

(sghignazza)

GIUS’PON          

S'a sorto de sortire da chesta situazion a t'en dago tantia, ma tantia, che ...

NICOLIN           

(entrando meravigliato)   

Ma ... ma chi la gh'è chi a chest'ora?

GIUS’PON          

Cosa te fè chi?

NICOLIN           

Cosa fa chi? Mirè che me a son 'r sacrestano. La n'è ch' p'r caso a sè'r sostituto d'r nostro preta chi-è andà a fara u ritiro spirituala?

GIUS’PON          

T' l'è dito ...

NICOLIN           

Cosa avrei dito?

GIUS’PON          

Che a son Gius’pon, don Gius’pon e chesto gi-è 'r chierichetto. Su, saluta ...

LUIGIN              

Bona giornà. Me a me ciamo Luigin ditto LUIGIN.

NICOLIN           

Sia lodà ...

LUIGIN              

(Rivolto a Gius’pon) 

Cosa dev'ess'r collaudà?

GIUS’PON          

(Rivolto a Luigin)     

Lodà, semo, lodà!!

NICOLIN           

Ma l'an v' sembra d'ess'r arrivà 'n pò troppo presto, anca prima d'r canto d'r galo?

LUIGIN              

'R galo d'r preta i 'n canta pù, a g'an tirà 'r collo proprio ieri.

NICOLIN           

Cor' l'è successo a'r galo?

LUIGIN              

'U Signoro i n'ha mandà prima che 'r galo i canti tre votia.

NICOLIN           

Ma! ... S' l'è cossì! ... Ma coma avè fato a entrara che la porta d'la giesa l'era ciusa a ciava?

LUIGIN              

Eh! ... Noi a g'han la ciava d' l'anima

GIUS’PON          

I voreva dira che don Prospero i n' g'ha mandà la ciavia p'r posta

LUIGIN              

Si, p'r posta prioritaria ...

NICOLIN           

Ma armeno a l'avè bevù 'r caffe?

LUIGIN              

Me no, e te ... e lù, don Gius’pon?

GIUS’PON          

No, a'n l'an anca bevù.Ma se proprio a 'nsiste!

NICOLIN           

Alora a vago d'la, a ciamara la Catò, la nevoda d' don Prospero, che la v' farà 'n bon caffè. Soro caffè o nicò d' l'autro?

GIUS’PON          

No, la va ben 'r caffè.

LUIGIN              

Zerto che s'la ghe fussa dei panetti con la mortadela!

GIUS’PON          

Chesto gi-è 'n peccato d' gola ...

LUIGIN              

L'a vorrà dira che pù tardi a m' confss'rò da lù, reverendo.

(Nicolino esce)

E mò? E mò, Gius’pon, cosa a fan?

GIUS’PON          

Mò c'a san 'n balo ... la s' bala!!

LUIGIN              

Ma la t' sembra 'r momento d' balara! Magari 'n tango, 'na mazurca?

GIUS’PON          

Ma 'n t'n capissi nienta, non chei balli lì ...

LUIGIN               Alora chei moderni. Canda ero pù zov'no si ch'ero bravo, prima d'r colegio!

GIUS’PON           T' sè proprio duro! La ghe mancheva solo ch'n galera i fessu corsi d' ballo. Donca, dova a san armasti? A dovren continuara me a far 'r preta e te l'assistente s' n' no pr' noi l'an g'armana che Villa Andreini!

(Entra suor Natalina)

SECONDO   ATTO

SCENA   III

GIUS’PON – LUIGIN – SUOR NATALINA

SUORA               

Riverisco reverendo! A son suor Natalina d'r convento de San Nicola. A penso che lù i sia chelo chi deva vegnira ar posto d'r nostro preta.

GIUS’PON          

Si, proprio così. Ma coma mai la s'è rauzà così d' bon'ora?

SUORA               

L'è la regola du nostro ordina. La se g' rauza appena la s' leva u soro, pr' cantara au Signoro e p'r preparara la funzion. A ghe domando 'na cosa, reverendo: i m' podessa conf-ssara?

GIUS’PON          

Conf-ssarla? Come conf-ssarla? Conf-ssara me?

SUORA               

E chi se non lù? Gi-è lù 'r reverendo p'r doi giorni o no?

LUIGIN              

Zerto chi è lù! Ch' la s'accom-da 'n t'r confessionala, ch' lù ...

GIUS’PON          

Ma t' sè semo?

LUIGIN              

T'lè ito si o no ca san 'n balo, e alora ...

GIUS’PON          

Va n'là LUIGIN elassa che chest'anima la s'liberi di so peccati

(Si mettono al confessionale)

Donca, sorela, arcontè ... arcontè ...

SUORA               

Ho pecà, reverendo, ho pecà ...

GIUS’PON          

La misericordia divina ...

SUORA               

Mò a comenzo dall'inizio. 'Na sera, canda ero amarà, la superiora la m' disa sa vorevo ... A nu sò sar posso dira ... 'n capucin 'n letto ...

GIUS’PON          

Cor pan ...

SUORA               

Ma cosa gi-à capì? No, soro 'r capucin e basta.

GIUS’PON          

Ma sorela, pigiarsa 'n capucin 'n leto l'a n'è miga peccato ...

SUORA               

No, ma forsa a m'avrè frainteso, 'r capucin gi-era 'r frado Albino!

GIUS’PON          

E allora ...

SUORA               

'R capucin gi-è entrà 'n t'la me cella e gi-à 'ncomenzà a dira: "Mens sana 'n corpore sano".

GIUS’PON          

E cor' la vo dira?

SUORA               

Che l'anima l'è sana se 'r corpo gi-è san. Ma lù i n'lo capissa 'r latin?

GIUS’PON          

Eccoma se au capisso ... Ma ch'la vaga avanti...

SUORA               

Alora, 'r frado Albino gi-è entrà 'n t'la me stanza, gi-ha comenzo a parlara 'n latino e i m'ha visità ...

GIUS’PON          

Ma cher frado gi-era 'n dotora ...

SUORA               

Zerto, 'n dotoro d'le anime, i g'aveva nicò 'n ber modo d' visitarma, forse la sarà stà l'effetto d'la frevia ... pr'chè l'a m'era aumentà u caloro ...

GIUS’PON          

Ma, me a 'n son dotora, ma l'an me sembra caloro d' frevia ...

SUORA               

Zerto che si, anzi, nicò u diavo i s' gh'è misso

GIUS’PON          

U diavo o 'r frado Albino

SUORA               

U demonio a lottevo p'r mandarlo via, ma la frevia ...

GIUS’PON          

Eh si, la frevia la brusevu ...

SUORA               

E mò i'm daga la p'nitenza, c'la sia giusta!

GIUS’PON          

Eh si, sorella, chi lè l'an s'la cava con solo le orazion ... 'n che stanza la stà?

SUORA               

'N t'la sessantanova ...

GIUS’PON          

A pass-rò stasera a controllara, 'ntanto me a t'assolvo e và 'n pace.

SUORA               

Amen. La mè anima l'è a posto, grazie

(esce).

LUIGIN              

(Entrando)        

Coma l'è andà, Gius’pon

SECONDO   ATTO

SCENA   IV

GIUS’PON – LUIGIN – CATO’

GIUS’PON          

Ben, proprio ben. S' vago avanti così a d'ventrò vescovo ... e forsa nicò Papa.

LUIGIN              

E la suora?

GIUS’PON          

'Nsomma, a'n tu posso dira ... segreto prof-sionala ...

LUIGIN              

T' sè proprio d'ventà preta, ma secondo te, si se pigiu, quanto i ne dan?

GIUS’PON          

Forsa sei mesi; ma a me i' m' daran la condizionala p'rchè i ferri i'n mi han mai missi, mentre p'r te dod'se mesi i'n ti a cava nissun ...

LUIGIN               Dod'se mesi ... a farei 'r primo d'l'anno 'n Villa. Te n' t' an-magini manco coma la s' ghe stà ben a mezzanotte: 'r panetton, la botigia, poi ognun d'noi i a'rconta i sò modi d'rubara. L'è coma a'rtrovarse tra amighi ... Ho 'mparà tanto da loro, a robara a le veciete e tant'autro ... solo ...

GIUS’PON           Solo cosa?

LUIGIN               Solo che a n' son sortì a rubara tanto ben pr' risolvere 'r problema! A dir 'r vero a son stà nicò sfortunà come canda ho rubà alle Poste ai Pradi, cand' i m'han visto gli impiegati, tanto bravi i m'han subito argalà chelo ch'la gh'era 'n cassa ... a stevo pr' sortira canda 'r direttora gi-è sortì da 'u so ufficio e i m'ha dito ...

GIUS’PON           Ma cosa i t'ha dito, pogo d'bon ...

LUIGIN               I m'ha nicò r-ngrazià, i m'ha lassà nicò 'r portafogio, solo che i m'ha dito che a dovevo darga la carta d'identità per portara a cà tutti chei sodi ...

GIUS’PON          

E te?

LUIGIN              

E me ha gl'ho data, g'ià fatto la fotocopia e i m'ha ardata, che brav'omo 'r direttora!

GIUS’PON          

E poi cor' l'è successo?

LUIGIN              

A son andà a cà, ma ... ho trovo i Carabinieri, peccato!

GIUS’PON          

Ma mira 'n pò! Leveme d' n'torno stò tamburo!

CATO'                 

(Entrando)        

Bona giornà, reverendo!

GIUS’PON          

Chi 'nz-nocià! Così a confesso nicò te!

CATO'                 

A dira 'r vero me an' g'ho b'sogno d'ess-r conf-ssà! A son la n'voda e la perpetua di Don Prospero.

GIUS’PON          

Piasera d' cognsorr-la! Che bela perpetua! Proprio con tutto a posto!

CATO'                 

Forsa proprio bela a nu sò s' la son, ma a posso piasera! Carc'anno fa a son arrivà terza a miss muretto!

GIUS’PON          

Eri 'n tante?

CATO'                 

Trei. Però nicò a me i m'han dato la fassa "Regina con la gozza".

GIUS’PON          

Con la gozza, e p'rchè?

CATO'                 

A m'la son fatta 'n colo p'r l'emozion. Adesso l'an m' succedressa pù, p'rchè 'n pò truccà a fago la me f'gura ... anca se 'r me reverendo ...... che la ghe piasa parlara latino i m' disa sempre "Naturam espellas furca tamen usque recurret". Gi-à capì, reverendo?

GIUS’PON          

Coma no, s'ho capì! Ho fatto trent'anni de semenario!

CATO'                 

Ma trenta i n'en 'n pò troppi?

GIUS’PON          

Eh, a vorevo vegnira subito vescovo.

CATO'                 

Ma la m' sembra che a ghe sia carcò c'an quadra. I m' faga vedera le sò man ...

GIUS’PON          

Le mè man? P'rchè proprio le mè man?

CATO'                 

A gu digo dopo (Gius’pon porge le mani)   A dira 'r vero l'an me sembru p'r nienta man da preta! Le man da preta l'an g'han de calli!

GIUS’PON          

Ma a podesso ess-ra 'n preta chi lavora.

CATO'                 

E che lavoro, s'la s'pò savera?

GIUS’PON          

Zerto che a s'pò savera! Me a robo!

CATO'                 

Robara?

GIUS’PON          

S'curo! A robo le anime au diavo!

CATO'                 

Ma, a pensarghe ben i 'm' ... i m'aveva dito che 'r preta chi doveva vegnira i'era d'verso da voi. 'Na cosa l'ha m'è armasta 'n menta: i cavei pù ben missi.

GIUS’PON          

I barbieri ancò gi-en sciopero

CATO'                 

Chi la me sembra ch'l'ha ghe sia carcò ch'la spuzza!

GIUS’PON          

Me a 'n spuzzo. A m' son lavà nicò ieri.

CATO'                 

No, l'è n'autra spuzza ... Me a'n ghe vedo ciaro

GIUS’PON          

LUIGIN, azzenda 'n pò la luce!

CATO'                 

No, me a ghe vedo pù che ben! Forsa nicò tropo! Ma lù gi'è stà diacono?

GIUS’PON          

Zerto che sì! Me a son stà diacono, esagono, decalogo!

CATO'                  Senta, belo caro, te t'podressi piar p'r i fondelli tutti, ma non la Catò! La n'è pr' caso che te t' fè parte d'la banda d'la sacrestia? (Gira attorno al confessionale e rispunta col sacco)   Ma chesto così'è?

GIUS’PON           (Si getta in LUIGINcchio)  P'r piasera, la sia bona! L'an me denunci pr'chè a g'hjo sete fi-gi da mantegnira, 'na mogera, 'na sos'ra, a devo nicò pagara la macchina e la carta igienica.

CATO'                 

Come, la carta igienica?

GIUS’PON          

Si, la carta igienica! Me mogera l'ha gà sempre la "mossa d' corpo".

LUIGIN              

(Entrando)        

Ma a son svegio?? A n'ho mai visto 'na donna conf-ssare 'n preta!!

CATO'                 

E chesto alora i fussa 'r complice!

LUIGIN              

No,me a son LUIGIN 'r chierichetto. Pian con le parolia!

GIUS’PON          

LUIGIN, LUIGIN, han fatto 'na frità!

LUIGIN              

L'è zà ora de mangiara? Alora p'r me sausizza 'n graticola ...

CATO'                 

Pu che la sausizza a ghè finirè voi 'n graticola, chela d'la galera! ... A meno che ...

GIUS’PON e LUIGIN  (Insieme) A meno che ...

CATO'                 

A meno che lu, signor reverendo d'la mutua, i 'n faga 'na bela funzion tra dese m'nuti ...

LUIGIN              

'Na funzion d' cosa?

CATO'                 

D' sposalizio!

GIUS’PON          

D' sposalizio ... D'sposalizio d' chi?

CATO'                 

A t'lo dirò tra desa m'nuti. Prepareva. Mo a vago a ciamara i testimoni e chi a digo me.

GIUS’PON E LUIGIN 

(Insieme)

I carabinieri!

CATO'                 

No. 'U commendatoro!       

(Esce)

LUIGIN              

Ma Bepe, cos' l'è successo?

GIUS’PON          

L'è successo che p'r te e solo p'r te chela lì l'ha scroverto tutto!

LUIGIN              

Sempra p'r corpa mea, tanto a gh'iò le spalle larghe!! E poi cos'ha scroverto d' così 'mportante?

GIUS’PON          

Che me a 'n son 'n preta e te 'n chierichetto!

LUIGIN              

Ma l'è vero o no?

GIUS’PON          

Mò a san 'n balo e la s' bala e sperian che 'r Padreterno i n' daga 'na man...

LUIGIN              

A dira 'r vero, 'r Padreterno come i sarà arrabbià con noi ... Ma si già perdonà 'u ladron, sperian chi 'nsorta a p'rdonara nicò noi ...

GIUS’PON          

'Smett-la, stà zitto, che s'no a ten dago tantia, ma tantia che ... Manco a l'inferno i t' pigieran!!

LUIGIN              

Va bè, oramai t' rasoni coma 'n preta. Pensa solo cosa la starà combinando chela  squinternà  d'la  perpetua ...

GIUS’PON          

D' zerto l'è pezzo d'na sos-ra.

LUIGIN              

Non m' parlara d' sos-ra. P'r corpa sò ho dovù fara 'na cà rotonda!

GIUS’PON          

Ma cos' t'disi, 'na cà rotonda? E p'rchè?

LUIGIN              

P'rchè me sos-ra, canda la savù che a fevo la cà, la m'ha dito: "P'r caso l'an ghe saressa n'angolin p'r me?" E me allora a l'ho fatta rotonda!

GIUS’PON          

A t' capisso ... Comunqua a'rtornando ai sos-ri, a penso che l'omo pù fortunà sia stà Adamo, 'r primo omo!

LUIGIN              

E p'rchè?

GIUS’PON          

P'rchè d' sos-re i'n gh' n'avù manco vuna!

SECONDO   ATTO

SCENA   V

GIUS’PON – LUIGIN – CATO’ – NICOLIN – P’LIZZON

(Entrano la Catò ben agghindata col bouquet,con Nicolin buffamente vestito in modo elegante e P'lizzon)

CATO'                 

Mo a ghe san! Lù, commendatoro, i s'meta v'sin ai sposi. I testimoni gi-en a posto (si dispongono). Pronti p'r la funzion ... Avanti!!!

GIUS’PON          

Avanti, avanti ... E mò cosa a devo fara?

LUIGIN              

La t'ha dito de tirarta pù avanti

CATO'                 

No, a n'avè capì 'n corno. Ho dito d'andara avanti con la funzion!

GIUS’PON          

Carissimi sposi ...

LUIGIN              

Gi-à parlà Don Abbondio!

GIUS’PON          

Carissimi Nicolin e Catò ... La và ben cossì?

NICOLIN           

La và tutto ben, ma chi faga a la sverta!

GIUS’PON          

Com' mai?

NICOLIN           

P'rchè ancò a devo andara a segara 'r fien

P'LIZZON 

Povrà Catò, coma t' sè finì!

CATO'                  Povra Catò? Miga tanto, caro 'r me commendatoro P'lizzon! 'Ntanto arcord-ta la promissia

(Toglie dal reggiseno il foglio e lo mostra a tutti)     

Chi la gh'è la to firma!

P'LIZZON 

La parola d'r commendatoro P'lizzon l'è Vangelo!

NICOLIN           

Speriam c'la sia Vangelo nicò la firma ...

(Entra Don Umbè Piatleto)

DON UMBE' PIATLETO       

A posso entrara?

NICOLIN                     

'Ntanto a sè 'nzà entrà! Chi a-ssè?

DON UMBE' PIATLETO       

A son Don Umbè, a devo sostituira 'r vostro preta!

SECONDO   ATTO

SCENA   VI

GIUS’PON – LUIGIN – CATO’ – NICOLIN – P’LIZZON – DON PIATLETO

CATO'                           

(Estasiata prendendolo a braccetto)          

Chi faga come si fussa a cà sova!!

DON UMBE' PIATLETO       

L'è 'na meravigia! Cos'i-en 'sti modi signorili! Dansa du te ... P'r te a son Umbè ...

LUIGIN                        

Umbè, alora noi a podan andara ... t'ghe pensi te ...

DON UMBE'PIATLETO        

Cos'è tutta 'sta confidenza? Com' a ve perm-tè d' dara du te a'n ministro d' Dio? 'Ntanto cosa a stevi fasendo?

CATO'                           

Non generalizzian ... Armeno a tentevu, ma lù a penso chi sia ...

GIUS’PON                   

Quer preta chi ciamu ...

NICOLIN                     

Che chi gi-è stà arciamà pù vote ...

LUIGIN                        

Chelo che la zentia de Vezzan gi-à mandà via

DON UMBE' PIATLETO       

L'eru cative lengue, cand'a gh'ero me, lassù le donia l'eru tanto contentia. A la messa la gh'era pien, tuttia la s' conf-ssevu e l'offertia d'la cassetta la sortivu fora e 'n canonica la fevu la fila ...

P'LIZZON           

Ma i omi no, loro i n'eru contenti, gi-en stà loro ...

DON UMBE' PIATLETO       

I omi si, gi-en stà loro, fi-gi d'r peccato!

P'LIZZON           

E 'v Vescovo cosa i gh'a dito?

DON UMBE' PIATLETO       

I m' gh'a tegnù pù d' n'ora e i m'ha dito 'n sacco d' bruttia cosa, ma poi ho zogà la me carta ...

GIUS’PON                   

Saressa ?? ...    (Tutti insieme)

DON UMBE' PIATLETO       

A g'hò portà 'na suoretta brasiliana...

LUIGIN                        

E lù? ...

DON UMBE' PIATLETO       

E lù ... I m'ha fatto i documenti p'r tornara tra 'n meso ar borgo e senza perpetua

P'LIZZON           

E p'rchè senza perpetua?

DON UMBE' PIATLETO       

Le perpetue la n'en de primo pelo, anzi l'en pe-zo d'le sos-re: impiccione e la vonu savera i fatti d'autri ... Pensè che chela che a g'avevo l'andeva a 'rcontara che d'le pegorelle smarrì la vegnivu a trovarma 'n canonica e la passevu la nottia con me ... No, d' perpetua a n'en voi pù!

LUIGIN              

E allora coma i fà p'r le pulizie e ... u resto?

DON UMBE' PIATLETO       

P'r u resto a gh' penso da me, p'r le pulizie ogni st'mana 'na zov'nota, a turno, la và 'n canonica a far le pulizie e 'r letto ...

P'LIZZON           

Nicò me le mè a gi-ò fattia!!!

DON UMBE' PIATLETO       

D'sgraziado! A v'sè approfittà d' 'sta povra fanta. A v'sè pià zo-go di sò sentimenti!

P'LIZZON           

Si. Ma solo 'na vota!

DON UMBE' PIATLETO       

'R peccato gi-è peccato! Ma cosa a stevi fasendo?

NICOLIN                     

A me sposo!

DON UMBE' PIATLETO       

E non feme rid-ra!!

NICOLIN                     

Con la Catò!

CATO'                           

Purtroppo l'è vero ...

DON UMBE' PIATLETO       

Ven 'n'attimo d'là, che a t' devo parlara

NICOLIN                     

E mo me cosa a fago?

DON UMBE' PIATLETO       

Fin a mò nissun la v'ha ordinà d'moverva!

(I due Catò e il prete escono e tornano abbracciati e sorridenti, mentre Don Piatleto porge a tutti un foglio e li fa firmare ed un altro foglio solo per Nicolin, che firma e restituisce)

DON UMBE' PIATLETO       

Don Gius’pon, continuè la funzion e poi andè via ... 'r pù presto possibile ...

GIUS’PON                   

Carissimi Catò e Nicolin, a vorè sposarva?

CATO'                           

Si

GIUS’PON                   

E te, Nicolin?

NICOLIN                     

Nicò me, nicò me!

GIUS’PON                   

E allora, me a v' dichiaro novi sposi. La mo-giera la pò basara 'r marido

CATO'                           

Magari pù tardi ...

GIUS’PON                   

Armeno scambieve i anei!

NICOLIN                     

I anei a' n'ho fatto 'n tempo a comprargia, però mira cosa a t'ho argalà!

(La Catò apre la confezione e scopre che dentro c'è una zappa)

CATO'                           

Ma che a'rgalo gi-è, 'nt t' vergogni? 'Na zappa!!

NICOLIN                     

Ma l'è v'una d'le pù lezz-ere! Doman t'la provi!

(gius’pon toglie gli abiti talari)

GIUS’PON                   

Allora, la funzion l'è finita, noi artornian a cà ...

LUIGIN                        

E con u tò Spirito. Amen!

(Escono in fretta fra i saluti di tutti ed esce anche Don Piatleto)

CATO'                           

P'lizzon, fora i sodi!

P'LIZZON           

'Na zappa! ... Che fin t'è fatto, Catò! Ma ogni promissa l'è 'n debito e Giovanni P'lizzon i fa sempra onora a chelo chi disa

(Firma l'assegno e lo porge alla Catò, che se lo infila in seno).

CATO'                           

Da chi i 'n scappa pù!

NICOLIN                     

La 'n fussa mei fara do assegni, mezzo a la Catò e mezzo a me?

P'LIZZON           

Mo cà s'e sposà meteva d'accordo fra d'voi! Però a devo dir 'na cosa: chesta l'è la prima vota che P'lizzon i perda 'na scommessa e così tanti sodi. A stago proprio d'v-ntando vecio!       (Esce sfogandosi)

CATO'                           

Me a scapo, a vago 'n banca a depositara!

(Esce la Catò)

NICOLIN                     

A scapo nicò me, a devo andara a preparara 'r trattoro!

(Esce Nicolin)

SECONDO   ATTO

SCENA   VII

 CATO’ –  DON PIATLETO – PAOLINO

DON PROSPERO                  

(Entra con la valigia)        

Ciao, Paolino, com' l'è anda?

PAOLINO                    

Ben, ben, Don Prospero, tutto ben!

DON PROSPERO                  

Gi-è arrivà Don Umbè?

PAOLINO                    

Si, si, sia Don Umbè che Don Gius’pon.

DON PROSPERO                  

E 'sto Don Gius’pon  d' che gi-esa gi'è?

PAOLINO                    

A dira 'r vero a nu so!

DON PROSPERO                  

Forsa a sarà mei c'a domando tutto alla Catò ... Ciam'la 'n pò ...

PAOLINO                    

Cosa a ciamo s'la n'ghè?

DON PROSPERO                  

Coma l'a n'ghe?

PAOLINO                    

No, l'è sortì, l'è andà 'n banca

DON PROSPERO                  

'N banca? A cosa fara? E Nicolin?

PAOLINO                    

Nicolin gi-è sur trattoro

DON PROSPERO                  

Sur trattoro? Ma si ava n'zà arà tutto!

PAOLINO                    

Si, sur trattoro. Si avesse visto che furia i g'aveva d' scappara da la funzion!

DON PROSPERO                  

Che funzion?

PAOLINO                    

'U sposalizio, no?

DON PROSPERO                  

Forsa l'ha m'ha fatto mara 'r panetto c'ho mangià sur treno ... A zerco d' capira, ma a'n g'sorto. Chi la s'è sposà?

PAOLINO                    

Ma coma, i 'nu saveva? La Catò e Nicolin!

DON PROSPERO                  

Forsa l'ha m'ha fatto mara nicò 'r goto d' vin c'ho bevù a la stazion!

CATO'                 

O zio, te sè arriva! I esercizi i-en andà ben?

DON PROSPERO                  

Catò, set-te 'n-attimo c'a devo capira e te Paolino va d'là 'n momento. A devo parlara da solo con me 'n-voda.        

(Paolino esce) 

La 's-pò savera cos'l'è 'sta storia du sposalizio?

CATO'                           

O zio, set-te nicò te! T'è savù le storie di ladri d' la sacrestia?

DON PROSPERO                  

E certo che ho letto ...

CATO'                           

Gi-eru doi e l'autra sera gi-en vegnu nicò da noi ...

DON PROSPERO                  

T' disi davvero?

CATO'                           

Eccoma, 'r fatto gi-è che Nicolin i già trovà 'n sacrestia, vun i s'è fatto passara p'r preta e l'autro i s'era mi-sso la to tonaca e ch'l'autro u so chierichetto. Ma me 'n quatro e quatr'otto, ho subito 'nteso ch'la gh'era 'n'ambrogio e p'r non far-gia andara a finira 'n galera ho dito al fauso preta d' sposara me ... Poi gi-è arrivà Don Umbè.

DON PROSPERO                  

E Nicolin? Ma p'rchè? A parta il fatto che 'u sposalizio i n'è valido!

CATO'                           

Proprio p'r chesto a l'ho fatto, però P'lizzon i gh'è cascà ... Te t'arcordi che i m'aveva fatto firmara 'na carta ...

DON PROSPERO                  

E t'm l'è dito, si che t'm l'è dito, zerto che voi donnia a'n savè sempre vuna pù du diavo. Però, visto ch'i-è stà n'ambrogio, a t'ordino d' dara 'ndrè i sodi a P'lizzon.

NICOLIN  

(Entra con una valigia e piuttosto elegante)

          Ciao, bela mo-giera , pronta p'r viaggio?

CATO'                 

P'r ... p'r cosa??

NICOLIN           

P'r viaggio d' nozzia, p'r la luna d' miele!

CATO'                 

Mira, semo, che chi l'an gh'è nissun viaggio de nozzia e manco la luna d' miele e manco i sodi!

NICOLIN           

Ma ... i'n t'l'ha dato l'assegno?

CATO'                 

Si, l'assegno i m'l'ha dato, ma u sposalizio i n'è valido p'rchè ... ho savù adè che Don Gius’pon i n'era 'n preta vero, ma n'imbrogion!

SECONDO   ATTO

SCENA   VIII

 CATO’ –  DON PIATLETO – P’LIZZON

(Entra P'lizzon di corsa e arrabbiato)

P'LIZZON           

Bosardi! A m'avè 'mbrogià! 'R preta gi-era fau-sso! I doi i-en stà arrestà e voi eri d'accordo! A-ssè doi lestofanti! Ar-dema l'assegno! Me a ci-amo l'Arma e a v' fago arr'stara nicò voi e a v' mando 'n galera e a butto via le cia-via!

DON PROSPERO                  

Ar-daga l'assegno! Signor P'lizzon perdonè mè n'voda! L'è 'stà 'n zogo d' fanti!!

P'LIZZON           

'N zogo d' fanti! 'Na bella faccia, i g'ha! A d'nuncio nicò lù, p'r estorsion, a g' mangio nicò la canonica e a'r fago andar viadar Vaticano!

DON PROSPERO                  

Me a son innocente! A n' savevo nienta, proprio nienta! L'era lù c'la feva l'offerta! Bon Dio, perdonelo!

P'LIZZON            Dio gi-è infinitamente bon e i la perdon'rà, ma la le-zza no! A-voi v'derla sur lastrico! A-voi tutto, nicò l'orto d'la Curia e mò tira fora l'assegno!

(La Catò tira fuori l'assegno)

NICOLIN                     

(Fra sè)             

Au savevo me ch' l'andeva a finira co-ssì

(Entra improvvisamente Don Umbè e sfila l'assegno alla Catò)

DON UMBE'                 

'U sposalizio gi-èvalido, ecco i fo-gi sottoscritti proprio da lù signor P'lizzon e così i sodi i devu a'rtornara a chesta povra fanta ...

P'LIZZON           

Ma la n'è possibile!

DON UMBE'                 

Chesta l'è la sò firma e 'n presenza d' testimoni e mira nicò 'r noma d'r preta: Don Umbè e l'an se scappa!

CATO'                           

Oh che bello!

DON PROSPERO                  

O Santa Provvidenza!

P'LIZZON           

Chesto gi-u diran i avvocati!

DON UMBE'                 

I so avvocati, ma ch' i'n m' fa-ga ridra! Me puttosto, brutto 'mbrogion, a la denuncio e a gh' mang-rò tutto! Le sò fabbriche e nissun preta i spos-rà pù sò fi-gia!

P'LIZZON           

Me fi-gia la s' dovrà sposara 'n gi-esa!

DON PROSPERO                  

Fè puttosto l'elemos'na e andè via! Ancò a son largo d' manega ...

P'LIZZON           

Me a'n v' dago nienta!

DON UMBE'                 

A n'laè nienta e alora m'a vago dai Carabinieri

P'LIZZON           

Si, si, ma solo p'r benedirla!

DON UMBE'                 

O a benedira la vostra cella a Villa Andrein!

P'LIZZON           

Che cella! Signor preta! Lù gi-è for d'testa! I m' da-ga retta! Chi s' fa-ga visitara!

DON UMBE'                 

Me a so d'n zerto grano e d' zerte manze (e fa il segno dei soldi)

P'LIZZON           

Fan co-ssì: Zento euro i van ben?

DON UMBE'                 

P'r me i podessu nicò andara ben, ma a'r Principale a nu so ...

P'LIZZON           

Disè voi la cifra ...

DON UMBE'                 

Disan domila euro p'r la gi-esa e quattromila p'r la Curia.

P'LIZZON           

Fan zinc'zento p'r la gi-esa ... zinc'zento ... zinc'zento p'r la Curia.

DON UMBE'                 

Dusento p'r la gi-esa, zento p'r la Curia e quattromila p'r me.

P'LIZZON           

Gi-è 'n furto, ma a gh' devo stara!

DON UMBE'                 

E mò ch'i vaga e sp'rian ch' chelo la-ssù i assolva i sò peccati ...

(P'lizzon esce di scena ed entra Armida)

SECONDO   ATTO

SCENA   IX

 CATO’ –  DON PIATLETO  - ARMIDA

ARMIDA                       

Don Umbè, ho peccà! A v-oi espiara le m' corpia! Ch' m' pigia ... I guarda! A m' son portà anch' i ovi!

DON UMBE'                 

Ma bela me fanta, a g'ho 'r colesterolo...

DON UMBE'                 

A 'n posso! A son sotto stretta sorveglianza d'r Vescovo!

ARMIDA                       

Ma solo 'na vota!

DON UMBE'                 

A'n posso! Ho sposà la gi-esa!

ARMIDA                       

A g'avè 'r coraggio d'abbandonarma a'r mè tormento! La-sseme armeno 'n argalo!

NICOLIN                     

A t' dago 'sta zappa?

ARMIDA                       

Grazie, ma coma l'è le-zzera!

NICOLIN                     

Doman a t'la fago provara!

ARMIDA                       

Nicò subito!

NICOLIN                     

Noi andian!

(Escono di scena mano nella mano)

SECONDO   ATTO

SCENA   X

 CATO’ –  DON UMBE’ PIATLETO  - DON PROSPERO

CATO'                           

Zio, e me p'r espiara le mè cor-pa andrei a fara la perpetua a Don Umbè p'r 'n pò d' tempo ...

DON PROSPERO                  

La sarà mei che p'r 'n pò d'tempo a v' riunì 'n preghiera e lontan dai preti. Ma diseme, don Umbè, coma t'sè cambià ... T'm sembri 'n pò 'n-veccià! 'N t' sembri manco pù te! T' m' sembri Mario, to frè gemello! Anzi, comai stà? visto che t'm'lè fatto artornara 'n menta!

DON UMBE'                 

Non aver timora, a son me Don Umbè! T-sse te, caro collega, che t' devi cambiara i spe-ccieti e me frè Mario ... i stà ben, beato lù! Senza problemi 'n Versilia!

DON PROSPERO                  

Si, si, l'è vero! Mo a m'artiro, a son proprio stracco, a m' fago 'na camomilla e a m'en vago 'n letto (Esce di scena)

SECONDO   ATTO

SCENA   XI

 CATO’ –  DON UMBE’ PIATLETO 

CATO'                           

Ma 'r me sposalizio gi-è validosi o no?

UMBE'                          

Non t' preoccupara ... A Nicolin a g'ho fatto firmara nicò l'annullamento du sposalizio e mò t'sè cosa a fa-go? A t' portrò 'n vacanza!

CATO'                           

E se i n'-scovru? La firma t's-è sicuro?

UMBE'                          

Non solo ho imità ben la firma, ma ho nicò usà 'r timbro d' me frè.

CATO'                           

E se tò frè i s'ancazza?

UMBE'                          

I s'ancazza??? Lù i doveva 'nza ess-r chi da 'm ber pò de tempo ... e 'n-vezza chissà 'n-dova gi-è!

CATO'                           

Bravo Umbè, andan, andan a Roma!

(Il prete si toglie subito la tonaca e sotto la tonaca si scopre ... che Don Umbè è forse suo fratello Francè)

FRANCE'                      

A Roma no, a sian troppo v'sin al Principale! A t' porto a Parigi!

(Si abbracciano e lanciano in aria i soldi ed escono di scena)

SIPARIO

 

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