Milarepa

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CIS

CENTRO STUDI “IO SONO”

Via del Mascherino, 46

00193 ROMA

MILAREPA

(Il sipario è chiuso. Dalla platea, attraverso la scaletta, salgono sul  palcoscenico Milarepa ed il suo discepolo Rechung. Mentre camminano recitano un mantra. Si dispongono su uno dei lati del proscenio).

Rechung:     O Maestro prezioso dal cuore amorevole, per la nostra gioia, di noi tuoi discepoli,
                  per i fortunati che la ascolteranno,e per condurre alla salvezza le altre creature, ti
                  prego, raccontaci la tua storia. (a mani giunte sul cuore fa un inchino. Milarepa
                  tirandolo su dal mento con dolcezza e col viso sorridente)

Mila:            (a Rechung) Io, Milarepa,nella mia giovinezza ho commesso azioni nere. Nell’età matura ho praticato l’innocenza. Adesso, in egual modo liberato dal bene e dal male, ho esaurito ogni ragione d’agire. Questa (indica il sipario) è la storia della mia vita.(si apre il sipario. Trofeo-di-saggezza, Bianca-Ghirlanda, Protettrice-  Fortunata – Padre, madre e sorella di Mila stanno immobili, uno qui uno   là . Mila invita Rechung ad andare verso Bianca Ghirlanda. Rechung le pone una mano sulla spalla ed i tre si animano e si avvicinano).

Bianca Gh.   Il venticinquesimo giorno della luna del 7° mese dell’anno del drago, mentre Trofeo-di-saggezza, mio marito,si trovava lontano per lavoro, io, sotto una buona stella, partorii Milarepa. Subito inviai a lui (indica il marito) un messaggio (dà un rotolo alla figlia che lo passa al padre, il quale dopo averlo letto)

Trofeo         Letto il messaggio (porta lo scritto al cuore e poi lo fa volare in aria felice) fui al
                   colmo della gioia per la notizia, e per questo decisi di chiamare nostro figlio
                   Buona-Novella.

Protettrice F. : Quando mio fratello Buona-Novella ebbe raggiunto il quarto anno, nacqui io,
                        Protetrice-Fortunata, chiamata però col vezzeggiativo, Peta.

Bianca :       In quel paese noi eravamo influenti e potenti ed i nostri figli vivevano circondati
                   dall’amore.

Peta :           Quando Milarepa compiva sette anni, mio padre si ammalò.

Trofeo :        Sicuro di come sarebbe andata a finire, riunii la parentela, misi sotto tutela la famiglia, feci testamento e lo lessi pubblicamente.(entrano i parenti e si dispongono. Trofeo legge il testamento) In riassunto e con chiarezza, visto che in ragione di questa malattia non mi salverò e visto che mio figlio è ancora piccolo, affido a suo zio e a sua zia tutti i miei beni; preleveranno una parte di essi per le spese e restituiranno tutto il resto a Milarepa quando sarà adulto e pronto per sposare Dzesse (invita la ragazza a mettersi vicino a Mila). Dopo la morte lo guarderò dalla tomba (incrocia lentamente le braccia sul petto, la moglie gli pone un velo sul capo, la figlia pone un velo sul capo della madre, Mila copre il capo di Peta. Si smorzano le luci).

Zia :             Non faremo nessun torto né alla madre né ai bambini.

Zio :             Amministreremo i beni secondo testamento. (Esce Trofeo. Il gruppo rimane là,
                  mentre Mila parla).

Mila :         (a Rechung) Madre e figli divenimmo i servitori degli zii. Il ns/ cibo era quello dei
                 cani, il lavoro quello degli asini. Vestiti di pezze e costretti a lavorare senza riposo,
                 le nostre membra si piagavano. Diventammo pallidi ed emaciati ( va a consolare
                 madre e sorella come a sottolineare il suo discorso)… Passò il tempo e finalmente io
                compii 15 anni. I parenti (che non si sono mai mossi da lì) furono riuniti. (si
                 riaccendono le luci) .

Bianca          Ascoltate tutti. Questo è il testamento di Trofeo-di-Saggezza (apre un rotolo e lo mostra) e le sue parole sono state udite da ognuno di noi. Fino ad ora lo zio e la zia si sono presi cura… di comandarci in ogni cosa adesso mio figlio e Dzesse hanno l’età per avere la loro casa. Per questo vi prego di lasciare che mio figlio sposi la ragazza e rientri in possesso del suo patrimonio.

Zio :             Voi possedete dei beni?… Dove sono? Chi ha scritto questo testamento? Ho avuto la bontà di nutrirvi, orfani miserabili, perche non moriste di fame.

Zia :             Si, miserabili, proprio così. E per di più questa casa ci appartiene,, perciò, orfani, uscite di qui. (spintonati escono tutti, tranne Mila).

Mila :           (a Rechung) Mio zio materno ebbe cura di mia madre e mia sorella: l’una lavorava filando e tessendo, l’altra faceva dei servizi fuori casa. Soffrendo la fame, i vestiti a brandelli, l’animo scoraggiato,non siamo stati felici. (si smorzano le luci. Entra il Rabbino)  (escono tutti tranne Mila e Rechung)

Rabbino :     Così parlò Milarepa. Mentre così vi parla ora il vostro rabbino. Ebbene io vi dico questo: non dovete accontentarvi dei soli grandi meriti, e sono tanti, che l’ascolto di questa storia vi procurerà. La vita di questo Budda ha mille essenze che ognuno di noi ha il dovere di distillare. Essa o va ripercorsa tutta così com’è – cosa assai difficile oppure va vissuta da ogni cuore come un itinerario personale per accedere alla Verità.
  …così:       (guarda dietro le quinte)

Trofeo :       Io Trofeo di Saggezza sono lo stato pre-coscenziale di Mila, il suo Eden, la sua tranquillità e felicità  (i personaggi entrano ad uno ad uno)

Bianca :       Io Bianca Ghirlanda sono il cuore di Mila, che avendo attinto odio dall’odio degli zii mi sono annerito.

Peta :           Io Peta e Dzesse siamo la sua forza fisica:

Dzesse :       Lo sosterremmo nei momenti di estrema debolezza.

Zio :             io, lo zio, sono la giustizia capovolta, cioè l’ingiustizia.

Zia :             ed io, la zia, sono il rigore capovolto, cioè la crudeltà.

Mila :           (che è sempre stato sul palco) in tal senso io sarei ognuno di voi sul sentiero: un Budda rivestito di pelle che non sa di esserlo. (escono tutti).Ma torniamo alla storia. Fra tanta infelicità, un giorno (prende una bottiglia e beve fino ad ubriacarsi) ubriaco cantavo (canta) .
(entrano Bianca e Peta)

Bianca :       (osservano Mila tristemente. Alla figlia:) nessuno è più miserabile di noi e lui (strattona debolmente Mila) canta.

Peta :            fratello maggiore, che cosa fai? Guarda dunque nostra madre.

Bianca :        Se penso alla nostra infelicità, io la tua vecchia madre sono rosa dalla disperazione
                   e non posso che piangere.
                  (Mila si ricompone e si da contegno)

Mila :           Hai ragione madre. Non essere così afflitta. Farò tutto quello che vorrai io faccia.

Bianca :       Quello che io vorrei è che tu tormentassi i nostri odiati nemici, ma ciò non è possibile. Io desidero che tu, dopo aver imparato a fondo la magia, distrugga per primi tuo zio e tua zia, poi la gente del paese e i vicini che ci hanno fatto del male. Devi andare da un lama, imparare,e fare tutto questo. Ci andrai figlio mio?

Mila :           Ci andrò madre. Prepara il dono per il lama e il mio viatico.

Bianca :        Per farti imparare la magia venderò qualcosa di quello che m’è rimasto, comprerò un turchese e un cavallo e altri doni. Tu intanto cercherai dei compagni di viaggio mossi dal tuo stesso desiderio e andrai. (entrano 2 ragazzi) Adesso figlio mio, brindiamo col vino dell’addio (brindano). Ricorda questo Mila, se torni senza che nel paese si siano manifestati i segni della tua magia, io, la tua vecchia madre, mi ucciderò sotto i tuoi occhi.

                    (Addii… Mila ed i suoi compagni di viaggio partono: scendono dal palco per la scaletta davanti e vanno verso le quinte. Dal lato opposto entra il lama Yung-Ton. Dopo un po’ rientra Mila e compagni: inchini, offerta doni)

Mila :           Ti offro, prezioso lama, anche il mio corpo, la mia parola ed il mio cuore. (il lama
                  lo invita a raccontare. Mila si siede) Certi abitanti del mio paese non possono
                 sopportare la felicità altrui. Per pietà, concedimi il più potente sortilegio che possa
                  manifestarsi nel mio paese. E intanto dammi il nutrimento e le vesti.

Yung :          Rifletterò a quanto mi hai detto (passeggia per un po’ toccandosi il mento e guardando i ragazzi) e voi?

Ragazzo 1:   Noi chiediamo l’insegnamento della magia e ti offriamo tutti i nostri doni.

Ragazzo 2:   Possa tu accogliere la nostra richiesta.

Yung :          V’insegnerò la magia (mimata insegnamento magia: potrebbero per esempio esser tracciati nell’aria simboli positivi di Reiki, candele, mantra,cerchi,passi di taicciciuan… )

Ragazzo 1:   Generoso lama, ti ringraziamo dei preziosi insegnamenti ricevuti. Per noi è giunto il momento di ritornare a casa (inchini e via)  
(il lama impone le mani sulla testa traccia dei segni nell’aria e li congeda)

Yung :          (a Mila) e tu? Non vai con loro?  (Mila si inchina fino a terra)                                                                                                                                

Mila :           Lama prezioso, noi tre , mia madre,mia sorella ed io, a furia di trattamenti indegni
                  da parte degli zii paterni, siamo stati gettati nella miseria. Io non avevo la forza per
                  difendermi, per questo mia madre mi ha mandato a imparare la magia. Se torno al
                  paese senza che si sia manifestato, grazie a me, un segno di magia, mia madre si
                 ucciderà sotto i miei occhi. È perché lei non muoia che non sono partito; e per
                 questo ti chiedo l’ultima parola della magia.

Yung :         Se le cose stanno così, è ben deplorevole. La mia magia andrà bene. Per imparare quest’arte mi sono stati offerti oro, sete, cavalli, e tante altre cose; tu invece, l’unico, mi hai dato il tuo corpo, la tua parola e il tuo cuore. Io ti darò la formula Hum per far morire e la formula Phed per far cadere senza conoscenza. Con esse andrai da un altro maestro per dargli il mio segreto ed in cambio impararne un altro. Il suo nome è Pa Yontan ed ha il potere di dirigere la grandine col dito.  (escono: Mila davanti e Yung lateralmente. Entra lama Yontan)

Yontan :       (scorge Mila dietro le quinte e gli fa cenno di entrare)

Mila :            (offrendogli doni) prezioso lama, il tuo amico Yung Ton ti fa dono, tramite me, delle formule Hum e Phed, perchè tu mi insegni la tua arte magica. Questa è la mia triste storia (all’orecchio gli racconta le sua storia)

Yontan :       (si alza, passeggia, pensa) Andrai sulla cima di quella montagna. Ti isolerai in una caverna e con l’incantesimo magico che io ti darò compirai il sortilegio. (Mila va in un angolo del palco: formule, gesti, cerchi, candele,mimate. Entra il rabbino con un teschio)

Rabbino :     Benedetto tu sia Adonai, Dio grande e potente. Perdona la mano di questo ragazzo che come quella di Mosè si leva contro i suoi nemici, ma che diversamente da quella, agisce per l’odio di una madre. (guarda il ragazzo) In questo momento, l’occhio disperato del male dapprima pietrifica i malvagi parenti, e poi, con le lame saettanti dell’alito distruttore, stacca le teste ed i cuori e li pone dentro il mortale vortice maligno.La tomba della già oscurata Shekinà viene ricoperta da una spessa coltre di dolore, per la cui rimozione il prezzo da pagare sarà …sofferenza.Oh Dio d’Abramo d’Isacco e Giacobbe circoscrivi e dissolvi il male qui rappresentato per gioco, e lascia che questo gioco dopo continui e istruisca.

Yontan :       Restano in vita solo due persone. Dobbiamo distruggerle o lasciarle in vita?      

Mila :           Vogliate lasciarle in vita perché riconoscano la mia vendetta e la mia giustizia. Che lo zio e la zia siano risparmiati.
(entra Bianca. Il Rabbino le da un teschio in mano)

Bianca :       Gloria a voi Dei Lama e Budda! Venite gente , venite a vedere Bianca Ghirlanda vestita di stracci. Guardate gente  (mostra il teschio) trentacinque malvagi sono morti. Possa io vivere ancora a lungo per contemplare lo spettacolo offerto da mio figlio Milarepa.
(passa un monaco e chiede alla madre di Mila un pasto)Chi sei tu o pellegrino?

Monaco :     Sono un eremita della provincia centrale e torno da un pellegrinaggio a nord. Ti chiedo, buona madre, qualcosa da mangiare. Sono stanco e ho…fame.

Bianca :       Se mi farai da messaggero, visto che andrai dalle parti di mio figlio, ti ospiterò per un giorno. Intanto bevi questo latte.
(gli offre da bere e poi gli prepara carta e penna)Questo è il messaggio, scrivi: “trentacinque uomini sono rimasti uccisi sotto la casa crollata. A causa di ciò la gente del paese è malevola verso noi due, madre e figlia. Per questo farai cadere la grandine sulle loro campagne”.(il monaco arrotola il messaggio, lo lega col nastro) ora riposa pellegrino, perché domani partirai. (calano le luci, lei esce,il monaco dorme. Si fa giorno, va. Entra prima Lama Yontan e poi Mila col messaggio della madre entra anche Yun-Ton) e si pone di spalle a Yontan

Mila :           Maestro mia madre mi ha fatto pervenire questo messaggio (glielo porge: il lama legge)

Yontan :       Mila tua madre è davvero astiosa. Tanti uomini sono appena morti, e lei chiede per
                  di più che tu mandi la grandine. Io questa formula non posso dartela, per averla
                   torna dal lama Yung-Ton e consegnagli questa lettera. (va)
                         (Yung-Ton, maestro del male che era di spalle si volta. Mila intanto, con la lettera
                   in mano fa un giro di palcoscenico e consegna la lettera al maestro del male.)

Yung :          Io ti darò la formula per la grandine (fa dei segni sulla fronte di Mila, gli sussurra qualcosa all’orecchio) adesso vai ad officiare (gli indica un angolo con l’altarino. Solito cerimoniale magico..Mila alza l’indice al cielo: le luci si smorzano, entra un demone che gli consegna due coppe. Mila verserà dell’acqua dall’una all’altra. Infine, da una terza coppa farà fuoriuscire dei sassolini che cadendo su un recipiente metallico crepiteranno: è la grandine. Il demone gli dirà:)

Demone :     Adesso dirigi la grandine.
                   (Mila porta la coppa davanti al viso. Soffia: effetto vento)

Mila :           Dimmi o demone cosa succede al paese.

Demone :     Le spighe nei campi sono spiegate. Incredibili nuvoloni neri s’accavallano nel cielo (toglie la coppa a Mila, va sul proscenio alla sua destra) la grandine si abbatte su tutta la vallata (fa cadere le pietruzze su un altro recipiente ai piedi del palcoscenico)
La montagna si trasforma in torrenti. La gente del paese è disperata. (il demone esce. Entra il Rabbino)

Mila :           (al Rabbino) è in questo modo che ho accumulato le azioni nere per rispondere ai miei nemici. (esce)

Rabbino :     Così parlò Milarepa, mentre così vi parla ora il vostro Rabbino:Le cateratte del cielo si sono prima ghiacciate, poi si sono aperte e in fine hanno partorito distruzione. Il male è freddo come la grandine: spezza e infrange le messi, la forma che la vita ha assunto… Il fondo è toccato quando la bestia risiede sul trono per i suoi mille anni, e lì, posta a regnare, è vista da chi l’ha voluta. Gli zii l’hanno concepita, la madre l’ha partorita, Mila l’ha incoronata. La vista del male è il primo scalino del tempio il secondo è il pentimento ed il rimorso per averlo prodotto. Ma da adesso.. canterò e ballerò, perché la marea nera è passata: i neri corvi sono scomparsi, e bianche colombe descrivono già ampie curve nel cielo  (sotto una musica allegra, va. Il lama è triste)

Mila :           Maestro perché questo silenzio e questo viso cupo?

Yung :          Tutto ciò che è composto è effimero. Ora io sono vecchio. Dalla giovinezza dai
                   denti bianchi alla vecchiaia dai capelli bianchi, non ho fatto che male. Tu pure hai
                  accumulato, seppur giovane, i crimini della magia nera. Questi stessi crimini
                   ricadranno sulla mia testa. Da oggi ti aiuterò con tutti i miei mezzi, se vorrai
                  praticare la dottrina della salvezza.

Mila :           Il mio cuore è pieno di rimorsi per il male che ho fatto. Sono triste, ed il mio desiderio di liberazione è grande. Questa è la mia conversione, maestro; io voglio praticare la dottrina.
(il lama si alza prende dei doni e li da a Mila)

Yung :          Giacchè sei giovane, giacchè  il tuo ardore e la tua fede sono grandi, pratica la dottrina più pura. Tieni, prendi questi doni e vai da Rontun (saluti, inchini. Mila fa un giro di palcoscenico. Esce Yung ed entra Rontun)

Mila :           Colui che viene a te è un grande peccatore. Concedimi o lama la dottrina che sin da questa vita mi libererà dalle rinascite.

Rontun :       La mia dottrina è perfettissima. Essa rende padroni della radice. Tu sei veramente un grande peccatore ed essa è per te prematura. Io non farò la tua salvezza. Vai al monastero di Lung, lì vive Marpa, discepolo di Naropa, un’incarnazione divina. Tu e lui siete in comunicazione spirituale dalle vostre vite anteriori. Va da lui.  (Mila esce. Esce il lama. Entrano Marpa e sua moglie, la Padrona. Ai lati di un cubo, poggiata la testa sul braccio: s’addormentano).

Narratore :    Appena udito il nome di Marpa, Milarepa si sentì pieno di una felicità ineffabile.
                     Per la gioia i suoi capelli ebbero un fremito. Intanto Marpa sognava il suo maestro
                     Naropa (mimata) che lo benediva, gli dava uno scettro a cinque braccia e gli
                    diceva: “lavane la sporcizia nell’acqua di questo vaso, poi innalzalo in cima a una
                    bandiera di vittoria. Fai questo per te e per gli altri ; per il piacere degli dei e per
                   la felicità delle creature. (la mimata impegnerà tre persone, una reggerà in basso
                    un’ampia bacinella, una seconda reggerà su essa lo scettro da lavare,
                    una terza verserà dall’alto dell’acqua da un’anfora sullo scettro; dopo la seconda
                    alzerà lo scettro sulla cui cima è posto un portalampade che s’accenderà) Allora
                    lo splendore dello scettro illuminò tutto l’universo. Subito, gli esseri delle sei classi
                   - dei, asura, uomini, spiriti, animali,demoni degli inferi – colpiti dalla sua luce,
                  furono liberi dal dolore e felici. Anche la Padrona sognò: due fanciulle portavano un
                   reliquario un po’ macchiato in superficie e dicevano: “Naropa ordina al lama di
                    consacrare un tempio a questo stupa e di collocarlo sulla cima di una montagna.
                 “Marpa lavava lo stupa con l’acqua del vaso, lo poneva sulla cima di una montagna e
                  da esso si irradiavano miriadi di luci splendenti che riflettevano l’immagine del
                  medesimo stupa. (mimata analoga alla precedente)
                 (i due si svegliano, scrivono ognuno il proprio sogno e se li scambiano. Li leggono)

Marpa :        Il mio cuore è pieno di gioia, i nostri sogni coincidono. Vado ad arare giù in basso. Preparami quello che ci vuole e portami della birra, molta birra, per me e per un ospite. (esce la donna e poco dopo porta una elle di legno con ruota –l’aratro-e due recipienti di birra. Marpa lo spinge e di tanto in tanto scruta l’orizzonte, arriva Mila)

Mila :           (lo ferma ponendogli una mano sulla spalla) Mi hanno detto che il sapiente Marpa, discepolo personale del glorioso Naropa, abita in questo paese. Dov’è la sua dimora?

Marpa :        (lo squadra) Chi sei?

Mila :           Sono un grande peccatore e vengo dall’Ovest. Marpa ha una fama così grande che sono venuto ad imparare la sua dottrina.

Marpa :        Ebbene, vado ad avvertire Marpa, (gli passa l’aratro e gli da una bottiglia) intanto, ara il campo. Aralo con cura, e bevi questa.
(Mila comincia ad arare. Dopo un po’ esce Marpa ed entra un monaco)

Monaco :     Vieni a casa per il servizio del lama.

Mila :           Appena avrò finito, verrò (ara ancora un po’ e dopo va per la scala davanti. Rientra
                  Marpa e si sistema al centro seduto. Entra Mila, lo osserva)

Marpa :        Sai chi sono?

Mila :           (facendo cenno di no con la testa) No.

Marpa :        Io sono Marpa. Prosternati. (Mila si prosterna)

Mila :           Lama prezioso, sono un grande peccatore dell’Ovest. Ti offro il mio corpo, la mia parola e il mio cuore. Ti chiedo il cibo, le vesti e l’insegnamento della via che conduce alla perfezione in una vita.

Marpa :        Quali peccati hai commesso?

Mila :           Ho procurato morte, dolore e sofferenza con la magia nera, spinto dal dolore e dalla sofferenza di mia madre e mia sorella.

Marpa :         Comunque sia accetto il dono del tuo corpo, della tua parola e del tuo cuore,
                    tuttavia, ti do la dottrina ma non il cibo e le vesti che potrai chiedere a un
                    altro                                                                                  

Mila :           Giacché sono stato mandato da te per la dottrina,chiederò ad un altro cibo e vesti. (Mila posa un libro ai piedi del maestro).

Marpa :        (con accento duro e alzandosi) Togli quello sporco libro, il suo odore farebbe tossire i miei idoli. (entra il Rabbino Mila esce)

Rabbino :     Così parlò Milarepa, mentre così vi parla ora il vostro Rabbino. Obbedendo ai sogni
                   intrecciati, suo e della moglie,Marpa comincia il lavaggio dello scettro a cinque
                   braccia e dello stupa: purificare nella sofferenza il suo amato discepolo, sarà il suo
                    primo compito. Se Marpa rappresenta la coscienza di Mila, e la moglie ne indica il
                  cuore, in Milarepa si è aperto il sentiero che unisce le due Sephiroth, ma la luce in
                  esso scorrerà solo dopo la debita purificazione.
                  (entra Mila)

Mila :           (pone ai piedi del lama un sacco) Questo è orzo per il mio lama.

Marpa :        Ometto, sei molto vigoroso. Hai anche intenzione di inabissarci, con la tua magia,sotto le rovine della casa? Sei troppo odioso. Porta via il tuo orzo!    (e col piede spinge il sacco).

Mila :           Se non vuoi l’orzo, accetta almeno questo ( gli porge una marmitta)

Marpa :        Questo dono è un buon augurio, lo offro al mio maestro Naropa.
(lo alza in offerta, lo fa tintinnare con un legnetto, lo riempie d’acqua, sull’acqua poggia un lumino galleggiante e lo accende)

Mila :           Amato maestro, sono pieno d’ansia. Il mio desiderio di religione è grande. Ti prego, istruiscimi.   (Marpa ci pensa su, si alza, passeggia)

Marpa :        I pellegrini che vengono a trovarmi, quando passano dal paese di Ling e di Yabros vengono derubati e spogliati. Ebbene, manda la grandine in questi due paesi e ti istruirò.            (mimata grandine)

Mila :           Ho fatto come hai voluto. Istruiscimi adesso.

Marpa :        Per tre chicchi di grandine dovrei darti una dottrina che a fatica ho portato dall’India? Se vuoi la dottrina devi distruggere i miei nemici del passo di Lhobrag. Invia i tuoi sortilegi e l’avrai.
(mimata come sopra)

Mila :           Pure questo ho fatto secondo il tuo volere. Mi istruirai adesso?

Marpa :        E’  proprio vero che sei un grande mago. Da oggi ti chiamerò Grande Mago. Ma dimmi, sarebbe per compensare il cumulo dei tuoi crimini che sono andato in India a rischio della vita? Un altro, al mio posto ti annienterebbe. Adesso va, vai a restituire il raccolto a chi è stato rovinato dalla tua grandine, e dopo vai a guarire i miei nemici. Poi ti istruirò.
(Milarepa si accascia dal dolore.) Il lama esce, entra la Padrona: lo consola e lo lascia dormire  (musica ninna-nanna all’alba rientra Marpa)

Marpa :       (svegliandolo con dolcezza) Ieri ti ho strapazzato, ma non te ne  affliggere. Sii in
                   pace. Dare l’istruzione è una cosa lunga. Tu sei forte per lavorare, costruiscimi
                 dunque la torre che voglio donare a mio figlio Darma. Quando l’avrai finita ti
                  istruirò, ti darò cibo e vesti. La torre deve essere rotonda (gli da una pianta e gliela
                  descrive. Mila utilizzando mattoni  la costruisce su un cubo).
                  (rientra Marpa)

Marpa :        L’altro giorno non avevo riflettuto bene.demolisci la torre e riporta terra e sassi dove stavano prima.Piuttosto fai così (gli mostra un'altra piantina) una torre a mezzaluna.(Marpa esce) Mila posa i sassi a terra molto lentamente, uno ad uno,mimando fatica. Si guarda le mani. Quindi li rimette sul cubo a mezzaluna.
(rientra Marpa)

Marpa :        (osserva, girandovi attorno, la costruzione di Mila, ci pensa un po’ su)    No, così non va ancora bene. Demolisci e riporta a posto terra e sassi.      (Mila esegue più o meno come sopra, mentre Marpa va ancora una volta via. Mila è sconsolato: si riguarda le mani, si tocca le spalle in segno di stanchezza. Marpa rientra). Grande-Mago, l’altro giorno ero ebbro di vino. Non ti ho dato buoni consigli (se lo porta ad un lato del palcoscenico) fammi qui una bella torre.

Mila :           Demolire in questo modo è assai faticoso.voglia tu ben riflettere prima.

Marpa :        Oggi non sono ubriaco, ho riflettuto attentamente. Questa torre dovrà essere triangolare. Costruiscila, non sarà demolita.
(Milarepa si fascia le mani, sposta il cubo da una parte e ricomincia la costruzione. Marpa questa volta rimane lì per tutto il tempo. Quando Mila finisce lo osserva) .

Marpa :        Grande-Mago, per chi è questa torre? Chi ti ha dato istruzioni?

Mila :           E’  il lama in persona che mi ha ordinato questa torre per suo figlio Darma.

Marpa :        Non ricordo di averti dato simili ordini. Sarei dunque pazzo?

Mila :           Io mi ricordo chiaramente che ti chiesi con rispetto e con dolcezza di riflettere, e tu mi hai detto che avevi riflettuto e che la torre non sarebbe stata demolita.

Marpa :        Ebbene, chi hai per testimone? Vuoi confonderci con la tua magia?            Vai a rimettere a posto terra e sassi, vattene! (Mila si trascina il cubo in un angolo. Entra la padrona).

Padrona :     (a Marpa) L’inutile lavoro per queste costruzioni ha come risultato sicuro il dolore del Grande-Mago. Abbi pietà di lui e concedigli l’insegnamento.

Marpa :        Conducimi il Grande-Mago dopo averlo rifocillato.
(La padrona va da Mila, lo asciuga con un panno, gli sistema i vestiti,e mano sulla spalla lo conduce da Marpa) Grande-Mago, giacché desideri la religione,te la darò  (uno dopo l’altro gli passa quattro cartoncini. (mentre Mila in disparte li legge avidamente, ad ogni cartoncino che scruta, il Rabbino che è già entrato proclama le 4 nobili verità).                                                                                                                                  

Rabbino :     Quattro sono le Sante e Nobili verità. La salvezza dipende dalla conoscenza della…(un colpo piattini tibetani) Santa Verità del dolore      (piattini) , Santa Verità dell’origine del dolore (piattini) Santa Verità dell’estinzione del dolore (piattini), Santa Verità della via che porta alla estinzione del dolore, ovvero le rettitudini dell’Ottuplice Sentiero.     Benedetto sia Adonai, il Signore, nei secoli dei secoli (esce).

Marpa :        Questa è la legge comune per tutti. Ma se vuoi la formula segreta ecco cosa bisogna fare (gli da alcuni libri) ; progredire su questa via è difficile. Adesso devi edificarmi lì (altro punto del palcoscenico) una torre. Quando l’avrai finita ti darò la formula segreta.

Mila :           Non sarebbe bene che la padrona fosse testimone a tutte queste promesse?

Marpa :        Ma certamente (fa cenno alla moglie di avvicinarsi).

Mila :           Voglio che tu qui, Padrona, sia testimone delle sue nuove promesse. Ti prego di ascoltare.

Padrona :      Posso essere una buona testimone, ma (al lama) il lama costruisce senza ragione
                  di costruire e demolisce senza ragione di demolire.

Marpa :        Tu fatti garante come testimone. Io agirò come ho promesso. Se non hai fiducia, vattene.  (la padrona scrolla le spalle e rimane ad ascoltare)          Ebbene, farai la torre (si guarda intorno)  lì  (indica un punto del palco)           ( Mila comincia la costruzione sotto gli occhi del lama e della Padrona.     Dopo un po’ entra un monaco col palmo della mano in aria e con su di esso una pietra. La porge a Mila che la usa, finisce la costruzione e va a chiamare il lama e la Padrona)

Marpa :        (la osserva da tutti i lati con accanto la Padrona) Grande-Mago, dimmi, da dove
                   viene questa pietra?

Mila :           L’ha portata per divertimento uno dei tuoi figli.

Marpa :        (duro) Ebbene, toglila,la costruzione la fai tu.

Mila :           Hai promesso che questa torre non sarebbe stata demolita.

Marpa :        E sarà così. Devi solo togliere quella pietra e riportarla dov’era.

Mila :           Ma è una pietra d’angolo!

Marpa :        Dov’era… (gli indica col dito)
(Mila disfa tutto). Adesso riporti la pietra al suo posto.
(Mila ubbidisce) Ora prendila tu stesso e utilizzala come pietra angolare.
(Mila obbedisce ancora, continua e finisce)

Mila :           Amato maestro ti faccio omaggio della torre per tuo figlio. Mi hai promesso di darmi la dottrina e la consacrazione , per questo sono qui.

Marpa :        Hai fatto una torretta e vorresti la dottrina che con difficoltà ho portato dall’India? Se hai il giusto prezzo, portalo, altrimenti via da qui   (esce)

Padrona :     Perché  si rifiuti di darti la dottrina, non lo so. Comunque non avere  per questo cattivi pensieri. Tieni (da a Mila alcuni doni: stoffe, oggetti) dona al lama questi e chiedigli la dottrina.  (Mila va verso le quinte, porge al maestro che sta dietro i suoi doni)

Mila :           Ti prego maestro accetta questi doni,e per essi dammi la dottrina.
                  ( glieli porge. Due mani escono dalle quinte, afferrano i doni e dopo uno a uno li
                   buttano in aria sul palcoscenico. Entra )

Marpa :        Non puoi regalarmi ciò che è già mio. Piuttosto costruiscimi una loggia secondo questo schema (gli da una piantina).  (Mila prende la piantina, comincia l’ennesima costruzione sotto gli occhi di Marpa. Di tanto in tanto s’accascia affaticato e la madre gli medica la schiena e le mani, gli asciuga il sudore, osservando Marpa. Si alza e va dal lama )

Padrona :     Lama prezioso, il lavoro che fa il Grande-Mago gli ha screpolato e scorticato tutte le membra. La sua schiena ha tre piaghe da cui colano sangue e pus in modo incredibile. È proprio degno di pietà. Da una religione a questo ragazzo.

Marpa :        Se desidera la dottrina deve continuare il lavoro e ubbidirmi. Il suo corpo , la sua parola e il suo cuore sono miei.  (esce )

Padrona :     Finche non ti istruirà, lo farò io.
(gli mette una stola, gli da un libro, gli parla all’orecchio. Mila siede in meditazione. Dopo un po’ entra Marpa : fa un giro attorno al ragazzo, osserva la Padrona) Ebbene?(Marpa fa un cenno di no con la testa e rivà ).
Visto che continua a rifiutarsi, tieni, ho preso questi al lama, sono i gioielli di Naropa ed il sigillo di rubini. Vai dal lama Gnogpa e offrili a lui con questo biglietto: Ho imitato le prescrizioni del lama. Fai come se queste cose fossero mandate da lui e chiedigli di istruirti.  (escono davanti. Intanto entra in scena lama Gnogpa. Dopo un po’, Mila, il quale fa un inchino )

Gnogpa :      A questo modo salutano i discepoli di Marpa, perché sei venuto?

Mila :           Siccome il lama Marpa è molto occupato, io sono il solo che non abbia avuto il tempo di istruire. Vengo a chiedere qui l’insegnamento. Porto in dono i gioielli di Naropa e la sua corona tutelare di rubini. Questa è la lettera di Marpa.    ( Gnogpa porta i doni alla fronte e poi li pone su un altare. Legge la lettera )

Gnogpa :      Giacché è Marpa che lo ordina, ti istruirò. Però prima devi liberarmi dalla gente
                   malvagia dei paesi vicini; da tutti coloro che derubano i miei monaci (gli indica
                  l’altarino, gli da degli incensi da accendere, il fuoco, ed esce ) .

Mila :           Sono destinato alle cattive azioni. Mi accosto alla santa religione inviando la
                  grandine! Ovunque io vada, è per fare il male. Se non faccio il sortilegio, andrò
                  contro gli ordini del lama e non udirò l’insegnamento. Non posso evitare di inviare
                  la grandine.
                 (prepara il sortilegio.
                 in tanto entra il Rabbino)

Rabbino :   Ascolta Mila: laddove cadrà la grandine abita una vecchia che ha un campo e che
                 sopravvive solo grazie a ciò che semina e raccoglie. Se spazzi via il suo raccolto,
                 cosa mangerà?

Mila :       Che forma ha il suo campo? Disegnalo a terra, qui. (Rabbino disegna a terra con un
               bastone) Adesso coprilo con qualcosa. ( il Rabbino esegue )
              (si ripete mimata grandine con qualche variante a piacere. Finita la grandinata, il
              Rabbino raccoglie una pecora morta, la pone nel mantello e la porta a Mila. Esce. Entra
              il lama. Mila porge la pecora a lui )
              Lama prezioso, ero venuto qui per la santa religione, ed ecco che commetto solo
              peccati. Abbi pietà del grande peccatore che io sono.

Gnogpa :     Fratello Grande-Mago, non temere, tutte queste bestie uccise dalla grandine, in
                  avvenire rinasceranno intorno a te e ti faranno corteo quando entrerai nelle dimore
                 del perfetto nirvana. ( da dietro le quinte parte una sbuffata di coriandoli ) 
                 Rallegrati, perché fino a quel momento, grazie a me non dovranno rinascere agli
                 inferi (prende una pecorella da presepe la stende sul palmo della mano, fa alcuni
                 gesti soffiando sopra l’animale, fa schioccare le dita con l’altra mano)
                Che la vita riprenda possesso di questi corpi ( musica durante la cerimonia )
                ( entra un monaco. Porta un messaggio arrotolato. Gnogpa legge a voce alta)
                La torre di mio figlio è pronta. Mi occorre della legna per decorarla, vieni anche tu
                per consacrare la torre e celebrare la maggiore età di mio figlio Darma. Porta con te
               (fa una pausa e guarda Mila)
              ….un certo uomo malvagio che mi appartiene.
                (Mila si inchina al lama)

Mila :        In  realtà non mi ha inviato Marpa, è la moglie del lama che mi ha consegnato
                lettera e doni. Perdonami.

Gnogpa :      Se è così, non abbiamo nessuna ragione di lavorare insieme. Senza l’exeat del lama
                  tu manchi di forza. Dobbiamo andare e portare tutto il nostro gregge in dono al tuo
                  lama e mio Maestro.    (escono dalla scaletta davanti)
                 (in scena entrano Marpa e la padrona. Dopo un po’  arrivano Gnogpa e Mila )

Marpa :      Dimmi Gnogpa, perché hai conferito la consacrazione e l’iniziazione a quest’uomo
                 malvagio?

Gnogpa :      Lama prezioso, tu stesso mi hai scritto questa lettera  ( gliela porge. Marpa la
                   legge) e mi hai dato i gioielli di Naropa e il suo sigillo. Ho solo eseguito un tuo
                  ordine.

Marpa :        ( si alza e minaccia Mila )    e tu, com’è che avevi questi oggetti?

Mila :           Me li aveva dati la Padrona.
                  ( il lama alza un pugno in aria. La Padrona scappa uscendo di scena)
                  Tu  (a Gnogpa )   restituisci corona e sigillo.

Gnogpa :      Questi sono sempre stati tuoi, amato maestro.  (li dà)
                  Questo invece ( gli mostra tre pecore da presepe che tira fuori da una bisaccia) è il
                   mio dono per te. Ho solo lasciato fuori dalla tua tenda una vecchia capra zoppa,
                  per non offenderti.

Marpa :        Senza di essa il tuo dono non è valido. Voglio tutto il gregge.
                   (Gnogpa si inchina, esce, prende la pecora e rientra. La porge a Marpa)

Marpa :        ( mettendo da parte ogni rabbia) Chiamate la Padrona e tutti i monaci ( entrano ).
                  Se ben considero, in nessuno di noi c’è falsità. Io ho messo a dura prova il
                  Grande-Mago  (indica Mila ) solo per purificarlo dai suoi peccati. Ero dunque
                  sincero. La Padrona  ( la indica ) ha agito come fanno tutte la donne. Tuttavia,
                 sebbene abbia dimostrato, nella sua troppo grande pietà di donna, una sincera
                 indulgenza, l’inganno della lettera e dei doni era cosa grave. Gnogpa, in buona fede
                 ha creduto alla lettera sua. E infine il Grande-Mago, bruciato dal desiderio della
                 religione, ha avuto ragione di usare tutti i mezzi possibili per ottenerla. Pertanto,
                 non punirò nessuno. Accoglierò come discepolo questo ragazzo, a cui tuttavia è
                  rimasta una lieve macchia di peccato a causa della debolezza di questa donna.
                Ascolta Padrona: comunque sembrino essere, le mie azioni sono sempre di
                 ispirazione religiosa.   ( a tutti )
                 non lasciatevi mai ingannare dalle apparenze.
                Preparate il cerchio ( tutti formano un semicerchio aperto verso il pubblico. Mila è
                seduto al centro. Marpa gli impone le mani).
                Io, Marpa, ti do il voto comune di liberazione.  ( gli taglia un ciuffo di capelli)  Il tuo
                 nome, rivelatomi in sogno da Naropa sarà Mila  Trofeo-di-Diamante.  ( riempie una
                coppa, beve e poi la passa a Mila ).
                Il mio nettare è più squisito di quello di qualsiasi altro lama. Da domani ti inizierò al
               potere di far maturare le verità nascoste.    ( disegna un mandala per terra) 
               Questa, è solo l’immagine del mandala. Il modello è lassù, in cielo. Figlio mio, fin dalla
               prima ora sei stato un discepolo in grado di essere istruito: i sogni ce l’avevano detto.
                Poi sei arrivato lì al campo, hai bevuto tutta la birra ed hai arato tutto il campo, e
               questo significava che, penetrando nel recinto della dottrina, l’avresti percorso
                interamente. Tutto nel nostro primo incontro era simbolico di ciò che saresti
                divenuto. Per tutto questo, rallegrati. Adesso si va alla grotta.
               (si portano tutti in un angolo di palcoscenico)
               (Mila viene ricoperto da un velo. Sulla testa gli verrà posta una candela accesa. 
               Escono tutti tranne Marpa. Dopo una meditazione Marpa gli si avvicina )

Marpa :        Figlio mio, quale conoscenza hai tratto dal mio insegnamento? Dimmi di questa tua
                  meditazione. (gli toglie velo e candela )

Mila :           Io ti saluto Budda. Saluto in te il verbo unico ( entra la Padrona ) . mi prosterno ai
                   piedi della Padrona e Madre. Io saluto i figli spirituali che hai riunito. Dinanzi a te
                  porgo in offerta il mio corpo. Prego che tutti i miei peccati siano espiati a uno a
                   uno, che tutti gli esseri siano segnati dalla felicità, e che ogni mia azione sia
                  giovamento alle creature. Io, padre mio, ho capito questo: il nostro corpo
                   materiale, frutto delle nostre opere, è la nave felice delle anime che aspirano alla
                  liberazione. Ma è anche la guida che conduce alla dannazione i peccatori che
                 accumulano crimini. Ottenuta la  protezione dei tre gioielli- il Budda, il Darma, il
                  Sanga, ho fatto voto della mia liberazione. Se il piccolo veicolo è la preoccupazione
                 della tranquillità personale, ho capito che il grande veicolo è di sacrificarsi alla causa
                 di tutte le altre creature. Ho rinunciato all’io, concependo l’oblio di se stessi e il
                 nulla dell’individualità. Ho placato la mia mente nella contemplazione, e l’io pensante
                 perse conoscenza di sé. Ho concentrato l’attenzione sulla vacuità delle cose,
                 mantenendo la nozione della loro illusione.

Marpa :        Riassumi tutto in poche parole, figlio mio.

Mila :           Riassumendo, le condizioni necessarie per la contemplazione sono, il pensiero in
                  uno stato di perfetta serenità, dopo aver sollecitato se stessi alla pietà, alla
                 misericordia ed alle opere buone. Per ottenere questo, bisogna sottoporre
                all’obbedienza il corpo.   ( entra la Padrona)
                Padre mio e Madre mia, il loto della mia anima si schiuderà sotto la benedizione degli
                 ardenti raggi caduti dal sole della vostra misericordia. Di questo profumo che emana
                 dalla conoscenza, poiché non possiedo nulla che eguagli la mia gratitudine, io vi
                 faccio perpetuo omaggio.
                Che i frutti della mia meditazione siano di giovamento a tutte le creature.

Marpa :        Figlio mio, mi auguro che sia così.

Padrona :     Tu, figlio caro, hai forza d’animo sufficiente perché sia così.
                  (gli rimettono il velo )

Marpa :        Ora io ti do, amato figlio,la legge eminente del calore mistico simile ad un fuoco di
                  legna ben ordinata. Poi ti do il copricapo di Maitripa e le vesti di Naropa.(Marpa va
                  in un angolo. Entra il Rabbino, va verso Mila gli mette un braccio sulla spalla e parla
                 al pubblico)

Rabbino :     Questo ragazzo, come il Patriarca Giacobbe allo Iabbok è divenuto Israele, ha cioè
                  lottato con gli uomini e Dio, ed ha vinto. Nelle sue orecchie è riecheggiato lo Scemà
                  Israel: 
                  (voce fuori campo)
                  Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore
                  tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.  ( il Rabbino
                 s’inchina a Mila, il quale fa uno stesso inchino al Rabbino, che esce dopo aver
                 salutato Marpa)
                 Shalom!

Mila :           ( a Marpa )  Amato maestro la mia devozione è ardente. Ultimamente ho sognato
                  spesso la mia casa: essa m’appariva screpolata, all’interno la pioggia gocciolava
                 sugli oggetti, ed il mio campo era invaso dalle erbacce. I miei parenti e la mia
                 vecchia erano morti. Mia sorella se n’era andata errando e mendicando. Signore
                 compassionevole, ti prego, mandami nel mio paese come mendicante. Madre e figli
                 viviamo separati. Il mio amore non può più sopportare la separazione. Concedimi di
                rivedere mia madre una sola volta e subito dopo io tornerò.
                (entra la Padrona che porta il pasto )

Marpa :        Se vai al tuo paese, difficilmente vedrai tua madre. Se vuoi partire ti lascerò
                  andare.ma quando tornerai qui, sappi che in questa vita noi non ci vedremo più. Lo
                  dicono i presagi: il tuo sogno; ed io che dormivo quando poco fa sei arrivato.
                  Quanto alla padrona che porta il pasto ed al raggio di luce che mi ha colpito,
                  indicano che sarai nutrito di alimento spirituale, e che tu farai risplendere la
                  dottrina di Budda come il sole.

Padrona :    Devo preparare il sacrificio?  ( Marpa fa cenno di sì. Fanno un cerchio,       mimate,
                  parole all’orecchio.)

Marpa :       Le formule che Naropa ha dato a me, io le ho date a te Mila, e tu le passerai al tuo
                  miglior discepolo. Ma ricorda se le darai in cambio di viveri o di beni da godere in                   questa vita, infrangerai l’ordine degli Dei.      Ti ho versato come da un boccale      
                 pieno tutto il mio amore e tutta la tradizione. Ricorda figlio: una mente che sa
                 accontentarsi è un maestro, ed un luogo solitario e deserto è un soggiorno divino. Il
                 tuo proprio corpo è un santuario.

Padrona :      Figlio, la tua partenza mi spezza il cuore. Ma ricorda: tutti i composti sono
                   soltanto delle apparenze. Tuttavia guarda tuo Padre, egli sta per mostrarti la sua
                   natura di Budda
                 ( Marpa siede a gambe incrociate. Musica e mimate a piacere…)

Marpa :        Hai visto figlio? Credi?

Mila :           Ho visto Padre e Madre, ed alla fine delle mie meditazioni farò lo stesso.

Marpa :        è vero Figlio, tu farai lo stesso. Adesso vai. Rifugiati nella solitudine dei deserti e
                  medita…. 
                 (Mila scende dal palcoscenico davanti, osservato dai due. Intanto Marpa conclude il
                  suo discorso)  ……e senza parlare a chiunque si occupi di questa vita presente: non
                  avere altro scopo che la meditazione. Noi non ci rivedremo più. Prendi questo ( gli
                  passa un rotolo) : un giorno la tua contemplazione urterà contro un ostacolo, allora
                  guarda questo.(la Padrona piange)

Marpa :        Perché piangi?

Padrona :     Quello che mi fa piangere è il pensiero che tutte le creature potrebbero essere
                   Budda, e invece non lo sanno e muoiono nel dolore e senza ideale. E poi piango
                   perché il figlio nato da me sta per lasciarci e non ho la forza per sopportare il mio
                  dolore. ( si abbracciano, lui la consola).

Marpa :        (a Mila che è già quasi scomparso) non restare nel tuo paese più di sette giorni e
                   poi vai nel deserto per il bene tuo e di tutte le creature.
                  (escono)  ( musica… Dopo un po’ Mila entra nella sua vecchia casa)

Narratore :    Mila giunto al suo paese si guarda intorno col cuore pieno di tristezza. La sua casa
                     è in rovina, le ossa di sua madre sono lì insepolte. Le riunisce e rende loro
                   omaggio.

Mila :           Tutte le leggi del mondo visibile sono effimere e fragili, tutto ciò che appare è
                   nulla. La mia vecchia madre è morta. Il nostro incontro fu illusione. Mia sorella va
                  errando. Il nostro incontro fu illusione. La vecchia casa è in rovina. Il nostro 
                  incontro fu illusione. Il campo è invaso dalle erbacce. Il nostro incontro fu illusione.
                  Tutto è un miraggio effimero. Io non so far altro che meditare, e perciò mediterò.
                 (incrocia le gambe e medita mentre una musica accompagna la sua meditazione. 
                  Dopo si porta sul proscenio, oppure scende giù in sala in prima fila e chiede
                   l’elemosina.Intanto sua zia entra in scena. Mila risale e chiede l’elemosina a lei )

Zia :             Hai distrutto la mia famiglia e hai la faccia tosta di presentarti qui in casa mia?  ( lo
                   percuote con una pezza ) via, vattene!

Mila :           Oh zia , placa la tua collera, e fammi elemosina per il mio ritiro. Mia madre è stata
                  uccisa dalla spada del dolore. Mia sorella è mendicante. Sono stato chiamato alla
                  vita religiosa per questo e per il male che ho commesso  ( la zia da un ultimo colpo 
                 di pezza meno cattivo, poi gli da un tozzo di pane)

Zia :             Vattene ora, lasciami nel mio dolore.

Mila :           Prendi zia, prendi la mia casa e il mio campo, e sii felice. È con la misericordia che
                   io nuoccio ai demoni. Il male è gettato al vento.
                       (si siede in meditazione mentre la zia va).

Narratore :    Finiti i viveri, Milarepa rimase lì a meditare nutrendosi di ortiche.
                    Il suo corpo diventò simile ad uno scheletro e prese il colore dell’erba.
                    ( entra la sorella Peta con delle offerte)

Peta :            Oh Mila , fratello mio! ( Mila le tocca il viso )

Mila :           Oh sorella mia, tutte le gioie e tutte le pene sono effimere.

Peta :            Sembri un fantasma, fratello.

Mila :           Il mio cibo è quello dei cani, il mio corpo è simile ad uno scheletro, la mia condotta
                   appare quella di un insensato,ma il mio spirito è veramente Budda, e sono felice in
                   questa vita.( Peta lo nutre e dopo un po’ arriva Dzesse portando altri viveri )          
                  Anche tu o Peta  rinuncia alle leggi del mondo, e seguendomi, medita in solitudine.
                  Fratello e sorella uniamoci in ritiro. Ai vostri occhi appaio un miserabile. Ma
                  sappiate che al mondo non c’è nessuno più felice di me. Io mi prosterno ai piedi di
                 Marpa pieno di grazie.

Narratore :   Così cantò Milarepa: nel monastero di montagna che è il mio corpo, nel tempio del
                    mio petto, al vertice del triangolo del mio cuore, il cavallo che è la mia anima vola
                    come il vento. Se lo fermo, con quale laccio lo fermerò? Se lo lego, a quale palo lo
                   legherò? Se ha fame, quale pastura gli darò? Se ha sete, a quale fiume dissetarlo? Se
                    ha freddo, in quale recinto rinchiuderlo? (Mila si alza)

Mila :           Se lo fermo, lo fermerò col laccio dell’Assoluto.

                     Se lo lego, sarà al palo della meditazione profonda.

                     Se ha fame, lo nutrirò con precetti del lama.

                     Se ha sete, lo disseterò alla perpetua corrente del ricordo.

                     Se ha freddo, lo chiuderò nel recinto del nulla.

Peta :            ( dopo un attimo di esitazione ) Io non andrò fra le nevi per comperare la
                     miseria.( entra la zia, ma se ne sente la voce già da dietro le quinte )

Zia :             Mila, Mila, figlio mio  ( si inginocchia e gli offre dei doni )

Peta :           Noi non ti vogliamo qui, vattene!

Zia :             No, nipote mia, non mi scacciare. È sorto in me un rimorso terribile io chiedo di
                   essere perdonata e con sincerità mi accuso.
                   (si alza)
                   Se non mi riceverete, mi ucciderò!

Mila :           Sii la benvenuta zia, il tuo cuore è convertito. Ascolta la mia storia, ed anche voi
                  ascoltate  (al pubblico ) Colui che ha udito la mia storia riceve una benedizione
                  infinita. Nessuno può far niente per le creature senza conoscere l’essenza delle
                  cose.

                     La nozione del nulla genera la pietà.

                     La pietà abolisce la differenza fra sé e gli altri.

                     Il fondere se stessi con gli altri realizza la causa altrui.

                     Colui che realizzerà la causa altrui mi ritroverà.

                     Colui che mi avrà ritrovato sarà Budda …  
                   ( Mila viene ricoperto da un velo )

Narratore :    E’  così che giunto all’età di ottantaquattro anni, il quattordicesimo giorno
                    dell’ultimo mese dell’inverno dell’anno della lepre di bosco, sotto la ottava
                     costellazione lunare, al sorgere del sole, il maestro mostrò i segni della morte.
                     (si chiude il sipario)

                                                                 FINE



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