meglio non sapere
di GIULIO CARLOTTO FARNESE
Tratto dallomonimo libro di Titti Marrone
La scena buia. Dalla penombra del fondo si intravede una figura che avanza lentamente, fino ad entrare in un cono di luce. Il suo volto si illumina di dolcezza alle prime parole
LA NIPOTE:.Quando le due bambine scesero dal treno, e si trovarono di fronte la madre, fu come se la vedessero per la prima volta. Si fermarono in silenzio a guardarsi e si ritrovarono estranee e lontane.
Mira le aveva aspettate quasi consumando il marciapiede, rabbrividendo in quel freddo mattino di dicembre, inondato da una luce dellalba tagliente come il vetro.
Quando finalmente il treno da Londra era arrivato e si era fermato, Mira era stata presa da una vertigine di ansia, e aveva come cancellato il momento preciso in cui Liliana e Andra erano apparse l, sulla porta del vagone.
Fu solo un attimo, poi venne la voce di una giovane donna alta, con un cappello verde di feltro e un abito di tweed che le disse: are you mrs. Bucci? E solo allora Mira Bucci vide le sue figlie ferme, mani nelle mani di Miss Lauer.
Tutto spar intorno
La madre si stup dei suoi stessi pensieri, che furono di meraviglia per lottimo aspetto delle bambine.
La sua mente registr i particolari del loro abbigliamento: cappottini lana blu, guantini, cappelli chiari, uno zainetto sulle spalle e si domand chi lavesse vestite, lavate e pettinate al suo posto. Poi riconobbe i loro visi. Pi tondo con gli occhi grandi e sorridenti quello di Liliana, e pi malinconico con un leggero tremito sulle labbra quello di Andra. Allung la mano con per una carezza, ma rest cos ferma a mezzaria, quando si accorse che le sue figlie si stringevano ancora di pi a Miss. Lauer.
Fu il primo sorriso a Mira Bucci alle sue figlie, internate al lager di Auscwitz e finalmente ritrovate dopo due anni e mezzo dal loro ultimo incontro.
La musica che accompagna il primo personaggio sfuma verso il secondo tema e appare:
IL GIORNALISTA:E adesso una notizia sorprendente: Due bambine hanno lasciato ieri Londra per Roma per tornare dai loro genitori che le credevano morte. Allinizio dello scorso anno, Andra e Liliana, questi i nomi delle due bambine, di sei e otto anni, sono state trovate, terrorizzate e affamate, mentre vagavano nelle campagne cecoslovacche che, come ben sapete, sono devastate dalla guerra. Le loro menti erano frastornate dalle esperienze vissute, e le bambine sapevano solo dire di essere sorelle. Sulle loro braccia erano tatuati dei numeri che ne rivelavano linternamento nellatroce campo di concentramento di . Incapaci di scoprire alcunch sulla loro origine o sul nome dei loro genitori, i membri dellUNRA le hanno portate in un orfanotrofio vicino Praga. Qui le bambine hanno ricevuto i primi pasti adeguati. I primi pasti addirittura, che la piccola Andra riuscisse a ricordare. Sono stati dati loro deglabiti caldi con cui coprirsi, lasciando da parte, ormai quei luridi stracci che avevano da tanto tempo. Nel marzo di questanno le due bambine sono state portate a Lingfield nel Surrey, al Weir Courteney Hostel, dimora di campagna di Ser Benjamin Drage. L incominciato per loro un periodo di grande felicit, che mai e poi mai avrebbero immaginato. Infatti delle madri adottive che si sono occupate di loro, insegnando delle attivit ormai dimenticate, come studiare o giocare e dando loro lamore di avevano disperatamente bisogno. Lo stesso Benjamin Drage, diventato una sorta di zio benevolo le cui visite venivano attese con grande trepidazione. Ma mentre le bambine erano ospitate a Lingfield, il comitato per i rifugiati ebrei e la croce rossa internazionale, stavano cercando di ricostruire la loro storia, partendo dalesile indizio dei numeri tatuati. Le ricerche furono positive e sorprendenti. Infatti arriv un messaggio da Napoli del Sig. Giuseppe Bucci che diceva: queste bambine sono mie, ma sono cattoliche non sono ebree e il comitato venne a conoscenza di una storia veramente fuori dal comune. Allo scoppio della guerra il Sig. Bucci che era della Marina Mercantile Italiana, f internato come prigioniero a Cape Town ,in Sudafrica. Qualche tempo dopo, sua moglie fu denunciata alla Gestapo come filoinglese, da un suo vicino. Cos la Sig. Bucci con le due bambine fu portata ad Auschwitz. Per prima che fossero separate, riusc ad annotare i numeri che i nazisti avevano tatuato sulle braccia delle bambine. Nei terribili anni successivi per la Signora e le sue figlie, continu a ripetere quei numeri dicendo: un giorno questi numeri, mi porteranno ad avere indietro le mie bambine. Ecco quel giorno arrivato. Le preghiere sono state esaudite. La famiglia Bucci si sta trasferendo in questi momenti da Napoli a Roma per incontrare finalmente Andra e Liliana.
Il giornalista scompare nella penombra mentre avanza:
LA NIPOTE:Le due sorelle hanno conservato un legame fortissimo, quando sono lontane non riescono ad immaginare un solo giorno senza parlarsi al telefono.
Hanno raccontato molte volte la loro storia e sempre raccontare, ricordare procura loro una fatica fisica
Scompare la nipote, mentre appaiono le due sorelle ormai anziane Andra e Liliana
ANDRA:mamma, prima di andare a letto ci faceva baciare una foto, da quando pap era andato prigioniero degli inglesi.ed era la foto giusta, infatti io e Liliana labbiamo vista e abbiamo detto, questa e mamma, questo pap.
Credo di non aver mai n pianto n riso al campo.e quando la mamma non venne pi, credo di non aver pensato a niente
LILIANA:Quando veniva era talmente cambiata..imbruttita, sciupata che vederla non ci faceva molto piacere e francamente, tutte le volte che veniva non erano bei momenti. Non che l ci fossero bei momenti. Mai durante la giornata cerano bei momenti..ma comunque.quando non venne pi io non sentii niente. Anzi pensavo che fosse finita l, insieme a tutti gli altri cadaveri che vedevamo ammucchiati.
Certo che lavevamo riconosciuta, era nostra madre! Ma erano passati due anni e mezzo. Un tempo infinito per noi. Quindi un conto era vederla in fotografia, e un conto era andarci a vivere.
Certo che per me e Andra lasciare Miss. Lauer stato terribile
Scompaiono le due sorelle e riappare La nipote
LA NIPOTE: Mai in seguito Mira Bucci avrebbe confidato alle sue figlie lo sconforto che aveva provato al rifiuto. Ne parl solo una volta il giorno stesso del loro arrivo nella casa dellebrea romana Giulia Veroli che le aveva ospitate.La chiam da parte in una stanza, e le confid tutta la difficolt, tutto lo sconforto, per la fatica di dover ricostruire un codice di affetti, un codice di quotidianit, dopo tanti anni di separazione.
Bisognava solo aspettare e il tempo si sarebbe incaricato di annodare il filo spezzato e la famiglia lavrebbe aiutata.
Per ospitare la sorella Mira e le due sue figlie, Gisella De Simone aveva preparato la stanza pi bella della casa. Aveva aperto larmadio di legno scuro, con fissato allinterno dello sportello, lelenco dei capi, e come sempre era stata colta da un senso di sollievo, respirando il profumo dei sacchetti di lavanda, disseminati fra gli asciugamani, le lenzuola le federe.
Laveva giurato a se stessa, avrebbe attraversato i giorni e i mesi. Procedendo dritta al di sopra dei giorni e dei cattivi presentimenti, finch non le avrebbero riportato suo figlio Sergio.
Scompare nella penombra La nipote e appare Mira Bucci
MIRA: Avevo potuto lanciare solo uno sguardo a mia sorella Gisella e raccogliere il suo cupo.in un muto dialogo di occhi che parlavano dello strazio di dover fare a meno di quelle visite ai nostri bambini..di quel tunnel di quelle giornate interminabili, senza poter attenuarne langoscia con il piacere di vederli.
Avevano cancellato le visite ai nostri bambiniquelle visite fatte con il cuore in gola, senza potersi avvicinare, senza poterli toccare, con quelle Kap manesche e dure che dicevano ai nostri figli: guardate come sono pidocchiose e brutte. Non avvicinatevi a quelle donne.
Scompare Mira e riappare La Nipote
LA NIPOTE: Nei suoi incontri disperati ad Auschwitz, Gisella tante volte si era chiesta, quali parole avrebbe potuto trovare per consolare quel suo bambino di sei anni, Sergio.
Da quando era nato era vissuto in simbiosi con lei, o a Napoli o a Fiume, dalla nonna dalla quale si erano trasferiti nel luglio del 43.
Gisella aveva saputo trovare il modo di calmarlo mostrandosi a lui, dicendogli che presto sarebbero ritornati insieme.
Non riusciva a staccare gli occhi da Sergio nellandarsene. Ricavava un sollievo dalla sua bellezza perch pensava che mai, nessuno, avrebbe potuto fare del male ad un bambino cos bello.
Ad Auschwitz la fortuna di Gisella era stato il lavoro: capotti, giacche, vestiti, abiti gonne pantaloni, ogni giorno passavano nelle sue mani e lei doveva scucirli, aprirli, strappare le fodere alla ricerca di qualcosa.magari di un tesoro nascosto.
Tutti i giorni! Ore e ore in piedi! Gesti rapidi sempre uguali. Stoffe ripiegate e rese anonime in pile altissime fino al soffitto.
Nella vita fuori da lager Gisella si sarebbe portato il ricordo di quella biancheria di nessuno, del senso di morte di un vestito svuotato per sempre del corpo di chi lo aveva indossato. Allora aveva voluto per i suoi cari abiti,lenzuola, asciugamani, odorosi di casa, piegati e stirati da mani amorevoli di famiglia.
Il ritorno di Liliana e Andra rintracciate in Inghilterra grazie alle ricerche partite da Napoli stavano a dire che anche Sergio doveva essere vivo.
Da quando era tornata da Auschwitz, Gisella non aveva smesso un attimo di cercare suo figlio Sergio. Lo aveva cercato decine di lettere alla Croce Rossa, al centro raccolta profughi, ai giornali alla radio. In particolare lo aveva cercatoaiutata dal suo vicino di casa, il Dott. Giuseppe Parlato. Un vicino di casa gentile e che era stato il solo a non mutare atteggiamento, quando allinterno del condominio dove vivevano, si era sparsa la voce che lei era ebrea. Ebrea lei, ebreo suo figlio.
Scompare La Nipote e appare il Dott. Giuseppe Parlato
DOTT. PARLATO: Niente paura Gis, lei diventata cattolica sposando suo marito. Sergio battezzato. Quindi non vi possono fare niente.
Scompare il Dott. Parlato e riappare La nipote.
LA NIPOTE:Il gelo delle persone intorno era incominciato alla fine del 38 ed era cresciuto nei mesi seguenti. Suo marito Edoardo era gi stato richiamato quando la mattina del 29 luglio del 1940, il messo comunale aveva consegnato quella lettera
Scompare La nipote appare il Dott.Parlato
DOTT. PARLATO: La Signora Gisella aveva ricevuto questa lettera dal Municipio con un intestazione veramente preoccupante: I Direzione, Sez razza. Lei stava per aprirla, tremava tutta, le mani ingovernabilie allora le diedi una mano. La lettera questa (legge) Atto di Nazionalit dei genitori, certificato di battesimo comunque impartito in epoca precedente al luglio del 1938. Certificato positivo o negativo di iscrizione alla comunit israelitica. Documentazione dalla quale si possa desumere che da parte di ciascuno dei figli , non concorre nessuna manifestazione di ebraismo in qualsiasi modo rilevabile.
Non aveva potuto dire ai parenti del marito di quella lettera. Alla notizia che bisognava accertare se Sergio fosse ebreo, avrebbe ricevuto una sguardo di traverso, come una schiaffo, come un silenziosonoi lavevamo detto.
ma non c da preoccuparsi le dicevo io, Sergio non pu essere considerato ebreo. Voi siete nella realt una famiglia cattolica. Ma tutti questi pensieri non riuscivano a sciogliere un nodo di angoscia che si portava in mezzo al petto.
A Napoli, poi, non succedeva niente di grave agli ebrei, ed io per rassicurarla, le avevo raccontato quello che avevo saputo. Era stata appena formata, in segreto una classe elementare di bambini israeliti, nella scuola vicino casa.
Nessuno aveva pensato che se non fosse partita per Fiume, se fosse rimasta a Napoli, non le sarebbe accaduto nulla. Sergio avrebbe potuto iscriversi a quella sezione della scuola Vanvitelli, la stessa dove il padre aveva frequentato le elementari.
Edoardo era ritornato a casa salvo, le loro vite potevano essere riparate, e lo diceva pure la nascita di Mariolino, il loro figlio nato nel 1946.
Mario De Simone, perde la madre nel 1988 e tra le cose pi care che custodisce, una foto di lei da ragazzache io ho visto: i capelli neri ondulati, la scriminatura al centro come si usava negli anni venti. Frequentava la scuola di modista a Fiume, ma negli occhi di Gisella cera solo un sorriso leggero, mentresi stringeva alle sue compagne. Cos nel luglio del 1943, Gisella decide di partire per Fiume, prepara il suo piccolo bagaglio per lei e per Sergio, raccoglie tutto il suo coraggio e parte. Sarebbe bastata qualche settimana ancora..
Lo sbarco degli anglo-americani e la firma dell8 settembre, lavrebbero trovata ancora a Napoli. Nella parte dItalia liberata, con suo figlio vicino.
Scompare il Dott. Parlato e nella penombra appare una scritta VENNERO CHE ERA BUIO, poi appare Liliana con Andra
LILIANA:Io ero appena guarita,Andra aveva ancora un po di febbre.sentivo delle voci forti, incomprensibili, erano come schiaffi gridati. Non ci aspettavamo che lavremmo sentiti ancora tante altre volte.
Scompare Liliana appare Mira
MIRA:Qualche prima che qualcuno ci denunciasse, avevo incontrato in strada lebreo di nome Pell, il quale si era preso la briga di rassicurarmi. Mi aveva detto: State tranquilla, voi, vostra sorella e i vostri bambini, ormai siete diventati cattolici e poi non avete molti soldi,, non avete propriet, nulla che possa far gola a qualcuno.
Scompare Mira appaiono Liliana ed Andra.
ANDRA:cera gente in borghese, e gente in divisa. La mamma era pallida. Zia Gisella stringeva a se Sergio che aveva un cappottino come noi.
LILIANA:Era una cappotto lungo, nero, fino ai piedi. La nonna si rivolse a lui. Si mise in ginocchio e lo preg:portate via me, ma lasciate qui i bambini
ANDRA:.preg e pianse
LILIANA:.. pianse come non lavevamo mai vista prima di allora, e fu terribile. Terribile e inutile.perch ci portarono via tutti.
Fu brutto vedere la nonna piangere, metteva paura. Non era mai successo prima. E poifu brutto e inutile, perch ci portarono via tutti.
Scompaiono le due sorelle ed appare Mira
MIRA:Ogni sera si sentiva lo scatto dei catenacci che chiudevano gli stanzonie tra urla e botte, sei o sette ebrei venivano presi..questi piangevano, perch sapevano di dover morire.infatti poco dopo si sentivano degli spari.e i cani da guardia ululavano nel cortile.
Liliana, Andra e Sergio erano troppo piccoli per capire,..troppo piccoli per restare l.per dare un senso a quel luogo insensato.
Le loro menti registravano lanomalia di quel freddo, di quel buio, di quella paura, di quellallontanamento dalla loro casa, riscaldata dalla grande stufa di ghisa.
Liliana era in una cuccetta,e non pensava ad altro che alla scuola.
La febbre era guarita, ma non and quellanno a scuola, n quellanno successivo.
Quellanno alla Risiera, avrebbe imparato cose che non stanno sui i libri, n nelle lezioni delle maestre
Scompare Mira e appare una scritta nella penombra- LINIZIO DI UNA NUOVA VITA CON IL FREDDO E IL BUIO-poi appare La nipote.
LA NIPOTE:Il 4 Aprile 1944, il convoglio 25T, giunse ad Auschwitz con il suo carico inebetito su cui era sceso un silenzio cupo.
Si pu a quattro anni registrare nella memoria linferno in terra? Si pu!
Infatti di quella notte ricorder tutto, in ogni particolare, mentre il suo corpo si era dimenticato del tutto di avere la febbre
Appare Mira
MIRA:A volte la memoria sa essere caritatevole. Quella di entrambi le bambine si rifiut di conservare per sempre nel ricordo, ci che a loro sembrava pesante e difficile da capire.Cos le punture dei tatuaggi furono rimosse. Come la stranezza allarmante di quelle donne nude, ammassate insieme, nello stanzone gelido della doccia..
Mira scompare.
LA NIPOTE:Le bambine accantonavano quei primi momenti di sofferenza. I loro sensi vigilavano, la loro attenzione si mobilitava nello sforzo di imparare da subito, larte di sopravvivere.
Da quella sera dellAprile 1944 i quattro anni di Andra e i sei di Liliana, smisero di essere let dei perch. Le domande spontanee in ogni bambino, furono soffocate da una quotidianit incupita in cui era meglio non chiederenon sapere.
I bambini della baracca, nellimpossibilit di comunicare nelle tante lingue differenti, impararono da subito un codice silenzioso:
Primo- fare ricorso il meno possibile alla Kap addetta alla sorveglianza.
Secondo- non perdere mai di vista gli unici oggetti in loro possesso: la scodella, il cucchiaio e bisognava imparare a masticare il cibo lentamente, affinch il boccone di pane, durasse in bocca il pi a lungo possibile prima di essere inghiottito.
Liliana e Andra, riuscirono a chiudere fuori dal loro cerchio a due i graffi dellabbandono.
Fu una cura costante di sguardi, atti concreti, di divisione di cibo, di spazi.
Non cera nessuno per loro. Cos diventarono luna la famiglia dellaltra. E Liliana di sei anni fu per la sorella Andra come la casa lontana.
Scompare La Nipote e appaiono le due sorelle.
LILIANA:Quando arrivammo alle baracche era gi notte.cerano dei letti a castelloerano alti, grossi, duri per noi bambini. Io mi misi sopra ed Andra sopra.Gi da quando ci eravamo trasferiti a Fiume Andra, non faceva pi la pip a lettoma l ricominci, e allora la kap ci cambi di posto: io sopra e lei sotto. Per tutto il tempo che siamo stati a Auschwitz lei non ha mai smesso di fare la pip a letto.
Scompaiono le due sorelle ed riappare La Nipote.
LA NIPOTE: La storia atroce e vera di un mondo in cui i piccoli hanno dovuto imparare in fretta il ciclo dellannientamento per tenersene lontani ed imparare a sopravvivere.
Forse solo colorando lorrore con le sfumature del sogno, la mente di un bambino pu difendersi.
Scompare La Nipote e riappare Liliana
LILIANA:non so chi , ma qualcuno a un certo punto mi disse il nome del posto dove eravamo..ma comunque Auschwitz per me legato al ricordo della ciminiera..da l venivano fuori fiammate, fiammate ed una cenere che si spargeva dappertutto. Qualcuno non so quando deve avermi detto che l incenerivano la gente.quellodore, quellodore era terribile e non sapevo cosa fosse.dopoho scoperto che era lodore della carne bruciata.
Scompare Liliana e riappare La Nipote.
LA NIPOTE:La sera Andra spiava le donne che tornavano dal lavoro, senza confessare nemmeno a se stessa che tra loro cercava la mamma.
Liliana e Andra non possono riferire di svaghi, giochi e risate allinterno del lager.
Copiando da ci che vedevano alcuni bambini avrebbero mimato i riti dellappello, litigando fra loro per chi avrebbe dovuto fare il Kap e chi linternato. Avrebbero addirittura giocato alle camere a gas, imitando le urla delle SS.
Scompare La Nipote e riappaiono le due sorelle.
ANDRA:Una volta un SS mi ha dato un pezzo di pane bianco e a Liliana un pezzo di cioccolata.
LILIANA: Si, si mi ricordo benissimoed anche altri, tra le persone che erano l internate ci davano delle cose da mangiare. Io mi sono sempre chiesta perch. Rischiavano parecchio, probabilmente perch eravamo carine. Cos piccole e indifese.
La nipote: Liliana racconta che la Kap appariva dura, cattiva con tutti, tranne che con loro due. Come se avesse riconosciuto in lei una persona di cui sentirsi responsabile. Le regal addirittura dei capi caldi, di lana, di angora, che naturalmente divise con sua sorella.
ANDRA:La Kap ci prese da parte e ci disse: Arriveranno degli uomini e vi diranno se volete vedere la mamma fate una passo avanti- voi non vi muovete.
LILIANA:Noi lo dicemmo subito a Sergio. Dopo poco arrivarono degli uomini in divisa da fuori che radunarono tutti noi bambini.Noi non potevamo saperlo ma tra loro cera il Dott. Mengele
Io e Andra eravamo cresciuti con altri parenti,,,,zii, nonni,,,cera sempre gente in casa, mentre Sergio, poverino, cresciuto solo con la mamma. Quindi quando stato il momento, ha creduto veramente che potesse tornare da lei.
Limmagine di lui sul vagone, che ci guarda e ci saluta, mentre il treno parte..e a lungo ha continuato a salutarci lultima immagine che ho di lui.
Solo da poco ho ripreso una fotografia in cui siamo ripresi noi tre a quellepoca.E una fotografia che mi fa male ogni volta che la guardo,.perch noi siamo qui, mentre lui non cnon c pi.
Non siamo riuscite ad impedirlo!...So che non dovrei ma mi pesa quicome un macigno.
Scompaiono le sorelle riappare La Nipote
LA NIPOTE:Mira aveva voglia di raccontare le sue storie di lager, fame, violenze, ma qualcuno dubitava addirittura che fossero vere e cos smise del tutto di parlarne.
In attesa dei cinque bambini venuti da Auschwitz, in piedi sul prato di Lingfield e davanti a tutti, cera Alice Goldberger, la direttrice del centro di accoglienza.
Appare Alice Goldbererg
Alice Goldberger, fu per tutti i bambini, molto pi della direttrice della casa e i suo infaticabile genius loci, a documentare la sua importanza per il ritorno alla vita, da adulti hanno continuato ad amarla e a rimanere in contatto con lei fino alla sua morte avvenuta alla met degli anni ottanta
Scompare La Nipote ed appare Alice Goldberger.Parla con un forte accento tedesco.
ALICE G.:Anche la mia famiglia stata presa dai Nazi. Io sono tedesca, ma gi vivevo in Inghilterra durante la guerra. Sono stata internata come nemico straniero in un campo. Prima di essere internata ero un analista freudiana, e per questo motivo, Anna Freud, appena arrivata in Inghilterra, ha chiesto e ottenuto la mia liberazione. Cos ho potuto dirigere una scuola dei piccoli bambini orfani ebrei.
Scompare Alice e riappare La Nipote e poi ancora.
LA NIPOTE.lintensit del ricordo suscitato in loro, dallaccoglienza di cui fu capace questa semplice ebrea tedesca, cui tocc il compito, arduo, di occuparsi di bambini segnati da un trauma superiore a qualsiasi altro immaginabile.
ALICE G.:Appena i bambini sono arrivati erano completamente disorientati dalla bellezza del luogo. Toccavano le pareti delle stanze e chiedevano ma questa casa ci sar ancora domanie domani noi saremo ancora qua?
Non mostravano nessun piacere per tutto quello che era a loro disposizione. Anzi facevano un gran caos e molti capricci. Si rivolgevano a noi adulti, solo quando avevano bisogno di qualcosa. E appena lavevano ottenuta, continuavano a trattare la stessa persona, come se non fosse mai esistita.
Per loro mangiare non tanto importante quanto saper che tutti quanti loro avessero il cibo. Se uno di loro smetteva di mangiare, tutti quanti gli altri spingevano il piatto in avanti e lo seguivano. Se uno di loro riceveva un regalo, lo accettava solo se ve ne era uno anche per gli altri.
Perdere il cucchiaio o farselo rubare, voleva dire non mangiare. Ognuno di loro, appena si sedeva a tavola, per prima cosa prendeva sempre il cucchiaio e non lo lasciava pi. Una mattina, mi ricordo, che la piccola Bella Rosenthal, svegliandosi, non trovava pi la sua amichetta che dormiva nella sua stessa stanza. La piccola si era sentita male durante la notte e quindi lavevano portata in un'altra camera. Allora io ho chiesto: Bella, Judith che fine ha fatto? e lei ha fatto spallucce e ha detto:Tot,tot..morta.
Avevamo deciso di portare i bambini a Londra per visitare i park e Buckingham palace, e quando arrivato il giorno prefissato, i bambini sono stati preparati con i migliori vestiti e capelli ben pettinati..ma per loro il bus voleva dire i transito verso la morte. Quando hanno visto il bus, sono ritornati i vecchi conflitti.
LA NIPOTE:Di Sergio non veniva data nessuna notizia, ma Gisella e suo marito continuavano a sperare, perch se quellindizio venuto da Londra poteva portare indietro Liliana e Andra, a quello stesso filo ci si poteva aggrappare come a una corda sospesa su un pozzo nero, con il loro bambino dallaltro capo, riemerso dal nulla.
Con lui furono uccisi altri diciannove bambini di varie nazionalit europee, di cui nove maschi e dieci femmine.
Morirono perch erano semplicemente vite senza valore.
Un men che mediocre medico in cerca di titoli accademici, si era accanito su di loro con i suoi esperimenti sulla tubercolosi, privi ogni fondamento scientifico. Ma il 20 aprile le truppe alleate erano vicinissime, e allora fu deciso di farli sparire per sempre, perch non restasse traccia dei loro corpi. Delle incisioni sulla loro pelle. Di iniezioni di batteri della TBC, nelle loro ghiandole ascellari. E il luogo dove tutto questo avvenne stato per sessantanni una scuola elementare in funzione ed tuttora un istituto.
Il segreto di quel posto nascosto in un grido che nessuno sent. E nellorrore senza pari custodito nelle viscere di quello scantinato, dove furono impiccate quarantotto persone, e fra loro i venti bambini. Furono prima inebetiti e poi appesi a un gancio come quadri alle pareti disse un esecutore del crimine durante il processo.
I locali della scuola sono rimasti come erano quella sera. Alle pareti ci sono oggi le foto dei venti bambini.alcuni sorridenti.
Il filo di Arianna che ha permesso la ricostruzione della intera vicenda stato un giornalista Gunther Schwarberg.
La foto di Sergio De Simone posta da sola sulla parete. Fu scattata a Fiume nel marzo del 1944, pochi giorni prima della deportazione. E Sergio indossa, il cappottino grigio che la madre dovette comprargli per affrontare il rigido inverno, ben diverso da quelli napoletani. Ha la riga di lato, e i folti capelli scuri dicono di tante carezze lasciate scorrere insieme al pettine.
Appare Gisella De Simone
Gisella una volta tornata a Napoli aveva incominciato a vivere. Nonostante il suo sfinimento fisico, aveva avuto un altro figlio, il piccolo Mario. Ma rimaneva barricata nel desiderio di ritrovare Sergio. Era il suo primo pensiero il mattino e lultimo prima di andare a dormire. Dolorosamente, anni dopo avrebbe avuto conferma del fatto non sempre il corso delle cose segue quello dei nostri desideri pi profondi.
Dicono che si muore davvero solo quando si dimenticati da tutti e alloraSergio non era morto per Gisella. Era solo perso, preso da qualche famiglia e portato lontano. Diceva sempre: forse sar in Russia, trattenuto da qualcuno. Qualcuno avr preso con s quel bambino cos bello
Era solo questione di tempo e pazienza. Bisognava trattenere il ricordo, non lasciarlo andare.
Continuare a cercarlo!!
Nel 1946, il marito di Gisella, Edoardo, leggendo il notiziario prigionieri che era il resoconto di radio Innsbruck, trov una traccia: il nome Sergio De Simone. Allora cercarono subito di trovare una risposta sui registri della radio, ma non trovarono alcun segno. E da quel momento, incominciarono a scrivere centinaia lettere, alla Croce Rossa, allufficio Dispersi, al comitato Famiglie dei Prigionieri, per non ci fu la risposta sognata.
Cos nel 1957, decisero di fare un altro tentativo. Fecero pubblicare su una rivista illustrata, un articolo con la foto di Sergio. Il titolo era:il numero tatuato sul mio braccio 179614, sono vostro figlio. Nel 1079, venne pubblicata linchiestadi Gunter. Allinterno era presente la lista dei nomi dei venti bambini. Questa lista, fu solo per miracolo che venne conservata, perch fu annotata di nascosto e con alcune imprecisioni, da uno dei sopravvissuti. Il ventesimo nome era Desmon, che poteva essere associato a quel nome De Simone Sergio ritrovato sul referto allinterno dellinfermeria di Auschwitz. Cos fu finalmente possibile rintracciare lindirizzo dei parenti di Sergio. La prima lettera arriv nelle mani di Gisella nel 1981. Suo marito era morto lanno prima.legge
Associazione dei bambini di Bullenhuser Damm, Cari Signori De Simone ci rattrista immensamente dovervi dare questa notizia, ma vi interesser certamente sapere che ogni anno nel giorno della morte di Sergio e anche in quello del suo compleanno, si svolge una cerimonia commemorativa nel luogo in cui sorge un memoriale. Saremmo molto lieti se vorrete partecipare alla cerimonia per i bambini Qui ad Amburgo, il 20-aprile 1982, oppure una cerimonia in memoria di Sergio il 29-novembre 1981.
Lindirizzo napoletano come un buco nero, continuava a ingoiare lettere, fino a respingerle al mittente. Alla fine Gisella rispose, accettando di dichiarare che il figlio era disperso, non che fosse morto.
E venne il giorno in cui Gisella, usci dalla sua casa di Napoli, indossando un cappotto per climi pi freddi, and alla stazione e prese un treno per Amburgo.
Lei era una piccola donna stanca, un po curva di ottantanni, che aveva accettato di partecipare ad una manifestazione in quella scuola. Fu deciso che ad accompagnarla dovessi essere io: La Nipote.
Non avevo idea di quello che ci aspettava. Durante il viaggio, zia Gis ed io parlammo di tante cose e naturalmente parlammo anche di Sergio. Lei continuava rivolgersi a lui, al ricordo di lui, sempre come se fosse vivo. Parlava di Sergio come se fosse perso. E anche per noi in famiglia non vi era stat mai la certezza che fosse morto.
Quando arrivammo alla stazione di Amburgo, cera un tappeto rosso, tanta gente ad aspettarci.il console italianoQualcuno mi chiese, non so se in tedesco o in italiano, di chiedere a mia zia, come si sente nella citt in cui stato ammazzato il proprio figlio. In quel momento io mi sentii tremare il cuore, ed l che seppi degli esperimenti e dellimpiccagione. Questa vecchia Signora raggomitolata nel suo ricordo.anchio allora capii che aveva voluto tenerlo vivo, dentro di s, nel suo mondo ovattato dove il suo amore continuava a nutrirlo a farlo vivere per sempre.
Cerano poi tanti documenti da firmare, carte, verbali. E una voce caritatevole non pronunci mai le parole che zia Gisella non voleva sentire. Cos come mani caritatevoli la tennero lontana, quando si tratto di scendere nello scantinatodove cera quel gancio.
Quando tornammo in albergo, mi chiese come mai non era stata presentata allealtre mammechiss se nel profondo aveva creduto tutto quello che le era stato raccontato e poi quando rientrammo in Italia, scrisse una lettera
GISELLA:scrivendo Vi ringrazio di tutto cuore per la bellissima festa, siete stati molto gentili con me. Io non sono stata molto bene. Ho un po di esaurimento. E gli occhi non vanno bene per una cataratta. Il viaggio di ritorno stato ottimo. Saluti a tutti, vi abbraccio affettuosamente Gisella De Simone
Fuori campo con Gisella in scena parla La Nipote.
LANIPOTE: Gisella non aveva detto a nessuno delle lettere ricevute, del processo del certificato di morte. Come se tacere avrebbe potuto impedire che i timori peggiori prendessero corpo, occupassero lo spazio dei sogni, diventassero realt
GISELLA: -come in sogno-Ho sentito tutto, ma mio figlio vivo,e io voglio diventare tanto vecchia per aspettarlo e accoglierlo ancora tra le mie braccia.
LA NIPOTE:Gisella morta l8-agosto 1988, portando con s la certezza che Sergio fosse ancora vivo.
Ogni anno suo figlio Mario e i suoi nipoti piantano anche per lei delle rose, sulla tomba costruita alle spalle della scuola-museo. L c una foto di Sergio e c una lapide, per lui come per gli altri diciannove bambini addormentati nel vento.
Le rose di Sergio De Simone sono bianche..
- FINE
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