MEZZO GAUDIO
Commedia in tre atti
Di GINO ROCCA
PERSONAGGI
SCELSI
GIU
GRISSINI
IL CONTE TANZI
GRILLI
UN CAMERIERE
ELENA
DORA
MARIOLINA
NIADA
UNA CAMERIERA
GINO ROCCA
Come Giapeto fu figlio del cielo e della terra, cos Rocca figlio dell'Uragano.
La maternit non ancora manifesta', ma ci penser la mitologia, quando, col passare degli anni, decider di arruolare questo nuovo titano tra le sue coorti.
Forse un giorno Zeus fisser all'Ufficio anagrafe dell'Olimpo questi dati sacramentali: figlio dell'Uragano e del Gladiatore morente. Avere per madre un gladiatore morente, via, non cosa da tutti. Anche intorno a Gino Rocca sono andate fabbricandosi delle leggende.
Qualcuno lo ha dipinto un giovane alto, elegante, dal cranio di zucchero filato, dal volto giallo, dai limpidi e freschi occhi d'opale.
Rocca lascia dire perch ha tutto da guadagnare: ma sono storie.
Diremo noi la verit: quella vera, naturalmente, poich, come tutti sanno, le verit sono di due specie: quella relativa ad uso degli avvocati difensori, dei candidati politici, delle epigrafi funerarie e delle donne sincere: e quella assoluta, che, per essere una cosa assolutamente tragica, data in monopolio al Dramma .
Gino Rocca debutt come boxeur in America battendo Siki sui cento metri: ma, superato il limite dei pesi massimi, fu costretto ad abbandonare il ring. Si dedic allora al teatro. Portato dall'abitudine, cominci, con una commedia in tre round, a mettere groggy un pubblico di duemila persone. Uragano. Il cielo si schiar con le Pecorelle, a dispetto del proverbio: invece che acqua, Rocca incontr il sereno. Ora cominciato il solleone: prima Mezzo Gaudio, che leggerete in questo numero, poi con Se no i xe mati non li volemo, si pu affermare con certezza che la fortuna di Rocca si centuplicata. Per finire, precisiamo che Gino Rocca ha una rispettabile barba nera, settantadue anni di et e centotredici chili di peso. Queste rivelazioni potranno indispettire il nostro amico. Ma noi non possiamo ingannare i lettori. E poi ce bisogna sempre dire la verit , ha detto un filosofo dal quale abbiamo imparato a non lasciarcela sfuggire mai, n dalla bocca, ne dalla penna, manco per celia. Potremo forse ssere caduti in qualche involontaria inesattezza circa il colore della barba.
ATTO PRIMO
(Siamo in casa dell'avvocato Gi, patrocinatore di fallimenti, pingue uomo d'affari. Il salotto una bottega d'antiquario. La signora Elena Gi - trentacinque anni intorno agli occhi, trentacinque perle intorno al collo bionda, ancora bella, stanca e sentimentale, sdraiata sopra trentacinque cuscini nel lume di una lampada rossa, guarda il soffitto, sospira e tormenta nervosamente le pagine di un povero romanzo francese.
E' quasi sera; e fuori si gela. C' un servo che ravviva il fuoco di un caminetto, e che se ne va sulla punta dei piedi).
Elena - (immobile, trasognata, al servo) Che ore sono :
Il servo - (si arresta, guarda il pendolo) Le cinque, signora (pausa) Comanda altro?
Elena - No, vai pure(sospira).
(Il servo esce Elena si alza, depone il libro, si ravvia i capelli dinnanzi ad uno specchio. Poi, accende una sigaretta.
Dal fondo entrano: Mariolina e la signorina Niada, istitutrice. Sono impellicciate, inguantate, infreddolite. La signorina Niada ha gli occhiali tondi con la catenina d'oro che penzola dall'orecchio, il volto impassibile, scialbo e piatto come il seno, i capelli gialli, il colletto inamidato e le uose. Ma gli occhi vivaci e furbi, le labbra sono tumide.
Mariolina ha quindici anni, nauseata della vita, veste sobriamente, ama lo studio e disprezza la madre. Ha alcuni libri sotto il braccio legati da una funicella).
Mariolina - (freddamente) Buon giorno, mamma, (va a deporre un bacio usuale, insipido, sulla guancia che Elena le porge. Poi si ritrae con una smorfia di disgusto) Ih, che profumo ti sei messa addosso, oggi?
Elena - (seccata) Mi dispiace se non di tuo gusto; ma il solito. Forse ne ho versato troppo...
Mariolina - Pizzica, non mi piace.
Elena - (con ironia fredda, tagliente) Domando scusa alla signorina per il pizzico!... Siete tornata pi presto del solito, oggi.
Mariolina - (togliendosi la cuffia di pelo e squassando i riccioli bruni) Avevo fame!
Elena - (alla signorina Niada, che non si sar mossa dalla soglia) Come si comportata oggi questa figliuola?
Niada - (con. un lieve accento straniero) Al solito, non ha voluto saperne di andare alla lezione di ballo.
Elena - (a Mariolina, rudemente) Tu devi sempre mostrarti diversa da tutte le altre bambine della tua et! Mi sai dire perch non ti vuoi proprio persuadere a prendere anche qualche lezione di ballo?
Mariolina - (sgraziata) perch mi annoia.
Elena - Rispondi come tuo padre.
Mariolina - (c. s.) Mio padre si fa capire.
Elena - E compatire anche, lo sai, (minacciosa) Ma a me, tu devi imparare a rispondere in altro modo, siamo intesi? E convinciti che per una signorina come te, oggi, pi necessario il ballo che non la filosofia. La filosofia non t'insegna nemmeno a rassegnarti ad obbedire.
Mariolina - (raccogliendo i suoi libri) E il ballo che cosa mi insegnerebbe secondo te?
Elena - (severamente) Ad essere meno sgraziata. E ne hai bisogno: te lo assicuro. Mi troveremo qualche altro mezzo... e ballerai senza musica. Ti assicuro anche questo.
Mariolina - (scrollando le spalle ed avviandosi) Carlotta c'?
Elena - Vai a vedere.
Mariolina - (afferra con mala grazia i libri e la cuffietta).
Niada - (ad Elena) Allora, signora, posso andare a cambiarmi per uscire?
Elena - Faccia pure, signorina.
Mariolina - (irta a Niada) Ali, lei esce?
Niada - (impassibile) La signora mi ha dato il permesso di andare a pranzo dai miei parenti...
Mariolina - In Svizzera?
Niada - (c. s.) Ho dei parenti anche a Milano.
Mariolina - Ah s? Buon divertimento. (Esce impetuosamente, seguita dallo sguardo irritato di Elena. Niada, con un gesto rapidissimo e guardingo, estrae una busta chiusa dalla tasca della pelliccia, e la porge ad Elena. Elena nasconde subito la busta nel seno, sotto il fazzoletto ricamato).
Elena - Ve l'ha mandata lui?
Niada - L'ha lasciata in portineria.
Elena - Egli non in casa?
Niada - No.
(Rientra Mariolina addentando un pasticcino
Mariolina - Carlotta non ha ancora preparato niente!
Elena - (Certo, e non gliene puoi fare una colpa, non vi aspettava a quest'ora.
Niada - (prendendo congedo) Allora, grazie. e arrivederla, signora.
Elena - Arrivederci, signorina. Le chiavi le ha?
Niada - Sissignora.
(Esce seguita da una smorfia di Mariolina che continua a masticare).
Mariolina - Stasera c' un primo concerto della Societ del Quartetto. Chi mi accompagna?
Elena - Tuo padre sar stanco.
Mariolina - (scrollando le spalle) Oh, il pap, se pu mi accompagna lo stesso.
Elena - E fatti accompagnare da lui.
Mariolina - (fa trillare il telefono, mentre Elena riprende la lettura del suo libro. Telefonando) _ 7.9.4.3 79.43 Pronti? C' l'avvocato Gi? Parla con Mariolina. Ah, buon giorno, Pasiglia! Buon giorno. Non c' male, grazie. E lei? C' pap? (sorpresa) Uscito? A quest'ora?
Elena - E dove andato?
Mariolina - (telefonando) Va bene, grazie, Pasiglia. Un'altra cosa: ha qualche appuntamento, qualche seduta, stasera, che lei sappia? Grazie. Arrivederci (si allontana dal telefono).
Elena - Dove andato?
Mariolina - Non lo sanno. E' venuto un signore a prenderlo e sono usciti assieme.
Elena - Che sia partito?
Mariolina - Pasiglia lo saprebbe. Per, ha detto che in istudio oggi forse non sarebbe ritornato pi. E pare che sia libero.
Elena - (riprendendo la lettura) Cos vi divertirete.
Mariolina - Oh, il pap cos divertente quando non parla d'affari, quando vuole distrarsi!
Elena - (con un sospiro) per te, forse...
Mariolina - Io vado a fare merenda, (esce)
(Elena odora i fiori di un vaso, socchiudendo fiocchi, in estasi. La lettera nascosta nel seno le d calore, la tenta, la fa ridere dolcemente. Estrae la busta un po' sgualcita ed esita ad aprirla, quasi per saporare la gioia un po' acre dell'attesa... Si ode un passo, di l. Spaurita, ella ripone la lettera sotto il fazzolettino sul seno, ed apre il libro a caso.
Entra come una folata di tempesta, arruffato da mille pensieri, l'avvocato Gaetano Gi. E si ferma, con le mani in tasca, con le gambe divarcate nel mezzo del salotto girando gli occhi torvamente sulle sedie, sui divani intorno. E' grigio, ma solido ancora, robusto, tenace, i suoi capelli sono piantati bassi sulla fronte e intorno al volto sanguigno, come una calotta di acciaio. Baffi neri, sotto i quali le labbra pare sogghignino sempre, occhi vigili e inquieti, dietro le lenti).
Gi - Buon giorno (cerca qualcosa).
Elena - Buon giorno, (si alza) Come mai?
Gi - La posta? Dove la mettono, la posta?
Elena - Non lo so: Ernesto, di solito, te la fa trovare a tavola.
Gi - Ma adesso la tavola non c'entra; sono le cinque e mezza.
Elena - Nessuno ti aspettava a quest'ora.
Gi - Lo so. (suona).
Elena - Che cosa vuol dire?
Gi - Nulla (ad Ernesto, che appare) Dove la posta, oggi?
Il servo - Non arrivato niente, signor commendatore.
Gi - Niente? (ad Elena) Niente?
Elena - Ti fai sempre mandare tutto in studio.
Gi - Almeno i giornali ci saranno.
Il servo - Quelli li ha la signora.
Elena - (indicando un tavolinetto) Sono l, se ti servono...
Gi - No, grazie, (al servo) Andate pure... (trattenendolo) Un momento andate a vedere se oggi s sono dimenticati di mettere il carbone nelle caldaie del termosifone - (sfiora con le dita gli spigoli del termosifone) Si gela. (Il servo esce dal fondo).
Gi - C' la trippa stasera?
Elena - Io ho dato ordine a Carlotta.
Gi - Meno male.
(E' nervosissimo; ed Elena lo scruta, un po' preoccupata).
Elena - Che cos'hai?
Gi - Nulla. Aspetto Grissini.
Elena - Deve venire qui?
Gi - Alle sei.
Elena - (contrariata) Con sua moglie?
Gi - No, solo.
Elena - (con un sospiro di sollievo) Ah, credevo!
Gi - (scrutando Elena al di sopra delle lenti) Ti d ai nervi anche la signora Grissini, desso?
Elena - Non l'ho mai potuta soffrire.
Gi - Ah, davvero? Ti ammiro.
Elena - Perch?
Gi - Ammiro il dominio che saiesercitare su te stessa in certi casi. Io ho sempre creduto che fosse la tua migliore amica.
Elena - (ironica) Come lui il tuo migliore amico.
Gi - Non ne puoi dubitare.
Elena - Va l che quando si tratta di fare una brutta figura, non sei tu che glielo sai impedire.
Gi - Ognuno fa il suo mestiere come pu. Gli amici si trovano fuori, dopo il traffico, quando si chiude bottega.
Elena - Al caff?
Gi - Appunto.
Elena - (alzandosi irritata) Ma li fai venire a casa nostra, adesso gli amici per parlare di affari?
Gi - Come vedi...
Elena - Ah, una notizia molto confortante per me!
Gi - Non ingombreremo il tuo regno per molto tempo. Ma tu farai il piacere di lasciarci soli.
Elena - Nel tuo studio potevi rinchiuderti a doppio giro di chiave, e rimanere indisturbato fino tanto che ti garbava.
Gi - Non sono faccende di studio. Ma dovremo uscire alle sei e mezza per andare da due signori...
Elena - (indagando) Chi sono?
Gi - Non li conosci.
Mariolina - (irrompendo di destra e buttandosi fra le braccia del pap) Pap, mi puoi condurre al concerto, questa sera?
Gi - (accarezzando Mariolina) Mi chiedi una cosa impossibile, piccola... Proprio stasera...
Mariolina - Che cosa c', stasera?
Gi - Non seccare, Mariolina. E' impossibile.
Mariolina - (piagnucolando) Pap...
Gi - (alzando la voce) Lasciami stare, ti dico! E fa il santo piacere di andare nella tua stanzuccia a studiare.
Mariolina - ( rimasta male) Hai qualche dispiacere, pap?
Gi - Ho dei fastidi, si capisce.
Elena - E non si pu sapere?...
Gi - (perdendo la pazienza) E non si pu sapere: questa volta non si pu sapere. Vi ho abituate male; bisogna che impariate ad essere donne ed a non chiedere nulla di ci che riguardi i miei affari... (a Mariolina) Marche!
Mariolina - (esce a testa bassa, umiliata ed ad' dolorata).
Gi - (ad Elena) E tu...
Elena - Quando verr Grissini, non dubitare, me ne andr.
Gi - (misura la scena a grandi passi sempre pi nervosamente. Osserva il libro che Elena stava leggendo, scuote il capo, sogghigna e lo butta con disprezzo sul divano) Belle robe leggi! Te l'avr consigliato Scelsi. Oh quello!...
Elena - (deciso) Ma che cosa hai oggi?
Gi - Niente.
Elena - Non vuoi proprio dirlo?
Gi - (alzando la voce) No!
Elena - Non urlare. Mi fai pena. Non ti ho mai veduto cos congestionato e nervoso. Con chi ce l'hai?
Gi - Con i pazzi che vengono a farmi perdere il tempo!
Elena - Ne conosci?
Gi - Uno. Il pi furioso, il pi incosciente (dopo una pausa lunga) Tu sapevi che Scelsi gioca?
Elena - (un po' sorpresa e vivamente turbata) perch lo dovrei sapere io?
Gi - (fissandola) E' un tuo amico.
Elena - Anche tuo.
Gi - Viene quasi ogni giorno qui, ti fa delle confidenze...
Elena - (riprendendosi) Non mi ha mai fatte confidenze di questo genere!
Gi - No?
Elena - No.
Gi - (dopo un attimo) E' stranissima questa sua forma di riserbo. Nemmeno Grissini sapeva.
Elena - (dominandosi) Hai saputo che gioca?
Gi - Come un pazzo.
Elena - E naturalmente perde.
Gi - perch naturalmente ? Perde. Ma potrebbe anche naturalmente vincere. C' qualcuno che vince, no?
Elena - Per, non bisogna prestar fede alle chiacchiere della gente. Sai bene che sul conto di Scelsi se ne son fatte tante che, poi, risultarono infondate!
Gi - Non sono voci della gente.
Elena - Chi te l'ha detto?
Gi - Lui.
Elena - Quando?
Gi - Oggi. Un'ora fa.
Elena - (vibrando) Quel signore che venuto a prenderti e che Pasiglia non conosce?...
Gi - Era Scelsi.
Elena - E' venuto da te per questioni di gioco?
Gi - S.
Elena - (scattando) Sei un mascalzone! perch ti diverti sempre a calunniare, a imbrattare, a offendere tutto e tutti, anche me, anche tua figlia, anche quelli che ti sono pi vicini! Con che gusto? Con quale scopo?... Non so.
Gi - (molto sorpreso) Ma perch dici questo?
Elena - perch non vero. Scelsi incapace di una cosa simile. E' troppo delicato. Lo conosco, troppo discreto e signore.
Gi - Ma io sono un suo amico, scusa.
Elena - Appunto per questo; perch sei un suo amico. Anche se si trovasse nella situazione pi disperata, non verrebbe da te. Non go capire perch tu lo dica, perch tu lo inventi... Io so che un gentiluomo!
Gi - Ma sei pazza? Cosa credi?
Elena - (a denti stretti) Gli hai dato del danaro?
Gi - No.
Elena - (con un guizzo) Glielo hai negato?
Gi - Non me ne ha chiesto.
Elena - Ma aveva perduto.
Gi - Credo. Pu permettersi il lusso di perdere fin che vuole... ne ha.
Elena - Per aveva bisogno di te.
Gi - (fissandola e. scrollando il capo) Aveva bisogno di me.
Elena - Per questioni di gioco.
Gi - Di giuoco, s, ma di un genere speciale... Non roba di donne.
Elena - (con energia penosa) No, adesso voglio sapere, Gaetano.
Gi - Lo saprai dopo.
Elena - Dopo quando?... (indovinando) C' stata una discussione!
Gi - Piuttosto animata... s.
Elena - (c. s.) Un diverbio... si batte! E tu gli fai da padrino!
Gi - S.
Elena - (liberata da un incubo) Meno male, respiro.
Gi - (sorpreso) Perch?
Elena - Oh Dio! Perch, se c'entri tu, la cosa non pi seria.
Gi - Ti ringrazio.
Elena - Spero che non sarai cos malaccorto, e disonesto da portarlo sul terreno!
Gi - E come potr impedirlo io, scusa, se sar necessario?
(La scruta attentamente, cautamente).
Elena - (scattando) Ah, sei inaudito!
Elena - Un diverbio, l'hai detto tu.
Gi - (c.s.) In pubblico, per.
Elena - che cosa vuol dire in pubblico ? Si sa che queste faccende succedono sempre in pubblico, ma poi in privato, si accomodano. Uno, per quanto offeso se non un sicario, un malandrino, un aggressore di professione, sempre disposto ad accettare delle scuse.
Gi - (c. s.) Ma per, nessuno vuol farle per il primo: il problema sempre l.
Elena - Giustissimo: per questo ci sono i padrini. I quali fanno in modo che le scuse appariscano offerte contemporaneamente e accontentano tutti.
Gi - Io non ho mai fatto da padrino.
Elena - (E ti perdi come un pulcino nella stoppa. Sei entrato qua dentro con una. faccia sconvolta, come se ti avessero data la notizia della conflagrazione europea. Chi l'altro?
Gi - Grissini.
Elena - Ah, siete due bei campioni! Porer Scelsi in che mani!...
Gi - Elena, ti prego di non fare degli apprezzamenti...
E lena - (risoluta) Parler io con Grissini!
Gi - No, tu starai zitta!
Elena - Non pretenderai che io lasci la vita di un amico in balia delle tue incertezze, della tua goffaggine, della tua inesperienza! Ah, no caro.
Gi - (coti forza) Elena, ti ho detto che in queste faccende tu non c'entri, non ci devi entrare. E mi. devi obbedire.
Elena - Io obbedisco alla mia coscienza! ( agitata, convulsa).
Gi - (fissandola) Ma che cos'hai?
Elena - Ho che non so perdonare a Scelsi di non essersi messo nelle mani di un uomo pratico di queste cose... (estrae il fazzoletto dal seno e le cade la busta a terra. Non se ne avvede subito, ma se ne avvede Gi, che si avvicina a quella busta, lentamente).
Gi - Ed a te che cosa importa tutto questo?
Elena - E' un amico, scusa!
Gi - (freddamente) E' un amico anche mio!
Elena - Oh, tu dell'amicizia ne fai quell'uso che tutti sanno.
Gi - (c. s.) E tu che cosa ne fai? (si china a raccattare fulminealmente la busta, e soltanto ora Elena si avvede con terrore di averla smarrita) Te ne servi per avere dei romanzi, tu?
Elena - (istintivamente, con un guizzo) Dammi quella lettera!
Gi - (l'arresta con un'occhiata torva, ma, forse, sotto i baffi sogghigna. Osserva la busta, la rigira) E' chiusa ma tu sai cosa c' dentro.
Elena - (riprendendosi, con il coraggio della disperazione)Approssimativamente ... ma anche tu lo sai, del resto!...
Gi - La scrittura di Scelsi: l'amico di casa, il tradizionale amico che accompagna la signora a teatro e viene a far visita quando il marito non c', lui. Tu non potevi nemmeno lontanamente supporre che a Scelsi venisse in mente di chiedere del denaro a me per certi suoi pasticci di gioco...
Elena - (Infatti!
Gi - (cinicamente) Ci troviamo di fronte ad un perfetto gentiluomo! Tu gi deliri, singhiozzi, pensando che Scelsi si batter...
Elena - Ma non ancora deciso!
Gi - (con forza scandendo) Si batter!
Elena - (dopo un attimo di esitazione credendo che il marito stia per aprire la lettera) Ebbene, dal momento che vuoi saperlo... Scelsi il mio amante. Sei contento?
Gi - (dominandosi) Anche contento no! (con ironia) Ammiro in ogni modo la spontaneit della tua confessione.
Elena - Ora puoi leggere quella lettera e poi cacciarmi da casa. Sono pronta. Leggi. (Si appoggia alla parete risoluta).
Gi - (guarda ancora la lettera che gli brucia fra le mani, vorrebbe aprirla ma non osa) E' indirizzata a te.
Elena - Ma ora sei tu che devi aprirla.
Gi - Si usa cos nei romanzi che leggi?
Elena - Me l'hai strappata.
Gi - (dopo un attimo di riflessione) La metto l sopra, (e depone la lettera su di un tavolinetto che sar fra lui e la moglie).
Elena - Mi denunzia, lo sai. E una prova; la cos detta prova palmare.
Gi - Non necessario che io la conosca.
Elena - Hai paura?
Gi - Di dover decidere, si ho paura. Anche tu, ora, hai paura. Hai paura di te e di lui e di quel gesto di temerit, con il quale di fronte al pericolo ti sei denunziata troppo presto. Tu hai trentasei anni...
Elena - Trentadue.
Gi - Prego, trentasei. Tu dimentichi clic io ti ho sposata e che non ti sto facendo la corte in questo momento. Trentasei e mezzo. Tu non hai un soldo e il tuo amante uno di quegli uomini che non possono offrire che la fedelt di un mese. Non vuoi creare con le tue stesse mani l'irreparabile spalancando la rovina. perch sai che l dentro ci pu essere la tua rovina. Se io sapessi per filo e per segno quello che c' l dentro, forse dovrei cacciarti. E' vero? A te non conviene questo. E forse non conviene neppure a me (Fissano tutte e due quella lettera) Potrebbe essere abile, astuta a sottintesi... Ma potrebbe essere grave. Per ci non abbiamo nemmeno il coraggio di distruggerla... perch rimarrebbe un sospetto probabilmente pi grave della realt. Sono sicuro che tu non la distruggerai.) Rimarr cos chiusa, indistruttibile, fra noi.(Fissano tutti e due, come ipnotizzati, quella lettera - Poi Gi si scuote).
Gi - Non la passione che muore, oggi, lo sai, e non la gelosia che prorompe. Tutto pu rimanere immutato. Soltanto deve cessare il ridicolo. (rudemente) Come hai ricevuto quella lettera?
Elena - Me l'ha mandata stamane.
Gi - Non vero.
Elena - Perch?
Gi - E' chiusa. Sei rimasta sola a casa durante tutto il pomeriggio: avresti trovato modo di impararla a memoria. Te l'hanno portata pochi minuti fa (colpito da una idea); A che ora rientrata Mariolina?
Elena - Alle cinque.
Gi - L'istitutrice svizzera ti serve da mezzana! Ah, non ti avrei mai creduta capace di mettere accanto a tua figlia una donna di quello stampo per i tuoi sudici complotti! Voglio parlarle io.
Elena - E' fuori di casa; le ho dato il permesso di recarsi da certi suoi parenti a cena,
Gi - L'hai compensata! In quanto a Scelsi poi... Oh, io li conosco questi ganimedi che vivono soltanto per godere, per schernire, ei non hanno niente di sacro! Ed ha avuto ili coraggio d venire da me perch gli facessi da padrino! (grattandosi minacciosamente il mento) In questo suo atto c' per lo meno accesso di imprudenza!...
Elena - (un po' turbata) Spero che adesso gli farai capire, con una scusa qualunque, chi non ti possibile...
Gi - Quale scusa?
Elena - (Non ne mancano, gli affari...
Gi - (con sarcasmo feroce) Alla malora gli all'ari per due giorni!
Elena - Puoi dire che non ti senti bene.
Gi - Sto benissimo e sono lieto di rendergli questo servizio. Abbiamo di fronte un avversario che alla spada si batte come un Dio, gi campione d'Italia in gare di dilettanti.
Elena - (tramortita) Gaetano!
Gi - Che cosa c'? Si commettono certe imprudenze alle volte senza saperlo!
Elena - (c. s.) E' spaventoso quello che tu pensi, Gaetano! Ma Grissini non si prester...
Gi - Oh, Grissini me lo manipolo io! Anche la sua amicizia per Scelsi so fin dove arriva (bussano) Eccolo.
Elena - (a denti stretti) Sicario!
Gi - Adesso sarebbe bene che tu te ne andassi.
Elena - Agir per conto mio.
Gi - Non agirai. Sono perfettamente sicuro che te ne starai tranquilla.
Il servo - (annunzia) Il signor avvocato Scelsi (i due rimangono senza fiato. Ma Gi si riprende subito).
(Entra Scelsi, elegante, sbarbato, sorridente, Trentacinque anni. Si precipita a baciare la mano di Elena).
Gi - Ah; sei tu?
Schisi - (lietamente) Ottime notizie.
Gi - E le porti cos?
Scelsi - (un po' sorpreso) Come le dovrei portare?
Gi - Meno male che tu hai delle ottime notizie da portare!
Scelsi - Questa volta s. Ed anche per te.
Gi - Anche per me?
Scelsi - Sopra tutto per te. Ma ne riparleremo, (ad Elena) Come sta, signora?
Elena - Bene, grazie. (Appare Mariolina)
Mariolina - Pap, c' Pasiglia al telefono.
Gi - E che cosa vuole?
Mariolina - Se non ti dispiace che io vada con lui e con sua moglie questa sera al Conservatorio... e se vuoi dirglielo.
Gi - (si avvicina al telefono) Ma non era meglio rimanere in casa questa sera, Mariolina? Fa tanto freddo, fuori, (mentre Gi telefona) Pronto! Lei va al Conservatorio, vero, Pasiglia? Con sua moglie. Se non le dispiace le affido Mariolina. Venga a prenderla lei, s (a Mariolina) Alle nove?
Mariolina - Alle otto e mezza, se no non si trova pi posto.
Gi - (telefonando) Dice alle otto e mezza, se no... Grazie. Arrivederci.
(Si svolge concitato questo dialogo fra Elena e Scelsi)
Elena - Perch hai scelto proprio lui per padrino?
Scelsi - Mi sembrato naturale.
Elena - Una pazzia...
Scelsi - Ma Perch?
Elena - Te ne accorgerai!
Scelsi - (con voce strozzata, impallidendo) Ha saputo qualche cosa?
Elena - Taci.
Scelsi - (che si sente venir meno) Oh, Dio!
(Gi si avvicina ai due; Scelsi cerca di riprendersi con uno sforzo e fa una carezza a Mariolina).
Scelsi - (a Mariolina) Allora questa sera gran divertimento!
Mariolina - (con mala grazia) Scusi, lei non si diverte ad andare al cinematografo? Ognuno si diverte come pu; secondo le proprie possibilit. (Gli volge le spalle bruscamente, ed esce senza salutarlo).
Scelsi - (ridendo male) Ma come cresce bene questa figliuola!
Gi - E' forse l'unica donna alla quale non sei simpatico.
Scelsi - Ma non ancora una donna!
Gi - Ah, forse per questo!
Elena - (Prende una tazza di t, Scelsi?
Scelsi - No, grazie, signora.
Elena - (va a suonare il campanello)
Scelsi - (a Gi con qualche circospezione) E il tuo Pasiglia questa sera si concede un po' di riposo?
Gi - (burbero) Perch?
Scelsi - So che quasi ogni sera dopo cena ritorna in studio a lavorare.
Gi - E' un lavoratore.
Elena - (al servo che appare) La macchina pronta?
Il servo - Credo di s, signora.
Elena - Vengo subito, (il servo esce. A Gi) Tu mandi a dire niente alla mamma?
Gi - Niente, salutala?
Elena - (porgendo la mano a Scelsi) Arriderci Scelsi.
Scelsi - Arrivederci, signora. (Elena esce pausa). (Scelsi non ha abbandonato una sua vecchia idea che lo preoccupa).
Scelsi - Anche l'altra sera mi hai confessato di aver lavorato sino alle tre di notte... Attraversa un momento di grande attivit il tuo studio. Non vero?
Gi - Grazie al cielo, s.
Scelsi - Vedi, io tutto il giorno sono stato tormentato da un rimorso. Ho pensato che venir ad importunare proprio te, che hai tanto da fare, con una noia di questo genere... - perch sai- ci sar del tempo da perdere... Molto anche se si tratta di una cosa da poco, di una sciocchezza come la mia, sempre un brutto servizio che si chiede ad un amico pregandolo di fare il padrino.
Gi - (con un sogghigno) Tu vorresti?
Scelsi - No, puoi benissimo dirmelo senza complimenti. Oggi hai avuto l'aria di essere un po' seccato.
Gi - Io? Ma nemmeno per sogno! Sono felicissimo di esserti utile. Sono orgoglioso, anzi. Se tu hai avuto occasione di farmi dei favori qualche volta...
Scelsi - (molto imbarazzato) Oh, io non credo.
Gi - Non si sa mai, quando si amici, naturale che qualche favore uno lo faccia all'altro. Ed appunto l'amicizia vera quella che aiuta a non metterlo in rilievo, a farlo dimenticare. Tu stesso forse non sai; ed io non so. Ma se ne hai fatti, io li ricambio tutti in una volta sola, o faccio una cosa che non ho mai fatto, anche se mi ruba un mucchio di tempo, con entusiasmo, con coraggio, fino in fondo, a costo di qualsiasi responsabilit ti faccio da padrino.
Scelsi - (senza fiato) Sei gentile.
Gi - Lo riconosci?
Scelsi - (c. s.) E mi fa proprio tanto piacere... (Suonano).
Gi - Ecco l'altro.
Scelsi - L'hai trovato?
Gi - Non era difficile: un amico comune, tuo e mio.
Scelsi - Chi ?
Gi - Eccolo.
(Appare Grissini sulla soglia).
Scelsi - (si appoggia ad una sedia per non cadere e si terge la fronte) Ah, Grissini.
Grissini - ( sbarbato, flaccido, scontroso, burbanzoso. Appare pi irritato del solito si ficca le mani in tasca, protende la pancia e squadra torvamente Scelsi. Cinquantanni; zucca pelata, occhiacci pigri e sanguigni).
Grissini - Sono puntuale (a Scelsi) Anche lei qui?
Scelsi - Come vede...
Gi - Dice che qui con ottime notizie.
Grissini - Ah!
(Avanza di qualche passo giocherellando nervosamente con la catena massiccia dellorologio).
Scelsi - (rianimandosi) - Credo almeno... E credo che ce la possiamo sbrigare in pochi minuti.
Grissini - (grave, minaccioso) Non c' fretta. Queste faccende bisogna esaminarle molto dettagliatamente, (scandendo) Quando c' di! mezzo l'onore, non si scherza.
Scelsi - Oh, Dio! l'onore...
Grissini - (aggressivo) Ah, perch lei ha dell'onore un concetto suo particolare?
Scelsi - (intimidito) Non credo.
Grissini - (sbuffando) Qui dunque si tratta di tuia questione d'onore (tossisce nervosamente ogni tanto e torce il collo con fastidio nel solino che lo soffoca).
Gi - (a Grissini) Ma che cosa hai?
Grissini - Io? Nulla.
Gi - Non mi pare che tu abbia la tua taccia solita.
Grissini - Forse - (pausa) Quando tu sei venuto a cercarmi a casa, mia moglie di che umore era?
Gi - Ottimo. Un po' infreddata, ma di ottimo umore. Abbiamo anzi scherzato sulla tua mania di non volerne sapere dei termosifoni...
Grissini - (fremente al ricordo) Ah, le mie sono manie?
Gi - Avete litigato per questo?
(Scelsi scruta con ansia e segue ogni movimento di Grissini).
Grissini - Per questo e per altro... (a Scelsi) Lei non si fa pi vedere da molto tempo in casa nostra, Scelsi! Forse anche lei sfugge le case dove non ci sono termosifoni?
Scelsi - Io no; ma ho avuto molte cose da fare...
Grissini - Mia moglie si lagna di questo suo abbandono prolungato, e la saluta.
Scelsi - Grazie. Perch... la sua signora sapeva che lei veniva qui per l'incidente di ieri sera?
Grissini - (grave, lento) Glielo ho detto a poco a poco... Ma le donne si impressionano sempre troppo, quando sentono parlare di duelli...
Scelsi - (affogando) Oh, non credo che arriveremo al duello.
Gi - (con forza) Perch?
Grissini - Non so capire il Perch? il fatto mi sembra grave.
Scelsi - (timidamente) Ecco: grave si e no...
Grissini - Adesso vedremo - (Suona il campanello. A Gi) Chiedo un bicchier d'acqua, ti dispiace? Mi sento soffocare.
Gi - Acqua soltanto? (appare il servo) Ma fatti dare qualche cosa.
Grissini - Ho sete d'acqua. (// servo esce, e rientra subito dopo con un bicchiere colmo d'acqua che Grissini vuota d'un fiato). Intanto :
Scelsi a Gi - Ma come mai ti venuto in mente di andare proprio da Grissini?
Gi - Ti secca?
Scelsi - No, ma temo secchi lui. Anche lui ha tante cose da fare...
Gi - Ma se si presta cos volentieri!...
Scelsi - Oh, me ne sono accorto!
Grissini - (avvicinandosi ai due - A Scelsi) Lei ha affidato la sua causa a due avvocati. E' in buone mani. Sentiamo.
Gi a Grissini - In succinto io ti ho detto...
Scelsi - Ma non gli hai detto tutto: come non puoi nemmeno tu, ancora, sapere tutto. Ecco qui: io ti ho scritto una lettera?... (estrae di tasca una busta).
Grissini - (severamente) Lei ha un poco la mania delle lettere!
Scelsi - (interdetto) Perch?
Grissini - Cos, proseguiamo.
Scelsi - (prendendo fiato) Al Club, da qualche giorno si parlava di un certo Libi... Lidi... non so; che s'era intrufolato a poco a poco con certe raccomandatizie curiose, e giocava in un modo pi curioso ancora, vincendo con troppa insistenza. Erano note alcune questioni spiacevoli, e delle dicerie strane. Strano per quell'ambiente che sempre cos sereno e pacifico. Io frequentavo il Club, gioco qualche volta, conosco tutti... e credevo di conoscere, di vista, questo nuovo ospite da |_ qualche giorno immancabile al tavolo del bac-carat, impassibile giallo, con la barbetta grigia. Sapete come nascono certe idee, certe convinzioni. Ci si mette in testa che un Tizio debba essere il tale, e non si discute pi; non ci si prende meno la briga di chiederne notizie a chi potrebbe essere informato. Tizio il tale e buona notte! Per me quell'uomo giallo, quella barba grigia era Libi o Liri: e Lidi: non so. Il figuro, insomma il baro che tutti aspettavano di cogliere colle mani nel sacco. Ieri sera, a cena la questione sapete bene come nata. Sento questo tale trinciar giudizi a destra ed a sinistra, parlare di probit, di chic morale, di punto d'onore di correttezza del gioco... Deglutisco, chiudo i pugni serro i denti - io non amo, non ho mai amato le dispute - ma ad un certo punto non ne posso pi. Siccome avevo i pugni gi chiusi li scaravento sulla tavola: ma sa che ci vuole una bella faccia tosta lei chi si vergogni...
Gi - Farabutto! Gli hai gridato farabutto e pirata bolso.
Scelsi - Pirata bolso si mi ricordo.
Grissini - (cogitabondo) Mi pare grave.
Scelsi - (un po' seccato) Scusi non cominci a trovare tutto grave lei, se no qui non si sa pi dove si va finire.
Grissini - Insulti di una certa gravit se lo permette.
Scelsi - Ma io credevo di aver a che fare con Lidi.
Gi - Livi.
Scelsi - Fa lo stesso, invece ho scoperto che mi sono sbagliato.
Grissini - Dopo.
Scelsi - Dopo si sa; se lo avessi scoperto prima, non sarebbe successo niente. Il signore dal muso giallo che era seduto accanto a me a cena era un perfetto gentiluomo fiorentino, il Conte Tanzi.
Grissini - Ah, lo conosco.
Scelsi - Beato lei! io non lo conoscevo. Dunque: il conte Tanzi, correttissimo giocatore, gran signore, e per di pi anche malgrado la et un formidabile tiratore di fioretto: ma questo non ha importanza.
Gi - (lisciandosi i baffi, minaccioso) Forse ne ha, caro amico, forse ne ha.
Scelsi - (pallido come un morto) Credi.
Grissini - (carezzandosi la pancia) Ah, tira come un padreterno?
Scelsi - Di spada.
Grissini - Utile a sapersi.
Scelsi - Signori miei, non divaghiamo. Io ho qui una lettera diretta al signor Conte Tanzi, nella quale spiego come avvenuto l'equivoco, gli faccio le pi ampie scuse e le pi pronte dimostrazioni di stima e di simpatia... Mi sono consigliato con altri e mi hanno assicurato...
Gi - (interrompendo bruscamente) Ma scusa i tuoi padrini non siamo noi? - (strappa di mano a Scelsi la lettera).
Scelsi - Voi, voi! Non ne dubito affatto.
Gi - (scorrendo la lettera) Dunque?
Scelsi - Consegnerete questa lettera ai padrini di lui ed io spero che...
Gi - (consegnando la lettera a Grissini) Leggi, Grissini, io so gi quello che bisogna tare in ogni modo... Per ci leggi tu.
Grissini - (senza leggere) Quando si ha un briciolo di dignit e di orgoglio (Fa l'atto di strappare la lettera).
Gi - Forza.
Grissini - (strappa) Si affronta la questione con un altro atteggiamento.
Scelsi - (facendo uno sforzo per non piangere) Ma se si tratta di uno sbaglio non mi pare indecoroso riconoscerlo!
Gi - (severamente) A me pare, se non erro, che tu abbia una gran paura. E questo non ti fa certo onore, caro Scelsi; e non fa molto onore nemmeno a noi!
Scelsi - (piccato) No, scusate paura una parola che mi brucia e che non vorrei sentir ripetere da voi.
Grissini - (a Scelsi) Non ha dato certo una gran prova di coraggio con quella lettera!
Scelsi - (drizzandosi) Ah coraggio vi garantisco che non me ne mancato mai.
Grissini - Non mi pare sia il caso di discutere se da preferirsi l'umiliazione di una lettera di scusa ad un uomo con il quale si avuta una discussione di quel genere, ed al quale si dato del pirata bolso .
Scelsi - Per sbaglio!
Grissini - (con forza) Ma sempre c' uno sbaglio alla base di ogni insulto. Io considero insulto un apprezzamento sbagliato; se giusto non mi offende pi.
Scelsi - Ma lo ritengo anch'io sbagliato, questa volta!
Gi - E non dovevi esprimerlo.
Scelsi - Mi ricredo.
Gi - Ah, non basta! Se bastasse ricredersi a questo modo! Insomma noi dobbiamo prendere atto che tu preferisci l'umiliazione di una lettera di scusa ad un ipotetico colpo di spada...
Scelsi - (impressionato) Spada, Perch? Scusa: perch spada?...
Grissini - Vedremo quale sar l'arma conveniente da scegliere.
Gi - La sceglier l'altro, l'offeso.
Scelsi - Ma uno schermitore di prima forza! E' stato campione fra i dilettanti...
Gi - Sono quelli che le buscano sempre,
Scelsi - Ma, scusate, mi pare che si corra un po' troppo. E' probabile che gli altri padrini non abbiano le intenzioni feroci che avete voi,
Gi - Feroci, Perch? perch cerchiamo non farti fare una figura ridicola? miseranda? che rovinerebbe per sempre la tua vita? (Grissini tossisce, suona, ed al servo che appare ordina ancora un bicchiere d'acqua).
Gi - Lascia fare a noi. Non credi di essere in buone mani?
Grissini - Alla sua et si deve procedere spavaldamente nella vita, sempre. E non soltanto quando la spavalderia a buon mercato. Lei che ci tiene anche ad interessare le donne! Questa una buona occasione!
Gi a Scelsi - Ti sei battuto mai?
Scelsi - (strangolato) No.
Grissini a Gi - Gli altri ci aspettano al Chibino. Forse meglio avviarsi (tossisce). Scelsi si trova dinanzi il servo con il bicchiere stillante sul vassoio e lo vuota di un fiato, rianimandosi.
Grissini - (al servo) La mia acqua?
Scelsi - Oh, scusi. L'ho bevuta io. Ma non si arrabbi, non si vendichi anche di questo (disperatamente). Non ne potevo pi! (E i due che si avviano).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Scelsi sta riordinando - dice lui - gli scartafacci di famiglia. Fra un mucchio informe di roba rovesciata dai cassetti, buttati sul letto, egli cerca certi titoli, certe ricevute che non trova.
E' in veste da camera, preoccupato ed, elegante. Giacinto - il solito fido discreto servo di un padrone gaudente - curvo sopra un cassapanca aperta. E cerca anche lui, preoccupato ed elegante nella misura pi attenuata e pi fedele che ad un perfetto servo si conviene.
La camera di Scelsi bizzarra.
Il letto, basso, a destra, seminascosto da un mucchio di pelli e di cuscini. E poi, cofani, cassapanche, una scrivania accanto alla finestra a sinistra: una porta in fondo, spalancata su di una specie di anticamera della quale si in-travvedono gli armadi e le seggiole massicce.
A destra, una piccola porta, che conduce al gabinetto da bagno.
Sopra la scrivania dei bossoli, un elmetto, ricordi di guerra, ed un trofeo dell'ultima guerra anche sulla parete di fondo. Un disordine simpatico, studentesco e signorile ad un tempo; infiniti cuscini, dei fiori, molti ritratti di belle donne.
Scelsi - (che ha finalmente trovato il documento che cercava) Eccolo! Sapevo che c'era.
(Giacinto smette di rimestare e si avvicina, soddisfatto al padrone che scorre il documento, e poi lo ripiega con cura e lo depone dentro un cassetto della scrivania).
Scelsi - Sei capace di ricordarti che l'ho messo qui, nel secondo cassetto? Guarda: non c' altro. Non c' che questo. Se ti domanderanno: Dove teneva le cose pi importanti il vostro padrone? tu prendi la chiave (gli porge la chiave) apri, e rispondi: Qui. Questa l'unica cosa importante che il mio padrone - poveretto - diceva di avere.
Giacinto - Sissignore.
Scelsi - Bravo.
Giacinto - Ma chi me lo deve chidere?
Scelsi - Non so - qualcuno - Certamente qualcuno (Si guarda intorno) E poi... i gioielli l- (indica un cofano) Sai bene che li ho sempre rinchiusi l. Altra chiave; que-sta. E poi... mi pare che non ci sia altro. Ah s: se rimasto qualche lettera in qualche angolo, bruciala. Bruciare tutte le lettere che trovi, come ho fatto io prima (con forza) Tutto! Capito?
Giacinto - (Annuisce) Ma parte il signore?
Scelsi - Io? No. Cio... Forse non torno. Ma non parto. Oh, una cosa molto curiosa vedrai. Che faccia ho?
Giacinto - Enigmatica, signore.
Scelsi - Mi sono rotolato fra quei cuscini tutta la notte, come un pazzo, senza chiudere occhio. Ho pensato alla guerra. Vedi? io sono uscito incolume dalla guerra. Chiss come ho fatto?
Giacinto - Vuole ancora un gocciolo di essenza di camomilla?
Scelsi - No. Dammi del cognac.
(Giacinto riempie un bicchierino che Scelsi trangugia d'un fiato).
Giacinto - Vuole che rimetta un po' d'ordine.
Scelsi - No: lascia stare.(Suonano) Ecco Grilli (un po' commosso) Povero Grilli! s' alzato a quest'ora per me. (Giacinto va ad aprire. Poco dopo sulla soglia appare Grilli: Giovane insignificante. Ha un volto ancora tutto annebbiato dal sonno, e la voce un po' rauca. E' preoccupato e si fa subito incontro a Scelsi con molta premura).
Grilli - Che cosa ti successo?
Scelsi - Ho bisogno di te.
Grilli - Sono qua. (e si toglie la pelliccia ed i guanti).
Scelsi - Accomodati (siede sulla sponda del letto) Intanto ti domando scusa se ti ho mandato a chiamare cos per tempo. So che non sei mattiniero.
Grilli - Ma nemmeno tu lo sei: ho pensato perci che deve trattarsi di una cosa molto importante.
Scelsi - (accigliato). Grave.
Grilli - Ma va l!
Scelsi - Grave. Finalmente ima cosa grave nella mia vita (con amarezza) Ti assicuro che ci voleva. Prendi il caff?
Grilli - No, grazie. Dimmi.
Scelsi - Siedi, (accende una sigaretta) Tn sai che mi batto.
Grilli - Me l'hanno detto, ma non ci credo.
Scelsi - Mi batto: a condizioni gravissime, mortali. Forse stasera, forse domani all'alba. Non so. Ma mi batto.
Grilli - Con Tanzi?
Scelsi - Con lui.
Grilli - (sorpreso) Per quella buffonata dell'altra sera al circolo? Siete tutti pazzi in parola d'onore!
Scelsi - Pu darsi.
Grilli - Ma io - se sono bene informato - ho saputo che si tratta di semplice equivoco. Tu non lo conoscevi questo signore...
Scelsi - No. Cio, s. Ma...
Grilli - Non sapevi che era lui quando lo j hai redarguito: perch credevi di avere a che fare con quel certo Livi. Che scappato appunto, ieri sera in seguito ad un mandato di cattura per truffe di ogni genere.
Scelsi - Ah, scappato? Io mi ero messo in testa che quel signore dalla faccia gialla fosse appunto quel Livi di cui si mormorava al Circolo.
Grilli - Sono comparsi quasi contemporaneamente al Circol, infatti: Tanzi e lui.
Scelsi - Da questo l'errore.
Grilli - Ma si rimedia con una spiegazione, con una lettera, per la quale, tu - spero - non troverai alcuna difficolt. Sarebbe assurdo.
Scelsi - Oh, io ne avrei gi scritte dieci di lettere! A Tanzi, poi... invece ci batteremo.
Grilli - (sorpreso) Davvero?
Scelsi - Alla pistola; a dieci passi; mirando. Cinque colpi, venti colpi.;, non so. Fino a che uno cade.
Grilli - Ma i padrini, scusa...
Scelsi - Sono i padrini che vogliono questo, capisci?
Grilli - I suoi? Mi pare strano.
Scelsi - I miei.
Grilli - Ma che razza di gente hai scelto per padrini?
Scelsi - Uno l'ho scelto io: il commendatore Gi. L'altro, stato Gi che, per incarico mio, andato a cercarlo.
Grilli - L'avvocato Grissini. Due brave persone.
Scelsi - Oh, bravissime. Due bravissime persone; ma io sono stato... s, insomma: sono stato molto amico delle rispettive mogli, capisci? E allora, quando una persona per bne si accorge che la propria moglie 6tata mollo, troppo amica di un altro...
Grilli - Ma di tutte e due?
Scelsi - Di tutte e due.
Grilli - In una volta?
Scelsi - Ma no, caro. In due epoche diverse. Tanto diverse che della prima non mi ricordavo quasi pi.
Grilli - E lei?
Scelsi - (disperatamente) E lei mi ama; pare che mi ami ancora. E conserva le lettere e i fiori secchi! Lettere e fiori che Grissini, proprio ieri ha trovato. E io mi sono messo nelle mani di tal sorta di padrini. Cio: io ne ho scelto uno. L'altro lo ha scelto Gi.
Grilli - Lo ha pescato proprio a proposito. Per sono due bei farabutti.
Scelsi - Ognuno farabutto per conto proprio, perch uno non sa dell'altro. Ma lo in una maniera superlativa. Quel disgraziato conte Tanzi, poi gentiluomo perfetto fino in fondo, per non profittare della sua schiacciante superiorit alla spada, stretto da quei due energumeni che vogliono la strage, mi fa un trattamento di favore e sceglie la pistola. Almeno con la spada, poich tanto bravo, c'era da sperare in un buchetta fatto bene...
Grilli - Ma, scusa, dato che le condizioni adesso sono queste, se invece l'altro che cade, che soddisfazione ne ricavano i tuoi padrini inferociti?
Scelsi - Quella di farmi avere delle noie... Chi lo sa? o un rimorso, incancellabile. Devi sapere che io ho una grande simpatia per que-|rto Tanzi, che io lo amo da tanti anni, che ho fatto per lui, per la sua pace, per la sua gioia, ricerche, sacrifici, indagini di ogni..sorta......,
Grilli - Ma scusa, se non lo conoscevi...
Scelsi - Non lo conoscevo? Io so di lui cose Ultimissime, delicatissime che nessuno sa.., e devo comunicargli cose della massima importanza... Ed per questo, mio buon Grilli, che ti ho mandato a chiamare. Ho bi sogno di un grande favore da te. Tu conosci il conte Tanzi, sai dove sta: lo vai a cercare, la carichi su di una carrozza e me lo porti qui!
Grilli - (sbalordito e incredulo) , S! e quello ci viene!
Scelsi - Non ci viene? Ma sar felicissimo di stringermi la mano quando sapr che sono io. Tu digli: Quel tenente del Fifhaus! .
Grilli - (sobbalzando) Cosa dici?
Scelsi - E' una parola magica.
Grilli - Ma dove vi siete visti, dove vi siete conosciuti, che razza di relazione la vostra, se sabato sera tu l'hai scambiato per un volgare baro, coprendolo di ingiurie?
Scelsi - Non ci siamo visti visti mai: siamo diventati amici in una notte di tragedia al buio. Ci siamo abbracciati piangendo, come ci abbraccieremo fra un'ora. E' una cosa complicata (commosso) si tratta di un bambino, capisci? Un amore di bambino, con i riccioli biondi, con gli occhioni neri, che mi ha fatto piangere. Va, fai presto: quei sicari potrebbero aver combinato lo scontro per oggi stesso; e non c' tempo da perdere. Io ho capito questa notte, frugando ansiosamente nella memoria, che mi trovavo di fronte a lui.
Grilli - Al bambino?
Scelsi - No, al padre, al vero padre. Ah, tu non sai!
Grilli - (nervoso) Ma spiegati, santo cielo! Se vuoi che ti aiuti.
Scelsi - Ti commuoverai anche tu. Fu durante la guerra. A mezzanotte si scatena il fini mondo. Aeroplani da tutte le parti, canno nate, fasci di riflettori, vetri che si frantumano, gente che scappa in pantofole, buio pesto. Nel giardino della villetta, il generale aveva fatto scavare un fifhaus, un rifugio, un nido di talpa, per nascondersi durante le incursioni. Vicino a me c'erano degli altri ufficiali che riconobbi dalla voce. Per far posto ad uno di questi, cado dal sacco, sopra due ginocchia. Sento una voce esile che mi chiede scusa, e mi dice: Sono il proprietario della villetta: il conte Tanzi . Il conte Tanzi tremava come una foglia. Ma...
Grilli - (interrompendolo ansioso) Sbrigati.
Scelsi - Ad un certo punto, patapunfete. Una marmitta all'imboccatura del fifhaus, che ci riempie di fumo e pioggia di terra. Il conte Tanzi mi butta le braccia al collo: Siamo tutti morti! Mi scusi, colonnello . Io gli spiego che sono tenente soltanto: lui cerca le stellette sulla manica; le trova,'le conta, mi domanda scusa dell'errore... Io sento una barbetta umida di lacrime e incominciamo a parlare per stordirci, per distrarci, per ingannare il tempo. Io sapevo dove avevano nascosto, in un buco della tana, una bottiglia di cognac. La cerco a tentoni, ne offro un sorso. Il mio nuovo amico, si mostrava disperato sopratutto per non aver fatto testamento, a Sono vedovo da poco mi dice. E non ha figli? . Uno . E allora che bisogno c' del testamento, scusi? . Ecco il dramma, fra le cannonate che in quel momento si fanno pi intense... Egli dubita che il marmocchio sia suo perch la moglie, dopo quindici anni di matrimonio, miracolosamente gli regala un figlio; un amore, riccioli biondi, occhi neri... Se fosse figlio d altri, mettiamo: del mio chauffeur e della mia cameriera, lo lascierei, senza esitare, erede del mio nome e di tutte le mie ricchezze! dice Tanzi Ma l'idea che egli forse figlio di due persone che in quel momento mi tradivano... . Capisci? E soffre: perch il bambino buono, bello ed un amore...
Grilli - Segui, ti prego, la linea del dramma.
Scelsi - Egli convinto di essere stato tradito. E, forse, vero: anzi certamente, vero. Ma non vero che il figlio non sia suo.
Grilli - Come lo sai, tu?
Scelsi - L'ho saputo dopo, per caso. E gli voglio parlare. E tu devi andarlo a prendere e portarmelo qui.
Grilli - Ma non vorr.
Scelsi - Perch?
Grilli - Penser ad un agguato. Sa che tu lo vuoi uccidere!...
Scelsi - Non gli dire dunque che io sono il suo avversario. Digli che c' una persona che gli deve parlare nel suo interesse. Egli un tuo amico e ti creder.
Grilli - E se non lo trovo?
Scelsi - Lo devi trovare, Grilli, a tutti i costi. (a Giacinto che appare sulla soglia) Che cosa c'?
Giacinto - (con malizia misurata) C' la signora!
Scelsi - (sbalordito ed irato) Lei? che fegato! (congedando Grilli) Puoi uscire lo stesso,
Grilli - (lo fa uscire rapidamente dal fondo, mascherando con la tenda) E torna subito. Ti raccomando: con lui.
Grilli - Far il possibile! (sgattaiola via). (Appare Elena; pelliccia, manicotto, velo fitto. Scelsi l'accoglie male; ella si lascia cadere sfinita su di una poltrona).
Scelsi - Ah, da voi questa visita proprio non me l'aspettavo! Ve l'avevo detto, vi avevo pregato per telefono ieri sera!... E adesso che cosa volete ancora da me?
Elena - (con triste rimprovero) Renato, mi dai del voi ?
Scelsi - Vi do la vita. E anche del voi . S! Mi pare che il momento che attraversiamo sia abbastanza solenne per richiedere almeno questa forma. O volete che ci perdiamo in tenerezze sentimentali, quando da un minuto all'altro pu capitare qui vostro marito per portarmi dinnanzi alla bocca di una pistola?
Elena - (asciugandosi gli occhi) Renato, per donami!
Scelsi - Ma avevi perduto la testa?
Elena - La testa, s. Da un pezzo: da quando ti amo. E tu sai come disperatamente ti amo. Ho cercato d dominarmi sin che ho potuto; ma tu conosci la resistenza dei miei poveri nervi. E quando ho saputo che la tua vita era in pericolo...
Scelsi - Le hai dato il colpo di grazia!
Elena - Sei crudele.
Scelsi - No; ormai sono rassegnato. Ti faccio questo dono della mia vita... perch se muoio, muoio per te; e nessuno lo sa, nessuno lo sospetta, nessuno lo sapr mai. La mia tomba sar la tomba dell' Amante Ignoto . Ma non mi chiedere di pi, eh? Non mi chiedere anche lo scandalo!
Elena - Me ne vado subito: non temere. Devo dirti soltanto una cosa e chiederti un consiglio. Io voglio salvarti, Renato!
Scelsi - E' troppo tardi.
Elena - No, c' un mezzo.
Scelsi - Quale?
Elena - Grissini.
Scelsi - Ma fammi il piacere! Hai pensato ad un magnifico tipo di salvagente: Grissini.
Elena - Ci ho pensato tutta la notte. E' grave il passo che voglio fare.
Scelsi - (preoccupato) Non lo fare, ti prego; non complicare le cose.
Elena - Le semplifico: racconto tutto a Grissini. Denunzio la mia infedelt; il mio peccato; la vile manovra di mio marito.
Scelsi - (con un balzo) E io te io proibisco!
Elena - Perch?
Scelsi - perch vorrebbe dire aggiungere rovina, alla rovina, travolgere tutto, disperdere anche l'ultimo briciolo di speranza...
Elena - Non ti capisco, scusa.
Scelsi - Oh, io so benissimo che tu non capisci! Ma necessario che non capisca. E' necessario soltanto che tu taccia! E poi perch parlare, Perch? per salvare che cosa? Io sono un rottame. Forse non troverei mai pi nulla vita un'occasione pi nobile, pi bella, e pi stoicamente discreta ed eroica per andarmene...
Elena - (alzandosi, avvicinandosi a Scelsi) No; senti, Renato: mio marito un delinquente...
Scelsi - Ma sono quei delinquenti di cui il codice non si occupa. Dunque figurano ed agiscono come persone per bene. E' inutile discutere.
Elena - E Grissini un pupazzo.
Scelsi - (con un'aria di compatimentocome colui che la sa lunga) Credi?
Elena - In fondo Grissini non ti vuol male.
Scelsi - Oh, non farti illusioni!
Elena - perch ti dovrebbe voler male?
Scelsi - Non si sa mai. Gli sar antipatico.
Elena - Fino al punto di desiderare la tua morte?
Scelsi - Fino a quel punto.
Elena - (decisa) Non possibile. Io gli parlo.
Scelsi - (minaccioso) Elena!
Elena - Ti devo questo sacrificio. E' doveroso: lo far.
Scelsi - Non voglio!
Elena - Non potrai impedirmelo.
Scelsi - (stringendo i pugni) Io, con tutte le mie forze che sono terribili perch sono forse le ultime. Tu non allargherai la cerchia del pettegolezzo; tu non mi nuocerai pi oltre. Grissini avrebbe mille ragioni per odiarmi una volta di pi.
Elena - Ma non possibile, scusa, che ne derivi un guaio maggiore!
Scelsi - Questo vero.
Elena - Dunque?
Scelsi - (deciso) Voglio farti vedere che non ho paura, che accetto la sorte che la tua imprudenza mi ha regalato, e che non piagnucolo, cercando grazia. Adesso sono io che voglio battermi all'ultimo sangue. Non sono pi loro, capisci? Sono io e se tu parlerai con Grissini, mi batter anche con lui.
Elena - Renato, ma pensa alla mia angoscia!
Scelsi - Ho bisogno di ssere sereno; e per adesso non ci penso come tu non devi pensare alla mia. Vattene, perch potrebbe arrivare da un momento all'altro: lasciami solo!
Elena - (angosciata) Non mi amerai pi?
Scelsi - (sospingendola verso il fondo)Questo non te lo posso dire: dipende dalle circostanze (minaccioso) Ma, se parli, bada, se parli.
Elena - Dal momento che tu non vuoi...
Scelsi - Brava. E addio.
Elena - (traendo un ramoscello dal manicotto, e porgendolo a Scelsi) Ti ho portato questo ramo di vischio.
Scelsi - (prendendolo) Grazie.
Elena - Mettilo sopra il letto, porta fortuna.
Scelsi - Lo so, grazie.
Elena - Addio (esce).
Scelsi - (gironzola su e gi per la stanza, giocherellando nervosamente con quel ramoscello di vischio, che poi butta sopra il letto).
Scelsi - (a Giacinto che appare) Giacinto, andata via?
Giacinto - Sissignore.
Scelsi - E ricordati che non la voglio pi vedere, che non sono pi in casa per nessuna donna. (Giacinto si inchina e esce) (Scelsi, dandosi la mano improvvisamente sulla fronte) Ah, il dottore (al telefono) 4.0.6. Il dottor Giani? Io, Scelsi. Se vuole venire da me, dottore... Bene, grazie. Anche il cuore bene. Ma ho bisogno di parlare un poco con lei. Alle undici! Prima non possibile. (Accende un'altra sigaretta. D'un tratto, appare Tanzi, seguito da Grilli. Tanzi impallidisce vedendo Scelsi si arresta, traballa, retrocede, urta contro Grilli che lo segue).
Tanzi - Ma questo un agguato.
(E' un uomo sulla cinquantina, viso giallo, grinzuto, capelli rossicci, ritinti, barbetta grigia. Ha una sciarpa pesante di lana attorno al collo; il pastrano azzurro il cappello in mano. E' un triste malandato sentimentale, sorretto da una signorilit fiera e bonaria, sciupato dalle delusioni e dagli acciacchi).
Scelsi - (molto deferente e complimentoso) No, si accomodi, sono io. Non un agguato.
Tanzi - (o Grilli severamente) Mi son fidato di lei, signor Grilli.
Scelsi - (c. s.) Si accomodi. Volevo prima di tutto farle vedere questo (fruga nelle tasche per trarne una lettera).
Tanzi - (con un balzo indietro, pallidissimo) Io non ho armi, signore.
Scelsi - E nemmeno io. Legga! (a Grilli) Dagliela tu. Legga.
Grilli - (prende la lettera e la porge a Tanzi. Tanzi, dopo un attimo di esitazione, la legge)
Tanzi - (restituendola a Grilli) Che sciocchezza questa?
Scelsi - (timidamente) Sa? l'ho scritta io.
Tanzi - Lo vedo.
Scelsi - Era per dimostrarle con quale senso di rispetto volevo subito riconoscere il mio torto...
Tanzi - Tanto vero che stasera o domani ci batteremo alla pistola! Lei ancora in tempo, se crede, per far pervenire questa lettera ai miei padrini, (facendo l'atto di andarsene) Io non ho altro da dirle.
Scelsi - (trattenendolo) Ma non perverr mai.
Tanzi - (duramente) Tanto meglio: Non pensi che io tema il suo odio, per quanto, incomprensibile e la sua bestiale cocciuttagine?
Scelsi - Ma che cocciuttaggine, signor conte! Io ho voluto soltanto dimostrare, con quella lettera, che con me si pu discutere, ci si pu trattenere senza pericolo; che non sono un pazzo.
Tanzi - (fissandolo) perch dovrei intrattenermi con lei?
Scelsi - Le devo dire alcune cosuccie interessanti.
Tanzi - (eccitandosi un poco) Senta bene, signor Scelsi: io non ho un minuto di tempo da perdere. Ho molti affari da sistemare prima di sera. Vorrei consigliare anche lei di fare altrettanto, se non sapessi che la sua vita non legata da alcun interesse ed alcun affetto. Sotto un certo punto di vista la invidio. E' giustificabile la sua spensierata leggerezza. Ma la questione nella quale mi sono trovato improvvisamente coinvolto troppo grave perch un uomo serio come me, non pensi alle conseguenze che essa pu avere e non provveda. Io sono atteso dal mio avvocato, e non ho un minuto di tempo da perdere. Arrivederci, signore! (fa ancora l'atto di andarsene).
Scelsi - Lei pensa ancora a fare testamento?
Tanzi - Io ho un figlio.
Scelsi - (con un sorriso idiota) Suo?
Tanzi - (punto) Come sarebbe a dire?
Scelsi - (c. s.) Non ha avuto un dubbio, mai?
Tanzi - (fremente a Grilli) Ah; ma Grilli! Mi meraviglio di lei?
Grilli - (cercando di indurre Scelsi a parlare) Scusa, Scelsi...
Scelsi - (a Tanzi) Io so molte cose, perch me le ha dette lei. Io sono quel tenente del fifhaus: Non ricorda pi la notte udinese, il bombardamento d'inferno, quella tana buia, quel tenente che le era vicino ed al quale lei si confidato, si confidato per ore e ore, che lei ha abbracciato anche in un momento di terrore? Sono io!
Tanzi - (sorpreso) Lei?
Scelsi - Io. Non posso dirle: mi guardi, perch quella volta non mi ha veduto, ma sono io!
Tanzi - Mi ricordo...
Scelsi - Ho tanto cercato di lei dopo la guerra a Firenze, a Udine spesso...
Tanzi - Io sono stato molto all'estero.
Scelsi - Mi era rimasto un cos grato, un cosi simpatico ricordo di quella nostra strana amicizia...
Tanzi - (con dolore) E perch allora ha voluto che quella nostra strana amicizia per |uno stupido equivoco che era tanto facile a riconoscere finisse in un modo cos tragico?
Scelsi - Ma non sono io che lo voglio, signor conte.
Tanzi - E chi dunque?
Scelsi - (eccitandosi) Non me lo chieda. Guardi, quella notte piovevano bombe da tutte le parti intorno a noi; e si pensava di morire. Io non pensavo di morire per colpa sua; lei non pensava di morire per colpa mia. Io ero l per forza, lei per combinazione; come questa volta eravamo in bala del destino di uno spietato destino come questa volta. Di chi la colpa? Non si sarebbe potuto vivere. Non mi chiedo di chi la colpa questa volta. Non glielo potrei dire; sappia soltanto che io sono un disgraziato che quella lettera l'ho scritta subito appena ho saputo che si trattava di lei. Che io le voglio bene. Che ho molto sofferto per malinconia di quelle confidenze e di quella notte e che mi sono occupato della sua felicit del suo onore seriamente e disinteressatamente con onest, (si stringono la mano) e di questo che oggi ho assoluto bisogno di parlarle.
Grilli - (a Scelsi, sbadigliando) Senti, io posso andarmene?
Scelsi - S, puoi andartene, Grilli. Grazie. Penso io riaccompagnare a casa il conte.
Tanzi - Ma lei non pu.
Scelsi - Gi, vero.
Tanzi - (sorridendo) Me ne andr da solo e non ci pensi (Grilli saluta ed esce. Scelsi lo accompagna fino sulla soglia. Intanto Tanzi si toglie la sciarpa di lana che depone con il cappello sopra la sedia).
Scelsi - Ha fatto testamento questa volta?
Tanzi - S, l'ho fatto.
Scelsi - In favore del piccolo?
Tanzi - S.
Scelsi - (con un guizzo) Ed ha fatto bene, Perch il piccolo suo.
Tanzi - (un po' contrariato) Non ritorniamo su questo argomento. La prego.
Scelsi - No, dobbiamo insistere con forza, con gioia! perch il piccolo suo, suo. Io lo so. ,
Tanzi - Ma come?
Scelsi - Il caso! Crede lei alla divinit del caso? Io s: io non ho altro Dio avanti di me. Senta: da Udine, dopo Caporetto, mi sono trovato in linea. Sul Grappa comandavo una batteria e ho conosciuto un ufficiale di collegamento che per ragioni del suo servizio veniva spesso alla nostra mensa. Quell'ufficiale lo deve ricordare bene anche lei, Aveva uno strano nome biblico... vero? E' morto lass. Ma prima mi ha fatto delle confidenze, mi ha fatto vedere delle lettere. In guerra far vedere le lettere delle proprie amanti non voleva dire essere dei mascalzoni; c'era un'altra mentalit, un'altra morale. La base di questa morale insegnava che uccidere era un atto di eroismo e non un delitto. Dunque tutto capovolto. (estrae da un cassetto un taccuino e ogni tanto io consulta) Suo figlio nato a N... nel 1916 in dicembre. Ebbene questo ufficiale era stato l'amante di sua moglie, la contessa Tanzi: su questo non c' dubbio. Per non aveva avuto pi rapporti con lei fin dal giugno del 1915.
Tanzi - (ha le lagrime agli occhi).
Scelsi - (commosso) Signor; conte! (si avvicina a Tanzi).
Tanzi - Abbia pazienza, io sono fatto cos. Ricorda quella notte? Poi mi riprendo. Ma subito ho sentito di abbrancarmi a lei come un naufrago.
Scelsi - Ed io a lei. (Si abbracciano)
Giacinto - (apparendo sulla soglia) Signor avvocato
Scelsi - (balzando) Chi c'?
Giacinto - Ci sono quei due signori.
Scelsi - (pallidissimo) I padrini?
Giacinto - Sissignore,
Scelsi - (senza fiato) Oh Dio! Falli aspettare... trattienili in anticamera (sospinge fuori Giacinto e chiude la porta) Se ci trovano qui capirete, succede il finimondo.
Tanzi - Oh, lo credo bene! (prende il cappello).
Scelsi - (si guarda intorno smarrito) Uscire impossibile. Ha la carrozza di fuori?
Tanzi - Credo di s. Se Grilli non me l'ha portata via...
Scelsi - Questione di un minuto. Li liquido subito. Intanto si nasconda l dentro (lo spinge verso il camerino da bagno).
Tanzi - (prima di varcare la soglia) Che cosa c'?!
Scelsi - H bagno. Lasci fare a me; un minuto solo, (chiude Tanzi nel bagno, si ricompone, asciuga la fronte sudata, riprende fiato, suona. A Giacinto che appare, con una disinvoltura forzata) Giacinto, falli passare. (si fa incontro a Gi ed a Grissini che entrano torvi e circospetti, fiutando Varia, con una falsa gioia) Oh! buon giorno! Qual buon vento?
Grissini - (sarcastico) Disturbiamo?
Scelsi - No, Perch?
Gi - Ci hai fatto fare dieci minuti di anticamera, che questo disordine, del resto, spiega benissimo.
Scelsi - (un po' imbarazzato) Stavo mettendo a posto certe mie carte...
Gi - (scrutando) Ma il disordine mi sembra pi evidente e pi eloquente sulla tua faccia...
Grissini - (che ha fiutalo come un cane dovunque, indicando la porticina chiusa del camerino) Che cosa c' di l?
Scelsi - Il bagno!
Grissini -: Anche il bagno?
Scelsi - Sa, io lo faccio ogni mattina...
Grissini - Approvo.
Gi - (che ha trovato il ramoscello sopra il letto) Ah, hai anche tu il vischio! Porta fortuna. Bisogna appenderlo sopra il letto.
Scelsi - Non ho fatto in tempo ancora.
Gi - (scrutandolo) Te lo hanno portato stamattina?
Scelsi - S, il portinaio... per giustificare la mancia. Sai siamo vicini alle feste!
Gi - (torvo) Ne ha portato a casa anche mia moglie, ieri sera, un fascio cos... (colto da un'idea improvvisa) Usi il telefono?
Scelsi - (indicandolo) Eccolo.
Gi - (si avvicina al telefono) Permetti?
Scelsi - Ma fai pure.
Gi - Voglio mandar a dire a casa che oggi non ci sono a colazione (telefonando) 90.06 - S, Signorina, 90.06.
Grissini - (che scruta tutto sospettosamente) Bello; tutto bello qua dentro. Molto chic. molto invitante!
Scelsi - (a Grissini) Sa, casa di scapolo...
Grissini - (feroce) Garsonniere!!
Scelsi - Un poco...
Gi - (telefonando) Pronto - sei tu - Ernesto? Oggi non vengo a colazione. Non importa. Va bene in casa la signora? Uscita? Di mattina? E' strano, e da quando?... Va bene, grazie, (non toglie pi gli occhi di dosso a Scelsi, che sempre pi confuso).
Grissini - (a Scelsi) Oggi si fa colazione fuori, vero?
Scelsi - Gi, dobbiamo far colazione fuori... Me ne ero dimenticato. Ci vedremo dunque al Savini ?
Grissini - (sorpreso ed irato) Al Savini ? E crede che noi la condurremo al Savini ?
Scelsi - Perch?
Gi - Ma se ci va sempre il conte Tanzi.
Scelsi - E che cosa importa?
Gi - Non dovete incontrarvi. Potrebbe sorgere un nuovo incidente che necessario evitare prima dello scontro.
Scelsi - Ma che cosa vuoi che succeda? Siamo due persone educate e ci stimiamo reciprocamente tali...
Gi - (fissando la porta del camerino da bagno) Se facessimo colazione qui!
Scelsi - (traballando) Qui!?
Gi - Qua dentro!
Grissini - (con gioia) E' un'idea.
Scelsi - (molto imbarazzato) Ma siete matti... Io non posso, io qui dormo e poi, poi non c' cucina... e poi...
Gi - (avanzando minaccioso verso Scelsi) A Qua dentro, quando siamo entrati, non c'era per caso una donna?
Grissini - Ah, io non mi sono sbagliato, l'ho capito subito, sa?
Scelsi - Ma credete che alla vigilia d un duello cos grave...
Grissini - Sicuro, quello il bagno. Non pu averla nascosta che l dentro.
Scelsi - Ma - scusate - che cosa importa a voi?
Gi - Dobbiamo sapere.
Grissini - Vogliamo sapere.
Scelsi - Ah, buffissimo il fatto che io debba mettermi sotto la vostra tutela. Non c' nessuna donna... ma credo che, anche se ci fosse... Ho pi di trent'anni, infine...
Grissini - Ma noi dobbiamo portare lei sul terreno, capisce? Vogliamo sapere in che condizioni portiamo lei sul terreno. Non siamo dei macellai.
Scelsi - Ma avete tutta l'aria di esserlo.
Gi - (a Scelsi) Senti, una donna che conosco io?
Grissini - Forse la conosco io?
Gi - (nervoso a Grissini) Tu taci: lascia fare a me!
Grissini - (scattando) Ma che taci! (mesto bugigattolo e questi misteri mi fanno girare) la testa, (a Scelsi avviandosi verso il carino) Mi lasci vedere...
Scelsi - (urtandolo fa vacillare Grissini) Ma sa che lei ...
Grissini - (andando risolutamente verso la maniglia della porticina) O qui succede qualche cosa di serio!
Gi - (trattenendo invano Grissini) No. voglio vedere io!
(Si spalanca la porta; ed appare, sulla soglia immobile la figura magra, la faccia scolorita di Tanzi).
Grissini - (indietreggiando sbalordito) Chi? Lui?
Gi - (non pu persuadersi, guardando dentro il camerino) E dietro che cosa c' la dentro?
Tanzi - (calmo) Un accappatoio.
Gi - Va bene. Ma c'era anche lei. (a Scelsi) Scelsi, tu ci renderai conto. Tu non ci farai fare la figura dei pagliacci!
Grissini - (urlando) Ah, perdio! I pagliacci poi no! Come mai quel signore con il quale lei deve battersi domani in casa sua?
Scelsi - (deciso) E volete sapere tutto? Proprio tutto? Io ed il conte Tanzi abbiamo dei rapporti d'affari.
Grissini - (incredulo) Da quando?
Scelsi - Da molti anni, senza conoscerci personalmente; ma importanti lo stesso per lui e per me. Era necessario mettere a posto alcune faccende un po' ingarbugliate, a voce, prima dello scontro, che pu essere mortale per uno di noi. Sul terreno non ci avreste consentito di parlare?
Scelsi - Ah, no, certo.
Scelsi - Lo sapevamo, e ci siam messi d'accordo qui. Ora tutto detto, tutto fatto. Noi ridiventeremo i due avversari che si detestano fino al punto da scambiarsi cinque colpi di pistola a dieci passi...
Tanzi - Venti, almeno, credo, venti...
Gi - Venti...
Scelsi - (mirando) E il signor conte pu andarsene. Ecco la sua sciarpa! (Gli porge la sciarpa di lana) Arrivederla. Si accomodi di qua.
Tanzi - (spettrale, rigido, prima di andarsene) Signori!
Scelsi - (freddissimo) Signore!
(Senza inchinarsi, Tanzi si rigira ed esce).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
La casa dell'avv. Grissini invasa dallo studio legale che attiguo: trasandato, polveroso, commerciale con qualche tratto di ricchezza pesante. Mancano i rintocchi semplici e miracolosi di una persona di gusto.
Qui siamo in una specie di salotto che anticamera e biblioteca. Scaffali di libri, mal rilegati contro la parete di fondo, e la scrivania macchiata e rosicchiata di un usciere, dinanzi ad un divano di cuoio, fra tre seggiole impagliate.
A destra due porte: la prima conduce allo studio dell'avvocato, ed sempre spalancata su di un corridoio buio e stretto che scende. Per l'altra si entra nell'appartamento della famiglia, ed chiusa e ricoperta da una tenda.
A sinistra certe, poltrone scompagnate, una bellissima, le altre orribili. Ed una grande finestra dai vetri colorati.
La comune in fondo a sinistra. Si apre su di un'antisala chiara e spoglia. La signora Dora Grissini, padrona di casa, forse pi giovane della signora Gi, ma non ricorre ad alcun mezzo per dimostrarlo. E' un poco come la propria casa, triste taciturna, piagnucolosa, senza una vera linea di cura elegante.
Spaurita dinanzi al marito, avr quel facile e pronto sorriso per tutti che la rinunzia ad ogni volont e ad ogni affermazione prema di carattere.
Quando entra Scelsi la scena vuota. Scelsi ha lasciato la pelliccia nell'antisala, ed entra battendo i piedi e stropicciandosi le mani. E' giorno pieno. I vetri colorati della finestra rivelano un sole invernale nitido e bianco. Una cameriera precede Scelsi.
Scelsi - C' l'avvocato Grissini?
Cameriera - Nossignore.
Scelsi - (sorpreso, consulta l'orologio) No?
Cameriera - A meno che non sia entrato senza avvertire per andare nello studio... Se vuole vado a vedere.
Scelsi - Grazie.
Cameriera - Vuole intanto che avverta la signora?
Scelsi - (vivamente) No, no! E' l'avvocato che io devo vedere? Lasci stare la signora. (La cameriera esce per la prima porta di destra. Scelsi molto pallido, molto preoccupato e nervoso. Nell'attesa, sgranchisce le gambe e le braccia. Dora entra dalla seconda porta di destra. Vedendo Scelsi, si arresta, traballa, si abbranca alla tenda per non cadere. E' vestita da casa, con molta semplicit).
Dora - (con la voce spenta dall'emozione) Scelsi?!...
Scelsi - (rigirandosi, contrariato) Ah, lei?... Buon giorno.
Dora - (c. s.) Che cosa fa qui?
Scelsi - Volevo...
Dora - Cercava me non vero? Ma pazzo?
Scelsi - Veramente io volevo...
Dora - (con tono di rimprovero) Se mio marito la trova qui Scelsi!
Scelsi - (scattando) E che cosa vuole che mi faccia, ancora, suo marito? Vuole che mi strappi la lingua, che mi cavi gli occhi, che inventi un supplizio nuovo per me? Che cosa crede che voglia di pi?
Dora - (inorridita) Ma non dica queste cose! (Si stacca dalla tenda, si copre il volto con le mani e si lascia cadere sul divano).
Scelsi - Del resto io sono qui, perch mi hanno mandato a dire - lui e l'altro - che mi aspettano qui per le tre e mezza. E' necessario che io conosca subito le conclusioni definitive. Oggi si abboccano per l'ultima volta, con i padrini del conte Tanzi, nello studio suo. Deve venire anche il Commendatore Gi
Cameriera - (apparendo sulla soglia della prima porta di destra) Nello studio non c' nessuno...
Scelsi - (consultando ancora l'orologio) Ma sono le tre e un quarto...
Dora - Forse il Tribunale che lo fa ritardare. So che oggi si discuteva una causa importante...
(La cameriera esce. Scelsi comincia a camminare su e gi per la scena, molto preoccupato; gesticolando).
Dora - Ma che cosa ha?
Scelsi - Mi perdoni: io sono nervosissimo,
oggi-Dora - (con le lagrime in gola) E per colpa mia!
Scelsi - (riprendendosi) Basta: non ci pensiamo. Non ne parliamo pi. Il male fatto. Ora si tratta di affrontare quanto pi serenamente possibile. Colpa sua, va bene. Ma dopo tutto anche colpa mia. perch io, allora...
Dora - Oh, lei mi ha trattato molto male, allora!
Scelsi - Non dica questo!
Dora - (con malinconia) Come una cocotte. Se ne andato cos, senza una parola, verso altri amori. Ed io, che le avevo dato tutto, non ho saputo negarle, nemmeno il perdono! ed ho continuato a pensare a lei con tanta tenerezza, con tanta bont! Non mi pareva che fosse pi amore, ormai, tanto era diventato onesto e disinteressato il mio sentimento... Ma il giorno che mio marito mi ha parlato di duello...
Scelsi - (alzando le spalle, seccato) Duello! Non sarebbe stato un duello!
Dora - Oh, quel giorno me ne sono accorta! E come, Scelsi! Che cosa ha fatto lei di me!
Scelsi - Va bene. Ma le lettere? che bisogno c'era di conservare le lettere?.
Dora - Memorie... Mi pareva che non avessero importanza.
Scelsi - E io ci lascio la pelle su quelle memorie!
Dora - (angosciata) Ma sar grave? Dica: sar grave?
Scelsi - Cos vogliono i miei signori padrini.
Dora - (scattando) E mio marito anche vuole! Oh, io lo conosco, sa? Io so che capace di tutto, anche di una vigliaccheria simile. Il commendatore Gi in fondo le vuol bene.
Scelsi - (ironico) Lei crede?
Dora - Ma nelle mani di mio marito. Chi sa che cosa gli ha dato da intendere! Oh, non la prima volta. Anche nel famoso processo della Cotoniera - un altro genere di affari - stato raggirato cos. Ed ha fatto una figura!
Scelsi - (grattandosi un orecchio) Davvero? Oh guarda!
Dosa - Lei non conosce la furberia diabolica di quell'uomo, con il quale io, sono costretta a vivere per sempre. Mi ero fatta delle illusioni quando lei disse di amarmi...
Scelsi - Illusioni su di me?
Dora - Adesso mi ero rassegnata. Ma da due giorni, da quando questo infame delitto si sta tramando, non dormo, non mangio, non vivo pi. Ah, se l'altro, se il commendatore, poveretto sapesse!... (decisa) Senta, Scelsi... (Entra Gi dal fondo. E' torvo, come il solito, torna dal Tribunale. Ha lasciato il pastrano nell'antisala, ma ha una cartella sotto il braccio).
Gi - (a Dora) Buon giorno, Signora! (le stringe la mano) (a Scelsi) Ciao, galantuomo. Hai la faccia di un condannato a morte.
Scelsi - (un po' disorientato) No, No. Stavamo anzi conversando piacevolmente di tante cose!...
Gi - Permette, signora? prendo un appunto, prima che mi scappi di mente (si avvicina alla scrivania, estrae dalla busta un foglio di carta e scrive rapidamente alcune parole) E' tornato Grissini?
Dora - Non ancora.
Gi - (sorpreso) Strano! perch ha lasciato il Tribunale prima di me... (scrive).
Scelsi - Io vado in biblioteca a far quattro chiacchiere con Teodoro.
Gi - (che ha finito di scrivere, a Scelsi) Ci aspetti, l!?
Scelsi - O camminer su e gi per il corridoio. Sono un poco nervoso, oggi (si avvia verso la prima porta di destra).
Gi - (crudele) Non ti preoccupare, che domani non lo sarai pi.
Scelsi - (perplesso) Scusa, un augurio, questo? perch domani non soltanto non potrei essere pi nervoso, ma pi niente!...
Gi - Sono uno dei tuoi padrini, e sai benissimo che cosa posso pensare.
Scelsi - (amaramente) Oh, lo so! lo so!... e allora bisogna che ti ringrazi per l'augurio. (esce).
Gi - (piega e ripone il foglio; e poi, si avvia)
Dora - (nervosissima trattenendolo) Senta, commendatore...
Gi - (torvo) Che cosa vuole?
Dora - Io sono in pena.
Gi - (c. s.) Se posso esserle utile...
Dora - Mi deve dire... Loro oggi hanno tu convegno decisivo, l'ultimo, con i rappresentanti del conte Tanzi.
Gi - (c. s.) E che cosa le devo dire io, signora? A me pare che lei sappia gi troppo.
Dora - Non so, indovino. perch da due giorni mio marito non parla pi, ma indovino cose! serie.
Gi - Non mai serio, signora, ci che noi uomini raccogliamo sotto la bandiera ricamata ed altezzosa della cavalleria.
Dora - Ma pu essere mortale!
Gi - Mortale, forse, ma non serio... Dia retta a me, signora, non si occupi di questa faccenda. Sarei cos contento anch'io di disinteressarmi se lo potessi...
Dora - Il duello, dunque, si far?
Gi - Credo.
Dora - (balzando) Ma un delitto!
Gi - Dicono di no!
Dora - In questo caso un delitto e lei un complice cieco, un mezzo comodo, una marionetta ridicola fra le mani di mio marito!
Gi - (con aria di compatimento) Io marionetta fra le mani di suo marito?
Dora - Si vuole assassinare un uomo.
Gi - Scelsi? Si batter; ecco tutto.
Dora - (eccitata) Per un equivoco, per una sciocchezza che forse potrebbe schiarirsi con] due righe di scusa. Lei non sa a quale gioco feroce si presta la sua ingenuit, che cosa 1^ fanno fare con poche frasi insidiose, di elio cosa capace mio marito quando vuole vendi carsi.
Gi - (sbalordito) Vendicarsi contro Scelsi lui?
Dora - (dopo un attimo, eroicamente) Scelsi stato il mio amante!
Gi - (ha un sogghigno istintivo e un fremito che tosto reprime nel dubbio di essere giocato) Lei scherza!
Dora - (abbassando gli occhi) Non pensavo che avrei trovato il coraggio di confessarcelo. Presa alla gola, soffocata dalla disperazione e dal rimorso, lo faccio. Sarei vile, se non lo facessi. E' stato il mio amante e mio marito lo sa.
Gi - (indagando, perplesso) Lo sospetta, forse...
Dora - (con forza) Lo sa. .
Gi - Ha avuto in roano la prova?... Parlo di prove palmari, innegabili, positive.
Dora - Ha trovato certe lettere che io ho avuto la leggerezza di conservare in fondo ad un cassetto.
Gi - (con gli occhi sfavillanti di malizia e di gioia) E le ha lette?
Dora - Lo credo bene.
Gi - Attentamente, parola per parola,, in modo da non avere pi alcun dubbio?
Dora - Ma perch mi chiede questo?
Gi - (soddisfatto, lisciandosi il mento) Cos! E quando?
Dora - Due giorni fa: il giorno in cui mi raccont di essere padrino in una vertenza fra Scelsi e il conte Tanzi. Ha indovinato qualche cosa attraverso la mia ansiet, mi ha stretto nelle domande. Ho confessato.
Gi - (c. s.) Oh guarda! guarda!
Dora - La notizia lo fa sorridere?
Gi - (riprendendosi) Oh no! tutt'altro. Penso che il mio amico avr sofferto molto... E non mi ha detto niente!
Dora - Eh, no? altrimenti scopriva il proprio gioco, che, vile, mostruoso, indegno di un essere umano. Egli ha cercato di aggravare le circostanze. A lei chiss che cosa ha dato da intendere, per essere favorito nel proprio scopo! Ha spinto un incidente da nulla sino al duello che si far, immagino, nelle condizioni pi gravi.
Gi - Questo pu darsi.
Dora - Ma lei non si prester, commendatore, ad un simile complotto! lei si ribeller con tutte le forze, vero?
Gi - Dovrei dire a suo marito...
Dora - (impressionata, vivamente) Oh, no!
Gi - Lo so, lo so quello che devo dire; non dubiti... (ritorna la gioia maliziosa dei suoi occhi) Ed ha urlato molto?
Dora - Oh, lei lo conosce abbastanza!
Gi - Lei, per, lo ha tradito con entusiasmo, con gioia, con tutta l'anima, anche...
Dora - Ah, se Scelsi avesse voluto, non avrei esitato un solo istante ad andarmene con lui!
Gi - (ghignando) Scappava? (riprendendosi) Poveretto, capisco perfettamente suo marito.
Dora - Ma lo affronti, lo uccida... o uccida me... Io gli ho gridato: Uccidimi. Era forse nel suo pieno diritto di farlo. Per quanto . Ma cos, di traverso, senza correre alcun rischio, freddamente, mirando alla schiena...
Gi - Non eroico, si sa.
Dora - Vero, commendatore? E lei non lo permetter. Anche per la dignit sua, anche per non dare a quell'uomo l'illusione di aver fatto di lei il proprio sgerro, il proprio burattino.
Gi - Perch, lui, convinto di questo?
Dora - Lo credo bene. E non la prima volta, sa?
Gi - Non la prima volta?
Dora - Voglio metterla in guardia, e se mi accontenta, le dir tante altre cose, le sveler tanti retroscena, che, forse potranno esserle utili per l'avvenire.
Gi - (preoccupatissimo) Retroscena?
(Entra Elena: pelliccia e cappello. Abbraccia con molta espansione Dora).
Elena - (Cara.
Dora - Cara, come mai da me?
Elena - (togliendosi i guanti) Sono venuta a farti una visitina... (a Gi) Buon giorno, Gaetano! Non sapevo di trovarti qui!
Gi - (ad Elena, insolitamente gentile) Sei pallida... Che cosa hai?
Elena - (Ho forse preso un po' di freddo in auto. Ho voluto tenere i vetri abbassati.
Gi - Ma non devi!
Elena - (C' il sole!
Gi - Per, sempre dicembre; non lo dimenticare.
Dora - Vuoi ima tazza di t caldo?
Elena - (Grazie. (Dora suona).
Elena - (a Gi, scrutandolo) Tu piuttosto hai una faccia strana... (Intanto Dora impartisce alcuni ordini alla cameriera per il t).
Gi - (sorridendo) Come?
Elena - (Non so: pi luminosa...
Gi - Ho ricevuto una bella notizia...
Elena - (sorpresa) Davvero?
Gi - Acida, ma, anche saporosa... Non saprei dire. Ad ogni modo allegra.
Dora - (a Gi) Lei vuole anche un po' di t, commendatore?
Gi - Io no, grazie. Vado in studio, pu darsi che sia gi arrivato qualcuno. Dica a suo marito che l'aspetto l... Ah, eccolo.
(Entra Grissini, correndo, affaccendato. Mentre si svolge il dialogo seguente la cameriera porter il vassoio con le due tazze e la teiera) per disporre sulla scrivania. Di fronte alla quale le due signore sono sedute).
Grissini - C' un uomo che mi aspetta in anticamera (Vedendo Elena e stringendole la mano) Buon giorno, signora! Devo correre in studio, dettare in fretta una lettera (a Gi) Sono venuti gli altri?
Gi - Non credo - (ironicamente a Grissini che si avvia di corsa) E' un miracolo che tu non ti sia rotto l'osso del collo nella vita.
Grissini - (arrestandosi bruscamente, torvo, sorpreso) Perch?
Gi - (lo guarda con una strana aria di compatimento) Corri sempre! Pare che tu sia incalzato dalla vergogna di essere arrivato in ritardo una volta, la volta buona.
Grissini - (cui giunge nuovo ed incomprensibile il tono di Gi) Ma scusa non mi hai mai veduto affaccendato?
Gi - Oggi ti vedo meglio: pi lucidamente.
Grissini - (scrutandolo) Che Cosa hai oggi?
Gi - Io? niente.
Grissini - (guardandolo) Mi sembri allegro.
Gi - Ho ricevuto una buona notizia.
Grissini - (avviandosi) Complimenti! Io non mi arrabbio per questo, perch non sono invidioso, lo sai.
Gi - Oh; lo credo bene.
Grissini - (esce correndo per la porta di destra. Ed anche Gi si avvia pi lentamente, soddisfatto, lisciandosi i baffi. A Dora) Arrivederci, signora.
Dora - (smorzando la voce con un lampo di intesa negli occhi) Mi raccomando.
Gi - Non dubiti, (esce)
Dora - (ad Elena, porgendo un piatto di dolci)Non prendi uno di questi pasticcini?
Elena - No, grazie ( inquieta, nervosa).
Dora - Non hai bevuto nemmeno il t; non ti piace?
Elena - No, cara, no.
Dora - Vuoi qualche cosa altro? un caff? Un liquore? (osservando) Ma tu veramente non ti senti bene.
Elena - (decisa) Dora, io ho bisogno di parlare a tuo marito. E' inutile che a te lo nasconda. Sono qua per questo.
Dora - Subito?
Elena - Subito.
Dora - Ma adesso molto occupato; lo hai
visto.
Elena - No, ritorner. Ritorner per parlare con quel commesso che attende in anticamera.
Dora - Ebbene se si tratta di una cosa gravegliela puoi dire quando ritorna.
Elena - S, ma tu devi farmi il piacere di lasciarmi sola con lui.
Dora - (incuriosita) Ah?
Elena - Due minuti.
Dora - (c. s.) Si tratta di una cosa grave, importante, segreta?
Elena - Segreta in ogni modo: grave, forse.
Dora - Mi metti in pensiero;
Elena - No; non t'impensierire, cara. E sopratutto non andare troppo oltre con la tua fantasia. Io ti conosco e so che galoppi volentieri attraverso le nuvole. E' un'ombra che pu essere facilmente dispersa.
Dora - Si tratta di qualche ombra fra te e tuo marito?
Elena - Forse. Ma non interrogarmi; ti prego - dopo forse - ti dir.
(Rientra Grissini, dallo studio. Ha una lettera in mano e la rilegge attentamente avviandosi verso l'antisala).
Grissini - (a Dora, aspramente) Senti, se io trovo ancora un cumulo di immondizie dinnanzi alla porta del mio studio che d sulle scale...
Dora - (spaurita) Ma sono i vicini, lo sai, Guelfo!
Grissini - (c. s.) E Marietta? Che cosa ci sta a fare a questo mondo Marietta? A lustrare i ninnoli e le boccettine del tuo budor particolare? Dille che se non fila... (alzando la voce) Diglielo subito!
Dora - (avviandosi verso la seconda porta di destra) Vado, vado, non gridare, (esce).
Grissini - (ad Elena) Perdoni, signora. Ma la porta dalla quale entrano clienti, capisce? (Esce dal fondo per consegnare la lettera e rientra subito. Trova Elena che gli sbarra il passo).
Elena - (Avvocato, oggi c' la seduta decisiva con i rappresentanti del conte Tanzi per quella vertenza...
Grissini - (facendo l'atto di andarsene) Appunto per questo le domando scusa, signora.
Elena - (trattenendolo) No, prima deve ascoltarmi.
Grissini - (con mala grazia) Io non so cosa lei possa dirmi.
Elena - (Allora faccio appello s non alla sua cortesia, alla sua curiosit.
Grissini - E' uno strano modo di sbarrare il passo.
Elena - Due minuti di sopportazione, anche se sono gi arrivati, i padrini del conte Tanzi, li avranno! Per un commesso lei ha sacrificato pili tempo.
Grissini r - Non era precisamente il commesso che mi interessava. Ma dica, se vuole dire, se devo ascoltarla; dica presto.
Elena - Il duello si svolger in condizioni gravi?
Grissini - Non lo si sa.
Elena - (con forza) Lo sapete, voi due lo sapete. Mio marito per,lo meno lo sa, e sa fin dove vuole arrivare e perch ci arriva. Il Perch; lei lo ignora ed logico dal j momento che lei non che un semplice incosciente, una j marionetta, senza volont,: fra le mani di mio marito.
Grissini - (con un sorriso di compatimento) Io marionetta? Credo,che lei mi conosca pochino assai, mia bella signora!
Elena - (Scelsi il mio amante!
Grissini - (interdetto, soffocato dalla sorpresa e dalla tema di essere giocato) E nemmeno marionetta fra le sue mani, ha capito?
Elena - Mi ascolti?
Grissini - Mi lasci andare. E l'avverto che, se ha intenzione di prendermi in giro... ;
Elena - (desolatamente) Non mi crede? E' giusto. Tutto il mio passato l a testimoniare come io ho saputo esser fedele ad un solo uomo, che, in fondo non meritava; che il disprezzo e lo scherno. E' giusto che non mi creda. E mi sono dibattuta fra mille dubbi, dentro una angosciosa fine, sa? Prima di decidermi a fare questo passo: prima di trovare la forza, di confessare a lei... non una colpa, sa? Non la ritengo una colpa. Ma una malinconia profonda e dolcissima della mia vita. Mio marito, che non ha avuto il coraggio di agire virilmente, lealmente, quando ha saputo, si vendica cos, di traverso, come un bandito da strada, colpendo Scelsi alla schiena con questo duello, che si poteva facilmente evitare.
Grissini - (la cui faccia si andata man mano schiarando) Eviteremo.
Elena - (con forza) Evitare. Oh, a lei chiss che cosa ha dato ad intendere! Lo conosco e so di quali arti sottili si vale per abbindolare il prossimo. Non la prima volta che li ci casca, caro Grissini!
Grissini - (sorpreso) Io?
Elena - (Ma per quanto lei sia all'oscuro di questioni cavalleresche, come ha pensato che si potevano portare due uomini sul terreno a quelle condizioni per una ragione puerile? per un rimediabilissimo scambio di persone? Lei, immagino, avr lasciato fare tutto a lui.
Grissini - (sorridendo lievemente) Tutto a lui, s...
Elena - (E lui, mi par sentirlo: Perch vedi? io qui... io l... Io di duelli me ne intendo. E' gi la dodicesima volta che faccio da padrino, sono stato presidente di vari giur di onore, mi sono battuto sei volte... . Niente vero, sa? Non ne capisce niente. Quando Scelsi, poveretto, andato da lui per pregarlo di questo favore, era preoccupato e imbrogliato come se gli avessero dato da risolvere il problema della pace europea.
Grissini - Ma sa?
Elena - Che cosa?
Grissini - Che fra lei e Scelsi...
Elena - Sfido!
Grissini : - Non che sospetti soltanto; sa.
Elena - Glielo ho confessato io, di fronte ad una lettera.
Grissini - (ghignando) Guarda, guarda! Eh a me non ha detto niente!
Elena - ('.Ma certo! Svelava il proprio gioco! Che quanto di pi infame, di pi feroce, di pi basso si possa immaginare! Lei, spero, non si render complice di un simile delitto, avvocato, adesso che le ho rivelato tutto!
Grissini - (c. s.) Certo. Avr sofferto, poveretto!
Elena - Per il suo orgoglio, per la sua vanit... perch l'amore...
Grissini - Ma si soffre lo stesso: oso dire: di pi. Oh, io mi rendo perfettamente conto.
Elena - (indignata, aggressiva) Che si possa arrivare anche ad una vigliaccheria simile.
Grissini - Questo no?
Elena - (Ma ammazza, se ne hai il coraggio! Affronta la responsabilit ed anche il pericolo del tuo gesto come fa chi ha un po' di fegato, un po' di coscienza. Non nasconderti, non valerti di un privilegio che il caso ti fornisce, per colpire con la mano di un altro, conservando il sorriso, la maschera, l'immunit di un amico!
Grissini - (ridendo ad un'idea lontana) Ma guarda, guarda!
Elena - Che cosa pensa?
Grissini - Nulla, riflettevo. E lei innamorata sempre?
Elena - Sempre di pi adesso!
Grissini - (godendo) Lo tradir ancora?
Elena - Con tutta me stessa, con la volutt di una vendetta, con la gioia di compiere una opera bella.
Grissini - (con entusiasmo) Brava! (riprendendosi) Cio, scusi. Dicevo cos per dire. Brava, no. Ma certo lui...
Elena - Lo merita.
Grissini - Ecco; mitighiamo. Non ha fatto nulla per meritarlo.
Elena - (E adesso bisogna provvedere; lei provveder?
Grissini - Se sar in tempo.
Elena - Certo il suo parere vale quanto quello di lui, la sua volont deve valere quanto la volont di lui...
Grissini - Lasci fare a me!
(Appare sulla soglia del secondo uscio di destra Dora).
Dora - (timidamente a Grissini) Manetta pulito.
Grissini - (con tono pi gentile) Va grazie, (si avvicina alla scrivania, dove le tazze da te) Avete preso il t?
Dora - S.
Grissini - (ilare) E per me niente?
Dora - Ne vuoi?
Grissini - No, dopo: dopo lo offrirai a tutti. (Rientra Gi dallo studio).
Gi - Quei signori si fanno aspettare un po' troppo.
Grissini - (consultando l'orologio) Era per le tre e mezzo; sono sole le tre e trentasette... Be, sette minuti, poi... (Durante il dialogo seguente le due signore chiacchierano in fondo sul divano).
Gi - Non per sette minuti: che in queste | cose l'orologio diventa un ordigno delicatissimo e pericoloso. Oltre una certa misura prefissa la lancetta dei minuti spara. Cos diventa delicata la misura delle parole dei gesti di tutto... Ah, che pagliacci i gentiluomini!
Elena - (dal fondo) Tu preferiresti non esserlo? N
Gi - Come tutti. Ma non si pu (o Grissini che ha il vezzo di storcere sempre il collo infastidito dal solino) E' la questione del colletto inamidato.
Grissini - perch guardi me?
Gi - So che ti d fastidio che appena puoi. te ne liberi. Ma in tanto ti dimeni dentro come un ossesso.
Grissini - (punto con sarcasmo) Oh, ci con tante altre cose che danno fastidio di pi, amico mio.
Gi - Lo so.
Grissini - Ah lo sai?
Gi - E si portano con disinvoltura nella vita a testa alta, cos, come se niente fosse. Ridi? Beato te. Anche tu sei diventato allegro improvvisamente. Cosa hai?
Grissini - M' venuto in mente un'idea cos...
Gi - Allora evviva l'allegria.
Grissini - Evviva! Evviva!
(Si fissano sorridendo prendendosi a gabbo reciprocamente).
Grissini - Ma voglio dire il fatto mio a questa gente che si fa aspettare tanto. Mi son rotte le gambe per arrivare pi in fretta; ho rimandato un appuntamento importante con un mio cliente e che nel frattempo...
Gi - Si lavora da mane a sera eh! si sgobba, s corre, si incanutisce per portare a casa un po' di danaro e poi a casa...
Grissini - Non parlare, non parlare, povero amico mio; (vedendolo ridere) per sei un bel tipo, tu, ti invidio!
Gi - Lo credo.
Grissini - Lo credi? Ma perch sorridi? Che cosa ho?
Gi - Niente! non si vede niente.
Grissini - Piuttosto, dimmi: oggi bisogner decidere. Non possibile andare ancora avanti a furia di proposte e di controproposte... Non ti pare?
Gi - Ci hai pensato bene?
Grissini - Ci ho pensato stanotte, molto.
Gi - Anche alle responsabilit che noi due sopratutto ci assumiamo di fronte alla vertenza?
Grissini - Specialmente a quello.
Gi - Perch, bada...
Grissini - (nervosamente) Bada che cosa? E lo dici a me? Tu in fondo hai voluto spingere il fatto sino alle estreme conseguenze.
Gi - (sgranando gli occhi) Io?
Grissini - Ma se uno di quei due ragazzi per combinazione ci lascia la pelle e si vuole risalire alle origini della vertenza...
Gi - E' a questo che hai pensato, stanotte?
Grissini - Anche a questo.
Gi - Ebbene, ti giuro, che sono contento di trovarti ragionevole.
Scelsi - (pallidissimo, lugubre appare sulla porta del primo uscio di destra).
Scelsi - Sono arrivati.
Gi - Andiamo.
Grissini - Ce la sbrigheremo in pochi minuti (a Dora) Tu intanto prepara il t. (Gi e Grissini si avviano: si arrestano prima di varcare la soglia).
Grissini - (a Gi) Passa tu.
Gi - No, passa tu. E' giusto. Entra tu per il primo. Sei pi decorativo.
Grissini - Ah! io sono pi decorativo, ti assicuro che sei veramente un magnifico tipo (passa oltre, seguito da Gi).
Scelsi - (vedendo le due signore cerca di andarsene inosservato dal fondo).
Elena - (Scelsi, dove va?
Scelsi - Esco: mi sgranchisco. Ho i nervi.
Dora - E dove vuole andare a , sgranchirli?
Scelsi - Fuori.
Elena - (L'avverto che fa un freddo atroce fuori.
Scelsi - Ho bisogno di muovermi non si resiste qua dentro, (guatandole con ira) Oh! loro sono calme, sono tranquille, lo capisco bene. Possono parlare di cuffie, di trine, di pellicce, di fox-trott! Io non respiro pi.
Elena - (ridendo) Non faccia il ragazzo! Venga qui.
Dora - Io le servo intanto una tazza di t. Vuole? (chiama la cameriera alla quale impartisce qualche ordine per una tazza a Scelsi).
Elena - (Va bene i nervi. Ma la cortesia? Lei non si avvede che lascia in asso due signore (ridendo) mi sembra uno studente che aspetta l'esito della votazione dei suoi esami di laurea.
Dora - (versando il t) Vuole del rhum? Rhum no? Lei lo preferisce puro. Ricordo... (e sorride).
Scelsi - (prorompendo) Ah. Davvero, siete di una calma dolcissima, angelica da coprirvi di baci da stritolarvi in un amplesso disperato!
Dora - Ma Scelsi, andiamo. Con me lei pu dire certe cose perch io la conosco da anni, ma la signora potrebbe offendersi!
Scelsi - (guardando ferocemente Elena) Oh, la signora mi capisce.
Dora - (a Elena) Tu lo capisci?
Elena - (addentando un pasticcino) Io no, cara.
Dora - (offrendo la tazza Scelsi) Suvvia beva un sorso d bravo figliuolo. E vedr che non succeder niente.
Elena - Ma che cosa dovrebbe succedere?
Scelsi - (scattando) Oh, a voi niente certo! E che cosa dovrebbe succedervi di cos inaudito da darvi un brivido di emozione? Bisognerebbe che crollasse il mondo con tutte le sue sartorie: il mondo invece non crolla. Continuer a girare, continuer ad essere liscio, impassibile e tondo come le vostre facce al cospetto del sole. Se crollo io, la cosa non ha importanza.
Elena - (con un sorriso) Ho un presentimento. Scelsi!
Scelsi - (furibondo) La prego, non mi comunichi i suoi presentimenti, eh! Non sono i fatti che ammazzano gli uomini sono i presentimenti (balzando ad un rumore che crede di aver avvertito nel corridoio) Eccoli!
Dora - Troppo presto.
Elena - Per dovevano sbrigarsela in pochi minuti...
Dora - Forse non saranno d'accordo. E allora...
Scelsi - Ma sono d'accordo; sono perfettamente d'accordo! Anzi: siamo d'accordo. perch loro esprimono la mia volont rappresentano il mio onore e la mia decisione... (si sentono dei passi nel corridoio. Scelsi,, vacillando, senza fiato) Eccoli.
Elena - (preoccupata a Scelsi) Che cos'ha?
Dora - Vuole un bicchier d'acqua?
Scelsi - (riprendendosi) ~ No non si disturbi, signora! Non si disturbi nemmeno per questo. Ho avuto un momento di... sa, i nervi tesi da due giorni e... Ma non niente. (Gi e Grissini entrano, pausa).
Grissini - Senta, Scelsi...
Elena - (Avete fatto presto!
Gi - Non c'erano che poche idee da scambiare, (o Scelsi) Domattina...
Scelsi - (con la voce strozzata) - A che ora?
Gi - (sorridendo) Presto.
Grissini - Senta, Scelsi: noi abbiamo parlato sicuri di avere la sua piena approvazione.
Scelsi - Siete i miei rappresentanti.
Grissini - E speriamo che lei non avr difficolt a scrivere una lettera...
Gi - Non occorre che tu ti dilunghi in scuse, poche frasi, precise, concise, cortesi...
Grissini - Come l'altra volta, insomma?
Scelsi - (con un guizzo di gioia, cavando di tasca prontamente un foglio) Eccola qua!
Gi - Ah, ne conservi un'altra copia?
Scelsi - (che si rianima) Ho conservato la prima copia, per ricordo. Eccola qua. Di modo che...
Gi - Sei contento?
Grissini - E tu offrici il t, Dora, ne abbiamo diritto anche noi. (Dora chiama la cameriera e impartisce gli ordini soliti, mentre Elena a Scelsi)
Elena - Vede il mio presentimento.
Gi - Gli altri padrini ci hanno garantito che il conte Tanzi non trover difficolt alcuna ad accettare quelle frasi.
Scelsi - Ve lo garantisco anch'io.
Gi - (prendendo Scelsi per il braccio) Ed ora che tutto appianato senza spargere unii sola goccia di sangue ci vuole l'abbraccio di prammatica, (ironico) Grissini abbraccia tu j il tuo amico (e spinge Scelsi verso Grissini).
Grissini - (respinge Scelsi e buttando contro Gi) Ma no abbraccialo prima tu. Spetta a te (ghignando) Ti garantisco che spetta prima a te. (Gi allontanando Scelsi, a Grissini) Va l che tu gli vuoi bene, egli ti veramente amico.
Grissini - (c. s.) Ma tu gli devi anche essere riconoscente.
Gi - Riconoscente?
Grissini - Per il bene che vuole alla tua famiglia!... (mentre discutono prendendosi reciprocamente a gabbo, Scelsi sballottato di qua e di l).
Scelsi - No, scusate, sono io che debbo abbracciare tutti e due contemporaneamente... cosi (se li stringe al seno e li tiene fermi con forza).
Grissini - (a Gi) Che bel tipo eh! aveva la lettera in tasca (e ridono tutti e tre).
Gi - (a Grissini) Ma tu sapevi con che tipo avevi a che fare (a Scelsi stringendo l'occhio) Lui sapeva (Scelsi ridendo) Gi lui.
Grissini - (a Scelsi, strizzando l'occhio ed alludendo a Gi) Si rivolto ad un vero amico, sa?
Scelsi - (c. s.) Gi, lui.
(E si ripiegano in una risata concorde, piena, grassa, soddisfatta, abbracciati e felici).
FINE
- Questo copione è stato visto:


