Mi sono sposato

MI SONO SPOSATO

Commedia in tre atti di Guglielmo Zorzi

PERSONAGGI

RINA ANNI 22

DAISY ANNI 25

TERESA ANNI 60

LISETTA ANNI 17

GUIDO ANNI 28

SANDRO ANNI 30

PIERO ANNI 28

LELLO ANNI 31

VINCENZO ANNI 40

A Roma. Oggi.


ATTO PRIMO

La scena.

Salotto moderno nella casa di Guido. A destra una porta, a sinistra la comune e una finestra. La parete di fondo presenta la solita larga apertura che mette nella stanza da pranzo, dove si immagina a destra un'altra porta. Sulla scena pochi mobili, ma non comodi. Tardo pomeriggio.

Guido, Rina, Teresa, Vincenzo.

Guido -(ventottoanni, simpatico, elegante. Sta levando dall'involucro tre bottiglie di liquori diversi, che pone su un vassoio).

Rina -(ventidue anni, vestita da passeggio, dispone dei fiori in alcuni vasi. Accennando a un vaso gi pronto) Teresa?

Teresa -( la vecchia nutrice di Guido) Signora?

Rina - Per favore vuoi metterlo su quel tavolino?

Teresa -(eseguendo) Vi porto l'altro.

Rina - Si... grazie, Teresa.

Guido -(a Vincenzo) Il levatappi.

Rina -(a Guido) Li lasci cos, nelle bottiglie?

Guido - Si capisce.

Rina - C' quel bel servizio che ci ha regalato lo zio Tommaso... poi quegli altri due dei parenti di Torino...

Guido - Si, ma oggi i servizi da liquori non servono.

Teresa -(fra s) Magnifico!

Rina - Cos regalano della roba che non serve?

Guido - Gi.

Teresa - E allora cosa ne fate di quelle tre casse piene di regali che avete messo in cantina?

Rina - Davvero!

Guido - Cosa ne facciamo? Ogni volta che si sposa un amico, andiamo a frugare nelle casse...

Rina - Guido, non dir sciocchezze.

Guido - ... poi i nuovi sposi li regalano ad altri e cos via...

Rina - Ma noo...

Guido - Ma siii... Be', ora vieni qua che ti insegno.

Rina - Bravo. E poi vado a cambiarmi.

Guido - Dunque... (accennando a una delle bottiglie di liquori) Questo Gin e lo lasci stare. Oh... (accennando a un bicchiere) Qui metti un pezzo di ghiaccio... (cercando) Il cucchiaio... (Al domestico) Vincenzo, un cucchiaio.

Teresa - (fra s) Quel veleno!

Guido - ... e vi metti secondo le persone...

Rina - Cinque.

Guido - Ecco, brava... due dita di cognac, tre dita di Cointreau, appena, appena di limone... e il resto, fin qui, vermout.

Rina - un po' complicato.

Guido - Sta' attenta: due dita...

Rina - Ho capito, ma... (ordinando le bottiglie) Aspetta che le metta in fila, se no mi sbaglio. Dunque... questo Gin e lo lascio stare. Oh... dunque: due dita di cognac, tre dita di Cointreau, appena appena di limone e fin qui vermout.

Guido - Ma che brava la mia mogliettina! (La bacia).

Rina - Sta fermo!

Guido - Gi: c' la nutrice, che non deve vedere... (La bacia ancora).

Rina - Ma andiamo. Guido!

Teresa - La signora ha ragione: tante stupidaggini in pubblico!

Guido - E il pubblico saresti tu?

Teresa - Come no? Quando fai della musica nuova e la fai sentire a me e Vincenzo, non dici che siamo il tuo pubblico?

Guido - (a Rina) La vedi? Vuol sempre aver ragione.

Teresa - Quando ho ragione, si capisce.

Rina - Andiamo avanti!

Guido - Si, andiamo avanti... Prendi il cucchiaio e mescoli... o meglio agiti, sbatti... Cos. (Eseguisce) ... per tre, quattro minuti.

Rina - Tanto tempo?

Guido - Eh, deve ghiacciarsi!

Teresa - (fra s) Guarda l!

Guido - Poi versi nei bicchieri. Ecco tutto.

Rina - A proposito! Abbiamo fra i regali quel recipiente che si chiude, poi si agita: non per i cocktails?

Guido -Si; ma tu la vedi una signora scuotere il recipiente? Quella roba da uomini; ma una signora pi graziosa col cucchiaio: cos. (Fa l'atto) Tac, tac, tac...

Rina - Va bene, ma...

Guido - E bada che dovrai farlo con noncuranza... quasi distratta.

Rina - Distratta?

Guido - Eh, si, distratta. Hai mai visto le dive nei film americani? (Facendo atto di sbattere, cammina dondolandosi fra le poltrone) Chiacchierano del pi e del meno con gli amici... fumano la sigaretta... e intanto tac, tac, tac...

Rina - Ma se schizza?

Guido - Schizza?

Rina - Eh, se chiacchiero pu...

Guido - Ma non deve.

Rina - Ma, caro, tu fai presto a dirlo: tu non fai niente...

Teresa - Ecco!

Guido - Non faccio niente? T'insegno. E dici poco? Lo sai che i cocktails sono la mia specialit?

Teresa - Fosse solo quella roba l la tua specialit !

Guido - (a Teresa) Che cos'hai, che cosa hai tu, che brontoli come una caffettiera?

Teresa - Ho che quel genere d'amici non dovevi farglieli conoscere a tua moglie...

Guido - Oh, non ricominciamo!... (A Rina) Dei professionisti, bravissimi...

Teresa - Gi... bravissimi a farne di tutti i colori... concreto... si volatizzano che una bellezza.

Rina - Strano.

Daisy - Finir per farmi prestare il tuo costume da bagno. (Ridono).

Rina - (improvvisamente) A proposito!

Daisy - Che cosa?

Rina - Vuoi scommettere che te lo trovo io il marito?

Daisy - Davvero? tu? come? Dimmi, dimmi... Oh, che bellezza!

Rina - Calmati, cara.

Daisy - Calmarmi? Mi parli di marito e vuoi che mi calmi? E allora?

Rina - Fra poco saranno qua questi suoi amici...

Daisy - Ah...

Rina - Sono tre: vuoi che fra tre non si trovi quello che ti va?

Daisy - Ma chi sono?

Rina - Uno si chiama Sandro... Sarpi, mi sembra: ha studiato archeologia...

Daisy - Ricco?

Rina - No.

Daisy - Male.

Rina - Guido per mi ha detto che ha uno zio pieno di milioni...

Daisy - Ah!

Rina - Ottantenne...

Daisy - Bene.

Rina - ... e lui l'unico erede.

Daisy - Ma che bravo ragazzo!

Rina - Veramente fa l'archeologo per compiacere lo zio: sai... l'eredit...

Daisy - Fa il suo dovere, povero figliolo.

Rina - Il secondo architetto, credo molto bravo; anche lui figlio di pap; cos l'architettura, mi capisci, la fa per modo di dire.

Daisy - Si chiama?

Rina - Piero; il cognome non lo ricordo. Il terzo Lello... Lello Ferrini, chirurgo, aiuto del professor Salustri al Policlinico: una promessa. Questo il pi serio di tutti, forse perch povero.

Daisy - Nomi simpatici per dei mariti.

Rina - vero? Sandro, Piero, Lello...

Daisy - Sandro qua, Piero l, Lello su: si prestano.

Rina - (ride) Pi bello Guido per. Be', appena sono qua, li vedi e ne scegli uno.

Daisy - Va bene sceglierlo; ma come faccio a... (gesto della mano come dire acciuffarlo ) ... mi capisci...

Rina - Ma ci sono io!

Daisy - Speriamo. Che vuoi? Sono cos scoraggiata...

Rina - Ma vedrai che con me il coraggio ti verr.

Daisy - Se sapessi qui alla capitale come strana la giovent... Smaliziata, distratta... E poi con tutto questo sport, tutte queste automobili..

Rina - Che c'entrano le automobili?

Daisy - Che c'entrano? C'entrano, mia cara, altroch! Ho la mia esperienza su questo, triste esperienza purtroppo! Da voi, per esempio, usa andare in auto coi giovanotti?

Rina - Ma certo: quante volte con pap e mamma...

Daisy - Ah no: voglio dire da sole.

Rina - Da sole? Ma ti pare? In automobile da sola con un giovine?

Daisy - (con malinconia) Ecco, vedi? Qui invece usa.

Rina - Ma davvero? E... scusa, anche lontano?... fuori porta?

Daisy - Ah, si capisce! Anzi! sempre fuori porta.

Rina - Oh... ma una cosa che non va.

Daisy - Lo so che non va, ma ci si va lo stesso. E allora tu capisci... conosci uno; comincia a farti la corte; credi che tutto vada per il meglio... poi si va in auto... e dopo, non so come sia, di matrimonio non si parla pi. cos: non so come sia...

Rina - Daisy... guardami un po' in faccia. Non sai proprio come sia?

Daisy - Oh Dio, un poco lo so.

Rina - Ah... E di' un po': molte?

Daisy - Che cosa molte?

Rina - Si, insomma... molte corse?

Daisy - Eh, abbastanza.

Rina - E molte macchine? voglio dire... diverse?

Daisy - Che vuoi... l'uso...

Rina - (subito allarmata) E scommetto che anche Guido, lui che l'ha proprio a due posti... figurati!

Daisy - Saresti gelosa?

Rina - Gelosa? Ma... non so... finora non ne ho motivo.

Daisy - Per lo saresti.

Rina - Che vuoi... dacch sono qua, sento dire tante cose... (si alza).

Daisy - Quali cose?

Rina - Ma si!... la nutrice, una vecchia donna che l'ha visto nascere e ogni tanto si lascia sfuggire delle allusioni... Poi tu che mi parli delle corse in auto; lui che mi porta a casa questi amici, compagni di bagordi... di avventure...

Daisy - Che te li porta a fare?

Rina - Mah! vuole che mi vedano; pare che se non c' la loro approvazione il matrimonio non sia valido...

Daisy - Ah, ah...

Rina - Verranno qua, mi scruteranno... io naturalmente diventer una stupida...

Daisy - Ma nooo...

Rina - Ti ricordi, quando davamo gli esami, quei professori, tre anche allora, che ti guardavano negli occhi con quelle faccie piene di cattiveria?

Daisy - Hai ragione, orribili!

Rina - Be' finivi per impappinarti e non sapere come andare avanti. Sai come sarebbero pi intelligenti gli scolari se non ci fossero i professori?... Vedrai, vedrai... Mi sembrer di stare sulla spiaggia col costumino di mamm...

Daisy - Ah! Ah!

Rina - (ode un rumore) Oh Dio! son qua e non sono vestita. Vieni che mi cambio, presto! (Trascinandosi Daisy) Che noiose queste presentazioni! (Via).

Guido - (entrando seguito da Sandro, Piero, Lello) Era qua ora con una amica... Saranno di l, aspettate. (Si avvia).

Sandro - Non c' fretta, lascia...

Guido - La chiamo. (Esce da destra).

Sandro - Pover'uomo! tutto agitato, sbandato... come un pipistrello di giorno... ut noctua in luce.

Piero - Come se farci conoscere sua mo glie fosse un grande avvenimento.

Lello - Per lui lo .

Piero - Si, ma converrai che ridursi a sembrare un fissato, un monomane...

Sandro - Non pensa ad altro ormai...

Piero - (osservando) Meno male che ci sono dei liquori: dev'essere un pensiero di lui.

Sandro - (osservando) Ai fiori invece deve aver pensato lei: i tulipani, i fiori che le ragazze di provincia ricamano al telaio, sul raso azzurro...

Lello - Quando saranno qua per, non continuate a essere cos ostili.

Piero - Ostili noi?

Lello - Eh! Poco fa in auto vi parlava di sua moglie e voi zitti, cogli occhi fuori del finestrino; non una parola di consenso, niente...

Sandro - Ammetterai che era seccante quella sua felicit da ragazzino.

Piero - Ah, si, puerile!

Lello - Ma no: era n pi, n meno che l'entusiasmo di ogni marito novello...

Piero - Pollo novello!... Mi pare ancora di sentirlo: Vedrete, intelligente, poi colta... suona il piano... .

Sandro - Gi, il piano! In provincia le ragazze suonano il pianoforte. (Imitando Guido): un po' timida, ma si sa, per lei tutto cos nuovo... Questa vita in una grande citt... .

Piero - Ne abbiamo colpa noi se nata in provincia?

Sandro - Io mi domando che cosa pu averlo indotto... Guido poi, il tipo pi antimatrimoniale di... dell'Urbe.

Piero - Mistero!

Lello - Mistero? Dna donna.

Sandro - Oh, mistero, una donna ! Parli come un romanziere del 1841!

Piero - Di' piuttosto una moglie che se anche una donnetta qualunque, per il solo fatto di chiamarsi moglie, esercita una suggestione a priori.

Sandro - Per gli imbecilli.

Lello - Be', non affrettatevi a fare delle diagnosi prima di conoscerla: potrebbe essere una donna interessante...

Sandro - Peggio! Quando le donne sono interessanti, si sa quello che succede Inter geminas pingantur cornua frontes. E Tibullo non era un cretino.

Piero - Comunque, Guido un amico perduto.

Lello - Perduto poi...

Piero - Perduto, perduto...

Sandro - E che amico! Dite un po' chi ci organizzava le serate pi belle?

Piero - Gi.

Sandro - Chi avvertiva come lui la selvaggina di passaggio? Vi ricordate quella sera che ci port alla Taverna del Quirinale semplicemente perch gi a piazza del Popolo, a tre chilometri, dico tre, fiutando l'aria... cos... (fiuta intorno) aveva sentito che la Taverna doveva essere piena d'ogni ben di Dio?

Piero - Va l, era fantastico!

Sandro - E adesso eccolo qua paralizzato... mutilo, fra le pareti domestiche... in catenis et vinculis... E poi per la sua arte! Vi pare che possa comporre della musica bella, originale nel tran tran della vita matrimoniale? L'arte, miei cari, ha bisogno di disordine, di scosse: allora, che i nervi si strappano e danno l'ispirazione...

Lello - Veramente finora ha prodotto cos poco...

Piero - Poco, ma bene.

Sandro - E poi un'altra cosa, una cosa che mi atterrisce: la vita dello scapolo lo rendeva distratto... non so... simpaticamente inconsiderato: gli domandavo mille lire, me le dava subito. (Si ride).

Teresa - (entra dal fondo portando una ciotola con del ghiaccio).

Piero - Oh, Teresa!

Sandro - La nostra Teresina! Come va?

Teresa - (accigliata) Buongiorno, buongiorno...

Sandro - Brava, hai portato il ghiaccio?

Teresa - Eh gi! perch pare che certe usanze continuino! (Ridono) Ma vi avverto per che d'ora in avanti qua ci sar pi ordine.

Sandro - Teresina?...

Teresa - ... pi regola! Si filer dritti qua, se Dio vuole! Eh, si! diritti! (Avviandosi verso il fondo) Stiamo diventando seri! Era ora! (Esce).

Piero - Non vi pare una Teresa pi autorevole?

Lello - Gi, pi energica.

Sandro - Pare un caporale promosso sergente.

Guido - (entrando tutto in orgasmo) Viene subito... di l con una amica: si sta cambiando. Era uscita e...

Lello - Poteva restare com'era.

Piero - Per noi...

Guido - Vi pare? Vestita da passeggio?... Era uscita per prendere dei fiori: quelli.

Sandro - Ah, i tulipani! La mia passione!

Guido - Sedetevi. Be' come va, cari?

Lello - Bene.

Guido - (a Lello) Il tuo lavoro?

Lello - Cresce: due appendiciti la settimana.

Guido - Bravo, perbacco! (A Piero) E le tue case?

Piero - Ne ho in mente una, che un capolavoro.

Guido - E si fa?

Piero - Si fa, si fa... di capolavori, mio caro, se ne fa uno ogni cinquant'anni: aspetta cinquant'anni...

Guido - (ridendo) Ah, ah... (A Sandro) E i ruderi?

Sandro - Sta buono! Sono come le appendiciti di Lello: spuntano dappertutto. Tanto che appena avr ereditato dallo zio, li far estirpare... tutti! (Si ride) Ma il male che lo zio eterno pi dei ruderi.

Piero - Gi.

Sandro - l, vegeto, fresco: un mughetto. (Si ride. A Guido, tutto compunto) Anzi, a proposito, caro amico, volevo chiederti un favore...

Guido - (alzandosi nervoso) Non so perch ritardi... non capisco... (Si avvia per andare a chiamare Rina).

Lello - (a Guido) Ma lasciala in pace!

Guido - Volevo solamente... era pronta...

Piero - Bada che potresti diventare un marito seccante.

Lello - Non ti conviene.

Guido - Avete ragione: ma per voi: farvi aspettare...

Piero - E aspetteremo.

Sandro - Ti agiti troppo, mio caro.

Guido - Io mi agito?

Piero - Un po'!

Guido - Gi, forse; ma... che volete... l'idea di farvi conoscere mia moglie...

Sandro - Ti turba?

Guido - Macch turba ! Tuttavia...

Sandro - Se cos semplice! Lei entra, tu dici: I miei amici Tizio, Caio, Sempronio . Noi ci inchiniamo, le baciamo la mano, rispondiamo: Onorato, piacere, lietissimo... . Oh, prego. Accomodatevi . Che c' di straordinario?

Guido - Ah, niente!

Piero - Non un fatto tanto eccezionale da far perdere la calma.

Guido - No, ma...

Sandro - Quidquid accidet amice, fortiter sapienterque feramus. Cirerone ad Attico

Guido - (vedendo aprirsi la porta) Ah, ecco...

Rina - (entrando seguita da Daisy) Mi vorrete scusare...

Guido - Rina, i miei amici: Sandro Sarpi...

Rina - Piacere...

Sandro - (baciandole la mano) Onorato...

Rina - (a Guido) L'archeologo?

Guido - Appunto. Piero Comi...

Piero - Piacere...

Rina - Il chirurgo?

Piero - Per carit!

Rina - Ah, gi, Piero: si, si: Piero l'ingegnere.

Guido - E Lello Ferrini...

Rina - Ecco, questo il chirurgo. (Indicando) Molto bene: Sandro, Piero, Lello...

Piero - No, Lello lui.

Rina - Ah, benissimo. Allora Sandro, Piero, Lello: va bene cos?...

Sandro - Esatto.

Rina -... la mia amica Daisy di Albaredo. (Scambio di convenevoli).

Rina - Accomodatevi.

Guido - (dopo un silenzio d'imbarazzo) -Li ho trovati a Piazza Colonna.

Lello - Gi.

Piero - (pausa) A Piazza Colonna, sicuro.

Sandro - (pausa) A destra... (siccome nessuno ha compreso) guardando la galleria a destra. (Si ride).

Rina - Puntuali, insomma.

Guido - Puntuali.

Rina - (un silenzio, a Guido) Tu forse li avrai fatti aspettare.

Lello - No, no, pochi minuti.

Piero - Tre o quattro al pi.

Sandro - (dopo un silenzio) Cinque.

Guido - Che cosa?

Sandro - Minuti, minuti: abbiamo aspettato cinque minuti.

Rina - (li guarda, poi guarda suo marito, sorride).

Piero - Poi siamo saliti in macchina...

Sandro - Ah, gi! Che memoria hai! vero! siamo saliti in macchina.

Piero - Come? Non ti ricordi? Abbiamo percorso il Tritone, Piazza Barberini...

Sandro - Aspetta, aspetta che penso... anche corso d'Italia!

Piero - Gi! Anche corso d'Italia!

Sandro - Che fatica questo viaggio a memoria! (Si ride).

Lello - Ed eccoci, finalmente in casa dell'amico.

Daisy - ...dove, a quanto pare, state perdendo il filo del discorso. (Si ride).

Piero -Esatto.

Lello - vero!

Sandro - Ma naturale: se il filo si trovasse, non ci sarebbe pi quel detto che si perduto il filo. (Si ride).

Piero - No, che il filo si spezzato.

Sandro - Come, come?

Piero - Noi siamo il passato della vita di Guido...

Sandro - Ah, gi!

Piero - ... e la signora l'avvenire.

Sandro - Giustissimo: la Parca ha tagliato nelle nostre mani il filo della tua vita di scapolo, e ora Imene tesse in quelle della sposa lo stame di una vita nuova novae stamen vitae sponsae in manibus Himen ducit. (Si ride un p male).

Rina - (dopo un altro silenzio) Sai, Guido, ho fatto vedere a Daisy la casa.

Guido - Ah, s?

Sandro - Ecco che intanto la sposa ha trovato il suo filo: la casa.

Rina - Forse poco interessante per voi; ma visto che non ne troviamo uno migliore...

Lello - Del resto, la casa sempre un argomento d'interesse.

Sandro - Perbacco! il reclusorio, il Por-tolongone del matrimonio. (Si ride).

Daisy - (a Guido) Be', se cos, vi dir che il reclusorio mi piace.

Guido - Meno male.

Daisy - Ma per Rina...

Sandro - II carceriere?

Daisy - Appunto... faceva delle osservazioni giustissime.

Guido - Osservazioni?

Sandro - Le porte che non chiudono?

Rina - No, il bagno...

Sandro - Penale?

Lello - (fra le proteste) Ma finiscila!

Guido - Che cos'ha il bagno?

Rina - Ha che l'apparecchio a gas...

Guido - Non va?

Rina - pericoloso e d'estate d calore all'ambiente...

Daisy - Non simpatico, ha ragione.

Guido - Lo cambieremo.

Rina - Ci sarebbe quello elettrico, comodissimo.

Guido - Prenderemo l'elettrico.

Piero - Mille lire, ti avverto.

Guido - Ah!...

Rina - Poi la cucina...

Guido - Anche la cucina?...

Daisy - bellissima, ma non bastano le maioliche...

Sandro - ... blu, per le mosche.

Daisy - Come lo sapete?

Sandro - Me l'hanno detto le mosche: soddisfattissime. (Si ride).

Rina - No, la macchina a gas che...

Guido - Non va nemmeno quella?

Daisy - vecchia, poco pratica...

Rina - Poi consuma troppo.

Guido - (con un principio d'insofferenza) E cambieremo la macchina. Va bene?

Rina - Oggi ce ne sono a carbone...

Lello - Carbone? Non antiquato?

Sandro - Lo dici tu: oggi vanno a carbone anche le automobili...

Piero - Gli autobus...

Rina - Nel catalogo ce n' una che consuma sei chilogrammi di coke al giorno.

Piero - Settemila.

Rina - Ma no: sei chilogrammi.

Piero - (a Guido) Settemila lire costa, ti avverto.

Rina - Del resto consuma cos poco che ci si rifa della spesa in un momento.

Sandro - Ammirevole il senso amministrativo della signora.

Piero - Gi: comincia a farti spendere dei soldi.

Rina - Ma in cose utili.

Sandro - Appunto! E io penso ai pranzetti che saprete preparare al vostro Guido... con la cucina a carbone... (A Guido) E i buoni pranzi, bada, sono la palla al piede del carcerato! (Tutti ridono).

Guido - (un po' seccato) E va bene, prenderemo la cucina a carbone! Cos spero non mancher pi nulla...

Daisy - Veramente manca ancora...

Guido - (con leggera impazienza) Ancora?

Rina - ... qualche cosa qui...

Guido - E sentiamo che cosa manca qui. Ma poi spero che potremo cambiare discorso, ti sembra?

Rina - (comprendendo a un tratto l'inopportunit dell' argomento, agli amici) -Oh scusate! parlavo di cose...

Sandro - Perch? Interessantissime!

Piero - Molto!

Sandro - E divertenti: un tuffo salutare nei doveri della perfetta massaia. Dunque sentiamo che cosa manca qui.

Rina - No, no, ne parler poi a Guido, da soli.

Daisy - E perch? parlane subito.

Sandro - Ma si: dobbiamo essere messi a parte anche noi dei cambiamenti che si faranno qua ad opera del Genius loci.

Piero - Coraggio, signora.

Rina - (a Guido) ... Ma... Permetti?

Guido - Parla, parla, purch facciamo presto.

Rina - ... Ecco mi sembra che qua, ci vorrebbe qualche poltrona pi comoda...

Sandro - Ahi, ahi! ti siedi e non ti muovi pi: fai la pancia... (Si ride).

Daisy - Poi un tavolino per il bridge...

Rina - ... e quest'angoletto, non so...

Daisy - Gi, sia pi intimo, pi accogliente...

Rina - Per esempio un abat-jour...

Daisy - ... un tavolinetto per tenerci le sigarette, i bombons...

Sandro - Fritto... La pancia, la pancia.

Daisy - L'avete anche coi bombons?

Rina - Non sono mica per voi.

Sandro - Per lui; peggio! L'amico Guido ghiottissimo. E poi vedo, vedo: la poltrona comoda, l'angoletto intimo... i bombons, il giornale... la fronte corrugata sul cruciverba... (Imitando chi risolve un cruciverba) Dove il sole si leva all'orizzonte... I Romani l'usavano al mattino... Daisy Ma, caro signore, questa, se non sapete, stata sempre la casa di uno che non ci stava mai: ora deve diventare la casa...

Sandro - Di uno che deve starci sempre.

Daisy - No che deve che dovrebbe sentire il desiderio di starci.

Piero\ - La reggia di Circe, insomma.

Sandro - (subito accennando al cestino da lavoro) Ah, si! guardate: ecco qua gl'incantesimi, i filtri della maga! (Fruga nel cestino).

Rina - Non mi mettete del disordine!

Sandro - Il ditale, l'agoraio, le cifrette per i calzini...

Guido - (per sviare la conversazione) Rina?

Rina - Vuoi?

Guido - Non ci offri niente?

Rina - Ah, scusa! dimenticavo. Mi aiuti Daisy? (Si avvia verso il fondo per preparare i cocktails).

Daisy - (seguendo Rina) Subito, cara...

Sandro - (subito) Oh, a proposito, ragazzi, ho qua quella risposta... (Fruga in tasca).

Piero - Ah si?

Lello - Bravo, fa vedere.

Sandro - Ci son certe cosette... (Leva dal portafogli una lettera azzurra e la rilegge insieme a Piero e Lello, commentandola con sorrisi).

Guido - (avvicinandosi) Che cos'?

Sandro - No, no, caro: segreti di famiglia!

Guido - Anche per me?

Piero - Tu non sei pi della lega, mio caro.

Guido - Eh gi. (a Piero) Sentite, che cosa dicono di me le donne. (Leggendo).

Sandro - Al ricordo dei tuoi baci...

Piero - ... mi sento fremere.

Sandro - Nelle radici dell'essere. (Gli amici ridono).

Sandro - Il nostro caro Guidone! Che c'? Hai l'aria triste.

Guido - Io? Affatto! Pensavo a Rina laggi alle prese coi cocktails...

Sandro - Perch non li sa fare?

Guido - (riprendendosi) Tutt'altro! praticissima; ma, siccome una ricetta mia...

Piero - Non ci avvelenerai mica, spero.

Guido - No, non temete!

Sandro - (osservando Rina) Vedo che lavora con impegno, si d da fare.

Guido - Vi sar sembrata un po' impacciata, immagino.

Piero - Chi?

Guido - Rina, mia moglie.

Sandro - Impacciata?

Piero - E perch?

Lello - carina.

Guido - (sperando in un giudizio migliore interroga collo sguardo, Piero e Sandro).

Piero - Carina.

Sandro - Carina, carina, carina.

Guido - Che volete... la prima volta... davanti a gente nuova...

Lello - Ah be', questo si capisce.

Piero - Manca la confidenza.

Sandro - Ecco! Era un po'... come... non so... perplessa.

Guido - (a Sandro) Sempre allegro tu.

Sandro - Ah si, allegro e senza perplessit.

Guido - Ah ah... (Breve disagio) Be', spero, ora che c' una padrona di casa. verrete qualche volta a passare da noi la serata.

Lello - Ma certo!

Piero - Senz'altro!

Guido - Per esempio, vi andrebbe una partita a Bridge?... se credete un paio di giorni la settimana. Che ne dite? si potrebbe fin da ora stabilire il marted e il sabato.

Sandro - Due giorni?

Guido - Perch? Sono pochi?

Sandro - Pochi?!

Guido - Troppi allora... dite voi.

Piero - Ma che... vedi... noi... Tu, caro, conosci la nostra vita: sempre cos piena d'imprevisto che mettere proprio due giorni fissi...

Sandro - ... e il sabato di giunta che tu sai il pi redditizio.

Guido - Gi. Ma non vorrei, vedete, che a poco a poco...

Lello - Che cosa?

Guido - Non so... le abitudini... la vita diversa, ci allontanassero.

Lello - Allontanarci? E perch?

Sandro - Non ci potremo vedere come prima, si sa...

Piero - Naturalmente: le abitudini non saranno pi le stesse...

Sandro - Ma resteremo sempre i buoni amici di un tempo, che diamine! se non vicini, sempre fedeli, se pur non casti: parlo di noi. (Si ride).

Lello - Ci vedremo anche troppo, non dubitare.

Guido - Speriamo.

Piero - (riavvicinandosi a Sandro) E hai risposto?

Sandro - A chi ?

Piero - (accennando alla lettera) A quella l.

Sandro - Ah, s! e nello stesso tono.

Lello - (unendosi ai due) Tienci al corrente, mi raccomando!

Sandro - Si capisce.

Guido - (che rimasto di nuovo isolalo, avvicinandosi) Stasera, per esempio, avete impegni?

Lello - Dicevi?

Guido - Dicevo se stasera avete impegni, perch si potrebbe andare tutti al cinema.

Piero - Al cinema?

Guido - C' un bel film al Barberini.

Sandro - Andare insieme?

Guido - S. (Vedendoli incerti) Perch, non...?

Sandro - che... (Agli amici) Sar meglio dirglielo. (a Guido) Stasera, mio caro, purtroppo... occupatissimi!

Guido - (cercando essere disinvolto) Ah...

Lello - Ma si... una combinazione...

Sandro - Jugoslavia.

Guido - Nientemeno!

Piero - Tre, una meglio dell'altra.

Sandro - Occhi verdi.

Guido - Perbacco! E di passaggio?

Piero - Si fermano due settimane.

Guido - (con intenzione) E...???

Sandro - Che cosa? (Comprende) Ah... (Con un gesto come per dire Altroch ) Oh!!!

Guido - Bravi, perdiana!

Lello - Mah!

Guido - E... davvero carine?

Piero - Carine? (Gesto come per dire fantastiche ) Caro mio!...

Sandro - (a conferma) Jugoslavia.

Lello - Certo molta razza.

Piero - E, bada, ce n'era una quarta.

Guido - (con voluta indifferenza) Ah, si?

Lello - Cugine, due a due.

Piero - Un amore: e puoi immaginare se non abbiamo pensato ai bei tempi in cui il quarto non mancava.

Lello - Be', adesso non statelo a tentare.

Guido - Oh, tentare! che cosa c'entra tentare ?

Lello - No, dicevo cos, accademicamente.

Guido - (sorridendo appena) Io ormai sono fuori combattimento.

Piero - Ah certo: il tuo passato chiuso ormai.

Sandro - Ma non devi rimpiangerlo amico mio.

Guido - E chi lo rimpiange?

Sandro - Infandum, regina, jubes reno-vare dolorem!

Piero - Del resto, non si pu aver tutto: qua tu hai la pace, la famiglia...

Sandro - ...la cucina a carbone... (Si ride).

Lello - Del resto, scherzi a parte, noi poveri randagi, col correre continuamente da un'avventura all'altra, alla fine che cosa si trova?

Sandro - La coppa! la coppa del piacere che nel fondo ha il tosco.

Guido - Io poi, che volete, mi sono persuaso che, a furia di cambiare, tutte le donne si assomigliano.

Lello - Ma certo!

Sandro - Esatto. Per, per, per me, quando arriva la sera e calano le ombre sulla metropoli e i desideri s'accendono con le stelle... l'avventura, l'imprevisto, il caso che possa recarti emozioni... nuove, diverse...

Lello - Be', non starlo a turbare...

Guido - Turbarmi?

Sandro - Ti turbo?

Guido - Ma affatto! mi prendete per un ragazzino?

Sandro - (continuando) Non so... al cadere delle ombre mi pare di ritornare bambino, quando appendevo la calza sotto la cappa per la Befana. Illusione, eterna illusione! fugacissima imago.

Piero - Certo, dobbiamo confessare che la tua mancanza la sentiamo, molto la sentiamo.

Sandro - Ah, questo s: molto!

Guido - Vi ringrazio.

Sandro - Lo dicevo anche poco fa: tu eri l'asso di briscola, mio caro.

Piero - E quello che combinavamo con te, forse sar difficile combinarlo ancora.

Guido - Eh! andiamo, non esagerate!

Sandro - No, no, il tuo spirito d'organizzazione, il tuo intuito, il tuo fiuto... Mah! pazienza: toni passe, tout casse, tout lasse...

Piero - Per non riesco a immaginare che sensazione si prova.

Guido - A far che?

Piero - A sposarsi: un cambiamento cos radicale, cos improvviso anche: perch ormai niente pi cambia: ogni giorno la stessa cosa. Deve essere come se la vita si fermasse.

Guido - Miei cari, quando si vuol bene...

Sandro - Ah, questo s: si sopporta tutto.

Guido - Eh?...! (Gli altri ridono).

Sandro - Un momento: voglio dire che si affronta, ecco... si affronta. Il frate, per esempio, il trappista... come si spiegherebbe? Amore mistico. Cos il marito: si chiude nella casa, affronta la vita uguale, monotona, eroica... del fedele compagno; amore... gi... Quale amore?

Piero - Coniugale.

Sandro - Ah, vero! c' anche quello! Amore coniugalel

Guido - (costretto ad accettare lo scherzo) -Senti, se seguiti, ti mollo un diretto...

Sandro - Ma se ho appena incominciato!

Guido - Ah si? sta a vedere allora. (Si alza e in posizione di attacco gli va contro).

Sandro - Ahi, ahi! (Si allontana) Non lo far pi!

Lello e Piero - (s intromettono scherzando) Fermo! Lo rovini!

Rina - (intanto avanzando col vassoio dei cocktails) Sono pronta!

Guido - (a Sandro) Devo crederti?

Sandro - Giuro!

Guido - (resta a guardarlo comicamente incerto, col pugno alzato).

Sandro - (sotto la minaccia, quasi senza fiato) 0 Dio, o Dio... me le d...

Daisy - (intanto a Rina) Qual' quello che ha lo zio coi milioni?

Rina - Quello che le piglia, l'archeologo.

Daisy - Allora d qua. (Prende un bicchiere e si dirige verso Sandro) Vuol prender animo?

Sandro - (accennando a Guido) Se lui me lo permette.

Guido - Oh, brave! (Va verso Rina, seguito da Lello e Piero).

Sandro - (a Daisy) Grazie, mia salvatrice!

Piero - (a Rina) Siete arrivata in tempo.

Lello - Avete impedito una strage.

Rina - Meno male.

Daisy - (a Sandro) Siete voi che fate l'archeologo ?

Sandro - Per servirvi.

(Sandro, Piero e Lello assaggiano la bevanda e cominciano a fare smorfie).

Daisy - Dev'essere molto interessante scoprire i ruderi.

Sandro - (tossendo) Ah, s, interes... santissimo... (a Guido) Scusa, che roba ?

Guido - Il sidecar, ma con un'innovazione mia.

Rina - Non va bene?

Sandro - (c. s.) Caro, questo non un sidecar: un camion, un autotreno...

Lello - Brucia un po' troppo, infatti.

Guido - (intanto ha assaggiato) Ma che cosa ci hai messo?

Rina - Oh Dio! scusate: invece del ver-mout ci ho messo il gin!

Guido - Ma Rina!

Rina - Te l'ho detto, non sono pratica...

Guido - Pratica, pratica... che c'entra la pratica? cos semplice!

Lello - Niente paura, signora: si beve.

Piero - un po' energico, ma si beve.

Sandro - Forse preferivo i tuoi pugni, ma...

Rina - Come sono mortificata!

Sandro - Scherzo, signora: guardi. (Beve d'un fiato) Ahi!

(Entra Teresa portando la tovaglia e senza cerimonie comincia a stenderla per il pranzo).

Guido - (intanto a Rina) Se ti avevo tanto raccomandato...

Rina - Hai ragione, ma la prima volta che...

Guido - Ma si presta attenzione!

Lello - Lasciala tranquilla.

Guido - (affrettandosi verso il fondo) -Aspettate, ci penso io.

Sandro - No! per carit!

Piero - Questo ammetterai che vale per dieci.

Sandro - Sono un vulcano.

Rina - Mi dispiace.

Teresa - (a Rina) Contentona dev'essere!

Guido - (a Teresa) Cosa?

Teresa - (continuando ad apparecchiare) Magari bruciasse il doppio!

Guido - Teresa?

Sandro - Teresina?

Guido - Cosa c'entri tu?

Piero - Ho capito: Teresa non ci vuol pi bene.

Teresa - Ve ne vorr del bene se starete un po' pi alla larga.

Guido - Di', vuoi smetterla?

Lello - Infatti vedo che ci mandi via.

Teresa - Sono le otto e nelle case come si deve alle otto si va a tavola.

Rina - Scusatela.

Sandro - Anelila male ancillans...

Guido - (a Teresa vivamente) Potevi aspettare gli ordini della signora, no?

Teresa - Sono ben gli ordini della signora.

Guido - (a Rina) Ah, tu le hai detto d'apparecchiare quando c' gente?

Rina - Io no...

Teresa - Mi ha detto che quando sono le otto si va a tavola.

Guido - Mi pare che sia un po' diverso. Di' piuttosto che sei tu che vuoi fare sempre di tua testa.

Teresa - Ti piace il riso lungo? no. E allora si va a tavola puntuali.

Guido - Spero che non vorrai continuare su questo tono.

Rina - (a Guido) Abbi pazienza.

Sandro - No, no, Teresina ha ragione.

Lello - Infatti sono le otto e due minuti.

Piero - Vorr dire, Teresa, che torneremo presto.

Teresa - Purtroppo!

Rina - (a Piero e Lello) Come mi dispiace!

Lello - Perch, signora? l'ora anche per noi.

Guido - (andando con Rina, Lello e Piero verso la comune) cos, cos: quando si d corda ai domestici... La vedete? E pi diventa vecchia e peggio ... (Escono chiacchierando).

Daisy - (che rimasta sulla soglia a Sandro) Dev'esser bello per, veder i ruderi con uno che se ne intende.

Sandro - Ma io posso farvi da guida patentata. Dove state di casa?

Daisy - Piazza Indipendenza ventisei.

Sandro - Benissimo: domani alle quattro sar l colla macchina.

Daisy - Gentile...

Sandro - Andremo per la campagna romana, deserta, fra boschetti di lauri e di sugheri; io vi spiegher i miti della stirpe primigenia, mentre la macchina filer lenta e silenziosa per i clivi...

Daisy - (a un tratto) Ah!...

Sandro - Che c'?

Daisy - Niente, niente.

Sandro - Il sidecar che brucia?

Daisy - No, l'automobile. -(Escono). (Teresa finisce di apparecchiare).

Rina - (entrando) Teresa cara, non ti sembra d'aver fatto male a trattarli cos?

Teresa - Male? Se non li mandavo via, chiss a che ora si pranzava. Eh... un po' pi d'ordine far bene a tutti!...

Guido - (entrando infuriato) Ma tu intanto farai meglio a cambiare!

Teresa - Cambiare?

Guido - Sicuro! cambiare: questa non pi la casa di uno scapolo dove tu potevi fare e dire quello che volevi: oggi la casa di una signora che deve poter ricevere gli ospiti come si deve.

Teresa - Gli ospiti quelli?

Guido - Di pi! gli amici!

Teresa - S! begli amici!...

Guido - E ti prego di non discutere! perch... perch... appunto qua in casa, d'ora in avanti, si cambia! E pi discussioni!

Rina - Guido...

Teresa - E va bene! Per dovrai aver pazienza se non potr cambiarmi tutto a un tratto: sono vecchia e le cose in furia non le so fare... nemmeno i cambiamenti. (Esce).

Rina - Perch l'hai gridata a quel modo?

Guido - Impari a stare al suo posto.

Rina - Cosa vuoi, vecchia, della casa, ti ha fatto quasi da madre.

Guido - Va bene, ma questo non deve darle il diritto di interloquire ad ogni minuto, di comandare, di insolentire come fa. Ma che roba ?

Rina - Scherzava.

Guido - Ah, scherzava? Non la conosci: se cominci a lasciarti mettere i piedi sul collo, vedrai il bel rispetto che avr anche per te.

Rina - Ti vuol molto bene.

Guido - Che mi voglia bene non dubito; ma deve persuadersi che di padroni di casa qua ce n' uno solo. Anzi d'ora in avanti c' una padrona; e bisogna adattarsi alla nuova situazione. Da quando in qua si deve vedere una persona di servizio comportarsi a quel modo? Roba... roba... basta!

Rina - Bada che sei pi arrabbiato del necessario.

Guido - Si capisce che sono arrabbiato! e ho ragione! (Prende il giornale e si mette a leggere).

Rina - (un silenzio) Di, Guido...

Guido - Eh?

Rina - L'avresti forse un po' anche con me?

Guido - (c. s.) Con te? Perch dovrei averla con te?

Rina - Ma... non so... sento d'esser stata cos stupida coi tuoi amici...

Guido - (c. s.) Stupida? Non mi sembra.

Rina - Si, si, stupida. Del resto anche loro hanno un certo modo di fare... (Un breve silenzio) Che cosa t'hanno detto?

Guido - (c. s.) Di che?

Rina - Di me.

Guido - (c. s.) Ah...

Rina - Ebbe'?

Guido - (c. s.) Niente: che sei carina.

Rina - (delusa) Eh, gi...

Guido - Non ti basta? cosa dovevano dire?

Rina - Hai ragione... C' stato poi anche quell'incidente dei cocktails... (Un silenzio. Fra s ridendo) Ah, ah...

Guido - (c. s.) Ridi?

Rina - Figurati che avevo pensato di darne uno a Daisy per marito!

Guido - (con rabbiosa ironia) Marito? Ah, ah, questa vedi proprio una bella idea! Magnifica! Un'idea felice! Riuscirvi, per!

Rina - Perch? Non simpatica Daisy?

Guido - (c. s.) Ah si, molto!

Rina - E allora perch non dovrei riuscire? Come tu hai sposato me... (Un silenzio) Spiritoso quel... quello .lei ruderi: Sandro.

Guido - Si... uno spirito, forse in certi momenti inopportuno.

Rina - Gi: pareva l'avesse col matrimonio.

Guido - (c. s.) Ma si! E gli altri a tenergli mano... Stupidi!

Rina - Scherzavano.

Guido - Ah, lo credo che scherzavano! Ma in ogni modo, la prima volta che ti vedono... Potevano avere un po' pi di discrezione. Per la bella vita poi che fanno loro!... La Taverna, la Lucciola, il Colibry, e ogni sera lo stesso. (Tormentando il giornale) Quelli l, vedi, la vita vera, con uno scopo... costruttiva insomma, non sanno nemmeno dove stia di casa! Basta che si divertano, che bevano... che corrano in macchina con delle donne... E ogni sera, bada, la stessa cosa, ogni sera! Per loro s, che sempre la stessa cosa! Come si possa continuare a vivere cos non so. E credono, stupidi, di possedere il senso, il segreto della felicit. Poveri scemi!! Idioti che non siete altro! Si, si, la coppa! La coppa del piacere! Bevete, bevete!

Rina - Ma perch continui ad arrabbiarti?

Guido - Io? no... Arrabbiato io? Per carit!

Rina - Ognuno pu far quel che crede, non ti sembra?

Guido - Ah, certo! Padronissimi! Facciano, facciano!

Rina - Tu, per esempio, ti sei persuaso di cambiar vita e l'hai cambiata.

(Entra Vincenzo e porta la zuppiera).

Guido - (quasi con rancore) Si. E sono contento d'averla cambiata! Contentissimo! Arcicontentone!

Rina - Ma che cos'hai?

Guido - Niente ho! (Piega malamente il giornale) Che cosa vuoi che abbia?

Teresa - in tavola.

Rina - Oh, brava Teresa! -(A Guido) T'ho preparato un pranzetto, che credo ti piacer, e sar la mia riabilitazione.

Guido - (senza entusiasmo) Brava!

Rina - (spegnendo le luci nellavanscena) -Riso in brodo, arrosto di vitello, insalata cotta... e dopo... dopo un dolcetto per il signorino che anche gli amici dicono che molto ghiotto. Va bene?

Guido - (c. s.) Molto bene.

Teresa - Vincenzo, il pane.

(Vincenzo esce).

(Rina e Guido vanno a sedersi alla tavola e cominciano a mangiare).

( rimasto acceso solo il lume sulla tavola da pranzo formando un breve cerchio di luce sui due commensali nella grande ombra della scena).

Teresa - (vorrebbe uscire, ma si ferma. A Guido) Come va il riso?

Guido - (serio a voce bassa) Bene.

Teresa - Meno male... Sa, signora? Quando era piccolo, diceva (imitando il fare dei bambini) Sempre riso! La solita minestra! (Non osa fargli la carezza che vorrebbe) E va adagio, che a mangiare in fretta ti rovini la salute. Non ho ragione, signora?

Rina - Hai ragione, si.

Teresa - (avviandosi per uscire) E che Dio vi benedica; e la vostra vita continui sempre cos... sempre uguale, in pace. (Esce).

Rina - (dopo un silenzio) Non ti pare insipida?

Guido - (sussultando) Eh? Che cosa?

Rina - La minestra.

Guido - Ah, si, infatti...

Rina - Vuoi il sale?

Guido - No, no: tanto... (Mangiano in silenzio) .

CALA LA TELA

ATTO SECONDO

La scena del primo atto. Il mobilio pi elegante: in un angolo un tavolino per il bridge; a destra una lampada ad abat-jour un tavolinetto presso un divano e tre comode poltrone, formano un insieme pi accogliente e pi intimo. In fondo un pianoforte. Le quattro del pomeriggio. All'alzarsi della tela Rina sta seduta sul divano e lavora all'uncinetto; ogni tanto sorride a Guido, che, seduto al pianoforte, cerca con gran stento la via per esprimere le sue idee.

Rina - (dopo che Guido avr tentato pi volte una frase) Non sei contento?

Guido - (continuando a provare la stessa frase) Mah...

Rina - La trovo molto carina, molto... (Si interrompe) Bada...

Guido - Che cosa?

Rina - Ora mi pare che diventi la Bohme.

Guido - Gi... (Riprova la frase) vero, aspetta. (Tenta pi volte di modificare la frase).

Rina - Eh, no...

Guido - Ancora la Bohme?

Rina - Adesso mi pare l'Aida.

Guido - (lasciando il piano) inutile, inutile, non ci riesco.

Rina - Ci riuscirai, vedrai...

Guido - Non vibro: sono atono, vuoto...

Rina - Del resto, non si pu aver sempre l'ispirazione, ti sembra?

Guido - Lo so, ma che questo stato d'imbecillit dura da troppo tempo: oggi la Bohme e l'Aida, ieri il Nabucco...: se andiamo avanti di questo passo, faccio risuscitare tutti i morti.

Rina - Sai che cosa devi fare?

Guido - Che cosa?

Rina - Cerca di non pensare...

Guido - Non pensare?

Rina - Ho sempre sentito dire che quando uno non pensa, gli vengono le idee.

Guido - Questo lo dicono gli imbecilli: quando uno non pensa, cara mia, non pensa. (Si siede).

Rina - (un silenzio) Vuoi che usciamo?

Guido - Uscire?

Rina - Si: facciamo un bel giro con la macchina per i castelli.

Guido - Ma, tesoro mio, cerca d'avere un po' pi d'immaginazione: dacch t'ho sposata e non riesco a lavorare, tu mi consigli il giro dei castelli. E credi che rifacendo ogni giorno la stessa strada mi vengono le idee?

Rina - Cambiamo strada: dove hai la carta del Touring?

Guido - Ma proprio una fissazione! Dovrei diventare intelligente a furia di farmi sballottolare in auto vicino a te!

Rina - Io posso restare a casa: vai solo...

Guido - Ma nooo, bimba, non fraintendermi! Che c'entra che tu ci sia o non ci sia?

Rina - Hai detto che stare in macchina con me...

Guido - Oh, adesso sragioni! Non ci sto sempre con te? E per questo dovrei esser diventato un idiota? Non metterti queste malinconie per la testa, per l'amor di Dio!

Rina - Pure alle volte ci penso.

Guido - A che?

Rina - Ma... che per gli artisti una moglie...

Guido - Ah be', ora mi fai ridere. Come se Verdi, Wagner, Rossini, Puccini non avessero avuto moglie. Avevano moglie! altroch! E che mogli!

Rina - Ecco.

Guido - Che cosa ecco?

Rina - Avranno avuto delle mogli speciali, non delle donnette insipide come me.

Guido - Vuoi finirla? Cos'hai deciso? di tormentarmi? E poi ti pare che sia il caso di guastare con delle parole stupide tutto il bene che ci vogliamo? (L'accarezza a lungo) Eh?... le dirai pi queste idiozie? (La bacia) No, eh?

Rina - (gli si stringe addosso).

Guido - (un silenzio) Sai cos' invece? Io credo d'aver capito cos'.

Teresa - (entra per mettere a posto delle stoviglie).

Rina - Che cosa?

Guido - Che quando un artista, vedi, lavora... trovarsi sempre sotto gli occhi quel foglio di carta... la carta da musica poi, con quelle cinque maledettissime righe, sempre quelle!... aver sempre davanti il pianoforte con quelle sette note!... sempre quelle: doremifasollasi, doremifasollasi... diventa, mia cara, un martirio cui non si resiste. La monotonia, ecco, la monotonia. E se ti prende l'ossessione della monotonia, finita. il supplizio della stesse cosa. C', sai, il supplizio della stessa cosa. Altroch! Anche nei reclusori, per rendere pi duro il castigo, non obbligano i carcerati... (Si interrompe).

Rina - Dicevi?

Guido - Niente, niente.

Teresa - Perch non provi a fare una cosa ?

Guido - Sentiamo.

Teresa - A non pensare: quando uno non pensa che gli vengono le idee.

Guido - Anche tu? No, eh? Ne ho abbastanza di questi consigli stupidi!

Teresa - (uscendo) Nervi!

Guido - Anche lei, ora, anche la serva! (Dopo un silenzio) Hai del caff?

Rina - Subito. (Suona per il domestico).

Guido - Alle volte il caff...

Vincenzo - (s'affaccia).

Rina - Un caff per il signore.

Vincenzo - (esce).

Guido - Balzac non scriveva i suoi romanzi a furia di caff? (Improvvisamente) Ah!... (Corre alla tastiera e ripete, modifica la frase di prima e la arricchisce con bell'impeto d'arpeggi) Ecco, se Dio vuole! Ecco!

Daisy - (sulla porta) Ah, deliziosa! deliziosa!

Guido - Davvero?

Daisy - Io sono entusiasta di Catalani.

Guido - Eh?

Daisy - Perch? Non la Wally?

Rina - (subito) Si, si, la Wally, vero Guido? Ma con qualche variazione di tua fantasia...

Guido - Gi! Fantasia! Ne ho di fantasia!
Molta! -(Si accascia sulla poltrona la testa fra le mani).

Daisy - Che c'?

Rina - (le fa cenno di non insistere).

Vincenzo - (entra col caff e s avvicina a Guido) Signore...

Guido - Eh?

Vincenzo - Il caff.

Guido - Ma si! portalo a Balzac...

Rina - (a Vincenzo che rimasto incerto, il vassoio fra le mani)Si, portaglielo Vincenzo.

Vincenzo - (guardando attorno) Ma... il signor Balzac?...

Rina - No, a lui. Mettilo l. (Indica il tavolino).

Vincenzo - (lascia il vassoio ed esce senza aver capito).

Daisy - Ma che succede, amici?

Rina - Non in vena per lavorare e...

Daisy - E s'arrabbia per questo?

Guido - Capirete, son vari giorni che spremo, spremo questa povera testa...

Daisy - Volete un mio consiglio? Non ci pensate: quando uno non pensa...

Guido - (si alza) Arirvederci! (Esce).

Daisy - Ebbe'?

Rina - Lo vedi? Da un po' di tempo, o per una ragione o per l'altra, si fa prendere i nervi...

Daisy - E naturalmente chi ci va di mezzo sei tu.

Rina - Del resto, il destino di noi mogli: siamo sempre l, davanti a loro... sempre uguali, sempre quelle... la stessa cosa ogni giorno... e cos, mi capisci...

Daisy - Ah, no! Non perdere la fiducia in te stessa, mia cara, che allora sarebbe veramente un disastro. Ricordati che la fiducia la forza migliore: Fides unica vis.

Rina - Parli latino?

Daisy - Si, da qualche giorno...

Rina - Del resto, vedi, quando ci si sposa bisogna essere preparate anche a questo.

Daisy - Una bella prospettiva per chi ha voglia di sposarsi.

Rina - Mah!... (Un silenzio) Dimmi di te piuttosto: come vanno le cose tue?

Daisy - Come vanno?... Me l'aspettavo questa domanda.

Rina - Ebbene?

Daisy - Male, mia cara: le cose vanno male, malissimo.

Rina - Davvero? Se mi pareva che tutto fosse avviato cos bene!

Daisy - Ah, si! avviato! Ma stato dopo, dopo l'avviamento... lungo la strada...

Rina - Che successo?

Daisy - Conosci il bosco di Nemi?

Rina - Il bosco?

Daisy - Si, il lucus nemorensis, dove c'era una chiesa con un sacerdote etrusco...

Rina - Io no.

Daisy - Be', devi sapere che tremila anni fa, dalle parti di Nemi, c'era un bosco...

Rina - Ma che c'entra?

Daisy - Aspetta... dove c'era un sacerdote etrusco, che doveva star sempre lontano dalla sua chiesa e nascondersi per paura che l'ammazzassero.

Rina - Be'?

Daisy - Due settimane fa mi dice: Signorina, domani vado al bosco di Nemi per delle ricerche: volete venire anche voi? - Perch no? dico io. E il giorno dopo si parte.

Rina - In automobile?

Daisy - Eh gi: non potevamo mica andare a piedi.

Rina - Oh, Dio, Dio...

Daisy - Quando siamo l, discendiamo...

Rina - (rinfrancata) Ah...

Daisy - Un posto incantevole, magnifico... tutt'alberi secolari, nemmeno una casa... un silenzio!...

Rina - Be', va avanti.

Daisy - A un certo momento mi dice: Vogliamo andare a vedere, signorina, dove si nasconde il sacerdote? Andiamo pure dico io. Ci inoltriamo nel bosco... andiamo avanti un po'... poi un altro po'... sempre pi nel fitto, sempre pi nel fitto...

Rina - (terrorizzata) Ma scusa, se il sacerdote era morto tremila anni fa, che cosa andavate a cercare?

Daisy - quello che dico anch'io; ma mi tirava per un braccio... E cos a furia di andare avanti, sempre pi avanti...

Rina - Oh, Daisy mia!...

Daisy - Intanto, capisci, mi spiegava il mito...

Rina - (si copre la faccia) Ah!

Daisy - Dopo, si capisce, le visite ai ruderi si son fatte pi rare, sempre pi rare... Basta... da pi di una settimana non lo vedo. Non mi rimasta che qualche sentenza latina.

Rina - Ma terribile!

Daisy - Eh, lo so che terribile!

Rina - E me lo dici cos, con tanta disinvoltura?

Daisy - Cosa vuoi farci? Ormai...

Rina - E pensare che sarebbe andato tanto bene: simpatico...

Daisy - ... lo zio ricco!

Rina - E adesso che farai?

Daisy - Mah, non lo so... (Un silenzio) Dimmi, piuttosto: quel Piero, l'architetto, che tipo ?

Rina - Perch? Vorresti forse?...

Daisy - Eh, bisogner pure che me lo trovi questo marito! Com' Piero?

Rina - Ma... bravo mi sembra.

Daisy - Clienti?

Rina - Clienti?

Daisy - Si, insomma, se lavora, se guadagna.

Rina - Ma... Guido dice che col tempo finir col lavorare e farsi un nome.

Daisy - E allora, scusa, non potrei provare con lui?

Rina - Eh, ma se continui ad andare in automobile, nei boschi...

Daisy - Ah no, basta! Non mi ci prendono pi. A un certo momento, che diamine, si fa la propria esperienza: Homo sapiens si expertus.

Teresa - (entrando dalla comune e traversando la scena) Signora...

Rina - Che c'?

Teresa - (accennando dietro col pollice) -L'astrologo: sta levandosi il paletot.

Rina - L'astrologo?

Teresa - Ma si... quello che scava i monumenti!... (Esce a sinistra).

Rina - (a Daisy) Oh, Dio, che non ti veda!

Daisy - (senza scomporsi) Ah, senti; ormai... mi ha gi vista.

Sandro - (entrando) Signora... (vedendo Daisy) Oh, la signorina Daisy! (Dopo aver baciata la mano a Rina, volgendosi a Daisy) Sapete, signorina, la settimana scorsa pensavo proprio a voi!

Daisy - Ma guarda!

Sandro - Ispezionavo il Bosco Sacro... sapete, dove la Ninfa Egeria si confidava con Numa Pompilio e pensavo... Se la signorina Daisy vedesse questo bel bosco! .

Daisy - Ah no, sa: ne ho abbastanza di boschi!

Sandro - (perplesso) Perch, non...?

Rina - (subito a Sandro) Voi volevate Guido?

Sandro - Si...

Rina - (alzandosi e prendendo Daisy per la mano) Vado a chiamarlo.

Sandro - Grazie.

Rina - Andiamo, Daisy. (Trascina con s Daisy a destra).

Sandro - (riflette con maggiore perplessit).

Guido - (entrando dalla comune ad alta voce) Oh, ciao! Come da queste parti? (Accennando a Sandro di alzare la voce).

Sandro - Passavo di qua, sono salito...

Guido - (a bassa voce guardando le porte) -Dove sono andate?

Sandro - Di l...

Guido - (ad alta voce) E che buon vento ti porta?

Sandro - Un vento che le ha fatto scappare.

Guido - Parla forte.

Sandro - (forte) Scappare.

Guido - (piano) Ma sei matto?

Sandro - (piano) Insomma, forte o piano?

Guido - (piano) Ma se strilli come una gazza. (Forte) E gli amici stanno bene?

Sandro - (piano) Se credi di fare il furbo con questo pianoforte...

Guido - Aspetta... (Va a schiudere l'uscio di destra, guarda fuori e lo richiude) Sono di l, in camera; possiamo parlare.

Sandro - Alle nove e mezza saremo con le macchine qua sotto, all'angolo della via Salaria: e poi si va al Topo Giallo. E l tutto combinato: tavolo per otto al mezzanino. Vedrai che roba!

Guido - (turbato) Hai detto alle nove e mezza?...

Sandro - Si, perch? (Come Guido non risponde) C' qualcosa che non va?

Guido - No, no, ma...

Sandro - Ma che cosa?

Guido - che, vedi, andarmene subito, appena finito di pranzare...

Sandro - Guido, tu tentenni!

Guido - Macch tentenno! Solamente non vorrei che questa uscita cos... Tu sai che quando la sera esco, la porto sempre con me...

Sandro - Non pretenderai mica di portarla anche stasera?

Guido - Chi dice questo?

Sandro - Allora che si fa?

Guido - Aspetta un momento che pensi.

Sandro - Ho capito: la solita incertezza. Come il ballerino d'Alessandria: Huc feri pedes et illuc...

Guido - inutile: quando si prendono delle decisioni di questo genere, bisognerebbe prima pensar bene a tutto.

Sandro - Pensare a che?

Guido - Una scusa: non posso mica uscire di casa cos, senza una scusa.

Sandro - (forte) E trovala la scusa!

Guido - Parla piano . Trovarla, trovarla...

Sandro - Hai avuto quindici giorni per pensarci, mica uno!

Guido - Ma non capisci che in sei mesi la prima volta che la lascio sola?

Sandro - Altra malattia del secolo! Ora i mariti e le mogli non sanno staccarsi l'uno dall'altro: vi accoppiate come dei piccioni.

Guido - Macch piccioni!

Sandro - Una volta, mio caro, i mariti, ed erano mariti, si vantavano di essere liberi: uscivano quando volevano, e le mogli le lasciavano a casa. Come vi siate lasciati mettere i piedi sul collo a questo modo... io non capisco. E allora che cosa vuoi fare?

Guido - Fare, fare... si capisce, voglio uscire.

Sandro - Oh, meno male!

Guido - Ci abbiamo messo tanto tempo a combinare questa faccenda, sarebbe bella che ora... (Definitivo) E poi continuare a fare questa vita, mio caro, non posso, ecco, non posso! Lo capisci che non posso? (Quasi investendolo) Sempre la stessa cosa, le ore regolate allo stesso modo: bagno, caff, lavoro, colazione, pisolino, caff, lavoro, poi passeggiata di famiglia, poi pranzo...

Sandro - ... altro caff...

Guido - Lo capisci che c' d'andar dritti al manicomio?

Sandro - E te la prendi con me? Non ti ho mica obbligato io a prender moglie.

Guido - Come sei gentile! Eccoli gli amici!

Sandro - Gli amici mi pare che pensino ai casi tuoi e te lo dimostrino coi fatti: un programma fantastico quello di stasera!...

Guido - Tuttavia, tanto per intenderci, io non sono affatto pentito d'aver preso moglie...

Sandro - Si vede!

Guido - E sono disposto a prendere a schiaffi chiunque lo mettesse in dubbio.

Sandro - Insomma vuoi o non vuoi tagliar la corda?

Guido - Si che voglio!

Sandro - Ma sei vigliacco e hai paura. E dire che ci hai messo in croce per delle settimane perch ti aiutassimo...

Guido - Io vi ho messo in croce? Ah senti! non dir bestialit.

Sandro - Come no? Smaniavi dalla voglia di evadere...

169

Guido - Evadere?

Sandro - Ma si! Una parola della quale oggi si abusa.

Guido - Ma se siete stati voi che m'avete istillato goccia a goccia questo veleno!

Sandro - Noi, il veleno?

Guido - Si, voi, voi! Fin dal primo giorno. Credete che non ricordi? Bruciavate dall'invidia, nel vedermi felice.

Sandro - Oh, adesso non farti delle illusioni! La tua felicit non di quelle che si invidiano.

Guido - (ironico) Si!!!

Sandro - Ci vuol poco a procurarsela: ci si sposa!

Guido - Gi!... ma trovarla una donna come la mia, trovarla! Una creatura perfetta, adorabile... una donna, vedi, che bisognerebbe baciare dove mette i piedi... un tesoro!

Sandro - Che farabutto! Stai per fare quello che... sappiamo e la lodi. Sai cos'? Mi fai schifo! (Avviandosi alla comune) Via, via, via!

Guido - Dove vai?

Sandro - A farmi passare la nausea...

Guido - Ma non fare lo stupido, vieni qua. (Un silenzio. Sandro ritorna) vero: in questo momento che sto per... le voglio pi bene. Come spieghi questa contraddizione?

Sandro - Forse perch molte volte per non contraddirsi, si costretti a contraddirsi: la coerenza, mio caro, rester sempre la pi diffcile delle discipline.

Guido - Sar cos.

Sandro - Per essere fedeli bisogna ogni tanto tradire: sembra un assurdo ed un assioma.

Guido - Per che brutta bestia l'uomo.

Sandro - Ah, questo si. Mala bestia et turpis. Io per direi di lasciare le riflessioni filosofiche e far presto a cercare questa benedetta scusa.

Guido - Gi. Ma quale? Siamo l.

Sandro - Aspetta! (Riflette) Ah!... Trovata!

Guido - Parla piano.

Sandro - La camicia.

Guido - La camicia?

Sandro - Si: vai per cambiarti la camicia, trovi che stirata da cane, fai una scena, prendi il cappello e via.

Guido - In camicia?

Sandro - Non fare lo stupido: ti rivesti...

Guido - Ma scusa, rifletti un po': debbo cambiarmi la camicia per poi avere il pretesto d'arrabbiarmi e uscire...

Sandro - Ebbe'?

Guido - Se dopo cena vado a cambiarmi la camicia, segno che ho gi deciso di uscire.

Sandro - Ah, gi: Nihil nisi causa. Giustissimo! C' inversione fra causa ed effetto. Un momento!... Si, si! La minestra!

Guido - La minestra?

Sandro - Si, la minestra: insipida!

Guido - Ci metto il sale.

Sandro - Salata, salata: la minestra che salata: fai una scena, prendi il cappello e via.

Guido - E non mangio.

Sandro - Ma, santo Dio, mangi dopo con noi a mezzanotte!

Guido - Gi! Quando non sto pi in piedi: grazie tante!

Sandro - Oh, come sei delicato! (Un'idea) Ah!...

Guido - Be'?

Sandro - Il caff: quando prendi i caff hai mangiato, no?

Guido - Va bene; ma il caff?...

Sandro - Fatto male, imbevibile...

Guido - Ma se lo fanno benissimo! il vanto di Teresa.

Sandro - La qualit: trovi che la qualit pessima...

Guido - Moka e Portorico?

Sandro - Accidenti!... La miscela sublime.

Guido - No, caro, se i pretesti che mi trovi sono questi, non riesco a muovermi di casa. Bisogna inventare qualche cosa di logico, di verosimile...

Sandro - Bravo! Ecco l'errore! La logica, la verosimiglianza! Se sei logico, tua moglie ti d subito ragione; e allora come attacchi? Come trovi il pretesto per arrabbiarti? Se invece sei illogico, assurdo, lei ti dice: Ma scusa amore, sei illogico, assurdo Io illogico, assurdo? ) Ma si, dici delle bestialit! (Come? Bestialit io? Bada come parli! E cos nasce una bella scena, piena vigorosa, magari vola... (Fa il gesto).

Guido - Che cosa?

Sandro - Ma si, un piccolo schiaffo, un ceffoncino... prendi il cappello e via.

Guido - Ah, che animale che sei! Andarmene dopo averla schiaffeggiata! E credi che avrei il coraggio di divertirmi, magari... si, mi capisci... quando la avessi lasciata a casa fra le lagrime? Ma va! Hai un bel cuore tu! Mi fai ribrezzo!

Sandro - Oh, mio caro, non so proprio pi che cosa dirti. Tu vuoi tutto, tutto vuoi! Vuoi uscire di casa, andarti a divertire, magari tradirla...

Guido - Parla piano...

Sandro - ... e pretendi d'aver un cuore.

Guido - Sta zitto.

(Durante le parole che seguono la scena si oscura fino a diventar buia).

Sandro - In quanto poi al caff, ti ripeto che un pretesto ottimo, magnifico! In tutte le case, se c' una questione in fin di tavola, sempre per il caff: il caff che , si pu dire, la pietra di paragone dell'economia domestica, il punto sul quale finalmente si trovano d'accordo le padrone e le serve nel mettere acqua, acqua, sempre pi acqua!...

(La scena ad un tratto s'illumina. Sandro scomparso. In fondo, a tavola, seggono Guido e Rina. Teresa li serve; Rina triste, contrariata. Teresa pure).

Guido - (sorseggiando sospettoso il caff) Questo caff acqua.

Rina - Trovi?

Guido - Acqua.

Rina - (a Teresa) Ci hai messo la stessa quantit?

Teresa - Ma si, la stessa; e il caff buonissimo.

Guido - No, cara, il caff pessimo; e non sarai tu con le tue chiacchiere a farmelo trovar buono!

Rina - Scusa, ma a me non pare poi cos cattivo...

Guido - Pessimo ! Se credete di farmi passare per un imbecille, vi sbagliate!

Rina - (a Teresa) Forse non era bollente. ..

Teresa - Che cosa?

Rina - L'acqua.

Guido - Ecco! l'acqua! (Con forza) Perch se c' un punto dove finalmente le padrone e le serve si trovano d'accordo, nel mettere acqua nel caff! Vi pare di non essere abbastanza economiche se non annacquate il caff!...

Teresa - E la minestra? Hai detto che era salata...

Guido - Sicuro che era salata!

Teresa - ... e ne hai preso due volte; l'arrosto era bruciato e in cucina dovremo farci delle uova...

Guido - Sfido! avevo fame: dai qualunque porcheria a un affamato e vedrai che te la mangia.

Teresa - Si, si, una bella scusa anche questa!

Guido - Scusa , che cosa vuoi dire con questa parola?

Teresa - Eh, lo so io che cosa voglio direi Non sono mica nata ieri, caro mio! (Esce portando via le stoviglie).

Guido - Che cosa le piglia?

Rina - Non lo so.

Guido - Si, non lo sai! Chi ti credesse!

Rina - Ma che cos'hai?

Guido - Che cosa ho? Ho che fra voi due c' una lega, una intesa.

Rina - Noi una lega? Ma Guido, tu sragioni...

Guido - Ah, sragiono?

Rina - Ma ti pare che io posso mettermi in lega con le persone di servizio? E poi per qual motivo? (Si alza e va al divano).

Guido - Ah, per conto mio, dei motivi non te ne ho dati: ho la coscienza tranquilla io! Non ho niente da rimproverarmi! (Va al pianoforte).

Teresa - (che rientrata alle parole di Guido) Eh, gi, tu non hai niente da rimproverarti!

Guido - Ascolti anche dietro le porte?

Teresa - No, caro, dietro le porte io non ci sto: i sotterfugi li lascio agli altri, io!

Guido - Sotterfugi? Che cosa vuoi dire con sotterfugi?

Teresa - Io? Niente! Che cosa vuoi che dica? Eppoi ti pare che una serva come me abbia il diritto di parlare?

Guido - Insomma, qui c' qualche cosa che non si riesce a capire: c' del mistero.

Teresa - Ecco, hai ragione: c' proprio del mistero... c' proprio qualche cosa che non si riesce a capire.

Guido - E allora parla, andiamo! Parla chiaro! Le insinuazioni non mi piacciono. Fuori! Che cosa c'? Non vuoi parlare? Adesso bada che esigo, capisci, esigo, che tu parli!

Rina - Ma insomma, che cos'hai? Tutt'a un tratto... (con le lagrime) Io non capisco, non capisco... (Si alza e viene a sedersi avanti piangendo).

Teresa - (raccogliendo le stoviglie per uscire) Eh, lo credo che tu non capisca. Ma capisco io!... (A Guido) Non per niente t'assomigli tutto a tuo padre... E ne ho viste in questa casa, quando c'era la povera signora, delle scene come questa! E so come andavano a finire! Va l, va l, che sono pratica! (Esce).

Rina - (piange in silenzio) Ho sempre fatto di tutto per accontentarti... non ho avuto altro pensiero... Poi me lo dicevi anche tu che tutto qui andava cos bene... Adesso a un tratto non va pi bene niente... pi niente... Se si comincia cos, dove si va a finire?... Dove si va... Piange).

Guido - (resta turbato. Un silenzio).

Rina - L'arrosto, avevo detto a Teresa: facciamo quell'arrosto che piace tanto a Guido... E a me, non so, sembrava che fosse uguale a quello delle altre volte... Anche il caff... sempre della stessa qualit: mezzo chilo preso ieri in via Propaganda... proprio da me: ero andata a posta... E pioveva anche!... (Piangendo in silenzio) Dacch ci siamo sposati non ho avuto che un pensiero, uno solo... farti contento... Non ho nessun merito lo so, il mio dovere... ma se adesso non ci riesco pi... se non ti contento pi... (Scoppia in pianto dirotto).

Guido - (intenerito) Andiamo, su, non piangere... (Sedendosi vicino a lei e cingendola con un braccio) Vieni qua... qua... Non posso veder piangere! E te poi!... (La stringe fra le braccia e la bacia) Sono uno stupido... uno stupido, e un cattivo!...

Rina - No, no, sono io che si vede... non so pi, ecco...

Guido - No, tu sei brava... Ti ripeto, l'imbecille sono io... peggio d'un imbecille!

Rina - No, la colpa mia... che non so mandare avanti una casa...

Guido - Ma non vero! La casa va avanti benissimo... anche troppo. (Stringendola a s) Sta qua, sta qua, calmati... (In uno slancio di sincerit) E poi inutile: non posso, non posso mentire! Sarei pi cattivo di quello che sono se mentissi! (Determinato a dire) Rina insomma... bisogna che ti dica.

Rina - Che cosa?

Guido - Ecco... quei miei amici... bravi, sai, dei bravi ragazzi, devi crederlo, ma... Io, vedi, sposando te ho guadagnato un tesoro... un tesoro grande... immenso... insomma, ho guadagnato te che sei tutto. (Imbarazzato) Ma tu non sai... che cosa ho perduto. E loro lo sanno, oh se lo sanno! E pare si divertano a venirmi a tormentare!... Sono buoni e mi vogliono bene e ne vogliono anche a te e ti rispettano, ma... (Si interrompe) Mi capisci?... No, tu non mi capisci. (Riprendendosi) Aspetta... La vita, vedi, che facevo prima di conoscerti era quella che loro continuano a fare: quando veniva la sera, via con le macchine... Niente di male, ma... qualche caff... qualche ritrovo... una vita stupida, insomma, idiota, che non vorrei ricominciare. Ma quando me li vedo davanti e pare facciano apposta a ricordare a rievocare... Sai cosa succede quando si comincia a pensare a una cosa che non si pu pi avere? Anche se una cosa stupida, cretina?... Che nasce dentro di s la voglia... non so... (Conclusivo) La libert, ecco; la libert. Guai se si comincia a pensare alla libert. E proprio questa sera... ti ripeto niente di male, ma avevamo combinato... E io, vigliacco, che per levarmi una voglia stupida, t'ho fatto piangere! (Breve silenzio) Sai perch sbraitavo poco fa?... Mi vergogno a dirtelo: per avere il pretesto d'uscire e lasciarti qua sola. E m'attaccavo alla minestra, all'arrosto, al caff!... Bell'idiota! (Abbracciandola) Va l, va l, piccola, perdonami e non pensiamoci pi. (Comincia a baciarla lievemente. A un tratto un suono di clakson gi nella strada. La lascia) M'hai capito?

Rina - Si, si, ho capito...

Guido - (rinfrancato, convinto, entusiasta) -Ma tutto passato? Tutto, tutto, tutto! (L'abbraccia ancora, mentre lei passiva lo lascia fare. Sorridendo sicuro) Vedi, io sono fatto cos; mi pento, ho la fortuna che mi pento. (Stringendola ancora) Uhm... tesoro mio! (La tiene ancora fra le braccia. Un silenzio) D: vuoi che usciamo insieme? (Alzandosi trasforma' to) Aspetta: vediamo cosa fanno a teatro (prende il giornale, lo scorre) Vediamo... al Reale... // Trovatore; oppure al Quirino: c' la Galli che fa Biraghin, al Moderno c' un film colla Gramatica... (lasciando il giornale e andando verso di lei per incitarla) Su, svelta, vatti a vestire: sono le nove e mezza...

Rina - (fa un lieve gesto di diniego col capo).

Guido - Perch? Non ti va?

Rina - No, ma tardi.

Guido - Macch tardi: al cinema l'ultimo spettacolo alle dieci... Dunque, su...

Rina - No, guarda, non ne ho voglia...

Guido - Ma la voglia viene. E poi mi fai contento; e l'hai detto anche tu che farmi contento... Su vatti a vestire.

Rina - Senti, Guido...

Guido - Che cosa?

Rina - Guarda... io credo che sarebbe meglio tu uscissi cogli amici.

Guido - Cogli amici? Ma sei matta? Nemmeno per sogno! Se tu sapessi come sto bene, ora che ti ho detto tutto, come mi sento pi sollevato: mi sento forte, leggero... Non mi credi?... Gi, cos: tu non mi credi.

Rina - Ma si, ti credo, ma che... No, no, tu faresti bene a andare cogli amici.

Guido - Ma impazzisci?

Rina - No, no, ragiono...

Guido - (sospettoso, quasi severo) Insomma, Rina, cosa c'?

Rina - Non arrabbiarti. Vedi... ora che rifletto, penso che prima ero una stupida...

Guido - Una stupida?

Rina - Ma si: dovevo capire che ogni tanto anche per te un po' di libert ci vuole...

Guido - Libert? Ma cosa vuoi che me ne faccia della libert?

Rina - Lo so, anzi sono sicura che non te ne farai niente; ma vedi... Ecco... come dirti?... Io sono certa che se tu restassi qua oppure uscissimo insieme come ogni sera... allora potrebbe succedere veramente qualche cosa di serio fra noi; e io finirei per passare dalla parte del torto.

Guido - Torto?

Rina - Ma si... avrei l'aria di tenerti legato... diventerei senza volerlo il tuo carceriere...

Guido - Oh, che idee!

Rina - Del resto lo dicono anche i tuoi amici...

Guido - Be', lascia stare gli amici.

Rina - ... e allora si volterebbe tutto a mio danno: invece, se tu esci, cosa giusta del resto, non ci sarebbe pi quella cosa dell'obbligo... della catena... (breve silenzio) Ti persuadi?

Guido - (freddo) No, non mi persuado affatto.

Rina - Come, non trovi ragionevole quello che dico?

Guido - Sar ragionevole, ma non in questo momento. Non vuoi uscire? E va bene, non usciremo; ma io non mi muovo: resto con te. (Un silenzio; si ode ancora il clakson) Ma si, suonate, imbecilli!

Rina - Sono loro?

Guido - Si, loro.

Rina - Avevate appuntamento proprio qua sotto?

Guido - (clakson) Ma non c' un metropolitano che li metta in contravvenzione?

Rina - Va l, esci, Guido.

Guido - No cara, non esco.

Rina - Ma si, esci, mi fai contenta.

Guido - Ma non sono contento io!

Rina - Ascoltami, Guido...

Guido - (scattando) Oh, insomma! Potr ben fare a modo mio!

Rina - (intimidita, fredda) Come vuoi. (Un silenzio. Si ode ancora il clakson) Ma vedrai che accadr quello che ti ho detto: che il torto sar mio.

Guido - E va bene, sar tuo.

Rina - (con vivacit) Ah vedi, che cominci gi?

Guido - Sicuro che comincio! Perch mi accorgo che in tutto questo c' del calcolo...

Rina - Calcolo?

Guido - Si, calcolo! Esci, esci, caro, lasciami qua, rester a casa tutta sola ad aspettarti! ... La vittima, la vittima che sorride: parte bellissima per una moglie! E se io dico: No, non voglio uscire, voglio restare con te, non mi muovo , ecco subito la paura di passare dalla parte del torto, di far la figura del carceriere. Calcolo, calcolo!

Rina - Ah, senti, non giudicarmi cos, che allora mi offendi!...

Guido - Scusa, non la verit? Prova a dirmi il contrario.

Rina - Io ti dico semplicemente che devi uscire!

Guido - E io non esco!

Rina - E vi avverto che ora i cocktails li so fare (alzandosi) Ma temo per il ghiaccio... aspettate... (Va per suonare).

Sandro - Non vi disturbate.

Rina - Che ci vuole? (Subito ritraendo la mano dal campanello) Oppure... Avrete cenato da poco, immagino...

Piero - Infatti...

Rina - E allora se invece di un cocktail, vi dessi una buona tazza di caff, vi andrebbe?

Lello - Volentieri.

Piero - Grazie.

Rina - Anche a Sandro?

Sandro - Ma si, vada per il caff.

Rina - (suonando per il domestico) Vi avverto per che Guido l'ha trovato pessimo.

Sandro - L'ha trovato pessimo?

Rina - (ritornando a sedere sul divano) Ma si. Non so perch trovava tutto pessimo stasera. (Prende il cestino da lavoro e comincia a ordinarlo) Ma non vero: il caff buonissimo.

Piero - Lo credo.

Vincenzo - (si affaccia).

Rina - Porta del caff.

Vincenzo - (esce).

Rina - Poi mi sembra che per questo mio angoletto il caff sia pi intonato. Che ne dite?

Sandro - Giusto: qui infatti si respira aria antica.

Piero - Aria ottocento.

Rina - Che va forse poco d'accordo con lo stile del nostro architetto...

Piero - Perch dite questo? molto grazioso il vostro angoletto.

Rina - (lavorando all'uncinetto a un ginocchiate di lana) Anzi, Piero?

Piero - Signora...

Rina - Oserei troppo se uno di questi giorni vi pregassi di farmi vedere le vostre case?

Piero - Come? Vi interessate di architettura?

Rina - Perch? Io trovo che tutte le donne dovrebbero interessarsi d'architettura: le case infatti non sono pi per noi che per voi, che non ci state mai?

Lello - Giustissimo.

Rina - E mi sono persuasa che lo stile moderno ha delle cose molto simpatiche.

Piero - Davvero?

Rina - Per esempio, tante comodit studiate bene: poi quel senso di pulizia, di chiaro, di nuovo

Lello - Giustissimo.

Rina - Solamente ho stentato a capire perch facciate le finestre sdraiate.

Piero - (interessandosi) Sdraiate?

Rina - Si, voglio dire... prima erano dei rettangoli in piedi, ora sono dei rettangoli adagiati. Ma poi la ragione l'ho trovata.

Piero - Ah, c' una ragione?

Rina - Come? Voi che le costruite non lo sapete?

Piero - Io no.

Sandro - Bei razionali!

Piero - Veramente..

Lello - Sentiamo intanto il perch della signora.

Rina - Prima di trovarlo ci ho pensato molto. Ma perch, mi domandavo, quelle finestre di traverso? Per dar luce? Eh, no: la luce migliore quella che viene dall'alto. Per cambiare aria pi presto? Nemmeno: l'aria sana entra dal basso per le porte e quella viziata esce dall'alto per le finestre.

Piero - (avvicinandosi) Interessante.

Rina - Per fare il contrario di quello che si sempre fatto? Ho riflettuto molto su questo; ma poi ho convenuto che non poteva essere.

Piero - E perch?

Rina - Eh no, Piero! Gli uomini in genere sono ragionevoli; e fare il contrario per il contrario non ragionevole, vi sembra?

Sandro - un po' maligno, ma vero.

Piero - E allora? (Si siede).

Rina - Finalmente... ho trovato!

Piero - E che cosa?

Lello - Sentiamo.

Rina - Che alle finestre di ieri ci si affacciava in due, mentre a quelle d'oggi ci si affaccia in quattro.

(Tutti ridono. Entra Vincenzo col caff. Rina, sempre seduta, comincia a versarlo e porgerlo agli amici, mentre Vincenzo fa il giro con la zuccheriera).

Lello - (intanto) Magnifico!

Sandro - Gi! Passa una processione, una parata, tutta la famiglia alla finestra...

Piero - I genitori e la prole...

Lello - I fidanzati e ai lati le madri in servizio di vigilanza.

Rina - Ecco, vedete quanti vantaggi?

Sandro - La cuoca con l'autista, la cameriera col signorino...

Rina - Sandro, non andate troppo in l!

Sandro - Che volete? ho l'abitudine di scavare, scavare in profondit, sempre...

Rina - A proposito di scavi, Sandro, ho saputo che state facendo delle nuove ricerche... mi sembra nel bosco di Nemi.

Sandro - (imbarazzato) Ah gi, si...

Rina - Dev'essere molto interessante quel bosco.

Sandro - Si, infatti...

Rina - Vi pregher poi un giorno d'accom-pagnarmici.

Sandro - (rinfrancato, audace avvicinandosi) Felicissimo: andiamo in macchina...

Rina - Grazie, ci verr...

Sandro - Bene!

Rina - ... con mio marito...

Sandro - Ah be... benissimo, giustissimo:(allontanandosi) Unico gaudens mulier marito. Orazio 3, 14, 5.

Rina - E che cosa questa storia del bosco di Nemi?

Sandro - (riavvicinandosi) Oh, una storia interessantissima...

Rina - Ma proprio vero che il sacerdote veniva ucciso e l'assassino gli succedeva?

Sandro - Verissimo.

Rina - Che crudelt!

Sandro - Il mito.

Rina - Il mito?

Sandro - Si, il mito silvestre del rinnovarsi delle stagioni: la vita di domani che uccide quella d'oggi. Dramma terribile che ha per teatro la foresta.

Rina - Bello per.

Sandro - Oh bellissimo! Ma vi sono tanti miti, se sapeste, interessantissimi. Per esempio, quello della semina, il mito di Persefone, lo conoscete?

Rina - No, ditemi: m'interessa molto.

Sandro - Dovete sapere... (Si siede).

Rina - (lavorando) E due.

Sandro - Due che cosa?

Rina - Oh, scusate, contavo i giri di questo ginocchiale...

Lello - (interessandosi) Un ginocchiale?

Rina - Si, per mia madre che soffre d'artrite.

Lello - A un ginocchio?

Rina - Si: a un tratto le si gonfia e dura delle settimane: dolori terribili...

Lello - (avvicinandosi) Sorvegli la dieta: carni bianche, verdura...

Rina - Gi, carni bianche, verdura, niente vino, niente caff...

Lello - Ecco.

Rina - .... e intanto i dolori continuano.

Lello - (allontanandosi) Eh, lo so, sono rose noiose.

Rina - Infatti quello che dite voi medici: sono cose noiose, tenetevele .

Lello - E che si pu fare?

Rina - Che si pu fare? Ma si cerca il rimedio!

Lello - E credete che non lo si cerchi?

Rina - No, non lo cercate. Voi medici prendete sul serio solo le malattie che fanno morire: alle altre non pensate.

Piero - vero.

Rina - Bisogna avere la polmonite, il tifo, il colera, perch vi occupiate di noi. Per i mali che mandano al creatore li trovate i rimedi.

Sandro - Per spedirci pi presto. (Si ride).

Lello - (interessandosi) Per c' un fondo di vero in quello che dite.

Rina - Altro! che c' un fondo di vero! Io, vedete, se fossi medico mi dedicherei invece alle malattie che danno soltanto noia.

Lello - (avvicinandosi) Potrebbe essere un affare.

Rina - Ma certo che sarebbe un affare! La gente rassegnata a morire, mica a sopportare i piccoli fastidi. Pensateci, dottore: vi assicuro che avreste molti clienti.

Lello - (sedendosi) Ma sapete che mi date un'idea?

Rina - (continuando a lavorare) E tre. Ecco fatto. La mamma sar contenta.

Lello - Finito? Che brava figliola siete!

Rina - Lo credete proprio che sia una brava figliola?

Piero - Brava la figliola, ottimo il caff.

Sandro - Eccellente, infatti.

Rina - Se lo dice Sandro che il caff buono, lo credo.

Lello - E anche queste poltrone sono molto comode* (Vi si accomoda con compiacenza).

Rina - vero? ci si sta bene?

Piero - (provandone le molle) Ottimamente.

Rina - E vi siete accorti?

Sandro - Di che?

Rina - (accennando alle poltrone) Sono tre... come gli amici di Guido.

Sandro - Ah... questo molto carino da parte vostra.

Rina - E vi aspettavano da molto tempo quelle poltrone.

Piero - Siete gentile a pensarlo, ma lo siete anche pi a dircelo in questo momento. (Un silenzio, i tre amici restano sdraiati con un senso di piacere).

Lello - Come sono soffici!...

Piero - Gi...

Sandro - Davvero: una delizia!

Rina - (dopo un silenzio) A proposito, Sandro, dovevate dirmi del mito di Persetene...

Sandro - (senza muoversi, gli occhi al soffitto, con aria supplichevole) Oh no, signora!... Anzi vorrei domandarvi un piccolo piacere.

Rina - Un piacere?

Sandro - Si... piccolo, piccolo: non sar Iroppo educato, ma...

Rina - Dite.

Sandro - Lasciarci per un momento cos... senza parlare...

Rina - Come volete. (Continua a lavorare come se fosse sola).

Piero - (dopo un silenzio, sdraiato, gli occhi al soffitto) Sandro?

Sandro - Eh?

Piero - Ma senti che calma. Sandro -(come Piero) ... Gi... questosilenzio.

Lello - (come Piero e Sandro) Sembra una cosa nuova.

Piero - Da quanto tempo... non sentivamo intorno a noi... tutta questa quiete.

Guido - (dopo un silenzio entrando tutto elegante, rumoroso) Eccomi pronto! Ho tardato? mi sono cambiato da capo a piedi...

Sandro - (pi col gesto che con le parole) Sta zitto!...

Piero - (c. s.) Taci...

Guido - Che succede?

Sandro - Mettiti a sedere.

Guido - (non comprende, ma come domifiato va a sedersi sul divano, vicino a sua moglie) Ebbe'?... Ma che avete?

Sandro - (sonnolento) Niente... Si preso un buon caff...

Guido - Buono?

Sandro - Ottimo. Si son fatte quattro chiacchiere con un'amabile signora... e ora si tace. (Un silenzio) Alma in domo quies ut custodiat te...

Guido - Chi ?

Sandro - Salomone, ignorante: Proverbi 7-5-

(Restano cos: gli amici sdraiati, gli occhi al soffitto; Rina la testa china sul lavoro. Guido con un mezzo sorriso sembra interrogare la moglie e osserva in giro gli amici).

CALA LA TELA

ATTO TERZO

La stessa scena degli atti precedenti.

Lisetta - (diciassette anni, ingenua e Umida, sta scegliendo dei vasi per metterci dei fiori).

Teresa - (verso il fondo, chiamando) Vincenzo?

Vincenzo - Volete?

Teresa - Porta quei fiori che sono al fresco nella secchia. (A Lisetta) Cos, mentre tu li metti a posto, noi finiamo di preparare qua.

Vincenzo - (entra coi fiori).

Teresa - Dalli alla signorina.

Lisetta - (prendendo i fiori) Per favore, Vincenzo, mettete dell'acqua in questo e in quello.

Vincenzo - (esce coi vasi).

Teresa - (improvvisamente lasciando la tavola e dirigendosi a sinistra) Oh, la torta! che non si bruci...

Lisetta - Per carit, Teresa...

Daisy - (affacciandosi alla comune) Lisetta?

Lisetta - Daisy?

Daisy - (dandole la mano) Tua sorella?

Lisetta - fuori per commissioni: uscita alle tre.

Daisy - Nientemeno!

Lisetta - andata anche dalla modista...

Daisy - Un cappellino?

Lisetta - S, per me: un amore: Rina se ne intende e...

Daisy - Perch? tu non te ne intendi?

Lisetta - Che vuoi, a casa c' mamma che fa tutto e non vuole si discuta; cos, capisci, io dell'iniziativa non ne ho.

Daisy - Meglio cara, meglio! conservati sempre cos; perch quando le ragazze cominciano con l'iniziativa, non si sa mai dove vanno a finire.

Vincenzo - (entra portando i due vasi).

Lisetta - Grazie. Metteteli qua. (Indica un tavolino).

Vincenzo - Volete che vi aiuti?

Lisetta - No, no, faccio io.

Vincenzo - (va verso il fondo e prepara la tavola).

Daisy - Belli quei fiori.

Lisetta - Un regalo di Sandro a Rina: oggi sant'Alessandro...

Daisy - E i fiori li regala lui?

Lisetta - Si, ha scritto un biglietto cos buffo...

Daisy - Gi, sempre buffo quell'uomo!

Lisetta - Per simpatico...

Daisy - (a denti stretti) Oh, simpaticissimo!

Lisetta - (accennando a uno dei vasi gi pieno di fiori) Vuoi metterlo lass? Tuttavia a me, se debbo dirti, pi simpatico Piero, l'ingegnere.

Daisy - Ah... ti pi simpatico l'ingegnere?

Lisetta - Non dirlo mica a Rina: mi griderebbe.

Vincenzo - ( uscito).

Daisy - Che male c'? Alla tua et, mia cara, si pu dir forte che un uomo simpatico. Poi lo dirai pi piano, poi non lo dirai pi affatto. E allora cominceranno i guai.

Lisetta - I guai?

Daisy - Si. E se vuoi un consiglio da una donna di una certa esperienza, sta bene attenta con gli uomini! Gli uomini, vedi, sono come quelle bottigliette dei farmacisti, dove scritto sopra veleno .

Lisetta - Uso esterno .

Daisy - (la guarda incerta) Vedo che sar meglio ti dia degli esempi pratici. Vedi... mettiamo che una ragazza vada per la strada e incontri un giovanotto di sua conoscenza, che l'accompagni...

Lisetta - male?

Daisy - No, non male. Ma pu accadere che questo giovanotto a un certo momento le dica: Signorina, vogliamo fare una bella corsa in automobile? E allora tu, subito, ve'! senza un momento d'indecisione, pronta: Cosa dite? in automobile? Io vado a piedi, guarda un po'... . Oppure se l vicino c' un bosco e lui ti dica: Signorina, vogliam fare un bel giretto nel bosco? Macch bosco! nel bosco andateci voi se volete prendere il fresco! . Hai capito?

Lisetta - Ho capito, si...

Daisy - Mica per niente, ma gli incidenti d'auto oggi sono all'ordine del giorno... e i boschi poi... pieni di sterpi, di spine, di vipere...

Lisetta - Ho capito, ho capito.

Daisy - In quanto poi agli ingegneri architetti... stai attenta, figliola! perch quelli hanno la benedetta mana di farti vedere le loro case in costruzione... Certi grattaceli che non finiscono d'andare in alto... con delle scale fatte di tavole malferme e senza parapetto che a guardar gi ti vengon le vertigini... E poi ti ci portan sempre quando gli operai hanno staccato il lavoro. E allora anche l, pronta: a Cosa dice? nel grattacelo? Andateci voi nel grattacelo! Io lo vedo dalla strada, oh, guarda un po'! >> Capito? E non dimenticare questi consigli che sono santi.

Lisetta - Ma scusa, oltre l'auto, i boschi, i grattaceli, vi possono essere altri posti dove si pu andare con un giovane...

Daisy - (subito) Ah, gi. (Riflette) Be' col tempo ti metter in guardia anche sul resto.

Guido - (entra da destra con un foglio di carta da musica sul quale prende appunti solfeggiando) Si... sisi... si...

Daisy - Guido?

Guido - Buongiorno Daisy. (a Lisetta) E Rina?

Lisetta - Non ancora tornata.

Guido - Accidenti! dalle tre che fuori.

Daisy - Come mai uscita alle tre?

Guido - Mah!...

Lisetta - Aveva delle commissioni...

Guido - Sono le cinque; e dalle tre alle cinque se ne fanno di commissioni. (Sempre prendendo appunt ripete la frase con una certa asprezza) Si!... Si!... Si!...

Teresa - (entra reggendo un piatto su cui una torta dolce) Signorina?

Lisetta - Ah, vediamo... (Va verso Teresa) Bellissima! proprio come quelle che fa mamma.

Daisy - Una torta?

Lisetta - Si, per Sandro. (A Teresa) Solamente dovresti spolverarla con lo zucchero.

Teresa - Ah, gi! che zuccona! Ora la riporto di l...

Lisetta - (prendendole il piatto dalle mani) Dalla a me, faccio io. Vieni, Daisy? Daisy - Subito, cara. (Esce con Lisetta). Guido (a Teresa) Che cosa quella roba? Teresa - (sottovoce beata) Una torta che mi ha insegnato la signorina: oggi sant'Alessandro, e la signora ha pensato di fargli un'improvvisata.

Guido - Ah, sant'Alessandro? Ma guarda! E allora ci vuole la torta!

Teresa - (subito ostile) Avresti qualche cosa da dire?

Guido - Io? Ma ti pare?

Teresa - Oh, bravo! perch sarebbe bella che non si potesse fare un po' di festa al signor Sandro per il suo giorno...

Guido - Gi... poi ci sar una torta per il giorno del signor Piero, un'altra per quello del signor Lello...

Teresa - ... e una per il tuo.

Guido - Di mandorle amare quella!

Teresa - Certo, se continui a brontolare!

Guido - Io, per, non capisco una cosa: prima non li potevi soffrire, e adesso quando si tratta di loro, vai in brodo di giuggiole.

Teresa - Sicuro! perch non sono pi quei manigoldi di prima: son diventati dei bravi giovani: seri, casalinghi...

Guido - Ecco, casalinghi! hai detto proprio bene!

Teresa - No, forse? Dopo il lavoro - perch adesso lavorano, se Dio vuole - vengono qua, allegri, senza cerimonie...

Guido - Be', tu sei contenta?

Teresa - Io? contentona!

Guido_______ - E allora va bene: contenta tu, contenti tutti. Almeno non ti sentir pi brontolare per casa come prima. (Continuando a prendere appunti, ripete la frase con sempre maggiore asprezza) Siii!... Siii!... Siii!__________ (cantando) No! No!

Rina - (entrando vestita da passeggio con una quantit di pacchi e pacchetti portati da Vincenzo) Eccomi qua!

Teresa - Oh, brava signora!

Rina - Ciao, Guidone!

Guido - Addio.

Rina - (togliendosi il cappello, a Teresa) -Aiuta a liberar Vincenzo da tutta quella roba.

Teresa - Ne hai fatte di commissioni!

Rina - Sono morta: via del Tritone, il Corso, poi, gi fino all'Argentina...

Guido - Potevi prendere la macchina.

Rina - Credevo servisse a te.

Guido - Come se non sapessi che a quest'ora non l'adopero mai.

Rina - Ma, caro, non stato un guaio: ne ha guadagnato la salute. Al ritorno poi ho preso un tass. (Dirigendosi verso il fondo) Vediamo la tavola.

Teresa - Non abbiamo ancora finito.

Rina - Oh, no, no il servizio di tutti i giorni: quello pi bello!

Vincenzo - Non va bene?

Rina - Meglio quello di Faenza: non si pu mica trattare il signor Sandro come al solito, oggi che la sua festa.

Guido - (solfeggiando con un continuo crescendo di rabbia) T... t... Tata...

Vincenzo - (intanto) Lo cambio subito. M'aiutate Teresa?

Teresa - Eccomi. (Levano un altro servizio da t per sostituirlo).

Rina - E la torta?

Teresa - Bella, bella: tua sorella la sta spolverando con lo zucchero.

Rida - E i panini?

Teresa - Pronti.

Rina - In quelli all'acciuga avete messo il cetriolino?

Teresa - Si, tagliato a fettine per il lungo.

Rina - Brava, perch a Sandro piace tanto il cetriolino.

Guido - (fra s e. e.) T.... t!!!

Rina - (a un tratto sovvenendosi) Ah, le due cestine d'argento! (A Teresa) Ho preso dei cioccolatini per Piero e dei marroni canditi che piacciono a Lello. (Mentre Teresa e Vincenzo compongono i cioccolatini e i marroni nelle cesti-ne, svolgendo un pacchetto e levando un pezzetto di stoffa) Guarda Guido,, se ti va per una veste da camera.

Guido - Io, in marrone?

Rina - Non mica per te, per Lello.

Guido - Ah, per Lello?

Rina - Una commissione... Credo che coi rivolti amaranto...

Guido - Oh, roba da lord Brummel!

Rina - Oh, povero Lello, lord Brummel! (Subito) E poi qua. (Va per prendere un altro pacchetto, urta la sua borsetta che cade) Oh...

Guido - Che succede?

Rina - (in fretta raccoglie la borsetta, ne leva un orologio da polso, lo accosta all' orecchio) No, no, va. Che paura! va ancora. l'orologio di Piero: s'era fermato: l'avevo portato io dall'orologiaio col mio che s'era rotto anche quello. (Prendendo un altro pacchetto). Volevo farti vedere... (Venendo avanti) Sono campioni di camicie per i ragazzi. (Svolge l'involto, leva delle cartelle di campioni. Facendoli vedere a Guido) Carini i disegni, ti sembra? Meglio di quelli di seta che portai l'altra settimana. Ne potresti scegliere anche tu, perch ne hai bisogno di camicie.

Guido - Gi... visto che li hai portati per i ragazzi...

Rina - Ah, aspetta... voglio farti vedere... (Prende un altro pacco pi voluminoso) Roba per Sandro. (Comincia a svolgere).

Teresa - (intanto a Vincenzo accennando a due piatti grandi che ha levato dalla credenza) Dici che bastano?

Vincenzo - Altro, che bastano!

Teresa - Allora andiamo. (Escono).

Rina - (ha levato dal pacco un berretto da montagna, una sciarpa di lana a colori e due guanti) Guarda. Credi che Sandro sar contento?

Guido - Cosa va, in maschera?

Rina - Macch maschera! un archeologo in maschera! Va sulle Alpi!

Guido - A far cosa, a sciare?

Rina - Ma nooo: va a fare delle ricerche.

Guido - Sulle Alpi?

Rina - Si, deve vedere per dove pass Annibale quando venne in Italia; e siccome sulle Alpi fa freddo...

Guido - Cos tu gli regali...

Rina - Regalo? Ma ti pare? Regalare questa roba?

Guido - Non il suo giorno?

Rina - Per il suo giorno, caro, ho qualcosa di meglio da regalargli.

Guido - Ah, hai qualcosa di meglio?

Rina - Certo. Bada che un segreto: l'ho di l, nascosto nell'armadio a specchio.

Guido - Cos', un sacco da montagna?

Rina - Macch sacco! un libro.

Guido - Un libro?

Rina - Si, d'un norvegese, dello Swend-sen: figurati, sulla virt delle Vestali.

Guido - Perbacco!

Rina - Perch, sai, pare che le Vestali in quanto a virt passino un brutto quarto d'ora.

Guido - Ah, si?

Rina - Almeno cos dice Sandro.

Guido - Un'illusione di meno.

Rina - Un libro che qui non si trovava. Ma io sono andata all'Ambasciata di Germania...

Guido - Sei andata a scomodare l'ambasciatore per un libro?

Rina - Ma nooo, cosa dici? Scomodare l'ambasciatore ti pare? stato il dottor Keller, un amico di Daisy, che con lei in passato sembra sia stato molto gentile. Infatti l'ho avuto in una settimana. Ma adesso non starlo a dire a Sandro: dev'essere una improvvisata.

Guido - Ah, un'improvvisata?

Rina - Perch? non una cosa carina? Disperava d'averlo, a un tratto se lo trova sotto gli occhi...

Guido - Si, si, una cosa carina: ricordo infatti quando le improvvisate le facevi anche a me.

Rina - (stringendosi a lui) E te ne far ancora, tesoro, tesoro bello... caro!...

Guido - Proprio? proprio caro?

Rina - Ne dubiti? (Accorgendosi del foglio che Guido ha nelle mani) Musica?

Guido - (rabbonito) Si, il finale della sinfonia in do maggiore.

Rina - Ah... finita?

Guido - Finita, se Dio vuole!

Rina - Che bravo! Quando me la farai sentire?

Guido - (animandosi) Anche subito.

Rina - (perplessa) Subito? ma...

Guido - Perch? Non puoi?

Rina - Veramente in questo momento...

Guido - (secco, breve) Va bene, va bene.

Rina - No, lascia che ti spieghi...

Guido - Cosa vuoi spiegare?

Rina - Stasera a tavola siamo in sette, c' anche Daisy: debbo mettere fuori con Vincenzo l'argenteria bella, il vecchio Ginori, i bicchieri di Murano: e poi bisogna che guardi anche per i vini...

Guido - E va bene! chi ti dice niente?

Rina - Caro, sembri seccato...

Guido - Io seccato?

Rina - (carezzosa) Si, un pochino, confessalo: hai una faccia...

Guido - Ebbe', se vuoi saperlo un po' lo sono.

Rina - Ma perch, tesoro?

Guido - E me lo domandi? Compongo una pagina di musica che mi soddisfa, sono contento, voglio fartela sentire e... mi trovo davanti l'argenteria, il vecchio Ginori, i bicchieri...

Rina - Ma si tratta dei tuoi amici.

Guido - Ecco! gli amici! perch qui non si fa che pensare agli amici, che occuparsi degli amici: tutte le ore della giornata sono piene degli amici...

Rina - Sei seccato per questo? Ma io credevo ti facesse piacere.

Guido - Ah, proprio no!

Rina - Non capisco.

Guido - Oggi, per esempio, dopo colazione, caso nuovo, sei scappata fuori a correre qua e l per gli amici: le camicie per i ragazzi, il berretto, la sciarpa per quell'altro l... per Annibale... fin dall'orologiaio! perch se non ci andavi tu, secondo te, l'orologio non camminava...

Rina - (che lo ha osservato con un senso di intima gioia) Eh... chi lo sa?...

Guido - Cosa mi prendi, in giro?

Rina - Quasi, quasi ne avrei voglia.

Guido - T'avverto che non il caso.

Rina - Ma andiamo. Guidone! t'arrabbi perch ho fatto qualche commissione per (mei poveri figlioli? Non hanno nessuno: Lello senza famiglia, Sandro con lo zio vecchio, Piero con sua madre che ha i reumi...

Guido - Ma si, un ospedale addirittura!

Rina - E poi, quando domandano un piacere, lo fanno con tanto garbo, in un modo cos gentile...

Guido - Gi! che non si resiste!

Rina - Io almeno non resisto.

Guido - Ah, lo vedo! Anzi sei tu a insistere, a incoraggiare: penso io, faccio io, lasciate fare a me ...

Rina - Ma, scusa, allora quando mi domandi tu qualche cosa...

Guido - (trasalendo) Ah! benissimo! cos mi metti addirittura con loro! come loro! come faresti le commissioni per me, le fai per loro! Sai cosa debbo dirti? che qui non c' pi un marito, ce ne sono quattro.

Rina - Tanti?

Guido - Anzi! meglio! tu sei una moglie divisa in quattro!

Rina - (con un tono di raccapriccio) Ah, che orrore!

Guido - Si, scherza, scherza! Quest'invadenza con un crescendo d'ogni giorno, d'ogni momento, che ti leva il respiro... Appena lasciano il lavoro, eccoli qua: t e chiacchiere fino all'ora del pranzo. E mangiano, mangiano! come mangiano! Seduti qua (indica le poltrone) che, anche quando non ci sono, mi par sempre di vederceli: poltrone numerate in prima fila: Sandro, Piero, Lello: paci nei, beati! E tu pi beata di loro a vederteli davanti...

Rina - Senti, io li trovo molto cari.

Guido - Ah, si! cari, carissimi! tanto cari che se la sera si esce, si deve uscire insieme; se si va a teatro, insieme; al cinema insieme. E sono sei mesi! sei mesi che dura questa storia, sei mesi!!!

Rina - Be', adesso calmati e ragioniamo: chi me li ha portati a casa? tu.

Guido - Per farteli conoscere: potevo non fare conoscere a mia moglie i miei amici? Ma c'era poi bisogno di colmarli di riguardi di..., di ridicole premure perch ci prendessero gusto e s'insediassero da padroni?

Rina - Guido, sei ingiusto: rimproveri a una signora d'esser stata gentile, carina, cogli amici di suo marito...

Guido - Troppo carina , troppo!

Rina - Tanto pi che questi amici, ne convieni anche tu, sono cambiati, sono diventati bravi, ammodo...

Guido - Ma anche io son diventato bravo, ammodo, e mia moglie la voglio per me solo!

Rina - Oh, Guido, anche quando t'arrabbi sei un tesoro, un tesoro!

Guido - (esaltato, eccitato prendendola per le braccia) Rina?

Rina - (impaurita) Oh, Dio...

Guido - Andiamo via, facciamo un viaggio. Te lo ricordi il bel progetto di qualche mese fa? Capri, la Calabria, la Sicilia...

Rina - (chiude gli occhi) Se me lo ricordo!

Guido - Ho bisogno di star solo, con te, solo, dalla mattina alla sera. Solo! capisci? Solo!

Rina - Non parlarmene!

Guido - (baciandola di scatto) Brava. Allora facciamo subito le valigie e via, subito via!

Rina - (aprendo gli occhi) Come subito?

Guido - Perch? Non siamo liberi? non possiamo andarcene quando vogliamo? (vedendola incerta) Rina, non tirarmi fuori delle storie!

Rina - Caro, non sono storie.

Guido - Cosa c'?

Rina - Eh, sai che il dieci...

Guido - Il dieci?

Rina - ... la prima conferenza di Lello alla Lancisiana.

Guido - E che m'importa?...

Rina - Abbi pazienza: la prima conferenza un grande avvenimento nella vita di un uomo. Ci saranno tutti gli amici: dobbiamo proprio mancare noi? Sai quanto ha faticato per prepararsi a quella conferenza: si tratta della sindrome addominale destra, mica una sciocchezza... (A uno scatto di Guido) Ammettiamo che si desse un concerto di musica tua e uno dei tuoi amici partisse per un viaggio di piacere, cosa diresti tu, come lo giudicheresti? L'amicizia, caro, un sentimento nobilissimo che non si discute: io almeno per mio conto non lo discuto.

Guido - E va bene! (Breve pausa) Allora partiremo l'undici. Va bene, l'undici?

Rina - (a un tratto sovvenendosi) Ah!...

Guido - Cosa c'? C' qualche cos'altro?

Rina - O Dio, Dio... adesso sono sicura che strepiti. Ma come fare? giudica tu: come fare?

Guido - Cosa, come fare ? cosa c'? Fuori! metti fuori!

Rina - ... Sandro.

Guido - Sandro.

Rina - ... il museo.

Guido - Senti, Rina, non farmi perdere la pazienza: il museo cosa? cosa il museo?

Rina - Il museo etrusco, il nuovo braccio ad oriente. L'inaugurazione il venti: come si fa a partire nove giorni prima? Sandro ci tiene tanto che ci siamo anche noi. Figurati che !o sta mettendo in ordine lui quel braccio. E tu l'hai sentito come parla degli Etruschi, con che passione, povero figliolo! con quel suo stile pittoresco! ... gli Etruschi dal sorriso enigmatico, indecifrabile!... i giocolieri del sorriso!... (A uno scatto di Guido) Il ventuno, partiamo, il ventuno.

Guido - Ma finiscila!

Rina - Rifletti: cosa sono poi nove giorni?

Guido - Sai cos'? tu non vuoi partire.

Rina - Io non voglio?

Guido - No, no, tu non vuoi.

Rina - E per quale ragione? L'inaugurazione del palazzo di Piero...

Guido - (ossessionato) Ah, lo dicevo! c' anche un palazzo!

Rina - Ma a gennaio; e di qui a gennaio...

Guido - Magnifico, magnifico! Cos se a gennaio siamo in Sicilia a goderci un po' di quiete, dobbiamo piantar tutto per il palazzo di Piero.

Rina - Eh, d'altronde come si fa? l'amicizia... mio caro!

Guido - Ah, no, no! ti sbagli! Bada, Rina, una volta in Sicilia si resta! Basta con le inaugurazioni, coi palazzi, coi musei, colle operazioni addominali! A Roma si ritorna quando parr a me! E non se ne parli pi!

Rina - E allora credo che sar meglio non andare.

Guido - Rina!

Rina - Perch non dobbiamo trattare Piero come gli altri? si sta qua per Lello e per Sandro: si ritorna per Piero.

Guido - Guardami in faccia, Rina, guardami in faccia. Bada che io vedo, vedo pi in l di quello che tu creda. Ho una seconda vista io! C' uno qua, che non viene per far solo delle chiacchiere: viene per dei fatti quello! un uomo d'azione il signore! un pezzo che l'osservo, che lo guardo darsi delle arie da uomo fatale!... Che lo vedo sorridere di un sorriso, vedi, che non poi tanto indecifrabile come lui crede! Ah, fa l'etrusco lui! Ma io, vedi faccio il romano! E lo sai come and a finire fra i Romani e gli Etruschi? lo sai?

Rina - Fin male?

Guido - Rina?!

Rina - Ma, caro, che cosa posso fare se Sandro mi fa la corte?

Guido - Metterlo a posto.

Rina - Ci sta a posto: (indica le poltrone) sempre l seduto, cogli altri...

Guido - (ha un gesto di disperazione).

Rina - Hanno suonato, sono loro.

Guido - Ah, benissimo.

Rina - T'avverto che il giorno di Sandro, del tuo amico d'infanzia...

Guido - Me ne infischio dell'infanzia!

Rina - Bada, Guido, che un marito fa presto a diventare ridicolo... bada! (Sandro, Piero e Lello s'affacciano alla comune).

Sandro - Amici!

Rina - Oh, finalmente!

Piero - Eccoci qua.

Rina - Come mai tanto ritardo? (Offre la mano a Sandro e a Piero) Sono quasi le sei.

Lello - (accennando a Sandro) La colpa sua che s' fatto aspettare.

Sandro - (intanto) Il nostro Guidone!...

Piero - Come va?

Guido - (moderandosi, ma con una certa rabbia) Bene, bene.

Piero - Signora, siamo affamati.

Guido - (fra se) Ecco: mangiano.

Rina - Subito! (Corre a premere il campanello).

Lello - Ho operato fino a cinque minuti fa con un solo cappuccino.

Piero - E io? tutto il giorno su le terrazze di quel casone!...

Sandro - Io, dalle tre sino adesso al museo, coi muri ancora umidi...

Rina - (intanto a Vincenzo) Il t.

Piero - Sicch i tuoi Etruschi tremeranno dal freddo.

Rina - (ritornando) Oh, Sandro?

Sandro - Signora?

Rina - Che smemorata! Auguri!

Sandro - Grazie.

Piero - Sono stanco. (Va a sedersi su una poltrona).

Rina - Che quest'anno vi porti tante soddisfazioni, e che il museo riesca degno di voi.

Sandro - Grazie anche per gli Etruschi.

Rina - Come si portano? Bene?

Sandro - Benissimo: sono l, tutti in fila, nelle loro custodie...

Guido - Sorridono?

Sandro - Oh, tutto il giorno! di quel riso...

Guido - Enigmatico, eh?

Sandro - Ermetico, dirai!

Guido - Pi allegri di noi insomma!

Rina - (subito) Guido, non hai fatto gli auguri al tuo amico.

Guido - (esagerando) Ah, gi! scusa! auguri! cento di questi giorni!

Sandro - (con un mezzo abbraccio) Grazie.

Lello - ( che andato per sedersi, a Piero) la mia poltrona: alzati.

Piero - (alzandosi e mettendosi a sedere in un'altra poltrona) Noioso!

Sandro - (sempre trattenendo Guido) il primo anno, sapete, che ricevo degli auguri in un ambiente cos onesto e in modo cos garbato.

Rina - Perch, prima non eravate garbati?

Sandro - Non parliamone, signora: figuratevi che andavamo a finire in qualche osteria di campagna: e l certe bevute! Qua invece tutto per bene, gentile, a posto... (Sembra commosso).

Guido - Hai ragione: proprio tutto a posto...

Sandro - Merito di tua moglie.

Guido - Ah, certo! merito di mia moglie: infatti vedi...

Rina - (subito) Oh, ragazzi, ho i campioncini, per le camicie! (Corre a prenderli).

Piero - Davvero?

Lello - Vediamoli.

Rina - Eccoli qua.

Sandro - Scelgo io ch' il mio giorno!

Piero - Ebbe?

Lello - Che centra il tuo giorno?

Sandro - Come che centra?

Rina - No, no, Sandro ha ragione: a lui la preferenza. (Dando le cartelle dei campioni a Sandro) Queste sono da diciassette e cinquanta e queste da quindici.

Piero - (guardando sulle spalle di Sandro) Belli i disegni.

Lello - (come Piero) Ha buon gusto la nostra signora Rina.

Rina - Meno male...

Sandro - Ho gi scelto. Dov' un lapis?

Rina - Subito (corre a prendere un lapis).

Piero - Naturalmente, prenderai le migliori.

Sandro - (cantilena) il mio giornooo!...

Lello - Ma non una ragione.

Rina - (ritornando col lapis) Vi mettete a litigare come dei bambini?

Sandro - (prendendo il lapis) Grazie. Ecco qua: questo... questo...

Rina - Nooo!... a voi il verde?

Sandro - Perch? Non mi dona?

Piero - Sei verde tu.

Sandro - lo verde? se sono rosa!

Lello - Allora per me il verde!

Rina - Ecco, a Lello sta meglio.

Sandro - Quattro: ci ho messo una S.

Piero - Ora a me.

Lello - Eh, ma cos prendete tutto voi!...

Piero - (scegliendo) Hai quella verde: non ti basta?

Lello - (a Rina) Che egoisti gli amici!

Rina - Ah, si, caro Lello, molto!

Lello - Egoisti e prepotenti.

Sandro - A proposito! e tu Guidone?

Piero - (andando verso Guido) Ah, gi, anche tu!

Lello - (jra s al colmo della pazienza) -Anche lui! (Va a sedersi sconsolato).

Guido - (a Lello) No, no, consolati, Lello: io non scelgo niente.

Rina - Perch, caro? Ne hai bisogno.

Piero - Sono bellissimi.

Sandro - (mostrandogli mia cartella) Questo color fragoletta: saresti un incanto.

Guido - Ma lasciatemi stare!

Sandro - Be'?

Piero - Che cos'hai?

Guido - Ho che le camicie le scelgo da me: non ho bisogno di mandare le donne a scegliermi le camicie.

Sandro - (perplesso, sorridendo) Guidone?

Rina - (subilo forzando di vincere la perplessit degli amici) Oh, Piero, ho il vostro orologio! (Corre a prenderlo).

Piero - Accomodato?

Rina - Si, si, cammina, cammina.

Piero - Non so come ringraziarvi. E il mio debito?

Rina - Trenta; ma non c' fretta.

Piero - Prego... (Leva del denaro).

Rina - Pensate che poco fa m'era caduta la borsetta: ho avuta una paura!

Piero - (deponendo trenta lire sul tavolino) Paura?

Rina - Temevo si fosse tornato a rompere.

Piero - Poco male.

Rina - Come poco male?

Guido - (con vivacit) Ha ragione lui! Al pi avresti dovuto fare un'altra corsa per riportarlo all'orologiaio.

Piero - Con questo mi fai riflettere che ho abusato della cortesia di tua moglie.

Rina - (A Piero) Ma cosa dite ? Guido scherza: vero, Guido?

Guido - E poi lei felice, beata di far commissioni: si pu anzi dire che mia moglie ha il bernoccolo delle commissioni. vero, Rina?

Piero - Sei un po' acido oggi.

Sandro - Si, sei acidulo, Guidone.

Guido - Credete?

Rina - (sempre in ansia) Nooo; che ha lavorato tutt'oggi, stanco...

Lello - Alla sinfonia?

Rina - Si, finita.

Sandro - Allora ce la farai sentire.

Guido - Altroch! figuratevi! tanto pi che in do maggiore (fa con la mano l'atto di percuotere). (Tutti ridono). (Preceduti da Daisy entrano Lisetta reggendo la torta. Teresa con altri due piatti, Vincenzo con la teiera).

Daisy - Eccoci qua! (Accoglienza festosa, scambio di saluti).

Lello - Brave le nostre signorine!

Piero - Ih, quanta grazia di Dio!

Lello - Che bella torta!

Lise ita - in onore del signor Sandro!

Sandro - Noo! Ma perch? Troppo!

Piero - Magnifica!

Lello - E che odorino!

Lisetta - E cento di questi giorni!

Sandro - Grazie!

Daisy - Auguri anche da me!

Sandro - Commosso!

Teresa - E anche da questa vecchia: che Dio ti benedica!

Sandro - Permettete che baci la nutrice?

Rina - Fate, fate.

Teresa - (schermendosi) Oh, adesso non fare lo stupido!

(Durante le battute che precedono, tutti, meno Daisy, si dirigono verso il fondo).

Piero - Si pu averlo un pezzetto, subito?

Lello - Anche a me!

Sandro - Prima a me, che il mio giorno!

Rina - Uh! che impazienti!

Lisetta - Un coltello, Vincenzo!

Lello - Per me il pi grande!

Teresa - Goloso!

Rina - Ma lasciatemi un po' di posto! Come faccio a versare?

Daisy - (a Guido) E il vostro giorno quando viene?

Guido - Credete che venga anche il mio giorno?

Daisy - Nel calendario c': san Guido martire...

Guido - Ah, se martire vien di sicuro!

Piero - (avanza mangiando una fetta di torta) Signorina Daisy?

Daisy - Volete?

Piero - Sapete che abbiamo gi incominciato a dar l'intonaco alle pareti?

Daisy - Ah, si? guarda!

Guido - (intanto ha preso una rivista e si seduto in disparte).

Piero - una festa quella casa!

Daisy - Immagino.

Piero - (pi intimo) Poi c' l'ascensore.

Daisy - Anche l'ascensore?

Piero - In un lampo si alle terrazze.

Daisy - Davvero?

Sandro - (nel fondo) Si mangia anche questo fiocco?

Piero - (abbassando la voce) Perch non ci andiamo domani, dopo le cinque, quando gli operai hanno staccato?

Daisy - (a bassa voce) Sai cosa sei?

Piero - Cosa?

Lello - (avanzando con una tazza di t e un piattino dov' una fetta di torta) -Sei un bell'animale!

Daisy - (subito a Piero) Ecco!

Piero - (a Lello) Io?

Lello - Stai mangiando quella roba prelibata davanti alla signorina e non gliene offri.

Piero - Gi... ma che... stavo appunto... offrendo...

Daisy - (ha uno scatto di insofferenza).

Lello - (porgendo a Daisy tazza e piattino) Io invece ci ho pensato.

Daisy - (subito in orgasmo) Oh, dottore! grazie! gentile!

Lisetta - (che intanto era scesa con un'altra tazza) Piero?

Piero - (collo stesso tono di Daisy) Oh, signorina, grazie! gentile!

Lisetta - Prego (a Piero e Lello) E il vostro giorno quando viene?

Piero - Il mio il ventitr maggio.

Lello - Il mio il quattro luglio.

Lisetta - Che peccato! non ci sar; altrimenti il dolce lo facevo io.

Vincenzo - (intanto porta il t a Guido) Signore...

Guido - Metti l (accenna al tavolino).

Daisy - (contemporaneamente) No, no, al dottore lo far io il dolce.

Lello - Come? voi v'intendete di cucina?

Daisy - Ma caro, non lo sapete? la cucina uno dei primi doveri della donna.

Lello - Giusto!

Daisy - E una ragazza d'oggi, che voglia prepararsi degnamente al matrimonio, non deve avere paura di stare davanti ai fornelli...

Lello - Giustissimo...

Daisy - ...col suo bravo grembiale, il suo bravo mestolo in mano...

Sandro - (ha scoperto sul pianoforte il berretto, la sciarpa, i guanti) Cosa vedo! Ma questa roba mia! (Tutti si rivoltano alle esclamazioni di Sandro).

Rina - vero, dimenticavo, Sandro!...

Sandro - Che cara signora! con le vostre premure siete commovente.

Guido - (fra s) Io piango.

Piero - Che roba ?

Sandro - La mia attrezzatura per le Alpi: avevo pregato la signora...

Rina - (alludendo alla sciarpa che Sandro sta osservando) Come vi sembra?

Sandro - Bellissima. Aspettate (prova la sciarpa e il berretto).

Lisetta - Che bella sciarpa!

Daisy - (a Guido) Va sulle Alpi?

Guido - (soprapensiero) Si, con Annibale.

Daisy - Un suo amico?

Guido - Si.

Daisy - Non lo conosco.

Guido - Fatevi presentare.

Sandro - Come sto?

Lisetta - Benissimo!

Lello - Un figurino!

Piero - Stupendo!

Sandro - No, non scherzate!

Guido - (guardandolo fra s ironico, stizzito) Bello, bellissimo.

Rina - Per, il verde della sciarpa...

Sandro - Il verde?

Piero - Gi, verde con verde...

Lello - Infatti, come la camicia.

Rina - Posso cambiarla.

Guido - (fra s come sopra) Eccola! pronta, lei! subito!

Daisy - (guarda Guido stupita).

Sandro - No, no, no: mi piace cos: il verde la speranza!

Guido - (fra s e. s.) Stupido... idiota...

Sandro - E armato di speranza valicher con Annibale le Alpi e scender con lui fino a Canne!

Daisy - (a Guido) Canne?

Guido - Si, canne da pesca!

Sandro - (bacia la mano a Rina) E il mio debito?

Rina - Eh, c' tempo!

Sandro - Il debito mercatorio, perch quello della riconoscenza non potr mai saldarlo, mai!

Rina - Troppo buono...

Guido - (perdendo il controllo) E di', Rina? l'improvvisata non gliela fai?

Rina - (sovvenendosi) Ah!...

Piero - Improvvisata?

Guido - Ma come? dimenticavi?

Sandro - Un'improvvisata?

Guido - Che cosa sono gli auguri, i cento di questi giorni , le chiacchiere; se manca la grande sorpresa, il tesoro che nascondi nell'armadio a specchio?

Piero - Un tesoro?

Sandro - Nell'armadio a specchio?

Lello - Che tesoro?

Rina - Ma nooo... Guido allegro, scherza, una cosa da niente...

Guido - Come da niente? figuratevi che ha messo sossopra fin l'ambasciata di Germania per procurarglielo.

Lello - L'ambasciata?

Daisy - (con voce pi alta di tutti) Ah, ho capito! il libro delle Vestali!

Sandro - Le Vestali?

Rina - Lo cercavate...

Sandro - Lo Swendsen?

Rina - Quello.

Sandro - (al colmo della meraviglia e della gioia) Oh, ma signora! Ma cosa debbo dirvi? come dimostrarvi... Ma come avete fatto ad averlo?

Rina - Mi sono rivolta...

Daisy - Merito anche mio!

Guido - Gi anche suo il merito, anche di Daisy! Perch vedi, Sandro? apprezza, apprezza il gesto! mia moglie per procurarti un libro che mette in dubbio le virt di quelle austere vergini non ha esitato ad allearsi questa fanciulla...

Daisy - Fanciulla?

Guido - ...che pu ben rappresentare il severo costume delle generazioni moderne!

Daisy - L'ha anche con me?

Guido - Vai, vai, Rina, vai a prendere il libro, vai...

Rina - (fra il silenzio di tutti) No, caro, io non vado: vai tu. nell'armadio a specchio, legato con un nastro... Vai tu, invece d'alzar tanto la voce.

Guido - (rabbioso, ma dominato, avviandosi) E va bene! (Esce).

Piero - Ma che succede?

Lello - Che stato?

Rina - Ma niente! ve l'ho detto, nervoso.

Daisy - Anche poco fa si agitava, si contorceva su quella sedia... poi ha cominciato a dire < bello! bellissimo! stupido! scemo! .

Sandro - A chi?

Daisy - A voi.

Sandro - A me?! Oggi, che il mio giorno?

Daisy - Poi se l' presa anche con me. Cosa c'entro io con le fanciulle... col costume severo?

Rina - Be', senti cara... vai un momento con Lisetta in giardino.

Daisy - In giardino?

Rina - Ma si, a raccogliere dei fiori. Vai.

Daisy - Ah, ho capito. (Con comica gravit) Lisetta? Con me.

Lisetta - Le forbici, aspetta (prende un paio di forbici poi esce con Daisy). (/ tre amici senza una parola vanno a sedersi sulle loro poltrone; Rina sul divano).

Piero - Strano: tutt'a un tratto...

Lello - Io m'ero accorto che era nervoso.

Sandro - Io direi matto.

Piero - Sar stanco, esaurito...

Lello - Se ha lavorato tanto...

Rina - Infatti, in poco pi di una settimana ha finito la sinfonia...

Sandro - (ripetendo l'atto di Guido) ...in d maggiore.

Rina - (dopo una breve esitazione) E poi, vedete... c'... una cosa...

Piero - Che c'?

Rina - Avevo anzi allontanato Daisy con Lisetta per questo...

Lello - Ebbene?

Rina - Non vorrei darvi un dispiacere... non lo meritate; siete dei cos cari amici che...

Lello - Ma che c'? Dite...

Piero - Appunto perch siamo degli amici non ci dovete nasconder nulla.

Rina - Ecco... m' parso... pu essere una mia idea, ma m' parso che la ragione del suo stato sia la vostra frequenza qui... non so... questo vostro continuo venir per casa...

Piero - Venir per casa?

Lello - ...Guido sarebbe stanco di noi?

Rina - No stanco , non la parola... diciamo piuttosto... insofferente: insofferente di questa specie... di... diciamolo, di penetrazione pacifica... di... invasione, simpatica senza dubbio, ma...

Lello - Oh... cosa ci dite...

Rina - Vi ripeto che una mia supposizione.

Piero - Ma allora da che cosa l'arguite?

Rina - Oh, Dio, arguire... Del resto basterebbe provaste a cambiar punto di vista; mettetevi dalla sua parte. Se uno di voi, per esempio, avesse moglie e i suoi amici venissero per casa ogni giorno...

Piero - Che male ci sarebbe?

Rina - Nessun male, lo so...

Lello - Si passava di qua, ci si fermava un pochetto...

Rina - Ah, b, in quanto al pochetto mettiamo le cose a posto. Alzatevi. (Gli amici si alzano senza capire). Voltatevi. Guardate la stoffa di quelle poltrone: sei mesi fa era nuova.

Piero - Oh... ma come? Cos ridotta?

Rina - Eh, gi, cos ridotta.

Lello - ...Ma, scusate, era stoffa buona?

Rina - Ottima.

(Gli amici si seggono ancora).

Piero - (un silenzio) Gi.

Lello - Ma, che volete, stato a poco a poco, senza che noi ce ne accorgessimo...

Rina - Lo credo...

Piero - S' presa l'abitudine...

Rina - Se debbo confessarlo, stato cos anche per me: a poco a poco, senz'accorgermene... ho preso l'abitudine, la cara abitudine di vedervi qua ogni giorno. Voi, ecco... vedete, eravate la simpatica variante della giornata...

Lello - Grazie, signora.

Piero - Siete molto cara a dir questo.

Rina - Ed triste pensare che ora per forza... perch per la salute di Guido tutto si deve fare, tutto.

Piero - Gi, ma che si fa?

Lello - Ecco: che si fa?

Piero - Diteci voi: noi siamo pronti...

Rina - Io, vedete, ho riflettuto molto su questo; e penso che forse il rimedio ci sarebbe...

Piero - Quale?

Lello - Sentiamo.

Rina - Levarlo di qui, isolarlo, farlo viaggiare...

Lello - Viaggiare?

Rina - Eh, si, viaggiare: i viaggi sono sempre stati un gran rimedio per i nevrastenici! E i primi tempi del matrimonio, Guido l'idea d'un viaggio l'aveva...

Lello - Gi, forse vero, un viaggetto...

Rina - Non c' altro, credete.

Piero - E dove andreste?

Rina - Oh, il progetto di Guido era bello! Prima di tutto un paio di settimane a Capri; poi, siccome partiremmo in auto e lasceremmo la macchina a Napoli, dopo Capri s'andrebbe gi in Calabria...

Lello - Ah...

Piero - A far che in Calabria?

Rina - Sulla Sila: dicono che bellissima. L affitteremmo una villetta... e ci fermeremmo buona parte dell'estate...

Sandro - ...a prendere il fresco.

Rina - Infatti c' un clima delizioso lass. Poi si ridiscende, si traversa lo stretto...

Piero - Lo stretto?

Rina - ...e a tappe si fa il periplo della Sicilia. Poi...

Lello - Ce n' ancora?

Piero - Ancora?

Rina - Ecco... questa sarebbe un'appendice... una specie di corollario, di... di codicillo, che dipende dalle circostanze. Dopo la Sicilia, pensate... la Libia.

Lello - La Libia?

Piero - Continuate, continuate a portarci a spasso!

Rina - Oh, Piero, non siate cattivo! portarvi a spasso? magari! ma purtroppo dovremo andar soli... E con un uomo malato di nervi... Basta: non pensiamoci.

Piero - Ma intanto chi ci rimette siamo noi.

Rina - Come, noi?

Lello - Eh, finiremo per non vederci pi.

Rina - Che idee! Al massimo staremo via dieci mesi... un anno...

Piero - E dite poco un anno?

Rina - Ma che cos' un anno? niente.

Sandro - Oh, un soffio!

Piero -(un silenzio) Io mi domando intanto cosa faremo noi per un anno intiero qua, soli, senza questa casa...

Lello - Questa casa che era diventata la nostra...

Piero - Dopo il lavoro si veniva qua a cercar riposo... davanti alla nostra cara amica, sempre cordiale, piena di attenzioni, di premure...

Rina - Dite piuttosto sempre uguale, sempre quella donna un po' insipida...

Piero - Voi!?

Rina - ...che ogni giorno vi diceva le stesse cose, sempre le stesse...

Lello - Ma non vero!

Rina - ...vi domandava come state, come va il lavoro... se il t forte... se lo zucchero basta...

Piero - Andiamo, andiamo!

Sandro - Ma si! secondo voi questa una casa qualunque, voi una donna qualunue... tutto qualunque, insomma.

Rina - Proprio.

Piero - Non diciamo sciocchezze!

Lello - Ecco! non diciamo sciocchezze.

Rina - Oh Dio... certo che se a un dato momento prendete una casa qualunque e una donna qualunque e le mettete insieme... ne pu uscir fuori qualche cosa... che non pi una cosa qualunque.

Piero - Ecco!

Lello - questo!

Rina - Io, per esempio, prima di sposarmi ero... guardate; ...tal quale mia sorella Lisetta: un'ochetta come lei. (Va verso il fondo voltando le spalle agli amici).

Piero -( un silenzio) Beh, in quanto a Lisetta, non vero che sia quella che dite.

Lello - Io la trovo anzi una ragazza a posto, allevata bene...

Sandro - Fa dei dolci... (Si bacia la punta delle dita).

Rina - Oh, certo che la sua educazione stata indirizzata a farne una brava massaia. (Rassetta verso il fondo).

Lello - (dopo un silenzio) Ma anche quella Daisy simpatica.

Piero - (stupito, guarda Lello).

Rina - (volgendosi) Daisy? Simpaticissima!

Sandro - E poi, ... pieghevole... duttile...

Rina - (avanzando, con autorit e convinzione) E sono le donne duttili, caro Sandro, che, se trovano un uomo che sappia guidarle, fanno un'ottima riuscita. (Un silenzio. Prende dal piano-forte un foglio di musica e fa atto di leggerlo attentamente. Pare che attenda non si sa che).

Piero - (dopo un lungo silenzio, si alza e con un certo imbarazzo, un certo pudore, mascherati di indifferenza, va verso il fondo e guardando in direzione d'una finestra) Guardate l.

Lello - Dove? (Si alza anche lui e s'avvicina).

Piero - Vicino alla serra.

Rina - Raccoglieranno certo delle rose: ve ne sono di bellissime.

Piero - Ah, si?

Rina - Ce n' una fioritura...!

Piero - (a Lello) Andiamo a vedere le rose?

Rina - (subito) Un momento, dottore?

Lello - Signora...

Rina - Voi, avete l'automobile?

Lello - No, ma siccome i clienti aumentano, cos pensavo...

Rina - (subito interrompendolo) No...

Lello - Che cosa?

Rina - Non prendetela ora: aspettate: prima prendete moglie, poi, il giorno del matrimonio, ne fate un bel regalo alla vostra signora. Va bene?

Lello - (sorridendo) Non capisco il consiglio, ma siccome voi date sempre dei buoni consigli, lo seguir.

Rina - Bravo.

Lello - Permettete?

Rina - Prego!

(Lello uscito con Piero).

Rina - (dopo un breve silenzio) E voi Sandro, non mi dite niente?

Sandro - Eh... io... io avrei voluti dirvi tante cose; ma ora m'accorgo che non erano che delle sciocchezze.

Rina - Ecco, Sandro, avete detto bene: non erano che delle sciocchezze.

Guido - (entra improvvisamente e a passi rapidi va al pianoforte a cercarvi dei fogli di carta da musica. Ha il libro nelle mani, ma non si preoccupa di consegnarlo a Sandro) Scusate... Volevo prendere qua... (cerca sul pianoforte. Un silenzio. Continuando a cercare). Parlate, parlate: non sar mica la mia presenza che vi fa ammutulire. (Silenzio). Ho capito: s' perduto il filo.

Sandro - Gi, hai ragione: s' perduto il filo. (A Rina). Ma, per ritrovarlo, io penso, cara amica, che alla Sicilia, alla Libia dovreste aggiungere l'Egitto.

Guido - (si volta di scatto interrogando).

Sandro - (a Guido) Eh, si... perch l'Egitto, vedi, con i suoi geroglifici, le mummie, le formule magiche... pu essere un luogo di cura indicatissimo per i nevrastenici...

Guido - L'Egitto, i nevrastenici... cosa vuoi dire?

Rina - (subito) Sai... avevo accennato agli amici il nostro progetto per un viaggio...

Guido - Viaggio?

Rina - Si... Anzi bisognerebbe che ci sbrigassimo, perch poi arriva la stagione calda e...

Sandro - Gi, e se vi vien voglia di fare anche un giretto nel deserto di Sahara.

Rina - Dovresti telefonare subito a Capri, al Quisisana , per vedere se vi sono delle camere...

Guido - Perch, vorresti partir subito?

Rina - Non c' che da far le valigie.

Guido - (a Sandro) La senti?

Sandro - Eh, la sento.

Guido - poco cara questa mia moglietta?

Sandro - Carissima.

Guido - Permetti che l'abbracci?

Sandro - Abbraccia, abbraccia.

Guido - (abbracciando la moglie) Rina, sono felice, felice!...

Sandro - (fra se) Guarito.

Guido - Ah! scusa Sandro! (prende il libro, glielo consegna). L'improvvisata di mia moglie.

Sandro - Grazie.

Guido - E perdonami se prima sono stato un villano.

Sandro - Sai Guido?... In questo libro si tenta di demolire la virt di quelle operose custodi del fuoco che erano le Vestali. E io pensavo di unirmi all'autore in quest'opera di denigrazione. Ma ora mi sono accorto che facevo male: non appogger pi le idee di questo signore: le combatter, le combatter con fede, con entusiasmo... E unir in un solo pensiero quelle vetuste vergini e le nostre donne, gelose custodi anch'esse del focolare: sar un modesto, ma convinto tributo alla poesia della famiglia.

Rina - (stendendogli la mano) Grazie, Sandro.

Sandro - (bacia la mano a Rina poi subito a Guido)Gran donna tua moglie!

Guido - Comincio a crederlo.

Sandro - (alzando il dito a modo di sentenza e di minaccia) Eh!... cave Venerem temerare maritum!

Guido - Cosa vuol dire?

Sandro - Mah, fra moglie e marito... non mettere il dito .(Si ritira con un saluto comicamente cordiale).

FINE DELLA COMMEDIA